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1 Comunicazione e linguaggio

Il linguaggio può essere suddiviso in tre campi o argomenti:


• La forma, cioè la serie di fonemi in grado di essere prodotti. Un fonema è la differenza minima
tra due suoni in grado di essere riconosciuta.
• Il contenuto, suddiviso a sua volta in morfologia (combinazione dei fonemi a formare parole),
grammatica (cominazione delle parole a formare frasi) e conutenuto emozionale.

• L’uso
Indizi sul momento della comparsa del linguaggio vengono dalla dimensione del cranio di alcuni ante-
nati filogenetici: in alcuni uomini preistorici l’area temporale era molto sviluppata, e questo fa pensare
che il linguaggio fosse già presente nell’uomo di Neanderthal (30000-50000 anni fa [in realtà è molto
più vecchio...]) e nell’uomo di Pechino (300000-500000 anni fa). Le teorie alla base d ella nascita del
linguaggio sono fondamentalmente due:
• Teoria gestuale: il linguaggio sarebbe evoluto da gesti manuali e quindi solo dopo l’avvento della
statura bipede
• Teoria vocale: il linguaggio sarebbe un’evoluzione di un sistema di grida istintive

La seconda teoria è più difficilmente veritiera in quanto le aree corticali interessate sono diverse e
inoltre le grida istintive non discriminano efficacemente il contenuto emotivo: la teoria principale è
dunque la teoria gestuale.
La suddivisione del linguaggio in tre campi è utile perchè deficit specifici di linguaggio colpiscono
selettivamente i vari campi:

• Deficit di forma: l’articolazione dei fonemi è alterata nei pazienti cerebellari (disartria) o nei
pazienti con lesioni all’area di Brocà (afasia di Brocà)
• Deficit di contenuto: la formazione di parole e frasi viene alterata con errori di tipo sintattico e
semantico nell’afasia di Wernicke, nell’afasia di conduzione e nella schizofrenia.

• Deficit di uso: vari problemi possono portare ad un non corretto uso del linguaggio in ambito
sociale

Il linguaggio è un aspetto della vita che si sviluppa molto presto: a partire dalla 31° settimana il
planum temporale dell’emisfero sinistro è più sviluppato e alla nascita i bambini di tutto il mondo
riescono a riconoscere qualsiasi fonema in qualsiasi lingua. A partire dagli otto-dieci mesi di vita post-
natale, quando si inizia ad apprendere una lingua madre, la capacità di riconoscere tutti i fonemi viene
persa: non ha senso mantenere distinti suoni che non vengono usati nella propria lingua. Qualunque
sia la lingua madre, le fasi dell’apprendimento sono costanti: primi suoni, prime lettere, prime parole e
poi piccole frasi; la capacità di apprendere lingue diverse decade dopo la pubertà.
L’afasia è un deficit che può interessare la produzione, la compresione o entrambi gli aspetti del
linguaggio; queste patologie nascono principalmente da lesioni corticali, e in questo sono diverse da
problemi periferici quali ad esempio la disartria o la disfonia. I difetti globali del linguaggio sono
inoltre parecchio rari: molto più comuni sono i deficit specifici, tanto da rendere quasi impossibile
il ritrovamento di due pazienti con uguali problemi e uguali lesioni. Nel soggetto afasico si possono
indicare varie tipologie di errore linguistico comune:
• Anomie: il paziente non sa produrre il nome di un oggetto
• Anomie con circonlocuzione: il paziente non sa produrre il nome di un oggetto, ma sa a cosa
serve

• Errori fonemici: la scelta dei fonemi per comporre le parole è errata


• Neologismi: vengono usate parole nuove e inesistenti per indicare un oggetto
• Parafrasia verbale: uso di un sostantivo totalmente scorrelato all’oggetto

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• Parafrasia semantica: uso di un sostantivo errato ma semanticamente collegato all’oggetto da
nominare
• Gergo verbale: grande fluenza verbale, ma contenuto inesistente o non correlato, cioè vengono
usate parole a caso
• Gergo fonemico: vengono prodotti suoni praticamente casuali, viene mantenuta solo la fonetica

• Agrammatismo: il contenuto è corretto, ma la grammatica e la sintassi sono perse o alterate


• Stereotipia: il soggetto ripete sistematicamente la stessa parola

Agli inizi dell’800 non si sapeva nulla di come fosse organizzato il cervello, e gli studi sui problemi
del linguaggio erano condotti in maniera totalmente empirica. Nella seconda metà del secolo Broca
notò che la maggior parte delle volte in cui un paziente presentava problemi linguistici era possibile
ritrovare una lesione nell’emisfero sinistro: erano le prime evidenze di una specializzazione locale. Nel
1964 Wernicke evidenzia in alcuni pazienti l’incapacità di comprensione ma la capacità di parlare: il
deficit era diverso da quelli studiati da Broca. Sulla base dei suoi esperimenti lo scienziato propose un
modello di funzionamento in cui esiste un centro uditivo verbale (l’area di Wernicke) e un centro
verbo motorio (l’area di Broca) tra loro collegati da un fascio di fibre. L’afasia di Wernicke porta a
deficit di comprensione in cui il linguaggio è fluente ma pieno di errori, mentre l’afasia di Broca rende il
paziente conscio del linguaggio ma incapace di riprodurlo con conseguente stato depressivo. Un ultima
afasia individuata da Wernicke fu l’afasia di conduzione, in cui i due centri sono scollegati e perdono
la capacità di cooperare.