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CORSO DI TECNICA DELLE COSTRUZIONI AERONAUTICHE

Introduzione al composito
Verranno introdotti i concetti base della progettazione dei
componenti in composito avanzato con cenni di
micromeccanica e macromeccanica del laminato.
(figure tratte dai volumi :
Mechanics of Composite materials – Jones R.M. –
Taylor&Francis 1999
Tsai, Composites )

Giacomo FRULLA Tel: 011-5646842; e-mail: giacomo.frulla@polito.it


Definizione di materiale composito:
combinazione di due o più materiali differenti
che in una scala macroscopica formano un
materiale diverso.

Fenomenologia generale del


comportamento.

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DEFINIZIONI
MATERIALE OMOGENEO: le proprietà del materiale restano costanti in tutto il corpo.
MATERIALE ISOTROPO: le caratteristiche meccaniche del materiale sono uguali in tutte le
direzioni per ogni punto del corpo considerato.
MATERIALE ORTOTROPO: in ciascun punto del corpo le proprietà del materiale sono
differenti lungo tre direzioni perpendicolari fra loro. Si hanno tre piani di simmetria elastica e le
proprietà dipendono dall’orientamento considerato in ogni punto. Tale materiale quando
trazionato lungo una direzione caratteristica non produce scorrimento. Se invece viene
trazionato lungo una direzione qualsiasi si produce accoppiamento con scorrimento.

ANGLE-PLY-LAMINATE: laminato in cui gli strati sono disposti con uguale angolo positivo e
negativo delle fibre (si comporta come un ortotropo e non come un anisotropo).
BALANCED-LAMINATE: simile all’angle-ply ma con più strati.
CROSS-PLY LAMINATE: laminato con strati a 0 e 90 gradi.
SPECALLY-ORTHOTROPIC LAMINA: quandi gli assi principali della lamina (asse 1 e 2 )
coincidono con il generico sistema di assi x,y.
E1,E2,E3 : modulo elastico longitudinale lungo la direzione 1,2,3.
G12, G13, G23: modulo elastico tangenziale rispettivamente nel piano 1-2, 1-3 , 2-3.
ν-ij = (-εj/εi) : coefficiente di Poisson rapporto tra la deformazione j e i quando soggetto a
carico lungo la direzione i.
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DEFINIZIONI

MICROMECCANICA
Studio del comportamento del composito analizzando l’interazione dei
materiali costituenti fibra-matrice. Le proprietà della lamina vengono
determinate con test specifici o mediante calcolo a partire dalle
caratteristiche dei materiali costituenti.

MACROMECCANICA
Studio del comportamento del composito come unione dei materiali
costituenti determinando le sue caratteristiche risultanti. Le proprietà delle
lamine determinate con la micromeccanica sono utilizzate per risalire alle
proprietà del laminato.

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MICROMECCANICA (Jones R.M.)
Scopo della analisi è la determinazione delle proprietà della
lamina note le proprietà dei materiali costituenti : fibra e
matrice.
Per esempio: il modulo elastico della lamina sarà funzione del modulo
elastico della fibra , della matrice della frazione in volume di fibra e di
matrice.
Si definisce:
- Ef = modulo elastico longitudinale della fibra
-Vf = Volume di fibra / volume totale = frazione di volume in fibra
- poisson-f =Coefficiente di Poisson per la fibra
Analogamente per la matrice ( pedice m).

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La fibra viene considerata : omogenea, elastica lineare, isotropa. Nella
lamina le fibre vengono considerate regolarmente disposte e spaziate,
perfettamente allineate e perfettamente incollate.
La matrice viene considerata : omogenea, isotropa, elastica lineare ed
esente da vuoti.
La lamina viene considerata inizialmente esente da tensioni, linearmente
elastica, macroscopicamente omogenea, macroscopicamente ortotropa.

L’adesione tra fibra e matrice viene considerata perfetta.


Si considera inoltre che a livello macroscopico su un volume
rappresentativo della lamina si possa considerare una uniformità di
tensioni e deformazioni . A livello microscopico invece il materiale è
eterogeneo e quindi tale uniformità non esiste.

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Il volume rappresentativo per una lamina unidirezionale
consiste nella fibra e nella matrice che la circonda .

Risultato del calcolo è la


determinazione della caratteristica
meccanica in funzione della
frazione di volume in fibra:
Utilizzando la regola delle miscele e in base all’ipotesi di
assenza di vuoti possiamo calcolare la densità del composito
con la formula:

M  f Af L  m Am L
compsito      f V f   mVm
V AL AL

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Utilizzando la regola delle miscele e in base all’ipotesi che la
fibra e la matrice subiscono la stessa deformazione (sezione
rimane piana), posso calcolare il modulo elastico E1:

P   f A f   m Am   1 A 1   f   m
 f  E f 1
 m  Em 1
E f 1 A f  Em1 Am  E11 A
E1  E f V f  EmVm

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Utilizzando la regola delle miscele e in base all’ipotesi che la
fibra e la matrice subiscono la stessa tensione lungo la
direzione 2, posso calcolare il modulo elastico E2:

2
f 
Ef
W
2
m 
Em

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L’allungamento in direzione 2 risulta da:
W   2W  W f  Wm
W f   f V f W
Wm   mVmW

 2   f V f   mVm
2 2 2 W
2  Vf  Vm 
Ef Em E2
E f Em
E2 
E f Vm  EmV f
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Il calcolo risulta grossolano in quanto non viene considerata la
congruenza delle deformazioni all’interfaccia e si trascura la
contrazione trasversale. Formulazioni più coerenti forniscono
relazioni diverse . Per esempio TSAI indica:

1 V f Vm   f Em  m E f  2 f m 
2 Ef 2 Em

   V f Vm  
E2 E f Em  E f V f  EmVm 

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Calcolo del modulo a taglio G12: si considera un elemento
soggetto a tensione tagliante che si assume costante tra fibra e
matrice.

  f  m
 
W W
 W
m 
Gm
 Δ
f 
Gf

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Analogamente al caso precedente si ha:

 m   mVmW
 f   fVfW  m   mVmW
  f  m
    f V f   mVm  f   fVfW
W W
  
  Vf  Vm
G12 Gf Gm
G f Gm
G12 
G f Vm  GmV f

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Calcolo del coefficiente di Poisson ν12. Si applica una tensione
in direzione 1 e si calcola:
2
 12  
1
L’accorciamento in direzione 2 vale:
W  W 2  W 12 1
W  W f  Wm
W f  WV f  2 f  WV f  f  1
Wm  WVm 2 m  WVm m 1
W 121  WV f  f 1  WVm m1
 12  V f f  Vm m
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Formulazioni alternative:

Formula di PUCK (E1, G12, Poisson come Jones) :

E2  E m
1  0.85V  f
2

Vm1.25  V Em
f Ef

Formula di FORSTER - KNAPPE (E1 e Poisson come Jones) :


Em
E2  1.45
Vm  V f Em
Ef

G12 

Gm 1  0.4 V f 
Vm1.45  V f Gm
Gf

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RICHIAMO SU RELAZIONI COSTITUTIVE
Il comportamento di un materiale anisotropo soggetto ad uno stato di
tensione tridimensionale può essere descritto mediante la legge di Hooke
generalizzata nel riferimento 1-2-3 che definisce la matrice di rigidezza [C]
e la sua inversa [S] matrice di flessibilità. Entrambe sono simmetriche.

 11   1  C11 C12 C13 C14 C15 C16    1 


    C C22 C23 C24 C25 C26    2 
 22   2   12
 33   3  C13 C23 C33 C34 C35 C36    3 
    
 23   4  C14 C24 C34 C44 C45 C46   4 ( 23 )
  13   5  C15 C25 C35 C45 C55 C56   5 ( 13 ) 
      
 12   6  C16 C26 C36 C46 C56 C66   6 ( 12 ) 

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COSTANTI ELASTICHE PER UNA LAMINA ORTOTROPA
Tali grandezze possono essere determinate tramite le usuali prove
meccaniche. La matrice di flessibilità nel caso ortotropo diventa:

  1   S11 S12 S13 0 0 0   1 


   S
 2   12 S 22 S 23 0 0 0   2  S11  1 ; S12   12 ; S13   13 ;
  3   S13 S 23 E11 E11 E11
S33 0 0 0   3 
    1  23 1
 23   0 0 0 S 44 0 0   4  S 22  ; S 23  ; S33  ;
 13   0 E22 E22 E33
0 0 0 S55 0   5 
     1 1 1
 12   0 0 0 0 0 S 66   6  S 44  ; S55  ; S 66  ;
G23 G13 G12

 21  12  32  23  31  13
 ;  ;  ;
E22 E11 E33 E22 E33 E11

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MACROMECCANICA della lamina
Si considera una lamina costituita da fibre unidirezionali e matrice. Il
materiale viene considerato ortotropo. La direzione delle fibre viene
indicata con 1, la direzione perpendicolare alle fibre con 2.

1
2

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Si introducono le ipotesi di Kirchoff-Love in cui si considera che durante la
deformazione la sezione si mantiene piana e perpendicolare alla superficie
di riferimento.

Dovendo rimanere nulli gli scorrimenti trasversali al piano anche in


presenza di carichi trasversali, si deve modificare la relazione costitutiva
assumendo infiniti i due moduli a taglio trasversali (G13-G23 ) e
assumendo nulli i due poisson (13-12). La relazione costitutiva risulta:

 21

 11   1
E11 E22 0   11   21
  12
    12   E22 E11
 22    E11 0   22 
1
E22
   0 0 1 
 
 12   G12   12 

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Invertendo la matrice costitutiva si determina la matrice di rigidezza della
lamina (riferimento 1-2) denominata : matrice delle rigidezze ridotte

 11  Q11 Q12 0  11 


     
 22   Q12 Q22 0   22 
   0 0 Q   
 12   66   12 

E11  12 E22
Q11  ; Q12  ;
(1  12 E22 / E11) (1  12 E22 / E11)
E22
Q22  ; Q66  G12 ;
(1  12 E22 / E11)

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Si vuole ora determinare la matrice di rigidezza nel caso di un sistema di
riferimento x-y (riferimento struttura) orientato rispetto al sistema 1-2
(riferimento lamina).

y
1
2

teta x

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Possiamo definire una matrice di rotazione tale che :

 11   xx   11   xx 
       
 22   T  yy   22   T  yy 
      12    xy 
 12   xy   2   2 

 cos 2  sen 2 2sen cos  


 
T    sen 2 cos 2   2sen cos  
 sen cos  sen cos  (cos 2   sen 2 )

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E quindi:
 xx  Q11 Q12 0   xx 
  1   T  
 yy   T  Q12 Q22 0 T   yy 
   0 0 Q   
 xy   66   xy 
 xx  Q11 Q12 Q16   xx 
    
 yy   Q12 Q22 Q26   yy 
  Q Q Q   
 xy   16 26 66   xy 

Le grandezze sopra-segnate vengono definite : “ rigidezze ridotte


trasformate” della lamina.

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Date le seguenti caratteristiche standard per alcuni materiali UD0:

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Andamento delle rigidezze ridotte
trasformate al variare
dell’angolazione delle fibre

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COMPORTAMENTO DEL LAMINATO
Si considera un laminato composto da più lamine genericamente disposte
e perfettamente incollate tra loro in modo da non avere scorrimenti tra loro.
Sulla base della teoria classica del laminato (CLT) si ipotizza:
-) laminato sottile (spessore molto più piccolo delle altre dimensioni
geometriche.
-) gli spostamenti u,v,w siano piccoli rispetto allo spessore.
-) le deformazioni siano piccole rispetto all’unità.
-) un elemento rettilineo lungo lo spessore rimanga rettilineo e
perpendicolare alla superficie media e non si modifichi la sua lunghezza.
-) per ciascuna lamina sia valida la legge di Hooke.
-) le deformazioni a taglio trasversale siano trascurabili.
(Kirchoff-Love)

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Si hanno le seguenti componenti di deformazione:

     zk
 xx    x
0
  kx  0
     
 yy       z k y 
0
y
   0  k 
 xy   xy   xy 
 xx  Q11 Q12 Q16    x0  Q11 Q12 Q16   k x 
     0    
 yy   Q12 Q22 Q26    y   z Q12 Q22 Q26   k y 
  Q Q Q   0  Q Q Q  k 
 xy k  16 66  k  xy   16 66  k  xy 

 k  Q k   zQ  k
26 26

0
k
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Laminato in trazione con deformazione uniforme.

Laminato in flessione.

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Tornando ora al laminato si definiscono le risultanti della
tensione sullo spessore in riferimento al seguente sistema di
riferimento:

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Si definiscono le seguenti matrici di rigidezza del laminato:

Rigidezze ESTENSIONALI

Rigidezze DI ACCOPPIAMENTO

Rigidezze FLESSIONALI

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Laminati simmetrici : la matrice di accoppiamento è nulla (B=0)
quindi il comportamento estensionale non si accoppia a quello
flessionale.
L’effetto della non simmetria del laminato comporta curvature
imposte dopo la cura (figura):

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Caratteristiche equivalenti di un laminato simmetrico.
Si consideri un laminato simmetrico soggetto solo a Nx:

N x  A11 x0  A12 y0  y0   A12 A  x0


22

0  A12 x0  A22 y0 
N x  A11 
2
A12
A22
 0
x

N x   x s  E x s  A11 
0
x  2
A12
A22
 0
x

Ex 
1
s
 2
A11  AA1222 

1

2
A12
E y  A22  A11
s
 1
Gxy   A66 
s

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EFFETTI TERMICI
Considerando che la produzione del composito prevede il
mantenimento del laminato ad una specifica temperatura
(temperatura di polimerizzazione o di equilibrio), sorge il
problema di determinare le tensioni termiche residue quando il
laminato viene impiegato a temperatura diversa (per esempio
a temperatura ambiente – di esercizio).

T  Tesercizio  Tequilibrio

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La singola lamina unidirezionale presenta coefficienti di
dilatazione termica (CTE) differenti :

1  1e 7  1e 6 1 / K 
 2  24e  30e 1 / K 
6 6

La differenza di temperatura provoca deformazioni termiche


proporzionali ai coefficienti di dilatazione termica che vanno a
sommarsi alle deformazioni meccaniche per arrivare alla
deformazione totale:

 i  Sij j   i T
l 1  termica
 
l T T
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Dove mediante la matrice di rotazione si ottiene per la lamina:
 x   1 cos 2    2 sen 2 
   

 y    1 sen 2
   2 cos 2
 
  2 sen cos   2 sen cos  
 xy k  1 2 k
T
Integrando le  Nx   xx  0
 kx   N x 
   0     
 N y   A yy   B  k y    N y 
tensioni sullo
spessore si ha:
N   0 xy  k   N 
 xy     xy   xy 
T
 Nx  h/2
Q11 Q12 Q16    x 
     
 N y    Q12 Q22 Q26    y  Tdz
N  h / 2 
Q Q Q   
 xy   16 26 66  k  xy  k

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EFFETTI DI UMIDITà
Il secondo effetto ambientale è quello dell’umidità. La matrice
in particolare è sensibile alla variazione di umidità.
Lo studio è analogo al caso termico ma considerando il
coefficiente di espansione da umidità (CME).

1  0
 2  0.6
M
M 
M0

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 i  Cij  j   i T   i M  M
 Nx  h/2
Q11 Q12 Q16    x 
l 1       

l M
 moisture
M
N
 y   Q
 12 Q22 Q26    y  Mdz
N  h / 2 
Q Q Q   
 xy   16 26 66  k  xy  k

M
Mx  h/2
Q11 Q12 Q16    x 
     
M
 y   Q
 12 Q22 Q26    y  Mzdz
M  h / 2 
Q Q Q   xy 
 xy   16 26 66  k  k

1 M
1    
0
1  A B  N 
      
M k   * M  B D M 

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CRITERI DI ROTTURA PER LA LAMINA
Noti i valori massimi delle tensioni (trazione-compressione-taglio) per la lamina unidirezionale
lungo le direzioni 1-2, determinabili mediante prove statiche su provini, vogliamo valutare la
capacità di resistenza del laminato.
Prima di ragionare sulla resistenza del laminato, introduciamo alcuni criteri di rottura per la
lamina nel riferimento 1-2.

1) Teoria della massima deformazione (Galileo-Navier)


Una lamina viene considerata rotta quando una qualsiasi delle componenti di deformazione
riferite al sistema 1-2 è uguale o superiore al valore di rottura della corrispondente
componente (R-trazione , R-compressione).    R
1 1

 2   2R
 1 2   1R2

2) Teoria della massima tensione (De S.Venant)  1   1R


Una lamina viene considerata rotta quando una qualsiasi delle
componenti di tensione riferite al sistema 1-2 è uguale o
 2   2R
superiore al valore di rottura della corrispondente componente  1 2   1R2
(R-trazione , R-compressione). Non c’è interazione tra e
componenti.
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3) Teoria della interazione quadratica (Von Mises)
Si ha rottura della lamina quando la relazione quadratica sulle tensioni (nel riferimento 1-2)
sotto indicata, risulta uguale o superiore all’unità.

2 2 2
 1   2    12    
    1
       1 2
  RT , RC
 1 
  RT , RC
 2


 R 
 12    RT , RC
 1   2 

CRITERIO DI TSAI-HILL SULLE TENSIONI
Sostituendo le componenti di deformazione si ottiene il corrispondente
criterio sulle deformazioni.

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CRITERIO DI TSAI-WU SULLE TENSIONI.

F1 1  F2 2  F6 12  F11 12  F22 22  F66 12


2
 2 F12 1 2  1

1 1 1
F1   F11  
 1RT  1RC  1RT  1RC
1 1 1
F2   F22  
 2RT  2RC  2RT  2RC
1 1 1
F6   F66 
 12

 12

 12

 12

Si ha rottura della lamina quando la relazione quadratica sulle tensioni (nel


riferimento 1-2) sotto indicata, risulta uguale o superiore all’unità. Le
tensioni vengono applicate con il relativo segno.
F12 da determinare sperimentalmente da un test biassiale.

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Alcuni risultati per un glass/epoxy:

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MODI DI ROTTURA DELLA LAMINA

Rottura a trazione. Se avviene la rottura della


fibra, la lamina può ancora sopportare carico
per effetto delle tensioni taglianti che vengono
ridistribuite dalla matrice alle fibre adiacenti. Se
il carico aumenta superando la resistenza della
matrice si ha delaminazione.

Rottura a compressione pura. La fibra si rompe


per compressione pura secondo un angolo a 45
gradi.

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Rottura a
compressione per
micro-buckling.
EXTENSION
MODE

Rottura a compressione
per micro-buckling.
SHEAR MODE

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MODI DI ROTTURA DELLA LAMINA

Rottura a taglio
RESISTENZA DEL LAMINATO
Vogliamo valutare la capacità di resistenza del laminato noti i carichi e le
rigidezze equivalenti.
Dal momento che i criteri di rottura si applicano sulla lamina nel riferimento
1-2, si deve risalire alle tensioni lungo il riferimento 1-2 per ciascuna lamina
e in base a criteri predefiniti stabilire la rottura della prima lamina.
Possiamo definite una procedura generale per la verifica della rottura della
prima lamina del laminato:
a) Noti i carichi (x,y) e le rigidezza A, B, D del laminato, determinare le
deformazioni del piano medio e le curvature
b) Determinare le deformazioni di ciascuna lamina e mediante la matrice di
rigidezza ridotta trasformata risalire alle tensioni (x-y) della lamina
c) Mediante la matrice di rotazione risalire alle tensioni 1-2 della lamina e
applicare un criterio di rottura.

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Dopo la rottura della prima lamina (FIRST-PLY-FAILURE), il laminato può
ancora sopportare i carichi applicati che devono essere ridistribuiti sul
laminato residuo calcolando le rigidezze equivalenti del laminato senza la
lamina rotta.
Per esempio per la lamina rotta risulta importante valutare il caso di una
rottura della matrice o della fibra. Nel primo caso la lamina rotta potrà
ancora sopportare carico lungo la fibra ma non perpendicolarmente ad
essa. Pertanto le nuove rigidezze del laminato verranno calcolate
assumendo nulle le rigidezze della lamina perpendicolarmente alla rottura.

( 2)
Q11  0  Q12
( 2)

( 2)
Q66 0
( 2)
Q22  Q22
( 2)
( nofailed)

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L’andamento dopo la prima rottura risulta dalla figura:

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In funzione della configurazione di carico applicata, si determina quello che
viene indicato come carico di rottura della prima lamina (FPF).
Successivamente si determinano le caratteristiche del laminato degradato
e si procede alla determinazione di rotture successive fina alla
individuazione del carico al quale si rompe l’ultima lamina ed il laminato
non riesce a sopportare altro carico (LPF).

FPF e LPF devono quindi essere confrontati con i carichi di progetto


(DESIGN LOADS).
Tra i carichi di progetto si definiscono i DESIGN LIMIT LOADS ovvero i
carichi che possono verificarsi durante la vita operativa, e i DESIGN
ULTIMATE LOADS ovvero i carichi ultimi che sono definiti tramite un
fattore moltiplicativo (1.5) dei precedenti.

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Dal punto di vista della normativa si impone che la struttura non sia rotta
per nessuno dei carichi limite e quindi entro i carichi limite non si devono
verificare rotture.
Nel caso in cui FPF<LPF si ha:

Attenzione:
Non sempre
FPF<LPF
Dipende dal
carico.

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TENSIONI INTERLAMINARI ED EFFETTI DI BORDO
Nella teoria classica del laminato utilizzata precedentemente non sono
state considerate le tensioni longitudinali lungo z e le due tensioni taglianti
trasversali, sulla base della considerazione che per rapporti larghezza
spessore superiori a 20-30, esse risultavano trascurabili.
Queste tensioni che sono chiamate tensioni interlaminari, in realtà
diventano importanti sulle interfaccia tra le lamine e in particolare
avvicinandosi al bordo libero del laminato. In questo caso le tensioni
interlaminari sono la base del meccanismo di rottura del laminato
denominato free-edge-delamination.
Si passa allora ad uno stato di tensione tridimensionale che non era
incluso nella teoria classica.

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Nella figura si mostra l’effetto
descritto.
Dalla analisi tridimensionale si determina un andamento
significativo della tensione interlaminare all’interfaccia
vicino al bordo libero.