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ANNUARIO

DELLA

E DELLE

) I 01

VOLU1VIE LIX
NlJOVA SERIE XLIII (1981)

ATTI DEL CONVEGNO INTERNAZIONALE


Grecia, Italia e Sicilia nell' VIl 1 e Vll secolo a. C.
Atene 15-20 ottobre 1979

TOMO I

ROMA
L'EHMA" DI BRETSCHNEIDEH
198 :3
ANNUARIO
DEU,A

SCUOLA ARCHEOLOGICA DI ATENE

E DELLE

MISSIONI ITALIANE IN ORIENTE


Questo volume è stato pubblicato con il contributo del
Consiglio ::\"azionale delle Ricerche

e dei seguenti Enti :

Assicurazioni <ienorali N. p. A. Nuec:ursale per la Grecia.

Banca Com merciaie J taliana.


Banca Nazionale del Lavoro.
S01VIMARIO DEL VOLU1V1E

A. D1 VITA l'rc8cntazùme 7

HELAZIONI DI GENERALE

M. NAKELLARIOlì La Orccia mntincntalc cd insula re nei secoli V 11 I


e Vl I a.O. 17

G. PuGLrnsE CARHATELLI - il lagna Orccia e Sicilia nei secoli: V 11 I e


Vlf a.O. 2!)

f\. KAROFSO!: 45

,J. McK1<:SSON CAMI' l.f ·- '.VHix µsy&ì:Y) crTa TÉkY) WJ 8°'1 n. X.


xcx[ eit cruvsrcidsç TY'jç y(a. T6v &noLxtcrµ6 . .

A. Dr VITA - r;u.rbanistica più antica delle colonie di Magna Orccia e


di Sieilfo : problemi: e riffrssioni

A. '.VIALLWITZ 08servazfoni sull'arehitcttura nella Checia dei secoli F l l l


e Vlf a. O. 81

G. GeLLINI - On:gfrw dell'architettura fJreea m Otcidente

K AKt:RUAL Friihnrehai8che f{ opitefle vorn Ternpel der A thcnri in Alt-


Smyrnri 127

F. VILLA IW --La cérarniqne polychromc du V 1 r sièele cn Orèr.c, en ltalie d u


Sud et en Sicile et sa 8ituation par rapport à la charnique protocorin-
thùmnc ........................ .

C. K. \V1LLIAMS I I - A 811rvey of Pot.tery from Oorinth from 730 to 600


B.O.

I ntervcnti 157
SOMMARJO ll!J:L \'OLFME

EUBf;;A, IrnOZIA E COLONIE

L. KAHIL - Jérf'.trie rì C/poq11e yromrtrique pay. 105

C. KRAt;sE Znr stiidtebaulichen fi}nt1l'ù:lduny HJretrias 175

A. ANllRJO'VlEXOl: - f,Ìxo3oµ:fiµ:xT:x X'Xt xspY.µstx·fi -:m 8'''' x:x[


7rJ') TI. X. È;v >) 187

1\1. R. PoPIIA:\I Why Euboea ? 2:n


N. COLllSTltEA:\I - Some J>oer:uliari:ties the Euboean Geometri<: Fiy11red
8t,11le .......... . )) 241

A. AND!UO:\I - 'AvY.crx.:xcpÉ:; crrfi Botui-rl:x

G. Bt:CHNl•;R - P.ithe.koussai. alcuni aspetti peculiari

C. SABIHON E - Regç7io e JJ etanros nell' V 11 I e V11 se.e. a.O. 275

P. PELAOA'l"l'l Bilancio degli scavi di Xa:ros per l' V I 11 e 1:l V1 I sec. a .O. 29l

G. RIZZA Leontini e Katane nelZ- V I Il e FII ser:. a.C.

N. BOXA.CASA Il problema archeologù:o di Himera ))

Interventi
Sellri settima.na dal 15 a,l 20 ottobre 1979 1tn Conoegno internazfonale
di studio organizzato dalla. Scuola s1: è svolto presso la nostra sede di A tene.
L'a.rgomento (h taù Convegno, Grecia, Italia e nell'vu1 e vn
sec. a. C., è strdo trattato 8oprattutto dal vunto di vistci nrcheologico e da.lle
relazioni •presentate è emer8o 1tn q?UUÌro pre880Ché COtnjJleto delle 8COJJerte
11iù recenti, 8pes8o inedite, e della, sditazfone degli shuìi al 1.979.
Lri partizione delle mrrnmi<:nzion1: nelle varie g1:ornrde è stata. deterrninata
da.t JJrincivio d1: m.ettere insieme e ri confronto - dopo le relrizion1: di carattere
generale cui è sta.lo dedicato il I;) ottobre - quanto ci è noto a.rchee>logicmnente
delle metropoli in Grecia. e delle loro colonie in ltri!ia. meridionale e in Sicilia.
Così si è di8t1:nto fra le colonizza.zioni euboica., con:nzia, la.conica.
rodia, crete8e, eri ampio spazio è stato pm: dato (·una. giorna.ta. e mezza.) rilla
1wesentazione delle 11c1wve scoperte nelle isole dell'Egeo, nella Tracùi e nei
santwrr1: greci, mentre non è m.am.cato neppure 1tn a.ggiorna.to rng-
guaglio sulla. presenza, greca nel mondo <'.o/oniaJe fenicio di Sicilia .
.Le discussioni: sono state inserite alla fine di ogni gruppG d1: comnnicri-
zioni in modo da trattare argom.enti omogenei e da risulta.re il più pos8ibile
punti.ud i e nella. tornata di eh iu.surri si è tentato anche un bi:! a ne io dei lavon:
( Oold.streaim, Ou.llin1:).
Data. l'eccezionalità di questa assisri scientifica, ho ritenuto di non dover
rùqmrmiore aJc·uno sforzo per arri1·r1re ad 1nw presentazfone adeguatrt,,
anche 8Ul piano delle illustrazioni, al lirello scientifico dei tontributi r1ffi-
datici.
Cl11"11nque abbia esperienza di p1.Lbbli:cazioni simili sa cosa. 8Ìgnificri
raccogli ere (in qunlche caso tradurre), r Ì'l'edere, e prepara.re per la, sta.mp<i
una .1;essantina di inten·enti, di c1J.Ì 1:entitre in lingua. greca., correda.ti da,
più di un migliaio di illustrazioni e com7Jleta.ti ria. ria.s8unti ed indici. Tre
a/nn1: sono così. passati prima che fosse J)(>ssibile arrira.re alla me8sa a punto
di qnesto pri:rno n;lurne (h «Atti » e non si tratta, certo d1: un piccolo lasso di
tempo dato il i·eloce progredire delle scoperte e delle ri:cerche. Corrwnque, lo
8

st·udioso troverà raccolto in q·uesto volurne dell'Annuario e nei due che 8eguo-
no, t'lttt1: e tre dedicati al Convegno, un maJeriale di confronto amplissimo,
un punto fermo per ogni ·ulteriore ricerca s·ull'argomento trattato ed in ciò
risiede, ritengo, il merito m.aggiore di questo nostro sforzo editoriale.
Si è trattrito di un impegno che è gravcito q·uas1: per intero wu Jvf aria
Antoniettci Rizzo, già allieva, della. Scuola ed ù;pettrice nella Soprintendenza
Archeologica pwr l' ICtruria rneridioncde, la quale ha prof'uso intell1:genza e
preparazione per ·un laooro redazionale difficile e q·uanto mai fatù:oso.
Con lei desidero ricordare gli a.ltri a.llievi della Scuola del 1979, Dott.ri
S·unzfo Allegro, Daniela Candilio, Jfaddalerui Cima, Lucilla de Lachenal,
Costanza. Lentini, J eannette Pa.pa.dopoulos, Priola Rend1:ni, ,J:foria Ricciardi,
Agata Villa, ed ancora le bravissirne Sig.re Ihda Stratos e Cristina Jfacrì
che hanno ('b8sicurato la traduzione simultanea, nonché ·il persorwle ammini-
strativo della Scuola 8Ìa di Roma sia di Atene: essi tutti hanno validarnente
contribuito alla ri·uscita organizzatira del Convegno.

I volumi dell'Annuario dedicati agli «Atti» di Grecia, Italia e Ricilia


nell'vrn e YII sec. a. C. sono:
LIX (n.s. XLIII), 1981
LX (n.s. XLIV), 1!)82
LXI (n.s. XLV), 1H83
Gli indici generali si troveranno nel terzo volume.
I volnrni LVll, 1979 e LVIII, 1980, usciranno parallelamente e gli
« Atti deliri 8c·uola » ] 981- 198:3 8amnno pubblicati nel vol. LX lJ, 1984.

ANTONINO Dr VITA

Atene, rUcembre 1982


Saluto del /)i rettore della Sr:u.ola, A ntoni:no Di Vita

Eccellenze, gentili Signore, cari Colleghi,

con profonda emozione che prendo la parola stamani. tanto come direttore
della Scuola che ci ospita, qwrnto, e soprattutto, come archeologo. In effetti è la prima
volta che la Scuola Archeologica Italiana di A tene ha la ventura di vedere riuniti noli a
sua sede per un Convegno scientifico al più alto livello studiosi dei paesi più diver..;i,
ma che hanno adottato come loro seconda patria la Grecia o r Halia, o 1mche la
Grecia e l'Italia.
La nostra f-)cuola ba compiuto in maggio i 70 anni di vita ateniese (ché a Creta la
Missione Halbberr data dal 1884) e nel regolamento di attuazione della legge che la.
crea.va., dopo renunciato che essa essere intesa qwtlo « Cé•ntro e stazione agli
archeologi ifaliani che si recheranno in Grecia pPr studi speciali», era detto t,estual-
mentc: «(ossa) sarà il punto di convegno tra dotti italiani e dotti greci, il mezzo di fa-
vorire e cementare i rapporti scientifici tra le due nazioni che hanno comuni i vincoli
e le tradizioni della civiltà classica ».
In questo senso la Scuola ha sempre operato in Grecia, ma con il Convegno odier-
no ha voi uto dare attuazione puntuale al dettame della vecchia legge del l!J09 con
l'incontro fisico dei protagonisti della grnnde avventura archeologica in Italia e in
Grecia. la prima volta che efori e soprintendenti alle Antichità, universitari, mem-
bri delle Missioni straniere che con tanto impegno opnano nei due Paesi, s'incontrano
sul suolo della madre comune della civilt,à che tutti noi studiamo.
Quanto al tema del Convegno - mille sarebbero potuti essere i temi che interessano
in eguale misura Grecia cd Italia è sembrato ai membri dei comitati organizzatori
italiano e greco od a chi vi p11l'la che la colonizzazione rappresentasse il fenomeno
che, frm.;e, più di ogni altro, sfa alla. base del destino culturale dei nostri due Paesi.
t-;i tratta di un fonomcno che ha profondamente inciso sulla vita dell'Italia antiea tutta,
non solo quella toccata dalle aree di colonizzazione. Un fenomeno d'altra parte che
da alcuni decenni è sottoposto, in Italia, ad un'indagine archeologica e storim1 appro-
fondita e fruttuosa, e basterà a tal proposito ehP io ricordi, oltr? alle tante iniziative
spesso assai importanti a livello r2gionale, i convegni archeologici annuali sulla Ma-
gna Grecia, a Taranto, i congressi periodici sulla Sicilin antica organizzati dall'Istituto
di Storia antica dell'Università di Palermo, i raduni scientifici promossi dalla Scuo-
la di perfezionamento in Arche:)logia dell'Univer,;ìtà di Catania, a Siracusa, i colloqui
del Centro Jean Bérard a Napoli. un problema che negli ultimi anni è stato svi-
IO Al

sccrato in quasi tutti i suoi aspetti e che è stato sostenuto da un ·indagine archeolo-
gica che ha fornito e fornisce una massa irnpreB;ionante di materiale. I risultati
cui si è pervenuti - sia pure provvisori, come sempre nella scienza detrantichità sono
del più alto interesse ed attendono orn il confronto cd il vaglio dei dati della madre
patria.
E questi dati chi meglio degli archeologi e degli storici che operano in Grecia po-
teva pro:lurli ! Ecco quindi questo nostro Convegno, limitato purtt oppo per esigenze
organizzative al fatto archeologico (anche se gli amici storici sono autorevolmente pre-
senti nelle relazioni dci colleghi M. Sakcllariou e G. Pugliese Carratelli ), ma che vuole
essere un incontro vivo, proprio fra <i addetti ai lavori». per ciò che speriamo tutti
qui dentro che le relazioni servano specialmente di spunto per le discussioni: al fine di
trovare insieme le metodologie più appropriate al momento culturale che viviamo, di
trovare, se possibile, risposte adeguate ai numerosi interrogativi ancora in sospeso, e
soprattutto al fine di anivare, attraverso le nostre esperienze inerociate, alla verità che
ognuno va faticosamtmt.c cercando.
Per gli studiosi clw operano in Italia sarà un risalire alle fonti della eolonizzazione,
per quelli che lavorano in Grecia il vedere come certe premesse si sono sviluppate nelle
ricche e per taluni aspetti lontane città elleniche d'Occidente, pt'r tutti un provare,
ritengo, che l'unità sostanziale del mondo greco dall'età geometrica quella classica
non consente partizioni rigide o schematizzazioni senza offesa per la verità storica.
A questo punto mi sia permesso di ringraziare quanti hanno sostenuto questo
nostro Convegno ed, in primo luogo, il Ministero per l.a Cultura e le Scienze della Re-
pubblica di Urecia ed i italiani dPgli Affari li;steri e dei Beni Culturali che
hanno anch'essi concesso il patrocinio alla nostra iniziativa e che Ralutu nella persona di
S. E. Remo Paolini, ambasciatore d'Italia ad Atene, cui dò utt.,pubblieo benvenuto nella
noRtm Scuola ed in Grecia.
Quindi il mio pensiero grato va agli illustri colleghi phif.ssa Semni Karousou, proff.
Ekrem Akmgal, Vassos Karagcorghis, Doro Levi, Santo '.\Iazzarino e i\fossirno Pal-
lottino, i quali non solo hanno accettato di far parte del comitat,J d ·onore del nostro
Convegno, rnppresentandovi la grecità in tutti i suoi aspetti dall'Anatolia all'Etruria,
ma hanno voluto essere preRcnti qui anche con relazioni personali ed apport,ando il
contributo della loro insostituibile esperienza di l\Iaestri.
Dei colleghi dei comitati esecutivi greco e italiano - Gheorghios Dontas, Dina Pep-
pas Delrnusou, Nikolaos Yalouris da un lato, Giorgio Gullini, Paola Pelagatti, Giovanni
Pugliese Carratelli, Giovanni Ftizza dall'altro - non posso che dire che senza di loro
questo Convegno non si sarebbe potuto realizzare. '.\Ialgrado gli impegni delle loro al-
tissime cariche (e, nel caso dell ·amico Giovanni Rizza, malgrado il grave incidente che
gl' impedisce oggi d ·essere qui con noi) tutti mi sono sfati prodighi di consigli, di sug-
gerimenti, di aiuto anche materiale e qualcosa ne Ra Dina Peppas Dolmusou, eforo
del Museo epigrafico di Atene, che è stata, unitamente alla dott.ssa Anto-
nietta Rizzo e al dott. Nunzio Allegro, allievi della nostra Seuola, preposti alla
segreteria del Convegno, il perno dell'organizzazione dci lavori in Grecia.
Infine, last but not least, gentili ospiti c eolleghi, 1m vivo grazie va a voi presenti
in questa Raia oggi: senza la vostra adesione costruttiva, spesso entusiastica, questo
Convegno, semplicemente, non sarebbe stato. Spe1 o che i frutti di esso vi compensino
[3] SALUTO Al CONVJWNISTI 11

dell'aver laseiato le occupazioni cuì attendete nei vostri Paesi, e mi auguro che, pur
attraverso il velo dell'urbanizzazione moderna, possiate sentire battere accanto a voi
il cuore dell'antica rroÀic;, cara ad ogni ellenista,, quella che il poefa cantava con accenti
d'amore:

Ò c:xl ),m:xp:xl x:xl 1ocr·réq;i:xvoi x:xt &oi8[µm,


f --
crµ:x, x),zw:xl 'AH:Xvn, 8:xiµ6vwv rr10),[s{)pov

«o fulgida, o cinta di mammole, sonora di cantici,


pilastro dell' Elladc, Atene famosa, divina città »
(l'ìrul.fr. ìfi; trad. /C. Roma.qnoli)

** *
D1 V1TA: K:x( 1wpcx i)[v(ù 16v Myo cr16v ysvix6v 'Em1kop,rfi 'Apz:xw1fr;-wv x:x[
'fcr1oplx&lv MvYjµdwv, xcx.HriYYJT+i N. J\:xì,oÒpYJ, TOV émdov x:x[ mxì.c sùzcxptcrT<';},
01( TO ì:uvé:apw µ:xc; '.X'JTO &rroTùd µ[cx sv8zl;YJ -ro;:J rr6crov o[ 'h:xìd µsÀETYJTÉ:c; T'ljç &pz:xlOT'fìTOç
ocvcxµÉvouv TO :Xvo•.yµ:x crTfi Pwµ'Y) T'ljc; 'Eì),YJVlX'ijç 'Apz:xwÀO'(lX'ìjc; ì:zoì.'ijç.

* * *
Saluto di ,_y 1:kolaos Y alouri:s

'Ayamyroi aovciòcÀc:pot Kai c:piÀot,

'O 'Yrroupy6ç µaç IloÀtnaµoìi Kui 'Emaniµ&v K. Ntcivwç l':i;ouatoò6n1ar: vci aàç
Ì:Kc:ppciaw TTJ ÀÙITT] TOU yta-ri Àoyot àvùm:pot T1Ìt; 8f:ì..riai]ç TOU TOV i:µrroòiçouv va dvm
ai]µr:pu µaçi Mf: ti;mmtoò6TT]CTC va aàç rrcù TO rnÀ&ç ijì..8a1r: rni TTJ xupci TOll ytci TTJV
Tfjç , ImÀtKtjç I:zoÀf)ç va òpyuvwan TO auvi:òpto <1l!TO. I:àç CTTi:ÀV!:l trriariç
Tiç cùxf:ç TOll yta awmcpaaµum ITOÙ ?:Àrriçr:t rrwç 8a rrpoKÙlj!O\JV àrr6 UÙTO.
'Em8uµ& va rrpoaOi:aw K<li riç ÒlKÉç µou.
T6 etµu 'Eì,Àciç - , haÀiu - LlKCÀiu CTTOV 80 Kui 7o aiwvu rr.X. dvm [va Oi:µu rroù i:rri
yr:vEtç yEvr:&v àrruaxoì..Eì wùç aoc:po(Jç OÀ(J)V r&v KÌ,aÒ(J)v Kui, èiv Kui rroÀÙ c:p&ç ì:xr:t pix8EI
arei rrpopì..i]µum rei axr:nKci, µi:vouv rroÀHç àKoµa rrn>xf:ç àvr.i;r:pr:ùvrirEç. T6
yivnat mo µtyciÌ,o UV Ì, tj<p8r:ì llITOlj!T] OH CTTTJV àpXatÒTT]T<l, omoç EÌ-r:yc [vaç aoc:p6ç
rnu Kmpou µuç, KaÀÀntxvEç ao<poi Kui rrot ri1i:ç i'jrnv auvr:x&ç Ka8' 6ò6v. "Erm 6
òwxwpwµ6ç r&v I:xoì..wv Kui 'Epyuan1piwv òi:v ti;avùr:ìrm ri]v yr.coypuc:ptKTJ
Tai;tvòµriari µ6vo nilv rrciariç c:pùar:wç rrpoi:6vntlv rtjç rtxvriç Kai rnìi ì,oyov.
'H rrupouaia TÒCT(J)V òwrrprn&v auvaòi:À<p(l)V òivr:t TTJ Pr:Pm61rim on 16 auvi:òpto aù16
8ci àrron:Uan VÉ<1 Ùc:popµ TJ ytci m6 f\u8r:ta K<ll .m6 Òwc:pomaHKTJ rrpoai:yytaT] TCÌÌV
rrpoPì..riµciTO>V TWV axr:nKCÌÌV µ{; Tiç axfor:tç 'lmÀ(uç K<ll 'EU,ciòoç, axtar:tç rroù dvm [va
auvr:xl:ç rrtpu-òcù8r:, µtci àrrò ri]v 'EUaòu ari]v 'Imì..iu Kui àrr6 TTJV 'IwÀiu a1.iJv
'Eì..ì..ciòa, µi: àrEÀEtJTT]n:ç tmòpciar.tç Àoy(l) r&v an:v&v l:rrac:p&v rù>V òùo uùT&v ì,u&v riìç
, AvurnÀtKi'jç Mrnoydou· µu:i axfori rroù µàç i:rrnptrrr:t va µtÀotiµr: im6 µta r:ùpÙTEP11
12

cvvota yta r,von1rn mli 'haÌ,\KOÌI xwpou Ka[ tfic; LlKÙ[ac; TÒV 'EÌcÌdlVlKÒ, 0t0ma
on1v àtr,Ài:ÙH]TT] rroÀuµop<pia i:K<ppa0r,<ilV rroù CHJVOhouv t11v tvòn1rn aìJTrj.
trjv ouvavtrim1 µ(le; aùt11 òn ta aì00rjµarn K(l( tic;
i:ùx(lptCTtir,c; (\ì,oiv t<Ìlv rr(lpÒvtcov CTlJV(lÒf:f.<p(J)V Kai <piì.wv Ka[ ta ouyxap1it11pw rrpòc; tiiv
'haÀtKrj Ixoì,rj Kai USwin:pa rrpòc; ròv ày(lrrqtò <plì,o K. Antonino Di Vita yta tò i'.pyo
K(l[ trjv r,\JOt'1vq rroù Ka[ fli:0moc; 6n i1 ouyd:vrprn0rj µac; Oa KÀd0r,1
CTTÒ ti:ì,oc; u\inìc; nìc; i:r)òoµcioac; µ{; rrì.rn'1mo1 c; 1'.aprroùc rro\ Oà
1 aìJ.ouc;
1'·uprro\1c; 0{: i:rròµcv<:c; m,vuvn10i:tc;
ftà 1rjv 'i0pum1 'EUcJ1v1KOÌJ · Apx/Koì1 'lv0nrnùrnu 01rjv · Irnì,iG M.ot µuc; tò
Oi:Àouµi; Kai 6ì,ot µw; i:Àrriçouµr: va rrpanw10rron10!:ì yp1hopa.
Noµiçw 11 afoOq0ri àvciyKqc; rnu f.xi:1 Kai èvùtwp{:pì:t i:é,icmu Kai rie; 8ùo
rrhuri:c;· Oci dvm i:rr' àyaO<ò µtàc; 0rr,vòn:pric; mM:pya0[ac; µi: 1rjv 'lrnÀtKrj
'Apx/nj IxoÀrj Kai toùc; 'Irnì,ot'1c; 0uvaoi:ì.<pouc;.

* * *
D1 V lTA: K:xl TWP'l. a-r+,v suysvtx+, X'l.t 'l.'('l.7tYjT'/j q;[ì.Yj, x:x&·çr/j-rpt:x Ì:ɵVYj
1b7t'l.rr1wplò'tj. xoaµ+,·rnp'l. -r'ljç 'En+,vCDv 'Apz:xw)J1y<.ùv x.y_[ µÉ),o::; -r'ljc; iìtx-Yjc; µ:xc; -rtµ-r,-rtxY,c;
I

* * *
Saluto di Semni Karouso1t

In quest'orn lieta, nella quale incontriamo i nostri colleghi italiani e stranieri


nella sala accogliente della Rcuola Archeologica Italiana, due parole vengono in mente:
« xcùc7.x:, ! » (benvenuti). Vi salutiamo con gioia particolare e nella spernn:i;a,
ehe in questa nostra èra agitata - che tino ad un certo punto rievoca il periodo tardo
antico, lo Spiitantike - una luee splenda nella nostra cerchia: che la cultura dello
ideale umanistico pm;sa in qualche modo contribuire al sopravvivere e allo svilupparsi
degli studi della tradizione antica. É noto a tutti che tale cultura per primi gli Ita-
liani con il Rinascimento riportarono in vita, aprendo i tempi nuovi. Essi furono i
primi ad invitare i Greci dotti di Costantinoi>oli perché insegnassero loro la li11g11a
greca.
Colgo l'occasione per rievocare alla memoria di tutti noi alcuni degli studiosi del
vostro paeRe, fra quelli che ho avuto la fort11na di conoscere, che th•dicarono la lo-
ro vita a 11ohili ideali.
Comincio da Alessandro Della Reta, che per lunghi anni fu direttore esemplare
della Rcuola Archeologica ltaliana. Fu un ricercatore eccellente, ma anche un appaR-
sionato maestro ed è triste dovere ricordare, in queRto momento, insieme alla Rw1
opera creativa storico-artistica anche la sua fine amarn.
Amico intimo di Christos Karousos fu Paolino :Niingazzini, fin dalla giovinezza.
Durante gli ultimi anni, quando avevo l'oceaRione di incontrarlo a l{oma, constatavo
1i) J SAJXT\l Al CONVl<;ONISTI

sempre quanto fosse un uomo profondamente imbevuto di filosofia, pensatore e, nello


stesso tempo, dolce. A vcva una doppia cu [tura, italiana e tedesca.
Luciano Laurcnzi ed Enrico Paribeni focern dcl tutto, nel periodo nero della
guerra, per non tradire quello che ritenevano il lorn dovere verso h Grecia, e con essi
amo ricordare ramica di gioventù Paoh Zancani, che non abbiamo la gioin di avere
con rn i, e che 0 stata sPmpr'' un 'eroica nemica dei
Negli anni precedenti la gt1crra, Doro Lé•vi abbandonò di propria. volontà la Hlla
terra, con dignità, deciso a non accetbrp quanto di OB('llro Hi preparava nel 8UO Paese.
L'esplorazione di Crda gli ha consPntito rnagnifidw swperte e facciamo al caro ami-
co gli auguri più sincPri por ancora molti anni crr1tivi. :'.'\é voglio mancare di ricor-
dare anche mi uomo eccellente D valoroso studioso, l'amico napoletano Donwnico ::Vfu-
1:itilli, ehr ci ha dato il catalogo prezioso delle sculture <bi Braccio Nuovo dei Conser-
vatori. una grande perdita chr egli abbia la'iciato que,to mondo c<HÌ
mente.
Infine uorrie possiamo non ricordare il grande !l(lfllD di Hanuccio Bianchi Bandi-
nelli ì }Iaestro di t11nti allievi valorosi e archeologo c:i ha la'iciato scritti pieni
di seiPnza e di una prnfonda cultura generale, i quali gli hanno giustamente meritato
una fama internazionale. ,;oprattutto fu uomo prnfondanwnk onPsto e ricco di
h IU/W1/. ìta 8.
Siamo noi, gli archeologi, una specie di Htudiosi 1111 8ingolarc, giacché la
maggior parte ci cono,;eiamo fìn dalla gioventù e poi ci conosciamo tutti tramite i
nostri lavori.
Mi auguro che quPsto nostro contatto odiernD, vivo, non sia mii più guastato da
disa;;;trose forze oscur ..;, perché, come diHse d'l qwdehe parte Eur:plde «le relazioni
tra uomini giusti e buoni valgmn più della ricdwzza e della fertile terra eolth"ata ».
RELAZIONI DI CARATTERE GENERALE
LA GRECIA CONTINENTALE ED INSllLARE
NEI SECOLI V III E VII A. C.

Il tema del nostro Convegno ha alla sua base la l:olonizzazionc greca in ;-.;il'ilia e·
nelr Italia meridionak o eonw 8110 contenuto Jr conseguenze di que:-;to :-;ks:-;o
storico.
Per le dimensioni assunte e per il la:-;so di tempo che impiegò a eompiersi, questa
eolonizza.ziono fli pro:-;enta come una costante della fltoria greca non solo noi secoli
v111 o v11, ma anche 1iel YI. Inoltre ha radici profonde in importanti eventi Rtorici che
si registrarono nella On•cia continentale e 1wlr Egeo nello stPsRo periodo e, a sua volt.a,
contribuì fortemente alla creazione di nuove roaltà oconorniche, Rociali, politiche e
culturali ad Est dello Ionio. Basta che si inquadri quesht coloni7,Zazione 1wlla sua. cor-
nice, che la si segua dalle Rl!C cause ai suoi effetti R1il Ruolo rrwtropolitano. per tratteg-
giare nel suo in:-;ieme tutta la storia grcc11 arcaicn e molti dci suoi onmti parziali.
La fondazione dello due colonie più anticlw ndl'Italia meridionale ci apre già
qm'Rta doppia prospettiva: all'indietro, il campo dci presupposti e dello cmi,;(> e, in
avanti, quello degli effetti e degli intlusBi. Oli abitanti dell'Eulwa, clw fondarono Pite-
cusa o Cuma. poco prima e verso la metà del secolo v111, a,\Tvano già un'attività di tipo
i1nprenditoriak. In particolare avevano inst,allnto agenti eornnwreiali ad Al :\lina,
in Niria, agli inizi del Rl'colo, o ne avrebbero inviati altri a Tarso, in Cilicia, prima della
fow dello stcsRo secolo. Fra gli altri Greci, i Hodii Roltanto avevano un'attività ana-
loga. Anch'eRsÌ, inoltre, si f-:tahiliscono nel!(\ stPssc città dclrOricntc, seguendo però
l'ordine inverno. Al 11iua e Tarso, da un lato, Pitecwm e Curna, dall'nltro, si truvano
vicino a zone che producevano il ra.me. Cuma pl'oduceva il bronzo prima e dopo l'in-
sediar,.;i dei Greci. A Pitocnsa compaiono fonderie Rubito dopo la fondazione della
colonia. greca. La ricerca dei metalli portò i Greci fin lì, come li aveva portati a Tarso
o ad Al }Jina. L"ipotcRi che Pitecusa o Curna avesscl'O in un primo tempo c11rattere
agricolo & stata Rostenuta con <trgomcnti molto deboli. Inoltre urt11 contrn le seguenti
osservazioni: ;-:e gli abitanti dell'Eubea avesRcro esclusivamente e soltanto voluto
trovare terra fertile, 11011 sarebbero dovuti audare così !onta.no. !)"altra. parte ogni
fondazione di uolonia a carnttcre agricolo presuppone \!Il prng<'ito di RiRkmazimie di
nullatenenti, la cui massa ha creato problemi alla madre patria. ;\la alla fondazione
di Pit.ecnsa e Cuma preR('J'O parte gli abitanti di Calcide, di Eretria e di Cunm (', oltre
a queRti, i Omikoi della Beozia. XesRtma, dunqt1<:1. delle metropoli di quelle due colonic
1wc•va, tra. i suoi abitanti, elementi Hufficienti pronti ad C'rnigrarP.
Il carattere che 1wµhiamo alle dm• <'olonio più antiche dobbiamo riconoscerlo a
quelle posteriori. Cal cide ecl Eret ria non a Yreb bero fondato in seguito tante l'olonie
18 SAKELLAIUOl' 121
nel giro di pochi decenni, non ::;olo .in Occidente nrn nnche nella Calcidica, ::;e mm Hi
fosHero trovate, nel frattempo, ad avere un gran numt•ro di nullatenenti. CiononoHtantc
la Hcelta delle Hedi dell0 nuove colonie, di quelle a caratten• in primo luogo agricolo,
mostra che ernno assegnati loro anche altri compiti. Infatti le colonie ctw
furono forniate in Occidente dopo k• prime d tH\ formano una serie di Htazioni e di pcmti
di guardia per il rifornimento e la delle navi che si muovevano tra Pitecmm e
Cuma, da, una parte, e l'Eubea, dall'altrn. Per quanto riguarda le colonie della Calci-
dica, eHse si trovavano in regioni o vicino a regioni ricdw di legname e di altre mate-
rie prime. Più in generale, la corrente colonizzatrice dell'ultimo terzo del ;weolo \'IIL
e dei primi decenni del vu vorno la Sicilia e l'Italia meridi01rnle comprendeva soprat-
tutto nullatmH'ntÌ. Ciò è esplicitamente testimoniato por i fondatori di Taranto. Si sn
anche che una parte dei Siracusani proveniva da un villaggio della regione di Corinto,
senza che ciò impedisca di supporre che anche altri coloni fossero contadini. '.\legam
I blea fo fondata poco dopo che i Corinzi strapparono ai '.\lcgaresi la zona di Pern-
chorn: <' dunque ragionevole supporre che i fondatori di '.\legara lblea fossero profu-
ghi. Gli emigrati aehei e locresi che altro saranno stati se non contadini 1 Forse solo la
colonizzazione dei 1\Iilesii nella, Propontide e nel Ponte E1rnino ebbe carattere commer-
ciai<• e agricolo in ugual misura.
Un terzo fattore di colonizzazione si aggiunse ai due precedenti un po' più tardi.
:\lolte lotte intestine · scontri tra stmti sociali dominanti e i loro avversari o trn fra-
trie aristocratiche rivali si risolsero con l'accordo che gli sconfitti Harebbero emigrati
altrove. Le condizioni per l'invio di coloni a Tarnnto sono illuminanti in relazione
a questo terzo fatt.orP.

Gli insediamenti commorciali greci di Tarso e di Al '.\lirm furono fondati circa.


un secolo dopo i più m1tichi indizi di riprPsa dei rapporti commerciali tra l'Egeo e
l'Oriente. Qiwsti indizi, molto rari all'inizio, sono: vasi dell' Eubt>a, dellP Cicladi e di
Hodi a Tarso ed in di versi luoghi della Palestina; oggetti orientali, gioielli d'oro, bronzo
e oro come materie prirne a Creta, nelle isole dell'Egeo, ad Atene ed altrove. E i poe-
mi omerici testimoniano clw arrivavano in Grecia dall'Oriente metalli grezzi, oggetti
in metallo, gioielli; ma anche stoffe, abiti di lusso, Hchiavi. Fino alla fine dd rx secolo
il bronzo proveniva principalmente da Cipro. Allora il consumo di queHta lega aumentò
ed a Cipro ed in Orecia. Poiché la produzione di quella grande isola non era sufficient-t1
per l'esport.aziono, i Greci si volsero ad altre fonti di rifornimento: così andarono a
e ad Al 1\lina. Si è discusso molto se alcuni vasi greci, che sono stati trovati in
Italia meridionale, appartengono anch'c,;si al tx Heeolo o siano più recenti. Omero ri-
corda schiavi provenienti dalla Sicilia. Dalla stesHa fonte apprendiamo che i prodotti
orientali erano portati in Greci:1 dai Fenici. li Holo mercante che non Hia frnicio in
tutta la poesia omerica è un re di mm piccola isola tra l taca e le costo dell'Acarna-
nia. Ciò nonostante la steHsa fonte offre indizi indin•tti del fatto che i Oreci non erano
ineHperti di navigazione. Con tali indizi concordano: la ra,ppresentazimw di urnt
su di un cratere di Cnosso, che si data agli inizi del IX secolo e riflette le occupazioni
dei Greci; un va;;o peloponnesiaeo del rx secolo che è stato trovato ad Itaca: inoltrn
l'insediamPnto delle agenzie commerciali greche in Oriente, fatto che presuppone un
più ampio impegno dei Clreei, e precisamente dei Hodii e (k•gli Eubei, nell'attività
<·omnwrciale. Jl fatto che Omero non conosca commercianti greci si può spiegare col
fa1to dw la rinascita dcl commercio greco fu opera dci Bodii, degli Eubeì., dci Corinzi,
mentre Omero riflcttt> situazioni che dominavano la sua epoca. nella Ionia e ncll'Eoli-
dc. Pff quale motivo non presero parte a questa, rinasuita, contemporam•amente ai
Hodii, agli Euboi e ai Corinzi, aneho gli loni, gli Eoli e gli altri Orcei di quelle stesse
regioni, l'Egeo, non In sappiamo. Questo f>. invero, un problema degno di c.sscrc stu-
diato.
Dopo la foJl(l<tzionc degli insediamenti delrOriente e grazie ad e88i, in gran parte,
gli fiCarnhi commerciali tra. Grecia. o Ori(•nfo diV(•ntarono più into1rni. \"asi greci, fiO-
prattutto d(•ll'Euhca e di Hodi, souo stati trovati in div<:,rni luoghi della :-liria, della
Palestina, delln :\!Prmpotamia. lnversamcnte, oggetti di bronzo o di avorio di produ
zionr cipriota, :oìirìaea, armena e do! Luristan, arrivarono a f{odi, a 1Iileto, a Samo, a
Creta, a Dclo, ad Atene, a DPlfì, all'Heraion di Perachora, 11d Olimpia.
I mercanti dclrEubea e di Hodi che negozi<wano con l\)riente non tardarono
ad accorgerni che era loro intcre;.;fie, ritornando, portare quantità di metallo superiori
a quello richio;.;tc dalle officine dolio loro città, per venderlo allo altre, ehe non avevano
<tncora intrapreso rnpporti con fOricnte. Per la stesfia ragione portavano dall'Oriente
(>rivendevano al di fuori delle loro città stoffe fenicie o altri manufatti. D'altra parto,
è na.turalP clw porta8sero in Orirmt(' qnei prodotti greci con eui sì potevano scambiare
le rnaicrie primo e gli ogg<Mi lavorati orientali. Questi prodotti sarebbero fitati princi-
palmente agricoli.
Il commercio tra GrPci si sviluppò in ritardo rispetto al commercio con l'efitero,
Il motivo sta 1wl fatto che le comunità groche producevano le stE'SSO cose.
Lo sviluppo d<>I commercio E'8tero esercitò un inflnsso favorevolt' sull'aumento
ed il miglioramento delhi produzione greca di manufatti. Quanto più i prodotti orien-
tnli n•nivano importati in Grecia, tanto maggiori occasioni avevano gli artigiani greci
o i loro clienti di cotlOfiCNli. I clienti C(fft'.nvano di acquistarne simili. Gli artigiani ten-
tavano di imitarli quanto più frdelmcnte possibile. Dopo l'irnitaziono venne la crea-
zione autonoma. Le regioni greche che fioguirono nna tale liiwa di sviluppo furono,
come era naturale, all'incirca quelle stefisf' elw prei:lero attivamente parto agli Rcambi
eomnwrciali con l'Oriento.
Poco a poco le economie delrEgco o dell'Oriente diventarono meno complemen-
tari. Infatti: I) lo fiviluppo della produzione di maru1fatti in metallo in Orient.e limi-
tava IP quantità di metallo, in quanto materia prima, che potevano ossen> esportate
in qualfiiafii direzione, dunque nnehn in Grecia: 2) raunwnto di popolazione in Grecia
riduceva il nmrgine d·e8port11zione di prodotti agricoli in Oriento: 3) lo fiviluppo o il
miµ:lioranwnto qua.litativo <h·Jla, produzione secondaria in Greei11 limitava lo import.a-
zioni di manufatti lavorati, niontre creò, in seg11ito, posHibilità d'esportazione dei cor-
rifipondenti prodotti greci in altri paesi, fuori dell'Orienk. Que8te tre ragioni fonda-
mentali reeP10 ;.;Ì clw gli Eobci si volgefif'ero alrOccidonte e fondassPro lf' colonie di
Pitecusa (' di Curna, ahhastany;11 vicine. conw Ri è detto, all(• regioni rnotalliforo del-
l'Etruria <'dell'isola irI1:llm, nm anche ai mercati etrnschi di prodotti industriali <l'a.1-
to )ÌV('!lO.
:-loeondo le informazioni iwrvenuteci, ma anche in accordo con i :oìilenzi delle nostre
fonti, l<' metropoli t>uboielw delle colonie dell'Italia erano già degli Stati non
20 l4]

chici, tipo polis. E ciò vale anche per le metropoli di tutte le colonie che furono
fondate nella peni;;ola italica e in Sicilia e, più gerwmlmente, per quelle di tutte le
colonie greche che fo rono fonda te dal ;;eco lo v 1 u in poi. Ancora più in genernl(', a metà
circa del secolo YIII, si en1 compiuto, ndL1 maggior parte degli Stati greci, il proces;;o
di tnrnformaziono in polei8. La carntteri;;ti('a che di;;tinguc uno Stat,o greco arcaico
di tipo poli8 dagli altri Stati è la pre;;enza di cittadini. La poli:s è i ;;uoi cittadini. Senza,
cittadini non e;.;i;;te polis. l'n rt'gno con un irrnediarnento borghP;;e non è ancora una
polis. U li Stati cthn i ci cedettern i 1 po;;to a n·gni <'On un irrnedianvmto borgho;;e in due
divl'rni modi. Alcuni ;;i disgregarono durante l'emigrnzimw: i loro pos;;edimonti fu-
rono organizzati in lm;;e id prototipo tribale nei luoghi in cui si stabilirono. Altri cthne
si disgregarono senza emigrare, sotto l'intlus;;o di forze centrifughe. I nuovi Stati, che
in un modo o nell'altro furono fornlati con porzioni di un eth11os, non ditforinmo dallo
Stato ethnir:o ;;e non per il fatto che 11011 si identificavano più con un intero elhnos.
Per il resto avevano le strutture e le i;;tituzioni dello Ntato ethwiw. Il corpo dei citta-
dini nel mtovo tipo di Ntato poteva c;;;;en· co;;ì limitato da comprendere ;;olo una parte
della classe dei nobili: co;;ì a, Corinto, tra la caduta della monarchia e i 'inizio della
tirannide, il corpo dei cittadini non ern altro che il r;enos dei Bact:l1iadi. L'e;;i;;tenza
di que;;to corpo e non la 8W\, ampiezza caratterizzava la polis. Por quanto limitato
fo;;8e, es;;o era la 710/is. Le a;;;;embleo del popolo eleggevano gli arconti, nelle poleis, e
;.;i riunivano regolarmente> per a vallare lo loro proposte. Il posto doi pochi nobili, con
etti il re talvolta ;;i consigliava durante le as;.;embloe, lo pre;;e ora un corpo più
roso, più ntppre;;entatinl del gruppo sociale dornirrnnto ed ektto dallo sto;.;;;o. Certo
i mem hri dell'Areopago, ad A tene, non erano eletti; ma \'Ì entravano a far part<\ al
termine del loro mandato, gli arconti, che erano stati ;;celti per rn1;;cita e per cerrno.
Anche al più alto grado del potere il re ereditario e a vita fn ;;o;;tituito da uno o più
arconti, che vPninmo eletti in un modo o nell'altro e cambiavano ogni anno. Al suo
primo app11l'ire la, 7x1lis ha earnttere ari;;tocrntico, poiché que;;to tipo di govt'rno
ad esistere durante il predominio dell'aristocrazia.
In alcune n•gioui le ten;.;ioni centrifughe all'interno di uno Stato ethni('() furono
neutralizzat(' da terrnioni centripete. avn•mw: l) quando il potere centrale
poté controllare> tutte le parti del pae;;o, imporre la ;;w1 autorità allo comunità locali
e comporre i disscrrni ('tnersi: 2) quando i culti com uni <' le eorn uni tradizioni di un
eth11os erano forti da creare una comune coscionz.n nazionale; :l) quando la
tribù aveva intc're;;;;i comuni, conumi aspi razioni, corn uni nom ici: .+) quando una
delle poleis dell'ethnos era in grndo di irnporni alle altre, senza poter o voler giungere
alla loro sottomissione o al loro assorbimento. L'equilibrio fra lo tendenz(' centrifughe
e {'Ontripete e01Hhis;;o alla creazionP di koimì, cioè di fodcrn,r,ioni o di leghe, membri
delle quali Prano le poleis.
Abbiamo detto più ;;oprn che, mentr<> fo necessaria la collaborazione degli abi-
tanti di ('nlci(IP, di Eretria, di ('urna e dei Omikoi per costituire le colonie a Pitccmm
e a Curna, pochi decenni dopo una moltitudine di ('alcidcsi (' di Erctrie;;i fondarono
numerose eolonie in Italia, in Sicilia e nella Caleidica. In Italia ed in Sicilia arrivò an-
che una folla di coloni greci da altrP regioni. Che co;;t1 cambiò. nel frattempo, nelle
città rnetropolitaiw I Il p<>nsicro corre subito all'aumento della popolazione.
fonorneno lo si può ipotizzan·, inv<"l'O. fH'r l'aumento del numero e della e;;tt•nsione dei
[5] LA GlèECIA l'.\'St'LARE Nm SECOLI vrn le VII A.C. :21

quartieri n delle necropoli in nYanzat.o v111 l'ecolo e nel v11. :\la non è prn-:sibile aeccttare
cho nel corso di dne der:(']mi la popolazione delle città dell' 1,_;u bea. sia aumentata tanto
quanto vorrebbe il gonfìnrsi dolla corrente di colonizzaziorw o che lo stesso rii mo sia
continuaJo anconc per molto tempo. Dunqne, accanto alrinernnento demografico
agirono anche altri fattori. li più impcntante di questi lo si può ipotizzare con eer·
tozza trnlla hase di eventi posteriori hon documentati: si trattn ddL1nmonto del nu·
mero dei piccoli proprietari terrieri e dt'i nulla.tommti in senso proprio.
Qiwsto fenomeno ebbe conw causa il frazionarsi di 1m"alta p<>rcpntiialo dei lotti
originarii e la tendenza dei potonti ad acquistare più terra, 8trappandoln ai più deboli
economicamente o socialmente, o a trasformare gli stessi in clienti (cioò in coltivatori
dipendenti), i11 lavoratori agricoli <:>d nnclw in sehia,,·i.
Bastava la divisione di un lotto originario trn due fratelli 1wrc:hé cÙ18cuno dei due
possedesse la metà di quollo cho possedeva il padre. Ne la divisimw avveniva tra più
lwnefìciari o se le due rnetà del lotto originario venivano di nuovo divise alla genera·
ziono ,.;ucec>s;;;iva, i possec;sori pervenivano ad uno stato di indigenza. La situaziom' si
risistemava se uno, che aveva preso questa strada, ereditava da q1mlc:ho parente senza
figli. Divorsi legislatori cercarono di porre rimedio n que;.;to male. Si di<:e che Fidono
di Corinto, membro dd uenos doi Bacchiadi, tentò di rend<•re stahiln il numern dello
famiglie, dei cittadini e delle proprietà senza una n110va ri<fo;tribuzione torre.
In qua.I modo non c;i dìc(•. }la è ('hiaro chP esiste un solo modo e questo solo in teoria:
ogni coppia dovrebbe generare tlll nunwrn di figli e figlie tale dn far sì che dopo la
loro scomparsa parziale in età pn•rnatrirnoniale restino in ogni farnigli<t un figlio ed
una figlia, per il crearsi di 1m nu mNo sern pre uguale di famiglie. Un altro cittadino dì
Corinto, parento dcl primo, legif<:•rò a Tebe con lo stes:,;o spirito. :\la anche per questa
lcgislaziono le not-izìo sono insnfficieuti: ::mppìarno soltanto che preso misure relativt>
a.lla procreazione od alla adozione. Il primo tc•nnine 8ignitìca, senza alcun dubbio, il
controllo delle nascite da parto dello Stato. Il socondo fa allusione all'adozione di
nulla.trnwnti (h1 parte di proprietari terrieri senza figli, evidentemente parenti. Solo
la s<;conda rnisurn :-;i tnJYa nel campo dcl realizzabile; <'' anche questa con la limita"
ziono clw non l"opposiziorw dei gruppi sociali dominanti. Di contro, il
controllo del!P nascite da parte dello Stato ora impossibile.
I proprietari di piccoli appozzarnenti di terr(mo ed i nullatenenti potevano pro·
curarsi della terra ]ayorando ostensioni non colt,ivate clrn appartenevano ancora allo
Stnto. L'ambito di questa soluzione era lirnit:1t.o. Fu così supern,to abbastanza m
fretta.
Un 'altra soluzione ('On mez'./,i pubblici era l'acqni8to delle tene con la guerra.
Q.upsta Na possibile solo a Stat.ì forti che avPvano vicini deboli; o spcs:,;o era, perieo·
Iosa.
Anche la colonizzazione Na mm soluzione difficile. Per i coloni significava espa·
triare, sradican;i dalla famiglia, dalla torra (ki padri, dai s1mtuari patrii, come pure
intraprendere tontativi che erano piPni di foticlw, di pericoli. di incertezza. In alcuni
casi gli Stati costringe\'ano i loro cittadini a partire come coloni. Così gli abitanti di
Thera, per fronteggiare la <«ll'Psha che li opprimeva, obbligarono, verso il settimo
decennio del Vll f;Pcolo, ogni famiglia ad inviare un figlio rnaNchio in Libia: e Yotarnno
la JW!Ul di rnorh' per coloro che non avessero ubbidito. :\la anche per lo città la colo-
22 M. SAK ELLARlOF

nizzazione 1iveva qualche ;.;vantaggio: cawmva la riduzione della forza militare, da


cui dipendevlt l'efficacia della difesa. Inoltre la colonizzazione non era po;.;sihile per
tutti gli Stati, in particolare pN' quelli clw non disponevano lli navi P non aVl'Va!lO
conoscenze relati ve alle risorse delle terre lontane.
Altre soluzioni appartenevano alla sfrra dello iniziative private. Xullatemmti o
piccoli proprietari terrieri potevano piantare alberi o viti in appezzamenti privati
elw erano rimasti incolti o erano ancora da. <fo;sodare. Ho formulato altrove J'ipoteKi
ohe gli ef..:temoro·i ateniesi fossero enfiteuti. Ciò risulta ;.;ia dall'interpretazione delle
testimonianze relative, sia da indizi che presuppongono che gli enfiteuti \·ersassero ai
proprietari della terra un sesto dei prodotti. Oli enfiteuti non solo non diventavano
padroni delb1 terra che lavornvano, ma non acquistavano neppun' diritti su di es;.;e
se non per q tmlclrn breve tern po 1.
i,;siodo ci dà un elenco di misure che ìntt'ressavano in particolarn i posses;.;ori di
terreni che correvano il pericolo di perderli. Tali misure vanno da quelle che riguar-
dano la buona gestione della piccola propriPtà fino ad altre, radicali, che, se colgono
nel ;.;egno, conducono all'uscita dalla zona di pericolo. Tutte sono assai caratteristiche.
fl contadino deve compiere ogni lavoro agricolo all'epoen do\'Uta, deve fan' economia
e tesaurizzare. 8e deve fare un preHtito, deve pesare i prodotti clw riceve e restituire
la stess11 quantità: ciò nonostante è opportuno aggiungere qualcosa in più per assicu-
rarsi la benovoleuza di chi gli ha concesso il prestito per l'eventualità di una necesHità
futura. Un mn.trirnonio può aggravare mm situazione critica. Invece di una moglie
è allorn meglio una serva capace di lavorare la terra. un solo tiglio; ciò
nonostante più figli assicurano più bracci11. È ehiaro che il poeta agricoltore aveva in
mente due diverne situazioni: il figlio unieo andava bene per le piccole proprietà, che
si Rminuzzavano in mollo pericoloso quando venivano divise; i molti figli erano in-
vece necesmni alle proprietà più grandi. Gn commento particolare richiede anche ntm
altra raccornnndazione di E;.;iodo: di lavorare incessantemente. ::\oi tutti clw dviamo
in paesi in cui abbonda ht piccolissima proprietà sappiamo clw i piccoli coltivatori
sono sottoceupati, perché la quantità di liworo loro richiesta dalla terra ò limitata.
}la anche le grandi proprietà hanno periodi in eui non riehit dono lavoro. Quindi il 0

consiglio di Esiodo deve riferirsi al lavoro nei 1wriodi liberi dalle occupazioni delh1
coltivazione e della raccolta. \'engouo in mente quattro tipi di i<woro in tali epoebe
intermedie: I) dissodamento di terre ineoltt> sia pubbliche che private: 2) presta-
zioni di lavoro a terzi, a pagamento; :3) esecuzione di lavori a carattere non agricolo
(per esempio, fabbricazione o riparazione di strmnenti, di attrezzature, di mobili),
eventualmente per conto di terzi; 4) commercio di una parte dei prodotti. Riferi-
menti ai primi tre tipi di lavoro li abbiamo da altri. Del quarto ci parla lo Rtesso poeta
dise11tendone i vantaggi e gli svantaggi. L'acquisto di uno scafo, ci dico, è l'unico me-
todo Ricuro per sfuggire per sempre alla indigenza. '.\111 ha limiti e pericoli: la naviga-
zione non è possibile se non sei mesi all'anno: una piccola imbarcazione non dà guada-
gno sufficiente, ma in caso di naufragio i danni non ;.;ono ingenti: le imbarcazioni pi[i
grnndi permettono guadagni maggiori. ma espongono anche a danni più rilPvanti.

1 i)f. ;-)AKELLAHiùU) Le::; hedé11wrts, ia Tt>ri'(: d 11a11- ùiltrnolionttl fonu JfrB<tJl('UH n d 111ui t.1J'ì4,
depuulurds dan:s ifs Sfwiélès onliq11ès. Colloque I H7H, pp, l:L
Da pcrnona clw Ri occupa Rolo occasionalmente di riparazioni e di commercio 1m
contadino pofoya trasformarsi in yero e proprio artigiano o commerciante. J\fo por la.
prima soluzione era necessaria una certa qual abilità: la seconda, poi, richi0dcva capi·
tali. soluzioni clw non si adattavano a tutti.
La situazione delle classi più deboli fu peggiorata dallo sfrutta.mento che quc8tc
1mbirono da parte dei nobili. Già l'esercizio dcl potere offri,·a possibilità dì arricchirsi
illocitamcntc. Esiodo denuncia i nobili che, corno giudici, pronunciano Hontonzo a
favore di quelli che offrono loro doni. :\laggiore difhrniono ebbe ra8sorbirnouto della
piccola proprietà da parte della grande e la t.rasformazione dei contadini più poYeri
in clienti dei ricchi, in stipendiati{' anche in schiavi. Qum;ta evoluzione f> teHtirnouiata
su grande 8cala e ad uno Rtadio avanzato in Attica n·rso la fine del vu secolo e l'ini
zio dcl vi: molti A tcnicsi non Rolo avevano perso lo loro proprietà, ma erano Rtati yen-
duti loro 8t08Hi come schiavi insieme con la loro famiglia; altri, pmo in gran numero,
erano carichi di debiti, con le proprietà ipotecate, C' riRchiaYimo di subirr; la Hte:is<t
Horte dei precedenti. Frattanto, acoanto ai prinoipali fattori che conducevano i pic-
coli propriefari terrieri alla cabt8trofo, I-li aggiunse raggnwan;ì delln condizioni dci
prestiti. E8iodo attorno al 700 non conosceva l'interesse. Nell'Atene dcl GOO si con-
traevano prestiti non solo ad interesso, ma ;1n.cho ipotecari, g<1rantiti da proprietà e da
pomone: così nel caso di mancata estinzione del debito, i creditori, che erano grandi
proprietari terrieri, prendevano le terre dei debitori o vondonmo gli stcRsi o le loro
famiglie. QueRto aggnwio dello condizioni dci pre8titi può Hpicgarsi così: aumentò il
nummo dci contadini costretti ad indebitarsi per sopnwvivore come piccoli proprie-
tari, mentre, al tempo stesso, incominciò la richìesta di pro8titi da parte dei mercanti.
Questi ultimi, aspettandosi grandi guadagni dall'utilizzo dei prestiti ed avendo
sibilità dì far fronte agli impegni presi, offrivano 1m tasso di interesse Hempre più
a,]to; mn forne erano <mcho quelli stessi che concedevano il prestito a pretendere una
porzione dei gwvlagni che provenivano, in parte, dai loro capitali. 1 contaclinì furono
costretti a tener dietro per ottenere anch ·o88Ì dei prostih. Col tempo h competizione
fra colorn che cercavano JH'C8titi si intensificò. Ad un inton,88e aumentato si aggiun-
sero condizioni ohe continuavano pure a. diYontare sempre più posanti. Dopo l'ipoteea
811110 loro piccolo proprietà, gli 11gricoltori più poyeri 11ccettarono di ipotec11re la loro
8tes8a libertà e quella delle loro famiglie. Quest\dtimo passo fu fatto anche wtto la
Rpintn dell'iwmento dell'utilizzazione degli schiavi nelle manifatture, nei porti e in
altri layori. I creditori sapevano cho non fwrebbcro perso se, invece di riRcuotere il
credito, fossero diventati padroni delle proprietà ipotecato e avessero venduto i
ditori i1rnicme con le loro famiglie. La farne insaziabile dci creditori crn tanto grande
che, come te8timonié1 Solone, furono pronunciate 8(mtonzo miecutorio non Polo legali,
ma anche illegali.
degno di notn il fatto che molto prosto fu scongiurato in Grecia il pericolo del
creami di ieroduli, istituzione che preHe molto piede in Oriente. Da diyr;rso fonti sap-
piamo che nei primi 8ecoli del primo millennio alcune comunità greche dedìca.rono
una parte dei loro membri, gonon1lrnonfr il dieci per cento, a i-;antuari come schiavi,
por propiziarsi la divinità in momenti difficili. Una di qnosto testimonianze riferisce
che gli abitanti di Calcid<' dedicarono un decimo della loro popolazione al 8tmtuarìo
delfico per Rottrarsi ad una carestia. Ma il dio non tonno presso di sé questi ierodnli,
24 l\L SAKELLARIOG

ma ordinò loro di emigrare in It.alia. Erimo qtieRti i di Reggio. Anchi:• negli


altri casi che «i sono noti il dio che ricevethe l'offerta, cio<\ i :-moi sacerdoti, non trat-
tenne gli iel'oduli a lui con;-;acrati, ma li inviò 1wlle colonie. \'aie la pena di cercitro la
spiogazione di qtteRto fonorneno.
Contrariamente alla sfavorenlle evoluzimw che abbiamo segnalato noi settore
della piccola proprietà terriera, il commercio e l'industria conobbero uno 1wiluppo
ancora maggiore nel YI I ;-;eco lo, rispetto al secolo Y111. La colonizzazione fu, in questo
ca;-;o, un fattore deci;-;ivu. rrra ]p colonie e le metropoli o le altre città greche si crearono
alcuni circuiti commerciali i quali, talvolta, si combinarouo eon circuiti seeondari,
in particolare tra colonie e popoli stranieri, o altri che passavano dai porti intermedi.
Il commercio diventù ormai un'occupazione sistematica. I Greci della nrndre patria
continuarono ad avere ntpporti eon l'Oriente, in partieolarP attraverno Al '.\lina, con
la greca C'ipro e con le colonie greche dell'Occidente. Oltre che con queste misero
in contatto con altri paesi: con la Lidia P con la Frigia. che ccmtituivano l'entroterrn
della Ionia e con la Tracia e la Propontide, con il Ponto Eusino, zone in
cui si erano stabiliti coloni greci: inoltro con l' eon la co;-;ta sud-occidentale
della penisola iberiea, dove pure erano giunti coloni greci, con l'Egitto. Om la Grecia
importava materie prime e schiavi ed esportava articoli della sua industria.
Quest'tiltima si sviluppò quantitativamente sotto la spinta della richiesta dei
suoi prodotti da pmte elci coloni e da parte degli altri popoli che li conobbero spesso
attraverso i coloni. :\la lit sua qualità, chE' influenzò la richiesta, ern il risultato della
creatività dci suoi operai. La ripercm;siono fa\·orevolo della colonizzazione non si
limitò alle industrie delle metropoli. Si estese anche alle altro città, come Niciono e
Argo. en ruolo notevole giocò anche l'aumento della. ricchezza delle cl<tssi sociali
più elevate.
\'er;-;o di qut>ste infatti confluì non solo la ricchezza. sottratta agli agricoltori eco-
nomicamente e socialmente più deboli, ma anche una gran parti" dell'entrata lorda
nazionale. Coloro che si trasferirono dal settore ag1·icolo a quello <klla produzione di
manufatti e al commercio, come i loro schiavi, comsumav:11to cibi che 11011 avevano
prodot.to loro stessi: per (' altri motivi aumentò la ric:hieNta di olio e di vino.
Solo i grandi proprietari terrieri avevaiw la pcmsihilità di offrire più nurncro:-;e qua-
lità di cibi e al tempo st.esso di trasformare alcuni campi in oliveti e vignet.i. Au-
mcntarnno la loro produzione complessiva utilizzando che prima non veni-
vano sfruttate: e accettarono il danno temporaneo inerente alla sostituzione delln
cultura dei cert>ali con culture che avrebbero reso dopo alcuni anni.
Ciò nono;-;tante molto presto dopo la loro <tscesa al potert' i nobili incominciarono
ad inddlolirsi all'interno e ad Pssero minacciati all'esterno. Si formarono nel loro spno
fazioni che si di;-;putava.110 il poten' con asprezza. I vincitori caccinvano i vinti clw Ri
rifugiavano all'estero. Questi, vivendo con difficoltà come ospiti di amici o come mer-
cenari, preparavano il loro ritorno con mezzi violenti. Se avevano fortuna, i ruoli
mutavano, nrn lo scenario rpstava lo stesso. La pil'i grave mirnwcia estc,rrut provenne
dai modi proprietari terrieri, quc>lli che militavano nell'esen:ito conw opliti. '.\luta-
rncnti nell'armamento degli opliti e nel lom impiego tattico li resNo fattori detunni-
rnmti della hattaglia, in luogo dei nobili. Avendo preso coscienza del loro i1uovo va-
lore, chiesero di entrare a far parte del corpo dei cittadini. Insieme con loro <·orn bat
[HJ LA OltECIA UONTIXEN'l'ALE: ED 1'.'!fWLARE NEI Ylll I•] Vll A.e.

terono, con la stes;.m pretcfia, i eomnwrcianti o gli artigiani. Qncfiti si erano fatJ.i da sé.
Erano ahitun,ti a prnndere iniziative e ad a.ffrontm·e pericoli. In particolart> i primi,
che affidavano lo loro vih• eh' lorn fiostnnzo a leggero imhan:azioni, sfidando intempe-
rie e pirati; elio osavano n \' n.nzare in nmri sconosciuti, dove la. fantasia popolare situava
mostri rnì antrnpofagi. Cna sC'le di guadagno nrni vista prima di allorn, sete che il
pooict di Arnorgo notò, diPde loro lo ali.
I nobili opposero allo rivendicazioni di questi ;.;tmti soci<lli intormrnli la loro ideo-
logia e lo loro leggi. Attingevano i loro titoli dalla loro origine, dalla. loro formazione,
dal tern po lihero di cui disponevano, dalla c:osei(•nza do Ila loro superiorità che Of'pri
movano con alcuni epitoti eho ('Onferivano a :-10 stessi. dicovnno anche che gli
1wvorsari non avn·ano nulla di tutto ciù; che il lavoro impediva loro dì i:;viluppare lo
spirito e il carattere: ('h 'essi non avPvar10 esperienza di governo della co;.;a pubblica.
A Teho una proibiva l'olozione ad lilla caricn politica dolle p0rRono che 1wessoro
lavorato fino a. dieci anni prima.
I nobili subirono una grando ;.;confitta in diverno città furono costretti
ad la ;.;tesura di nuovP Jcggi clw ;.;ostituivallo quelle orali thnni8le8, il diritto
tradizionale non ;.;critt.o di cui erano i depositari e elio ;wcvaiw interpretnto con molta
libertà quando erano al potere. Il diritto 11011 Rcritto aY(•va perso agli occhi dolk claHflÌ
inferiori In. fiH ernlità <'ho I 'a n:va circondato n Il 'inizio; il rn1m·o p<'r quanto si pones;.;o
come opern degli 11omini, conquiRtÒ prestigio fìn da principio. In alcuni luoghi interi
codici ed in altri akmw loro disposizioni ROflril\'VÌHSel'O pnr molte gonornzioni anche
dopo la caduta dell'aristocrazia.
Prima ancora della fine (kl \.II i:;ecolo apparirono in <irocia le primo tirannidi.
Tanto allora quanto in seguito lo tirannidi pro;.;ero pi('Ck in Ntati di tipo polis (non in
ko1:nà o in Stati eth11ìci) e rove;.;ciarono regimi ari;.;tocratici (più tardi anche timocra-
tici), non regni. T prowpposti economici della tirannide Rono ablmstanza vasti, dal
momento che questa si stabilì in città con il settore Reeornlarìo o terziario ;.;viluppati,
rna anclw in città con poca indrn;tria e affatto commor«.io, come Nicione; inoltro è degno
di nota il fatto che la tirannide in qualche luogo precedette la moneta e in q11alehe
altro la seguì. In generale lo condizioni clin favorirono la tirannide furono: un'economia
più o meno Rviluppata rispetto all'agricoltura; regimi in gc1wrnlo oligarchici in fase
immatura; sconvolgimenti sociali; instabilità politica. Tutti i tiranni erano nobili,
evidentemente perché soltanto i nobili a quell'epoca potevano gcn·ernan•. XcRsun
altro gruppo socialo aveni. in sé uomini clw, oltre ad altre capacità, a.ve;.;sero por tra-
dizimw ed educazione 1rn1bizioni politiche e s<1pessoro come realizzarlo. Anche altri
nobili rivendicavano il pofrre, senza t,uttavia propon.;i di monopolizzarlo, cioè di liqui-
dare il regime ari,.;tocratico o la pol1:s. L'aRpinmto tiranno volova il potere indiviso o
per sempre. Erano i perfetti rappresentanti di un tipo di uomo che prendeva le mosse
dal gnerriern ariRtocratico ma passan1 sopra <l'mi balzo ai limiti del vecchio codice
della sua classe, infltwnzato dallo spirito insaziabilo che <wevano pol'tato gli fipecula-
tori di ogni tipo ucl seeolo \'li.
:'\on val uterorno ln opere e i riS1iltati della tirannide per non entrare a vt>le spie-
gate nel \'I ;.;ccolo, il quale invero è caratt.erizzato da essa e dalla tirnocrazia. Per il
resto il v1 ;.;e(:olo continua, con alcune mut,azioni quantitative e qualita.tive, gli indi-
rizzi irnpn\RHÌ alla storia greca. dai secoli VIII e Yir.
20 '.\l. SAKKLLAIUOl7

In genere si riconosce eh<:' questi due sPcoli segnarono la posteriore storia


sino alla fine dell'antichità. lo direi cho alcune loro conseguenze, legate soprattutto
ali' espandersi di un notevole settore dell'ellenismo in Sicilia e in Italia, restarono sen-
si bili anehe nel medioevo e nell'età moderna. IYaltrn parte, questo stesso fatto, della
presenza di un forte elemento greco nella penisol1t (lf>!Lt\ppenniuo e rwl suo prolunga-
mento insulare, non fu la causa del primo incontro e scontro di Roma con la Ureci 11 ì
E lo stesso fatto non costituisce il più antico titolo di conoseenza dei due popoli che
abitarono allora da una parte e dall·altra dello louio e dell'amicizia fra gli odierni loro
discendenti /
Con la coscienza dell'importanza scientifica che caratterizza il nostro Convegno
e dd vaJore che ha per il futuro delle nostre ricerche la collaborazione trn specinlisti
italiani e greci, siamo molto riconoscenti al prof. Antonino Di \'ita che ha pensato di
organizzare questo Convegno ed ha lavorato per la sua realizzazione.

SAKELLARIOU

IlEPIAH'l'H

H HITEIPQTIKH KAI NHl:IQTIKH EAAAL'l.A KATA TON 80 KAI TON 7o AlllNA rr.x.

Mia Eicri'JY11crr1 µt Otµa 1Tjv TjnEtpconKTj Kai VTJcrtWnKTj 'EAÀaùa Ka1a 16v So Kai 16v 7o a{wva n.X. rni
UrtOcr'tOÀTJ 1TJV rtÀatcricocrTj drt6 1TJV rtÀwpa 'tOU1T] TOÙ Otµawç 'tOÙ crwmo0iou, rtOU dvm 6 ÉÀÀT]VlKO<; dnot·
Kt0µ6ç 01TJ v61ta 'lmÀ(a Kai 1TJ .EtKEÀia, 1mptaçct va EXEt roç asova 16 qmtv6µEVO TOÙ d;wtKt0µoù, rtOU d-
vm aUco01E µia drt6 1iç 0mOEptç 1fjç ÉÀÀT]VtKfjç {0ropiaç, ptçwvEt 0É rntacr1a0Et<; nou OT]µt0upyi]OT]Kav
016v ÉÀÀT]VtK6 xwpo Kai EXEt 0uµpaÀEt 01TJ 8taµ6p<pCù0T] VÉCùV OÌKOVOµtKQIV, KOlVCùVlKCÌJV, 11:0Àt'ttKWV Kai
rtOÀt'ttcr'ttKCÌJV rtpayµmtK01TJ1CùV.
TT]v rtpW1T] w0T]CTT] cr16v drtom0µ6, Ka1a 16v So aiffiva, EÙCù0E ii dvaçi]1T]0T] µE1UÀÀ.CùV. O! dpxm61EpEç
ÉÀÀTJVtKÉ<; dnotKiEç, 01iç IltOT]Koù0Eç Kai 01Tjv KuµT], ycn6vrnav µt 1iç µEtaÀÀo<p6pt:ç rtEpwxtç 1fjç 'E-
1poupiaç Kai 1fjç "EA.paç. drt6 1Tjv aÀÀTj µEpta, 16 yi::yov6ç 6n ÈÀ.apav µtpoç 0' mhtç 'Ept:1ptdç, XaÀKl·
odç, Kuµafot Kai 1pafot ÙElXVEt 5n 101E 6rtf1PXE l:ìucrxÉpEta ÈSEUPÉ0ECùç drtOlKCùV Kai 5xt rtp6PATJµU dypo·
nKfjç drtOKU'ta01U0ECù<; UK1Tjµ6vcov. ·n01600 16 rtp6PAT]µa 'tOÙ'tO OÉV apylj0E va ȵ<pavt00d: facrt (l:ìpuOT]·
KUV Àiyo dpy61i::pa Kai µtcra 0t ÙtU01T]µa Àiycov ÙEKUE'ttCÌJV rtOÀÀÉ<; drtotKiEç i:wv lOtCùV t:6PotKCÌJV µT]i:port6·
ÀECùV, dÀÀ.a Kai aÀÀcoV ÉÀÀT]VtKCÌJV, OXt µ6vov 0i:Tjv 'haÀia Kai 01TJ LlKEÀia, dÀÀ.a Kai 0É aÀÀEç rtEPlOXÉ<;.
O! tÀÀT]VEç !KavonoiT]0av 01Tjv 'AvawÀT] 1iç dvayKE<; rouç crt µt1aÀÀa npiv 0i:pa<poùv 01Tj l'iu0TJ.
'Ano ti']v 'AvawÀTj npoµT]Ot:uOT]Kav ènicniç Pt01EXVtKa npoi:6vw· 0' dvtaÀÀayµa np60<pt:pav yt:copytKa
npo16vw. 'H 01po<pij np6ç 1Tj L'iu0lJ 0uv1EÀ.écr0TJKE, rnOwç ol dvayKi::ç i:fjç ÉÀÀT]VtKfjç 0t µt-
mÀÀa µi:yaÀco0av, èvw Kai 16. dvawÀtKa èpya0i:Tjpta XPEtaçovwv µi::yaÀun:pi:ç no06i:TJi:Eç· ii a6sTJ0TJ wù
ÉÌ,ÀTJVtKoù rtÀT]Ou0µoù dvaxaht0E 1iç èsaycoytç ÉÀÀT]VtKCÌlv yi:copytKwv npor6vi:cov· ii a6sTJ0TJ 1fjç napayco-
yfjç ÉÀÀT]VtKCÌJV Pton;xvtKCÌJV rtpot6vi:cov Kai Ti 0UYXPOVT] PcA1ico0Tj wuç m;pt6pt0E i:Tj çi']Tfl0T] dvawÀtKCÌJV'
èvw, dn6 1T]v aÀÀTJ µi::pta, l:ìT]µtoupyTJcrE l:ìuva161TJ1Eç èsaycoywv 0t ncAa.n:ç nou ppi0Kovwv mi] l'iu0TJ.
'H UÙSTJ0T] 'tOÙ rtÀT]0U0µoù cr1Tjv 'EA.Aa.6a apxtcrE va OTjµtOupyd rtpopA.ijµata Èm0rn0µoù. 'H Ka1U·
0ta0Tj Èrtt0EtVW0T]KE, Ka0ffiç OtU<pOpEç OtEpyacricç 0\JV1:ÉÀE0U-V CT'tTJV UÙSTJ011 1:CÌJV rtEVTJl:CùV µt pu0µ6 taXU·
i:Epo dn6 1Tjv yevtKTJ ÙT]µoypa<ptKTJ dvani:usTJ: µtKpÉç rtEptou0iEç Katavéµovi:m àvaµrna 0t m:pt0061epouç
KÀ.Tjpov6µouç. aÀÀEç rtEpttpxovwv 0É OaVEt01Éç, d<poù o{ lÙtOKi:fjn;ç l:ìt µrtopoù0av va ÈKrtÀT]pc000\JV Urto·
XPEc00Etç TO\Jç, Q( artopm 01ÉÀÀOVtaV 0{; drtOtKiEç, 6mv UÀÀE<; ÀU0Etç l:ìtv È<jltK1Éç OÉV ÈrtapKOÙ·
crav.
'O drt0tKt0µ6ç, d<poù dvaKOu<ptçE 1iç µTji:port6À.Etç dn6 i:6 rtÀE6va0µa 1wv rtEviji:cov, 0uvtEÀoù0E 0i:Tjv d-
vamusTJ ȵrtopiou Kai Pt01cxviaç, cr' 6ptcrµÉvEç drt6 mhtç. "Ernt rtOÀÀo( UÀÀ.Ol dK1Tjµovr.ç yivovi:av Pt0i:É·
XVEç fj epptcrKav µt00con:ç Èpyacrir.ç . .Euyxpova aùsi]0T]KE 6 dpt0µ6ç 1WV ÙOUÀ.CùV. Bt0tÉXVEç, µt00coro( Kai
l:ìoùÀm a' èpyacriEç µi] dyponKÉç rnwvaÀt0Kav 1po<pf::ç nou l:ìtv napfjyav ol tl:ìt0t. "facrt aùsi]OTJKE Ti çi']-
'TJ0TJ 1wv dypo1tKCÌJV npor6vi:cov, énoµtvcoç rni o{ nµtç wuç. 'AA.Aa. o{ ì0toK1fjti::ç µtKpwv KÀTjpcov l:ìtv ro·
<jlEAT]OT]KUV drt6 aù1tç 1iç ÈSEÀlSElç, dvtiOEta, çTjµtrilOT]KUV. l'itv cO<pEÀTJOT]KUV, ytmi l:ìt 8tt0r.wv rtEpl00EU·
I1A GH.E('L\ Ell NJ';J Yill E Yll A.C 27

VITU rtp6ç mi>ì.rim1 · s11µtcùtlr]1CUV, ytm:l oi opot OUVEtcrµoù Èytvav papfrrnpot. Twpa 6avEiçovn1v KUi o! Eµ-
nou µnopoi'lcrav va OlòÀEacrouv rnuç OUVElCTTÉç µ{: TOKouç ÒÀ.OÉVU µEyUÀ.UTEpouç KU( µi; i;yyui]crEtç.
O[ µtKpoi ì6t0K1fim; àvayKùçovrnv vù KarnpùÀ.À.ouv àv1forntxouç T6Kouç Kai vù l:iivouv Èyyui]crEtç µi; TTJ
µtKpi] m;pwucria rnuç Kai Ta. crwµaT<i rnuç. 'E1m, at m:pinTcocrri µi] Émcrworpfiç rnù 6avt:iou, KU'tÉÀTJyav
vù nouÀ11Eloùv (\Jç 6oùÀ.ot µaçi µÉ TTJV olKoyi;vi;tù rnuç. 'H µi;yùÀ.TJ sTJTTJCTTJ l:iouÀ.cov tmpapuvs ni;ptcrcr6Tcpo
TTJV KU'tf1CT1:UCTTJ.
Ol 6ucrµi::vtìç ytù rouç µtKpouç l6t0KTfin:ç i;l;,i;W;Etç 61:: µnopoùcrav vù àvaxmncr8oùv OCTO ÉmKpUTOÙCTE
r'] àptcrroKpaTiu. 'H Eltcrri TT]ç tç,ucrEli:v11crE K<iTco àn6 TTJV nirn11 TWV µtKp&v ìl:itoKTTJ'tWV KUi TWV ȵn6pcov.
'AÀ.Ì<JJ.ytç cn6v 6nÀ.tcrµ6 KUt <niJv rnKnKi] T&v noÀEµtK&v cruyKpoucri;cov ÈKµTJÙÉvtcruv T6v p6ì,o n'òv EÙYE-
véòv ciiç npoµùxrnv Kai KaTtcrT11crav Kùpw napùyovrn Tfjç µaxriç TTJ rpùÀ.uyya TWV 6nÀ.n&v, onou t'ìni;pn;-
poùcruv o! µi] i;ùyevdç noù cixav Kùnota rtEpwucrla. Aùrni OtEKOlK11cruv m:ptcrcr6'rcp11 crnµµcrnxiJ CTTTJ 6w-
xdp11cr11 TWV KOlVWV Kai KUT6p8cocrav vù ànocrn<icrouv OÀ.OÉVa rtEptcrcrÒTEpU ÙlKatcòµarn. 'H 6taµùx11 eytVE
µt noÀ.mKÙ, ÙÀ.À.Ù KUi µi: ll:iwÀ.oytK<i OrtÀ.a. 'H rtpWTTJ t'ìnoxwp11cr11 TWV EÙYEVWV CTT]µEt(J)ElTJKE, ornv t'ìno-
XPEWElTJKUV vù 8i:x8oùv TTJV àvnrnTacrrncrri rnù nuÀ.moù àypa<pou l:iiKmou µt ypunrnuç v6µouç. 'H viKTJ
HrlV µrnuiow cnpcoµÙTCOV OÀ.OKì,11pw811KE, ornv èl;,tcrw811rnv rtOÀ.l'tlKÙ µÉ rnuç EÙYEVEìç. KUTÙ TTJ 8taµax11
Kai OCTO o! ÙVEPXÒµEvEç noì,mKÉç l:iuvùµEtç àvwptµEç, EÙycvdç nou crTpU(j)TJKUV ÈVUVTtOV Tfjç T<il;,Ecoç
rnuç Kai napoumùcrElrirnv ci>ç ì,a\Koi i]ytn:ç, KatO.apav TTJV èl;,oucrla chç Tupavvot.
Oi ÈSEÀ.il;,Etç nou a11µw0ElytKav KaTa r6v So Kai T6v 7o alwva crrpp<iytcrav ti] µcrnyi:vforcpri ÉÀ.ÀT)VtKTJ l-
aropia. Eil:itKÒTEpa ii napouaia 'Eì,ì.i]vcov crriJv 'haÀ.ia Kai CTTTJ I:tnÀ.ia m:ùElT)KE àrpopµii TÌÌç npCÌlTT)ç CTt>-
vùvrricrriç Ka( cruyKpOUCTT)ç T1Ìç Pci)µTjç µÉ TiiV 'E}),ùl:ia. 'AÀ.À.i;ç CTUVÉrtEtEç UUTOÙ TOÙ yi;yov6rnç Ey!VUV a(-
crElT)TÉç KU( KUTÙ TÒV µEcra(cova KU( ffiç rnùç VEWTEpOUç XPÒVOUç.
MAGNA GHECIA E SICILIA NEI SECOL1 VIII E VII A. C.

Della nascita delle colonie greche in Italia e. in Nicilia la supenititc t.radizionc clas-
sica serba memorie esigue e sporadiche. La storiografia greca d'Occidente è quasi
tota.Inwnte perduta: di Antioco restano pochi frammenti, dogli altri storici italioti e
sicelioti ancora mono. I dati principali sono noti a tutti, e sarebbe superfluo riesami-
narli partitarnPnte. Conviene piuttosto frnnan;i su alcuni punti: di quelli che in lin-
guaggio tucidideo che è, prinmmcnte, ippocratico si din,bboro 7Ò'. sxxu7'l.. Per-
tanto sx (·)ouxuti[(ìou &p;((D/J.rn(h e procisarnenfo da quel capitolo ( 12) dcl libro I, in
cui lo Htorico compendia la lunga fase di trasforrnaziono politica dcl mondo achoo,
sucC{'Ssiva al ritorno dei principi da Ilio, in una sornrnari<1 des<'rizione do! fenomeno
più cospicuo n e<rntante: le u7&usL:;, lottP di y2.vr, e di fazioni, Hoguite da m:ilii o da
emigrazioni di « eittadini » che in nuove sedi fondarono nuovo TJJì,sL;.
Alla rievocazione tucididea fa oco Platone, iwl libro I I I dolio LerJ<Ji, ricordando
cho nel d{'ccnnio dell'nt<Hedio di Ilio vi furono molti torbidi negli stati greci, Hoprat-
tutto egli s<'rive « pN lo sollevazioni dei giovani»; e che dopo il ritorno dci gnorrie-
ri da Ilio HÌ moltiplicarono ucciHioni od csilii (082 d).
QucHti kHti farnm:i inducono a riproporre uno dei problemi capitali della Htoria
dello colonie greche d'Occidente: il problema, cioè, della com pmiiziono dci nuclei di
fondatori, della strutturn Hoeiale dnllo coloniali nella faso iniziale doll:t loro
vita, dei rapporti <k>i coloni con gli indigeni.
Cn quasi g('nerak conHt'nso s'è ornmi formato intorno ad una t<>si cho è Htata
oggotto cli lunghe controvcrsiP: la t('HÌ di chi lm scrntenuto che della colonizzazione
greca non Hi può comprendere né la gC'ncsi né lo syoJgirnento quando si pre::winda
dall'esame dei contatti che noll'otà micenea, o ancor prima nell'età minoica, sono in-
torcorsi tra gli a hitanti della ponisola greca, delle ÌBole <>g<'c e delle coHte a11atolid10
e gli ahitaiiti ch•lle coste del :\lodiforraneo oecidontaln. Alla luce di qurn;fa ormai ac-
certata faHC di viaggi O di (\ diVOlllltO chiaro che l'cspansiono colonia.le
greca non è ìl riHultato di imprese avventurose e di approdi a terre ignote, nm s'è ali-
mentata di complossc ot<perienze mercantili, non diRRimili da quelle a.tteHtate por il
Vicino Orienk, e di cognizioni di luoghi e di genti, e si è quindi snilta Hecondo preciHi
programmi di rie<>rea di alinwnti e makrie e di mercati; e s'internh· porchè i co-
loni abbiano generalmente trovato accoglienza non ostik presso le popolazioui indigene
in Italia e in Nicilia: accoglionza elio ha. naturnlmontc aHHunto aspetti diversi Becon-
do la intcrrnità e le forme doi preliminari contatti e secondo il grado di aHsimilazione
della cultnra minoico-mic<mea, e poi della cnltura del cosiddotto medioevo ellenico, da.
G. Pl'GLrnSI•: CAIUtATELLl [21

parte di quelle popolazioni. Questa teRi ha ricen1to confrrma dalle ricl'rche archcolo·
gichw basti qui ricordare l'insediamento miceneo di ThapRoR, che è il più coRpicuo
documento dell'importanza e della continuità di quei contatti, e gli ormai nurneroRi
rinvenimenti di ceramiche micenee, cla Taranto alle al golfo di :\apoli al golfo
di (\1gliari, testimonianza delle aRsidue relazioni cfol mondo tardomiceneo con le zone
verso cui si sono poi diretti i coloni greci. Si deve qui osserv1Ht:' che dall'aNN<mza di
un'altrettanto eopiosa documentazione m·chcologica si è argomentato che quelle rela·
zioni si siano interrotte nel corso del « medioevo ellenicn »: nrn :-;o il mondo ogoo-ana-
tolico ha sperimentato allora una profonda crisi tra, la dissoluzione dell'impuro ittita
0 delle monarchie achee, le incursioni dei (( Popoli del :\fare», l 'invasionn frigia in Asia
;\'linore P la guerra. di Troia e se ciò può diminuito l'afflusso di navigatori mi·
cenei nei mari occidontali, non v'è ragione per asserire che in qurn;ti sia venuta meno
l'iniiuenz<t della. cultura egea, perché J'attivit.à mercantile dei Greci è stata sostituita,
o meglio integrata, da quella clei importatori di prodotti dell'area egeo-
anato li ca oltro che dell'area siro-mesopotarn icit ed egizia: tanto più dw essi i nel
vano, accanto rHI Asiani e a. Semiti di Niria, anche FiliHtei, fort{'tn(ènte iwrvasi di cul-
tura cretese.
La penetrazione di cultura egea ha avuto \'alorP d(ècisivo per lo ,;viluppo civile
delle genti indigene, che hanno assimilat·o i fermenti a loro gitmti dalle grandi culture
del l\leditcrmneo, t' nel momento in cui sono state forniate le colonit> greche si Nono
trovate in grado di poter non solo COiffivcre con i nuovi \'em1ti ma contribuire alla
formazione della civiltà italiota e siccliota, che è soRtanzialmente greca e anche per
ciò capace di arricchirsi accogliendo e rielaborando elementi delle culturte loeali.
Si può irnrnaginare quanto sui primi contatti e insediamenti <Lbbiano iu.iiuito il
grado di cultura degli indigeni e degli immignmti, 1<1 nec('ssità <lei coloni di contrarre
matrimoni con donne del luogo, l'iniziativa individuale che ha spinto avventurosi
Greci, e non 8oltanto mercanti e artigiani, in zone interne. 1rnclw lontane dalle <·olo-
nie. Generalmente il primo incontro non è Htato accompagnato da conflitti cruenti·
qneHti son avvenuti, se mai, più tardi, quando i si sono sYiluppat.i in rc6ì,stç
e si{> iniziata !'ospaHSÌOllC territoriale per assiCUnLt'Si il pOSSCS80 delle zi;lpY.t indispen-
sabili idla vita. del nuovo sfato. Questa espansione non pot('V<l compierni che a spese
degli indigeni là residonti: e se una parto di esRi si adattò a vi ven• nell'àm bi to <klla
altri emigrarono o reagirono violentemente. A Locri Epizt•tìrii tra i coloni t'
i Siculi del luogo furono conclusi accordi, che poi venrn•rn vanificati dall'astuzia doi
Locrosi e dall'inesperienza degli indigeni. In qualche caso che appartierw però ad
un'età meno antica v'è stato acquisto di terra da parte dPi coloni: così agirono i
Focei immigrati in Italia, fondatori di \'elia (e forse già quelli che intorno al rwr; a.C.
si stabilirono ad Alnlia in Corsiea. se si accotta la l<•zione di Lt•grand in
luogo della tràdita in Erodoto [ IOi\). Scrive infatti (1 lfi7):
Èx7·ficrY.v-:-o rc6"A..v Ot·1c07p('fìç 7WJ7'fìV VÙ'I 'ì'tbj xY./h:-rn. Del resto, prima di
dirigerni verno OccidPntc, i FocPi aveYa.no cercato di acquiHtare dai Chii le iso]P
OìvoùcroY.i I 165).
Qualche memoria dell'atteggiamento dei Ureci verHo gli indigeni, e per converso
dagli indigeni verso i Greci, rimane nella storiografia antica: per esempio in Tucidide
(VI 4), che sulla scorta di Antioco riassume le vicende dei eoloni l\Tegaresi nella Sici-
[3J :n
lia orientale, peregrinanti da Tròtilo a. Leontini a Tapso, finché non ottenrwro una
sede sieura per fondarvi la loro città, ::Vfogara Iblea, in tum zona offerta dal re Riculo
Hyblon. La coincidenza di queRta favorevole disposizione di un Rovmno siculo verso
i Greci con la. pernistenza di mm tradizione micenea presso i Siculi attestata dall'rmà-
ktorori di Pantàlica fa pensare che suggestioni della cultura greca si siano già irra-
diate da Thapsos (e forse anche da altri insediamenti micenei) tra gli indigm1i, predi-
sponendoli beiwvolmente verso gli immigrati. "Non è meno significativa una pagina che
AriRtotelc dedica nella Politica (\TI l O, l :32\) b) all'eponimo degli 'lw:ì.ol, un nt·
mo degli Enotri. È evidente l'importanza del fatto che Antioco siracusano e poi
Aristotele hanno ricondotto a questa fignra di sovrano indigeno l'inizio dcl procosso
di incivilimento dei modellato su quella visione greca del progresso civile che
si compendia in grandi figure mitieho, sirn boli che, di promotori e np(0::oi :::i'.>ps:::xL
Scrivo Aristotele, dando eredito ad Antioco, cho ancor prima, di :\linos fu 'h:xMc;
ad istituire' crucrcrkvx tra i Z:ixsì,o[ dell' 'h:xì,[:x; e che -:-o;)::ov ì,zyoum ::òv Tr:x)cÒv
'IOfLXÒ:xc; ::ov:; Otv(07poù:; ov:::x:; r;ot'ìjcrxt '(E:ltlpyov:; X'l.l VOfLOU:; y)),ou:; TS -l)foO:xt x:xl
::& ()'Jcrcr[-:-i:x x:x::xcrT'ìjcr:xt np(0Tov: vale a dire che « dogli Enotri che erano pastori
fece degli agricoltori)). Cna dello fasi tipiche dell'incivilimento e del trapasso dal
nomadismo alrimmdiarnento sta.hile è earattcrizzata, per la Grecia, nel!' &pz:xi0),0y[:x
di Tucidide (I 2), proprio come paRsaggio dalla pastorizia alragricoltum sedentaria,
Così questo re indigeno viene presenh1to con i caratteri propri dei grandi incivili-
tori greci; o lo schema storiografico diverrà poi un t()pos, come nell'e1ogi11m del con-
sole Popillio, ove si legge: « foceì ut d(> agro poplico aratoribus cederent paastoros ».
Con la tradizione storiografica greca coincidono i risultati dell'archeologia, che fa
noti vari aspetti della convivenza di Italioti e Sicelioti eon genti indigene, mostrando
quanto sia stata profonda e eu lturalmentE' officace la penotraziorw greca nelle regioni
internf' non colonizzate. A questo proposito, (> opportuno rammentare due notizie
che Diodoro e Strabone cousernuw, rola1 i ve a Sibari o provenienti da una rrwdesirna
fonte, Antioco: Diodoro (X I I n, 2) dichiara che i Sibariti forono assai liberali uol-
l'amnwttere nuovi cittadini nella loro ;;oì.i:;, flE:T:xòiò6v-;s:; r.oÌ•èTstx:; al (Hlll-
to di niggi11ngerP la cifra, evidentomente esagerata, di trecentomila r.01-i-;rxi; in
Strabone (\'I I, 1:-l) sì legge invee<• che Sibari dominava sn cinque Hlv-r, (dunque su
cinque comunità indigene, come indica l'u;;o del termine Stlvo:;) e su venticinque
Le duo versioni sono coincidPnti, e insieme attestano che Sibari svolst' una
politica originale, includendo indigt•ni in rilevante mmu"ro nel\ 'àm bit o della r.6ì.l:; e
riuscondo coRÌ a t.rnsforrnare i in n0ì.'i:-;:xi, in Un altro interessante
dato viene dalla tradizione relativa a Locri Epizdìrii. Riferisce Polihio (XII 5, H-11)
che i Locresi avev-ano adottato un costuuw rituale dei Z:txsì.ol, gli indigeni nel cui
territorio avevano fondato la colonia: nel!<> ct>rimonie sacre dei 8ìculi le processioni
erano precedut<' da un qn:xì:1y.p6po:;, un fanciullo scelto tra le famiglie «più illustri e
più nobili )) : ma al n:xI:; i Locresi avevano sostituito mm r.:xp6zvo:;. La ragiono di ciò
è indicata nel fatto che presso i Locrosi d'Italia erano considerati nobili i
discendenti di alcune donne che appartenenmo a Ila. élite delle « Conto Famiglie » e
avevano accompagnato i fondatori della colonia. L;1 pagina polìbiana è degna di
particolarc nota, perché sottolinea ehe, secondo una. tradizione comunicata allo Rto-
rico dai l'uoi a miei Lo<'rcsi (TO(:X'JT1) lcr-:-opf:x n:xp0é/hrn ), i coloni avevano fatto pro-
:-12 G. CA!U{ATITILLL l4J
pri ancor altri cm; tu mi dei :-liculi (';tì,dcù 2.:lxe:ì,tx(';'iv s(Jè;iv), e alla selezione del
cpv:1Xr,cp6p(;C siculo OjlC!'ata fra X:Xl e:Ùy:svtGT:XTOc contrappone l'assenza
di tradi'.lÌOllÌ avite nella colonia italiota (dlX T(; iJ·fidS'I r:rhpwv ur::Xp;e:iv), per
l 'anornalit origine dei suoi fonda tori. questo uno dei ntri segni, nel la storiografia
greca, di un particolar(> interesse per i tra i quali si erano costituite le colonie;
e in CjllCStO caso ìL suscitare intel'OStlC rrn certamente COlltribuito !'amicJwvolo relazione
sùbito intercorsa trn i nuovi arrivati e la gente del posto. :\la non dpve dimenticarsi
che l'adozione di s(hi non significa ado'.lionc di istituti o tanto meno di culti.
Di vorreblw a questo punto ìlpprofonclire la cognizione del processo di nascita di
una r:oì.iç coloniale, llllO\'<t entità statale iu un mondo divorso dal greco per tradi-
zioni e istituti, anche se non ignaro cli suggestioni grnche: cognizione delk fasi di for-
mazione del centro urbano e della zc:ipcx, (> di definizione dei rapporti politici interni
e internazionali. l'er lo stato della tradizione storica e mitica questo desiderio di cono-
t>ccre VÌCllO ]JÌÙ spesso deluso che app<1gato: tllthwia Ja ricerca llOll r mai infruttuosa.
:-li diee spesso che i coloni sono ,·rmuti in Italia e in :-licilia in cerca di terre da col-
tivare, Bpinti da loro personale indigenza. o dall'insufficienza di risonm della
natale. Questo r vero per più casi; ma <\ irn probabile l'he i fondatori del!(• l'olonic at-
tendessero a h1vori agricoli: pN questi essi si ,;arnnno valsi piuttosto di elementi locali,
asHoggetfa.tti con la persuasione o con la forza, e solo in un secondo tempo, di Greci
della metr(;polis, VPnuti come STrOlX<A, coloni di rincalzo. ,:\ella prima faso di im'irn-
pn'sa coloniale l'iniziati\"it non può attribuirsi se non ad elementi aristocratici delle
µY1T(JOTr6ì,slç, a quelli ci()(\ che avevano preparazione politica, tecnica e militare, in

aggiunta a quello eh 'ern il presupposto di ogui &r:ocx[x, la po,;sibilità di annare delle


navi, la capacità di guidare una SfH•dizione. Agrieoltori e artigiani provenienti dal
ò'ìjw,c delln 111etn)polis poterono nflluire nelle colonie a cercarvi un asilo e un lavoro
::mio quando il primo impianto si fu consolidato: e Ne alla fondazione parteciparono
iìY,µf,-:xl, in posizione subordinata o in numNo non elevato, evidenh>rnente il governo
o b difesa (klle nuove non poterono (\Sser asc:unti se non da quelli clw 8ape-
vano di politÌC}l e di milizia: \'alo a dire, noi!' età arcaica, da e8pmwnti dell 'ari8to-
crnzia. D'altrnnde i numi degli (,txic;-::xl. storici o leggendari che siano ;1d esempio:

'.,\pvr:ovloç apparten-
gono tutti alla sfora aristocratica; e il loro culto, che rientrn negli schemi del culto
eroico, è <1nch'esso indice dell'origine aric;tocrntica delle imprese coloniali. Xé valgono
in contrario alcune tradizioni - come quelle relative a Taranto e a Locri Epizdìrii -
che assegnano origine sen'ile ai fondatori: perché, come Yedrerno. in cHse ;.;i deve ri-
conoscere un ben diverno significato.
,:\olle tradizioni coneernenti lo la patria dei eoloni è spesso indicata con
etnici non «politici», a conft•rrn;t di quanto si desume dalla si11tec1i tucididea: che le
&:r:oix[xl 11011 si cornpirono pet· decisione dPgli organi di governo dPlle rispettivt'.\
fLY,Tpr1r:6ì.:slc, ma per iniziativa di privati, individui o anche so in qualche
caso non mancò loro l'assenso o il sostt,gno dei con<'ittadini: <' \".i" stato talvolta un
inter\'ento della nrn solo nel sollecitare la parfrnza dogli (eome nel
caso dei Partheniai tarantini o elci coloni di non nd dirigerne o sostl'1wnw
l'improsa. Più d'una fondaziorw coloni}tle, inoltre, ha visto la partecipazione di citta-
dini di div,'rst> e non legate da, interesBÌ comuni. Così la storiografia antica
[51 MAGNA GRECIA E SH'IUA NEI SECOLI Yllf E \'li A.C.

parla, dei I--todii e (jrctesl. a (}c]a, senza preciso riferirncnto ad alcuna delle delle
due isole: la designazione A(vòwt della iniziale sede gc'loa può indicare la patria dei
primi occup<rnti (che furono infatti Alvòwt ol sx 'P6òou secondo Erodoto VII I i5:3)
o la preminenza di Lindii tra i coloni dì Gela, rna. non attesta che la xT[cnç si;1 stata,
promossa dalla rr:6ì.tç I.india né che questa esercitaHse, in virtù del suo Athenaion,
una qualche egemonia ncirisola, alla cui unità politica. nel secolo V, la spinta dcciHiva
venne invece da faliHo. li culto acragantino di Zeus Atabyrios, d'altra parte, è segno
dcl peso che ebbero i coloni geloi originari di Camiro, la rr:6),tç a cui aprmrteneva
così il monte consacrato dal culto cretese, come l'isola di Tclos, donde
venne a Gela l'avo dei Dinomenidi. La fondazione di Sibari, Crotone e Meb1ponto
viene ascritta genericamente ad 'Az:xtot (e Miskellos, otxvr.-·riç di Crotone è detto ad-
dirittura 'Axx,Òç h in Diodoro VIII 17). Il nome di Aoxpot 'Emçsg:i•';pw' in-
dica che i coloni erano venuti da più posti della Locridc: ma la tradizione classica
sapova che tra loro erano stati preminenti i N:xp.Jxw' (e tra queHti il yÉvo:; degli
AtciVTswt). I fondatori di Kaxos in Sicilia, « C11lcidcHi delrf1:ubea » (Tucidide), erano
stati guidati da Thcoklcs (o Thoukles), ateniese secondo J<Jforo: e la fondazione di
Zancle era ascritta ad un rr:ì,Yi8oç venuto da Calcide «e dal resto dell'Eubea », sotto
la guida di un Cumano d'Eubea (Periére::;) P di un Calc:idcse (KratairnòneH): analoga-
mente, per Curna in Opicia le fonti parlano di coloni venuti da tre città delrEubca,
Ca.Jeide Cmna C'd I<:retria (oltre che, probabilmente, di Cumani dcll'Eolidc): ed ò sin-
tomatico che un accordo tra i (J'Jvo,xol abbia sm1cito che i CalcideHi prevalessero
nel governo della nuova rr:òì.v;, e nel nome di questa venisse ricordata la presenza dci
Cumani. A Regio i Calcidesi si associaronu (e tra que,ti i rappresentanti
di una dimtHtia rnieenca, a giudicare dall'espressivo nome «regale» dicun loro diseen-
dente, 'Av:xC:lì,:xo:;); di Posidonia Solino scrive: « Paestum a Doricnsibus
turn ». 11 fatto che una rr:6ì,t::; coloniale dichiari ufficialrncmtc sua 1.LYì'P6rr:oì.t::; la città
d'origine dei suoi fondatori - o di una parte (non necessariamente la più numerosa)
dei cr.Jvolxot significa Holo che ad un certo memento esigenze di carattere politieo
hanno consigliato di dare una diversa e maggiore dficacia ad un legarne fin allom
valido per le persone ma non per lo stato.
Il nucleo intorno a cui si costituiva, idealmente e visibilmente, la nuova rr:6f.t::;
Hernbra doversi riconoscere nell· «agorà degli dei» (Ozwv &yopci), che forse talvolta
s'è fusa con l'&yop& dei L'importante funzione di questo spazio consacrato
è palese in più città greche: tra gli esempi dell'Occidente meritano rilievo quelli di
Megara lblea, dove la definitiva sistemazione mbana ha rispettato alcuni edifici sa-
cri preesistenti, rinunziando a dare una forma regolare ali' &yopci dei cittadini, e di
Metaponto, dove ò tornata alla luec la &yopx, così designata da un opoç e eon-
trassegnafa, come a Posidonia e altrove, da una fila di altari. Uno spazio riservato
ai numi faceva dunque riscontro allo spazio de>stinato alle riunioni dci e assi-
curava così all'area urbana l'invisibile presenza dei numi protettori della rr:6ì,lç, le
immagini dei quali erano custodite nei templi e i nomi incisi sulle are, o le une o
gli altri erano apposti a ]]p porte della cinta murale, costituendo un rassicurante pre-
sidio per il nuovo stato.
I momenti decisivi della vita di una rr:6ì,t:; coloniale come d'altronde di ogni
rr:6ì1iç sono scanditi da atti religiosi: dalle dedicazioni di e v:xot alla
34 G. ITGLIESE CAIW.A'rELLI [(iJ

zione dei --;sµÉ'Jsx desti11ati ai nu1ni e agli alle attribuzioni di terre ai


ehe inneHtavano nelle nuove Hedi i ytvYì e lo otxb.l della µ·1r:poìroÌ,lc; m una eoi loro
culti gentilicii, alla riptutizione dei cittadini, alla delineazione della pianta urbana.
I<: si può immaginare cho particolari riti sacri abbiano segnato l'atto di nascita della
nuova r.6ì,lc;, il quale comportava il ricolloscimento della sua esistenza da parto delle
altre r.6ì,Et(. La tradizione serba nu'Ìe memorie di questa costante tensione reli-
giosa, fondamento della vittt civile. Così, nel suo essenziale profilo della storia delle
siceliote, Tucidide ricorda che i Calcidesi, apperrn sbarcati sulla riva di l'\ axos,
vi costruirono un dedicato ad Apollo Ardteyhétes: «altare», osserva lo storico
(I 3), «che ora è fuori della città»: e quando il centro urbano si fu impiantato a una
certa distanza dal punto in cui i coloni erano approdati, a quell'altare guardarono
con venerazione non soltanto i Nassii ma tutti i Sicclioti, come a testimone della
presenza del nume sotto i cui auspici era sorta la prima dollP colonie greehe di Sici-
lia. Su esso, aggiunge Tucidide, sacrificavano tutti i (kwpol delle rroÀEic; siceliotP,
prima di partire dall'isola. Segno della prima occupazione del luogo da parte di coloni
è forse anche l'ara isolata che è stata di recente scoperta a Metaponto, ad un margine
delr« agorà di Zeus». Sono illuminanti in proposito le pagine di Erodoto sul « rlxvEì,-
»di Naucrati (II 178) e su Alalia (I !Gti): quando l'Egitto divenne accessibile
ai Greci e Amasis permise loro di fondare una città a Naucrati, le ;i;oì,i::tc; interessate
ai commerci con l'Egitto segnarono la loro presenza con altari e santuari dedicati ai
loro dèi; e ad Alalia, in Corsica, i Focei che vi si trasforirono per non subire il dominio
persiano trassern via dai templi della loro città i simulacri divini e i doni votivi traspor-
tabili, e nella sede occidentale «fondarono santuari» (ìpcX. Èvl3pvcrxvco), sigillando
così il definitivo abbandono della patria anatolica. In termini non diversi viene de-
scritta da Timeo (in Diodoro XXII 2, 2, a proposito della fondazione di Phintiàs) la
genesi di una nuova città: x1foxc; cdzoc; xx[ &yopcX.v &'é,ioì,oyov xxl vxo0c; fkwv.
La presenza dei numi patrii, fatta sensibile dagli &ya˵nx templari, l'assiduo
rapporto che con loro s'intratteneva mediante i riti tradizionali formarono per i Greci
espatriati un inalterabile perenne legame con lo rispettive µ-r,cporr6ì.Etc; e col loro
patrimonio di memorie. Questa indispensabile funzione ha assicurato la vitalità di
più sedi di culto precoloniali, che sono rimaste fuori degli impianti urbani delle
coloniali e da queste sono state riconosciute e curate come santuari extramurani.
È noto che per un certo t2mpo ha ottenuto favore una tesi secondo la quale i coloni
greci si sarebbero appropriati di luoghi sacri e di culti indigeni, naturalmente rivesten-
doli di forme elleniche. ì\la non è verosimile che i coloni greci, i quali portavano con
sé dottrine religiose profondamente radicate nella loro antica e cospicua cultura, e
veneravano un pantheon ben definito, abbiano assimilato e riti sacri a loro estra-
nei per origine e per ispirazione. È comprensibile, piuttosto, che di fronte a certi aspetti
della natura fenomeni vulcanici, ad esempio, o acque di qualità particolare il
sentimento religioso dei Greci si sia espresso in coincidenza con manifestazioni della
religiosità degli indigeni e abbia assunto forme analoghe a quelle ma indipendenti;
e che il loro vigile senso del divino li abbia indotti a considerare con rispetto le cre-
denze religiose degli indigeni, anticipando un principio formulato nelle Leygi di Pla-
tone, un'opera che descrive la costituzione di un'immaginaria colonia cretese ma si
alimenta di tradizioni ed esperienze storiche dei Greci: «sia che si faccia dalle fon-
171 MAGNA cau;c1A E SICILIA NFJI SECOLI nn !<] VlT A.e.

damenta una città nuova, sia che si rest<111ri un'nnt.ica diruta, per quel che concerne
i numi e i Rantuari ..... nessuno cho abbia senno tenterà di alterare quanto sia stato
indicato da Delfi o da Dodona o da Ammone o da antichi testi ..... ; e così quando
in ossequio a tali indicazioni si siano istituiti sacrifici commisti a riti sia d'origine lo-
cale sia d'origine tirrenica o cipria o qualunque altra, e secondo quelle prescrizioni si
siano commcrati oracoli, immagini, alt,u·i, templi e spazi a ciascun culto riservati, il
legislatore non apporterà il minimo muta.mento ad akuna di tutte queste istituzioni »
(V 7:18 be d).Non è però mai accaduto che coloni Greci abbiano accolto nel panMieon
della loro TCf;ì,•.; un qualcho numo del pantheon indigeno o abbiano partecipato al
suo culto. Genti indigene, piuttosto, a cii'l predisposte, in più casi, da contatti preco-
loniali con la civiltà greca, si sono talvolta associate ai Greci nella venerazione di un
numo importato dai coloni (o già prima da naviganti achei), forse identificandolo con
qualche dio del loro proprio pantheon, e hanno adottato per i loro numi le presti-
giose figure divino e per i lorn santuari le forme architettoniche croate da. artisti greci.
Alle Leygi di Platone, ancora, è opportuno far ricorso per illustrare l'importanza
che le strutture religiose hanno avuto per le 7toÌ,s(c;, e specialmente per quelle colo-
niali, dovo i culti patrii nell'atto stesso in cmi precisavano la distinzione tra coloni
e indigeni favorivano il contatto di que:iti con quelli. Nel libro \' ITI si suggeri:-;ce che
in ciascuna delle dodici x.ùJµcu costituenti la città «si scelga dapprima il sito dei san-
tuari e della piazza (x'ropiX) dei numi e dei dèmoni che sono al seguito dei numi, sia
che si trntti di dèi locali .... , sia che esistano santuari di altri antichi numi dei
quali si serbi memoria: e a questi si mndano gli onori che a loro tributavano gli
uomini di un tempo .... » (848 d). Questo testo richiama un problema che deve
psser presente quando si studi l'organizzazione rcligiOS'l delle 1t'OÌ,si; coloniali: vale
a dire il problema concernente il filone cnltuale non olimpico o preDlirnpico. 8i sa che
accanto all'Olimpo dollt' divinità uranie, quale si è dofinito nell'Ptà postrnicenea, per-
siste nel mondo greco una. seric- di culti e di dottrine religiose d'impronta minoica.
Chi considc-ri i fitti e p!'ofondi lega.mi ehe uniscono ìl molJ(lo minoico al miceneo non
giudicherà infondata l'opinione che certi culti, i quali in età classica continuano a
vivere come culti misterici o culti di partìcoL1ri ysvr,, e sono talvolta abbinati a culti
pubblici di numi olimpì, affondino le loro radici in Creta minoica e siano stati di là
trasposti nella Grecia micenea. L'origine minoico-micenea può spiegare il prevalente
carattere catactonio della religione di alcuno r.fJ),s(; ooloniali, i cui fondatori vennero
da regioni greche ricche di tradizioni «egee»: Taranto, Locri Epizefìrii, Gola e Acra-
gante, in unte, Cirono. Un lume qui è offerto dalla pagina di Erodoto (Y I I 15:1)
che rievoca il risolutivo intervento di un avo dei Dinomenidi, Teliue, in una
della Htrn Gela. Teline era discendente di uno dei fornh1tori della colonia, o nel :-;uo nume
viveva il ricordo della patria ch•lla sua famiglia: Telos, un 'isola che, nota Erodoto,
« è sita di fronte al Triopio ». Egli era in possesso di [poc 7(7Jv z.Govt<ùv fkwv e ciò gli
dava un ·autorità che le vicende politiche non potevano intaccare. Ch'egli fosse tito-
lare del sacerdozio di un culto misterico e che que:,;to fosse legato al suo yho; RÌ de-
sume da.l fatto che il sacerdozio era erwlitario tè il titolare di esso è designato come
ÌporpocvTr,;: che in ciascuna generazione lo assumesse il primogenito è indicato dal fatto
che al primo dei Dinomenidi venne dato un nome «parlante»: 'ISpwv, che è una do-
mestica abbreviazione di 'Tspwvuµoc:; (il qual nome riappare nella famiglia di lerone lI).
:rn Cl. l'l'OLl ESE ('AJ{IL\TELLI

Sul Triopio sorge\·a ('nido, centro sacrale della esapoli dorica (Erodoto ! 144): p
là, corno hanno mostrato gli scaYi di Iris LoYc. dominaYano i culti, intinrnnH·!lt(· col-
legati trn loro. di di,·inità etonie quali Afrodite, D('nwter e Persefone. Dioniso, in unn
atmosforn religiosa che si ritrova in certi cc11tri italioti, partieolarnwnfr a Loni Epiz11-
firii. possibile che la religione di L0<:ri abbia origini affini a qnel!P della religione
cnidia. Arn:he sP t' molto incerta la lezione dPI luogo di Strnhone (\ I· I, 7 G'J(J;;:px·
Lup:zxrJGL(,JV &µc.< :\ll.Illf'r on es, &(,L'l. "(Xp -o\J-:rA ('{:dd.) in
cui alcuni editori banno visto un rif'onlo della pai·tc'cipazione di Tarnntìni, oltrl'
che di Sirncwmni alla fondazione di Locri, t' assai probabile un intN\'('nto (h•i Tanin-
tini, di loro inizintiva o per inc:itnnwnto di Sparta, in aiuto dci Locn•si nel n101n('11to
del la guerra contro i Crotoniati (e da q uelrint crTento sarebbe nata la leggenda (kl la
presenza dci Diosc:uri alla battaglia snl titlllH' Sagra): e forti \ineoli di univano.
ancora nel secolo \, ('nido e Tarnuto, arnl:eduP di origine la('oni('a. I fondntori di
Taranto, i l l:xpOs'1['.n erano devoti ad un antid1issin10 <"ulto della Lac:onia. dw HY<'n1
il S\!0 centl'O in Am,Yl-dai: il culto di Apollo 'rxxlvOtrx::. che il\'P\'H aN:-mrbito quel!() di
'l'&xtvO(J'.:, un dio di carattere catactonio e di origine forse premicenea: ('Sso ricom-
pare a Cnido, nel culto di Arteniis 'l:xx1JvOv:-p!Jc;;r,:::. Quanto ai Locre:-;i della mad1'l'·
patria, dei loro legami con i Laeoni ò testimone la trndizionP che li ricorda alleati di
Sparta nella guerra tlH'sc;eniea.
lTn altro fotto lkgno di nota ò h fortuna clw hanno an1to in àrnbito eoloninl('
C'ertf' dottrine misteriche: una fortuna quale non ha!ll\O avuto nella (irecia prnpria.
r' discusso altroYe di un ·autorenile tC'stimonianza circa nii:-;teri cretesi. conknuta
in un frarnmento dci Cretesi di Euripide. Qui t' opportuno ricordare clw di dottrine
misteriche d·impronta dionic:iacn, distinte da quelle aceolte nel saut11ario PleuNinio,
ma al pari di quelle di origine cretese, s·ò alimentata una religione di òlitP, sorta in
:\lagna Grecia nella seuola di Pitagorn: l'orfom10.
Xe\la rarità eri esiguità delle tradizioni storiche sui primi secoli di vita delle C'olo-
nie greche d'oceidente, i culti forniNcono dati trn i più antichi l' certi, perchò rn'lla
sforn religimm i mitografi e logograti antichi non hanno potuto operare con la libertà
con cui hanno interpretato e innovato in se:le di tradizioni relative alle origini {' allo
Yiccnde delle dinastie. dei '(SVTì e dfdle La testimonianza dei ('t1lti di dJì.sl:::
coloniali (• particolarmente prezimm. pcrehò in essi di solito si rifldk la c011sistonza
d('l pantheon della al tornpo del!' &-r.r,txlx. Significativo in prupm:ito
l'l'Sf'nl pio delr Apollo di Cu ma, che appare di verso da q 11Pllo Pitico e ric:h ia ma pi ut
tosto quello ionico, nel quale era l'impronta di una lunµa e::p('J'iC'nza religiosa ('gl'o-
anatolica, come mostrano !':\.pollo di Cl:u'OK o l'Apollo di Did.nna o l'Apollo cli li iera-
polis in Frigia, associato con HPlrnte. L'Apollo Pitico ò invece legato ad 1111 corto mo-
mento della storia greca arcaica. ben disti11to nella tradizione o nell:1 grande storio-
grafia greca: é rApollo dei Dori, e s·ò impadronitu di una se:lc oracolare della :\ladre
TPrra. :\elle città coloniali Apollo non ò soltanto il regolatore della vita religimm ci-
vi('a (' gentilicia: come &p;:çrs':·fic., egli presiede non tanto n Ila S('elta del sito d('l la
colonia - un atto pN il qnale l'oracolo pitico viem' consultato così come per ogni
impresa importante personale o collettiYa -·· quanto alla formazione della strntturn
politica, alle &pza:l della nnova
8trabone conserva interpretazioni anticlrn (probabilmente risalenti ad Antioco)
I nI '.\lAff:'\A mu;cJA E 81CILIA :\El 8ECOLr V[[J E YII A.«.

di fatti cultuali di :\lctaponto e :-.:iriR. Per :\lctaponto, il dato Rtorico è l'esi:-;tenza di


un rito espiatorio in onore dci :\elidi, valo a dire dcl '(SV(;c, dei dinasti di Pilo mi-
ecnea (Strabom• \I I, lii). La Rtoriografìa antica yj ha viRto un ::-:egno dell'c::-:iRtmiz11
di una città di fondazione pilia, aiiteriore alla colonia achea. Un insedia.mento « pre-
coloniale » di :\lcssm1ii non è improbabile: e certo quel!' 2v:xì'lr:r!J.r;:: (• indice di una
relazione molto antica tra il regno dei ,'\(•lidi e l'Italia: una relazione di rni :-:or-
bava nicrnoria anche la leggenda delle origini di Pisa. Forne non(\ dovuto solo al caRo
che non lontano dalla :\letaponto pilia si Riano insediati i fondatori di SiriH ionica (e
conquistatori cl ella SiriR «troiana »). prnvcnicnti da Colofone, una città d'Anatolia
11('\lc cui origini hanno avuto una parte di rilievo co:-;ì Xclidi cwli da Pilo conw noi
e reduci da Troia (Calcante, Anfiloco). l"n altrn dato di grande valore è la
notizia ;;traboniana (\I I, 1-1, da Antioco) dc!l'eRistenza di un culto di Atheua
'lì,ux:: n Siris. Per lo storico antico. ('i(J cm il Regno di 1111 'origine trniana dal pri-
mo inRPdiamcnto nnl Rito di Siris: la città a cui i coloni Ioni diedero poi il nome ll(Jì,[-
sr.ov. Que:-;ta i11tcrpretazionc della presenza di A t hena l liàR è cm messa con quel
teR:rnto di leggende che accanto agli eroi g1w:i convenuti eontro Ilio, dci quali l'epos
canta i vr;r:r-;r;(, pono i sHpcrstiti loro av\·crnari HRiani. Da età molto antica le coste
anatoliclw <' lo <:o,:te dell'Italia ROno Rtatc collegate da traffici navali: ma nel dar
gin:-:;t:i.mentc valore alla memoria che nclrcpoR e 1wlla Rtoriogrnfia :,;i ('OllRcrva di
viaggi di Anatolici nei mari occidentali, è prudente chicdcn;i f\C quegli innegabili rap-
porti non Ri ,:iano attuati per iniziativa <' tramite di Egei «minoici» e di Aclwi «mi-
cenei» prima, di Croci <L\,;ia e (j)r;Lv•,zs:: poi. Se non (• da. cRcluderni che Trniani
e :\lisi e Cari siano Ycnuti in Occidente durante il «medioevo ellenico», sull11 scia dei
Grnci dcl lEgeo orientale, è. peraltro poco prnbabile clw a bhia no cm;tituito insedia-
menti: è :,;ignifieatin1, in propoRito, il fatto che la tradizione greca conosce, di inse-
diamenti asiani in Italia, Holo quolli di Tupp·fj'lfJl, e in mm parte della peniRola non
prORRima alle zone frequentate dai Omei: mentre per questo Pssa. fa ommo di relazioni
con Troiani e :\liRi Rolta.nto valendosi di figllro comWRRO con la guerra di Troia (Telefo,
Enea), incluse pertanto sfora de!repos.
Dalla pagina di Strabono ò lwidente che la tradizione di mm <li Troia-
ni a Siris Hi (• formata :-;ul dato dell'osis1onza di llll antichiRRirno é6xvov della Ilià:.;,
taunrnturgìco eonw HÌ. conviene ad un VCJWrando Rinrnlacro divino: ma la: colloca
ziu1w Rtorica del RUO peculiare O:x0!J.:x la esJH'ORc;ione di orrore analoga a
quella del Ritnulacro della. dea nel tempio di Troia alla viRta do! ratto di CasRandra
( Lirnfrone ;)()I R.) ò oRcillanto. Sncondo Antioco (teste Strabmic) il mira.eolo fu
provocato dalla violenza dci Ioni (Colofonii) nm uti in I tali a per t-:fogµ:ire a Ila domina-
zione fidia, i quali <:oJl(jllÌHtarono la città « clw appartene.va ai Choni » n6ì.w
X<0v(DV o'3rnv e ne mutarono il nome da Siri:-; eh 'era. quello del fiume :-;11 cui sorgeva)
in Tl(;ìJswv. Lieof'rone (D8+-f)!)2) riforiRoe il miracolo alla diRtruzionc della città, ow;[x
'lì,[cDè, ad opera di Achei reduci da Troia: ma dice Ioni gli abitnnti sterminati
nel tempio dagli Achei, e R::mbra C:ORÌ confonrlerc la di:-;truzione più antica con quella
operata da Si ha riti Crotoniati e :\!eta pontini 1wl secolo YI; anche Pompeo Trogo (Gi u
Rtino XX 2, 4-8) connette l'epiRodio con la guerra rnosRa dalle città achee alla colonia
ionica. QuoHta oscillaziorw mostra che il H:x;:iµ:x è ostraneD alla leggenda dello origini
di NiriR. Quanto al culto di Athcna IliàR in :\lagna Grecia, oltre alla notizia di Stra-
O. CARRAT1<1LLI Il() j

bone v'è una di miano (lrist. anfrn. XI 5) circa un tempio della dea Sv -6\t L'i.:x1.Nb.1,.,
custodito da cani benevoli ai soli Greci: un r:mntuario in Daunia con la medesiml ca-
ratteristica, nel quale Diomede e i suoi compagni avevano deposto armi come dono
votivo, è ricordato nel libro pscudaristotelico IIspt &:xuµcxcrlcùv &xouafLaT(1Jv (I 09), ma
come kpòv 'AElrivic; 'Az:xLxc;. Questa epicleHi è nota solo per Dcmetcr in Attica e
in Beozia: e la fonte pHeudoaristotclica non invalida neceS8}1riamenh quella clianea,
perché la soHtituzione dell"epiclesi può riflettere un fatto storico, la kasposizione della
llihs in àmbito greco operata dai vincitori Achei, secondo l'antich'.:csirno costume di
a ppropriarni dei numi dei vinti. E quando nei fondatori della Siris « precoloniale »
si riconoscano, anziché Troiani, Achei reduci da Troia insediatisi in un abitato di
Choni, acquista nuovo significato il dato del mutamento di nornn attuato dai coloni
Ioni: llo),[swv indica infatti che il luogo era distinto dalla presenza del culto di un
nume rro),ls'';ç e nel caso in specie del 1sp0v di una rrr,ì,l!X:::, Athena Iliàs; e ehe nella
colonia ionica la dea divenne, o continuò nd essere, rro),loi'Jzo;.
Strnbone attesta che Athena riceveva culto con l'epiclesi 'lì,dc;, c:)ç Sc':::Wsv
anche a Roma, a Lavinio e a Lueern. Su quoHto importante dato getta
nuova luce la recente scoperta, dovuta a Ferdinando Castagnoli, di una ricca Htirw
templare a Lavinio, nel centro sacrale che è stato tramite ad una cospicua penetra-
zione di culti greci nel Lazio arcaico. La stipe include molte Htatue di terracotta:
una di eHse, che è di grandi dimensioni ed è chiaramente una Ntatua di culto, raffigura
Athena stante, annata di spada e di scudo, con un serpente avvolto al braccio de-
stro e un Tritone pres8o il piede siniHtro. TI Castagnoli vi riconosce Atherm Tritoghé-
neia o Tritonia, e perrna ad un culto proveniente dalla Beozia (da Alalkornenài) e giunto
in Italia per il tramite dPgli Eubei fondatori di Cuma. Tale provenienza appare HÙ-
bit.o convincente; nrn la notizia, di Rtrnbone pone un problema: so l'immagine di La-
vinio non sia quella di Athena fliàs. Essa non presenta lo schema tipico del Palladio,
in cui la dea leva alto la lancia nell'atto di gpttarla: né corriHponde a quanto Rtrabone
Htesso riferisce (XIII I, 41) della statua di culto del tempio di Ilio, che secondo
lIliade (Z 92 e 27:i) rappreHentava la dea assisa (come molti degli 'ç,6:xv:x di
Athenn: a Foeea, l\lassalia, Roma, Chio), mentre il simulacro esiHtente nell'età claH-
sica la raffigurava stante. Sarebbe vano fare ipotesi sullo schema della flià8: ma Hi
può osservare che non v'è> ragione di ritenere che la dea vi apparisse 7'Cpfip/xzoç come
nel Pallàdion a cui Hi riferiva la leggenda del ratto opernto da Odisseo e Diomede o
quella della fuga di da Troia. Nell'episodio di Aiace, la statua pres8o la quale
cercava rifugi;; Cassandra non era il Palladio.
La prr·senza (k: Tritone nella statua di Lavinio ripropone il problema dell'origine
e del significato dell'cpiclnsi: ma non offre elementi nuovi per una soluzione. Oltre alle
varie acque Tritonie, dalla Beozia alla Tessaglia a Creta alla Libia, le possibili eonnes-
Hioni del nome includono, come è noto, vari nomi di città (Tph·:x altro nome di Cnosc·lO,
Tpkn:x nella Troacle, Tpkn:x o Tph-e:léX nell' Acaia, Tpksxl nella Focide) e più
teonirni e nomi mitici cornpo:cti con quelroscuro elemento cpl'":O- che cornpa,re in
Tptcornhopz:: come in 'Aµqncpk7] e in Tpt':"oxoùpri. L'indagine etimologica non dà
grandi speranze; e conviene pertanto limitarni a considerare la poHsibilità che la dea
di J,avinio certamente greca ·- rappresenti Athena Iliàs, e a rilevare l'antichissimo
nesHo delle figure Tritonie con Poseidon, il rapporto tra Athena e Poseidon qual è illu-
111 J MAGNA GRECIA SIClLlA NE! SECOLI Vili E Vll A.<'. :rn
:-;trato da miti famosi, e l'importanza del culto di Poseidon a Ilio. In ogni caso il culto
della Iliàs nel mondo greco è legato al tempo «epico»: e se repiclesi denota l'ori-
gine troiana del culto, la sua presenza in Grecia o nelrOceidcnto ellenizzato è segno
che la dea della città vinta dagli Achei era stata inserita nel pantheon dei vincitori.
Un tempio di Athena lliàs esisteva naturalmente nella rrnkin di Aiace, la Lo-
cride; e almeno nn -rsvo:; locrose portava il peso di una dHra espiazione per l'offesa
recata dall'eroe alla dea di Jlio. Dal secolo IV a.C. vari scrittori greci (il più antico
dei quali è Enea Tattico) hanno ricordato che i Locrcsi osservavano il sacro impegno
di mandar ogni anno due vergini acl Ilio, che vi rimanevano corno serve templari fino
alla morte; la durata del tributo era stabilitn in mille anni. Un effetto della grnve
oredità di Aiace sì è manifestato anch0 in Magna Grccia, nella fondazione di Lc,;ri
Circa qnosta si conoscevano, come informa Polibio (XII fi-12 a), due ver-
sioni contrastanti: una esposta da Aristotele, l'alt.rn da, Timeo. Recondo Aristotele i
fondatori della eolonia appartenevano solo indirettamente all'aristocrazia locrese,
perché le loro famiglie erano costituite da donne della nobiltà dolio «Cento Case»
('Ex:xTÒv Otx.l:xl), da servi con i quali esso avevano commesso 11dulterio mentre i
loro mariti combattevano a fianco degli Rpartani nella guerrn messenica, e dai figli
nati da quelle unioni illegittime. Con la partnnza per h1 colonia si fmrebbe quindi ri-
solta una situazione insostenìbil(', analoga per certi aspetti a qnoll11 dei rI :xpOzvl:xL,
i colonizzatori di Taranto, nella loro patria Rparta. Essi, infatti, secondo la ,·orsione
di Antioco (riferita da Rtrabone \ I :1, 2) sarebbero nati durante la ventennale guerra
messenica da donne spartane e da Lacedemoni ridotti, per diserzione, in stato di iloti
e pertanto rimasti n Rparta: :-;eeondo Eforo (Rtrabone VI :1,:3), sarebbero invece nati
dall'unione di vergini spartane con giovani guerrieri, che il governo.della rcCAv;, av-
vertito dalle donne dei gravi risd1ì che comporta.va per la vita stessa di 8parta la pro-
lungata assenza dei loro mariti, avrebbe richiamat:J in patria. perché Pvitasscro una
drnstic:t ri<luzione delle nascite. A riRtotele, nella Pnl1:tica (\. 7, I ;rnu b ), presenta i
Partheniai come un esempio di cospirazione aristocratica in regime oligarchico: «a
Sparta i cosiddetti Parthenfaì (che difatti erano discendenti dei Pari), come lì sor-
presero a cospirare, li mandarono a colonizzare Taranto»: ma dagli e:rc:erpta delle
curati da Eraclide Lembo (07) si apprende che Aristotele rilevava il so-
spetto di illegittimità che i L11cedemoni nutrivano nei confronti dei figli nati nel corso
della gue!'l'a, e le vessazioni a cui i PtLrthen 'ai oranu c:mse.ztientMnente e.;posti. A n.che
in questo caso la fonte di Aristotele è stato, chiaramente, Antioco; e:! è chiaro, Mtcora,
che tanto la versione di Antioco quanto quella di Eforo sono tentativi di spiegare
(variamente interpretando particolari della. t.radizione e il nome stesç;o) il dato sto-
rico di uno 8totus anornrnle dci Partheniai nella loro patria. Di esso, come dello 8tatus
dci fondatori di Locri Epizcfirii, è stata proposta un 'interpretazione in termini socio-
logi.èi, ravvisandosi nei coloni gruppi di emarginati costretti a cercare una sistemazione
fuori della loro patria. Ma mentre per i ll:xpthvl:xt ambedue le versioni concordano
nel presentarli nati da unioni illegittime, per i Locresi Timeo dichiarava del tutto
infondata la versione di Aristotele, che a suo dire faceva di Locri Epìzefiriì « una co-
lonia di fuggiaschi, di :-;ervi, di adulteri, di mercanti di schiavi» (Polibio XII 8). So si
prescinde dalle interpretazioni e ricostruzioni della storiografia antica, e si considerano
i dati di fatto, si nota :-;ìbito che i ll:xpOzv[n qualunque fos:-;e il grado della loro
40

emargrnaz10ne, avevano ottenuto un affrancamento ponendrn-:Ì, mediante un rito C'he


includeva una impositio pil!Pi analoga all'atto tipico tklla mu111.1111issio romana (e
che tn1Hpare tanto ud teHto di Antioco quanto in quello di Eforn, iwnza dw ne Hia
cornpn'HO il Hignificato), Hotto la protezione di Apollo e veroHimilrne11te di ArtemiH,
liberatrice dei Hervì x:x-:-' ±éo;),';, nel più autorevole Hantuario della Laconia, quello di
Arnyklai, dove Apollo HÌ era HovrnppoHto a 1-lyakinthos, il nu111e micP1ie:> (e forne pre-
mieeneu) che Hi ritrova a Cnido, oggetto delle eme altrici di Artt>rnis 'l:x%'J'J0rJ-:-p0q;,rJe,
P1'ima dunque dPll"&r.c,,x(:z i l l:xpO:sv[:xc erano in una certa forma legati a mi cullo o
conHacndi a un nume,
Per i coloni Locrnsi il problema è complicato dal rapporto che intercorre trn le
versioni riferite da Polibio - il quale did1iara (X I I 5) che i Locre:;i ste:-;si d ·Italia
gli avevano confrnnata autentica la vt>rsione ariHtotPlica - P una famosa epigr«tfe pro-
veniente dal tempio di Atlwna lliàs a Physk{JH, nella Locride Ozolia, P rnncernente
la rinnovazione dell·annuo tributo di due vt•rgini al santuario della dea in Ilio, Gna
convenzione, stipulata prima del 272 a. C, tra la r.(,ì,l:; di e un s110 yÉ'JfJ:;,
qttello degli "\l&v-:-sèrJl discendenti di Aiace, stabiliva a quali condizioni gli \t&v-:-:slril
HkHHi avrebbern dovuto assolvere il c:ìrnpito di forniro annualmente le due ver-
gini, Il documento contribuisce ancht• al chiarimento di un problema diHcusso, già
nella Htoriografia antica: q11ello delLtpparfrrwnza dei fondatori di Locri Epizefìrii
agli Opunzii, oppure agli Ozolii, Lo li ritiene Opunzii, ma ag-
giunge che« alcuni» li faec-vano venire di tra gli Ozolii: Ntraborw (\I 1,7) cita l'opi-
nione di !•:foro, che coincideva con quella di Scimuo, ma pN sua parte aderiHco a
quella (di cui non cita la fonte) che Ii considerava Ozolii. La tradizione romana.
Virgilio a capo, indica Xaryca corno patria dei coloni: ed è, come si vedrà, una ben
tradizione, A qtieHto punto si deve ricordare che, per dichiarazione di Poli
hio, a Locri Epizefirii «erano coiisidPrnti nobili (z1'iy2v:sù;) quelli che avevano titolo
di appartenenza allo Cento Case (-:-oÙ:; &n:r; -:-c":w 'Ex:x-:-i;JV Ì,S'((J[.LÉvouc) vale a
dire alle otxl:xl ritenute preminenti dai LocreHi di Grecia prima ehe i coloni partiH-
;;ero per r!taJia, tra le quali appunto dovenmo CHHCl'C a HOrte, in conformità
dell'oracolo -:-Òv zvr,crµt)V) le vergini deHtinate al Hantuario di Ilio. L"opinione
oggi più diffuHa ric0110Hcc nelle Cento Case la nobiltà dell"intera Locride, Ozolia e
Opunzia: ma il nonH' HteHso del gruppo (olx[:xl) indica che esso Hi riferisce ad un solo
yÉvo:,, costituito da numerose («cento)>) famiglie. Orn, il '{Évoc, di maggior presti-
gio nell'intera Locride era prnprio quello clw vantava suo &pz:r,yb:s::, Aiace e aveva le
sue radici in Xaryx, patria dell'eroe, L'epigrafe di Physkos è segno dell'importanza
degli \t&v-:-:sl(;l e insi<'tne del tremendo peHo di cui l'onore dd nome li caricava: un
Hegno veramente Htorico, perché comunque si immagini e si collochi nel tempo la ge-
nesi del mito della violenz11 di Aiace verso Cassandra, permane il dato dell'espiazione
a cui l'intero '(É%C, era tenuto, in virtù dell'inesorabile solidarietà che legava tutti
i componenti di un gruppo gentilicio attrav<'rno i secoli. La prolungata continuità
dell'effetto dimostra che un ·infrazione di sacri principi era realmente avvenuhL e
per opera di un eminente esponente degli :\l&v-:-zwL Prima di respingere la Htm iden-
tificazione con l'eponimo, sarebbe opportuno darni ragione della supposta invenzione
e dcl suo collegamento con la gt1erra di Troia; e considerare, prima di respingere data-
zioni anh'riori alhl fondazione di Ilio eolica (secolo \'li I a,C,), che come tanti centri
:\IAOXA OIU:CIA E SICJLL\ X 1q SECOLI Vili E VII A.(', +1

rni<'.cnci anche Ilio può aver c0110,;eiuto una continuità di <·tdti indipernlente dalla
continuità dinastica. In ogni easo, il pn·Rtigio dPl '(S'lfJé; dogli giustifica il
vanto dei Locr<"Ri <!"Italia che avevano con ('RRO tlll legarne tmicanwnte matrilirn,iue:
clw questo, in àrnhito cultuale g(mtilicio, mm valcRRC meno di quello patrilineam Ri
des11rne da una serie di docmnnnti di un arnhionte c011Ncrvatore greco-orientale, il
d<'mo INthrnòs di Cos. ::\'el suo centro, ,\stypùlaia, dw prima del :-;i1wcì,;mo era stata
« <·apital« » dell'isola, la ,;11prcma dignitù :-;accrdotale di era pri\·ilegio dei
membri di alcuni i quali, quando si fu affermata la eostituzionc dernocrati<'a,
si prcocc11parono di garnntire i loro diritti mediante la redazione e la pubblicazione
di Pll'm:hi ufficiali formati sulla bm:c di una docunwntazi01w sottoposta a verifica
e inci,;i su grandi stele di marmo - dci loro cornJHJ1l<'11ti. I cataloghi :rnpcrntiti mo,.,trano
che vi erano ascritti, ed erano quindi ekggibili alla fLC,v'.1.pzl'.I., non solo cittadini nati
da padro e madn' 'l.c?:d, ma anche r:'.l.p'Y."(2'10iL2WJt 'l.r:ò i quali
erano lmiti da vincolo di sangue al tmicarnentP per lirwa femminile. Cn analogo
(']'iterio vigeva per il ri<'onoscimcnto del diritto a partecipare a kp'l. che erano privilegio
di certi '(SYr,, come Sl'fll pi·c a Cm; nel santuario di A pollo in Ha lasanrn. Si può
rn,;ì <'.omprcnderc il valore (l<-ll'atta<'.<'amento degli di Locri alle
lorn origini: la pm illegittima discendenza da donne delk Cm11o C1rne era, Rtd'fi<:iente
a renderli pn rtcei pi 11011 ;;olo dcl pn)Rtigio ari:-;tocratico degli .\ t'l.'1-;-2wL ma anche
della sacralitll che loro conferiva il rwrniRkntc rapporto ('spiatorio con l'irnplacata
dea: e ciò ò in armonia col ('aratten' crninonfomcnte sacrale della cittù cpizcfìria, Ov-
viamonk il sentimPnto dei Lo('rcsi, dcl qualP Polihio ha dato te,;tirnonianza p('r di-
rotta cogniziorw, non docurn('!lta la validità dell'intera ven-:ionc aristotelica, che ha
suscitato nei ('J'itici modPrni, come già in Timeo, gravi e giuc;tifieati dubbi.
A Ila ,;tori a dello im prc,;e colonia li in Occidento ha fatto da sfondo l 'c'pos omerico,
La trasrni,.,simw di que;;to in Italia e in Sicilia t' stata un fatto importante non solo
per la cultma letteraria ma per tutta la civiltà italiota e scccliota, perché i poemi
epici, P in primis i poemi omerici, erano la ;.;omma delle memorie, delle interpretazioni,
delle dottrine morali e religimw dei Un•ei dell'età arcaica, A questo è collegato un altrn
fotto dceisivo pN la storia dell'Occidente: l'introduzion(' dell'alfalwto. :\'on è questo
il luogo per dis<:utere dei modi in cui i poemi omerici sono stati composti e tra:-mw,;si,
o della preminenza della cnltura oral<' sulln cultura Rcritta 1wlla Grecia arcaica, Oggi
é vastamente diffusa \"opiniono (·hc la ('.Ultura arcaica :sia statn prevalentorncnto orafo:
ma conviPlH' non dirnenti(:are dw "o uelh• r:'.l.v71y·)p2tc i poorni omerici venivano
recitati, la loro unità poetica esclude ogni meccanica, aggregazione di canti lihcramonfo
nati e no.11 può attribuir:-ii se non al genio di un autore; e la RteRsa prominenza e diffu-
,;ione che i poemi hanno ottenuto presu pponc un testo definito, ina Itera bile, o pertanto
o-:critto, eom '('rn del rec;to appropriato alla sfera RO(:iale alle cui tradizioni e rnornorfo
cNsi hanno dato vitalità JWrcnne, Xe dà conforma, d'altra parte, la perfezione dell'alfa.
hdo, l'invenzione gn,ca che ha Roltanto preso le mosso dal Risteina grafico dei <I)o['nxsç.
:\on è un caso che tra la grn1Ì<' che ha irnpre;.;so il RUO sigillo sulla più antica letteratura
greca, i [oni - quelli dell'A:-;ia e dell'Arcipelago come qtwlli dell'Enbea e di alcune parti
della Beozia si Ria fatta valore l'(>Rigenza di creare segni particolari por le vocali lun-
ghe, dunque in servizio della trasmissione scritta di testi poetici, dal momento clw nella
Rfora mercantile o amministrativa non v'era necPNRità di una coRÌ procÌNi1 notazione.
O. CARRATELL[ 1141
[n conclusiono, gli elementi di cui disponiamo, se pur non sono così cospicui come
vorremmo, dimostrano con sufficiente chiarezza che il mondo italiota e sicdiota, nei
primi due secoli della sua vita, non Rolo fu inten'mmente partecipe delle tr,ìllizioni
politiche e culturali delle µri-rporr6ì,Eiç, e specialmente delle loro aristocrazie, a cm
appartennero i promotori delle imprese coloniali; rmi ravvivò molte di quelle tradi
zioni e ne tnìsRe ispirazione e materia per nuove e originali esperienze.

l:-4upl'rtlno indicarr• eHleHarncnt e ormai claHHiche ho fatto cenno i11 orizzonti nella storia della
<i<l <·ui prendt· le UWHH(' ogni ricerca Hulla storia /.,/U'<filia. nel Yol. Aftiri:tà archtofo{Jif'a in Hasi/fr·fda
della ;\J;q.i;r1a Orccia t' della :-iicilin nei secoli Y!ll e v11 ( l!JfJ-1-UJìì), Scritti in onorr' di !Jinu Adru11tslea111t, .:\la-
n.('.: lIOL:\1; FHEK'.\tA'.\': PAIS, Storia t· Ricerche sfor. e t era 1 !180. PPr l' .\ thenaion di La ,-in i O Hi vedu f". C'A ·
f,}fO{jr.; Ct.\CEtH, ()ulti (' storia; (!111/i; .J. KTAU-'.\"OLI, Il cullo di Jfi11erN1 a /AJ1'i11ium (An:'Jd . .\'az.
DuxIL\BlX; P,\('E). La <'Ospicua hihliogratia ((ff J,l11cei, Pro!Jln11i altuali di scienza e di t'11ll11ra, :\.
partico[;u·e (\ fncilniente rcperibilv ili opere recf'nti dal 2-Hi. Horna 1H79). lI-xpOsvLxi si Yeda ora J. T,
\'ol. IV della Anf'ienl llisfory al YoL I di llooKEH, Tlrn Ant"ienf 1Spartans, London IH80, p. lOi M..
O. JJE Storia dei UrN·i ai nw1uwli di CoHl•:x (' di.e privill•gia .\riHtoteh", nia non tiene ('(nito della te·
OtA.N.NELLI, e poi in.\ . .\l<nuouAxu, l11frodwzionc blhlio- stimouianza dl L(•m bo. Per la .-;to1·ia n rea i ca
{lrufica alla storia {/i'C('a Jiuo a Socrof(;f Firenze I !J75 (' di Locri J;:pize1irii eonvi{'IH' Ol'a eons11ll11re il voi. XVI
HilJ!iourafia loJHJ(JN1/fra df'/la 1·0/011i:::za::Jone {/N'<'rt l J H80) degli A lii dei ( 'oH VPgni tarantini sulla :\1. On•-
ir1 Italia e 11tllt', 'i':Wle lirre11ichr, direi ta da <L :-\E:."\('l <· eia, dedicato appuHto alla colonia, locrcKe. L'epigrafl'
G. VALLE'!\ L Opere di (·aralfrre {Jenera!e, a eurn di U. rclatint agli di Xai.,vx, trovata a Vitrinitsa
JH77; inoltre uell'o111:ra direttn nella Opunzìa tnn probahilnwnle provcnientl'
da H. HIA:'\Clll BA:-.:Jil.i\ELLI, Storia l' cidllù dei Oru·i. dal sani un rio della IliitH a Phyr;kos, ò ripubblicata dt\
I. Ori{Jfili 81'ilHJJJW dd/a ciflrì: I. li 1110/io ero f/N'<'O, :l. nit imo nel volume di H. [)if: 8trwt:wertrriyr·
J./orcaist1w, :'.\Iilano 1978, e udla ridia Sicilia dts Alftrl1uus 1II (.:\lùuclìeu lHfìO), p. 1 IM :-;:-,. (.\proposito
a eura di E•. O.\HIL\ e O. V.\LLET, L l. !1tdiun1i, di Polihio XII Ho1·ge u11 dui>L)io: Polibio, ehc di-
f Oreci; 2. /_,e cittù urcche di Sicilia, Pa- scute lPsti IHW<lnU di Aristot.eln f' di Timeo, d(•r;ig·na
lermo 1980. :'.\li litnito pcrtant o ad alc1UH' ('.OHtantcnH'Ht(' i (\servi>) unitisi nohili lnnret:{i eol
e a puntuali i1Hlicazìoni, Sf'COtHlo l'ordine d(•ì tenti toc- termine rJÌxÉ-:::x1. (dtllHJUe HPrvi ,,)_ ìt poR-
(:aU nelle paghrn che IH'('<;(•douo. l>egli Affi dei Con1:e!JNi sìhilc che Aristotele o la sua fonte ahbin, lntto
di ;;ludi sulla Jlauna ffrt'('ia, dci quali la dtuia /{il>fiu- anzichò r;bCij':'C.d un fo!.XE7::X!. di uno s:eriltorn o dì
(!Ntfia topourafica rPgisfra i \'Ollltni I-XII, Hono ora da un documento della Locridc '? lll Hne della
considerarsi allCÌH' i vohnui XIII-XVI, IH7,1-1B80; kgg(• dci Locr(:Hì Ilypocnmuidioi circa la colouia a Xau-
per la é pnrticolanneute irnpo1·ta11tt• il vohmH' pucto. d<•i primi deecuni del ;i('(" lo \' a.e. (:-·klnvyzt'.f'
1

l11xerllame11ti coloniali: {fl'f'Ci Ùt Sicilia m'll'VIII e f"JJ :w2 :'\ltdgg-s-L\·wih :lO> iPfntt: Xtt)_sd'.r;tç
,qecolo a.O .. AtU dd/a :Ja riunione scientifica della Sr·uo/a -;:r;Ìç a'Jv :;7,•,ç .\! «ai
di Prrft'Zi<Hwmenlo in <-lassù-a del/'(rnirer- eolooi venuti d<t ('halcion c·ou ,\ELiIJhateH ». J,a leg-
silù di Cafa11ir1 in fil'ollochf' di Ard1eulo{lia, XVII, IH7X, g't:nda d(·ll'adu!terio dcHe llObild()UBe con i 8Cf'\"i e della
( 'atania I IJòO. partcnipazione di questi alla x.-:f.0tç potrnhhc allora
;-:;un\:,spa11Nicnc- gr(·ca in Occidente nell'etù rn.iccnJ•a e dErivnrc da. uu'iutcnn'eb1:doue (o volut:uncute
nd {< rneclioevo 11 v. O. Pt:u-LlE:-!E ( .UtH.\TELLl, Il
1
nnonea, non (·. da e;.:vludcrHi che \·i Hia
nwndo '01eJlifrrraneo e fr orù;i11,i di _._Vapoli. in Storia di nuto il 8cntinwnto Ht1tilocl't•sp t«tdi('atosi nella
I, U)(}7, PIL H!l-l:Vi«· J)a/lf od1Ì:rneit11: alle apoi- fin Oal t(;rnpo della spedizione del 4 t [)
ldai, nella Parola dcl />assalo, XX VI. 1971, pp. I 5. in ::-:\icilìa) di u1w, notizia autentica della prctmnza di
Pt·r HÌ HpceiHlrnente i voluini Yl-XVII, dm1nu dcl yÉw)ç d('gH :\ìY:v:-str;!. tra gli otx.-fj'"rtx( di
(Horna, JDGG-1977) degli Atti f' Jlnnorle ridia Locri Ii:pizd1rii, eome ripose nou già di (1b(É7'.X.l rua
Soriel/t Jlo:;na Urt'Cia (dei quali Xl I I-XI V, Slbari Thu- di pur meno s6ysvstç dei diHcendenti di
di, 1 H7·l, eNponc in Rintctii j rhn1ltati dci -.,eavi e .\incc: (;OtlH' 1110Htn1 la H\Hl coHtituzione, e il resto della
t'ltudi). CH. P1<:A1u>, In A nnual of trn(!i.1.lo1w conferma, Locri ù .stata la pili rigoroHauwnto
lhe Uriffrh :-ie/wol al .lll1etrn, XLVI. IH;il, pp. t:l2-l·i2. arbtocraticH dcllP rr(Jì,sic; italiote). I cataloghi di
:Xyr;p* di '.\Iclapouto: I>. partecipanti a culti di CoK sono !"ltati da rne
li Pila Parola del Passalo, X X X IV, Hl7 !l, pp. 29G-:ll 2. editi (' diseusHi nell'Annuario ddla S<·1wla Archeolor;ica
;--;ui G. Pt'U-LIEHE CAIUL\'l'ELLL, di Alrne. XLI-XLII. l!Jo:l-1\Hi·l (e<I. 1965), pp. 147·
iu ;._"-,'l11d/ clas8ici e orienlalf. XI V. t Bfì;). pp. :J-l O. '102 (Il datnos coo di /sllunos). :-ìnlFCl greco e le que-
Per gli scavi a ('nido Hi V«<h:no ((• relazioni prdinlinari stioni HÌ V<'da ora I!adoz/ouf'c
di I. C. LovE, iu Americau .lolln1al of Archco/o{J!J. Dei ddl'alfubelo nel mondo {!reco, in Parola dd XXXI.
erdJ·1::d ho dh,cuHHO nella J>atnlu del />assolo. 1U7G, pp. 82·102 e O. Pc<H . . C.\ItlL\Tl<:LLI, Cudmo:
X XXI, l H7ti, PIL ·16-l-·Hrn. Di l>!"Olilemi dei cuJt,j di )Jr/ììW f' dOJJO, ibùJt'.m, :PJI. ;\-15.
11 i3J GHECIA E SJCILJA SJ<:COLI VIII u: VII A.C.

IIEPIAH'PH

H MErAAH EAAAt.A KAI H EIKEAIA I:TOYI: So KAI 7o AH1NEI: n.x.


T6 q>atv6µEVO Tlìç ytvrnriç Ka{ Ti;ç tl;tÀt/;T]ç TOÙ ÈÀÀT]VlKOÙ àrcotKtaµoù CTTTJV i\uari ytVETat KUÀUTEpa
àvnÀT]TCTO, OTUV auvotaouµE. TTJV topUGT] TOOV àrcotKtUKOOV rc6ÀEOOV µ{; TOV àvayKaÌO rcp65poµ6 wuç, OT]-
ì,aoi) µ{; TTJV ȵrcoptKT) Ka{ rcoÀmanKT) µUKTJVUtKTJ ÈrctKTa<>TJ aTT)v 5uTtKT) Mw6yct0. ITpayµanKa mhi)
ariµaùt:'!IE wuç 5p6µouç awùç drcotKOuç Kai rcpoi;rniµaai; Tiç auv8i;KEç Ti;ç auµpiooai)ç wuç µ!': wùç tea-
yi;vdç Ànoùç, rcavoo awuç òrcoiouç oi Èrcnqi{;ç µ{; TOV EÀÀT]VlKO rcoÀmaµ6 ÈVTJPYTJCTltV Èv8appuvnKa yui
-i:T)v rcp6o5o.
'H rcpoowpouÀin yta TOV àrcotKtaµ6 rcpÉTCEt va àrco5o8d a{; awµn Ti;ç àptGTOKpmiaç T<ÒV µT]Tpon6-
f"E(ùV· T) OT]µ6ma tm;µpaari aTa8TJKE !:va OEUTEpEùov yi;yov6ç, nou TTJV anyµi] Ti;ç 5ti;8voùç àvnyvro-
PTJ<>T]ç TOOV VÉCOV ÈyKaTaaTam:cov roç rc6ì,i;oov. LTTJ ooµT) TOOV v{;cov TCOÀECOV Ti 8pT]GKElU TOOV rc6ì,i;oov Kai
TCÒV cùycvffiv pu8µtaE TTJV <>XfoTJ àvaµEaa ma Otaq>opa <JTOlXEÌU -"EÀÀT]VEç KnÌ µi]- TCOU auv{;pnÀrtV <>Tlt
ooµT) Ti;ç Katvoupytaç TCOÀT]ç Kn{ uni;pl;E 6 ara8cp6TEpoç 0Eaµ6ç àvuµrnn <JT[ç µT]Tp6rcoÀEtç Ka{ <JTtç à-
TCotKfaç, È/;naqiaì,içovmç 1hm TTJ auvtxi:ta tffiv rcnpn56m:cov Ti;ç nm:pionç awuç Kmvoupytouç t6rcouç.
H METABA!:H rIPO!: TON 7o AI. rt.X.: TEXNH KAI MYE>O!:

tT6 7o PtPf..io rnu iornpd ò 'Hp6òornç rr&ç otiç rrapaµovtç Tffiv m;potK&v rroÀɵmv
l;i:1dvrioav J\aKEÒmµ6v101 Kai • A8rivaìot Kai mìyav émç Ttj LtKEÀia yui vci çTJTtjoouv Ttjv
Potj8Eta TOÙ rnmvoç TWV tupaKOuo&v. AùT6ç oµmç rrp6paÀE MoKoÀouç opouç. çTJTWVrnç
Ttjv àpxriyia rr6TE rnù aTparnù Kai rr6TE rntl cn6ÀotJ. Oi 'A8rivaìot àvTtrnl;av, ìòtaiTEpa
OTtjV TEÀWrnia àn:a( TTJOfJ TOU µÉ un:EpTJ<pUVEta, on UÙTO( JÌtaV EVU ÙpXatOTEpO "E8voç,
« µ6vot ÒÉ i:OVTEç où µnavciotat TWV • EH tjvmv, on ÒT]Àaòtj µ6vot aùrni iìrnv, orrmç

ÈTOVtçav Kai OÉ UÀÀEç Jl:Efltn:TWOElç µÉ 1..:oµrropuµoatlVTJ, UÙTOX80VEç. JÌtaV orrmç aÀÀot


"EHrivi:ç, µi:rnvciaTEç àHci ptç<ùµÉvot àrr6 rravcipxma xp6v1a pa81ci onjv 'ATnKtj Y1Ì·
0ci rnuç HyaµE yt, llÙTO Kai àptOTOKpciTEç µt TflV KaÀ tj oriµaoia TJÌç Hl; T]ç. Xmpiç
ttjv Kmay<ùytj rnuç ÒÉv Bei tpµrivw6rnv rr&ç aùrni ì:ytvav oi Kupwt <popEiç rnù
ri:mµi:tplKOll pu8µoù, rrò:Jç aùrni TOV àvtrrwl;av µf; OUVÉ:Jl:Eta OÉ: OÀEç tiç <pciOEtç TOU. Il&ç
àrr6 ttjv rrp<ùrnyi:mµnptKll Kt6Àaç èrroxrj ì:y1vi: tj 'A8tjva tj M111p6rroÀTJ TJÌç Ttxv11ç .
. LTO\' 9ov aìwva PHrrouµE òtaµop<p<ùµÉ:vo KlOÀaç TOV ri:mµETptK6 pu8µ6 ornuç
àµ<popi:ìç TOÙ T1Ìç <pcioriç rrou ÀÉyETat Schwarz-Dipylon. 'o opoç rnùrnç
ÈrrEKpclTTJOE ywti ouvoòrnnK6 TOÙ axrjµarnç dvm TO µaùpo, Àaµn:Ep6 ycivmµa rrou
KUKÀwvi:i TO àyyEio. 'H òiaK6oµriori EXEt àvan:Tux8i:ì 016 Àmµ6 Kai 016 l:rrciv<ù tµijµa Tijç
KOIÀtàç. Oi òµ6nv1po1 KUKÀOI dvat TÙlpa xapayµtvot µt TO òtaPr\TTJ, EXEl oµmç àpxiaEl
vci rrpoPciHEt Kai TO ano KOOµT]µa, ò µaiavòpoç. fl6oo KaT, èl;oxrjv 'EH T]VlKO
Kooµriµa dvat TOÙTO TO rnviçi:1 6 Martin Robertson, 8uµiçovrnç on 6 raÀÀtK6ç opoç
dvm" la grecque ,,. tuyKpivovrnç µt àpxmoTEpa uaTEpoµuKTJVUtKci àyyi:ìa t6v àµ<popta
wùwv. Ttjv tcil;TJ rrotJ ò1trrn Trjv ÒtaK6oµriori, àvaÀoytçoµaaTE Trjv rrapatrjpTJOTJ wù Karl
Schefold. on atei xpovta rnùrn rrpÙHTJ <popci rrapoumciçovTm oi 8wi òpyavmµtvot, TOTE
àrr6 rnuç yi:vrnÀoy1Koùç µ1)8ouç òwµop<pWVOVTal oi 0wi TOÙ , OÀùµrrou OÉ: µtciv aÀÀTJ
oìKOyÉ:vEta, µt ii:papx1Krj KaTcital;TJ.
'Arr6 Tci µtoa rnù 8ou aì&va rrpoxwprioav oi àyyi:wn:ÀciaTEç 01rjv òwµop<pmori
µqciÀ<ùV oxriµcinuv, oi àyyi:wypci<pOl OTO l;rntpaoµa TOÙ µaupou yavwµarnç à<pivovrnç
Torr o 01iç àrravmTÉ:ç ç&vi:ç µmavòpo1&v Kooµ riµciTmv. Mt oo<pia Kai µt a'io8riori EXEl
yiVEI TO µoipaoµa rnuç, dptoTOKpanKtj dvm 1Ì OÀT] µop<prj. ria TO 8tµa àvciµrna 01iç
Àaptç lj!T]Àci OTO µi:yciÀo TOÙTOV àµ<popta TOÙ Trjv rrp68EOTJ TOÙ VEKpoù
ÙJIOTOÀµrj8TJKE JÌ urr68EOT] µrjmoç ÙVU<pÉ:pETat OTrJV Ta<prJ KclJl:OlOU ijpma TOÙ EJIOUç, µrjrrmç
EÌVat µu8oÀoyn;6v. LTrJV Ùrr68EOTJ TOÙTTJ ÙVTlTUX8TJKE OCùOTcl OTl OÉ: µEptKÉ:ç ITEptrrTWOElç
oi EÌKov1ç6µi:voç hm vi:Kp6ç rrapaornivnm oxt µt Trjv ouµpanKtj yuµv6TT]Ta t&v
àvòp&v. àHci µt µaKpù <p6pi:µa, aciv yuvaiKa, àrroKÀEinm ì:rnt tj µu8oÀoytKtj ÈKÒOXrl·
EÀEtlj!av woT6oo - rrpt.rri:t vci rrapaòqmùµE - aT6 TEÀrnrnìo 4o rnù 8ou aiwva
µi:p1Kci orropaòt Kci µu8oÀoytKci 8tµarn. 'A va<ptpm µ6vo t6v vauay6v 'Oòuoota Ttìç
yV<ùOTijç oìvoxoriç TOÙ Movcixou, muç , AKtopimvi:-MoÀimvE, ij TO àyyEìo µt rnuç
46 L KAPOY:WY [2]

Ei1c l. KùÀ.11; Ù<HEpoyw>µEtptKijç broxfiç.


TÉÀ.11 rniì 8ou aì. it.X. • A0nva, 'E0vtK6
MoucrEio.

vauayouç àrr6 Ttjv "Iox.ia. f1600 ox.fori <li0T600 dx.E 6 µu8oç oni uoTEpoµuKrivai:Kci
XPOVta µaprnpdrnt TOÙTO àrr6 TO on (JTQ oùyx_povo µqaÀo i'.rroç, TtjV , !Atciùa, ùi:v
µvT]µOVEÙETat KaVÉVa i'.pyo Ti:XVT]ç µi: µu8oAoytKU 8i:µarn. ria TTJV 7!Eptypa<ptj Tfìç àmriùaç
TOÙ 'AXtÀÀÉa TCOlJ TtjV xaAKoùpyT]CTE Ò "H<patarnç ytci Ttjv àyaTCT]Ttj TO\J 0i:nùa,
rrapmri pd CT(J)CTTU 6 Klaus Fittschen, on àvciµEaa mci TOCTa Eltµarn. TOV oùpav6 µi: T.
ampa, rnuç xopouç, rnuç yciµouç Kai (va rcAfì8oç aÀ.Àa ù{;v àva<pi:pnm ÈKEÌ oìhE !:va
µu8oÀ.oytK6.
Motpaìo rìrnv va µapa8d ii rE(J)µHptKtj Ttxvri. à<poì1 «EaX.!: TtjV tamfìç <jlUCTtV», ytci
va µnax.EtplCTTW Ttj yvrnmtjv àplCTTOTEÀtKtjv GK<ppaCTT]. ,1{;v dvm mci µEÀ(l)ÙlKU TU
oxtjµurn TÙ)V ÙCTT!:poyi:rnµnptKWV àyyd(l)V, OUTE !:lÌ<ppOCT\JVEç oi ç(l)ypa<pttç rnuç.
TòTE oµ(l)ç, CTTci Ti:ÀT] rnì1 8ou Kai aTiç àpxi:ç mii 7ou aìwva, yivnm µtci ariµavnKtj
àHaytj oTiç ljl\JXtç Tiiiv • EAAtjV(l)V µaçi µ{; i:tjv àvavtrnari Tfìç tA.Àr]VtKfìç rcoÀ.ndaç. Tò
àvtj oux.o rcvi:ùµa rn\Jç rnùç i'.oTp!:ljf!: rrp6ç rcaÀmtç Ka[ rrcivrn vi:Eç rrriytç. rcpòç Ttjv
'AvarnAtj. "Av Kai òtv i:Aa0av _µtpoç oi 'AOrivaìot mtj µqciAT] µnavaati:unKtj KtVl")CTT],
JtÀ.O\JTlCTTT]KaV (lJCTTOCTO àrcò TOV Tfìç , AvarnÀfìç rri:ptCT(JOT!:pO fornç àrr6 aÀÌdl
i:pyamtj pia.
Ko0µoi"0t0ptKtj oriµaaia cxn r] àrroùox.tj mli <I>otVlKlKOli àA<pa0tjrn\J, rroù oi
"EU.rivi:ç mli xapmm· µtci . AOriva"iKtj dvm ii rraÀatÒTUTT]
!:Ù<jl(l)Vta (J\JÀ.Aa0tKtj.
yi:rnµnptKtj OÌVOXÒT] µ{; Ttj xapautjv Èmypa<ptj, (JIJVÙ!:µ{;VT] µ{; TÒV XOPWTtj JtOll VlKT]CTE a{;
i'.vu rravriyùpt.
flavriyupt&v !:ÌKÒvi:ç auvavrnùµi: cnci àyyLia yùprn CTTci 700 re.X. · AvTi y1ci TU rr{:vOtµa
µupoÀÒyta TWV àpxm01tpolV àyydrnv, TO rravriy1!p1, 6 CTUpT6ç xopòç, dvm TO Otµa ai: µu:iv
\ian:poyrniµnptKtj KÙÀtKa mi.i , EOvtKOÌJ Mouadou. Eìvm cvaç µ1Ktòç xopòç àvòpiìiv Kai
(l!VatKlDV, X[lPOKpOTotJµi:vov (!:ÌK. 1-2). "On EÌKcwiçnm Eva m'>yxpovo Kai ox.1 (va
µ1iOoì,oytKÒ rcvi:i.ìµa TO oi 1pirroòcç oi CTTiç tç(l)up1Ktç rcÀwptç
TOÌÌ àyydoti. flptrri:t va lJJtOÒT]ÀWVO\l\' TU CTTOtJç VlKT]Ti:ç TOÌl xopoìi. LTtjV , AOtjva
m1vòcµi:vo1 r]rnv oi Tpirroòi:ç µf, µ1civ i:opTtj rnì1 'Arr6À.Àrnva, ni 0apytjÀta. N!:(J)T!:pt11:6 11:ai
0riµuvnK6 dvm TO on TÙlpa rcpÙlTI") <popci ÈKrcpoarnm:ìrnt r] f16Atç-Kpcitoç µf, Ttj\'
i':rrimwri OpT]oKda Hl\>, µt K°tvTpo Eva 0u:\ CTTci yi:rnµnptKci \1µvi:hm ò Kòaµoç
ni)v cì1mnp1ò&v. "Aç ariµu((mouµe Kai -roih·o: Twpa y1ci rrpÙlTl"J <popci aTtjvovrn1 oi
rrpiìnot vaoi mtjv 'EAAciòa. "AvavOri r]rnv ii rraÀ16Ti:p11 m'ntj yrniµeTptKtj TÉXVl"J. «oìln:
4'1

Ei• 3." MÒ '"' •. y&pi• '"' • A••>•<•••. Kd<•' %op&; ò"6 <M M<>pò di< Mpicç. ròP"' o<ò 700 •·X
Mouaelo).
(°l'.ll"'"
48 L KAPOYWY [4]

EVa M:vTpo 8tv lJ\!fWVETal, OUTE Eva KÀapi 8tv <nÉrnl, oì51:i: EVaç àv86ç otv
ÀETat».
Opiìnoç ò çwypaq>oç rnù 'AvaÀmou crnv8Gaai: T6v q>unK6 K6aµo µt T6v xop6 anj
Àqoµtvri uopia rnù , AvaÀarnu, àrr6 Ttj efori rrou rrp6ç TO op6µo rnG <l>ahjpol!.
rTtjV KOlÀla rnG àyydo\J Mvna àrr6 Tiç àvarnÀtKÉç Ttxvi:ç tv& CJTO Àatµ6 dvat o aupT6ç
'EÀÀT]VlKOç KtJKÀtKOoç xop6ç. 'o <jll>nKoç Kocrµoç dvat 8tcixurnç at OÀT] Ttjv dKova. T6v
CJTlXO rnù OaÀaµii «<l>TUVEl Eva 8tvopo CJTOV Koaµo Tiìç <j)UCJT]ç va at µmiCJEt» àvaKaÀoGv
Tci òtciarraprn <punKci Koaµtjµma. Ttj 8po<nci rnìi <'ì<i<rnuç µna8ion TOUTTJ Ttj çwypa<pHi
(dK. 3).
, EKq>paanKWHpoç dvm Evaç aÀÀoç VEWTEpoç çwypciq>oç CJTO µovaÒtKO cpyo TOU rroù
l;tpouµi:, CJTOV À.Eyoµi:vo Kpmiìpa rhjµav TOÙ 'E8vtKOÙ Mouadou. T6 axt8to TOÙ
'Ahçavòpou KovT6rrouÀou (EÌK. 4) àrr6òoai: µt a'io8riari TO Maoç Tiìç "Avotç riç rroù
EÌKoviçnm, Tci µtKpci Kai Tci µqaÀa rrouÀtci, µt Tci q>uÀÀwµma, µt T6 rrouÀaKt 1rnt!
Kl:'.Àai:8d l!fTJÀU o' EVa KÀ(t)VUpt. Optm:t mi ITOlT]Ttjç va r'Jrnv o ç(t)ypaq>oç rnGrnç.
rriµavnKtj EtVat ii oùv8rnTj Tiìç <pUHKJÌç ç(J)iìç µ{: TOV Kooµo TOlJ µù0ou. rTtjv aÀÀT]V
Ol!fTJ rnG àyydou Eva µu8tK6 Otµa rrptrrn va iornpi:ì.rnt. 'O àrroxmpi:naµ6ç tv6ç

Eiic 4. ·Ano Tov «Kpari;pa D.i;µav» wii 'E0vti.:ou Moucreiou. A' µicr6 wu 7ou. aì. n.X.

rroÀ!:µtCJTtj àrro Ttj yuva(Ka TO\J, ÒÉV çtpouµi: av rraptCTTUVETat Ò "Enopaç µt TtjV
'A v8poµaxri Tj ò 'Aµq>tcipaoç µt Ttjv 'Epuq>iÀrJ.
,, Av o
ç(J)ypciq>oç rnG , A vciÀarn\J (vrnçi: rrpiìnoç TOV avOp(J)TCO. rnùc; àv8pciircouc; µtou
onj <pÙCTTJ, µu8tKci 8tµma ia16prioi: 0\01:600 rrpiìnoç o ç(J)ypciq>oc; HDV Kptaptiìiv Il Pittore
dell' Ariete, o Ram-jug painter. T6 ovoµa TOÙTO rnG tò60TjKf, àrrò µ1civ oivoxori mtjv
A'iytva orrou o çwypaq>oç tCJTOpT]CT!: Ttj q>uytj rnG 'OòtJoota Kai T(i"lv CT\JVtpO(jl(J)V TO\J àrr6 ttj
arrrJÀta rnG µov6<p8aÀµou Kùdorna. Mtci vta 1:1::xv01:porria niipa, ii XP1ÌCJI\ rnG
rrt:ptypciµµmoç Ka86ç Ka( ÀEUKOÙ xpciJµarnç black and white ÒvoµciaH)K!: ii <j)UCJT] at'JTtj.
rTt'!µarnGµi; oµwç Kai CJTci µcina TWV iipciJwv TU ÒVOtKTci, m'Jµq>rnva µt ttjv ÒtaTt,m1lCJT]
rnG Bw;chor, «µt rrmòtcianKTJV àq>thw aTa 8aùµata rnG titv dvm ii
rrpùnri
q>opci rroù (ÒWCJE o
çrnypciq>oç µaç Eva Ttrnto µcin. r, Eva rraì,m6n:po cpyo TOU
rrpoaòtoptanK6 ytci Ttjv OÀT]V ì:Kq>paari dvm. àrr6 Ttj aapK(J)µtv11 µùTT] TO µqciì.o
µcin. Ootoç oµwç va dvm o Tjp(J)aç rroù dKoviçnm; (EÌK. 5). Mrropoùµi: µt m8av6TT]ta vci
TO auµrri:pcivouµi: àrr6 t6 dòoç mli rrtjÀtvou CJHtJouc;. Eivm i:vac; Evaç m:oo6c;. T6
[5] H METABAl:H flPOl: TON 7o AlnNA rr.X.: TEXNH KAI MYE>Ol: 49

EiK. 5. Mopqnj rrt0av6w:m toù CTaÀ.aµtjlìT], a' €va


KùPo toù • E0VLKOÙ MouaEiou, wù çwyp<i<pou toù Kptaptoù.
Mfoa wù 7ou ai. rr.X.

ovoµa TOU çEi, Kpantrnt çwvrnvTO àKoµa atjµi:pa, TO Àtycini:po tò& Kai. 3000 xpovia, CJTO
\f/TJÀO pouv6 imi KciCTTpo, CTTO naÀaµfiòt 7toU CTKbri:t TO NaurrÀtO. 'Hrnv 6 naÀaµtjòT]ç TOÙ
µ\>Oou [vaç àrrò rnùç «rrpcinouç i:ùpnaç". 'Arr' aìnoùç rroù trrÀotmaav Kai. t(jlai.òpuvav Ttj
TÙlV àvOpcirnrnv. 'A vaµi:aa cna aÀÀa tmvoriai: Kai toùç KùPouç «TO nprrv6v 'Avi.aç
al\oç», [va (jlapµaKo yta va
é,rxvoùv oi 'Axmoi. "Hpwi:ç Tiç àTi:ÀrtwTrç c!)prç ornv i':µi::vav
àrròÀrµot, l\atltcnoi GTÒ Tprni:Kò àKpoyuaÀt. T6 tprnvrinKò µcin wu cnov rrraaò TOùTov
f::K(jlpaçr1 Ttjv (jJÀoyi:ptj tmOuµia va yvrnpiai::t TU µuanKa toù KOCJµou.
"AÀÀa vrcl:nrpa miµavnKa l:pya toù çwypa(jloti T<Ìlv Kptaptiìlv µapTupoùv Ttjv
rnu GTÒV KÒcrµo wù µù8ou. "A v !\ai àrrocrrracrµanKa µi:ptKa àyyEia àrr6 Ttjv
Aiy1va, Twpa CJTÒ Moucrrìo Bi:poÀivou crùyxpova µ{: Ttjv oivoxori TOÙ KùKÀrnrra, dvat
µap1ùp1a yta Ttjv cruvtrri:1a µi: Ttjv 6rroia rrpoCTTJÀWOTJKE: 6 ç(J)ypa(jloç, rnùwç CJTÒ µu8tK6
l\ÒGµo . .1.tv Oa crrnOoùµr tò& cna arrapayµma TOÙ àyyi::i.ou µ{; Ttjv xaptl::CJTUTT] fÌKOVU TOÙ
n11Ha ITOll 68qyrì TO ày6pt tot!, TÒV 'AxiÀ.À.i:a CJTOV rratòaywy6 to\J TOV Ki:vrnupo
Xip(l)va. 'O Sir John Beazley i':xn Ù(jlti:pwcrrt. cr1tjv rri:ptypmptj Kai. crTtjv i:pµrivda TOlJ
àtJ:xacr1rç CJfÀ(Òrç. L, [va aÀÀO yvrnCJT6 àyyi:lo TOÙ ç(J)ypci(jJOIJ µaç, àrr6 TO i:upqµa Tfiç
Aiy1vaç Kai aù16, cr16 MoucrEio wfJ Bi:poÀivou rrapacrrnivnm 6 (jJOvoç wG Aiyi.CJOou àrr6
TÒV 'Opi:CJ1q . .1.civr10 àrr' Ttjv 'AvatoÀ tj dvat r1 rraparnKnKtj crùvOrnq Tfiç dK6vaç, µf.
KÀmatµvtjCJTpa, rroù µùpnat CJTtjv UKPTJ, oµrnç ii ÒlUXUTTJ TpaytKÒTT]Ta ii Òta(jlopo-
rroil1ari TÙlV µop(jliÌlV dvat i:UqvtKtj.
M1Àwv1ac; ytci àvarnÀ.n.:tjv trriòpaari Oci l:rrprnr, va crrnOofJµi: GTÒ rrÀoùmo lJÀlKO TÙlV
µnarroÀt:µtK<ÌlV àvaCJKU(jl{ÒV Tfiç '0Àuµrriaç CJTU CJXf:TlKU ÒTjµOCJtt:ÙµUTU. noao ÒÙCJKOÀ. T]
dvat té,' aÀÀO\J ii àvaòpoµtj CJTOV KOCJµo TOÙTOV TO òt:i.xvouv TU auvOt:nKci cruyypaµarn
rnù Emil Kunze, wù Pierre Demargne Kai wfJ Ekrem Akurgal.
Tci , A TTIKU àyyt:ìa TOU 7ou aiwva té,apT<ÌlVTUl iòtaiTi:pa GTU crxtjµma àrr6 Ttjv
1\\11\°ÀaÒtKtj Hpaµi:tKtj. KuKÌcUÒlKO Oi:µa ilrnv cva ÙPXlKU àvatoÀlKO, TU (jJT!:pwTa aÀoya.
Kdvo oµrnç ITOlJ é,qrnpii;i::t TO 'A Hl KO àrr6 TO KlJKÀaÒtKa toG 7ou aiiìlva dvat !:vaç
òuvaµ1aµ6ç, Ka8ci.Jç mi µtci rrpci.JtµT] afoOT]CTTJ wG TpaytKOÙ. faci K\JKÀaÒtKa àyyi::ì:a
1'liptapxt:ì TO ovt:tpo, cntjv • AOtjva òiaµop(jlci.JOT]Kav, orr(J)ç rrou8t:va ÙÀÀoù - µi: té,aipwfJ
50 L KAPOYIOY [6]

K<ircwc; O"'ttjv K6ptv8o - µ6vtµa Kai µt ouvtm:w oi µu8ot 016v 7o mwva rc.X. fatjv
K6ptv8o dxE ptçffioEt l:vac; µu8oc; rcou oxtriçETm µt Ttjv 'Ava.TOÀtj. I:uv1piµw àrcò Eva
rcpwToKoptv8wK6 àyyEfo µÉ T6 8tµa TOÙTO ppteriKav OTtjv A'iytva mi dvm mò i:Kd
MouoEio. ,, Ac; ÌÒOÙµE oµwc; TO 8tµa TOÙTO rc&c; TO io16p110E i] l(lJKÀaÒtKtj Téxvri.
L' !:va mv<iKw Toù Mouodou nìc; 0<ioou wù 7ou rc.X. aìffiva ò àv1ircaÀoc; nìc;
Xiµmpac; EÌKoviçETm µETÉwpoc;, µt l'.nvwµtvo TO ò6pu. /\rn16Kopµa dvm Tci èiÀoya Àuycp<i
T<i 101;01<i qrcEp<i. "Evac; àv8Eµw16c; 8<iµvoc; wrco8ETEÌ Ttj oKrivtj o' Eva òvi:1prn16 ò<iooc;.
, ArcotKia TCÌ>V flapiwv JÌTaV Ti 0<iooc; orcwc; çtpouµi: Kai àrc6 TOV , ApxiÀoxo. naptavòç
rcpÉTCEl va TJTaV ò çwyp<iq>oc; TOÙ mcirnu. fl6oo Òtaq>op!:TlKU XEtpio111Kav TÒ 8éµa oi
çwyp<iq>ot TOÙ à8rivai'Koù Ki:paµt:tKoù T6 òtòaoK6µao1i: àrc6 2 àµq>opEiç wù n'JµPou A rnù
'Avayupoùvrnc;. 0<i orn8oùµE l:ò& at l:vav àrc' aùwuç.

Ei1c 6., Aµq>opfoç ÙHlKOç à1t6 TOV , Avuyupoùvrn, µ/; •tl µopq>tj TOÙ BEÀÌ.€p€q>OV"!T]. rupw OTO 620 !t.X. (, E0v111:6
Moucri;io).
[7] H METABAHl nPm: TON 7o AH2NA rr.X.: Tl'XNH KAI MY<->OI 51

T6 8!':µa, µmpaaµ!':vo GTiç 2 O\j/El-<; roù àyydou - Xiµmpa àrc' n1 µia 8r,À1:poq:i6vn1ç
are Ttjv aÀÀT] - CXEl !:va rcpon6q:>avro rcÀaroç imi oyKO. 'o Br,Àcpoq:>ÒVTT]ç aol)apòç,
àµiÀT]TOç, l:totµaçnm va àvaaupEl TO arca8i TOlJ, ò CTrjyaaoç «Mtyaç txu
arcÀwµ!':vo TO a&µa TO\J rcavw al': OÀT] Trjv KOlÀt<i TOÙ àyyciou (dK. 6).
CTptrcct va àvaÀoytaroùµc TÒ tpuq:>cp6 àÀoy<iKt TOÙ fiprna GTO mcito n'jç 0ciaou y1ci va
trj òtaq:iop<i. T6 µvT]µctaK6 µ!':yc8oç dvm auvtmptaµtvo µi: trjv tpayn.ò-
TT]ta tfiç anyµijç. ·O çrnypaq:>oç roù à8l]vai:Koù KcpaµctKoù auvav1tj8TJKC µt ttjv 'I Àtaòa
atrjv rccptypaq:>rj tfiç tpaytKijç µopq:>ijç roù BcÀÀcpoqx)vtT] (dK. 6). "Yatcpa àrc6 trjv
8pwµj31Krj viKT] rou ì:vO:vna atrj Xiµmpa, t6v µiaT]aav oi 0wi. «' Arctjx8no rciim
0COÌGlV», CytVC µtaav8pwrroç KUl JtÀaVlOTaV µovoç «Gtijç Èpl]µtiiç TÒV KUµJtO», GÙµq:>(!)Va
µt trjv àrr6òoalJ t&v KnKptaij-KaçavtçciKT], «ofoç àÀ<ito rccirov àv8pffircrnv àÀcdv<•lV».
Eìvm TO TÉÀOç rroÀÀ&v àrc' rouç µcyaÀouç fiprncç TCOU çrn!':paaav TU àv8pffimva µti:pa Kai
yt, aùt6 nµwprj8T]K<lV Kai àrr6 rouç 0wuç. "Eµnvr, µ6voç Kai Cpl]µoç ò BCÀÀcpoq:>OVTT]ç,
rrapavoi:Koç 8<i À!':yaµc arjµcpa ytati Otv roù aunffipT]aav oi 0wi t6 \mcpciv8p(!)TCO
Kat6p8wµci rou.
Il': ti:Towuç µu8ouç dòav oi àpxafot "EÀÀT]VCç - ytci va µr,rnxnpwt& µtci q:>pUGT] TOÙ
Wolfgang Schadewald - , dòav, «(j)lÀOGOq:>l]µi:vot Ka8ffiç iitav nodo i':KJtÀT]KTlKO rcÀ<iaµa
dvm ò c'iv8pwrroç Kai rr6ao µcy<iÀT] dvm il rctffiaT] rou was fUr einer grossartiger .srmer
Kerl, er doch ist». Trjv tpaytKOTT]ta n'jç µopq:>fiç roù B&ÀÀcpoq:>6VTTJ trjv àvi:rrtuçr, rcciÀ1 ò
ç(!)yp<iq:>oç roù 2ou µ1aoù roù 7ou aì&va rcpffitT] q:>op<i atei 'A nn.:<i àyycìa. Eìx r,
KÀT]povoµrjan 1rjv rcap<iòoalJ tfiç 'AtnKijç TtxvTJç roù rcpffirou µmoù roù aìffiva toùrnu,
trjv aol)ap61T]ta µt trjv òrcoia iat6pTJGC roùç µu8ouç 6 1&v Kptapt&v, i::rn1
µrc6prnr, va auvav1TJ8fi µ!': trj rcr,ptKorctj i':KELVTJ tijç 'IÀ1aòoç.
Mr,ptKÉç Ò&Kaeticç llG1Cpa àrc6 TOV àµq:iopta TOÙtoV Oci otaµopq:>(l)Ofj KUH•l àrc' 1rjv
'A Kp6rcoÀ T] il Tpay(!)Òta..

2:E.MNH KAl'OYì.:OY

RÉSUMÉ

LA THANSITION VJ<;HS Lf': vn° SIÈCLE. Airr g:r :VIYTUI•]

Dans son s<'pLiò1no lìvrc, H/•rudoto nH:ontu com1ll<'lll, pmt anuit lei-> Urn•rr<•S }JC.dìq1ws, qw•l-
qum; Lacc\d(\monious pi, <p11•lqucs sp rpndin•nt jnsq11'"n ::;iicìlo pour domander L1ido do
Uòlon clo :-iynwu.se. :\laiH )orsquc <wlui-ei proposa lt• f•ltef de l'nrrnÒP nt do In flott<•,
lt>s Ai liéninns ils nippr:ln.iout qn'i]s proYnllnÌPnt d'um• pnrtì<• dc In (ln\e(\ t n\.; mwi<'ll-
ne, ((p.ovoç 0S Zhv-rsç où 'T<i)V n <•t qu'll:-4 òtaiont, ;-.;euls qn.i n'(tniont
pas irmnìgr6s; pròtcndnut. non 8fl.lls fi('rt<i, ù (rautrns conditions, ils insìstniont ,.;ur le f'Hit qu'il:-<
òtaicnt nutochtmws, onrneìn0s dans I<' sol do l',-\ttiquo dopuìs l«s 1 \•mps l<•s plns Hll<'Ì<'ns.
("ost. pour cola \{n'on pourrait· los '{ltnlilier d'nriHlO(THl(•s, dans k nwill<'llr snns du mot. On
no snurnit oxpliquN n11twmont lour nneiomH1 trnditìon, ni conmWllÌ ils dP\·inn•11t les initìntnurs
dn sty le g<\omét·riqno, J'1, eonnnc>nt dòs l'òpoqw• pro1 o-g6mni\t riqrn• At hòn(\s Mni I d<1\·prn w In mòt ro-
polo do l'art. TH>jh mi TX 0 ><ièeln, le styln géumMrìquo ,.:o mont re on ('ffo1 Pll plt•ìn dévnloppPJJWll1,
sur ]ps ampluiro,.; ausìÒr('S tk la prrn;;e dito dn Dipylou. LPs t«1rch.,s ('OtH'l'llil'iqno,.; qui l'orm(lnt In.
prì1wipalo décoratìou do;; ni.st'B ,.;nnt 1nnintnnan1 tracés nu eompns: rn1 antn., or1wrrwnl eomrnc11cp
ù 11.pparaìtro, I<' méai1dr!'; <'t :\:Iartìn H.obortson rnppcllP, dans son Hìstoirc rie l'rrrl yrc:e, <[IW lo
tenno français pour eot ornomPut ('.Rt "In grceque "· D'n.utn' pa.rt Cnrl HdJ('li>ld, consi<krnnt l'ordro
qui rògne ù. cotto ('Jinqno dans los artisti<1nos, compare co phònomùno nu fnit (prn,
52 l. KAPOYI:OY [8]

ponr la prcmièrc fois lns dicux ck l'Olyn1po sont orgnniRéH dmrn UJH' fmnillc solo11 un ordrn
hiérarchiqno.
Pour los grandos amphor(•s dtt YIIl" siècle, fignrnttt l'oxposition du rnort, cnrtaim; ont pré-
tondu quo lo thè.rno pourraìt on òtrc (16jà 111ythologi(pte. Mais d'autre:i savants ont objccté, contrl'
eetto hypotbèse, quo lo 1nort liguré sur la klinè porto quolquofois rnw robo longu«, comnw kR
fornmos: k contonn mytlwlogiqne doit donc étrn cxeln. Pourtant, déjà tlarrn lo quart
du Y111e sièc!o des thèrnos 1nyfl10logiquPS conunoncent ù apparaìtro: lo lmtmrn d'Ulyssn sur
l 'o:mochoé do Mnnich, Aktorìonè-Molionè s1ir plusiours vasos, los naufrag<'" (Achéons 'i) 8t1r le
vnBo d'Ischi11. Lo pht\nomèrw est pourtm1t raro: KI. Fìttschon obsorvo quo, sur lt• bouclior d'Achìl-
k qu' Hépha'istos avait nmr(dé ponr Thòtis, l1t1oun thèmn mythologiquo n'appnrnit parmi tous
C('l!X quo rnontìormo l'Ilùule 1 .
A la fin du VIIl" et nu début, dtt Vlle siècle, !'{uno grocquo ('St boulevorsé(•. L'esprit inqniot
dos Crecs los ontraì1w vors des sonrcos très 1mcìo1mPs, Yors lo inondo do l'A.natolie. En dépit,
du fait qno los Athònìons n 'ont pas participt'l an mouvomont de l'émigration, l'art, attiqno, plus
qu'anoun autro, s'rn;t, onrìchi do thèruos anatoJipns. L'udoption dP l'alphalwt phénicion par Jos
Ornes est d'uno in1portanco fondmnontalo: los Grecs lui ont dorlllé u11F Pnphonil' syllabì(pw, et o'ost,
oncort\ uno umyre attiquo quo l'mnochot\ géorn(•triquo portant uno trùs anciorme ìm:crìption
grn\'él' indiquant <1u'ello sorait lo prix pour ll' nwillour daHsPnr. Panni le,; r<'présentutions dn
fètos <1ui à cottP épo<rtW déoorent !es vasos attiques (hydriP d'Analitt.os) il font signaler unP cotrpo
du lVhrnéo imtional d'Athènos dont co thèmo figuro ù fintfaiour 2 (figg. l-2): los tròpiods qui y sont
représontés 11.no allusion aux prìx offort8 aux n1ì11quours ,_ ont Huggérè l'hypothèFie qn'il :ùtgit
d'uno fòt.e cl'Apollon, los Ocxpyfillicx; l'importa11eo do eetto scèno résiclo duns lo foit <JlH', pour la
promiòrP fois à cotte époqne, la villo-cìté y <'st ropré,;ent.éo, uvee un dieu eornme cont,re. C'est.
le mondo dos Eupatridos, qui nvait été illustré nupttravant sttr l('H gnmds vases du Dipylon.
L'art géornétriquo 110 cotmaìt pas lit flonr. Le pointre d'Analntos eflt nn dm; prorniors ù
illustmr lofl plantos, iwoc dps allirnanx (hydrio d'Armlatos). Maifl plus Hignifi.catiC oneore, do co
point do vuo, ost le pointn· dn "cratèro Schliomanu '" nu Mmié" national d'Athènes (fig. 4) 3 : leH
dessins d'Aloxandre Cont,opouloll òvoq1H•nt bien la forèt d(\ printcmps qHì décorn l'uno dos faces de
ce vaso, tandìs quo lo thèmo rnythi<(llO ost l'OfH'<\sonté s\lr !'nutro faer\ la liaison onLre lo n1011do
des plaHtos et celnì dtt mythe Pst ici d'ullo graJl(lo ìmporlnneP. Lo pointro dos B«liers a al1ondnm-
rnont ropròsontr\ dos thèmos rnythiques, davanttlg(• <.JlW Res prédéee;.;seurs: il a roçu so11 uom
d'un YHHO du Muséo d'Egino dont lo dòcor illustro l'épisod(\ d'Ulysse chmo Polyphèmo, ot,
il faut s'atrétor ici stu· un dNail, !'mii du héros qai, 1,;elon l'exprussion do E. Bm;chor, o;;t figurò
aveo "1uw rnù\·etò onfantì1w OllYort ;;ur Imi n1ìraclos do la nature" 1 • Lo tnhne pointro n donné,
sur un autl'o vrnie, l'inmge la plus exprc;.;sive pour CPtto époqtw d'un c'p,.;t H!l rrccrcr6ç, un
dt\, Hllr l'urw dn; fncos duquol on voit une téte !IP profil (fig. 5) 3, nllo IH' saurait òtre qne celle do
Palarnèdo, lo héros qui, entro autros, avait décot\vort dos dò,; pour dì:;trairo les Urecs inactifs
snr lm; còtes dP Troar1e; il éhtit, fi.ls d(' Nauplios, ot son nom ost cornmrv6 dopuis l'antiquité par
uno ìn1pos1utto haut.('lll', lo 1Tcxì,cx1.ifillL qui, oouronnò plwi tani par ll!H' grnrnlim;o fortorosRo vÒllÌ·
tiormo, jetto son ornbro sur Nnuplio.
Quolquos fragmontH provonant d'Egine (Mwiée do Borlin) sont d'nno date plttfl récont.e quo
coux oxistants ù Egino. La scèno tìgurat1t le HH'lll'tro d'Egìstlw a uno eomposition parntactiqtw qui
se ressollt do l'influcncr\ a1mtolienno. On pout oncoro nwntionuer !es tN;sons figurant Pélée eou-
duisant. son fils .Achille V0!'8 son pédagoguo, lo con tauro Chiron: Sir John B(•a7.loy nous on a
domv\ ut10 doscription n1é1norablo "·
Qttand on parlo d'influ(mco m·iontalo, on ckwrait, ègalorno11t s'anétl\1' aiix découvertPs faitos
par les fou.ìllours d'Olyrnpìn, surtout depnis 111 guerre, et aux publìcations d '.K J\..unze et de ses

1 K1A. Fn"t'clCHKNt Sa{/('ndarsiell1raaent p. :> 1, Cf. [) CL __A_JJ 88, p. [);) R.; s. 'rò '.'IaUi":'Àt(;
J[frul. 2;) MS. ]), Hi. fig. 2.
2 Cf. Alhhu's, 5lus, Sul.. 2. llI lld, pl. 10. il _l>eDl!lop., v. 28y pl, ,;t· cL nnHRi lPH rumnrqups et h•R

Cf. UVA A//u'11es JI11s, Xal., 2, Hl Ho, pl. 1·2, illustrn\.ions do K. :'lclwfold d;rns Pnl!l(l1'iechische
4 Or, p. 4H. Saoenbilder, p. 40 s., iig. 2H et de BLli':{CllOJt, Gr.
l'asen, p. J:l, Jìg, 46.
IHJ H METABAHl !lPOl: TON 7o AWNA rr.X.: TEXNH KAI MY<-Jm: 53

collaborateurs. Les tl"avaux dt> sy11thèRe do P. Donmrgno nt. d'E. Akurgal nous entraìncnt Yors
lo inondo de l"Oriont.
Los thèmos fignrés snr Ics ya:,ws attiquos, cu dèpit dc l'inf111encc dm; Cycladcs, so distingmrnt
dPs prodnetions do ces ìlcs par ll\ur dynarnis1no l't lonr scnfl du trugiqrn-. Cur, taudis qnc le rèYo
rògno Rnr lnR Yases dos CycladPs, Jos nisns tttt iquos du VII" sièclo tout cornrne les vaROR protoco-
rinthions figuront los rnythos nvpc 111w rigueur sans paroillP. La légondl• do Bolléroplion, roprè-
H<mtc\1• sur quolquos toss011s proi ocorìnihìcns du rnus&0 d 'Egìno, <loit ètre compar{'o Ìl la n1(,11w
seò1w :-iiu· tui pla.t do Thnsos (rrnrnéP do Thasos): Il' hèros volo snr son Pégasn, Pt uno
plantP localiso ht scòno dans la foròt, ww forèt dt> rèvP: c'pst l'muvro d'nn art,is[,p do Paros, dont
ThaRos a Mé unp colonie, comnw nous lo S>tvons airnsi par Archil()([llO. Bion diffòn•nto osi. la ro·
présentation du mènw rnytlH' par doux 1wìntrnfi attiqnos, sur doux arnphores d'Anagyros (Mnsén
natìonal d'Athènos): lo sujet y ost ròpartì sur k,; deux facos des vmwR, ot y acqnìort uno monu.
rnontalìtò jirnqu'alors inconrme. Bollòrophon y npparaìt occupn11t, tonte la panse lk l'amphon';
ot la. rnonmnontalìté ;c;"ajouto ici au tragìqne. Lcs pf1intres du Céramiqiw d'Athòno,; rotronvont.
la dm<cription do la fin trngìquo dn hòros, donn(\o par l'llinrle, 220 s:, aprè;c; Ha victoìro contn1
la ChimòrP, les diPllX l'anraicnt détosté, &rrfixOsw rrirn (koTrn, et il éiait dlwonn nn rnisan-
thropP, parcourant lo pays ot évitant ]es lrnnmìns, Ioç :Xì.i-ro. Tolle Pst In fin dos horrnnos qui
dépasH(m t la mosnro humaino. Da11s ces rnyt hos, los ancimrn Grncs on t vouln dérnontrer oombion
!'faro huumin Pst, au fond, peu do chosPs, cornmo le dit Schadewaldt: cos rnythns s<rnt «in nll
donl wmidorHamPn, Phantastischon das sio hringon doch einfach woiso und sio sind wahr. Durch
das Grosso in ìhrom Goloistoton orhobon sie mrn, doch stirn.rnon siP nns naohdnnklich. Sin fordorn
ims dnn Monschon zn bodonkPn: was fi.ir ''Ìn PrstaunlichoR Lehrwosen, wns fiir oi11 grossartiger
nrmor .!<ori PI" doch ÌHt " ' .

7 Stcrusaucn p. I s.
MIA MErAAH 3HPAl:IA I:TA TEAH TOY 8ou rr.X. AIQNA
KAI OI IYNEilEIEI THI rIA TON AllOIKIIMO*

Oi àvacrKacptç crnjv 'A8rivai:Krj · Ayopci ì:cpi:pav crt6 cp&ç tpuivrn rrriyaùta rrou
xpovoÀoyoùvtat <JTrj yi:wµttptKrj rri:pioùo. BpicrKOVTat Ùtacrrraprn cr' ÒÀOKÀT]pO TO x&po
tflç àvacrKacpflç Kai i') xpovoÀ6YYJcrrj wuç µaptuptì µtci cruvi:xrj aGi;ricrri toù rrÀ ri8ucrµoù
mrjv rri:p10xrj crta p6pf:ta tflç 'AKp6rroÀT]ç. • H E. Brann, crt6 PtPÀio TT]ç y1a trjv
umi:poyi:wµnptKrj KEpaµtKrj tflç · Ayopiiç, rrapatri pi:ì on rroÀÀa àrr' aùta ta rrriyaùta -
EVaç Ù<JtJVrjtltcrta µtyUÀOç àpt8µ6ç - KÀtl<JTT]KaV <JTU TtÀ T] TOÙ 8otJ aÌ. npayµanKU, ocra
rrriyciùta xprimµorro10ùv10 crt6 ti:Àrnrnì:o µw6 wù 8ou ai., àxpYJcrtEUTYJKav yupw crt6 700
rr.X. np6KttTat ytci !:va ài;tocrT]µtiwto yi:yov6ç, rrou rrapaÀÀT]ÀO TOtJ ù{;v EXOtJµE y1a Kaµta
aÀÀ T] rri:pioùo àrr, mhtç rrou àvnrrpocrwrrEUOtJV TU 400 rrriyaùta rrou EXOtJV àvacrKa<pEÌ ùSç
twpa crtrj , Ayopa, Ì::Kt6ç ptpma àrr6 TU àpxai:Ka rrriyciùta rrou KÀEl<JTT]KaV µET<i trjv
ni:pmKrj dcrpoÀrj <JTrj 'AOrjva TO 480 rr.X.
· H µ6vri Àoy1Krj ì::/::,rjyricrri y1ci t6 ytµwµa Kai trjv rnut6xpovri ì::yKatciÀmvri
rr0Àucip18µwv rrriya81&v Sa cpmv6tav vci dvm µta µq<iÀT] i;ripacria. "Av ytci rroÀÀa xpovta
urrflpxi: àvoµppia, 1:rr6µi:vo sa
JÌTaV va Kati':Ptt i') crta8µT] TOÙ VEpoù Kai vci <JTEpf:\jfOtJV TU
rrriyaòta .• oÌÒlOKTrJTT]ç TOÙ rrriyaòwù sa
ì:rrprnE TOTE ii va <JKU\jftl pa8uttpa y1ci vci pptì
vi:p6 ii vci ì::yKataÀEllj!El 16 rrriya81 Kai va TO yi:µicrtt. "Eva àvo1xt6 rrriyaòt, xwpiç vi:p6,
JÌTaV !:vaç axpYJcrtOç Kai Ì::mKtVÒtJVOç ÀUKKOç, ITOU µrropoÙ<JE VU yEµt<JEl EÙKoÀa µ{;
crKotmiòta àrr6 Tci crrriTw· aùt6 cpaivttm on cruvtPri miç rri:ptcrcr6TEpEç rri:ptrrTc0cr01ç. L'10o
àrr6 Tci rrriyaòta Ta dxav crK<iljftt at Pci8oç rravw àrr6 11 µ., Mo cpoptç ÒY)Àaòrj
rri:p1crcr6ttpo àrr6 T6 µfoo Pa8oç, m:pirrou 5.35 µ., àÀÀa Kai aùTci Tci ytµmav Kai TEÀtKci Tci
ÈyKaTaÀEtljfav. "Ewt, Tci rrriyciòta Tflç 'Ayopiiç cpavi:pwvouv µ1a µi:yciÀrJ Kai µaKpoxpovri
çri pacria m6 ÒEUTEpo µ w6 toò 8ou rr. X. ai.
MrropoùµE vci àvacpÉpouµE Kal èiHEç àpxm0Àoy1Ktç µapwpii:ç yta va <JTT]pii;ouµE
TrjV urr68wri aùn1. Iuµcpwva µ{; TOV naucravia urrflpxi: <JTOV . YµT]TTO !:va ii:p6 TOÙ L'116ç
'Oµppiou, toò 8wù ÒYJÀaòrj rrou ì:cpi:pvi: ti] ppoxrj. T6 ii:p6 aùt6 t6 àvfoKa\jfav oi Cari
Blegen Kai Rodney Young Kai Ta i:uprjµarn 8riµocrtEUTT]Kav TEÀEl!taia àrr6 T6v Merle
Langdon. "Exouv urro8Écrtt, àpKETU ÒtKaioÀoyriµtva, OTl <JTO itp6 y1v6rnv iòtain:pa

* 0crnpiìl àrrapain1rn CTTJlV àpxil và cùxaptCTTJlCT"' CTKÒtaV ijoq CTTÒ nmoypa<(>CÌO. ft. aÙTÒ iìiv(J) tiìùi
0Àot1ç a\noìiç rro(J òpyàvwaav Eva TÒCTO rrcrnx qµtvo µòvo tò Hiµr:vo Tijç òtàÀc(, qç. µf. Eµ<(>UCTTJ Kupiwç
auvUìpt0 Kai ìoiainpa TÒ iìtt:118UVTJl Tijç . ltaÌ.tKijç CTTÒV ÙJTOtKlO>tÒ, xwpiç rroÀÀtç llJTOCTT]µW:Ìlor.tç.
· ApxawÀoytKijç IxoÀijç "· A. Di Vita. · AKòµq. Oà .. 0001 Oà ìjOcÀav và µdcttjcrouv TÒ EJi:µa i:KTcvt-
ijOcì.a và cùxaplOTtjorn oùo uuvaiìiJ,<(>ouç Kai <(>Ì- an:pa, µrropofìv và iìiapàaouv TÒ crzcttKÒ i.ipOpo
Àouç. TJlV "· Nt. Kai TÒV K. I. µou mtjv Hcsperia 48. 1979, a. 397-411. Eùzapw1i1:ç
TpatiÀò yià TÒ i:viita<(>tpov rnì Ttj PoJ1(li;1à TOt•ç. Ò<f>t:ìÀrn, TtÀoç. mJ1v àpzmoÀòyo ò. A. KòKKou ytà
"Ornv ì'ytvc tj àvaKoìvio011 aùt1ì. TÒV 'On1iiflp10 rnf1 Ttj µctà<(>pacrq rn\1 àyyÀtKoti niµtvot• oTà D.ì.q-
1979, µtà mò rrÀtjpqç µi:Àttr] ytà Ttjv l;qpaaia pp1- VtKci.
56 J. McKESSON CAMP II [2]

EV10VT] ÀatpEia, OtaV urrfipxc: µc:yciÀT] civoµppia. rt, aÙ'ro dvm 71COÀll ÈVÒta<pÉpov vci òoùµE
rt<Ìlç KatavɵOVTat XPOVOÀOytKU TU ciqnEpffiµa-ra ITOU EXOUV ppc:8Ei cntj 8foT] at'ntj:
Mwoyc:wµc:-rptKtj II l:rroxtj (800- 760) 91 àyyc:fo
. y CTlE poyc:mµEl pt Ktj I l:rroxtj (760-735) 82 ciyyEia
. y CHE poyc:wµE-r pt Ktj II l:rroxtj (735- 700) 294 ciyyc:Ia
7oç aiffivaç 589 àyyEia
6oç aiffivaç 109 ciyyEia

Oi cipt8µoi µtÀoùv àrro µovm wuç. • H µc:yciÀ ri Ki vriari mò iEpo <paivHm va òEixvn
µtci civoµppia a-rci <ÉÀTJ wù 8ou Kai a-rov 7o rr.X. ai., ciKptP&ç a-rtjv rrc:pioòo, ytci
-rtjv 6rroia -rci rrriyciòta -rfjç 'Ayopàç <pavc:pffivouv µc:yciÀT] C,ripacria1.
\
M:v (mcipxc:t ciµ<ptPoÀia on urrfipxc: i:,ripaaia· ytci vci <jllUCTEt µeiÀtCTta vei ÈrtT]pEUCTEt -rtj
mci8µri wù vc:poù Kai vci rrpoKaÀÉCTEt -rtjv l:yKateiÀEt\\fT] rroÀucipt8µwv rrriyaòt&v, 8ei rrpÉITEt
vci Tjtav µc:yciÀTJ rni vei Kp<i<TJCTE rroÀÀci xpovm. • AC,içc:t, Àornov, vci l:C,ncicrouµc: -riç
cruvi':rrc:tc:ç µtàç 1É10taç C,ri pacriaç cr-rtjv iawpia Tfjç · EHeiòaç.
To àvarro<pEDKW l:rraKoÀou8o -rfiç i:,T]pacriaç dvm Ti rrEiva. • H crxfori àvciµwa cr-rtjv
rrdva Kai ttj µc:taveicr-rrncrri Pc:Pmffivnm cr-riç ÉÀÀTJVtKÉç <ptÀoÀoytKÉç rrapaMcmç cirro -rtjv
UCTlEPTJ xahtj l;rroxr'J. I:uµ<pwva µÉ lOV J\uKoùpyo (Katei AEWKpciwuç 83), oi IlEÀorrovvtj-
CTlot rrou ÈITHÉ8T]KUV CTlrJV 'A8tjva, dxav KlVT]101totll8Et, ytmi cr-rtjv rtatpiòa wuç dxc:
rrfoc:t µqciÀ TJ rrEiva:
'Aç Ovµf!Oovµc vj fJamÀda rofi K6i5pov. Oi Ildonovv1Jmo1, nov oi ao&1tç rovç dxav
Karaarparpd arlJv narpii5a. ànorp<i.maav v<i. lKarpan:vaovv tv<i.vna ariJv n6Àf/ µaç Kai, àrpofi
rm!ç npoy6vovç µaç, v<i. µ01p<i.aovv riJ yfi àv<i.µrn<i. rovç.
Kai oi llwpu:iç èirtotKOl -rfiç Poòou, rrou Katciyovtav l:nicrT]ç cirro -rtjv flEÀOITOVVT]CTO,
Tjtav yvwcrwi, cruµ<pwva µi': -rov 'Houxw, wç oi J\tµoòffiptc:tç.
!l1µoi5wp/f,/ç: "Era1 òvoµ<i.(ovrav aihof àn6 riJv Ildon6vvf!ao. nov lrpvyav àn6 riJv narpii5a
rovç. tnni51J i!nfiPXl µlydÀf/ mro&ia. Kai lyKaraardOf!Kav ari/ P6<5o Kai riJv Kvii5o .
• H crxi':ori àveiµwa cntjv rrdva Kai -rtj µnavcicrn;uori µnopEi vci yivEt KaÀthc:pa
KarnVOT]lrJ àrro Eva èiÀÀo, mo µnayc:vÉmEpo rrapciòc:tyµa. , Arto TOV . Hpoòow
µa8aivouµE on 10 VT]Ol -rfiç 0tjpaç UTCÉ<j>EpE cirro -rpoµaxnKtj C,1waoia ytci tmci OÀOKÀT]pa
xpovw· OÀa -rei ÒÉv-rpa, ÈK-roç àrro [va, dxav i:,ripa8Ei <HO VT]CTi. Oi KUWlKOl çtjn1oav lrJ
cruµpouÀtj rnù Mav1Eiou T<ÌlV LlEÀ<j><ÌlV Kai 6 XPT]Oµoç wuç UrtÉÒEtl:,E vei iòpuaouv µtci VÉa
àrrotKia. 'Avnµi':lwrrm µi': -rtjv rrdva, çr]-rrioav oi VT]ot<Ìl<Eç l:vav àrro Kci8c: Mo ciòÉÀ<pta,
ytci vei ÀeiPc:t µi:poç mtjv l:mxEipTJOTJ rrou Oòtjyrim mtjv Tòpuori -rfjç Kuptjvriç mtj B.
'A<pptKtj, yupw 010 630 rr.X.
"Exovrnç UITO\\fTJ µaç aù-rei -rci rrapaòdyµarn, ciC,içn, voµiçw, 16v Korco vci f:C,c:-rcioouµc:
-riç CTlJVÉm:tc:ç -rfjç cntj µc:yciÀT] cirtotKtaKtj KlVTJOT] rnù lÉÀouç WÙ 8ou Kai lÒlV
àpxwv rnù 7ou rr.X. ai. 8ci rrpÉrtEl vci OT]µEtffioouµE on oi ITOÀEtç-Kp<ilT] rrou Tòpuoav -riç
m:p10061c:psç cirrotKii:ç, Tjrnv Ti 'AxaTa, Ti Koptv8oç Kai -rei Mi':yapa a-rei ounKci -rfiç

1 Li: ptU i:vòtalp{:pot1CTa àvui-.:olv<ilCTll rroù i:·fl\'f CTtò <paivctat v<i >tm<it;ouv µt rn nyycia àrrò tòv
'ì0to cn•vti'ipto, ò K. E. Maacpouiicna.; >ttÌdlCTc (t<i 'Yµqnò. , Eì.rriçouµc on T] tEÀtnj iiqµoairnari
!:va rrapòµoto icpò toì• ùtò.:: 'Oµflpiot• (nauaa- 06 m:ptì.nµ!lùvu Kni µta EKOrnq yta tò rrfuç
1·ia.; I. J2. 2). rro\, ùvi:0Ka1J1r li fowç anjv KOtUVɵovtat XPOVOÀoytK<Ì t<Ì Ù<ptcp<Ìlµntn.
Il<ipvqllu. lloU.ù àrrò nì rro\• Eiiuçc
[3] MIA MEfAAH 3HPALIA LTA TEAH TOY 8ou rr.X. A!ONA 57

'A8tjvaç Km ri Eupow Kai ni vricna wù Aìyaiou aT' àvm:oÀiKa. 1:opaptj Kai i;mpviKtj
µEi(J)ari nìç yi;(J)pyiKfjç n:apay(J)yfjç, auvtn:Eta i;ripaaiaç aTtjv KEVTPlKtl 'EÀÀaòa, dvm
rroÀ0 m8av6 va ÙITOTÉÀECTE TO CTTCOlJÒatOTEpo Àoyo yia TtjV 'iòpucrri rroÀÀéòv ÙITOlKlWV TtlV
Èrroxtj m'.>Ttj. "Iamç va d.vm xptjmµri µta CTUVTOµT) ÈTClCTKOTCfJCTfJ TWV rr6ÀEmv µEµOV(J)µÉva.
'H Eupow µt Tiç òuo µqahç rr6ÀEtç TT]ç, Ttl Xahiùa Kai Ttjv 'EpÉTpta,
rrprnrncrTaTfJCTE aT6v àmm.:wµ6. 'Arr6 tò& iòpu8T)Kav o{ m6 rrpffitµEç ìrnÀlKÉç Kai
mKEÀlKÉç àrrotKiEç: CTt8f1KOùacrm, Koµri, Nai;oç Kai ZayKÀTJ. T6 iawpiK6 Tfjç 'iòpuariç
TOÙ Priyiou, (JTO liKpO Tfjç , haÀiaç, rrapoucnaçi;i TO µqaÀOTEpo ÈVÒtacptpov yui TO etµa
µaç. • H vfo rr6ÀfJ i0p08r]KE àrr6 Ttl ZayKÀ ri µt rrp6mpuyi;ç àrr6 Ttj Mrncrrivia Kai Ttj
XaÀKiòa, Ttl µT)Tp6rroÀ11 Tfjç ZayKÀT)ç. 'H 'iòpuatj TT)ç auµrrimEt µt Tov rrp&w
MEOCTT)VtaKO TCOÀEµo, ÒfJÌcaòtj xpovoÀoyEÌTUl CTTO TEÀWTUÌO Tpi TO TOÙ 8ou aì.. 'o fapap(J)v
(257) ITEptypacpEt wç 1:/;fjç TtjV 'iÒpUCTfJ Tfjç ITOÀT)ç:
T6 Pljyw ii5p15()1JKr, dn6 Xa).x1i5tovç, dn6 aijroòç noò dxav àrpzr.pw()r.ì aòµrpwva µ' eva
A1;Àrp1K6 xp11aµ6 ar6v 'AnoÀÀwva - Evaç avi5paç aroòç i5tKa - té,azriaç µziiç airo&iaç. Atvr. OTI
dpy6n:pa µaavdarwaav Mw dn6 ror5ç Adrpoòç, naipvovraç µa(i rovç Kai aÀÀovç àn6 rljv
narpii5a.
'H 'iòta n:apaòoari y1.a Ttjv rrdva mtj XaÀKiòa àvacptpnat Kai àn:6 TOV 'HpaKÀEtÒfJ
-r6v !\tµPo (De reb. pubi. 25):
XaÀKtÒEì.ç, n:ou ÈyKatÉÀEtljfav -r6v Euprno àn:6 rrdva, lòpuaav -r6 Ptjyw.
'Yn:apxouv (jllJCJtKa KCtl liÀÀOt Àoyoi n:ou n:poKaÀoùv CJlTOÒda Kai n:dva, ÙÀÀa ea ì:Àqa
on oi rrEpwtaaEtç, Kat(J) àn:6 i;iç òn:oiEç iòpu8r]KE TO Ptjyto, àrrOTEÀOÙV ì:µµrnri µapTupia
y1a -rtjv C,ripaaia 1mtJ µacrnçi; -rtjv 'A8tjva àKpip&ç -rtjv 'iòta trroxtj.
r-rtj òunKtj àKTtj -rfjç Eupo1aç, àvaµrna mtj XaÀKiòa Kai Ttjv 'EptTpta, ppiaKETat il
n:potCTTOptKtj etari TOÙ AwKavti, rro0 !:va tµfjµa TT)ç EX El àvciaKacpd TU TEÀrnrnìa XPOVta
àrr6 µUri -rfjç Bpnavv1Kiìç 'ApxmoÀoytKfjç LXOÀfjc;. Eì.vat cpavi;p6, àn:6 Tic; àvaaKacptc;
no0 Ì:XOlJV yivn, on ÈyKUT.ÉÀEtljfaV Ttl 8ÉCTfJ atJTtj CJTU TÉÀT] TOÙ 8ou rr.X. aÌ. 'Qm6ao, ÒÉV
d.vm cpavi;p6 èiv i) rrEpwxt1 KarnmpacpfJKE n:pùna Tj liv émÀ&c; Ttjv ÈyKaTÉÀEtljfaV. Kai
(jllJCTlKU, ea rrpÉn:Et va CT\JVEXWTOÙV àKoµri o{ àvacrKacptc; yia va µrroptcrouµE va TO
f:C,aKptPffiaouµt:. cpaivnm àrrieavo va ÈYKUTÉÀEtljfaV TO x&po aÙTO àrr6 EÀÀElljffJ VEpoù.
Kaµ1a rrÀo0cna ITfJYtl òtv àvacpÉpt:tm àn:6 w0c; àvaaKacpdc;. 'H rrpoi:crwptKtj rr6À ri
ppiaKnm a' !:va xaµ11À6 Àocpo mtjv rrapaÀ ia Kai, liv ì:n:EcpTE il aTa8µfJ wu vi;pou, Ta
1tf)yaòta ea epyaçav yÀucp6 VEp6. "Av n:aÀt CJTÉpEljfE àn:6 njv i:,f)paaia Kan:ota liÀÀf) 1tf)ytj,
rro0 ea TpocpoÒOTOÙCJE TO x&po at'JT6, TOTE o{ KaTOlKOt m8av6v va ti;avayKUITTfJKCtV va
µnavaCJTEUCJOlJV. 'AvaµVfJCTTJ aÙTOÙ TOÙ yt:yov6wç m8av6v va Ù1tOTEÀEÌ il CTT)µEptvtj
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LT<i vonoavarnÀtK<i rfjc; Eupmaç, ppicrKETat i) "Avòpoc;. IToÀu Àiya n:pciyµma d.vat
YV(J)CJTU ytci rtjv iawpia TOÙ VT)CJlOlJ mtjv ITEpioòo aùTtj, UV Kai EÀapi; ÈVEpy6 µf:poç CJTOV
àrrmKtaµ6 Tfjc; Xt:paovtjaou CJT6 ÒEUtEpo TÉrnpw wù 7ou rr.X. al. LTtl vonoòunKtj àKttj
-rfjç "Avòpou ppiaKt:Tm i) Zayopci rro0 Èpwvtj8l')KE n:p6acpma àrr6 TOV A. KaµrriwyÀou.
'0À6KÀfJPl'J i) n:t:pwxtj, ÈKT6ç àn:6 -r6 va6, ÈyKarnÀdcpTfJKE mci TÉÀTJ wù 8ou rr.X. al. Kai
TCOTÉ ÒÉV C,avaKaTOtKtj8l')KE. Oi àvaaKacptc; EÒEt/;av on an:Àéòç ÈyKaTÉÀEtljfaV ttjv 1tEPlOXtl
Kai on ÒÉV Katampacpf)KE rrpof)youµÉv(J)c;. Kai ÈÒ& È1tlCJf)c; òtv umipxouv uòpauÀtKÉc;
ÈyKataat<iai;1c; outt: èicp8ovo vt:p6· cpaivnm ÈrroµÉv(J)c; rroÀu m8av6 il µqaÀfJ i:,f)paaia crt6
ÒEUTEpo µm6 TOÙ 8ou ai. va EYlVE ahia yta ttjv ÈyKatciÀElljfl'J n;c; 1tEpwxfic;.
Kai èiUa VfJCTta TOÙ Aìyaiou m8av6v va È1tf)pt:ciCTtl]KaV àrr6 -rtjv /;f)pacria .• H NciC,oc;,
rrapaòdyµawç xapfJ, 'iòpUCTE àn:otKiEc; mtj LlKEÀia CJTO tpi TO TÉTapTO TOU 8ou a.ì.. fa,
58 J. McKL'iSO" (',\MP Il (41

àvawÀtK<i nìç Nal;ou ppicrurnt TO vricraKt Oi TEÀEUTatEç àvacrKacp{;ç n;ç K.


Za<pEtpon:ouÀ.OlJ (J, m'nrj njv l;i:prj Kai ppaxwòri n:Eptoxrj àn:Éònl;av on KaWtKr]OriKE <JTOV
80 aì. Kai on, on:ffiç Kai il Zayopa, ÈyKarnÀEi<pOTJKE, on:ffiç cpaivErnt, <JTO ÒEUTEpo µtcr6 WÙ
aiciiva. rta èiHri µtci cpopa il µaKpoxpovri 1;11pacria Oa r']rnv fowç il KaÀUTEpl] f:l;rjy11cr11 y1a
Trjv f:yrnTaÀmvri.
'H napoç, àKp1p&ç <JTU òunK<i nìç Ncii;ou, 'iòpucri; àn:otKiEç CHO Boppà <JTa TÉÀl] wù
8ou Kai crTiç àpxtç rnù 7ou aiciiva. "Evaç m:ixoç wù 'ApxiÀoxou (FR. 125), n:ou ì'.çTJcrE
ainrj Trjv f:n:oxrj, n:apoumaçi:1 iòtaiTEpo f:vòtacpÉpov:
'O Maç ì'.owcrE KaKrj i;ripacria.
"Av 6 'Apxnoxoç, on:wç cruµpaivn cruvrjOwç µ{; wuç cnixouç WlJ, àvacpi:pi:tm (J, Eva
yqov6ç àn:6 i:rjv n:pocrwmKrj WlJ µàÀÀov ì:µn:i:tpia n:apa àn:6 Trj µuOoÀoyia, TOTE µn:opEÌ va
EXOUµE Ì:OW µ1a <JUYXPOVTJ àvacpopa OTrJV /;l]pacria.
Ta Mtyapa, crT<i òunK<i n;ç 'AOrjvaç, n:ou n:i:p1P<iHovi:m àn:6 n:oÀu µqaÀ.\iTEpt:ç
n:6A.i:1ç, napav Èvi:py6 µÉpoç <JTOV àn:otKtcrµo. "I8pucrav TU Mtyapa 'YPÀ.ata cri:rj LtKEÀia
<JTOV 80 ai., KaOciiç Kai µEptKÉç aÀÀEç àn:otKiEç cn6v 'EÀÀrjcrn:ovw <JTiç àpxf:ç wù 7ou ai.
'o naucraviaç ( 1,44, 9) àva<pÉpEl !:va iEp6 TOÙ , Acprniou CHU U\jllÙµarn 1tclVù) àn:6 TU
Mf:yapa. T6 XffiPlO dvm K<in:wç <JUYXEXUµÉvo, àÀ.Àa dvm cpavEp6 on 6 naucraviaç
l:pµTJVEUEl TO Èn:i8Eto , Acpfotoç crav aÙTO l:v6ç Ornù Tfjç ppoxfjç mi ypa<pEl on
XPTJcrtµon:otrj0l]KE yta n:plÙTl] <popa, OTaV O crrnµUTl]<JE µta i:,l]pacria CHU XPOVta TOÙ
PamÀtà Tfjç A'iytvaç AiaKOù:
Erryv Kopv<pry roù /Jovvoù undpxr,1 lvaç va6ç roù L1ia, nou tnovoµd(aai 'A<ptawç. Atynai
on arry µr,yaÀrJ l;,rypaaia nov i'.nÀry!;,r, Kanou rryv 'EÀÀdoa, 6 AiaK6ç. 15naKovovraç ar6 xpryaµ6,
(}vaiaar, arryv A'iy1va ar6 L1 fa r6v IlavdÀryv10 Kai 6 L1 iaç i'.<pr,pt /Jpox1 Kai araµdrryat rryv
l;,rypaaia, naipvovraç i'.rm rryv f:nwvvµia 'A<pta10ç.
To iEp6 n:avffi àn:6 T<i Mi:yapa àn:oKaÀu<pTlJKE Kai i:pwvrj8r1KE cnov n:i:pacrµi:vo aiciiva.
Ta n:pwtµon:pa i;uprjµaw àn:6 i:rjv n:i:pwxrj cpaivi:tm on àvayovrnl OTrj YEffiµETptKrj
n:Epioòo.
'H µqciÀTJ àn:otKia Tfjç KopivOou l']rnv oi IupaKoùcrEç, 1wù i8pù8rirnv T6 733 n:.X.
n:i:pin:ou. Iuµ<pffiva µi: Trjv n:apaoocr11 n:où otfowcrE 6 CTÀoùwpxoç ( 'H(}1Kd 773 AB), 6
, Apxiaç E<pllYE ytci va iopucrEt i:iç IupaKOÙ<JEç crf: µtci Èn:oxrj rroù µacrnçE Trjv K6ptv0o 6
Àotµ6ç mi il C,11 pacria:
"Ox1 noÀv µad dn' aùr6 l;,rypaaia Kai Ào1µ6ç i'.nwav arryv n6Xry Kai oi Kopfv(}101 (ryrryaav
rry avµfJovÀry roù Mavreiov. 'o {}r,6ç dndvrrym; OTI 6 (}vµ6ç roD Iloaaowva Ot Od 1<:0ndm;1 wç
orov f:KOlKlJ(}f.ì r6 (}dvaro roD 'AKraiov. Ma(}afvovraç aùr6 6 'Apxiaç, yiari l}rav lvaç dn'
aùrouç nou nijpav r6 xprwµ6, ot yvp1ar, arryv K6p1vOo. àÀÀd àntnÀr,var, y1d rry L'1Kdia, onov
/Opvar, rfç EvpaKoDar.ç.
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Trj Ht,11 C,ripacria àvTi Tfjç n:Eivaç ytci Trj cruµcpopa n:où ErtÀl]t,E Trjv Kop1v80 µaçi µi: i:6
À.01µ0.
TÉÀoç, aùrni n:où KarntKoùcrav crTrjv 'Axafo, crTrjv n:apaA.ia àvaµi:cra crT<i pouva Tfjç
fli:Àon:ovvrjcrou Kai TOV Koptv0taK6 KOÀ1t0, napav ÈVEpy6 µi:poç OTOV àn:olKtcrµ6.
Tiç n:Àoùmi:ç àyponKi:ç n:i;pwxi:ç crTrj Iupap1, crT6v KpoTffiva Kai 016
Mi:wn:6vno crTrj N. 'IrnHa, crTa TÉÀTJ wù 8ou Kai crTiç àpxi:ç wù 7ou n:.X. ai. 'H Iupap1ç
i8pu811KE Kai àn:6 àn:oiKouç àn:o Trjv Tpmçrjva· ea n:pi:m:t va cr11µnciicrouµi; on il
àvarnÀ.tKrj ÒKTrJ Tfjç flEÀ01tOVVrJOOlJ m0av6v va Èrtl]pEUOTTJKE Kl aÙTrJ àn:o TrJV /;l]pacria.
'An:6 Tov 'Hp60010 µaOaivouµE on il 'Errioaupoç un:i:cpi:pc àn:6 n:Eiva i:rjv 'iòta Èn:oxrj
[5] MIA ME!AAH SHPAI:IA LTA TEAH TOY 8ou 7t.X. AIONA

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njv òn:oia 6 nauaaviaç ( 11,25, IO) ypa<pEt tci f:l;fjç:
lldvw àn6 r1 Afoaa dvai r6 opoç 'Apdxvuov ... ndvw a' aùr6 vndpxovv /Jwµoi rov LI fa
Kai rijç "Hpaç. "Orav xpe1d(ovra1 f3pox1. Ov(Jld(ovv (J' aùrovç rovç Jvo Mw.
"Av Kai oi pwµoi ÒÉV ì:xouv àvaaKa<pd, n:p6acpam Èvton:iatl]KE il 0fori rouç.
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tÉÀT] toù 8ou n:.X. al.
"EXEl à.n:6 rraÀ.ta U1tO<JTT]PlXTEl Kai EXEl yivEt n.Opa YEVtKa à.n:oÒEKTO on t6 KUplO
KlVT]tpo yta TOV Ù1tOlKtaµ6 TOÙ 8ou Ka{ 7ou rr.X. aì. tìrnv Ti à.vaçtjtT]<JT] yììç, yi;yov6ç rrou
Ò<pEtÀ.6tav at6 on l:vaç µqaÀ.oç 7tAT]0llaµ6ç EÌXE ÈyKarnarn0d <JÉ à.vrnapKtj yEwpytKa
x&po. "Exovta.ç i:l;aKptproaEt µta µqaÀ.T] /;ripaa{a at6 ÒEUtEpo µw6 TOÙ 8ou aì. attjv
n:Epioxtj t&v µT]tporr6ÀEWV à.rr, 01t0ll /;EKtVT]<JaV oi à.rrotKiEç, ea. Uqa on µrropoùµE tciipa
va /;EKa0apiaouµE Karrwç ttj YEVlKrJ aùttj U1t01j!T]. noHÉç à.rr6 tiç à.rrotKiEç m0av6v vci
ÒT]µt0upytj0T]KaV oxi TO<JO È1tEtòtj EYlVE aul;riari TOÙ 1tAT]0llaµoù, àÀ.À.a ytati
ç
µEtcii0T]KE oùataunKa à.rr6 ttjv T]paaia il yi;wpytKtj rrapaywytj, rrpciyµa rrou EKaVE touç
KatoiKollç va àvaçrirtjcrnuv vfo YÌÌ· T6 rrapaÒEtyµa tfjç E>tjpaç, av Kai µi;tayEvÉ<JtEpo à.rr6
TrJV 1tEptOÒO ITOU È/;ETciC,ouµE, 0a µrropOÙ<JE 'i<Jwç Vcl 0EWpT]0d aav µta TEKµT]ptwµÉVT]
rrEpin:tW<JT] rrou m0av6v va tìrnv KOlVrJ Kai l:vav airova rrpiv, yi;yov6ç rrou EXEl
€/;aKpipw0d, aÀ.À.W<JTE, attjv 'iòpuari TOÙ Priyiou. 'H atwrrtj yupw à.rr6 t6 iatoplKO tfjç
'iòpual]ç aÀÀ.wv àrrotKlWV m0av6v va Ò<pEtÀ.Etat <Jtiç <ptWXÉç µaprnpiEç à.rr6 ttjv rrprotµl"]
aùttj 7t:Epio8o ii émÀ&ç <JTO yqov6ç on ÙKOµT] Kai TOTE ÒÉV EÌXE i:mariµav0d il aìtia TOÙ
à.rrotKl<Jµoù. 'H l;ripaaia Kpatl"]<JE, orrwç cpaivnm Ka0apa, rroÀ.À.a xp6vta Kai m0av6v va
i:rrri pfoaE tiç 8ta<popi;ç rr6À.Etç aÉ 8tmpopntKÉç Èrroxtç. 'H µqaAri rri;pioòoç toù
'EÀ.À.rJVtKoù àrrotKtaµoù anj Kai t6 Boppà KaÀ.urrtEt µw6 aìrova rrEpirrou .
. ErroµÉvwç Ti l;ripaaia µrropd ÒtKalOÀ.Oyl"]µÉva va àvacpÉpnm aciv m0avtj aìtia ytci njv
Tòpuari rroÀ.À.éòv àrrotKt&v µÉaa (J, aùttj ttj XPOVlKrJ rrEpioòo. "Eva xwpio àrr6 ta
«Mr;uwp0Àoy1Kd» (351 p) toù 'AptatotÉÀ.rJ àva<pÉpEt ttjv rri;pirrtwari Ka0apa:
•H rr dva pn opr;i vd dvw apwa Ka raarprnTI K1 if vd tn u5pà (J/yd-myd. lr(Jl warr; r,
t(,arpdviary roiJ nÀry0vapoÌ! va n:r;pv(m ànapar1pryrry· }'lari, orav oi KdTOIKOI pr;ravaarr;UOVV Kard
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ytci Ttjv é;ripacria. Mt Ttj µcÀt1ri TJÌç «Ùr,v,)poxpo- crµi:vr.ç m:p1ò801>ç, KoTà T(ç òrroìr.ç 11 YÌÌ dxc
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VEWtEpa rrapaòdyµata. "Av Ti é,ripacria crtt1v 'A0tjva Tit.av tocro µi::yciÀr] rocrti: vci
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µtci µi::yciì..ri i:mòriµia. "A v rrpayµanKci crovi:Pri Kcin tf:toto, tòti:: ò rrì..ri0ocrµoç 0ci dxi::
àrroÒi:Kancrtd. • 0 Àotµoç toù 429 rr.X., cruµcpwva µf: tÒV 000KOÒiòr], rrpoKciÀi::cri; to
0civato (J' EVa µqciÀO àpt0µ6 crtpanom'òv' rrou Koµaivi:tm à.vci11i::oa ot6 Eva i:i:tapto Ka.i
to Eva tpito toù crtpatoù. 'O ypci<povta.ç oovoÀtKci ytci tt1v rroÀrJ, àvi:pa.cri:: t6v
àpt0µo t&v VEKp&v crtiç 15.000 rri::pirroo. Ilap6µota àrrroÀWl, fowç Kai µcyaMtEpr],
m0avov vci imécnricrav cr' aùtt1 tt1v rrpoyi::vf:mi::pr] Katacrtpocptj. µrropd vci EX!:t Kavdç
òi::òoµf:va, àHci ytci µtci àKoµri <popci Ti àpxmoÀoytKtl µaptopia m0avov vci cpwticri::t Kcirrwç
tci rrpciyµa.ta. Oi rroÀocipt0µot ucrti:poyi::wµi::tptKOi tci<pot ott1v . A0tjva Kai (J, ÒÀéKÀr]pr]
tt1v 'A tttKtj àva<pf:povtat (J(lV EVÒEté,ri ytci tt1v aué,ricrri toù 1tÀr]0ocrµoù. 'AHci oi rroHoi
tci<pot ÒÉV <Jr]µaiVOOV tO<JO On çoùcrav tOtE 1tEptcrcr6tEpOt èiv0pwn:ot, ÙÀÀci µiiÀÀOV on
rri::ptcrcr6upot rréemvav. "Av Kavdç rrpoxwptjcri:t rri::pwcroti:po, Òr]µtoopydtm µtci i::ì.\Àoyri
àrropia. Iloù dvm oÀot aùtoi oi èiv0pwrrot crt6 rrp&to µw6 toù 700 airova; 'AC,içn vci
àvacpépooµi; touç àpt0µouç àrr6 µi:ptKci àtnKci V!:Kpota<pda. I:tt1v 'Ayopci urrcipxoov 28
tci<pot àrr6 t6 òi::uti::po µicro toù 800 Kai µ6vo 4 àrro t6 rrp&i:o µrno toù 7ou ai. I:t6v
Ki::paµHKO urrcipxouv 50 tci<pot àrr6 t6 òi::uti:po µtcro toù 800 Kai 12 àrr6 to rrp&to µtcro tOÙ
7ou ai. Kai ott1v 'EÀwcriva urrcipxouv 12 tci<pot àrr6 t6 òi::uti:po µtcr6 toù 8ou Kai 2 àrro t6
rrp&t0 µ106 toù 7ou ai. "Etm, tci òi::òoµf:va àrr6 tci tpia aùn:i vi::Kp0tacpi::la òdxvouv
crriµavnKtj µEiwori wù rrì..ri0ucrµoù crt6 òi:uti::po µtcr6 wù 800 airova.
'Ano ttjv icrtopia toù à0rivai:Koù i':µrropiou Kai àrro tt1v Ki:paµtKtl µrropi::ì vci
rcpocr0foi::t Kavi::iç Kai èiÀÀi:ç àpxmoÀoytKÉç µaptopii::ç. 'O Nicolas Coldstream ott1
µvriµi:troòri hòocrt1 too ytci tt1 yi::wµEtptKtj KEpaµtKtl tiiç . EHciòaç àrrf:òi::té,E on ò
à0rivai:Koç yi::wµEtptKoç po(-jµòç l'jtav ò KUpwç pu0µ6ç roç tci µfoa toù 800 aì. . Ocrt6cro,
µEtei tci µf:cra tOÙ airova, oi 'A0rivaìot àyyi::torrÀcicrti::ç ÒÉV È7tr]pi::ciçouv mci wuç
crovaÒÉÀ<pouç tooç crttjv tl1tOÀOl11:r] • EÀÀciÒa Kai tci àtnKci yi::w11i::tptKci àyyda, rrou t6cro
rroÀu i':l;ciyovtav rrpiv, crrraviwç ppicrKovtm tropa ì.'.l;w àrro tt1v 'AtnKtj. 'H 'iòta rrapaKµt1
rrapatr]pdtat roç tci rrp&ta xpovta tOÙ 700 rr.X. ai. Kai Ti EÌKÒVa tiiç 'A0rivai:Kiiç
KEpaµtKfjç, orrwç crKtaypa<pEhat àrro t6v Dunbabin, dvm rrpayµanKci (Jl(OtEtVtj. Oi
'A0rivaìm àyyi::torrì..cicrti::ç dxav tci rrpwtEia rraÀtoti::pa Kai i'.µi::ÀÀE vci i:mp>.. ri0oùv ytci µ1ci
àKoµri <popci µé tt1v rrì..t1pri i':l;éJ..il;ri toù µi::Àavoµopcpoo po0µoù· àrr6 tci µfoa wù 700 ai.
Kai crÉ 1tOÀU cruvtoµo Òtci<Jtr]µa àvamucrcrovtat Kai rrciÀt. 0ci l'jtav àòtKatoÀ6yr]to vci
0i::wptjcrouµE U1tEU0lJVOOç yt' aùttj ttjV 1tEptOÒO tJiç rrapaKµi;ç ti;ç à0r]VatKi;ç KEpaµtKJiç
touç àyyi::wrrÀcicrti::ç Kai vci wuç Katriyopt1oooµi: ytci EÀÀElljlrJ òi::l;wtqviaç ii i'.µrrvrncrriç .
. H yi::vtKtj rrapaKµtj ea E7tpE1tE vci àrroòo0Ei µiiHov otiç cpopi::pÉç OlJVÉ1tEt!:ç tiiç çripacriaç
Kai cri:iç ÈmÒr]µii;ç 1tOU d Vat ycyovoç yt' aùttj i:tjv m;pioÒO.
'H EÌKova aùi:tj m0avov vci àHcil;i::t µé tt1v rri:pmi:f:pw µi::ÀÉtr], Ti KEpaµtKtj m0av6v vci
l;avaxpovoÀoyriOi::i Kai oi àvacrKa<pi:ç m0avov vci cpwlicrouv rrEptcrcroti:po,. tci rrpciyµata .
. Ocrtocro, rrpoç to rrapov, àrroÒEtKVUEtal àrro i:ci àpxawÀoytxci ÒEÒO!lÉVa on 1tOÀÀoi
'A0rivaìot rréeavav crt6 ÒElJtEpo µmo tOÙ 800 ai. Kai on ò rrÀ ri0oaµ6ç µi::tro0riKE
crriµavnKci3.
1
• H àvaaKa<pij Kai 011µoaiEua11 µEptK&v àntK&v T6 Otµa. Ol Bi:À yot àvuarn<pEtç àrroKaÀu\j/av i:-
VEKpOTU(j)ElWV mtJav6v VU (j)WTlCTEl 7tEptaa6n:po nnuµÉva VEKpOTa(j)Ela CTTO 0optK6 Kai 6 1m011-
(7] MIA MErAAH 3HPAl:IA ITA TEAH TOY 8ou rr.X. AJQNA 61

0a n:pÉm:t va n:pOXWPtl<JOlJµE Àiyo 7t:Eptoo6-ri:;po Kai Va ÒOUµE <JÉ <JtJVrnµia tiç mOavÉç
ouvtn:i::rnç aùrflç tììç i;11paoiaç Kai r&v ì:mò11µ1&v ort1v n:oÀtttKi] ì:l;Ut/;11 tììç 'AOi]vaç. Oi
i.oroptKoi tììç n:pùnµ11ç àpxai:Kììç 'AOi]vaç ì'.xouv àn:o n:aÀta n:apar11pi]0Et ro n:ooo n:iow
ɵEtVE ii · A0t1va at òUo PaotKa yvwpioµarn roli 8ou rni 7ou n:.X. ai., ò11Àaòr] orov
Ò.n:otKt<JµO Kaf ti]V rnpavvia. rcVtKa µn:opoliµE Vei n:oliµE Ott Kat TU ÒUO, aùtci dvm n:oÀÀÉç
q>optç ÀU<JEtç oro 'iòto n:poPÀ11µa, ornv ì'.xouµi:: Ò11Àaòi] µqcD.. o n:À110ucrµo, Ì:yKaram11µévo
<JÉ à.vrnapKi] yi::wpytKa pao11. fai]v n:i:;pfn:t<.ù<Jll TWV Ùn:OtKlWV, on:wç dn:aµE Kai mo m:ivw,
ii à.vaçi]r11011 yflç dvm ouvi]Owç ro paotKO Kiv11rpo. I:ri]v n:i::pin:rwo11 tfjç rupavviaç ii
òuoapÉ<JKEta Kai oi ta/;tKOl ày&vi::ç mOavov va Ì:Vl<JXUoVtal àn:o TOV un:i::pn:À118uoµ6. "A V
Kavdç ÒEXTEÌ tiç ì:mò11µtKéç à.o0évEtEç Kai µ1a 011µavnKt1 µdwo11 TOU n:À118uoµou, on:wç
un:oor11pil;aµi:: mo n:avw µi: pao11 ra VEKpornqii::ia, TOTE ii ì:mò11µia µn:opd mOavov vei
tl;11yiJ (Jf;t ri]v à811vai:Ki] àòpavEta TOGO <JTO Ì;<J(J)tEptKO O<JO Kai <Jtiç èi;wtEptKÉç un:o0i:m:tç
a' 6ÀoKÀ11po rov 7o ai. Mt µtei µqaÀll à.yponKi] n:i::pwxiJ rni µt n:À118uoµo 1wÀG
µi::iwµtvo òt Sci un:ììpxav oopaptç n:oÀmKÉç mfouç ffiç ri]v ì:n:oxiJ n:oG Oei dxi:; à.vaÀapEt
Kai n:aÀt 6 n:À118voµoç .. An:on:Etpa ytci ì:mPoÀi'J rnpavviaç cyivc yupw <JTO 632 n:.X. µt ti]
poi]Si::ia r&v MqapÉwv, àUci àrrtrnxE, yiari oi ouv0ììnç òév l']rnv 'iawç àK0µ11
KataÀÀ11ÀEç. '0 Kmpoç Sa ì:pxornv· <JTOV 60 ai. ii 'A0i]va et XE tEÀEiwç àvaÀapEl. '0
rupavvoç ni::ioimparoç àvtPllKE ori]v àpxiJ Kai àn:o rov 60 ai. mi µnei ò àn:ouooµoç ij ii
n:pooapr11011 dvm àrro rei KUpta xapaKT11Pt<JttKa tfjç à.811vai:Kììç ì:i;wTEptKììç n:oÀtnKììç.
0ei Uqa on il tµqicivw11 tfjç ì:mò11µiaç <JTO 2o µmo TOl) 8ov n:.X. ai. i']rnv, ù\ç EVa 011µdo
rnuÀaxwrnv, t!rrEG8vv11 yt' aùri] ri]v Ka8vortp11011 ori]v à011vai:Kr] n:oÀtnKi] ì:l;Hil; 11·
<l>tcioaµE àpKEta µaKpla àrro TO 011µdo rrou /;EKlVi]oaµE, àn:o rei U<JTEpoyEwµnptKa
ò11Àaoi] n:11yeioia tììç 'A811vai:Kììç 'Ayopàç. 'Ehiçw r1 oHpa r&v ì:mxE1p11µcimv vci f]rnv
touÀaxwrov n:Et<JttKi]. "Exovtaç ì:i;aKptPfficrct µta µqaÀ11 i;11paoia ora TÉÀ11 TOU 8ou rr.X.
ai., rrpoon:a811oa vci n:apou<Jtcl(J(J) tiç meavtç ì:mopam:tç r11ç mi]v ioropia tfjç n:pffi1µ11ç
àpxaiKììç 'EUcioaç. 'EO&, ori]v 'A Si] va, r1 l;11paoia, µé riç èmò11µicç n:ou àK0Àoo811oav,
µn:opd vci ì:l;11yi]oi::1 rei àpyci pi]µarn mt1v ì:i;tÀ1/;11 tììç à811vai:Kfjç 1wÀtttKfjç, Ka0ffiç
ì:n:io11ç Kai TO yqovoç on ii ITOÀ11 òtv 'iòpuoc àn:otKiEç. , AÀÀOU, <Jtiç YElTOVlKÉç ITOÀElç,
01l:OlJ rl /;11paoia ÌjtaV ÀtyOtEpO oopapiJ Kai EÌXE <JUV <JUVÉ7t:Eta µovo ti]V ITElVa, Ol
èiv0pwn:ot àvaçi]r11oav otéi;ooo <JTOV àrrotKloµo.
Tci.ipa, n:Ot) i] Si::wpia aùti] owrnrrffi811n, µÉVEl <JÉ µàç n:où ì:pyaçoµaotE <Jti]v
'EUciòa, va rrpoorraOiJ oouµi:: vci ti]v f:Ài:yl;ovµi:: Kai va TtlV ì:mPi::Pmffioouµc. . H l;11paoia
m0avov vei Po110r]oi::1 ori]v i:pµ11vEia rroU&v èiHrnv rrpopÀ 11µarwv rììç n:pffi1µ11ç
ÉÀÀ11VlKììç iowpiaç. Kai rrpayµanKci, ai&vi::ç µnei, EytVE fowç aitia ì:µdç, rrou
ì:voiaqii;poµaoTE yiei riç n:pffitµi;ç oxfoi;1ç àvciµi;oa ori]v 'EÀÀaoa Kai ri]v 'haÀia, vci
ouyKEvtpw0ouµi:: ì:o&, µi:: ri]v rrpwwPouÀia nìç · hahKììç 'ApxmoÀoytKfjç I:xoÀ fjç.

,JoHN l\frK 1'JSSON CAMP II

yrinjç Mussche µ0\1 (1rrtlìcté,c al ptà m1çtjtriari iin tiç yùpw rrr:rwxtç tiìç ·A ntKijç.
prropd và CTf!PCt(J)Ocì µdomri CTtÒV àptOµò HÌÌV tà-
BÀtrrr. t rriari ç t iiv tvòwq>i: pouan àvm:ol V(!)CTf!
q>WV CTtÒV 7o rr.X. ni. 'EÀrriçooµc i\n ii n:Àtl\ll
rn\1 r. TpmJÀofi. atò 'iò10 auvtùpto. rroù àq>opo\J-
iìripoaiwari tOli CTf!Pf1Vtll\OÌ! rrpùitµou \'CKP<HU-
m: attjv · EÀcuaivn atiiv frn1µnp1Ktj rrcpiot'ìo. Tà
q>dou tiìç Mcplvrnç Oà rrcptì.. up0àvn xrovoÀoyt-
àrxm0Àoy1 Kà a101x t:ìn rroi' rrnpouainm:. imoòri-
"ii àvàÀuari nìiv tàq>rnv. Mòvo tòv tpòrro m\tò Àwvouv f-vrnvri Or11aKwnKtj òpnatriptòtrim atò
Oà µrropi:aouµc và opiaou,tc liv ii µdwari w\i
ttì,oç rnì> 8ou Kni tòv 7o nl. rr.X. rroii 0 Tpm>ÀÒç
rrÀrtOuaµofi. rroù (1rroOlanµ1: mò rràwJ ytà njv ·A-
tà auvòi:u µt i; rirnain. ì-ipò, mi Àotpò.
Otjvn. rrq11op1çòtnv atiiv rrÒÀf! ij àq>opofim: Kni
()2 .I. :Vft'K N CA :\If' l l f8j

Sl'MMAHY

A SE\'ERE DHOCOHT IN THE [èND OF 1'Hl•1 sth (rnN'l'l!ltY A:--1!> ITS ('0NSl•1Qt:I•1NCE THE
('()LONIZATION

Tlw abandonnwnt of m1rnPro11s late Uoonwtrie wolls in tlw Athoniau Agont indìc,tt()s that
n prolongod se\·oro drought O('('\!l'l'(1d in the 2nd half of tlw 8th C('llt11ry BC, and nrntorìal from thP
:c<and11m·y of Zeus Ornbrios ou J\!lmrnt Hyinettos would seom to poìnt to ttw sanw emwlnsion.
The Pffel'ts of such a dronght in Atlrnns should have lwon f'Plt t.f1roughout eontml Gro('C<' a.s well
arnl it. is :mggosted that many of the colonios sent out from thP n•gion at thi:-; tinw wen• iu fat·t
prornptl•d by advmR<' climatìc conditìorn; ìn the mother cìtìf':-1. A rPvìew of the mnjor eolonizing
stat<•s which lio dirt•ctl,\· to tlw wost uml eaRt of Athons shows tltnt. S<'\'Pral (>nrly litornry
naditim1s rof<'r to dt·onght or fami1w at t.\tìs tim('. Furthormon', tlw arcluwologicnl rceord slwws
t.hat t1urrw1·011R sitP,.; \1·ithi11 tlw WPro ubandonPd, 11·ithout nppnrent ('1.lllRP, aud SPVPral mmtn-
tain·top shriuos of Ztnts ns thP IH·inger of rnin show Rigns of particnlarly i11tt•m;Ì\'(' worship. lt
is t.IH'r<'f'oro Ruggestcd that the drought was Il major awl hithorto trnn•coguizPd factor in tlw
hiRtory of Grook colonizatiou in thP lato 8th enntury B.('.
In A1 IH'ns, wltich failed t.o colo11ize this carly, t.lw drought and crn1s<'<[llOll( famine rnay hnn·
fHWll accompani<'d by an outbreak of <'pidemic dis('ttR<' which Se\·erdy nffoct<•d tlic popul<ltion.
A l'(•vicw of thro<' Atheniall c<•nwterÌPH shows that tlH•re are about fiv<• tìnws n,; gravcs
dntcd to tlw 2nd half of tlw 8th century than thcr<' al'(' of thosc gravos datod to th<' lst lrnlf of
t.IH• 7th eontury. In acldition tlw history of the Atlwnian cpramic irnhtstry shows a markod dl'·
g!'llo of' recr•ssìon both in quality and in iuflucn<•e abroad at just ahout thi;.; tinw. A signifi-
eant drop in population would havn h1•e11 tlw <'quìvalont of sonding out colonists; tho stlt'VÌ\·ors
\\'Otdd hav<' had OH•n1gh to ('.at dPspitP tlw drought. ThP drop in pop1ilation ma.1· also lw us<'d lo
explain t\1e slow paee of AthoniaH politica] <kvelopment.
A full account of this t lmory in English, in prP>'<R nt tlw t inw of t Ili,; <'ongrcs;-;, nmy be found
in lles1u;rùi, 48. I !179, pp. :rn7 .411.
L'URBANISTICA PilJ ANTICA
DELLE COlJ)NIE DI MAGNA GRECIA E DI SICILIA:
PROBLEMI E RIFLESSIONI*

L'ultima volta. che mi sono occnpn.to PX profosso, diciamo, di urbanistica delle


colonie di :\lagna Grecia e di Sicilia, fu nel I fH)7 a proposito di Nclimmt,e 1 , e ncl pre-
IHLrnH' ora, per gentile invito dei colleghi del eomit,ato itafo1110, il presente nggiorna-
mcnto sono rirna,sto irnpreRRionato come ricordavo stamani dall'ampiezza raggiunta
dalla ricerca arclwologiea, e storica m queflto campo specifico in Halia e<l rtnche al-
i' Estero 2 •
:\li p1irn <li poter dire che nPssnn a.ltro a,rgornento a.bbia int.er:essato nell'ultimo
deePunìo gli archeologi operant.i ìn Halia meridionale ed in :-lìcilia quant,o il problema
urbanistico. Tcntaxc orn 1ma sintesi da.vant,j ai protagonisti stessi di questa impresa
davvero rniliare JH'lla storia dell'archeologia ibtlìa.nn è 11t,to ternern.rio, ta,nto più che
dallo rclazìoui particolari e dalle discussioni che ne seguirmmo potrà uscire nn q1ia,dro
anclw assai da quello che mi accingo it traccia.re.
Nel I !Hiì i problt>mi che ponevo 11 me stesso od all'attenzione dei colleghi, a pro-
posito di fondazioni eoloniali <' 11rba,nìstica progn1mmata. partendo da un'indagine

* !/UjJj)fU'Ulo i//1u;fratiro rirlotto ul minimo JJOichC i! pp. fra. i ri::-;uHati di ('ollYt'gni ()Colloqui: La
lcllorc frol'trr], ili questi s{f'SS[ .\tti 1(1/(l rlor:1uru;ulo:::io111' citfà, e aSIW territorio (AtU dcl Vll Conr. di: Studi,>;/(/!((,

r1{/[Jiot11af11, 1: al1lm11dr111fe. Jlaonu Ura:ia, 1HG i), X a poli l Hti8 (in seguito: La città);
S1'o:ta /11({/a ru-et mufafo dcl lci::fo nri(1i11ario fio ('nm- l,'inconfro di siudi. suyli ini:::J dcllrt <'olonizza::ionc !/l'CNlr
JJldrrfo fr 1rnlc, quando ufifr. con r;110Jchr Of/(/fon1omndo i11 I B()8) in J>ia{oyhi
lJilJ!ioyra/if'o per il JH'riodo J!J 7.lì-/-,':!. d1: PTL 1-2:)1; i 1avorl raccolti
l ,\. J)r l'ct l'un·hildfura e rurl>onis/ic(J (JtCC(f <la \.1. l. [>rof1/r\1111'8 1fr hl frrl'f" rn (}rì,1·1·. a11cÙ'11ìlCy
d'dù, tfN'flÙ:t( : /a S/où ne{ fc111r:nos dcl fnnpio C: f' /o l'nriH-Ln llay<' Ul7:l (i11 Heguito: Vr:-;u;y Ul]:I); gli Alti
llfj)jJU j)t(J(JJ'fl/IU!ltdo diSelin1111foln Palltulin, xvrr. J!)i)7. ln conm di starnpn dd X\'Jll Con\". di Studi i-mila :\lagna
pp. :)-()O (in S( g11Uo: V1 VJ'L\ UH'7).
1
<ir<'('ia, (R"12.l0.1U7R) dr>dìeato u Uli f<:uhri d'Ocridcrdc,
2 .\ titolo di el-:ìnmpio riconkrù qni (lralnt-wim1do gli ai qunli crn, s1n_,to già dcdicato il «uhicr Jl dd ('e1Jtrt·
oniwi n1rnH·rnsì studi 1·ig-11nrdn11t i 8inµ;olì (•e11t rì, quali .r. Bòntrd di -:Sapo li (Co11iritmtioJ1 ù l'r1lwle dc lu 8oeiété
Inwrn, :\l<'g-nrn I!Jh•a, L1H:l'i, :\kdrnn, VPlin. d ,fr lo t'olrmhmfion cnh(;Cn11cs. ::-\apoH IH7::>): inlh1c gli
cc<\.) qJJakmrn ddll' p11hhlkazioni o <'OlldtiYc ,\tti della 2 11 HinnioJI(' ddln dì pcrf.
dell'ultimo d<'C<'IUiio dw hnnno 1ocnato, <lire1tHJHPllt(• in ,\r('il, «la8i:;, delJ'lìnlv<•rRitù dl Catania 24-:?fi
o rncno. i problemi d<'ll'urhnni:-:t ica ddlc colonk d'occi- llOYPrnhrc 1!177) racnoHi in C1ro11od;c di _Archeo!ouia 1 i,
d('lltc. Trn le llH'J".Kc a punto o ng-gi<n·n;u1wntì: F. (',\- 1!)7k.. snt1o il titolo /l/Sf't/itu11r'11li colo11ir1li uru·i in Sfrilin
,'"\T.\U:'>OLT iu ,Jrr·h. f'foss., XX, 1UH8, pp. (;. litf/'r/JJ f' J"J/ S.f'f'O{U 1r..e. (PalPI'llln in l·H:g--11ito:
in lù>lrolns, 1!1G8-(l!)i pp. :{!)7-f27 /11scrlù1111t1ttì.
t' _Af!anfr ar'.rofàloarr1ficu rlelfr !-'oli lftJUU/.C. in /frrlia, TI, l"n·aggloniata hibliograOn puù Ol'<l troYJU"Hi 1wl
f,r: stdi an/i('/;c s1·om1Jorsr, Fir<•n;;;<· 1!)70, tnv\-. LVIII tomi 1. :!, :{ dd Yolmuf' l dPIJ'o1wrn fja Sit•Ifio 011ti1·a
X«IY: IL :\f.\ltTIX. ncl!n sccondn 1·dizio11e di Pditn a cura di E. <i,\BfL\ (' n. \'ALLET, apparsa nel lHSO
itùmw da11s lo Urt':cc OH!iq11c. Pnri.s l!ì7-t; .J. B. \\'.\Hl\, lin Sidlia antica) P, per l<' OP<'J'O di carattn!'e
Ciffrs nf a11r·ind Ortetc fJJl(l lfoly. Pfo11J1i11r1 11Plla Flibliourafìn topoorafita della (·olonizzo-
i11 drrnsical anfir111ìtt1, York 1n7.f, cd ancora O. :::iour' orn·a in lfalio e nclfo ùwfr lirrnu'cht', r, Phm--Hnmn
in /J( ,..;forlouru/fti. (Alti dd l° Cmn:, 1Hì7, Il, Pif-l:n-Honrn-"7nrmlì lHXI. dn n.
A. DJ Vl'l'A

su :-lei i nu nt<\ erano in prntica i seguenti: I) quale era. stato il cammino pereorso fra
il mettere pi ed<> degli o i cii' ti nelle fr•rtili terr<' d · 1tal ia meridionale e di :-lici] ia e l'i m-
piauto preordinato, regolan• t' grandioso che l'<tcrnpoli di S<•linunte mostrava già nel
secondo veuticinqm•nnio del v1 sPcolo e che anche altre eitt.à Posidonia, :\letaponto,
Agrigento, Megarn, ad esernpio, Yenivanu rivelm1do ! 2) qual'era il rnpporto fra
l'urbanistica. di quPsk città coloniali e l<t pianta per striyas, cm;ì l"av<'va
rh.•fìnita il Castagnnli 3 , Httribuita dalle fonti ad I ppodamo di '.\lileto ! I•: più in gene-
rale il rapporto frn, tale urbanistica e gli eventuali impianti urlmni di Ylll sceolo delle
città della Oreci<t propria e c!Plla co8ta, anatolica da eni <'nmo partiti gli oieiHti /
Per ciò che riguarda il prin10 que,.;ito, mtlht lmse degli elementi it disposizione
allora, mi sernhrnva di poter d1e 11011 era !Hl8sihile far risalire ai primordi
di una qualsiasi colonia, fos8e pure la più rieca di uomini e mezzi e la più pacitica-
nwnte Ìtl8tallata, l'urbanizzazione regolare e programmata che Selinunte la8ciav1t
int.ravodPrc' e la qualt> secondo la datazione da me allorn propost,ane, 575-5ii0, n1ppn'"
8entava il più. <rntfoo e8empio doeurnentato in Occidente>. Ciò perché :-\Plinunte mi
appariva costn1ita nell<1 prima metà del n secolo Rer:undo 1rn impianto grnndi<rno,
accurabtnwnfo 8tudiat.o, che poteva e8sere 8ostenuto «solo da una ricclH•zztt pub-
blica quasi favolo8a e dalla. precisa volo11tà di un fort.t' potPl'e politico. Non, quindi
c011cludenl la partizione egalitaria pura e st>mplice, terreni e cM;c, degli oieisti
ma m1 pn>,!!T<.Hnma urbani8tico-rnonurnentale elio mostra u1m snpicmt{\ artùiolaht
com penetrazione di elementi, funzioni, 8pazi » 1 .
:-\11lla ba,.;e poi di tali con::;idcrnzioni e soprattutto perché non fondata 8U nc8stlll
dato di scavo, mi sernhntva di don>r e8cludc·n' l'ipotesi, nllora appena formulata dal
Giuliano 5 , ehe k divisioni di J\letaponto P della sua chom, nwsse da [HH'O in luce da
un esemplare Htudio aernfotogr;unrnetri('(J (follo Chendlic'r P dello :-\chtnit>dt '' fo88<ffO
da attribuire oome le piante• regolari di Agrigento, di Po8idonia <'della HtPHSH :-\p]i
nunte al primo installarsi dei coloni.
:\lentrc non trova.vo elementi st1fticienti in quani 0 era fin allora pubblicato per0

precisare la eonsistenza urbaui8t,ica degli impianti eoloni11li in Italia al loro primo


apparire (l'ami1·0 Ot>orge8 \"al!Pt. mi aveYa gentilmente nws::;o al corrente delle sco,
pNk clw andava facendo negli strati della :\legarn più untimt, nm e8Ne avevano bi-
sogno mworn di elabornzione da 1mrk sua e dei suoi collaboratori), mi ern 8Pmbrnto
di poter individtmn• nell'abitato di :\lont.1• ( 'asa](• <h•ll11 cui identiticazione con Ko:,
7
crµ.É:vo:\ nou ero e i10n sono il solo ad P8sere cPrto , <' ehe a.nda va q uindì fatto ri8alire
Recondo la nota cronologica tueidi<foa al iiJ:) quei <:riteri urlm11i8tiei più HPmplici,
elie dovevano pur 11\"er prern·d u to le nornw gc•nernli pi t't e la.ho rate e com plPHNe che
rcgola.rnno l"esplosiom' di ritmovamento urbanistico <·lw cogliamo rn•lle colonie di
:\I agna C recia <' :-\icilia 1wl eorno del \"I ,.;eco lo.

'.'\f•l sno l11pwhttnt1 di Jli:ltlo t 1'11rl><111islfru 11 pia11/a dnl l)ace, l\(',culta dt1l I>1mhahi11 ed HOHtenutH
Ol'lof/OIUtfC, liJ{)(L l'ilc11g«L diluoslrafa dallo i11 1-\.okofos, lH,H.iJl
• DI \TL\ 1Hli7' p. H. pp. f)'(.{)"IHH, t>d il!H'(n·a C11 confril11tlo a/f'urlwt1istfra
5 OtCLL\,'\(), ("'rh(Ulf8ffro delfr !'fifa uref'he, '.'ililnno ureca di Sidlif!: ('as111c11e, in Atti dcl VII Co11{!'1'. In!.
l!HHì, PIL H·lll. di ('lass, tI, lH!tl. pp. GH-77. Tak idl'utificnzio11P
n U. ::--:.cH\IlEOT-H. ('HEYALLlEH, ('aulonia 1' .1lcfo, t': nrrnni <·ornuHcnwnt<· uccdtata: t-:ii \'(•da nd <'Setnpio la

1>unlo, .. , in f/u11i1·crso, XXXIX, !Ht>H, pp. (C'Htt'.Ì. :-:.cllcdn L'u0mc1wdi IL :.\L\HTIX. I'. I'ELVL\TT!, U. VALLE'l'"
7 L'ldent.itif•azione di :\lt.. con ( 1nsut(·1w p1·a U. in Sicilin 1ut/i{'(t. I. :1, pp. (1'.!H",);L-1, iri liibL
stata giù p(•nsata dalJ'(h·sì, proposta d1ddtidinunputc 'Pill recente.
Poich(, Kasmenai sorn<· come tma. vera e propri11 pinzzaforte in posizione stn1tc-
gica P naturalmente imprrn1dibik nelrnmhito di un pianoro esaMamentP circoscritto
da profonde vallate, mi semhra,vn logico che la sun costruzione fos::m avvPnuta. di
getto e secondo un piano preordinato, (.ìuosto piano appare incentrato t11Ho su ima
seri<· di vie pandlele, larghe circa m :), l traeeia,te nel sem;o più idoneo a divi-
don· il pianoro da N'onl a Snd o d<'lirnitanti isolati di abifazione, t>d <mche un'area
sacra eon h'mpio, tutti allungati su essP. :Vlalgra.do nrm ricostruzioue aereofotogram-
rndrica con plateiai Est-Ov<'st sia stata. pubblicata. 8 , non <1bhìamo tinorn, prov11 che
gli isola.ti fossern divisi in tal senso da vero e proprie strade ed in realtà enmo ;;;eparnti
solo da stretti passaggi, Secondo gli scavi più recenti condotti n :\Ionto Casa.le dal
\'oza, poi, l<; cast' semhra.no oceuparo tutte blocchi eguali di circa rn 25 di l<tto, com-
preso il largo cortile Rll cui si aprivano i vani, e tale uguaglianza di unità abitativP
hcn si addice ad una ;;;uh-colonia che potovit essere preordinata in tutti i ;;;uoi ele-
menti costitutiYi essendo destinata, diciamo, por la sua. stessa precipua funziono mi-
litare a non avere futuro, come in rea.ltà fo.
Alla pianta. di Ca.srncne, già preordinata ma a semplici Rtriscc verticali, quasi
sn1za. nm.;surnt rnonumentalizza.zione dello aree pubbliehP (nel caso in ispecie il tempio
e il relafrvo temenos verso l'estremità oecìdentalo), mi sembrava. di poter iwvicìnaro
l'impianto urbano, per la verità. assai ricostruito, della Smirne del v11 secolo, E con-
cludevo ritenendo che ad esperienze urbanistiche ancora assai elementari comuni
ai C rPei d, Oriente e d'Occidente, I<> coloni o greche dì :\lagna Urecin o Sicilia dall 'ìnizio
del VJ ;;;ccolo an'vnno sostituito criteri urbanistico-monumentali ben più raffi1rnt.i e
progrnditì, Tali criteri, a loro volta v qui rispondevo alla. Rocomla domand11 di oni
ho detto all'inizio avrebbero inth1cnz<tto l'opera di lppoda.rno, solo in misura. modesta
innova.toro ma., Ropratt.ut.to, eodificat.ore di esperienze già ampiament,e realizza.te
sul tel'J'cno dalle colonie d'Occidente. E ciò in coerenza col fatto che gli impianti
l'egolnri preordinati della. Grecia propri<t e delle colonie greche d'Anatolia, mi sem-
bravano aver Reguito piuttoRto che qudli realizzati md terreno in Italia
nwridìonalc Pd in Sicilia..

**
Oggi naturalmente questo quadro ('> i11 più punti da. rivedere ed anche
mc1lt.c. Dopo la pubblicazione dello splendido catalogo, co;;;ì dottamente eurnrnentato,
dol quartiere dell'agorà di Mega.ra Iblca ii sappiamo che nel momento in euì veniva,
co;;;truit.a la su b-eolonia sìrn.c11Rarn1 di Ca,,;rnmw sul massiccio del :\[onte Lauro, la colonia
megnrese dava per lo meno aì suoi qua.rticri CPntrali quell'aspott.o urbano monu·
mentaln che restNà, nello sue linee essenziali, immutato fino a.lh1 di;;;truzione dcl
Si tratta di un impianto ad assi portanti Est.-OvPst ed uno anche 1\ord-Sud e vie
minori che li ìncrociano: fìg. I. Uli uni<' le altre delimitano mùtrea. rnonumenta.lizza.ta,
l'agorà, dando vita. a.d una ,,;trut.turn 1ll'b111rn non parngonabile certo per grandiosità

8 Pn P. \IU.;\ll<:HTE.\:--:i- ln 'T'u1D1 <'Ollf/l't'88 of lui.


0 u. \',\LLE'l\ F. \'JJ,f,,\!{111 lj. o\LHEHHOX. Jlt'(/Ortl
So<'ict11 uf f>hofoannnmctn1 ((\)JurnlHsion \'ll), LL..;hon. llyblaca I, Le quarffrr dc l'auora arclutlq11c, Horna 1H7G
HHH, pv. fhr. IL \in seg'uito: Jlf:uara !fyblaru).
66 A. DI \Tl'A [4]

n quella di Selinunte di un cinquantennio più tarda e vicina. per Ja limitata larghezza


degli isolati e delle vie minori (anche qui rispettivamente rn 2[) e m :{).all'abitato
di Casmene; ma rispetto a quest'ultimo :\legarn mostra un'articolazimw maggiore,
specie se altri assi t,n1svc'rs<1li tagliavano e rnoviment<wano a, Xord e a Sud delle ar-
terie A e B i I tessuto delle vÌP minori. I,a, scoperta, poi, degli avanzi di tredici case
attribuibili stn1tigrnficmnente ancora all'n11 secolo. allineato vuoi l1i grandi assi
orizzontaJi vuoi alle vie minori Nord-Sud, ed il fatto che né Lmm dell'agorà ué le
Htrnde hanno rivelato trncce di abitazioni più antiche della loro prima sistemazione
verso fa metà del vn secolo, riporta. certamente indietro, fino addiritturn alla fonda-
zione stessa della colonia (7 [)0 1 728 !), la preesist('nza di aleuni asHi, di uno spiazzo
comunitario, di certi allineamenti. InconteHtabile appare il fatto che ogni caHa (li
nn Hecolo insiHteva Hl! un terreno libero che venne poi chiuso da muri verso il ()[)O,
quando può Hupporsi ehe gli spazi fino allora di uso eornmw divt>r1tarono, di diritto,
proprietà pubblica e la divisione frn pubblico e privato fu anche giuridicH.mente netta.
E, sia detto per inci1m, un riflesso di tale nuova sisteurnzione giuridiea, oltre che
fìsiea degli spnzi, si può forse intravedere, a p<ntire proprio dal flcl-0 circa, nelle necro-
poli della citt,à, ora aceurntamente studiatt> da l\Iireille ( 'ébt>illac e !\lichel GraH 10 •
La 11wssa it fuoco dell'inHedia,mento pii'1 i.tntico di :\leg;1nt [bica, in un Rettore
limitato, è vero, nrn gran<lemente significativo a,vendo poi costituito il cuore della
città, e la conforma data dagli scavi di Dinu Adamestearw o da lui coordinati dell'alta
antiehità sia della divisione regolare di 11.000 lrn della clwra di :\letaponto, sia del-
l'ordinamento per 8lrù1as della, città stessa ll, ha ripropoHto con immediatezza il pro-
blema del rapporto fra poZ.is e territorio (e di consetTa quello dei rapporti fm coloni
e indigeni), a cui nel l!Hi7 e nel I Hfl9 furono anzi dedicati uno dei Convegni di Taranto
e un Colloquio tenuto in Francia nell'abbazia di H.oyanmont sotto la direzione d(•]
]j'inley 12 . Impossibile tener conto di tutta la problematica dibattuta in quelle ed in
11ltre occasioni simili: qui rieonlerò solo alcune delle conclusioni più significative ver-
Hando nel dossier anche le seoperte archeologiehe <legli ultimi anni.
Anzitutto mi pare che i dati di scavo eonfonnino Hempre di più h1 rngionen>lt>
asserzione dei molti che ritengono P cito il loro pensiero r1ttnwerso le parole del
Lepore - ehe non è possibile fan• la storia « di u1ùirlmniHLiea colonia!(\ nw di t1mti
impianti iirbani quante sono le colonie, per l'adattamento e la tlessibilità alle condi-
zioni ambientali (dnJla. topografo1 alla maturità politica) che ognuna di eHse eblw )) 1:i.
Detto ciò possiamo rilevan>, peraltro, eome alcune costanti siano percepibili
nelle colonie pri rrmrie d'Occidente e nelle loro sub-coloni<' 11 . Fntti salvi adattamenti

io 1H ){ok(Jlo;; x·x_r, JV'it), I'ispdtin1uwutc aJk pp. Il li:ditl nel UW8 e nd cfL .SìfJJJ'ft ll. 2.
t' :{ì-;',;;1; iYi) lJ. JH'f' l(' l"\('POllHl·l· più antielH· l:J In FIXLEY ]J. :;:L Il collti·ihuto di chi<.ll'l'%Ztl
ti1wra tinv«11ule che denu11du110 a n1io p;11·Pr·e 11n'oee1t+ uwto<lologlc;.1, t.· di oi·h;inalltù clw i 11 u111('J'OHi ,:.;t udi di
l)nzio1H' auchl' He disp<>rHa. ngdcoln, dcl p/olt'a11 l•:Uore LEPOHE apvn1·:-:;i in qlH't-d'ultiJllO d(T('!llliO hm\llo
Hlld (ma \'t'di V".\LLE1' iu fllt:Wffifllìltrifi, p. ì:n. dato ni prolih·tni della eolonizJ1,azio11e g'!'('Cll ;-;i coglit·
t 1 Cir. nd e8<'rn pio _:\I>A:\lEHTKAXl ', I,r: f.uul<lii:i.':5Ù)l1t'. ht>Ht· in un .suo i·e<·entc :-;ngg-io <l'ilrnicrnr· 1-1till'a1'gOJu(•1Jto:
di ferra ue! meftt1w1llitw in 1H7:J, pp. 4U-(ll; Idem, r fll(Ji:in1t11ti f'oluniu!i: sfr11ll11ra cr·m/f!ntir·o e
][('fa :'.\'apoli I .Problemi looourajh:i P urlu1- di11<t1t1ictt sotiafr, in Sfuria t drillù df-'f flrccf 1.
nisffri 111etaponlini in Alti dd Xllf C'on1·. di S/11di twlla pp. 1 specie lJlJ.
Jbt{IJW Orceia, (dt•(li«ato appuuio ;_t l\lclapouto), 1"1 Ln bihliog1·afìn pt'iucipah· l'ig1111hi11utc k ('olotiil' ù
:\';q10Ji ln'ì4j tJP. rna hilJl. {'HHlld(•lJt(· sub-<·olouiP ehe deordl•d) qui appr·e.ssn pot1·i1 oru <'Si"Ìl'I'('
ora, iu :\[.T. (;fA:\.:\O'l"'l'A, jlff'la11milo t!let1i8tito ru111a1w, ag·pyolmuutt tr·ovala. 1)(_·r le \:ittù di ud torno J, :i
(hllatill<I alk pp. !l:i I O:!.
0
di Sfrilia ardica, (' 1wr fr cittit d<'ll' Itnlb tìì(·ridio1wlc
II

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68 A. JH \'l'I'A [ tì]

dovuti alla vocaz1mw principale delk singole città, anche se mm di visione netta frn.
colonie co111mercinli e agricole o di popolamento, l''ocei a parte, appare sempre meno
proponibile (ed il caso di tmb-colonie, diciamo, periferiche com{' 8elinunte o Carnarina
illustrato in c;tudi recentissirn i, mi sembra significa ti vo 1tl riguardo), possiamo dire
che i coloni preferirono di regola installarsi su rilievi facilmente difendibili prPsso
il mare, alle cui simile erano ampie pianure' (Taranto, Niris, Carnarina, Oda, Nelinunte,
Imern), o in piane costiere protette da rilievi (Croto1w) o anche in campagrn1 rnsn
(Metaponto) ma sempr·t: pmsso fiumi che a.ssieunu;sero loro difesa, aeqmt potabile,
naturnli vie di pcrwtrazionc, un utile porto fluviale 15
Come vedremo, si tratta di cost11nti che hanno fatto sì che <la pn·uicssc geofisiche
simili siano derivate, al rnornent.o della strutturaziorw cittadina definitiva, conse-
guenze urbanistiche fra. loro analoghe. Per tornare al momento della fondazione, va
detto clH' gli oieisti nella maggior part.e dei cm;i dovettero prevedere la necessità d'im-
porre con la forza la loro preRenz11 agli indigeni cd è vNosirnile quindi che, pur
senza elevare mura. di cinta elw sono attestate solo per Casrnerw e Niris a partire dal
va secolo 1 n, esc;i abbiano teso ad oecupare la posizione più favorevole delLtrca che
si apprest.a.vano fare propria. Perciò uon stupirà ehe 1tbbiano occupato, fin dal-
l'inizio, ad esempio, tutto il promontorio di Taranto, tutta la donmle di Policoro nel
caso di Niris, tutta la vastlt area cost.iern di Crotone limitata a Xonl dall'J,;saro e verso
l'interno dalle colline, l'intera penisoletta di Xaxos, i due pianori di .Jlegn.rn lblea,
tutta l'isola di Ortigia o la. costa ad essa antistante, ed ancora tutto il promontorio
di Ca.marina, la collina di Gela, la valle di Agrigento dalla naturale difosn. costituita
dal rilievo con i templi, a i-lud, all'arco delh• collirn• sett.entriona.li, la collina dell'acro-
poli e, contempornnearnente o subito dopo, quella. di l\Ianuzza a Nelirnmte.
Questo ragionamento 11 fil di logica. ò stato conformato dagli scavi di questi
ultimi mmi<" non pochi di essi li vedrt•mo illustrati qui dai loro stessi autori. In realtà,

nr·gli Alti. stp:-;si di quc:->to ( 'oun•guo . . \nlleipazioni ('d JVorlrl, Princdou 1071. spede pp. lOK :-;cg. n. ·18,
nnehc Y('t'i e propl'i hr(·Yi i·mggL l'lcc•lli a Yolt<' di dntl 1H-l IL 10. I 7 l ll. 'l:>,
1 HPgg.; .I Hot 'U(:. La }l/((J'[nc
altrinwuti inediti, riguarda11ti le eolonie d'Itnlia tlar/S l'rudit/Hilt'. P11ris sp('cie pp. st•gg.; P ..l'O-
801to {'Omparsi (' eoH1pnio11() ('Oli fre<1u<·nza n<'l pel'iodico _\lEY .\. 'l\:tIEH'.'\IA, Le lo1111or/f: 111aJ·i11ì1Wt deH nai:ircs
.1launa Urecia (('md_ nucorn in X\'ll, :1, "t. pp. de com111ercc ro11wi11 in .ln·hm:ono11lica, 'l, I H7i'l 1Jp. 1

17-18: D. ("tlmnfsfica e archifdf1u·a [11 )/a{ltrn 2,) I, speeit• pp. 'l:rn H(•gg., 'l4(i S{'g. P 1n1. trn (' 7;{; .J.
Orc<'ia). Y1::uKN.\.HO!'Ol'LOK, Les 1uo1clèrcs (Jl'tcs,
Per i FocPi, t'i Ycda, E. J,1.:l'otn:, Strutture della IH80, vp. Gl-H7. :--'.ui porti, nd('KSo, D . .J.
rdzzazlone focea in Occùle11le, in J>arola tlel /Jassato, Aucient lrnrl1uurs in lht' Jlnlilrrranean, in Initr11 . .!ournal
XX V, 1 !lì O, pp. I D-:1·1. of Arclt. and 111ufrr1r. 11, pp. 7H""
16 :\'on ritnrù qtti a ricordare quuuto lirnitn1o fosB(' 10.i, 185-'ll 1 con arnplissima hibliogrnlin.
Il 1H'Hcaggio anche delle pili irnporla11t i nnvi on<'r<nie 16 I)cr qnnuto rig-Ha.nh1 (1<.HHHPllO, :.\lAHTlX. l)EL\UATTJ,

d't•tù g-r(·en (e 1·onwna): cfI'. .r. S. :.\foHHtso:\ ft. T. \'ALLI•:-r, \'oz.\ in Sicilia a11lica L 2 p. 2:"•7, pongollo
\V-1 LLL\'.\1:-i, Ortek Oarnl 8/tipes YOO<J:!:! H.C., ( '<11tlw la HtHI cinta fra qll<'lh' che n011 risHlgo110 al di !ft dl'lla
{i

hri<lgf' lUGB, pp. H5, 1G"l, e taY. :n, on· il p('scnggio di l)j(•tù o d{'l!a fine del \'[ H('('t)JO 'I, :--;i t1·alta Cl'dO di Ulìit
llll:l trit'('l)J(' (· dido in lll 1,14. Le vili groHr-:e uavi f'.Olllll- sviHbt, giaech(· gli sfpssi A.A. ili h'icilia rrnlitrr I)
nPtil('ld n 11sat P in etit e 1·ornnna (!w1, giù nua v. ri:rn. l·iOHlt'Hg«JllO, ('Olllt' io KÌ<·HMI <l\'l'\'O fatto giù lll'l
llll\"P da 10111H·l!ate (•f'n di tntlo riguardo) t>hhf>1·0 lHHl. la couternfHH'tlll<'itù fra ln f011duzimH· dl'lla {'Olo11ia
nna stnzzn lorda di :1:{iJ-;lOO to1rnellate nH·tridw e e ln cinta 1nurarin.
Bcnntno fr<t rn 1,40 e m 2,10 circa.. A i': stato <kdicHto il _XX ( 1oun·g110 di sulla
P(·Reaggi Kll{H:riori ('bhero solo le poclii::.;siuw '.\lngnn Gre·eia l<'trutosi nel lHRO (e P{'l' alcuu{· d<'lh· 1·uln
monJ-:fres, in prat iea poeo o Hulla uUlìzzatr•, ern·>truit<· ziouìi11PsHoH\'olt(·si n·da JiarnwUraccia,X\"l, 1-'t lHKl).
dall'etù ('llcuist iea in poi, dnlla 8yrarusia di leroll{' Il, Ampia hibliogrnfin in D.
all'ir.1111w11s;l di 'l\dOUl{'O Iv·. alla lsis Siri:s, nitori co11trib11ti W'Cl1colouici, ill .. HO,
<lesel'itta <ln Luciano. l>'altr·on<ie il podo di Ttaiano lH7X, PIL ([OlJO, :\l. Gt·_\lUJl'('l'J, Siris in
nd Ostia. 11on f'l'<l. più profondo di lH 5 . . \I l'iguardo si l!c//11. Une .• "· VIII, XXXIII, [()71', pp.
-vedano: L. ('ASMOX, 8/rips and Seumntshif) in tlic ttt1cifnt
r,'t 1 JHlAKlSTJCA l'I.Ì' AKTICA DELLE COLOXm IJl <nU<:CIA 1D DI STCILIA 6\l

attraverso nunwrnsi sondaggi che hanuo raggiunto gli strati più prnfondi, attrnverso
l'identificazione C 1'11bica.zÌOllt' di molti Hantnari RUb-urlmnÌ e soprattutto attraverso
lo studio delle> sepolture più antiche (coRÌ ad esempio a l\Iegara, Camarina e Selinunk)
oggi possiamo dire clw J'area OCCUjJUt.a dai prÌmÌ coloni fo gem•ralnwnt.e 11S8HcÌ \'11,Rta,
talora a,(ldirìtturn nell'ordìrw di più di un centinaio di ettari.
In tutti queRtì casi che si tratti di Nelinunte. dì Megarn, di <'roL01w, o <lì Niris
si hanno indizi di uru1 diRpernione dei coloni Rll una grnnde superficie, In quale è la
steRsa clw finirà pM essere occupnt.;i, da abitazioni, e non sompro fitto, Rolo sncoli
dopo, m'l p(•riodo della masRima eRpamdone della citt.à. Cornunq11e è la, stessa super-
ficie ohe due-tre generazioni dopo la fondazione della colonia, verrà sottoposh1 a quel-
l'impianto ad assi ort.ogonali e programmato che chiamiamo per strigas.
So, poi, fon on do presenti quoRti dati ci riportiamo a J numero dci primi coloni,
di quelli che tontanrno la 1ffvenhir11 di una nuova frontiera lontana migliaia
di chilometri dalla madre patria, numPro che raramente doYottc essere cospicuo,
- heno ha visto a mio parere il Val Id quando afforrna. che e I' assìmilaziono
degli furono uno degli efonwnti eR><enziali dello RYÌ!uppo dello colonie 17 mi
pan\ lecito supporrn ehe il loro primiRsimo impianto Hulla terrn d'acquisto non abbia
dato \'Ìt.a a nc8stm centro abitato di una qnnlolw conRÌRtenza o ('Ontinnità fiRi('a .
.'.'\on dubito, corno 1liee ancora il Vallot, che nella ripartizione prirnitìn1 la divi-
sione nell}t polis degli otx6m:3:x abbia ripoRato sullo steRso principio della di\'iRione
d(>i rc:z),:zwt xXìjpoé nella ehora 18 , ma mi viene diffìcilo concepire, in concreto, la
realizzazione al momento Rtcsso <lnll'arrivo di una Rtrnttura urbana articolata.
i'<,; \'ero che insieme alla masRa prmTnienfo da elassì povere, una parte dei eoloni
pnivenìva da claRsi forti tanto da potersi permettere il fWRO della spedizione, ma oRsi
parhnrno tutti da metropoli che prohahilmonte non erano ancora YPre polei8 urbn-
nist icamente organizza te rn. ] noltre R'i mpianta vano in rrn mero com un quo esiguo su
un territorio non di rado oRt ilo e del (prnlo non RapeYano neppure quale Ru porficio
a\Tobboro potuto occupare stabilmente 20 • PoRsiamo da n'ero credere che in tale
si1 nazione i primi coloni abbiano concepito l'idea di una città futurn. co11serva.ndo
per e><sa areo di S\'iluppo tanto notevoli quanto, ad esempio il pianoro sud di l\[egara,
o grande itrP1t Rll cui poi RÌ ail<1rgò Loontinoi o il pin noro di l\fa.nuzza a Se linunte?

1 7 InLo. città, JlJL UU Heg. pe11taebntoro nd nna Kqnadr<t dì hO rwntncùnlore era


rn In Lo città, p. 7;;, già unn, flotta. ìtnportnntc o c0Ktit1Iin1. lo sforzo <li t-HUa
111 Si yedano, ad C8<·1npio$ in questi st esMi Atti: le r<·la,& umi cittù. Si tra.ttaYa, inoltrP, di w1Yi m1eonL i1 afrat1e *
zioni 'd-H I•:ret rin e Corlnt o. (non eoprwtl\ se non tnlorn purzialrncn1P, dn po11te)
2o Higunnlo al nnnwro c:erto limitato dci pritni f' qnindi non in grado di por1are che poehh,sinic pcrHono
loui greci in Occidente, alle loro rna.ni<'l'C e dittic(lltà i ;')0 1-e1nntm·i l'd i dne nfflciali clw 110 ('08lituivauo
d'i1npianto, ai rnpportl con gli indigeni, istruttivi anche l'<'q11ipaggio. mo uell'or(litw. per navi, di 2600-
se OYYianwnLn 11011 eonfroni-abili -- i daU nw:-;;si a diHJH•· ::oon indìvidni <» comunque, nou 1nolti di piì1 (nò il
1::1izione dall'nnt1·opologia cnlturnte: non pochi, ad n8mn- ricordo dc1l'ei4odo in mussa dd Foeei coui.rnddicc- qm__•Hto
plo, in C, LEY1-:--::T1c\·n-1:c-1, Tristcs tropiqucs, Paris 1 !););), cnleolo pereh6 11f'l fi.tH<dr, lo JH.mtne1'rntoro erano (.
PJL HO HPg- .. I 27, :!,tH-2G-i passim, :n :z. ;);Hl eco. U\,frat1.n JH'O\--dstc cioò di pontf' per tutta In, Jnro
o an<'ho ln ("iJ.tl'hIXBKI-.\. H,ol-YEHET, h'llos son r:omo ;11npkzza e le triremi avevano gHt fatto In loro eorn-
ÌIÌ/108 •. • , in .1[./':,F.l!.A LXXX\'U, mm. ]Jp. l;)\)- parf-:\n,); per tn1Lo ciù si Y('dHllO .:\IoHHlBO'.'\ o \YlLLL\i\-tS,
2JH. OlJ. cl'.f., Hpccic PIL .j () .5:), ()(i, l l H, l ;);), 200, 24();
T./c-signitù, nutncriea llclla, prima ondata tlì c<iloniz- ( OJi. eil., s1wcin pp. ;}2 SPf,;g. L. B.\HCll, 'J'rù'.res
Z<Ltorì greci in :nn,gna (*rucia e SìcHia Hugg<.•ri1n, anc11e ftr<:N/11es, JJhé11ù·icnucs d t:[f!fJJfic11nes in .. XCVJ I,
tln1 (lnto nl'clwologleo (cfr. Sicifùt aulica Ir IL 7:>0) e JH77, pp. 1-10. JH poco anBilio J, ALV,\lt, Los lllf'dìos r/f
a tal proposi1 o YHlTÌI, la 1wna. dì ricordare dw la 'IUll'Cr;Jacion dc los colonizadorcs grlcoo::; i11 :I rr:ll. /<;f{p. de
lHViO priudpnlnH'lltA; adoperata 11ell'v111 secolo fu la Arqneolooùi, t12, 1 H79 1 pp. 67-H:L
70 A. nr \Tl'A

}[i pare difficile, né \•onlro q1iesta veduta urta il dato di :Vlegara Ihlea che mostra
l'esistenza fin dal primo momento di un'arc·a di uso comune e di alcune case intorno
ad essa: tig. I. Troppo vicine l'una all'altra per supporre ehe facessero parte di x).'ljpol
regolari e troppo distanti per pcrmetten• cli parlare di stanziamento urbano, tali
<tbitttzioni ci attestano la presenza forst• di alcuni privilegiati in realtà la tcrnµeilpLx
restò sempre un'aspirnzimw irrealizzata 21 ma più \'(ffosimilmente degli addetti
ai s(•rvizi comuni della colonia installati in lotti di estensione limitata nei pressi del-
l'area comunitaria più importante>. Le loro <'ase di un solo vano non do\-evano dif-
ferire, peraltro, dalle comuni fattorie; c>d io stenterei a chiamare eilx6rrsib., almeno
nella divisione più antica, i lotti su cui esse insistono 22 •
In conclusione non ritengo troppo azzardato supporre che, a parte rare dctPr-
rninazioni di aree di uso comune - ragorà, in qualche caso forse, ma non sempre, le
necropoli - la prima partizione di tutto il territorio acquisito dai coloni do\•ette esst•re
di natura agricola. Pertanto, senza arrivare a pensare, come pure è stato fatto
che la pianta regolare delle città greche si formò, fra l'altro. « sous l'infiuence des lo-
tissements agrnires i), non mi pare da escludere che alcune preesistenze, alenni tratti
particola.ri possano dan·ero essere ricondotti a quest'ultima. Così gli isolati oblunghi
e coinci<fonti a 2 l gradi di :\fogara Hyhlea o le plateiai che limitano l'agorà stessa
e di cui la Cl sembra puntare Yerso la focp del Cautera (Yi era un piccolo porto?) --
potrebbero forse spiegarsi con l'originaria divisione agraria dell'area poi occupata
dalh1 città, e suggestivo rimane, anche se non pront niente, l'accostamento pro-
posto da Aleksandra Wi1Sowiez fra le lunghe strisee della r'.hora di '.\Ietaponto e
quPllt' che costituiscono Casmene o il più tardo <ppoiJpwv di ::\fonte Bubbonia 24 o, al
limite, anche la stessa }fog11ra lblea a Xord e a 8ud delle platefoi A e B.
Ciò naturalmente non toglie nulla 11ll'originalità Pd alla grandiosità della rivolu-

21 8i vedano al dg1mr·do le cunsidcr<.tzioui di vent tuosa eeKtit la ,supposiziorn. IL l (), dtP 1• nella st rnt
•j

lH Prubfrmi dr:troruanizzm.. if>ne della c/wra colonialf: ili cazimw J·mci1tlc delle ('oloHie lllilllenHbcro rappre1:-wnt.auU
FI"Llff l!li:l. pp. 1;,.[7, alla p. :W; \'d a11che ,lféyara della uobilUt ;l 1ier·chl: le caHe di YllI 11el qunrtierc
Jlyhlof'a, p. ,f(),). dell'agorù di ::\fpgarn Ho no a pia11ta q 1utdrata e pertanto
:.! 2 uw1 po,sizioue dw \'(•do eon ora coudi- da coHHl·t lel'(' alla piecola pt·orn·ietà eonladiua. Pur
ViHtt drtgli .\A., fra cui ìl YallPti dì Sfrilia antica (], :?, acceltando iu linea di larga 1nnHBin1a la
p. l(ì: ovn qnet-ìtl' ca:-;e pili antiche di :\kgar<t sono lH'OlH>Hta, (·· lropvo HZZardalo :-JHVI>Otl'(' che q udìlf" cns<:
di..'ttc i< f'lll'ali >) C(i {\ eletHl'IlÌO foudarneutale di UH lHH'- abit:tt(' da qut'gli individni nrligim1l. nd
sn,ggio clw non si può ancora urbano eh'. pio (et'r. Sicilia antica, J, J>. G07) elle, ('HSere Hl
;1nelw J 1uJ.u/irnnenli, p. ,t() segg.); non mi JWre ('}1(' Net•\'i%io di tutta la eoinuniti\. siatl HiHteninti
\'i foHRu <dl'\llltt trnceia. <li un tale giudizio ancora, in JH'eHso la pilt grn,nde area connmilaria dclln <:olonia 't.
Jl<'uara llublaw (cfr. PIL Ui:l·"l l:l). l'n pa<'"aggio più Ouanto allo BYìluppo dellP faltorìc greche, esso
1 urbano,, Sl'Inhrauo :-mggt•rire le naso di YJH seeolo - <'BKl't'P rapido(' quelle dPi can1pi gdoi nella seconda nwti'ì
tnonoccllulnd o gt'aJHli all'incirea quanto le eo(•ve di dd YII 8t'l'.Ol0 (JJ(;I' il J)O('hiHsirno ('hC HC' :-;appiarno) R('IH-
:\J:pgaen riportntf• di rcconte all1_1 luee al e<>ntro di brano esHe1·e eon1JHH."1tt· gih da parc-echi YmlÌ:
OrUgb1, in quello dw doveHn l'HSN'l' il cuoru (f(•lla, pilt HTI•;.\:'.'\I', in .Xof. Se.} pp. j)08SÌ1n; P.
1u1tica, iwr CHl'W si veda, P. PELiHL\'l'TI; Sira- L>\X1H);J, in J{okalo.>;,, YIIJ, Hrn'.l, pp. ì2-77. Ci\Tlleolate
rns1t. Rlernc111ì ilc/l'al!ilalo di Orliuia 11e/l' I' Il [ e 11el r li o as8a.i graudi quelle di HJ{·lù Yl Sl'('01o ut'lla diora di
se('o/u a.C. 1 in !11sediamenU, pp, 1 '..\ll'tapoulo: CL ìu Parola dcl J)ussafo} XXI\'.
.\lle cnsn pih ant ichc di SìraenHt1 o di Jlegat·a d(•<lica lHliH, PIL fjl·71; /,a JJa,.;:ilicala aHh'('(J .
o!'a. uni:.t pn.tt(· dotte sue .Note dl archilelturn Can1 ili Tirreni lH7-i 1 pp. 8'.l Hcgg.).
(/r<'r·a w:l 1wriodo lardo-ueonidrico e arcaico, in /Jialouh/ 2a ('1'1'. ;\. \\'.\t'OWl('Z. giù in La città. p. UHI,
tli 11.s. ·1; lH8'2', VIL fl<H), D. l1'c:-·L\lto. lvi, 2 1 Iu iAt cilltl, p. lHS; l' A. Loruala ri,nlPar·gonu:nto
pp. lG-21. uu inlcl't'S:ìante tcnlatiyo di dituo:-:1tTa1·e elw i in .11.l•:.F.R.A., LXXXI\', JH72 (T1·aceR 1fo lolisH1·irw1ds
loLLi sn etti iHbisfenu10 le t•ust• dì \'Hl secolo di l\fcgat«.l rutdew:; t't1 ('rim6.:), pp. 1 alle pp. 22;) nin si
foS'-"'('l'o t.nt ti di circa mq I 'LO poggia su ha.si cosi fi·ugili vedano al riguardo le giuslifkat<• riSN'Vt: degli :\A. dì
da 11on potm· ritenuto pii.i che <:'tv- Jf(!yara lly{J/ara (pp. 41J8
!)] 71

zìone politieo-giuriclieo-urhanisiìea <'he porta alla ripartizione geometrica e alla mo-


111rnw11t alizzazione dello spazio urbano di }fogara alla metà del n 1 secolo. Allora i
p1rnsaggi fra proprietà si stabilizzano <·onw spazio pnbblico diventando vere o proprie
,.Ì<', i passaggi più importanti vengono attrezzati ad arfrrie, rarea dell'agorà, ehc
n>rso (hest raggiungeYa probabilmente IP caso di v111 secolo allineate sulla strada
C2 21' (tig. l), viene mom1mc•ntaliizata. In nnn parola,<" allora che la città raggiunta la
massima espansimw territoriale possibile, costretta, eom'ern, fra i dominii di Siracusa
e di Leontinoi, e così popolosa da poter sosie1w1·e la fondazione di Selirn111fr avrà
programmato la sua espansiorw futura.
E non vi sono ditti cog<>nti per ritenere dw gli arehiteHi-urhanisti eui le città
affìdaYano il loro nnovo aspetto abbiano doYuto ripeter<' nella le divisioni della,
xc(ipx cireostantP, ed anzi mi pare YerosirnilP supporre <·he a partiro dal momento
in euì lc> poleis eoloniali si diedero un 11110\'0, programmato assetto nrbanistieo per
primo nel mondo greco forno grazie m1ehc al peso relativo dei diritti aequi8iti dai
privati ndlo arpe da urbanizzare 2 " la primitiva unitarietà di fondo città-campagna
si sia Hpeizata nd il rapporto ,;trntturalo fra questi due poli sia profondamente mu-
tato. Inutile mi pare quindi cercare l'impronta «geometrica» dolla poli8 sui campi
che la circondano né scmhrano prnponibili eonfronti con gli esempi dì evol11zìo1w
convergente dwm.-città di Chersoneso o di Kalòs Lirnm1, molto più tardi e <'lw si ,;vi-
luppano in a.mbienfr storico o geografico del t11tto diverso 28 .
'.\legara Ihlea e Ca8mmw, poi, ci danno la misura dello s\·iluppo dclln « gcornf'lria
dolio spaiio orgnniizato >l 29 nelle colonie grnehC' d'Oecìdente alla metà dcl vn sce.
a. C. ed ora intendiamo bone conw si tratti di risposte divnrse nd esigenze din·rsc.
Da un lato una eorn11nìtà ricca e popolosa che programma il suo sYilnppo cittadino
futuro, inermnenta e rnonumentalizia le r;ue aree pubbliche, e ri\·oluzìona il rapporto
con la dwm cìreostante, pur assorbendo in qualche misnrn preesì::;teni(• legate proprio
all'originaria divisionn della terra. Dall'altro una colonia militare, completamente
preordinata (forse fin nel numero dci snoi abitanti), per la snn funzimic o la 8na posì-
itmie naturale stessa, a sviluppo bloc<'ato, ('Oll aree comunitarie rnonumentaliziail·
certo ridotte nl minimo, e ('Otwopita e n•aliiiata, essa sì, secondo principi di rigìdit
tcrownplx. Ed in realtà i eostruttori di Ca,;nwne appaiono volgere l'atteniione mag-
giore a r('ndere irnpnmdibile il luogo ed alle possibilità di fan-i in hlocclii che
pm il n1-v 1 secolo sono documenta ti tutti ngua li, il maggior mmrnro possibile di citta-
dini-soldati con le loro famiglie 30 : fig. 2.

t 0 Jn realtà queste nat:-Je pili n11tìd1e dull'hmlalo fì LEPOHE, in 1). 4;),


sPmhra ne solo la nwlil oceidmdale ( 'JJlér1m·a ;rn Clic J'inq)innto della dttù si:t F'.tnto n·nli%%n1o <·cf'l
l!ub!ooi, cii .. pp. 21):)-'270 e plnn 1 J ), lasciandone libera com<· d npJHU'<' c11tro il YJJ i-;ccolo, JJoll rni iia1c dulihio
la 1ud<\ Ol'ÌPlltaJo, ,separata, nia anchP 11nitn, nll'nrPa (si vcdn 1)1 Vi"L\t -Cn 1·011/filnr!o .. . 1 f'ff. 8'UJJfa, 11. 7 Hll(\
dcll'ngorft dnlla 1J!ah:fa CI, ima dello tre nrtcrlc che, pp. 71 sPg-.), uò n10Uvo nlc11no di ritnrdn1·1n• 1<1
«onw 11 Tarnnto (l'ol. Yl I r, 27). diedero Yit;i nll'nrPn liz;zazìollo al 2° quarto del \1 F('Co]n (Sidfffr a1dfra I,
d<>!Pngon\ prhnit i-v1L tnlH·lla, n p. :!-17): cfl'. HllC'hc i11fro. 11. :HL
(,)nnldw i11dlen;;;io1w in tal 11d hronzo Pnppn- ( 'nRme1w rappresenta ln ::-3idlia li l:'nlo Rii o eolon'nk die
dnkh: cfr. ('!. Y.\TI:>, in BJ:.JT .. LXXXVII, lllfl:l, vcrnietta, ud oggi, llH cnleolo s11ffld(·11tc.lncutc ntte11di-
pp. l·lD, nlll' pp ..;, IO (IL (i-7). hile d\'lla s1Jn pnpo1nziollP. Qnes1 o IH'rehé, dut n ln Hlln
!':)j vedano nl rignardn; ll' o!-'SPJ'Yazlonl dì LEl'oHE i11 f1UIZÌOJJC di ('())Ollifl+fort<•Z/AI., fu ('Oi-:1I'lliiH ]H'J' l'HCCO-
FI>.:LEY lUì'.), p . .J7. g·Iicrc i ;;noi ahit;111tì Lutti dcnt1·0 l<' 1nurn e cou uua n'-
2H ( 'or.;ì, ad Pscm pio, \\. ,\,...;oww1 in f,r1 n'ttrì, p11. I go!nritù JHT ciò dH• rignnrdn k nbìla;1;ìonì,
(' Ìll Jf.F.F.u.,_.1., 1H7-i lrw. ('il. (('(Hlfr(( giti gli ,\,\. noH rot tn da eecezì011i. Inolt 1·e, la JH'l'Ziosa ]limita dd
di Huhlau1, nl1'1. p. J11:1). Carta che chl)i n pnhhlkn1·e 1wr 1n prima dopo dc-
trU-_,
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[UJ L't:HBA'NISTl(:A l'fÌ: ANTICA DELLE COLONIE DI :\IAONA GHJ<]CfA FJ DI SICILIA

Per il cinquantennio clw intercorre frn gli impianti regolari di l\Icgara e Cmnnone
e l'aYYÌo del piano grandioso dì ffolinunt« da n1i siamo partiti, abbiamo oramai una
documentazione a:o;:-rni ricca, anche ;;;e per ne;;;s1111 centro disponiamo dì elementi tali
da potor ricc>:-<truire l'impianto urbano nella sua totalità.
Ed a q1wRto punto mette conto di seguire il '.\Iartin nella sottile ma valida di-
stinzione ch'egli lrn fatto, riprendendo un disnorno del Castagnoli, fra urhanist.ica cho
si s\-iluppa a partire da « qnelq11es grand;;; axe;;; princìpaux d'orientation défiuie )) o
la pianta a Rcacchiera 1< rlont l'élénwn1 mo(lulatem o;;;t l'ilot, h1 parcelle régu-
liòre »ai.
i\ol primo tipo, itnche quando Io ;;;viluppo avvenne mediaute un sistema di dhTi-
sioni ortogonali, vi è una ·1·alorizzazione delle ma;;;se architettoniche, degli allineanwnti
di tl'mpli o di edifiei pubblici ehe manca nel secondo, imperniato, quc:o;to, su moduli
costanti ai quali tutti gli editìei sia pubblici Ria privati sono sottomoRcli e da cui appaio-
no condiziona1 i. Lasciando da parte questo secondo tipo che ;;;i diffuse in tutto il
mondo greco legato al nonw di Ippodamo cli Mileto e din:nondo sempre più rigido,
e lasciando da partp ancora k• perplessità ehe ingenera, almeno a prima vista, la divi-
sione ;;;o;;;tenutn dal '.\fartin di Pae:o;tmn od Agrigento in quar1 ieri attribnibili ad tm
un tipo Pd in quartieri attribuibili all'altro ;iz, ,-a detto che non poche dello 11rhanizza-
zioni del!P coloniP d'Oecidcnte avv<'ngono in realtà partendo da uno o più a:o;si prin-
cipali. Così Megara o Selinunte (e Cirone, corto), ma anche a Taranto, a ()ola, a Siris,
a Camarina, a. Siractrnn non paro dubbio che gli nrbani;;;tiei ;;;i Riano im-
perniati ;;;11 as;;;i, nella maggior parto dci casi naturali, o elw an'nrno fin dal pri-

cnnoi d'ingiosLifìcato oblio. n('] l!lGl ln .Affi dcl T'll llO da! \"CfO. 111condui::ìiolle1'('81Hll0 188:! C<L<.;(_'. {2G88 HHmO
('1Jìl(!f'. 111f. di Arf'/1. <1fa8Pi., 11, tig. 7 fra pp, 70 (· 71, che nwl1iplicntc per { nbitmiti uìnsmnin ci danno
cl dr\ la por<sibilitìt di lC'ggerc il tcs:-rnto nrhnnn nella s11a una popolrnr,ionc cornplesHiYn di 7ù28 individui. {)twstn
int«r<·,zza, e µ;li HCaYi 1:<'C('lltl cnndottiri dnl Yoza d lianno ri!-:lultato conforinto dn sJgnilìcnUYi confronti Jl('l' il
fatto 1:011osc<·ro ìn dettaglio il modulo ahìtatinJ (dn. rn ppo1·to fra :-;u pcrHeic t o1 ale ed alJitnnti C'.\lautiueu,
,')'icilia aulica :), p. ;):)'.)), \'al« per ciò la pmrn, Olinto: loc. dl.) ed si11g0Jnn11cnte
di f(•nta1't' il calcolo della, popo!nzìonl' che, 1Poricanwn1c, \'Ìcillo a. \[nello c11i era pe1·vonuto l'Orsi a pro]H)Bilo di
la Cnsmenu arcnlc,a a\'l'\'hhe potuto ospitare Pd ll conto ,:\fegura Jblca, alln, qrnlk\ con nn cfrcuito di n111rn
non dillkiln. Il cìt·cnito dt'lle n1ur«1 era di <'irca (tn C(l un'cri1ensiono (Hl lrn) all'ineirca idcllli«i a
llwtri 1 e I'H('cllindcva un'nrea OH'illante fra f);-) e GO ha. quelli di Ca8lllCJH', (•gli nttrilrniya in1onio nd 8000
In q 1wst'aren si 1-<t cndcnlno con oric111 nniento ;..,· ord - 1n11ti (Jl<iuara p. ,t 12 ll. 1). il
.. J·:Ht almeno -12 di cakoln ora pn's<·ntnfn rcHta. appnmsinwt i\·o rnn PHSo llli
lnrgbn i,) Inctri e lunghe in rncdin JOO (;)50 sc\-'.OJHlo pnrc JH'oponibile, almeno per lu ( '11Hrnc11e d<'l \'1 ;-;:vcolo
gli di Sidlin aulfra lf J>. Poich(; ogni ìHola,to <p1a1Hlo gli hmlati Hmnhrnno OY11nq1w occnpatL
('ra quadrato con m :U> di l;;do, i11 ogni sfri{1a nnda-..·auo In coiwlnHiono J(-xrr1J.S'J'.X.t, molto meglio di qrn1ltmqnc
li) hl<!f'('hi dì nhitnzioni, il che fn hlo('chi JH'r ultrn colonia greca. d'Ocelde11tc - e l'iudngi1w di _\sllcrl
fero pianoro. l>:do che ogni hloec.o <'On1e110nt <piattro t-lll }IH('J'it lo COllfPrina p11ù ('0Sti111ÌJ'(' (I llliO lHìJ'('I'U llll
Mi Jia un totaln di 2688 cnsn di l,)() 111q <'int-wunn, hnou t errniIJP di pnragonc JH'r 1o svìnoso cd i1·1·l1-mlt o
una s11p1·rfl«ie largnrnentc s11tlicicutc per J 1wrHolH', HP q11csito di quan1 o uumoro,...;:n foHs« la po1101n.;;;ionc delle
si 1iPIH: eon1o d1c nd Olinto('([ a lnwra per nhilazioni nnìidie cìttù coloniali Y<'<lH, nd ('H(•rnpio, SiciHa
riHpcttinunentn di mq ·.mo f'Ìr('a u i,.1() !-!i soun suppm..;1i 0111icu I, 2, pp. ;;:eg.).
filtn ;ul 8 occ11p11111i lilwriy più gli schinyj (l>. :\I. HoBl:\'- 31 UUJJ/Jorl:-; enfrr: slrudlfrr'H urbaincs et lrs mode .._
;..;o::--.:·J. '''- U!L\11.\.'.\l.
J<:n·a1·otfons ol O!y1lfhus, Yll L (fr, dirision et d'tJ'}Jloifation dir lerriloirc, in Fl:\LEY j n1:->!
Hnltimn1T-Ln11don 1n:i8, pp. ·1:!·.1·1: P .. \KIJEHI. in Ufr. pp. 1)7,112, nlln p, llll. lkl ;1I.1i:T1x si tenga ]JJ'<'S('Jlj('
Fif. 10!, UJ:ì:), pp. 1:1/-,Hi.\, alla p. ,J(il). <lll<'llP ,,.fSJWcf!èi fillrJì/t'Ù:rS cf 80t'frt11,r des }!J'O{)ramltlr'S df'
()onHidurando <'he iu nna. colonia nlilitare ln aree mmiu- NJJ18lr11ctiou <hrns lf's riffrs uro·q11cs tfr Urandt Orlcc d
mcntali dO\TYano <'Hscre limitate 11cl rrnnwro e 1wlll' rfr /)yicilt. in Alfi dcl,,_\// Co11r. ,'-,'{. sulla Jlayna Oreda,
din1enRln11i <'d in J'l'nltù fi11orn ò idcn1 i1ì<'nto un 1H7:l, 1 pp. f per 111Hl adcgnaLa con1w
solo tempio co11 rdal iYo lr'l/l('/I(}:" rit(•JJgo du• nnn, prnnsìmw ddl1imponenz;a ddk rPaliz;zn.z:io11i
flet raziorH' del :H1 t:(, per esso ted i rnri pnssnggi fl'n, nwunmontali dello colonie gf'ccllc d'Occidcnt<>.
gPlRnlatì in stmso EH1 -Ovpst) nou dPbha, 1rntl<-lLTi lonln· a:.! ln Ft;.;LWY pp. 101 s<'g.
A. Ili \Tl'A r121
mo sorgere della colonia, se non condizionato, fa\'(wito, suggerito allin(•ani0nti. di-
sposizioni :i3 ,
Il terreno an•r giocato 11011 pict'olo rnolo an<'he negli impianti più antiehi
<li Xaxos e di Himern, entrambi ormai noti a ttrn verso gli sca \'Ì della Pelaga tti del
Bonacasa :H In tali impianti, della fine del v11-inizi del VI secolo, gli isolati appaiono
allungarsi seguendo la linea di costa, come è la nonna, nrn nei primi decenni del v
Recolo allo schema primitivo se ne è sovrapposto un altro rigidamente ortogonale con
orientamento dh·enm.
Xdl'uno o nell'altn> caso non risulta ehe gli scanltori abbiano trovato Rtn1tture
riferibili alla stessa delle città <' ()48 a. C., seeonclo le date tradizionali).
ad Imera, ormai abbaRtanza not11, gli a\ranzi più antichi t'lono quelli del tempio A
della tìne del \'II seeolo e le abitazioni che con esso si allineano Remhra non vadano
oltre gli inizi dd Yl. L'asRc portante qui RÌ troven'hh(', i1woce, nell'impianto più tardo
E' a\Tebhe tagliato il pianoro da Xord a Sud.
l\fa pt>r illustrare il sorgc•n' e il dinmir(\ dcl primo tipo di 1rrbanizzazio11e distinto
dal l\fortin, quello ad assi portanti, dopo :\Iegara, l'esempio più signitìcat ivo n·sta
Relinunte e mi piace chiudere qurn;ta reh1zione ritornando alla celebre colonia mPw1-
rese, da cui siamo partiti.
Selinunte è stata in questi ultimi anni ed è oggetto di attenzione particolare e
k relazioni di Giorgio Onllini <' Robnd '.\lartin qui con noi, insienw a qiwllt> inYiate
dai <·olleghi Tusa, Rallo e dt> La Oenière, illustrPranno aR:-mi meglio di quanto non
poRsa e non sappia fare chi vi parla i magnifì.<'i riRultati <·onseguiti.
Qui mi sia solo permesso di ricordare nelle grandi la genesi di questa co-
lonia di frontiera, dinmuta rapidamente, llonostante il :·rno diretto contatto con
l'eparchia cartagineRP (e forne un po' anche per questo), una delle più ricche e potenti
città-Rt,ato di Sicilia.
Che la sua fondazione comumpw 81 dati ::\legara I bica - risalga al (ifJO <iirca è
stato sostt>nnto autoreyo[nwnte da non p()(d1i storici ed archeologi sulln basp
dell'analisi d<dk• fonti antich(• e della ceramie11, e da nw Rt(•sso snlh1 base, fra I' al-
tra di una Rernplice considerazione clw., nei dodici anni trascorsi dal I \Hl7, ò stata
Rompre piti rinforzata dal dato archeologico: Yale a dire ('he sono occorse in media
tre generazioni allt• colonie antiche, come anche di n•cputf: ha sottolineato il ::\Iartin
illustrando lo sviluppo di Thaso8 a5 , perehé esse raggiungessero un grado di floridezza
tale da potersi dare un aRRetto territo1·ialc e urbanistico definitin). una costante
ormai provata in un tal numero di easi elH• non valt> la p(•na neppure di ri<·onlarli 3 u.

aa Pe1' Cirene (e la, sua vin. Skyrolù), si Vt'<la :-3. ::lr;c('l! I, quat l't'- g(·n{·ru t ious, sui \·nut. un pro<•f•ssus q llt' lì Oli!')
('lf1·ew' ((,>1uufrnd /.-;/. ( 1 u/L Tripoli:, :q, 'i'l'i- !'td 1·ou\'OHM constanl dans lt·H vilkr; {'Olouinks ... ,),
JHtli lHH7 1 pp. 1 t-1-; lH'r' Tarnnto (la grande plaleio <·d <Ulcora ( '.\Ll)J':Hn:\E in Insnlio111n1ti, pp . . f l HPg.
n tt eaver·r;av-n, Faer·opol.i i11 tut tu l:t sun lt111gl1ezza), :>lì Cft, già p. fiH. Iu Sicilia a11ficu I. i, p. '2·i7
O. F. l-10 POltTO; L'nrtmuistrca di'. Tltì'(lll/o antica, in .llu- (: pubhlieata una tatwlla. in cui ;-.;0110 tnh.;Ke u, ('011f1·01ito
!f!lrt Uref'fn Xl, 1 pp. l segg., pct· k date di fOtltb1zi<Hll' (' lo H\'iluppo lll'lmllO d('.\!(• ('O}onh•
L. A{;.\:ELLO. Osservazioni sul JJrimo i111oianto 1ahano di <li ;-;icilia. lu t.'ssa, a mio paTt'I'(' si lJl'OJIOIH' 1wr l'i1upianto
di ( 1w-mH:lH' uua {latazioue (;)7 ì l roppo lwssa,
Sicilia a 11fù:a 1. :L
:i t v. IH:rehò il h'.lll{lio awstra d'NlH(:f'1· g'i(t pcf'f<·ttanu·nl«
a5 Hi veda,, 'l'fwsos qw:lqlff'8 problCnws int·K·rilo ud lPH:SUto urbano t.· puù fnrsi riNnlire, 11er il
ur!WitU' in <1.U./1./., HJ7S. pp. alla p. 186 (il nwtt·rial<' piì1 antico t1·ondo rn·ll11 HtlH. stip(·, tin Hl \'U
gra..ude .sviluppo eittft t :-<,O produit n.près t rois ou twcolo. D'alt t'orule il <·oufronto eo1t ( 'nm1u·iua dH·
1,'URBA;>;fSTJCA PI{ Aè\TICA IHJLLE COLONIE DI <HtEClA Ili Sl<'ILIA 7ii

Ad ogni modo, la soopNta, due anni fa d0lla nerropoli ad in('Ìncrazionn al margi1w


Rwl-orìcntalo del pianoro dì :\Ia1rnzza, teRtè pubblicata nei suoi clcment i essenziali da A.
Ballo e Jp ult8rìori novità sugli scavi 1!}78 nclht stessa, necropoli che la relazione della
stessa contiene, mi pare che abbiano ragione della datazione basRa, tucididea, soRfo-
rrnta ancora di recente con forza da ,J, de La Genière 37 •
Fondata dunque nel 650, il primo impianto dovette occupan• subito per lo meno
la parte più Yieina 1rntre doli(' \Talli dcl Cotone e (kl :'.\fodiono-8rlinos alle cui foci si
i1rntallarono i duc porti della città 0 la collina dell'acropoli da essi protetta Rlli fianchi.
Ho già d8Uo all'inizio perché ritengo che ht collina dcll'acropoli dovette essere subito
occupata per intero :l8 od ora, la nuova necropoli sulle pendici sud-orÌ('lltali di :'.\lannzza
dì fronte all'acropoli, il cui materiale riRalo bene fino alla metà del \'Il Rccolo, sembnt
fornirne una prova diretta. Cosi comc prestissimo dovette eRscw occupato il pianoro
di Manuzza o specialment0 la parte settentrionale di esso, por motivi dìfrnRÌ\'Ì, come,
a ragiono, ha suppcrnto la H.allo.
'Non sono stati trovati finora né a 1\fannzza. né sull'acropoli abitazioni più an-
tiche della fine del \'Il secolo ed io ritengo che sarà diflìciio ri1ffenirle perché l'oceupa-
zione più intensiva nei limiti naturi1lmente <loll'intensit.à che ei è nota, dallo caso
dell'vur Recolo di l\Icgara Iblea è da ricercare negli strati più profondi dell'area
eomprosa fra lo stn1piombo sul mare e hi grnnd8 arteria naturale che unint lo foci
del Cotone o del :\Iodione-8élinos. tagliando l'acropoli iwlla Rua parte più rncridionale.
Purtroppo, queRt'area che doveva. misere a bEdze è stata terrazzata al mornc11to della,
costruzione dei templi O ed A e scavi in profondità di una qualche estml8iono vi sono
difficili giacehè, o 11on certo pPr caso, nel lV-JH Rc•colo i Puni installarono proprio
qui il centro forse più importante• della loro Helinuntt'.
Le di tardo nr secolo ritrovate a J\Ianuzza da Ila Rallo di muri a secco a
filari dì cfo.Torna al1·ozza ed anche a piccolo pìetro tenuto con legante o con fodera di
lastroni, come a :\Iegara Hyblaoa si presentano già allineate secondo l'asse prinei-
palo del pianoro ma, esse, e ancora meglio i focolari rinvonnti sull'acropoli da J. de
La Genière, mo::;tr:mo che, alla fino del YH ::;eeolo, al grandioso impianto urbanislieo
della citt.à non si Na arn•oni, posta. mano.

i.1 proprio ìrnpianto (smnvrc eo111c ;sdw1nn d'irn-;ienw. <kl quale si \'('da a11dw <Jruuolooia alla o l'ro11olo{1ia
s 1 intendc) subito i:.lopo la lnn.s1 ra <'h<' qiwstP in T, sìç :'\.l{ov:-r;Ì,É'JV70C::,
Hnti-eolonio <U Siraeusa ropprcsntfauu irn raso a slanfr. '.\HY,vx ](J7X, I>!L 227-2:JOL .
fnl'ono crcat n non da uuclei di coloni dH' parti, Qunnto poi aJJa JHH-i8ihilitù che st<1Lt pure H,\"1t11;i;ata
nu10 in qualclic 1nis11ra, ;dla ·rcntura n·rsn llf'('e !onta.no {Sif'ilùr r1ntico 2t J). 1tat 1, v. ()>)7) che ('Jl-
<lalla nHHlrc vnt riat 1na ini ripeto ancora, costituirono trnmlH' k <late di fondazione di SeUnu111o,(iJo u ti2X"Hi7,
le prcordiunt « e progrnnHnat e ( i>iazzcf()rt i » con cui
1
siano dn ritcucrc, atll'iln1t<1Hlo la, pih aniku nllo i:,;(abi-
afl'Prnrnva. la gua potenza t-\('Tnpn· crf'RCPllÌc e Ursi dì nlc·u11i t1 empnrin, 11 e In ph'1 1·ec0nte a]la" nnsdta
chindP\'U qnell;t cli<' conHi<lcranl, lrt :-iw1 (·pi('razin a1lo dcJla vcrn n propria (polis., 0 facil<' obictlnrP che SP
mire delle potenti vicilw L('ontinoi <ieln. Pa ciù (( l'il11- qu('Htì cmporia fnrono di tnl<' c011siAtrrnza cd impor1arn-::a
prrn-iHio11c ,1 di di"Yersità dcllf', 1· dt tù d(•l , du URHPrc en1 rnt i nella st oriogl'a fìn autka conH· punto
rl8JWUo allo altrr- cnlmdc Hceoudarìo di rileYntn di rifPt'inH'n1o ernnologieo, nllorn eì trovinrnq dinnnzi
in Sicilfrl anlfrfl, pp. 21-1 :-;cg. .;id unn, vera e propria ldìsi.1:;..
:n Per la ne<·Topoli di '\In:nnzzn HÌ Y(•da, .\. H.\LLo in Tutte k ORHf'JT<:"tzioni che Ht'gttono rig1rnrdauU
Kokafo.Y., XXll-XXlll, liJì(ì·7ì, pp, 720-ì:J:J <'<1 a11· Jlunt<» sono state sisteniatizzni(' e pnl)hlìente dallo St'l'Ì"
<'ora. in qnosti .'4teRsi .tfti, voi. 2; ln <'t'OIH>logia 1 ucididPn Yontc in <l)iì,Lo:ç C'\flse. di H1 udi clnss. \11 onor(' di
è stakt HOBtennh1 da J. dc L.\ in I< okHlns, \fauni_), Honta. pp. {(}rmtri!Juli JH'?' 11no
XXI. 1D7fir PIL 102-107 cd nncOL'H JnrgauwntP Hnguita: sforia urbanistica th Sdi1u111lc), lvi hihL
cfl'. I nsediamcnli, 11assùn, ovo (: Hrn·dctrntit a1who la
data)zinnc alta (pp. Hng«t (!. F.\LSOXE cd I{, 11A:-;:\'I
7fi A. Dl VlTA [14J

Sull'aeropoli. peraltro, non YÌ è dubbio cfw almeno già nel tardo n1 fos::-;c sorta
l'area sacra occupata dal meyaron e dai sacelli obliterati poi, q1msi tutti, dai tc•mpli Ce
D. ln effetti nnchc se non ò piLt sostcnibilP l'idea del Cabriei che sino alla fine dcl vr
secolo l'acropoli, totalmente prin1 dì abitazioni, avesse ospitato soltanto il vPcchio

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nurcpe11

Alrn.OFOTOJNT!i:tU'RlGTAZION!<1 DI C. SC!HIH;IJ'l' (TU l\olrn.los, lii, l\Jii/'.


'l'AV .\LUW (i)

fnnenos dc•l \'II se<:olo, in funzione dì centro religio::-;o e al tc•tnpo ste;-;so di cittadella,
la ricostruzione che t>gli ci ha dato del terwm.os primitivo è ancora oggi \'a.lida e va
tenuta presente quando si voles;;e J'(•digerc una pianta della Sclirrnnte piri antica :rn,
11 lato meridionale del témeno8 appare parallelo « condizionai o dall' a::-;;;e naturale che

E. 0AHRlCC in .li .A. XLIII, rnlL 211 !ìg. I 2 lD 3.


1171 L'l1RBANl8TfCA PII'· AN'l'WA lHJLLJ<J COLONIE DI MAONA 1'J ])l S10IL1A 77

costituì la via Ec,t-OvcRt di base dell'acropoli P forse non è azzardato ritenere che in un
primo momento l'area c,acra sìa rìma;,;ta periferica e ben isolata dal nu<·leo più denso
di abitazioni che, torno a dire, può ragionevolmente supporsi a Sud di tf1lo via. ERsa
appare, poi, insieme all'asse Nord-Sud, quest'ultimo un ptireorso naturale antichisRi-

Fw. 4 S1•;uN1:NTJ•;: AIH'AJ('O Hl'LLA coLLTNA PI JJ.-\NI'ZZA .-<ECO"iIH> L\ HH'OHT1u1zroN1·:


1,' ..\BJ'l'.\'l'O
1>1 D. THJèODOJu;.-<<T (DA 1\okolo8, XXL l\!75. P. 14, FIO.

mo, solo, forse, leggermente rettificato protagonista del piano urbanistico ehe interesR<'>
tutta Selinunte. In realtà, eorne le fotografie aeree
fffPY<tllO suggerito e gli scavi Hallo
hanno conformato, l'impianto urbano fu pianificato perlomeno su entrambe le colline,
dell'aeropoli e di ::\lanuzza, e la datazione a suo tempo proposht per la :,;w1 rea-
78 A. lll YlTA LHìl
lizzazione dallo Benvente (57i)-550) è stata eonformata in pieno e meglio precisata
(:>70-5(i0 circa) dagli accurati scavi Rtratigrnfiei dt>i colleghi franceRi ·10 .
Ciò che nei loro puntuali e solleciti rapporti di sean>, non mi pare tnwi ginstifi-
eazioue valida è l'avere abolito il in nrnniera più sfumata, ,J. de La Oenière
più reeisamentt• la grande via naturnle J<:st-(hest dal rnwero degli assi di sviluppo
l!Pll'urbanistica selinuntina, eppme si trntta di via sulla quale, va ricordato, si aprinl
uno degli ingressi principali a,l temenos del tempio C. E8sa poi, nella recentissima
pianta del 'l'heodore8eu (fig. 4) è stata la::;eiata monca verso Oriente, forne perché,
secondo ,T. de La Geniòre, se prolungata, sarebbe addirittura finita in mare H. 11 che
contrasta, non fosse altro, con la restituzionE' della fotografia aere11 eseguita a suo
tempo dallo Schmiedt e che ho avuto io stesso l'occ:1sione di \'erificarc esatta, pro-
prio in questa area: fig. a. Come esatta ha potuto \'erificarla la Hallo a proposito del
pianoro di Jfanuzza, in cui molti dati di scan> non conformano invece la ricostrn-
zione ideale del tessuto urbano di metà VI proposta dal 'I'heodorescu: fig. 4.
Ed in verità, se f(miamo conto della flessibilità con cui nell'età areai.ca gli urbanisti
greci adattarono i loro principi teorici al terreno e la stcss:1 acropoli di Selinunte
ce ne fornisce un esempio cospicuo appare difficile conRentire con tale rìcostruzione,
plausibile semmai per un impianto per stn:yas di età classica ed ellenistica ·12 : M.i pare
più verosimile ehe il tessuto urbano della Selinunte arcaica mostrasse una minore
rigidità di quella attribuitagli dal Theodorescu e che si aprisse in un'articolazione,
in uno snodo, in un'area comunitaria, p<'rlorneno al punt.o d'incontro <lei due assi
prineipali di :\fan uzza e dell'acropoli.

* * *
Gentili colleghi, chiudo questa panoramica, cerio troppo rapida per essere stata
esamiente, formulando il voto di Yeclere [(' nume.rose e irwvitabili omissioni di essa
colmate dalle relazioni che ::;eguiranno ed i problemi, le riflessioni, le critiche orn pro-
postevi contribuire positivamente al nostro dibattito dei prossimi giorni.

AN'.l'ONINO TlI ,.l'l'A

t.o Cfr. <.f>tf,[:x.ç


cii., p. XOrl e tL lu. ove lJihL illYf'l'HHlììPllli:, ln rigidit.ù df'l sir;tema a isolato nuHlnlaH:
•1 qui all'aholizlone dell'<t81"10 ndop(•f'Hto ln Ptù dai-;sh·n l'<l cll{'nisticn si vedano tn·n
naturnJo Est-Ovest dell'acropoli com<· arteria uuelw PEL.\U,\TTI, Voz.,, in Sil"ilia
\":\LLE'P,
dtH1 si trovano ora l'HIJOste iu dettng-lio in <l>iì\b::ç antica 1. 2, 11p, '2-tH. '.2'1H. :Wti H{'g'. JUgido
l'impi<tntn
pp. X]IJ-818. f\·j, pp. 822·82(), ript'CH(' pj(t nrcnieo di ( us1nct1P, rna si tratta, eOllH' i:;'{· <ktto so1n·n.
1

1neute le alla ricm'ltruziont• clH• il Tlwndot·es<'H (p. 7 l L' n. ;H)), (li nn inst'diatn<·nto di natura
dà tlell'abitato nrcaleo sul pianoro di :\Ianuzza. colare-.
42 Per ln 1lc:·H·dhilib\ degli irnphtnti urbauì arc<lid (•d,
[ 17] r:1-RBAX1S1'ICA 1'11°' AX'l'ICA COLONrn rn g JH SICILIA 7ll

IIEPIAH'l'H

H APXAIOTEPH IJOAEOl\OMIA TON AI10IKJQN THI: MErAAHI: EAAAl\AI: KAI L!KEAIAI::


f!POBAHMATA KAI I:KE'l'EII:

·o ypU<j>CùV rrapoumasEt eva àrroAoytcrµò TWV µEAETWV rravrn CTTijV ÙJtOlKtaKT] JtOAEOOoµia µEml;u TWV È-
TWV 1968 Kai 1979 Kai Otaypa<j>E\ eva rrAaimo TWV CTTO\);'.ElCùV ÈKElVCùV rrou CTUVEVWVOUV Kai ÈKEtVCùV rrou
òiaxrnpiçouv i:ic; otcilpopEc; àrrmKìEç rfìç Mi::y. 'EUaòaç Kai rfìç LtKEAiaç. 'Errim1c; àva<j>i':pEt 6ptcrµtva auy-
xw-
KEKptµtvn rrpopìJ1µara (éirrrnç; Tijv ÈyKUTUCTTUCTT) TCÒV rrpù:Jrrnv ÙJtOtKCùV, Tijv CT);'.ÉCTT) µEml;u rrÒAT)ç K(!t
paç, CT);'.EnKa µt ròv rrì,T)8ucrµò TCÒV Kaaµi;vò:>v) Kai TEAEtù:JvEt µt µia i':rravEl;trnaT) TCÒV rrpOCT(jlUTCùV dvaKa-
AÙ\j!ErnV, rroù Eytvnv 01òv LEÀtvoùvm. 'ErriCTT)ç 01iç CTT)µWÌlCTEtç rrpo01t8T)KE ÈVT)µtprnCTT) rfìç PtPìctoypn-
(jltm; yta ri]v rri;piooo 1979 - 1982.
OSSERVAZIONI SULL'ARCHITETTURA NELLA GRECIA
DEI SECOLI VIII E VII A.C.

Mi limito all'edificio sacro eho ha conosciuto durante il vn secolo il suo fissarsi


definitivo nella forma dol tempio periptero dorico e rientra coRÌ nei limiti del nostro
tema 1 . Farli solo alcuni cenni al secolo vi 11, mentre verranno trattati in modo detta-
gliato di megaron R cli ThPrmos e gli Hekatompedoi di Samo. Si donà poi yedere
fino a che punto i risultati degli Reavi più recenti, penRo soprnttntto a quelli di Corinto
e di IRthmia, ei pormettono di gettare uno sguardo più a fondo nel proeesRo di forma-
zione del tempio periptero dorico.
Solo nel secolo YIH aumentano quasi all'impro\'Yiso i resti di costruzioni. H. Dre-
rup cita 55 aree di Reavo 2 e la maggior parte di queste non va oltre il secolo nn per
quanto concerno i resti degli edifici. Nell'insieme il numero è dunque basRo ed inoltre
in esso sono comprmie località senza partieolare ndore documentario.
Da questì pochi dati Drernp, nel suo libro« L'architettura greca in età geometrica,»,
ha ricavato sorprendenti conclusioni. Mi spiace di non poterne discutere, se non in modo
del tutto insuffieiente, in questa sede. I mportanto è il suo riferimento alla eaRa a
focolare, che non è solo un'apparizione pa,rallela al luogo di culto all'aperto, ma, in
quanto luogo di riunione di nna comunità «di foco[aro » ovvero cultuale, accenna ad
una importante istituzione di allora, come essa si rispecchia nella società
tica 0 ndla cerchia degli dei dell'epos omerico. La prcs(:>nza del focolare non è legata ad
un tipo particolare di oasn e fra queste case può comprendersi quella ov<tle Rull'Areopa-
go, nella quale è attestato un focolare. Drerup pensa anche di trovare testimoniato nel
modello in calcare di «un antichissimo edificio cultuale». Egli si rifà in ciò alla
generale opinione che le case ovali debbano intendersi «nel modo più ampio come
un 'ininterrotta. cintura cireolaro di panche in un interno». Difficilmento cH'Cettabile
pare una così razionale interpretazione dell'origine di questo tipo di ca:m: (\per quant.o
concerne il modello è più facile intenderlo come una camt ovalo il cui interno, como
anche nell'11ntica Nmirne, è costituito da un solo locale. La poRizionc dolln porta presso
il lato breve, cui nel tetto corrisponde l'apertura per l'uscita del forno, lascia presu-
mere 1111 focolan' sottostante. Questo avrebbe preso luce dalln porta e da eRso Rarohbe
stato al tempo stesso visibile Io Rpazio antiRtante la casa. lJna caRa n focolare

1 11 tosto rlclln mfo co11fere11r.a YiPue quì logger1w·Hlt.· in itallHHO \'UOle eSS('l'U un 01n;lf.rf!ÌO JH'r i1 professor
ahhrr•yiatn e 111·ese11tato eon solo pochl' illustrazioni P Antonino Di Vitai che rinJZrn;1,io cordìa1u1euic,
dal Jnonwuto ehe lH'OYiHta UJHl CRanricnte IL })ie yriech. Uaakunst in ueometrisclwr
zif)11e jJ('J' la ;---;(ì('Ìf•th Archeolog]ca di BrTUno in _.dA I HS I, Zcil, 1 tHrn, fìg.
Mli ss. 11 (atto ehc il prcseu{p testo veuga. puhblicato
82 A. !\IALL\\Trz [2J

ed edificio cultuale sarà stata anche l'imponente co8truzionc absidata di Anti8sa 3 ,


che misura m 17 ,25 X rn 5,50, e il cui focolare anche dopc i rimaneggiamenti nel
vn secolo restò al eentro.
Il rapporto genetico fra la casa <walc e la casa absidata appare dato dalla cur-
vi1tura, in molti mor1i dimostrabile, delle pareti lunghe di quest"ultirrrn, come ad esem-
pio nel Daphncphoreion ad Eretria ·1 . l•:sso ha conservato al tempo stesso sicure trac-
ce di una certa maniera di costruire con pali. La riluttanza ad interrare i sostegni è
già qui rieonoscibilc nelle lastre, o meglio nell(' basi in argilla cruda, che misurano
circa cm 45 di diametro e cm 15 di spessore. TI lorn disporsi a coppie ai due lati del
tracciato dt>i mmi a ferro di cavallo, le tre basi all'interno e le due davanti all'ingrosso,
non lasciano alcun dubbio circa il modo di eostrnire con pali. Con i suoi rn 7,50 di
larghezza e i suoi rn 11,50 di lunghezza l'edificio non è più indubbiamente una piccola
capanna, nrn piuttosto una costruzione che si avvia a dinmire monumentale. Il suo
aspetto sarà stato in qualcosa simile al pressoché eoff\ro modello di Perachora, in cui
ugualmente si può vedere che attorno all'800 il modo di fabbricare non don:va ormai
più essere primitivo sotto il profilo tecniC'o 5 . Basi rettangolari per doppi sostegni,
ante sporgenti, intradossi della porta inclinati \cerso l'interno, tre finestre rettangolari
nella parete d'ingresso ed una fitta serie di piccole aperture triangolari nelle pareti
laterali ricurve testimoniano pretese architettoniche. Tutti gli elementi della eostrn-
zione che il vasaio rappresenta rimpiccioliti nel modello si adatterebbero bene ad una
imJHmente casa colonica. sarà stata divisa almeno in Yestibolo P stanza princi-
pale. l,a spaziosa soffitta sarà stata adibita a magazzino P sarà stata raggiungibile
attraverso il timpano aperto.
La maggior parte dello case a focolare, por tornarn ac queste, hanno impianto
rettangolare, così il ttrnpio di Hern Li menia a Pera eh ora, le case a Tzilmlario a Nasso,
il rnogaron inforiore di Emporio a Chio. :'.\folla casa dalle molte stanze del signore della
città di Zagora, ad Andro, il focolare della stanza rn era circondato sui tre lati da
panche di pietra. Alla stessa serie appartiene il tempio di Apollo a Drerns 6 , ad un solo
mnbiente, eon focolan• al centro e due sostegni davanti e dietro l'esdrnra di cui qnello
a Sud può essere restituito eon sicurezza eonw mostra il megaron di J•:rnporio.
Che tipo di tetto avevt1 la singola easa rettangolare in età geomntrica 1 Per l'ag-
glomerato di più edifici, come em comune nogli abitati cretesi lungo tutta l'età minoiea,
ma anclw nelle Ciclmli, eome a Zagom e a Nassri, c'era solo il tetto a terrazza. Al con-
trario nella singola casa isolata esistono le due possibilità: il tetto a tmTazzi1 in
modo conforme ad un modello di oikos di Samo e il tetto a doppio spiovente come in
quello argin). Anche la presenza dimostrabile di sostegni interni non permette di deci-
dere in un senso o nell'altro. Ciononostante per Dreros si può aecettare l'ipotesi di un
tetto a terrazza in base a considerazioni di caratten• gPnerale. a\Tt•bbe costituito
al tempo stesso il soffitto.
Sulla funzione dei due sostegni alrintemo si è riflettuto evidentemente solo in
modo insufficiente e c:i si i> tenuti troppo strettamente legati ai modelli di Argo e dì
Perachora. Si dovrebbero seriamente prendere in considerazione due soli mmli di

;) \V J1SA .10 ss. IL Perarlwra l, :i-i lav. !J.


4 P. Al:tH-:HSON, An/K l7, H174, (i() ss. ti JJ(JJJ 60, tav. 2().
[ 3] Sl'LL.AR('Hl'rJ<:T'lTRA N}èLLA mrn:CIA IH:l SJ<:cou VIU IC nr 8:3

costruire il tetto. O ì sostegni servivano a ;.;01Teggcre una robusta travr trasnffsale


ri8petto all'aHHC lungo :rn cui ;.;arnnno ;.;tate fatte poggiare le travi longitudinali, op-
pure tutte le travi del tetto saranno state collocate trasversalmente rispetto alrassn
maggiore. Allora ;.;opra il focolare si don:\Ta avere una modifica rwlla disposizione delln
travi la quale rendeva anche neceRsario un !'ostegno di ambedue le irad che erano
più fortcmont carieate a causa di tali rnodificlw. Questa serviva all'ap<'.rtura per l'usci-
ta del fumo, impossibile Be il tetto av0sse avuto l'aspetto di quello del rn0<1ello di Argo.
Piuttosto esso sarà Btato Rimi le ad 1111 Pdificio creteBe, ni camini dei modelli di A carne
e di Chaniale Tekke (Cnosso) 7 .
Il modello di Argo ha già da tempo stimolato molteplici ORRervrtzioni, dì cui
m quer-;ta Redo non ei poRsiarno occupare. Si ricordi il « Knickdach » 8 o la struttura. a
traliccio, cui st>mbrano accennare, ad osornpio, i due montanti retta.ngolari ed anche
la decorazione dipinta 9 Si deve eomunqne staro attenti. Qui, pit't che iwl modello di
Perachorn., la mano del vasaio potrobbe esBere roRponsabilo di alcnni dettagli. Sicuri
sono i duo timpani sui lati brevi 10 .
Con il modello di Cnosso ci si 8pORta un po· più verso il t('mpio A di PriniaR
anch'esso un tempio con focolare come l'adiacente tempio B. L. Pernior ha sistemato
la decorazimw a rilievo, un fregio con cavalieri, sulla facciata 12 <; ha. assegna.to b1
architrave in pietra, con le due figure fomminili sedute, alringresso <klln stanza con
focolare ia. Pii1 tardi I<:. Kirston ha riconosciuto su un frammento di un blocco di
pietra lo zoccolo di mi animale, su di un lato, e Sll quello imrnmlintamento adia-
contP i piedi di una figura femminile stante. Immo Beyer, nel suo tentativo di rico-
struzione, attribllì queRto frnmmento all'angolo delrintradosw siniBtro di nn ingrosso
che egli mise al posto del pilastro centralo di Pernier 11 • Oltre a cib completb il fre-
gio a rilievo sulla scorta di nn modello di casa <ht Itaca 15 . Il fregio con i cavalieri lo
pensò sii uato nella parete esterna settentrionale, ma non sono stati troYnti frammont.i
di fregio in q1w>ta area. Infine l'archìtrav<:> con le figure femminili Reduie andò a fini-
re nel frontone, venendo a costituire al tempo stesso un'indicazione di come Ri debba
perrnare, secondo Beyer, l'evoluzione della decorazione frontonale H\.
Dal momento cho il pilastro centrnlo di Pornior non sembra Bi curo, ò da prenderni
in conRiderazione la proposta di Beyer di porre ;11 RllO posto 1m ingreRso. Si vedrebbe
anche volentieri un rapporto tra il frarnnwnto angolar<" di Kirnten e l'architnwe in
pietra. Si Roguirà d11nq11e Pernier per quanto concerne la funziom• di q110Rhl architrave,
legata non alla porta che conduce alla stanza principale, bensì all'ingrcBBo dol vcRti-
bolo. Fna tale Roluzione, anehe se molto semplice, offre ora il modello di Chanialo
Tekke. La RtHL porta è più baBsa della apertura dell'ingresso; ò perciò irnsai verosimile
1111 'itrehitrave superiore che Bepari il vano della porta e il lucernario.

Il fregio eon i cavalieri non trova per ora nessirna sistemazione convincente
nell'edificio. ln ciò tuttavia non ò Rolo. Anche i frnmrnenti di fregio a Mic<'me non

LhtEHtJP, OJJ. cii., tav. o IVb. lln'.d., UJ,\", n.


8 Ji:. DnWYE, Da.< J:aphrìon, lil48, 88. 1" lbùf., tn.v. ,·,.
9 G. GHTBEXj 'ftm1r>el df'r (/-rfrr:ht"i1 2 r Ul7H, l,f r. BEYEH, !Ne Tempcl rou nrcros und Prinins und
DHEHl'P, O}!. cff., 108. àcr f{l'f'fi,v,r•hni ](unsi drs S /f. "l Jhr.
10 V<'di: :-:;.. :\L\HK;\L\:\, in prcsenlcd to Voeid Jl. '1 1 • Chr. lH'ifL '2H HH. 25 r.
Robinson, II, 2fl:) H8. 1bid., tav. 24.
' 1 I,. P1mxrnn, ASAl1me I, l llH. 1" f/Jid., Zll ss. tav. 2fi.
84 A. 11ALLWITZ
[ 4]

Frn. l
THER:>Hl>'>, Tmv11•10 l•l APOLLO e CON ;\lJCGA!tON B 1•; A (DA K. l:tHOMAlO,;, llJllL'l'. 1,
Hl!(), P. 226 FIG. 2).

tronrno una loro sistemazione 17 . 8chweitzer ha attribuito le zampe leonine con piede
umano di un grande rilievo di Olimpia ad una ba."le di statun di eu lto nltrimenti
nosciuta rn.

ts H. ScHW.ElTZEH, Z 11r J( unsi der A ntike 1 L 1 28 ,ss.


OSi-H<:lt\'AZlO:"IJI suu:ARCHITl•3T'lTIM NEU,A (JH.ECIA !)!<]( SIDCOLI \'li[ VH 85

Tra. i templi con foeolare n noi noti solo per Drero:-; ctmosci11mo lo Htatuo di
culto o la loro uhicaziono. Sornplici templi che mipitavano solo h1 statua. di rnlto, cho
Omero già c<moo:wc e dw ci si rin•lano come tali aUn.tvPrso In loro fondazione, sono il
piccolo tempio di Hera a Dclo, daiato poeo dopo il 700 rn, o l'I-lekatompcdos l di Samo.
Con una lunghezza di più di rn :rn, qnc•sfultimo appartipnc ai pochi templi geometrici
di grandi dimensioni, di fonna fortemente allungnia. La gigantesca c·oHtruzione absidata
di Brntria. 2 0 e il tempio dì Porto Clioli 21 , insolito nell'impianto, appartongono all'otà
t11rdo-geomctrica. Di contro Hi dateranno attorno all'800 il tempio dì Samo, e il megn-
ron B dì Thermos, altro edificio di grandi dimensioni, pon;ino in pìeno 1x: secolo. Ed
entrnmbì queHh duo grandì himpli georndrìci, che sono fra. i più antichi, sono consi-
dera.ti al tompo stesso i precursori dt>I più tardo tempio con perìsfasi.

Z 11111 <a ;'';/"a.ra.. d- ri


H ,:·.'.;:- 7l;, ou.
1
t1..',
O u;,, !t/Juo-ur,;;;"

J<'m. 2 T1rnH1\!0S, 1'\gz10:-;;E ornc IVIEGAno:-;; B (DA K. H.Ho111At0s, umn'. 1, HlL3, P. 246 J:'HL 12).

Vogliamo ora eHa.mìna.re critica.mento i primi tornpli con peristasi. Questo è


quanto ha già fatto per noi Drnrup con il megaron B di Thermos, con la sua a.ccurata
e minuzìosa analiHi delle afforma.zioni, in parto uontrastanti, doi <lue scavatori 22 •
Abbiamo quindi il seguonto quadro: 1'0dificio B. lungo m 21,50, sotto il tempio C
(fig. I), poggia su di uno striito con lastricato clw IUwmaios o altri più tardi idcnt.ifi-
ea.rono con il pavimento del nrngaron B. 8oconclo Drerup, porò, solo il superiore dei
duo strnti in argilla. nella sezione, pub essere il pavimento dì B (fig. 2). Sopra questo
giac<:• uno strato di detriti 8aerìficali, alto cm :3i5, elw arriva fino allo spigoìo superiorn
del qui dolineato muro orientale o cho HÌ trova anche all'e8tmno doll'odificio. In qPoHto
strato furono interrntì dei pithoi, uno dei quali all'intorno do! nwgnron B (fig. I). EsHi
ornno tutti piPni di reHti di sacrifici, corno puro un bothros a Sud doli' anta orientalo
del rnegaron B.

rn ,\, PJ,,,\;.i;.-.;AH:r, l)èfus l l, l <W '.\L P, SrfrnNJii: Amtrican 2:H, Uì7Jt


20 per prirno da P, T1n:.\11':Ll:--Z, RJJhem UHl9, l j(j " ·
Hg. JlarùH/ Pr l ss.
86 A. !llALLWl'l'Z rnJ
Ancora oggi sono dsibili molte delle lastre in pietra <li>-1postc in tìla ellissoidale.
L'esame in luogo permette di osservare che esse gia('ciono a li\'ello della cuthynteria
dello stilobate occidentale, come pure a livello dello spigolo inferiore del muro della
cella, esattamente come appare nella sezione. Quando Soteriades, che portò alla luee
le lastre, scri\'e che esse giacciono dentro lo strnto degli avanzi sacrifieali 2 :i (qui indi·
cato con H), ciò non significa affatto che esse fossero state coperté• da questo.
L'esnme in luogo mostra che le lastre si trovavano circa a livello dello spigolo
superiore dello strato degli avanzi sacrificali. Non sono quindi più antiche dei più re·
centi materiali dello strato superiore, come, ad esempio, del guerrioeo con lancia alto
cm 20, che secondo Drerup mostra già chiari tratti dedalici. Se Riconsidera l'edificio B
contemporaneo a questa fih1 di lastre, allora il ben con8ervato tratto di muro, alto un
metro, apparterrebbe allo fondiunenta. Ciò è inverosimile. Li si devono allora scpa-
rnro cronologicamente o ci si risparmi11 una rico8truzione secondo lo Rtilo dolio CO·
struzioni palafitticole nordeuropee 2 \ che del resto spiega poeo tanto l'andamento
ellissoidale delle lastn" intorno al lato settentrionale dell'edificio quanto una peri·
Rtasi.
L'edificio B dunque, deve essere più antico della fila elli8:.;oidale di lastre e
dello strato di aYanzi sacrificali. l':sso è orientato come il rnegaron A, che gli & si-
mile nella divisione dell'impianto e i <'lii muri, come dcl resto quelli di B, sono
conservati fin quasi sotto l'euthynteria della peristasi C. Oltre n ciò il vestibolo di A
è stato pure a,ggiunto in 1m secondo tempo, como quello di B. Non potrebbe qtwsto
allon1, seppur forse come elemento piLt recente, appartenen• al complesso di edifici a
Nord!
Sopravvisso l'edHicio B fiuo al tempo della fila ellis8oidale di lastre in pietra 1 Con·
tro que8ta ipotesi testimoniano i pithoi che erano affondati nello strato degli avanzi
sacrificali o che a dolle loro dimonsioni saranno arrivati fino al sottostanto la·
stricato. Essi appartengono forne a tardi rifacimenti di questo luogo di culto o il pi·
thos all'interno dell'odificio B, sistemato in un punto privo di importanza, ci dico che
l'edìtìcio B in quest,a età non solo era già in nffina, ma forne non era 1wppure più visi·
bile. Allora si dovrebbe vedere nel tracciato ellissoidale di lastre una sorta di rocin·
zione di temonos. Se a tale scopo fossero stati usati pilastri di pietra come horoi o
pietre piatte, sovrapposte l'una sull'altra, non lo si può decidere.
Volgia.rnoci ora all'Hekatompedos (Hl /2) di Narno 26 . Agli seavatori sembrò
quasi certo di trovarsi di fronte non a due fasi di uno stesso edificio, ma a due
diversi editìci (fig. :l). Nella pianta lo pietre di H I, rodifìcio più antico, sono in nero,
quelle del pii'1 recente H2 Rono definitt" solo nd loro contorno. Altrimenti gli edifici
80llO ugualmente lunghi ed ugualmente larghi. li tracciato interno del muro meri·
dionale dei due edifici è esattamente lo stesso, non così quello esterno. Il tracciato
del muro considerato appnstenente a Hl di « in<trca » al centro, è quindi più spesso
che ad E8t e ad Ove8t. In tal punto il rn uro viene rafforzato da un rinforzo sup·
plementare in pòros che viene chiamato « Umpackung ». Esso 81 addentra par·

23 b:phein 1UOO, J nota 2. L'oHÌ giù C. \\'EICKI<:HT, 'l'y)Jl'fl dt'r ardwi,..:;clu,11


21 DHJM1TP, 85. r:/iilekl11r ì.
26 K ll\::-«'HOH,A.lf 55, l!J:w. Il ss .• tav.ll ( fig. 3),
I
I

z
H

I
A. lBJ
ticolanncntc a fondo sotto il tratto consNYato del muro meridionale di f-12. ::-lui
significato di questa 1< l> pPr H 1 non si dice nulla. Come prova dPl fatto

chP ci sono due edifici Ri 1Hlduce lo stato dell'angolo sud-occidentale. dice: «Ma
solo il più alto di qiwsti filari a Rupcrtici(• liRcia appartiene alla Rtruttura in blocehi
,.;quadrati, gli inf('riori sono Reparati da e,.;so mediante terra e rapprp;-;m1tano l'estre-
mità <wcidontale, rinforzata da blocchi di pòros, di un lungo muro di fondazione))
- cioè quello cli H I. Però non viene tenuto present<:• ehe questo è conscrYato in tutta
la ;-;ua altezza sotto il muro meridionale di Ht né che la situazione rilevata noi I H2G
potrebbe riRalin• al fatto che [p acqiw Rotterranee in asct'sa o diReesa hanno Rtrappato
tino al l!liG pietre alla molle « Crnpadrnng » portata alla luce già nel !Hl l 12. Le
scoperte illustrate in un disegno danno J'irnpreRsimie che tra la distruzione di Hl e la
riccrntruzimw di H2 sia passato tanto tempo da permettere il formarRi trn i due di uno
strato di terra 27 • !\la non ,.;i ha in nessun luogo rm•nzione della distruzione di Hl, clw
è anche per altri motivi inverosimile.
'!'re pietre più grandi, poste a ern 208 di liYello e a m l ,:W di distanza dalla parete
meridionale, vengono ('OllRiclerate come i resti di uno stilo ha te di H I (fìg. :1). Su quella
nwdiana è Rtata oHsnrvata «una traccia rotonda di una colonna ìì, che ::;ecorHlo un primo
calcolo cadeva sull'asRe della sdtima colonna mediana della eella. T<tle traceia però
non viene più presa in considerazione nella rieostruzione di Hl, di cui aneora parle-
remo, e non era IH'rciò una traccia. )la ci si tenne formi all'idea dello stilohatP di H I,
anclw se ,.;i deve ammettere che queRte tre pietre, prescindendo dal fatto che giaceiono
parallele rispetto alla parete meridionale, non danno alcun'altra ulterior<' diretta indi-
cazione in merito, tanto più ehe la traccia chiaramente non è tale. È ovvio che una
colonna avrebbe ben potuto poRare anche Ru un basamento :.;ingoio ma non & questo
il caso.
Le nostre rifl('SRimii sembrano confutate da una seziu1w che fu pubblicata nel
I n:rn sPnza particolare commento (tig. 4) 28 . Secondo questa sezimw il rn 11ro occidentale
di H I giacp indubitabilnwnte a di quello di H2. Sono poi separati da terra.
trambe le C08C ,.;0110 una testimonianza dell'esistenza di due edifici. La figura 4 mostra
un re::;to ehe nel traeciato della sezione Mtraverso l'asRe mediano dell'e(lifìcio non po-
teva PSS<'n' o,.;servato: il murn oeeidentale di H I non può qui ('ssffe pn'BO in c·sanw da
iwRHun lato e neppun• pitt a Xord, perché lo impedise<> la park Rettentrìonale dcl mo-
noptero. In modo corretto SC'hleif ha con1ntsRegnato la posizione del murn occidentale
di Hl eon due pic:coli punti inteiTogati\'Ì. Come vedremo talP posizione(, data in baRe
a rngionam<>nti puramente teorici che Bi riferiscono alla pre,;tmta periRtasi.
Tra lo stilobate oceidentale Ht e il muro occidentale H:z, e cla questo a quasi la
stessa distanza ('Ome 1wl I mw sul lato sud. si f. trovato una simile serie di pietre, che fu
itssegnata allo stilobate Hl (fìg. ;ia, b) tH Per ln, ricerca dello stilobate orientale si pre-
sero in consideraziono due pietre (tig. ;ib). Di queste si pensò di dover scartare per
H .I quella che sernbrn Rcivolaht verso il suo lato orientale. La diRtanzu dalla fac-
ciaht orienta.le delh1 cella. è di rn I, 95 e non di m l ,50 come sui !:J,ti lunghi e come
anche ad OveRt, anche se qui solo fino a.I muro di Hi e non a quello di Hl

Bl'KCHOH. lbid., ;-;;,, tig.


BC8CJJlllt, AJ/ ;,8, rn:i:1, Lav. XL\'Jl. :1 ( lìg .•!J.
OSSEHVAZ!ONJ Sl!LT/AH('H!Tr<;'l"ITHA NELLA (HLECIA fH;J f;I;;COLI \'lii E \"Il

La perìstasi ricostruita dì Hl (lig. 5 a, b) pennette chiarameotP di ricmwscerc


la preoccupazione di creare collegiunenti as::;iali tra la pPri:•dasi e la (•ella, naturale nel
tempio ionico arcaico. Ciò costrinse, a dire il \'ero, n(l amnwttere ad Est un interass<c
di rn l ,50 e ad ingrandire gli interasl-li a !l'angolo fino 11 m 1,H5, pc>r trm·arsi in armonia
con la 8erie mediana delle colonne, il cui interasse è di rn 2,:18. E dal momm1to drn la
distanza dalla colomrn l alla base della statua di culto è un po' meno di m 2,:38 e, oltre
a f'ÌÒ, si cbbNo difHeolià a srabilire queste misure eostanti di m 2,:rn con la J><n·etP
occidentale, si ridnssNo i tre ultimi intprassi (lei lato lungo a rn I ,!l;). l Tn ulteriorP e
anehe ripetuto mutarnen1o della larghezza. degli inh·rassi sarebbe stato 1iecessario :-;ul
lato oecideut.ale so si fosse poi voluta tener presente la grandezza dPJlP piotni
ddlo ><tilobafr occidentale. Ed unicamente per simmetria lo stilobate O<'CÌdentale fu
supposto profondo come lo Htilolmte orim1tale, per cui la pareto occidentale di Hl do-
vette ossere spostata ad EHt. La misura, dunque Honz'nltro ipotetiea, di rn 2 della lar-
ghezza dPllo stilobate è Htata rnoRsa da correttamente frn parentesi nella pianta,
oome una gran<lozza non misurata. Egli ha disegnato del resto, come anche nella se·
ziorn'. una profondità di m I, H•3, enu fomiemente a. quella dello stilohato oriontalo.

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KULTBiLOBA.'l.IS i

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SA:v10, R11:z10NB DEL LATO occtPENTALJ·; rn;LI/H1·;K,\TO\IPlèI>OS J /'l. (DA Bi·scmm. AM


;)8, ]!);):!.
TA\'. XLVII, :l).

Niente nicglio di q1wstP tentativo lt'Rtimonia che in un tempio ionico goorne·


trieo le regole dì progettazione pi [1 fa rde non JHlRSPdeY n no nrn·rmt alcun valore. Ciò
non dovrt>bbc nwnn·igliare, dal mornpnto «he an«he un f•oufronto con i dipteri arcaiei
di Snrno «i inHegna che qnesti non dPrivano dal pn•Hunto tempio geometrico ('Oll p<'ri·
H1nsi. La loro origine YH «Ncata altron•.
dunque, fino a prova contraria, il muro occidentale di H I 1-Jotto il muro
di H2 e spieghiamo il primo come fondazioni del secondo (tig. 4). Allo 1-Jtesso livello
dcillo spigolo inferiore del basamento più antico della statua di culto (nella fìg. +:
pavimonto dnlla cella I) sì trova questo filare di mmo, cho devo ormai eHsorn inh':,;o
eome toichobnte della or! a.nche Ja, serie di pietre :i;ituatc' a.d OvoRt di e8so
(nella fìg. 4: stilol.mtt• I). Il ba!'amonto più reccmte della statua di culto ò, rispetto a
quello più antico, leggermente spoHtato. Ci fu dunq1w un s<•cmHlo ;.;ituato
a livello più alto del primo, e eon ciò una fase più recente dnl tempio. A q11esta
!)() A. MALL\VITJ. 110]

appart.ieue anche la pcristasi 2. Clw qu('Sta fosse aggiunta in 1111 secondo tempo alla
oella risulta dal fatto che ricopre quasi due filari di blocchi squadrati della parete
occidentale, che originariamente erano visibili. A favore di una peristasi ci parla la
fondazione a più fllari. Secondo la datazione fìnorn corrente sarebbe stata aggiunta
verso la metà del n1 Recolo.

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Fro. 5a SAMO, H.EKA'.!'OMI'EDOS I CON 1ucosT1niz10N1c Pl•:RIS'!'ASI (DA. BFs<•lfOTt. AM


58, Hl:J:3, PJ'. 152-:J, FIC(J, :l-4ì.

La cmiiddotta perista8i I dc8idererei 8piegarla i11 base ad una consueta tNmic1t di


cm;truziono, cho anche a. Samo tToviarno normalmente, e che con8isfo nell'avvolgere
il corpo della costruzione con uno strato di pietre come lastricato protettivo, come ad
esempio accade nei thesauroi I e fJ e, in llll<1 forma già divernanrnnte marcata, nol
tempio A del VI secolo nella parte nord del santuario. La forte presenza di acque
sotterranee, che rendeva come in .tW8sun altro luogo il sottosuolo umido e molle,
sembra a\'<W eostretto a mantenere asciutte costruzioni, Htrnde e piazze per. mezzo
di amma,ssi di pietre, in dà arcaica, e più tardi con paYimentazione di lastre taglia-
te con c:ura.
Poiché la 8huttura. a blocchi squadrati dell'alzato deni essere ormai attribuita
[l l] OSSFlRVAJ';HfNI scr,L'AHCHJTJ•:T'ITHA NELLA mu:c1A SIWOLI vrn Fl Yll !H

alla prima. fase dcll'<:>difìc•.ìo, si potrebbe prendere romc elemento di datazione il fregio
con guerriero, sempre elw la sua attribuzione al tempio sia esatta. Cna porìstasi sa-
rebbe Htata aggiunta Rolo in oecasiono dcll'ìnnalzamcnto dcl lin,llo dnl paYirnento o
d<:>I ri11110Yamonto della baRc della statua di cnlto, poco prima della metà dcl Reeolo.

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Fro. ùb - i:ìA '10, H E:KAT1n1 PEoos l co:-; 111cosT1wz10:-;E: o:i:;1,r.1•; PE1usTAS1 (DA Br:scnoR, A:\r
,)S, ]\););), PI'. J.)2-:i, FJGG :).4).

Sotto il tempio t.ardo-an:aieo di Apollo ad l•;retria RÌ è riconosciuto, corno suc-


ceRsorn della gnrnde cost.ruziono almidata, un edificio rettangolare, un hcb1tompedos,
<' lo sì (, completato con 111111 poristasi con moltoplici riferimenti a Sarno 30 . Del Rokos
si so.110 conRPrvatc meglio di tutte le fondazioni della pareto Rettontrionalo: sicure
tracce di quella occidentale :,;ono dirnoRtrnhili. A Est rult.imo tratto dolla parete set-
tontrionaJr, SE'mbrn ancora riconm;eibilo. :Xnlla si è com;orvato della parote meridio-
nnlo (\ delle colonnn alrinkrno. T..e pietre a Nord della cella. senza un chiaro allinea-
mento, nmgo110 attribuite allo :,;t.ilobate della peristaRi. Tra I<< fondarnonta settentrio-
nali dolla cella e dello f;tilobato dol tempio t<mlo-areaico RÌ trovano pietre allo stesso
lin·llo e dello RtcRHO tipo. Anche qui manca su ogni lato nn chiaro allinea,mont.o. Quo-
stc pil'tro vengono <LsHogrrnte ad un muro dì tcrntzzamcnto ehe si allontana in diro-
zionP do! tempio proto-arcai«o. Pcreiò psso nella pianta, rnanti01w osattamente la. Rtess<t
92 A. :Vl A [,LWTl''l. [l 21

diRtanza dallo HtilobaiP RPttentrionalt• tardo-ar('aieo. Il muro, quindi, può aneht> ('88ere
interpretato in modo clin:r:.:o P preciKanwntc <'md: dnrnnte i lann·i per le fondazioni
dcl tempio tardo-areaieo RÌ sarPbh<' spostato 1m lastricato in pictrn, situato a Semi
dell'edificio pÌLt antico, tanto lontano qwrnto <'rn d'o8tacolo ai lavori di fonda-
zione. 11 lastricnto, pur appartmwndo ad un terrazzamento, andava originariamente
ancora oltre v<1rso Nord. La s<>zione, corno ce la prpsenta A 11berRon, non contraddice
questa intef'jll'<:tazÌO!le. ena peri:.:taRÌ è dunque incerta dal punto di VÌ8ta archeologico,
anzi pNché al muro nrnn<«UW tutti i rpquisiti IH"('esRari. La pNistaRi
non Karebbe Rtata ricostruita senz11 il eonfronto con l'altrettanto iticNtn Hekatom1w--
dos di Sarno_ (luindi 11 r10Rt1·0 parere Ri può esduderP come periptero il tempio di vn
,.;eco lo.
Conw si deve pe118an• uno Rtilobah' proto-arcaico ce lo dicP il più antico 1-fornion
di Argo :H. Ci sono qtii non soltanto le chiare ti'a('CO delle eolonne, ma e'è anche la
Htrnttura- in pic•ti·e cho, dentro<' fuori, sono allirwate con pn•cisione. La sua larghezza
di m I ,or; o la :.:ua altezza di crn -l-8, così 1·011w la nirificabilt' rniR1trn d(•ll 'iuternss<>,
di m ciascuno, con dianwt1·0 inferiore di crn 80, l'<'1Hlo110 prohahilt' un edificio
già 1no11m1ientale, cui appare adeguato anche il muro di terrazzamento costrnito
con gro88i blocchi_ ;\'on Hi eRcluden> clw il murn di terrazza1nentu, <'he 1'econdo
gli studi di Bl(>gen appartiene inizi del \'Il Recolo Ki riferiRRO in un primo tompo
rvl un tempio Honza poristasi. Tuttavia, dopo che Arrnrndry ha ]'{-\80 n•rosimile che alle
imprnnto leggm·rnonh> incavato dolio stilobate ì1ppartengano haRi rotonde in pietra,
conw sono conosciuto da TtwrmoR e corno ;;i d<•vono riea nvre dalla decorazione va-
Rcolaro, abbiamo, in un modo o nell'altro, di front.o a noi una delle più antiche
staRÌ, che avrà ('ORtituito mm la cella e poi anello eon il torrnzzn.rnento un'unica unità
1Hchitetto11ina. A fanrrn di mrn da.t.a.ziorw asNai alta po!'terdihe l'<rnsenza di togole
in cotto.
Altrimmiti stanno IP cose a C'orinto. Il predoeesKore <h1 l tempio di Apollo è
rnentahile soprattutto per quanto concenw il ttitto :i:i. l:na perìshtRÌ nou si puii provare
in ba8e ai r0Rti tl'oppo scarni. H. l{obiuso11 data il tempio attorno al 700. Con eiò
ei troviamo di fronto nnche a.l pili anti('o tetto in cotto della UrPcia. l'n po' più
recentii, ma S<"flljH'P della prima meth dt>l n1 Roeolo :li, \'Ìerw co1rnidnrato il tempio
proto-arcaico di PoReìdorrn di bthmia. del quale NÌ <\ consrwvato di pili <1 quindi anche
sullo fondazioni sono poKsihi li più precisi mgguaglL
Socornlo O_ Bronoor i muri della cella di fatlunia ernno eo:.:tituiti da blocchi
squadrati, corno ptil't' lo stilobate; la peristasi ora di legno, ad ee('ezione dei blocchi
del gei:.:on, ('hc sPeondo Bro1H'('!' e1·a1Jo inNc;ri( i trn k· t t'a 1-i in legno Rtilla traheazirnw
della porìstnRi. Secondo\\'. Koenigs otteniarno <'08Ì lllla \'Ìa larga cm 7ti, ma 1ltl mu-
tulHR largo solo la nwtit, cio(• em :lri a:>, lln osito inRolito o poco (·onvincento.
{lullsta t•ostruziono mista {• iuoltn1 t(;(mìuunente discutibile' e non avr(\hbo nes-
suna funzione_ Koenigs lrn perciò prnposto di allinoarn uno aceanto all'altro i bloechi
del geison. Anche in qtieNto (·a.so ritnanovn pur s<;rnpn· probk;nrntiuo il lorn rnpporto

at .P. A,\IA,:\IIHY, f/e.'>pctia 'ltt !Ht12, .ss .. tig, l o. Bno.\:EEn, lstln11ia L JH71,
"" ('_ Hr.1-:ui-:,,-, l'rosy111na, IH:17, 1\1 fi11omon 47, l07.-;. ,tO:L
IL Hum;.;:-;o.'i, llt\"i}Jfria ,J IB7f)t 103 tig, \L
I I 8] OSSERVAZIONI N ORFX'IA JHJI SECOLI YIIJ ,., YU

con In trabeazione in legno. ma non del tutto ìneoncepibìk. Solo che ciò aYrebhe ]p
stcH8P ('OJ18t'guenze della proposta di Broneer, di non tenere nel donito conto la tra-
heazionp dori\•a a<l Isthrnia e di 8postare la s1rn formazione iul un momento più tardo
e forne anelw ad un altro luogo. :\la non manca molto al nascere e allo sviluppan;i
dell'ordine dorico. A Thermos troviamo già attorno al n:rn-20 nel tempio C metope in
tPrracott a e, con eiò, il fregio di triglifi.
eomunqup più plausibile collocarn le cornici in pietra non 8U di una trabeaziorw
in legno, ma in pietra, il che farebbe p<"nsiue ad un geison obliquo o ad una parete
prin1 dì triglifi. L'ipoteRÌ di un gui8on obliquo viPne subito a cntkre a eau8a della 8i(:ura
testimonianza di un tetto a padiglione. Donehlw allora il geison essere inteso in qnalehe
modo ('Orno conclusione della parnte della cella? Xon avrebbe an1to allora unn iwristasi
il tempio di Poseidone! St> ci teniamo frrmi alla ipoteHi della peri8t a8i 8Ì riproporw
pNÒ Lt domanda se nell'edificio è f)(HRihile tronll'e 1m qualche posto a corniei in pietra.
L'idea di un unico tetto a padiglione P('l' il tompio si soprattutto sulra1-menza
di frammenti di sirna. JYaltra parte osRa non ce la 8Ì dovo affatt.o aspettare in que8ta
epoca,, li totto più antico, come insegnano Corinto o J'lsthrnia, viene quasi esclusiva-
rncntP dPtermìnato dall'nsigPnza del Ristema costruttÌ\'O della ropertura e dPllo 8eolo
d('lle acque piovane dal tetto. La sima, un puro elemento det'orativo, appartiene ad 1m
più tardo gradino di en>luzione, ('lw, per esempio, non era aneora stato raggiunto
rwlln formazione del tetto laconieo. Como 8i può pronirc, i più antiehi tetti laconif'i,
dcll'lleraìon di Olimpia, non hanno sinrn frontonale. L'unica <lf·eorazione re8tò J'aero-
tcrio a di:wo. Prolrnbihnentc l'in1rodnzimw della 8irna P rklk' antefiH8e appartengono
alla HtcH8a fmw elw eonduRsc oltre la soluzione uni('amcnte focnica della eopcrtura
del tetto. Xon dc\'e essere stato mol1o lontano noi tempo dai più an1iehi templi corinzi.
Da qiwsto pun1o di viRta il tempio di PosPidoue anehhe potuto <:'8N('IT a padiglione
Ho lo 1wlla partP po8t Niorc, in qrn•lln a nt eri ore a vr<'libe potuto a YNP 1111 frontone,
8Pnza \'IH' que8to la8cias8e documenta bile t ra\'cia di 80 1wllC' tegole.
Per q1w8ta 80l11zione, dw non \'hiarÌN\'(' il problema del geison, 8('rnhrn 08N('l'<' un
buo11 esempio il tempìo C dì Thcnno8, per il q11ale (· doeunwntahilc il tetto a padiglione
e una soluzione front1rnak. :\fa da quando L. ,Jdfory ha ri<·orws<'ÌHto il earat tere non
corinzio dell'alfabeto 11sato per la sistc>rnnzimw delle tegole :rn. nò il te1to di Thermos,
né quello di Calidone pm;sono essere attribuiti ad offi<•Ìne <'orinzìe :i 7 , Pertanto dunque
l'evol11zio11e, eomc si intran·cde nel tempio Cdi Therrnm.;, può aver pnH'eduto
samt'ntn. Non si dc\'ono iwrciò trarre eun\'hrnìoni troppo sicure da lì pC'r Jsthmin,
tan1o più dir· si <leT<> tener conto di un altrn gradino nello 8Viluppo del tetto, perché
80!0 tale gradino unisce i tt>tti cminzi eon qtH•lli di Tlwrmo8. Trm·iarno qui gii1 lo
slmter pia Ho ed il k1rl,11plcr a 11 forma di ca8a ». Entrambi 8i Hono difli('ilrnentc formati
n Tlwrmo:-;. h('l18Ì con 111111 <'P.rta sicm·ezzn a Corinto stPR8a, o nwglio nel Pelopontw8o
orÌ\'ll1 a le. Da lì hanno prc;.;o <JIWRta forma di tegole Tlwnnos, Corfù, ('('\'.
Hini:wiarno formi alJ'idoa di un tetto a padiglione su tutti i lati noi tempio di
l'fot.mia.. Il iPrnpio è 8Ì('llf'l1rnonto stato <·ostruit.o dn operai eorinzi e può por noi porsi solo
all'inizio d<>ll<t seri<' di <'Yoluzioui dPI 1cmpio pnript('J'O, pPr cui non focciarno difforenza.

L. li .lr-:FVEHY, Thr f,nr•al 8i:ri11fs of An'hofr


1IHì I,
!lJ Jl J]

Fw. ti

fra il p1u antieo te111pio di Apollo e quPllo di PoseidonP. Con riguardo ad un mo·
mento su<·e(•ssivo si potrebbero riemws<•en• il'<· fasi nPllo s\·iluppo del tPito dPl t<:mpio:
I) tl'tto a padiglion(' su tutti i lati, rnme supposto p<'r Corinto<' j>N lsthmi;t: 2) a pa·
diglione sul lato posteriore, un frontorw sul davanti, <·orne nel tempio (' di TltPrn1os;
un front.on<' su tutti e dup i lati hrPvi, sicurnnwnte non più tardo, pN quanto ('Oll·
eeriw l'Ptìt, d<dl<t pNistasi in pietra.
Questa enlluzione im pressionantPmente coen:ntP, quand 'anelte scm bri tmidirezio·
mtle, è molto n'l'Osimil<'. Tutta,·ia essa, lo si deve amnwttere, non è l'unica pos:-;ihile o
pensahile. \'arie cose 11011 vengono da essa spiegah:•: l) la posizimw del geison nel tempio
di Pos<'idmw: 2) Pindaro nella XIII ode Olimpica, 21·22. psalta i Corinzi come Ìll\'Cll·
tori (fol doppio frontone. Xonostante la forma podÌ('.U questa affprmazionp deYP essPt<'
[H'<'Sa molto sc>rianientc>. Ci si chiede dunqw• in qualp tempio questa « inno\'azione »
fu messa in atto per la prima volta. Il più n•(•ente tempio di Apollo, metà del
n s<•(•olo, è sicttranwnfr da escludern. Questa « inYenzi01w » è inoltre H('!ll(ll'<' stata
vista insienw con la ('Opertura in eotto dd frtto a8 , perché solo il tetto a tegolP <:ostrin-
ge\·a ad unn forte riduzione dell'inelinazionp del tetto <' portav11 quindi alla delim·a·
zimw del frunton(•. :\on discuterò [(' ideP di :\larinatos ci rea (pwsto prnbl(•ma :rn. Hesta
da ricordai'<', inf-ine, che il classi<'o eons<'nte nn1·orn di l'Ì«onos(·en· eh<' la p<·ristnsi

\. ;JH AHI
L liJt)4-. l:t :-;,;.
OSSEHVA'ZfON! StrLr,·AIWHl1'Wf1'lTHA Nm.• LA DEI SECOLI Yill rn VII

devr• osRere i'ltata aggiunta al corpo ('Pila in un secondo tempo. Il pronao perde
molto del suo signifiC'ato orìginnrio a (•a.irn<t dolio pteron avanzato: aneorn dì più· la cella
o la poristasi. dh·ersanwnte che nel tempio ionico con perif<tasi, restano HP!\Za Hiretto
rapporto fra di loro 40 Xon aYrobbn mai dovuto CJlWHto ayvenimento, queHto s11c<·es-
sini aggi ungersi della rwriHtasi, lasciaro trae<:P più ev identì nell'edi fini o f'tPsso?
Il gei son in pidrn dì lst hrnia incoraggia a prenderp in (•onsiderazione una rico-
strnzio1w in cui la peristasi, col RHO i<'tto a padiglione circondi il corpo del tempio,
questo però :-; porga fuori al di i-;opra e possegga llll frontone su entra rn bi i lati. 11 gei son
allora apparterrebbe a qunll<\ parti eui rinvia anche il :-;110 matrriak, il cnlean': sarebbe
la ('ondusionP in alto dei muri a hlocehi squadrati ddla crlla dd tempio.
La p<>rÌf'tasi <\ ('On eiò, da ponsarsi tntta in legno e sarebbe stata soggelta a con
dizionamenti costruttivi ancora numProsi. I triglifi, ad esempio, non do\'enuw essere
simili a quelli più nwenti, 11<' nel rnmwro, ne' nnllc loro dirnenf'ioni. Il paRsaggio ad
una strnt tura fort<'llWnte rii mica, cioò ea11011iea, dell'archit<'ttura della periRtasi po-
trebbe ess<'re diventa 1o necf'ssario solo qwrndo entrambi gli rlenwnt i dovettero ve-
nir riuniti un unico tetto. Per qucRta fast.' ci rnanea finora la pront concreta.
Il fa1 io (;Jw i'lO<'.Olldo la. nostra idea. peristasi e c·.nlla, ad hthmia, in una fast' ehe non
an'va ancora completanwnte raggiunto la monumentalità, si chiararnento
dic;tinguere dall'cst<'rno sia per il materiale che pC'r la f'tn1tt11ra, mi sPrnbra dw parli
più a favore C'.!H· eon1.ro I<' nostre rificssioni. Xat11ralmente la eella e la pPrista:-;i saranno
stnt i coperti eon le Rtef'RC frgolr. I noi tre eon qup,.;ta soluzione il passo di Pindaro po-
trnbbe anche riferirsi al tempio di Apollo o a quPllo dì Poseidone.
ln\'f)Ce di presentare già oggi una. mia propria ricost.rnzione, che potrebbe forniro
ulforion' eonforrna allo mie rifiessioni, mi sia permesso, chiudendo ln mia prosouta-
ziono del più antico tempio con poristasi, di rifarmi <Hl un tipo di edificio che cnrta-
monte moli. i amici doli a Crocia eonoRcono. Ha il vantaggio rispetto ad altri coufront,i
tratti dal pn'f'cnto, di non doverni cercare nf> in Persia, né nell' settentrionale.
Ha anzi il vantaggio della vicinanza geografica, Renza eostringore all'ipotosi che i
costruttori della chiesa di ea.rnpa.gna :ml P0lio avessero avuto corno modello l'antico
tornpio con porista:-;ì Oig. ti).
l\fontro nolle loro limitato posRibilità i contadini del Pelio non ,;i sforzarono mai
di wporarn il <·ontrasto della struttura in lt>gno od in pietra, anzi lo hmrno lasciato
chìarnrnonte separato, nell'antichità, circa a.Ila fine del Yll secolo, si è- olirnina.to que-
:-;to contrasto di matoriak con la poristaHi in pietra. Aeuanto a ciò potlw<1 già prima os-
ROW Htato unificato Rotto un t<'tto eomuno l'intero l'dificio od al tompo R1esso ORl'lersi
formata la trnbeazione canonica. Ne il tornpio Cdi ThermoH RÌ pronuncia contro quanto
detto lo si potrà poi stabiliro solo in haRe ad un più sicurn PRarne dei molti fmmment.i
di l<'l'l'<l('Ott a del tetto, 1rnppo di remi <' sp('sso probkrna t ici: in r<'altà ancorn oggi
Tlwrrnos in t uttc le suP fasi è- stata studiata in modo i1rnuflfrientc·. E reRta pme dub-
bio se ,.,j opponga alle nostre rifiessioni l'Heraion dì Olimpia, in eui eella <' periRt<rni
erano unite sotto un tdto q1wsta Yolta laconico, p<'n·hé l'uso drl materiale nel tempio
ò assai rnndizionato dal luogo. Ne• RÌ hanno Corinto ed Olimpia danu1ti
agli occhi. sPmhra allora la tegola in eotio adattarsi tanto poco allo ZO\'eolo degli orto-
A. MALl.WI'l'Z [101

stati in pietra come le or1gmarie eolonm• in legno. E la rlataziorw di qtiesto tempio


intorno al HOO non è del tutto sieura n
LP riflessioni qui presentate sono troppo frammentarie per poter generare con-
senso. :\la non 8Ì chiede qtw8to: piutto8to dovrebbero essere rimesse in diset18sione
le idee, relatÌ\'P alla storia del più antico tempio con pNistasi, divenute da tempo un
po' troppo ovvie. 11 risultato è del resto non particolarmente num·o. Xon incontriamo
eon 8ienrezza in nessun luogo un tempio periptero di età geometrica, in <:ompenso
siamo 8 icuri che lo 8Ìa, nel \ll secolo, l'Heraion d'Argo. Con eiò indirizzali
al Pelopmuie8o orientale e, nella misunt in eui 8Ì (hwe pn:•ndere in 8eria eorrniderazione
il pa8so di Pindaro, probabilmentt• da vvern a Ila ste8sa Corinto 42 .

ALFR.IU> M ALLwrrz

11 H. \', I!ErrnM\NN', Olumpia, Jfriliglum. 111ul ll't,11·


kam11f,Wtfo. lit

IlEPIAH'l'H

ITAPATHPHEEIE ITANQ ETHN APXITEKTONIKH ETHN EAAAL'l.A KATA TON 80 KAI 7o Il.X. AlnNA.

'H àvarcwl;ri mi) Oi:µaroç TCEptopiçEi:at <mi iEpa K1:ipta Kai lìrnl;,ayEi:m rcavco cri: xpovoÀoytKi:ç pacraç.
T6 KUpto GT)µdo 1ìiVE1:at µÉ 1:0 çrii:riµa i:ftç ȵq>avim:coç 1:0Ù vaoù GÉ crxftµa «TCEpicrrncrriç)), TCOU yvcopiçi:t
i:ijv oùmacrnKft rnu àvam:ul;ri Kai:a i:6v 7o airova.
'Avaµrna cri:a Ki:ipta i:ftç ygcoµEi:ptKftç trcoxftç èl;Ei:açi:i:m paOfrn:pa i:6 «Herdhaus)), rco6 cruvavi:ihm
i:6cro cri:6 ÙlOEtlìéç crxftµa ocro Kai Gl:O Uljltlìcoi:6, Kai crÉ µEyaÀfrrnpEç lìtacri:am:tç, crav oiKia òpOoyoovta. 'E-
1;,Ei:açovi:m tè& µEptKa rcpopÀijµma, orccoç rc.x. Ti Kai:acrKEUTJ i:ftç crKErcftç rnù vaoù cri:6 «flpépo» Kai Ti à-
vmKo1ì6µricrri wù vaoù A wù Ilptvtà.
ArnrnµEpfoi:Epa àcrxoÀEii:m µÉ i:a tpi;ima rnù vaoù «0Epµ6ç B", i:&v 'EKai:6µm:1ìcov cri:6 'Hpai'o i:ftç
.Eaµou Kai wù rcpcornapxai:Koù vaoù rnù 'Arc6ÀÀ.cova mijv 'Epti:pta, µt arcotéÀrnµa va µijv àrco1ìEtKv6i;-
tm criyoupa GÉ Kaµia àrc6 i:iç 660 rcpffitEç TCEptTC1:00GEtç 6 n'moç toù vaoù «GÉ TCEpicrTUGT)ll KU1:U i:ijv YECOµE-
i:ptKf] Ì:TCOXTJ· rta 1:0V 7o a{oova TJ urcapl;,ij 1:0\l ÙÉV ÙrtOÙEtKVÙETat 'Epfapta, Ò.ÀÀ.a à.vn0É1:01ç crt6 'H-
paìo toù Apyouç Kai KU1:U rcacra m0av61:T)1:U crtijv 'IcrOµia.
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'Elì& oµcoç ÙT)µtonpyEÌTat t6 çrii:riµa GXE1:tKU µÉ 1:TJV Otcrri i:&v nÉtptvcov yEicrcov tftç npcornapxai:Kftç
q>acrriç wù vaoù rnù IIom:tlìrova crtijv 'IcrOµia. ·o O. Broneer 0Ecopoùm; on aùta àvi]Kavi: cri:6v l;,6Àtvo
OptyK6 tftç nepicrrncrriç. Oi àµcpipoÀiEç yùpco àn6 tf]v àKpipeia aùi:ftç tftç rcpotam:coç rcapaKtvoùv crt6 va
à.vapcoi:tf:i:m Kavi:iç µt pacrri 1ìt6.q>opi:ç Oi:copiEç ì:av, m:picrrncrri Kai GT)K6ç, mijv m:pim:cocrri rnù àpxm6i:e-
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ORIGINI DELL'ARCHITETTURA GRECA IN OCCIDENTE

).'ol composito quadro culturale, che caratforizza la più antica fase delle colonie
gre('ho in Occidente, i documenti architettonici hanno indubbiamente mia parte di
rilievo. Pur senza raggiungere le imponenti apparenze che eontrnddistingm•ranno gli
edifici del v1 e dclv secolo essi ci danno informazioni più din>ttarnento legate al primo
mm1ifostarni dell'arte di costrnire, non solo, ma ci illustrano, por quella caratteristica
di impegno collettivo che & propria delle realizzazioni edilizie, aspetti dell'organizza,.
zione sociale e acquisizioni tecnologiche. Queste ultime, implicando, da m;servazioni
sperimentali, la formulazione di nonne, sono testimonianze df,Jla cultum sciPntifica:
e a questa cultura si legano anche, con la nascita di un artigiana1 o qualificato, scPlte
nella organizzazione sociale.
In questo quadro diviene significativa, una sintesi di quant,o fino ad oggi ci è per-
vonuto, :sintesi intesa a rilevare ciò che fa parte di un patrimonio com une alla civiltà
greca e ciò che caratterizza invece le città di Occidente, così ricche di nuovi fornwnt,i
ed aperte ad ima curiosità sperimentalistica che è forse l'aspetto più chinramcntc
emergente.
li periodo cronologico fissato dal terna del nostro Convegno corrisponde al nascere
ed all'afferrnar:-:i di modelli di vita P di cultura che sono propri delle città coloniali e
che testimoniano, d;1 un lato, una stretta n•lazione con la madre patria nella risposta
ad esigenze po:-:te da un comune sviluppo e, dall'altro. J'a,dattarsi a situazioni speeifiche,
differenziate anche fra di loro. Sono la prova di scelte particolari, di aspirazioni e so-
luzioni snl piano sociale e di caratterizzanti affermazioni di cultura che è interes:sante
indagare e ricostruire eorne precedentf' condizionante i nostri stessi modelli di vita.
In questo approccio il dato architettonico reca contributi rile'ntnti. Cerchiamo ora
di darne una sintesi.

* **
La cultura architettonica, che i coloni portavano nel loro primo insediarsi nelle
regioni delh1 Sicilia f' dell'Italia mPridionale, era quella del geometrico maturo ehe
aveva visto, per quanto concerne l'architettura, la. essenzialità planimetrica do! ret-
tangolo dell'oikos e la realizzazione delrP!cvato articolata in una parte basarnentale,
in pietra, e in muri in crudo, con montanti in legname. A questi ultimi era affidata la
funzione di 0Hsatun1 portante, tettonic:amonte essenziale alla determìnaziorw dcl vo-
lumo dell'<édìficio. Anche ìn espressioni, per aspetto finale e per dimensioni, modeste,
1\ sempre ìndìvid11abilc la concezione delle forme geometriche come generatrici di ar-
98 G. Ol'LL!XI

ticulazioni dello 8pnzio. concezione c:lw rnppre8e11ta mw novità a88oluta nellt> culture
architettoniche di tutte le civiltà mediterranee e medio-orientali più antiche.
La ste8sa cellula ba8e un rettangolo con i ngres8o 8U uno de>i lati corti, 8U cui 8i
sviluppa, attraverno le 8trntturn verticali, un organico parnllelepipodo è prnpria.
dell'unità abitativn dell'impianto urbano, la ca8a dell'uomo, e del tempio, la c1t8a del
dio, che di quell'impianto costituisce un elemento emMgente, se non catalizzatore
delle concezioni organizzative.
Questa coincidenza nell'impostazione di una cultura architettonica, tra edificio
per il culto ed odificio per abitazione. è più facilmente riscontrabile nelle fondazioni
di Occidente ove possiamo, credo, meglio ancorare le variazioni e lo ,;viluppo di questa
cultura alle vicende storiche generali che da essa 80110, così, ampiamente illustrate.
Nolo la casa del dio può richiamare nrnggiore irn pegno tecnico e e ciò
per precÌ8a 8celta di una aristocrazia di piccoli e medi proprietari terrieri clw teme il
prevalerP di una famiglia sull'altrn: seelta che comporta. quindi, un· eguagliante rno-
destia negli edifici privati. Il tempio invece, te8timouianz1.t della tfrchezza e del pre-
stigio della pol'is, 8i afferma 81tbito conw una emergenza mon11me11talP nel c<mt.esto
dell'impianto urbano. Tutto ciò ,;ignifiea, in termini di storiu de!Lll'chitettura, un im-
pegno di invenzione e di esecuzione per creare, attravm8o ricerche e sperinwntazioni,
forme le più efti(•aci ad esprimere la genernzione del solido dw è l'edificio. Renderlo
perceUibile allo spettatore in una certa sequenza e con opportune articolazioni ò l'obiet-
tivo dell'ospressiorw architettonica formata8i nel più ampio quadro della culturn geo-
metrica. Questo intento permarrà fino all'arcai8rno maturo.
Ne vogliamo riferirci più direttamente agli esempi finora. noti dallP città greche
della Nicilia e dell'Italia meridionale, dobbiamo osservare che essi 8i dispongono nella
seconda parte dell'arco cronologico fis8ato per il nostro Convegno, ma clw taluni di
essi con8ervano chiaramente concezioni di ha8e e motivi decorativi che po8siamo far
risalire al periodo più vicino alle fondazioni e. in genere, collegare a quanto è pre8t1-
mibile di8tingue88e Io scorcio dell'nH secolo.
I più antichi impianti di eittà che ci sono offerti da ::\1egara Hyblaea, ed orn anche
da Siracusa, ci documentano la 8etnplice tipologia dctroikos eome propria delrunità
abitativa, impiegata isolata o ripetuta, quando le necessità di maggiorP 8Jmzio eopnrto
lo richiedevano.
11 limite dimensionale dell'oikos è chiaramente tecnologico. Il materiale impie-
gato, soprattutto quello per le coperture, riehiedeva, con l'accrescersi delle proporzioni,
un impegno tecnico e finanziario che poteva essere riservato a casi particolari. D'idtro
canto, constatiamo che 8olo alla metà del v u seeolo si affermano, anche in Occidente,
tecnologie edilizie capaci di rendere pcmsibile la realizzazio1w di invenzioni planirne-
triehe sempre più articolate e divernificate. Aftiorano, nello stesso tempo, risposte ad
esigenze «laiche». che mi sembrano vadano meglio puntualizzate relativamente i1
tutta l'architettura arcaica.
La novità tecnologica più significativa e ricca di conseguenze è la riscoperta e la
diffusione dell(" tegole in eotto. Questa unità elementare della copertura già not.a
ed impiegata in età rnieenea. non più fabbricata e nella decadenza dei
cosiddetti secoli bui offriva l'innegabile vantaggio di una perfetta e durevole imper-
meabilizzazione e soprattutto quello di una facile manutenzione localizzata.
l 3J

\'antaggi, da. un lato, cm;tì maggiori. però, dall"altro. per il maggiore impegno
richicl'to da una copertura iwsante e non clastica, spccialnwnte in rp]azimw al proble-
ma di progettare cd eseguire l'ossatura lignea di so:stegno. Conw vedremo più avanti,
questo impegno si traduRso in termini di invenziorw architettonica, offrendo l'occasiono
di evidenziare Rettori e momenti delle generatrici del solido - l'edificio ehe io ritengo
doci>;ivi per spiegare l'origine dell'ordi1w dorico.
La reinvenzione delle tegolP è anchn da vedero in un quadro di trasformazioni
Hociali che resero possibile lo sviluppo di 11rn1 complnssa organizzazione artigianale,
frutto indubbiamente dì mm più ricca <trticolazione e i,;pecinlizzazionc qualitativa e
timocratica della popolazione. f-ìi trattava infatti di mm produzione di serie, 1m t•le-
rncntarn prefabhri('ato per l'edilizia, che richiech•va capacità e organizzazione, ma cho
presupponeva, nello Rtesi,;o tempo, un artigianato Htahilrncnte strutturato
e con tecnologie piuttoi,;to avanzate, i,;oprattutio per quanto concerne la eottura.
Proprio il scmtanziale eonservatoris!llo edilizio dP!le, pernltro rniiguc, testimoniany;e
architettoniche dall'età tardogeomdrica alla metà del YJI Rocolo a.C. rit<rngo deliba
i,;piegarni <:on la nuuu:anza di nn·organizzazi<HW nrtigianak di Hupporto dw corn;entisi,;e
di tradurre, in termini operativi P di diffui,;a applicazione, i succcsRi :-;perirnentati.
:\lancanza, qm·sta, imputabile alla prevalente vocazione terriera, agraria, della 80-
cidà greca f' in particolan• di quella delle prime faHi delle fondazioni coloniali. f-ìolo
un.articolazione Hocìale maggiore, con l'ìnchrnionc di una classf' di imprenditori e di
artigiani, consclltirà all'edilizia di decollare verso un discorso architettonico eontrns-
Regnato da complf's,;e invenzioni planimetriche P di artieolate Rtrutture di ekYato.
:\li fwrnhra, a queRto punto, importante ricordare o sottolineare che, fino dall'età
più arcaica. lr tipologie nrehitettoniche groehe non furnno bloccate sul tempio trn-
dizionalrneni<' ritenuto il documento più caratteristico dell'architettura arrnica e
claRRiea ma RÌ moltiplicarono per rii,;pondere anche ad et-:igenze (( laiche». Oltre alla
casa. die rimane sempre piuttosto modefìta fino in età claHsica avanzata, eonstatiarno
Holuzioni offC'rtP allP esigenze della collcttivitil nel campo Hia delle manifestazioni cui
tuali che di qucllt- più tipicamente civili. In questo campo la Unwia di Oecidt>nto ei
offre argomenti P suggeRtive sollecitazioni. Tanto i,;u] piano delle invenzioni
planimetriclw, quanto Hll quello delle noYità t<>cnologiehe che coHtit11iHcono i termini
in <:ui i,;i tradtwono volontà di espressione P problematiche spaziali le città coloniali
ci danno un'eco irn1m'diata di sohtzioni eho conosciamo anche dalla madre patria, mn
che, in qualche caso, pernwttono di eoglierc un autonomo contributo alla produzione
di 1111a cultura arehitettonica che appartiPIW pur sempn\, con colorihtre locali, i1lla
civiltà greca in genere.
St' dobbiamo traccian>, nella uoHtra interpretazì01w i,;torica, un q11adro d'insieme
ci sembra però importante enucleare speeifìche caratteristiche, che provano diYerni-
fìcazioni di i,;celtc e di condizioni di vita chdle 8Ì1lgole collettività.
L'interpretazione degli elementi Rt.rutturali dclrediticio <'Onw quelli che ne
ra.no il yoJume è il fulcro della tradizione architettonica che i coloni portano nelle fo1l-
da.zioni di Occidente, ma essa i,;'ineontra, inevitabilmente, con realtà territoriali nuove
e con differenti disponibilità di materiali, soprattutto in Sicilia.
(1'è da domandarni in che miHura l'abbondanza di ottimo calcare. facilmente la-
vora bile, iwi territori del.le eittà dPlla coRta sud-orienta.le Ricul a. da :\I egarn a SiracuRa,
100 CL CULLIXI

abbia foeilitato, per non dire accelerato. il processo di « pi<\tritìeazionfl » dell'edificio.


quflsto il momento della nascita. nell'architettura arcaica, di una probkmatica
dt•lle forme, intese come essenziali alla lettura della gerwrazione ciel solido che è l'edi-
tfrio. Le scoperte e gli studi dell'ultimo ventennio ci iwrrnettono di apprezzare il con-
tributo recato a questa problematica dalle città greelw della Nieilia. nel quadro del
sorgerP e (h•llo svilupparsi di una cultura architettonica che (, tanto più storicamente
illuminante quanto più ne penetriamo P ne comprendiamo le ragioni e gli intenti. Ciò
che è diffonno dagli esempi della madre patria non pnò pit1 essere spiegato con il pro-·
vincialismo proprio di aree marginali, giudizio di comodo che serve soltanto a coprire
ciò che non s'inserisce in uno schema ricostruttivo, sommario P superato dai nuovi
docmnm1ti.
Dobbiamo sempre più rilevare, nella cultura delle città siceliote. in modo evidente
11 partire dalla metà del \'Il secolo, una specifica prPdisposizione al nuovo, alla spNi-
mentazione. sia per quanto riguarda le soluzioni strutturali che la finitura superficiale
dt.'l costruito. Anche la seelta di dimensioni grandiose spesso ritenuta una prova della
mancanza di misura a scapito dell'equilibrio armonico tipico dell'architettura della
rnadre patria va vista in una diverna prospettiva storica. Dobbiamo infatti renderci
conto che, uel quadro della tecnologia edilizia dell'arcaismo, la crescita dimensionale
dell'edificio non fu soltanto una moltiplicazione di misure e di quantità, l('gata ad una
più larga disponibilità di nwzzi finanziari e di mano d'opera. Una simile spiegazione è
assolutamPtÙt' semplicistica e storicamente epidermica. La crescita dimeusio11ale com
porta grnvi problemi nel trasporto dei materiali. ndla loro messa in opPra, nei sistemi
di fondazione e di elevato e, soprattutto, nella eorwrtura di spazi insolitamente Yasti.
Nn la rnonunientalità poté essere suggerita dal desiderio di mostmre il potere di
una fu anelw la rnolla per uno sYiluppo tecnologico che conternporam•anwnte
stimolò la crescita della cultura sciPntifica e no fu urn1 conseguenza. La sua ricaduta
sul piauo 80cialt' fu J'affermarni di un artigianato qualificato, in grado di applicare le
innovazioni e di porni 8en1 pro pi tì come com ponente condizionante la vita della città.
Se poi riflettiamo sul fatto chp tutte le tecniche relative alla carpenteria dall<t spe-
rimentazione della n•sistenza delle sezioni <fol legrrnnH' in relazione alla lunghezza, alla
pratica conoscenza delle sollecitazioni dì proi,;soflessione traevano origine dalle co-
struzioni navali, ci rendiamo conto di come l'attività edilizia e la monumentalità del
suo impegno fossero profondamente connesse con lo sviluppo economico<' sociak dPlla

Queste considerazioni tro\'ano puntuale riferimento nelle città siceliote per la


pit'1 ricca documentazione che offrono, relativamente al periodo ehe ci interessa. Più
modeste, invPce, sono IP testimonianze dellt• città dPlla .Magna Una limitazione,
questa, dw 11011 può essere spiegata con '11 relativa seriorità di taluni dei maggiori
cenki greci dell · 1talia rnerid ionale o con l'insufficienza del! 'esplorazione archeologica
nelle località iuteressate. Anche nella ::\lagna Grecia, infatti, le ricerche degli ultimi
anni hanno colmato notevolmente quella lacuna d'inforrnazioni chP ancora una quin-
dicina di anni fa esisteva rispetto alla La modestia delle testimonianze archi-
tettoniclw più an:i1iche in :\lag11a Oreeia h1l ragioni ambientali e sociali che occorre
t.t•ner e che si dobbono confrnntarf' con quanto abbiamo detto or ora
Sicilia.
101

Le città della }Jagnn Orecia, fatta cccezio11c per Taranto e por Posidonin, non ave-
vano facile disponibilità di buona pietra da costruzione, agevolmrmte la.vorabilc. In
esso KÌ presentava difficik quc-lla rnonunwntalizzazione lapidea che fu iuvccc
propria della gn•ea. Ciò non significa 1111 ritardo culturale dolb }lagna Urecia:
anzi vPdrerno come osif;tauo i documenti. riferibili al vrr secolo a.C., di tnrn comune
cultura architettonica per lo meno in un centro, Locri sviluppata in fornw a!-l;:;ai
avanzate. La. preval011za o la pernrnncnza dell'elc\·ato in crudo limita, pN noi,
monto la comwrvaziono e la lnttura delle tl>stimonianze. ma, nello stes;:;o tompo, spiega
il mancato svih1ppo di 1111 artigianato di R<'alpcllini n di cavatori il cui peRo, nella collet-
tività cittadina, non fo certo indifforeuto nelle RC'olfr di mrn politica {'dilizia.
L'esame specifico dello testimonianze supen:titi darà meglio ra.giorw di quanto
affermato in q U('Kte considerazioni gcnontli.

* * *
I primi documenti architettonici di un ('f\rto rilinvo, in Ricilia. e in l\Iagna Grecia,
sono ('ostituiti prevalentemente da edifici templari, ma non solamente d11 08si, e si
collocano entro l'ultimo terzo del Yll spcolo a..C. quelli di Himera, }Jogara, :'\asso,
Siracusa e Selinunte, in Sicilia, di Locri e di }letaponto in :\lagna Grt>cia. I templi sono
tutti fedeli alla generica formula della pianta, rettangolare piuttosto allungata, con
accesso dal lato breve, ma ci pn,tientano, pur nella intrinseca 8emplicità, o tonuto
conto delle difficoltà derivanti dallo Htltto di conservazione, un panorama yario e in-
teressante,


• • • I •
• •
o 5 10m
!-+-+-+- +--j- -- -

Fw, l

fl tk>mpio colonnato centrale dell'agorà. arcaica (li l\legara 1 (fìg. I), datato
nell'ultimo quarto del Yll secolo, è, forse, il più antico esempio, Ria puro per qualche
anno Holtanto, dell'introduzione in Occidente di un tipologia che ci riconduet' alla Crn-
cia centrale. L'unica fila di sostegni, che nn hipartÌRC<' lo spazio interno o sì riveln sulla
fronte, va in relazione con la eomplossità delle strutture primari(' del tetto in
tegole, questa una novità tecnologica prontarnonte accolla che RÌ rìfl<•tte rwlla. di-

l (_;_ VALLET'l'' YJL1.AH!l,P, Acn1mso:o;, Jlé(/ara Jly- /Jlara. ]. /,t; quartier l'agora orcliai'ua.c, JJ1Éli'R, Suppl.
J>. 227
102 O. Ot:LLINT [6]

spmnz10ne e nel dimensiona mento delle strutture verticali, quindi sulla loro ftmziona·
lità ai fini della percezione del significato geonwtrico spaziale dell'edificio. Tutto ciò
può collegarsi alle notenlli ulteriori testimonianze di una brillm1te ('lllturn ard1itd;-
tonica che :\Icgarn ci offre e su cui torneremo quando tratteremo degli edifici «laici »
dol primo arcaismo in Occidente.

Ci ii
·'" -I"

"'
"'oru :;r
o_

17.632 =- 53 p 3pl1

22.577 "'- 69 p

Fw. 2 Loc1u. lVIA!tA,.,À. PIWTOA!WAH'O (DA (ll'Ll.INIÌ.

Ci Hembra importante. a fH'opoHito di queHto tempio a colonnato centrale del-


l'agorà di ì\Iegarn, citare un puntwtle riferimento in :\lagna Grecia e più precisanHmtP
a Locri: si tratta del tempio più an:aico al di sotto del tempio ionico di :\IantHà 2 (fig. 2).
Aneli 'esHO, con la fila di sostegni centrali e con proporzioni non dissimili da quello di
:\legara, ricorda tipologi« planimetriche della Grecia centrale, ma He ne differenzia
nettamente per la tecnica coHtruttiva dell'elevato e per il marcato Hviluppo della tec-
nologia ccrnmicit. I muri dell'edificio locrese dovevano essere in mattoni crudi su orto-
stati lapidei <' con telaio ligneo, rivcHtiti da lastroni fittili con una ricca de('()rnzi01w
di pinta 3 , che dimostra una capacità non com une dell'artigianato figulino locrese.
ò provata anche, del reHto, dall'ampia sperimentazione di forme di tegole
bili a questa fasP protoarc<1ica del santuario ·1.
!\li Hembrn opportuno sottolineare questa comunanza di tematiche architettoniche
tra :\lcgam e Locri rifì:rribili ad una stessa area nella madre patria, ma che già si apro
verso esiti diversi: la logica dell'assemblaggio rnorrnrnentale lapideo, a :\logara, fonda-
mentale finitura dell'elevato; rivestimento di un materiale povero, a Locri. in cni si

'.l (L GCLLlXl, La cullìlrrt ardtiiettonica u Locri fr<H4'ata da alcun lH'f'ci8o rJfel'inH·nto tni
(lri, 'l'ara11to \l. 13 Hgg. He1nbra troppo alta, proprio perchò l'e:-ieeuziouf• dì un
:i Sono le Rl'l'i(• di lnstre l'HIHH-!te nel di Heggio :sitnik rivt·stiinento iu lf•rracotta ri<'hif'(h'Va organizza ..
Calabria t' di cui ah-uni ft'HllìnHrn.ll, di pil1 reetmt{' zione P eapaeitù tPetiologiche aYanzn,le-. 1Utengo quindi
Ho no cons(•t·vat i ucH' Antlquari111n di Locri. La. di mantettt·re la tiatar.iotH' pil1 rPcellÌ(' {'ht.• ho tH·opoMto
datazioHt> a puco tJlll'e la nwtù del Bee. YU p!'opoKta da in I.a ndfura arcltifctlonfra, p. 2:L
A. UE 1 f santuario di J[aru.-;à in l-1_.'pl- 4 Vedi in pa1·Ueolart· J,a cultura
u_;firL L 1l lcm11io arcaico! Xapoli lH7il, p. 71. nou ::Hlf· touico 1 p. 22. tav, \'", ::.
l>ELl;ARCHl1'ETTPl{A orn;CA IS 1oa

esercita l'abilità di figuli, stimolata dall':tbhondanza di ottime argille e indice detresi-


stPnza di un artigianato già organizzato, ma non ancont «industrializzato» eonw la
più tarda produzione fittile o coroplastica di Locri scmbrn documentare.
Appare innwc più tenacemente legato alla tradizimw goorndrica dPl periodo d(,Jle
prime colonie il tempio A di Himera ''. ::\on so so abbia ancora un significato storica·
nwnte HCC('ttabile l'esprcRRiono « architt>ttura prt>-dorica >> usata per qunRfr primo te-
st·irnonianze de!Luchitott.1ira templare colonialn, dal momento che forne la Sic:ilì11
offre doc11me11ti, come spero di poter dimostrare in un prossimo lavoro, di 111m autcn·
ti ca ar<'hitct tura prcellrn1i ca svil uppaJaRi in area non greca dell'isola o poi assorbita
ncll'ardiikt.tura Rit:eliota. dclrarcaisrno maturo. La logica <h,ll'ordine inte:-io come for-
mula decorativa è estrarwa a tutto rarcai:<mo greco, clw ci appare invece caratteriz-
zato dal problema della percettibilità del solido, l'edificio cioè. A questo problema si
rieond1wono le proporzioni del rettangolo <h•Jla pianta, la poRiziom' dell'aeceRso e quindi
la frui hilità ottica dpJ volume clw RU Ila pinnta ;;;i genera.

La plani rnPtria. del tempio A di H irnera (fig. :i) do('U nwnta urùspiraziono consor,
vat.ricP: una Remplic<:> porta Rlll lato breve d'ingresso, profonda anticPlla e sokos. J,p
pareti, <'On cl('vato in crudo e eon un riveRtimento alla base in tegole, ('i richiamano
n quanto 111Pglio docnment.at.o dal fompio protoarcaico di .:\Iarasà, provando ancora
104 G. GlJLLINl j 8]

una volta la comunanza iniziale dì patrimonio culturale architettonico tra Nicilia e


Magna Crecia. Ma ci sembra importante sottolirware conw. nello stesso tempo, al di
fuori delle nuove esperienze di finitura rnornmH:mtale affidata alrappitrecchio lapideo,
permanga ancora, 811 una parte cospicua dell'elevato <kll'cditicio, la tradiziorw geome-
trica che ci è cntrnervata nei modelli di templi quali quelli di Argo e di Peracora 6 . Cou-
tirnrn la tradizione del tempo dci primi <'oloni che si 1nricchi8cc, nel repert{ffio dt>co-
rativo, di motivi appariE'ngono all'affcnnante8i gusto orientalizzante. Essa è su··
peratn soltanto clidl'impatto della costruzione lapidea che, se m;sicurava una diversa
o più solida tinitnra, poneva per<'l nuovi problemi di progl'ttazione e di Psecuziont>.
Gna particolarità del tempio A di H i mera era il tetto a bassissimi spioventi
(7 gra,di).
L1t scelta fu dovuta cmtamente all'impiego di tegole in cotto che con8igliò la forte ri-
duzione della pendenza delle fald<', sia per impedire lo scivolamento dei nuovi elementi
di im permeabilizzazionc, sia per ridurre lii 8pinta dell «irditura lignea sulle pareti di
appoggio, tanto più che questa non era scaricata attraverso la fila di so8tegni centrali,
r: una soluzione speri mentale che rivela lilla notevole arcaicità, non in assoluto, ma
relativa.mento alle capacità dei coRtrnttori operanti ad Hirnern. Del resto le interes-
santissime tegole di riva sup«rstiti 7 sono un importante documento di tecnologia,
ma anche il brillante prototipo di un sistema, poi largamente usato, per allontanare
dalla ba8e delle pareti le acque scarica te dal t0tto 8 .
Forse anche più antico degli edifici ora corrniderati, ma purtroppo in pPsRimo
stato di conservazione, è il sacello A di Xas8o 9 , datato ancora nt>l 8econdo quarto del
n1 secolo. Di CS80 non può pm(J dir8i altro clw era un semplice sekos.
80!0 come testimonianza della diff\rnione di quc8tt' tematiche planimetrico-8trnt,-
turali possono essere citati i sacelli arcaici nell'an'a dcll'Athcnaion sirncu8ano Hl, il
c.d. megaron B della Oaggern di Nelimmte u, il c.d. tempio B del rc1cinto delle divinità
ctonio di Agrigento 12 , il tempio A dell'acropoli di Gela rn
l\Ia grazi E' allo ricerche di quest'ultimo decennio un nuovo documento ili ustra.
arn piamente questa prima fase del! 'architettura greca di Occidente, evidenziando
11pporti culturali esterni, sfruttarnent.o di risorse locali e nuova elaborazione di tema-
tiche e di tecniche costruttive. l\li riferisco all'edificio arcaico sotto il tempio di Se-
linunte che ho avuto modo di irnlividuar(l e di 8t11diare e che ho proposto di de·
nominare 11

A.-\\'. I._\w1a::-;cr-:, fil'f'tk Ardiilecturt3, Loudon U)7:),


p. Uùt fìg-. ·17; U. Dù '.f'tì1t7if•l dtT Orfrf'lten 19:'1, J>. 11 sg., tnv. I.
.'..\liinclwn lH7<ì, p. -ZH, fig. t:L l·t '.\li riferiNco alle· rieerclH' agli Htudi clw ho
7 BO:\,\ì'-\K_\, lli111t'ì'(( l. p. 82, tac XI I I, 1 viut o, npl ('Ot·so dPll'ult imo dh:l·rnìio, su!l'n ediitt·t luea
llnta ln Jin:.:sisr>irnn fll'1tdc11za dt_•ll(• fald(• mi Membra rwlinunti11a. Bi sono sYolti nl'l (luttdr·n di 1u1
ilifildk Htppon(' frontoni ;:;ui lnti brevi: se1abra pili n·ro· gT<tlìUìrn da Yi11et·nzo Twm. Egli infatti in·
sirnile un tvtto u qnnttru :-<pioreutL tende iwu solo tutPlart>, JH'r i Yisitatori ('he vi aeconono.
9 :P. lHU-i-, v. l:i:); EAu., J(oka/o.-;, uno dt'i sif.i pH1 iruportauli ('meglio pe1·vcnutici tt·a quelli
Xl\'-XV, l!Hi8-GH, p. :l;;;;. dell'nre-a delle nntielle civlltù del '.\Iedit(•n·nueo, rna t:io·
10 P. OHKI, Oli S(·al'i ì11lonw ali' Alhnt0io11 di 8i1·0- JH'Htlnl to lrarue Men111t·f· nuovi fondamentali dati cono"
cHsa, JlunA/,, XX\'. l!JlH, ("o!L 28ì sgg. sdtiYi PVi' in. ru.zione della eulturn tlPll'n ntiea Si-
11 11: . fL\Bltl<'L ll sa11!1wrio della 1llalo1Jhuro.-> a eilia. IH o pl'ogr·nrnnw prevista una cmnpleta
liuunft, Jlotr.'1/,, XXJl lU27, eoll. 2'.! .• tif!. :n, revisiOH(· dei prohlt:tui urbanistki a cui hanno lavotatt1
P, ,;\f.\!{('()'.\ t. Ayri[!Mifo (ff('(lÙ'rl, ltoUUL l n:1:)t p. i {·olh•glii ft·aHce:-;i la g-uida di rtoland :\Jartln,
8g., tig. 1101H:hù lltlit eiedizlotH' dd tnnggiorl editieii compito in
L. HEU:\.\HO; Bu1;:A, di Uda le stte (•tti sono da a.l<mni anni C'Oli alcuni gìovani
ORIGINI GltECA IN OCCIIHJNTE lOti

f: un edificio di notevoli proporzioni che, sulla base dci resti in ::-;itu, accertati in
due ampi :,;aggi nell'area del pronao di E 3 , sembra coincidere. nelle dirnon::-;ioni dell'im
pianto vero:,;imilmente costituito da :,;eko:,; o pronao inanti::-; (fig. 4) con quelle della

cella di E 3 15 . Ad o;;;:,;o wno da ricondllIT(' i blocchi in calcare loca.le reimpiogati nelle


fonditzioni di I•: 2 e soprattutto quelli rinvenuti in un grande ;;;carico individuato din-
rnu1ZÌ allo ;;;pigolo wd-ec;t di E 3 cd e;;;plornto integralmente, tranne In parte, circa I

co!lnhoratori. oggi, proprio d<:t :-4ehnuntP, posHiarnn ])if'go 11uh·prsnlc, In at tcHrt della., ci angurìrnno,
trarrr· nlcuni fondarn<•11tali contrihuti Hl te111n dPl nmdro si1ua, 1n1hhlicnzì01H' di tutto il lavoro delle Rcnpprto
crnìY<'gno, dohhim110 CHK('l'<' g1'n1 i a YiIH'C'llZO Tnsn ]ll't' «0111piute i-<lil tempio E di cui ho git\ dato qnnkho
(}lH'Hin HHH OJH'J'H, di lH'OBloziOJH' cuH urale llOll rniBOJ'(' notizia Jl('lJ(' HinnimlÌ :--::eieutifìcllr· della ,\rdwo-
del grn nde 111Pri1 Or elw ormai 1 nt ti gli rieouoH'OJlO, di logicn di ('ntmiìa svoltct-Ji a :--::ira('W·iH llPl IH7G <' lH'l IH77
aver salvnto il di Mclinunte con il progetto tni soffPnno qni l:'nlk tc.sti1nonianzP ddln ÙIS(\
e Ja n·n liy,znzinnc dnl parco n 1·ehPologkn. ha sot <'nicn. l>cHidero perù rìcordnr<' i mit•i collahorntol'i ticnzrt.
tratto alla più r;quallhla s1wculazirnw edilizia<' psp11dn, il cui <tinto non aYrci raggiunto i rhmlta1i c11i sono
turist h'a l'area dPll'ant h·a cit tù <' q11dk imnwdintnrnuntn YCIJHto . . \nzi1n11o J>agliardi Unnrnscio che
ndìa<'Pllti inh'I'<'HHate dnlk lH'cropolì e con11nunu' dalla. illtrntrerò, llPlht pnhhli<'nzimw dPfini1ìYH, i
frnibilità <kì rPstì nwnrnnPn1ali. ('hi oggi :-:'eJi, dPllo 8<'H Yo; <'OH h>i hmrno In vornto Ve dora Fili ppj,
nulli(' e \'('dl' Farl'a del pnrco nsscdinta (nd O\'p,-.;t dn Luis<·lln Pejrnnì, lr-:nlwlln ('erptto ('nstigliauo e Carln
Tril-:wina. a i' ad Est da "\fari nella) dai prodot 1 i della vin. 11 rilevnnH'Ht o fot og:rarnnwt ri{'n e Jp ric<'l'Ch<' a.d
pii1 t·wade1dc nrd1ìtett11rn di <'ons11mn <'h<' oggi si possn 1:S80 <'OlìJH'Hl"P sono merito di ('nrm<'lo ('hn p11ù
ìncont rn r<>, con infrat'tn1t t urP del t nt to insuflich'nt i. dirsi ormai il Jnnggior s1weialhda i1uliaHo di
HÌ T'PIHh' ('0Jl10 <li <'lH' COHH f-<Hl'Phhn diV<' 0
rnf't ria HPT>lienta allo s1 ud io e alla, docnmt>lllAìziout> del
11nla Hcnza il pan•o, JHltrinwnio enlturidc. ( '011 lui luuuio Jnsornio i tcenici
Hnmhri inut ilo q1wsto rifcrilll('Jlto. ( 'l'edo infnt 1 i dell'Ii-;t,it uio di .\rdwolo1:.da dell'CnìYcr,'•diù di Torino 1
chi' j} nostro do-v<'re non si PRnuri1-;cn con ln l"'t ndio, pre- {inhlo Fino e "\Ianrizin .Mrn.:;1-10 specinlizzntiHi in qllPHto
mctodolog"knnwntt: nggio1·1wto, annlit \('nlllPntn "ampo, I lavori r<·lath'ì al tempio I': llnnno avuto i11izìo
c(lrnplnto dci dqcnnH•nti rnecolti dal tcrrc110. nw debba nel 1!lì0, a,pp1m1o con una cnmpagua di ri}('YHIYH'Hto
eorn111·e1HlerP compiti di 1Htdn (dn ::-:tudia1·e P da affrrni- fotogTa1nnH'f ri<'o dt>ll'edifìcio r1•staurato nel LUfi0 1 rile-
tnr\' Hll<'he duchi non JH' ha din.•ttanH·nte e OJH'rn1iYH vanwnt o <'hc coHt it ul il punto di pnrtenza JHW un
nwnh· la ret-ipotrnahi1itù lt>gakì f' l'i1111wgno di n'JHlen· plC'to studio del 1e1npio di Pti\, H<'Y<'l'H. I sngg-i enrnpinU
n t nt 1 i eotnlH'('Hslhile quPlla rieoi"<t J'HZintw st ori<'n di hanno 1wnnes:-:10 <li Hecertarn Pef-liHtPnza di dne faHi più
uwt paf.<sntn urnnna. i11 1111 dPtPrmìnHto luogo anticlH': 11nu riR<1l<•nte nlht tì11<' <l<'l VI ""<'('Olo, rPla1Jv1t
t' in llll nccertato 1<·111110, a <'Hi IP nmdn· ri('P!'dH' mirano, nd Hll tempio prwiptero, cli<: ho (lenominnto con
QHPf-llo irn1wgno stlll'nrchitt'ttnrn scli11untirn1 mi hn llH'IH•ioni dello r:tPreohntc leggcrnw11tn 1:>U}IPriori a quelle
eondot t o nd una ('.Ornpk-tn reYh3i01w dell'approccio dell'I•; nt1unlc fche indico nvpun1o con dH: non
nosdt iYo. inl ('r-:O come niome111 o pPr rnceoglìcre il maR" fn JHHi r<'<1lizz.:Hto oltre il liY<·lJo della cnthyut(>ria; l'altrn
si1no dei <foti ntili n<l n1rn rieoH1.r11ziorn· storien, quindi Ìll\'('C<' pil1 nnliea, dn ('ollocnri-;i sempre in haHi' ni dati
nd impoHtnrc nntindagiIH'. 1a i1iù <'f-(<:lllril'ntP pos::dhik. di s<•nvo, 1wll'ultirno quarto dd v11 r;ecolo, rd::diYa nl
()lH'Htn, T'CYÌSÌ<HH.' di HJlJH'OCt'ÌO (' parti1a dul l'ilCYHHH'Htn tempio di cui ora ci nccnpiamo 1 indìcnto eou E 1 •
dt•i n·Hti esi::dcnti nwdiante i1 metodo fotograrnmf'trico, 1 ;> stntn progrnnunato per ln priHW\'('l'H dell'8lr
l"inta 1111'eHJH'l'Ù'JiZa e lllOl1i1 JH'ofkna. lilli) Hf'H\'O cmnpln1o dell'arPn, dd pronao di l•::i, ('nn ln-
DH 1111 lnto. J';q;plicnziono di tipo di ri1iPvo ha rinwzio1w dci dw:: rocchi dì eolo1111e a snpporto dC'i
perJHf':Hr<o u1rn co1nprenr;ione ed nna pc11etn1:1.ìoue d<'I pìtdll l.n nntiH, r-rro11Pnnwnt(' ricollo<'nt i nel n'Htnnro
dnto ard1ìtt'f,f()11ko diYPJ'Sanwntn i1npcUt·mhilL dalFnHrn, del l!JHO, Infatti i sa::rgi eoudotti hnn110 1H'l'llH'HSO di
Paeorer-:t'er:·d <h•llc <'l"lg"cny,o eono::::cit ivc ha JWHto uuov1' ì1Hlivi(lllHl'<'. nt t raTcrso k fondnzìonL l'csnt ta dìt-:poHi-
prnhlPmaticllP nlla rknrca pii1 Jwoprìamputc fotogTam· zione del pronao di I•::i., Et-:plornndo tutta la parte antP-
n1etrica dw dn qncsto con1ntto con rnrehitcUnra green riort> di W1 , fÌOYC, 1l1J'illtl't'HO dP} !'Pt {,allg'Olo d<'lJO
dcrivntn uon ponhi e signifì«atìvi ntnnanH'llti dì in1· hatt'r nm1 t': c011scTnlla alnu11n traecin di pavi11wnto,
106 O. I10)

(fol totale, 1-iconvolt.fl alla fìm· del \ se('olo, per la formazione di una grnrnk fornace
scavata nella roccia H'.
Questo scarico, resosi necessario a cattsa di una distruzione por incendio P costi
tuito con il consoguente sgom hero delle materie dall'area dell '<·di f1cio. eonteiwva i
resti del tt'tto in tegolP, ma anche i frammenti degli clementi lapidt'i dell'elevato, giu-
dicati non più roimpiegabili (le parti meglio conservate furono tutte riutiliz.zatc nello
fondaz.ioni di E 2 ), e quanto rimaneva di ciò che era collocato all'intento. Si sono po-
tuti così ricornpoITe, da molti frnmrne1t!.i, aleuni vasi tardo-corinz.i e vasi attici a ligure
uen• 17 di grande prPgio. Il materiale piì1 recente rinvenuto nello scarico «Ons<·nte di
fissare l'incendio, e quindi la distntz.ione di E 1, intorno al r;10. Subito dopo don•itP
esserP affrontata la ricostrnzione con il progettato periptero (E 2 ) che fu interrotto al
livello dell'euth.vnteria, non Happiamo rnmtt.ftrneute per quale ragione. Atriniz.io del
secondo quarto del v secolo le fondazioni furono riutiliz.zate, ma eon ntriaz.ioni di prn
getto, fH'l' la realizz.az.ione di I1:a rn
Del materiale rinvenuto ci interessa qui soprattutto quello riforibil<•
turn dell'edificio e ci()(\ i rnsti delle struttun• lapidee o del tetto. Tm le prime (> stato
possibilo individuare anzitutto due sm-io di fusti di colonne. verosim il ment <' rno110-
litiche. a giudicare dal frnrnnwnto più rnnsistente, lungo oltre Ili 2,fJO, rcirnpiegato
in un muro di spina d<•lla fase 11Plrarca del pronao di 11;a L'assoluta t11<tnc1tnz.a di
ogni possibile riforinwnto ad una pcrist.asi di E 1 in tutti i saggi pffrttuati su tutto il
periniotro dd!P fondaz.ioni di f<:i ('(1 Wl, ci porta a COUcludcre die lc due seri<' di colonne
relativo ad debbono identificarsi: la seri(1 di proporzioni maggiori con le• colomin
in antis, quelle di proporzioni minori con un colonnato all'iutorno della cella in
Dallo S('arico sono stati rc('upera.ti anche 11urncrosi frammenti di capitello ehe
hanno conRen!ito la ricomposizione grafica di qtwsto importante elernonto. La fH'o\·e·
nicnza e la costanza di proporzioni suggeriscono di riferirlo allo ('olunne dell'inkrno
della ct>lla, ciò dw propongo nel disegno rfoostrnttivo (fig. fi). Un capit<•llo analogo,
soltanto di proporzioni leggermente maggiori, ho proposto per le colonne in antis,
in annonia con il rapporto tra qneste P quelle dell'interno dt>lla eella. anche sP di e;;so
non pos1-iedi11mo a le un frammento.
As1mi signiffrativo mi semhm il recupero di questo archetipo di capitelli sicPlioti,
dw si differnnz.Ì<l nettanH•nte d<1 q11elli che lo seg11inrnno nei dPc<'llltÌ successivi P dw
c1 riconduco dirnttarnonte a modelli corinzio-corci1·psi. soprattutto a capitdli di

snrù poHsihU(· r·o1ùrollnrr: Hltt·rionnt·ntt• ciò rhnaue g't·tti lnouzcì t' di riYt·stinH·11ti, pnn• in bro11zn, di parti

itt Kitu di t•: 1, eh.e oggi d ò noto


sop1·attatto dni rt'sti d('!J'('ditido: sotlit tn ligllN> o porta tl'i11grcHso.
nrdtitvttonici e dal {{·tto. ri11\"en11ti nello M<'nt'i<'o 18 opport unn. perù ;-;ot lolill('Hl'P dw h· din1<'nsìotd
g'UPl\{n all'lll('(·tullo. oltf'(' a, quanto in sltu dPlln ct·lla ""'ono, in K 2 t·tl iu Jh'l'fPtt<1nw1ite identi<'lw.
JHT fo, parte HH'ridio1wlc ddla fnrnl(' (•<.;t. Le due- rasi sono diHti11guibili soltanto W'l' la din•rsa
rn qm·Un che 1·itengo il crof.duolo ove furono rust' qunlitù th>I onkare impicg11to P<'l' bt 1('<'lli<·a costn1ll ivu.
dn i ( ';1rtag-illt>KÌ, lli·l r>acclwggio del -1 OH, lt.• t l;r·o111.eP Dobhiumo unclw ri('OJ'dtne f•Jw i f'('St i i11 situ di l•:L finora
di Ci:ìatt111nel!U• al di ::-mtto di pa1·te delle
I 7 rl'ra questi Hlla llll (ot•a, chi;tl'U.llWHit· st!'ulturt' di di l•:a. (Jtu•sto ci fn w·nsat'l' ud 1111a
ntteibuihik ad li:xckins 1 pazit·nlellìt'flit• ri('mnpo;-:;t11 P t,iuuitù di 1·11110 e di diHH'H:·doni della parte piil signifl·
rituontatn, 11dl11 :·ma forma originaria. \'i t: l«tlirn dell'editicio 1 or-igin;1rhtllH·1tt<' in antis r· poi
tal:t} da Hll lato, la nota :ìt'('!Ul di lrlisi:w <'di AiacP t:ht· ltll!HClltH!iz,r,ato dnlla lJet'iKtaSi.
gluoeano ai <ladi, tlaff'allro., la partenza d('i g'tH·rr·i('ti rn Ov\ciarnt·ntt< iu <tuestn St>tk non 1w,...;Hn che
11·oiuni iw1· la hat t;1gliu. C()fì ln !ig-uea di Priarno al cen- HH'l'l' hrenmwntr· quaulo BHr<'t spiegato l'(1ll tutti i dnt-
tro df'lla S('l'lìH. Hieonlo anelu• i rt:st i di og- tnglL di rilit>Vo e di Ktt·tdigratìu. tH·llu studio dntinitivo.
[1 lj IOì

Corfù 2 0. una prova di apporti ('nlturnli, gli HteHsi che registreremo anche pPr il t,otto
dì tegole.

,,'
,,

Fw. ii

Ho ipotizz11to un arehit rn ve ligneo su llc colonne dell'interno nessun frnm mento


rifrrihil(> ad un possibile elem<>nto di <'pistilio lnpideo è stato rpcurwrnto nello scarfro

fìg. i)5; capit<'llo dPI


108 G. OFLLINI [i i 1

e, 8ll quello in anti8, un 11fchitrave lapideo ad L, 8irnile a quello documentat·o noi


l'Apollonion siracu8ano, escluRinunentc in bawl a quanto è stato possibile concludere,
in un impiego misto legno-pietra, dall'esame del fregio id Rommo delle JHtreti della
cella. A quest."ultimo eh'nwnto, infatti, mi è sembrato convincente attribuire mm serie
di blocchi dello spessore pari alla metà di quello ac<'ertato nei blocchi attl'ibuibili alle
pareti e reimpiegati, anche interi, nelle fondazioni di E 2 • Questa serie(' lavorata., nella
faccia in vista, con aggetti e rientranze, mentre è lasciata a punta grm;sa nella faccia
interna, Pvidentem0nte perché dc8tinata ad affiancami non ad un altro blocco lapideo,
ma ad una Htruttura lignea. Oli aggetti 0 le rim1trnnzc> 80no accentuati con il colore,
x·os80 per gli aggetti, iv•ro per le rientntnzP. l primi prPsentm10 una leggera rastrema-
zione ver8o l'alto. Xe nasce una suggestiva alternanza, che, 80nza avere alcuna delle
forme del fregio dorico (fig. ti), ne propone la 8tm.;c;a Hequenza ritmica u. un docu-
mento tanto più intere8sante 8e 8i tiene conto della struttura lign0a retrostante, a cui
era affidata la funzione (fig. 7) di rice\rere e raccordare le estremità dei puntoni del
tt'tto trasformando tutta l"orditura in un insieme appoggiato e non spingente al som-
mo delle pareti.

Prima di illustrare l"intere88antissirno tetto ritengo iwce88ario dare una breve


8piegazìone 8tdla propo8ta ri<:o8tl'llzione. Lt:' due tìlt' di colonne alrinterno df\lla cella
80llo 8tate 8t1ggeritc da[ numero dui eapitclli, rico8trnibili in buse ai framrnonh super·
Rtiti rncuporntì nello 8<:arieo. Sono a.Imeno q1rnttro. Poiché (, V('J'ORirni per la conti-

:.i.l Xon posso ua,tnraltue-utc· HOffcrmartHi ,.,ulla il hianeo cr. dcll'cJpnJto {kJl(· pnr•(•,f i e· dt:l fn,..;to delle
p!(•tn, n1lutazi0Hl' lti quet-ito i11tt·ressa11tissirno elemento, l'OlontH' era Fwandito dai solchi ro.ssì dt•tl ipotradw!io
1

assai itnpor·taHtl' u<•lht. delPordlw• dorico nella l' (h•g"li 11ei ('U[)Ìtt'lli, l' da!1a SU{JtlClLZ<1 di l'OHSi e
prohkumti1•a tll'lla lcggibiliti\ ddlo .sttutturc <'dilizi<» neri, nel fregio, al B01nnw df'lh· pa1Tt :--iu quPsta
PVld<·nzìate at ttan:rHn il colon·. Lu. funziono tll'I eolon· tozza di \"olnmi si H(lpogg-iava la urns.sa policrorua (](·l
f't'tl. fondatneuta!u nella !et 1 tldl'as110Lto finale di 11: 1 tPtLo.
L18] 109

nuità docirnwntatn dalln colla di E 3 • la pr<'Hcnz:1 di un adyton, la lunghezza dolln colla


non <·orrncntircbbo ehe lm intervallo molto f\CJTato delk quattro colonm1 Ktdl'a.f\Ke,
con archi1ravn lig1100. Ci i' Kembrato qllindi più opportuno proporre due Jìlo di colonne,
una Roluziono indubhiarrwatn avanzata. ma dw. negli anni tra la fino dPI \'II e l'inizio
dPl vi, non Kan\ poi <'Oilt eccezionale KO pe1rnimno all'HPraion dì Olimpia 22 e all'Apol
lonion ;.;iraern;ano. C'è solo da oKBervare clw c11tramhi gli edifici citati <H evano, all'in-
terno <klla cdh1, colonne lignee, montre a Nelinunte avremmo colonne lapid(>e. Ma
quoBta precoco « pit'trific:azi01w » sembra e:,;Bern una pwrogativa selinuntina fin da
epoca n·mota. EHsa trova l'Onf<:>rma in qut>lla vera e propria antologia di «sperimenta
zioni >>di Hagonw lapidt-o eho ci ò offerta dai blocchi architdtonici reimpiegati rwi re-
stami ormocra1ei dellP fortificazioni nord dell'a,cropoli n

Dobbiamo aneont indugiare R11 Et e c10, in un diRcorno di sintesi, potrà apparire


inopportuno, ma i dati recuperati dalla sua p,;plorazimw :,;ono tali e tanti cho 11ess1111
altro edificio offro in questa fa8o iniziale della storii1 dello «olonie. Xon poHHiarno in·
fotti non spiegare con qualc!H' dottnglio, J'intPrPRRantisHimo t!'tto i cui frammenti.

iz :\;d nra.lnwnt,e f<H'<·io riff·rimcnLo aJJa ('orret t n rl"' (' <' J), d1c non doveya oft'rin· molto spazio per
eo.s1 r11ziorw ddl'Ilnraìoll propnsta da \, :\l_\LLWITZ, ;\J1,ri t·dind ultr<' quelli g'iit ld<•lltifì<'nh, 1rn la :--itrnl Hd 11
I>as lltraìon l'Olt O!ym}JÙI l1J1d ,<;('f}I(' rurqri11fjf'r, .!rii. (illustrntn ìn Paffodio da ,\, 1)1 \'l'r,\) :-1ulla fronte <'.f"'Li
i\l, l!HHì, JL sgg. Vedi anelw ,\. }l,\LL\\Tl'Z. e i tcrnpli tn·dì dn 11llimo la pìantn J:{ in IL :\L\HTI'.'.
Ufywpia 1fnr/ s.f'fnf' lfo11ff'l1, -:'\[ùtwlwn l!J7'.4. p, 1:17 i-lg'g"., P. PEL.\UYfT!-<l. n. Yoz;,\, IA' f'iffà urn·lu'
lìg. ]{)\). \n f,r( Sidlio antif'a. a c1u·a dì E. (;.\BH.\ 1' (L V,\LLET, I,
23 ()UPl-'ti pezzi mi sono nnnli1icarnPJd(• noti grnzi(' ".'\npo!i JH;-l.O, p. ();)f) .Sg'g'.). :.'\°Oll po1rehh<' lll\'(•('C
ni rilit•yi e agli stwli di lsahella (:eretto ('nstiglim10 e piiI vcrosindle una 1n·ov1•11it·11za da P<lilki f'iYìlì d<•l-
di ('nl'li1 :-;aYio dw sn quc:..;to nrnlerialc hnnuo dhwnsHo l'ago!'ù, da immaginar<' nella, partn
('011 nH' le loro tpsì di lnnren. ('iJ'<'a l'origiuaria eolloca- <klla enllina di ,'.\Jn11uz:zn piit nlF<l<'ropoli t
:z;ion(' <li q 1wst i hlocdi i. che noi eo11osdamo daJ loro hr('J't:hlw piìr Iog-ieo clic oì N-ia lfl'PYisto di 1-;rnontare e di
i·ein1picgo, sernhra ditnf'ilc p(ousarc siHuo nppal'ìcn11ti n·irnpiegnrc blO('<'hi di <:diflcì di n1w, purtc della, ci1 tù che.
n, eanonki edifi«1 1('1!JJiJnrL Il loro n•ìmpìego (• pn·valcn- neJ piano ermoerntnot .. Quc.st 'ìpo-
ll'flH'llÌt' limitato a! !Btn nord delle [orLi11<'Hzioui, nhha, tPHÌ, n.Jwlw se nttraento, non può rn1L11ral1n(·utc ehe :tl>
stan;r,n, lontano dal :-:-antiun·io. Ìlt un'tu·r·a intorno n! tendcro altre prove i'\ nitnriori npprofondìnumtL
llO O O t: LLlN.I 14]

1'80 eirca dt'l totale, sono stati recuperati 1wllo scarico e analiticamente studiati.
l :sRÌ hanno emrnentito l·approfondita conoRcenza di una delle prime applicazioni di
1

tegole fittili, un esempio importante per l"archihlttura di Occidente, ma anche per


tutta l'architettura greca arcaica in genere 2•.
Le tegole, di tipo corinzio, in pezzo unico con il coppo (tig. ?ì), sono di notevoliR·
simo RpoRsore, lavorate sempre con eRtr.:ma cura e prN:iso adeguamento al modello.
L'impasto contien0 intrusi anch0 di notevoli dimensioni e dovette essere molto ben
curato dal momento che il materiale, ad onta delle proporzioni dei Ringoli pezzi, non
preRenta friRsurazioni e cavillature.

F10. 8

]';; importante considerare il notevoliRRÌmo peRCl di nn :.;ingoio pezzo per rendersi


conto di quanto foRsc riecosRaria una robusta orditura lignea sottostante. La superficie
in vista, accurntamentt> ingubbiata, era decorata con un motivo 11 Rcacchiera bianca
o rossa che si svolgeva Rtdle falde del tetto. La riva crn ornata con un cordone di Rplen-
dido antefìRRC a!restremità dei coppi, costitnite dal nesso palmetta-tiore di loto a ri-
lievo, una volta dritto e nna volta rovescio, Rtill«isse di ciascun coppo. Lo Rcarico
dell'acqua avnmiva attraverso una stn,ttiRsirna zona libera tra due antefisse, al con·
tro della parte piana della tegola di riva. Questa era dipinta Rulla fronte (' 1wlla parte
iposcopica aggettante dal l'orditura Rottosh1nte.
Lo RteRsO motivo di palmette P fiori di loto, ma soltanto dipinto, su entrambi i
lati, caratterizzava il colmo del tetto su cui queste lastre, sagomate secondo il profilo
del motivo decoratin>, Prnno intiRRe <'On appoRito peduncolo (tig. O) R1tl kalypter lw-
gernon.
Non posRÌamo soffernmrci R\l molti particolari tecnici relativi alla predisposizione
del montaggio e alle caratteristiche costruttive. rivelano una estrema curn nolla
previsione, rna anche una sperimentalità iniziale. tanto da far pensare dm RÌ tr:1tti

2·1 L\•Kanu• di lutti i framnwnti rec1qwrati, descritti{' gratìchc- dw presento. Nono stuU consf'rvnti
uno per uno, ò stnto da me cmnpiuto coJt alenui framrnentl pi1l1 intcgTì da rnontare, insktne con
l'aiuto di F1·dor1-1 l1'Hivpi l1l'l dicembre lHìG. At traYerso la decorazi.011e di riva e di eohno. {)C'l' nn'adr-gnata
ii rllkvo ddle singolf' parti <'1:11-<n ha contlot tn allP ricom- twnhi.zinne mttHPah'.
1
[ 15] O!UnJNI DPJLL ARCHITE'l'Tl!RA <iRE:('A IN OGCIDl•JNTl•; Il I

delle prime tegolo cotte a Sclinunte e vermiirnilmente in i-\icilia 2 ;;. Nello stesso tempo
dobbiamo rilevare come questa sperimentazione sia stata possibile nell'ambito di nu
artigianato ceramico e figulino ben c<:ipacc, tecnologicamonto avanzato e aperto alle
novità.

Sotto il profilo tecnologico il tetto di E 1 rivela indubbiamente ascendenze corinzio


(mi riferisco, a.d esempio, ai noti tetti di Thermos o soprattutto di Kalydono 26 • com-
pletamente reinterpreta.te però in nna realizzazione che, attraverRo il viRtoso accresci-
mento delle proporzioni delle 1111h,fiR8P e dcl coronamento di colmo, dà a.Ila decorazione
delle linet' di prntilo dell"editìcio un'importanza eoHÌ marcata da, intaccare la chiara
leggibilità della. forma geometrica. P11b eonRìden.1 l'Hi, questo tetto, un doeu monto ba-
Hilare cli una interpretazione occid('lltale, in genNe, e Riceliota in HpPcic, che è ancor
pitì ac('cntuata dalla viH1-oRa, fortimatarnente ancora. apprezza.bile. policromia.. Se
immaginiamo il tetto a quattro piovnnti ipoteRi che ritengo provata. dal fatto elw
non è Hta.to rinvenuto, n«llo scarico, alcun frammento attribuibile ad un triangolo
froni onale poRsìarno comprendere quanto doveHRe PRscn' viHi \'a nwnte importante
la sca.cchiora bianca e ros8a delle faldo da cui emergeva.no, viHto::;arnPnJo pl:tRtiche,
le antotiss<' di riva e la cresta Hottilc e policroma delle a.ntefì8se di colmo.
Ritengo infine opportuno Hottolinearc, di que::;to tetto, gli aRpetti tecnico-eoRtrut·-
tivi (fig. 7)· l'orditum lìg1wa primaria e t;ocondaria. che lLbhiarno riecrntruito era neces-
Raria per il pcRo dello tegole, come puro noceHRario t•ra. il cordolo ligneo di collt>garnonto
dei puntoni, dw alJbÌRrno viHto suggerito, d<>I r<>Hto. dai blocchi già esaminati dPl fro-

J,,e 1Pgo1n m0Htn11lo. nei 1rnuti di di(!('- :!fi TcJJfJ>cf.',, p. Ng., fig. 'l7; DYG-nrr.,
Roluzioni molto sofh;;ticatr• cd elnhorate nos Da}Jhrion, dcr T('.Jnpdhc:;lrk ron J(al!frlnne, Kobr-navn
per UH denwnto di S.l'ric conw nsunlmente è una 1(•goln. l!l·i8, p. l:L; K. Hno,\IAIOHt {() l(Spx;J.oç; 70\}
Sono soluzioni dl'l tat n dalln dì ovvia1·e -;-f;:;: l{c.<Ì:Jii<'.DV(1;, Ar«hf..;nh, 102 I H:{i. JL
a, {JORSÌhili i11fìltraz;io11i d'acq11a e giUHtifìcatc H.T)JHUUo
dalla fase HlH'rinwHtak• di npplicnzìorw.
ll2 IG]

gio a Il' esterno delle pareti della eel la. Qiwsto impiego di pietra e legno nella conrwssione
tra strutture vNticali o strntturo detrcditicio noll è insolito nelLuchitet-
tura protoa!'caica 27 e si inserisce molto bene nella storia dell'origine doli ·ol'dine
dorico quale ho altroV(' spÌ('gato 28 .
Allo stato attuale dello nostre conoscenze mi difficile nusc1re a precisare
quanto è· eLdiornzione prnpria del!' a.mbiPnÌé' sPlirnmtino e quanto documento di
mm cultura tecnologica, abbastanza diffusa nell'arcaismo grnco, con soluzioni l<·gate,
nella carpentel'ia, alle esperienze dPlle costruzioni navali, come abbiamo già ossPrvato.
È l:nrto. cré'do, cli<• tanto a Sei in unte come a Siracusa queste esperienze dovpttero essere
rn1rnerose Pd ava1rnah'.
Interessante è accennare ad tlll altro edificio del temenos di ricondueibilti, su
basf' strntigrnfiea, allo ste::;::;o periodo di costruzione del tempio che abbiamo or ora
illustrato tH ::-;[tratta del propileo <td H che consentiva l'acces::;o, da Sud, nel terneuos.
con umt interessante struttura« a frlaio »,consistente in ortoRtati di forma
rettangolare a.ppoggiati sul lato breve e tampognatnrn di blocchi irregolari piit piccoli,
tagliati in modo da essNe collocati <1 contatto. t<,cnica sarà poi largamente
usata uelle rni.rrnture ptmiclw del I\' secolo, ma sembra fH'eRente anehe in strutture
di età areaica scavate a :\la!lltzza :io Nel propilPo qut>sta muratura i< a telaio» è fon-
data ::;u euthynteria di blocchi parallelepipedi, con traccia sE>gnat<t (lell«dlinoamento
dcll'olovato.
La st('ssa toe11ica si riscontra Bel nwro sud del tmnenos collegato con il propilt•o.
Dcll'elovato di que::;t\iltirno, P soprattutto della copertura, abbiamo pocho tracce, se
si eccettua. un blocco di geison senza mutuli rinvenuto nPllo scavo. li propileo non fu
distrntto dall"incendio dcl tempio P dovette rimanere in uso fino alla completa ristrnt-
turazionc nella faHe di Ea ::'\elio 8C<WO non è stato trovato alcun frammento di tegola.
È plau::;ihilE' una copertura ancora di argilht battuta P paglia, con bassissima pendenza
verso i la.ti e eoronarnonto dei rn uri eon un sern plicP geison. Cna eostruzione quindi
verosimilmni1t<> molto più legata, alla tradizione e a,i modi loeali su cui il tempio E 1
prnvocò, cir('a duP generazioni dopo la fondazione della colonia un impatto nettis-
simo di apporti e di novità tPcnologiclw prov<\ni<'nti dalla Grecia continent11le <' forsEe
dalla stemm ( 'orinto.
Fu questo impatto un caso di colonialismo culturale dunqm• 1 ".'ìon crndo. Si t,rnt.t(1

S\l (•Ui tra poeo iOl'IH'l'ClWl1 d('ll'.\pol- :!:H La collt1(·ssiotll' (• stata. l'Olifrl'll1<1tn dnl lungo sng"
lnnioll di Sir1.1ensn, nJglìo agµ;J1111g'1'1·1•, JH'r la Jlug1rn gto <·ffvttunto tra lo spigolo t·nul-<•st di L' il IU111·0 sud
UtT<·in, qudlo del t('Jllpio di ('asa '.-\lnrnHoti a Locd, d<'l tem1·11os. :--ii (· i11fat ti ('OJ!lt· le- fondu;doni di E:!:,
di «tà ar<'ai('a pili uvanzatn, I suol peutn- i111pinntatL' sulla r·o<·cil1. .an·R8l'I'o tng-li<do i due strati
gliti ('Ostituivnno il rivcstirnt.·uto di una strntturn por- piìt p1·ofolldì, qul'ilo lklln dLstruzione di 11: 1 t' quPllo
tnnt<' lignea, ri1-1nh•ntc alla fn.'-5<' ar('ai('a a11terior'<' Hl rifa.· d('!Ja sua <'O:-ltruzio1H" ()uest'ultirno <·ontP11t•\'a ma.tt•·
cirneuto del U·t lo, <bllahilf' 1wl!n SP<'otHlu llll'tù del \' nnle proto<'orinzio 1 r<1nHiziorn1le i' rodin·oricntalizz11ntt'
S('<·olo. (('fr. (lcu.1;..;1, Lo f'ulfura arcltitl'ffonfra. p. 7 sgg-.). t'hl' POUf<'I'I11a la dntn giù vroposia n.iln} fìnt· dd \'Il :-:el'olo.
u·a ltroude, a I .O(:J"i, q llC-HtH strut t Hl'H rnistH. l'ie- :w HiugTazio .\utonia Hallo pn' nn•nui larganH·11t('
vnto in ('f'ULlo. Prn, eouw abhi<11un vi;-;to, propl'ia dcl illust1·ato le sne iutereHsflnti P irnpodnuti negli
t1·1n1dn pili a1·t·11ieo :-;otto il ll'tupio i<llli('O di :\lnrnsù. 1-\('H.\'i th•\l'ahitnto colf(· di :\lntlllZZU 1w1· eui 1·i11n1ndo
ln 1nndt•t· patri<l mi :·wtnht·a oppo1·tuuo r·i<'rn·dn1·e PPI' orn n .\. lL\LLo FIL\.'\('O, l\.okalos.
l'<:::<('ll1pio offprio d;ll tl·mpio nrcaico <li .\plwiu ad t-1:ginn, at ( '!'cdo ehi· 01·1w1i Hi ddiha H<'C('Ì tart', S\lf'<'i11luwnte
co1t1e pt·o1wsto da Antina: do11n h• ultitnP rieer«'lH' a la dnta dd ti:i<t a.e.
Trn111c/, A A. Sii (I !!71 ), p. :i27 Bgg. [)l'I' la, fonduziOIH' di redi Hl l'igual'dO il t'e-
28 ('fr. (}, Ucu.r;-.;r, S11ltorigiuc dcl {roJiu dorfro. CPrìfP f.u FN<'illa a1dfra e p, sg.
JlemAccScTo, ·I", :i i. lfJ74.
L17] ORIO!Nl RA OltEC\ I'< ()('('llll,;:STE 113

piutto;-;to doll'a<·quisizimw. nella colonia che cominciava, a, pnmpernre, di novità tec-


ni<·lw <'di inveuzioni planirndricho rapidanwnk assirnilHto o rivistP secondo i termini
di una cultura che JHlRRiamo cortarnonto chìa.rnan> già sieeliota.
ERNa non sembra avere riscontri, rwlla stoRRa epoca. in :\lagna Grecia. Oltre a
quanto già detto, in un contesto aRsai diverso da E 1, por il tempio protoarcaieo di
1\laraRà a Locri, non possiamo citare dw i modosti dati, solo planirnetifri, del tempio
(1 1 nel santuario di :\letaponto :i 2 . Offrp in\'P<'O un altro notevole esempio, a. hrnve di-
stanza dì tempo da E 1 , mH:ora Niracusa con il suo grandioRo Apollonion:rn

Nono tuttora convinto della datazione del tempio intorno al ()00 a.C. da me
poRta qualche anno fa, datazione basata, sull'evidenza Rtt•s,;a delle strutture o Roprat-
tutto sul materiale della stipe Yotiva riempita nl rnorrwnto della riRtrutturaziono dPl
tornonos quando il tempio era già ultimato e consanato.
EHHO ci offn• il più antico CRempio pen·euuto<:i di una periRtasi lapidea:<' ciò spiega

l'esaltazione delle «belle open• del (·olonnato » nell'iscrizione incisa Rul crepidorna del
lato orientale :;,1. L'ascendenza ionica, P più precisamente cnidia, dell'architetto
n101ics. donrnwntataci eon certezza dal patronimico, sì manifesta, rwlla realizzazione
architettonica (fìg. 10), nolhi doppia fila di colonne ad Est. che questo lato,

Xll!C1rrnrJlU, T:trnuto p. 1H7 sg-g,. tnY. XLV, LOJHlnn l!ì7:L p. 120 sgi.r.; IL Hn:.\L\,'.'.:-:'\, /)ff'. Plo1111Hnf7
HifPrimenti c011 l'm·ehitc1t11t'H siceliotn Rr-mhrauo ri- 1frs a!fr;sfrn Si:::i!ls<'hc11 Hi11yhol/lt>111JJcls, UJI. 71
1'-'eontrnrAi, scJHJH'P a '.\lntupoH1o. miclH: iu Hl e, sol1nHto 1nn.1, p. U) u1·1,1,1:;-,:1, p. GO
J>nl' la di nna JH'J'i:·drn·d, in ,\1, H. Citn'BE?\', /Jic Tr'm])d rlr'r Orirdu·1i:\ ".\IùnvlH'll 1 Hifi 1
:1:1 H. l(oLPF\VEY,0. Temru;I {n l p. 2HH i:-ig"g'.
lalie11 1/Jlfl Si:::.ilien, Hcrlin ISDH, p. ti:!, 1nY. 7: U. ('1·L- :\onosiant(' ialnni dnhbi J:>ol\e\<:\lL n1i l'\('fllhrnnn
THEJL\, /.,'.,l1wl1011ion-,irfrmisio11 d{ Orfiuùr a Siro- Jiie1rn1nP1d <' aecPt 1ahi li Jn k1 tura « l'int erprl'1 azinn<'
1'11w, J/n11,U, XLI, l\J;)l, eoll. 7ill·X(i0: \\'. IL l!IX· datene da :\L Ot'AHl){.(Tl. /_,'i,•wrizio11e df'll'A1>of!rrnlo11
A n('ie11t UN1 cce, Lond(ln diSirm:n<;(f. ArchC!f, l 1 p. 4 Rgg, f'ont.rm.;t uno
114 O. fHJLL!Nl [ 18]

conferendo una precisa direzionalità a tutto l'edifieio. e nella variazione, sempre sulla
fronte, degli interassi, propria della concezione tipicamente ionica.
La pianta della c:elh1 con la doppia fila di colonne all'interno ci riconduco 111-
vec:o allo sehenm di E 1 , quindi ad un repertorio che possiamo chiamaro già proprio
all'ambiente siceliota. Lo colonne di questo interno dovevano essere lignee; esse soste-
nevano (fig. l I) i cavalletti su cui si scaricavano le successive sezioni del trave maestro
del tetto.
:\fa l'iu venzione architettonica dell' A pollonion è centrata sul la direziorndità del-
l'edificio e soprattutto sulla monunHmtalità della peristasi lapidea,, Llt sw1 realizza-
zione con colonne monolitich(', se. da un lato, denuncia lo sperimentalismo della ese-
cuzione in pietra, dall'altro rivela notevolissimo capacità tecnologiche e organizzative
che giustificano pienamente il vanto di Epikles. Basta infatti pensare al complesso
ed impeg1rntivo lavoro di cavare, trasportare e rizzare colonne monolitiche, nonché
a quello di collocare in opera i blocchi dell'architrave che, pur alleggeriti per la sezione
ad L, erano sernpro un notevolt• peso da sollevare fin sopra i capitelli 35 .
D'altra pt1rtc non indifferente ora l'importanza dell'orditura lignea (fig. 11) che
doveva includere il fregio, con aneora intatta la funzione di cordolo di collegamento
per raccogliere ed annulbtre la spinfa dei puntoni gravati del notevole peso delle tegole.
Kell'Apollonion la lunghezza delle falde era ben superiore a quella dello stesso elemento
in E 1 e quindi la, strutturn del eordolo fu Iasciafa integralmente lignea, senza alcuna
innovazione, ma ricavandone la. tradizionale sequenza ritmica al si sopra del massiccio
colonnato 36 . Anche qui, per calcolo ed esecuzione, un lavoro eccezionale di« tectones »,
che portfwano, in un'impegnativa occasione edilizia, capacità ed esperienze derivanti
da un lavoro più quotidiano e continuativo nei cantieri navali.
Questa lettura delle struttme ci aiufa anche a comprendere meglio il significato
dell'iscrizione: essa distingue l'autore del progetto, colui cioè ehe è responsabile della
messa sul terreno di uno schema planimetrico inteso come distribuzione delle strutture
e art.icolazione di esso in funzione del sistema di copertura e della sm1 orditura portante.
L'esecuzione e l'assemblaggio delle parti era compito invece di squadre di specialisti
e tra queste quelle dei cavatori e degli scalpellini assumevano, con la diffusione del-
l'impiego della pietra, partieolare importanza, soprattutto quando le dimensioni dt1i
blocchi erano eecezionali. Di queste squadre, per l'Apollonion, fu responsabile Epikles.
I,e colonne monolitiche sono una testimonianza di arcaicità, non solo perché
costituiscono una diretfa traduzione di fosti lignei, ma soprattutto porehé rappresen-
fano unità da mettere in opera sul disegno planimetrico, materializzato direttamente

cnn i reHt i nrehite1Aouici sia l'ohi(•zione di U. V. di d1w faHì co,..;Lr11tt iv0 . .\L riguardo 1nolt,o upi;ortunn-
(J,a firma dtll'arddft'l!o dl llH:ntt·: ".\L <ilJ.\HOC'<'<'I, Arrh<1/, XYI. J!)(),L p. l.lH Hgg.
Sirac11sa; ArchSiSicOr, :-;. -l". Vlfl, H)5,1, p, i\I sgg.) ari Dli snn1bra certo dw la b:1vor;:tz!one ad L dt>i bloenfli
Pl't' cui JClconwnes sarebbe l'arehitf'tto autore A delle dell'iu·ehitTa ve sin originaI'ia. vero <'he solo un hloeno
pnrt i interne del colonnato e <lello pteron Hia, an- {· un1 1c caratteriHliche del taglio e
col'a di pili, qudla di L. JL .JEFFEHY, The Lol'al tutto 1a presenza dcl raccordo nell'angolo inh•ruo,
of .Archaic (/reeel\ Oxford lHGL p, '.'.\on t\ posi':.iibilt· dono che posHa lr·nttnrsi dcl rlBnlta.to di una
acc<•I tarf' l'ipotesi dPJla .Jetl'r•tT d1e l<lf'OIHf'lWS abljia zinne eotìll(\SH<.t con ì var·i reirupieghi delle Htruttute
ini:.dato l'edifleio nPlla prima lH(•tù del Yl e che EpikleH del {(·Hipio jn oc(•a,:-;iout.· della <'OMtr·1i:zio1H• di vuri editìcì
lo abbin eonq1letato alla Jlllc dd secolo qnando s;u·eblw l'ÌW :si HUSHeguirono rwl tC'·IHJHL
stata poHta PiRcl'Ìzione. e'<\ uell"A1iollonion, alcun ati Himando a quanto ho SfHJeifieatauH•Hte ditnoHirato
elemento o docunieuto dw possa la fH'opoi:.;ht in 81tll'oriaine. p, t.i6 Hgg.
[ 19] OIUGINI OIUWA IN 115

sullo stilolmte. L'articola.zione in rocchi esigerà un 8istenm diverso di progettazione,


con modelli anche per i Ringolì elernonti dell'ordino, in modo da conRcntire l'asRcrn-
blaggio, sistema che dobbiamo considcran" come un vero o proprio salto qualitativo
nella pratica odilizia.

l<'w. Il

Nt>ll.Apollonion aveva importanza notevole anche il rivoHtimonto fìttilo della


copertura, che interrompo quel lega.me con E 1 che abbiamo finora rogiHtrnto. Esso è
concepito conw ribaltamento. sulle parti vorticali ancora lignee, doll'impermea bilizza-
zione del tetto in cotto. I risultati sono eccezionali sul piano decorativo della fa('.ciaJa,
con profonda incidcnv1 Rtilla Yalufazione (lell'edificio.
llù U. Ol'LUNI [ 20]

Nasce qui infatti una dell(' invenzioni più tipicamente siceliote. nell'ambito della
coroplaHt.i<•a 11rchitettonica, la cui matrice siracmmna, negli anni intorno al <iOO a.C.,
mi sembra quanto mai proponibile, grazie proprio alle terrecotte dcll'Apollonion :17 cd
a quelle dell'area dell'Athenaion di Ortygia :is. gsst> precedono, sia pme di poco, gli
esempi di Gela :rn QueHti sOJl.O una serio di otto fregi che si distribui8cOno 11ell'11reo di
oltre un secolo e che escono quindi dall'ambito cronologico posto dal nostro conv(•gno.
}li sembrn per altro importante Hottolineare la funzione di centro di irradiazione che
posHiamo attribuire a Siractrna, alla fine del periodo di cui ci intereHHiamo, irrndiazione
anche verso la }lagna Grecia, almeno a Locri. che eon Sirnctrna ebbe partieolari rap-
porti. Lo provano alcune serie di terrecotte riferibili ad edifici del santuario di }farnHà,
rinvenute in uno Hcarico lllngo le mura ·10
H riveHtimento fittile, che con gli elementi tipici di sima e t<t8Hetta, aveva un'in-
cidenza notevoliHHima sull'1tpprezzarnento delle singole facciate dell'edificio, è dit tem-
po couHi(h,rato una caratteriHtica distint,i va dell'architettura arcaica di Occidente
ed in particolare dell<l Sicilia. Lo si è ritenuto documento del guHto per una viHtosa e
forse un po· chia8808Hmente provinciale decorazione, Htil piano più propriamente Rti-
listico, prova, s11 quello tecnico, di un raffinato artigianato figulino, chiamato, in qual-
che occasione, a lavorare anche nella madre p11tria 4 L. Il periodo in cui ebbe diffusione
è fuori dai nostri termini cronologici: qui ci intereHsa ricordarne la naHcita che poHHianw
fÌ881tre venm la fine del Ylr secolo a.C., soprattutto in area siracusana.
Credo che proprio l'architettura miHta in pietra e legno queHto ancora impiegato
per gli appoggi verticali dell'orditura del tetto con cmrneguente neceHsità di irnsicu-
rarne la protezione dagli agenti atnwHferici, abbia Htimolato l'esigenza di l!ll ribalta
mento, sulla parte alta delle facciate ed in corrispondenza del ciglio delle faldo del
tetto, della impermeabilizzazione ottenuta con prefabbricati fittili come le tegole.
Se queHte ultime avevano soddiHfatt.o la copertura di ampie Huperfici inclinate, quali
quelle delle falde, non aRRÌcura vano adeguata protezione, nono,;tante un congruo
Hporto, alla parte terminale del legname di sostegno e soprattutto al raccordo alreHtre-
mità dei tra vi obliqui delrordibrrn. Ecco quindi il nuo,-o problema che Hi preHentò
a coloro che avevano dirnoHtrnto tanta capacità tecnica nella produzione di pozzi
di serie, ma Hernpre molto curati nella loro funzionalità applicativa.
J,a Holuzione fu un riveRtimento completo, a scatola, la (( ca8st'tta » appunto,
della sezione terminale della Htruttnra lignea del tetto. Su dì C88H il guHto P<'l' una vi-
Rtosa deeorazione che sovrastava l'orlo della falda, come abbiamo viHto in E 1, modi-
ficando ed esaltando modelli di origine corinzia, Sltgged una chittHtmt verno ralto,
anche per regolamentare il defluHso delle acque. questa la « sirn a » elw, 80\TappoHta
alla caHsetta, determinò, con esHa, unn larga faHeia e quindii una forte accentuazione
orizzontale all<t basti dell'effettiva copertura clell'edificio. La soluzione tecnica (·oHÌ
rnnfigurnfa per proteggerr' la parto più esposta dell'orditum lignea si roalizz<'J in un

GrLIXN"I 1 Sull'oriainei 1'· H7, tig. 2t1. .to P. OHAl, ;11on_A/,,,, XXIX, enL {d) sgg-.
aR P. Onst. Oli s1·al'i iaturno ali' Afhcnaion di
cusa, J1oHAL, XXV, col. ();{;1 sgg. n L'esl'lltpio JJilt f1u110Mo 1') quello del lt.•.sntn dd Geloi
30 L. HEH:S ,\HO HHEA, /,' ,_.J!flf:;wfon di Uda fr sue ad OLirnpìa (lf. l(. }','ln a!lsi::ìlisr'1tt8 /Jac/1
terrtcolle 1m·hitellooi1·/((', A8At1·11,:, X X VI I -XX I X . .\'S ()/11m11 Forstlt, I, p. 12X) su eui YPdl da ultirnn :\1ALL-
Xf-Xlll, l!l-lU-l!J5l, p. 2l Hgg. \\'IT'l.> ()fylÌIJJia. p, 170 sg., fig.
117

monwnto di particolare tem,iono culturale in cm, sotto lo stimolo di nuovi apporti


esterni, si sperimentavano linguaggio e forme nuov<' che improntarono. proprio negli
anni tra la fow del vl 1 e !"inizio <]p] v I secolo, la produzi01w architettonica delle ('ittà
Hiceliote Ji.
Il girnto decorativo ò ispirato al repertorio orientalizzante, nel qnadro di una
sPmpro più i11tm1sa s11ggestinnp dt>lla cultura. ioni('a nella seconda metà del v11 socolo.
Lo si può riscontrare, in modo particolare, nelle realizzazioni architettoniche, HÌa corno
sovrapposizione alla semplicità geometrica delle sagome doriche, sia corno arricchi-
nrnnto o foializzazione deJrimpianto planimetrico. La eoncezimio dell'cditìeio come
solido e la percettibilità (kl suo generarsi. affidata all'espressione dello strutturo
concezione hnsilan\ della e11lt11ra architettonica dei coloni alln fine dell'et.à geometrica
che informa fona.ccmente, nella madre patria, tutta. la faHc della « pietrificazione»,
Hllllo scorcio dcl vii P nella 1n•rna mt>tà del YI secolo in 0l'cidente si & notevolmente,
t.rasformata.
qui infatt prPvale la viRionc per facciata o soprat.tutto la tcrnknza ali' arricchi-
mento so11tu0Ro del rivestinwnto tìttilt>. ?\on Ri avverte, in alcun modo, il colleganwnt.o
etimologico fregio-tetto, congenito nell'edificio dorico 4 ;i. La cesura tra elementi yer-
ticali e copertura orizzontale cade invece in ernTiRpon<knza ddla vistosa tormina.zione
dello falde del tetto. Questo fatto ci appare come mùnterpretazione ionica dell'edi-
ficio, in cui i dentelli, fronte doi sostegni del tetto, si sovrappongono dirctt.arnPnte
all'architrave con cui termina.no le strutture del! 'elevato. Certanwnte le Ruggesi ioni
culturali ioniche influirono su (ptesta visiom\ tuita Hiceliota, dclrediticio, visione clw
risale all'alto arcaismo. La cesura ò al di Roprn del fregio dorico che, Reparnto dal tetto,
viene a costituire un ·integrazione del va loro di superficie della peristasi. Infatti, alla.
Rcairnione ritmica del colonnato si sovrapporn• un pesrmte epistilio, visto come rinforzo
strutturale della facciata. :-ludi essa corre la netta conclusione orizzontale doll'insiomo
cassetia-sirna, in coincidenza con la haRe della coperturn effettiva.
Questa valutazione mi appare as:o<ai importante por comprendoro il significato di
recinto monumentale che la periHtasi assumeri1 in :-licilia nell'arcaisrno maturo. l\ln
qui non IHlSHiarno che mettere soltanto in evidenza la Roh1zione originale, tipicmnento
siceliotu, nell'impiego e nella valutazione dello formo doriche, che rie-ntrn, quanto mono
nella 1:<ua deterrnina.nte i rnpcrntazione, noi periodo che ci interessa.
:-lo la Sicilia ci offre ahbornlanto documentazione per rifleRsioni e valutazioni delh1
sua cultura architettonica pit'i difficile si fa il disoorso sulla l\Jagna Grecia, relativamente
allo stesso periodo. Dopo quanto abbiamo detto ancora per il v11 :-;ecolo, a, propcmito
di Locri e di ::\letaponto, non troviamo riferimenti dell'Apollonion sira-
cusano se non, con un eerto ritardo, nel c.<1. tempio di Poseidon di Taranto n, decisa-
ment<" fuori dai nostri limiti cronologici, nPlla ha.silicn di PoRidonia.

'12 Ln )fngna Orr·dn non ci offre, purtroppoi t1·a11ne manter1·ù, Ju '.\fagnn Circcia, iH periodi 1wu più tnrdi
gli CMPmpi loerel'.-'i. nle1rnn Hieura d<w1m1entazìoIH'. La dcl1'nreniRmo, qumido \n S,Jcilla poh•va dirPi r·:wompnrsa
<'oroplaRi ien ìt nllot n. che ha sviluppi ol'ìg-inn li (' dcl h1t to dagli vclifìd di n1aggim'<' impl'gno.
stivi, Vl'.de iI Hl!O 1ìol'il'P in (•fù pi-fl l'('CPlliP, HH lspir<:1zio11i KaturalnHn1te fa<'C'ÌO rifcrinwu1o nll'int<'rpnilnziono
t:ilceliote dapprima, e i-:ll i1d<·rp1·<>tnzioni autonome poi, delle fonnn ('Hnonìclw dPll'ordinu (lOl'Ì<'O c]rn 110 dato
tanto pih cho l'npplìcnzione <li r·ivet:t in1enti 1tU ìH nullo f't udi o giù cìhtto) SHll'oriuine dcl freofo dorico.
118 G GULL!Nl [22]

Dcl ptimo (fig. 12) non abbiamo purtroppo molti dati .u. nonostante ri;;olamento
delle antiche Btrutture con la demolizione di edifici medioevali e tardo-barocchi che le
includevano. Hecenti;;simc ricerche non hanno portato alcun elemento deci;;ivo por
una preci;;azione ;;11 ba;;r stratigrafica. E;;se hanno rivelato l'a;;soluta man-

eanza di fondazioni del muro nord della cella. che sarebbero cadute in una zona in
cui rinrnne ancora l'originario banco di carparo, invece tagliato via in tutta h1 parte
corriBpondente al lato meridionale dell'edificio.

Fw. 12 TARA:-i'l'tl, '.l.'1011'!0, PIANTA.

Cièi potrebbe far ;;upporre resi;;tenza di un'ongmaria cella in crudo. ;;ia, pure 8U
zoccolo lapideo, avvolta poi daJ!a, peristasi delle colonne eseguite: in rocchi, con 24
;;canalature, secondo nno ;;perimentali;;mo che ci riporterebbe alla Grecia e alle i;;ole
ionie alle quali, in particolare, ci riconduce anche 1:1 ;;ingolare sagoma carenata del
capitello (tìg. I :3). Dato lo ;;tato di c:omervazione e: la deltrnione dei dati di Bcavo, ap-
pare azzardato avanzare ipotesi in que;;ta sede. \orrei solo aggiungere che Bono pro-
penso a crc:derc: che la perista;;i del tempio tarantino, superstite solo in a;;;;ai piccola
parte, ;;ia ;;tata aggiunta_, in un'epoca che potrebbe anche ;;cendore alla fine del primo
terzo del n sec:olo 45 intorno ad un edificio verosirnilrnonte databile alla prima età
coloniale, imrnedia,tamente insediato;;i }ti di sopra di quei fondi di capanne protoapule
che ;;i sono rivelate negli ultimi ;;aggi '16 • dopo che alcuni frammenti ceramici, rin\'tmuti

:t·.t Vedi H. .:\IAHTJN, L'architctl11ro, in .AfliXC'onc- litiche di nt'('it tdet'liota. da tl'nerr· lH'f'Scnte Ia
JfO, Taranto IU70, p. :-;gg.; sni l:l\'ori reer·nti Yl'di bilità di la\'orare il ('lu·paro, l'd in genere il calcnre d('lltt
F. FlLIPPl, S11ori iW{f(ti t1c!Carta dd fr11111io an·oir·o zonn taranLina, clic eoinpol'ta piani di ;-;fa1duuwnlo
di Uiccrr:llc e studi. (Jl((.u/erni dtl Jluseo Ar- piuttosto I'U\-vidnat i <' quindì inqHHH: bJocehi di non
cheologico Proriocialc 11 Fra1H'f>Sr'o » di Rrindisi, grandi diHWHtiioui ill altezza. Purtroppo 11on 1·ìnmuo
IX, I nrn, p. H7 Hgg. nulh1 ddl'Ppi:..;tìlio e JJOn abbia.tuo alcnn itJ'g'(HHento per
'15 La teu11iea a rocchi 1110lto hw:-;si non va considerata pot.<·l' elle fOSHl' intt•railH'lltl· O Nolo
uuees.sarianH•11h: un dern<·Itto di r.;nrioritù. alla luce di lll<'iìlf' la1,i<h>o, ov1n1r·e eompleiatnente llgnt•o.
quauto abbiarno <letto sulle di colonll(' 1nouo- 4G e studi, LX. JH7G, 11. 70 sg.
[23] 119

nelle precedonti esplorazioni 17 , avevano consen-


tito un riferimento ad nna fase precoloniale.
La basilica di Pesto 48 esce decisamente dai
limiti cronologici del nostro discorso JH. Appar-
tiene ad una cultura architettonica in cni la pro-
blematica dei rapporti planimetrici e rlt•lla leggi-
bilità dell'edifieio nella, finitum dei profili è es-
senziale. Essa però rivela (fig. 14) urn1 elaborazio-
ne di tecniche e di t,mnatiche che non appartiene
alla tradizione siceliota, e eho possiamo immagi-
nare im:ece propria della Magna Grecia. Dove 1
Il poco che di fSibari e di Crotone, la
creatività dimostrata dai trovamenti di Meta-
ponto fanno pensare che J'enneastilo posidoniate
sia il punto di arrivo di un ciclo culturale che an-
cora non possiamo delineare nc>i suoi particolari.

* **
Il nostro discorso, come abbiamo detto al-
l'inizio, non può arrestarsi all'luchitetturn tem-
plare, ancho se queRta, ci offre maggior copia di
testimonia.nze. Per completare il quadro dobbia-
mo parlare anche di architettura privata e «laica»
che hanno indubbiamente il loro peRo in una rico-
struzione compleRsiva della cultunt architettonica
dell'vin o Yll secolo.
Le caso ci sono testimoniato f>Oprattutto 11
Megara 50 o a Siracusa 51 , fin dallo scorcio dell'Ylll
secolo. presentano una pianta poeo allun-
gata (fig. 15), con aperturn su un lato breve, tal-
volta protetta da un portico anfoitante. Lo soho-
ma più somplice si arricchisce per duplim1zione o
gim;tapposizione, senza sostanzialmente variare.
Fw ..l:l
La presenza di questo tipo, a livello di tessuto
connettivo dell'impianto urbano, mi sembra assai
importante, soprattutto perché documenta che il teurn dell'oikos ora proprio del lessi-
eo architettonico d0lle città di Occidente fin dnirepoca dei primi coloni.

17 A. f.,'alfirif1f 1trchtoloqfra in /;uyliu, sostc11ula. i1ltima,inoutc: da Lorcnz (' dal dn \Vacle, n1I
ti V I Oonrsn1u. poli I 9iO, p. :ioo. 14Prn hrH i in H$HCllZH dì dal i stratigrafici, troppo
18 :'.\.1EHTEN8, in . .Vc11c F'orschwnoen in aticr/dsclu:n non credo si poH1·m far risali1·r- nJm('llO in haso a quanto
1

lleiliglii.11u•rn, I !)7(). p. I 68: Om·ng:-; Dir 'l'rmpel c01ni11c1;nno ad intrn,..-vedcre al'll'architett11nt


p. 241 Tn. rermuilfll(/Cn ifher dir mitf- caiea. della. ;\lagna addirittura all'inizio dcl seb
lerc Saiilnu·f'.fhc i1n llerofempel J rou iH eolo, eome ritenevo qun.1ehc ;111110 fa.
F'estschn'.ft R. 8fcgma11n, \YU1'zhnrg l H7f), p. 20!) 8gg.; YA l,LET-V [ LLAHil' ,\ FJmHSO:'<' M EP U, Suppi, r'
.,I. DE \Y f)('r F:nllrurf der dorfS('/irn 1fl76, p. 26:-l sgg,
t«Jtl J>aes/11111, /1A, IH80, JL :3HH Hg'g'o fil in La Sicilia a,ntica, I, p. 325 si;.
.rn Anche se la datnz;iorw nl terzo quarto dcl HC'colo,
120

NOROEN :.
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-(0;14)
( to.•• J ..... r ,;;;;:.
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0,130
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SUOE.N

.,._: : :
il!al I I I) I I I I I I I I I\ I
o 10

!?tu. 14

è la cellula basé' dello spar-io chiuso. t'\'ciuto e coperto. interpn'tata nella sua
(>ssenzialità geometrica. dw consente moduli, sia nelle strutture di ekvato (mattoni
crndi), che in quelle di copNturn (tegole). L'aggiunta del portico antistante confrriscr
una direr-ional ità ali 'impianto,
dw accentua la non man:at;1
differenza tra lunglwzza e lar-
ghezza e rappresenta, sul pia-
no d(•ll'invenzioue architetto-
niea. una sorta di mediar-io1w
tra lo 1-1pazio infinito dcll'('ster-
uo e la porziotw di 1-1pazio ri-
taglia hl all'intern.o dell'oikos.
u1ia interpretazione c:lw <'O-
stituisee la traduzione in ter-
mini assoluti Recondo una
norma propria della cultura
geometrica dPll'esigonr-a con·
ti ugente di dare un'ulterioro
Fw. lf> M IGUARA. UASE A l!CA ICllE, l'IA';'l'A.
protezione alla porta d'ill-
gl'E'SSO.
semplice concezione dell'oikos da cui deriverà. alla fine delrarcaisnw.
11e1 primi anni del \', lo spazio inkrno unitario e illdipendé•11te dallP strnttun• portanti
delredificio delle (;ellt> dei tem pii sicelioti (cliP sono da (·olloc1m;i negli anni intorno alla
battaglia di Hirnera) -- è da mettere in evidenza se voglia,mo indagare corrottmnonte
121

m111"origine delle eelle strette e allungato delrarc:iÙKrno 8clinuntino che erodo vadano
viHte nel quadro dolla probabilo contimiità di 8chomi preollenici
La tipologia è, d ·altra parte, C08Ì som plico che la sua diffusione, noi pochi C80lll pi
che riontrano 1wi limiti cronologici del nostro discor8o, non può dimo8trnrci iiltro cho
la com1manza dì schomi Cfl::mn"'iali iwlla cultura iu-chitc>ttonica dolio più antiche fon-
dazioni grcelw di Occidentt>, del n>flto già rilovat:1 nello manifestazioni mom1mc11tal
talmcnt<' più t-:ignificativo, cioè quelle dell'architl1tturn templare.
:\la k rece11ti ricerclw in o in :\lagna Orecia ci commntono di parlare dì un.ar-
chitettura «laica>> già nel YII t-:ocolo. Uli intenti e lo interpretazioni 8h'utturnlì che in
et-:t-:<t si p<msono coglioro allargano l'orizzonte della ('ultura arehitettonica di Occ:idente
nell'alto arcaismo. :\li rifNit-:c:o est-:enzia,lrnente alla tipologia della t-:toà, che appare
proprio t-:eetmda metà del v 11 flocolo ii3 . nclrarn bito del Kant uario, o addirittura
in Hpazi ciYili. Ritengo sia da ritenerni un doc11ment o di architott11r:1 « laica >> perché
in entrambi i <·.at-:i era 8crnpre det-:tinata alruomo; non casa delht divinità, ma t-:trutt.ura
di ricoycro e di qualificazimw dello t-:pa,,,io anht-:tanto, 80 non altro eonw offerta di 1111
tetto o di mrn zona d'ornhra a chi 1wrcorTo\·a o occup<wa l'are:1 t-:u cui la stoà HÌ affac:-

.·=-----..l
ciava.

J.L-. . ___ _L..

O 5 Um
1--t-+-t-+-t---- - -1

;'\olrapplicaziono di qunt-:ta tipologia IP città di Oc:cid<:>nt.o ci offrono una precoce


et-:ernplificazìono. :\egli t-:kst-:i anni, o poco dopo, dPlla stoà Sud dell'I·krnìon di •H

trovia.mo a. ;\legara Hyblaoa il più a11tico del tipo in 111Ùlrea H8Kolutamente


ciyj](,: le sterni, nell'agorà arcaica od. in 1mrticolare, quella 5" (fig. I (i). Special-

J:! 11 dhworso nltnmrnd1• H11g'g'P,<-<ti-..-oi non p11ù C-141-'('J'(' 8('lin11ntb1i, monmncninJi;r,znU dallii 1HTÌS1;1Ri lld tcrnpli
appf'ofnnditn in qupstn. Sf'dc-, ,\<'<'<'llllPl'ii soltnnto ;id C (' lL <'giù lu \-i;1 di t1,HRfornwzì0111'. ('Oll una
ak11ni nrgonwnti: la tipolog-in s1rcttn e n!lnllg;da. <·on nrtko!n;r,imw ini1·rnn e llln11n Y<'rosimil(' colonn;1lo ili
o sen?ia tcnnluazìono ah:-:idntH, rna ('Oll s11ddiYisio11l nntis nel 1ernpio F. Qui dr-.-.:idcro dnr<' 0010 1111 <l<'<'Pllno
orlogn11nli nllta:-;r.:p d'ingl'<'::-!SO, ha 1111n no1c\·oic difì'11sio11l\ nd 1111 di.-.:corso elle richiede lwn nlt ro Hpprof0Hdi11w1J10
dn Tapso (U. \yoZ,\, /,a Sf<'ilin unticrr, I, p. i7. fig. 7J e h('n più lilq.;a, doc11rn('ll111zi01w <' HH cui NpPro di
a :\font n :\lauro di ( ';dt agirolH' ( l '. JJ 011(1' llHJ'(' Ìll Dlf J'<l R('d('.
,....,'. ]/auro di Coltouiro111'r /'-,'('(ffi Ulì/\: as}Je!li di 101 r·t11, :)a ,I. (\n·1;rox, Ar('hllr;f'fural !Jere/npmf;11/ of lh1' Orr:.ck
fr(} f/l't't'O df'/la ,<...,'frflia i11frriw. IJ.l. 4 Jl. il sgg-.),
:\on potr<·hlw 11na eontinuitù del lllcgnrou 51 <L .. 1.l/, 72, 1nr17, p. ,-,2 sgµ:.; Cocr:ro:",
integrata con l'al1side per lH'('CSMìth <'oRfrnltiYn dell'Ph'" f>f'relop111f'i1f. lL 2SO, 1ìg-. ]O.\, -1.
vnto ìn paglia e nnrilla (non rnatlrnli) (' eopPrtura :->tra, .l/ ;--!uppl. l,
rninca ,\ q1H·Rta t ipologin, nn111ndrnen1o ;.;en.:w piil tH7G. p. '21:) sg-g., tas-..-. 11?\-1'20, pinnta, H; Cfr. O. nc.L··
la.1 tcrmirnu::ionn n h;.;idatrt. si ispircrPblwro i {( 11w1,.pira, " 1.1,,;1, !'di'. CLXXXIII. Hlì8, J> •.J:;6
122 G. OULLINl [2ffJ

mente questa, che unisce la funzione di propileo per chi proveniva da :'\onl, dalla
strada 1)3 cioè dalla parte ove più facile era il colleganwnto dcl pianoro della città con
il con quella di strutturn qualificante lo spazio dell'agorà. costituisce un esempio
significativo di nna tematica costruttiva e di una ricerca espressiva al di là della vi-
sione geometrica essenzi<1lmente propria del tornpio.

17I
.. .. ..
,/
....

. . . ... . . .
....

Sudholle
ORlGJXI DELL',uu;HJTETTURA 01u;cA IN 123

L;1 Rtoà Sud doli' Heraion di :'\amo (fig. 17), denuncia, nella ripetizione del motivo
della S('quenza di sostegni chiusi dt1 muri di anta, rinvenziono di una cellula con una
precisa frontalità che nasce da tre lati di nrnro e dal quarto scandito dalla successione
dci sostegni vorticali. La fila. interna dei sostegni non è che una conseguenza strut.turnle
della necessità di dare ulteriori supporti alla copertura dì un vano piuttosto profondo.
Questa profondità o l'importanza delle quinte laterali di muro conformano la conce-
zione ÌRpiratrice, quella cioè del Rolido inserito nello spazio, una unità non disRolta
nell'a.naliRi del ritmo dei RORtegni. l nfatti, a SarnoR, per coprire la [unghezza prevista,
si triplica l'unità di base che invece si afforrna. come tale, isolata, a J\Iileto, nella stoà
Sud del Didymaion 56 con uno spiccato interesse per la monumentalità, rivelato dagli
ortostati lapidei alla bil8e doi mmi in crudo.
A J\legara, invece, la. cellnla, dell'invenzione sembra esRere l'elemento verticale
di supporto, che Ri allinea in una sequenza il cui ritmo scandisce la tra.nsìzione dall'area
esterna a quella coperta. [n quest'ultima, il muro di fondo o lo due quinte laterali
erano Roltanto il complemento logico della copertura e il perimetro necessario a con-
ferire una direziono prevakntP allo stesso spazio coperto. queRto il fine della. Rtruttura,
non la complessiva viflione geometrica di essa.. Ce lo prova, in manier<cl inconfondibile,
il varco, con soRtegni interpot<ti, nel muro di fondo, in cmTÌRpcmdenza della strada D 3
che RÌ affaccia Rull'agorà. Cn,do si possa esRere d'accordo sul fatto che la qualificazione
di qm:Rt'ultirna come R]mzio urbano, interno al tessuto dell'impianto, civilmente finaliz-
zato alla vita dell'inRediarnento, sia dovuta proprio alla JH'C8er1za <lclle due Rtoai, che
ritagliano e individuano l'originaria area indivisa, al centro del roticolo delle strade 57 •
L'in\'enzione, che a Megara è frutto di quella fervida creatività, molto docmnen-
tata, come ho già detto, nell'ultimo trentennio del v11 secolo, ha un interessante con-
trappunto nella parte più antica della c.d. Rtrn\ ad e, nella ZOlHt di Contoe<mrnre a
Locri Epizefiri (Jìg. 18) di cui ho propm.ito recentemente un 'intorprotaziono e una rico-
struzione 58 .
Si tratta di una. stoà con una fil<1 di ROstegni dinnanzi ad un muro di fondo, che
raecorda d uc a li di sei oikoi giustapposti ciaRctma, con pori ic:o a.ntiRtante. Sulla bas{1
del materialo rinvenuto nei saggi cdrnpiuti nel 1H72, la stoà può datarni fra la fino del
\'li e l'inizio del n sficolo a.C. Abbiamo qui una. tipologi;1 più complessa, cho trova
forno un prccedento, ben più elom<mtare però, nella. parte settentrionale doli' edificio 1:
dell'agori1 di J\Iegara rrn, in cui appare formalmente definito il tema del porticato an-
tistante ad oikoì. QuoRto potrebbe Rupporsi derivato dalla giustapposizione della cel-
lula clw abbiamo notato nello case più arcaiche. Re non dovessimo registrarn, inveco,
la preYalenza, unita dC'lla soquenza ritmica offorta. da.i sostegni verticali; o questa, sc-
qm1nza ritmica è propria, ('C'mn abbiamo detto, dell'accezione occidentalo della stoà.
Hit(•ngo quindi Ri dobba parlar<:> di mm pit1 complPRSa tipologi<t che Rembra. avere ori-
gino proprio nelle città greche dPll'Oecidento "0 .

56 H. E.:. Tl:-C'HELT, lsfJJitt. 1:1-1,L rela.zlonc nlln seavo n f-101n·aih1tto n.gli uitirr1i Haggi
tH, p. 15 sgg.; Cin-uro'.\', Dttf'lopmt'nf, p. :!:Hi. lìg. ti2. T. 1»ompiuti da '.\Iareella, Bnrrn Bagnniscn dw hnnno pm·-
Cfr. qnanto ho PHl)OHto bi J>dl\ J !l7X. p. Jf)\J e llH'HHo di fiRHHr:o l<• d11P fnHi f'ORtrntti-V(' e i ternilnì
quan1o rìJH'('HO dall'nrnlco Ocnrge Ya.llPt ln qucl:41o JJO]o,;ici.
Yl'gno. 59 etrr,1_,ixi. Pdf>, 1 H78. p. 4();) sgg.
58 GrLLI:\T. };o rul111ra fff('/lftctlonica, }J. 111 Hgg. Hi" r.o Uli e8empi più nntiPhi sono infnUi :\1cgnr11 Hyblonr
tnando a Qnn11to qui dC't to n citato, s1wcinhneutf' in nelln fornrn1 cstr1•1namcnte e1nhrionale dclPeditìcio i
124 G. (ffLLINl [28]

La 1-mrnplicità dei materiali impiegati nella stoà ;td U di Locri, di frnute ad una
raffinata eonceziono di pianta in cui emergono anche taluni voluti riscontri dimen-
sionali, è da veder<\ nel contesto di quella scarsità di buona pietra. da taglio nell'arna
locrese che già abbiamo avuto modo di sottolineaie (;i. Essa non iuhtcea la, noviti1 del-
l'invenziouo e spinge verso una parti(_·olaro ricd1ezza di decorazione, con riporti di
altro materialo, che credo dist;ingua. in alcuni centri, l'architetttira protoan:aica della
}fagna Grncia di fronte alla precoce nettezza lapidea. coromtta da vistosa policromia
fittile, (li qudb1 siceliota.

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Questi d11e ('sempi di :\legara e di Locri ci illustrano aspetti tinorn prn:o co11oseiuti
dell'architettura arcaiea, aspotti c:ho, rwllo città di Occidente, potranno riserv<Lrc:i
non poche sorprese se le ricerche continueranno ad estenclersi, Hoprattutto non trascu-
rando a.le una traccia di strutture: basta pt'nsare alle fasi pi LL mitiche del I' ocdesiasterion
sotto il teatro di :\letaponto (; 2 • clw aprn già orizzonti inipensnti a questa prohlomatiea
architottoni ca.

soprattutto Loc1·L Cfr. al riguardo UFLLTN"l, T•tlP, "\ qwrnto l{iù pnhhlka.to dn. 1>. \rEHTEX.:-l. Alfi
p • .tfiL XIII Oor11_:Jlf/t U)7:{ 1 tav, XLilI OC('<H'r(· aggìungf'-rc
(ìl GcLU.'.\r, /.,a f'llllura ttrf'hiletlnftfoa, p. t2S sgg, slH' relazinui nr•i convegni del 1H7\J P df•l 1D1'0.
/ 2!lj DELI,'AJWHl1'ETTURA GRECA 12!)

Possiamo ora concludere qum;ta breve sintesi sulle origini dell"architcttura greca
m Occidente nella linea di quanto, s11l piano metodologico, abbiamo ritenuto di, pro-
porre all'inizio.
Abbiamo registrato, in primo luogo, testimonianze numerosn di una larga dif-
fusione dolio schema rettangolare dclroikos, esteso nelle dimensioni od nnicchito nel-
]'}1spetio esteriore, così da trasformarlo in 1111a emergenza monumentale della polis.
Q11esto tema inizialo si modula C' si volgo H(l esiti diversi grazie• alla ricchezza di mezzi
e allo ::;viluppo economico e sociale delle colonie nel corso do! YII secolo: da questi,
infatti, deriva la particolare disponibilità di un q11alificato artigianato e di consegnenti
avanzate tecnologie, specialmontc nella lavorazione della pietrn o nella produzione
di una ricca coroplac;tica.
In tale quadro si collocano, in Sicilia lo espericnzt> a eui forne dobbiamo il più
antico esempio di peristasi lapidea, in Magna Grecia la ricchezza di decorazione :rn-
pnfic'.ialc dell'elevato con rivestimenti fittili o rnetalliei. L·accoglimento e l'elabora-
zione di tipologie laiche, come quelln della stoà, Rono prova di un rapport6,,architet-
t11ra-eittà che ò una caratteristica significativa della produzione edilizia dcJrdecidentc.
ERsH mi pare profondamcnk articolarni, nello Hviluppo clllturale dci singoli contri.
Sll tc>rni comllni, ma verso soluzioni specifiche cho riliottono, profondamente, origina-
lità e diversificazioni dcl mondo coloniale di Occi(fontc alla cui illu::;traziono i doem;ionti
arehitettonici recano fondamentale contributo.

Gwrwro GLLLix1

IlEPIAH'l'H

nPOBAHMATA KATArnrm: Tm:: EAAHNIK!-U:: APXITEKTONIKHL LTH i'.YLH

T6 àpxm6n;po rrp6rnrro, rrou o{ àrrotKOl µETa<jli:pavE cn:iç ÈyKm:amaai:tç tollç CTTi]V L'lùCTTj, dvm Tfjç &-
ptµTjç yEcoµi:TptKfiç rri:pt68olJ: fla0içi:mt0Tijv rnrroÀoyia Tfjç n:Tparrìcwpriç òp0oycùvtaç Katol!fT]ç µi: xcopi-
aµm:u àrr6 chµi:ç rrÀiv0oDç mivco ai: rri:TptVT] KpT]rriòu Kui µi: l;ùì,tvo <jli:povm CTKEÀETÒ.
'AÀÀ.a àrr6 uùTij i:ijv <Jlaari òi:v l:xoDµE &ç Tcùpu µaprnpii:ç 0Tijv L'lùari · i:a yvwai:a awçòµsva rrapu8Ei-
yµaw CTTiç ÉÀÀ.TjVtKi:ç rr6Ài:tç Tfjç LtKEÀiuç KU( Tfjç MEyaÀTjç 'EÀÀ.aòuç torro0ETOÙVTm CTTÒ Òl:ÙTEpO µi:poç
XPovoÀoytKfiç rrEpt68olJ rroù rn0opia0TJKE yta riç i':pyaaii:ç wù I:Dvi:òpioD µuç. Tiporravr6ç Oa Èmariµa-
volJµE ri]v Òm<Jlopi:nKij È/;i:Àt/;TJ rmv Mo rri:ptoxmv, rroù rrpi:m:t va àrro8o0i:ì arijv ÒDvar6r11m i':l;i:ùprnriç
TOÙ ÒÀtKOÙ CTÉ µEyaÀTj ITOCTOTTJTU KUÌ EKTUCTTJ orrwç TOÙ ÙptCTTOll àaprnr6À.t00ll CTTijV l:(KEÀta KU( CTTi]V EÀ-
ÀEtllfiJ TOll, ÈKT6ç àrr6 Àiyi:ç i':l;mpi:CTEtç, CTTij MEyaÀTj 'EÀÀ.aòu. Aùr6 CTTjµaivEt àrr6 µia rrÀwpa on 8tuµop-
<jl0)0TjKE KUi {;yKutuara0riKi: µfo. rExvoÀoytKa dòlK!mµi:vri PtorExvia yta rijv rrpayµuwrroiriari tmv 0xi:-
8icov TCÙV ÙpXlTEKtÒVWV, KU0cùç ÈITlCTTjç KUl on i\rrfipXE TJ ÒlJVUTÒTTJTU va ÒtoXETEÙOVTat OÌKOVOµtKOl rr6pot
rrpòç ta 8riµ6mu Èpyu i':ç airiuç àKptpmç m'nfiç rfiç Pton:xviuç, rroù aiyoDpa Efxi: àn:oKT1)m:t µi:yàÀTJ n:oÀ.1-
nKij Èmppoij.
Tà àpxmò-rEpCf Eùpfiµaw TOn:00EtoÙVTat CTTÒ TEÀEUTUÌO rpito TOÙ 70ll aìcùva ij CTTÒ Ti:Àoç TOll: 6 va6ç
µ{; Kf:VTptKij Ktovoawtxia CTTà Mi::yupa 'Ypì.i:a KUi 6 n:pwwupxutK6ç va6ç awùç AoKpoùç (Marasà) µàç
Ò(VOllV rnn:oÀoyii:ç KOtvi:ç µi: riç µTjrpon:ÒÀ.Etç, n:Àom:t0r1i:vEç CTTijV TEÀtKi] tollç µop<jlij µi; <jlUVTUCTnKi:ç m'J-
ÀtVEç ÒT]µtoDpyiEç ariç Èn:EVÒÙCTEtç rmv wixwv (Locri). TipÉn:Et àK6µa và 0DµT]0oùµE TÒV va6 A rfiç 'Iµi:-
paç, TÒ aÒlJTOV A Tfjç Nal;oll, TÒ òvoµaç6µEVO B µi:yupo Tfjç Gaggera CTTÒ I:EÀtVOÙVTU, TÒV òvoµaç6µcvo
B va6 TOÙ m:ptP6ÀOll TWV x0ovicov ewri]rwv CTTÒ 'AKpayavm, TÒV va6 A rfiç 'AKpÒn:OÀTjç rfiç ri:À.aç,
I:' aùri] TTJV m:pioòo EXEt µr;yaÀTJ 0rro\lom6rrim 6 à.pxai:K6rcpoç va6ç, rroù àvuKaÀù<jl0TJKE rni µi:Àcti]-
0TJKE réf TEÀwmìa XPÒVta KaTco àrr6 TÒV va6 E wù àvaroÀtKoù ÀÒ<JlOD 0i:6 I:cÀ.tvoùvm Kai rroù àKp1pmç
òvoµ600riKE E'. 'Exct µfiKoç i:Kur6 rr68ta Kai àrrotEÀEÌTat àrr6 TÒV rrp6vao µi: Mo Kiovcç in antis, r6v
CTTJKÒ xcoptaµi:vo àrr6 Mo CTEtpi:ç KlÒVWV Kai focoç àrr6 t6 aÒlJTOV xéfpT] àvuÀoyiuç µi: tiç µi:myEVÉITTEpEç
12(} U. OCLLlNl r:rnJ
qiacrw; Oiwu Km:a 1T]v npwtµT] àpxatKT] m;piooo o! Ka1acrKwtç ì:yKa0icrmnm navffi cr1a \òta i::ù06ypaµµa
crxi]µam.
Kiow:ç Kni 1tÉ1:ptva K\OVOKpava l:xouv ÙV\1<J1:T]Àffi0Ei an6 'Ca 0pa6crµm:a, JtOU 1;avaµaçi::60T]KUV: 6 ÈSffi1:E-
ptK6ç 0ptyK6ç, ì:nicrriç JtÉ1:ptvoç, Xffipiç µi::16ni::ç Kai 1piyÀu<pa, KaÀUJt't:Et l:vn 1;6Àtvo <JKEÀE1:6, rravffi cr16v 6-
rroìo ii KU't:U<JKEUT] <J1:T]pil;Effiç Tfjç <J't:ÉYT]ç, rro6 i.;fvm m;p[JtÀOKT], aUa arrapahT]TT] ì:1;m1iaç 1fiç Baptàç KE-
paµffi<JT]ç, no6 àrro1EÀEÌ r6 àpxmon:po napa5i.;tyµn wù Et5ouç mi] L'.uori.
Mt Bacrri 1:0 KEpnµtK6 UÀtKO {;v6ç fl60pou, rrpÉ1tEt va xpovoÀoyri0d yup(J) fftO 600 1:0 'ArroUwvto 1fiç
'Oprnyiaç cr1iç I:upaKoùcrcç, rro6 µàç rrpocrq>ÉpEt 16 àpxmon:po wç 1wpa rrapa5ctyµn rrt1p1v11ç rri::pima-
crriç. na 1:0V 0ptyK6 Kni TfjV <J't:ÉYTJ TQ\) EXEt 5o0Ei µta VÉa ÉpµT]Vtla, rro6 Bori0aEt va KU1:aÀaf3ouµE Ti]V ytv-
vricrri -rfiç cruvi]0i:wç rfiç rrf]Àtvric; 5mK6crµricrric;, rroù xapnnripiçi:t, C;ixtvwvmc; àrr6 -r6 -rdxoç wù 7ou ni.,
-riç ÉÀÀT]VtKÉç rr6Àctç rfiç L'.6cr11ç rni Kupiffiç Ì:KEÌVEç 1fiç .EtKEÀinç. Div napa5ctyµa -rfiç òta5ocrriç 1fiç rrt-
1p1vriç rrt:picr1acrriç cr1T] MEyUÀTJ 'EUafo, µnopd va àva<pcp0Ei 6 ÀEy6µcvoç va6ç wù I1ocrct8c1wn m6 Ta-
pana, y1a 16v 6noìo np60qiam àrro5EtX1:TJKE µt m6 -rp6rro EÌXE yivi::t cr16 rrpùiw µtcr6 wù 6ou nL i] m:pi-
crmm1 yta va KÙVf.t µVT]µf.tWÌ:ÌT] 1:ÒV apXtKÒ <JT]KO ano wµÉç rrì.iv0ouç, JtOU àvfjKE rrpo<pnvùiç mf]v qiacrri
tfiç \5pucrriç -rfiç anotKinç rni rro6 napɵEtvE à.0tKTOç yta rroÀ.6 Kmp6 µtcra crri]v Kmvo6pyta ÈSffi1:EptKfj
boµfj TOU.
FRfJHARCHAISCHE KAPITELLE VOM TEJVlPEL
DER ATHENA IN ALT-SMYRNA

J)ie seit HHi7 wiedcr aufgenonnnPrwn Ausgrabungen von Bayrnkli, Alt-Srnyrna.


haben Hunderte von Architckturfragrnenten zutttge gefordert, die es lms ennoglichen,
iiber don oberen Aufbau und vor allrm i'Iber die Siiulenbasen, Saulenschàfte und Ka-
pitelle des Athcnaternpels 1 ein anschaulich0s Bild zu ge\Yinnen.
In den zwischen l H48- I U5 I durchgefohrten anglo-tilrkiRchen Grnbungen 2 war
schon ein pilzforrniges :Siiulcnelement in gut erhaltrnern Zustand an8 TagcRlicht gc-
troton, daA ein Kapitell fiir 8ich odcr 11\ll' den tmteren Teil eines Z\reigliedrigrn Kapi-
tells darstcllt (Abb. I). Ein zweitc8 Exernplar dcs gleichen pilzfi5rrnigt'l1 SùulerH'le-
m(mt::< konnte aus den in den Kmnpagne11 I !Hi7 l D72 gcfundencn Fragnwnten zm;:un
mengestellt werden (Abb. 2).
Die ncuon Urnbungen a von I !Hi2-I H72 haben forner mehrcro Dutzend Fragnwn-
te eineH Siiulonelcments gezeitigt, dic> entweder ein àoliHches Kapitell fùr sich odc>r
den olwren Teil des oht>Il erwiihnten pilzfòrmigen Siiulenelerncntfl auHrnachen.
Bei den nellen Grnlnmgen wurden sehlief3lich einige Basen und Tromrneln ge-
funden, so daf3 wir rnrn ùber die iilteste friihgriechischo Siiulenordnung Kleinasions
recht gut untcrriehtet sind.
Vie in versehiedencn Hòhen erhaltcnen drPi Basen sind zylindrisch in ihrer
Form mid ha ben cine glatte Ohcrftàc:lw. Die fast int aktc>n drei Trommcln sind
glcichfalls verschieden groH, zeigon alwr e i ne prisma tisehe Forni, die jc a us :)2 Fa-
cetten bestchcn. Dic Trommeln verjiingen 8ich urn einrn Zcntirnenter nach ohen und
ri'lhrcn von verschiedencn Hòhen der Schiift<:> her. Die \'rrjùngnng gostatkt zwar
keino sichcre Ermittlung dor Siiulenhòhe, ergibt, a.ber ungefiihr, daLI die 1-'àulen dw11
I O rn hoch warcn
Dic drei crhaltenon z,dindrischen Ifasen, besagon zur Goniige, daG das oben ge-
nanntc pilzfonn igc Siiu lenclcnwnt nicht als Ba.sis angesproe}wn wcrden kann. D<rn
ist aiwh nicht liherraschend, dcnn wir wissen, wic z.B. dio naxischen Beispielo zei-
gen, daH die fri'lhetiten ostgriechiRchen Siiulon von zylindrischcm Basen getrngen

1 .\ rn.; l'iner· sehi)nen l111-iel1rlft 11m (i OO Nayrokli, Hrstcr torlr(Hfi'.JCr /J('J'Ìf'hf • . \.nk<:U'J I H;'>O: Dv.H-
Y. ('hr .. auf Pil!('I' hro11zv1wn 21 {'lll lanl!'Pll, knnligcn NELBJ·:, /{ 1rns( A nafo/if'll8, 8-20, J 7X-l HO; DEHHELBE.
die irn .Jnlir'(' 1HH7 im TernppJ gefnndpn w11rdc. A.J.1. HH, UlH2, :HiD, :no: Jh:1-tHELBE • • 111('in1t f'irili::a-
i-reh1 lwrTor. daL) dns Helligtum dt'l' nMtin .\th('rn1 tioJls a11r/ r11i11s of Turkt,11 11 n-120.
wnr. :1 J1:in Band rnit dern Ti1d Alf-Smyrna. die l/ri11scr 1rnd

2 Fiir die hisllPrigcn P11hlikn1ionen iilwr dì(' (;rnhllll· dtr Afhenrdr;11ptl, der dic yon hls
g'Pfl YOH .\J1-:-.;:Hl;\Tll<l Hicllc: ('ooh:, ,\:'\PEHHO::\. nnd llHi7-1H72 he-hnnddt. Prschf'i11t EndP 1!182 nls Pine
llo.11rn:\1.1x. 118.1. :,;) ..)!. 1\).)8-1\J.)\J. 1·181 unti .!. Yeri)!k·ntlidinng der TiirkiH<'h<'ll (;<:Hell-
ConK. HS.I. ()O. 1HH,). 11.i-1:'>'.): si('ll<' E. ,\J{1-1-W.\L. sdiaft (TTK .\11Jrnra ).
128 AKl.RGAL

\\·unkn. Eine RPkonstrnktion, die wir hergcstellt haben, und bei dcr das pilzfo1 migc
Sàulcnelcment al;.; Ba8Ì8 vcrwcndet Ì8t, erweckt in der Tat kcincn befricdigcndcn
Eindruck (Ahb. H).
\Viihrend dat' pilzfrirmigc Siiulcnclmnent, wie oben ge;.;agt wurde, in zwei
Exemplarf.".n in niller Fonn, vorliegt
(Abb. I, 2) liil.H sich da;.; andern Siiu-
lenclernent, das au;.; zwei Yertikalen
\ oluten be;.;teht und in Dutz{'!Hleu
Fragnwnten erhaltPn i;.;t, in ;.;einmn
Aufbau nicht genau fPHtHtcllnn. \\'ir
besitzen mehrere Brnclrntiicke der obe-
ren und unteren Teile deH Kapite!ls,
HO daB dio vm liegende Reko11Htrnktio11
(Abb. 8 a, b) mir irn Prinzip Htirnmt.
Dm: bedcutet, thtf.\ die Palmette, der
A baeu,;, die \ olu ten sowie ihre plhnzli-
che und lineare \erzienmg dokumcn-
ticrt sind. \\'as wir nicht cnnittoln kiin-
Ann. nen, si11d die Hiihe und die Br('ite und
damit die Proportionen des Kapitell,;
(Abb. Die \ olutcn kiìnnen noch hiihN oder niedriger, noch ausladender oder
engcr gestaltet gewesen sein.
Die,;es Kapitell liegt in zwei Typen, d.h. in einer einfaclwn, simpleren (Abb. +)
und in einer reich verzierten \ ariation vor (Abb. :1 a, b). Das einfaehcre Exernplar
liiBt sich go11auer wioderherstellen, weil seine Kernstruktur mit einmn groLkn Frag-
mcnt, das aus mehren•n Bn1chstiiclrnn zusammengesetzt werden konnte, siclwre
Anhaltsptmkte bietet. Auch bei ihrn wissen wir jedoch nic:ht, wie hoch und breit
es in der \\'irklichkeit gewPHen war.
Die gonannten mit ptianzlichen Mo-
ti ven verzierten ;-;ii ule11elenw11te zeigen,
bei jedem Exomplar eine a11dere Form
(kr Bliitter, oder \rnisen irgend eine Einz-
elheit auf, die bei keinern amleren Bci-
spiel vorkom rnt. Diese \ariationsliebe
der Kùnstler gestattet uns die Fe,;tstel-
lung, daf.\ ur,;prùnglich vou jedom Nùu-
lerwlemeut (Abb. 1-2, ullll wenig-
stens j<.> I[) Exern plnre vorhand<>n waren.
An Ha11d der oben geschil<krten
Faktcm kfomen \'Ìer verschiedene Ho-
konstruktionsversuelw oder fùnf ver-
schieclene , . erwendungsrniigliehkeiten A1rn. 2
in lù'Wiigung gezogen wenlen:
I) Das pilzformigo Siiulenelcment (Abb. 1-2) ist eine Basis und die vertilrnlen
Yoluten (Abb. a, b, +) hilden das Kapitell der Siiule (Abb. G).
131 FHi'HARCHA!SCHE VOl\1 'J'l<;:\Jl'EL llER ATHENA l:S ALT-S'.llYRNA

2) Da rnchrcre zylirulriRdie BaRcn gcfundcn wordcn 8Ìncl, lrnnn (h18 pilzforrnige


Sii111cnclcment nnr ab Kapitcll angcRprochcn wcrdcn (Abb. 7). Die8c Li)sung iflt, mit
dcn Beispiclcn in Sarnos zu lwstiitìgen.

Ann. :la

I
:
\ .
'

'
",', ............. ,,,,
I
'
_______
--- --------- -------
A1rn. :fo

:3) Ist der vorangcgangenc Vorschlag richtìg, 80 muB man annchmen, daf3
aus Variati01rnlicbe dic heidcn Kapitcllformen (Ahh. 7-8) alternicrcnd neboneimmdcr
gestandcn habon.
I :lO AKCfWAL [4J

A 1rn. 4

4) Da bcim Ternpcl der Athena in Alt-Smyrna wahrsdieinlìch nm 15 bis ::?O


Sàulen Platz hatten, rniissen die beidcn Sàulcnelement0 ein zwcigliedriges hochfor-
rniges Kapitell (Abb. 5) gPbildet haben. Die oricntalischcn \·orbildcr aus dcr Klein-
kunst bcsagcn zur (fonùgc, daG diesc
Lèisung vie\ fùr sich hat. A uch der
auffallcnd reiche pftanzlichc Dckor der
bciden Siiulene.lemente spricht fiir eine
zwcigliedrige, elegante Kapitt>llforrn
(Abb. 5, \J).
15) Dic pilzfòrmigeu Kapitelle
standen auf Votivsiiulen, dic dcr Gòt-
tin Athc1rn als \\'cihgcschcuke darge-
bracht waren. Dic vcrsehiodenen Grii-
Gen dcs pilzforrnigcn Siiulcnclements
rn ògen for diese Dcutung sprechen.
Diese fonf \ crn·cnclungsrnòglich-
keitcn sind in unsercrn im Druck be-
fi ndlichen Buch ,+u.sr;rabunr;en con Alt-
Smynrn, dù: ffliuser und der Athnw-
tr:mpel a usfùhrlieh bes prochen. Die
obige kurze Diskussion soll emen
« avant gout » davon gebcn.
Die kurz hesprochcnen Basen.
Siiuleu und Kapitelle starnnien aus
den zwci letztcn Baupcrioden des Tem-
pels, d.h. au;.; der Zeit vor- umi nach
Alyattischcr Zerstònmg der Stadt von
[5] FRl'HAfWHAIRCHE KAPITl,LLI" VOM TEMPEL lJElt ATHKNA TN ALT-8;\TYRNA 131

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Ann, 8 Airn. Il
g. AKCROAL

Alt-Slll,\T!Ul 1 . Dernnach sind dio Kapitdlc in dic Zeitspanue Hl 0-580 v. Chr. zt1
datieren.
Aus dieseu frùharclrnischcn Kapitellen C'ntstancl im 2. Viertel des (i . •Jahr-
hunderts das ionische Kapitcll als
eine rein gricchische Schéipfung des
aolisch-ionischc11 Lanclschaftcn "- Er
ist cigentlich scltsam, da!.l diese hoch-
archaisclien Kapitellc, die unter star-
kcm oricntalischen J1:inJlu!.ì stehen,
ffmfzig ,Jahre spiiter in Persion in
etwas manieristischem Stil ihre Fort
setzuug i; gefunden habeu (Abb. I O).
Auch eine Volute aus Kyzikos, im :\Iu-
seum in Istanbul, clie aus dern dr;tten
Yiertel des ii. ,Jahrlrnnderts stamrnt,
weist die gleiche f-lchnitzart der Bliitter
auf, wie wir sie bei unscrcn Kapitcllen
aus Alt-f-lmyrna vorfinden. Dies ist
nicht \\'under zu nehmcn, da wir aus
schriftlichen Quellen unterrichtet sind,
daB bei der Ausfùhrung der pen;ischen
A1rn. 10
Palii.ste ionische Kiinstler tiitig waren.

EKRE;\l AKCJWAL

4 .\KlTW.\L. A tu·frnt rfrilizalions and ruins of 6 A. A .. J!)ll, HO;) f. .\bb. :Hi7: i:;iel!P :.--k1Dtll>T.
'1'11rlffy, I . • 111/I., Jstanl>nl 1!178. 120-121. /'crsafio/is (Ol p. f>H) 112 .\bb . •H: B. \\·1·:s1-::-;1n:1w,
5 I•:. Ah:THGAL, Vo111 rio/is('fun zum ionis('//fn RaJJifell, l\.J1pifelfr 11nd 1-Jasen I H71, .\bb. 28:{<W2 .
. luafolio HH30, P1 :W-lELHE, f{u11sl A11utolien8 'lUl.
1

IlEPIAH'l'H

ITPQTOAPXAIKA KIONOKPANA TOY NAOY THE AE>HNAE ETHN APXAIA EMYPNH

O! pacmc;, o! Kiovi:ç Kai rei Kt0v6Kpava,crra 6rcoìa àva<pi:pOT]KaµE cr6vwµa, rcpotpxovrm àrcò rie; 86o TE-
Àwraìt:c; rcEpt68ouc; KamcrKmijc; wù vaoù Tijç 'AOrivàc;, ùriì-.aùi] àrc6 ri]v ÈrroxiJ rco6 re poT]yEhat Kai àKo-
A.ouOEi ri]v Kmacrrpo<pi] (drc6 w6ç 'Aì-.uant:ç) rfjc; rc6ì-.ric; rfjç rcaÀtàç l:µ6pvric;. 'Ercoµtvroc; ra KtoVÒKpava
Kmaracrcrovrm XPovoA.oytK<i crri]v rct:pioùo 610-580 re.X.
'Arco aùra ra Ktov6Kpava rfjc; rcpcinµric; dpxafKfjç Èrcoxfjc; rcpofjA.Ot: Kara rò ùt:6rEpo µtcrò wù 6ou aiffiva
-r6 lrovtK6 KtoV6Kpavo, KaOapa tUrivtKT] ÙT]µt0upyia r&v AloA.trov Kai r&v 'Iwvrov. EÌvm MriOtvci m:pttp-
yo r6 yi:yov6c; ortaùra ra Kt0v6Kpava rfjc; rcpffitµT]c; àpxafKfjç rct:ptòùou rcoti i:ixav ùrcocrrd ùuvartc; Èmppotc;
àrc6 ri]v dvaTOÀTJ, ppicrKOUV ri] CTUVÉ)'.Et<i wuc; 50 XPÒVta dpyÒTEpa crri]v m:pcria, µ{; µia rE)'.VO!pOitia dp-
Kt:rci µavu:picrnKT] (t:lK. 10). 'Ercicrric; µia EÀtKa areò ri]v KtiçtKO crr6 Moum:ìo rfjç Krovcrravnvo6rcoÀT]ç,
rco6 àvayt:rat mò rpfro r{;mpw 1:06 6ou al&va, rcapoumaçt:1 ròv ìùt0 rp6rco ì-.ai;waric; r&v <p6ÀÀ.rov rcoti
cruvavràµt: ara ùtKa µac; Ktov6Kpava rfjc; dpxaiac; l:µ6pvric;. Aùrò ù{;v dvm Kai ròcro ÈirnÌ,T]KnKò drc6
crnyµi] rco6 yvropiçouµt: drc6 rie; yparcrtc; rcriytc; on ytci ri]v KaracrKEUTJ r&v rrt:pmK&v dvaKròprov Èpyacrrri-
Kav Kai '1rovt:c; KaÀÀntxvt:c;.
LA CÉRAMIQUE POLYCHROME DU SIÈCLE
EN GRÈCE EN ITALIE DU SUD ET EN SICIJ_,E ET
'
SA SITUATION PAR RAPPORT À LA CÉHAMIQUE
PHOTOCOHINTHIENNE

paradoxal qnc cela puisse paraìtre les lini1f' entrn la Crèee proprn et la Grèce
d'Occirlent, entre ]es rnétropoles et les colonieK sern blent, sur le pian dc h1 produc-
t,ion artistiqne Pt artisanalP moins évideuts qu'ils ne le :,;eront par ln :,;uih', dmrn la
p<Sriodc deR débuts, aux nu"-vn'' siècleR. Dans IP domainc de la plastique, par
cxemple, lr• style « dédalique » c::;t loin d"<woir connu la mérne diffwiion dans l'Oucst
que dans l'Est. De la. rnémc façon le phénomène « oriPntalisant », qui 11 pourtant.
trouvé cn Etrurie un terrain d'élection, i ù i guère marqué la vision artist.iquo des Grccs
d 'C)ccident. Ni l'intlrn'1wc de Corìnthe Oli des ccntres ('li béens est frappant.c dans la
prnduction des c6rnmi::;tes colonia.ux à leur début, tròs vite elle échappc à des pos:-;i-
hilit6s d'analyse comparative préci:-;c avce les muvrcs orìginai1es de Or-Oee; il se dévc-
loppe au contrairc, au YII" siècle, mw sorte de koiru0 stylistique subgéométrique cn
Occident et seuiPs IP:-; pièccs Ics plus conirmuws (eouyws et skyphoi, certaine:-; cxrno-
choés) pcrsif.dcnt dnn:-; rimitntion dui prototypes vemrn dc Corinthe.
En rcva.nclw, e ·est dans dcs sérics beaucoup plus lirnitées, mais in com parnhh•-
mcnt plus importantes sur le pian artistiquc, que ks rapports se révòlent lns plus
étroits entrc roccidcnt et l'Oricnt grec et cc pendant la nmjeurc partie du nl" siòelc:
il s'<1git, dans t0118 ks cas, de séries qui se définiflsent par une technique quc !'on peut
qualifìur, fatt1e d'un meillcur tenne, de « polychrornC' ì). fait. lcur cara<·téri::;tique
eRRc1itielle, on le sait, c;.;t l'ernploi, dami !es scènes fìguròes surtout, d'une couleur bnm
pàlP asf'Pz d'um· sorte dc « gouache » poséc directcmcnt sur l'argile, cernéc dc
traits noirs et comportant nne série de détai]:-; intériems irn trait.
L'évolution de cctte tcchnique, 6mirwmrnent picturnle, souvent réscrvéc à un
pt•tit nombrc dc tableaux d'irnportancc rnajeurn, est dé::;orrnaiR claire, depuis se8 dé-
but:-; au :-;econd quart du Yllc siòclc. Or Ics phasc:-; dP cctte évolution npparai8scnt
idcntiqucs daus la Gròcc dcs Iles, en Gròcc proprc ou en Orècr' \H)ccident. Il rn·a.
scm hlé qu 'csquis:-;cr l'état des rapports cntrc !es différcntcs sériPH régìomilcs dn monde
grec cntrnit pleincmcnt dans le cadre de ce colloque.

/>rem ièrc plu18e: une « polychromie >> po rtù:J[e.

C'Pst danR !es ìle:-; de la mcr l<;géc, et plus particuliòrement dans les Cyclades,
qu'apparai:-;scnt, scmble-t-il, leR prcrniers térnoignages d'une « gouaehc)) partiellc-
ment utiliséc à l'intéricur de la partic des fìgnres qui est. <lcssinée au trait.: denx exem-
ples illustrent hien cet ernploi limité dc la techniquc: le plat de Thasos, décoré cle
F. VILLARD

rophon combattant la Chimèrc 1 et l'amphore cycladique du Cabinct des J[édailleH


de Paris, décorée crune figure dc lion 2 .
Cependant le mèmc procédé se retrouve, sensiblemcnt à la mème époque (et de
tonte façon <1vant le milieu du vu" siècle), dans la céramiquc locale de Mégara
Hyblaca, en Sicile. [! suffira dc mcntionner le frngmcnt dc clinos où la teinte de goua-
che sert seulemcnt à rehausser I'intérieur cfun bouclier (PI. I, I) :i et le grnnd shlmnos
encore partiellement inédit où la. rnèmc tcchniquc c'st utilisée pour une partic clcs
paMes de ehevaux cab1·és 4 • Or le thème du groupe antithétique dcs chevaux cabrés,
te! qu'il est trnité sur le stamnos de '.\Iégara, paraìt bien crinspiration cycladiquc.
Au Muséc du Louvrc un at1trc stamnos, sans doute un peu plus récent et
nerncnt de fobrication mégaricnne, présente, sous une fOt'me déjà plus développée
encore, la mème utilisation partielle de la gouache 5 . }fais, en plus de ratrnosphèrc
insulaire qui entoure Je vase on a pu y relever des analogies indéniahlcs a.vce la
pcinture des vases crétois. RappeJons aussi qu·un fragment de grand Htarnnos trouvé
à Sélinonte, qui nous parn!t incontestablernent de fabrique mégarienne, a été le plus
souvent considéré com me « mélien » Oli, de rnauière plus vaglle, com me cycladique H
li semble donc assez probable que la technique « polychrome » soit née dans !es
ìles grecques de l'Egée, au second quart du Vile siècle, et qu.elle se soit aussitòt
diffusée en Occiclent. l\fais c'est bien dans !es Cyclades qu ·elle a. pris profondément
racine cornrne en témoigne, à partir du milieu clu siècle, des pièces rnonurncntales tcl
le grand cratère « rnélien » du :\Iusée National d.Athènes 7 . On ne saurait cependant
négliger l'existence de techniques parnllèJes strr le Continent. comme celle du « Black
and \\'hite ì) athénien: t,entative qui elle, était vouée à réehec.

Deu:rième phase : une « polychrom ie ;> totale.

Mais, dès le mème moment, apparalt ime nouvelle étape dans l'évolution de la
technique: la (< gouache ì) s 'étend sur rensemble des figures, m1tièrement dessinées a li
trait. Or, dans ee cas, !es rares exemplaires HlÌrs de Grèce propre wnt ci·origine conti-
nentale: le grantl frngment de cratère représentant l'aveuglement de Polyphèrne est,
on le sait, de fabrication urgienne 8 tandis que les fragmenfa cfun grarnl vasc trouvé
Slll' rAgora d'Athènes, où apparaissent. de8 jambes crhommcs en mouvement 9 , est.
incontestablernent de fabrication attique.
Or la rnòme tecJmique se retrouvt:• en Sicile. I:analogie est d·autant plus frappantc
qu'elle est, ici et là, appliquée aux rnèmes type8 de scènes, aux mèrneR genres de ta-
blei111x fìgurés, dépouillés de tout ornement accessoire. A :\Iégara Hyblamt 8e retrn11-
vent aussi des fragrnents crun grand vase UYOC des jambes d·hornmes (Pl. I[, z) 10 , des

1 F. :-\,11.\'1.\T-C\. \\'1m.1., 11c11, XL tBlio. p. :in-:Prn: ll1id .. p. I :l- l 1.


<'f <1HH8i J/er J','(Jh'. Uri'ct de.<-: I/es. Pnri:-i p. l 17-118, " ll1irl., p. :HJ-!O, lig. I .i.
n. f)H. ('f. ('lì dernit'I' !ieu Jftr f•;f!f;f'. Ori,r•t rhs 1/fs, p. I IX-
2 ('f. ('li dl•r·ni<''l' lìeu Jltt /<,'!fh'. Uri'Ct' dcs l!ts. p. l J H- l '20, H. ()O.
l l 7' li. fi8. 8 P. ('o( ·gm .'.\"". IJC'l!' 7H, l Hr),·l, p. I - t !J.
a (J. V.\LLET-F. \YILL.\HO, Jléuara !Jybloea Il. f_,11 Cl;· i) I>. JH·un. E/esperia, :2, 1n:r-1, p, ;>:li, ulJ t:{:1, lig»
ru111ir11u' arr·halr/W', P:11·if-I I HlH. pl. 2 f '.-l: l\t!kalos. X-Xl. :it-:l'l.
l!JGHi:ì, pi. LXXVII. I. 10 Jll;uara ll11tJfaea II, pl. 182. l ù (•t '21-1: /{/ikalos
1 P. f)E\'.\:\JBEZ-F. \'JLL,\IU>. J/011. J>iol, fl-2. l97H, p. X-Xl, lHH4-0:i, t>l. LXX\'ll,
:rn. tig. 11.
LA POLYCHRO:\TE DC Vlle

fragments d'un cratère où combat un héros (PI. IL 2) 11 • Ce typo do peinturc n'm;t


d'aillours ims, cn Nicile, une particularité mégariennc, puisqn'on le retrouvo, entre
autrcs, sous nne forme un peu différcnto, à Nyrao11sp 12 .
En revanche cc type do pcinturc, cotte techniquo dc la« gouachc »totale ne smn-
blc pas jusqu'à pròscnt ètre attesté dans ks Ilcs dc Jm; peintrcs de vases darl8
les Cycladcs aw;si bien qu'en Gn'ce dc l'Est ne rcjcttont 1ms volontiers, on le sait, le
décor acecssoirc. Dans ces tablea11x clrnrgéi-; d'orncrnonh; la techniquc dc ln <( gouachc »
ne s'òtend qu'à une partìe dcs figures: à c6té du dcssin au trait suhsistent dc largm;
élémcnts eu silhouttc sornbre. On pcut suivrc cc type do peinturc à travern tonte la
secornlo moitié du vn" sièclc et jusqu'au début du \'( siècle, wr des fragmcnts
trouvés à Cavalla 13 età Tlmsos 14 , sur le plat d'Euphorbos, du British :\[useurn, tro11vé
à Hhodes 15 et, ph1s tani Pncore, sur q11clq11es pièces cxccptimmelles de la fabrique de
Chios, te! le frngmcnt trouvé sur l'Acropolc d'Athènes 16 .
Dans tous !es ca.9, il s'agit bien cncorc <l'une récllc polychromie, mais d\mc poly-
chromie plus ou rnoins poussée, <l'une polychrornic en quelque sorte relativo qui con-
siste dans le contraste, à l'intériour des figures, cntre la couleur som bre dc la peintu re,
le ton brnn elair de la « gouache » et la teinte ivoirc do l'cngohe.

Troisièrne phase : la polychromie cornplète.

Ce n'est quc dans dc rarcs cas que ron peut parler d'une polychromic au plein
sei1R d11 tenne, c'eRt-à-diro d'une technique qui aHsocie à la (( gouaehe )) des coulcurs
variécs et viveH, cornrne le blcu, le rouge ou le jaurw et bion cntnndu aUHHi, mais dans
une rnesure lirnitéP, le noi1-. Quelques fragrncnts dc J\Iégara. fournissont peut-ètre !es
mcìlle1irs cxemples de ccttn polychrnrnie, qui intéresHc ausf'i bicn los scènes figurécs 17
que la décoration acceRsoire elle-mèrnc (PI. li, :)) 18 ; mais on la retrouvc égalemont sur
d'autres sitos d'Occidcnt, cornrne :l\Jétaponte rn: elle figure enfin à Athènes, mais comme
une sorte de variante coloréc du « Hlack and \\'hite » 20 : cn effot les coukurs, d'ailleurs
très fragilcs, utilisées par leR pcintrei-; du Cérarniquo sont,, comme le bhtIH', placées
dircctmnnnt sur l'argile, cn opposition dircctc avee d'irnportants cspaees sombres,
traités cn silhouette; et le trait de contour est prcsquc toujours ahHm1t.
Cette polychromie, sous sa forme la plus complète, no scmble avoir été en trnage
quo pendant uno assoz brève périodo do tornps qui, comme à Athènes, pourrait cor-

11 Ml!lara I1111>111rn li, pL 21S,3 et 4; K6kaloR, X-Xl 15 Hnproduit var CXC'Tnph_> ('Jl ('Olllm1r.<.; d;n1s
pi. LXXYIIJ. :1, <'·d. dcK FornH'H, Orh·e .Archa1quc, PariH 1 !Hm, tig. :)8.
12 (1>es1 }l ]'nrnitiò de Paola Pelng;dti qne jc dois dl' rn I!Jid .• flg. :in. ('f. nnsHi leK frag-nwntH dP Xn.uern-
eo111wì1re ('('.S frngmentA de <'T'Htl:rei-; qui nppt1t'e111w11t tiH r·cproduìtH pnr I•:. Samos, VI, 1.
t r(\8 pT'ohnhlPrnmli ù la fahriq1w syra<'usaine: ihi se pJ. !)(), n° 78<i-7H1 et 7D7-7U8.
17
rHct(·riscnt 1mr l'ernploi d'une JH'i11t11re hln,nchtitrc ponr .Hr:qorri IJyf1foN1 II. pl. 21G: I<òkofos, X<XT, pl,
lPH ehairs JHTso11rn1gps, mi licu de la teìntc (' gona- LXXIX, o.
18 Jléoora llyhlora If, pi. 18ì et 217: J\iJkafos, X-XI

1 ('f. n. L,\Z,\HllHN, Le NlJ/011 ntlJH:Jlf do• ('irilisafio11s . .. pi. LXXIX, L


J' / / / i'lllf Conurh; d' A r<'11r'oloait ClossÙ/IH', P.triH I H6'.), llJ r·1;rru11iq1U'S dc fa Orh·r df' f'/<,'sf d fcur diff11sion
p. 2HH. JlL ;-):{. :? <'t Sarnos, VI, 1, en Of'drlrnl (ColloqllP de :\apkK. 1H7<i), Pnris 1H78, pL
lll7:l. pL I O:l, n" ('Vll, fìg. :).
H ('f. J-1:. \Y.\LTEH-K.\HYIJI. Sumo,r.;, Yl. 1, pl. 10:). 11° 20 ('f. K. K1'·rn.EH. Altatfist'/1c Jfalcrti. Tlihi11gcn 1!);-)0.

850 et pl. 1 O·L 11° 870. pl. .):{-5;), p. et Hnrtout l{fT01Jlr'ikm:;, YT, 2, Berlin
1H70, pl. :l8-f>:l.
F. VILLARll

respornlre au milieu et aux premières années du troisièrne quart du v11" siècle. Son
extellsion géographique paraìt assez lirnitée, mèrne si !'on tient compte du caraetère
très lacunaire et fragmentaire dcs documents (la peinture, peu cuit-e, tenda11t à s ·effa-
cer). En fait, le type le plus fréquent dc polychromie, vers (i40 ou cfans !es années qui
Huivent est celui qui. sous diverses formes, associe la polychromie à la technique des
figures noires.

(Jnatrième pluwe : polyehrom·ie et figures nm.res.

L11 présence d'éléments trnités en figures noires ou dans une teelmiquc apparen-
th• correspond probablement, dans la cénunique polychrome insulaire de la fin du
n1" siècle, à une infiuence venue de Corinthe: elle apparalt assez netternent, aw;si
bien sur le plat d·Euphorbos que nous avons déjà évoqué 21 que sur certains vases
« méliens » 22 . :\lais, plus aneiennement, une inflnerief· diffuse de la céramique proto-
corinthienne était déjà sensiblc sm certaines pièces cycladiqu<'s: il en est ainsi, croyons-
nous, pour le plat fragnieutaire cle Thasos, encadré d'une chasse au lièvre 2 a De mòrne,
un certain nombre de vases proto11ttiq11es de stylc moyen, surtout ks plus récents
(rentre cux, utilisent parfois l"incision pour des détails accessoires des scènes fìgu-
rées
Entre ternps, peu a.près le milieu du n ( siècle sans doute, apparnìt à Corinthe
une teclmique polychrnme qui est en liaison étroite avec la teehnique des figurcs noi-
rPs. Il s·agit moins, on le sait, dans le cas de l'olpé Chigi 2·' et des petits vascs de l'ate-
lier du « Peintre de Jfacmillan ;> qui lui sont apparentés, d'une véritahle h•chnique
polychronw que d·unc extonsion, par le rnoyen de coulettrs plus variées (le jaune, le
hnm clair), de la dichromie inhérente à la technique des figm·es noires; mais tout.es
ces couleurs sont, cornrne le rouge et le hlanc, placées sur la peinture et associées à un
dessin incisé d'une extròmc précision. On est donc loin, on le voit, (rune vérita.ble
peinturP polychrorne ou mèrnc d'un dessin coloré. Tout laisse à penser que cette poly-
chrnmie du protocorinthien forni n·est. que l"application, en quelque sori.e, à un style
à tìgtll'PS noires bien établi, d'un goùt alors très universel pour la diversité dm; cot1-
leurs.
revanche. si la polyehromie protocorinthienue résulte très prolH1bloment
<rinfiucnces extérieures - insulaires ou continentales - elle a tout aussitòt et à son
tour influencé !es séries polychromes déjà existanteH. Le ca.s de :\Iégara Hyblaea c,;t,
à cet égard, exernplaire: dans la phase la plus récente de la série polyehronl('. vers !es
a.nnées (i40-G25 environ, la t.echnique des figures noires coexiste avcc 111 polychromie
traditionnelle; elle se présente> d'abord comme une eombinaison assez òquilibrée de la
« gouaclw ;) polychrome, du dcssin itu trait et de la figme noi re, elle aussi largement.

1 Un'N' archahnu>, fig. :JO: rf. h• rnotif utilisé con11nP :.\Jus(•e :'\utional d'.\tlu.':tH·s (('f. Jfer /•,'(Jle, Orà't' des llfs
fpiHi·me de houcll('J': un aigh· Yol<tnt trait{• en tìgurf·S p. 1:20-l'll, u 0 Gl Pt Urh·e ardu1iq111'. flg. -10, <'Il <·ouleuf');
uoircs, HYPC de.s iuciHio11H, et {'lllourò de roHl'tl<·:_..; dt• la qnh.;tiou rcHte diseut(•('.
points. 2a \\'AL'I'EH-K.\HYPI. Sumo:-;, VI, J, vl. l(H, 11° 8()9.
22 ('(·::-> pil·cei'l, eucore in0dites. s<:ront prochnincrne1d 2 -1 Cf. par cxeruple K. Kl'BLI·:R, ..:.Jllalfische Jfalerei.
étudiéhl par .:\IllJ(_• Ph. Zaplliropoulou, dans Ha 8ll[' pl. ;)n, 60, 6"1 (•t 67.
la cératni<1 ne 11 méli(·t11w ». Faut-H a ussi I'Pt rouYer ct:ttt· 23 J{(•p1·oduct ion ('li eouleur· danH (Jn\ce Hg.
influe1H"e dP la fìgu1·t· noire stH' le d'!léradt\s, uu
LA l'OLYCHROi\11<: Dl' Vile SllkLE

colorée: il Pn m;t. ainsi par cxmnplP pou1· le groupe (J'oìseaux qui était piacé sous ransc
d'un grami crntère mégarien (PI. ll, 2) zr;.
Puis s'opèrc une vérìtable syrnbiose entre ces divers élérnents: ce phénom(•1w
est tn'-s sensihlc, on partic:ulicr, snr les fragments d'une o:moc:hoé à scènc de chars, où
Ics élémcnts protocorinthiens sont d 'ailleurs lo in d ·ètrc a bsents (PI. 11, 4) 27 • ::\lais les par-
ti es à figures noires tendent à prendre toujouni phrn (firnportanc:c aux dépens de h1
polychromie, qui n'est plus dès lors représcntée que par le dessin des parties nucs du
corps, traitées en «gouache » (Pl. l, 2) 28 . Cotte régression annonc:e la fin d'une technique
qui, cn Occident com me à Corinthe. V<1 se dissoudre cornplètement da11,r,; ePlle des
figures noires, non sans avoir produit auparavant de petits chefa-<fmuvre, tout pleins
d'origina lité.
La. grande peint11re grecque, dont les métope8 de ThcrmoR, en Etolie, au dernier
quart d u v n" 8iècle, sont les premicrs témoignages, prPrnlrn le relaiH d \nw ·
que polychrome ljllÌ, sclon nous, est d'origine purernent eéramique 29 .
Quoi qu'jj en SOÌt, i) n'était peut-ètre pas inutile dP SOU]Ìgner J'originaJité d'un
phénornène qui, cn plcine phase grccquc orientalisante. térnoigne de liens étroitH et
d'une évolntion 1mrallèle et, pourrait-on dire, eornm llllE' entre di vers a telìcrs, insulai ·
rPA, contincntaux et occidenta,Hx: saine réaction des rnPilleurs peintrcs de vasPs contre
la subrnersion de l'esprit « orientaliHant », désir croissant de transerire et d'illustn•r
1m thèmc précis, vi8ion pieturale enfin, et non pllls simplernent décorntive, d. un es pace
à dei1x dirnensions, ccs tendanees sont trnp précise8 et trop cohércntes, au sein d'ate·
licrs caractéris('s par J'imagination eréatrice la plus vive, pour qu'el!Ps soiellt né<>s et
se soient développées en mème ternps et par lu1sard.
D'autant plus que le temps de la floraison tìtt conrt. Ni l'on ne tient pas compte
des prolongements purernent insulairPs de la teehniquc polychronw, celle-ci, dans son
extension géogmphique la plm; large, ne s'est guère manifestée que pendant une qua-
rnntainc d'années, entre ()70 et ();rn environ. Ce qui nous conduit, pour terminer, à
évoquer deux problèrnes: hm, certos depuis longtemps 1ésolu, mais qui tnrnve dans
l'étude du « phénomène polyehrome » uno eonfirmation éclatante: c'ost la situation
chronologique de l'olpé Chigi et du groupo « J\'Iacmillan » dans son ensernble. L'autre,
qui reste ouvert: comrnent parler d'infiupnces réc:iproques quand !es produits iw cir-
culent guèrn, com me e'est le cns en général pour les vases pol)«;hromes? Com men t
surtout ont voyagé et ont pu se propager des techniques 11uHsi partieulières ! La seule
hypothèse que !'on puisse pour lt> rnornent suggérer est celle de l'érnigra.tion d'artisanH,
()lJ partieulier des Tles vers roeeìdent; mais tant que nous ignorerons tout des causos

t>t des modalit.és d<:> oes éventucls transforts la prudencc> la plus grande
Ce qui nous semble au eontraire indéni11ble, quelle que soit, l'interpréta.tion qu'il
faille lui donner, c'est l'existence d'une véritahle petite communauté culturelle ent,n;
les mcilleurs peintros de vases qui ont exercé leur activité autour du milieu du vJ(
siècle, dans toutos !es régions du monde grec,

:rn Jléuara llyl>ltu;a ll, pi. IKi. 4 (J(6kalo,o:,. X-XI, pi. de roHett.ns de de typc 1n·otoeorint-hic1L
LXXVIII, h). '"KiJkulos, X·XI, pi. LXXX, 1ìg. 7; il est reprod11it
z; ,lfr'r1arr1 llylJfaf'o II, pl. JHO et 218 (/\(Jkolos, X-XI. t:n couleur darn.; Ori'r·c arclu(ir11u', flg.
pl. LXXX. fig. (;).On noteJ'a. m1 pnrti<·ulicr la prò- KdkaloH, p. 607-HOH.

IO
F. VILLARD [(iJ

fIEPIAH'PH

H ITOJ\ YXPnMH KEPAMIKH TOY 7ou AI. I:THN EJ\J\AL'.A, LTHN NOTIA IT AJ\IA KAI LTHN LIKEJ\IA
KAI H GELH THL EE EXELH ME THN nPnTOKOPINGIAKH KEPAMIKH.

·o 0uyypmpE6ç napm:ripEì rr&ç 6 owµ6ç µEta1;6 wii ounKoii àrrotKtaKoii K60µou Kai Tfjç rraTpioac; yi-
VETat àvnìcl]rrT6ç CTT6 rri:oio Tfjç KEpaµtKfjç wù Sou Kai 7ou 11.X. aì., Kupicoc; CTTiç CTEtpl:ç 1106 Sa ou-
vaT6 va òvoµa08oiiv «rroÀ6xpcoµEç>>, <JTiç 6noìEç rrapaTripoiivtat CTTEvi:ç Kai ÈVTEÀmc; 0iyoupEç o{ àvaÀo-
yiEç µEta1;6 TÒlV npo16VTCOV TÒlV vi]0cov, Tfjç EÀÀT]VtKfjç i]rrEipou Kai TÒlV àITotKtÒlv Tfjç N6naç 'haÀiaç Kai
Tfjç LlKEÀiaç.
Ilp6KEtTat yta µta n:xvtKi], rro6 àpxiçi;1 CTT6 i5E6TEpo TÉtaprn mii 7ou aicilva 0Tiç KnKÀaoi;ç rni àva-
rrT600ETm napaÀÀT]Àa 0Ta vrima mii Alyaiou, <JTijv i]rrEtpconKi] 'EÀÀaoa Kai 0Ti] tl6011, orrou ÈKrrpo0co-
rrEitat 8auµama <JTa i:pya0Ti]pta TÒlV Mi;yapcov
ì:' ai'ni] Tf]v TEXVtKf] OtaKpivonm 4 <paCTEtç àn6 T6v ypa<povw.
ì:t µia npwrry ipam7 (µEptKf] «rroÀuXPcoµiai>: rriv. I) àKoÀou8Ei µia OEUTEPTJ (ÒÀtKi] «110Àuxpcoµim>: rriv.
II) Kai µia TpiTT] (nÀi]pric; «TIOÀuxpcoµia>>: niv. II), àrr6 Tic; 61toÌEç f] TEÀimtaia <paiVE1:Ul va rri:ptopiçi:tat
cn6 µ106 Kai <JTiç np&n;ç OEKaE-ciEç TOÙ Tpiwu TETapwu wù 7ou alcilva. Mia draprry <paary (rroA.uxpcoµia
Kai µEÀav6µop<poç pu8µ6ç: rriv. II,2,4) tµ<pcviçi:rnt èmò T6 640 fj Àiyo µi:Ta, Ka8cùç Kai CTTotxda µi:A.av6-
µop<pou pu8µoù, rrou napoumaçovrm 0Ti]v rroA.uxpcoµri npaµtKi] KaTco àrr6 Koptv8taKi] tmppoi]. AùTi] Ti
<pacrri, TOCTO CTTf] tlucrri, OCTO Kai CTTf]V K6ptv8o Kataì,f]yEt va xaOd µfoa CTTOV µEÀav6µop<po pu8µ6.
ì:T6 TEÀEUTUÌO rl:wpw wù 7ou a1. ii µi:yaA.11 ÉÀÀT]VtKTJ çcoypaqnKit rraipvi:t /,om6v r6 relais àn6 µt'.1 rro-
A.uxpcoµri TEXVtKf], KUTU TOV ypa<pOVTU, Karnycoyfjc; Ka8apa àn6 Tf]V KEpaµtK11.
'Q cruyypn<pfoç 6rroyypnµiçi:t TfJV rrponornrrin {;v6ç <pmvoµÉVOU, 1106 µnpTUpd CTTEVouç OEGµouç Ka[
nupaUriA.ri i:l;tA.tl;ri àvaµwu. crta 6t<i<;iope ,;pyacnilPm, r&v vrim&v, Tfjç i]m:ipou Kai Tfjç Micrric;·
µta àniopa011 aòri1 TWV KUÌcUTEpCOV àyyuoypù<pcov (1100 EXOUV ÙVTiÌcl]'i/11 çcoypa<ptKf] TOÙ zcilpou CTÉ
060 ota<JTam:tç) dvti8i:rn rrp6ç Kuµa mii àvawì,isovwc; pu8µoii.
'H rrapaycoyf] Tfjç rroA.6xpcoµric; n:xvtKfjç wnoOEn:ì<:m µi:rn/;6 Toii 670 Kni toù 630 1rni
Tf]v xpovoÀoytKf] wrro8ÉT1ìGTJ rfìc; oivox611ç Chigi Kai <:ile; 6µaoac; «Mac Millan».
"AUcocrTE, Ka8wc; Té! 110A.6zprnµa àyyEia Otv KUKÀoqiopoùcrriv, T6 m8uv6n:po i:Ivm ·-èiv Kai µÉ µi:ptKÉç
i:m<puÀal;i:tç- rrùic; µovaxa 11 µi:rnvacrTw011 nòv n:zviTcov, d8tKa àrr6 Ta vrima np6ç rf]v liùcr11, Sa
ouvaT6 và orocrEt µia 1Knvo;wtl]nKf] àrràVTT]CTT] <JTiç rcapaqp11µtw;ç àµotflaieç i':mopàcruc;. 'QcrT6ao µ110-
poùµi: va CTUµTIEpÙVOUµE OTt y6pco CTTÙ µfoa TOÙ 7ou a!. otaµop<pÙlfll]KE µta ÙÀT]8tvf] µtKpf] µop<pWTtKfj
KO\Vù)Vta àvùµwa crw6ç KUÀUTEpouc; àyyi:toypù<pouc; oì,cov 'tCÒV TCEPtOX<ÙV TOÙ ÉÀÀT]VtKOÙ K6aµou.
F. VlLLARll PL. l

2
PL. II F. VILLARI>

4
A SURVEY OF POTTERY FROM CORINTH
FROM 730 TO 600 B. C.

The present articlo is designed to show the range in Corinthian pottery betwec'>n
the rniddle ofthe eighth century ami the end oftho soventh eentury B.C. as illnstra.ted
by new materiai frorn dopositR excavated in Ancient Corinth. ornphasis Ì8
hen> put on one depoRit, the fill frorn \\'plJ I fl78-4, which ÌR dated frorn the end of
the Lato GoornPtric Period into the first yearn of the Early Protoeorinthian Perìod.
The doposit ÌR extrernely rich in its variety of shapeR and painted warcs.
Tho chronology here followed is that establishod by Coldstrearn for Geometrie
and Early Protocorinthian pottory, and by P}1yne for Protocorinthìan and Corinthian,
with rofinornents by Arnyx ami Lawrence 1 . This article is not coneorned with pain-
tern ami thoir worlu;l10ps. Hatlwr it is a study of tho comrnoner painted arnl unpaint-
od household waros.
The pre-colonil':ing pottory of the poriod startìng with tho beginning of th<\ oighth
century is rnost oasily idontified in tho form and decorati on of the skyphm;, The Corin-
thìan l\liddle Oeornctrìc II skyphos ean havo a hìgh or low banded rirn with low, >vide
body glazed on the outside oxcept at the handle zono, which iR dccoratod with thrno
horizontal lines bolow a row of chevrmrn. Thc canted, horizonfal handlcR are solidly
glazed, a;; illustrated b,\' Xo. I (fig. 1,1).
Tho above scheme is userl for tho Late Geometrie kotylai, bo:-;t illustratod by tho
woll-known example frorn AetoR, no. ()()(), oxcopt that, the handlos are reserved and
dccorated with vorticai brush strokcs. Kotylai such as thoso typific\CI by tho Aetos
()(i() design aro cornmm1 in Corinth. Only one of the Corinth exarnplos, ?\o. 2, varics
frorn thc norrn, having a ;;inglo horizontal line ahovc the verticals on the docoratcd
handlo (fig. 1,2) :i. Tn tho Late Geometrie Poriod the dot and lined handle decoration
appcarn on other typec; of pots. See, for exarnple, krntor No. :i:3 and pyxides Nos. 7
(fig. 1,7), 71 and 72.
\Vithin the Lato Geometrie Poriod a new spirit boeornes ovident. New forrns and
motifa are uscd in a Late Geometrie grou p of pots found together in tho Sa.croci

1 <Jreck <icomdrfr Pvficry, Lon<lon 2 Xo. 1, C-;)0-108, with low rirn. Sec O. Bnox1•:ERf
Jf. P.\YXE, ,Yer·rocorinfhia, Oxford II. P.\YXE. lnrcsfiaaf1ons af Coriuth, l!J,JO, JlcRpcria 20, ·1nr;1,
l'ro(ocorinfhisr·he rosn111wlcrei. lkrlin JD:l:l: IJ. ,\, p. 2\J:l, pi. 8Hd. \Yi\h );o. 1 waH found .\ttic
P. LA\YHEXC'E, Corinth VJT, ii, .Arclwic C'orhdhian type skyphos with Jdgh lip; HPn Bno:-..:EER, pl. 8B(l: nlsoJ
Poff<:ry and tlw Auaploua JJ'dl, Priuceton 1H76. For ('OLl>HTHE.\::\l, OOP, pl. 18d.
otlwr runterin1 of tbis lH'riod sec \YE1XBEH:U-, Co- 3 ).;'o. 2, c:-68-l·tfl. For 1he .\etoR exa1np1o see 8.
rinfh VI r' i, 'rhe (Jcomdric and Orif'nfalizfll!f Pofferl/, ('arn- Furflwr ]'.,,':rcarofionB at Aclos, 4 8, 1
hridgc, l!J.1:;; alsn, f'. ;;;, \YEl:<BEJW, JV/wl fa Pro· TJ. 281, pl. 42,
locorinU1ian Oeomclrir: Ware?. AJA .tfi, l!J.11, ]l]l. 30-.J-L
140 C. K. WILLIA:VTS. Il

lmried in a fili behind a terraco wall 4 These are, perhaps . all the product of a single
potter. Tho skyphoi are decorateci in the hamlle zone by dotted nmning diamonds,
as on No. :1, by a row of hirds with hatchod bodies on No. 4, by the gear pattern
on No. ;), and by single water birds fianking a meandcr on No. O (fig. 1,4-H). Other
motifs were used as well, such as dots, lines ancl a horizontal zigzag, ali to be fonnd
on skyphoid pyxis No.7 (fig. 1,7). Thc bodies now ar0 horizontally lined, as illustrntcd
by No. G, or lined except for a solidly glazed zone around the foot, as on Nos.
through 5. The handles in ali ca.ses are reserved 11nd decomt.ed by two lines separat("d
by a row of dots. This group of pots is not reprcscntative of the cornrnon Corinthia.n
Late Geometrie stylc as found at Corinth, perhaps bccause of the present laek of depo-
sits from this period, or, more likely, because this short-livcd pbenomcnon gives way
to u simpler, more effcetive multiple brush technique that is used in the Early Proto-
corinthian Period.
In thc Late Geometrie Period, hut stili pre-eolony, a second techniquo is deve-
lo1wd: whito deeoration on a glazed ground. ft is simpler decorating eups anrl la.rgP
poh; with white lines than paìnting parnllol lines on a res(wvcd ground with a multiple
brush. The addcd white teehniqu<' is found on pots frorn a Late Geometrie bothro;;
in tlw tNrnco that overlooks the Naered Spring 5. This bothros, Pit I \J70- I, contained
glazed kotylai in tlwir sqrrnt, wide Lato Geometrie form. One, Xo. 8, displays added
white deeoration (fig. 1,8). \Vith it was found a large eontemporary oinoehoe of the
stylc, No. n (fig. I ,!I).
The next deposit in tho series, \Veli I !J78-4, is from the southeast corner of the
forum, overbuilt by the Roman Southeast Building. It rangc•s in date from about
740 to a littfo lator than 7:W B.C. 6 • Tbc contents are both Late Geometl'ic arnl
Protocorinthian. The shaft of the well was never completed aml, apparcntly, never
reached wator !twel. In fact thc bottom of the shaft stili prescrves the tool marks
from the origina! digging. The fili thrown down thc unfinishcd shaft was gathcreil up
from some close-by inhabitation ancl dumpcd at eme time. Al! to the pottery uppear·s
to havo been eontemporaneous in use, except for a very fow sherds of earlier date,
such as a 1\Lycenaoan kylix foot, apparently sernpcd up during the filling operation.
The life-span of the majority of the pots should not be eousiderod to have been more
than twenty years at a maximum.
The rnost popular shapc in the woll is the kotyle, of whieh at least 5G cxamples
are represonted. Decorntion divides thorn into two groups: the linear style exeeuted
on a r<>served grnund and tlrn white deeoration over a rnonochrome glaze.
Tlw first category, the linear kotyle, maintains its glazed lower body, but the
glazed zone ean be broken by one or two reserved lincs, as on Nos. I O (fig. I, I O), 12
(fig. 2,12) and rn-18 (fig. 2,Hi-18), or as in the single case of No. 11 (fig. 1,11),
wherP two lines are added in white over the glazed zone. Once evolutiou takes the
kotyle into the Early Protocorinthian Period, the glazed body zone ean be reduced

J(. \\'1LLL\.'\·IR. lC (ioriaiht 1970: Fonnn Area. 6 Excavation within the Hoinan Bnilding
.fiesperia XL. I H7 I, nos. was supcrviscd by ,\[r. '.\fichael Katzev; I tl"mk hitu
C. K. "'1LL1A'1>!, H. llcspNù1 -IO, 1971, fig. 2, p. warrnly for his carpful supervision of t.he area and the
4. PH 1nark<•d hotlu·oH <·tu·ly -fl, welL
1 Puts of pit not pnhlishNL
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142 <'. K. W!LLIA!\!S, Il l4]

to wide band,; by the proliforntion of reserved lines within the area, m; in No. 2:l
(fig. 2,2:3). Rays are not trned on the body of the kotylai, howevm, unti! the
Protocorinthian Pcl'iod, although one prngressi vo pottur tries a variatiou of the rayed
base on a dosecl shape from the we!L So. 2r; (tig. 2,21>). Tbe fragment probably is
from nn aryballos, the petaled base zone being similar to the shonlder dc'coration of
an aryballos from Eleusis and thosp from the cemetery at Fusco, Nieily 7 .
The uppor body of the linear kotyle is horizontally lineR, with freer deeoration
placed within the rnson·od handle zone. Kotylai Nos. [() and 11 havo lwrons S(lpa-
mted b)· \V<W,\' lineH as decorntion in this posi ti on (fig. I, IO- I I). The hemrrn of No.
IO have hatched bodies; thcme of Xo. 11 are solid bodied. In the overnll range of this
well one ean Hee the Late Oeornetric-Early Protocorinthian devaluation of tlw heron
from the big hreasted Ocometric bied to soldier biniH and ultimately to wire birds.
All of the Late Geometrie linear kotylai havo handlPs dccorntcd with a row of
dots between lines, illustrated by Xos. IO, l I arnl Ui (tigs. l.2). TlwRe follow the tra-
dition ust'd on the ea.rlier Rkyphoi. Kotyle X o. 18, here dated to t he Proto-
corinthian pPriod by its miserable tiock of birds in the hanclle zone, Hhows the hPginn
ing of the simplifìcation of tht' dotted handle deeorntion by llRP of dots without frnm
ing lirwH (tig. 2, 18). Xnmerous kotylai frorn this wcll fall into thiR later Htage of deeo·
rntion. A sample of thiH t.ype of handle is preReated in Xos. 18 through 22. Note,
however, that thc lateHt Late (Jeometric kot.yle, having both dots (tlld linPs on itH
lmndles, is alnwst indistinguishable in tlw Himpe of ifa frorn those kotyhi from
tbc well which us<" unframed dots on their handleR. All of this ÌH yt>t another indication
that tho potte1·y from the well does not repreHcnt a long time-HJmn.
The moRt evolved linoar kotyle of tho group ÌR No. :!:l, lun·ing itH liandle zone
dP<'.ornte with a wavy snake, the back of which is decorat('d with inciHion (fìg. 2) "·
A frngrnent of a second kotyif' with \nwy snake, No. 2-i, was also fotmd in th<· wcll
(tig. 2). Tlw llH<' of inciHion for d<'corative purposcs, rnther than added whitc, ts a
ut>w technique, here beiug used for close to the first tirne.
'l'ho Recond type of kotyle, its body solidly glazed, ÌH represented by two low,
fiaring hodied Late Geometrie examplPH, l\oH. 2ti and 27 (fig. 2). Their lipH are re-
served; added white decoration is eentered on the body lictween handkH n Iu '.\o.
2(i a row of X·,, iH used: in No. 27 decoration iR a. pair of two eom:entric cirdeH. All
kotyl11i of thiH glazed group bave glazed handle;.;, resffved only on their inside. Kotyle
No. shmrn the Latt> Geometrie hourglass motif betwccn handleH, frarned aml in-
tersected by a.dded white lines (tig. ThiR rnotif conti1rnes in use into the Enrly
Protocorinthian Period, executed by resP1Yittg, as in No. 2!l, 01· painfrd variously
in addPd whitP outline, a.s illtrntraJed in Nos. :w and :li (tig. :n.
7 I\.. l" . .JolL\'.'\;·..a·::\", /A'S ras1·s l'a1·is tlian <'od11tli :-\o, for it hat-: a 11101·t· pointed l><id:Y
pL YJ. G. Tlw ('orillth rragment. :\o. ·2;), i;.; irnportu11l aud <:d!'t•ttdy ('<in\(':-' rays ill tlH· foot ZOlì('.
hocttns<- it !il'ipH Ue th<· 111ate1·ial fro1u \\'ell IH7S--b to li l'nyue puts tlte introd1H'tion or i11eisio11 H'IT sonn
1 lie earliest, ('01·intliian nryballni witli petal dl'('Onl'at ion 1_1ftcr t lu· lwgin11i11g of t IH' 71 li<'. B.('.: Sl'(' Xe<'to1·orinlhio.
tliat have lH•en fouud in tl1<' nf'eropolis of Ft1s('o, pp. 7-8.
('ont{J<lf'f' wiU1 O. Y.\LLET, F. \'iLLAIU>, !Jafrs de lo11da- .\ddetl whitl' d(•<·oration on tlw lJod,v lwt\Y<'f'lt hnn-
tiou dt: .llt'(/ara ll11h!m;a et de S11rw·11sc, ]?(']{, i·l, lH.-1'2". dlvH is ('ll1ployed ill .\liddll' Cì<·omctric lf: ;-;pe ('oLll-
pp. Hg. :! p. uryhallns of Hg'. r> oli STHl,:A:\f, (,'(;/), pl. lt'\f, ('01·intldun skyphns from Ther-n,
p. :\otf· that nryballos of tlg. () on p. is latf'r
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144 IZ, ll

The (l\'(J[t1 ti on of tho ho11rgla,:,;c; moti f got>H hand 111 hand with tlw t•volution of
the body prnfilc. Compa1·e kotylc :\o. 28 with 2!l 3) f'or an ilhrntration of tlio
tendency toward height that dn·elopc; bdm•en tlw Lato Geonwtric and t.lw J1:arly
Protocorinthian PeriodH.
Tlw d<>sign of rec;ervt>d hourglac;c; and frnming whitc li1ws is wwd on gla,,,od krator
Xo. a2 from \\'ell IH78·4 (tig. :n.
Tlw dt>sigu reproduces exaetly that found on Latt>
Geomdric kotylc :\o. 28 (fig. :l). The hod.\ wall of tlw kratcr curves in tlw Cconwtric
tradil!ion to present a solid, ovoid profìle. lt has, lw\rever, Plìminated tlw Ueonietric
stìrrup handle shapt> for the horizontal handle. a. form that beeomcs inmeac;ing popu·
lar in Uw J1:arly Protocorinthian Period 10 :\o. il:l, a fragnwnt of a krafrr frnrn the
well uses the L<tle (foonH'trie stirrnp (fig. :l). Thhi il' dt><·o1·at<'d in t.he linear
stylc and ('arrie,.; on itc; lrnndle the Lat<' (kornetric motif of doti' bet.\\'<'t'll litH'I'. For
an idea of t,h(· !'volut iou of thc c;/rnrw of krater body from Late Geornetric to thc end
of the i'l'otocorinthia.11 l'<'!'iod. <'ompare :\o. with the lak I•:arl.\· Protoco
rinthian ('X1unpl<'. :\o. '.)+ (fìg. :n
This latcr pot trne,.; 1t voeahulary of waves and slant·
ed whilc tlw bod.\· li1rn hecomc l'traiµ:hter and talkr by prnportions, a tc·ndeney
that. hac; 1.drPady lH'on nofrd ahottt tlie evolution of the kotyJe 11
Ouly hvo l'kyphoì were recovon'd frorn tlw well. :\o. :5.ì is Early Protocoriuthian,
hut it" handks are stili cantcd (fig. ·i). Its n•spn·<·d rim is decorated by two horizontal
li1ws. lts rnonoehromc body iH brnken by a c;ingle line in added 1rliite: the lrnndlec;
are sol id black. This type of skyphol' iH mad(' in ( 'orillth juc;t after thc
tion of the Thapc;os dnss. Ont' Thapc;os skyphoc;. Xo. ;{(i. wa,; found in tfw well (fig. 4).
\rith this ,;inglc sherd l'ÌH<'s thc question of wliether or HOt the type il' in the trndition
of t he Lai(' Oeo111ctrÌ<'· lfarly Pmtowrint hian. potkrs of ('ori ntli 1z. The Tlw fJl'Os c!ttHH,
of the monwnt. is neithN c:omrnoa at ('orinth nor doc'S it secm to lit comfortably into
the e<<rnmie s(dc• tha.t is l'uggested by the rnajority of tinds of thi" pNiod at Corinth.
Orw ean ma.intnin, liowevt>t'. tlwt tlw ThapHm clal's is tlie product of an aH yd littln
lmown 1\·orlrnlwp of Col'i11t.h that wa" not locally popular.
Thn kyatl10i of tlu• 1n1ll are roprt•Hented by four ('Xarnples. Tlw lwst prl'servod,
:\o. :l7, i" orn• stop rnore adnrnend than its Lli<' Ueonwtric lirotlwr in tho Benaki :\lu·
S('t!lll (fìg. +) rn Tlw Corinth ex:trnple liac; doth•d lrnndl(·s 1rithot1t frarning Jines awl

with solid bodied lwronH. 1\ St'(:ond. :\o. :!8. of which onl;: th(' handlt' is pl"esnrcd,
sb01rn thc same 1kcoration but a zone of ,.;trniglit lirn·s on orn· ,;ìdP and
sìgnrnl' on tlw other (tìg . .:f.). Anothcr. l\o. :rn. uses the zigr.ag juc;t lwlO\r the lip (tig.

10 ohM<'r\'t"d hy { 'oldst t'eaUL UUJ>. p, 1 n;\, Lit!c 1,-), 1 l).! l. p;ig·, t ;:. g'!'O\I p WiL"- llU IJl('d lJy (;. \'A LLVT
Tl1t•
(\('Ol!ldric pollc1·s ttst• tlte ,sj irrap lniud!t· hahilrndly; nnd l". 7LI11:>:2, pp. :cn. :qo IL .J.
/J('lf
l•:;11·ly Pt·ofo('OJ'Ìttlliia!l pottt·t·s r1·g-11h11·!.v 11.-.:t' !lit' :-:lrnp 111<111 ,...;ug-g1·;..;t;..; tlwt tli(· dns:-: wn:-; \Iegnr·inu in
lt:111dk on k1·n!(·1·:--, T!Jù-; b trne, lrnt tli(· litH' <·nu11ot (/1w11w11 ('LII, pag. t\Hi. Foe t!ll' eonsid1·rn1ion
))(' d1·nwn l;<'{\\'('('ll pt·!'iods, .\ t,\fl(' of that it i:-: ('oriHtltiau. ::>C{' (;r;t>, pp. 10'2:-
i:-< n:.;ed a:-: l;t!P ns tl1t: J•:nrty Co!'iuthin11 l't·1·iod: ;.;.(•1' {'. lul. 'l\·stR by \\TI'(' i11eo11clu:-;h·c, .J. Ho_\HO··
'\L\'.\, f". (1/uy .lwt/J!;-;ts 11f .ltl'liui<' C:nth
Tlu' ('t111tftry, l)rin<·1·ton !UfiL p. :{·21. pl. l'ufhl'!i. IJA"i',J ns, tuì:L pp, I lìB. ,\!on· f'('('t•Jlt tt·si'.4
no. X-l'.\G. ;--:1q.fg-<"'-'t it to lw nf Codll1lii;111 Hl<tJ!ltfadl!n'. _\. <;HHl\-
'.\'l;-<,, :'Il. \'_\SlL\l\:l·(;HL\L\'.'\l, ,..:., •
HJ;--; nìld >: Slf'lc. v11ln11H' in .l/('f)lOì'!/
[{U/.. \:\_\-Kot'Hn!',
o( Sikr)luo,,;; Kunlo!co11, _\tl1c11:-;: pp, :HS<t20.
u For 1.!it' Bc·nnkl ky<dlios no. 'l:H, K('« Cou)STHEA'\t,
lr'f/ /', pl. I !IL
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Fw. :;
J.±() C. K. WILLLDIS, Il I SJ

A fragment frorn the stornge pottery, :\o. -W. is more clm:ely 1·elated to :\o. :n.
but slightl.\· mon' in tlw style of its J,inl (fig . ..J). Xmw of tlw kyatl10i ar<'
decorated by \Vhitt> on glaze. In fact this shape appean; to lw dP(·orntnl onh· m thC'
linear Htyle.
At least I !l oinochoi oxist from this debris, eithn largoly whole or in fragnwnts,
executed either in linear or uddf'd \\'hite style. OnP {'Xamplo. :\o . ..Jl, with a 8Pcond
in storage, is preservPd only in it;.; upper portion, in stylc and decorateti witlt a
multiple lmrnh (fig. 4). One of the glazed variety, :\o. is decmafrd with two neck
bauds of multiple sigmas betweeu white horizontal lines (lìg. +). A Hrnalkr, simpkr
tn•foil oinochoi, ::\o. 4:1, has a single neck band and rcsetTed ha ndle decora ted wi t h
li1w:.; and frnming bands (tig. +). :\o. ++ is slighily mon• attenuated in :.;hapc with a
higlwr, :.;olidly glazed handle and a vertieal e,\'(' on each :.;idc of tlie tr<'foil rirn. Th<'
body is solidly glazed with itdded whitt> linc:.;.
A catcgory of small container:.;, the totally tmglai(•d, handnwde arylwllo:.;, its
8111'f'ac{1 citlwr hurnished or polished, i:.; repre8ented in tiight such pots from thi:.; wclL
along \\'ith at least une example of tlw trefoil, small pitchN in tlw :.;anw fahrie. This
ustmlly ìs called Argive monocbrnrnc. Tlw example:.; from thi:.; well, hO\niver, cer-
tainly were manufacturcd locali.\» .:\ot only does thc fabric han1 a long lii:.;tory at
C'orin t h, with prototypes fournl in grnves of t lw Protogcmm•t rie Peri od 11 • hut thc
well in whieh these fragrnents werc found had only thn•(• import:.;, ill<:ludìng arnphorn
ueclrn Xo. li2 1" m1d Xo. ();{ (fig. li). littfo of such materiai :.;uggests that i111portant
of cernmies to C'orinth at this timP was not a comnwn prncticP.

I t 'l'lu· tcrl!I " _\l'gi Vi.' HIOIJOl'hl'Olllt' ) it-:: llSt'd ('()Jlìll!OlllY 11<'8/H'l'iu l H7:L p. pi. '.2, 110. {).
l>.V i'"\l'liolnrs wlw n'l'Og1iizt· tl1ul. wldle using tlie tenn. F'or Ji:ar·l.\' (it·o11wtl'i(', \\'E!\'.BEIW, ('uri11lh VII.
ouly a POl'tìon or tlH' pots of tldt; da:->s Hl'l' nn111ufadt1red p, IS, pi. IO, uo. !Hi. Tlii;-;. is tltt- t><ldit'.--!\ 1H11·ni:-;hcd
i11 tliP .\q.;olid. l'. ('ourlii11, ili f,rt uh)Jt1drir1w !'X<llìlplc.
de l'H!'[S I !ì(iti, pp, CL pi. nn, statPS tlta1 i<'tH' LntP U\'(111H·t1·k. \\'1<:1\'.HElW, ('orini/i \'lf, !,
, l'aryba.lh· 11on-to11111·(• eKt HIH' ({(-s for111es ks plus Jl. :->l. pi.l-L nos. !ll·Hi: ;1\.--;o Yol·:..:u. ('nri11fh XlIL
lJ<tJtd ll('S {'1 le:-; plHH l'Ut·nd(·f'irit iq uPs dt' l '.\rgolidc. n Il p, 27, pl. g'l'n\'t' 1 :{-{), ;11! oi11ocl1ui, ,, witl10Ht
point qtt'oH n. soU\"CHt qualitl(• d'" argieus' C{'H petits dotthl ('oriutliian ').
\'<tl-\CE-> 1 ;llors <p!l' lcu1· ceutn· de falnicatiou sottn·nt :\liddle l)t'Ot(i('Ol'illtltiall tr\'l'oil oì11od1oi of .\rgin·
hi1•n (•Joign(· (k l'.\1·golide ·1. TliL" ::-;tntct11fll.t h H11ppor- rnouoclu·n11tt' in .\ttie graYer>, f(Jll!ld 1llo11g \\"itlt I)roto-
i(1d by tllc t·ond11sion ùf Yo11llg in (lorinlh XIII, p. -1'.L ('Ol'i1ttlliall potf('!')-', probnhly nn· of ('ol'i1itldn11 11wnu-
Tl!r• Ueonwtri(' <'xn1nph·H pttbJL-,lH•d by ('otirbin show n fa('lt1t·<'. H. :-'. Yot';\(;, U1·utr's lro111 //11, J>/l(f/ero11 (1eu1e-
day g'Pl!{'I'illly ('()(IJ'S('f' tli<in lltnt or thP Coriuthian lf'ry. -1G, IDV2, pp. :·>7, grH\'(' Il ll(J, I, grn\'(•
(·xnwpks, n11d appa1Ttitly Hl'(' \Vithout P<lt'l'illg or bui· 27 no. ;), g'J'a\'c -17 no. '2. Fo!' ('ori11th, St'(' \'1J1·:...;u,
11ìs!ting. 11:.'l'.lL BILL\'..'\, in Thc _Afheuia11 .-loura, VUL ('ori11th XIII. pp, ,-1x-:rn, tiL l:{, g'I'<\\'(' HO !IO. I. Tlw
Late Ocon1e/rf(' allfl J>roloatffr J>oflery, 11 l'i11cdou '.\". J. ,\l'g'i\'(' llhHHldtl'Oll\(' (Jf p. pi. l:L gT;l\T X7 l\U.

l !Hi2, pp. ;-W, ! , (il. p!H. I;), l ti. 110:-;. 2:) l -2:L), :!{)8 and 2;)H. nnd of 11 fit. pi. t:{, grnn· 112 110. I n1'i' 1·01Lt1d 11HrntliPd
assuHH·s t ln1t t IH' .\ndvc rnoJ1oclJJ'onH' whid1 Hh(' pu- oi11oclloi.
h!isltPs ,, \\'HS probably prod1H•t>d in .\ttina '" p. :w. lj'or .\liddlc Lnt(· ('m·intliinu. \\'EI:...;1n:w:. ('ori11/h
Tlw day of lH'I' uo. '.Z;) i do(\-, look .\ltie: nos. 2:C) and VII, i. p. 7!1, pl. ·l::L !HlS. :1:-17. Fot' t'X<1H1pl<·S cn.
look nuwh llHih' ( 'orint hian. ho\\'('V<'I'. HOO B.('., \\'1,:1:\'BEH(ì-; ('urinl/1 \'II. i. p, 70, pi. :Vi,
B('{'<lllS<' of 1 liP lligll fr<'qneucy wit h wl1ich t \ti-.: 11w" lìtL For lfi !o{•nl tl'l'foil uinodioi iu _\rg-in· 1tio110-
llOl'lll'OllH' fahl'il' is fouttd nt ('orinth ft·om tht.• l)1·otogl'O" d1l'(HìH', al! of :\liddlt> <'ot·i11t ldn!l dnt<·. Sl'l'
llìdrit.• Pcl'iod do\VH tlitongh tlw .\rclmi(' Period, <llld i'orinllt X I 11. p. 111.
lH'CHllSt' of thP ;:--ìilllilnrity of fhis fnbrie to Otltet· ('('l'lifled ThP sltn1w set.·111;..; to lil' ;1b;_11tdo1ll'd or rcp!<1('('d lly n
('orinthinu pottt·1·y. 011t.• <·1-111 MtHt(· with a liigli d('g'l't'<' ditl'<:r·pnt f1n•11t in tlw Lntt· ('ori11thh111 Pt>1·iod. <Il k<ist
Of ('('r{ it lllll' 1 lutf t ill' .\rg'i\'p JllOllOdll'Olll(' fOlllld at ( 'ol'inlh.
1n \\'<•Il l \n'I'<' n1nde i11 ( '01·int !t. 15 1<'01· Hl! nnipliot'n «<lJT.YÌllg' sirniln1· IHTk dt'('oratioll,

For P1·otog-eo1Hd1·i<' l'X<lllllilPH frolli ('ol'ìntli, all Hll- H. ;-.:.., Yocxu. J,({/e Ueomti'tfr UroN8 1111d u 8ernifh
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hut·niHIH'd nt tllir: dntc, \\'1·:!.\'BEHU. <'ori11tft Yll, L Cnd11r11 Jl'dl i11 lhe Jles;Jt>riu. Il,
pl. 2. 110M. IG-1\S: \\'El>.'BEIW, ('ross-xedio11 of C'ori11thioJ1 IH:rn. p. :!}). tig. IH, Urnv« \'l l. T!H· lip of
.l11ti11ui/f(',-;, lft'Spcria 17. lHlS, p. 'lO(i, pi. 71 tio. lHi: ()•,! i:-. s!igl!tly dJIJ(·rvllt f1·on1 \,I ! : fof' p!'o!'ile S{'l'
C. ({. Il, ('uri11fh., /!J'/'!: '/'he Forullì ,'irf'u, l)rotonttic n111plto1·a (' I png. ix;), fig'.
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148 C. K. WILLIA\18. II !lOJ
Among tlw pots in Argive monochrome fab1fr. Xo. 4ti is includod ovt>JJ though
it is not polished, perlrnps because it ìs a miniaturp (tig. ·O. Thr<>e rwcks, Xos. +G, 4-7,
and 48. illustrat·<' tlw (:omrnorL Corinthian round-mouthed shape (fìg. +). Anotlwr
example, Xo. 4!L which has n widn Jleck and bigger body, proba bi.\· falls le1-1s into
tlw catcgory of aryballos tlmn iuto that of small pitchcr (fig. 4). The fabrie of these
pots is a fine. well rcfined clay 'Without inelusions, fìred buff to tan. ThP ht1-1t pot of
the group, Xo. r;o, ìs burnished and polished, bt1t its elay is onmgt'·htn, not buff
(fig. 5). Tlw lwndle ÌH a three-unit verticnl Htrap; 011 its shoulder opposite the liandlc
<HP h\'O applied nipplcs. The use of shoul(kr nipple,.; Ì>i conrn1011 on eoar>ic hydrias in
Corinth in the Late Cnometric Peri od, but not on imiaJlpr pot1-: of A rgi VP monoch ronw
fahric H
Although many utility n'ssnls Wl'rn re.eovt>n•d from \\'{,[[ I !l7K-·+, only sp(•cial
oxamples will be disenssed lwrn. First is No. ;)J, a largo jar of which only tlw neck
and mw handle were recovt>red (fig. ii). Tlie elay is typically C'orinthian, \I it h grits.
Burnishi11g is mwd. as it is in almrn1t ali of the eoursc warc frorn this d('posit. Tlw
core lias gonc liglit gray in plaees on tlw neck, probahly tlw rcsult of mwvcn firing
in so lurw' a pot. TJ1e vertical handle, att<whc(l at uppcr shoulder and ju,.;t tmdPr
the rim, is douhh• COI'dhl. with tlanking reeta11gular framing members. Cording. cxP-
cuted in various designs, iR loeally popular frorn the Late (ieonwt1'ic Pcriod through
Mie Protoeorinthian Period. lt is t1scd 011 amplwras, hydrias and jars, as well as on
small pitchers, in thP Corinthia and as far south n>i Halieis in tht' Hermionid 17
ThP most complett' oxampl{'S of Corinthian uoanw ware frnm tlw well are tho
hydri<ts and mie-handlt>d pitdwrs. Tlwso are executod in a clay that ÌH consist.antly
yellowìsh-tan with dark red rnudstone inclusions. Tlw pot>i are burniHlwd vertirnll.\',
with th<' stroking oxp<ming the grits. Good examples of this are hydrias Xos. 11:1 and
f>+ and tlw orn•-lrnudled pitcher, Xo. rrn (fìg. ii). Only one pot of this group, Xo. f55,
n round mouthed pifrhN, is not burnislwd, en'n tho11gh fabric and grit,; arP typieall,v
('orinthia11.
A notlwr coarst;-ware shape com mon a t t hi1-1 early da iP is t he wido-tlaring bow l
with rudinwntary handlt•s and perforatoci pedestal. Two frngmontary nxample>i, hoth
1mglazod but lnirnishPd, wore rPcovernd frorn thP \\cli. Oiw is a tall Hfamled bmd,
No. 57 a-e, with triangular perforntion>i in t.lw wall of the st.a,nd (fig. fi) rn The sccond,

16 FOr' Ln te ( h•nrnd !'k «oarst•,\\';1 re hydrias tlrn l ha v1· l1:xnmpkl-' fro11t tltP n{'ropoliri of f[nlit·b. H:-> yt·t u11-
nipp]('S OH tl1('ÌI' eorlnth XII L pp. ti p1thlishr-d, Hl't' 011 1 }O('al t'O<ll'Sl'-\\'llH' i slutpt'N t hat
t;L :!S. pi. li; For n uipplPd, <l<·<'(H·atPd oino<·IHH' of t IH' rungc froni_ liydl'iuN to pììd1er:-; 11nd jng,-.;. Th(' i·111Jg'(' it>
san1<· pel'iod, S('t' Ji11. 'L·l-'lt>, pL 7, gra V(· 17 no. I. hct \\Teli C<L nud ;'JSU IL ( '. Tli(' colkd io11 i:-> <'Otn-
1 \\'l•:t:XBIW<'. Cori11lh VII, i. p. 4l. I'. IS, 110. l:ll. pos«rl or Ili' io!J, lii' :!t,:;. lii' III' !:lii, Ili' ,f:ll,
lù1rly l'1'0Hwo1·iuU1inn. :'<'P, uhm, Young, Curiollt, XIII, Hlld f[ p :-)i.-J.
lJ. ;"i-t, pl. I:!. g1·un· trn no. I, coarse n,1Hph<11·n, lwtt('r Thu (•1.1rlicst exa1npll· front ('orintli eonH·s from n
f'ttlli•d round hodi<>d ja1·. 'rlw t wo lunnlles liavc (;jght .:\liddlc to J,nte (ìt·nmt'ii·ic \Ydl f'rnm tltt' forulll.
<·ords i'H<'h, lh<' illlH'I' l\ro puin·; cahl<•d. _\:'.\fYX. L.\.W· 1!Hp11bJishPd.
HE'.'\('I<, Cotiìilh \'IL ii. p, lùH, pL Si • • \:\ :n1 .. l<HHl- 115 Fot· a dose JlHì'alkl ln sl1<1pl'. Me<· \\'u>;rn:1ui. Co-
lllJOl't.l 11 dnt<'d to Corint!iian Pt·riod," Tldr; handh· rìnth V 1 I, i, p. :io, pi. :Ui, 110. 1:S"l. cn Jf('(l e-
illnHl1·nf('d ill fH'l'H<•Ht artiel<· n:-; ;\o. :d. Two cordPd rion (t). :-if'e eonrnwlltn1·y nnder no. lX:è for dLsc11:-isio11
lrn1Hllt·s Hl'l' il!u;-;:lrnt1·d frorn l'c1«1<·horn. T . .f. J)tc'.'-\lL\ of ll<tlll(' 11,11d <i<d<'d by g1·oup l·o1dcxt i11 third qWU'"
BI'.'\. l)erachora Il, Oxford l!Hi'L, p. :1:!7. pl. l:!7, tcr or ith In lle:i1)1'J"io l7, lH-1?( p. 21-1, \\'<'in··
:qix, :)4-'2!), h,nlr·im-1?: p. :{2(), no. :H:!-t, fll11plw1·a ! bcrg- dnt<·s in tlw rnid 7t!i c. ;--;Vt'. also, 1'1'.\'B.\BI:'.'\,
pi('CI'
Fo!' iuqiodation of cordc(l lH111dlt•s to :\th!'lìH 111 iU1 <' .. Jjaaf'liorn Il, p. ;):!f,. pJ. liK, nos. :)IO:>. :5-10-1, ;{-lO:i,
H<'l' Yot,s{; . . I.I ,,t -HL UH:!t p. :10, 110. ('al!ed feet or of lunt<•rs. froin lowh.:t
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:\'o. 08, is shorter. with simple, long rectangular slots cut into the walJ of the starnl
(fig. G) rn. Perfornted pedestals are not limited here, however, to bowls in coarse ware.
One perfornted shmd in glazed fine ware. Xo. :rn. is represent.cd: it is deeorated in
the added white style (fig. G). Only the pedestal is preservr;d, but it !md to earry an
opPn shape, such as a bowl or plate, because threc' firing marks of a tripod are pre-
served in the glazed ftoor of the bowl, where t.hat ftoor is preserved. From these
marks one posits the stacking of another pot on the ftoor over the pedestal in the
loading of thc kiln for firing.
Of intorest, also, is the presenee of two different type:,; of loornwoights: Xo. GO,
the four-sided pyramid, and No. GI, a tali eone with small beve! at its base (tìg. G).
Only eme frngmentary Corinthian arnphora, Xo. G4, was found in \\'ell I 978-4,
although neck fragments of two im ports, X os. (ii and li:l, bring thc total in this
deposit to three amphoras in all (figs. li-7). Even though tlH' body and lta]l(llcs of
Xo. (i4 are rnis;;;ing, the protile of the neck and rirn dates it to the perfori lwforc 700
B.C. N otc the vertical, cylindrical neck crowned by t.he ftariug, horizontal rirn, slightly
convex on top. The out.side vert.ical face of t.he rirn is rounded, not yet lmving evolved
to a slmrp or 8quarnd lip that becomes comrnon ufter 000 B.C. 20 Tlw lmndle is
placed under the rirn and does not touch it. The fabric of the arnphorn is sirnilar
to the other eoaJ'S(' wares of the fil!, although slightly more pinkish-tan than most
awl not. burnished, at lea8t on the neck. Heddish mudstone i8 ust·d.
Two amphonis from tho a.rea of Ancìent Corinth today callod Anaploga illu;-;t rate
tho Late Prot.ocorinthian forrn, Nos. (i;"; and (ili, whilo Xo. !i7 frorn the same Ana-
ploga well illustrat.es the mid Early Cori11thian forrn (tìg. 7). fn tbesc• rims are to
be seen tlte horizontal elernent stili above the handle, not on it. The vertical face
of the rim is slightly concave in protìlr• nnd has a maximum projection at the bottom
of the lip. Thus one can fix the squaring of the rim bdore the rniddlo of the seventh
cent11ry. 'I'he seventh century amphorm; come both in almo:st sperieal and oyoid
body forms, a8 do those of the sixth century.
\Vithin the first quarter of the sixth cent.ury tho rim of tlw am phorn undortalrns
mwthor ovolutionary step, although the design of handles and body rernains gene-
rnlly constant. One amphora, found in a storeroom of a building that was de:stroyed
probably in the iì7<rs by tiro, rnight be used here for cornparison 21 . This container,
No. no, Jrns 1111 ovorlmnging rim, but the top smface slopes downward toward the
outside. The vorticai edge is sharply articulafrd ami has its maximum projN:tion
at the top of the lip. The vertieal fì.we contracts towarcl the bottoni. This is tho
first step in tlw evolution of what is called the Corinthian type A arnphorn, in wliich
the top horizontal surface of the rim grows gradually and more vertical.
In generai the early coarse-ware containers of any one period ali slrnn' an ovnrnll
n·semhlanee mw to thn otlwr. F'or exarnple. compare hydrias :\'os. i);{ and i'ì4 \l·ith
lli lit'SJWria ti, pp. il:)-11-1. pi. 77, nia. Oxford HHO, pp. t);')+(){), pi. li,,). Thii'l p1·ohah!y
cmu·i-;e bovd ou stand; ('xau1pl(• iJlw.;tr<ti<·d ltaK 1·ow is ('oriulhia11 nwnufadnr·e.
of stntH(H_·d W{'dg'eK nt the top of stand. Tlir<·e olhtT 2° Fora fall (llscrn·H·lion ou the <·volutio11 of tll(' ('o-
;.;imilar but undecornted f<>et wcr(· found iu tht· same 1·inthi;ui a1nplio1·a. H{'{' C'. KoEHLEH., Cori11thia11 .l and
\\'{'Il. \Yhol{' gl'oup {' need not 1w dat{'d rnuch l<.lf{'I' H Tn111s1wrf .lm1J/wrus of lhc UN'ek }J1,riod, Pii D. dis-
thun 7i;-, B.C. •) l)erforutPd eoa1·s(•-wur« stnnds Hl'(' sertatioll snhntitted to JlJ'incelon lT11i\'Cl'Hity,
lo Httpport clm·;ed i-;lu,q1{'H as well. ;-;:pc Il. 21 ('. K. \\"1LLL\,\l"°', Il. Corinfh lflì7. Vori1111 Soìflh-
Prraf'hora. The 8anr!Harifs of }[era _,tf•raia aud H'l-'Sf, lles1nTia lì. l!l7X. p. pi. I. no. l.
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arn plwrn X o. <i+ u, Ali are frorn tlw Late Ur'onietri('· Early l'ro1 O<'mÌ nt h ian
W('ll undN disc·ussion. The hydrias of <'orint.hia.n dafr, wch as Xo. 08, contirnw
th<' trndìtion of sirnilarìty in design wit:h tlwÌl' <·01mterpnrts, tlw Early Corì11thian
a.niplioras, such ati Xo. Hì (fig. 7) 22 •
Onco tlw pottnry :-;ha pes nn1 detcnnined for t ho Prntocori1d hiau Peri od,
tlw l1if-dory of eornmÌ(•f' follow:-; a gerwrally pr(\didable <'Olll'f'C, nccornpnnir'd by
<·cab](', although 1101 rndieal r·ha.nge:-; in drawi11g ami pattorns. D<liing nmr (•an h('
don<> for Corinthìan pottnry by artists' "ty]e:-;, by thn rolatin1 prnportions of pots,
and by tlw ìntrnduction of h•clrnical adnmens. Tho use of ìncisìon starts oarly in tho
Ea rly Protocorinthian l'(•riod. rnm at1ef'ted hy tlw kotyle \\·ith iucision on tlw ti1rn]{(,
of the handlP ZO!l('. Xo. 2:i. from \\'cli I !lì8·+ (fig. 2). lk('<l\lS(' this pÌP('(' int.rodll('· or
tion or
1lw lliò(' of' incìtiion ('Hll no ]011gc1· lw eonsiderPd io be a.ti late n:-; ìOO B.C. z:i_
Tlw wm of added white lws n long hi:-;tory. :-;tarting in :\liddle <ieomPt.ric l l, lrnt. ti]('
u:-;e of added rPd and ,;tarts in tlw :\Iiddk Proto('orinthian Pn'iod. Tlw draw-
ing of dot rosd-k:-;. t hen « suow·lfak<•s » and, fìnally, incise<l dabs of glazc is an oh·
vio11:-; Pvolution seen in fìlling 01·nanwntatio11 as the Late Protocorinthìan pm.;Hes into
Trn1rnitimml and on into thc Corinthian Pcriorl. A frl'cr stylc dcvelopìi at tlw l:'amc
time, fa<'ilitatii1g 1hc mass produdion offigured piec<'ìl, but t.]w gcncralization tlrnt 1hc
whol(' of thP Corinthian <·crnmie ind1rntry plunges into sloppy se]f.destruetion. star1
ing in tlw Early ('orinthìan Period. should he aYoidcd. Arnyx put:-; it \1ell, tlmt « Uw
two nmin fon:c•;.; \vhich led to tlw <'l'cntual downfall of Arelrnìc Corìnthìa.n potlr·ry,
tho rw-\11 to mass prnd11r:tion and 1lw ri;;inµ.: eompetition of Attie black figtm'.
W('I'<' cffodive only in certa.in t.niec; of pott.cry o\'l'I' thc various of its hititory
down to tlw rnìddle of thc :-;ixth ('<•ntmy, and tlwir tìtll impa<·t was lì:lt only tO\nll'd
;ìiJIJ B.C >> 21 .

HH. ('·H2-fìf.t C\11 pnhlislwd lJ)· Ln\\ not(·


!'('!\('('. <'oriHlh Yff 1 pp, pls. XO-l l/l. :'.'\o. Wì. 21 \ \JY.X, ('nriJ1/h Y IL li, p. 11 L
(.\n -hy Liì\\l'i'lH'I'. fdt·m.

TIEPIAH'l'H

l-1 ME/\ETH Tl-12: KEP/\MIKHl: l:THN KOPINGO Ano TO 730 Em: TO 600 TI.X.

LKOnòç toù ap8pou a.ÙTOÙ va od.l;t:t mòç ùvant0am:tm tò ax1ìµa TOÙ KopwOwxoù fiyyEiou èlnò
ni µtaa toù 8ou uL µtxp1 TÒ <:ÉÌcoç toù 7ou uL rr.X. 'El;c·nxçouµc TÒ 8tµa. a.ùt6 pòvo pÉ <:a cùpijpa.tn t(ÒV
ÙVUCTKmpcòv crtijv m::ptq:itpew Kopiv8ou. 'H 1:µ<pam1 8ivEtm at /;va m]YaÒl, 1978 . 4, ITOU xpovoÀoyd·
-rm ùnò -ri]v ITp(J)toyernµt:tptKll m::pio8o roç ta rcpcòta XPÒVW tfic; I1pmtoKOplV8taKfiç rcsptò8ou. Mt tijv
µt:ÀÉ'tTJ aùtil napoumaçonm ta mò Kotva rni KaElriµeptva fiyyda tiìç tnoxfiç ÈKcivriç.
lL \\'lLLltUlS, IL [ I !iJ

Al'J'KNDIX

Fini it.oms frmn \Voli IH'i8-+ Hl'(' !1(•ru illui-;LJ·nt<'d 10 sttppit'llH·ttl tli<' tt•xt <1s p1 .. ·sr·nl"d nt tho
Oetobor nonvegno or t·hP ,\rclll'ologìe11 l tnlìann di At('llo. The addìtion of entnlogue :\oc.;_ 71
thrrnigh 7·t i" hopC\d to giv<' ,i, lllO!'P cornpld<' pìcttu·r: of tliP rangl' of mnUTinl frnm t ht' \\"l'll (fig. 7).
Xo. 70 ìs tlw baso oC a. ('llllienl oinoehotl, datt•d \\-il liiu llH• Lato Ueonwtrie l'l'!'ìod l>,v tlu• bini
wìtlt diagonal hatehing on ìts i>ody, pn.inl(>d 01r tlw n•,.;on·pd 1tndu1·surfoct• of thl' pot. Onl,v a
tnwo of t.lw ,;ìdo Wùll, dt•contlod abo\'<' tlw 1uuu·tìeulntl'd hnsl' lwrìzolltnl lìn<'s, l'Xisis 10
illdÌ<'nt.n tho sluqw of t.fw body.
l''ottr pyxìdN; conw frnrn tlw \\'oli: Xos. 71 and n pyxis prol»1bl,\' sirnilnr to it, ('.[!!78-:rn!ì;
No. ì2, n st1·n.ìgll1 sidcd pyxis and C-l \lì8-28tl, 11 kot,\'IP·p,vxis. Xo. 7 I is a glohulùr p,vxi,.; of
CorinthiaIJ elny 1rnd man11faehI1T, elrn.;(' in slnipo to tho Attie p,vxis ìllustnitod liy ColdstrPalll
in(}(}/'., pi.+, Pat·ìs :\i\14. Xo. Il and f'rng. ('.l\l/8-28+ lll'l' from ìts dmdiln <'oil h1wdlt·s. paint
od witlt rrndt iplt> hl'llsh s( roktii-; betWl'Pll I i1w,.;. ( '-1 \lì8-28 I ìs n I,od,v nnd lip f'nigml'tt1 dl'eo1·at t•d
wit.h u lrntcht d !YH»tnder pmwl. (' l\l78-I8:l is a body nnd lip frngllt(·ttl, sligl1t.ly dìffen•nt ìn d<·eo-
1

rnt ion lmt elos<1 ili c;hap(' to f'n1gnw11t C-l\l78-28l. Thr•s<. t\\·o pyxidPs HJlJHlar to hl' too <•ady in
date, howovcr, to f!(; ('OllSidr:rcd 1.o IH· part or tlt<• lfS(' fili nlollg wìtlt tho liulk of' poi [l'l',V f'rnm tlH•
wolL No. 72 is n <it 1 mrwtrìe strnigltt i-;idcd p)•xis, a ;.:hil(H' i lint o\·olvt•.s into tlH· t'l>I•can• fonn tlt1\1
ÌH widol,\' us<'d ìu th(• ('.orillthiiw Pn1·iod. Not<' 1-he Lato (;l'onw(rÌ<: ('OllVl'll!ion ol' dots hl't\\'l)(·l!
linPs wmd on its harnllm;. (:. J \J78-280 is a dPeornt<-d ìn t lw li1wn1· \\"it lt dots
nnd li1ws on its hnndlPs.
At l<•nst NO\'Ot• \l'Prn f'ou11d in \\'t•ll l\ì78-+ . .'\o. i:l is tlH• ll<'ck
nnd lu111(ll<' of 01w of tho cxamplns. Tlw nmximum dinnwtr;1· of thP lips of t h""" oxamples
ritngl's frolli O.IO to O.I();\ lll. Fn.liric ìs rcddìsh brnw1r to erray·IJI·owu, wìth whit<' inelllsiot1s iu
;;onw, sandly inelusions Ìtt utlu•rn. Ali of tlw pots an• h1t1tdmadP nnd c>lIT.\' illlniishing 1nnrks,
(IXcept for C-l\li8-:ll7, whi('h is thìckcr wali<·d. coa.rst•1· iu l'iay uud wìth µ;rìt.
Fiwdl,v, No. i+, a coar;.:t• WHJ'<' /id l'Xl'Cltlcd in tho typt· of Play ust•d for :\o,;. ;')I 1hro11gh F;(i,
Slll'\'i'd (o eove1· the rnouth of n lnrgl' jar 01· sn11tll pithos.

1 C'-i\0-108 slzypltos. H. {) .090' lip D. 0.1+:; lll.


2 C-H8-l+G ]Jr'(•,;, H. 0.08:L PKL lip D. O. I i\8 rn.

3 C-70-1 lll lwt,vlo, H. 0.078, est. lip D. tl. l 2i\ lll,


4 ('.70-J()() kotyl", H. O.O'ìti, est lip D. 0.120 lll.
5 ('.7() .. 1()!) kot,vlo, pres. H. 0,();)2, ('S(. lip D. O.Oi)i\ rn.
6 C-70-108 kotyle, H. 0.078, l'S1, lìp ])_ 0. J 20 llL
7 C-70-110 skypl10id pyxis, [Jl'<'S. H. 0.0()4 lll.
8 ('./0-70 kotylo, H. O.O!)[, lìp. D. O.J:l8 nL
9 c.70. 7G oinoclwo, prcs. H. O. 14\l rn.
10 ('.. J !l78-2(i8 kotylo, H. 0.10\), lìp ]), 0.104rn.
11 C'-l\lì8-2!J8 kotylt,, fll'l'N. H. 0.0\)7, (';-i{. lip D. O. I 7G rn.
12 ('.I !ri8-270 kotylr H. O.!Oì, p,st. lip D. O. I i\2 m.
1
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13 Lot· I \J78-2 l2·f> kotylo, j)l'l'H, H. o.o:i:L (';-.;t. lip D. 0.14 lll.
14 Lot l\J78-212-:l kot_vlt', pn'8. H. O.Ofi:l, l'S1. lip ]), 0. J.f !IL
15 Lot· l !l78-2 I 2--ì kot,vlo, pt·os. H. 0.0UL m;t, lip n. O.lii 111.
16 C-1 \J/8-:127 kotyl", H o. I 02, CKL D. o.1+:1111.
17 ('.I \)78-2\Hl kot,\'IP, pro,;. H. ().()/\), ('S{, rlllì D. O. I t,() 111.
18 ('. l !J78-2GB kotyl<', H. O. 10\l, Iip. D. O.li\ti 111.
19 c.1 B78-:l28 p1·os. H. O.tHHi, l'S(. li l' D. Il. I ·I m.
20 Lot-l !ì78-2 I 2-\l pt'{\;-1. H. o.o:rn. <'SL lip D. O. li\ nt.

21 Lot-l\l/8-212-l l pn•;.:. H. O.O:lr>. (';<(, li l' D. 0.()8 lll.


22 Lut·IH/8-212-10 j>l'PS, H. 0.028, t'HL lip D. (}_l;ini.
[171 A OF POT'l'l<:RY FIHJ:\I (!OJUNTH FRO:\l 7i}O '1'0 GOO P,,('.

23 ( ', j!)/,1.).27] H. 0.114, ('HL lip D. O. 180 m.


24 (' I \l'i'8-:l:3l kotyln, pros, H. o.o:rn, p;;t, lip D. 0,14 m.
25 ('.] ll78-2n4 globular aryballos, Coot D. 0.()40 m.
26 ( '. 1!l78·27fl kotyh', H. 0.072, lip D. 0.110 rn.
27 C.J H78-277 kotyl.-, pros. H. 0.(178, <'HL lip D. 0.11 \) m.
28 ( '. l!l78-27 ij kotyln, H. Ofì!l, <.>st. lip D. 0.104 m.
29 ('.I H78-27 4 kot,vk. H. 0.087, lip D. 0.122 m.
30 ( '. IH78-272 kotyle. H. 0.082, PH1. lip D. 0.llOrn.
31 ('.J!l/8·27:! kotyk, H. 0.077, ost. lip D. 0.l!Om.
32 ('.I H78-27\l kratnr, H. O,Hi:l, lìp D. O.]() m.
33 (', l\)78-:l:l2 krator. pn•s. tnm H. O. I i)8 n1.
34 ( '.;l().;)i'ì"i lunt PT', H. o.2:i2 m.
35 ('.I Hì8·278 skyphrn.;, H. O.OtHl, lip D. 0.115 m.
36 ('.I ll78-28i'ì skyplwH, Thap>mK 1,VJl<', Pst. lip D. 0.14 m,
37 ( '. l !l78-2flr> 1-T. 0.0ì!l, lip 1), 0.(Hl7 m.
38 ('. l \l/8.:lOO kynthoc;, prns. H. 0.04:l ni.
39 Lot UJ/8.212··2 (cl'. ('.I !l78-2tiì) kynthos, lip D. 0.0\Jri m.
40 Lot l!l78-212· I kyilt hoR, prns. H. 0.0114, ('Ht. lip D. O. I O m.
41 (', Ul78.2!l0 oìnochoP, 1n·ns. H. O. Uii) m.
42 ('.I !l78-2!)) oinochoe, prns. H. 0.088 m.
43 c. I !l78-2!J:l oinochoe, H. to lip 0.125 m.
44 C-1 \l78-2ll2 oinodlO(', H. to lìp O.l4:l, max. body D. 0.114,.
45 ( '. l!l78·2D7 Argìn· mornH'hronH' aryhnllos, H. 0.0:l2 m.
46 Lot· L!l78-2l 2· Iò Arg. monochronw aryhnllo,.;, pr<'H. H. 0.081 m.
47 Lot- I !l78-212- J:l Arg. monoehrom<' nryhallot>, prns. li. 0.0i) rn.
48 Lot IH78-212-14 Arg. monoehronw arylrnllos, H. O.O:l(i rn.
49 Lot. I \J78-212- I H Arg. monochrnrrw pitel)(\r, prns. H. O.O!l!l !Il.
50 c. l!l78-:lOJ Arg. monochronw piteher. pn•s. H. 0.1 :J:l. lìp n. 0.10-ì m.
51 C-1 H78-:lO:l ('oarsn wan· jar, JH·es. H. o.a:i m.
52 ('.]\)78.(ilìi ('OHl'SP warP mnphorn handlP, prns. H. 0.221 in.
53 ('. Ul78-:l04 eoarHu wan1 hydrin, 1-1. 0.40(\, lìp D. O. I ì:l 111.
54 ('.I fl78-:l00 <'<>amo wan• h,vdrin, H. O.:lìrn, lip D. O. I 4!l m.
55 ( '. l !l78-:)0() coarn<'H wnrn round rnouthed oinodion, IH'nH. H. O.l\l4, lìp I). O.l;)i)n1.
56 ('-l!l78-:I07 ('Oill'SP Wflf'(\ 1 refoil oìnochop, H. o.:ll4, max. D. o.2:rn Ili.
57a C. I 078-:ll 4 howl, est. font D. 0.220 m.
57b ('. 1\)78.:l!i) pcd(lstal bowl, Pst. body TJ. 0,] \)In.
57c ('. l!l78-:l \() J><'<h'stal howl, lip D. o.:rno m.
58 C-l!l78-:ll :i p<'dPsl al howl, prrn.;. H. 0.112. foot I). 0.14 rn.
59 (' I !l78-281l P('d('stal howl, pn•s. H. O.J:n, 1wd<'l'tnl D. 0.08n1.
60 l\IF. l!l78-\l I pyrmnìdnl ]oomwp.ight, pn's. H. 0.07\l m.
61 1\1 F UJ78-fl:l coni(•n I loomwcight, H. 0.08\l, hott om D. O.Oi) n1.
62 ('.I !!78-288 Atti« amphora, pr<'s. H. 0.110, <'st. lip D. 0.l!lii 111.
63 ('.I !l78-287 n
Atti<' ( nmphorn, prPs. H. O. I 08 m.
64 ('.J\ì78.:W2 ( 'ori1d.hia1t j ransport nrnphorn, pt'<'S. H. O. I ;;4 n1.
65 ( '.()2.fi44 Corinthian trmrnport mnphorn, H. O.H:Hi 111.
66 ('.1\2.()72 ( 'orinthim1 1ransport nmphora, H. 0.4 I m.
67 ( '-G2-H4:\ Corinthinn tnurnport amphorn, H. o.:rno rn.
68 ('.fl2-H74 «oarso wnrc• hydrìa, H. 0.i)l:l m.
69 ('-1!177 120 <'orinthian trnnsporl mnphorn, H. IU)l:l, rirn D. 0.24 m.
70 ('-I \l78-:l:l:l ('OllÌ<'H} OÌtlOC!lO(', PSt. TJ. Of lllHkl'Hlll'fn('f' 0. J08 lll.
71 (' l!l78-282 globular p,vxìs, max. ]ll'<'H. spn•ad of handlP 0.08 rn.
72 ('-I !l78-28fi :-;trnight sid(•rl pyxis. H. 0.044, lip n. 0.08:l m.
73 Lot l!ì/8-212 21 <'hytrn. H. O. HHl, lip D. O. I fl:l m.
74 ( '. l!l78-:l l 8 <'OHl"IO WHl'C lid ]). 0.)i);) Hl.
INTEHVENTI

VOZA:

Visto che Pnglioso Carratclli h11 dofinito, da par suo, il earat,tcn· iniziale dPllc fondnzìonì co·
lonialì elw fanno capo a gr11ppi aristocratici, dcsìdcrcrPÌ sa1wre st> l'instanza comnwreìak cho è
allo basi dl'llt> froquontozionì preeolonialì è anel.Ùlssa, o fino a clw punt.o, propria dì gruppi nriHtO·
cratici.

CAHHATELLI:

Rispondo :mbit.ci al Dr. Voza. La frcq1wnt.azìono 1< prccolonìalP >> dci paesi occidentnlì data,
!1 rnio HV\'ÌHO, 11011 solo dall'ct.ù iniecnca nrn dalln 1ninoica, cd ò stat;a diretta, ovvianiento, da t>Si·
gonzo e<'onorniclic: prima d.i tutto dalla ricerca, di materie prime, elio comportava contatt,i o scambi
con lo g<'nli d'Occidnnto e irnponcYa pertanto certe scolte nella prodnzion(' artigianato, in funzione
dì quei rapporti. Ancli<1 di questa, esparn;ioné' « prccoloniu le 1) si cfon' attribuiro l' in iziat.int <' In
gc•st;io1H· a gruppi dotati di autoriU1 e di mezzi: possiamo chiamarli 11 aristocratici », nat11ralnwnto
n p11t to di non dimonticnre chP l'organizzazio1w poliiicn dd mondo minoico o poi <lei miC<'rnco è
din:rs11 da quella <lclla poleis. P<'r quo! eh<' cmwcrrw ì }finoiei, non erodo si possano dnrn indica.
zioni ]H'<'CÌS('; qwrnto ai Mie('H<'i, si può rit.<mc·re che l'attività rnorcantilo sia stata promo:-;sa t'
st.ìta da ì,x,=,,[, <' trn questi spccinlm.c11tc da 7Ùsa7x[, a giwlicarc da i sup1•rstiti documenti.
tabelk dei Palazor.i, che non sono docmnent.i di archi\-Ì <<statali" ma notazioni ddla « rnt:;'ioncrin))
dcl!P S(•di regie <' chian1nwntc rìfkt:tono solo ccrt ì m;potti d<•lln Yita ceo11omìea di ciascun regno o
nei limit,ì dell'amministrazione palatina, <klla riscos8ionn di tributi o <l<'ll'imposizionn di corvécs
così ndllt produzìorw cnnw 1wl commprcio rin i zia tì,-a appart<·rwYa non giù n 11 ·a utoritù. CPntrn k
ma a singoli c:,;poncnti della classe clornirn1nt,(,. cscludcrr'i forma dì colouìzzazimw giù ncll'ctit
micPn<·n: qwdi, natnralinc11t,<', po:-isono irnrnaginnrc;i p1·r un'otiì e]Hl ancora non eonoscc•ya la 71ulis.
Por la cosiddetta « colo11izza7.Ìono stori«a » ho giù riehinmato lo i11dicazio11ì di T11eidide <' l'lat.011c;
e ora, \-orrPi ribadire che m•llc pole'is arcaiche 1'1 Hpintn alle ±rroLxlm (> vpnutn corno lm avvl'rtito
'l'u<'ididc da confliHi CÌYili: neeosRnriaincntP i protagonisti ddlr; fondazioni di colonie pnffoHi-
nmo dagli at,tori d(•lla Yita politica, dunq\l(' dall'nristoernzin. Natio et res ipso, rnmiLrnno che le
à.rrmx(ct.L, al pari dpJl(; Sf)(•diziollÌ ('Oltll!l!'J'l'iHJi, ('J'HllO hcn programmate, snJlH basp di raccoJtn di
dati rdat.i\·i allP rotfp mnriH<'. alk risorse locali, alle possiliilitù. di insediamento o di conYiY<'llZit
c<m la popolaziorm ind.igcna. Anche quando l'Prnigruzionc sia >;tata imposta o foyorita dagli or·
µ:ani d!'lla polis, ù <'VtdPnte elw solo nella dnsom aristoemtica. si pot:Pvallo tro,·an• osp<'rti capnci di
eorrnuHlan, la Hpedizione, <'lllÌgrant i <' assic11n11·p la difrsa della colonia. N'nturnl-
mcnt,n gli oilcistr!Ì Prano accompagnati, olLre ehe dn altri arist;ocrnticì ('dagli equip><ggi <kllc navi,
da smTi, da artigiani, da agrieolt,ori. Ma non ò prohahiln elw i primi siano stati in nHllH.'ro cospinno:
ciò IHT<•bbc riehi<'si;o mi grande sforzo <•cnnomico, Jl('I' l'organizznzimw d('] viaggio e l'equipaggia·
11wnto doi ('o]oni. Rolo dopo ln loro costituzioni' le mwnJ polcìs alla cui attìvit,ù PCOIJOmiea tH>
C(\8sarim11p11t,c hanno eollahornto oln1no11ti indig<'nÌ H\TaJllto richìainnto, non solo dalla tn('tropoli,
gonte in cPrc11 di fortuna.

SAKl<]LLAH.IOU:

L'hypothèsP forrnulée pnr Monsìour Camp ost, très i11tèrPssmlto ot aura une plncp important,e
dans l('s discussions ù propos des raìsn1t,; do la eolouisation grnequc. Par ailleurs, elio vienr, :;e grdfer
aux nnciens attrilmcnt. l'Prtaiu<>s exp<'>dit ions eoloniales areha!qucs la séchcro:>'ie
ou la faminc.
158 IN'J'E;RVlèNTI

Cola dit, jC' voudra,is HOll!llPHre ù M. ('n!tlp qlldqu«s résen·es tk détail.


I) lticn 11<• pro11\'P tJll(' IPs c1tl[,('S d,• ZellH Ombrios Pt dP Zeu,.; Apt;mioR, ou Aphésios on
Apésnntios n•montent h l'épcqtH' irnliqllé() pnr ::\!. C'amp. 1'011r ce qui est des trois dnnièros tSpo-
nymÌ('K. j'ai dcs rnisons dP croirc qn'dl<os sont beniwoup plus n11cit'l\lles *. D'ailJ.,urs, t'l'rtnines
r6gions <k la ;;out tond1é<•s fH;riodiqtH'lllPllt, par la ,;<;chen•ss<'. :'.\ous cn !HJSS(;dons di's tt;rnoi-
gungT·K nnciPns, byzantins {'t <'t ttous savouK que les pn;vtmus, pour fairf• fhc{• à cc fléau,
ont 1·<·co111·,; à dPs c6rénwnies J'(•ligieus<,;.; adres,.;é<'K plu;.; particulièn•uwnt ù <«·rtnius saints. mais
nussi (ù tlPs òpoqm·s plus reculé<•s) ù d<'s pratiqw•s rd('VHnt; cle ln mngi<'.
2) Il ;.;p peuL <[Il<' l'hypothès<' dn ;\L Camp soiL validl' poti!' l'Attiqtw <'t l<• uord. <'H( d11 p,;_
loponnèsP, ma ÌH pas pour d 'autr"s n'gionH de la G rèe<» Lc•s iwl ient ions archòologiqw•,.; qll i HollL
h l'origine d(' e<•ttP hypotl1òse se tr<ntYPnt. locnlìs<;"" dan;; tm<' ZO!H' HHS<'Z rcstrcillte autour du golf<'
Sa!'onìqw>. Or eett«• zone Pst panni],.,, plus sòehn; de la <il'<\ce. La nwynrnH· d<•s pr6cìpitations se
sitne nux nlcntours de 500 ù Athèn<'c et de .JcOO ù CorinthP. Il PRt d<·s urnH\es où e<'s nin·nux ,.;ont
loÌ!l d'(,(!'(' att(•ÌlltS. fl Pst dOJlC fort flOSSÌbiP l{\W ks ObS('l'\'flt,[Ol\S areh6ologÌqU('S tnÌSt'S ()ti vait•lll'
par .'.\l. C'amp ;.;oient dUP>l it une extraordinaìrP prolong{•<'. l:nn sit.untion R<'rnhlable
est. moÌnH prolmbh• pour des r6gio11s cotntlH' l'.Arendi(', la Bòotie d ]ps ca1tt,mts aYoisinnnts, PL in-
vraì,;emblable porn· tout l'oun;t de ln Gròe<>. oìt la moy<:nnc d,.s pr<\cipitnt,ìons <:st hnntt: et
sns rnininw amuwls tmnhC'nt rarerrH•nt ;\ dcs llÌ\'<»lllX inquiétlwts. ,!'espòrn que Camp consult(:r:l
le;; dorn1ées afin de tirPI' dPs rnnsPign«nH·nts utiks pour IH raflineHwnt do i.;a tliéorìe.

SCHILARDI:

ea tmeuµoùcra rrpcòm àrr' oÀ.a vét sùxaptCTT1'10co T6V L).p John Camp Jr. ytà TTJV 6µoì,oyouµtvcoç rroÀ.ti
ÈVOta<jJÉpoucra 6µtA[a wu, rrou {;vosxoµÉvcoç Oà µàç và KamvoijcrouµE rnì,frrnpa Tà KlVT]Tpa rrou
68T]yricrav CTT6 qmtv6µsvo wù àrrotKtcrµoù Tfjç yi:mµsTptKf\<; m:pt68ou. 0à fi8i:'A.a lv wfrrotç và àvnn:ivw
m:oç TO va àrroùioovmt o{ àrrotKtcrµo[ aùwi KaTa KUpto A.6yo CTÉ µaKp6zpoVE<; l;ripacrit:ç µÉ oÀ.a TU ÒOU·
vripa wuç CTUVErtaK6Aouea dvat µia Sfori wAµT]pT] rrou OÉV EtVat ouvm:òv va c'mooaxeEt: µÉzpt crnyµfiç,
rrap' on 6 L).p, Camp àva<ptp8t]KE CTÉ µeµovcoµÉVE<; reEptrrTWCTEt<; l;ripacriaç Ka[ crnoùEiaç reou 1:reA.111;av rr6·
AEt<; Tfjç ÌjrtctpCOTtKfjç 'EA.A.àooç Kai VT]CTlÙ wù Aiyaiou. L:uµreEpacrµam reou CTTT]PisoVTat CTÉ µt:µovcoµÉveç
m:ptrrTWCTEt<; Ka( ÙoyµanKÉ<; YEVlKEUCTEt<; ÙÉV CTUVTELVOUV CTTTJV EVT6rctCTT] T<DV rrpayµanKCÒV alncòv rtOU CTU·
CTTt<; àrrotKtaKÉ<; tl;opµT]crEt<; wù 8ou re.X. ai. Etvm òµo'A.oyouµÉvrnç bUCTKOÀ.O va qmvmcr8oùµE on
l;ripacria ÈrrÀ.T]SE TTJV 'A HtKTj ani TÉAT] wù 8ou re.X. nL cràv ÙEÙoµtvo TTJV XPTJCTTJ TCÒV reriya-
8téiiv Tfjç àpzninç 'Ayopàç TCÒV 'A8rivcòv, orernç cruvayEmt àrr6 Tt<; renpUTTJPTJCTEt<; wù 6µtAT]WÙ. Ta àvn-
CTKa<jltKa OEOOµÉvn àrrÉOctl;av rrwç µETU T6 730 o{ 'A8rivnfot Ècrtpaqiricrav crtT]v ÈKµETÙAÀ.EUCTT] àyponKCÒV
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Tp6reo Où ù.wrro vù CTÉ YEVtKEUCTEt<; yiù T6 Alynfo crrropn8tKà cruµrrTcilµam
orrwç rr.z. T] rrspirtt(J)CTT] CT\WOEinç rrou 6of]yricrs, KUTU Ti<; rrriytç, CTTf]V ÈYKUTÙCTWCTf] àrrotK(J)V XnÀ.KtOÉrnV
CTT6 Pf]yto VI 257 Kni J. BERARD, La Magna Grecia, Ed. 1963, 101) Ti T] rrspirrTrncrri Tfjç à-
voµppiaç rrou 1:rrA.ril;s Tf]v 0f]pa Kai d'xe cràv cruvtrrsta Tf]v \ùpucrri Tfjç Kupfivric; ('Hp68. IV, 145-9 Kai
A.R. Bl'RN, The lyric age of Greece, 1960,136). L:tiç rrEptrrTWCTEt<; nÙTÉ<; cruµm:ptÉÀ.a[fa 6 L).p. Camp rni
Tf]v ITùpo. "Oµwç àrr6 Tf]v àvàyvwcrri wù crzEnKoù àrrocrrracrµnwç wù 'ApztA.òzou «KaKf]v crqitv Zi:uç 8-
ùmKEV nùòvrivn (fro. Loeb, A rchilochus, àrr6crrr. 125) cruvàyErnt rrwç 6 rtotT]TTJ<; àva<pÉpETat crt l;ripncria
rrou ErtÀ.T]SE oxt Tf]V ITapo, àA.A.à TOV rrA.ri8ucrµ6 Kàrrotaç Ù.AAT]<; rtcptozfiç. Bsf-lniwç ùrràpzct Ti ÈKùoxfi on 6
, ApziA.oxoc; EVVOOÙCTE Evn yeyov6ç rrou crwuç cruµrroÀ.iTE<; !OD crt rraA.ta6TEPTJ rrcpioùo, oµwç Ti tp-
µrivcia aÙTf] OÉV <jlUtVETat meavf] Ot6n ù.v Ti l;ripacria àqiopoÙCTE rrpnyµanKÙ Tf]V ITàpo 6 t8toç ea T6 ÙVÉ·
<jlcpE µÉ Tp6rro CTUYKEKptµÉVO. ''Aç CTT]µEteù8EÌ ÈOCÒ on KU( CTT6 yvrnCTT6 I1àpto XpoVtK6, 01tOU ÙVa<JlÉPETat CT\·
woEin rrou crwuç rrpotcrwptKOU<; zp6vorn; Kni µàÌ,\CTTa omv PncrtÀ.EU<; CTTf]V 'A8f]va 6 AiyEU<;
(TG XII 444, CTT, 33), otv yivsmt µvEin yta l;ripncria oUTE crTf]v 'EA.A.àoa àA.A.à ourn d8tK6TEpn rni
ITùpo KaTÙ wuç xp6vouç OpUCTTT]pt6tT]W<; wù 'ApztA.òzou (E.A. CTT. 48).
I1p6crqinTE<; àpzmoA.oytKÉ<; l:pwveç crTf]v ITapo tf]v tyKmaAmj/TJ oìKtcrµcòv yuprn crTa
TÉAT] WÙ 8ou rr.X. al. 'EK rrpWTT]<; Olj!EW<; UÙT6 T6 yi:yov6ç ea 6oriyoùCTE CTÉ Tijç ewip[nç wù
Camp, oµcoç rrpOCTEKnKf] ESÉTUCTl] wù ÒOT]YEÌ CTÉ àVTiecm cruµrrepùcrµma, orrwç Où tl;riyficrrn
rrnpaKùTrn. Tà vm CTTotzda cruyKsnpw8riKnv µÉ l:pwvcç rrou 8tEl;ayovrnt àrr6 T6 1973 crTf]v ITùpo ùrr6

l l!8il), l'· 21 ! ,21 fl.


INT1mv1•:NTI 15!1

ri1v alyiòa rfiç 'ApxmoÀoytKfiç 'ErmpEiaç Kai TTJV òm)Ouvcrr1 rnù 6µ1ì,oùvrnç. Ot tpyacriEç mhf:ç òi:v m;-
pt0pi0011Kav µ6vo 0r6 "Acrrn Tf\ç Ilapou, àUa Èn:i011ç Kai 0T6 BA µÉpoç rnù v11moù yupco àn:6 T6v µc-
yaÀo K6Àn:o Tfiç Nao6011ç. L:ucrTT]µanKTj µcÀi:TT] rfiç çcòv11ç yupco 0T6v K6Àn:o Èmai]µavc µEyaì.o àp10µ6
n:pcoiµwv OtKtCiµcòv, o{ 6n:oìot c;uµq>còvwç µ{; Èmq>aVEtaKa EUpTjµam q>aiVEWl n:còç av0110uv CiTTJ ÒtapKEta
Tfiç YEWµETptKfiç n:r.pt6òou. MEml;u mhcòv, Oa àvaq>tpouµE ÈVÒEtKHKa rouç òxupwµÉvouç OtKtCTµouç TCÒV
v110iòwv 01K:ov6µou Krti <!>1À1çiou, T6v n:poq>uÀa006µcvo µ{; òtn:ÀT] ypuµµTj rcixouç oìKtcrµò roù LapuKi-
VtKU Kai r6v olKtcrµò Tcòv Ac1wa8Epcòv (D. ScHILARDl, JFA 2, 1975, 93-96 Kai TIAE, 1975, 205-211).
Lwuç n:upun:àvw n:pOCiTiSETm KUÌ 6 YEWµETptK6ç OtKtCiµ.òç n:ou àVUCiKàltTETat nopn CiTTJV KOpUq>TJ TOÙ ÀÒ·
qiou rcòv KouKouvaptcòv, crrà N,;\. roù K6Àn:ou rfiç Nao6cr11c; ('Epyov, 1977, 151 152). 'O ì,òqioc; nòv Kou-
rnuvnptcòv àn:OTEÀOÙm; à/;toÀoyCÒTUTT] ÒXUpwµÉVT] ÙKp01tOÌc1] CiTOU<; µUKT]VUlKOUç xpovouç. Q{ ÙVUCTK'.Uq>Éç
n:ou 8u;l;ayovmt crri]v btin:r.811 rnpuqii] rou àn:ò rò 1976 eqicpuv c;{: q>còç rà !':pdmu n:Àouaiou µuKT]VatKoù
c;uyKporijµarnç n:ou avOtCiE TÒV 130 n:.X. al. Ka[ KUWCiTpàq>T]K:E CiTOUç YE III B2 xpòvouç (13/..,. JFA 2,
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KL). 'E8cò ÙÉV Oa È1tEKm0oùµE e;{; ÀEn:TOµÉpE!Eç ytà TTJV Kammpoq>Tj TCÒV KouKouvuptéìlV n:ou eytVE [3ium
Kai µ{; q>wnà, OUTE CiTTJV ppaxuxpov11 n:poc;n:àOEta Èn:UVUKUTOlKTJCTECOç TOÙ xcòpou àµfocoç KCHÒm, àÀM Oà
èn:tCTT]µàVOUµE OH µETà Ù1tÒ 1tEptoÙO ÈpT]µ(Ì:JCiECOç O ÀÒ<poç ÙÉX0T]K:E v{;ouç KUTOlKOUç Ka.Tà TÒ Ti:Àoç TCÒV
n:pcornyccoµ1nptKCÒV XPÒVCOV i\ Àiyo àpyòrcpa on:coç 8Eixvet CiXEnKTj KEpnµEtKTj. 'EKTOTE Ka( µi:xpt TO TÉÌ.oç
rfiç ycwµETptKfiç m:ptÒÒOU Ò OtKtCiµÒç ÈyVCÒptCiE ÙV01]Ci1], ÈVCÒ yupco CiTÒ 700 n:.X. ayV(OCTTU nhm ÒÒTJYT]CiUV
CiTTJV ÈyKUTàÀEllj/1] TOÙ Àéq>ou. Ilup6µota n:opEiu 8tf:ypuljlav KUÌ o( YElTOVtKOl OÌKtcrµoi n:o6 rìvn<pÉpaµE
n:po11youµÉv(J)ç.
'En:oµ{;vùlç q>niVETat on CiTÒ TÉÌ,oç rfiç yccoµETptKfiç m;ptOÙOU ÈyKUWÌcEÌ1tOVTat o( òxupcoµÉVOl OtKtcrµo[
TOÙ BA TµTjµnrnç rfiç Ilàpou, n:ou aç Cil]µEtcoOd, OÀOl wuç dxnv !òpuOd c;{; U\jl(Ìlµam n:ou n:upcìxnv ÈS rìp-
xiic; q>UCilKTJ 1tpOCiWCitU.
'H ÈYKUTUÌcEllj/1] TCÒV OÌKtCiµcòv Oa µn:opOÙCiE va rìn:o8o0d CTÉ STJPllCil(l Klll ÀEtlj!UÒpiu Civ 11 òµcovuµl] n:p(J)-
TEUOUCia Tfiç Ilapou n:ou dxe àpxim:t va òmypaq>Et c;mOcpT] n:opEiu ÈSEÌcil;Ecoç àn:ò rnuç YE(J)µETptKOUç XPÒ·
vouç, en:Eq>TE m: µupu0µ6 yupco 016 700 n:.X. "Oµoiç i] n:oi11011 wù 'Apx1Mxou Kni rù µtxpi nòpn ywo01ù
àpxmoÀoytKU ÙEÒoµ{;vu ò{;v (jlUÌ.VEWl VÙ CiTl]piçouv athi] TTJV CT1t01j/1]. (f'ta KE.pUµtEKÙ EÙpT]µum ÈVT01ttCOV
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'H ÈyKaTaÀEllj/1] Àotmòv TCÒV OtKtcrµcòv rfiç BA I1apou Òq>EiÀETO a{; uhm acrxcm µ{; KmptKfa; µEn1j30Uç
KUi µuKp6xpov11 s11pncrin. Tipén:Et va CTT]µEteoOEi c;{; mhò TO CTl]µr.ìo mòç n:npòµow c;uµn:nòµum Òtan:tCiT(Ì)-
01]KUV àn:6 ri]v rìvacrKaq>T] Kai fJ},À,wv yecoµerptKCÒV o!ncrµcòv TOÙ Aìyniou omoç rfiç Zuyopiiç CiTTJV ""A V·
8po, wù 'Eµn:optKOÙ mfjv Xio, rnù •Ayiou 'A vòpi:a ari] Liqivo Kai rfiç ,;\.ovoucrnç ma àvcnoÀtKù rfiç Na-
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mfjv ȵn:i:8co011 vi:rnv KotVCOVtKCÒV Kai forni:; n:oì.mKcòv c;uv01]K(ÒV rìcrq>aì,Eiaç n:ou 8tv rln:mwùcrav TT]v
XPTJCiT] olKtcrµcòv l8puµtvrnv c;{; &uapm:eç Ofoctç, Ka010T(ovmç j3epaicoç TT]v 8taf'licDcr1] èl;mpEnKù Èn:in:ov11.
Xùlpiç và un:onµàmt Ti mOavÒTl]W µEWKlVTJ<JEcoç tCÒV KUTOlKCOV c;i; n:cfavéç Ofow; lÌ CTTTJV n:pwn:uoucrc1
Tfiç IJapou, ElVat àcrq>aÀi:CitEpO Va àvayvcopic;ouµE a' mhT] TTJV t6cro XffPUKTl]ptCinKTj CÌÀ.Ìcuyi] TTJV KU0ti:-
pùl0'1] vi:cov KOlVCOVtKCÒV 8oµcòv µ{; Èn:iKEVTpo TOV K6crµo rfiç n:ÒÀEùlç, n:ou TÒCiO çùll]PÙ µàç àm:tKoviçei 6
'Apxi"-oxoç µi: rT]v n:oi110T] wu (i\ . .\l. K()\T11 \r:ir'. <<'Apxi"-oxoç KrLi Ilùpoç", EEKM, E, 56 K.i:I;. Kai
SNODGRASS, ÙVCOT. Ci. 25).
Tiap' on Ti Ocùlpiu µn:opEÌ va l:n:ml;E àn:o<pamcrnK6 pòìco CiTT]V òpyÙVWCil] CÌ1tOlKlO'TlKCÒV !':l;opµTjcrccov (o-
moc; mi]v n:cpin:TrnCil] àn:otKtaµoù rnù P11yiou rfiç LtKEÀiaç Kui Tfiç KupT]v11ç), n:upci mùm èiÀÀot Myot 6-
moç eÀÀEtlj/T] ymcòv, n:oA,uavOprnn:iu, n:oì,mKa i:ÀaTT]pta n:ou rìn:o0Kon:où0uv 01:i]v i:KTÒV(J)CTT] ÈmKtV86V(J)V
KamcrTÙO'EùlV, ȵn:optKOl Myot Kai aÀÌca ahta c;uvi:Paìcav arie; CÌ1t01KtCinKi:ç l:l;opµTjcrctç TOÙ 8ou n:.X. uì.
EtÒtKÙ yui ti]v ITapo, Ti 1tEpt0pt0µtv11 YEùlypaq>tKTj n:upayùlyi] KCT.i YEVlKU Ti n:Evia Tl]ç, omoç µaprnpchm
àn:ò Tò 'Apxi"-oxo (fo Ilapov Kai crùKu KEÌva ... ": EKÙ. Loeb, A rchilochus, rìn:ocrn:. 51) a{; 0uv8uucrµ6 µi:
1tÀ1]0UCiptaKT] UUST]O'l] Kai PÀÉ\j!Gtc; yta Èn:ÉKWO'T] CiTTJ 0paK1], n:cpwxfic; µ{; KOlTacrµam xpucroù, 6òT]y11cruv
CiTÒV àn:otKtCiµÒ rfiç 0ac;ou, on:coç TOVtCiOT]KE ÙÀÀOÙ àn:ò TÒV àEiµVl]CTTO Kovrnì.i:ovm (e.à. Ci. 87 Ka( The
Princeton Encyclopedia of Classica! Sites, 1976, 77 Èv. 'A. "Paros").

I fi11d Dr Carnp',.; tlieory i11 AHwa \·e1·y p(•rsna,.;Ìn>, lmt by nu mcans Ìllc<lnsistent.
with n slmrp ÌIH'.l'c<lsc ìn in dw gc1H:ratìon imnwdiatdy pn•<"ecling. TlH' c\·ìdcm·p fnr
tlmt ìm·rcnsp not. frolll tlw nnmlwr "f As.tonl. w<.>lls fìlled in armmd 700 B.C., hut nHlwr
from tlw foct thnl so imrny \\'r'll;.; !md to he dug JH J.]lp fìrst instn1we; a nmnh1·r whieli sugg<'ITTR a
HiO

rnpìd riR<' in tlw Ht1mbor of At.lwnian,; ll<'t'ding wat.1•r in eompariimn ·with th« <·nriÌPr U1•orn('(.rie
plmses. A drought followìng clos1•ly on the lH•<·lK of n population explosion woul<l lu1n• h<'<'" nll
t.lw rnorp disastrous, going far towards <•xpliùning a n·c1•ssion in th<' hlrly st'Y<'lltli c1:11t.ury.
In COlltl('CtÌO!l with a possiblP dro11ght r llH'tttion H Clll'ÌO\!K fnct about A.t»tìe lrnrial [H'UCLÌC<'
at. the end of 1 ho Lah• (kornet rie pc•riod: t.h<' Hudden <'kvntion of tlH' hydrin from being a pluìu
dome;-;t.ìc ,.,,sscl to t.lw ;,;tnnrn of nn oruat<' fllnern.ry vas.,, often dccorated with figun·<l R<'<'ll('K ami
(mcrm-;tcd with fu1wrary :-mrppnts. Cuultl it bi' t.lmt th1• wat.er fot· <lr«i-;sing tilt' corps<' hnd llO\\'
conw to lit> rcgn rdPd as a preeio1rn offcrillg?
To l'!'>'HlllH' tlw nmìn t.Jwnw: how best. cnn \l'e explaì1t the apparrn1t drop in 111<' Atli1·nim1 po·
jllllut.ion m·om11I 11nd nft1•r 700 B.C. '! Dr Camp hns sllgg<•skd a plagu<• followinµ: tilt: drnuglit.. hut
it, remai11s possihlr• that many of t,l1p more ent.<•rprisi11g Atlwnia11s migrat('d to tlH· <'Oll!ltrysill<•
wh('J'O water rnight. llll\'<' b('ell less Sl'Hl'C<'. :\t \'ari and Plmlernn for 1•xarnple, and possilily at Tm-
chonl's t.oo, tlwrt' app1·ar to bé' morl' burìalK ìn tlli' Parly sc\'lmth century tha11 in t.lil' lat<' 1•ighth.
F11rtht:rm<>r<', any hypothl'sÌ,; of plagtll' 1mrnt. lH' t.e,;tl'll 11ot !lH'rdy by t.he almndancu of lm-
rials nround 700 B.C'., lmt rnorp partieularly by th1• agps of tlw dl'<'Pmwd; it \\'ili gain forc1' only
if tlw inlHmiNl sk<•lctom; prove to includi' a substantial proportion of ohkr childrPll and yo11ng
nd11lt.s.
In conelusìo11 l agruP that. thet'<' was n very ,,;erious r«cessìo11 in AthHts, hut it. is to be P:Xplai11('d
by morP tlian onp ea11Ht'. In addit.ion tn th<• pffpct of drought. upon a l'<)eently ìnflated popu]a.
tion, tlH'r<' is abo thP Hcrodotpan trmlitìon of t.h<' · nncicnt. lim;tìlity' with .A... ginn wliieh muy
ha ve IH'<'rt a furtlwr contributory ('>tUS<', if only nn indirect. 011<» \\"hl'n n·covcry ('\'elltwtlly CHHH'
wdl on into tlw HC\"Pnt.h l'(mtw·y, I susp<'d 1.hat ìt. eanw from t!H• Attie co1rntry,;idP to
whieh many of tlw dìstr('H>wd inhnhitants of At.IH'n;; lmd remon•d t.lwtnsclves lluring t.he late
centur;•.

CAMP II:

Tlws1' Hl'<' ìnkrPsting problmm; nnd T liope that this ìnter<'i<t. wìll hc· ,;ustHÌlit'd. ln jll'<'Ret<Ling
t.hìs paper which ;;uggl'sts that then' ÌR sonw i'\·id1•neo tliat \\'(' rnight hl' looking fot'. ! hop<' in
t,h« futuro tlwt thi:-; wìll lw donP.
For tlH' q1wstìon of t!w mo1mtaìn-top sarn•t.uaril's, time <{id not pc·r·mìt. ml' to q11ot.c nit tliP
figlll'('S for tlH· llymettos sanctw1r:v. but. r \l"OU!d (>mphasiZ(\ that tlw sm1ctuar,\' of Zl\UK Ombrios
on Hyml't tos if ÌJHkecl t.hat id<'11tifìcation is cotT<'l'l· was Ìll llR<-' from t·IH' lat-<• :\lyl'et111t·1111 Jl<'·
riod uutil t.IH' late" Homan ppriod and J jtrnt pickPd t!H' figun·s irnmNlìntely nhout 700 I\(' to ill11
st,rut11 whnt I btk<' to he a strìking interl'Rt in th<' sanct1tar,\· \\'hich was in fact· 11:-wd fo1· ('e11t11ri('s.
But I \\'oul<l also poiHt ont tlint tlll• mountain-top sanctw1ries t.o Zl'us m· to rain-gods g<'ll('rall,v
a.n• not. tlmt. common and t.hat. withìn t.fH· putatìV<' arett of tli" drnuglit. \I'<' ha\'(' no f1•\\.<'I' tlw11
'\\'e
fi.\'(•: onp on l\louuJ, (JroK in Aegìna, \V<' ha\'(' out• on l-l,ytn<•tt;o;-i, \\'l' hH\'f' <Hl(' on ParneN,
we ha\'!; mw nt. l\frgarn abon· M('gara. at. Ht.n Marmara all([ we hnYe n fift.11 on<· at Epida1trn8.
\\'ìth t.lw exccption of Oros, ali of th<w' eìther h<'gìn or show signs of partÌl'nlnrly i11t.,11se H('ti,·ity
a round 700 IH :.
For tlw q1wst,ìon nf wentlwr pnt.ter11s, t.lwsl' \l'el'P l'l'f'og1iiz<•d 1011µ: ago, a,; cal'iy as Aristoth»
Th,·rp's n \'l'ry nice passagt' in tlH' Jletcomfoyìca wliicl1 I will spari· you just ns I spilrl'd you
p·stl'l'day point.ing out t.hat ìt is possìblc t. o han• n grl'at. dea! of rninfoll in n lat'gt' 1t1'1"1 and
om• pnrt of tliat Hl'l'H lw.n• almost, no ntinfall Ht ali. Tlw crnn·ersP is nlso true. Urt:!'k climat<'
HH\\' hl' pxtrl'mdy localized. Thi;; lias nlwnys heen l'<'l'Ottnizf'd. Mr. U . .l(arras, l'rofrssor' of :V!,, .
U.orology at tht' Unìn•rRity of Atlwns, in a hook \l"l'Ìtten in !\rii\ . annlyzl'd t.he elimHtl' of Un•1·c·e
nrnl wa,.; abh• to hrl'nk it. down into :rn di,.;tinctin• sqiarnt<' l'lirwl!ic t'<•gions. or typ«H of l'l'gious.
Of t.Ji,•,;p :rn, thl' eitil'B of Atlwns. :\Tqrnrn, C'orinth, m1d thl' 1tn»IR of A.ehain. Euboc<1. Andros, nnd
Naxo;-; nll fall within thP two dry1•;,;t l'lnssitìcntions .
.For Arcliilocho:-<, .!'m prc•pan•d t·O bl'li<'Y<' that':-< a fragtn(•llt. of mytl1. Tliat j,; tlic wlwlt· citll·
t.ion l gnn• you, one lmlf of mw line of pol'tt',\'. Areliiloclios of l''lll!'SP ll'ft l'anm und!'t' Jll'l'imps
dìfiìcult cir·curnstanc<'s, \\'l''rn not su1·c; it would 11ot lw out. of elu1rneh·r f<>l' .. \rl'hìlochos
to hP gloa ting O\'l'l' t lw fntl' of t hm;c hl' kft, bd1ì11d. And tlwl"t' ìs no 11'11) of tdling to wìdi por(jon
uf tlw APg<'li.tl if ìmkc(l it dop,.; tlw fragnwnf. might appl,\'. For Parns I arn i11kn•st.pd t.o liNtr
thnt iufornmtion hut 1 didn't. assimìlat.o it, ali, Bo l'rn goiug to han: to pass un tlwt.
Arnl Mr. ('oldstream Hll'J' kìmlly left, cloor wide op('rt for mP on t.lw or Wt'lls. In foet.
in Atlwns t.lw t,hpory as 1 seP ìt. does not populu.tion gi·owtlt in tlw 8tli century; tlmt. i,.;
wh('t.her the gt'Owth \\·Hs sustnin('d in th<' 7Ll1
1 N 'l'.El't VE'.'/ 'l'l Hìl

tlw nmnlH'r of wclls of tlw 7th <·.etdury an' ahcnt; half tlto:-;p of thc 8tlt
c<·nt,11ry and 011.n 1s frmp!Pd. to cik th1ì ns evidPm'P of thn drop in populntìo11. I cart't do t.hni,
bl'.cnus<' i(. is <'1pmlly pnssihl1• thnt tili' low nmnlwr of WPlls in thc 7th eent.ury rnny simpl,v rdlcct
the tinw it took tlic wnt.cr tnhle to n•cover, and that rnay bn fnrthl'l' cvid<>nC'P of tho drouglit, ra-
ìlier 1.hnn of the drop in populnt;ìon.
Fnr (.\ic 1·1'.nwti·rics wc \Y<mld pari ieularly lwpP to got l!Wro help from plaePs lilw Tracho11Ps,
::\l<'rendn, Tlrnrilrns, and ll.\IJYU'rD\lf< otlior t'Pllwt.nri(':-< whieh Rtill nepd to hP exarninerL Phakron,
irn I 1lll(len-;1and. it. is almost ('Xnh1sivdy ìnfant pithos buriab a!ld. thorcfon• at. suggrn<t.ìon
\\'(''Il lc»1x1• thl'm (•111. until slrnletal ruutlyHis. untìl wl'.'r" countinµ: childr<'n, yo1mµ: poopk, ndults.
For J.ho Onrnulanos f's1ntc, J eallt'd him up and T think lw said ho hnd morp of tlw 8th, fowc·r
of tlw 7111, nnd 1.hen 110110 of tlw Gtli, n1Hl so J didn't mm it h1:eausp it implics n stoady
1lrop nnd whnt W<''n• for is a drop and tlH'll a rueov<'ry, Tlwroforo tlw Uero11ln11os
nt Jenst tlH• flo:uri's Mr. (iernulanoR gan• HH' is not of anv nsp otH' wav or anot.Jwr in tho di-
scussio11. Ami tho Vari C('Inntf'ry, tlrnt ton is n nico, p111·e Ù!t ecntury C(',Hlci<'ry, and j.fir•r<''s no-
U1ìng 1o be dono ahout it.. H(•gardinµ: this rnatter, Lnrrv ,.\Hg!'\, tho a11t.110rity wo ali know, mw,
HtHl lov'" tdls 11w timi. nt this stage ìn sk<'ll'lal nnnlysìs Ì.IH' tlH•ory can h(' pro\·ml nor di-
H]JJ'OVJ'd rmd l hope in th1' future. \dl('ll cenwtPril'N nrn duµ: in and nromHl Athens 1liat. thìs Hlwlc-
tnl nnalysis will hn calkd ìnt.o plriy bcca11si' ìt is on thi;.; sori of basis thnt tlw tlwory will citlwr
stand or fnll. I <\onld evnn gin' up on t.lw epidPmie, because, as. Mr. ColdstrPam righ1fu1ly poinìs
0111, Ìt· lllay IJ<, ll1at eolo11iznt.io11 wns not 011t;-;i<k of Attica lrnt, .inst from At.Jwm; to tlw conntrpildo.
I t lrn 11 k n Il Th r"n of yo11 for y<mr rmna rlrn.

KAH.OlfH()lT:

.fe voudrni;-; sonlignPr en qu<' VÌ<'lli d" dirn '\I. Hak<'llariou à propo:< dn elinm1: n'<'xis1.o-t-ìl
poìnt 1111(' dif'formwc C'lltrc In Ìil'Ò('P d<' l'OtH•st P1 cl'llo d<• l'Est.? l'our ne pas pnrl"r dPs Cyeladl'R
jo \'mHll'nis \'C'llS rapp('IPr to11L sìmplPnH•nt. par J'X('tnpln q11n Eµ:in" n'a (j\I(' t.r<Ìs r·ar<'rn<'nt, dP la
pluiP: ""• E.LCÌIH' n'es1, qu'à dcux hf'm·es d" distì11JC(\ rl'A1.hèrn•s. Elk rw pos><("<h' qno dns eitorncR,
d SOll clinint ('Sl· SilllS lrnmidit/·.
D'nutro part, .Ì" voudraìs s•mliµ:ner nncoro quo Ics rnìson,.; dìrnat.nlogìq1wc; rn1 la JHlllV!'(•1é 1ks
n'1·ol1·(·s nl' sont. JH!s d<'s <'H11S('s suffomnt<•s po11r i'xplìqner phénmrn"no do la colonisnt,ion. Co
n 'pst. pus lit dis(•l ti· qui n fait pnrt.ìr l'yi,h\>n.ti (le ::Vlmisalinte) r\ la r[(\eml\·crt.o d<' t<•tTcs loi11taì1H'S,
11mis si111pJ1,nw11t. l'inquiétudf' d,, l'[\rne. c:t I<: goùt. d(\ l'nventnrc. 011. n'n pas, j<' crois, s11f1ì,;nmmnnt
insis11' Slll' cu fait: l'i1Hp1i6trnl1• dn J'(rnw ('j. de l'esprit, dl'R Cr('cs. ("c,.;1 <'<'lte inquiétmk quì, la
plnpnl't. d.u krnps. 111s a amcnés 1\ quit11:1· lcur lil?ll ll'mìµ:im;, ponr co1maìtrl' dn nouyd](>s tc!'rns
oL po11r \·oir CC' qui se pas>lait dans lo mond(', ,J(• JJH' so11Yìmrn que qurn1d j'nllai,,; u11 ::\I11s60, jo pn.s,,;nìs
dnnrnt. un mnrclinnd do fr11i1,,., qui faìsaìb do bonw•s nffaires: il nYait; Ruspcndu dmrn lc forni dc soll
maµ:nsìn 1uw cnrte de 1'.AnNiralin. ,f(' lui demanda ponrqnoi. « ,To \'(\llX >),me répondit.-ìl. (> c01rnaìt.ro
I<' rno11d(• ''· C<'t1<' parole rn'e'11, ru;;16o ù ln m<\moire, e(. olle me pan1ìt lémoigner d'avontun'
lnss<'B dn lrnin-1rain d0sirn.il'n1 eonnaitre le mondo. CettP attitwle n'a
ù rna l'OllllfJÌssmH·c. par le profosSP\ll' Heliadcwaldt dans nn 1le ses
nrt.icl1'"; k's nutn's sa.\'ants 1w l'ont jamais rPprisP.

HAKELLAHWU

Ta atna WÙ lÀÀ;!1VUWÙ ÙTCO\KtOµOÙ etVat, omoç q>aiVt:'tat, TCOÀÀa· Kai Kaca Katpoùç TCOtKlÀÀO\lV. 'H lùéa
rroù rcapoucriacri:: crn'!v i::ìcrfiy11crTi cllç Ti Kup(a Kapoùçou t:Ìvm rcoì,ù EÙrcp6crot:Kcll. 'Avtq>EpE cf]v àwµtKfj à-
v11crnxia, cii oi\jfa wù èiyvcocrwu, cfiv c6Àµll cbç rrapayovcEç wù éì,À11vt1<où àrcotKtcrµoù rnca c6v 80 Kai
cÒV 7o airova. 'Yrct:v0uµiçco Oc\ µEptKa xcop(a àpxaicov ÀUptKWV EXOUV Kacaypa\j/Et cf]V ȵq>avtcr11 -cìiç 6p-
µì;ç rcp6ç ca ((UTCPllK'ta» Kai 'WÙ àvt1<avorcoi11wu àrc6 ca Kt:Kc11µtva. Btj3ma aù-ca ca xcopia ot µtÀOÙV cruy-
XPÒVCDç Kai yta ÙTCO\K\UKÉç èl;opµf]crt:tç. 'AÀÀa rcap6µota \JfllXtKa ÈÀacf]pta ea Èrcml;av Karcoto p6ì,o a' aù-
-ctç. EìOtKÒct:pa ea EÀt:va on ÙÉV ea àrc6 wùç àrcoq>amcrnKoùç rcapayovn;ç 'WÙ àrcotKtcrµoù crcfiv 6-
Mc11ca W\l. ea oµcoç cr11µavnKa crc6 àwµtK6 Èrcirct:oo.
Mt aùcfi -cfjv EÙKmpia Ouµoùµm Karcota À6yta rroù èi1<oucra àrr6 c6v Charles Picard at µia 0ta0t1<rwia ù-
rcocrc11pil;t:coç 0toa1<1:0pt1<ìiç otacptj3ì;ç: àvaq>t:p6µi::voç crcTiv È/;arcÀcocr11 -cò:>v 'EÀÀfjvcov àva cf]v ùq>f]Àto rnca
-cii VEÙJct:Pll trcoxfi, c6vtcrE c6 àvfjcruxo Kai yi::µàw rcpcowj3ouÀia àwµtK6 rcvi::ùµet -cò:>v àrcoiKcov µaç, µi:pt-
Koi àrc6 wùç Òrcoiouç Eq>Oacrav roç Kai at àrcoµovmµtva XCDpta Tì;ç Ùq>ptKUVtKì;ç firrEipotJ.
Hì2 l:N'l'ERV EN'rl

VALLKI':

Une !'t'marque rnpido qui touehl' il un prohlèlnt' d'onlrl' g•'-n(·ral: notrt· problt'nnntique ,ran·
jo11rd'hui md l'ncep1t(; sur le rapport métropolP colonie <•t c'est un tròs grn.nd privilèg<'. pour q11ì
travnilk• dans le monde coloninl, q11(' d'appr<'lldrn, ù la meilleun• source, ks l'l'C'l}(·reh!'s q11e fHHll'·
><llÌvont et ]ps 1l{-couvl'rl<'S qw• font dnns lefl métropoles nos mnis Orecs. Cdn dit, 110118 lll' dP\'ons
pas onblì<:1· la sp<\cificit<; d11 plH\norrn"rn' colonia!. C'Pla ('St '''·ident d sans dout<> pen;onne d'.-ntrc
11ous Il<' l'onblio. ,f(' nnnlrnis nòanmoìns rapìdenwnt ks ll"lÌR poìnts Rtti\·ants:
1. l'our bit'lt dt•s raisonc; il était néccs.saire dm1R cdte t'('llcorit,re di' rallgcr, Ri .i<' }l('llX dil'1',
les coloniPs sous k drnpl'Hll rk le11rs mr-t1·opoles. '.\lotre arnì Di \'ita, CP fai>lnnt, n'n foit qu<' sllivro
l'nsage des liistoriens gr(Jf'8 dt· l'antiquitc\ ..'\lais nous sanms bi('n (!lll', ù :rnppost•r qu'dl" .-xisto
t.oujm1rs dans la rnétropok, c<•He llornogén0ìt<\ eult url'lle, ponr 11c pas pudt1J' de pllrdò (·tliniqul',
n'cxÌHk pas dans les colonie;;. C('eÌ n\•st pns lltll' d6eouvt'rtl' 1101!\'t'Jle, l'l il snffìt de l'l'lìrc ('(1 (jW\
disr•nt !es llistori<'llH nncil'll>< <k l'Ol'eide11t; eolonìnl ponr se rappelcr l'importanec de C<c rrn1langtJ
<ks groupl's d'origine divt•l'Rt', eh• e<:s :X1102wr.ot. sur dan,; In ,'-,'icilùt antica (J,
l, p.8!l.J:Hl) D. Ashe1·i a justenwnt d. opportw1énw11t attiré l'nttentìoll.
:!. ;f'<ti soulign(} pt>lli>t-'\f,rc d\ine fhçon ua peu systò1untique, rnais non
sans 1m l\('rtnill llomlJJ·e d'argurnl'Hts qui, me St'l!lbl("Ì·il, 011(, reneontrc\ l'adltòsion dt' la plupurt.
des hìstt>riens (l'fr. '\f. I. Ft;\;LJ'oY, HiNtury of Sicif.11, p. 20) l'opposition, pollr In Sieìlr• Orìentn.ll',
l'ntre des prut,ìqll('H volontnìn:·rnN1t le mot mndòle) dc pénétration cli d« ('olo11i;.;utìo1t
cnractc'ristiqw;s d<';.; cit.<'s ellnleidii'tllll',; et d'a11tJ·ps, plus yìolcnt.es, qu« A. Dì Vita a rni'1<'8 <'Il lu·
tnitìrt' ù propos dn l'<·x1mnsion dc Syraeu,o;e. C'da, sans reste \THÌ, au moi11s dans ses gmndes
lìgnl'S (on lira ù Cl' snj<•t lr'H r6w1n·('é\ de (L Maddoli. t011journ dans la Sicilùt antir-a. III. I, p. Hi).
::\laìs oll nurn giu·<k d'ouhlier qu" In eoHH<'Ì<'llCl' en SìcilP d11 zcùxt1ìtx0v ysvoç «:<! un
polìtìqun quì pt'('lld toute RH significatìon au vu siòcl<', d'nhorcl nvec la politiqtw d'imJH;rialisnH·
des t.yrans de Syraern.;e (ìmpérinlì::;rne qui s'exnr<;ant aux dép1,us dl'H eité;.; voi;.;i111•R c•st par fa.mfnno
nntichakidien), puis au rnoml'nt de l\,xpédition de Sìeìlc, Cc·la ne signifì<' pas 1H'e<•ssnir"11H'llt
i\ l'tSpoqw· de:< pol<'ÌS colonial<'s autcmomt·s, on nit <'li nussi nettl'!lll'llt r:onsciencl' d'une opposi!
entt'l' C<'S aìres dor·ienn<'N l't Cl'S ain's ìmtÌ('llllPs. Ct•rks, snns 1n(m1e pnrlt'r d<'s dìnlectcH. l'arehéologi(·
nous uwntrn l'cxìstoncc· dc diffén•1wcs dans k11r fìteÌ<'R cultnrd. Mnis ori n'oubliH-a pns qn'ww
des déeoll\'<•rt.es !es plus inlPr<'Kf\H11l<'K de ces dPrnit'•r<'H dècennìes a été l'cxist<•ncn. dnn,.; la corin·
t.hiennc Synl<'l!Si'. dt' <'i' krnplt• ioniquc qu<' ;mnt N1 train dn pub!ìi't' Pm1l Auhen:on <'1" 1'11oln p,,111.
gatti.
a. RcKtl' évìdl'lllln<\llt l'e>1R('ntìel, très bìell r-;, Bornwa,;;t propos d'I-limòre,
Pt qui est le terTÌtoiro. Le rapport· de la Pt dc son W1Tìt.0Ìr<' eo1tdìtionrw l'J1i><tuiro
di' ebaqne coloni<' gn•cqu''· ,J'iraì plus loiu Pf., scliémnt.Ì;.;ant p«ut.-i"tr·e ù l'exel'R lf'R eond11sions qtw
nous ont suggén)<•s h•s dél'Oll\'l'I'tl\s de }l<'gara, jt' dirai qt11\ e'p:.;t ou si l'on préfère
l'approprintion d1• ccs nouvPanx N;pncm;, qui, par ln ltl('llhdìté ('t le,.; pratiqtt<'S notl\'cll<'1' qu'cllo
suscìtait., n. jm1è trn rtilt• fondamenta! daus la <'oneeption et, l'orgnnìsation de l'r·space llrbnìn des
cités colonìnles.
EUBEA, BEOZIA E COLONIE EUBOICHE
ÉRÉTHIE A L'ÉPOQUE

Au courH dc ces dcrni0res années grà.cc à l'exploration d'Erétric, notre commis-


sanee de la cité à l'époquc géornétrique s·ost bea.ucoup aecrue. Déjà 1111 cert·ain nombre
d'étndcs ont tenté d'élucider des points particulicrs, ou dc faire dos synthèses plus
généralcs 1 •
c·est un fait reconn11 aujourd'hui quc, ponr Erétrie, l'une dos pòriodes ]ps plus
« glorieuses »est. l'époque géornétrique. l\lais cd]<,-ci nous était surtout conmie à partir
du rniliou du v111" siècle et plus générnlPnwnt à l'époquc du géornétriquc récent. où
le ròle de la jeunc cité a certainerncnt été <:mrnidérabl(', tout à. la fois cornrno eité co-
lonisatricf\ oricntée, avec d'autres cités eubéennos, vers l'Occidcnt, et cormne cité
comrnerçaHte orientéo YNS l'Orient où ('llc contribua à. étahlir dos cornptoirs età posor
des jalons cn utilisant fréquomrrwnt comrne oscale l"ìle dc Chypro 2 .
:\1ai8 !es découvortes récontos faitos cn I \J78-I !J7\l nous ponrwttont dc précìser
davantagc 108 données dont nous disposions déjà et de forrnulcr quolquos hypothèses,
do phrn en plus vrnisernblables, au sujet de l'cxistonce d'Ert'\trie dès la. premièn· pnrtie
du vine siècle.
TI y a cepcndant dans cettc qtwstion toutc une sério de point8 à envisagcr:
l'inf!uonce et h1 pénétration en hécnnc à l 'Ouest (C rande Grèce et Nici!C') et.
ce sont les fouilles de nos collègueR italiem; qui contrihuont de plus <'Il plus à nou8 on
domwr une inrngo concrète a;
les rnpports établis avee l'Asie :\linoure et le Proche Orient. ot aussi «on
route » 1wee Chypre, rnieale favorite, et dos étudcs r:écentos ont aidé à reeenser !es
établissements où uno présence eubéenne s'est rnanifostéP 1 ;
lo ròle qu'Erétrie a pu jouer dans ces irnportants mouvements do colonisa-
tion pf. c'est. ce point que j'airnernis élueider.
On conuaìt aujourd'Jrni un <..:ortain nornbre de points de la cité où une concentration
de matériel géornétrique ou 8ubgéométrique a été rntrouvét>, et <fautres oncore, où

1 CL pour u11c 1n·mnih'C s:nitht'.•Hn: L. 1.\:AHlL, poli t: ddf1f ?\avoli 1 !l80.


bufion à l'éfrulc dc l'Ii:rétrie uéométrlqur dnns 8/Nr\ :lfé" 1 CL cn vari ìculier la tl1(•f.ìc récent.c dn D. L, S,\ LTZ,
lan{Jes ;V. lfonfnlénn, ,\01f>nes 1D7H p. {);2;)-;):{L La CJrerk Ueon1efrù• Poflcry in fhr; Thc Chronolouirnf
te l n1e11i ionne la hihliograpllie csBent iPllf'. lmJJlications. Ca1nhridge l Hìrl, non ('JlCOl'(' diffusé<'.
.1. BO.\Hl>-:\l.\'.'\. Tlw Oreek Orcrseas, f.,011don IH7>>" Pour la dlffusion du la còramiqnc grt.'cque plus :.;;pò-
et l!l80 passim. dalcnwnt r•n h<Senrw ;\ C'h;vpre cf. E. G.JEHi41'.\ Clreek
3 Ponr une bibJiographie rcRtrcìnte cf. KA\HfL, l.l. (/t-'otnrlrfr· and Ardwic Potfcry fountf in Cyprus, Ada

1naintona11t ('OllBnltnr la. Sicilia rrnti'ca in ,"-,'foria di


1(j(i L. KAHIL 121

dt>s docurnents épars, souvent. d'ailleurs imporiants en rnison de leur datP lrnute, out
été rncueillis.
Pt1rrni les fouilles de nos eollègues grees, il faut. surtout nwntionner l'important
cimetière géornétriqlle et subgécmétrique fouillé par Kournuniotis au délrnt du siècle,
et les résultah: des fouilk•s récentPs du archéologique grec, et en partieulier
de edles effectuées par P. Thérnélis et A. Andrioménou 5 .
Parnllèlmrn•nt, les fouilles suisses ont donné <l'appréeiables résultats dans ee do-
nmino et j'ni déjà parlé aillours.; des trois points où une concentrntion d'élémenb;
géornétriques <1 été mise au jour, et alt sujet. desquels je me hornerni à donner quelques
réfiexions supplémenb1in'R. Il R·agit pour tous !es trois de centreR cultuels: l'liéròon à la
porte OtwRt, lf' bothros situé au-dessous de l'éditicc l I I, et Ics tcmples ou édificeR ( ! ) géo-
métriques situéR en desRous et à còté du tempie archa'ique d' Apollon Daphnéphoros.
l\lais il faut à préRcnt mcnt.ionncr un 4" point, l'important établiRsernent géornétrique
Ritué à l'Est du port actucl cn F/ 12, fouillé on I 07H et attcnant à une fouille de Jlme
Andriornénou dont il cmrntitue d'ailh>urs une prolongation (Pian, l).

Fro. l

u) Il est inutile d'insister ìci sur l'Héròon de la porte OuPst fouillé en I !HìiHHi
par Claude Bérard et publié par lui 7 . lrimporhtnce capitale, il n, donné licn à toute
uno sério d'études a,vant trait aux culteR età b topogrnphie de l'époque géométriquo 8 .
Non matéricl eRt daté du géornétrique réccnt (720-flOO) et à cotte époqne Erétrie était
certainernent déjà une cité fiorissantc.
li) Lcs résultats des recherches effoctuées sous età l'entour du temple
d' Apollou Duphnéphoros par Cl a ude Bérnrd, puis par me Altherr-Charon Ront
hien plus importantR pom notre sujet préciR. On sait que dnns un premier temps

5 Cf. P. li:rgon 197Jj µ. 17 197,J, p.


:i:>: rnrn, p. 1977, p, rn-2;,; HJ78, l" ·l-H; rnrn,
p. 4-7, pl. Praklika tH7Ci, p. :Hi t-1s.; 197fi, p. {)9-87; b:tdria :-;, B('l'l1P I H70.
1U77, p. :{2-:Vi. JL A:s-nHE10:\l1;:xotr1 J)eltio11 :!ti) ?' ( '. ToJJO!J1·a1J!tic d l de l; h'ri:lrfr
(Chronika) IL -Hil--!7U pL Deltion 2ìl, llJ7i,, arclrniq11c: l'/lérdon, dHn:-< A riff{ i2, 197H, p. et
p. pL C•2-G8; nc/lìon :n. liì77, p. 120-tG:l. pi. )..'. CoLH;->THEA:\I, Ucomf'frlc (frecce, New York
29-63. 1H77, IL l!Hl-1\!7 <'t :lJl<l-IH.
167

troiR struetures géométriqueR avaient été déco11vortos 9 , un temple à abRidc d'environ


l 00 picds dc long L, une conRtrnction légèro, le I >aphnéphoreion H ( reconstitution
par P. A 11 berson) 10 et une troisii'nw eonstn1ction 1111 pm1 plus au Nord on C 11 . l\laiR lm;
fouillcs ]es plm: récontes ont encore eomplété ee tableau cn lo modifiant. légèrernent:
tout d 'abord cra.ntros RtructureR géométriqucs ont été, principalomont au
du tempie, rotro11vécf', donnant une cxtcnsion beaucoup plus considérable >W Ranc-
tuaire de l'époque géornétriquc, et l'on a pu constater dans lm; couches profornle8 ]a,
pré8ence d'un rnatériel antérie111· au VIII" 8iècle, on du tout début du na". Certain8
fragrncnt8 d(' vases, provenant vraisemblablernent d'une tombe, datent certainomont
de la foi do l'époque protogéométriq11e, du milieu d11 1x es. Cos déeo11vortes, en quantìté
trop nom hrcusoR pour ètre accidontelle8, ne s11ffisent cepondant point, oncoro à dérnon-
tror l'exi8fonc(' d'11n culto, dans la région d11 templo d'Apollon, dès le 1xt' s., car des
rnurs appartenant à cetto époque n·ont point encore été identifié8. :\Iais los fo11illes
ultérieunis nous donneront certainermmt des indications plus précises. Par aillours
on 1978-7\l un rnassif circulaire (il s'agit probablcment d'un autel) 111'is découvort a.11
Nord-E8t du tempie archaù1ue :1 été systématiquornent fouillé: il comportaìt do très
nomhrm1x ohjets d'origine orientale ou égyptionne datés du nife s.

<') Le hothnm découvert sous I't'ditico I I I (petìt sanctuaire) dans la. région de
la porto Otwst, à l'est dn l'éditico Il qtw fai fo11illé entre !!)71 et Ul7:3 donne des indi-
eation8 8embln.bles. L.édifice lui-mèrne, comJ)()8é d'un oiko8 d 'tmviron 14 rn do long
et 12 m do largo, datP du n"' 8., nrniR quelquos maigre8 rn8tes do rnl!I'H en abside té-
moìgn011t. d'111w Jlré8r'nco antérieure. Le hothros lui-mème était rernpli do céra.rniquo
géornétrique rt de frngment8 <h· briq11e8 crues. En étudiant de phrn près le matériel
il rn 'est appani qu 'uu 110111 bre relativement considérahfo do fragrnents (tig. 1) app<1I'-
tiennent à la promière moit.ié ou rnèrno au premier quart <hl nn° s., quolques-tms aux
environs do 800. La limite chronologique inférienre se piace vors la fin du vnr 0 s.

d) Enfin on mw fouillo d'urgence cffectuée à la domando du Nervi ce ar-


l !)7()
chéologiquo grnc (gràce à la générosité do l'Ephoro do8 antiquitéR :\T rno Evi Touloupa)
a penniR rfcxplorer sy:-.;tématiquemont un habitat géomét.riquo situé près de la rner
eu F/ 12 sur le tnrrain Rot1880S. Pour la prernièrP fois il o8t pos:-.;iblo de fornrn ler aut re
choso quo de8 hypothèRPR au sujet de8 prorniern étahlis8erncnt8 gérm1étriquos iimtallé;;;
à mème.

(,_)1mtre phases principales ont pn Mro déterminéo8 et appartiennent tout.es à


J'époque géornétrique (Pian I et fig. 2) 12 •
La premìère ost eu quolquo sorte la, pha8e précédant l'archiH)cture de pierre: sur
un sol d'argile nssez uniformérnont aphini, on n, retroHYé 1111 cortain nombre de ha.W$
fnites d'argile et de sable rnèlés enfoneé8 dan8 la sable viorge. Elles se1Taicnt pout-ètre
de Rupport à des huttos, mais la forme do celles-ci n'a, pu ètro détorrninée; cepondant

11Pour le temple d 'Apollon ])a,piu1òphorosr cf. J{, Oromdrfo New York J U7 7 r JL


Scrn-;;FOLD 1:.. F'iUtrr'r dnrch J•:retrfrt Clkrne 11 hìs .\. ,\,\Jf-lTAn. Anlk 2ù, 1982,
UJ72) p. 1 rn-120 an·e bìbliogrnphie p. 207. p. i;,;
IO P. c\t:mmsox, Ant]{ 17. IH74, ]ll. 1-l. 12 Pom· le plan dc ,;ltuation, er. o. KHAUSP:, supra •••
1t Plnn Ani]{ 17. 1974. ]\. 70 fig. I et N. OoLDSTHEAM,
l.G8 J,, K.\HIL l 4J
elle ne devait guèro ètre différente do (:f'll<'N quo l'<m c011tiaìt on Eubéc rnòrno ('( par
1°xernple ù Leflrnndi i:>
La soeonde consistait en 111ai:-;ons onde:-; dont une :-;e1do apparn.ìt dairernent vu
l'e::;pace re:-;treint dans loquel il 11ot1s a possible de fo11iller. On connaìt 11n
nombre dt> c·es st111ctur('S de fornw ontl<', l'uno d1·s plus <·mmtws. sur le• n•rsant nord
de L\rro1mge i1 Athònes H n ·est pout-òt l'O pas une maison rnaiH un encloH funérnire: lPs
autres à Bnyrnkli i 5 , :\lilet et aillours appartiennent ù des eomplexo:,; d'habitatìom;.

La troi::;iònw plrnse qui pou1 rnit bien ètrP c·ont«rnpornine de la :-;econde (ou légè-
rerncnt postériem'P) e::;t heaucoup rnieux représentée: il :-;'agit de maison:,; à ab::;ide::;
tròs n1pprn1·hC:e:,;, d'iunpl«ur sounmt très considérnble pour l'époqtw et qui ont connu
do rn ulti plcs rPfodions ::;'éclwlonm1nt sur 11n laps dn tem pii relati vement court. Co
typo est fréq 1wm nwnt n•présenté ù I 'époquo gèométriq uo rn <1t se retro uve sou vont à
Lofkandi 17.
La quatrii'·nw et dorniòre pliase parnìt plu:-; rÒ<:(1nte, 1rnw: :-;culo l'étudt' sy::;t(•rna-
tique de la eònunique HOll8 donnern une date sùre. Au courn de cette plwsc le:-; co1rntn1c-
tions ::;ont rnctanµ:ulaires (en forme d'oi'.koi), Houn111t poutTll<'S dP renfon:enwnts ou de

J;J. J,1Jkru11/t r, Tlu· /)'()// A(le, l)lnt(•S, Lolld!TS JH7H. i:, ll IJm:i:l'I'. i.I. p. ,J(; lii,
j>I. 8 ll. ;i; l. D1n:Ht'I'. I.I. p. :\. ('oLl):->'J'l-tLA.\l! neo
1 ·1
P. Bl'lìH, l11'SfJt1·ia I!J;):L p. tJ·t2 !ig'. l t>f !f. 111tlrir: Urcd·e. ?·ù·w York 1!)/7, p,
17
1)HEHl"!', Oricthi.•whc t:u11!:1n1sl in (N'oJ11elrisrhf't 7eif, LcfkoJ1rli l. Thc lro11 Ayt, l'l<Jtt's, I,rnHll'«s lH7H,
CEittingen IHCH, p, :l!ì, pL :.--; n.
ri"iJ
banquettes, coniparahlPH ii ('('llos dé<'Oll\'ortes ii Lefkandi 18 . à Zagora Hl mais auss1 <'Il
et à Pithékoussai 20
L'exigulté de la f'ouille. la drnisité dt'" V(\Ntigcs ne nous 011t pas pcrniis de déecler
da11s cot étahlissenwnt uno oricntntion cohérentc, sauf dans la 1mrtio un pou plus r(,_
cPnte dm; oikoi, <·ompnra.hlm; à ceux dc'<·ouverts à l'oum;t da11s IPs fouilks do ;\Ime
Andrioménon, encon· quo loc; entrc'es do C'PS donwun•:-; ne soi<'llt pm; tonjmirB m·iontéeB
dans le mènw sons. Qnant à la céramique, <'llP Pst à pm1 pr."s exclw;ivonwnt d'époquo
géornMriq11c, l'étahlis;;emrnit a.nrnt été <1handonné par la fluite. quelque" puits
ont été crPusés pl11s tanl (iìn Y''-n·'' s.). un pou au lrnsard. Il sembln ct>pcwlant qu'on
puÌsRo disting1ier 11110 évolution. In 1 out e prrmièrn phasc dey;mt ètn1 daté(1 du déhut
ou <k la prcmièro motié du \'III''"· jp:-; plmRPH ultéricures 2 ('t pl11tM d11 milil'll et do
la secondo rnoitié dn n1( s. Nculo la dcrnièro phasc e,;t ncitoment plw.; réc('ntc\ et
appartinnt à la fin du YII!" m1 a.u tout début dn \'II'' :-1i(,c](1. Quclques eusc\'elissemont:-;
d'enfauts danl' de,; jarTns ou dns nmphorc,.; somblont appartenir plut<ìt aux phaRes
2 et :L
A partir dc,; réR11l1ats dPH fouillos de nos (•ollòguos gr<'cs et à partir dc cnlles oxé-
('11tées pnr l'Eco!P Rlliss«. de,.; él{•nwntR 1wm·caux pom· la <·limnologie d'ErétriC' pou
n'.nt-ils òt re dégagéf-1 '.
LE>s vraiR prohlèmes parnis:-mnt ètn1 kR suiya.nh;:

ii partir dc quollP époq11c peut·on considércr q11 'u11 établisRcrnont géomt'trìqne


<ligne de <:e nom est installé !'li r ](• sol d · 1

()uelc; sont Ics rnpport·H do (:et òtablissprnent avcc la eité \'oisino do Lefkandi,
qui, après uno lon,gm· péri()(k d(' prnspérité, dédino dmis lo ('.Ollrant dn n11" :-;ièclc pour
"'rte.i11drc à J'extrème fin(](' ('O Riè·clo 1
()uellc ost 1<1 participahon d(' no1 n' J<>étri(' aux fondationR dns pltrn ancion1ws
colonÌ(>s gn•eqm·s e.n ltalio 1

Le ton r d 'hmizon rapi de que .10 vien:-< d 'offocincr, d on particu licr la deRcri ption
do l'établiRNOlllcnt géomòtri(;uc Pt les ('OJ1cltrniom: q1w !'on 1wut (>ll tiror, ronforcent je
crois J'hypoth0se d'1me chrnnoloµ:ie haHtP pom la naisRanco dc l'Erétrie géornétriq110 21 •
N01rn n·avons plus Reulonwnt quelqucR rnres trouvailll>s dil'pciw'eR sur lo site, antò-
rieim·s à 7:')() oll mtnw à 800. ou q1wlqucs tom1ws du géornétriq1w anci<'n 011 mème
du prntogéométriqtH\ nous n·anm:-; ph1R sirnplornmit, dans dos centrcs cultuels
me J'édifi<'o 11 I (hothros) et le templo <L\pollon Daphnéphorns, des trace:-; d'11110
préseneo bien antériouro à 7:i0. mais nous 11\'0llN IC\ t{·rnoigrmg<' d '1111 établiHsornPnt déjà
aSl'('Z complex(\ qui déhute \'('l'S l<'S amH'<'K 80() ... Or lcs fouillos de nos com\gllO>ì
gnwR ont montré q1w la fo11ilh· F 12 n'<>st qu'un des tr(•s 110111brcllx ìlotR d'habita-
tiom; qui devaient oxisi<>r à 1'('poq11<' g{1ométriq1w ot dont la plupart restont Pn<:ore
à étudir1r.

in A. 7rtr1orr1., I 1H71, pL 1u"r!tfff'ff11rf! rlomtsffro ffl'N'lf 11el ;u'riodo


lV. 1•n r rrr1·oir·r1, in f)fo/uy/I/ Ardu·olo!tirt I, pp, t><W,
n. Ht'C'H:'-;1-:H, ,fl'f'haco/1Jff[1'ul Ht'jJ(}f'fS 1\l70·1H"ìl :!] ( ;-;11,kl ;..;, I.I. p, f\8,
170 L. KAHIL

Aw.;8i le8 a.ftirrn<ttiom; 8Ìtuaiit. la fondation <l't;:rétrie veni le milieu du v111'' sìècle,
encore tout. récem rrwnt reprism;, ne nw sern hlcnt plus eon vaincantc:-1. Lorsqtw J'on
affinnait encore cn I 078 qu·Erétric pré8onte tou8 lc8 trnit.s <l'une nouvelle fondatio11
vern le milieu du vrn<· siècle 22 et qtw !'on réitérait l'hypothò;;c d'tm abandon plus ou
moins rapide de Xéropofo;-Lcfkandi, auqucl correspondrait non seulernent l'extension,
mais la création d'Erétrie 2a, on opfait pour une théorie qui doit aujourd'hni ètre mo-
difiée. Depuis plusiourn années, des dom1ées nouvelles sont en effet vomws s·ajonter à
celles que nou8 possédiom; déjà, et nous incitent à pl u8 de prudonce. S'il est en otfet
fort vmismnblable que, lors de la décadence de Xéropolis-Lefkarnli, le8 lrnhitants se
soient déplacé8 peu à pet1 vers Erétrie qui joui8sait d'un excellent port., cela ne veut
absolurnent point dire qu'ils (ou (fautres) l'ont ctééo tout d'mw pièce au milieu du
vrne 8. Au cont.rnire, il font aujourd'hui supposer que la cité exiRtait déji1 auparava.nt
éparpilléo en plusieurn ìlot8 sur l'imrnorrne territoire. D'ailleurn, il n 'est to11jours pa8
poRsible cl'aftirrner que I' Aneienne Erétrie do ( ait vmiment été Lefkandi:
d'autrn8 hypothèse8 ont été formuléeR à ce Rujet . 21

La quantité do céni mique largement antérieure à 750 ou dataut d<1s en viron8 de


800 s·accroìt au cours de chaque fouille, tit s'il n'a pas encon• été possible de c01rnt;1te1
une véritable couche r{habitation, (les témoignage8 de l'éta.blis;;ement eu F 12 se t.rou
vent sur une surface trop limitée), cela ('Rt peut-ètrn Rimplement clù alt lurnard, le8 inon-
dations succos8iveR que le site a conmte8 à l'époquo géornétriquo ne facilitant gt1ère
les rechorclws. ( 1etfo lacune de uotrc eonnaissance pourrait fort bien ètre com blée,
tout (KJmme par une coincidenct' curieuse uno autre lacune do notre connaissance
du site vicnt d'ètro combléo on lH7!J. On a ainsi découvert. pour la promière foiR, en
G I O, une véritnlJle couche <rtrnhitation datant; dn déhut de I' Helladique moyen. Il ne
8'agit pl1rn de découvorte8 éparses, mais d'un en8ernble cohérent et de vestiges de mai-
Rons. et outi'8 y ont été trouv{,8 en qwmtité fort abondante. At188Ì, \es
affirrnation8 concernant. l'alrnence d'un habitat Jwlladique à Erétrie 80nt-Plles dovomte8
caduque8 et l'on ne peut plu8 ècrire 1tujmml'hui que: «de t'époq1w helladique au
milieu du Ville 8., le centre du territoire érétrion SP trouve Nl bordun> de la plai1w
lélantine, au lieu-dit; Xéropolis » 2 ''.
Ajoutons quo quelque8 tes80Il8 rnycéniens (LH I I I) ont été retrouvés dans uno
couche iw-dessus do celle {k' \'Hella<lique moyen (l\Hl). 118 80llt trop peu nomhroux
pour qu'on pui8so à l'l1oure actuelle en tirer de8 condu8ions. ::\fais il8 Hous engagont
mw fois do plus à la prudencP et il n'est pa8 dit qtùmo couche d'habita.tion rnycénionne
ne sent fHl8 retrouvéo un jour à [;:rétrie. t•:n tous ca8, lt' hiahrn chronologiqtw dovient
de plus on plus réduit et 8Ì ce qui est. fort possible I•:rétrie n·a Jlt'llt-ètre pa8 eu
l'ex pansion et !'i m portance de Lefkandi-Xéropolis aux époqt108 autérieure8 au YI I 1e s ..
on ne pourra plus atlinner qu't•ll<' est une création récento, au plu8 ellt> e8t une secondt>
création de8 m1viro118 do 800, aprè8 uno interrnption,
l<:n foit, le8 doruii:•res décou verte8 i:t Erétrìe nous posent par 11illeurs de nou velles
que8tions: quel8 8ont les rnpports entre les divor1' éb1hli8Kem('.nt8 gòomM.riques di88é-

i 2 C. :Popo!]raphic d Urlmnis;o.e de :.n P. Al•,' HHìH, p. 1;)7-lGI: cf. lamìt.a: an


tric archalqw': tlfi'r6on. J•:rdria (), Berne 1H7X. p. U:!. polnL r·xc(:llentt• (•t tri"s prudnnte ({(· N. C'oLllSTHEA:vt}
note 25, I.I. p. lJ\I: of. J,. KAIHL, I.I. p. ;,n.
C. T1thtAftn, l.l. p. 11-L C. Bf:1t.\IW. Antfi: ti, l\J71, p. l uol<• fil.
[7J 171

minés on diffòrents poìnts du torritoiro d'Erétrìe et la cité de Lnfkandi-Xéropoli:;; qui,


aprè;,; 11110 grande pro;,;périté, décline hrutafornent pour des raismrn encore ìneonnues
à la fin du 1xe s. pour vivoter plu;,; hmnblement a11 cours du y111'' s. Il faut probable-
rnent 8<mger, pour diverses raisons (dont pout-ètre J'oxìstence d'un port nwilleur), à
1m trn1rnfort graducl de popula.tìon: celle-ci dorénavant préfèrc òmìgrcr ver;,; un site
proche, plu;.; propice et plus pro;,;pèn>.
Q11clles hypothèses peut-on formuler aujourd'lrni sur In participa.tion de notre
Eròtrie à la grande c:olonìsa.tìon 7 ,Je pense personnolloment qu'il n\ a plus aucuno
objection à ce quc la jmme citò ait participé elle-rnèmP (et non souLm10nt Lefkandi-Xò-
ropolis) à l'étahlissemont dos premièros colonìes grccq11os et en particulicr dP la colonie
de Pithékoussai que !es fouilleurs datent pour sos débuts dos environs de 770. Drni
cornparaison;.; s'établissent facì\ement non seulernent avoc le;,; découvortes mais aussi
avcw l'a.rchitectun'. Entin, la présence de poterie chypriote dispersée à travers le terri-
toire d'Erétrfo et qu0 l'on retrouvc également ceci nw paraìt important - da.ns I'éta-
blisscment géométrique rnontionnò ci-dessus, la présence de nombreux objt>ts oricn-
taux dans le hothros au nord-est du templo d'Apollon, nous dounent la. preuve do l'acti-
vité de notre yors lP Levant. Or, sì nos Eròtriens, dès cetto époqtw, so dìri-
geaiPnt Ycrs Ics cnrnptoirs orientaux viè1 Chypre, cornrnent n 'auraient-ils point
cìpé égalemont à la colonìsation occidentale?
La cité gòométrique d'Erétrio, dont Ics dòbuts étaient peut.-ètre rnodestos (la
suite dcs fouillos ;.;eu lP pourra nous donner uno réponse dòfinitivo ), a. certa.inement
attoint rapidement une grnnde prospérité. A mcm avis, dès avant le milieu du Yirie s.,
Erétrìe est une Horte de tHe-de-pont <l'où Ics marins s'élancent a.us;.;i hìen vors l'Orient.
que vers l' Oecident. La cérarnique chypriofr a d 'a.illeurs étò h'ou vée ògalomen.t
à LPfkandi, ainsi qtw deH objets d' importa.tion orientale, mais il est. évì<lPnt, q1w
rion 1ù•mpèchait une jeurw et entr«prena.nto métropolc (qui recova.i.t par ailleurs
vrnisernbla.hl<>mont depuis la fin du IX" s. un afflux do population. vom1 de Xòropolis)
dc so livn'r à uno ac:tivitò commerciale et colonisatrice, mé\mo sans y ètrc poussée pa.r
des impòratifi,; économiqurn.;. L'<•xcellenco du port, la q11a.lité deR marins ouhéens, et,
cornmo J'a wrnlignò l\Irnc Karouzou, l'inquiétude que connaÌt· clmque (free, son désir
<l'cxplort>r le mmHle, sont dt>s argumouts assoz puissants pa.r eux-mèrnes.
Qne la. joune cité ait faìt prouv(' d'invention se rcrnarque égalcmmit dans ses
ròalisatiorrn dmrn le dornai1w do In cérnmique: un style figuré naturellemont 1rìhutaire
d'un eortain nombro d'intlucnces, entro autros attìques, mais aussi uycladiq1ws Pt n.r-
gienno, manifoste un.e originalité certaine. Les ce11vres do ce styk datables à partir
du milieu du \'III'' s. <·omportont. non seulernont des fignres lrnmainos défilés do
rion;, rondos do fennnes -, des représontations <l'oisoaux et de divers motifs dòcora.tifs,
mais aussi un grand norn bre do roprésontations de c:heva.ux <>t partìeulièronwnt <k
eh<waux pais;.;ant (fig. Cela 1w doit pa.s nous étonnor: le;,; hippobotos d'Eròtrìe
Mai<>nt. célNm"s dans l'Antiquitò et. ln plaine favorablo aux pàturagos. ì\011;,; a.vons dit
a.ìllours qtw l'arhro de vi(> inspirò <k•s rnotifa orionta.ux ne fait pas défaut. Co Rt.yle
oubéen, et qut> jc eroirais volonti(•n; (( érétrien )>, nous l<' retrouvons export.è à l'est ot
exporté et imitò à l'rnws1 2 ".

L. f(,\HIL, pi.
172 L. KAHIL [8J

li nous faut donc souligner dav<1ntago quo par le passé l'irnportanco flt lo ròle
d'Erétrie di's lo début du vrn" s. Le point dP Yllt' do rurbauisme a été évoqué ici
par Io Dr K rause, mais la, foui !le d u non ve! étahlis;.;eniont géomMriq ue pernwt dc
rnieux comprendro leH stnwture;.; do Zagorn commc de PiU1ékoussai. Au point de vue
dP 1'hiHtoire de l'art, Erétrio a comrn trè,; tòt un brassagt' d ·infiuences ìm portant,

non seulernont pour ses réalisatious danH la cérnmique du peintre de Ces-


nola), mais aussi pour b1 fa brication d "objot;.; précieux (bandeaux en or, etc. où leH
influenet'H orientale;.; s011t manifeste;.;). <1 dc plus cortainement joué un grarnl ròle
clan;.; la dift\rnion de 1'alpha bot vcrn I" ouest, on particulier vers l"Italie. Les i1rncriptio11s
trouvéeH à f1:rétrie, pointes ou incisé<'s sur lo;.; vase;.;, HOnt panni los imwriptions grecqueH
!es plus 11ncionuc;.; comrnes. Au point de Ym' religieux, !"l{:rétric du VIile s. peut non
seulement se targuer (l"avoir dans le tempie (L\pollon un des sanctuairns les pluH
importants de b On\ce pour l'époquc géométriqtw, mais, influencée par le Proche-
Orient, il n·est pas irnpo;.;;.;ihle qu'elle ait cmmu également un culte fort ancion à Aphro-
dite. A còté dos hypothè;.;es peut-étre trop audacieuses que fai émises au sujet de
1·11:difice 11 I 27 , les rapports q ue l' on constate' de plus en plus nom breux entre l{:rétrie,
et la còte syro-phénicienne, où lo culto d'Astarté-Aphrodite était si réparHlu, nous
inclincnt à le penser, ainsi que !es découvorteH eubétòll!WS faites à Chypre et en parti-
culier à Kition. Le sk.qlhOH de Xestor, d"origine rhodienne, porte une inscription en
alplrnbet ouhéen céléhrant la divine Aphrnclite 28 • Or doux fragments du tempie d"Apol-
lon sont oxactenH•nt de méme fabrication. On llt' ;.;aurait actuelloment tirer dP consé-
quence dt> co qui ne pourrait étre qu'une coincidl>nce, mai:.; lo fait e:;t. digne d"étn'
menti on né.

l.1ILLY KAHIL

" L. 1ZA!l!L, I.I, :i 8 Pour ln. hihliogTnphi(·. L. E .\HtL, ifrid. p, t12fl.


notP :_{:3.
I n
1

fiEPIAH'l'H

H EPETPIA KAT A THN fHlMETPIKH ETIOXH

'H CT\J(J'rl']µCTTlKTJ l".pwva i:fìç 'Epti:ptaç KCTTét TTJV faétpKEta HDV TEÀE\JTat(l)V ÈHDV l:refapEljlE vét àreOKTTJ-
crouµc µìa KaÀ6TF-PT\ yvcùcrri i:c'òv ÈyKamcri:étcrt:(l)V i:fìç yE(l)µci:ptKfìç i:reoxfìç Kai i:fov crxtm:(l)V i:fìç reòÀriç aù-
i:fìç, reo0 µ6À1ç dxc 8riµ10upyriOEi, µt i:T]v Llucrri, i:T]v MtKpét 'Acriu Kai i:T]v Mtcrri 'Avawìcl'], cùm:r, vét Ka80-
p1crOd 6 pòÀoç reo0 8tc8puµéti:rim: Km;ét i:òv èmo1K1crµò.
O{ àvucrKmptç i:fov 'EUT]V(l)V cruva8tÀq>(l)V µ.uç, ore(l)ç Kai o{ àvucrKuq>tç, 88(l)cruv cì.1;16Àoya cì.-
reotdfoµuw. cr' aùi:òv i:òv rnµfo. 'Areò Tiç cì.vucrKaq>tç repi:reEt vét i:mcrriµuvOd ÈKdvri toù fipcùou
i:fìç 8unKfìç re6Ariç, wù 6reoiou oµ(l)ç i:ò uÀtKò xpovoAoydi:m m:T]v ucri:Epo-yc(l)µei:ptKTJ i':reoxT], Ti cì.va-
crKuq>T] toù vuoù rnù 'AreòHrnvu, reétpa reoÀu crriµuvnKT], reou, m:ét cri:pcùµam, l".qicpc cri:ò <j)(Dç uÀtKò
reo0 xpovoÀoydi:m cì.reò i:iç cì.pxtç TOÙ 8ou u1cùva, Kai Ti àvacrKaq>T] 't:OÙ KUT(l) cì.reò TÒ Ktipto Hl (m-
Oavlòç EV(L µtKpÒ fcpò), oreou àvaKaÀuq>OT\Kf- µia àpKCTét crriµavnKT] reocròtrim KEpuµtKfìç xpovoÀoyouµc-
VT]ç <HÒ rep&to fjµwu toù 8ou aìcùvu 11 CÌ.KÒµT] Kui <HÒ rep&to i:tmpto toù 8ou uì. TcÀtKét TÒ 1979 µia i:rel-
youcru cì.vacrKaq>T] i':m\tpE\jfE vét l:pEUVT]Od cvuç ycrnµnptKÒç OlKtcrµòç, reupaOaMcrmoç m:ò F I 12, oreou Ka-
Oopim:T]KUV i:tcrcrcpw; qiacrctç OlK08òµricrT]ç;, reo6 ÙVTJKOUV oÀcç CTTTJV ycrnµci:ptKT] ÈreoxT]: µt
aw; rrou XPTJCTiµrnuv yta vét CTTTJPtxOoùv o{ reétcrcraÀot, crrehta còoct8T], U\jft8rni:a Kni 6p0oyùwm. Miu tl;t-
ìul;TJ µreòpt:crc vét àreoKaÀuq>Od a' aùi:ò TÒ ÙÀtKò, i:I; ÒÀOKÀT]pou yc(l)µci:ptKò, reou 1;cK1vac1 àreò i:ò So al. cùç
tò 1f:Aoç toù t8iou aicùva 11 CÌ.KÒµT] Kai cri:iç àpxtç; toù 7ou uL re.X.
O{ l:ponT]m:1ç reou repoKurernuv Àotreòv dvm o! àKòÀouOcç: cri': reota i:reoxT] µia ycrnµcTptKTJ l:yKaTà-
cmmTJ, àvi:étl;ta vét xapaKTT)pwOd l".tm, l".y1vE crtT]v 'Epttpta; Dou':ç dvm o{ crxtcrEtç µf: tò ArnKa.vTi; Kai
reotét EÌvm T] cruµµEtoX1Ì i:fìç 'Epti:ptaç CTTÒV ÉÀÀT\VtKÒ àrcomcrµò i:fìç; 'ImAiaç;
Mreopoùµc treoµi;vrnç vét mxrnùµc TÙlpa µt TTJV U\j!T]ÀTJ xpovoÀoyia y1à 'CTJV yÉVVT]CTT] i:fìç yt:(l)µctptKfìç
'Epétptaç (800 ll Àiyo àpyòn:pa) Kai UÙTÒ xrnpiç và Àoyaptétcrouµc tét reoÀ\J cì.pxmòi:cpu crtpcùµma crtò
G/10 (àpxf] tfìç µéaT]ç 'E71.An8tKfìç bwxfìç). "AUrncrn: tireom 8i:v µàç ȵreo8içE1 mét àreò tò vù
CTKEq>OoùµE, on àreò µtét 6ptcrµÉVT] crnyµT] KUl DCTtEpa Tj 'Epi:tpta, µctét tÒ AEUKUVtt, ll KUl µuçi fornç, CT\J/lt:-
TEÌXE CT'CTJV ÈyKatétCTTUCTT] t&v repcOT(l)V ÉÀÀT]VlKWV CÌ.TCOlKlWV crtl']V 'Iw.Aia.
L. KAH1L PL. !

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\601 I I I I I I I I I
573 572 571 570 sl9 561! 567 566 565
I I I I I I I I I
5"54 563 5'62 Slil 560 559 5"..S !$7 5015 !i!l2 5!1

PLAN l. EHÉTRrn. G};o}IÉTmQ1;E .F/ I:?.


ZUH STÀDTEBAULICHEN ENTWICKLUNG EHETHIAS

Das 1-'tadtgcbiet von Eretria ist durch airngepriigte topogrnphische }krkrnak


gckennr,l•iclmct. Ein cbcnor, frnchtbarcr Kfo;t<,nstreifl'l1, in don sich dio félsigo Erlwbimg
der Akropolis nm Xordon hincìnsehieht urnl din Entft>mimg r,um }lt'or auf wonigc•
hllndcrt :\letor vcrringert so\1·io ein reichlìch \\'assor fiihrrn.der Bach, d<'r aus dPm Tal
wcstlioh der AJuopolis in r,wei Annon zum :\Ieer verlief, bildokn dic natiìrlichon \or-
aussotr,ungen (Abb. I) 1 •
Dio Cntersucl11mgon an versehiodonen Ntcllen imwrhalb der moderno11 Ortsehafl
haben irn \ erlauf dor letztn1 ,Jahre das Bild dor antikmi Stadt zunehmend verdcut-
licht und dabei Zll dE'r Erkenntnis gefohrt, dass sich dio lolrnle Topographi(• des Sied-
lungsgebictos soit mid vor allem wii.hrPnd der Antiko stark vorii.ndert lmt. Die hierhei
gewomwm·n goologiiòehcn umi Daten erlau ben cirn' ernte, \\·erm auch
noch \\·citgelwnd modellhafte Darstellung dor hiBtorischen I•:nhvic:klung der urba1wn
Struktur Eretrias.
I m Gegensatz zu den frùhen Koloniogrtind ungen besaHs Erctria kein gleichrniissiges
orthogonales Stiidtebausystern. Die Besiedhmg des nachmaligen f-ltadtgehieks irn
8 .. Jh.v.C'. muse; naeh \ oraussctzungen crfolgt scin, din ,.;ich von doncn der Apoikien
grundsiitzlich unternchic>den. Deren Nclwmatisrnus hcruht, wie dil' Untersuchungen
vor allem in J\legara Hyblain doutlich gemacht halwn, auf dt>r primiiren Einteilung
und Zu\\'eisung des kultivierbaren Bodens an die Niedler, dio das ilrnun zuge,Yiesene
Grundstùck gleichzeitig auch behausten. Ihro zuniichst einzclligen Hiillscr standcn
isolicrt und in breiter Strcu ung innerhalb cines n>rgegcbcnen Grnndstiickrastt-rs,
dern sÌl' sich von Anfong an unterordncten. Zu eì110rn spàiercn Zeitpmikt, im \ crlauf
des 7 ..Jhs., crfolgto dic bauliclw Bcgrcnzung dl!rch Grundstiicksmauern, somit aueh
dìc sichtbarc Lirnitierung dcr Strassen. \Yàhrnnd dicRer Pha.sc entwickPltc Rich das
urnpriinglich diinn bm;iedeltc Ackerland zu urba1wr Dichte 2 .
Diescr arn Bcispiel von }lt>garn Hyblaia rnit bisher oinzigartigor Dcutlichkcit
sichtbar gewonlcne Crbanisicrungsproze88 diirfte in den rneistcn ApoikiPgriindungen
dcs 8. umi 7 .• Ths. ii.lmlich vcrlaufon sein. \\'as dagcgen zu denielben Zeit in don Stiidton
des griechischen }l uttcrlarnles vm· sich ging, ist noch weitgelwnd unerforscht. l1 nsere
Kenntnis iìbcr don friìhcn are: ha ischen Ntiidfoha u griindet fast a usschlicsHlich a u f
Heìspielen dt>,; orthogonalen Typs und unser \Vis;;en iiber dorcn Anlageprinzip, Ent-
wicklung und baulichcn Bet>tand hat sìeh zunchmend l'rweitort und vor allom seit den
Cntcrsuelrnng(\!l in :\legara Hyblaia erntaunlieh verticft. Leidnr gilt keincswogs das-

l P. ACHEH;-.:'.0.\. lZ, Fùhrer d11rth n. Y.\LLET. V. P. ,\\'BEHSfl_\', Jlr'rwra


lkrn ID72. Il ff. Jlybfotrt, /_,(>, Qunrfirr dr CAqol'ft archoh/HC. Hmrw 1U7G,
405 rr.
I 7G

selhe von den :\lctropolen Gricchcnlands. \on Athcn der gc:lmetrischcn und archaiNchen
Zeit \\·isscn wir wcnig, noch wenigcr von Korinth, Argm;, :-\parta, :\IP.!.!:arn. Theb:·1i.
Chalkis odcr clcn klcinnsiatischcn Stùdtcn. Dic Grabungcn von Alt-Sm.\Tna hilden
die arn Gesamtumfang der Stadt gcnwssen lwsl'lwideiie Ausnahmc 3 .

'\

(\

A.BB. I EtlWl'ltrA. U1mE1\s1cl!TPLAN. th'AND l H7G.

\Yenigstens soviel scheint sicher, dass deren Urhanisicnmg anderen OesetzmiiRsig-


keitcn folgte 11ls in den Kolonien und dass for sie jene « Unregelmiissigkeit » deR Stadt-
[:3] ZUR STAJYI'IWACLICHKN l<:RETRfAS 177

bildes charakterisfoich ist, deren urspriingliches Ordnungsprinzip in den spezifisc hen


J\1crkmalen des Ortes zu m1chen ist. Grundsiitzlich ist davon auszngehen, d11ss die nicht-
orthogonalc Struktur eincr ausgewachsencn Stadt nicht willklirlich, sondern in ihren
Grundziigen ablritbar und erklàrhar ist. Ableitbar ist siP aufgnmd der Perm•1nenz mar-
kanter Teilstrukturnn, Gebiiudefiuchten, Strnssen bz\L dm·en Orienti cm ng und
Vorlanf. charaktoristischos Beispiel in J<;retria, das diP.3 vcran'lclrnulichen mag,
ist die unrnittelbar arn \\'esttor abzweigende Siidoststrassc. Ihr Verlauf ist auf der
\Vcstseite von eincrn Haus des 4. bis 2 .. Jhs. bestimmt, dessen tra.pezforrniges Grund-
st.ilck im \\'esten an die Stadtnrnuer grenzt 4 . Lage umi Oricntierung der Stmssenfiucht
sind identi,;ch mit einor Gcbiiudomauer des G.•Jhs., die ihrerseit-8 parallel zu einer
Gebàudemauer des 7 .. Jhs. verliiuft. Die bauliche Konti1111itiit ist letztlieh auf ch•n
Verlauf der Strasse zuruckzufohren, die Lage und Orientierung des àltesten Gebàudes
bestirnmt hat.
Wenn ,;omit die « lJnregelrnàRsigkcit » der spàteren Staclt weitgehend auf der
Kontinuitiit ihrer friihen Struktur heruht, gilt eR ahzuklàren, welche natùrlichen,
funktionalen odor andercn Faktoren zur Zoit der friihen Besiedlung, z.H. den Verlauf
dcr genannton Stra8se bzw. die Gcsarntstruktur mithcstimrnt haben.
Unter don verschicdonen in Frage Rtchenden, religiosen, Rozialen, okonomi8chen,
gcogra.phischen Faktorcn mòchton wir irn folgenden die spezifischen A uswirkungen
der natùrlichen Topographic im ongereu Siedlungsgebiot auf dio Ausbildung doR spii-
tcron Stra.,;sennetze,; hervorheben. Dies nicht zuletzt deshalb, weil sich das nioht-
orthogonalc Ordnungsprinzip vom orthogonalen Strassennet.z als stiidtebauliches
Gru ndkonzept grundRàtzlich unterscheidet.
Die AirnRichten, dic urspriingliclwn OrdnungRprinzipien nicht-orthogmmler.
Stiidte durch systematische Untersuchungen bossor kennenzulernen, schwinden von
Tag zu Tag. Darin bildet auoh Eretria keine Ausnahrne. Dennoch bieten die i:irtlichen
Urnstànde gewisse Vorteilo, die es zu einern nahezu idealen Objekt dor frilhen Stadt-
fornchung rnnchen: Trot.z aller Bautiitigkeit iiberwiegt in Eretria noeh immer der
dorflichc Charakter. Dìe grieohischcn Bauten sind von keiner ròrnisohen Ueberbauung
in ::\Iitleidonschaft. gezogen wio in den rneisten iibrigen Rtiidten. Zudern liegon dic
frùheston Rchichten in einor ungewi:ihnlich goringen Tiefe. Vor allorn aber befim1et
sich das antike Stadtzentrurn (Tempel Agora Hafen) im Bereioh der HauptaehRe
der heutigen Ortsehaft, dio aus breiten, noch bra.chliegendon Strasson und Pliitzen
gehildet ist. Dieses Geliiude iRt zum liberwiegenden Teil offontlich und begùnstigt deR-
halb grossfiii.chige Ausgrabungen.
DieRe Vorteile konnen leider nioht langfristig, sondPrn mùssen in den nachstcn
.Jahren g<'nutzt. werden, da die zunehrnende Ueberbauung der modernen Quartiere
von1 uszusehcn ist 5 .
Dor folgende Abriss der stiidtobaulichcn Entwicklung Eretrias ist eine
fassung noch liickonhaftN Einzelkenntnisse zu entwìcklungsgosohiehtlichon Moment-
aufnahmon. Die Untersuchungen der kornrnondon ,Jahre werden sich also an der Uober-

' Falttafel, B 6; Fulm:r. op. r·il. 7;) ff. ' Vnn l U7;, bis 1979 hat sich tria baulìch mit
66 °;i mclii' nls verdoppclt.
178

prùfung der tcils noch hypotlwtischen Asrwkte oricntiPren n1i\sse1L um zu emer dich-
teren Kenntnis der Gosamtstruktur zu gelangen.

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.ABB. 2 Enwrn1A IH :l. l:"D 2. JAHH:l'Al"Sl•:"D v. ('. l) l•'Hi'·u- Brn "l'.:\T1n:LLAD1sr·HE 811·:nrx:--:c;
2) :\lIT'l'l•:L- t'"ID s1>;\TllELLAD!S('fli": Ft'>IDE.

\Viihrend des ,Jts. entstand unweit sùdòstlich des nachmaligen Apollonternpels


eine Siedlung, deren erste Spuren l\Hiil in einer Xotgrnbung zutagc kamon 6 lm Som-
mer I H7\J konntC' a uf eincrn X ac:hhargrnnclstùc:k e i ne gròssere Fliiclw freigelegt werden,
deren vorlii11figer Befund in frùh nnd mittelhelladisclw Zeit weist. Die Siedlung dlirfte
nach A usweis der benachharten G ralrnngen nicht sehr gross gewessen se in. Sie lag
l 7 !)

wahrscheinlich in unmÌtl('lba.rer Xàhe des l\Ioores. so class cin gegeniilwr dem lwutigcn
sc!ir untcrschiedlicher Kùstenverla11f nnzunehrncn ist Abh. 2 7 .
Die zunehrnende \ erlandung \nmle durch allrniihliclw Ablagenmgcn des Baclws
verursacht, clessen westlicher Arm rrnch Awnveis dor spiitcnm Kiistcnlinio sowie des
::\lolenansatzcs sein Bett bereits dort gebildct hatte, wo er in arehaiselwr Zcit kanali-
siert wurde. Der dstlidw Ann lrnnn lwute dagegon ntll' noch archiiologi:·wh a ufgnrnd
seiner A blagenmgen sowie mit H ilfo de:-; spiitcren K ìistcn vcrlaufos crsch lostwn wenlcn,
der si('h stark in si'1dòstlicher Richtung verlagert hat. Am linkcn Ufor, im nachrnaligon
Osttcil der fiihrte die \\'e('hselwirkung von Ablagenmg und }Jeen•sstri)mung
allrniihlich zur Bildt1ng Pines ausgoclchnten Surnpfcs. Als Grurnhrnsser triigt der da-
mals offene Bach noch beute zur jiihrlich«n \ NRt1rnpfong diescs Ucliirn!es bei.
Dic Landverbindung rnit dcr irn Siìdosten vorgelagertcn fm;cl bildetc sich dagogen
in jilngcrer Zeit gleichfalls durch Einwirkt1ng der ;\Jeercsstriinrnng, rniigliehcrwcise
aber auch gefiinlert durch dic Anlagc PÌHN Ostmolc, dic bisher allerdings nicht nach-
gewicsen ist. In jiingRter Zcit ist sie d u rch einen \ \' eg une! ci no Briicke konsolidicrt
worden. Beide deltafòrmig verlaufernk \\'asscrarmo trngon auf diese \\'eise nllmàhlic:h
zm Bildung einer Bucht bei, zu dernu hcutigcr airngepriigter Form in der Folgc die
;\Jo!Pn beigctragen ha ben 8 .
\\'àhreml die Siedhmg in der Ebcne offonbar in rnittelholladischer Zcit au{gegehen
wmdP. ist diP Akropolis \Yoiterhin bis in die spiiJhclladische Zeit bewolrnt n.
In der Ebene sind ciner jiingerPn Besiedlung lediglich in Fonn von Orabfunden
des n. .Jhs. frstzus1cllnn !O \'on der l.'rrn·irtlidikeìt des Oeliindcs zcugt hPSOJHlern nin
friihgPomctrisehec; Ornh, das kiirzlich unter ciner milchtigen Alluviom-:schieht im Be-
reich des spiltcren Tcrnpels zutage katn H
Ernt irn \ erlauf de:.; 8 .. Jlrn. entstanrl eine Siedlung \'<Hl hoher Dichte im Kùsten
bereich und von hn•iter bis an den der Akropolis (Abb. :l). Der Apol-
lmilwzirk crhielt mm seine crntc Ge:-;talt 12 und irn Bereich des spiiteren \\'csttores cr-
richtcte man zu lkginn des 7 .. Jhs. ìihcr einN iiltercn Criibcrgn1ppe das Heroon 1:;
Das wilhrend des 8 .• Jlrn. im Deltadreieck zwir-;chen Hafen, Tempcl und Heroon
vorherrschend0 Ordrum.si:r-;prinzip der Siedlung dùrfte hauptsùchlich durch diP Onliìn-
debedingungc•n lwstìrn mt \rnnlen sein. Es giht deut li che H in wc i se dafùr, dass der
nach Siidostcn abz\rnigende Ann des Haches im Ycrlauf des 8. ,Jlrn. fiir dic Siedlung
zu emem Probl('tll gcworden \\·ar: Auf der Achse Tcrnpel Agorn hahen miichtigc
Sand umi Kie;.;ahlagerung('ll zur Ueh0rschwernrnun.si: Yon GPliiiuden gcfùhrt u [m Be

' l)Pr Ìll .\hh. 2 \\'ÌP<krgpgchene \TprJauf dcr Kìiste n11s d<'lll .\11fflill1rngrm1ntcrinl di>r jiingerPn
Hllitzt si('}l n11F d<'!I lieuthZ'<'ll der JJiih<'llkllrYP gtlll{l;S<llll<lg('.
hpJ ca. 2,00 rn ,ii.:\I.; im \'"('J'!iiil1 nis z11rn lwut ig('ll 10 Eit1 frìillg-co11wt ri1-wher ,\ rnplwrisko:-; wunl<' YO!l
:\kc-n•rispiegcl li(•gi dh· olH•rs1P dpr P. T1n:'.\tFLlS in E 7. ('H. 200 m nor(hyest lidi dcs .\ pollon-
lielladis<'hcn hPit lwi n,GO iri.ii.:\J. 1crnpcL-.;: g'('fllnden: J>raktiko lHìH. 7fi.. T:iL :{!).. \'gl.
8 Olnyo!II die LnndY<'rhi11d1111g <l\l('ll olnH' f111Yink Fiihr1'r, n11. f'if. 1().
Ahlag<'J'l!llg <>ntrdnndcn scin knnn, 1•rnpfkhli slcll diP 11 \'g-l. demniil'Ju.;{ dc11 Ikridd in .\nt . I\.,, '.li, Jn('\l.
AnnahllH' l'in<'J' der \H'Ktlichmi ('!Jh;p1·cch('1Hl<'11 Ost rnol<• 12 Fi;/11'f'J', o}J. r·ìt .. 11() ff: P . .\1·g1.:nHox. ,'lul. ]{. 17.
l'lil' <·inen heid:-:eitìg-Pll .\hs('hluPI-' dc-i.; no ff.
n (:ipg1·nwiirtig lwruht di(' .\t1nalnnc ('itH'l' n1yke11is<'heu la C'. H1'.:H.\Hn, L'IJ1;roon r-1 lo Porfr de /'011t'8/. fl:rdria
Bcr·<iedl111ig de1· ,\kropo!is lediglieh nnf dern Kernmik- ;J. lkrn I UìO. Fiihrf'r. op. df., 7C L
lipf1111d Pii!<'!' Urnh1111g in1 Bcrci<'h dc,..; '.'\ 01·do1--<i t urrnPH 11 hn BtTPi('h Yon fi-7 und F 8 belirnkn 1-;idi _,\fn Ul'rn
der klaf·ìSÌH<'lH'll :--\tndtnH\lH'I' (F;tlttnfct I, n I). Dic dcr g('OH!Pl rischen /:('it nuf l'in<·n1 t icfer(']1 SiYen11 n ls
rPi<'hliclH', YorwiPg<'nd s11iith<'llndlsclw Kcrnrnik s1amrn1 die .\llnviorw1i deH z11 lk·ginn des 7 . .Jlls. knnnli0iertcn
B<wlws.
180 C. KRAl"SE

rei eh siidi:istlich des Tem pels ( FG H) errciehten sie e ine Breitc von mindestPns fì2 :\fe-
tern. Die Ablagerungsschichte enthalt gerollte Kcrnrnik bis auf wenige Zentirneter
iiber dem gewaehsenen Boclen une! stammt somit nachweislich aus der frùhen, geome-
trischen Siedlungsperiocle. Die Rehu bartigen A blagerungen zeugen von jahreszeitlich
bedingten Geherschwemmungen, die nicht nur im Bereich der beiden Hauptarrno,
sondern auch im dazwischengelegenen, deltafòrmigen Siedlungsgebiet in l<\irm von
Nebenarmen auftraten.

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EitETfUA nr 8 ..J AHRHlTN1rnwr v. C. l) I; 2) DES 8P_:\-


T1•:1u;N HEitOON; :3)

Der Verlauf von Haupt- umi Nebenarmen blieb nieht ohne Au8wirkung auf die
bauliehe Siedlungsstruktur. Bei gri:isseren Gebiiuden wie dem apsidialen Helrntompe-
zl:H KNTWICKIXNG ERETRIAS 18 ì

dos bcHtimrntc er offonbar dìc atrngespriigtc sùclòstliohc Oricnticnmg, dic crst vom Z\Yoi-
ton Hclrntompedos im 7.. Jh., wcmn auch nic:ht crhcblich, so doch dcutlioh korrigiert
wurde 10 .
Die Sìodlung, dereii Spuren Rich ùbrigens auch am linkcn Cfor dm; fo;tlichon Haupt-
armcR nachweiscn lassen, rnuss Rich irn z,yìsclwnbcrcich 1md entlang dcr :'\ebenarmn
von der Kùstc aus mit abnohmendcr Dichte rmch Xorden cnt,Yic:kelt habcn. Nach
hifìhcriger KcnntniR fand die intmrnìnte Bofìiecllung im Kùfìtenstreifon stati. :\lchrere
Grnhungcn irn Bereich von F 12 haben wertvollo AufachliisRe iiber die chrnnologiRcho
und tniologifìdrn Enh,·icklung des \\'ohnquartiern gebrncht. I m \ c-rlauf dcs 8 .. Jhfì.
fìind dPutlich vicr Bauperiodon zu unter:-;choiden. Dio iiltefìto, unrnittelbar iibcr }lee-
refìsand, ist durch Pfm;tenuntcrlagcn atrn Lehrn, Feuorntellen und eine fundrei('IW
Kulturnehicht gekNmzcichnet. Dio offonbar ovalen Flùtton bostanden aus Holzmato-
rial und Lehm. Erst in dor zwciten, durch cin doutlich hòhorcs I\ivoau gekonnzeich-
neten Pcriode lrnrnmt C'fì zur Amnmdung von Steinsockcln, die apsidiale und ovale
Ba uformen erkcnncn lafìsen. Dic dritte Bau peri ode ifìt d mch weitcre ::\ ou lmuton sowie
diP H òhorlcgung dcr Soekelzonen umi Jfoden bernits bcsiehcndC'I' HiittPn charakteri-
fìicrt. \Yii.hrernl der Yierten Pcriode ent:-;tanden ersto einzelligo Orthogonallmuten in
einer Gròsfìc Yon ca. 4 bis 4, r; }Ietern irn Quadrat 16 .
Die intenfìivc Bautùtigkeit wii.hrcnd dcfì 8 .. Jlrn. blieb offenbar nicht olme Folgen
auf das òkologifiche Gleicligewicht de;.; Ortefì. Hatrn- umi Scliiffalmu erfordcten grosse
}lcngcn mi H dafì offpn bar in dcr niilwrnn e mgehung gewonnen wurde. :\Ji)glielwr-
weise lwwirktc dic rauhliamnii.ssìge Abholzung im Qucllgcbiet dcs Bache:-; cine nlfìche
Enrnion. Bei starkmi Hegonfallcn wurden die Allm·ionen iiber das ge;.;amte Sicdlung-
fìgebict hifì an die Kùsto 1ranspor1 iert.
Zu Bcginn des 7 ..Jhs. wchrtc rnan den kontinuicrliehen CelwrncinYcrnmungen
duroh den Bau eincr :\fa11er liingfì ztm1 n,cJitcn Cfor de:-; Ofìtarmcs (Ahh. 4) n DiefìPl'
baulidw Eingriff bewirkte die endgì"iltige Trodwnlcgimg dos Gchictes Z\YÌfìchcn dcn
lwiden Ha u pta nnen. Als un mittcllian' Folg(' d icscs Eingritfo., cntst anden ù hN den
kicscligen A hlngcnmgen dcr tror:kcngc1e,!!tmi X cbcna rrne nahirlidw \ \' c.&?:vcrhind ungen
und St.rasfìcn zwifìchcn dcn liestehcnden Quarticnm. Alrn dcn eliemaligcn \\'afìscradern
vnmlen auf diesc \\'cifìc tmtìirliche \erkehrn<1dcrn. Den hnuptsàehlich nord-siùllich
verlaufondcn Litngsvcrbindungen entsprachen Quorvcrbindungen im Bcrnich der
clwrnaligen Bachìibcrgiinge.
Zwar war Cfì bifìlwr nicht mòglich, dìcscn Sachverhalt fì,\'Rternatifìch zu ùborpriifon,
da cinc das gcfìarnte Sicrllungfìgcbiot erfas'lcndc Cntenrnclwng naturg<'.rniiss einen
fìehr hohcn Auf\\"and erfonkrt. Einerseit;.; Ìfìt abcr eine dcrarhge des \'or-
kchrsnctzcs von dcn wenigcn bislwr bckanntcn :-ltnv.;sen bcfìhitigt worden und andror-
Rcits ist trotz der geringcn Konntnis dcr nicht Zll verkennen, dass
in dern von dieser Entwicklung bctrofl'encn westliehon Teil der Sta.(lt cine Xordwest-
Niidostorientiernng ganz allgemein vorherrscht (Abb. I).
Durch dcn Bau der Cformauer wurde eine natiirlichc dmeh eine
rnmnwhr kùrrntliche SiedhmgRgrc-nze orsetzt, die mi5glicherweiso zugleich aHch forti-

15 (\ KlL\U·H·:, /)rr8 Jl'f'Sffor. f','rclrir1 .J. Ikrn IH72. IH. 16 v·gl. o. dPn lkìtrnµ: YO!l L. K.\HIL.
,<\llrn. JI. Vgl. u .. \nm. 21. 17 C. KH,\l-KE, op. <'if., 1 :3 ff.
18:2

tilrntorisehe Bedeutung hatte rn \\'iihn·nd in geornetrischer Zeit rrnch Ausweis der


Funde auch jenseits des Ostarrnes vereinzelt gesieclelt wurde trnd geonwtrisc:he Ke-
rarnik allenthalben zutage tritt. fc>hlt die des 7. und friilwn G.. Jhs. hier fast ganz.
Das 7. ,Jh. dtirfte for die ntm sich bildern!P :-)tadt eine Perinc!e urbanN Yerdichtung

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A1rn 4 E1n:n1.1A 1:11 1 • • fAH1ta1::--;1n:wr \'. C. I) I) APOLLONTE:\11'1.;r. li: 2) HEnooN I;


:l) l:>'EIOIAl'l</H,

inncrhalb der Grenzen des elwmalig{'ll Deltas gewesen sein. [rn Anschluss an die l{e-
gulieruugsarbeiten nrfolgte der Ausbau des Heroon unmittelbar siidlieh der Baclrnb-
zweigung rn. lrn Apollonbezirk wurde der apsidia!e Hckatornpedos durch einen ortho-

lb l/1ìil .. l !J f.
'!l j

gonakn ::\culmu ersetzt 20 Der yon eincr hòlzernen f{inghallc umgcbnw Hckatornpcdoi-;
TI lag ùher ci110r kiinstlichen Planiernng hedeutend hòlwr als i-;cin chodcm nm Feher-
i-;dnnmnmmgen \'orgiinger, dei-;>;en Orionticnmg deutlieh dm·ch die
Uforlago zmn ii8tlichcn Bach bt"i-;timrnt war. Dmngegeniihcr konnte scin ::\achfolger
nun aui-; d('r ursprlinglichen Achi-;o um einige Grnde rrndi Osten gedreht werdcu 21 •
Die z11 Bcginn dei-; i .. Jlrn. u mgrenzte i-ìiedl ungRfiii cho nrnss 1rn1 die :\I itt e de" (i
.J\rn. einon \crdichtungsf!rad errcicht halwn, dcr eine dcs
zur Folgc hattn. Aus rnehreron Grìinden \\'ar cin \\Tachstum nur in òstlicher Hichtung
rnòglich. I rn \ \' nitcn bildcte der aus dem Tal tretende Bach sowie diP K ùsten linie mit
ihrcm \. onspnmg, an dcrn n uch dic :\Iole ansctzmi sollfr, feste 11ah1rliche Bez11gsp11nkte,
die sich fìir ci1w Bcfestigung cignckn. Aw-:senlcrn lag irn die Nekropok» Statt-
dcssen konntc cinc Bescitigung dcr òstlichen Begrenzung durch den Bach nur Vortcile
mit sich hrìngcn, so dic Trockenlegung dcr òstlichon Peripher'Ìe und vor allcm dic
ginhcziclrnng dcr Akropoli8 in cin cinhcitlìchci-; \'erteidignngssystlm1 (Abb. i5).
Der Ostarrn deR Bachei-;, dcssen alluvialc A.blagenmgcn hetriichtlich angcwaeh
scn warun, wurde nun nach Siidcn gc!citct tmd heidscìtig ncu kanalisicrt. Gebcr der
Ahzwcigtmg dc8 0Htanncs entstand cine Toranlago unter "'citerverwondung dcr
niirdlichcn Ufermauer, sm\ ie einc Strasse, dio das \\'csttor fast gerndlinig mit dom
Osttor vcrhand 22 . Die \\Testfianlrn dcr Stadt wurde mit einer Festungsrnauer versehon,
deren foldseitiger Stcimmclrnl mit clor linkon ::\Tam'l' idontisch war (Abb. ;), 4). DieTùrme
\varcn z11gkich 11\:-; Zichhnmnc'n ausgestattet. \\'citcre Spuren des neucu :\laucrringns
Hind auf cler Akropolis geHiclwrt (id. 18, l H). Unlwkannt ist dagegen dcren \'erlauf im
(hiten (id. 11 ), \'on dom nieht RichN ist, oh or mit dern Verlauf dcr klassisehon :\Jaucr
(id. 12) lwreits identisch war. Von ihrC'm \' erlauf hiingt freilieh auch dio Lngo des nic:ht
idcntifiziorten O"ttorm; aJJ.
Dmeh diP Besoitigu.ng der alton Begronznng \nmk' die Stadt nicht nur fliic:hen-
miissig enveifrrt, i-;ondern in ihrer Strnldm ontschcidcnd veràndert. Apollontempel
und A.gora erhiPl1en eine zentralc Lage uncl wurdPn d urch r;ine ncuo Stra.sso (i(L 7)
erschlossen, doren \' Nlauf durch don trockengelegten Ostarrn des Bnclws vorgcgcbcn
war. Durch die \'erbindung von Hafon, Agorn, Ternpel, Akropolis und \Vesttor wurde
sie zum eigent,liclwn Rìickgrat dor Staclt. Dnrin wiederholt sich, was wir fiir das 8.
und 7 .• Jh. mOlìellhaft darzustollen Ycrwchten, nàmlich eino urbane' Strukturienmg
durch eingreifende Mass1rnhmen in die ortsRpezifische topographiselie urnl Rpezìell
hydrogeologìschen Umi wie lwreits irn i .•Jh. wirktc sich der Eingriff in din
GeHamtstrnktur wiederum auf dic Erneucnmg dcr òffontliehen, sakralon und freilich
aueh privaten Ha.uten aus.
Ucr Oikos dcs Hcroon, der dcr 11euc11 St;1dtnrnuer weichen mus>;te, wurde i-;amt.
dPn benaehbartcn Annexen naeh Sùdosten Yerlagert 23 . Das Apollonhciligtum erhiclt
seine neue Fassung irn \'é'rlauf des letzkn \'iertels des G.• Jhs. 24 Dabci rmrns auch der
Altar des 8. ,Jhs. durch cinen Keulmu in der Frontalachse de8 Tempnls ersetzt worden

20 P . . \CBEW40X) TemJJlt: d'A1wllo11 !Jar1hnf'plwtos. 22 1T. 'PnHH die erst sci1 1\littn dcs
J•:retria 1. Bern lHH?\. 11 ff.; FiU1rer, op. f'if., 1 J;) f. J'hs. boshu1d, gnht auH dP1n Bcf1111d eincr Gra1)1Jng in
21 Jki gkìehzeitig('r Yt'rlagerung dl'H ;\enhalH'H nn('h F G fohcrnnls F t)) hervo1·, ,J,-P.
StUen l)('triigt die .\elln-erHd1iebnng 10°; vgl. Vii.hrcr, lh:/tion. 2:1 B. lilG8. 2:1!) Il'.: Fii/ira. op. "il., 108 ff.
op. f'if., Fig. 22. za Fiihrer, O/J, r:it., 80 (Fig. 1Z, Q. H.).
22 Z.un1 Hl'('haii·wlwu \\\•sttor Ygl. C. op. n"t., 24 P. AlTBEHHOX, op. di., JH ff.; Fùhrer, op. r•if., 113 fL
18+ c. K1unrn

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A1rn. 5 E1tWl'IUA N,\\!11 lii"ìO v.{'. l) APOLLONTJ•::11P1·:L III; 2) H1mooN !I; :l) \VEsTTOH I;
4) \V!éST/IL\l:l•:R :Il!'!' BACl!UHABEN !:<i A!WHA!SC!ll•:!t CN!l KLASSl>iCJll•:1t hE!T; 5) 0ST-\V1·:>iT>i'l'llASS!•:;
(\) V1.:1rn1ND\:Kc:,.;sT1tAs,.;1·:; ì) \Vt·:Wl'TO!rnT1tAss1·:; 8) B1tt::SN!•::SHA1·s; \)) ;\Wl!L\; IO) LAIH:N
STRASS!•:; 11 0ST.\U.l:I•:J{ le\ IWlL\ISCl!ER Zl•Tr ( ·:); !:.') OST:l!Al'lm IN KLASSIS('IJEH Zl•Tr; I :l)
A1{<'JL\lsc1n: ; 14) ::->1·:1.::11,\t:J·:H 1:--1 KL,\ss1,.;c1rn1\ ZEIT; lii) l'IJ.:1··1·:s·rw·1·11s H,\l<'l•:N1rnl'KJ•:N;
!()) DIATE!Cfllf;:\L\ IH:l\ lll•:LJ.E:"<ISTISCHEN ZE1T: l 7) \VEST:\101.l<:; 18) AKl\OPOLISBEFJ•:ST!Gl.Nl:
!H:I! All('IJA!S('Hl•:N' l'ND KLASSISCHJ•:'.'I hlG!T. l\l) DIATl•:ICH!è-DL\ DEI\ AHCHAIS('JJEX ZEIT; 20) <il•>
c1·::sw;\J1·1·w1<:1t V1<:1tLA!'B' 01<:s BAcH1·:s.

Hem. Hiìdòstlich errichtetc man ein gros8eH Bn11mPnhans, das i rn 4. ,J h. zwar


vollstùndig, jedoch unter \\'iederverwE'ndung des Unterbaues der ùlteren Anlage er-
nmwrt wurde 25 .

Fiihrcr. oJ). cii.. 12:2. Die Holtdcit uug, die dt>n dt·1· offt·nlHir r;pcL·HP HÌ(· nueh d;_is olw1'c Uyrn-
jiiugcl'{'ll Br11n111:11 spds1«, n·rhinrt 11nt1•1' der ::--;trasst' rn1siuHL (<';dttnft·I I, f) yg·I. P. TH1·::\J1•:L1S, Prak-
H-7 (,\hh. t)) u!ld konunl n:r'I11tttlid1 ntts den1 Tal ldutcr lika I Hl+. :1:i IL Tnf. Li f. 22.
[11 ZlTH STADTimAllLlCHEN .ENTWJC'KIXXH EHmTRJAS 185

Zwh;chen Ternpel urn1 Brnnnenhaus befa.nd sìch eìn freìer Platz, deRR<:'n Untm·-
grnnd auR dell breit abgclagcrten Alluvìon0n dei:; Baches bestand 20 .
Dcr zrn1trnlc Platz, die Agora, lag wonig ·weiter slidJich und zwar offem1ichtlich
auf dcr durch dcu Bach bzw. dio W'IUllmtc Strasse vorgezeichnetcn Siidm;tachsc. Von
dcr Agora \Yaren bisrwr lodiglich dìe Xord- und \\'esthalle an dor Lagc einigor awi dem
Erdhodon ragcndcn Orthoi:;tatc>n erkennbar. Dic ki"1rzlichcn Grabungen im Borcìch
dcr ():.;t hall e habrn erwici:;cn, daf's die archaii:;clw nnter der klasHischen Agoni. gelcgcn
war 27 .
Dic Lage, Yiellcicht auch die zeitliche dcr wcstlichcn ll<d<.:nmolo
rniiss<:>n in Zusammenhang mit der RegulitH'tmg de:-; Baches gcH<:>hen werden. \\'àhrcnd
dic Jlok am wnstlichen Ausliiufpr der Bucht ansetzte, galangte die Stadtmauer ca. 240
Jleter \\'oitor i)stlich an dio Ki.istc. DPr Bach, dor die Stadtmauel' bis nachweislich auf
dio Héilw YOll. B I O bcgkitete, muss sich vermntlich wonig woiter Hi.idlich von ihr ge-
trcnnt hahen. Xur auf diPse \Yeisc konnte cine \'<:>rlandung des Hafonbeckcns vermie-
den werdon. Da im Bereich zwischcn Stadtma.um und Jlolenansatz die
areha.ische Xekropole lag, wird die Jliindung des Bachcs westlìch der l\Iolc zu 1mclum
scin. Jliigli<'herweiso bildetc sic somit die direktc Yerliingt'rung der linkcn Uformauer
des urn die Jlitte dcs ii. ,Jhs. roguliertc>n Baches. In diPsern Bercic:h diirfte der antikc
sìch somit nicht wcscntlich vorn hcutig(\!J Kùstenvorlanf 1mtcrnchioden haben. Auch
dcr Sìidwestturm wird, àhnlich wie houh>, unmitt0lbar am Strami gelogcn haJwn. Da-
gegen wcist der \ erlauf dor Scemauer a11f cine noch in klassischer Zoit :-;tàrker ins
Lmvl einbuchtonde Kiistcutlìnie. Das befostigtc H afrn bockon im Sùdosten dii.rft.o
dcmnach {']rnr einc ins Jleor at1sgroifond<' Anlage als ('in von Land umgobcmer Bin-
nonlmfcn gcwcsen s<>in. Sùdwestturrn, Seorna.uer, H afenbeckon und Ostmauor sta rnmen,
rnwcit crniehtlich, zwar erst aus dom 4. ,Jh., zuminde14t die \\'<:>strrnwor dùrft.e
jcdoch auch in Kiistrnrniihe aus den genannt<'ll Crùnden rnit dem Yerlat1f der archai
schon :\laucr identisch go\\'Oson sein.
Jlit dicscm kurzen Ahriss dcr stàdtdmulichen habon wir versucht.,
oine Reiho von historisch versehiod<'JJ gola.gt>rten Einzelkenntnisson z11 einem Konzept:
dN urhanen Onmdstruktm· Erdrias zusa.rnrnonzufassen. Dabei IH:lHchriinkten wir
mm abflichtlich auf Beobachtungon und lfoherlegnngen archàologischer nnd geologi-
seher Art, \Ycil sie uns die zunàehst gcsuchfr Htruktur<:>lle Grundvorstellung am un-
mittelhnrtlt<'n zu verrnitteln vernpreehen. Angosiehts der alloin fiiichenrniissig w<:>it
liiufìgen ProhlenJRtellung sei der gogenwiirtig noch vidfach arheìtshypothetisc:hc
Gharaktor der Darlegung noch eimnal botont. Dessen Fob(wpriifun,g \Vini jodoch A uf-
galw <kr konunewlPn Unternuehungen bleiben

26 Eine 1H7H in 9 durchgd'iìllrtc Sondit•rung VgL tlernnilehs:t dcn Grahungshericht in; An-t, K
hielt iilwr ci1w \-on .32 Jtct ('rn koinerkì '2·i, I H8l,
186 I l:!J

IlEPIAH'l'H

EPETPIA: ITPOBAHMATA APXITEKTONIKHL KAI IlOAEOL'lOMIAL

O{ àvammcp{;ç cr1f]v 'Ep{;1pta llowcrav Eva w:yaAo àptflµo rtAT]pO<popt&v ocrov à<popà Tf]V flpT]CTKCUnK'f],
1f]v OT]µOcrta Kai 1f]v iùtwnKf] ÙPXlTeK1:0VtKT]. Ilap' oAa wùm, mha TU µvriµeta Kai ii tonoflÉTT]<Jf] wuç
OÉV àrtoKaAUrttoUV àpKeta tf]v àcrnKf] ooµf] nou ta «Òpyavcilvet» (dK. 1). Mia Èè;ÉTUCTT] TWV ànoteAecrµa-
t(J)V t&v npocrcpatwv tpeuv&v ÉpµT]VeDet µtxpt noiou crriµeiou oi napayovteç tfjç cpucrriç rnfloptcrav tf]v i-
ota 'tOÙ àcrnKOÙ XWPOU, <JÉ Èè;eAtKnKOÙ TUrtOU.
'H npofowptK'f] ÈyKatacr1acr11 napat11pf]flT]Ke yta npffitT] <popa aé µta Èndyoucm àvacrKa<p1110 1969 Kai
ànoKaA6cpflT]KE mo crucrt11µanKa to 1979 Kai to 1980. 'H npofowptKf] aihil ÈyKatacrtacrri ppicrKetm nspi-
nou 400 µ. àno "CTJV crT]µeptviJ àKtTJ (dK. 2). 'H µemtomcrri tiiç àKtfjç, àvaµ<pipoA.a µi:tayi;vfotepT], òcpei-
AE'tat Kupiwç miç npocrxcilcretç tvoç Xetµappou no6 ii nriril wu ppicrKETm popEta àKponoAT]ç.
"Otav, KtOAaç àno TTJV YEWµEtptKf] Ènoxf], ii JtEPtOXTJ KataAT]<pflT]KE naAt, ii ÙK'tf] E<pflacre crtf]v ypaµµf]
t&v µEtayevfotepwv napaflaAacrcriwv wix&v (dK. 3). I:tov 80 a16Jva, ii ni.;pwxf] KarnÌl.aµpavet to otA.rn
àvaµEcra crtf]v ÙKTTJ, mov vao toù 'AnoA.A.wva Kai crtiJv VEKponoAT] wù µi;A,A,ovnKoù iipcilou. 'H µEyaA.u-
TEPTJ nuKvOtT]ta wù o!Ktcrµoù cpaivetm ncilç crriµetcilflT]KE crtf]v çwvri tfjç àKtijç.
'Ano TOV 7o aicilva rtpoxropoùv CTTTJV ànol;iJpavcrri tijç rteptoxf\ç <JTO ÈcrroteptKO wù ÙÉÌl.ta. '0 xeiµap-
poç fla OtOXEteufld crtf] l:t;ooo tf\ç KOtAci8aç Ka{ eva teìxoç fla àKoAoufli]<Jel ti] ost;ui oxflri toù ounKOÙ
ppaxiova (dK. 4). I:ti] cruvtxeta crto fowteptKo mhoù wù ànot;rwaµtvou OtAta fla crtJyKEVTprofld crtov 7o
aicilva ii nOATJ. Movo atei µtaci wù 6ou aicilva ii 8teuflttricrri i:ijç àcrnKfjç nepioxfìç fla crT]µEtcilcret ti]v òpt-
crnKil ooµi] tijç àpxatKijç JtOÌl.T]ç, µÉ µta Èrtɵpacrri taUtOXPOVa anAi] ocro Kai àno<pacrtcrnKT]: KoPovtaç
tf]v poi] 1:06 àvawAtKoù ppaxiova wù XEtµappou Kai otoxeteuovtaç w rrpoç; vow µÉ Kateufluvcrri npoç
t'f]V flaAacrcra, 1:0 peùµa TOU fla ÙKOAoufliJcret ma TTJV xapaè;T] toÙ è;avaKncrµÉVOU bUnKOÙ 'tEtXOU (EÌK. 5).
I:uµnepacrµanKa, voµiçouµE on ii noA.ri naipvt:t tf]v òptcrnKil tT]ç iìoµiJ cri:a µma toù 6ou aìcilva. Ta
KatVoupyta TElXTJ rteptÌl.aµpavouv tcilpa tpdç toµdç: 'tTJV rtaAta àcrnKTj m;ptOXTJ <JTU bUTtKa, 'tOV KatVOUp-
YtO àvatoAtKO toµÉa Kai 'tTJV àKp6rtOAT], cruviìfovi:aç 'tT] µÉ 'tO Atµavt. ITpopA.tnouµE on fla ppoùµE t6
KÀetbi aòi:ijç tfjç iìoµfjç µeta ànò uiìpoyt:roAoytKÉç È/;ei:acrt:tç TOÙ ì:Mcpouc;, è;EKtvcilvmç ànò i:T]v npoun6-
flea11 on TO iìiKtuO 'tWV KUpiwv 5p6µrov toù iìunKOÙ toµÉa ÈXEt ti]v àpxr1 TOU m:o6ç 5eutepEUoVTEç XEt-
µappouç i:où àpxaiou OÉAm. 'Acpoù àno1;ripafl11Kav Kt6Aaç àn6 i:6 iìt:6tepo tÉmpw wù 7ou aicilva Kai µt:-
raµop<pcil811Kav cr{; ൵ciliìetç npocrxcilcretc; nAmmroµi:vt:ç ànò i:òv 60 a16Jva àn6 oiKtcrµo6c;, At:trnupyoùv
crav lit;oveç KUKÀO<popiaç iìtacrxisovmç ànpòcrKOJtta 'tTJV m;pwxf] µtxpt i:f]v ÙKTT]. "Ocro yui wuç OElltE-
pt:DoVTEç iìpòµouç, ii àpxtKT] wuç Aetwupyia va cruviìfoouv wuç npwt6yovouç <JUVotKtcrµouç, 1tOU
eixav crxriµancr0eì cr{; «ìlots» crt6v 80 aicilva. ·o àpxtK6ç; oìKtcrµ6c; fowc; imi KotvrovtK6ç- àn6Kt1lcrt: facrt
TU ÈÙa<ptKU opta TOU cr6µ<pwva µ{; Tiç wnoypa<ptKÉç cruv0fjKt:c; toù t6nou.
L1:6v 5uttK6 wµta iiìtaitepa ii n6Ìl.11 wù 7ou aicilva rr6Kvrocré cri:f]v cruvtxeta i:f]v àcrnKT] tT]ç 6<pavcr11,
W<JTOCTO /;<p0acrt:, crni µfoa toù 6ou airova, cri:a opta i:fjc; ÈKmcrf]c; TT]ç. 'AUù i:fjç Katvoupytac; rtOAT]ç
iì{;v dvm µ6vo nocronKT], ymi:i ii cruvflea11 Tmv i:pt&v wµÉrov ànoi:EAEÌ crurxp6vroc; Kai µta iìoµtKT] àA.A.ayiJ
no6 liUal;t: Pa0ta i:i]v ìiìta i:i]v JtotO'tT]Ta toù àcrnKOÙ xropou.
AlJ'lL\QTA OIKOL\OMHMATA KAI KEPAMEIKH 1 TOY 8ou KAI
7ou n:.X. AL EN EPETPIA .

. ne; ȵrpaivr.rnt Kai i:K TOÌJ TiivaKoç I, ii m'.Jyxpovoç KwµorroÀtc; nìc; 'EpETpiaç EXEl
KncrOfì trri TWV tpr.rniwv Tfjç àpxaiaç rroÀr.(l)ç 2• L'w:i TtjV rrpomacriav TWV àpxmoTtjTWV Kai
òui Ttjv òu:im,lmv Téìw cnotzr.i(!)v rrpoç tçaywytjv wrroypa<ptK&v Kai icnoptK&v miµrrE-
pncrµcinnv, È<pnpµoçnm àrrò TOtl houç 196 l \mo 1fjç • EU.rivtKfjç · ApxmoÀoytKfjç
· Yrrriprninç ò rrpoì.riintKòç i:Àr.noc; nm:ivnnv 1&v rrpòç otKoòoµrimv oiKom':òwv òtci 1fjç
crucr111µnnKfjç TOtlT(J)V àvncrKmpfjç.
Krrni TÒ àrrò TOll 1973 µtzp1 TOlJ 1977 XPOV1 KOV òtcimriµn ii apfwòin , ErpopEin
'A pzmcntjrniv, i:pyaçofd;v11 cruvq(òç àrrò TOÌJ 'A rrr1ì, iou f1txp1 TOtJ Nor.µ0piou 1:Kcicrwu
Ewuç - tvion: µcihcrTn òtci òtio cruvr.pydwv - , àvtaKfl\jfi:V µòvov tv 'Epc1piq rrEpi 1ci
tKmòv ÌÒl(J)TlKci oìKòm:ònl, µtya Tfnìµa òòoù 'AptcnoviKou · EpnnnvtJµou 4 , tnctvò-
µr.vov f1r,1nçù 1&v KaOi:Twv 'Apzniou Ekci1pou Kni Knvcipri Kni µ1Kpòn:pov 1µfìµn 1fjc;
rrpòç floppàv rrapaU.1l).ou 111c; òòoìl Eùòrjµou Kpnrntµi:vou, µcrnçt'l 1&v KnOi:T(J)V Knvcipri
Kni 'Arro01òì,11. Tci tK nòv [ÀÌcll\'tKtìiv TOtJT(J)V àvacrKarp&v wrroyparptKci cruµrrcpcicrµn1a
Ezouv t!iç
, Erravnìciiµµtvwç tm:.fkflmciJOri. t\n ò i;KTòç TWV n:tz&v xwpoç, rrì.rjv CYTEvfjç Kmci. TtjV
rrapaì.iav Ì,(l)piòoç EçrnOt wù L'i.unKoù TEixouç, oùòtv àpxmoì,oy1K6v tvòtarptpov
rrapoumciçc1. · Oµoi(l)ç on:pchm rrav1òç èvòtarp{:povwç ii Kmci µfìKoç 1fìc; àvnwÀtKfìç
àKnìc; w\; ì-iµi:voc; on:vrj Àrnpiç µnaç\J 1fìç rrpoEKTcicrErnç 1fìç Àr.wrpòpou 'Apxaiou
0EciTpou Kai nìc; rrpòç àvmoÀciç rrnpaìJ.rjÀou qç bòo\) · Apw1iwvoç 'ArroÀì,wviòou.
To\1vav1io\', ii rrpoavarp1;pOd0n i:çwOt TOtl L'i.unKoù Tdxouç rrapaÀtaKrj Àwpiç, l:vOa
T<moOnoùvTat µnei mOavc'n111oc; of \mò 10\J Koupouvt(ino11 àvacrKarptvTEç 1cirpo1 rrapci 16
rrpò rroì,Àtòv tnòv Kan:òarpwEltv · rrapoucriaoE rrcpi Touc; 1:Ka16v òtKn
1ùrpouç wù Sou rr.X. aì.. Kupiwç µciìucrrn 1fìç rrpw111ç ftnci 1ci TIEpmKÙ rrEptòòou. Oi
rùrpot, npaftocrKrndç òtù tvrjì,1Kaç Kai tyxtJTpwµoi òtci TÙ vtjma, àrrcKaÀurp8qcrav
:v1òç HDV OÌKOrr[Ò(J)V 117. 118, 1206 Kai 67 , (Oç Kai tv16ç TOÙ µnaçu TOÙT(J)\' cµrjµawç Tfjç

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P1 potop11d)\• oxi:òinv TlÌ'; Cil,I/f1Ò\'()\I
1
Bì.. /\fT. /\Nùl'EIQMFNOY. '/:1, nL· fonh1ì.
pi:nf 01'\'ti:-ru/pi:v(•)\'. i:vou torroOctqOrì ui Ni:n)lonòùm.; rry,· 'Epi:rpw.;, Il. AAA IX 1976 c1.
pi:zp1 H'n1: '/\'(•in:tui ò1u10011:1·1rtut 197-212.
i:1· P .\l BIRSON-K SCHIFOLD. Fiihrcr durch
188 A. ANL'.PEinMENOY l2J

EìK. I - nÀacmKÒV \Jrròiì1wa h TU<jJOU toù


Ll.unKo\J Nr.Kpora<pdou.

EìK. 2-4 - Mr.Àaµpa<pfi Kai µùavòµop<pa àyytìa ÈK tci<pou tot1 aùrnù vo.:pota<priou.
13J A'l'li'..i1TA OIKOi'..OMHMATA KAI KEPAMEIKH TOY 8ot> KAI 7ot> rr.X. AinNA EN EPETPIA 18n

EiK. 5 - EiòwÀtoV TOÙ ewti Mrivòç tK tà<pou TOÙ


aÙtoll VCKpota<pCÌOU.

6òou 'Aptcn:oviKOU 'Epanovuµou. 'EK n'jç m:pwxfiç wun1ç rrpocpxovtiH Kat oi KUTU TO
ì:toç 19578 àn:oKaÀu<p8i:vttç tpdç ta<pot. 'Evr6ç toù àpxmori:pou rounov i:;(1pi:8ri Ev
rrÀacrnKOV urr6òriµa (EÌK. I )9 ' xpovoÀoyouµi:;vov dç t6 y. TÉTaptov TOÙ 6ou ai. 111 • 'o
ÒEUtEpoç rri:;ptdXE µEÀaµpa<pfj (dK. 2) Kai µi:;Àav6µop<pa (EÌK. 3-4) àyyda t&v àµfowç µnei
TU ITcpcrtK<i xp6vwv. 'EK TOÙ tpitou, 6 6rroioç rnrro8ttdtm dç TOV 3ov ai&va,
rrpoi:pxctm Ev rrr]À1vov dòwÀwv (dK. 5), rraptcrt&v t6v 8i:;6v Mfjva, Ka8r]µcvov bri µr]vriç
Kai rratoÙVTa trri Kptoù 11 . 'A vatoÀlKWtEpov Kai i::vt6ç TOlJ urr' àp. 112 oiKorrtòou, Òt' ou
ÒlÉPXETat TO rdxoç tfjç ITOÀEWç, ÙVE<pUVf] crtp&µa µEÀaivr]ç yfjç, rraxouç 0.40 Kai
i::m<pavdaç 6-7 µ2, rrÀfjpi::ç 8paucrµarwv àyyi:;iwv toù p· i]µicrrnç toù 6ou rr.X. at. 12. Ta
rrÀdcrrn àvr]Kouv dç àtnKa µdav6µop<pa àyyda KaÀ fjç rro16rrirnç Ka i rroÀÀaKtç crrravi(l)v
crxriµat(J)V Kai ì;mpi:;pmol!v tr]v µaptupiav 13 rrEpi tfjç àKµfjç tfjç , Epnpiaç Kata TO p.
iiµwu toù 6ou rr.X. ai. 'ErrEtòrj 6 àrro8i:rriç oi'noç EupicrKnm Èv àµfocp yi:;nvt<icrH rrp6ç
TOV XWPOV TOÙ VCKpOta<ptlOlJ Kai rroÀÀa TWV ÒcrtpaKWV TOU clVrJKOUV dç Àr]KU8ouç, rrpÉITEI
µàÀÀOV va òcx8wµEv, on TO 7r€ptEX6µi:;v6v TOlJ dvat rrpoi:6v Ka8apcrc(l)ç TOlJ
VEKpota<pdou ro0tou àrr6 t&v rraÀatoti:pwv ta<p&v14.
Oihwç àvatoÀlK<.ÙtEpov Kai Èvt6ç rrÀÉOV TOlJ rdxouç - t6 6rroìov xpovoÀoydtat dç

, 1n. An AN1\PLIOMLN0Y. k1 16 ( 1%0) "· BÀ. AAA VII 1974 CT. 230 Ké. 'f.!om'itwç Arr.
150. A Ntll'ElnM ENOY'
0

Af'xaiA.1j hi:papuh·ry 1\ 'f:pi:-


'' ;\1·,n·,o, rri\·. l.ìO rn· If>Ì<k, AE 1976, 'Af'X. Xf'O\'lh·rì CT. 1-7.
1" l\t<i rrm•opo«in,rro\' Ili.. R.I\. HIGGINS, Catalo- '' 'Yrrti rnù l'i.IO!lf.!POY rrapaiiiiinm, iht àm\ wù
gue o( thc f('rraco//ll.\ in tlw Hritish A4uscwn. 505 rn\i 490 rr.X. oi Trnp1r.ìç "''-
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0

" l:n. AF 197f>, Af'/. Xf'O\'. a.7.


12.
lHO [41
15 I A'l'IMHA OlKOùOMHMATA KAI KFPAMEIKH TOY 8m• KAI 7ou rr.X. AlllNA EN EPETPIA !Hl

Eì;;. 7 - XpumJ\;\' iì1ciò1wa è;; nupdç µi:0oycw-


II n:cpiòiiou.

Jll II

Eì1c 8-1 I
192 A. ANt.PEIQMENOY [6]

EìK. 12 - nupci µeta yparrnilv K(lÌ xuporrmtjt(!)V ciyydwv.

nic; àpxcic; mli 4ou ai. Em rfic; òòoù 'ArncnoviKou 'Epanovuµou Kai rcEpi rei 40 µ.
àvamÀtK&c; rfic; òòoù KavripTJ, d)poµEv rpEic; rrupcic; tv16c; Ta<pwv mf> TETapmu mli 8ou
rr.X. ai. , ne; oi urro mu KOUf)()lJVlÙHOlJ àva<pEpoµEVO\ ÒKTÙ:J TU<pol ÈVTJÀlKùJV 15, oihw Kai oi
KaTU TO eme; 1977 àrroKaÀu<p8tv1Ec; dxov Òtav0tyfi tv16c; <Tic; µaÀaKfic; aµµou Kai oÙÒEµiav
E<pEpov trrtvòumv· rrEplEÌXOV Kai aùmi TU urroAEiµµarn <Tic; KaUcrcwc; mù VEKpoù Kai TWV
KTEptcrµaTWV mu (CÌK. 6). '0 VEKpoc; Tijc; µuìc; T<ÌlV TCUp<ÌlV E<pEpE XPl>OOÙV ÒlUÒTjµal 6 ÈK
ÀETCT01:cimu 17 f:Acicrµamc;, µrjKouc; 0.42 Kai TCÀ.cimuc; 0.012 µ. avrn ÒtaKocrµou (dK. 7), EXOV
TO xapaKTTJPlOHKOV ÒHi Tci i:pETptaKci òtaòrjµarn cruµ<putc; ytµtÒtcrKapwv 18 Kai Tac; KaTa Ta
àrrEcrTpoyyuArnµéva aKpa mu 800 òrrcic; rrpooòtcrcùlc;. CTpoKElTUl TO rraÀatoTEpovl 9

" BÀ. AE 1903 cr.5. l'ltci 1wv tjµntp(!)v àvacncmpwv paToç nìç òùol1 'Ar1cr10\'iKot1 'Epo:T<i>vùpou.
lvtcrxl>nat 1Ì ec(!)ptu TOÙ KaOriyrnoù COLD- 1· KarnU.1ì),mi pòvo\' ò1ci v1:1qlIK1j\' zpijm\'. "'A?-
STREAM (CC cr. 88 KÈ.), ocrnç; rnrroOniìiv tciç ''°" nfo& nrp1floì.1i.: MJJll/;", El'Plll. '1fpw-:ì.1jc;
(mo rnù Koupouvtwrnu àrroKaÀucpllcicraç rrupciç 548. npàyµan. f!ÒVO\' t'.\'H\ç TÙlp(<l\' i:(ip{;flllCTU\'
dç njv µwoycwµnptKtjv II rrcpiooov, cruvotci rnwi"rn òiai)1jprna (m'itò01 CT. 68).
rn\Jrnç rrp6ç 1ciç tv i\curnvti òµoiaç, rnil 9ou ai. " Alitò01 a. 46 Ki:. ctK. 25-27 rrh'. 13. I-2.
" Tci otaotjµata /;cpi:povrn /;fc[ TOÙ µETÙJJtOU Katci '" · Apx1ùKòn1rn &111.oì Kuì 1\ rruvn).1jç U.ld:11j11ç òia-
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EìK. 22-23 - 0paiicrµarn àyyd(l)V i:K rn\1 oìK. rriv. I ( 11 ).

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wù àvacrKa(jli:vwç tµrjµatoç tfiç Eùòrjµou Kpatmµi:vou, c.Ocraùtwç à8iKTOU 8w111p11-
8i:v10ç, tl;ayEtat wç ÀoytKOV t6 cruµrr{;pacrµa, on EUptcrK6µc:Oa Kata t6 àvaTOÀIKOV aKpov
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L1 L] A'l'lMlTA OIKO!l.OMHMATA KAI KEPAME!KH TOY 80t1 KAI 7011 n.X. AlnNA EN EPETPIA 197

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EìK. 26 - "Omparn èK tijç 6òoì Eùò. Kpatmµi:vou. rnv. I ( 13).


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Eì1c 29-JO
200 A. ANtiPEinMENOY l l 4J

EìK. 31 .. Ocnparn i:K rnì> oiK. rriv. ( 17). EìK. 32 .. Omparn i:K rnì> oìK. rr(v. ( 18).

CTp6 TOÙ va dotA8wµEv dç njv v;trnotv 1&v 8f:m:wv, ai òrroim rrapouoiaoav


à.pxnEKTOVlKU urroÀ.Eiµµarn yi;wµnplK<ÌÌV Kai urroyi;wµE1plKWV XPOVCDV, i:mmiµaivoµEV
arrÀ.&ç i:KEÌVa 1&v oÌKorrÉÙCDV, 1U Òrroìa i:vE<pavwav miµavnK6V KU1U 16 µàÀ.AOV ij i}nov
CT1p&µa yECDµELplKi;ç KEpaµEtKi;ç, rrapÉXOV1Eç TalJTOXPOVCDç odyµma ci;ç KEpaµEtKi;ç
rnun1ç. Ta OlK01tEOa dvm:
T6 rrapa 16v à.p. IO (OT 674), iotoKtr]oiaç CT. BpciKa (EÌK. 20, 2la)17.
T6 rrapa 16v à.p. 11 (OT 29a), iownrioiaç · ICù. Pouoou (EiK. 22'x, 23'9, 2440).
17 Tò a. àp. c\Jp. 3329. rrpoi:pxnm i:K rnf; xsilcot>ç ÒlO>L rrri>µarnç Kat' Ù1tOKataOtaCT\V 0.33 µ. CTYJ-
òmo8otµrjrnu rrpòxou. "YIJI. oq>ç. 0.06 µ. L'Ha tò ÀÒç Kl:paµòxpouç. ràv(l)µa KUCTtaVO>ti:Àav. Kt-
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T6 rrapci 16v àp. 13 1µtjµa 1tjç 6òoù Eùòtjµou Kpmmµtvou (dK. 26)42.
T6 rrapci 16v àp. 14 (OT 363), iò10Kn1criaç K. 'EÀw8. I:apavnvoù (dK. 2743, 28 44 ).
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p(1J i::ìt-.:. 26 aqp. 42. Tò l'irnpui...-O\' prtù rrupu0ttl- Oi:pu rrpf\. AF 1975 rri1-. 66fl. AF 1977 rril-. 33(\,
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0eµEÀt(J)0fi ÈvT6ç rnù tM<pouç Kai ÒtaKpivovTat dç Mo Tun:ouç: Ol dç µeyaÀDTEpov
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KaTU<JKEUrJV ÈK µ1Kp&v Kai µeyaÀlHÉp(J)V TI:(J)ç àKaVOVl<JT(J)V Ài0(J)V Kai n:ÀaKtòi(J)V
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KOHÌ. njv l\ù ùrròi.11é.1'· TOI'. À<Ì'/IP nì.; <ÌÌ.t00q- 115 Kl1Ì 117.
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ypaµµéìJv8°. 'Erri i:fiç Àapfiç 6ptç6vna ypaµµiOta.
6. M6vwtov KUrrEÀÀov, àKÉpatov (àp. Eup. 2492. EiK. 56PJ. 'Errt<p.riVEta Àiav àrroÀi;Àrnwµi:vri.
"Yljl. 0.055, o. xEiÀ. 0.07, o. pacr. 0.03µ. fITJÀ6ç npaµoxpouç. f'civwµa f:pu8p6v.
urrohiµµarn OtaKO<Jµrj<JEWç, oµo[aç Tìj TOÙ rrporiyouµi:vou KUrrÉÀÀOlJ.
7. 0paucrµarn rri:vn: àvotKTéìiv àyyi:iwv, µàÀÀov <JKtJ(pwv, rrÀrjv i:où p, i:6 òrrofov àvtjKEt dç
KpatTJpl<JKOV (dK. 57). 'ArraVTWV Ò rrTJÀOç <JUµrrayo\Jç uq>fjç, ÈpETpWKoç, KEpaµòxpouç Ka[ CVlOTE
Ka0rnv6ç. T6 a (àp. i;ùp. 6005)81 EXtt <J(\lç. µfjK. 0.05, rrrix. ro1x. 0.003 rni o. xdÀ. mi:'
àJtoKaTCT<JTa<JlV 0.09 µ. • 0ÀoKÀTJpOV TO È<JWtEplKOV TOU KUÀtJTCTETat Ola KU<JTUVEpù8pou yavwµatoç·
avw i:mxpicrµai:oç. T6 p ( àp. EÙp. 6006) 82 EXEl µfiKoç 0.075, mix. TOIX. 0.003 Kai o. XElÀ. KaT'
àrroKata<JTa<Jl V 0.16µ. ravwµa Kaai:avoµi:Àav· avw i:mxpicrµai:oç. , Erri tfiç È<JùJTEptKfjç i:mqiavdaç
wù xEiÀouç,Àrntrj l:é,i:1pTJµÉVTJ rmvia. T6 y (àp. c\,p. 3086) 81 ì:xn o. xr.iÀ. 0.095 mi mix. mix. 0.002
µ. 'Erri TOÙ xdÀouç Àrni:tj l:(,1JpTJµÉVTJ rntvia. T6 o (àp. r,up. 3085) 84, TÒ òrroìov qii:pu µi:Àav yrivwµa,
CXEl µfiKoç 0.078 Kai rrax. TOIX. 0.005 µ. T6 E (àp. EUp. 3087) 85 KaÀGrrTEWl ot' UITOKlTpiVO\J
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TOÙ Opaucrµai:oç Kai orj Katri trjv yi:vE<JtV TOÙ Àmµoù, i:(,i:JpTJµÉVTJ rntvia, rrÀarnuç 0.007 µ.
8. Xnporroirirnç rri8oç 86 , àKÉpmoç (EÌK. 58). "Yljl. 0.72µ. fITJÀ6ç KEpaµoxpouç, µna qimoil
rrvpfivoç, àKri8aprnç, xovoponorjç. 'Yrr6 TO rrpocé,i:xov m:ptxEiÀwµa ÈYXripaKToç KlJµaTOElOtjç Olcl
rroÀÀarrÀOÙ ULXµTJpOÙ ÈpyaÀEtOlJ" i':rri TOÙ ffiµou n:8Àa<JµÉVTJ, <JXTJµan<J6Et<Ja KUTÙ TOV UÙTOV
tp6rrov 87 . Katci Ttjv Pà<JlV TOÙ Àmµoù arrÀij i':yxcipaKToç KlJµatOEtorjç.

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EiK. 54-56 - MtKpci ypama ayycìa lK 10ù


oiK. rriv. I (2).

EiK. 57 'l.-S "O<npaKn t..: ml> oiK. rriv. I (2).


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10'1 J(iJl'IT,JdnXk:1. '<.]orirn·( <JOl ]lL'./ ,\OlDtX9'(1101 oc.i<.> )D'I So1nlir;i·{uX1d:rn 1301
Snp.1ndlrn:1 ':ola )lL'.) S\19nornrfn'I n)li .nrnlt()D]1miltXD'./ llO]°.l'{TJ!.d:i '..wdltrfX)n c_]O'{JLTJd131
91y; no,,;nirwi\.ltodu cyn <!.J1 So10Ji9 S9·(ltLJ ·ti 80()'() ·X101 ·X9u ·dJ:nD ·19'{JL 't:[(ro ·oz-o
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.......
o.s 1.00
A. ANL\.PEIQMENOY

EiK. 61 · A\j/tiì(l)tai oiKim i:K mli oiK. rriv. I (3).

3. "Ocnparn òia<popmv àyydmv (EÌK. 64). Ta Ti'jç avm m:tpàç àvr1Kouv dç CTKÙ<pouç. ·O Àmµ6ç
TOU p <pÉpEl aÀlJCTlV ÒtKT\JùlTCÌlV p6µpmv 94 . T6 TEÀEl!TaÌOV ri'jç ÒE\JTÉpotç CTEtpàç KoCTµEÌTat KaT<i Ttjv
TEXVtKtj v «ÀEl!KOU l:n:i µi':Àavoç,,95.
4. Tµtjµa-ra Àap&v àyydmv (EÌK. 65)%
III.' AvarnA1Kov tµi;µa tiìç Moli 'Apto-roviKou 'Epatrovuµou, (rcapci tov àp. 4).
"EµrcpocrOi::v toù oiKorctoou TaxpnçoyAou mi dç I µ. àrco tiìç i':mcpavdaç toù
ÒÙocrtp<.Ùµatoç ÙTCf:KaÀu<p0l'j<JUV aljltOrot&V OlKt&v97 , ÙVl'JKOU<JiÌlV dç tciç <pcicrnç
A Kai B 'EK toù rcAoucriou crtp<.Oµatoç yi::roµi::tptKiìç KE:paµnKiìç rcapoumciçovw1
oi::1 yµatoA rircnK&ç tci 1:1:,iiç:
f. 0pa\JaµaTa CTKÙ<pùlV, KOCTµouµÉVùlV Òta TOÙ CTreaviou remç 8{;µaroç TOÙ élTCÀOÙ TETpUKTlVO\J
rpoxou (dK. 66)n
2."0cnparn 8ta<p6pmv àyyi:imv (dK. 67). Ta Mo repoi':pxovrm i:K wù xi:iÀouç aKù<pmv: T6
Koaµoùµcvov 81a KÀaòou99, acµç. µtjKmiç 0.035 µ., <pÉpEt f:rei Ti'jç i:crmn:pudjç i:m<pavdaç mli XEÌÀouç
rpdç ÀETCTaç i:/;l]pflµÉvaç rn1viaç· TO ureo TOÙTO, 81' àµnp6v1wv1oo Koaµo\iµEVOV, <pÉpEl €rei Tf]ç
i:amtcptKi'jç i:m<pavEiaç toù xciÀouç reÀai:Ei:av i:l;r.ipriµi':vriv rmviav Koti /;re' al>Ti'jç anpav rnOi:Tmv

94 alirò8t rriv. 44 àp. 70. 9' Tò a i'xr,t CJcpç. >tfiK. 0.043 µ. ·Erri rfjç i:m,,ri:rtKfjç
9s npp. alirò8t ltl\'. 53 àp. 235-241. 57 àp. 304-305. i:rrupavdaç rnf1 X€ÌÀotiç rrÀan:ìa i:l;1111riµtvl') rat-
AE 1975 rri\'. 66P-68. AE 1977 rriv. 46. via.
% npp. Ù\'Wti:rrn CÌK. JO. 99 ÙVC>lTlf'rn i:ÌK. 3J.
9• BI.. AE 1977 rrì\'. )!Hl Al:' 1977 rriv. 52a.
[31 J A'l'll'>OTA OJKOtiOMHMATA KAI KEPAMEIKH TOY 8ou KAI 7ou re.X. AIONA EN EPETPIA 217

(i:'.

EìK. 62-M -"Ocnparn èK rnti OÌK. rriv. I (3).


EiK. 65 - J\aBai tK rnù oiK. rriv. I (3) Etz. 66

EìK. 66-68 ··0c;1paKa Kai ÀaBai àyydwv tK nìç 6ooli 'ApHn. 'Epa1wvuµou

EiK. 69 - Tµihiu 1.:urrptaKoG àyydou èK cìjç òoo\J


AptcrT. 'Epanùv\Jµou.
[33] A'f'IM1TA OIKOL'.OMHMATA KAI KEPAMEIKH TOY 8ou KAI 7ou rr.X. AIQNA EN EPETPIA

EiK. 70- 71 - 0pnùcrµntet i1cy.àÀwv xctrorrotljtrnv àyydrnv l:K nìç 61\oi) · Aptcrt. · Epmrnvliµou.

ypaµµtòirnv. T<i Àotrr<i Tpia om:paKa n:poi:pzovrnt h TOÙ Àmµoù µqaÀou KÀElCHOÙ àyyEiou,
KaÀun:ToµÉVO\J 8t' i:mzpicrµcnoç 8i:pµoù KlTptVO\J zpwµawç. fl<iz. TOlX. 0.006 µ.·
3. Tµr]µarn àyycirnv (dK. 68)101.
4. Mio cruvcqmn:r6µi:va Elpalicrµarn i:K TOlJ cìlµou KÀi:tcrrnù Kun:ptaKoù àyyi::iou (àp. i:ùp. 11628.
EìK. 69)102, MììK. CT(Jlç. 0.15. n:<ix. TOlX. 0.007 µ. ITT]À6ç xovòpoEt8r]ç, KlTptvi:puElpoç. 'OÀoKÀT]pOV
KaÀtJn:HTal Òta KtTfllVO\J i:mzpicrµarnç Ka( KO<Jµr.hat Òl' àµaup&v zprnµUTCùV, µÉÀavoç Ka( {;pu8poù.
5. MJo 8pa\mµarn i:K wù cìlµou µi:yaÀou XEtpon:otr]rnu àyyEiou (àp. cùp. 11253.
Eì1c 70). Lrpç. pfiK. 0.245. mix. rntx. 0.007 µ. IT11U>ç riKaElarrnç, npap6xpouç tc<ppoù n:upììvoç.
· Eyz<ipaKtoç òt<iKoapoç òt<i n:oÀÀan:Ào\J aìxp11poù !:pyaÀEiou1°J.
6. 8pa\Jcrpa i:K TOÌJ cì\pou µnei rpr]µawç TOLJ Àmpoù pcyciÀou zctpon:otr]rnu àyyEiou (àp. eùp.
116 77. Eì K. 71 )1<1 4 . LQlS· µììK. O. l 07 p. f1T]À6ç KacrtavoKiTptvoç, crzntK&ç Ka8ap6ç, pet' ÒÀiyrnv
ljfT]ypciHilV aupn:ayoi)ç uqifiç. 'Yn:0Knpiv11 tn:ciÀEl\jltç.
'A vm:oÀtK&ç r&v oiKtiòv àn:cKaÀu<p8TJ dç tnurpwµ6ç Èv16ç xctpon:0ttj10u n:t8aµ<po-
ptwç in situ (EÌK. 72). "En àvarnÀtKùncpov, n:p6 wù oiKon:tùou (OT Kai

101 Bf,. àv<1ni:prn cìK. JO Kai 65. IOì Lefkandi rriv. 58 àp. 333, 59 àp. 342.
"" · cn:rn K\IJ1f1WKa U; · Fpupinç BÀ. AE 1975 "" i'.ta taç l:nnpaKTouç KuµmoctòElç BSA 47,
11iv. 53n. 1952 <J. 14 EÌK. 16 h.
220 A. ANl'>PEinMENOY [:34]

EiK. 72-7J - Xnporroiiita rnqn1.:a àyyda ti; tfiç 6òoG 'Apt<H.

l;v-roç mivton: TOÙ yi:wµnptKOÙ cnpwµatoç, EUpi:8ri En:pov XElPOITOlllTOV àyyi:Iov,


rri:ptf:xov Te.i Kpavia o\io rraiowv (oiOuµoç rnqn])· dxi: TE8fj KEKÀtµi:vov i':rri rnù i':Ocicpouç
(EÌK. 73) Kai KUTU TOV wµov i':cnripiçno Ola b8ivriç rrÀaKòç.
Mnaé,ll TfÌÌV ouo XEtporronjTwv Ta<ptKfÌÌV àyyEiwv Kai rrÀricrti:cr11:pov rrp6ç To rrpwrnv,
àrrEKaÀù<p8ri Tpitov, TOÙTO oµwç KUÀlJTCTOµEVOV Ota rrÀoucriou yparrtoù OtaKòcrµou.
DpòKElTat àµ<popi:ùç µi:8' UljfllÀOÙ KWVtKOlJ rrooòç Kai rrwµawç, CTlJVOÀlKOÙ Ulj!O\Jç KUTU
cruµrrÀr'jpwmv 0.64 µ. (EÌK. 74) 105 . XpovoÀoyi:hm rri:pi Taç àpxaç rnù TEÀwrniou TETaprnu
TOÙ 8ou rr. X. aì., àrroTEÀfÌÌV' ì'crwç, Tr'jv rrpof3a8µì0a Tfjç µi:yaÀ riç crctpàç TWV urroyi:wµnpt-
KfÌÌV àµcpopi:r.ùV Tfjç , EpETpiaç Kai TÒV ÈÀÀEirrovrn Kpirnv µnaé,ll TOllT(ùV Kai TOÙ KUTU
rroÀu rraÀatoTÉ:pou, wcra0Twç µnei Kpan"jpoç È:K Koupioul 11 6.
107
IV. OìK. K. 'A. Kapaµrri:1crou (OT 97 , rrapa Tov àp. 6). 'Ev16ç wù. oi.Korri:oou
TOÙTO\J àrrEKaÀ0cp8ri µvriµct&oi:ç KUTUCTKEÙacrµa TOÙ 4ou re.X. aì.IOX Kai TOlXOf3arnt oiKiaç
TfÌÌV UCTTÉpwv ÉÀÀllVlCTTlKfÌÌV xpovwv. Eiç Ta f3a8ÙTEpa cnpwµarn i']À8ov dç cpwç rri:vtxpa
urroÀdµµarn i:ù8uypaµµwv Kai Ulj!lOWTfÌÌV Tmxof3mwv oÌKlfÌÌV yi:wµETplKWV xpovwvJ 09 , EV
<ppfop, o\Jo Ta(j)lKU àyyi:Ia Kai yi:wµnptKr'j KEpaµEtKr'j. DÀr']v TfÌÌV oriµocru:u8ÉVTWV
8paucrµCTTWV 1IO, UTCCTVTWV Èé, àyydùJV TOÙ TOTClKOÙ Ì:pyaCTTll piou, rrapOUCJlCT-
çoµEV Tµfjµa ì:K rnù Àmµoù µi:yaÀou KÀEtcrTotì àTnKoù àyyi:iou (àp. dJp. l 1850. EìK. 75)11 1•
Icµç. Ulj!. 0.135, rrax. TOlX. 0.013 µ. DriÀòç KUO'TaVÉpu8poç, cruµrrayoùç l>cpfjç, èipwrn
lUVWµa KUCTTavoµi:ÀaV.

"" BÀ. ANL'i.PEIQMENOY, 'Apxwoy1•wCJfa 1,1980 iln àpx1Ktìiç tà vrima Kai oi p1Kpoi rrnlòi:ç ctJa-
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1oti At'nòOt a. 177-. 'H cGpunç 5Ao)V aù-rùn rWv i:y-1
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tfiv · Epbptav tfov yrnipt:tptKtÌlv xpòvmv òt'>o pò- tt1tpdoli ttÌl\' t'vqi. [Ktnv.
vov vt:Kptm1tpdrnv (flÀ. COLDSTREAM, GG 0. ,,,- "Edlrntv m:pi nìc, ava0rntpfiç fl)... i:v A,1 29 (197J-
196.. n0at'mnç Ere/ria lii 0. 66 Kai mw. 36), mii 1974), Xpo1'. a. 468 Kt. rriv. 304-306.
i':Ktòç tWv n:1xcf)V rrctpaÀ1aKOlJ, toG àva0Kat.pi:v- '"' Atìtò61 a. 470 Ixtli. 5, 0. 472 Ixtù. 7, rriv. 304a,y.
toç ùrrò to\J KoupouvHlnou Kai tolJ rrarci nlv 109 AùtòOt 0. 469 ml 471 IxUi. 6.
11un>-:fiv Ol>Àtiv. rniì àrro>-:aÀutpOtvrnç irnò 11o AùtòOt rriv. 305ii. AE 1977 rriv. 44y.
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222 A. ANL'iPEinMENOY ]36]

EìK. 75 - Tµiiµa àyydou tK TOÌJ oiK. rriv. I (6).

V. Ohe 0wò. Ti:pça101 (OT 205, rrapa t6v àp. 7). Eiç ra mpwµarn toù
oiKorrtòou W6.8oç 0.80 - 1.20 µ.) Kai urr6 ta µi:rnyi:vfoti:pa Kticrµata àrtEKaÀuq>8YJcrav Mo
rrapaÀÀYJÀot ì:mµtjKEtç (dK. 76-77-78), dç òfo òtciq>opa oiKOòoµr]-
µarn. 'O Eiç (wìxoç VIII EÌK. 79) dvm i:ù8uypaµµoç· ò hi:poç (wìxoç IV EÌK. 80)
àrroÀtjyi:t dç UlftÒa, flnç, q>aivi:tat, KatÉcrtpElfE t6v IX, àvtjKovrn i'crwç dç
oi1dav Katci n rtaÀalOtÉpav. "ArtaVtEç dvm xOaµaÀo( Kai Ì:KtlCTµÉVOl ì:mµEÀwç Katci t6
CTUCTtY)µa tfiç q>UCTEùlç Al 12 • napa ttjv àvaTOÀlKrJV rtapEtav TOÙ µnayEVECTti:pou rnixou VI,
dç 0.40 àrr6 wuwu Kai 1.20 µ. àrr6 nìç ì:mq>avdaç rnù ì:Mq>ouç, àrti:KaÀuq>8YJ
àyydov ì:nmpwµoù dç 8pa0crµata. Dp6nnat àµq>opi:0ç tfiç KUtY)Yopiaç t&v SOS 111.
Eiç t6 ì:crwuptK6v tou t'.mfipxi: tµi'jµa Kpaviou vrirriou.
'Evt6ç rnù yi:wµnptKoù mpwµarnç, t6 érnoìov cruvimaw Katci µÉv t6 àvùni:pov
tµi'jµa TOlJ Èé, aµµou, Katci (){; tO KUHtHEpOV ÈK 1tY)ÀOlj KU( KUp(wç 7tÀ Y)CTtOV tWV TOtXWV,
i:upWricrav rroÀÀa yi:wµi:tptKci ocrtpaKa. DÀ r]v t&v òriµocr1rn8tvTwv Opaucrµatwv ì:K ti'jç
KotÀiaç µi:yaÀou Kpati'jpoç 1 14 , rrapoucru:içovtm Kai ta tl;i'jç:
I. L'luo Opauaµm:a i:K toi) XEiÀouç µqaÀrnv àvo1K1&v àyyEirnv (Kpanjprnv; EiK. 81 ). To a (dK.
21ç)ll5, aqiç. UljlOUç 0.045, 1tÀÙT. CTTE(jJÙVT]ç 0.01 l mi rrax. 101xroµarnç 0.005-8 µ., i:KaÀU1tTETO ÒIÙ
rraxt:oç LrtOKlTpivou i:mxpiaµarnç Kai i:Koaµfrro òtù KacrrnvoµÉÀavo(; yavroµm:oç. To (EÌK. 211"]),
aqiç. µtjKouç 0.056 µ., i:rnÀurt1ETo ùiaau1rnç òtù KtTpivou i:mXPiaµarnç.
2. 0pauaµarn Ì:K toù xdÀouç µ1Kpiìlv ÙVOlKTÙJV àyydrnv, Kup1rotarn CTKU(jJùlV (dK. 82). To
rrpiìJTOV OCTTpUKOV rfjç ÒEUTÉpaç CTE!pàç 116 , aqiçoµÉVO\J µtjKOlJç 0.07 µ., <pÉpEI rroprnKUÀOXPOUV
ycivrnµa Kai KhptVOV i:rrixp1aµa, i:rri ÒÉ Tfjç i:arntEplKfjç Èm<pavdaç TOÙ x8aµaÀ.oÙ À.atµOtJ TpEìç
À.rn1ciç i'.é, lJPTJµÉvaç tal viaç.
3. To KÙTW -rµfiµa Toli rnpµoli (EÌK. 83) Kai µi:poç toù À.atµoù (EÌK. 84) rrp6xou (ét.p. E\;p. 10912).
To àyyi:lov È<pÉpno i:rri auµ<puoùç ò1m:ptjrnu t>ljlTJÀ.où rroòOç, o\mvoç ò1nriptj8ri yi:vrntç. L'l1ciµ.
0.062, aqiç. Uljl. rnpµoù 0.042, rrcix. mix. 0.003, µfjK. -r6é,ou Àmµoù 0.086 µ. ITTJÀ.6ç

112 B),. ÙV(l)TÉp(l) ÙITOKf(jlli!catO\' I. '" AL 1977 rriv. 33fl.


'1 1 <9rat"iaµara ÈK rnf, Àmpof, rraprµ(jltflttlV à>t(jlopt- "' Ilp[l. a\,rò01 a. 131 dK. 1.38.
o>v d"iropn• Kai cis i'n:rov mwi:iov TlÌ( 'Epc- "" llpfl. Le/kandi rriv. 37 àp. 9.
rpiaç· AE 1975 rriv. 64 1 (a, y).
[37] A'!'lt.0TA OIKOt.OMHMATA KAI KEPAMEIKH TOY 8ou KAI 7ou n.X. AinNA EN EPETPIA 223

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Ei>.:. 76 - OiK. 0coò. TcpçaKY]: rriv. I (7).


Eì1c 77 - OÌI..:. rriv. I (7). Oi yr,wµnpirni rnixoi VIII rni IV.

EìK. 78-79 - OìK. rriv. I (7). l'>Go Tµrjµarn rnù yr,wµnptKoù wixou Vili.
[39 J A'f'IMHA OIKOL\OMHMATA KAI KEPAMEIKH TOY 8ou KAI 7ou rr.X. A!ONA EN EPETPIA 222ì

EiK. 80 - OiK. rriv. I (7) .


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xdÀouç Tpcìç ì.rnrni Tatvim 8tu yavwµarnç . • Evtji TO 0ll0TT]µa Tfjç TptrrÀfjç ypaµµfjç àrravrq
ouxvuKtç i':rri rnù Àmµoi'J rrp6xwv 117 , TU Àomu Otµarn xapanripiçouv Tu àvmnu àyyi:ta Kai Kupiwç
roliç <JKÙqiouç11x Kai ro\iç KavOupouçl 19 _
VI. Oì.K .• Avacn. rape<paÀOlJ (OT 713, n:apa TOV àp. 8). J\{av ÈVÒtacptpoVTa un:fipl;av
TU dç TU paOun:pa cvrpciiµaTa mli OÌKorrtòou TOUTOlJ àn:oKaÀucpOtvrn urroÀt:iµµam
àpxni::KrnvtK&v Kawo-Krn&v 120 • Eìç T6 p6pi::wv rµfiµu rnu r'jÀOov dc; cp&c; Tpi::Iç
wuÀuxwrnv un:i::pKEiµi::voi àÀÀrjÀwv wtxoPuwt, wv 6 nìç <Ducri::wc; B i:ùKptvtmaw
awtòon6ç (EÌK. 85-86). Eiç T6 v6nov àrrcKaÀucpOri µtyac;, Àiav àpxai:K6ç, òpOoyciivwç
rri::pipoÀoc;, KUTEGKElJUO-µtvoç ÈK µu'ic; 0-ctpàc; µquÀwv ITEÀEKT]TWV ÀiOwv ( d K. 87)12 1• • H
v6noç n:Àwpu wù n:cptPòÀou Tɵvnm (m6 Ka0tTcov rntxapiwv, òriµwupyouvTwv dc; T6
i:crwHplKOV K6nac; (EÌK. 88).

11 'AE 1975 rrìv. 650. Lcfkandi rriv. 40 àp. 36. vwv tv ALI 32 1977, Xpov. (irnò ÈKTUITCtlotV).
I IXAthòEh rriv. 48 àp. 148-151. L\.tà CTKll<jlOClOt;lç Kj)(.(· '" Opil. tò rrarcp<pt:po\1ç '°"'ç f.cnoupyìuç «Mega-
tfJpÌCTKtWç rrpB. fon•fa rriv. 3.2,3. ron Hall" tv J. BOARDMAN> (ìreck Emporio,
119 AE 1975 n:lv. Oxford 1967, rrìv. 7a (ttl\J téì..ouç toù 8ou rr.X.
'"' Kàtoljftç Koì rnµui tfìç àvumrn<pfìç. <liç Kni rrcpt- ui.).
ypo<f>r\ tcJ)V ÙVUCTKO<f>{:vtcov illKOOOfllKWV Ài:tlj!Ù·
8i

Eh'- 81-84 - 0paucrµara àyyEiffiv ÈK rnti oìK. rriv. I (7).


EiK. 85-86 - OÌK. 'Avam. !liv. J (8). Al Tpdç i':rraÀÀT]Ào• waar,1ç ywiµnptKfov oiKtc'ìiv.

EiK. 87 - Ohe rriv. I (8). Tµijµa rnù Àiav àpxalKoù òp0oyroviou rrr,ptPoÀou.
228 A. ANL\.PEinMENOY [ 42]

EiK. 88 OìK. rriv. l (8).


· H vònoç rrhupa rnt; m:pipòì.ou
µna nìiv i:yKnpaìwv rnixnpt(l)V.

'E1rntÉpw8i:v taù aljlu)wtaù tfiç B <pcicri:wç àrri:KaÀu<p8Y] rroÀÀ T] yi:wµEtptKr'j


KEpaµEtKr'j, U; Tjç rcapoumciçovtm ÒEtyµatOÀTJTCtlK&ç:
I. T ptqiuÀÀocrxriµoç oìvoxofcrKT], cruyKEKOÀÀ TJ µi:vri ÈK n:Ànovwv n:µaxiwv ( àp. cup. I 0259. Et K.
89-90). ··yljl. 0. !05, µEy. ITEpiµ. 0.29, ò. f3acr. 0"062 flf]Àoç KlTptvtpuOpoç, Ka0ap6ç, EÙKOÀWç
Ò.1tOTptf36µEVOç. ravwµa èmo TOÙ KUCTTaVOll µtxpt TOÙ 1tOpTOKUÀOXPOU. Bacrtç Èrrim.:Òoç, tçl]pfJµi:vf].
·Erri rnù Àmµoù ÈCTKtacrµtva òtcrKapta, cruvòEoµr,va ò1' Èqiarrrnµi:vwvi 22_ 'Erri Tfjç Àaf3fjç iivw µi:v
òKTW òptçovna ypaµµiòta, KaTw òt Mo xtacrTi TEµvoµi;vm i:v16ç rrÀawiou.
2. 0paucrµarn crKuqiwv (dK. 9l)ln
3."0mparn òtaqiopwv àyyEiwv (EÌK. 92)124.

'" ripp. I.e/kandi rriv. 43 àp. 56 Kni Trm·fa rriv. pùç, Kahirrnivn11 òtti Kl tpìvou i:mxpìoµaroç.
3.6d. TÙJV 0t'10 rcÌ.fl1Tairnv òcrtpciKmv, tci òrrola
12 3 ènà TÒ n rrpp. I.efkandi rriv. 45 àp. 81 Knì AE 1977 rrpotrxovrn1 i:K d.uatÙJ\' àyydrnv {trì !'v i:K nìç
rriv. 52 y(n). i'.tti TÒ p AE 1975 rriv. 56P. IÌ.tti tò K01ì,iaç, TÒ En:pov i::K to\1 ì.cttµoG Kai t0\1 dlµou),
;) nùtò8t rriv. 59n(1i). "Etcpov 8pnùoµn, i:ùpdli:v ni Àotrrci cL; àvo1i..:1ci àyycìa, l\"uplrnç
i:v Hii nùtcji oiKorré&qi, i:ùriµoatEù8ri i:v AE 1977 CTKticpouç. Tti òlio ltp(tlW cpi:prn1v bri tfìç i:mntq11-
Jtl\'. 40p. flpoi:pxnm ÈK TOÙ XELÌ.Ouç Kpntfìpoç Kfìç t(l)V i:mcpnvciaç tpdç i:l:,\JP'lµtvaç tatvinç· tò
rni KoaµEirni ota çqicpòpou \JopoBiwv mrivwv y, ÈK TOtJ x1:iÀot1ç KOTÙÌ1'1-;, µiav. Tò Ò CTUVlCTtà
µn' àvnrrErrtaµi:v(l)V tcìiv JttEpùyrnv -nov. t;tfìµa TOÌI Àmµofi Knì TOll ti\;wu KpatripìOKOU.
124 "Arravrn, ÈKtéç TOÙ TEÌ.EUTUlOlJ tfìç i:ìnni:paç (Jf.l-
[43] A'i'ILiiHA OIKOLiOMHMATA KAI KEPAME!Kll TOY 8ou KAI 7ou rr.X. AinNA EN EPETPIA 229

EiK. 89-90 - Oivoxofont ÈK toù oiK. n:fv. I (8).

EiK. 91 ··00traKa yrwµnptK<Ìlv crKÙ<JHtlV ÈK toì1 oiK. n:[v. I (8).

4. 0pa\ioµarn OKlJ(j)O\J (f.ÌK. 93). "Y\jl. ocµç. 0.07, rrax. rntx. 0.003-4, 8. xrD.ouç KUTU
ouµn:Àtjprnmv 0.16 µ. CTT]À.6ç KlTptVÉpuOpoç, rn0ap6ç, CÙKOÀ(J)ç rav(J)µa àrr6 TOÙ
µtxpt TOÙ tpuOpoù ... Avcu tmxpioµarnç .• 0ÀOKÀT]pov TO l;0onrp1KOV KUÀUrrTETU!
Sta yavwµarnç. , Erri TOÌJ xOaµaÀoù Àmµoù GHpa ÒlKtlJ(J)TWV Tptywvrnv. , Erri TOll Kopµoù, µnaC,u
GTT]À&v trraÀÀtjÀrnv i:c01'.aoµi:vrnv Kai i:mvteì'lv µi::O' aÀ\ioc(J)ç onKT&v µtKpai µn6rrm,
ciiad àvoiyµarn rrapaOùpou, m:ptKÀdouom àva µiav Ka811µi:v11v Ì:Àacpov rrp6:; 8rC,1<i, i']ç ra KÉparn
ÒT]ÀOlJVTUl cooci K<Xµrru1'.01'1µcvo1 Km:<i TtjV UVùl àptGTEpav y(J)Vt<XV n'jç µnorrriç GTlKTOç
p68cxC,.
5. MJO ouvr,cparri:oµEvcx Opcxù0µa1a tK rfjç KotÀiaç Kai n'jç ycvtorrnç i:où Àmµoù àvotKToù
àyyd011 (CÌK. 94). Lcpç. U\jl. 0.093. rrax. 101x. 0.004 µ. n111'.6ç K<XGWVÉpuOpoç, KaOapwrnrnç, CÙKOÀrnç
1'' Ilpf\. tÌ\'<llTi:pr" riK. 24. L'>Hi T<ic: i'n:C1Ì.A1ìAouç crn-
Eì1c 92-93 ruoµnptKà ocnpnKa i:K T()lJ OÌK. rriv. I (8).
[45] .'t'IMHA OIKOLIOMHMATA KAI KEPAMEIKH TOY 8ou KAI 7ou rr.X. AH1NA EN EPETPIA

!Hi
Eì•. 94-96 -"Ocnra•a pna n:apacnam:wv t• wiJ oi•. n:iv. I (8).
232 A. ANL\PE!OMENOY [46]

EiK. 97-98 Tò pvriw;t<ilùcç Knjptov T!Ìç òooi:ì · AptoT. · Eparniv\,pou rriv. I (5). L'ilio iiljlctç tiìç Ò.\jlt0oç.
[4 7] A'l'li'.OTA OIKOi'.OMHMATA KAI KEPAMEIKH TOY 8ou KAI 7ou rr.X. AIONA EN EPETPIA

àrrmptpòµrvoç. 1 civwµa Kacrrnvoµ{;Àav, apatouµt:vov dç Kacrmv61;av0ov. 'Errixpwµa GrroKiTptvov.


'Erri rnù Àatµoù GrroÀciµµam i:crKtacrµÉvwv òtcrKapiwv, oovòwµi:vwv òt' i:cparrrnµÉvwv12". 'Evr6ç
µnorrriç àvwpOwµi:vri Uacpoç 127 rrp6ç àptcrtcpci, i:yyiçoucra òtci Tiilv rrpocrOiwv rroò&v KÀ<iòov,
lJITOÒT)Àofwm TO ÒÉ\!Tpov Tfìç swfìç 128 .. Yrr6 njv KotÀ(av àyKuÀwT6ç crmup6ç Kai µÉya ÒlKTlJWTOV
Tpiywvov.
6. 0paùcrµa ÈK rfìç KotÀiaç Kai 1fìç ycvi:crt:wç rnù Àatµoù µt:yciÀou Kparfìpoç (àp. t:Gp. 10196.
EìK. 95). "YIJI. crqiç. 0.085, mix. TOt)'.. 0.005 µ. flriÀoç KacrmvépuOpoç, KaOapffirnrnç, cruµrrayoùç
Gcpfìç, ÈpnptaKOç. ravwµa àµaup6v, KacrrnvoµtÀav, àpatouµEVOV dç KacrmvoKirptvov. naxli
mpiilµa Knpivou i':mxpicrµarnç. • OÀoKÀT)poç Ti tcrwtcptKtj i:mcpcivEta KaÀurrTEtat òtci yavffiµarnç
CTKOTCtvfìç ÙITO)'.pWCTHllç. i'H' tjpaw>µf:vou KUCTTaVOKtTptVO\J yavffiµm:oç i;ypcicpT)CTUV O OITÀlTT]ç, TO
08p6Ptov rrrrivov Kai ai ùrr6 rnùrn 6ptç6vnot Kai -i:t:OÀ.acrµtvat. 'O Àotrr6ç òtciKocrµoç Kai Kupiwç tci
Kci0cra Kai optçovna rptµcpfì mmnjµara TatVlÙlV Òtci µÉÀ.avoç yavffiµarnç. '0 orrÀtTT]ç rravoµot6-
nmoç rrp6ç f:n:pov trri òcrTpciKou Kpm:fìpoç TÙlv UPntK<Ìlv àvacrKacpcilv12 9 , àrro800i:vwç110 dç TO
tpyacrrtjpwv rnù çrnypcicpou w\1 ÈK Koupiou Kparfìpoç rfìç cruÀÀoyfìç Cesnola.
7. 0paìmµa !:K rfìç KotÀiaç àvotKTOù àyyEiou (àp. Etip. 10678. EìK. 96). L:qiç. 0.065, rrcix.
TOl)'.. 0.004 µ. fIT)ÀOç KUCTTaVOKtTptvoç, ÈpcrptaKOç, aptCHU OÌITTT)µÉvoç. ravwµa KUCTTaVOµÉÀaV,
À(av i:l;iTT)ÀOV. Otìò' rxvoç i:mxpicrµarnç. oi rrp6cr0tot rr68i:çl11 µETU rµtjµarnc; TOÙ
Kopµoì1 8\Jo àvrrnmilv \rrrrrnv Kai µnal;\i Trnv ÈCTKtacrµtvri àvòptKtj µopcptj rrp6ç àptcrn:pci. · Yrr6 1tjv
KOtÀ.iav r&v çc;irnv p6µpoç, m:ptKÀcirnv 8\Jo xwmi TEµvoµi:vaç.
VII. t.unK6v rµfiµa rfiç Oòoù 'Apt<H. 'Eparwvuµou (rrapa r6v àp. 5). T6 rrHov
tvnmwcnaK6v riì'lv Ò.\lftÒmriì'lv oiKoòoµ11µa1wv àm:KaÀu<JJ811 àµfowç rrp6ç òuaµciç r&v
rpt&v tpwvri8<:ta&v rrup&v 112 • CTp6KEnm µvr]µEtcÌlÒEç KTtjpwv, mli òrroiou 81ar11poìivtm
"'' AE 1975 rriv. 62a. çrnyrciq:>ou tijç cn,;uoyijç Cesnola. BÀ. aùtò8t rriv.
12 7 CVA Louvre 18 rriv. 4J.4, 44.2. la. Ila. III c-d.
1
'' J.N. COLDSTREAM. The Cesnola pointer: 112 Bìc. àvrnt. dcrayrnytjv. Aùrò àrrooetKvun, on dvm
a changc of address. Bui! !n.11. Oass Studies. 18, VUÌJH:f)OV tOllHJl\' Kai on. otav TÒ KttjplOV ÙVfJ-
1971 p:iv. la-b. ytp8fJ. tò àvarnÀtKÒV tµijµa toù vcKpornq:>dou
129 BI... Ant. K 11, 1968 rriv. 27.4 Kai cr. 100, i:v8a tò HÌJV µccroycwµnptKCÌlv Il rrupwv dxc rrìJov rraù-
Opalicr;ta xapanririsr.rm ci)ç «specialcmcnt in- cri:1 xrricr1µorrot0t'Jµi:vov. ToùTO, àcrq:>aÀcÌlç, cruvot-
tcrcssant parce qu · il nous donne une represen- nm rrpòç rrotciv nva rrpòç oucrµciç
01r.i°lpuvmv HÌJV 6ric1iv to\J àrx1Koy rrupijvoç
110 B!CSl8, 1971 C"L 8. TJÌç ITÒÀU1Jç.
11 • Arroùdìoµf.vo1. ci'lç d'Otcrrnt i:v tcp lpyacrrripiQJ TOÌJ

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A. ANAPEWMENOY '481
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Eh:. 101 - IlrjÀtVOV mpatpiììtov >tnci graffito drxai>.:fov xrovrnv.

liptcna Ti Ulj!tç (EÌK. 97-98)rn Kai 6 crnvq6µEvoç 8unK6ç wìxoç, µtxpt µtjKouç 6 µ.
roÙÀUXl<JTOV. 'H Èown:ptKtj xopòr] nìç Ulj!ÌÒOç cxn µfìKoç 4 µ. 'o µtyaç ouwç
wixoP<icT]ç, ocrnç· f:xn Uljfoç 0.60 Kai rraxoç 0.45 µ., dvm ÈKnoµtvoç Kma Ttjv TEXVtKtjV
Tfjç <pUCTEWç l, ÈK µEyaÀWV ÀoyciÒWV ÀiOWV KUt KOVtciµawç. Kata TrJV ÒUTlKrJV yÉ:VWlV Tfjç
Ulj!tÒoç òtnY]pr]ElT] Tµfjµa 8arri:8ou ÈK KOVtciµmoç, 6µoiou rrpòç TÒ wG yrniµnptKoG
L'la<pvT]<popdou.
'EK Tfìc: dç cci rrf:ptç yEwµnptKfjç upaµuKfjç rrapoumaçovrnt:
I. Ti:mrsp:x àrrrn-rpoyyuÀwµtva ocnpmrn (dK. 99)11 4 •
2. fli:ni: rnt v16axriµo1 ÀaBai àyydùlv (d1c I 0())1 15.
'EK Òta<pòpwv CTT]µdwv TWV Èv 'Epnpia àvaoKa<piDv µaç rrq)touvdtyrioav epia
Elpa\Joµarn yi:wµnptKiDv àyydwv Kai [v rrtjÀtvov o<pmpiòtov, éirravrn <pi:povrn graffiti.
'fÌCTUlJTWç µi:Àaµpa<poùç yrn1µ1:TplKO\J CTKÙ<pOU, È<p, OlJ xapayµa rrÀOtOlJ µnei TCÌJV
iociwv wu àvalSmÀouµi:vwv rrEpi T6v i016v· ÒtaKpivi:1m àptonpa TÒ rrT]ÒciÀwv Kai trri
Tfj ç Kopu<pfìç TO\i Ki:VTpl KO li tCTTOÙ ì'awç TÒ ofì µa TOlJ rrÀoiou.
'H rrT]Àivri o<paìpa (àp. Eup. 11172. EiK. 101) Exn m:piµ. 0.095 rni <pi:pEt rò graffito.

0uFa8Àoç11°
dç TÒ àpxai:KOV i;ùpoi:KÒV àÀ<paPriwv 1J7.

1 11 BI•. <;>CTatnrnç AE 1977 rrìv. 32 n-fl n1ì 0. 129. ì.:TANTINIL;OY).


1
'" Ilrfl. Lefkandi rrìv. 65u-m. lì" Bì.. L.H. JEFFERY, The loca! .HTipts o( archaic
'H n:Ì·.i::uruiu tlvat l:1-.,: n:-w rr/ i':n\' ciauvtjfl(J)v. (irffcc, Oxford 1961 0. 79.
116 ·o rnÀfoç nporiOi:ì,(LIDDELL-SCOTT-KQN-
[ 49] A'i'IMHA OlKOò.OMHMATA KAI KEPAMEJKH TOY 8ou KAI 7ou rr.X. AIONA EN EPETPIA 235

EiK. 102 -
Graffito i:rri iicncroyc(J)µnpt Koiì àyydou.

T6 !:v Hòv 0paucrµamv (àp. i.:up. 10700. ElK. 102, 210), crqiç. µi]Kouç 0.062 rni u\j/ouç
0.055 µ., rrpotpxnat ti; Ucrtcpoyi.;wµnptKOD µcÀ.aµpac.poùç CTKlHjlOU ij K\JrrtÀÀOU, ÒtaµÉtpou
xciÀ.ouç O. I o µ. ITr1À.6ç KEpaµ6xpouç, Ka0ap6ç, cruµrrayoùç U<pfjç, ÈpEtptaK6ç. ravwµa
CTTlÀ.rrvov, µÉÀ.av dç 16 Ècrwn;p1K6v, Èpu0p6v dç t6 u:,wtcptK6v. 'Erri TOÙ XEtÀ.ouç À.Errtij
tatvia. 'Erri rnù wµou graffito

Jvoç TÒ noT[É:pwv 118


T6 CT i y µ a TWV rrÉVTE KEpat&v xapan11piçc1 16 cùPotK6v àÀ.<paPrirnv.
139

Ta ETEpa òuo 0paucrµarn ( àp. cup. 10697) rrpotpxovrnt ÈK Tfjç KOlÀ.iaç ucrtcpoycw-
µnplKOÌl poòtaKOÌl crKtHpou 140 . µtKp6v tµfjµa Èmypa<pfjç ÈK ÒÉKa Érmi
ypaµµ<iwiv dç tpdç cr1ixouç. T6 µ ( àrroòlònm µETU rrtvtcl41 npat&v, ÈV<ì\ t6 À. a µ -
ò a 14 2 KUHl TOV xapaKTT]piçovta TO ElÌPotKOV àÀ.<pciPrirnv 1porrov. 'H ÒtaK6crµ11<nç <ptpct
TU ocnpaKa rr}.11mtcr1arn rrpoç 16v ÈK rI1811Ko\JCTCT(ÌJV CTKU<pOV TOÙ Ntcrtopoçl4) Kai
àrroòEtKVÙCt njv tmypa<p1iv. coç ti]v àpxmmtpav 144 , µtxpt crijµi:;pov, i.:t>pc0r.ì:crav f:rri
r.ùpoi:Koù f:òci<pouç.
AI'l'EAIKH
11' J1pfJ. m'.t<\01 ITÌ\'. 1.4. FERY o.81 Ki:.
11 9 Bì.. COLDSTREAM, G(i o. 297 ctK. 94. "' BÀ. <ivùHÉpùl 011µ. 139. · Ooaùnoç JEFFERY o.
'"' 11pJ). m'>n\(h o. 248 ctK. 78[1. xriovoÀoyoùpcvov 82.
rrq1i tò 740 rr.X. '" BÀ. a\1tò01 rriv. 47.1. ò.tà n\v ypovoì.òy110tv tJÌç
141 OtJtoç 6 orravtoç tùrroç toll el i xapaKHjpiçn taç i:mypmpfìç B1'.. COLDSTREAM. GG o. 300.
<ipx<xtKàç i:mypmpàç tfìç . Epnpiaç. BÀ. JEF- 14l Bì.. JEFFERY CT. 82.
A. ANùPFH2MLNOY [50J

RIASSUNTO
CASE ABSIDA'l'E E CERAMICA DI Vlll g V!! fH<;C. A .E!rnTIUA

Nel pori odo che \'a dal l H7:l al Ul77 la cornpetont.e Sovrintondenza allo Ant ichitù ha rnmguito
8olo ad ErPtria circa mt centinaio di scavi in 111'('<' di proprit>tù prinll(', soprattutto l1mgo lo vie
Aristonilrnu Eratonirnou e Eudimou K1·ntnnwnou, paralkla, ver,;o Xor·d, alla pn•cndPntn. l risultati
piì1 importanti dPgli ><cavi ROilo i seguenti:
all' nRtromitù sud-oecidontalP dPlla città, i11 OT ( otx.0-:rs3r,v o:so:vxywvcx.IN proprietà
nditicnbilo) 117, 118, 120 (' (), e nd t.ratto della via A. rra ![lH'S[.j COIHJll'<'SU, H()Jl()
\·n1111te alla luce circa 110 tornbe, keramoske7J1iis per gli adulti Pd cnchytrismoi 1w1· i bambini, 111
maggior partl' delle quali colloeabili negli Hnni imrnodiatamentP 81lC('.esRivi allo guorw pnrRiann.
NPll'an•a OT I 12 è stato trovato un deposito dì frmnmmiti di ct>rnmica Httiea dt>lla li nwtù dPI
vr socolo a. ('
Più ad orit•nt(• t' già all'interno dellP mura, in via A. Eratoninwn, prosHo il n. 5, sono st.ato
portato alla litcP tr<> tombo con il doftmto br11cìato, databili al periodo tardo gemrwtrico. Conto·
1wvaito vasi dipinti, piccoli vasi fatti a mano 11 tilt diadema d'oro.
Come ri:mlta dalla dmrnitù dei mmwri contraddistinti dal ('ord1iPtto (co11 cui si indicano i
tPtTmti cho hanno rivPlato, rwì loro strati più prnfondi, rosti più o mono importanti di i•t.à w·o-
nwtriea e sub-geonwt1·ica), il contro del primo iHsodianwnto si trovava vicino al porto. Qui è
stata Hcoporta la maggior parto dolle costruzìo11i absidatt• (n. 2, :1, 4, 5, (i, 7) gli em:hytrismo'i
dì bambini (n. 2, 4, (i, 7 ) o abbornlantP coramica gPomPtrica di produzio11P localo. Un gruppo di
coRtruziolli absidato di fasi successivo (n. 8) è stato trovato a circa !00 m a do! tmnpio di
Apollo Dafneforos, l!Wlltre nol j(1rrf'llo Ho11ri (n. l) è Rtnto rìnv('!lltto Ull dopm;ito eon cormnica
geometrica P Huh-gPonietricn.
l. Terreno Arunnitou (11. 2). Gruppo di nlmono sPÌ casP almidato, uppurtmrnntì 11 tre fasi.
::\Iolt i enr:hytrismoi. Abbondanto coramica sopratt.utto dipinta ma anelw fotta a rrnrno.
J I. Terreno Tachritzoylou (n. :l). Cr11ppo dì nlnwllo trP caso ab,.;ì(foto ddla fmw A. Hiceo
strato di cor::11niea geornc-tricn.

111. T1ntto orientrile di 1.·ùt A.. l'lmton imo11 ( n. 4 ). Al mpno quattro ('HSP absidate, appartt>-
nent i ali(' fasi A" B. Tn• enl'h!/trisnwi, dtw dei <prnli in vasì fatti a mano (' il il'n.o in 111111 grando
anforn dipinta. Abbondant<• ('f'l'atnica gt,011wtrica.
I J'. Terreno Tùtrnl!etsou (n. H). ::\Iit:cri rPRti dì easo goonwtricht•; duo enchytrìs111oì; ('<'l'lltnicn
goomd ri ea.
V. 'l'crrcno Tcrznki (11. 7). Trt> enRc; un enchytrìsnws; cerarnicn.
I r·. Terreno Uw·ephalou (IL 8). Oruppo di casP geonietricfH' di almeno tro fusi sm·cessive.
Grande JWribolo rnttangoh1re, aHRai arcaico. Hicco Rtrato dì ('(•!'amica goomNrica.
1'1 l. Tratto 01·cirfonta.lc di 1·in fa:ratoni111ou (n. 5). lrnponont<' costruzimw absidata. Ceramica
geo11wt.rica.

UraffiLi provonìonti da diversi luoghi dolla città:

;;forn i 11 tnrracotta con graffito in alfabeto ouhoico aroaieo.

graffito SI! dì un \"HRO tardo-geornet.rico Jvoç "':(;

Su due frammpnti dì Hkypho,; rodiota tardo-goonwtrieo par·((> di un graffito, con 17 lottero


su ln' lino!'. La docorazìow> avviciua i frmnmenti allo skyphos di Xcston' da Pitt'cttsa e fa dolio.
i11crizimw la pifr antiea finora trovata sul sunlo cuboico.
WHY EUBOEA?

(Orlyssey V 1 I 3:!1-2)

An exeavator, as 1 see it, has two main rcspumiibilitim-; to dig, preferably with
some problcm in mind, using sueh reasonable care as time, moncy ami circumstanccs
will allow, and, then, to pnblish his findings for thc bcnefit of othcr seholars. Hc rnny
justifiably leave to others musings about the significance, historical or artisti(', of
his finds, though rnost of us, I suspect, fincl this the rnost attractive part of the job
even if it rnay be in thc long run of more ephemeral value.
Tt is to this side of the excavations at L0flrnndi that I wish to turn today, now
that the results have heen published in illustrntions, wìth the text shortly to follow.
l do not propose to concentrate on specific finds nor on Lefkandì in particular
My theme will be wider and hypothetical. Nor do T bave any answcrs to the problerns
I shall raise, problems which m1derlie the finds from ltaly ami as much as those
from Lefkandi and Erctria. lVIy title and question ìs ' \Vhy 1:;:uboea? ': by which T
rnean wh)', or how, was forernost among the Greeks in the West\vard Pxpan-
sion. The question is, of course, part, of a much bigger issuc; why was Eubooa appa-
rently foremost too in the Near East and, perh;1ps the 1\. Aegean; ;md wlrnt wore
its merchants carrying out and bringìng back? Desborough has recontly proposed onP
attractive solutìon to the first - tho early fonnation of a rnaritime cornmunity con-
tred on I:<:uboea, though be ascribed the beginning of the initiative to Nea,r Eastern
traders in Aegean waters 1 . Aml, 118 for trarle, suggestions luwe nmged frorn iron to
Rlaves.
But I want to day to side-step these issues and look at a more specifìc problom.
Granted that the Euboeans were arnong the leadPrs, if not the foremost tradPrs, in tlw
Aegean and Near lfast, why was this also the case in tho \Vesti Extraordinary mari-
tìme initiativo is a ready explanation but, if we look at the map and the position of
Euboea, we may feci that, while the TslarnI is not too ill-placed for Aegean trade. tlrn
journey to the \\'est is another matter. Few Greek centres are more distant, <1 faot
that may be behind the remark which Homer gives to the Phaeaoians. Nor is it di-
stance only, but there was the additiona1 hazard of Cape Malea a.nd its known perils
on the way: that is, unlm;s they had some route down the Gulf of Corinth a likely
enough alternative and one whìch >vould explain why the Corinthians followed hard
on the heels of the Euboeans. \Vas there already a 'diolkos ·, I wonder.

1 V. H. d.A. Ih:H:HUHOl.ìOH, 7'he Nackuround lo Eubor,an rprifntle fo on, Anl1'q11ar11 1 Essn11s prNu;,nlf'<l to l.11arc Fitch 1
Parfiripallon in T.<:orly Orcek JJoritlme- Jt}nlcrptise 1 in Lon<lou
M. fL POPHA:\l [2]

But, retun1ing to our mam problem, another, aml perhaps more corl8trudive
way of framing it. may b1c' to ask how tlie Eubocans knt>w of the region at all,
and k11ew, rnm·eover, ·wlwre to settle, and. we may add at. a point far beyond the
nearest land fall.
rl'Jien· are three fairly obvious possible oxplanatious. The tirst I ha ve already
meutioncd; they wcre adventm·ot1s and thiB was only part of their genera[, if extraor-
dinary, initia.tive. The second iB that some link between the two regions peniiHted,
however tem1ouHly, through the .Dark Ages. T!te third is that they learnt tho route
ancl potentialities of tlw area frorn other tradern who bad heen there beforn, and with
·whorn they ·were in dose, ami probably friendly, relations. [t is the two latter hypo-
l wish to exploro a little further.
The latt>st. Bronzo Age settlernent a.t Lefkandi was an unusually large ami pro-
sperous one. In discussing t.he .:\lyeeuaean I I!(' pottery of this community, we ha ve
alreacl)· st1ggested two surprising parallels with S. Despite subsoquent alternative
propoBals, 1 still consider that the Italian parallels are tlw closest, so much so that
they suggest the Hlll'JH'iBing eonclusion thai there were links between the two regions
at that time ·l. There are othcr cornparable foatt1res, sherd lwartlrn, unbakod elay
spools ami a knifo a I f <·orTN:tly interpreted aH evidence for contaet and the hand-
rnade pottery and its wheeltrn1de imitation suggeHts poHsibly more thiH
may be only part of a niuch broader problern, the \restern penetration into tlw Xear
East and Aegean as one of the rnany cornplex factors in U1e firmi stages of the Bronze
Age thorn. Though not popt1lar arnong Aegean archacologists, I snsped tlw idea is
right and tlrnt furtlier evidoncc> will appear arnl support it.
But more Hpccifically, if the posHibility is accepted on the evidencc frorn Lofkandi
alone, of some link behveen Euhoen and S. Italy at this time, ean knowledgo and
contact ha ve been nrnintained through the Dark Ages of Ortwce 1 Here wo nte(òt two
objections. At Lofkandì, at least, the evidence at the momont suggeBts a bn•ak in
contin11ity at tho eml of the Bronze Age and the arriva[ of newcomers soou after.
No, continuity of knowlodge seerns unlikoly at L('flrnndi, though it rnight be argued
that there rnay be other sites without this broak. Again, the Dark Age, or
its initial Btages, is usually regarded as one of isolation ami a strnggle for survival
not a potentia!l)· promìsing baekgrom1d for long-distance sPa tra vel The picture may,
howevor, be oxaggeratecl, largely through our own ignornnce of what was going on.
For examplo, in his study of the early Iron Age pottery of Lefkandi, Deshorough has
stated his belief tlmt tho Early Protogoomctrie stage there shows clear evidonce of
eont.act with eithor Cyprus or a.n a.etrntl import, too, oecurs in the sarne plrnse,
a Syrian juglet 4 . So long Bea journeys 1.l'ere being made. Evidence, howevor, for conh-
1rnous contact between E11boea and the \Yost is laeking until wo reach the rocm1t. finds
in Hal,\' arnl Sicily of pendont-semicircle skyphoi. unfortunatd.v a type of vasn diffi-
cult to date with accuracy within t.lie :z:rn years during whieh tlw Euhoeans clung

2 Pottt\ry: JL PnPHA>r-E. 1
l1hf' Lafr (knife), l?ig. lH (Hpoolf'Ì). Fìg. J .t a.ud p. ! 1 (:-:1herd heaTths).
ffdladfc 11/Cf J)olftl'!f of Xtro11olis a 4 Syriau jugh·t, 1\L H. L. IL CT.
1nar11, h1 J1,_'-:L:1; (i(;, :);)X. l:ef!uuufi !, Tfif' lron Aoe (Plafrs)
3 1\L H. POl'lL\'.\f-L. li. ;--t.\CKE'l"I' («dilort:d) RJ.·t·an11ion8 pl. 270 b, nud V. H. d'A. in Lefkandi I
at J,efkandi (J:,',uboea) 1 l<'ig-. ;{ l (YHMt'), Fig. l H {Tcxl) fort hcorniug.
f 31 WHY IHJBOIM

to11acio11,,1y to it. \Yo should, howon•r, not losc hope. This fìeld of enquiry Ì>l a new
one and the publication of tlw finds frorn Lefkandi no\v givo us a much widN range
of Euboean to help our 1talian {'olleagueH in their scarch. lt nrny be t.ha.t.
among our fìnds, too, they will notice native produc:tH or i11flta•nces whic:h han> eHc:a-
pod our eyes. As it ÌH, Dr. Catling lrnH HuggestPd tontatively that ono type of fibula
on our Hitc ma)· h:wo itH origin in Italy. To thiH, ho a.dds that an irnportcd carirrntod
bnmze howl fìndH aH ratlwr vague parallclH thorl' aH c•bewhcre; Wc' are talking of ai·otmd
\ìOO and 800 HC roHpectively ". lt would be helpfol if our two black· bnrnishrnl binl8,
for which we cannot find a horne, turn out to have Hown to llH from the ::;nmo
tion in t hc Late Protogeomctric peri od, tlw <h1to of their contoxt 11 •
Tlw rcmaining alternative, apnrt from shcer chaneo, is that tho EubooanH loarnt
of the routo to tho \\'est frorn othors who httd beon thcre heforo, arn1 with whom the
EuhoeanH \H'J'C on cloHe, and probably friondly, relatio1rn. Al :\lina, or mrne other
sirnilar emporiurn on the Syro-Palestinìan coast, irnmediately HuggeHts itself. \Ve
know tho EuhooanH ·wcrn marketing their pottery in thiH n'gion by 800 at the latoHt
ami thry could hrwc started nrnch earlier. \Vhat more then, that thcy lcarnt
of the \VeHt through tlwir Phoenician contactH: even, pPrhapH, initially sharnl in joint
vPnturnH \Yith tlwm. Tlwt the earlieHt known Eubocan PxportH in tho \\'e:-;t are of thc
:-;amo type, ami prnhably of much th(' sarne date, as thoHe fo11nd in thc MrlioHt lcvc!H
at Al '.\lina, might SC('lll to s11pport this vi.cw. lt might bctter account, too, for tlw
popularity nt Pitho('\lé<Hao of EaHtcrn sealH. \Yhile only onP, 1 b<•lieve, i:-; HO far
known frorn Eub0<>a 7 . Tk· lHland itHclf may havP playcd littlc direet part in initial
contacts, though lrder it lwcamc Htdticit>ntly intcreHt.nd to scnd out Hcttfors from tho
homelarnl.
Cl<•arly, thi:-i hypot,]l(•HiH raiHo:-i widcr i::;Hucs thc priorit,v of Phocnician cxports
arnl tradP ovcr thoHc of t hc GroekH, t1rnl thc appanmt su lrnequPnt claHh in i ntorests
lwhn•on the t\n) rnccs. Thosc aro matte.re; on which I can preteml to no ::;ort of cx-
pcrt Jrnowledge and I must Je;wc it to othcrn to as::icss thc evidPnc(> and prohahilitioH.
Unforttrnately, thc kn<mn ccnwteries at L(>fkandi ccaHe about 82:3 BC and so wc are
Jacking tlw Inter, vita! inforrnat.ion from the end, a gap which 0111' colkagueR
at Erctrin. lmvc so far only pnrtially fìllod.
Arnl Hwn• I mirnt loavo it · >Yith rny qut>Htions unanswerod. But, mercly airing
tho iss110 will, I hop(\ kad to a cloHcr Hl'T'\lt·iny of the cvidonce \Y<' alread.v hav«, arnl,
perhnpH, kad othcrn \\hou cxcavating to ha\'e tht>Hc probl<mrn in rnind for the fotnre.
M ER\TN R. POPHA'\l

5 Ufkm1di I (1'/ali:s) pls. 218 (I ·2) nnd 2.1;; d, n.rnl /,efkaruU I (l'/rtlcs) pl. G7 u. Add now fin<le from
IL \Y. C.\TLI:\O lH /,efkumfi l (Tc:rf) fol't lwommg. l(rctrin, Archrwoloaical Rc1>orls for f!)ì8-7U, Fig. 7,
" J,"fk1111tlì I (1'/11/rs) pl. 2;>4 d.

IlEPIAH'l'H
f!ATI H EYBOIA:

'Ese-raçovwt o{ À6yot yta rnuç 611oiouç 1rnpicoç Ti 611fìpsc Ti 11pcinri, µna 16 TÉÀoç 1fìç trroxfìç
TOÙ xuì,KOÙ, 1106 ÙVUVÉCDCTE Tiç È11a<pÉç µÉ TT\V Mtcrri 'AvarnÀT] Kcti à11otK lOKpciTT]CTE mijv LlUCTT]. Tpetç m·
Ouvtç ÈKòoxtc; 6116.pxouv: 6 m;pmt:i:t:tcùòric; xupaK1Tjpuç HDV Ti crnvtxr.crri 1é0v òi::crµcòv µ' aùniv
TTj m:ptoXT\ KUTÙ toùc; CTKO'tlVOÙç XPOVOUç KUl È11lCTT]t; OTl Ot f:µu0av TTjV 11opEin ù116 wùc; <l>o(VtKl::ç
CHO AL MINA.
SOME PECULIARITIES OF THE EUBOEAN GEOJVlETRIC
FIG URED STYLE

For va,rious rcasons it rnay seem ra8h and prematun; to even atternpt a paper
on thc tigured Ocomctric pottery of t!w Eubooans. The materiai is by no rneans plen-
tiful; it is wìdely dispersed; much of it is in 8mall fragrnents frorn sottlornonh;: and
concerning some notable tigured vasos there is not even any generai agreC'rnent as
to whether they are in fact Enboean 1 . 111 brief, the study of this topic is stili at a
very oarly stage. Nevertholess. the attempt is worth making bere and now not least
because the pnblished specirnens of l:i:uboean tigured pottery are alrnost equally dìvi-
ded between Oreece and Haly, and tlrns provide a fruitful theme for dismrni'ìion at
this Convegno. I shall also try to demonstrate that the Euboean tigured style has
a distinct ponmnality of its own, and if you '"ili
grant mc one hypothesis - a re-
1mnkablo hornogcneity of therne between the rnother cities and the western colonies.
My hypothesis is that tlw wt>ll-known ovoid krnter in Xew York, which Oonernl Cesnola
chtimed to hav<' found in a 'treasure clrnmber · at Kourion in Cyprns, corneR frorn <L
leading workshop of Euboea at thc heginning of the Late Geometrie pniod. My ar-
gurnents in R11pport of this hypothosis have b<wn set out elsowhere 2, and noed not ho
repeatod here.
To cloar tho ground, I begin with 11egi1tive genernl statemont. Unliko their
Attic conternporaries, the E11hoeans were not rnuch interested in portraying death
and funerals. \Yo have no Euboean counterparts to tho prothesis and ekphora scenes
on the Dipylon krators arnl arnphorne. Frorn Eretrian burials there is one possibh>
allusion to a foneral procession of chariots 011 a large arnphora in the Dipylon tradi-
tion, containing a chi Id burial; hut that is an Atti e import, attributed by ,Jean Davi son
to the Subdipylon \Yorkshop a. In Pithekmisi'ìai, how,wor, the foot-soldiers on this

1 llH, i and :J bt>Jow, au." -1.,Vo;NJ,'ì, in AA, Uì72. p. 4Jf>: DESC'OF:T'DltEF;.


2 .T. ':\. < 'OLDS'J'HEAM, The C:n·wola J>oinfcr: a d1ot1t}r: Frclrfa, V. Berne 1 p. ;)7, n. ;)4.1: F. Z.\PHlHOPOt'-
of 11ddress, in H11ll. lnsf. (Ylass. Sl11dics, lR, pp, Lol·, in t his Yolnnu:.
1-10. Tlw luntcr ls alt'lo eonsidPred Euhona11 a ,J, :\L U.\VIlH·mx, Aflic li('omclrfr JJ'orksho1Js, .Vale
h;·: G. H1·c11:>Ell, Are/i. llcporf.,, 17, l!l7], p. fl7; .\. Classiml 8/111/i!òs, XYl, l!Hil, Jl. !Hl. fìg. 101; el'. ,J. :'\,
,;\XJ)HHL\JE-:\'ffl', x.cd. ( xs- CoLnKTHEA.\l, Urcck Ocmnefrfr Pollen;. London. I UG8
Sç, 'Eps:p(La.ç in .Af-1_,'.T::. 2?! (cf. f-1_,'AJ>.,
1
(hert•aftcr OOJ>), Jl. ;);), ,\ locai I-Crctrìan orìgin hns heen
I SW(J.ST(]tX"'ì X'.Xt ) r:uys<J)\.LSTpi:;.01 s; bps-:pvx;:; 1 I. suggeHted hy: .J. I)olter11 from Eretria, ln
in Al-:, 1!!77, pp. 1.)2, l»ll, J6l); F. C'.\X(']AXT, f.'11 bi· T-lSA, XLVIJ, 1U52, p. 7: .T. KT_,ElX, .A Urcck
t·onh·o dipi11lo da F Hlf'i. in l)dA. Vl 11, 1975, pp. /:(.4 kin{f qw1rfcr: eigldh-N'11furlf c.J·ca1:afio11s on Ischia, h1
n. 2H: n. nnd F. HJVOWAY, Prnm lsdu:rr to S<·otland ..... J J,,rpedìfion, H. l!l72, p. :l8. For thc cont<'xt of the arn-
ln To '1/liu;tralf fhe monlfmc11fs: cssaus 011 ardrncology phora Ree K. J{o1-1{orx10TJR, '_:\yyslet. in
prcscnled to Stuart J>im1oll on lhf' oc<·asion of liis tJ:;th Al•.:, 1no;), p. 1;\ lig. 7. ()up frag1ncnt of a kantharoR
f)/'.rlhda11, Lo1ltlon, l 070, p. 1,if). .\ Xaxian origin, tirst from ·Erctrin, lHlSHihly portrn-ying monrnìng won1en,
lH'OJ>OSf'd hy ::\. :\L l{oxnoLEOX (rsWfJ.S7ptxbç waH frmnd not- in n. g1·avc <'Ontex:i, hnt in i11P s:anctuary
1
psÙç èx :\± ;r;•;, in .AJ 1,', pp. 11 tf.). is of _.\pollo; L K. Ko:-.:-t4T.L'<TIXol·, ' ExOsat::; È'J
eepted hy: \YJ.LTEH·l{AHYJ)l, 0('(11}/f'frfs('fl(', f{tramik in r·A E, 1!L'l2, p. 1 ;)H, fig. -i, right.
.J. '.'\. !'OLl>S'l'l{L\\l

Attic fonernl'y vmw a!'c closcly i111itated OH a locai arnphora fragnwnt frum tlie
rnent 1. Tlw l'it lwkoussan ccmetery hm; al so prod ll('Pd two tigured 8cenes Iuding to
death in rnuch more origina] On tlw farnot18 krnter with tlw shipwreck 5 , none
of tlw five 8hip\nncked rnarim•rn has even tlw rernotest dianeP of survivnl. Tlwn there
are the three mystcrious wonwn 011 a banel-jug of orientai charader ''. holding long
objects rcsem hling spindles: are t hey possì bly an carly rnprcsentation of t he t hree
Fates I Orthodox funernry Hce1ies. howcver. are mis:-;ing in thc colonieN a:-; in the home-
land. This negative assertìon ma,\· seem pn·maturP. if wc hcar in mind tliat thc ltiOO-
odd ex ca vatod graves of Pitlwkoussai ('Ollstitute \(':-;;; than ten per ccnt of tho wholc
cemetrn',\', and forthennore do not indudc any of the ari1'tocratié: burials. Xeverthe-
lcss \\e alread \' ha ve NOtll(' positin' evidence of l•:uboean ariNtocra tie hurial practic<'N
frorn the \\'est Uate éTrneter.v of Eretria 7 , and front ridi f'umaean graveN sucli as
Artiaco ii. 104 8: and thesp givP us tlw impn•ssion that tlie J<;L1hoea11 nristocraC)' \\'ere
buried with copious offeringN in bronzc ami in rnon' pn•(:ious rnaterials. llllt not \\'ith
elaborntely decorate<! potkl'.\' made fora funernry Jllll'JHJs('. On the t·ontrary, Euboean
(foorndric tigured pottery oecnrs leNs frequently in ccmeteri(•s tlrnn in set t lcnwnts:
furthermore. it ÌN probahl.\· tlw onl.v Ueon1etric Jignred of \\'hi('.h such a :-;tate-
rneut can be nrndP.
Turning aside fro111 t lwse unusllal tlwnwN, \I'<' eotne llO\\' to tlie more typically
Euboean repertoire of tlw Cesnola krntr>r. The painter of this ves;.;cl, which I should
date aro1111d 7iiO. \\<lt-: onc of the [pading piorn'<'l's of Euboean figured \'ase-painting.
l<'rnm h ÌN older contem pornry, t lw A tt ie Dipylon :\!aster, lw ma,\' ha ve deri ved SOlll<'
a;;pe<·ts of his style n: but not so his i«onogrnphy which introdut<'N three tlwnws which,
in his day. wero entirely ne\\ to Ureek pottery: tlio Tree of Lifo tl1rnked by lwraldic
animak the horne at the mm1ger, and the hor;.;es grnzing in the fìeld (Fig. >l). Nince
all thrce n10tif;; Wer'P often reprndueed on tlw locai «olonial po! ter.\· of PithekouNsai.
Dr Buchiwr has rightly ('alled this kratN a verital>l<' eompewlium · of tlw Euboean
Nt.\'l<' JO
Civen tlw mwrgy shown by tho Euboeans in eastward trnvel and conrnwn·<', it
is 110t strrprising that their pottern should ha ve hPen the firnt to por! rny the orientai
Tree of Lifo a tlwrne \\·hich recurs at Pitlwkoussai with the goats on thc base of a
Hlow-pouring lckytl10s-oinochoe from tlw cemctery 0 , and liy itself on Hevern.l krntcr
fragrne11t:-; frorn tho :\lontt• \-ieo acropolis i 2. Ami the is not tlw only orientai
tlwnw to rnake its debut i11 tlw Cesnola workshop: for therP, too, we spc tlw first ap·
peanmco in Greeco of tlw friezo of roaring lions, 011 a krater fragrnent from J•:rctria i:i
cornhi11ed with \\.<ll'riors of Cesnola typ<.'. Ahout a ge1wrntion later, au amphorn from

,1 J. I{ LEl:\' !oc. c/f., fìg. !'1;/111/r' rfr !u sucid(; d rlf' ht coloof,....,'(1{/011 r1!1Jh'llJ1C8, ('ahfrrs
5 For tllc fu!l(•;:;t. h·cnlnwnt se<';--;, Bnt·:-.:>:sXKEH, OJJ, du f't11!rl' ./, !Nrnnl. fl, "'.\npoll !H7 pp.
Tfom., l\', Hlfi2. pp. lfif>-:?12. 9 ,J. :\. ( 'oLIJ:->THE.\'.\l, atl. f'if. (n. '2 <1hou'). pp. H"lO,.
(; O. orf. «il. (H. 2 nboYc), v. ();), fìg. :;,
":' C. L'llf:roo11 r( In 11orlr rff' l'U11esf, l','nfriu) l t {L Hl'('ll:'\Eit, uri. cii. (11. '2 nhon·), p, o;-;, lig, '.!.
!![, lknH· l!J70. pp. :?B<l'.i. \.'.g'. (;, Bl'('ll'.'.\FH, Jlo.-;fr1r rfn;U scnr[ di Piflu'('l/Sa,
K u. JfA. XIII, plJ. :2:2G-'2n:{; ror il! lJrLJ, Il L lHHH, UD. tif;. '27. npp(·t· l'O\\'.

n l'Cct·Ht diseussion Bl'P ('. .\LHU!tE-Ll\'.\l>IE, UenutN{lu'.'·: i;i J,. K.\l!J ('éro11tf1111t !/(:u111/lri1111c d ...::.1ilJ(Jf:on1dri-
sur 'Uit fJrulf/N' dc fo)l/f;cs dt ( 'u11u's, i11 C'ontrf/n1lina à <Jtlf' d'f,;t/lrfr, Ìll ,lnl/{. l l. lUHS, p, 100, ur. j)_.. pl. :!7.f.,
[3] SOi\l.lD OF TJU: El:HOEAN UEOJ\lli:TIUC FJU\"l{}J[) S'l'YLE 243

Pithekoussai gravo I 000 shmrn usa licm in the sanw traditìon, rearing its tail and thnrnt-
ing out its tongut> u
XovPrtheleRs, it was the ( 'esnola Painter·R two horse thenws which hc>ld the widest
appoal for his colleagues at horne ami overnm1s. XcithN rnotif, of cours(,, is exclusively
Euboean: grazing horseR ltppear soon aftenrnrds in Attic and :\axian, while the horso
at tho mangor hecarne especially popular in Boootia. \Ve can. however. elaìm 1lrnt.
both thomes are charncterìstic of Euboea, not on!>· bocaui-;o tlw>· were invented b)·
the CoRnola Painter, 1rnt lwcause tlw Eubornrn occurrences of these rnotifi-; con.Htitute
well ovcr half tlw knowll cm·puR of Euboean Gc,orndric figurcd i-;eenoH wiih lrnnrnns
and aninrnlH. And outsidn Eubooa the list of sitns \\·here these rnotifs occur on Euboean
pottery rea.di-; !ike an itinerar.'· of the Euboeall eighth-century tnweller: Al i\lina,
Arnathous, Kourion, SamoH, J)p]os, Zagora on AndroR, and Pithekousi-;a.i (flg. I) 1\

f1

Fm. l UEOMET'HI(' J-Jip710/ro;;/iin. (a,) ]"J{(L\J l'lTllEKOl'SHAI, (;it,\VJ;; ;)(i"i, ARYIL\LLOS;


(/.<) FlHJ:\l !'!Tlll<:KO\"SSA I, :\1AZZOLA, KIL\TEH.

Tlw horso at the manger alrnost alwayi-; lrnH a douhle axe Huspendod ahovo its
back, 1rnt thcro is some variety in thc' composition: a i-;ocornl horsc is added
to make a hernldic compoRition rn: aH for tho motif under thc auimal"H bolly, i-;onw colo-

H G. Bucll>: EH) rttf. cif. (n. al10Y<>), p, fì:L Jig, 1. f)dos. XY, J>aTis p, Be 8, pl. -1-j (hors0 n.t
Al )finn,: r' I\I. Thc P.rr·aratin11s al Al mani.rcr). h.agora: hotll tlH:lrl<'H apprn1r 011 frt1p;rncntH <JR
,lfina, Sutidia, 11", T!w rnrly Oreck nrscs, hi Jlf,':i.\ fi0 1 rot nnpnhlb-;lH'(l. Ci-, Hì.("J!:.;-E1L ndA, JIT,
JU40i p. ,1, ttg. '2 (grnzi11g ho1·tw) a11d k at nrnngcr). IHHH. pl. 27, right, hoth t11cm<·s. Gra;dng l!ors<>M nppcnr
<Il.so (ìll two YHses rnnde Ìll Etrul'ia hy EnlHwan el'nfts"
Lond011 PJl. 10:{,10L fìg. 1t)0 (grnzilig horsc). !llPll: tlw olwH·llrn· cìtPd in 11. lH lwlfHY, a1ul n krntPr
I\.:'ourìon: hot h 1 lH'llWl-' <1PJH·ur 011 l he Cesnohl knd PT, frn1J1 \'uk\ (E. L,\ Hn(T.\, C'roftri i11 arqi!hr fi,q11lina riel
t ho lwr.so nt Uw llHlllg'l't' on UH· CPsnoln oinodioe (.L Ueom. l'tf'f'Jtfr a r11ld, io .l!/';FH_, !JO, l!)7f:-, pJL ,1U'.{"
:\. CoLPf"TH1·:.u1, f/f!/}, p. pL '.-W n; 1n., uri. tft. (n. nw, fìgs. '20-2:n,
nlìOYP), JL R. id. 2 a). .J. ".'\. ar(. H c.g. on ihe arnpllori:..;kos frorn Sarnos dtnd in n. 1 ;,
cit,, p. H, pL ;{d. Pelo:-:: C. f),;t«\;-; d IL nbon:-.
[4]

nial potten; :mbHtitute a rnyHteriouH triangular rnotif poHsibly of vegPtable ongm


for tbe Cesnola Painter's hir<l, as for oxarnple on a fragmm1tary krater from the Maz-
zola site at Pitlwkoussai (fig. I b) 17 . There is also Home variety in the ornarnentH under
tho grazing horseH: the western potters sometimes rejoct t he Cesnola bini in favour
of a schomatic tree, or some other rnotif suggesting a landscape: exarnples rnay be
seen on an aryballos from Pithekoussai gravo 5(i7 (fìg. I a) 18 , and on the shoulder of
a Subgoornetric oinochoo in London t 9 to which 1 studi return later. This laHt vase
slww8 that Lhe grnzing horse motif persiHted in the Euboean colonia! repertoire 1u1til
well into the seventh century.
Before the discovery of the style, all discussion was concentrated on
the horse-at-the-manger thorne, ami especially on its Boeotian and Attic dcrivatives.
But now that the two themes are seen to bave a cornrnon origin in Euhoca, andare
so closely eonneckd there, any attempt ut interpretation must considcr them both
togother. If my opening remarks have been on the right line8, it follows that we nrnst
in both cases view the horse in a non-funerary contcxt; as for the horse at thc manger,
any possible ccnncction with funerals, or even with funeral games, would be exclt1cled.
Elsewhero in Groece see a comparablP repcrtoire in the Argive Geometrie style,
where hornes are ag11in the favouritc subjects, ami are always shown without any refe-
rence to a funeral. Argive sccnes, however, differ from f1:uboean in that the horses
(often with fish under their bellies) are usually led by their owners; in Euboea, such
sconcs are exceptional. I holieve this diffcrence to be fondamenta! and intcntional;
the omission of men in the Euboean scenes cannot be satisfactorily explainod rnerely
on the pars pro toto principle 20 Thtrn I do not agree with the viow of B. Hchweitzer,
who cousidered both the Argive fìsh arnl the double axo to be attributes, the fonner
of Poscidon, and the latter of Poseidon ·s sons tho Aktorione 21 • In a com posi ti on which
deliberntoly ornits the humnn figure, it is hard to see any specific referenee to a god
or a hero; thero is no c:ornpelling re11cso11 to suppose that the axe was over more
than a filling ornament, repeated again aud again hec1rnse it had beeome part of the
Euboean ceramic tradition.
\Vhen we seek an explanatiou of the ensemble on the Ccsnola krater, there is it
more mmHlane approach. The two horse motifs, when taken together, em phasize the
feeding of horses, at the manger and in the field. They must st1rely reffoct the
of a landed aristocracy, who in Chalcis called thernselves t he hippobotai, while Ere-
tria hacl her corresponding élite of hippeis 22 . \Yhich c:ity was the ho me of tlw Cesnola
Painter we cannot yot say. Kor neecl we be surprised that fine specimens of his work
have been found in both cities 2a During the painter·s prime, ami in c:ontrast to the
tragic hostilities of tlw next goneration, there would have been peaceful exc:hanges

17 ,J. Rr.EIN, ari. cii. {tl. :J abo\'c ), p. fti.rs. :1""r: 21 B. Ureek Ueo111efrif' _Ari. London l H7 l .
.r,f. nlRo G. Ht"f'HXEB:; loc. cif. (Il. 15 above). PJL ;)4, (ì2-!l:l, 11 :l.
18 :r. i\ ( 'oLJH'THEA'.\f, Geometrie OrtN'e, London l H7 7, 22 AlUH'l'OTLE. Poi, 12SH b, :{S-,fO; In. O)Jlld STHABO ..
]). 228. ftg. f. X, -1-t-ì (ClrniciH). On hip1wfro1Jhio SN'
19 .J. i\ ('OLIH'4'L'HE.L\l, fiuurt'd UeorJtelric ui1uwluu: now U. L. llt'XLEY, On Aristo/le aìld Uretk son'rf!J, Bel-
fr0111 llalt1, ln HH//. lnsl. Ulass. Stwlfrs. 16, pp. fast, 1!lì9, pp. :rn-:iH.
8fi-!H>, lìg. l, pl. 1 t. 2a Chalcis: liydria, P. (L Eid+icrst:;
20 AB, for P. P. KA1L\XE, lkonolof!isclu: Cli" in A A, ll, HWH, PI» 27 ·2H, tigs. H-7 (cL ,T.
ter::;uch 11 nue11 _z11r {li"ie('fti..;;ch -veomelrisehen T< u nsl . .... , CoLOHTHEA:\l, art. eil. (11. 2 ahovc) pp. F:n•tria:
ln A rdK HL Hn:1, p. I "2H. kratr•r, sPe Il. :Vi bel1rw; kratt.•l' frngrnr·n1, :-we IL 1 J n hovc.
[5] 245

hetwccn the hni citics: thcy had, after all, collahorated in the founding of Pithckous-
sai 24 . ;-;o this ostentatious display of hippolrophìa would have bccn cqually rclevant
to the aristocrats of either city \vho could afford such splendìd vases aristocn1ts for
whom thc \Yell-focl borse was a s,vmbol of woalth, power, status, and above ali the
pasture land which nrnst alrnost c:ertainly havo been in the Lelantine plain. But heavy
dornanch; on the plain were also being made b,v arable farmers, to foerl thn rapidly
growing populations of two prospcrous citios. Pcrhaps it was the miraculous and lifo-
giving fortility of the Lelantine plain which is comrnornorated in the contra! Tree of
Lifo on this krnter. At ali events, we know that rival clairns to the plain eventually
drew tho two eities into war; and the quarrel rnust have becn aggrnvated by the horse-
pasturing needs of the ruling aristocracies, in addition to the subsiHtence nec,ds of
two rnpidly increasing citizien bodies.
Ncverthcle::;H, horsos were to ph1y an irnportant part in the war, and their needs
could not be ignorod. "Tell-known is thc allusion by Plutarc:h to the supremacy of
the Eretrian hìppeÌ8, broken only by tirnely aid to the Chalcidians from a Thessalian
11lly, Kleornachm; of Pharsnlo::; 25 . Now it has been argued 26 that true cavalry, fighting
frorn horscback, hardly cxisted in Greeee before thc sixth centur,v; during the Lelan-
tine war, then, the Eretrian hippes would have used his horse only for swift transport,
loaving it in Hw care of a young squire when ht> dismounted to fight on foot.
scenes are often dt>pieted by Arehaic vase-painters, in whic:h a hoplite due! is ftankcd
by the attcndant squires with the horses 27 . Perhaps there is a rnnch earlior allusion
to this rnanncr of fighting, roughly contornporary with thP Lelantine \\'ar, on a Late
Geometrie krator fragment frorn Leflrnndi (fìg. 4) 28 : it shows two figures, perhaps
a knight with his young squire leading the horse, both arrned with helnwt, sword,
and a prehoplito c:orslet indic:atod by cross-hatehing 29 .
As for the warrior on horseback, this wi1s ncver a cornmon thcrne in any Geome-
trie school. Yet in Euboea it ÌR less uneornrnon than elscwhere. Out of abont twent,v
Vt'SsclR or fragnwnts wit h hurnan fignrPs, horsemen appcar on six: on krater fragrnonts
frorn Yrolrnstro (tìg. 2 b) 30 • Zagom (flg. 2 a) 31 , and Eretria 32 , ali from the Cesnola
\\'orkshop; and in tho west, from Pithekoussai :i:i, the acropolis of Cumae (fig. 2 e) 3 4,
and on a stand of orientai shape frorn Caere 3 ''. The argument that tlwsE' warriors
eould not have fought frorn horseback doponds chiefty on the sizP of tlie shieldH they
carry. On the Zagora fragment Hw horsernan 's shield is no smaller than the foot-sol
diers' hody-shields, whìch would have harnpered him seriously unless he dismonntod
to fìgbt. But the Vrokastro kratcr frngnwnts revnal some attempt to

21 LrYr. Y!Tl, C'Tn.1Bo. V. 21 g; .l. :.:. CoLnH1'HE.\1'1i art. cif. (n. 2 nhove). pp.
25 Jlorolin, 7HOH.
PU"TAHCH, ai .\. C.\:\.JHITOOL<H" and otlwrs, Zaoora T,
21\
P .. \. L. G-HEE:S-IL\UHl. h,'orlu Ot\'Ck JJ'arfare, «nnl" IH71) pp. 1igH. -17-·18.
bridge I \lì:l, pp. HO IL ai P. O. '1'JJE11ELIS. ',\vxazxç:.-f1 rr::"f,v in
27 P. <\. L. oJJ. r'it., HgH. "Ll, ,-)n, .JJ. !'A/';, ll17ll, p. 7 5, pl. :rn, rn·. 7.
28 '\L H. PoI'ILDJ aod L. IL :-4.\<'Kl<:'l"l\ J•;.J·cul'ation.s al 3a Bt:cHXEH, art. cif. (n. 12 ahoV('). p1. 'l.7. hottnrn
/,tfkr:rndi. 1-(,'ufJOf'ff, l!Jfi·f-IJI): a 11rdi111inori1 n·1wrf, 1HH8, 1·0-\Y ec11trc.
p. :;:;, fìg. 77; In., f,ef/wnd1: I. Thc lro11 Aw' 8cll/emrnl. at G. 1hTH:\EH, Ft'[Jilrlfrh bc11u1ttc spdf{1cmndrischc fla-
F:ritish al Aflw11s, 11, l B7D. pl. ;"d, nr. sc11 tl/rS J>ithckus.-;ai Hnd KJJ11U'f in IlJJ. f)0,()1, I ns:1-5'lr
2.rn. }!. fli, fig. :-:;,
29 This JaHl ff•nlHrF rn(·1us 011 tho "\\TllTiors of t}w oino- :-1 5 L. Qc1 LH'I, Urai:fscat, in La Via A 11r<'lio da Uoma
ehof' «Ìt('d ilt 11. 19 n hovf'. a Forum A1acli, Homa JHH8, pp. tìg-. 2;)0; n.
ao E. IL II.\LL. J'tokaslro, PlL 1ìg. n, <'.d. f, HllHlWA Y, Areh. Uqiorls, IL p. :rn, fìg. I O.
246 .J. 1\. COLllS'l'fUJA':\l [6]

tlie wal't'iors on the chariot are oquippod \\·ith lu1go Dipylon shieldR, while tlw rider
lws a lighter ancl more practical round shield which \rnuld lrnve covered his
groi11. Somt> Atti e painters, however, did occasioually cornmit the absmdity of intlieting
a full Dipylon shield on thefr rnou11ted figmes :rn

F'w. 2 1<31:HOEAN GEO:IHJ'!'l{.[C 1urnms. (a) FHO:H .ZAUOH.A 41(), K!L\'l'Jèlt FlL; (h) l•'lto'.\l V1WKASTI\<l,
K!UT.EH !•'Il.;(<') VH0'.\1 A\'IH)['OLlS, KltATl•;It l"lt.

Be foro leaving t ho warrior scenes, [ rnfor by kind pennissiou of Profos;mr Lilly


Kahil to a krater 37 reccntly fouud at H:rPtria, certainly from the Cesnola \\'orlrnhop,
and combining the two horse-foeding themes with tlw warTiors; this discovery Rtrong-
ly contìnns the attribution to that workshop of the \ rokastro fragrnenh; rnentioned
11bovo. \Vo Rl10uld also note here the normai Euboean convention of cross-hatehing
the annour, therchy distinguishing it from the humau flesh in silhouette: hatehing
is uscd for lt>ather corselets a8 as \\'E'll as for the wiclrnrwork of noll-metallic shields au.
In this rospPct tlw l•:uboean sdwol is more n•alistic, and also moro <·onsiRtent, than
the Attic, iu which rnak• bodi<'s and <tnnom are sliown alilrn in undiscriminating sil-
houette, when•as fomale drnpery, from the Subdipylou \\'orkshop omnll'ds rn, is usually
cross-lrntclwd. And evPn lwrn the Attic convention lacks logie, in <·ontìning the cross-
hat<·hing to tlw skirt unless we are supposed to understand that tlw Athenian la-
die,;, wlwtlicr they he danC'ers or rnminrnrs, are wearing topl<•ss drapery. How much
rno1·p consistm1t, aguin, an• the fully hatclwd long drn,;ses of the dancing \\'Olltell
on a recontly publisbrnl 4 1 nmphora from Erdria. Tho imitation of this

36 t'.g . • J. :\. \'OLI)STHF:,\'.\l, (!(i'/>, lL fitì, n. l I. t he nther in P. C:. Tt1K\fELfB, ari. dl. (11. n hoYe ),
:i 7 L. }(A Hl L, p. 1 nr) lllHl pL T i Il thiN volnnrn. pL 3S , nr.
:!R f}L ksater fro111 1kfkuudi. n. 2S ahoYe. 10 CL .r. CoLnSTHE.u1, OUP, p. :lG 1 n. p. ()'2} IL -L
and t oittoehot·, 11. Ul n bon•, fig. :L H L. K.\H!L;. e·ne ronde ...:;·11r un ('O{ d'amplwre euln'Scnr
39 Cf. the v--1·okttBtl·o frngnwut::;: (n. :rn above) alHL Lvro in Slwlics In lwnour of !)aie Tr1'11dall, Sytln<'Y 1 H78,
kea.ter CcagnwntK frou1 (,ne cit('d IL i:i abovo 7 pp. 97·11ll. pL 27.
171
248 J. '."<. [8]

Attic thernc 8how8 that the Eretrimrn rnaintained 8ome contact with the Attic 8chool
until the very end of Oeometric; but whenever they borrowed idem;. thc.v horrowed
with discrimination.
So far, l have reprcRcnted the Eubocan figurecl 8tyle in a ratlwr pro8aic light, a8
being more conccrned with the here and now than with the ronrnntic and heroic past.
Ont> vase of exceptional interc8t may help to modi(v thi8 impre8sion: tlw Suhgcomc-
tric oinochoe in London on which I have alrcady mentioned thc grazing hornes on the
shouldcr Although fonnd in P;truria, it is clearly lhe work on an Euboean emigré.
The dance scene on the neck (fig. i5) three men alternating ·with two women owe8

Fm. 5 FwuHJ•cl> Lo:-;no:-; -Hl. fi-li:ì. li:ì.

8omething to the format ami style of the rec:ently discO\'ered arnphorn nec:k from
Eretria: but here the women·s dress is undonbtedly topleRs, and the skirt8 al'(' tiernd
in a rna.nrwr recalling the tlounc:eR of ;\linoan-:\1ycern1can dres8. Xo doubt the painter
had seen some reprc8entation of the Late Bronze Age, drrn;;;ed like tlw Faience Oodde;;s
from Kno8sos. Elsewhere I have argued that thi8 arc:lrnization wa:-; intentional, a8
tlwugh to set the 8cene in a legcndary past. Other unusual feature;; of this Rcene are
the wreath-like object tlourished by the woman and the left, recalling Aria.dne'8 Crown
ofLight: 8econdly the oars held by two of the men, a8 though to show that the party
had only jtJHt anived by 8ea.; and thirdly the large ami obtnJHive water-bini, moro
than ju8t a filling onmmeut. I bel io ve that the paintcr has used these threP attributes
together, in addition to the archaizing dre88, to diRtingui8h a particnlar ;;tory frorn
what would othenviRe have bcen a genre scene: he has ;;hown us an abridged repre-
sentation of the Crane Dance which Theseus, Ariadne, and their fourteen young com-
panimrn danced to Apollo aftc:r their safo arrivai on Delos, in thank8giving for their
escape from the ;\linotaur. The Delian sanc:tuary is centrai to this interpretation: the
Late Geometrie irnports there coniirm that were among the vi:-;itor8 in the
ei.ghth eentury 44 , at a time when votiveR of the Late Bronze Ago rnight 8till lrnve

"Se(' 11. l\J ahoYe. pl. :rn, Bl> iìl-;J.I; krnter. pl. lì, Be 8. On Ae 7:1 """
43 ahove), v. 01
,J. :::\. ( 'OLD:-!'l'HEA)l; art. cii. {H. lH .I. P. Di:;scoECI>RE.:-l, Erelriu V. IJ. -16. H. 1.)8. Atso lo.,
.u rrtw fnllowing vcsHclt-1 puhlLshed in l>é/os XY cau Cn arJJlw!le uu dc /Jélos, ìu UC/l,
he acc·t·ptcd atJ Euhof•HH: sk:n1hoi, pl. :11 Ac 7;1 and 1 1Hi2, pp. lig. l.
[9] 2-W

beon Rccn in thc treasury of tlrn Artcmision 15 : and by 700 thc sanctuary would alrea.dy
bave wituessnd the recìtatìon of Ionie opic, especially conecrnìng t,}10 logonds about,
Dclos. lf wc bear in mimi the wide-ranging travels of the Eubocans, ami also their
lively ìnterest in the Ionie epie tradition it woukl not bo surprising to fiud it eolo-
nial vase-painter making an early a.ttempt at mythicnl repwsentation.

,JoaN N.

4 5 H. C1-ALLET nE et, .J. Dépol 1 216; 'l'. B. J,,. ]«rom ;l[ycenae fo lfonwr 1,
éafen cl dc l' Arfhnision à l>élos, in Loll(lon IH;)8, Jlll. i:rn, IG\l-170.
7l-72, 1!)47-48, pp. J4i'-2;)4; li. 0,\LLET DE SAXTEHRE, 16
' On tht> <'ircnla1 ion of Ionie epict
Délus vrùnitirc et Parìs 195;.';, pp. and ou Euboean intPr<\st, in ìt, see .I. :::\. CnLnr-:Tr-tl<:A::\f,
Ueomdric T.ondou 1 tH7 pp. 3-t aso.

IlEPIAH'l'H

MEPIKm: Ii\IOMOP<Ii!EL TOY fEQMETPIKOY PYE>MOY Tm:: EYBOIAI:

Eùpi]µai;a çcoypa(/JtKfiç KcpaµtKfiç yccoµcTplKOÙ cùBoikoù pu0µoù xcopiçovcm CTXEÒÒV taa µcml;,0 TCÒV
µri-rpon6À.i::cov Kai tiìiv ànotKtiìiv, ifaafti::pa ;i:iìiv IIt0riKo_uaacòv. 'Av-ri!lna µÉ -ri]v çcoypaq.itKi] -roù 'A-r·
nKoù ii::coµi::TptKoù pu0µoù, 8tv àaxoÀ.dm1 µÉ Kri8i::ì'Eç, yta-ri 16 W1µ0 8tv ànmrnùai:: và npoaq.itpov-rm n:E-
phcxva çrnypaq.imµi:va KcpaµEtKà aÉ àp1arnKpanKÉç EùBoi'KÉç mq.iÉç.
"ETat Ti eùBotKfi àaxoÀEÌtm rceptaa6n:po µi: tfiv çcoi] napa µi: -r6v 0avarn. T6 àvarnÀinKo 8tv8po -rfiç
çcofjç f;µq.iaviçc-rm àpKETU auxvà, à.Ha TÒ m6 àyanriµtvo Btµa EÌvm t6 ÙÀ.oyo, clTE omv TpcOEl CTTÒ naxvi
TOU, dn; 6mv-B6aKEl atà Aù-ra TU 6.Àoya 8i:v llxouv Kaµµta ȵq.iavfi axtari-µi: TÒV '1nmo I1oaEt-
8iì)VU, oncoç Kcl11:0TE dxe npom0d, dvm m6 À.oytK6 và TU auaxi::-riaouµg µi: Tà ÈVbtaq.iÉpovm tiìiVKUTEXÒV-
TCOV ÙÀ.oya i::ùBoÉCOV àptaTOKpai;iìiv y1a rnuç 6nofouç iJ {n:n:otpoq.iia µ(a ÈmTaKTlKTJ Ù.VÙYKll npiv Kai
Ka-ra -ri]v 816.pKEta mii AriÀav-riou TioÀl':µou.
Mi: aù-ri] -ri]v au0xt-rriari, Ti axenKa cmxvi] ȵq.iavmri -riìiv Èq.imncov n0Àeµ1atcòv 0i:µa anàvw à.Hoù -
EXEl µia l;t:xcoplCTTTJ ariµaaia. Tò i::ùBotKÒ prni::pc6pt0 ni::ptì,aµf36.vt:t tniaric; µia sexcoptaTfj CTEtpa àn6 xo-
pwnKÉç qnyoùpeç. Mia unoycrnµETplKTJ xopwnKij aKriviJ, çcoypaq.i1aµi:vri àn6 i::vav t:ùBoi:a KUTOlKO -rfiç
'fapoupiaç d'vm 18iai1:epric; ariµaaiaç Ka06n ni::ptÉXEt arn1xeìa tà 6noìa m0aviìiç àvaq.ii:pov-rm a-r6 xop6
rnù yi::pavou rnù 0riatcoç -rfiç 'Apta8vric; rni tcòv anv-rp6q.irov rnuç Ka-ra 1i]v àq.i11;,i] rnuç a-ri]v i'lfiÀo.
ANAI:KA<t>EI: I:TH BOIOTIA

l:ttj Botrotia, on:roç dvm yvrocrté> 1, TO µovaÒtKO VEKpOta<pdo, n:ou avaOKU<j>tr]KE


crucrniµanKci Kai ÒT]µOcrtEUTT]KE i::µn:Eptcrtatrnµtva, dvm té> VEKpotaq>do tfjç Pncrcùvaç2.
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crn:avié>tEpa, àvacrKaq>&v, n:ou dtE otv 8tEVEpytj0TJKav4 dtE òtv òriµocrtEUTTJKavs CT\JCTtT]µa-
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ÙVUCTKU\j/Et CTUOtT]µUttKéi n:Epi to0ç XlÀlOIJç ÒtaKOOlOIJç ( 1200) téiq>o1Jç, o{ Òn:oìot
Karnvtµovtm ffiç èl;ijç: Oi èl;aK6crtot èpòoµfjvta cruv1crtoùv tµfjµa toù vfou µqciÀ.ou
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cruyKpotoùv µtKp6 VEKpOta<j>ElO crttj eterri 'A yia • E),wùcra 7 CTupiou eri p&v. Oi
n:EvtaK6cr101 n:Epin:ou àvtjKouv erto VEKpornq>Eìo tfjç Tavciypaçs.
'EpéUVTJCTE Èn:icrriç Eva àn:o0ÉtT] µtera crttj 0r\Pa9 , n:ou, ÈKt6ç à:n:6 èiUa Euptjµarn,
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MtKpci n:protoKopiv0taKci Kai KOptV0taKci à.yyEfo n:i;pidxav Kai oi n:pcùi:µoi à:pxai:Koi
tciq>ot wù vEKpotaq>dou tfjç 'Ayiaç 'EÀ.wucraç. Tpi;tç à:n:6 toliç i::nutptcrµouç dxav yivn
µtera a{; ypan:tci àyyda· tci Mo àn:' aùtci - i:vaç à:µq>opEùç (dK. 1)11 Kai i:vaç Kpattjp -
xpovoÀoyoùvrni erto a' µicr6 toù 7ou rr.X. aì: t6 tpiw - µàÀÀ.ov Kai a\Ìto à.µq>opEuç -
dvat t&v UCTTÉprov yi;roµEtplKWV xpovrov. 'o Kpattjp (dK. 2-3)12 <j>Épél Mo

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252 A. ANf\.PEJQMENOY [2]

EìK. I - 0pa\Jcrµa àwpopt(J)ç àrro


<O vf:Kpornqn:ìo 'Ayiaç · EÀsoucraç
crn\ nupi.

\'rrrrouç µrrpoata af. <patVTJ, µ i:va rrouÀi K<inu àrr6 ttjv KotÀta touç Kai attj µfoTJ t6
of.vtpo tfjç çwriç. "EytVE àrr6 tOV çwypa<po, rrou çwypa<pTJCTE Kl Eva ano Kpatfjpa toli
µouadou 0TJP&v 13 àrro t6 Ilupi Kai rrou <paivi:tm, on ÈrrTjpwçornv àrro ttjv KEpaµEtKtj
toli i:ùpoi:KO-KllKÀUOlKOU KUKÀou 14 • 'EKtoç à:rr6 ta CTLOlXEla, rrou rrpoaayi:t Ti Ruckert, 6
otrrÀouç rrÉÀi:Kuç 15, rrou aiwpi:ltm i:mivw àrr6 ttj paxTJ toli àÀoyou tfjç 'Ayiaç 'Ehouaaç,
dvm iaxup6 ti:Kµtjpw yta ttjv rrapaooxtj i:ùPoi:Kfjç i:mopaai:wç.
µrropouµi: va é,f.pouµi:, av ta àyyi:fo tfjç 'Ayiaç , EÀi:ouaaç KataCTKEllaCTtTJKUV
àpxtKa yta OÌKlaKtj XPrlCTTJ Kai OEllti:poyi:v&ç XPT]atµorrottj8TjKUV yta va rri:ptÀc:ipouv t6v
i:nmpwµo rrmowu ij av àrr6 ttjv àpxtj dxav ta<plKO rrpooptaµ6. 'Y nÉp tfjç rrpÙnT]ç

11 "'Orr. rr. rriv. 19.2,4 cr. 29-30. 201. àKòµri Art. ANL'lPEIQMENOY Tào-
'" "'On. rr. \mocrrirt. 228 Kai 548. ì;é, 'Epi:rpia.::
Jil:Tj)/h'IÌ K(lf 1lno;'l:('!jltrj)lh1Ì Hfi(l/IUh'IÌ
" Bì.. J.N. COLDSTREAM, Geometrie Greece. Lon- Il, AE 1977 rriv.
don 1977, cr. 227 LÌK. 74c-d mi cr. 191-192 mi
[3] ANALKA<l>E:l: LTH BOIOTIA 253

Ei1c 4-6 - · Apxahl:a ri()wÀia àrrò te\ vapmmpcìo tijç Tavaypaç.

i:KOoXiìç 0uv11yopoùv TU 1::/;iìç: a) on TO !:va TWV àyydwv <pÉpEl òn:i:ç Èn:tÒt0pOwm;wç16 TOlJ,
p) on TU Tpia àyyda Òta<pi:pouv µi:rni;u TWV KaTa TO axiìµa rni Ttj ÒtaK60µ11011, ÒÉV
n:pOKElTat, apa, n:i;pi TlJ1t01tOl1lµÉVWV ÙvnntµÉVWV, y) on Ol ÀOlltOt ÈYXUTptCTµo{ EXOlJV
yivct µfoa a{; xctponoirirn àyyda. 'Iaxup6 l:nqdp11µa uni:p Tiìç òi:uTi:p11ç ÈKOoXiìc;
(JlJVlCTTÙ aihtj il tòta ii Ù1tOKUÀlJ\j11l JtOÀÀ&v ypaltTWV Ta<j)lKWV àyydwv (àµ<popi:wv, niOwv,

16 µcrnC,ù aH(J)V Arr. 1957 cr. 4 KÈ.) i:Kqipaçct µtv TtjV UITOljlfl, i\n Ta ày-
Ilpwro)·uu111:rplk·òç riwpopu!ç 1'A· Trix1 6>!]/kiJ•'. l:uj- yda alita Orat'1ovrnv i:rritrilìcç yta va
Ì.!J, ròpo,· 1:ì.; 11 v1jw7v N1k·. Kovro)J:ol'roç, rriv tòv vcKpÒ Kai iìcrnpa rrpocrarµòçovrnv µt
cr. 293 (mocrtjµ. 3.. o Ka811nttjç r. MuÀwvàç (. () otvouç i:vlìtcrpouç, ÒÉV àrropptITTCl i\pwç TtjV ÈKÒO-
rrp1uroan1A·ò.; dp!fJopn!ç rijç 'E).wa/voç, 'A01ìvat xtj, Va JÌrnV tj xptj<H] rnuç Dt:lJTCpoycvtjc;.
254 A. ANL'iPEinMENOY [4J

EìK. 7 - Tavriypa. T6 fowtcptK6 ÀaKKoctùofJç tri<pot;.

Kpattjprov) cn6 nupi. 17 , àrr6 TU 01t0ta nona µotaçouv µÉ tci OtK<i µaç.
npiv vci µrroùµE attjv ì:l;,f:tacrri tOÙ VEKpota<pdou tfjç , AKpaupiaç, tOÙ 6rroiou µéiç ea
àrracrxoAtjaEt OtEl;,o8tK6tEpa Ti rrpffii'.µri ì:rroxtj, Kpi.vouµE aK6mµo vci drroùµE Aiya A6yta
ytci t6 µqciÀo VEKpOta<pdo tfjç Tavciypaç. Oi 1tEVtUKOCTtot 1tEpirrou tci<pot tOU xpovoÀo-
yoùvtat àrr' tiç àrxtç t0ì> 6ou ai. ci\ç to tÉÀoç tfjç l:AA rivtcrnKfjç i:noxfjç. Ol rrffiptvot
tci<pot toù 4ou aì., rro0 oi 1tEptcra6tEpoi touç rcEptKÀEiovtav µtera ai:

'' BÀ. RUCKERT (mropaùtKri). 'Errioriç. TOYJ\OY- ouxvotrirn toù <patvoµÉVO\J ì:nòç , Epnpiaç. 0ri
flA. Ac1 21. 1966, Xpm•. rriv. 202 'H rrapaùo- ttjv ìoxurorrotoùoc. rivti0na, tò ycyovoç, on à-
X'l nìç òcincrriç èKòoxfiç Ori tporromHofioc Krirrwç và>irna ornùç tl;aKÒmouç fjvta tri<po\Jç tfjç
nj 01:011 rnì1 KaOrirrirnfi J. BOARDMAN (Pottery AKpat<piaç rra1)arrrivù>, lirrocrri>1. 6) rnvi:va
/rom Eretria. BSA 47, 1952 o. 13). éioov à<popà ttj yparrtò ta<pt KÒ à'(Ycìo òtv .·r,.
[5] ANAl:KA<I>H l:TH BOinTIA 255

IO II

EìK. 8-11 àrr6 Tov ni<po Tfìç EÌKovaç /.

EìK. 12 - , AKpatqiia. LKÙ<poç Tfìç Opù.HµTJç rc(J)µCTptKfiç II l:rroxfìs·


256 A. (6]

Eìl\. 13 -
· fltval\to tfjç Mi:cn1ç
lcwµctptl\!Ìç Il trroxiiç.

µvriµi:tffiòi:tç oiKoyi:vi:taKouç n:i:ptP6Àouç, ppteT]Kav, c.ùç ì:n:i r6 n:ÀE'icnov, cruÀ T]µi:vot. Oi


n:aÀT]OtEpot, oµwç, 11.-upiwç oi 10Ù 6ou ai., n:Eplf:txav n:oÀÀa àyyEia Kai EÌÒwÀta" EÌÒCÙÀta
in:n:i:wv, KUpt6rnra (dK. 4) 18 Kai cravtòoµ6pq>wv yuvmKdwv µopq>&v (dK. 5-6)19. "Evaç àn:'
10uç rciq>ouç (dK. 7)2° Tjrav n:Àoucrta KtEptcrµi:voç· n:i:ptdxi: òtaK6mouç m::vfivrn µtKpouç
àpupciUouç, crq>mptKOuç (dK. 8-11) 21 ij µi: ì:n:in:EÒTJ Pcicrri Kai liUa, Koptv8mKci Kupiwç,
àyyEia.
'H n:aÀT]OTEPTJ ypan:nj µaprupia, n:ou houµi: ytci njv n:6ÀT] rfiç 'AKpmq>iaç 22, dvm Ti
10ù 'Hpoò610u2J. Oi àvacrKaq>i:ç µaç, n:ou c.ùç Tci crr]µi:pa l:xouv àn:oKUÀUlj!Et 663 Tciq>ouç24,
xwpiç VU EXOUV ì:l;,aVTÀrJGEl 1'0 VEKp01'U<j>EÌO, Ùn:ÉÒEtl;,av, on Ùn:O TOUç n:pwiµouç
yi:wµErptKouç xp6vouç, KtOÀaç, un:fipxi: crr6 x&po aùr6 Evaç à1;16Àoyoç OÌKtcrµ6ç2 5 .
n:pwwyi:wµi:rptKoi, KtPwnocrxriµm, rciq>ot, n:ou ò €vaç2 6 wuç n:i:ptEiXE €va rumK6 àHtK6
KpatT]ptGKO µ{; lj!T]ÀO n:60t Kl Ò aÀÀoç Tjrnv ÙKtÉptGTOç, OÉV dvm àpKETOl, ytci va
KarnÀcipouµE T6 µi:yi:8oç 10ù n:pwwyi:rnµErptKoù cruvotKtcrµoù. T6 µ6vo, n:ou µn:opoùµE vci
dn:oùµE, dvm, on n:apEµq>EpEiç KtPwn6crxriµm rciq>ot ppteT]Kav n:aÀT]OtEpa GTU pa8uTEpa
crrpwµara rfiç XaÀKi8aç 27 , ì:v& TrJV tOta Èn:oxr] GtrJV , AtnKr] Èn:tKpaTEi, on:wç dvar
yvwcrT02s, Ti Kaucrri.

18 'Ap. Eup. Moucr. E>riPwv 5121, 5124, 5120. Kai tà BÀ. i:rricrriç flaucr. IX 23,5 Kai IX 2,34.
tpia rrpoi:pxovtm cirro tov taqio 15 rnG Toµi:wç E. '" ltci rnùç tùrrouç téòv tciqiwv Kai ta Ktcpicrµata
rroù torroOnEitat crto y · ti:tapto toù 6ou ai. rroù rrcptdxav pÀ. Tò r;;.; 'Ahpa11pia.;.
19 'Ap. Eup. 5102, 5100, 5101, 5117, 5112. "OÀa rrpo- cr. 7 K.t.
i:pxovtm cirro tov iow µi: ta rrporiyol'.iµcva taqio. '' rràcra mOavòtl'jta rrpÒKCttat ytci ttjv' AKpat-
'" ·O cip. 17 toù Toµi:wç E. qiia niiv yc(l)µt:tptKéòv xrov(l)v. lta tòv crxcn KÒ
" · Ap. Eup. 4565, 4584, 4573. 4618. Twv µtcrwv w- rrpoPÀriµancrµo pÀ. orr. rr. cr. 91.
p1 vOwl\éòv xpovwv. flpp. PAYNE, NC cr. 303 l\ai " r,a 1ov 1aqio rnùto pÀ. ANL',PEinMENoY. ru/-
320. À'/. cr. 294 lJltO<J. 12.
12 flcpi aùtiiç pÀ. T6 ip)'arrujp1ov ri;ç 'Ahpaupiaç. cr. " BÀ. Alr. ANL',PEinMENOY, llpcltO)'U•J/fl:Tf!//\'à
5 urrocrf)µ. 37. dn•i:fo i:/\- Xah·frio.;. Xap1aujp101· 'Ai'. 'OpÀdvàou,
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I1ijv rrpw1µri ycwµnp1Kij II i:rroxi]. rrotJ cnij Bo1w1ia Ka1cpaivet cùç Tiç àpxtç rnù
TCÀcuTaiou TCTàprnu rnù 9ou aì. 29 , ciK6va yivnm m6 Ka8aprj· KL àK6µa KaOap61cpri
cn6 rrpéòTO TÉTapTO TOÙ 8ou aì. f1payµanKà· CT' EVa µÉpoç TOÙ VCKpOTa<pctOll, ITOU chç rrpi V
àrr6 Tijv ì::vapl; T] TWV àvacrKa<piòv µaç XPTJCTlµOITOlOTUV wç ൵wpuxcìo Kai CTTrj popctvrj
rrapucpij rnù ൵wpuxcirn1 aùrni\ cpàvT]KC cvaç mnp6ç àrr6 8pauaµa1a ycwµnptKiòv
àyyciwv. , Acpoi) àcpmpÉ8T]KaV µt rrpoaoxrj, cvaç q.p8oywvwç nicpoç,
KTWµÉvoç µt l;cpoÀ101à, rnwa1paµµÉvoç àrr6 Trj µta Tiòv µaKpiòv rrÀcupiòv mv dxc
KaTEtJ8llVCTT] àrr6 poppà rrpòç VÒTO, i:1;w1cpt KÉç ÒtaCTTUCTEtç 2.50X1.50 Kai TÒ rraxoç TJÌç
l;cpoÀ101àç TOU 0.40 Kai TÒ lJlj!Oç TT]ç Iµ. Tcµàxw µcyaÀwv àapwrnrrÀaKiòV, rraxouç
0.20 µ., rrol! pptOriKav rrwµtva àvaµwa miç rrhpcç, rrpÉrret va rrpotpxovrm àrr6 riç
KafcllITTijptcç rrì,aKCç TOÙ racpou. 'Erravw CTTijv l;cpoÀ181a, KaTa Trj N.1 ywyia TOÙ TU<jlOll,
i'mììpxc in situ l:vaç CTKÙcpoç µÉ IJITJÀ6 rr6ò1, rro\1 ì::cpcpvc 6p1ç6vncç aùÀaKwaetç, orrwç oi
àntKoi1° Kai oi àpyoÀtKoi1 1 Kpa1fipcç Tììç µtariç ycwµnptKììç rrcp16òou. Mna rrjv
àcpaipwri Tfjç i:rrixfùaT]ç Kai ai: pa8oç O. 90 µ. <pUVTJKC 6 aa8p6ç CTKCÀc16ç µÉ r6 KE<paÀt a16
pòpeto èiKpo. Kovra a16 vcKp6 ppt8TJKaV Tpia µn:pa àyycì:a, tma rnuÀaxiarn xaÀKtva
òanuÀiòta, rrcp6vcç3 2 , µ16. µtKprj xaÀKlVTJ rr6prrT] 33 Kai Mo, TÉÀoç, µcyàÀcç rr6prrcç
a1òcpÉv1cç, aciv mhtç àrr' TÒv KcpaµetK61 4 , rnù TÉÀouç rnù 9ou ai.

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11 B/" (in. '°rrìv. 24fl (rij.; Mfoq.; I " Kcra111ciko1 V,. rriv. 159. 4357.
258 A. ANL'IPEllìMENOY [8]

Eìi-:. 15 - · Ai-:pcrnpia. · ApxaiKci rìòci>ìdu.

Tci àyyEia, rrou JÌtaV µfoa cnov 1ci<.po, µap1upoùv crxtcrrn; µt 1tjv K6ptv8oJ5 Kai 1tjv
Ei!Potaln. Aùni ITOll cruyKoÀÀtj8T]KUV àrr, ni ocnpaKa, rrou µaçt:UTT]KUV ì:l;w àrr, aù16v -
l1f:VT]Vrnptci àyyi.;ìa, oÀa µaçi - rrpÉn:El vci rrpotpxovtal 10\JAUXtcrrn cirro Mo
1ci<.pouç, rrou V, àrrtxouv XPOVtKci µnal;u rnuç· ÙÀÀot&ç, rrpÉITEl vci oi.;xrnliµE ii on ni
11aÀ1161cpa àyyda ppicrKovrnv crt xptjcrri rnuÀaxwrn trri µtci ycvrici, rrpiv vci KLEpicrouv
16v va:p6 ii on ii ìJcnEpT] <.pcicrri rnli rrpùnµou ycwµnptKOll pu8µoli (EG II) Ka1i.;paiVEl mtj
Bcn([n(a c!iç Liç àpxtç wli 8ou aP 7•
Tci rraÀrionpa at'mi àyyEia µtµolivrnt àn1Kci nìç rrpùnµ11ç ycwµc1ptKfjç II Èrroxfiç
(1p1<.puH6crx11µcç oìvox61:ç µt Et>pda pcicr11 Kai µaiavopo cn6 Àatµoix, crKu<.pot µt
ÈrraÀÀJlÀEç 1E8ÀacrµÉvi:ç µfoa crÉ µi:n)rr11 39 , oµOlOl crKU<j)Ol, ÙÀÀa µi: Ka8apci ÈrrapxmKtj,
1hi:xvri, àrr6oocrri 4 o, crKu<.pot µi: µaiavopo ( dK. 12)41 , Eva µi;yciÀo KurrEÀÀo, 1i:Aoç, µi:
trrciÀÀ.JlÀEç 1i:8Àacrµi:vi.;ç cri: µi:16rr11 Kai Mo µacnonoEiç ÈK<.pucrnç 42 ). Tpia µtKpci
µi:Àaµpa<.pfj KurrEÀÀa 4 3 Kat Mo àyyi:ìa44 µi: ÒrnÀfj 1i:8Àacrµi:v11 cri: µn6rr11 µap1upoùv
crxi:crnç µi: 1tjv EuPota.

" npÒHttUC yca ptci ptKplÌ CHpatplKIÌ m':'..iòa. XWpi,; '[(} t'l:Af)(>rwpl:io <ipxaiik 'Ah/)(Wpia,'. AAA X.
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cri: rroì.ì.à àyyrìu n].; KopivOot' nì•nì ttiv i:rrox•i. 1' 1 "()rr. H. t:Ìt\·. 20.
Bì.. COLDSTRLAM. (dì o. Xli. '" "Orr. rr. i:ÌK. 21.
"' llpòi-:urnt ytà h·n pÒ\'«lto >:t•m:ì.ì.o pi: n:OÀuopi:- " flli ni iìt0>:òop11m1 rrp(l. COLDSTREAM, (i(iP
vq pi:oo: a{; prtòrrq. rro\1 ì'ac1),_; vci r.:utciy!:tut àrrò rril'. 2c.e. ftà Àiyo vu(rn:po o>:t•<po rrp(l. /\cr. V 1•
Kl',IT!:Ì.Ì.U. iirrw.; m',tò CTHÌ rc(f.candf. J. ITÌ\'. 21 lu. TtÌI'. 92 àp. 2141.
nln' \1ati:prn\' rrp<inoyrrnpr tpt l\:cll\'. xpòvctn'. ,. llp[l. COLDSTREAM, c;c;p rtil'. J4h.
1• Bì-. ci1·"'r. oqp. 29. '' ftci tÒI' tùrro rrp(l. Lefkandì. ! .. ITÌ\'. 22 lu.
" ftà iit•lÌ àrr· oi•ti:.; (lì•. AfT. AN.'.\PEIOMl'NOY. -1-1 "E\'u...; 1'<i\'Oupo..; 1'·ai miSiòa · yui nlv n:À[l)Toiu
rrp(\. 1!n. rr. rril·. 155. J4.4.
[9] ANA:!:KA<l>H LTH BOH2T!A 259

Eiic 16-17 - · AKpat(j)ta. Koptv8taKU àyycla.

IH

EiK. 18-20 - 'AKpatqila. BotumKa àyycw.

:W
260 A. ANL\.PEmMENOY [10]

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Ta axr]µarn Kai ii ÒtaK6<JµY]CTY] 1WV vt:w1tpwv àyydwv (KUITÉÀÀ.wv 4 5, <JKU(jlWV µt


i;vaH tjÀouc; àµdpov1Eç as
µn6rrYJ 46 , aKuqiwv µt \j/YJÀ.6 Àmµ6" 7 , rrui;iòac; µt µaiavùpo ),
àntKwv ij àntK1ç6vrnlv, µàç òùriyoùv 016 a' 1Écap10 rnù 8ou ai. 'Eò& - ij fowc; Kai Ài yo
àpy6Hpa - Oa ErrprnE va 10rro8n118oùv Kai 1pia, àpian1c; rrot6n110c;, àyyt:ìa, rrou
<pÉpvouv, oÀ.a rnuc;, 16 K6aµ11µa 1WV ÈrraÀi;EWV (battlernent) Kai Àt:rrrnuc; ÈrraÀÀtjÀouc;
ùaKrnÀiouc; Kai rrou rrpÉrrEl va dvat ì'.pya Év6c; v16mou KaÀÀ.l1ÉXVYJ 4 X. T6 !:va àrr, m:na
(dK. 13) EÌVat Eva àpa8Éç µ6V(JH0 mvaKtO µÉ 1pt:ìç J'iµtKUKÀtKÉç rrÀaKOElÒEÌç ÈK(jlUCTElç
àrrtvavn àrr6 n'J Àaptj Kal àrr6 µia q1iç aKpEç 111c;· EXEl paari i:rrim:òri Kal 016 È<JW1t:ptK6
rnu <pÉpEt i:1;11priµtvo µnaÀÀto µt acaupoctò&ç 1t:µv6µt:vt:c; ypaµµtç. T6 ùcu1cpo dvm µta
fiµwqimptKtj rrui;iòa µt KWVtK6 rr&µa· 16 1pi10 l:vac; fiµ1aqimp1K6ç aKuqioc;. "Epyo v16mou
KaÀÀ.l1ÉXVYJ - 10Ù tÒlOU ij UÀ.ÀOU, àùta<popo dvat Kai 6 Kav8upoc; 1fiç dK6vac; 1449 , rrou
urrfipi;E rrpayµm1Ktj àrroKaÀ.U\j/Y]' Kl aù16, yta1i Ka8c µta àrr6 1iç 1atvt6CTXY]µEç Àuptç rnu
<pÉpVEl àrr6 Mo µopqitc; - fowc; 1ic; rraÀ.Y]61EpEç, wc;
1a atjµcpa, yvw01tc; rravw <JÉ
àyycìo. Oi òu6 dvat ç&u, <JKUÀ.Ol ij àÀWITEKEç. Oi aÀÀEç Mo oµwç rrup1cnavouv av1pEç
yuµvouç, iOu<pUÀÀ.lKOUç· fowç EXOµE 1rJV ITUÀY]61EpY] rrupaa1UCTY] amupwv.

'' fta H\v tùrro rrpfl. Kcr. V,, rr[v. 111 tip. 2159. ;:liiu pi: tò KÒ0;1qp<1 tòiv lm.iì.l;ullv f\ì.. COLD-
"' n p[\. ifrr. rr. rriv. 91 tip. 295. STREAM, (;(;p trh•. 4Jb (tillv pi:mll\' ·;.:r,,pi:1p1-
'' fta tùv tiirro rrp[l. COLDSTREAM. GGP rrlv. 5c. 1'(t)\' XPÒ\'WV).
" «Battlcmcnt painter». '"!0wç trrqpr,a0n1Ki: arrò Ul- ''' fHi i\1",o timi HÌ ùwKoopqn>:ti TOl• Oi:;1arn [lì..
ptv0taKÙ tm:iaaua f.pya. fta ptà [lotr1lt"'l nu- COL.DSTREAM. GG/' trlv. 4Jd.
[11] ANAl:KA<l>El: l:TH BOIQT!A 261

'O 7oç aimvaç àvnnpocrmni::unm m:rjv · AKpatqi(a µÉ noÀu Ài youç t<iqiouç, no0
ltEptdxav npmtoKOpt v0taK<i50 KUl PotmnK<i51 àyyi::ìa. 'o 6oç oµmç KU{ npo navtoç TU
xpovta µnei t6 570, napoucriacrav µui cri::tp<i àl;t6Àoymv t<iqimv 5 2, µÉ nÀouma KTEpicrµarn.
EUìroÀta (EÌK. 15)53, KOCJµrjµata XUÀKtva 54 ii àno ÒaÀoµaça 55 , CJlOéptvta /;iqirr KUpimç,
oµmç, àyyi:;fo56, KOptv0taK<i (dK. 165 7-175 8), PotmnK<i (dK. 18 59 , 1960 , 2061 ) Kai àtnK<i (EÌX.
2J62, 2263, 2364). Oi t<iqiot rnù 5ou aì. ni::pti::ìxav, µna/;0 èiUmv, noÀÀa µi::Àav6µopqia 6 5 Kai
µi::Àaµpaqifj, Kupimç, àyyi::ìa, Àiya, crxi::nKci, Èpu0p6µopqia Kai µ1ci cri::tpci PotmnK&v
àv0EµffiTWV K\JÀlKffiV66, àn' UÙTÉç ltOU xapaKTT]piçouv TrJV àpxrj TOÙ TEÀE\JTalOlJ Tplto\J TOÙ
ai&va.

ArrEAIKH ANLiPEinMENOY

50 BÀ. Aff. Nt:hporrup1:ia napd s• · Ap. f:i>p. 3667. BÀ. Tri i:p;-11m1jpw1· nì,· Ahpr11rpi11;
0

t6 dpxaìov ·h.paùpr101•. AAA VII 1974, cr. 3291:ìK. 5. (J. 148.


" "On. n. cr. 329 EÌK. 6. sx Kopt vOwKIÌ l\ott•À ri· àp. 1:iip. I 756. Bf.. iin. n.
" ria µcp1rnùç àrr · aùrnùç PÀ. T6 ip;'fwrlj11101· nì:: cJ. 172.niv. 13.7B .
•AKpaupiaç (crnopaòt;:&ç) . . Erricrriç A 59
Mwòµcpa),oç cptalcri· àp. 1:iip. I 738. Bì.. iin. n. 0.
NOY, AAA VII 974, cr. 325 ;:t. cì1c 1-4. 7-8. AAA I I I rrìv. 5. lta Kaì CT. 36.
X 1977, cr. 273 d;:. I. 60 · Yl_fdrrou..; Tr:tpci(tHo; K'ÙÀtç, tl;ç r..:on1yopiuç HÌ)\'
5) 'Ap. Eùp. 3382, 3100, 3098, 3368, 3101 (rnì' 570 «pi:TU ntrjVCÌÌV»' ap. i:(ip. 3516. ID.. !in. n. CT. 129
rr.X. rrcpìrrou). BÀ. T6 Ì:fi)'IWnjpwv rfi,· 'Ahp!!upìn; rriv. 8.5 (tijç òpa6oç «Hìiv i:K Tavaypaç,,· 0. 74).
cr. 116 Kt. rrìv. 5.3. fta èìHa diìw!cw pie. Uìro. rriv. '" Tp1cp1iì,ì.ò0x1wri oìvoxòri. i:rricrriç 1ijç· "anrropìuç
3.6 Kal 10.3· i:rrlm1ç AAA VII tfov «flol(i)T!K(ÌJ\' Kl>Ì,ÌK<>IV pna ntriv<Tiv» cip. i;(,p.
1974, cr. 337 ctK. 20 mi AAA X 1977, cr. 281 dK. 5563. Bi" !Jn. n. CT. 150 ITÌV. 11.fo KU( CT. 76 (TOl>
12. "'"KÀO" TOÌi s<nypa<pot' tijç . AKpmcpiu,,;).
54 PoòaKi:ç, àvOtµw ml yopyovcw àrro !cotto Ha- f,2 M!:ì.uvòpop<poç a1••:ù<poç· àr. f:l1p. 1627. Rf,. /fn. Tr.
crµa· ppax10Àia, òauulcì8w· rroprrcç, rrcpovcç mi, CT. 177.
rrpo rrav1oç, èìcpOovm crrrnpoc18cìç crrn"- rivlcrKot Mi:lcuvòpop<poç 01..:ù<.poç· dp. i:l1p. 6168. Bi.. rJrL n.
"'
y1a ni ÒtaKocrµ11cr11 t&v rrÀoKaµrnv (pie. Tò ip;·a- CT. 184 niv. 14. 6u.
arljpwv rfiç 'AA/Hllf{!Ìa,· rriv. 6.2 Kai cr. 243). ,,, Mi:Àuvòµopcpoç CTKt'icpoç· àp. i:i>p. 6408. Bì.. ifn. n.
55 BÀ. 011. n. rriv. 4.8, 10.8 (J. 185 rriv. 14.6fl.
56 BÀ. orr. rr. rriv. 2-16. 'Erricrriç T'IJç <WT'l]ç erta 1>'> Kùì.1KEç. CTKÙ<pot1ç, Àqi-..·1')0o11ç. ÒÀo tol u' tpitou
1

AAA VII 1974, cr. 325 d:. X 1977, cr. 273 d: AA ro\1 uìfovc1.
29, 1973-74, Xpov. rriv. 278a-y, 279c-ç, 280a-iì. '"' flpfl. ANùPEinMENOY, A.1 29, 1973-74 . .\j"w
rrìv. 277y-ù.
262 A. ANAPFIOMENOY

RIASSUNTO
SOAV[ IN BEOZrA

Dal l\l74 al l\l77 la 8ovrintond<'ttz<t allo Antiehitù di 'l'nlH' lia sl'an1to i11 modo sìsl.omnlico
1200 tombi': ()70 costituiseo110 pane dol In 1rnoq1 grn 11do n1,e1«lpol i IH'ot ien nt t ribuii n n I In eì tlù
di Acrefla, 40 cost.ìtuiscono lìt piccoln necropoli in [ocaliL\ Agliia Eko11s11 l'ìriou di TPIH\ :ìOO
circa uppmtongono alla tJ(•eropoli di Tan11grn. All'interno dPlln eith\ dì 'l\·IH' si '\ scnYnto
inoltro un
Lo tombo dolla uoeropoli di Agltia contono\·ano molta cenuni1·n pro-
tocorinzia o corinzia. Tn: sq.ioltnro ad c11chitris1nus ,;ono sLtto dfrtnmte in Ynsi iserilti, duo ilPi
quali dolln prima mott\ d\\I ""eolo vn n. C. (f\g. 1-:l).
Lo circa 500 tombo della nocrnpolì di T<tnng1«1 sì posso110 dnt<11·0 ira gli inizi dcl l'l Reco.lo
o la finn (lt'll'd.ù <>lknist ìca. Tr·<t qu('ste, quull" in tufo dcl IV s1•1:olo sono stuto t ro\·ato ìn gt:iwro
sacclwggìat<'; IP più 1uit,ielw Ìtl\'<:eo soprnttut,to <.pwlln d<:l n sl'eolo <'nt1>0 intnt(,n e co11to-
!lO\'flllU uwltì vasì e stat twl tt• ((ig. -i-U). LT1rn d('lle tomhl' (fig. 7) 1·ont rnW\'H IH:J1 210 \·nsi (fìg. X-l l).
Lo tombl' pit1 atiticlte tklla 1wcropoli di Aerefìa sono d11e n ci,.;tn di HÙ pt'<>l<>gt•o11H•triea ('d
una costruita con llHH«tlttrn a seec·o. d11tata alla IÌtw d('[ ix st•eolo a. C., dio co11te11<'\'!l. tro \'Usi
molti gioiolli ìu bronzo. Fttori di q1icst'ultinm tomba sono cdalì tro\'Hti l'Ìn'>t i)() vnsi, di cnì
alcuni nprmrt1•ngono al primo poriodo Il (EU Il) (fig. 12) ''nini a qw·llo uwdio 11
(l\TG 11 ). I Yttsi pi(r 1mtichi n10,;nano cotrnPssioni con l 'A.rt ica o I' l•;uiH«t. morti J'('. q1wl lì più t'"conti
solo cou l'Attieu. :Vlolto internssn.ntì sono alnrni \·nsi di mtigiani loenli (fig.
fl \'Il sot·olo ò ntppn·soutato nd Acrnfo1 da po(•hissìnw tornii<', t:li<' l'otti(olllTHtto \"lisi proto-
corinzi u buotici. li n i,;t•colo, soprntiutlo gli unni dopo il iì/O, è nippr<:clt"lltnto dn t1w1 Sl'rio di
tombe l'Oll ricchi corredi: stntuott<' (fig. li)), gioil'lli in bronzo o in pnsht vìtt't'tt, di ferro
o soprnltutt.o vnsi corinzi (fig. l:ì-17), lmotici 18-20) t• ttttìci (ìig. 2l-2:l). Ll' tomlin d<'l v
Sf'cnlo nu1nor0Bi vasi 11, lll'J'(\ nui soprntlurto a ,-crni<»t' llPI'H, n:lnti\-iHlH'lltP

a figuro rosst• o urm sorio di lwot.iclw (;on docontzionu llorcHlo d«gli inizi d<'il'ult imo terzo
do! socolo.
PITHEKOOSSAJ ALClJ NI ASPETTI PECULIARI

Allo brevi notazioni cho seguono vorrei premettere r11nnurwio che abbiamo l1S-
solto finalmenh'· un gravoso debito: il 2 ottobrP I H7U è stato consegnato aJJ'Acca,dcrnìa
:\'azionale dc•i Lincei a Horna il manoscritto dcl volume Pìtheko11ssm: I curato <ht, me
o da David Ridgway, completo dcl ro\atiYo materialo ilhrntrativo, por la swt
ziono nella serie monografica dei Jlrmumenti Antfrhi
Questa prinrn parto comprendo la pnhblic:azionc di tombo scavato nella
cropoli di San :\lontano a Laceo Ameno noli.isola <rlschia frn il I !Hi2 o il I lhiL ;\[i ò
gradito poter cogliere l'oecaHimw per esprimere i più vivi ringrazi11menti al Comitato di
Redazione dei 1lionumenti Antichi, e in modo particolare al prof. l\Iassirno Pallottino
ohe, con oHtrnma generosità, non soltanto non ci ha imposto alcun limito por quanto
riguarda il materialo illustrativo grafico, ma lm voluto espressamente che venga pub-
blicata la copertura fotografica integrale dei 28()0 oggetti descritti, preceduta da 3;)3
fotografie di doeurnenta,zione di scavo. La illustrazione grafica consta di 278 tavolo con-
tenenti 1320 di sogni, di 8 pi<mte in Hcala l : ;")() dolio due aree contiguo Hcavato e di
alcuno sezioni. Data la complicata HovrappoHizione dello t:ombo, por ciaseuna area si
sono don1te rilevare tre piante principali. La prima pianta comprende le t,ombe più
recenti, complossivarnonto I :31, che vanno daJ v sec. a.U. aJ II see. d .C.: la Heconcla
comprondo le sottostanti tombe' a <'remazione a tumulo daJ]H, metà delrvru }tll'iuizio
del n HOC. a.C.: sono in tutto l J 2 n nppartengono ìn massima parte 11 adulti. La, terza,
pianta comprende In tombe ad inumazione del mcdeHirno arco di tempo, a loro voltR
sottopoHte alle tombo a cremazione : sono 480 e appartongono prevalentomente a
bambini.
La maggior parte di questo primo volunw è dedicata alla descrizione dello tombe
o dci loro corrodi. Abbiamo proferito preHcntaro somplìcernento la vasta molo di mate-
riale a!Li.tt('nzimw dogli Rtudiosi, riHervando la sua elaborazione a un volumo succes-
sivo. J;aver rimmcia,to in quella sedo alla paziente raecolta. di comparanda, alla di-
scusHionc dcttaglìata e alle concltt8ioni di cnrattere genernle che potevano essere fon-
dato Rll questo prime 72:3 tombe, pu<') destaro meraviglia. Ma tale rinuncia. è stata det-
tata da una considerazione che supera qualsiasi tentazione. un'nnalisi del materialo
ora proHentato Harnbbo risultata ìnovitabilnwnte monca o insoddisfoconh\, soprMtutto
per noi perché non HÌ sarebbe potuto tener conto dei 8Uccessivi rinvenimenti
nella noerO]}()li elw, insienw a quelli fatti 1iell'aJ)itaJo, hanno allargato o completato in

F. De Salvia, G. Rnsso, I<"\ It. Sorra


{ UW 1) 1 con contributi di J. Hidgway ed altri; illustrnziono grafica di P. Gehrkc.
264 G, BUCHNER [2J

modo c-;oshmzialc l'immagino di ncll'v111 e Vll sec. ri;.;potto al quadro


clw appare da quc;.;ti primi Rcavi, Rpecie per quanto riguarda il 1wriodo più antico
finora documentato.
A questo primo volmne ;.;oguiranno altri, già in conm di preparazione da parte dei
rnodcRimi autori. 11 ;.;ccondo volume comprenderà il materiale rinvenuto sull'acropoli
di ì\lonte di Vico nel giacimento noto eonw scarico Gosotti dal nome del proprietario
del terreno. A tale proposito posRo anticipare che noi corso della schodatura di questo
copiosisRimo materiale. iniziata durante l'oRtate Reonm da David Ridgwrt,v, si è
tuto individuare, J)(W la. prima nilta a Pithekmrnsai, un certo numero di framrnent.i
di ceramica importata appartenente al periodo Oe.ometrico :\ledio 2 . LTn terzo volu-
me sarà dPdicato a.gli scavi s11ecessivHc11wntl' condotti nella. necropoli dal l in poi,
con circi1 a ]tre 700 torn bo, 1111 quarto agli Rr:a.,-i noi quartiere metallurgico Rll bur-
hano dell'nu o v1r sec., Rito sulla. collina di Mezza.via, in località Mazzola,
to all'acropoli,

* **
limiti di tempo a. dispm;izione, non sarobbe possibile paRsa,r·e in rasRegrn1 il
copiof'o e stra on! ina ria.nwnte vario rn atorialo riforentPsi alla. ;.;econda rnet à dell 'vu r
:'ìPC. Jino a(l oggi rinvenuto, e non po;.;Ro nemmeno tentm'f' di c01rniderare i molteplici

problemi ehe ricevono luce o che vengono Rollevati dagli scavi di Pitheko1rnsai, né po-
1rPi approfondin• rnaggiorrnonte un singolo argomento, corno per eRornpio quello dello
relazioni che Pithoko11RRai ebbe nella seconda ml'tà dell'nu see. con ramhiente rnedi-
tonnneo Rernitieo norcl-occidt'ntale o dei suoi metoikoi orientali epigraficamente doeu-
nwntati, di eui ebbi occasione di
parlarn al ;.;im poRio f'Ulla esparn:io--
ne fenicia nel :\lediterraneo occ1-
de11tale svoltof'i a Colonia nel
l'aprilo I !l7H 3 .
CNdw.rò, invece, di delinea-
n> molto brcvcmonte e sintctica-
nwntc le diffNenze che Htrnsistono
tm il materialo che Ri trova a
Pitlwkollssai P quello abituale in
c<mtri dell·v11r RO('. d<>lla madre-
patria ellenica.
Anzitutto si rileva una va-
rid.à e 11 na frequenza di oggetti
irnportnti, ;.;ia. di eornmica che
.\ Ili PHOl)J'Zl(lXE
di altri reperti, provenienti lfa

2 orn H. HuwW,\Yr Fuundtlfion of dcs V111 . .Jh. r. lntcrnalionale,s S111np0Rion « D?'.r,


ko11ssai', ,Yourdlc r·onfrilndion ù, l'ltudc rlc la Socidtl JJhònfaischc /<,':J'JWHSi'nn im Lrcstlichen 11.fitlclmccrrrrum
d de lo Co/rmisrt!Iou f'"'11l1à:um's, en1/rr ,Jnrn Nt'rard, April UJì!l, in corso di t4tnmpa. Vedi nuchn
;\npoli lH.l)f, PP1 Brc11SEH, Tcsfimoni11nze cni!1raflche semifirlu:
:t C. Br('ll;\Elì, J)ic BezùJ11111oe11 ;:;,,u'i,sd1en rfrr eubhi- r V l ll se<:olo o.C. J>ifhckow.;s.of. La Parola dcl
sc!um Rolowìc Filhcknnssni 011.f dcr lnscl ]St'ldri 11nd dcrn 17H. U)7?\, pp. H. (L\Hn1;.;1, Uny'lscrizù)nr:
nordwcsfscmi'tlschcn Piritfclmcerra11m in dcr ZH'cifcn Jlùlfle aramoica a hwhia, ibirf.,. pp. l fiO.
.PITHEK01'88A I: ALCI'.?\ l. A8l'ETTI PECU LIA l{l 2Gt>

Frn. 2 L.\c«;o ])j Ywo, SCARICO UosETTl: FHA:\l:\!KSTI DI ('IL\TEHI j)J ]'](ODI'·
ZIONB LOCALE.

svariate loealit à dellt1 Grecia. del vicino Oriento P dell'Italia stosì'a, che non tro·
va riscontro in nesi,;un altro sito greco, llé rnctropolita110 né coloniale. Ciò si ì-<pie·
ga. ovviamente con il ruolo di g;randn emporio cornnwreialc ehe Pit.hekuui,;i,;ai cbbo
nella seconda metà dell.Ylll scc., corno f> ormai bnn noto. LaRdarnlo da part.o lo
importazioni orientali e Rofformandoci un momento su quelle di ceramica greca.,
è da. osRPrvnre chn la ceramica P11hoica è lffORenh' in q11ant.ità diR<Teta, tanto da
documentare confatti abbitshrnza frequenti con le metropoli di Calcide e J<.:rptria., nut
non ha rnppreRentato oggetto di importazione su sc<tla cormnercinlc di qualelw rilie\TO,
E soltanto in pochi ORE'mplari 0 proHente la ceramica di altri centri della Grecia, al-
l'infuori di Corinto. Lo steRRO valo por la eornrnica provonionto dalrt talia cnntrnle,
dall'Apulia o dalla Calabria. elementi traccia pnw;ioRi in quanto indicano con-
tatti con quello regioni, ma nulla, rivelano Rlll genere di queste relazioni o Rullo merci
che vi furono Rcam biate. :\li riferiRco, s'intendo, Roltanto alla ceramica. importata come
fino a S<' RtosRa o non conw contenitore di altra merce, qtmli i frequentissimi aryhalloi
rodi del Krci8·11nd· Jrellenbru1d Stil P le anfore commerciali o da. tra,i,;porto cho forno da
nesRUJl altro sito dcll\·111 Ree. HÌ. <'onoscono in così gran numero di esomplarì completi
G. Rt:CllNirn 14]

d·importazione e di prodllzimw localP, grazw


alru::<anza di fWI' !t' sepolture a
enchytrisnws di infanti.
La sola cerarniea che è stata invece impor-
tata in grnrnk quantità (• quella em·mzta.
Durante il terzo quarto dell' VllI Sl'C. (\ mol-
to freqtwnte la ceramica tardo geornetricn
dnlla r:lasNe dt>tta di TlrnpNos. soprattutto
gli Nkyplwi, ma andw i grandi (crateri sono
piutloNto freqttPnti ll('i livelli dì abitazione ;_
Noltanto dallo scarico Uosotti sul!' acropoli
David }{idgway ha schedato nei mesi scorsi
:no framlllenti di skyphoì tipo Thapsos, in
lll<lggìor parte di esemplari diversi, e I :{H frnm-
llH'nti di crateri della sh,ssa classe. Nono invPce
molto nwno freqllenti gli esem pari originali
importati delle kotylai del tipo Aelos ()()(j o di
altri vasi del corinzio tardogeometrieo propria-
S\:\ '.\.IU1''1'A:\O, TO'.\IBA !Hiì: LEI<\"l'JI(),; \
('OHI'() E\llNF1rnwo DI LO('A· nwnte detto.
1.E, D1 P1 :\T.\ Nt · L l't A :-;o fl. A Pl'o(:<: 10 · ln modo ugualmentt> rnal':sicdo continwt
poi durante l'ultinw quarto delr \'III se<o. l'im-
portazione della l'emrnicn dd Protocorinzio Antico. Particolarrnentfl frequenti sono
lo kotylai e gli arylmlloi globulari (qtH•sti ultimi,
s'inten<IP, appartenenti peraltro 1dla categoria
dci contenitori). ma andw le altre forme di
vasi vongouo importate in nunH:ro
nllt>. A Eretria, al contrario. manca quasi eorn·
pletamento la cernrnic-a. tardogeonwtrica, corin-
zia e quella protocorinzia & estrernarnenfr rnrn,
prnticanH'llÙ' i1wsistente. ('i accontentiamo di
rilevare quc•Nto dato di f<ttto, senza avv<•nturar-
ci in spPculazioni circa i motivi di tal;• divario
fra colouia P nwtropoli.
L·isoln. d' bchia, pur cNscndo di origine
intt·mnH•nte ntleaniea. geologieamentl\ molto
rncc11k, possi(•de di argilla figulina
di Intona qualità. anche se meno fine di quelli
metropolitani cho si pstendono zona com-
presa fm C11leide e Eretria. tratta, infatti, FH:. .j. L.\('('U A'.\IE:\(), '.\E('l{(>l'OLI l>I
S.1 :--; ,\lo:\TA :\o. T(J:\IBA :10:;.:1: u:K YTl!ON
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