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Supponiamo che il tempo non scorra…

TEMPO di Claudio Bagnato

La filosofia metafisica del tempo come la intende Claudio Bagnato, inizia così , in
questo suo primo lavoro poetico in cui si è cimentato con doviziosità di metafore e
introspettiva.

Inizia con un excursus profondo e critico sulla “mondanità e sulla ipocrisia” umana ,
analizzando le ipotesi del susseguirsi dei tempi nel tempo anche se non dovesse
scorrere, ma trascorre.

Il TEMPO ANTERIORE

Inizia con la poesia Parole al vento con cui ipotizza il fatto che il poeta in genere ciò
che scrive spesso non graffia le pagine ma viene spazzato via dal vento inteso come
l’ipocrisia e la sbadataggine dell’uomo che non si concentra nella vera lettura di un
testo ma scorre gli occhi e lo sguardo lasciando poco spazio alla riflessione.
Preferiscono, i poeti, posare le loro opere dentro antologie, inutili quanto indigeste.

In seguito con l’Elegia a Dante Alighieri, cerca di recuperare l’importanza e la


rilevanza poetica dell’uomo, in quanto il Grande è uno dei pochi che lascia di sé un
ricordo indelebile nella letteratura Italiana e mondiale. Insieme con altri artisti la cui
dignità si riscatta all’interno e all’esterno di altre Arti come la pittura, la musica, etc.

Nell’Eleganza dell’ipocrisia cuce col filo spinato un passato , un presente , teso e


inteso come la paura della verità. Per cui si nasconde dietro la banalità del verso
oppure nella noia delle parole ciò che non si sa esprimere. O nella inutile ricerca di
una elegante ipocrisia per far credere e far vedere ciò che non è per quello che
dovrebbe essere e nel contempo additare tutti di falso per giustificare se stesso.

Il TEMPO TRAPASSATO

In questo “tempo” il poeta Claudio interiorizza la poesia in eventi ed elementi


introspettivi che nascono e muoiono con la sua vita vissuta. Cioè rivela i suoi
sentimenti, la sua passione, la sua condizione fisica e il suo Amore per la vita e per la
donna.

Nella poesia Notte rivela i suoi timori , i sogni, i dolori, le paure che lo circondano.
Nell’attesa di una felicità che tarda ad arrivare.
Il Sapore della sete racconta il ricordo di una solitudine che lo circonda quando deve
affrontare da “solo” pur se l’amore lo circonda, i suoi problemi esiziali che
potrebbero cambiare la sua vita.

La poesia Pensieri e parole ci racconta l’attesa. Il conflitto di ciò che siamo, l’Io e
il mondo fatto di cose imperscrutabili , di rotte diverse che ci conducono lontano e
poi ci riportano a ciò che siamo attraverso un percorso tortuoso tra paesaggi reali e
immaginari.

TEMPO IMPERATIVO

In questo tempo continua ma in maniera più approfondita la sua emotività e


l’introspezione che lo porta a riflettere sulla Ispirazione con cui nasce tutto. Nulla si
potrebbe costruire senza questa musa che ci prende per mano e ci permette di lasciare
spazio alla fantasia e alla descrizione di ciò che siamo e di ciò che abbiamo nel
mondo ancestrale dell’arte. Anche con una Ordinaria follia che ci serve per
esprimere un mondo che abbiamo dentro ma che senza quei flash folli non
riusciremmo a incidere . In quella Inutilità che ci circonda come aura d’ombra , in
una nullità persistente di giorni trascorsi nell’ombra del brutto. In quelle
Deboli certezze di cui siamo conformati in un sistema che non ci accoglie, anzi cerca
di respingerci mentre, noi, navighiamo all’interno di un’Anima dove nascondiamo i
cassetti più accoglienti dei nostri sogni. In un perverso lesionismo tra vizi e bagordi
per nutrire quell’Ego che si sviluppa in ogni essere umano-

TEMPO IMPERFETTO

Con questo tempo si chiude questo libro. Claudio, qui, si esprime in poesia
prosastica; fa il riassunto di ciò che è l’uomo e di ciò che è egli stesso. Delle sue
condizioni psicofisiche e mentali dentro e fuori delle tematiche poetiche. Si concede
una ricerca ampia , a volte ironica o satirica delle condizioni strutturali della società c
della vita materialista, sciovinista, progressista; sulla religione, su che cosa credere o
illudersi di credere. Di un uomo che è “credente non praticante” per tenersi con un
dito legato a Dio e uno legato ai vizi terrestri quotidiani. PROLOGO

La Tazza del cesso è semplicemente un titolo che trascrive le riflessioni di un


momento particolare con cui si accorge che c’è falsità tra le persone le quali si
incrociano e ognuno esprime ciò che non è per sembrare migliore. Un amuleto che
dovrebbe esorcizzare la realtà nuda e cruda.
Ti rendi conto? Ecco la realtà di fatti, finalmente un lavoro che però comporta
sacrifici pesanti, dopo aver studiato anni , ti ritrovi con un pugno di euro con cui devi
tracciare le ore e i bisogni quotidiani., nonostante tutto ti permetto di programmare,
finalmente , un futuro.

EPILOGO
Racchiudiamo in sintesi questa passeggiata nel Tempo che non c’è, che non esiste , se
non nella convezione umana per stabilire regole e azioni. Dove però l’unica certezza
è la morte , poiché è l’unica cosa che livella gli amori, i dolori, le delusioni, gli odori,
i colori…e tant’altro. Pura assenza. Dove finalmente si viene celebrati per ciò che si
era ma anche per ciò che in realtà non si era, in quella ipocrisia tutta umana che chi
muore era un Santo (la memoria di un padre generoso e molto amato) . Nell’attesa di
un trasportatore che ci conduca là dove finisce il tempo e inizia l’infinito.