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Arthur Black (La morte e la fanciulla – Schubert/musica)

I primi anni di vita, Arthur, li visse viaggiando insieme ad una compagnia circense nomade che si faceva
chiamare “Fogoneros”, fra di loro crebbe, ma mai gli riuscì di considerarli amici, questi infatti lo portavano
con loro, ma mai lo trattarono con dignità, o gli vollero bene. “Cane”, “Servo” e “Bastardo” furono le sue
prime parole e le uniche che gli venivano rivolte, per il resto gli rivolgevano solo risa di scherno per la sua
deformazione. “il ragazzo senza paura!, capace di ridere anche davanti a un drago che sputa fuoco!” , così
lo sfruttavano per i loro guadagni, terrorizzando un bambino con bestie feroci ed esponendolo a folle di
zotici urlanti. Un giorno che Arthur non potrà mai dimenticare, fu tanto sbadato da dar fiducia ad uno di
loro, che si esercitava con delle bolas infuocate mentre lui ripuliva una pozza d'olio che il giocoliere aveva
goffamente versato per errore, abituato ad obbedire senza discutere si mise a lavoro e prima che anche
solo un sospetto o un lecito presentimento potesse avvertire il ragazzo, ciò che poteva accadere, ebbene
accadde, Arthur prese fuoco, e per fortuna solo sulle braccia riportò gravi ferite e ustioni. Quando pensa a
quel giorno, percepisce quel momento non come un tragico incidente, ma piuttosto un evento inevitabile,
per come accadde sembrava che tutti fossero d’accordo e stessero agendo per quello scopo, lui compreso,
un evento non sfortunato o predestinato, ma maledetto.

<<Madre, sei tu? >>

<<Ti osservavo figlio mio… >>

Pochi giorni dopo quell’evento i Fogoneros abbandonarono il piccolo Arthur ancora malconcio, per partire
in mare prima dell’inizio di una bufera, quella bufera affondo la loro nave, inabissando qualsiasi segreto
nascondessero sulla vera famiglia di Arthur, che per anni ha sognato una donna gentile che identifica come
la madre.

Il giovane rimasto solo e bisognoso di cure cominciò a vagare nella neve in cerca di aiuto, sul suo cammino
quella notte per primo incontro un uomo appeso ad un albero per il collo, proseguendo si imbatte in una
donna sommersa dalla neve, ormai fredda stringeva fra le mani un fagotto tremante, il ragazzo lo portó con
sé, riconoscendo al suo interno un essere umano simile a lui, deforme, continuando a vagare si imbatte in
un lupo, non uno feroce o pericoloso, ma amichevole che gli salvó la vita conducendolo dal suo padrone.

Beorn, il padrone del lupo virgo,era un medico vagabondo un po’ poeta un po’ filosofo di buon cuore che
constatando le condizioni dei due bambini non poté non prendersene cura,per di più la neonata era cieca e
il ragazzo aveva un aspetto ridicolo con le dure cicatrici sul volto che paralizzavano le labbra in un ghigno
perenne e le braccia carbonizzate, la personificazione della sfortuna. Beorn diede un nome ad Arthur,
anche se per lo più lo chiamava “Dita di polvere” per via delle macchie che continuava a lasciare con le
mani e chiamó “Dea” sua sorella, si prese cura di loro li crebbe ed istrui.

<<Sei stata tu a salvarmi? >>

<<Ti ho indicato la via oltre la morte, Figlio… >>

Finché un giorno Arthur venne portato alla caserma nella città in cui si erano fermati per un po’ a causa
delle condizioni di salute di Dea, In quel luogo gli spiegarono che un condannato a morte giorni prima lo
aveva riconosciuto e che voleva parlargli come ultimo desiderio, il delinquente gli confessò davanti alle
guardie che era stato lui a sfigurarlo in volto per renderlo irriconoscibile e lo fece a causa delle sue origini,
infatti figlio di un lord esiliato di quelle terre, fu un rivale a pagare il delinquente affinché lo rendesse
irriconoscibile e si sbarazzasse di lui, e così poi lo vendette ai fogoneros.

Così intenzionato a dare una casa e delle cure a sua sorella decise di rivendicare i suoi diritti nobiliari,
proponendosi al consiglio dei lord, ma prima che l’incontro avvenne, Dea morì
Così Arthur frustrato dal dolore cerco di agire nel bene sfruttando quell’occasione per portare all’attenzione
dei lord delle condizioni di vita dei più poveri e umili abitanti del luogo e che sarebbe servito poco ad
aiutare tutti, case e ospedali comuni, ma nessuno dei potenti lo ascolto, più interessati al suo aspetto buffo
che per noia decisero di giudicare offensivo alla loro corte, così barbaramente come se stessero punendo
un animale fastidioso, ordinarono di prenderlo con la forza e per fargli beffa lo feceró seppellire vivo
insieme alla sorella.

<<Madre, è tutto così strano… >>

<<Questo è il momento in cui ci incontrammo la prima volta >>

Arthur rimase sotto terra a lungo prima di perdere i sensi, ma gli ci volle meno tempo per perdere il senno
per via del forte stress, e così prima di morire cullato da sogni deliranti, terrorizzo con la sua folle risata tutti
coloro che visitavano il cimitero credendolo un demonio o un fantasma, per settimane tremarono
ripensando al gelido acuto sghignazzare di quel luogo, e c’è chi dopo anni afferma di sentirlo ancora.

<<Ti salverò, mi prenderò cura io di te, piccolo mio, per sempre… >>

(the tragic prince – castlevania sotn/musica)