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The good society:

definire e misurare il benessere


tra complessità e limite

Filomena Maggino

Università degli Studi di Firenze

Ultimamente il dibattito sulle nuove misure di benessere ha raggiunto un vasto pubblico soprattutto grazie al
forte battage fatto dai media. Tale dibattito, spesso accompagnato dal ricordo delle parole di Robert
Kennedy (discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University), è stato sollecitato anche grazie a
prestigiose iniziative, come quella della commissione istituita nel 2008 dal Presidente francese e ormai nota
attraverso i nomi di coloro che l’hanno presieduta (Stiglitz, Sen e Fitoussi) [http://www.stiglitz-sen-
fitoussi.fr/en/index.htm].
Quello che non si dice mai è che centinaia (migliaia?) di ricercatori in tutto il mondo stanno lavorando da
decenni sul tema della definizione e della misurazione del benessere e che ciò che viene ribadito dalle
ultime iniziative può essere considerato, in molti dei suoi aspetti, per niente originale né particolarmente
all’avanguardia (Maggino & Ruviglioni, 2010).
In altri casi, tale dibattito è stato banalizzato in quanto ridotto alla semplice questione “quale indicatore
dovrebbe sostituire il PIL?”
Vedremo come in realtà la definizione di buona società, e conseguentemente la sua osservazione e il suo
monitoraggio, deve fare i conti con, da una parte, la complessità della realtà e, dall’altra, il limite imposto
dalla finitezza della stessa.

Tentativi di classificazione dei diversi concetti di buona


società
Molti sono gli approcci concettuali che hanno cercato e cercano di definire il concetto di buona società nella
storia del pensiero filosofico e politico, a cominciare da Aristotele. Non è possibile, né tanto meno questo
lavoro ne ha l’intenzione, fare una rassegna del concetto di buona società.
È però possibile tentare di fornire degli strumenti interpretativi che consentano di orientarsi tra le diverse
proposte che emergono e di smascherare quelle serie da quelle che rappresentano semplici propagande.
Proviamo a classificarli secondo diversi criteri.

(A) Buona società declinata facendo riferimento a “strutture di valori”


Secondo questo criterio, la distinzione tra le diverse definizioni può essere spiegata dalle diverse
strutture di valori adottati. In questo senso è possibile riferirsi a tre diversi approcci filosofici (Diener &
Suh, 1997), semplificati e sintetizzati nella seguente tabella:

A cosa è legato il Quali sono le strategie di osservazione? Quali


benessere di una Cosa si osserva?
Cosa? A quale livello? misure?
società?
Alla capacità e A livello
Il reddito, considerato il
possibilità per La ricchezza - individuale (micro) 
principale mezzo per Indici
chiunque di (osservata reddito
raggiungere un accettabile economici
selezionare beni e o stimata) - di comunità (macro)
standard di vita
servizi desiderati  PIL
A livello
L’insieme delle
- individuale (micro) 
caratteristiche ispirate da
Condizioni lavoro, … Indicatori
Ad ideali normativi obiettivi normativi, basati
di vita - di comunità (macro) sociali
su valori morali o obiettivi
 coesione sociale,
politici
democrazia
Le reazioni cognitive ed Percezioni e
Ad esperienze A livello individuale Indicatori
affettive degli individui alla atteggiamenti
soggettive (micro)  soddisfazione soggettivi
propria situazione di vita soggettivi

1
(B) Buona società declinata secondo diverse prospettive di osservazione
In questa classificazione, i diversi approcci concettuali fanno riferimento ad una delle seguenti
prospettive:

• PROCESSO Il benessere di una società è visto in funzione di concetti come:


• sviluppo (facendo riferimento spesso a cambiamenti dinamici
qualitativi del sistema economico)
• crescita (facendo riferimento ad una espansione misurabile su
dimensioni quantitative del sistema economico).
Entrambi i concetti fanno riferimento a componenti diverse ma interattive
(economiche, strutturali e tecnologiche) e quindi da considerare
unitariamente (Horn, 1993).
Un termine che potrebbe unificare i precedenti è quello di progresso, a
indicare un movimento in avanti.
Quando i limiti e le potenzialità del processo declinato in termini di
movimento in avanti vengono raggiunti, l’attenzione si sposta sul processo
opposto, de-sviluppo, de-crescita, … (Horn, 1993).
• CONDIZIONI Il benessere di una società è visto in funzione di concetti come:
• disponibilità di risorse economiche (manodopera, attrezzature,
budget),
• distribuzione del reddito e della ricchezza (e le sue implicazioni
sociali),
• welfare e i suoi legami con l’economia.
Questa prospettiva richiede che ciascun individuo:
- si identifichi nella propria comunità;
- acquisisca collettivamente le conoscenze, i valori e le competenze
perché le risorse della comunità possano andare a beneficio di tutti i
membri e non essere create e gestite a spese di altre comunità o
dell’ambiente (Horn, 1993). In altre parole, le condizioni dovrebbero
essere sostenibili.
• OBIETTIVI Questa prospettiva sposta l’attenzione dal processo (sviluppo, progresso,
crescita) all’obiettivo:
- sostenibilità,
- qualità della vita,
- benessere,
- …
sono alcuni esempi.

Ciò che ha caratterizzato le società occidentali del secondo dopoguerra è stato fortemente condizionato
dall’adozione di un’idea di buona società fortemente centrata sulla considerazione che avviare un
processo (virtuoso!) conducesse quasi automaticamente al benessere individuale e collettivo. L’oramai
evidente fallimento di tale approccio non deve portare a ripetere il medesimo errore: l’idea che
innescare un nuovo (più o meno virtuoso) processo di inversione (come per esempio il concetto di
decrescita) conduca quasi automaticamente ad un nuovo benessere individuale e collettivo.
Il tentativo di proporre un’idea di buona società basata sull’analisi delle condizioni non ha raggiunto la
possibilità di realizzarsi in modo concreto in termini di policy.

(C) Buona società vista in termini di punto di osservazione


In questa classificazione (Berger-Schmitt & Noll, 2000), i diversi approcci concettuali sono distinti a
seconda che il punto di osservazione sia centrato:
- sulla dimensione individuale (qualità della vita);
- sulla dimensione comunitaria (qualità della società).
La seguente tabella tenta di sistematizzare tutti gli approcci concettuali classificati secondo questi
riferimenti:

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Principali
Concetti Approcci Definizioni riferimenti ed
ispirazioni
Livello di vita  bisogni oggettivi
- Controllo di ciascun individuo sulle risorse attraverso le quali può controllare e
Approccio delle risorse
coscienziosamente orientare la propria vita. Eriksson
(approccio scandinavo)
- Le circostanze esterne rappresentano componenti essenziali.
- Il benessere soggettivo non rappresenta un criterio appropriato ad orientare le politiche.
- Le “capabilities” individuali di acquisire le capacità individuali per vivere la vita desiderata.
Approccio delle “capabilities” Sen
- Si prendono in considerazione le differenze nei valori e nelle preferenze individuali.
La soddisfazione dei bisogni è valutata dagli stessi individui. Campbell /
L’obiettivo è rappresentato dal benessere soggettivo individuale, visto in termini di: Converse /
Qualità della vita Approccio del benessere
- soddisfazione (componente cognitiva), Rodgers
individuale
- felicità (componente affettiva). Andrews / Withey
(concettualizzata (approccio americano)
Molti autori individuano cinque dimensioni di qualità della vita: benessere fisico, benessere Argyle
implicitamente o
materiale, benessere emotivo, sviluppo cognitivo, attività produttive. Diener / Suh
esplicitamente a livello
Le dimensioni considerate sono:
individuale)
- avere (soddisfazione dei bisogni materiali e impersonali),
- amare (soddisfazione del bisogno di avere relazioni sociali), Allardt
Approccio dei bisogni di base
- essere (soddisfazione del bisogno di integrazione nella società e di un armonioso rapporto Galtung
con la natura).
Ciascuna categoria è definita da componenti sia oggettive che soggettive. 1
Approccio delle condizioni Combinazione di
oggettive di vita e benessere - condizioni oggettive di vita
Zapf
soggettivo - benessere soggettivo (dimensioni cognitive e affettive)
(approccio tedesco)

“Liveability” rappresenta la misura in cui le condizioni di una società sono adeguate alle necessità e
capacità dei cittadini.
“Liveability” e qualità delle
Qualità delle società La valutazione avviene attraverso la misurazione di: Veenhoven
nazioni
- input  condizioni di vita (che soddisfano e incontrano le necessità e le capacità dei cittadini)
- output  quanto prosperano i cittadini (salute fisica e mentale, soddisfazione e felicità)
Integrazione, Le relazioni tra i membri di una società sono viste in termini di:
solidarietà - valori condivisi, - senso di appartenenza alla comunità,
e stabilità - interpretazione delle comunità, - fiducia tra i membri,
Jenson
- sentimenti di identità comune, - riduzione delle disuguaglianze.
OECD
Diversi approcci alla misurazione:
Coesione Council of Europe
(i) senso di appartenenza, (ii) inclusione/esclusione, (iii) partecipazione, (iv) identificazione/rifiuto,
sociale European
(v) legittimazione/rifiuto
Commission
(i) legami (valori, identità, cultura), (ii) differenze (ineguaglianze, differenze culturali, divisioni Club of Rome
geografiche), (iii) aggregazione sociale (associazioni, reti, infrastrutture, valori, identità)
(i) assenza di esclusione sociale, (ii) interazioni e connessioni basate sul capitale sociale, (iii) valori
condivisi e identità di gruppo.

1
Nel tempo, ricercatori diversi hanno proposto liste diverse di bisogni umani. A questo proposito si può ricordare la “Matrix of Human Needs” di Max-Neef (1992); la “Basic Human Functional
Capabilities” di Nussbaum e Glover (1995); “Quality of Life Inventory” di Frisch (1998); “The ComQuality of life-A5” di Cummins (1993); “Hierarchy of needs” di Maslow (1954); “Need Hierarchy Measure
of Life Satisfaction” di Sirgy e al. (1995); “Quality of Life Questionnaire” di Greenley e al. (1997). L’obiettivo di questo lavoro non è comunque quello di fare una lista esauriente di tali proposte.

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Concetto analitico che fa riferimento a processi e cause.

Povertà: concetto che descrive uno stato o una conseguenza dell’esclusione sociale di individui e
famiglie. Occorre differenziare tra
- cause
- conseguenze
delle circostanze di vita svantaggiose.
Concetto legato a concetti più vecchi quali svantaggiose condizioni sociali (povertà, deprivazione,
disoccupazione, instabilità familiare, migrazione internazionale, carenza di assistenza).
Silver
Diverse prospettive:
Rodgers
Esclusione Marginalizzazione
Gore
sociale Mancanza di solidarietà, rottura di relazioni tra l’individuo e la società, fallimento delle istituzioni
Figueiredo
nell’integrare gli individui nella società. (approccio francese)
De Haan
Dimensioni istituzionali:
(i) sistema democratico e legale (iii) sistema assistenziale
(ii) mercato del lavoro (iv) famiglia e comunità
Specializzazione
Differenziazione sociale e specializzazione degli individui rispetto a interessi e capabilities. È
causata dal comportamento degli individui (approccio anglosassone)
Monopolio
Processi di chiusura sociale attraverso i quali gruppi privilegiati proteggono la propria posizione di
monopolio. La società è caratterizzata da una gerarchia di inclusioni ed esclusioni.
Sono diversi gli approcci che condividono il concetto di capitale sociale considerato proprietà
dell’entità sociale e non degli individui. È un concetto relazionale e esiste solamente se è condiviso
da molti individui (bene comune).
Diversi concetti:
Narayan
- Associazioni orizzontali: reti di impegno civico, aspetti dell’organizzazione sociale (reti, norme,
Putnam
Capitale fiducia) e coordinamento e cooperazione per beneficio comune  relazioni interpersonali
Coleman
sociale (famiglia, amici, vicini)
Rossing
- Associazioni orizzontali e verticali: entità che consistono in aspetti della struttura sociale e che
Feldman/Assaf
facilitano azioni di attori all’interno della struttura  associazioni e organizzazioni intermedie
(club, partiti politici)
- Associazioni verticali: relazioni formalizzate attraverso macro strutture  livello macro delle
istituzioni della società.

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Lo sviluppo soddisfa le necessità attuali senza compromettere la capacità delle generazioni future
di soddisfare le proprie necessità.
Uguali opportunità, equità e solidarietà all’interno di e tra generazioni.
Dimensioni:
- economica  la crescita economica non deteriora le risorse naturali e le condizioni di vita
a. attraverso un efficiente uso delle risorse
b. mantenendo le capacità degli individui e sostenendo le strutture sociali fornendo servizi
sociali di base (assistenza sanitaria, istruzione, pari opportunità)
- sociale  miglioramento delle condizioni sociali in modo da consentire alle persone (le
generazioni presenti e future) di perseguire il proprio benessere (pari opportunità, equa
distribuzione del reddito) evitando danni ambientali (pari opportunità ed eguaglianza delle
condizioni di vita)
- ambientale  conservazione della fondazione naturale della vita attraverso la protezione
ambientale, la preservazione della biodiversità, la limitazione dell’inquinamento, la gestione OECD,
delle risorse rinnovabili e non-rinnovabili. Wiman
Le relazioni tra le tre dimensioni possono essere descritte in termini di gerarchia di dipendenza Becker
Sostenibilità
(l’economia è parte e dipende dalla società che a sua volta dipende dall’ambiente che a sua volta Hart
dipende da se stesso) o di mutua interdipendenza. World Bank
Modello Pressure-State-Response dell’OCSE: Pearce
(i) pressure  pressione delle attività umane sull’ambiente,
(ii) state  condizioni dell’ambiente,
(iii) response  risposta individuale e collettiva ai cambiamenti ambientali.
Svantaggi  relazioni causali tra le tre dimensioni.
Si tratta di un modello adottato e implementato da diverse istituzioni e organizzazioni
internazionali.
Modello four capital della Banca Mondiale:
(i) capitale naturale (terra, acqua, foreste, minerali, flora, fauna),
(ii) capitale prodotto (macchinari, fabbriche, edifici, infrastrutture),
(iii) capitale umano (capacità produttiva individuale: abilità, istruzione, salute),
(iv) capitale sociale (reti sociali, associazioni, istituzioni con norme comuni e relazioni che
facilitano la cooperazione).
Debolezza  relazione e mutua sostituzione tra i quattro capitali.
Lo sviluppo umano riguarda due aspetti: (a) formazione delle capabilities umane, (b) modo in cui
le persone utilizzano le loro capabilities.
Processo che consente di ampliare e aumentare le scelte degli individui determinato da tre fattori:
(i) salute,
Miles
(ii) istruzione,
United Nations
(iii) accesso alle risorse.
Sviluppo umano Development
Componenti da misurare:
Programme
- libertà individuale
Sen
- sostenibilità (pari opportunità per tutti gli individui, equità intergenerazionale)
- responsabilizzazione (qualificando gli individui per la partecipazione)
- sicurezza individuale (scelte libere e sicure)
- crescita economica (strumento di sviluppo umano)

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Rappresenta la misura in cui i cittadini sono in grado di partecipare alla vita economica e sociale
delle loro comunità, in modo da accrescere il loro benessere e le potenzialità individuali.

Componenti:
- livello di sicurezza socio-economica
- estensione dell’inclusione sociale
- forza della coesione sociale e della solidarietà infra e inter generazionale Beck / van der
Qualità sociale - livello di autonomia e di responsabilizzazione dei cittadini Maesen / Walker
Modello caratterizzato da due (B)
dimensioni: istituzioni / organizzazioni Comunità /gruppi/cittadini
Livello macro (strutture sicurezza
coesione sociale
(A) sociali) socio- economica
Livello micro (individuale) inclusione sociale responsabilizzazione
Questo modello è stato criticato e sottoposto a diverse modifiche.

Nota: capability è un termine difficile da tradurre in italiano. Esso si riferisce alla capacità, interpretata in termini di potenzialità e di risorse

Fonte per la costruzione di questo schema: Berger-Schmitt & Noll, 2000.

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Buona società e complessità: verso una definizione comprensiva
Come è facilmente intuibile a partire dalla sintesi precedente, ciascuno degli approcci concettuali
individuabili non è in grado di descrivere ciò che veramente può definirsi buona società in quanto,
concentrandosi solo su alcuni aspetti, non considera la realtà nella sua complessità.
Per poter superare tali parzialità e incompletezze è necessario adottare una struttura concettuale che
definisca e consenta di leggere la complessità, una definizione multidimensionale e comprensiva che
concili il livello micro (individuale) con il livello macro (comunitario).
Vediamo un esempio di definizione multidimensionale: una buona e sana società è quella in cui ciascun
individuo ha l’opportunità di:
- partecipare alla vita comunitaria,
- sviluppare capacità e indipendenza,
- avere un’adeguata possibilità di scelta e di controllo della propria vita,
- essere trattato con rispetto in un ambiente sano e sicuro, rispettando le opportunità delle future
generazioni.

Dalla definizione all’osservazione


Una tale definizione implica un'osservazione della realtà articolata e strutturata, coerentemente complessa.
Cercando di sistematizzare, una tale definizione si basa sulla individuazione di tre pilastri (Berger-Schmitt &
Noll, 2000):

(i) qualità della vita  livello individuale (e familiare)


(ii) coesione economica e sociale  livello comunitario
(iii) sostenibilità  relazione tra i due livelli precedenti, l’ambiente
e il futuro

(i) “Qualità della vita” (livello individuale)


Molti negli ultimi tempi dissertano di qualità della vita come uno degli obiettivi da perseguire in una società
sana. Purtroppo, spesso e volentieri (a livello accademico ma non solo) tale concetto viene ridotto e
banalizzato riducendolo a (o facendolo coincidere con) una semplice espressione soggettiva; è la tipica
operazione fatta da chi identifica la qualità della vita con la felicità (dimensione che in altri studi viene invece
compresa tra le dimensioni della personalità).
Nella realtà, il concetto di qualità della vita è molto più complesso e articolato, essendo esso innanzitutto
multidimensionale.
Lo studioso tedesco Zapf (1975, 1984) ha proposto un modello di qualità della vita che individua due
componenti:
• condizioni oggettive di vita
- risorse e “capabilities” (traducibile come capacità interpretate in termini di opportunità)
- circostanze esterne.
In altre parole, sono coinvolti aspetti quali il reddito, l’abitazione, il lavoro, l’uso del tempo, …
• benessere soggettivo
- componenti cognitive e affettive,
- componenti positive e negative,
Sono coinvolti aspetti quali le percezioni, gli atteggiamenti, le valutazioni, le espressioni di soddisfazione
e di benessere soggettivo, …
Per ciascuna componente è possibile definire diversi livelli di valutazione.
Semplificando il modello, la combinazione delle due componenti conduce alla seguente tassonomia
valutativa:

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Benessere soggettivo
livello
alto basso

alto benessere dissonanza


Condizioni oggettive di vita
basso adattamento deprivazione

(ii) “Coesione economica e sociale” (livello comunitario)


Nel definire la coesione economica e sociale, è possibile individuare due aspetti, uno negativo e l’altro
positivo:
• esclusione sociale  distribuzione del welfare
- disparità tra regioni,
- disuguaglianze tra individui, gruppi, società (di genere, generazionali, tra strati sociali, di
disabilità, di razza, …);
• inclusione sociale  integrazione di individui, gruppi e società
- relazioni sociali (reti informali),
- attività e impegno sociale e politico (associazioni, organizzazioni, …),
- qualità delle relazioni (per esempio valori condivisi, conflitti, solidarietà),
- ruolo e fiducia nelle istituzioni.

(iii) “Sostenibilità”
La sostenibilità può essere definita da cinque componenti e due prospettive:

fisica (livello individuale) comportamenti che influenzano la salute individuale …


Dimensioni della

(livello individuale e
sostenibilità

sociale comportamenti che influenzano le relazioni e le reti sociali …


comunitario)
(livello individuale e
economica processi che influenzano il welfare …
comunitario)
processi che influenzano le competenze, la formazione,
umana (livello individuale)
l’educazione, la salute degli individui …
naturale (livello comunitario) processi che influenzano le risorse naturali …
… delle attuali generazioni … delle generazioni future
Prospettive della sostenibilità

La dimensione trasversale: il limite


L’osservazione della realtà e l’analisi analitica delle informazioni tratte da tale osservazione (indicatori)
aiutano a comprendere la relazione esistente tra i pilastri e tra le diverse componenti dei pilastri al fine di
capire in che ambito, in quale misura e con quali conseguenze le decisioni politiche possono essere prese
(analisi del sistema).
Ed è in questa prospettiva che entra in gioco un altro concetto di cui è necessario tenere conto: il limite. In
ciascuno degli aspetti che caratterizzano i pilastri occorre individuare dov’è il limite di definizione. Il limite è
spesso visto come un aspetto legato solo alle dimensioni della sostenibilità. In realtà, anche le altre
dimensioni ne sono interessate.
Si pensi all’esempio del tempo: esiste un limite rispetto al quale qualsiasi tentativo di miglioramento deve
fare i conti.
Il tempo che ci si impiega per andare da una città all’altra può ridursi grazie all’introduzione di nuove
tecnologie e al miglioramento degli assetti territoriali ma esiste un limite: per quanto la tecnologia possa
migliorare, a riduzione del tempo diventerà sempre più piccola.
L’esempio classico è quello dei record registrati nella corsa dei 100 metri: sicuramente gli atleti hanno migliorato le loro
prestazioni, grazie a nuovi sistemi di allenamento, all’alimentazione, all’abbigliamento, ma non si può negare il fatto che i
record ora vengono registrati con una precisione (millesimale) che prima non avevamo. Se continuassimo a misurare
come si faceva un tempo ci accorgeremmo che il miglioramento vi è stato ma in una misura tale che ci porta a fare i conti
con il prezzo pagato per questo: la sostenibilità fisica è stata forse pericolosamente intaccata come anche la qualità della
vita degli atleti.

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Le modalità di osservazione
Come abbiamo visto, il monitoraggio del benessere definito in modo che tenga conto della complessità della
realtà richiede un approccio comprensivo in termini di dimensioni da osservare. L’organizzazione del
monitoraggio richiede che vengano prese in considerazioni due dimensioni operative:
- dimensione temporale, concernente sia la cadenza che la continuità con cui vengono aggiornate
le informazioni (indicatori); la cadenza non sarà la stessa per tutti gli indicatori ma sarà calibrata
rispetto alla permanenza del fenomeno misurato da ciascun indicatore;
- dimensione territoriale, riguardante l’estensione dell’area geografica monitorata; tale estensione
è legata anche al livello organizzativo/istituzionale rispetto al quale il sistema decisionale (policy)
è dimensionato. Sicuramente il livello nazionale rappresenta quello più rilevante. Occorre tenere
presente che l’osservazione su un territorio vasto non implica che anche il livello territoriale
inferiore sia necessariamente coperto. Il più delle volte, il livello inferiore (per es. provinciale o
comunale) necessita di una rivisitazione e adattamento sia del modello concettuale che delle
modalità di osservazione. È quindi molto discutibile la pratica di trarre stime statistiche locali da
dati raccolti a livelli geografici più ampi (si pensi a tale proposito alle tecniche di small area
estimation). Sono invece da stimolare ed incoraggiare progetti calibrati su dimensioni territoriali
più piccole di quelle nazionali; si pensi a tale proposito al progetto Osservatorio del Benessere
Locale (OBLò – progetto definito e appartenente al Laboratorio di Statistica per la Ricerca
Sociale ed Educativa – StaRSE – dell’Università di Firenze).

Dall’osservazione alla policy


Successivamente all’osservazione, il livello decisionale può definire delle proposta di intervento che devono
riguardare comunque i pilastri (seppur con intensità diversa) tenendo presente che, anche quando non vi è
pronunciamento su un ambito, le decisioni prese condizionano tutti gli ambiti.
La proposta di policy si esprime attraverso degli obiettivi (aim) che sono:
 generali e concettuali (goal)  cosa raggiungere o qual è il problema da affrontare e il suo livello
(locale, nazionale, individuale, …),
 operativi (objective)  come raggiungerli, ovvero identificazione degli strumenti per ottenerli e in quanto
tempo,
 di attività (action)  cosa fare nel concreto.

È importante da una parte proporre obiettivi seri e condivisi (nella visione detta wellbeing for all) dando più
spazio al dibattito filosofico e politico in una forma comprensibile per tutti, dall’altro individuare per ciascuno
degli obiettivi degli elementi osservabili che consentano di verificarne il processo e il raggiungimento
(indicatori).
Vediamo di seguito un esempio di goal per ciascuno dei pilastri:
(i) “Qualità della vita” (livello individuale)
- migliorare le condizioni oggettive di vita
- accrescere il benessere soggettivo
- …
(ii) “Coesione economica e sociale” (livello comunitario)
- rafforzare i legami informali
- incrementare il ruolo delle istituzioni nell’incoraggiare l’impegno sociale e politico
- …
(iii) “Sostenibilità” (livello ambientale e temporale)
- accrescere e valorizzare il capitale umano (formazione, educazione, …)
- preservare il capitale naturale
- preservare/migliorare uguali opportunità tra le generazioni…

Parlare del benessere della società tenendo conto della sua multidimensionalità non solo coinvolge questioni
filosofico/politiche ma tocca la vita concreta degli individui e delle comunità. In altre parole, occuparsi della
concreta vita degli individui e di un Paese vuol dire ragionare tenendo conto dei tre pilastri.
Ciò vuol dire che essi devono essere presi in considerazione in qualsiasi decisione da prendere sia a livello
individuale che comunitario (se ci si pensa bene, in una famiglia, decidere se fare o non fare una vacanza
deve tenere conto dei tre pilastri; in un’amministrazione locale, decidere se costruire o meno una tramvia
oppure un tunnel di sottoattraversamento di una città deve tenere conto dei tre pilastri). Gli ambiti decisionali
tipici sono:

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- famiglia - educazione (scuola, università, formazione
- casa permanente e continua)
- trasporti - ricerca
- tempo libero - mercato del lavoro e condizioni di lavoro
- cultura - reddito, standard di vita e modelli di consumo
- partecipazione e integrazione sociale e - salute
politica - ambiente
- criminalità e sicurezza
I diversi livelli decisionali (individuale, familiare, locale, nazionale, …) interagiscono e conducono a
fruttuose modifiche e positivi cambiamenti solo se il processo decisionale è regolato da procedure
democratiche e trasparenti.
È per questo che i tre pilastri devono fondarsi su un terreno costituito da un solido sistema democratico e un
trasparente sistema di comunicazione. In tutto questo giocano un ruolo importante:
• il monitoraggio inteso come:osservazione continua della realtà che consente di
- osservare i cambiamenti,
- verificare gli effetti delle decisioni politiche,
- programmare l’attività futura;
• l’educazione dei cittadini
In questa prospettiva è possibile individuare due settori strategici per una buona società:
- la scuola, che consente di preparare i cittadini ad esercitare il proprio ruolo attivo, e l’università che
consente di preparare i diversi attori sociali ad entrare nel sistema decisionale ed esercitare il
controllo,
- la statistica ufficiale che consente di produrre informazioni finalizzate all’esercitazione del controllo
da parte dei diversi attori sociali.
Entrambi i settori (istituzionali) devono essere autorevoli e incontrare il consenso sociale.

Verso la realizzazione di una good society: cosa è necessario?


Come detto, per poter misurare e monitorare il benessere di un Paese è necessario un approccio
complesso.
Conseguentemente, la complessità richiede molti indicatori concepiti e organizzati in una struttura
concettuale coerente. Tale sistema fornisce tutti gli strumenti conoscitivi per poter prendere in maniera più
consapevole le decisioni, che in ogni caso spettano alla policy.
Cercando di dipingere la situazione, potremmo immaginare il policy maker come un pilota che siede nella
cabina di pilotaggio di un aereo (Maggino, 2009).
Il lavoro della statistica è quello di definire, costruire e mettere a punto gli strumenti presenti all’interno della
cabina di pilotaggio. Ma, tale attività necessita di:
- una chiara definizione della destinazione ( goals, di cui si parlava prima)
- un processo democratico che consenta di prendere una decisione condivisa sulla destinazione (
democrazia)
- un'approfondita conoscenza delle pre-condizioni ( risorse, …)
- una costante conoscenza delle condizioni di volo ( monitoraggio)
- una condivisione delle informazioni sulle condizioni di volo ( sistema di comunicazione e informazione)
- un ambiente culturale disponibile a sostenere la ricerca libera (di base e applicata) per migliorare le
condizioni di tutto il sistema
- un sistema in grado di gestire le emergenze ( sistemi di assistenza, previdenza, ecc.)

Se uno solo di questi elementi non è presente, la realizzazione di una good society sarà seriamente
compromessa.

Riferimenti bibliografici

Berger-Schmitt R. and H.-H. Noll (2000) Conceptual Framework and Structure of a European System of
Social Indicators, EuReporting Working Paper No. 9, Centre for Survey Research and Methodology
(ZUMA) – Social Indicators Department, Mannheim
Diener E., E. Suh (1997) “Measuring quality of life: economic, social, and subjective indicators”, Social
Indicators Research, vol. 40, 189–216.
Horn R.V., (1993) Statistical Indicators, Cambridge University Press, Cambridge.
Maggino F. (2009) The state of the art in indicators construction in the perspective of a comprehensive
approach in measuring well-being of societies, Firenze University Press, Archivio E-Prints, Firenze.

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Maggino F. e E. Ruviglioni (2010) “Preaching to the Choir: Are the Commission’s Recommendations Already
Applied?” in Social Indicators Research, in stampa.
(http://www.springerlink.com/content/551j6x237066684g/fulltext.html http://www.springerlink.com/content/551j6x237066684g/ )
Zapf W. (1975) Le système d’indicateurs sociaux: approches et problèmes", Revue Internationale des
Sciences Sociales, Vol. XXVII, n. 3.
Zapf W. (1984) “Individuelle Wohlfahrt: Lebensbedingungen und Wahrgenommene Lebensqualität“, in W.
Glatzer e Zapf W. (eds.) Lebensqualität in der Bundesrepublik, Frankfurt a. M. – New York, Campus, pp.
13-26.

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