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Civile Sent. Sez. 2 Num.

17881 Anno 2013


Presidente: BURSESE GAETANO ANTONIO
Relatore: MATERA LINA
Data pubblicazione: 23/07/2013

Corte di Cassazione - copia non ufficiale


SENTENZA

sul ricorso 14701-2007 proposto da:

NAPOLITANO RAFFAELE C.F.NPLRFL40T26F839M,

el-ett-i-v-amante domiciliato Vin ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall'avvocato BELMONTE GUIDO;

- ricorrente -

contro
2013
CASERTA GIOVANNI C.F.CSRGNN16H24F839W, elettivamente
1552
domiciliato in ROMA, VIA GRAMSCI 36, presso lo studio

dell'avvocato DE TILLA MAURIZIO, che lo rappresenta e

difende;
- controricorrente -

avverso la sentenza n. 966/2006 della CORTE D'APPELLO

di NAPOLI, depositata il 29/03/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

udienza del 30/05/2013 dal Consigliere Dott. LINA

MATERA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

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Generale Dott. COSTANTINO FUCCI che ha concluso per

il rigetto del ricorso.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 17, 18, 20, 21 marzo e 6

aprile del 1995 Caserta Giovanni conveniva in giudizio dinanzi al

Tribunale di Napoli De Caro Luciano, Terracciano Felice,

Terracciano Mauro, Sperindeo Giuseppe, De Falco Maria, il

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Fallimento di Ascione Raffaele e Napolitano Raffaele, per sentir

accertare la violazione del diritto di sopraelevazione spettantegli

quale proprietario -in forza di atti notarili stipulati nel 1947 e 1948-,

dell'area di risulta dei fabbricati siti in Napoli, piazza Mercato n. 24,

vico Barre al Mercato n. 38 e vico Barrettari n. 72, andati distrutti a

seguito degli eventi della prima e della seconda guerra mondiale.

L'attore deduceva, in particolare, che non poteva procedere alla

ricostruzione a causa della presenza di alcuni lucernari e tralicci di

sostegno per tabelle pubblicitarie abusivamente realizzati dai

convenuti sui lastrici di copertura dei terranei dai medesimi

ricostruiti.

Con sentenza in data 1-12-2000 il Tribunale rigettava la

domanda attrice; accoglieva la domanda riconvenzionale di

usucapione formulata da De Caro Luciano e dai Terracciano;

rigettava le analoghe domande riconvenzionali spiegate da Sperindeo

Giuseppe e Napolitano Raffaele.

Avverso la predetta decisione proponevano appello principale

Caserta Giovanni e appello incidentale Napolitano Raffaele.

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Con sentenza non definitiva in data 29-3-2006 la Corte di

Appello di Napoli rigettava l'appello incidentale, disponendo con

separata ordinanza per il prosieguo del giudizio in ordine all'appello

principale. La Corte territoriale, in particolare, pur dando atto della

sussistenza, in capo a Napolitano Raffaele, della qualità dì erede di

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Napolitano Luigi, che il Tribunale aveva ritenuto non provata,

riteneva infondata nel merito la domanda riconvenzionale di

usucapione della proprietà del lastrico di copertura del terraneo di

sua proprietà, proposta dal predetto convenuto.

Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso

Napolitano Raffaele, sulla base di due motivi.

Caserta Giovanni ha resistito con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1) Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e

falsa applicazione degli artt. 1158 e 1163 c.c. Deduce che, ai fini

della sussistenza dell'elemento della pubblicità, è sufficiente che il

possesso sia esercitato in maniera non occulta, così da rendere palese

la volontà del possessore di assoggettare la cosa al proprio potere, a

nulla rilevando che l'esercizio del possesso avvenga in luogo chiuso,

non aperto al pubblico, qualora esso non avvenga clandestinamente,

ma alla presenza di tutti coloro che frequentano il luogo. Sostiene

che nella specie, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte di

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Appello, il ricorrente e prima di lui i suoi danti causa hanno

esercitato un possesso dotato del requisito della pubblicità, tant'è

che lo stesso attore se ne era avveduto, avendo lamentato, in

citazione, che il convenuto aveva abusivamente realizzato "alcuni

lucernari e alcuni tralicci di sostegno per tabelle pubblicitarie".

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Secondo il ricorrente, esistevano segni ben visibili dell'uso

continuato del lastrico, rappresentati da una scala di accesso, per

quanto piccola, nonché dai lucernari realizzati nell'intera superficie

del lastrico e dai tralicci per il sostegno delle tabelle pubblicitarie

dei sottostanti magazzini; opere tutte che rivelavano, oltre alla

possibilità per i Napolitano di accedere al lastrico in ogni momento,

anche la continuità dell'uso di tale lastrico, quanto meno al fine di

una periodica ispezione e manutenzione dei lucernari.

Il motivo si conclude con la formulazione del seguente quesito

di diritto, ai sensi dell'art. 366 bis c.p.c. (applicabile ratione

temporis al ricorso in esame): "Dica la Corte se per aversi

"pubblicità" del possesso necessaria perché questo possa produrre

l'effetto dell'usucapione, sia sufficiente che esso sia esercitato in

modo visibile e non occulto, così che possa rivelare l'animo del

possessore di voler assoggettare la cosa al proprio potere, a nulla

rilevando che l'esercizio del possesso avvenga in luogo chiuso, non

aperto al pubblico né visibile dalla pubblica strada, qualora esso non

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avvenga clandestinamente, ma alla presenza di tutti coloro che

frequentano il luogo in cui tale possesso si esercita".

Il motivo è infondato.

Come è stato già affermato da questa Corte, il requisito della

non clandestinità, richiesto dall'art. 1163 c.c., va riferito non agli

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espedienti che il possessore potrebbe attuare per apparire

proprietario, ma al fatto che il possesso sia stato acquistato ed

esercitato pubblicamente, cioè in modo visibile e non occulto, così

da palesare l'animo del possessore di voler assoggettare la cosa al

proprio potere senza che sia necessaria l'effettiva conoscenza da

parte del preteso danneggiato (v. Cass. 17-7-1998 n. 6997; Cass. 14-

5-1979 n. 2800; Cass. 10-4-1973 n. 1021; Cass. 9-10-1970 n. 1910).

In particolare, è stato precisato che, ai fini dell'accertamento della

mancanza di clandestinità, è necessario che il possesso sia acquistato

ed esercitato pubblicamente in modo visibile a tutti o almeno ad

un'apprezzabile ed indistinta generalità di soggetti e non solo al

precedente possessore o ad una limitata cerchia di persone che

abbiano la possibilità di conoscere la situazione di fatto soltanto

grazie al proprio particolare rapporto col possessore (Nel caso di

specie, la Corte ha cassato la sentenza di secondo grado che aveva

ritenuto pubblico il possesso di un vano accessibile solo mediante

una botola d'ingresso, situata in un retrobottega, visibile solo a chi

avesse la possibilità di entrare nel locale) (Cass. 9-5-2008 n. 11624).

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L'accertamento in concreto del requisito in parola, in relazione alla

fattispecie specifica e alle prove acquisite agli atti, infatti,

costituisce apprezzamento di fatto che, se adeguatamente motivato,

come nel caso in esame, è incensurabile in Cassazione (Cass. 9-10-

1970 n. 1910; Cass. 24-4-1975 n. 1598).

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Nel caso in esame, la Corte di Appello non si è discostata dagli

enunciati principi, avendo osservato che, in tema di possesso utile

per l'usucapione, è pubblico il possesso esercitato in modo visibile e

non occulto, così da poter rivelare esteriormente l' animus

possidendi; e che, ai fini del requisito in parola, non è richiesto che

il possessore del bene conosca effettivamente il possesso altrui, ma è

comunque necessario che egli abbia l'obiettiva possibilità di

prendere conoscenza.

Partendo da tali esatte considerazioni, il giudice del gravame

ha escluso che nella specifica fattispecie il possesso asseritamene

esercitato dal Napolitano sia connotato dal carattere di pubblicità,

avendo accertato, in punto di fatto: che il lastrico di copertura non è

visibile neppure in parte dalla strada pubblica; che ad esso si accede

attraverso una scala assai stretta, chiusa da una porticina quasi del

tutto nascosta; che la presenza dei lucernari è celata alla vista del

pubblico da un muretto-parapetto; che le deduzioni svolte (anche

attraverso l' articolazione della prova orale) dall'appellante

incidentale circa l'asserito uso del lastrico solare, per la loro

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genericità, sono inidonee a rivelare la pubblicità dell'uso e, quindi,

del possesso che da quell'uso il Napolitano vorrebbe far

ridiscendere.

Non sussistono, pertanto, le denunciate violazioni di legge,

avendo la Corte distrettuale fatto corretta applicazione dei principi

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affermati in materia dalla giurisprudenza; laddove i rilievi svolti dal

ricorrente per sostenere che il suo possesso del lastrico solare era

connotato dal requisito della pubblicità, involgono apprezzamenti di

fatto del giudice di merito non sindacabili in questa sede, in quanto

sorretti da una motivazione adeguata e immune da vizi logici. :

2) Con il secondo motivo il ricorrente lamenta vizi di

motivazione. Deduce, in particolare, che la motivazione è

insufficiente nella parte in cui, pur avendo dato atto che i

Napolitano, nel procedere (pacificamente prima del 1950) alla

ricostruzione dei terranei, avevano edificato una scaletta per

accedere al lastrico e munito i nuovi piani di ampi lucernari, non ha

tratto la conclusione della sussistenza della prova del possesso ad

usucapionem e , comunque, non ha ammesso la prova per

interrogatorio e per testi articolata in via subordinata dal convenuto.

Evidenzia che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte di

Appello, i lucernari, superando il livello di calpestio del lastrico e

ingombrando la colonna d'aria ad esso sovrastante, rappresentano

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chiaramente il segno di un uso permanente del lastrico nella sua

interezza.

Anche tale motivo è privo di fondamento.

La Corte di Appello ha dato sufficiente conto delle ragioni per

le quali ha disatteso la domanda riconvenzionale proposta dal

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Napolitano. Il percorso argomentativo seguito si snoda attraverso

passaggi congruenti e non contraddittori, con i quali il giudice del

gravame, oltre a rilevare la mancanza del requisito della pubblicità

del possesso di cui all'art. 1163 c.c., ha rimarcato anche sotto un

diverso profilo la mancanza di prova dì un possesso utile ai fini

dell' usucapione.

La Corte territoriale, infatti, nel rilevare che, secondo la

prospettazione dell'appellante incidentale, gli atti di possesso

esercitati dal Napolitano e dai suoi danti causa stati erano costituiti

dall'uso del lastrico di copertura e dalla costruzione di alcuni

lucernari, ha evidenziato l'estrema genericità delle deduzioni svolte

dall'appellante incidentale riguardo all'asserito "uso" del lastrico

solare, non accompagnate dalla indicazione degli atti di possesso in

concreto esercitati; ed ha, conseguentemente, ritenuto irrilevante la

prova dedotta al riguardo dall'odierno ricorrente. E in effetti, come

si desume dalla lettura dei capitoli trascritti a pag. 6 del ricorso, la

prova articolata dal Napolitano non andava al di là di un riferimento

del tutto generico all' "uso di tali lastrici".

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Quanto ai lucernari, il giudice di appello ha osservato che la

loro presenza, oltre ad essere celata alla vista del pubblico da un

muretto-parapetto, non sarebbe comunque sufficiente ad attribuire la

proprietà per usucapione dell'intero lastrico di copertura; e ciò sia in

considerazione del fatto che i lucernari non occupano l'intera

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superficie del lastrico, sia perché la loro realizzazione potrebbe

tutt'al più comportare l'acquisto di un diritto reale limitato sul bene

altrui (il lastrico) e non già dell'intera superficie del medesimo bene.

Secondo la Corte territoriale, infine, non rileva, ai fini della

positiva delibazione della domanda di usucapione del lastrico, la

presenza di una insegna pubblicitaria sulla copertura: non solo,

infatti, quella che si vede nelle fotografie è una tabella pubblicitaria

in posizione defilata rispetto al lastrico, essendo posta sul suo

margine estremo, ma della sua presenza ultraventennale non vi è

traccia nei capitoli di prova articolati.

Si tratta di argomentazioni congrue e logiche, che valgono a

fornire un'adeguata base motivazionale alla decisione impugnata e a

fronte delle quali le doglianze mosse dal ricorrente, volte a sostenere

da un lato che i lucernari erano ben visibili ed ingombravano l'intera

colonna d'aria sovrastante il livello del piano di calpestio del

lastrico, e dall'altro che il Napolitano e i suoi danti causa si erano

ininterrottamente serviti del lastrico almeno per la pulizia e

manutenzione dei detti lucernari, si risolvono, attraverso la formale

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denuncia di vizi di motivazione, nella sostanziale richiesta di una

valutazione delle risultanze processuali diversa rispetto a quella

compiuta dal giudice del gravarne. In tal modo, peraltro, si sollecita

a questa Corte l'esercizio di un potere di cognizione esulante dai

limiti del sindacato di legittimità ad essa riservato, rientrando nei

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compiti istituzionali del giudice di merito l'accertamento dei fatti

oggetto della controversia e la valutazione delle prove.

3) Per le ragioni esposte il ricorso deve essere rigettato, con

conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese

sostenute dal resistente nel presente grado di giudizio, liquidate

come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al

pagamento delle spese, che liquida in euro 3.200,00, di cui euro

200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 30-5-2013

11 Consigliere estensore Il Preside te