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Verifica di Gabriele Pirrò (classe di beni culturali indirizzo storico-artistico)

1. Cosa significa l’espressione ‘pittura compendiaria’? Fai un esempio.

L’espressione “pittura compendiaria” si riferisce ad una tecnica pittorica utilizzata principalmente


in età Alessandrina, anche se la ritroviamo in età Costantiniana, cioè verso l’inizio del IV secolo
d.C nelle catacombe paleocristiane; è una pittura eseguita per mezzo di “macchie”, costruita
esclusivamente con il colore spalmato sul supporto con veloci pennellate, formando la volumetria
attraverso la tecnica del chiaroscuro. Possiamo citare la catacomba di Priscilla a Roma (III secolo)
dove ritroviamo iconografie pagane ricontestualizzate secondo una chiave di lettura cristiana.

2. Il Mausoleo di Santa Costanza è un edificio classico riutilizzato nel medioevo? A


quale epoca risale.

Il Mausoleo di Santa Costanza è il nome medievale dell’edificio, in quanto è proprio durante


questo periodo che Costantina, figlia di Costantino I, venne riconosciuta come santa martire dalla
chiesa cattolica e nella metà del XIII secolo l’edificio divenne chiesa autonoma.

Tuttavia l’origine del Mausoleo di Santa Costanza è tardo antica, quando nel IV secolo Costantina
lo fece costruire come proprio mausoleo secondo uno stile che si accosta al paleocristiano ma che
presente senza ombra di dubbio anche riferimenti all’arte del mondo classico.

È uno dei primi esempi di edificio cristiano a pianta centrale giunto fino a noi, sicuramente ispirato
al mausoleo di Augusto del I secolo a.C; oltre che dalla pianta, il legame col mondo classico si può
evincere nei capitello, nelle colonne binate, nella luce e negli elementi decorativi all’interno dei
mosaici. L’interno è costituito da una zona centrale ricoperta con una cupola e circondata da una
fila di doppie colonne di granito che la separano dal deambulatorio, anch’esso rivestito da cupole
(per quanto riguarda le cupole, esse sono tipicamente romane tardo antiche come si nota dalle
nervature e dalle arcate in mattone).

Sul ciclo decorativo sappiamo che in origine la cupola centrale era rivestita da un mosaico,
purtroppo perduto, con motivi marini (come scene di mare, isolotti, pesca e crostacei) affiancati a
storie di antico e nuovo testamento; Ci sono giunti intatti invece i mosaici del deambulatorio con
motivi decorativi ripetuti (motivi geometrici e naturalistici come pavoni colombe rami e frutti,
scene di vendemmia e protomi femminili). Possiamo quindi notare un certo simbolismo Cristiano
nei mosaici: i delfini che inseguono i polpi sono sinonimo di lotta tra bene e male in quanto i delfini
corrisponderebbero a Cristo mentre i polipi al male; la scena di vendemmia è un iconografia
classica che ritroviamo nelle catacombe di Domitilla ma qui assume un senso cristiano in quanto
l’uva rappresenterebbe il sangue e il sacrificio di Cristo nostro signore. La scena è resa con
naturalismo ed un trattamento del chiaroscuro classico.

3. Quale tra questi edifici non è di epoca costantiniana?

A. S. Giovanni in Laterano

B. S. Paolo fuori le Mura

C. S. Pietro in Vaticano

4.A quale anno risale lo stanziamento dei Longobardi in Italia?

I longobardi si stanziarono in Italia settentrionale nel 568, anno in cui sorse il loro regno
indipendente, ma si integrarono ben presto col popolo romano, come possiamo notare dall’Editto di
Rotari (il primo editto longobardo, scritto in latino comprende anche leggi romane); è proprio da
questa fusione che nacquero i popoli cosiddetti Romano-Barbarici.

5. Perché nell’altare di Vuolvinio sono raffigurate le Storie di Sant’Ambrogio?

L’altare fu commissionato dall’allora vescovo di Milano e realizzato nel IX secolo, in epoca


carolingia, con la firma 'Vuolvinio magistero phaber', il quale fu un importante orafo e monaco
cristiano italiano che lo curò in ogni particolare, usando una base in legno rivestita da lastre di oro e
argento con intarsi di pietre preziose; la bottega di Vuolvinio si servì di una grande gamma di
tecniche esecutive mostrando la predilezione per la tecnica a sbalzo e per la tecnica dello smalto ad
alveoli di eredità germanica. Il ciclo narrativo ideato da Vuolvinio prevedeva nel lato posteriore una
bipartizione della scena: sul lato sinistro il santo Ambrogio che incorona Angilberto (l’allora
vescovo di Milano), mentre sul lato destro il Santo Ambrogio che incorona Vuolvinio. È dedicato
proprio al Santo Ambrogio perché si pensa che al di sotto dell’altare vi siano le reliquie.

6.Quali sono le principali fonti testuali per la storia dell’arte medievale?

La storia dell’arte medievale può essere riscoperta attraverso lo studio di numerose fonti, in primis
le sacre scritture e altre fonti bibliche, ma anche documenti storici come gli atti ufficiali, la
letteratura antica, i codici miniati, le insegne dei pellegrinaggi e le stesse opere d’arte.
7. Immagine n. 1

L’immagine n. 1 rappresenta l’iconografia dell' “Adorazione dei magi” secondo la chiave stilistica
longobarda, scolpita in bassorilievo con un effetto piatto e schiacciato molto bidimensionale su uno
dei due lati corti dell' Altare di pietra del Duca longobardo Rachis realizzato nella prima metà dell'
VIII secolo.

Descrizione del soggetto: La zona destra della lastra è occupata da un alto trono con i piedi
spiraliformi su cui siede la Madonna (riconoscibile dalla croce sulla sua fronte) con Gesù Bambino
in grembo, mentre la parte sinistra è occupata dalle figure dei tre Magi vestiti all’orientale intenti a
porgere i loro doni alla Vergine sotto la guida di un angelo in volo. È possibile notare come le opere
dei regni barbarici abbiano ereditato l'horror vacui della pittura vascolare greca, ovvero la volontà di
riempire ogni spazio dell’opera per paura di lasciarlo vuoto; la dimensione dei personaggi dipende
da una scala gerarchica di importanza, come possiamo notare infatti nella irreale grandezza del
bambino Gesù che si presenta notevolmente più alto delle figure dei Magi.

8. Immagine n. 2

Nell’immagine n. 2 abbiamo il confronto tra due mosaici paleocristiani molto importanti, “La
guarigione del paralitico a Cafarnao” del VI secolo che si trova in S. Apollinare Nuovo a Ravenna
e “La presa di Gerico” del V secolo situato in S. Maria Maggiore a Roma.
La guarigione del paralitico, episodio dei Vangeli riferiti a Cristo, è situata nell’ala nord della
basilica; i personaggi sono raffigurati secondo una scala gerarchica di grandezza: Gesù e il suo
discepolo hanno dimensioni maggiori e occupano il lato sinistro dell’opera, mentre il paralitico e
gli amici che lo calano dal tetto hanno una dimensione minore. I personaggi hanno una resa
stilistica dove predomina il fondo oro, gli elementi architettonici sono molto semplificati, gli
elementi del paesaggio sono ridotti al minimo rispetto ai mosaici di S. Maria Maggiore; anche la
gamma cromatica è ridotta e domina l’oro, il bianco e i viola; la volumetria e il chiaroscuro si sono
ridotti rispetto al naturalismo del mosaico della chiesa romana.
Un identico criterio proporzionale è utilizzato ne La presa di Gerico, quel momento biblico della
genesi in cui gli Israeliti sotto Giosuè, raffigurati con dimensioni maggiori e occupando la zona
sinistra dell’opera, attaccarono Gerico facendone crollare le mura, sulle torri vediamo i cittadini
raffigurati con dimensioni minori; possiamo dire che il mosaico di S. Maria Maggiore è mimetico
nel senso che ha una resa delle figure ancora naturalistica grazie al chiaroscuro della tecnica
compendiaria che offre un impatto illusionistico come possiamo notare nelle ombre realistiche,
nell’orizzonte sfumato e nei palazzi a volo d’uccello.

9. Immagine n. 3

La figura n. 3 rappresenta “La Natività”, facente parte del ciclo di affreschi di Castelseprio in
Lombardia, eseguita da un artista bizantino anonimo etichettato come Maestro di Castelseprio tra il
IX e il X secolo circa. La scena è molto complessa ed effettivamente non rappresenta soltanto la
natività, bensì è stata concepita come più episodi unificati in un unico insieme; possiamo
riconoscere affianco alla natività anche l’adorazione dei magi, il presepe, la lavanda del bimbo e
l’annuncio ai pastori. L’atmosfera è dominata dal colore Rosso ottenuto dall'ossido di seppia, da
tinte brune con la presenza di colore blu e lumeggiature bianche.

La lettura dell’opera parte da sinistra dove troviamo la scena principale con la natività all’interno
della grotta del presepe, dietro la quale lo sfondo si dilata in lontananza verso destra dove troviamo
la campagna di Betlemme con l’annunciazione ai pastori.

L’iconografia della grotta è certamente orientale bizantina poiché in occidente sono preferite
ambientazioni più quotidiane come la stanza da letto.

10. Immagine n. 4

Le due statue equestri in bronzo nell’immagine n. 4 sono certamente lontane nel tempo, infatti la
statuetta di pochi centimetri raffigurante “Carlo Magno” è datata IX secolo (in piena età carolingia)
mentre la statua di “Marco Aurelio” (oggi situata al Campidoglio) è datata sul finire del II secolo (in
età Romana); ciononostante condividono l’iconografia e l’ideologia come possiamo notare nella
identica posa del cavallo, nel portamento fiero del cavaliere garantito dal mantello allacciato sulla
spalla, entrambe sprigionano forte monumentalità e questa forte similitudine è forse dovuto al fatto
che il cavallo di Carlo Magno viene datata al IV secolo, si tratta dunque di un fenomeno di riuso
medievale di oggetti artistici antichi. La similitudine si può leggere anche sotto una chiave storica,
infatti Carlo Magno divenne il nuovo Costantino, continuatore dell’impero romano e cristiano.

Sicuramente le statue si distaccano dal punto di vista stilistico, dove la figura di Carlo Magno è
molto stilizzata e lontana dal realismo classico delle sculture romane.