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Appunti

Fenomenologia: descrizione e classificazione delle forme della nostra conoscenza

descrivere: delimitare le caratteristiche che appartengono all’oggetto

classificare: ordinare

Studiare il rapporto IO/MONDO da una prospettiva ontologica e gnoseologica.


Entrambe le dimensioni dell’essere e del mondo si implicano e si rendono necessarie.
La conoscenza non può prescindere dall’essere e dal mondo.

L’ontologia è lo studio dell’essere e della sostanza

La sostanza è ciò che è necessariamente quello che è; ciò che esiste necessariamente

-Come la tradizione filosofica (razionalismo/empirismo) intende il concetto di sostanza

PLATONE (razionalista sui generis)

Per Platone le idee costituiscono una realtà ontologica a sé stante, immutabile ed eterna, che
funge da modello unico e perfetto delle cose molteplici e imperfette di questo mondo.
L’idea (dal greco èidos, idéa, “figura”, “aspetto”, “forma”) non viene conosciuta per mezzo dei
sensi, ma costituisce l’oggetto di una specifica “visione intellettuale” in grado di cogliere la forma
esemplare che accomuna, e raggruppa in unità, una pluralità di soggetti.
La dottrina delle idee conferisce un’impronta dualistica al pensiero platonico, ossia una dottrina
fondata su due principi esplicativi del mondo: le cose e le idee (dualismo ontologico); l’opinione e
la scienza dall’altro (dualismo gnoseologico)
Il rapporto idee-cose viene risolto da Platone in termini di mimesi (le cose imitano le idee), di
metessi (partecipano delle idee), di parusia (presenza delle idee alle cose)

CARTESIO

Cartesio “spezza” la realtà in tree sostanze distinte ed eterogenee: la sostanza pensate (res
cogitans); la sostanza estesa (res extensa) e la sostanza divina (res divina).
L’idea di Dio è l’idea di “una sostanza infinita, eterna, immutabile, indipendente, onnisciente,
onnipotente”. Secondo Cartesio la causa di questa idea non può risiedere nell’uomo, cioè in una
sostanza finita, ma soltanto in una sostanza infinita, la quale ha creato l’uomo dandogli quell’idea
dell’infinito. Dio rappresenta sia il garante della sostanze pensante ed estesa (dualismo
ontologico), sia il supremo garante della conoscenza, perché Dio non può ingannarci, per cui tutto
ciò che risulta chiaro ed evidente deve per forza essere vero. Cartesio giustifica il metodo con la
metafisica.
Metodo (dal greco méthodos) è un procedimento ordinato di indagine che si concretizza in una
serie di regole.
Le regole del metodo di Cartesio sono cinque:
1)evidenza
2)analisi
3)sintesi
4)enumerazione
5)revisione
SPINOZA

Spinoza si propone di sviluppare tutte le implicanze logiche della nozione di sostanza. Spinoza
intende per sostanza “ciò che è in sé e per sé si concepisce, vale a dire ciò il cui concetto non ha
bisogno del concetto di un’altra cosa da cui debba essere formato”
La Sostanza:
-essendo “in sé”, ossia in quanto deve unicamente a sé stessa la propria esistenza, rappresenta
una realtà autosussitente e autosufficiente, che per esistere non ha bisogno di altri esseri.
-essendo concepibile soltanto per mezzo di se medesima, rappresenta un concetto che per essere
pensato non abbisogna di altri concetti.
Dunque per Spinoza la sostanza gode di una totale autonomia ontologica e concettuale, dunque
Spinoza supera il dualismo ontologico e gnoseologico.
Da questa definizione Spinoza deriva le proprietà di base che la caratterizzano:
1) increata
2) eterna
3) infinita
4) unica.
Questa sostanza non può che essere Dio. Dio, però, non è fuori dal mondo, ma nel mondo e
costituisce quell’unica realtà globale che è la Natura. (Deus sive Natura, Dio o la Natura)
SOSTANZA=DIO=NATURA
La dottrina di Spinoza è la dottrina dell’ordine geometrico del mondo

Dal punto di vista della conoscenza:

La conoscenza sensibile è sempre mutila, poiché i sensi non ci forniscono mai una conoscenza
completa, ci danno sempre solo affezioni delle cose sui corpi; di conseguenza da queste affezioni
si può risalire alle loro cause solamente attraverso un processo immaginativo di associazione
mnemonica delle idee.
“La memoria non è che un certo concatenamento di idee replicanti la natura delle cose”
“Immaginiamo delle orme di cavallo lasciate in riva al mare, se le vede un soldato penserà
immediatamente alla guerra, ma se le vede un contadino penserà alla campagna e al lavoro
agreste.”
Cioè di fronte allo stesso effetto si può risalire a cause differenti-
Il livelli della conoscenza che procede per concatenamento empirico dall’effettto alla causa non
può essere mai fonte di reale conoscenza.
Il secondo livello è quello della conoscenza di tipo razionale in cui si discende dalle nozioni comuni
di ogni singola scienza agli effetti.
Il terzo livello è la conoscenza intuitiva che legge l’intera catena causale dell’universo.
La ragione che scopre Dio nel mondo.

LIEBNIZ

La dottrina di Liebniz vede il mondo come un prodotto contingente, ovvero una libera creazione di
Dio.
“Nulla accade nel mondo che sia assolutamente irregolare e non si può neppure immaginare nulla
di simile. Supponiamo che qualcuno segni a caso sulla carta una quantità di punti: dico che è
possibile trovare una linea geometrica la cui nozione sia costante e uniforme, secondo una regola
determinata e tale che passi per tutti questi punti proprio nell’ordine in cui la mano li ha tracciati. Se
qualcuno traccia una linea continua, ora retta ora circolare, ora dall’altra natura, è possibile trovare
una nozione o regola o equazione comune a tutti i punti di questa linea, in virtù della quale i
mutamenti stessi della linea risultano spiegati…Così si può dire che in qualunque modo Dio
avesse creato il mondo, il mondo sarebbe stato sempre regolare e fornito di un ordine generale).
Per Liebniz ordine non significa necessità. Un ordine reale non è mai necessario.
Liebniz distingue tra verità di ragione e verità di fatto:
1) Le verità di ragione sono quelle verità assolutamente necessarie e perfettamente evidenti che
riguardano il mondo della logica. Esse sono identiche e risultano fondate sul principio di identità e
di non-contraddizione, i quali affermano, rispettivamente, che “ogni cosa è ciò che è” e che “una
proposizione è vera o falsa”. Tutte le verità fondate su questi principi sono “a priori” e non dicono
nulla o aggiungono nulla in più alla conoscenza.
2) Le verità di fatto sono quelle verità contingenti che concernono la realtà effettiva (es Cesare
varcò il Rubicone) Tali verità sono fondate sul principio di ragion sufficiente.
Il principio di ragion suffieciente è quello in “virtù del quale consideriamo che nessun fatto può
essere vero o esistente senza che vi sia una ragione sufficiente perché sia così e non altrimenti.

“Quando su un tavolo da biliardo la palla B si muove quando è urtata dalla palla A, non è perché A
sia la causa del moto di B. A noi pare sia così ma è Dio che ha voluto che la palla A acesse una
sua storia e che colpisse B, la quale a sua volta è dotata di una storia, per cui ad un certo punto di
mette in moto”
In questo modo Leibniz esclude il rapporto causale.
Dio ha predisposto tutto in modo originario.
Armonia prestabilita-predisponendo le varie cose come orologi caricati sincronicamente in grado di
procedere per loro conto senza necessità di intervento.

LOCKE

Non esistono idee che occupano la mente fin dalla nascita. Se le idee fossero innate dovrebbero
averle tutti per es. in ogni individuo dovremmo avere la conoscenza del principio di identità e di
non contraddizione. Ma se i bambini né gli idioti lo hanno significa che non esistono idee teoretiche
innate. Non esistono neanche idee pratiche innate (es. incesto che in alcune culture non è
considerato una colpa)
“Supponiamo che lo spirito sia come un foglio bianco, privo di seggni”. I segni si formano con
l’esperienza. Unico contenuto dell’intelletto sono le idee (unica cosa conoscibile sono le idee come
asseriva Cartesio).
Posso fare esclusivo riferimento alle idee, ma queste derivano dall’esperienza.
Per Cartesio la garanzia della corrispondenza tra idee e cose era affidata alla bontà di Dio.
Per Locke rimane sempre questo problema della corrispondenza tra idee e cose.
Non posso avere certezza della corrispondenza con la realtà. Alcune idee ci ritraggono la realtà
così come è effettivamente (idee semplici della solidità e dell’estensione) mentre altre idee (idea
del caldo) non raffigurano la realtà esterna, ma la deformano a nostro uso e consumo-ci sono
qualità primarie e secondarie.
Come facciamo le idee
a)sensazioni
b)rappresentazioni percettive o riflessioni percepite durante l’esperienza
“In primo luogo i nostri sensi, avendo rapporti con oggetti sensibili particolari, convogliano nello
spirito diverse percezioni distinte delle cose, secondo i vari modi in cui quegli oggetti agiscono sui
sensi[..] Chiamo sensazione questa grande fonte della maggior parte delle idee che abbiamo,
poiché essa dipende completamente dai nostri sensi e perché attraverso i sensi agisce
sull’intelletto. In secondo luogo l’altra fonte dalla quale l’esperienza fornisce l’intelletto con idee è la
percezione delle operazioni del nostro proprio spirito dentro di noi, quando esso è impegnato
intorno alle idee che esso ha dentro. [..] Ma come chiamo sensazione la prima fonte delle idee,
così chiamo riflessione questa seconda fonte, perché le idee che essa fornisce sono soltanto
quelle che lo spirito ottiene riflettendo sulle proprie operazioni dentro se stesso” (saggio
sull’intelletto umano)
Ma le idee prese singolarmente non costituiscono ancora la conoscenza, questa è data dal
rapporto tra le idee, in una relazione di accordo/disaccordo.
“Se dico il cerchio non è un quadrato la verità non risiede né nella parola cerchio, né in quella
quadrato, ma nella relazione di disaccordo instaurata tra le due idee, e la conoscenza sta appunto
nel percepire l’accordanza o la discordanza tra le idee”.
Dove manca tale percezione, non si ha conoscenza, giacché anche nelle operazioni mentali più
semplici, come quando diciamo che il bianco non è il nero che altro facciamo e non percepire una
discordanza tra idee?
Ma tale connessione occorre che oggettivamente corrisponda ai rapporti che ci sono tra le idee.
Es. Ippogrifo come cavallo alato.

Sussistono vari gradi di evidenza:


a)intuire la concordanza e la discordanza tra le cose: es. 2+2=4/ 2+2=5
b) x=y; qui è necessaria una dimostrazione con momenti intermedi

Per Locke tanto più la catena di ragionamenti intermedi si allunga tanto più la conoscenza
è meno certa, fino a diventare probabile.

HUME

Tutte le nostre rappresentazioni sono impressioni e idee. L’idea è quello che resta
dell’impressione quando questa non è più percepita attualmente.
Per Hume le singole idee e le singole impressioni non costituiscono conoscenza
Accerta connessioni razionalistico/associative sorrette dal criterio di “somiglianza”
2+2=4 non confermato
L’esperienza non ci da il concetto di causa, né lo da la ragione, ce lo dà l’abitudine.

CARTESIO-HOBBES-LOCKE-HUME identificano ragione e intelletto.


Imposasibilità di distinguere nettamente la funzione conoscitiva da quella pratico-morale
perché sarà la stessa facoltà del pensare che ora si applica all’ambito teoretico ora a
quello pratico.

KANT

Kant si trova di fronte a due modelli gnoseologici:


a) prinicipio di identità A=B; analitico
b) B prodotto da A e diverso da A; sintetico

a) produce conoscenze universali e certe ma essenzialmente tautologiche (caso della


matematica)
b) produce conoscenze nuove e arricchenti ma incerte
I primi sono giudizi analitici “a priori”. es. “i corpi occupano spazio” Questi giudizi sono da
escludere perché non apportano conoscenza.
I secondi sono sintetici ed entrano in crisi con la filosofia humiana che aveva sottolineato
che la causalità nella realtà non è certa.
Kant cerca un’altra fonte per garantire l’oggettività della conoscenza, questa fonte tuttavia
non la trova nella realtà esterna, ma nella mente umana. Cioè in una forma mentis a priori
con cui leggiamo la realtà
Es. “A causa il moto di B” perché rinvengo in ciò un nesso di causalità che non ricavo
dall’esperienza, la quale mi dice che A si ferma e B parte, ma dalla mia mente, in cui è presente un
principio tale da leggere l’arto di A con B in termini di causa/effetto.