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INDICE-SOMMARIO

5a conferenza Stoccarda, 27 dicembre 1919 xx

Il bilancio mondiale della vita animica e spirituale del presen-


te
Nietzsche e l'estirpazione dello spirito tedesco. David Friedrich
Strauss rifiuta le vuote frasi religiose. La decadente vita spiri-
tuale dell'Est e l'elemento meccanicistico nella civiltà occiden-
tale. L'homunculus di Hamerling come il tipico egoismo
senz'anima. La nuova via verso il Cristo.

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QUINTA CONFERENZA

Il bilancio mondiale della vita animica e spiritua-


le del presente

Stoccarda, 27 dicembre 1919

Guardando oggi a come le singole nazioni e i singoli paesi sia-


no isolati gli uni dagli altri, a tal punto che talvolta è del tutto
impossibile, e persino, nel caso di confini ristretti, molto diffi-
cile, passare da un territorio nazionale o da un paese a un altro,
si deve dire che, se si è preso parte in una certa misura alla vita
spirituale nel modo in cui si è sviluppata nel mondo odierno, si
può affermare soltanto una cosa: questo fatto non è minima-
mente compatibile con ciò che vive in realtà nell'interiorità
dell'essere umano come aneliti profondissimi, come impulsi a-
nimici e spirituali. Perché, se si guarda imparzialmente in que-
sta interiorità umana, si deve sentire come la sostanza dell'inte-
riorità, come tutte le forze dell'interiorità di un essere umano
che prende parte alla vita culturale, si compongano degli ele-
menti della vita spirituale e culturale di tutti i popoli civilizzati
della Terra, e nessun uomo oggi è nella posizione – se posso
usare questa espressione commerciale - di tirare in qualche
modo il bilancio della sua vita spirituale, senza introdurre nelle
singole voci ciò che è confluito nella totalità della nostra costi-
tuzione animico-spirituale da tutti i centri di cultura del mondo.
Ma a che punto siamo con questo tirare il bilancio della nostra
vita animica e spirituale nel nostro immediato presente? Mi
sembra che convenga fare queste riflessioni in particolare per
quanto riguarda il popolo tedesco. Proprio oggi, in fondo, si

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deve parlare seriamente delle faccende che riguardano la nostra
vita culturale. Si può forse ricordare, senza venire fraintesi do-
po tutto ciò che abbiamo vissuto, come l'almanaccatore e pro-
fondo pensatore Friedrich Nietzsche abbia scritto, nell'anno in
cui è nato l'odierno impero tedesco, il suo libro: “La nascita
della tragedia dallo spirito della musica”. Riguardo ai senti-
menti che allora si muovevano nell'anima giovanilmente ane-
lante di Nietzsche, egli stesso scrive, guardando proprio al mo-
do in cui l'impero fu inaugurato, che gli sembrava che fosse
imminente l'estirpazione dello spirito tedesco[1] a favore
dell'impero tedesco. Ci sono stati anni – e non sono passati da
tanto – in cui una simile affermazione doveva apparire più o
meno a molti come frivola. Ma le cose sono andate diversa-
mente, e oggi dare torto o ragione a colui che ha fatto una simi-
le affermazione non è più tanto importante. Importante appare
invece, rispetto a quanto è stato detto, il fatto che una simile af-
fermazione potesse venir fatta agli albori del nuovo periodo
imperiale da una persona che in realtà ha sofferto abbastanza
profondamente per ciò che si può riassumere nell'espressione:
il materialismo del diciannovesimo secolo. Ma forse si può
portare avanti a livello di pensiero l'idea, la sensazione che ha
condotto a questa affermazione. Si potrebbe dire: non potrebbe
forse essere proprio il bisogno del popolo tedesco, che vive
nello spirito e nell'anima del suo stesso organismo, ciò di cui
Nietzsche pensava che all'epoca fosse stato estirpato e reciso?

Con queste parole introduttive non vorrei tanto affermare,


quanto in realtà accennare, alla serietà che deve essere presente
nelle osservazioni che riguardano una grande panoramica

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sull'attuale vita spirituale e animica e sui suoi compiti. Seppure
all'epoca, nel 1871, sia caduto attraverso Nietzsche anche solo
un piccolo fascio di luce sul bilancio della vita animica e spiri-
tuale del presente, possiamo dire che anche diversi altri spiriti
anelanti alla profondità e alla serietà, e appartenenti all'evolu-
zione dello spirito tedesco nel diciannovesimo secolo, si sono
occupati del bilancio mondiale della vita spirituale del loro
tempo. Potrei ricordare molte personalità che hanno pensato
nel senso di un tale bilancio mondiale della vita spirituale e a-
nimica. Vorrei solo richiamare l'attenzione su David Friedrich
Strauss, che oggi certamente non sarà simpatico, a ragione, a
molti per il suo materialismo. Coloro che, fra gli stimati ascol-
tatori, mi hanno sentito parlare nel corso degli ultimi decenni,
intuiranno quanto la mia anima avversi qualcosa com'è il libro
di David Friedrich Strauss “L'antica e la nuova fede”; ma in es-
so vengono poste le grandi domande della metà del dicianno-
vesimo secolo, domande quali: abbiamo ancora religione?
Siamo ancora cristiani? Queste domande David Friedrich
Strauss le pone con insistenza. E ancora una volta non vorrei
qui decidere se la risposta a queste domande sia sì o no, e ne-
anche come una tale risposta stia in relazione con lo stesso Da-
vid Friedrich Strauss. Ma vorrei porre l'attenzione sul fatto che,
nonostante tutto il materialismo di David Friedrich Strauss, no-
nostante che in questi sia presente tutto ciò che proprio Nie-
tzsche ha percepito come delle trivialità nella sua concezione
del mondo, pure aleggia dell'onestà su ciò che allora David
Friedrich Strauss ha scritto.

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A quali domande voleva rispondere David Friedrich Strauss, e
da quali punti di vista? Egli ha assorbito tutto ciò che il dician-
novesimo secolo ha portato come concezione del mondo e mo-
do di sentire il mondo basati sulle scienze naturali. David Frie-
drich Strauss tentò di costruirsi un'mmagine del mondo a parti-
re dagli elementi più recenti dell'età moderna, e si deve dire:
con tutto ciò che è stato prodotto nei tempi più recenti fino a
Darwin e Haeckel, David Friedrich Strauss ha formato la sua
immagine del mondo, se la è formata in modo onesto come
propria convinzione e come completa estensione della sua vita
animica, del tutto onestamente si è posto la domanda: posso
ancora avere religione nel senso antico, se mi riconosco in que-
sta immagine del mondo corrispondente al modo di sentire e
pensare del nuovo tempo? Posso onestamente essere ancora
cristiano, se mi riconosco in questa immagine del mondo? E ad
entrambe le domande Strauss si risponde onestamente con un
no. Egli tira un bilancio mondiale della cultura moderna, della
vita animica e spirituale in questo senso.

Per quanto nettamente il seguace della Scienza dello Spirito


possa pronunciarsi contro questa professione di fede di David
Friedrich Strauss, si deve anche dire che allora tramite lui, co-
me tramite molti altri, si è tirato un onesto bilancio della vita
spirituale e animica del presente. Se si guarda senza pregiudizi
a ciò che, a partire da circa la metà del diciannovesimo secolo,
si è verificato ed è emerso come tentativi analoghi, non si potrà
affatto parlare di un bilancio onesto, ma soltanto del fatto che
da moltissime parti ci si è sforzati di occultare un bilancio
mondiale della vita animica e spirituale. E questa operazione di

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occultamento del bilancio mondiale della vita animico-
spirituale è qualcosa che ci viene incontro passo passo. La ve-
diamo avanzare passo passo quando osserviamo ciò che viene
fatto valere da numerosi rappresentanti di questa o quella con-
fessione. Da una parte tali uomini trovano spesso parole che
appaiono naturalmente come concessioni al modo di pensare e
sentire delle scienze naturali e, contemporaneamente, non in-
tuendo nulla dell'onestà di David Friedrich Strauss, costoro
continuano a parlare di Cristianesimo e di religione sulla base
di vecchie abitudini di pensiero, e non viene loro in mente di ti-
rare un vero bilancio fra quelle voci che dalle parti più diverse
entrano nella nostra vita spirituale.

Ma non riusciamo affatto, tentando di partire da una piccola


cerchia, ad arrivare ad elaborare finalmente un bilancio onesto.
Lo sforzo di pervenire a vaste visioni a partire da piccole cer-
chie, è proprio ciò che ci ha portato all'assurdo. L'attaccamento
a piccole comode idee è ciò che non ci ha fatto acquisire un
rapporto adatto con i fatti del mondo, è ciò che alla fine è stato
provocato dalla spaventosa catastrofe degli ultimi anni. Dalle
terribili esperienze, dallo spaventoso travaglio di questa cata-
strofe, l'umanità doveva imparare che è veramente il tempo di
volgere in avanti lo sguardo, nella direzione in cui realmente si
producono quei punti di vista che dominano la vita, in maniera
tale che noi impariamo a dominarla coscientemente, e non ci
facciamo più tenere al guinzaglio da questo o da quello.

Oggi non ci mancano davvero i più diversi programmi politici,


le più varie idee programmatiche. Si vorrebbe dire: le associa-

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zioni, i programmi e le idee programmatiche crescono numero-
se come le more! Alla fine possono crescere così tanto perché
la nostra vita intellettuale si è sviluppata molto, e a partire da
una vita intellettuale ben sviluppata si dice sempre qualcosa di
ragionevole su cui si può giurare come su qualcosa di sacro. E
così nascono quei numerosi programmi – siano essi programmi
politici o programmi di vita spirituale, programmi che riguar-
dano un qualsiasi campo della morale, dell'agire sociale e così
via – programmi i cui promotori pensano sempre: ciò che io
vedo giusto per l'umanità deve venire adottato il più presto pos-
sibile in tutto il mondo attuale, perché io l'ho pensato come co-
sa giusta e sana per l'umanità, deve estendersi su tutto l'insieme
dell'umanità, ovunque, in America, Europa e Asia. E, in ag-
giunta, il maniaco dei programmi pensa spesso ancora così: ciò
che ho escogitato deve valere proprio fino alla fine dei tempi;
perché è l'assoluto toccasana per la Terra intera e per tutti i
tempi a venire!

In questo modo di pensare, in questo modo di pensare che asso-


lutizza tutto, si trova il destino fatale e il vero peccato della vita
intellettuale del nostro tempo. Il nostro tempo non vuole vedere
le relazioni concrete che vi sono fra gli uomini, non vuole ve-
dere quanto siano diverse le condizioni di vita anzitutto dell'O-
riente e dell'Occidente. Vorrei oggi dare solo uno schizzo, a
partire da questo punto di vista, del bilancio mondiale della vita
spirituale e animica, volendo porre l'attenzione su quanto sia
diverso tutto ciò che sgorga dall'anima, come immagine di vita
e e come concezione del mondo, da una parte in Oriente,
dall'altra parte in Occidente. E noi che siamo qui nella Mitte-

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leuropa, non siamo, in realtà, interiormente intessuti nella no-
stra vita animica e spirituale di ciò che da una parte fluisce
dall'Oriente, che ne è fluito da secoli e millenni? E poi ancora,
d'altro canto, non siamo anche intessuti di ciò che quale parti-
colare elemento nuovo sgorga ed è sgorgato da lungo tempo in
Occidente? Se guardiamo a ciò che sta alla base di tutto lo svi-
luppo culturale del nostro paese e della nostra vita, se guardia-
mo al Cristianesimo, a questo potentissimo impulso di tutta l'e-
voluzione terrena, che però ha dato la sua configurazione in
tutte le sue parti soprattutto alla cultura occidentale, troviamo
che, a prescindere del tutto dal fatto che l'evento del Golgota si
sia compiuto in Oriente, la prima corrente del Cristianesimo è
confluita in Europa dallo spirito orientale; e che noi, dal mo-
mento che abbiamo nella vita animica europea l'impulso-
Cristo, abbiamo con esso anche un'impronta orientale. L'intera
configurazione, l'intero modo della vita spirituale orientale si
rifà a tempi antichi. E oggi – a conferma di ciò, basta che leg-
giate le parole persuasive di una figura quale quella rappresen-
tata da Rabindranath Tagore[2].

Se guardiamo all'Asia, dove ancora tutto si muove fra gli erudi-


ti, dove tutto prende parte alla formazione del bilancio della vi-
ta animica e spirituale, vediamo qualcosa che in un certo modo
si è prodotto come un'evoluzione in linea diretta dell'antichis-
sima vita spirituale propria dell'Oriente. Per quanto anche noi
facciamo parte di questa vita spirituale orientale, per quanto es-
sa si sia instillata goccia a goccia nella nostra cultura, dobbia-
mo ricorrere sempre alle nostre più profonde forze di compren-
sione e conoscenza se vogliamo capire ciò che vive oggi in O-

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riente quale anelito fondamentale, e poi, soprattutto, se voglia-
mo comprendere da quali fonti spirituali, attive secoli e millen-
ni fa, si è sviluppata l'attuale vita spirituale orientale. Se guar-
diamo a questa vita spirituale, in essa acnora oggi troviamo
qualcosa che si vorrebbe chiamare spiritualità. Questa spiritua-
lità in Oriente è certamente in decadenza, e neppure si può pa-
ragonare ciò che pure viene dai migliori spiriti dell'Oriente con
ciò che una volta è sorto in Asia per l'umanità come vita spiri-
tuale profonda e piena di significato. Questa spiritualità porta
un carattere di fondo - e questo carattere di fondo ci diverrà e-
vidente man mano che andiamo indietro nel passato -. Se esa-
miniamo tutto ciò che possiamo sapere della vita culturale, del-
la vita animica dell'Oriente, dobbiamo dire: ad ogni modo essa
non è sorta da una costituzione e da una disposizione animica
quali sono nella nostra vita ordinaria di uomini occidentali; ma
è sorta in modo tale che alla costruzione di questa vita spiritua-
le hanno preso parte forze animiche diverse da quelle che noi
usiamo persino nella nostra progredita vita scientifica e nella
ricerca spirituale più evoluta. Per percepire, per sentire giusta-
mente la configurazione, l'intero modo di essere della vita spiri-
tuale orientale – che, come ho già detto, è ora in decadenza - ci
si deve chiedere, come ho fatto spesso io in queste conferenze,
cercando anche di fornire una risposta su basi scientifico-
spirituali – ci si deve appunto chiedere questo: non può parlare
nell'uomo anche qualcosa che è di natura superiore a ciò che si
serve esclusivamente di strumenti neuro-sensoriali esteriori, o
comunque di strumenti corporei, per divenire espressione di vi-
ta animica e spirituale?

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Spesso si è qui mostrato, a partire da fondamenti scientifico-
spirituali, come il ricercatore dello spirito, mantenendo lo stes-
so rigore scientifico che contraddistingue l'attuale scienziato
della natura, possa penetrare in ciò che si può chiamare l'eter-
no, in ciò che è immortale nell'uomo, in ciò che si inserisce nel
corpo umano, che si inserisce nel corpo ereditato come ciò che
di non ereditato deve provenire dal mondo spirituale, ciò che si
inserisce nel corpo ereditato con la nascita o il concepimento, e
che, quando l'uomo passa per la porta della morte, ritorna a sua
volta fuori nel mondo spirituale. Se percepiamo ciò che in par-
ticolar modo ci parla dai più antichi elementi della vita spiritua-
le orientale dobbiamo dirci: qui, partendo dall'uomo, non ci
parla soltanto ciò che si serve di strumenti esteriori corporei,
come nella nostra scienza, nella nostra poesia, nella nostra arte;
qui parla, andando oltre a quanto possono fare gli strumenti
corporei, l'uomo spirituale che, quale essere eterno, discende
dai mondi spirituali attraverso la nascita o il concepimento, e
che poi ritorna nel mondo spirituale attraverso la porta della
morte. La vita spirituale dell'orientale è una sorta di rivelazione
di ciò che l'uomo ha portato con sé nell'esistenza fisica attra-
verso la nascita o il concepimento, di ciò che, in un certo senso,
non può usare qui, bensì deve di nuovo portare con sé attraver-
so la porta della morte. Si può dire: tutto ciò che l'uomo istruito
orientale tratta come cultura realmente spirituale è frutto
dell'uomo superiore presente nell'uomo, se posso usare questa
espressione divenuta triviale; è qualcosa che va molto oltre
l'umanità di tutti i giorni.

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In fin dei conti nella nostra vita animica abbiamo solo una par-
te del nostro essere, a partire dalla quale possiamo davvero far-
ci una giusta e approfondita rappresentazione del modo com-
plessivo in cui l'orientale in tempi remotissimi si poneva di
fronte alla vita spirituale. Per farci una simile rappresentazione
dobbiamo osservare il modo in cui emerge in noi, considerando
il complesso delle forze migliori del nostro essere umano, ciò
che noi chiamiamo i nostri impulsi morali, ciò con cui misu-
riamo in noi il moralmente buono e il moralmente cattivo.
Quando questi nostri impulsi morali si annunciano nel più pro-
fondo del nostro essere come intuizioni, quando vogliono di-
ventare la retta via della nostra vita nel campo morale, viviamo
in questi impulsi qualcosa della forza animica che ci dobbiamo
immaginare estesa a tutto ciò che l'orientale percepisce quando
fa apparire come per incanto la sua vita spirituale nel mondo fi-
sico. E lì non vi è nulla di quella disposizione che abbiamo noi
occidentali quando facciamo qualche esperimento con la natu-
ra, nulla di quella disposizione che impregna le nostre filosofie,
le nostre concezioni del mondo e i nostri triviali monismi, ben-
sì la coscienza, nell'anima, di ricevere un qualcosa di ultrater-
reno, qualcosa di sovrasensibile, era quanto determinava l'o-
rientale in tutto ciò che gli dava il contenuto che egli avrebbe
potuto chiamare la sua concezione del mondo.

Di questo modo, non voglio dire di pensare al mondo sovrasen-


sibile, bensì di questo modo di porsi nei confronti del mondo
sovrasensibile, di questo modo di percepire riguardo a ciò che
si può manifestare dal mondo sovrasensibile in quello sensibi-
le, colui che appartiene alla civiltà occidentale da lungo tempo,

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in fondo, non ha saputo cosa farsene. Certo, ha fatto la sua
comparsa in maniera astratta nell'esteriore vita morale ciò che
possiamo chiamare l'uomo superiore nell'uomo. Ma quella po-
tente esperienza diretta attraverso la quale questo uomo supe-
riore costruisce all'interno di questo mondo fisico-sensibile una
cultura spirituale, che è espressione diretta del sovrasensibile, è
una cosa che nella cultura occidentale è andata persa al massi-
mo grado. Questo oggi dovrebbe venire ammesso come onesto
risultato di un bilancio mondiale della vita animica e spirituale.

Se gettiamo uno sguardo ai singoli fenomeni, da un canto ve-


diamo come – e su questa cosa ho già richiamato l'attenzione –
l'impulso Cristo si è inserito in tutte le nostre correnti spirituali.
Un tempo entrò con enorme forza dirompente nella vita occi-
dentale, ma poi la perse. Se andiamo indietro agli antichi tempi
cristiani troviamo che gli uomini che si volevano avvicinare
con serietà alla concezione del mondo cristiana, volevano affer-
rare la figura del Cristo attraverso un sapere sovrasensibile. Nel
diciannovesimo secolo proprio i teologi più progrediti, i più
profondi conoscitori del Cristianesimo, sono stati fieri di allon-
tanare il sovrasensibile anche dalla figura del Cristo Gesù, e ci
sono stati, e ci sono ancora, docenti universitari di teologia cri-
stiana che sono fieri di scorgere nel Cristo Gesù solo il “sem-
plice uomo di Nazareth”, che sono fieri di inserire all'interno di
questa figura della vita terrestre quanto meno sia possibile di
sovrumano. Vediamo, come, per così dire, a poco a poco si è
dileguato il senso del sovrasensibile anche nei confronti delle
più sante convinzioni dell'umanità occidentale, spesso proprio
in personalità di spicco. Gli uomini in occidente non poterono

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combinare nulla persino con ciò che attraverso i secoli si è svi-
luppato in loro a partire dallo spirito dell'Oriente. Lo materia-
lizzarono. Il fenomeno più significativo è la materializzazione
del Cristianesimo ad opera della teologia, perché è una materia-
lizzazione cancellare l'essere del Cristo, che deve venire pensa-
to come un qualcosa di ultraterreno, unito con la personalità di
Gesù di Nazareth, e concentrarsi solo sulle caratteristiche per-
sonali di Gesù di Nazareth come se si trattasse di un qualsiasi
fenomeno storico.

Possiamo vedere anche con altri esempi quanto stranamente si


comporti lo spirito occidentale nei confronti di quello orientale.
La nostra Scienza dello Spirito orientata antroposoficamente
alcune persone la confondono, chi coscientemente, chi in modo
inconsapevole, chi benevolmente, chi in modo malevolo, con
ciò che nei paesi di lingua inglese si chiama teosofia. In realtà
oggi non voglio parlare dell[3], ma voglio richiamare l'atten-
zione sul fatto che l'Inghilterra, popolo conquistatore del mon-
do, nell'ultimo terzo del secolo precedente possedette un feno-
meno che, anche se in rapporto con l'intera cultura inglese ap-
pariva piccolo, era tuttavia degno di nota, e che si espresse nel
movimento teosofico inglese. Che cosa voleva questo movi-
mento teosofico all'interno di una cultura così squisitamente
occidentale? Voleva l'approfondimento della vita spirituale, vo-
leva una nuova ricerca delle fonti dell'esperienza spirituale.
Che cosa fece? I membri del popolo conquistatore del mondo
anelavano alle fonti dello spirito. Andarono dal popolo degli
indiani, che avevano conquistato, e attinsero lì all'antica sag-
gezza orientale. Il motivo per cui siamo stati così stigmatizzati

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da parte teosofica sta proprio nel fatto che non li abbiamo imi-
tati[4]. E se si confronta ciò che vive all'interno di questa socie-
tà anglo-teosofica, che è stato interamente preso a prestito dalla
cultura indiana d'Oriente, con ciò che una volta era vissuto lì
come saggezza, allora si deve vedere in tutto ciò che qui viene
tramandato come, diciamo, “corpo eterico”, come “corpo astra-
le”, una materializzazione di ciò che lì in oriente era visione
spirituale, pensata in maniera puramente spirituale. Ma ciò che
ho appena detto è caratteristico per un altro fatto. Agli apparte-
nenti alla cultura inglese occidentale è tanto poco possibile, a
partire da se stessi, sforzarsi di pervenire alle fonti di una nuo-
va vita spirituale, da rivolgersi al tempo della decadente vita
spirituale orientale, prendendola in prestito per portare in occi-
dente merce straniera. Proprio in questo esempio si può vedere
quanto poco talento personale sia presente in occidente, nel
produrre da soli qualcosa di simile a quanto prodotto da
quell'uomo che come uomo superiore, come uomo spirituale,
come uomo eterno, come uomo immortale vive nel mortale, e
la cui espressione, alla fine, è proprio la cultura spirituale o-
rientale. Perciò l'orientale capisce molto bene cos'è l'uomo su-
periore nell'uomo, cos'è l'uomo che non vive puramente sulla
Terra, ma vive fuori nei mondi spirituali oltre la Terra.

Cosa abbiamo di analogo nella vita spirituale occidentale, e co-


sa abbiamo di sempre più analogo man mano che ci inoltriamo
sempre più in occidente, rispetto a questo uomo superiore per
come ho tentato di caratterizzarlo con parole balbettanti per
quanto riguarda la vita spirituale orientale – cosa abbiamo di
corrispondente, in realtà, nella vita spirituale quotidiana, abitu-

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ale e ordinaria dell'Occidente? Si deve riflettere a lungo per
giungere a ciò che la cultura occidentale dominante fino ad og-
gi ha di corrispondente all'uomo superiore, spirituale dell'O-
riente. Se oggi si dà un'occhiata ai soliti manuali riguardo la
popolazione della nostra Terra, si trova così notoriamente di-
chiarato: sulla Terra vivono circa 1500 milioni di uomini. Que-
sto, in fondo, è giusto se si guarda a quegli esseri umani che
creano per la cultura dell'umanità, camminando su due gambe
sulla superficie terrestre, ma non è più giusto per il nostro tem-
po attuale, se chiediamo quanto lavoro sia stato prodotto dagli
uomini da un tempo relativamente breve, quasi esclusivamente
anche per la cultura dell'umanità. Siamo arrivati, attraverso le
conquiste della cultura occidentale, a poter sostituire in gran-
dissima parte il lavoro degli uomini con quello delle macchine,
e possiamo dire: nel corso degli ultimi tre o quattro secoli ciò
che viene fabbricato e prodotto per la nostra cultura non è stato
soltanto il risultato di ciò che produce il lavoro umano, bensì
anche di ciò che produce il lavoro delle macchine. Se non ci
fossero le macchine si sarebbe costretti a constatare quanti uo-
mini dovrebbero lavorare per realizzare ciò che oggi si realizza
con l'aiuto delle macchine. A questo punto si può calcolare
quanti uomini in più dovrebbero vivere sulla Terra se quanto
viene prodotto con l'ausilio di macchine dovesse essere prodot-
to attraverso il lavoro umano. Io ho provato a calcolarlo, e ho
ottenuto che per una giornata di lavoro di otto ore – lo si può
calcolare, ad esempio, secondo il consumo di carbone e altro-
sulla terra dovrebbero lavorare circa 700/750 milioni di perso-
ne in più di quante ora siano presenti come uomini in carne ed
ossa. Questo significa che è vero solo fino a un certo punto - se

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guardiamo alla quantità del lavoro prodotto-, che abbiamo po-
polato la terra con 1500 milioni di uomini. In realtà l'abbiamo
popolata di più uomini, ma di uomini tali che non sono veri
uomini, bensì, propriamente, omuncoli, macchine, che però
fanno il lavoro che altrimenti dovrebbero fare gli uomini. Per
l'orientale, in un certo qual senso, con riferimento alla sua di-
sposizione animica, è abbastanza spiacevole quest'idea degli
omuncoli, dei 700/750 milioni di uomini che irrompono nella
cultura umana, e che non sono uomini, ma macchine.

Questo tipo di uomo che lavora, che è il portatore, il portatore


meccanico della forza lavoro umana, è il vero analogo, ciò che
è davvero corrispondente, nella normale cultura occidentale, a
ciò che l'uomo inferiore è per l'uomo superiore, per l'uomo spi-
rituale dell'Oriente. E non credo che chi oggi tiri onestamente il
bilancio mondiale della vita animica e spirituale possa non in-
cludere in questa resa dei conti ciò in cui, nei tempi migliori
che hanno dato qualcosa all'umanità, è culminata la cultura spi-
rituale orientale con l'uomo superiore nei confronti di ciò che
alla fine è il prodotto dalla cultura occidentale: l'uomo inferio-
re, la macchina che compie il lavoro umano.

Certo, nei tempi più recenti gli orientali non sono rimasti del
tutto degli idealisti, ma si sono impadroniti di ciò che deve
produrre la macchina dell'Occidente, ma per la configurazione
generale della loro vita spirituale trovo pur sempre caratteristi-
co il fatto che è avvenuto circa 45 anni fa. Allora i giapponesi
ricevettero i primi piroscafi da guerra a vapore dagli inglesi, ed
erano fieri di potere ciò che anche gli inglesi potevano: coman-

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dare navi da guerra. Allora congedarono il loro istruttore ingle-
se e uscirono da soli in mare. La gente osservava dalla terra-
ferma come un capitano guidava una nave da guerra per mare.
Ma avvenne allora qualcosa di spiacevole: il piroscafo girava e
girava e non la voleva smettere di girare su se stesso. Alla fine
dovette girare perché l'inglese che avrebbe capito come dare
sfogo al vapore attraverso l'apposito meccanismo, era stato
congedato. E così, il capitano giapponese dovette girarsi e rigi-
rarsi in alto mare finché il vapore fu del tutto consumato. Ora
certo, le cose non sono più così nella vita esteriore, ma nella di-
sposizione animica e spirituale è proprio così. Chi è di forma-
zione orientale, in fin dei conti, di fronte alla cultura spirituale
occidentale si trova come quel capitano giapponese sul suo pi-
roscafo a vapore da guerra, il cui congegno per la fuoriuscita
del vapore non capiva come dirigere. C'è un enorme abisso fra
la configurazione interiore della vita spirituale orientale e quel-
la occidentale. E tanto risulta difficile all'occidentale ritrovarsi
onestamente e veramente con la sua interiorità a suo agio nella
vita spirituale orientale, così d'altra parte è altrettanto difficile
per l'orientale ancora oggi ritrovarsi all'interno della vita spiri-
tuale occidentale.

Perciò è avvenuto che la cosa sia diventata ora una difficoltà in


particolar modo per noi dell'Europa centrale – perché noi, vor-
rei dire, siamo incuneati fra la vita spirituale orientale e quella
occidentale. Ciò che vi ho appena spiegato per quanto riguarda
la vita spirituale orientale, in fin dei conti è un caratteristica
della vita spirituale orientale dei tempi antichi. Ciò che di essa
si trova ancora oggi e che già si trova in un profondo processo

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di metamorfosi, ne è, in fin dei conti, solo un'ultima propaggi-
ne. Solo per chi capisce queste cose questa propaggine rimanda
a ciò che fu veramente la vita spirituale orientale, ma noi, fin-
tantoché apparteniamo all'Occidente, ci siamo nutriti a lungo di
ciò che ci è giunto da questa vita spirituale orientale. Non si
può dire che l'evento del Golgota stesso sia giunto solo dalla
vita spirituale orientale. Si è compiuto in oriente, ma è un fatto
che si è compiuto per l'intera umanità. Ma ciò che ha permesso,
a partire dalla costituzione spirituale e animica umana, all'Oc-
cidente, di comprendere sinora il mistero del Golgota, è venuto
dalla tradizione orientale. E il nostro modo di pensare cristia-
namente al mistero del Golgota, per chi può osservare impar-
zialmente queste cose, è appunto l'ultimo frutto di ciò che ab-
biamo ricevuto dalla tradizione orientale.

La nostra cultura normale, la nostra attuale cultura quotidiana,


continua a vivere ancora delle correnti spirituali dell'Oriente,
non ha ancora prodotto nuovi spunti per comprendere il miste-
ro del Golgota e altre cose sovrasensibili in una nuova maniera.
Tuttavia ciò che giù in Oriente è già in declino, ma che pure lì
è un elemento corrispondente all'uomo orientale attuale, cos'è
diventato presso di noi attraverso l'intera Europa, e fino all'ap-
pendice europea che è l'America? E' diventato parola vuota. In
punti importanti possiamo indicare come sia diventato solo pa-
rola vuota ciò che nelle nostre vene animiche abbiamo ancora
per comprendere il sovrasensibile, e cosa si è insinuato in que-
ste vene animiche attraverso antichissime correnti spirituali o-
rientali rispetto alle quali, a partire dalla nostra ordinaria cultu-
ra quotidiana, non abbiamo trovato ancora nulla di nuovo da

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aggiungere. Chi oggi persegue davvero lo sviluppo della nostra
vita animica e spirituale, deve dire a se stesso: molto, infinita-
mente molto in questa vita animica e spirituale non è nient'altro
che parola vuota, ha perso il suo contenuto. Pensiamo ancora
con le parole che, o ci sono state tramandate direttamente
dall'elemento linguistico orientale, oppure si sono conformate
ad esso. Ma è diventata parola vuota, e parola vuota è diventata
in gran parte la nostra vita spirituale. Pronunciamo le parole
per ciò che un tempo nell'antica cultura spirituale orientale a-
veva un senso grandioso, ma sono parole vuote nella nostra
bocca, nella nostra comprensione, nel nostro cuore.

Oggi l'uomo non lo percepisce in misura sufficiente, e ciò è la


sciagura del nostro tempo. Perché dalle parole nascono pro-
grammi di partito, dalle parole nascono anche concezioni del
mondo confezionate con parole, ma dalle parole non scaturi-
ranno mai fatti e idee fecondi per il reale sviluppo ulteriore
dell'umanità. Si può fare propaganda con le parole, ma con le
parole non si può costruire nulla. Gettiamo uno sguardo alla vi-
ta spirituale orientale con la sua eredità per noi, e ci diciamo: è
diventato solo parola vuota ciò che lì ha vissuto come mondo
spirituale. E ora gettiamo uno sguardo a ciò che – lo abbiamo
potuto caratterizzare in una certa misura – è l'aspetto più essen-
ziale della cultura spirituale occidentale: l'elemento meccanici-
stico. Come può venire percepito, se non viene più percepito
con quella tensione della vita spirituale che c'era una volta, e se
viene percepito soltanto in modo approssimativo, come può
venire percepita questa vita meccanicistica? Si può poi negare
che ciò a cui ci siamo abituati, e cioè il fatto che il lavoro di un

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numero che va dai 700 ai 750 milioni di uomini sia stato sosti-
tuito con la forza delle macchine, che tutto questo domini le
nostre idee sociali, domini le nostre idee di Stato, che si sia in-
serito nelle nostre teste – si può dunque negare?

Tuttavia ci sono stati uomini – ma sono delle eccezioni - all'in-


terno dell'umanità occidentale, che hanno percepito la cosa in
maniera profonda, e di nuovo si può fare riferimento ad un'ope-
ra significativa del poeta austriaco Robert Hamerling[5], al suo
“homunculus”. In questo “homunculus” tentò, negli anni ottan-
ta del secolo scorso, di tracciare l'immagine dell'uomo in tutta
la sua vita animica e spirituale, in tutto il suo essere spirituale e
animico che cresce e si forma nella cultura meccanicistica mo-
derna. Tentò di caratterizzare il modo di pensare che risulta da
ciò, la forma peculiare dello sforzo egoistico che ne deriva.
Tutto ciò Robert Hamerling tentò di tracciare nel suo “homun-
culus”. Caratterizza un uomo senz'anima, perché il modo di
pensare meccanicistico gliel'ha succhiata via per intero; delinea
un uomo che si è formato sulle usanze di questa cultura mecca-
nicistica. Quest'uomo diventa milionario. E Hamerling descrive
in anticipo qualcosa che allora ancora non esisteva nella realtà
quotidiana; descrive in anticipo la navigazione aerea su dirigi-
bile, e tutte le cose che allora non erano ancora realtà concreta.
Come un homunculus, come un uomo artificiosamente mecca-
nicistico nella sua vita animica e spirituale, così appariva l'uo-
mo occidentale a Robert Hamerling. Non come colui che co-
struisce la sua vita a partire da impulsi spirituali, dal sovrasen-
sibile che si manifesta nella parte più intima della sua anima,
bensì come colui che viene costruito dalle potenze meccanici-

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stiche del mondo esteriore, così Robert Hamerling caratterizza
il tipo del normale uomo occidentale come un homunculus.

E si deve dire: proprio quando si esamina qualcosa che descri-


ve in maniera approfondita le sensazioni che l'attuale uomo
colto orientale ha sulla vita dell'Occidente, allora si percepisce
in se stessi, si prova quello che prova quest'uomo orientale, per
esempio Tagore, che con tutto il fervore di una concezione spi-
rituale del mondo afferra di nuovo il suo mondo spirituale o-
rientale: guarda tutto ciò che può osservare nel mondo occiden-
tale come concezione della natura, concezione dello Stato, co-
me idee sociali; egli descrive ciò in modo tale che ci si dice –
soltanto con le sfumature con cui parla un orientale -: così oggi
questo colto orientale descrive tutto ciò come l'homunculus.
L'occidentale porta nella sua vita animica e spirituale l'eco di
ciò che una volta è stato grande in Oriente. L'orientale percepi-
sce ciò che la cultura occidentale ha prodotto di più grande
come cultura dell'homunculus.

So molto bene che coloro che se ne stanno comodi nelle loro


abitudini mentali oggi dicono che queste cose sono esagerate.
La cosa però deriva solo dal fatto che non si ha il coraggio di
chiamare le cose con il loro nome. E' tuttavia necessario tirare
onestamente le somme del bilancio della vita animica e spiritu-
ale. E con ciò abbiamo accennato a ciò che veramente caratte-
rizza questa cultura occidentale, a ciò a cui si deve accennare in
particolar modo ai nostri giorni. Non si può dunque toccare con
mano che dall'ultima catastrofe mondiale si sono sviluppate
delle condizioni che, anche per coloro che sono duri di com-

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prendonio, alla fine fanno capire ciò che chi è senza pregiudizi
poteva vedere da molto tempo, anche prima dell'anno 1914?
Non si può forse toccare con mano che sotto forma di impero
mondiale anglo-americano, questo essere anglo-americano va
diffondendosi in gran parte sulla Terra proprio con la sua natu-
ra di homunculus?

Questo non lo dico per il fatto che parlo a voi mentre mi trovo
in Germania. Cose simili le ho dette nelle ultime settimane e da
lungo tempo anche ad appartenenti alla stessa popolazione an-
glo-americana. A costoro ho detto tranquillamente: in fin dei
conti i tedeschi che vivono nell'Europa centrale adesso se la
passano meglio di voi perché, per il fatto che le cose si sono
sviluppate nel modo in cui si sono sviluppate, una gran parte
della responsabilità è stata tolta ai tedeschi – ma ne arriverà
un'altra!-, quella responsabilità che ora è passata all'elemento
anglo-americano. Oggi si deve pensare meno da questa parte a
come chiamare tutto questo – già, come lo si dovrebbe dunque
chiamare? Un inglese giudizioso recentemente me lo ha chia-
mato “Rapina collettiva ai danni di diversi paesi del mondo”;
forse è più indicato usare questa espressione piuttosto che adot-
tare una definizione nazionale tedesca; oggi si deve dunque
pensare molto meno a questa rapina collettiva, e molto di più,
invece, che questo è un fatto che fa il proprio corso, ma che co-
loro che in genere in quei paesi hanno nel loro cuore ancora un
senso di umanità, debbano sentire la gigantesca responsabilità
per la continuazione dell'evoluzione dell'umanità che pesa su di
loro per il fatto che essi si trovano all'interno di questa espan-
sione del mondo anglo-americano.

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Ma noi, come dobbiamo guardare noi a ciò che è l'essenziale di
questa cultura mondiale rappresentata dal mondo anglo-
americano con il suo carattere meccanicistico? Non crediate
che proprio chi appartiene alla Scienza dello Spirito vorrebbe
imprecare in maniera reazionaria contro questa cultura mecca-
nicistica, non crediate che potrebbe venirmi in mente anche so-
lo per un istante di esternare dei pensieri reazionari sull'evocare
antiche istituzioni, o qualcosa che vorrebbe eliminare anche
una sola conquista di questa nuova cultura! Questa cultura è
qui con la stessa necessità con la quale una volta c'era la cultura
spirituale. Le necessità dell'evoluzione mondiale devono essere
considerate nel modo dovuto. Ma che cos'è l'essenziale? Così
come in Oriente, una volta, grande era lo sforzo verso l'uomo
superiore, verso ciò che nell'uomo si può manifestare come spi-
rituale, come uomo divino, e così come poi laggiù in Oriente
questo elevarsi verso l'uomo spirituale alla fine è giunto alla
decadenza, in modo tale che oggi è qualcosa che si sviluppa da
impulsi verso il martirio, che addirittura oggi in numerosi paesi
di questo Oriente viene scambiata quella convivenza sociale
che si basa su fondamenta spirituali con la cosiddetta vita so-
ciale importata dall'Europa occidentale – vediamo allora che
ciò che era una volta la grandezza dell'Oriente ora non c'è più,
ha perso il suo vero impulso interiore; è passato, e l'alito del
passato pesa sull'intera vita spirituale e sull'intera cultura spiri-
tuale dell'Oriente. Ed è la decadenza dell'Occidente, il concen-
trato di tutti i buoni spiriti dell'umanità occidentale, quando og-
gi si trovano molti uomini che cercano aiuto per la loro vita
spirituale occidentale attraverso l'accoglienza di spiritualità o-

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rientale. Come lì il passato fluttua su ciò che è esteriore nel
presente – per quanto questo possa apparire grottesco -, così
fluttua il futuro su ciò che è cultura meccanicistica occidentale.

Non parlo da reazionario riguardo a questa cultura occidentale,


non parlo come se anche solo un minimo dettaglio di questa
cultura occidentale dovesse esser minato, ma per come si dif-
fonde attraverso 700/750 milioni di esemplari di esseri sub-
umani, è un fatto che noi oggi non abbiamo ancora una vita
spirituale e animica che possa inserirsi con pieno impeto e for-
za dirompente in un mondo che è meccanicistico. Ed è mia
convinzione, che ho caratterizzato qui spesso non come sola
fede, bensì come conoscenza scaturita dalla Scienza dello Spi-
rito, è mia convinzione che quella che viene chiamata Scienza
dello Spirito orientata antroposoficamente, che viene proposta
da due decenni come questa Scienza dello spirito, nasca dalla
stessa forza spirituale che, quando si rivolge all'esterno, al me-
ro elemento temporale, spaziale e sensorio, diventa meccanica
esteriore che sgorga poi in grandiosa tecnica. Una tale vita spi-
rituale che ha saputo creare le nostre macchine e una vita mec-
canicistica, avrebbe sconvolto quegli uomini che un tempo
hanno creato la cultura spirituale orientale a partire dall'uomo
spirituale orientale, sarebbe stato impossibile per loro collegare
tutto ciò con il loro tipo di vita spirituale. Non era da loro avere
una simile vita meccanicistica esteriore nel loro ambiente; è
cosa adatta a noi in Occidente avere una vita simile attorno a
noi, applicare la nostra intelligenza, tutte le nostre forze animi-
che e spirituali in modo tale da avere forte potere interiore per

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dominare tutto ciò che emerge nelle nostre culture meccanici-
stiche, elettrotecniche.

Dalla medesima configurazione spirituale, attraverso l'eleva-


zione al di sopra del sensibile fino nel sovrasensibile, deve cre-
scere quella forza dell'anima umana che ho descritto nel mio li-
bro “Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?” e
nella seconda parte della mia “Scienza Occulta” - deve crescere
quella forza che possa condurci nei mondi sovrasensibili in un
modo che mai fu in Oriente. Ma nello sviluppo di questa forza,
l'umanità dell'Occidente si trova appena all'inizio, è appena
presente solo il punto di partenza, e solo pochi uomini oggi ri-
conoscono che è possibile, anzi, che è necessario, a partire dal-
lo stesso spirito che pervade le leggi delle nostre macchine, che
lavora nella nostra elettrotecnica, elevarsi, attraverso lo svilup-
po spirituale interiore, fino a sentieri animici interiori così rigo-
rosi, proprio come soltanto la più rigorosa scienza materiale
perviene ai suoi risultati, elevarsi a quella conoscenza con cui
si contemplano i mondi sovrasensibli, proprio come un tempo
l'uomo orientale li contemplava, solo che ora lo si fa in modo
diverso. Dobbiamo giungere a quella Scienza dello Spirito che
è cresciuta attraverso il tipo di vita interiore animica e spiritua-
le, attraverso quel modo di fare scienza e che è tipico dei nuovi
tempi, che vive l'Occidente. Non possiamo tornare indietro a
ciò che è diventata spesso solo parola vuota nelle religioni con-
fessionali, non possiamo tornare indietro a quell'uso scadente
di vecchie parole per caratterizzare anche la nuova Scienza del-
lo Spirito. Questa nuova Scienza dello Spirito deve venire crea-

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ta con la stessa serietà, con la stessa forza dirompente –ma a li-
vello spirituale – con le quali è stata creata la scienza esteriore.

Questo è ciò che emerge quando si tenta di raccogliere in ma-


niera ragionevole le voci attive e passive del nostro tempo. Se
continuiamo a costruire le nostre visioni sociali sui presupposti
che ci ha dato la scienza naturale esteriore, scriveremo le nostre
voci solo sulla parte destra del nostro registro clienti-fornitori
animico e spirituale, e con una tale visione sociologica e storica
capiremo solo ciò che va in rovina nella nostra vita sociale e
storica. Perché con la scienza naturale esteriore capiamo solo
ciò che è morto, e applichiamo queste scienze naturali di ciò
che è morto su ciò che è contenuto nella vita sociale o nella vi-
ta storica, così capiamo anche di quello solo ciò che sta moren-
do. Perciò le nuove teorie sociali, che ora si stanno avvicinando
anche loro alla realtà, dopo essersi limitate a fare una mera cri-
tica dell'esistente, sono così letali per la vita reale: perché sono
fatte ad immagine della morte. Avremo una concezione sociale
reale soltanto quando la deriveremo dalle stesse fonti dalle qua-
li oggi, come ho descritto, dobbiamo creare la nostra vita so-
vrasensibile. Vediamo soltanto come voci passive ciò che ci
giunge da una visione solo meccanicistica della natura. Ma ve-
diamo anche come voci passive tutto ciò che viene fatto ad
immagine delle confessioni religiose vecchie di secoli e che
hanno perso la loro forza, perché l'umanità del presente ha bi-
sogno più di ogni altra della forza del Cristo. Ma ha bisogno di
una via nuova che porti a questo Cristo. Tutto ciò che in manie-
ra aperta o velata porta su vie antiche, si trova dalla parte delle
voci passive. Ma è delle voci attive che abbiamo bisogno. Sono

27
quelle che arriveranno da un rinnovamento della concezione
del mondo. Oggi per qualcuno questa nuova concezione del
mondo è ancora troppo difficile, in particolar modo nei paesi
occidentali, dai quali proviene quella curiosa direzione spiritua-
le in cui la via verso i mondi spirituali non si cerca nelle forze
potenti dell'anima stessa, ma dove, con una sorta di scimmiot-
tamento di esperimenti di scienze naturali, esseri divini, spiriti
o anche anime di defunti, vengono indotti a irrompere ogni tan-
to nel mondo fisico-sensibile e a mostrarsi in forme tipiche del
mondo fisico-sensibile. Con lo spiritismo si compiono tali visi-
te teatrali e pacchiane. Questa è proprio la controimmagine del-
la vera ricerca spirituale. Se oggi vogliamo davvero ricercare lo
spirito, allora la cosa non potrà consistere nel fatto che la vita
esteriore scorra materialisticamente, e che noi nella vita esterio-
re non cerchiamo mai esseri spirituali, ma che ci limitiamo a ri-
cevere di tanto in tanto, all'improvviso e come in un teatro, una
visita da parte di esseri spirituali che ci dimostrino che esiste
un mondo spirituale del quale per altro non ci preoccupiamo
per nulla. Cosa hanno fatto persino scienziati della natura del
tipo di un Lombroso[6]? Le scienze naturali per loro sono ri-
maste senza spirito; quello che a loro importava era di trovare
qualcosa in maniera spiritistica oltre la natura, per poter poi oc-
cuparsi ancora più materialisticamente di ciò che sono vita u-
mana e ambiente umano. Ma noi abbiamo bisogno di un appro-
fondimento spirituale che possa penetrare davvero in tutto l'a-
spetto materiale, e che possa accompagnare la nostra vita passo
passo.

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Descrivervi una concezione della vita spirituale che sia in gra-
do nelle sue idee di formare azioni che divengano allo stesso
tempo morali per loro propria forza animica, che a partire dalla
loro forza animica possano produrre al contempo devozione re-
ligiosa, mostrarvi che una tale Scienza dello Spirito esiste in
ciò che io mi sono permesso ora già da due decenni di propor-
vi, continuerà ad essere il mio compito. Oggi volevo accennare
a come questo sforzo spirituale debba venire contrapposto co-
me voce attiva alle molte voci passive della nostra vita animica
e spirituale del presente. Forse, dal momento che siamo incu-
neati fra Occidente ed Oriente, in quanto membri del popolo
tedesco, di un popolo molto provato, e che sta andando verso
una grande sciagura, non dovremmo forse essere in grado, da
ciò che fu presente come slancio verso la spiritualità nei nostri
grandi antenati spirituali, di trovare la via verso una nuova ri-
cerca spirituale? Non importa poi cosa accadrà a livello di vita
politica esteriore: se abbiamo la forza di rivolgerci a questa via
spirituale per parlare all'uomo orientale in futuro di una vita
spirituale che lui un tempo ha avuto in altra forma, ma che in-
fine ha perso, per riceverla poi da noi, quando ciò ci sarà possi-
bile parlare all'Occidente di una vita spirituale che potrà inse-
rirsi un giorno in tutte quelle rivendicazioni che si diffondono a
partire da una cultura esclusivamente meccanicistica, se cer-
chiamo una tale via, allora adempiremo a un compito nel cen-
tro dell'Europa.

Sembra come se gli avvenimenti catastrofici abbiano dimostra-


to qualcosa di particolare per i tedeschi. Certamente, anche i
tedeschi hanno preso parte, da una parte al lasciarsi inondare

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dall'ancora prematura vita economica dell'Occidente, dall'altra
allo sfiancato rivolgersi all'Oriente, quando si trattava di torna-
re a cercare un rinnovamento spirituale. Ma pare - dico: pare,
per non dire quanto per me invece andrebbe detto - pare che i
tedeschi, anche nel tempo in cui hanno vissuto aspirando al
materialismo, abbiano dimostrato che non hanno talento per il
materialismo. Questo talento deve venire cercato altrove nel
mondo. Se riconosciamo, a partire dalla nostra condizione di
difficoltà, che i tedeschi non hanno alcun talento per il materia-
lismo, allora forse da questa conoscenza ci verrà l'impulso per
penetrare nella spiritualità. Poi però, anche da questa necessità,
ci verrà l'impulso giusto per trovare una nostra propria modali-
tà di ricerca spirituale, e non a prenderla in prestito dall'Orien-
te, e forse da quella più pura e filtrata configurazione dello
sforzo di pensiero che abbiamo trovato nei tedeschi nel punto
di svolta tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, nascerà,
attraverso la giusta conoscenza delle radici della forza tedesca,
un tipo di lavoro spirituale che gioverà all'intera evoluzione fu-
tura dell'umanità. Qualunque possa essere poi il destino del po-
polo tedesco, possiamo comunque dire: per ciò che ci possiamo
conquistare se torniamo alle radici delle nostre forze animico-
spirituali, possiamo dire: lo spirito tedesco non ha ancora porta-
to a termine la sua missione[7]; esso vuole vivere in future a-
zioni, in provvedimenti futuri, e si spera che, a partire da questa
sua prospettiva spirituale, accanto ad alcune altre possibili pro-
spettive spirituali, abbia ancora molto, moltissimo da dire per il
futuro dell'umanità.

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Note:

[1] Testualmente: “Di tutte le cattive conseguenze, però, che ha


portato dietro a sé l'ultima guerra condotta contro la Francia, la
peggiore è un errore molto diffuso, e generale: l'errore dell'opi-
nione pubblica e di coloro che pensano pubblicamente che an-
che la cultura tedesca ha vinto in quella battaglia e perciò deb-
ba venire onorata con le corone commisurate a così tanti avve-
nimenti e successi straordinari. Questa follia è altamente dan-
nosa: non solo perché è una follia – perché esistono gli errori
più benevoli e salutari – perché è in grado di trasformare la no-
stra vittoria in una piena sconfitta: nella sconfitta, cioè l'estir-
pazione dello spirito tedesco a favore del 'Regno tedesco'”. Da
“Unzeitgemäße Betrachungen”, prima parte: “David Friedrich
Strauß, der Bekenner und der Schrisftsteller”, 1873.

[2] Rabindranath Tagore, 1861.1941. Poeta, filosofo e combat-


tente per la libertà, discendente di una famiglia bengalese che
discende dal drammaturgo sanscrito dell'ottavo secolo Bhatta-
Narajana.

[3] Helena Petrovna Blavatsky, fondò assieme ad Henry Steel


Olcott nel 1875 la società teosofica. Annie Besant, 1847-1933,
dal 1907 presidente della società teosofica.

[4] Si veda Rudolf Steiner, “la mia vita”, O.O. nr. 28, cap. 31.

[5] Robert Hamerling, 1830-1889. Il suo “Homunculus. Poema


epico moderno in dieci canti” apparve nel 1888. Vedi anche la

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conferenza “Homunculus”, Berlino 16 marzo 1914, “Scienza
dello Spirito come bene per la vita”, O.O. 63 (pubblicato in ita-
liano sulla Rivista Antroposofia del 1959 N. 163); inoltre “Ro-
bert Hamerling –Ein Dichter und ein Denker und Ein Mensch”
(Robert Hamerling - Un poeta, un pensatore, un uomo), un
memoriale, edito da Marie Steiner, 1939.

[6] Cesare Lombroso, 1836-1909. Professore di medicina lega-


le e psichiatria a Torino, conosciuto in ampie cerchie per il suo
insegnamento sul rapporto fra genio e follia.

[7] Motto, dato alla conclusione della conferenza “L'anima


germanica e lo spirito tedesco dal punto di vista della Scienza
dello spirito”, Berlino 14 gennaio 1915, in “Tempi pregni di
destino”, O.O. n. 64, non tradotta in italiano.

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