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EMPURIES 56. 2009-2011. ISSN: 0213-9278.

101-122

ELEA/VELIA: LO SPAZIO DEL SACRO


E LE EVIDENZE DI CULTI E RITUALI

Elea/Velia, sacro, culti, pantheon, rituali

Giovanna Greco*

En esta contribución se examinan los cultos de la ciudad de Elea/Velia, analizando los datos en orden
cronológico. Los materiales votivos y las áreas rituales examinadas se agrupan por tipos. La ciudad presenta
un sistema cultual ejemplar, común para las ciudades foceas contemporáneas, que se enriquece con
diferentes componentes provenientes del interior de Lidia y Frigia. En época romana Velia tuvo a Roma como
modelo de referencia, pero manteniendo su propia identidad.
Elea/Velia, sagrado, culto, pantheon, ritual

This study examines the cults of the city of Elea/Velia, analyzing the data chronologically. Votive materials and
sacred areas are grouped by type. The city presents an exemplary holy system, common to contemporary
Phocaean cities, which is enriched with different components from the Lydian and Phrygian hinterland. In
Roman times Velia took Rome as the reference model, while maintaining its identity.
Elea/Velia, sacred, cult, pantheon, ritual

Dans cet article on étude les cultes dans la ville d’Elea/Velia, en analysant les données chronologiquement. 101
Les matériaux votifs et les aires rituelles étudiées sont groupés par typologies. La ville présente un system
culturel exemplaire, qui est commun aux autres villes phocéennes contemporaines et qui s’enrichi avec de
différents éléments, originaires de l’intérieur de Lidia et Frigia. À l’époque romaine Velia pris Rome comme
modèle de référence, mais en conservant son propre identité.
Elea/Velia, sacré, culte, pantheon, rituel

Risale al 1966 la prima riflessione organica sulle testi- rivisitate alla luce delle nuove indagini sul terreno e dello
monianze del sacro ad Elea/Velia, scaturita dall’analisi studio che si va conducendo sui materiali1. È profonda-
di quattro cippi iscritti con dediche a divinità (Guarduc- mente cambiata la conoscenza dell’organizzazione e
ci 1966), successivamente integrata da altri cinque che dell’occupazione degli spazi e il quadro che si delinea
contribuirono non poco ad articolare la composizione oggi, attraverso la documentazione strutturale e mate-
del pantheon eleate (Guarducci 1970). L’indagine riale, vede un insediamento che occupa, in forma spar-
archeologica metteva in luce una serie di piccoli san- sa e ben distribuita, un’area piuttosto vasta del pro-
tuari disposti sulle terrazze che segnano la dorsale montorio, delle sue pendici e dell’area pianeggiante sul
collinare, la cui definizione sia cronologica che funzio- mare, dove gli spazi riservati al sacro non sono stati
nale rimaneva, tuttavia, piuttosto ipotetica ed evanes- ancora del tutto chiariti (Greco 2005a; Krinzinger 2006)
cente (Maiuri 1928; Sestieri 1949; Napoli 1964). Signifi- (Fig. 1).
cativa l’assenza di depositi votivi e materiali legati al Per altro, l’occupazione diffusa, a pianta radiale carat-
sacro a fronte di un corpus articolato di evidenze epi- terizzata dall’assenza di squadrature sia in città che nel
grafiche e numismatiche (Ebner 1963/1964). territorio, dove sono piuttosto le vie naturali e i corsi
In questi ultimi decenni di ricerche e studi, la realtà d’acqua a disegnare l’organizzazione degli spazi, cos-
archeologica ha profondamente cambiato il quadro di tituisce quel modello aperto ben evidenziato nelle colo-
riferimento e ha notevolmente arricchito il dossier nie milesie (Olbia Pontica, Istria, Panticapeo) e che,
documentario, modificando la lettura di problematiche d’altro canto, caratterizza anche l’impianto della Mas-
codificate nella letteratura archeologica che oggi vanno salia arcaica (Tréziny 2001).

* Professoressa di Archeologia Classica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
1.- Per i nuovi studi di ampio respiro su Velia che hanno visto la luce negli ultimi anni, v. bibl.
GIOVANNA GRECO

Figura 1. L’acropoli di Velia.


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Si è andata ampliando, in modo particolare, la conos- 1997; Tocco 1999; Tocco 2000) che focalizza l’atten-
cenza della cultura materiale della città che, definita zione sulla presenza di un culto ad Hera sull’acropoli
ionica tout court semplicemente sulla base della prove- velina già in età arcaica e sulla possibile identificazione
nienza ionica dei coloni, assume sempre più una con- di un Asklepieion nella vasta area porticata posta sul
notazione e una gravitazione tirrenica piuttosto ampia; versante meridionale della collina e nota in letteratura
la città, sin dal primo momento della sua fondazione, è come agorà. Sarà J. P. Morel a tracciare, in più di un’oc-
inserita in una fitta rete di rapporti dove risultano privile- casione, un quadro più generale dei culti presenti a
giati quelli con le città calcidesi, da Cuma a quelle dello Velia, individuando e sottolineando una specificità
Stretto (Greco 2005b). La nascita di Elea si inserisce in identitaria del pantheon eleate (Morel 2000).
un delicato equilibrio politico ed economico nel Tirreno Una rassegna delle evidenze archeologiche e un qua-
e certamente Cuma, accanto a Reggio e a Poseidonia, dro della problematica sono stati infine presentati da
avrà avuto un ruolo decisivo nella dislocazione della chi scrive al convegno tarantino dedicato ad Elea/Velia
nuova città (Mele 2006). Il legame con l’area tirrenica si (Greco 2006) mentre una ripresa delle indagini sul cir-
manifesta in molteplici aspetti della cultura materiale; il cuito murario, portate avanti dalla missione austriaca, ha
più evidente è certamente l’adozione del sistema di consentito una più corretta lettura delle aree sacre che
copertura e decorazione dei tetti con le antefisse a nimbo si dispongono lungo la dorsale collinare (Gassner 2008);
di tipo campano (Greco 1994; Mertens 1995; Morel infine J.P. Morel è ritornato, di recente, sul problema
1998) accanto a un’importazione piuttosto massiccia di più generale della identità focea e ha sottolineato,
laterizi dalle botteghe di area flegrea; la campionatura per Elea, la presenza del culto di alcune divinità che
dei materiali provenienti dallo scavo delle case arcaiche rimandano alle radici fondanti della città (Morel 2009).
nella parte bassa della città ha documentato, grazie La cornice di riferimento per avviare un’analisi delle evi-
alle analisi archeometriche, come il 54% delle tegole denze del sacro ad Elea è ben delineata da Erodoto:
rinvenute siano state realizzate in argilla flegrea, un 2% imbarcarono le statue dei templi e le altre offerte, eccet-
in un’argilla riconosciuta peculiare dell’area calabra e to ciò che era bronzo, pietra o pittura (Gigante 1966); il
solo il 44% sia stata prodotta nella caratteristica argilla passo erodoteo sottende tutto un sistema cultuale
rossastra velina (Gassner et al. 2003, 91-100). foceo che diventa così lo scenario di fondo per coglie-
Sulle problematiche legate al sacro e sulle novità scatu- re le diverse componenti delle forme del sacro nella
rite dalla ricerca archeologica ritorna G. Tocco (Tocco colonia tirrenica. Elementi non secondari sono, da un
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lato, la complessità stessa del sistema del sacro così LA CITTÀ IN ETÀ TARDO - ARCAICA (535-460 a.C.)
come si era andato formando nel corso del VI sec. a.C.
e dove componenti diverse, provenienti dal retroterra TOPOGRAFIA DEL SACRO
lidio e frigio, si sono stratificate sul background ellenico
(Ragone 2006), dall’altro, quella forma di unità e coe- La definizione di uno spazio destinato al sacro rimane,
sione tra le città focee nel Mediterraneo occidentale, più ancora oggi, piuttosto labile e disponiamo di pochi ele-
volte evidenziata dagli studiosi, che appare evidente menti significativi per individuare i diversi luoghi di
nella scelta di conservare e preservare una propria iden- culto che dovevano essere distribuiti all’interno dell’in-
tità etnica (Morgan 1997; Morel 2009). Il lavoro realizzato sediamento.
da Salviat (Salviat 1992) sulla religione di Marsiglia In questa prima fase di vita della colonia, l’organizzazio-
greca, dove sono evidenziate forme di identità con il ne degli spazi abitativi è caratterizzata da quartieri dislo-
mondo foceo, accanto alle diversità e alle varianti, costi- cati sia nell’area pianeggiante prospiciente il mare che
tuisce un riferimento naturale al quale rapportare proble- sulla collina e lungo le pendici.
matiche ed evidenze materiali, proprio sulla base delle Nella zona pianeggiante, dove era ubicato un quartiere
specificità del movimento foceo in Occidente, dell'appar- abitativo e l’approdo, protetto da cordoni lagunari (Sauer
tenenza a una sorta di koinè focea, della forte coesione 1999), non rimane, al momento, alcuna evidenza struttu-
tra le città; Elea è città focea, sorta dopo Massalia che, rale di un eventuale santuario che doveva, quasi certa-
dunque, ne costituisce il parametro di riferimento. mente, svolgere una funzione protettiva all’arrivo e alla
La possibilità che la definizione dei principali culti di partenza delle navi. Una labile traccia della presenza di
una colonia riprenda, almeno in parte, le forme devo- un’area sacra si conserva in qualche raro oggetto a
zionali della madrepatria, trova numerosi riferimenti ed carattere votivo rinvenuto del tutto privo di un contesto e
è largamente documentata; tuttavia la situazione elea- nella individuazione di alcuni monoliti (Fig. 2).
te è più complessa e il quadro di riferimento non così Una peculiarità, infatti, della definizione del sacro a Elea
lineare. è restituita dalla costante presenza della “pietra sacra” in
La formazione del pantheon di una città coloniale forma di cippo o monolite; questa evidenza, tuttavia, in
(Camassa 2000; Cassola 2000) non può essere ricer- assenza di riscontri stratigrafici e di contesti chiusi, è di
cata esclusivamente nella madrepatria e già Graf negli difficile definizione e inquadramento cronologico. Nell’a- 103
anni ’80 metteva in guardia, sottolineando proprio il rea del quartiere occidentale, che occupa le pendici
caso emblematico di Elea per la quale l’origine focea della collina prospiciente il mare, sono stati intercettati
dei coloni difficilmente si poteva intuire basandosi solo alcuni monoliti, disposti secondo un preciso orientamen-
su ciò che, allora, si sapeva della religione (Graf 1983). to E/O, sepolti da un imponente livello di obliterazione
Il patrimonio religioso che lentamente si va formando che ha restituito materiali inquadrabili tra la fine del VI e
nella nuova città è frutto di una koinè culturale più la metà circa del V sec. a.C.; il saggio, limitato e ancora
ampia in cui molteplici sono le componenti che contri- inedito, non ha consentito di chiarire la funzione e la
buiscono a elaborarlo e a radicarlo nello specifico con- forma di questa organizzazione dello spazio che trova,
testo territoriale, tutto tirrenico. La complessità del feno- tuttavia, un riscontro significativo nel quartiere meridio-
meno è un dato evidente già alla semplice disamina nale, dove due grandi monoliti definiscono uno spazio
degli elementi letterari ed epigrafici ed è connessa alla riservato al sacro, organizzato in un momento successi-
diversità della situazione e al più ampio quadro tirreni- vo e dedicato, con ogni probabilità a Ermes.
co, all’interno del quale nasce la nuova colonia; sono le La presenza di un’area sacra in questa zona della città è
stesse fonti letterarie, ormai ben confermate anche segnalata, inoltre, dal rinvenimento di una protome fem-
dalle evidenze archeologiche, a suggerire una gravita- minile con velo e stephane databile tra la fine del VI e i
zione della nuova città in un ambito tirrenico ampio che primi decenni del V sec. a.C. L’esemplare, di probabile
va da Cuma a Reggio, a Poseidonia, senza tralasciare produzione locale, riveste un notevole interesse per il suo
il notevole ruolo esercitato da Atene e dalla Sicilia, per stato di conservazione piuttosto completo; rientra in una
l’età classica o quello di Roma per l’età ellenistica. classe di votivi già documentata tra i materiali dall’acro-
In questa sede si presenterà una sintesi delle evidenze poli e riflette una tipologia di derivazione greco-orientale,
strutturali e materiali relative alla presenza del sacro a largamente riprodotta nelle botteghe coloniali.
Elea/Velia, con l’obiettivo di illustrare la definizione degli Sulle pendici nord e sud della collina che si protende
spazi sacri nella organizzazione della città, le forme sul mare, nota come acropoli, si dispongono altri due
dell’architettura sacra, gli aspetti religiosi e cultuali quartieri abitativi, entrambi in comunicazione con la
attraverso gli oggetti a carattere votivo, le dediche, le costa. Che l’area dell’acropoli costituisse uno dei punti
iscrizioni e le monete; la scansione diacronica potrà nodali per la definizione della topografia del sacro fu
consentire di cogliere le profonde trasformazioni che, chiaro sin dal rinvenimento, negli anni ’50, da parte del
anche nelle forme del sacro, si possono registrare nella Sestieri, del bel muro in poligonale dritto indagato suc-
documentazione materiale. cessivamente da M. Napoli e riesaminato da A. Fiam-
GIOVANNA GRECO

Figura 2. La fase arcaica.


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menghi (Fiammenghi 1994); il muro è stato tagliato e grande colmata che li oblitera, inquadrabili omogenea-
obliterato da una grande colmata che trasforma radi- mente tra la fine del VI e la prima metà del V sec. a.C.
calmente, nel corso della metà del V sec. a.C., una Troppo poco ancora sappiamo della organizzazione
prima organizzazione degli spazi sull’acropoli e, suc- degli spazi lungo la dorsale della collina, collegata all’a-
cessivamente dall’impianto del basamento del tempio cropoli da un’ampia insellatura; sporadiche tracce di un
periptero, datato, oggi, a età ellenistica. quartiere di abitazioni sulla prima terrazza verso Est sono
L’estremità occidentale della collina doveva accogliere state individuate fortemente devastate dai successivi
un primo impianto cultuale ed è molto probabile che il terrazzamenti (Bencivenga 1983); il recupero, nei livelli
muro in poligonale rappresenti il residuo di una fonda- di riempimento, di alcuni frustuli di coroplastica votiva
zione per una struttura sacra, di un primo tempio cos- tardo arcaica sembra suggerire la presenza di un’altra
truito al momento dell’arrivo dei coloni (Greco 1975) o area sacra organizzata nei pressi del quartiere di case, lì
più semplicemente una sorta di temenos di un’area dove, solo nel corso del IV sec. a.C. si organizzerà uno
destinata al sacro (Krinzinger 1993). spiazzo sacro dedicato ad Hera e Poseidon.
Questo zoccolo in muratura poligonale non era isolato Dunque, una topografia del sacro piuttosto articolata
ma doveva rientrare in un’organizzazione dello spazio che vede la definizione degli spazi dedicati al sacro sia
cultuale a cui appartengono anche due frustuli di muri, nella parte pianeggiante dell’insediamento che sulle
anch’essi in poligonale, che presentano identiche colline che ne circoscrivono i limiti; questa prima orga-
caratteristiche di impianto e di orientamento; i due muri nizzazione si colloca già negli anni tra il 535 e il 460
sono perfettamente paralleli fra loro e, superando un a.C. e trova numerosi modelli di riferimento, ma sembra
certo dislivello, sembrano suggerire la presenza di una riflettere anche il tipo di organizzazione del sacro che si
rampa di accesso all’area delimitata appunto dal muro registra a Focea e a Massalia.
in poligonale dritto che, molto probabilmente, definiva
lo spazio del sacro sull’acropoli. LA FORMA ARCHITETTONICA
L’area sacra sull’acropoli doveva avere una struttura-
zione complessa di cui rimangono le tracce in alcuni Della forma architettonica che doveva avere questa
blocchi di arenaria rinvenuti al di sotto del torrino organizzazione del sacro non rimane alcun elemento
medievale, che, incontrandosi ad angolo retto, sugge- litico, mentre numerose sono le terrecotte architettoni-
riscono la presenza di un ambiente; la cronologia di che dipinte di tipo campano, tra cui si segnalano le
quest’impianto è restituita dai materiali rinvenuti nella antefisse a nimbo sia con testa femminile che con pal-
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Figura 3. Antefisse arcaiche.

metta diritta o capovolta, rinvenute sia nella parte sec. a.C., che costituiscono un primo significativo dato
bassa che, più numerose, sull’acropoli (Fig. 3). contestuale relativo alla sacralità dell’area.
Il tipo viene elaborato in ambito cumano del tutto indi- La piccola plastica votiva è documentata da una serie
pendentemente da generiche influenze greco-orientali piuttosto limitata di classi tipologiche che per altro
(Greco 1994; Greco 2000; Mertens 1995; Morel 1998) e sono presenti in un numero estremamente ridotto di
gli esemplari rinvenuti a Elea hanno una chiara prove- esemplari.
nienza flegrea, evidenziata anche da analisi archeome- È presente un esemplare di figura femminile in trono
triche (Gassner et al. 2003). con alto polos cilindrico che, per argilla e tecnica della
L’adozione di un modello che identifica e qualifica l’area matrice bivalve, potrebbe essere di provenienza generi-
di provenienza diventa particolarmente significativa per camente greco-orientale (Greco 2005b, fig. 6); il tipo si
Elea e ha una valenza che va ben al di là di semplici diffonde nella plastica ionica alla metà circa del VI sec.
contatti o rapporti commerciali, per altro in una cornice a.C. ed è diffuso nei contesti italioti e sicelioti nella
del sacro dove anche altri indicatori confermano il lega- seconda metà del VI sec. a.C.; una produzione occi-
me con l’area cumana. dentale continua fino agli inizi del V sec. a.C. (Dewailly
1983); l’esemplare eleate trova stretti raffronti con
GLI OGGETTI VOTIVI esemplari attestati a Cuma (Scatozza 1987, tav. IX), a
Poseidonia (Miller Ammerman 2002, 87-98, ps. XXII-
Numerosi gli oggetti a carattere cultuale provenienti, XXIII), a Massalia (Hermary et al. 1999, 63).
quasi esclusivamente, da quella coerente e massiccia La classe delle protomi femminili è attestata da alcuni
colmata che oblitera totalmente non solo i due quartieri esemplari derivati da differenti prototipi che trovano in
di case disposti lungo le pendici ma anche questa prima ambito greco-orientale i principali riferimenti formali e
organizzazione degli spazi destinati al sacro (Cicala stilistici (Croissant 1983) e ampio riscontro nelle pro-
2003). La dispersione del materiale non consente alcu- duzioni coloniali sia di area calabra, tra Medma e Locri,
na ricomposizione di contesti cultuali o di stipi votive. che di area flegrea, a Cuma (Fig. 4).
Precise azioni rituali sono testimoniate dal rinvenimento, Una classe piuttosto interessante è rappresentata da
nelle cavità del banco roccioso naturale, di vasetti minia- numerosi esemplari di protomi fittili di cavalli, alcuni dei
turistici inquadrabili nel corso dei primi decenni del V quali ancora conservano la decorazione dipinta a fasce
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Figura 4. Le protomi femminili e i vasi con testa di sileno.

brune e rossastre e il foro per la sospensione; la pro- assumono valenze e significati solo se analizzati nel
tome è tagliata al collo e generalmente il foro è posto complesso sistema del rinvenimento.
sulla criniera (Fig. 5). Un raffronto piuttosto puntuale è In Occidente, il deposito votivo di Medma, attribuito
a Cuma (Gabrici 1913, col. 550, fig. 199; Greco 2006, variamente al culto di Atena o di Persefone, ha restitui-
318). La presenza di figurine plastiche di cavalli, sia in to circa 50 esemplari di cavallini a figura intera, mentre
terracotta che in bronzo, in stipi e depositi votivi è ben nel deposito votivo di Calderazzo, sempre a Medma,
nota e le attestazioni da Samo, Chio, Corinto, Tirinto e dove la figura divina di Atena sembra meglio definita, è
Argo coprono un arco cronologico piuttosto ampio ed stato recuperato un cavallino di bronzo con il foro di

Figura 5. Protomi di cavallini fittili.


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sospensione sul collo (Agostino 1996, 114-115, n.


2.38); a Pithecusa, la problematica “stipe dei cavalli” è
stata riferita al culto di Hera (d’Agostino 1994-95); a
Poseidonia è nota l’immagine di Hera con il cavallino
tra le braccia (Greco 1998).
Numerosi sono i vasi configurati con testa o busto di Sile-
no; prodotti in argilla locale riproducono forme e tipi lar-
gamente diffusi (Boldrini 1994, 60 ss.) in Occidente; raf-
figurano il Sileno calvo con barba quadrangolare, baffi
spioventi, naso camuso e orecchie ferine applicate late-
ralmente, in quattro varianti differenti. In tutti si conserva
l’attacco del vaso che, solo in un caso, si può ricompo-
rre come un askos; cronologicamente si dispongono tra
i decenni finali del VI e la prima metà del V sec. a.C. (Fig.
4). Il riscontro più immediato è a Massalia dove è stato
rinvenuto un askos, perfettamente conservato, con testa
di Sileno applicata, di produzione locale, datato alla
seconda metà del VI sec. a.C., messo in relazione con il
culto di Dioniso attestato a Massalia (Collin-Bouffier
2000) dalla documentazione epigrafica. Tra i materiali
cumani si conservano due askoi con la testa silenica
applicata, la cui tipologia corrisponde perfettamente ad
almeno due delle tipologie riscontrate a Elea (Gabrici
1913, col. 548, tav. LXXIV, 3, 6).
Ancora a Cuma trova riscontro un altro askos configurato
a testa femminile e corpo a uccello (Gabrici 1913, 548,
fig. 198, tav. LXXI, 8); esso rientra nella tipologia dei c.d. 107
vasi a Sirena considerati di produzione rodiota; il vaso
cumano e quello eleate, la cui argilla presenta i caratte-
ristici inclusi vulcanici dell’argilla flegrea, si distinguono
per il corpo a uccello e per la testa femminile caratteriz-
zata da un grande polos, molto svasato, ampio, che
incornicia la testa ed enfatizza la figura femminile, conno-
tandola come una divinità nel suo aspetto di uccello, in Figura 6. Askos configurato a testa femminile.
qualche modo legato all’acqua, suggerita dalla forma del
vaso (Fig. 6). È suggestivo ricordare che Leucothea
assume, nella tradizione omerica, l’aspetto di un uccello
marino ed è detta “cornacchia del mare” (Cerri 1994; immanicatura di scudo; ancora, un amo a uncino in
Mancini 2005); l’assimilazione poi con la Sirena e tutta la bronzo e un leonicino accovacciato, probabilmente
problematica a essa relativa è ben nota e ampiamente un’applique di un’ansa di hydria, completano il reperto-
dibattuta, mentre va sottolineato che nel corpus icono- rio degli ex voto in metallo.
grafico della Sirena non si registra la presenza del polos, L’offerta votiva delle armi che è indirizzata a molteplici
copricapo destinato, in questo periodo cronologico, divinità femminili, in ambiente occidentale è testimoniata
esclusivamente a una divinità. per la Persefone locrese, l’Atena o Afrodite di Himera,
Un notevole nucleo di oggetti metallici è stato recupe- per la Hera pestana e per la dea di Francavilla della
rato nei livelli della colmata (Tocco 1997; Tocco 2000) e Motta (Cardosa 2002). La presenza di un amo trova ris-
un breve saggio in profondità, al di sotto dei livelli di contro nel deposito votivo dell’Heraion alla Foce del
calpestio di un portico di età ellenistica, ha documenta- Sele, così come a Perachora e a Samo (Greco 1989).
to la presenza dei votivi metallici di notevole qualità, da La revisione del materiale ceramico rinvenuto nella col-
mettere in relazione con un deposito votivo piuttosto mata ha evidenziato una notevolissima prevalenza di
coerente e unitario, andato disperso. ceramica ionica ben attestata con la forma della coppa
Le armi sono attestate sia nei moduli funzionali che in ionica B2, e di ceramica attica attestata prevalentemente
quelli miniaturistici; sono documentate punte di lancia e da forme aperte quali kylikes del tipo Bloesch C e skyp-
di freccia in bronzo, una lama di spada, un coltello ed hoi. La ceramica figurata attica proviene quasi esclusiva-
elementi di armatura testimoniati da un frammento di mente da questa colmata e le forme che prevalgono in
paragnatidi di tipo corinzio, da un lophos, da una assoluto sono quelle aperte, sostanzialmente coppe e
GIOVANNA GRECO

Figura 7. Ceramica arcaica dall’acropoli.

skyphoi (sono attestate quasi tutti i tipi di coppe, dalla È la Cibele frigia che a Focea diventa - accanto ad
Siana a quella a occhioni, dalla Cassel, alle Band cups, Atena - la dea fondatrice e protettrice della città, e il cui
ai Piccoli Maestri); si segnalano anche due frammenti di culto continua, senza soluzione di continuità, fino a età
cratere con scena di combattimento, un frammento con romana; a Focea, solo sulla collina dei Mulini, sono stati
la raffigurazione di Eracle e i buoi di Gerione e un altro individuati ben nove luoghi di culto dedicati alla dea, la
con una bellissima testa di Eracle con la leontè (Fiam- cui caratteristica è data dal fatto che il culto si svolge
menghi 1994, 79, fig. 110; Greco 2008, 502). all’aperto e i santuari sono caratterizzati da nicchie
Ai primi decenni del V sec. a.C. risalgono le coppe con tagliate nella roccia che a volte accolgono l’immagine
scene di komos e la famosa coppa di Panaitios a figure sacra, ma più spesso solo vasi per le offerte e coro-
108 nere con un cavaliere nel tondo centrale e una stemless plastica votiva (Ozyigit et al. 2000).
cup con la raffigurazione di Teseo in lotta con il Mino- Il rinvenimento, a Elea, di un secondo esemplare in pie-
tauro (Greco 2008a, 507) (Fig. 7). tra, ancora di età tardo arcaica, evidenzia l’importanza
Numerose le coppe che recano graffite dediche votive del culto alla dea e la sua diffusione in diversi luoghi
apposte dopo la cottura; un nucleo piuttosto consisten- della città (Fig. 8.2).
te di dediche riporta le lettere: IPH, HP, IP, HPH, IPH Cippi e pietre sacre dovevano far parte del patrimonio
che richiamano un dono votivo sacro ad Hera. culturale del dono votivo; purtroppo, in assenza di iscri-
Alla produzione attica sono da assegnare due fuseruo- zioni, di dati stratigrafici, di segni evidenti di lavorazio-
le dipinte, ex voto raffinato e carico di valenza, che tro- ne, diventa quasi impossibile una loro chiara definizio-
vano uno stretto raffronto tra i doni votivi del santuario ne e ancor più una loro cronologia. La presenza di
meridionale di Poseidonia (Greco 1989). monoliti, grosse pietre grezze con tracce di lavorazione
A questa prima fase di vita della città appartiene un ai margini, a delimitazione di aree cultuali e con funzio-
rilievo in arenaria locale, rinvenuto alla fine del XIX ne propriamente cultuale è suggerita da labili tracce,
secolo nel corso dei lavori per la ferrovia; datato nei nella città bassa, e dalla presenza, sull’acropoli e sulle
decenni finali del VI sec. a.C., conserva la raffigurazio- terrazze della dorsale collinare, di numerosi elementi
ne di una figura femminile con velo, seduta su trono sparsi che, privi di contesto, non sono più chiaramente
basso, con le braccia sul grembo a reggere un elemen- interpretabili.
to (forse un leoncino) non più conservato.
Lungo la dorsale della collina, nel corso dei recenti EPIGRAFIA
sondaggi alle mura di fortificazione, è stato rinvenuto,
fuori contesto, un altro rilievo in arenaria raffigurante un Un blocco di arenaria locale, rinvenuto sempre nel live-
naiskos con all’interno una figura femminile seduta su llo della colmata sull’acropoli, ha restituito la più antica
trono basso, squadrato, con le braccia in grembo, del iscrizione rinvenuta a Elea; l’iscrizione, frammentaria,
tutto affine, tipologicamente, al primo, anche se pre- restituisce con chiarezza il nome di Zeus con l’appella-
senta una lavorazione meno accurata (Gassner 2009, tivo di Hellenios e lascia solo intravedere la presenza di
86-87, figg. 5.12-13) (Fig. 8.1). una divinità femminile anch’essa appellata Hellenia;
L’interpretazione della dea come Cibele, per quanto l’iscrizione è stata integrata come una dedica ad Atena
discussa e problematica, trova tuttavia riscontro in una Hellenia e Zeus Hellenios (Miranda 1982, 165-169) nel
lunga serie di monumenti simili, attestati tanto a Focea quadro coerente di una cultualità focea che aveva in
quanto a Massalia (Salviat 1992). Atena la dea poliade; sembra, tuttavia, altrettanto con-
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Figura 8. Naiskoi arcaici con raffigurazione di Cibele.

vincente una restituzione ad Hera che meglio si giustifi- oggetti votivi, per quanto ambigui e polivalenti, sugge-
cherebbe in coppia con Zeus. I caratteri epigrafici data- riscono la presenza di Atena, per altro da sempre ipo-
no l’iscrizione tra la fine del VI e gli inizi del V sec. a.C. tizzata da tutti gli studiosi e attestata dalla monetazione
(Vecchio 2003, 34-36). della prima metà del V sec. a.C.; alla sfera cultuale di
Demetra sono forse da riferire le protomi femminili men-
LA MONETAZIONE tre a quella di Dioniso fanno riferimento le immagini di
Sileni; solo su una base ipotetica, per quanto suggesti-
Nella monetazione eleate compare, nella prima serie di va, rimane l’evidenza del culto di Leukothea che trova,
emissioni, l’immagine della protome di un leone che invece, più larga attestazione nel passo aristotelico. La
azzanna un cosciotto di cervo, tipo monetale che si ritro- figura di Cibele sembra prevalente, considerando che
va a Focea come a Massalia; una suggestiva interpreta- solo a questa divinità è riservata una raffigurazione
zione vede nella protome leonina un preciso riferimento in pietra che viene reiterata fedelmente in più di un
al culto della Megale Meter, sottolineando così la comu- esemplare e che doveva quindi segnare diversi luoghi
ne origine focea dei coloni (Cantilena 2005). Atena com- di culto distribuiti nel perimetro della città.
pare, nella monetazione eleate, negli anni tra il 480/470 Tra le assenze si deve registrare quella di Artemide,
a.C. quando sulle dracme fa la sua apparizione la civet- grande divinità del pantheon foceo e presente in quello
ta abbinata alla testa della dea (Cantilena 2003). di Massalia, ma allo stato attuale della ricerca a Elea,
non trova ancora un riscontro materiale.
L’organizzazione del sacro in età tardo arcaica, ad
Elea, si articolava dunque in aree di culto distribuite in
diversi luoghi della città dove, molto probabilmente, LA CITTÀ IN ETÀ CLASSICA
quello organizzato sulla punta occidentale della collina (460 – primi decenni del IV sec. a.C.)
dell’acropoli doveva rivestire un ruolo maggiore e più
significativo, evidenziato dalla qualità e dalla varietà Alla metà circa del V sec. a.C., la città conosce un
degli oggetti votivi. Le divinità a cui era riservato il culto momento di grandi trasformazioni sia nel suo assetto
sulla collina dell’acropoli erano certamente Zeus ed urbanistico sia nella sua organizzazione sociale e poli-
Hera, attestati da iscrizioni e graffiti; il complesso degli tica che coincide, non a caso, con l’emergere – sullo
GIOVANNA GRECO

110

Figura 9. La fase classica.

scenario politico e culturale – della personalità di Par- che delimita le pendici meridionali della collina per una
menide (Lepore 1970, 53-54) (Fig. 9). lunghezza di oltre 70 metri e che costituisce chiara-
Un fenomeno del tutto eccezionale investe la terrazza mente il temenos dell’area sacra, mentre sul lato nord
principale della collina che la comunità sceglie di desti- ne rimangono le tracce nel bancone naturale roccioso.
nare alla sola funzione sacra e pubblica, trasformandola Nei decenni finali del V sec. a.C. si appoggia al muro
così in “acropoli” della città. I quartieri di abitazioni che del temenos una complessa struttura con andamento
fino ad allora ne avevano occupato l’area e le pendici leggermente curvilineo che, molto probabilmente, resti-
vengono spostati altrove con un preciso e intenzionale tuisce la traccia di un primo edificio pubblico: un bou-
programma di ristrutturazione urbanistica; una grande leuterion o un ekklesiasterion.
colmata sigilla le case che non vengono distrutte o Nell’area santuariale doveva necessariamente esserci
incendiate ma semplicemente abbandonate, e un pos- un edificio templare di cui purtroppo non abbiamo alcu-
sente muro di terrazzamento, che sostiene il profilo na traccia né strutturale né monumentale; le fondamen-
della terrazza, si sovrappone completamente all’abita- ta del tempio che oggi rimangono in vista, parzialmen-
to arcaico ormai colmato e livellato (Krinzinger 1999, 28 te coperte dalla torre angioina, appartengono a una
ss.). La città è ridisegnata, così come gli spazi da riser- fase edilizia ancora successiva.
vare al sacro; che tutto ciò avvenga sotto la guida di Delle strutture funzionali allo svolgimento del culto
Parmenide, che questi avvenimenti ha vissuto, sono gli sull’acropoli non rimane nulla e il grande terrazzo, for-
stessi storici antichi a raccontarlo quando tramandano mato grazie alle imponenti opere di terrazzamento,
che, proprio in quegli anni tra il 460 e il 450 a.C., i che molto probabilmente doveva ospitare una qualche
cittadini eleati scelgono di giurare fedeltà alle buone struttura monumentale, è stato profondamente esplo-
leggi da lui promulgate (Talamo 1988). rato (Greco 1976) e ha restituito esclusivamente una
I cambiamenti più radicali avvengono sull’acropoli, fitta serie di pozzetti di età medievale tagliati fino al
dove i lavori di ristrutturazione dell’area continueranno piano roccioso naturale; è molto probabile che i radi-
per molti anni. Tutta la collina viene terrazzata e desti- cali interventi di età medievale, asportando il livello ori-
nata ad area santuariale con la costruzione di un pos- ginario dove insistevano le strutture di età antica e
sente muro di delimitazione in perfetta opera isodoma abbassandone la quota, abbiano determinato il com-
ELEA/VELIA: LO SPAZIO DEL SACRO E LE EVIDENZE DI CULTI E RITUALI

pleto smantellamento delle strutture più antiche (Krin- Nei decenni finali del V sec. a.C. si data anche un fram-
zinger 1999). mento di un chous attico a figure rosse di cui non si
Questa ipotesi che certamente lascia molti dubbi e per- conosce l’esatta provenienza, ma che riveste un signi-
plessità rimane, tuttavia, l’unica giustificazione accetta- ficato per la forma che, come è ben noto, veniva fabbri-
bile per questo vuoto di evidenza, fin quando la ricerca cata soprattutto per le feste delle Anthesterie e per la
archeologica futura non porterà alla luce testimonianze scena raffigurata di un simposio dove sono ripetute, su
strutturali della organizzazione monumentale del sacro, entrambi i lati, due rappresentazioni di questa specifi-
in questa fase di vita della città. ca forma vascolare (Van Hoorn 1961, 27-28).
È in questi anni cruciali per la città che si avvia la cos-
truzione della cinta muraria lungo la dorsale della colli- EPIGRAFIA
na; questo determina una prima organizzazione degli
spazi destinati al sacro sulle terrazze che ne definisco- Cippi e pietre sacre sotto forma di monoliti naturali
no il profilo naturale; ed è questa diversa distribuzione dovevano ancora costituire uno dei doni votivi più
dei luoghi del sacro, che prende l’avvio nel corso della comuni; purtroppo la loro conservazione e la loro iden-
seconda metà del V secolo a costituire, successiva- tificazione è strettamente correlata alle modalità del rin-
mente, la peculiarità delle forme della religiosità, al di venimento o alla presenza di iscrizioni.
fuori dell’acropoli cittadina. Lungo la dorsale della colli- Alla seconda metà del V sec. a.C. sono datati, su base
na vi erano, già in età tardo arcaica, forme di sacralità epigrafica, alcuni cippi iscritti dedicati a Zeus: uno di
attestate anche dal recente rinvenimento del rilievo con provenienza ignota che conserva l’epiclesi di Hypatos
naiskos ed i cippi con dedica a Zeus; tuttavia, dal Athenaios, un altro rinvenuto da Mario Napoli nello
punto di vista strutturale, nessuna di queste numerose scavo di Porta Rosa che invoca Zeus Alastoros Ourios
aree cultuali ha conservato evidenze attribuibili a ques- e infine i tre cippi votivi rinvenuti nell’area sacra, nota
ta fase cronologica. come terrazza di Zeus, che conservano l’invocazione a
Dei luoghi di culto nella città bassa non è stata ancora Zeus Ourios, Olympios Kairòs e Pompaios, dei quali
intercettata l’evidenza, se si escludono sporadici ritrova- tuttavia solo uno è stato rinvenuto in situ (Vecchio 2003)
menti di oggetti a carattere votivo, del tutto fuori contesto. (Fig. 10).

111
LE FORME ARCHITETTONICHE LA MONETAZIONE

Delle forme architettoniche riservate al sacro non rima- I tipi monetali coniati nella prima metà del V sec. a.C.
ne alcuna traccia e anche il sistema di decorazione fit- conservano la loro impronta con l’immagine di Atena e
tile dei tetti, così diffuso e peculiare della fase tardo la civetta sul retro, a enfatizzare l’importanza del culto in
arcaica, viene abbandonato. città; nei primi decenni del IV sec. a.C., quando si regis-
tra un incremento della produzione monetale, si conser-
GLI OGGETTI VOTIVI va l’immagine della dea, mentre la civetta compare, sul
retro, ad ali spiegate, accanto al leone.
Nella piccola plastica votiva si registra un’identica con-
trazione delle evidenze; alcuni sporadici esemplari Complessivamente dunque il pantheon eleate che si
riproducono l’immagine della divinità seduta in trono prospetta attraverso la documentazione materiale non
alto a spalliera, così come viene elaborata nelle officine cambia rispetto a quanto registrato per l’età tardo
poseidoniati sullo scorcio del V sec. a.C. La grande arcaica; è molto più articolata e ricca la documentazio-
varietà di tipologie coroplastiche registrate per l’età ne materiale relativa al culto ad Atena e rimane ancora
tardo arcaica sembra scomparire e le attestazioni si preponderante quello riservato a Zeus; si conferma la
riducono a pochi frammenti, per altro fuori contesto. presenza di Hera e di Dioniso; mentre risulta più
evanescente quella di Persefone, la dea di Parmenide,
LA CERAMICA secondo la lettura proposta da Cerri e da Kingsley, che
invece troverà nella fase successiva una migliore e più
Un fondo di coppa a vernice nera, datata nella secon- chiara definizione.
da metà del V sec. a.C. reca l’iscrizione dipinta athe-
naies; proviene dai livelli di riempimento del teatro e
costituisce la più antica attestazione, non discutibile, LA CITTÀ IN ETÀ ELLENISTICA (seconda metà del
del culto di Atena sulla collina (Vecchio 2003, 29-36; IV sec. – metà del II sec. a.C.)
Vecchio 2006, 382). Un notevole gruppo di forme vas-
colari – olpette e skyphoi a vernice nera – databili entro Nel corso della seconda metà del IV sec. a.C., la città
la prima metà del IV sec. a.C. recano graffiti con la vive un altro momento di grandi trasformazioni e di
dedica ad Atena: a, ath, confermando così il culto alla completa ristrutturazione dell'impianto urbano; cambia
dea sull’acropoli. il tessuto sociale e l’economia della città e cambia
GIOVANNA GRECO

Figura 10. Il cippo di Zeus.

112 anche l’organizzazione degli spazi riservati al sacro pana (Barletta 1996, 63-65). Da ultimo, F. Krinzinger ha
(Fig. 11). Una lenta infiltrazione di genti italiche ha por- proposto la costruzione del tempio nell’ambito della
tato a una radicale trasformazione della cultura mate- risistemazione di età ellenistica dell’acropoli con il pro-
riale e la documentazione epigrafica registra la presen- lungamento del muro del temenos e l’impianto dei por-
za di nomi di origine italica nella compagine sociale tici che racchiudono la terrazza su due lati, creando
della città (Vecchio 2003). una quinta scenografica per il tempio stesso (Krinzin-
La tradizione letteraria riferisce come, in questi stessi ger el al. 1999, 967-972). Nessun elemento dell’alzato
anni, altre città greche come Poseidonia, Metaponto, o del tetto è rimasto e la spoliazione è stata capillare;
Eraclea sono conquistate dai Lucani; a Elea, il fenome- le tracce dell’asportazione dei blocchi sono ancora
no non è stato violento e radicale, ma probabilmente si chiaramente leggibili. Agli inizi del III sec. a.C. viene
è instaurato un rapporto diverso con le genti lucane costruito l’edifico teatrale, viene creata una nuova via
così come è avvenuto a Napoli, dove elementi italici di accesso al terrazzo superiore dell’acropoli, il cui
furono accolti all’interno della comunità cittadina. ingresso è monumentalizzato con un propylon, e viene
costruita una lunga stoa/donario (Fig. 12).
LE FORME ARCHITETTONICHE Dunque un progetto unitario di riorganizzazione dell’a-
rea santuariale sull’acropoli, racchiusa tra teatro e porti-
Una radicale riorganizzazione interessa la terrazza ci mentre al centro, posizionato sulla spianata più alta
principale dell’acropoli che, pur conservando la defini- della collina, emerge l’edificio templare. Un modello
zione del perimetro di età classica, organizza diversa- architettonico che trova i suoi riferimenti in area italica.
mente gli spazi (Fig. 12). Ed è molto probabilmente Sono almeno due le aree di culto che vengono impian-
negli anni intorno al 300 a.C. che viene costruito il tem- tate nelle città bassa. All’incrocio di una serie di vie che
pio rinvenuto nel 1927 e definito ionico dal Sestieri per dal porto portano verso il valico di Porta Rosa, verso
la sagoma dei blocchi dell’assisa inferiore della cella e l’acropoli e verso la dorsale collinare, e nei pressi di
per l’origine focea dei coloni; venne attribuito ad Atena una delle porte di accesso alla città bassa, viene
perché divinità poliade dei Focei (Sestieri 1956, n. impiantata un’area cultuale definita nel suo spazio da
2174). Il monumento, ancora non studiato approfondi- una serie di monoliti grezzi, lavorati e stondati ai margi-
tamente, ha dato adito a un dibattito (Mertens 1979, ni, che sono stati riconosciuti come pietre sacre solo
103-137; Mertens 1982) e, di recente, la Barletta ha perché recanti delle lettere incise. L’area è nota, in
sottolineato, nella planimetria tozza e nell’alto stereo- bibliografia, come “pozzo sacro” secondo una interpre-
bate, un’influenza dell’architettura sacra di area cam- tazione proposta dal Neutsch (Neutsch 1979, 354;
ELEA/VELIA: LO SPAZIO DEL SACRO E LE EVIDENZE DI CULTI E RITUALI

113

Figura 11. La fase ellenistica e repubblicana.

Neutsch 1980) che metteva in collegamento un pozzo disposto su tre terrazze la cui funzione strutturale prima-
presente nell’area con i monoliti e, avendo rinvenuto nel ria è proprio quella della irregimentazione e del controllo
pozzo, molte statuette di Eroti, identifica in Eros la divi- delle acque (Greco 1999), così dalla terrazza più alta
nità a cui erano dedicati i monoliti (Leiwo 1985). dove la fonte sorgiva viene incanalata per servire il primo
In realtà, il pozzo non ha nulla di sacro (Greco 2002, 34- complesso termale cittadino, alla terrazza mediana con
35): è perfettamente funzionale a tutto un complesso un ninfeo scenograficamente sistemato che controlla
sistema di smaltimento idrico che fa della città ellenisti- anche i salti di quota delle acque, alla terrazza inferiore
ca una delle più avanzate e moderne nel controllo delle dove l’organizzazione dello spiazzo aperto con canali,
acque. L’area cultuale, chiaramente preesistente, è fontane e portici coperti ha portato, di recente, a
stata ristretta e ridimensionata proprio per l’impianto un’interpretazione dell’intero complesso monumentale
del pozzo; lo spazio riservato al culto si doveva presen- come un Asklepieion (Tocco 1999; Tocco 2000).
tare come uno spiazzo scoperto, delimitato da grossi Il tratto distintivo dell’organizzazione del sacro nella Elea
monoliti dove le lettere incise HR suggeriscono la dedi- di età ellenistica si coglie con chiarezza nella teoria di
ca a Hermes nella sua funzione di protettore delle porte spiazzi organizzati con strutture e doni votivi, dislocati
e degli accessi (Leiwo 1985; Cicala et al. 2008). seguendo la dorsale della collina, a ridosso del circuito
Una seconda area cultuale occupa la valletta che si murario. Questa organizzazione è contemporanea al
incontra salendo verso l’acropoli. È, infatti, tra la secon- grande rifacimento delle mura e rientra nel complesso
da metà del IV e la prima metà del III sec. a.C. che si programma edilizio che ha ridisegnato la forma della
avvia una possente opera di sistemazione strutturale del città in età ellenistica.
vallone del Frittolo, sul versante meridionale della collina Le aree sacre sono caratterizzate da spiazzi aperti
dell’acropoli, cerniera con la collina di Castelluccio e recintati o circondati da portici, dove numerose sono le
pericolosa conoide naturale. Il vallone viene strategica- basi per anathemata, cippi o stele non sempre iscritte,
mente organizzato e occupato da un complesso unitario e dove numerosi sono le piccole edicole con offerte
GIOVANNA GRECO

Figura 12. La sistemazione dell’acropoli nella fase ellenistica.

votive. Ne sono state identificate nove che hanno resti- l’appellativo di Thelxine; entrambi i cippi, su base epi-
tuito realtà strutturali e materiali profondamente diverse grafica, sono stati datati al IV sec. a.C. (Sestieri 1956).
fra loro. Più approfondita è stata l’indagine di un’area cultuale
114 Questa topografia del sacro così peculiare con la reite- venuta alla luce solo nel corso della pulizia e del restau-
razione di aree cultuali è stata rapportata a quella sorta ro delle mura a ridosso della torre A7; numerata come
di cintura sacra che circonda il nucleo urbano in città area sacra n. 4 dall’équipe austriaca, si presenta come
come Agrigento o Locri (De Polignac 1991, 95-127). La una spiazzo grosso modo rettangolare dove si impian-
situazione eleate, in realtà, è profondamente differente tano dieci piccole edicole realizzate con uno zoccolo in
e, se è pur vero che la reiterazione dei luoghi di culto, pietre arenarie e, probabilmente, un elevato in mattoni
la costante della loro organizzazione spaziale, il rap- crudi; le edicole hanno conservato significative tracce
porto dominante sui quartieri meridionali e settentriona- delle azioni rituali che vi si svolgevano e costituiscono,
le della città costituiscano elementi significativi per la ciascuna singolarmente, anathemata differenti; in parti-
definizione di un modello, tuttavia l’impianto organizza- colare una delle edicole ha restituito un gruppo di sta-
tivo è dettato da esigenze e motivazioni differenti ed è tuette tra cui una divinità femminile in trono, un gruzzo-
funzionale a una differente visione della città; risponde lo di monete di bronzo e vasetti miniaturistici. Le edicole
a una compagine sociale profondamente mutata, dove
presentano sul davanti una tegola che ne sigilla
è piuttosto il mondo lucano e italico più in generale, a
l’apertura e che sottende cerimonie di chiusura, una
costituire il punto di riferimento culturale.
volta espletato il rito e lasciato il dono. La cronologia
All’inizio della dorsale, una piccola edicola in pietra
del complesso è fissata tra la seconda metà del IV e la
individuata già negli anni ’60 (Napoli 1966) caratterizza
prima metà del III sec. a.C.
una prima area cultuale composta da una modesto
Proseguendo lungo la dorsale e costeggiando le mura
sacello e da alcune basi quadrate, resti di anathemata
non conservati. Una cronologia dell’impianto negli anni di fortificazione, un’altra area cultuale (area sacra n. 6)
iniziali del III sec. a.C. è fissata dai materiali rinvenuti in si addossa alla cortina interna. Il santuario è organizza-
strato. to intorno a un largo ambiente suddiviso in tre vani,
Il rinvenimento di un cippo con la dedica a Poseidon delimitata, sui lati lunghi, da due ampie sale; lo scavo
Asphaleios portò gli scopritori ad attribuire al dio tutta ha consentito di definire almeno due fasi edilizie di età
l’area cultuale (Sestieri 1956). La struttura del santuario ellenistica e una ripresa della frequentazione dell’area
è molto semplice: un’ampia area scoperta pavimentata nel tardo IV sec. d.C., la cui funzione ancora sacrale
con mattoni velini delimitata da portici; al centro, una sembra suggerita dalle numerose lucerne rinvenute.
struttura lunga e stretta è stata interpretata come un Le ultime due aree sacre, prima di raggiungere il fortili-
altare; numerose le basi per cippi e stele di cui due zio di Castelluccio, formano, molto probabilmente, un
ancora in situ al momento dello scavo, uno con dedica unico santuario organizzato in maniera articolata con
a Poseidone e l’altro con dedica ad Hera invocata con diversi spazi e funzioni.
ELEA/VELIA: LO SPAZIO DEL SACRO E LE EVIDENZE DI CULTI E RITUALI

L’area sacra nota in bibliografia come la “terrazza del


tempio ellenistico” (Krinzinger 1999, 23-33) era stata
esplorata già nel corso degli anni ’20 del Novecento;
come tutti questi recinti sacri, si addossa alle mura di
fortificazione e si presenta come uno spiazzo pavimen-
tato con mattoni velini dove sono state individuate otto
basi per cippi, non rinvenuti; alle mura si addossa un
portico che conserva, sullo stilobate, la traccia della
posizione delle colonne; nel santuario vi era un tempiet-
to di tipo italico su podio, con cella quadrata e pronaos
profondo; sul davanti, un altare rettangolare costruito
con blocchi di arenaria, alcune basi per stele o cippi e
un bothros scavato nel banco roccioso naturale. La fun-
zione dell’altra struttura definita oikos è suggerita dalla
notevole quantità di vasellame da tavola e da fuoco che
può costituire la spia dei rituali che si dovevano svolge-
re nell’area cultuale.
Tutto l’impianto e l’organizzazione degli spazi trova
stretti raffronti in area italica e la planimetria del tem-
pietto si confronta con numerosi esempi di età repub-
blicana; il rinvenimento di un frammento di coppa a ver-
nice nera con graffito ENYA… ricostruito come
Enyalios, un epiteto di Ares, restituisce forse una delle
divinità a cui era dedicato il santuario (Vecchio 2006).
Il santuario, costruito nel corso del IV sec. a.C. e ristrut-
turato nel corso del III, vive ancora nel II sec. a.C.
La lunga teoria di aree sacre sulla collina termina con 115
la grande terrazza di Zeus situata all’estremità orienta-
le della dorsale (Maiuri 1928). Si presenta come un
grande piazzale trapezoidale (m 91 x 95) addossato,
sul lato nord, alla cinta muraria di cui segue il profilo
non rettilineo; al centro del terrazzo un lungo altare
rettangolare e un piccolo recinto dove sono stati ritro-
vati i tre cippi con la dedica a Zeus. Al santuario si
accedeva sia dal quartiere orientale che da quello
meridionale, sia dal santuario precedente con il quale
era collegato mediante una scalinata, sia da Est dove,
probabilmente, era un ingresso articolato in un sorta di
propylon con dei contrafforti laterali che si orienta –
assumendo una sorta di monumentalità – verso il forti-
lizio del Castelluccio. Il complesso monumentale, for-
temente scenografico, non presenta alcuna traccia di
altre strutture al suo interno e soltanto nella roccia
naturale sono state ricavate canalette con una tubazio-
ne in cotto. Nell’area dovevano essere presenti nume-
rosi cippi e stele, e le basi rinvenute nel recinto in
realtà non sono pertinenti ai cippi che vi sono stati
posizionati (Pedrazzi 1996); inoltre tutta la terrazza si
connota, ancora oggi, per la presenza di alcuni grossi
monoliti che andrebbero più attentamente analizzati.
L’impianto – sebbene sia stato datato alla metà del V
sec. a.C. sulla base paleografica dei cippi – in realtà
per molti elementi stratigrafici, strutturali ed architetto-
nici va collocato nei decenni tra la fine del IV e gli inizi
del III sec. a.C., nel quadro complessivo e unitario
Figura 13. Coroplastica: divinità in trono. della sistemazione delle aree cultuali lungo la dorsale
GIOVANNA GRECO

localmente con l’impostazione complessiva dell’imma-


gine meccanicamente riproposta.
Ad ambito pestano rimandano anche le statuette di
offerenti con porcellino e cista, anche di grande modu-
lo; è attestato anche l’offerente maschile, a torso nudo,
che trova confronti stringenti negli esemplari provenien-
ti dal santuario di Albanella (Fig. 14).
La serie del busto femminile tagliato al di sotto dei seni è
presente con due diverse tipologie: la prima è quella ben
nota in ambito magnogreco che trae il suo prototipo di
riferimento dall’ambito siceliota; l’esemplare velino
meglio conservato trova i suoi raffronti più convincenti
con esemplari di identica tipologia presenti nei santuari
del territorio pestano; l’altra è invece più inusuale ed è
caratterizzata dall’alto copricapo a cono che poggia o
direttamente sui capelli o su un cercine; sulle spalle pen-
dono due nastri. Il riferimento più immediato è il tutulo di
tradizione etrusco-italica (Greco 2006, 349, tav. XII, 1)
(Fig. 15). I riscontri si trovano in area italica da Presenza-
no a Carsòli; ma dal santuario di S. Venera a Paestum
Figura 14. Statuetta di offerente.
provengono tre esemplari di busti femminili (Miller
Ammerman 2002, 303, nn. 2613-2615, tav. LXXXII) di cui
collinare. Una frequentazione più antica, tuttavia non è uno in particolare conserva la traccia della vitta che si
da escludere, così come per le altre aree cultuali e lo intreccia verso l’alto (Greco 2008b, 108-118).
svolgimento del culto doveva avvenire sempre all’a- Tra le figure di divinità, piuttosto numerose sono quelle
perto dove il dono reiterato del cippo o la presenza del riferibili ad Afrodite sia nella variante nuda appoggiata
116
monolite ne segnano, ancora, l’identità cultuale. al pilastro sia nella variante con Pan, raffigurato anche
in una bella testa di grande modulo.
Numerosi gli esemplari di Eroti, di cui si riconoscono
GLI OGGETTI VOTIVI
ben dodici varianti iconografiche, dal tipo alato appog-
L’analisi degli oggetti votivi è piuttosto deludente per ciò giato al pilastrino al tipo disteso su roccia che regge
che riguarda i contesti di provenienza. La dispersione del l’anfora vinaria.
materiale è tale che non è più possibile ricomporre com- Altrettanto numerose le figure femminili stanti panneg-
plessi unitari o attribuire gli oggetti a determinate aree giate note come tanagrine, di cui si individuano 27 tipo-
cultuali; l’abbondante attestazione soprattutto di coro- logie differenti e quella della cd. donna fiore di impron-
plastica votiva è indice della presenza stipi e depositi ta pestana.
votivi che dovevano essere presenti in tutti i quartieri Numerose sono le matrici che testimoniano la produ-
della città. zione velina di coroplastica che si esprime in un lin-
Il patrimonio figurativo, espresso nella coroplastica, si guaggio formale e stilistico piuttosto standardizzato
articola in diverse tipologie che consentono di recupera- che trova ampio riscontro in tutta l’area italica da Capua
re una traccia del rapporto con la divinità da parte di una (da cui proviene anche una matrice bollata), a Teano, a
compagine sociale di fedeli, profondamente mutata. Fratte, all’area lucana da Rossano, a Ruoti, a Rivello e
La serie tipologica meglio rappresentata, a partire già che trova nella produzione delle botteghe pestane i
dai primi decenni del IV sec. a.C., è la figura femminile riscontri più immediati.
in trono di tradizione pestana (Fig. 13): è attestato, in un
certo numero di esemplari, il tipo di divinità seduta in LA CERAMICA
trono e avvolta interamente nel mantello che forma una
sorta di apice sulla testa; è l’unica tipologia, insieme La ceramica rappresenta la classe più complessa per
alla cd. Hera pestana, a essere attestata in un contes- definire una sua funzione nell’ambito del sacro, a fronte
to sigillato. Il loro ritrovamento come dono votivo nelle dell’assenza di un preciso contesto di rinvenimento.
edicole rinvenute nelle aree sacre della dorsale collina- Dall’acropoli provengono alcuni frammenti di ceramica a
re, costituisce un elemento cronologico di grande affi- figure rosse di tipo italiota provenienti sia da botteghe
dabilità e documenta la diffusione capillare del tipo pestane che prodotte localmente, tra cui si segnalano
coroplastico tra IV e III sec. a.C. Gli esemplari sono sia alcuni esemplari dei cd. piatti da pesce la cui produzione,
importati dalle vicine officine pestane che prodotti a Velia, inizia proprio nella seconda metà del IV sec. a.C.
ELEA/VELIA: LO SPAZIO DEL SACRO E LE EVIDENZE DI CULTI E RITUALI

(Maffettone 1999). La ceramica a vernice nera è molto


abbondante e per lo più proviene da contesti domestici; i
frammenti attestati sull’acropoli restituiscono per lo più
forme aperte quali coppe e skyphoi a vasca profonda.
Qualche informazione maggiore è restituita dall’esplo-
razione recente sul crinale delle collina, dove alcuni
contesti chiusi hanno restituito ceramiche destinate allo
svolgimento di un rituale. La ceramica a vernice nera,
per lo più di produzione locale, è presente nelle forme
della coppa, dello skyphos e del piatto mentre la cera-
mica da fuoco è presente nella forma della chytra, della
caccabè, e della lopas; piuttosto numerose sono le olle
profonde diffuse in quasi tutti i contesti italici tra la fine
IV e gli inizi del III sec. a.C. (Trapichler 2009).
La costante presenza di forme identiche e l’omogeneità
della composizione del vasellame suggerisce la pre-
senza di una sorta di servizio per la mensa e per la cot-
tura destinato alla consumazione di pasti, nel corso del
rituale che si doveva svolgere nell’area.

STATUARIA

Una statua femminile in trono, in marmo pentelico, è una


delle più recenti acquisizioni. L’immagine rientra in una
tradizione iconografica ben codificata e largamente nota
della dea Cibele raffigurata con gli attributi che le sono
propri: il tympanon e la phiale (Fig. 16). Il tipo ripropone 117
più o meno fedelmente un archetipo elaborato nelle bot-
teghe attiche nel corso del IV sec. a.C. su un originale
attribuito ad Agoracrito (Greco 2005c). Nelle botteghe
attiche si va realizzando una produzione corrente, quasi
seriale, che riproduce in forma canonica e standardizza-
ta il tipo statuario della dea, rispondendo a una commit- Figura 15. Busto femminile con tutulus.
tenza diffusa e sempre più di carattere privato; emblema-
tico diventa il ricordo di Pindaro che consacra alla madre
Tra III e II sec. a.C. si datano una piccola ara di arena-
degli dei un santuario vicino alla propria casa. Le imma-
ria con dedica a Zeus Polieus e un’altra, anch’essa in
gini della dea, ad un terzo dal vero, prodotte nelle botteg-
arenaria con dedica ad Hestia.
he attiche sono state rinvenute in maniera diffusa in tutto
La documentazione epigrafica restituisce una dedica a
il mondo greco di età ellenistica: in contesti privati a Gor-
Pesefone e Ade incisa su un blocco, probabilmente di
dion come a Efeso, in Calcidica come nelle case delle
architrave, un’altra dedica ad Hera su un blocco di cal-
pendici occidentali dell’acropoli ateniese. A Velia, il luogo
care, probabilmente anch’esso di architrave.
e le modalità del rinvenimento hanno consentito di propo-
Due graffiti, uno su una coppa a vernice nera della
rre una provenienza della statuetta da una di quelle gran-
di case che in età ellenistica occupano sempre più le lievi prima metà del III sec. a.C. e un altro su un piede
pendici tra il quartiere del Vignale e il Quartiere meridio- di coppa sempre a vernice nera, restituiscono una
nale, confermando l’aspetto privato del culto alla dea. dedica a Eracle.

EPIGRAFIA LA MONETAZIONE

Il dono votivo del cippo e della stele continua a essere Nelle monete in bronzo, la cui coniazione inizia già nei
testimoniato anche nell’età ellenistica a riprova di una decenni finali del V sec. a.C., compare la testa di Era-
specificità dei rituali che conserva una sua identità per cle che sostituisce quella della ninfa Elea della conia-
lungo tempo. Si conservano cippi con dedica ad Hera zione precedente. Fra la seconda metà del IV e i primi
tra cui uno con l’appellativo di Thelxine; il cippo con decenni del III sec. a.C. a Velia operano due incisori
dedica a Poseidon Asphaleios e un altro ricostruito che firmano le loro creazioni dove sul dritto figura la
come dedica a Poseidone. testa di Atena con l’elmo frigio alato.
GIOVANNA GRECO

Il culto a Persefone e Ade, suggerito sia da materiali


che dalla tradizione letteraria, trova, solo in questa fase,
una reale evidenza epigrafica collegata alla presenza
di Demetra e di tutto l’universo demetriaco, testimonia-
ta sia dalla coroplastica votiva che dalle forme del
sacro e dei rituali: la presenza di piccoli bothroi, di
cavità nella roccia con tracce di resti di un sacrificio
sono tutti elementi che rimandano a un culto demetria-
co, così come le piccole edicole con i rituali di chiusu-
ra delle offerte, con le tracce dei pasti indicano una cul-
tualità a una divinità femminile, ormai italica, che
assimila in sé i caratteri della Megale Meter di tradizio-
ne orientale e della Demetra greca.
La presenza dei busti femminili con alto tutulus riman-
da a un differente contesto religioso, dove il copricapo
è simbolo parlante di una carica sacerdotale o di uno
status sociale; sottendono la sfera demetriaca/ cereria
ed esibiscono l’insegna sacerdotale; il richiamo molto
suggestivo è a quelle sacerdotesse legate al culto della
dea inviate a Roma – Calliphana Veliense – che, pur
conservando gli aspetti peculiari del culto greco, assu-
mono le insegne di un sacerdozio che è altrimenti pura-
mente italico e romano (Greco 2008b).
Rimane ancora solo ipotetica la presenza di altre figure
divine quale Asclepio o Apollo che troveranno solo nella
città romana, una più consistente evidenza materiale.
118
Cambiano soprattutto le forme del culto e dei rituali e le
aree sacre sulla collina rispondono a un modello ben
noto in tutto il mondo italico: spiazzi aperti delimitati da
Figura 16. Statua di Cibele. portici e, sempre, un grande altare; costante è il dono
votivo di cippi o stele, iscritte o anepigrafi; sono impian-
ti di tipo cultuale che trovano i loro più convincenti
Pur nelle profonde modificazioni delle forme del culto e riscontri nel mondo italico: dal più noto santuario di
dei rituali, nel pantheon della città di età ellenistica figu- Rossano dove portici circondano il vasto piazzale con
rano, grosso modo, le stesse divinità registrate nelle l’altare e dove l’anathema più diffuso è il blocco iscritto,
epoche più antiche; è sempre presente Hera, accanto ai santuari messapici dove colonne, cippi, recinti e
a Zeus che assume un ruolo particolarmente significa- culto all’aperto identificano numerosi luoghi di culto
tivo e preponderante; Atena rimane la divinità poliade dove il ruolo di Zeus è fortemente enfatizzato (D’Andria
con la sua effigie sulla moneta, enfatizzata come et al. 2002). La loro continuità e reiterazioni lungo le
un’Atena troiana, di tradizione greco-orientale. La com- mura risponde, con ogni probabilità, a funzioni parti-
parsa di Poseidone, forse già nella prima metà del V, è colari della religiosità che va assumendo caratteri iden-
confermata nel corso del IV sec. a.C. Il culto a Cibele titari e che ben si esprimono nella reiterazione delle
rimane profondamente radicato nella società e rientra edicole votive, sigillate dopo l’espletamento della
anche in una cultualità di tipo domestico, mentre la pre- cerimonia rituale, e che dunque assumono un caratte-
senza di Hermes è legata alle lettere incise sui monoli- re quasi individuale, o di un gruppo. È un tipo di orga-
ti presso il pozzo. nizzazione degli spazi del sacro e delle cerimonie reli-
Più complessa è l’analisi dell’immagine di Eracle che giose che non risponde banalmente a una generica
compare sulle monete. Sebbene un culto al dio sia funzione di protezione delle mura della città, ma rives-
suggerito dalle stesse fonti e sia da far risalire al te un ruolo più complesso il cui modello di riferimento è
momento stesso della fondazione, con l’oracolo di isti- ormai l’universo religioso di impronta italica. L’acropoli
tuire culti a Cirno, figlio di Eracle, tuttavia la documen- conserva il ruolo di area pubblico/sacra e il tempio che
tazione materiale attesta solo due graffiti riferibili al suo viene costruito risponde perfettamente ai modelli che si
culto e comunque sempre in un ambito cronologico tra vanno diffondendo nel corso dell’ellenismo in area itali-
fine IV e III sec. a.C., quando la figura dell’eroe è ormai ca; della divinità a cui era dedicato, non rimane, al
entrata a far parte del pantheon delle genti italiche. momento, alcuna traccia significativa.
ELEA/VELIA: LO SPAZIO DEL SACRO E LE EVIDENZE DI CULTI E RITUALI

LA CITTÀ IN ETÀ ROMANA ampiamente nota e diffusa nelle province, in età giulio-
claudia, colpisce la sua collocazione nel tessuto abita-
Da Cicerone (Orazione per Balbo, 24) e da Valerio tivo della città; generalmente edifici di identica tipologia
Massimo (Detti e fatti memorabili, I, 1) sappiamo che e funzione sono collocati intorno alla piazza del foro
sacerdotesse per il culto di Cerere a Roma proveniva- della città e a Velia si comincia appena a definirne i
no da Napoli e da Elea. contorni.
L’organizzazione degli spazi del sacro assume, ancora Il raffronto più immediato è con l’edificio di Eumachia a
una volta, aspetti e forme differenti e il modello di riferi- Pompei (Torelli 1998); lo stretto nesso planimetrico tra
mento è ormai Roma; la trasformazione della cultura chalcidicum-cripta-porticus si ritrova nel complesso
materiale e delle istituzioni della città verso la piena dell’Insula II di Velia; il grande portico, nell’edificio pom-
romanità si coglie soprattutto a partire dal I sec. d.C. peiano, funge da ingresso; era circondato su tre lati da
colonnato ed era decorato da statue ed erme che rap-
LE FORME ARCHITETTONICHE presentavano i personaggi illustri della città, morti cer-
tamente molto tempo prima e che andavano così a for-
Piuttosto scarne e disomogenee sono le evidenze rela- mare una sorta di “galleria della memoria”. Il modello
tive a una distribuzione dei luoghi di culto in età roma- architettonico della cripta conserva un carattere forte-
na; quasi nulla si sa del santuario sull’acropoli, la cui mente sacrale, in particolare a Roma e Pompei, di
spoliazione inizierà solo in età tardo antica; la riorganiz- omaggio alla sacralità dinastica.
zazione del teatro ellenistico nel corso del II sec. d.C. Il complesso velino sembra riproporre la identica scan-
evidenzia un’attività di ristrutturazione che, probabil- sione di impianto architettonico: un ambiente sottopos-
mente, ha interessato anche alcune strutture del san- to (criptoportico) da cui, non a caso, provengono i
tuario sull’acropoli. ritratti della famiglia dell’imperatore, un portico che lo
Lungo la dorsale collinare, nessuna delle aree sacre ha copre per tutta la sua lunghezza e infine un triportico
restituito materiali ed evidenze successive ai decenni anteriore, dove possiamo immaginare collocate le
finali del II sec. a.C.; d’altra parte, la cinta muraria perde immagini della memoria storica della città: i medici, i
completamente la sua funzione e molte torri vengono filosofi e le divinità che ne costituiscono il patrimonio
trasformate in ambienti annessi a strutture abitative. cultuale e religioso e che segnano l’identità e la storia 119

È dal quartiere meridionale che provengono le eviden- della città.


ze monumentali di un’architettura pubblica a carattere Se il raffronto con l’edificio di Eumachia a Pompei sem-
cultuale che ripropone modelli planimetrici strutturali bra convincente, avremmo a Velia una replica ridotta
peculiari del mondo romano urbano. del modello architettonico di un edificio legato al culto
Un complesso monumentale messo in luce di recente imperiale, commissionato e voluto da una qualche
restituisce, con ogni probabilità, un santuario articolato famiglia emergente della nuova municipalità velina che,
su più terrazzi, dove ruolo essenziale svolge una sor- se nel suo primo progetto offre semplicemente al culto
gente naturale che sgorga nei pressi che viene così dell’imperatore una struttura pubblica, sarà nel suo
monumentalizzata e sacralizzata. Il monumento ha completamento definitivo che il complesso prende
avuto successive fasi di ristrutturazione e il suo primo corpo e rappresenta la volontà di autorappresentazio-
impianto si colloca nei primi decenni del II sec. d.C. ne del nuovo ceto cittadino (Greco 2004).
(Cicala et al. 2008).
In collegamento con questo era certamente un altro STATUARIA
monumento pubblico che va a occupare tutta l’intera
Insula II del quartiere tardo-ellenistico. L’edificio, la cui Dal triportico proviene la statua, in marmo, di Asclepio,
storia edilizia si svolge tutta nel corso del I sec. d.C., ha l’unica rinvenuta in città, che riproduce l’iconografia del
suscitato un vivace dibattito ed è stato di volta in volta dio barbuto ed eretto con il serpente arrotolato lungo la
interpretato come un Caesareum, un ginnasio, una gamba; prodotto probabilmente di un’officina di area
scuola-collegio e infine un edificio dedicato al culto puteolana, non è riconducibile a nessun tipo particola-
dell’imperatore. L’impianto planimetrico è caratterizzato re ma suggerisce rielaborazioni proprie tratte da più tipi
da tre elementi compositivi: uno spazio anteriore con iconografici diffusi.
facciata sulla strada, porticato su tre lati e con un alta- Una testa di Apollo vaticinante costituisce la prima tes-
re al centro, un criptoportico a U che raggiungeva timonianza del culto di Apollo in città (Schneider 1998),
l’estremità della facciata, sormontato da uno spiazzo mentre una testa di Eros, di tradizione fidiaca, e un’altra
aperto, anch’esso porticato su tre lati. Da questo monu- che ripropone una iconografia di Dioniso barbato con-
mento proviene un complesso di sculture che costituis- fermano la continuità di un culto già largamente stratifi-
cono una sintesi emblematica di quello che doveva cato nel patrimonio religioso della città.
costituire il patrimonio cultuale della Velia romana (Fig. Una testa femminile turrita è stata da sempre intesa
17). Rapportando il monumento velino a una tipologia come Tyche della città; nel quadro complessivo della
GIOVANNA GRECO

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