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TRANSIZIONE ADOLESCENZIALE E APPROCCIO PSICOBIOLOGICO AI


COMPORTAMENTI A RISCHIO

Giovanni Laviola, Walter Adriani


Neuroscienze comportamentali, Dipartimento di Biologia Cellulare e Neuroscienze, Istituto
Superiore di Sanità, Roma

L’applicazione delle conoscenze di base ottenute mediante modelli sperimentali e il


coinvolgimente delle moderne tecniche delle neuroscenze hanno permesso di identificare e
caratterizzare i principali sistemi neurobiologici - in particolare la porzione del cervello che
sottostà alle emozioni e alla esperienza della gratificazione - coinvolti nell’espressione dei
comportamenti cosiddetti a rischio. In generale questi ultimi possono essere associati alla
ricerca degli effetti ma anche allo sviluppo di una relazione problematica, o dipendenza, da
sostanze psicotrope.
In particolare, queste vie nervose rappresenterebbero il medesimo substrato biologico
evolutosi per recepire e gestire una vasta gamma di stimolazioni naturali appetitive a valenza
elevatissima per il singolo individuo e per la sua specie, quali ad es. il nutrimento, un partner
sessuale per la riproduzione, etc.
Si viene ad inserire quindi su questo substrato l’azione molto potente e specifica delle
sostanze psicotrope naturali o di sintesi, le cosiddette droghe. L’azione delle droghe su questi
sistemi è così potente da causare una disregolazione profonda che tuttavia, in seguito a
stimolazione limitata come numero e intensità, è in grado di regredire spontaneamente
(permettendo quindi un uso sperimentativo e ricreazionale), oppure di consolidarsi,
indirizzando pesantemente il comportamento dell’individuo al fine di perseguire in modo
compulsivo la sostanza.
Più che alla repressione del fenomeno, che comunque riveste un ruolo sociale
essenziale e ai tentativi di cura e terapia della tossicodipendenza, una enfasi maggiore e
sforzo andrebbero dedicati alla prevenzione del fenomeno nelle fasce giovanili e soprattutto
all’identificazione precoce degli individui cosiddetti a rischio. Tali individui sarebbe possibili
individuarli mediante l’osservazione del comportamento spontaneo in situazioni normali o di
stress. Situazione quest’ultima che stimola l’espressione di comportamenti al limite che
possono essere identificati e caratterizzati grazie alle metodiche e alle conoscenze della
neuropsichiatria infantile. Tra i fattori che condizionano l’incontro con le sostanze psicotrope,
un ruolo importante viene attribuito dalle più recenti indagini ai comportamenti e
atteggiamenti di ridotta “harm avoidance” e che sono inoltre orientati alla ricerca di novità e
sensazioni forti, “sensation seeking e novelty seeking”. Tali tratti comportamentali sono tipici
dell’ambitro adolescenziale e giovanile.
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Se da un lato la ricerca di sensazioni è uno dei bisogni primari e una delle


caratteristiche dell’adolescente tipico, dall’altro una percentuale elevata della popolazione
giovanile sembra essere polarizzata, in particolare durante il tempo libero, verso esperienze
estreme, rischiose, a scapito della possibilità di fruizione del quotidiano e delle sue consuete
gratificazioni. Sentimenti negativi come la noia o la sensazione di vuoto possono spingere a
cercare stimoli nuovi in avventure pericolose, quali relazioni sessuali a rischio, esperienze ad
elevato impatto emozionale e comportamenti trasgressivi. L’eccesso e lo stordimento possono
essere la soluzione per soffocare questi sentimenti. Zuckermann sostiene che la ricerca di
sensazioni forti è disponibile alle esperienze più diverse e che per certe persone quest’attività
diventa un bisogno legato alla personalità..
Secondo Zuckermann, il tratto di personalità “sensation-seeking” è interpretabile nei
termini dell’esistenza di differenze individuali nel funzionamento del sistema di arousal, in
particolare del suo livello basale di attività e del suo livello di reattività. Esisterebbe un livello
ottimale di arousal corrispondente a un livello ottimale di gratificazione “tonica”, sotto il
quale nascerebbe il comportamento sensation-seeking quale risposta adattativa del soggetto
alla perdita del tono gratificante; una risposta funzionale alla riconquista di tale tono. In una
rielaborazione della sua stessa teoria, Zuckermann precisa che l’evento fondamentale della
dinamica sensation-seeking è l’intensità dello stimolo ricercato. L’intensità rappresenta il
negativo della vera e propria base del “sensation-seeking behaviour”, cioè l’intensità della
carenza di gratificazione.
In indagini di epidemiologia genetica, è stata rilevata un’associazione tra “sensation-
seeking-behaviour” e recettore D4 per la dopamina, il che suggerisce, da una parte, il
carattere costituzionale del tratto, dall’altra la correlazione tra sensation-seeking e sistema
dopaminergico della gratificazione. La dimensione personologica Novelty-Seeking di
Cloninger, analoga al “sensation-seeking-behaviour”, appare correlata con il livello di attività
del sistema dopaminergico. E’ stato proposto anche un ruolo della carenza di oppiodi
endogeni nella genesi del comportamento sensation-seeking, che si configurerebbe come
droga non-farmacologica per contrastare flessioni affettive in senso distimico.

La dimensione novelty seeking è risultata predittiva di uso di sostanze, nonché in


grado di discriminare gli abusatori dai non abusatori e identificare soggetti con inizio precoce
delle condotte di abuso. Gli altri markers rilevati in scale di personalità, sono non-
conformismo, scarso autocontrollo, scarso punteggio in Harm Avoidance, maggiore
autonomia, intolleranza alla carenza di gratificazione.

ALCUNE DEFINIZIONI E SUBSTRATO NEUROBIOLOGICO


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1) Il sistema dopaminergico mesencefalico si é rivelato il substrato neurobiologico della


gratificazione e del rinforzo e media anche il potere gratificante e rinforzante delle droghe
d'abuso. Il Sistema Dopaminergico Mesencefalico consiste di neuroni dopaminergici, ovvero
neuroni che sintetizzano e rilasciano dalle terminazioni sinaptiche, come neuro-trasmettitore, la
dopamina. I corpi cellulari di tali neuroni si trovano in due nuclei situati nel mesencefalo, ed
innervano una grande varietà di strutture del telencefalo, tra cui la corteccia prefrontale, le
strutture limbiche (il nucleus accumbens, il tubercolo olfattorio, l'amigdala, il setto), ed il corpo
striato (caudato-putamen). Le droghe d'abuso esercitano i loro effetti di rinforzo sul
comportamento agendo sui medesimi substrati neurobiologici attraverso i quali stimoli
gratificanti naturali, come il cibo ed il sesso, controllano il comportamento.

2) L'assunzione di tali sostanze sarebbe legata all'esperienza di effetti gratificanti,


dovuti all'attivazione del sistema dopaminergico meso-limbico. Dal momento che in tutti gli
individui è presente una simile organizzazione neurobiologica, responsabile dei fenomeni di
gratificazione e rinforzo, e che l'attivazione di tali sistemi sarebbe una delle basi della
motivazione incentivante all'uso di droghe, si dovrebbe concludere che tutti gli individui
presentano la stessa propensione per la ricerca e l'uso di tali sostanze (drug seeking). E’
evidente che questo non è il caso: sebbene gran parte degli individui vengono in contatto con
sostanze psicoattive, gran parte di questi possono continuare a farne un uso sporadico e
ricreazionale. Solo alcuni individui iniziano a fare un uso smodato di tali sostanze fino al punto
da perdere il controllo della situazione e sviluppare dipendenza e/o tossicomania.
Recentemente è sorto un forte interesse a sviluppare modelli animali che tengano conto
di differenze inter-individuali nella propensione all'uso di droghe e nella vulnerabilità allo
sviluppo della dipendenza da esse. Lo scopo ultimo di tale approccio è l’identificazione di
eventuali fattori di rischio (o di protezione) di natura psicobiologica per cui determinati
individui sarebbero più suscettibili, rispetto ad altri, di sviluppare un rapporto compulsivo e
problematico con le sostanze.
3) Il paradigma dell'auto-somministrazione - Gli animali sperimentali imparano
rapidamente a premere una leva per ottenere una iniezione endovenosa o intracranica di una
sostanza d’abuso. Le vie dopaminergiche meso-limbiche, che innervano una specifica zona nel
cervello dell'animale, il nucleus accumbens, rappresentano il principale substrato dell'azione
degli psico-stimolanti, mediando quella modificazione dello stato interno che viene avvertita
dall'organismo come gratificante.
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TRANSIZIONE ADOLESCENZIALE COME FATTORE DI RISCHIO


 
1) A meno di particolari eccezioni, l'adolescenza è la prima fase della vita in cui
l'individuo viene volontariamente in contatto con sostanze psicoattive, potenziali droghe
d'abuso. Fra i diversi fattori associati con l'uso di droghe fra gli adolescenti, ampio rilievo
viene dato alle caratteristiche della personalità che consistono nella "predisposizione a correre
dei rischi" e nella "ricerca attiva di sensazioni". Secondo una rassegna di Arnett (1992), gli
adolescenti sono statisticamente sovra-rappresentati, rispetto agli adulti, nell'espressione di
comportamenti ad alto rischio di ogni tipo, che ricadono nella categoria della ricerca di
sensazioni nuove. Questo dato indica che, fra gli adolescenti, vi sarebbe una maggior
propensione alla ricerca di sensazioni nuove rispetto agli adulti, e ciò potrebbe rappresentare
una peculiarità nei processi di gratificazione, tipica dell'età. La ricerca continua di sensazioni e
la necessità di stimolazioni nuove potrebbero essere alla base, negli adolescenti, di un elevato
livello di "curiosità" verso la sperimentazione e l'uso di droghe (Andrucci et al., 1989; Jaffe &
Archer, 1987).

2) Alterata sensibilità alle droghe - Racconti anedottici riportano che i giovani intorno
al periodo della pubertà sperimenterebbero, ad esempio, scarsi effetti, dopo aver sniffato per la
prima volta alcune "linee" di cocaina. La mancanza di un effetto "pieno" in seguito ai primi
approcci potrebbe spingerli a provare ancora "per vedere cosa succede" (Weiss et al., 1994).
D'altra parte, è stato anche riportato che la progressione nell'uso ripetuto di queste sostanze fra
gli adolescenti sarebbe più rapida che negli adulti. Ciò suggerisce che gli adolescenti
potrebbero risultare più vulnerabili di fronte alla capacità di queste sostanze di generare
dipendenza (Estroff et al., 1989).
Secondo recenti ipotesi di lavoro, soggetti giovanni adolescenti mostrerebbero: 1) una
particolare propensione alla ricerca di novità (novelty seeking) e di sensazioni nuove (sensation
seeking), che li motiverebbe verso la sperimentazione degli effetti legati a queste sostanze
(drug seeking); 2) una maggior vulnerabilità al rinforzo ed allo sviluppo di dipendenza da tali
sostanze. L'azione combinata di questi fattori potrebbe caratterizzare l'adolescenza come una
età psicobiologicamente a rischio per lo sviluppo di dipendenza.

3) La fase di transizione adolescenziale fornisce l'opportunità di studiare l'impatto dei


cambiamenti biologici sulla psicologia e sul comportamento sociale dell'individuo,
un'opportunità che non è associata a nessun altro momento della vita umana. Da un punto di
vista psicologico, le caratteristiche più comuni del comportamento adolescenziale sono:
instabilità dell'umore, senso di disagio, enormi preoccupazioni per l'aspetto fisico e per
problemi familiari o sentimentali. Gli adolescenti possono sentirsi nervosi, depressi, e
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diventare terribilmente timidi e sfiduciati. Frequentemente soffrono una cosiddetta crisi di


identità, divenendo molto insicuri riguardo la propria personalità, in quanto vivono il periodo
in cui ci si chiede "chi sono io?". Nel corso di questa fase, l'adolescente sperimenta una serie
di ruoli adulti e vari modelli di comportamento [2]. Non sorprende che l'adolescente possa
percepirsi in conflitto con la società e con gli individui adulti che la gestiscono spesso
secondo propri specifici criteri.
L'adolescente attraversa la fase in cui smette di definirsi soltanto in rapporto agli
adulti presenti in casa e a scuola, e ricerca altre figure come modello o guida. In questa fase
della propria esistenza, l'individuo, nella continua ricerca di un affrancamento dal precedente
modello di riferimento, sposta il baricentro delle proprie interazioni sociali dall'ambiente
familiare al gruppo dei pari. Tale spostamento ha la funzione di promuovere la ricerca di
un'indipendenza necessaria per il successivo sviluppo individuale; tale indipendenza, tuttavia,
spesso si caratterizza per l’espressione di condotte che appaiono ad un occhio adulto come
devianti e strettamente connesse con comportamenti a rischio e antisociali. Tali
comportamenti rientrano in una generale fase di sperimentazione atta a promuovere
l'abbandono della gestione genitoriale e del "nido" da parte dell'individuo. L'utilizzo di questo
termine vuole sottolineare come questa fase di sperimentazione abbia stretti correlati
filogenetici: nei primati non umani, ad esempio, l'abbandono del gruppo di nascita è molto
comune in particolare durante l'adolescenza. Il rendersi indipendenti dal particolare gruppo di
conspecifici in cui si è nati assume in un contesto biologico-evolutivo il significato ultimo di
accrescere la variabilità genetica tramite l’incontro con partner sessuali geneticamente
eterogenei. Si riduce in tal modo al minimo la possibilità di un inincrocio potenzialmente
deleterio per la specie.
Caratterizza tale fase dell’esistenza un’elevata espressione di comportamenti
(biologicamente determinati) volti ad abbandonare l'ambiente di crescita strutturato e protetto.
In particolare, soggetti adolescenti appartenenti a numerose specie di mammiferi appaiono
particolarmente impegnati in comportamenti diretti all'esplorazione dell'ambiente circostante.
Questo tipo di atteggiamento risulta funzionale al reperimento di nuove risorse e conseguenti
possibilità di sviluppo: in particolare, partner per la riproduzione e fonti di cibo. In questa
continua ricerca di situazioni nuove l'adolescente risulta, tuttavia, particolarmente a rischio in
quanto potenzialmente più esposto alle conseguenze negative derivanti dalla propria condotta:
tra queste possibili conseguenze si riscontrano nella specie umana incidenti stradali,
gravidanze indesiderate, malattie sessualmente trasmesse (ad es. l’AIDS), abuso di sostanze e
sviluppo di tossicodipendenza e incarcerazione.
Le analisi epidemiologiche concordano nel riportare come gli individui adolescenti
risultino maggiormente implicati in comportamenti ad elevato rischio rispetto ad individui
adulti. Tale ricerca di "sensazioni forti" sembra essere altamente correlata ad un tratto
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temperamentale sottostante: la sensation seeking che include la novelty seeking. Secondo


Zuckerman, un tale temperamento è caratterizzato "dalla necessità continua di sperimentare
sensazioni varie, nuove e complesse", che si suppone abbiano valenza gratificante. Il prender
parte ad attività rischiose -- che inevitabilmente sono spesso anche associate alle
modificazioni fisiologiche tipiche delle condizioni di stress -- risulta più elevato in individui
che mostrano livelli elevati di novelty seeking . Tali attività, come pure l'uso di sostanze
psicoattive, sono esibite raramente e, anzi, spesso sono attivamente evitate dalla generalità
degli individui. Effettivamente, in una rassegna curata da Arnett, i soggetti adolescenti
appaiono il gruppo di popolazione statisticamente più rappresentato se confrontato con gli
adulti, per quanto riguarda la motivazione prominente verso la ricerca di sensazioni nuove.
Come per gli altri tratti comportamentali, anche per la ricerca di sensazioni è stato
elaborato e proposto un modello biochimico da Zuckerman, che mette in relazione la
funzione a livello di tre specifici neurotrasmettitori: dopamina (DA), noradrenalina (NA) e
serotonina (5-HT), con alcune caratteristiche fondamentali del temperamento quali
impulsività, aggressvità, ricerca di gratificazione. Altri modelli psicobiologici (per letteratura
e discussione, vedi) danno risalto ai rapporti fra i meccanismi neurotrasmettitoriali del
comportamento di base e le caratteristiche di personalità. Tale approccio consente, con le
dovute cautele, il riferimento al modello animale nell’analisi di comportamenti e tratti
personologici normali e patologici tipici della specie umana.
In questo ambito, sono particolarmente rilevanti gli studi di Netter e colleghi. Per
quanto riguarda il ruolo di parametri fisiologici, individui con elevata novelty seeking
mostrano risposte fortemente attenuate a farmaci agonisti del sistema serotoninergico (es.
ipsapirone). Tale profilo è interpretato come indice di una ridotta efficienza funzionale del
suddetto sistema. Effettivamente, nei soggetti novelty seekers sono state evidenziate
alterazioni nei sistemi monoaminergici, e specificamente un deficit serotonergico di base e
nei livelli di cortisolo (l'ormone responsabile della risposta fisiologica allo stress). In questo
ambito risulta inoltre molto pertinente uno studio condotto da Dillon e colleghi, il quale
evidenzia la presenza di discontinuità evolutive nel grado di maturazione funzionale
raggiunto a livello delle vie serotonergiche cerebrali. In particolare, questo studio ha
dimostrato come tale sistema neurotrasmettitoriale subisca, durante l’adolescenza, una fase
drammatica quanto transitoria di ridotta funzionalità.

4) Adolescenza e ricerca del limite - La conoscenza di sè, delle proprie capacità e


possibilità, costituisce un compito di sviluppo per l'intero corso di vita degli individui e in
particolare per la fase giovanile. Il giovane sperimenta i sè possibili attraverso attività che
comportano incertezze e rischi sia sul piano fisico sia sul piano relazionale. Questa dinamica
appena descritta può essere riassunta nel concetto generale di “esperienza del limite".
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I dati riportati in sede sperimentale trovano ampio riscontro in ambito di osservazioni


in natura laddove i soggetti adolescenti della maggior parte dei mammiferi sono
frequentemente “forzati” dal gruppo di appartenenza ad abbandonare l’area “nido” per
dedicarsi alla ricerca di nuovi partner e fonti di cibo. Un ridotto interesse per i potenziali
rischi associati all’esplorazione di un ambiente non familiare sembra ricalcare da vicino
(fornendone forse un correlato biologico) quel tratto personologico umano conosciuto come
harm-avoidance. E’ noto che gli individui adolescenti della specie umana sono spesso
caratterizzati da livelli estremamente ridotti a questo riguardo.
Tra le esperienze “al limite” usualmente descritte nel ragazzo adolescente rientrano
con estrema frequenza l’approccio e il consumo di sostanze psicoattive. In quest’ambito sono
state riportate evidenze sperimentali nel modello animale a supporto di una spiccata
vulnerabilità neurobiologica nei riguardi di tali sostanze in roditori osservati in fase
adolescenziale; è stata, inoltre, suggerita una possibile spiegazione di tipo
neurotrasmettitoriale a questo profilo comportamentale. Lo stadio di sviluppo raggiunto,
durante l’adolescenza, dai sistemi implicati nella risposta agli stimoli rinforzanti sembra
predisporre in un certo modo gli individui di questa coorte d’età ad una vulnerabilità
accentuata rispetto allo svluppo di problematiche legate all’abuso di sostanze.
Concludendo, la presente rassegna fornisce informazioni generali in grado di
approfondire, su un piano psicobiologico, la caratterizzazione comportamentale e fisiologica
del periodo adolescenziale. Inoltre, suggerisce come lo studio delle determinanti biologiche
del comportamento, tramite il ricorso al modello animale, possa fornire indicazioni importanti
nella comprensione e descrizione di patologie e discotinuità temperamentali legate alla fase
adolescenziale.
I dati sul modello animale, insieme ad una serie di evidenze emerse in ambito
sperimentale e non, indicano come i soggetti adolescenti, a contatto con sostanze d’abuso,
presentino un profilo di risposta molto differente rispetto ai soggetti adulti sia sotto il profilo
comportamentale, sia neurotrasmettitoriale. Tali considerazioni acquistano estrema rilevanza
se analizzate su di un piano generale; infatti, la presenza di una spiccata propensione per il
consumo di sostanze psicoattive e per il conseguente insorgere di patologie ad esso correlate
durante la fase adolescenziale, candida quest’ultima a fattore di rischio da tenere in debita
considerazione. Questi aspetti di carattere generale dovrebbero avere un duplice scopo: ì)
fornire ulteriori indicazioni di tipo descrittivo in grado di migliorare la comprensione
dell’universo adolescenziale; ìì) essere di ausilio nella pianificazione e realizzazione di
politiche di intervento atte a ridurre l’impatto sociale di problematiche legate al mondo delle
tossicodipendenze.
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I fattori ambientali: disponibilità della sostanza, ruolo culturale, condizionamento sociale


Il primo contatto con le sostanze avviene di solito in un contesto caratterizzato da
fattori di rischio quali la pressione dei coetanei, l’atteggiamento positivo del gruppo verso
l’uso di sostanze, la disponibilità delle stesse e norme permissive. Anche il tempo di
esposizione ai suddetti fattori può essere considerato un fattore di rischio.
Nei paesi dove il consumo di sostanze è elevato o dove c'è tolleranza culturale verso
gli stati di intossicazione in pubblico, i tassi di alcolismo sono elevati. In alcune comunità
povere degli USA, la disponibilità di eroina, cocaina e crack costituisce una fonte di ricchezza
che rende queste sostanze illegali più facilmente disponibili che non nelle comunità più
ricche. Generalmente, laddove le sostanze sono più disponibili senza alcuna restrizione di
ordine sociale o culturale, è meno comune trovare co-morbilità psicopatologica tra i
tossicodipendenti in trattamento. In altre parole, la maggiore diffusione della sostanza riduce
il peso della psicopatologia nella genesi della tossicomania.
I bambini vittime di abuso o trascurati, portatori di handicap, fuggiti di casa, nati da
madri in età molto giovane, le persone senza fissa dimora, i figli di alcolisti o tossicomani
sono i soggetti a maggior rischio. Molti dei fattori individuati si riferiscono all’appartenenza a
famiglie in cui si rileva abuso di sostanze o vera e propria tossicodipendenza. Nonostante vi
siano evidenze inconfutabili di una componente genetica nella genesi della tossicodipendenza,
anche processi macrosociali, come le opinioni, sono in grado di interferire con l'abuso di
sostanze (prevalenza e disponibilità).

La “Self-medication hypothesis”: le sostanze d'abuso come autoterapia problematica.


Khantzian ha formulato un’ipotesi autoterapica (self-medication hypothesis) del
Disturbo da Uso di Sostanze, con particolare riferimento all’eroina e alla cocaina. Egli
propone che “gli specifici effetti psicotropi di queste sostanze interagiscano con disturbi
psichici e stati di sofferenza emotiva in modo da renderle compulsivamente necessarie per
individui suscettibili”. Gli individui selezionano autonomamente le diverse sostanze sulla
base dell’organizzazione di personalità e degli squilibri della sua struttura. Esisterebbe un
disagio psichico rispetto al quale la sostanza non ancora sperimentata ha un virtuale effetto
terapico. Il contatto con la sostanza è l’evento con cui l’individuo predisposto apprende le
proprietà autoterapiche della stessa nei confronti del proprio disagio psichico.
Quindi, piuttosto che la ricerca di evasione, euforia o autodistruzione, i soggetti a
rischio di sviluppare un uso problematico di sostanze (o tossicodipendenza) cercherebbero
una terapia per una serie di problemi psichici e stati emotivi che sono fonte di disagio.
Nonostante questo tentativo sia alla fine destinato a naufragare, dati il rischio e le
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complicanze a lungo termine, queste sostanze li aiutano a gestire gli stati emotivi stressanti e
una realtà altrimenti vissuta come non gestibile e soverchiante.

IL TEMA DELLA PREVENZIONE


La forte dipendenza da stimoli nuovi e a forte componente emozionale sembra rendere
gli individui a forte caratterizzazione “Sensation-Seekers” a un maggior rischio e
vulnerabilità all’abuso di sostanze.
Campagne di prevenzione specificamente dirette a questa fascia di individui,
sponsorizzate dal NIDA, Ente governativo statunitense, si sono dimostrate recentemente
efficaci nell’attirare l’attenzione, coinvolgendo questi individui a rischio in attività (quali
sport estremi e giochi al computer con realtà virtuale) alternative all’abuso di sostanze.
Il fine di queste campagne, che si basano sull’evidenza ottenuta in modelli sperimentali,
della relazione esistente tra la ricerca di sensazioni legate a stimoli naturali e l’uso di sostanze
posicotrope. Viene ipotizzata la possibilità di una stimolazione operata per via non-
farmacologica delle medesime strutture nervose, si ridurrebbe quindi il numero degli individui
a rischio che alternativamente dirigerebbero la propria pulsione verso l’uso di sostanze e dei
loro effetti “ricreazionali”. In questo modo ci si aspetta di poter ridurre significativamente i
casi di individui a rischio per abuso di sostanze e AIDS.
Le analisi epidemiologiche indicano che i giovani individui “sensation seekers”
approcciano in età più precoci e con frequenze più elevate le sostanze psicotrope, rispetto ai
loro compagni che sono meno coinvolti da attività ed esperienze eccitanti. Tuttavia la maggior
parte delle campagne di prevenzione (basate sul messqaggio del danno alla salute) non
raggiungono questo target di giovani in quanto gli individui “sensation seekers” hanno una
percezione del rischio molto differente. Probabilmente l’utilizzo di messaggi basati su stimuli
ad elevato impatto emotivo sarebbe in grado di sollecitare un certo interesse e un maggiore
coinvolgimento. Questi messaggi di prevenzione ad elevato contenuto emotivo dovrebbero
esser volti a spostare l’attenzione verso attività alternative potenzialmente in grado di sostituire
la forte esperienza ricercata nell’uso di droghe. Una analisi di follow-up di circa un anno di
campagna nei media ha mostrato di aver raggiunto un elevato numero di consumatori di
sostanze.
Questi studi indicano inoltre l’esistenza di una differenza inter-individuale su base
biologica nella percezione degli stimuli eccitanti e nella gratificazione ad essi collegata. Tali
conoscenze potrebbero rivelarsi estremamente utili nell’identificazione precoce di bambini a
rischio per disturbi della condotta e abuso di sostanze. Tali soggetti potrebbero essere così
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coinvolti in programmi di intervento comportamentale ben prima della loro iniziale esperienza
con le sostanze.

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