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Storia della medicina

Emanuele Vicinelli

A.A 2018/2019

14 luglio 2019
Indice
Introduzione 4
Le fonti della storia della medicina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
Iconodiagnostica e paleopatologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
Evoluzione del concetto di malattia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
Evoluzione dell’anatomia e delle malattie nell’uomo . . . . . . . . . . . . . . . 6
Lucy e pre Lucy . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
Pleistocene (da 2,58 mln di anni fa a 11700 anni fa) . . . . . . . . . . . . 6
Neolitico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
Vita urbana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
Rivoluzione industriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
Era post-industriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
Recap . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7

Medicina nell’antico Egitto 7

Medicina nell’antica Grecia 7


Medicina teurgico-religiosa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
Ippocrate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
Il giuramento di Ippocrate e il rapporto medico-paziente . . . . . . . . . 9
Il giuramento originale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
Il giuramento moderno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
Dopo Ippocrate: la medicina scientifica e la Scuola di Alessandria . . . . . . 11

Ellenismo e la scuola alessandrina 12

Periodo delle sette e delle dispute 12

Roma 13

Galeno 13

Medioevo 14
Medicina monastica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
Medicina laica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15

Medicina scolastica 15

Scuola salernitana 15

Le università 16

Il rinascimento 16
La rivoluzione fisiologica: Harvey e la scoperta della circolazione del sangue. 17
Il microscopio: Antoni van Leeuwenhoek . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17

Chirurgia nel 1700 17

Fisiologia sperimentale 18

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Patologia cellulare e patologia sperimentale 18

Le grandi pestilenze 18
Peste . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
Vaiolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
TBC . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19

Louis Pasteur (1822 ~ 1895) 20

Chirurgia e anestesia 20
Dall’antisepsi all’asepsi: Semelweiss e Lister . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
La comparsa dell’anestesia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
Nuovi mezzi diagnostici e terapeutici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
Il DNA e le scoperte recenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
Nuove frontiere della medicina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22

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Introduzione
La medicina è al confine tra scienza ed arte. È una scienza, in quanto richiede rigore
scientifico nel condurre l’attività; è un arte nel momento in cui il medico si ritrova
davanti una persona e necessita creatività e estro nel ricercare la strada migliore per
applicare le sue conoscenze a beneficio del suo paziente. Il medico deve essere
• Ben formato
• Culturalmente competente
• Empatico
• Bravo comunicatore
Occorre comprendere che la medicina _“è l’unica scienza che ha come oggetto un
soggetto”, come dice Giorgio Cosmacini, uno storico della medicina.
Il primo padre della medicina in quanto tale è considerato Ippocrate, che per primo
unisce la téchne (ovvero il saper fare) al sapere. Per primo arriva anche a capire
che occorre costituire un’alleanza tra medico e malato finalizzata al combattere
entrambi la malattia. Quest’idea è detta il triangolo di Ippocrate: il medico e il
malato alla base che lottano insieme contro la malattia.

Le fonti della storia della medicina


Principalmente:
• Dirette (sulle quali si può applicare la paleopatologia)
– Mummie
– Fossili e reperti
– Materiale organico
• Indirette
– Fonti letterarie, musicali (o in generale in merito a racconti di stili di vita o
malattie di un tempo)
– Arte (iconodiagnostica)

Iconodiagnostica e paleopatologia
• Iconodiagnostica: ricerca nei quadri e in elementi pittorici sintomi visibili
di malattie (esempi principali: ittero, gozzo tiroideo ed esoftalmo, elementi
di natura traumatica, alterazioni anatomiche [es: idrocefalo], noduli tumorali
[spesso nel seno di muse o dee]).
• Paleopatologia: ricerca su reperti organici e fossili di indizi patologici. Per
esempio, lesioni da vaiolo, eventuali propagazioni di malattie genetiche (se si
hanno mummie di famiglie), o sempre traumi. Esempi famosi sono quello delle
Mummie della Palude e dell’uomo di Tollund
Spesso si ricerca, ovviamente, una conferma incrociata tra varie tipi di fonti, dirette e
indirette, per cercare di costruire un quadro generale più completo possibile. Esempi
di diagnosi portate avanti sono:
• Sifilide di Maria d’Aragona

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Figura 1: Uomo di Tollund

• Idrocefalia del principino Filippino d’Asburgo, morto a 5 anni


• Osteoporosi nei soldati romani, con lesioni traumatiche da taglienti
• Osservazioni di carattere antropologico: l’uomo di Tollund probabilmente era
stato sacrificato, siccome nel suo corpo sono state trovate sostanze di natura
allucinogena.

Evoluzione del concetto di malattia


Diventa veramente complicato definire l’idea di malattia, per cui viene definita in
negativo cercando di caratterizzare il concetto di salute. Ad oggi l’OMS ha definito la
salute come
L’adattamento perfetto e continuo di un organismo al suo ambiente
In questo entrano in gioco fattori fisici (salute fisica), psicologici (di salute mentale) e
sociali (salute delle relazioni).
Altra definizione molto bella:
La salute è la vita nel silenzio degli organi – Leriche, chirurgo contempora-
neo
Bisogna sempre ricordarsi che nella definizione dell’idea di salute o di malattia,
risultano sempre fondamentali i contesti sociali, culturali, fisici e psicologici.
La salute è il sentirsi bene in ognuno di questi aspetti.
Nell’ambito della storia delle malattie, è fondamentale ricordarsi che così come l’uomo
è in continuo cambiamento, allo stesso modo lo sono anche le malattie. Mirko Grmek
ha proposto l’idea di patocenosi per identificare un pool di malattie presenti in una
certa popolazione in un certo momento storico. Esempio migliore di questo, sono le
dorsalgie, le lombosciatalgie o le discopatie di cui soffriamo a causa della posizione
eretta: ovviamente non era così nel momento in cui, come esseri primitivi, non
avevamo ancora assunto lo stato di Homo erectus.

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Evoluzione dell’anatomia e delle malattie nell’uomo
Lucy e pre Lucy

Il primo ominide (Australopiteco afarensis) rinvenuto è stato Lucy. Si nota come


le dimensioni del cranio siano cresciute tanto, e saranno destinate a crescere ulte-
riormente per raggiungere il peso cranico attuale di circa 1350g. Questo è indice
importante di un repentino aumento dell’intelligenza, in primis per quanto riguarda
le effettive dimensioni (e anche per le effettive interconnessioni tra i neuroni).
Tuttavia, occorre considerare anche che un repentino aumento delle dimensioni del
cranio non è stato seguito da un altrettanto aumento delle dimensioni della pelvi,
portando a difficoltà nel parto che non si hanno in altre specie (lo scimpanzé ad
esempio ha un parto decisamente facile perché il volume cranico è raccordato a
quello della pelvi della madre).

Pleistocene (da 2,58 mln di anni fa a 11700 anni fa)

L’uomo viveva in gruppi piccoli. Le patologie principali sono le parassitosi dovute


a punture di insetti; in aggiunta anche le patologie traumatiche e conseguenti (per
esempio dal morso di animale viene la rabbia) o infezioni da tetano.

Neolitico

Si insediano gruppi più grandi, e con questo aumentano le malattie tipiche, ovvero
le zoonosi (ora principalmente per colpa di animali da allevamento). Per via della
composizione e della dimensione dei gruppi si sviluppano i primi contagi interumani.
TBC, brucellosi, antrace sono le più diffuse all’epoca.

Vita urbana

Le dimensioni dei gruppi oramai permettono il diffondersi delle prime epidemie. Le


principali: morbillo, influenza, vaiolo, TBC, lebbra.

Rivoluzione industriale

Sovraffollamento, stenti e povertà portano malattie da scarsa igiene e malnutrizione.


Importanti le malattie carenziali (es: rachitismo, da carenza di vitamina D), malattie
da sfruttamento (sopratutto minorile) e inquinamento.

Era post-industriale

Grande ambivalenza tra malattie della povertà e della ricchezza. La globalizzazione,


le migrazioni e lo spostarsi massivo di popoli porta ad una grande variabilità nella
diffusione di malattie. Grande invecchiamento della popolazione, l’età media si
alza di molto, con la comparsa dei problemi legati ad una comparsa della propria
autosufficienza. Nuove malattie infettive, emersione di batteri antibioticoresistenti
(particolarmente in riferimento alle infezioni opportuniste e nosocomiali).

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Recap

Periodo Malattia
Antichità Lebbra
Medioevo Peste
Rinascimento Sifilide
Seicento Vaiolo
Settecento Colera
Ottocento TBC
Novecento AIDS
Duemila Infezioni opportuniste

Medicina nell’antico Egitto


Non erano avanti come si pensa: gran parte di quello che sapevano viene dalla loro
conoscenza dell’imbalsamazione. Avevano qualche conoscenza pratica, sopratutto in
erbe e medicamenti usati per curare ferite. Avevano un’idea mista della medicina: da
un lato pragmatica, dall’altro teurgica (il medico era anche un sacerdote che ricorreva
al divino per spiegare e curare le malattie).
Se il paziente non era curabile, il medico lo abbandonava. Ci vorrà Ippocrate per, per
la prima volta, contrastare questo approccio alla malattia incurabile.
Donne medico? Si pensa che alcune lo fossero.

Medicina nell’antica Grecia


Divisa in 3 fasi:
1. Teurgico-religiosa
2. Laico-razionale di Ippocrate
3. Medicina ellenistica post ippocratica

Medicina teurgico-religiosa
Il primo episodio ricordato è quello dell’Iliade. Prima di Ippocrate la medicina era
a metà tra il religioso (nel senso che le malattie sono di origine divina) e l’umano
(nel senso che il medico/sacerdote, tramite l’interpretazione della volontà divina, può
proporre un percorso di azione per rimediare alla colpa dell’uomo – colpa che è alla
base della malattia). Il primo accenno, appunto, è il mito di Criseide, dell’Iliade.
Proseguendo su quest’onda, in Grecia compare il culto di Asclepio (~ IV sec. a.C.), figlio
di Apollo e dio della medicina. Secondo la mitologia, Asclepio è colui che fa il primo
parto cesareo e procede con le prime operazioni chirurgiche (emostasi). Asclepio,
negli scritti di Pindaro, autore anche del mito della sua nascita, viene descritto come
colui che protegge dai morbi e cura le ferite in battaglia.

7
Il bastone di Asclepio è il simbolo della medicina: un bastone con avvolto intorno
un serpente. Le interpretazioni in merito al suo significato sono molteplici:
• Il bastone si riferisce ad uno strumento usato dai medici per spostare le vesti
senza toccarle, mentre il serpente è simbolo di rinascita
• Il serpente non è un serpente ma un parassita (Dracuncul medinensis) che anti-
camente veniva estratto facendolo avvolgere attorno ad un bastoncino. Questa
sembra essere una pratica comune per tanti medici
Con il tempo, il culto di Asclepio (e dei suoi figli: Igea che previene le malattie, Panacea
che le cura, Macaone e Pliadrio che sono i primi medici riportati nell’Iliade, e altri figli)
si radica. Inizia la medicina dei templi, sopratutto ad Epidauro (luogo principale in
cui si sviluppa il culto di asclep si radica. Inizia la medicina dei templi, sopratutto
ad Epidauro () si radica. Inizia la medicina dei templi , sopratutto ad Epidauro () si
radica. Inizia la medicina dei templi, sopratutto ad Epidauro (luogo principe per il
culto di Asclepio): una medicina con aspetti sia di prevenzione che di cura che aveva
nel tempio di A. il luogo di elezione per la pratica.
Qui i pazienti, a volte drogati o sotto l’effetto di sostanze, venivano invitati a dormire
e a ricercare nel sonno il rimedio al proprio male. Esistevano nei templi numerose
personalità assistenziali e ancillari: tuttavia la maggiore autorità era quella dello
ierofante, colui che interpretava in modo definitivo il sogno del malato e, così facendo,
gli indicava la strategia per la cura, di fatto “prescrivendola” (parliamo, infatti, di
medicina ieratica).

Ippocrate
Con Ippocrate si supera la medicina ieratica. Si comincia a concepire la medicina
come un insieme di scienza e tecnica, intendendo come fondamentale la compresenza
del sapere con il saper fare. Comincia una rivoluzione incredibile, che si concluderà
veramente solo nell’800: l’impresa di portare la razionalità e l’osservazione nella
medicina.
Ippocrate e i suoi allievi adottano un approccio simile a quello che usiamo noi oggi:
osservano la natura, ricercano le cause, schematizzano e catalogano casi, segni e
sintomi e riducono alla casistica già osservata i pazienti nuovi che hanno. Il risultato
di questo processo è lo svilupparsi di una medicina molto più sistematica, in cui
l’osservazione e la catalogazione delle casistiche porta al ricercare un razionale nei
sintomi e nella malattia. Non esistono più mali di origine sacro: Ippocrate afferma
che se di tutto quello che non si capisse si affermasse l’origine divina, non ci sarebbe
limite a divinizzare ogni aspetto della natura. Per di più, per I. anche il paziente
ritenuto incurabile ha diritto all’assistenza del medico.
Riconosce – e questo è tipico della cultura greca – nel corpo 4 umori, legati ai 4 elementi
che secondo la filosofia compongono tutto il mondo. La malattia risulterebbe, secondo
questa teoria, dallo squilibrio di uno di questi 4 umori.

8
Il giuramento di Ippocrate e il rapporto medico-paziente

Merito fondamentale di Ippocrate è quello di aver dato al rapporto medico-paziente


un’impostazione decisamente moderna. Medico e paziente, al pari di una coppia di
amanti, di amici, di fratelli, risultano essere alleati nel combattere insieme la malattia.
I. costituisce quindi un’alleanza terapeutica medico-malato non paritaria, in cui il
medico ha il dovere di combattere la malattia per conto del malato (che soffre) grazie
al potere e il sapere che il medico ha. Il malato si trova in una posizione inferiore
rispetto al medico, per via del fatto che è malato e che non ha la scienza e il potere
che detiene il medico nei confronti della malattia.1
Il medico, pertanto, nei confronti del malato è quello che ha numerosissimi doveri:
• Accoglienza
• Dedizione
• Servizio al malato
Tutto questo è teso a ristabilire la simmetria nel rapporto medico-paziente. Per
primo, I. colui che stacca la figura del medico dalla divinità e la riporta sulla razionale
tutta terrena: “cala la medicina sulla terra”. Tuttavia, l’incipit è comunque “Giuro per
Apollo e per Asclepio”, ma questo non è incompatibile: il giuramento è davanti agli
dei, ma la medicina è sulla terra.
Alcune teorie ritengono che il testamento giunto sia stato “contaminato” dalle idee
di assistenzialismo tipiche della religione cristiana: tuttavia non è molto fondata in
quanto il giuramento contiene idee espresse in altri testi sicuramente attribuiti ad
I. Altri ritengono che il giuramento non sia di I., per via del fatto che il “male della
pietra” si ritiene venisse operato solo in tempi successivi. Tuttavia, la datazione di
questo tipo di intervento è incerta, per cui anche questa critica non tiene. Per queste
ragioni, e anche per un fatto storico e quasi sentimentale, si ritiene che l’attribuzione
del giuramento sia ad Ippocrate.
Il medico descritto è fallibile ed umano, ma che ricerca la perfezione dell’arte e di
sé stesso; la figura delineata è quella di un sapiente con grande valenza sia etica
che tecnica che umana. Questo a prescindere dall’esercizio della professione: è un
giuramento che parla anche all’uomo-medico, non solo al medico che lavora – di fatto
si giura “a tutto tondo”, anche nella vita di tutti i giorni.
Il giuramento è stato rivisitato nel ’98, e nel ’07 è stato proposto quello attuale, sul
quale giurano i laureati in medicina di oggi. Anche qui, si dice che il medico è sempre
medico, anche quando non sta lavorando. Il medico deve essere diligente, operare
con perizia e agire con prudenza, e questo è garantito non solo dal giuramento ma
anche dalla legge. Dal 2008 la Cassazione a sezioni riunite ha stabilito che questo,
che prima era solamente un rapporto di fiducia, ora è effettivamente contratto tra
medico e paziente. Alla base di un contratto esiste una prestazione, e questo ha avuto
notevoli risvolti (anche in relazione all’attribuzione della colpa medica).
1 In quanto non paritario il rapporto non può essere forte per via del diritto, ma dovrà essere forte per

via del dovere del medico nei confronti del proprio paziente

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Il giuramento originale
Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dei e
per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il
mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio
maestro di quest’ arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo
se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte,
se essi desiderano apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti;
di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra
dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto
e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro. Regolerò il tenore di
vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal
recar danno e offesa. Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un
farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna
io darò un medicinale abortivo. Con innocenza e purezza io custodirò la mia
vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma
mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività. In qualsiasi casa
andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e
danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne
e degli uomini, liberi e schiavi. Ciò che io possa vedere o sentire durante il
mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò
che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili. E a
me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso
di godere della vita e dell’arte, onorato dagli uomini tutti per sempre; mi
accada il contrario se lo violo e se spergiuro.
Da questo giuramento emerge la figura di un medico come uomo puro e corretto, che
agisce per portare il bene a tutti i suoi malati, senza approfittare della sua condizione
di potere.
Per quanto riguarda alla calcoli viscerali , questa era ritenuta non operabile da
I., che riconosceva i limiti di un intervento cruento che spesso portava a marcato
peggioramento delle condizioni di salute del malato.
Viene sottolineato marcatamente il rispetto della riservatezza del malato: il medico
deve ritenere segreto inconfessabile tutto quello che impara in merito allo stato di
salute del malato. Questo rimane, ad oggi, ancora una prescrizione validissima: il
segreto professionale rimane uno dei pilastri nel costruire la fiducia nel rapporto
medico-paziente. Insomma: il medico non deve essere un uomo perfettamente buono,
giusto, saggio, competente, compassionevole, corretto e con l’obbiettivo di servire il
paziente alleandosi con lui nel combattere la malattia; deve solamente continuamente
tendere verso questo obiettivo.
In vari scritti di Ippocrate emerge come, proprio per essere in linea con i suoi principi,
un medico debba essere sempre decoroso, curato nell’igiene e manifestare un aspetto
in salute in maniera tale da essere quanto più rassicurante e affidabile possibile nei
confronti del paziente. L’ambito di questo giuramento infatti non è nella sola vita
professionale del medico: è in tutta la vita del medico.

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Il giuramento moderno
Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’im-
pegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza
di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamen-
to; di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica
dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e co-
stante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da
etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuo-
vendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario;
di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di
una persona; di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;
di promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e
sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui
si ispira l’arte medica; di attenermi nella mia attività ai principi etici della
solidarietà umana contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non
utilizzerò mai le mie conoscenze; di mettere le mie conoscenze a disposizione
del progresso della medicina; di affidare la mia reputazione professionale
esclusivamente alla mia competenza e alle mie doti morali; di evitare, an-
che al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che
possano ledere il decoro e la dignità della professione; di rispettare i colleghi
anche in caso di contrasto di opinioni; di rispettare e facilitare il diritto alla
libera scelta del medico; di prestare assistenza d’urgenza a chi ne abbiso-
gni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell’autorità
competente; di osservare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza
su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito
nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato; di prestare,
in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e
secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio
della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi
della mia professione.

Dopo Ippocrate: la medicina scientifica e la Scuola di Alessandria


Da I. nasce la scuola della clinica: a letto del malato. Con la Scuola di Alessandria viene
per la prima volta praticata la sperimentazione, con dissezioni di animali e umani e
con la vivisezione, sempre di animali e di uomini.
Aristotele, al contrario di Ippocrate, vede la medicina come serva della filosofia,
un’applicazione della scienza; applicazione sovraintesa dalla filosofia (che invece
è la scienza delle scienze). Con lui, comincia la separazione tra medicina teorica
e pratica, che segnerà buona parte della medicina fino all’800. Il medico pratico,
empirico, osserva e ricorda; quello teorico studia, pensa e specula, cercando la causa
delle malattie e organizzando il sapere medico che ha a disposizione. A. comincia a
praticare dissezioni, concentrandosi sugli animali (piccoli e grandi, a diversi stadi di
sviluppo (compresi embrioni)); padre dell’anatomia comparata, commette comunque
molti errori nel riferire quello che ha osservato sugli animali all’uomo.

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Sviluppa due teorie che hanno avuto grande impatto nella storia della medicina:
• Cardiocentrismo: il cuore ha una “fiamma vitale” mantenuta da un pneuma,
uno spirito vitale. È il primo organo a nascere e l’ultimo a morire
• Generazione spontanea: la vita si origina da altra vita, ma anche da materia
inerte. La materia è un principio passivo, la forma invece un principio attivo
(inclinazione a organizzare la materia in un qualcosa di funzionale alla vita).
Dalla materia inerte, se questa assume una forma, può nascere la vita. Dovremo
aspettare Pasteur per abbandonare questo pensiero

Ellenismo e la scuola alessandrina


La medicina alessandrina (III secolo a.C.) comincia l’esplorazione del cadavere si-
stematica a fine scientifico: le prime dissezioni anatomiche vere e proprie vengono
organizzate in quest’epoca. Questa propensione si inserisce bene in un Egitto che
maneggia cadaveri da tempo, ma si arriva anche alla vivisezione umana di condan-
nati a morte nelle carceri. Qui, per circa 50 anni, si poté violare la proibizione, valida
in Grecia, della dissezione del cadavere umano. Questo perché Alessandria era go-
vernata dai Tolomei, i quali volevano fare in modo che la loro città fosse la più bella
e culturalmente di spessore del mondo, e per questo erano disposti a fare di tutto,
anche a liberarsi dal tabù di maneggiare il cadavere umano. Svincolandosi da questa
“pesantezza etica” era più facile arrivare alla grandezza. Per di più, in Egitto i cadaveri
si maneggiavano da tanto tempo. Di questo periodo ricordiamo:
• Erofilo, anatomista autore della prima dissezione pubblica, concentrandosi
sopratutto sui vasi.
• Erasistrato, fisiologo che mise in evidenza come i nervi derivassero dal cervello
Un importante contributo alla medicina in questo periodo è dato dalla scuola de-
gli empirici: eccellenti chirurghi e farmacologi, erano convinti della costruzione
dell’esperienza mediante l’osservazione e la correzione dei propri errori.
Dopo il notevole contributo dei primi anni della scuola alessandrina, avremmo una
pausa consistente nel progresso medico.

Periodo delle sette e delle dispute


Si formarono poi numerose sette mediche, avverse le une alle altre, di fatto obnu-
bilando il sapere medico raggiunto fino ad allora. È un periodo di stasi e di non
progressione che va avanti 4 secoli.
Bisognerà aspettare Galeno per avere una maggiore carica negli studi medici (II secolo
d.C.)

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Roma
A Roma, nel mentre, la medicina veniva vista molto favorevolmente, anche grazie
al principio di mens sana in corpore sano. C’era grande cura per l’igiene, pubblica (!)
e privata, opere pubbliche tese a garantire l’igiene di tutti, si concentravano sulla
dieta; attenti inoltre a esercizio fisico e clima. Tuttavia, la medicina era ritenuta poco
altolocata per il cittadino romano, ed era più adatta a schiavi, liberti o stranieri.
L’unica medicina praticata dal pater familias era il proporre piccole cure, più per
ricordare il suo dominio sulla famiglia che per altro: i medici erano ancora spesso
figure straniere che arrivavano in cerca di fortuna. Viene ricordato Arcagato, medico
greco che era molto bravo nella cura delle ferite; si fece prendere la mano con il
cautere, passando da ottimus vulnerarius a essere ribattezzato in Carnifex. Morì
odiato e rifuggito da tutti.
I medici greci non erano molto amati:
Prima era medico, ora è becchino, diavolo! Ciò che fa da becchino, faceva
anche da medico!
O come recita un’iscrizione funebre
Morto di troppi medici
Nasce, piano piano, la figura di un medico non scriteriato, ma bravo: il medico mili-
tare. Diventano molto esperti, molto bravi molto in fretta. Nascono i primi ospedali
miltari, e riprende la tutela della salute pubblica (prevalentemente dell’esercito).
Dal 46 a.C. la storia cambia, e i medici diventano sempre più prestigiosi e onorevoli,
riuscendo anche a vedersi consegnata la cittadinanza romana. Bravi, attenti e scrupo-
losi diventano di gran rilievo e accumulano tanti bei soldi. Nasce quindi il termine
“onorario”, inteso come regalo d’onore ricevuto in cambio della loro prestazione.
Celso fu il primo medico che si occupò di scienza e di organizzazione del sapere
medico; per primo scrisse in latino dei trattati – 8: molto completi per l’epoca, eleganti
e ben scritti – tutto quanto c’era da sapere sulla scienza medica. La sua didattica
dominò la scena fino a Galeno. Tuttavia, non praticò mai veramente, limitandosi a
lavorare come scienziato-medico.

Galeno
Fu il medico più importante di Roma. Riprende da Aristotele una visione finalistica e
funzionale degli organi, e fonda per primo la scienza galenica. Riprende l’attenzione
all’anatomia e alla fisiologia della scuola alessandrina. Sostanzialmente, in lui si
raccolgono svariati elementi:
• Dissezione – acquisisce pratica e dà un impulso. La rende pubblica (?!) e sugli
animali adotta per primo un approccio veramente scientifico: se taglio questo
cosa succede?, e se tolgo quest’altro, che funzionalità perdo? Inquietante, ma
questi studi funzionali su animali vivi si riesce a capire la funzione di tantissimi
organi o fasci nervosi. Fortemente innovativo lo studio della circolazione fetale:
la circolazione materno-fetale è per la prima volta compresa a fondo da Galeno.

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Galeno riteneva che il corpo fosse composto principalmente da cervello (pneu-
ma psichico), cuore (pneuma vitale) e fegato (pneuma vegetativo); risentendo
fortissimamente della visione di Platone in questo. Riteneva che fossero presenti
4 umori, che dovevano essere in equilibrio per non portare la malattia:
– Sangue, associato al fegato; associata anche alla primavera e quindi alla
giovinezza.
– Bile gialla, associata alla cistifellea, tipica dell’estate e della maturità
– Bile nera, associata alla milza, tipica dell’autunno, e quindi dell’età avanzata
– Flegma, associata al catarro dello stomaco, tipica della vecchiaia. Esiste un
collegamento tra questi 4 elementi e il fuoco, l’acqua la terra e l’aria, tipica
della filosofia greca.
• Terapia – Per primo propose 473 medicamenti di origine vegetale, che rimar-
ranno per 1500 anni la prima arma terapeutica in Europa. L’idea, valida ancora
oggi, è quella di ritenere la patologia una deviazione dalla norma: trattandola
con il suo contrario, si tenta di riportare il corpo in una situazione di fisiologia.
• In aggiunta, fu il primo che oltre al corpo guardò anche allo spirito e alla psiche
del malato: “Ottimo medico deve essere anche grande filosofo”. Per primo dopo
Ippocrate pensa al malato nella sua interezza, non solo come una malattia. Si
mantenne, grazie anche ad un consiglio del padre, a distanza dalle sette mediche,
conservando autonomia di giudizio e una personalità molto forte.
Fu capace di autopromuoversi, e grazie alla sua testa, gli studi di anatomia fuzionale
ed un notevole occhio clinico sbaragliò fondamentalmente la concorrenza delle sette,
coniugando cura del corpo con quella dell’anima.

Medioevo
Periodo controverso: buio con alcuni lumini che hanno portato poi alle grandi sco-
perte successive. Ci sono due correnti di pensiero che rendono la figura del medico
decisamente controversa (grazie, Chiesa Cattolica!)
• Il corpo è nobile in quanto subordinato all’anima, è la casa dello Spirito (Santo)
• Il corpo è la prigione, vile, peccaminosa e corruttibile, dell’anima
Entrambe le visioni sono tuttavia concordi nel pensare il corpo e l’anima strettamente
congiunte. Da qui partono tutte le teorie, che perdono ogni contenuto scientifico.
Tuttavia, proprio per l’assistenzialismo tipico della religione cristiana, è anche il
periodo in cui vengono aperti i primi ospedali. Qui la malattia viene vista sopratutto
come malattia dello spirito, come conseguenza di un peccato; e il paziente come
peccatore, sofferente e povero.
La teoria medica di allora mescolava numerosi elementi, molti dei quali di origine
spirituale, altri di origine mistica
• Medicina astrologica, ovvero quella dell mago Otelma
• Intrugli medicamentosi di varia natura (vedi Theriaca, considerato il farmaco
panacea di tutti i mali)

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• Culto della reliquia

Medicina monastica
La pietas è il valore conduttore di tutto l’assistenzialismo cristiano. Nascono i primi
ospedali, luoghi nei quali veniva data hospitalitas ai malati (ma anche ai poveri, a
viandanti, agli storpi e agli orfani; insomma, a tutti quelli che costituiscono la classe
dei pauperes infirmi: i poveri e gli storpi).
Si allarga la forbice tra ricchi e poveri, e monasteri che curano poveri e medici-
scienziati a servizio esclusivo dei potenti. Monaci e monache infirmares e ospitalieri,
ma anche badesse e altro personale di aiuto volontario prestavano servizio in que-
ste strutture. Grande parte della medicina monastica consisteva, appunto, nella
cura primariamente dello spirito e nel sostegno al corpo mediante pozioni con erbe
medicamentose.

Medicina laica
Dopo poco nascono anche i primi ospedali laici, sempre sull’onda della medicina
monastica, in varie zone.

Medicina scolastica
Attorno all’anno 1000 nascono le prime scholae di medicina, in cui la diagnostica
verteva praticamente esclusivamente attorno all’analisi delle urine (qualità, quantità,
aspetto, valutazione del sedimento, del sapore (che schifo) e dell’odoore) per cercare
di capire eventualmente in che stato patologico si trovasse il pz.
Le urine venivano raccolte nella matula, un contenitore molto trasparente che per-
metteva di condurre l’esame delle urine.

Scuola salernitana
È una scuola laica, con molta attenzione sia alla parte pratica che alla parte filosofica
del sapere medico, con il chiaro obiettivo di formare una figura completa di medico.
Includendo, straordinariamente, nozioni di igiene e medicina preventiva, oltre che
approfondendo l’aspetto curativo mediante l’uso dei medicamenti. Vengono usate
erbe spontanee ma anche erbe coltivate apposta. Inoltre, viene approfondito molto
l’aspetto della chirurgia.
Autori:
• Alfano (1000): tratta del concetto di umori nel corpo umano
• Ruggero Frugardo (1200) scrive un manuale di chirurgia molto completo e
illustrato
• Nicolò Salernitano (1100) scrive un trattato di farmacopea sugli antidoti ai
veleni

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Troviamo molte donne ad operare; la più famosa delle quali era Trotula (Trotta!) de
Ruggiero. Molto colta e formata, scrive due trattati (uno approfondito dedicato alla
salute e alla vita della donna, che esamina la vita precedente al parto, durante il parto
e dopo il parto; l’altro dando istruzioni di cosmetica funzionale all’igiene alle donne).
L’opera più autorevole della scuola salernitana, che tratta sia di chirurgia che di
clinica che di igiene e prevenzione, è il Regimen Sanitatis Salernitanum

Le università
La Scuola Salernitana era, appunto, una scuola e non una università. La differenza
sta nel fatto che nell’università gli studenti scelgono il proprio maestro e insieme
a lui formano una piccola comunità. A Bologna, la prima del mondo occidentale,
nasce l’Unibo nel 1088. Con l’università viene rilasciato un titolo ufficiale. Tuttavia,
la formazione è molto molto divisa tra il sapere e il saper fare, cose che fino all’800
rimarranno estremamente separati. L’università insiste sopratutto sulla formazione
filosofica, e quindi sul sapere; la pratica rimaneva scostata da tutto questo.
Il metodo di insegnamento tipico era quello dello studente che, ponendo una domanda
a tutti, alimentava un dibattito, guidato dal maestro; si giungeva successivamente ad
una conclusione comune che era la risposta al quesito.
Fondamentale il concetto di università laica che conferisce un titolo ai suoi studenti
a riprova della loro formazione.

Il rinascimento
Due elementi diventano fondamentali nello stabilire il contesto scientifico del rinasci-
mento:
• Il metodo scientifico, ovvero l’idea che è fondamentale fare esperimenti ben
architettati per confermare o smentire una tesi (e quindi che la parola dei
sapienti non è sempre vera, ma è vero solo ciò che sappiamo confermare)
• L’avanzare della tecnica, tramite lo sviluppo del microscopio
Nel ’600 grazie a questo cominciano a gettarsi le basi per la scienza medica. Per
la prima volta si parla in maniera sistematica di anatomia patologica, andando a
vedere come la malattia applica il corpo. Si dà una grandissima importanza nella
sperimentazione: fondamentale l’invenzione del microscopio, per cercare la patologia
a livello sempre più piccolo. In ambito scientifico si ha il trionfo del ragionamento e
della logica: in ambito medico si applica per la prima volta il metodo scientifico della
dimostrazione di quanto si pensa sia vero, ricercando la ragione e la causa nei fatti.
Le basi della moderna anatomia sono gettate da Vesalio, nel suo De humani corporis
fabrica (1543), e da Leonardo da Vinci, che accumula un gran numero di disegni
precisi su tante strutture anatomiche.
Quest’atmosfera scientifica non ha impedito di arrivare a qualche granchio: nella
smania di fare scienza si è anche cercato di ricondurre ai principi di corpi inorganici

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le leggi della fisiologia, tramite la iatromeccanica e la iatrochimica (tentativo di
ridurre la fisiologia a sole leggi meccaniche (misurando la variazione degli umori e lo
stato di salute) o a sole leggi chimiche (ritenendo il corpo come prodotto di gas e la
malattia come anomala fermentazione di questi gas)).

La rivoluzione fisiologica: Harvey e la scoperta della circolazione


del sangue.
William Harvey – (1578 - 1???) studia per la prima volta veramente in maniera
sistematica la circolazione del sangue. Capisce parecchie cose: che il cuore è un
muscolo, che la sistole spinge il sangue nelle arterie, comprende che il sangue passa
dalle arterie alle vene (anche se non capisce come, dovremo aspettare Malpighi che
con il microscopio riveduto (ahah) e corretto scoprirà il circolo capillare).
Riesce a vedere che il sangue si muove dalla destra, passa per i polmoni e arriva a
sinistra – e da qui al corpo. La sua grande novità è l’aver ricostruito il percorso del
sangue nel corpo.
Giovan Battista Morgagni – 1761, testo fondamentale: De sedibus et causis morborum
per anatomen indagatis. È un’opera in 5 libri, ognuno dedicato ad un’accademia di cui
faceva parte. Ogni libro è aperto da un’epistola ad un illustre medico, che considera
una malattia con i relativi casi clinici. Dopo di che, associa la casistica clinica alle
autopsie corrispondenti. Capì per primo la fisiopatologia dell’ angina pectoris . Per
la prima volta in un libro vengono correlate osservazioni cliniche ad osservazioni
autoptiche.

Il microscopio: Antoni van Leeuwenhoek


Ottico olandese inventore del primo microscopio. Questo fu accolto prima freddamen-
te, solo in seguito si apprezzò grande rivoluzione tecnica. Fu il primo a riconoscere
per iscritto la possibilità di contraddirsi, accumulando nuove conoscenze, pur di
rimanere fedele alla realtà.
Fu il primo ad applicare l’uso estensivo dei microscopi, seguito da Marcello Malpighi
(quello del circolo capillare, e quello che per primo intuì l’esistenza delle cellule).
Marcello Malpighi è per questo considerato il padre dell’anatomia microscopica,
completando on il suo lavoro la teoria di William Harvey.

Chirurgia nel 1700


Rapido recap dello stato nella chirurgia nei primi del 1700:
• Non c’era l’anestesia
• Non c’era disinfezione
• Il paziente veniva immobilizzato a forza da degli inservienti per impedirgli di
contorcersi troppo, ed era accompagnato da un padre spirituale per cercare di
dargli sostegno
• I chirurghi non conoscevano l’anatomia

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Insomma, si era in una botte di ferro. Il primo a capire quanto erano ignoranti i
chirurghi fu Giovanni Alessandro Brambilla. Concluse due cose fondamentali:
• Si doveva imparare l’anatomia
• Si doveva imparare il latino per poter leggere i libri e imparare l’anatomia
Fondò un’accademia per la chirurgia che svoltò un po’ le cose, rendendo il chirurgo
alla pari del medico come conoscenza e capacità. Questa ritrovata unità tra le due
discipline sorelle è testimoniata dagli emblemi delle università mediche del tempo:
due donne (la Medicina e la Chirurgia) che si danno la mano in segno di ritrovata
unità.
Antonio Scarpa (quello del triangolo) è ricordato come il fondatore dell’anatomia chi-
rurgica. Diede importanti contributi al trattamento di patologie di interesse chirurgico
e all’anatomia dell’orecchio e dell’occhio.
La microscopia ottica arriva ad un grande livello con Giovanni Battista Amici.

Fisiologia sperimentale
Tutto questo pone le basi per l’instaurazione seria e moderna del metodo scientifico
nella medicina. Arriviamo quindi a Claude Bernard (1814 - 1878), padre della fisiolo-
gia sperimentale - che tramite la vivisezione come tramite per fare studi di anatomia
funzionale cercava di approfondire aspetti quali:
• Funzionalità pancreatica
• Funzionalità del fegato
• Esistenza dei nervi vasomotori (dilatatori e costrittori)
• Introduce il tutt’ora fondamentale concetto dell’omeostasi interna di un siste-
ma vivente(!)
Siamo arrivati al punto della medicina scientifica: tramite un dubbio critico ed
un controllo sperimentale, con esperimenti disegnati ad hoc, si pongono le basi
concrete della fisiologia.
Entra anche la statistica nella medicina: per la prima volta, con Melchiorre Gioia,
si guarda alla statistica delle presentazioni e delle malattie.

Patologia cellulare e patologia sperimentale


Per primo fu Rudolf Virchow a considerare le cellule come unità che si ammala. Fu
seguito da Cohnheim, che per primo introduce il metodo sperimentale nella patologia
(al pari di come Bernard aveva fatto per la fisiologia).

Le grandi pestilenze
Questo è anche il periodo delle pestilenze, così come si aveva avuto la peste prima
(nel 600): Malaria e Tifo per la prima volta. Con le pestilenze si accompagnano le

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prime statistiche sui decessi (cosa non da poco), consolidando l’idea della medicina
di popolazione che chiede ausilio alla statistica per capire quanto sia pervasiva e
pericolosa una certa patologia.

Peste
Nel ’600 si sviluppa la peste anche nelle grandi città. Per la prima volta ci si trova
davanti alla necessità di limitare la diffusione di una certa patologia, tramite
• Isolamento
• Quarantena delle navi
Tuttavia né l’una né l’altra misura furono risolutive.
Come mai scompare la peste? Due teorie:
• Unificazione microbica del mondo
• Cambiamento del vettore della peste: si passa dal Rattus rattus al Rattus norve-
gicus, più debole e meno diffuso.
Altre pandemie furono quelle di Malaria e Tifo, nell’Europa del 1600/1700

Vaiolo
Il Vaiolo (più avanti della peste) venne combattuto per la prima volta grazie alla
vaccinazione e all’immunizzazione. Bisognerà aspettare il 9 dicembre 1979 perché
l’OMS dichiari il vaiolo scomparso.
Data la grande densità abitativa dei centri urbani del 1700, si diffuse rapidamen-
te, portando alla morte l’80% dei casi di contagio. Il primo vaccino venne mes-
so a punto da Edward Jenner, medico britannico considerato per questo il padre
dell’immunizzazione.
Tuttavia, l’immunizzazione della popolazione si scontra con la resistenza delle persone
alla terapia: oggi come allora si ha sempre paura di ciò che non si conosce e di cui
non si capisce appieno l’importanza.

TBC
La TBC (o tisi), immortalata nella letteratura, era la piaga dei bambini del proletariato
urbano del 1800, a causa delle condizioni di lavoro veramente povere e insalubri.
Due fattori contribuirono alla sua fine:
• Miglioramento delle condizioni di lavoro e abbattimento del lavoro minorile
• Progresso sociale
Bacillo di Koch – Nel 1882 viene scoperto il bacillo che porta alla TBC ad opera
di Robert Koch. I suoi trattati, in cui mise appunto un metodo per dimostrare la
correlazione tra bacillo e malattia, hanno valenza tecnica ancora oggi. Il procedimento
è:
• Estrarre il microorganismo dall’individuo malato

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• Purificarlo e coltivarlo in maniera controllata
• Iniettarlo in un individuo sano ⇒ il nuovo individuo deve sviluppare la stessa
malattia
• Recuperare, dal secondo individuo, il microorganismo
• Dimostrare che il microorganismo appena recuperato è lo stesso di partenza

Louis Pasteur (1822 ~ 1895)


Introduce la pastorizzazione come metodo per liberarsi dei microorganismi. È con
lui che, finalmente, si conclude il capitolo della generazione spontanea della vita.
Confutazione della teoria della generazione spontanea della vita – Pasteur usò
dei matracci a collo d’oca, in cui mise all’interno del brodo di coltura bollito. Il collo
d’oca impediva l’ingresso del materiale microbico: dimostrò infatti che la vita si
generava solo nel brodo di quei matracci a cui veniva rotto o aperto il collo d’oca.
Questo pone fine ad una diatriba nata con Aristotele, stabilendo ufficialmente che la
vita nasce solo da altra vita, e non da materia inerte. Peraltro, questo apre la strada
alla pastorizzazione come metodo per l’abbassamento della carica microbica.
Vaccino antirabbico – Elabora anche il vaccino anti-rabbia. In primis suppone la lo-
calizzazione del virus della rabbia nel tessuto cerebrale (è infatti quello che permette
una crescita migliore di tanti tipi di virus). Nota che, sottoponendo vari animali a
liquidi biologici contenenti il virus della rabbia progressivamente meno inattivati
(ovvero partendo da un esposizione al virus molto inattivato, quindi molto debole,
per finire all’esposizione di un virus poco inattivato, quindi molto forte) si sviluppava
un’immunizzazione che permetteva all’organismo di sopravvivere pure all’esposi-
zione al virus a piena potenza. Vaccina prima un cinno morso 14 volte da un cane
rabbioso (e lo salva); per dedicarsi poi a diffondere il vaccino a quante più persone
possibili, molte delle quali riescono a sopravvivere alla rabbia.
Pastorizzazione – wikipedia

Chirurgia e anestesia
Lo stato degli ospedali e delle sale operatorie in questo momento era veramente
immondo, sopratutto per quanto riguarda gli ospedali di guerra. Non c’erano pratiche
igieniche, si riusavano bende sporche e la setticemia, la gangrena e la morte erano
all’ordine del giorno.

Dall’antisepsi all’asepsi: Semelweiss e Lister


Ignaz Semelweiss – Le prime osservazioni in merito all’antisepsi vennero condotte da
Ignaz Semelweiss, ginecologo ungherese. Lui, lavorando in un ospedale universitario
che praticava dissezioni, cominciò a chiedersi come mai la mortalità delle partorienti
per febbre puerperale fosse 10 volte quella classica di un ospedale non universitario
gestito da sole ostetriche. L’illuminazione arriva quando legge la cartella clinica di
un amico e collega morto da poco dopo essersi tagliato durante una dissezione: era

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morto anche lui di febbre puerperale. Capisce quindi che l’infezione viene passata da
cadavere alla donna usando il medico come vettore: dispone allora che all’ingresso in
reparto tutti i medici si lavassero le mani in una soluzione di ipoclorito di sodio e che
le lenzuola sporche delle partorienti venissero cambiate: in poco tempo la mortalità
scende e nel giro di poco arriva alla pari di quella degli ospedali non universitari
dove il parto era portato avanti dalle sole ostetriche.
La comunità medica gli deve tantissimo: anticipando di poco Pasteur capisce l’im-
portanza della pratica dell’antisepsi nella pratica clinica. Tuttavia, come i grandi
innovatori, incontrò grandissima resistenza culturale: viene internato e, ironicamen-
te, muore per setticemia dopo una lesione avvenuta durante un intervento chirurgico.
La vita è grama. Viene riconosciuto, purtroppo, solo postumo, quando si affermano e
vengono validate le teorie di Pasteur.
Joseph Lister (1827 - 1912) – dopo aver studiato accuratamente i lavori di Pasteur
sulla generazione spontanea della vita e dei microbi, il chirurgo inglese Joseph Lister
propone di usare acido fenico (già noto per le sue proprietà disinfettanti) come metodo
per disinfettare il campo chirurgico: lo usa su una frattura esposta di femore (che,
per gli standard terapeutici di allora, sarebbe sicuramente risultata fatale) salvando
la gamba e la vita al pz. Pubblica Antiseptic principles of the Practice of Surgery. Al
contrario di Semelweiss non viene osteggiato, ma gli accade tutto il contrario, grazie
alla considerazione che godeva in ambito scientifico e alla sua forte diplomazia.
Asepsi – Semelweiss e Lister diedero grande impulso alla pratica dell’antisepsi prima
e dell’asepsi poi. Si diffonde la pratica di usare camici prima puliti e poi sterili, e
guanti monouso per evitare la trasmissione di infezioni uomo-uomo.

La comparsa dell’anestesia
L’altro grande problema della chirurgia, oltre l’antisepsi, era il controllo del dolo-
re. Fino alla comparsa quantomeno dell’analgesia (solo uno dei tre componenti
dell’anestesia) il chirurgo più bravo era quello più veloce.
Horace Wells e William Morton – Dentista e allievo, si accorsero del potenziale
anaglesico del protossido di azoto. In partner con un rinomato chirurgo, tentano di
condurre un intervento chirurgico usandolo come anestetico: il tentativo fallisce e il
progetto sembra concludersi.
Morton non demorde e insieme a Wells, il 16 ottobre del 1846, concludono con successo
l’asportazione indolore di un tumore al collo. Le basi per la chirurgia moderna ci
sono tutte. Le premesse poste vengono perfezionate, e viene introdotto anche l’etere
come anestetico per le partorienti.
Bisogna aspettare però il secondo dopoguerra per avere l’anestesia moderna con la
flessibilità che la caratterizza oggi.

Nuovi mezzi diagnostici e terapeutici


Alexander Fleming – Nel 1928 scopre la penicillina. In realtà è quello che finalizza
la scoperta, ma altri avevano posto le basi:

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• John Burton si era accorto del potere che le muffe hanno di distruggere i batteri
• Vincenzo Tiberio pubblica in merito alla stessa muffa usata da Fleming
• Bartolomeo Gosio è il primo ad isolare un principio attivo (però specifico solo
contro un ceppo batterico)
• A. Fleming conclude gli studi, acquisendo onore e fama (e un Nobel nel ’45)
Contestualmente, con l’avanzare della fisica, vengono fatte le prime radiografie ad
opera di Wilhelm Roentgen (che mica è stupido e la fa alla mano della moglie), nel
dicembre del 1895.

Il DNA e le scoperte recenti


Con la scoperta del DNA James Watson and Francis Crick hanno dato l’avvio a tutti
gli studi molecolari che ancora oggi vengono sviluppati. Crick e Wilkins erano più
anziani, Watson era in età molto più giovane. All’età di 23 anni Watson entra nel
laboratorio di Rosalind Franklin, studiosa serissima che già del 1951 aveva iniziato ad
ottenere delle immagini addirittura di singole fibre di DNA. Era riuscita ad ottenere
condizioni per avere delle immagini molto nitide, sottoponeva a raggi X le fibre del
per ottenerne fotografie.
Watson, guardando una di queste immagini, ebbe la grande intuizione. L’articolo
esce su Nature il 25 Aprile del 1953. J Watson, F Crick e Maurice Wilkins riceveranno
il Nobel per la medicina nel 1962 per la scoperta della struttura del DNA. Rosalind
Franklin, invece, morirà di cancro a 38 anni, probabilmente per l’alta quantità di
radiazioni a cui è stata esposta. Molte scoperte si susseguirono in poco tempo; ad
esempio il primo trapianto di cuore, effettuato il 3 dicembre 1967 da Christiaan
Barnard.
Altre scoperte:
• Altre tecniche di imaging (ecografia, TAC, risonanza magnetica nucleare)
• Sieri e vaccini
• Immunità e allergie
• Gruppi sanguigni (Karl Landsteiner) → trasfusioni
• Bisturi elettrico → Laser
• Eparina, insulina, vitamine, ormoni
• La psicanalisi (Freud: es, io, super-io)
• Il virus dell’HIV
• Organi artificiali, biomateriali, nanomateriali

Nuove frontiere della medicina


I grandi problemi oggi della medicina sono:
• Diritto alla vita, diritto alla morte e bioetica
• Aumento dell’aspettativa di vita e necessità di garantire una vita di qualità anche
ai grandi anziani
• Disabilità
• Inquinamento ambientale e ripercussioni sulla salute
• Diffusione di batteri antibiotico-resistenti

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• Aspetti di igiene e di organizzazione: occorre ristabilire il rapporto medico-pz
più umano. Ippocrate aveva ragione, ma noi rischiamo di dimenticarcene: siamo
borderline, dobbiamo stare attenti.

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