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I,2 - LA PRODUZIONE EPIGRAFICA DI ROMA IN ETÀ REPUBBLICANA

LE OFFICINE LAPIDARIE*

1. Premessa <319>

Mi propongo di avviare in questa sede un tentativo di analisi della produzione epigrafica di Roma
anteriormente all’età imperiale1. Dico avviare, sia perché in effetti un’indagine del genere a tutt’oggi
manca completamente, sia perché non si tratta di una ricerca esauribile nei limiti di un breve scritto.
Inoltre gli strumenti necessari, o non ci sono o risultano bisognosi d’integrazioni2. Per il momento vorrei
dunque limitarmi a considerare le sole iscrizioni lapidee, e queste essenzialmente per alcuni aspetti del
lavoro officinale, rinviando ad altre occasioni l’esame del resto della produzione e | la considerazione di <320>
altri aspetti, pur fondamentali, come quelli costituiti dalle forme grafiche, dalla formazione del linguag-
gio, dalla committenza e da altri ancora.
Non ho bisogno di soffermarmi sulle ragioni per cui tutti ormai siamo convinti che, in un’iscrizione,
il momento della realizzazione come ‘forma’ non sia meno importante di quello del suo concepimento
come ‘contenuto’. La ‘forma’ di un monumento epigrafico non è soltanto il prodotto di una cultura tec-
nologico-professionale bensì anche la manifestazione ultima delle strutture mentali e sociali che l’han-
no determinata. Negli ultimi decenni tutto questo è stato detto ed illustrato molto bene da altri e non è
necessario ripeterlo3.
Come corollario di questa raggiunta convinzione, si è avuta tutta una fioritura di studi sulle officine
epigrafiche, di singoli centri o di più ampi territori, che però non ha sostanzialmente toccato Roma, in

* Acta colloqui epigraphici latini Helsingiae a. 1991 habiti d’Epigr. Grecque et Latine (Nîmes 1992), in corso di stampa
(Commentationes Humanarum Litterarum, 104), Helsinki [Paris 1997, pp. 249-290].
1995, pp. 319-342. 2 Manca, ad esempio, uno studio della paleografia delle
** Per alleggerire le note, i testi epigrafici vi saranno in- iscrizioni urbane di età repubblicana comparabile a quello
dicati soltanto con il numero che hanno nell’Appendice. condotto da Joyce S. ed Arthur E. Gordon su un campio-
Quando non diversamente specificato, le date dovranno in- ne di epigrafi datate tra Augusto e Nerva: Contributions to
tendersi a.C. Nella raccolta del materiale sono stato aiutato the Palaeography of Latin Inscriptions (Univ. Calif. Publ.
dalle dott.sse M.L. Caldelli, C. Lo Giudice e C. Ricci, che Class. Arch., III, 3), Berkeley-Los Angeles 1957. Largamen-
ringrazio. te incompleta, nonostante gli sforzi degli autori, resta la do-
1 La ricerca rientra in un progetto di studio delle caratteri- cumentazione fotografica resa comodamente disponibile da
stiche e degli sviluppi dell’epigrafia latina di età repubblicana RITSCHL, Monumenta, DEGRASSI, Imagines, CIL, I2, Tavv. ed
non solo di Roma che intenderei portare avanti, con vari saggi Epigrafia, cit. (nt. 1), tavv. I-XXIX.
d’indagine, nei prossimi anni. Si vedano intanto: Inscriptio- 3 Basterà rinviare a G.C. SUSINI, Il lapicida romano. In-
nes Latinae liberae rei publicae (a cura di S. PANCIERA), in troduzione all’epigrafia latina, Bologna 1966 (rist. Roma
Epigrafia. Actes du Colloque en mémoire de Attilio Degrassi 1967; trad. ingl. a cura di E. BADIAN, The Roman Stonecut-
(CEFR, 143), Rome 1991, pp. 241-491; Le iscrizioni votive ter, Oxford 1973); ID., Epigrafia romana, Roma 1982; ID.,
latine, in Sc. Ant., 3-4 (Atti del Conv. Int. Anathema, 1989), Le scritture esposte, in Lo spazio letterario di Roma antica,
1989-90 [1991], pp. 905-914; L’evergetismo civico nelle iscri- II, Roma 1989, pp. 271-306. Ampia bibliografia sul tema in
zioni latine di età repubblicana, in Actes du Xe Congrès Int. ciascuno di questi contributi.
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particolare non la Roma repubblicana4. Eppure è di per sè evidente l’importanza del tutto particolare
che la posizione delle città viene ad assumere anche in questo contesto, se non altro per l’eccezionale
rilevanza storica che le fu propria, per la verosimile capacità che dobbiamo riconoscerle di elaborare
ed irradiare modelli epigrafici, nonché, infine, per la relativa abbondanza e varietà di documenti che ci
mette a disposizione.
Raggrupperò le mie osservazioni intorno ad alcuni caposaldi.

2. La documentazione

Sommando alle iscrizioni raccolte in CIL, I2 le epigrafi edite negli ultimi anni5, e togliendone un
certo numero che, sottoposte a controllo, si sono rivelate più evidentemente di età imperiale o comunque
qui non pertinenti6, conosciamo poco meno di 1100 iscrizioni romane che possono esser fatte rimontare
ad epoca preimperiale. Lapidee sono 627, delle quali un elevato numero è perduto, disperso, perma-
nentemente o momentaneamente inaccessibile, comunque non disponibile per uno studio sull’originale
o almeno su una buona riproduzione. Questa indagine è condotta dunque in buona parte sui 376 mo-
numenti lapidei che ho potuto vedere7. Non tutta però, perché per certi aspetti, per i quali una visione
<321> diretta dell’epigrafe non era indispensabile (bastando la | trascrizione dei testi e le informazioni confluite
nel CIL), è stato possibile utilizzare una base documentaria più larga.
Ad esempio per lo scaglionamento cronologico complessivo del materiale. Correndo qualche inevi-
tabile rischio nelle datazioni, ritengo che le iscrizioni lapidee di Roma anteriori all’età imperiale possano
essere suddivise come segue8:

Scaglioni cronologici Iscriz. note Iscriz. controllabili

secc. VI-V 1 1
secc. IV-III 22/36 19/29
secc. II-I 590/604 346/356

Totali 627 376

La tabella mostra in maniera del tutto evidente l’assenza quasi totale, o rispettivamente la scarsità,
della documentazione nei primi quattro secoli e l’impennata che si registra negli ultimi due; nell’ulti-
mo, in particolare, al quale appartiene la maggioranza (550 circa) delle iscrizioni registrate nell’ultimo
scaglione.

4 Per un elenco esemplificativo di siffatte ricerche: SUSINI, Non urbane: App. 178-182.
Epigrafia, cit. (nt. 3), p. 87; vd. anche l’appendice bibliogra- 7 Altri conto di poterli raggiungere nei prossimi anni. Paral-
fica in I. CALABI LIMENTANI, Epigrafia Latina4, Milano 1991, lelamente sto raccogliendo materiale fotografico per un sup-
pp. 407-451. plemento a DEGRASSI, Imagines.
5 Vd. Epigrafia, cit. (nt. 1), pp. 249-359 e p. 436. Stranamen- 8 L’oscillazione numerica negli ultimi due scaglioni è do-
te omesse in CIL, I2: App. 141, 142. Aggiungere ora anche vuta a quattordici documenti di datazione incerta fra il III
App. 122. e il II sec.
6 Datazione o rifacimento in età imperiale: App. 165-177.
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Ci si può chiedere se questa situazione sia un riflesso percentualmente fedele della produzione epi-
grafica su pietra nel periodo considerato o se essa debba essere imputata, particolarmente per il periodo
più antico, a massicce distruzioni9 oltre che all’aleatorietà dei ritrovamenti. Io sarei propenso a credere
che, nel VI-V sec., la produzione di iscrizioni lapidee a Roma sia stata realmente limitata e che un am-
pliamento dell’uso non si sia avuto prima dei secc. IV-III. Naturalmente si sarà scritto anche in questo
lungo periodo, ma, o privilegiando altri supporti (lignei, fittili, metallici), o scrivendo anche su pietre,
ma a pennello10.
È un fatto che la stessa carenza si riscontra anche allargando lo sguardo da Roma al resto del ter-
ritorio in cui si scriveva latino. Le iscrizioni lapidee che si conoscono come databili ai secc. VI-V non
sono infatti più di tre 11.
Sicuramente del IV sec. non se ne conosce alcuna e soltanto a cavallo fra IV e III sec., si registra
un incremento (una ventina di iscrizioni) sempre molto limitato però se si considera la vastità del terri-
torio.
In sostanza l’epigrafia lapidea di Roma comincia ad avere un forte incremento | soltanto nel II sec. <322>
ed esplode nel I, dopo un impiego affatto sporadico nei secc. VI-V ed una contenuta crescita nei secc.
IV-III.

3. I materiali

Materiali utilizzati per le iscrizioni romane anteriori all’età imperiale, per quanto risulta dallo spo-
glio di CIL, I2 e delle altre pubblicazioni pertinenti sono, in ordine di frequenza: il lapis Tiburtinus (tra-
vertino); il lapis Albanus (peperino); tufi di varia provenienza; calcari di varia provenienza, compreso
il palombino; il lapis Gabinus (pietra sperone), il nenfro12. Ad essi è da aggiungere il marmo, il quale
richiede però un discorso a parte che faremo tra poco.
Bisogna dire che non sempre è facile distinguere fra di loro i vari tipi di materiale, anche da parte
di un occhio esperto. Valga l’esempio di alcuni sarcofagi degli Scipioni: quello di Scipione Barbato è
considerato da taluno di nenfro, da altri di lapis Albanus, cioè di peperino13; quello di Publio Cornelio
Scipione, flamine diale, per alcuni è di lapis Albanus, per altri di lapis Gabinus14; così quello di L. Cor-
nelio Scipione figlio di Ispallo15.
Il fatto è che, essendo per lo più le superfici fortemente alterate, un fondato riconoscimento del
materiale non è possibile senza un accurato esame litologico ed anche allora − mi dicono i geologi −
qualche dubbio può restare. Un sistematico riesame del materiale delle iscrizioni urbane, in particolare

9 Ad esempio in occasione del sacco gallico. degli Scipioni, in Bull. Comm. Arch. Roma, 64, 1936, pp. 37-
10 Come, ad esempio, su certi coperchi di sarcofago della 53; ID., Le pietre dei cippi arcaici, ibid., 73, 1949-50 [1953],
tomba degli Scipioni (App. 2, 4). Non ne discende, come pp. 3-11; ID., Le pietre dei cippi arcaici, II, ibid., 75, 1953-
conseguenza, che le iscrizioni incise siano sempre posteriori 55, pp. 173-184, con la bibliografia ivi citata.
a quelle dipinte. 13 App. 2, 3. Nenfro: R. HERBIG, Die jüngetruskischen
11 La base di cappellaccio del santuario di Mater Matuta Steinsarkophage, Berlin 1952, p. 124 nt. 187; peperino: DE
a Satrico (App. 154), quella in tufo dell’Aniene del ponte ANGELIS DʼOSSAT, Sepolcro, cit. (nt. 12), p. 49.
dell’Acquoria a Tivoli (App. 153) e l’ara in peperino da Cor- 14 App. 6. Lapis Albanus: CIL, I2 p. 380; lapis Gabinus: DE
colle (App. 156). ANGELIS DʼOSSAT, Sepolcro, cit. (nt. 12), p. 52.
12 In generale su questi materiali e la loro distribuzione 15 App. 7. Lapis Albanus: CIL, I2 p. 380; lapis Gabinus: DE
nell’area laziale si veda: G. De ANGELIS DʼOSSAT, Sepolcro ANGELIS DʼOSSAT, Sepolcro, cit. (nt. 12), p. 52.
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delle più antiche, condotto con criteri scientifici, quale era auspicato già molti anni fa da Attilio Degras-
si16, credo resti tuttora uno dei desiderata della nostra disciplina.
Gli incerti riconoscimenti, in aggiunta ad altri fattori, si riflettono nei tentativi di stabilire una cro-
nologia nell’uso dei vari tipi di materiali lapidei a Roma. Prima di tutto si usarono certamente i vari
tufi presenti nella città e nei dintorni e di questa materia è il cippo del Foro, la cui identificazione come
tufo di Grotta Oscura, fu però già prudentemente sfumata dal De Angelis D’Ossat e dovrebbe essere,
forse, ancora una volta verificata17. Quindi s’introduce nell’uso il lapis Albanus (peperino), la cui prima
<323> utilizzazione | epigrafica a Roma sembra aversi con il più antico sarcofago della tomba dei Cornelii,
datato circa alla metà del IV sec.18. Allo stato attuale sembra seguire, tra la fine del IV e la prima metà
del III sec., l’uso del palombino, impiegato per il secondo sarcofago della tomba dei Cornelii19 e, più in
generale, delle pietre calcaree riscontrabile in tutte una serie di dediche20. Entra poi nell’uso il travertino,
destinato a diventare il materiale preferito per i monumenti epigrafici della tarda età repubblicana ed
usatissimo ancora in seguito, soprattutto nella prima età imperiale.
Quando si sia cominciato ad utilizzare questo materiale a Roma è in realtà controverso. Il Tenney
Frank osservò che il travertino non sembrava essere stato scoperto e cavato a Tivoli che piuttosto tardi e
che un suo uso epigrafico in concorrenza con il peperino non pareva aversi prima delle ultime decadi del
II sec.21. L’affermazione fu ribadita dal Lugli entro il dibattito sulla datazione del santuario di Fortuna
Primigenia a Preneste, dove il travertino è ampiamente utilizzato: questo materiale non sarebbe usato, nè
a Tivoli nè altrove, prima degli ultimi decenni del II sec. e l’iscrizione più antica su travertino, una base
con dedica ad Honos da Porta Collina22, si daterebbe per l’appunto verso il 12523. In realtà non sembra
dubbio che quest’epigrafe sia notevolmente più antica, probabilmente ancora del III sec.24. È stato inol-
tre osservato che travertini si trovano anche fuori di Tivoli, ad esempio a Preneste, dove certamente se
ne fece uso epigrafico prima di quanto si sia postulato per Roma25. Di travertino e non di peperino sem-
bra comunque la dedica posta da Lucio Mummio ad Ercole Vincitore dopo la conquista della Grecia26
ed intorno al 150 dovrebbe esser morta la Paulla Cornelia figlia di Gneo e moglie di Ispallo cos. 176,

16 L’epigrafia latina in Italia nell’ultimo ventennio ed i crite- extra portam Collinam, al quale evidentemente l’iscrizione
ri del nuovo insegnamento. Prolusione al corso di epigrafia si riferisce, A. ZIOLKOWSKY, The Temples of Mid - Repubbli-
latina all’Università di Roma (29 nov. 1956), Padova 1957, can Rome and their Historical and Topographical Context,
p. 11 (Scritti vari di antichità, I, Roma 1962, p. 658). Roma 1992, p. 57.
17 App. 1. Tufo giallo della Sabazia orientale: DE ANGELIS 25 Sull’esistenza di travertini non di Tivoli e il loro preco-
DʼOSSAT, Pietre, cit. (nt. 12), pp. 3-9. ce impiego: G. GULLINI, Ancora sul santuario della Fortuna
18 App. 105. Primigenia, in Arch. Class., 6, 1954, p. 140; A. DEGRASSI,
19 App. 106. Quando fu costruito il santuario della Fortuna Primigenia
20 App. 109, 13, 19. di Palestrina, in Mem. Ac. Linc., ser. 8, 14, 1969, p. 126 (ID.,
21 T. FRANK, Roman Buildings of the Repubblic. An Attempt Scritti vari di antichità, IV, Trieste 1971, p. 20); G. GULLINI,
to Date them from their Materials (Pap. Monogr. Am. Ac. Tradizione e innovazione nelle fasi edilizie del santuario del-
Rome, 3), Rome 1924, p. 32. la Fortuna Primigenia tra il III e il I sec. a.C., in Urbanistica
22 App. 20. ed architettura dell’antica Preneste, Palestrina 1989, p. 72.
23 G. LUGLI, Il santuario della Fortuna Primigenia in Pre- Iscrizioni di Preneste su travertino probabilmente ancora del
neste e la sua datazione, in Rend. Ac. Linc., ser. 8, 9, 1954, III sec. sono: App. 163, 164 (cfr. le pubblicazioni originali
p. 67; vd. anche ID., Tecnica edilizia romana, I, Roma 1957, del Degrassi citate in CIL). Dell’inizio del II sec. è App. 152,
p. 234. posta da Quinzio Flaminino come console nel 192.
24 Vd. già DEGRASSI, Imagines, 77 (stranamente in CIL, I2 p. 26 Che sia di travertino è stato ribadito contro LUGLI, art.
862 ad nr. 31 si ripete, invece, ancora la datazione del Lugli). cit. (nt. 23) p. 67 nt. 1 da DE ANGELIS DʼOSSAT, vd. CIL, I2
Tra il 292 e il 212 pone la costruzione del tempio di Honos p. 921 ad nr. 626.
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una parte iscritta del cui sepolcro è | stata considerata da tutti di travertino27. Almeno sporadicamente, <324>
il travertino sembrerebbe dunque utilizzato epigraficamente a Roma già a partire dal III sec. Quindi il
suo uso sarebbe progressivamente cresciuto dalla metà del II sec., diventando trionfante dalla fine dello
stesso secolo.
Restano da considerare il lapis Gabinus, o pietra sperone, il nenfro, ed i marmi. Del primo, non mol-
to usato, troviamo le prime e sole attestazioni, se rettamente riconosciute, nella tomba degli Scipioni, nel
passaggio dal primo al secondo quarto del II sec.28. Del nenfro, se non si considera l’attestazione, negata,
per il sarcofago di Scipione Barbato29, conosciamo a Roma un solo caso di impiego epigrafico repubbli-
cano, costituito da un’iscrizione d’ignota provenienza, verosimilmente databile nella prima metà del I
sec.30. I marmi richiedono, come ho detto, un discorso a parte.
Dallo spoglio di CIL, I2 e delle pubblicazioni successive, più di 70 iscrizioni urbane di età repub-
blicana risulterebbero incise su marmo. Credo tuttavia che il dato vada drasticamente ridimensionato
per due ragioni. In primo luogo perché varie di queste iscrizioni, che penso siano state attribuite all’età
repubblicana soprattutto per ragioni linguistiche, saranno da inquadrare piuttosto nella prima età impe-
riale31. In secondo luogo, come già osservò il Degrassi, per l’uso che si fa di marmor e marmoreus, tanto
in CIL quanto, e più, nelle sue fonti, come possibile equivalente di lapis e lapideus32.
È chiaro tuttavia che iscrizioni su marmo non mancarono; si tratta di vedere da quando. La più
antica iscrizione urbana su marmo lunense, esplicitamente datata, appartiene al monumento sepolcrale
di un frumentario in ignem inlatus nel terzo consolato di Pompeo, cioè nel 5233. Poiché lo sfruttamento
delle cave sembra esser iniziato già prima della deduzione della colonia romana di Luna del 17734, non
è escluso che un uso epigrafico sporadico di questo materiale si sia avuto anche prima, come pure di | <325>
marmi greci, utilizzati forse già nel II sec., certamente comunque nella prima metà del I, come è stato
proposto anche per Ostia35. Nell’impossibilità di controllare alcuni documenti che si qualificano mar-
morei ed antichi36, allo stato attuale le più antiche iscrizioni su marmo (greco) di Roma sembrano quelle
rispettivamente su una basetta votiva del Palatino37 e su un’ara dei Musei Vaticani38, forse entrambe
ancora del II sec.39. Al primo quarto del I sec. si è proposto di datare invece un frammento di epistilio in

27 App. 11. Possibili attestazioni abbastanza antiche del- esempio: CIL, I2 1228 (cippus marmoreus) cfr. p. 971 (cip-
l’uso epigrafico del travertino a Roma sono offerte anche da pus ex lapide Tiburtino).
App. 51, 55, 57. 33 App. 111.
28 App. 6, 7, cfr. sopra ntt. 14 e 15. Sulla frequente confu- 34 T. MANNONI, Primi probabili impieghi del marmo lunense
sione tra lapis Albanus e lapis Gabinus: DE ANGELIS DʼOS- e il portus Lunae, in Quad. Stud. Lun., 10-12, 1985-87 (Atti
SAT, Pietre II, cit. (nt. 12), pp. 173-184. del Conv. Studi Lunensi e prospettive sull’Occidente roma-
29 Vd. sopra nt. 13. no, 1985), pp. 395-397. Per M. BONAMICI, Il marmo lunense
30 App. 119. in epoca preromana, in Il marmo nella civiltà romana. La
31 Infatti ne ho tolto senz’altro alcune dal novero delle repub- produzione e il commercio, Lucca 1989, pp. 83-113, l’inizio
blicane: App. 170, 171, 172, 173, 174, 175, 177. Ma la lista dello sfruttamento rimonterebbe al VI sec.
si allungherà senz’altro man mano che sarà possibile vedere i 35 App. 162.
documenti conservati. Sulla questione conto di tornare. 36 App. 45, 54, 56.
32 In Bull. Comm. Arch. Roma, 67, 1939, pp. 171 sg., repli- 37 App. 145.
cando ad un’osservazione di F. ALTHEIM (A History of Ro- 38 App. 42.
man Religion, London 1938, p. 514 nt. 51) e in Riv. Filol. 39 Per la datazione della dedica del Palatino (App. 145),
Istr. Class., n.s., 27, 1949, p. 289 (Scritti vari, IV, p. 241) a che non ho visto personalmente, rinvio alle considerazioni
proposito di A.E. GORDON, Epigraphica, II: On Marble as a svolte dall’editore. App. 42 presenta due testi: uno relativo
Criterium for Dating Repubblican Inscriptions (Univ. Calif. all’erezione dell’ara, l’altro della prima metà del I sec., rife-
Publ. Class. Arch., 1: 5) Berkeley 1936, pp. 159-169. Un rentesi ad un suo restauro; notare, nel testo più antico, la P
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marmo (greco?, lunense?) conservante alcune lettere di accuratissima esecuzione ed una interpunzione
quadrangolare del tipo a contorno inciso40.
Nella tabella che segue ricapitolo quelle che per ora, risultano essere le più antiche attestazioni, a
Roma, dell’uso epigrafico dei singoli materiali esaminati:

tufi VI, fine

lapis Albanus IV, metà

pietre calcaree III, prima metà

lapis Tiburtinus III, metà

lapis Gabinus II, prima metà

marmo greco II, prima metà?

marmo lunense I, prima metà?

nenfro I, prima metà

4. I monumenti

Allo stato attuale delle nostre conoscenze, in origine alla scrittura su pietra non sembra essersi fatto
ricorso a Roma se non per motivi sacri o sacro-prescrittivi. Di fatto, il più antico documento di tal genere
che ci sia pervenuto, quello inciso sul cippo troncopiramidale del Foro, è una lex sacra41. Iscrizioni se-
polcrali non si conoscono prima di quelle incise sul più antico sarcofago della tomba dei Corneli, della
metà circa del IV sec.42.
<326> Sarebbe possibile addebitare questo fenomeno ad una presunta perdita di gran parte della documen-
tazione funeraria dei secoli VI e V. In effetti il cippo del Foro continua a restare l’unica iscrizione su pie-
tra di Roma sino alla metà del sec. IV. Tuttavia due fatti inducono a riflettere. Il primo è che le scoperte
mostrano esattamente la stessa situazione anche nel territorio circostante, ove tutte le iscrizioni latine
su pietra fino alla metà od alla fine del IV sec. hanno il medesimo carattere sacro o sacro-prescrittivo
e sono incise esclusivamente su are, basi di donario o cippi43, mentre le prime iscrizioni sepolcrali su
pietra compaiono contemporaneamente soltanto tra IV e III sec. nelle tombe di Tuscolo e nella necropo-

molto aperta (ma non “a bandiera” come in CIL) e l’inter- 41 App. 1 (in CIL, I2 pp. 853 sg., riepilogo delle diverse in-
punto del tipo ad incavo quadrangolare sulla cui comparsa terpretazioni concordanti nel riconoscere la natura giuridico
un po’ prima della metà del II sec. a.C. vd. ora R. ZUCCA, Sui - sacrale dell’epigrafe).
tipi di interpunzione nelle iscrizioni latine dall’età più anti- 42 App. 105.
ca alla fine della Repubblica, in Misc. Gr. Rom., 18, 1994, 43 Per le iscrizioni arcaiche di Satrico, Tivoli, Corcolle vd.
pp. 133-135, 148 sg. App. 154, 153, 156. Aggiungere App. 147, 150, 157, vd. an-
40 App. 128. Sulla punteggiatura si veda ora anche il che 158-160.
contributo di ZUCCA citato alla nt. prec.
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li di Preneste44. Il secondo è che una conferma alla realtà archeologica che conosciamo sembra venire
dalle stesse fonti letterarie le quali, per il periodo arcaico menzionano unicamente leges sacrae o d’altra
natura, trattati e dediche45, cominciando a ricordare iscrizioni sepolcrali soltanto con le tombe di Cecilio
Metello, di Atilio Calatino, degli Scipioni e di Nevio, cioè della seconda metà del III sec.46. Dunque
non è inverosimile che i primi monumenti iscritti fabbricati dalle officine | lapidarie romane siano stati <327>
eminentemente cippi, are, basi di donario47. Per le leggi ed i trattati si sarà fatto ricorso di preferenza a
tabulae lignee o anche di bronzo48, metallo sul quale, come mostra già la più antica lamina di Lavinio49,
poterono essere incise anche dediche da applicare a basi lapidee.
Are e basi votive furono ininterrottamente prodotte anche in seguito e qualche esempio può dare
un’idea tanto delle caratteristiche quanto dell’evoluzione di questi importanti supporti epigrafici.
Le are iscritte che conosciamo sono molto poche, una dozzina in tutto50, ed è notevole che in pratica
tutte sono poste da magistrati o da quasi magistrati, mai da privati, cosicché si può dubitare che sia repub-
blicano (marmo) o che possa realmente definirsi ara l’unico esempio (inverificabile) che farebbe eccezione,
posto com’è a Bona Dea da un ex schiavo come scioglimento di voto per la libertà conseguita51.

44 Sui sepolcri tusculani dei Furii e dei Rabirii: App. 148. a Concordia); LIV. 6, 29, 8-9 (di T. Quinzio Cincinnato sul
Sulla necropoli di Preneste: App. 149. Alla bibliografia citata Campidoglio, nel 380). Sole eccezioni al quadro sarebbero
in CIL aggiungere: P. PENSABENE, Sulla tipologia e il simboli- costituite dall’iscrizione per Osto Ostilio dopo la morte nel
smo dei cippi funerari a pigna con corona di foglia d’acanto luogo più importante del foro (DION. HAL. 3, 1) e da quella,
di Palestrina, in Arch. Class., 34, 1982, pp. 38-97. in caratteri greci, con le proprie imprese, posta da Romolo
45 Leges sacrae: DION. HAL. 3, 36, 4 (di Anco Marcio, su su una sua statua dedicando una quadriga di bronzo ad Efe-
tavole lignee); 4, 26, 5 cfr. FESTUS Gloss. Lat., 164 L (del sto (DION. HAL. 2, 54, 2), ma è probabile che in entrambi i
tempio di Diana Aventinense di Servio Tullio, su stele di casi Dionigi si riferisca al cippo del Foro: C. AMPOLO, La
bronzo). Leges publicae: DION. HAL. 4, 43, 1 (di Servio Tul- storiografia su Roma arcaica e i documenti, in Tria corda.
lio, su tavole lignee ?); MACR. 1, 13, 21 (Lex Furia Pinaria Scritti in onore di A. Momigliano, Como 1983, pp. 19-26;
del 472 o 432, in columna aerea); DION. HAL. 10, 32, 4 cfr. allo stesso articolo si rinvia anche per la problematica gene-
LIV. 3, 31 (lex Icilia de Aventino publicando del 456, su rale sollecitata dalla presenza nella tradizione storiografica
stele bronzea); LIV. 3, 57, 10; DIOD. SIC. 12, 26, 1 (leggi di questi documenti epigrafici arcaici.
decemvirali, metà V sec., su tavole bronzee). Trattati: DION. 46 DION. HAL. 2, 6 (Cecilio Metello, cos. 251); CIC. Cato,
HAL. 3, 33, 1 (di Tullio Ostilio con i Sabini, su stele), 4, 26, 61; Finib., 2, 116; Tusc. 1, 13 (Atilio Calatino, cos. 258 e
4-5 (di Servio Tullio con i Latini, su stele bronzea), 4, 58, 254); Leg. 2, 57; SEN. Epist., 108, 33; VAL. MAX. 5, 3, 2
4 (di Tarquinio il Superbo con Gabii); POLYB. 3, 22; 26, 1 (Scipioni); GELL. 1, 24, 1-2 (Nevio).
(fra Roma e Cartagine nell’ultimo decennio del VI sec., su 47 Sulla scarsità in genere nel Lazio della documentazione
tavole bronzee); CIC. Balb., 23, 53; LIV. 2, 33, 9 cfr. DION. sepolcrale nei secc. VI e V entro la quale va interpretata an-
HAL. 6, 95, LIV. 2, 22, FESTUS Gloss. Lat., 276 L (foedus che la scarsità delle iscrizioni sepolcrali: G. COLONNA, in La-
Cassianum del 493 a.C., su colonna bronzea); LIV. 4, 7, 10; pis Satricanus (Archeologische Studiën van het Nederlands
DION. HAL. 11, 62 (foedus Ardeatinum del 444). Dediche: Instituut te Rome, Scripta Minora, 5), s’ Gravenhage 1980,
LIV. 7, 3, 5; DION. HAL. 5, 35, 3 (del tempio di Giove Ca- p. 68.
pitolino nell’ultimo decennio del VI sec. a.C.); ZOS. 2, 3, 3 48 Vd. nt. 46.
(di Publio Valerio Publicola a Dite e Proserpina); CATO fr. 49 App. 155, vd. anche 161.
58 (Peter) (del Lucus Dianius presso il lago di Nemi, fine 50 III s.: App. 12, 101, 102, 18; II sec.: App. 28, 39 (la da-
VI - inizio V sec.); DION. HAL. 1, 68, 1 (della statua dei Pe- tazione di quest’ara e della successiva è molto controversa:
nati sulla Velia); LIV. 2, 41, 10; PLIN. HN, 34, 15 (ex Cassia riepilogo della problematica in L’area sacra di Largo Argen-
familia a Cerere, inizio del V sec.); DION. HAL. 9, 60, 8 (del tina, I, Roma 1981, pp. 91-96; la collocazione di entrambe
tempio del Dius Fidius nel 466); LIV. 4, 20, 6-7; PROP. 4, intorno al 175 mi sembra ancora la più valida), 104; II/I s.:
10 (di A. Cornelio Cosso a Giove Feretrio, del 437, 428 o 41, 42, 58, 112; I s.: 37, 48.
426, su corazza di lino), 6, 4, 2-3 (di Camillo a Giunone 51 App. 48. Potrebbe trattarsi piuttosto della base per un
sul Campidoglio, a. 388); PLIN. HN, 33, 19 (di Cn. Flavio dono.
38 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

Furono dapprima del tipo lateribus curvatis, con l’iscrizione incisa sulla faccia anteriore della
cimasa52. Poi ve ne sono anche di rotonde con l’iscrizione disposta, o su due fasce essendo il corpo
centrale occupato da rilievi53, o, sia pure per accumulo, sull’intero cilindro54. Conosciamo inoltre
un’ara templare impostata su parallelepipedo a sviluppo orizzontale ed è quella, in peperino, trovata
davanti al tempio C di largo Argentina, forse del 175: l’iscrizione su due righe, è addensata nella parte
alta del dado55.
Più largamente rappresentate sono le basi di donario che si presentano prima nel tipo a parallelepi-
pedo semplice disposto orizzontalmente56, oppure verticalmente57. Poi le basi s’articolano in zoccolo,
dado e cimasa, sempre a sviluppo orizzontale58, o verticale59. Ve ne sono anche di cilindriche60. Un posto
<328> a parte occupano le basi destinate a | sostenere offerte dei generali vincitori tratte dalla preda bellica61,
anch’esse tuttavia con analoga evoluzione da parallelepipedo semplice a sviluppo orizzontale62 e svilup-
po verticale triplicemente articolato63. Ed egualmente a parte debbono essere considerate le grandi basi
di donari collettivi come quello di almeno 20 m posto sul Campidoglio dai Popoli e dai Re Asiatici, con
iscrizioni latine e greche dopo l’84, secondo la datazione più accreditata64.
Ho già detto che non conosciamo iscrizioni sepolcrali in pietra prima della metà del IV sec. Non è
che poi diventino subito numerose. Tra IV sec. e metà abbondante del II sec., tutto ciò che abbiamo è la
serie del tutto peculiare, sia dal punto di vista tipologico che da quello della committenza, dei sarcofagi
dei Cornelii e degli Scipioni65.
Di un vero e proprio sviluppo di tipi monumentali sepolcrali lapidei prevedenti una componente
epigrafica non si può parlare a Roma prima della seconda metà del II sec. Poi, nel giro di pochi decenni,
si ha la diffusione di un tipo di sepolcri con iscrizioni incise sui blocchi stessi della facciata, da sole o in
combinazione con ritratti scolpiti su altri blocchi66.
In effetti gli sviluppi che si riscontrano in questo tipo di epigrafia sono due. Da un lato si tende a far
coincidere i limiti dell’iscrizione con quelli di uno dei blocchi o lastroni della facciata, il che costituisce
premessa per una lavorazione separata dell’iscrizione rispetto al monumento ed alla nascita della targa
applicata e non inserita, che però resta praticamente sconosciuta in età repubblicana; nel caso del sepol-
cro di Sulpicio Galba si usa addirittura un blocco di materiale diverso67. Dall’altro, circa dall’età sillana,
si tende a lavorare negli stessi blocchi immagini e iscrizioni68.

52 App. 102 (peperino), 39 (peperino), 112 (peperino), 37 64 App. 33. Sulla questione della data vd. anche, dopo L.
(travertino, ma è restitutio forse dell’inizio del I sec., di ara MORETTI, in IGUR, I, 1968, pp. 15 sg., cfr. IV, 1990, p. 143,
anteriore). S. ELWYN, Interstate Kinship and Roman Foreign Policy, in
53 App. 58 (calcare). Trans. Proc. Am. Philol. Ass., 123, 1993, p. 275.
54 App. 42 (marmo), vd. anche nt. 39. 65 Per i sarcofagi dei Cornelii: App. 105, 106. Per i sarcofa-
55 App. 104; per la dataz. vd. sopra nt. 50. gi degli Scipioni, in partic., App. 2-7.
56 App. 19, 122, 17, tutte in calcare. 66 Iscrizioni su blocchi, da sole: App. 46 (l’iscrizione era
57 App. 23. ripetuta anche sul lato destro), 99. Combinazione di iscrizio-
58 App. 15. ni su blocchi in tufo della facciata con ritratti su blocchi in
59 App. 18, 50, 29. travertino inseriti nella stessa: App. 100.
60 App. 21, vd. anche 145. 67 App. 30 (travertino entro tufo). Titolare è comunemen-
61 Su di esse vd. da ultimo G. ANGELI BERTINELLI, Un titulus te ritenuto il console del 108; Castagnoli non escluderebbe
inedito di M’. Acilio Glabrione da Luni, in Mél. Éc. Fr. quello del 144 (Mem. Am. Ac. Rome, 36, 1980, p. 39 = ID.,
Rome, Ant., 105, 1993, pp. 7-31. Topografia antica, I, Roma 1993, p. 606). Un esempio più
62 Ad es. App. 106 (per la conquista di Volsinii), 25 (per il tardo d’inquadramento del testo nei limiti di un blocco: App.
trionfo sui Siculi). 130.
63 App. 26 (per il trionfo sugli Etoli). 68 Ad es. App. 62, 114, 117.
2 - LA PRODUZIONE EPIGRAFICA DI ROMA IN ETÀ REPUBBLICANA 39

Inoltre nasce e si diffonde contemporaneamente un altro tipo di monumento sepolcrale lapideo


iscritto di grande successo ed è il cippo, sia parallelepipedo69, sia, più comunemente, centinato70 – mai
timpanato71 – con la parte bassa destinata all’infissione | nel terreno lasciata per lo più grezza, integra o <329>
trapassata da un foro circolare per il palo di stabilizzazione, fatto quest’ultimo che sembra diventare più
comune verso la metà del I sec.72.
Sono praticamente mancanti quasi del tutto le stele, le are, i cinerari che costituiranno tanta parte
della produzione di età imperiale73. Le stesse tabelle di colombario non fanno la loro comparsa, dubbia,
che alla fine del periodo considerato74.
Per ragioni di spazio ed anche perché di minor interesse generale ometto qui di trattare dal punto
di vista della tipologia monumentale le altre due principali categorie d’iscrizioni: delle onorarie o ce-
lebrative, eminentemente su basi parallelepipede semplicissime75, e di quelle emananti da magistrati o
quasi magistrati operanti a vantaggio della collettività, appaltando e compiendo lavori di pubblica utilità
(strade, ponti, edifici), o definendo aree di rispetto (Tevere, campo Esquilino). Mi limito ad osservare
che anche per queste categorie, se pure dalla realtà archeologica e dalle fonti letterarie la loro esistenza
è fatta risalire almeno al III sec., la documentazione epigrafica resta comunque rara e difficilmente an-
teriore agli ultimi decenni del II sec., facendo registrare un reale incremento soltanto nella prima metà
del I sec.

5. Il campo epigrafico

Per la maggior parte dell’età repubblicana le officine lapidarie romane non hanno usato alcun ar-
tificio per definire ed evidenziare, nei monumenti che producevano, uno spazio speciale destinato alla
scrittura. Nel caso di cippi, basi, are, si sono limitate a scegliere una faccia su cui apporre un’iscrizione.
Nel caso dei monumenti costituiti da più elementi (blocchi, lastre), la scritta fu eseguita per lo più dopo
la realizzazione del monumento stesso, come è reso evidente dai casi, non infrequenti, in cui le lettere
sono realizzate a cavallo delle commessure dei blocchi o delle lastre, evidentemente dopo la loro defi-
nitiva messa in opera76.
Interessante il caso del sarcofago di Cornelio Scipione Ispano, morto poco prima del 130, la cui
fronte era costituita da quattro lastre di peperino la cui sequenza, stabilita in officina, fu ricostituita nel
sepolcro con l’aiuto dei numerali/contrassegni incisi allo scopo77. Orbene, l’iscrizione tiene conto non
solo, almeno parzialmente, di questi numerali, ma anche, alla fine delle ultime due righe di una profonda
scheggiatura | verosimilmente prodottasi proprio nel corso della messa in opera78. Anche in questo caso <330>
di prodotto prelavorato non è dunque escluso che l’iscrizione sia stata eseguita sul posto e non in offi-
cina, con i risultati molto modesti che ognuno può vedere, nonostante l’alto livello della committenza,
certo anche per la mancanza di una buona preparazione.

69 Ad es. App. 125. 73 Stele a ritratto: App. 144. Urne: App. 80, 93, 115.
70 Ad es. App. 126, 118. 74 App. 79, 81.
71 Unica eccezione sarebbe App. 64, ritenuta già dal Mom- 75 App. 31 (Silla), 103 (Pompeo).
msen piuttosto di età imperiale (vd anche B.M. FELLETTI 76 App. 6, 33, 35, 46, 60, 99, 100, 133.
MAJ, La tradizione italica nell’arte romana, Roma 1977, p. 77 App. 10.
325 nt. 66). 78 Per i numerali si vd. in r. 1 tra Cn.f. e Scipio; per la scheg-
72 Es.: App. 121. Per due cippi con faccia superiore a bauletto giatura si considerino le spezzature delle parole esse ed ho-
o piana ed iscrizione cominciante su di essa: App. 94, 135. nor.
40 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

Dato questo modo di procedere non v’è, in genere, una sostanziale differenza nella trattazione della
superficie fra campo scrittorio e resto del monumento. Il caso più frequente è che sia pettinata, come nel
caso appena esaminato, mediante gradina o martellina; più raro che sia levigata. Spesso, ma non sempre,
una differenza di lavorazione c’è, nei cippi, fra la parte destinata ad essere interrata (che può essere solo
grossolanamente sbozzata) e quella destinata a rimanere in vista (in genere pettinata). Ci si può chiedere
quando e in quale ambiente sia nata a Roma l’idea che l’epigrafe potesse essere in qualche modo ‘sepa-
rata’ dal monumento ed ‘esaltata’ incorniciandola.
Ho richiamato sopra l’attenzione su un esempio (fornito dal sepolcro di Sulpicio Galba) di quello
che giudicherei un primo passo in questa direzione: scrivendo su un monumento costituito da più bloc-
chi, ci si preoccupa di far rientrare l’iscrizione esattamente nelle dimensioni di uno di essi cosicché,
in qualche modo, è la stessa linea di contorno del blocco che assume, embrionalmente, la funzione di
cornice.
L’effetto poteva essere accentuato, sia usando un blocco di materiale diverso (come nello stesso
sepolcro), sia inserendo nel punto adatto un blocco di dimensioni maggiori (come nel sepolcro dei
Sempronii79. Evidentemente su blocchi come questi l’iscrizione poteva essere già realizzata in officina e
questo credo fosse il caso di buona parte almeno delle epigrafi destinate ai sepolcri a dado80.
In ogni caso l’impressione che si produceva era di qualcosa di separato ed inserito, e questa poteva
essere ulteriormente amplificata con l’aggiunta di una cornice.
Nei monumenti epigrafici romani di età repubblicana non si possono contare, per quel che mi risul-
ta, più di una trentina di esempi d’iscrizione corniciata81. Credo che nessuno sia anteriore al I sec., forse
nemmeno all’età sillana. Si tratta esclusivamente di iscrizioni sepolcrali e, frequentemente, di lastroni
da inserire in monumenti maggiori, il che corrisponde all’ipotesi genetica che si è appena accennata.
Praticamente nessun monumento a se stante (base di donario o di statua, ara o cippo) presenta cornici.
<331> Apparentemente fanno eccezione due cippi del tipo con foro per il palo stabilizzatore | che possono esse-
re però anche della prima età imperiale82 ed un cippo a colonnetta con la stessa incertezza cronologica83.
Aggiungo un cippo parallelepipedo di travertino di grande interesse perché è l’unico in cui la cornice
non si limiti a riquadrare la lastra o blocco, ma definisca uno spazio ridotto alla suo interno suggerendo
qualcosa di misto fra la stele e l’edicola. Anche in questo caso però, come ben vide già il Priuli, si tratterà
piuttosto di un monumento della prima età imperiale che della tarda repubblica84.
La cornice è in alcuni casi piatta, in altri modanata, probabilmente con priorità del secondo tipo
sul primo85. Per un caso interessante richiamo ancora una volta il sepolcro di Bibulo dell’età sillana nel
quale l’iscrizione è incisa sui blocchi della sommità del basamento (il resto è interrato), ma sulla facciata
della cella sovrastante si vedono, scolpite a rilievo, due targhe a cornice modanata che sono anepigrafi, e
che non si vede cos’altro dovessero contenere, nelle intenzioni, se non iscrizioni incise o dipinte86.

79 App. 88. 82 App. 138.


80 Ad es. App. 130. 83 App. 137.
81 Sono probabilmente di più perché il CIL, nei vecchi 84 App. 134.
fascicoli, omette per lo più di segnalare l’esistenza di una 85 Dei trentuno esempi elencati alla nt. 81, solo i seguenti
cornice e dunque questa risulta solo ad un controllo diretto quattro sono a cornice piatta: App. 74, 97, 116, 137, tutti
non sempre possibile. Fino ad oggi mi risulta presente in databili tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero.
App. 49, 65, 67, 68, 69, 70, 71, 74, 75, 76, 82, 84, 85, 89, La cornice piatta è caratteristica, fra l’altro, degli elogia del
97, 110, 116, 123, 129, 131, 132, 134, 136, 137, 138, 139, Foro di Augusto.
140, 142, 143, 146. 86 App. 46.
2 - LA PRODUZIONE EPIGRAFICA DI ROMA IN ETÀ REPUBBLICANA 41

Non conosco esempi di cornice suggerita con linee incise come sarà tanto comune nelle tabelle di
colombario. In un solo caso viene suggerito, mediante l’abbassamento dello spazio di risulta, l’inseri-
mento dell’iscrizione in una tavola ansata, peraltro priva di cornice. Tuttavia per il materiale (marmo),
per la paleografia ed anche per il testo (metrico) non credo che si tratti, nonostante le varie forme arcaiz-
zanti, di un documento d’età repubblicana87.
Per concludere su questo punto, l’idea di racchiudere l’iscrizione entro cornice non sembra nascere
a Roma prima del I sec. a. C. Ne conosciamo i primi esempi in età sillana. L’uso cresce, peraltro limitato
per lo più alle targhe sepolcrali, solo verso la metà del secolo. Di qui l’uso passa ai cippi sepolcrali. In
altri ambiti non se ne conoscono esempi prima dell’età imperiale.

6. L’impaginazione

Vediamo da ultimo come si comportino le officine lapidarie urbane d’età repubblicana di fronte
al problema dell’impaginazione, vale a dire quando si tratta di decidere come disporre un testo nella
pagina costituita dal campo epigrafico prescelto, sia questo equivalente alla faccia di un monumento od
a una parte definita di esso. L’impaginazione | è un’operazione complessa, nella quale entrano in gioco <332>
numerosi fattori, ed è dalla loro combinazione che potenzialmente dipende l’impatto visivo che l’iscri-
zione avrà una volta ultimata. Essa può dunque essere assunta come indicatrice, da un lato delle capacità
professionali presenti nelle singole botteghe, dall’altro, più in generale, degli orientamenti e degli accor-
gimenti sviluppati nell’ambiente cui esse appartengono nei confronti della comunicazione epigrafica88.
Ci si limiterà qui a considerare soltanto alcuni di questi fattori ancora una volta con l’interesse par-
ticolarmente rivolto a verificare quando e come certe esigenze (ed i corrispondenti espedienti tecnici tesi
a soddisfarle) si manifestino nella produzione in esame.
Punto primo: il problema di un’ordinata presentazione orizzontale del testo e le linee di guida.
Che questo problema non fosse particolarmente sentito in epoca arcaica è del tutto comprensibile se
si considera che, in larga misura, esso non ha senso prima della geometrizzazione della scrittura e del
suo inserimento in un sistema bilineare. Il processo che porta a questo risultato può essere seguito nella
produzione dal VI al IV/III sec. e, di fatto, è solo alla metà del III sec. circa che incontriamo il primo
esempio di linee guida accuratamente incise e lasciate visibili89.
Il sistema adottato è ancora imperfetto perché non prevede gli spazi interlineari, cosicché il lapici-
da usa le righe, equidistanti, in parte come veri e propri binari (prima e ultima riga), in parte (riga inter-
media) come semplice riferimento. Tecnica ancora molto primitiva e incerta mostra anche il secondo
esempio che io conosca, databile forse alla fine del III sec.90. In esso, per le tre righe, sostanzialmente
di egual altezza, incise sul corpo della base di donario, sono state tracciate in tutto tre linee guida, le
prime due a distanza maggiore. Il lapicida ha poi usato le prime due per la prima riga, tenendosene
equidistante, ed ha assunto la terza, da un lato come base per la seconda riga, dall’altro come riferi-
mento per la terza.

87 App. 63. Una tabella ansata è stata incisa, verosimilmente fig. 4).
qualche tempo dopo la costruzione, sulla facciata in tufo del 88 Sulla questione si veda qui stesso la relazione di A. Sarto-
sepolcro dei Clodii in via Statilia, datato intorno alla metà ri con ampia bibliografia precedente.
o nella prima metà del I sec.: nulla resta dell’iscrizione, se 89 App. 19.
c’era (A.M. COLINI, in Capitolium, 18, 1943, p. 271 e p. 272 90 App. 22.
42 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

Il ricorso a linee guida, anche se non visibili, deve essere presupposto, contemporaneamente o
posteriormente a questi esempi91, sulla base del perfetto parallelismo orizzontale delle righe in varie
altre iscrizioni e della regolarità della loro altezza. Tuttavia è chiaro che questi caratteri di orizzontalità
e regolarità non si affermano subito come valori generalizzati. Lo mostrano le tante iscrizioni, anche
importanti, in cui è evidente un’assoluta mancanza di riferimenti ancora nel II e nel I sec. La guida
essenziale continua ad essere fornita dall’occhio piuttosto che dagli strumenti. Se mai si può dire che
l’occhio diventa sempre più attento ed esigente. Comunque è soltanto alla metà del I sec. che il mate-
<333> riale disponibile per l’esame fornisce un esempio di preparazione dello | specchio per l’incisione così
elaborata da prevedere linee guida a binario, interlinee, linee orizzontali e così via92. Ma siamo alla fine
dell’età repubblicana ed il materiale usato è il marmo93.
Punto secondo: il problema della presentazione verticale del testo. Se si deve impaginare un testo di
più righe non tarda ad imporsi l’esigenza dell’adozione di uno schema secondo cui ordinare gli attacchi
delle righe e stabilire una relazione tra le stesse94.
Non è difficile vedere che in epigrafia latina le soluzioni adottate sono principalmente le seguenti
tre:
I II III

Schema I: tutti gli attacchi di riga sono allineati in perpendicolare. Con i Gordon possiamo consi-
derare rientranti in questo schema anche le iscrizioni che non lo seguano per quanto riguarda la prima e
l’ultima riga, eventualmente centrate.
Schema II: in una disposizione che in generale prevede tutti gli attacchi di riga secondo una li-
nea perpendicolare, alcuni fanno eccezione perché sporgono a sinistra di essa generando una struttura

91 È interessante osservare che anche fuori Roma i primi epigrafi di buona età: GORDON − GORDON, Contributions, p.
esempi noti di linee guida incise sono circa dello stesso 158.
periodo: App. 157 (Lavinium); 151 (Lindos). Per un altro 92 App. 83.
esempio romano piuttosto antico: App. 6 (sarcofago di P. 93 Altri esempi tardi di linee guida incise ho potuto riscon-
Cornelio Scipione, forse figlio dell’Africano). Sull’erronea trare in App. 44, 86, 87, 124.
convinzione di Hübner che le linee guida incise fossero se- 94 Buona impostazione del problema da parte di GORDON −
gno di scarsa abilità ed accuratezza, per questo assenti dalle GORDON, Contributions, pp. 151-156.
2 - LA PRODUZIONE EPIGRAFICA DI ROMA IN ETÀ REPUBBLICANA 43

paragrafata. Anche in questo caso la prima e/o l’ultima riga possono sottrarsi allo schema e risultare
centrate.
Schema III: disposizione speculare delle righe rispetto ad un asse mediano verticale. Possono esser
fatte rientrare in questo schema anche quelle iscrizioni in cui la specularità di attacco e fine della righe
non sia perfetta, ma sia comunque chiara la volontà di attuare questo tipo di ordinamento.
Naturalmente non tutta la produzione epigrafica è facilmente ripartibile fra queste tipologie. Ci sono
casi in cui è applicato uno schema, ma con deroghe, motivate o no. | Altri in cui più schemi sono com- <334>
binati in una stessa iscrizione. Altri, in particolare quando si ha a che fare con iscrizioni brevi, in cui lo
schema non è facilmente identificabile. Altri ancora palesemente mancanti di qualsiasi ordinamento.
È possibile, ciò nonostante, riconoscere nella produzione epigrafica urbana di età repubblicana
qualche linea di tendenza comportamentale per quanto concerne l’ordinamento verticale? Scorrendo la
documentazione fotografica raccolta (le trascrizioni tipografiche del CIL non sono sempre sufficiente-
mente affidabili a questo riguardo) alcuni fatti risultano abbastanza chiaramente.
Lo schema I, ovvero quello con attacchi rigidamente su una verticale, è di gran lunga prevalente, sia
nella variante in cui è fissato l’inizio di riga, ma resta libera la fine, sia in quella in cui le righe non solo
cominciano, ma anche finiscono secondo una verticale. La sua fortuna non è tuttavia omogeneamente
distribuita poiché la quasi totalità delle attestazioni è concentrata nel I sec., con qualche anticipazione
nel II e nel III95.
Nelle iscrizioni più antiche è lo schema paragrafato, ovvero il II, che sembra il preferito, special-
mente nella variante che vede la sola prima riga (eventualmente con il nome del dio, del dedicante o del
defunto) sporgente a sinistra96. Esso continua ad essere usato anche nel II e nel I sec.97 però nettamente
soverchiato dallo schema I.
Quanto allo schema III, ossia con asse centrale, se ne ha si qualche sporadica e anche discutibile
attestazione nel III e nel II sec.98, ma è soltanto nel I sec. e specialmente nella seconda metà che se ne ri-
scontra un uso sempre più frequente e consapevole, sia nelle iscrizioni onorarie, sia in quelle sepolcrali99
preparando l’esplosione e la predominanza assoluta che avrà nel I sec. d.C., cominciando la corrosione
dello schema del I e profittando dell’esaurimento dello schema II, tranne in alcuni speciali documenti
come le leges, gli acta e simili100.
Per inciso, indipendentemente dallo schema adottato, il campo epigrafico può essere trattato poi, sia
come una pagina unica, sia come più pagine o colonne accostate, sia in parte a pagina piena, in parte a
colonna. Quando fanno la loro prima comparsa epigrafica a Roma questi due ultimi tipi di trattamento?
A prescindere da un dubbio caso costituito da un miliario del III sec.101, il più antico esempio che ne
conosca è dato da una delle basi di donario a Fors Fortuna da Vigna Ceccarelli, che dovrebbe essere

95 Ne ho potuto verificare una novantina di casi. Per le anti- peo, lo schema risulta discretamente rispettato qualora, come
cipazioni nel III o II sec.: App. 13, 17, 25, 27. credo si debba, si restituisca il patronimico alla fine della r.
96 App. 5, 15, 19, 20, 106, 122. 1). In ambito sepolcrale: App. 71, 77, 90, 110, 111, 113; vd.
97 Trenta casi in tutto di cui sette sicuramente o possibilmen- anche Epigrafia, cit. (nt. 1) passim.
te del II sec.: App. 6, 7, 10, 51, 53, 59, 61. 100 In cui la paragrafatura mantiene un particolare valo-
98 Si tratta infatti sempre di iscrizioni molto brevi (2 o 3 re in collegamento con la divisione del testo in rubriche,
righe) che potrebbero appartenere anche allo schema I con capita e così via: W. RAIBBE, Zur Entwicklung von Alpha-
centratura della prima e/o dell’ultima: App. 22, 30, 39, 104, betschrifts-Systemen. Is fecit cui prodest (Sitzungsberichte
112. Heid. Akad. Wiss., Phil.-hist. Kl., 1991, 1), Heidelberg
99 Ventiquattro casi riscontrabili. Qualche esempio d’ambi- 1991, pp. 19-22.
to onorario: App. 31 (Silla, realizzazione incerta), 103 (Pom- 101 App. 13.
44 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

<335> ancora | del II sec.102: l’intestazione è a cavallo delle due colonne, non ben visibili, ma certe, del testo.
Un altro bell’esempio è offerto dalla tabula d’età sillana con registrazione dell’appalto concernente
un gruppo di vie urbane103: anche in questo caso, l’intestazione, in caratteri maggiori, correva sopra le
colonne del testo104. Tutti gli altri esempi sono sepolcrali e del I sec., preferibilmente della metà o della
seconda metà105. Si tratta dunque, allo stato attuale delle nostre conoscenze di un’innovazione officinale
piuttosto tarda che non è escluso sia da mettere in rapporto con la contemporanea diffusione in Italia del
volumen letterario per l’appunto accuratamente impaginato a colonne106.
Ma in epigrafia impaginare non significa soltanto organizzare un testo orizzontalmente o vertical-
mente, significa anche operare in esso delle cesure che ne mettano in evidenza la struttura logica ed usa-
re ogni opportuno artificio atto a farne risaltare la gerarchia interna. Questa almeno è una prassi consueta
dell’età imperiale. Lo è anche in età repubblicana ed, eventualmente, da quando?
Per quanto concerne il problema dell’istituzione di un rapporto tra unità logiche ed unità visive
(righe, gruppi di righe) all’interno di un’iscrizione, direi che un’acuta sensibilità si sia sviluppata molto
per tempo. Lo si vede considerando da questo punto di vista la quindicina di iscrizioni sacre databili nel
III sec. o poco oltre e sufficientemente conservate per un’analisi107. Organizzate su poche righe (da due
a quattro), tutte senza distinzione pongono la massima cura per far coincidere unità visive e unità strut-
turali (divinità, dedicante, sua eventuale qualifica, formula di offerta e consacrazione). Cura che risulta
particolarmente evidente quando, essendo l’unità logica troppo lunga si preferisce continuare sul fianco
o andare a capo a destra che venir meno al principio108.
Nel complesso, alle stesse conclusioni si perviene spostando l’indagine su un altro campione, quello
costituito dai sarcofagi dei Cornelii e degli Scipioni, questi ultimi con testi più complessi e con la necessità
aggiuntiva di evidenziare le unità metriche degli elogia109. Non manca qualche incertezza (in particolare
<336> nelle iscrizioni del figlio | e del nipote di Scipione Asiatico, entrambe della metà del II sec.)110, ma anche qui
riscontriamo la stessa attenzione e addirittura gli stessi esiti che si sono appena visti. Sulla fronte, già consi-
derata, del sarcofago di Scipione Ispano, a ben guardare la terza riga non è infatti propriamente tale, bensì la
continuazione, allineata a destra, della seconda in cui si voleva riunito il cursus del personaggio111.
Un’ultima verifica condotta sul complesso del materiale: una delle peggiori violazioni che si possa
fare alle norme dell’impaginazione epigrafica è costituita dalla divisione di parole su due righe. Dunque
la maggiore o minore frequenza del fenomeno può di per sè essere assunta come indicatrice dell’atten-
zione prestata a questo aspetto della presentazione del testo. Orbene, su 627 iscrizioni (per le perdute o
invisibili ci si può valere in questo caso delle trascrizioni del CIL) ne ho trovato soltanto 34 che presen-

102 App. 151. Per la data vd. J. SCHEID, Romulus et ses frères 107 App. 12, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 38,
(BEFAR, 275), Rome 1990, p. 151. 50, 122.
103 App. 43. 108 App. 19 (patronimico del dedicante continuato in basso
104 A colonne affiancate si presentano anche le dediche dei a destra), 122 (epiteto della divinità continuato sul lato de-
Popoli Asiatici sulla base capitolina (sulla loro datazione vd. stro), 16 (nome della divinità continuato sul lato destro).
sopra nt. 64), ma si trattava di più testi distinti posti uno 109 Cornelii: App. 105, 106; Scipioni: App. 2-11. Per l’inci-
accanto all’altro e non di un testo in più colonne. denza della natura metrica del testo sull’impaginazione si
105 Dallo spoglio risultano essere una diecina, ma non sono veda in part. App. 3 e 6 (divisione dei saturni), 10 (disti-
riuscito a controllarne che due: App. 69, 95. Un gruppo a ci elegiaci con rientranza del pentametro); su quest’ultimo
parte è costituito dai testi in colonna perché sottostanti a ri- uso, tipicamente romano (il nostro esempio è il più antico
tratti, ad es.: App. 120, 127. nell’epigrafia urbana): L. GAMBERALE, in Cultura e lingue
106 G. CAVALLO, Gli usi della cultura scritta nel mondo ro- classiche, 3, Roma 1993, p. 385.
mano, in Princeps urbium. Cultura e vita sociale dell’Italia 110 App. 8, 9.
romana, Milano 1991, pp. 194-196, 199. 111 App. 10.
2 - LA PRODUZIONE EPIGRAFICA DI ROMA IN ETÀ REPUBBLICANA 45

tino questo fenomeno: tutte, tranne 1112 sono del I sec. ed appartengono nella grande maggioranza alla
serie dei cippi, in particolare a quelli con margini allineati non solo a sinistra, ma anche a destra, dunque
con maggior difficoltà d’impaginazione anche per la ristrettezza del campo.
Concluderemo che quella dell’inglobamento di un’unità logica in un’unità visiva fu sentita molto
per tempo dall’epigrafia latina come un’esigenza essenziale del suo linguaggio, largamente rispettata, in
quanto tale, sin dagli inizi della documentazione.
Opposto è il risultato che si consegue indagando sulle origini di un altro artificio essenziale del-
l’impaginazione: la variazione, ovvero la gradazione del corpo delle lettere nelle singole righe secondo
l’importanza delle varie parti di un’iscrizione.
Si constata infatti, primariamente, che tale artificio è totalmente sconosciuto nelle iscrizioni più an-
tiche, in pratica sino a tutto il III sec. Un caso come quello della dedica a Marte di Claudio Marcello in
cui dedit è scritto in caratteri nettamente maggiori non ha rapporto con questa prassi, ma è dovuto al fatto
che il verbo sostituisce un originario vovit113. Casi a parte possono considerarsi anche quei più antichi
sarcofagi degli Scipioni in cui il nome, ed eventualmente le cariche compaiono in caratteri maggiori, ma
staccati e dipinti, non incisi, sul coperchio114.
Prime consapevoli gradazioni di corpi all’interno di un’iscrizione si hanno nella dedica a Vermino,
forse del 175, nella ben nota dedica di Mummio, nel più volte ricordato sarcofago di Scipione Ispano
(130 ca.)115. È dunque un artificio che comincia ad essere praticato abbastanza tardivamente.
Inoltre sembra di poter dire che, a differenza del precedente, esso non diventò mai per tutta l’età repub-
blicana, un carattere veramente costitutivo, una spiccata connotazione, del linguaggio epigrafico urbano.
Lo dimostrano più fatti. In primo luogo il | non trovarlo praticamente usato, in vari casi in cui un suo deciso <337>
impiego sembrerebbe del tutto naturale e quasi richiesto, come, poniamo, nelle dediche di Fulvio Nobiliore
e di Fannio, nell’iscrizione di Lutazio Catulo sul Tabularium ed in quella sul Fornice Fabiano116, o anche,
più semplicemente, in tante iscrizioni sepolcrali in cui, contro ogni aspettativa, nessuna gerarchizzazione
delle informazioni viene operata mediante una variazione dei corpi117. In secondo luogo considererei la
discontinuità d’impiego che si nota anche in uno stesso monumento, come la base capitolina con le dediche
dei Popoli Asiatici118. Infine vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che, anche quando l’artificio è usato, il
suo impiego risulta per così dire poco convinto e le sue potenzialità appaiono scarsamente sfruttate. Ci si
limita a scrivere in caratteri maggiori un’intestazione o un nome, oppure si riduce il corpo di qualche riga,
magari commettendo anche qualche errore119. Ma, intanto, la variazione di altezza è per lo più assai mode-
sta e quindi poco evidente, e poi non sono molti i casi in cui essa assume un ruolo veramente importante
nella strutturazione della pagina epigrafica. Questo avverrà in maniera chiara soltanto in età imperiale.
Per non allungare ulteriormente questa indagine già troppo lunga, stralcio senz’altro, e rinvio ad
altra sede, alcune considerazioni sul modus operandi delle officine urbane circa aspetti minori del-
l’impaginazione120 e riguardo a modifiche in corso d’opera o ad opera finita (correzioni, cancellazioni,
aggiunte e così via).

112 App. 14. 120 Sull’artificio di lasciare uno spazio bianco invece che
113 App. 25. ripetere il gentilizio in elenchi di titolari di un sepolcro di-
114 App. 2, 3, 4, 5. sposti in colonna (a Roma ricorrente in App. 66, 73, 78, 91,
115 App. 39, 27, 10. 92, 96; vd. anche CIL, VI 15959 cfr. p. 3518; 34349; 38824),
116 App. 26, 29, 34, 36. vd. C. ZACCARIA, Aspetti della produzione epigrafica fune-
117 Vd. ad es. Epigrafia, cit. (nt. 1), passim. raria aquileiese fra la fine della Repubblica e gli inizi del
118 App. 32 con 33. Principato, in Aquileia repubblicana e imperiale (Ant. A.
119 App. 98, 47, 72. Adr., 35), Udine 1989, pp. 133-149.
46 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

7. Conclusioni

Non mi avventuro a tirarne; sarebbero del resto premature poiché l’indagine è qui solo avviata ed
il suo sviluppo prevede vari altri saggi come questo nonché una comparazione dei risultati raggiunti
con quelli delle ricerche da condurre parallelamente sul materiale epigrafico di tutto il resto del mondo
romano.
Un fatto mi sembra però che già da tempo risulti chiaro. La distinzione tradizionale tra epigrafia
repubblicana, alto imperiale e tardo imperiale non è più sufficiente. All’interno di questa tripartizione,
in sè validissima, occorre cercare, ed eventualmente individuare, altri momenti di svolta, ulteriori perio-
dizzazioni. Ciò è particolarmente vero per il periodo repubblicano, forse il meno studiato, certamente il
più appiattito. Ricerche come questa potrebbero servire allo scopo.

<338> APPENDICE

Fornisco qui un elenco con numerazione progressiva dei documenti epigrafici repubblicani, o presunti tali,
trattati nel testo. Esso è ripartito in quattro sezioni: nella I sono riuniti i documenti su cui principalmente si è fonda-
to il discorso sulle officine urbane di età repubblicana; nella II sono indicati alcuni documenti epigrafici non urbani
di età repubblicana addotti a confronto; nella III sono elencati altri documenti urbani espunti perché considerati
non repubblicani o comunque non utilizzabili ai fini di questo lavoro; nella IV figurano infine alcuni documenti
che, originarimente considerati urbani, sono stati poi riconosciuti di altra provenienza. Per ogni iscrizione si forni-
scono le principali referenze bibliografiche, si indica se esiste una riproduzione a stampa o nell’archivio di CIL, VI
presso il mio istituto (foto), si fornisce una datazione sicura o presuntiva, si segnala infine, mediante riferimento
alle note, in quali parti del testo i documenti stessi sono trattati. Alla fine delle sezioni I e II i documenti sono rior-
dinati cronologicamente.

Sezione I

CIL, I2
(1) 1 cfr. pp., 717, 739, 831, 853; DEGRASSI, Imagines 378 a-d; VI s., 2a m.; ntt. 17, 41.
(2) 6 cfr. pp. 718, 859; DEGRASSI, Imagines 132; R. WACHTER, Altlateinische Inschriften, Bern 1987, pp.
301-342; A. La REGINA, in Italia, Milano 1989, p. 390; G. RADKE, in Rhein. Mus., 134, 1991, pp.
69-79; III s., 1a m., aa. 270/260 ca.; ntt. 10, 13, 65, 109, 114.
(3) 7 cfr. pp. 718, 859; DEGRASSI, Imagines 132; vd. nr. prec.; III s., 1a m., aa. 270/260 ca.; ntt. 13, 65,
109, 114.
(4) 8 cfr. p. 859; DEGRASSI, Imagines 133; III s., 2a m., a. 230 ca.; ntt. 10, 65, 109, 114.
(5) 9 cfr. pp. 718, 831, 859; DEGRASSI, Imagines 133; E. HAMP, in Sprachen und Schriften (Festschr. J.
Untermann), Innsbruck 1993, pp. 157 sgg.; III s., 2a m., a. 230 ca.; ntt. 65, 6, 109, 114.
(6) 10 cfr. pp. 718, 860; DEGRASSI, Imagines 134; II s., 1a m.; ntt. 14, 28, 65, 76, 91, 97, 109.
(7) 11 cfr. p. 860; DEGRASSI, Imagines 135; II s., 1a m.; ntt. 15, 28, 65, 97, 109.
(8) 12 cfr. p. 860; RITSCHL, Monumenta, tab. 40Gg, Dial. Arch., 6, 1972, fig. 14; foto; II s., 1a m., aa.
167/160 ca.; ntt. 109, 110.
(9) 13 cfr. p. 860; DEGRASSI, Imagines 136; II s., m.; ntt. 109, 110.
(10) 15 cfr. pp. 718, 860; DEGRASSI, Imagines 137; II s., 2a m., a. 130 ca.; ntt. 77, 97, 109, 111, 115.
(11) 16 cfr. pp. 718, 860; DEGRASSI, Imagines 138; II s., m.; ntt. 27, 109.
(12) 18 cfr. p. 861; III s.; ntt. 50, 107.
(13) 22 cfr. pp. 718, 861; DEGRASSI, Imagines 187; III s., m.; ntt. 20, 95, 101.
2 - LA PRODUZIONE EPIGRAFICA DI ROMA IN ETÀ REPUBBLICANA 47

(14) 24 cfr. p. 861; foto; III s., 1a m.; nt. 112.


(15) 26 cfr. p. 862; DEGRASSI, Imagines 21; III/II s.; ntt. 58, 107.
(16) 27 cfr. p. 862; III/II s., nt. 107.
(17) 28 cfr. p. 862; DEGRASSI, Imagines 22A; III/II s.; ntt. 56, 95, 107.
(18) 29 cfr. p. 862; DEGRASSI, Imagines 22; III/II s.; ntt. 59, 107.
(19) 30 cfr. p. 862; DEGRASSI, Imagines 63; III s., m.; ntt. 20, 56, 89, 96, 107, 108.
(20) 31 cfr. p. 862; DEGRASSI, Imagines 77; III s., m.; ntt. 22, 24, 96, 107.
(21) 32 cfr. p. 862; DEGRASSI, Imagines 109; III/II s.; ntt. 60, 107.
(22) 33 cfr. p. 862; DEGRASSI, Imagines 110; III s., 2a m.; ntt. 90, 98, 107.
(23) 607 cfr. p. 918; DEGRASSI, Imagines 59; III s. 2a m., a. 217; ntt. 57, 107.
(24) 608 cfr. p. 918; III s., 2a m., a. 211; nt. 107.
(25) 609 cfr. p. 918; DEGRASSI, Imagines 99; III s., 2a m., a. 211?; ntt. 62, 95, 107, 113.
(26) 615 cfr. pp. 833, 919; DEGRASSI, Imagines 64; II s., 1a m., a. 187?; ntt. 63, 116.
(27) 626 cfr. p. 921; DEGRASSI, Imagines 61; II s., m., a. 145 ca.; ntt. 26, 95, 115.
(28) 656 cfr. p. 927; II s., 2a m.?; nt. 50. <339>
(29) 658 cfr. pp. 725, 927; DEGRASSI, Imagines 114; II s., 2a m., a. 122; ntt. 59, 116.
(30) 695 cfr. p. 936; DEGRASSI, Imagines 150; II s., 2a m.; ntt. 67, 98.
(31) 721 cfr. p. 940; DEGRASSI, Imagines 154; I s., 1a m., aa. 82/79 ca.; ntt. 75, 99.
(32) 727 cfr. p. 942; DEGRASSI, Imagines 86; I s., 1a m.; nt. 118.
(33) 730 cfr. p. 942; DEGRASSI, Imagines 89; I s., 1a m., dopo a. 84; ntt. 64, 76, 118.
(34) 736 cfr. p. 943; DEGRASSI, Imagines 159; I s., 1a m., a. 78; nt. 116.
(35) 751 cfr. p. 945; DEGRASSI, Imagines 167; I s., 1a m., a. 62; nt. 76.
(36) 764 cfr. p. 947, tav. 28, fig. 2; I s., 1a m., a. 57?; nt. 117.
(37) 801 cfr. pp. 727, 839, 953; DEGRASSI, Imagines 117; I s., 1a m.?; nt. 52.
(38) 803 cfr. p. 954; III/II s.; nt. 107.
(39) 804 cfr. pp. 727, 839, 954; DEGRASSI, Imagines 115; II s., 1a m., a. 175 ca.; ntt. 50, 52, 98, 115.
(40) 805 cfr. p. 954; II/I s.; nt. 27.
(41) 806 cfr. p. 954; II/I s.; nt. 50.
(42) 807 cfr. p. 954; foto; II/I s.; ntt. 38, 39, 50, 54.
(43) 809 cfr. pp. 839, 954; DEGRASSI, Imagines 196; I s., 1a m.; nt. 103.
(44) 817 cfr. pp. 954 sg.; foto; I s., m.; nt. 93.
(45) 820 cfr. p. 955; II/I s.; ntt. 36, 107.
(46) 834 cfr. pp. 728, 957; DEGRASSI, Imagines 156; I s., 1a m.; ntt. 66, 76, 86.
(47) 839 cfr. p. 957; DEGRASSI, Imagines 206 a; I s., 1a m.; nt. 119.
(48) 972 cfr. p. 964; I s.?; ntt. 50, 51.
(49) 974 cfr. p. 964, tav. 34, fig. 3; I s., 2a m.; nt. 81.
(50) 976 cfr. p. 964 con foto; III/II s.; nt. 107.
(51) 978 cfr. p. 964; DEGRASSI, Imagines 43; II s., 2a m.; ntt. 27, 59, 97.
(52) 980 cfr. p. 964; DEGRASSI, Imagines 44; II s., 2a m.; nt. 102.
(53) 981 cfr. p. 964; foto; II/I s.; nt. 97.
(54) 983 cfr. p. 964; III/II s.?; nt. 36.
(55) 991 cfr. p. 965; II s.?; nt. 27.
(56) 993 cfr. p. 965; RITSCHL, Monumenta, tab. 1D; II/I s.; nt. 36.
(57) 1000 cfr. p. 965; II s., m.?; nt. 27.
(58) 1002 cfr. p. 965; RITSCHL, Monumenta, tab. 91A. Aa.b; G. LIPPOLD, Die Skulpturen des Vaticanischen
Museums, 3, 2, Berlin 1956, pp. 406 sg., nr. 50, tav. 170; foto; II/I s.; ntt. 50, 53.
(59) 1003 cfr. pp. 965 sg.; DEGRASSI, Imagines 261; I s., m.; nt. 97.
(60) 1203-1205 cfr. p. 970; DEGRASSI, Imagines 305; vd. anche P. CIANCIO ROSSETTO, Il sepolcro del fornaio
M. Virgilio Eurisace a Porta Maggiore, Roma 1973, tavv. XIV-XV, fig. 1-3; I s., 2a m.; nt. 76.
48 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

(61) 1209 cfr. pp. 729, 970; DEGRASSI, Imagines 311; II/I s.; nt. 97.
(62) 1221 cfr. p. 970; DEGRASSI, Imagines 303; I s., 1a m.; nt. 68.
(63) 1222 cfr. p. 970; foto; I s., 2a m.; nt. 87.
(64) 1228 cfr. p. 971; RITSCHL, Monumenta, tab. 92A; H. STUART JONES, The Sculptures of the Museo
Capitolino, Oxford 1912, p. 75, nr. 6, tav. 15; I s., 2a m.?; ntt. 32, 71.
(65) 1249 cfr. p. 972; RITSCHL, Monumenta, tab. 91N, foto; I s., m., nt. 81.
(66) 1252 cfr. p. 972; I s., m.; nt. 120.
(67) 1263 cfr. p. 973; Epigraphica, 38, 1976, pp. 120-125, figg. 1-2; I s., 1a m.; nt. 81.
(68) 1268 cfr. p. 974; DEGRASSI, Imagines 312; I s., 1a m.; nt. 81.
(69) 1275 cfr. p. 974; foto; I s., m.; ntt. 81, 105.
(70) 1277 cfr. p. 974; foto; I s., 2a m.; nt. 81.
(71) 1286 cfr. p. 974; RITSCHL, Monumenta, tab. 89J, foto; I s., 2a m.; ntt. 81, 99.
(72) 1289 cfr. p. 974; DEGRASSI, Imagines 304; I s., m.; nt. 119.
(73) 1292 cfr. p. 975; I s., m.?; nt. 120.
<340> (74) 1299 cfr. p. 975; DEGRASSI, Imagines 308; I s., 2a m.?; ntt. 81, 85.
(75) 1319 cfr. p. 976; foto; I s., m.; nt. 81.
(76) 1329 cfr. p. 976; RITSCHL, Monumenta, 93A, foto; I s., m.; nt. 81.
(77) 1338 cfr. p. 977; foto; I s., 2a m.; nt. 99.
(78) 1343 cfr. p. 977; I s., m.?; nt. 120.
(79) 1344 cfr. p. 977; I s., 2a m.; nt. 74.
(80) 1354 cfr. p. 977; I s., 2a m.; nt. 73.
(81) 1357 cfr. p. 978; I s., 2a. m.; nt. 74.
(82) 1362 cfr. p. 978; foto; I s., m.; nt. 81.
(83) 1365 cfr. p. 978; foto; I s., 2a m.; nt. 92.
(84) 1370 cfr. p. 978; foto; I s., m.; nt. 81.
(85) 1371 cfr. p. 978; foto; I s., 2a m.; nt. 81.
(86) 1373 cfr. p. 979; foto; I s., 1a m.?, nt. 93.
(87) 1375 cfr. p. 979; RITSCHL, Monumenta, 92c, foto; I s., 2a m.; nt. 93.
(88) 1381 cfr. p. 979; NASH, Bildlex., 1134; I s., m.; nt. 79.
(89) 1388 cfr. p. 980; foto; I s., 1a m.?, nt. 81.
(90) 1393 cfr. p. 980; foto; I s., 2a m.; nt. 99.
(91) 1398 cfr. p. 980; RITSCHL, Monumenta, tab. 93C; I s., m.?; nt. 120.
(92) 1403 cfr. p. 980; I s., m.?; nt. 120.
(93) 1406 cfr. p. 980; I s., 2a m.; nt. 73.
(94) 1407 cfr. p. 980; foto; I s., 1a m.; nt. 72.
(95) 1410 cfr. p. 980; foto; I s., m.?; nt. 105.
(96) 1413 cfr. pp. 730, 840, 980; I s., m.; nt. 120.
(97) 1418 cfr. p. 981; RITSCHL, Monumenta, tab. 92J; I sec., m.; ntt. 81, 85.
(98) 2519 cfr. pp. 737, 844, 966; DEGRASSI, Imagines 298; I s., m.; nt. 119.
(99) 2527 a cfr. p. 979; Capitolium, 18, 1943, p. 272, fig. 4; I s., 1a m.; nt. 66.
(100) 2527 b cfr. p. 979; Capitolium 18, 1943, p. 272, fig. 4; I s., m.?; nt. 66.
(101) 2675 fr. a cfr. p. 861; DEGRASSI, Imagines 62; III s.; ntt. 50, 52.
(102) 2675 fr. b cfr. p. 861; Bull. Comm. Arch. Roma, 71, 1943/5, p. 60 fig. 3; L’area, cit. (nt. 50), tav. 30,
fig. 4; III s.; nt. 50.
(103) 2710 cfr. p. 948; DEGRASSI, Imagines 163; I s., 1a m.; ntt. 75, 99.
(104) 2711 cfr. p. 954; DEGRASSI, Imagines 60; L’area, cit. (nt. 50), tavv. 15, 3 e 31; II s., 1a m., a. 175
ca.; ntt. 50, 55, 98.
(105) 2834 tav. 2, figg. 2-3; vd. anche G. PISANI SARTORIO − ST. QUILICI GIGLI, in Bull. Comm. Arch. Roma,
92, 1987-88 [1990], pp. 247-264, in part. pp. 252 sg. e 256; IV s., m.; ntt. 18, 65, 109.
2 - LA PRODUZIONE EPIGRAFICA DI ROMA IN ETÀ REPUBBLICANA 49

(106) 2835 tav. 3, fig. 6; vd. anche G. PISANI SARTORIO − ST. QUILICI GIGLI, in Bull. Comm. Arch. Roma, 92,
1987-88 [1990], pp. 247-264, in part. pp. 253 sgg.; IV-III s.; ntt. 19, 65, 96, 109.
(107) 2836 tav. 4, figg. 1-4; III s., 1a m., a. 264; nt. 62.
(108) 2838 tav. 3, fig. 3; III s., m.; nt. 50.
(109) 2839; DEGRASSI, Imagines 125; III s., 1a m.; nt. 20.
(110) 2961 tav. 26, fig. 2; I s., 2a m.; ntt. 81, 99.
(111) 2965; DEGRASSI, Imagines 400; I s., m., a. 52; ntt. 33, 81, 99.
(112) 2976; DEGRASSI, Imagines 124; II/I s.; ntt. 50, 52, 98.
(113) 2993; DEGRASSI, Imagines 209; I s., m.; nt. 99.
(114) 2998 tav. 34, fig. 5; I s., 1a m.; nt. 68.
(115) 2999 tav. 34, fig. 4; I s., 1a m.; nt. 73.
(116) 3005 tav. 35, fig. 2; I s., 2a m.; ntt. 81, 85.
(117) 3010 tav. 36, fig. 2; I s., m.; nt. 68.
(118) 3011 tav. 137, fig. 3; I s., 1a m.; nt. 70.
(119) 3011 a tav. 137, figg. 4-5; I sec., 1a m.; nt. 30.
(120) 3016 a tav. 134, fig. 2; I s., m.; nt. 105.
(121) 3023 tav. 39, figg. 1-2; I s., m.; nt. 72.

Arch. Laz. <341>


(122) 11, 2, 1993, p. 37 con fig. 18 a p. 36; III s., 2a m.; ntt. 5, 56, 96, 107, 108.

Bull. Comm. Arch. Roma


(123) 1982-83, p. 155 nr. 103 con foto; I s., 2a m.; nt. 81.

Epigrafia. Actes du Colloque en mémoire de Attilio Degrassi (CEFR, 143), Rome 1991.
(124) p. 251 nr. 3, tav. 1, fig. 3; I s., m.; nt. 93.
(125) pp. 251 sg. nr. 4, tav. 1, fig. 4; I s., 1a m.; nt. 69.
(126) pp. 252 sg. nr. 6, tav. 2, fig. 2; II/I s.; nt. 70.
(127) p. 263 nr. 25, tav. 7, fig. 3; I s., 1a m.; nt. 105.
(128) pp. 264 sg. nr. 26, tav. 8, fig. 1; I s., 1a m.; nt. 40.
(129) pp. 265 nr. 27, tav. 8, fig. 2; I s., 2a m.; nt. 81.
(130) pp. 273-278 nr. 37, tav. 11, fig. 1; I s., 2a m.; nt. 67, 80.
(131) pp. 280-282 nr. 40, tav. 11, fig. 4; I s., m.; nt. 81.
(132) pp. 283 sg. nr. 42, tav. 12, fig. 2; I s., m.; nt. 81.
(133) pp. 284-286 nr. 44, tav. 13, 1; I s., m.; nt. 76.
(134) pp. 288-299 nr. 45, tav. 14, fig. 1-3; I s., 2a m.?; ntt. 81, 84.
(135) pp. 313 sg. nr. 55, tav. 17, fig. 4; I s., m.?; nt. 72.
(136) pp. 314 sg. nr. 56, tav. 18, fig. 1; I s., 2a m.; nt. 81.
(137) pp. 320 sg. nr. 63, tav. 20, fig. 1; I s., 2a m.?; ntt. 81, 83, 85.
(138) pp. 329 sg. nr. 70, tav. 22, fig. 2; I s., 2a m.; ntt. 81, 82.
(139) pp. 347-349 nr. 87, tav. 26, fig. 2; I s., 2a m.?; ntt. 81, 82.
(140) pp. 355 sg. nr. 97, tav. 28, fig. 2; I s., 1a m.; nt. 81.

ILLRP
(141) 419; DEGRASSI, Imagines 175; I s., m., a. 43; nt. 5.
(142) 421; DEGRASSI, Imagines 176; I s., m., a. 43; ntt. 5, 81.
50 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

Il Lapidario Zeri di Mentana, I, Roma 1982


(143) pp. 7 sg. nr. 6, tav. 5, 1; I s., m.; nt. 81.

Museo Nazionale Romano, Le Sculture


(144) I, 3, Roma 1982, pp. 37 sg. con foto; I s., 1a m.; nt. 73.

Rend. Pont. Ac. Arch.


(145) 53-54, 1980-81-1981-82, pp. 283-295; II s., 1a m.?; ntt. 37, 60.

Tituli
(146) 6, Roma 1987, p. 92 nr. 32, tav. 36, fig. 1; I s., 2a m.?; nt. 81.

In ordine cronologico
VI s., 2a m.: 1. - IV s., m.: 105. - IV/III s.: 106. - III s.: 12, 101, 102. - III s., 1a m.: 2, 3, 14, 107, 109. III
s., m.: 13, 19, 20, 108. - III s., 2a m.: 4, 5, 22, 23, 24, 25, 122. - III/II s.: 15, 16, 17, 18, 21, 38, 50, 54? - II
s.: 55? - II s., 1a m.: 6, 7, 8, 26, 39, 145? - II s., m.: 9, 11, 27, 57? - II s., 2a m.: 10, 28?, 29, 30, 51, 52. - II/I
s.: 40, 41, 42, 45, 53, 56, 58, 61, 112, 126. - I s.: 36, 48? - I s., 1a m.: 31, 32, 33, 34, 35, 37, 43, 46, 47, 62,
67, 68, 86?, 89?, 94, 99, 103, 104, 114, 115, 118, 119, 125, 127, 128, 140, 144. - I s., m.: 44, 59, 66, 69, 72,
73?, 75, 78, 82, 84, 88, 91?, 92, 95?, 96, 97, 98, 100, 111, 113, 117, 120, 121, 124, 131, 132, 133,135, 141,
142, 143. - I s., 2a m.: 49, 60, 63, 64?, 65, 70, 71, 74?, 77, 79, 80, 81, 83, 85, 87, 90, 93?, 110, 116, 123, 129,
130, 134, 136, 137, 138, 139, 146.

<342> Sezione II

CIL, I2
(147) 39, cfr. pp. 718, 866; DEGRASSI, Imagines 91 a, b (Mons Albanus); IV/III s.; nt. 43.
(148) 50-58 cfr. pp. 718, 831, 867; 2850-2854 vd. anche 2848, 2848 a, 2848 b, 2849 (Tusculum, sepolcri
dei Furii e dei Rabirii); IV-III s.; nt. 44.
(149) 64-357; 1476; 2445=2483 cfr. pp. 718, 831, 868-875; vd. anche 2855-2863; Epigrafia, p. 364, nt.
104 (Praeneste, necropoli); inizio nel IV/III s.; nt. 44.
(150) 401 cfr. pp. 720, 832, 833 (Luceria); IV s., 2a m.; nt. 43.
(151) 404 con foto cfr. p. 884; DEGRASSI, Imagines 107 (Lindos); III s.; nt. 91.
(152) 613 con foto cfr. p. 918; DEGRASSI, Imagines 139 (Praeneste); II s., 1a m.; nt. 25.
(153) 2658 con foto cfr. pp. 831, 844, 858 (Tibur); VI s., 2a m.; ntt. 11, 43.
(154) 2832a con facsimile (Satricum); VI s., 2a m.; ntt. 11, 43.
(155) 2833 con facsimile (Lavinium); VI/V s.; nt. 49.
(156) 2833a con facsimile (Corcolle); V s., 1a m.; ntt. 11, 43.
(157) 2843; DEGRASSI, Imagines 3 (Lavinium); IV/III s.; ntt. 43, 91.
(158) 2844; DEGRASSI, Imagines 6 (Lavinium); IV/III s.; nt. 43.
(159) 2845; DEGRASSI, Imagines 4 (Lavinium); IV/III s.; nt. 43.
(160) 2846; DEGRASSI, Imagines 5 (Lavinium); IV/III s.; nt. 43.
(161) 2847; DEGRASSI, Imagines 379 a, b (Lavinium); IV/III s.; nt. 49.
(162) 3026 tav. 39, fig. 5 (Ostia); I s., 1a m.; nt. 35.
(163) 3047 tav. 44, fig. 3 (Praeneste); III s., 2a m.?; nt. 25.
(164) 3048 tav. 45, fig. 1 (Praeneste); III s., 2a m.?; nt. 25.
2 - LA PRODUZIONE EPIGRAFICA DI ROMA IN ETÀ REPUBBLICANA 51

In ordine cronologico
VI s., 2a m.: 153, 154. - VI/V s.: 155. - V s., 1a m.: 156. - IV s., 2a m.: 150. - IV/III s.: 147, 148, 149, 157,
158, 159, 160, 161. - III s.: 151. - III s., 2a m.: 163?, 164? - II s., 1a m.: 152. - I s., 1a m.: 162.

Sezione III

CIL, I2
(165) 2 cfr. pp. 717, 739, 831, 855; nt. 6.
(166) 25 cfr. pp. 718, 739, 831, 861 sg.; I. CALABI LIMENTANI, Epigrafia latina4, Milano 1991, p. 238, nt.
51 con foto; nt. 66.
(167) 745 cfr. p. 944; CALABI LIMENTANI, op. cit., p. 259, nr. 59 con foto; nt. 6.
(168) 1229 cfr. p. 971; foto; nt. 6.
(169) 1254 cfr. p. 972; foto; nt. 6.
(170) 1267 cfr. p. 974; foto; nt. 6.
(171) 1270 cfr. p. 974; foto; nt. 6.
(172) 1279 in nt.; foto; nt. 6.
(173) 1302 cfr. p. 975; foto; nt. 6.
(174) 1304 cfr. p. 975; foto; nt. 6.
(175) 1337 cfr. p. 977; foto; nt. 6.
(176) 1400 cfr. p. 980; foto; nt. 6.
(177) 1417 cfr. p. 981; foto; nt. 6.

Sezione IV

CIL, I2
(178) 797 cfr. p. 953; DEGRASSI, Imagines 173 (Ocriculum); nt. 6.
(179) 837 cfr. p. 957; DEGRASSI, Imagines 185 (Lorium); nt. 6.
(180) 992 cfr. p. 965; DEGRASSI, Imagines 103 (Antium?); nt. 6.
(181) 1004 cfr. p. 966; DEGRASSI, Imagines 259 (Posta di Mesa); nt. 6.
(182) 1412 cfr. p. 980 (Ateste); nt. 6.

NOTA COMPLEMENTARE – Una settantina di fotografie di iscrizioni urbane databili fra il III e la metà del I sec. a.C. è ora disponi-
bile in Suppl. It. - Imagines, Roma (CIL, VI), 1, Roma 1999 e 2, Roma 2003, vd. p. 641 (indice delle datazioni); circa 250 foto
di iscrizioni del Lazio databili tra il VII e la metà del I a.C. si trovano invece in Suppl. It. - Imagines, Latium Vetus 1, Roma
2005 (indice delle datazioni a pp. 850 sg.). – Sul lapis Gabinus: S. MUSCO - A. SALVATORI, in Indagini e rilievi nell’ottica della
conservazione, Firenze 1991, pp. 31-34. – Qualche esempio di uso precoce del marmo fuori di Roma: architrave a fregio dorico
da Lanuvio con dedica a Iuno Sispes (CIL, I2 1430): il pezzo è stato riesaminato da D. NONNIS che lo sta ripubblicando negli
Atti della XIIIe Rencontre sur l’épigraphie du monde romain, Macerata 9-11 sett. 2005 (fine II a.C.). Base con dedica a Venere
da Minturnae AE 1999, 420 (III-II sec. a.C.). – Sulla problematica riguardante i singoli monumenti considerati vd. Lex. Top.
Urb. Rom., I-VI, Roma 1993-2000 e Lex. Top. Urb. Rom., Suburbium, di cui sono usciti tre (Roma 2001-2006) dei sei volumi
previsti. – Le iscrizioni della tomba dei Corneli (CIL, I2 2834-2835) sono ora anche in CIL, VI 40892-40893. – Importante il
restauro e la ricomposizione del monumento sepolcrale di Sulpicius Galba (CIL, I2 695), che ha portato, non solo ad appurare
in via definitiva che era in tufo di Monteverde con iscrizione in travertino, ma anche a riconoscere una sua stretta analogia
(struttura in tufo, iscrizione in travertino) con la distrutta tomba dei Rusticelii, anche le cui epigrafi (CIL, VI 11534-11535)
andranno dunque inserite in CIL, I2: L. FERREA, in Bull. Comm. Arch. Roma, 99, 1998, pp. 51-72; meno persuasiva mi pare
l’attribuzione del sepolcro al console del 144 invece che del 108 (vd. anche Journ. Rom. Stud., 93, 2003, p. 222 nt. 52). – Altri
52 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

esempi di deliberata continuazione sul fianco del supporto per evitare l’a capo sono offerti da una nuova basetta aquileiese con
dediche Apollini e Herculi, edita in Aq. N., 67, 1996, coll. 198-201, con foto (AE 1996, 698). – Completamento di parola, con
scrittura sopra o sotto il rigo e segno di richiamo, anche nella defixio AE 1988, 1146 che potrebbe essere di origine urbana ed è
certamente di età tardo-repubblicana: p¢lÜa/ceat e nella sepolcrale AE 1988, 33: consti/tuit. – Per l’uso di lasciare uno spazio
bianco nel caso di gentilizio ripetuto, alla lista di esempi data sopra in nt. 120 aggiungere, per Roma: CIL, VI 22540 cfr. Tituli,
8, 2001, p. 344 nr. 348 e Suppl. It. - Imagines, Roma (CIL, VI), 2, nr. 3273; 33154 cfr. Tituli, 8, 2001, p. 360 nr. 386; 37555;
Tituli, 8, 2001, p. 181 nr. 91, tav. XX, fig. 4 (AE 2001, 307); p. 377 nr. 430, tav. LX, fig. 2; vd. anche, quantunque un po’ diverso,
il caso segnalato da G.L. GREGORI, in Teminavit sepulcrum (Atti del IV Convegno di Studi Altinati, Venezia 2003), Roma 2005,
p. 113 nr. 8; da altri luoghi: CIL, X 6163 (Formiae); AE 1996, 433 (Teanum Sidicinum). – Offre l’opportunità di confrontare
il quadro romano con un orizzonte epigrafico diverso (Aquileia e la sua area d’influenza in età repubblicana): C. ZACCARIA, in
Vigilia di romanizzazione, Roma 1999, pp. 193-210. – Sul problema di una scansione interna dell’epigrafia repubblicana vd.
anche gli altri contributi di questa prima sezione.
I,3 - L’EVERGETISMO CIVICO NELLE ISCRIZIONI LATINE
D’ETÀ REPUBBLICANA*

Un’analisi dell’evergetismo civico nel mondo romano d’età repubblicana è già stata introdotta dalle <249>
relazioni di J.-L. FERRARY [De l’évergétisme hellénistique à l’évergétisme romain], pp. 199-225 e di C.
VIRLOUVET, [L’apport des sources littéraires à l’étude de l’évergétisme à Rome et dans les cités d’Italie
à la fin de la République], pp. 227-248. Venendo ora a trattare dei dati ricavabili dalla documentazione
epigrafica latina di quest’epoca, sia consentita anche a me qualche premessa.
In modo speciale proprio nell’ambito degli studi sul mondo romano, la nozione di evergetismo
civico, già di per sé dai contorni piuttosto vaghi, è stata di recente sottoposta ad un tale processo di allar-
gamento da assumere un valore onnicomprensivo. Di fatto nella letteratura scientifica recente1, troviamo
la qualifica di evergete attribuita, tanto al magistrato ed al privato cittadino che, senza averne l’obbligo,
soccorre con le proprie sostanze una città, ovvero la sua cittadinanza, provvedendola del necessario
o del superfluo, quanto a chi, senza far nulla di più, si fa carico di funzioni pubbliche poiché queste
comportano quanto meno un dispiego di tempo, energie e prestigio. Evergete è detto sia il magistrato,
romano o locale, che esegue lavori di pubblica utilità servendosi di denaro pubblico, o comunque non
suo (ad esempio delle multe), sia il trionfatore che utilizza le manubiae per donativi | o per costruire <250>
edifici. Evergete è chi fa un dono qualsivoglia in un tempio o l’imperatore, non solo quando utilizza il
patrimonio suo, o pubblico, a vantaggio di una comunità, ma anche quando semplicemente si degna di
autorizzare la comunità stessa ad eseguire spese con propri fondi. E ancora tra gli evergeti è classificato
tanto chi sia onorato in qualche modo da una comunità, nella presunzione che non vi possa essere onore
senza evergesia passata o futura, quanto chi, trovandosi in posizione di governo o di responsabilità am-
ministrativa, non maltratti eccessivamente i suoi soggetti o non li derubi troppo.
Può darsi che, in effetti, nel mondo romano, ognuna di queste figure e ciascuna delle azioni suindi-
cate abbia potuto, almeno in determinati momenti, luoghi e circostanze, essere ritenuta e qualificata come
evergetica. C’è da chiedersi tuttavia di quale utilità storica possa essere per noi una categoria così inde-

* Actes du Xe Congrès International d’Épigraphie Grecque Aspects, Oxford 1984, pp. 129-167; P. LEVEAU, Richesses,
et Latine (Nimes, 4-9 octobre 1992), édités par M. Christol investissements, dépenses. A la recherche des revenus des
et O. Masson, Paris 1997, pp. 249-290. aristocraties municipales de l’antiquité, in L’origine des
1 In generale sull’evergetismo nel mondo romano si ve- richesse dépensée dans la ville antique, Aix-en-Provence
dano, oltre a tutte le altre relazioni sul tema pubblicate in 1985, pp. 19-37; A. GIARDINA, Amor civicus. Formule ed im-
questi stessi atti: G. BODEI GIGLIONI, Lavori pubblici e occu- magini dell’evergetismo romano nella tradizione epigrafica,
pazione nell’antichità classica, Bologna 1974; EAD., Lavori in La terza età dell’epigrafia, Faenza 1988, pp. 67-85; R.
pubblici ed evergetismo privato, in Civiltà dei Romani. La DUNCAN JONES, Structure and Scale in the Roman Economy,
città, il territorio, l’impero, Milano 1990; P. VEYNE, Le pain Cambridge 1990, pp. 159-173; P. GARNSEY, The Generosity
et le cirque. Sociologie historique d’un pluralisme politique, of Veyne, in Journ. Rom. Stud., 81, 1991, pp. 164-168. Per
Paris 1976 e ID., in PH. ARIÈS – G. DUBY, La vita privata l’aiuto prestatomi nella raccolta del materiale bibliografico,
dall’Impero Romano all’anno Mille, Roma-Bari 1988, pp. nonché nella schedatura e nel trattamento mediante compu-
72-82; W. ECK, Senatorial Self Representation. Develop- ter delle fonti, ringrazio i Dott. David Nonnis, Silvia Orlandi
ments in the Augustan Period, in Caesar Augustus. Seven ed Emanuela Zappata.
54 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

terminata. Analoghe perplessità si colgono anche in altre relazioni, come quelle di C. VIRLOUVET, cit., e di
W. ECK [Der Euergetismus im Funktionszusammenhang der Kaiserzeitlichen Städte, pp. 305-331].
Del resto, la stessa suddivisione del tema per aree e periodi, elaborata dagli organizzatori del Con-
gresso, costituisce un invito ad uscire dal generico ed a puntare, se non (operazione disperata) ad una
riduzione del concetto in termini chiari ed univoci, per lo meno verso una sua articolazione e, quindi,
verso un’analisi che non sia condotta su un miscuglio di situazioni del tutto eterogenee, bensì su insiemi
chiaramente individuati, distinti e separatamente valutabili. Obiettivo di questa relazione è per l’appunto
un’articolazione, almeno parziale, dei dati ricavabili dal complesso (e non da una parte soltanto, come in
altri studi) della documentazione epigrafica latina disponibile per l’epoca considerata.
Sarebbe tuttavia ingenuo pensare che, per quanto attuata su una base più larga, questa articolazione
e la conseguente analisi possa, da sola, restituire un’immagine fedele dell’evergetismo civico romano in
età repubblicana. Vi sono, in un’indagine del genere, limitazioni e debolezze che, anche se a tutti note,
appare opportuno ricordare per dimensionare realisticamente le nostre attese sin dall’inizio.
V’è, in primo luogo, il limite derivante dalla settorializzazione dell’indagine, la quale, ovviamente,
non può servirsi delle sole fonti epigrafiche. I dati emergenti dalla loro analisi andranno dunque posti a
confronto, da un lato con quelli offerti dalle fonti letterarie, preziose anche sul piano interpretativo (ad
esse è stata deliberatamente dedicata una relazione a parte), dall’altro con i risultati della più recente
ricerca archeologica.
In secondo luogo, vi è il limite, sempre particolarmente sentito quando si ha a che fare con le iscri-
zioni, della casualità ed incompletezza del loro ritrovamento. Un esempio per tutti: sappiamo che Labie-
no constituerat | suaque pecunia exaedificaverat l’oppidum piceno di Cingulum. Ma neppure le recenti,
<251> accurate ricerche di G. Paci per i Supplementa Italica hanno potuto farci conoscere un solo frammento
d’iscrizione relativo a questa estesa attività evergetica del legato di Cesare2.
Infine, un altro limite da ricordare è quello delle eventuali falsature introdotte nei dati da fatti di
sovrarappresentazione o sottorappresentazione (si vedano qui anche le relazioni di L. MIGEOTTE [L’éver-
gétisme des citoyens aux périodes classique et hellénistique, pp. 183-196] e W. ECK, cit.), come, ad
esempio, dalla tendenza a dare maggior enfasi epigrafica al finanziamento privato, relativamente ecce-
zionale, rispetto a quello pubblico, considerato normale.
Di conseguenza, quel che possiamo aspettarci di ricavare da un’analisi della documentazione epi-
grafica non è tanto un’immagine fedele di quel che l’evergetismo realmente fu in età repubblicana, quan-
to, piuttosto, di come esso appaia nello specchio, più o meno deformante, costituito da questo tipo di
fonti. Ne otterremo, insomma, una serie di indicatori, non assoluti, ma relativi, da valutare caso per caso
mettendoli a confronto con tutti gli altri dati in nostro possesso. Le tabelle che presenterò, ed il relativo
commento, mireranno per l’appunto a far emergere almeno qualcuno di questi indicatori.
Ma va chiarito, anzitutto, come sia stato costituito il gruppo di documenti sul quale l’indagine è
stata condotta. Dal corpus delle iscrizioni latine d’età repubblicana sin qui disponibili (costituito da CIL,
I2 sino all’ultimo supplemento di Degrassi e Krummrey, con le sottrazioni ed aggiunte indicate in Epi-
grafia. Actes du Colloque en mémoire de Attilio Degrassi, Roma 1991, e con alcune altre sottrazioni ed
aggiunte suggerite da pubblicazioni successive) con riferimento all’evergetismo, inteso in un’accezione
larga, ma non proprio onnicomprensiva, sono stati esercitati i seguenti prelievi:
1) tutte le iscrizioni relative ad opere pubbliche;

2 CAES. B. Civ., 1, 15, 2. Sul materiale epigrafico di Cingulum vd. ora G. PACI, in Suppl. It., 6, 1990, pp. 37-53.
3 - L’EVERGETISMO CIVICO NELLE ISCRIZIONI LATINE D’ETÀ REPUBBLICANA 55

2) tutte le iscrizioni in onore di personaggi o collettività con benemerenze pubbliche in qualche


modo valutabili;
3) tutte le iscrizioni di ogni altro tipo (sepolcrali e decreti in primis) nelle quali sia menzione di
qualche benemerenza a carattere pubblico.
4) un’ampia scelta di iscrizioni relative ad offerte sacre con particolare riguardo a quelle poste da
personaggi di rilievo e/o di entità apprezzabile, da qualsiasi parte provenienti.
Sono state escluse, invece: tutte le testimonianze concernenti onori tributati a personaggi di cui non
si conoscano, direttamente o indirettamente, le benemerenze; tutti i documenti relativi ad atti di ever-
getismo nei confronti di individui rientranti nelle cerchie ristrette delle parentele, dell’amicizia o | della <252>
clientela privata; tutte le dediche sacre, per lo più su basette di donario, dalle quali non traspaia più di un
atto di pietà individuale o collettiva.
Per ragioni ormai largamente condivise, che è inutile ripetere (si vedano le relazioni di C. VIRLOU-
VET, cit., e di G. ALFÖLDY [Euergetismus und Epigraphik in der Augusteischen Zeit, pp. 293-304]), si
è inoltre ritenuto conveniente spostare il termine basso della raccolta dalla morte di Cesare all’inizio
dell’età augustea.
I documenti così selezionati ammontano a 532. Di essi si fornisce in Appendice un elenco numerato
progressivamente e ordinato per luogo e cronologia. Ogni riferimento alle fonti epigrafiche considerate
sarà fatto d’ora in avanti mediante i soli numeri d’ordine di questo elenco.
Nella loro ripartizione cronologica, non sempre agevole, e nella stessa classificazione dei dati che
essi offrono, si sono naturalmente corsi dei rischi. Confido tuttavia che gli eventuali errori compresi
nelle tabelle di sintesi che qui di seguito si presentano (I-X) non siano tali da alterarne le indicazioni in
maniera determinante.

Procediamo comunque ad un primo rapido esame di una parte di questi prospetti.


La Tabella I si propone di consentire una prima valutazione del complesso della documentazione
raccolta, mostrandone la distribuzione areale e cronologica. In primo luogo non risultano documenti
databili prima del III o, al massimo, prima della fine del IV sec. Il più antico sarebbe costituito dal-
l’iscrizione delle mura della colonia latina di Luceria, dedotta nel 315/314, se questa (perduta) si ri-
ferisse effettivamente a lavori eseguiti subito dopo la fondazione della città3. Alla prima metà del III
sec. appartengono invece le due iscrizioni urbane, rispettivamente di un edile che provvede a locatio e
probatio di un edificio a vantaggio dei Veliterni4 e del console M. Fulvius che, in occasione del trionfo
de Volsiniensibus del 264, consacra parte della sua preda bellica nell’area sacra di S. Omobono5. Altre
23 epigrafi si collocano tra la metà circa e la fine del secolo6. Resta confermata | dunque anche per via <253>
epigrafica l’osservazione che, se anche non mancano nelle fonti allusioni a più antichi atti di everge-
tismo in ambito latino, è soltanto nella prima metà o alla metà del III sec. che si verifica nei patrimoni
delle élites quel cambiamento quantitativo e qualitativo che dell’evergetismo romano costituisce una
delle precondizioni7.

3 249. Firmum Picenum (374), Fulginiae (397), Falerii Novi (423).


4 1. Le testimonianze diventano 32 se si aggiungono anche quel-
5 2. le di datazione incerta fra III e II sec.
6 Sono 9 di Roma (3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 55, 56), 3 di Lanuvium 7 Si veda a questo proposito la relazione di C. VIRLOUVET,
(103, 104, 105), 3 di Paestum (275, 276, 277) ed una cia- cit., che si rifà a sua volta ad una serie di studi di E. Gabba,
scuna di Setia (152), loc. inc. della Campania (236), Bene- raccolti in E. GABBA, Del buon uso della ricchezza, Milano
ventum (323), Vicus Supinas (366), Cupra Montana (373), 1988.
56 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

Nei due secoli successivi la documentazione aumenta progressivamente. Alle 26/35 testimonianze
del III sec., si oppongono infatti le 124/200 del II e le 297 e più del I. Sviluppo normale, si dirà, e facil-
mente attendibile, una volta che la diffusione della pratica dell’evergetismo in Italia e nelle province sia
considerata un naturale portato dell’ampliamento della dominazione e della cultura romana. In effetti
l’aumento delle testimonianze va in parallelo con l’allargamento del quadro geografico8 che, ancora
limitato ad una piccola parte dell’Italia nel III sec., risulta notevolmente ampliato nel II, sia in Italia sia
fuori di essa (Sicilia, Sardinia, Graecia - Insulae, Asia), ed ancor più nel I quando, oltre ad un infittirsi
delle testimonianze in Italia, si registra un ulteriore ampliamento del quadro provinciale nel quale entra-
no a far parte anche Hispania, Lusitania, Gallia Narbonensis, Noricum, Dalmatia ed Africa. Ma sarebbe
un errore credere che il rapporto tra romanizzazione ed evergetismo, o almeno tra questa e le iscrizioni
evergetiche, sia stato sempre di tipo per così dire immediato e quasi automatico. Anche nell’Italia or-
mai unificata ed ampiamente romanizzata della fine della Repubblica vi sono aree in cui le iscrizioni di
questo tipo risultano del tutto mancanti o sono presenti in numero ridottissimo. Si consideri la posizione
di retroguardia, non solo di aree territorialmente e culturalmente eccentriche come i Bruttii (8 test.), o
la Transpadana (1 test.), ma anche di regioni come l’Etruria e l’Aemilia, rispettivamente con sole 16 e
4 testimonianze. Per tutto il periodo considerato, l’epicentro del fenomeno è chiaramente localizzabile
a Roma (59) e nel Latium (125). Con qualche ritardo e con notevole distacco seguono il Samnium (58)
e la Campania (52). In una posizione mediocre si collocano tutte le altre aree che non siano già state
<254> ricordate9. Senza voler negare | un rapporto tra evergetismo e romanizzazione, si può dunque sospettare
che quest’ultima (e l’eventuale correlata urbanizzazione) non sia di per sé sufficiente perché la pratica
dell’evergetismo civico si affermi, ed occorra, invece, la concorrenza di altri fattori, economici e cul-
turali, prima ancora che politici. Non è certamente un caso se la maggior concentrazione del fenomeno
si ha nelle aree più produttrici ed aperte, direttamente od indirettamente, al commercio ed ai contatti con
l’Oriente, la minore nelle aree, economicamente e culturalmente, più chiuse e conservative. Si osservi
inoltre che l’enorme impennata che si registra nella documentazione passando dal II al I sec. dovuta cer-
tamente, almeno in parte, da un lato all’intensa urbanizzazione dell’Italia in quest’epoca, dall’altro ad un
maggior impiego della comunicazione epigrafica10, è anche chiaramente la conseguenza di un diverso
modo di concepire l’uso delle ricchezze e di fare politica non solo a Roma, ma anche in ambito locale.
Con la Tabella II s’intende cominciar a trasporre l’analisi dal piano delle iscrizioni evergetiche nel loro
complesso a quello dei vari fenomeni ch’esse documentano ed a quello di una loro prima articolazione.

8 Nella Tabella l’accorpamento delle testimonianze, sia in 169-226; M. VERZÁR BASS, Contributo alla storia sociale di
Italia, sia fuori, è stato fatto per aree sufficientemente omoge- Aquileia repubblicana. La documentazione archeologica,
nee. Un’immagine di dettaglio è facilmente ricavabile dal- in Les “bourgeoisies”, cit., pp. 205-215; EAD., Iscrizioni
l’Appendice ove, entro le aree prescelte, sono indicate anche repubblicane. Considerazioni archeologiche e architettoni-
le singole località interessate ed i relativi documenti. che, in I Musei di Aquileia, cit., pp. 227-239.
9 Importante considerare però anche la distribuzione del- 10 Fenomeno che, peraltro, poté avere anch’esso sviluppi di-
le testimonianze al loro interno: ben 25 delle 30 iscrizio- versi. Sul rapporto tra usi epigrafici e documentazione epigra-
ni restituite da Venetia - Histria provengono, ad esempio, fica dell’evergetismo si vedano qui stesso le relazioni di CL.
da Aquileia e dal suo territorio. Sul materiale epigrafico LEPELLEY [Évergétisme et épigraphie dans l’antiquité tardive:
di quest’area vd. G. BANDELLI, Per una storia della classe les provinces de langue latine, pp. 335-352]: e CH. ROUECHÉ
dirigente di Aquileia repubblicana, in Les “bourgeoisies” [Benefactors in the Later Roman Period: the Eastern Empire,
municipales italiennes aux IIe et Ier siècles av. J.-C., Paris- pp. 353-368] ed inoltre N. MACKIE, Urban Munificence and
Naples 1983, pp. 175-203; ID., Le iscrizioni repubblicane, Growth of Urban Consciousness in Roman Spain, in The Ear-
in I Musei di Aquileia (Ant. A. Adr., 24), Udine 1984, pp. ly Roman Empire in the West, Oxford 1990, p. 182.
3 - L’EVERGETISMO CIVICO NELLE ISCRIZIONI LATINE D’ETÀ REPUBBLICANA 57

L’attenzione è rivolta anzitutto alla tipologia degli interventi, entro i quali si distinguono in primo
luogo, dagli altri, quelli finalizzati all’esecuzione di lavori pubblici [A]. Questi, a loro volta, sono suddi-
visi in lavori per infrastrutture urbane e territoriali [A1]11, per edifici civili ed arredo urbano [A2]12, per
edifici, doni o arredi sacri [A3]13.
Gli altri interventi [B] sono invece ripartiti nei cinque gruppi di sovvenzioni e doni [B1]14, distribu- <255>
zioni di denaro o esenzioni [B2]15, distribuzioni alimentarie [B3]16, spettacoli [B4]17, altro [B5]18.
È subito evidente il forte dislivello nella documentazione delle due forme di evergetismo: 516 atte-
stazioni per A, 59 per B. Si cercherà d’interpretare questo dato più avanti, dopo aver passato rapidamen-
te in rassegna le successive quattro tabelle che si sono approntate, pure sulle quali s’intende ritornare.
Nella Tabella III, il proposito è di evidenziare e suddividere in categorie quelli che sono gli autori
degli atti evergetici.
Essi sono ripartiti anzitutto in tre gruppi, secondo che agiscano in veste pubblica [A], in veste
privata [B], o appartengano a settori speciali della popolazione [C]. Quindi, come anche nella prece-
dente tabella, ogni gruppo è eventualmente diviso in sottoripartizioni di primo livello che, in questo
caso, sono le seguenti. Per quanto riguarda A: titolari di funzioni pubbliche dello Stato [A1]19, titolari
di funzioni pubbliche cittadine, paganiche o vicane [A2]20, titolari di funzioni religiose o collegiali

11 a) 60, 74, 80, 90, 113, 122, 172, 202, 211, 217, 231, 234, 507, 508, 518, 520, 525; b) 7, 9, 11, 13, 15, 16, 19, 23, 25,
235, 238, 254, 367, 385, 386, 393, 417, 420, 441, 448, 471, 30, 53, 58, 64, 75, 102, 117, 119, 139, 206, 223, 295, 304,
486; b) 60, 103, 146, 232, 281, 354, 375, 402; c) 70, 201, 305, 326, 331, 333, 353, 369, 371, 377, 379, 382, 383, 390,
238, 468; d) 62, 71, 72, 91, 92, 98-101, 243, 245, 249, 250, 403, 406, 418, 440, 442, 455, 456, 458, 461, 462, 464, 477,
253, 256, 258, 260, 264, 265, 268, 272, 274, 309, 329, 337, 485, 497, 501, 510, 517; c) 2, 3, 6, 8, 10, 14, 46, 63, 65, 68,
358, 359-362, 410, 425, 453, 463, 468, 475, 481, 484, 492, 85, 109, 118, 121, 132, 135, 144, 157, 164, 179, 180, 183,
494, 521, 529, 530; e) 31, 92, 95, 238, 320, 325, 367, 415, 210, 215, 239-241, 290, 301, 308, 311, 317, 323, 324, 333,
419. 374, 378, 382, 391, 409, 469, 474, 477, 479, 487, 491, 501,
12 a) 271, 337; b) 27, 34, 95, 113, 142, 337, 340; c) 60, 95, 504, 518, 522; d) 55, 103, 104, 115, 116, 159, 236, 301, 317,
154, 158, 177, 207, 210, 212, 221, 233, 244, 262, 330, 337, 348, 373, 499; e) 17, 47, 66, 114, 175, 213, 283, 308, 382,
338, 340, 341, 420, 421, 433, 448, 450, 490; d) 18, 60, 72, 472; f) 22, 54, 56, 59, 73, 136, 163, 229, 230, 261, 286, 302,
113, 211, 216, 217, 238, 244; e) 60, 146, 219, 220, 246, 259, 355, 412, 416, 423, 434, 454, 493, 503.
267, 273, 402, 505, 514, 516; f) 60, 111, 188, 192, 199-202, 14 a) 81, 113; b) 128, 158, 210, 218, 227, 367.
217, 218, 224, 270, 310, 334, 342, 365, 372; g) 5, 28, 29, 33, 15 a) nessuna attestazione; b) 367, 384.
48, 89, 93, 96, 97, 156, 165, 178, 260, 300, 303, 306, 307, 16 a) nessuna attestazione; b) 113.
338, 343, 351, 392, 404, 405, 427, 428, 430-432, 438, 439, 17 a) 26, 57, 106, 109, 188, 192, 194-197, 200-202, 207,
480, 511, 513; h) 60, 86-89, 94, 126, 128, 162, 167, 176, 479, 509; b) 239-241; c) 479.
182, 188, 190, 193-198, 200, 207, 210, 214, 217, 226, 232, 18 35-45, 69, 77, 108, 187, 248, 252, 266, 314, 328, 368,
233, 260, 282, 319, 334, 336, 337, 341, 344, 345, 351, 352, 387, 398, 488, 515, 519, 527, 531.
363, 372, 376, 388, 392, 394, 395, 397, 424, 437, 476, 486, 19 a) nessuna attestazione; b) 2-7, 9, 10, 14, 19, 23, 25, 27,
487, 489, 498, 509, 512, 532; i) 32, 50, 127, 129, 147, 148, 32-34, 48, 52, 54, 55, 68, 81, 96, 118, 147, 148, 152, 154,
161, 169, 184-186, 190, 209, 222, 225, 228, 231, 237, 242, 155, 160, 178, 189, 300, 303, 306, 307, 343, 428, 430, 431,
247, 251, 255, 275, 277, 284, 289, 292, 293, 296, 315, 322, 438, 443, 457, 471, 480, 499, 520-525, 528; c) 1, 12, 18, 28,
332, 339, 349, 350, 357, 364, 366, 426, 435, 436, 451, 500. 29, 52, 56, 140, 151, 179, 180, 417, 470; d) 11, 13, 21, 22,
13 a) 4, 12, 14, 16, 17, 20, 47, 53, 65, 82-84, 107, 113, 114, 31, 69, 439, 490, 515, 530; e) 271; f) 8, 15, 30, 102.
120, 125, 128, 130, 131, 133, 137, 138, 141, 144, 145, 152, 20 a) 74, 86-89, 119, 129, 145, 164, 166, 168, 186, 218, 232,
153, 155, 157, 160, 162, 170, 173, 174, 189, 210, 215, 257, 246, 250, 259, 261, 262, 315, 325, 334, 396, 402, 427, 449,
263, 269, 271, 283, 288, 297-299, 316, 317, 327, 335, 341, 453, 475; b) 67, 157-159, 170, 171, 176, 216, 219, 220, 222-
347, 356, 370, 378, 380, 389, 396, 407, 409, 429, 443, 445, 225, 243, 265, 309, 310, 319, 327, 338, 344, 393, 394, 400,
446, 452, 455, 459, 460, 465, 467, 472, 473, 487, 496, 502, 415; c) 70-72, 90-95, 98-101, 103-105, 112, 123, 142, 143,
58 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

<256> [A3]21, altri [A4]22. Per | quanto riguarda C: donne ingenue [C1]23, schiavi/-e [C2]24, liberti/-e [C3]25. Il
gruppo B non ha ripartizioni di questo tipo. Anch’esso è però internamente frazionato, per consentirne
un’analisi dettagliata26.
Il prospetto seguente (Tabella IV) considera invece, e suddivide, non più gli autori, ma i destina-
tari, i beneficiari cioè, dell’atto evergetico, secondo che, per dichiarazioni sufficientemente esplicite,
appartengano alla comunità stessa dell’evergete [A]27, siano rappresentati da una comunità o da singoli
personaggi esterni [B]28, o rientrino nell’ambito del sacro (divinità, luoghi di culto) [C]29. Non mancano
anche qui ulteriori frazionamenti.
Nella Tabella V gli interventi sono suddivisi secondo che la fonte del finanziamento sia espressa-
<257> mente indicata [A], e risulti essere di carattere | pubblico o semipubblico [A1]30, religioso [A2]31 o pri-
vato [A3]32, oppure tale specificazione manchi e siano o meno presenti, in sua vece, alcune espressioni
formulari tipiche [B]33.

163, 170, 175, 182, 183, 220, 223, 225, 227, 231, 253, 272, 27 A.1. 81, 95, 113, 158, 177, 217, 218, 236, 244, 367, 384,
274, 278, 350, 354, 355, 357, 375, 403, 440, 484, 486; d) 62, 451, 507, 511, 514; A.2. 367; A.3. 384.
64, 76, 80, 84, 125, 146, 149, 150, 161, 172, 173, 185, 217, 28 B.1. 36, 37, 39-45, 69, 77, 96, 108, 118, 152, 155, 178-
226, 234-236, 238-242, 244, 249, 251, 255, 256, 258, 260, 180, 187, 189, 248, 252, 266, 300, 303, 306, 307, 314, 328,
267, 279, 281, 282, 284, 313, 320, 336, 364, 372, 376, 385, 343, 368, 387, 398, 428, 430, 431, 438, 443, 480, 488, 499,
386, 388, 391, 399, 410, 419-421, 426, 429, 432, 433, 435, 515, 522, 525, 527, 531; B.2. 35, 38, 519.
436, 458, 463, 468, 479, 481, 489, 529; e) 63, 85, 124, 125, 29 C.1. 3, 4, 6, 7, 11, 15, 20, 22, 25, 51, 53, 54, 57, 59,
137, 139, 149, 153, 156, 254, 273, 285, 323, 324, 358-360, 64, 66, 73, 75, 83, 107, 114, 117, 119, 120, 121, 135, 136,
362, 363, 369, 377, 392-394, 397, 414, 485; f) 122, 126, 128, 139, 157, 159, 163, 164, 179, 180, 206, 207, 229, 230, 239-
133, 136, 165, 167, 221, 275-277, 288, 318, 321, 337, 366, 241, 257, 261, 286, 304, 305, 308, 311, 317, 324, 326, 331,
374, 375, 380, 442, 444, 463, 492; g) 16, 17, 26, 47, 57, 58; 353, 371, 377, 391, 412, 416, 423, 434, 443, 445, 446, 454,
h) 111, 203, 247, 289, 295, 296, 301, 304, 311, 317, 335, 339, 459-462, 464, 469, 472-474, 477, 479, 485, 491, 493, 496,
341, 342, 349, 351-353, 355, 356, 373, 382, 389, 390, 434, 497, 501-503, 507, 508, 510, 518, 520, 522, 525; C.2. 2, 8-
464, 466, 492, 532; i) 113; l) 60, 61, 82, 83, 120, 127, 132, 10, 12-14, 16, 17, 19, 23, 35-47, 49, 52, 55, 56, 58, 63, 65,
134, 135, 138, 141, 157, 174, 184, 228, 229, 245, 257, 263, 68, 76, 82, 84, 85, 102, 104, 106, 109, 115, 116, 118, 125,
268, 280, 298, 302, 312, 322, 346, 361, 365, 378, 381, 395, 132, 137, 140, 141, 145, 152, 153, 155, 174, 175, 181, 183,
404, 405, 407, 408, 413, 437, 441, 456, 467, 473, 493-495. 189, 210, 213-215, 223, 236, 263, 269, 283, 288, 295, 297-
21 a) 20, 46, 48, 59, 465; b) 65, 115, 121, 181, 188, 190, 193, 299, 301, 302, 316, 323, 333, 335, 348, 355, 356, 369, 370,
194, 196, 197, 199, 200-202, 204, 208, 209, 214, 215, 230, 373, 374, 378-380, 382, 383, 389, 390, 396, 403, 406, 409,
233, 238, 379, 401, 422, 478, 501-504, 507, 509, 511-513. 418, 429, 440, 442, 452, 455, 456, 458, 465, 467, 487, 499,
22 a) 77, 108, 248, 252, 266, 309, 314, 328-330, 367, 368, 504,517; C.3. 30, 103, 327, 347.
384, 387, 398, 488, 490, 519, 531; b) 35-45, 75, 144, 293, 30 a) 47, 74, 80, 93, 157, 220, 225, 273, 304, 334, 432, 437;
311, 411, 416, 423. b) 212, 219, 239-241, 275, 358, 361; c) 12, 104, 105, 175,
23 a) 422; b) nessuna attestazione; c) 53, 114, 269, 270, 283, 277, 280, 285, 374, 413; d) 48, 85, 155, 179, 180, 189, 522;
370, 371, 445, 446. e) 319.
24 a) 73, 109, 205, 211, 331, 333, 416, 454, 455, 476, 487; b) 31 a) 82, 83, 440, 456; b) 289, 297, 298; c) 20, 52, 61, 63,
nessuna attestazione; c) 299, 370, 409, 459, 474, 491, 500. 111, 210, 213, 215.
25 a) 46, 49, 51, 65, 109, 162, 181, 191, 192, 194, 195, 198, 32 a) 53, 66, 79, 90, 106, 113, 116, 156, 158, 207, 213, 216-
201, 203, 206, 208, 211-214, 230, 286, 290, 411, 416, 454, 218, 229, 231, 233, 238, 244, 253, 268-270, 272, 274, 283,
455, 476, 478, 501, 502, 504-507, 509, 514, 526; b) 117, 286, 291, 302, 308, 310, 317, 330, 331, 333, 344, 352, 367,
491; c) 106, 107, 299, 412, 460-462, 477, 482, 483, 491, 370, 384, 391, 395, 396, 409, 421, 432, 433, 451, 459, 460,
496, 500, 510, 517. 464, 467, 469, 482-484, 490, 497, 507, 509; b) 46, 56, 164,
26 B.1a) 520; b) 169, 187; c) 470; d) 472; e) 78, 176, 177, 305, 412; c) 111, 162, 214, 268, 288, 301, 422; d) 385, 386.
287, 305, 308, 316, 326, 347, 348, 383, 418, 424, 425, 451, 33 Per essere certi che la specificazione mancasse si sono
469, 482, 497, 498, 508, 527. prese in esame per questa sezione le sole iscrizioni integre.
3 - L’EVERGETISMO CIVICO NELLE ISCRIZIONI LATINE D’ETÀ REPUBBLICANA 59

Si tocca qui un punto particolarmente importante e delicato, sia perché, come già si è accennato,
troppo spesso non si è prestata sufficiente attenzione al problema, centralissimo, dei diversi fondi con
cui sono finanziati gli atti di evergetismo o presunti tali, sia perché, oggettivamente, la natura stessa delle
fonti di finanziamento non è sempre esente da ambiguità. Ad esempio si potrebbe discutere sul carattere
pubblico privato (od anche sacro) delle manubiae [A1d; vd. nt. 30]. Se, analogamente all’aes multati-
cium, ho preferito includerle nella categoria del finanziamento pubblico o semipubblico, e non di quello
privato, è perché, come rilevato anche dalla Virlouvet nella sua relazione, nonostante si tratti di ric-
chezze formalmente a completa disposizione del generale (ma non mancano condizionamenti sociali e
religiosi), esse non sono tratte comunque dal suo patrimonio privato34. Ci sono anche altre ambiguità se
pure di minor portata35. L’articolazione dei vari insiemi | delle tabelle fornisce in ogni caso la possibilità <258>

a) 1, 16, 17, 21, 27, 32, 60, 62, 70, 71, 84, 86-89, 91, 92, sia da considerare pubblica per confronto con i vv. 34-38
98-101, 114, 122, 128, 138, 142, 144, 159-161, 165, 167, della lex mun. Tarentini (CIL, I2 590 cfr. pp. 833, 915) ove,
170, 172, 173, 181, 184-186, 190, 193-197, 199-200, 201, in un contesto perfettamente analogo, si precisa che il dena-
209, 211, 221-224, 226, 232, 234, 235, 237, 246, 247, 256, ro stesso è ottenuto con la comminazione di multe. Di con-
259, 261, 262, 264, 267, 282, 284, 287, 295, 296, 299, 309, seguenza, pro ludeis (358 e 361, Telesia) non indica a mio
320, 322, 325, 329, 335-342, 349-350, 351, 353, 354, 356, avviso che i magistrati fossero tenuti a versare una specie
359, 360, 362, 365, 372, 375, 376, 380, 389, 390, 392, 402, di summa honoraria a questo scopo, ma che gli stessi ave-
404, 405, 410, 415, 418, 419, 424, 427, 429, 435, 436, 442, vano esercitato il diritto di scelta tra ludi e monumentum,
453, 463, 472, 473, 475-479, 481, 487, 489, 492, 496, 503, restando immutato il finanziamento (diversamente altri, tra
516, 529, 530, 532; b) 13, 18, 19, 22, 25, 26, 28, 30, 57, 60, cui M. CÉBEILLAC-GERVASONI, L’évergétisme des magistrats
109, 117, 124, 144, 176, 192, 194-197, 200, 201, 236, 249, du Latium et de la Campanie des Gracques à Auguste à tra-
254, 260, 271, 357, 363, 397, 425, 443, 452, 470, 472, 473, vers les témoignages épigraphiques, in Mél. Éc. Fr. Rome,
486, 498, 501, 502, 521, 523, 524, 528; c) 3, 4, 6, 54, 64, 65, Ant., 102, 1990, pp. 700-704 e EAD., Les travaux publics
68, 81, 95, 112, 115, 118, 125, 177, 230, 276, 303, 311, 326, à la fin de la république dans le Latium et la Campanie
371, 416, 423, 443, 454, 455, 461, 462, 474, 480, 485, 513, du Nord. La place de la classe dirigeante et des familles
525; d) 14, 75, 137, 153, 323, 324, 477; e) 8, 11, 15, 23, 50, de notables, in Cah. Centr. Glotz., 2, 1991, pp. 24 sg.; dif-
51, 55, 58, 96, 123, 139, 141, 147, 151, 163, 166, 171, 176, ferente la situazione prospettata nella lex col. Ursonensis
182, 183, 191, 192, 198, 206, 242, 245, 279, 281, 292, 300, [per cui vd. sotto, nt. 40] e in CIL, III 12042 = ILS 7210).
306, 307, 315, 318, 321, 327, 343, 348, 366, 369, 373, 379, Anche de leged (275, Paestum) richiama i casi suesposti e
393, 394, 400, 401, 403, 406, 411, 417, 431, 434, 438, 439, sembra escludere l’impiego di pecunia privata. Per de mu-
444, 445, 446, 457, 458, 465, 466, 491, 500, 504, 506, 508, nere gladiatorio vd. sotto, nt. 44. I monumenti offerti dai
510-512, 514, 517, 518, 526. magistrati aquileiesi de doneis (456 e 440) sono intesi da
34 Sulla natura delle manubiae: F. BONA, Sul concetto di M.J. STRAZZULLA, Edilizia templare e programmi decorativi
manubiae e sulla responsabilità del magistrato in ordine in età repubblicana, in La città nell’Italia Settentrionale in
alla preda, in Stud. Doc. Hist. Iur., 26, 1960, pp. 106-113; età romana, Trieste-Roma 1990, p. 299 “come frutto di un
I. SHATZMAN, The Roman Generals’ Auctority over Booty, in impegno collettivo nei confronti della divinità”; penserei in-
Historia, 21, 1972, pp. 177-205; L. PIETILÄ-CASTRÉN, Magnifi- vece ad una realizzazione resa possibile dalla conversione
centia publica. The Victory Monuments of the Roman Gener- in denaro di doni offerti ad un luogo sacro (vd. lex aedis
als in the Era of the Punic Wars (Comm. Hum. Litt., 84), Hel- Furfensis, CIL, I2 756 cfr. pp. 727, 839, 946, rr. 7-11). Non
sinki 1987, pp. 15-17, 24 sg.; BODEI GIGLIONI, Lavori pubblici credo infine che abbiano a che fare con la summa honora-
ed evergetismo, cit. (nt. 1), p. 101; VIRLOUVET, cit. Vd. ora ria (del resto mai ricordata in iscrizioni repubblicane, e da
anche M. ABERSON, Temples votifs et butin de guerre dans la considerare pecunia publica una volta versata nelle casse
Rome républicaine, Rome 1994]. Sull’aes multaticium e le cittadine), bensì con elargizioni volontarie, gli atti evergetici
modalità del suo impiego: E. DE RUGGIERO, in Diz. Epigr., I, compiuti honoris causa (217, 218, 367) che intendo in onore
1895, pp. 313 sg. e nt. sg. della comunità che ha conferito la carica; nello steso senso,
35 Ho inteso che la pecunia che i magistrati locali devono e mi pare, anche C. ZACCARIA, Testimonianze epigrafiche rela-
lege in ludos aut in monumento consumere (219, Pompeii) tive all’edilizia pubblica nei centri urbani delle regiones X
60 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

di tenere distinta l’incidenza delle singole componenti. Per la stessa ragione sono state registrate a parte,
ed accuratamente tenute distinte anche le espressioni formulari del gruppo B sulla cui utilizzabilità per
determinare la fonte di finanziamento, non altrimenti indicata, torneremo più avanti.
Infine nella Tabella VI, l’ultima di questo primo gruppo, si considerano i casi in cui gli interventi
evergetici risultano esplicitamente autorizzati dal senato romano36 o da quello locale37.

Data così una sommaria presentazione di queste prime tabelle, con le quali si è inteso estrarre dalla
massa indistinta della documentazione alcuni aspetti rilevanti dell’evergetismo, proponendone anche
delle articolazioni interne, converrà ritornare su di esse, o meglio sulle ultime cinque, per un loro ul-
teriore esame e per vedere se dal confronto di ciascuna con le altre e con nuovi parametri (cronologici
in particolare) sia possibile ricavare un orientamento su qualcuna almeno fra le molte questioni che il
fenomeno evergetico pone.
Tabella II: tipologia degli interventi. È ben noto che Cicerone istituisce una graduatoria di pregio
morale tra le varie forme di evergetismo, situando al primo posto le spese per le opere di pubblica utilità,
<259> come quelle della | nostra categoria A1, al secondo le opere più legate a fini propagandistici, come buona
parte di ciò che è incluso sotto A2 (o anche, per ciò che attiene ai nuovi templi, in A3), all’ultimo le spese
di carattere effimero, come quelle riunite nella categoria B38. Possiamo chiederci in che rapporto stia la
nostra documentazione, ossia la prassi epigraficamente documentata, con questa teoria ciceroniana delle
impensae meliores.
Nella documentazione letteraria, e per quanto concerne Roma, la Virlouvet ha osservato che le
frequenze si presentano in ordine inverso, per cui vengono prima i giochi e le feste, poi le distribuzioni,
infine le opere pubbliche. Di questo fenomeno ha anche proposto una spiegazione osservando che, da un
lato la città, disponendo di ricchi fondi propri, non necessitava di molti interventi evergetici con impe-
gno di fondi privati nel campo delle opere pubbliche, e che dall’altro questi rimasero a lungo al di sopra
delle possibilità personali dei singoli39.

e XI in età imperiale, in Le città dell’Italia Settentrionale, sterum gratiora. Theatra, porticus, nova templa verecundius
cit., p. 134. Sulla pecunia sacra: BODEI GIGLIONI, Pecunia reprehendo propter Pompeium, sed doctissimi non probant.
fanatica. L’incidenza economica dei templi laziali, in Riv. 2, 55-56: omnino duo sunt genera largorum, quorum alteri
Stor. Ital., 89, 1977, pp. 33-76 (rist. in Studi su Praeneste, prodigi, alteri liberales: prodigi qui epulis et viscerationibus
Perugia 1978, pp. 3-46), 1977. et gladiatorum muneribus, ludorum venationumque appa-
36 A. 11, 15-17, 19, 23, 25, 27, 32, 34, 49, 54. ratu pecunias profundunt in eas res, quarum memoriam aut
37 B. 60, 62, 63, 70, 72, 74, 75, 80, 82-84, 91, 92, 98-101, brevem aut nullam omnino sint relicturi, liberales autem, qui
117, 122, 123, 126, 130, 138, 145, 146, 155, 157, 159, 161, suis facultatibus aut captos a praedonibus redimunt aut aes
162, 165, 167, 170, 172, 173, 181, 182, 184-186, 212, 214, alienum suscipiunt amicorum aut in filiarum collocatione
219, 220, 222-226, 232, 234, 235, 237-241, 246, 247, 250, adiuvant aut opitulantur in re vel quaerenda vel augenda.
255, 256, 261-263, 267, 269, 270, 273, 279, 281, 282, 284, Per una valutazione di questi brani si rinvia a: R. MORLINO,
288, 289, 296, 302, 304, 309, 310, 321, 322, 325, 327, 329, Cicerone e l’edilizia pubblica: De officiis, II, 60, in Athe-
337-342, 345, 349-351, 354-356, 358-360, 362, 365, 369, naeum, n.s., 62, 1984, pp. 620-634; GABBA, op. cit. (nt. 7);
372, 373, 375, 380-382, 385, 386, 389, 395, 401, 402, 404, M. SALVATORE, Cicerone, un politico parsimonioso, in Dicti
405, 410, 415, 417, 419, 421, 427, 437, 441, 453, 463, 464, studiosus, Urbino 1990, pp. 57-100; VIRLOUVET [cit., supra].
467, 468, 473, 486. 39 Sulla classificazione delle manubiae e dell’aes multati-
38 CIC. Off., 2, 60: Atque etiam illae impensae meliores: cium come denaro pubblico o semipubblico, comunque non
muri, navalia, portus, aquarum ductus omniaque, quae ad privato, si veda sopra con nt. 34. Sulla particolare situazione
usum rei publicae pertinent. Quamquam, quod praesens di città come Roma si veda anche la relazione di L. MIGEOT-
tamquam in manum datur, iucundius est; tamen haec in po- TE [cit., supra].
3 - L’EVERGETISMO CIVICO NELLE ISCRIZIONI LATINE D’ETÀ REPUBBLICANA 61

Nella nostra documentazione epigrafica, nella stragrande maggioranza fornita dall’Italia, la situa-
zione si presenta molto diversamente poiché gli interventi di carattere effimero [da B1 a B4; vd. ntt.
14-17], non solo vi compaiono invece in proporzione nettamente minoritaria rispetto ai lavori pubblici
[in particolare A1-A2; vd. ntt. 11-12], ma vi sono scarsissimamente rappresentati in assoluto, eccezion
fatta per i ludi [B4; vd. nt. 17].
L’opposizione risulta ancor più chiara se considerata diacronicamente con l’ausilio della nuova Ta-
bella VII. Mentre è evidente che, per quanto riguarda i lavori, tanto dell’edilizia civile [II.A1 e II.A2; vd.
ntt. 11-12], quanto di quella religiosa [II.A3; vd. nt. 13] esiste una tradizione evergetica epigraficamente
attestata che rimonta almeno al III sec. e conosce un notevole sviluppo tra la metà del II e la metà del
I, i pochissimi interventi effimeri, ludi esclusi [B1-B3; vd. ntt. 14-16]40, si collocano tutti verso la fine
del periodo | considerato e, in più di un caso, assai dubitativamente perché la datazione dei documenti è <260>
incerta ed una loro appartenenza all’età imperiale non è esclusa.
Particolarmente rimarchevole la sostanziale mancanza di attestazioni non solo di distribuzioni di
denaro [B2a], ma anche alimentarie [B3]41 poiché l’unica testimonianza di banchetti, registrata in B3b,
è data dalla discussa iscrizione ostiense di P. Lucilius Gamala42, di cui, o, come è stato fatto anche re-
centemente, si mette in dubbio l’appartenenza all’età repubblicana (almeno, direi, nella redazione che ci
è stata trasmessa), o si deve in ogni caso riconoscere e giustificare l’assoluta eccezionalità43.
Notevole è anche il sostanziale silenzio delle iscrizioni su qualsiasi tipo d’intrattenimento che non
siano i ludi [B4; vd. nt. 17]44 ed il fatto che a partire dal I sec. esse comincino a considerare ed a trattare
come evergetiche, non solo le attività che recano vantaggi materiali alla città, ma anche alcune manife-
stazioni di protezione e benevolenza [B5; vd. nt. 18]45. Ciò sembra | avvenire prima in ambito greco od <261>

40 Attestazioni epigrafiche dei ludi si hanno già sul finire del II addotte alla nt. prec.
sec. Il loro numero non faccia pensare però ad un’ampia area 43 Da ultimo, la prima via è seguita, ad esempio, da V. RO-
di diffusione: delle 16 che ci sono pervenute, ben 12 sono do- SENBERGER, Bella et expeditiones. Die antike Terminologie
vute ai magistri Campani (sulla posizione di questi magistri: der Kriege Roms (HABES, 12), Stuttgart 1992, pp. 173 sgg. e
J.-M. FLAMBARD, Les collèges et les élites locales à l’époque da G. WESCH-KLEIN, Funus publicum (HABES, 14), Stuttgart
républicaine d’après l’exemple de Capoue, in Les “bourgeoi- 1993, pp. 77, 128-130, la seconda da F. ZEVI che sulla data ed
sies”, cit. (nt. 9), pp. 75-89 ed ora G. DʼISANTO, Capua roma- il significato dell’iscrizione è tornato più volte (vd. in parti-
na. Ricerche di prosopografia e storia sociale (Vetera, 9), p. colare P. Lucilius Gamala Senior e i “Quattro tempietti” di
19); delle altre quattro, 2 vengono da Roma (126 e 57), 1 da Ostia, in Mél. Éc. Fr. Rome, Ant., 85, 1973, pp. 555-581). Tra
Lanuvium (106) e una da Carthago Nova (479). Vd. inoltre le le singolarità di quest’iscrizione, se riferita all’età repubbli-
testimonianze raccolte in nt. 35, con riferimento anche alla lex cana, si noti anche la adlectio gratuita, implicante il normale
mun. Tarentini che autorizza il magistrato ad usare per i ludi pagamento di una summa, laddove né il pagamento né l’eso-
parte del denaro di certe multe. Nella lex col. Ursonensis (CIL, nero dallo stesso sono altrimenti attestati.
I2 594 cfr. pp. 724, 833, 916) a duoviri ed edili è fatto obbligo 44 Per quanto riguarda i munera gladiatoria, espunta l’iscri-
di offrire munus ludosve in parte a proprie spese. zione CIL, I2 1578 (vd. nt. 41), restano soltanto come testi-
41 Non va presa in considerazione perché di età augustea monianza indiretta le tre basi canosine 239; 240 e 241 de-
e non repubblicana l’iscrizione CIL, I2 1578 cfr. p. 1009, stinate a reggere offerte sacre che alcuni magistrati cittadini
da Sinuessa, in cui si parla di distribuzione di mulsum et dicono di fare de munere gladiatorio, quale che sia il signi-
crustum. Testimonianze molto indirette, nella supposizione ficato da attribuire a questa espressione (vd. da ultimo M.
che fossero distribuite agli elettori piene di cibi o bevande, BUONOCORE, Epigrafia anfiteatrale dell’Occidente Romano,
possono considerarsi invece le due coppette con iscrizioni III. Regiones Italiae II-V, Sicilia, Sardinia et Corsica, Roma
propagandistiche per Catone e Catilina da me pubblicate e 1992, pp. 43-45); evidentemente contemporanee, sono tutte
riprese in AE 1979, 63-64 (omesse invece in CIL, I2). da attribuire all’estrema età repubblicana. Sul munus ludosve
42 113. CIL, I2 1578 cfr. p. 1009, ove si parla di una cena of- della lex Ursonensis vd. sopra, nt. 40.
ferta colonis Senuisanis et Papieis, va esclusa per le ragioni 45 In questo gruppo d’iscrizioni abbiamo le prime testimo-
62 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

asiatico46 e diffondersi poi anche in Occidente se alla fine dell’età repubblicana, come pare, un perso-
naggio di rango senatorio può essere fatto patrono ed onorato ad Interamna Nahars, quod eius opera
universum municipium ex summis periculeis et difficultatibus expeditum et conservatum est47.
Tabella III: gli evergeti. In ambito greco un mutamento fondamentale è stato riconosciuto nel pas-
saggio, alla metà circa del II sec., da un evergetismo esprimentesi soprattutto attraverso l’esercizio di
pubblici uffici ad una generosità che, sempre più sganciata dalle cariche, sfugge per ciò stesso al con-
trollo civico, assumendo caratteri ostentatori e modificando le basi stesse della vita cittadina48. Che cosa
risulta a questo riguardo dalla documentazione epigrafica latina? Dalla tabella in esame appare subito
evidente che, se anche non si può parlare in assoluto di un monopolio dell’evergetismo da parte dei
titolari delle funzioni pubbliche, civili o religiose, la partecipazione privata al fenomeno è nettamente
minoritaria. Contro gli 81 titolari di funzioni pubbliche dello Stato [A1; vd. nt. 19], i 290 detentori di
funzioni pubbliche, cittadine, paganiche o vicane [A2; vd. nt. 20], i 40 personaggi investiti di funzioni
religiose o collegiali [A3; vd. nt. 21] ed i 37 casi in cui risultano agire patroni o gruppi in modo imperso-
nale [A4; vd. nt. 22] (in tutto 448 attestazioni), sono in tutto soltanto 26 gli evergeti privati, coloro cioè
che compiono interventi evergetici apparentemente senza ricoprire alcuna carica [B1; vd. nt. 26].
Né, come risulta dalla nuova Tabella VIII che analizza gli evergeti da un punto di vista cronologico,
si registra mai nell’epigrafia latina di età repubblicana una decisa svolta in senso privatistico. Con il mon-
do greco c’è una qualche coincidenza per quanto riguarda l’inizio del fenomeno (da collocare sostanzial-
mente nella seconda metà del II sec., verso la fine) [III.B1; vd. nt. 26], non invece per quanto riguarda il
suo sviluppo. Anche alla fine del II e nel I sec. le iscrizioni evergetiche continuano a promanare, nella loro
<262> grande maggioranza, da personaggi che rivestono cariche pubbliche [III.A1-III.A4; | vd. ntt. 19-22]49,
mentre i privati occupano una posizione molto limitata anche se crescente [III.B1; vd. nt. 26]50.

nianze esplicite od implicite di patronato e, se alcune di que- grecques et leurs bienfaiteurs (IVe-Ier siècle avant J.-C.).
ste fanno riferimento a specifici interventi materiali, altre Contribution à l’histoire des institutions (Bull. Corr. Hell.,
associano il patronato a più generiche benemerenze (virtutis Suppl. 12), Athènes-Paris 1985, pp. 1-6, 72 sgg. e, in questo
beneficique ergo) o lo considerano un’evergesia in se stesso. volume, la relazione MIGEOTTE [cit., supra].
46 Per la documentazione epigrafica greca concernente 49 Il dato è da confrontare con quello ricavato dalle fonti
cittadini romani, si rinvia alla relazione di J.-L. FERRARY letterarie concernenti Roma in età repubblicana: “plus du
[cit., supra]. Per quella latina si vedano, oltre alla serie di tiers des conduites dites évergétiques émanant en fait de
dediche bilingui al popolo romano poste a Roma dai popo- magistrats dans l’exercice de leur magistrature” (relazione
li asiatici benivolentiae beneficique causa (o con analoghe VIRLOUVET).
motivazioni), le iscrizioni poste rispettivamente: a Delo da- 50 Problematica l’interpretazione dell’iscrizione dal territo-
gli Italici, forse a Mario (a. 99), [virtut]is beneficique ergo rio di Ortucchio (348), che l’editore colloca ancora nel III o
(515); dai Meliei forse a C. Fabius Hadrianus, praet. 84, II sec., in cui tre personaggi non qualificati (membri di una
beneficii ergo (519); dai Mysei ad un legatus pro praeto- confraternita?) compiono un’offerta menzionando un ma-
re, quod eos bello Mithrida[ti]s (a. 73) conservavit, virtutis gister in carica. In seguito, non ricorda l’esercizio di magi-
ergo (69). strature (peraltro possibili) in associazione agli atti evergeti-
47 398. Sul personaggio: L. SENSI, in Tituli, 5, 1982, pp. 248, ci l’iscrizione da Aletrium di Betilieno Varo (60) che fu fatto
260. Si veda anche l’iscrizione calena (187), forse riferibile censore due volte solo dopo le sue benemerenze e neppure
ad un amico di Cicerone se non a suo figlio, che onora il quella da Corchiano di C. Egnatius che prata faciunda coi-
personaggio quod is de r(e) p(ublica) saepe numero bene ravit (424). Nell’ambito del sacro, si veda la dedica reatina
meritus esset merereturq(ue) e la tessera hospitalis concessa ad Ercole di L. Munius (305). Sul fenomeno dell’interven-
ad un cittadino romano in età cesariana dagli abitanti di Cu- to nell’attività evergetica di persone senza funzioni precise
rubis (531) eius studio, beneficieis [--- devincti?]. come indicatore di una svolta importante si vedano le rela-
48 Contro VEYNE, op. cit. (nt. 1), PH. GAUTHIER, Les cités zioni MIGEOTTE ed ALFÖLDY [citt., supra].
3 - L’EVERGETISMO CIVICO NELLE ISCRIZIONI LATINE D’ETÀ REPUBBLICANA 63

Parallelamente pervengono all’evergetismo, come nel mondo greco, anche gruppi che, a rigore,
non fanno parte del corpo civico o si collocano ai suoi margini, come le donne, gli schiavi, i liberti [III.
C1-III.C3; vd. ntt. 23-25]. Anche in questi si riproduce però, sia pure in scala diversa, il fenomeno sopra
osservato e su 83 attestazioni complessive che riguardano queste categorie, ancora una volta la mag-
gioranza non appartiene a persone prive di qualifica [III.C1c-C2c-C3c; vd. ntt. 23-25]51, bensì a titolari
di funzioni, in questo caso sacerdotali o collegiali [III.C1a-C2a-C3a; vd. ntt. 23-25]. L’incidenza sul
complesso resta comunque assai modesta.
Altra osservazione, resa possibile dalla Tabella IX, che mette a confronto gli evergeti con la tipolo-
gia dei loro interventi, è che, mentre l’attività dei personaggi che rivestono funzioni pubbliche [III.A1-
III.A4; vd. ntt. 19-22] si esplica attraverso una vasta gamma d’interventi evergetici che riguardano tanto
l’ambito civile [II.A1-II.A2; vd. ntt. 11-12] quanto quello religioso [II.A3; vd. nt. 13], l’attività dei pri-
vati ingenui [III.B1; vd. nt. 26] come anche quella delle donne e degli schiavi [III.C1-C2; vd. ntt. 23-24]
è prevalentemente | concentrata nell’area del sacro [II.A3; vd. nt. 13] (più variata quella dei liberti). <263>
Tabella IV: i beneficiari. Una questione che si pone parallelamente a quella del monopolio o meno
dell’evergetismo da parte dei magistrati è se i cives siano o meno i destinatari esclusivi dello stesso.
Consideriamo la sezione A. Per solito il destinatario di un atto di evergetismo civico è, nelle iscrizioni,
implicito e si deve intendere come il complesso dei cives che costituiscono la comunità di cui l’evergete
stesso fa parte. Le epigrafi in cui la destinazione è indicata espressamente confermano questa interpre-
tazione [A1; vd. nt. 27]52.
Soltanto nel lapis Aesinensis, che si colloca a cavallo tra Repubblica e Impero, privilegi a parte sono
riconosciuti a decurioni ed a magistrati con le loro famiglie [A2; App. nr. 367]. E soltanto in rari casi,
anch’essi tutti della fine della Repubblica, a godere dei benefici è ammessa anche gente estranea al corpo
civico come incolae, adventores, hospites [A3]53. Donne bambini e schiavi non sono mai menzionati.
È noto che l’evergetismo civico pagano differisce profondamente, nelle motivazioni e negli obietti-
vi, dalla carità cristiana54. La documentazione epigrafica d’età repubblicana ribadisce questa differenza.

51 Fa eccezione, all’interno, il gruppo delle donne ingenue lapio di un altare di bronzo del peso di 100 libbre a S. Nicco-
che si presentano per lo più senza qualifica (9 su 10), ma che, lò Gerrei (474), l’offerta di pinnas et austia in un sacello di
evidentemente, appartengono in genere ad uno strato sociale Minerva presso Aquileia (459), la partecipazione finanziaria
alto; fra le prime attestazioni evergetiche di questo gruppo (o solo materiale?) all’esecuzione di un compitum di Cluana
femminile ricordiamo quelle di: Octavia, moglie di Gamala, da parte di un [P]ilonicus Octavi L(uci) servus, Praenestinus
che ad Ostia portic(um) poliend(am) et sedilia faciun(da) et (370), il Priapum et templum offerti d(e) s(uo) pecul(io) a
culinam tegend(am) D(eae) B(onae) curavit (114); Publicia, Pisaurum (409).
moglie di un Cornelius, che a Roma aedem valvasque fe- 52 In esse risultano come destinatari il populus, i coloni, il
cit eademque expolivit aramque sacram Hercole restitu(it) municipium, il vicus o anche le tribus come l’insieme dei
(53); Maxima Nasia, che offre ad Apollo il thesaurus di cives.
Morrovalle vicino a Cluentum (371); Ausia Rufa che ex d. 53 Tutte queste categorie sono ammesse a gratuita lavatio
d. circ(a) lucum macer(iam) et murum et ianu(as) d(e) s(ua) in perpetuom insieme con i coloni ed i municipes da un pa-
p(ecunia) f(acienda) c(uravit) a Cosilinum (269). Pressoché trono di Interamnia Praetuttiorum (384; vd. CENERINI, Ever-
inesistenti i liberti senza qualifica: un’aidem Larum è curata getismo ed epigrafia: lavationem in perpetuom, in Riv. Stor.
a Corfinium da due liberti che però saranno probabilmente Ant. (Bol.), 17-18, 1987-88, pp. 199-209). Parallelamente a
dei magistri (299), come pure il por(ti)tor che ad Aquileia si Valentia, nella Narbonese, onorano il patrono della città, non
occupa di un edificio sacro a Minerva (460); un altro liber- solo i coloni, ma anche gli incolae (488).
to signa et aram faciun[dam] coiravit et eisdem dedic[avit] 54 GIARDINA, art. cit. (nt. 1) e, qui stesso, la relazione di Y.
a Carthago Nova alla fine della Repubblica (477). Per gli DUVAL e L. PIETRI [Évergétisme et épigraphie dans l’Occi-
schiavi senza qualifica sono da ricordare: la dedica ad Escu- dent chrétien (IVe-VIe s.), pp. 371-396].
64 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

Si deve peraltro notare che in essa non risulta ancora quell’insistenza sulla struttura gerarchica interna
della comunità, quell’assillante presa di distanza sociale che sarà caratteristica, invece, dell’evergetismo
dell’età imperiale.
Si dà anche il caso che i beneficiari non siano concittadini dell’evergete o che, comunque, quest’ul-
timo, se anche legato in qualche modo alla città che benefica, agisca ormai al di fuori di essa. Così è per
un certo numero di doni e di interventi edilizi fatti de manubiis o de praeda in varie città d’Italia e talora
anche in provincia [V.A1d; vd. nt. 30]55. Si tratta di prassi concentrate soprattutto nel III e nel II sec.
<264> Nel I, un potente si comporta da evergete nei | confronti di una comunità diversa dalla sua soprattutto
assumendone il patronato o comunque agendo a vantaggio e protezione della stessa [IV.B1; vd. nt. 28]56.
Per un analogo atteggiamento lo stesso populus Romanus nel suo complesso può essere salutato come
evergete da popoli e da re asiatici, in iscrizioni bilingui poste a Roma57.
Un discorso a parte richiederebbe l’evergetismo esercitato mediante l’offerta di edifici, arredi, doni
a carattere sacro. La complessità del tema e le difficoltà di valutazione che esso presenta invitano però
a rinviarlo ad altra sede58.
Tabella V: il finanziamento. Un interrogativo chiave è che parte abbia avuto l’evergetismo nella vita
della città e, dentro a questo, che parte abbia avuto l’evergetismo compiuto con fondi privati rispetto a
quello compiuto con fondi pubblici o semipubblici.
Se latamente intesa come insieme d’iniziative a vantaggio della comunità dei cives, non è dubbio
che l’attività evergetica abbia avuto, per quantità e qualità d’interventi, un ruolo importante nella storia
delle città romane d’età repubblicana. Quanto al resto, qualcuno potrebbe sostenere che, nel caso di uso
di fondi pubblici, non si dovrebbe nemmeno parlare di evergetismo; ma, come si è accennato sopra, la
questione non è liquidabile così semplicemente59. Importa piuttosto distinguere.
Così la tabella, già sopra brevemente illustrata, isola dapprima le iscrizioni che contengono dati
espliciti sull’origine dei fondi e le divide nelle tre categorie del finanziamento pubblico o semipubblico
[A1; vd. nt. 30], religioso [A2; vd. nt. 31] e privato [A3; vd. nt. 32]. I totali rispettivi delle testimonian-
ze raccolte sono 37, 15, 77. Se si sommano i totali di A1 ed A2 (entrambi relativi a finanziamenti non

55 La serie più nota è quella costituita dai tituli Mummiani Pompeo, Cesare, Appio Claudio Pulcro, Cicerone e di altri
(per l’ipotesi che anche il tempio di Esculapio a Fregelle sia registrate nella relazione FERRARY, cit.
dovuto a Mummio: F. COARELLI, I santuari del Lazio in età 57 35, 36, 38-41, 43-45.
repubblicana, Roma 1987, pp. 23-33). Attività di magistra- 58 Anche la scelta dei documenti da prendere in esame ri-
ti o eminenti personalità in città d’Italia è nota sin dal 179; sulta assai problematica perché non è agevole individuare
raccolta di testimonianze in: E. GABBA, Urbanizzazione e rin- nella gran massa delle iscrizioni sacre quelle connesse ad
novamenti urbanistici nell’Italia centro-meridionale del I sec. atti di qualche significato evergetico. Per questo è stato qui
a.C., in Stud. Class. Or., 21, 1972, pp. 100, 104; M. TORELLI, considerato, ad esempio, il gran numero di basette di dona-
Edilizia pubblica in Italia centrale, in Les “bourgeoisies”, cit. rio del santuario della Fortuna Primigenia. Per l’opinione
(nt. 9), pp. 244 sg.; H. JOUFFROY, Les constructions publiques che le stesse offerte dei sovrani nei santuari greci siano
en Italie et dans l’Afrique romaine, Strasbourg 1986, pp. 36 da considerare atti di pietà religiosa, solo incidentalmente
sg., 40 sg.; M. TORELLI, in P. GROS − M. TORELLI, Storia dell’ur- giovevoli anche agli uomini e quindi da non considerare
banistica. Il mondo romano, Bari-Roma 1988, pp. 155 sgg.; evergetiche, si veda la relazione di A. GIOVANNINI [Offran-
G. CAMODECA, L’età romana, in Storia del Mezzogiorno, I, 2, des et donations des souverains aux sanctuaires grecs, pp.
Napoli 1991, pp. 56-60. Si veda anche lo studio di M.G. ANGE- 175-181].
LI BERTINELLI, in stampa in Mél. Éc. Fr. Rome, Ant., 105, 1993, 59 Atto evergetico può essere considerato, ad esempio, non
[pp. 7-31], II s., 1a m., a proposito di una nuova iscrizione solo dare del proprio, ma anche pilotare l’uso dei fondi pub-
lunense di M’. Acilius C.f. Glabrio (430). blici in una direzione piuttosto che in un’altra.
56 Fuori d’Italia si vedano però le concrete donazioni di
3 - L’EVERGETISMO CIVICO NELLE ISCRIZIONI LATINE D’ETÀ REPUBBLICANA 65

privati) e si oppone il risultato al totale di A3, si ottiene un rapporto pubblico/privato (52 a 77) che è
abbastanza equilibrato, pur con una certa prevalenza del privato sul pubblico.
Ma restano ancora 291 attestazioni di atti evergetici, maggiori o minori, in cui la fonte del <265>
finanziamento non è indicata [B; vd. nt. 33]. Visto il loro preponderante numero, è evidente che il
nostro orientamento di fronte ai problemi suesposti non potrà che dipendere dalla loro interpretazio-
ne. All’interno di questo gruppo, un criterio di differenziazione è introdotto dalle diverse espressioni
verbali (peraltro in numerosi casi mancanti) [a-e], che gli evergeti impiegano per qualificare i loro
interventi. È noto che, per solito, il tipo faciundum/reficiundum curavit/locavit [Ba] viene collegato
al finanziamento pubblico, il tipo fecit/refecit e simili [Bb] al finanziamento privato60. Si desiderereb-
be una conferma della sostanziale validità di questa ipotesi interpretativa poiché non mancano casi
contrastanti in cui, ad esempio, faciundum curavit si trova combinato con pecunia sua invece che con
pecunia publica61.
Io vorrei proporre un suo controllo ed, insieme, un’interpretazione di tutti i dati raccolti sotto B
mediante l’utilizzazione della Tabella VI, ove sono registrati i casi in cui le iscrizioni dichiarano che
all’intervento evergetico si è provveduto previa autorizzazione, rispettivamente del senato romano o del
senato locale [vd. ntt. 36-37]. Si consideri dunque il nostro ultimo prospetto, la Tabella X, in cui i dati
del finanziamento e dell’autorizzazione risultano messi a confronto fra loro. Questa consente di stabilire
in primo luogo che rapporto intercorra tra autorizzazione senatoria ed atti sicuramente eseguiti, rispet-
tivamente pecunia publica e pecunia privata. Su 12 atti evergetici eseguiti pecunia publica [V.A1a; vd.
nt. 30], ben 8 (66%) ricordano un’autorizzazione senatoria62. Per quelli pecunia privata [V.A3a; vd. nt.
32] abbiamo 9 autorizzazioni63 su 60 (15%).
Se passiamo alla sezione B (fonte di finanziamento non indicata) la situazione si presenta come
segue: su 135 attestazioni del tipo faciundum curavit e simili [a; vd. nt. 33] le autorizzazioni senatorie <266>
sono 7764 (57%); su 43 | casi del tipo fecit e simili [b; vd. nt. 33] le autorizzazioni sono 565 (12%). Sarà
pura coincidenza che il tipo faciundum curavit presenti approssimativamente la stessa percentuale degli
atti eseguiti pecunia publica e il tipo fecit di quelli eseguiti pecunia privata? Forse no. Verifichiamo il
rapporto anche nell’altro gruppo consistente, quello in cui nessuna espressione verbale è data: 73 casi
[e; vd. nt. 33], 13 autorizzazioni66 (56%). È di nuovo approssimativamente quello dell’evergesia pecunia
privata.

60 Vd., ad esempio, M. CORBIER, De Volsinii à Sentinum. faciundum curavit.


Cura aquae et évergétisme municipal de l’eau en Italie, in 62 74, 80, 157, 220, 225, 273, 304, 437 (senato locale).
Rev. Étud. Lat., 62, 1984, pp. 236-274 e E. FRÉZOULS, Ever- 63 238, 269, 270, 302, 310, 395, 421, 464, 467 (senato lo-
gétisme et construction publique en Italie du Nord (Xe et cale).
XIe régions), in La città nell’Italia Settentrionale, cit. (nt. 64 16, 17, 27, 32 (senato romano); 60, 62, 70, 84, 91, 92,
35), pp. 179 sg. 98, 99, 100, 101, 122, 138, 159, 161, 165, 167, 170, 172,
61 Casi del tipo faciundum curavit con pecunia sua: 79; 90; 173, 181, 184-186, 222-224, 226, 232, 234, 235, 237, 246,
213; 216-218; 229; 233; 244; 253; 268-270; 272; 274; 283; 247, 256, 261, 262, 267, 282, 284, 296, 309, 322, 325, 329,
286; 310; 317; 344; 391; 409; 467; 482; 484; 490; 497. Non 337-342, 349-351, 354, 356, 359, 360, 362, 365, 372, 375,
ci sono casi del tipo fecit con pecunia publica. Nell’iscrizio- 380, 389, 402, 404, 405, 410, 415, 419, 427, 453, 463, 473
ne di Betilieno da Alatri (60), menzionante lavori eseguiti (senato locale).
senza dubbio pecunia sua (CORBIER, art. cit. (nt. 60), p. 250), 65 19, 25 (senato romano); 60, 117, 473, 486 (senato lo-
notare la compresenza di fecit e faciundum curavit, che si cale).
trova anche in 144, 188, 194-197, 200, 201, 229, 472 e 509; 66 11, 15, 23 (senato romano); 123, 182, 279, 281, 321, 327,
vd. anche 53, in cui un originario fecit è stato sostituito con 369, 373, 401, 417 (senato locale).
66 I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

Provando ad attribuire al finanziamento pubblico o semipubblico i casi registrati sotto A1, A2 e Ba


ed al finanziamento privato tutti gli altri67, otteniamo di nuovo un rapporto pubblico/privato abbastanza
equilibrato: 187 a 233, con lo stesso leggero sbilancio a vantaggio del privato.
Tuttavia sarebbe probabilmente erroneo concludere che, nell’evergetismo civico di età repubblica-
na, finanziamento pubblico e privato abbiano avuto peso equivalente, o che addirittura il privato abbia
avuto la prevalenza sul pubblico. Per più ragioni.
Par evidente in primo luogo che, da quando, sul finire del II sec., cominciò ad entrare nell’uso epi-
grafico la distinzione fra pubblico e privato68, la specificazione più soggetta a cadere nell’uso non sia
stata la seconda (sua pecunia) bensì la prima (pecunia publica). Secondo i dati raccolti, e l’interpretazio-
ne che se ne è proposta, risulterebbero invece più numerosi i casi in cui si sarebbe omesso d’indicare il
finanziamento privato (156) che non quello pubblico (135). È probabile, dunque, che parecchi atti ever-
getici eseguiti con denaro pubblico siano stati considerati tanto normali da non meritare un’iscrizione.
In secondo luogo va considerato che ad un pari numero d’interventi non corrisponde necessaria-
mente un pari impegno finanziario. Nel novero degli atti evergetici privati è compresa, per esempio, una
cospicua serie di offerte sacre di valore presumibilmente modesto.
In conclusione, vi è motivo di ritenere che, anche in età repubblicana, l’evergetismo in senso ri-
<267> stretto, cioè quello compiuto con | fondi privati, non abbia svolto che una funzione di rincalzo rispetto
a quello compiuto con fondi pubblici o semipubblici69. Variazioni, anche sensibili, in questo rapporto
furono certamente possibili in particolari momenti e circostanze. Sarebbe interessante, ad esempio, uno
studio comparativo di come si presenti l’evergetismo civico in un medesimo momento storico, rispetti-
vamente in città di vecchia e di nuova fondazione.
Ma questa e varie altre ricerche di dettaglio, impossibili qui, devono essere rinviate ad altra sede70.

67 Il che non significa che tutti i documenti considerati sia- op. cit. (nt. 55); TORELLI, op. cit. (nt. 55); T.P. WISEMAN, Le
no effettivamente da dividere in questo modo. Si ipotizza grotte di Catullo. Una villa romana ed i suoi proprietari, Bre-
piuttosto che, qualora il criterio generale di ripartizione sia scia 1990. Italia Centrale: GABBA, art. cit. (nt. 55); GROS, op.
valido, le singole eccezioni nei due gruppi finiscano per bi- cit., supra; TORELLI, art. cit. (nt. 55). Latium et Campania:
lanciarsi. BODEI GIGLIONI, art. cit. (nt. 34); CÉBEILLAC-GERVASONI, Ever-
68 Tra le più antiche attestazioni di pecunia publica nelle gétisme, cit. (nt. 35), e ID., Travaux, cit. (nt. 35); F. COARELLI,
nostre iscrizioni sembrano essere quelle offerte da 93, 220, I santuari del Lazio tra i Gracchi e le guerre civili, in Les
225, 273; per sua pecunia o simili vd. 90, 156, 207, 370, “bourgeoisies”, cit. (nt. 9), ID., op. cit. (nt. 55); FLAMBARD,
459, 460, 469, 482, 507, 509. art. cit. (nt. 40). Samnium: A. LA REGINA, I Sanniti, in Ita-
69 Ad analoghe conclusioni si perviene, rispettivamente per lia omnium terrarum parens, Milano 1989, pp. 301-432; J.R.
l’età tardoellenistica e imperiale, nelle relazioni MIGEOTTE PATTERSON, Settlement, City and Elite in Samnium and Lycia,
ed ECK [citt. supra]. in City and Country in the Ancient World, London 1991, pp.
70 Si veda intanto il quadro presentato da altri per Roma: 146-165; La romanisation du Samnium aux IIe et Ier siècles
F. COARELLI, Public Buildings in Rome between the Second av. J.-C., Naples 1991. Italia meridionale: GABBA, art. cit. (nt.
Punic War and Sulla, in Pap. Brit. Sch. Rome, 45, 1977, pp. 55); CAMODECA, art. cit. (nt. 55); GROS, op. cit., supra. Italia
1-23; P. GROS, Architecture et société à Rome et en Italie cen- settentrionale: BANDELLI, Storia, cit. (nt. 9); ID., Iscrizioni, cit.
tro-méridionale aux derniers siècles de la République (Coll. (nt. 9) (Aquileia); M. DENTI, I Romani a Nord del Po. Archeo-
Latomus, 156), Bruxelles 1978; PIETILÄ – CASTRÉN, op. cit. (nt. logia e cultura in età repubblicana ed augustea, Milano 1991,
34); A. ZIOLKOWSKI, The Temples of Mid-Republican Rome pp. 17-30; ID., Ellenismo e romanizzazione nella X regio. La
and their Historical and Topographical Context, Roma 1992. scultura delle élites locali dall’età repubblicana ai Giulio-
Italia: E. GABBA, Considerazioni politiche ed economiche sul- Claudii, Roma 1991, pp. 323-336; FREZOULS, art. cit. (nt. 60);
lo sviluppo urbano in Italia nei secoli II e I a.C., in Helleni- STRAZZULLA, art. cit. (nt. 35); VERZÁR BASS, artt. citt. (nt. 9);
smus in Mittelitalien, Göttingen 1976, pp. 315-326; JOUFFROY, ZACCARIA, art. cit. (nt. 35).
I. DISTRIBUZIONE AREALE E CRONOLOGICA DELLE TESTIMONIANZE
III sec. II nel III-II II sec. II nel II-I I sec. III nel
Aree metà metà metà Tot.
I metà metà sec. sec. I metà metà sec. sec. I metà quarto sec.
Roma 2 5 4 4 5 7 22 1 1 8 59
Latium 3 1 3 5 1 24 12 23 22 5 5 21 125
Campania 1 15 9 19 2 6 52
Apulia 1 3 2 1 12 3 22
Bruttii 1 1 5 1 8
Lucania 1 2 1 1 2 3 2 3 7 22
Sabina 1 4 2 2 2 1 4 4 20
Samnium 1 1 2 1 7 4 5 11 6 20 58
Picenum 1 1 2 5 3 2 5 1 5 25
Umbria 1 1 4 5 4 12 27
Etruria 1 3 1 5 2 1 3 16
Aemilia 1 2 1 4
Liguria 0
Venetia - Histria 3 1 3 2 10 2 3 4 2 30
Transpadana 1 1
totale 3 1 14 8 9 15 3 54 36 69 87 32 45 93 469
Sicilia 1 1 1 3
Sardinia 1 1 2
Hispania 1 1 1 3 3 9
Lusitania 1 1
Gallia Narbonensis 3 1 4
Noricum - Dalmatia 2 7 9
Graecia - Insulae maris
1 6 5 5 6 1 1 25
Aegei
Asia 1 1 3 1 6
3 - L’EVERGETISMO CIVICO NELLE ISCRIZIONI LATINE D’ETÀ REPUBBLICANA

Africa 3 3
totale 0 0 0 0 0 1 0 7 7 7 12 1 20 7 62
Provenienza ignota 1 1
totale complessivo 3 1 14 8 9 17 3 61 43 76 99 33 65 100 532
67
II. TIPOLOGIA DEGLI INTERVENTI
A. Lavori pubblici iscrizioni B. Altri interventi iscrizioni
A.1. Infrastrutture urbane e territoriali B.1. Sovvenzioni e doni
a) vie e pavimentazioni 25 a) sovvenzioni straordinarie, forniture gratuite 2
b) acque 8 b) edifici, terreni 6
c) cloache 4 totale 8
d) mura, porte e torri 43
I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

e) altro 9 B.2. Distribuzioni di denaro ed esenzioni


f) non specificabile 0 a) distribuzioni di denaro e servizi 0
totale 89 b) esenzioni da pagamento 2
totale 2
A.2. Edifici civili ed arredo urbano
a) fora 2 B.3. Distribuzioni alimentarie
b) curiae, tabularia, aeraria, tribunalia 7 a) cibi o bevande 0
c) basilicae, porticus, criptae 23 b) banchetti e simili 1
d) emporia, macella, horrea, tabernae, scholae, mensae 9 totale 1
e) thermae, balnea 12
f) campi, circi, theatra, amphitheatra, stadia 17 B.4. Spettacoli
g) arcus, statuae 33 a) ludi 16
h) altro 57 b) munera 3
i) non specificabile 42 c) pompae 1
totale 202 totale 20
A.3. Edifici, doni, arredi sacri B.5. Altro
a) edifici e strutture connesse 82 patrocinio ed altre forme d’aiuto morale 28
b) arae e thesauroi 51
c) statue, basi, colonne isolate 50
d) doni e arredi vari 12
e) altro 10
f) non specificabile 20
totale 225
totale complessivo 516 totale complessivo 59

68
III. GLI EVERGETI
A. Pubblici iscrizioni B. Privati iscrizioni
A.1. Titolari di funzioni pubbliche dello Stato B.1. Categorie di privati
a) censori 0 a) senatori 1
b) dittatori, consoli, pretori, proconsoli, imperatores 53 b) equites 2
c) edili, questori, tribuni della plebe 13 c) milites 1
d) duoviri, tresviri, legati, curatores viarum, tresviri coloniae
10 d) artifices et officiales 1
deducundae
e) magistrati di cui non è possibile specificare la carica al
1 e) privati senza qualifica 21
momemto dell’atto evergetico
f) incerti 4
totale 81 totale complessivo 26

A.2. Titolari di funzioni pubbliche cittadine, paganiche o vicane iscrizioni


a) censori, duoviri e quattuorviri quinquennali 28 C. Gruppi notevoli iscrizioni
b) duoviri e quattuorviri iure dicundo 26 C.1. Donne ingenue
c) edili e quattuorviri aedilicia potestate 43 a) con funzioni religiose o collegiali 1
d) duoviri e quattuorviri non ulteriormente definiti; praefecti 63 b) artifices et officiales 0
e) pretori, pretori duoviri, consoli, quinqueviri, marones,
27 c) senza qualifica 9
meddices, tresviri, tribuni
f) questori 23 totale 10
g) magistri pagani, vicani e montani di Roma 6
h) magistri pagani e vicani non di Roma 29 C.2. Schiavi iscrizioni
i) magistrati di cui non è possibile specificare la carica al
1 maschi femmine totale
momento dell’atto evergetico
l) incerti 44 a) con funzioni religiose o collegiali 11 0 11
totale 290 b) artifices et officiales 0 0 0
c) senza qualifica 7 0 7
A.3. Titolari di funzioni religiose o collegiali iscrizioni totale 18 0 18
a) a Roma 5
3 - L’EVERGETISMO CIVICO NELLE ISCRIZIONI LATINE D’ETÀ REPUBBLICANA

b) altrove 35 C.3. Liberti iscrizioni


totale 40 maschi femmine totale
a) con funzioni religiose o collegiali 38 0 38
A.4. Altri iscrizioni b) artifices et officiales 2 0 2
a) patroni 19 c) senza qualifica 15 0 15
b) comunità civiche e collegia che agiscono impersonalmente 18 totale 55 0 55
totale 37

totale complessivo 448 totale complessivo 73 0 83


69
IV. I BENEFICIARI V. IL FINANZIAMENTO
A. La comunità civile e le sue articolazioni iscrizioni A.1. Pubblica o semipubblica iscrizioni
A.1. complesso dei cittadini 15 a) pecunia publica 12
A.2. magistrati e decurioni 1 b) pecunia de lege, pro ludis, de munere gladiatorio 8
A.3. incolae, adventores, hospites 1 c) aere multaticio 9
totale 17 d) de manubeis, de praeda, aere Martio 7
B. Comunità e personaggi esterni iscrizioni e) de opereis 1
I - AB INITIO REI PUBLICAE LIBERAE AD AETATEM AUGUSTI

totale 37
B.1. comunità 47
B.2. personaggi 3 A.2. Religiosa iscrizioni
totale 50 a) pecunia sacra, de doneis 4
C. Divinità iscrizioni b) pecunia fani, pecunia luci 3
c) pecunia dei 8
C.1. casi in cui il nome è indicato 90
totale 15
C.2. casi in cui il nome non è indicato 109
C.3. casi dubbi 4 A.3. Privata iscrizioni
totale 203 a) sua pecunia e simili, da sola o con altro 60
b) decima facta 5
c) aere conlato 7
d) ex pecunia sociorum 2
totale 74
B. Fonte non indicata iscrizioni
VI. L’AUTORIZZAZIONE a) tipo faciundum / reficiundum curavit / locavit 135
b) tipo fecit, refecit e simili 43
iscrizioni c) tipo dedit 32
A. del senato romano 12 d) tipo dedicavit 7
B. del senato locale 133 e) nessuna formula 73
totale 145 totale 290

70