Sei sulla pagina 1di 8

Geoparc Bletterbach , canyon e cascata del Butterloch:

un viaggio nel passato


Il punto di partenza dell’escursione è il paese di Redagno di Sopra, in provincia di Bolzano,
sovrastato ad est dalla cima del Corno Bianco. Di tutte le cime Alpine che portano tale nome,
questa è senz’altro una delle più caratteristiche: a est sporge il bianco calcare ricoperto di mughi,
mentre la parete ovest precipita in un profondo canyon in fondo al quale scorre il Rio delle
Foglie (Bletterbach). Questo ambiente può essere paragonato ad un libro aperto, perchè si
possono notare i vari tipi di rocce modellate dall'acqua e dagli altri agenti esogeni che, nel corso
dei secoli, hanno fatto affiorare nella parte più bassa strati di rocce vulcaniche e porfidi, quindi
più antichi, mentre in alto rocce sedimentarie più recenti.
L’enorme rientranza nella montagna e stata formata dallo scorrere delle acque, che negli ultimi
15.000 anni hanno demolito e trasportato a valle miliardi di tonnellate di rocce fino ad
arrivare al fondo in porfido della Piattaforma Porfirica Atesina. Il torrente è delimitato da
alte pareti stratificate di color rosso, grigio e giallo che ricordano il gran Canyon in Arizona.
Un’escursione all’interno del Bletterbach ci permetterà un passo indietro nel tempo di circa
280 milioni di anni.
I ritrovamenti all’interno del canyon hanno consentito ai paleontologi di ricostruire un
ambiente desertico con dune di sabbia rossastra, lagune e bracci di acque salmastre
soggette a forte evaporazione, ed un entroterra nel quale prosperavano boschi di conifere.
In questo habitat si muovevano diverse specie di rettili tetrapodi, (ne sono state catalogate
almeno 20 specie diverse) progenitori di quei dinosauri destinati a dominare la terraferma nel
Giurassico e nel Cretaceo.

Il nostro viaggio comincerà con una discesa che ci porterà nella parte più bassa del canyon.
Ci fermeremo in diversi punti che vengono chiamati “stazioni”, più panoramici degli altri e che
ci racconeranno la storia delle dolomiti:
-STAZIONE PORFIRICA;
-STAZIONE delle ARENARIE della Val Gardena;
-STAZIONE DEI BANCONI DI CEFALOPODI;
-STAZIONE DEI BANCONI DEL BELLEROPHON;
-STAZIONE DEL WERFEN;
-STAZIONE DELLA DOLOMIA.

Col nostro sentiero risalendo il torrente tra cascatelle e ripide pareti e con l’aiuto di qualche
cavetto e facili scalette metalliche, raggiungeremo il fondo del Butterloch (Buco del Burro)
che si presenta con una cascata d’acqua di circa 40m
I PORFIDI della piattaforma porfirica atesina
Consiste prevalentemente in un deposito vulcanico, che attorno a Bolzano raggiunge un'altezza
superiore a 1500 metri. Proprio perchè soggetto alla forza di erosione, il porfido quarzifero del
Bletterbach forma ripidi scalini e alte pareti verticali.

In seguito alle eruzioni vulcaniche, circa 280-260 milioni di anni fa, nell'era paleozoica,
quando le terre emerse erano tutte unite in un unico continente chiamato Pangea,
cenere e lava esplosero con violenza e sulla placca continentale nord-africana si formò una
catena montuosa. Questo luogo si trovava una volta vicino all'equatore.
In quel periodo le terre costiere erano meno estese rispetto ad oggi e il clima era continentale.
Quindi dove oggi ci sono le Dolomiti c'era una zona vulcanica, con vulcani in continua
eruzione che trasformavano continuamente il paesaggio.
I porfidi si sono formati dal raffreddamento di nubi ardenti; queste nubi sono costituite da gas,
polveri e rocce già formate che fuoriescono dai vulcani durante le eruzioni e sono chiamate
ardenti perché hanno una temperatura intorno agli 800° C.
Tali nubi solidificandosi hanno formato i porfidi e siccome potevano essere trasportate dai venti si
sono formate rocce porfiriche anche in zone distanti dal vulcano.
Il colore del porfido è rossastro oppure grigio e contiene dei cristalli bianchi di quarzo che si
riescono a vedere ad occhio nudo anche se sono di piccole dimensioni.
Il porfido quarzifero è oggi la base del Bletterbach.
I porfidi, durante gli anni, sono stati erosi dall'acqua in maniera lenta e sinuosa ( sono infatti
rocce molto dure e molto resistenti allo sfregamento).
Osservando i banconi di porfido si notano chiaramente delle spaccature profonde verticali ed
orizzontali.
Le spaccature verticali sono state causate dall'acqua che, entrata nelle fessure della roccia, a causa
dell'abbassamento della temperatura, ghiacciava e aumentava così il suo volume rompendo un po’
alla volta la roccia (crioclastismo).
Le spaccature orizzontali invece indicano il susseguirsi delle nubi ardenti che si sono depositate
una sull’altra in momenti diversi.

Il caldo, l'acqua e il vento continuarono la loro opera: nel corso di milioni di anni grandi parti di
porfido delle montagne hanno subito un processo di erosione. Fiumi e torrenti hanno trasportato
la sabbia sottile verso le coste, dove si è depositata strato su strato. Alcuni leganti, come ghiaia
e calcare, hanno tenuto insieme gli strati, mentre il peso di tonnellate di calcare li ha schiacciati.
Ecco come ha avuto origine una nuova roccia: l’arenaria.

Le arenarie della Val Gardena: depositi e solidificazione...


La formazione delle Arenarie della Val Gardena si è formata 260 milioni di anni fa
Sono costituite da rocce sedimentarie: granelli di sabbia e detriti compattati e pressati
insieme, poi cementificati. La formazione alta 160 metri che si trova nel Bletterbach,
consiste per la maggior parte di sedimenti fluviali grossi e sottili, depositati in ampie zone
costiere pianeggianti.
La roccia è molto friabile tanto che si può frantumare addirittura con le dita. Non oppone quindi
resistenza all'erosione dell'acqua e degli altri agenti esogeni.

esempio di Arenaria
Il diverso colore è dovuto al diverso ambiente dove la roccia si è formata.
Ad es: il colore rosso è dovuto all'azione delle piante che hanno modificato il suolo mentre gli
strati verdastri sembra che in origine fossero ricoperti da acqua.

Si possono riconoscere anche intrusioni di gesso o di materiale magmatico.


Le intrusioni di gesso sono facilmente riconoscibili, sono filoni o noduli di colore bianco.
Le intrusioni di materiale magmatico si riconoscono invece per il colore giallastro, questo
materiale si è formato in un secondo momento ed è riuscito a penetrare attraverso delle spaccature
nella roccia.
Nelle arenarie si possono trovare anche dei fossili per lo più orme di rettili, tracce di tane,
scie, resti di animali, vegetali, piccoli organismi e conchiglie.

I fossili raccontano l’ambiente in cui si sono formate le rocce: doveva essere desertico e caldo,
con poche precipitazioni e forti erosioni, probabilmente c'erano anche oasi con conifere, equiseti e
altre varietà di piante.
Ancora oggi l'erosione dell'acqua e degli altri agenti influisce nel paesaggio, continuando a
modificare la roccia.

Il bancone di Cefalopodi (tipo di molluschi)


Presso la cascata si trova un particolare banco di sabbia calcarea, il celebre banco dei
cefalopodi, che segnala l'ingresso del mare in quel punto per un breve periodo di tempo.
Si riconosce come una fascia scura, alta circa 2 metri che si nota per la sua regolarità lungo tutto
il Butterloch.
Il bancone è formato da rocce di origine marina dovute alla breve presenza del mare.
Circa 260 milioni di anni fa, infatti, la terra sprofondò e fu inondata da un mare anche
molto profondo chiamato l'oceano di Tetide; oggi di quel grande oceano rimane solo il mar
Mediterraneo.
Il bancono viene detto dei “Cefalopodi” perchè vi sono stati ritrovati fossili di cefalopodi cioè
antenati delle odierne seppie.
Le rocce che formano questo “bancone” sono molto resistenti all'azione dell'acqua tanto che il
fiume in quel punto non è riuscito ad erodere la roccia ma ha formato una cascata.
La presenza del mare non è durata a lungo; lo strato successivo racconta di un nuovo ambiente
continentale.
Lì vicino, inoltre, ci sono anche nuovi camini vulcanici che testimoniano la presenza anche di un
ambiente vulcanico posteriore a quello marino in cui si sono formati i fossili di cefalopodi.

Formazione a bellerophon (mollusco gasteropode)


Gradualmente gli strati superiori dell’arenaria della Val Gardena si trasformano in formazioni a
bellerophon, di colore grigio scuro e ricche di gesso. Essi prendono il nome da un gasteropode.
Nello strato inferiore della formazione, si notano ancora chiari influssi della vicina
terraferma, mentre su quello superiore si trovano sedimenti ricchi di gesso che si sono
formati con l'evaporazione dell'acqua marina.
Il Bellerophon si è formato circa 250 milioni di anni fa verso la fine del Permiano, quando la
terra sprofondò nuovamente, il mare avanzò verso ovest e lagune poco profonde subito
nuovamente invase dalle acque del mare, caratterizzavano tutta la piana costiera con un
paesaggio simile a quello attuale dell' Adriatico in prossimità di Venezia.
Il clima, però, era torrido ed arido. L'alternarsi periodico delle maree provocava il
prosciugamento di quelle lagune poco profonde. In questo ambiente si sono formati in
seguito alla evaporazione dell' acqua nelle pozze e nelle lagune, dei noduli o degli strati
ondulati di gesso che si distinguono per il loro colore bianco dalla roccia sedimentaria
grigiastra che li contiene.
In questa formazione si conservano tracce della presenza di esseri marini (conchiglie,
Bellerophon...) sia di piccoli animali che camminano sul bagnasciuga (piste di rettili, tane...).
Le rocce di cui è formato questo strato sono per lo più rocce sedimentarie: gesso e calcare.

Le formazioni superiori a bellerophon sono il confine cronologico tra Permiano e Triassico:


costituiscono cioè il passaggio dall'"antichità" al "medioevo geologico".
L´estinzione di fine Permiano fú il piú devastante evento per la vita sulla terra, gran parte degli
animali terrestri o marini si estinsero. Ne nacquero nuovi tipi, di cui si possono vedere ancora oggi
i fossili, appena sopra, negli strati di Werfen. La causa esatta di questa grande moría non è ancora
nota; si tratta forse della caduta di meteoriti, di un cambiamento climatico o di quello delle maree.
Anche se l´esatta causa di questa estinzione di massa rimane sconosciuta, si assume una relazione
con il vulcanismo in Siberia come possibile causa.

La ragione che fanno del Bletterbach un sito eccenzionale sono molteplici, ma forse la principale
é che orme fossili del Permiano superiore provengono da soli cinque affioramenti al mondo, di cui
l´ichnofauna del Bletterbach é di gran lunga la piú diversificata e la piú abbondante di tutte..
Spiccano le grandi impronte di Pachypes dolomiticus, attribuiti a grandi rettili erbivori, i
Pareiasauri, lunghi fino a 3 metri, con un peso anche superiore a una tonnelata.
La formazione di Werfen
La formazione (risalente a 248 milioni di anni) segna l'inizio del Mesozoico.
Quando il mare avanzò sommergendo ampie aree, si assistette alla sedimentazione di strati che
raggiunsero circa 400 m di spessore. Per la loro eterogeneità, essi rispecchiano il continuo
movimento del mare.
La formazione di Werfen è formata da rocce sedimentarie, costituite da strati di sabbia e
sedimenti di argilla alti 400 metri; sono colorati e testimoniano l'andamento delle onde della
Tetide. Gli strati sono ricchi di reperti fossili diversi però da quelli che si trovano negli strati
precedenti. Si pensa, infatti che la roccia si sia formato dopo l'impatto di un meteorite sulla terra,
o dopo un immensa eruzione vulcanica che avesse distrutto la maggior parte della vita presente.
L’ambiente era principalmente caldo e continentale, nelle aree al limite tra terra e mare. Il mare
aveva qui acque calde, poco profonde e relativamente tranquille. Le tracce di vita marina sono
rappresentate da molte conchiglie (Claraia), da alghe e altra flora marina che restano presenti
nella roccia come tracce nere.
La loro base è costituita da palline calcaree di oolite di Tesero. Questo sedimento si è
formato in mari caldi e ricchi di calcare, vicino alla costa e consiste in strati calcarei, di
marna e di crete. Sedimenti come increspature nella sabbia e crepe dovute all'essiccazione
fanno pensare a depositi di sabbia lungo le rive, che di tanto in tanto potevano anche
prosciugarsi.
Gli strati di Werfen sono in parte ancora ricchi di fossili: vi si trovano diversi tipi di
ammoniti e gasteropodi, ma anche organismi marini unicellulari come Foraminifere e alghe.
Il limite superiore della formazione è costituito dal conglomerato di Richthofen, che
testimonia un periodo di elevazione ed erosione.
Dolomia del Serla

Il Corno Bianco si chiama così perché la sua cima è formata da una roccia candida, che è la
Dolomia del Serla. Questa roccia si è formata nel Triassico Medio, circa 230 milioni di anni fa.
La Dolomia è una roccia sedimentaria che si trova principalmente nelle Dolomiti, queste
montagne si trovano nel nord d’Italia tra le Alpi. Si distingue dalle altre rocce per il suo colore
biancastro e durante il tramonto assume un colore roseo. Essa si formò in un mare tropicale, in
un'acqua bassa, chiara e ben ossigenata, attraverso l'azione di agenti leganti come le alghe
calcaree.
La formazione di questa roccia è dovuta alla litificazione di un corallo. Tra l’era paleozoica e
mesozoica, quando al posto delle nostre montagne c’era il mare, queste zone erano “abitate” da
questo corallo che era molto “delicato” infatti oltre i 50 metri di profondità non poteva vivere,
poiché aveva bisogno di luce e di ossigeno. Siccome il fondale continuava ad abbassarsi, e il mare
diventava sempre più profondo, il corallo, per avere abbastanza luce, cresceva formando così, un’
enorme barriera corallina. Quando i coralli morivano, un po’ alla volta si litificavano, cioè
diventarvano fossili.
Per arrivare, però, a vette così alte ci volle lo scontro della zolla africana con quella europea, che
innalzò le Alpi e con loro anche i coralli litificati, che formarono le Dolomiti.