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Mariano D'Ayala

[La smilitarizzazione]
della

Cittadella di Torino
1856
in Rivista enciclopedica italiana, Torino, UTET, 1856, V, pp. 494-500
Cittadella di Torino
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Antica stampa raffigurante la fortificazione pentagonale bastionata della Cittadella di Torino


La Cittadella di Torino è stata una fortezza sabauda ubicata dentro l'abitato di Torino. Baluardo simbolo della
resistenza del ducato di Savoia nella Guerra di successione spagnola, fu al centro dell'assedio del 1706 da parte
dell'esercito franco-spagnolo del re Luigi XIV. Venne commissionata dal duca Emanuele Filiberto "Testa di Ferro", che
intendeva dotare la città di moderne difese urbane dopo lo spostamento della capitale del ducato da Chambery a Torino.
Attualmente della Cittadella sopravvive solo più il Mastio, ossia l'edificio di ingresso a due piani della fortezza stessa.
Storia La posa della prima pietra avvenne nel 1564 ma i lavori - eseguiti da circa duemila uomini sotto la guida del
generale Nicolis di Robilant, esperto in difese sotterranee - furono completati solo nel 1577. Oltre venti furono gli ettari
di terreno destinati da principio alla costruzione, ma ben presto tale area aumentò fino a 40 ettari a causa dell'estendersi
delle strutture difensive esterne. Il progetto fu realizzato dall'architetto urbinate Francesco Paciotto che si sarebbe più
tardi reso celebre esportando (col progetto della cittadella di Anversa) nel nord Europa le tecniche fortificatorie italiane
sistematizzate da architetti come Francesco di Giorgio Martini e la famiglia dei Sangallo. Il Paciotto per edificarvi la
fortezza abbatté un quartiere e la Chiesa dei Santi Martiri[1], che si trovavano in quella località. Una leggenda vuole poi
che le mura di difesa della cittadella nella loro costruzione fossero state riempite di rottami di monumenti, colonne,
lapidi e statue romane, e altri preziosi tesori d'antichità[1].
Struttura Situata sul lato a sud-ovest di Torino in sostituzione del bastione San Pietro, edificato dagli occupanti
francesi intorno al 1536, la Cittadella era strutturata a pianta pentagonale con possenti bastioni ai vertici. Circondata da
un ampio fossato privo di acqua (perché il forte drenaggio del terreno non permetteva una irrigazione) era dotata di una
serie di opere difensive in grado di impedire ad un eventuale assalitore l'avvicinamento ai limiti della città. Al centro era
situato il Cisternone, un pozzo a doppia rampa elicoidale per permettere un rifornimento idrico in caso di assedio. Un
fitto labirinto di gallerie sotterranee si estendeva al di fuori della Cittadella in corrispondenza del Bastione del soccorso
in direzione della campagna. Comprendeva delle gallerie chiamate capitali che si estendevano radialmente verso
l'esterno ed erano a loro volta distinte in capitali alte e capitali basse, sovrapposte come erano le une alle altre; una
galleria magistrale riuniva le capitali alte correndo esterna al fossato. Un'altra serie di cunicoli era dato dalle gallerie
secondarie che si diramavano dalle precedenti per coprire una vasta area. Infine, piccoli tratti di galleria ad altezza più
contenuta venivano utilizzati per raggiungere i singoli fornelli (o galleria di contromina) predisposti per lo scoppio
dell'esplosivo. Realizzato alla vigilia dell'Assedio di Torino del 1706 e completato, infine, entro il 1709, questo
impianto difensivo sotterraneo costituirà uno degli elementi principali nel rallentamento dell'avanazata francese verso le
mura. Quando ad inizio dell'800 Napoleone ordinò la demolizione delle mura della città, risparmiò la Cittadella
riconoscendo la qualità del progetto del Paciotto. Nella primavera del 1799 essa ospitò per breve tempo il papa Pio VI,
in viaggio verso la Francia dove era stato condannato all'esilio dalla violenza anticlericale post-rivoluzionaria[1].
L'assalto del 1821 Il 12 marzo 1821 la Cittadella venne assalita da un gruppo di ufficiali carbonari che insorsero per
scacciare gli austriaci dall'Italia. Quella notte Vittorio Emanuele I abdicò in favore di Carlo Felice che, aiutato dalle
truppe austriache, disperse i rivoltosi. L'evoluzione delle tecniche d'assedio nel corso dell'800 portò all'obsolescenza
della Cittadella, degradata a semplice caserma dei Carabinieri[1], per di più fatiscente. Caduta la sua funzione difensiva,
nel 1856 si decise la completa demolizione della fortezza. Venne risparmiato solo il Mastio, tutt'oggi presente, che servì
come prigione dello Stato sabaudo: nel 1748 vi morì il famoso storico napoletano Pietro Giannone[1], perseguitato dalla
Chiesa e fatto perciò arrestare per volere di Carlo Emanuele III. Attualmente esso è adibito a Museo Storico Nazionale
dell'Artiglieria; pressoché intatte sono rimaste anche quasi tutte le gallerie sotterranee, tuttora visitabili e facenti parte
del Museo Pietro Micca e dell'Assedio di Torino del 1706. Entro la zona un tempo occupata dalla Cittadella sorge
l'odierna Chiesa di Santa Barbara, che tra l'altro custodisce la tomba del conte Pietro de la Roche d'Allery[1]
(comandante della cittadella nel tempo dell'assedio del 1706).
I lavori per la metropolitana Durante i lavori per la metropolitana le gallerie, al fine di proteggerle dalle vibrazioni
causate dal passaggio sotterraneo della talpa meccanica, sono state riempite con dei sacchi di sabbia, poi rimossi al
termine degli scavi.[2]
Note
1. ^ a b c d e f Torricella, op. cit., p.85
2. ^ Metropolitana di Torino - Domande e risposte
Bibliografia Giuseppe Torricella, Torino e le sue vie, ed. Borgarelli 1868
Voci correlate
• Cisternone
• Forte Pastiss
• Fortificazioni della Provincia di Torino
Collegamenti esterni

Cisternone
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Il Cisternone della Cittadella di Torino


Il Cisternone di Torino, costruito fra il 1565 e 1567 su progetto di Francesco Paciotto da Urbino, faceva parte della
Cittadella fortificata della città. Era stato realizzato per rendere autonoma idricamente la città in caso di assedio.
L'antica ubicazione del pozzo era al centro della Piazza d'Armi della Cittadella.
Struttura L'impianto dell'edificio era molto simile a quello del Pozzo di San Patrizio con due rampe elicoidali, in modo
da non intralciare la discesa con la salita e viceversa. La struttura era divisa in due parti, una emergente, ad anello con
doppio ordine di colonnato, quello inferiore in muratura e quello superiore in marmo. Il diametro dell'edificio era di 20
metri, mentre il pozzo vero e proprio scendeva fino alla falda acquifera alla profondità di 16 metri. Le due rampe di
salita e discesa erano larghe 1,54 metri, erano illuminate da finestroni che prendevano luce dalla bocca a cielo aperto
della parte superiore e coperte da una volta a botte. L'acqua veniva portata in superficie da bestie da soma e cavalli.
Storia Dopo poco più di un secolo dalla sua costruzione, esattamente il 20 agosto 1698 alle 3 di notte, un fulmine colpì
la polveriera principale della Cittadella facendo esplodere 78.370 kg di polvere nera che distrussero gran parte degli
edifici interni della piazza e provocando ingenti danni nella città e nei paesi attigui. Anche il Mastio della Cittadella, che
fu quasi l'unica cosa rimasta in piedi dopo l'esplosione, fu completamente scoperchiato dallo spostamento d'aria. In
questa terribile esplosione che scosse l'intera città le vittime furono 100 e i feriti 200. Successivamente tutti gli edifici
distrutti o danneggiati furono ricostruiti tranne l'anello superiore del Cisternone che non venne ricostruito anche per via
della eccessiva visibilità dal di fuori della Cittadella, che in caso di attacco sarebbe stata sicuramente un ottimo
bersaglio per i cannoni nemici. Assiduamente utilizzato nell'assedio del 1706, verso la fine dell'XVIII secolo cadde in
rovina. Quando nel 1799 la Cittadella era sotto controllo dei francesi repubblicani e assediata dalle truppe austro-russe,
il pozzo venne molto probabilmente colpito e pesantemente danneggiato durante le 29 ore di cannoneggiamenti
provenienti dalle campagne circostanti. Alla riconquista della Cittadella da parte delle truppe austro-russe (1800), il
pozzo venne utilizzato come enorma fossa comune per seppellire i cadaveri dei francesi vittime del bombardamento e
colmata di detriti e terra e sigillata con calce. Nel 1856/1857 si diede il via alla lottizzazione selvaggia dell'area
dell'antica Cisterna e nel 1898 durante l'edificazione della scuola elementare Ricardi di Netro in Via Valfrè vennero alla
luce i muri perimetrali dell'antica struttura. Dopo altri, quasi, 100 anni di oblio e con un edificio scolastico sulla
sommità, nel 1995, iniziarono gli studi per il ripristino parziale della struttura e la sua musealizzazione. Il museo doveva
essere pronto all'apertura nel 2006, per il trecentenario dell'Assedio di Torino del 1706, ma a causa di tagli di fondi e
vari ritardi, il recupero è ancora da completare. La associazione che si occupa dello studio e del recupero di questa
struttura è la stessa che si occupa del Museo Pietro Micca.
Forte Pastiss
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Il Forte Pastiss era una casamatta posta a protezione ravvicinata del bastione San Lorenzo della Cittadella di Torino,
uno dei tre bastioni rivolti verso la campagna. Costruito tra il 1572 e il 1574 su volere del Duca Emanuele Filiberto di
Savoia, avrebbe dovuto far parte di un più ampio progetto di opere di fortificazione che però non furono portate a
termine. Esso consisteva in una "casamatta di controscarpata", cioè una fortificazione posta all’esterno del fossato dalla
quale si potessero colpire alle spalle i nemici che si fossero calati nel fossato. Inoltre il forte era dotato di un sistema di
contromina che serviva a bloccare l’avanzamento delle "gallerie di mina" del nemico nel sottosuolo. Il Pastiss fu
parzialmente distrutto dagli edifici eretti tra l’Ottocento ed il Novecento. Il forte è stato riscoperto nel 1958 dal
colonnello Guido Amoretti e da Cesare Volante e tutt'ora sono in corso i lavori per permettere l'accesso al pubblico a
questa opera posta al di sotto del piano stradale.
Voci correlate Cittadella di Torino Fortificazioni della Provincia di Torino Museo Pietro Micca
Collegamenti esterni Pagina del sito del Museo Pietro Micca dedicata al Pastiss

Museo Pietro Micca


Via Guicciardini 7a, 10121 Torino
http://www.museopietromicca.it/
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Il Museo Civico Pietro Micca e dell'assedio di Torino del 1706 nasce nel 1961 in occasione della celebrazione del
centenario dell'Unità d'Italia. Tra l'autunno del 1705 e l'autunno del 1706, le truppe francesi assediano Torino (vedi
Assedio di Torino del 1706). Scavano trincee per avvicinarsi alle mura della cittadella e bombardarla. Per difendersi
l'esercito subalpino scava diversi chilometri di gallerie attorno alla cittadella. Le gallerie dovevano servire a piazzare
cariche esplosive con le quali colpire e terrorizzare i francesi in superficie. Durante un assalto i francesi riescono a
sfondare una porta da cui si accedeva alle gallerie sotterranee e solo il sacrificio di Pietro Micca, che dà fuoco alla
miccia di una carica esplosiva, e allontana il compagno prima di cercare di fuggire lui stesso, impedisce ai francesi di
penetrare nelle gallerie sotterranee. Il gesto di Pietro Micca venne considerato eroico nel corso del XIX secolo e, dopo
la seconda guerra mondiale suscitò l'interesse di un militare, Guido Amoretti, deceduto nel luglio 2008. Amoretti
lavorava in un ufficio nei pressi della cittadella di Torino e ogni tanto osservava i lavori per costruire le fondamenta di
un vicino edificio. Vede venire alla luce alcune gallerie e scopre che altre gallerie erano state usate nel corso della
seconda guerra mondiale come rifugi. Ad esse si accedeva attraverso le cantine di alcuni palazzi Amoretti inizia così
un'opera di scoperta e restauro delle gallerie, che porta alla costruzione del Museo. In esso sono contenute armi
settecentesche, cartine e dipinti delle zone coinvolte dalle battaglie e alcuni plastici che ricostruiscono le zone
interessate dagli eventi. La parte più suggestiva della visita è senza dubbio però quella che porta i visitatori nelle
gallerie, che in alcuni punti sono piuttosto basse, fino alla scala lungo la quale Pietro Micca è sceso dopo aver innescato
la miccia e fino al punto in cui è stato ritrovato il suo cadavere.

Punto della galleria dove fu rinvenuto il corpo di Pietro Micca


Illuminazione della statua di Pietro Micca, su progetto di Guido Chiarelli, 1960 Ritratto di Pietro Micca
Voci correlate Assedio di Torino del 1706 Cittadella di Torino Forte Pastiss Pietro Micca Museo Storico Nazionale
dell'Artiglieria Armeria Reale