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Appunti linguistica italiana

LINGUISTICA ITALIANA 1 (Università degli Studi di Cagliari)

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Università degli studi di Cagliari


Lezioni di linguistica italiana 1
Lezioni tenute dal docente: Maurizio Trifone
Appunti di lezione
1\03\2018
La linguistica italiana si occupa dello studio del lessico.
Per grammatica in linguistica italiana si parla di morfologia.
Si parla poco di lessico perché è un campo molto vasto e non può essere
ascrivibile.
Nella lingua italiana sono presenti 30 fonemi e con questi 30 fonemi
possiamo scrivere tutte le parole dell’italiano.
La grammatica è formata da sistemi chiusi mentre il lessico no è un sistema
molto aperto e ogni giorno possiamo coniare (formare) nuove parole proprio
perché il lessico è un sistema molto aperto.
In linguistica italiana ci occuperemo di studiare principalmente tre cose:
1) Formazione delle parole
2) Cambiamento semantico
3) Prestito linguistico
Studieremo anche la stratificazione storica del lessico, cioè come si sono
formate le parole dell’italiano. La gran parte delle parole proviene dall’italiano.
DEFINIZIONE DI LESSICO: parola di origine greca. La parola da cui deriva la
parola greca è lexicòn che è qualcosa che riguarda un’altra cosa. Mentre
léxis significa parola. Spesso la parola lexicòn veniva utilizzata insieme ad
altre parole come biblìon.
Le parole greche passano attraverso il latino e poi direttamente attraverso
l’italiano. In tempi più recenti si può passare direttamente dal greco
all’italiano.
Lexicòn + biblìon = libro delle parole.
Il lessico è l’insieme di parole utilizzate da una comunità linguistica che
utilizzano un lessico in comune. Lessico è una parola polisemica: una parola
polisemica è una parola che può avere diversi significati.

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Per lessico dantesco e lessico boccacciano non si intendono le parole che si


utilizzano in italiano, ma un insieme circoscritto ossia il lessico utilizzato da
Dante e Boccaccio.
Il lessico passivo è rappresentato dalle parole che riusciamo a comprendere.
Il lessico attivo sono le parole che vengono utilizzate ed è meno ampio del
passivo.
Sono due realtà in continua evoluzione.
Questi significati fanno capo a un unico insieme che è l’insieme circoscritto
delle parole.
Secondo significato della parola lessico. In questa seconda parte il lessico è
sinonimo solo di vocabolario. Vocabolario è una parola di origine latina 
vocabolarium  parola ripresa dal vocabolario latino  vocabulum 
vocare  i vocaboli sono i nomi con cui chiamiamo le cose.
Tra questi due significati non c’è solo una differenza quantitativa ma invece
c’è una differenza molto più profonda ossia quella sociale.
Nel primo significato si fa riferimento a un contenitore ideale di parole.
Il secondo significato fa riferimento a un contenitore nel quale si trovano le
parole che noi utilizziamo.
Lessico ha un terzo significato ossia lexicòn biblion ossia il libro delle parole.
Vocabolario e dizionario sono sinonimi.
Dizionario deriva dalla parola ditionarium alla base della parola troviamo
dictio o dictionis e il verbo dicere. Dizione ha un significato meno comune che
è quello di “esprimere”. Dizionario è l’insieme delle espressioni della lingua.
In italiano si hanno due importanti lessici: uno per lo scritto e uno per il
parlato.
Quando si insegna italiano a persone che non sono di madre lingua italiana è
importante insegnare le parole principali per potersi capire, invece molto
spesso si insegnano parole che non hanno valore.
Il lessico di frequenza sono opere che ci dicono quali sono le parole più
frequenti nella lingua italiana. Il lif è il primo lessico di frequenza
L’occorrenza è un termine che si utilizza in linguistica italiana per dire le volte
che una determinata parola si utilizza in un determinato contesto di testo.
Le parole più frequenti utilizzate in italiano sono spesso le parole vuote
(parole che non hanno un proprio significato come: IL, MA, UN, DI.

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Più recentemente è stato fatto il lessico di frequenza dell’italiano parlato che


si chiama LIP che risale al 1993. Il campione come estensione aveva sempre
cinque mila occorrenze.
Fare queste opere richiede grandi dispendi di denaro e questo denaro non
ritorna spesso nelle tasche delle persone che hanno investito in queste
opere.
Il campione è stato organizzato prendendo 4 città italiane: MILANO, ROMA,
NAPOLI E FIRENZE  CULLA DELLA LINGUA ITALIANA.
Hanno fatto riferimento a diverse situazioni comunicative più formali o meno
formali. Si è preso ad esempio lezioni universitarie o esami ma anche
comunicazioni tra amici al telefono. Diversi parlanti per età e per formazione
culturale. Una realtà molto variegata che potesse rappresentare tutte le
schiere del popolo italiano. Un dato omogeneo è venuto fuori e cioè le prime
due mila parole rappresentano circa il 90% delle parole rappresentate.
Queste parole sono polisemiche e hanno tantissimi significati e quindi
conoscerne tutti i contesti d’uso non è molto semplice.
Di queste due mila parole fanno parte le parole grammaticali e sono
abbastanza brevi e non sono parole lunghe ossia non sono derivate a cui non
si sono attaccati prefissi e suffissi. Sono dunque parole primitive.
Nel 1980 De Mauro ha pubblicato il primo vocabolario della lingua
italiana che si intitola Vocabolario di Base. Questo vocabolario è un
elenco di parole e sono circa sette mila parole. Opera di poche pagine
che ci dice quali sono le opere principali della lingua italiana. De mauro
suddivide queste parole in tre fasce:
1) Parole fondamentali sono le prime due mila parole che comparivano nel
LIF;
2) Parole di auto uso parole che comparivano anche esse nel LIF e sono
circa 2.500\3000
3) Parole di alta disponibilità parole che sono presenti nei testi ma che
sicuramente un parlante di bassa cultura conosce come ad esempio
forchetta o pugno, sono parole che sono disponibili ai parlanti anche se non
sono disponibili nei testi.
Per sapere quali sono le parole più disponibili nella mente dell’italiano de
mauro e la sua equipe è andato poi in giro a vedere se questo elenco era
veramente disponibile e in caso cambiarlo. In base alle risposte De Mauro
avrebbe poi ricavato poi queste parole ad alta disponibilità. Da queste parole
sono venute fuori quelle 2.000 parole che sarebbero andate a comporre
quelle parole ad alta disponibilità.

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Nel 2016 è uscita la tredicesima edizione di questa opera e le parole


disponibili sono 7.500. Ai giorni nostri il VDB ha milioni di corpus.
L’ampiezza del corpus è molto importante per capire l’attendibilità dei
dati.
Se oggi andiamo a vedere i dizionari più famosi, indicano le parole con un
asterisco e ci dicono quali sono quelle più frequenti.
De mauro nel 1999 ha pubblicato poi il dizionario italiano di base che è
un vero e proprio dizionario che si rivolge a bambini delle scuole elementari
oppure ai ragazzi delle scuole medie ci sono quindicimila lemmi. Quest’opera
è formata da 7000 del VDB + 8000 che si riferiscono al pubblico dagli 8 ai 13
anni.
Dalla terza media ai primi due anni del liceo troviamo il DAIC che è un
dizionario pedagogico formato da 25.000 lemmi.
Il GRADIT (grande dizionario italiano dell’uso) è un’opera che contiene
circa 260 mila lemmi e 130 mila parole poli rematica (espressioni formate
da piu’ parole ma che hanno un unico significato) esempio “all’acqua di rosa”.
Il gradit è il dizionario italiano che contiene il maggior numero di lemmi è
formato da sei volumi più altri due volumi per un totale di otto volumi.
Aggiornamento per un vocabolario vuol dire neologismi ossia nuovi lemmi.
In italiano disponiamo di un dizionario di 21 volumi che rispetto al GRADIT è
un opera enorme quest’opera si chiama GRANDE VOCABOLARIO DELLA
LINGUA ITALIANA conosciuta anche come Battaglia ossia dal nome
dell’autore che si è occupato della sua stesura. L’ultimo volume è uscito
nel 2001 ed è formato da 180.000 lemmi, è un dizionario storico  per ogni
parola ci indica tutti gli autori che hanno utilizzato quella determinata parola.
Una singola voce può occupare pagine e pagine. Non è un normale
monovolume è un dizionario che raccoglie ogni parola che raccoglie le parole
da Dante ai giorni nostri.
Nei dizionari italiani che abbiamo in unico volume sono presenti le parole
antiche o arcaiche o regionali o tecniche o specialistiche o etimologie delle
parole? Sì, contengono tutto, sono strumenti utilizzati in ambito scolastico
quindi devono contenere tutto. Un’informazione importante è anche l’anno
che si trova nella parola che significa che è la prima attestazione scritta della
parola e quindi retrodatare quella determinata parola.
Nelle etimologie a volte si trova lat o dal lat.
Lat parola che ci è giunta dal latino ai giorni nostri per via orale mentre
Dal lat significa che la parola è stata ripresa dai testi scritti in latino.

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Il fatto che la parola si trovi nell’italiano non vuol dire che questa determinata
parola sia dialettale o regionale.
Esempi di regionalismi
La parola CIAO è un dialettismo e deriva dal veneto s-ciao che significa sono
tuo schiavo ed è la parola più conosciuta in tutto il mondo.
PIZZA parola napoletana conosciuta anch’essa in tutto il mondo, come anche
mozzarella che è una parola napoletana.
Vongola significa piccola conca o piccolo astuccio e quindi vongola.
Arsella è una voce genovese ed è come l’arca.
Panettone  parola milanese.
Pizzarda  capello a due punte.

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