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MICROCREDITO

Il microcredito si sta diffondendo in tutto il mondo come strumento di


inclusione sociale e finanziaria di soggetti “deboli”, privi dei requisiti per
accedere al credito nelle forme ordinarie.

In Italia il microcredito e, più in generale, la microfinanza, sono ancora poco


diffusi; tuttavia, pur in assenza di statistiche ufficiali, i dati disponibili
indicano una crescita costante: secondo una recente analisi, nel 2009
sarebbero stati erogati in Italia microcrediti per un valore totale di 12,74
milioni di Euro a fronte dei 3,6 milioni del 2007.

Tra le cause della scarsa diffusione del microcredito, una delle principali
deve essere individuata nell’assenza di una normativa specifica, ciò che
determina la sostanziale assenza di grandi operatori specializzati e la
necessità di agire all’interno del quadro normativo del credito ordinario, con
rigidità e vincoli spesso incompatibili con la natura del microcredito, in cui
all’erogazione delle somme necessarie devono affiancarsi indispensabili
attività di aiuto e indirizzo per l’inclusione economica e sociale del
beneficiario.

Con il D.lgs. 141 del 13 agosto 2010 è stata introdotta nel Testo Unico
Bancario (TUB; artt. 111 e 113) una importante deroga alla riserva di legge
per l’erogazione del credito (attualmente la concessione di finanziamenti
nei confronti del pubblico è riservata a banche e intermediari finanziari),
volta a colmare la lacuna legislativa in tema di microcredito: i nuovi artt. 111
e 113 del TUB contengono, infatti, una organica disciplina del microcredito,
disciplinando – peraltro con ampi rinvii alla normativa secondaria di futura
emanazione - i requisiti di finanziatori e beneficiari.

In particolare, ai sensi dell’art. 111 del TUB:

- i soggetti che erogano microcredito debbono essere iscritti in un


elenco tenuto da un apposito Organismo istituito ai sensi dell’art.
113 del TUB, i cui componenti sono nominati dal Ministero
dell’Economia e delle Finanze su proposta della Banca d’Italia.
L’iscrizione nell’elenco è subordinata alle seguenti condizioni: a)
forma di società di capitali; b) capitale versato in ammontare non
inferiore a quello che sarà stabilito dalla normativa secondaria;
c) requisiti di onorabilità dei soci di controllo o rilevanti nonché di
onorabilità e professionalità degli esponenti aziendali, anch’essi
da definirsi nell’ambito delle disposizioni di attuazione; d)
oggetto sociale limitato alle sole attività di microcredito nonché
alle attività accessorie e strumentali; e) presentazione di un
programma di attività.

- Quanto ai beneficiari, la norma disciplina in primo luogo il


microcredito “di impresa” disponendo che i finanziamenti
possono essere concessi a persone fisiche o società di persone

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o società cooperative, per l’avvio o l’esercizio di attività di lavoro
autonomo o di microimpresa, a condizione che i finanziamenti
concessi abbiano le seguenti caratteristiche: a) siano di
ammontare non superiore ad Euro 25.000 e non siano assistiti
da garanzie reali; b) siano finalizzati all’avvio o allo sviluppo di
iniziative imprenditoriali o all’inserimento nel mercato del lavoro;
c) siano accompagnati dalla prestazione di servizi ausiliari di
assistenza e monitoraggio dei soggetti finanziati.

- Il terzo comma della norma in esame disciplina altresì il


microcredito “sociale”, disponendo che i soggetti iscritti all’albo
possono erogare in via non prevalente finanziamenti anche a
favore di persone fisiche in condizione di particolare vulnerabilità
economica o sociale, purchè i finanziamenti concessi siano di
importo massimo di Euro 10.000, non siano assistiti da garanzie
reali, siano accompagnati dalla prestazione di servizi ausiliari di
bilancio familiare e abbiano lo scopo di consentire l’inclusione
sociale e finanziaria del beneficiario e siano prestati a condizioni
più favorevoli di quelle prevalenti sul mercato.

- Il quarto comma disciplina inoltre lo svolgimento dell’attività di


microcredito da parte delle ONLUS, che dovranno essere in
possesso delle caratteristiche che saranno individuate
nell’ambito della normativa secondaria di attuazione, saranno
iscritte in una sezione separata dell’elenco di cui all’art. 113 del
TUB e potranno svolgere le attività di microcredito di impresa e
sociale, a condizione che i finanziamenti siano concessi a
condizioni più favorevoli di quella prevalenti sul mercato.

Come si vede, anche se alcuni rilevanti elementi dovranno essere precisati


nella normativa di attuazione, si tratta di un quadro normativo completo, che
appare idoneo a favorire uno sviluppo del microcredito in Italia.

Io credo che, in questo rinnovato quadro normativo, il Comune di Milano


potrebbe attivarsi, più di quanto non sia stato fatto finora, nell’ambito delle
modalità consentite dalla normativa appena introdotta, ed in collaborazione
con gli altri soggetti e le associazioni interessate, alla costituzione di un
polo di riferimento cittadino per il microcredito, con finalità di inclusione
sociale, economica e finanziaria dei soggetti più deboli, anche rivolgendosi
alle iniziative che, proprio in questi mesi, stanno sviluppandosi in sede
comunitaria per lo sviluppo della micro finanza e del microcredito.

Credo, in definitiva, che l’attività di microcredito possa concorrere, insieme


con altre iniziative, alcune delle quali sono state oggi illustrate, a ravvivare
un sentimento di appartenenza alla comunità e di “laboriosa” cooperazione
di cui la nostra città sembra oggi assai carente.