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Frazioni continue aritmetiche periodiche (e non)

È possibile adattare lo schema frazione ordinaria → rappresentazione (ad esempio decimale) con lo
schema frazione ordinaria → frazione continua? Certamente sì, ma in modo alquanto limitato e
facendo degli opportuni "distinguo".

Detta b la base di rappresentazione (es. b=10) di n/d, occorre distinguere i casi seguenti:

• Se i fattori primi di d sono tutti presenti in b, la rappresentazione è finita, altrimenti è


periodica.
• Se i fattori primi di d sono tutti assenti in b (ossia MCD(b,d)=1), la rappresentazione è
semplicemente periodica.
• Se qualche fattore primo di d è assente in b (ossia 1<MCD(b,d)<b), la rappresentazione è
periodica con antiperiodo.
• Se il numero da rappresentare è irrazionale non è presente alcun periodo (la rappresentazione
è detta, in tal caso, irregolare).

Esempi (supponiamo per semplicità di avere n=1, d>1, per cui n/d ridotta ai minimi termini): con
b=10 otterrei, ad esempio: 1/40=0,025 (primo caso), 1/37=0,(027) (secondo caso), 1/6=0,1(6) (terzo
caso), e=2,71828… (quarto caso). Per convenzione, le cifre che si ripetono infinite volte (se esiste
una parte periodica, solo per i numeri razionali), vengono riportate una sola volta, racchiuse tra
parentesi tonde.

Si noti che, se fosse b=12, la frazione 1/6 avrebbe una rappresentazione finita (tutti i fattori di 6
sono presenti anche in 12): avrei, infatti, 1/6=0,2 (come dire: 1/6=2/12). Se fosse, invece, b=2, la
frazione 1/40 (che, in realtà, dovrei scrivere come 1/101000) verrebbe rappresentata come
0,000(0011).

L'analogo schema per le frazioni continue è più semplice (e indipendente dalla base):

• Se il numero da rappresentare è razionale, la rappresentazione è finita.


• Se il numero da rappresentare è irrazionale quadratico (contiene solo una semplice radice
quadrata), la rappresentazione è periodica (con eventuale antiperiodo). Il numero in questione,
infatti è algebrico di secondo grado (ovvero può essere scritto come soluzione di un'equazione
quadratica a coefficienti interi).
• Se il numero da rappresentare è trascendente o algebrico di grado superiore al secondo, la
rappresentazione è, in ogni caso, irregolare.

Esempi: 67/29=2+9/29=2+1/(29/9)=2+1/(3+2/9)=2+1/(3+1/(9/2))=2+1/(3+1/(4+1/2))=[2; 3, 4, 2].


Effettuando le divisioni, ogni resto (il numeratore che segue l'ultimo segno "+"), dovendo essere
minore del divisore (proprietà fondamentale della divisione), dà luogo a una sequenza di interi (9, 2,
1 nel caso in esame) decrescente, che, in caso di frazione originale ridotta ai minimi termini, prima
o poi raggiunge (e abbastanza rapidamente, in genere) il valore 1: qui la rappresentazione termina
(caso 1).

Prendiamo ora un irrazionale quadratico (es: √6). Da x=√6 ricavo x²=6 o x²-6=0 (di cui x=√6 è
l'unica soluzione positiva). È 2<x<3, per cui posso scrivere x=2+y, ottenendo (2+y)²-6=0 o anche
(meglio) y²+4y-2=0 (con 0<y<1). Ora, posto y=1/z, risulterebbe z>1, soluzione di (1/z)²+4(1/z)-2=0
o (in forma intera), di 2z²-4z-1=0 (è 2<z<3). Scrivendo z=2+w ottengo 2(2+w)²-4(2+w)-1=0,
ovvero 2w²+4w-1=0 (o di t²-4t-2=0, posto t=1/w, dopo aver ridotto a forma intera). Avendo, ora,
4<t<5, posto t=4+y, ottengo (4+y)²-4(4+y)-2=0, ovvero: y²+4y-2=0 (la stessa di prima). Ciò mi
permetterebbe di concludere che √6=[2; (2,4)]. Come in una situazione già vista, non è affatto un
colpo di fortuna, ma una regola generale (in realtà è un teorema, dovuto a Lagrange). Vediamo
perché:
Notiamo che tutte le equazioni quadratiche (x²-6=0, y²+4y-2=0, 2z²-4z-1=0, 2w²+4w-1=0, t²-4t-2)
viste hanno lo stesso discriminante (24). Inoltre, quelle di posto pari hanno una soluzione positiva
compresa tra 0 e 1 (per come sono state costruite) e (per il teorema di Lagrange) il numero di
equazioni quadratiche distinte così generate (di dato discriminante e aventi una soluzione positiva
compresa tra 0 e 1) è finito, il che significa (come nelle frazioni periodiche: i resti sono in numero
finito per la proprietà fondamentale della divisione), che prima o poi si ripete la stessa sequenza di
equazioni (o di resti nel caso delle frazioni), quindi ha luogo necessariamente un periodo (caso 2).

Nel caso 3, è sufficiente fornire solo qualche esempio:

e=2,71828…=[2; 1, 2, 1, 1, 4, 1, 1, 6,…]. Nonostante una regolarità, non solo apparente, la


rappresentazione non è periodica (il numero in questione, infatti, è trascendente, pertanto non è
soluzione di alcuna equazione algebrica, qualsiasi sia il grado, men che meno quadratica. In parole
povere: non può essere periodico, nonostante una certa "regolarità").
Non è che con i numeri algebrici di grado superiore al secondo le cose vadano diversamente.
Proviamo, ad esempio, a prendere x=³√2, soluzione di x³-2=0 (1<x<2). Scrivo x=1+t e ottengo
(dopo riduzioni): t³+3t²+3t-1=0 (0<t<1). Ponendo t=1/y, mi troverei a risolvere: y³-3y²-3y-1=0 (con
3<t<4), dovrei quindi porre t=3+z (e continuare), ma ben presto la speranza di trovare un periodo
svanirebbe (ogni equazione successiva alla prima ha un discriminante multiplo proprio del
discriminante della prima equazione, per cui manca una delle premesse presenti nel teorema di
Lagrange). Continuando otterrei: ³√2=[1; 3, 1, 5, 1, 1, 4,…] e le approssimazioni (a convergenza
alternata): 1, 4/3, 5/4, 29/23, 34/27, 63/50,… ma, pur operando sempre (e comunque) su numeri
interi positivi, i coefficienti delle successive equazioni non tendono affatto a ridursi, anzi…

La situazione peggiora soltanto al crescere del grado (sempre in ambito di numeri algebrici), si
provi solo ad approssimare: x=√2+√3 (algebrico di grado 4 e non di grado 2 come si sarebbe portati
a pensare), soluzione di x²(x²-10)+1=0 (3<x<4 per la cronaca…).