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22/9/2020 Pema Chödrön - Tonglen, significato e istruzioni per la pratica

PEMA CHÖDRÖN – TONGLEN, SIGNIFICATO E ISTRUZIONI DI UNA


PRATICA DI MEDITAZIONE CONTRO NATURA

Il tonglen ribalta la logica abituale di evitare la sofferenza e cercare il piacere.


Nel processo, ci liberiamo di modelli antichissimi di egoismo. Iniziamo a provare
amore per noi stessi e per gli altri; iniziamo a prenderci cura di noi stessi e degli
altri. Il tonglen risveglia la nostra compassione e ci propone una visuale molto
più ampia della realtà.

Per provare compassione per gli altri, dobbiamo provare compassione per noi
stessi. In particolare, prestare attenzione alle persone paurose, arrabbiate,
gelose, sopraffatte da dipendenze di ogni genere, arroganti, orgogliose, avare,
egoiste, meschine, quello che volete – provare compassione e preoccuparsi
per queste persone significa non scappare via dal dolore di ritrovare queste
caratteristiche dentro di noi. Di fatto, può cambiare tutto il nostro atteggiamento
nei confronti del dolore. Anziché evitarlo e nasconderci, potremmo aprire i cuori
e permetterci di sentire quel dolore, sentirlo come qualcosa che ci addolcisce e
ci purifica e ci rende molto più amorevoli e gentili.

La pratica del tonglen è un metodo per collegarci con la sofferenza – la nostra


e quella che è attorno a noi, ovunque andiamo. È un metodo per superare la
nostra paura di soffrire e per sciogliere la durezza dei nostri cuori.
Principalmente è un metodo per risvegliare la compassione insita in tutti noi,
non importa quanto crudeli o freddi potremmo sembrare.

Iniziamo a praticare prendendo su di noi la sofferenza di una persona che


sappiamo stare male e vorremmo aiutare. Per esempio, se siamo a conoscenza
di un bambino che soffre, inspiriamo con il desiderio di portargli via tutto il
dolore e la paura. Poi, quando espiriamo, inviamo felicità, gioia o qualunque
cosa potrebbe portargli sollievo. Questa è l’essenza della pratica: inspirare il
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22/9/2020 Pema Chödrön - Tonglen, significato e istruzioni per la pratica

dolore degli altri in modo che possano stare bene e avere più spazio per
rilassarsi e aprirsi – espirare, inviando loro quiete o quello che sentiamo
potrebbe portare loro sollievo e felicità.

Spesso, tuttavia, non riusciamo a esercitare questa pratica perché ci ritroviamo


faccia a faccia con la nostra paura, la resistenza o la rabbia, o con quello che,
in quel momento, è il nostro dolore personale.

A quel punto possiamo cambiare obiettivo e iniziare a praticare il tonglen per


quel che stiamo provando noi e per milioni di altre persone come noi che
proprio in questo momento stanno provando la stessa difficoltà e la stessa
infelicità. Forse siamo in grado di dare un nome al nostro dolore. Lo
riconosciamo chiaramente come terrore o disgusto o rabbia o desiderio di
vendetta. Quindi inspiriamo per tutte le persone in preda alla stessa emozione
ed espiriamo sollievo quel che apre lo spazio per noi stessi e per le
innumerevoli altre persone. Forse non riusciamo a dare un nome a quel che
stiamo provando. Ma riusciamo a sentirlo – è un nodo allo stomaco, un buio
pesante, quello che è. Entriamo semplicemente in contatto con quel che stiamo
provando e inspiriamo, lo prendiamo dentro , per tutti noi e
mandiamo fuori sollievo per tutti noi.

La gente dice spesso che questa pratica è contro natura rispetto a come di
solito ci teniamo insieme. Esatto, questa pratica va davvero contro natura
rispetto a tutte le cose come piacciono a noi, a volere che tutto si risolva bene
per noi, indipendentemente da quel che succede agli altri. La pratica fa crollare
il muro che abbiamo costruito attorno ai nostri cuori. Fa crollare gli strati di
autodifesa che abbiamo cercato di creare cosi accanitamente. Nel linguaggio
buddhista, si direbbe che dissolve l’attaccamento e l’aderenza dell’io.

Il tonglen ribalta la logica abituale di evitare la sofferenza e cercare il piacere.


Nel processo, ci liberiamo di modelli antichissimi di egoismo. Iniziamo a provare
amore per noi stessi e per gli altri; iniziamo a prenderci cura di noi stessi e degli
altri. Il tonglen risveglia la nostra compassione c ci propone una visuale molto
più ampia della realtà. Ci introduce alla spaziosità illimitata di shunyata.
Praticando, iniziamo a entrare in contatto con la dimensione aperta del nostro
essere. All’inizio questo ci permette di provare che le cose non sono poi così
gravi e neanche così solide come sembravano prima.

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Il tonglen può essere praticato per i malati, per chi sta morendo o è morto, per
chiunque sta soffrendo. Può essere praticato come meditazione formale o
direttamente sul posto in qualsiasi momento. Stiamo camminando
tranquillamente e vediamo qualcuno che soffre – possiamo iniziare su due piedi
a inspirare il dolore di quella persona e a espirare sollievo. Oppure, allo stesso
modo, vediamo qualcuno che soffre e distogliamo lo sguardo. Il dolore porta in
superficie la nostra paura o rabbia; porta in superficie resistenza e confusione.
Così su due piedi possiamo praticare il tonglen per tutti quelli come noi, tutti
quelli che vorrebbero essere compassionevoli e invece hanno paura – che
vorrebbero essere coraggiosi e invece sono codardi. Piuttosto che
colpevolizzarci, possiamo usare il nostro blocco come punto di partenza per
capire le difficoltà della gente in tutto il mondo. Inspirate per tutti noi ed espirate
per tutti noi. Usate quel che sembra un veleno come medicina. Usiamo la
nostra sofferenza personale come via verso la compassione per tutti gli esseri.

Quando voi praticate il tonglen su due piedi, limitatevi a inspirare ed espirare,


prendendo dentro dolore e mandando fuori spaziosità e sollievo.

Quando praticate il tonglen come meditazione male, tenete presenti le quattro


fasi:

1. Primo, fate riposare brevemente la mente, per un secondo o due, in uno


stato di apertura o di immobilità. Questa fase viene tradizionalmente
chiamata “gettare lo sguardo sulla bodhicitta assoluta”, oppure “aprirsi
improvvisamente alla spaziosità e alla chiarezza di base”.
2. Secondo, lavorate con la consistenza. Inspirate una sensazione di caldo,
scuro e pesante – un senso di claustrofobia – ed espirate una sensazione di
fresco, chiaro e leggero – un senso di freschezza. Inspirate completamente,
attraverso tutti i pori del corpo, ed espirate, irradiate, completamente,
attraverso tutti i pori del corpo. Fatelo finché vi sentite sincronizzati con le
inspirazioni ed espirazioni.
3. Terzo, lavorate con una situazione personale – qualsiasi situazione dolorosa
che vi è nota. Tradizionalmente si inizia praticando il tonglen per qualcuno
che ci sta a cuore e che vogliamo aiutare. Tuttavia, se come ho detto prima
vi sentite bloccati, potete fare la pratica per il dolore che state provando e
contemporaneamente per tutti quelli come voi che provano quel tipo di
sofferenza. Per esempio, se vi sentite inadeguati, inspirate quella

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sensazione per voi stessi e tutti gli altri nella stessa situazione, ed espirate
fiducia e adeguatezza o sollievo nella forma che più vi piace.
4. Infine, ampliate questo prendere dentro e mandare fuori. Se state praticando
il tonglen per qualcuno a cui volete bene, estendetelo a tutti coloro che sono
nella stessa situazione del vostro amico. Se state praticando il tonglen per
qualcuno che vedete in televisione o per strada, fatelo per tutti gli altri nella
stessa situazione. Che sia più grande di quanto basterebbe per una persona
sola. Se state praticando il tonglen per tutti quelli che provano rabbia o
paura o comunque la stessa situazione in cui siete intrappolati voi, magari è
grande a sufficienza. Ma potreste andare oltre, in tutti questi casi. Potreste
praticare il tonglen per coloro che considerate vostri nemici – quelli che
fanno del male a voi o agli altri. Praticate il tonglen anche per loro,
pensandoli come persone confuse e bloccate esattamente come il vostro
amico o voi stessi. Inspirate il loro dolore e inviate loro sollievo.

Il tonglen può ampliarsi all’infinito. Man mano che  praticate, col tempo la vostra
compassione si espanderà naturalmente, insieme alla consapevolezza che  le
cose non sono cosi solide come pensavate. Procedendo nella pratica,
gradualmente, con i vostri ritmi, sarete sorpresi di trovarvi sempre più capaci di
essere lì per gli altri anche in quelle che prima sembravano situazioni
impossibili.

Da: Pema Chödrön, “Se il mondo ti crolla addosso. Consigli dal cuore per i
tempi difficili“, Feltrinelli, 2017.

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