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PSEUDOLOGISTA

Introduzione
Lo pseudologista presenta conflitto sull’uso della parola “apophràs” tra un io parlante che sembra essere
Luciano stesso e un sofista rivale.

Debito di Luciano nei confronti del giambo, oltre alla sua unione tra Commedia Antica e prosa platonica.
Nel trattato Luciano amplifica l’aggressione giambica ma allo stesso tempo sminuisce l’animosità personale
che è fonte dell’aggressione.

Il Narratore, dopo aver chiamato in causa i giambisti classici, chiede a Elenco, personaggio Menandreo, di
raccontare l’antefatto della disputa. [Tema dell’orazione del bersaglio: rifiuto degli Ateniesi di iniziare
Pitagora ai Misteri Eleusini].

Resto dell’arringa, due parti:

1) Difesa del Narratore

2) Attacco alla carriera del Critico

Luciano manipola lo stile giambico, enfatizzandolo fino al comico. Narratore: pedanteria iper-atticista che
Luciano altrove condanna. Luciano enfatizza la finzione della rabbia del Narratore a scopo comico. Conflitto
farsesco.

Luciano, al di là della farsa, è arbiter elegantiae dello stile. Il Narratore e il Critico sono esempi in peggio. Il
contesto delle Calendae amplifica il comico.

Umorismo della contesta Narratore/Critico

1) Manipolazione della tradizione giambica a scopo comico

2) Il conflitto è “trovare il vero barbaro”, Luciano stesso non è Greco, i veri pepaideumenoi
riconoscono che la vera maestria di Luciano è nella sceneggiatura del conflitto

3) Contesto delle Calende serve a trasformare lo scherzo su apophras in uno scherzo sul calendario

Luciano all’attacco

 Bis Accusatus: il protagonista “il Siriaco” è sotto processo dell’Areopago, accusato da Retorica (sua
moglie ora ripudiata) e Dialogo (che è stato calunniato). Delinea il potenziale giambico.

 Alessandro + De morte peregrini: attacco contro il tipo, la categoria.

 Prometeo: obiettivo mostrare abilità piuttosto che attaccare.

 Pseudologista: furia invettiva trasformata in materiale comico e comunicata a un pubblico che non
può quindi mantenere rapporto di sympahteia con Narratore.

Giochi di parole (??)

Il Narratore si compara ad Archiloco, ma nell’episodio manca il rapporto di philìa. Archiloco si vendica di


Licambe perché erano stati amici. Questo ritratto di Archiloco è simile a quelli di Filostrato (Vite dei Sofisti).

I dibattiti sul linguaggio erano centrali nella seconda sofistica ma la riposta esagerata dal Narratore crea
comicità.
Quello che inizialmente può sembrare un sofista che usa l’invettiva giambica contro un altro sofista diventa
Luciano che usa solo la parte satirica del giambo per organizzare i parametri di un discorso sofistico.
L’invocazione di praticamente tutti i giambisti amplifica la comicità.

Ha iniziato il Narratore il conflitto (cfr cicala presa per le ali).

L’aggressore: il discorso del Narratore si accorda a uno stile Attico pesante ed estremo che Luciano
ridicolizza in altri testi, e la giustificazione tecnica del Narratore permette di differenziare il Narratore da
Luciano [apophràs ha solo tre attestazioni]. Il fatto che il Narratore provi a dimostrare che apophràs sia una
parola comune e ben compresa da tutte le classi sociali è una mossa da cattivo Sofista

vd Rhetorum praeceptor (Il maestro di Retorica) [Luciano sarcastico]: memorizzare una ventina di
parole attiche rare, usarle e se sfidati usare una citazione classica della parola (o inventarla);
consiglio quindi di ridere e prendere in giro gli altri sofisti come elemento di competizione.
viene meno scusa di offese al Narratore
il fatto che il Narratore abbia riso dice più del Narratore che del Critico
(Narratore non meglio del suo rivale)

Né Narratore né critico sono credibili. Rimane solo Luciano.

Barbarismo

L’esclusione di Pitagora dai Misteri Eleusini perché barbaro nella sua anima precedente > parallela al
tentativo del Narratore/Critico di ostracizzare il rivale dalla cerchia di letterati per la parola apophràs.

L’accusa di barbarismo è linguistica + abitudini sessuali (fellatio e cunnilingus) [lingua barbara].

Citazione di Archiloco finale

μελάμπυγος: parola che richiama Archiloco perché usata da Callimaco nel descriverlo.

con παιπάλημα καὶ κίναδος: due parole “accoppiate” da Aristofane (Uccelli), nel descrivere Pistetero e
Eulpide.

Riferimenti alle festività

Differenze con Ibis di Ovidio re: apophràs. Il Narratore dice che un giorno può essere apophràs anche
semplicemente perché rievoca una sconfitta; a Luciano serve a rendere il suo dibattito tema centrale per
salute collettiva.

Conclusioni: testo parodico.