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FILIPPO BRUNELLESCHI


(1377-1446)
Figlio del notaio ser Brunellesco Lippi e di Giuliana Spini

Filippo detto PIPPO dovette avere una formazione che comprendeva anche lo studio della lingua latina.
Erano tuttavia le scienze esatte quelle che più lo appassionavano, come narra il suo biografo, Antonio di
Tuccio Manetti (1423-1497). Ma soprattutto egli prediligeva il disegno, la pittura, la scultura e
l’architettura. Dopo aver iniziato la propria attività artistica in qualità di orafo (come tale viene
immatricolato all’Arte della Seta il 2 luglio 1404, avendone fatto richiesta a 21 anni, nel 1398) ed
essersi poi affermato pubblicamente nel 1401 al concorso per la Porta Nord del battistero fiorentino ,
Brunelleschi dedicò tutta la vita all’architettura. Alcuni soggiorni di studio a Roma – i primi da
collocarsi, verosimilmente, attorno al 1404/1409, assieme al giovane amico Donatello , e un successivo
nel 1417/1418 – permisero a Filippo di acquisire una profonda conoscenza dell’architettura degli
Antichi.

Opere

FORMELLA -SACRIFICIO D’ISACCO 1401 Battistero di San Giovanni


CUPOLA DI SANTA MARIA DEL FIORE 1418-1436
SPEDALE DEGLI INNOCENTI 1419 (stile rinascimentale)
BASILICA DI SANTO SPIRITO 1428
INTERNO DELLA SAGRESTIA VECCHIA DI SAN LORENZO 1420-28
ESTERNO DELLA CAPPELLA DEI PAZZI (Chiostro di Santa Croce)
INTERNO DELLA CAPPELLA DEI PAZZI 1434
ORATORIO DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI (completata dall’arch. Rodolfo Sabatini )
La scoperta della prospettiva
Brunelleschi sviluppa un
procedimento grafico che consente
di rappresentare sul piano gli
oggetti reali come noi li vediamo
nello spazio.

A dimostrazione dei suoi esperimenti Brunelleschi dipinge due tavolette prospettiche, in una delle
quali è raffigurato il Battistero di Firenze.
LA CUPOLA DI SANTA MARIA DEL FIORE

Proprio a seguito della sconfitta per il bando di concorso del 1401 per la realizzazione della formella:
Brunelleschi ed il suo inseparabile amico Donatello si recarono a Roma , ciò avvenne per ben tre o quattro
anni gettandosi anima e corpo allo studio dell’antico, l’attrazione dei due verso Roma li porterà sempre a
preferirla rispetto ad altre città.
Dopo tre anni nel 1404 inizierà a partecipare alla realizzazione della cupola di SANTA MARIA DEL FIORE.
Anche qui a seguito di un bando per partecipare ad un concorso che questa volta lo vede vincitore . Forte è il
richiamo alla costruzione romana , che si palesa nella scelta dei materiali, con mattoni a spina di pesce
rastremati verso l’interno nell’entradosso con al vertice una lanterna.
- pareti auto-portanti, ancorate ad anelli fissi nella muratura delle vele con mattoni murati a spina di pesce.-
doppia calotta una interna 2 mt. ed una esterna 80 cm. sono concentriche e divise da una intercapedine
praticabile attraverso una serie di scale e camminamenti illuminata dagli oculi che si aprono su gli spicchi
esterni.

-24 contrafforti collegati da segmenti orizzontali su 9 livelli


andando verso l’alto i materiali si fanno più leggeri passano dalla pietra al mattone di tufo.
Per la cupola Brunelleschi, analizza :
un’aspetto tecnico
un’aspetto estetico,
uno ideologico-urbanistico.

Per il primo: com’è noto la cattedrale era stata creata da Arnolfo di Cambio nel ‘200 ampliata nel ‘300 da Talente
mentre Giotto realizzava il campanile. Ovviamente il linguaggio stilistico era ben diverso da quello provato dal
contemporaneo Brunelleschi che sceglie una soluzione di tipo storico con un linguaggio di tipo moderno.
La dimensione della navata era troppo grande e all’epoca non esistevano più elementi costruttivi adeguati alla
soluzione del problema.
INVENTA una struttura che si auto-regga nel corso della costruzione la deduce dal modo di murare dei romani anche
se non è a calotta romana è una forma leggermente ogivale che tiene conto delle forze in atto.

Per il secondo Essa deve rappresentare ed interpretare il sentimento collettivo.


E’ REALIZZATA 100 anni dopo la chiesa , dunque è conclusiva.

Deve ridefinire adeguando o meglio trasformando il significato dato da Arnolfo di Cambio. Arnolfo aveva ideato e
realizzato una cattedrale come un corpo longitudinale a tre navate che sbocca in una tribuna ottagonale con absidi in
ogni lato come i petali di un fiore sullo stelo, è un contrasto tra la prospettiva dritta delle navate e l’improvviso
espandersi dello spazio a raggiera. Brunelleschi si propone di equilibrare con la cupola tutti quei spazi (masse
all’esterno vuoti all’interno).
Trasforma l’edificio in proporzionale quando questo era stato concepito in senso dimensionale. Il corpo della cupola
coordina e conclude gli spazi irradiati dal coro con il profilo ogivale equilibra in altezza lo spazio longitudinale della
navata crea delle nervature che consentono di non pesare sull’edificio ma di librarlo rigonfiandosi nell’area.

Per il terzo La Cupola domina e come dice l’Alberti “ è ampia da coprire tutti i popoli toscani.”
Cappella de’ Pazzi

Compiuta nel 1461 ca,


su progetto di
Brunelleschi, è la
cappella funeraria della
famiglia dei Pazzi

L’architetto porta alle


estreme conseguenze le
premesse della Sagrestia
Vecchia.

• La pianta diviene rettangolare ed è


preceduta da un portico colonnato.
• La cupola centrale è affiancata da due
volte a botte.
• L’inserimento di una panca in muratura
lungo il perimetro interno dà alle paraste
una stessa altezza.
Lo Spedale degli Innocenti
Una delle prime opere è l’orfanotrofio per i bambini abbandonati.

• La loggia è rialzata da nove gradini ed è scandita da nove arcate sormontate da nove finestre timpanate.
• Nuova è l’adozione del modulo come misura per scandire lo spazio sulla base di precisi rapporti proporzionali tra le
parti.

Spedale degli innocenti iniziato nel 1419 nei pressi della Chiesa dei Servi di Maria, esempio più riuscito di una piazza
rinascimentale.
L’edificio al quale Brunelleschi si dedicò con continuità sino al 1423 ma che fu concluso da altri. Si articola attorno a un
chiostro centrale che è affiancato da due grandi ambienti:
la chiesa e il dormitorio per gli orfani. Esso si innalza su un ripiano- quasi come uno stilobate di un’antico tempio a cui
si sale per mezzo di nove gradini. Nove sono le arcate del porticato, nella porzione inferiore dell’edificio, e altrettante
sono le campate coperte da volte a vela. E nove, infine, sono le finestre di forma classica che ricordano quelle del
battistero fiorentino di San Giovanni.
Sormontato da un timpano, esse poggiano direttamente sulla cornice dell’alta trabeazione, che, tangente al cervello degli
archi, è sostenuta da un ordine maggiore di paraste situate all’estreità della fabbrica. Masaccio nell’affresco della Trinità
ne prenderà il modello.