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ITALO SVEVO

INTRODUZIONE

Aron Ettore Schmitz, alias Italo Svevo, nacque a Trieste in una famiglia ebrea nel 1861 e morì nel
1928 in seguito ad un incidente automobilistico.
E’ famoso per il suo contributo alla nascita del romanzo contemporaneo del ‘900 nella sua
accezione più attuale di opera in cui si parla dei conflitti dell’uomo moderno, di tutte le sue ansie e
delle contraddizioni: l’approfondimento psicologico dei personaggi, lo scavare nella loro
personalità in maniera quasi morbosa (andando a scrutarne tutte le pieghe e cogliendone le
sfumature più confuse) diventa il tema centrale della sua opera.
Tale componente psicoanalitica - conosciuta attraverso lo studio e la traduzione delle opere di Freud
- si contrapponeva visibilmente tanto al Verismo verghiano, quanto all’Estetismo dannunziano ed “il
caso Svevo” divenne uno degli argomenti privilegiati delle Riviste di critica letteraria italiana.
Italo Svevo ha scritto anche racconti, opere teatrali e saggi, influenzato dal realismo proveniente
dalla Francia, creando città e ambienti che fanno da cornice ai suoi racconti e parlano di realtà tristi
e opache.
Italo Svevo è il nome d’arte, volto ad indicare la doppia componente culturale: italiana di origine, e
quella del nord Europa acquisita.

VITA
Il padre era un facoltoso commerciante; cercò di avviare il figlio allo stesso mestiere, verso il quale
il giovane però non era portato. Studiò a Trieste e in Germania, imparò quattro lingue e si
appassionò in breve ai maggiori classici tedeschi, da Schiller a Richter, da Goethe a Schopenhauer. -
Lavorò in banca e continuò a coltivare la passione letteraria, collaborando anche con il giornale
triestino “L’Indipendente”.
Dedicò i suoi studi a Boccaccio, Guicciardini, Machiavelli e non trascurò la lettura di Flaubert,
Zola, Stendhal e Balzac.
Cominciò a scrivere alcune commedie e nel 1892 pubblica, a proprie spese, il suo primo romanzo,
“Una vita”, che verrà però ignorato dalla critica.
Nel 1886 dopo quella di un fratello, seguirono le morti del padre, della madre e anche quelle di due
sorelle. Questa serie interminabile di lutti familiari segnò Svevo nel profondo e solo con l’aiuto del
suo caro amico, il pittore triestino Umberto Veruda, ma grazie soprattutto alle attenzioni della
cugina Livia Veneziani, superò questi difficilissimi momenti. Sposò Livia nel 1896. Nacque poi la
loro figlia Letizia.
Svevo continuò a dividersi tra tre lavori: per obbligo, impiegato in banca; appassionato insegnante
di lingua tedesca e francese; scrittore del giornale “Il Piccolo”, con la mansione di spoglio della
stampa estera.
Nel frattempo, riuscì a scrivere il suo secondo romanzo, “Senilità”, che pubblicò sempre a sue spese
nel 1898. Ma la critica gli rimproverò di utilizzare la lingua italiana in maniera troppo povera.
Questo insuccesso minò profondamente la fiducia di Svevo in se stesso, spingendolo ad
abbandonare la scrittura a favore della lettura di altri grandi classici, tra i quali Dostoevskij, Ibsen e
Cechov.
Dal 1899, come dirigente nell’industria del suocero, Svevo cominciò a viaggiare per affari in
moltissimi paesi europei tra cui Germania, Inghilterra, Austria e Francia.
Lo scrittore irlandese James Joyce, giunto a Trieste per insegnare l’inglese, divenne un suo caro
amico. Il rapporto tra i due fu basato sul comune interesse per la Letteratura e Joyce espresse pareri
positivi rispetto alle opere di Svevo, incoraggiandolo a non arrendersi e a riprendere in mano la
penna.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Joyce lasciò l’Italia e Svevo rimase a Trieste,
dedicandosi in modo particolare alla letteratura inglese e alla psicanalisi: traducendo “La scienza
dei sogni" di Freud. Finita la guerra, collaborò con il primo grande giornale triestino, “La Nazione”
e portò a compimento la stesura del terzo romanzo, “La coscienza di Zeno” edito nel 1923 da
Cappelli sempre a spese dello scrittore.
Montale, (che Svevo aveva conosciuto indirettamente attraverso il suocero, il quale aveva contatti
commerciali con la famiglia del poeta), gli dedicò su “L’Esame” nel 1925 un ampio saggio critico
dal titolo “Omaggio a Svevo” sulle tre opere che l’Autore stesso gli aveva inviato e da lì, grazie
anche alle molte lodi a livello europeo, decaddero i pregiudizi nei confronti dello scrittore triestino..
In questi anni iniziò a dedicarsi anche allo studio dei capolavori di Franz Kafka e Marcel Proust; ma
nel 1928, il 13 settembre, rimase purtroppo vittima di un incidente stradale a Motta di Livenza.

OPERE
L’attenzione dello scrittore è rivolta all’analisi psicologica del protagonisti inetti.
In “Una vita” Alfonso Nitti, un impiegato di banca trasferitosi a Trieste dalla provincia, non riesce
ad adattarsi né alla vita della città, né al suo lavoro e neppure all’amore di Annetta Maller, figlia del
suo direttore. Preso dall’angoscia, decide di togliersi la vita con il gas.
Il titolo “Senilità” acquista un significato metaforico, indicando l’incapacità di agire delle persone
anziane; tuttavia, è propria anche del protagonista il giovane Emilio Brentani, impiegato in una
compagnia di assicurazioni, che vive nella monotonia sino a quando non si innamora di Angiolina,
bella e attraente, ma volgare e sfacciata.
Intanto, il suo amico Stefano Balli cerca di distoglierlo dall’amore; la sorella si innamora
segretamente del Balli stesso e, presa dalla disperazione per non esserne corrisposta, si toglie la vita,
avvelenandosi.
Dopo la morte della sorella, il Brentani piomba di nuovo nella solitudine di una vita monotona;
rinuncia perfino all’amore per Angiolina, che, nel frattempo, è fuggita con un altro.
“La coscienza di Zeno” è il capolavoro dello scrittore il quale presenta il travaglio interiore del
protagonista Zeno Cosini, un ricco commerciante di Trieste. E’ indotto dal suo medico psicanalista,
al quale si è rivolto con lo scopo di comprendere meglio se stesso per guarire dall’incapacità di
agire, a scrivere un diario che descriva la “malattia” di chi non riesce ad adattarsi al mondo esterno
(allo stesso modo dei personaggi degli altri due romanzi).
LO STILE E LA POETICA DI ITALO SVEVO
le profonde conoscenze delle teorie freudiane e la smisurata cultura europea contemporanea
portarono Svevo ad analizzare l’esistenza in maniera così profonda, dalla realtà esterna a quella
interiore dell’individuo, frutto della crisi dell’Europa ottocentesca.
In Una vita non trova il modo di reagire al naufragare di tutte le sue aspirazioni;
In Senilità non ha slancio né ardore ed è vecchio a livello spirituale, rassegnato a subire e non
vivere la vita;
Ne La coscienza di Zeno, non ha nessuna qualità, è privo di volontà e malato immaginario, oltre che
preda del caso.
La trilogia dei suoi romanzi esprime il fallimento dei grandi ideali che avevano guidato l’Ottocento.
Con amarezza ed ironia scruta nella coscienza, alla ricerca delle debolezze e delle miserie umane;
scrivere così pagine piene di tristezza amorevole rassegnazione rispetto alla condizione umana e al
dramma esistenziale dell’uomo moderno.
TEMI E LE IMMAGINI

L’inetto: colui che meglio rappresenta l’uomo moderno, l’antieroe che vive la sua grigia
vita ordinaria aspirando a qualcosa di più ma non avendo la volontà necessaria per
raggiungerlo. Egli cade preda dei propri limiti, della propria inadeguatezza e della paura.
Questi antieroi sono l’opposto all’eroe di D’Annunzio.
La malattia: temi ricorrenti sono la malattia in contrasto con la salute, la medicina e il
rapporto tra medico e paziente. La stessa “Coscienza di Zeno” si struttura come un diario di
Zeno scritto per il suo medico.
La psicoanalisi: grazie all’approfondito studio di Freud, i personaggi di Svevo si
autoanalizzano e fanno lo stesso col proprio modo di rapportarsi al mondo esterno, col senso
di inadeguatezza e coi propri traumi. Proprio nel periodo tardo della vita si concentrano tutte
le contraddizioni che fanno parte dell’esistenza di ognuno di noi.
La vecchiaia: contrapposta alla giovinezza, la vecchiaia è difficile da vivere in rapporto
alla gioventù, coi ricordi e col presente.
L’ironia: non manca mai nei testi di Italo Svevo, anche quando gli argomenti affrontati
sono seri. L’ironia è rivolta prima di tutto verso l’autore e i suoi discorsi, poi ai personaggi e
alle loro storie.