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Istologia speciale –mammella

Noi ci eravamo lasciati su questo preparato, in cui si poteva notare che c’erano delle aree separate da
tessuto connettivo, che è costituito da cellule sparse in una matrice extracellulare; quindi si trovano dei
nuclei che sembrano sparsi in modo disordinato.

Tuttavia, con piccolo ingrandimento quello che si nota di più sono delle aree, o dei tralci, di colore
eosinofilo; l’eosinofilia è dovuta alla presenza, nella matrice extracellulare, delle fibre ed in particolare delle
fibre collagene. Quindi, si osservano dei tralci che dividono altre aree in porzioni, che a loro volta sono
completamente contornate dal tessuto connettivo; hanno una forma che può essere tondeggiante od
ovoidale e sono di aspetto basofilo.

Quindi ho l’associazione di due tessuti:

 Uno che appare eosinofilo a piccolo ingrandimento

 L’altro che dà luogo ad una basofilia, quindi vi è una maggiore densità di nuclei in quest’ultimo:
tendenzialmente associabile al tessuto epiteliale.

Pertanto, si è in presenza di una struttura di tessuto epiteliale e di tessuto connettivo; tuttavia,


diversamente dalle sezioni di cute, dove i tessuti si stratificano formando delle fasce uno sull’altro, in
questo caso il tessuto epiteliale è completamente contornato dal tessuto connettivo. Alcune di queste aree
vengono suddivise in porzioni più piccole: quindi ho delle aree di maggior dimensione, che sono costituite
presumibilmente da tessuto epiteliale, e che sono contornate da tessuto connettivo e poi suddivise in
porzioni più piccole ancora, che sono sempre di tessuto connettivo. Allora questo aspetto dovrebbe far
pensare, escluse ovviamente le sezioni di cute perché non hanno assolutamente questo aspetto, all’altra
situazione in cui c’è presenza di tessuto epiteliale: cioè quando il tessuto epiteliale è profondo e va a
costituire quelle strutture che sono le ghiandole.

Questa, dunque, potrebbe essere una ghiandola e visto che abbiamo delle porzioni dovrebbe essere di una
ghiandola di grandi dimensioni, in cui il tessuto ghiandolare viene suddiviso in lobi e poi in porzioni più
piccole, che sono i lobuli. All’osservazione a piccolo ingrandimento questo ritorna: quindi osservo il tessuto
connettivo che suddivide il tessuto epiteliale in porzioni e queste porzioni più grandi che sono i lobi sono a
loro volta divisi in porzioni più piccole, che vengono definite lobuli. A questo punto, avendo stabilito che si
tratta di una ghiandola, bisogna andare a riconoscere la porzione secernente e descriverla;
successivamente occorre avere il riscontro dei dotti per poter affermare che si tratta di una ghiandola di
tipo esocrino.

Le porzioni secernenti le trovo all’interno dei lobuli; per quanto concerne i dotti escretori, alcuni saranno
vicino alle porzioni secernenti, e quindi all’interno dei lobuli, ed altri dovranno poi proseguire, quindi si
trovano anche nell’ambito del tessuto connettivo, come formazioni isolate all’interno del tessuto
connettivo.

A questo punto si deve per forza ingrandire e si ritrova il tessuto connettivo: si osservano i nuclei sparsi del
tessuto connettivo, le diverse forme dei nuclei che sono nel tessuto connettivo, in quanto ci sono diversi tipi
cellulari, vedo l’abbondante
matrice extracellulare e
l’eosinofilia legata alle fibre
collagene, con delle aree che non
sono però colorate: tra le varie
ipotesi, potrebbero essersi
formate delle spaccature durante
l’allestimento del preparato;
comunque non deve stupire il
fatto che ci siano delle aree non
colorate, perché corrispondono a
delle zone dove ci potrebbe essere
una maggiore quantità di sostanza
fondamentale, o sostanza amorfa,
e poiché essa è ricca di molecole
che sono di natura zuccherina non si colora.

Dopodiché si trovano queste aree che sono delimitate dal tessuto connettivo: dentro ci sono alcune
strutture, alcune sono piccole ed è possibile vedere perfettamente che c’è un lume, non così piccolo se è
visibile con un ingrandimento 10x; però è anche vero che all’interno di queste aree si vedono delle strutture
che hanno un lume più ampio e
si ritrovano anche isolate in
mezzo al tessuto connettivo più
ampio che sta al centro di
queste sezioni più piccole.
Poiché non sono spaccate in
parti, deve trattarsi di un
lobulo: il connettivo che si
trova in mezzo tra tanti lobuli si
chiama intralobare; se trovo
una formazione all’interno del
connettivo intralobare, forse si
tratta di un condotto.
All’interno del connettivo intralobulare si trovano varie strutture di natura propriamente epiteliale e ancora
qui del tessuto connettivo. Anche a questo ingrandimento è possibile vedere che il tessuto connettivo che si
trova in mezzo è più ricco di nuclei, in quanto si nota una minore eosinofilia rispetto al connettivo situato
all’esterno. Sicuramente si tratta di un connettivo più denso, in quanto ha più matrice extracellulare e più
fibre collagene vista la colorazione eosinofila, mentre l’altro è un connettivo più lasso vista la numerosità
dei nuclei e la scarsità dell’eosinofilia, indice di una minore quantità di fibre collagene.

Si aumenta l’ingrandimento, passando ad uno leggermente superiore ed è possibile osservare sempre le


porzioni separate dal tessuto connettivo; le formazioni all’interno dei lobuli sono cavità delimitate da
tessuto epiteliale e non sono tutte uguali, ma hanno forme diverse. All’interno dei lobuli sono più
rappresentate le porzioni secernenti: esse si presentano come delle cavità piuttosto ampie e irregolari,
come è tipico delle ghiandole di forma alveolare; infatti le ghiandole di forma acinosa hanno forme ovoidali
o tondeggianti con una piccola cavità centrale e quelle tubulari sono dei tubicini con una cavità piuttosto
piccola.

Dunque secondo tutto il ragionamento svolto, ci si trova di fronte ad una ghiandola alveolare divisa in lobi
e lobuli con un dotto ramificato (diversamente da quelle presenti nella cute, con un condotto unico),
pertanto deve essere una ghiandola composta. La ghiandola composta somiglia ad un albero, con un tronco
e rami via via più piccoli e cambiando il calibro è possibile che anche l’epitelio cambi la sua altezza, la sua
qualità; inoltre, se la sezione viene operata dove la struttura forma dei rami, non può essere una struttura a
calibro unico, ma ci sarà una struttura più grande, dove arrivano i rami più piccoli con un calibro minore,
che quindi avranno un lume più piccolo. Se si guarda nel connettivo intralobulare, si trova una cavità molto
grande rispetto alle altre, contornata da un epitelio; se fosse un dotto unico dovrebbe dare un margine
netto, mentre in questo caso c’è il margine, ma poi ci sono una serie di evaginazioni che ritornano dai lobuli
verso la cavità centrale: si tratta di rami più piccoli: ciò conferma che la ghiandola è composta.

Dunque è una ghiandola composta alveolare in cui ci sono sia dei dotti e sia delle porzioni secernenti.

Spostando il campo nella parte più ricca del lobulo è possibile apprezzare delle formazioni sempre a sacca,
irregolari di varia dimensione, di vario calibro e questa volta si riescono a riconoscere le cellule che
delimitano queste formazioni, sono
delle cellule di forma cubica; quindi
queste strutture sono delimitate da
un epitelio cubico monostratificato;
tutto attorno c’è il connettivo:
questo connettivo non è molto
eosinofilo, non ha molti nuclei e
quindi mi conferma che il connettivo
è lasso.

Nell’angolo si notano dei fasci e un


connettivo più denso.

Dunque si notano delle formazioni


con una cavità ampia, un epitelio cubico monostratificato, riconfermando il fatto che è una ghiandola
alveolare composta; a questo punto, si considera che non esistono molte ghiandole alveolari composte,
una è la ghiandola mammaria e l’altra è la ghiandola prostatica; analizzando le differenze tra di esse, si
considera che nella prostata il tessuto connettivo è arricchito da fibre muscolari e, analizzando il contenuto
delle cavità, si nota del materiale eosinofilo molto tenue, come se fosse un liquido colorato (ovviamente
non può essere colorante rimasto nelle cavità perché si fanno dei lavaggi) e si ricava un’altra informazione:
è una ghiandola alveolare composta in fase secernente.

Si aumenta ancora l’ingrandimento e si adopera una colorazione sull’azzurro: si tratta di ematossilina (o un


colorante simile), viola è il colore primario ed azzurro quando viene fatto virare per aumentare il contrasto.
In questa colorazione c’è fondamentalmente solo la base, tant’è che si vedono bene i nuclei, che sono in
azzurro; un solo colorante può bastare perché qualche volta è il
colorante principale e non c’è bisogno di fare discriminazione. Il
citoplasma è basofilo in quanto si è colorato con l’ematossilina:
allora si ha un’informazione aggiuntiva: questa ghiandola è una
ghiandola alveolare composta in fase secernente, le cellule che
costituiscono un epitelio monostratificato sono di forma cubica, il
citoplasma è basofilo, per cui queste cellule producono
sicuramente del materiale di natura proteica, cioè il materiale
rosa visto precedentemente all’interno degli alveoli; tuttavia si
osserva che le cellule non hanno una colorazione omogenea:
alcune cellule sulla porzione apicale presentano delle formazioni
come fossero delle bolle, che non sono colorate e anzi danno un aspetto un po’ vacuolato alla porzione
apicale. Il secreto, poiché non si colora, potrebbe essere costituito da zuccheri e lipidi.

Allora si ricava un’informazione aggiuntiva: le cellule di questi alveoli producono sicuramente proteine vista
la basofilia del citoplasma, ma la raccolta di questi vacuoli nella porzione apicale aggiunge che in realtà c’è
anche una produzione che riguarda lipidi e zuccheri, che si potrebbero identificare con altre colorazioni.
Dunque, ci si trova di fronte ad una ghiandola che fa qualcosa di particolare: non ha una produzione di una
singola molecola, ma ha la produzione di tante cose diverse e a questo punto non si dovrebbero avere
dubbi, questa è una ghiandola mammaria perché il secreto, che è il latte, è quello più ricco di componenti:
ci sono proteine, lipidi, zuccheri e anche come sali minerali o acqua, in cui queste componenti sono sciolte.

Con l’osservazione al TEM si ritrovano le caratteristiche di prima: un reticolo endoplasmico rugoso


abbondante, distribuito
fondamentalmente sulla parte
basale, tutto intorno al nucleo, e poi
l’apparato di Golgi con delle
vescicole, alcune delle quali risultano
essere piene, altre vuote, spinte
nella porzione apicale con alcune
formazioni in condizione di esocitosi;
alcuni vacuoli hanno dentro dei
granuli elettrondensi.

Nella ghiandola mammaria, dunque,


il secreto viene raccolto all’interno
degli alveoli e poi spinto all’interno
dei condotti escretori, che sono più piccoli all’inizio di ogni alveoli e poi vanno a raccogliersi in condotti via
via più grandi.

Si ritorna sul preparato, questa volta per cercare i dotti escretori; ci sono delle cavità più grandi nel tessuto
connettivo: si porta al centro questo campo ottico aumentando l’ingrandimento. Si ritrovano le formazioni
allungate con la parete più basofila e con delle propaggini che danno l’indicazione della ramificazione;
l’epitelio è bistratificato, quindi non sono sicuramente porzioni secernenti, in quanto esse hanno hanno
l’epitelio monostratificato.

Andando all’interno dei lobuli devono esserci, oltre alle porzioni secernenti, anche le parti iniziali dei dotti
intralobulari, che fanno subito seguito agli alveoli; per riconoscerlo, ci si aspetta che un dotto abbia una
parete un po’ diversa da quella degli alveoli: innanzitutto si può pensare che abbia un epitelio bistratificato,
tuttavia non si riscontrano strutture con epitelio bi stratificato: siamo nel lobulo all’interno dell’alveolo e i
dotti presentano epitelio monostratificato perché sono di dimensioni proprio ridotte e raccolgono una
piccola quantità di secreto. Dunque bisogna individuare delle strutture con epitelio cubico monostratificato
che siano leggermente diverse dagli alveoli: esiste una struttura che ha un lume più tondeggiante e più
netto e le cellule colorate uniformemente, senza le variazioni che ci sono negli alveoli; questa difficoltà a
cercare i dotti intralobulari fa distinzione con altre ghiandole in cui, invece, sono assolutamente
riconoscibili.

Tutto intorno a queste cellule si vedono anche dei nuclei appiattiti, completamente addossati all’alveolo:
queste cellule, già viste nelle ghiandole sudoripare, sono le cellule mioepiteliali. In questa ghiandola, viste
con il SEM, formano dei “canestri”; sono cellule allungate con delle ramificazioni che si congiungono con le
cellule vicine e formano una sorta di “canestro” che raccoglie tutto quanto l’alveolo e hanno la finalità
importante di schiacciare l’alveolo e permettono al secreto di proseguire, quindi di spingerlo più facilmente
all’interno dei dotti.
Per quanto riguarda quello che si trova sui libri, è possibile trovare per questa ghiandola la definizione di
ghiandola acinosa, in quanto alcuni autori non distinguono “acino” da “alveolo” in quanto si tratta sempre
di una struttura di forma tondeggiante. In realtà, osservando i preparati, tra un acino ed un alveolo c’è un
abisso, quindi la distinzione dovrebbe essere mantenuta.

L’altra cosa riguarda le cellule mioepiteliali; sono comprese nella lamina basale e sono delle cellule epiteliali
modificate in senso contrattile, cioè hanno acquisito caratteristiche proprie delle cellule muscolari e
contengono anche proteine che sono proprie delle cellule muscolari: su qualche testo è possibile trovare
che si tratta di un epitelio bistratificato perché le cellule mioepiteliali sono considerate come cellule
epiteliali. In realtà hanno un differenziamento spinto in un altro senso, e i due strati per qualità, per
tipologia e per effetto sono completamente diversi fra loro.

Un’altra cosa è che nel connettivo, oltre ai nuclei schiacciati, che sono tipici del tessuto connettivo e quindi
di quelli che sono i fibrociti, si trovano anche cellule che sono di forma ovoidale anche il nucleo
tondeggiante e hanno un citoplasma basofilo; il nucleo è eccentrico, spinto da un lato: si tratta di una
cellula polarizzata.

Cosa ci fa un cellula polarizzata e con un citoplasma basofilo nel connettivo? Si tratta di cellule speciali che
si chiamano plasmacellule e derivano da altri elementi cellulari, che prendono il nome di linfociti b; queste
cellule sono quelle che producono gli anticorpi e in questa ghiandola ce ne sono tantissime rispetto a tutti i
tipi ghiandolari. In altre sedi la situazione potrebbe essere considerata uno stato infiammatorio, cioè
patologico dato l’elevato numero di cellule che producono anticorpi implicati nella difesa immunitaria
contro agenti esterni. I linfociti B sono implicati nella difesa immunitaria e le plasmacellule sono la forma
allungata dei linfociti B: è una patologia? No, queste cellule non sono indice di uno stato infiammatorio ma
hanno comunque un ruolo fondamentale, ovvero la produzione di quegli anticorpi che andranno a finire nel
latte. Il neonato assume gli anticorpi succhiando il latte e queste immunoglobuline difendono il neonato da
aggressioni patogene esterne.
Francesco Paolo Damiano

Questo è il motivo per cui si è tornati all’idea della necessità dell’allattamento al seno almeno per i
primi tre mesi di vita del neonato. In questo modo gli vengono fornite le immunoglobuline dal
momento che in tutti i latti artificiali, cioè quelli in polvere sintetizzati nei laboratori, queste
molecole mancano; hanno le proteine, hanno gli zuccheri, hanno di tutto dentro ma mancano loro
queste immunoglobuline riducendo quindi la capacità difensiva del neonato che assume questi
latti artificiali.

L’aspetto che abbiamo visto può anche modificarsi nel tempo e quindi avere questo quadro
(IMMAGINE), con il connettivo che non si vede più e queste formazioni alveolari enormi.

Di che cosa si tratta? Di un’evoluzione della ghiandola. Sono gli unici aspetti che posso avere? No
perché potrei trovare anche aspetti di questo genere della ghiandola mammaria, dove osservo
tutto tessuto connettivo, piuttosto denso e ricco di adipociti, e in mezzo pochissime formazioni,
tutte uguali fra di loro, rivestite da un’ epitelio bistratificato (Immagine 1 e 2).
Perché quest’aspetto? Perché la ghiandola mammaria è una di quelle che subisce modificazioni
imponenti già al passaggio dal neonato alla fanciullezza fino al periodo della maturità sessuale, con
uno sviluppo maggiore nelle donne piuttosto che negli uomini, anche se questo aspetto potrebbe
essere tranquillamente condiviso dal seno maschile. Cos’altro c’è da sottolineare? Sicuramente
queste modificazioni avvengono nel periodo in cui la ghiandola deve diventare funzionale, quindi
la gravidanza, l’avanzare di quest’ultima e il periodo post-parto in cui deve essere matura per
produrre latte. Dopo resta così? No, anzi regredisce. Gli alveoli iniziano a regredire in seguito
all’allattamento e scompaiono. Per quale motivo? Chi è il responsabile delle modifiche di
quest’organo che è associato alla cute ma che è invece dell’apparato genitale? Gli estrogeni sono
la causa della crescita delle cellule e quindi delle modificazioni. Sono sufficienti? No, intervengono
anche il progesterone che determina la maturità degli alveoli, la prolattina che determina la
produzione del latte e infine, per favorire la contrazione delle cellule muscolari in modo da
permettere la secrezione del latte, l’ossitocina. Basta questo? No, ancora abbiamo l’insulina, i cui
effetti avrete modo di analizzarli nei pazienti diabetici, e altri fattori di crescita. C’è quindi una
complessità enorme di fattori, tra loro relazionati, per poter giungere a questo stadio. Essi
scompaiono, si riducono e quindi non viene più sostenuto il turnover cellulare; le cellule non sono
stimolate, gli alveoli regrediscono e si ritorna allo stadio iniziale.

Curiosità: Se il neonato non succhia il latte, questi non viene tolto dai condotti, dagli alveoli e
ristagnando schiaccia le cellule, che quindi non producono più latte. Quindi il ruolo del neonato è
indispensabile tanto che alle donne che non possono subito allattare il neonato perché sottoposte
a terapie farmacologiche in seguito a parto cesareo, deve essere succhiato il latte, attraverso
appositi strumenti chiamati “tiralatte”, per evitare che ristagni e impedisca il futuro allattamento
del neonato.

Iniziamo un altro argomento, che forse è quello più ricco perché avete tanti preparati istologici
nella scatola che vi è stata fornita e perché vi sono molti aree diversificate tra di loro e quindi molti
particolari da raccogliere a seconda del tratto di quest’apparato che viene esaminato: l’Apparato
Digerente. Iniziamo con qualcosa di banale, ovvero il ruolo di questo apparato che dovreste sapere
dalle elementari. Esso permette l’introduzione all’interno del nostro organismo di materiale
esterno che poi viene elaborato in modo da estrarre le molecole fondamentali per la nostra vita:
zuccheri, amminoacidi e lipidi anche in forme semplici che l’organismo poi riesce a riassemblare.
Di tutto questo materiale una parte viene assorbita perché ne è stata possibile la digestione,
mentre un’altra parte, che non è utile o che non è stato digerita, viene eliminata. C’è quindi una
via d’ingresso e una via d’uscita. Per fare tutto questo bisogna che il materiale che ingeriamo
venga spinto dall’ingresso fino all’ uscita. Questo movimento implica dunque il tessuto muscolare
che troveremo in questo apparato. La digestione da chi è svolta? Essa è opera degli enzimi che
provengono dalle ghiandole: troveremo dunque in questo apparato delle ghiandole secernenti
enzimi e altri prodotti che servono per digerire il materiale introdotto. Siccome abbiamo un
contatto con l’esterno e una necessità di selezionare il materiale che dovrà arrivare poi nel sangue,
c’è la necessità di un epitelio di rivestimento che ha la funzione di proteggere dall’esterno e
selezionare cosa deve essere assorbito e cosa deve essere scartato. Avrò quindi negli organi di
questo apparato un epitelio, un epitelio ghiandolare, del tessuto muscolare e tutto sarà sostenuto
dal solito tessuto connettivo con le sue solite funzioni: sostegno del tessuto epiteliale, suo
nutrimento e legame di tutti questi componenti in modo da costituire una struttura unica. Troverò
poi le solite strutture: vasi e nervi. In effetti questo apparato è un lungo tubo che inizia a livello
della bocca e finisce a livello dell’ano, un tubo di calibro ristretto che da un vantaggio, ovvero la
possibilità di raccogliere in un’area ristretta questo grande tubo. Questo lungo tubo ha un ingresso
e una via d’uscita; avrà un aspetto diverso a seconda di dove viene condotta la sezione e come
tutti gli apparati è costituito da vari organi. Possiamo però sottolineare gli aspetti che troveremo
dappertutto e che ci faranno dire “questa è una sezione dell’apparato digerente”; poi dovrò capire
se si tratta di esofago, intestino tenue, intestino crasso, stomaco; l’aspetto generale è però uguale
per tutti, considerando che dovranno essere presenti tutti quei tessuti che abbiamo elencato e che
sono funzionali di questo apparato. Come si organizzano? Parliamo di un’organizzazione a strati di
un tubo. E’ una struttura quindi che ha una cavità centrale, per cui la superficie che guarda verso
questa cavità, nel lume dell’organo, presenta un epitelio di rivestimento: lo troverete sempre
anche se sarà diverso a seconda dei diversi tratti! L’epitelio è sicuramente sotteso da tessuto
connettivo che in genere prende il nome di lamina propria, un tessuto in cui è possibile trovare
ghiandole importanti per produrre i secreti necessari all’elaborazione del materiale ingerito. La
cosa particolare dell’apparato digerente, che non c’è negli altri apparati, è la presenza di uno
strato di tessuto connettivo, di tessuto muscolare che sta subito sotto la lamina propria e quindi
che delimita questa prima fascia che prende il nome di tonaca. Quindi la prima tonaca che
incontrerete sarà costituita dall’epitelio di rivestimento, dalla lamina propria, in cui devono essere
presenti delle ghiandole, e poi ci sarà del tessuto muscolare liscio. Tutto questo prende il nome di
mucosa e questa prima fascia di muscolatura viene detta “muscolaris mucosae”. Sotto troviamo
dell’altro tessuto connettivo piuttosto abbondante che deve sempre tenere unito tutto, far
passare i vasi di grosso calibro, e, visto che sta sotto la mucosa, prende il nome di tonaca
sottomucosa. Quindi osserviamo una tonaca sottomucosa dove sarà possibile riconoscere dei vasi
arteriosi, venosi e linfatici di grosso calibro. Solo in pochi sedi, ce ne sono solo due, è possibile
trovare delle ghiandole nella sottomucosa. In realtà queste provengono dalla muscolaris mucosae
ma si spingono al di sotto per penetrare nella tonaca sottomucosa. Negli altri casi non ci sono
ghiandole. Poiché c’è bisogno di spingere i prodotti ingeriti attraverso l’apparato avremo bisogno
di una muscolatura imponente: la solita muscolatura liscia, che prende il nome di tonaca
muscolare, che non possiamo controllare. Ce ne accorgiamo tutti quando abbiamo dei rumoretti
strani nell’intestino che non riusciamo a evitare: sono semplicemente dei movimenti peristaltici
dovuti alla muscolatura. Cosa c’è di particolare in questa muscolatura? E’ in realtà costituita da
due fasci di muscolatura: una muscolatura interna che ha un andamento circolare e una fascia più
esterna che ha il decorso longitudinale. Le fibre muscolari di questa muscolatura sono
perpendicolari tra di loro. Perché due disposizioni diverse? Perché per far proseguire quello che
c’è dentro questo tubo bisogna chiuderlo e costringere il materiale in avanti. Possiamo
immaginare la situazione sovrapponendo perpendicolarmente a livello delle dita, il palmo di una
mano sul dorso dell’altra chiusa a formare un tubo. Grazie a questa disposizione posso anche
capire come è stato sezionato l’organo, perché se il taglio del tubo è trasversale io vedrò delle
cellule allungate, che rappresentano la muscolatura circolare interna, e delle cellule piccole e
tonde che rappresentano la muscolatura esterna. Se invece il taglio sarà condotto
longitudinalmente all’organo la situazione sarà invertita. Perché questa disposizione? Ho un tubo,
quello che c’è dentro deve proseguire e non c’è un pistone che spinge. Che cosa succede? Che la
muscolatura circolare si contrae e quella longitudinale si accorcia; questa combinazione di
movimenti fa si che quello che c’è dentro non può andare su perché il tubo è chiuso e il cibo è
obbligato a muoversi verso il basso per la contrazione della muscolatura esterna che schiaccia il
tubo in basso. Il fenomeno può anche invertirsi quando quello che abbiamo ingerito non lo
facciamo proseguire lungo tutto il decorso del tubo ma facciamo si che venga spinto verso l’alto ed
espulso attraverso il vomito. Ripetendo: la struttura è formata da: epitelio, connettivo,
muscolatura liscia, connettivo, due fasci di muscolatura; serve dunque dell’altro tessuto connettivo
che delinei tutto l’organo. Per questo motivo nella parte più esterna troviamo un ulteriore
rivestimento: la sierosa che in realtà dovrebbe avere due nomi diversi. Dovrebbe essere chiamata
“avventizia” per organi, quali l’esofago, che sono sopra il muscolo del diaframma; quest’ultima
fascia che è solo tessuto connettivo, viene quindi definita con il termine “avventizia”. Questa fascia
cambia per tutti gli organi che si trovano nella cavità addominale, quindi quelli sotto il diaframma,
che hanno un rivestimento esterno particolare e prende il nome di peritoneo che è una sacca un
po’ speciale. Perché chiamarli diversamente? Perché in realtà non è solo tessuto connettivo, ma
un rivestimento, una sacca, che comprende tessuto connettivo e un ultimo tessuto epiteliale,
quella forma di tessuto epiteliale speciale che avete visto nella classificazione degli epiteli, che
prende il nome di mesotelio. Il mesotelio è dunque il tessuto epiteliale che fa parte della sierosa.
Una sola sierosa? No in realtà ne abbiamo tre, questa che riveste gli intestin,i e che chiamiamo
peritoneo, riveste “quasi” tutti gli organi sotto-diaframmatici. C’è anche la sierosa della pleura che
riveste i polmoni, una per ogni polmone, e anche il pericardio che riveste il cuore. Tutte queste
sono strutture che rivestono organi in movimento favorendo quest’ultimo impedendo fenomeni di
attrito.

(L’ultima parte continua alla pag. seguente perché unendo l’ultimo documento delle tre sbob si
scombussolava l’organizzazione delle immagini)

Valeria Verusio

Uno potrebbe dire ma il tessuto epiteliale ha sempre a che vedere con delle cavità? Perché c’è
l’epitelio? Perche in realtà il peritoneo è una sacca, una sacca doppia con dentro una cavità tutta
rivestita dal mesotelio e trovo tessuto connettivo. Un foglietto si adagia sull’organo e lo riveste ma
l’altro non aderisce all’organo (perché c’è la cavità) ma alla parete addominale per cui questi
organi si muovono però allo stesso tempo hanno un modo di essere legati alla parete addominale
impedendone l’attrito. Quindi tutti gli organi sotto diaframmatici sono rivestiti da questa
membrana che è quella che poi è responsabile della cosiddetta peritonite cioè l’infiammazione di
questa membrana che diventa un fatto grave perché ha una superficie enorme; quindi ci troviamo
con un’infiammazione che interessa una superficie enorme. Un’infiammazione di un piccolo
budellino, che è piccolissimo di qualche centimetro e neanche mezzo centimetro di diametro
come è l’appendice che di suo è insignificante come dimensione, potrebbe sembrare un fatto da
poco; però quando quella passa allo stato infiammatorio alla membrana diventa infiammata tutta
la membrana quindi questo è un fatto che può essere anche grave.

Sezione del tratto digerente: in alto c’è il tessuto epiteliale. Perché questo tessuto epiteliale? Se io
guardo questo organo mi ricorda la ghiandola o la cute come aspetto? La cute; quindi nel senso
che ci sono strati colorati diversamente, non è un mescolamento come quello che abbiamo visto
per la ghiandola mammaria. C’è un epitelio di rivestimento? Si. Di che tipo? Ha detto che sembra
corneo. Allora il corneo presuppone che non ci siano nuclei nella parte più superficiale e quindi
non devo vedere basofilia. È così? NO

Deve essere per forza corneo un epitelio? Hai pensato che fosse un epitelio con strato corneo
perché ti è sembrato uno strato mono o pluristratificato? Monostratificato. Ma può essere un
epitelio monostraficato cheratinizzato? No perché l’epitelio corneo è solo quello pluristratificato, i
nuclei sono fino alla superficie quindi è un epitelio pluristratificato non cheratinizzato

A questo punto ho un vantaggio: posso escludere tutti i tipi di cute e ho a che vedere con un
organo interno.
Altri tessuti che incontriamo: sotto il tessuto epiteliale troviamo il tessuto connettivo fino alla fine
della sezione (o fino alla fine del campo). Tutti d’accordo che tutto quello che c’è quello qui è
tessuto connettivo? Lei dice che ci deve essere un altro tipo di tessuto. Ora si può dire la
colorazione mi sembra piuttosto simile, c’è preferenza di eosinofilia, però c’è qualcosa di
particolare nel senso che se io guardo la parte centrale sembra più compatto, qualcosa che sia più
omogeneo, sembra qualcosa di allungato.

Questo che invece è sempre qualcosa di strutture che sono vicine tra di loro e sembrano anche più
tondeggianti quindi è un altro tipo di tessuto, sempre eosinofilo.

Se io lo ingrandissi troverei un aspetto di questo genere:

cioè dei nuclei allungati, citoplasma eosinofilo e vicino dei nuclei tondeggianti, citoplasma
eosinofilo. In questa parte dove c’è il tessuto connettivo vedo che la compattezza di questo è
completamente diverso rispetto alla vicinanza di questi elementi cellulari. Allora questa è
muscolatura liscia, queste sono tagliate longitudinalmente, vedo quindi i nuclei allungati; queste
sono tagliate trasversalmente e quindi vedo il nucleo tondeggiante. Quindi mi trovo epitelio,
tessuto connettivo, tessuto muscolare a due strati e poi ancora tessuto connettivo. Allora forse
tutto questo mi dice che può essere una sezione dell’apparato digerente, poi vado a vedere nello
specifico per capire quale tratto dell’apparato digerente però già ho un orientamento abbastanza
preciso: escludo la cute, escludo le ghiandole, esclude una marea di altre cose e posso focalizzare
su quali sono le qualità dell’apparato digerente che sto osservando.
Ci sono due immagini, come ti sembrano? Diverse perché hanno diversi strati, diversa eosinofilia.

Nella prima immagine ho dei vasi che sono piuttosto voluminosi quindi questo è tessuto
connettivo però nella parte superiore cambia. Allora non mi posso fermare qui. Infatti ho detto che
è un epitelio cheratinizzato pluristratificato quindi questo ricorda e deve essere qualcosa che
riguarda la cute.

Nel momento in cui vedo che i nuclei sono fino alla superficie dell’epitelio non è cheratinizzato.
Quindi la prima immagine è la cute, in cui possiamo notare lo strato cheratinizzato sovrastante
l’epitelio pluristratificato, e la seconda una mucosa, cioè un epitelio non cheratinizzato quindi il
rivestimento di un organo, di una cavità dell’organo interno. Posso trovare una sequenza tra l’uno
e l’altro? Si lo trovo nel punto di passaggio tra l’esterno e l’interno. Noi abbiamo una superficie
esterna e poi abbiamo però degli ingressi verso l’interno. Se parliamo dell’apparato digerente
l’ingresso verso l’interno è la bocca che è dato dalla rima buccale che sarebbe a labbra chiuse la
linea che vedo all’imbocco.
LABBRO

E quindi quello che contorna questo ingresso è rappresentato dalle labbra. Le labbra tra l’altro non
sono solo queste rosse; questo si chiama prolabbro. Le labbra sono invece tutta la regione
compresa tra le pieghe: troviamo quindi labbro superiore e labbro inferiore. Allora se considerate
il labbro questa via di passaggio trovo della cute di tipo sottile; poi trovo questa zona che è il
prolabbro in cui non ci sono peli né ghiandole che producono secreto che va in questa regione.
Questo punto è rosso perché si vede bene il sangue che c’è sotto e perché c’è una cheratina, qui è
cheratinizzato, non siamo ancora all’interno però è una cheratina più morbida per cui è
trasparente rispetto ai vasi sottili. Passiamo quindi da un colorito più pallido che è dovuto al fatto
che la cute è opaca rispetto al sottostante, a questa regione che è rossa perche è sempre
cheratinizzata ma è leggermente meno forte la cheratina, sono cheratine diverse. Poi ho anche la
parte interna, il labbro interno che si presenta bagnato e diventa rosso, ancora più rosso, più
lucido: questo è la mucosa. Quindi ho questo labbro che in effetti è un po’ particolare perché ha
cute, una cute modificata che è quella del prolabbro e poi dentro la mucosa. Per cui se prendo lo
spessore, come in questo caso, posso prendere un epitelio esterno con tutti i tipi di epiteli e poi
questo punto di passaggio con all’interno la mucosa. Siamo nel primo tratto dell’apparato
digerente e l’epitelio deve essere ancora consistente per far fronte agli attriti che vengono
dall’esterno per cui è un epitelio pluristratificato ma non è più cheratinizzato. Altro particolare: sto
parlando e muovo le labbra, lo sto decidendo di muovere le labbra; quindi diversamente da quello
che abbiamo visto per tutto il tubo digerente in questo primo tratto c’è muscolatura volontaria,
cioè ci sono fibre muscolari volontarie che sono quelle fibre muscolari striate che sono diverse da
quelle altre, sono plurinucleate e i nuclei sono alla periferie di queste cellule che sono le fibre
muscolari.

In questa figura vediamo cellule tagliate longitudinalmente e cellule tagliate trasversalmente.


Naturalmente troverete anche nervi vasi etc

Se vado all’interno della bocca trovo che c’è un secreto. Questo secreto prende il nome di saliva
ed è un secreto piuttosto acquoso ma ricco anche di proteine. Questa saliva riempie la bocca ed è
importante perché la mucosa non si secchi (e tutta l’esperienza che quando non c’è salivazione a
parlare diventa tutto molto difficile) ma è anche importante per l’inizio della prima fase digestiva.
In realtà alcuni dicono che non serve proprio come fatto digestivo ma per ripulire la bocca da quei
residui di tipo zuccherino o anche di tipo lipidico che potrebbero, rimanendo nella bocca, alterare
la percezione del gusto oppure anche provocare lesioni a quelle altre strutture che abbiamo
dentro la bocca e che sono i denti, quindi fondamentalmente ripulendolo impediscono che poi lo
zucchero utilizzato da quei batteri provochi la carie dentale. Da dove arriva questa saliva? Visto
che è un secreto deriva da ghiandole che sono le ghiandole salivari. Di queste ghiandole salivari ne
abbiamo due qualità diverse;
Ghiandole
Ghiandole salivari minori
salivari maggiori

Perché due qualità diverse? Perché io posso aver bisogno di tanta saliva per mescolare il cibo che
sto masticando oppure di una quantità piccola che serve per lubrificare. Noi abbiamo ghiandole
salivari maggiori, di grandi dimensioni, che avendo grandi dimensioni sono anche esterne rispetto
all’asse del tubo, al tubo stesso, e delle ghiandole salivari minori che sono nello spessore delle
labbra, nello spessore della lingua, nello spessore del palato, nello spessore delle guancie quindi
sono nella parete che delimita la cavità buccale. Le ghiandole salivari maggiori invece sono proprio
esterne e sono posizionate una all’angolo della mandibola, si chiama parotide ed è quella che poi
quando si infiamma per un virus provoca la parotite, quei famosi orecchioni. Poi ci sono delle
ghiandole che sono sotto la mandibola e quindi vengono dette sottomandibolari, una per ogni
lato, sono tutte ghiandole pari, e poi ne abbiamo altre due che sono proprio al pavimento della
bocca e che sono le ghiandole sotto linguali; queste ghiandole sono le ghiandole salivari maggiori.
Per la struttura istologica fondamentalmente sono molto simili.
Ho questo preparato, che cosa posso notare? Allora ho una massa unica, una sezione unica però
allo stesso tempo è divisa in componenti diversi: ho infatti un’area differente nella colorazione;
colorazione diversa vuol dire qualità di cellule diverse e quindi in qualche modo questi due
componenti devono essere diversi tra loro. In questa immagine osserviamo quindi un’area
maggiore basofila e una più piccola eosinofila. Direi che c’è anche una terza area, la porzione
superiore, in cui prevale il colore violetto.