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Nascita, sviluppo e significato dell’arte paleocristiana.

Angelo Di Berardino

Possiamo parlare di arte paleocristiana (con variazioni di terminologia: la


prima arte cristiana, l’antica arte cristiana, ecc.)? Oppure dobbiamo usare una
terminologia diversa, es. archeologia cristiana? Non è solo questione di nomi, ma
di contenuti (es. epigrafia, numismatica, oggetti vari, piccole rappresentazioni di
mestieri: argomenti inclusi nei trattati di archeologia, non nelle trattazioni di arte
paleocristiana). Nel caso si tratti di storia dell'arte, non ha senso trattare queste
tematiche di scarsa importanza artistica. Eppure tutta questa documentazione ci
aiuta a capire la vita dei cristiani, le loro credenze, le loro espressioni religiose, i
loro sentimenti.

a). Per questo la parola più usata per parlare delle espressioni artistiche dei
primi secoli cristiani è ‘archeologia cristiana”. Questa abbraccia tutte le
espressioni artistiche in qualsiasi modo ci siano giunte. In altre parole indaga la
cultura materiale nelle sue varie forme espressive. Studia tutte le espressioni
materiali del cristianesimo antico: fino a Gregorio Magno circa (†604) e al
settimo secolo nell’oriente di lingua greca. Invece quando parliamo di altre aree
geografiche e linguistiche, normalmente lo spettro temporale si prolunga anche ai
secoli successivi. Facciamo riferimento all’Egitto cristiano (arte copta),
all’Armenia, alla Georgia, all’Etiopia, ma anche alle regioni orientali rispetto alla
Siria con le espressioni dell’arte manichea.

L’archeologia cristiana studia non solo i monumenti, ma anche la vita della


comunità cristiana, come essa si è espressa in essi. Approfondisce i rapporti con
l’arte classica e l’arte locale nelle sue forme popolari. Se da una parte è una
scienza a sé con i suoi criteri e metodi, dall’altra fornisce allo studio dell’antichità
cristiana la visione più ampia rispetto ai testi scritti. La fede e le credenze
cristiane sono espresse anche nei monumenti (es. le iscrizioni, il simbolismo
cristiano, l’iconografia, l’architettura per la comprensione della liturgia, le vesti
liturgiche, le sepolture di vario tipo (es. ad sanctos), il culto dei defunti, ecc. Un
aspetto importante è la creazione di un repertorio figurativo (iconografia)
cristiano e una varietà di simboli cristiani ancora oggi in uso.
b) Un altro problema è la comprensione delle espressioni artistiche
cristiane, che non vanno viste solo come mere creazioni dell'artista, ma
interpretate e spiegate alla luce e con l'ausilio di altre fonti, soprattutto di carattere
letterario. Per es. le creazioni architettoniche hanno una loro specifica
funzionalità, cioè creare uno spazio adeguato per la riunione della comunità
cristiana, che manifesta la sua fede e pertanto, hanno una stretta connessione con
la liturgia e con il simbolismo liturgico. Quindi la storia della liturgia, secondo le
varie epoche e le varie regioni dell'impero romano prima, e di quello bizantino
dopo, o fuori dell'impero o nelle aree occupate dai popoli immigrati (barbari), ci
aiuta a capire non solo l'edificio di culto in sé: basilica, battistero, martirio,
monastero, ecc. (battistero con i diversi vani, secondo le diverse funzioni), ma la
stessa struttura dell'edificio: es. l’orientamento in rapporto allo spazio urbano (e
non come avviene oggi), la struttura interna in rapporto al tipo di liturgia che vi
svolgeva (es. la collocazione dell'ambone e altare). Altrettanto si può dire delle
immagini: loro funzione, loro creazione, loro permissione, il loro uso, la loro
collocazione.

c) Pertanto le fonti sono necessarie per la comprensione dell'arte


paleocristiana (non solo per le pitture o i mosaici, ma anche per gli edifici di
culto, per il simbolismo). Sia le fonti pagane che cristiane sono utili. Tra le fonti
cristiane le sacre Scritture cristiane sono una fonte di ispirazione fondamentale.
Tutte le rappresentazioni bibliche hanno anche un valore didattico. La creazione
dell’uomo, il passaggio del Mar Rosso, l’acqua che sgorga dalla roccia, l’agnello,
tutti i momenti della vita di Gesù dalla nascita alla risurrezione.

d) Un altro aspetto è il rapporto tra manifestazione artistica, specialmente il


mondo delle immagini (es. catacombe) con la teologia, o meglio con la fede della
chiesa; la catechesi. Tante immagini cristiane sono la trasposizione artistica
dell’insegnamento catechetico nelle comunità oppure della cultura del tempo.
“L'etere era il luogo degli angeli e dei beati, e formava la materia delle anime.
Questa antichissima concezione filosofica penetrò ben presto nella teologia
cristiana”. “Se adesso noi consideriamo gli angeli nel famoso ciclo di mosaici di
S. Maria Maggiore a Roma, dobbiamo costatare che la carnagione degli angeli ha
colore di fuoco, in netto contrasto con la pallida carnagione degli uomini.
L'artista, o gli artisti, hanno dunque conosciuto bene la teologia dei Padri sul
corpo degli angeli”. Inoltre gli angeli sono rappresentati nell’epoca più tardi come
cortigiani dell’imperatore.
e) Rapporto con la contemporanea arte pagana nelle forme espressive e
nelle tecniche. L’arte cristiana porta un messaggio nuovo: per esempio un
sarcofago serviva a seppellire un defunto. Ha la stessa funzione sia per pagani che
per i cristiani, ma le rappresentazioni scolpite su di esso erano diverse, perché
esprimevano la fede di colui che era dentro il sarcofago. Gli artisti talvolta erano
gli stessi, che lavoravano per i pagani e per i cristiani. I committenti cristiani
dovevano istruire gli artisti, se erano pagani, e anche se erano cristiani, sul
contenuto di una rappresentazione pittorica e scolpita. La Parola di Dio è
rappresentata iconicamente e visivamente negli affreschi, nelle pietre scolpite, nei
mosaici.

Un esempio. Il mosaico absidale della chiesa di Santa Pudenziana a Roma è


stato fatto verso l’anno 400. Esso rappresenta Cristo che siede su un trono
rivestito di gemme ed egli è rivestito di porpora (già il trono e la porpora indicano
influsso dell'arte imperiale). La tunica di oro con strisce di porpora e il nimbo
dorato stanno ad indicare Cristo come re e Dio. Quindi ci sono gli apostoli, due
figure femminili, nel riquadro di una città, la croce, animali evangelisti.
Leggiamo un testo di Giovanni Crisostomo: “Voi vedrete lo stesso Cristo, seduto
in trono di quella gloria ineffabile, insieme con gli angeli e gli arcangeli che
stanno dietro a lui, come le innumerevoli legioni di schiere di santi. Così appare
la città santa... In questa città troneggerà il meraviglioso e glorioso segno della
vittoria, la croce, il vittorioso bottino di Cristo, il primo frutto del genere umano,
le spoglie della guerra del nostro re” (Hom. in Mat. 2: PG 57,23-24). Giovanni
Crisostomo non menziona gli apostoli, ma solo gli angeli, tuttavia c'è una
corrispondenza della descrizione della città celeste del Crisostomo e la
presentazione del mosaico: Cristo in trono, il segno della vittoria, la croce, la
presenza della città. Pur essendo lontana geograficamente la descrizione del
Crisostomo sembra un commento al mosaico, ma coincide nelle coordinate
temporali. Tale coincidenza ci fa pensare ad idee diffuse nelle comunità cristiane
sia in oriente che in occidente. Inoltre la resa artistica di un messaggio cristiano
indica la ricezione del vocabolario imperiale da parte dei Padri.
Spesso troviamo sui sarcofagi una immagine che rappresenta Cristo a
cavallo di un asino ed entra a Gerusalemme trionfante. Gli studiosi
frequentemente pensano che tale raffigurazione è la trasposizione dell’adventus
imperiale in una città nella presentazione di Gesù. Tale interpretazione non è
accettabile. Essa riproduce la scena evangelica di esultanza e di semplicità.
L’imperatore, nel suo adventus, cavalcava una carrozza trainata da cavalli ed era
preceduto e accompagnato dall’esercito, che portava stendardi. Gesù non cavalca
un cavallo ma un umile asinello; non ci sono soldati, ma gente semplice. Talvolta
è accompagnato da Pietro e Paolo.

f) Cristianizzazione dei simboli pagani (es. Orfeo; Buon Pastore). Quando


troviamo la figura del Buon Pastore, non sappiamo sempre se l’immagine è
pagana o cristiana. Dobbiamo sapere dove è stata trovata. Se la rappresentazione
o la statua sono state rinvenute in un luogo cristiano (una catacomba, una chiesa)
allora la loro origine è cristiana. Il sole (Helios) che diventa simbolo di Cristo
(Sol salutis). Il Sol invictus. Sono numerose le immagini pagane cristianizzate. Le
stessi immagini acquistano ora un altro significato, perché esprimono un
contenuto nuovo.

g) Fonti: Sacra Scrittura nella sua totalità (Antico e Nuovo Testamento).


Ma anche gli scritti apocrifi più antichi sono ampiamente usati, specialmente
quelli del NT. Gli apocrifi sono molto importanti per l'iconografia cristiana: i
nomi dei genitori di Maria, diverse rappresentazioni dell'annunciazione,
particolari dell'adorazione dei magi (dettagli puerili e semplici, che servono ad
ambientare la scena), la festa della presentazione di Maria al tempio (21
novembre), la nascita di Gesù in una grotta, la presenza del bue e dell'asino, gli
idoli che si infrangono durante la fuga in Egitto; i tre re magi con i loro nomi; il
nome di Longino; il Quo vadis; il martirio di Andrea e di Pietro. Dei testi quello
che più ha influito è stato il Protovangelo di Giacomo, che contiene la storia di
Maria dalla nascita in poi. La decorazione dell'arca di Santa Maria Maggiore
dipende dagli apocrifi.

h) Il secondo Comandamento proibisce di fare qualsiasi immagine di un


essere vivente in funzione cultuale (non solo scolpita, ma anche dipinta), quindi
anche di Yahweh: nell'antica mentalità la divinità abitava nell'idolo e
nell'immagine, e quindi si poteva rendere culto ad essi. Questa proibizione viene
ripetuta anche altrove nell'AT. Quindi si afferma una religione senza immagini
cultuali, però si ammettono i simboli (l'albero, la spada, il fuoco, la nube, la
fiaccola). Una grande rivoluzione è stata la scoperta che anche gli ebrei
rappresentavano immagini nelle sinagoghe. Ora i cristiani hanno avuto incertezze,
delle opposizioni, dei ripensamenti, dei momenti di distruzione delle immagini,
ma alla fine ha vinto una nuova interpretazione di esse.
g) Una osservazione marginale: se i prodotti artistici sono fatti per essere
collocati in locali controllati dalla gerarchia cristiana, allora gli autori si
attenevano maggiormente alla ortodossia cristiana; se invece erano collocati in
luoghi privati, allora gli artisti erano più liberi.

L) Architettura cristiana. Inizialmente i cristiani si riuniscono nelle case


private (domus ecclesiae); poi a partire dal secondo secolo nascono le chiese; nel
quarto secolo si costruiscono le grandi basiliche. Alcune di queste sono state
finanziate da Costantino, altre dalle comunità cristiane. I nomi per indicare gli
edifici di culto hanno nomi usuali, ma anche qualche espressione cristiana (es.
domus Dei) Le tecniche di costruzione sono quelle usuali. Ma l’edificio viene
adattato alla sua funzione di riunione della comunità cristiana in preghiera.
Gli scavi degli antichi edifici e le rappresentazioni in pitture o disegni ci danno
l’idea di come erano fatti. Alcune delle prime grandi basiliche cristiane erano
finanziate dall’imperatore Costantino e pertanto sono state disegnate da architetti
imperiali, che normalmente erano pagani. Tra le più antiche datate sono: quella di
Ach-Cheliff (prima detta El Asnam; l’antico Castellum Tingitanum), sul fiume
Chéliff, a 170 a Sud ovest di Algeri, a cinque navate e datata al 324; e quella di
Aquileia del vescovo Teodoro, che aveva partecipato al concilio di Arles del 314;
quella del Laterano; di Costantina.

Pittura. I cristiani usano la tecnica usuale per gli affreschi nelle catacombe
e nelle chiese. Lo stile è connesso con la contemporanea arte pagana, della quale
segue il carattere popolare. Essa privilegiava piuttosto “il contenuto e il valore
espressivo dell’immagine a discapito di una sua corretta e organica resa formale.
Questa tendenza, del resto, era perfettamente in linea con l’essenza stessa
dell’arte cristiana antica, un’arte che, più che alla ricerca di una perfezione
formale, mirava a rievocare i fondamenti della propria fede tramite un
‘linguaggio’ figurato atto ad ‘esprimere’ tali concetti in maniera chiara e
facilmente comprensibile a tutti”. Fino a Costantino le pitture cristiane conservate
si trovano quasi esclusivamente nelle catacombe. Una importante eccezione sono
gli affreschi della più antica chiesa cristiana conosciuta, quella di Dura-Europos
sulle rive del fiume Eufrate in Siria. Una città militare distrutta dai persiani
nell’anno 256 e seppellita dalla sabbia. Una domus ecclesiae che conserva
l’abitazione del vescovo, un’aula per la preghiera (chiesa) e un battistero. Nel
battistero ci sono affreschi che rappresentano scene dell’Antico e del Nuovo
Testamento per evocare la salvezza che si ottiene mediante il battesimo.
Le rappresentazioni delle più antiche pitture cristiane sono collegate con il
messaggio cristiano della salvezza. Il simbolismo domina nelle sue varie forme,
come il ‘Buon Pastore’ e la figura dell’Orante: la prima rappresenta il salvatore e
la seconda l’anima salvata. Il ‘Buon Pastore’ (pastore bello) fa riferimento anche
al mondo idilliaco del paradiso, luogo della salvezza. Altre immagini di salvezza
sono: Daniele nella fossa dei leoni, Giona che viene sputato dal cetaceo, la
guarigione del cieco nato, la risurrezione di Lazzaro, il miracolo dell’acqua fatto
da Mosè nel deserto, il sacrificio di Isacco, la scena della Samaritana, la
guarigione del paralitico, il battesimo di Gesù, ecc.
Dopo Costantino compaiono altre tematiche e altre immagini: Il Cristo
docente seduto in cattedra circondato dagli apostoli (a volte il numero è ridotto),
il quale istruisce; Cristo che dà la Legge a Pietro. Altre scene sono state ispirate
dai testi apocrifi. Si diffonde la rappresentazione dei martiri e dei defunti:
immagini di incoronazione o introduzione dei defunti in Paradiso alla presenza di
Cristo e dei principi degli apostoli. Si presentano anche scene di vita quotidiana.
Talvolta le tematiche sono prese dalla cultura del tempo, ma si conferisce ad esse
un contenuto nuovo. Un banchetto diventa simbolo dell’ultima cena, e quindi
dell’eucaristia. La primitiva pittura cristiana è semplice e realistica e diventa
sempre più simbolica (buon pastore, l’agnello, il pesce, l’orante, il monogramma
di Cristo, alfa e omega, la colomba, l’ancora, sole). Da Costantino in poi diventa
più elaborata e sfarzosa.
Cristo, all’inizio, è rappresentato solo da simboli, fino alla fine del terzo
secolo inoltrato, come suggerisce un passo del Pedagogo, di Clemente
d’Alessandria (III, 11, 59-60). Tali simboli alludono all’opera redentrice di
Cristo. Eusebio di Cesarea critica una rappresentazione di Cristo in una statua in
Palestina (Ep. II ad Constantiam Aug.: Mansi 13; PG 20,1545; Mango, The Art of
Byzantium 1986, p. 16)). Gli autori cristiani dei primi tre secoli non conoscevano
l’aspetto fisico di Gesù; anzi parlavano della sua bruttezza. Gli autori posteriori,
tenendo presente il Salmo 45 (44), 3, lo consideravano bello d’aspetto. Per questo
è rappresentato senza barba. Essendo il cristianesimo la vera filosofia, Cristo è
rappresentato come vero filosofo (Gesù maestro), che insegna la vera dottrina. Ha
un volumen in mano. C’è il tema del Cristo taumaturgo, che guarisce e compie
miracoli. Nel quarto secolo la variazione della presentazione di Cristo è
maggiore: Cristo che risorge trionfante, Cristo che dà la legge, che dà le chiavi,
che dà la pace. Viene rappresentato circondato dagli apostoli. Si sviluppa il temo
del Cristo kosmokrator, in trono. Solo nel quinto secolo nasce il tema della
crocifissione.
Le miniature cristiane nascono nel quinto secolo, quando si devono ornare i
codices delle Sacre Scritture. Il più antico codex, forse romano, con miniature è
quello dell’Itala di Quedlimburg. Il più bello manoscritto con miniature è la
Genesi di Vienna, il cui originale fu eseguito in Siria o in Palestina nel VI secolo.
Possiamo ricordare il Codex Rossanensis di Rossano Calabro, i Vangeli di
Rabbula di Firenze del 586 e tanti altri della fine di questo secolo e del settimo.
Le più antiche icone dipinte in legno conosciute, con tecnica ad encausto,
sono quelle del Monastero di S. Caterina al Monte Sinai.
Il Mosaico. L’arte del mosaico, così diffuso in quel tempo. Viene usata
ampiamente dai cristiani nella decorazione delle residenze private, nelle chiese
piccole e grandi: nel pavimento (opus tessellatum) e nelle pareti (opus musivum).
Si usano sia le tessere di marmo colorato che di vetro, tessere di oro e di argento.
Non ostante le enorme perdite, sono innumerevoli i mosaici conservati. La loro
tematica è tipica dell’iconografia cristiana.

La scultura. Questa si sviluppa soprattutto a partire dal quarto secolo con i


sarcofagi. Questi sarcofagi sono molto costosi e soltanto i più ricchi se li possono
permettere. Alcuni di questi sarcofagi hanno una ricchezza teologica
impressionante e anche sono di grande valore artistico.
Infine si possono ricordare le cosiddette arti minori: avori, vetri dorati,
oggetti vari (gioielli vari con decorazioni).

A partire dalla fine del quinto secolo in occidente non si costruiscono


grandi chiese; solo Ravenna ha importanti monumenti, perché prima era stata
capitale imperiale, poi capitale del regno ostrogoto, e poi residenza dell’esarca
bizantino. Nell’oriente romano (che ora si dice bizantino) anche nel quinto e sesto
secolo si costruiscono importanti edifici cristiani; il mosaico è molto diffuso, del
quale ci restano numerose testimonianze.

L’arte cristiana più antica ha un carattere gioioso. In una cultura dove la


violenza era spettacolo (gladiatori, processi, uccisioni in anfiteatri, ecc.), i
cristiani non rappresentano scene di violenza. Solo qualche eccezione. La prima
rappresentazione della crocifissione si trova sulla porta di Santa Sabina a Roma,
degli inizi del quinto secolo. Si celebrano i martiri e i loro sepolcri, le loro
apoteosi, le loro incoronazioni per la vittoria, ma rare sono le rappresentazioni di
martirio o pro tribunali. Prudenzio, nelle sue opere, parla di alcune scene
martiriali o della crocifissione di Cristo, ma sono andate perdute. Così pure
Gregorio di Nissa parla della rappresentazione martiriale del martire Teodoro;
Asterio di Amasea, in un panegirico, narra il martirio santa Eufemia descrivendo
gli affreschi di una chiesa, che forse era ad Amasea (oggi Amasya in Turchia).
Siamo però alla fine del quarto secolo.