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COLPO DI MANOA MOSCA

di SVEN HASSE L
Traduzione dall'edizione frances e
Je les ai vus mourir di Giovanna Rosselli

Io vi guido verso un radioso avvenire.


Hitler, discors o del 3 giugno 19 3 7

Un tac- tac metallico e sordo risuonava rit-


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mico nel silenzio gelido e uniform e.
Il rumore dei grossi stivali era simile a delle
salve di fuoco.
Un cane gemeva, molti uomini si lamen -
tavano e dei bimbi gridavan o; delle donne
giacevan o inerti al suolo, lambite dall'ul timo
raggio del sole che stava per cader e.
Il sangue si raggelava in questo freddo qua -
si inumano. Ma si dimentica mai il ri cord o
del sangue di chi è stato assa s sinato ?
Era la guerra, purtropp o, la guerra.
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Noti appena i tedes chi avranno adottato la
dot trina bols cevi ca, io trasferirò il mio quar -
tier ge nerale da Mos ca a Berlino; in vista della
rivolu zione mo ndiale imminente, infatti, giudi -
co questo popolo ben più capac e dei russi, sot -
to il profilo militare.
Lenin. All' Ambasciatore di Tur-
chia Ali Fouad Pacha.
14 gennaio 19 2 1

Nel corso del 1930, l'SS Obergru p p enführer Heydrich im -


maginò un piano machiavellico per spezzare alle radici la
struttura dell'Armata Rossa. Per il tra mite di agenti della
Gestapo infiltrati all'interno del la GP U, infatti, fece sì che
Stalin venisse avvertito che molti traditori occupavan o posti
di alto livello nello stato maggior e dell'eser cito russo.
Si puntava sulla diffidenza patologica di Stalin, sua carat -
teristica predo minante, e il risultato superò tutte le aspetta -
tive. Un'ondata di terrore passò lenta mente su tutta la Rus -
sia, lasciando vi pesantem ent e i segni. Stalin e il suo mini -
stro Seria fecero giustiziare degli eminentissimi capi di sta -
to maggior e dell'eser cito, come il mares ciallo Toukhach ev -
sky, Blucher, Je- gorov, ad esempio, il comand ante di corp o
d'armata Obore wits ch, e Jakir, comandante in capo della
flotta russa, e i suoi due ammira gli Orlof e Wiktorov.
Oltre ai comand anti di quasi tutte le circo s c rizioni territo -
riali, almen o l'ottanta per cento dei capi di cor po d'armata
e di divisione e quasi tutti i comand anti dì reggimento e di
battaglione vennero destituiti, e inviati ai lavori forzati sotto
accusa di esser e nemici del popolo.
Heydrich poteva esser e più che soddisfatto a questo pun -
to. Stalin, infatti, dopo aver eliminato in modo totale e dra -
stico tutti i veri cervelli, dell'Armata Rossa, li aveva rim -
piazzati con degli incapa ci o degli adu latori altrettanto in -
capa ci, in grado, come massimo limite delle loro possibilità,
di comand ar e una sezio ne di mitragliatori.
Nello spazio di una sola notte, molte migliaia di medio cri
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capitani e di maggiori furono promo s si ge nerali. La mag -
gior parte di essi non aveva mai nem meno frequentato una
vera scuola militare, e nessu no aveva mai mess o piede nel -
l'Accad e mia Fruns e. Non si contaron o nemmen o più le vio -
lazioni di frontiera sul fronte, fino alla fine del giugno 1941,
tanto erano frequenti. Gli aerei tedeschi facevan o chiara -
mente dei voli di ricognizione molto all'interno del territorio
russo, e Stalin proibiva che si aprisse il fuoco su di loro.
Sulla stessa linea di frontiera, la minima provo cazione da
parte delle truppe russe veniva punita con la pena di morte
e, praticam ente, Stalin rifiutava alla propria armata il dirit -
to dì difender si.
« Per ch é ? » chiedeva il maggio r generale Grigo ren k o. «
Ma per quale ragione, infine? »
Purtrop p o coloro che sareb b e r o stati in grado di ri -
spond ere erano morti nel corso dei due primi mesi di guer -
ra, liquidati dalle pallottole dei plotoni di ese cuzione, e Ber -
la e Stalin eliminaron o in un secon d o tempo anche i testi -
moni e gli esecuto ri del più mo numentale errore militare
della storia. O forse si trat tava di tradimento ? morm o r a v a
semp re più scon c e r tato Piotr Grigor enk o.
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IL SERGENTE: UNADONNA
« Perché sei così restia? » chiede il tenente.
« Non posso », risponde la donna in divisa di ser gente.
« Non vuoi? »
« Ti dico che non posso. »
« Confessa invec e che non vuoi, ecc o tutto », insi ste il te -
nente accarezzando i lunghi capelli della donna, e facend ol e
cascare per terra il berretto. « Si può, e anche se si è feriti
grave m e nt e. L'ho già fatto una volta, io, e avev o tutte e due
le gam b e ingessate. »
« Quando sei stato ferito? »
« Nella zona della Lapponia sovietica. Il giorn o in cui i
finlandesi ci sono pio m b ati addoss o. »
« Toh! Non sapev o che eri stato di guarnigion e a Lenin -
grado. Ma in ogni caso piantala adess o, Oleg. Ti ho già detto
che non posso! »
« Forse non ti piace? Ho ricevuto anche la medaglia del -
l'Ordine della Bandiera Rossa, se questo ti può far riflettere
in proposito. »
« Non si va a letto con un uom o unica m e nt e per ché è stato
una volta dec orato, capisci? E dov e l'hai presa, quella meda -
glia? »
« A Suomussal mi. »
« Dove diavol o è? »
« Nell'Est, in Finlandia, quando abbia m o schiaccia to e di -
strutto i fascisti finlandesi. »
« Intendi dire la famosa, grande battaglia dei mez zi coraz -
zati? »
« Abbiam o costretto alla resa tutto il corpo d'ar mata, e il
nostro co m an dante ha distribuito sei de corazioni al valore,
di cui una personal m e nt e a me, cara », replica lui, tentando
di far scivolare la man o dentro la scollatura della camic etta
della giovan e don na, e poi sollevand ol e la gonna.
Lei si divinc ola e i due rotolano nell'erba alta.
« Eh via, basta ora! » fa lei. « Dopotutto sono un soldato
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esattamente co m e lo sei tu. E per questo tipo di cose si dev e
aspettare fino... alla vittoria finale. »
« Quante storie, ragazza! » replica lui sghignazzan do. « Se
credi che sia divertente starsene* sempre soli la sera dentro
a un maledetto carro armato! »
« Come sei sempre insistente e volgare! » sbotta la donna
risisteman d osi la cintura cui era agganciato il nagan.
« Certo sei proprio un vero soldato, Jelena Vladimirovna,
e telegrafista di un carro armato, per di più! »
La stringe alla nuca e, mentre lei si difende a calci, la gon -
na le si alza mettendo in mostra uno splendido paio di cosc e
velate dalle calze color kaki regola mentari. .
« Smettila, o ti segnaler ò al Sampolit, cafon e! »
« Se credi che io abbia paura di quei porci! Nel caso non
vengan o liquidati tutti prima dell'entrata a Mosca dei nazi,
quei pochi rimasti saranno impiccati, stai pur certa. Treman o
già di paura, e ne hanno ben donde, ovvia m e nt e. Non riusci -
rem o, noi, a battere i fascisti, sai? »
« Sei impazzito, Oleg? Dubiti della vittoria, adess o? Ti co -
stereb b e la testa se solo volessi denunciarti! »
« Anche tu, anche tu ne dubiti, Jelena, sii sincera. Dal
mes e di giugno quei mostri di Hitler non fanno che darci la
caccia, co m e fossi m o solo dei poveri pol li terrorizzati. Mi-
gliaia di soldati sono già morti, e altre migliaia sono prigio -
nieri in Germania. E sul nostro fronte, dei punti chiav e di di -
fesa che sem bra vano inespugnabili sono caduti co m e fossero
dei gio cattoli per bam bini, in un balen o! Prima di Natale,
Hitler sarà dentro il Cremlino, te lo dico io. E cosa ne è del
resto del generale Bagramia e della sua in vincibile division e
della Guardia? La guerra è co min ciata solo da tre mesi e i
carri armati tedeschi si tro vano già a trecentos essanta chilo -
metri da Mosca, ca pisci? Se il bel tempo continua, il Cremli -
no cadrà nel giro di otto giorni, non un giorn o di più. Non
hai sentito la radio nemi ca l'altra sera? 'Distruggete fino alle
radici il co munis m o internazionalel ' I tede schi sono dei de -
mòni, è inutile, nessuno riuscirà mai a batterli. Li hai visti i
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loro carri armati? Contro uno solo dei loro che va in fiam -
me, cento dei nostri ven gon o distrutti; per ben cinque volte
la nostra brigata di mezzi corazzati è stata formata, distrutta,
rimessa insiem e, ridistrutta, e così via; ti par possibile che
possa continuare cosi, questa situazione? Ho sentito questa
mattina delle voci che al Cremlino stanno sbaraccand o tutti,
per tagliare la corda in tempo, loro. Stalin ha decis o di sacri -
ficare noi per potersi salvare lui e la sua bella brigata, perché
quanto a ferocia e distacc o asso mi glia a Hitler sputato, quel -
l'uom o, te lo dico io. Lo sai l'ordine che è stato diramato? Se
si indietreggia si sarà fucilati, se ci si arrende le nostre fami -
glie saranno giustiziate, dalla prima persona al l'ultima. Bella
prospettiva, vero? »
« Preferirei morire piuttosto che arrender mi, ti giù ro »,
mor m o r ò Jelena a bassa voc e.
« Non far tanto la spavalda, ragazza mia! Chi può dire, in
ogni caso, che ci sarà data quest'alternativa? Noi non ci sia -
mo ancora imbattuti nelle loro SS, ma dicon o tutti che sono
mille volte peggi o dei nostri NKVD.»
« Non è possibile », balbettò quasi piangend o la giovan e
donna terrorizzata. « Nessuno può essere più crudele di Ber-
la, nessuno. »
« Aspetta di veder e con i tuoi occhi gli uomini con la testa
di morto sull'el m etto. Uccidono per il piacere di uccidere,
quelli. Si dice che tutte le mattine viene so m m i nistrata loro
una razione di mezzo litro di san gue, di sangue sovietic o,
naturalmente, Jelena. »
« È vero quello che dicon o, che mangian o i bam bini ebrei?
»
« Non credo, ma semplic e m e nt e perché non si de -
gnereb b er o nem m e n o di mangiarli, le SS! Ma per quanto ri-
guarda la guerra, è perduta, Jelena, credi mi. Che Dio ci assi -
sta! »
« Credi in Dio, Oleg? Tu, un ufficiale dell'armata sovieti -
ca? »
« Ci credo, sì, dal giorno della battaglia di Minsk credo in
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Dio. È. la nostra sola e ultima speranza. Ma Jelena, via, io ti
amo, ti ho amata dal primo istante in cui ti ho vista. Vieni,
su, non dirmi più di no. Siamo in guerra, capisci, chissà se
do mani sarem o ancora vivi! »
« No, non posso! Sono fidanzata. »
« Sciocch ezze », ribatté il tenente con spregio. « La verità
è un'altra, invec e! C'è qualcosa sotto tra te e la capitana
Anna Skarjabina, tutta la brigata ne parla, sai? Si dice anche
che dalla vostra unione nascerà uno splendido T 34 », sghi -
gnazza. « Sei la pollastra della capitana, quella strega che
corre dietro alle ragazze e poi le fa sparire quando se ne è
stancata! Ma que sta faccenda finirà, stai pur certa, ragazza
mia, perché il colonn ell o Botapof la detesta. »
« Non può niente lui, contro Anna. Ha degli ap poggi ben
più importanti, lei. »
« Allora ne sei innam orata, non è così? Mi fai ribrezzo, Je-
lena, a questo punto. »
« Allora lasciami andare, una volta per tutte, Oleg! E tu
puoi benissi m o denunciar mi al colonn ello, se vuoi, ma sappi
che se mi metterann o al muro tu sarai di fianco a me, capi -
sci? »
« Oh, ma tu te la saprai cavare sempre, questo e certo! Non
hai che da nascond erti dentro il letto di Anna, e qualsiasi de -
nuncia non avrà alcun seguito, non è vero cara? »
« Porco! Sei un vero porco, Oleg! »
« Perdona mi, ma tu mi fai diventare pazzo, Jelena! Se an -
che fosse l'ultimo gesto della mia vita, io ti vo glio, capisci? J
Fritz saranno qui prima del tramont o, or mai, e poi sarà la
fine. » Le strappa la cami c étta. « E dopo sarai finalmente li-
berissi ma di andare a riferire alla tua capitana che è molto
più bello fare l'amor e con un uom o. »
« Ma guarda un po' », bisbiglia Fratellino, dalla postazione
avanzata dalla quale osservan o i carri armati russi. « Fareb -
be venir la fregola a un agnello castrato! Quel traditore so -
vietico la sta baciando e non crede più alla vittoria di Stalin!
Dovreb b er o met terlo al muro, quello! »
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« Sarà la ragazza che sarà messa al muro, invec e », ride
Porta. « E di punto in bianc o ecc oci trasfor mati in due
voyeur! Decisam ente, la guerra ti riserva sem pre delle sor -
prese, e ogni volta quando men o te lo aspetti! »
« Piantatela voi due cialtroni, sporchi cialtroni che non sie -
te altro», li rimprov era il Vecchio puntando contro di loro il
suo LMG nuov o mod ell o, munito di baion etta, da usare nei
corpo a corpo.
Barcelona scoppia anche lui in una risata, e de capsula una
granata a man o.
<( Sarà il suo ultimo colpo sulla terra, poi andre m o a pre -
sentarci ufficialm ente, cosa ne pensate?»
La giovan e donna, a seno scoperto, respira affanno samente
e schiaffeggia il suo aggress ore, e questo na turalmente non
fa che accresc er e l'eccitazione dell'uo mo. Li si sente mentre
lottano dentro l'erba alta, e si intravede anche il gross o re -
volver da spalla di lei, grottesc o e co mi c o sulla sua pelle
candida.
Tutti ridiam o, insie m e, salvo il Vecchio e il Legio nario, e
Porta ora em ette un lungo profondo sospiro, simile a un fi-
schio sottile.
« Cosa c'è? » fa Jelena inquieta, interro mp en d o la lotta.
« Un uccello di palude che chia ma la sua co mpa gna », ri-
sponde Oleg. « Via, una volta sola, per farmi piacere, Jelena.
»
Un istante di silenzio, poi si ode so m m e s s o un ge mito nel
camp o di grano, un grido soffocato, delle pa role inco m pr en -
sibili. Siamo tutti muti e im m o b ili, tesi e con il respiro moz -
zo co m e in attesa, con gli oc chi concupisc enti.
« Santa Maria di Kazan! » mor m or a Porta. « Che bella fac -
cenda! Noi siam o venuti fin qui per fregare l'Armata Rossa,
ma bisogna ricon os c er e che Ivan ha molto più buon senso di
noi, perdio! Lui almen o im barca anche delle belle pollastre
in unifor m e. Ecco cosa vuol dire battersi per una causa san -
ta, amici: si mischia Dio al Diavolo e così si arriva a sera,
mica co m e la nostra fottuta Armata di Adolfo! »
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« Li lascia m o finire, prima di co min ciare noi? » chie de
Stege.
Il Vecchio, che si sta strofinando nervosa m e nt e un orec -
chio, non risponde. Quello che succed e davanti ai nostri oc -
chi non lo interessa assolutam e nte, per la verità. La ragazza
ora si rimette in piedi, e con un certo disagio si riordina i ca -
pelli e si riassetta l'uni form e sgualcita. Ritorna sergente.
« lo filo via », dice con un sorriso che mette in evi denza i
suoi denti bianchissi mi, « ma ritorno, dopo l'appello,
intesi?»
« Sicuramente no », sghignazza il tenente. « Non tor nerai
da me! »
« Tornerò davv er o, invec e », ribatte la ragazza ri dendo, e
sco mpar e fra le alte spighe di grano verso il gruppo dei quat -
tro BT russi, appostati dietro il cam po dei girasoli.
Se li avesser o dipinti in giallo co m e i nostri carri, non li
avre m m o nem m e n o visti, per la verità. Tutto è giallo in Rus-
sia, in questa stagion e; anche la gente ingiallisce lieve m e nt e,
qui, quando l'autunno sta per finire. Ma il loro colore verde
acces o li rivela im m e diatamente in questo paesaggi o giallo-
bruno piatto e unifor m e.
« Dovreb b er o ridipingere quattro volte all'anno i loro carri,
co m e faccia m o noi », dice Porta. « Due vol te solo non basta,
quando si fa la guerra, è chiaro. »
« Si dovreb b e farlo ogni mes e, invec e », intervien e a dire
Stege. « La neve in gennaio è ben diversa che in dice m b r e, e
quella farinosa di nov e m b r e non ha niente a che vedere con
quella già un po' vecc hia di fine febbraio, e in marzo poi ha
un altro colore an cora, per cui sono ben cinque le differenti
sfumature di bianc o. Anche in inverno, perciò, quando il
bianc o sem bra bianc o, non serve molto ridipingere un carro
una volta sola. E in primav era, poi, il verde cam bia sfumatu -
ra ogni settimana, puntual mente. A cosa ser ve andarsen e in
giro dentro una mac c hia dipinta con i colori della primav era
in mezzo al verde scuro e intenso dell'estate piena? A niente.
Se si sapesse co m e mi m etizzarsi in un mod o migliore, si riu-
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scireb b e a prolungare la vita della bassa truppa co m e noi,
per ese mpi o. Guardate le nostre unifor mi! Grigio- verde!
Salvo nella polvere delle strade sconn ess e, dov e trove resti tu
un colore co m e questo? E anche i ragazzi di Ivan vanno an -
cora in giro in primav era nei loro kaki di autunno. Sono pro -
prio dei gran cogli oni quei burocrati che hanno inventato il
colore delle unifor mi! »
« A suo tempo erano rosse e blu », co m m e n ta Fratellino.
« Era per mettere paura al nemic o », sghignazza Barcelo -
na. « Una truppa che avanza, baion etta al fian co, in unifor -
me rosso vivo,* faceva venire le em orr oidi anche ai più co -
raggiosi! Sembrava quasi un'ondata di sangue. »
Il tenente russo si è steso nell'erba, tenendo fra i denti una
spiga di grano, e ride fra sé, soddisfatto e appagato. Con la
camicia aperta, e una piccola chioc ciola che zampetta sulla
stella della sua dec orazion e al valore, preso da sopi m ent o
chiude gli occhi. Ed è solo nell'istante in cui l'om bra del Le-
gionario pio m b a su di lui, che intuisce il pericol o. Ma è trop -
po tardi, ormai, per lui, che ora è morto, inerte a terra con la
gola squarciata. Il Legionario, senza alcuna apparente em o -
zione, asciuga la lama del suo coltello sporc o di sangue sulla
camicia estiva della sua vittima, mentre il profum o del caffè
che i carristi russi stanno prepa rando arriva fino a lui.
« Buon Dio! » bisbiglia Porta, sempre il primo a sentire e a
capire, « Del caffè, del vero caffè! Questi co munisti proprio
non si privano di niente, però!»
Porta adora il caffè, e molte volte ha già rischiato la vita
per impadronirsi di un sacch etto di caffè; il Vecchio poi af-
ferma che sarebb e sicuram ent e disposto a vendere l'intera
sua co mpa gnia, carri co mpresi, in cam bi o di un etto di quel -
la polvere bruna. Fratellino che procede in testa al gruppo, il
bazook a sotto il brac cio, a un tratto si ferma e si appiattisce
a terra indi cando con la man o tra le spighe un soldato russo,
se duto davanti a un picc ol o fuoco sul quale è posato in qual -
che mod o un bricc o di metallo nero che emet te vapore e aro -
ma. Porta aspira con delizia questo odore inebriante.
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« Guardate! » mor m o r a Julius Heide. « Qualtro BT5! »
« Cinque! » lo correg g e Porta. Vi è anche un KW, infatti,
dietro un cov on e di fieno, quello del co man dante della co m -
pagnia.
« Tutta questa bella roba va distrutta seduta stan te », di -
chiara Fratellino accarezzando la sua granata magn etica. « A
questi coglioni passerà tutta in una volta la voglia di fornica -
re con le belle soldatesse. Se Giuseppe ci vedess e ci dec ore -
rebb e al valore, ve lo dico io. »
« È proibito portare le dec orazioni sovietich e », di chiara
dog m atic o e ottuso co m e sempre Heide.
« Basta scioc c h ezze, ragazzi », taglia corto il Vecchio. «
Calma. Nessuno spari prima di un mi o ordine, chiaro? »
Dal picc ol o camp o sovietic o si sentivan o venire del le risa -
te. Una voc e di donna, più alta e squillante del le altre, supe -
rava di tono il brusio unifor m e, una voc e forte e perentoria.
« Il capitano senza... la verga », dice il Legionario estraen -
do di tasca il suo coltello mores c o. « Quella è mia, vi avver -
to subito. »
« Basta, ho detto! » ribadisce il Vecchio. « Siamo an cora
troppo lontani dai veic oli, e quelle cinque scato lette dev on o
saltare in aria conte mp oran ea m e nt e. Tu, Barcelona, 'ramaz -
zerai' per terra con la tua MGe farai fuori tutti, chiaro? Nes -
suno di loro deve avere il tempo e la possibilità di arrivare al
ponte, perché se ci arrivano e lo fanno saltare, c'è il Consi -
glio di Guerra per noi, bello e pronto. È deter minante quel
ponte maledetto, e deve essere minato, due tonnella te di
esplosiv o co m e mini m o. »
« Che bella scorreg gia che farebb e! » sogna ad oc chi aperti
Fratellino. « Una tonnellata di polvere, e lo sentireb b er o an -
che gli esqui m esi, il botto! »
I russi si racc olg on o insie m e per il caffè.
« Speriam o che ce ne lascino un po' », ge m e Porta. « Mi
do man d o da dov e se lo fanno arrivare! »
« Quelli fanno parte della Guardia », spiega Heide che sa
sempre tutto, « razioni speciali, ovvia m e nt e. »
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« Come lo sai? »
« Uniforme estiva verde con le spalline d'argento, dovresti
saperlo anche tu, del resto. Fa parte del re gola m e nt o con o -
scere alla perfezione tutte le uni formi del nemic o. Sabotag -
gio degli ordini, dunque, co m e sempre! »
« Piantatela », tronca il Vecchio, « e partiam o, via! »
I russi, seduti in cerchio, stanno inghiottendo delle grosse
fette di pane intinte nel caffè profumato. È il tramont o, e il
cielo è rosso co m e il sangue, al di là del fiume. Uno dei sol -
dati raccatta da terra la sua ba lalaika ed ecc o che si alza un
canto, cui tutti si uni scon o in coro.

Da mollo tempo ormai, tuo padre è seppellito,


e il tuo caro fratello è esiliato.
Pena camminand o nel ghiaccio siberiano
con le catene ai piedi ed alle mani,
sotto i colpi crudeli della nagajka...

Da alcuni dec enni si canta in Russia questa canzo ne me -


lanconica e struggente... dal giorn o in cui esistono i campi di
conc entra m e nt o in Siberia.
« Che canto terribile! » mor m or a Fratellino.
In lontananza, si ode crepitare l'artiglieria. Noi ve terani del
fronte sappiam o che dalle linee sparano con degli « Opslags -
springerer », i cannoni pesanti tedeschi, e che questo signifi -
ca : « Attacco ». Sarebb e me gli o non farsi trovare sul posto
in quel mo m e nt o, e provia m o co mpassion e per quei poveret -
ti delle linee nemic h e, che si interrano im m e diata m e nt e nel
foro di granata che hanno più vicino, e che rappn senta il
solo incerto riparo contro la morte. Il fuoco dei carri armati
russi prov oc a una lumin osità fanta stica e non c'è niente di
più impressionante di una scura foresta di pini illuminata dal
bagliore di queste deflagrazioni gigantesch e.
« Passami il cognac dei poveri », dice Porta a Barcelona
che gli tende la grossa gavetta da campagn a usata dall'arma -
ta frances e.
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Il tiro aumenta di intensità e la luminosità diventa folgo -
rante. I russi, co m e noi, guardan o verso nord. Amici o nemi -
ci, le granate non fanno differenza per nessuno, purtroppo!
« Avanti! Per cosa credete di essere a questo mon d o? »
Con i mot ori ringhianti, i carri avanzan o, mentre i fanti
corron o lungo il loro fianco, quasi malati dal terrore, lanciati
dentro a quest'inferno da degli uo mini politici irresponsabili.
Avanzano. I carri dev on o attraversare i campi minati, l'ordi -
ne è questo, e non ci si preoc cupa dei granatieri che corron o
affannati, che si riparano di tanto in tanto contro le alzaie,
ca don o, si fanno trascinare, si rialzano, sparano contro la
vaga om bra di un elm etto che appare al di sopra del parapet -
to della trincea. È questa, la guerra! Uccidi il figlio di un'al -
tra ma m m a prima che questi uc cida te, e hai guadagnato un
punto nella grottesca lotteria della morte. Se non diventi
pazzo, ritorni in patria co m e un eroe, certo, ma cerca di non
dimenti care mai che niente al mond o sco mpar e più rapida -
mente della figura di un eroe. Due mesi dopo la fine della
guerra, non se ne parla già più, ed è un bene, forse.
Sopra le nostre teste, i razzi lasciano una scia lumi nosa e
sibilante nel cielo, e poi cadon o al di là del fiume. Il grano
or mai secc o dopo il sole dell'estate prende im m e diata m e nt e
fuoc o. Questi dannati razzi lanciafiam m e , non c'è niente al
mon d o che noi odia mo di più. Fabbricati con il pelo del culo
del diav ol o, afferma Porta, seminan o ovunque distruzione,
istan tanea.
« Preparatevi a partire », escla ma una dura voc e russa.
Degli ordini precisi e secchi veng on o pronunciati da un uf-
ficiale.
« Che cosa diavol o starà dicend o? » dice il Vecchio che
non è ancora riuscito ad imparare una sola parola di russo.
« Ha detto che dev on o sbrigarsi a raggiunger e i loro mezzi
», traduce Porta con tranquilla disinv oltura.
Noi devia m o lieve m e nt e per metterci in una miglio re posi -
zione di tiro, e io imbracci o il mitragliatore e punto al carro
più vicino. Fratellino sospira d'im pazienza, co m e Heide, del
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quale ogni gesto è esatta mente confor m e al regola m e nt o,
co m e sempre. È un automa vivente quest'uo m o , imb ottito di
regola m e n ti, questo nazi. Non uccide degli uomini co m e lui,
bensì qualche cosa di anoni m o che lo lascia perfet tamente
indifferente. Tagliereb b e la gola a chiunque se ne ricev ess e
l'ordine, dal mo m e nt o che non discute mai, in mod o assolu -
to, nessun ordine. Se gli venisse detto di marciare fino alla
luna, preparereb b e le sue cose con la stessa metic ol osa cura
di una recluta, prendereb b e delle razioni per otto giorni, e
batten do i tacchi si mettereb b e in riga sull'attenti. Diritto
co m e il manic o di una scopa, prendere b b e la dire zione della
luna e marcer eb b e fino al mo m e nt o in cui crollereb b e a terra
morto o fino a quando non arri vasse un contrordine. Malau-
guratam ent e per noi, nell'esercito ci sono un sacc o di sottuf -
ficiali co m e lui, ma Porta affer ma che non si può fare a
men o di que sti individui ossessi onati dal regola m e nt o, in
caso contrario tutta l'armata se ne andreb b e a carte quaran ta.
La fifa è una co mp o n e nte indispensabile per quel li che deb -
bon o obb edire.
« Pronti! » ordina secc o il russo.
In ferment o, la guarnigion e dei carri s'istalla nei propri
mezzi.
« Motori in mot o. »
I mot ori partono. Una donna alta e vigor osa in unifor m e
verde inveisc e contro il co m an dante del carro di testa.
« Attenzione! », bisbiglia il Vecchio.
Le cinque mitragliere sono puntate.
« Vieni, dolce morte, vieni! » canticchia il Legio nario.
« Dawai, dawai! » urla il co m an dante del primo carro ai
ritardatari, che racc olg on o ancora i vari uten sili di cucina. I
soldati, tutti i soldati del mond o, non aman o mai essere
strappati via dall'atmosfera di pace do m e stica di un acca m -
pament o, dov e anche per poc o si riesce a dimenticare la
guerra.
« Dov'è Oleg? » chiede la donna in unifor m e di sergente,
guardandosi intorno inquieta.
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« Già, dov'è Oleg? » ripete l'ufficiale del terzo carro.
« Fuoco! » grida il Vecchio, alzando e poi lasciando rica -
dere il braccio.
Cinque co m et e incandesc enti sibilano via, dirette verso i
mezzi blindati, e una mostruosa esplosi on e rimb o m b a nella
foresta. Un'esplosion e che asso m m a cinque esplosi oni insie -
me. Alla distanza di trenta me tri, infatti, questa carica è sem -
pre fatale, per qual siasi tipo di carro. Dei brandelli di acciaio
incande scente si abbatton o sugli alberi, gli uomini della tor -
retta, proiettati nell'aria, sem bran o co m e oscillare sul -
l'estre mità di una lingua di fiam m a, poi, con le me m bra dila -
niate, sono ridotti quasi a polvere dalla pres sione fortissima
dell'aria. La giovan e donna sergente ruota su se stessa, tra-
sformata in torcia umana, e il giovan e soldato che preparava
il caffè corre, privo della testa, verso il bosc o. Ci siam o più
volte chiesti quanto ancora può muo v ersi e cam m i n ar e un
corpo privo della testa, e quest'im m a gi n e in fondo non pro -
voca più in noi uno speciale stupore. Dopo un certo numer o
di mesi in cui si vive la guerra, co m e noi la stiam o vivend o
minuto per minuto, tutto appare co m e un fatto consueto.
L'altro giorn o un nazi correva sen za gam b e, urlando atroce -
mente; era un grosso co man dante della riserva, co mi c o a ve -
dere, per la verità, anche se sem bra mostruos o solo il dirlo.
Heide, na turalmente, ci ha subito fatto un discorsetto appro -
priato, descrivend o i nervi particolar m ent e solidi ed elastici
del popol o tedesc o, grazie, naturalm ente alla dietetica nazi.
Un soldato russo, per non parlare di un ebreo, ovvia m e nt e,
non avreb b e mai potuto correre senza gam b e co m e questo
co m an dante tedesc o; ma che un russo possa correre senza
testa non è poi un fatto così stupefac ente, affatto, perché an -
che i polli fanno, questo è innegabile.
Ci spingia m o dentro al camp o dei girasoli in fiam me, ed
ecc o che un piccol o cane bianc o si mette ad abbaiare con
tale evidente disperazione, che Barce lona lo raccatta e se lo
mette sotto il bracci o. Pessi ma idea, purtroppo, perché il pic -
colo animale di pura razza russa, evidente m e nt e, lo morde
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con tale acca nimento che Barcelona imprecand o lo lancia in
mezzo alle fiam m e. Ben inteso, Heide ha nel suo tascapane,
in base al regola m e nt o diffuso in tutta l'armata tede sca nel
19 3 6, una piccola scatola di metallo che con tiene una pinza
e i sei metri di garza regola m e ntari.
Il naso di Barcelona è così in buon e mani, e si può sco m -
mettere la propria pelle che appena finito l'attacco, Heide si
farà rifornire dei pochi metri di garza mancanti dopo la me -
dicazion e!
La capitana cade viva nelle nostre mani, e co m e una lupa
si avventa su Stege, crolla a terra per uno sgam b etto fattole
da Porta, e si sforza di prendere a pugni Fratellino con il suo
grosso pugno caucasic o, innegabil m e nt e forte. Un colpo alla
nuca di quella meg era non è sufficiente, però, per neutraliz -
zarla; si rialza d'un botto, si butta sul Vecchio, ma a que sto
punto i nostri sei revolv er sparano insie m e. La donna ricade
a terra, urlante, il sangue le esce a fiotti dalla boc ca, ed è
molto lenta, purtroppo, a morire. Nessuno di noi osa avvici -
narsi, perché potrebb e ave re nascosto in una manica dell'uni -
form e uno di quei picc oli revolv er a grilletto auto matic o Bo-
wden mici diale; se uno di noi, infatti, avesse la malaugurata
idea di chinarsi per tamponarle il sangue o darle da bere, lei
riuscireb b e ancora a sparargli nel petto, istan tanea m e nte. Ci
è capitato sov ente di assistere a cose di questo tipo. La guer -
ra dell'Est non ha niente a che vedere con le altre guerre,
proprio cosi. Qui, an che da morti si riesce ad uccidere. La
donna tuttavia si torce sopraffatta da tali dolori che Fratelli -
no estrae il suo nagan.
« No », interviene a dire il Vecchio. « Altrimenti so no co -
stretto a denunciarti co m e assassino di un prigionier o. »
« Ma giova anche a lei e io non posso sopportare di vedere
una bella donna che soffre a questo mod o. Lasciami fare e
poi ce la filiam o. »
« Chi spara, lo am m azzo », ribadisce il Vecchio. « Badate
a voi. »
« Avresti dovuto essere l'abate superiore di un con vento,
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tu », replica Fratellino riponend o la sua arma. Ma la donna
si incarica lei stessa di porre fine alle proprie sofferenze;
aveva proprio, co m e tutti aveva no supposto, il piccol o revol -
ver Bowden infilato nel la manica.
« E io che ero quasi sul punto di darle una sorsata di vod -
ka! » escla m a Stege terrorizzato.
« Non fare mai una cosa di questo tipo, ragazzo », lo am -
monisc e il Legionario. « Spara su un cadav ere prima di av -
vicinarti a lui, se ci tieni alla tua vita da cane. »
I nostri co mpagni sono già lontani e noi ci affret tiamo die -
tro di loro; Porta, naturalmente, ha sulle spalle un gross o
sacchetto di caffè. Al di sopra degli alberi, i razzi folgoranti
passano sibilando, senza so sta, ed ecc o intervenire ora anche
l'inferno dei lan ciarazzi multipli, le famos e « canne d'organ o
di Stalin »!
« Meglio non farsi, trovare dov e quelli vanno a ca dere »,
co m m e n ta Fratellino. « Una bella invenzion e, però, far vola -
re un affare enor m e co m e quello e poi farlo esploder e dov e e
quando si vuole, proprio non c'è niente da dire. »
« È stato calcolato e fatto proprio con questo scopo. »
«È pazzesc o pensare a cosa bisogna avere nel cer vello per
riuscire a mettere insie m e un mec c anis m o co m e quello, che
cade, a co man d o, proprio sulla testa di un generale, per
ese mpi o. Sensazionale, veram ent e! »
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Un uomo curios o, questo Hitler, ma Cancelliere o


Com and ante in capo, non lo sarà mai. Al mas simo
potrem m o affidargli il Ministero delle Po ste.

Parte di un collo quio del presidente del Reich von


Hindenburg con il generale von Schleich er.
4 ottobre 19 3 1

Fu il mares ciallo Malinovski, perso nalm ente, a scri vere


net 1961, sul giornale « Wojenno- Istrisch e s ski » queste frasi
memo ra bili:
« L'error e più grave com m e s s o da Stalin è stato il preciso
ordine alle truppe di non abbando na r e le guarnigioni di
stanza, dislocate molto lontane dalla linea di frontiera, an -
che quando lo stato maggior e russo stess o aveva in mano le
prove inconfutabili di un imminente attacco predisp o st o da
Hitler.
« Nel corso dei tre mesi preced e nti il giorno ' J ', un milio -
ne di soldati tedes chi era già allineato sulla frontiera russa
della Polonia. Il piano di difesa sovie tico, mess o a punto
meticolo sa m e nt e in tutti i det tagli dallo stato maggior e ge -
nerale, e ben noto a Sta lin, non fu mai, e per suo person ale
ordine, mess o in* atto; e i vari corpi d'armata erano stati
ripartiti in modo cosi scio cc o e irrazionale, che i mezzi co -
razzati tedeschi furono in grado di distrugge rli senza alcuna
difficoltà e in un brevissi m o arco di tempo. Ma il punto cul -
minante dell'aberrazione avvenne il sabato sera che seguì il
21 giugno 1941. Quel giorno vennero ritirati dalle divisioni
di fanterie tutti i reparti di mezzi corazzati, con il pretesto di
raggrupp a rli e for marne nuove brigate. I carri di vecchio
modello ven nero fatti allineare sulle piazze d'armi (BT5 e
BT7), mentre gli equipaggi addestrati venivano fatti partire
verso altre guarnigioni. Così, quando giunser o sul posto i
tedeschi, il lunedì immediatam ente succ e s sivo, questi soldati
di élite non avevan o ancora alcun carro a dispo sizione, e
furono fatti prigionieri con estrema facilità.
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« Nei primi tre giorni dell'attacco sferrato su tutti i fronti
da parte dell'armata tedesca, il novanta per cento delle for -
ze dell'aviazione russa, che aveva la proibizione assoluta di
alzarsi in volo e di contrat taccare, venne annientato sui
campi dai bomb a rdieri tedeschi. E durante le prime sei ore
del 22 giugno, Stalin proibì alle divisioni dell'Armata Rossa
di fron tiera di dare inizio al fuoco ma, come con amara iro -
nia riferi Piotr Grigo ren k o: 'Dio ci ha assistiti, per ché molti
soldati indisciplinati infranser o l'ordine dei loro superiori!'
<( Stalin si rifiutava ostinatamente di cred er e che le trup -
pe tedes ch e avess e r o superato la linea di frontiera per ordi -
ne diretto di Hitler, e fino all'estate dello stes so anno, rima -
se persua s o che era stato un erro re, pro vocato sprovved uta -
mente dagli Junkers tedes chi. Con tinuava a ripetere, infatti:
' Non può esser e vero. Hitler non rinnega la parola data. ' Il
ministro degli Affari Esteri, von Ribbentro p, non l'aveva
forse più volte rassicurato della fedeltà del Führer nei suoi
con- frontif
« In ogni caso, anche se con molta lentezza, a Mo sca si
comin ciò a prender e coscienza della realtà delle cose. Il mi -
nistro della Guerra, Timotch enk o, illuden dosi di trovarsi
ancora e semp re nel 1917, all'epoca della rivoluzione, ordi -
nò la più folle delle cose, cioè l'attacco all'arma bianca, f
comand anti del fronte sup plicavano tutti, invano, di non av -
venturarsi sulle stra de e sui perco r si militari prima del ca -
lar della notte, ma Stalin ordinò di attaccar e, e tutti perciò
partiro no diretti ad una morte certa. Una preda ben faci le,
ovviam ente, per le squadriglie tedes ch e! E quel lo che anco -
ra era rimasto dei mezzi corazzati russi venne così consa -
crato senza scamp o al massa c r o.
« Nella fornace di Kiev, la V armata corazzata si batté
con disperazion e cieca nell'intento di evitare la distruzione
totale, e avreb b e in effetti potuto evitarla, se non fossero
giunti altri ordini insensati impartiti dal Cre mlino. Migliaia
e migliaia di eccellenti soldati russi vennero a questo modo
uccisi stupidam ente, e in seguito, quando finalmente degli
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individui più chia rovegg enti ebb ero risistemato la situazio -
ne sul fronte, apparve indispen sa bile e urgente trovare i ca -
pri espia tori, ovviamente. Si cominciò scegliend o alcuni uf -
ficia li del distretto militare dell'Ovest. Uno dei più giova ni e
dei più dotati fra i comandanti d'armata russi venne passato
per le armi, e il suo capo di stato mag giore, il coraggio s o
tenente generale Tupikov seguì la stessa sorte. Dal nord al
sud dell'immen s o impero, i plotoni di esecuzion e prese r o a
crepitare senza sosta. »
II maggior generale Grigor enk o afferma che ottan- totto -
mila ufficiali superiori vennero giustiziati in quin dici giorni.
E non appena furono fatti sco mp a rire an che i testimoni ocu -
lari di questa follia del Cremlino, Stalin si fece nominare
generale in capo.»
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LA VIA CRUCIS DI HERR NIEBELSPANG

Poco prima del nostro arrivo, nel grande castello dalle alte
pareti bianche era insediato lo stato maggi or e del la GPU.
Nelle sue buie cantine giacev an o duecent o cadav eri, tutti uc -
cisi con un colpo nella nuca, e l'in do mani di quel giorno tut-
to il personale addetto alla propaganda arrivò in massa per le
classich e foto da diffondere nel paese. Terminato questo pri-
mo co m pito, tutti i cadav eri venner o seppelliti nelle aiole
de stinate ai fiori, dato che il terreno qui era molto più friabi -
le che altrov e. Il parco era cosi pesante m e nt e nutrito di cada -
veri, ma il castello dov ev a essere co munque ancora ben af-
follato se, alla nostra partenza, proprio in quel luogo nacque
la celebre brigata spe ciale delle SS Heydrich; e tutto il mon -
do sa cosa essa abbia rappresentato nella storia.
La maggi or parte di noi era molto giovan e, a quel tempo, e
non aveva ancora mai con os ciuto l'allegr o e spensierato pe -
riodo dell'adol es c enza. Fumm o man dati in guerra ancor pri-
ma di aver co min ciato a vive re. Ma evidente m e nt e qualch e
cosa di molto impor tante si stava preparando in quel mo -
mento: addestra ment o regolare su strada ogni dodici ore,
cosa indi spensabile trattandosi dei nuovi mot ori Maybach,
per la verità: se rimang on o fermi troppo a lungo, infatti, ri-
partono con molta difficoltà, e i mezzi corazzati in vec e non
posson o mai sapere quando scoc ca l'ora X. Ci si distrae con
il pensiero, si dimentica mo m e ntan ea mente la guerra, e im -
provvisa m e nt e risuona l'ordine: « Avanti, in marcia! »
A questo punto, inaspettatam ent e, co min cia l'infer no, e il
granatiere con il quale si stava tranquilla m e nt e chiacchieran -
do è già una mu m m i a calcihata. Il peggi o, poi, è l'olio dei
lanciafiam m e ; i malaugurati anche solo sfiorati da queste
armi de m o niac h e cuo cion o lentam ente, e sono ancora vivi, a
volte, quando si arriva vicino a loro, ma se solo li si sfiora la
loro carne vi resta fra le mani, co m e mac erata. Muoiono in
ogni caso, e Sarebbe molto più opportuno lasciarli dov e si
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trovano, ma il regola m e nt o esige invec e il loro trasporto al -
l'inferm eria del camp o, e i soldati sprovv e duti seguon o i re -
gola m e nti, naturalmente.
« Nell'esercito ci vuole l'ordine », afferma Porta, <( altri -
menti addio guerra e addio vittoria finale! E un grande po -
polo co m e il nostro ha bisogn o di tanto in tanto di fare la
guerra per dimostrare al suo vi cino di casa che è sempre in
piena forma. Dove sa rem m o adesso se ogni cogli on e facesse
quello che gli pare? Tutti tagliereb b er o la corda il primo
giorno stesso, e cosa avreb b er o da fare più i nostri uomini
politici? Con tutto il daffare che hanno avuto per co m b i nare
una bella guerra, pianificata co m e si de ve! » conclude facen -
do scattare il portello della tor retta.
È sempre verso notte che si parte. Piove a dirotto e l'odore
di gas bruciato vi prende alla gola. La fan teria addetta ai car -
ri arriva sul posto, già inzuppata di pioggia, congelata di
freddo, le tende arrotolate in spalla e gli elm etti cacciati il
più possibile in avanti fino sopra le orecc hie. I veterani, cari -
chi di esperien za in queste cose, hanno di loro iniziativa av -
volto le loro armi auto matich e dentro a grandi fogli di carta
oliata, ma nessun capo sezion e ve lo suggerireb b e mai. Mol-
to spesso, si tratta di falsi allarmi, e perché allora trovarsi
poi con le armi inutilmente imbrattate e sci volos e? È proibi -
to, perdipiù, ma quante cose proibite si fanno, or mai! La
violazion e agli ordini è punita con l'impiccagi on e, ma è mol -
to raro che ciò avven ga, per la verità. Una volta, nel villag -
gio di Drogub os c h trova m m o una bella ragazza, molto mal
ridotta per la verità: affer mav a di essere stata violentata nel
giro di un'ora da ben venticinque uomini successiva m e n te. Il
medic o dichiarò che effettiva m e nte era possibile questo
caso, e tutto finì lì. Non uno di quei dannati poliziotti si fece
avanti, o volle mettere in chiaro la cosa, e nell'interesse del -
l'armata tutto fu mess o a tacere.
« Infermiere! » grida una voc e nel buio. « Aiuto, non ho
più una man o! »
È proprio così. Ogni volta che viene dato l'allarme, uno
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scioc c o senza volerlo, mette la man o sulla boc ca di un'arma.
Un fischio, un sibilo... im m e diata m e nt e si sente il tipico
odore di carne bruciata, e della man o non resta che un mon -
cone d'osso. L'uom o verrà natu ralmente punito per la sua
sbadataggin e, ma sei set timane di ospedale sono una vacan -
za meravi gliosa pa ragonata al fronte! L'infermiere infatti im -
preca vio lente m e nte contro di lui, e parla subito di Consiglio
di Guerra. « Invalidità volontaria. » Se è scarognato gli va
male del tutto, però. Domenica scorsa, per ese mpi o, una re -
cluta si è trovata con tutte e due le gam b e amputate per una
sbadataggin e di questo tipo, e le autorità l'hanno subito siste -
mato in qual che mod o su una sedia perché potesse morire
eretto. Le esecuzioni, infatti, si dev on o sempre fare sec ond o
i regola m e nti!
« Quello lì avrà i suoi guai », predice Fratellino, inghiot -
tendo la sua razione nella frazione di un solo sec ond o, co m e
un Gargantua.
« Come diavol o fai a ingollare tutto a quel mod o? » chiede
il Vecchio stupefatto.
« So mica, io. Già da quando avev o otto anni, in ghiottivo
un pollo intero in una bocc ata sola, con tutte le sue brave
ossa e le interiora. Lo si impara quando si dev e mangiare di
nascosto, credo. Ti ricor di le anitre di Natale del sergente
capo Edels? »
Ah, certo che quelle anitre non era possibile di menticarle!
Quando la polizia segreta co mparv e sul posto per constatare,
secon d o i regola m e nti, il furto di otto anitre ingrassate da
mesi e destinate ai capi, venne distribuito un emetic o a tutta
la co mpa gnia per scoprire i colpev oli. Le anitre venner o re -
stituite a chi di dov ere, im m an giabili per la verità, ma fortu -
natamente il capo degli uomini dall'unifor m e nera era un
amic o di Porta, e anche l'interrogatorio regola m e ntare finì in
una gigantesca partita a car te, talmente ben giocata che tutta
la squadra della polizia se ne ripartì dopo la mission e senza
nem m e no un cappotto di cuoio!
« Blindo, in avanti! » urla la radio.
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I mot ori Maybach co min cian o a ringhiare, il Vec chio in-
forca i suoi occhiali speciali di protezione, dalla foresta pro -
veng o n o deb oli rumori: i nostri gra natieri dev on o aver con -
tattato la fanteria nemica. La mitragliera lavora incessante
sulla posizione, che diventa dopo pochi minuti un mag m a
infor m e.
« Non avre m m o dovuto mai entrare in Russia », co m m e nta
Stege, pessi mista. Vede sempre tutto nero, lui, quando l'at -
mosfera co min cia a farsi rovente.
Gli MG miag olan o co m e gatti arrabbiati, dei mor tai cali -
bro 80 sputano delle granate in direzion e de gli MG, la terra
ribolle co m e un geyser, tanto che la pista bitumata che porta
a Pocinok sparisce dentro a una specie di ovatta biancastra.
Non siam o mai sta ti a Pocinok, ma ne conos cia m o tuttavia
tutti i punti chiav e. Sappiam o dov e è stata sistemata la loro
PAK,anche se nessuno l'ha ancora vista; e se hanno dei car -
ri, sono sicuram ente mi m etizzati dietro la scuola ele m e ntare
che è, co m e sempre, il posto ideale. Non avreb b er o nem m e -
no la necessità di mi m etizzarli, per la verità, perché con i
nostri fucili mitragliatori a canna corta non possia m o far
nulla noi contro i loro pesanti KW1 e KW2. La PAK, inve -
ce, dev e trovarsi vicino alla sede del Partito, sicuram ente,
perché nor mal m e nt e l'ultima cosa che si abbandon a è la sede
del Partito, nella grande Russia.
Signore, co m e piov e! La pioggia si infiltra dentro le sottili
fessure d'evacuazion e del gas di scarico, che non dev on o es -
sere più in efficienza co m e prima, evi dente m e nt e. Ispezion o
minuziosa m e nt e la mia masch e ra a gas e i due filtri; del pri -
mo ci siam o serviti per fabbricare clandestina m e nt e dell'al -
cool e, Dio co m e puzza! Alla fine decido che un attacco coi
gas non sarà poi una cosa così spaventosa, perché sarem o
già ubriachi fradici prima di renderci conto di essere buttati
dentro al cloro!
Sul ciglio della strada, a metà dentro un fosso, tro viam o un
cami on rovesciato: uno di quelli molto massicci dell'artiglie -
ria pesante; le portiere sono scon quassate e lontane sul pra -
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to, una delle ruote dev e es sere volata via stroncand o molti
rami di un albero, e sparpagliate intorno, un po' dappertutto,
vedia m o una quantità di mele molto mature. L'autunno del
194 1 è stato una stagion e fortunata per il racc olto, solo per il
racc olto ovvia m e nt e, e le donne addette alla racc olta della
frutta erano in pieno lavoro. La scala, tranciata di netto,
sem bra sia stata tagliata da una sega elettrica circolare, e una
delle donne giace a ter ra inerte, la gonna e la camicia strap -
pate, ancora una scarpa su un piede e una sottile catenina in-
torno al collo. Il troncon e di un gradino della scala le è pene -
trato nello stoma c o e l'estre mità terminale le esce dalla
schiena. Intorno al cami on, diversi arti glieri morti, e uno di
questi trattiene ancora stretta nella man o una bottiglia di
vino; è morto bev en d o, quasi un'estre ma fortuna, per lui, do -
potutto. Sul lato della barriera di siepe che si snoda lungo la
strada giace un fantaccin o tedesc o, un ragazzo di non più di
diciassette anni. Le sue due mani sono affondate dentro il
ventre co m e in un estrem o tentativo di trattenere gli intestini
dopo lo squarcio del suo ad do m e, e le sue costole, a nudo,
sem bran o di avorio. In una grossa buca prov oc ata dall'esplo -
sione della granata, dell'acqua cola portando con sé del san -
gue e dei brandelli di carne umana.
« È strano, però », mor m o r a Porta. « La guerra co mincia
quasi sempre in autunno e termina in prima vera. Perché poi?
»
È vero, ed è strano anche. Le prime scara muc c e della fan -
teria cessan o, trascorre un brev e intervallo di tempo senza
scosse, poi, notte dopo notte, si co mincian o a sentire sempre
più vicini i mot ori dei mezzi d'assalto... e improv visa m e nt e,
qualch e minuto dopo l'alba, ecc o che tutto ha inizio! Il pri-
mo giorn o è sempre il peggi or e. Si muor e, si muor e, non si
fa che morire. Poi la morsa si attenua; no, non si atte nua, in-
vec e, è solo una sensazion e; la realtà è che ci si abitua fin
troppo presto a vivere in co mpa gnia del la morte.
Da tre settiman e, ormai, non fanno che arrivare delle trup-
pe fresche, che passano, notte e giorno, da vanti al castello
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dalle alte pareti bianch e. Compagnie, battaglioni, reggi m e n -
ti, divisioni. All'inizio, guarda vam o con una certa curiosità
questo costante avvi cendarsi di uomini, questa singolare sfi -
lata. Questa gente veniva dalla Francia, e co m e era piena di
de naro! Porta e Fratellino erano riusciti a co m b inare dei
grossi affari, naturalm ente. In co m b utta con un <( Obermaat
» di marina erano riusciti perfino a ven dere un controsilu -
rante, nuov o di zecca, pronto per entrare in servizio! Fratel -
lino sognava una bella de corazion e inglese a fine guerra, per
questo massicci o baratto, e infatti i due uomini che co mp e -
ravano quel mezzo l'avevan o prom es sa...
Senza incontrare alcuna resistenza attraversia m o il villag -
gio, e il forte calore del tubo di scappam e nt o lentam ent e ci
assopisce. Porta ha delle grosse diffi coltà nel guidare, nel -
l'intento di mantener e il grosso mezzo al centro dello stuolo
delle truppe in marcia. Un solo istante di distrazione, infatti,
e si schiaccia sotto i cingoli una intera co mpa gnia... dietro le
sue spalle, la fanteria addetta ai carri è quasi asfissiata per
l'ossido di carb oni o che il carro butta fuori, ed è un rischio
mortale per l'imprudente che si distende sul mot ore ai due
lati dello scappam e nt o, ma chi non lo farebb e? Si sente un
cosi delizios o tepore, in quel la posizione così co m o d a!
Fratellino dor m e, sdraiato sulle sue granate, e russa tal-
mente forte che quasi supera il rumore sordo del mot or e.
Quattro grosse pulci percorron o il suo corpo, una razza spe -
ciale con una piccola croc e sul dorso. Devono essere molto
rare e pericol os e, se si arriva a farsi dare in cam bi o quasi un
marc o per ognu na di esse che si riesce a conse gn ar e viva al -
l'infermi e re, che poi le infila tutte dentro a un tubetto di ve -
tro e le spedisce in Germania. Porta sostiene che le lasciano
poi libere in un camp o di conc entra m e nt o per pulci dov e si
sta allevand o una razza speciale di pulci ariane, purissim e,
che alzano la zampa destra su co m an d o, in un saluto nazi
perfetto... Heide, ascol ta questa battuta, poi si alza indigna -
to. Il Vecchio sveglia Fratellino e attrae la sua attenzione
sulla fortuna che sta zampettando sul suo corpo, e che ov -
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viam ent e gli spetta di diritto. Il gigante ne acchiap pa tre ma
la quarta riesce a salvarsi saltando dentro l'apertura del collo
di Porta, che naturalm ente ne rivendica la proprietà. Le si
fissa con uno spillo sulla guarnizione di go m m a dell'opto -
metro, per averle subito a portata di man o nel caso il sergen -
te si presen tasse a richiederle, e Porta reinnesta, la marcia.
Improvvisa m e nt e, una colossale palla di fuoc o piom ba nel
fossato davanti al carro di testa. Gli uomini si buttano frene -
ticam ente fuori del veic ol o, pazzi di terrore, con il cuore che
batte all'impazzata. Restano distesi dentro la mota, co m e
aspettando la morte, ma qualcosa d'altro sem bra spazzare il
suolo che hanno davanti; dei proiettili rimbalzan o sulle la-
miere d'ac ciaio, un muro di fiam m a si alza co mpatto davanti
a noi. Arriva dal bosc o, si alza nel cielo co m e un lugubre ar -
cobalen o, si snoda in una curva e ritorna verso di noi.
« Le ' Canne d'organ o di Stalin ' », mor m o r a Heide, che in -
volontaria m e nte si appoggia sul Funker MG, e con un frago -
re d'Apocalisse, tutto, in un istante, vie ne rasato al suolo.
« Blindo, in avanti! » grida la radio, ma ancora prima di
aver cam biato marcia, arriva le secon da salva.
Porta innesta pieno gas, e spinge il mezzo dentro l'acqua e
il fango. I mot ori Maybach urlano a piena forza, i cingoli
macinan o il fango che schizza altis simo nel cielo. Il rogo del
villaggi o di Spas Demensk prov oc a una vera pioggia di scin -
tille e proietta delle travi incandesc enti sulla colonna dei car -
ri armati in marcia. Una fabbrica di zuccher o brucia con un
ba gliore chiarissi m o e accec ante, e proprio mentre noi pas -
siam o, esplode proiettanto una massa di liquido bollente
molto lontano. Esplosioni, bracieri umani, fuoc o di artiglie -
ria, lanciagranate, mitragliatrici, rom bo di mot ori dei carri
armati, tutto ciò asso m m at o è una realtà agghiac ciante di di -
struzione e di morte. Lentamente il nostro carro avanza at-
traverso muri pericolanti e strutture metalliche contorte,
dentro una nube di fumo soffocante. I carri di testa ci guida -
no per mezzo della radio, e per la verità, nessun esercito del
mon d o è stato addestrato a mantenere un coller gam ent o
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continuo e così perfetto co m e il nostro. Riusciam o infatti a
rimanere in contatto pur avendo l'artiglieria pesante alle
spalle, ma quando arriviam o davanti ai mostruosi KW2 rus -
si, di fronte ai quali non possiam o far nulla con i nostri inef -
ficaci 7,5, ci diam o da fare per spezzare o de m olire i loro
cingoli, im m o b ilizzandoli e chiamand o poi l'artiglieria pe -
san te che può intervenire pesante m e nt e contro questi co -
lossi.
Il primo battaglion e è già in contatto con la fan teria di trin -
cea e la PAKdel nemi c o, ma vedia m o orde di soldati inon -
dati di sangue venire verso di noi, e pensiam o che ì nostri
dev on o aver subito per dite im m ani.
Avanziam o al passo, con Porta che mantiene la di rezione
fissando la fiam m a del tubo di scappam e nt o del carro che ci
preced e, mentre bo m b e traccianti filano via sibilando, inin -
terrotte, verso le posizioni nemic h e. Improvvisa m e nt e, un
grosso BT6 co mpare da un sentiero di traverso alla strada,
oscilla un poco nell'acc ed er e al percorso principale più ele -
vato, ricade pesante m e nt e sulla strada, si butta su un Pili, lo
rovescia, vira co m e una trottola e si dirige proprio verso di
noi.
Precipitosa m e nte, sparo senza nem m e n o prendere la mira.
In uno sfolgori o di scintille, la granata atterra sulla torretta,
ma i due mezzi corazzati cozzano violente m e nt e uno contro
l'altro, e l'impatto durissi mo ci fa rotolare tutti nel fondo del
carro. Il Vecchio sbloc ca il portello e il co m an dante del car -
ro nemi c o esegue esattam ente lo stesso gesto, simultanea -
mente, ma il Vecchio è stato più rapido di qualch e frazione
di secon d o e il suo fucile mitragliatore crepita prima di quel -
lo del nemic o. Fratellino salta fuori con un balzo, nella
man o tiene stretta una mina S. Come un folle si arrampica
sul cofano del nostro carro e lancia la sua mina all'interno
della torretta aperta del carro russo. Nell'intervallo di pochi
secon di, cbsì, del co losso gigantesc o che poteva sopraffarci,
non resta che una struttura contorta e carb onizzata.
Dal relitto svincolia m o il nostro carro, mentre sia m o tallo -
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nati dai co m an di del capo della co mpagnia, l'Oberleutnant
Moser, che ci grida:
« Altezza quattro m etri, PAKnemic o a 1 2 5 metri, granate
esplosiv e. Fuoco! »
Il cannon e PAK riprende a sparare ma, per la verità, è
co m e se lanciasse su di noi dei piselli. Il fragore del nostro
tiro e quello dell'esplosi on e ci giungon o quasi simultanea -
mente, e non resta più nulla, nulla, del cannon e PAK,ora.
Inaspettatamente il nostro carro sprofonda in avan ti, dentro
a una grossa buca prov o c ata da una grana ta, e la parte ante -
riore viene in parte som m e r sa da un terriccio molle e avv ol -
gente. Porta innesta la mar cia indietro ma i cingoli slittano.
Cerca allora di di stricarsi ruotando un po' a destra e un po' a
sinistra, ma senza success o. Fratellino durante questa man o -
vra precipita sul ripostiglio delle munizioni, mentre Heide si
è incastrato tra il Funker MGe il blocc o ra dio. Gemend o so -
stiene di essersi dilaniata una man o ma si è solo rotto un
dito, per sua sfortuna però, per ché un dito rotto non è suffi -
ciente per essere inviato a riposo per qualche giorno, lontano
da questo in ferno. Il Vecchio è scivolato su una cassa di mu -
nizioni e si è ferito mala m e nt e a un braccio; quanto a me
sono caduto addoss o a Porta e mi si è incastrato nel l'inguine
il pedale della frizione. Soffro in maniera atroce, ma l'infer -
miere si rifiuta di farmi ospedaliz zare, purtroppo. Ci occ orre
una buona mezz'ora per riuscire tutti ad uscire in qualche
mod o dal carro mentre Moser tuona delle feroci imprecazio -
ni, e sem bra sempre più convinto che la nostra man o vra sia
stata prem editata.
« Se si ripete un'altra faccenda co m e questa, c'è il Consi -
glio di Guerra per tutti, chiaro?! »
Ci mettiam o in posizion e nei pressi dell'ospedal e incendia -
to. I ventidue carri della co mpagnia sono già allineati, con i
cannoni puntati in perfetta regola, e vicino alla fabbrica di
zuccher o in fiam m e il resto del battaglion e si apposta in at-
tesa di ordini.
L'alba giunge portando con sé una fitta e pesante nebbia
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grigia, e questa è la costante di rischio quan do ci si acca mpa
nei pressi di un fiume: non si riesce a vedere né a sentire
nulla. Le armi pesanti taccion o, e solo qualch e mitragliatrice
crepita dall'altra spon da del fiume. Dov'è }a fanteria? È riu -
scita a penetrare nelle linee nemic h e? Abbiam o tutti la sen -
sazione an gosciante di essere stati volutam e nt e dimenticati
qui soli, nell'im m e n s a Russia. A poc o a poc o la nebbia si
alza, e appaion o indistinte delle sago m e di case e di alberi
altissimi. La fanteria addetta ai carri arriva incolonnata, pro -
cedend o lungo i muri delle case, e si raggruppa intorno ai
grossi veic oli. Cannoni è mi tragliere pesanti tuonan o, la ter -
ra trema. Delle im mens e lingue di fiam m e escon o dalle boc -
che dei can noni e uno « storm o » di granate traccianti si alza
sul camp o di battaglia.
La fanteria di linea avanza a balzi, mentre noi spariam o al
di sopra delle loro teste con un fuo co intenso di copertura
molto ben calcolato, ma certo non è allegro avanzare a balzi
verso la mor te con sopra la testa quello storm o che ugual -
men te porta la morte. Se il tiro è troppo corto, infatti, i pro -
iettili ti arrivano nella nuca, ed è già accaduto purtroppo e
sov ente. Che poi noi si sia spediti al Con siglio di Guerra per
questa inesatta valutazione di tiro, a quei poveretti non serve
più a niente, purtroppo!
Molto lontano e all'indietro, delle sago m e scure appaion o e
sco mpai on o in mezzo alla nuvola densa deHa nebbia. Sono
più di cento i carri che avanza no ringhiando verso le linee
nemic h e, e i russi fug gon o presi dal panico verso le posizio -
ni arretrate. Noi siam o schierati .tutti in fila perfetta co m e in
una piazza d'armi per una parata, ma qui i bersagli sono es -
seri viventi, non fantocci! All'improv vis o, tutto cam bia! Una
lunga fila di cacciatori russi sorge co m e dal nulla proprio
davanti ai musi dei nostri carri im m o b ili. Che duello! All'Ot-
tava co mpa gnia, jl primo carro salta in aria, e Barcelona an -
nuncia a gran voc e che la sua torretta è stata raggiunta da
una gra nata e il cannon e perciò è fuori uso, almen o tempo -
ranea m e nt e. Bisogna ripararlo, e ripararlo d'urgenza per di
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più, ma un secon d o più tardi arriva fino a noi una granata, in
pieno sul davanti del carro. Un frago re tale che per qualche
minuto ci sem bra di essere diventati sordi, poi un cond otto
dell'olio si spezza, e se tempo addietro non avessi m o, duran -
te un'esperien za del tutto simile a questa, incastrato dei rot -
tami di cingoli sopra tutta la parte anteriore del carro, la gra -
nata avreb b e trapassato la corazza d'acciaio, e noi ora sarem -
mo già morti tutti, ormai!
A sua volta, il Legionario annuncia che anche uno dei suoi
cannoni leggeri è deteriorato, e deve ripa rarlo. Tre carri del -
la 4a sezion e esplod on o in fiam m e, e tutto l'equipaggi o
muore carbonizzato all'interno. Un nuov o tipo di granata,
che questa volta ci manda all'aria tutto il blocc o dello sterzo
e delle marc e, e ora non è più possibile fare alcuna man o vra.
Rischio mortale per un carro, purtroppo, perché se non si
rie sce a cam biare di continuo posizione con delle ster zate
costanti, il PAK vi distrugge nell'intervallo di qualch e se -
cond o. In qualch e mod o, superando se stes so co m e sempre,
Porta riesce a portare il carro dietro una bassa collina, e con
degli attrezzi di fortuna, riusciam o, imperlati tutti di sudore
dalla testa ai piedi, a cam biare in blocc o la scatola del cam -
bio e lo ster zo. Anche un cingol o dev e essere riparato alla
me gli o ma, per nostra fortuna arriva in aiuto un carro- at-
trezzi, e ripartiam o in tempo per assistere alla distru zione
quasi simultanea di sette dei nostri carri!
Lontano, al limite del bosc o, vedia m o co mparire dei veic o -
li grigi che a una prima occhiata prendia m o per degli anti -
carro su affusto mot orizzato. Ma tre se zioni virano per con -
trattaccare, e ci acc orgia m o subi to che è ben altro che quello
che pensava m o ... Cinque T 34 e dieci T 60. Alla distanza di
circa otto cento metri, i primi T 60 saltano in aria in un gey -
ser di fuoc o e di fumo, ma noi viriam o co m e dei pazzi, nel
tentativo di sfuggire ai T 34 e alle loro granate mortali. È il
carro più pericol os o che esista, in questa guerra, la miglior
arma, in effetti, dell'Armata Rossa. Tre dei nostri PIV bru -
ciano, altri due sono talmente in avaria che dev on o abband o -
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nare il camp o di bat taglia, e un Pili semplic e m e nt e si volati -
lizza, preso in pieno da ben due granate che gli pio m b an o
addos so simultanea m e nt e.
Una batteria Flak calibro 8 arriva in nostro socc or so e mol -
to rapida m e nt e distrugge i carri nemici che abbia m o davanti,
con le.sue micidiali granate di nuo vo mod ell o, e, infine, an -
che la 27a sezion e blindata attacca a sua volta, e poco dopo
l'artiglieria russa è chiaram e nt e sopraffatta e tace.
Il nostro carro esige delle riparazioni urgenti : la torretta è
im m o b ilizzata, essendosi inceppato il mec canis m o che la fa
ruotare, molti cingoli vanno cam biati, ma cionon ostante la
radio non cessa di urlare: k Attaccate! Attaccate! Non lascia -
te il tempo al nemic o di riorganizzarsi! Stategli sotto, non
mollate un minuto! » Sfiniti dalla fatica, sfiniti per la lunga
man canza di un vero riposo, soffriam o tutti di nevralgie qua -
si intollerabili, con una sistema nerv os o ormai a pezzi. Nes-
suno sa nem m e n o più quello che dice e tutti abbia m o i nervi
a fior di pelle. I villaggi e.le città che attraversia m o sono un
am m a ss o di rovine fuman ti, e la pista bitumata che percor -
riamo è costeg giata di relitti, di carri e di cadav eri. Dei cani
scheletrici divoran o quei poveri corpi, e dei polli bisticciano
fra di loro per impadronirsi delle intestina ancora tiepi de; si
lanciava loro addoss o dei sassi le prime volte, poi nem m e n o
questo li spaventava più e continuavan o la loro orrenda oc -
cupazione, e noi ora non intervenia mo più. Tutti i pali del te -
legrafo sono abbattuti e i fili si attorciglian o intorno ai nostri
cingoli, le case veng o n o abbattute a file intere, e i russi che
ne esc o no furtivi veng on o ridotti in poltiglia. Indietro, mugi -
ki! Arrivano i liberatori! Diventerete tutti tedeschi, per vo -
stra grande fortuna, procla ma la propaganda di Berlino.
Breve pausa per riparazioni, per fare il pieno del l'olio, per
far pulire i filtri d'aerazion e, e riparare le catene. "Ma non ci
viene consentito un solo sec ond o per dor mire e non appena
il carro è pronto, risuona l'ordine: «In avanti, blindo!»
Qualche centinaio di metri, ed ecc o ora arrivare i Jabos!
Scendon o in picchiata, la mitraglia crepita sul suolo duro, la
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prima co mpagnia è spazzata via nell'intervallo di pochi
istanti, altri carri bruciano, i granatieri terrorizzati fuggon o,
quando di punto in bianc o, un'ondata di soldati russi appare
e riempie co m e una marea tutto il camp o di battaglia.
« Urrà Stalin! Urrà Stalin! »
Sono i giovani della KPUcon gli elm etti dalla croc e verde
acces o, dei politici fanatici che attaccan o baion etta in canna.
Trecento metri prima di arrivare in contatto con quest'orda,
la voc e della radio grida e ordina : « Con granate esplosiv e e
tutte le armi au tomatiche a disposizione, fuoc o! » Duecento
fucili mi tragliatori e cento cannoni sparano sull'onda russa
che si schianta, ma ecc on e altri, che sem bran o sbuca re dal
suolo ed altri ancora, dietro di loro. Tutto si distrugge, in
questo inferno di ferro e fuoco. Anche il cielo stesso brucia,
e se ancora un sopravvissuto re siste viene schiacciato e
spappolato sotto i cingoli, e questo co m b atti m ent o atroce
forse non verrà nem m e no menzionato nel co municato tanto
è insignificante, anche se è costato la vita a migliaia di gio -
vani e di adulti.
Sembra che l'atmosfera si plachi. Ora stiam o mar ciando
diritto verso nord- est e raggiungia m o l'auto strada Smolensk-
Mosca che serpeggiand o attraversa paludi, foreste, passa so -
pra il fiume e intorno a città con belle curve molto ben co -
struite in ce m e nt o armato. Superiam o interminabili colonn e
di fanteria e di artiglieria trainata da cavalli; le unità mot o -
rizzate, infatti, sono molto più avanti di qui, ce ne ac -
corgia m o dalla quantità enor m e di relitti che gia- cion o sui
due bordi della strada. A un certo punto, ci imbattiam o in un
intero reggi m e nt o, chiaram e nte distrutto in un sol colpo.
ce Bomb e ad aria co mpr essa », co m m e n ta il Vecchio.
Questi mec c anis mi de m o niaci vi strappano i pol moni, in
senso letterale. Tutto il reggi m e nt o è là, disteso in ordine,
co m e se un ordine di questo tipo fosse stato dato: « In mar -
cia verso la morte» e fosse stato puntualmente eseguito. Un
solo albero, dai rami spogli, è rimasto in piedi e serve da
forca per un cavallo, anch'ess o morto.
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Una nebbia bassa, collosa, acre, simile a una coltre umida,
ovatta tutto questo paesaggi o che odora di morte. La fanteria
marcia in colonna lungo l'auto strada, ma gli uomini dor m o -
no cam m i n an d o. La pa lude ha spinto la nebbia fin sulla stra -
da, e non si ve de alla distanza di un metro, in questa caligine
bian ca. Le colonn e sem bran o delle lunghe serpi in marcia, e
quando la strada ha un declivio sco mpai on o, total mente, per
poi riapparire poc o dopo. I carri ringhia no, tutti con la tor -
retta aperta, ma non si vede nulla e siam o guidati per mezzo
della radio. Non c'è nien te di peggi o al mon d o che la nebbia
per un'armata costretta ad avanzare in luoghi ignoti. Col re -
spiro mozzo, siam o in costante tensione per il rischio di im -
batterci all'improv vis o nel nemi c o, che può piom barci ad -
dosso da un mo m e nt o all'altro, e infilzarci con il suo coltel -
lo, ancora prima di avere il tempo di aprir boc ca.
Tre carri si tamponan o, proprio davanti a noi, uno dei tre si
rovescia e, naturalmente, subito si sen te il grido: «Sabotag -
gio! Consiglio di Guerra!» e tutta la colonna diventa un ine -
stricabile grovigli o. Vi sono ben due morti nel carro rove -
sciato, e ora arriva dalla parte opposta un cami on dell'Arma -
ta dell'Aria che frena ovvia m e nt e, derapa ovvia m e nt e, e
spazza via dentro il fossato un'intera co mpagnia.
« L'aviazione ne ha piene le tasche di queste bestia lità »,
urla l'aviatore inferocito. « L'esercito ci rompe i cogli oni dal
primo giorn o di guerra, perdio! Radio telegrafista! Chiamate
im m e diata m e nt e il capo di sta to mag gi or e di stanza presso il
maresciallo del Reich! »
« Riferisco al signor tenente che la radio è inutiliz zabile. »
« Sabotaggi o! » grida il tenente, sempre più infero cito, che
si agita co m e una marion etta, nella nebbia. « Esigo che chia -
miate il maresciallo del Reich, e se la nostra radio è stata sa -
botata, allora gridate o andate a piedi a Berlino; è un ordine,
chiaro? »
« Sì, signor tenente », risponde il radiotelegrafista, che gira
i tacchi e parte in direzion e ovest.
Si ferma davanti al nostro carro dov e Porta, diste so tran -
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quillam ente sul suo piano anteriore, sta nu trendosi con piena
soddisfazione di una gelatina di frutta dall'aspetto molto in -
vogliante.
« Sai la strada che porta a Berlino, cam erata? »
« Ci metteresti un mucc hi o di tempo se vai a pie di, amic o!
Vieni piuttosto con noi fino a Mosca, sono solo circa 160
chilo m etri da qui. Da laggiù telegra ferai, cosa ne pensi? »
« Sarebbe proprio una buona idea, certo, ma il mio tenente
vuole che vada a Berlino ad avvertire il maresciallo del Rei-
ch che il mi o tenente desidera parlargli. »
« Allora vacci, a Berlino. Un ordine è un ordine, lo si inse -
gna a tutti i buoni tedeschi fin da quando sono ancora in cul -
la. Prendi l'autostrada fino a Smolensk, poi quella fino a
Minsk. A Minsk cerca la fon tana dalla scritta : « La Signora
che Piscia » tutti la con os c on o. E proprio lì vicino potrai
dor mire presso il mercante di grano Ivan Dornasliki, un ce -
coslov ac co esiliato, in via Ramash. Ma sforzati di non aver
l'aria del barbon e perché in ogni caso tu sei noto, denunciato
regolar m e nt e sia presso quei cialtroni del la polizia, sia pres -
so i partigiani. Ti avrà quello che paga ai più, ecc o tutto; e
sarà una cifra che va dai 50 ai 150 marchi. In qualità di ca -
porale di una cer ta esperienza in cose di questo tipo, penso
che sa ranno i partigiani ad offrire di più. Noi, dell'eserci to,
non valiam o mai più di cinquanta marchi, uno per l'altro, e
un SS non lo vogli on o di solito, perché può dare delle noie,
capisci? Creare delle grane. »
« Credi vera m e nt e che gli aviatori valgan o cosi tanto? »
« Certo, siete una rarità in guerra, in certo senso. Non vi si
vede mai, salvo alle consegn e delle dec ora zioni o delle ra-
zioni supple m e ntari. »
« È vero. »
« Dopo Minsk, passa per Drohobitz, vicino a Lem- berg. Di
là, prendi l'autostrada verso Berlino via Monaco e Plon. Po-
tresti anche prendere la strada del nord, lungo il Baltico, ma
laggiù sei costretto a pas sare da Reval, che formic ola di SSe
di ebrei. Te lo sconsiglio nel mod o più assoluto. Se, nella
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tua qua lità di aviatore cadi nelle loro mani, sei fottuto, dai
retta a me! Né quelli dal naso lungo, né le SS hanno alcuna
simpatia per il maresciallo del Reich. »
« Si è sempre in pericol o di vita, su questa male detta
terra!»
« È proprio così. Guarda, ti voglio raccontare la sto ria di
un mio amic o, M. Niebelspang, che trafficava in bottiglie
vuote a Berlino. Un giorno, ha dovuto recarsi a Bielefeldt
perché era morta una sua zia e il notaio gli aveva spedito
una lettera così conc epita:
« ' Molto Onorato Signor Niebelspang,
« ' Vostra zia, la Signora Leopoldina Schluckebi er, si è im -
piccata annodand osi, molto solida m e nt e per la verità, la cor -
da del bucato appartenente al suo vi cino di casa intorno al
collo, un istante prima di sal tar giù dallo sgab ello della sua
personale cucina. In qualità di suo unico erede, vogliate im -
mediata m e nt e farmi sapere se accettate il patrimoni o e i de -
biti della defunta. Con la presente lettera, vi segnal o in ogni
caso che il vicino di casa esige, in mod o assoluto, una nuova
corda per stendere il suo bucato. '
« ' Urrà! ' gridò il trafficante di bottiglie di Berlino, che
non pensava che all'eredità, ma parte della sua gioia svanì
quando un amic o, che faceva lo stracciv en d ol o nei quartieri
alti, il signor Puppermann, gli sottolineò la brev e parola ' de -
biti ' del docu m e n to notarile. Cionon ostante il signor Niebel -
spang, senza por mente a questo saggi o consiglio, si precipi -
tò alla stazione e prese il primo treno che da Berlino lo portò
a Bielefeldt. Dunque; era notte e.nevicav a fitto quando giun -
se a destinazione, un merc ol edì, e lui dov ev a rientrare a Ber-
lino il venerdì per una conse gn a di bottiglie che arrivavan o
da Lipsia. Così, filò dritto dal notaio senza lontana m e nte
pensare che l'ora non era molto adatta. ' Chi è quell'idiota
che suona alla porta alle tre del mattino, perdio? ' gri dò fu-
riosa infatti una voc e col tono caratteristico del la autentica
maleducazion e tedesca. M. Niebelspang si ritirò nell'o m b ra
rapido, e si sdraiò su una panchi na in un parco del vicino
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conv ento, per tirare mat tina. All'alba, mezzo assiderato dal
freddo, si pre sentò al notaio dov e, in piena fiducia, firmò
tutti i docu m e nti che gli venivan o presentati. Non appena
ebb e siglato l'ultima firma, però, gli venne spiegato che tutta
la sua eredità consisteva in un enor m e cu mulo di debiti, e fu
rovinato.
« L'unica via di salvezza per questi sfortunati è l'esercito,
naturalmente, e lui chiese l'ingaggi o e l'ot tenne dunque nel
46° fanteria, entrando in Francia con il grado di sergente.
Ma Dio, colà, chiaram ente, lo protegg e v a. Avendo l'artiglie -
ria tedesca regolato il suo tiro di sbarram ent o lieve m e nt e più
corto del do vuto, massacrò il pover o reggi m e nt o di fanteria
quasi per intero e rimasero ben pochi sopravvissuti cui at-
tribuire la Croce di Ferro. Il superstite signor M. Nie-
belspang la ricev ette, inviatagli per posta dal X corpo d'ar -
mata. Poi venne trasferito al IXcorpo, co m e staf fetta mot o -
rizzata, e fu da quel giorno fatidico che eb bero inizio le sue
grane.
« Una magnifica mot ocicl etta che filava co m e il vento, e
che portava dei plichi di un'importanza con siderev ol e, per la
verità. Era un incaric o affascinan te in estate, un po' men o in
invern o però: la neve, il fango, il freddo e tutto il resto. Un
giorno, la staf fetta di cui parliam o venne inviata a Berlino in
mis sione segreta, munita di una bella bandiera nera con l'a -
quila del Reich ricamata sopra in rosso vivo, per ché fosse
ben chiaro che si trattava di una missio ne molto segreta.
« Dei buoni amici gli consigliaron o di passare per Stoccar -
da, dov e la gente non pensa che a una sola cosa, posseder e
una bella Mercedes. Ma quell'imb e cille preferì passare per
Amburgo, e mal gliene incolse. A Brema, infatti, venne fer -
mato dagli schup o s, che dopo delle metic ol os e investigazio -
ni durate ben quattro giorni scopriron o che era necessario
avere un'autorizzazione del Reich per avere il diritto di sof -
fiarsi il naso, e venne invitato, molto severa m e nt e, per la ve -
rità, a rallentare l'andatura della sua staf fetta, sempre munita
dell'aquila del Reich, natural mente. Il mi o pover o amic o
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continuò dunque la sua Via Crucis sulla sua magnifica mac -
china, con marcia indietro e cilindri verticali. Vicino ad Am -
burgo si imbatté in un blocc o, una schiera di uomini dall'uni -
form e nera del reggi m e nt o SS del Führer. Conside ravano
Amburgo un loro feudo personale, quelli, na turalmente.
Venne condotto alla caser ma di Lan-geh orn, dov e passò tre
giorni interi a farsi prendere a calci nel culo da tutte le SS
della suddetta caser ma.
« Poi, sempre con, la sua mot o cicl etta e la sua ban diera,
prese l'autostrada di Lubecca, dov e ricev ette un'altra dose
massiccia di calci in culo dalla polizia di Sicurezza, sotto
l'accusa di non aver alzato suffi ciente m e nt e il bracci o nel re -
gola m e ntare saluto hitle riano. Finalmente, raggiunse l'auto -
strada vicino ad Halle dov e non avend o niente di me gli o da
fare co m mise l'imprudenza di far acc o m o d ar e sul sellino una
bella puttana, che aveva alle sue calcagna, ma non glielo
aveva detto, tutta la squadra del Buoncostum e della città.
Proprio prima di Willmanstadt, là dov e si erge il vecc hi o pa -
tibolo, i gendar mi erano in attesa della loro preda. ' Fermi, o
spariam o! '. gridò un Unterwach m e ister, un tipo strano di in -
dividuo, al quale nel 19 1 6 sul fronte della Som m e, un pro -
iettile francese gli aveva fatto saltar via... una certa cosa.
Veniva chiamato Muller II perché un altro Muller si trovava
in quell'ospedale. ' Spia! ' grida Muller II. ' Ti consiglio di
confessare, e im m e diata m e nt e anche, perché c'è ben poc o da
sperare da me, ti avverto! Sono rUnterwach m e i ster Muller
II, Herbert Cari, del la polizia di Halle, e ho schiaffato dentro
ben altra gente prima di te: due assassini, quattro ladri, tre
loschi trafficanti e un traditore. Tutti decapitati ', ag giunse
tutto soddisfatto. ' Dunque, tu devi essere ami co dei sovietici
e nemi c o del Reich, non è così? Camerati, picchiate sodo! '
« La sua squadra si armò di grossi pesanti bastoni, e il mi o
amic o era in uno stato di salute che credo im ma gini quando
venne trasportato di peso all'am bulanza di polizia n. 7. Seguì
una terribile litigata tra il capitano Sauerfleish e Muller II,
dopo una lunga telefonata che il primo dei due ricev ette, su-
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dando sempre di più e parlando sempre men o, dal quartiere
generale IIIa Berlino. »
« Perché mi racconti queste cav oiate? » chiese l'avia tore.
« Lo faccio per prepararti alla tua marcia su Berlino e alle
situazioni terribili che dovrai affrontare in questo nostro
grande Reich nazionalsocialista. »
« Protesto! » grida Heide. « Alto tradim ent o, pro paganda
sovv ersiva! »
« Chi è quel tipo? » chiese ancora l'aviatore stupito.
« Non badargli, ogni circo ha i suoi clo wn. Alla 5a co mpa -
gnia il clo wn è il sottufficiale Julius Heide. »
« Cosa se ne vede, di questi tempi! D'altronde... »
« Cosa state facend o qui, a chiacchierare? » urlò una voc e
stentorea alle spalle dell'aviatore. « Vi ho ordinato o no di
andare dal maresciallo del Reich? Venti piega m e nti sulle gi -
nocchia, la carabina ben stretta sotto il bracci o, presto! »
« Non scendere troppo in basso col tuo culo, ami co », sug -
gerisce Porta, « fai troppa fatica poi a farlo ritornare in su. »
« Rimettetevi in piedi, Obergefreiter », borb otta il tenente,
nel rendersi conto dell'atm osfera ironica che lo circonda.
Un breve istante, l'aviatore simula uno sveni m e nt o, il che
ha sempre il suo effetto in circostanze di que sto tipo. Questo
tipo di vessazion e, infatti, che nor mal m e nt e impon g o n o gli
anziani alle reclute, è proi bita nell'armata tedesca, perché è
costata troppe lacerazioni musc olari e rotture vasc olari, e
una sto ria di questo genere fatta davanti a testimoni, porta al
Consiglio di Guerra, di questi tempi. Faccenda sgradev ol e,
in effetti.
« Il tuo signor tenente ti ha ordinato di metterti sull'attenti
», lo am m o n is c e Porta con la boc ca piena di gelatina.
Il tenente furioso si volge ora a Porta.
« Sull'attenti voi, caporale! Non vedete davanti a voi un te -
nente dell'aviazione? »
ce Segnala al signor tenente che non vedo assolu tamente
nulla, perché sto dor m e n d o. In base al re gola m e nt o, infatti, è
proibito disturbare gli autisti dei mezzi corazzati, o impie -
41
garli in un co mpito impro duttivo, qualsiasi esso sia. Come il
carro armato si ferma, il suo autista dev e riposare, anzi met -
tersi a dor mire im m e diata m e nt e. Ordine del mio capo, il co -
lonnello Hinka. »
Il tenente, con gli occhi fuori delle orbite ma am mut olito,
si gira e si avvia verso il suo cami on ro vesciato.
« Sempre così », co m m e nta Porta, tranquillam ent e. « Arri-
vano co m e dei leoni inferociti, e poi se ne ripartono co m e
agnelli castrati. Se fossi ufficiale, non vorrei mai avere a che
fare con dei caporali, farei la guerra senza di loro, assoluta -
mente. »
« E la perderesti », sghignazza Barcelona.
« Lo è già, in ogni caso. Sopprimend o i caporali la perde -
resti lo stesso, naturalmente, ma senza che i caporali ti ab -
biano preso per il culo per tutta la sua durata. Sarebbe già
qualc osa, non credi? »
Il sergente capo Edel si avvicina lentam ent e, alla esatta
maniera dei sergenti capo, vale a dire con tutte e due le mani
appoggiate sui fianchi. Si ferma davan ti al nostro carro e
lancia a Porta uno sguardo omi cida.
« Porta », gli dice facendo sibilare le parole attra verso le
labbra sottili e terree, « tu finirai i tuoi giorni appes o a una
forca, e mentirei se dicessi che la cosa non mi riempireb b e
di gioia. La cosa più intelligente che potresti fare a questo
punto, sarebb e di cercare disperatam e nt e di fare la morte
dell'eroe, e al più presto, anche. Caporale capo Porta, sei la
vergo gn a e l'onta più bieca di tutta la grande armata tedesca.
Se il Führer sapesse della tua presenza al fronte, da rebb e im -
mediata m e nt e le dimissioni. »
« Segnalo al mio sergente capo, che sarebb e forse il caso
di farglielo sapere, tramite una cartolina po stale. »
Il sergente capo Edel sparisce; sapeva per esperien za per -
sonale che era sempre un errore attaccar briga con un tipo
co m e Porta. Per sopram er cat o poi, dopo qualche minuto an -
che i gendar mi fanno la loro appa rizione, ma non sono anco -
ra arrivali in contatto con i carri, che i mortai russi riprendo -
42
no a tuonare e l'ordine di riprendere la marcia risuona sten -
toreo. Con una colossale risata, Porta si arrampica sulla tor -
retta e si infila nel carro, i mot ori Maybach pren dono a rin -
ghiare e i cingoli scricchi olan o sull'asfal to. La guerra si è di
nuov o ricordata di noi.
43
Ho spes s o provato una profonda tristezza nel pen -
sare al popolo tedes c o, del quale ogni individuo è
una pers on a rispettabile, mentre nell'insiem e è tan -
to... peno s o.
Goethe

Il commis s a rio di division e Malanijin passò lenta mente


attraver s o le corsie dell'osp ed ale. A dispetto delle proteste
dei medici di turno, strapp ò quasi tutte le bende ai feriti che
spinse brutalmente verso il grande atrio dove in un angolo
erano ammu c chiate molte uniformi e vario materiale di
equipaggia m e nto militare.
« Non siete che degli scan safatiche e dei porci! Me -
riterest e di esser e tutti liquidati sul posto ma io non sono
crudele per natura, e lascio questi mezzi di coer cizione un
po' pesanti ai fascisti. Dunque, farò solo una scelta, a caso,
in questa massa di buoni a niente che siete, e i presc elti pa -
gheranno anche per gli altri ecco tutto. » Design ò a caso,
infatti, una decina di sol dati giovanissimi che avevan o delle
ferite sanguinanti ormai a nudo. « Cialtroni! Ve ne state a
riposa re in un letto d'ospedale tranquilli e beati, mentre i
vostri concittadini sovietici lottano per la patria di Stalin. »
« Sono ferito, signor maggior e », rispo s e timidamen te il
soldato Andrei Rutych, che compiva proprio quel giorno di -
ciott'anni.
a Non hai forse una testa sulle spalle, due braccia e due
gamb e ? »
« Sì, ma sono stato ferito al torace e ho perduto un polmo -
ne. »
« Te ne basterà uno solo, ragazzo», e si voltò verso il me -
dico capo. « Questi dieci banditi sono condan nati a morte. »
Si allacciò ben stretto il cinturone e si rimise in capo l'el -
metto.
« Filare! Liquidate questa faccen da immediata men te e al -
l'incro cio di due strade; voglio il massimo dei testimoni pre -
senti al fatto. »
44
« È finita! » pensò disperato Andrei Rutych, il cui padre
era ufficiale superio re dell'armata dislocata al fronte. «
Nessuno ritroverà la mia tomba, mi butte ranno dentro a una
buca come un cane, e pigerann o poi sopra la terra con gli
scarp oni per cancellare il loro crimine. »
All'alba, i dieci condannati vennero condotti all'in cro cio
presc elto delle due strade. Avevano fatto alli neare in prece -
denza lungo i muri delle case tutti i feriti dell'osp ed ale; fra
loro molti dovevan o esser e sorretti dagli infermieri. Venne
afferrato per la ca micia il primo giovane soldato e gli si
buttò sul viso un pezzo di stoffa. La salva crepitò dieci volte,
con secutive; l'ultimo fu il soldato Andrei Rutych, ma dal
momento che era caduto svenuto al suolo venne por tato di
peso in inferme ria. E dato che tutto doveva avvenire in
modo assoluta mente e meticolo sa m e nt e regola mentare, un
dottore gli fece riprend er e cono scenza e lo ricondus s e poi
dove erano stesi a terra gli altri, e gli tese il pezzo di stoffa
con cui coprirsi il viso.
Tre ore più tardi, il comandante del reggimento, colonnel -
lo Kubysch ef, appres e che il com mis s a rio Ma- lanijin era
stato ucciso.
« Un vero suicidio », com m ent ò stupito l'aiutante di cam -
po. « Quel demonio si è buttato contro un car ro senz'altra
arma in mano che. il suo MPI e sicura mente è stato schiac -
ciato sotto i cingoli. »
« Che orror e! » grugnì il colonnello. « In ogni caso, forse
è una buona cosa! Ripiegher e m o ; perch é restare sareb b e
una vera follia, dato che grazie a questo co glione abbia mo
perduto almen o la metà dei nostri e,jettivi. Ordine di ripie -
gare, e in fretta, intesi?»
La colonna si mise in marcia al suo seguito, ma ven ne a
imbattersi questa volta nelle truppe di sicu rezza sovietich e
che, senza alcun preavviso e in base agli ordini, falciaron o
al completo i fuggitivi del 436" reggimento dei cacciatori di
Omsk. Pochis si mi riusci rono a sfuggire al massa c r o, e que -
sti pochissimi qual che giorno dopo vennero tutti giustiziati
45
con un col po alla nuca.
« Nitchev o! » comm e ntò un veterano della sezione dei mi -
liziani. « Avreb b e r o dovuto immaginarlo, quel li; è sempr e
così che va a finire quando si ripiega. »
46
CACCIATORI CORAZZATI

Risistem o di fretta il mi o micr ofon o sull'occipite da to che i


cannoni PAK, giunti nel corso della notte, co min cian o già a
sparare.
Un muro di fuoco si leva, rosso sangue, verso il cie lo. Spa-
rano con delle granate alla nafta munite di molla di reinne -
sto, ora! La foresta brucia, il fuoco si estende ai campi di
grano maturo e i soldati inve stiti dal getto di nafta corron o in
tutti i sensi all'in torno, trasfor mati in allucinanti torce viven -
ti.
Un fragore assordante! Due PIV saltano in aria, e i resti
carbonizzati dei cacciatori, impigliati dentro a un altissim o
abete, oscillano co m e impiccati al ven to, mentre una colon -
na di fumo nero e sporc o sale a fungo verso il cielo.
«Blindo, in marcia! » co man da il colonn ell o Hinka per ra -
dio, dal suo carro.
I duecent os essanta carri si metton o in formazion e, in testa
e alle due ali i PIV; dietro i Pili, con i loro calibro 5 di vec -
chio mod ell o; seguon o co m e dei fox- terrier astiosi i PIIe gli
Skoda. L'aria non è che un ruggito di mot ori, alcune posta -
zioni russe veng on o annientate, centinaia di soldati nemici
sono ridotti in poltiglia, e un fetore di fumo bluastro e vene -
fico segue i colossi d'acciaio.
Arresto brusc o. I cannoni rinculano, vo mitan o lin gue di
fuoc o, tiro e impatto son una cosa sola, una colonna di fiam -
me si alza dalla parte opposta, là dov e si schiantano al suolo
le granate al fosforo; si sparano alternativa m e nt e granate al
fosforo e granate esplo sive, e poi tutto si annienta, feriti e
morti. Di colpo una muraglia di fuoc o, prov eni ente dall'arti -
glieria russa, ci costringe a frenare.
« Indietro tutti », co man da il Vecchio, che con cautela ora
si affaccia al bordo della torretta e prem e
Porta con un piede. « A tutto gas, presto. »
47
I PIV ringhiano sulla strada, ma d'un tratto vedo un T 34
sbucare da un folto d'alberi. La sua torretta vira, il lungo
cannon e si impiglia dentro a un ramo ed evidente m e nt e il ti-
ratore cerca di riuscire a libe rarlo. A tutta velocità faccio
ruotare la torretta, varie cifre e linee danzano dentro lo
scher m o ottico; se il T 34 rincula infatti sarà in grado di spa -
rare, e noi sare m o perduti. La nostra salvezza, perciò, dipen -
de solo dalla nostra velocità. I russi hanno co m m e s s o un er -
rore imperdona bile, per fortuna; ci sono solo quattro. uomini
in un T 34, il quinto, l'osservatore, evidente m e nt e manca, il
che fa perdere del tempo molto prezioso al tiratore della tor -
retta, che deve conte mp oran ea m e nt e mettere a fuoco l'obiet -
tivo e azionare i co man di del carro.
« T 34 a duec ent o metri. Granate », co m an da il Vecchio.
Una fiam m a giallastra si alza a fungo, e un'esplo sione gi -
gantesca lo fa saltare in aria. Un corpo uma no, proiettato
contro il nostro carro, esplode co m e un frutto troppo maturo;
ancora una granata al fosforo per assicurarci contro un even -
tuale agguato, poi sot to i nostri cingoli schiaccia m o del tutto
il relitto. Ora arriviam o sull'argine della strada, e il carro vi
si arrampica sopra, un po' di traverso, mentre una gra nata
PAKci sfreccia sopra la torretta. Porta impreca, e man o vra
in velocità dando tutto gas al mot ore. Con i cingoli che ad -
dentano il terreno scricchi oland o, ci issiam o sulla strada
mentre colpo dopo colpo, tuona il cannon e calibro 75. Una
sezione di fantaccini vie ne spazzata via nell'intervallo di po -
chi sec ondi, men tre i feriti tentano di sfuggire al massacr o
nascon dendosi dov e posson o, il tutto nell'alon e di luminosi tà
accecante dei proiettori.
« Caricare, chiudere la calotta di sicurezza », mor mora
mec c ani ca m e nt e Fratellino.
Nello stesso istante gli sfugge un urlo di dolore; aveva di -
menticato di non aver in testa l'elm etto, e il colpo gli arriva
diretto sulla frontel
« Perdio! » urla, asciugand osi cpn la man o il san gue che
gli cola dalla ferita. « Come mi fa male, accidenti! »
48
« Non stare a pietire troppo », borb otta Porta, « il tuo gros -
so crapon e è incapac e di soffrire, credi mi. La sola cosa che
contiene è un passero che ci ha fatto il nido, prendend ol o per
un tronc o vuoto. »
« Distanza, 500 metri », co man da il Vecchio. « Granate
esplosiv e, fuoc o! »
Come un animale da preda l'otturatore si richiude sulla
granata.
« Caricare, togliere la sicura », ripete mec c ani ca m e n te Fra-
tellino dando un calcio a Heide, che casca pro prio sopra il
bloc c o radio.
« L'hai fatto apposta, cretino! »
« Non sono io, è solo il mi o piede. In tutto me stesso vige
la dem o c razia, per cui tutto è libero, amic o. »
I carri avanzan o dentro una nube di fetore pesan te, il PAK
nemic o è annientato e una ruota atterra sulla torretta del no -
stro veic ol o. Dei serventi al pez zo non resta più nulla, ma
dal cannon e vicino un'ul tima palla di fuoco parte in direzio -
ne di un PLV. Questo cannon e russo non co mp orta più di
due serventi al pezzo, il soldato e un co m an dante. È un can -
none di mod ell o recente, di cui Piotr Waska è molto fiero. Il
suo reggi m e nt o della milizia, formato solo otto gior ni fa, è
«co m un qu e già stato annientato.
« Bravo Alex! » grida Piotr. « È già il quarto di questi de -
mòni fascisti che fai saltare! Dacci dentro ancora con questi
porci! » grida ancora, ben deciso a seguire alla lettera le
istruzioni del co m m i ss ario:
« Non ritirarsi di un solo passo, mai. »
I due serventi al pezzo russi, inondati di fango, colpisc on o
ancora due bersagli. La testa di un tede sco con ancora sul
capo l'elmetto atterra ai loro pie di, facendoli scoppiare in
una risata. Un buon augurio!
« Spaccagli il culo! » grida Piotr fanatico.
I due soldati, bisogna ricon os c erl o, si batton o co m e de -
mòni; né l'uno né l'altro pensano a fuggire, e d'al tronde chi
lo propon ess e sarebb e subito abbattuto. Nelle loro orecc hie,
49
infatti, risuona sempre il grido dei co m m i ss ari politici : « È
dov er e di ogni soldato russo aver am m azzato almen o cento
fascisti prima di lasciarsi am m azzare. Colui che non rag -
giunge que sta cifra è un traditore e la sua famiglia pagherà
per lui. Viva Stalin, viva l'Armata Rossa! »
« Diritto sul PAKnemi c o », dice la v oce pacata del Vec -
chio, nell'individuare il cannon e anticarro di Piotr.
« Individuato », dico anch'io, facend o gli eco.
Il cannon e PAKci appare co m e fosse pieno giorno, in un
brevissi m o lampo di luce; il co man dante russo è proiettato
lontano, il servente al pezzo ruota su se stesso poi cade stri-
tolato, e il nostro carro lo trascina per qualche metro ancora;
il bracci o si stacca da una parte, una gam b a dall'altra, mentre
il torso resta im pigliato al veic ol o.
« Se solo tutto questo sangue non sporcasse così tanto! »
impreca Porta irritato. « Non c'è mod o di pulire questo bene -
detto veic ol o. Se Dio avesse pen sato ai carri armati nel crea -
re il mond o, avreb b e in ventato del sangue che non si appic -
cica e che si po trebb e lavare via con la pompa! »
Lentamente, avanziam o attraverso il villaggi o. Due co m -
pagnie del 41° fanteria giacci on o a terra, uccise con un col -
po alla nuca. La propaganda hitleriana dichiara che è opera
della NKVD, ma una quantità di bossoli di marca tedesca
sono sparpagliati a terra attorno ai cadav eri. Si sussurra che
le SD hanno ucciso dei disertori, ed è perciò proibito esa mi -
nare più attentamente i cadav eri. Una granata di mortaio
cade proprio nel mezzo di un gruppo di SD e un bracci o
strappato dal corpo con ancora la rivoltella in pugno atterra
davanti a Porta, che si affretta a raccat tare l'ogg etto sangui -
nante e a mostrarlo a tutti, agi tandolo co m e un trofeo.
« Camerati! Guardate che cos'è di straordinario la grande
armata di Adolfo! Perfino un bracci o strap pato dal corpo tie -
ne ancora ben salda la rivoltella! Questo mi ricorda l'epoca
in cui mi o padre partì in guerra con il 67° fanteria di Po-
tsdam, che nell'entu sias m o di morire per la patria si era tutto
infiorato di rose. Già al terzo giorn o tutti l'avevan o capita e
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fila vano, ma non prima di aver frustato a sangue un sac co di
viennesi che gridavan o proditoria m e nt e : ' Morte ai prussia -
ni! ' In quel 67° c'era anche un sergente alcolizzato, di nom e
Mateka, e tutti sostenevan o di non aver mai con os ciuto un
simile idiota. »
« Da dov e veniva? » chiede Fratellino.
« Da Praga. Sua madre era polacca, di Lemb er g, e andava
a letto con un sensale di cavalli ebreo. Questi co mp erava i
cavalli delle steppe per trasferirli poi in Scandinavia, dei
ronzini talmente vecc hi che si era costretti a tinger loro le ci -
glia prima di imbarcarli; durante il tragitto si dava loro del
fieno ben salato perché avesser o un piccol o bel ventre roton -
do; e ai più decrepiti si metteva del pepe nel culo, ciò che ri-
dava loro una illusoria piena giovin ezza, quando ve nivano
presentati all'acquirente. Se poi una bestia era talmente fot -
tuta che nem m e n o il pepe gli faceva più nulla, allora veniva
mischiato dell'alco ol a dell'arsenic o e questo miscugli o rida -
va loro un po' di forze! »
« Ma il tuo sergente Mateka? » chiede il Vecchio.
« Già, l'avev o dimenticato. Si presentò al capitano dei dra -
goni che lo presentò a Giuseppe Malan, gen darme altrettanto
cretino. Dopo la prima bottiglia si accusaron o reciproca m e n -
te di essere dei traditori, ma alla terza cantavan o già in coro
dei canti patriottici, poi, sottobracci o, infilaron o la via Libja -
tka e qui incontraron o la mo glie del co m an dante e... infilaro -
no anche lei con una manata sul culo! Lei si lament ò, ovvia -
mente, con il colonn ell o, che telefon ò al capita no di gendar -
meria tuonando contro la totale man canza di disciplina del
distretto. Questo capitano, ubriac o fradicio anche lui, impre -
cò per l'incidente ma dopo un'altra bottiglia di Tokai radunò
la squadra di gendar mi che suddivise in tre gruppi. I primi
ricev ettero delle scudisciata, co m e era consuetudine quando
i signori ufficiali s'imbattevan o nella truppa. I sec ondi dei
calci nel culo regola m e ntari, i terzi un paio di ceffoni in fac -
cia, perché non erano che i terzi. Questo capitano era univer -
salmente con os ciuto co m e un deb ol e di spirito, che vo mita -
51
va ingiurie quando era ubriac o, ciò che d'altronde era il suo
stato abi tuale. Dopo un torrente di ingiurie dichiarò:
« ' Quei maiali che in pubblic o metton o le mani sul culo
delle mo gli degli ufficiali dovrann o essere portati ai posti
co m an d o am m an ettati. Le signore an che, ma senza man ette,
in quanto sono testim oni. Bassa forza, circolare ora, al co -
mand o per il rapporto. Si procederà alla ricostruzione dei
fatti.
« Questo capitano di gendar m eria del distretto di Zagra -
bria, era un onorev ol e idiota, co m e ho già det to, e regolar -
mente si svestiva co mpl eta m e nt e nel cor so dei festini del sa -
bato sera degli ufficiali. Ci manc ò poc o che finisse tutto
molto male per lui, quando si sdraiò tutto nudo davanti alla
statua di Thiho mil, sulla piazza Hierre, con un'aguglia nel
culo, spiegan do ai passanti di essere una sirena in escursion e
nel Montenegro. Sarebbe stato ancora nulla se l'idiota non si
fosse appes o la sciab ola con il budriere alle anche nude, e
appeso il suo berretto a... quello che sapete. Più tardi si scu -
sò dicend o che non era una question e di pudore, ma lo fece -
ro ugual m ent e mettere ai fer ri. L'indo mani il capoguardia
della prigion e fu re trocess o di due gradi per aver mancato di
rispetto a un ufficiale, ovvia m e nt e. Non gli servì a niente
pro testare dichiarando che il capitano, essendo co mpl e -
tamente nudo, asso mi gliava co m e una goccia d'acqua a un
qualsiasi dannato civile, perciò... »
« Porta! » grida il Vecchio esasperato. « Ci rompi le tasche
con le tue maled ette storie. Piantala una buo na volta e metti -
ti in marcia; se continui ti faccio saltare il cervell o. Chiaro?!
»
« Perché, razza di imb ecilli, non volete sapere la sto ria che
capitò al 7° Ulani, il cui colonn ello disprezza va in bloc c o
tutte le armi di nuov o mod ell o? ' I fucili mitragliatori non si-
gnifican o niente, spiegò in fatti al suo aiutante, e lo dimostre -
rem o facend o avan zare tutto il reggi m e nt o a ranghi serrati
co m e a una parata militare. Quando i francesi vedrann o le
nostre belle unifor mi blu scure, avranno una tale fifa che si
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dimentich erann o totalm ente dei loro fucili mitraglia tori... ' »
« Se aggiungi ancora una sola parola », dice il Vec chio
fuori di sé, ce ti arriva una palla nella nuca, Porta. Non ne
possia m o più, perdio! »
Accanto a noi, un cannon e PAK tedesc o è interrato nel
fossato dietro uno sbarram ent o fatto di vario materiale agri -
colo. La sua granata vola proprio al di sopra del T 34 di te -
sta, per cui leggera correzion e di tiro, il colpo va diritto al
bersaglio, e i serventi al pezzo applaudon o al tiratore. È un
tiratore vete rano dai nervi d'acciaio, dote indispensabile per
un artigliere anticarro, d'altronde. Il tiro ha colpito il bersa -
glio, ma l'esito è solo una pioggia di scintille, perché la gra -
nata scoppia contro la torretta.
« Fuoco! » grida l'ufficiale furioso.
Medesim o risultato, senza success o. Il cannon e tuo na ma è
co m e se sparasse dei piselli.
« Che cos'è questo mostro? » grida l'artigliere.
È la prima volta nella sua vita che vede un T 34. Finora
non se ne vedev an o che isolati, e raramente, ma ecc oli ora in
formazion e co mpl eta. E ci racc on tano che Ivan è fottuto!
Con terrore, i serventi al pezzo conte m plan o i gi ganti, i
loro stupefacenti cingoli, i loro fianchi incli nati, e l'enor m e
cannon e che si drizza dalla torretta rotonda, sulla quale scin -
tilla la Stella Rossa.
« Fuoco a volontà! Sempre nella med esi m a direzio ne! »
grida la voc e disperata del tenente.
Nessun success o.
I colpi piov on o sul mostro che vira e ringhia, e un cami on
ferm o è ridotto in polvere. Di colpo, il por tello si apre e una
sago m a vestita di cuoio appare mi nacci osa con il pugno
chiuso teso verso la batteria anticarro. I serventi al pezzo del
PAKaspettano il col po di grazia, uno dei due caricatori pre -
so dal panico fugge in direzion e del bosc o, ma un proiettile
spa rato dal T 34 lo stende al suolo, e i quattro uomini del
carro russo scoppiano in una risata; vendican o in questo mo -
mento tutti i loro BT5 schiacciati co m e gusci d'uov o all'ini -
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zio della guerra.
« Perché non veng on o avanti, e la faccia m o finita? » ge m e
il co man dante della batteria.
« Gioiscon o della loro supre ma superiorità », repli ca il ti-
ratore, un caporale che co m b atte dal lontano 193 9.
Il T 34 ruota lentam ent e, il grande cannon e cali bro 7,65 si
abbassa, un urlo, delle fiam m e, un mare di fuoco sul margi -
ne della foresta, e un nido di mi tragliatrici tedesch e viene
volatilizzato. Medesima sorte per una batteria di m ortai. I
mot ori Diesel gi rano a tutto gas, delle lingue di fuoc o esco -
no dai tubi di scappa m e nt o, e un fetore di olio bruciato sof -
fia il suo alito venefic o verso lo sbarram ent o anti carro. Il ti-
ratore tedesc o accend e una sigaretta con un ramos c ell o in -
fiam m at o, lancia un'occhiata verso le nubi grigie che corro -
no nel cielo e con un ghign o torvo indica con il pollice il T
34 al suo co m an dante.
« Hans, hai perso la guerra or mai. Fra poc o la gran de na -
zione dei signori sarà inghiottita da questa razza di schiavi »,
tende la borraccia all'amic o. « Tieni, bevine, bevine sempre.
Quando si è ubriachi non si fa più caso alla morte, anche se
ti arriva a cavalcioni di un carro nemi c o. »
« Tu credi che morire faccia molto male? » chiede l'uffi-
ciale, fissando con terrore il T 34, il cui proietto re fruga nel
bosc o.
« Mai provato », sghignazza l'uom o. « Se i colleghi laggiù
nelle loro tomb e di ferro ci afferrano con cor rettezza, allora
non ci accorg er e m o neanch e di mori re, forse... in caso con -
trario credo che può essere mol to sgradev ol e. »
« Mi occuper ò io stesso della mia morte », dice l'uf ficiale
togliendo la sicurezza della sua P 38.
« Adolfo non lo apprezzereb b e, certam ente. Due anni fa
eri l'eroe del reggi m e nt o e sei stato citato nell'Ordine del
Giorno. Ora ti fai saltare il cervello per la fifa che ti metton o
questi sottosviluppati. Sei la vergo g na della tua patria, ami -
co. »
« Piantala! Questi dem ò ni sovietici ci faranno fuo ri in un
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istante, capisci? »
« Speravi che andasse diversa m e nt e, forse? » ride l’arti -
gliere. « Anche tu credevi che Ivan avreb b e subito capitolato
davanti al primo elmetto d'acciaio te desc o? E se noi la faces -
simo finita con la guerra, in un bel camp o di conc entra m e nt o
di quelli di faccia; cosa ne pensi tu? »
« I bolsc evi c hi ci liquidereb b er o. »
« Balle. Non deve poi essere così terribile, in fon do. Mio
padre è stato prigionier o per otto anni dopo l'ultima guerra,
per cui lo so per certo. Ne è uscito perfino co munista! »
« E cosa ne hanno detto gli amici di Adolfo? »
« Hanno spedito il vec chi o a Fühlsbuttel. Un gior no gli
riuscì di saltare i fili spinati, ma l'Oberscharführer Zack gli
sguinzagliò dietro il cane. Che impor ta, pensò, trover ò bene
il mod o di pio m b ar gli pro prio sul sedere. »
« Io non sapev o che i cani da pastore divorasser o gli uomi -
ni. »
« Gli si fa fare qualsiasi cosa, a quelli. Sono i soli animali
cui si è potuto insegnare a correre con delle mine anticarro
agganciate sul dorso. Con i dogues inglesi non ha funziona -
to, ma i nostri pastori tedeschi corron o co m e frecce, con le
mine sulla schiena. »
Il T 34 è a pochi metri, or mai, dallo sbarram ent o, e si fer -
ma un istante. Come una montagna d'acciaio, il mostro do -
mina il cannon e PAKe l'odore pesante di olio rovente avvi -
luppa i serventi al pezzo, paralizzati dal terrore. Tutto si
schianta sotto i larghi cingoli, ma il veic ol o ora oscilla in
avanti; i cingoli non fanno presa, e in un fragore assordante
il T 34 si tuffa in avanti, e il suo cannon e si tuffa anch'ess o
in avanti, in un miscuglio di acqua, sangue e mota.
Il tiratore si lascia rotolare su un fianco. Con cal ma, poi,
aggancia tre granate insie m e a una bottiglia di benzina, e si
arrampica dietro il carro russo, folle di vendetta e di odio.
Con i denti strappa la sicura alle granate, lancia l'esplosiv o e
si appiattisce a terra. Due catene di cingoli saltano, il carro si
ferma, il mo tore brontola, ma il T 34 ora non può che girare
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su se stesso, co m e una mos ca cui siano state strappate le
zampe. Con il fucile mitragliatore puntato, il tiratore si na -
sconde dietro il relitto di un cami on, vede aprirsi il portello
della torretta, e tre uo mini vestiti di cuoio che saltano a terra
nel tentativo di ripa rare il guasto. Solo il conduc ente è rima -
sto a bordo.
L'arma crepita, e i tre russi son già morti. A questo punto il
cacciatore estrae dal suo stivale una granata a man o, svita la
capsula, e aspetta. Non molto. Dopo un istante, infatti, l'ulti -
mo russo co mpare, in cerca dei suoi co mpagni. La granata
vola ed è la fine del T 34 in una colonna altissima di fuoco.
Lentamente il cacciatore si dirige verso la foresta vicina,
ma non ha individuato in tempo un PIV te desc o che sventra
il sottob os c o e schiaccia l'uom o sotto i suoi cingoli! Di un
eroe non resta or mai che una pozza di sangue e un elmetto
d'acciaio appiattito.
I nostri cadon o in ranghi serrati sotto il fuoc o dei russi, che
sparano all'altezza del ventre. Le prime po stazioni sono an -
nientate, si co m b atte alla baion etta, corpo a corpo, e chi col -
pisce per primo ha ancora una possibilità di sopravviv enza; i
guastatori lancia fiam m e arrivano alla riscossa, e un nastro di
fuoc o passa rasente il suolo; l'odore di carne bruciata dà la
nausea, e dalla fessura di una cava abbaia ancora una mitra -
gliatrice. I granatieri attaccan o l'edificio del Partito in fiam -
me, da dov e esce un gruppo di uomini con le mani al di so -
pra della testa, ma veng on o falciati senza pietà. Non siam o
più degli uomini, or mai hanno fatto di noi dei mostri assetati
di sangue e affamati di cadav eri.
I carri ringhiano attraverso delle rovine in fiam m e. Vedia -
mo una fila di soldati appiattirsi contro un muro, e due fucili
mitragliatori prendon o a sparare nello stesso istante. Uno di
essi è nelle mani di Heide, che ride co m e un folle.
« Ma sono i nostri, pezzo di fesso! Non sai più di stinguere
il grigio dal kaki? »
« Gesù, cosa ho fatto! » ge m e Heide.
« Al tuo Führer non piacereb b e quest'invo c azion e a un
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ebreo. »
« Gesù non era ebreo, l'ha detto Rosem b er g. Era tedesc o!
»
«Questa è bella!» grida il Vecchio dall'alto della torretta,
scoppiando a ridere.
Una detonazion e ci interro mp e;. il carro, sollevato perico -
losa m e nt e, oscilla sulla strada; un tubo di sca rico della ben -
zina si è incrinato, e la benzina filtra all'interno.
« Avaria al cingol o sinistro », dice Porta, calm o co me
sempre. « Veicolo in panne. »
Ferma il mot or e e bev e una lunga sorsata di vodka, mentre
il Vecchio apre il portello con precauzion e. Ai nostri lati,
bruciano due PIV in volute di fumo molto acre, e l'equipag -
gio carb onizzato giace inerte per metà al di fuori del portel -
lo.
Nel villaggi o, vicino al pozzo, un gruppo di gra natieri uc -
cisi. Sembran o addor m e ntati, hanno solo un filo di sangue
che cola dalla giuntura del labbro. Morti per quelle dannate
bo m b e ad aria co mpr essa, arnesi micidiali che sono appena
stati messi in uso, purtroppo.
« Un vero giorno di morte, questo », brontola Stege.
Dalla sua torretta, il colonn ello Hinka osserva col binoc ol o
i T 34 che si stanno predispon end o a un nuov o attacc o. È la
prima volta che subia m o un attacco vero e proprio di questi
carri; non si vedev an o che a gruppi isolati, prima, co m e sup -
porto della fanteria pesante. Il colonn ell o prende il microfo -
no e chiama tutti i carri del reggi m e nt o.
« Ascoltate », dice la sua voc e tranquilla. « La no stra sola
speranza di sopravviv enza sta nella mo bi lità. Non perdete la
testa. Avanti a tutta forza! Biso gna acc ostarsi a quattroc ento
metri, poi virare *e dar loro un colpo di cannon e nel poste -
riore. I punti sensibili dei T 34 sono la torretta e i cingoli,
ma rauo- vetevi, soprattutto muo v et evi! Non fermatevi per
spa rare, sparate in mo vi m e nt o, sempre. »
Proprio dietro a uno sbarram e nt o abbattuto in contriam o i
primi T 34, che avanzano ad angol o; ma novra che hanno im -
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parato da noi, d'altronde. In giu gno attaccava m o dei dilettan -
ti storditi, ma ora, in settem br e, abbia m o a che fare con degli
esperti, ormai.
« Più in fretta, più in fretta », co man da il tenente colonn el -
lo Moser.
Gli equipaggi russi giubilano vedend o avvicinarsi i tede -
schi così, a portata di cannon e. Il capitano Gorelik si vede
già vittorios o nel suo T 34 tutto nuov o, il miglior carro del
mon d o senza alcun dubbio, gra zie alla sua meravigli osa con -
cezione, assolutam e nt e all'avanguardia. Gli ingegn eri che
costruiron o questo emissario di morte avevan o pensato alla
stagion e del disgel o, e di qui i cingoli così larghi da apparire
qua si co mi ci, ma quest'idea venne presto copiata dai costrut -
tori stranieri. Oltre a questa caratteristica, la sua sago m a di
tartaruga senza spina dorsale e questo cannon e calibro 75 di
una lunghezza smisurata erano veram ent e una trovata!
Quattrocento metri prima di arrivare a contattare i T 34,
ecc o dei carri tedeschi che s'impantanan o nel la mel m a. Con
disperazione cresc ente, gli equipaggi man o vran o per cercare
di uscire dal fango, ma non fanno che sprofondare sempre di
più. Accorron o dei guastatori con dei bulldozer, i russi spa -
rano, ma per ogni guastatore caduto, un altro si lancia fuori
del bosc o e aiuta a trascinare dei tronchi abbattuti fin da -
vanti ai carri.
Tarsis, capò sezione della co mpa gnia del capitano Gorelik,
trepida di gioia. È un vecchi o soldato dec o rato con la Zolo -
staya Zvezda, e aveva lasciato volon tariamente un incarico
sedentario alla guarnigion e, tre giorni dopo la dichiarazion e
di guerra. Con evidente soddisfazione, conte m pla i carri ne -
mici impantanati nel fango, e si pavon e g gi a. « Abbia m o tut-
to il tempo che voglia m o , amici! Lasciam o quei porci di fa-
scisti a faticare, non saranno che una preda più facile, dopo.
» È l'ora della sua personale rivincita, lui che era stato cattu -
rato nel suo carro a Kiev. Che umilia zione, che vergo gn a!
Quattro giorni di camp o tede sco dov e frustò con le proprie
mani tre dei suoi sol dati che avevan o accettato di lavorare
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per il nemi c o. Poi era riuscito a evadere, era rientrato nelle
linee russe e aveva denunciato i tre sciagurati collab ora -
zionisti. Buoni per una palla nella nuca, se mai fos sero tor -
nati!
« Honig! » grida il colonn ello Hinka al capo del primo bat -
taglione. « Ho ordinato di attaccare ad an golo, ed ecc o ci là
tutti am muc c hiati. »
« Signor colonn ell o, è questo dannato fango, tutto il batta -
glione è impantanato. I carri sprofondan o. Solo la sec onda
co mpagnia è riuscita a far man o vra, ma in qualsiasi mo m e n -
to Ivan può sparare, e ridurci in poltiglia. »
« Un po' di sangue freddo, via, vi mand o dei carri da mon -
tagna. Il sec ond o battaglione vi coprirà, men tre voi adopre -
rete le granate fumo g e n e. Il nemi c o spa ra solo a colpo sicu -
ro, capite? »
Il primo battaglion e sparisce in una cortina di fumo gialla
e venefica, ma ecc o il nemic o che attacca co m e un cuneo
d'acciaio, senza preoc cuparsi mini ma m e nt e del fango sul
quale sem bra volare grazie ai suoi larghi cingoli.
A quattroc ento metri lanciam o granate su granate, ruotia -
mo, avanzia m o, rinculiam o, siam o in perpetuo mo vi m e nt o. I
tedeschi sono superiori ai russi in mo bilità e rapidità. Risul-
tato insperato! I carri russi sono presto in un folle disordine.
« Demòni! » urla il capitano Gorelik, folle di rab bia. Sa
che per lui si tratta o del plotone di esecu zione o di trasferi -
mento in un reggi m e nt o discipli nare. « Caricate più svelto,
cani! » grida ai suoi uo mini.
Proprio davanti al nostro perisc opi o, in pieno nel la linea di
puntam ent o, una nube esplosiva rosso san gue: il carro del
tenente Sinewirskij è colpito e tre altri dei temibili T 34 sal -
tano in aria. L'aiutante Tarsis è sempre più furioso. Per una
ventina di volte, infatti, ha mancato il bersaglio perché il ne -
mic o non è mai sufficiente m e nt e captabile con la mira!
« Tarsis, cosa propon ete di fare? » grida attraverso la radio
il capitano, tesissi m o.
L'umore dell'aiutante rimonta alle stelle, ovvia mente. È la
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prima volta, infatti, che un ufficiale superiore chiede il suo
consiglio. Inghiotte lo sputo che aveva pensato di schiaffare
sulla nuca del suo con ducente, evita tre fantaccini che fug -
gon o davanti al la sua mitragliatrice, apre il portello e si issa
pre mend o sui go miti. Sotto il suo elmetto di cuoio nero, sor -
ride. Che questo capitano, abitual mente cosi sicuro di sé, ab -
bia chiesto il suo consiglio, è un fatto in credibile, il più bel
giorno dejlla sua vita, in effetti.
« Tovarisch Kamandìr, impieghia m o finalmente i nuovi
lanciafiam m e! Li terrorizzere m o, quei cani. Entriamo nella
foresta e viriam o di bordo. Loro sono abituati a vedere che il
nemic o si salva allontanandosi, e questa man o vra sarà una
bella sorpresa invec e. »
Ma il capitano Gorelik ha molte ragioni per es sere teso.
Qualche metro alle spalle di ognuno dei T 34 piroetta infatti
un carro tedesc o, che sputa delle lin gue di fuoc o.
« Come diavol o fanno, quelli? » si chiede il capi tano. «
Queste pulci sanno quello che fanno, perdio! »
Dà ordine di ritirarsi sotto la copertura della fo resta, ma i
PIVli tallonan o da dietro. Ora il terreno è solido sotto i cin -
goli, e se un carro va in fiam m e l'equipaggi o ne esce, fucile
mitragliatore imbrac cia to, e il co m b atti m e nt o continua. Il
nostro prende fuo co proprio qualch e metro prima di arrivare
al fiume, e sento a malapena l'ordine del co m an dante.
« Carro in fiam m e, uscite, presto! »
Ci appiattiam o a qualche metro dal carro che bru cia, ma
non osiam o abbandon arlo, finché non lo ve drem o calcinato
del tutto. Il Vecchio sa molto bene, infatti, che verrà impic -
cato se il carro non sarà stato giudicato inequiv o c a b il m e nt e
un relitto dopo essere stato abband onat o, o se per caso non
brucia bene; fuma, infatti, ma non brucia.
« Diavolo! » impreca Porta. « Normal m e nt e questa merda
brucia ancora prima che si abbia il tempo di uscirne! »
Fratellino impugna una mina T e la lancia all'in terno attra -
verso il portello laterale e questa volta non resta più nulla
del nostro mezzo, e noi ce la filiam o verso il sottob os c o
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dov e trovia m o due cavalli a terra, morti. Che bistecch e ecce -
zionali, per Porta!
All'improv vis o, nuov o rumor e di cingoli! Chi va là? T 34!
Ci voltiam o di scatto e con disperazion e cresc en te e panico
io mi butto dentro il pantano. Riesco a individuare nella torr -
retta il co m an dante, la cui unifor m e nera luccica inumidita
dalla pioggia, men tre una fitta nebbia scende e avv ol g e tutto.
Porta salta co m e un furetto sul posteriore del carro russo e
lancia una granata a man o attraverso il portel lo aperto, pro -
prio dietro le spalle del co m an dante.
Fragore terrificante. Il co man dante è proiettato in aria al -
l'altezza di almen o una quarantina di metri, l'equipaggi o sal -
ta a terra trasfor mat o in torcia viven te, e si rotola frenetico
nel terreno umido sperando così di spegnere le fiam m e che
carbonizzano all'istan te tutti gli indumenti.
« A morte! » grida il Vecchio, sparando con il suo 08.
Non ne resta uno solo vivo. Noi ci ritiriam o dietro un nido
di mitragliatrici abbandon ato, e Fratellino sta già prendend o
possess o di una delle armi quando il Vecchio grida, terroriz -
zato: « Indietro! »
Dietro di noi, infatti, un T 34 avanza nel sottob o sco. Il mo -
stro verde oscilla in avanti, e interrato qua si del tutto nel
pantano, tremand o di paura, io vedo il suo ventre d'acciaio
che scivola lentam ente proprio verso di me... il mio cuore
cessa di battere, soffoc o. Poi vedo ancora il cielo grigio, sen -
to le goc c e di piog gia che bagnan o il mi o viso... Sono anco -
ra vivo!
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I tedes chi hanno forti principi. Se un'idea entra
nei loro cerv ello, vi cred on o con tale accani -
men to che solo con molto sforzo vi rinunciano.
Lenin, all'Ambasciatore di Turchia Ali Fouad
Pacha.
Mosca, 3 aprile , 19 2 1

I capi di corp o d'armata e di division e erano riuni ti nel


grande salone dove l'imponente lampadario a gocc e di cri -
stallo si rifletteva lumino sis sim o sulle de corazioni e sui bot -
toni di metallo delle uniformi. Il fumo dei sigari serp eggia va
a volute verso il pla fone, e l'atmosfera era rumoro s a e gaia;
si beveva champa gn e, brindando fiduciosi a una fine rapida
del la guerra in corso.
Il generale in capo Guderian si spolverò un velo di polve -
re dal lungo cappotto di cuoio nero, strinse la mano del ma -
resciallo von Back, suo vecchio came rata, e a voce bassa i
due ufficiali preser o a com m en tare le ultime notizie. Poi il
mares ciallo si diress e al suo tavolo da lavoro e si diede a
sfogliare alcuni docum enti.
« Signori, il Führer ha dato ordine di attaccar e la città di
Mosca », iniziò a dire con voce chiara m ente emozionata, «
e attravers o questa impresa di grande portata, noi apriamo
così la definitiva ed ultima fase della guerra. La presa di
Mosca sarà la più grande vittoria della storia mondiale, ed
è un immen s o onore per noi e per la nostra armata il compi -
to di schiaccia re e distrugge r e del tutto il mostro comunista.
»
L'ufficiale si volse ora alla grande carta geografica appe -
sa alla parete.
« L'Operazione Tifone verrà realizzata in due tem pi. La
prima azione sarà la penetrazione del fronte nord nemico, a
nord e a sud dell'autostrada Smolensk- Mosca cioè. Poi il
raggrupp a m e nt o di tutti t reggim enti dei mezzi corazzati a
Viasma. In seguito, inseguimento e distruzione immediata
delle unità ne miche in fuga, pression e diretta verso Mosca,
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accer chiamento e presa della città. Un piano molto ardito,
signori. In totale 24 divisioni blindate e 46 divisioni di fan -
teria, saranno allineate insieme in funzione del l'ultimo e de -
finitivo attacco alla città di Mosca. L'ar mata dispone di tre
settimane per perco rr e r e questi 300 chilometri, ha dunque
tutto il tempo di predi sporre e mettere in allo il piano. Entro
quattro setti mane, grande parata militare davanti al Führer
sulla Piazza Rossa, che verrà ribattezzata Adolfo Hitler. » //
vecchio mares ciallo, dal lungo naso aquilino, si eres s e sulla
punta dei suoi stivali lucidissimi. « Il Führer è un genio! »
conclu se con occhi scintillanti di fanatismo.
« Dio solo sa se lo è », bisbigliò il generale in capo dei
mezzi blindati von Hunersd o rff all'orec chio del generale
Hoepner.
« Se lo fosse », rise som m e s s o Hoepn er, « non avreb be ri -
nunciato questa estate alla presa di Smolen sk, quando Mo -
sca si presentava senza difesa davanti ai nostri carri armati.
Clause witz afferma che non si de ve mai deflettere dal pro -
posito originale, se non in caso estrem o. »
« Il Führer ha studiato attentamente tutti i saggi di Clau -
sewitz! » intervenn e a dire il generale Conradi. « Quan -
do'ha ordinato alle truppe di entrare in Ucrai na invece
di .continuare l'aggres sio n e su Mosca, aveva le sue buone
ragioni. Io cred o nel Führer», ribadì fissand o il generale
Hoepner così minacci o s a m e nt e da metterlo molto a disagio.
« Cosa ne pensate del piano di attacco ? » chiese Hu -
nersd o rff al generale Strauss.
« Ufficialmente, riuscire m o a realizzarlo, come potreb b e
del resto esser e altrimenti?» replicò questi, scoppiand o in
una risata.
« E non ufficialmente ? » insiste a chieder e Hu- nersd o rff
con un sorriso freddo.
« Se esprime s si quello che penso, sarei spedito al Consi -
glio di Guerra, signore », rispo se il generale di artiglieria.
« Così, lei dubita del suo buon esito ? »
« Questo ' caporale della Boemia ' ha aspettato trop po a
63
lungo », morm o r ò Strauss. « Un piano può esser e ardito...
ma anche idiota. Siamo già in autunno e la pioggia minac -
cia, e se piove non possia m o predisp o rr e le cose. I russi,
quelli, sanno molto bene di cosa si tratta e sono coriac ei a
tutto questo. Se Mosca è per duta, il loro prestigio è fottuto.
Perciò si batteranno come dei demòni, fino all'ultimo
uomo.»
« La nostra armata è la migliore del mondo! » di chiarò
con fermezza von Hunersd o rff. « Se il tempo si mantiene
così, potremo benissim o arrivare a Mo sca, ma dobbia m o
sbrigarci e correr e giorno e notte prima della stagione delle
piogge e delle nevi. »
« E per quanto riguarda l'equipaggia m e nto per l'in verno ?
» chiese prudentem ente il generale Hibe.
« Il Führer ne ha bloccato la fabbricazione », rispo se il
feldmare s ciallo con aria condisc en d ent e. « Parla re e di
equipaggia m e nto d'invern o è puro disfattismo, capite? La
guerra sarà terminata molto prima che se ne abbia bisogn o.
L'equipaggia m e nto invernale già distribuito ad alcune divi -
sioni deve quindi esser e ri tirato e rinviato ai depositi. È
l'ordine.del Führer, si gnori. »
Un certo numero di generali si sca mbiò lunghe occhiate,
ma nessuno azzardò un solo com m ent o.
64
PORTA »CANTORE ALLE ARMI«

Siamo tutti sdraiati con le mani in man o sotto gran di alberi


da frutta. Le foglie cadon o, ed è una tie pida, dolc e giornata
di autunno, co m e non ne esi stono che in Russia, credo.
Il reggi m e nt o, notev ol m e nt e indietro rispetto alle linee,
aspetta di essere rifor mato. Dei nostri duec ent o carri, infatti,
non ne rimang o n o che sedici: il 68 per cento dell'effettivo,
dunque, è stato annientato. I nuo vi co min cian o ad arrivare,
ma ci spettano di diritto ben cinque giorni di riposa, e alcuni
di noi insisto no nel dire che sono i più bei giorni della guer -
ra; l'Intendenza infatti ha co m m e s s o un errore... meravi -
glioso nei nostri confronti! La co mpa gnia ha rice vuto razio -
ni per duec ent ov e nti uomini, mentre non siam o che sessan -
tatré, e il furiere sem bra non capire più nulla quando si vede
arrivare davanti solo ses santa uomini.
« Cosa dev o fare, Dio buon o? » ge m e quello. « Ho firmato
per 220 persone, io! E perché poi voi, razza di culi, che non
siete altro, vi fate am m azzare d'ur genza prima che io abbia il
tempo di conse gn ar e le razioni? Dovrebb e essere proibito,
dal regola m e nt o, questo casino. »
Si co min cia a discutere, il furiere esita perfino da vanti a
Fratellino che lo minaccia, ma grazie a Dio il colonn ell o
Hinka che sta passando per caso di lì ordina che ci venga
consegnat o il tutto. Eccoci dun que distesi sotto i meli, e nel
giro di solo due ore ognun o di noi è certam ent e ingrassato
più di un chi lo. Porta non solo ha già ingollato la propria ra -
zio ne, ma è riuscito ad appropriarsi di tutte quelle destinate
alla 4ª co mpagnia. È seduto su un fusto d'olio vuoto, cosa
che gli risparmia altresì la noia di recarsi alle latrine, e in -
som m a tutto si svolge nel mod o più rilassante e piacev ol e:
fumia m o dei grossi sigari, e bevia m o cognac dentro a grossi
boc cali. Dal mo m e nt o che è una giornata speciale e impor -
tante, Porta si è infilato il suo mon o c ol o, e Fratellino due ali
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di pollo dalle due parti del suo famos o cappello color mel o -
ne. È anche la prima volta, dopo ben sei settiman e, che ci è
consentito di toglierci gli stivali; inso m m a , è una vera deli -
ziai
« Il prete del battaglion e è un ubriacon e! » dichia ra Fratel -
lino tra una sorsata e l'altra di cognac, che inghiotte mista a
birra. « Quel sant'uo m o era talmen te saturo di vino l'altra
sera che quasi stava per fare la corte a quella vecc hia gob b a,
là vicino alla capan na del traghettatore. La tastava proprio
co m e farebb e un ebreo con una manciata di pepite d'oro.
Purtrop po era buio e ho sentito più che visto, ma bev e v a
co m e un otre. D'altronde era ben noto a Lipsia, dov e nessu -
no dei cittadini voleva riceverl o. Durante il suo ultimo ser -
mon e è cascato dalla sedia sulle ginoc c hia del co man dante,
proprio nel mo m e nt o in cui raccon tava la parab ola del para -
litico! »
« Toh », dice Porta, « questa storia mi fa venire in mente il
periodo in cui ero primo cantore nel coro del cappellan o mi -
litare Kurt Wienfuss a Monaco. Questo monac o era un vero
coglion e, che aveva per di più il vizio di mettere sempre il
naso nelle cose che non lo riguardavan o. Un giorno, deci -
dem m o di controllare personal m e nt e l'esattezza di alcune di -
ce rie a proposito dei costumi molto depravati della città, e
aveva m o iniziato la nostra mission e dalla Hofbrauhaus,
dov e abitual mente alcune persone co m e si dev e, i borsaioli
ad ese mpi o, si ritrovavan o per far si una bella man giata. Ar-
rivam m o verso le otto, quando il banch etto era in pieno rit-
mo. C'erava m o tutti, cappellano militare co mpres o, e ci met -
tem m o in un angol o per organizzare i nostri piani. ' Porta ',
mi dice il sant'uo m o, ' scelgo lei, che è svelto, intelligente e
mod est o, e riesce anche a capire le attitudini degli ecclesia -
stici in mission e. Non l'ho mai vista bere né fumare, non ha
mai una sola volta rubato anche sol tanto un sorso del vino
della messa, e a quanto lei stesso affer ma, non ha intrighi fa-
stidiosi con donne. Inoltre lei è un buon co mpa gn o, e il con -
tabile mi ha assicurato che non ha mai chiesto un anticipo di
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pa ga. E ancora, ho notato personal m e nte che econ o m i z za la
carta igienica e che rivolta i colli delle cami cie che posson o
così essere usate due volte. Nessun can tore la supera nei vo -
calizzi e lei non fa mai una sola stecca. Perciò ora le affido
una mission e importante e rischiosa, ma non si lasci tentare!
Vada dentro a que sto cov o di borsaioli, e dia un'occhiata.
Eccole dieci marchi perché non deb ba rimetterci del suo. Io
an drò sopra, alla sala Ludwig dov e sono gli ufficiali, e do -
mani stendere m o un rapporto su quello che abbia mo visto.
Appuntamento questa sera, alle nov e, al presbiterio. '
« Io scesi dal contabile, sottufficiale Balko, che mi aspetta -
va di buon umore. Mi estorse un recipiente da quattro gallo -
ni di birra, però, prima di ridarmi la so m m a di 700 marchi,
che avev o depositato presso di lui. »
« Il tuo monac o non sapeva davv er o niente, di te? » chiede
il Vecchio.
«No, sapeva di me solo quello che volev o sapesse, ecc o
tutto. Dunque, per riprendere la mia storia, sap piate che, en -
trato nella sala Ludwig, il mi o santo su periore era capitato in
una pessi ma co mpa gnia. Un gruppo di ufficiali lo aveva co -
stretto a bere del sugo di lampon e bened etto, perciò era pro -
prio pieno fino all'orlo quando ci siam o ritrovati al presbite -
rio, men tre scoc ca v an o puntualmente le nov e. Al punto da
offrirmi la suora, assicurando m i che lui non l'ave va mai
nem m e n o sfiorata, naturalm ente! Più tardi mi fece delle pro -
poste anche, e alla fine si mise a piangere, recla man d o una
punizione perché aveva peccato col pensiero. Pena che gli
som m i nistrai con vero piacere ovvia m e nt e. Purtroppo lo col -
pii così for te che dov ette essere trasportato di peso all'ospe -
dale con un rapporto al reggi m e nt o. Mi accusò di aver ca -
gato dentro le sue scarpe di gala, cosa invec e che ave va fatto
lui stesso; la banda degli ufficiali alla Hofbrauhaus aveva
fatto ingoiare per scherzo delle pillole lassative al poveretto!
Mi affibbiaron o tre setti mane di arresto semplic e, e il colon -
nello si oppos e a che mi desser o di più, per mia fortuna. Du-
rante quell'intervallo di tempo, il mon ac o, cui era passata la
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sbronza, si ristabilì e mi regalò un pacch etto di sigarette,
pregand o il carceriere che mi trattassero con umanità. Ero
un ragazzo che temev a Dio, solo depravato dalle cattive
co mpagni e, disse accorato. L'indo mani del mi o arresto mi
mand ò la sua ordinanza con un paniere pieno di viveri, e una
Bibbia rile gata nel più bel verde speranza. Sulla copertina
ave va scritto a man o: 'Soldato, volgiti a Dio; non di -
menticare di pregare, e la stella della speranza brillerà den -
tro la tua buia cella '. In ogni caso la luce non man cò mai
grazie ad una lampada ad acetilene, così Gesù fu in grado di
econ o m izzare anche lui un po' di cor rente. Il mi o co mpa gn o
di cella, un soldato della bas sa truppa, sapeva imitare in
mod o perfetto tutti i rumori degli animali. Ne aveva fatto il
suo mestiere, prima di entrare nell'esercito, soprattutto nei
villaggi dov e i contadini si divertivan o molto a sentire un
borgh es e cittadino che grugniva co m e un maiale o chioc cia -
va co m e una pollastra. Occupava m o tutti e due la cella dei
condannati a morte, le cui pareti, coperte di graffiti, erano
molto interessanti. Uno de gli ultimi che l'aveva occupata
aveva scritto brev e mente e in gergo militare:
Addio banda di culi!
Sergente Paul Schluntz.
Sono nato il medesim o giorno in cui è nato il Führer,
20 aprile.
Purtropp o però, lui non crepa con me. 3.5.38

« E un politico filosofo, anche lui ospite della cella, aveva


scritto sul plafone:
Che cos'è in fondo il marxism o ?
la nonna non ariana del nazionalso cialis m o.
« Il quarto giorno il monac o venne a farci una vi sita, e per
fargli piacere acc ons enti m m o a fare la co muni on e. Il tutto fu
così solenne e co m m o v e nt e che il mi o co mpa gn o soldato
scoppiò in singhiozzi, e questo gli costò altri otto giorni di
arresto, perché il co m an dante si ostinò ad affer mare che ci
erava m o presi gioc o di lui. »
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Esposion e improv visa, e tutti scattiam o in piedi.
Finito, purtroppo, il nostro dolce far niente! A ranghi ser -
rati infatti la fanteria russa vestita in kaki sta inondando tutta
la pianura. Migliaia e migliaia di uomini arrivano co m e
enor mi onde, dentro l'erba fluttuante delle steppe. La fante -
ria tedesca, in grigio verde, sem bra una picc ola goc cia d'ac -
qua a paragon e di queste orde, che senza preoc cuparsi mini -
ma m e nt e del fuoco nutrito che le acco glie avanzan o baion et -
ta in canna.
In una fuga precipitosa i nostri fantaccini abban donan o le
postazioni; gli ufficiali,cercan o di fermarli, e armi tedesch e
sparano sui soldati tedeschi, ma gli uomini, presi dal panico,
passano ugual m ent e sopra i corpi dei loro ufficiali. La pa -
tria, certo, ma la pelle è la prima cosa da salvare. Nel cielo si
alza il segnale per l'artiglieria; un tiro di sbarram ent o terrifi -
cante si abbatte sui russi e spezza quest'orda selvaggia. Len-
tamente i carri armati avanzan o, arrampicand osi sul la colli -
na dalla quale la vista si estende, per chilo m e tri, verso est:
non si vedon o che russi, russi dapper tutto, un mare!
A sostegn o della fanteria i carri avanzan o lentam en te in
larga formazion e, attraverso delle rovine. L'ac ciaio freme:
siam o co m e presi dalla febbre della cac cia, sghignazzia m o
frenetici quando ci capita di cen trare il bersaglio, senza
nem m e n o pensare che stiam o uccidend o un essere uman o.
Il tempo si arresta, il calore è infernale in questi giorni di
autunno. Ci stiam o battendo da un'ora, o da cinque ore? Non
lo sappiam o nem m e n o più. Alcuni cacciatori di carri, nasco -
sti dentro alle rovine, cer cano di farci saltare in aria con le
loro granate ma gnetich e, ma con gioia selvaggia noi li car -
bonizzia mo con i lanciafiam m e .
« Attacco di carri nemic o! » grida la radio.
Tre o quattrocent o T 34 appaion o sulla so m m ità delle col -
line, e in un tuono da Apocalisse, i carri apro no il fuoco tutti
insiem e. La terra trema sotto que sto inferno; i primi T 34
vanno in fiam m e ma, a tem po di record, innumer ev oli PIV
esplodon o con baglio ri biancastri e fumo nero e densissi m o
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sale verso il cielo. Degli equipaggi, ben pochi si salvan o, la
gran de maggi oranza si dissolv e in questo ocean o di fiam me,
e questa è la sorte abituale dei soldati addetti ai carri.
Improvvisa m e nt e, tutti i T 34 virano e sco mpai on o dietro
il dosso delle colline. Un istante di sosta, spe riamo per qual -
che minuto che fuggan o, ma no, purtroppo! È solo una ma -
novra. Ritornano in forze e penetrano senza nem m e n o fer -
marsi attraverso la nostra sottile linea di fantaccini dislocata
qualch e chilo m etr o verso nord. Questi porci adottano la stes -
sa tattica te desca, accerchiare e quindi annientare tutto quel -
lo che è rimasto dentro le sacch e.
Il colonn ello Hinka intuisce im m e diata m e nt e il pericol o e
dà ordine di ripiegare istantanea m e nt e. È necessario abban -
donare alla loro sorte i co mpa gni del le trincee per salvare
quelli delle autoblindo! Un mi nuto ancora "ci fermia m o per
racc oglier e dei feriti, caricandoli di furia attraverso il bocc a -
porto poste riore, ma non c'è tempo di fare co mpli m e nti, pur-
trop po! Quei poveretti si attaccan o dov e posson o: sulle plac -
che frontali, sulla torretta, lungo le barre del vei colo, dov e
sono costretti a degli sforzi sovru mani per non cadere quan -
do il veic ol o oscilla sul terreno ac cidentato. Si levano delle
grida laceranti.
«Compagni, portateci con voi! Non abband onate ci! » Mani
tese ci supplicano. Siamo costretti a vol tare il capo, Porta in-
nesta a tutto gas, e fatalmente se proseguirà l'attacco, quelli
che si sono abbarbicati sulla struttura esterna del carro sa -
ranno falciati dalle mitragliatrici nemi ch e.
A piena velocità filiam o attraverso il bosc o e le forre, e il
carro da 25 tonnellate oscilla co m e una nave sopra un mare
agitato. Una vera corsa contro la morte! Se riesc on o a chiu -
dere la sacca prima che noi ne siam o fuori, siam o fottuti, in -
fatti.
« Più presto! Più presto! » grida la radio, senza sosta.
Breve sosta per prendere a rimorchi o il veic ol o ava riato di
Barcelona, ma il cavo stride, salta e decapi ta un sergente che
si era abbarbicato sull'esterno po steriore del nostro carro.
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Imprecando e sudando, ne aggancia m o un secon d o agli anel -
li di rimorchi o e ri partiam o a velocità ridotta attraverso vil -
laggi in fiam m e. Qui, l'artiglieria ha prov oc at o grossi danni:
mon coni di corpi insanguinati, milioni di mos c h e in nubi
ronzanti, un fetore di carogna che mette a tutti nau sea. Non
appena attraversato il villaggi o un T 34, ava riato lui stesso,
ci lancia addoss o una granata che vo latilizza i cingoli del
carro di Barcelona. Allora, sen za più pensare ai nostri feriti
a bordo, faccio virare il cannon e e tiro sul carro nemi c o.
Un'esplosion e... e niente più rimane del carro nemic o. Pur-
troppo però il PIIè colpito in pieno, ed è inutile perciò con -
tinua re a rimorchiarlo. Fratellino lo liquida con qualch e gra -
nata e l'equipaggi o di Barcelona monta sul nostro carro.
Corriam o, corria m o sema sosta, perché solo la velo cità ci
può salvare. Nella radio di bordo sentiam o il colonn ell o
Hinka imprecare contro il co man dante di co mpa gnia che si è
impantanato con il suo Skoda da 38 tonnellate. Pensava di
poter abbreviare il per corso passando lungo il fiume, e
avreb b e potuto riuscirci, per la verità, se avesse avuto un
PIVmen o pe sante e cingoli più larghi.
« Domani cerch er e m o di venirvi a recuperare con del ma -
teriale adatto. Passerai la notte vicino al carro, Moser,
intesi? »
« Condanna a morte », co m m e nta tranquillam e nte Porta. «
Non avreb b e mai dovuto dirlo, che aveva il culo nella palu -
de. Della gente più intelligente avreb be fatto saltar in aria
tutto il carro, e inviato poi un bel rapporto relativo a una gra -
nata di un T 34 che li aveva presi in pieno. Non siam o anco -
ra arrivati a controllare con esattezza le munizioni del nostro
Ivan! Arrivere m o anche a questo? »
« Che senso del dov ere! » grida Heide indignato. « Non si
fa mai saltare il proprio carro, se non in caso estre m o! »
« Ne prendo nota, amic o, ma se ci si impantana, caro Eroe
del Partito, sarebb e divertente starti a guar dare, quando te li
vedi arrivare proprio in faccia. Toh, questa merda di mac c hi -
na ho l'impression e che stia mollando. Non si può nem m e n o
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più fidarsi di un mo tore! Di questi tempi è tutto un tradim en -
to. »
« Che cosa c'è? » chiede il Vecchio, teso.
« Sterza male, co m e un ebreo diretto a una caser ma delle
SS», risponde Porta dando un calcio al volante.
Ci fermia m o, dob bia m o alzare il cofano, ma non vedia m o
niente; sem bra tutto in perfetto ordine.
« Vieni qui tu! » mi grida Porta tirando mi per un piede. «
Ma guai a te se mi dem olisci la scatola del cam bi o. »
Brutalmente mi spinge sul sedile perché lo sostitui sca al
volante e preso dal nerv osis m o , io lascio andare il veic ol o
dentro a una forra, dov e per poco non si ribalta. Porta e Hei-
de si danno da fare sul mot or e.
« Che merda! » dice il Vecchio furioso. « E pro prio quan -
do cerchia m o di passare attraverso le linee di Ivan. Proprio
niente di peggi o ci poteva capitare. »
« Non sono del tuo parere », replica Porta, « e un mot ore
in panne è molto megli o di due granate di un T 34 nel culo.
»
« Chiama il Legionario perché ci rimorchi! »
Ma il Legionario è già lontano su una cresta, non sente la
radio e un istante dopo, con terrore, vedia mo una fiam m a
bluastra uscire dal suo carro. Due uomini saltano fuori dalla
torretta. Grazie a Dio! Il Legionario e il « professor e ». Gli
altri tre dev on o essere già alla griglia. Porta è fino a metà
busto den tro il mot or e, pesta, avvita, impreca, maledic e i
rus si, il Partito, e soprattutto Julius Heide.
« È colpa tua, merdos o! Se voialtri, disgraziati co glioni di
nazisti, non vi foste impicciati di niente, non ci sareb b e
adess o questa lercia guerra e non avrei mai fatto con os c enza
con un mot ore Maybach. Vai a farti fottere, perdio, eunuco
fallito! »
Un ventilatore calcinato viene lanciato sulla testa di Heide,
e il m ot or e ora fa le fusa co m e un gatto bea to. Ripartiamo...
e, senza fermarci, acciuffiam o pas sando il Legionario e il «
profess ore », e li issiam o dentro il veic ol o.
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« I russi am m azzan o i feriti », ci annuncian o.
« Ci dob bia m o fermare per raccattarli? » chiede il Vecchio
esitante.
« Impossibile. Ti avverto che io tengo schiacciato l'accele -
ratore fino a che non ne vedo almen o una, di testa quadrata
tedesca. »
Nello stesso istante, un lampo folgorante esplode dentro il
carro, e fa saltare in aria le torrette. Vengo proiettato verso il
basso, incastrato sotto il cannon e, mentre un gross o fiotto di
sangue mi accec a. Fratelli no cade senza con os c enza in mez -
zo alle sue granate. Barcelona ha una guancia talmente dila -
niata che gli si vedon o i denti, co m e fosse una testa di mor -
to. Quanto al Vecchio, ha l'impression e di avere la schie na
spezzata, ma per fortuna, non è cosi. Cerchiam o di rimetter -
gli in sesto le ossa, ma le sue urla di do lore ci assordan o!
« Questa volta, è fottuta la gondola », dice Porta, ce faccia -
mo saltare il carro e si rientra a piedi. »
« Uscite », ordina il Vecchio. « Fate saltare! »
« E tagliate la corda in velocità », conclude Porta, indican -
do i russi che ci osservan o da lontano.
Barcelona è già sparito con altri equipaggi appie dati. Noi
seguia m o a passo di corsa, il sangue pulsa nelle orec chi e, i
pol m oni dolgon o, le muc os e sono ir-ritatissime dopo tanto
gas e polvere che respiriam o senza sosta.
I russi ci vedon o benissi m o, e allora cosa aspettano, per -
dio?
« Più presto », grida il Vecchio. « Dobbia m o passa re le
colline, gli altri sono già lontani! »
« Mi chied o perché Ivan non spara », dice Porta, col respi -
ro corto. « Potrebb e prenderci co m e tanti conigli. »
Heide incespica su un elm etto, cade, e sbatte con tro una
pietra. Lo rimettiam o in piedi con una certa brutalità, ma
non ce la fa più.
« Restiamo qui », dice asciugandosi il sangue dal viso. «
In tutti i casi sare m o am m azzati. Mica si può pensare che ci
lascino scappare. »
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« Sbrigati, nazi del cav ol o! Al di là della cresta della colli -
na, ti aspetta di diritto una croce gam mata, una bella svasti -
ca, non sei contento? »
« Io non ne posso più », ge m e il Vecchio accascian dosi. «
Sono troppo vecc hi o, non posso più correre così a lungo
co m e voi. »
« Guardati solo dietro la schiena », gli dice Porta, ridendo.
« E ti spunterann o le ali, per volare fino a raggiunger e il no -
stro caro Adolfo! »
Comprendia m o solo ora perché i russi non ci spa rano ad -
dosso. Ci voglion o vivi e sono a soli 500 metri da noi. Il
Vecchio si raddrizza co m e una molla, tutta la sua stanchezza
sem bra cancellata. Corriam o co m e dei campi oni in uno sta -
dio, ed ecc o che pio m b ia m o addoss o ad un tenente ferito che
giace nell'erba alta. Lo trasciniam o. Dalla gam b a spezzata
spuntano le ossa.
« Grazie, co mpa gni », dice singhiozzando.
Ma i russi ci sono alle calcagna, e non abbia m o altre armi
che le baion ette e i coltelli da co m b atti mento. Le armi auto -
matiche sono rimaste nel carro. Solo il tenente ha una rivol -
tella, ma a cosa serve con tro una sezion e di cauri?
« Se solo avessi m o un MG», ge m e Porta.
« Non abband onate mi, ragazzi », supplica il lenen te che
Heide e io trasciniam o. Ha solo diciannov e anni e deve esse -
re da poco sul fronte. Nessuna dec o razione, seppure nel Par-
tito ne siano molto prodighi.
« Fritz, Fritz! Venire! » gridano i russi. « Belle ra gazze da
noi cò m e cuscini per dor mire! »
Vorrebb er o lusingarci... guardo Heide che fa un'aria indif -
ferente, e tutti e due abbandonia m o la presa del ferito. Grida
il poveretto, e fa qualche passo zoppi cando, poi si affloscia a
terra.
« Non lasciate mi, qui! Non lasciate mi qui, vi pre go! Ivan
mi prenderà. »
Ma si tratta della nostra pelle, ormai. Il poveretto cerca di
arrampicarsi, ci rinuncia, e poi si rannic chia dentro la buca
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di una granata sperando di non essere visto.
Senza quasi più respiro, morti di stanchezza, rag giungia m o
finalmente la cima della collina, dalla quale parte un pendio
di tre o quattro chilo m etri di larghezza, e vedia m o con sor -
presa un centinaio di mucc h e che vi pascolan o tranquilla -
mente. Presto, pre sto! Di corsa verso le mucc h e! Se non sia -
mo ancora morti, è quasi un mirac ol o! Alcuni spari crepita -
no in lontananza, dei proiettili ci sibilano sopra la testa pro -
prio quando raggiungia m o il branc o, ma per no stra fortuna
occ orrereb b e dell'artiglieria pesante per distrugger e questo
sbarram ent o vivente. Sulla cresta della collina, vedia m o i
russi che danzano intorno al tenente ferito, urlano, poi udia -
mo degli spari e dei lunghi scoppi di risa.
« L'hanno finito », co m m e n ta Porta.
« Poveretto », ge m e il Vecchio, « non era che un ragazzi -
no. »
« Un ragazzino volontario », ritorce secc o Porta, fis -
sandol o duramente negli occhi.
« Come lo sai? »
« Così giovan e e già tenente? Ha mess o il casco in testa a
sedici anni, quello, co m e tutti quelli che vogli on o diventare
ufficiali, di loro iniziativa e mica
aspettano di essere richiamati. »
Là, in alto, i russi si dimenan o ancora, allegrissi mi. Hanno
tagliato la testa del tenente e la brandisc o no verso di noi in -
filzata all'estre mità di un ramo.
« Siberiani », dichiara Porta. « Be', così siam o av visati se
ci metton o per caso le mani addoss o. Dove diav ol o sono gli
altri? »
« Alla velocità a cui corron o, saranno già a Berlino! »
Un fucile mitragliatore abbaia, delle pallottole sibilano vi -
cino a noi e ci ributtiam o a galoppare.
« Attaccatevi al volante! » urla. Porca, afferrando con le
due mani la coda di una mucca.
Idea meravigli osa! Filiam o co m e il vento, ma Fratellino ha
un'idea ancora migliore, e riesce a saltare in groppa alla sua
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muc ca che, atterrita, corre al galoppo verso ovest. Tutti lo
imitano, e si gioca ai co w b o y. Heide viene disarcionato di -
verse volte, e quasi muor e dalla paura nell'acc or g ersi di es -
sere in sella a un toro. Barcelona viene sbalzato in aria dal
suo animale che non ne vuole sapere di lui. Quanto ai russi,
sempre sulla cresta della collina, si tengon o la pancia dal ri-
dere e sparano in aria per spaventare ancora di più le muc -
che. Evidente m e nt e è uno spettacol o insolito, anche per
loro! La velocità aumenta. Nessuno di noi, per la verità, ave -
va cognizion e idi co m e può correre una muc ca! Faccia m o
un'enorrne fatica a restare in groppa di questi proiettili vi -
venti che saltano i mu retti, sfondan o le aie e i cov oni di fie -
no, passano attraverso i rovi, facend o ci strappare tutta l'uni -
for me e brandelli di pelle, che trestano attaccati alle spine!
Il gruppo passa co m e un razzo attraverso una se zione di
fantaccini russi, talmente stupefatta davanti a questo spetta -
colo che si dimentica di spararci addoss o, poi in una nuvola
di polvere atterriam o final mente nelle linee tedesch e.
Lo stato mag gi or e di un reggi m e nt o tedesc o sta discutendo
un piano, ma l'arrivo del branc o a testa bas sa butta tutto al -
l'aria, e le mappe volano da ogni par te. L'orda mugg ente è
già sco mparsa però verso un villaggi o dov e è acca mpata una
co mpagnia, che si met te a scappare all'impazzata credend o
di avere a che fare con i rusi.
Porta giubilante sventola il suo grande cappello giallo, ma
in quello stesso istante la sua muc ca si blocc a, solleva le due
zampe posteriori, e Porta fila in aria co m e un razzo per atter -
rare con un tonfo sor do dentro a un enor m e mucc hi o di leta -
me!
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Vi sbagliate! Non sono un uomo finito com e voi
cred ete. Vi sbagliate tutti, ripeto! Voi mi sotto -
valutate perch é prov eng o dal popolo, perch é non
ho cultura e non mi so comp o rtare con quella com -
pitezza di gesti che simula così bene il genio nei
vostri cervelli di gallina.

Hitler, nel corso di una conv ersazion e con il presi -


dente del Senato, Hermann Rauschning.

Dentro l'altoparlante, la voce diabolica di Hitler tuonava


rauca.
« Tedes chi! Camerati tedes chi! Sappiate tutti che il nemi -
co è totalmente annientato, ormai, dalla mia armata invinci -
bile. E quel bieco popolo di razza infe riore non potrà più
rialzare la testa... »
Gli « Urrà » di migliaia di gole ben innaffiate di birra fa -
cevano tremare i muri della sala.
« Davanti alle mie glorios e truppe si prostra ora una na -
zione vinta, quattro volte più grande della grande Germa nia
del 1933, anno nel quale ho preso il potere. E posso assicu -
rarvi già fin da ora che la no stra Patria diventerà ancora
cento volte più grande. Niente e nessuno può più fermarci.
Abbia mo biso gno di spazio vitale, e quelli che si metteranno
contro di noi saranno schiacciati sotto i nostri piedi, tutti e
senza alcuna pietà. »
Gli applausi scoppiaron o frenetici dai fedelissimi del Par -
tito, assiepali nella Burger b ra u k eller: «Heil! Heil! Heil Hi -
tler! »
« Saluto con sincero rispetto i coraggio si soldati e gli uffi -
ciali che si apprestano a realizzare la più gran de battaglia
della storia. Io vi prometto, miei fedeli camerati, che fra
non più di tre mesi tutto sarà finito. A Natale le nostre trup -
pe rientrerann o nella loro Patria e ai loro focolari, e mille
anni passera nn o prima che sopra ggiun ga una nuova guer -
ra, semp re che questo possa ancora accad er e! »
Il delirio stava toccand o il suo paros sis m o : « Sieg Heil!
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Pro sit! Sieg Heil! Pro sit! »
Milioni di tedeschi stavano ascoltand o per radio questo
frenetico discor s o. Segreta ment e tutti erano pessimisti, ma
nessuno osava parlare. Le denunce piovevan o a fiumi, in
quel Terzo Reich, e l'occhio dell'SS Obergrup p enführer
Heydrich era dappertutto, giungeva perfino fra le coltri del
letto coniugale.
« Noi ora darem o il colpo di grazia a questo nemi co abor -
rito », urlava Hitler, preso lui stess o da una autentica tran -
ce. Il sudore gli colava sul viso, gli occhi iniettati di sangue
erano fìssi e vitrei, e con i due pugni picchiava frenetico sul
piano del pulpito. Ave va la cravatta di travers o, i bottoni
della camicia tutti strappati. « Mai più le orde di Stalin si
rimet teranno da questa disfatta, e se anche chiederann o la
capitolazione, noi non l'acco rd e r e m o. Questa è una guerra
santa, e io giuro di continuarla fino al totale annientamento
del bolsc evis m o. »
Il generale von Hunersd o rff camminava in su e in giù
ascoltando questo disco r s o folle. 'Divagazioni frenetich e di
un malato di mente', disse fra sé. Non un solo soldato della
grande armata tedesca sottova lutava il valore del soldato
russo, e nessuno credeva a questo nemico ormai vinto. L'av -
venire era carico di avvenimenti terribili, purtropp o.
Von Hunersd o rff sollevò dal piano della sua scri vania un
foglio così redatto che lesse a voce som m e s sa al suo capo di
stato maggio re, il colonnello Laut: « Qualsiasi soldato, di
qualsiasi grado, che dopo que sto mio ordine scritto, abban -
dona il suo posto, deve esser e immediata mente condotto da -
vanti al Con siglio di Guerra, e in seguito condannato a
morte. »
Il generale ricord ò ora le parole del grande Moltke:
« Non si può realizzare nessuna operazion e mili tare sen -
za tener conto della stagion e. È determinante la sua impor -
tanza per il buon esito di qualsiasi pia no bellico. »
E l'Operazione Tifone stava per svolger si in autun no e in
un paese come la Russia, rifletteva fra sé, in traved en d o al -
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l'orizzonte una tremenda disfatta.
79
I TEPLUSCHKA

Le celebri tempeste autunnali russe imperv ersavan o su tut-


ta la steppa, coprend ola di giganteschi cumuli di neve, e l'in -
verno faceva così la sua entrata in sce na in tutta la sua mae -
stà. Le prime nevi erano cadute già intorno al 10 di ottobre,
molto in anticipo per la verità, sul consueto. Si sareb b e potu -
to dire che il cielo si era mess o dalla parte dei senza Dio,
questa volta!
Le armate tedesch e non erano che a 145 chilo m etri da Mo-
sca, e se il tempo avesse retto, vi sarem m o en trati entro una
decina di giorni. Le divisioni russe invec e, molto provate fi-
nora, vedev an o avvicinarsi con solliev o un period o di sosta,
molto propizio in ef fetti per rimettersi in assetto. Vennero
loro distribuite magnifiche unifor mi invernali nuov e fiam -
manti, men tre noi non aveva m o nem m e n o un berretto di
pelo, e ci stavam o artigianal m ent e fabbricand o noi stessi
qual cosa alla me gli o, utilizzando le divise dei morti. A gui sa
di pelliccia adottam m o carta di giornale a più stra ti, a contat -
to diretto con la pelle; e la paglia premuta dentro i grossi sti -
vali era diventata preziosissi ma e di consegu enza una rarità.
Lo stato mag gi or e tedesc o dichiarò che l'inverno ci aveva
sorpresi, naturalm ente, ma era proprio su que sto che i russi
puntavano. Se quei signori con le spal line d'oro avessero
studiato un po' megli o la storia e le consuetudini del popol o
russo prima di piom b ar gli addoss o alla cieca, avreb b er o in -
tuito subito quali sarebb er o state anche le sole prem ess e del
loro inver no. Quando le nuvole grigio- azzurre filano all'oriz -
zon te verso est e l'acqua dei fiumi co min cia a sob b olli re, il
contadin o russo ritira subito dentro casa gli ultimi pezzi di
legno che è riuscito a trovare nel bosc o e che rappresentano
il solo co m b ustibile reperibile per quanto il clima diventerà
terribile. E questo può succed er e da un istante all'altro, pur -
troppo, ma loro lo sanno. Allora Babushka blocc a erm etica -
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mente tutte le fessure delle finestre con delle strisce di carta
« Nuo va Russia » distribuite gratuitam ente a tutti, e che i
cittadini sono ben lieti di mostrare quando il Soviet del di -
stretto viene in visita.
Dopo due giorni consecutivi di gelo, gli alberi co mincian o
a « scoppiare », co m e si suol dire, e il rumor e che produc o -
no è simile allo sparo del can none calibro 75, mentre orde di
lupi si buttano ad inseguire la sprovv e duta armata tedesca. I
primi gior ni li aveva m o presi a fucilate e sem brav a una di -
stra zione, nella lunga tediosa marcia, ma ora la cosa non ci
diverte più. Quando la colonna è in marcia essi non osan o
avvicinarsi, ma guai a chi distrattamente si distanzia un
poco, anche se armato; vi saltano addos so prima ancora che
voi abbiate il tempo di sparare il primo colpo. Il freddo cre -
sce di ora in ora. Dapper tutto vedia m o animali e uomini
morti assiderati; tutta la natura sem bra ibernarsi in attesa
della primav e ra, ma chi riesce a pensare alla primav era con
50 gra di sotto zero e il vento della steppa che urla travol -
gendo vi e coprendo v i tutti di piccoli cristalli di ghiacci o!
L'equipaggia m e nt o è assolutam ent e inadeguato e anche gli
approv vigi on a m e nti di viveri fanno difet to; il caffè sintetico
si ghiaccia dentro le gavette, e l'armata tedesca si trova total -
mente impreparata, in ogni dettaglio, a questo clima terribi -
le.
Non abbia m o olio antigel o per le armi, e l'olio co mun e
peggi ora le cose bloc can d o i mec c anis mi. A questo punto
intere colonn e di mezzi mot oriz zati giacci on o abbandon ate
sui bordi delle strade, tutto scoppia a causa del gelo, e un
mot or e ferm o anche per sole due ore diventa inutilizzabile
per sempre.
« Napoleon e ne ha già prese a suo tempo, di frega te, da -
vanti a Mosca, ma vedrai l'inculata che prende rà il nostro
Adolfo! » grida Porta, rivolto a tutta la co mpagnia. « Come
mai non protesti, Heide? »
Julius Heide lo fissa con uno sguardo vitreo, anco ra più
cupo del consueto per il freddo intenso.
81
« Rispondi qualcosa, su », lo punzecchia Fratellino, ostina -
to co m e sempre. « Porta ha detto che il tuo grande Adolfo ha
perso la guerra, Heide. »
«Ti segnalerò al co man d o », borb otta Heide con voc e spen -
ta e gutturale.
« Cantate! » ordina una voc e.
« È la. disfatta totale », urla Porta, « vieni mi un po' più vi -
cino, Heide, che te lo soffio nelle orec chi e, in mod o che il
vapore gelato ti svegli il cervell o! »
Un maggi or generale arriva a passo di corsa, e vuo le sape -
re chi ha osato protestare e imprecare.
«Non auguratevi di sapere chi sono!» grida in mezzo alla
tormenta.
« Nessuno ne ha la mini ma voglia », mor m or a Porta.
« Cantate! » ordina Moser con stanchezza.
Stendiam o il bracci o sinistro in avanti per manten e re la di -
stanza regola m e ntare che dob bia m o sempre rispettare, anche
all'inferno, e prendia m o a cantare:

Lungo è il cammin o che ci riporta al paese, lungo, oh così


lungo!
Là dove le stelle segnano il limitare delle foreste
Co mincian o i giorni felici,
Sì, i giorni felici!
Ogni coraggio s o granatiere pensa a te in segreto,
Lungo è ti cammin o per ritrovare il focolare, lungo, ho così
lungo!
Corron o le nuvole al di sopra dei mari,
Ma l'uomo non vive che una volta, e muore per semp re.

Quattro volte di seguito risuona questo canto me lanconic o,


e solo ora il maggi or generale sem bra sod disfatto, e ci caccia
d'autorità dentro la foresta a mag gi or scorn o dei lupi che ri-
fuggon o i luoghi dov e non si trovan o maggi or generali che
aman o i cori!
Trascorsa un'ora, quell'im b e cille ne ha abbastanza di noi e
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sparisce nella sua Kubel, scortato dai suoi intendenti e dalle
nostre maledizioni.
La grande armata tedesca diventa poco a poc o un lungo
serpente grigio- verde di anime morte, che si trascinano stan -
cam ente verso nord- est. Mosca, dove bat te il cuore più vivo
della grande Russia, è l'amante che l'ha attirata fin qui. Il
volto coperto di brina, ognuno degli uomini in marcia fissa
la schiena di chi lo preced e. Si muo v e mec c anica m e nt e arti -
colando le proprie gam b e, calcolando che fa duemila passi
per chilo m etr o, e che mancan o ben 140 chilo m etri a Mosca.
Non sareb b e gran che, in contingenze nor mali, ma nell'in -
verno russo è un inferno inim m a gina bile. Il diavol o stesso
fuggireb b e senza nem m e n o pensarci un istante, e i pochi so -
pravvissuti all'Operazione Tifone, rientreranno con la colon -
na vertebrale così profon dam ente provata che rimarranno
paralizzati per sem pre.
Durante le soste si dev e dare il cam bi o alle senti nelle ogni
quarto d'ora, in caso contrario li si ritrova stecchiti, allo stato
di cadav eri irrigiditi. E a poc o a poc o, mentre il freddo di -
venta sempre più pungente, svanisc e del tutto la nostra fede
in Hitler e in Dio.
« È l'anticam era dell'inferno questa », dichiara Porta, in-
ghiottendo un pezzo di pesce cong elato. « Invidio i dissiden -
ti d'Africa o di Spagna, perché là al men o, la guerra la si fa al
caldo tutto l'anno. Arrivo quasi a rimpianger e la Lapponia
che è già fredda;
lì almen o, si trovavan o le ostriche. »
« Delle ostriche in Lapponia? » chiede Stege sor preso.
Non era ancora con noi nel '39- '40 ai tempi in cui, soldati
tedeschi in unifor m e finlandes e, indossavan o unifor mi russe
per seguire il tenente Guri, lappone, dietro le linee nemi ch e.
C'erano giorni nei quali non sapeva m o nem m e n o più cosa
erava m o, da tante uni formi cam biava m o di continuo!
« Ce ne sono poch e nel fiume Koda, ma è facile trovarne
parecchie nell'Umba. Erano splendide, ova li, e qualcuna era
di un argento quasi azzurro. I lap poni le chiamav an o con un
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nom e impronunciabile, per la verità. Si andava alla ricerca
di quei mollu schi in mezzo alla tormenta e al freddo più gla -
ciale, e ci dimenticava m o poi di raccattare il fucile e l'el -
metto, ma un giorno Ivan ci ha scoperto e da quel giorno ci è
passata la voglia delle ostriche, te lo dico io! »
« Sì, era molto bello davv er o in Finlandia », inter viene a
dire anche il Vecchio con un sorriso. « La sera mangiava m o
delle meravigli os e trote che riusci vam o a pescare con degli
uncini. Un trucco che ab biam o imparato dal tenente Guri, ri-
cordate? »
« Ma la cosa più bella era il ritorno », ev oca nostal gico
Porta. « Doveva m o essere puntuali co m e un tre no espresso
del Reich, rientrava m o in cami on, e ave vam o poi diritto a
una sauna, per poterci liberare di tutta la sporcizia che ave -
vam o accu mulato da Ivan. E bev ev a m o dei piccoli calici di
latte, proprio co m e i finlandesi. Ma co m e faceva freddo quel
giorno che siam o stati costretti a buttarci in mare!. Ci si è
quasi cong elato il culo. »
« E ci trattavano co m e fossi m o dei veri colonn elli, con tut-
te le dec orazioni annesse », rincara a sua volta Fratellino, ri-
pensando con rimpianto a quel periodo beato. « L'armata
finlandes e, ecc o una vera armata con delle unifor mi che vi
stanno a pennello! »
« Mi sto chiedend o cosa sarà success o del tenente Guri »,
dice il Vecchio co m e parlando fra sé.
« Deve essere stato richia mat o allo stato mag gi or e e poi
fatto capitano. »
Durante questa nostra marcia torment osa, molti soldati si
lasciano cadere sfiniti nella neve, mezzi as siderati. Ma cosa
importa ormai! Prima ancora che la colonna sia sco mparsa
in avanti, la neve farinosa li avrà ricoperti co mpl eta m e nt e, e
dopo pochi istanti saranno nelle mani di Dio. Non è poi così
terribile, d'altronde, morire cong elati, il peggi o invec e' è es -
sere rianimati, e solo chi ha passato questa esperienza ne co -
nosc e l'atroce sofferenza, questo fetore orrendo, questa pro -
gressiva cancrena delle carni. Niente puz za di più di un arto
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cong elato, infatti.
Ci fermia m o vicino a un villaggi o in rovina, che prima
dell'inizio della guerra dov e v a essere un pic colo nodo ferro -
viario; ora tutto è bruciato. Ci diam o da fare per riuscire a
estrarre un po' di mais dal de posito carbonizzato, ma Fratel -
lino si rompe addirit tura un dente nell 'assaggiarlo, perché
sem bra quasi di morder e del granito. Ed ecc o su un binario
morto, una lunga fila di Tepluschka! Tutti ci giriam o attor no
con precauzion e, guardinghi. Come mai questi va goni non
sono stati bruciati co m e gli altri? Cosa po trebb e esserci den -
tro? I portelli sono tutti chiusi con un grosso, pesante cate -
naccio.
Porta picchia con il calcio della sua rivoltella sul la serratu -
ra, ma è fortissima e solida, co m e tutte le serrature dei treni.
Si gratta la testa e riflette.
« Devono esserci delle cose di valore dentro a que ste sca -
tole così ben chiuse. E perché non il tesoro del Cremlino a
questo punto? È tutta la vita che sogn o di posseder e una ver -
ga d'oro. Non avete mai pensato a quante cose si potrebb er o
fare con un pezzetto anche piccol o così? » ,
« Io, la sola cosa che vorrei trovarci dentro sareb b e qual -
cosa da mettere sotto i denti », mor m o r a Stege. <( Ho una
fame tale che co min ci o a capire le strane abitudini dei canni -
bali! »
Dato che l'im m a ginazion e ha sempre le ali, non ci sono più
limiti alle nostre supposizioni sul contenuto di questi Teplu -
schka.
« E se fossero tutti pieni di avena?»
« Santa Maria di Kazan! Allora per cagare non avre m m o
più proble mi! »
Ma nessuno osa attaccarsi seriam ent e alle serrature, perché
sappiam o che i Tepluschka vanno avvicinati con molta pre -
cauzion e. Dal giorno in cui sono entrati in uso i treni, la
Russia ha adottato i Tepluschka. In un primo tempo questi
vagoni erano stati desti nati al trasferi ment o della truppa,
sono infatti dei so lidi vagoni merc e fabbricati in legno mas -
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sello sibe riano e al centro di ognun o è sistemata una picc ola
stufa in ferro il cui tubo esce dal tetto. Di fianco alla stufa un
foro nel piancito, che funge da rudimentale gabinetto sen -
z'acqua, ele m e ntare, pratico, co m e tutto in Russia del resto!
Il vagon e è stato calcolato per conten er e 30 soldati più 12
cavalli, oppure 70 prigionieri, avviati ai campi di interna -
mento: Kolyma, Novosibirsk, e molti altri ancora. Il capoli -
nea per i contestatori del Cremlino, dunque. Quando vi viag -
giavan o dei soldati, attraverso la meravi gliosa e in finita Rus-
sia, il vagon e imbarcava anche paglia e fieno; ma quando in -
vec e vi erano caricati dei prigio nieri, il fumaiol o puzzava a
distanza di chilo m etri, perché il tubo di scarico del vvc si
cong elava con mol ta rapidità e la zuppa di pesce marcio di -
stribuita ai prigionieri prov oc a v a a tutti quei pover etti una
tremenda diarrea. A suo tempo, i Tepluschka traspor tavano
o i soldati dello zar o i prigionieri, e quello che lo zar co -
mandava di fare era un ordine sacro e assoluto, almen o fino
a quel terribile famos o giorno dell'ottobre del 19 1 5 ; ora era
il turno degli uomini liberi di ieri di viaggiare in Tepluschka,
la stella zarista essendo stata rapida m e nte sostituita con
quel la rossa, e tutti i Tepluschka avevan o qualcosa in co mu -
ne; le person e che vi viaggiavan o morivan o tutte per la Pa-
tria, o su un camp o di battaglia, o nelle miniere di pio m b o di
Stalin e dei suoi success ori!
Porta decide alla fine di brandire un fucile mitra gliatore, e
lo fa cadere con tutta la sua forza e tutto il suo peso sulla
serratura, poi con una barra di fer ro, tutti insie m e con molto
sforzo riuscia m o finalm en te a scardinare la dannata serratura
e ad aprire il portello.
« Scom m ett o il mio elmetto che là dentro c'è della carne
cong elata! » grida Fratellino pieno di speranza.
Da cinque giorni, infatti, non mangia m o nulla. Ma, di soli -
to i russi fanno saltare in aria tutto, ritirando si; tattica della
terra bruciata, vecchia co m e il mond o, d'altronde, e questo
fatto insolito ci lascia molto per plessi.
Lentamente, le porte del primo vagon e si aprono, e indici
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reggia m o tutti con orrore nel vedere un cada vere congelato
che ci rotola ai piedi...
« In fondo è proprio carne cong elata co m e pensav o »,
co m m e n ta Fratellino. « Ma grazie tante, non ho più fame,
io! »
Scoraggiati, ci dividia m o quello che resta della « razione
di co m b atti m e nt o », quando nella foresta sen tiamo abbaiare
una mitragliatrice tedesca. È un'ar ma di nuov o mod ell o che
viene speri mentata, e il rumor e che prov oc a è molto simile a
quello di un mot or e mal regolato. Barcelona al limite dei
nervi e disilluso in quanto ai Tepluschka, si mette a pian gere
in silenzio, ed ecc o un'altra cosa inaspettata mente molto pe -
ricolosa, per la verità. Le lacrime, infatti, nell'intervallo di
pochi sec ondi si cong elan o, ed è così che si perde la vista.
Prima almen o questi candidati alla cecità potevan o essere
trasferiti agli ospedali di campagna, ma ora gli infer mieri
non vo glion o neanch e saperne di dar loro un'occhiata! E se
non si hanno degli amici che vi aiutino, si è fottuti! Tutto di -
venta bianc o, e si co min cia a girare su se stes si co m e ubria -
chi. Il poveretto che si infila dentro una colonna di soldati a
lui scon os ciuti, perché ha perdu to il contatto col suo reggi -
mento, viene brutalm ente spinto lontano, dimenticato, e ago -
nizza solo. Se gli resta un mini m o di energia barcolla ancora
per qual che metro ma poi cade nella neve e vi muor e. Una
voc e molto diffusa sostiene che più di centov enti mila soldati
tedeschi sono morti assiderati sulla strada che conduc e a
Mosca, ma, in base agli ordini del Führer, è proibito censire
i cadav eri dei tedeschi morti a questo mod o. Solo i lazzaroni
muoi on o, un soldato tedesc o non si lascia morire... Come ne
abbia m o riso, di questa battuta!
Il « profess ore » che tiene il suo diario quotidian o non
vuole, a dispetto delle nostre am m o n izioni, esi mersi dal
prenderne nota. Ma la cosa è molto rischio sa. Può avere del -
le grosse noie se la gendar m eria viene a saperlo, e ci sono
delle spie dappertutto, o anche solo persone che veng on o
forzate ad esserlo. Non si può mai essere sicuri al cento per
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cento del co mp or tamento del proprio vicino, anche se questi
si prote sta amic o, e soprattutto se questo supposto vicino ha
qualch e parente in un camp o di conc entra m e nt o; è ormai as -
sodato infatti che dal 19 3 3 ci si serve degli ostaggi per otte -
nere delle rivelazioni. Quando il « pro fessore » è arrivato alla
co mpagnia, credev a ferma m e nt e alle dottrine del nazional-
socialis m o, ma non più ora. Non crede che a quello che
vede, ed è orri bile quello che vede.
« Con dei Tepluschka co m e questi, si potreb b e co -
moda m e nt e fare il giro del mond o », ge m e il Vecchio, la -
sciandosi cadere sfinito nella neve. Poi cerca di di strarsi ac -
cenden d o la sua pipa. « Coprirem m o tutto il piancito di pa -
glia fresca e mor bida, installere m m o una pentola sempre in
funzione e piena di zuppa sulla stufa... » sogna, ad occhi
chiusi, con le ciglia e le sopracciglia coperte di brina. « Ivan
ha più cura dei suoi schiavi, però. Avete mai incontrato un
mugik o con la gavetta vuota? Ma gli eroi prussiani, che cosa
sono invec e? Migliaia di pagine di sporch e men zogne di
propaganda sul paradiso che sarà tutto no stro, quando avre -
mo vinto la guerra », riesce finalmen te ad accender e la sua
grossa pipa, a dispetto della neve e del gelo che gli rattrappi -
sce le dita. «È be ne che lo sappiate, ragazzi. La guerra è per -
duta e dob bia m o gioirne, noi, dopotutto. »
« Alto trad... »
Julius Heide non riesce a concludere la sua solita dog m ati -
ca frase, Fratellino infatti l'ha « addor m e nta to » con un col -
po di canna di fucile sulla testa. Quando parla il Vecchio, in -
fatti, tutti taccion o, perché quell'uo mo non parla mai tanto
per parlare, e la 2* sezione si è già resa conto chiaram e nt e
che Adolfo Hitler ha per duto la guerra, a soli 1 1 5 chilo m etri
da Mosca. Era evidente, e avre m m o potuto e dovuto render -
cene con to già da tempo, ma i discorsi alienanti del Führer
ci avevan o resi ciechi e le interminabili colonn e di prigionie -
ri russi che ingo m b ra v an o le strade e che incontrava m o di
continuo ci avevan o ancora fatto illudere di una possibile
vittoria. Ma per la verità, cosa significavan o per Stalin quel -
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le migliaia di prigionieri? Perderne qualch e centinaio di mi -
gliaia o anche di milioni, che peso poteva avere per lui?
Equivalgon o co m e rapporto numeric o a una nostra divi -
sione, e per ogni russo ucciso lui ne recluta altri cento.
« L'armata tedesca sta corrend o verso la sua distru zione »,
riprende il Vecchio, « Guardate noi stessi, sol dati carristi
con i nostri mezzi corazzati così vistosi e tanto costosi co m e
sappiam o, ecc o ci a piedi co m e dei volgari fantaccini. Ivan è
molto più furbo di noi, con os c e il valore di un soldato di un
mezzo corazzato, ma il suo caso è ben diverso. Quando uno
dei suoi carri viene distrutto l'equipaggi o ne ricev e quasi im -
mediata m e nt e un altro, uno splendido T 34 nuov o di zecca.
Figlioli miei, finire m o con l'impararne tante di Ivan, sempre
che riuscia m o a uscirne vivi da questo inferno di Russia ».
« Disfattista, quello che dici offende il nostro Führer capi -
sci? » grida Heide che ha ripreso con os c enza.
Fratellino alza di nuov o il fucile.
« Lascia perdere, va'! » gli dice il Vecchio, scrollan do le
spalle.
« E perché, poi? È nostro preciso dov ere castrarlo, amic o,
altrimenti c'è il rischio che metta al mon d o tanti bei bam bini
nazi co m e lui! »
« 5ª co mpa gnia in marcia! » ordina il tenente co lonnello
Moser.
Tristem ente, ci rimettiam o in piedi. « Avanti, su », dice
Stege, scuotendo per le spalle Barcelona disteso su un cu -
mulo di neve.
« Non romper mi le balle! Andateci pure voi a Mosca visto
che ne avete tanta voglia, io non sono un tedesc o! »
« Questo vigliacc o vuole abband onare i co mpagni? » chie -
de Fratellino. « Adesso lo vedre m o . »
Afferra per il collo Barcelona e gli appioppa un vio -
lentissim o pugno proprio sul viso bluastro di freddo.
« In marcia, culo di pietra, il grande Adolfo ordina a tutti
noi di andare a Mosca, si obb edis c e agli ordi ni, chiaro? »
Barcelona faticosa m e nt e si rimette in piedi e si asciuga il
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sangue che gli cola dalle labbra.
« Buono per Torgau! » gli risponde, cupo.
« Ci farei la firma, amic o, e ti prom etto fin da ora di ab -
bracciare per te Gustavo di Ferro, e di baciarlo sulla boc ca.
Gli lecch erei il culo anche, pur di andare a Torgau, stai pur
sicuro! »
« Imparerai finalmente a con os c er m i, maledetto! » urla
Barcelona, fuori di sé.
« Ti con os c o già abbastanza, se è per quello, vec chio co -
glione! »
Barcelona fa scattare la sicura della sua pistola e noi vedia -
mo apparire nei suoi occhi quello strano bagliore, segn o ine -
quivoc abile della malattia che ina spettatamente colpisce i
soldati, quando troppo a lun go e costante m e nt e sono in pri-
ma linea.
« Osa mettere la man o su un sergente », grida, « e io... » si
volta di scatto, co m e voless e accertarsi di ave re dei testim o -
ni e lentam ente alza la sua pistola, men tre ad alta voc e pro -
nuncia delle parole co mpl eta m e n te prive di senso.
Ci buttiam o dietro l'incerto riparo di un tronco d'albero...
fra un istante, infatti, potrebb e scam biarci per dei russi e co -
minciare a sparare all'impazzata facen doci correre il rischio
di crepare.
« Toh! Un diav ol o russo si perm ette di alzare la man o su
un sergente tedesc o! » farnetica aggressiv o infatti.
In un batter d'occhi o la co mpa gnia sem bra essere sparita,
volatilizzata. Fratellino si è buttato per terra coii il suo MPI
pronto a sparare, e gli sarebb e facile, per la verità, liquidare
una volta per tutte questo pazzo, ma nessuno di noi ama spa -
rare a un co mpa gn o, anche se questi è diventato improv visa -
mente un pericol o mortale per tutti e ci scam bia per dei ne -
mici.
« Andiam o, sergente Blom », intervien e il Vecchio, « la
pace è stata firmata. » Si avvia apparente m e nt e cal m o verso
Barcelona. « Deponi le armi. Vedi bene che anch'io sono di -
sarmato», gli dice allargando le braccia, co m e in segn o di
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resa.
« Sei un traditore, tu, un infam e co munista », rug gisce
Barcelona. « Ma ti metterò a posto io, adesso! »
Con un balzo da tigre, Fratellino scatta in avanti, si butta
su quel pazzo e lo fa crollare a terra, proprio un secon d o
dopo che la raffica del suo mitragliatore si scarica quasi ai
piedi del Vecchio. Barcelona em ette delle grida animale -
sche, tutti urlano insie m e, e alcuni propon g on o addirittura di
giustiziare il poveretto sul posto, prima che diventi pazzo
del tutto, ma per sua fortuna ecc o avvicinarsi il medic o in
secon da che gli inietta im m e diata m e nte una puntura calman -
te: Barcelona riprende lentam ent e coscienza, e non appena si
rende conto di quello che stava per co m m ett ere nei confronti
dei suoi co mpagni, tende la man o a tutti noi e si scusa. Che
strana malattia! Tutti quelli che sono presi da queste crisi,
im m e diata m e nt e dopo si co mp ortan o in questo stesso mod o.
Qualche tempo fa, abbia m o visto un sottufficiale che blate -
rava in de lirio di angeli neri dalle ali gialle e sostenev a di es -
sere garagista in cielo. Lo si sorvegliava per cogliere l'istan -
te nel quale i suoi occhi avreb b er o co min cia to a luccicare
frem enti, ma improv visa m e nt e le cose si miser o molto male.
Riuscì infatti ad am m azzarne sei, dei suoi co mpagni, prima
che si avesse il tempo di renderlo inoffensiv o disar mand ol o,
e anche lui fece il giro di tutti i co mpagni tendend o loro le
mani e scusandosi, perfino con i morti, assicurandoli con ca -
lore che non ce l'aveva con nessuno. La stessa sera la sua
crisi riprese, e questa volta si diede a correre verso le linee
di Ivan, per far la pace con loro, diceva. Non l'abbia m o più
rivisto, ovvia m e nt e.
Ripartiamo. Davanti a noi il cielo è rosso co m e il sangue, e
di continuo si alzano lampi vicini e lonta ni di forti esplosio -
ni. Un reggi m e nt o di carri SS ci supera, ma qualche ora
dopo lo ritrovia m o. I carri sono distrutti, e tutti gli equipaggi
impiccati, cada veri cong elati or mai, appesi alle torrette. Fra
gli alberi, alcuni relitti di carri armati russi distrutti, mol ti
cadaveri di soldati nemi ci, dei quali una buona metà chiara -
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mente uccisi con una palla alla nuca. Probabil m ent e dei fug -
giaschi, che volevan o disertare, pen siam o. Come dei rapina -
tori, tutti noi frughiam o loro nelle tasche, ma senza succes -
so, purtroppo! Evidente mente sia il nostro esercito sia quello
russo hanno qualc osa in co mun e: la fame.
In una picc ola capanna, trovia m o cinque civili uccisi. «
Palla nella nuca anche a questi, e nagan », diagn ostica Stege.
« Dunque dev on o essere stati dei traditori. »
« Non romper mi più i cogli oni con questo danna to termine
di traditore », gli dice il Vecchio, irritato. « È veram e nte la
parola più usata di questi tempi che io con os c a, perdio.
Chiunque abbia urgente biso gno di un capro espiatorio per i
suoi crimini, ecc o che taccia qualcuno di traditore, e di pre -
ferenza si sceglie quasi sempre un disgraziato che non è in
grado di difendersi. » Indica con la man o una giovi netta
morta > inerte a terra vicino alla legnaia, il viso co mpl eta -
mente spappolato da una raffica, chiaram e n te : « Pensate
che quella pover etta possa aver tradito, forse? E tradito chi?
»
« Ma in una guerra ci sono sempre dei traditori», protesta
Fratellino. « A scuola abbia m o imparato tutti che i nostri an -
tenati alsaziani erano dei traditori.
Ci sparavan o addoss o nel 19 1 4 , non è stato così? Il mi o
profess ore, che era maled ettam e nte brav o nel di stribuire del -
le sberle potenti, lo era anche lui a sua volta, e uno di quei
diavoli di alsaziani infatti gli aveva sparato una bella pallot -
tola dentro la sua bel la spalla tedesca... »
« E piantala! » gli grida il Legionario. « Gli alsa ziani erano
francesi, ed era loro preciso dov ere spa rare sui tedeschi. Ma
gli abitanti di una region e sulla frontiera sono sempre co m e
un pidocc hi o preso fra due unghie. Nel '17 gli alsaziani sono
diventati tede schi dopo la disfatta della Francia e sono stati
co stretti a obb e dire agli ordini di Berlino. Nel '18 era no tor -
nati ad essere francesi ed era Parigi che co man dava. Nel '40
sono tornati a essere tedeschi e quando finalm ente avre m o
perduto la guerra, ritornerann o francesi. Credi che sia così
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facile sapere dov e si è al mond o? »
« Ma », insiste a dire Barcelona, indicando con un gesto
della man o i cinque cadav eri, « quelli erano rus si, perciò
non ci dovreb b er o essere proble mi in quan to a nazionalità. »
« Per me », intervien e a sua volta il Vecchio, aspi rando
dalla sua pipa con gli occhi semi chiusi, « de von o averli co -
stretti a sparare su di noi, dev on o esse re sorte delle difficoltà
o delle discussioni in propo sito, e co m e ben sappiam o gli
NK.VDqueste faccende le liquidano in un mod o solo. »
Trovia m o un po' di grano e ciascun o di noi ha una razione
di sole due cucchiaiate; la fame perciò diven ta sempre più
intollerabile e il freddo sempre più in tenso. Sfiniti, decidia -
mo di fermarci tfa le rovine di una fornac e, in mezzo a dei
cadaveri di soldati russi carbonizzati e cong elati.
« Lanciafiam m e », co m m e nta Stege.
Tutti ci buttiam o per terra, a caso, stravolti dalla stanchez -
za; i nostri piedi, dentro agli stivali grossi e resi rigidi dal
gelo, sem bran o di pio m b o; nessuno apre bocc a, anche Porta
tace. Mi sistem o vicino a lui che si è infilato dentro la bocc a
del forno, ed è un buon riparo, constatiam o subito, e ancora
un po' tiepido. Qualcuno si addor m e nta, il tenente colon -
nello Moser si è arrotolato sopra un muc chi o di ce nere anco -
ra calda dopo aver indossato il cappotto di pelo di un capita -
no russo morto. Molto rischiosa la sua iniziativa, per la veri -
tà, nel caso venissi m o sor presi e fatti prigion eri! Il Vecchio
si mette vicino a noi e ci tende qualc osa che ha estratto dalla
tasca interna della sua giacca foderata di pelo. Un po' di zuc -
chero, e un pezzetto, molto picc ol o per la verità, di salsiccia
di mont on e.
« Dove diavol o hai trovato questa roba? »
« Mangia e taci. Ce n'è solo per tre, co m e vedi, e se gli al -
tri se ne acc org o n o...! »
« Ne hai dell'altro? »
« Ancora un po' di salsiccia, un pezzo di pane, e una busti -
na di zuppa in polvere. »
« Che banch etto! Passami il pane, su, e la zuppa la tenia -
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mo per do mani. »
« Hai molto freddo? » mi chiede il Vecchio, metten do mi
un braccio intorno alle spalle, tutte ingob bite per il freddo.
« Terribil m ent e. » Trem o infatti dentro il mi o cap potto
legger o, non abbia m o mai ricevuto un solo in dument o inver -
nale, noi.
« Voltati e mettiti di schiena », mi dice.
Mi soffrega la nuca con forza e mi soffia addoss o il suo
caldo respiro, lungo tutto il dorso. Lentamente il calore mi
invade, e non appena mi sento me gli o, fac cio la stessa cosa
con lui. Poi lo faccia m o tutte e due a Porta e Porta lo fa a
noi, questo mirac ol os o massag gio. Ora ci sentiam o ben caldi
tutti e tre, e ci arrotolia m o per terra stretti uno all'altro, per
cercar di dor mire.
Nel corso della notte, nov e del nostro reggi m e nt o muoi on o
cong elati. Un gran peccato per quei pove retti, perché l'alba
ci porta il giorn o più bello della nostra vita. Il sottufficiale
cuciniere ci ha raggiunti con la sua meravi gliosa cucina vo -
lante! Un'aringa a testa e metà gavetta per ciascuno di zuppa
bollente; e co m e sorpresa finale 250 gram m i di pane per
ognu no di noi! Di cosa ci si lamenta più, ora? Ma se ci sen -
tiamo dei nabab bi!
« Ragazzi! » giubila il Vecchio mettend osi a bal lare sul
piancito. « Non siam o stati co mpl eta m e nt e dimenticati co m e
credev a m o ! Evviva! »
Quello che resta della 2ª sezione è seduto in cer chio per
terra, e ognuno ha una splendida aringa cong elata in boc ca.
Certo non perdiam o un minuto, ma ci vuole il suo tempo a
inghiottire un'aringa con gelata. Se ne spezza un picc ol o pez -
zo e lo si infila dentro la guancia dov e lentam ent e co min cia
a scon gelarsi. Dio, co m e sem bra buon o! Plana su di noi un
silenzio quasi sacro. Stretti uno all'altro co m e degli uccellini
dentro a un nido, il calore che emana dal vicino aumenta il
nostro e siam o finalmente un po' rilassati e ottimisti: è tanto
tempo che non ci sen tiamo così allegri, per la verità, e ogni
boc c o n e vie ne gustato co m e qualcosa di meravi gliosa m e nt e
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preli bato. Non ne sprechia m o nem m e n o un gram m o , e nes -
sun gatto ripulireb b e la lisca me gli o di noi. Spargiam o un
velo di zuccher o sopra il pezzetto di pane e poi a piccoli
boc c o ni ce lo infiliam o nella guancia, dov e lo assaporia m o a
lungo prima di inghiottirlo. La saliva infatti lo fa gonfiare e
così ci si illude che il boc c o n e sia molto più gross o di quan -
to in effetti non sia, poi lo zuccher o ci scivola in gola, ravvi -
van do tutte le nostre forze in mod o quasi mirac ol os o.
« Pane e zuccher o è veram ent e la cosa più buon.t che esi -
sta al mond o », dichiara Porta, tendend on e un piccol o mòrs o
al Vecchio.
Il Vecchio non è solo il nostro capo sezione, ma è per noi
anche il sostituto di un padre e di una madre, questo piccol o
fabbro dalle gam b e arcuate, che pro viene dai quartieri pove -
ri di Berlino e che indossa un'unifor m e di sergente. Per noi
avere al nostro fian co il Vecchio è veram e nte questione di
vita o di mor te, e se lo perdessi m o, tutto sarebb e finito; e
tutti noi lo sappiam o bene.
Il tenente colonn ell o Moser si avvicina. Ha del tè. Una
grande teiera piena, e ciascun o di noi ha diritto a una lunga
sorsata di quella bevanda caldissi ma e dolce! Poi Porta si to -
glie di tasca tre « papyross » (sigari) con i quali si riescon o a
fare tre giri co mpl eti di boc cate, e nessuno di noi manca il
suo turno, o cede il suo diritto a una lunga aspirata così den -
sa di profum o. Che bella, indim enticabile mattina!
95
Non capisc o n o nulla, questi incapa ci, questi bu -
rocrati dall'animo gretto, tutti questi ufficiali su -
periori de ll'Armata, quel branco di bestiam e del lo
stato maggio re che non merita che una sola quali -
fica: sporchi caporali! Avete notato com e tre mano
e chinano la testa, tutti, davanti a mei

Hitler, nel corso di una conv ersazion e privata con


l'Obergruppenführer Heydrich.
23 dice m br e 19 3 6

« Signori, domani di buon'ora, attacch er e m o Borodino »,


esordì il tenente generale Weil. « In questo stes so luogo or -
mai storico Napoleon e, il 7 settemb r e 1812, sconfisse il ge -
nerale russo Koustous o v. E io sono felice al pensiero che
con questa nuova vittoria la Germa nia entra glorio sa m ent e
nella leggenda. Quando Boro di- no cadrà, la via sarà libera
fino al Cremlino, e vi saranno solo pochi e deboli ostacoli
da superar e. »
Il generale tacque qualche istante per accen d er si un siga -
ro, e una foresta di accendisiga ri si protese solle cita verso
di lui. Fuori e in lontananza si sentiva tuo nare il cannone, il
piccolo castello quasi ne vibrava alte radici e le gocce di
cristallo del grande lampada rio al soffitto tintinnavan o. Il
generale guardò la cerchia dei suoi ufficiali con aria motto,
molto sod disfatta di sé e del proprio succe s s o, e sorrise.
« Signori, quasi oso dire che sareb b e bello morire su que -
sto suolo bagnato dalla storia... »
Un tuono assord ante spense di colpo la sua verb o sità am -
pollosa e semb r ò quasi che il sole entrass e esplod en d o nella
grande sala. Il plafone sprofond ò, il colonnello Gabelsb e r g,
comand ante di fanteria, si chinò sul corp o del generale e
aiutato dal capo di sta to maggio re, lo traspo rtò con tutta la
cautela che gli fu possibile, fino al grande divano acco stato
a una parete. Lo scoppio di una granata aveva squarciato il
petto del grande uomo, e il medico capo, accor s o a precipi -
zio, non potè fare più nulla per lui.
96
« Signori, il nostro grande generale è morto », escla mò
con voce pacata il colonnello. « Rendiamo gli dun que gli
onori che gli sono dovuti. » Batté i tacchi, si portò la mano
destra alla tesa del berretto e tutti gli ufficiali lo imitaron o.
« Il tenente generale Weil è stato un soldato di un coraggio
veram ente fuori del comun e. Per molti anni ha portato la
nostra divisio ne di vittoria in vittoria, e grazie a lui, noi tutti
ab biamo semp re avuto l'onore insostituibile di comb at tere
in prima linea. Grazie a lui, per di più, dall'ini zio di questa
guerra abbiamo potuto allineare sulla nostra bandiera or -
mai storica, che garriva al vento già dai tempi di Waterloo,
molte altre medaglie e de corazioni. Il nostro capo ha avuto
la morte che in cuor suo certo sognava, semp re sulla brec -
cia, e nelle alte sfere della più bella e grande armata del
mondo. Ca merati, Sieg Heil! Onore ai nostri croi morti per
la Patria! »
Gli ufficiali, tutti con il berretto nella mano destra premu -
to contro il fianco e irrigiditi in questo omag gio colmo di ri -
spetto, assentivano tristemente, come era loro preciso dove -
re fare.
« In qualità di più anziano fra gli ufficiali, prendo perso -
nalmente il comand o della divisione », continuò rapido e
fluente il colonnello, che per la verità dis simulava molto
male la sua intima gioia davanti a questa promozione inat -
tesa. « La nostra divisione co razzata conserva le più alle
tradizioni glorios e di tutta la grande armata tedesca, e nella
mia nuova fun zione di capo di questa divisione saprò conti -
nuare a perco rr e r e questa strada già seminata di tanti ono -
ri. Non attardiamo ci a pianger e i morti, ma ringrazia moli
invece per la consegn a che ci affidano di poter morire noi
stessi per l'onore della division e. Signori, io stess o sarei fie -
ro disperd e r e la mia vita oggi stess o
per il Führer, per il popolo e per la Patria. »
Il gruppo si separò con solennità e in dignitoso si lenzio.
La contingenza infatti esigeva del tatto, e nessun o osò ac -
cender si un sigaro o parlare di donne; gli ufficiali sanno
97
semp re esser e all'altezza della situa zione in cui si trovano!
Il nuovo comandante di di visione si allontanò a bordo della
sua Kubel, che schiz zava fango dappertutto passand o veloce
nella grande piazza sottostante il palazzo, gremita di solda -
ti. La grossa automo bile slittava e sbandava a destra e a si -
nistra tra due pareti di nette sporca e semisciolta.
« Finalmente! » sospirò di sollievo il conduc ente sen tendo
sotto le ruote il terreno ridiventato compatto.
Il nuovo comandante si arrotolò in tre coperte di caldissi -
ma lana, appoggiò i piedi sopra un cuscino a sacco fodera -
lo di pelo, rialzò il bavero del suo cap potto dal collo ampio
di pelo d'orso, e si abbando n ò all'ìndietro per farsi un buon
sonno. Avreb b e affida to il reggim ento al lenente colonnello
Renff e se ne sareb b e ritornato allo stato maggio re, e so -
prattutto se ne sareb b e ritornato finalmente a un buon letto
morbid o. La guerra stava finalmente diventando un po' più
como d a, e lui meritava bene questo mutamento in meglio
della sua vita. Sorbì una lunga sorsata di cogna c dalla sua
fiasch etta e sospirò dì soddisfazione.
Pover o generale Weil, pensa fra sé, non avreb b e mai po -
tuto vedere Mosca con i suoi occhi, mentre fra pochi giorni
lui, colonnello Gabelsb e r g, sareb b e invece entrato nel
Cre mlino, e non vi erano più dub bi ormai sulla sua promo -
zione a generale. In fondo, una guerra come questa non era
poi tanto infame come si sareb b e potuto creder e.
In quello stess o momento, una detonazione terri bile fece
esplod er e la macchina in corsa. Il colonnel lo, il suo aiutan -
te di camp o e il condu cente vennero proiettati in aria, e
dopo un lungo volo i loro corpi sanguinanti ricadd er o al
suolo e vennero, som m e r si dalla neve.
Sago me indistinte sco mp a rv e r o all'interno del bos c o che
fiancheg gia va la strada. Partigiani, naturalmen te, che ave -
vano posto qualche ora prima delle mine a questo preciso
scop o, e adess o avevano constatato per sonalmente il suc -
cess o della loro mission e.
98
IL DEPOSITO DI CARNE

Il sergente capo sta fissando il vuoto, tutti e due i go miti


appoggiati al piano della sua scrivania. Indos sa un cappotto
foderato di pelliccia, e un vistos o ber retto di astrakan gli co -
pre la grossa testa. Porta e Fratellino si metton o sull'attenti,
fanno battere tre volte i tacchi a ritmo alternato, sollevan o il
braccio destro in un impec ca bile saluto hitleriano, e avanza -
no maestosa m e nt e verso l'uom o seduto. Con un ge sto ferm o
e perfettamente sincron o poi, lo sollevan o di peso dalla se -
dia dov e sta seduto e lo scaraventan o con un volo molto gra -
zioso, per la verità, attraverso la finestra aperta dentro a un
grosso cumulo di neve.
Il sergente capo ricade in mod o da assum er e una posa mol -
to naturale, bisogna ricon os c erl o, e dieci fan taccini si metto -
no im m e diata m e nt e sull'attenti davanti al suo cadaver e, che
rapida m e nte si sta cong eland o, mentre Porta e Fratellino
perquisisc on o il suo ufficio dal primo cassetto all'ultimo.
Prelevati tutti i docu menti e dei bloc c hi di carta intestata,
sono ormai in grado di poter distribuire a tutto il reggi m e nt o
per messi speciali e biglietti di viaggi o tanto da fare il giro
co mpl et o dell'Europa.
I nostri due sono già lontani di qualche metro, quando Por-
ta si batte una man o sulla fronte : « Dio, co m e si perde la
me m o ria facilm ente di questi tem pi! Pensa che mi sono
scordato di controllare se ave va dei denti d'oro; è il col m o,
proprio! »
I due soldati fanno un rapido dietro- front, e con la canna
del loro fucile mitragliatore ribaltano il cor po inerte del
grosso sergente capo, e im m e diata m e nt e, con un gesto velo -
ce e perfettam ente calibrato, Porta gli estirpa due denti.
« Come bisogna sempre tenere gli occhi aperti, in tempo di
guerra! Ci sono valori dappertutto, proprio dappertutto. Quel
tipo qui per ese mpi o ben foderato di lardo si lascia gelare
99
ben bene del tutto, così la sua masc ella diventa co m e una
serratura blocc ata. E credi mi, per me l'ha fatto apposta, sai,
per evitare che della gente perben e co m e te e me, per ese m -
pio, possan o scoprire che ha del metallo nobile nella sua lu-
rida bocc a. »
« Tu credi che riuscire m o a uscirne da questa ma ledetta
guerra, co m e dei veri capitalisti? » chiede Fratellino sorri -
dendo, e infilando dentro la cami cia il sacchetto or mai quasi
pieno di denti d'oro e di intarsi.
« Potrebb e essere, certo. Siamo entrati nell'esercito senza
un soldo, ma quando tornere m o a casa forse sarem o co m e
due splendidi ebrei tutti d'oro, in divi sa da ufficiale. »
« No! Davvero credi che diventere m o anche ufficiali? »
« È abbastanza probabile, ma è sempre me gli o non farsi
troppe illusioni. Certo che quando si è al servi zio di Adolfo,
tutto è possibile, in effetti. »
« Già mi vedo, sai, co m e quei generali che hanno quelle
belle strisce rosa sui fianchi dei pantaloni. Spedirei subito il
capitano Hofmann dentro un muc chio di merda, e quanto a
Heide, lo costringerei a gri dare 'Sieg Heil! ', con sulla faccia
la masch era a gas, naturalmente, dall'alba alla notte. »
« Toh! Cos'è questa roba? » dice all'improv vis o Porta, in-
dicando una grande scritta, quasi per metà co perta di neve.
Raschiata via la neve, i due leggon o queste parole: IIIAr-
mata. Deposito Viveri.
Proibito l'ingresso a chi non è addetto ai servizi.
« Credo proprio che questa faccenda dob bia m o in vec e esa -
minarla più da vicino. »
« Speriam o che non ci sparino addoss o qualch e fucilata,
però. Non mi fido molto, io, di quei tipi che hanno il vizio di
sparare su della gente co m e si dev e che vorreb b e mettere il
naso nella loro dispensa. »
« Ascolta, figlio mi o; Mosè è riuscito a condurre tutto il
suo popolo attraverso il mare, con i carri armati del faraone
dietro al culo, figurati un po' se noi non siam o capaci di met -
tere le mani dentro a un deposi to di lardo tedesc o. Tieni la
100
boc ca chiusa e lascia fare a me. Tu, gioca a fare l'SS impla -
cabile e feroc e, con la man o sinistra sul tuo fucile auto mati -
co, la mitra- glietta sotto il bracci o destro e con il dito sul
gril letto. »
« Allora, dev o sparare? » chiede Fratellino tutto bea to alla
sola idea.
« Ma no, perdio, no, coglion e che non sei altro! Quei ma -
cellai di bassa lega sono capacissi mi di risponderti sparando
anche loro, da tanto che sono pazzi. Bisogna paralizzarli dal
terrore, e tu dovrai anche grugnire co m e un gorilla roteando
gli occhi, esattamente co m e quella volta che abbia m o rego -
lato definitiva m e nt e i nostri conti ai cessi, per farci dare una
loco m o ti v a, ricordi? »
« La cosa mi piace molto, proprio molto. »
E cantando a squarciag ola, i due allegra m e nt e mar ciano
verso il deposito.
« Andiam o, su », dice Porta, con un gesto ampio della
man o, co m e se tutto quello che ha davanti ai suoi occhi gli
apparteness e.
Eccoli all'interno dei reticolati che circondan o l'enor m e de -
posito, a suo tempo camp o militare rus so. Senza il mini m o
timore passeggian o all'interno del camp o per prendere me -
glio con os c enza del luogo, quando improv visa m e nt e un ser -
gente si fa avanti per impedir loro il passo.
« Cos'è che vi ha fottuti fin qui, razza di cialtroni? » urla
brandend o il revolv er. « Non lo sapete, cretini, che è zona
interdetta?»
Porta si pianta davanti all'uo m o a gam b e divarica te, con
Fratellino alle spalle co m e fosse la sua guar dia del corpo, e
prende a oscillare sui piedi imitando perfettam ente le SS e
sputando con spregio sui piedi del sergente.
« Ascoltami bene, brutto figlio di puttana; aspetta che trovi
una enor m e merda sovietica da cacciarti in gola prima di
spedirti da Gustavo di Ferro a Torgau, amic o, e poi co min -
cere m o a discutere. »
Il sergente non è un eroe e la situazione gli appa re subito
101
difficilissi ma. Non sa più cosa fare, per la verità: se urlare
ancora o sparire. Ma una cosa sa, però, per diretta esperien -
za; un caporale che osa parlare di merda da fare inghiottire a
un ser gente non può essere un caporale co mun e, perciò si
appresta a sparire, senza ribattere una sola parola.
« Vedi? » constata Porta, mentre si insinuano nel mezzo
dei baracca m e nti strettam ente interdetti al pub blico. « Basta
parlargli co m e una puttana della zo na, e subito la gente se la
fa addoss o dalla paura. E ora mostrere m o a questi cialtroni
che il tempo non ha nessuna importanza, per noi due. »
« Proprio co m e la Gestapo che va a caccia d'uo mini soli
nella notte nera », dice Fratellino la cui gioia è al col m o.
« Esattamente. In fondo non sei poi così cretino co m e
sem bra. »
« Ma cosa ci faccia m o qui? Perché ci diam o tanto da fare
solo per mettere paura a un soldato di merda? »
Porta si ferma stupito. « Caporale Wolfgang Creutzfeldt,
ma tu non hai fame, perdio? »
« Io? Sempre, Non sono mai riuscito a saziarmi del tutto
neanch e una sola volta in vita mia. »
« Ci trovia m o dentro la pentola di bollito dell'armata tede -
sca e tu mi chiedi cosa ci faccia m o? Ci fo raggia m o, caporale
Creutzfeldt, e dal mo m e nt o che non abbia m o purtroppo dei
buoni di preleva m e nt o, dob biam o agire con intelligenza. »
I fili telefonici che raggiano nel cielo hanno già diffuso
questa incredibile notizia: «Controllo improv viso al deposi -
to! » Tutti veng on o presi da un'attivi tà febbrile. Dei barattoli
di mar m ellata che erano spariti misteriosa m e nt e, misteriosa -
mente rico mpai on o, delle bilance sfalsate son riportate a
pio m b o per fetto, dei registri veng on o corretti di furia. Cin-
que cami on che sem bravan o spariti riappaion o co m e per in-
canto, pronti per la consegna im m e diata. Il depo sito dei pa -
strani di pelo che era vuoto, si riempie di nuov o a una velo -
cità record.
Degli sguardi inquieti seguon o questi due «c ontrol lori »,
che proced o n o lentam ent e lungo i due percor si innevati. Una
102
catastrofe viene evitata di una sola giustezza allorché Fratel -
lino riempie il suo accendin o al deposito benzina. Il capo af -
ferra la sua valigetta, già pronta da tempo per il caso di
em er g e nza, e spa risce in una Mercedes.
« Una visita di controllo imprevista è molto peggi o di una
decina di pulci sulla pancia », nota Porta, indicando un grup -
po di soldati armati di scope che chiaram e nte sono stati
mandati in ricognizion e. Ma tutti finalmente respirano con
solliev o quando i due malandrini spariscon o dentro al depo -
sito della carne, e tutti conc ord e m e nt e co mpian g o n o il pove -
ro sergente Brunirne, che è costretto a star dietro a quei due
merdosi.
« Dio ci protegga! » escla m a il gigante addetto al pane, il
sergente Wilinsky. « Quel gross o maiale è tutto sudato. E
avete visto il rossicci o che gli vien die tro? Deve essere sen -
z'altro lui il capo. Puzza di Gestapo alla distanza di chilo m e -
tri, quello. Anche se non hanno l'unifor m e regola m e ntare si
capisce subito che sono delle SS. »
Brunirne, il sergente di stato maggi or e dell'Inten denza, è il
solo che ancora ignora l'arrivo dei con trollori segreti della
Gestapo.
« È fottuto, quello », dichiara Wilinsky con gioia maligna.
« Buono per Torgau, se non sarà liquidato sul posto, ovvia -
mente », aggiunge raggiante al solo pensiero.
Ecco Fratellino e Porta che entrano in un enor m e locale
dov e centinaia di carcasse di animali sono ap pese per la
coda tutte in fila.
« Dov'è il tuo capo? » chiede brusc o Porta al sottuf ficiale
grasso e tozzo seduto sopra a uno sgabell o, che ignaro del -
l'ingress o dei due, si sta mangiando tran quillam ente un bel
pezzo di salsiccia.
L'uom o conte mpla questi due estranei con uno sguardo
freddo da pesce, persuadend osi sempre di più che non val -
gon o nem m e n o una risposta di due parole. La sua salsiccia
indica una porta dall'altra estre mità del locale, ma con la ve -
locità di un lam po Fratellino gliel'ha già strappata di man o e
103
la inghiotte co m e farebb e un pitone con un coniglio.
« Cala le arie, soldato », dice minac ci os o. « La tua salsic -
cia è sparita e anche se mi ritornasse fuori dal la gola, non la
mang er esti più, mio caro! »
« Bel colpo. E adess o questo buco del culo credo che abbia
imparato un mini m o di educazion e, e risponderà con coeren -
za alle do m an d e. In ogni caso, dov e lo spedia m o, Creutz-
feldt? A Glatz o a Torgau? »
« Gemersh ei m andreb b e me gli o », risponde Fratel lino,
concludend o con un fragor os o rutto la sua pro posta.
Il sottufficiale inebetito riesce tuttavia a riprendere quel
tanto di spavalderia che gli consente di lanciare contro la
schiena di Fratellino un enor m e pesante osso di animale, ma
nello stesso istante si senton o dei rumori proveni enti dall'uf -
ficio del magazzino.
Il sergente di stato mag gi or e dell'Intendenza, Brunirne,
non è un timido, per la verità. Alto due metri, con un giro di
petto non inferiore a quello di uno stallo ne belga, un cranio
enor m e co mpl eta m e nt e calv o, e un paio di occhi di una per -
fidia al di fuori del co mune che luccican o co m e due proiet -
tori ai due lati di un naso da pugilatore rosso bluastro. È di -
stéso su una tavola lunga e alta da squartam ent o di animali
mac ellati, si è mess o un cuscino sotto la nuca, e si sta net -
tando tranquillam e nte i denti con la punta della sua baionet -
ta. Trascorron o ben dieci interi mi nuti prima che si acc orga
di una presenza estranea, a pochi metri da lui.
« Cosa vogli on o questi due maiali? » chiede con spregio.
« Una brevissi ma chiacchi erata, sergente », articola Porta,
impadron end osi conte mp oran ea m e nt e di una enor m e bistec -
ca, posata su un piano laterale. « Mi hanno detto che sei un
gran brav'uo m o e che adori fare un piacere a un amic o. »
Brumm e si alza seduto, sbatte un quarto di libbra di carne
contro il muro, dov e il pezzo sanguinolent o si spiattella ru-
mor osa m e nt e proprio sotto il ritratto del Führer, e fissa Porta
con degli occhi crudeli scop piando poi in una grossa risata.
« Questa è bella! » grida con voc e stridula, da ubria co.
104
<( Dei ver mi della terra che chiedon o udienza al sergente
Brumm e! Chi diavol o vi ha mandati da me, sci m mi e che
non siete altro? Cacciatevi bene in te sta che io non sono af-
fatto un brav'uo m o , e non mi sogn o nem m e n o di fare un pia -
cere a nessuno, mai. D'altra parte non lo potrei nem m e n o ,
sono il diav ol o in persona, io. »
Si alza in piedi e spinge il suo grosso pugno fin sotto il
naso di Porta, un pugno enor m e, per la verità.
« Cosa ne pensi di questo? » chiede con una risata rauca. «
Quando tutti i cacciatori di carri saranno stati liquidati, arri-
verò io e con questo pugno che vedi li polverizzerò tutti i fa -
mosi T 34 che vi metto no tanto paura! »
« In effetti è un bel pugno », replica Porta cal m o, « ma lo
sai tu, picc ol o padre, che nessuno è mai riuscito a vincere
una guerra con una risata e con un pugno, anche se gross o
co m e il tuo? Abbiam o avuto un co man dante addetto alle pri -
gioni che ti asso mi gliava molto a Gemershei m, un certo Lie-
be. Aveva delle man on e così grosse e così forti che riusciva
a tenerci dentro al co mpl et o un gatto adulto, e quan do face -
va questo scherzo chia mav a uno schiav o dete nuto e gli chie -
deva : ' Sai cosa c'è qui, dentro la mia man o, coglion e? Se lo
indovini ti trasferirò al repar to calafataggi o, se invec e ti sba -
gli ti taglio la gola con la mia sciab ola. ' Questo gioch etto
funzion ò be nissim o per due anni, fino al giorno in cui un
con trollore masch erato da caporale capo arrivò a Gemer -
shei m per vedere un po' quello che vi succed e v a. Ordine del
Reichsführer. Era un lunedì proprio co m e fosse oggi e nevi -
cava anche. Il tenente Liebe che era ben lungi da questo
pensiero, gridava e impazzava co m e suo solito a dispetto del
suo dolce no m e, 1 ma ancor prima di acc org ersi di quello che
gli stava capitando si ritrovò in strada diretto co m e una frec -
cia al fronte est, e venne ucciso pochi giorni dopo il suo arri -
vo in una postazione avanzata. Sergente di stato mag gi or e,
desiderate voi morire per il Führer, il popol o e la Patria? »

1
Liebe: amore.
105
Il sergente inghiotte la saliva prima di rispondere perché
non capisce chi siano questi due scon os ciuti: o due veri uo -
mini della Gestapo o dei mistificatori o anche dei burloni. È
necessario fare molta attenzione, dunque, perché se fossero
della Gestapo sicuram ente le cose si mettereb b er o molto
male per lui, e subito anche. Indica con la man o il muro
dov e troneg gia il grande ritratto di Hitler e grida con fierez -
za:
« Heil Hitler! »
« Ma certo, amic o, certo, ma qui non si respira affatto l'a-
ria dell'erois m o patriottico, mi sem bra! Ci si approfitta della
vita tranquilla e beata fin che si può, ben lontano dal canno -
ne, vero? Dubitate forse della vittoria finale? » dice Porta,
puntando contro il sergente il suo grosso dito accusatore.
« Certamente no! » mente Brumm e (che do m an da idiota,
dice fra sé, soltanto un cogli on e risponder eb be si).
« Avete ascoltato l'ultimo discorso del Führer? »
« Naturalmente! Ha parlato in mod o stupendo, af -
fascinante... (e si chiede quale idiozia Hitler abbia po tuto
dire nel suo ultimo discors o).
« Avete degli ebrei nella cerchia della vostra fami glia?»
continua Porta con degli occhi feroci e inqui sitori, mentre
Fratellino grugnisce co m e era stato in preced enza stabilito.
« Il mi o certificato di ' arianis m o ' è regolare », risponde
Brumm e visibil m ent e inquieto, dato che il suo certificato ri-
sale fino alla razza di sua nonna. Proveniva infatti da una
provincia esterna dov e ba stava avere una sola nonna ariana
per essere in regola. Dannati ebrei!
« E questa nonna, non si chiama v a per caso Rachele? »
« No, Ruth », mor m or a Brumme che credev a che questo
nom e fosse assolutam e nte e solida m e nt e ariano.
« Molto interessante », sghignazza Porta allegra mente. « È
dov er e di ognun o di noi dare delle infor mazi oni alla Com -
mission e della Razza, se si sospettano degli antenati ebrei
nella nostra grande armata. Abbiam o scoperto proprio l'altro
giorno il generale Hosenfelder che si era fatto rifare il naso,
106
un perfetto naso ariano per la verità, ma un caporale si era
ac corto che non mangiava mai della carne di maiale. Era suo
dov er e riferirlo e una bella mattina sono ar rivati degli '
esperti razziali ', che sono poi ripartiti portando con sé il
naso ariano del generale. Una men zogna di questo peso da
parte di un personaggi o di così alto grado avreb b e potuto
contaminare tutta l'ar mata, e noi non sare m m o mai arrivati
fin quasi a Mosca. »
«Sieg Heil! » urla Brumm e con voc e alterata, al zando il
braccio teso in un perfetto saluto nazi.
« I nostri coraggi osi soldati non dev on o assoluta mente
mancare di quanto loro abbiso gna, nel corso della più gran -
de crociata della storia. Lo scopo del nazional- socialis m o è
la distruzione di tutti i de m ò ni bolsc e vic hi, "nell'intento di
procurare al popol ò tede sco oppress o lo spazio vitale di cui
ha diritto e bi sogn o. »
« Deve essere uno di quei de m e nti iscritti al Partito », si
dice tristem ent e Brumm e, « ma questi tipi di fanatici, però,
sono estre ma m e nt e pericol osi. »
« Un popol o, uno stato, un Führer! » grida Fratel lino entu -
siasta ed eccitatissi m o.
Silenzio di morte nel locale, mentre i tre uomini si guarda -
no l'un l'altro. In lontananza risuonan o i rumori della batta -
glia in corso, e insie m e anche un coro di soldati in marcia.

In alto la bandiera!
In ranghi serrati
SA in marcia...!

« Sergente, voi dirigete il deposito della carne », dice bru -


scam e nt e Porta, posando una man o sulle car telle col m e di
docu m e nti e fogli, allineati sulla scri vania. Il sergente impal -
lidisce e si fa indietro co m e gli fosse co mpars o davanti lo
spettro del Consiglio di Guerra. « Un deposito di questa im -
portanza non è uno scherzo », aggiunge Porta burber o, « non
lo si affida a un uom o qualsiasi. Avete degli esperti, almen o
107
co m e collab oratori? »
« Tutti i miei subordinati sono degli esperti, usci ti dalla
scuola mac ellatori di Dresda. »
« Per squartare delle carcasse di animali », co m m e n ta Por-
ta con il tono co mpunto dell'istitutore, « oc corre avere della
gente che abbia del cervell o e sap pia altresì di mate m atica. »
« Di mate m atica? » ripete Brumm e, la cui fronte si imperla
di sudore. « Ma io dirigo un deposito mi litare di carni e non
un istituto di statistica! So tutto della carne ma non mi inte -
resso nel mod o più asso luto di mate m atica. So che una co m -
pagnia deve rice vere 17 5 porzioni, di cui il cinquanta per
cento della carne dev e essere senz'oss o. Non mi è stato mai
chie sto niente di più da parte del servizio di vettovaglia -
mento. Ho il mio pallottoliere: 17 5 palle rosse a de stra, e la
co mpagnia ha ricevuto la sua razione in base ai regola m e nti,
ecc o tutto. »
« È proprio qui che vi sbagliate », replica secca mente Por-
ta. « Prima di co min ciare a tagliare le por zioni nella carcas -
sa, si dev e calc olare il calo. Vi è una percentuale d'acqua
molto forte sia nel corpo dei sol dati sia in quello degli ani -
mali. Se voglia m o fare un ese mpi o, voi avete nel depòsito
400 chilogra m m i di carne di maiale, con una deter minata
percentuale di acqua e di ossa, che un soldato affamato certo
non apprezzereb b e co m e voi forse credete. Ma voi, voi avete
ricevuto 400 chilogra m m i di carne, e pensate che ridistri -
buendon e altri 400, sia tutto regolare, non è così? Nel frat -
tempo arrivano i controllori che consta tano la sparizione cri -
minale del 35 per cento del peso. Allora siete voi il capro
espiatorio, amic o, per ché non avete calcolato il calo. I cada -
veri poi, anche quelli saranno pesati, e alle grane si aggiun -
geranno altre grane. Lo so per esperienza perché ho dovuto
pesare uno per uno i cadav eri dell'ospedal e di questa zona,
prima di tagliarli a pezzi. »
« Non ho mai esaminato sotto questo profilo il taglio della
carne », balbetta Brumme, oscillando sulle gam b e per non
rivelare il proprio cresc ente disagio. « Ho sempre pesato le
108
porzioni sulla bilancia del reg gim ento, e con un controllore
al mio fianco. Qui non si tiene una contabilità a partita dop -
pia », aggiunge con fierezza. « Tanti chili di carne senza
osso, tanto di ossa, e infine un tanto di pezzi di musc ol o e di
carne non consu ma b ile. Non ci si può sbagliare! »
« Ecco, che ci siam o », grida Porta trionfante. « Voi rice -
vete 50 tonnellate di carne proprio prima della chiusura sera -
le del deposito, avete fretta, e firmate una ricevuta per 50
tonnellate. Mi seguite, fin qui? »
« Naturalmente », risponde Brumme che ripensa a tutte le
volte che ha fatto scivolare una scarpa sot to la bilancia, per -
ché segnasse più del doppio. « Gli aghi che segnan o il peso
non sbaglian o mai. »
« Eccoci finalmente al punto », dichiara Porta alte ro. « Gli
aghi della bilancia e i moduli di conse gn a dicon o sempre la
verità? Che prova lampante per il Consiglio di Guerra! È
stato qualche giorno fa che ho fatto fucilare il sorvegliante al
deposito della IV Armata. Vi assicuro, signor sergente, che
tutti lo cre devan o innoc ente, e lui stesso era convinto di es -
serlo. Dodici palle nel petto, ugual m e nt e. »
« Ma allora voi avete co m an dat o una sezione di... liquida -
tori! »
« E co m e no! Ce ne sono stati mica male di soldati dell'In-
tendenza che io ho graziosa m e nt e spedito in un mon d o mi -
gliore. Ma ritorniam o alle 50 tonnella te di carne il cui arrivo
avete verificato e firmato in mod o molto sprov v e dut o, per
non dire irregolare. Voi vi sdraiate a dor mire su due guan -
ciali, mentre i vo stri subalterni imb ecilli si metton o a taglia -
re le por zioni. Risultato, 45 tonnellate. Si verifica la bilan -
cia, ma la bilancia della grande Germania è sempre esat ta,
sempre. Voi avete ricevuto 50 tonnellate, ma i sol dati affa -
mati non ne ricev on o che 45, dato che la car ne nel frattem -
po, sorniona e ipocrita, ha avuto un calo di liquido di ben 5
tonnellate. E dal mo m e nt o che né voi né i vostri subalterni
cretini sapete nulla a proposito di questi processi chi mici, ri-
cev er ete una bella lavata di testa, se non peggi o naturalm en -
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te, quando la Com mission e Segreta scopre le vostre co -
glionerie. Dal mo m e nt o però che voi, personal m e nt e intendo
dire, siete molto furbo, di questo fatto ve ne acc org ete ben
prima della Com mission e, della spari zione misteriosa di 5
tonnellate di merc e cioè, e dal mo m e nt o altresì che sapete,
per esperienza direi, che ogni uom o è un ladro in potenza,
pio m b at e sui vostri schiavi co m e un uragano. Se fra i co m -
ponenti del vo stro personale ci sono degli imb ecilli, voi na -
turalmen te siete salvo. Si può persuaderli con la forza, ov -
via mente, a confessare che hanno tagliato la corda duran te la
notte con un bel carico di 5 tonnellate di carne; ma se invec e
di imb e cilli non ce ne sono, Gustavo di Ferro, a Torgau, sarà
senz'altro in grado di prender sela con voi direttamente e con
i sistemi che tutti noi con os cia m o . £ uno specialista in que -
sto ramo, e non gli occ orron o che nove minuti e ventun se -
condi per sistemare una question e in mod o definitivo. Io
stesso, che ora vi parlo, ho visto con i miei occhi Gustavo di
Ferro occuparsi di un intendente della 5a division e blindata.
L'imbecille non aveva riferito nulla al Consiglio di Guerra,
anche se Vjebada, ufficiale della Giustizia Militare molto
celebr e per i suoi met odi di persuasion e, aveva cercato di
fargli capire che avreb be avuto tutto l'interesse a parlare.
Con Gustavo di Ferro la sua version e non ha funzionato.
L'intenden te confess ò che durante la notte, essend o molto
affa mato, aveva divorato personal m e nt e 5 tonnellate di car -
ne, ma l'indo m a ni stesso venne fucilato. Sergente, siam o
chiari, solo chi riesce a sfuggire con la pelle intatta a Gusta-
vo di Ferro ha il diritto di fare il solle tico al buco del culo
del diav ol o. In ogni caso, io vi suggerisc o di rimandare di
fare la sua con os c enza, se appena vi è possibile; lo sapete
che dor m e con l'elm etto in testa? »
Il sergente Brumme va in sudore sempre di più.
« Dunque, ora diciam o che ben cinque tonnellate sono spa -
rite misteriosa m e nt e », dice Porta, assum en do il tono di un
giudice severo e implacabile.
Il cervello di Brumm e ora lavora co m e un mec c a nism o
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che si sta guastando. Non gli occ orre molto, però, per ren -
dersi conto con disagio crescente che nel la sua organizzazio -
ne ci sono molti punti deb oli! Ma all'improv vis o un'idea gli
attraversa il cervell o frastor nato: perché non farla finita con
una bella schioppet tata su questi due Gestapo della malora?
Nella nuo va mac c hina per trinciare, c'entrereb b er o poi per -
fettamente, e verreb b er o a far parte delle porzioni per l'eser -
cito eliminando altresì il proble m a del calo... un delitto per -
fetto! E gli si illuminan o gli occhi nel guardare la grande
mac c hina tritacarne, a tre metri da lui. Ma Fratellino ha se -
guito il suo sguardo, e si di rige verso la mac c hina con un
sorriso d'intesa. Il ner vosis m o di Brumm e cresc e ora visibil -
mente; il sudo re gli cola sulle sopracciglia.
« Ma infine, chi siete voi due, e da dov e venite? » dice so -
spettoso, asciugandosi col fazzoletto la fronte madida.
« Caporale Josef Porta, di Berlino Moabitt », risponde Por-
ta in tono educato, « e il mio collega ca porale Wolfgang
Creutzfeldt, Kònigin Allee, Amburgo. »
« Getta la masch era questo porc o », pensa Brumm e, cer -
cando di impadronirsi della mazza che teneva appe sa a un
ganci o sotto la scrivania. « Kònigin Allee è la polizia degli
Interni, e Berlino Moabitt, il servi zio di controllo dell'Inten -
denza! Un bel paio di pul ci mi hanno spedito addoss o! Dio,
se è un giorno sca rognato, questo! »
« Sergente, quanti uomini dell'Intendenza avete per il ser -
vizio di ripartizione delle porzioni? »
« Quaranta uomini. »
« Sono specialisti, in questo settore? »
« I migliori che si possan o trovare. Lavorano co m e dei ro -
bot. »
« Ecco un termine schiacciante! Dei rob ot! Dei ro bot che
hanno scelto l'Intendenza per mettersi a se dere beati e tran -
quilli ed evitare le prime linee, non è così? » grida Porta in -
dignato. « Qui non si corre il rischio di ricev ere una pallotto -
la nella nuca, il solo rischio che si corre è di ricev ere un
quarto di maiale sulla nuca, se si sfila da un ganci o! Ma tutta
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questa gente si sbaglia, amic o, tutti questi grandi eroi del
lardo la faranno finita, perdio! Tagliare a pezzi della carne è
un mestiere molto serio e difficile, e rischios o anche, non è
vero? Sergente, sia sincero, quando si dev e fare un sangui -
naccio, l'impasto lo si gira a destra o a sinistra? »
« Girare, cosa? » ge m e Brumme stordito.
« Nem m e n o un culo di un tedesc o lo girereb b e a si nistra.
Soltanto gli inglesi lo girano a sinistra, ma a questa velocità
ridotta si forman o spesso dei grumi di sangue. Ma per torna -
re ai vostri rob ot, siete voi, personal m e nt e, che ne portate la
responsabilità, siete voi, personal m e nt e, che dovreste dirige -
re il lavoro. Ditemi un po', amic o, mi auguro che fosse Mein
Kampf quel libro che,stavate beatam ent e leggen d o quando
siam o entrati qui », chiede Porta con voc e dura.
« Ma certam ente », balbetta Brumm e mentend o e cercand o
di infilare il suo romanz o porno sotto un pezzo di lardo. (E
l'autore si chiama anche Levy, per sopram er cat o! Questo
tipo di lettura può portarmi di ritto alla Com mission e della
Razza, e poi a Torgau!)
« E ora vedia m o se sapete eseguire i tagli corretta mente »,
dice Porta dirigend osi verso il grande locale adibito appunto
al taglio della carne. « Vi mostrerò, sergente, che ci vuole
una certa intelligenza per que sto tipo di lavor o. C'è in giro
una quantità di cretini che sognan o di potersi co mprare uh
negozio di mac el laio, co m e fosse il lavoro più facile del
mon d o. Che coglionil Anche se la carne vi viene servita co -
perta di mostarda frances e vi acc org er este subito se è stata
tagliata da un calzolaio che ha voluto cam biare me stiere e
crede di essere un perfetto mac ellaio, non è vero? E questo
cos'è? » grida poi, fingendo un raptus di furore e dando un
violentissi m o pugno sopra un gross o pezzo di carne, con
uno sguardo omicida che fa fremer e il pover o intendente.
« Un quarto posteriore », risponde Brumm e, cupo. È infatti
proprio il pezzo che abitualm ente mette da parte per il co -
lonnello dell'Intendenza, che sempre chiude un occhi o du -
rante i controlli regola m e ntari. . «Vergogn a! Chiunque ve -
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drebb e e affer mer e b b e che questa è carne avariata. Sergente,
sono molto dispia ciuto per lei, ma dev o essere, molto sever o
e rigido nell'espletam e nt o del mi o incarico. Se il Führer esi -
gesse un arrosto un po' speciale, non ne uscireste be ne, ho
ragione di credere. »
« Pensav o che il Führer fosse vegetarian o, per la verità »,
protesta Brumme, stupefatto.
« Tutti gli imb ecilli hanno il pieno diritto di cre dere quello
che vogli on o. Ma sareb b e forse proibito al nostro grande
capo di amare l'arrosto, forse? »
« Certamente no », balbetta Brumme, terrorizzato e sem -
pre più stordito. « Se il Führer richiedess e un arrosto, io
glielo taglierei dal pezzo con le mie stesse mani », dichiara
con nerezza, impadron en d osi di un gross o coltelllo da tran -
cio. La lama d'acciaio brilla e in un tempo record, per la ve -
rità, il più bel trancio di arrosto del mon d o si rivela splendi -
dam ente scelto e tagliato, sullo spesso piano di legno mas -
sello.
Porta, con spregio, si toglie di tasca una lente e la posa sul -
la carne sanguinol enta, poi si volge a Fratellino e gli chiede :
« Cosa ne pensi di questa carne, che sem bra di av voltoio?
»
« Assolutam ent e impropria alla consu m azi on e », risponde
il gigante che sbava di desiderio, e si sforza di non darlo a
vedere.
« Voi lo vedete bene, con i vostri occhi, sergente! Il capo -
rale Creutzfeldt se ne intende; dirigeva prima della guerra
una sezion e speciale sulla Reparbahn. La sua circoscrizion e
si estendev a fino dall'altra parte della Kònigstrasse, ad Alto-
na. »
« IV2 A, sezion e Gestapo! » dice a se stesso Brumm e, che
a suo tempo aveva in gestion e un picc ol o ristoran te proprio
nella Heyn Hoyer Strasse. Due « visite » inaspettate della
IV2 A gli erano costate infatti ben sette mesi di prigione. Bi-
sognava fare attenzione, la massi ma attenzione, Dio santissi -
mo! Ma Signore che stai nei cieli, fa' sì che la Germania per -
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da questa guer ra, ti prego!
« Non dico che questo sia un pessi m o trancio di arrosto,
ma per delle boc c h e un po' speciali e viziate sotto questo
profilo, dev o dire che a voi manca la forma zione anato mi ca
del co mp et ente, del profond o con o scitore del proble m a. De-
cisam ent e la nostra società militare è un po' difficile da ac -
contentare, ma c'è molta, troppa gente in giro che avreb b e
bisogn o di un bel calcio nel culo per imparare a vivere. Il
confort genera pigrizia e indifferenza, ognuno cerca di tro -
vare un buon posto co m o d o e tranquillo e aspetta il mo m e n -
to della pension e senza muo v er e un dito. Questo tipo di vita
non può che generare dei traditori, e questa è la strada più si -
cura e diretta verso la disfat ta totale. E lo si chiama sociali -
smo, questo paradiso dei fannulloni! »
Brumm e non crede alle sue orecc hi e. Questa criti ca dello
Stato nazional- socialista è molto caustica, ma pur essend o
dello stesso parere di Porta, si guardereb be bene dall'am m et -
terlo ufficial m ente. Nella pausa di silenzio che segue, Porta
si è impadronito del coltel lo e con gesto molto professionale
si appresta a tagliare un enor m e pezzo di carne di prima
scelta.
« Ecco qui un vero splendido arrosto al trancio », dice ac -
carezzando il gigantesc o pezzo di carne.
« Sì, veram ent e perfetto, un vero arrosto », consen te
Brumm e stupefatto. « Figurereb b e molto bene sul la tavola
del Feldmaresciallo, ma poiché lui non ne con os c e l'esisten -
za, potrem m o mangiarlo noi, co m e piatto di mezzo di una
buona cena; che ne dite? »
« Mentirei a me stesso se rifiutassi », dice Porta sor -
ridendo. « La fame è un proble m a chiav e, anche in torno a
una tavola ben imbandita dov e ci si può cre dere sazi. Ser-
gente, ne reclam er ò una porzione dop pia, quando ci siedere -
mo a tavola per festeggiare que sto nostro primo incontro im -
previsto. »
Brumm e scoppia in una risata stentorea, senza be ne sapere
perché in verità, ma pensa che a questo punto sia la miglior
114
cosa da fare.
« Ho anche qualche buona bottiglia del 193 6. »
« L'anno della mia classe! Evviva! »
Il sergente afferra l'im m e n s o arrosto, se lo stringe al petto
e fila co m e un razzo alle cucine per ordinare un pasto degn o
della Com missi on e Segreta. E man man o che il pasto si
svolge, l'atmosfera diventa sem pre più cordiale. Dopo quasi
due ore, non sono an cora arrivati alla prima metà del ban -
chetto, e divora no tutto alla maniera dei Vichinghi. Si sbrana
la carne tenendola fra le dita e si buttano le ossa dietro le
spalle. Porta si rimpinza e bev e co m e un otre, e così fanno
Fratellino e Brumm e. Ma ecc o che a.Brumm e un boc c o n e va
di traverso e poco manca che non muoia soffocato; un infer -
miere acc orre sollecito, e dopo aver rimediato in qualche
mod o alla vita del suo sergente, riceve una razione speciale
tutta per sé.
« È giusto che anche la truppa possa avere qualc osa da
mettere sotto i denti », dice Brumme, « anche se mai nessu -
no ha ordinato che venisse saziata. Noialtri graduati, dob bia -
mo do marla questa gente, però, altri menti è finita per noi,
non credete? Il grido ' Proletari unitevi ' a me non calza af-
fatto, in ogni caso, il solo posto dov e forse potre m m o unirci
è la fossa co mun e, a mi o parere. »
« Un vero orrore, purtroppo, ma è la verità », affer ma Por-
ta acco m p a g n an d o il tutto con un peto sonoro.
« A me poi i distinti padreterni che piazzano la parola co -
glione ogni tre parole, non mi piaccion o affatto», aggiunge
Fratellino.
« Hai proprio ragione », dice Brumme con aria cu pa. « Il
mi o capo, l'intendente Blankenschild, è di quelli che pensa -
no che bisogna sempre prendere a calci in culo i propri ser -
genti. Se voi riusciste a tirar gli la pelle del culo fin sopra alle
orecc hi e, avreste di diritto sempre un posto, alla mia tavola.
»
« Un gioc o da ragazzi per noi », risponde Porta, lanciando
un osso nella direzione dove è sco mpars o l'infermi er e.
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« Portate le bistecch e alla tartara », ordina Brunirne a due
suoi schiavi addetti agli approv vigi ona menti.
La mag gi oranza di questa gente fa il cam eriere nel la vita
civile; uno che a suo tempo lavorava da Kamin- ski è il cop -
piere privato di Brumm e. Una assicura zione a vita contro
l'invio al fronte, in cam bi o della morte di un ipotetic o eroe.
« Ci occupere m o del tuo capo », prom ette Porta, coprendo
la grossa bistecca con una larga e spessa fetta di lardo. «
Dove andreb b e a finire la patria se li lasciano scorrazzare li-
beri co m e l'aria questi porci? »
« Non vi capitano mai delle faccend e sgradev oli, durante
le vostre ispezioni? » chiede inaspettatam en te Brumm e, dan -
do una manata sulla spalla di Fratellino.
« Oh, no. Sappiam o tutti i trucchi, noi. Non si de ve mica
cercare di farci passare per fessi, e in ogni caso nessuno ci è
mai riuscito, per la verità. »
«Vi arrivano spesso delle ispezioni, qui?» chiede Porta con
aria noncurante. « È vero che da molto non viene nessuno? »
« Be', non è poi molto tempo che sono venuti, l'ultima vol -
ta. Quei dritti di ispettori metton o il loro naso dappertutto.
Ci vorreb b e una bella rivoluzion e... Oh, scusate », conclude
rapido, nel rendersi conto che si è lasciato sfuggire un pen -
siero molto intimo, per la verità, un sogn o proibito.
« Accordate le scuse », sorride amabil m e nt e Porta. <( E
dim mi un po', amic o. Non sei mai stato preso per il naso, tu?
Volev o dire, non è mai venuto qualche burlone qui a recitare
la parte della Com missi on e di Controllo? »
Un istante di silenzio pesante di minaccia plana su tutto il
locale. Brumme impallidisce, poi a poco a poco il volto gli
diventa paonazzo.
« Cristo di un Dio! Se qualcun o osasse fare una co sa simi -
le al sergente Brumm e, filereb b e al fronte pas sando prima
sotto la mac c hina tritacarne e riuscen done fuori sotto forma
di razione individuale! »
« Io ti consiglierei co mun que di diffidare della gente », lo
mette in guardia amich e v ol m e nt e Porta. « Tu non sai co m e
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si può essere straordinariam ent e capaci nell'imitare quei fun -
zionari. Ne abbia m o già colto qualcuno sul fatto, noi. »
« Qui, impossibile! » tuona Brumme. « Quei tipi lì io li
spedisc o lontano dei chilo m etri, con uno dei miei calci! Si
dovreb b e condannarli tutti a morte. »
Dopo quattro ore buone di un banchetto senza para gon e,
arriva in tavola una enor m e torta di mel e fre schissi ma. L'ex
cam erier e del ristorante Kaminski fa girare lo champagn e, in
ragione di una bottiglia a testa circa. Non si può far di men o
in un pranzo da signori, in Germania. Tutti si abbraccian o e
si giu rano amicizia eterna.
« I sigari, e subito! » ordina Brumm e all'infer mi e re che ob -
bedisc e all'istante. Cosa non si farebb e in fatti pur di evitare
il fronte?
« Ecco cosa vuol dire la disciplina », confida Brum me a
Fratellino, e aggiunge a mezza voc e: « Io so co m e si uccide
un nemic o facendol o soffrire a lungo e atroce m e nt e, sai? »
« Anche noi. »
« È una bella cosa saper co man dare », sorride Porta, mali -
zioso. « Così non si teme mai una visita im provvisa e ina -
spettata di qualcun o che vuole mettere il naso nei docu m e nti
e nel magazzino. Ma tu sem bri proprio un uom o onesto, ca -
merata Brumm e. »
Silenzio improv vis o e opprim ente. I tre si guarda no, scru -
tandosi con un misto di sospetto e di odio.
« Vi farò preparare un bellissi m o picc ol o pacch et to, una
sorpresa, che vi darò al mo m e nt o della vostra partenza »,
dice sollecito il sottufficiale. « Io mi sono subito reso conto
che voi eravate co m e mini m o, delle vere ' teste di ferro '. Al
primo mo m e nt o, dev o confes sarlo, avev o dei sospetti », ag -
giunge chinandosi ver so Porta e guardandol o fisso negli oc -
chi. « Ben lecito, mi pare, avere dei sospetti, non sei d'acc or -
do con me? »
« Caro amic o », escla m a untuosa m e nt e Porta, « e chi non
dubitereb b e, dal gennaio '33? O si è dei pericol o si irrespon -
sabili uomini politici o degli ancora più pericol osi patrioti.
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Noi viviam o in un'epoca piena di disagi e di pericoli, tutto il
mon d o la vive. Quello là per ese mpi o è un bandito e sem -
brereb b e una persona ese mplare. Come ti dicev o, Brunirne,
evita di invitare chicch essia alla tua tavola, credi mi. »
« Sei volontario dell'esercito, tu? »
« Volontario è una parola grossa, ma per la verità non ho
nulla contro questo tipo di ' club di canno ni ' che è la guerra,
almen o fino a quando la vita ci vile non mi sem br erà più in -
vidiabile di questa. Per il mo m e nt o, in ogni caso, l'unifor m e
mi protegg e e mi va benissi m o. »
Dopo il caffè e il cognac tutti esc on o per andare ad am mi -
rare la nuova mac c hina per impastare le salsicc e.
« Cosa ne pensate? » chiede Brunirne molto fiero da vanti a
questo cong e g n o che lavora a pieno ritmo e produce chilo -
metri di salsiccia seduta stante.
« Si direb b e proprio che è una vacca che caga a una tavola
calda », risponde Porta, sorpreso suo malgrado.
« Il mi o intendente di stato maggi or e è un porco », confida
Brunirne ai suoi nuovi amici, pregand oli di rimettersi a tavo -
la per gustare un'enor m e porzione di salsiccia fresca, che na -
viga nel vino rosso.
» È possibile, certo », dice Fratellino. « È sempre me gli o
fare un bel giro ampio e starsene alla larga dai capi; è cosa
ben nota, d'altronde. »
Il punto culminante della festa avvien e verso le due del
mattino. Urla, canti a squarciag ola, melang e di vodka e di
birra. Il personale fem m i nile del camp o viene invitato al
co mpl et o, e lo strip-tease non tarda, e avvien e in piena rego -
la. Si lavora, a pieno ritmo, in tutti i sensi. Al mattino la con -
versazione si svolge con una tale franchezza di termini da
far impallidire il Consiglio di Guerra.
Si parla infatti del Führer e dei suoi sbirri co m e fossero già
morti dopo una serie di torture atroci che, del resto, tutti gli
augurano.
È solo molto più tardi, addirittura il giorno dopo, che i tre
uomini co min cian o a riprendere il control lo di sé. Sono tutti
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e tre distesi sopra il grande letto a due piazze di Brumm e,
un'eredità sua personale del la guerra in Bulgaria. Porta affer -
ra la bottiglia di vino che è posata sul pavi m ent o accanto a
lui e riprende a bere. Fratellino si dirige a tentoni verso un
secchi o pieno d'acqua per cacciarvi dentro la te sta e insiem e
bere, co m e farebb e un cam m e ll o asse tato nel deserto, e non
si ferma se non quando il sec chio è co mpl eta m e nt e vuoto.
Brumm e, già per metà fuori del letto, emette degli strani ru-
mori.
« Questi due tipi sono dei falsi Gestapo », farfu glia vo mi -
tando.
« Farli fucilare, bisogna », gli fa eco Fratellino.
« Fucilarli, si! » ge m e Brumme.
Spara con la sua pistola e tre pallottole si conficca no nel
plafone, ma è solo il consueto segnale per la prima colazio -
ne. Qualche ora più tardi i tre si sepa rano molto co m m o s s i.
Era nata una vera amicizia, che sareb b e sicuram ente durata
tutta la vita. Porta e Fratellino si avvian o per rientrare al bat -
taglione e ognuno porta sulla spalla un sacc o pesante e pie -
nissim o Brumme, dalla soglia li vede sco m parire inghiottiti
dalla tormenta di neve, e ancora si chiede perpless o se è sta-
to preso in giro molto bene da due sciacalli, o se vera m e nt e
è riuscito felice m e nt e a sfuggire dalle grinfie di due vere «
teste di ferro ».
« Se mi hanno fottuto, guai a loro! Dodici palle a testa non
gliele leva nessuno a quei due! » dice fra sé con uno strano
inesplicabile senso di odio. Poi con la man o fa un ultimo ge -
sto di saluto a Porta ormai lon tano e si mette mec c anica m e n -
te sull'attenti.
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Esigiam o la pena di morte per tutti coloro che si
o ppong on o al nostro conflitto, destinato al l'unione
totale dei nostri popoli. Chiediam o ugualmente la
pena di morte per tutti i criminali che agiscon o
contro il popolo; gli usurai, i tra ditori, i disfattisti,
i paras siti della società, che non rispettano né la
nostra fede né la nostra razza.

Estratto del progra m m a nazional- socialista.

Il maggio re russo Michael Gostono w, capo dei par tigiani


del distretto di Minsk, era un uomo gross o e brutale, odiato
da tutti i suoi subalterni. Era un uo mo, costui, che amava «
sdraiarsi sopra i cadaveri », come si suol dire.
I suoi piccoli occhi cattivi guardavan o uno per uno
i presenti nell'isbà dove stagnava un fetore pesante di
abiti umidi e di corpi non lavati da tempo.
« Domani, durante la notte, attacch er e m o il villag gio »,
disse asciutto.
Indicò con la canna del fucile un vecchio gobb o, vestito di
indumenti molto lisi, con i piedi tutti av volti di fasce, come
migliaia di contadini russi usano fare durante l'invern o per
evitare di congelar si le estremità.
« Rasin, tu ti occup erai di appicca re il fuoco al tuo villag -
gio, dopo la mezzanotte. Quando tutto sarà in fiamm.e e i
nazi si butteranno fuori dalle capanne per correr e via, allo -
ra attaccher e m o noi e li ammazzere mo tutti, quei cani. »
Il vecchio, segnato da una vita intera di lavoro e di mi -
seria, si torse le mani disperato.
« Tovarisch Gospodin, e i nostri figli e le nostre donne ? I
vecchi, i malati? Fa un freddo terribile, che aumenta di
giorno in giorno. Sono anni che non ri cordo un inverno si -
mile. »
« Piantala, mugik, la guerra è la guerra. Tutti de vono sof -
frire, è inevitabile. Le vostre vite non hanno alcun valore ri -
spetto alla lotta per la nostra patria sovietica. Che il diavo -
lo ti protegga, vecchio, se il tuo dannato villaggio non sarà
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in fiamme esattamente due ininuti dopo mezzanotte, chiaro ?
»
Estra ss e il suo nagan e con quello colpì duramente il volto
grinzoso dell'uomo. Due denti gli schizzaron o fuori dalle
labbra e il sangue gli colò dal naso.
« Tu sei uno starotz, non dimenticarlo. Fai dunque il tuo
dovere nei confronti di Stalin che ti dà di che vivere e di che
nutrirti. La patria esige dei martiri, e non mi semb ra che tu
ne dubiti, almeno voglio cre derlo. Brucia la tua stalla per
porci in base ai miei ordini, fila! »
Il maggior e ora si volse ai suoi accoliti.
« Bisogna far sentire il polso duro, a questi fannul loni! »
sghignazzò. « Per m ettono ai fascisti di dormire nei loro let -
ti, mangiano con loro, si rimpinzano dei loro approvvigio -
namenti invece di morire di fame ma con onore. »
Si cacciò in bocca un gross o pezzo di prosciutto e lo in -
ghiottì senza quasi masticarlo, mentre una bottiglia di co -
gnac frances e passava di mano in mano. Era il bottino di un
attacco ben riuscito a una colonna tede sca, mess o in atto il
giorno prima.
« È solo con il pugno di ferro che si riesce a te nerli, questi
cani. E ora non vi sono che due alter native, amici, la vitto -
ria o la morte. Non dimenti catevi che tutti i prigionieri cat -
turati dai tedeschi vengon o orrenda m e nt e torturati prima di
esser e im piccati, è bene che lo sappiate. Non possia m o con -
tare su nessun aiuto, di nessun tipo, e la nostra vita non ha
alcun valore. Per noi, la sola cosa cui dobbia m o pensa re è
il preciso dovere nei confronti di Stalin e della nostra gran -
de e glorio sa patria. »
121
DAVANTI A MOSCA

Il freddo è disuman o, se così si può dire, e soltanto durante


la notte uscia m o dalle nostre buche per rag giungere le nuov e
postazioni ai fianchi della foresta. Come dei puri folli, e non
possia m o che esserlo per la verità, serpeggia m o co m e una
colonna che avanza disordinata, gonfi sotto la divisa di strati
di giornali a contatto diretto della pelle. Questa è l'ultima no -
vità ideata dalle nostre autorità co mp et enti. Secondo loro,
infatti, il giornale mess o a strati scalda esattam ente quanto
una pelliccia.
Gli sprovv eduti che hanno avuto il coraggi o insen sato di
addor m e ntarsi nella neve sono morti. Noialtri, che non sia -
mo per nulla arditi, abbia m o proseguito affidando ci solo alla
buona sorte, ma naturalmente siam o alla merc é di qualsiasi
cosa possa accader e, purtroppo. Il co mpa gn o che vi ha cam -
minato al fianco da tempo sprofonda nella neve e vi rimane,
im m o b il e, la man o aggrappata al suo fucile. Se vi resta an -
cora un soffio di energia, vi chinate sul poveretto, strap pate
dal collo la sua catenina di identità e ve la cac ciate nella ta-
sca. Eviterete cosi che i parenti perdano il loro tempo in mu -
tili sempre più disperate ricerch e.
La nebbia sale dal fiume e, nel nostro stato di semi- inco -
scienza, vedia m o im ma gini di sogn o. Porta, naturalmente,
vede gigantesch e tavole imbandite. Fratellino un enor m e
pezzo di lardo, ma la sola cosa che la sua grossa man o riesce
a sfiorare è il sacc o da montagna sulle spalle di Heide che lo
preced e, bian co e gelido di brina. Stupito e sconc ertato, si
conte m pla la man o vuota. Come, davv er o non esiste quel
lardo? La visione era stata così simile al vero che aveva sen -
tito perfino l'odore appetitos o di quel lardo di sogn o e la
boc ca gli si era riempita di saliva, che ades so gli cola da un
angol o delle labbra.
« Caramba! Avete visto le cupole fatte co m e cipol le? »
122
grida Barcelona.
« Siamo arrivati, dunque! Questa sera dor mia m o al Crem -
linol » grida Stege con solliev o.
« Cosa diavol o è, quella sareb b e Mosca? » mor m o ra il
Vecchio radios o, tirando una lunga boc cata alla sua pipa. «
Sentite lo scampani o? Ma perché hanno acces o tanti fuochi
nelle strade? »
Non sono le campan e che il Vecchio ha sentito, e non si è
nem m e n o nelle vie di Mosca. Sono invec e delle fontane di
fuoc o e il tuono delle granate di un violentissi m o tiro di
sbarram ent o, che quasi dissipa del tutto la nebbia fitta.
La co mpagnia piega subito su un lato, diretta ver so il limi -
te del bosc o, disordinata e affannata in mez zo agli scoppi
delle granate che sibilano nelle orec chie di tutti. Questi mi -
nuscoli ogg etti traccianti vi spezzano le ossa co m e fossero
fatte di vetro, e gli scoppi delle granate poi sono un inferno,
prov oc an o ferite orribili, e con questo freddo una morte cer -
ta, senza discussion e.
« Avanti », grida il tenente colonn ell o Moser, con voc e
rauca. Si ferma un istante e si appoggia pesan temente al suo
fucile mitragliatore.
« Sta male », dice a bassa voc e il Vecchio. « L'infermier e
mi ha detto che ha pisciato sangue ieri, co m e dire che i suoi
reni sono fottuti, ma bisogna avere almen o la testa spaccata
in due perché vi spediscan o all'ospedale. »
« Avanti! » grida Moser, il cui volto esangue è im perlato
di sudore.
Con un gesto stanco e co m e astratto, alza un brac cio e ci
indica la direzione da seguire.
« 5ª co mpa gnia, avanti! »
A gruppi, la co mpagnia prosegue. Ogni passo è una tortu -
ra, perché gli scarponi sono gelati, e duri co me fossero di le -
gno; questi scarponi, di dotazion e del l'esercito, non sono sta -
ti fabbricati in prevision e del l'invern o russo, ma Porta, natu -
ralmente, già da tem po ha scam biat o i suoi con un paio di
pesanti ma splendidi stivaloni di grossa pelle chiara dei sol -
123
dati lapponi. Lui possiede sempre tutto quello che si so -
gnereb b e di posseder e quando si esce scoraggiati da un de -
posito dov e vi hanno consegnat o quanto vi spet ta, e tutto
quello che indossa, o quasi, provien e dai depositi dell'armata
russa; nessuno riesce a capire co m e faccia quell'uo m o, ma è
un fatto che trova sempre e al mo m e nt o opportuno quello
che gli abbi sogna. L'altro giorn o, proprio mentre passava m o
da Djil, dopo aver seguito a lungo la strada ferrata, Porta a
un tratto si ferma: «Aspetta un po'! Ho la netta impression e
che ci sia qualch e cosa da recu perare in quel granaio! »
Ed ecc o che si infila co m e una lepre dentro al corpo più
basso della struttura di legno, che evidente m e nt e era una
picc ola stalla, e ne esce poc o dopo con un agnello sotto il
braccio e un bidon e di vodka in ma no. Ed ecc o ci subito tut-
ti- dentro a una buca a rim pinzarci e a bere.
« Se non ci si riempie un po' », co m m e nt a Porta, « non si
può sopravviv er e a una guerra mon diale, mai. »
Siamo sempre affamati, è proprio cosi. L'armata te desca
rappresenterà sempre per noi un luogo dov e si ha avuto pe -
renne m e nt e fame e dov e si muore dal son no, se non peggi o.
Ci viene detto che dob bia m o solo passare il fiume, dopo di
che potre m o finalmente goderci un po' di ore di riposo. Sarà
vero? Non desideria m o altro, in ve rità. Ancora qualch e notte
di questo freddo mortale e sarà la line per noi. È inutile, non
abbia m o quasi più energie, siam o al limite estrem o, tutti.
Il percorso è disse minato di corpi di cavalli morti, irrigiditi
nelle posizioni più strane. Un reggi m e nt o di cavalleria deve
essere stato falciato in un solo istante dalle micidiali « canne
d'organ o di Stalin » che fanno scoppiare i pol m o ni. Si soffo -
ca così rapida m e n te che non si diventa nem m e n o bluastri,
ma per la verità noi preferiam o quest'arma micidiale e dia -
bo lica alle granate. Si sente il sibilo del razzo in arrivo, ma
prima ancora che si abbia il tempo di mettersi in qualch e
mod o al riparo, ecc ol e già sulla vostra te sta. Il sibilo del loro
arrivo è esattamente uguale al sibilo di partenza, e ora hanno
anche uno scatto a molla, in aggiunta. Heide affer ma che
124
questo mod el lo di granata è stato interdetto all'uso dalla
Conven zione di Ginevra, ma anche i lanciafiam m e lo sono,
se è per quello, senza parlare dei proiettili esplosivi che vi
strappano d'un sol colpo la metà della testa. Heide natural -
mente possiede un piccol o libretto rosso dov e sono indicate
tutte le armi proibite e ogni volta che constata qualcosa di ir-
regolare, annota il luogo, l'ora e i testimoni in un picc ol o
taccuino nero. Più tardi, afferma, lo conse gn erà nelle mani
di una Com missi o ne Internazionale, che giudicherà i crimi -
nali di guerra.
« Sei proprio nato per pisciare controv ent o, tu », sghignaz -
za Porta. « Credi vera m e nt e, amic o, che ci si occuperà di un
picc ol o sottufficiale nazi che tutta la sua vita ha pensato solo
alla croc e uncinata e ha fatto gli scongiuri per il timore di
non mettere al mon d o dei veri piccoli nazi co m e lui? »
Questo orribile freddo riempie la foresta di strani rumori,
co m e di cristalli che si spezzano. Il vento sof fia e la neve e
la nebbia ci inghiottisc on o di nuov o. Non si fa che cadere in
enor mi buche dalle quali i co mpagni dev on o poi tirarci fuori
con enor m e sforzo.
Il « profess ore » sem bra quasi stia per impazzire, per ché
senza gli occhiali praticam ent e è ciec o, e dal mo mento che
la neve posandosi di continuo sopra le sue lenti le appanna,
non riesce più a cam m i n are in una direzion e precisa, e cosi
decidia m o di attaccarlo con un cinturone a Barcelona. Siamo
tutti molto affezionati a questo piccol o studios o norveg es e,
che in un primo tempo aveva m o tanto odiato, ed era stato
ogg etto dei nostri scherzi pesanti e crudeli, perché pro veniva
dalle SS. Come mai è arrivato in mezzo a noi? Nessuno lo
sa. Si dice che per un quarto sia ebreo, e questa è di solito
una ragion e molto valida nelle sfere delle SS per fbtterlo al -
trove. Abbiam o anche fra noi dei « tre quarti » ebrei, e Porta
stesso sostiene di es sere almen o per metà ebreo anche lui,
ma lo dice unicam e nte per mandare Heide fuori dei gangh e -
ri.
Siamo costretti ad appiattirci a terra in mezzo a un camp o,
125
perché il tiro di sbarram e nt o diventa sempre più pesante e
implacabile. I russi sem bra faccian o di tutto per impedire
che noi si raggiunga il fiume, e quando le loro granate rag -
giungon o il suolo, sentia mo uno strano rumor e, in effetti,
co m e un tonfo sor do nella neve, che poi viene sollevata in
aria, altissi ma, co m e un im m e n s o spruzzo candido.
Nelle linee opposte, questi dem ò ni hanno giusti ziato tre
dei nostri, e l'indo m ani l'hanno annuncia to solenne m e nt e e a
gran voc e, di prima mattina, co me sempre fanno quando im -
piccan o un soldato ne mic o. Nei primi tempi questi annunci
ci scoraggiav a no terribilm ente e ci riempivan o di sgo m e nt o,
poi ci abbia m o fatto l'abitudine, naturalm ente, perché a tutto
ci si abitua, in guerra.
« Le esecuzioni sono necessarie in tempo di guer ra », spie -
ga Porta, quando il nostro gruppo raggiunge il luogo e l'albe -
ro dov e oscillano i tre corpi al ven to. « I raffinati definisc o -
no una faccenda di questo tipo con il termine di ' pedag o gia
militare '; in effetti, alla massa dei soldati uno spettacol o si -
mile fa passa re la voglia di scher m ar e, non c'è dubbi o. Cre-
dete mi, molti patiboli testimonian o di una grande armata! »
« In marcia, in marcia! » grida Moser.
« Più presto! » gridano anche i capi di sezione ec -
citatissimi, minac ciand o il cielo con i loro pugni chiu si, il
che significa « andatura accel erata ». Pare che si deb ba su-
perare la postazion e dell'artiglieria, ma non è così facile
co m e sem bra! Si raccol g o n o le forze sot to il suo fuoc o in-
tenso e avanzando rapidam ent e ci si sottrae al tiro. Niente di
più semplic e, in effetti. I ma nuali militari vi insegnan o un
sacc o di cose di que sto tipo e il gross o HDV è la Bibbia del
soldato tede sco. C'è della gente che anche nella vita privata
e civile adotta i sistemi imparati su questa sacra Bibbia, e
uno di questi è sicuram ente Gustavo di Ferro di Torgau, non
c'è dubbio! Sappiam o che ha fatto quasi diventar pazza sua
mo glie, costringend ola a una vita assolutam e nte folle. Si
cam bian o le lenzuola solo ogni sei settiman e, in base ai dog -
mi dell'HDV; un ba gno solo il sabato tra le dieci e mezzo -
126
giorno, l'acqua a diciotto gradi esatti, e il cosiddetto bagn o
consiste in una doccia di sette minuti precisi, non un secon -
do di più. Dopo vent'anni di matri m oni o, sua mo glie infatti
ancora non capisce perché non si possa servirsi di una vasca
avend ola installata in casa, bench é suo marito le abbia cento
volte spiegato che la vasca può essere solo usata dagli uffi-
ciali. Sopra la porta della casa di Gustavo di Ferro, un'inse -
gna a let tere gotich e annuncia : « Ich Diene » (Io servo), e
tutta la famiglia dev e confor marcisi.
Mezzo sepolti nella neve noi cam m i nia m o , e stia mo per -
correndo il cam m i n o che ci porta alla morte. Il peso delle
armi accresc e la nostra tortura, il per corso diventa ripido e si
è costretti a aggrapparsi ai rami dei cespugli per issarsi. Pro -
prio davanti a me un fantaccino si ferma eretto e rigido
co m e fosse davanti a un muro, poi crolla nella neve dov e re -
sto per qualche minuto a conte m plarlo.
Il fuoco degli MG diventa sempre più nutrito e mortale,
sparano su di noi dall'alto della cresta, in fatti. Le salve lace -
rano e squarcian o le cime degli alberi, e pietre e blocc hi di
ghiacci o si infrangon o su di noi. La 5ª co mpagnia cerca di
interrarsi precipitosa mente, ma è urgente installare le mitra -
gliatrici in po sizione per coprire la 7ª co mpagnia che è pas -
sata in testa. Sul pendio della collina anche l'artiglieria ha
preso posizione e ben presto il rumore rassicurante dei nostri
mortai si diffonde. È terribile quando si tratta delle mitra -
gliatrici nemi ch e, ma è una musica deliziosa questo fragore
se si tratta dei nostri!
« Baionetta al cannon e! Pronti per il corpo a corpo! »
« Fai attenzion e alla tua pancia, Ivan il puzzolen te! » grida
Fratellino, che esce in quello stesso istante dalla sua buca e
balza in avanti, coperto dal fuoc o di Heide.
Quanto a me, dev o distrugger e un nido di mitra gliatrici pe -
santi russe, e lancio cinque granate che non raggiungon o il
bersaglio, però.
« Presto! » grida il Vecchio. « Bisogna farlo tacere del tut-
to quel dannato nido! » ma anche un mos c eri no verreb b e
127
am m azzato se si azzardasse ad uscire sulla neve, davanti a
un MG. « In avanti, e dove ti segna lo io! » grida il Vecchio
inferocito.
Decapsulate le mie granate a man o, le lancio cor rendo, e la
mitragliatrice nemi ca salta in aria insie m e ai suoi serventi al
pezzo. A testa bassa tutti ora ci lan ciam o verso la trincea ne -
mica e in certo qual mod o ora il pericol o è quasi diminuito
della metà, a condi zione che nessuno di noi si precipiti co m e
un imb ecille dentro il cam m i na m e nt o, che può nascond er e
ancora qualche russo che ci aspetta al varco.
« Ripulire » una trincea con le granate, è un lavoro che co -
noscia m o bene, ma è necessario che il nemic o non abbia il
tempo di dire « a » nei primi tre sec on di. Passando, lancio le
mie granate dentro tutti i bun ker che vedo, e questi saltano
im m e diata m e nt e alle mie spalle. Un gruppo di soldati russi
si trova ancora interrato nell'ultimo cui arrivo corrend o, e la
mia ultima granata è per loro; la neve diventa scarlatta, mi
strappo di spalla la mitragliatrice leggera, ne vuo to tutto il
nastro su qualsiasi cosa vedo anche solo lieve m e nt e muo v er -
si, e finalmente crollo a terra in mezzo a tutti questi corpi di -
laniati.
« Ben fatto », co m m e n ta il Vecchio soddisfatto.
« Verrà citato co m e eroe del giorno nel co municato di que -
sta sera », ride Fratellino. « Poi si renderann o conto che è un
ebreo, e allora lo impicch erann o con una stella di David at -
taccata al culo! »
« Riposo », ordina finalmente il tenente colonn ello Moser,
« cinque minuti. »
Quasi tutti si addor m e ntan o quasi istantanea m e nt e e an -
ch'io sto per assopir mi, ascoltando lontana la voc e di Porta
che racc onta qualc osa a proposito di un asi no che...
« 2ª sezion e, in testa. Si parte. Sbrighiam o c i, fan nulloni»,
ordina Moser.
Le granate nemic h e piov on o tutt'intorno, e buttan do un'oc -
chiata alle nostre spalle ci congratuliam o con noi stessi per
non essere più dentro quella trincea, perché ora è tutta una
128
pesante cortina di fuoc o.
« Ecco il fiume », annuncia il Vecchio con sollie vo, indi -
cando con la canna del suo fucile una specie di largo fossato
in cui scorre dell'acqua sporca. Anche il ghiacci o che la rico -
pre è mperto di uno strato di polvere grigiastra.
« E pensare che sono settiman e che corria m o dietro a que -
sta specie di latrina da camp o! Capisco final mente perché
nessuno ne aveva mai sentito parlare! »
« Il fiume si chia ma Nara », mor m or a Moser. « Allora ci
siam o, se Dio vuole! E non dev e essere or mai molto lontano
da Mosca, a quanto dicon o. »
« Non ci sarebb e un tram? » chiede Porta. « Le mie ginoc -
chia co min cian o a diventare un po' troppo do lenti. »
Tutto è stranam e nte scoraggiante, da qualch e tem po: An-
che se siam o passati di vittoria in vittoria, al men o ufficial -
mente, e anche se abbia m o visto passare davanti a noi inter -
minabili colonn e di prigionieri, solo l'ostinato Heide crede
ancora in una fine glorio sa della nostra guerra.
La 3ª co mpagnia si appresta ad attraversare la spon da
ghiacciata, sotto la protezion e delle nostre armi au tomatiche,
ma non è ancora a metà del percors o che tutto il fiume sem -
bra esplodere. L'acqua giallastra e male o d orante sprizza in
aria a getti altissimi, una co lonna di fuoc o fa scoppiare tutti
insiem e i blocc hi di ghiacci o che ricoprivan o la superficie, e
la 3ª co mpa gnia sparisce, corpi, armi e tutto dentro l'acqua
che ribolle.
E ora le «.canne d'organ o di Stalin » co min cia no a tuonare.
Tutti i pianeti dell'univers o ricadon o con fragore sul suolo e
il cielo si copre di lapilli in candes c enti che esc on o senza so -
sta dai razzi e sem bra no stelle filanti. E, dov e vanno a cade -
re, anche la più picc ola om bra di vita sco mpar e d'acchito.
«Porci!» grida Heide inferocito.
« E perché mai? » risponde Porta. « Loro adoperan o lutto
quello che si trovano sotto m an o per cercare di fermarci, e
non la smetterann o se non quando ci avranno incastrati. Io
credo proprio che il tuo gran de Führer si è preparato con le
129
sue mani una bella sorpresa, là. Del resto gli austriaci hanno
sempre una tale inventiva! »
« Joseph Porta, è mi o preciso dov er e segnalarti al NSFO.
Tientelo per detto, chiaro? »
« Basta con queste storie, su », intervien e il Vec chio irrita -
to. « 2ª sezion e, avanti tutti, dietro di me. »
Porta inciampa nel corpo di un maggi or e tedesc o che porta
ancora al collo la croc e di cavaliere.
« Gli eroi crepan o tutti », co m m e nt a Fratellino met tendosi
a cavalcioni sul cadav ere, per sfilarne una grossa borraccia
piena di vodka che poi fa passare ad ognun o di noi.
« L'hai fregata al diav ol o questa roba, perdio? » tos sisce
Porta mettendosi una man o al collo che si sen te bruciare. «
È vetriolo puro! »
« Cosa state co m b i nand o, fannulloni? » grida un ser gente
scon os ciuto.
« A rapporto, sergente. Stiamo cercando di riani mare il
mag gi or e! »
« Sbrigatevi e via », ordina il sergente correndo ver so la
foresta.
« Hai guardato bene? » mor m or a Porta.
« Mi ero quasi dimenticato, merda! » risponde sgo mento
Fratellino aprendo impassibile la masc ella del morto. « Tre
denti d'oro purissim o. »
« Ma cosa avete distribuito da bere, è un vero or rore! »
dice a sua volta il Vecchio.
All'improv vis o una mitragliatrice co min cia a cre pitare; ve -
diam o delle sago m e scure poco lontane e sentiam o delle pa -
role inco mpr ensibili. Butto una gra nata, rispondon o delle
grida.
« Razzo illuminante », ordina il Vecchio.
Il razzo fosforesc ente si alza in cielo e tutto si illu mina di
una luce bianca e accec ante e noi sem bria m o spettri in un ci -
mitero.
« Fermi, fermi tutti! » urla il Vecchio con angos cia, e per
radio grida: «Qui reggi m e nt o di blindo 27 ZBV».
130
« Qui cacciatori 106. Parola d'ordine? »
« Mela bacata », risponde il Vecchia
Ci rimettiam o in piedi e ci incam m i nia m o verso il bosc o
ceduo. Toh! Ecco arrivare il sergente di poc o prima." « An-
cora voi! » grida quello. « Andate a farvi fottere, Cristo! » e
raggruppa i suoi uomini.
«Che coglioni!» co m m e n ta Fratellino. «Farsi spa rare ad -
dosso dai cam erati, per pura imb ecillità! »
« Eccovi qui, felice m e nt e », grugnisc e avvicinandosi a noi
un colonn ello ciec o da un occhi o, rivolto al Vec chio. « I
Rossi hanno minato tutte le sponde del fiume, ma non sono
riusciti a far saltare il ponte, che bisogna attraversare seduta
stante. Passate prima voi con la vostra sezione e stabilite una
testa di ponte, io vi seguo con la mia co mpagnia. Filare, ser -
gente. »
« Sì, signor colonn ell o », risponde il Vecchio, apa tico, di -
rigendosi verso il ponte.
A cosa servireb b e far osservare a questo colonn ell o che
non siam o ai suoi ordini? Ci considera un dono del cielo
quello, e ci adopererà per poter stabilire una testa di ponte.
Si rallegrerann o con lui dopo, ma siam o noi a pagare, natu -
ralmente.
« Vai avanti tu », ordina il Vecchio a Porta che ha sotto -
braccio il suo MPI.
« Sei un po' tocc o, amic o », risponde Porta, senza al cun
imbarazzo. « Se Adolfo in persona mi ordinasse di mettere
un piede su quel ponte, io gli direi di no. Rivolgiti a Julius. »
« Mi credi matto, forse? » ribatte Heide, col volto contratto
dall'ira.
« Il fatto che tu sia me m b r o del Partito, lo dim ostra, se è
per quello. »
« Basta! » grida il Vecchio. « Vada avanti Porta con te. Si
tratta di Mosca ora. Ti metterai in posizione al terzo pilone,
mentre Sven ti copre, e lancerai da laggiù le granate, chiaro?
»
Con mille precauzioni procedia m o malfer mi lungo una pu-
131
trella d'acciaio talmente scivol osa che rischia mo parecchie
volte di precipitare. Non ho solo da por tarmi appresso le
granate ma anche la sacca delle mu nizioni, e i russi ci spara -
no addoss o, senza sosta.
« Il nostro vicino ci acc oglie fra le sue tenere brac cia! »
dice Porta, sollevand o all'indietro il suo cilin dro giallo.
Molto lentam ente, carica la mitragliatrice e versa sul con -
gegn o una mezza bottiglia di olio russo.
« Chi bene ingrassa, bene proced e », dice. « L'ho im parato
da un cinese che faceva il ruffiano nel 19 3 7. Forniva un chi -
lo di vaselina alla settimana alle sue puttane, perché non si
accorgess er o di quello che ve niva loro infilato dentro! »
Un rumor e sordo, è Fratellino che si butta a terra con il suo
MGvicino a noi.
« Salute, ragazzi! »
« Hombre! » ge m e Barcelona. « Questo mi ricorda altri
tempi, quando erava m o sull'Ebro, insie m e agli spaghetti in
camicia nera. »
Una granata di mortaio russo fa saltare la metà del pilone,
due uomini feriti cadon o dentro il fiume sot to di noi, e un
cannon e auto matic o tuona dalla parte opposta. Queste picco -
le granate sono odios e. Fan sal tar via delle scheg g e di ce -
mento dai piloni, che sibi lano passando vicino alle nostre
orecc hi e. Ed ora ecc o due Maxim pesanti che ci sparano ad -
dosso con rab biosa insistenza.
« Indietro! » ordina il Vecchio, tesissi m o.
Ma se noi ci apprestiam o a ritirarci, sarà il colon nello cie -
co da un occhi o che si appresterà a sparare su di noi, e tutto
som m at o preferia m o ancora rima nere sul posto.
« Tenete duro, ragazzi! » grida una voc e dall'argi ne. « Ar-
rivano i lanciafia m m e ! »
È vero. Eccoli là i guastatori con i loro lanciafia m me e le
cariche esplosiv e che volano al di sopra del fiume. Attacco
su tutta la linea dei primi bunker do ve i soldati si difendon o
con ferocia inaudita. Sono dei komso m o l della region e indu -
striale, coraggi osis simi. Mi è stata data una sacca piena delle
132
atroci gra nate a man o di nuov o mod ell o. Jl tenente guastato -
re mi aveva mess o in guardia, consegnan d o m e l e : « Anche
solo una goc cia di questo liquido su una man o, divo ra la car -
ne ». E la prova su un cane ci aveva fatti restare allibiti. Il
pover o animal e infatti aveva ac cennato due o tre salti, aveva
urlato, e quasi subito non ne era rimasto che lo scheletro.
Sono tutto solo con la mia sacca, mentre gli altri si tengo -
no a prudente distanza. Appoggiato da due guastatori attacc o
il primo bunker, uno di quelli gran di muniti di ascens or e, la
cui cupola sporge dal terre no co m e una grossa tana di talpa.
Lancio tre granate, e lo spesso strato corazzato sem bra fon -
dersi, mentre il fumo acre brucia gli occhi e i pol m o ni, a di -
spetto delle nuov e masch er e che portiam o in viso.
« Me la batto, io », dice uno dei guastatori, « Restare è
pura follia. »
« Tu resti qui, invec e », lo minac cia il co mpa gn o con il suo
lanciafiam m e . « Non dimenticarti che sei con noi per puni -
zione, perché avresti dovuto essere liquidato a Gemershei m,
traditore! Il capo esige che tu stringa il culo qui, ma tu non
vedrai mai Mosca, te lo dico io. »
Io taccio. Non mi riguarda affatto che un tenente degradato
sia stato trasferito nel corpo dei guastatori lanciafia m m e . Ne
facciano pure ciò che voglion o i suoi co mpagni. Corro verso
la buca più vicina, lan cio ancora due granate e mi appiatti -
sco sul fondo.
I guastatori mi raggiungon o, delle lunghe lingue di fiam m a
si dirigon o sibilanti contro il bunker, e nel medesi m o istante
l'ex tenente si alza dalla buca e si precipita verso la trincea
russa, con tutte e due le braccia alzate.
« Fottigli una granata! » grida il suo co mpa gn o pie no di
odio.
« Fatevi i fatti vostri, se bisogna ucciderlo non tocca a me.
»
« Tovarisch, tovarisch! nicht schies s e n! (compagni, co m -
pagni! non sparate!) » urla il tenente a qualche metro dalla
trincea russa.
133
Mi auguro di cuore che ci arrivi, perché è una mor te orribi -
le altrimenti per lui, a Gemershei m, in fon do a una cella!
Noi lo sappiam o, noialtri della 5ª co mpa gnia, che ci trovava -
mo là di guardia, appena dopo la campagn a di Francia. Il
capo della sezione speciale, l'Oberfeldt w e b el Schòn, era in-
sopportabile, per la verità. Per poc o non aveva rotto la schie -
na a Fratellino che a sua volta gli aveva tirato uno scrit toio
di quercia addoss o. Il gigante ne è uscito un po' sciancato
per sempre, dopo questo scam b i o di gesti di amicizia...
Prima di tutto bisognav a cercare di evitare di es sere chia -
mati dal co m an dante della prigione, il te nente colonn ell o
Ratcliffe, che era il più odiato fra gli ufficiali, ma tutti per la
verità si odiavan o a più non posso, e l'intera Gemershei m vi -
veva veram ent e con il coltello fra i denti, mentre la povera
co mpa gnia di guardia se la cavava co m e poteva. Le varie
co mpagni e restavan o solo qualch e mes e, ma molto più di -
sgraziato era il personale perman ente, condan nato a vita, an -
che se possede v a le chiavi delle celle! Nessuno osava uscire
da solo dalla prigion e, per pau ra di imbattersi in un prigio -
niero liberato, che torna va a « rivedere » la sua prigione du -
rante un permess o. Porta ed io abbia m o incontrato una volta
un tenente, talmente dec orato da sem brare una cartolina po -
stale, che una notte, in trincea, ci raccontò che desiderava ar -
dente m e nt e ritornare a Gemersh ei m, per regolare i conti con
tre tipi del personale perman en te. « Ma mi am m azzerann o
prima, forse! » gridava fol le dal desiderio di vendetta. Non
riuscì mai, co mun que, a tornare a Gemershei m, perché i cac -
ciatori russi su sci lo am m azzaron o la notte stessa.
Strano, però! I seviziatori se la cavan o quasi sem pre, di so -
lito! Assassinano legal m ent e giorn o dopo giorn o, e ogni
mattino reca loro nuovi nemici da uccidere; e si può incon -
trarli, pensionati, che ten gon o i nipotini sulle ginoc c hia!
Il guastatore alza il suo lanciafiam m e , prende di mira con
estre ma cura il tenente disertore, che ora è molto vicino alle
linee russe.
« Maledetto traditore! » borb otta il soldato, la cui voc e
134
suona cupa e sorda sotto la masch era a gas.
La lingua di fuoco passa radente il terreno sconv ol to, e del
tenente non resta che una mac c hia nera, pro prio a pochi me -
tri dalla trincea nemi ca. Due sec ondi ancora, e si sarebb e
salvato.
Io non co mpiang o chi si co mp orta co m e un imb e cille, per -
ché se si vuole vera m e nt e disertare e cavarse la, occ orre una
minuziosa preparazione. Quel cretino ha avuto quello che gli
spettava, tanto più che essen do stato a Gemersh ei m, avreb b e
dovuto sapere co m e ci si protegg e dalla morte!
L'attacc o continua, si dem olisc on o i bunker uno ad uno,
opere impon enti predisposte dalla organizzazion e di difesa
di Mosca; villaggi che sono già stati fatti sal tare una volta,
saltano di nuov o, ci si batte per ogni metro di terra, mentre
dei ponti veng on o gettati sen za soste sul fiume, per le lun -
ghe colonn e di carri e di batterie pesanti che avanzan o verso
la capitale russa, di cui ora si distingue nettam ente il profilo,
non lon tano. Tutta la notte ci battiam o contro dei nemiti sfi-
niti ma indo miti, che applicano alla lettera la tattica della
terra bruciata. Non si riesce dunque a re cuperare niente, e il
freddo aumenta di ora in ora. Gela a 52 gradi sotto zero, e il
peggi o è che non ab biam o olio antigel o per le armi. Arrivia -
mo al punto di agganciare delle pietre surriscaldate intorno
agli ingranaggi per evitare che si inceppin o, dato che la no -
stra sopravviv enza dipende solo dall'efficienza delle nostre
armi automatich e.
Per di più, dal calar della notte, ecc o i « macinini da caffè
», vec chi bim ot ori che portano picc ole bo m be agganciate
sotto la fusoliera. Finché si senton o i mot ori in mot o si può
ancora sperare, ma quando so pravvien e il silenzio, nascon -
detevi, e al più presto! Un sibilo, un'o m bra sulla neve, e to -
sto il fragore della bo m b a e le grida dei feriti. L'altra notte
Porta è riuscito ad abbatterne uno, ma il pilota ha ucciso tre
dei nostri prima di uccidersi lui stesso, così ci è passata la
voglia all'istante, di avvicinare un pilota russo a terra.
Fa talmente freddo che, nonostante il tremen d o rischio,
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che ne consegu e, non resistiam o alla tentazione di accend er e
grandi falò, e questo ci procura almen o delle pietre calde.
Dal mo m e nt o in cui i fuochi co min ciano ad ardere, però,
tuonano le de m o niac h e cali bro 75; gli osservatori russi infat -
ti non posson o non vedere i fuochi, e dov e c'è un fuoco c'è
un nemic o, è ovvi o.
« Che freddo, Dio che freddo! » piange Stege dispe rato. «
Se soltanto si potesse rimaner feriti e farsi eva cuare! Darei
una gam b a per un buon letto d'ospe dale. »
Barcelona si strofina frenetica m e nt e il viso, per sal vare il
suo naso già pericol osa m e nt e bianc o, ma Porta lo mette in
guardia. Lui se ne intende e sa che cosa
biso gna fare in questi casi.
« Non troppo forte, amic o, se no il tuo bel nason e ti salta
via. Fregati con la neve, è il solo mezzo pei scong elare una
protuberanza cong elata. »
Barcelona non sareb b e il primo, in effetti, a per dere il na -
sol Ce lo si ritrova inaspettatam ente fra le mani, e al suo po -
sto c'è solo un foro.
« Sono ben energich e le cimici, però! » grida Porta, grat -
tandosi co m e un cane pieno di pulci. « Solo quan do gli si
gela il pungiglion e quelle tagliano la corda! Ma è sufficiente
riscaldarsi un poco e appallottolarsi per dor mire, e loro si
metton o subito a fare casino. »
« È la guerra », replica il Legionario, « anche le ci mici si
battono contro gli invasori fascisti. »
« Io non sono mai stato fascista; che marcino tutte contro
Julius Heide, che è pieno di sangue nazi, perdio! »
« È ben strano però, essere quasi a Mosca! » escla ma Ste-
ge. « Sei mesi fa non ci si pensava neppure, ma ora si tratta
di penetrare nella città e in quindici gior ni avre m o firmato la
pace, finalm ente. Quando sare mo sulla Piazza Rossa, Stalin
sarà fottuto, amici. »
« È più lontano di quello che crede, il Cremlino! » dice
Porta che batte i piedi per terra per scaldarsi.
« Il Cremlino? Ma se si vede di qui! »
136
«Abbia m o anche visto l'Inghilterra, se è per quel lo, ma
non ci abbia m o mai mess o i piedi sopra. I Lord non avevan o
che da co mp ortarsi bene, crede vam o, ed ecc o fatto tutto.
Noialtri tedeschi abbia m o proprio la mania dì grandezza,
però! 'Che Dio puni sca l'Inghilterra! ' diceva il Kaiser! Per-
ché non l'ha fatto lui stesso, maledizion e? Ora è la volta di
Adolfo, ma io tem o proprio che non ce la faccia neanch e lui,
anche mettendo c ela tutta. »
All'alba, tiro micidiale da parte dei russi. Le cannonate si
succed on o senza interruzione, e scavan o enor mi crateri nel
suolo ghiacciato. Dalla foresta, ecc o che si vede la fanteria
nemica! Spossate, le sezioni tede sche esc on o dalle rovine,
mentre dei razzi illuminan o le orde sovietich e che arrivano
co m e una marea, get tando urla selvagg e. Con rapidità feb -
brile si installano le mitragliatrici, le baion ette luccican o, si
predispon gon o le granate sul bordo della trincea, ma se arri -
vano fin qui, certo è la fine. Siamo troppo pochi or mai per
un corpo a corpo, e non ne sono rimasti molti di quelli che
partiron o all'attacc o il famos o 22 giugno! La maggi or parte
di loro è una lunga fila di cadav eri fra Minsk e Brest-Litow -
sk, e da Kiev a Mosca. A migliaia navigan o nel Volga e nel
Dniepr, gloriosi morti im m ol atisi per la grande Germania e
il suo Führer.
Un fantaccino esce da questa nube di vapore nera e rossa,
scoppiando a ridere co m e un folle; getta il suo fucile e anna -
spa co m e un animale ferito sul suolo, frustato da una pioggia
di ferro e di fuoc o. Nessuno pensa a fermarlo, perfino uno di
quei cani delle gen darmerie si accorger e b b e che è impazzito,
perché le sue grida sono inequiv o c a b ili; non è certo un si -
mula tore, purtroppo. I gendar mi lo spediron o all'ospedale,
ma posson o ugual m e nt e abbatterlo, per sbarazzarsen e.
Il tiro tedesc o non è men o terribile, ma i russi pro cedon o
impassibili verso questo fuoc o mortale. Una nuova fila di
vivi rimpiazza subito la fila dei morti. È co m e un flusso di
marea di uomini in unifor m e kaki, tra i quali si ricon os c o n o
subito i co m m i s sari politici, con i loro berretti di pelo dalla
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falce e mar tello. Aggiungete la croc e verde, segn o di potere
im placabile! Guai al soldato sovietic o che esiti anche solo
un istante ad avanzare, i co m m i s sari se ne inca ricano im m e -
diatam ente. Le granate volano, i contatti con la nostra retro -
guardia sono interrotti e quelli attaccan o, baionetta in canna,
in ranghi co mpatti falciati dalle nostre armi.
« Che massacro! » dice Heide. « Sono veram e nte dei fana -
tici. »
« Mica poi tanto. Da loro, l'uo m o costa molto men o caro
di una munizion e. E prima ancora di averne am mazzato la
metà, noi non avre m o più niente da spa rare. Non siam o i pri-
mi ad aver tentato, del resto. La Russia non la si può prende -
re, è inutile. »
Di colpo, due russi saltano dentro la trincea e se Fratellino
non si trovasse sul posto il tenente colon nello Moser e il
Vecchio ora sarebb er o già stati infil zati. Ma con il suo gi -
gantesc o pugno lui li prende per il collo, e li strozza.
Proprio nel med esi m o istante in cui risuona l'ordi ne di riti-
rarsi, arriva in appoggi o una batteria di ar tiglieria. Fuoco nu -
trito di granate al fosforo sul ne mic o, e le ondate umane in
un batter d'occhi o sono mutate in torce. Le successiv e esita -
no, infatti, e i co m m i ss ari sparano nel gruppo, ma invano; i
loro uo mini si ritirano, presi dal panico, ad intere colonn e, e
all'improv vis o ecc o che la terra di nessuno è di nuov o deser -
ta... no, non deserta, tutt'intorno giaccio no dei mon c o ni, dei
cadaveri, e dappertutto nel fitto sottob os c o relitti umani si
dondolan o al vento.
Puliamo le armi, riempia m o di nuov o i caricatori, lavoria -
mo co m e pazzi. Chissà quando ritorneranno, quelli? Le slitte
mot orizzate di approv vigi ona m e nt o arrivano alle nostre
spalle, e aiutiam o i soldati del conv o gli o a scaricare le muni -
zioni. Sono dei vec chi fanti dell'ultima guerra, che lo stato
mag gi or e ha de stinato a questo co mpito per risparmiar loro
il fron te, ma hanno da co m b attere contro i partigiani e le
mine, in co mp en s o. Dei poveri fossili, che non parla no più
di donne e si acc ontentano di scrivere lunghe lettere a delle
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mo gli dal viso sciupato, terrorizzate dalle incursioni aeree
sulla Germania. E molti di loro hanno figli della nostra età,
che sono in prima linea, purtroppo.
Subito dopo il calar della notte, nuov o attacc o dei russi,
che marcian o ora spalla contro spalla. Per for tuna la nostra
artiglieria li falcia, e per tutta la notte questo mac ell o uman o
prosegue sulla piana. Avanzia mo su cumuli di cadav eri, ag -
grappandoci alle loro braccia irrigidite per non scivolare sul
terreno gelato, ma verso il mattino, nuov o attacco. Questa
volta, sfon dano il tiro di sbarram ent o é noi ci prepariam o al
nostro ultimo co m b atti m e nt o. Ma, cosa straordinaria, il mal -
tempo ci salva! Una tempesta di neve arriva sopra il fiume e
ricopre la terra co m e un piumin o di neve. Impossibile rico -
nosc er e l'amic o dal nemi c o. Si marcia alla cieca, si grida la
parola d'ordine, e se la risposta non giunge nell'intervallo di
qualch e istante la baion etta si ficca dentro a un corpo. Solo
chi è più rapido riesce a prolungarsi la vita, ma spesso si
pren de un abbaglio e si apre il ventre di un co mpa gn o. Che
cosa importa, pur di sopravviv er e! Questo tipo di guerra non
ce l'hanno insegnato -alla guarnigion e; però, questa è la
guerra delle bestie feroci e selvag ge, e durante le brevi pause
affiliam o i coltelli da trincea, la cui lama ora potrebb e fun -
gere da rasoio.
Per protegg er ci dalla tempesta furiosa ci siam o avv olti il
viso con degli stracci, solo gli occhi sono lir beri, ma l'olio
delle armi gela e le mitragliatrici rischiano di diventare inu -
tilizzabili, ed è il corpo a corpo, ora, dov e coltelli e pale
sono le nostre armi migliori. Abbiam o, per nostra fortuna, le
pale dei sol dati russi uccisi, e quelle di Ivan sono molto mi -
gliori delle nostre. Nelle mani di Fratellino una pala tede sca
si rompe al primo colpo, mentre quelle rozze dei russi resi -
stono e tagliano di netto la testa che salta via co m e una pal -
la, sempre che si colpisca proprio sotto l'orecc hi o, natural -
mente. Non bisogna colpire la gola infatti, perché è sovente
protetta dal tessuto mol to spesso del baver o del cappotto.
Pala in una man o e revolv er nell'altra, si salta di buca in
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buca, pronti a balzare di nuov o quando si è ripresa un po' di
lena, e quando il cuore che batte all'impazzata si è un po'
cal mat o. L'artiglieria pesan te ha piazzato uno sbarram e nt o,
ed è un inferno. Dalla foresta escon o im m e n s e fiam m e bian -
che e gli alberi cadon o co m e sotto una falce gigantesca. Si
vedon o i russi che si rifugiano dietro ai morti usandoli co m e
scher m o, poiché un cadav ere è ugual m ent e efficac e di un
sacc o di sabbia. Per quel che riguarda la sensi bilità, al fronte
non c'è più posto per essa; ma non lo rimprov erate ai disgra -
ziati soldati, bensì ai criminali che prov o c an o le guerre!
Spari e attacc o cessan o, lentam ent e. Quello che si sente
ora sono le grida dei feriti, e proprio davanti alle nostre linee
c'è un uom o che grida da tutta la mattina e che ci rende folli.
Gettiam o delle granate verso il punto dov e pensiam o si tro -
vi, ma ogni volta che la neve ricade e noi pensiam o di averlo
raggiunto, quello riprende i suoi atroci ge miti. Il Vecchio
pen sa che abbia ricevuto una carica esplosiva nel ventre, e la
sua morte avverrà perciò con molta lentezza; non può essere
infatti un proiettile penetrato nel pol m o ne, che rapidam ente
soffoca il malcapitato che ne è stato colpito; si soffre terri -
bilm ente, certo, ma alme no la morte è quasi istantanea. La
cosa migliore è ancora lo scoppio di una granata nella co -
scia, per ché l'arteria sezionata vi svuota del sangue, prima
che abbiate il tempo di acc org er v en e. Le ferite al ventre e
alla testa sono le peggi ori, e anche se si an dasse alla ricerca
di quei poveretti rischiando la pro pria pelle, cosa si potrebb e
fare per loro? Sono fottuti. Chi sarà? Un tedesc o, poich é gri -
da costante m e nt e:
« Mutti, mutti! Hel miri » (mam m i na, ma m m i n a, aiu tami!)
Un russo gridereb b e « Matj! » e sicuram ent e poi deve essere
giovan e perché in caso contrario non Chiamere b b e sua ma -
dre. I più adulti chiaman o le loro mo gli, infatti.
Non se ne può più, e al crepusc ol o il Vecchio chie de vo -
lontari per andare alla ricerca del ferito. Nessuno si fa avan -
ti.
« Razza di cogli oni! » dice, issandosi sulla spalla la barella
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della fanteria.
Moser vuole fermarlo, ma senza alcun rispetto per il gra -
do, il Vecchio gli da uno spintone.
« Merda! » dice Porta, levando la barella dal dor so del
Vecchio. « Andiam o noi a cercare quello sciagurato che non
fa che gridare! Ma al ritorno gli rompia m o il collo, a quello.
Forse è un volontario an che, che si illudeva che la guerra è
un gioc o da signori! »
Piegati in due corron o nella terra di nessuno. Fratellino
agita uno straccio bianc o, cosa che non è d'al tronde così in-
dispensabile perché i vicini dev on o sof frire quanto noi di
queste urla. Gli spari si arrestano, infatti, co m e per incanto. I
due spariscon o nella buca di una granata, ma non è certo
piacev ol e per nessuno trovarsi così a tiro di fuoco. Moser
spedisc e di furia una staffetta alla retroguardia e il co m an -
dante russo dalle linee nemi ch e agita una bandiera bianca.
La loro artiglieria si è zittita, così co m e la nostra. Porta esce
dalla buca, molto vicina alla trincea nemica, e raggiunge il
ferito, che non ha che diciassette anni e co m e diceva il Vec -
chio, una carica di esplosiv o nel ventre lo aveva dilaniato.
Porta e Fratellino l'hanno ora ricond otto indietro, ma muor e
poco dopo e noi gli abbia m o sacrificato una preziosa dose di
morfina. Non c'è tempo per sotterrarlo e lo ricopria m o di
neve.
A turno, ognuno si avvicina al fuoco per scong elare le
armi e riscaldare alla me gli o le ossa ghiacciate I russi hanno
in dotazion e delle masch er e contro il freddo, mentre noi
dob bia m o acc ontentarci di sciar pe, e depredia m o i cadav eri
nemici per toglier loro quelle ecc ellenti masch er e e gli stiva -
li di feltro.
« Oggi è il primo dice m b r e », dice Heide, « la guer ra sarà
presto finita, amici. »
Stupefatti, cessia m o di battere i piedi per terra vi cino al
fuoc o. « Come fai a saperlo? Stalin ti ha tele fonato, forse? »
« Il Führer ha dichiarato che questa sporca razza di ver mi
sarà sterminata a Natale», afferma fiero Heide.
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Lo scoppio di risa è tale che i me m b ri del Partito non de -
von o certo essere in forte maggi oranza al fronte, evidente -
mente!
« Dio, che freddo che fa! » ge m e il Legionario, but tando
un pezzo di legno sul fuoco che si va spegn end o.
All'interno delia foresta abbaia una mitragliatrice, e il suo
crepitio som m e s s o appare co mi c a m e nt e ano dino rapportato
a quello delle granate. Accendia m o dei fuochi, molti fuochi,
per riuscire a sopravviv ere a questo freddo mortale, mentre
alcuni mortai cre pitano, delle granate filano sopra le nostre
teste in lunghe sottili traiettorie, ma sono abbastanza lontane
e non ci sentiam o inquieti, a parte Stege che non rie sce a
non guardare costante m e nt e nella direzione di partenza del
tiro.
«Calma, ragazzi», dice il Vecchio, « non perdia m o il con -
trollo dei nervi senza ragion e. Avranno biso gno di tempo
ancora, prima di arrivare fin qui. Sarà solo quando la neve
co min c erà a sciogliersi che bi sogn erà stare con le orecc hi e
tese e non chiudere mai tutti e due gli occhi. »
« Ma perché aspettare proprio qui? » chiede Barcelona in-
quieto.
« Perché gli ordini sono gli ordini. La guerra è fat ta così,
non è lecito fare di testa propria. »
« Oh, che merda! Da quando abbia m o mess o piede in que -
sta stramaledetta marcia armata, non si sente che questo '
verb o indiscutibile '. Gli ordini sono gli ordini! E tutto per -
ché un cretino col baver o della di visa pieno di nastri ricama -
ti l'ha deciso. »
« Le tue stellette di tolla dev on o pesarti molto, ser gente
Blom », ride Porta. « Ma non è difficile, sai, sbarazzartene.
Devi solo dichiarare di averne le balle piene, e a Gemer -
shei m ci sono un sacc o di specialisti nello scucire le stellette
dalle spalline. »
Una granata di mortai scoppia al limite della fo resta; ne se -
guon o altre, poi un sibilo seguito da ge miti e grida. Ora bi -
sogna sbrigarsi perché nell'area di 50 metri tutto fra qualch e
142
istante sarà distrutto. Prima ancora che noi si sia riusciti a
correre sotto un riparo, infatti, ecc o un'esplosion e enor m e, e
scoppi susseguenti che sibilano co m e draghi infuriati. Il pa -
nico che ci ha invaso tutti è a malapena svanito, quan do ne
arriva una sec onda, e mi sono appena alzato per correre a un
riparo, che la bo m b a scoppia proprio davanti ai miei piedi, e
una valanga di neve mi rico pre. Trasfor mato in una palla di
neve, cerco di avvi cinar mi allo squarcio del terreno prov o c a -
to dall'esplo sione, dov e già Porta e Stege si stanno appiat -
tendo. Con stupore sento molto calore dentro la cavità, e la
neve infatti cola in acqua lungo i bordi del cratere. Ancora
un sibilo prolungato poi un'altra spaventosa detonazion e, e
un'ondata di aria calda passa sopra di noi simile a un fiato
mortale.
Come una foglia morta durante un uragano, veng o proiet -
tato lontano, proprio nella terra di nessuno, ma qui il mio
volo viene brusca m e nt e arrestato dai fili spinati, e quando
poco dopo riprendo con os c enza sen to degli spari che pro -
veng o n o da un folto di alberi scuri. Disperato e sgo m e nt o,
mi butto a scavare con le mani una buca per interrarmi in
qualch e mod o ma una nuova granata sem bra stia per cadere
pro prio sopra di me. L'esplosion e è così violenta che qua si
mi mozza il respiro, e ne segue dopo qualche istan te un'altra.
Mi butto a correre verso la nostra posta zione, e correndo
sento un sibilo che corre anch'esso sopra la mia testa, e
pio m b o dentro la trincea proprio mentre l'esplosion e scoppia
alle mie spalle, inondan doci co mpl eta m e nt e di neve.
All'improv vis o, il fuoco dei mortai sem bra cessa re. Ci rag -
gruppia m o dentro le rovine del villaggi o e qui il Vecchio, di
umore pessi m o, reclama il controllo delle piastrine di identi -
tà perché, a suo avviso, non ha alcuna importanza per le au -
torità e le alte sfere del l'esercito, se verre m o tutti uccisi o
men o. Prima di tutto è necessario fare un conteg gi o preciso
delle per dite, per poter provare in mod o indiscutibile che
sia mo morti. Tutto questo, ovvia m e nt e, al fine di po tersi ac -
certare che nessuno ha disertato, e in caso con trario invec e,
143
al fine di poterne riferire alla gendar meria. Durante la prima
guerra mondiale, venner o conteggiati ben 89 1 6 disertori dei
quali solo sette usciron o indenni, fatto questo che col m ò di
giòia la gendar m eria stessa. Un buon ese mpi o, dunque, per
ispirare a noi il terrore di agire allo stesso mod o di quei po -
veracci! L'ultimo di quelli che avevan o ten tato di disertare
l'abbia m o tenuto noi sotto stretta sorveglianza per ben sette
giorni, prima che la gen darmeria finalm ente se lo acc ollasse
e se ne occu passe personal m e nt e. Sua mo glie gli aveva scrit -
to che il mare aveva rotto gli argini e che il fieno bagnato
aveva co min ciato a marcire. « Se solo tu potessi essere qui,
Herbert!» aveva scritto la donna, senza sapere che questa
frase avreb b e significato la morte certa del marito. Il conta -
dino Herbert Damkul infatti si era mess o in viaggi o, ina era
stato riacciuffato nei pressi di Brest-Litowsk. Era stato se -
gnalato mancante all'ap pello da sole dicianno v e ore; e, sedu -
ta stante, condan nato a morte al camp o di Paderborn, fu fu-
cilato qual che giorn o dopo a Scnnclager. Pioveva, e il suo
fieno continuava a marcire in Frisia, al di là della diga che si
era squarciata.
Il Legionario tiene paziente m e nte la sua fiaschetta al diso -
pra della fiam m a del fuoco, per cercare di scon gelarne il
contenuto. Ogni tanto la scuote e tutti noi sentiam o il rumor e
cristallino dei pezzi di ghiacci o all'interno della borraccia di
metallo, e seguia m o in silenzio ogni suo gesto. Si toglie di
tasca una tazza di porcellana, vi versa dentro il caffè che ora
è caldo e emana un vapore invogliarne, con gli stessi gesti
edu cati con cui i francesi eseguireb b er o questo delicato
co mpito. Il nostro co mpagn o ha condiviso per tanto tempo
la vita con loro che ne ha assimilato molto più di noi le con -
suetudini.
« Sembra quasi di essere seduto al Cafè di rue de la Paix a
Parigi, in una sera di mag gi o », fantastica nostalgic o arroto -
landosi una sigaretta, cui inserisce un piccol o' filtro russo
che produc e un aro ma speciale.
« Dio sia ringraziato! Domani siam o a Mosca », grida Hei-
144
de, che si sta lucidando frenetica m e nt e gli stivali, a dispetto
della loro già notev ol e lucentezza. Si pettina con cura e puli -
sce metic ol os a m e nt e il suo revolv er. Sempre ligio ai regola -
menti, quello, perfino a letto, senza dubbio.
Il Legionario conte mpla i pini scuri che deli mitan o il bo -
sco con aria nostalgica. « Dovreste vedere Parigi in una sera
di maggi o. Le ragazze hanno addoss o abi ti così leggeri che
sem bra quasi che si possan o soffiar via con un sospiro e alla
mini ma brezza di vento infatti tutte le loro gonne si solleva -
no. Il mon d o intero si dà appuntam ent o al Café de la Paix. È
uno spettacol o straordinario, e chi non l'ha mai visto, non ha
mai visto niente, dov ete creder mi! »
« Io ci sono stato, a Parigi », ribadisce Fratellino, per nulla
scoss o da queste eteree descrizioni. « Ma mi hanno fottuto e
mess o alla porta da tanto che ero ubriaco. Dopo una pioggia
di sberle tanto tedesca quanto frances e, per la verità, sono
arrivati quei di sgraziati della gendar m eria e il diverti ment o è
finito, im m e diata m e nt e. Sono stato accusato di aver ' insudi -
ciato la reputazione dell'armata tedesca ' agli occhi di tutta la
Francia! Come fosse possibile fare altrimenti! Io l'ho dichia -
rato al capo di quei cretini a Fre- sne, e allora mi hanno rad -
doppiato la pena, soprat tutto quando ho aggiunto che erava -
mo tutti dei co glioni, ma che alcuni erano più bravi di altri a
na sconderl o. I più furbi, infatti, si facevan o cucire delle stel -
lette fasulle sulle spalline, e vi giuro che la cosa ha funzio -
nato benissi m o, per un po'. Ma il capo guar dia- ciurma mi ha
accollato otto giorni supple m e ntari di arresto, per aver osato
offendere gli ufficiali della grande Germania con un sospet -
to di questo tipo. Sono guarito subito cosi dalla voglia di se -
dermi al Café de la Paix dov e i culatoni e le puttane si danno
ap puntamento, co m e tu sostieni, caro Barcelona. »
Un violento, improv vis o tiro di granata interro mp e il suo
racc ont o. È la quarta volta che il « profess ore » viene proiet -
tato lontano, contro i reticolati, e impre ca co m e un pazzo
quando lo recuperia m o. Ha perso gli occhiali, infatti, è ciec o
ora, e questo lo rende fol le di rabbia e di impotenza.
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« Cretino », co m m e nta Fratellino. « In guerra non non c'è
nessun bisogn o di veder e. Si marcia diritti ver so il cannon e
di Ivan, e basta. Dove lo senti tuonare acc orri, ecc o tutto. »
Il nostro co m an dante in secon da, tenente Jansen, ge m e nel
fondo della trincea. L'abbia m o coperto con tutti i pastrani
dei morti, ma rabbrividisc e di freddo ugual m ente con una
febbre da cavallo e terribili dolori alle reni. A dispetto del
suo grado, è molto più gio vane di quasi tutti noi. Arrivato
qui direttam ente dal la « fabbrica degli ufficiali », co m e si
suol dire, tutto quello che sa l'ha imparato da noi, e ci guarda
sempre con flebile timore infantile. È abbastanza intelligente
per capire che non è che un peso per noi, e che se appena lo
volessi m o lo farem m o fuori e nessuno di noi se lo rimprov e -
rerebb e. Se si è in postazion e, infatti, la cosa ancora regge,
ma se siam o costretti a muov er ci, è chiaro che rappresenta
una grossa palla al piede per tutti, in quello stato. Il poveret -
to intuisce che per- sto o tardi sare m o costretti ad abbando -
narlo nella ne ve, ben avviluppato nelle coperte, con un pac -
chetto di sigarette stretto fra le mani e una pistola, dov e pas -
serà tranquillam ente, ce lo auguriam o tutti, dalla vita alla
morte, assiderato.
« Camerati », grida Porta, « quando dirò tre... »
Dato che ci sentiam o addoss o gli occhi di Jansen, ci sen -
tiamo tutti a disagio e ci vedia m o costretti ad allontanarci di
qualch e metro da lui per occuparci delle nostre armi. Il Vec -
chio viene a sedersi vicino a lui e gli getta un'occhiata affet -
tuosa.
« Come va? » chiede, sistemand o il fodero di una masch e -
ra a gas sotto la nuca del giovan e ufficiale feb bricitante.
« Male », risponde Jansen con stanchezza e palese soffe -
renza, asciugandosi con uno straccio sporco la fronte madida
di sudore. « Mi hanno condannato. »
« Che scioc c h ezza state dicendo? E perché mai lo farebb e -
ro? »
« Porta ha fatto una sco m m e s s a, e mi ha dato solo tre gior -
ni. »
146
« Ma stanno giocand osi una bottiglia di vodka quel li! »
dice il Vecchio, fingendo uno scherzo.
« Hanno sco m m e s s o quanti giorni durerò ancora, invec e, e
Porta ha detto tre giorni », mor m or a il gio vane con ostina -
zione.
« Cercate di riprendervi un po', tenente, ricordate che siete
il co man dante in sec onda. È un dov ere farsi forza, sapete? »
« Metterei fine ai miei giorni da solo, se lo potes si », dice
con fermezza il tenente mostrando il suo revolv er. « Sono
molto malato e vi procuro solo di sturbo e peso. »
« Andiam o, su, un po' di coraggi o », replica il Vec chio, «
non siete poi così grave co m e credete. Che me stiere facevate
prima di essere richia mat o? »
« Impiegato di banca », risponde il giovan e con aria stan -
ca, «e non posseg g o alcuna delle doti neces sarie per essere
un buon ufficiale, un militare nel senso esatto della parola.
Voi sì, sergente, dovreste essere ufficiale, non io che non ne
ho la stoffa. »
Il Vecchio scoppia in una risata. Ufficiale, lui! Quasi non
riesce a capire co m e ha fatto a diventare ser gente, sebb en e,
anche se non vuole ricon os c erl o, è real mente nato per una
posizione di co m an d o.
« Cosa sta facend o Ivan? » chiede il giovan e tenente.
« Sono stato alla 3ª sezione ieri, per assistere all'in -
terrogatorio dei prigionieri. Il nostro vicino di casa sta rac -
cogliend o tutto quello che può, dicon o, e trup pe fresch e
equipaggiate magnifica m e nt e di novità in fatto di indumenti
invernali e armi. Innumerev oli battaglioni di siberiani, dei
fanatici cui è stata pro messa la luna se riescon o a schiacciare
sotto i piedi i fascisti. Centinaia di T 34 sono già sotto pres -
sione, con il mot ore in mot o, pronti a partire alla carica. Se
tutto quello che dicon o è vero, noi potre m m o co min ciare su-
bito a fare i bagagli... »
Il Vecchio accend e la pipa, poi estrae il caricatore del suo
fucile mitragliatore per esaminarlo con occhi o critico. «
Sempre nessun ordine per noi dallo stato maggi or e del reg -
147
gim ento? »
« Non ancora », confer m a il tenente preso da un nuov o at-
tacco di febbre. « Ma succed erà certam ent e qualc osa! Non
posson o piantarci qui a questo mod o e tagliare la corda! »
« Certo che la cosa li mettereb b e in un certo imba razzo »,
replica il Vecchio, con sarcas m o. « Ma cosa conta una pul -
ciosa co mpagnia davanti alla possibi lità di poter salvare un
intero reggi m e nt o? La mag gioranza passa davanti alla min o -
ranza, è la legge del Partito, questa. »
« Che il de m o ni o maledica il Partito, il Führer e tutta que -
sta maled etta guerra », borb otta il tenente bat tendo i denti.
Un tiro violento rompe il silenzio, e ogni cosa intor no è
avvolta in un fumo acre e bruciante. Uomini proiettati fuori
dalle loro buche saltano e ricadon o sulla neve, e alcuni di
essi tentano di rialzarsi ma veng on o nuova m e nt e proiettati
contro gli alberi che brucian o anch'essi co m e tutto quanto ci
circonda. In un istante, la neve e la terra cuoci on o insiem e,
col pite dal metallo infuocato.
Fuggia m o indietro attraverso un vapore soffocante, quasi
impen etrabile, ma che almen o ci protegg e dal la vista dei
russi. Un colonn ello è stato lanciato con tro un albero, le lab -
bra aperte in uno strano sorriso di morte. Ha perduto tutte e
due le braccia che sono cadute lontano e sanguinano sulla
neve candida. Alcuni cosacc hi corron o, con la sciab ola
sguainata, poi spariscon o inghiottiti dal fumo. Un tiro a
quattro tedesc o che galoppa via si schianta ed è ridotto in
pol tiglia sanguinante, e davanti a noi, il terreno si apre,
co m e stesse avven en d o un terrem ot o; le pietre, la ter ra, la
neve, lutto è ' violente m e nt e spinto lontano, non resta che un
enor m e cratere profondo, dov e una casa di quattro piani non
raggiungere b b e la superficie col suo tetto! Un cami on vola
in aria, sopra le nostre teste, con il conduc ente seduto al vo -
lante che sem bra stia tuttora guidando, e poi atterra dentro la
cavità del cratere riducendosi in un am m ass o di ferraglie
contorte. Poco lontano un soldato, i cui intestini co lano san -
guinando dal ventre, grida a squarciag ola e poi si ripiega su
148
se stesso per poi sparire in un geyser di fuoc o. Grandi tron -
chi d'albero, cui sono appesi brandelli di corpi umani, filano
nello spazio con una forza da titani e uh impulso che sem bra
soprannatura le, e si conficcan o lontano nel suolo co m e enor -
mi lance puntute di giganti. Porta e io trasportiam o fati -
cosa m e nt e la mitragliatrice. Fratellino si è caricato sulle
spalle il tenente Jansen, e in qualche mod o pren diam o posi -
zione tra le rovine, guardando atterriti un nugol o di Jabos
che invade il cielo grigio.
149
È ormai del tutto inutile ricorre r e alla Giustizia.
Un ordine diretto del Führer sarà più che suffi -
ciente ove si trattass e di esecuzioni capitali di cri -
minali dello Stato.

Himmler, al Capo della Polizia, SS Gruppen- führer


Kurt Daluege.
3 gennaio 194 2

Da ben tre ore conse c utive, Hitler infuriava paros- sistica -


mente al Grande Quartier Generale.
« Banda di vigliacchi, traditori, misera bili! » urla va diret -
to a tutti i suoi ufficiali muti e immo bili, se duti ai due lati
della grande tavola di quercia mas siccia.
Il mares ciallo Keitel si gingillava con una matita, mentre
il generale Olbricht contemplava una mosca che zampetta -
va sulla grande mappa delle operazioni belliche in corso.
L'insetto si faceva strada in mezzo alle diverse bandierine
colorate e finalmente si arre stò del tutto sopra una grossa
macchia circolare co lorata di rosso : Mosca. Il generale
Jodl sfogliava un fascio di docum enti sull'insufficiente pro -
duzione di mezzi corazzati; il mares ciallo Goering schizza -
va dei disegni per delle nuove uniformi, e l'SS Reichführer
Himmler annotava frettolosa m ente gli ordini confu si che
uscivano a fiume dalla bocca del Führer.
« Licenziate seduta stante Guderian! » urlava Hi tler. «
Hoepner, questo criminale dilettante, non de ve nemmen o lui
comp arirmi più davanti. Non ho for se ordinato alle truppe
di difender e fanaticam ente le posizioni acquisite e di com -
battere fino all'ultimo uo mo e l'ultima cartuccia ? E cosa mi
venite a dire, ora ? Che appena quei trogloditi si mettono a
sparare, la nostra immonda soldates ca molla tutto e scappa
come una lepre! Arro s si s c o di vergo gn a pensand o al popo lo
tedesc o ; e se non fossi un uomo d'onore, rasse gn e r ei le mie
dimissioni adess o, seduta stante. »
Acco m p a gn ò questa sfuriata con un violento calcio contro
una sedia, che colpì agli stinchi il generale Fellgieb el. L'uo -
150
mo osò emettere un flebile gemito di dolore e il Führer gli
lanciò di rimand o uno sguard o carico di odio omicida.
« Il feldmare s ciallo von Bock viene destituito dalla sua
carica, e gli proibisc o perso nalm ente e da questo stess o
istante di indossa r e in pubblico la divisa. Hai der mi ha fatto
sapere che abbia mo un milione e cen tomila fra morti e feriti
gravi... ma, infine, cosa signi fica tutto questo ? Catastrofe,
osano dire! No, è solo una bella ripulita, perch é solo i vi -
gliacchi posson o esser e sopraffatti da questo branco di gen -
te di razza inferiore che abbia mo di fronte. Proibisc o nel
modo più assoluto qualsiasi decorazion e al merito o avan -
zamento fino a che tutta la nostra armata non sarà riabilita -
ta, chiaro ? »
Hitler pretese anche la destituzione di trentotto ge nerali,
dei quali dodici vennero giustiziati. Mod el, ge nerale in capo
di tutti ì mezzi corazzati dell'armata, fece presente che Na -
poleon e aveva invaso la Russia il 22 giugno e raggiunto
Mosca il 14 settemb r e esat tamente ottantasei giorni dopo,
quindi, e ai tempi in cui i soldati della Grand e Armata
avanzavan o pra ticamente a piedi. Mentre il 14 settemb r e
1941 le truppe motorizzate di Hitler si trovano purtropp o
an cora a ben 341 chilometri da Mosca.
Per cinque lunghissimi minuti Hitler, rigido e ter reo come
un morto, fissò il piccolo generale a bocca aperta, poi
esplo se in una furiosa imprecazione e gli buttò sul viso un
fascio di docum enti.
« Osate dire che io, il Führer della Grand e Germa nia,
sono inferiore a quel ridicolo corso ? Solo un popolo dege -
nerato come quello frances e pu§ andar fiero di un individuo
come lui! Model siete destituito, e non compa ritemi più, da -
vanti, perch é avete of feso la Grand e Germa nia con le vostre
parole. »
Solo otto giorni più tardi Hitler fu cionondim en o costretto
a riabilitare Model, perch é questi organizzas se alla meglio
la ritirata. Altri sei generali prima di lui avevano rifiutato
questo onore, e due di loro era no stati minacciati di invio
151
immediato in un camp o di concentra m ent o, ma ugualmente
non avevano ce duto.
La crudeltà del Führer da quel giorno non conob b e più li-
miti. Truppe speciali furono inviate al fronte con l'ordine di
sparare sui traditori che erano riusci ti ad aprire, una brec -
cia nelle linee del nemico, e vennero così giustiziati, e dagli
stessi tedeschi, molti soldati che si erano battuti come eroi
per evitare l'accer chia m e nt o dei russi. Senza alcuna inchie -
sta an che formale, e senza alcuna reale cognizione della si -
tuazione contingente, vennero tutti fucilati. Quelli che si
presentavan o disarmati erano ugualmente perduti; fu loro
fracas sata la mascella con un colpo di canna di fucile, e fu-
rono quindi tutti allineati da vanti al plotone di esecuzion e.
152
IL CAPITANO MONGOLO

Wolf, il sorvegliante del parco mac c hin e, ha inaspet -


tatamente osato avventurarsi fino alla nostra posizio ne, che
con accani m e nt o ci sforziam o di manten er e a dispetto del ri-
schio costante e mortale. Bolso e asma tico, si siede in qual -
che mod o sul relitto di un affusto di cannon e, e accende con
aria pensosa uno di quegli ecc ellenti sigari che solo lui e i
fedeli del Führer hanno il privilegi o di fumare.
Gestisce la più grossa conc essi on e di auto private dell'ar -
mata tedesca, e si può acquistare tutto presso di lui, a condi -
zione che venga pagato in valute forti. Due grossi pastori te -
deschi, i cui occhi gialli e lucenti ci guardan o vigili, sono
sdraiati ai suoi piedi. Un solo gesto del loro padrone, però, e
quei mol ossi ci farebb er o a pezzi, a piccolissi mi pezzi.
Wolf indossa un costos o cappotto da ufficiale fo derato di
pelliccia, che lo rende molto simile, per la verità, a un gene -
rale da operetta di un piccol o teatro dei quartieri bassi di
Vienna. Bottoni e dec orazioni sono in argento puro e un ber -
retto di pelo e una sciab ola, che non tagliereb b e in ogni caso
neanch e un filo d'erba, co mpl etan o l'abbiglia m e nt o. Chiun -
que verreb b e punito per questa volgare carnevalata, ma a
Wolf tutto è conc ess o.
Solo Porta osa tener testa a questa specie di ban dito, nes -
suno di noi si azzardereb b e a farlo.
«Cosa diavol o ti ha portato fin qui, vecchi o bol so? » chie -
de infatti Porta, diffidente.
Wolf sghignazza condisc en dente, la masc ella aperta che
brilla tutta d'oro; si illude infatti di essere mol to elegante,
potendo ostentare una boc ca carica di denti d'oro. Il giorn o
che mette m m o per caso le ma ni su una clinica dentaria russa
co mpl eta di tutto il personale, Wolf si fece d'autorità ricopri -
re tutti i den ti, di una spessa placca d'oro puro. Fino a quel
gior no aveva sorriso raramente, ma ora era un sole splen -
153
dente.
« Sono venuto per salutarti », escla m a untuoso.
« Parti? »
« No, non io. Tu. »
« Cosa vuoi dire, disgraziato? » chiede Porta, pre so alla
sprov vista da una sensazion e molto sgradev ol e.
Se un tipo co m e Wolf si è avventurato fino alle prime li -
nee per venirgli a dire qualcosa, è certo una cattiva notizia.
« Vuol dire che lo so, ecc o tutto. Quando si vive nell'am -
biente auto m o b ilistico- militare, si hanno del le relazioni di
un certo tipo. So anche che i tre ca mi on ZIMche hai rubato
non ti servirann o affatto, dov e stai andando. Allora ho pen -
sato che potre m m o fare un picc ol o affare, noi due. Ti pro -
pong o un bloc co massicci o di generi alimentari e di muni -
zioni di prima scelta, sufficiente per un'intera sezione. E per
te personal m e nt e, un blocc o extra di 150 chili. Ne avrai mol -
to bisogn o nei giorni a venire, te lo dico io. Ma la decision e
spetta a te, naturalm ente, e sei liberissi m o di rifiutare. Se
preferisci marciare acc on tentandoti della razione regola m e n -
tare della bassa truppa, senza un gram m o di lardo in più, fai
co m e vuoi, ma certo che avrai una tale fame che i bronto lìi
del tuo ventre si sentiranno fino a Berlino, amic o! »
« Su, farabutto », dice Porta sempre diffidente, ma anche
un po' inquieto. « Cosa hai saputo che mi riguarda? »
Wolf con aria pensosa si taglia una grossa fetta di salsic -
cia, senza peritarsi di nascond er e che l'impazien za di Porta
lo diverte enor m e m e n t e.
« Uno ZIMdi cinque tonnellate contro il mi o se greto. »
« Merdoso! » replica Porta con aria indifferente, gio -
cherellando con la sicura del suo fucile mitragliatore. « Gli
ZIMrappresentan o per me il biglieto di ritorno a Berlino,
amic o; non posso separar m en e, lo puoi ben capire. »
« Grazie per l'infor mazi on e », sorride trionfal m en te Wolf,
rimettendo in mostra tutti i suoi denti d'oro. « Stai pur certo
che non ne dubitavo, se è per quello. E dim mi, è vero che ti
sei anche mess o da parte una batteria di Haubitzer calibro
154
15? »
« Cretino! Cosa pensi che me ne farei di un Haubitzer?
Non sono mica un artigliere, io, lo sai me gli o di me! »
« Vorresti farmi credere che non hai previsto che la grande
armata tedesca si tiene bene attaccata la pelle del culo, da -
vanti alla im min ente disfatta? La penuria dei cannoni è tale
che tu potrai chieder e quel lo che vuoi per la tua batteria pri-
vata, e al mo m e nt o che ti parrà, anche. »
« Come coglion e sei uno dei migliori, Wolf! Sarà sempli -
ce m e nte requisita. »
Wolf scoppia in una risata e inghiotte una sorsata da un
flacon e di argento dec orato, senza offrirne una goccia a nes -
suno naturalmente.
« Non credi nem m e n o tu a quello che dici, e lo sai bene. E
sai bene anche co m e giostrare le proposte d'affari. »
« Fai attenzion e a non passare i limiti », dichiara Porta irri-
tato. « Sono pronto a sco m m e tter e che quan do i tedeschi
qui, si metteranno a fare marcia indie tro, Ivan non ti darà
neanch e un copec o per il tuo parco mac c hin e! E il giorn o
che marc erai diretto a Kolyma, sarei proprio contento di far -
ti una visitina e veder e coi miei occhi co m e crepi bene nelle
miniere di pio m b o . Taglieranno le code dei tuoi sporchi cani
e te le cacc erann o dentro il buco del culo, perché tu possa
essere utile almen o a scopare la strada. »
« Non hai una grande opinion e di me, evidente mente »,
dice Wolf, con aria offesa, « ma puoi esse re sicuro che tutte
le mie mac c hin e saranno ben lon tane e al sicuro, e fuori dal -
le tue grinfie. In ogni caso, a me mancan o solo i tuoi ZIM
per co mpl etare l'ultimo carico, e se vuoi ti confido anche il
nom e del luo go dov e si trova il mi o deposito. A Libau, ra -
gazzo mi o, dov e guarda caso c'è anche un bel porto efficien -
te. E se la nostra grande armata, sempre così vitto riosa dap -
pertutto, rincula un po' verso casa, io po trò sempre imbarcar -
mi sulla nave che porta in Svezia. Sono socialde m o c r atici,
laggiù, e acc olg on o sempre molto bene tutto quanto arriva
dalla buona società. »
155
« Come hai fatto a organizzare tutto così bene? » chiede
Porta, suo malgrado visibil m e nt e impressio nato.
« Per realizzare un colpo simile in un paese co m e la Santa
Russia, bisogna essere sorvegliante di un parco mac c hin e e
aver frequentato la scuola di sergenti ca po », risponde Wolf
con orgo gli o.
« Ti impicch erann o un giorno o l'altro », replica amich e -
vol m e nte Porta, non nascond en d o che sarebb e il suo miglior
augurio.
« Mai », ribadisc e Wolf, « mentre tu metterai fine alla tua
vita da cani appeso a una corda, amic o; ma ti prom etto già
fin da ora che verrò a tagliarla prima che ci si mettano i cor -
vi. »
« Sei la persona più ripugnante che abbia mai co nosciuto»,
afferma Porta, energic o.
« Basura! (' sporca im m o n dizia ' in spagn ol o) », co m m e n -
ta Barcelona.
« Taci, tu! » grugnisce Wolf, fissando Barcelona con i i
suoi occhi verde acces o. « Se apri la bocc a un'altra volta,
impicci on e, ti giuro che cagherai per tutto l'anno! Allora? »
chiede ora, rivolto a Porta. « Siamo d'acc ord o, o no? Il più
picc ol o dei tuoi ZIMcontro il mio segreto. »
« Puzzi co m e un secchi o di letame », dice Porta tap-
pandosi il naso con due dita, dal disgusto.
« E non riuscireb b e neanch e a guadagnare un solo marc o
co m e stallone!» sghignazza Fratellino, facend o annusare a
tutti il fazzoletto di Wolf impregnato di un grev e profum o
dolciastro.
« È la tua ultima chanc e », dichiara Wolf, prefe rendo igno -
rare il co m m e n t o pesante m e nt e offensiv o del gigante.
Porta scoppia in una risata : « Se avessi avuto solo una
chance durante tutta questa maledetta guerra, sarei morto e
risuscitato almen o cento volte! E me ne fotto io, sai, del tuo
segreto. »
« Basta con le pagliacciate, Porta. Parliamo seria mente di
affari, ora. Ti confess o che i tuoi ZIMmi dan no molto fasti -
156
dio. »
« Oh, ecc o finalm ente qualcosa che ti dà fastidio, mentre
io me ne sbatto. E questo è molto, molto importante, co m e
prima base di contrattazione. Perché poi, dovrei venderti i
miei ZIM?Lo sappiam o be nissim o, tu e io, che quei signori
aspirano a ritornare il più presto possibile ai loro agognati
focolari do m e stici; il prezzo di un veic ol o fornito di un certo
numer o di litri di benzina, perciò, cresc e di giorno ih giorno,
e questo è chiaro, co m e il sole. Ma dal mo m e n to che sono
un uom o di cuore, ti conc ed er ò un favore speciale: un cin -
que tonnellate senza cingoli, se ti va! »
« Cosa vuoi che me ne faccia di quella merda? Non parte
nem m e n o nella neve co munista! Per l'ultima volta: uno ZIM
chiavi in man o e serbatoio pieno. Sono onesto, Porta, e fede -
le nelle amicizie, io. »
« Tagliatene una bella bistecca, di questo tipo », suggeri -
sce Fratellino infastidito.
« Questo disgraziato di amburgh es e non diventerà mai una
persona distinta », mor m o r a Wolf. « È, e resterà sempre, un
proletario, che crede che qualsiasi affare si possa regolare a
pugni. »
Dopo una lunga e segreta contrattazione, Porta e Wolf si
metton o ugual m ente d'acc ord o sullo ZIM,che Wolf esamina
in tutti i dettagli per assicurarsi del tutto contro un'ipotetica
bo m b a a scoppio ritardato. Ma tutto è in perfetta regola e
l'uom o offre a tutti da bere, un bicchiere a testa, naturalm en -
te, non un goc cio di più.
« Tu, per la verità, non meriti proprio niente », dice a Fra-
tellino, « ma dal mo m e nt o che molto più presto di quello
che pensi creperai, offro un bicchie re anche a te. Congratu -
latevi tutti, amici! State per partire per un co m m a n d o con il
reggi m e nt o Brandeburg o », dichiara trionfal m ente, acc o m -
pagnando que sta dichiarazion e con un sorriso perverso.
« Una merda di SS? » chiede Barcelona inquieto.
« Idiota! » scoppia in una risata Wolf. « Le SSnon vorreb -
bero nem m e n o sfiorarvi con il loro spazzolino del cess o,
157
neanch e se vi metteste tutti in ginoc c hi o davanti a loro. Il
reggi m e nt o Brandeburg o è la cloa ca dell'armata, truppe dei
co m m a n d o della morte, dov e solo il cinque per cento di uo -
mini parlano te desc o. La grande mag gi oranza sono traditori
russi, quelli che hanno disertato e sono passati da noi. Quan-
do ho saputo questa bella notizia, l'ho inghiotti ta insie m e a
una bottiglia di cha mpa gn e, che in ve rità conservav o per la
vittoria finale tedesca. »
« Il colonn ell o Hinka non accetterà mai! » grida Porta in -
dignato. « Siamo dei carristi, noi, e proteste rà certam ent e
con le autorità. »
« L'ha già fatto, se è per questo, ma quelli l'han no mandato
a ranare », risponde Wolf. « Il buon Dio tedesc o ha deciso di
farvi crepare a Mosca, ragazzi. »
« E cosa dovre m m o andare a fare nel reggi m e nt o Brande -
bufgo? » chiede Porta, subito inquieto.
« Hanno avuto delle tremen d e perdite in questi ultimi tem -
pi », dice Wolf con tristezza di pura circo stanza. « É quando
si tratta di co m m a n d o , si cerca di col mar e i vuoti con i relitti
e i rifiuti dell'armata e della flotta. È proprio per questo che
hanno invitato te e il tuo esi mi o club. Siete co m an dati a par -
tire per Mosca per far saltare in aria una fabbrica di carri ar -
mati. »
«Ma questo è co mpito dell'aviazion e! Distrugge rebb er o
quella porcheria risparmiando un bel po' di prezios o sangue
tedesc o! »
« Dolente, ma questa alternativa non è stata nem men o pro -
posta. Tu e i tuoi negri bianchi, d'altronde, non contate certo
più del pene di un ebreo, amici. Dunque vi sarà messa in
man o una tonnellata di pla stico e avrete co m e guida uno
strano tipo dagli occhi alla cinese. Un giallo, un piccol etto
sottosviluppato che non riesce nem m e n o a pronunciare cor -
rettamente la parola lardo in tedesc o. Così furbo però e falso
che non se ne trovereb b e l'uguale nella Bibbia anche a rileg -
gerla tutta! »
Il telefon o squilla a lungo, e Wolf tende il ricevi tore al
158
Vecchio.
« Dunque amici, la cosa è in marcia e non avrete da aspet -
tare molto a partire », continua in tono pa terno, « e voi tutti
fareste bene a prepararvi spiritual mente per l'altro mon d o.
Se dicessi che la cosa mi addolora mentirei, dato che dal
giorno del nostro primo incontro, nel '36, aspettav o con an -
sia il mo mento in cui ti avrei visto partire per il co m m a n d o
del cielo, caro Porta. Non sono poi un uom o cattivo, io, sono
soltanto un irriducibile uom o d'affari, una co mp o n e nte asso -
lutamente indispensabile per poter sopravviv er e. Qui », e si
colpisc e il petto con un ge sto teatrale, « batte un cuore gran -
de, e per te, Porta in mod o particolare. Per cui ti auguro di
crepare rapida m e nt e, senza soffrire troppo, nonostante meri -
teresti molto di peggi o. Accender ò un cero per te, alla tua
povera anima dolente. Ma sii fiero, in fondo, stai per morire
per la patria e su un suolo... storico. »
« Non sei altro che un mucc hi o di letame, tu! » gli inveisc e
contro Porta, furioso.
« Ne ho perso già abbastanza di tempo con te, ca porale
Porta », conclude ora rapida m e nt e Wolf. « E gli altri tuoi
ZIM,e i cannoni? In no m e della nostra vecc hia amicizia, io
te ne libererei volentieri. »
« Non ho niente contro i tuoi intrallazzi di co mpra e vendi -
ta », dichiara Porta, « ma tu non sei assoluta mente in grado
di pagare i miei veic oli. Mettiamola in mod o diverso: io ti
co mpr o la tua roba contro una cam bial e, ti va? »
Wolf quasi scoppia dalle risa: « Questa è bella, ve ramente!
Avresti dovuto fare il clo wn, nella tua vita, non il militare!
Delle cam biali, e da te proprio! A solo otto chilo m etri dal
Cremlino, e proprio quando stai salendo sulla ghigliottina
per farti l'ultima barba! Ma mi credi pazzo? Non ho mai per -
mess o alla mia testa di caricarsi del peso di un elmetto, e
non sono certo venuto in questa armata della mal ora per ser -
vire la patria e il Führer, sai, ma solo per farci dei buoni af -
fari. Tratte? Non con me, amic o. Al mas simo un'ipoteca fa-
rei, ma solo con dei colonn elli che abbiano alle spalle dei
159
grossi beni im m o b iliari. »
« Nessuno ti ha mai detto che sei solo il culo di un
grand'uo m o, Wolf? »
« Molti me l'hanno detto », sghignazza Wolf tutto soddi -
sfatto. « E me l'hanno anche scritto, se è per quello, ma in
queste cose io asso mi gli o decisa m e nt e agli ebrei, per la veri -
tà; me ne fotto di tutto, a con dizione che paghino. Allora,
Porta, cosa ne faccia m o dei tuoi ZIMe dei tuoi cannoni? »
Il telefon o squilla ancora. Porta afferra il ricevitore co m e
fosse il direttore generale di una grossa società, ascolta con
il viso impen etrabile, poi con un gesto elegante di noncuran -
za lascia ricadere il ricevitore sull'apparecc hi o.
« La Borsa è chiusa », escla m a tutto contento. « Finiti gli
affari, tovarisch Wolf. Puoi dartela a gam b e subito per Li-
bau, se vuoi, la tua presenza qui mi mette il vo mito, animale
puzzolente. »
« Cosa ti hanno detto al telefon o? »
« Gekad o s (segreto di Stato) », sorride Porta con aria mali -
ziosa. « Ti verreb b e una crisi di fegato se te lo dicessi. »
« Sei proprio molto più stupido di quanto non cre dessi! »
ruggisce Wolf inviperito.
« Prendi al più presto il battello che ti porta dai tuoi de m o -
cratici svedesi, amic o! La tua presenza mi mette schifo, te
l'ho già detto. Comprati anche un bel lo specchi o per guar -
darti in faccia; e ti garantisc o che ti viene im m e diata m e nt e
una tale diarrea che stai in piedi tutta la notte dentro alla la-
trina. »
Wolf si rimette ritto, minac ci os o, co m e una belva defrau -
data di una preda sicura.
« Se sogni di farti un bel magazzino di scatole ruo tanti a
mie spese, ti avverto, Porta! In qualsiasi po sto ti vada poi a
nascond er e, io ti bec c o e ti faccio saltare il cervell o, chiaro?
»
« Anche se credi di appartenere a una razza di signori, bel -
lo mi o, stai attento a non farti attaccare una bella bo m b a
esplosiva sotto il culo, non c'è niente di più facile, sai. »
160
« Attaccagli sotto anche solo un trappola per topi, Porta,
basta e ne avanza, te lo dico io! » suggerisc e Fratellino.
« Proprio tu dai di questi suggeri m e nti! Sei forte co m e un
bue, amic o, ma stupido co m e un vitello, e ti schiacc er ò sotto
i piedi co m e niente, quando me ne verrà la voglia! » grugni -
sce Wolf allontanandosi
Una sezion e del reggi m e nt o Brandeburgo in unifor me da
cacciatori su sci, arriva poco dopo per presen tarsi al Vec -
chio. E non molto dopo appare anche un piccol o mon g ol o,
strabico, ma con il viso tutto rischia rato da un grande sorri -
so. Indossa l'unifor m e di ca pitano della NKVD: pastrano in
cuoio nero molto lun go, cinturone con due budrieri incrocia -
ti sul petto, e il grande nagan che gli brilla lucentissi m o, in -
filato dentro il cinturone sul fianco sinistro. Sotto il brac cio
stringe un Kalashnikov co m e una ma m m a strin gereb b e al
petto il suo ultimo nato.
« Vassili! » si presenta e tende la man o a tutti noi. (e Per
Konfu, avere buon odor e schnap s (grappa), qui! » escla ma
annusando l'odore di alco ol di cui siam o tutti impregnati.
Vassili evidente m e nt e ama anche lui bere! Vuota infatti in
un battibalen o la gavetta di Porta e poi sempre velocissi m o
si arrotola tutto dentro al telone di una tenda. « Noi non at-
traversare linee russe prima che tutto buio, tutto buio. Me-
glio poi, vicino a Starodanil, dov e miserabili Karabat vivere.
Loro cagarsi dentro pantaloni quando tutto buio. Noi arriva -
re. Dire grande sever o controllo NKVD. Loro molta paura.
Gente di Karabat essere sempre da parte sbagliata. Trattare
con traditori e vender e grifas (sigarette oppiate). »
« Interessante! » dice Porta pieno di speranza. « Molto in-
teressante! »
« Ora io dor mire » e Vassili si copre la testa con il cappuc -
cio della sua giacca mi m etizzata. « Due ore, voi svegliarvi
tutti. Io condurvi, azione molto perico losa, gross o salto fino
a Mosca. Poi io tagliare e voi arrangiarvi. »
Solo qualche sec ond o e Vassili russa già pesante mente.
« Da dov e diavol o arriva questo tipo qui? » chiede Barce -
161
lona.
« Dovre m m o liquidarlo », dichiara Heide con spre gio.
Il Vecchio svolge una grande mappa di Mosca sul piano
del tavol o e discute della nostra mission e con il sergente del
reggi m e nt o. Ed ecc o arrivare anche il co lonnello Hinka.
« Che Dio vi protegga! » dice. « Vedete di ritornare tutti
sani e salvi, ragazzi. E soprattutto vedete di non cadere nelle
mani di quegli altri, proprio mentre indossate delle unifor mi
co m e le loro. Sapete bene co me trattano le spie e i soldati
dei co m m a n d o . »
« Quando mi trovav o nel reparto corazzato 35, a Bamberg
», co min cia co m e suo solito a raccontare Porta, « ero io l'in -
caricato a portare l'acqua agli al loggia m e nti degli ufficiali
sposati. Il co m an dante era molto severo ed esigeva che tutti
gli ufficiali si tro vassero ai loro posti alle sette precise del
mattino. Alle sette e mezzo io co min ciav o a portare l'acqua
al primo degli alloggi, del tenente Potz, della 3a co mpa gnia,
e avev o finito di... servire sua mo glie circa ver so le otto. Poi
continuav o il mi o giro e andav o dal tenente colonn ello Ern-
st. E sua mo gli e aveva anche lei quello che le spettava verso
le otto e mezzo. Alle dieci e mezzo circa avev o già visto tan -
ti di quei sede ri di mo gli di ufficiali, che mi sem brav a di es -
sere di ventato un caprone. E bisognav a che facessi salotto
anche dalla mo gli e del maggi or e Linko ws k y, che di cevan o
fosse tanto pia. Lei e suo marito venivan o dal 15° cavalleria
di Kònigsberg, e la poveretta mi raccontava che laggiù era
stata costretta a mettersi una cintura di castità ogni ora del
giorno e della notte, ma che qui a Bamberg aveva decis o di
farsi indennizzare di tutte le occasioni perdute. È stato pro -
prio a Bamberg che ho co min ciato a fare collezion e di mu -
tande, deliziose mutandine di tutte le vir tuose mo gli di uo -
mini di alto livello dell'armata.
« Ma ecc o che un giorno mi piom b a addoss o una squadra
di poliziotti ben bardati, con i loro cappotti di cuoio nero e i
cappelli cacciati giù fino alle orec chie, che inseguivan o però
solo un ipotetic o ladro. Scopriron o casual m e nte tutte le mie
162
mutande e ste sero un regola m e ntare rapporto, s'intende. Che
storia che ne venne fuori, ragazzi! Tutte le mo gli negaron o,
naturalmente, ma la cosa non funzion ò co m e spera- ravano,
perché uno di quelli dal cappotto nero era uno strano tipo di
caporale che non sopportava la vista dei graduati. Era una
cosa più forte di lui, pro prio. Perciò miser o le mani sulle mie
mutande e spe dirono il tutto al laboratorio della polizia del
Reich, a Berlino. Appena i ragazzi di Alex vi ebb er o caccia -
to dentro il naso, venner o chiamate a rapporto tutte le mo gli.
Il nostro co m an dante, il colonn ell o Kackmeister, riuscì, non
si sa co m e, a legger e il rapporto se greto della polizia, e si
dice che abbia avuto un attac co di cuore molto serio per l'ef -
fetto che «gli aveva fatto, poverin o! Tutti gli ufficiali che
portavan o le corna furono spediti d'urgenza nei reggi m e nti
di prima linea. Qualcuno di loro tentò di dare le dimis sioni
dal suo incarico, ma gli venner o rifiutate d'au torità. Questi
signori ufficiali dove v an o obb edire agli ordini, e co m e co m -
penso vennero loro offerte cintu re di castità per le rispettive
consorti or mai forzata mente virtuose. »
« E tu, che cos'hai fatto? » chiede Barcelona. « Sei stato
spedito via anche tu? »
« Si, in Vestfalia, al. 2° reparto corazzato di Paderborn.
Ma lì non ho più distribuito l'acqua a nessu no però... »
« Chiudi quella tua" maledetta boc ca », interviene il Vec -
chio, irritato. « Bisogna dor mire, adesso. Vai al diavol o tu e
le tue stramaled ette pollastre spennac chia te di Bamberg! »
Tre ore dopo, un fantaccino ci sveglia tutti.
« Che ore sono? » chiede il Vecchio insonn olito.
« Le due e mezzo. »
« Ti aveva m o detto di svegliarci alle due, maledi zione! »
lo rimprov era il nostro capo infilandosi di furia gli scarponi.
« Avete dor mito durante il vostro turno di guar dia, soldato
», dichiara asciutto Heide. « Dovrei se gnalarvi per negligen -
za agli ordini, e può costare la testa, questa infrazione. »
Barcelona si alza lentam ente, stira le braccia an cora pieno
di sonno, e senza acc org ersi urta e fa ro tolare per terra l'MPI
163
del sergente del Brandeburg o. Solenne lavata di capo a tutti
ma, finalmente pronti, ci avvia m o e scivolia m o attraverso le
linee, finendo diritti proprio dentro a una trincea russa. Il ca -
pitano Vassili impreca nel tono più perfetto delle NKVD
con tro il tenente russo di guardia e lo minac cia di con fino a
Kolyma. Si alza un po' di vento e nuvole grosse e scure si
addensan o sopra le nostre teste. Io dev o avere un grosso sas -
so déntro a uno stivale che mi fa dolere il piede e cerc o di
non pensarci, col risultato che non penso che a questo. Mi
sem bra di averci ad dirittura tutta una roccia, conficcata den -
tro, e mi sie do per terra, infuriato e sofferente. Sono sicuro
che nel piede c'è una piaga sanguinante.
« Che cos'hai, maledizion e? » mi chiede il Legio nario.
« Un sasso in uno stivale. »
« Tutto qui? Vai un po' a Gemersh ei m, dov e ti riempion o
di sassi tutti e due gli stivali, solo per fare un po' di eserci -
zio! »
Mi aiuta tuttavia a toglier mi lo stivale, e il sasso che ne
esce è così piccol o che mi accusa di aver mentito con pre -
meditazione, ma faceva così male, vera mente!
« Che coglion e! Piangere per così poc o! »
Dopo una marcia pesante e difficile, faccia m o una sosta
vicino al cimitero di Danilovsk oy e, in mezzo a una terribile
tempesta di neve. Porta propon e una par tita ai dadi, ma dal
mo m e nt o che nessuno gli rispon de, gioca da solo, e vince lui
tutti i colpi, fortunato co m e sempre!
« Fra poc o fare grande rumore », spiega allegro Vas-sili. «
Ma fare grande attenzione a NKVD. Se prender ci, finita la
co m m e d i a. »
Nell'attraversare l'ampia via Varsavsko e, una co lonna di T
34 ci passa così vicino che sentiam o il calore infuocato dei
loro tubi di scappa m ent o lam birci il viso.
« Perché non prendere per l'argine del fiume? » propon e il
Vecchio. « È più brev e, e ci si può na sconder e dietro gli
hangar. »
« Nix Karo sh! » grida Vassili, con aria di superio rità, met -
164
tendo in mostra tutti i suoi denti bianchissi mi in un enor m e
sorriso. « Zona maled ettam e nte pe ricolosa. Tedesc hi stupidi
andarci, e lì tagliare loro te ste con grandi coltelli. NKVDes -
sere là. Generale gran de armata tedesca dire a Vassili: porta
sudicioni di soldati co m m a n d o dentro a fabbrica, e fare
bum! Io sempre fare quello che dice generale, e se tu non
fare quello che dire io, io andare da generale e dire che tu
porco traditore. Hitler molto contento. Io dec orazion e, e tutti
fare grandi occhi spalancati quan do io rientrare a Chita. »
« Quasi quasi diventa simpatica, questa sci m mi a gialla»,
ride Porta.
« A me non piace affatto, invec e », dichiara secc o Heide. «
È sicuram ente falso co m e Giuda. »
« Cos'è che piace a te, a parte il tuo santo Führer? Gli ba -
ceresti volentieri il culo tu, a quel caporale maled etto! »
« Andiam o su, Vassili », interviene il Vecchio con impa -
zienza. « Faccia m o saltare in aria quella baracca e tagliam o
la corda, presto! Non mi diverte affatto questo tipo di pas -
seggiata! »
« Arrivare solo mo m e nt o giusto merdosa fabbrica ZIM.
Konfu sempre dire andare piano andare lontano e sicuro.
Noi non essere treno espresso che arrivare Pechino do mani!
Noi fare grande giro intorno. Se vuoi, andare tu tutto dritto e
farti saltare tua testa quadrata tedesca! »
« Bene, allora faccia m o questa lunga deviazion e, a patto
che si arrivi una buona volta a questa danna ta fabbrica, al -
men o prima di sera. »
« Tu molto stupido. Noi non arrivare grande fab brica pri-
ma di tre giorni, e poi aspettare notte buia prima di far tutto
saltare. Oggi guardia molto attenta vicino a fabbrica, e
NKVDsapere che tedeschi trovarsi qui. Se noi non arrivare
né do mani né giorno dopo do mani, loro credere che noi par -
titi e rientrare loro caser m e. »
« Come fai a saperlo? »
« Mongoli sapere m olte cose. Noi sempre sapere cosa pen -
sare gli imb e cilli. Io aver visto spia fem mi n a dentro linee te -
165
desch e. Quando io rientrare, a prosti tuta mettere lunga corda
intorno a collo. »
« Ma perché non l'hai denunciata subito?» chiede il Legio -
nario.
« Solo imb e cilli uccidere subito spia », risponde il furbo
Vassili. « Intelligente mon g ol o di Harbin lusingata pollastra
co munista. Lei indicarci altre spie, e noi uccidere tutte insie -
me, più facile e svelto. Lavoro pulito. »
« Pensi che dovre m o rimanere dentro Mosca pa recchi
giorni, allora? »
« Mosca bella città. Molta gente venire di lontano per ve -
dere città tanto bella. »
« È vera m e nt e spiritoso », dice Porta, scoppiando a ridere.
« Ma se i suoi co mpatrioti sono tutti co m e lui, io in Cina
non ci andrò mai, questo è sicuro! »
« Spiega mi una cosa, Vassili », dice il Vecchio, chi nandosi
attentam ente sulla mappa di Mosca, « perché non prendia m o
per il viale Starodanil, e poi a sini stra, verso il lungo fiume?
»
« Zona strettam ente interdetta! Palle co muniste den tro a
cadaveri nazi prima ancora che fabbrica saltata in aria.
Grande Konfu ordinato a Vassili: va' da NKVDe dire che tu
aver preso cattivi tedeschi. Vassili eroe con dec orazion e co -
munista molto bella e gran de. Se voi andare per lì, io più co -
nosc ervi. Mongolo non così stupido co m e imb e cilli bianchi
pensare. »
« Certo che non nascond e affatto quello che pensa di noi,
questo bel giallino d'Oriente! » ride Porta.
Una grossa colonna di soldati ci supera e noi ci nascondia -
mo di furia dentro un picc ol o parco albe rato.
« Cosa proponi di fare, Vassili? Sei tu che co m an di, ho ra-
gione di credere. »
« Njet, njet, tovarisch sergente, io non amare affat to co -
mandare. Lui generale detto: 'Vassili tu condur re co m m a n d o
a fabbrica e poi riportare qui soprav vissuti dopo grande
bum! '. Io fotter mi di cosa voi voler fare. Voi dire: 'Vassili
166
fuori dai piedi, se noi rientrare senza ordine '. Allora, io an -
dare da NKVDe tutto raccontare. Ricevere bellissi ma stella
rossa su mio petto e forse anche grazia da prigione... »
« Cosa stai racc ontando, maledetto diavol o gial lo? » grida
Porta. « Hai tagliato la corda dalla prigione, forse? »
« Da, da », confessa Vassili allegra m e nt e, co m e se per noi
fosse la cosa più piacev ol e del mond ò essere guidati, nella
città di Mosca, da un evas o da una pri gione russa. « Tutta
gente molto bene dentro prigio ne. Grande onore per paradi -
so sovietic o. »
« Merda, perdio! Vorresti dire che oltre a essere evaso hai
alle calcagna un colli man d o che ti insegue per metterti le
mani addoss o, forse? »
« Da, da, per questo io credere a Führer nazi. Lui generale
non chiesto a me: 'Tu essere stato in prigion e? ' Il padre di
me, mon g ol o molto intelligen te, vivere a Chita e sempre dire
a suoi diciotto figli: mai dire parola prigion e se non chiesto.
Generale tedesc o non chiesto niente. ' Tu sai trovare strada,
Vassili? ' chiesto a me, invec e. Io dire, sì. Se io dire no, es -
sere bugia. »
« Banda di coglioni! Un bandito che ci fa da gui da, roba
da pazzi! Che Allah ci protegga. »
« Calma, cal ma, soldato. Cretini russi non avere tempo
correre dietro pover o piccol o mon g ol o, eva so senza nem m e -
no dire arrivederci. Doversi occupare di Hitler e molto an -
che. »
« Ma cosa avevi co m b inat o, per finire in prigion e? Niente
di molto grave, mi auguro. »
« Vassili essere persona perben e, mai fare brutte cose e
fare male. Solo piccola cosa. Tagliato solo testa donna imb e -
cille che era dentro letto di altri e ven dere cavalli a uom o
ebreo a Chita. »
« Uxoricida! » ge m e Porta. « Proprio solo una pic cola
cosa. Dio sa cosa sono le grandi, allora! »
« E dob bia m o affidarci a questa merda gialla! » im preca
Heide. « Non cerca nem m e n o di nascond er e il gross o van -
167
taggio che trarrebb e venden d o c i alle NKVD!»
« Ma no, via! » dice il Legionario. « Io li con os c o bene
questi piccoli dem ò ni asiatici. Ci arrivaron o ad doss o fino in
Indocina attraversando tranquillam e nte il deserto dei Gobi, e
qualcuno di loro restava con noi per qualch e tempo, anche.
Se non si trovavan o bene, se ne ripartivano altrettanto silen -
ziosa m ent e co m e erano arrivati, e poi si cam biavan o unifor -
me infilandosi quella dei nostri avversari. Sono molto reli -
giosi, e quasi tutti se ne vanno a spasso con una sta tuetta di
Budda nella tasca. È proibito dal Soviet, ed è proprio per
questo che odiano qualsiasi cosa sia legata a questo regi m e,
ma vi avverto che se non faccia m o quello che vuole lui, cer -
tamente ci conse gn a senza l'om bra di un rimors o nelle mani
delle NKVDo della Gestapo. A chi gli dà di più, ecc o tutto.
Strangolare una mo gli e infedele, non è assolutam e nt e gra ve
ai loro occhi, ve lo dico io. » Si rivolge a Vassili e rapida -
mente gli parla in lingua cinese.
Vassili scoppia in una risata, estrae un kriss 1 dal gam b al e
dei suoi stivali e lo brandisce fieram ente al di sopra della sua
testa.
« Naturalmente è proprio così, ne ero già convin to »,
escla ma il Legionario, «ha trascors o tre anni interi con i
Gurkhas. »
« E cinque in prigione! Che età potreb b e avere? »
« Non saprei e anche lui lo ignora, credo. La gran de mag -
gioranza di questa gente smette di invec c hiare puntualm ente
a venticinque anni, e anche se vive fino ai cento, sem bra
sempre che ne abbia solo venti cinque. Anche se li si impicca
sorridon o sempre, a condizion e di avere in tasca il loro pic -
colo Budda. Essere punito per aver am m azzato una mo glie
infedele gli parrebb e altrettanto grottesc o che esserlo per
aver am m azzato un maiale o una capra. Per questa gente è
un fatto assolutam ent e inco m pr ensibile. La donna è un og -
getto di loro proprietà, co m e un mo bil e o, tut-t'al più, un

1
Pugnale malese.
168
cane. »
« E siam o stati affidati a un personaggi o di questo tipo,
roba da pazzi! » ge m e Stege. « Quello ci vende rà alla prima
occasion e, perdio! »
« Il suo odio nei confronti dei sovietici lo rende au -
tomatica m e nt e fedele, in certo senso, ai tedeschi », continua
a spiegare il Legionario, paziente e tran quillo. « La Grande
Germania riuscireb b e anche a fargli fare il giro del mond o a
piedi, se glielo chie desse. E poi, ragazzi miei, penso proprio
che non ab biam o scelta », co m m e n ta con fatalism o arroto -
lando si una sigaretta con un gualcito pezzo di carta.
« Bene », taglia corto il Vecchio, rivolgend osi a Vassili, «
tutti siam o d'acc ord o, per cui decidi cosa dob biam o fare,
amic o. »
« Tu intelligente, non stupido co m e altre teste qua drate te -
desch e. Noi fare grande deviazion e, arrivare a bellissi m o
vec chi o ponte che tutti turisti am mirare. Da altra parte del
ponte, prigione Tanganskaye. Là, noi non incontrare tante
NKVD. Sapere che tutti molta paura prigion e politica. Solo
cretini passare di qui loro volontà. »
« In quanto ai cretini e alle prigioni, mi sem bra che ragioni
molto bene », dichiara Porta.
« Gente di NKVD stesso parere », continua Vassili. «
Quando noi, falsi russi, andare là, loro credere che noi pren -
dere turno di guardia a fabbrica siluri Kozhukhov o, e non
tendere man o per chieder e : ' Propu skì '1 Io cam m i n ar e di
fianco a voi co m e essere grande capo, e salutare co m e buo -
no ufficiale sovietic o che lecca culo di NKVD.»
« Bene, e dopo, quando avre m o passato la prigio ne? »
chiede il Vecchio ansios o, sollevand o il cappuc cio di pelo
che nasconde l'elm etto russo con la stella rosso fiam m a.
« Allora marciare verso fabbrica », spiega Vassili, co m e
fosse la guida di un pacifico gruppo di turisti festanti. «
Prendere passaggi o Dubrovsky e superare bloc c o di guardia

1
Lasciapassare.
169
NKVD, poi abbreviare strada attra verso vec chi percorsi di
tram fino a Ugrezhskaya. Gen te di NKVD non vedere noi,
sempre dor mire sodo. Io con amic o, un giorno, rubato ca -
mi on proprio là, pie no cose meravi glios e. NKVDsolo sco -
perto tre giorni dopo. Loro sempre dor mire. Strada però
molto peri colosa. Loro credere che niente succed er e mai, e
certa mente niente quasi succed er e mai. Solo quando Vas-sili
venire con amici, loro ridere molto e essere felici contenti. »
« E allora perché non prendere la strada diretta attraverso
il viale Simon ov o sl o b o d s k? » taglia corto il Vecchio, irritato
dalle chiacchiere del piccol o mon golo. « La stazione Ugrez-
hskaya è un enor m e incro cio. »
« Io credev o tu intelligente, tovarisch sergente. Enorme
fabbrica NKVDvicino a fiume, dove fabbri care cose molto
segrete. Dunque andare tutto dritto in zona interdetta. Noi
non dritto, vedere cose fab bricate da fabbrica. »
« Cos'è questa storia? » chiede il sergente del reggi ment o
Brandeburgo, molto interessato.
« Amico di Chita essere NKVD,e tenente racc ontare a me.
»
« Allora dillo anche a noi! »
« Mica bene per imb ecilli sapere troppo », ritorce pronto
Vassili. « Io solo dire a saggi nazi. Loro pa gare bene. Quan-
do guerra finita, io dividere con ami co NKVD mia casa a
Chita. »
« Questa gente qua, io vera m e nt e non la posso sof frire »,
grugnisce Barcelona. « Sono co m e le perle fal se di Maiorca.
»
«Voi non prendere ripa del fiume. Molti cattivi NKVD
laggiù e loro spaiare o prendere e torturare. Fare gross o in-
croci o e strada con Vassili e salvare pelle. »
Eccoci dunque ancora vicino al cimitero, quando vedia m o
arrivare una pattuglia di NKVD co mp o sta di tre uomini. Il
loro capo, un caporale dall'aria molto energica con tanto di
gradi sulla manica, tende la man o nel gesto internazionale
per esigere la presen tazione dei docu m e nti. Il sergente del
170
reggi m e nt o Brandeburgo, naturalmente, non capisce una
sola pa rola. Vassili lo spinge indietro, dà una manata ami -
chev ol e sul braccio del caporale e gli tende un libretto mili -
tare russo.
Una sezion e di mezzi corazzati passa e sparisce av volta
dentro a una nuvola di neve. Il caporale guarda Vassili e
sgualcisc e con rabbia il libretto, cui eviden temente manca
qualch e timbro. A dispetto della pignoleria tedesca, eviden -
temente qualc osa è stato dimen ticato, un ennesi m o timbr o
fra i mille che sempre ci sono. I Russi e i Tedeschi hanno in
co mun e una passione, autentica e ardente: i timbri sui docu -
menti.
» Job Tvojema djl » impreca Vassili, indicando con un ge -
sto perentorio il proprio distintivo con la stel la rossa di co m -
missario.
« Propu sk comm an d a ntura! » insiste il caporale, furioso.
« Non essere ostinato, fratello », gli dice ora Vassili in
tono cal m o e amich e v ol e, parlandogli in lingua russa, « altri -
menti il mi o co m an dante ti spedisc e a Kolyma con dieci pe -
date nel culo! Tu fai ritardare una mission e molto importan -
te con tutte queste storie. »
« Propu sk », insiste il caporale ostinato, tendendo una
man o guantata di spesso cuoio nero e lucido.
Vassili fa un gesto di rassegnazion e e apre il suo gross o
giacc on e di pelo, co m e volesse esibire altri do cum enti che
tiene più riposti.
« L'hai voluto tu, fratello mio. Tua madre piangerà. »
Il sibilo di un Kandra, e la testa del caporale rotola per ter -
ra: il corpo oscilla qualch e istante, mentre un fiotto di san -
gue sgorga dal collo tranciato di netto. Rapidi co m e è rapido
il lampo, il Legionario e Fratellino hanno già sgozzato gli al -
tri due. Ma una lun ga colonna di T 34 passa rumor osa m e nt e
proprio non lontano da noi, e non appena vedia m o le sago -
me dei co man danti, ognun o sulla torretta del suo mezzo,
but tiamo i tre cadav eri nell'entrata di una cantina e la neve
rapida m e nte li ricopre.
171
Con un calcio, Vassili spedisc e la testa mozzata verso la
fessura di un muro, dov e la sua co mparsa spaventa una cop -
pia di gatti che stanno dor m en d o beatam en te. Filano via
miag oland o i due animali, mentre il piccol o mon g ol o ride,
trovando il tutto estrema m e n te divertente.
« Filiam o, presto! » dice il Vecchio, molto teso.
Gamb e in spalla ci buttiam o a correre per stradi ne scon o -
sciute, ed ecc o ci incastrati in mezzo a una folla di gente che
dev e passare un controllo da parte di una sezione di NKVD,
schierata con le armi in po sizione di tiro. La strada è blocc a -
ta da due T 34.
« Diavolo », impreca a bassa voc e Vassili. « Rapina tori.
Fucilare gente uno su tre, per insegnare a gente non rapina -
re. Molto pericol os o tutto questo. »
Un tenente ci richiama con molta autorità, e Vassili si pre -
senta co m e ufficiale della guardia in servizio attivo.
« Propu sk! » ordina brusc o e freddo l'ufficiale, guar dando
ora il docu m e nt o con aria indifferente.
« Vai al diavol o te e i tuoi! Presto! »
Non ce lo faccia m o dire due volte. Ma proprio quando
stiam o per voltare l'angol o della via, sentiam o due colpi
d'arma da fuoc o. Ci voltiam o un istante, e constatiam o con i
nostri occhi che stanno fucilando una fila di civili. Questa
gente non ne sa nulla dei rapinatori, ma vanno sempre a fini -
re così, le cose. E certam ente do mani si leggerann o sugli an -
goli di tutte le strade i no mi delle vittime, co m e serio am m o -
nimento a tutti.
« Avete visto co m e quella piccola scim m i a ha tran ciato di
netto la testa di quel russo? » dice a un tratto Fratellino, fa-
cendo schioc car e la lingua co m e enco mio di am mirazion e
sincera. « Nemm e n o Alois L'Ascia, il famos o bandito di
Amburgo, avreb b e fatto di me glio, bisogna proprio ricon o -
scerlo. E dev o dire che era sempre sotto allena m e nt o, in
quanto a questo, sempre. Aveva già fatto saltar via ben sette
teste, prima che la Kripo (Polizia Criminale) gli mettesse le
mani addoss o. Nass e quei coglioni della gendar m e ria stava -
172
no semplice m e nt e inseguend o dei ladri di grifas (sigarette
all'oppio) e stavano giusto entrando dentro l'elevatore del III
° reparto del Ponte del Tra ghetto. All'improv vis o si sente un
' flop ', e una bella testa mozzata di netto rotola davanti ai
loro piedi! L'ho visto coi miei occhi, sapete, stavo proprio
pas sando di là, per caso naturalm ente, con un paniere pieno
di pesce. »
« E cosa ci facevi con quel pesce? » chiede Porta incredu -
lo.
« Lavorav o per la società di trasporti Grònne Gunthers.
Tutte le aringhe erano farcite di grifas nel ven tre e bisogna -
va in qualche mod o allontanare i so spetti dei cani da pastore
tedeschi del co m m i ss ario Nass, che venivan o ad annusar mi
sempre intorno co me gatti in amor e. Nass e i suoi biechi del -
la Kripo naturalm ente credev an o che i loro cani annusasse ro
le mie aringhe, perché ci sono dei dob er m an che, per ese m -
pio, vanno matti per le aringhe farcite, piatto tipica m e nt e
ebreo. Dunque, per farla brev e, una sera tarda in cui già mi
trovav o in un bistrot, co mpai on o ben cinque dob er m a nn
ebrei che sbavan o co m e pazzi, avend o capito dall'odor e che
il cuoc o, per metà ebreo anche lui, stava facend o cuoc er e un
grosso quarto di petto di bue farcito. Entrano in trom b a nel
bistrot e piom b an o sul cuoc o, che era stato da poco mess o
alla porta della grande armata tedesca per vìa del ' cattivo '
sangue che scorreva nelle sue vene. Notate bene che a lui di
essere stato fottuto dall'esercito non gli dispiaceva affatto,
per la verità, e per noi il solo punto negativo era che dov ev a -
mo per forza abb of farci solo di piatti ebrei. I Kripo ritrova -
rono tutti i loro cani accucciati intorno al cuoc o e ai suoi for -
nel li semi e br ei, e rispediron o fuori della porta a calci nel
culo questi spregev oli animali senza pension e dello stato,
che dov ev an o considerarsi già fin troppo for tunati per non
essere stati cacciati dentro una cam era a gas!
« ' Nel nom e del führer, siete tutti in stato di arresto! ' gri -
dò il co m m i s sari o Nass a tuti i clien ti dell'ebre o, che furono
però rilasciati quasi im mediata m e nt e dopo che un'ascia afn -
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latissima gli vo lò sopra la testa, proprio nel mo m e nt o in cui.
per sua fortuna, aveva chinato il capo. Alois era là, nascosto
dietro una porta. Almen o venti paia di ma nette gli furono in -
filate ai polsi, munite di catene pe santissim e, e nessuno pen -
sò più a noi, naturalmente. Era ricercato da più di quattro
anni, e ora il destino lo presentava servito sopra un piatto
d'argento, una vera fortuna per quei Kripo della malora!
Dopo que sta faccenda, il co m m i s sari o Nass fu preso da ma -
nie di grandezza; tutti i giornali parlavan o di lui, natu -
ralmente, ed egli fu tanto mesc hin o da non svelare mai co m e
solo il caso lo avesse mess o in grado di ricev ere questo ina -
spettato regalo prezios o! Decora zioni di ogni tipo, quindi, e
un ottimo posto co m e co m m i s sari o generale di division e con
servizio esclu siva m e nte diurno; ma anche questo incarico
non durò a lungo, perché non aspettaron o molto, le autorità,
a fotterlo di nuov o fuori! »
Una lunga colonna di soldati, vestita in mod o cu rioso, ci
sfila davanti, interro mp e n d o il racc onto di Fratellino.
« Compagnia suicida », spiega Vassili con un gesto di
chiara indifferenza per la cosa. « Teste d'uov o ve nire da
Tanganskaya. Graziati da Kolyma per inca richi molto peri -
colosi contro tedeschi. Stalin non stupido affatto. Non fare
condannare sudicioni politici. Stalin dire che essere grandi
eroi per loro patria. Tede schi stupidi uccidere, e Stalin tutto
contento perché sbarazzato senza grane di loro. »
Nei pressi della stazione Pavlet un altro bloc c o, dov e le
NKVD formic olan o ovunque. Vengon o control late tutte le
unità militari di passaggi o, senza alcuna esclusion e, e un co -
lonnello dall'aria minacci os a pas seggia su e giù, con il suo
Kalashnikov sotto il brac cio.
« Santa Maria, proteggi ci! » mor m or a il Vecchio, te -
sissim o.
Non lontano di qui, in effetti, liquidano sul posto quattro
ufficiali con una palla nella nuca, e ne but tano i cadav eri so -
pra un furgon e aperto, fermo in attesa lungo il marciapiede.
Il sangue cola dappertutto.
174
Noi ci rifugiam o nell'adiac ente via dei Tartari, con Vassili
in testa sempre sorridente, che senza alcuna paura o disagio
apparente ci guida verso un ponte irto di strutture di legn o
molto simili a dei patiboli.
« È il col m o, andare di nostra iniziativa proprio lì! » ge m e
Heide, spaventatissi m o. « Non hanno che da pizzicare uno
di noi e fargli una do man da, e siam o fritti tutti. Di soldati
co mpl eta m e nt e muti non ne esiston o affatto nell'armata rus -
sa, maledizion e. »
« Io reciterò la parte dell'idiota », dichiara deciso Fratelli -
no.
« Non farai molta fatica, caro, dato che lo sei già di natura!
»
Il Vecchio e il Legionario imbrac cian o i loro MPI, ed evi -
dente m e nt e pensan o che ci si dovrà battere in qualch e mod o,
nella speranza di uscirne vivi.
« Se venia m o scoperti, difendetevi fino alla morte », mor -
mora infatti il Vecchio. « È la nostra sola possi bilità, perché
se ci beccan o con queste dannate uni formi russe addoss o, ci
torturerann o bestial m ente prima di conc ed er ci il diritto sa -
crosanto di morire. »
Anche lo stesso Vassili sem bra molto inquieto, ora. Ha ap -
pena finito di chiacchierare con un sergente NKVD, che
dor mi c c hia annoiato dentro il furgon e.
« Porci NKVDpreso altro co m m a n d o Brandeburgo », bi -
sbiglia. « E essere pronti fare molti altri cadav eri. Adesso
grande pericol o. Loro sapere che turisti nazi essere in Mo-
sca. Molto pericol os o per noi essere qui con docu m e nti falsi
e unifor mi rubate. »
« Bella prospettiva », mor m o r a Porta, molto poc o rassicu -
rato, ovvia m e nt e. « Non sareb b e mica me gli o per noi rien -
trare, e mollarla a qualcun altro questa dannata fabbrica da
far saltare? »
Il Vecchio sta riflettendo e guarda Vassili con aria medita -
tiva. Il mon g ol o gli risponde con un ampio sorriso cinese,
che significa non si sa bene cosa, ma certo è molto ambiguo.
175
« Impossibile », dice il nostro capo, « questo scim panzé
giallo non è solo la nostra guida ma anche il nostro attento
guardiano. Se tentiam o di tagliare la corda, quello ci fa li-
quidare senza pensarci un mo mento, capite? »
Vassili, tutto un sorriso, si avvicina al Vecchio e gli dice
amich e v ol e.
« Tu molto intelligente, Feldw e b el. Tu venire con Vassili e
niente paura ploton e tedesc o; plotone tede sco non beccare
mai te. »
« Se sei proprio così sicuro di scampare... » replica il Vec -
chio, cupo.
« Me nessuna importanza. Io non avere vita più lunga se
grande Konfu non volere. Konfu solo, deci de. Quando Kon-
fu decide, tu niente più potere fa re. » Prende Fratellino per
una manica. « Tu forte co m e orso di Siberia. Spaccare cra -
nio co munista con un solo colpo. Tu tenerti dietro Vassili e
ritornare vi vo tua casa, giocare con tuoi bam bini. Se tu non
fare co m e io dico, io giuro tu morto. »
Fratellino che per la verità non ha capito neanch e la metà
delle cose che il piccol o mon g ol o ha asserito con tanta sicu -
rezza, consente co mun qu e con un gesto della man o.
Come ci sia stato possibile attraversare il bloc c o delle
NKVD, io non lo ricordo, se dev o essere sincer o. Ricordo
solo di essere stato schiaffeggiato da un ser gente, cosa che
riempì di gioia tutta la troupe dei ber retti verdi. Quando fi-
nalmente approdia m o indenni a Kozhukhov o, ci acc oglie su-
bito un nugol o di Stukas, appena co mparsi nel cielo grigio e
coperto di nuvole molto basse.
E ora sono le nuov e bo m b e al fosforo che cadon o co m e
pioggia, e polverizzano case, stabili menti e tutti i binari del
nodo ferroviario : il suolo poi è ' spaz zato ' fino all'ultimo
centi metro dalle mitragliatrici degli aviatori tedeschi che
passano rasoterra con spe ricolati voli radenti.
« Stukas molto bene aiutare! » giubila Vassili. « NKVD
tutte dentro rifugi per salvare loro triste pelle co munista. Ora
noi mettere plastico e far saltare tutta grossa fabbrica Stalin,
176
sotto culo di NKVD. Poi rien trare da Hitler e riposare bene,
prima di prossi m o al tro viaggi o. »
All'improv vis o uno dei soldati del Brandeburgo incespica
e cade in avanti, fra due grossi blocc hi di ce m e nt o di una
casa appena abbattuta dal mitraglia mento a tappeto degli ae -
rei. Ci precipitiam o tutti per salvarlo ed estrarlo dalle mac e -
rie, ma uno dei due bloc c hi oscilla, poi cede del tutto e gli
squarcia il ventre. Grida il poveretto nella notte buia, e il
ser gente è costretto ad incollargli alla nuca il suo revol ver
munito di- silenziatore. È un'arma speciale, que sta, e tutti i
soldati dei co m m a n d o sono purtroppo obbligatoria m e nte
condannati a morire, se non sono più in grado di seguire i
co mpagni nella mission e. 'Nessuno, infatti, deve cadere nel -
le mani del nemi c o, mai, nel mod o più assoluto.
La sua tomb a occasi onal e e così sinistra viene dissi mulata
con altre pietre e bloc c hi di ce m e nt o perché non venga sco -
perta da eventuali pattuglie di guardia che passassero di lì, e
noi proseguia m o in silenzio.
Le bo m b e degli Stukas hanno già distrutto in parte vari
settori del grosso stabilim ent o, constatiam o arri vando nella
zona, e questo faciliterà la nostra mission e. Proseguia m o an -
cora per via Lizina, anche se sarebb e stato più opportuno
prendere invec e la via Tyufelev, secon d o il Vecchio, ma
Vassili che si è inoltrato poco più oltre in ricognizion e di -
chiara con fermezza che è impossibile. È co mpl eta m e nt e
ostruita da una lunga colonna di carri armati leggeri.
È una grossa fornitura pronta per l'Armata Rossa, o invec e
un blocc o massicci o di difesa contro i sabo tatori, piazzato
dalle NKVD?Non lo sappiam o, almen o per il mo m e nt o, ma
in ogni caso vedia m o che tutti gli equipaggi sono all'interno
dei carri, ed è assolu tamente impensabile aprire un conflitto
contro di loro, con le nostre inadeguate e insufficienti armi
an ticarro. È gioc of orza perciò passare da un'altra parte per
evitarli.
Vassili, d'acc ord o con il Vecchio e il sergente del Brande -
burgo, ordina di marciare in colonna per tre, co m e fossi m o
177
una regolare pattuglia.
Il nostro piccol o mon g ol o sostiene che riuscirà a farla
franca con la sua unifor m e di capitano, e se an che gli verrà
chiesto il propusk, una pattuglia in rego la ha pieno diritto di
ingresso dentro l'area di un im pianto militarizzato. C'è evi -
dente m e nt e il rischio di una parola d'ordine ancora ignota,
che può ugual m en te essere una frase perfettamente logica o
anche la più inverosi mil e delle imb ecillità. Potrebb e essere
ad ese m pio che vi gridino: «Ivan il Terribile» e si debba ri-
spondere: «Topo morto»...
Mentre Vassili si dà da fare per trovare l'ingress o all'inter -
no del grosso fabbricato, noi ci appiattiam o sotto alcuni va -
goni merc e della vicina stazione di Kozhukhov o, dov e stan -
no predispon end o il trasporto dei feriti all'ospedale di Ka-
shirskaya, di cui vedia m o già diversi edifici in fiam m e però,
dopo il bo m b arda ment o degli Stukas di poc o fa.
« Dovre m m o almen o riuscire a trovare il tempo di farci
una bella scopata di passaggi o con quelle ragazze! » dice
Fratellino guardando concupisc ente le in fermiere che salgo -
no e scendon o dai diversi vagoni. « È un bel po' che non
metto le mani su nessun culo, e ne sento la mancanza, per -
dio! »
« Maledette NKVD, assolutam ent e folli », dice Vassi li, ri-
tornando di corsa fino a noi con il respiro corto. « Aver per -
duto molti idioti co munisti per bo m b ar da mento, e noi niente
poter fare subito. Loro occuparsi di feriti, e NKVDessere là
con carri armati. Meglio noi aspettare un'ora. Grande Konfu
dire mai fare cose di fretta. Prendere tempo e conservare
molto di più nostra testa su collo, dice. Io con os c er e ora pa -
rola d'ordine. Loro gridare: 'Guerra' e noi risponder e: ' Mela
verde '. Imbecille di colonn ello dire forte parola d'ordine
mentre io disteso sotto sua vettura per ascoltare. Loro sapere
che partigiani di Brandeburg o essere qui, dunque noi non
farsi prendere e correre gam b e levate quando grossa bo m b a
scoppiata! Loro andare poi a caccia di sporchi tedeschi den -
tro tutta Mosca, casa per casa! »
178
« Certo che tagliere m o la corda, non temere in quan to a
quello, ma prima bisogna che la baracca salti in aria, se non
erro. »
« Cosa guardare, tu? » chiede Vassili spingend o Fratellino
indietro con la canna del suo revolv er.
« Ragazze sovietiche », risponde il gigante, con gli occhi
golosi e inteneriti. « Quando montan o sui gra dini dei vagoni
si vede benissi m o sotto le loro gonn e. Avrei proprio dovuto
farmi ingaggiare nella Sanità, perdio. Deve essere molto più
divertente che non sguazzare qui dentro e far saltare delle
sudicerie. »
Anche Vassili ora vuole dare un'occhiata.
« Molto tempo io non avere donna, molto tempo! Quando
venire pace, .tutti voi partire con Vassili lun go viaggi o fino
mi o cugino di Hong Kong. A risto rante ' Piccola pollastra '
molti cinesi vender e a voi merc e proibitissi ma. Cugino fare
anche buona cucina; prima servire Tang- ts'u- yu, pesce agro
con zuccher o; poi noi man giare delizioso Fuh- rung- chi- p-
ien, crema pollo con gam b eri molto, molto picc oli, poi Pao-
yang- reo, giovan e monton e, e poi finire con Cheng- chiao-
tze, bignè dolci di primav era. Poi belle ragazze arrivare da
bordell o vicino per giocare e bere sakè. »
« E si impara anche a mangiare con i bastoncini, alla cine -
se? » chiede Fratellino. « Se non riesc o nem men o a infilzare
una barra di ghiacci o con la baion et ta, co m e farò a metter mi
in bocc a una porzione di riso? »
« Basta, andia m o su! » tronca il Vecchio allaccian dosi il
budriere.
Ci veng on o distribuite delle grosse matite esplosi ve e delle
barre di P 62, di cui sentiam o il forte odo re dolciastro di
mand orla che emanan o a distanza di chilo m etri, mentre
strappiam o la carta oleata che le avv ol g e.
« Sembra incredibile, però, che anche un solo pezzo di
questa roba possa' far saltare una baracca grossa co m e que -
sta che abbia m o davanti! » co m m e nta Porta, cacciand o le
sue cariche dentro la sacca piena di segatura.
179
« E adess o vedete di evitare di cascar per terra, con tutto
quello che avete addoss o, ragazzi », dice il Vec chio, autori -
tario. « Ordino perentoria m e nt e a chi venisse ferito e non
potesse seguire il gruppo, di uc cidersi sul posto, chiaro? Un
biglietto diretto per il cielo è molto megli o che non cadere
nelle zampe del le NKVD.»
« Sembri un prete che fa il suo serm o n e », sghi gnazza Hei-
de.
« Non me ne importa niente, amic o, di cosa ti sem bro, ma
im m a gina un po' di essere ferito e che noi si deb ba abbando -
narti qui. Sarà interessante veder e se avrai il coraggi o di farti
saltare il cervell o. Il tuo Führer si aspetta proprio questo da
te, sai? »
« Fracasserann o a tutti i cogli oni », sostiene Porta, cupo. «
Ci daranno dentro una bella morsicata, te lo dico io. »
« Allora si spacch erann o i denti con quelli di Fratellino »,
ride Stege. « Ha dei coglioni di granito, quel lo, dovreb b er o
adoperare degli attrezzi speciali. »
« Stare tranquilli, NKVDavere attrezzi adatti », ride Vas-
sili. « Mancare di niente a Lioubjanka, proprio di niente!
Gente molto intelligente per far parlare traditori tedeschi. »
Il corpo posteriore della fabbrica è già in fiam m e , e già tre
scale dei pompi eri sono sul posto e in funzione mentre gli
uomini srotolano di furia le loro lunghe pompe. Dappertutto
regna una frenetica agi tazione.
« Cosa non si riesce a vedere, in guerra! » bisbiglia Fratel -
lino. « Io proprio li adoro, i pompieri. Sai, Porta, che avev o
una voglia matta di fare quel me stiere, ma non m'hann o pre -
so perché ero un po' piroman e, secon d o loro? A parte il fatto
che in fondo il fuoc o non aveva nem m e n o preso, se voglia -
mo es sere esatti. »
« Toh! E cosa volevi incendiare? »
ce Della gente della Davidstrasse, solo quella; ma mi han -
no beccato, proprio mentre preparav o il col po. Per grazia di
Dio uno psicol o g o mi ha salvato, racc ontando qualcosa a
proposito di un mio co mpl es so infantile nei confronti delle
180
unifor mi della poli zia. Se avesse detto più chiara m e nt e che
il mio vero co mpl ess o era il Com missario della Criminale
Otto Nass, avreb b e avuto ragione, se dev o essere sincero.
Gli schupo s, siano quel che siano, non mi hanno mai rotto le
balle e io a loro non gliene voglio, perché mi hanno spesso
anche mess o in guardia contro Nass. Mi hanno poi racconta -
to che lui è scappato in Danimarca, a Copenagh en, e spero
proprio che i partigia ni danesi l'abbian o fatto fuori quello,
altrimenti il mi o giudizio nei confronti di quei Vichinghi
sarà per forza molto severo. »
« Piantala! » dice il Vecchio, « Parli talmente forte che ti
sentiranno fino al Cremlino, perdio; non vedi quanta gente
c'è vicino a quella porta? »
« È sempre il solito rischio, quando si con os c on o le lingue
straniere e le si parla in pubblic o », borb otta Fratellino. « Se
tutti al mon d o parlassero tedesc o, non ci sarebb e nessun pro -
ble ma, anche in Russia. Prova un po' a recitare il Padre No-
stro in russo, però, e ti sono subito tutti sul culo. »
Recitare il Padre Nostro a dei co munisti?» intervien e Ste-
ge, sorpreso. « Ma è proibito! »
« Proprio perché è proibito, bello mio, non c'è in Russia
una sola persona che non la sappia a me m o ria questa pre -
ghiera. L'hanno tutti imparata dalle loro nonne quando anco -
ra non sapevan o cam m i nar e. »
Ritmando i nostri passi pesante m e nt e, entriam o den tro la
fabbrica, e nonostante la nostra perplessità dob bia m o rico -
nosc er e che iL passo cadenzato russo è praticam ent e identi -
co al passo dell'oca tedesc o. Un sergente dell'IviKVD si
mette sull'attenti davanti a Vassili che marcia a serrafila, il
Kalashnikov sul petto perfettamente regola m e ntare, e per un
istante, il proiettore del turno di guardia ci coglie nel suo fa-
scio di luce. Una pattuglia ci viene incontro e il te nente che
la guida dà una pacca amich e v ol e e cor diale a Vassili sulla
spalla.
« Tenente molto contento », bisbiglia poi il mon golo. «
Avere catturato diversi partigiani del Brandeburgo proprio
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oggi e prepararsi adess o a far saltare loro cogli oni con at -
trezzi speciali, per far sputare prigionieri tante cose segrete
di Hitler. Tenente in vitato me a vedere, ma io dire di non
avere tempo. Lavoro importante da fare, detto io. E non es -
sere nem m e n o grossa bugia! »
In un'im m e n s a galleria coperta, ecc o una fila di almen o
cinquec ent o T 34 nuovi di zecca, pronti a par tire per il fron -
te.
« E se arraffassi m o una di queste carriole per ritor narcen e
a casa un po' più in fretta, e più co m o di? »
« Mica una brutta idea », co m m e nt a il Vecchio a bassa
voc e. « Guardate se hanno dentro le muni zioni. »
Porta, co m e un furetto sec ond o il suo solito, è già dentro al
carro un istante dopo e Fratellino accarezza con amore i lar -
ghi cingoli che lo affascinan o.
« Che mac c hina spettacol osa! Ne dovre m m o avere anche
noi qualche migliaio. E queste rotondità pro prio uguali iden -
tiche a quelle di una bella polla stra frances e, di quelle care,
però! »
« Con un materiale a disposizione di questo tipo, Ivan non
può che vincerla la guerra, è inutile », co m menta cupo Ste-
ge.
« Dubiti della vittoria, disgraziato? Alto tradim en to! » in-
terviene co m e suo solito Heide.
«Lui, Julius, co mpl eta m e nt e idiota», affer ma Vassili, «
non capire proprio niente del tutto, quello. Tutti idioti politi -
ci essere co m e lui. »
« Mica tanto facile sgraffignarlo, questo coso », an nuncia
Porta emer g en d o dal carro. « Non c'è neanch e un gocci o di
benzina, per di più. Certo che potrem o chieder e a Heide di
spingerci, cosa ne dite? »
Tutta la sezione scoppia in un'enor m e risata.
« Basta ragazzi, al lavor o adesso », ordina il Vecchio. « E
nel giro di mezz'ora tutti dev on o essere già fuori e pronti a
filare. Avete preso nota dei tempi esatti? Le prime esplosio -
ni dev on o avvenire entro mezz'ora, e a questo punto tagliate
182
la corda, perché se il colpo riesce il rumore si sentirà fino a
Berlino! »
« Mettiamo un po' di plastico anche sotto queste carriole?
Altrimenti ce le ritrovia m o tutte belle schie rate in fila al
fronte. »
« No », dice il Vecchio, « non c'è abbastanza esplo sivo per
far saltare anche quelle, e dob bia m o invec e piazzarlo nel
montaggi o a catena. Far saltare queste scatole di acciaio non
presenta alcun speciale interes se, a paragon e della produzio -
ne a venire. »
La fabbrica ronza co m e un alveare, e noi passeggia mo im -
passibili in mezzo agli uomini dell'NKVDe agli operai, uno
dei quali ci rivolge la parola.
« Job Tvojema dj'. » grugnisce autoritario Porta all'uom o
che sparisce all'istante.
Io colo sudore in tutto il corpo dal terrore, mentre Porta si
dirige tranquillam ent e verso il reparto im butitura dell'offici -
na, seguito dallo sguardo incurio sito di un caporale russo, e
cincischio febbril m e nt e il mio revolv er in mezzo a questo
fragore infernale di mac c hin e in mot o che ci spacca le orec -
chie. Sembra incredibile che si possa lavorare qui giorno e
notte senza diventare pazzi, o sordi. Porta esce dal repar to e,
con aria molto professionale, si asciuga le dita sporch e di
olio con uno straccio di canapa che poi lancia ridendo sulla
testa del caporale, e questi glielo ributta allegra m e nt e. Io
avrei una voglia pazza di met termi a urlare invec e, dal ner -
vosis m o che mi prende tutto. Devo salutarlo anch'io questo
dannato caporale? Avrebb er o dovuto darci maggi ori infor -
mazioni sulla disciplina che vige nell'Armata Rossa,
perdio... alla fine mi decido a salutarlo, con noncurante ca -
merateria, pensando che è sempre megli o un saluto di più
che uno di men o o niente del tutto. I caporali di tutte le ar-
mate del mond o sono molto sensibili e suscettibili in fatto di
saluti, so per esperienza diretta. Lui mi fissa per qualche se -
cond o con uno sguardo di ghiacci o, poi mi fa segn o di filare.
Un caporale dell'NKVD non risponde mai al saluto di un
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suo inferio re di grado, infatti; lo esige e lo accetta, ma tutto
finisce qui, è la regola.
Proseguia m o sempre all'interno della fabbrica, quando a
un tratto Porta si ferma di botto e indica con una man o il
soffitto. Un'enor m e gru sta facendo calare un carro proprio
sulla mia testa! Deve alli nearsi a una lunga fila di carri già
montati sopra dei vagoni, anch'essi già allineati all'esterno
dell'im m e n so locale. Su ciascun vagon e veng on o sistemati
due T 34, il cui smalto fresco verde acces o brilla co m e una
fonte di luce sotto le enor mi lampade ad arco. I consiglieri
imb ecilli del nostro Führer dovreb b er o vedere con i loro oc -
chi uno spettacol o co m e questo, e chissà poi se riuscireb b er o
a cam biare un po' idea riguardo all'efficienza di mezzi del -
l'Armata Rossa! In questa sola fabbrica c'è, è già pronto, di
che attrezzare di carri almen o cinque divisioni, e quando tut-
ti questi mostri saranno messi in mot o, che Dio abbia pietà,
dall'alto, della povera armata tedesca!
Saltiamo così veloc e m e n t e sul marciapiede del carro matto
per portarci al reparto n. 9 che mi sfugge di man o uno dei
sacchetti con le barre di esplosiv o, e un operaio serviziev ol e
e ignaro mi aiuta a raccat tarlo. Al di fuori dell'im m e n s o re -
parto l'improv vis o silenzio totale ci colpisce co m e un pugno
nello stoma co, ma nel reparto verifica e aggiustaggi o dei
cannoni, dov e sono radunate in fila tutte le torrette dei car ri,
il fragore ridiventa allucinante. Perfino l'esplosio ne di uno di
questi cannoni quasi non si sentireb b e, ho ragione di crede -
re.
Una loco m o ti v a elettrica guida i diversi vagoni per portarli
fin davanti al grande reparto e qui si danno da fare molti
pompi eri dall'el m etto di ottone lucido. Uno di questi, cui
evidente m e nt e do fastidio, mi spin ge indietro con una spal -
lata dicend o m i qualcosa, che ovvia m e nt e non capisc o. Gli
grido: «Job Tvojema dj! » e lui mi minac cia con un pugno,
ma vedend o che cincischi o il mio Kalashnikov l'uom o si ad -
dolcisce subito. Una NKVD ha sempre ragione, soprattutto
se ha le mani sopra un Kalashnikov, è chiaro!
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Non appena i vagoni rallentano, mi affretto a rag giungere
Porta che sta collegand o dei fili a un gros so armadio blinda -
to. E co m e sempre, sono io che dev o coprirlo in caso di peri -
colo mentre lui lavora, e ho già decapsulato tutte le mie gra -
nate a man o infatti. Lo vedo impadronirsi con impertinenza
di una sigaretta che un operaio si è appena arrotolato, e ve do
quest'ultim o avvicinargli serviziev ol e e sollecito l'accendin o.
Porta in cam bi o gli regala un grosso sigaro.
« Sigaro tedesc o! » grida.
« Grazie! » risponde grato e felice l'operaio.
Poveretto! Avrei la tentazione di offrirgli la pos sibilità di
salvarsi, perché è al Cremlino che avreb bero dovuto man -
darci, non qui! Una lampada rossa prende ora a lampeg giare,
a intervalli regolari e rav vicinati, dal grande soffitto del re -
parto. Che cosa sarà? Sanno che siam o qui e danno l'allarme
forse? Proprio nello stesso istante una pattuglia di soldati at-
traversa a passo rapido tutto il reparto e sco m par e dietro a
una picc ola porta dalla struttura metallica, mentre degli
NKVD, molto eccitati, corron o nella di rezione opposta. Che
abbiano catturato uno dei no stri? Ecco che un sergente capo
ci ferma, e Porta agita una man o con aria indifferente co m e
sempre fanno i russi intendend o dire: « Job Tvojema dj ». In
Russia, infatti, se un soldato risponde così a un ordine, vuol
dire che ha capito, tutto qui. Ma insi stere bisogna, tutti i rus -
si in unifor m e lo sanno.
Parecchi T 34 esc on o dal reparto direttam ente coi propri
mezzi, e noi ci aggrappia m o ai ganci di rimor chio di uno di
questi: un colonn ello ne controlla il numer o all'uscita e noi
ci infiliam o rapidi dentro a uno stretto passaggi o, che sfocia
in un grande spiazzo. Qui Porta si siede su un muretto di
pietra e accende una sigaretta, imperturbabile.
« Credo che diventi molto rischios o vivere qui », dice con
un sorriso sardonic o. « Fra tre minuti par tono le prime cari -
che di esplosiv o, e poi salta tutto, in aria questo bel bordello.
»
« Avete piazzato la vostra merda? » chiede il Vec chio che
185
esce in quel mo m e nt o dal reparto cannoni.
« Non tarderai molto a saperlo; dai, agganciati il budriere,
altrimenti finirai per perderlo per strada. »
« Filiam o », brontola il Vecchio, « inco min cia a scot tare
l'aria qui. »
Saltiamo dentro a un vagon e in mot o e abbandonia mo la
zona, approdand o poco dopo presso la FLACK de m olita,
dov e già sono radunati quasi tutti i nostri.
« Voi sprofondare dentro a grosso buco di neve, ora »,
dice Vassili con il suo lumin os o sorriso asia tico. « Io mess o
bo m b a vicino a granate chi mic h e. Tenersi bene attaccati al -
trimenti volare via fino a Cina. »
All'improv vis o, l'urlo di una sirena. Un brulicare frenetico
di NKVD, risuonan o grida rauche. « Stoi Koi! » si sente gri -
dare dall'interno dell'officina.
« Cosa succede? » chiede Porta inquieto.
« Sono tornati tutti, i tuoi? » chiede il Vecchio al sergente
del Brandeburgo.
« Tutti, sì. »
« Deve essere success o qualcosa se danno l'allarm e. Delle
corte salve infatti veng on o sparate dall'alto del muro dell'of -
ficina, e anche in città stanno esploden do delle "granate; il
tiro aumenta, la notte è lacerata da un fuoc o violento.
« Al fiume! » grida Barcelona, ansante.
« Njet, njet! » dichiara Vassili. « Ritornare a linea ferrovia -
ria. NKVD correre verso fiume. Molto perico loso laggiù.
Molto arrabbiati, adesso. »
Un razzo illuminante sale proprio sopra le nostre teste, e
rischiara tutto di un livido bagliore.
« Non muov erti! » grida di furia Porta. « Resta lì, anche in
piedi ma ferm o! » Il razzo rimane sospes o nel cielo per un
intervallo di tempo che sem bra un'eternità; e nonostante il
terrore non oso muo v er mi, ma finalmente si spegn e e a tutta
velocità mi spro fondo nella neve. Un soldato del Brandebur -
go roto la fino a noi, ansirnante, con il viso livido e mac c hia -
to di sangue.
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« Come ci sei venuto, in questa armata di pazzi? » chiede
Porta, tendend o gli una bocc ata della sua sigaretta.
« Ci hanno detto che bisognav a. Si era in Polonia, in tutto
c'era rimasto un battaglion e solo. »
« Ma certo, lo dicon o sempre loro quello che bi sogna fare
», sospira Porta con stanchezza.
D'improv vis o, a ovest, il cielo si illumina di una lingua di
fiam m a d'un rosso giallastro e vivo, e un'esplosion e enor m e
e prolungata, seguita da un'al trettanto enor m e ondata di aria
calda, si srotola co m e un tappeto sopra le nostre teste. Tre
altre esplosi oni seguon o la prima, poi di nuov o ci so m m e r g e
un'on data di calore rovente co m e il soffio dell'inferno. Poi il
silenzio, assoluto. Una fila di proiettori si accende alla som -
mità del muro dell'officina, cento fasci di luce si metton o in
funzione per scoprirci, e raffiche di proiettili schizzano e
solcan o il grande avvalla mento della cloaca, dov e vorre m m o
andare a rifugiarci, a dispetto del consiglio del Vecchio. È
evi dente che non sanno assolutam e nte dove siam o, per no -
stra fortuna.
« Ancora due minuti », ordina il Vecchio, « poi buttatevi a
terra; ci sarà un bel vulcano in eruzione fra qualche minuto,
qui. »
Insiem e al frastuon o delle fucilate si senton o de gli ordini,
che Vassili ascolta, rizzando un poc o la testa.
« Adesso NKVDnon sparare più. Credere di avere bec cat o
porci sabotatori. Indispensabile sparire tutta velocità. Loro
essere matti furiosi, ora. »
«A terra!» tuona il Vecchio. «Non muo v et evi! »
Un nuov o, ordine in lingua russa arriva fino alle nostre
orecc hi e e una sezion e di NKVDesce corrend o dalla porta
principale, ma soltanto un piccol o nume ro di essi riesce a
raggiungere la strada, perché di colpo, dall'interno della fab -
brica, un boato esplode gigantesc o e la notte si illumina
co m e fosse pieno giorn o. Un'immen sa lingua di fiam m a si
alza, capac e di renderci ciechi con il suo fulgore, e in una
frazio ne di sec ond o vedia m o delle sago m e di soldati deli -
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nearsi contro questa luce fantastica, che diminuisce ora, e
una fiam m a ancora più bianca, più atroce, li fa di nuov o
riapparire ai nostri occhi. Poi tutto spa risce in una catena di
esplosioni, e improv visa m e nt e la terra sem bra sollevarsi
co m e sopra il dorso di un Titano, mentre un fungo di fumo
rosato prende for ma e si diffonde su tutto il paesaggi o. Dove
siam o? Come fossi m o delle foglie morte, lo spostam e nt o
d'aria ci ha proiettati fuori dalle nostre conch e di neve, verso
il fiume Moskova. Piangenti, sordi, ciechi, con jl sangue che
ci imbratta tutto il viso, ci alziam o penosa m e nt e in piedi, e
la prima cosa che vedo è Fratellino che tenta di dissotterrare
il Vecchio da un gigantesc o cumul o di neve. Al primo mo -
mento lo cre diam o m orto... ma grazie al cielo è solo svenu -
to!
« Che scorreggia tremen da! » ge m e Porta, emer g en do da
una fossa profonda. La scheg gia di una gra nata gli ha solca -
to profonda m e nt e la cute sotto la zaz zera rossa e, quanto a
Fratellino, non riesce a dar si pace constatando che una pal -
lottola gli ha forato la borraccia. Niente più vodka ora, male -
dizione; e ne avreb b e così bisogn o!
Sulla sponda del fiume ritrovia m o gli altri, ma ne mancan o
ancora otto del Brandeburgo. Eccone uno ridotto a pezzi,
non lontano di qui nella neve, un contadin o della Frisia al
quale era stato prom ess o un conge d o definitivo, al suo ritor -
no da questa missio ne; un altro è sparito senza lasciare trac -
cia e senza dubbio è stato polverizzato dalla pression e dell'a -
ria. Ma tutto quello che resta della im m e n s a fabbrica è una
gigantesca nube di fumo color fuliggine che ribolle in grosse
volute, mucc hi di ferraglia e bloc chi di ce m e nt o. E dal lato
opposto della strada, l'of ficina che producev a siluri non è
ora che un ocean o di fuoco così rovente che fonde la neve e
fa colare l'acqua a torrenti.
Il calore è insopportabile, l'ultimo piano dell'ospe dale sem -
bra sia stato tranciato di netto dalla scure di un gigante, la
stazione è sparita, co m e soffiata via, e la casa del traghetta -
tore, proprio sulla sponda del fiume, è trapassata da parte a
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parte da un enor m e palo di segnalazione stradale che asso -
miglia alla gigante sca lama di una lancia. Non si vede anima
viva, tutto ciò che viveva deve essere stato polverizzato in -
fatti. Come atto di sabotaggi o, è un gran success o, molto ben
riuscito, bisogna ricon os c er e.
« Cosa diavol o è stato? » mor m or a il Vecchio, an cora stor -
dito.
« Oh merda! Dobbia m o aver fatto saltare un enor me depo -
sito di munizioni, ma ci dov ev an o essere an che dei liquidi
incendiari, all'interno. Questa luce di un bianc o folgorante,
fa subito pensare a del dan nato fosforo allo stato liquido. »
« Povera gente », co m m e n ta Barcelona. « Mi fa pe na, sai,
non amavan o la guerra più di quanto non ramia m o noi, quei
poveri operai. »
« Lavorato bene », dice Vassili, sempre sorridente. « Io
guardato dentro, e tutto Kaput! T 34, vagoni, più niente. Più
grosso bum io mai visto! Grande dec ora zione al merito. »
« Prima di pensare alla dec orazion e è me gli o pen sare a sal -
vare la carcassa! » risponde Porta, già in testa al gruppo. «
Sarebbe ora di filarsela a gam be, no? »
Le sirene, ancora le sirene! Ecco ora la FLACKche pren -
de a sparare.
« Prendere noi per bo m b ar dieri! » ride Vassili. « Meglio
per NKVDpensare che essere stati aerei e non Brandeburgo.
Capi di Cremlino terribilm ente arrab biati contro imb ecilli
che non aver sorvegliato bene grande fabbrica. Molto diffi -
cile poveri imb ecilli tro vare scusa per salvate loro pelle. »
ce Ascoltate! » dice Porta tendendo l'orec chi o.
« JU87, Stukas », segnala Fratellino.
« No, Heinckel », ribatte Stege. < c Quelli non fotto- no
co m e gli Stukas. »
« Signore! » escla m a Barcelona. « Sono una cater va, però.
Niente affatto divertente trovarsi sotto il loro tiro. »
Al di sopra del Cremlino vedia m o sprizzare co m e un gey -
ser di proiettili, ed evidente m e nt e è là che han no piazzato la
batteria più massiccia della FLACK, mentre le sirene conti -
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nuano a lacerare la notte buia.
« Sono proprio Stukas, invec e », affer ma Porta. « Esplo -
sioni a nord e a sud della città! Occorre muo versi, ragazzi! »
« Attraverso cimitero Danilov », consiglia Vassili. « Noi
arrivare viale Serpukhovs ky, continuare fiume Krocjanka, e
così rientrare tutto dritto. Dentro parco Gorki molti soldati
co munisti, megli o loro non vede re noi. Io pensare essere di
ritorno do m ani sera, altrimenti noi morti, tutti uccisi da
NKVD.Grande Konfu decidere lui. »
« Evidente m e nt e », sospira il Vecchio. « E noi spe riamo
con un po' di abilità e l'aiuto di Dio, di cavar cela. »
Un picc ol o errore di itinerario ed ecc o ci proprio nel mezzo
della Smolenskaya, da dov e la vista si estende fino al Crem -
lino. Per un istante restiam o là, ineb etiti, ad am mirare le cu -
pole a bulb o di cipolla, che luccican o co m e diamanti in que -
sta limpida alba invernale. Porta stesso sem bra affascinato,
ma Vassili invec e, di colpo sem bra molto inquieto. Possiede
quel sicuro istinto del pericol o che tutti i mon g oli hanno.
« Mica stare tanto a guardare diavol o di Cremlino, molto
pericol os o anche per co munisti. Noi spicciarci, più lontano
possibile, subito. Dire a Chita, che chi veder e Cremlino più
niente avere ancora in questa vita da cani. »
Filiam o verso la Moskova, diretti al ponte Borodinsky, ma
proprio là vedia m o ferma una lunga fila di cami on carichi di
prigionieri. Deve essere una grossa retata, e molte unifor mi,
vedia m o , fra i prigionieri.
« Cacciatori di teste della NKVD.Non andare là, noi. Loro
arrestare anche generali se volere, e io soltanto capitano mi -
serabile, buon o per calci nel culo co m e cane senza padrone.
Io far loro solo segn o frettolo so di lontano mentre voi filare
subito dentro via Smolensky. Loro credere noi essere dietro
il culo di gente cattiva da uccidere. »
A tutta la velocità consentita alle nostre gam b e, prendia m o
delle stradette laterali, con Vassili sem pre dietro di noi,
co m e avesse le ali ai piedi.
«Presto! Dentro cortile! NKVD arrivare con fucili mitra -
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gliatori. Loro non credere a me. »
A testa bassa attraversia m o un cortile e scavalchia mo una
fila di recinti in legn o. Un guardian o ci in tima l'alt, poi
estrae la rivoltella, ma nell'intervallo di un solo secon d o la
corda di acciaio del Legiona rio l'ha già strangolato. Buttia-
mo in un bidon e di im m o n dizie il corpo dell'uo m o e ripren -
diam o a cor rere fino a via Souvorovs kyn dov e ci infiliam o
in una porta semiaperta. È un'agenzia dell'Intourist.
« L'agenzia è chiusa! » dice una voc e fem mi nile.
« Non romper mi i cogli oni! » le replica il Legiona rio, bal -
zando allo scoperto, e colpend ola al viso con il dorso della
man o.
«Tedes c hi!» mor m o r a la donna, sconv olta, « Te deschi! »
ripete fissandoci con occhi da folle.
Nello stesso istante passano nella strada i carri BT 5 dal -
l'alta caratteristica torretta. Il co m an dante sorride e sorveglia
a vista la strada, attraverso il ve tro appannato dal gelo.
« Attenzione! Se si insospettisce, ci incolla una gra nata
esplosiva al culo, quello! »
Il vento soffia contro i vetri e li ricopre di una patina di
neve, e il carro accelera sfiorando il muro nel passare. Im-
provvisa m e nt e, un grido acuto ci fa sussultare e, a una velo -
cità sbalorditiva, la donna ci sfugge attraversando il locale.
Il grido di terrore risuona una sec onda'v olta. Con un salto il
Legiona rio si precipita su di lei, ma ella lo evita, si infila
sot to la tavola e afferra una lampada di pesante metallo, che
con tutta la sua forza lancia contro i vetri della finestra.
« Uccidere! Lei molto pericol osa! » grida Vassili.
La donna fa un balzo, si butta contro il Legionario, investe
in pieno il Vecchio, cui il revolv er sfugge di man o sciv olan -
do via sul pavi m ent o, e io cerco di do minarla e prevalere su
di lei ma ricev o un grosso calcio in faccia che mi lascia stor -
dito. La donna urla per la terza volta, e se il carro armato
non avesse per nostra fortuna accelerato proprio nello stesso
istan te, sarebb e sicuram ent e stata udita. Proprio quando ha
già quasi raggiunto la porta Fratellino l'agguan ta e le affonda
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il coltello fra il collo e la spalla. Costei si dimena co m e una
belva, stretta dal pugno di ferro del gigante, e lentam ent e
Fratellino estrae ora il coltello dalla spalla e lo riaffonda con
tutta la sua forza fra i due seni. La donna em ette un grido
soffo cato, rauco, e ricade afflosciata fra le braccia di Fratel -
lino, che conte m pla un istante il cadav ere, poi asciu ga il pu-
gnale sul vestito di lei.
« Santa Madre di Kazan! Non ci si abitua proprio mai! » e
corre a vo mitare dentro un secchi o appoggia to contro la pa -
rete.
« Fatela sparire », dice il Vecchio, il viso chiuso e serio.
Porta e io la trasciniam o verso un armadio dentro il quale la
chiudia m o. Su un ripiano è posato un cappello molto fuori
moda, guarnito di una piuma verde.
« Bestia di donna! Se non gridare vivere ancora », dice
Vassili, distribuend o dei viveri trovati in un cas setto. « Io
adorare formag gi o di capra. »
Nell'uscire, affiggia m o un grande cartello sulla por ta del -
l'ufficio: « Chiuso per lutto ». Ci garantirà qual che mo m e nt o
di solliev o, di pace forse. E si riparte. Vicino alla via Smo -
lenskaya, in un angol o protetto ci separiam o dal gruppo dei
Brandeburgo, fissando loro un sec ond o appuntam ent o dietro
le linee russe. Lunga marcia, ora, sul lungofiu m e della Len-
skaya. Ci infiliam o dentro a un giardino zool ogi c o per pas -
sare la notte. Porta, Fratellino e Vassili veng on o inviati in ri-
cognizion e attraverso il parco Krasnopresnensky, dev on o
aspettarci presso il primo laghetto, ed è là che ci riunire m o
per attraversare il fiume. Passare la ferrovia in quel punto è
un'impresa impossibile; bisogna andare verso sud, invec e,
costeggiare la stazione di Koutosov per arrampicarci poi sul -
le alture di Pakionnaya, e di là ritrovare la strada di Mozhai-
skoe.
Per parecchi e ore, nessuna notizia ci arriva delle nostre
staffette, e il Vecchio allora ordina a ogni se zione di diriger -
si verso il parco, distanziandosi il più possibile. Il silenzio
dei nostri co mpagni è inquietan te. Sono stati, catturati, o uc -
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cisi?
« Che nessuno spari senza un mi o ordine preciso intesi? Se
occ orre battetevi all'arma bianca, ma uno sparo con questo
freddo si propaga per molti chilo m etri, ed è troppo rischios o
», dice il Vecchio, concitato.
Lunga ricerca e improv visa m e nt e ecc oli seduti vici no al
grande lago. Sono nascosti alla megli o dietro una im m e n s a
statua, da dov e si gode una splendida vista sui dintorni.
« Ma cosa state facendo là, voi tre? » ruggisc e il Vecchio,
furioso. « E il rapporto? »
« Siediti, cal ma », gli dice Porta, armato del suo splendido
binoc ol o. « Il ponte è sempre occupato, neanch e una pulce
ariana lo attraversereb b e. Ma qui si sta da Dio, in co mp e ns o!
»
Fratellino ge m e a lungo e sorride, ma ha anche lui gli oc -
chi incollati al binoc ol o.
« È quasi me gli o di un film porno! »
« Belle puledre! » nitrisce Vassili con una risata carica di
concupisc enza.
« Cosa diavol o state guardando? » grida il Vecchio, strap -
pando il binoc ol o dalle mani di Fratellino. « Ah, ma questo
state guardando, allora! » È paonazzo. « E avete passato tut-
to questo tempo ad adocc hiare le ragazze, mentre noi erava -
mo ansiosi per voi. »
« Hai qualcosa di me gli o, forse? A me questo basta, e ne
avanza, anche », dice Porta.
« Dire una cosa, sergente. Buona idea andare e prendere
quelle signore soldatesse. Noi ritrovare mol te forze su mate -
rassi, prima di riprendere strada mol to pericol osa. »
« Andate tutti al diavol o, mi fate vergo g n a, per dio! » sbot -
ta il Vecchio esasperato.
« E stanno facendosi una splendida doccia, anche », dice
Porta, indicando una casa rossa non lontana da noi, dov e tut-
te le luci sono acces e nonostante sia an cora giorn o.
« Si vede proprio tutto », ridacchia Fratellino sem pre attac -
cato al suo binoc ol o co m e una sentinella al posto di guardia.
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« Belle cerbiatte », dice Vassili a sua volta, « rasate pei
non prendere cimici. A Chita tutte ragazze rasate. Cinesi non
amare altrimenti. Vieni sergente, e vedere anche te. Tua mo -
glie essere a Berlino, e tu fot tertene. »
« Brutti porci! » brontola il Vecchio. « Finirò col dov er
chieder e a quelle donne di abbassare le ten dine. »
Le ragazze cantano e chiacchi eran o.
« Che cosa dicon o? »
« Io non bene capire. Dialetto caucasic o. Non pro prio lin -
gua umana. »
« Perché poi tant'acqua? Hanno l'aria di viverci perenne -
mente, sotto quelle docc e. »
« Sicuramente molto pidocc hi os e. Donne caucasi- che mol -
to sporche, puzzare co m e caproni. Obbligate lavarsi molto.
Gente di Mosca non amare ragazze che puzzano. »
« Bella faccenda se quelle si accorg on o di noi », dice il
Vecchio, sempre irritato. « Le donne detesta no, questo tipo
di cose. »
« Tu non essere arrabbiato, sergente. Piuttosto guar dare
anche tu. Non vedere tutti giorni cose così bel le, durante
guerra. »
« Se andassi m o a dar loro una controllatina? » pro pone
Fratellino. « Non osereb b er o rifiutarsi se ve don o le nostre
mostrine. »
« Molto buona idea », rincalza Vassili.
« Santa Madre di Kazan! » ge m e Barcelona spaven tato. «
Eccone una che arriva proprio qui. »
« Forza ragazzi. Sta arrivando davv er o. Sbottonatevi le
bragh e e preparatevi tutti. Non capita mica tutti i giorni di
essere serviti a questo mod o. »
« Filiamo, presto! » insiste il Vecchio con voc e dura. (( Se
quella ci vede darà subito l'allarm e! »
« Dimentichi che siam o dei biechi e rigidi NKVD», dice
Porta tranquillam e nt e. « Tutti si paralizzano co m e statue,
alla nostra vista. »
« Dio mi o, che paura! » mor m or a il « profess ore », che si è
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buttato nella neve e co m e uno struzzo si illu de di non essere
visto.
« Se una di quelle passa di qui, le faccia m o una sco pata
collettiva! » dichiara Porta, pieno di speranza. « Si finisce
per amarla questa maledetta Mosca, a questo punto! »
« In piedi! » ordina il Vecchio. « Andrem o subito dall'altra
parte del lago. »
Lentamente, a malincuor e, seguia m o il nostro ca po. È un
vero peccato, però, si stava così bene! Dalla nostra nuova
posizione vedia m o certam ente molto più lontano, fino alla
stazione, ma certo che la sala doccia delle soldatesse non è
più visibile, e tristem ent e ci mettiam o a nostro agio, ci sgan -
cia mo i budrieri, ci avvol gia m o freddol osa m e nt e nei lunghi
cappotti russi, rialziam o i baveri di pelo, e ci barrichia m o
dietno un picc ol o muretto di neve per ripararci dal vento.
« Lo sapete che è quasi Natale? » dice Porta. « Anche solo
con qualche nastro legato attorno ai pini, avre m m o l'illusio -
ne di una festa, non vi pare? »
E all'improv vis o, co m e per incanto, ecc o sbucare quattro
ragazze che passeggian o cantando e chiacchie rando, e riden -
do si avventurano sopra la lastra ghiac ciata della superficie
del lago. Cosa diavol o stanno facend o? Le vedia m o chinarsi
intorno a un foro nel ghiacci o ed estiarre una lunga fune sot -
tile alla qua le sono legati molti ami. Una dozzina di pesci
hanno abb o c c at o, e ad un'altra fune che estragg on o poc o do -
po sono appesi altri pesci, ma questi sono così picc oli che le
ragazze li staccan o dagli ami e li lasciano cadere liberi den -
tro l'acqua. Forano altri buchi nel ghiacci o, vi infilano altre
funi con altri ami e poi ricopron o il tutto con della paglia per
poterli ritrovare qualche ora dopo.
E ora ecc o che si stanno avvicinando proprio alla conca
dov e siam o tutti nascosti, e quasi non osia m o respirare dal -
l'em ozi on e!
A una decina di metri di distanza si ferman o e estragg on o
da un bunker molto basso delle cassette. Sono molto belle
queste ragazze e sem bran o dolci e gentili. Una di loro ha un
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viso bellissi m o e una mas sa di capelli biondi che sfuggon o
alla calotta militare che li prem e.
A questo punto Fratellino, inebetito co m e un im becille, la-
scia cadere il binoc ol o che rotola rumor o samente lungo il
lieve pendio. Il rumor e fa voltare di scatto la testa a tutte e
quattro le ragazze, che non sanno, poverette, co m e la loro
vita da questo mo m e nt o sia solo legata a un tenue filo! An-
cora qual che passo e ci buttere m o su di loro per violentarle,
prima di ucciderle: nessuno, nem m e n o il Vecchio riuscireb -
be a imporci di non farlo, è chiaro.
« E se le catturassi m o?» bisbiglia Porta. «Sarem m o soltan -
to in due per ciascuna di loro, e non sarebb e poi tanto male
in fondo. Io prendo quella con le mo strine rosse, in ogni
caso, ragazzi. Sarebb e la prima volta che mi scoperei un ser -
gente, senza essere poi. tacciato di pederasta! » dice scop -
piando in una tale risata che le quattro ragazze si alzano in
piedi per guardarlo me gli o.
« Cretino! » mor m or a il Vecchio. « Di bene in me glio, ora.
Bloccatele però se vi sem bra che abbian o intenzion e di cor -
rere verso il loro alloggia m e nt o. Guai se dessero l'allarme;
sarem m o fottuti, lo capite o no, teste di cav ol o? »
Ma non avvien e nulla, almen o per il mo m e nt o. Rimang o n o
ferme e perfettam ente cal me, così cal me e tranquille che
Fratellino impasta con le sue grosse mani una palla di neve,
e poi la lancia colpend o alla nuca una di loro.
« Huh, huh », grida poi, lanciandon e un'altra.
« Io rivestirmi e alzarmi per mostrare loro unifor me capi -
tano », dice Vassili, improv visa m e nt e molto teso. « Molto
pericol os o, ora. »
Si alza eretto, e agita il suo berretto di pelo, ma le ragazze
allegre e ignare sorridon o e lanciano verso di noi altre palle
di neve.
« Siete vera m e nt e la banda più schifosa di tutto il fronte
dell'Est », co m m e nta il Vecchio, esasperato. « Una battaglia
a palle di neve, quando si è ancora dietro le linee nemic h e e
faccia m o parte di un co m mand o! Roba da pazzi; non posso
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nem m e n o fare un rapporto su di'voi, perché nessuno ci cre -
dereb b e! »
Battaglia generale, tutte e quattro le ragazze si met tono di
lena, lanciano palle grosse e candide, ridon o, e le loro risate
sicuram ente si senton o da molto lon tano. La lesta termina
soltanto quando viene il tramont o e le ragazze ci fanno un
ultimo gentile e fe stoso gesto di co m m i at o con la man o, e si
allontanano.
« È la più bella partita a palle di neve che ho mai fatto al -
l'estero », dice Porta, radioso.
Ancora un'ora di attesa, e poi ci azzardia m o ad attraversare
il parco. Passaggi o difficile sul lago gelato verso il cimitero
Dorogonùlo vs k o y, dove scopriam o per caso un cumulo di
cadaveri congelati, le vittime del bo m b arda m e nt o a tappeto
degli Stukas.
Un grido, in lingua russa! È la sentinella di guar dia a un
bloc c o, sul limitare del cimitero.
« Meglio io solo parlare », dice Vassili. « Altrimen ti lui
molta paura e gridare. Tu Legionario fare ne cessario, poi. »
Un secon d o ancora e la sentinella, strangolata con il sottile
filo di acciaio, si aggiunge al cumulo di cadav eri.
« E se dessi m o una guardatina ai denti, prima di andarte -
ne? » propon e Fratellino.
« Guardaci pure, perdio! » replica il Vecchio. « E andrai a
far parte anche tu del muc chi o di cadav eri; ti ritroverai pro -
prio co m o d o sulla cima, cretino! »
« Merda! Come sei sempre co mplicato e pessi mista, tu!
Sempre la stessa cantilena, perdio. Cominci o ad averne ab -
bastanza di te, sai? »
Ci trovia m o ora davanti all'edificio destinato alla progra m -
mazion e dei docu m e ntari di propaganda, do ve un vecchi o
mag gi or e che finge di essere un gene rale ci dice perentorio :
« Propu sk ! » Per nostra for tuna questa mezza luce della sera
incipiente fa sì che l'uom o non ci possa vedere che a mala -
pena, e Vassili gli si avvicina e gli mette una paura tremen da
con la sua divisa vistosa e le sue minacc e di confi no a Liou -
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bjanka. Quello si mette istantanea m e nt e sull'attenti infatti e
noi proseguia m o abbastanza sol levati.
Arriviam o ai binari della stazione ferroviaria, e a passo
molto sostenuto prendia m o la via per Mozhai-skoe, insiem e
a una grossa unità di fanteria alla quale ci siam o acc odati, e,
non molto dopo, ci ritrovia m o in piena campagn a.
Il vento cresc e di intensità di minuto in minuto e ogni pas -
so diventa uno sforzo sovruman o. Montagne di neve ingo m -
brano la strada, e dob bia m o stare ben serrati uno all'altro,
per non perderci in questo allu cinante inferno bianc o.
Dopo qualche ora di riposo in una stalla abband o nata, al -
l'alba arriviam o finalmente nella zona del fronte, dov e ritro -
viam o i ragazzi del Brandeburg o, molto ansiosi sulla nostra
sorte. Grossa sfuriata per ché li abbia m o fatti aspettare trop -
po a lungo e sono tutti congelati dal freddo, e ora iniziam o
l'ultima par te della... passeggiata, che avvien e in mod o abba -
stanza tranquillo, almen o per il mo m e nt o, con rari in contri
con reparti russi, molto indaffarati nei prepa rativi per la loro
grande offensiva; ed è chiaro a tutti che è im min ente, or mai.
Tutta la zona formic ola di truppe di tutte le armi, infatti, tutti
si danno un gran daffare, e non è certo un buon segn o per
noi, questo attivis m o febbrile.
« Molto bene, loro molto occupati grande offensi va », di -
chiara Vassili. « Niente tempo per occuparsi di pulci tede -
sche. »
Solo quando il buio della notte è calato del tutto ci azzar -
diam o a raggiunger e la « Terra di nessuno » e poco dopo il
levar del sole approdia m o finalmente nelle prime trincee te -
desch e. Il sergente del Bran-deburgo è il primo a saltarvi
dentro, ma le trovia m o co mpl eta m e nt e deserte! I due nidi di
mitragliatrici... nessuna mitragliatrice, e il terreno tutto mos -
so è la sola cosa che rimane di una batteria di mortai pe santi
sul fianco del nido.
« Fritz, Fritz, idisodar! »
Questo richiam o risuona alle mie spalle e un MG prende
ad abbaiare sul nostro fianco destro. In un batterdoc c hi o sia -
198
mo tutti appiattiti a terra, gli MPIsparano a raffica, un grup -
po di russi cade, mentre le granate sibilano tutt'intorno.
« Filate, via! » grida il Vecchio. « Presto! Riman go io a
coprirvi. »
Ci arrampichia m o sul bordo della trincea vuota e ci buttia -
mo di corsa verso sud, sentendo alle nostre spalle crepitare il
fucile automatic o. Inciamp o in un cadav ere, un ragazzo del
reggi m e nt o del Brandeburg o, e arrivo per primo dentro la
buca di una granata già inco m b ra di molti cadav eri riversi in
pose atroci e grottesch e.
Gamb e e braccia, irrigidite dal gelo, si protendo no con ge -
sti allucinanti verso il cielo, e delle dita accusatrici si tendo -
no verso di me, co m e voless er o di re: « Osi ancora vivere,
tu?»
Porta scavalca con un salto la buca e io lo se guo, ma sci -
volo e ricado lungo il pendio ghiacciato. Il ghiacci o qui è
rosso: di sangue congelato, e in guerra non si vedon o che
queste cose purtroppo!
I russi, alle nostre calcagna, continuano a gridarci frasi di
invito: « Fritz, Fritz, idisodar! » ma noi ga loppiam o verso
sud correndo quanto ci è più possi bile. Dove sono i nostri,
maledizion e? Vedo Fratelli no che salta, poi si appiattisce,
salta di nuov o, corre, mentre la sua mitraglietta spara senza
sosta, e dei russi cadon o non lontano da lui.
Mi ferm o qualche istante per lanciare delle grana te a man o
alle mie spalle, sistema con cui si « ripu lisce )> una trincea.
« Come assistessi a un film proiet tato molto più veloc e del
dovuto, intraved o dei russi falciati dalle granate cadere a ter -
ra, e un braccio strappato dal corpo mi passa proprio davanti
al viso. Una nuova corsa disperata, verso ovest, ora. Ma
dov e posson o essersi ritirati i nostri? Devono essere stati co -
stretti a ripiegare, evidente m e nt e.
Qualche metro davanti a me galoppa il sergente del Bran-
deburgo, e all'improv vis o, qualc osa di simile a un gigante -
sco pugno ini atterra. Il suolo si apre sotto i miei piedi, men -
tre il corpo del sergente viene proiet tato in aria e sem bra
199
volteggiare ruotando su se stesso all'estre mità di una colon -
na di fiam m e . Ricade iner te davanti a me: la mina sulla qua -
le incautam ente ha mess o il piede gli ha dilaniato tutte e due
le gam b e. Non c'è più nulla da fare per lui, il sangue sgorga
a fiume dai suoi mon c o ni troncati di netto! È una vi sta rac -
capricciante!
Corro, corro senza più voltar mi indietro, mentre le sue gri -
da mi inseguon o tormentos e. Mio Dio, abbi pie tà di lui, fallo
morire subito, poveretto!
E finalmente ecc o le nostre linee. Tiro di sbarra mento
istantaneo però, contro di noi.
« Non sparate! Non sparate, cam erati! » urla il Vec chio
"disperata m e nte. « Siamo del Brandeburg o! »
Un tenente, con lo sguardo caratteristico della Gioventù
Hitleriana, sporge con cautela la testa al di so pra del bordo
della trincea e chiede la parola d'ordine.
« Vai a farti fottere! » grida di rimand o Porta, atterrando in
salvo dentro, e mettendosi al sicuro. <( Bisogna essere pro -
prio pazzi per sparare. Non c'è niente di più pericol os o che
dei cretini morti di pau ra agli ordini di un ufficiale che non
capisce un Cristo! »
« Siete tedeschi? » grida una voc e, dal punto dov e pensia -
mo sia rintanato il tenente.
« Vieni a vedere se non ci credi, razza di cogli on e! Potrai
constatarlo coi tuoi occhi prima che ti stran goli con le mie
mani! »
Un'esplosion e improv visa ci fa sussultare tutti. È una gra -
nata a man o. Vedo Vassili sollevato molto al di sopra del
suolo e ora ricade co m e una massa iner te. Sotto il suo corpo
la neve diventa subito scarlatta.
« Tedesc hi, idioti! » ge m e. « Ammazzarli tutti, cat tivi te -
deschi. Ora Vassili andare presso grande Konfu. Molto triste
mai sapere co m e guerra finire, e noi più mangiare pollo vel -
lutato da cugino di Pechino. » Ten ta di mettersi seduto e
stringe la man o al Vecchio: « Dasvidanja, sergente. »
È morto.
200
Presi tutti da un furore violento, con la mitraglietta che ci
crepita tra le mani corriam o dentro il cuni colo destro della
trincea, verso il tenente e i suoi uomini che in un secon d o
sono tutti disarmati. Il piccol o ufficiale, terreo per lo sgo -
mento, è co m e incollato alla parete della trincea, e il Legio -
nario, fuo ri di sé, gli lacera d'un colpo tutta l'unifor m e con il
suo coltello da co m b atti m e nt o dalla lama affilatissima.
«Non ucciderlo », gli dice il Vecchio. « Non è che un ra-
gazzino. »
« Questo im m o n d o sudicion e ha assassinato Vassili! »
E prima che il Vecchio abbia il tempo di interve nire con
un gesto, il piccol o hitleriano sprov v e dut o è preso a calci
violentissi mi e buttato sul fondo della trincea. Un sergente
salta su Porta, ma crolla a ter ra con uno squarcio alla gola.
Ed ecc o ci tutti trasfor mati in bestie feroci e selvagg e, pazzi
di, furore, fuci li e revolv er puntati e pronti a sparare.
« Distesi per terra a pancia in giù, mani sotto la nuca, o
sparo a tutti! » ordina il Vecchio.
Immediata m e nte tutta la co mpagnia è a terra, al l'ordine pe -
rentorio del Vecchio, che tuttavia escla ma, scoraggiato: « È
a questo mod o che si dev e vin cere la guerra, perdio? Dove è
finito il tempo in cui il soldato tedesc o rappresentava il mo -
dello, l'am mi razione di tutti? »
Quasi subito co mpar e il colonn ello Hinka, seguito da altri
ufficiali. Ci stringe la man o, dà una manata sulla spalla di
Porta, e ascolta in silenzio il nostro rapporto sulla mission e
co mpiuta. Poi distribuisce a tutti da bere e da fumare.
« Avete spaventato da pazzi la co mpagnia di guar dia! »
dice.
E con aria molto dura, per la verità, si rivolge ora al giova -
ne tenente, che sta appartato e chiaram e nte è molto a disa -
gio.
« E voi? Perché non avete obb e dito agli ordini? Sapevate
bene che aspettavo l'arrivo di un colli man d o che veniva da
Mosca. »
« Indossavan o le unifor mi russe e non hanno rispo sto alla
201
parola d'ordine », risponde il giovan e, terreo.
« Pensavate che arrivasser o in unifor m e di gala, e con il
perm ess o di libera uscita timbrato, forse? » gli risponde Hin-
ka, furioso.
« Ma io credev o... »
« Lo saprete molto presto quello che credevate », tronca
Hinka voltando gli le spalle.
Il giovan e ufficiale vorreb b e ancora dire qualcosa.
« Dì una sola parola », ruggisc e Porta, sputando proprio
davanti ai piedi dell'ufficiale, « e te la tran cio, quella tua
sporca piccola gola! »
Vassili viene sotterrato su un piccol o poggi o dal quale si
posson o veder e i tetti della città di Mosca che non è lontana,
e un soldato canta una marcia fune bre. Gli lascia m o il fucile
mitragliatore e il kriss al fianco, perché solo le donne arriva -
no davanti a Con fucio senza armi, aveva m o saputo da lui
stesso.
La sera rientriam o tutti al 2° Mezzi Corazzati, e quel porco
di Wolf non crede ai suoi occhi riveden do Porta ancora in
vita.
Il suo stupore è tale che ci invita seduta stante a un festino
a base di sanguinac ci o alla brace, prepara to da lui stesso. Ci
rimpinziam o co m e pazzi, natural mente, ma l'indo m ani tutta
la sezione soffre orribil mente di male al ventre. Il sangui -
naccio di Wolf, era avariato evidente m e nt e, e forse era solo
per quello che ci aveva generosa m e nt e invitati a dividerlo
con lui.
202
I traditori devono tutti ess er e liquidati, cosi com e i
loro figli. Niente, assolutam ente niente deve resta -
re di questa immonda plebaglia.

Adolfo Hitler, alla SS Obergruppenführer Hey-dri -


ch.
7 febbraio 194 2

Verso le tre del mattino dell'11 gennaio 1942 due uomini,


in lunghi cappotti di cuoio ed elmetto d'acciaio, bussar o n o
violentement e a una porta su viale Admiral von Tirpitz Ufer,
proprio in faccia al Potsda m e r Bruche.
Non vedend o aprirsi i battenti, i due preser o a pu gni la
grande anta di legno massic cio e pregiato. Un'al tra porla
ora si aprì, al piano di sopra, e un uomo in xieste da came -
ra si affacciò alla balaustra della scala.
« Che cosa desiderale, signori ? Sono il consigliere di Sta -
lo dottor Esme r, e vi dichiaro fin d'ora che do mattina farò
un rapporto, relativo al vostro inspiega bile comp o rta m ent o.
»
« Sparite! » gli ordinò burber o uno dei due uomini. « Al -
trimenti verrete liquidato, domani slesso. »
Solo ora il consigliere di Sialo notò le lettere SS che orna -
vano il bavero del cappotto dei due scono s ciuti, e si affrettò
a raggiunger e la moglie in camera da let to. All'alba i dite
coniugi partirono per un period o di cure a Badga st ein.
Un servitore aveva appena aperto il grande portone d'en -
trala dell'apparta mento del generale.
« Vogliamo vedere subito il generale Stali! » abbaiò uno
degli ufficiali delle SS, respingend o brutalmente indietro lo
spaurito camerier e.
« Ma signori... »
« Vai a farti fottere! » replicò l'Hauptsturmführer Ernst.
L'uomo si afflosciò su una sedia e stelle a guardare a boc -
ca aperta i due ufficiali alti e sottili che entra vano diretta -
mente nello studio privato del generale. Da vent'anni era il
servitore fedele dell'alto ufficiale, e nessun o, mai, aveva
203
osato introdursi a questo modo e comp o rtarsi in modo simi -
le. Il generale era un uomo distinto e contegno s o, infatti, e
molto rigido per quan to riguardava l'etichetta.
« Siete voi il generale di divisione Stali? » chiese con voce
secca e dura il Sturmb annführer Lochner.
« Sì », rispo se il generale stupefatto, che a quest'ora tarda
della notte era ancora seduto alla sua scrivania.
« Il Führer vi ha condannato a morte per trasgre s sione ai
vostri precisi compiti, e sabotaggio agli ordi ni. Avete dato,
senza il suo perme s s o, ordine alle trup pe di ritirarsi. »
« Ma siete pazzi, se... »
Il generale non riuscì a conclud ere la frase. Alcuni secchi
colpi d'arma da fuoco risuonaro n o nel vasto studio, e un
grido si udì, acuto e trafiggente. La si gnora Stali arrivò cor -
rendo e si chinò disperata sul corpo inerte del marito.
« Questo porco è ancora vivo », disse uno dei due, strap -
pando brutalmente la donna dall'abbra c cio al morente.
Sollevò per i capelli la testa del generale, gli appog giò
alla nuca la canna del revolver e sparò due colpi. Il cervello
del poveretto schizzò via imbrattando tutta la stanza.
« È fatto », constatò l'Hauptsturmführer. « Heil Hitler! »
Alzò il braccio in un saluto hitleriano perfetto, e poi tran -
quillamente si avviò e lasciò l'appartam ento senza affrettar -
si. Acco stata al marciapied e era pron ta una grossa Merc e -
des nera, e un soldato era al volante, in rispettosa attesa.
«Al prossim o, ora. Dove si trova ?» chiese uno de gli uffi -
ciali.
« A Dahlem », borb ottò l'altro. E rapida mente la grande
auto nera sparì sotto il Landvehrk anal.
204
LA FUGA DEI GENERALI

Un fragore sordo e terribile proveniente dal fronte, inter -


rompe il nostro sonno già agitato.
« Mille diavoli! » impreca il Legionario. « Cosa suc cede
ancora? »
« Il primo colpo di centinaia di batterie », risponde il Vec -
chio con visibile inquietudine. «Ma chi ha avuto il coraggi o
di dire che Ivan era ormai fottuto? Speriam o almen o non si
tratti di una grande offen siva, ma certo che ne ha l'aria, pur-
troppo. »
« È tutta dedicata a noi », aggiunge a sua volta Barcelona,
di pessi m o umor e.
Il fragore lontano e metallic o aumenta, fino a di ventare un
urlo potentissi m o e agghiacciante. Sono centinaia di miglia -
ia di granate che si avvicinan o, in un terrorizzante crescen -
do.
In furia ci alziam o tutti, ma siam o poi noi stessi, co m e il
solito, a dov erci appiattire al suolo a sostegn o dell'artiglieria,
che è chiara m e nt e inadeguata al co m pito e non risponde al
fuoc o.
Un boato che non ha nom e e non ha uguale, e le granate
piov on o su di noi som m u o v e n d o tutta la ter ra in un inferno
di fiam m e . Un intero mond o che nel volgere di un istante
cam bia volto. Le pietre, i ghiac ci, e dei tronconi di acciaio
affilati co m e dei rasoi, vo lano a centinaia di metri. Tutto è
ridotto in briciole, e senza sosta il tuono ero mp e. L'aria e il
suolo, il fiume e la città di Lenino appaion o co m e una mo -
struo sa incudine colpita senza interruzione dal martello di
un gigante. Tutto si schianta, alberi interi veng o no proiettati
in cielo al di sopra di cortine di fiam m e scaturite da vulcani
invisibili, improv visa m e nt e risve gliati nel cuore della terra.
Un denso vapore tossic o dilaga su tutto questo paesaggi o
mutilato, un miscugli o orribile a vedersi di fango, neve, san -
205
gue e bran delli di carne umana. E noi siam o nel centro di
que sto crogi ol o de m o niac o.
I bunker sussultano e treman o, co m e fossero pezzi di su -
ghero sopra un mare agitato, e molti sono gli uomini che in
questo inferno diventano pazzi. Piovon o gli schiaffi, allora,
sola medicina efficace contro la follia. La foresta brucia, e
sulla superficie del fiume il ghiacci o frantumato in piccoli
pezzi lascia scatu rire dei torrenti mortali, e questo fango ne -
rastro di venterà la tomb a di migliaia di uomini, russi e tede -
schi insiem e.
Mi sforzo di appiattirmi al suolo co m e fossi una fo glia
morta, ma gli scoppi, continui, sconv ol g o n o il nostro rifugio
e i sacchi di sabbia sono ormai tutti sventrati. Speriam o che
almen o le putrelle resistano a queste micidiali esplosi oni!
Un'ennesi ma granata, gigantesca ed ero mp e nt e, fa letteral -
mente scoppiare la posizione, e sento un gri do che mi sale
dalle viscere, e so or mai che i miei ner vi non potranno dura -
re ancora a lungo!
Il Vecchio si attacca al telefon o, e urla nel ricevi tore.
« Che cosa vorresti avere qui, amic o? » gli chiede Porta. »
Se è per un taxi che urli tanto, divido la spe sa con te, ma
credo che in una notte co m e questa l'attesa rischia di diven -
tare un po' lunga.
« Bisogna assolutam e nte che riesca a metter mi in contatto
con il co m an dante di co mpagnia! Esigo degli ordini precisi,
è un attacc o in grande stile, questo! »
Lo spaventos o cannon e g gi a m e nt o sem bra cal marsi un
poco, ma è presagi o di altre cose, lo sappiam o fin troppo
bene.
« Tiro di sbarram ent o! w urlano delle voci.
E tutti ci precipitiam o sulle armi.
« Come diavol o hanno fatto questi dannati sottosviluppati
a mettere insie m e tanto materiale pei sca tenare un'offensiva
simile? » chiede Heide stupefat to. « Il Führer aveva detto
che erano distrutti e vinti ormai, e che l'ultima parte della
guerra l'avre m m o fatta a passo di parata! »
206
« Ebbene, fallo subito il tuo bel passo di parata, specie di
cretino che non sei altro, vogli o proprio ve dere chi ti verrà
dietro! »
Più veloc e m e n t e che ci è possibile carichia m o tutte le no -
stre armi delle munizioni, ci riempia m o le tasche di granate
e di altri proiettili con cui riempire nuova m e nt e i caricatori,
e infiliam o nel gam b al e de gli scarponi tutte le bo m b e a
man o possibili. L'attac co è im min ente... co m e, riuscire a so -
pravviv ere in un simile apocalisse? Un boato si abbatte su di
noi dal cielo, e la strada che aveva m o davanti sem bra can -
cel lata del tutto dal paesaggi o. Cerchiam o di ritrovare dei
volti noti... ma non ci sono più volti. Migliaia di cose e di
brandelli umani volan o in aria e tutt'intorno a noi, e co m e
ciechi corria m o all'assalto, con le baion ette che luccican o ri-
flettendo le fiam m e di questo inferno e, se il caso ci farà so -
pravviv ere ci si ritroverà in coda davanti alla cucina volante
per farci dare una zuppa acquosa ma bollente, che in qualche
mod o ci ristorerà. Oppure in coda davanti all'infer meria an -
ch'essa volante per una medicazion e di for tuna. Sogniam o
tutti un candido letto d'ospedale, ma l'infer mi ere ci ride in
faccia, quando ne accennia m o anche timida m e nt e.
Con tre co mpr ess e di aspirina, il « ferito legger o » deve
continuare a co m b attere. Eccone un caso. Tutti i giovani del
suo reparto sono stati uccisi e il sol dato viene trasferito e ar-
riva in una sezion e, di scon o sciuti, diventa agente di collega -
mento, corre con i dispacci attraverso la pioggia continua di
granate, o sotto i tiri di sbarram ent o, o sul terreno minato,
fino a che anche lui verrà ferito in mod o grave o morirà.
Questi sopravvissuti a dei reggi m e nti annientati hanno una
vita molto difficile e amara perché veng o no spediti di unità
in unità, raram ente riesc on o a ricev ere la posta da casa indi -
rizzata a loro, e non rie scon o mai a farsi dei veri co mpa gni.
Forse il non ricev ere posta da casa può anche essere una for -
tuna, in certo senso, perché qualsiasi notizia ravviv ere b b e in
lui una crudele nostalgia del focolare perduto e tanto lonta -
no, e distrugger eb b e anche il più preca rio equilibrio di nervi
207
che un uom o in questo tipo di vita fosse riuscita a mantene -
re. Un ragazzo' di vent'anni sprofonda e cade a terra. « Devo
salvar mi! » dice a se stesso. « Alla patria io non dev o nulla,
e lei ora esige la mia vita. » A questo punto, di solito, pre so
da un raptus di follia si strappa di doss o tutta la bardatura
militare e si incam m i n a verso la retroguar dia. Ma qui cade
quasi sempre nelle mani di quei dem ò ni della polizia; i sol -
dati in punizione discipli nare che prov en g o n o dalla sezion e
Todt sono al loro agguato, e le esecuzioni in massa sono
molto utili co m e ese mpi o.
« Vorresti filartela, vero? » chiede Fratellino al gio vane
aggregat o.
« No, per chi mi prendi? » replica lui, mentend o.
« Perché rinunciare allora a questo delizios o bun ker, dov e
si sta così bene? » gli chiede Fratellino. » Avrem m o potuto
passarci tutto l'invern o insie m e e in allegria », dice, guardan -
dosi intorno con uno sguar do molto molto triste.
Un'esplosion e terribile scuote e fa rimbalzare tutto il rifu-
gio co m e fosse una palla di go m m a. Il soffitto crolla, l'inter -
no del bunker si riempie di fumo così soffocante da spegne -
re la lampada ad acetilene.
« È necessario che vada a consultar mi col capo », dice il
Vecchio impugnand o il fucile mitragliatore.
« Ho l'impression e che sia un'offensiva colossale, quel la
che si prepara. »
« Hamd'Allah », risponde il Legionario, « guarda che se
esci di qui noi poi non ritrovere m o neanch e un bottone di te
e della tua unifor m e! »
» Un'offensiva colossale », ripete il Vecchio, mec -
canica m e nt e. « E questa volta credo proprio che andrà tutto
a catafascio. »
« È colpa degli ebrei! » grida isterico Heide. « Hanno co -
minciato loro, uccidend o Gesù. » Nessuno si pe rita di ri-
spondergli.
In un angol o il soldato Jacob o sta raccontand o la sua storia
coniugale.
208
« Tua mo gli e è di puro sangue ariano? » gli chiede Porta.
« Non del tutto, ma abbastanza. È una donna un po'... spe -
ciale, ma bisogna pur vivere, d'altronde, e se si ha una merc e
di qualità, perché non vendern e un poco? » Estrae dal suo li -
bretto militare una foto grafia. « Guardate qui, mia mo gli e
sem bra proprio una fregata che si dirige a vele spiegate ver -
so il candidato che intravede all'orizzonte. Voi non lo crede -
reste, ma io ci posso giurare che in questo mo m e nt o Grete
ha sicuram ente un ospite pagante nel nostro grande let to ma -
trimoniale. »
« E tu sopporti una cosa simile? » chiede Heide scandaliz -
zato, « io al tuo posto la farei arrestare im mediata m e nt e dal -
la polizia di campagn a. Il Führer ha detto che le mo gli infe -
deli dev on o essere spedite tutte dentro ai bordelli, perché
non sono degne della nostra società nazional- socialista. La
Germania deve essere liberata anche dalle puttane, oltre che
dal resto. »
« Be', diciam o che la cosa non sarebb e poi così di vertente!
» co m m e n ta Porta ridendo.
Il Vecchio sta man o vrand o frenetica m e nt e la man o v ella
del telefon o da camp o, e grida co m e un pazzo dentro il rice -
vitore.
« Ma infine, con chi ce l'hai, ancora? » s'inquieta Porta. «
Il risultato lo sapeva m o già in partenza, ed ecc o qui pronta
la ritirata, lutto qui. Il viaggi o di ritorno è co min ciato, e se li
dicessi che la cosa mi sec ca mentirei, amic o. »
» Voglio il co man d o del reggi m e nt o. Buon Dio! » urla il
Vecchio. « Mi occ orr on o ordini per la mia co mpagnia! »
« Potresti fabbricarteli benissi m o da te gli ordini per la
co mpagnia, lo sai bene! »
« Idiota! La linea è interrotta », ruggisc e il Vec chio, ce Se-
cond o gruppo: ho bisogn o di due uomini per riassestare il
collega m e nt o. Voglio la co munica zione, d'urgenza. »
« Oh, merda, ma non la vorrai davv er o e proprio adesso!
Sei proprio tocc o, amic o. Se ti riaggiustano il collega m e nt o,
salterà subito da un'altra parte, e per concludere salterann o
209
in aria anche i due soldati che lo dev on o aggiustare! È tanto
chiaro, perdio! »
« Filiamo via, piuttosto », propon e Porta, arroto landosi in-
torno alla vita un lungo nastro di cartucce.
« Due uomini qui, per riparare! » tuona senza sosta il Vec -
chio, ci E la co municazion e subito con il reggi mento! »
Vengon o designati due uomini del sec ond o gruppo. Un
sottufficiale delle co municazioni e un soldato del telegrafo
si caccian o in testa senza fiatare l'elm etto e le masch er e anti -
gas. L'aria infatti è diventata così venefica che quasi pensia -
mo che l'attacco appena ces sato sia stato sferrato coi gas.
Chini in avanti, i due si inoltrano dentro questo inferno. In
testa il sottufficiale che avanzando stende il filo che gli scor -
re tra le dita. Primo contatto ripa rato e prova tramite il pic -
colo apparecc hi o portatile. La linea è sempre muta, co m e
prima. Rapidi, continuano attraverso le esplosioni il loro
cam m i n o , fino al punto dov e trovan o la secon da rottura dei
fili, e per sette volte consecutiv e esegu on o la stessa opera -
zione. Finalmente, il Vecchio riottiene la sua co mu -
nicazione, e tutti noi stiam o in ascolto vicino a lui.
« Sì, ho capito! » grida dentro il ricevitore. « Resistere a
qualsiasi costo. Scusate, signor colonn ello, scusate maggi o -
re. Credev o di essere in co municazio ne con il mi o capo. Qui
2ª sezion e, 5ª co mpagnia, sergente Beier. Bunker distrutto.
Quindici uomini, sì, signor mag gi or e... ne rispondo sulla mia
testa. Che cos'h o davanti a me, dite? Non saprei dire... sem -
bre rebb e tutto un corpo d'armata... no, non vogli o essere im -
pertinente... ho rischiato la vita di due dei miei uomini per
riottenere il contatto telefonic o... Coglio ni! » mor m o r a poi a
bassa voc e nel riagganciare il ricevitore.
Lo guardiam o tutti con angoscia. È lui infatti che dev e de -
cidere cosa dovre m o fare; eseguire gli ordini, oppure, sola
cosa ragion ev ol e da fare, per la verità, abbandon ar e la posi -
zione il più veloc e m e nt e possi bile. Si mette in bocc a una
cicca di tabacc o, stende sul piano la mappa e si conc entra a
studiarla atten tamente, strofinandosi il naso a patata, co m e
210
fa so litamente quando dev e prendere delle gravi deci sioni.
« Ai vostri posti e racc ogliete tutto il vostro equi -
paggia m e nt o. »
« Ah, no, maledizion e », ge m e Porta. « Dobbia m o ancora
giocare a fare gli eroi, adesso? »
« Avete sentito gli ordini? Mantenere la posizione a qual -
siasi costo. Noi siam o la spazzatura della Grande Germania
e dob bia m o obb e dire, ma sarà poi Ivan a decidere la nostra
sorte. »
« Che peccato, questo bunker così meravigli os o! » si la-
menta Fratellino. «Non ne trovere m o uno così bello, una se -
conda volta. »
« Nel prossi m o, se ne avrai il tempo, ci farai anche la pi -
scina! Cosa ne dici? »
Proveniente da est, dalla parte opposta della stra da che
porta a Lenino, sentiam o un rumor e crescente di mot ori e di
cingoli. Presto, alle armi! Granate a man o, mine, nastri di
cartucce, pale, coltelli di trin cea, esplosivi magn etici.
E rimania m o in attesa... i nervi a fior di pelle.
Un razzo illuminante proietta la sua luce livida sul terreno
convulsa m e nt e accidentato, e sem bra ai no stri occhi che mi -
gliaia di cadav eri si stiano alzando da terra. Lentamente il
primo razzo si spegne, ma un secon d o si accend e nel cielo.
Tutto il fronte è in ferment o, un deposito di artiglieria salta
in aria e illumina la foresta con un bagliore rosato.
Eccoli! Arrivano in masse co mpatte, un nugol o d'uo mini.
Fantaccini nelle loro lunghe cappe bianch e mi metich e, e
gam b e, migliaia di gam b e stivalate calpe stano la neve. In
qualsiasi direzion e si guardi, non vedia m o che degli stivali
che corron o verso di noi. È una marea, un ocean o di soldati.
« Urrà Stalin! Urrà Stalin! »
In un sol colpo, tutte le nostre armi automatich e crepitano.
Queste ondate umane cadon o co m e fossero spighe di grano
falciate, ma altre seguon o, ed altre ancora, baion etta in can -
na. Questa notte, pare, il ma resciallo Joukov si è presentato
al fronte e ha dichia rato che non rientrerà al Cremlino se non
211
quando avrà l'assoluta certezza della disfatta totale dell'ar -
mata tedesca.
La sec onda ondata di fantaccini s'impadr onisc e dei cada -
veri a guisa di scudo, e riparte im m e diata m e nt e all'assalto.
Ma, usciti dalle nuvole ecc o altri mac ellai all'attacc o, e sono
i nostri aerei ora, che roves cian o un tappeto di bo m b e sugli
assaltanti. Al suolo, l'attac co diminufsce, in effetti, di inten -
sità, mentre la neve si tinge di sangue. I russi fuggon o indie -
tro, ma ven gon o blocc ati dalle NKVDche a sciab olate e fu-
cilate li respingon o, e li ricaccian o brutalmente di nuov o in
avanti, verso di noi. Pesantem ent e, e tristem ente quei pove -
retti riprendon o l'avanzata in mezzo alla neve e ai cadav eri,
mentre le loro lunghe cappe bian che svolazzano intorno alle
massicc e gam b e stivalate.
« Urrà Stalin! Urrà Stalin! »
Con le armi puntate e tenute all'altezza del ven tre, noi su-
biam o così un nuov o attacco, l'ondata flet te legger m e nt e sot -
to il fuoc o mortale dei nostri mi tragliatori, e i ranghi nemici
perdon o il loro bell'or dine co mpatto iniziale.
« Avanti, lazzaroni, vigliacchi! » urla loro il co m missario
politico, sparando sui propri uomini.
Ma il panico si impadronisc e di tutti, si muta in feroc e ag -
gressività, e i co m m i s sari veng on o massacra ti; non sono più
dei soldati all'attacc o, ora, sono del le bestie terrorizzate e
selvagg e che cercan o di fuggire al banc o dello scannatoi o,
mentre i loro crudeli ma cellai, sono senza pietà, ma terroriz -
zati anch'essi.
All'improv vis o, con un fragore lacerante, una serie di gra -
nate si abbatte sulla posizione. Vicino a me c'è un ragazzo, il
solo sopravvissuto della sua co mpa gnia; mi guarda terroriz -
zato, le labbra esangui, e an che se è ben poc o che si trova al
fronte, ha già sicu ramente visto coi suoi occhi un mon d o di
orrori indi menticabili.
Ora, il fragore è proprio tutto su di noi, la terra scoppia;
urla, ge m e, viene dilaniata, e viene solcata co m e da un gi -
gantesc o aratro.
212
« Santa Madre di Dio! » prega il ragazzo, inginoc chiandosi
a mani giunte.
Lo guardo di sottecchi... so che fra non molto i suoi nervi
salteranno, e si precipiterà di sua iniziativa dentro questo in-
ferno. Alzo lentam ente il calcio del mio revolv er per colpir -
lo e farlo svenire, la sola cosa opportuna da fare in questi
casi, ma mi trattengo ancora, nel timore che il colpo possa
essere troppo forte, e gli fratturi il cranio... Ma non è la stes -
sa cosa, in fondo, se poi i russi lo prendon o prigionier o o lo
liquidano sul posto? L'HDV mi ordina di impedirgli di sal -
varsi, tuttavia.
Un boato, e una colossale colonna di fuoc o scatu risce die -
tro le nostre spalle; mi è sfuggito dalle mani il revolv er e ho
la sensazion e che tutte le mie ossa si siano co m e sgretolate:
il ragazzo è appiattito su di me.
Sparano ora con le loro grosse granate, i russi. Visione
atroce. Monconi di cadav eri sono trasfor mati in una poltiglia
senza nom e, in una massa infor m e di sangue e di carne. Dio,
co m e ho paura! Ma dev o cercare di do minarla. Devo sfor -
zarmi di tenere stretto fra le mani il mio LMG con la baio -
netta in canna.
« Mio Dio, sono ferito! » grida il giovan e fantacci no, ac -
cucciand osi nel fondo della trincea co m e un animale bracca -
to.
Mi avvicino a lui, ma mi sfugge e, co m e preved e v o, si
mette a correre nella « Terra di nessuno ».
« Maria Vergine, sono diventato ciec o! » e cade in ginoc -
chio con le mani dov e fino a poc o prima aveva gli occhi.
Un singhiozzo mi lacera le orecc hie, ma mi butto di furia
in avanti perché una granata sem bra cadere su di me ed è
me gli o che io non mi faccia trovare dove quella andrà a ca -
dere! Mi piove addoss o di tutto, mi tocc o... sono stato ferito,
forse? So che al primo mo m e nt o non ci si rende conto di una
ferita, anche se grave. Alzo prudente m e nt e il capo e arri -
schio un'oc chiata al di sopra del parapetto della trincea, e là
dov e avev o visto il giovan e fantaccin o non vedo ora che un
213
enor m e cratere.
Non sono ferito, per fortuna, ma tutto attorno è il caos. Ri-
mang o in ascolto... l'artiglieria non è solo un enor m e spa -
ventev ol e rumor e impossibile a capire e a descrivere, è an -
che tutto un mon d o di piccoli rumori diversi che solo un ve -
terano del fronte sa de cifrare. Un certo tiro di artiglieria vi
dice se l'attacc o è im min ente con l'appog gi o della fanteria
nemica, infatti, e col cuore che batte guardo al di sopra del
pa rapetto. C'è qualche cosa che si muov e laggiù... i rus si for -
se? No. Non è che un dannato piccol o abete, risparmiato non
si sa co m e, e piegato verso il suolo dal la pression e dell'aria
rovente. Sicuramente è l'unico superstite. Tutti gli alberi gi -
ganteschi della foresta sono a terra e da molto, e una sciocc a
idea mi passa per la testa. Se questo picc ol o testardo abete
sopravvi ve, io me la caverò.
« Curvati », dico all'abete nel sentir giungere una nuova
granata.
Sono inondato di neve, ma non resisto alla tenta zione di
guardare la mia masc otte; l'abete è sempre lì e oscilla ostina -
tamente per rimettersi diritto. Una dichiarazione di protesta
verde in tutto questo bianc o.
Chino in avanti con il suo vecchi o elmetto in testa e la pipa
tra i denti, il Vecchio corre sollecito da ciascun o dei suoi uo -
mini, e a me porta un grosso pezzo di salsiccia.
« Come va? »
« È terribile, Vecchio, proprio terribile. »
Si toglie la pipa di boc ca e guarda il cratere dov e è sco m -
parso il giovan e fantaccin o.
« Deve essere stata dura qui da te! È success o nien te di
grave? »
« No, niente di speciale data la situazione. Un fan taccino
accecat o da una prima granata è stato poi polverizzato. Cre-
do co mun qu e sia stata la fine miglio re per lui, dopotutto. »
« Uno dei nostri? »
« Non credo, non lo con os c e v o. »
« Pazienza allora, ne muoi on o talmente tanti! Merda però,
214
era un ragazzo. »
E il Vecchio sparisce verso un altro che è appiat tito dietro
una curva. Il nostro Vecchio è vivo! Che fortuna, non può
capitarci più niente di grave, se lui è con noi. Ci sentiam o si -
curi e protetti.
« Per fortuna, è la sezione del Vecchio che ha in man o la
situazione », dice Porta, « co m e sempre, d'al tronde. »
Quando il fuoc o si acquieterà un poc o, andrò a cercare la
piastrina del giovan e fantaccin o. Per i suoi parenti lontani
sarà la sola consolazion e, infatti.
In questo mo m e nt o non sparano che le batterie leg gere e i
lanciatori di granate. È terribile naturalmen te, ma men o peri -
colos o e aleatorio di un tiro di grosse granate, e riflettendo
un po', c'è anche mod o di evi tarle. Dei tipi co m e Porta infatti
riescon o a calc olare con esatta precision e dove il cong e g n o
andrà a cade re, se senton o il colpo di partenza, mentre men o
esperti non distinguon o il colpo di partenza da quel lo dello
scoppio. Tra i due ho contato esattamente ventidue secon di,
più che sufficiente co m e intervallo di tempo per gettarsi in
una buca dove si è un po' al riparo, e d'altra parte è raro che
due granate scop pino esattamente nello stesso punto; la se -
conda può scoppiare sul pendio del cratere ma non ne ho
mai viste cadere proprio sul fondo e mi appiattisco allora
dentro l'im m e n sa buca prov oc ata dalla bo m b a.
Con un fragore infernale, i mortai ora riprendon o a sparare
all'impazzata, proprio sopra la mia testa. Orribili, questi
mortai da 80 milli m etri, proiettano tutto in aria e sconv ol g o -
no co mpl eta m e nt e il suolo. Ma nella terra che ora ricade
dopo lo scoppio, vedo brillare qualcosa. La piastrina di iden -
tificazion e del giovan e fantaccin o morto.
« Stammk o m p a g n i e. In fanterie, Ersatzbattaillon 89. Fen -
ner Ewald, nato il 9.8.24. »
Ora la sua famiglia potrà sapere con esattezza asso luta che
il loro giovan e figlio è caduto per il Führer e la Patria in un
co m b atti m e nt o glorios o. Ma io, per sonal m ent e, non racc on -
terò mai loro la verità. Il loro figlio, infatti, dovrà essere ca -
215
duto co m e un eroe, e per loro sarà la sola consolazion e, e
tutte le famiglie dei caduti dev on o essere fiere di aver avuto
un eroe.
Mi arrampic o fino alla MG mentre il fuoc o dell'ar tiglieria
riprende e gli scoppi sibilano intorno a me, ma il mi o picc o -
lo abete resiste sempre, e mi dà pace.
All'improv vis o il silenzio. Un silenzio raggelante, per la
verità. Poi un grido sale, un lungo grido lamen toso e selvag -
gio.
« Uih, uih, uih! Cani di tedeschi, i russi veng on o a scovar -
vi ora, uno a uno! »
Una mitragliatrice crepita, altre fanno seguito alla prima, e
molti proiettili sibilano sopra la vasta « Ter ra di nessuno ».
Poi il grido riprende di nuov o, lun go, funebre, lam ent os o,
ora... Che degli esseri umani riescan o a gridare a questo
mod o è vera m e nt e una cosa allucinante, che paralizza.
« Germansky! Veniam o a scovarvi, ora. Mai uscire te vivi
dalla terra russa, mai! Vi mozzere m o le orec chie e i coglio -
ni. Fritz, tremate, dunque! Questa notte stessa vi verre m o a
scovare, uno a uno! »
Una fiam m ata accec ante, e veng o proiettato nell'aria. Rica-
do in un mare di sangue, di fango e di neve, e nel riprendere
lentam ent e coscienza mi rendo conto di essere caduto non
molto lontano dalle linee russe. Li sento parlare infatti... e di
tanto in tanto, dei lan ciagranate illuminan o il suolo. Non
lontano dal punto dov e mi trovo disteso e im m o b il e dev'es -
sere piazzata una batteria di campagna, perché, incessante -
mente, i colpi di partenza dei tiri mi percuoton o i timpani
con il loro crepitio.
Le ore passano, lentam ente, a dispetto di questa già corta
giornata, ma il freddo è veram ent e orribile. Intorno a me an -
che i cadav eri sem bran o raggrinzirsi e accartocciarsi, co m e
in un estre m o tentativo di di fesa. Il freddo russo divora tutto.
La notte cade e distilla il freddo... questo freddo mortale.
Con infinite precauzioni, serpeggiand o sul suolo, striscio
verso i miei co mpa gni, ma mi prende ora un terror panico.
216
Sarà giusta, infatti, la direzione che ho preso? Perché sono
dei siberiani che ho di fronte, e la sola idea di poter cascare
nelle loro mani mi ter rorizza.
Con i nervi a fior di pelle continuo ad avanzare striscian -
do, mi appiattisco quando un razzo scoppia al di sopra della
mia testa, e scivol o dentro una buca se il tiro diventa troppo
violento. Alla luce riflessa dei proiettili traccianti, individuo
e decido dov e met termi al riparo pochi passi più in là, ma
dappertutto vedo reticolati, e spesso dei corpi in essi impi -
gliati sem bra mi facciano dei cenni, con le loro braccia pen -
zolanti e insanguinate.
Sento delle voci che parlano tedesc o finalmente! Sono ore
or mai che striscio appiattito in questo pae saggio lunare, e
quasi piango appoggiand o la testa alla canna del mi o fucile
mitragliatore. Dalle nostre linee parte un terribile tiro di
sbarram ent o, ma è troppo corto, purtroppo, e non mi copre...
Intravedo delle om br e, e sento la voc e inconfondibile di Por-
ta e del Legionario che mi stanno cercand o!
« Sei ferito, vecc hi o? Ti abbia m o cercato, dapper tutto sai!
» dice il Legionario appena mi individua nel buio, ansante
ed em ozi onat o.
Porta mi tende una borraccia piena fino all'orlo. » Dove
diavol o sei andato a nascond erti? Il Vecchio ti considerava
già disperso e ci ha prom ess o un ban chetto coi fiocchi, se ti
ritrovava m o vivo. »
Alla luce violenta e rapida di un'esplosi on e, vedia mo qual -
cosa muo v ersi dentro a una breccia nel re ticolato, e stiam o
già per puntare le armi quando ve diam o Fratellino ruzzolare
fino a noi, con una barel la sotto il braccio.
« Coglioni che non siete altro, perdio! » grugnisce furioso.
« Io striscio centim etr o per centi metro in que sta terra che
scotta e rischio la mia ' unica ' vita, per voi, e voi state chiac -
chierando qui beati co m e se niente fosse! »
Qualche ora dopo siam o seduti su delle casse di margarina
am m o nticc hiate sul fianco della cucina vo lante, e ci guardia -
mo l'un l'altro contenti, congratu landoci vicende v ol m e nt e di
217
essere ancora vivi e sani. Cosa si può desiderare di più, in
effetti? Stiamo gio cando ai dadi, abbia m o davanti una bella
mar mitta di fagioli in umido caldi e profumati, un bel fuoc o
con cui riscaldarci, e soprattutto la pioggia di granate è a una
distanza... di piena sicurezza.
Fratellino mi porge un grosso sigaro, e lui ne fuma due in -
siem e, avendo avuto l'insperata fortuna di un furto ben riu-
scito di un'intera cassa, quando l'altro giorno guidava la
mac c hina del nostro generale di division e.
Ma io mi sento a disagio, continuam ent e ossessiona to dal
pensiero del giovan e fantaccino, e mi sento colpev ol e della
sua morte perché non l'ho protetto abbastanza. L'indo m ani
non resisto più e mi confido al Vecchio che mi ascolta in si -
lenzio, aspirando delle lunghe bocc ate alla sua pipa. Il Vec -
chio è la sola per sona al mon d o che riesca a ridarmi fiducia
ed equili brio. Mi porta con sé dai tiratori scelti, questi « ese -
cutori di morte» dalle stellette dì sergente, e per qualche
istante osservia m o con il binoc ol o questi loro allucinanti as -
sassina inconsulti.
" Uccidere », mi dice il Vecchio, « finisce per diventare un
fatto del tutto naturale, co m e vedi. Ogni volta infatti che si
mira a qualcuno dall'altra parte delle linee, auto matica m e nt e
sarà uno di men o per noi da uccidere, e che ci uccidere b b e.
Si dice anche che la guerra è indispensabile per mantenere
un equi librio possibile tra i vivi e i morti, e non a torto, in
fondo. »
Tutta la notte, mentre ci rimpinziam o di zuppa di cavoli,
sentiam o la terra tremare in continuazione sul fronte nemic o,
un rumore ininterrotto co m e di veic oli in mot o.
« Ivan sta facend o scaldare i mot ori dei suoi T 34 », dice
Porta, asciutto.
« E ci arriveranno addoss o fra due ore, circa », ag giunge il
Vecchio, con aria meditativa e, dopo una pausa di silenzio,
ci ordina di riunire tutte le mine e le cariche magn etich e, e di
tenerci pronti.
Il tempo passa... poi un improv vis o inaspettato tiro di arti -
218
glieria distrugge, dietro le nostre linee, alcune batterie anti -
carro.
Arrivano! Arrivano a un'andatura pressante, i lar ghi cingo -
li che sollevan o nuvole di neve, e la loro artiglieria spara
senza sosta sull'esile schiera m e nt o del le trincee tedesch e.
« Non lasciatevi prendere dall'orgas m o, ragazzi », dice il
Vecchio. « Appiattitevi a terra e lasciate pas sare tutti i carri.
Immediata m e nte dopo lanciate le mine e le cariche magn eti -
che, intesi? »
Nel volgere di qualche minuto, tutto il fronte tede sco è
sfondato, e profonda m e nt e all'interno anche, ma dall'altra
parte del fiume una FLACKruggisc e, e im mediata m e nt e di
seguito diciotto T 34 saltano in aria.
La fanteria di appoggi o ai carri viene falciata da una terri -
bile sequenza successiva di raffiche, e co m e con seguenza
mo m e ntan ea avvien e una pronta conv ersi on e dei carri rima -
sti nel punto dov e le linee tedesch e so no più deb oli nel con -
trattaccare.
Ma in più punti, purtroppo, le truppe d'assalto russe hanno
anch'esse penetrato il fronte sparpaglian dosi nella campa -
gna, e dei T 34, acc o m pa gn ati da reparti di sciatori, filano
veloci verso ovest martellan do le posizioni tedesch e di so -
stegn o.
A Schalam o w o , un intero stato maggi or e si prepara a sba -
raccare in tutta fretta, e una lunga fila di ca mion ha già tutti i
mot ori in mot o. Il co m an dante della division e, un generale
in un lungo vistoso capr potto di pelo, affida nelle mani del
suo capo di stato maggi or e la consegna del co man d o : « Le
posizioni dev on o essere mantenute, e dev on o resistere fino
all'ultimo uom o », ordina, abb ottonand osi il cappotto.
« Sono gli ultimi sussulti del nemic o prima della fine »,
spiega all'ufficiale sgo m e nt o, un giovan e ap pena uscito dal -
l'Accade mia di Guerra.
« Sì, signor generale, capisco; si tratta di una ritirata strate -
gica messa in atto per attirare il nemi c o in una sacca, e quin -
di annientarlo. È una man o vra molto ingegn osa e molto effi -
219
cace », risponde il giova ne ufficiale pieno di entusias m o.
« Esattamente. Conto su di voi per la realizzazione di que -
sto piano durante la mia assenza. Siate seve ro, e mantenete
una rigida disciplina, perché ci sono state inviate negli ulti-
mi tempi delle truppe pessi m e, direi, sotto questo punto di
vista. E se ve la sbrigh e rete bene, co m e io mi auguro, sarete
prom o s s o te nente colonn ello fra non molto, ragazzo. »
Si stringon o solenne m e nt e la man o, e l'ufficiale novellino
è ben decis o a mostrarsi al più presto in prima linea, subito
dopo la partenza del generale.
Farà certo una buona impression e, questa sua pre senta co -
stante, alle truppe in co m b atti m e nt o.
Il generale se ne va dentro la sua pelliccia e den tro la sua
lustra Mercedes, soddisfatto di lasciare in questa zona così
pericol osa un imbarazzante testi mon e della sua fuga este m -
poranea e improv visa. Qualche chilo m etr o più lontano, nei
pressi di una foresta, ordina al suo autista di fermare la mac -
china, estrae dal fodero il suo prezioso binoc ol o e conte mpla
con interesse i T 34 che sparano senza sosta sulla posta zione
che l'ufficiale difende strenua m e nte. Sorride sod disfatto. È
la terza division e che fa massacrare in con flitti eroici, ma
questa volta otterrà finalmente la cro ce di cavaliere, che alli -
neerà vicino alla croc e al merito, ricevuta quale valoros o
capo di stato mag giore di un division e di fanteria nel 19 1 7 ,
nelle lon tane Fiandre.
La gendar m eria lo precede. Il capitano di questo reparto,
un duro fra i più duri, sicuram ente se la sbrigh erà benissi m o
a far passare in testa la grossa Mercedes del suo co man dante
di division e, a dispet to del traffico che è intensissi m o e cao -
tico. L'aiutante di camp o, un capitano che parla con una dol -
ce voc e in falsetto volta il capo, ossequi os o e servile, e gli
chiede:
« Signor generale, non siam o forse stati un po' trop po im -
pazienti di partire? Vogliate scusar mi, ma forse con la nostra
division e avre m m o potuto predisporre una bella linea di di -
fesa, in questa zona. »
220
Il generale non risponde, ma mental m e nte prende nota di
trasferire ai mezzi corazzati questo giovan e om o s e ssuale,
non appena gli si presentasse un'occa sione opportuna. Gli
aiutanti di camp o che... « pen sano » sono molto pericol osi,
dovreb b er o solo obb e dire e tacere, invec e. Si accend e un
grosso sigaro, ma già la prima bocc ata gli si blocc a in gola.
Proprio davanti a lui non c'è forse un villaggi o in fiam m e?
La mac c hina si ferma, l'aiutante gli tende il binoc ol o, muto e
agghiacciato il generale vede dei T 34 fermi vicino al villag -
gio, e riesce anche a leggere una scrit ta sulla torretta che lo
raggela ancora di più, sempre che sia possibile: «Uccidete
gli invasori, la bieca tep paglia fascista! » e sempre muto, la -
scia cadere in gre m bo il binoc ol o.
« Datemi il vostro fucile auto matic o, capitano », dice poi.
« Sono dei carri tedeschi, senza dubbi o del le unità del 2°
Panzer. Prendete la mac c hina e anda te un po' a vedere cosa
succede. Soldato Stolz, tu resti con me ad aspettare qui. Gui-
date voi personal mente la mac c hina, capitano, ma sbrigatevi
a ritor nare a prender mi. »
Il soldato Stolz, un vecchi o caporale in servizio per- ma -
nente, scende sorridendo dalla Mercedes. Si è reso perfetta -
mente conto che i carri sono russi, ma naturalmente preferi -
sce tacere. Se questi signori vogli on o, ma forse non lo san -
no, suicidarsi con le proprie mani, la cosa non lo riguarda. In
silenzio, si mette nelle tasche diverse granate a man o.
« Cosa volete farne? » chiede il capitano sempre con la sua
voc e in falsetto.
« Buttarle in gre m b o al vicino, eventual m ente », risponde
il caporale ridendo sotto i baffi.
« Mi sem bra che siate da troppo tempo allo stato mag gi or e
», gli dice asciutto il capitano. « Sarà oppor tuno farvi trasfe -
rire, credo. »
« Anche tu cam bi erai di posto per sempre, signo rina »,
dice fra sé il caporale, mettendosi sotto il brac cio il suo
LMG. Prima di essere trasferito al reparto conduttori e di se -
guito destinato alla Mercedes del generale, era noto per es -
221
sere stato un ecc ellente tira tore, e impugna infatti stretta -
mente la sua arma, sempre guardando con aria meditativa il
generale.
« Pezzo di vigliacc o, dovresti finire diritto davanti al Con -
siglio di Guerra, tu », dice fra sé, « ma non si può nem m e n o
sfiorarti con una man o, perché tutta la so cietà dalla quale
provieni vacillereb b e, allora. Sei un generale, e quando di -
serti il tuo atto viene definito ' ritirata strategica ' e verrai de -
corato, anche per so pramercat o », e sputa per terra con di -
sprezzo.
La Mercedes non ha fatto nem m e n o un chilo m etr o che è
già sparita e distrutta da un T 34, ma l'aiutan te di camp o si-
curam ente deve essere morto felice di « cadere da eroe », un
eroe della Grande Germania. Il generale è cond otto lontano
e al sicuro da un altro ufficiale, ma il caporale, accucciato
dentro il fossato, osserva tutte le unità che sfilano davanti a
lui e aspet ta paziente m e nte una divisione di conv o gli, per
esse re più esatti, quella di approv vigi on a m e nt o viveri desti -
nati al corpo d'armata. Su questi conv o gli si può girare in
perfetta sicurezza l'intera Europa, infatti! Si distende per
dor mire in un cami on che trasporta carne mac ellata, e niente
riuscireb b e più a svegliarlo; solo se il mot or e avesse una
panne, sa rebb e costretto a muo v ersi. Un cami on im m o b il e,
du rante una ritirata è un pericol o mortale, infatti.
Ventidue giorni dopo ritrova il suo generale, e i due a mez -
zavoc e si intendon o subito perfettam ente. Dopo la stesura di
un rapporto totalm ente redatto sulla fantasia, il generale ri-
cev e la sua croc e di cava liere e il caporale una EKI(croce di
ferro di lª clas se). Il generale viene prom o s s o generale di di -
vision e, il caporale è gratificato di un nuov o nastrino sulle
mostrine della sua unifor m e, ripartono tutte e due su una
nuova Mercedes, e fanno dei progetti per la prossi ma ritirata
strategica da mettere in atto. Con un nuov o capo di stato
mag gi or e, un nuov o aiutante di camp o e un nuov o castello,
molto all'interno delle linee ovvia m e nt e, co m e sede stabile
di accantona m e nt o, il rumor e di eventuali cannonate non
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riuscirà a disturbare il sonn o di nessuno dei due.
« La guerra, in fondo, non è poi così terribile co m e si vuol
far credere. L'importante è sapersela sbrigare nelle situazioni
di em er g enza, credi mi », dice il capo rale a un amic o.
Altrove, naturalm ente, non è la stessa cosa. Vicino a Lo-
kotnja dei T 34 sorprendon o tutto uno sta to maggi or e della
78ª ID che si sta ritirando, e ancor prima che lo stato mag -
giore stesso se ne sia reso conto tutti veng on o massacrati, e i
T 34, imperter riti, proseguon o la loro avanzata.
Molto indietro rispetto al fronte, risuona il grido terrifican -
te: « Ivan ha sfondato il fronte! I T 34 sono già sull'autostra -
da! »
Il capo di una batteria isolata della 23 2ª B spara sempre,
senza sosta, e con vero erois m o. Raccoglie una banda di
fuggiaschi presi dal panico, li costringe a costruire di furia
un riparo tutt'intorno ai suoi cannoni calibro 105, e lancia le
sue granate esplosi ve sulle orde di siberiani che si fanno
avanti. Ma a dispetto del suo coraggi o, è costretto ugual -
mente a ritirarsi con l'aiuto dei suoi soldati già carichi co m e
bestie da so ma, i cannoni veng on o trascinati indie tro. Sforzi
sovrumani che dilaniano i musc oli. E sul l'angol o di una fo -
resta l'ufficiale di artiglieria piazza la sua batteria in posizio -
ne, per l'ultima volta.
« Fuoco! » grida.
Per un'ora la batteria tuona, senza sosta, ma le mu nizioni
veng o n o a mancare. Il cannon e viene ribal tato e funge da ir-
risorio sbarram ent o anticarro, e fa fronte ai T 34 ancora per
qualch e minuto. E ora brandelli di carne umana intrisi di
sangue sono il solo ricordo di quello che è stato un vero «
pugno di uomini eroici ».
La fanteria russa marcia dietro e affiancata ai mezzi coraz -
zati, mentre i cingoli cantano una canzon e di vittoria. Di-
struggon o nel passare un deposito della cavalleria tedesca i
cui animali terrorizzati fuggon o ancora per qualche metro
perdend o gli intestini, e quale delizia sono ora per gli sciato -
ri siberiani que ste grosse fette di carne fresca, che quei sel -
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vaggi in-ghiotton o cruda, co m e gli esqui m e si. Ridono, mo -
strando tutti i loro denti resi scarlatti dal sangue; la carne
cruda dà forza, infatti.
15 0 chilo m etri alle spalle della linea del fronte, i T 34
avanzan o verso l'ospedale di riserva 243: una zona tranquilla
dov e non si pensa nem m e n o lontana mente a un attacco da
parte dei russi. Ma all'improv viso ecc oli arrivare, ed è una
vera carneficina quello che avvien e, e che tutti i co man danti
dei carri dal l'alto delle loro torrette conte m plan o impassibili.
I siberiani violentano, uccidon o, bev on o l'alco ol delle farma -
cie a litri, depredan o il deposito dei viveri, e prima di abban -
donare il camp o, pisciano di proposito su tutto quello che
non sono riusciti a inghiottire o a rubare.
In questa notte di orrore del 15 dice m b r e 194 1 , as sistiam o
alla distruzione co mpl eta della grande arma ta tedesca, alle
porte di Mosca. Le truppe russe for mic olan o all'interno della
città; i T 34, con la vernice ancora fresca esc on o di continuo
dagli stabilim enti di produzion e, in file ininterrotte. Gli arti -
glieri russi, cron o m etr o alla man o, sono in attesa degli ordini
per il più formidabile tiro di sbarram ent o che mai sia stato
predisposto nel corso delle due ultime guerre. Migliaia e mi -
gliaia di cannoni, una conc entrazion e gigantesca di artiglie -
ria, superiore di gran lunga, a quelle di tutte le offensive del -
la Prima guerra mon diale. Non c'è un solo russo che non tre -
mi di sgo ment o, e questo inverosi mil e, costante tuono frago -
roso sem bra scaturire da Satana in persona. La notte diventa
luminosa co m e il giorn o, rischiarata dalle espio sioni che
escon o a migliaia da tutte le boc c h e di fuo co dei cannoni. E
all'alba appaion o anche gli aerei, a sciami, e volano così bas -
si che sem bra sgretolino i co mi gn oli delle case di Mosca.
Nessuno osa aprire bocc a, nessuno osa ugual m e nt e gridare
di entusias m o, tutti si guardan o l'un l'altro con terrore.
Il 5 dice m b r e, alle dieci e mezzo del mattino, un milion e e
mezzo di uomini si buttano all'attacc o. Un milion e e mezzo
contro seicento m ila tedeschi. Tre ore più tardi un quarto di
questo ocean o di uomi ni è già caduto, ma a ritmo incessante
224
gli altri avanzano.
La sec onda sezion e tedesca di mezzi corazzati de m o lisce
in venti minuti ben 223 T 34, ma la division e ne esce con il
90 per cento di perdite, e tutti i nostri carri sono distrutti.
Su altri settori del fronte, i mezzi corazzati russi avanzan o
senza pratica m e nte incontrare alcuna resi stenza, e si incu -
neano molto profonda m e nt e nelle re trovie. Dappertutto ri-
suona il grido:
« I carri! I carri! »
E tutti veng on o presi da raptus di follia; i medici, i cappel -
lani militari, gli intendenti, i soldati dei con vogli, i burocrati,
tutti inso m m a color o che (inora non avevan o con os ciuto del
fronte che il lontano bor bottio dell'artiglieria. Tutti imballa -
no di furia ma teriali e docu m e nti, i cami on veng on o caricati
di tutto il caricabile, e si fugge verso ovest.
I carri! Il grido terrificante fa fremer e di sgo m e nt o tutti co -
loro che non hanno mai visto un T 34, e si auguravan o di
non vedern e nem m e n o uno, per la ve rità. Ma ancora più ve -
loce m e nt e dei T 34, delle voci si ripercuoton o dappertutto,
seminand o il panico. Molti ufficiali che blateravan o tronfi di
una guerra mai ve ramente vissuta, ora veng on o colti da crisi
di nervi, e dev on o essere evacuati per, co m e essi asserisc o -
no, chieder e e ottenere dei rinforzi dallo stato mag gi o re ».
Un ufficiale di alto grado dev e sempre correre a rivolgersi a
un' altro ufficiale di alto grado, per dimo strargli personal -
mente che i rinforzi sono indispensa bili e urgenti. Un tenen -
te non arrivereb b e mai da solo a questo semplice ragiona -
mento.
Altri, più affascinati dal gusto del teatrale, si suicidano ma
solo al mo m e nt o in cui la ritirata diventa chiaram e nt e inat -
tuabile, e lasciano sulla loro scriva nia la lettera di cong ed o
obbligatoria, diretta perso nalmente al Führer: « Mio Führer,
ho fatto il mi o dover e. Heil Hitler! » È raro, co mun que che
la let tera in question e giunga a destinazione. La grande mag -
gioranza servirà co m e carta igienica di fortuna ai soldati rus -
si, per la verità. « Il fronte è rotto! Il fron te è rotto! » È la
225
brev e, angosci osa frase sulla boc ca di tutti. « Il 50° corpo
d'armata è stato liquidato», bi sbiglia in tono so m m e s s o e
confidenziale un colonn el lo a un generale di division e, che
si appresta di furia a fuggire verso ovest.
Il panico si propaga con la stessa velocità con cui un in -
cendi o si propaga nella steppa, e nel volger e di pochi giorni,
non ci sono praticam ent e pili riserve tedesch e, a soli cento
chilo m etri dietro il fronte di Mosca. Non si ha nem m e n o
quasi il tempo di fermar si a racc oglier e i feriti, e così vedia -
mo dei ciechi con sulle spalle un co mpa gn o mutilato di tutte
e due le gam b e che si trascinan o pietosa m e nt e sulle strade: e
dei folli alzano il bracci o e gridano » Heil! » ogni volta che
un generale carico di galloni rossi passa da vanti a loro in
Mercedes, senza nem m e n o degnarli di uno sguardo.
Nessuno pensa più ai soldati delle prime linee che ancora
co m b atton o una battaglia disperata, isolati, lontano a est,
alle porte di Mosca. Tutte le linee di riforni m ent o sono state
troncate e questi poveretti sopravviv on o di quanto i russi
buttano via, questi russi che per loro e nostra fortuna sono
ben provvisti sia di viveri sia di munizioni. Alcune sezioni si
bat tono ancora, piccol e isole su di un mare scatenato, brac -
cati da tutte le parti dalle truppe nemi ch e.
« Buon Dio! » urla il colonn ell o Moser, dentro il ricevito -
re. « Ma la linea è interrotta, allora! »
« No, signor colonn ello, il collega m e nt o è intatto ma nes -
suno risponde più dall'altro capo del filo. »
Fratellino non si occupa che dei suoi denti d'oro, e sostiene
di essere stato derubato, ma Porta sa be nissim o che nascon -
de sotto la camicia ben due sac chetti col mi di quel metallo
che adora. Il telegrafi sta tenta ancora una volta di mettersi in
contatto con il co m an d o del battaglion e, ma senza success o.
« Hanno tagliato la corda », afferma Porta. « Buona notte,
Rosina mia! »
« Offendi l'onore degli ufficiali tedeschi! » grida Heide. «
Un co man dante tedesc o non fugge mai da vanti a degli schia -
vi sovietici. Signor colonn ello, ho il dov ere di segnalare il
226
caporale Porta. »
« Tacete, sottufficiale Heide! Mi date sui nervi ben di più
della fanteria russa, perdio! Andate a control lare le sentinel -
le, piuttosto. »
« E cerca anche di metterti giusto sulla strada di una bella
granata», sghignazza Porta. «Ci sarà un contagi os o di men o,
forse! Bisogna saper difendersi dalle epide mi e, ragazzi miei!
»
« Cosa intendi dire con la parola epide mia, cre tino? »
« La peste nera. »
« Basta! » urla il colonn ell o Moser, « ne ho abba stanza di
voi e non voglio che siate sempre alle prese con Heide. Non
è colpa sua se vive in mezzo a dei credenti. »
« Quali credenti? » chiede Fratellino a occhi spa lancati.
<( Io credev o lui un vero nazi! »
« Proprio così », dice Porta. « Ma smettila di pensa re, ami -
co, altrimenti ti viene l'emicrania. »
Due terribili colpi di granata... un agente di col lega m e nt o
si precipita dentro il bunker.
« Rapporto al signor colonn ello: il co man dante del batta -
glione è caduto con tutto il suo stato mag gi or e. Il battaglion e
era co mp ost o di l60 uomini. Ordine del co m an d o del reggi -
mento: la co mpagnia ripiega su una posizion e arretrata. A
Nivgorod, signor colon nello, troverà altri ordini. »
Batte i tacchi e sco mpar e; salta da una buca di gra nata al -
l'altra, e scivola co m e un serpente in mezzo ai proiettili, ma
non l'abbia m o più rivisto, purtroppo, e la vita è corta per
gente co m e lui, sappiam o.
« Ritirata », ordina il colonn ello Moser, « portere mo tutto
il possibile con noi. Sergente Beier, predi sponete le cariche
di esplosiv o, Ivan non deve trovare nulla, assolutam e nte nul -
la qui, intesi?! »
Porta aggancia al portello del bunker un blocc o di esplosi -
vo, e una ben misera fine farà il russo che igna ro aprirà la
porta. Fratellino caccia una cartuccia di dinamite dentro un
ceppo di legna che posa bene in vista vicino alla stufa, e che
227
rappresenterà una grande tentazione per chi vorrà accend er e
un bel fuoc o! Posiam o sulla tavola un pezzo di carne avaria -
ta attaccata a un filo, e se qualcun o la tocch erà tutto il bun -
ker salterà in aria. Sotto un cadav ere, una man ciata di grana -
te e sotto la fotografia di Hitler, altre granate. Nessun sovie -
tico sopporta la sola vista di una foto co m e quella, e la tenta -
zione di strapparla via dal la parete sarà troppo forte, forse!
Barcelona inchioda una picc ola croc e su una porta e la colle -
ga con una carica di esplosiv o.
« Ben trovato! Nessun co m m i s sario politico permettereb b e
di lasciarla, e allora... Bum! Più co m m i s sario, tutto è finito.
»
« Vieni, Stege, che ti metto in guardia », dice Porta condu -
cendo m i verso la latrina. « Se tu ti siedi su una di queste assi
e caghi, ti garantisc o che avrai il culo pulito co m e mai ti è
success o in vita tua, e ti verrann o le em orr oidi ancora prima
di aver finito di cagare! Ho collegat o l'asse con un detonato -
re Bowden. Ma il più divertente è che anche quelli che fa-
ranno la coda davanti al cess o salteranno in aria, perché ho
collegat o là sotto il piancito il resto delle munizioni. Do-
vranno aspettarne del tempo per dimenticare la loro colica,
poverini! »
« Presto! » grida il Vecchio. « Ivan sta arrivando. Porta,
per amor del cielo, pianta lì subito quel tuo dannato sacc o di
viveri e raccatta piuttosto quello del le bo m b e a man o. »
« Non posso mica man giarle, quelle, e ho sempre un gran
vuoto allo stomac o, io. »
« Ma almen o con quelle potrai difenderti! »
« Perché difender mi se poi crepo di fame? » rispon de Por-
ta ben deciso a non abbandon ar e il suo sac chetto.
La testa della co mpagnia ha già attraversato il fiume,
quando all'improv vis o sentiam o tuonare le « can ne d'organ o
di Stalin ».
« Più presto, più presto! » urla il colonn ello. « Cominc erà
a piovere, di qui a non molto. »
Quasi tutti siam o già passati oltre quando co min ciano a
228
piovere, infatti, le prime granate. L'acqua nera del fiume
schizza in cielo, e degli enor mi spezzo ni di ghiacci o veng o -
no proiettati verso la foresta. Un grido di terrore. È Barcelo -
na! La pression e dell'aria l'ha buttato dentro un foro dell'ac -
qua, e sparisce dentro quel liquido mortale. In un batter d'oc -
chio Porta si infila il fucile dentro il cinturone e si avventura
sulla superficie ghiacciata fino al foro dov e si dibatte il no -
stro co mpa gn o. Fratellino e io faccia m o la catena dietro di
lui, che cerca di afferrare Barce lona per le braccia. Invano,
putroppo; e anche lui ora cade dentro quest'acqua ghiacciata,
talmente ghiac ciata che sem bra vi strappi la pelle.
«Coglioni!» urla Fratellino, «ci vuole un cavo!»
« E dov e vuoi che l'attacchi, il cav o? »
« Ai tuoi cogli oni, se non hai nient'altro di me glio! I miei
sopportereb b er o il peso di un T 34, se è per quello! »
Io salto indietro per uscire dal fiume, mentre dei lastroni di
ghiacci o si spezzano, ma riesco ugual m ente a non cadere
nell'acqua.
Il Vecchio mi issa sulla terra ferma, mentre Fratel lino di -
steso a pancia in giù sul ghiacci o riesce con la sua forza so -
vrumana ad estrarre Porta dall'acqua, e tutti e due poi fatico -
samente estragg on o anche il po vero Barcelona, che ha tutte
e due le gam b e dure e pe santi co m e un sacc o di pio m b o.
Di furia accendia m o un piccol o fuoco e costringia mo Bar-
celona a rotolarsi nudo nella neve per rista bilire il flusso del -
la circolazion e del sangue. Non si può fare un bagn o in
un'acqua a men o di 52 gradi sotto zero senza poi fare un
trattamento energic o di questo tipo, per poter sopravviv er e,
perché, anche se al primo mo m e nt o si ha l'impression e di es -
serne usciti indenni, l'interno del corpo è cong elato. Bar-
celona piange, singhiozza, impreca, ma noi teniam o duro, e
finalmente dopo una mezz'ora di questa tortu ra, siam o certi
che è sicuram e nt e salvo, che anche questa volta se l'è cava -
ta!
Porta, naturalmente, se l'è sbrigata da solo; si è mess o ad -
dosso l'unifor m e di un mag gi or e ucciso, e pretende che tutti
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noi ci si metta sull'attenti ogni volta che si alza in piedi. Alla
fine, questo scherzo prov o c a la rabbia furiosa di Fratellino,
che sostiene che al 6° reparto blindo si saluta un po' troppo!
Arriviam o a un burrone molto profondo. Non esi ste un
ponte, solo de rami a strapio m b o , e dob bia m o attraversarlo
aggrappando ci ad essi. Il soldato Kuno è il primo ad avven -
turarsi... il suo ramo si spezza e l'ultima vision e che noi ab -
biam o di lui è un corpo che cade nell'abisso.
« Avrebb er o potuto protegg er ci in qualche mod o però, in-
vec e di pensare soltanto a salvare la loro pel le. Chi pensa a
noi, adess o? »
« Il soldato tedesc o impara solo ad attaccare, e ba sta », ri-
sponde il colonn ell o Moser. « La parola ' Ritirata ' non esiste
nel vocab olari o dell'Accade mi a di Guerra. »
» Certo, è giudicata una parola ' im m or ale ' », riba disce il
Vecchio, stanca m e nte.
« Proprio così », ribadisc e Porta a sua volta, sde gnos o, «
potrebb e ' infrangere l'ardore al co m b atti ment o ', ma arriva
poi quel giorno in cui gli eroi sono talmente stanchi che si
può pisciar loro sulla testa senza alcun timore di ritorsioni. »
« Parlate proprio co m e dei topi di biblioteca, voi », dice
Fratellino, « ne ho abbastanza, parliam o un po' di donne, su.
»
« Se proprio vuoi... co m' era quell'infer mi era russa che hai
violentato l'altro giorno? » chiede Porta, grat tandosi freneti -
cam ente sotto l'ascella, punto d'incon tro favorito delle sue
pulci.
« Secca co m e un prosciutto appes o per cent'anni ad affu -
micare, dentro a un camin o! D'altra parte non hanno assolu -
tamente alcuna idea di quello che si può fare in due, quelle;
lo sapev o già, in ogni caso. »
« Ah, sì? E co m e? »
« Io e un amic o aveva m o una casa che affittavam o metà
per ciascun o, segreta, naturalm ente, nella Hein Hoyer Stras-
se, al numer ò 19. Questo appartamenti no apparteneva al pel -
licciaio ebreo Leon, ma co m e tutti gli altri anche lui aveva
230
tagliato la corda quan do Adolfo co min ci ò a render la vita
dura a quelli della sua stessa razza. In un primo mo m e nt o,
non sa peva m o ancora fare le cose molto bene e aveva m o
soltanto delle clienti e dei clienti di passaggi o, ma poi l'espe -
rienza ci ha insegnato. C'erano anche dei tipi incredibili, fìs -
sati che noi si facesse loro credito, figuratevi: un giorno uno
che veniva dalla Bolivia arrivò fresco co m e una rosa; uscito
dalla sua foresta vergine, credev a che tutto fosse gratuito na -
turalmen te, e altrettanto naturalmente io l'ho sbattuto fuori. '
Cerdo! cerdo! ' gridava quello dall'altro bordo del la strada, e
a noi sem brava un grido un po' ' polìtico ', per la verità.
Quando abbia m o saputo che voleva solo dire ' inaiale ' ab -
biam o subito telefonato ai ragazzi del la Davidstrasse: 'C'è
qui un tipo che grida Adolfo cerdo! ' abbia m o detto loro, e
quelli che non avevan o capito niente, hanno risposto: ' Mol-
to educato, certo, lasciatelo fare; sicuram ent e vuol dire Heil
Adolfo! ' Ma poi hanno guardato dentro a un dizionario spa -
gnol o, e dopo solo sette minuti sono pio m b ati sul posto; ma
il bolivian o che gridava 'cerdo' aveva tagliato la corda con la
rapidità di una lepre, intanto, per sua fortuna. Figuratevi al -
lora se dopo l'esperien za che ho fatto in quella casa non me
ne intendo di puttane, io!»
« Attenzione! » grida il colonn ell o Moser. « In fila tutti
dietro di me! »
Qualche chilo m etr o più in là ecc o che prendon o a spararci
dall'interno di un piccol o bosc o di pini, e le granate solcan o
tutto il terreno duro co m e il ghiac cio; la luna si nascond e
dietro a una nuvola ma l'oscu rità si rischiara ad ogni esplo -
sione. Fratellino che sì è mess o al riparo dietro un abete spa -
ra con il suo MG nella direzione da dov e vede scaturite la
luce, e lentam ent e il tiro nemic o cessa. Dei passi rapidi si
inoltrano più all'interno del bosc o, e sentiam o il rumor e sec -
co di rami spezzati.
« Sparpagliatevi », ordina il colonn ell o, « 2ª sezione in te -
sta. Il nemic o intende tagliarci la ritirata al limitare del bo -
sco, penso, ma noi dob bia m o in ogni caso penetrare attraver -
231
so il loro blocc o. Tutti i fe riti dev on o essere portati a spalla.
Se ne abbandon ate anche uno solo, vi faccio passare tutti al
Consiglio di Guerra, chiaro? Mi auguro che abbiate capito,
ragazzi. »
Avanziam o in ordine sparso, cercand o senza sosta delle
protezioni contro le raffiche nemic h e che ci inseguon o. Ar-
renderci? Nessuno ci pensa, assolutam e n te, sul fronte non ci
si arrende mai.
Tre uomini della 3ª sezione sono stati feriti; il sot tufficiale
Lehnart ha tutte e due le ginoc c hia squar ciate da una grana -
ta, ma gli fabbrichia m o una stam pella di fortuna usando un
fucile la cui canna funge da piede, una protesi che inventia -
mo sul mo m e nt o, ed egli ge m e ad ogni passo, ma è sempre
me gli o che non morire assiderati.
È incredibile ciò che un uom o sopporta! Lo con statiam o
tutti i giorni, con i feriti; il tenente Gilbert cam m i n a per di -
versi chilo m etri trattenend o con le mani gli intestini che gli
escon o dal ventre per la scheg gia di una grossa granata; l'O-
berschutze Zobel attraversa arrancand o la « Terra di nessuno
», a di spetto dell'anca che è ridotta a brandelli di carne e di
ossa frantumate.
Il guastatore Blaske arriva fino all'infer m eria con metà del
viso mancante e una gam b a rotta. E non dimentichia m o il
sergente Bauer che si trascina fino alla tenda del medic o chi -
rurgo con ì due pie di appesi alla spalla e legati con una cor -
da! Pensava che riuscisser o a riattaccarglieli... e il porta -
bandiera West, il cui padre era stato generale, resi ste per ben
tre giorni interi in trincea, aggrappato a due baionette, con i
pol m oni che gli esc on o dal pet to. Porta e io lo portiam o in
spalla, e per altri quat tro giorni resiste... potrei continuare al -
l'infinito con descrizioni di questo tipo.
Nonostante la grande maggi oranza del nostro grup po abbia
a malapena superato i vent'anni, che espe rienza sta vivend o!
Sappiam o tutto sul mod o di ucci dere e di morire, con os cia -
mo ogni tipo di ferita; un pol m o n e trapassato da una pallot -
tola, o da una baio netta, una pallottola o una granata nel
232
ventre, una ferita prov oc ata da una carica di esplosiv o, una
fe rita alla testa... le nostre cognizioni anato mi c h e sono ormai
quasi perfette.
Breve pausa in una radura per raggruppare per intero la
co mpagnia. Il sergente telegrafista Bloch ha una spalla tra-
fitta da un colpo di baion etta, e san guina copiosa m e nt e. Ar-
riva di corsa l'infer mi ere Tafel, arresta l'em orragia e lavora
con stupefacente abi lità e velocità, in mod o decisa m e nt e
professional e. Aiutato da Fratellino che gli tende gli stru -
menti chirur gici, le sue dita incredibil m ent e abili dal lungo
eserci zio, ricucion o la carne dilaniata.
« Te la caverai, sergente », gli dice, avvol g en d o le bende
intorno alla sua spalla.
« Sei un riparatore di scheletri di profession e, tu? » gli
chiede Fratellino stupito.
« Sì », replica Tafel, asciutto.
È arrivato qui da noi diretto da Gemersh ei m.
« Intendo dire un vero medic o chirurgo che ha il diritto di
farsi pagare salato, che ha tutti i docu menti in regola dell'U-
niversità, e tutto il resto? » insiste Fratellino, sempre più stu-
pito e am mirato.
« Sì te l'ho già detto, e con questo? E adess o sono soldato
semplice, infermi ere, dovreb b e bastarti, penso. »
« Porta! » grida Fratellino, « il nostro infermi ere è un vero
pastrugnatore di intestini, sai? Vieni a ve dere, presto! Siamo
vera m e nt e dei tipi ' chic '. »
« Se sei un dottore con tutte le carte in regola, co m e mai
non sei ufficiale?» chiede Porta, stupito anche lui. « E co m e
mai esci da quella galera di Gemersh ei m? »
« Bene », risponde Tafel di malav o glia. « Lo sape vo che
un giorno o l'altro, si sareb b e saputo, ma pro prio non avev o
nessuna voglia di confessar mi con voi. Vi curo perché fa
parte dei miei co mpiti, ma me ne fotto di voi, sia ben chiaro.
»
« Signor colonn ell o! » grida Fratellino, con finta indigna -
zione, n il nostro infermi ere dichiara ufficial mente che se ne
233
fotte di noi. »
« Bene, visto che questa faccenda ti sta tanto a cuo re, ti ri-
sponder ò : sono stato dottore, a suo tempo. »
« Allora lo sei sempre », risponde il Vecchio, dando una
lunga boc cata alla sua pipa.
« Non ho più il diritto di esercitare co m e dottore, è già
molto che possa fare l'infermi er e. »
« E perché? Hai am m azzato uno dei tuoi clienti, forse? »
« Bah », taglia corto Fratellino. « La gente ' chic ' è sempre
piantagrane Noi alla Reperbahn ci accon tentava m o di un bel
colpo sulla testa. »
« In effetti avev o un gabinetto e una clientela ele gante »,
racc onta Tafel. « Tutta gente più o men o nevrastenica, capi -
te, e questo ha finito per scocciar mi. Una signora dell'alta
borgh esia si era scoperta delle strane malattie, e io per sba -
razzarmen e l'ho spedita a Badgastein, a fare una cura generi -
ca, consegnan d ol e una lettera all'attenzione di un collega
amic o, che esercitava laggiù. »
« E la lettera l'aveva data proprio a lei, dici? » chiede Por-
ta. « Come idea è stata una gran bella idea! »
« Ho capito », dice Fratellino. « La pollastra se ne è ritor -
nata a casa sua, e subito ha aperto la lettera mettend ola sopra
il vapore di una pentola di minestra che bolliva. Non è anda -
ta così? E chi d'altra parte non ha una voglia pazza di sapere
fino a che punto è am m alato grave? »
« E tu cosa vi avevi scritto? »
« Confesso che è stata una grossa scioc ch ezza, ma quella
me g era mi aveva dato proprio suoi nervi. Dicev o al mi o
amic o : ' Ti mand o la peggi or simulatrice di tutta l'Europa
centrale, non ha assolutam e nt e nien te, solo troppo denaro.
Fottila dentro i tuoi bagni con cinque chili di sale da cucina
e poi falla rotolare dentro ai tuoi fanghi puzzolenti. Quella e
suo marito apparteng on o ai parassiti di questa nostra triste
epo ca della storia. Falle poi una fattura esorbitante, così ti
prenderann o per un genio. »
« Ah, è andata così! Il seguito è chiaro e lo si ca pisce an -
234
che senza mettersi gli occhiali. Una notte bus sano alla tua
porta, e coglion e co m e sei, vai ad aprire invec e di filartela
attravers o il balc on e. Un neonato avreb b e capito, ma tu no.
Due tipi in mantelli lunghi di cuoio e cappelli flosci neri... »
« Proprio così. »
« E lo stallone della tua pollastra, chi era? »
« Una SS Brigadenführer », risponde Tafel co m e avesse
pronunciato la parola « morte ».
« Se mi dicesser o che sei vergine, lo crederei, ami co »,
dice Fratellino, « avresti dovuto andartene a let to con lei, e
t'avreb b e anche pagato, quella, stai pur certo! »
« Lasciatelo in pace », intervien e a dire il colonn el lo Mo-
ser. « In marcia, ora. Le posizioni tedesch e non posson o es -
sere ancora molto lontane. Al massi m o un giorn o di cam m i -
no. »
« Un corno! » dice Stege, pessi mista coinè sempre. « Quei
maiali sono già a Berlino, per conto mi o! »
Il terzo gruppo viene spedito in ricognizion e, e im -
precand o gli uomini spariscon o in mezzo alla neve alta.
« Magari stiam o andando nella direzion e sbagliata », ge m e
Barcelona scoraggiato.
« Per noi l'ovest è sempre la direzione giusta », dice Porta
che cerca di addentare un pezzo di pane russo, duro co m e
l'acciaio. Lo divide con i più vicini del no stro gruppo ed
ecc o che una recluta si fa avanti e ten de timida m e nte la
man o. Riceve solo un colpo di baio netta sulle dita.
« Nella Grande Germania di Adolfo, ci sono ben novanta
milioni di uomini, e io non posso nutrirli tutti. Chiama il tuo
amato Führer al telefon o, e digli che hai fame. »
« Ovest, sempre ovest », dice Stege esasperato. « Ora non
si sente parlare che di quello, mentre prima era sempre est. »
« Ci farai l'abitudine a marciare verso ovest, alla fine »,
dice Fratellino acc o m pa gn and o questa affer mazion e con una
pernacchia gigante. » Può darsi an che che lo spazio vitale
del Partito sia sul Reno, ades so, se ne vedon o tante di questi
tempi! »
235
Una risata folle lo scuote tutto, tanto l'idea della disfatta gli
sem bra co mi ca, ora.
La ritirata continua, si attraversan o paludi ghiac ciate, pia -
nure, foreste. Si liquidano volta a volta grup pi isolati di russi
e bande di partigiani.
« Occorre passare a qualunque costo », dice il Vec chio al
colonn ell o Moser, durante una brev e sosta. « Almeno fintan -
toché avre m o delle munizioni. »
« E quando si sarà fatta saltare tutta la polvere, si solleva il
culo di Ivan e poi lo si schiaccia per terra », brontola Fratel -
lino al buio.
« E se ci arrendessi m o? » butta là il maresciallo d'al loggi o
Bloch.
« Strapperei la coda al diav ol o, piuttosto », grida Porta.
« Che bella idea abbia m o avuto a finire in questa armata di
merda », dichiara a sua volta Fratellino. « È così che si di -
venta militaristi. »
« Andiam o, su! » ordina Moser. « Adunata. I col lega m e nti
in coda e il primo gruppo in testa. »
Ma ecc o il gruppo di ricognizion e che ritorna a gran furia.
« Ci sono delle spie arrampicate sopra ogni albero della fo -
resta », dicon o, abbandon and osi poi sfiniti nella neve, « e a
quattro chilo m etri di qui c'è un villaggi o dov e è accantonata
una sezion e di mezzi corazzati. »
Moser impreca.
« E dall'altro lato del villaggi o? »
« Non sappiam o. »
« E allora, per cosa credete di essere stati mandati in rico -
gnizion e, se sapete così poc o? »
« Signor colonn ell o, la foresta sem bra finire solo pochi
chilo m etri più in là. Due T 34 protegg o n o il villaggi o dalle
due parti. »
« E dicevate di non sapere niente? » ruggisc e Moser, pao -
nazzo di rabbia.
Durante questa sosta, Fratellino ci racc onta una del le sue
storie noiosissi m e e sconclusionate, a proposito di un suo
236
falso matrim o ni o.
« Verso sera, erava m o arrivati a una specie di al bergo,
dov e era possibile affittare un letto per una sola notte. Dato
che aveva m o fregato una Mercedes tutta bianca sulla Reper -
bahn, si trattava di una cosa molto chic, ovvia m e nt e. Sve -
gliando mi ancora ubria co fradicio l'indo m ani mi stavo do -
mandand o se ero capitato in un bordello. Ma no, la puttana
al mio fianco mi dice, improv visa m e nt e: 'Buon giorno mari -
to mi o. Come è bello essere sposati!' 'Non lo so', rispondo
io, ' non ho mai provato, per la verità ', e rico min cia m o a far
l'amore mentre il caffè si sta raffred dando. Tuttavia ero sem -
pre più perplesso e stupito, e chiedo: ' Cosa intendi dire con
questa storia del matri m oni o? ' ' Come sei buffo! ' dice lei. '
Non sai che noi due ci siam o sposati proprio ieri sera? ' ' Io?
' grido. ' Io, incatenato per sempre? ' ' Proprio un bel matri -
moni o, tutto il villaggi o deve essere ancora sbron zo marcio,
adess o. ' ' E ce ne sono stati altri che sono stati incatenati
co m e me? ' ' Tutta la co mpa gnia ', mi risponde lei, ' anche
Emil, il più arrabbiato amatore di Amburgo. ' A furia di ride -
re perdeva i denti nel caffè e poi se li rimetteva a posto, fa -
cendo un rumore del tutto simile a quello di un ippopota m o
che sof fia fuori l'acqua dalla bocc a. Appena ripresa un po' di
coscienza ho capito che si trattava di uno scherzo, e abbia m o
discusso insie m e con i co mpagni tutta la faccenda. Per libe -
rarci di queste maledette puttane, abbia m o dato loro la chia -
ve della Mercedes rubata, dicend o che ci aspettassero alla
Banca di Com m er ci o della Kaiser Platz. Emilio, che rideva
co m e un beota, chiam ò per telefon o gli schup o s e disse loro
che un sacc o di belle ragazze erano in viaggi o dentro a una
splendida Mercedes bianca, rubata naturalmente. »
« In piedi! » dice Moser con impazienza. « A rischio di
dov er tagliare la gola a chiunque trovere m o sul nostro cam -
min o, bisogna passare, ragazzi. »
« Alla vostra salute », replica Porta. « Informo il signor
colonn ell o che ho finalmente finito di man giare. »
« Nella Bernhard Nocht Strasse », continua Fratel lino im -
237
perterrito, « c'era un pazzo che tagliava la gola a tutte le put-
tane. Tutti i grossisti di puttane, ovvia mente, reclama v an o a
gran voc e la morte di quel sa botatore... »
« Piantala, con quella lingua! » dice il Vecchio esa sperato.
« Lasciaci fiatare, e poi ti si sente a chilo metri di distanza,
perdio! »
Poco dopo il bosc o si rischiara, e la luce provien e da un
punto dove ci sono molti alberi rinsecchiti e stenti. Deve es -
serci stato un gross o incendio da quelle parti. Cala un silen -
zio grev e di minac cia, e ogni al bero sem bra spiarci. Con tut-
ti i nervi tesi all'estre mo, scivolia m o in avanti, pronti ad uc -
cidere.
« Un villaggi o! » sussurra Stege, atterrito, buttan dosi nella
neve.
Non si vede nessuno, ma il vento ci porta un rumo re sordo
di mot ori e di cingoli in mot o. La nebbia sem bra un sudario,
in alcuni punti rasenta il suolo, e non si vede che qualch e
cima degli alberi che ci circondan o.
« È l'anticam era della morte », dice il Vecchio, guar dando
il villaggi o con il binoc ol o. « Se ci avvicinia m o ci spareran -
no addoss o, proprio co m e a dei conigli. »
« La nostra sola speranza è riuscire a passare », risponde
secc o il colonn ell o, « e la nebbia ci nascond e e ci protegg e.
»
Osserva attentam ente la co mpa gnia, raggo m it olata a grup -
pi nella neve, e alza il suo pugno chiuso, segna le di parten -
za. Infinitamente stanchi ci alziam o len tamente in piedi.
Moser e il Vecchio sono già in testa. La neve scricchiola
sotto i nostri passi, le armi urta no una contro l'altra, e ogni
rumore sem bra riempi re il mon d o intero. La nebbia diventa
più fitta, il soldato di lesta sem bra sco mparire avv olto in
questo sudario umido, il rumor e dei mot ori aumenta, e ora
sem bra molto vicino.
« Che orrore! » dice Barcelona. « Come se il boia affilasse
la sua scure per l'ultimo colpo. »
Tanto rapida m e nt e quanto lo perm ette questa neve profon -
238
da, noi corriam o, uno dietro l'altro.
« Merda! » dice Fratellino. « A questo mod o andia mo di -
ritti a finire nelle braccia del vicino! »
« Più a destra », sussurra il Vecchio.
Il colonn ello cam m i na penosa m e nt e e il suo re spiro è af-
fannos o. Occorre avere una forza erculea in questa neve pro -
fonda, e ogni volta che si solleva un piede si crede sia per
l'ultima volta. Si piange, si vor rebb e sostare abbandon ati
dentro a questi alti cumu li di neve.
Con i giacc oni da sci al vento, degli sciatori russi ci passa -
no molto vicini, co m e fantasmi, ci ricopron o di una nube
polverosa e sono già spariti quando an cora non ci siam o resi
conto del tutto della loro pre senza.
Tutta la co mpa gnia si butta in ginoc c hi o, con le armi pun -
tate.
« Non credo ci abbian o visto », sussurra il Legio nario, co -
munque molto teso.
« Non ne sarei poi così sicuro », replica il Vecchio, strofi -
nandosi il naso.
« E allora perché sono passati a quel mod o? Cosa staranno
pensando di fare? »
« Sanno quello che fanno, te lo dico io. Metà del la co mpa -
gnia muor e già al solo vederli, in ogni caso.»
« In marcia », ordina Moser, sollevand o il pugno. « Finché
non sarem o attaccati dob bia m o proseguire. »
Un gruppo di co m m a n d o è inviato in avanti, e trascina con
sé una LMGsu una picc ola slitta; è mol to men o pesante che
portarla sulle spalle, infatti.
« Non ci vorrà ancora molto, a ritrovare le nostre linee,
spero », dice il colonn ell o.
« Non si sa mai », replica Porta, scettico. < < Quando
un'armata coi suoi generali co min cia a tagliare la corda, è
uno sfacelo generale. Forse formerann o un nuov o fronte vi -
cino a Berlino. Sarebbe una cosa in credibile, meravi gliosa!
Che senso ha infatti far la guerra così lontano da casa pro -
pria, quando la si potrebb e fare sull'uscio! »
239
« Io ho una paura terribile », dice Barcelona, « que sti dan -
nati cacciatori sugli sci ci spiano da qualche parte, e sono vi -
cini, anche. Non è possibile che non ci abbian o visto, perdio,
ci sono passati a men o di cinquanta centi m etri! »
Arriviam o a un crinale. Ma da un folto d'alberi dov e i russi
hanno preso posizione, ecc o una pioggia di pallottole, e il
nostro co m m a n d o è massacrato, fir-> all'ultimo uom o.
« Li prendo di lato, io, quei maiali! » grida il ser gente tele -
grafista. « 4ª sezion e dietro a me, in marcia! »
Porta ci copre con la sua LMG, e le sue raffiche per -
fettamente dirette, costringon o gli sciatori ad appiat tirsi. Con
le granate strette fra le mani, attraversia m o il folto d'alberi
dov e giacci on o dei cadav eri, e ci affrettiam o a togliere loro
le giacch e di monton e e i mantelli mi m etici.
« Presto, avanti! » grida Moser. « Quando quelli torneran -
no alla carica, è megli o essere lontani, e il più possibile an -
che! »
I nostri morti restano dietro di noi, e fissano con i loro oc -
chi spalancati il cielo grigio e freddo. Di colpo esplode una
granata proprio davanti a me... Ci buttiam o tutti a terra nella
neve polver osa, che è un buon rifugio contro questi cong e -
gni infernali.
E all'improv vis o, mugg e n d o, un enor m e T 34 esce dalla
nebbia, proceden d o lentam ente, diritto proprio contro di noi!
Nemm en o la neve attutisce il rumor e atroce dei suoi cingoli,
poi con uno scoss on e si ferma, e prende a sparare. La grana -
ta è già esplosa alle no stre spalle, il soldato Loli urla orren -
dam ente, e que sto grido sappiam o bene cosa significa: deve
aver la schiena squarciata e aperta, fino ai pol m o ni!
« Questa volta è finita », ge m e il « professor e », e asciuga
le sue grosse lenti appannate, mentre delle lacrime cong ela -
no sulle sue guance.
« Delle gran coglionate dici sempre, tu! » replica Fratelli -
no, « spicciati e passami una mina magn eti ca. Stam mi die -
tro, vedrai co m e aprirò bene questo enor m e uovo à la co -
que! »
240
« Non vorrai mica che torni indietro a prenderle? » chiede
il « professor e » terrorizzato. « Mi farei am mazzare! »
« Fai quel che ti dico, aringa affumicata! » grida Fratelli -
no. « Quando c'è una guerra, ci sono per forza dei morti, lo
capisci o no? »
Mentre il « professor e » indietreggia di qualche me tro, ar-
rancando verso le mine, il mostro d'acciaio avan za lenta -
mente e la sua mitragliatrice solca la neve, non molto lonta -
no da noi. Ed ecc o il pover o norve gese che ritorna portando
con sé due mine.
« Bene », gli dice Fratellino, « me ne bastava anche una,
se è per quello. A men o che non voglia far sal tare anche tu
un T '54, prima di ritornartene a casa! Ti bec ch er esti una
bella croc e di Adolfo. »
« No, no di sicuro! » ge m e il norveg es e, « Sono già stato il
più grande imb ecille della terra, ad arruo larmi nel vostro fot -
tuto esercito! »
« Non sono certo io che ti costringo a dirlo, amic o. Ma al -
lora, che cosa sei venuto a fare dai prussiani, che non ti con -
siderano più di una scoreg gia? Tutto ciò che non è prussiano
non ' esiste ' neanch e per i prussiani, lo sai o no? »
Il T 34 si avvicina, sempre sparando in direzione del crina -
le, dov e ci trovia m o tutti appiattiti co m e aringhe congelate.
« Fatti piccol o, co m e una mos ca che si infila nel buco del
culo di una vacca! » consiglia Fratellino al « professor e », «
e soprattutto non dartela a gam b e! È proprio quello che si
aspettano da te, quelli della carriola. E questa volta ci avreb -
bero tutti in un maz zo, un'occasion e meravi gliosa. »
Fratellino si piega su una gam b a, si stringe vicino la mina
T, e co m e una molla tesa, aspetta paziente mente che il mo -
stro si trovi alla sua portata. Poi con la mina sotto il bracci o,
arranca nella neve profonda che quasi lo copre tutto. Il T 34
fa saltare in aria grossi pezzi di ghiacci o, e le pallottole della
sua mi tragliatrice cadon o proprio nel punto esatto dov e il
nostro gigante era fino a un secon d o fa. Lo vedo, ora, pronto
a un successiv o balzo in avanti.
241
« Proteggilo! » grido disperato a Porta.
« Con che cosa? Hai forse un PAK.in tasca, tu? Cosa pos -
so fare contro quei maiali, con questa porcheria da due sol -
di! » grida, e furioso dà un calcio alla sua LMC
« Vorrei essere un topo », ge m e il « professor e ». « Basta
che muovia m o gli occhi, e quelli ci scopro no, Dio santissi -
mo! »
Premo le mani contro le orec chi e, perché questo ruggito di
cingoli mi rende pazzo. Implacabile, il mostro si avvicina e
il suo fragore è simile a un coro, un canto di morte. Vorrei
scavare una galleria co m e una talpa, ma non oso far nulla,
non oso fare il mini mo mo vi m e nt o perché gli occhi agghiac -
cianti che ci scrutano dalla torretta non ci scopran o. Con dei
gesti da felino, Porta afferra e avvicina a sé una mina ma -
gnetica e la decapsula.
« Ma inso m m a, dov'è Fratellino? » chiede Stege, teso.
« Forse dor m e, e sarebb e proprio da lui fare una cosa simi -
le. » Ma Fratellino non dor m e, conte mpla anzi il coloss o
d'acciaio che si avvicina diritto verso di lui, oscillando lenta -
mente. Calmo e freddo co m e un iceb erg, osserva l'im m e n s a
torretta e i larghi fian chi del carro, e scivola sopra l'ultima
piega del terreno dietro la quale noi siam o appiattiti. Ad
ogni se condo attendo la morte, e quale morte! Sono costret to
a morder mi i pugni per do minare il desiderio fol le di fuggi -
re!
Fratellino si appresta al grosso salto, vedia m o. Chi crede -
rebb e che è un poverac ci o della Reperbahn, una nullità nella
società, quest'uo m o che ora si prepara invec e ad un atto in -
credibil m ent e coraggi os o ed eroi co, davanti al quale anche
dei generali arretrereb b e ro? I poveri sono sempre i migliori
soldati, in tutto il mon d o, proprio così.
Il carro è ora a circa dieci metri da noi. Fratellino arranca
verso di esso, e la sua pesante mina T lascia un largo solco
dietro le sue spalle. Ansante, ogni uom o della co mpa gnia,
segue con gli occhi questo conflitto mortale. Ora ha legato la
mina e la trascina. Un bal zo da belva, è in piedi e si precipita
242
dietro il mostro, in questo spazio di non più di sei metri, nel
quale il T 34 è obbligatoria m e nt e ciec o!
Come un discob ol o, fa oscillare la mina al diso pra della
sua testa, e nessun altro se non questo gi gante sareb b e in
grado di realizzare una simile im presa. La mina vola portan -
dosi dietro la corda, e atterra esattamente sotto la torretta.
Fratellino saluta, co mi c a m e nt e e allegra m e nt e e poi rapido
sparisce dentro a un muc chi o di neve.
Il carro ha una scossa co m e avesse urtato contro una parete
di ce m e nt o invisibile, si leva un uragan o di fuoco, un'esplo -
sione gigantesca proietta nel bosc o le cose più disparate,
mentre un fungo nero prende forma al di sopra della colonna
di fuoco, e la MG di Fratellino crepita. I tiratori cascan o
co m e fossero bi rilli, e il gigante spara, spara, fino a che la
sua arma si inceppa.
« Porcheria di propaganda tedesca! » impreca, « se solo
avessi una Maxim russa, perlo m e n o sparereb b e tanto da do -
verci pisciare dentro per raffreddarla! »
« Filiam o! » grida Moser, « prima che arrivino altri carri!
»
Attorniam o il villaggi o dal fianco nord, tagliando la gola a
tre sentinelle prima che queste possan o dare l'allarm e, e di -
speratam ent e marcia m o , corriam o attra verso spine e rovi,
con la paura che ci mette le ali. Abbiam o con noi cinque fe -
riti, uno di questi muor e e lo abbandonia m o addossato a un
albero, con gli oc chi che fissano quell'ov est tanto desiderato
da lui e da tutti.
« Adolfo lo dovreb b e vedere, quel poverac ci o! » co m m e n -
ta Porta.
Con il respiro mozz o, ci precipitiam o dentro la fo resta, che
ci dà più sicurezza della pianura in cui sia mo sempre allo
scoperto. La nebbia ci incolla una pol tiglia ghiacciata su tut-
ti gli indum enti, sentiam o de gli ordini, in lingua russa, dei
rumori di cingoli, la paura ancora ci mette le ali, ma ognun o
dei nostri musc oli è talmente dolorante che finalm ente il co -
lon nello Moser decide di fermarsi e ordina un quarto d'ora di
243
riposo.
Spossati, crolliam o al suolo, e a dispetto del fred do inuma -
no, il sudore ci cola sul viso, e le unifor mi si incollano ai no -
stri corpi.
« Maledette pulci! » impreca Porta, « appena fa un po' cal -
do si metton o anche loro a fare una specie di miniguerra
mon diale. »
« Son forse queste? » dice Fratellino, conte mpland o ne due
ese mplari particolar m ent e grossi. « Quella con la croc e rossa
sulla schiena è sicuram ent e co munista, quella grigia una
nazi. Ma si metton o d'acc ord o sem pre, quelle, per sbafare!
Molto più furbe di noi, in effetti! »
Tendia m o l'orecc hi o... nulla, nessun rumore, solo il vento
che sibila nei pini. Moser spiega sulle ginoc c hia la mappa
or mai sudicia e spiegazzata, e chiama il Vecchio.
« Mi dica, Beier, questo villaggi o che abbia m o ap pena
passato è certam ent e Nievsk ojo; e là », dice mo strando un
altro punto, « ecc o il villaggi o dov'era accantonato secon d o
le infor mazi oni, lo stato mag giore della division e. Non pen -
so assolutam ente che ancora si trovino là, in ogni caso! »
« È molto dubbi o, infatti », sorride il Vecchio. « Gli stati
mag gi ori si trovan o sempre molto a disagio, dov e fischian o
le granate. »
« Se solo sapessi m o dov'è il fronte tedesc o! »
« Si parla sempre di fronte tedesc o », dice Porta. « Chi dia -
volo può sostenere che esiste ancora un fron te tedesc o? »
« Non vorrai mica pensare che il fronte è stato sfon dato
dappertutto! » grida Barcelona con angoscia.
« Non è certo impossibile, amic o. La Germania si sfonda
sempre, un mo m e nt o o l'altro. È quasi di ventata un'abitudi -
ne! Davanti a Mosca, o forse più tardi, verrà sicuram ent e il
mo m e nt o però in cui mol ta gente cam bi erà volentieri i gallo -
ni di generali con quelli di caporale, te lo dico io! »
« E allora perché hanno impress o il ' GOT MIT UNS', su
tutte le fibbie dei nostri cinturoni? »
« Perché è il solo che può capirci », spiega Porta placido. «
244
Fa sempre in mod o che non se ne esca vincitori noi, altri-
menti pecch er e m m o di orgogli o. Quando ci appioppan o una
bella sventola sulla testa, noi poi rimania m o tranquilli alme -
no per una venti na d'anni, non è così, forse? »
« In ogni caso », conclude Fratellino, «noi tedeschi siam o
proprio dei gran culi, è inutile! »
« Grazie », dice Porta.
« Non capisci mai quello che voglio dire, perdio! Non te o
me, naturalmente, ma certo che è un gran casino, se ci si
mette a pensar troppo a queste cose. »
« Prendete le vostre armi, in fila indiana dietro di me, pre -
sto », ordina il colonn ell o Moser ripiegando la mappa. « Pri-
ma dell'alba dovre m m o essere in porto! »
Il vento soffia gelido nella foresta, sollevand o enor mi cu -
muli di neve; gli alberi scricchi olan o per il gelo, e di tanto in
tanto si spezzano con un colpo secc o. Tutta la notte e tutto il
giorno seguente, marcia m o. Marciam o e ci trasciniam o ora
nel crepusc ol o di que sta strana tipica giornata russa, che in -
sinua un deb o le sole in mezzo alle nuvole grigie. Il vento ci
sferza picchiettandoci il viso con mille picc oli cristalli di
ghiacci o e il freddo, questo terribile freddo senza pietà, tra-
sforma i nostri volti in im ma gini mostruose. Ma il terrore
della vendetta russa ci stimola, e ci spinge in avanti. Conti -
nuiam o, e a volte so m m e r si nella neve cerchia m o di riscal -
darci stringend o ci gli uni agli altri, rimanend o in ascolto,
pieni di angos cia per tutti que sti rumori agghiaccianti della
notte. Gli im m e n si abe ti si rizzano minac ci osi tutt "intorno a
noi.
« Che ore sono? » chiede il Legionario co mpl eta mente
som m e r s o in una nuvola di neve turbinosa.
« Le due », risponde Porta stringend osi sempre piti stretto
a Fratellino e al Vecchio. È talmente magr o che nem m e n o
una cellula di grasso può protegg erl o da questo freddo pola -
re.
« Naldinah Zubanam o u ck », borb otta il Legionario.
Un artigliere chia ma sua madre; il poveretto ha tutte e due
245
i piedi congelati, e noi ci diam o il cam bi o per portarlo in
spalle, per evitargli di dov erli posare a terra. Molti altri sof -
frono di congelature e imprecan o, e Porta sostiene che noi
siam o già tutti morti da due giorni e che asso mi glia m o in
mod o perfetto a quei volatili che ancora volan o per molti
metri pur aven do il capo mozzato. Abbiam o talmente cam -
minato, in quest'ultima parte della nostra vita, che effettiva -
men te forse continuia m o mec c anica m e nt e, anche dopo la
nostra morte...
« Credete che bisogn erà cam m i n are ancora, quando dovre -
mo andare in cielo? » chiede Fratellino, soffre- gando con
precauzion e le sue congelature che stan no suppurando.
« Eh no, amic o mio! » gli risponde il Legionario. « Là sa -
rem o tutti in pace, finalm ente! Viva la morte, ragazzi! »
« Merda! » ge m e Fratellino. « Credi almen o che avre m o il
perm ess o di riposarci per l'eternità? »
« Ma certo. »
« Allora ci sto. Che gioia, co m e lo aspetto il giorn o in cui
la morte mi piglierà in braccio, ragazzi! »
246
I morti sono abband o nati nei fango e gli assa s si ni
hanno un alibi. Il carnefice non fa che uccide re, e
se ne gloria. Vecchia Germ a nia, non hai certo me -
ritato un simile destino!

Die Zeit, 3 Luglio 1 0 3 4


(Dopo l'eccidio del 30 giugno)

In quel mattino di domenica del maggio 1942 il grande


viale Bellevu e era deserto. Tra le foglie verde tenero degli
alberi cominciavan o a sboc cia re i primi fiorì, e la città sem -
brava rivivere dopo il lungo in verno. Una Horch grigia si
immise sul viale, seguita da tre Merc ed e s. Si arrestaro n o al
centro della strada, davanti ad un vecchio albergo dall'a -
spetto aristocra tico. Degli uomini dai lunghi cappotti di pel -
le nera e berretti grigi da SS sces e r o rapida mente dalle au -
to mobili e saliron o a quattro a quattro i gradini della scala.
In testa al gruppo era un uomo in uniform e grì- giatzurra:
Adolfo Hitler.
Bussa ro n o a una porta del terzo piano, dove su una picco -
la targa di rame, si leggeva il nome Berge r, e non venend o
questa aperta all'istante, uno degli uo mini la sfondò a calci.
Hitler si precipitò dentro, pi stola in pugno, proprio mentre
un uomo alto e robu sto, in vestaglia, usciva da una delle ca -
mere.
« Mio Führer! » escla m ò questi stupito.
« Traditore! » urlò Hitler agguantand o Berger alla gola. «
Traditore, vigliacco! Siete in arresto! »
Per due volte schiaffeggiò il generale sbalordito; gli vomi -
tò addoss o gli epiteti più immondi, poi alzò len tamente la ri -
voltella, mirò e sparò una serie di colpi, e solo ora lasciò
l'alloggio, col cappotto che gli svo lazzava intorno all'esile
corpo.
L'SS Hauptsturmführe r Rochner confidò più tardi a un
amico che in quel momento Hitler era incredibilmente simi -
le a un pipistrello, ma questa arguta espre s si o n e gli costò la
vita, ed egli morì dopo poche settimane di internam ento a
247
Dachau.
I vicini avevano udito i colpi di pistola, e spiavan o con
terrore quello che stava accad end o attravers o le loro porte
socchiu se. Furon o brutalmente ricac ciati dentro, e il consi -
gliere Walther Blume che aveva avu to l'impudenza di prote -
stare aperta mente, fu selvag giamente ucciso sotto gli occhi
dei tre figli e della mo glie. Quest'ultima che si era precipi -
tata per difender lo morì anch'es sa colpita da una pallottola
alla nuca.
248
LA PARTIGIANA

« Siamo al quindicesi m o giorn o di ritirata », riferisce il


Vecchio al colonn ello Moser. « Se non ritrovia m o i nostri, e
presto, siam o perduti, signore. Più della metà della co mpa -
gnia soffre di congela m e nt o agli arti e molti presentano già
sintomi di cancrena. Ventitré uomini sono feriti, e quattro
non passeranno la notte. »
« Lo so », risponde Moser. « E anch'io sono spaccia to,
temo. Ma se ci catturano i russi sarem o torturati, prima di
essere fucilati. Dobbia m o passare, passare ad ogni costo,
Beier. »
« Se ce la farem o », brontola cupo il Vecchio. « Tra non
molto nem m e n o le randellate riusciranno più a rimettere in
piedi gli uomini. »
« Che ritirata! » ge m e Moser avvolg en d o si nel lun go cap -
potto.
Porta mi dà una go mitata. Stanco e intirizzito dal freddo,
mi sollev o un po' da terra per vedere cosa vuole. Stavo così
bene in questo cumul o di neve am massata dal vento, rannic -
chiato contro Barcelona! Mi passa una patata nera e gelata e
una sardina dura co m e il legno. Abbozzo un sorriso ricon o -
scente che si muta subito in un ge mit o di dolore. Non si rie -
sce nem m e n o più a sorridere con una boc ca diventata dura
co m e il ghiacci o.
Adagio adagio, spingo la sardina fin sulla lingua, dov e len -
tamente si scon gela. Che delizia! Un boc c o n e co m e questo
può durare a lungo se ci si sa fare, e si imparan o solo in Rus-
sia questi trucchi. Ficco nella tasca la patata, che mi servirà
più tardi, quando di nuov o sarò assalito dalla fame.
« Ma dov'è il fronte? » chiede il Legionario. « Non può più
essere molto lontano, ormai! »
«È da tanto che lo dicon o », brontola Fratellino mentre
rompe i ghiacci oli che gli si sono formati sul la barba.
249
Anche lui ha i piedi cong elati, e da tre giorni ha perduto la
sensibilità delle dita. È così che inizia la cancrena, la terribi -
le cancrena che corrode tutto dal l'interno. Nessuno osa più
togliersi le scarpe per cu rarsi i piedi malati, si rischia di ve -
der la pelle staccar si insie m e ad esse, e molti potranno dire
addio ai loro piedi se non saranno curati al più presto. L'odo -
re tipico e grev e della cancrena non inganna nessuno.
« Questa puzza mi rivolta lo stomac o », impreca Fratellino
nauseato.
« Io non mi muo v o di qui », dichiara improv visa mente il
sergente telegrafista.
« Sei matto? » grida il Vecchio. « Hai vera m e nt e perso la
testa, e sareb b e un'idiozia mollare proprio adess o. »
« Un po' di coraggi o su », dice Stege dal fondo del la sua
buca. « Domani sera sarem o certam ent e tra i nostri, e sarai
trasferito all'ospedale; letti bianchi ben puliti, pasti più volte
al giorn o e caldi, anche. »
« No », ge m e il sergente telegrafista. « Ne ho fin so pra i
capelli, e le vostre bugie pietose mi fanno ride re. Io resto
qui, e senza di me avanzerete più in fret ta. D'altronde se so -
pravviv essi non sarei che un mu tilato, e questo proprio non
mi va. »
« Si abband onan o solo i morti », decide il tenen te colon -
nello risoluto. « Finché si respira si dev e cam minare, chiaro?
»
« E dopo? » do man da il sergente in tono prov o c a torio.
« Spetterà ai medici decidere cosa fare. »
Ma l'indo m ani riuscia m o ad avanzare solo di poc o e a pic -
cole tappe, costretti co m e siam o a riposarci continua m e nte.
Ben otto uomini sono rimasti nella neve dietro di noi. All'ul-
tima sosta il sergente Loewe si è infilato silenziosa m e nt e,
non visto, la baion etta nel ventre. Un grido, un rantolo, ed è
già morto. Stege febbricitante, delira e le bende che gli fa-
sciano la testa sono intrise di sangue congelato; batte i denti
dal freddo nonostante sia coperto da due cappotti russi.
« Dell'acqua », supplica con un filo di voc e.
250
Il Vecchio gliene fa colare qualche sorso tra le labbra san -
guinanti e il poveretto la deglutisce con avidità.
« Purché riuscia m o a salvarlo », dice Barcelona cu po fic -
cando gli in boc ca un pezzo di pane duro co m e il ghiacci o.
« Certo, che ci riuscire m o », borb otta il Legionario.
« Ascoltatemi tutti! » grida Moser rialzandosi di scatto in
piedi. « Fatevi coraggi o e rimettetevi tutti in cam m i n o per -
ché se rimania m o qui, nel migliore dei casi morire m o assi -
derati. In piedi, racco gliete le armi e in marcia; in marcia,
presto! »
Ci rimettiam o in piedi con enor m e difficoltà, ma qualcuno
di noi ricade nella neve. Tutto sem bra ruo tare intorno a noi
co m e una giostra, e Fratellino sghi gnala co m e un idiota:
« Sulla Reperbahn, la notte a mezzan otte... » cantic chia
con aria vaga. « Se solo riesco a ritornare vivo », dice par -
lando tra sé a mezza voc e, « Otto Nass, quel bandito, si bec -
cherà una stangata tale da ricordarsela fin che campa. »
« A dire la verità », dice il Legionario, « non sono per
niente sicuro che tu e il tuo Kripo Nass possiate fare a men o
uno dell'altro, la Reperbahn sareb b e ben noiosa se, di tanto
in tanto, Otto non uscisse dalla Davidstrasse in cappotto di
cuoio e cappello abbas sato sugli occhi! »
« Allora vi invito tutti a venire a vedere un autenti co e bel -
l'assassinio a Sankt Pauli. Tutta la banda della Kripo è sul
piede di guerra e Otto si dimena già co m e una merda fredda
dentro a un vaso da not te pieno di acqua bollente. Ma si tira
quasi sempre indietro, quello, all'ultimo mo m e nt o e chiede
aiuto ai grandi della Stadthausbruck e. A questo punto, per
noi è me gli o darsela a gam b e e starcen e tranquilli e beati in
campagn a finché non abbiano acchiappato l'assassino o
chiuso il caso, altrimenti Otto si offre subito di fare una bel -
la retata per beccare due o tre cattivi sogg etti della Reper -
bahn. ' Eccoti in trappola! ' grida sputando dalla finestra. '
Questa volta ti costerà la testa, a Fühlsbuttel. ' Ma quando
poi salta fuori che non siam o stati noi, e ci dev e rilasciare,
ne fa una vera malattia e minac cia persino di dimettersi, dal -
251
la rabbia. Che cine m a! Otto morireb b e senza la sua David -
strassc! »
Il Vecchio e Moser aiutano il telegrafista ad alzarsi e gli
porgon o due fucili che gli servirann o da stam pelle.
« Vieni », ordina il Vecchio, sputando una grossa cicca
nella neve.
Il sergente telegrafista fa il saluto militare e si av via zoppi -
cando, appoggiand osi alla spalla del Vec chio. Lentamente,
la co mpa gnia si mette in mot o con alla testa il sergente mag -
giore con l'MPI, ma ad ogni passo qualcuno crolla a terra.
Lo si rimette in piedi, lo si carica di insulti, lo si picchia, lo
si schiaffeggia, ma un poc o più in là, ne cade un altro e la
faccenda si ripete. Alcuni poi crollan o co m e statue di sale, e
sono già morti prima ancora di toccare la neve.
Poco prima di notte, un giovan e fantaccino impaz zisce. È
l'ultimo di una sezione che si è unita a noi da qualche gior -
no. Fino a qualche mo m e nt o fa di vertiva gli altri con le sue
storie co mi c h e, ed ecc o che di colpo ruota su se stesso, spa -
rando colpo dopo colpo col suo fucile mitragliatore. I suoi
occhi allucinati non vedon o più niente.
« Venite dunque! » grida il ragazzo, continuando a spaiare.
Dei soldati si buttano su di lui e gli strappano l'arma, ma il
giovan e si impadronisc e di un MPIrus so e sco mpar e nella
foresta prima che si sia po tuto fare un gesto per fermarlo. Si
odon o delle grida sempre più lontane, poi la foresta lo in -
ghiotte. Inutile inseguirlo, e d'altra parte non ne abbia m o
certo la forza.
« Compagnia, seguite mi, in marcia! » ordina Moser.
Continuiam o ancora per qualch e ora e poi ci risia mo, dob -
biam o fermarci, non riuscia m o più nem m e n o a cam m i n are.
« Breve sosta », conc ed e Moser a malincuore. « Ma che
nessuno si sdrai, appoggiatevi agli alberi, o soste netevi a vi -
cenda; ci si riposa perfettam ente anche così, credete mi. I ca -
valli che sono molto più grandi di voi. dor m o n o in piedi, lo
sapete bene. »
« Hanno anche quattro zampe, però », dice Porta appog -
252
giandosi al tronc o di un abete.
« Se vi coricate, nell'intervallo di pochi minuti sie te già
morti », insiste Moser.
Le braccia ciondol oni, ci appoggia m o agli alberi cercando
di rimanere in piedi, sostenend o ci gli uni agli altri. Lenta -
mente, molto lentam ent e, la spossa tezza mortale sco m pare
per lasciare il posto ad un singolare torpore agitato. La fatica
e il freddo ci ren don o però sempre più simili a dei pezzi di
legno! Prendo un tozzo di pane duro co m e ghiacci o trovato
addoss o ad un cadav er e, lo avvicino alla bocc a, ma poi ci ri-
penso e lo ripong o nella mia tasca, inghiottendo solo un po'
di neve. Può passare ancora molto tempo prima che mi rie -
sca di trovare qualch e cosa di co m mestibile, e il sapere che
ho già del pane nella tasca sicuram ent e attenuerà la mia
fame. Due uomini muoi on o in piedi, cong elati e tra poco li
abband on e rem o cosi co m e si trovan o, appoggiati agli alberi
co m e rigidi burattini, dopo che il Vecchio avrà tolto loro le
piastrine di ricon os ci m e nt o e se le sarà mess e nella tasca in -
siem e a quelle di tanti altri.
Li invidiam o. Non uno di noi che non sogni, in fatti, di la-
sciarsi cadere e finirla una volta per tutte con questo inferno
di sofferenze atroci, nel quale ci hanno buttato in nom e della
patria!
« Andiam o », grida furioso Moser. « Sbrigatevi! Chi non
cam m i na, lo am m azzo... »
Nessuno si muo v e.
« Miro al ventre », dice alzando la pistola verso Barcelona
che giudica il men o coraggi os o della sezio ne di Beier. « An-
diam o, in marcia », ripete più dolce mente, ma con fermezza.
« Mi scoc ci, sai! » risponde insolente Barcelona. « Va' tu
da solo a vincere questa sporca guerra, io ne ho abbastanza,
Cristo! »
Barcelona si appoggia molle m e nt e a un albero e si conc en -
tra a pulirsi le unghie con la baionetta.
« Sparo! » urla Moser tremante di rabbia.
« Non oserete », replica ferm o Barcelona. « Io riman g o qui
253
e aspetto il mio vicino. Ne ho le balle pie ne della grande pa -
tria di Hitler, e se voi foste furbo, signor colonn ell o, fareste
co m e me. »
« Ammazzatelo! » urla Heide fuori di sé. « Liqui date que -
sto traditore. »
« Chiudi il bec c o, fottuto imb ecille di un nazista! » grida
Porta fuori di sé buttando a terra Heide con un gross o pu -
gno.
Un mor m ori o minac ci os o si alza da tutta la co mpa gnia che
per la mag gi or parte, ovvia m e nt e, approva Barcelona.
« Metto una pietra sopra quest'atto di indisciplina se pren -
dete le vostre armi e mi obb e dite », pro m ette Moser con tono
cam eratesc o.
« Puoi fottertele tutte sulla schiena, se vuoi », urla con
voc e stridente Barcelona, di nuov o esasperato e fuori di sé, «
e quando ti sarai stancato, vai pure al Gran Quartiere Gene -
rale a pisciare sul culo di Adol fo, con tutti i miei più cari sa -
luti. »
« Conto fino a tre », dice Moser. « Uno... »
« Ecco il tipico mod ell o del lurido eroe tedesc o », dice
Barcelona con voc e ormai fioca. « Minacciare una porch eria
simile a un soldato disar mato! »
« Due... »
Porta a sua volta alza la pistola, ma la punta sul colonn ell o
Moser. Se Barcelona non cede, infatti, tra poco avverrà una
strage; che il colonn ello sia deciso a sparare nessuno ne du -
bita, certo, ma nello stesso istante anche lui sarà morto, e an -
che di questo nes suno dubita.
« Avete decis o, sergente? »
« Se vi diverte, fate pure. »
« L'avete voluto... », Moser mette il dito sul gril letto.
Nello stesso mo m e nt o, uno sparo! Qualcuno, nessu no sa
chi, ha forato il berretto di pelliccia del colon nello con un
proiettile.
« Vieni, dolce morte, vieni », canticchia il Legio nario che
gioca sorridend o col suo MPI.
254
Senza una parola, Barcelona si mette l'arma in spal la e si
incam m i n a con fare confuso, mentre Moser re spira, visibil -
mente sollevato.
« Andiam o, sbrighia m o c i! » grida Moser senza de gnare di
uno sguardo Barcelona.
Lentamente la co mpa gnia si mette in mot o, ma Fratellino
sem bra che non ce la faccia; vacilla sulle sue povere gam b e
malandate.
« Quanto male fanno, perdio. Non avrò pace fin quando
non mi avranno tagliato via questi dannali piedi! »
« Non potrai più ballare sulla Reperbahn, però. »
« Non ne sono mai stato capace, se è per quello. Tutto
quello che sono capac e di fare coi miei piedi è di cam m i na -
re, e in fondo posso benissi m o farne a men o da oggi in avan -
ti. »
« E credi che le ragazze verranno ancora a letto con te
quando non avrai più piedi? »
« Inventerò una storia talmente eroica che tutte sbav erann o
d'am mirazion e, e dopotutto, non è coi piedi che si bacia! »
« Mica stupido, però », ridacchia Porta.
Occorron o più di due ore per fare solo due chilo metri, an -
che Moser è agli estre mi e crolla co m e un sacc o vuoto ac -
canto agli altri. Io mi tolgo di tasca il pezzo di pane gelato,
ma non appena co min ci o a rosicchiarlo vedo che gli altri mi
osservan o. Subito, lo tendo a Porta che poi lo passa a tutti
gli altri, e spetta un mors o ad ognuno di noi. Avrei dovuto
man giarlo di nascosto, forse? No, è impensabile! Dopo una
simile azione non avrei più potuto guardare in faccia un ca -
merata, e tutto quello che ci rimane al mond o è questo no -
stro autentico cam eratis m o, no stra sola possibilità di soprav -
vivere.
« Cosa faresti tu Porta, se la guerra terminasse? » chiede il
« profess ore ».
« Non finirà. Durerà ancora mille anni e una sola estate. »
« Tu scherzi! Sii serio, ti chied o cosa faresti se finisse. »
« Mi troverei una donna russa smo bilitata e le farei un trat-
255
tamento tale da farle credere che la guer ra è rico min ciata. »
« Veramente? » dice il « professor e » stupito. « Nien te di
più? »
« E non ti basta? Ti giuro che il mio ' trattamen to ' mette -
rebb e in ginoc c hi o anche una regina.»
« E tu, Fratellino? »
« Farei co m e Porta », risponde il gigante che sta succhian -
do un pezzetto di ghiacci o. « Le puttane sono la sola cosa
che ha una certa importanza a questo inondo, ve lo dico io. »
« Quanto a me », dice Barcelona, con gli occhi che già gli
brillano alla sola idea, « prenderei l'apparta ment o reale del -
l'Albergo Vier Jahreszeiten (Grand Hotel di Monaco), man -
gerei a crepapelle, e me la spasserei un mon d o a vedere poi
le loro facce quando si rendon o conto che non sono in grado
di pagare. »
« Io, mi iscriverei im m e diata m e nt e co m e alliev o al -
l'Accade mia di Guerra », dice Julius Heide.
« Non riuscirai mai a diventare tenente senza la laurea,
amic o mio », dice il Legionario.
« Voglio i gradi e li avrò », affer ma Heide furibon do. «
Mio padre era un disgraziato che passava la mag gi or parte
del suo tempo nelle prigioni prussiane; mia madre lavava la
bianch eria sporca dei ricchi e lucidava i loro pavi m enti. Io
sono decis o a salire più in alto possibile nella scala sociale,
per vendicar mi in bloc c o di tutte le umiliazioni subite da
quei privile giati. Li odio, capite? »
« Ma dov e troverai il denaro per fare l'Università? » do -
manda Porta.
« Metto da parte il 75 per cento del mi o stipendio con cui
co mp er o le obbligazioni del Prestito di Guerra al 20 per cen -
to; e lo faccio già dal '37. »
« Ma a quel tempo non c'era ancora nessun Prestito di
Guerra. »
« Aveva m o il Piano Quinquennale che è lo stesso e quan -
do mi avranno pagato, avrò una bella som m a. » Orgogliosa -
mente mostra un librétto della Cassa di Risparmi o. « Puoi
256
vedere coi tuoi occhi : solo cifre nere. »
« Mio Dio! » escla ma Porta, stupefatto. « Nem m e n o una
soia cifra rossa di debito! Se guardassi m o il mi o, ci vorreb -
bero gli occhiali da sole per non rimanere abbagliati da tutto
il rosso che c'è! »
« E co m e puoi sapere che riuscirai a laurearti? » do manda
Fratellino a Julius.
« Lo so », risponde Heide categoric o. « Quando sa rete ri-
chia mati, dieci anni dopo la fine di questa guerra, io sarò
capo di stato maggi or e di division e. »
« Non contarci su di me quanto a essere salutato secon d o i
regola m e nti, però! » sghignazza Fratellino. « E poi, se do -
vesse succed er e, sarai tu che non ci rico nosc erai più. »
« Non lo potrei più », risponde Heide altezzoso. « Appar-
terrò finalm ente ad un'altra classe sociale. Arriva un mo -
mento nella vita nel quale bisogna dimenti care tutto il passa -
to! »
« E ti metteresti anche il mon o c ol o, co m e tutti que gli inetti
dagli stivali lucidi? »
« Se la mia vista si sarà abbassata, cosa di cui du bito, avrò
un mon o c ol o co m e tutti i prussiani, certo. Non approv o as -
solutam ente gli ufficiali che portano gli occhiali; sono adatti
solo a delle bestie co m e voi. »
Attraversiam o una palude gelata, ed ecc o arrivare un pic -
colo plotone di fantaccini guidati da un ser gente di lª classe.
« Da dov e venite? » chiede Moser stupito.
« Siamo ciò che rimane del 37° reggi m e nt o di fan teria, 1°
battaglion e », risponde cupo il sergente spu tando nella neve.
« E voi chi siete? » replica secc o Moser. « Avete di -
menticato co m e ci si presenta per un rapporto? E quando
parlate a un ufficiale, vogliate mettervi sull'attenti, signore. »
Il sergente fissa il nostro capo senza dire una pa rola, ma
nel suo sguardo brutale si legge chiaram e nte il furore repres -
so. Poi batte i tacchi, raddrizza il cin turone, e prem e; secon -
do il regola m e nt o, la man o destra sulla cucitura del pantalo -
ne.
257
« Signor colonn ell o », grida con voc e sguaiata da caser ma.
« Sergente capo Klockdorf e diciannov e uo mini, ciò che re -
sta del 37° reggi m e nt o di fanteria, 1° battaglion e. Chiedo or -
dini. »
« Finalmente », dice il colonn ell o soddisfatto. « Anche noi
siam o ' ciò che resta ', in ogni caso; evidente mente si sta li-
quidando l'armata tedesca. »
« Ti aspettavi qualc os'altro? » sussurra Porta. « Anche un
deficiente avreb b e potuto indovinare che sa rebb e finita così.
»
Moser, che ha sentito tutto, volta il capo verso di lui.
« Sapreste, dirmi, allora, cosa sta succeden d o? »
« Segnalo al signor colonn ello la sola cosa che io sappia
con assoluta certezza, che Ivan sta prendend o ci a calci nel
culo. »
« Voi proprio non sapete niente », risponde ironi co il co -
lonnello. « Non leggete la Gazzetta dell'Armata? Pure è vo -
stro dov er e, è un ordine preciso ema nato dai superiori. »
Tutti scoppian o in una grossa risata mentre il ser gente
capo guarda stupito Moser. Si trova davanti ad un pazzo,
forse? Decisam ente si sarà visto di tutto in questa guerra, ma
i soldati tedeschi sanno ormai bene co m e co mp ortarsi con i
pazzi; respira perciò profon dam ente, e batte di nuov o i tac -
chi, gesto che fa sem pre piacere ai graduati prussiani.
« Signor colonn ell o, nel mi o plotone un sottufficiale di sta -
to mag gi or e di division e afferma che si sta crean do un nuo -
vo fronte più ad ovest. »
« Siete vera m e nt e carico di infor mazioni, a quanto vedo »,
ride il colonn ell o. « Un nuov o fronte più ad ovest, dite? A
Berlino, forse? »
« È in effetti possibile, signor colonn ell o, a men o che non
si tratti di Parigi », risponde l'uom o che non ha mini ma m e n -
te percepito l'ironia.
Cade la notte, allorch é appare proprio davanti a noi un vil -
laggio, che sem br er e b b e deserto. Le piccole capanne sono
per metà sepolte dalla neve, ma Porta è il primo a scoprire
258
un sottilissim o filo di fumo che sale da un camin o verso il
cielo ugual m ent e grigio co m e il fumo. Un segn o di vita, for -
se.
« C'è anche qualcun o che parla », mor m or a Fratel lino che
sta sempre con l'orecchi o teso.
« Davvero? » chiede Moser incredulo.
« Quando Fratellino dice che sente qualche cosa, è assolu -
tamente e mate m atica m e nt e certo », risponde Porta. « Senti-
rebb e un colibrì nel nido, a venti chi lom etri, e contro vento.
»
« Parlano russo o tedesc o? »
« Russo, è una banda di ragazze che chiacchi eran o. »
« Cosa dicon o? »
« Non capisco il russo, io; dovre m m o piom b ar loro addos -
so e insegnare subito il tedesc o a tutte quante. È sempre una
fregata parlare un'altra lingua, in tutti i casi. »
« Bene », dice il colonn ello, « Faccia m o una bella ripulita
e restiam o qui per la notte. »
Questa frase galvanizza tutti! Passare una notte al caldo
con qualche cosa da mettere sotto i denti, per ché ci dev e ben
essere qualche cosa da man giare nel villaggi o!
Rivoltella in pugno, ecc o ci pronti, e tutti d'intesa che al
mini m o rumore sparere m o . Ammazzere m o per sino i bam bi -
ni se ci sentissim o minacciati e, nelle fo reste russe, anche i
bam bini sono pericol osi. Già pa recchie volte è success o che
un bim b o di cinque anni abbia lanciato delle granate su una
co mpagnia distesa addor m e ntata, ma in quanto a questo non
vi è alcuna differenza tra i russi e i tedeschi, bisogna ricon o -
scere.
« Attenzione! » grida Moser allorch é penetriam o in una
fornace, il Vecchio in testa, co m e sempre.
« Sì », dice Porta. « È scuro co m e il buco del culo di un
negro, qui. »
« Silenzio! » sussurra Fratellino. « Qualcosa qui puzza. »
« Mi fai cagare addoss o dalla paura », risponde il Legiona -
rio rannicchiandosi dietro un mucc hi o di te gole.
259
« Ti dico che c'è qualcuno che ha appena tolto la sicura
alla sua pistola, pronto a sparare », insiste Fratellino.
« Davvero? » chiede Heide che ha già decapsulato una
granata.
« Puoi sempre andare a vedere, se non ci credi. »
Stiamo in guardia, e ci corichia m o per terra.
« Chiudete gli occhi », dice il Vecchio, « che lan cio un
razzo. »
Ci tappiam o tutti gli occhi subito, perché la luce prov oc ata
dal fosforo è così forte che prov o c a dolore oltre ad essere
molto dannosa. Porta si rialza un poco e lancia una salva, e
da un angol o della forna ce arrivano fino a noi delle grida
acute di donna, così acute da soffocare quasi, il crepitio del -
la mitraglia. Una granata a man o rotola ai piedi di Fratellino
che con un calcio la spedisc e fin sul soffitto. Io lancio la mia
granata a man o... e poi, tutto tace.
Sei donne in unifor m e giaccion o morte in un an gol o. Una
di esse ha avuto la testa co m e tranciata da un coltello, è co -
perta da un mare di sangue, ma i suoi occhi ci fissano ancora
straordinaria m e nte vivi.
« Bella! » dice Fratellino che racco glie la testa e ne annusa
la chio m a. « E ha un buon odore di shamp o o, anche. Che
peccato dov er am m azzare una così bella ragazza per colpa
della patria! Una vera sudiceria! »
E con precauzione sistema la testa sotto il braccio della
morta.
« Una volta, quando si tagliava la testa a qualcu no », co m -
menta Heide, « gli si metteva la testa tra le gam b e. »
« All'Isola del Diavolo », spiega il Legionario, « il boia
prende la testa mozzata per le orec chi e, e dice: ' La giustizia
ha operato in nom e del popol o fran cese '. »
« Che orrore! » grida Porta, « Credev o i francesi un popol o
più civile. »
« Certo che lo è, ma nel caso che ti ho detto si trattava di
criminali », risponde il Legionario che di fende sempre la sua
Francia.
260
« I criminali... » medita ad alta voc e il Vecchio. « Di que -
sti tempi non si sa quasi più chi è un criminale e chi è un
eroe. Cambia ogni giorno, il mod o di pen sare della gente. »
« Proprio così, ma in questo mo m e nt o siam o co stretti ad
essere criminali », sussurra Porta guardando biec o Julius. «
Sono veram e nte contento di non esse re iscritto al Partito. »
« Cosa vuoi dire? » grida Heide, subito minacci os o.
« Quello che ho detto. »
« Andiam o! » grida il colonn ello. « Sergente Beier, presto!
»
« Arriviam o », risponde il Vecchio. « Avanti, voial tri, non
crederete sia già stata firmata la pace. »
In pochi minuti il villaggi o è rastrellato a fondo e dei civili
escon o dai loro nasc ondigli, piangend o, strillando, assicu -
rando ovvia m e nt e che odiano i co mu nisti e che ci adorano.
« Quasi si direb b e che erano nazisti ancora prima della na -
scita di Adolfo », dice Porta interrogand o una donna di mez -
za età. « Tu Matj (Madre) », dice in russo. « non co munista?
Ami i nazisti? Alza la man o destra e ripeti: 'Heil Hitler,
gross e Arschlo ch! ' » 1
Tutti si metton o a strillare, felici, senza naturalmen te capi -
re una sola parola di quello che vien fatto loro dire.
«Non ho mai udito niente di più infamante!» urla Heide. «
Sentirem o poi cosa ne dirà il Führer! »
« Basta, ora », taglia corto il colonn ello. « Dite a loro piut-
tosto di far cuoc er e delle patate e di non eco nomizzare la le -
gna. »
Il Vecchio insulta un artigliere che è stato così scioc co da
togliersi gli stivali, e che ora osserva attonito e sgo m e nt o i
propri piedi erosi e consu m ati dal con gela m e nt o. L'infermi e -
re Tafel ci fa un cenno di dispe rata impotenza.
« Bisogna amputarlo d'urgenza. Portatemi dell'ac qua bol -
lente », dice.
« Qui? » dice Moser sbalordito.

1
« Heil Hitler, gran buco di culo! »
261
« Impossibile fare in altro mod o. Non può seguirci in que -
sto stato, e noi non possiam o ucciderlo. »
« Che nessuno si tolga gli stivali! » grida Moser. « È un
ordine. »
Leghiam o l'artigliere a un tavol o usando le cin ghie dei fu-
cili. Una donna porta dell'acqua calda e aiuta Tafel megli o
che può, una povera donna che ha il marito e due figli nel -
l'Armata Rossa. Un'ora dopo quest'operazion e di fortuna è
terminata, ma all'alba, il soldato muore senza nem m e n o aver
ripreso con os c enza. Lo seppelliam o in una buca di neve; so -
pra a un piolo il suo elm etto e nella tasca del Vecchio scivo -
la una nuova piastrina di ricon os ci m e nt o.
Si dimentica presto il dolore e la morte davanti a delle me -
ravigliose patate caldissi m e. Un vero ban chetto! Tutti si sen -
tono rivivere, al punto che nessuno protesta per il suo turno
di guardia, doppia pei ogni postazione; trenta soli minuti a
testa, d'altronde, perché nessuno sopportereb b e questo fred -
do spaven toso più a lungo.
Moser ha dato ordine di partire alle sette, perciò avre m o
ancora tre ore di luce piena per coprire un buon tratto di
strada, preziose nel caso gli abitanti del villaggi o avesser o
avvisato i partigiani della nostra presenza. Per loro è un do -
vere vitale se non voglion o essere fucilati co m e collab ora -
zionisti, e ne sono talmente terrorizzati che il sergente mag -
giore Klockdorf cinica m e nte propon e di am m azzare tutti i
civili prima di andarcen e.
« I cadav eri non parlano », afferma.
« Sei matto », dice Porta. « Perdiana, non vorre m o mica
am m azzare anche le vecc hie matjes! (madri)»
« E perché no? O loro o noi, e d'altra parte non servon o a
niente, ormai. Quando una persona ha superato cinquantan -
ni, bisogna eliminarla, anche Heydrich lo ha detto. »
« Bene a sapersi. Verrò a cercarti quando avrai cin- quan -
t'anni, e sarò curios o di sapere cosa ne penserai. »
Poco dopo mezzan otte, siam o noi al turno di guar dia. Fa
un freddo bestiale, ha ripreso a nevicare e non ci si vede a
262
due metri. Porta e io restiam o di sen tinella nella zona nord
del villaggi o, e Fratellino è dispensato per i suoi piedi dolen -
ti, ordine dell'infer miere. È già trascorsa circa la metà del
nostro turno, quando dall'o m b ra spunta il sergente maggi or e
Klock dorf, acco m p a g n at o da due uomini che sosteng on o a
braccia una giovan e donna.
« Hai trovato un bordello? » chiede Porta, guardan do la
donna con vivo interesse.
« Una partigiana, sì! » sghignazza Klockdorf con espres -
sione sadica, mentre con il mitra le punzecchia il ventre.
« E la porti dal capo? » indaga Porta, sornion e.
« Certamente no e poi non ti riguarda. L'ammaz ziamo all'i-
stante questa strega. »
« È troppo carina per morire, regala m ela piutto sto. »
« Prova un po' a toccarla e vedrai! Questa sgual drina è ve -
triolo puro. » Si china ora sulla ragazza che non ha più di
vent'anni. « Baldracca! Creperai stai sicura, ma lentam ente,
però. Comincer e m o con l'affibbiarti una pallottola nel ven -
tre. »
« Cane di un nazista », urla la donna sputandogli in faccia.
« Non riuscirai mai a uscire vivo dalla Russia! »
Klockdorf la colpisce con un durissim o pugno sotto la vita
e lei, ge m e n d o si piega in due.
« Sporcacci ona! » grida il sergente verde di rabbia. « Ve-
drai, ora! Schiaccer ò sotto i miei piedi ogni osso della tua
carcassa co munista prima di farti crepare! »
« Dalle dei calci nel ventre, di mod o che il culo le esca
dalla boc ca », ridacchia un lubrico guastatore. « Conosc o
questo genere di puttane, a Minsk mette vam o loro una corda
al collo, poi le trascinava m o die tro le nostre auto all'impaz -
zata. »
Il suo vicino, un Oberschutze, scoppia in una risata.
« A Riga, le appende v a m o per i piedi, e quando gridavan o
troppo forte, ordinava m o al fabbro di to glier loro la lingua
con le sue pinze. »
« Qualcuno ha una corda sottile? » chiede Klockdorf con
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una espression e perversa negli occhi.
«Io», dice il guastatore mostrando un pezzo di ca vo del te -
lefono.
« Perfetto! » sghignazza il sergente passando quasi tenera -
mente il filo di rame attorno al collo della gio vane donna.
« Laggiù c'è una trave », dice il suo cam erata tutto conten -
to, mostrando una capanna vicina. « Si arriva appena a toc -
care per terra con le dita dei piedi, così ne avrà da sga m b et -
tare quella! Io adoro questo tipo di spettacol o, proprio non
c'è cosa che mi diverta di più! »
« Andiam o, vieni figliola », dice Klockdorf sorri dente,
spingend o la prigioniera col calcio del fucile.
Hanno appena finito di far passare il cavo del te lefono at-
torno alla trave, quando entra nella ca panna il colonn ell o
Moser, seguito dal Vecchio.
« Vorrei proprio sapere, sergente, cosa state facen do qui?
» dice il colonn ell o con gli occhi che spriz zano scintille.
«Abbia m o catturato una partigiana», risponde Klockdorf
ridendo in maniera forzata. « Una vera donna selvaggia, che
morde. »
Questo bruto non era mai riuscito a capire il tem peram ent o
del colonn ello, e lo detestava. Nella sua vita militare non
aveva mai incontrato un tipo simile di ufficiale.
« Veramente? » dice il colonn ello. « E cosa intende te voi
col termine di donna selvaggia? Non ho mai letto questo ter -
mine in un testo militare, e non sareb be invec e il mo m e nt o
di fare il vostro rapporto al co m an dante di co mpa gnia? »
A malincuor e, con l'odio che gli sprizza da tutti i pori, il
sergente batte i tacchi e sputa, quasi, le sue parole.
« Signor colonn ell o, il sergente capo Klockdorf riferisce
che ha catturato una partigiana. »
« Bene », risponde Moser con esasperazion e a sten to re -
pressa. « E contro tutti i regola m e nti voi vi istituite giudice e
carnefice? Andate, filate via, mascal zone, fintanto che anco -
ra riesco a trattener mi! Leva tevi di torno, o vi farò giudicare
dal Consiglio di Guerra, e il sergente maggi or e Beier testi -
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moni erà a vostro carico. Via! »
« Permettete che io la liquidi, colonn ello », insinua Porta
felice, impugnand o già il suo fucile mitragliatore. » Sarebb e
l'azione di guerra che mi ha dato più soddisfazione! »
« Mi avete sentito, sergente! » grida Moser schiu mand o di
rabbia. « Altrimenti do ordine al caporale Porta di abbattervi
sull'istante, da quel bruto che siete. »
Mentre l'uo m o si eclissa seguito dai suoi due sche rani, il
Vecchio libera la ragazza che guarda il colon nello a bocc a
aperta e non capisce più nulla. Lei avreb b e agito co m e Kloc -
kdorf, in effetti, se le parti fossero state invertite.
« Beier », riprende Moser, « guardate a vista quel mascal -
zone, e al mini m o accenn o di indisciplina, liquidatelo. »
« Sarà una ghiottoneria », dice il Vecchio. « Hai sentito
Porta, è una faccenda che riguarda te e Fratellino. »
« Prima che passino ventiquattr'ore, avrai in dono i suoi
coglioni dentro a una bella custodia », sghignaz za Porta. «
Fra dieci minuti Fratellino sarà sulle sue piste e sai già bene
co m e andrà a finire. »
« Ho detto: al mini m o cenn o di indisciplina», taglia corto
il colonn ello in tono asciutto.
« E di quella, cosa ne faccia m o? » do man da il Vec chio in-
dicando la ragazza che ha ancora attorno al collo il filo di
rame.
« Fucilatela! » grida Heide. « In base alle leggi in -
ternazionali di guerra, è permess o uccidere i civili trovati in
possess o di armi. Si dev on o co m b attere i bolsc e vic hi con
tutti i mezzi, l'ha procla mat o il Führer in persona. »
« Un calcio in culo, perdio », dice Porta senza pre cisare se
intende Heide oppure il Führer.
« Sono dolente di quanto è success o », dice il co lonnello
alla ragazza, che abbia m o nel frattemp o fatta entrare nella
capanna dov e Moser è acquartierato. « Ovviam ent e sarete
giudicata da un Consiglio di Guerra regolare, ma non vi ac -
cadrà nulla, linché rimarrete nella mia co mpa gnia. »
Porta traduce nel suo caotico russo, ma è chiaro che la ra-
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gazza con os c e molto bene il tedesc o e non ha bi sogn o di
nessuna traduzione.
« Rapporto al signor colonn ello », dice Porta bat tendo i
tacchi. « La partigiana chiede che il colonn el lo venga preso
a calci nel culo e aggiunge che sicura mente non uscirà vivo
dalla Russia. »
Moser alza le spalle e si allontana col Vecchio. Il nostro
colonn ell o è un uom o che dissente dai fana tismi della politi -
ca, è un idealista ed è ancora con vinto che la guerra si co m -
batte tra gentiluo mini!
Nella stufa bruciano grossi ceppi di legna e il calore si
espande benefic o nella capanna dal soffitto molto basso;
Porta e disteso, tome si deve, dietro la stufa, e tutto addossa -
to alla ragazza; se lei volesse fuggire dovreb b e prima passa -
re sul corpo del suo guardian o! Ma ecc o che all'improv vis o
la porta viene socchiu sa, e appare il Legionario al col m o
dell'agitazion e.
« Porta! » chiama a mezza voc e.
« Sono sulla stufa. »
« Vieni di corsa pezzo d'idiota! Ho trovato un de posito di
viveri. »
« Kraft durch Freud e! Die Strass e frei! (Il vigore attraver -
so il piacere! La via è libera!) » mor m o r a Porta ruzzolando
veloc e m e nt e dalla stufa, « Andiam o subito a vedere questa
meravi glia! »
« Vengo anch'io! » grida felice Fratellino che non è stato
invitato, ma si affretta ugual m e nt e a districarsi dal telo- tenda
in cui è avv olto.
Silenziosa m e nt e usciam o dalla capanna per pene trare poi
in una specie di vasto capannon e, aperto sui due lati.
« Cosa ne dite? » fa il Legionario spostando delle assi.
Gli occhi sbarrati, conte mplia m o delle casse che hanno sul
coperchi o delle scritte in lingua inglese: « Il popolo america -
no saluta il popol o russo. » Sono piene di scatole che toc -
chia m o con religios o rispetto.
« Conserve », dice Fratellino. » Corned beef, ana nas, pere
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sciroppate! Troppo bello per essere vero. »
Ma di colpo mentre noi lo guardiam o stupefatti, getta la
scatola che stringeva con amor e, corre lon tano con due balzi
e si appiattisce nella neve pro fonda.
« Filate! » urla. « Filate, vi dico, sento il ticchet tio! »
« Dove? » do man da Porta sempre ferm o in conte m -
plazione delle casse. « Non sarà nella tua testa? »
« Bomb e a scoppio ritardato! » urla ancora il gi gante.
In un balen o, Porta salta fuori dal capannon e, e si butta a
terra vicino a un deposito di barbabiet ole.
« Continua a ticchettare? » grida a Fratellino. « Non ti sei
confuso con un passero che vuole aprire la gabbia? »
« Pezzo di cretino! Salterà tutto tra poco, ti dico! »
« È pericol os o solo quando non fa più rumor e », escla ma
Porta, « Avrò sempre le pere, almen o. »
In un sec ond o si impadronisc e di una cassa. Ma è appena
arrivato oltre un cumulo di neve, che la ter ra sem bra spac -
carsi. Una colonna di fuoco di inaudita potenza sprizza ver -
so il cielo e proietta le casse sven trate in tutte le direzioni.
Piovon o frutta sciroppata, pezzi di corned beef e scatole di
alluminio dai bordi taglienti co m e rasoi sprizzano ovunque
co m e scheg g e di granate.
« Che fottuta co m m e d i a! » dice Porta indignato. « Non la
perdon er ò tanto presto a Ivan. »
Fratellino racc ogli e un pezzo di corned beef che ha un di -
sgustoso odore di salnitro, ma aprendo la cassa di Porta qua -
si svenia m o dalla gioia, trovando vi den tro una trentina di
scatole di frutta sciroppata. Ma improv visa m e nt e... « Atten -
zione! » urla il gigante. « Ricomincia il ticchettio! »
Imbecilli! Appena il tempo di svignarc ela e si sca tena un
inferno, un boato molto più forte del primo, e tutto il deposi -
to salta in aria. Delle bottiglie Molotov si sparpaglian o nel -
l'aria, e scoppian o molte granate al fosforo. Quando è quasi
terminato tutto ci affrettiam o a raggiunger e la co mpagnia
che è morta di paura. Ma ancora prima di aver potuto spie -
gare loro cos'è accaduto, si sente l'urlo della sentinella:
267
« Attenti! Partigiani! »
Le armi crepitano nella notte, le grida dei feriti lacerano le
nostre orecc hie, delle sago m e scure salta no di capanna in ca -
panna, delle esplosioni gigante sche, delle fiam m e. L'incen -
dio avvol g e ormai tutto il villaggi o.
« Vieni, dolce morte, vieni! » canticchia il Legiona rio fa-
cendo scattare la sicura della sua LMG.
Ombre nere corron o attravers o il villaggi o in fiam me, e su-
bito il pesante fucile mitragliatore di Fratel lino ne falcia ran -
ghi interi. Ma ve ne sono una quan tità; formic olan o, queste
om br e, nelle picc ole stradi ne che ci circondan o. Un co m m i s -
sario grida e brandi sce un mitra sopra la sua testa. Miro, con
tutte le mie forze lancio una granata a man o che' esplode
pro prio ai suoi piedi, e il russo dilaniato viene proiettato fino
all'altro capo del villaggi o.
« Bel colpo! » am mira Porta.
Corro in avanti col « professor e » che porta in spal la le
sacche col m e di granate, lui me le porge dopo aver tolto la
sicura, ma ho dato tanta forza al mio primo lancio che le
braccia ora mi dolgon o, e non arrivo più a lanciare oltre i 70
metri. Per un granatiere dilettante, non sarebb e male, in ef -
fetti. 1 partigiani sono fuggiti. In Russia, è sempre così; ap -
pena i co m missari spariscon o, tutto crolla, sia che si tratti di
co m m a n d o , sia di partigiani o di soldati. Per mag gior sicu -
rezza il Legionario butta una mina T in una capanna ancora
intatta, che si spacca in due co m e una mela matura. E torna
il silenzio, ma si senton o correre dei passi nella foresta. Ve-
diam o Klockdorf ab battere due prigionieri con un colpo alla
nuca, e spac car loro la testa a colpi di calcio di fucile.
« Cosa vi piglia? » urla Moser, con rabbia.
« Riferisco al signor colonn ell o che eseguo gli or dini del
Consiglio di Guerra. Ho appena colto questi due nell'istante
in cui stavan o tagliando la gola dello staraste, (sindaco), che
protestava perché i partigiani gli incendiavan o il villaggi o. »
« Vi segnalerò per sabotaggi o agli ordini », rim brotta il co -
lonnello, reso più furioso dall'aria ironica con la quale il bru -
268
to acco glie la sua minaccia.
Abbiam o perduto dodici uomini, due sentinelle han no il
cranio spaccato, cinque uomini sono feriti in mod o grave,
uno di essi con una raffica di mitra nel ventre.
« Pronti a partire», co m an da Moser. «Ritorneran no, dopo
essersi raggruppati; in marcia, dunque! »
Siamo in cam m i n o da or mai mezz'ora, quando il colonn el -
lo si ricorda improv visa m e nt e della partigiana.
« Dov'è? » chiede a Porta.
« È tornata a casa, pregando m i di salutare tutti », risponde
Porta, tranquillam ente.
« Non mi starete dicendo che ve la siete lasciata scappare!
» escla ma il colonn ello, stupito di tanta di sinvoltura.
« Affatto! La trovav o anche di mi o gusto se è per quello e
le ho proposto la direzione del mio futuro bordello sulla
Friedrichstrasse . Allora lei è diventata sprezzante e volgare e
ha cercato di rubarmi il fuci le; le ho mollato uno schiaffo e
sono uscito per cerca re una corda con la quale legarla. Ma
nel frattemp o lei se l'era svignata, e quando l'ho raggiunta,
mi ha affibbiato una randellata con una pala ed è filata via
nella foresta. Le ho gridato di ritornare per non farvi arrab -
biare, ma quella puttana mi ha mandato al diav ol o. »
« Siete un feno m e n o, vera m e nte! » dice Moser sbi gottito.
« Mi auguro che le nostre strade divergan o, un giorno o l'al -
tro perché ne ho fin sopra i capelli di tutti voi, maledizion e!
»
« Stia tranquillo colonn ell o, non durerà ancora a lungo, gli
ufficiali da noi non invec chian o, è una strana tradizione »,
replica Porta sorridend o, fissando lo con aria candida.
Tre giorni dopo ecc o ci in un villaggi o distrutto, dov e solo
dei co mi gn oli dall'aspetto sinistro si staglia no contro il cielo.
« Là », dice il Vecchio indicando l'orizzonte. « Proiettili
traccianti russi. »
La notte è scura, senza stelle, e delle pesanti nuvole si rin -
corron o sopra di noi. Di tanto in tanto nevica, e per qualch e
minuto rimania m o in conte mplazion e davanti a quei fuochi
269
lontani. Come sono belli, visti da qui! I proiettili traccian o
nel crepusc ol o archi luminosi, lasciano delle scie che esplo -
don o in getti mul ticolori.
« Sono i nostri », osserva Moser. « Si tratta solo di far pre -
sto, ormai. Domattina forse potrebb e essere troppo tardi, vi -
sto che i russi ci tallonan o senza re quie. »
È vero. L'orizzonte prende fuoc o e im m e diata m e n te dopo
un boato tremen d o arriva fino a noi. Senza dubbi o stiam o
capitando in mezzo ad un poder os o duello di artiglieria.
« Mi chied o cosa sta succeden d o al fronte », dice Moser
dubbi os o dopo aver conte mplato l'incendio del cielo con il
suo binoc ol o.
« Sparano forse le loro ultime cartucce », mor m or a Porta
con una smorfia che sem bra un sorriso.
« I capi sezione a rapporto da ine. Fra dieci minuti parten -
za, e tutti pronti per uno scontro », ordina Moser aggiustan -
dosi la cinghia dell'el m etto sotto il mento.
« Adesso? Con questo buio? » chiede sbigottito il sergente
Kramm, che con undici uomini si è unito a noi qualch e gior -
no fa. « Ci sono russi ovunque. »
« Vorreste dirmi dov e non ci sono russi? » risponde Moser
sarcastico. « Partenza tra dieci minuti, ho det to. E bisogna
passare, assolutam e nt e, dov essi m o bat terci con la pala e la
baion etta. »
La brev e sosta è servita a rifornire di caricatori e di nastri
le mitragliatrici, tutti brontolan o, e or mai vicini alla meta
sem bra che il morale vacilli, in tutti noi.
« Ascoltatemi », dice il colonn ello quando tutti so no alli -
neati e pronti a partire. « Siamo diventati una co mpagnia ab -
bastanza co mpl eta e presentabile; unità deci m at e si sono
unite a noi, dal personale d'ufficio alle cucine volanti, fino
agli esperti in fatto di razzi e di esplosivi. Le linee tedesch e
sono a cinque o sei chilo m etri da qui, dunque con un ultimo
sforzo sare mo presto tra i nostri. Dobbia m o partire subito.
Domattina il nemic o può aver sfondato ancora il fronte e i
nostri posson o essersi ritirati ancora. Preparatevi a un co m -
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battiment o furioso, ma è la nostra sola pos sibilità di salvez -
za. Per quanto è possibile si porte ranno con noi i feriti, ma
disgraziatam e nt e per essi ciò non ci deve far ritardare. E pri -
ma di tutto mantenete sempre il collega m e nt o! La co mpa -
gnia avanza in fila indiana, con la 2ª sezion e in testa. Conto
su di voi, sergente Beier. »
« E se il nostro sfonda m e nt o fallisce? » do man da Klock -
dorf.
« Morirem o, ecc o tutto. »
Fratellino ha scovato un fucile mitragliatore russo nuov o
fiam m ante, e lo accarezza amor e v ol m e nt e, e Porta mi getta
una scatola di co mp o sta di pere, che inghiotto avida m e nt e e
che mi rimette in forze. Ci incam m i nia m o attraversando una
region e men o bo scosa e non siam o che a metà percorso
quando udia mo degli spari prov eni enti da un folto di alberi.
Porta avanza isolato, spara, e poi copre la sezione che avan -
za in direzion e del bosch etto. Moser ci supera col gruppo del
colli man d o, tiro intenso di granate, Fratel lino balza co m e un
felino oltre a noi e la sua arma crepita. Dal bosch etto arriva -
no alle nostre orecc hie grida e imprecazioni.
« Job Tvojema dj, German ski, Ger man ski! »
La neve stride sotto dei passi rapidi, e una salva ab batte
due guastatori sui quali si china l'infer mi ere.
« Avanzate! » grida il colonn ello spingend o davan ti a sé
Tafel.
La 2ª sezione travolge e sgo mina un gruppo di rus si che
viene liquidato all'arma bianca, e con un sol colpo del suo
terribile pugno Fratellino spezza la nuca a una donna- capita -
no la cui testa ora è piegata all'indietro co m e in un tentativo
di guardarsi alle spalle. Senza più fiato in corpo, corriam o
nella neve polve rosa, e spesso sprofondia m o fino alle spalle
e i cam e rati sono costretti a risollevarci per le braccia. Que-
sta neve asso mi glia a una palude fangosa senza fondo che vi
aspira verso i suoi abissi, co m e in una voragine.
Tre fantaccini russi ne veng on o inghiottiti, e il ser gente
Klockdorf li liquida con un colpo alla nuca.
271
Bieve sosta. Mancano all'appello ventitré uomini, e un
gruppo di mitraglieri sono sco mparsi senza la sciare traccia.
Il colonn ell o Moser è furibond o.
« Non sareb b e mai success o se aveste mantenuto il colle -
gam e nt o co m e avev o ordinato. Chi è che manca? »
Nessuno lo sa. Sono unità di altri battaglioni che si sono
aggregate a noi da qualche giorn o.
« Niente da fare », decide Moser, asciutto. « Impos sibile
andare a ricercarli, ma per l'am or di Dio, ba date costante -
mente a manten ere il collega m e nt o! È la nostra sola possibi -
lità di riuscire ad attraversare le linee nemi ch e. La morte è
ovunque, lo capite o no? »
Quattro volle consecutiv e Fratellino cade nella ne ve molle
e profonda, e per estrarle una massa pesante co m e la sua lo
sforzo è uguale a quello che si farebb e per estrarle un caval -
lo. La quarta volta diventa quasi folle di rabbia e stanchezza,
spara nella neve, e fa saltare a pedate due cadav eri.
« Uscite di là, morti cretini! Non ostruite il passag gio, pro -
prio dov e io faccio la guerra! »
Estenuato, il « professor e » si trascina, ultimo del la fila,
penosa m e nt e, finisce per stramazzare a terra singhiozzando,
e il Legionario è costretto a prender lo sotto braccia per so -
stenerlo. Ma di colpo si acc or ge di aver perduto le sacch e
delle munizioni, ed è il portatore di Fratellino per giunta!
« Devo ritornare indietro! » piange. « Fratellino mi am -
mazza se si acc org e che ho perso le sue dannate munizioni!
»
« Chiudi il bec c o! » grida il Legionario trattenen dolo stret -
to. « Ne troverai un muc chi o di sacche pie ne di munizioni
quando ci imbattere m o nei vicini, e non tarderà poi molto. »
La rabbia di Fratellino nei confronti della neve si è appena
placata, quando si acc org e della sparizione delle sue prezio -
sissime munizioni.
« Non avrai buttato via le mie polveri spero! » mu gola
puntando il suo sudicio dito sul « professor e ».
« Le ho perdute! » ge m e il poveretto.
272
« Perdute! » urla il gigante con un tono di voc e tale che ne
risuona tutta la foresta. « Perdute! E nel bel mezzo di una
guerra! Bisogna essere pazzi! Nien te polveri, niente guerra!
Torna indietro! » urla alzan do ancora il tono della voc e, « e
ritrova le munizioni! Come posso am m azzare i ' vicini ' sen -
za i miei arnesi del mestiere? Ecco cosa capita a mes c olare
degli stra nieri prussiani! Riportami quello che ti ho detto, e
presto! »
» No », dice il Legionario, « lui rimane qui. »
« Cosa? » borb otta Fratellino sbalordito. « Cosa di ci tu,
soldato delle sabbie? Osi sabotare la Seconda guerra mon -
diale? Dovevi restare nel tuo Sahara... »
« Non dimenticare che sono un sottufficiale, Creutzfeld.
Ordino che lui rimanga qui, chiaro? »
« Ma co m e! » urla il gigante furente. « Ecco che ora non
ho più portatore. Tientelo pure il tuo stra niero, del resto! »
» Puoi anche incollartelo al tuo culo da deserto, se vuoi!
Ne ho abbastanza dei norve g esi, preferirei dei veri guastatori
e delle vere strade per cam m i n arci sopra fino in Russia! »
Sparisce nella foresta, col fucile sotto il braccio co m e fos -
se una pala, e per un bel po' lo si sente tuonare contro la
Norvegia, il Marocco e la Legione, che ren de in blocc o re -
sponsabili della perdita delle sue mu nizioni.
« Ma chi sbraita in questo mod o? » chiede Moser.
«Fratellino», risponde Porta, « Forse ha morsicato un co m -
missario. »
« Ancora la vostra sezione, Beier? Decisam ente mi farà
impazzire! O sparite tutti dalla 5ª co mpa gnia, o esplodo, non
ne posso più! »
« Quei crumiri di co munisti sono ad un chilo m etr o da qui,
dall'altra parte della miniera di carb on e! » È la voc e tonante
di Fratellino che risuona di nuov o, mentre lo vedia m o spun -
tare tra gli abeti. » Hanno cagato tutto un carico di esplosivi
quando ho sparato sotto ai loro culi! » E brandisc e sopra la
testa due sac chi rigonfi. « Propong o di andare ad am m azzar -
li subito! Sono solo dei miliziani e hanno solo una mitra -
273
gliatrice; un bel po' di pedate nel culo, e via! »
« Andate al diavol o! » urla Moser. « E’ vera m e nte il col -
mo! »
« Colmo cosa, un barile? » do man da il gigante vera mente
stupito, « Se trovia m o dell'acquavite prima di rientrare a
casa, ho ben diritto a doppia razione, spero!»
« Sentite », dice Moser esasperato, muov en d o un passo
verso di lui, « se aprite la boc ca ancora una sola volta, sarà
l'ultima parola che pronunc er ete nella vo stra vita, chiaro? »
Fratellino si rifugia vicino a Porta.
« Questa guerra diventa ogni giorn o più impossi bile »,
dice offeso. « Non si può più nem m e n o chiac chierare, e tra
un po' non si potrà nem m e n o andare al cesso. »
Il tiro dell'artiglieria è ora simile al romb o del tuo no. Le
posizioni russe non sono lontane, e fiam m at e si alzano di
continuo e altissime sopra le cime degli alberi. Improvvisa -
mente Porta alza una man o in si lenzio, segn o d'allarme, e la
co mpagnia si appiatti sce a terra. Uno scoppio tremen d o: è
un cannon e russo a qualch e metro da noi. Le riamine prov o -
cate dalla partenza del colpo illuminan o la scena co m e fossi -
mo in pieno giorno, e vedia m o gli artiglieri affaccendarsi
per il tiro successiv o.
« Diavolo », dice il Legionario, » calibro 38. Basta un
quarto d'ora per ricaricare, possiam o am m azzarli tutti prima
che parta il secon d o colpo. Non si ac corgerann o neanch e di
esser morti. 'Vive la mort! »
L'acciaio tintinna contro l'acciaio, si odon o ordini brevi e
secchi e dei cigolìi quando issano il gross o proiettile in posi -
zione di tiro.
« Pronti? » sussurra il Vecchio, togliend osi dallo stivale il
coltello da trincea.
« Come tanti uccellini affamati », dice Porta che in tanto
punta la sua LMG.
Nell'istante preciso in cui parte il tiro del cannon e, una
granata lanciata da Moser cade proprio in mezzo ai serventi
al pezzo e nello stesso istante tutte le no stre armi crepitano.
274
Ci precipitiam o. Inciamp o in un cadav er e, mi rimetto in pie -
di e rotolo in fondo a un legger o pendio, delle spine mi lace -
rano la pelle delle mani e del viso. Porta mi è alle calcagna.
Come un ser pente rotola e spara simultanea m e nt e su delle
sago m e che veng on o verso di noi risalendo il pendio e che
vedia m o accasciarsi a terra. Fratellino ruzzola giù a valanga
agguantando un ufficiale russo al quale fracassa la testa con -
tro una pietra. Avanti! Avanti! Da una trincea una mitraglia -
trice spara su di noi. Pioggia di granate di rimando, che di -
struggon o il nido di mitragliatrici. Più presto, più presto! La
nostra sal vezza dipende solo da questa corsa contro la mor -
te.
Il sergente telegrafista è colpito al collo e un fiotto del suo
sangue mi spruzza sul viso. Il pover etto grida, e cerca di
tamponarsi la ferita con della neve, ma non c'è più nulla da
fare per lui, l'arteria è troncata. Due SS precipitano in un
fosso e restano infilzati a delle baion ette allineate in senso
verticale, con urla lace ranti. Anche per loro non c'è più nulla
da fare. Col fiato mozzo ci avvicinia m o a delle baracch e,
delle stalle per il bestiam e e i pastori.
Fratellino è in testa. Lancia una granata a man o in una por -
ta socchiusa e balza di lato per ripararsi.
Una granata esplode con un tonfo sordo. Poi, silenzio.
« Senti qualcosa? » gli chiede Porta.
« Non vola una mos ca. »
« Strano», replica Porta insospettito.
« Non c'è nessuno, ti dico. Sai bene che sentirei vo lare una
mos ca. »
Lancio un razzo che ridiscente lentam ente illumi nando'
una zona dove effettiva m e nte non vedo nulla di anor mal e,
mentre il colonn ello e il Vecchio arrivano di corsa.
« Che diav ol o aspettate? » escla m a Moser. « Distrug gete
tutto! Non c'è un minuto da perdere. »
Fratellino si butta in avanti e lo trattiene per il bracci o.
« Aspettate, signor colonn ell o, altrimenti tem o che non ci
rivedre m o proprio più. Un gatto nero è uscito da. una barac -
275
ca. »
« E con ciò? »
« Niente, era solo un gatto nero. »
Arrivano, anch'essi di corsa, altri soldati dei quali non sap -
piam o nem m e n o i nomi, che abbia m o raccat tato mezzi morti
di paura in un bunker tre giorni fa.
« Fermatevi! » urla il colonn ell o.
Ma gli uomini, estenuati, hanno evidente m e nt e per so la te -
sta, co mpl eta m e nt e disorientati, co min cian o a gridare: « To -
varisch, nicht schies s e n! (Compagni, non sparate!) » Ci han -
no forse scam biat o per dei russi? Con le mani alzate, si pre -
cipitano urlando verso le baracch e.
« Fermatevi, fermatevi! ho detto! » grida ancora Moser
agitando le braccia.
Ma per tutta risposta non sente che: « Nicht schiess en, ni -
cht schiess en, Tovarisch ! » Ed ecc oli davanti a una baracca
pronti a sfondarne la porta a pedate.
« Tutti a terra! » grida Porta con voc e angosciata.
In quello stesso istante si sente un boato, e tutto salta in
aria. Le esplosioni si succed o n o una all'altra e dei poveri sol -
dati scon os ciuti non resta neppure l'om bra.
« Mio Dio! » mor m o r a Moser esterrefatto. « Cosa è stato?
»
« Un regalo di Stalin », ride Porta. « Nelle ritirate è sempre
me gli o stare molto attenti prima di aprire una porta. »
« Hai visto », dice Fratellino trionfante, « avev o ragion e io
col mi o gatto nero! I novellini si fanno sempre fregare al pri -
mo colpo. Bella cogli onata ficcar si così alla cieca in un po -
sto simile, si capiva subito che era uno scherzetto di Ivan! »
« Filiam o ora », ordina Moser.
« Un attimo ancora, signor colonn ello », risponde Porta. «
Gli ' amici ' stanno venend o a vedere chi ha ricevuto il rega -
lo del loro Stalin. »
« Eccoli! » grida Fratellino facend o im m e diata m e n te fuo -
co, e un gruppetto di russi cade, falciato dai suoi colpi.
« Questa volta sì che ce la filiam o », urla Porta.
276
Con le ultime forze rimasteci, ci buttiam o a cor rere nella
neve. I russi giaccion o a terra in una poz za di sangue e uno
di loro ge m e guardandosi attoni to il corpo orrenda m e nt e
mutilato. Il colonn ello Moser fa l'appello, mancan o quattor -
dici uomini. Siamo rimasti in settantatré, e questo significa
che abbia m o perduto più di trecento uomini. Visibilmente
teso e scoraggiato il nostro capo, gioch er ella cupo con la sua
rivoltella. Fratellino si conc entra e arrotola fra le dita qual -
cosa che asso mi glia a una sigaretta, ne aspi ra una profonda
boc cata, trattiene a lungo il fumo in bocc a, poi la passa a
Porta. Una tirata per ognun o della 2ª sezione, co m e sempre.
Tuona di nuov o l'artiglieria, fischian o le granate, a ovest è
tutto un bagliore di fuoco.
« Chi e quel coglion e che ha detto che l'esercito di Ivan era
fottuto? » do man da Porta.
« Sta' zitto! » risponde il Vecchio. « Mi viene da vo mitare,
se ci penso. »
« Se continua così, prima di aver attraversato le linee ne -
mich e potrai anche cancellare il no m e di Joseph Porta, dalla
grande armata tedesca. »
Il « profess ore » è al limite, e scoppia a piangere ad ogni
passo.
« Via! » gli dice Porta. « Certo non hai molte pos sibilità
essendo straniero, te ne do atto, ma stai incol lato a me per
tutto il resto della guerra, che non è poi molto ancora, e ve -
drai che te la caverai. E poi alla fine riuscirai a ritornare dai
tuoi, e più presto di quanto non credi, anche. » Gli caccia
d'autorità una mezza pera allo sciroppo di grappa in boc ca, e
gli di ce, paterno: « Mastica lentam ent e e inghiotti prima il
sugo. È co m e il pepe nel culo di un cavallo, vedrai. »
Io resto più volte som m e r s o dentro a dei cumuli di neve,
dai quali i miei co mpa gni dev on o estranili con molta fatica e
molte imprecazioni. Questa neve molle è un inferno, pur-
troppo. Sono talmente stanco che supplico che mi abbando -
nino, e piango anche, pro prio co m e il « profess ore ». Ma tut-
ti, per la verità, sono al limite delle forze.
277
Dopo il forzato passaggi o attraverso un cespuglio di rovi
che ci strappa le unifor mi già di per sé lacere da tempo, la
pelle a nudo è tutta intrisa di sangue e di sudore, ma final -
mente la nevicata piano piano di minuisc e, e poi cessa del
tutto. La luna appare in mezzo alle nuvole, è quasi chiaro, e
questa luce sulla neve è talmente bella, che dimentichia m o
per qual che istante le nostre sofferenze. Ma questa atmosfe -
ra fantasmag orica può far si che i russi ci individuino con
più facilità, e i nostri passi sono rumor osi, purtroppo! Ci fer -
mia m o di tanto in tanto per ascoltare questi scricchiolii sini -
stri, e abbia m o la sensazion e di cam m i n are sopra un abisso.
« Presto! » dice il Vecchio. « Non pisciatevi addoss o dalla
paura; siam o sopra una palude senza fondo, ma ringraziate il
cielo che è così ben ghiacciata! »
Delle canne dell'altezza di un uom o ci danno una certa
sensazion e di sicurezza, ma la palude termina improv visa -
mente, ed ecc o ci invec e davanti a un pic colo aggl o m er at o di
case.
« Sloi kto! » si sente dire nella notte; un'arma cre pita, ap -
pare una lunga lingua di fiam m a, e una salva squarcia il viso
del soldato Bohle.
«Avanti!» grida Moser. « Fuoco a volontà.»
Tutto sem bra scoppiare. Spazziam o d'un sol colpo le senti -
nelle, la co mpa gnia parte all'attacc o, lancia del le granate at-
traverso le piccol e finestre, apre la porta con un calcio, e
svuota i caricatori sui soldati addor mentati. Un deposito di
munizioni... Porta senza riflettere, lancia una granata che at-
terra proprio nel mezzo del muc chi o delle casse! Esplosion e
fantastica che, letteral m ente, ci proietta fuori dal villaggi o, e
tutto brucia in un apocalisse di fuoco e di calore.
« Siete il più gran cretino che abbia mai visto, ma -
ledizion e! » grida Moser, rialzandosi in piedi inon dato di
sangue e di neve.
« È stato proprio un bel fracasso », replica Porta, con in -
differenza. « I vicini, qui, dev on o aver piscia to sulla testa
dei loro co m m i s sari, dalla paura. »
278
Per un certo numer o di ore, marcia m o su una stra da solca -
ta da tracce di cingoli, niente di rassicuran te, perciò.
« Carri! » bisbiglia infatti Fratellino, appiattendosi d'acchi -
to a terra.
Una lunga fila di T 34 si intravede sotto l'om bra degli abe -
ti.
« Questo è il gran mo m e nt o per il cappellan o militare »,
dite Porta ansios o. « Siamo stati tutti dei buo ni figli di Maria
Vergine, credo. »
« Sì, ma lei non ha mai avuto la disgrazia di capi tare in
una guerra mon diale, però! »
Lunga deviazione per evitare i T 34, attraversia m o un vi -
vaio di abeti, ed ecc o ci ora in una radura. Davanti a noi ve -
diam o un picc ol o crinale, un po' più elevato rispetto al piano
dov e ci trovia m o, ed eviden temente dob bia m o superarlo. Su
una strada laterale, vedia m o una fila di cami on russi i cui
fari sono smal tati di blu e che si dirigon o lentam ent e verso
ovest; delle pallottole traccianti sibilano in tutte le direzio ni,
Klockdorf e il Vecchio si arrampican o sulla cima della cre -
sta, mentre la co mpagnia rimane in attesa, mi m etizzata alla
me gli o nella neve.
« Bisogna passare attraverso una posizione russa che è
piazzata proprio davanti al crinale », dice il Vec chio ritor -
nando sui suoi passi.
« In marcia! » ordina Moser, sostituendo il caricato re del
suo MPI.
La co mpa gnia si sparpaglia e coniatilo, tutti piegati in due.
verso la cresta. Del fosforo fluttua raso terra, illuminando
tutto di uno strano chiarore di morte, e ora possiam o indivi -
duare con precision e le trincee e i bunker del nemi c o, men -
tre i razzi traccianti for man o co m e delle collane al di sopra
del suolo, sca vato e solcato. Breve sosta per raggrupparci di
nuo vo, e il tenente Moser posa ora una man o sulla spalla del
Vecchio.
« Questo è l'ultimo ostacol o, e questa volta, ce la farem o:
ma, ancora una volta vi ripeto, sergente Beier, fate la massi -
279
ma attenzion e e manten ete costante m e nt e i collega m e nti. »
« E i feriti? »
« Fate quello che potete », risponde Moser evasiv o.
A balzi successivi, avanzia m o verso la posizione. Se ve -
niam o scoperti prima di riuscire a raggiungere le nostre li-
nee, siam o finiti, morti, non c'è altro da dire.
« Dove diavol o è Ivan? » bisbiglia Porta, stupito e perples -
so, nell'appiattirsi proprio a pochi metri dalle linee russe;
non vedia m o in effetti nessuno, non una sola om bra di sol -
dato.
« La posizion e deve sicuram ent e essere difesa », mor mora
Klockdorf, tesissim o.
« Laggiù, sul lato del bosc o ci sono gli avamp osti tedeschi
», dice Moser, a bassissi ma voc e.
« Allora gli ' altri ' dev on o proprio essere vicini an che loro
», bisbiglia Fratellino. « Si aggrappano sem pre al culo dei
tedeschi, quelli! »
« Tutti presenti? »
« Sì. Gli eventuali ritardatari avranno una multa e una nota
di biasi m o », dichiara Fratellino.
Nel silenzio più assoluto, arranchia m o strisciando verso le
trincee.
«Ah, ecc ol o lì, un Ivan! Caro vecchi o mio! Avevo proprio
paura che preso dallo scoraggia m e nt o fosse rientrato a casa
sua! » dice Porta.
Ora li vedia m o distintam ente. Sono allineati contro il para -
petto della trincea, ma tutti mi m etizzati sotto teloni bianchi.
Strano e poc o credibile, che non ci abbiano ancora indivi -
duati...
« Granate a man o », mor m o r a Moser. « Tutti insie me, via.
»
L'effetto è molto simile a un attacc o di artiglieria, nella
stretta trincea in cui tutti sono stati presi alla sprovvista; e
co m e conse guenza semina il panico gene rale. « Ripuliamo »
tutto all'arma bianca, e corriam o con tutta la velocità che ci è
consentita dalle nostre gam b e tanto provate dalle lunghissi -
280
me marce, nella « Terra di nessuno ». Molte mine esplodo -
no, e corpi umani veng on o proiettati in aria. Chi? Non lo
sap piam o ancora, ma non abbia m o il tempo né la possibilità
di saperlo, perché il fuoco ci brucia gli occhi e molte teste
dei nostri co mpagni scoppian o co m e con chiglie che si schiu -
don o. Porta e Barcelona tranciano i reticolati, ma ecc o che ci
imbattiam o in un ricogni tore russo che prende a sparare.
D'un balzo Porta lo afferra e lo strangola, ma ci è già costato
cinque uomini, e anche Stege è ferito. Trasciniam o il nostro
co mpagn o dentro al telone di una tenda, insensibili ai suoi
ge miti, ma può dirsi fortunato perché è uno dei pochi feriti
che siam o riusciti a salvare; gli altri sono rimasti indietro, al
di là dei reticolati, soli a morire.
Ma i russi hanno superato il mo m e nt o di panico, e sentia -
mo ora degli ordini che veng on o impartiti con voci secch e e
autoritarie; subito prendon o a sibilare delle granate, le mitra -
gliatrici crepitano, dei razzi illuminanti, a centinaia, si alza -
no verso il cielo, e noi ci appiattiam o a terra più che possia -
mo. Continuare a correre con questa luce accecante sarebb e
una fol lia, infatti.
Per quanto tempo siam o rimasti im m o b ili in quella posi -
zione? Un mes e, un giorno, un'ora? Sarem m o stupefatti se ci
dicesser o che fu solo question e di secon di. Furiosa m e nt e
cerchia m o di appiattirci e di so m merg er ci del tutto dentro la
neve, io mi volto verso il mi o vicino per aiutarlo ma la sola
cosa che vedo or mai di lui è una mac c hia di sangue. Era lì
un secon do prima ed era allegro anche, illuso di essere or -
mai al sicuro, ed è toccata a lui purtroppo. L'avev o sen tita
venire quella granata di 80 milli m etri, una grana ta di morta -
io, terribile, ed ecc o che ora prendon o a tirare con i loro Ka-
tiusha, e il terreno si alza co m e una parete davanti e dietro di
noi.
Moser si precipita in avanti; il Legionario lo se gue, ma è
ricacciato indietro da una lingua di fuoc o. Urla, si porta le
mani agli occhi, e vedo del sangue che cola attraverso le sue
dita. Mi butto su di lui, lo prendo per i piedi e lo tiro dentro
281
la mia buca. Ma metà del suo viso non la vedo più!
« Non vedo, non vedo », ge m e, « sono ciec o. Dam mi il re -
volver. »
« Balle », gli dico. « I tuoi occhi non hanno niente, è la
medicazion e che ti sto facendo che li copre. La tua guancia
destra è partita del tutto, invec e, e que sto ti varrà almen o due
mesi di ospedale. Una vera fortuna! »
Ma non mi crede. Devo sollevare una parte della benda
con cui gli ho avvolto tutto il viso, perché si convinca di non
essere diventato ciec o ma, per prudenza, gli tolgo dal fodero
la pistola. I feriti alla testa a volte hanno idee molto lugubri.
« Avanti! » grida Moser.
Tengo stretta la man o del Legionario per correre con lui; e
vicino a me corre anche il « professor e », che ha perduto il
suo fucile mitragliatore e teme il Consiglio di Guerra. E lo
sento arrivare, il sibilo mor tale... arrivo giusto in tempo per
buttare il Legiona rio insie m e a me dentro a una buca profon -
da, ma il « profess ore » è così conc entrato nel pensiero della
perdita della sua arma, che non ha sentito in tempo il sibilo
della granata. Il suo braccio viene strappato dal corpo, pro -
iettato in aria, e poi ricade di nuov o, quasi addoss o a lui.
Stupefatto lo racc ogli e, e non capisce al mo m e nt o che que -
sto mon c o n e era parte del suo stesso cor po, e che il sangue
che sprizza è il suo; tendo fino allo spasim o un laccio em o -
statico di fortuna fatto con la cinghia della sua masch era a
gas, e spolver o dei sul famidici sulla ferita aperta. Non sente
alcun dolore, dice stupito lui stesso, mentre io chiam o gli al -
tri a raccolta: ma nessuno mi può sentire. Così ne ho ben due
da trascinar mi appresso e mi auguro di non imbatter mi in un
russo, perché prima ancora che mi sia possibile estrarre la
mia arma, sarei già morto cen to volte.
Improvvisa m e nt e « il professor e » si mette a urla re, in
mod o atroce; l'anestesia del primo choc è sva nita e il pove -
retto soffre co m e un dannato. Come solo co mp en s o può sen -
tirsi liberato dei suoi co mpl es si di mancata disciplina, per -
ché se gli chiedess er o dove è il suo fucile, può sempre ri-
282
spondere che se n'è par tito insie m e al suo braccio! E anche il
più severo e rigido dei Consigli di Guerra non sarebb e in
grado di provare il contrario. O forse esigerann o che lui ri-
consegni regolar m e nt e fucile e bracci o? Porta sostiene che
la perdita di un bracci o può essere giudicata un atto di sabo -
taggio, ma la sua tesi non mi sem bra plau sibile, per la verità.
Se perdete un bracci o non servite più a niente, in ogni caso,
mentre se avete tutte e due le gam b e amputate potete in
qualch e mod o ancora servire alla patria, fornito di protesi,
nel reparto conv o gli e approv vigi ona m e nti, i prussiani van -
tano dei sergenti istruttori che riescon o a ottenere cose inau -
dite da questi infelici grandi invalidi!
L'urlo orrendo dei 10,5 è proprio sopra le nostre te ste, ed è
molto simile al fragore che migliaia di tam buri di ferro fa-
rebb er o precipitando uno sull'altro dentro a una buca profon -
da. Un gruppo di artiglieri che correva proprio davanti a me,
sparisce co m e d'in canto avvolto in una fiam m a folgorante.
Geyser di neve e di terra si alzano verso il cielo, nerastri,
Porta si aggrappa al reticolato sempre trascinando con sé
Stege ferito, ma a un tratto lancia un grido! Abban dona il
suo fucile automatic o, si co mpri m e tutte e due le mani sul
ventre e cade in avanti, inerte. Mi butto vicino a lui, e sin -
ghiozzo convulso; Porta, il mi o caro co mpa gn o, forse è mor -
to, l'ho visto cadere in mod o strano, innaturale, arrotolandosi
su se stesso e con una gam b a co m e disarticolata dal corpo.
Anche il Vecchio si affretta ad avvicinarsi a noi, se guito da
Fratellino. Ma, grazie al cielo, vedia m o che Porta apre gli
occhi.
« Devo aver mess o un piede su un elmetto, dev e essere
stato proprio così », dice. « Ma dov e mi ha col pito quella
dannata granata? »
« A una gam b a », gli dice il Vecchio, dolce m e nt e.
« Una gam b a? » fa Porta stupito. « Ma io ho un gran male
al petto e al ventre! »
Il Vecchio, ansios o, lo tasta tutto, ma non trova niente,
nessuna scalfittura né al petto né al ventre.
283
« Non metter mi troppo le mani addoss o, sai che non lo
sopporto! » gli dice Porta, sorridend o con malizia.
Ma le dita agili del Vecchio continuano a percor rere veloci
il corpo del co mpa gn o. Mi guarda e poi guarda l'anca di Por-
ta. Una brutta ferita, e ci dia mo tutti da fare usando le bende
che abbia m o in do tazione per medicarlo alla megli o.
« Come va? »
È il colonn ello, che è balzato dentro la nostra buca e si chi -
na su Porta. Tace, le sue labbra treman o, e intuiam o tutti che
è al limite di una crisi di nervi. Butta per terra il fucile e ac -
carezza paternam e nte la testa dai capelli rossicci del suo sol -
dato ferito. « Non è così grave, co mpa gn o. Ti varrà il rico -
vero all'ospe dale e la vita tranquilla di guarnigion e per tutto
il resto della guerra. Quando sare m o tutti rientrati ti menzio -
nerò per la EKI(croce di guerra), e se vorrai essere prom os -
so ufficiale, lo sarai, intesi?»
» Grazie, signor colonn ell o », risponde Porta sorri dendo. «
Vada per la EKI,ma in quanto alla guarni gione, quel tipo di
vita non mi calza affatto; e poi co sa ne sarebb e della 2ª se -
zione senza di me? »
Mi allontano strisciando, alla ricerca del Legiona rio e del «
profess ore ».
« Anche loro, Dio buon o! » ge m e Moser. « Ma ci sarà
qualcuno di noi che ritornerà a casa indenne? »
Ripartiamo. Fratellino si è caricato sulle spalle Porta, il
Vecchio trascina Stege. Moser prende con sé il « profess ore
» e io il Legionario, e abbia m o già per corso un lungo tratto,
quando con sgo m e nt o mi ac corgo che ho dimenticato dentro
la buca il mio fuci le mitragliatore. È impossibile rientrare
nelle linee senza armi, troppo rischios o! Se perdete un brac -
cio o qualsiasi altro me m b r o, forse ve lo si perdona, ma il
fucile automatic o... si rischia la testa, non c'è dub bio. Conse -
gno il legionario a Barcelona, e ritorno in dietro strisciando
attravers o le brecc e aperte nei re ticolati; ma improv visa m e n -
te mi chied o dov e sono. Non è la direzione giusta quella che
ho preso... dev o aver sbagliato strada, Dio buon o! Sento che
284
mi coglie una crisi di nervi, e trem o tutto dal terrore, proprio
co m e una giovanissi ma recluta. Sono su un camp o mi nato,
maledizion e! Proprio davanti a me, infatti scor go dei sottilis -
simi fili che corron o sul terreno, e se uno di questi salta, ne
saltano altre centinaia, tutt'intorno... L'orrore mi trattiene im -
mo bile, co m e mutato in una statua di sale. Se solo sfioro uno
di questi fili non rimarrà più nulla di me, e mio malgrado mi
sca turisce dall'intimo una flebile preghiera a Dio. Lenta -
mente, lentissima m e nt e, indietreggi o, un lemb o del mio cap -
potto rimane impigliato nel reticolato, tiro, riesc o a liberar -
mi, e sto per rintanarmi dentro una buca per prendere un po'
fiato, quando mi acc or g o con rinnovato terrore che c'è qual -
cosa... un « don o di Stalin », tutto dedicato a me! Un lucci -
chio metallico... e sul fondo della buca ora vedo delle baio -
nette pun tute... se mi fossi precipitato dentro di furia in cerca
di riparo, mi avreb b er o infilzato, quelle!
Indietreggi o ancora, e poc o dopo mi perdo in un labirinto
di reticolati. Altro gioc o di astuzia anche questo: se uno
sventurato vi entra non è più in gra do di uscirne, infatti. Ma
grazie a Dio e a Porta, ho con me un trincetto a pinza, con
cui mi appresto a praticarne una breccia... e se fosse collega -
to a un'alta tensione? Se fosse così, mi dissolv erei in un lam -
po accecante... ma non ho alternative; chiudo gli occhi, tran -
cio il filo metallic o che saltando di netto mi sfregia il viso,
ma ancora una volta non so dov e sono. Dov'è la breccia fatta
da Porta? Dove ritro vare un indizio che me la indichi? Cam -
min o avanti e indietro, mi fermo un istante per calmare i
nervi tesi allo spasim o, e per cercare di intuire cosa inten de
fare l'artiglieria e dov e è piazzata, ma è molto arduo riuscire
a farsene un'idea razionale, in questo caos.
Improvvisa m e nt e un Maxim prende a crepitare a pochi
metri da me, e solo ora mi acc org o che se aves si fatto ancora
qualch e passo in avanti, sarei caduto proprio dentro a un
nido di mitragliatrici russe... av ventura molto più facile che
non si creda ai soldati che si sono perduti nella « Terra di
nessuno ». Sono al limite dei nervi... sul punto di rinunciare
285
a salvar mi, quando ecc o proprio davanti ai miei occhi un fu-
cile automatic o. Anche se non è il mi o, è co mun qu e un'arma
simile alla mia, ma per maggi or sicurezza lo tasto bene, per
vedere se entra nel fodero del mio 08. Quasi non credo alla
mia fortuna, or mai pos so considerar mi salvo.
Un'ora dopo, al mio rientro, violenta strapazzata di Moser
nei miei confronti, che subisc o senza fiatare.
« Buon Dio, dov e eravate finito? Ancora qualch e mi nuto e
vi avrei segnalato mancante! »
Non replico e rimang o irrigidito sull'attenti, pen sando fra
me che solo fra qualch e minuto sarem o finalm ente tutti al si-
curo, nelle nostre linee; e già si intraved on o le trincee tede -
sche al limitare del bo sco! Non è lontano, ma Porta ha per -
duto con os c enza purtroppo. Come « stecca » di fortuna le -
ghia m o strettamente un fucile contro la sua gam b a e la sua
anca molto mal ridotta per la verità; il Legionario è preso da
una terribile sete e gli faccia m o succhiare una manciata di
neve.
« Andiam o! » ordina Moser. « Siamo alla fine del viaggi o,
or mai! »
Kiockdorf si alza per primo, e corre conte m p or an ea mente
al suo co mpagn o, quello che ama veder la gen te impiccata.
Volano... ecc oli quasi giunti in salvo, ma Kiockdorf non rag -
giungerà mai la trincea tede sca tanto agognata, perché è ca -
duto diritto dentro una zona minata. Una eruzione vulcanica,
il suo cor po salta in aria, ricade, fa esploder e altre mine, e il
suo co mpagn o che ha tutte e due le gam b e amputa te in un
sol colpo, muore dissanguato, ancor prima che noi si possa
raggiungerlo e far qualcosa per lui.
E ora anche ì tedeschi prendon o a sparare, e le loro mitra -
gliatrici e le loro granate ci costano un'altra decina dì morti,
purtroppo! È allucinante quest'ulti ma tappa.
Io mi appresto a saltare sopra una larga buca di granata
quando mi sento colpito co m e da un violen tissim o pugno nel
ventre. Cos'è accaduto? Non mi so no reso conto di nulla, per
la verità. La sola sensa zione che mi invade tutto è una furia
286
violenta contro l'idiota che mi ha colpito così brusca m e nt e,
ma im mediata m e nt e sento un dolore acutissi m o, una coltel -
lata nel petto...
« Cos'hai? » mi chiede il Vecchio, chinandosi su di me. «
Perché sei finito proprio dov'ero io? »
« Credo di essere ferito », rispondo sgo m e nt o.
« Puoi ben sentirti fiero di essere stato colpito da un pro -
iettile tedesc o! Sfattene lì tranquillo e non aver paura, ragaz -
zo, ti tornere m o a raccattare, appena avre m o ristabilito i
contatti con i nostri. »
«Dove mi hanno ferito, quelle vacch e? Dio, dime mi sento
stanco! »
« Una fortuna, che sei stato colpito da un proiettile tede -
sco. Sei sfuggito a una mina russa, capisci? È solo una palla
di fucile, non vale neanch e la pena di par larne. »
« Si fa presto a dire, ma mi fa un male pazzesc o, Dio san -
tissim o! Sei sicuro che non è qualc osa di peg gio? Mi sento
bruciare tutta la schiena. »
« Si sarà conficcata dentro a un osso, ecc o tutto, ma mi
racc o m a n d o di non metterti a mangiare della neve, mentre ci
aspetti qui. Se hai una palla nel ven tre, sai bene che non devi
né man giare né bere. »
E lo vedo impadronirsi furtivam e nte della mia pistola.
« No, ridam m e l a, ti prego! » lo supplico. « Se arri vano i
russi non vogli o essere preso prigionier o! »
Il Vecchio riflette per qualche istante, poi me la restituisce
e mi aiuta a trovare una posizion e più co moda, appoggian -
do mi contro la parete della buca e nella sua cavità. È una po -
sizione un po' pericol osa, oserei dire, se a qualcun o venisse
in mente di saltarci dentro di schianto! Le fucilate sibilano
sopra la mia testa e tutto il fronte ora è in piena attività. Da
tutte e due le parti si preparano a un attacc o im min ente e de -
finitivo, e io sono solo, tutto solo nella « Terra di -nessuno
», proprio nel mezzo delle postazioni rus se e di quelle tede -
sche. Dove si troverann o ora Porta, Fratellino, Stege, il Le-
gionario e gli altri feriti? Il Vecchio ha detto che ci lascia
287
qui, in attesa, che ritornerà a riprenderci fra poco, e la cosa è
molto ragionev ol e, in effetti. Le LMGtedesch e potranno co -
prire con la massi ma sicurezza chi verrà a portarci in salvo,
e soprattutto non rischiere m o di essere massa crati proprio
dai nostri stessi co mpa gni!
Un dolore bruciante mi passa da parte a parte, lo sgo m e nt o
mi fa quasi delirare e mi rendo conto di impugnare la mia
pistola man o vrand ola in mod o feb brile.
« Job Tvojema dj! » sento dire a pochi metri da do ve sono
accucciato.
Qualcuno ride! Cerco di coprirmi alla me gli o con la neve
che mi avv olg e, ma ogni mi o gesto è così difficile! Il mini -
mo mo vi m e nt o mi prov oc a dei dolori lancinanti, e quando
mi tasto il ventre e ritiro la ma no la vedo intrisa di sangue...
Mi fingo morto, anche se forse già lo sono veram e nte, e at-
traverso le ciglia semic hiuse vedo un berretto di pelo e degli
occhi sot tili che mi guardano. Della neve viene gettata so pra
il mi o corpo mentre io mi sforzo di rimanere per fettamente
im m o b il e, e se la buca non fosse stata casual m e nt e così pro -
fonda, a quest'ora il mon g ol o mi avreb b e infilzato con la sua
baion etta, anche solo per divertirsi. Sento i suoi passi vicino
alla mia testa e la sua frase:
« Njet German ski. »
« Job Tvojenadj », risponde un altro.
« Pìestre, piestre! (presto, presto!) » urla una voc e autori -
taria.
Poco dopo, sento qualcuno che grida a lungo e pie -
tosam ente, e dai suoi lamenti im m a gin o sia stato col pito al
ventre. Chi sarà? Un russo? Una MGtedesca crepita e abba -
ia a corte raffiche, ed ecc o improv visa mente apparire il Vec -
chio, che scivola rapido dentro il cratere, mi prende di peso
e mi lancia in avanti co m e fossi un sacc o di farina.
Vedo degli stivali di cuoio scuro che corron o, poi degli sti -
vali neri tedeschi, proprio mentre un vio lentissim o tiro di
sbarram ent o si scatena sull'intera linea del fronte. Una gra -
nata fa schizzare in aria neve e terra proprio a pochi centi -
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metri da me, mentre un proiettile perfora il mio elmetto.
Dove sono? Nella trincea tedesca, e co m e in un sogn o vedo
un fantacci no che mi avvicina alle labbra una borraccia e
bev o avida m e nte, finché la man o del Vecchio allontana bru -
scam e nt e la gavetta dalla mia boc ca arsa.
« Una palla nel ventre », dice asciutto al sergente di stato
mag gi or e.
« Ah, ho capito! » replica il veteran o che ha già con os ciuto
e vissuto ben due guerre, e altrettante inesorabili disfatte.
Le nostre barelle veng on o portate dentro il bunker dov e il
co m an dante del reggi m e nt o viene a stringere la man o ad
ognun o di noi e distribuisce a tutti delle sigarette Juno.
« Vi aveva m o scam biati per Ivan », dice a Moser un tenen -
te anziano, mortificato.
« Poco importa! » replica Moser con stanchezza. « Quasi
non riesco a capire 'co m e' siam o arrivati fin qui, e ' se ' sia -
mo veram ent e qui, in salvo. Siamo usciti dall'inferno, in ef -
fetti. »
Al posto di socc ors o, il Vecchio e Barcelona veng o no a sa -
lutarci e a porgerci un caloros o arrivederci, prima di vederci
evacuare. In quello stesso istante, il colonn ell o Moser lancia
un'occhiata al di sopra del parapetto della trincea, seguend o
con uno sguardo infinitamente stanco un razzo illuminante
che saetta nel cielo. Il sole sta levandosi dietro le linee russe,
e il gelo rende tutto brillante il paesaggi o in questo imprev e -
duto, splendido mattino dell'invern o russo. Si accende una
sigaretta, e non sente lo scoppio, non sen te l'esplosion e della
granata che gli dilania co mpl eta mente il viso. Le sue mani si
lasciano sfuggire l'MPI, il suo corpo si china in avanti lenta -
mente, e una nuo va granata lo ricopre co mpl eta m e nt e di
neve. Un muc chio infor m e, bianc o.
« Pioprio prima di partire ho visto con i miei occhi morire
il nostro capo », racconta Fratellino nel treno- ospedale che
lo porta lontano. « Aveva detto che non voleva più vedere le
nostre facce, e per la verità, è stato esaudito. »
» La guerra è fatta così, amic o », dice il Legionario, in
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tono filosofic o.
« Mi aveva prom ess o la croc e di ferro », dice Porta, la cui
"amb a stesa e rigida, segue il movi m e nt o del treno e tutti i
suoi scoss oni. « Pazienza! »
« Il medic o non vuole assolutam e nt e segar mi via i piedi »,
dice Fratellino, mostrando un colossale ben daggi o che li av -
volge tutti. « Così sarò costretto a tor nare a marciare per tut-
ta la vita. Ho proprio e sem pre ben poca fortuna, io! »
« E io, ho un serpente dentro la pancia », dico, mettendo in
mostra un tubo di drenaggi o che mi esce dalla piaga.
E quanto al « professor e », quello piange. Rientrare in
Norvegia co m e un uo m o mon c o di un braccio, è un pensiero
che lo fa impazzire, e per rabb onirlo il medic o capo gli ha
prom ess o il trasferim ent o in una caser ma di reclute, ma qua -
si non osa crederci, il pove retto. Dopo molte ore di viaggi o,
ci scaricano alla sta zione di Lemb erg, per essere rimessi in
salute in Polonia prima del definitivo rientro in Germania.
« Da dov e venite? » ci chiede un'infer mi era, dalla masc ella
molto dura e maschile.
« Da Mosca », sghignazza Porta con insolenza, « ma guar -
da un po' se si dev e faticare tanto ad arrivare fin qui per es -
sere accolti dalla più brutta e dalla più scostante delle lavo -
ratrici in gre m b iule bianc o che abbia mai visto! »
« Farò rapporto sulla vostra sfacciataggin e! » pro testa la
donna molto offesa.
« E io ti presterò il mi o pene, per scriverlo me gli o il tuo
rapporto! » risponde Porta, scoppiando in una grossa risata.
E proro mp e in una rumor osa scorreg gia, che con clude la
nostra campagna di Russia.

FINE
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INDICE
Il sergente: una donna ....................................................... 5
La via crucis di Herr Niebelspang ................................. 24
I cacciatori corazzati ......................................................... 51
Porta « cantore alle armi » ............................ 71
I Tepluschka ....................................................................... 88
Il deposito di carne ............................................................ 110
Davanti a Mosca ................................................................ Ì36
Il capitano mon g ol o .......................................................... 17 0
La fuga dei generali .......................................................... 229
La partigiana ....................................................................... 278