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Émile Durkheim (Épinal, 15 aprile 1858 – Parigi, 15 novembre 1917) è stato un

sociologo, filosofo e storico delle religioni francese. La sua opera è stata


cruciale nella costruzione, nel corso del XX secolo, della sociologia e
dell'antropologia, avendo intravisto con chiarezza lo stretto rapporto tra la
religione e la struttura del gruppo sociale. Durkheim si richiama all'opera di
Auguste Comte (sebbene consideri alcune idee comtiane eccessivamente vaghe e
speculative), e può considerarsi, con Herbert Spencer, Vilfredo Pareto, Max Weber e
Georg Simmel, uno dei padri fondatori della moderna sociologia. È anche il
fondatore della prima rivista francese dedicata alla sociologia, L'Année
sociologique, nel 1898.
Indice

1 Biografia
2 Pensiero di Durkheim
2.1 Metodologia
2.1.1 Il reato
2.1.2 Costruzione dei tipi sociali
2.2 La società e la coscienza collettiva
2.3 Lo studio del suicidio
2.4 La religione
2.5 Visione d'insieme
3 Opere
4 Bibliografia
5 Voci correlate
6 Altri progetti
7 Collegamenti esterni

Biografia

Nacque in una famiglia modesta ma erudita di ebrei praticanti e, anche a causa


delle responsabilità derivategli dalla morte del padre, rabbino, avvenuta quando
lui non era ancora ventenne, sviluppò un carattere impegnato e severo e la
convinzione che gli sforzi e le sofferenze contribuissero al progresso
intellettuale più delle situazioni piacevoli. L'esperienza di vita di Durkheim fu
fortemente condizionata dalla sconfitta della Francia contro la Prussia e gli altri
stati tedeschi (Guerra franco-prussiana del 1870-71), infatti a seguito di questa
l'Alsazia, terra di origine dei Durkheim, passò alla Germania. A seguito di ciò il
padre di Émile, per non divenire suddito germanico, si trasferì a Parigi: fu qui
che il futuro sociologo iniziò i suoi studi. I suoi successi scolastici gli
consentono di accedere all'École Normale Supérieure, dove studiò filosofia.

In questo periodo conobbe Jean Jaurès, futuro leader del Partito Socialista
Francese, come lui mosso da principi etici rivolti ai problemi della società. Nel
1882 conseguì l'Agrégation de philosophie e fino al 1887 insegnò in scuole
secondarie di Sens, San Quintino e Troyes. Ottenne quindi un insegnamento
all'Università di Bordeaux dove diventò professore di filosofia sociale e vi rimase
fino al 1902. Successivamente passò alla Sorbona, dove diventò ordinario nel 1906 e
dove si occupò con grande impegno di iniziative volte al miglioramento degli
insegnamenti. Lo scoppio della prima guerra mondiale, la morte del suo unico figlio
sul fronte balcanico e le accuse dei nazionalisti, che gli rinfacciavano di essere
di estrazione tedesca e di insegnare una disciplina straniera, prostrarono il
sociologo e lo gettarono in un grave stato emotivo, preludio di un ictus che ne
causò la morte nel 1917.
Pensiero di Durkheim
Metodologia

Nella teoria di Émile Durkheim i fatti sociali costituiscono l'oggetto della


ricerca sociologica. È considerato fatto sociale
«qualsiasi maniera di fare, fissata o meno, suscettibile di esercitare
sull'individuo una costrizione esteriore; o anche (un modo di fare) che è generale
nell'estensione di una data società pur possedendo una esistenza propria,
indipendente dalle sue manifestazioni individuali.»
(Le Regole del Metodo Sociologico, 1895)

In altre parole: "I fatti sociali consistono in modi di agire, di pensare e di


sentire esterni all'individuo, eppure dotati di un potere di coercizione in virtù
del quale si impongono su di lui". Sono quindi aspetti della vita quotidiana (e
sociale, per l'appunto), "rappresentazioni psichiche collettive", sovraindividuali
e coercitive, che coinvolgono un gruppo sociale. Sono sintesi di fattori
individuali, ma non la somma di essi. Il potere coercitivo del fatto sociale si
esprime in norme, consuetudini, idee collettive, etc. In Le regole del metodo
sociologico (1895) Durkheim espresse la sua volontà di individuare un metodo che
stabilisse il carattere scientifico della sociologia. Tale metodo non sarebbe
stato, però, quello matematico-sperimentale; la sociologia dovrebbe quindi essere
metodologicamente autonoma. Durkheim è convinto che la realtà sociale possa essere
adeguatamente interpretata soltanto se si è capaci di uscire dal recinto della
speculazione teorica per immergersi nell'indagine empirica.

Il sociologo, inoltre, deve liberarsi dei suoi preconcetti e studiare i fatti


sociali come un osservatore esterno. L'osservazione dev'essere maggiormente
imparziale e impersonale possibile, anche se un'osservazione completamente
oggettiva non può mai essere ottenuta. Un fatto sociale dev'essere sempre studiato
secondo la sua relazione con altri fatti sociali; la sociologia dovrebbe
privilegiare la comparazione allo studio di fatti singolari indipendenti. Durkheim
è convinto che la sociologia abbia una funzione concreta di diagnosi e cura dei
mali della società, proponendo soluzioni per la "guarigione" analogamente a quanto
avviene da parte della medicina per la cura delle malattie; l'organicismo di
Durkheim, tratto fondamentale del suo pensiero, incanalerà poi gli studi del
semiologo inglese Herbert Spencer, che di fatto con Durkheim vedeva il sistema
sociale come un essere vivente autonomo.

I fenomeni sociali devono essere analizzati con una visione olistica, non
singolarmente ma come parti di un tutto, allo stesso modo di come avviene per lo
studio biologico di un organismo vivente. Sotto questo aspetto la società è
qualcosa di più della somma delle sue parti, cioè degli individui. Coniato come
motto del proprio approccio il principio: "Studia i fatti sociali come cose!",
Durkheim presta attenzione allo studio rigoroso degli oggetti e di qualunque evento
della società. Durkheim considera i valori e i costumi come un tessuto connettivo
per la società. Vi sono alcune regole per studiare i fatti sociali, tra cui la
necessità di definire in maniera rigorosa il fenomeno preso in considerazione,
assumendo come oggetto i fenomeni precedentemente definiti. Inoltre è necessaria la
distinzione tra giudizi di fatto, ovvero la constatazione dei valori oggettivi, e i
giudizi di valore, ossia i valori soggettivi. Un altro passo importante è quello di
distinguere i fatti sociali in:

Normali = fatti diffusi che coincidono con la fisiologia dell'essere sociale


Patologici = fatti che subiscono modifiche e che non sono comuni

Si parla inoltre di anomia, ovvero l'assenza di leggi che regolino la società.


Esistono due criteri fondamentali per vedere se un fatto è normale o patologico:

Criterio della diffusione: verificare quanto è diffuso il fatto


Criterio dell'osservazione: osservare il livello di sviluppo della società

Il reato

Per Durkheim il reato in campo individuale e sociologico è un'azione di adattamento


soggettivo nei confronti di comportamenti soggettivi che violano le regole della
società civile. Quando nasce l'idea secondo cui un'azione può essere classificata
reato? Quando una legge sociale viene imposta per definire la sua violazione come
reato. Quando questa legge viene imposta noi ci troviamo nella condizione secondo
cui c'è la necessità di impedire ad alcune persone di rivendicare qualche cosa che
ritengono un loro diritto. Si vuole impedire a delle persone di fare delle azioni
che entrano in conflitto con interessi di altre persone che hanno la forza per
imporre loro di non farle. Per ogni reato si infligge una pena poiché si sono
violate le coscienze collettive. Per questo secondo Durkheim deve esistere una
legge universale coerente e rispettabile, che quindi possa portare al bene sociale.
Costruzione dei tipi sociali

Esistono due correnti riguardanti la costruzione dei tipi sociali: alcuni


sostengono che i fatti sociali siano unici (ogni fatto ha una sua specificità);
altri che l'elemento essenziale è l'uomo (quindi gli accadimenti sociali sono
secondari mentre l'uomo è essenziale). Per D. la tipizzazione è utile: non basta
solo osservare i fatti, ma è utile costruire i tipi sociali per interpretare i
fenomeni. Per creare i tipi sociali occorrono 3 elementi:

La natura degli elementi


Il numero degli elementi
Il modo di combinarsi di questi elementi

Essi sono semplici e non scomponibili in parti più piccole: secondo D. possiamo
conoscere i tipi sociali partendo dalla cellula, ossia dalla società più semplice.
L'aggregato sociale più semplice è il clan, poiché è una società a segmento unico,
priva di articolazioni interne. Per spiegare un fenomeno sociale bisogna ricercare
la causa che lo produce e la funzione che esso svolge. Durkheim critica un autore
del tempo, Mill, il quale sosteneva che un effetto è prodotto da più cause, mentre
per D. un fatto è prodotto da una sola causa (cioè, per D. la causalità è
necessaria); inoltre, esiste un rapporto di reciprocità tra causa ed effetto.

La causa dei fenomeni va ricercata nel rapporto tra sistema e ambiente;


quest'ultimo si divide in: ambiente interno (dove vanno ricercate le cause dei
fenomeni), ambiente esterno (le altre società, la sua funzione è non causale). La
causa dei fenomeni va ricercata nell'ambiente interno contiguo. L'analisi delle
condizioni storiche non determina la causa, essa si collega all'effetto grazie
anche alla crisi del tradizionalismo etico. Amministrazione della prova; cioè,
tutte le spiegazioni hanno bisogno di un controllo e la verifica avviene attraverso
un esperimento dato dal metodo comparativo. Riassumendo, nel metodo di analisi
sociale di Durkheim è possibile ravvisare tre regole generali:

Considerare i fatti sociali alla pari degli eventi naturali, dunque non
manipolabili, non soggiaciono alla volontà dell'individuo ed esistono a prescindere
dagli individui stessi con un funzionamento autonomo scandito da regole precise e
coerenti e per poterle indagare occorre usare il metodo delle scienze naturali.
È necessario per lo studioso della realtà sociale mantenere il distacco
rispetto all'oggetto dell'analisi per evitare che possa manipolarlo.
Utilizzo degli strumenti della statistica e della matematica per definire i
fatti sociali e le loro interazioni attraverso procedure di controllo sperimentale
tipiche del metodo scientifico fino a giungere alla definizione delle leggi che ne
consentono la comprensione.

La società e la coscienza collettiva


Abbozzo sociologia

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La seconda opera di D. è "La divisione del lavoro sociale", dove Durkheim introduce
il termine "coscienza collettiva" per indicare l'insieme delle credenze e dei
sentimenti comuni alla media dei membri di una società e spiega che per capire la
società bisogna partire da un gruppo di organismi legati da vincoli di solidarietà.
Le prime distinzioni di D. riguardano le società semplici (non composte da
ulteriori parti) e le società complesse (divisione del lavoro e processo di
differenziazione sociale).

Società semplici

Si basano su una forte similitudine tra gli individui, poiché non esiste una
differenziazione ma una grande e onnipresente coscienza collettiva, che è la causa
della solidarietà meccanica (rapporto immediato tra individuo e società). In questa
fase storica vi è il diritto repressivo, che quando viene violato prevede una pena
perché causa un danno alla collettività (sacra); D. è inoltre convinto della natura
morale della società, ovvero la trascendenza del sé a vantaggio del sociale.

Società complesse

Il passaggio dalla società semplice a quella complessa è segnato dalla divisione


del lavoro: quando la popolazione cresce, nasce la differenziazione del lavoro per
evitare la concorrenza; la solidarietà è organica (la stessa solidarietà che esiste
tra le parti di un organismo), il diritto perde il suo carattere repressivo e
diviene privato, ossia lo stato lascia ai singoli libertà dai vincoli (la giustizia
è di tipo restitutivo).

Per quanto riguarda gli studi sull'economia, egli analizza soprattutto la divisione
del lavoro, ovvero il farsi strada di differenze sempre più complesse e influenti
tra le varie posizioni occupazionali. Pian piano, il lavoro viene considerato da
Durkheim come il principale fondamento della coesione sociale, ancora prima della
religione. Inoltre, con la divisione delle attività, gli individui diventano sempre
più dipendenti gli uni dagli altri, perché ognuno ha bisogno di beni forniti da
coloro che svolgono un lavoro diverso dal proprio. Secondo Durkheim, la divisione
del lavoro prende gradualmente il posto della religione come principale fondamento
della coesione sociale.
Lo studio del suicidio

Uno degli studi più famosi di Durkheim riguarda il suicidio (Il suicidio. Studio di
sociologia - 1897): pur sembrando in apparenza un atto soggettivo, imputabile a
incurabile infelicità personale, Durkheim mostra come ci possano essere dei fattori
sociali che esercitano un'influenza determinante al riguardo, soprattutto ciò che
egli chiama anomia, rottura degli equilibri della società e sconvolgimento dei suoi
valori. Durkheim scarta le spiegazioni del suicidio di tipo psicologico; ammette
che vi possa essere una predisposizione psicologica di certi individui al suicidio,
ma la forza che determina il suicidio non è psicologica, bensì sociale. Elenca i
modi di suicidio in quattro tipi:

il suicidio egoistico si verifica a causa di una carenza di integrazione


sociale. Durkheim aveva analizzato le categorie di persone che si suicidano, e
aveva notato che in presenza di legami sociali forti (appartenenza a comunità
religiose, matrimonio, ecc.) il tasso di suicidio è notevolmente ridotto, se non
assente. Secondo Durkheim dunque, il suicidio di tipo egoistico è causato dalla
solitudine con la quale l'individuo non integrato si trova a dover affrontare i
problemi quotidiani.
il suicidio altruistico si ha quando la persona è troppo inserita nel tessuto
sociale, al punto da suicidarsi per soddisfare l'imperativo sociale (ricordiamoci
che per Durkheim è la società che crea gli individui, e non viceversa) come esempio
c'è la vedova indiana che accetta di esser posta sul rogo che brucerà il corpo del
defunto marito (Sati), o il comandante di una nave che sta per affondare, il quale
decide di non salvarsi e di morire affogando insieme alla nave.
il suicidio anomico, tipico delle società moderne, sembra collegare il tasso
dei suicidi con il ciclo economico: il numero dei suicidi aumenta nei periodi di
sovrabbondanza come in quelli di depressione economica.
il suicidio fatalista, è tipico di un eccesso di regolamentazione, di una sorta
di dispotismo morale esercitato dalle regole sociali, di un eccesso di disciplina
che chiude gli spazi del desiderio.

La corrente suicidogena come Durkheim l'ha chiamata, presuppone anche un


coefficiente di preservazione, cioè delle condizioni soggettive che diminuiscono o
aumentano la probabilità del suicidio. Per esempio, Durkheim ha notato che i
cattolici hanno un coefficiente di preservazione maggiore rispetto ai protestanti
(in pratica si suicidano di meno) e che le donne sposate hanno un coefficiente di
preservazione più alto rispetto alle nubili; tuttavia, in questo caso, superata una
certa età, il coefficiente di preservazione si tramuta nell'opposto, divenendo così
coefficiente di aggravamento, in quanto le donne di età avanzata non sono più
soddisfatte dall'avere un marito, quanto dall'avere dei figli.
La religione

Determinante è stato il suo influsso nella ricerca della storia delle religioni:
individuò infatti negli elementi del religioso l'espressione della volontà sociale,
che si concretizza nel concetto di sacro (inteso come "separato" dalla realtà che
gli si oppone, il profano). Durkheim analizza la religione ne Les Formes
élémentaires de la vie religieuse (Le forme elementari della vita religiosa, 1912),
in cui la religione viene descritta come "cosa eminentemente sociale". Quando un
certo numero di cose sacre sono in rapporti di coordinazione e subordinazione per
costituire un'unità, il sistema di riti e credenze costituisce una religione.
Durkheim definisce la religione come "un sistema solidale di credenze e di pratiche
relative a cose sacre, cioè separate e interdette, le quali uniscono in un'unica
comunità morale, chiamata Chiesa, tutti quelli che vi aderiscono".

Essendo l'idea di religione inseparabile dall'idea di chiesa, Durkheim ne deduce


che la religione deve essere una cosa eminentemente collettiva. In questa
definizione Durkheim evita riferimenti al soprannaturale o a divinità. Non tutte le
religioni, infatti, presentano il soprannaturale, né tutte presentano divinità, che
sono infatti assenti nel Buddismo e nel Giainismo. I fenomeni religiosi si
collocano in due categorie fondamentali: le credenze e i riti. Le prime sono stati
d'opinione, e consistono di rappresentazioni, i secondi costituiscono tipi
determinati di azione. Le rappresentazioni religiose costituiscono rappresentazioni
collettive che esprimono delle realtà collettive; i riti costituiscono modi di
agire che sorgono in mezzo a gruppi costituiti e sono destinati a suscitare, a
mantenere o a riprodurre certi stati mentali di questi gruppi.

L'aspetto caratteristico del fenomeno religioso è il fatto che esso presuppone


sempre una divisione dell'universo conosciuto e conoscibile in due generi che
comprendono tutto ciò che esiste, ma che si escludono radicalmente: sacro e
profano. Le cose sacre sono quelle protette e isolate dalle interdizioni; le cose
profane sono invece quelle a cui si riferiscono queste interdizioni, e che debbono
restare a distanza dalle prime. Le credenze religiose sono rappresentazioni che
esprimono la natura delle cose sacre e i rapporti che essi hanno tra loro e con le
cose profane. I riti sono infine regole di condotta che prescrivono il mondo in cui
l'uomo deve comportarsi con le cose sacre. Il rito è l'azione sacra per eccellenza.
Ci accorgiamo che c'è il rito dall'interdizione; non ci si può comportare nello
stesso modo nel mondo profano. Il rito esprime la divisione, opposizione e non
contrapposizione del sacro dal profano, soprattutto in spazio e tempo. I riti sono
anzitutto i mezzi con cui il gruppo sociale si riafferma periodicamente; la società
usa i miti per formarsi.
La magia è costituita anch'essa da credenze e da riti. Come la religione, essa ha i
suoi miti e le sue credenze; ha le sue cerimonie, i suoi sacrifici, le sue
preghiere, i suoi canti e le sue danze. Gli esseri che invoca il mago, le forze che
egli mette in opera, non soltanto hanno la stessa natura delle forze e degli esseri
a cui fa appello la religione, ma spesso sono del tutto identici. La magia è però
in opposizione o in lotta con la chiesa. Essendo per sua natura una pratica privata
e quasi segreta, la magia non può essere paragonata alla religione, che è un
fenomeno sociale e prettamente collettivo. Critiche alla teologia:

1. Critica all'idea teologica che spiega un fatto con la funzione che assolve, in
questa tendenza si pensa alla società come a una serie di soggetti; Durkheim
afferma che l'associazione (fatto-funzione) è produttiva ma non riconducibile al
solo essere umano.

2. Un fatto A si spiega con un fatto X che lo precede e lo determina


meccanicamente, per D. in sociologia la spiegazione deve essere causale, la causa
determina l'effetto, un aggregato di elementi determina un fatto sociale.
Visione d'insieme

Pur se oggetto di varie confutazioni, anche da parte dei suoi continuatori come il
nipote Marcel Mauss e Claude Lévi-Strauss, Durkheim ha segnato una tappa
fondamentale all'interno del panorama della sociologia contemporanea. Le teorie di
Durkheim fanno parte delle teorie olistiche, che considerano la società come un
organismo indipendentemente dai singoli elementi che la compongono. Per questo non
considera affatto la situazione psicologica degli attori sociali considerandoli
come elementi funzionali al mantenimento del sistema stesso.

Il sistema deve preservarsi sia dai mutamenti interni, dovuti alle forze
centrifughe che portano ad uno spostamento degli elementi verso l'esterno, e dai
mutamenti esterni dovuti alle forze perturbatrici che minano l'ordine del sistema.
Durkheim attribuisce un valore assoluto alle strutture cristallizzate e
cristallizzanti dell'organismo sociale considerando tutto il resto funzionale al
mantenimento dell'equilibrio di tale organismo. A tal proposito non attribuisce la
responsabilità delle correnti suicidogene alle strutture sociali che non si
presentano in grado di svilupparsi parallelamente all'emergere dei bisogni degli
individui, ma attribuisce la responsabilità del suicidio ad una scarsa integrazione
dei singoli attori all'ordine del sistema, senza pertanto analizzarlo come un
problema derivante da uno stato psicologico, bensì da una scarsa capacità di porsi
in linea con le dinamiche del sistema.
La tomba di Émile Durkheim
Opere

La scienza positiva della morale in Germania (La science positive de la morale


en Allemagne), 1887
La divisione del lavoro sociale (De la division du travail social), 1893
Le regole del metodo sociologico (Règles de la méthode sociologique), 1895
Il suicidio. Studio di sociologia (Le Suicide, étude de sociologie), 1897
Rappresentazioni individuali e rappresentazioni collettive (Représentations
individuelles et représentations collectives), 1898
L'educazione morale (L'éducation morale), 1903
Le forme elementari della vita religiosa (Les formes élémentaires de la vie
religieuse), 1912
La sociologia e l'educazione (Education et Sociologie), 1922
Sociologia e filosofia (Sociologie et Philosophie), 1925
L'evoluzione pedagogica in Francia (L'évolution pédagogique en France), 1938
La scienza sociale e l'azione (La Science sociale et l'Action), 1970

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