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Il Cuore di un Padre

Le ombre della sera Ah... non voglio più pregare, lo manco di speranza, lo so,
avvolgevano dolcemente del non posso più pensare a te, ed è peccato,
loro manto non m'è più possibile godere ma quale speranza può avere
le maestose navate della della tua presenza. colui che ha perduto l'amore?
cattedrale. Non perseguitarmi oltre a mia presenza in questo
Solo una luce furtiva con il tuo amore, luogo
dalle vetrate istoriate la tua misericordia, potrà apparire priva di senso,
illuminava appena la tua pazienza. ma io vengo lo stesso,
una persona inginocchiata Colpiscimi, non mi stancherò di tornare
umilmente, abbattimi pure, e senza pregare,
accasciata. fammi morire da solo
Era sola, assieme a mio figlio. la sera
così almeno credeva Pensa... per non disturbare.
e pregava. la luce del sole mi ferisce; Son sicuro che un giorno
Io l'ho sentita. le bellezze, del creato mi ti stancherai di me
0h Signore fanno soffrire; e di mio figlio,
io non posso pregare. il pensiero del mio focolare perché per lui io vengo.
Sono povero, misero, mi spezza il cuore… Oh... Signore
peccatore. Come posso pregare? avessi tu solo un po'
Le mie parole fanno te come ti posso lodare, del mio amore di padre,
sorridere esaltare, cantare? solo un po'
e me di vergogna arrossire. Avessi io del mio dolore di padre
Ma sono un padre anche solo un briciolo solo un po'...
e non posso tacere: della tua potenza! ... Perdonami, o Dio ma mi
mio figlio è handicappato la userei solo per sanare, sento solo e affranto
grave. e non solo mio figlio. non so più quel che mi dico
Tu hai voluto che fosse mio Se fossi altrimenti fammi non so più quel che mi faccio.
figlio. morire. 0 mio Dio, o mio Dio,
Lui non sa parlare. Hai mandato tuo figlio perché mi hai abbandonato?
Perdona se ti chiamo solo a benedire e sanare Poi fu silenzio.
Signore annunciando il tuo regno. Io volli conoscere il viso
ma non mi sento di invocarti Gli apostoli tuoi di quella persona
come Padre. guarivano gli infermi. di cui avevo carpito il segreto
Non voglio e non è giusto Pietro non aveva né oro né e corsi leggero
che io mi senta tuo figlio. argento alla porta del tempio.
Mio figlio, ma ha guarito lo storpio Ma fu solo un'ombra.
non mi ha mai chiamato per alle porte del tempio... I miei occhi
nome. Com'è che oggi velati di pianto
Anche gli altri, vedi, tutti i tuoi servi non seppero scorgere altro.
i normali, i tuoi figli, predicano solo e benedicono Il mio cuore ormai sapeva:
ci tengono lontani senza sanare? mio figlio è handicappato
quasi temendo i tuoi atri Io bestemmio, lo so, grave.
abbruttire. ma sono padre
Così, di un figlio handicappato Scritto da Mario Castagnini
me ne starò in disparte, grave.
in silenzio, Io manco di fede,
da solo, lo riconosco.
nel buio, … Ne avessi anche solo
con un figlio nel cuore. come un granello di
Perdona... senapa...
ma perché non vuoi che mio ma dimmi, chi ne ha ai nostri
figlio giorni?
conosca il tuo nome?
Perché lasci che mio figlio
non possa chiamarti, amarti
come Padre?
Nessuno dei nostri lettori, crediamo, riceverà scandalo per le durezze espressive di questa preghiera. L' ha composta, a
nome di tanti genitori disperati, il nostro collaboratore Ma.Ca. che passa la sua vita trattando casi di tal fatta. In queste
parole, che paiono tanto estranee al consueto linguaggio - della fede e della speranza, rugghia un mare di amarezza che
non sa trovar lenimento. Forse anche noi siamo passati accanto a queste realtà e, come gli uomini del Tempio, abbiamo
girato la testa per non vedere.

Ma la realtà rimane. L'autore di questi versi, facendosi voce di chi vive una lunga e atroce vicenda, non vuol ripetere agli
afflitti parole stereotipate che non infondono speranza e credono di pagare il debito della solidarietà con formule
superficiali.

Egli cerca di coinvolgerci, di trascinarci dentro la situazione, di farcela sentire nostra, mia, di turbare la nostra tranquillità
artefatta e malsicura. Chi di noi, infatti, è esente, per diritto divino, da possibilità di sventura? Dovremo assumere come
divisa la distrazione del mondo o cavarcela con qualche logora parola; peggio ancora, con la scappatoia: è toccata a lui?

Noi ci metteremo accanto a quest'uomo che prega in tono così strano. Non ripeteremo le sue parole, ma nemmeno le
giudicheremo. Anzi, le ascolteremo con cuore umile, umile e aperto. Sappiamo che il Padre comprende questi e altri
strani linguaggi. E questo stesso Padre interpella anche noi, che non siamo meritevoli di miglior trattamento. Ci interpella
perché la fratellanza che ci lega tutti in Cristo diventi operante. A tutti i livelli e con urgenza.

N.d.R.