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Dicembre 1974 18.

Bologna 1

LA RIVITALIZZAZIONE
DEL CENTRO STORICO DI BOLOGNA

di GIOVANNI ALESSANDR I

A Bologna, nella mozione conclusiva del secondo simposio organiz-


zato dal Consiglio .d'Europa (l) dal 22 al 26 ottobre 1974 nel quadro
delle iniziative per l'« Anno europeo del patrimonio architettonico 1975 »,
è stato ribadito il principio sottolineato nel primo simposio, ad Edim-
burgo, nel gennaio 1974: «Gli Europei hanno il dovere, sia dal punto di
vista sociale che economico, di salvaguardare il loro patrimonio archi-
tettonico, bene insostituibile che va rapidamente scomparendo. La vita
sociale e comunitaria appare meglio salvaguardata n egli edifici restau-
rati che neJle nuove costruzioni; inoltre, i costi e le incidenze sociali
del restauro, confrontati con quelli delle nuove costruzioni, potrebbero
costituire ulteriore argomento in favore del restauro ».
La scelta di Bologna come sede di questo secondo simposio, al
quale hanno partecipato un centinaio di ospiti dei diciassette Paesi
membri del Consiglio piìt alcuni osservatori dell'Europa orientale, è
motivata dall'accuratissimo piano per il suo centro storico, risultato di

( l) D Consiglio d'Europa, con sede a Strasburgo, organizza la cooperazione


degli Stati europei nella. maggior p a rte del settori che Interessano Il cittadino,
eccettuata la difesa.; primo In data tra gli organismi politici europei (1949), ab-
braccia con 1 suoi 17 Paesi membri la più estesa superficie e Il campo di azione
più vasto.
Il Simposio di Bologna era. stato p revisto nel quadro dell'anno del Patrimo-
nio architettonico europeo (1975) lanciato dal Consiglio stesso col motto << un
futuro per Il nostro passato >> ed aveva. come tema generale « Il costo sociale
della conservazione del centri storici >> ; temi specifici: « Adattamento , attraverso
l'lndividuazione del bisogni della popolazione, d elle case antiche all'attuale modo
di abitare nel l'lspetto della struttura o della tlpologla originale degli Immobili »
(relatore: C. de Angells, controrelatore: J. Eckhardt-Han sen ); «Adattamento
del patrimonio architettonico In vista della su a destinazione ad uso pubblico
con finalità soclo-culturall realizzato attraverso la partecipazione della p opo-
lazione » (relatore: R. Scannavini, controrelatore: E. Martin): « Compatibilità
delle condizioni economiche degll a bitanti del centro storico In ordine sia al
costo sociale del restauro che al costo delle realizzazioni di nuove zone di espan-

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' alone » (relatore: P. L . Cervellati, controrelatore: J. Houlet).

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dieci anni di studio, e che, secondo il parere del Consiglio stesso, « ap-
plica in modo particolarmente rigoroso » il « principio della conserva-
zione integrata dei centri storici».

IL PROBLEMA DEl CENTRI STORICI

I centri storici - identificati con le parti più antiche della città -,


nella diffusa prassi urbanistica che considera lusso superfluo la preoc-
cupazione dell'ambiente e della «qualità di vita>> per tutti i cittadini,
appaiono o abbandonati a progressivo degrado, o deplorevolmente ma-
nomessi in massicce operazioni di « restauro » che riducono l'ambiente
antico a pura apparenza esterna a servizio di attività terziarie (uffici
professionali, banche, sedi di grandi società, ecc.) sempre più conge-
stionanti, o destinati a residenza per ceti privilegiati della popolazione.
I costi sociali ed economici che conseguono a tali operazioni sono
l'increm ento dello sviluppo anarchico delle gra ndi città, l'aggravio dei
bilanci pubblici - per le maggiori distanze di impianto delle opere di
urbanizzazione primaria e secondaria -, e la distruzione a raggio sem-
pre più vasto del verde agricolo, per l'espandersi delle periferie ano-
nime, carenti di servizi adeguati e mal collegate con le altre parti della
città, costruite per accogliere i ceti a medio e basso reddito sistema-
ticamente espulsi dai centri storici.
I centri storici costituiscono le preesistenze fisiche di un dialogo
tuttora in corso tra l'uomo e lo scena rio della sua vita: contesto di
strutture urbanis tico-architettoniche, stratificate nel tempo, che vivono
nella vita totale della città al punto che qualunque intervento inteso
ad isolare da q uel contesto un edificio ritenuto particolarmente « signi-
ficativo», con demolizione e ricostruzione della cosiddetta edilizia mi-
nore, equivale a distaccare quell'edificio dalla vita e dargli sapore di
cosa morta. Inoltre, perchè un centro. sia vivo bisogna che lo sia in
permanenza e per tutti; e ciò implica conservazione delle componenti
sociali ivi residenti e recupero di residenze di livello sociale variato
oltre che scelta oculata delle attività da mantenervi, in funzione di una
equilibrata ripartizione delle attività stesse fra · centro storico e centri
secondari dispersi nel resto dell'agglomerato.
Quanto l'animazione del centro storico sia legata alla presenza di
residenti dei diversi ceti sociali in abitazioni integrate con uffici, com-
n'lerci e servizi culturali si è avuto modo di constatarlo sia a Parigi,
dove il ministro della Pianificazione territoriale cerca di scoraggiare le
deroghe alle prescrizioni del 1943 che limitavano le superfici da tra-
sformare da abitazioni in uffici e negozi, sia a Londra, dove si tenta di
ripopolare la «ci ty» diventata quasi deserta, con tendenza a spopo-
larsi ulteriormente, ridotta com'è a vivere 1,micamente d'una anima-
zione diurna altamente congestionata. La conservazione della vitalità

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urbana comporta la possibilità per ogni uomo di ritrovarsi con altri


uomini, responsabili, ciascuno in modo diverso, di una parte della
civiltà.
Il simposio del Consiglio d'Europa ha inteso denunciare (linea che
sa rà ripresa nei futuri simposi a Krems in Austria nell'aprile prossi-
mo e ad Amsterdam in ottobre) la stortura in atto in molte città eu-
ropee dove si continua a dare priorità a l rinnovo e a lle costruzioni
nuove m entre si trascura il recupero del patrimonio edilizio esistente
secondo c riteri storico-critici e in a lte rnativa a lla scelta della crescita
indiscrimina ta delle città. In una lis ta di 44 progetti di intervento che
fanno parte del programma europeo di rea lizzazioni esemplari vengono
studiate situazioni che appaiono utili a lla discussion e dei modi di
intervento nei centri storici.

IL PIANO DI RESTAURO DEL CENTRO STORICO DI BOLOGNA

l. Nel 1958 era stato approvato il piano regolatore generale di


Bologna che sanciva, tra l'altro, una indifferenziata espansione urbana
senza alternative alla struttura monocentrica della ci ttà, un Hve llo in-
s ufficiente di attrezzature e la previsione di un milione di a bitàn ti. Nel
1962 veniva affron tato, con lo studio di a lcune variazioni, il problema
del nuovo piano regola tore: tra le varianti, una più ragionevole previ-
sione di 550-600.000 abitanti.
Tra il 1960 e il 1963 veniva iniziato, con lo studio dell'ambiente sto-
rico della città, il discorso sul "ripristino" o "risanamento conserva-
tivo del centro storico»: si intendeva garantire nel tempo la continuità
di quel tessuto urbano, mantenutosi quasi intat to ma lgrado poche
superfetazioni r ecenti, che si era venuto strut turando in un processo
reso unitario dalla cos tanza di modi e stile del vivere e dell'operare, e
che costituiva ancora un punto di riferimento mora le e cultura le per
tutti i bolognesi; v'era connessa l'intenzione di scoraggiare la specula-
zione sulle aree fabbricabi li, di alleggerire l'ammin istrazione pubblica
di abnormi c non giustificati costi di urbanizzazione e, soprattutto, di
m antenere integra la struttura sociale risultante dalla presenza di com-
ponenti complementari dei vari ceti.
Nell'ambito del perimetro in cui il tess uto urba no della città a ntica
si è conservato a bbastanza completo, furono individua ti dalle Commis-
sioni urbanistiche dei Consigli di quartiere (2) tredici « comparti » ur-

(2) Il nucleo più antico del centro storico d i Bologna s i andò formando
Intorno al 1000 sull'Impianto a scacchiera di età romana; l caratteri di omoge-
neità e compattezza del nucleo storico più antico sembrano dovuti, almeno tn
parte, al !atto ch e , nel 1181, Immediatamen te dopo Il grande Incendio, si Inco-
minciò quel rinnovamento edilizio che avrebbe conferito a Bologna Il t ipico

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banistici d'intervento, vere isole di edilizia degradata: la struttura edi-
lizia prevalente risultò caratterizzata da un assetto assimilabile, oggi,
alle case operaie, artigiane e mercantili, articolata in tipi di base e in
associazioni tipologiche varie; le tipologie residenziali originarie furono
individuate attraverso il rilievo diretto confrontato con la documenta-
zione di archivio integrata con il metodo analogico; fonte preminente
sono stati i «Libri delle case, (catasto descrittivo tenuto dal 1500 al
1700 e comprendente case e beni dell'Abbazia dci santi Nabore e Felice):
vi si ritrovano pianta e assonometria delle singole case con numerose
annotazioni sulle destinazioni d'uso, sui vicini, sugli spazi privati e
pubblici.
Una categoria di t ipi edilizi, su cui si articolava parte del tessuto
abitativo urbano, era originariamente a sviluppo in profondità, con i
due lati più lunghi ciechi e un lato-modulo di fronte minimo sulla
strada, con due camere per piano, illuminate dall'esterno, e un bloc-
co-scala per accedere ai singoli piani; vi abitava una sola famiglia, con
attività artigiana o « fondaco, a piano-terra ed abitazione negli altri
piani. Attualmente le strutture distributive interne sono state gene-
ralmente alterate con suddivisione, attraverso tramezzature, dell'unico
alloggio in nuclei familiari diversi; i locali a piano-terra sono restati,
in genere, adibiti ad attività artigianali o commerciali, o a magazzini;
superfetazioni sono state attuate con aggiunte nei piani alti e a livello
di cortili e di orti. Il ripristino, a livello tipologico-funzionale, intende
applicare un metodo di ricomposizione delle singole unità, riferite al-
l'insieme di appartenenza, ispirato a motivazioni di ordine culturale
operativo coerente con l'attuale momento storico e perciò « reinter-
pretativo, dell'elemento casa in quanto costante aggregativa - fisica
c funzionale - dell'architettura della città; lo standard abitativo è ipo-
tizzato in 34 metri quadrati per abitante.
L'intenzione è di adeguare l'alloggio alle funzioni che gli sono pro-
prie, esaltando, per contrapposizione, le funzioni integrative degli spazi
collettivi, dci servizi comuni e · delle attrezzature, nella visuale di un
supcramento dell'individualismo in una nuova, necessaria - anche se
di sapore utopico allo stato attuale dello sviluppo sociale - concezione
della socialità dell'uomo. Concezione nçm nuova, in assoluto, del ca-
rattere della vita urbana, visto che la si ritrova sostanzialmente nel
quartiere s tesso della città medievale con i suoi vasti spazi pubblici
(chiesa e sagrato, mercato, piazza, municipio, ecc.).

aspetto eli città. turrlta; una distinzione tuttora valida tra la città. vecchia, a
planlmetrla pollgonale, e le aree di espansione periferica e di suburbio è segnata
dal viali di circonvallazione sistemati all'esterno della terza cinta murarla
urbana del 1380, abbattuta In gran parte nel 1901.
Amministrativamente Bologna è stata suddivisa nel 1964 In 18 quartieri,
ognuno del quali !a capo a un aggiunto del Sindaco, tramite fra Il Comune e
gli a bitanti.

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Si concretò cosl il piano regolatore per il centro storico, adottato


nel 1969, che proponeva una reale a lternativa alla indiscriminata espan-
sione urbana con il recupero del centro storico alla prevalente funzione
residenziale mista. Nel 1973 veniva adottato il piano PEEP (Piano per
l'edilizia economico-popolare): piani particolareggiati, di iniziativa pub-
blica, per l 'attuazione del piano per la conservazione del centro storico,
concernenti i primi cinque comparti di intervento, con l'impiego di
fondi per l'edilizia economico-popolare in applicazione della legge n.
865 del 1971 sulla casa.
Per le operazioni di risanamento l'amministrazione comunale aveva
la scelta tra la via dell'esproprio e quella della utilizzazione dell'inter-
vento privato attraverso convenzioni: è ricorsa a quest'ultima, riservan-
dosi il ricorso alla prima, come esposto più oltre.
Va rilevato, a questo proposito, che l'articolo 16 della legge n. 865
sulla casa consente che nei centri storici si facciano espropriazioni solo
per servizio pubblico, c quindi anche per l'edilizia economica e popolare
che è servizio pubblico essendo attività esplicata da Enti pubblici, con
pubblico danaro e in base a leggi dello Stato (3).
L'intervento di risanamento a Bologna viene realizzato attraverso
convenzioni che consentono la partecipazione diretta dei privati pro-
prietari: la formula adottata dal Consiglio comunale il 7 marzo 1973
è quella della convenzione venticinquennale per i proprietari che lo
desiderino (con esclusione di qualsiasi società speculativa o ente); la
partecipazione dei privati viene favorita attraverso mutui agevolati e
garantiti dall'amministrazione comunale stessa, a patto che i proprie-
tari di case in affitto si impegnino a mantenere gli inquilini anche a
lavori eseguiti, a rispettare i progetti esecutivi approvati dal Comune
e ad applicare un equo canone; per i proprietari residenti che sono in
disagiate condizioni economiche, le agevolazioni del Comune possono
giungere al finanziamento totale; per 25 anni il Comune ha diritto di
prelazione nell'acquisto della casa; è previsto l'esproprio n ei confronti
di proprietari che vendano sottobanco la casa restaurata o anche di
proprietari che non rispettino altre clausole della convenzione; il Co-
mune si addossa l'onere delle case-albergo per la sistemazione tempo-
ranea degli abitanti dei singoli comparti nel corso dei lavori di
ripristino.
Il primo intervento concreto- per quanto inteso come esperimento
nella linea del riutilizzo e delle implicazioni che questo comporta -
interessa il comparto San Leonardo nel quartiere Imerio con modeste
case di origine rinascimentale degradate in tuguri dietro facciate in

(3) C!r. A . PREDIERI, L 'espropriazione dt tmmobtlt nel centri stortct per L'edi-
lizia residenziale plLbbllca secondo la Legge n . 865 del 1971 , In Bologna : politica
e metodologia del restauro, a cura di P. L. CERVELLATI e R. ScANNAVINI, ed. n
Mulino, Bologna 1973, pp. 41-90

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discrete condizioni; su un'area spianata dai bombardamenti del periodo
bellico, di proprietà comunale, sta sorgendo una casa-albergo dove, a
partire dal gennaio prossimo, saranno temporaneamente ospitati gli
inquilini delle abitazioni in zona San Leonardo man mano che le loro
case saranno sottoposte a risanamento.
L'operazione-Centro è intesa anche a realizzare mini-appartamenti
per studenti fuori-sede: d'intesa con l'Università degli studi si vorrebbe
realizzare un piano a lungo termine che prevede l'acquisizione di grandi
palazzi nobiliari nel centro storico, nell'ambito di una politica di riqua-
lificazione e rinnovo delle attrezzature universitarie da estendere a l
reperimento di alloggi per gli studenti fuori-sede al fine di stroncare il
mercato speculativo degli affittacamere (4) . Viene cosl riproposto il
problema della collocazione dell'università rispetto alla città, vale a
dire del come esprimere una vita sociale nella quale studio e studente
abbiano un inserimento ben preciso e niente affatto pleonastico. La sco-
perta della «vita" suppone la presenza nella città o almeno la relazione
con la città (e soprattutto con la «grande città "• se si vuole evitare la
«fagocitosi" della città da parte dell'università, cioè, in pratica, la devi-
talizzazione della città in quanto tale). con le sue attrezzature di agevole
accesso, con la sua attività di cui ci si senta corresponsabili e con le
sue opzioni offerte alla scelta responsabile (5).
2. Con il piano-programma comunale 1973-75 il Comune di Bologna
ha avviato la realizzazione di una politica dei servizi e dei consumi socia-
li a supporto e complemento della politica della casa; premessa operati-
va è l'acquisizione da parte del Comune stesso di palazzi, complessi ar-
chitettonici e soprattutto ex-conventi di cui è costellato il centro sto-
rico (6): destinati ad essere utilizzati come «contenitori» di servizi

(4) E' noto che lo c Studio» di Bologna, fondato da lrnerlo e Pepone, data
dall'anno 1088. Sin dagli Inizi attrasse studenti sempre più numerosi, spesso
ricchi c h e vi si recavano con servitori e cavalli e spendevano largamente . n pro-
blema dell'alloggio fu perciò sempre molto Incisivo: se Il Comune - che nacque,
crebbe e decadde con lo Studio - rispettò sempre l particolari privilegi di cui
godevano gll « scolari » per l contratti di pensione e di affitto delle case, le
università degli « scolari » dovettero amdare a del « taxatores • da loro eletti la
tutela loro, del maestri e delle loro famiglie dalle varie forme di speculazione
sull' alloggio e sul vitto.
(5) SI veda, su questo argomento: AA. VV., L'università tn un mondo tn
trasformazione, In Il Mulino, n. 210, (luglio-agosto 1970), pp. 27-165.
(6) Una caratteristica bolognese è la presenza rilevante di conventi nel cen-
tro storico : alcuni erano luogo di Incontro per gli scolari delle « università» del
leglstl e degll artisti, altri vere e proprie scuole fiorite all'Interno delle comunità
claustrali: molte scuole sl configuravano come Studi Generali del rispettivi Ordi-
ni, frequentati pure da altri religiosi, chierici e studenti lalcl. L 'abbazia dl San
Procolo fu la plù antica sede dell'università degli c scolari " : Intorno alla metà
del secolo XII sl stablll presso quella chiesa una comunità di benedettini: a par-
tire dal secolo XIV l'università del leglstl si radunò In san Domenico e quella
degli artisti In San Francesco; collegi universitari erano, tra altri: Il Collegio
spagnolo ( 1364) per « scolari » di famiglie no bill e cospicue di Spagna, 11 Col-
legio gregoriano (1370) per giovan i d isagiati e volenterosl, Il Collegio ancarano

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sociali per il quartiere e la città. « Il progetto di accogliere diverse atti-


vità sociali - osservava l'architetto Scannavini nella sua relazione al
Simposio - , dalla scolastica alla ricreativa, dalla culturale a quella
assistenziale, e di servizio di quartiere, in un unico complesso architetto-
nico, riconoscendo negli spazi architettonici la vocazionalità intrinseca,
oltre che superare il triste espediente di utilizzare comunque la dispo-
nibilità offerta da queste preesistenze, porta a compiere esperienze nuo-
ve nel campo del restauro attivo ».
E' in atto il restauro e la rifunzionalizzazione di un complesso ar-
chitettonico in Via Pietralata; per altri complessi sono già pronti i
progetti esecutivi.
La restituzione alla città antica della sua intrinseca efficienza fun-
zionale prevede anche il decentramento dei « generatori di direziona-
lità», riconosciuti incompatibili con la struttura antica, mediante la
creazione di nuove aree di sviluppo terziario esterne al nucleo antico.
Per la zona Nord (intesa, in un primo tempo, come zona di sviluppo
residenziale, impiego e servizi per 100.000 abitanti) furono commissio-
nati al giapponese Kenzo Tange ed al suo gruppo di lavoro una strut-
tura direzionale (incarico del Comune di Bologna) , il piano particola-
reggiato del distretto fieristico nell'ambito della stessa zona Nord (inca-
rico dell'Ente « Finanziaria Fiere») ed il progetto di un centro religioso
sempre nell'ambito della zona Nord (incarico del card. Lercaro); le
proposte elaborate dal gruppo Tange a partire dal maggio 1968 (in stret-
to contatto con i tecnici che parallelamente studiavano il nuovo piano
regolatore generale) furono presentate all'« assemblea dei 70 » dei co-
muni del piano intercomunale bolognese nell'aprile 1970: e in quella
sede se ne ridimensionò la scala per non squilibrare l'insieme urbano.
3. Il tentativo di salvare la dimensione umana dell'ambiente viene
integrato, a Bologna, da un corrispettivo sociale: l'assistenza agli an-
ziani e all'infanzia.
Il problema degli anziani è stato affrontato scartando il ricovero
in quei «parcheggi di attesa» che sono gli ospizi; è stato redatto un
programma di mini-appartamenti destinati agli anziani nelle zone stesse
in cui son sempre vissuti, in modo da dar loro la consapevolezza di non
essere emarginati, ma presenti, attivi, autonomi; il Comune integra la
pensione per i pensionati che vivono soli; i quartieri sono attrezzati di
poliambulatori gratuiti per gli anziani (otto già funzionanti) che inte-
grano l'assistenza mutualistica e sono affiancati da un Centro di assi-

(1414) per « scolari» poveri; con la costruzione dell'Achlglnnaslo (1663, architet-


to Il Terrlbllla, prolegato pontificio san Carlo Borromeo) furono riunite In
quella sede le scuole degli artisti e del leglstl, mentre l'Insegnamento teologico
continuò a tenersi nel conventi; dopo l'esproprio napoleonlco ( 1796) numerosi
conventi vennero demanializzati o venduti a. privati.

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stenza domiciliare; gli anziani usufruiscono di tessera gratuita di circo-
lazione sui trasporti urbani.
Sui pitt di 17.000 bambini bolognesi fra i 3 e i 6 anni, 13.300 frequen-
tano la << scuola materna, o « dell'infanzia » (come si preferisce chia-
m arla) e vi restano sino all'ora di chiusura degli uffici e delle fabbriche;
la refezione scolastica costa modestamente e per i bambini di famiglie
a basso reddito è gratuita; la media di frequenza è del 76% ed il tra-
guardo che s'è prefisso il Comune è dell'SO%; molti degli edifici adibiti
per le scuole dell'infanzia sono di non recente costruzione, ma riadat-
tati, ristrutturati, trasformati da un gruppo di architetti e di tecnici
comunali per l'arredo.

VALUTAZIONI

L'esperimento in corso a Bologna per la salvaguardia e rivitalizza-


tione del suo centro storico ha suscitato, ovviamente, nei convenuti al
Simposio non soltanto sinceri consensi per lo sforzo di « rompere il
circolo vizioso di uno sviluppo urbano che rende sempre più disumane
le città ''• ma anche delle riserve. Ed era scontato: finalità dei simposi è
di contribuire a far nascere ogni scelta di fondo nello sviluppo della
città da un dibattito, il più esteso possibile, con gli ambienti direttamen-
te interessati.
Da tutti i convenuti (e non soltanto per correttezza di ospiti) è stata
favorevolmente sottolineata la validità dell'impegno assunto dall'Am-
ministrazione bolognese di mantenere viventi gli edifici del suo centro
antico non privandoli de l loro intorno immediato che ne costituisce
l'unità e non turbando l'equilibrio della stra tificazione sociale ivi esi-
stente: ogni edificio è ricco di ciò che gli sta accanto ed il contesto vive
della continua presenza nella vita vissuta, particolarmente quando il
cont esto è quello di una « città cordiale » come Bologna, per « uomini
di cuore » quali sono i bolognesi.
L'architetto danese J. Eckhardt-Hansen, illustrando gli analoghi in-
terventi di salvaguardia in corso per E lsinore in Danimarca, ha messo
in guardia i pianificatori bolognesi dalle conseguenze negative di un
sistema di parcheggi per i residenti nel nucleo storico previsto « limi-
trofo al cen tro storico», entro un raggio di 500-800 metri, e h a richia-
mato l'attenzione sull'orientamento della moderna struttura del com-
mercio a favore dei grandi supermercati: sono elementi che potrebbero
aver un loro peso nel declino sociale del nucleo storico.
L'architetto svizzero E. Martin, da parte sua, raffrontando i dati
statistici sulla popolazione del centro storico bolognese del 1961 con
quelli del 1971, ha rilevato una diminuzione di residenti addetti all'in-
dustria o all'art igianato ed un aumento di impiegati, quadri superiori

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e indipendenti; inoltre, la ·popolazione del centro storico stesso è dimi-


nuita, nel decennio, da 93.000 a 80.000 abitanti con abbassamento dell'in-
dice di occupazione degli appartamenti a 0,69 persone per locale. Le
cause di tali fenomeni possono essere diverse; si profila, tuttavia, l'inter-
rogativo della rispondenza del modo di abitare nel centro storico - sia
pure risanato, attrezzato e restaurato - «ai fabbisogni attuali, soprat-
tutto fut uri, di una popolazione in progressivo mutamento, che cerca di
migliorare sotto tutti i punti di vista la sua condizione » e che forse non
è più disposta ad accettare, per viverci, gli spazi angusti del vecchio
ambiente urbano. Si potrà giungere a realizzare proficue compatibilità
fra esigenze di salvaguardia socio-culturale, bisogni di mobilità e muta-
zioni dovu te all'attuale dinamica?
Più forte mente critico, il francese J. Houlet si è dich iarato insoddi-
sfatto del computo - a lui apparso generico e improbabile - presen-
tato da Cervellati sui costi socio-economici del restauro rispetto a quelli
di costruzione del nuovo in periferia (7) : Houlet non sembrava tener
conto dei maggiori costi per opere di urban izzazione primaria e secon-
daria conseguenti alla crescita indiscrimin ata della città ed alla neces-
sità di adeguamento dei servizi alle maggiori distanze delle periferie ri-
spetto al centro già in gran parte attrezzato; inoltre non sembrava
riflettere alla economicità insita in una migliore utilizzazione di risorse
abitative altrimenti votate al degrado, fisico e sociale, e nella conserva-
zione di destinazioni d'uso di zone urbane e delle stratificazioni sociali
presenti in esse, che rim uovono i pericoli d i ghetli interni per classi
abbienti e periferici per emarginati, con tutti i conflitti che ne emer-
gono.
Le sue critiche, però, si appun tavano soprattutto sulla convenzione
venticinquennale tra Comune e privati proprietari per il restauro degli
edifici di loro proprietà nel centro storico: egli tacciava di « contratto
leonino >> la convenzione stessa, perch è imposta sotto la m inaccia della
« spada d i Damocle della spoliazione" resa applicabile per l'arlicolo 16
della legge n. 865 sulla casa. Ma Houlet, che pure non ha mancato di
stigmatizzare le manovre speculative sulle aree u rbane che imperver-
sano in Francia (8) non meno che da noi, non ha indicato altro mezzo
per venirne a capo.

(7) Per quanto riguarda le nuove costruzioni In periferia: da recenti ap-


palti, l costi risulterebbero di 218.0 00 !Ire al mq di supertlcle abitabile; se si
considera una superficie di 30-35 mq per abitante, Il costo pro capite sarebbe
di 6,5 - 7,5 milioni; aggiungendo, per spese di urbanlzzazlone primaria (strade,
fogne, luce, ecc.) e secondaria (scuole, verde, attrezzature sportive, ecc.), rispetti-
vamente 400.000 e 600.0 00 lire per abitante, si hanno, per ogni cittadino lnse-
dlato In periferia, 7,5 - 8,5 milioni. Per quanto Invece concerne Il restauro-rlsa-
namento: gli appalti più recenti danno 200.000 lire al mq: l'urbanJzzazlone pri-
maria é già. esistente e quella secondaria è da realizzare In parte.
(8) Cfr. O. ALESSAN DRI, La speculazione fondiaria nelle ~one urbane, In Ag-
giornamenti SoclaU, (maggio) 1974, pp. 345- 354, rubr. 18.

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Che l'inizia tiva del Comune di Bologna di rivita lizzare il centro
storico della città non sia perfetta, è ammesso dagli stessi ammin istra-
tori che ne hanno iniziato l'attuazione in via sperimentale. Va tuttavia
dato atto, agli amministratori bolognesi, di aver « preso una inWativa »,
anche se questa ha bisogno di essere precisata e calibrata.
Chi ha avuto modo di confrontare previsioni ed esiti negli inter-
venti di sistemazione urbana, sa bene che la logica della vita vissuta
raramente - e molto spesso per caso - collima con la logica delle
previsioni. Ciò non toglie che incombe su tutti l'impegno di contribuire
a risolvere, nei limiti consent iti a ciascuno, i problemi della vita di
tu tti.

è disponibile in estratto
ACHILLE ARDIGO'

Evoluzione, crisi e prospettive


della presenza politico- sociale
dei cattolici in Italia
pagine 25 - L. 300

Richiedere a: Centro Studi Sociali


P.za S. Fedele, 4 - 20121 Milano - c.c.p. 3/33402

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