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J.Juul: Il bambino è competente!

Valori e conoscenze in
famiglia.

Uno degli obiettivi principali che si prefigge l’autore di questo libro è quello di far capire al
lettore l’apparente importanza dell’educazione, vista come metodo al quale l’adulto deve
attendersi per una formazione corretta del bambino. L’upbringing (dall’inglese, vuoldire
“tirar su”) in effetti nuoce allo sviluppo naturale dell’individuo ed ha come conseguenza
l’effetto negativo anche sull’interazione bambino-adulto e bambino-ambiente. Anche se
molto meno che ai tempi antichi, la società di oggi sembra cercare ancor sempre nuovi
metodi di educazione per addestrare il soggetto e fargli perdere la propria individualità.
L’utilizzo di un metodo educativo da parte di educatori o genitori trasforma il bambino in
oggetto, in confronto con i soggetti che lo attornano.

Il bambino nasce "competente" e dispone già di nozioni, valori e criteri di valutazione che
orientano concretamente la sua esperienza. Comunemente, invece, ci si comporta con lui
come se fosse una specie di tabula rasa su cui i genitori devono imprimere le conoscenze
necessarie per un regolare sviluppo umano e sociale. Questo modello nega la sua personalità
e induce un deleterio stato di insicurezza. Juul invita, invece, a un'attenta osservazione del
bambino, considerato non più come soggetto passivo ma, al contrario, come un "centro attivo
di competenze".

Intorno ai 2 anni, il bambino comincia gradualmente a manifestare sempre più autonomia e


indipendenza nelle cose che fa. Comincia a pensare, sentire e agire di per sè.. Secondo Juul,
quest’età del bambino viene erroneamente chiamata età dei capricci. Riconsiderando un
insieme di fatti, il dispetto o capriccio come lo vogliamo chiamare, non è atto del bambino
tanto quanto dell’adulto, il quale di fronte alla mostrata competenza del piccolo contesta la
sua autonomia e opprime così le sue capacità primordiali.
Ogni individuo sin dalla nascita possiede già un’integrità vera e propria. Si tratta di un
insieme di cose come: l’individualità del soggetto, il suo carattere, l’io corporeo e mentale, i
propri limiti e l’intangibilità di questi da parte di chi gli sta attorno. Anche se possiedono già
all’inizio una buona capacità di stabilire i propri limiti nell’agire con gli altri, i bambini piccoli
sono di solito incapaci di proteggere la propria integrità di fronte all’adulto. Molto spesso
addirittura si limitano nell’agire e collaborano pienamente con l’adulto rischiando così di
perdere la loro integrità. In questo caso il genitore otterà un comportamento voluto da lui e
dall’ambiente circostante, non dal bambino stesso. Se ciò accade troppo spesso, il bambino
inizierà a contenere i propri sentimenti, a fingerli per infine perdere completamente la
propria integrità (perché quello che vuole lui non va bene e con l’adulto bisogna sempre
essere complici). Va a perdersi di conseguenza la coscienza di sé e fuoriesce il sentimento
di colpa. Quando di giorno in giorno perdiamo un pizzico di quello che siamo, tendiamo
sempre di più a diventare quello che vogliono gli altri. Ritorniamo per un attimo
all’educazione e al concetto del metodo in quanto essenziale per la formazione di un
individuo. Juul detiene che non basta sostenere soltanto l’efficacia di un metodo ma
interrogarsi e indagare sempre sul perché e sul come viene ottenuta quest’efficienza. Se
per ottenere un det. scopo (immediato o temporaneo) da parte dell’adulto il bambino deve
sacrificare la propria integrità allora ci si deve chiedere se questo metodo in effetti può
essere dannoso a lungo termine.

I bambini collaborano sempre e in ogni situazione dice Juul; collaborano/imitano


direttamente e inconsciamente. Se il bambino smette di collaborare è o perché ha
collaborato fin troppo e a lungo, o perché è avvenuto un turbamento della sua integrità.
La collaborazione è data dall’imitazione delle persone con le quali spesso veniamo in contatto
(in primis genitori ed educatori, insegnanti..). Un bambino che, ad esempio non vuole che una
det. situazione venga a ripetersi è perché non si sente più a proprio agio e cercherà
inconsciamente di comunicare ciò. Sta all’adulto di identificare la situazione quando questo
accade e i segnali che il bambino ci manda. Nella scelta tra il conservare la propria integrità
o collaborare i bambini solitamente scelgono il secondo, specialmente se la pressione da
parte dei genitori è fissa e continua. Se ciò comincia a succedere troppo spesso il bambino
comincierà automaticamente a opprimere il proprio dolore esternando segnali (verbali o
meno) che ci indicheranno chiaramente che qualcosa non va bene. Per evitare che questo
succeda l’educatore dovrebbe tener sempre in mente il bilancio fra la collaborazione e il
mantenere l’integrità del bambino. Per cui dobbiamo sempre stare attenti e ascoltare i
segnali che il bambino trasmette. L’inibizione da parte del bambino, ma come di tutti gli altri
viene spesso incorporata sottoforma di sintomi psicosomatici.
Se l’integrità del bambino viene calpestata spesso e regolarmente, il soggetto non avrà di
conseguenza una buona e sana coscienza e sicurezza del proprio essere. Questo però non è
diretta conseguenza della fiducia nelle nostre capacità. Secondo Juul infatti, se un
soggetto possiede una buona coscienza e sicurezza del proprio essere allora di raro avrà
problemi con la fiducia nelle sue capacità, il che non vale se invertiamo la cosa. Il tipico
esempio di bambino che non ha buona coscienza del proprio essere è quando si trova di
fronte a un ostacolo (anche se solitamente sa di essere capace di affrontare problemi
diversi), dramatizza il con le seguenti parole: " non sono capace di niente", "sono stupido",
"so che non posso"! La coscienza e la sicurezza del proprio essere si sviluppa in due modi o
momenti diversi:

• quando la persona con la quale più spesso collaboriamo (inizialmente si tratta di


genitori) ci da la conferma del nostro essere, "vedendoci" e "affermando" la nostra
presenza.
• quando viviamo sapendo che siamo accettati dagli altri così come siamo.

Juul afferma che uno degli ostacoli principali nello sviluppo della coscienza e sicurezza di se
stessi è la overprotezione, insicurezza e preocuppazione da parte dei genitori ed educatori.
Specialmente quando si tratta di bambini diversamente abili, le preoccupazioni da parte dei
genitori sono molto più alte e addirittura opprimenti. Questi bambini soprattutto sono in
grande rischio di non essere mai veramente visti e vissuti così come sono ma al contrario di
essere solo "guardati" e "osservati".
Tutto questo ci porta infine a considerare che l’integrità e la coscienza sono in correlazione
una con l’altra. Quanto più i genitori o educatori si occupano dell’integrità del bambino tanto
più è possibile che in un futuro il b. Sviluppi una sana coscienza del proprio io.

Juul accenna anche ai due tipi di responsabilità dell’individuo: RESPONSABILITÁ CIVILE e


RESPONSABILITÁ PERSONALE. I bambini, molto spesso, sono abituati (imparati) ad avere
responsabilità più per gli altri che per se stessi (ma è così con la maggior parte delle
persone). La maggioranza dei conflitti che vengono a formarsi tra il bambino e l’adulto
succedono proprio perché nessuno dei due è capace di assumerne la responsabilità per i
propri atti e di conseguenza accusano l’altro della propria incompetenza. Questo dovrebbe
essere lo schema per un naturale sviluppo della persona: RESPONSABILITA PERSONALE
---> RESPONSABILITÁ CIVILE.

In un dialogo fra due persone esistono 2 tipi di proprosizione con cui dichiariamo le cose
agli altri: proposizione attiva e proposizione passiva. Con le proposizioni passive dichiariamo
se stessi e le nostre emozioni. Con le proposizioni attive invece assumiamo la responsabilità
per quello che facciamo e per il nostro benessere. Quando tralasciamo la parte attiva,
relativa alla nostra responsabilità personale, allora tendiamo di gettare il nostro sbaglio
sulle spalle degli altri.