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Secondo il principio di isostasia la crosta può essere immaginata come un insieme di prismi

che galleggiano sul mantello sottostante, e raggiungono una condizione di equilibrio


gravitazionale, in base alla loro densità e al loro spessore. Il mantello, essendo solido, si
comporta come un materiale plastico sottoposto a delle spinte poco intense: i blocchi ella
crosta che si trovano sopra il mantello ricevono così una spinta verso l’alto che ne compensa il
loro peso. I movimenti verso l’alto o il basso con cui i blocchi della crosta reagiscono a delle
modificazioni dell’equilibrio sono detti aggiustamenti isostatici.

I margini lungo i quali le zolle scivolano parallelamente l’una all’altra senza causare
formazione o distruzione di litosfera sono detti margini conservativi. Lungo questi margini si
creano cosi delle faglie molto estese che scorrono in senso orizzontale e sono dette faglie
trasformi. Lungo questi margini non si ha attività vulcanica, ma una forte attività sismica
violenta dovuta prevalentemente all’attrito tra le due placche.

Le cause del movimento delle zolle sono due: i moti convettivi del mantello e in alternativa il
modello a pennacchi. Sui moti convettivi del mantello sono stati creati modelli differenti che si
diversificano per il numero, la forma e le dimensioni delle celle termiche convettive. In certi
modelli le celle coinvolgono solo l’astenosfera, per altri tutto il mantello e per altri ancora ci
sono delle serie di celle sovrapposte. Tutti i modelli sono accomunati però dal fatto che i rami
ascendenti delle celle contigue si trovano sotto le dorsali, e quelli discendenti nelle zone di
subduzione. Il modello a pennacchi sostiene invece che il movimento delle zolle sarebbe
dovuto anche a dei pennacchi di materiale caldo provenienti dalle zone più profonde del
mantello.

In corrispondenza dei margini costruttivi e conservativi si verificano terremoti con ipocentri


superficiali, causati dalla formazione di faglie trasformi. L’attività sismica profonda si verifica
invece lungo le zone di subduzione (piano di Benioff) ed è dovuta alla resistenza che la zolla di
subduzione trova nel muoversi verso il basso.
Nelle zone di distensione della crosta, lungo i margini divergenti, vi sono eruzioni lineari con
attività effusiva tranquilla. Il magma è primario, e si forma in seguito ad una fuzione parziale
del mantello. Nelle zone di subduzione il magma presenta una composizione varia, e va ad
alimentare un’attività vulcanica esplosiva. I materiali che si trovano sopra la linea di
subduzione fondono e vanno a formare un magma primario, che risale in superficie, e se va ad
interagire con la crosta si possono formare magmi di anatessi. Quando il mantello entra in
contatto con la zona di subduzione si formano invece magmi femici. Quando il magma risale in
superficie va a formare degli archi vulcanici insulari (cintura di fuoco circumpacifica,
Indonesia). Nelle zone di compressione dove si scontrano due margini continentali, si forma il
magma di anatessi,e si possono formare dei plutoni. Nelle zone in cui giungono in superficie
colonne ascendenti di materiale caldo, provenienti dal mantello profondo si originano hot
spot, fenomeni vulcanici isolati, con eruzione di lave basaltiche.