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ANTICHI STORICI GRECI


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VOLGAl\IZZATA

DAL CAVo COMPAGNONI

TOMO PRIMO

MILANO
DALLA TlPOGl\AFIA. DI GIO. .A.TTISTA SONZOGNO

1820.

.-

~. 'Di9itizea by~oogIe_._
e protetla dalle vige.nti Ltggi . e5seDc1osi
L' Opera presellte
adernpito a quaulo es se lwelorivono.

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'LETTERA:
nE te A V. e '0 M P A G N o N 1
A. SUO NIPOTB

,Intomo a Diodoro' Siculo , alla sUa Bi-


,blioteca storica, alle vicende di e.ssa,
,ai valentuomini che [' hanno o giudi-
cata, 'o illustrata, o interpretata, ed

_0_
alZa traduzione presente.

V OGLlO,,Pieritlo' mio, -che tu sappia, che


quantunque io sia uscito di' casa prima
assai che 'tu venissial mondo', ne ahhia
veduto mai come tu sii' fatto, pure io, ti
amo teneramente; e che soventi valte penso
a te con piaceTe, e deUa lua huona' Ín..
dole, e del tuo amore per lo stndio mi
diletto.· Del' ~he 'per dartialcuna prova

Digitized byGoogle--
. ,
'V¡

úitendo ora' di r4gionar teco ale un poco


alla oceasione, chesona per dare ,alla luce
le qUa 'interpr~tMiOM della BilJlitJteca 'sto- ' .
rica' di Diodoro Siculo: perciocche veden-
doti appunto incamminato nella carriera
delle lettere, ~entre non. devi ignorare
-u~o scritto~e classi09, siecome egli 'e qUe-
sto ~ verr.o in 'proposito del medesimo di-
. cendoti aleuDe cose', per sapere ·le quali
\diver~nte ti vorreb~ non poco .teDipo,
ed industria: e' sara questo per te un gua-
dagno. Poi' aggiungero qualche avvertenza,
. la qpa.le, se altro non facesse, ti chiamera
j' almeno a mettere in esercizio il tuo inge-
... gno, pensando teco medesimo, s' essa sia
bene, o mal fondata.
Dico adunque primieramente, che mi
sono .posta a Voltare in italiano quest'Opera
. ' Don tailto perche, quantunque questo mio
lavoro sía per avere i suoi hei difetti,
, I
sic~ gli hanDa tuhe le cose, che ho
seritto, porto ndanzache' n' abbia meno
della vecchiá versione che 'corre l' quanto
~h~ essen~o DiooOT'Q Siculo venuto dopo

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Vd
tutti gli Sto'rici greci antichi,. dQ iutti essi.
ha scelto· i máteriali; di. che ha co~
i suoi libri; ed in essolui sólo' possiamo
dire con r~gione' aslerli noi tutti. in' una
cel'ta abbreviatura. E parlando' di tutti gU
Sto~ci gI'eci an~ichi non intendo .lIudere
5einpticemente a quelli, 'gli ~ritti de' quali
ancora ci rimangono; ma pin particolar-
mente a quelli, de' quali ci rimangono o
,pochi (rammenti, od. anche il nome solo
sia de' loro libri, sia delle loro persone.
E tu devi subitamente considerare quanto"
per questo aspetto riguardata l' Opera di
Diodoro Siculo diventi importante per chi
desideri conoscere i· fatti per lunghi ed
antich.issimi tempi 'avvenuti; e quanto sia
da pteferire la narrazione di lui, che ne
ha presi' i materiali dai primi che. ne scris·
sero, ai com~ndj, che spigolando neIr
Opera 'sua ne banno dati di pOI i susse-
guenti .compilatori di s~ia.
Fu Diodoro nativo di Agirio, piccola
ci~ di Sicilia; ma dall'isola intera amO
prendere~ il soprannome: il ehe io eredQ

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, VIII

~vere egli fatto' per certa altezz~ 'd'a~imo;


perciocche 'conoscerai tu medesimo ,che,
per prepararsi ad alcuna grande impresa
(~ tale fu certamente TOpera, a cui egli
si. accinse') giova in mirahil 'modo" che
l' uomo concepisca un Hobile sentimento
~i se e' delle forze' sue, e con onesto
a~tifiziQ, ove sia in discapito, si' conforti;
ne l' ultimo de' mezzi atti a tal uopo si e
, quelIo ,di distaccarsi dalla', miseria di 'trop-
,
po angusto, circuito , ; e' plettersi a sublime
liv~lIQ. y' e stato 'unte~po,.· in, cuí', io
avea creduto, che ~ simile ragione il
nostro valentissimo Rossini fosse stato con-
'dotto 'a dirsi piuttosto' di Pesm-o; che' di
Lugo, nativa patria di sua famiglia; ed
ove ne' miei pr.imi anni io ne ho conosciuta,
la bisavola, e l' avo,e il padr~ alIora gio-
vinetto; ,mentre io' ,sapea bensi, ch ~ egli
era nato di donna pesarese, ma non sa-
peva, 'come ho saputo di poi, che alla
o~casione di sposare tal donna il padre di
lui ito' fosse a dimorare in Pesaro,' ed IVI
il 'sig. RQssini fosse 'venuto alla luce,' In
IX
quel caniliio ~dunque 'di denominazione, se-
gü~ndo .la prima idea'; pareami vedere un
iJ)gegnoso artifizio di codesto giovine, onde
cercar forza· aDo spirito giil di 'b~on' ora
consapevole dell' ,alto volo', a cui ttmdeva:
sebbene poi non credessi,· che cOn cío il
~ig. Rossirii avesse avvantaggiató d' assai.
Imperciocche se per a,'.yentura Pesaro puo
avere qualche' rinomanza, alla cittlt no-
. stra neppure ne manca; ed in fatio di
, UO~iili valenti , degni d' essere presi ad
es.empio onde incitarci alla virtu, noi ne
abbi~o ·del· seno nostro non pochi; ed
io qui ricordero .Solamente del cinquecentO
Limfranco Gessi,. grande emulo dell' Al-
ciati·, e che .]le sostÉmne il paragone in co-
. s;petto di tutti gli. Eruditi del bel secolo suo,
e Bartolommeo Ricci, chiamato in qúella
eta i1 secondo Cicerone; e' del settecento
quel lume splendentissimo delle lettel'e e
delle scienze italiane, EustacJUo Manfredí,
la· cui famiglia·. era nei registri del nostro
comune ciriquan.tacinque anni ancora dopo'
che e~li l' avea trasferita ixv Bologna. E

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X:l .
diceva .io poi, che.Be' il sig.. ROlSíiii 'cercava
un gr~d' uomo nella scienza musicale,.in
cui si eminentemente egli' a ques~i dI. si
disting~e, ande farsene un tipo di virtuosa
emulaZione, 'a cjnque miglia lontano da~la
nostfa citta" :e nella stessa pic~1a provin-
cia nostra, lo ·aVeva egli nel celebratiSsimo
Corelli: che, come tu devi sapere" fu' di
Fusignano, comunque' poi la famiglia 'siasi
trasferita in Faenza, quanto di 'Fusignano
e. il ·sig.· Monti, poeta altissime,>, ~ primo
versificatore' fra tutti quelli, che nel. sette. . .
tento, e Qella scot8a. parte deU' ottoeento .
si .contano. Leqnali cose hó. voluto dire
qui di PasSaggio, se non piu· per conclu-
dere, che se il sigo Rossini. avea potuto ele..
vare l' animo suo ad eccellentissima meta.,
da ·tutt' altro . do dovea essergli avvenuto,
che dal cercare eccitamenti es~anei, aven~.
done di. splendidiasimi nella patria de' suoi
maggiori; almeno perche anche tu vegga,
che senza lUcir di.. paese .hai . nobilíssimi.
modelli da: emulare. ,Ma ritDrniamo a Dio--
dOTo.' •. .. ' " .

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XI'

~.
Egli ,e' gran· fortuna,' che gU Eruditi
¡ntomo a: lui non e' intertengano con quelle
n'Oj9se 'leggende, di ehe· sogliono 51 spesso .
. esserd pwdighi, seco loro ordinariamente
. háttagliando sul giomo ,della naScita di
tale ,. o tale· altro uomo, illustre aleune
volte, e' per lo p~u oscuro, e degn~imo
di esserlo. Col loro silenzio adunque d
hanno risparmiato e tedio e tempo: che
diversamente·Dio sa quante spanne di rug-
gine non. ci s;¡rebhetoccato di levare' dai.
nomi de' Consoli, .che' in quel giorno se..
devano in Campidoglio; e quante questioni
non avrenuno' udite 'suí loro nomi e' pr~
nómi! ne i grossi volumi stampati gia, ne
i rottami de' fasti capitolini cogniti, sareh-
bero per avventura bastati; .maSsimamente
che di recente sai essersene per conforto
del mQDdo disseppelliti 8ltri, che. proba.
bilmente ,e~piranno di nu~va luce. il -Iu...
centissimo nostro secolo.
. Di tu. meco pertarito f che . do, che. ve-
lalllente rende pe!' noi pregievole Diodoro ,_
er
si essere aut~re dell'Opera, che por f41

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XII
il suo" nome. Egli .stesso do dice' cóme in
essa impiego .trent' anrii ,come intraprese
o

. lunghi viaggi per esaminare monumenti,


memorie, e luoghi, e . come la' finl circa
o o

il tempo, in cuiGajo Giulio Cesa;'e~ooche


fu il primo impenidore di Roma, termino
la éonquista delle Gallie. E" Diodoro vide
la ~orte .di quel grand' uomo, e ·la ele-
o

vazione del fortunato ooOttáviano, 'che mise


fille . alla .romana ~ristocrazia ; giacche la
liberta. romana, rigorQsamente parlando,
era spirata giil coll' ultimo de'Gracclzi.
o Che' favole tutte, :Pzerino' mio, Súno ésse
quelIé , che ti si danno "ad intendere, di
Cicerone, di eatone il secondo, di· Cassio,
e. di Bruto,' come grandi repubblicimi;
poiche tutti .cQstoro,· se' ad aleuna cosa
aspirarono, fu a non volere' <:>ligarchia,
venendo essi per ~sta esdusi dal °ma_ o

neggio delle cose' cadute . gia da.' alcun


o

tempo in podesta di pochissimi.


1 .filologi, die dopo la restaurazione fe-
lice delle létte~e si occuparono dell "Opera
di . Diodoro.· fino a questi Ultimi .tempi ,

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XIII
questionano vivamente, s' essa sia' stata in..
titolata Bib.li(Jteche, o· Bibli()teca, giacche'
in entrambe. le manieretrovasi indicaia
tantQ in vecchi codici, quanto presso an~
tichi .scrittori. .. Tu lascerai , ch~ oostoro
pérdano il te~po'a' loro modo;. e intantO
vedrai, che il buon senso ha questa volta
tnonfato ,. facendo adottare l' intitolazione
ritenuta .n~Íia interpretaziorie mia, come
quella che dee veramente aversi _per iscritta·
da Diodoro; l' altra non potendo manife-.
.stameD:te . essere che' un. goffo errore di
qualche .. disavveduto copista. Perche. poi
Diodoro ahbia questa sua Opera intitolaia
Bibilioteca . .storica, piuttosto, che' ~orie,
ti sara. facHe capirlo;e cio .ti da~a' .anzi
nuova .occasione . di amniirare il discerni-
mento sqñisitissimo deD' Autore, . e la stolt;i
vanitit de' Moderni, che a .compilazioni
. simili non hanno dubitato di" dare l' in-
compe~nte titolo di S(oria uni"e,.sale~ Volle
Diodoro. Siculo comprenderé ne' suoi.1ihri
tutto . quello,. che .int,orno. ai popoli del
mondo- .allo~a .cognito, . incoD}inciando . dágli.

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XIV
antichissimi tempi , é venendo' sino aHa
eta sua, era nel~ memoria degli uomini.
o .per iscritti láSciati. davatj autori, o pero
tradizioniin. alcuni lu9ghi consérvate. Ma
vide' egli", che' ne di tutti. pOteva par.
lare convenientemente,' ~che .poche 110--
tizie si, avevano ,ili. parecchi· puro notí di'
nome, e di alcuni loro f~tti;·. ne poteva
cosi unire e disporrela materia da creame
_ un' . cOfP9 solo di composiziODe hen cO-
stl'utto' in ogni sua parte. Prese adunque
a dividerla come pote meglio ID t3nti libri;
in' alcuní scorrendo lunghiBsima serie di
, anni, . ma 08Curi, incerti, e diniostranti
solt2nto varj fatti pin dassici; edin ·ahri
restringendosi . ad un numero' d' anni piu
o meno· breve; .roa píeni di vidni avveni-
.. menti, e' casi collegati tra' essi, che neces-'
. $Uiamem.e, domandavano . d' essere con di-
ligenza diemarati.E tale suo lavoro ·rece '
egll per .odo, che ogni libro, convenien-
temente pote compreooere un cert ordi'W'
di cose aue a stare da se. -Il perche rae-
tolti insieme tutti, ch' egli porto al numem

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xv
I
.di qUllT'OTIta, can giusto consiglio, credo
I '
jo, pote' chiamarli BiblioteCD, poiche for-
mavano in fatto una notabile raccolta di
lihri, <¡uale, e· c~n quel' vocabol~ esprass!!;
I
'e. chiamo . codesta su¡¡ Biblioteca anche
I

storíca, "perche . di storie' appunto i suoi


quaranta libri' trattavrulO. Molti scrittori
venuti dopo. ' di lui Don" dubitarono. di
'seguirne l' esempio, ove parecchi volumi
p14hblicarono .concementi 1lIl determinato
~s()mento, .na seDz~ un.itll di composizione.
110 detto, che in cio Diodoro fece piu
.fllpieDtemen~ di quello, che 5' abbiano
f3tto negli ultimi mQ¡pi .parecchi compila..
tori, i qúati con istol.... v:anita dieder9 a
certe loro leggend~ l' inCOlllpetente titolo
di Storia universole; e vógliQ che per tua
'regola tu ne ~ppia il JIlOtivo" Prima di
,mtto capir~ facjlmente, che di molti ~­
tichissimi popoli, de' quali (:i SODO appena
nmasti' j nomi, e certi indizj di poteDA,
sono perdute le: ~emorie a 111odo, che
delle loro origini, delle loro imprese, e
leUi e discipline ed arti, .non abbiamo

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XVI.
t;lnto da ,farne la storia. Al qúale propo-
sitQ io n~n ricordero qui per modo di
esempiQ "che gli Scit;, gl~ Atlantidi, gli
lperborei, gli, Scandlnavl; gia,cche le 'po-
che CQse, che ~rQverai qua e la. dette di
essi, SQnQ tUtt' altro, , che qt1;ellQ',. eh' esser
dQvrebbe la stQria IQrQ~ ,Che se dalle po-
che indicazioni rimaste VUQi giudicarne,
vedraique' popoli, da meno di' mQlii altri,
de', quali, pu~ diffusamente 'i ,nQstri CQm-
pilaton, e' intertengonQ. ,Che anzi nQn si
puo oSSerVare senza' scandalo della , umana
ragiQne, come talora. la storia, di' un popolo
5QrtQ tra gJi ultimi, si prendaper base di
un~ Storla univ.erlale, ,e a quell~ ve~gasi
rlferendo cio, che 'conceme popoii piu "an-
tichi, e, CQlti, e pQtentissimi. Malasciando
cio; coine cbiamare 'lUJiver~alé una slOria f'
che non parla se, non di .alcuai popoli,' e'
nQR 'di tutti?· ¡l', che siécQme noi nQn pOs-'
siamQ' fare per le ragioni gia dette j' neCe~
sari~en1E dee concludersi, che a nisSuna
compilaziQne , di fatti, cQmunque CQmpren-
dente di essi il maggior numero ,che si

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. XVD

.," Yoglia; -, puO compet.ere questa superha e


~. '~ana. <Lmominazione. l\'1a non le compete
,t)pi némmeno per un'.altra ragione; ecl e
la .seguenre. Quando noi parliamo di una
Storia, uniyersale, se al vocabolo dee cor-
RspOndere la conveniente idea, 'noí VQ-l
.gliamo. int.en4ere un corpo di storia, in
,cuí. .Wtti .: gli avvenimenti de' varj popoli
della terra, secondo l' ordine de' t.empi ci
veJlgano tracciati. ,innanzi, qUasi' fossimo
condotti in un gran teatro, ove li vedes-
sim() succedersi gli uni gli altrí, e darsi
mano, o abbandonarsi, cm pero non com-
parire mai, piu lasciando ai nuovi il loro
posto, chí pe.-sussegutmtement.e farsi ve-
d~re con altre forme: onde, come di fatto
moltisono oontemporanei" eCl haÍmo fac-
.cende comuni, mai non. pe.-deme di vista
gli uni per, considerare' soltanto gli altrí';
e venir via 6D~Jmente certi, che nulla ci
sia sfuggito d' occhio nel vero, momento
dell' azione. Ma questo e lavoro" del quale
l' umana mente puo appena concepire' le
. prime ~c~ie J e che nissuno puo effet~
b

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XVIII
tuare; perche il soggetto stesso il niega': .
siccome , Pierino mio, puoi .da te m,ed&-
sima faci1merite. vedere senza che io abbia.
a dire di piilo . Che se noo PQO né rusí,
ne eseguil"si· il disegno di .ana Storia' unj..
versale degna. di questo Dome, :per l' una "
e l' altra ragione, che ho acoennata, per-
che dUilque si continttéra nella. vanitA di
un ·tale titolo , che ad altro non' serve,"
·che a tenere nell'errore la moltitlidine, e
'nelIa illusione gli scrittorÍ P
lo ti ho detto, che Diodriro eompos~ .
la sua Biblioteca storicd di qlUJR'tmtQ librío
~a disgraZiatamen~ la piu parte di qu~ti
e anda~ perduta; e. anoi· nonrestaJilO che
i primi cinque, poi. l' uatkcimo, "e vja
seguendo sino ~l. ventesimo; con che pero
il sedicesimo, e· ildiciassettesimo hanno
qualche ,lacuna. Ne' primi quattro egli ha
co~preso cio" che riguarda le religioni, e
i fatti' antichissimi, per la piu parte ante-"
riori alIa 'guerra :di Troja, degli ," Egizj ;
dei Babilonen; e Caldei, degl' Inditmi,
degli Seiti, degli .Arabi, degli Etiopi, ~ei
XI~

Lihj, e de', Grec;. Nel quinto egli parla


delle origirli ed antichitit: delle Isole. Negli
altri anque egli avea aCCUDlolat.e le memorie
degli antichi regni d' Oriente; ed inoltre
avea pal'lato de' princ:ipj de' Corintii, e di
altri. Pf!poli greci, e di qi1elli pure de' Ro..
mani; ed ¡(vea esp08tO quanto di piu no-
tabile era seguito nel mondo dalla ruina
di Troja sino aIla spedi,ziOne di Serse in
Grecia: lIJa'. di quesii libri non rimangono
ehe poeh~imi framuienti. L' um:/..ecimo in-
comineia dalla irruziane di Serse .in Gre-
cia; e sd anllO per '81lDO guida accuram.
iDente la stOTia: DOtando i fatlÍ per tutto
il. mondo ricoorsi sino ai ~mpi di F,1ippo
:J'Iacedone ~ ~on cui termina il libro sem.
Cesimo. Nel diciassett~Jlmo poi tratta delle
cose di .A.leisándl'o maCno; e De' tre se-
guenti di cío, ché riguarda i successon
di .A.leJsandrQ 1 e, le guerre ed imprese
toró, comprendendovi la guerra, in cui
Antigono' fu distratto da' suoi emulí. In
tutti questi libri de' fatti de' Romani egli
non parla che assai ,parcamente: il che

I
~

l~ Digitized by Google
xx
facilmente p':!o attribuirSi al non ancora o

notabile slancio preso da essi, le cui cose,


finche res~rono entro il breve giro, dei
o

paesetti del Lazio, necessariamente furono


di pic;:colo strepito 1 se si paragonino con
o

quelle degli altri popoli, de' quali intanto


Diodoro e venuto parlando. P~rcio pin a
o

lungo parla egli delle spedi~ioni de' Car-


o

taginesi in Sicilia, e degli avvenimenti dei


varj Popoli greci, rispetto ai quali, quan-
tunque sia vero, che parecchi v' banno
per se stessi di poca entita; yero e pero,
che acquistano una certa importanza pel
o

collegamento che balino ad °altrimaggiori.


Finalmente negli liltimi venti libri perduti
egli avea' trattato di .quantO era succeduto
o

sino alla g~erra fatta da Cesáre nelle Gal-


lie; e di questi venti libri i varj tratti ,
che restano, debbonsi ¡¡lla diligenza di
o o

°Enrico Sttfano, dell' Ursino, del Yalesio,


e d' alcun altro.
Della peldita di questi ultimi venti l~
bri v' ha ~ertamente motivo di rattristarci;
o

ma, ,sec;:ondo. che io credo, m~no toUera~ o

DigitizedbyGoogle d
XXI
bile -si e quella; _che rigu¡irda· i libri, i
qu.ali comprendevansi tra il ~ quinto e r un-
decimo. Imperciocche in essi appunto ca-
devano le notizie della pin alta antichitit,
che per -lo smarrirsi di essi si' sono smar-
rite qúasi interamente; essendo luogo a
cre~ere, . che í pochi cenni, che c1i tali
cose abhiamo' in altri scrittori, ci verreh-
bero oggi utilmen~ dichiarati per esteso,
dove~do ,Diodoro avere posta nella espo-
sizione di quelle cose la diligenza' mede-
sima, che veggiamo usata da lui ne' primi
.
c.nque.
Ma di queste perdute partí della Bi-
blioteca storica di Diodoro, domanderai
tu per a,,-ventura,_ '\7' e egli speranza di ve-
derne disseppellitaalcuna? -Era stato .d~tto
ad Enrico Stefano, che tutti i quaranta
libri- di Diodoro si fosSeroveduti in Si-
c.7ia: -ma sic come non· ostanti infinite di-
ligenze praticate per rinvenirli non -se ne
ehhe mai traccia- veruna, ragionevolmente
si e presunto, che tal voce ,uscita da certi
frati- napoletani non aveSse - altro fonda~

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XXII
mt:nto '; che' ¡'aiterata .relazione di (!ostan-
tino 4ucari,· statO in ad.dietro in SicilÚl;
il quaJesi 58, che aveva raccontato..d' a-
vere coi proprj suoi occhi veduta tutta
iurera l'Opera nella biblioteca imperiale di
Costantinopoli Ne v' e dubbio, che fino
8,' quel tempo non avesse essa potuto es·
sere constnvata cola, poiche CostQfltinopoli
non era stata mai pr~a di MaQmetto 11
soggetta aRe ruine deIla guerra, ne aIle
invasioni, ed ai Ei8ccheggia.~enti de' Bar-
bari, come, per esel1lpio; d~l quinto se-
colo in poi era succeduto a R01JlQ, e ad
alt're grandi citta deIl' imperio. E se quando
i Y'tmeziani e .i Francesi uniti insieme si
fecero padroni di Costantinopoli, invece
di andar cercando. ossa di, morti, che la
superstizione ~ la furberia de' (Jréci rendeva-
no con finti .nomi pregievoli agl' ignorantí
Latilli, fOSseTO 8tati da· tanto da cercaré
piuttosto i pr.eziosi depositi deU'antica sa-
pienza, .ben miglior merce poriata avreb-'
bero in occidente: ne oggi ci perderemmo
noi -in inutili desiderj. Del resto, come

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XXIII
nissuna traccia si ~ trovata dal tempo del
lDsclI1'i &ino ad oggi dei qU4ranta lihri
di Diodoro, di cui parlavaoo que' ¡roli;
cosi nesstl,na pure se n' ha' di' quelli, che
mancano 'tra il' quiMo ~ l' untlecimo; i'
quali 11 Gesnero lldl dire,. che si .trovas..
sero in Sicilitz anch' essi; e che iI Sinclero
non dubitO di aggiur.gere., ' essere in R.D~
presso un cardinaI~ di Santa Croce, che.
viveva al suo tempo, e pres$O GÜlnjacopo'
Függer in Augusta. Ne veramente possono .
tali ,vo~i 'credersi spoglie affatto di ogni
verisimiglianza, qualora si Qsservi, che
anche in principio del secolo diciottesimo
gli Agostinitmi di l. Giopanni .di Carbo-
., nara in Napoli. parlavano de~ Biblioteca
storica . di Diodoro .come di ·tul' ~era
stata in fatti. nel loro convento t1¡ltta intera 1
e passafa di. poi in YieMa ad ornamento
della libreria di Cario YI. 'M.a in Yienna
dopo le diligentissime cUre del Yesselingia
non altro pote trovarsi, che un codice
beBSi antico, tenendosi per iscritto nell' 01:-
tavo., o ,'nono seco~o ,. ma contenente sol~

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XXIV

tanto i prlml cmque linri, ed alcuni brevi


frammenti. E '. dunque Diodoro fin. qui
nella condizione medesiuia, nella quale
sono ,e Tito Livio, e Tacito,. ed .Ám- • !

miano MarceHino, ed. aliri; e sar~bbe al


certo gran che, se CF,lalche . fortunato ae-'
·cidente ci, compensasse ,di tanto 'desiderio.·
Ma .tu naturalmente intenderai, che se il
codice. accennato di Yienna e scrifto nel
. se~olo ottavo, o nono, ed oltre .ai ,primi
cinque libri ha .dei framinenti, bisogna
dire, che fino da que' tempi gran' parte
almeno della Biblioteca di Diodoro si ri-
putasse perduta; poiche per quale 'altro.
m~tivo . colui,. che trascrisse i. primi t;inque
\ liliri, avrebbe raccolti que' frammenti? Non
si copian•. frammenti di. un' ~pera, $e l' p-
pera sussiste 'ancora intera; e molte natu-.
rali ragioni possono addursi pe:r. ispiegare
. il :fatto, di colui che .trascrisse quel codice
senza trascrivete i rimanenti, liliri, che' ~
hiamo' 'tutt' ora; ma nissuna se ne addurra
alcun .poco plausihile della copia di pochi
franmienti,' quando ~ parte dell' Opera, a

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xxv
cui essi appartenevano, Don Cosse gia di-
strutta. o .0
Quantunque abbia qUi fatto cenno di co-
dici; non t' interterro io parlandoti eru-
ditamente di quelli, che qua e la trovansi
o

. delle rimanenti parti della Biblioteca sto-


o

rica di Diodoro, sui quali iI Yesselingio


o

oon infinito, studio, esaminando e confron-


tando, lavoro la bella edizioue di questo
Autore, uscita alla luce in .Amsterdamo
Del 1 'J 46 pei torchi di Jacopo Westenio.
o

Poco,' o nulla a te varrebbero siffatte in-


o

dic~ioni. Bensi accennero gli uomini be-


nemeriti; per opera dei quali noi siamo
giunti .ad avere a stampa la Biblioteca sto-
rica, primieramente nell' originale suo idio-
ma, indi in latino. Fu Yincenz,o Opsopeo
il primo di tutti, che i cinque libri, i
o

qtiali' siamo ,oggi ·costreui, .come dice il


JTe.sselingio, a chiamare gli ultimi, pub-
blico in greco 'nel I53g colle stampe di
Bizsüea. Erano essi stati salvati a grande
ventura da Jano Pannonio, vescovo c:Ii
Cinque·. Chiese in Ungkeria, e all' Op80~O

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XXVI

comunicati da Giovanni ..A.lessandro Bras...


sicano, uomo a' suoi tempi di molta· eru-
dizione. 1 quali cinque libri, sebbene,
eome l' Opsopeo li.· pubhlico , llon sieno
tenuti per e~ndatissimi, vengono pero
riputati dai .dotti . in molti passi migliori
di quelli, che poseia si ebbero
, in edizioni
pin eommendate. n secando a dare alle.
. stampe il testo greco fu il celebre Enrreo
Stt{ano, che ne fece una splendida edi-
zione inParigi nel 1.559 ·pubblicando i
primi' cinqzie libri, e l' undécimo' coi se-
guenti r¡uattro; ed inoItre que' cinque,
che dati avea 1'- Opsopeo. Segul egli. spe:..·
zialmente. i 1\18.. che trovavansi nel cone-
gio detto di Clermont, i ~ non pa.&-
savano invero pei pin corretti; e ropera
accompagno con· 1lOte, che tengonsi per
fatte troppo· in fretta: sicche per entrambe
queste. considerazioni venne ·a lasciare ma-
teria. ad altri di nuovo lavoro. AleUD. tempo
dopo (e: fu n.el 1567 ) egli 'stampo il (ramio
mento di Cléonide e· di .A.ristomene·, uo-
vato tra ledeclamaZioni di Pi!.le~f!"e, .e

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XXVII·

d' [mería; 'senza sapere pero, che quel


frammento fosse di Diodoro. Questo e
cio, di che .. in questo proposito siamo
obbJigat~ aquel dotto tipografo. Nel 1582
Fulvio Ursina puhblico poi iD: Anversa
eói tOrcbj del PlantÜIQ le .cos\ dette Eglo-
glte delle úga~oni, che sono stralci,· od
estratti· dclla. Biblioteca; 'ed alcune altre
ne puhblico l' EsCMlio in. Augusta sul
principio del secolo diciassettesimo,. ser-
vendosi di una copia stata fatta da' Ric-
cardo 1'honu.()TI, in }'irenze sópra un co~
dice di Luigi AlamfJ11ni; e quegli stralci,
od ~stratti, sono il piu,' che dei libri per-
duti finara ci rimanga. Nel 1604 Lorenzo
Rodomano diede in Annover una edizione
greco-latina di tutte le Opere di Diodoro, -
omesse pero le Egloghe deU' Ursino , ' ma
aggiuntivi varjtratti delI' Autore conservati
da Fozlo; .ed Enrico r tilesio trent' anni
dopo. stampo in Parigi qUanti frammenti
pote tro~are di Diodoró intorno alle ",iPlu
e ai vizj. .L' ultima ed'izione, greco-Iatina e
la gÜl accennata del Westenio., che tutte
le altre supera di gran lunga.

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XXVIII

Ora diremo di quelli, che in latina lin..


gua interpretarono Diodoro Siculo, tra i·
quali primo di tutti dobbiam mettere il
Poggio nostro, che i primi cin<¡ne libri
tradusse .dedicandoli ~ popte6.ce NiccolO Y.
mecenate de' buoni studj sopra ogni altro
degno di eterna memOria. Avvertono gli
eruditi in bibliografia, che il Poggio notO
come' distinti. lilirÍ" le due sezioni, nelle
quali Diodor~ divise il primo: cosi che
.per tal fatto alcuni s' indussero in errore,
credendo, .che iI Poggio avesse conosciuto
il libro sesto della Biblioteca storica, che
pure e tra gli smarriti. Del rimanente il
Poggio, e stato compensato assai male .del
suo lavoro, perciocche alcuni contumelio-
samente lo hanno screditato, come fra gli
altri fece principalmente l' Opsopeo: altri
la trad~zione sua attriliuirono a certo ve-
scovo inglese di nome. Gioflanni Frey,
(!ortigiano di Paolo 111. 11 Yesselingio
tra gli altri ha trionfalmente vendicato il
nostro italiano dalla ingiustizia, che far gli
;vollero 81' lniles;, se~a quí, n~minare pa-;

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XXIX
recchi de' nostri stessi, che prima ne avevano
difese le ragioni, come sono il Giovio, il
Recanati, ed altri. In quanto ai lihri un-
dicesimo, dodicesimo, tredicesimo, e ,uat-
tordiceSlnio, ~on si sa bene chi abbiasi a
riconoscere per traduttore: se non che il
Yesselingio medesimo sulla fede di An-
tonio Coccki inclina'a credere essere stato
questi Enea Silvio Piceo1omini, poi Pio 11.
E siccome la versione sa di molta licenza,
ed e copiosa di fraseggiamenti, argomen-
tasi, eh' essa sia lavoro suo giovanile, al
cuí carattere sembra, dice il Yesselingio,
che ahbiano contribuito le, stesse ~ckede
fiorentine. Il quindicesimo libro, e il se-
dicesimo sono opera di Marco Oppero di
Basilea, e i due susseguenti di Angelo
Bartolommeo Cospi bolognese: i tre ultimi
sono di Sebastiano Castiglione.
Tu~ codeste versioni ebbero non pochi
difetti; e Gia~jacopo Grineo prese ad e-
\ mendarle col confronto del testo greco, e
le díede in luce nel 1578. Ma il ,lavoro del
Grineo l ' e quello in conseguenza degll altri,

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xxx
che lo avevano preceduto; éedettero ben .
presto al paragone della traduzione pnbhli-
cata nell604 da Lorlinr.o Rodomano, che
oo· gil di sopta mento~ato. Ad' essa fu egli
eccitato da Entico $lejano, da Giuseppe.
Scaligt!l'O ,dalCltitreo , .dal Casilio 1 e da
m~lti altri nominati da·lui nella prefazione,
uomini tutti ~r erudizione, e per dottrina.
distintissimi, i quali e_Dlanifestissima cosa,
che a tale opera non lo avtebhero s\ viva-
mente sollecitato,se non fóssero stati· per.:.
suui, ch' egli possedesse capacilAdi tanto
lavoro.E si era egli infatti acquistato nome
distinto presso i lett.erati della' etasua 8in-
golarmente per la traduZione di Memnone,
e di Agatarckide. Non voglio pero lasciare
di avvertirti, che altre tradüzioni. s' banno .
di Djodoro manoscritte, .fra le quali nom"
nero per tutte una di Francel()(J' Filelfo,
che vedesi, presentemente nella R. Biblia-
teéa di Torino. .
Per tutto il secolo dicias~ttesimo, e per
quasi intera la meta del diciottesimo corsa
giustamente apprezzata la traduzione del

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....
~ XX~

'Rof1ontrRio: Se llOD che hen s' avvidero gl'in-


telligenti come potev.· essa far desiderare
Íluova cura; cioe pino gastiga~ e plu vieina
alla perfezione codestR Bibliotectl #ori~
di Diofloro ; perciocehe in .fine il Roda:-
mimo avea lavonta la sua versione sul solo
testo pubblicato da Enrico SteftMIO; De
o questo contentaya abbastan°za i dotti, come
nemm.eno li COD~ntarono di poi le emende
dal Rodol.arJO introdotte.
Aquesta imprda pertantosi accWse Pie-
tro r esselingi¡o , professore di noria, d,i
eloquenm, e di lingua ~reca nella uruvet-
sita di Utrecht, il quale da 'ogni parte con-
sultati i codi~i greci, e i píO. . riIiomati
uomini, che allora DQrissero, menti nella
greca filologia , e nella cogniziane degli
antichi scrittori, primieramente si mise a
confrontare i testi, poi ad esaminare le
o •

varie esposizioni ed inwrpretazioni gi~ date;


e puhhlioo lJiodoro greco. latino , quale
o

presenteJDenre abbiamo. Ma del, proposto


suo in questa edizione meglio e,. che. la
ragione io esponga colle ,stesse parole sue.
o

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txXII
Die' egli adunqñe come ha ritenutO in
e~ tutto cío, che di. lJiodoro ayeano
pubblicato Enrico . St((/'ano, e Lorenzo
Bodomtmo : poi vi ha aggiUDto gli estratti
messi in luce dall' Ursino e dal Y meno,
e quanti frfzmmenti inoltre colle diligenze
sue proprie potA· mai. rinvenire. Circa i
quali frammenti, se maialCUDO peBSaSSe,
che l' lino, o· l' altro' poteS&e attrihuirsi a
scrittore diverso da Diodoro, vuole ·egli,
che la sua premura si seusi, poiche iJi. cio
preferi -i1 pericolo d' ingaIU;larsi aquello
d' essere riputato negligente. In quanto poi
al' testo greco .confessa ~'aver· fatti molti
camhiamenti; ma non per a,vventura taIiti,
quanti. forse occorreya. Il che e avvenu~
perche volle' seguire l' autoritA de' codici,
e dannare quanto essi escludono: assai di
rado, e. $olamente ove la corruzione sia
pero se manifesta, abbandonandosi aIle con-
getture. . La quale delicatézza del Yesse--
lingio non. diro io certamente, che nOD
sia degna .di dotto e prudente uomo,
qua).' .egli era ~ ma. non ~imulero De~

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XXXIII
!Ile~(), che io ~on safti per eombatt.ere
l' 0pÜlione di chi pensase starsi in voppi
s~tti limiti i1 riservato proeedere di lui,
o ·di· chiuitque altro sentisse come fui, ove
tanta' rellgione oifendesse' la gravita <lello
serittore. E' COQ1e mai potrebhesi voler
'Seguire i codici "in .caso, che porta&sero un
senso. ,o cOD_ddittorio od evidentemente
alieno. da 'quanto in proposto simile egli
ahbia detta? L' autoritll dei codici, non
y' ~ duhbio, ha gran forza;. ma forza mag'"
~iore aver dee la ragione,. suprema direttrice
nostra in ogni coia: molto piu che dipen..
dendo tutto i1 merito' dei codici che' ah..
biamo, da quelli piu antichi ,. che servirono
.di ~plare nelle copie degli ultimi, ah-
biamo infiDe giusto titolo di dubitare, se
l' igncmp¡za, o r inanertenza, o.la vanitlc
de' copiSli, o aleUDa inevitahiL! circostanza
abbia ..tatto nascere l' al~razione, che al
huOJ' 8eDSQ nostro si fa manifesta~
mtanto per continuare il discorso, che
inioma ~ sua edizione fa il Yesselingio,
aggiungero, come ritenendo la traduzione,
e
• J

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XxxIV
del Rodonumo, quantunque egli conCessi:
che non dappertutto gli ~ piaccia, in' essa
non ha cambiato ~'non alcuna di quelle
partí, le qualt uopo era che. corrispondes.
sero ai cambiamenti da esso. luí ,in'trodotti
nel. testo. Tutta, l' .opera poi 'ha corredata
dell~ .'note d~ 'Enrico Stefano', del Rodo-.
mano stessó., di Giusep~ SciiLigero, d' I~
~co, Yossio, del SalTTUlSio" del Palnie- ,
Tio, dell' Ursiño, del Yalesio, e diquaitti' ",
altri' in filologia ed ,archeologia, greca ¡)er .
alcun m,odo v3:lenti hanno preso a CoDS~- '
derare gli scritti di Diodoro, 'o quelli. ,dir ~
1

altri autori, che per le cose, o le' forme, .


poSSODO . a Diodoro paragonarsi;. ve ne', e,
ha aggiunte di sue:proprie in assai numero .
. Queste, diligenze stavano' bene nelIa, edi-'
zione, 'greco-latina fatta dal: Yesselingio;' e
certamente 'banDo procacciata a lui' _molta ~
, benemerenza~ Sebhene edegli, e tutti quelli ';.,
che prima di luí presero 'a dic11iarare. il
testo di Diodoro', non sieno '.affatto, esenti .
dal peccaÍo, che. altri 'pur" dottissimi uo!nin:¡,'
spesso commisero prestando súnile' opera ad

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·XXX\!

~td .~tori o Jatini ;. o. greci; ed e" che


OVe .s' incontra, qualche . passo vemmente.
~truso,. tiran in,nanzi con.~ disÍilvol-
t(lfa, cOJlle. se . ~ piahissimo' cio, che
dilJloStrasi astruso inlmensamente; .ed usano'
pratipare ~osi i.n questi casi,· quando sono'
p~fusi in. parole ove DOll ne, sarebhe hi-
sogno. Del qual fatto potrei recarti copiose,
prove,.se.cio.ne lIleritasse la.pena;. ma pre- .
krisco di: ricordare piuttosto la ri801uzione
generosa: del .cav. Mustoridi, il quale ÍÍ1-
terpretando iD: questo· medesimo tempo Ero-;
40to." Don ha. 'patito d' eSSére su q\lCBtO
punto ..confuso cogli' altri~ .
Intallto; PíerinQ mio, tu devi capire, che.
di. tuue .le :dili.genze accennate io non .ho.
~~. quimenlion~, se Don perche avendo,
io $epUto Delia mia interpretazione' it,aliana
il testo· datoci, dar Yesselingio, vengo ad
'aye.1a, fondata '. in . generala sul coDiplesso
di :..taDti su01 studj; e, siccome appunto.
eS$U". deve, essa ne esprime i giusti risultati.
Pero:·la masshna parte delle investiga~ioni,
che,l'ewlQnQ 'prezioso il lavoro di codesti.

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xtm
valentu~mini " e n~l rimanente estraJ\ea al
mio istitutó, riguardandQ' esse: pero lo piu
consideraziOlli grammaticali, o duhhj. di pro-
prieta. di.dizione, 8' cose simi~i. In qualito
poi' alle note,. che io ho o conservate, od
aggiunte , che -sono' le' piu, diro quello,
che occorre,' v.eleo· il·· 6ne di <plesto ra-
síonamento. Qui' faro qualche cenno del
concetto, in cui l' Opera di JJiodoro e
stata tenuta.·
Considerando .in· quaDta l'ipl1üzio~ sieno
gli antichi '. Sto~ici greci,. tu medesimo ti
me.:aviglierai .dell' encomio da Plinio fatto
a Diodoro, dicendo egli' ~hiaramente 81sere
DiOdoro ü 'primo' tra Greci, che. a"bia
finito. di contarfrottole; pet:ciocch~ n~n sono
da tale' rimproveró andati esenti i princi~li
.tra essi, preso·avendone, 8éconcm che pare "
l' infaustó esempio da E"oooto-,. che pure
si chiama il padre deUa .StOria! Il qrtál.
fatto di DioJaro, :tanto· sOlennelilente . te-
sti6:cato. da SI .grand '·uomo, coro' ~ra Pli'nio,
piit al huon discemimeIito di luí credó
io doversi attribuire, che al.secoló in; cui'

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XXXVII
:vÍSse, quantúnque pur fosse . quésto assai
veggente, esseooo' i1 Secolo di. Cicerorie ,
di SallustE(!, e di .Cesare~ E l' opi~ioll.
mia: e fondata su questo, che Dionigi di
AlicarntuSO, il.quale·al secolo medesÍIno
.appartiene;' .con assai diversi principj serisse
certamente .le 4nticAitu. romane; e noD.
meno degli altri snoicompatri6ti, se pur n'ec.
cé~ il severo PoIÜJio, e alcun altro, favo-
leggio .b~sameDte con vanita greca. E, per
questa qualita., mirabile, ,la .quale . gli da
singolare carattere, forse piu. che perqua-
lnnque 'altra', Giustino Tilartire nel suo
Protreptico chiama Diodoro storico Robi-
lissimo, e n~ coIDIilenda .la di1igenza~ Ne
minor lode gli danno Eusebio nella sua
PreplN'aiione ew.mgelica, ed Evagrio nella
Sua Storia ecclesiastieo; .dicendolo il primo
notissimo presso i pin dotti in greca eru-
dizione'; ed il secondo riportandosi all'au-
toribi sua non ineno' che a qu.ella di Dion6
C~sio",·Ma piu cose di lui ha lasciate
séritte' FO(do, giudice assai competente del
,ineritO de'greci
I
serittori,

siccome ognuno

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XXXVIII
''-sa. 'Fo#o adunque' dice,. che ~ove Díodoro
tralta dalle cose della ' ' stessa eta, e ,assai
piu copi~ di Cefali01U!, e, dell', illustre
. 'Esichio; :che non affettatá, '~a per&picua
'e la: dicítilra' sua,. quale SQmmamen~' 'con-
viene ad' ístoricilnarrazione ; . che' nel. suo
stile non atticizza egli sovercliiamente ';'. ~
cerca. locuziorii antiquate,', siccome . ptue
·non. si, abbassa CoD umile tuono, ma serba
nel parlarsuo', ima vía' di mezzo; .evitando
. Í' modi ·figurati, e' taIi '. altri . IOntaW.· dalla
debita sobrÍeta. .
. E di' queste !>elle testi6cazioni dagli an-
bebi' fatte in favore' di lJíodoro teIinero
conto gli eruditi: uomini del., cinquecento~.
tra i ·'quali'. per . brevitl citero per tutti
Gío.van"i Yossio, percj.ocche~ non', dubitb
difendeme' la" fede' contro .le aecuse'. del
i Yives, e lo stile contra quelle del Bodino~

E qui avverii, che SOllO questi i due 'solí


rra tanta moltitudiné' dí valentissimi cíitici '
fiol'iti dopo DiOdoro; i quali 8bbiaxio' ~on'"
traddetto alla, opinione. \ generale', . ·sl. aper-
tamente 'a·lui' favorevole~ .Lameniossi"'Lo-.
, . '

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XXXIX
,
i(wico r;"~3 che De' pt:imi suoi libri
,Diodl!ro avesse 'riferite le antiche mitolo-
.gie. Ma dice qui il r 0$3;0, oltre che il
voc~lo, con cui le nota, di per se viene
ad assolverlo' da 'ogni taccía; giusta cOsa '
e conside,rare,' non essere altrimente' rágio-'
Devole ,; ',che si ten gano , per pure favole i
r~ccori.ti ch"egli, fa delle cose de" tenipi
'.. eroici: impercioeche in esse ascoooesi un
vero , ,quantúnque misto' ad' alcune favole.
Del che i1: r os3io allega' in prova qumto
,noi abbiuno, ne' frammenti del Palefato,
, e pin copiosamente cio, che del' diluvio e
deHa torre di' Babilonia, ci lasciarono Be-
7030' , Ecateo, Ales3andro Polistore,. Je-
J'onimo t!Bmo, ~letUn. ~ ed Ahideno. N~
dee, continua a dire, 'il r os3io, 'fare al-
CUDa difficoltA l' osservuione ,che codesti
scrlttóri in molta cose differisCono .da, lni;
Dia piuttosto· dee.· fare' gran'. caso, che' in
altre: molte non' inconsiderat.aD.eote, con
eSsi egli si ~ accordi. E ce~menté traendo
tutti codesti racconti l' origine' loro dalla
storia~. mt attrav~rso di una lunghissima

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XL
·serie di secoli, in mezzo a tan~ diversita
e vanita d' ingegni. Don deve e&Sere mera-
viglia, se nelle ·cose ~tiche trovasi qual.,
che discordailza, come, per eseQlpio, sa~
rebbe Della· favola di Fin«J accééato da-
gli Dei', e tormentato dalle Arpi~, le quali
.nioonsi· cacciate ed' uccise da Zeti, e Oa-
loi, alati figliuoli di Borea.- ImperciQCche
assai diversamente da quello; che faeessero
.Apollonio, ed altri poeti, Diodoro. rac-
conta questo . fatto nel libro IV; e dellá
diveisiü, .del raccontD BUO rende pur ra-
gione .: che nelle· antiche favole la 'storia
ne e semplice, come dovrebbe . essere per
prop¡'io istituto, ne e a. se medesima. con..·
sentaÍlea. Le quali cose·, prosiegue a dile
rosao,·
il abbastanza dimostrano noa avere
potut~ .con miglior fede ~omportarsi ~
doro Circa fatti· remotissimi da ogni me-
moria di tutti gli storici; DOn negando
~li , che la storia degli anticht tempi e
. mista a favole, e che i vecchi h8mJO di-
versamente gli uni. dagli. altri tramandat.e
le cose avvenute". Percio, cODclude il· ros-.

Digitized byGoogle,
l.

nI
lio, si e con~iltato' di riferire quelle;, che .
riputo piu consone' all~ venta '; ne con
tutto 'questQ volle aneora che s¡. renessero
per universalmente vere, má soltarito ~
essere meglio CODOscere in quamnqqe modo
le 'antichissjmetradizioni, che 'ignorarle
oDninameÍlte~
In quanto poi alla critica, che della
stile di, Diodoro si pennise il Bodino,
altro il r ossio non fa'l che opporre il g~
riferito 'giudizio di Forio, il quale ; dice
. egli, che' de~i "attendere ·•. preferenza
di 'quello del, Bodino, il coofesSera taéil~
lJIente chiunque ,o ~ssa giudi~arDe da sé
stesso, o per lo meno', sappia,.di che squi~
si~ discemnento fosse Fono. Enrico StIH' •
,r
fano avea precedllllO n oslio in, questa·
apologia di niodoro. .,
Potrehbesi (ate un lungo' co~nto a
queste' considerazioni del Yossio;' ma in
sos~a' non direhhesi pi\¡ ,di. quello, che
cOdesto criti~o emditisSimo e sottilissiJttÓ,
abbia esposto. Nc\per quanto concerne la
censura del }JQd¡1JI) iutorno .alJO -stile' di

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XLII
Diodoro ,a).tro .aggiungero . io,. se the
Doq
essa in qualche maniera ricorda.le. pedan-
tesehe dicerie, che. ne' presenti tempi cQn
omai intollerahile intemperanza, e con assai
poco . giudizi<:> odonsiripetere dapiccoli
saputelli", non percÍo degní .d"essere asso-
mígliati al Badino, che fu. valentissimo
uomo, i quali nulla fecero in letteratura
, fin qui se' non susurrare come, i calahroni
intomo~ all~ arJÚe delle api 'Operase, vitu-
perando arrogantemente nomi, 'che ,saranno
immortali n~ fáStí della D9stra letteratura
del "secolo . dicio~sinlo , '. od, insensata-
mente alzando' alle 'stelle quelli di" cer-
t' uni, le cui. ~re,' se .IiOn .cadranno in
• rrfetta. diinenti~za, cío: non sara al,cérto
.perch~,esse facciano ~poca per grande, sp~ta
che ahbiano' data ~gr ingegni, oper. divul-
gazione. di utili.veritA. .
. Ben .di ro rispetto, a quanto valle .apporre
a· Diodoro iI Yives, che' se basse_ 'fU:t:0DO
le .sue eccezioni, e'procedeDti da intelletto
assai povero,' esse ¡ potrebhero ~ondimeDo
eccitare, i.u qu4llchedJ1~: un .desiderio.· 00-

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,SLJU
bilissÍ1J).o;, 'atto ad, ,onorare Diodoro, anche
nel ' tetÍlpo'; in cui' chi singolarmente con-
sidera i primi' suoi 'dnque' libri puo sen-
tire rátttiStamento. E questo desiderio Ia-
rebhe' 'd' aver veduto" che : ¡ntomo alle
r

antiéh.e meinorie, dé', popoli" 'e alle, loro'


istitnzioni, non si, foss' egli '¡'istretto sem-
plicemenf.e a riferire, quanto avea dagli an-
tecedenti scrittori' ,raccolto; ~ che coi
inateriali' che aveva, ,e con' quelli di, pin
che il te~po in cui, visse, e le, peregrina-
zioni intraprese somministravangli,' eccitato
da Un sentUnentO,' che sorge' al primo porsi
nella: sua situazione, spinto' ,~vesse le in-
vestigazionÍ' sue piu addentro 'nella massa
delle 'cose degli antichissimi tempi,; onde
chianÍando ad esa1lle ,lingue, calendarj, e
monumenti, 'ed ognf genere di usi ,SI ,ci-
'viii, 'che religiosi, e paragonandoll per
ogni verso, vedere, se per avven~ra que-
gIi stessi primi popoli, de' quali,' gli¡ era
permesso parlare, non' dovesserq 'conside-
rarsi·: ne 1 loro principj come' reliqme: di' un
, popolo ·'ante.riore ~ ~ stato ~oreDte, iD, col-

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XLI'"
tura d' arti e· di scienza, e nella.generalita
sua per qual~he . gran catadismo perdutósi;
oppure, se cei'ti no~, che comunemente
&ODO pM&Í per.. ind~cativi d' individui, no4
lo 'si6JK) .piuttosto di' lunghi periodi di
'tempi ,. o:dí cert.e dinastie. Imperciocche' da
una parte .egli Don manca di accennar' ro-
se:, che· facilr~u~nm conducó.no alla prima
idea; e d~' altra cede troppo speSso alI'as.
surdo supposto, che ,particolari 'individui
abbiano p9tuto riuscir~ in 'invenzioni éd
iinprese, che non poSSQno combin,arsi .con
nissun demento ~e di ragione, , ne, di e-
sperienza um,ana. Na con cio voglio io gia
dire, che esi@essi da lui un' opera siste-
matica piuttosto ,che storica. Bensl credo,
che sen.tir doyesse la cOnvenifmza, primie-
rlimente· di . ,nO.ll l~ciat: vacui nella vera
storia de' popoli; di notarei fatti che la
natura ~seDta'9'a, iUustrandoli rolle tra-
dizioni. dle pOtevano durare iD 'alcUn m~
do alsuo, tempo·,. e ·collegarli con qu~lli
delle nuioni; o se' non altro aVvei'tire
della inlAtuitA delle ulteriori sue ricerches

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u.y
ed in Secon,do luogo poi ~mondare le su•
. na11"azion:i dalle. troppo .evidénti assurdita ~
che nel.inetodo da '.'. mmilo DeCes63ria.
mente 'colpiscono chiunque legga.
No:p. ha. egli dlÚlque rattl) ne' priwi ·suoi
cinque libri; che prenderé isolatámente e
materialmellte le ~ose che Í1'ovava· 'detté
di un. p~ticoIar pOpolo, o pel'SOtlaggio, e
rifefir.le, :Qulla
I
repugnandogli i1 dire~ sugli
stessi . soggetti od. equivalenti , 'cose con1'
trarie , o diverse; con che, se. ben si con~
H

siden, 'po~. miutc;a ,


ehe non sia vennto
a toglier.e f~e a·
tutte; oontentandosi ap"
pena· di lar: ISeJltire alcuD.e valte il dubbio.
Ch~ se .gli uomini di .mediocre levatura
dir~n(), oh'.egli cosloperando si e reli..
giosamenm attenuto .n' offioio di· s1xltico.,
o péi'. meglip dire di oompendiatof6, rife.
rendo, com' egli stesso·i1 diehiara, quaato
aveva appreso credersi e. nart,arsi .di tal
popoló , ··e di tale eme; paré a me, : ehe
posSa dársi loro una con~udente 'nsposta
in contrario. Ed essa e, che Un' nomo di
fina penetrazione, e ai pensar. grave; piu

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:0.'"
conformeménte· al, proprio iDgegno 'avrebhe.
operato facend6Si padrone della materia,'
e d~ponendola. a modo, .che restasse :av-
vi-vata dal' vigore di un ~ ardito e sano .in~
telletto, il cuiprima diritto Si edi signo-
reggiare il, suo argomento·" e il primo de-
bilO quello di coordinarlo per modo', che
tutt.e le parti pienameut.e' si comspondUlo;
e di tuUo Ci~, che preSenta,' indicare ;pro-
porzionate cagioni, .0 no,tare almeno OBde
nasca' l' impotenza di cio rareo
E se veggiamo'¡ moderni ingegni ,essersi
spinti a' ques~ meta', DlllIa ostante 1', aeJ.-
densamento di tenebre a daDni loro cen··
tuplicate pe' tanti svariamenti, a cuí iI'
peso de' se~li s~orsi, da Diodoro sino. a
:Boí ha funestamente piegati gli aniIai; per-
che' non ci lamenteremo no¡', che, ·tanto
DOn siasi di proposíto fatto da aleUDO de- .
¡li áDtichi, eh' ebbero sopra i modemi
tanti vantaggi? lo non sO 'cosa possa peb-
same altri; ma confesso, che appeaa, data
una occhiata a .questi dnque. primi Imri; .
• 'e wnuto ardentissimo desiderio di .'Ve-:

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"

XLVII
de~e in Dioooro questO impegno; ,ed' lío
pTovato' contristam«mto assai : vivo osser-
\Tando, che, non ahhia egli pensató a' qUe-
5t' offiCio ; 'si degno di lui, ,e' 'dalla Wltura
delle cose addimindato; dappoiche d' iDdole
,n 'tutto diverSa sono pe~ la piu parte gU
avvenÍDÍenti In 'questi ,primi' cinque lihri
ri(eriti; da ',quella de' fatti in génerale pre~
Ji ad esporre nell',undicesimo, e Seguenti:
essendo questi ultimi tutti cQnCormi mani-
festamente all' ordine delle cose umane'; e
dal medesÍDlo troppo alieni i primi, staDdo
alla .furma, sotto 'la quale ci vengono pre-
sentati.· E il contris~eIito' mio taJ;lto piu
e forte, qUanto che difficilmente pOsSiamo
supplirvi noi, a cui, le vicende di quasi
dU,e mila anni" tolsero i inigliori &ussidj,
de' quali egli poteva' fomirsi a dovizia. '
Diod,oro adunque, lion ,diversameJiieda
tutti, g~ scrittori della ,piu celebrata' an~
chita, che noi ·conosCiaino." ha' limitáta
la diligenza" sua :alle Jiotizie positive' e ina-
teriali ~ qualwique, modo raccolte, tuda
18 sua .critica' iIDpiegando nel prescegliere

Digitized by Go0,2Ie
nVlII
piuttosto secondo l' autoritlt di uno'" ,che
di un altto; m~ non si e alzato. di un ,filo
da! livello comune. Ed e epte:Sta, Pierino
mio, una osservaziQne, che merita d'esserti
ben fitla in mente' per giudicare con sa-
viezm e di' lui,. e di tutti sli scritton -
greci e latini: s6mmi, se dei miglioi'i par-
liamo, nella trattazione' di ,quegli ',argo-
menti, che non domaMano grande .árdi-
paento· d' investigazione; ma· alieni dallo
studio di quel genere. di' combinazioDe,
col cui. SOCQ)I'SO dai fatti DQtÍ ci tdziamo
' ,

alla cognizione di abri ignob dianzi, od


inossetvatl; ed inteDdiamo ,'le re~oJii,
che fra gli uní e gU altri SUS$istoDO; e con
eio giungiamó ai principj, che la storía
non avea notati; e Ii Teggiamo si 'certi, e
sicuri' secondo le umane probabilitil, come
se li avesse al pari deIle altre oose notate. '
Pli",:o solo' ha qualcL.e' vólta tra gli anti.-'
chi tentato qoesto slancio; 'ma esso era
riserbato a' moderni tempi. Che se noo ci
riusciri di rompue la foka caligine che
agli occhi, nostri nascoooei fatti deD' an-

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· xLIi
, tichissima' eu., ciO ' non Sara eertamenfu
W :

per difetto d' industna e di sfoni. :.


Del rimailente, - come 'le . cose fin qui
dette provano la ·poverfA· d' intelletto del
rifles., che' volle. meuer lingua 'nell'. Opera
.di D~r8 'per la p8~te delle coSe da, bú
tratta~, sénia sapere a~nve' lIn' 'punU)
di eccezione,. che 'fosse alcuR poco I-agio-
nato; cosi pare: a ,Die, che" ~aD~he iI' B~
dino potesse pei ~ ~ della ·'esecuzione
notare . meno . inesát~te .alcun clifetÍo
in questo· g~nere. 'Di ~e volendo' pUl'
fare qualebe' ·eeIlDo, ·diro non' sembrármi
abbastanza felice l' ordine' iD' aleune' .parl'i
dell' Opera' sua ·tenuto da lui; e che mi
ha non pOco colpito' ~ il 'Considerare" pei'
esempio, le tante: disparate coSe ~. ch' egli
accumola. riel ,libro. v.; nel qua1e, mei:itre
lo intitola .insulDre " cioe trattante .delle I-
sole, non' soIámente tace affatto di tali',
che dtwevano essere .nien~yate per le;' prio:. ,
me-,come e' trá le
altre -di Cipro; e cio
.in temp<> , (che di molte· asSai piccole ~ e
di miIiOre importanza, egli parla diffusa-:
DJODOl\O , . tomo L d

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¡. .,

mente; ma si terma· a tarlare, di traStiSsimi


paesi co~iinentali, che per certo mental'
poteváno. tratta1oÍone a parte. La quale 'ec-
ce~ioDe .fo non dissÍDu,.I~, che vorrei at-
trihuire piuttosto che a spensieratezu sua ~
a .qual~h8 ,guasto succeduto 'ne'suoi codid,
,siacche .appena ho· l' animo di. SQipettare ,
.€he· in .questa parte abhia .egli potUto ah-
.bandonare i .piu. ()vvj pl'ÍneiPi del buon
.ordine; ne parrebbe~ forse d'andar troppe
obre, se soapettassi, che i1 8UO libro v.
'quale" oggi sta; fosse il romp.esso .di dne,
pero ~lmente· ~utilati.· Ma. Poi consi~e- I

ro, che qualche abro giustissim,o appiglio


in fatt.o ·di buon ·ordine poco rispetta~.
'puO .egli dare' acm sulle. altrondé .belle
opere . de' valentuomiDi va. cercando la
pérfezione. Voglio io, 006\ parlando, allu.-
.dere al metodo. teDutoclaDiadoro' dal.
lihro UTldecimtJ in tWanti, ehe piuttosto ad
lin annalista appartiene,' che ad uno 8t~
rico;. mentre' egli medesimo, 8mltendosi'
degnopiu .di qu~sto . secondo carattere,
che del primo, spessissime volte . da quel

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LI:
,.ililo ~de ~ _IDasenza tenersi rettamen.
ella eonvénienza del secolldQ: E tu facilmenté
eomprenderai- l' eecezione, aeUa quue fa'"
@iODO, avverteDdo, che non di rado egli
e oostl"etto -a .murre sotto 110 anno -, in
~ tale impresa incmilincio, qwmto all'in..
tero compimentó della medeiima appartie-
De;_ e talara declina' ad inutili ripetW.oni,
e piu spesso manCa di belle tnlnslzioni t_
cose tulte, che rnettono, desiderio di me-
«1io. Per lo che" coocludo, che senü per
anenlura 'il JJoJ.üw alcune coae mancaN
a Diatloro idltto di retto ordina 'nella
composizione ed espoeizione dell'Opera)
ma tl'OppiJ de~1ment.e ~ espresse volendo
eiichiarare il
. -.
senso' ano... '
Intanto non SClpendO io l'indole del g~-
.mIe too ingegno, e poteildo' tu forse
facilmente lasciarti neUe cose di bella jm.
maginuione stdurre pin che il giusto giu-
dizio' permetta, Y08llo fmi &nertito d~ UD
llellisaimo .,r1O ~ che ha Dioooro come
SCl'ittlmt, 'e che potrebbe non CODOscersi
_ tosto ne da. te 1. DC ,da. .ltri deUa eta, el

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LJI
poca ~sperienza roa. Diodoro ad~nque' lisa,
non '4-are, volte' ahhaÍlaónar~i "'al 'fervóre
di sua fantasia, e' iti ' ceTté' d.esciizioni e-
,sagerare: e' pTolun~e 'il ¡'a~corito; sia, ai ,
fatti, siá di citcostal)ze acéessorie, 'e ,ren-
dere voluminoso, dilo éosl, e 'pompOsa-
mente vago,: il .discorso . pi\rché. CQmporti
la SeveritA della, stória..- -'Con' che' egli . at-'
tacca l'immaginazióiie dichi 'leg8~., .e~ne
seduCe l'~oreéchio' mérce l' elegante "ed ar..
,monioso'· giro- di "helle' frasb Questb, -süo '
modo á.mpia~ente si sCórge'nella' lettUra
del testo'; ma (tu' De' "inconirerai qüa' é la
tratti sensihili anche ,nellá ~traduzionemia;
ne vorrei, c~e fossero' quelli, i qualia-
vessero a. piacerti di pin: che' :non ,avresti.
in essi. il miglior 'modell.o, del: reUa-' scri~ ,
vere in quésto' genere~ An.zi in, ·dei sapere
come qu~sia soprahhondania ~ un' viZio~ .
perche esce: di' qtiella ghista .pro~rZ,~one
che vuólsi tenere 'nello' esporre, una .serie.
di '. varj .fam, -é particólar,i,tA;: a' ciaschedúna
delle qu~li -cose uopo' e dare. l"estensione',
il colore',: ed' ogn¡' acc.ompagnamel'lto 'in

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LIJI
propor!iODe ' delle dimensióni·· del' qua:-
d~ , , entro' cui, sono "collOcate; ne pin,
ne' -meno. Ed, e, questa appunto, la ra..
gioné dell' eminente meritO' degli scrittori
classici; , ciascheduno d' essi tenendo que-
sta ,norma ~onvenieDtemente, al 'genere di
c~pos-izione, in che si occuparono. ' Per-
cio parlando di 's~rici, greci sopra tUtti
e celebrato, Tuciditk, il quale costan..
temente vedrai procedert: con nobilissi-'
ma -severítll, non perisando d' averti a
dar' diletto·" che, col oon ' gastigato anda-
mento tuo: in dir, quanto Occorre: perche
tu sapp~a', ciO che narra; e dagli elementi
d~a narrazioÍle sua', traendo',gli omaménti
della sua eloCuzione. Cosi il ' diresti poco
meno che arido. Vien poseia Seno.lonte,'
che .i,o chiamerei volentÍeri' scrittor ge~tile;
e :piep.o d~lla·. soave loquela', propria di
scelti~sima civiltlt.; perciocche 'senza aggiun..
gere, quanto ,per, avventura puo star: fuori
, de' suoi~'raccQÍlti;, e nondimeno averli, per-
ietti, all',udirlo un~ certa' grazia ' diJpostra,
cne" mirabilmente áttrae l' attenzione; e

, Digitized by Google
"IV , '

prova di meritarla, ,perciocche - ne troppo


esige da te, (.-ome potresti sospet1:are, ehe
faccia talora Tlicidids, ne ti ~ quasi mai
prodigo di venma superfluit8; n' che e
il carattere della ~era eleganza.
• 1\& i Greci eraDO' faui COsl, che meno
applaudivano alla sobrieta, che alIa copia'
degli scrittori,. percl1e prima che al giudi-
zio' sev.ero deUa mente, ai dipmti fantasmi
della imDlilSinazÍ;One solev~no essi far ODore.
E, percio osserverai, che piu a PlaJone han-
DO e~i applaudito, che ad Aristotile: il
~he qui aggiUBgO per metterti ai wgo
nell'intelldere que$tO loro earattere, poten-
do da cro agevolmente prender regola. per
venirne applicando il principio -anche ne~­
~'argomento, di che ti ragiono. Che come
io eredo avere e68,i, prelldendone la tota-
litA, pin vo1entieri leuo, Seno/entf!, che
T_ülide, diedero poi ~mpre il primo
posta ad -EÑHlxJtv., -non tanto perche, fu
primo ad. aprire presso lo.-o la porta delia-
storia, quanto perche pin di' ogni altro
solletico la loro fantasía si per.la novita e

Digitized by Google
t.v
yaneta delle eose, S1 perquel soprahhou..
dalite meraviglioso, . di che empl. i suoi
lUcconti: a modo che banno essi cosqn""
tementedimostrato" come' ne degli sfor..
zati passaggi, di cui ~IO da esempj
sI frequenti, :ne deBe tute 'grossolane e
stravagami &Vwe, delle quali ha ,sparsi i
suoi libii, nt\ ~l poco criterio JDeSSO da
luí neila Sée~ dene COSé, e nel giudizio
de' fatti; vollero assolutam"e~te tener COOIO:
ma.bens\ di .quantD .allettava la· loto eu:"
~tR•.
Tuue quede cose perO dicendoti a pro-
pasito di lJiodOTO non· intend~ io gi&
. di Carne paragone con. Ve.ruDO; ma. sola..
mente di chiarirti l' avvertimentc\, ehe ti
110 dato· innanzi. Che. del resto ha Diotloro.
e 8ra~., e dipita meravisliosa., e mae-'
9loso tuMo, e favellar nobilissíino; e bello
. ho lin da. prineipio chiarnato il difetto, in
eui ti 110 a(:Cenato essere eglialeu.ne voltAl
adulO: perci8C~he infin de' conti DOn, e,
ehe ,una: carta" 'Wiro. C08i,. ·prolungazione
odi
"'=..... Da ·1"':' ehe &y
.1;..' l.._! .1·1 . ~--\;Rl:D":'
SQDO .IiIII~.; •

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LVI
che sosb.nzialmente derivano dalla ví\"acítlt
proprii della} fantasíá; de~ Greci, '.le dall' a-
, _more' de'.gratí armouiosissitni suoni '; di che
-le orecchié loro sop~a_ ogn1 cosa :~iletta­
~~nSL LisUz" ed lsocrate 'ne diedero so-
vente Ílotahili esempj; . e perche la giusta
posterim; ~ ~ ha messi st)tto: Demostene, 'ha
bénpotúto ,io desiderare . che' scríttare si
valétite .in' istor~a, com' t) Diódoro~' da o-
gni esageraZione fosse -stato: alieno. :
. ' Ora, che: intomo ,a Diodoro' Siculo" e
aH' Opera sua ti ho' accennata la maggior
parte delIé cose, che lio credu~ per te
necessane a. sapersi prima., che ne impren-
dessi la: lettura; ti parlero infiné del la~
voro mi~.., .' . -
Nella COllana degli anticki Storíci gre-
ej' volgariaati, la, quale, fu puhQIicata dal
. Giolito, indi ristampata da! ~ni, e'
. poi. dal De~deri, aVvi una versione, della
Biblioteca Sto~ica, di Diodoro; ma; .sa e
riputata ben ,lonUlna dal pot.er dirsi degna
de' presenti" ~D}pi. ~'J.aSci~ndó. da: .. ~parte
QSl!i- al~a cODsiderwofle, bas~ra avvérlire;
, ,

..

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UII

eh' essa fu fatta menJ;~ il testo greco era an-


, "ora in 1 m6ltis&imi p88Si bisognoso di emen-
d~.ione. Quindi l' in~rpretazione 'mía avra
questo, primo pregio, che . rappresenterlt.
Diodoro in" quel migliore stato, 'in cui
.1' ha posto l' accuratissimo Yesselingio.
M~ io, n.on mi' sono obbligato al' Yés-
r

selingio in modc> da' non fare' oltre quanto


egli abbia fatto.' Impe~ciQCche : ho messa
aUeilzione al testo greco quanta' per me
, si pOteva, e consultando pure sui dubbj' ,
che potessero: rimanermi, inteUigenti e di-
serete 'persone; 'ed ho in 'alquanti passi a&
handenata la gUlda per tenere piu oppor-
tuno 'seIíberó: Se non che a' me pure
acC~de di dQver dire: do, che appUJito ha
de~to ,egli medesimo; 'cioe, che. non ha
~tto , sempre' quan~ per avVentura avrei
potuto' fare., n' testo di Diodoro ha fra le
altre. cose' soffe~to dai' copisti l' ingiuria
,d' essere intarsiato con, parole, e frasi, q
per :dir meglio con chiose, e commen~,
che. i copisti piu, antichi a~ean~ posto in
margine. Molte, delle quali .in~tsiature sono

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------------------------------ -------

LVIII
invero state tolte per cura dei dotti u~
mini, che iI ripurgaroJlo: ma non pocha-
ne restano ancora. ~ mentre 1 codiCi ,
~he abbialJlo, perche gli ultimi,. Curono
s'
trascritti da quelli, ne' qualit era .gia -in-
cominciato il mal uso, che' 'accenno, pu¡'e
la con(ormita .di essi ha imposto al Yesse-
lingio medesimo; ed e· per questo,. ch'egli
ricorda e siegue l' autoriti de' codici, ro-
m.e l' abbiam udito dire. .Ma pro~dendosi
al fatto colla giusta 'considerazioue,
, ,
f~il-
mente 5' arriva a conoscei'e ove star possa
l' alterazione; perciocche non 8sSendo Dio-
doro tal 110100, á cui poter Car~ Condata
accusa .d' incoerenza, ogni volta che alcun
passo di lui s' incontri, Del qaale egli sein-
bri incoerente, sia per le cose che espon-
gonsi, sia pe! modo CQl? cuí si pre~Dtano,
con I'agione pub sospettarsi, ~he ivi sia
entrata. mano straniel'a a guastarlo. lo dun-
que ho segu.ita questa regola dappertutto
ove mi e paru.to che .la ragione' il diman-
dasse severaruente: pere} sempre aggiullgen-
do i motivi, ch~ a cio fare mi persuade.

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Llx..
vano, 'e riferendo il- testo, eorrent.e, ,ondeo
ognuno che legga,· giudichi con piena co-
gnizione dena cosa, e minor pericolo ven-
ga á me di mal guiderdone ¡íer l' opera,
"che 1ó zelo del." bene mi ha Dtto avven-.
" "

rurare. Che bai tu a sapere qualmente la


letteraturá há tUtt' ora nel suo seno certa·
razza" d' uomini, Del passato secolo c:omu..
nemenie detti pedanti, e che nOBSO comé
il secolo· presente in.nda cbíamare , i
quali eruditi piu o meno nel _cmismo
deOe grammatiche, e llelle lettere," ed as-
sai scarsi Della I'88ion8 dellemedesime,
&nnosi· preSso la moltitudille· de' mediocri
UD "principato, e con mal C:UOl'e soffrono
cheeche poSsa "eccedere la afera, Delia qaa-
le" sentono 'a loro maIgrado dovem eglino
stare. E se 'éostoro non ti ann~ntano, che
per poco che tu valga di do. ~i sicuro,
certó e aIioeno, che spes50 .ti· unojano
Dlorta1men~;: siccbe giova irritarli meno
che tu plSsa: :oC io ti niego, che ad essi.
in qualche modo ho sacrifitate alcune cor·
l'ezioni, (:he avrei. potuto ·aggi~ere. Sap-

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LX
pi pero, che esse sono di" minoré 'impor-
tanza.
Gli . Antichi aveano uso di .scnvere i
loro libri seguenti, dicendo dal principio
al fine tuUo cib, che credevano occorrere
nell' argomento, senza' darsi il pensiere di
fare mai capovei'so,: ancorche la materia
pure - il chiedesse; e singolarmente poi sen-
za· dividere i loro ·libri in capi ~ . secondo
che. la differenza delle cose che dicevano,
ragionevolmente suggeriva. Era questo cer.,.
tameÍlte "un .mál uso; percíOcche per esso
pub crearsi stJmchezza' in . chi legg~; faci-
lita d' appi:endere non Úlai.. E bisogna dire, '
ehe sin· da principio b scoDvenienza di si
mal uso fosse sentita dai copisti medesi~,
o se non aItro dagli editori, dappoiche fu
. trovata la stampa;: peÍ'ciocche tu vedral
Delia maggier. parte ~ de' cpdici,. e" delle
priJne edizioni, quasi' a rimedio dell' in-
conveniénte dapprima distinti i lilirí. -per
numeri eziandio Ove non eriposo veruDo,
e il testo: si presentá·:in "massa; poi. ia
capoveJ'~i J : molti de' quali sono . a cáyallo

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· LXI

(le' n1Ul\eri, e non sell:\'pre.· al .cerro Den


{ondati ~op'ra una .giusta transizion~. E in-
comoda o.tre modo: l' una. e .1' altra .cosa,
qUlUltunque posSa a te. avvenire; siccome
pl,ll'e «f avvenuto a .me, ' di ~ ud~e :alcuni
smemorati, i quali dicono quella.. essere
. bellissiIll3: ., maniera, qi cOmporre i ' libri,
poicbe cosi' fecelO. gli Antichi,' e riprove-
vole l' al~ra, che i Modemi. banno gene-
ralmente. .adottata , la. quale .consiste in
porte capoverSi' ~ ovunque sembii' avere . il
lettore bisogno di alcUn riposo ¡>er medi-
tare sopra· .il: sOggetto di sua ·lettura·; e in
distingueJle per. capi la 'trattazione QgqL.
volta c1i~ la. vaxietA degli argomenti la· in-
sinui. -lo adunque· facendo della' opinio-
ne di eodesti sD).emorati: i~ caso, eh' eS6a
merita, e· volendo: a·DiOdoro presta,re o-
pera, Qnde, i suoi libri riescaJio·· grati , ad
ogni .. genere 'di persone, e pin utile che sia
possibile riesca la lettum de' ~édesimi ~ ~
bandonando que" numeri, de~ quali . senza
ragione alc.una: e aCC9mpagnato il testo, e
píO. accuratamente adatJ;ando i eapoversi, li

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t.xlI
ho distintiin capi, ed a· ciascheduno d' eSa.
~i ho apposto un breve SOIIlDlari.o, no~ ~
lamente perche chi ·ti prende a svolgere
vegga immantinente di che si. tratti, ma
eziandio perche uniti tutti in fine del v~
lume seNaDO .sufficientemente di lID· in..
dice delle cose pin notabili.
Ha' oltre cio oorredata r interpretazione
mia di Note, delle qua1i giUlto e,. che
renda ragione. Sono. esse dirette o a ·dichia-
rare i fatti, o a rilevare, sia la cOJÚomtitit,
sia la differenza, che nel racconto de' me-
desimi si '08Sel'Vano tra DioJoro cd altrl
scrittort Imperciocche quantunque general.
mente parlando paja doversi ascoltBre' opi
storico per cio eh' e.gli dice, e sena ~
telTOmpimento; a me sembro sempre, .che
spezialmente gliAntichi meritassero a que-:-
sto riguardo una eccczione;. e· che cbi·_
legge le ~pere meglio si confQrt.i nell' e~
dirsi, e Del hen giudicare delle. cose, Oft
egli abbia preeenti i confronti. Cio poi-,
in che ho voluto éssere parco,. si e nel-
l' ag~iungere quanto per avventura possouo

I
I
I

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j
T.XIU
alta opportunitA sopra 'cerÍe cose fÍ«)mmini-
strarci i liliri dei Modemi, perche questi
SQDO alle mani di tutti: altronde riputando
.io l' utili~ dell' attuale . mio officio starsi
convenientemente in ciD ~ .che puo rigua~
dare sohanto scrittori antichi. .
Soventi volr.e. tu 'avrai, PÜlrino mio, oe-
.casione di vedere" che approfiu~dom.i di
quanto o' ,il PesseIiRgio, ,00 altri haJme
detto, io ho' .opinato, diversamente da ess4
,il che &pero" che dagli uOmini savj DOn
mi sara imputato ad, ardimento soverchio;
perciooche DOn per v.anitA di contraddir~,
ma per intimo senso .di persuasione sonO
stato mosso a do. fare, avendo in questa
traduzione preso' a guida, anzi che la !el'-
vile abitudine de' 6lologi, il phi, delle volle
stretti nelle angustie ,di un' arida erud~
zion." ~he,. di nulla aricreSffe le cognizioni
nostre, quena forza',· che la 61oso6a razió-,
nále da ag\' ingegIii usi a ~ragonare i fatti ,
e le opinioni" ed a contemplare, gli uni
e, le altre secondo le generali l'éJazioni che
haimo colla natura delle cose umane, solo

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LXIV
e proprio' og~etto . deglistudj útili..E .tale
app~nto e'}' jridole 'del. nostro sec91o; ~ che;
della erudizione, di ogni genere nón dilet-
tasi gia· come~ di cosa, . la- quale .ablliá "in
ti! sressa i. S110 seopo :6nale, ,confonne ·in
. addietro da molti si· e.fatto; ma la coltiva
e tíen' cara .unic~mente :come istromento di
un. orC;line' piiJ. .elevato ,ed ~ impórtante:, a
cui essa· e,fátta per ,;servire ,'. poco o' nulla
giovando' presa· per se sola.'. Percio, avrai
pe!" fermo' nell' aniino tuo, chechiuiifJtie
abhorra ~a questO . modo' di applicaziorie,
stassi misermente', in . huja,. ed e .aSsái ',in-
dietro dalla, eta, in'cui 'vive~ .Nella'guaJe
messe a huon uso le cognizioni tramandao-
teci, forza :e' che si proceda . oltre; 'oode
di, man.o in: máno avanzaBdo'.nell'acquisto
de' hnni i giungasi dai nipoti nostri a que!
feliciSsimotempo, in' cui, dalla s<?Orill de¡
'tenebricosi ' secoli; ch~ ancora eassai .grOSsa, '
mondi)n :6ne 'gli uoinini; se di tanto :6en
degni, giungano ,a ben conoscere se me..
désimi .e la veritil. ~ ..
AU' incamÍDinamento, di cuí ti parlo. ~

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LxV
conferl$ce egregiamente lo studio della sto-
ria, .r¡pardo . atla qude bene!e; che tu
ritenga come il fiDe per cui dóbbiam.,
essere solleciti di leggerla si ~ quello di
vedere in quali ciioostanze trovárOnsi i di-
versi popoli, quali leggi si diedero, quali
sforzi fecero per salili! a c¡Ualehe fortuna;
e oome in .appresso . comportaroDli, onde
poi venisse loro addosso quelIa ruina, ehe
li tolse· dalla faccia del mondo; e COnft.
derare le loro opiníoni in ogni riguardo,
e la onpae e gli effetti di ea, e il nr
zionaJe sútema deUe loro menti , che ~
l' indizio R'*l"O di ogni ·merifA>, vuoi in
generale de' popoli, vuoi dell' uome} in par-
tico~ •. Le quali osservazioni Don po8SOno
&ni CaD qua1che pouderazione senza seen-
dere col pensiere sopra di noi medesiJni,
sopra la nostra nazione, &Opra i tempi no-
sui :)'!lnde vengano i eorlronti, pe' quali
tiOÜ la ItOna prende quella forza, CM Unto
gIi .Anuchi telebraroDo; quena cioe, di
far sapiente l' u.omo: vale a dire d' iBsi-
nuargli opportuni documenti per ~ dj..;
])¡OOOB.O, tomo l. t!

l Digitized by Google
LXvi
rigare· e gli aff!-ri, e ~ medesimo.. Ne h~
tu .a· pensare, .che· i solio uomini··~hiamati.·
ad .alti ; posti nelIa societa, sieno quelli,' a
cui, puo, gioVlll'e la .lettura. della smria con-
sider~ta siccome .ho detto.' Ggni civil uom(j;
be~. educato nelle lettere,. fa . parte di 'quel
numerQ, che in' tuttii .cólti paesi' costitui-
sce e forma la .pubblica opinione : per con-
segu~nza onde· questa sia ,hen fondata,· e .
.produca b:uoni.· effetti .per : la condiZi()Iie
comune, uopo e; che' tutti quelli, che ~·Ia
.compongano, sienosi ahituati· pe.r tempo'
a bel1 pe~re riguardo ai principj .direttivi
della civil societa; i ~ali" quinto e" vero
~be ..al tmDpo. nostro facilmente 'possano'
attingersi. in pochiS6ime, e spleIiditlisSime
forQlule, che la 610sofia sociale ha per(e:.
r

ziQnate, vero' e. altrettanto, 'che trovano


un sieunssimo, pllllto di, paragoné negli "
avvenimellti deHa·· storia·, ben mOOitata.:: Or,
sappi aduuque, che le cose pin' ilnpoitanti
del.reggimento" de'.popoli, dipend.ono tutt.e
neCC$rWnente ,dalla pubblica .. opinwne ~
alla :qu~$ pub accadete, .
che' per alcUD
.:. t
'
( ... ~ . ..' ...,

Digitized by Google
'LXVII
lempo :da- talano, che '~hia forza; o :cre-
dito, ' si. ~ontraddica;. ma rare.volte';avviene ,
che· cío:" f:icciasi: con' effetto :'-.essendo ,d' al-
"

tronde ' certissimo , ,-che, la \puhblica. opinio...


neo ripiglia., 'hen.~presto. il"suo dominio;
ed. e"poiper 'essa' sola, 'che: le umané cose
vanno innanzi ," e volgonsi al fine,' che
banno. Ne Occorre, che', di questa 'veritA
': io. t'indichi 'esempj" dappoiche [l' eta nostra
medesiin~ p'e 4a dati, e ne; dara ' áncora.
di J~biarissimi. ..; ,', '
, '" A~rei qui. finito didirti .quanto da prin-
; eipio mi proposi, se,' non:.. che" stimo . ne--
,-cessario accennarti un' altra cura, che.:in.que--'
, 'sta. edizione· ho voluto avere;. Essa: e. 'Uata
'?fjuella :di mettere a r pro6tto r edizionéda..
taci .re~entemen1E dei C-antmi Crome; <·di
,:f;ustlbio ' Ce~i,ense , tratti da 'una tradu.
zione armena,' per la, quale " ci vien fatta
conoscere una parte, di quell' opera," di
" ~uí non' avevamo piu, che ,alcUDi squarci..
, ,Ne . ho, dunque distaccato ,cío, ch~ aJla
eronologia ,e alIe antichitiJ egizie 'e ha-
Monesi appartiene, ónde fOl'lllarne una

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IoXTlIl
speeie di C01D.BleDW .. primo, e aeconda
libro di Diodoro. E perche intomo ~,
Indilmi, ed asli Átl~, m' e paruto"
. 'che ehi lege Diotloro possa desiderare
pche dicmarazione dí piu 'r .ho .accu- .
moJare varíe. notizie intomo ~ primi,.
ehe dalla lettura ·di varj ,Scrittori mi sons
I •

restate in memoria; .e intDrno ai secondi


1ro aggi1Hlto parte compeJViiato, e parte.
tradotto il famoso dialogQ di PIatone '1
in cui parla di que' popoli. Le quali cose
a· molti almeno non sára grav:e ayer sot-
t' QCchio~ perche non tutti hanno occasione
di avtere alJe mani i libri, dai quali sano
mUe. In questi, che chiamero supplemen.,
b, ho talora delta la mía particol8l'e opi.
mODe; e Jl' aveva diritto; De se pe!' .av-
ventwa .sono statom qualche puso severo, .
temo .che le persoDe di bUOD criterio ah.
biano ad avermene .malgrado. .
Dall'.undecimo aro in poi Diodaro ~m.
¡ninistm graDde argmnenio di quistioui., e .
di atudj.ai CroJtOlogisti;" e. come .egli espone
la serie de' fatti sóttó' UD determinato or~

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LUX'
lIine .d' anbi, ha data copiosa lDat.eria agli
Eruditi per ricerche di ogni genere. lo
IIOD· ho' vtlluto metter lingua inquesm .
eose, le quali n~ SOllO mollO ·atte ad 'e~
I

sere dilucic:Iate, n~' infioe possóno inJ;eres-


sate che pocbe persone. Ho pero volutO
ptemettere' al ·11hro untleci1no una' bella
dichiarazione suDa Cronologia di Diodoro
elel lJeJourtltm ~ la quale puo essere d,,·
parecchi ·gradit.a; ed aggiungerO forse qual-'
che .altro articolo non meno ·opportuno. '.
l' Il sigo So~UW'0 , p~DO di· desiderio;,
I che la presente edizione, della Col~a de-
gli ant~ki Storlci ·greci 1J01garizmti riesea
di píena. IOddisfazione ai piu, ha voluta
adornare la BilJiott!ca StoriCIJ ~ oItre die
- delle carte geografiche, -le quali possono ~
glio' convenire alle Tarie -p.rti. deDa med~-
. sima, di UD hel- riiratto di Diodoro Sicu ..
lo. Egli lo d«e' alla diligenza del siso
eav. MUlUi:ddi, n· qaale lo ha --trovato
nella reale -Biblioteca di TOMO ,_-in f'ionte
ad -·una -traduzione latiD, di F71111cesco
E'iWJo ~ di cui'hó gia fatta-menziooe. n cO-

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1.1X·
dice . inembranaceo di questa,' ~~duzione
appartene~a in addietro al. CardUiale . della
R-o"ere, ed. e .. omatO d'oro con molta
el~ganzao . Il sigo '- cavo Musto.ridi. consi-
derando, che in codesto codice, il. quale
insieme colla. traduzione del Diodoro fatta
dál Filelfo coiltiéne queIla 'dell i Erodoto
. fatta' da Lorenzo J7olla, e pOrta l' imina-
gine .di entrambi quegli. scriitoriantichi,
cjuella di Eroooto appari~ceassai simile
'. alla espressa in marmo che abbiamó, 'ha
", 'pensato, che: tale circostanza possa racco-
~nda~ anché' r inllnag~rie .di niodoro,
come tolta' da qualche antlCO iJlom,imento.
Conviene egli pero lÍon' ¡)otersi in. orc:!ine
a: cío afTermar' DUlla; ne' esclude i1 caso ,
ch' essa sia stata (atta a ~ capriccio., A cosi
gitidicare ho Y~dutó qualébe· valente . a;te-
fice propeDdere per' la forina" del ves~to
~~tribuito 'luí a:' lJiodóro: DÍa sarebbe ~ Seo:
~ondo ' che' io .~redo, primo coSa necessarla
r assiclirarsi,. che aJ; lempo"' di Dí'odoro, ,.0'
In . Sicilia, '0 De" paesi, . pe' quali 'vi~"\
gio, Don. si usa$&e assolutaroenie, , alli;léno

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LXXI
da certa elas&e d' uomini, una tale (orma
d' abito. In ogni modo per la $ingolaritl
sua questo ritratto. meritava d' essere pub-
blicato.
Ora io metto fine al presente ragion8-
mento, rae comandando ti , Pierino mio, i
huoni studj. E statti hene, ea amami,
siceome io amo te. AddiQ.

DI ·MIl.Al'fO

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..

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BIBLIOTECA STORICA
DI

DIODORO SICULO'

._ L 1 B R o P R 1 1\1' O..

PROEMIO.

Encomio tlella Storia, e come f .tlutore intenJe traUarla.

GIUSTIZIA. vuole, che tutti gIi uomioi sieoo gratissimi


agli autoR, che composero ·le &tone UDÍvel'sali, siccome
quelli, c~ colle loro fatiche ooestameote ceJ'Ca1'Ono di
essere utili . aUa societa, avendo per cotal guisa intro-
dotto un modo d' istruzione, in ció che .meglio giova
alIa vita, immune aUatto eL¡ ogni \ pericolo; e quind¡
r
proc&rato a leggitori acquisto di bellissimi ÍDsegnamenti.
E di vero, ove dalla propria esperienza debboDsi im-
parare le cose utili, uopo e' caricarsi di molla fatica ~
ed espor8Í a graadi _rischi; e perció si dis&e di colui,
che- tra gli Eroi fu. distinto per sommamente sperimen- .
tato nelle cose, eh' egli ebbe a paseare per la &rafila di
non pochi avversi casi, . volendo CODOscel'e i costumi di.
molti uomiDi, e di mol~ clttA. Al contrario fatto opa-
DIODORO, iomo l. I

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,
no prudente per benéfizio delta IItoria, COIlOsce quanto
dagli altri si e commesso di beUe, o brulte· azioni I
istruendosi senza esporsi a disastri.
Obre ció venn~ questi scrittol'Í, quasi fatti ministri
deUa Provvidenza divina, a ridurre neUa comunione di .
uno étesso ordine tulti quanti gli uomini, i qnaIi, sebbene
sono per natura insieme legati I sono, pero tra loro
distanLissimi per l' intervallo de' luoghi . e de' tempi. E
come essa Provvidenza divina, poiche compase in ceña
somiglianza comune l' arnmirahile di~posizione de' corpi
celesti, e la costituzione degli uomini, di tal maniera.
tllUa la serie de' tempi aggiro come in un cerchio, a
quaJe venne a seguare peroguf individuo la sorte, che
indeclinabilmente gli compete; cosi questi scnttori tra-
mandando e al contemporanei lontani, e aUa postenta,
per mezzo deUe lettere tulte le azioni seguite nella terra~
abitata, ~nnero' a dimostrare. essere opera loro e· la
I'8gione , e a. comune deposito deUe cose sllcceduté. E
di fatti, quanto non e saggia e bella opera usare per
mezzo: degli esempj degli errori a1trui a buoua rondolla
deBa vita; ene' varj accidenti della medesima non
I cercare ció ~hé deb~a farsi I ma imitare ció che di bene
fu fatto; anteponendo tutti neo consigli, siccome vedesi
praticare, i provetti ai giovani, poiche i provetti . dal
bingo USO deUe' cose acquistarono la pntdenza, aIIa
quaIe di tanto va innanzi la disciplina deIla stona,
quanto pt>,r la copia deBe case la veggiamo ~distinguersi'
Per questa ragione oguuno giustamente estimeri utilis-
sima dove riuscire l' applicazione deUá storla a tutti i
cuí. del vivere. Basa a' giovani ~giunge la pru~enza

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l
de' veccru, e a' veccru mnltiplica l' esperienza che gi¡
acqu~tarono,; essa l'ende degoi del principato i/privat.i, e
i principi stimola ad eccelse imprese per la immortaliti
della glol-ia; ed ancora, colle laudazíoni dopo mOr&e.
rende piu volonterosi i soldati ad incontrare _ per la
patria i pericoli della guerra; ed i cattivi, minaccian-
doli d' inGunia perpetua, toglie alle seduzioni e teJloÓ
tazioni de' misfatt.i.
Che piu r Non e egfi vero, c}le per la memoria deL
virtU, la quale le storie propa~,.ano, alcuni furono indott.i
a f9J1dare cittA, altri a -promulgar leggi assicuratrici de'
comum diritti, e molti a sostenere lunglae vigilie per
istabilire scielWl e b.'Ovar art.i a servigio del genere uma-
no r E CeJ.1aJDeBte, se queste cose servono a compi-
mento della felicita, merita la palma appunto la stona,
che di tulle queste laudi er autore. Imperciocche debo.
besi tenere per feJ."lBlll), che la stona e benefattrice
taqto degli uomini degoi di commendazione, la ca.i
virtU custodisce, mentre fa testimoni:.mza df'.lla pravit4
ed ignavia degli uomini cattivi, quanlo ~i tullo l'uman
genere. Che se la favola dell' inferno , creata dalla fin-
zione, molto giova agli uomini per guidarli e confo¡o.
• tarli nella pielli., e nella giustizia, quanto pío. a vol.
gere i costumi alla onesta non giudicheremo noi alta
la stona, che possiamo chiamare sacerdotessa e divina.
trice della verita, e quasl principale di tutta la 6losofia f
Imperciocche tutti i mortall., pe!' la fralezza delIa natura,
.ppena vivono un minuto di tutta la eterniti ,-iodi in.
terament~ estinguonsi per sempre; e di coloro, che
nulla ~ bello {eeeJ:O Delia vita, ove iCiolgansi i corpi,

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~
lIluore con essi tutto ció, che vivendo ebbero: al con-
trario quelli, che colla virtU. si procacciampo gloria,
vengaDO per tutti i secoli celebrati per la bocea divi-
nissima della storia (1). n perche io penso, .che one-
stamente facciáno le prudenti persone, comm.utando con
mortali fatiche l' im.mortale celebrita de1ia (ama. Tutti
di Ercole convengono, che grandi -e continui ti'avagli
sostellÍlC spoJltaneamente, ea aspri· pericoli, finch~ vis-
se tra gli uomini, onde, bateficando·1' uman genere.
assiCUl'3rsi il premio. dell' Qmnol,talitA, E quanto agli altri
uomini benefici, alcuni di essi furono coJlocati tta gli Eroi,
altri innalzati.ad onori quasi divini; ed onorati tutti
con grandi laudi per beneficio dclla storia, che le loro
virtn ha 1J.'asmesse. alla immo~tA: ccrto essendo, che
gli altri monumenti non dUl'aDO che un brcve periodo
di tempo, e per varj accidenti periscono; e che la forza
ed efficacia della stQria ,. penetrando per tullO r orbe, ha
. pcr custodia il tempo, i1 qnale, mentre corrompe tutte
le altre cose, ~ destinato a tramandarla eterna ai posteri.
Aggiullgeró, che la storia guida eziandio a ben par-
lare. DelIa. qual cosa mun altra pin bella potrebbe tro-
varsi; e i Greci in questo sono da· pin de' Barbari,
e i dotti da pin degl' indotti! ed e questa la causa, pcr
la qnale sola uno si rende superiore a molti: pcrcioc-
che qualunque cosa siasi fatta, tanto si tonoste, ed
appare, quanto ne concede l' abilitA di chi ne fayella.
Che perció gli uomini buoni noi Greci chiamiamo con
frase che' equivale a tlegni . di favellare, per questo

(J) Qllesta era la 61olOfia de' pib. colti tra i Gentili,

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S
appunto, che con tal mezzo ottennero i1 primato della
virtn. E siccome i1 favellare si divide in pin parJi, indi
avviene.,che la poetica diletti pin di quello che giovi;
che la legislazione' ohblighi , e non amrnae8~; e cosl
altre pal·ti o niente· contribuiscano a1la felicita, o mi-
sto all' utile abbiano alcun che di nocivo ;. ~ alame
pel'fino, che colle menzogne oppongansi alla venta:
intanto ehe la storia sola, nella quale le parole COl"-
rispondono aUe cose, comprende nella sua scrittura
tullo ció che e bello. e giol'evole. E chi non vede, come
essa esorta alla giustizia, accusa i cattivi, loda i buoni,
e sommamente ¡nine istntisce chi la legge f
Per la ·qua!e cosa, veggendo noi come gli scrilloli
di stolia sono in prcgio, fummo stimolati ad emularne
lo studio. Ma nel!' alto di ·considerare gli scnttori, che
ci precedettero, approvammo bensi·.. per quanto da noi
potelTasi, il loro consiglio; ma nconoscemmo, che i
loro SCl'¡tb. non eruno giunti alla giusta misura ne di
utilita, ne di buona composizione, che poteva deside-
rarsi. Impel'ciocche mentre l' utilitA di chi leege .ichie-
de, che si compt·cndano moltissime circoslam.e, la
maggior parte di essi si limitó a narrare a lungo le
guerre di una· sola nazione, o citlA. Pochi poi, inco-
minciando dagli antichi tempi, s'ingegnarono di ~crivere
delle cose comuni a tutle le genti, venendo sino a tempi
loro, e tra questi alcuni IIlIlllcarono di aggiungere l' e-
poche converuenti; alll'¡ trapassarono le cose de' Bar-
bario Sonovi ancora di quelli, che, per la difficoltA di
trattarle , trapassarono il racconto· delle favale, .quasi
ClOD. ciÓ ripl'Ovandole; ed alcurll, che presero a trat-

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,
6
tarne, prevennti dalla moxte non compironó l' opera.
Nessuno poi, di quanti si accinsero aquesto lavoro,
condusse la stol'ia ai tempi posteriori ai Macedoni.
Perciocche tutti fermaronsi chi aUe imprese di Fllippo ,
chi a queDe dí Alessandro, chi a quelle de' 101-0 suc-
cessori, e posteri. E mentre molte e gravi cose sonosi
lasciate in silenzio sino aUa eta nostra, nessuno pure
v' e stato Ira gIi storici, il quale ahbia preso a compi-
larle in un corpo solo, ritenuto dalla grandezza del-
l' argomento: in~toche avendosi in pin volumi e
tempi e fatti esposti da díversi serittori, accade, che
non facilmente' se ne possa e comprendere la cogmzione
colla mente, e ritenerla nella memoria. ',
Noi dunque, esaminati i libri di ognuno, ci l;solvemmo
di tessere ~na storia 1 la qualc a chi la legge rechi uli-
lita, e día noja quanto meno sia possibile. CODCiossiac1:lf~
Se alcuno le coSe di tulto il mondo, dí coi resti me-
moria, come se fossero di una citti sola, presone il
principio da' tE'mpi anlichissimi, e venendo sino aquello'
in coi vive, si sara ingegnato di scrivere con ogni 800
potere , certamente avri molto affaticato; ma avra ' e-
ziandío ,fatta opera utilissima aUo stndíoso suo leggitore,
potendo ognuno lt'arre a privato 800 uso quegli stessi
- vantaggi, che trarrebb~ ricorrendo a gran ,fatica. E la
ragione si e, che, chi volesse pUl' meltersi a svolgere
i tanti monumenti degli aulo'rÍ" 'primieramente non a-
vrebbe molta facilita di -trovare la copia de' Iibri a
tale 1lS0 necessarj; poi, attesa la varieta -e moltitndíne
stessa de' lihri, vedl'ebbesi circondato da grandi diffi-
tolti nel}, afTerrare )' intelligeDza vera delle cose. Al-
l' opposto1tllá str>ria ~ -la qu;.le in un eorpo solo com-
,
prenda l~ sene de' fatti sepiti, sonuninistra una let-
tora s¡)edita, e rendesi ad ogn' intellelto facile e cbiara.
E questo modo di u-.ttare la storia e taato migliore
di ogni ahro, quanto e piÓ. utile CGuoscere lIltto, an-
zi cite una parte sola; UD. complesso ben ordinato,
UlZi che le porzioni distaccate; ed avere una esat-
ta determinazione del lempo per ogni avvenimento,
piuttoeto ehe ignorare in quale tempo le cose sieno
aooadute.
Laonde vedendo noí, clle qw:sto argomento sarebbe
.tato utilissimo, ma che richiedeva assai lempo e {atica,
Don dubitammo d' ÚBpiegani iatorno trent' anni, e
.di viaggiare, non senza pcricoli e stenti, per grandi
spazj d'.Asia e d' Europa, onde osservare co' proprj
occhi la maggior parte 'de' llloghi, e 'JIlelli massiJna...
mente , .che erano pin necesaari all' oggetto propostoci.
"E possiamo dire, che molto erasi peccato in {atto di
non conoscere i luoghi ,. non dirO dagli scrittori vol.-
gari, ~ da alcuni eziaD(lio, che hanno grande cel~
britA. NeBa quale impresa a noí fu di Plincipale ajut~
il vivo desiderio nostro di rhucire; il 'JIlÜe e per 01-'
dinario il phi sicuro mezzo di mandare ad etTelto cíO.
che altronde ~ impossibUe. Abro grande sussidio ci
venne dalla copia de1le cose, che per l' arg~mento
nosu·o ci Somministrava Roma. Imperciocche la maesta
di 'JIleMa capitale, e la potenza sua, che atendesi.
sino ai confini del mondo, durarde l' abbastanza lango
soggiomo, che in essa abbiam falto,' ci fomirono di
assaissimi materiali ~ ivi oft'erenticiai quasi SJ,>ODtanea,

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l

8
mente. Originarj di Agirio (1), eitta di Sidlia:, e a éa.";
gione del commercio de' Romani {atti ben pratici nella
nostra stessa isola della loro lingua, dalle memorie, da
lungo tempo conservate presso i medesimi, ptendemmo
noi con diligenza le notizie delle imprese di questo
impel'Ío; ed in quanto ai racconti favo)osi, sia de' Gre-
ci, sia de' ~arbari, tullo ció, che presso ciaschedu..
no di que' popoli circa gli antichi tempi e divolgat~,
yenne da noí secondo le forze nostre messo ad csame.
Ed ora, che l' opera e compiuta, prima, che i libri,
i quali la comprendono, sieno mandati olla luce, piace
flil' brevemente intorno alla medesima alcuna cosa. •
1 primi sei di questi libri abbraccíano i fatti e le fa-
vole antecedenti olla guelTll trojana; i primi di essi
contenendo le antichiti de' Barbari, e i susseguenti
tre queDe de' Grecí. Negli qndici, ('he vengono dielro,
abbiamo descritto i falti accaduti. in ogni luogo dalla
guerra trojana sino alla morte di Alessandro; e nei
ventitre ultimi tutte le altre cose occorse sino al prin-
cipio deOa. guerra da' Romani fatta ai Galli, per la
quale Cajo Giulio Cesare imperadore; a cuí le
aIte imprese meritarono il nome di Divo, debeUati
moltissimi e bellic0SÍS8imi popoli delle Gallie, st.ese

(1) Alcuni dicono ArGirio; ma la piU sana parle ha rigettata


que~ta deoomio8zione suUa lede de' lIIigliori Codici. e lud' 8Ulorita
di Sttfano geografo. e di Plinio ; tanto pi"", che io atlri luoghi
Diedoro pone ASirio. e A6irie.e. Cie_n. nelle Yerrine non ha che
.A(Jirio. e Agirie,i aoch' egli. Anche Foaio dice DÜJdoro di AlJirio.
Fu questa citLa di Sicilia. la quale ogsi chiamui ,. Filippo di
Jsirone.

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9
la (lommazione romana sino alle isole tlPltanniche: il
principio de' cuí faui cade ne1l' anno primo della ceJlIo
tottantesima olimpiade, essendo alIora arconte in Atene
Erode.
In quanto poi a' tempi compresi nell' opera nostra,
queÚi che precedono la guerra trojana, non sono da
noi circoscritti in cert~ detenninato spazio; e ció per
la ragione J che niUD' appoggio sicuro abbiamo trovato
per ció (are. Ben diversamente abbiamo fatto pe' sus-
eeguenti; perciocche. dalla guer1'll trojana, seguendo
ApoUodoro ateniese, abbiamo posto ottant' anni a giu-
goere al ritorno degli Eraclidi; e da questo avveni-
mento fino alla prima olimpiade ne abbiamo posti
trecento vent' otto, computando i tempi dai re de' La-
cedemoui. Quindi dalLi prima olimpiade sino al prin-
cipio della guerra gallica, che e il- termine della nostra
storia , n abbiam posti settecento trenta. (f) Cosl tutta

(1) E necessario_ aTVerlire chi l.,gge, che in questi numen 11 en-


trato err~re; perchll-, stando al testo, DiodoTO. come Sea/iBero' •
prova, verrebbe a confondere iI principio della guerra gaUica cogli
anni della guerra ci.i1e; e del medesimo parere I! il Petatlio. :NI!
si La per ammissibile una ipolesi den' Erlvuto. tendente a sciogliere
la difficolt3, mentre non fa che presenta me di maggiori. 1I Yel$clin¡;io
oorregge jI testo. ríducendo tulta la leziqne ad esprimere 717 ¡a-
vece deí 730: cosa. che sulla Cede del Bullialdo dice essere venul.
in mente anche al Camusato. Nulla pih ragionevole. che supporre
lezione vidata, quando si TIlde un' errore si grosso nel lesto di uno
serittore grave. Del rimanente abbiasí altenzione a quanto leggesi
Dell' articolo del de Jourdan. in tomo aIla Cronología di Diodoro:
da noí premesso lib. :1:1. Le consíderazioni sue ci dispensan o dall'
entrare iu una discusllione, che vorrebbe troppo hmgo ragioDamento;
e che infioe DOIl puo intere~re che pochi leuori .

. .'

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lO
l' opera in XL libri compresa abbraccia CI:> CIXlCVIlI
anni, eccettuati i tempi anteriori alla guerra di Troja.
Codeste cose da prima abbiamo accuratam.ente espres.
se, onde far conoscere a chi legge ció che ci'. siamo
proposto , e distogliere coloro, che sogl,iono interpolare
i libri, dal fal" onta alle fatiche altrui. E desideriamo
poi, che sia salvo da invidia quanto in tutta quesaa
atona ci sia avvenuto di scriver hene'; e che dai piu
istrutti di, noi COlTetto sia ció, in cui per avventura
abbiamo errato. Le quali cose dette, secondo cb~ ere-
demmo opportuno, c' ingegneremo di provare col fatto.
queno" che abbiamo promesso di fare.

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SEZIONE PRIMA.

CAPITOLO PIlIMO.

Come il monJo e le cose, secondo Gli antichi fisioloSi


e Gli storici si formassero.

QUALI ~gnizioni intomo agli Dei avessero coloro che


insegnarono ü culto del primo nume, e quali favoJe si .
raccontino di ciascheduno d' essi, noi prenderemo a
scrivere separatamente ü piU, essendo questo un argo-
lnento , che domanda assai Jungo discorso. IDlanto e-
spolTemo qui in distinti capi cio, che ci pana convenire
a11a pÍ'esente stona, sicehe non ahbia a desiderarsi quanto
e degno d' esser sapnto. Laonde volendo tessere un' ae-
curata narrazione di cio, che riguarda J' universo UOlaD
genere, e i fatti accaduti in tutte Je parti cognite del.
l' orbe, per quello che l' mtichitA delle cose ü permette,
iDconünciere~o dagli ultimi rimotissimi tempi. Diciamo
'8dunque, che, cirea la nascita degli uomini, due SOIlQ
le opioioni che oorrono presso i fisiologi, e gli storici
di prima au~orita. Gli uni d' essi, tenendo :il mondo
senza principio e senza fine, affermano che i1 genere
1lIDano fu ah eterno senza incominciamento alcuno di ge-
nerazione. AH' opposto gli a1tri, che rignardano ql1estCl
mondo -e generato da principio, e soggetto alla COI'-
l'UZione, anche gli uomini, come quello, dico~o av~·
·'"avuta l188Cita.·in un certo determinato tempo.

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.12
V uolsi, che, da principio essendo entro se stessa l' u-
niversallta' delle cose compresa, iI cielo e 13. terra, per
la mistura delIa natura loro, avessero una sola forma:
Che pero, dopo che i corpi disgregaronsi gli uni dagli
altri , il mondo presentó in se finalmente tulto questo
orrune che veggianiO, e l' aria contrasse un' agitazione
perpetua, la cuí parte ignea corse al phi alto spazio
che occupa; tale appuolo essendo l' indole sua di ten-
dere al di sopra a cagione della propria leggerezza: per
·Ia ~e cagione anche il sole con tulle le altre stelle
partecipo di questo sollevamentoo Ma intanlo la materia
fangosa e torbida, inzuppata di pmiditli, a cagione
delIa gravita sua fermossi ~ un sol luogo; e pel con-
tUlUO auo volgersi, dalle cose lumide si formo in ma-
-re • dalle piu solide in telTa lotosa e mollissima, la
quale battuta dagl' infocati raggi del sole prese corpo;
e poiche la supeloficie sua fu gonGa, e quasi dal calOloe
messa in fermentazione, alcune parti wiúde vennero in'
pareccbi luoghi a intumefarsi, indi apparvero certe come
pust.ole. o bolle, coperte di sottili pellicole: 'Cosa che
anche di presente vedesi succe4ere negli stagni, e ne~
luoghi palustri, quando, dopo che il suolo si e .in-
frescato, improvvisamente l' aria s' infoca , e, la tempe-
ratura: mu~i a poco a pOCoo E come le cose umi-·
de, pel calore, a guisa di seme 'genitale, in tal ma...
mera prolificav.ano, i feti loro traevano iI loro inCre.-
mento la llotle daIl' aria nebbiosa che 1i CÍrcondava, e
.uel. giorno consolidavansi vie piú per r ardor del so~o
E finalmente, aIlorche quei cosi chiusi feti rorono giunti
, allaloro maturita ~ disec:.catesi e rolte le leggiere uaem-

, Digitized by Google
.3
mane, n' apparvero le f01'lD.e di ogm sort3. di animali.
Quelli, che ehbero in se pin calore, volarono in alto :
e quelli, che ebbero in se pin materia terrestre, ~
tral·ono Bell' ol'dine de' rettili, e degli altri che ahitaDo
su! suolo; siccome le bestie di natura nmida, dette
notan ti , COl'Sero a luoghi loro adattati. La lert"a infanto
sempre pin indnravasi pel fuoco del sole, e pe' venti ;
e giunse il momento, in cuí non pote pin produn-e-
animali a$SIÜ grandi: ma pero allora, per una "reciproca
mistura, incomincillJ,"Ono a generarsi tutti quelli, che veg-
giam vivere. Dalle quali cose esposte sembra non 3D-
dar lungí , parlando della generazione di tutte le cose,
Euripide , ciiscepolo di _Anassagora ilfisú:o, la ove nel
Menalippo dice:
Cosi da prima ehhero e cielo e terra
Un solo aspeUo. Poi quanJo slegarsi,
lmmantinente uscir per opra loro
Tulle le cose, e fiero, e Illl:,~lli, e quanto
Yille sul suolo, e gli alheri, é la stirpe
De' morlali........ (1).

"(1) Della eternita del mondo , e della origine e fine 11110, Vf!-
pnsi .Aristotile • e PlutJU'co; ne lascisi di confrontare cio che qui
riferisce Dioooro., tollO dagli anticbissimi 6siologi, com'egli Ji domina,
••torici. con quanto a'ha serilto Gi/Ueppe Flal1io aegnendo i Iibri
di M06e."

. "

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CAPITOLO U.

Come Gli ontichissimi uomini da principio 'lJivesst'ro.,


e come anJarono melleMosi in societa, ed inveTt-
tondo le cose mili alla vita.

Questo e cio che si e detto intorno alla prima nascita


di tutte le cose. Del rimaneute si racconta, che gli
uomini dapprima nati vissero l'Ozzamente ed a modo
delle belve, sparsi pe' campi a pa~lo, e cibandosi di
qualunque erba che avesse sapore, e de' frutti spon..
taneaJl}.ente dati dagli alberi. E come dalle fiere erano
iofestati, l' espenenza li trasse a '5OCCQrrersi scambie-
voImente, e la paura li costrinse a fare insieme societA,
con che a poco a poco si conobbero fra loro simili.
Ma i suoDi della voce erano per anco coufusi, ne ave-
vano significato; ond' e che a poco a poco pronun-
ciando parole articolate ~ eco' gesti indicando ogni
cosa cadente sotlo i loro sensi, vennero poi finalmente
a fonnal'si una lingua esprimente tntte le cose. Ma sic-
come per tutta la ten'8. andavansi facendo le stesse con-
greghe, ed ognuuo metteva insieme le parole a seronda
degli accideuti, tutti. non usarono la stessa lingua , e
percio v;ui.e ne nacquero, e di ogni genere. E quella
prime congreghe diedero poi origine a tutte le naziow.
I primi uoD'lini , ~entl'e nulla di utile alla vita si'
era ancora Í1;lventato, la sostentarono con grande stento,
non avendo ne abiti con che coprirsi, ne abituro ove
ritirarsi, ne uSo alcuno del fuoco, ne alCuD. modo di
allmentarsi alquanto ,dolce; perciocche ~OD sapend9

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,5
ancora portare dalla' camp~a alla casa le provvigioni;
non facevano ~cuna riserva de' frutti della teml per
gli usi necessarj. Quindi molli neU' invemo perivano
per 1& inclemenza del &eddo, e per la penuria di vet-
IOvaglie. Ma a grado a grado ammaestrati daDa espe-
nenza vennero neU' invemo a rifuggirsi nelle spelonche •
e a nascondere ivi i &u.tti atti a conseJ.'VarSa; e cono-
lCÍuto l' uso del fuoco e degli altri comodi, incomin-
ciarono ~d inventare molte arti" ed altre cose atte ..
hen servii-e al1a vita. In breve: .1' uso fu il graa mae-
stro degU ~omini; il quale uso ad ogni puso andO
istrUendo nella cognizione e pratica di ciascheduna cOsa
questo animale , pieno per natura sua d' ingegno, e
provveduto . di mani, di discorso, e d' industria, come
di altrettanti ministri, ed atto a fare checcbe egli vo-.
glia. E questo basti aver detto negli angusli limiti-,:
che ci sono prescritti, 'iDtomo al1a prima generazione
degli uomiPi , e an' antic:w.imo IOrQ .modo di viverea

CAPITOLO m.
DichiartnioTU! di DiotlolO mI modo con cuí intende
procedere nell esporre la storia de~ 'V1IIj popoli; e -
perche incominci dagli Egizj.

_ Ora porrem ~ano a scrivere de' fatti ne' paesi -ddIa.


tena cognita accaduti anticamente, .e de' qnaIi ~ .,
noí ginnta meDloria. Noi ne vogllamo auerlre chi f~
.ero i primi -re, ne adottare quanto ne dicono quelli
eLe credon sapel'lo. Impercioccbe non siamo di opinio-

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'16
ne, che sía -possibile che r ~magine dell~ l.ettere ca_
desse nella stessa eta, nena quale sorsero i re. La qual
cosa quand' anche alcuno concedesse, cerio e pero,
che assai píO. di recente soriero gll storici conservaton
delle memorie. Ma checche sia di queste, i pío. non
solo de' Greci, -ma eziandio de' Barbari, igno~o, O
almeno dubitano di quanto appartiene alI' antichi.a di cia;..
_o scheduna nazio~; e non e che pura jattanza qudIa di o

coloro , i quali dicono e&Sel'e "indigeni, e i primi Ira


tutti gli. uomini ad ayer trovati i comodi della vita, e
tai falli essere presso loro aécaduti , ed esse~ essi be-
nemeriti dell' avere da' remotissimi secó1i avutD i monu-
.enti delle lettere. Laonde noi non istabiliremo mente
di sicuro intorno alr antichilA de' particolari popoli;
~ ~o quali nazioni sieno state di lempo prima
dclle abre, e di che numero d' anm.
Beosl porremo
in varj cap, come r oggetto Yero' che ci siam pre6ssi.
le cose, che pre.a ogni popolo dioonsi, e deIla sua
antichi~, e delle imprese da esso ~ volta fatte.
Ed incomincieremo da' Barbari, non perche li ripu-
bamo pio. antichi de' Greci, come Eforo asserl ( 1) •
ma perche vogliamo di essi premettere la pio. parte
deBe cose, onde, entrati una volta neDa at()tia de'Greci,
non avere a misch.iare nulla d' estraneo Delle antichiti

oo( J) Vedremo altrove, ch. i Greo, veaaero da pita oriental paese.


ma ••Uo '1aellO Dome flll'OI1O e080aciau che dopo lo ~bil¡meDto
loro aell. contrade per _i d¡venDte poi taato eelebri. EfQ1'O Ii
cODsidero come DaaioDe distinta da quelto anenimCDto iD poi. Dio-
doro forle ue' libri. cbe IODO andati perdati. parla,.. dalla DuioJa.
o Steca ulIllD&i a l{Dllsto .v"enillleatc.. o •

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11
di qÍ1estiultimi. E poiche fayoleggiaii, che gli Dei
DIlc.>qUeroDell' Egitto; ed' agli Egizj si altribuiscono
le prime osservazioni degli asm, e raccoDtansÍ i pr~
clari fatti
de' grandi uomini vivuti tra elSÍ; daremo
principio dalle cose d' Egitto

.C A. P 1 T O L O IV.

Dottrina Jegli E,izj su/la origine tlttgli uomíni; e


idee, eh' ess; ehbero intorno agli Dei celesti, e
terrestn, e qlu.Ji .degli uni e tlegli altri C01lOsces-
sero. ,

Gli Egizj raccontano, che, appena nate tULle le cose ,


nel paese loro innanzi che .!trove sorsero i pl"imi u~
Jr;Iini : i1 che' ripetono dalla benigna temperatura del
.ito :re dalla natura del Nilo. E come questa regione
e assai feconda in generare molte cose, essa IOmmini-
sira anche alimenti spontaneamente natí, onde con fa-
cilita tutto ció che vi e generato, si nutl'Ísca. E di-
fatto l' Egitto produce la radice del calamo , e il loto,
e la fava, che da\esso ha nome, e quello che ivi
emamasi corseon (1), e molte piante simlli, di pronto
cibo per gli uomini. E che a principio in quel paese

.(]) Gli Eruditi nostri lono lisal discotdi nello sLabilire cosa s'in-
tenda sollO quelto nomr. A.lcuDi banDO delto, che fosse il bul&o
del loto, che rapp_tasi I dice iI Yelulingiu. come úD cotoguo:
altri haimo éreduLo, che debbBsi cambiare quesLa pirola in UD 'artra.
la quale lignificherebbe peraico. COD"Yienli poi. che SlrahoJle discotda
molto da Teofra'tD Delia descri.ioD' di queMo commestibile.
DIODOI\O ~ tomo l. la

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18
IUl8CeS8el'O gli ariimali, cercano di provarlo con questo
argomento, che anche presentemente in eerti tempi
nella Tebaide naseono tanti sorcj, che SOBO di grande
meraviglia a chiunque li' vegga; alcnni' de' quali COl'-
mati nel petto e nelle zampe davanti incominciano
a moversi , avendo intanto il riJP.llD.ente corpo informe,
come quello, che non ha ancora deposto la natura
della pasta terrosa di cui e fatto. Onde rendesi mani-
{esto, che, appena Cormatosi il mondo, furono in Egitto
geneloati gJI uomini per la fertile temperatura del suo-
,lo. Imperciocche, non producendosi in, verun alb'O
paesealCUJlll di queste cose, nel solo Egitto si osserva,
.fuori del costume solito, generarsi cosi gli animaletti
accennati. In SOmma: se si ammette, che nel diluvio
sueceduto ál tempo di Deuealione la massUna parte
degli animali si estinguesse, sembra probabile, che
sienosi salvati gli abitatori dell' Egitto posti sótto il
mezzodi, la cui tena non conosce qri.asi 'la -pioggia. Se
poi, come altri asseriscono, periti affatto tutti gli ani.
mali, la, terra produsse da capo nnove specie di vi-
venti; gli Egizj dicono, che al paese loro per questa
ragione dee darsi l' opore, che in esso sia nato il prin..
cipe degli animali. n che ragionano argomentando, che
se l' umor delle pioggie altrove eaden1Í si mesce alI'ar.
dore dominante tra loro, da ció l' aria si rende di
quella temperatura eccellente, che con-isponde alIa
primitiva procre~zione di tutti gli animali. E n' e prova
appl1nto qtimto plU'e al tempó nostro succede,. vedeudosi
anche pl'esentemente pei sommersi campi den' EgiuQ
dalle ultime restanti aeque nascere delle bestie; imperw

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J~
eiocchi, come fu notato di IOpft, c1icono, che rit.i~
.cJosi il Sume, tosto che il sole ahbia seccato il limo,
erescono animali ove interamente compiuti, ove fórmldi
per meta, ed attaccati ancora alla zolla (.).
Del· .resto si aggiunge, che in Egitto gli antichissi-
mi uomini essendosi posti a contemplare iI soprastaJ¡.¡t
te mondo, ed ammirando non senza stupore la natura
dell' universo, pensarono due essere gli Dei etemi e
primi, ciol! iI sole e la luna, il primo de' quali
chiamarono Osiride, ed lside la seconda, per certa
ngi~ne etimologica; perciocche se vuolsi interpretare
in greco, Osiride equivale a moltocchi; e giustaJru:nte,
perciocche ~t1ando i suo~ raggi su tu\ta la tena e sol
mare, viene in ceno modb a riguarclan; con molti occhi.
Colla quale idea si aecorda i1 verso del Poeta, che dice:
11 sol che tutto ",eJe, e dal ciel tutto
Aseólta •.•••.
Alcunl de' vecchi greci favoleggiatori dinotano Osi-
ride col nome di Dionisia . ( Bacco) e di Sirio. Di
lJUali Eumolpo ne' carmi di Bacco dice:
Dionisio, stella, che Ji chiaTa luce
SplenJe; ." ••
Ed Orfeo:
Onde il chiaman Dionisia, alto Fanete.,
(1) NeUa tradozione nol ci ..lamo in lIenerale attenuti al testo del'
F astem'o; ma DOIl pllssiamo dissianulare come, di Lanti valentuomidi
cbe préllefO in esame ·DifHloro. niono siasi avvisalo di loapetLare •
oIIe 1JUesto capitolo abbia lOft'erLe palItO; il clae apena mente pUl'
4imosLra la ripeli.ioDe di cose, cla. inopportuuamenle vi 1I Ca ~ • cia•
• oi abbiamo cercato di temperare. Anemo a tare IDDOLalÍono .imile
·a c¡ualcbe abro pas~o.
'- .

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so
Aleuni ancora dicono Bacco essere 'estilo di uua.
pelle di capretto, chiamala nehride, onde cou ció, si-
gnificare la varieta degli astri. In quanto poi ad Iside,
questo nome viene. intel'pretato per antica, .. impostole
appunto dalla eterna ed antica generazione;. e le ag-
.giungono le corna, perche. tale e l' aspetto della luna,
quando a. guisa di falce cresce, e poi cala; e· similmente
perche Il leí in Egitto e consacrata la vacca.
Ora gli Egizj dicono, che questi Dei governano
l' universo ~ondo,. nutrendo, ed aumentaudo tutt,e le
cose, mediante il mirahile giro delle stagioni, in tre pe-
riodi .riputite I e succedentisi ínvariahilmente, quali sono
primavera, state, ed autunno, giustamente notando,
che quantuuque esse ahbiano tra loro una natura assai
couu'aria, pur vengono a costituire con ottimo consenso
r íntero anuo. Dicono ancora, che la natura di questi
Dei assaissimo concorre alla geuerazione di tutte le cose;
l' uno dí essi presiedendo al fuoco e al vento, 1" altro
all' umido ed al secco; ed enb-ambí poi e~ente.
all' aria; e- per 9pera di questi tutte le cose genel'lll'Si ed
alimemtarsi. Onde concludono, che tutto il. corso della
natura viene da} sol~ e dalla luna compiuto, le cui
pal'ti indicate giA, il vento, il faoco, la siccitA, l' 11-
miditA, e la natura aerea compongono il corpo del
mondo, nel modo stesso I che quello dell' uomo e com-
posto di testa, di mani, di piedi, e d' altre partí.
Adunque ciascheduna di queste cose tenuta per un
Dio, ebbe una denominazione SUll propria e conve-
niente da colol'O, i quaJi m.rono in Egitto i 'primí' ad
usal"e la parola ~colata. Onde, p. e., _1' aria spiranle

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!U'

vien detta Giove (1), perche iQ.terpretando questo vo-


cabolo, per esso s'intende la forza animativa deUe cose; •
e perció Giove e riputato comeil padre di tullO:
idea seguita da! pin illustre de' poeti greci a1f occa-
- sione di parlare di questo Dio, da l ni . chiamato
Genitore degli uomini e dtl Numi.
Cosi il fuoco fu detto Vulcano (2) per interpretazio-
ne; e venerossi per un gran Dio, come quello che as-
sai contrihuisce ana generazione di tulle le cose, ed
aH' esatto incremento delle medesime. Cosi la Terra
considel'ossi come madre,. a cagione d' essere iI grembo,
in CID le cose concepisconsi J iI perche anche i Greci ,
con parola nel succedere de' tempi aleun poco mutata ~

( 1) Lo sleno accenDa PlutQl'f;o; e pare, che i Greei, per esprimere


l' idea di cio, che gli E..~izj cbíamavano Gio". ~ av_ro avuto
msogDD di un vocabolo di significato meno comulle. che iJ loro
pne"",a. 11 ·Ye.Hli"5w acceDna come gli Antichi Don furoDo d' ac-
cordo nel rlSsar. l' idea di Giolltl; ed a ragioDe.. massimamenta
dopo che i favoleggiatori lo persouificarono; giacchb da prillcipio
si volle. per esso ¡uteudere uua foraa, DU' azioue, mlOmma o nU'alLra-
,iooe , o uu priucípio universalmente operalivo ; e quelto pure ¡, cío
che generalmente iutesero, e potenDo inleudere colla paro la Dio;
dovendosi avvertire • che Dio poi chiamarollo ogui coucello cou-
Cl'élO di qoest' altruioue. o principio operalivo. Ed eceo ¡'origiuG
vera del poliJ.ei6mo , di cui l' iguoraaza poscia abuso. Pub oSler-
varai come qui parlandosi di IIellto , á' aria, di lIatura atlrea, e di
aria .pirallte, o .pirito. ove alterual.ÍvameDte Dilldoro usa i voca-
boli ,neuma e pneu",a,on, siamo necessarlamente chiamati a vedl'ra
le uaccie de' Buidi aeriformi. che gli E6rei iodicarooo colla pa..
rola maim , probabilmenle tolla dagli EiJizj, nelle cui ,cienll ~ a
aella cui letteratura M06J era doui85imo. Il maim h Jo ,pirittu
tlomini, il quale flre6atur mper afIlO'.
(2) GIi Esizj Della Joro Iiupa lo c:hiamavlllla Pt/a,u.

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2~

la chiamano Demelra, e i pi'll antichi dicevano Ceo-


~lera, cioe terra-madre; facendo di ció (ede Orfeo
iJ.l quelle sue parole:
Cerere-Terra, a tuJ.ti madre, e tutlO
Lar~amente d()nante • ...••
Notossi l' umidita (1' acqua) dagli anli"hi col nome
di Oecano, volendo significare, che quella che alimenta,
e madre; e cosi s' intende da aIoum Greci, dioendo
appunto il Poeta:
Ed Oce(JlJ(), cluJ 'agli })~ da ",ita,
E T flti genitrice • ..•
Ma gli Egizj tengono in. luogo dell' Oeemo iÍ loro
Nilo (1). presso i1 qual fiume suppongono nati gli Dei,
per' la ragione, che, tra tuue le provineie del mondo,
nel solo Egitto hannoVi molte citta fon4ate dagli antichi
Dei, come sono Giove, il -Sole, Ermete, Apollo,
Pane, Eilizia, e parecchi altri.· E seguendo il discorso
nostro , all' aria (2) diedero il nome di Minerva, e la
(lissero figliuóla di Giove, e vergine, per una certa in-
terprefazione egualmente; perche r aria non e soggetta
R: cOlT\lzione, ed ha nelmondo il sito pin alto. Onde
s' immagino anche la favola, eh' essa fosse nata. da!
cervello di Giove. E si aggiunse, chiamarsi Tritogeneia

'( J) GH %aj lo cbiamavaDo Ni'. o LV,itll. .iocqme abbiamo


Del T¡Pleo di Platolle. E aembra ia.dica.raeoe traccia Del Dome di
lVitocri, aDtichissima e celebre regiDa dell" Egiuo. qoasi vlllel.e
dirsl fi8lia, o aigtlora d~l Nilp.
(2) NI! q~lto cODlraddiclI all' aria .pirante. chiamata GiOfle.
aiccome si I! delto di IOpra; peroi.eche puo iDllIDderai per l'aaiobe.
8011 par la CIUlIa. par olli si. l18iace.

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21
8 motivo che volte nell' anno muta natnl'a, in
primavera, nella state, e in inverno, e dirsi anche Glau ..
non perche gli occhi tengono
questa essere sciocca opinione; ma perche l' aria ha
y Riferiscono oln'e, che questi ciD-
que" Dei scorrono per tutto l' Ol'be, e mostransi rl"
mortali ora sotto le saCl'Í , ora
SOlto le fOl'me wnane; ne questa casere !avola, IDa
cosa alle loro facoltli convenientissima, essendo essi
veramente quelli che operano generazione. n
che anche il Poeta, che viaggio in Egitto, imparato
avendo sacerdoti ; cosi , in un
passo della sua opera, ove dice:
E come peUef,rin vien da lungí,
Eran gli Dei solto diverse forme
Ñelle ciuadi , ande veder
qu.ai gli uomini
Ecco dunque cio, che dagli Egizj si narra intorno
Dei celesti, ed aventi natura sempiterna.
Ma oltre questi gli Egizj dicono avere altri Dei ter-
resn'i, mOl'tali bensi pel' natura, ma innalzati alla
immortalitA a cagione del bene, che a tutti gli uomini
fecero : cuí numero furono ~ehe ~arj de' loro re.
Aleuni quali, se tiensi conto intcrpretazione ,
ebbero comuni i nomi cogli Dei celesti; aln'i n' ebbero
de' proprii; e questi sono Sole, Satnrno, ,
Giove, da alcuni detti Ammone, Giunone, V uleano ,
Vesta ,Mercurio, essere stato il
che regno in Egitto, illusn'e pel nome stesso del grande
tra chi
.
':a 4
femí di· V ulcano, invenlOre del Cuoco, e creato 11
in grazia di questo benefizio. Spiegasi poi questo fatto
dicentlosi, che, essendo caduto il Culmine sopra un al-
bero ne' monu, e con ció attac~atosi (uoco ad una selva
vicina, Vulcano si accostó aU' incendio, essendo allora
pel' avventura la stagione dell' in'Verl1o, e molto pia-
cere senti di quel calore: quindi estinguendosi la Gam.
ma, avere egli aggiunta materia, per la quale osser-
vando che mantenevasi il fuoco, chiamó altri uomini,
onde imparato l' artifizio potessero ~ opportuniti go-
dere di tal comodo. In seguito regnó Saturno, .il quale,
presa in isposa Rea suá sorella', generó, come favo-
leggiauo alcuni, Osiride edlside, e come' altri assen-
seono, Giove e Giunone, a' quali le loro virbi meri-
tarono iI regno di tulto il mondo. Da questi nacquero
duque Dei, in modo che il giorno natalizio de' me-
desimi venne a cadere in ognuno de' ,dnque cIagli
Egizj intercalati ( 1); e i nomi di questi dnque Dei

(1) Erano questi gli epagom'"i, o giomi aggiunti, ne' qua Ji ap-
punto dicevansi nati questi ciuque Dei. nel primo ciob, O.,'ri-
de, nel secondo Jlpo/lo, nel terzo Tifone, nel quat'lO /'UU, Del
quinto renere, E bene pero a",ertire, che la iSlituzioDe degli epa-
Bome",', comunque apparteneDtti ad UD' epoca assai auteriore aUa
guerra trojaDa, nella storia antichissima puo considerarsi come
recente, perciocchll non ell che una riforma dell'anno solare, a cui
.i aggiftnsero cinque giorui, Sarebbe stato da desiderarsi, che Diodoro
ai fosse presa cura di ricercare presso gU Egizj memorie pos sibil-
mente precise di quest' epoca, la quale vieDe ad essere 'ellleDzial-
mente cougiunla colla supposta nascita di quesli Dei. AlIora forse
si sarebbe avuto almeno un barllime di cib, che per'questi Dei. e
pei nomi loro intendevali, Pef esempio. noí sappiamo. che O,iride.

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· ,.

I
i
I
i'

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OSI~ID.E

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25
BOno Osiride, lside, Titone, Apono, e Venere. Vo-
gliono che Osiride significhi Bacco, che 'Jside si avvi-
cini assai a Cerere. Osiride sposatosi ad ,Lide, ed Ofl-
tenuto il regno, per molte. degne ationi fll" ill~tre.

C~PITOLQ V.

Di cw, DM S/i Egisj raccontassero inlOmo ..


a.d OsiriJe, e ad hUle.
Primieramellte Osiride vietO agli uomini, che si dio!-
vorassero phi b.·a loro, tosto che' Isid~ trovo a frullo
del frumeñto e delf ono, ,che naSceva ne" campi cOil-
fuso colle altre erbe, ed ignoto; ed eglr medesimo
industriosamente' escogitO il modo di coltivar quelle
biade. E grande letizia cel'tamente ebbe a nascere' pe!
~io di si grato alimento ; non wAo CODSid~rato .il
piacere 1 che per se medesimo cagionava la natura del
ritrovato, quantQ'perche la utiliti seutivasi di por fine
alla mutua distruzione. In prova poi deUe ritrovate
biade, adduconsi i riti, che da antichissimo .lempo
.. ,:presso gli ~gizj si praticano:: impercioco4e anche, al pre-
'liente, rieItempo delle m~ssi offerendosi ·le·primizie ·déH~
spighe, sog].¡ono gli abitanti presso i maDipoli liltamente
piangere', ed' invocare Iside. TI che essi fanno pe, ren-
dere ,onore aDa Dea del felice ritrovato nella ricé>rrenza
del tempo, in cui tal (atto accadde: In alCUDe cit tA "
Delia loro liosua detLo O.i,eth, vol.,.a Iij¡nificare: que'ta terra d
mía. Essi chiamavano gllef la divinita suprema. e la rapprcllI/lllI-
'VIIW) in figura di ,lobo. ..

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!l6
celebrandosi le feste' d'Iside, si portano con gran pompa
in processione alcuni vasi pieDÍ di frumento e di or-
zo (1) in memoria' di tanto fatto. Ed in quanto ad Iside
dicesi di pitio, che essa fece alc~ne leggi, per le quali
gli 'uomini avessero a: vivere insieme coi principj del
diritto, e, merce il 1Ímore 'del1a pena desistere dalla
viole.:ua e dalla offesa. Dal che e venuto, che gli an-
tichi Greci clüama~l'O Cerere col nome di Tesmofora,
il che vuol dire legislalPice; come quella appunto,
che era stata la prima a far leggi. '
In· quanto 'ad Osiride segue a dirsi , eh' egli fah-
bricó n~lla Tebaide 'd' Egitto una 'citta di cento
'porte, a cui' diede.il nome di Madre" e' che ,poi dai
posteri fu detta DiospoU, cioe citta di Giove; e ro-
gnominossi Tebe; intomo al cui fondatore pero di-
versi sono i paren, non solo degli autori, che di ció
scnssero, ma degli stessi sácerdoti d' Egitto. Imper-
ciocche molti' dicono, che non da Osiride, ma, gran
lempo dopo lui, essa fu fahhricata da un ceño re, le coi
imprese 11.' sno luogo des«;riveremo in particolare (:1).
Dicon anche, che Osiride innalzo un tempio, per
grandezza..; ,e spesa Dobilissimo , a' suoi genitori Giove
e GiuDoDe ':, e C::he a Giove oltre ció due altri D' eresse
( ,) Pres.. PI"torc" e Sto"eo vedesi attribuito il ritrovamt!Dto
delle biade ad O.irúle e ad ¡,ide; e Potjirio /tUesta la coSlumaDza
di offrirle agli Dei" e alle Dee iD atto di eulto. E questa la sola
e giueta idea del 6Rcrifizio, che 8li uomioi faDDO aUa diTiDiui.,
l'offerta cio!: in readimeDlo di psie di cio, che D' haDDo ricevuto,
CaD 'queSla forma soleDDiuaDdo I'uso delle cose offerte.' '
, (~) Ad ,0Dta, di 4Iio 'Sinuio dice. che Tebe fll pi1\ aDLÍca di
Osiride.

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~r.r.

¡,
\
\
\
\.

ISIDE

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d' oro, i1 maggiore dedi~do al Dio celeste, é il mi.
.,
nore a suo padre, che regno ivi, e che chiamano Am-
mone -; che stahill cappelle d' oro agli aln;- Dei, a cia-
Jébeduno le onorificenze convenie¡nti attribueJ;ldo, ed
assegnando. sacerdoti ,. che avessero cura de' ~crifizj
opportum. Avere poi Osiride ed lside tenuto in pregi'o
singolare gl' inventori delle mi, e chiunque Cahbricato
avesse aleona utile cosa; . e perció stabWtesi nella Te-
b.ide officine di rame, e· di oro, eaeni col primo
costrutte .armi, coDe quaIi uccidcre le Gere, ed istro-
menti per Iavorare la terra, e col secondo gitta&e sta-
tue , e mUe opere ai templi degli Dei , per vie píO.
incivilire gli uomini.
Di Osiride ancora, studioso dell~ agricoItura, si dice.
essere egli stato educato in Nisa, citta den'Arabia (1)
posta vicino aH' Egitto; ed essere stato figliUolo di
Gíove; e dal padre, e dal luogo dalla educazione avere
avuto presso i Greci jI nome di Dionisio. E di Niaa,
come confinante coll' Egitto parla anche íl Poeta negli
inni, ove dice:
Lungi Jalla Fenicia, e presso i jiumi
D' Egitto , e Nisa, citta sacra, e mont~
Alto e jiorente ¡HII' tmUf!ne selve. (2).
(1) 11 testo dice. ciua dell' Arabia f.lice, Ho tolta quat' ultima
parola ••timaodola ioLrosa, come Yedrassi dalla 1.'(oc. aegueDLe.
(:.) JI Ye••eli1lfJio ouerva. cbeil testo di DiQrMwo combioa poco
eoi Yeni di Omero. percbe se N ¡II. era presao ai fiumi d' Esiuo ,
eIIia al Nilo. come poteva eSlere in Arabia' Egli doveva dire.
ehe il testo 110B combiaa seco ILellO. perche ODa ciua che ~ pl'88lO
il Nilo, Bon pub es.ere Den' Ar.bia ,foliee, .iocome esao porLa; seb-
he¡¡e pOlla diru per aneDtura Dell' 4r.¡'¡". fliacc:bll l'Arabia piü •

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:18
Questi presso a Nisa trovo, dicono, la vite; ea
avendone OSServato a &utto, primo fra, tutti ne (ece
vino; ed agli altri uomini insegnó, come la \Tite si
piantasse, come -si 'raccogliesse l' uva, e come se ne
fabhricasse il vino (1). Ebbe Osiride, sopra ogni altro,
in massimo onore El'mete, cioe Mercurio, che fu chiaro
per esimia perspicacia in rintracciare quanto giovar
potesse ai comodi deDa vita. Fu questi, secondo che
si rllcconta, il primo , che distinse l' articoJazione delle
parale, determinando con ,ció la faveDa comune ; e
che assegnó il nome a molte cose, che non ne avevano.
Trovo pure le lettere, ed ordinó il culto e i sacrificj
degli Dei. Egli fu il ploUnO ad osservare la ben distri-
buita sel;e degli astri ~ e l' armonia, e natura delle
voci : . egli inventO la palestra:' e fu studioso artefice
tanto del pl'Ocedere con misura, quanto del compol're
con decenza il carpo. Tre corde. diede alla lira da lui
inventata, imitando le \re stagioni dell' anno. Tre luoni
stabill , l' acuto, il grave, e il medio, togliendo il

meno mcomiacia al levaate del Nilo llcendeate m !:sino. NOD _


_ do CJuindi da aupporsi igaoranle Diodoro a queslo sepo; anai
piu a basao dicendola di Egiuo; come mai ilYeuelingio, e tulli
quelli , che haDDo corretlo iI tealO dalle ingiarie del tempo. e de'
COpilli , DOD hanao soapettato, che per lo meDO la parola felütI
foaae iDtrasa' Queat' avverteDla giulltilicheral. mia lezioue, la «¡uale
sela appaDto combiDa coUa geogralia.
eJ) ErodoID dice, che iD !:sillo Don v' eraDO viii'" e Pluuvco
acceDD~, che prima del re PUlmmeei,'O gli E.'4ia¡ deleltanno iI ViDO,
quaai fOlse nal" dal sall8ue di coloro, che anticameole avevaDO
trucidali gli Dei. Percio gU EJizj uaavaDo la birra 6ma coll' orao.
n libro de' Humer;' fa fede al coDtral'io ch. DaD mucava all'E-
gillo ,la vite. Vegsui i1 cap. 20. 5.

i
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j
'~9
primo dalla state, a
secando dall' inverno', . e teno a
dalla primavera. Fu il maestro de' Greci nella elocu--
zione; onde ebbe i1 nome di Ermete, che vuol aire
~nunciatore, ed interprete. Finalmente egli era i1 notajo,
cioe l' indicatore di Osiride, per ció che riguardava le
cose sacre, e con esso' Osiride consultavasi intomo a
tutti gli affari, e ne seguíva i consigli: ed egli, e non
Minerva, come pretendono i Greci 11'OVÓ la pianta del-
r olivo (1).
CAPITOLO VL

Spedüioni di Osiride: SUB impres~, ti suo fine:


1'8glU)' ti fatli ti ]side.

Nar.rasi poi di Osiride, che pieno essendo del desi-


derio . di fare i1 bene , e d' aCqWstarsi gloria, mise in~
sieme ~ grande esercito, con cuí si propose di scoo-
!'ere tulto l' orbe abitalo, e d' insegnare agli uomini
tanto iI modo di piantare la vite, quantO qilello di

(1) V' b a scandolezzarsi, ·che tanle cose ad DD lratto .i attri-


buiscano a queelo Ermete cootemporaoeo di O,;ride. e eill891ar-
mente la di5tiozio~e dell'articolazione delle parole. &eoza la quale
DOO essendovi Iingua atta a lener gJi uomini io sociela. rOVtJsciaei
nece&&ariamente qulOto si luppooe falto prima di Osiritle io ESiLLo.
o molto almeno di cio, che da lui st8510 diceei operato; Pllchb, por

trovata da qualcheduoo ed iDll'soata DDI lingoa. molto lempo
voolsi perchb sía 8pprell da uo iotero popolo, che prima OOD la
CODosceva. GIi E¡¡izj chilmavano Mercuriu ,001 oome di T/wc; e
PIacOlltJ. PluúlrCO ed alLri di grao nOllle •. non wLarono ad aUn.
hair¡1i t.ante coza si mal combioate!! 1

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30
.eeminare il munento e l' orzo, sperando egli, ehe, ~
avesse chiamati gli uomini a pili .rute
U80 di vit.to t
ritiralldoli dall' agres&e e ferino che teuevano, per al
grande .atto di beneficenza, ..rehhe~ aper&a la strada
all' ottenimento degli onori immortali (1). n ('he ..esito
confermo; mentre iufatti , non la genel'llzione sola che .
di tal henefizio godette. IDa tulta quanta la posterita,
in COIltempluione del migliore alimento trovato, ne
onorO come Dei sopra tutti chi81issimi i felici inventori.
Osuide adunque, pOllo buon oMine alle cose d' Egitto,
e laséial.O .il govemo di tiltto iJ regno ,d Lide sua
moglie, le diede per consigliere Mercurio, come quegli
che in prudenza era superiore a Ultti; e il comando
militare affidó ad Ercó1e, a lui· prossimo per sangue ,
e mirahile per la forza e robustezza; e stahili gover-
natoM, ne' paesi posti VerlO la Fenicia, ene' marittimi,
'Busiride; e Anteo nella Etiopia, e nella Libia, da
aso lui dominate. Quindi partendo dan' Egitto, si
pose alla testa den' esercito, accompagnato da suo Era..
Sello. che i Greoi ~bilUnIlllQ ApoDo I .quel medesimo,
che gli Egizj d¡c~mo ayer fatto osserval'e l' aIl01'O, a
questo Dio spezialmente da tutti poi dedicato; mentre

(1) Fa mar"'islia. che Dlodoro lIGIl abbia OIlervalo. che le


tndmionl desli %izi ihlo~o a '10ella .pedi.ione di O,i"úIe. como
4Jllelle del capil4)lo aotelledeole ¡alomo alla lúa edncaziooo ÍD Nü~;
e al IUO DOIDe di DiOll;,io. debhoDO eIlerai wveotate a.sai tardi dal·
..cerdo ti di EsiICo per Ylmita na.iouale. teadendo a coaCondere
O,i"üIe con &eco. D'altronde c'lme nOll 5I!Dtire. cbe nf: ad Otlritk~
uf: aa [ritk. nlt ad Er",ete pOOlli attribuire tanlo numero d'jo'feD-
.¡oai • e d' Impl'fltl, sensa saJire alla idell. cbe ICItto questi aomi
bon pOSlono wteDdersi particolari iDdividoi. ma (1 dinutie. o etA 1

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3.
iUribuiscono ad 'Osiride }'invenzione de1la vite, e a luí
la consacrano, come i Greci fanno a Dionisio; e per-
cio asseriscono, che nella lingua loro chiamasi pianta
.di Osiride. Gli Egizj' preferiscono nelle sacre Cf'.rimonie
l' alloro alIa vite, per la ragione , che le foglie di
questa cascano, mentl'e quelle dell' alloro conservano
una nrdezza perpetua'; siccome gli antichi ehhel'O ad
OS8ervare rispetto ad aleone alll'e specie di piante sem- ~
pre verdi, e perció aurihuirono, come l' alIoro ad
ApoUo; il mirto a Venere, e l' olivo a PalIade. "
Ora ritornando ad Osiride,' gli Egizj raccontano
qWdmente seco lui militarono due suoi figli, Anubi, e
Macedone ( I ) , per fortezza Uistintissimi , i quali
avevano armature somma:mente insigni ~ fátte colle spo-
pe di belve, Don guari lontane dal significare l' ardi-
mento di que' giovani. Irnperciocche Anuhi avea la sua
Ia~ della pene di caní;, e Macedone del cuojo di
lopo; ed e questa la ragione, per cui gli Egilj l'ea'"
dono religioso cultO a queste bestie. Osiride toIse a
compagno nella sna spedizione anche Pane, il quale
presso gli Egizj e in gra.nde ven~ione; poiche non
solamente veggonsi quasi in ogni loro templo, o cap.
pella, le statue d' esso; ma certo e che fabhricarono
consacrata al nome suo nella Tebaide una cittA, che
g1i ahitanti chiamaDO Chemin, la quale s' interpreta

(1) ADobe PIUlarco da Anu6i p.r figUllolo ad O'¡'ÚÜj ma iR


C¡U~IO a il'Jacetlone. E,iodo e 8te/ano Sli daDDo ,er padre GiD"i
ed Eliano gU da Licaon" re della Emaaia. 11 Ye,HlirIBio so.pe'lta.
che gli B(;iaj 'faceuero lore M_done dopo che ebbero per .ovraDi
i ÚS idi • " .' t

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h
citta di PaDe. SeguirOllo Osiride aDebe uomini periti
nell' agricobura , MaroDe (1), valeDte iD piantar via,
e Tritolemo iDtendentissimo deIla coltivazione delle
biade, e di quanto riguarda in ogni modo la messe.
Cosi disposte tutte le cose" dopo avere fatto voto agli
Dei di tener lungbi i capegli fincbe fosse ritornato
in Egitto, si mise in viag;io verso J' Etiopia. Dal fatto
di Osiride nacque la religiosa usanza osservata dag1i
Egizj sino a recenti tempi, che, chi si pone a viaggiare,
finebe non ritomi laseia crescer la chioma. Menlre
egli era in Etiopia, gli fu condotta innanzi la roza
de' Satiri, che diconsi avere coperti i lombi di peli. E
siccome Osiride, amando ridere, e dilettandosi di mu-
aiea e di ballo, conduceva seco una brigata di cantori,
tra quaIi- erano nove vergini, valenti Della scienza del
can..to, ed in abre cose erudite, che i Greci chiamano
Muse, alle quali presiede Apollo, detto Musagete, cioa
condottiere delle Muse i peroio i Satíri, che' abbiamo
nominati, come a!ti a tripudii, al canto, e ad ogni
genere di allegria, e di giuochi, si misero . coll' e&el"oo
cito, e ne feeero parte. Impercioccbe allroDde. Osiride
non era belligero, ne andava a dar battaglie, e percio
ad esporsi a pericoli di guerra: che anzi ógni popolo
pe' suoi menti lo accoglieva feslosamente come un Dio.
Insegnata poi eh' ebbe l' agricoltura agli uomini della
Etiopia, ed ivi costrutte nobili cit.t1, lascio nelle pro-
vincie pre~etti a govemare, ed altri a riscuotere i tributi.
( 1) Ateneo da Maro". per compapo a BacIlO ; e l' oritliDe D' It
dobbia. Diocloro. lo fa egiaio; 0"..,.0 lo dice fipllolo di Evanu;
E'ITipicle di BtJcco IL8iIO.

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33
Mentre Osiride era occupato in queate faceende, cli-
eesi, che il Nilo al naseer deIla s1A!lla Sirio., che ~ il
tempo, in cui il Sume s' empie al massimo grado.,
rotte le sponde, coll' allagamento so~merse una gran
parte d' Egitto, e si grandemente, che quasi tntti : gli
uomini, come per un diluvio ne perirono. Era in queJla
parte governatore Pl'Ometeo, il quale po~ mancO che
pel dolore di tanto clisastro non morisse. Per quel
subitaneo impelo ruinoso, e per la violea.za deDe o8de
il fiume fu chiamato Aquila. Ercole intanto, poicbe
sempre mira"a alle piu. ardite iJnprese , mettendosi a
tulle quelle che domandavano. fort.ezu, poté ottarare
felicemente le \'oragini, che nel :rompere gli argini il
fiume. avea formato, e forzar queSto a 1;.entrare e starsi
nel suo letto nativo. n qual fatto alcuni, Poeti greci
vo1sero a favola, dicendo, che Ercole uccise l' Aquila,
che divorava le viscere di Prometeo. Il Sume, che dopo
quella gran rotta si diase Aquila, antichissimamente
dicevasi Oceano ; poscia fu chiamato Egitto (I) da
un re di que' luoghi: cosa altestata anche dal Poeta,
ove dice:
Posi 1181 fiume Ef5itto le veloci
NQJJi . .••••
giaccM presso a Toni, come chiamasi, antico emporio
del paese, esso s¡ scarica in mareo L' ultimo nome,
che il fiume prese da} re NiJeo, e quello, che tutt' 01'8
ritiene. Osiride giunto ai con(i.ni di Etiopia lo munl di

(., lEtl.rp,io., dice il PeriaOIJio, pe' Greci vale _ohojo. uccello


di colol' fotco , e fu dato io nome ad UD re. al 6ume, e al popol.
del paese, percll" di color fosc;o ~ e Deticcio. come l' .",obojo.
DIODOB.O, tomo J. i.

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34
al'gini da eatl'ambi i fati., onde nel teJnpG dell' escre-
scenza nollo ristagnasse pio. di 'quanto fosse occorso ~ ma
.Ienemente alla 80ggetta campagoa desse r a<'C{Ua in p-
sta ~ntit\ per ~ezzo di cene come porte a tal uopo
costrutte. Egli poi per la via den' Arabia, 'cammioando
dietro l' Eritreo,' ando sino agl' Indi, ed. ai coÍl6ni .
deU' orbe abitabile: ne poche ciua fabbl'icó a que' po-
poli, ti'a le quali una chiamó Nisa, volendo in tal
)nanÍera lasciare cola un monumento di quena., ch' era
in Egitto, e nena quale egli era stato allevato. In que-
sta citta indiana egli piante> l' edera, che ivi piU. che in
·altro luogo deD' India, e de' paesi circonvicini, 'UTe~ 'e
'prospa-a grandenlente~ E molti altri I6gni deBa ma
andata in queDe l'egioni lascio, pe' qñali gl' Iadiani. ve--
nuti dopo qlUstionano .&Opta questo Dio, e lo vagliono
indiano di nascita (1).

(1) TUlle queate cOle. dice i1 f/'...elinsio. da St.rll60ne e da al!.ri


scrivODsi di Bact:o; DII egli pero, DII ahri 4aDDo osservalO. c0o:te
taJi spedizioDi iD tempi simili a quelli di Osiride. DOD pOSS~DO
leriammte De pure ricerdarsi seDZa olttaggiare iI seDSO comUDe. :'11
Yellelingio ¡DtaDlo dichiara, qualmmte egli tiene per cosa certa.
che tra gl' Inrúa"i fossero ricnuti il culto di O.iride. e molle
¡,tituzioDi degli A¡(izj. fidato 5"lla parola di UD cerio la-Croze. che
scriveodo la Storia Cristiana d~gl' Indiani aDdo ripelendo le assurde
ii.vole di chi credetle potersi Care la sloria general e delle nazioni
COD quella di un poPQJo parlicxilare. Sarebb' egli Ñor d' opi nfO-
limigliaDZI, che iI viaggio di Osiride. distribulore dí taDli benefizj
a si dill'ereDti COD !.rade, altro non fosse che un símbolo del corso
del Sole. e degli eft'eltí benefici del medelimo !Io non trovo,
che si po.sa iD altra maniera salvare gli antichi dalla impu-
talione' di nOD avere avulo il lenso comune. quando ci hanDo dalo
e quest' Osiride. e Giana, ed Ercok • e taDLi altri yiaggiatori con
eserciti per l' universo mondo. come le da per titilo vi fOlaero atau
ti l1188aaaiDi, • ,I.rade, ti quaDt. occorr. per taH imprete.

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35
Osiride si· applioo anche alla caecia degli elefanti. Ed
'ovunque' fu , prese cura che rest.assero statue ind¡catrici
della Slla spedizione. Poi di la ilo a visitare abre na-
aioni dell' Asia, ritomandone passO anche in Europa
per -la via dell' Ellesponlo; e in Tracia uccise Licurgo
loe de' B~, che si opponeva alla Slla impresa. E
quindi venuto gia veecruo o~nó a Marone d' a'fer cura
de' pianta.menti fatti in quella contl'ada, e di Condare
una citta, da} nome di lui detta. Maronea; e Macedone
SllO figliúolo creo re del paese, da} nome del medesimo
ap~to chiamato Macedonia; e a Tl'ittolemo oldino di
introd.urre r agriooltul'a nell' Attica, Cosi seorso final-
mente avendo tutto r orbe, ben me.ritó della vita ro-
mune, mettendo tutti i popoli a parte de' migliori
&utti della terra. E dove alctUl paese trovossi,' che .non
ammettesse la vite, egli insegnó come coll' orzo potesse
w'Si una bevanda non mollo inferiore al vino tanto per
la fragranza, ~to per la forza. Rilornato poi in EgittQ,
portO seco lla tutti i paesi che aveva sCOl'Si, preziosis-
-simi doni; e pel' la grandezza de' henefizj .faui all' uman
genere con comune consenso di tutti consegui il premio
den' immortaliti, ed onore pari aquello degli Dei celesti.
E poscia che da} consorzio degli uomini passó a que1l9
degli Dei, Iside e Mercurio l' onorarono con sacrifizj,
e riti solenni, .colloeando~o tra gli Dei; e J1 maguifical'e
la potenza di questo Dio istituirono ccl'imonie d' inizia-
zione, ed abre mistiche cose da celebral'si per esso.
I sacerdoti ebbero dall' antica tradizione la mOl'te di
Osiride tra re cose u'cane. Ma coll' anclare del lempo
finalmente accadd.e, che taluni pubblicassero quanto

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36
erui tenuto sempre' sotto un alto silenzio: ·e pemo fu
. detto, che Osiride, ment.re regnava con grande giusti-
zia in Egitto, fu trucidato da 800 &alf:llo. Tifone,
uomo violento ed empio; a quale avendone tagliato a
cadavere in ventisei pezzi, uno ne consegno a ciascun
complice del 800 misfatto, onde implicare ognnn d' essi
nel delitto, ed averli impegnati ad ajutarlo in difendere,
e mantenel'e a 800 regno. lside intanto, sorella e lOO-
glie di qsu'¡de, mediante l' opera di 800 6glio Oro,
vendicata la morte del -maJ.·ito col 8Opplizio di Tifone,
e de' suoi complici, s' impossesso del regno di Egitto.
La battaglia, che a tal uopo si ·diede , meono essel'e
succeduta presso un villaggio, che' ora chiamasi .4nteo,
delto rosi da Anteo, che El'cole al tempo di Osiride
mise a Morte. lside poi trovo tutti i pezzi del COlpo di
Osiride, eccettuatine i genitali; e volendo. che a se-
palero di suo manto fosse hensi ignoto, ma pero che
s' avesse per tutti gli Egizj saero, tale sua idea ~gul
a questo modo. Primieramente fatta con aromí e cera
una effigie d' uomo della grandezza di Osiride, la fa-
sció d' ogni intorno; e chiamati a classe per claue i
sacerdoti, tutti gli ohhligó con giuramento a non rive-
lare giammai a nissuna persona quanto essa era per
confidar loro. Poi privatamente a ciascano confermó
presso essi solí deporsi le spoglie del re. E ramme-
morati i benefizj di lui, gli esortO a seppellime a C,9lPO
ognuno nel proprio luogo, e a glorificare Osiride cogli
onori divini. Volle in oltre, che gli dedicassero uno,
quale pui volessero, degll animaJi nati presso d' essi :
e questo, fincbe stesse in vita, venerassero non altri.

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37,
'mente che Osiride medesimo; é mono che fQSSe, con-
tinuassero a rendergli egua! cn1to. Ma volendo a questi
culti indurre i sacerdoti coll' allettativo di loro pl'OpDa
utiliti , diede loro a godere la terza. parte .delIa terra..¡
onde far potessero tUllo ció, che jJ ministerio degli
Dei, e le sacre funzioni esigessero (1). Costoro pertanto
e per la memoria de' benefizj di Osiride, e pei priegbi
della regina, e per le concessioni generase, ch' essa
faceva loro, eseguirono tutto quello, ('he Iside aveva
suggel'ito. Il perche anche oggi ogni tribu. de' &acer-
doti opina, che Osiride fosse sepolto presso di essa;
ed ha in onore le bestie aDora consacrate ; e sul luogo
ove le 'seppellirono, rmnovano jJ pianto per Osiride.
Pero in quanlo alla dedicazioile ad Osiride, e al vene-
rare come Dei i sacri buoi, che chiamansi ora Jipi,
ora Mne~i, questa fu cosa sancita promiscuamente presso
tutti gIi Egizj; e la ragione si e, che questianimali
prestavano l' opera loro ai ritrovatori del &omento tanto
per seminare, quanlO per compiere ogoi abro utile
1'amO di agricoltW'a comune a tUtti. .
In ultimo Iside, mol't.o che fu suo manto, giUl'Ó di
non darsi phi in braccio ad alcun uomo; e tutlO il
riJn.anente tempo di sua vita impiego nel governo del

(J) $iccome tullo il p9polo d' ElJiuo era diviso in classi. ed una ,
ai queale.' formava&i de' sacerdoti. i quaJi possedevano una ter.a
parte del territorio, cosa atlestata anche da Stra601;le; qui viea.
acceDData }' epoca. in cui quelta terza parte fu ad essi aSSl!gnata.
Cosi p,ure vieoe qui spiegata l' origine dei oaiversi animali \eDud per
sacri Delle diverse provincie dell' Egilto: cosa. di che al trove ai
parlera, Finalmeate qui pure trouli la rasion... per la quale "
wui SU Es,a; f, comUDe il eDIto del buo.

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38
regno superando tutti nel !>eneficare i 'cittadini. Perció
partitasi del mondo, e .sepolta presso Menfi, gode d.egli
onOl'i divini; ed ivi mostrasi anche al p~te una
cappella a lei sacra nel hosco di V ulcano; sehbene
alcuni dicono, che non in Menn le reliquie di questi
Dei fin'ODO riposte, roa ,ni con6ni di Etiopía, in un' isola
del Nilo, adjacente al sitp che chiamasi File, e per
'fUcsto fatto detta campo sacro. E questo oomprovasi
~oi segni, che rimangono in essa isoIa. cioe 001 sepolcro
d' Osiride ivi fahbricato, luogo di religione presso tutti
quanti i sacerdoti di Egitto, e colle trecento sessanta
tazze (dette cae) in esso sepolcro ripaste; le quali
ogni giorno i sacerooti a ció d.estinab empiono di latte;
faeendo intanto, invocati i nomi di questi Dei, 1m
piagnisteo assai lungo. Per questo in quell'. isola nissun
melle piede fllOrÍ de' sacerdoti; e gli abitatori della
Tebaide tengono pel ~gior giuramento che mai tia il
giurare per Osiride sepolto in File. In questo modo adun-
que dioonsi seppellite le ritl'ovate membra di Osirid.e (1).

(l) Sc",,;o cita un paao di Seneca. in cui parla.do de' riti • e


aacrifizj degli Egizj. diee: . che preslo Sim" , ulUma plZl'U aell'
• Egiuo, e U1l Iuoso dellO File, ciod amiche, percM i,,¡ bidll ,i
placo coSii Egizj. ca' quaJi erA adirata non Iro"ando le 7IIem6ra
di mo m4rito O$iride. uccislJ dal fratelllJ Tifone. Le quali lro"aU
Jitlalmeme. e "oiendole seppellire. Icelse in IIna "icina palude un
sito sic"';'issi",o. difficile a paslÍlre , esse1ldo assa,' fa"flQso. e pleno
d' al4i papiri. Di la delta palude d un' i,oletta' i"Rccessihile tIflU
,uomi"i. 11 resselil'fJio reuific8udo la le~ioDe di'Plutarco, crede avere
~jn esso confermato cio, che Seneca ha seritlO. Negli ultimi lrascotsi
'8Dní liD ;FraDcese ha vi&il~to l' isoletta. di cui quí si parla, ed ha
fatto la descriaioDe de' ina.SUifiei edifizj, che vi si trovano, parte rui-
Dati, e parle inleri ancora ,-"ch' esl¡ pero ha creduto opera de' Ro-
maDi. e che racilmeaLe potrebbero crederai de' TolQl1lmCi.

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39
Ma i genitali di lui erano stati da Tirone gittati nel
Sume, perciocche nissuno de' suoi complici avea voluto
riceverli: pero Iside volle, che anch' essi avessero gli
onon divini: al qua! effetto ne fece collocare r effigie
ne' templi, ed istitui iniziazioni, e ñti, e sacrifizj per
essi; e cosi lt rese degni di grande venerazione. Quindi
anche i Greci, come ehhero dagli Egizj i riti. sacl'i di
llacco, e le soleDDita delle orgie, usarono ne' misterj ,
nelle iniziazioni J e ne' sacri&zj di quella pal'1e del
corpo me, e cousi.deratolO come un Dio, l' onorarono
col nome di Fallo (J).

CAPITOLO VII.

Come i Greci si sie~ appropn"ati ifatJi degli Egizj:


eo'ifuttuione di quanto dissero del loro Ercole, e
de' Giganti.

Da Osiride 'e da 'lside fino al regno di Alessanm-o,


che fabbricó in Egitto la citta chiamata dal suo nome,
gli Egizj I1Ul1ler8I10 pio. di dieci mil' anni, o come
alcuni dicono, poco meno di ventitJ.>e mila (2); e tiensi

(1) Erodoto parla della fipra del Fallo degli E,izj Del lOO
libro 11. E Clemente .Ale,sa,.dr;lIo ci ha lasciata la descrizioDe delle
cerimooie. che si u&avaDO. e deSIi ÍDDi che si ca.tavaDO Dell_
lesle del mede6imo. .
(:a) La croDologia degli 'Esizi DOD ~ con ~slante esaltena rilerita
da Diotloro. se si paragona qu*nto qui dice COD quaDlo dice al.
trove. 1 valentuomioi poi': come E/"ico S/e/allo. il llodomllllo.
il Periaomo. il Ye,.elingio. ed altri. cbe baoDo travasliato intorno
al t.to di queat' autore. DOD avevano i lami neceasari, per pene-

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per meDZOgnA queDa di chi pone questo Dio nato in
Tebe di Beozia da Semele e da Giove. Imperciooche
si auribuisce ad Oñeo l' a,ere cola trasportata la nascita
di Bacco, dicendosi, che ito in Egitto, e fauosi iniziare
ne' mislerj di esso, perche era amico de' Cadmei. e
da questi lenUlo in moho pregio. TOUe lar 1010 questa
huODa grazia; e che a volgo. tanto perche ignorava a
fatto, quanto perche desiderava. che questo Dio si
credesae greco. copidamente ne adottó i misterj. e i
rjti delle iniziaziom ; e piU particolannente apiesaR
nel seguente modo, come colse Orfeo l' occasione di
JlIIlTare ai Greci la generazione, e le cerimome sacre
del Dio.
Cadmo originario di T ebe d' Egilto. ,con altri figli
genero anche Semele; e queata deflorata da non si sa
chi. e restata pvida. dopo aette mesi partori un Can..
ciullo della forma. che gli Egizj auribuiscono ad Osi..
ride. I nati di tal genere non sogliono vivere. o cosl
. non vogliano gli Dei, o la natura nol. pennetta. .Saputa
Cadmo la cosa, ed avver&ito daJI' oracolo a tener fenne
le istituziom de' .suoi padri, fa.sciO il fauciuIIo di hende.
e d' altri omamenti d' oro, e istitui per lni riti re1igiosi,
qna.si sotto quell' apparenza Osiride si moslrasse lUl' altra
voba ai mortali. Nel tempo .stesso ne rifen a Giove la
procreazione, onde ed OnOl'8l"e Osiride, e salvare dalla
infamia la figlia. Per questo anche presso i Greci si
trare liDO ai ven meaai. coi quaJi po..iamo IPqere a diradare l.
teoebre deUa Itoria, • che la IOla aatroaomi.. • il pangoD. dell.
¡atituzioui religiole poalODO semmiaiatrar.. Noi abbiamo ogi dei
srandi maLeriali pet /{Unt' opera: ma ..... riman. IDcora • árti.

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divulgO, che Semele aveva avuto Osiride da Giove.
Poscia ne' pbsteriori tempi, Orfeo, che per l' annonia
"
de' versi, per l' Ístituzione de' riti sao{, e per la in-
terpretazione. deJle cose divine avea acquistata assai gloria
presso i Greci, venne accolto ospite da' Cadmei, e
in Tebe onorato splendidamente; e siccome era Slato
istrutlO dagli Egizj nella loro teologia, trasferl in temPo
meno antico la geuerazione dell' antichissimo Osiride, e
volen~o gratifioo'e i Cadmei ist.ilui nuovi riti d' inizia-
Done, ne' quali a cbi v' el'll ammesso clicevasi, che
Dionisio el'8. nato di· Giove da Semele. Ingannati
adunque gli uomini, parte dalla ignoranza delle cose
IegWte, parte dalla' gloria, e da! buon concett.o di
Orfeo, e spezialm.ente tratti dal piacere che avevano,
che questo Dio si tenesse per greco, incominciarono ad
usare, siooome gia si e detto, di que' ñti. Delle quaIi
cose dipoi, ajuta~ da poeti, riempirono tutti i teatri;
e cosi se ne radicó ne' posteri, e ne ~ inconCUS8a
la credenza. Si aggiugne infine, che i Greei fecero loro
proprj e i nobilissimi Eroi, e' gli Dei, come pure le
colonie condotte dall' Egitto.
Imperciocche El'cole,· di patria egizio (.), essendo
uomo fortissimo, corse per la maggior pa:t"fe\ delle pro-
yincie del mondo, e pose una colonna nen' Affioica; e

(1) GU E¡izj penerano Ercole 11011 Nor",",i"", .tl fIU/lUItwi"",


relillione; e fU pre,l4no culto da oltr. epi mem.,.i". cAe 1',..,'0
lo,.. 'M Io""";,,¡""'. CIO"IC _cllnce di principio. E cr«lai 11M
. i tlmntc,ar.tllH i GW"IIÚ I{fItIIItlo c0m6"tU pel cielo. 'I/llUi flirt'
tlep Dei. Coai Mecro6io DO' Stdurnali. E 00" limil. si La ¡.
6rodoto.

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siccome tutti convengono, che Ercole ruede ajuto neBa
gueJ.Ta de' Giganti agli Dei celesti; non da ammet- e
tere, c1íe la TeJ."l'a genel'asse i Giganti nel tempo, in
cui i Greci mcono eh' egli vivesse; cioe nel secolo
prossimo alla gueJ.Ta trojana (1); ma piuttostO,' come
ass~rillCono gli Egizj, verso la prima genel'azione dei
mortali, dalla quale gli Egizj contano piu" di diecí
mil' anni, quando non ne contano pi! di mille e
dugento dall' avvenimenlo di Troja. Nella stessa ma-
niera convengono all' antico Ercole la clava:, e la pelle
del lione, perche non essendosi in que' primi tempi
trovate ancora le armi, gü uomini usavano nel oom-
battere de' bastoni, e per v.estito servivansi delle pelli
d' animali (2). Yero e, che lo chiamimo figliuolo di
Giove; ma di quaI madre nascesse, non sanno dirlo;
perciocche. quello che pili & dieci mil' anni dopo nacque
da Alcmena, alla nascila sua ebbe anome di Alceo,
e quello d' Eroole gli fu dato dopo; ne ebbe questo
bel nome, ehe viene intérpretato' Jella Madre, per
rispetto a Giunone; ma perche emulando le azioni
.déll' antico Ercole, ne ereditó la gloria, ed titolo. E a
con. ció, che gli Egizj dicono, si aecorda la fama sin
dai remotissimi tempi propagatasi tra Greci, cioe che
( 1) IDfatti 11 detto. che Ere.k viDae ed ucciae Laometlo"te.
padre di Priamo; ed 'ebbe compapi nella apedizione cootro Troja
Te6eo. e TclamOM. uc.
(2) Notisi. che preMO Ateneo MestJclidtJ ulerisce. che il poeta
Sur"eoro fll il primo a rappretentare Ercole con queste ·decora-
.ioni. D' onda pero nOD pue che veoSa la concllllione, che il
Yelleli"t;io vorrebbe tfarre. ci~ che debolis.imu 11 l' arsom_to •
ch. qlli si aCCllnDa de¡li ESizj.

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Ercole purgO la tem dalle '&re: il che per niun conto
qwuh'll aquello, che visse vicino ~ tempi di Troja;
tempi ne' quali in assaissime parti del globo, vivevasi
tranquiUamente nell' e&el'Cizio del!' agricoltura, e le citta
erano piene di abitaton. ~n piu veritA adunque corn-
peteva all' antÍco Ercole il ehiamare la terra ,a miglior
modo di coltivazione, poiche gli uomini "el'8DO per IIDCO
oppressi dalla moltitudiné delle bestie , e masSÍlnamente
in Egitto, la cui regione superiore anche al giomo
d' oggi e deserta, e piena 8Oltanto di fiere. Ed e poi
molto a proposito, che Eroole provvedesse ai bisogni
dell' Egitto, come a sua patria, e che ne desse la telft
a coltivatori purgata' dalle belve: con che appunto
aveva potuto conseguire gli onoft comuni agli Dei. Cosl
dicesi, che anche' Perseo fosse in Egitto; da dove i
Greci 'in Argo tl'aslatarono la generazione d' Iside, fa-
voleggiando essere essa lo tl'asformata in vacea.
E veramente' e grande la discrepanza delle opinioni
illtomo a questi Dei ¡ poíche gli uni chiamavano Iside
quella che altri dicono Cerere, altrí Tesmofora, ciOl!
legisla trice ; alcuni la Luna, alcuÍú Giunone; e v' ha
chi usa altri nomi (1). E in quanto - ad Osiride ora lo

(1) Di Cerere. oasia Demetra. che ~ poi Iside. ha seritlo Apu-


lejo: Me i prirl,~enii Frillj nomi/lImO Pe,cinunzia. _be ~li
Dei: "u¡ndi Ceeropia-Minerva gil ArRe; autoetoni~ ,,,,{ndi Yenue
Pafia i flartuanti Ciprj;; Cretesi lI~ttatj Dúlima-DiMUI.; gli Si--
eali trilingui Pro,erpÍtla "igia; gli EleUlilÚ l' anuca lha Certlf'e 5
"ltri Giun~ne. .ltri Bellona; ultri' Ectne; a/tri R _ _la, e gIi
Etíopi e"e Pllngono 'illuminat.i dDi primi rags; dellOt 1UI.ICenU', •
p ..1m. e glé E,Jizj "akmi per amica tlottrilltl, Pllneramlo'mi COII
eerimonie mie próprie. :ni c:lúamano la resina [,ide:- Meutte perO

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dicono Sel"'pide,. ora Dionisio , qualohe volta PJutone ;
qualcbe volta AmmoDe, qualche altra Giove; e non di
rado Pane. Sonovi anche di quelli, che chiamano Se-
rapide queDo, che da Greci e cIeno Plutone (1). Gli
Egizj naITaD.O, che Iside ritl'ovo molti farmachi utili:
al1a sani~ degli uomini, come queDa che assai cono-
sceva r arte medica; e perció le attribu.iscono molte belle
invenziODi. Per la qual cosa tengono che anche pre-
~ntemente, fatta immortale, si· diletti di risanare
gli uomini; e che se alcuno a leí raooomandasi, gli
apparisca in sogno, e colla manifestazione certa deBa
pl'esenza del nume suo a chi n' ha bisogno porga
pronto' ajuto. In pron delle quall cose gli Egizj dicono
di allegare', non, come i Greci costumano, la vanitA
deDe favole, ma.1' evidenza de' faui; ·perci.occbe si ap-
poggiano alla testimonianza di quasi tullo mondo, a
che cpn amplissimi onori aecorre a rimun~ la Dea
per l' effic~cia divina de' suoi medicamenti: conciossiache
essa in sogno a cbi assiste gli ammalati presta contra

tanu nomi, e si varj. e tuui diretti a significare in es.. la natura


madre delle cose, a lei potessero convenire, pih ampiamente espres-
livo ~ra il titolo d' IsIDB iJlirionima.
( 1) Osiride. confuso col sole. ebbe blllga millO di nomi ; e ba-
l&eril. ricordar CJUelli. che acceDna Mani,,,,,o Capella. Percib, diee
egli , Ji dioollO F ebu pruagitore del fUlJU'o. o riveltaore di quanl~
e. faltO n.tle .endre della _"e; e il.LVüo ti cmama Serapide
11' bide. Mellji ti II1ll1U'4 come Osiride; ",traM Cerim91Ú11 ,¡
llUlltife.'lIno per Mitra, per Dite, e pel.fiero Tüone; e "' se; il lJlll,.
lusil1f4 Au ••• , e l'Amomlle dell' ardenltl Libia, e ¡'Adone di Bi-
6li: e ltl CDn "".,io noqae ~ il mondo infloca. E ia E ...e6io
troftDsi acumolati i lP'eci nomí equivalenli. di E/iD... Horo,. 0,'-
I'i,. 411aZ. DioniliOl. 4polloll, ce. .

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i morbi gli opportuni rimedj , e fa, che quaooo meno
se! credono , ritornin sani. E ,si e veduto, che anche
molti, i quali per la difficoltA deOa málattia erano slab
abbandonati dai· medici; avevano da esea avuta la gua-
rigione; e che molti parimeote o divenuti aft'atto me-
chi, o mutilati in qualohe parte der corpo, se ebbero
ricorso a lei, SODO stab ristabiliti ilella primitin loro
integriti. Aggiungono, eh' essa trovó il farmaco deBa
immortaliti, col quale per lei Oro suo figliuolo, op-
presso dalle insidie dei Titani, e trovato morto nelle
aeque, non solo fu richiamato aBa vita, ritornatagli in
corpo 1'3nima, ma fatto in oltre partecipe deBa i.mmor-
talitA. Questi, che e l' ultimo degli Dei, pare
aver
regoato dopo che suo padre Osiride passó dagli uomini
a vivere nume. Ed interpreano, che Oro' sia lo stelSO
ApoDo, il quale istruito da sua madre lsidé nell' arte
di medicare e di vaticinare, ottimamente meritó' deO'
uman genere cogli oracoli, e co' medicamenti (f).
'1 sacerdoti degli Egizj pertanto computando i tempi
dell'egoo di Sole fino al passaggio di Alessandro nel-
l' Asia, pongono aU' incirca ventitre mil' anni. F avoleg-
glano ancora, che gli Dei antichissimi abbiano regnato

( 1) Di Oro Ji legge iD Fii'lllico credersi, che fosle meno in


pezai dai Titlllli, eome accadde ad O.iride. La storía dimostra
••sai 'pellO eom anre, 'o iD maDiera aasai ,imUe fiDito 81i uomini,
che beoelicarooo la moltitndioe. Di Oro, nltimo de' re d'E¡¡itto,
Del periodo. del quale qui si tRtta. e che i Greci di.lero .4pollo.
Erodoto raccoota cose' simili a quelle, che indica Diodoro. Preuo
i meú.¡mi. !Crin Macrobio. e parla de; Greci, .4pollo, cAe e il
_ , chial1lui Oro, da cui ebbero DOI1I8 le IHIntiqtllitll" ore. che
CO&titW&CODO il ,iorno e lano"".

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milledugento, e i posteriori non. meno di trecento anni
per ciascheduno. E perche qnesta mohilUdine d' anni
eooede ogni credenza, alcuni non temono di afl'ermare,
qualmente una volta, meDlre nOn eonoscevasi ancora
a
moto del &Ole, r
auno descnvevasi secoudQ giro a
deUa luna. E peréió, sicoome gli am'li luilui sono di
trecento giomi, non essere poasibae, ehe alcuni vi-
l'essero miDe anni; poiche' anehe· presentemente es-
&endo gli anm composti di dodici mesi 1 la vita non si
prolunga oltre ¡. cento. E simlle cosa dicono di quelli.
che pajono aver reguato trecento anui; licordando,
che al tempo de', medesinñ l' anuo era composto di
quattro mesi, quante cÍoe sono le singole partí deD' auno
solare; cioe primavera, la state, e l' inverno. n che
ha. dato motivo ad alcuni Greci di chiamare Ori gli
anui; e Orosrf!!ie gli annali (.).
Gli Egizj ancora neDe loro favole dicono, che al
tempo el' Lide vissero aventi molti corpi quelli, che i
Grecí emamano GiGanti, i quali disposti ne templi in
'figure mostruose i sacerdoti di Osirid~ flagellanó (2).

(r) La pronigiosa longevila, che suppougoao le &lorie di Tarie


Duiooi. per combinare colle scarse memorie degli ul)mini la rlgione
de' f'aui civili. che lleoellSll'iameule dehboosi lupporre aatecedeuu
.lIa croDologia comune. II Ilala sempre UAO 1C081i0 pe' rasiooamenu
degli ErudiLi; DlI II mernislia. se trovaosi 'pie¡;woni e dicerie
vole d' ogni buon aento. II pi'" ragionevole meuo. cbe ,Jabbia.,
per farai qualche idea approssimuLeli 1l vero J li ¡¡ quella di pr~­
dere per certi periodi di lempo alcllDi llolli.Í. che dannolÍ come di
perlODe.
o (:a) Forse il Lempo. e~a luperstizione o.curarOD~ .. origine di
quelto rilo, il quale IperlamenLe vedesi diaceadere dalla veadelt.a

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4'/
A1cuni dicono, che questi Giganti fnrono generati
della Ten·a quando da prima dava origine agli animali:
abrí suppongono, che la favola della moltiplicitA del
corpi sia derivata. dal fatto di una insigne robustezza,
e di egregie opere, per cui taluni si distÍosero: IDa
tutti poi s' aecordaoo in ammettere, che furono distrutti
nelIa guerra·, che vollero fiare a Giove e ad Osiride.

CÁPITOLO vm.
Le!f!'J sÜJGOlare degli Egizj. lscrizioni di Osiride IJ
tllsiJe al loro 8t'pokro in Nis4. Ca/mue degli
Egizj. Qllestiane sulla o.rig;;ne degli .Ateniesi.

Venendo ora a dir tlelle leggi, eh' ebbero gli Egizj,


una da commemorarsi ~ che presso loro fu stabilita
filori delle costumanze comuni degli altri uomini, e
queDa di prendere le sorelle per mogli, poiche tal
cosa presso loro era felicemente riuseita ad Iside; la
quaIe sposó Osiride suo fratello, ed avendo dopo la
morte di luí giurato di non unirsi a nÍ8sun abro, punl
quelli che lo avevano ucciso, e sino al fine governo il
regno saotissimamente: onde tutti gli uoJDÍni IÍ ebbero
molti e sómmi bene6zj.

presa di "'ifone. uccisore di OIiride. E di qui si ha argomeoto


di vedere come Erodoto debba leggersi COD clutela; percioccM. ri-
lerendo, ch. in Egillo' flasellavasi un Dio, dimostrl avere iatesa
la cosa al rovescio: e nOD si ~ iopnaato meno il Yesleli"sio ,
eredeudo, che Erodoto abbia prelo per la ftagellazioDe di UD Dio
DD piapilteo.

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Per qneste. cose venue nao ~ che pi1i potere, e pit\
onore si desae aBa regina, che al re, e che, negli
istromenti dotaIi stipolati lJ'a i privati, si desse aIIa
donoa l' imperio 80pra l' uomo, dichiarando j mariti
che avrebbero iD tutto obbidito aBa moglie (J).
Ne io poi ignoro, che alcnni ecrittori' supposero i
sepolcri di Osiride e d' Iside in Nisa el' Arabia; onde
Dionisio vien delto Niseo, e che cola fu eretta aH' uno
e altro Dio una eolonna con iacrizione in caratte1; sacri,
in una deHe qnali, cioe in queHa d' Iside, e detta :
« lo SODO la regioa di questa regipne, ammaestrata da
»Mercurio. Niund puó sciogIiere qnanto da me fu
» sancito come legge. lo sonp la prima figlia di Sa-
»torno ultimo Dio. lo sono moglie e soreHa del re
»Osiride. lo SODO queDa, che fu la prima a trovare
» a' mortaIi le biade. lo sono quella che nasce nella
» stella del caneo A me fu .edifica&a la cittA di Bubaste.
» Addio. Egitto, nudrice mia, &tIltti lieta D. NeH' altra
oolonna, queDa cioe di Osiride, leggonsi qneste parole:

(1) Il YUltli"gio comenlando questo plISO dice, che gU Egizj


per palto erlDO tanto lOfIGeUi,.na moglie, che questa es.citava
luori di casa tutti gli officj proluj dell'uomo,> ed egli si atan in
casa sedente come UD zoppo ciabbatuno, filando. Dichiarazioni di
tale Datura DOII danno certamellte grande idea della fona di meato
di queato erudito. L' imperio che dnasi aUa donaa dagli Egizj •
riguardava il governo della casa. che vollero affidato ..lla dODlla
per diritto. onde fOSle pil\ sicuro: ÍDlendend05i i mariti dovere
essere illterlmellte liberi per tulte le occupaziOlli pill proprie di
loro. Ma per capire l' eccellenza di questa istÍtuziolle ~ d' uopo di-
mealicare le prevenzioDÍ delle altre o antit;ha. o moderna auiolli
'intorno aUe dOUDe.

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« Saturno I il pin giovine degli Dei, e mio padre. lo
» SOBO Oiiride; quel re, iI quale conduase un esercito
» in ogni paese, .fiRO alle ahitate terre degl"Indiaoi;
» e alle oontrade volte all' artico, . fino alle fonti del
» finme Istro; e quindi alle altre parti della 1Ierra fino
» all' Oceano. Sooo iI maggiore io eta tra i figli di Sa-
» turno, e germe Dato da} bello e generoso uovo,
II seme cognato dctl giorno (1). Ne v' e luogo sul globo,

)1 ov' io non sia giunto, e a tutti> per mia beneficenza


» distribuii quanto aveva inventato ~j. E questo e ció,
che sol puó leggersi di quella iscrizione; le altre parti

(1) La lradiaione dell' UOTO. incominciamenlO ora del mondo ,


ora deS1i Ilomini, ¡, llala otteaebrata, come molte altre. Lo acher-
zevole .Aristofane nella commedia degli Uccelli dice. che la negrtl
nottll partor; primtl di tutti il lIentolo UOIII), da cuí col procello
de' tempí pullull> iI de,idcr",lJik Amore. Si 8a. che i Mitologi greci
parJarono delte uova di Lcda. Ma non ¡, dai greci Mítolosi. DI:
da .Ariltofane, che po... aversi copizione alcun poco chiara degli
lIIltichissimi sistemi. Potjirio dice, che parec.ohi tra gli Eflizj po-
Devano Cnep" come il 4emiurgo. o principal e artefice delle' cose.
dana cuí bocoa uscito un UOTO, queato .i rupp., e ne TenDe fuori
Phta., ama Yulc(lJ'o; ed aJtri sllpponevano, che ne fOlso uscito
Oliride. Si vede arertamente, che a pita alto senso tendeva la
supposizione. Oifeo, che, come si ¡, veduto, .figurando le tradi-
aÍoni egizie , pur qualche cosa riteneva delle medesime, disse, che
l' UOTO rolto mise fuori Fanete, che ¡, lo ste~o che O.iridfl; e come
aggiugne, che da Ini· tatte le cose faroao iIIamioate, nella teologia
orfica, Hcondo che a'testa. Proclo, si diuo quello non elsere stato
che Ero, osaia Cupido: con che si vede il fondamento del passo
di .Arilto/tane. Alcuni de' nostri, che hanno parlato den' uovo di
Puqua, hanno séntito, che' l' QSO poten discendere da queste vec-
cbie ~eo1ogie, tanto pi.... che la nOltra Pasqua viene preSlO l' equi-
aozio di primavera. che rigaardavasi come il principio delle CIOse.
1 riti della nostra reUgione haano II!D1ificatl) il nostro 1I0VO.
DIODOl\O, tomo l. 4

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50
deDa medesima $eneJo per ...etDst1 éoft'OSe. InlOl"nO
adunqne alIa sepoIwra di questi Dei, pareoohi diasentono;
e quetto proced~ perche informati deIla verita 50"0
lede di secreto, attea i pericoli sovrastanti a chi di,.
vulga gli arcaai degli Dei, non vOgliODO 1asciar traspi-
rarla agli a1tri.
Dicesi eziandio, che di poi roolte colonie Carono
daJ1' EgiUo diffuse pe! mondo. Belo, figlioolo, come si
crede, di Neltuno e di Libia, ne condusse una nella.
Babilonia; e sceltO un sito preaeo l' Eufrate istitui,
conforme l' uso degli Egizj, sacerdoti immuoi da spese
e da pesi pubblici, che i Babilonesi chiamarono Caldei.
Questi, ad esempio de' sacerdoti egizj, che erano fisici
ed astrologi, osservanO le steUe. Dalf Egitto parimenle
uscito Danao, popoló di abitanti Argo, che puó dirsi
la piu antica citta della Grecia. AIcuni dissero ,o che
dall' Egitto pure uscl la nazione de' Colchi sul Ponto,
e queUa de' Giudei 1ioapposti agli Al"ahi 1 e ai Sirj; e
pel'ció avere queste genti pe!" tradizione antica r USO
di circollcidere, secondo il rilO deri..to dagli Egizj ,
i loro Sglj (1). E cercasi pUl' di provare" che gli Ate-
niesi sono una colonia degli Egizj saiti; adducendo
gli argomeoti che seguooo. Che gIi Ateniesi SOllO tI'a.
Greci i solí, che chiamino quella citta .Ástu, cosi
denominata da ustu, che hanno l'Ítenuta presso di loro;
e che la ~pubhlíca ateniese e ordinata e costituita al

( 1) Erotloto. 8tr4"_. Celso. e _ti alwi. h _ ••ail.a


foJoellla opiuioae degli Egúj. coudoui. come -awa. d.... cOMi-
dera.iooe. che i popoli Iluo..i preadollo gli ulÍ dai ...ecchi. e DOIl
mai i vecchi dai Duovi. n r,utli"flÚJ oppoDlla Ge"";, • GÍlUrlppe.

Di9iti~ed b~Google
.5J
modo degli Egizj; vale a dire, che e' distribuita .in tre
partí; Olla deUe quall comprende gli Eupalridi f come
essi dicono, e v:ale patrizj, mollo beD:e istl'ait,i. , e
cñiamati ai. SOJDmi onon 1 siccome iI~ Egitto ~ i
sacel'doli: la seconda .e dP.' rustici, ,¡ quali incambe
pl'ovvedersi di anni, e combaUere. per la pab'ia, come
in Egilto (anho i chiamati agl'icoltori 1 che appunto ivi
somministl'ano i guel'l'ieri: la tel'za e queDa degli aÍ1i-
giani, che. ese1'citano í mestieri . ~uali, e senrouo
ne' ministel'j pubblici pili nece6sarj: cosa, che all,(,:he
essa ool'l'ispon!Ie aUe istituzioni degli Egjzj (f).
Aggiungono ancora, che a1tri capitani degli Ateníesi
fm-ono Ol-iginarj dell'Egitto; poiehe díconQ essere chiaro,
che Peti, padre di Men-esteo, i1 quale JDilitO coutro
Troja (<J), fu egizio, e che poi s' impadroni della eittA
e del regno. E non paterc gli AteDiesi di pl'oprio io.-

'., (1) Giulio AJrica1lo. chalo da Ewe6io. aHesta. che quesla fu


anche l' opiniane di ·1eopompo. e di mohi alLrí Greci; e Proclo
cODrerma cib rispello a 7'eopompo; ma lo oega rispeLlo asli alvi •
diceado uzi, che C"lliste/lll e F"n04e,~,0 aveTaDo sost8llUlO, c;lle
piuttosl.o i Saiti erllDO colouj aleuiesi; e .4ltico, filosofo plaLooico.
riguardo Teopompo come mala lingua. e detrattore: aggiugDeudo
che al tempo suo erano veDllti ad .4te/lll de' lesati de' S"iti per
riouonr., poali .4tenie,i le auLiche relazioGj: lagioDe pe.ro Mlai' de-
bole , e .che OOD dialnlgse. ma forlle .couferl)lll l' a.D~eclld,~llt. opi-
DjoDe; eomlUlque lÍa, ch. la vaoiLa grec~ travolaesse poi la cosa.
(2) A. IfllAlilo lupgo ti PalmuiQ. ji :llarstIJ1IQ • il Ylllle¡¡",io o¡-
&el'Va~ d,v~fli I.Ilpporre mancallte il tesLo I il c¡nale dovcTa log-
giu8Dere la _~oae di Cecrytl. .come 'luello. a cui Gel lento Ali
poi acceDDalo puo tolo .coJlvenire la degomjlluioue di Semifero. 11
Palmerio asgiuuge. che il testo deve supporsi aoche diaordjll.to.
perche Pe,i. cho 'luí ai Domina da prima. fi81iuolo di Omeo. e
Di pote di erClU'o ~ n'twalDJe~le d9TeTa DODJiua~&i dopo.

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'5~
gegno rendei la vera ragione della doppia natura di
essolui , quantunque sia notissimo a tutti '. che inlanlo
chiamasi semif8ro, vale a dire composto d' uomo e di
bruto, perche fu municipe di doppia rep~blica, dena
. sreca ciClé, e della barbara.
Cosi dimostrano, che Eretleo, Cl'eato poi re di
Atene, fu egizio di nazione (1): a
che fanoo essi .con
questo ragionamenlO. Essendo per quasi tutto a mondo,
'eceetto ehe in Egitto pet' la particolare. indole del
paese, avvenuta, come tutti confessano. una sieei~
grande, con massimo danno delle biade e degli uomini;
Eretteo portO ad Alene dall' Egitto UDa copia grande
di frumento, perc:ioeche ne riguardava. gli ahitaron
eome eopati. Per questo toechi da tanto benefizio i
eitta~ni eoneessero al loro benefatlore il regno: avuto
i1 quale egli insegnO loro in Eleusina i misterj di Ce-
rere , trasferendone dall' Egitto i riti. E dicono non
essere alieno dalla ragione eio, ehe naITllsi delIa ve-
, nuta .della Dea nell' Attica aquel 'tempo, in coi s' in-
trodussero in Atene le biad~ ehe del 800 nome si ono-
rano ,Je semenze deDe quali pue> dirsi, che per bene-
Gzio di Cerere fossero di nuovo trovale (~): e che
( r) La pi. parte desli .crittori delte cose au.iehe Desa cío di
&eUeo; ma viene in contrario. che IUIlo Omero. quanlo ErotlOlD
10 ehiamano ~rrisen4. denominazione solita darsi a qoelli. la coi
origine nbn pOlevasi alleguare; e liccome per la grande loro aoti-
chiLa _gli E,¡isj nOD potevui auegoare origine, cosi ad ellí aLtri-
bui...i eminenlemente la denomÍDa.ione di 'err;,eni: taleh~ credooo
che dUe a Erettea 'errigelUl folse lo aulSO che dirlo • •;0.
(la) Dell' andala di Cerere nell' Aldea, repando Ere,tea, e de'
luoi milterj cola il11rodolti parla n,,1 lenlO di DiotlDro anche Filo,.
ClOrO cltalO da BlMobio • e l' au.lUlo i m.rnti cIi PIII'O.

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53,
anche gli Ateniesi ,coDfesSano, come,' regnando Eretteo;
la mancanza di pioggie distrusse le biade, e come cOla
ando Ca'ere, la quale col dar loro frumento altamente
li confortO. Dicono in oltre, che in Eleusi incomincia-
ronsi i riti e i misterj di questa Dea, e nella mede-
sima maniera procedere i sacrifizj, e le antichita degli
Ateniesi e degli Egizj, poiche dai sacerdoti egizj fu..
rono tolti gli Eumolpidi, e i Cerici dai Pastofori (1);
e gli Ateniesi essere tra Greci i soli, che giurino pel
nome d' Iside, e nel resto tanto per le forme, quanto
pe' costumi, essere agli Egizj somigliantissimi. E queste
e molte altre cose di tal genere piti per vanita, per cio che
a me pare, ehe per verita, asseriSconsi intorno a que-
ate colonie (2), intendendosi di glorificare e nobilital'e
la ciltA: confermando gli Egizj, che da lor maggiori
molta gente fu mandata' in colonie in assaissime parti
del mondo; tanta esseildo stata in addietro la magni"
ficenza de' loro re, 'e la moltitudine del popolo. Le
qua1i .cose, ncm avendo sicuro appoggio ne in monu..
mentí che sussistano, ne in testimOBianze di gravi
autori, noi non' crediam.o degne di piu ampio ragio-
namento. n perche baStando' 1«: accennate C?se pe~

( 1) QoesU Eomolpidi erano' una specie di JerofanLi, o celtibraLori


de'misterj. ad imiLlaione de' sacerd'lti ,egizj. che dividevausi in Ori.
Jerotyammati. e S,oU.ti; e i Cericz', impropriameoLe chiamati ban-
dilOri (praeconu) nella traduzione latina. erano gli assistenLi si sa-
c:erdoLi • maneggiaLori delle oSlie. e port,aLori delle immagini. ,giae-
chll in Efitto i Pa.tofori port,avanó i Labemacoli degli Dei. o Llla-
mi. o cappeUette • che vogliamo dire.
(2) Intomo aUr. colonie degli Esizj al tempo di Tolommeo 1i",r-
JIlle ueva seriuo 1",.. • le cui opere lona perduLe.. .

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elO «lhe ¡peíta alla teologia degli Egizj, oto verreDlD a·
parlare del paese loro, e del Nilo, e delle altre cose
meritevoli d' essere udite.

CAPITOLO IX.

Descriz,ioTÚJ del! Egitlo 1 e del Nilo;'


e de' prodotti del silolo.

L' Egitto voltasi quasi tulto al mezwdi; ne di poco


sembra: superare allri luoghi costituenti dominazione,
sia che riguardisi una certa naturale difesa, che gli da
il sito, sia che si consideri l' amenitA del 50010. AH' oCoo
cidente gli fa balTjera una parte deserta della Libia, e
. piena di bestie feroci, la quale si stende assai lungi,
e pel' la mancanza d' acqua e di alimenti, rende il pas-
saggio non 8010 ditficile, ma eziandio pericoloso. Dalla
parte di austro esso e fatto sicuro per le cataratte del
Nilo, e pe' monti ronfinanti: poiche dalla terra dei
Trogloditi, e dagli ultimi termini deIla Etiopia, pe!' UD
i~tel'va11o di cinque mila e cinquecento stadj ne i1 fiume
puó passarsi con barche, ne a piedi si puo facilmente
~ammjnarc per terra, quando non s' abbja un convoglio
d' epi cosa necellSllria alla vita, quale e proprio della
rnag,lificenza d' un 1'6. n paese poi, che guarda l' o-
ricnte, resta chiuso in parte dal Nilo stesso, ed in parte
<lai deserti, e dalle paludi, che chiauiansi baratri. Si
aggiugne, che tra la Siria; e l' Egitto v' e un lago ~

I
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angu..~ , verO , pel' Cio che spetta aUa larghezza, IDa
di profondi..a prodigiosa e stadj: esso
cbiamasi Serhone (1). Ove se alcuno con poca pratica del
'sito soverehiamente s' avanzi, trovasi cÍl'Condato da im-
l' alveo di
quesw lago, cosi che easo ivi prende la similitudine
di una fa~ia, da per tutto contornato da 1m' immensa
di sahhia, la slessa pel continuo spi-
rare ,*ll' austro con tanta forza vien preSa, che va ad
oscurare la dell' acqua , )'ende. l' aspetto
della palude tan lo terra, che non asso-
lutmnente pin distinguersi. Per questo, molti, non es-
sendo prima informati della natura del
ivi 8SS011Í con tutti i loro , non
la vera strada. E tanto pin €acilmente succede
W~I3.'Il[l'O , poiche la sahhianon va mancando. sollO i
piedi. che insensihilmente, e con arte
falIace inganna coloro che incomineiano ad internarai;
cosi che s' del perico10 , fannosi
henal appoggio reciprooo l' un l' alt1'o . ma non possono
pin (uggire, ne salvare la vita: aggiungendosi' ancora
, che chi ,'a a fÓndo non' puó
nnotare ,. ilDpede~o il fango ogni movimentQ de~e
membra J ne ¡raó USClre, perche. non trova a che atl.e--

(1) Qllesto lago era tra il monte Casio e Rinocolura. ma pi1\.


Y,i.ciuo Id Ostraallll. SlI'aiolUJ lo ha col lago Asfaltide.
Plinio dopo aver delta, che alcuoi gli daDDo UD circuito di 150
» , che al tempo era una plllude. NOD
deo dopo áb far l)Jeraviglia> " 4iaelli, ehe OSSi desor¡TODo ]'ESiuo ,
D01I di 'ID est.o laso.
5f)
car$i per avere sostegno. Casi mescendosi Ja iabbia al-
l' aequa, tale impasto si fa dell' una e deIr altra, che
J}on permeUe ne guado di niun modo, ne transito con
barche. Quelli dunque .che ivi giuugono, Jl()n avendo
nulla con che '¡utarsi, e mancando loro solto i piedi
la sahbia stessa, forza e c}Je vadano al fondo: J.aoncL:
assai convenientemente quella specie di campagna per
la natura sua fu detta baratro (1).
Poicbe ahbiamo ragionato delle tre plaghe, per le
quali l' Egitto e attaccato al continente, dU'eIDO ora
cio che rimane. n quarto Jato adunque di questa terra:
e cinto, come da muro , dalle aeque" di un mare senza
portí. che si stende auai lungamente, ma che rende
difficilissimo tanto r approdare, quanto l' imb~
Imperocche da Paretonio di Libia sino a" Joppe di Ce-
lesiria per quasi cinque mila stadj non .¡ ha porto si-
curo (nori che quello del F aro. Obre cio lungo
quasi tuUo l' Egitto COlTe un douo pieno di al'ene e
di rupi, che da' naviganti non pratici de' luoghi non
si veggono; ond' e, che quelli, i quali cloedendosi d' a-
vere scansati i pericoli del mare,' lietissimi l'olgonsi
alla tena, ignorando la vera direzioue, quando meno
se r aspettano, fauno naufragio. E quelli, i quali non
pOssono veda- la terra, essendo assai bassp il paese ,
non avvertono d' andare a gittarsi in paludi, e in
'uoghi stagnanti, o pure in regiopi disabitate. In que-
sto modo l' Egitto per beneficio della natura e da opi

(1) Polibio iDdiaa CJ1l4"to barat.ro t.ra P.lJuio ( . . Da..iab) e


n monte Casio. Le carte vi aepano anche ogi grandi .,-Indi.

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'31
lIWl ,parte eccenen~Díente messo al sicuro. La figura
sua e bislunga: il fianco marittimo si &lende per due
mila stadj, e i mediterranei n' banno circa sei mila (1).
Anticamente esso era il paese pin popolato di quante
tene' del mondo mai fossero cognite; ed ora non é
in popolazione inferiore a nessun' allra. Una valta
ebbe borghi distinti e citta oltl'e a diciotto mila, ' sic-
oome Pue) vedersi registrato a suo luogo ne' catasti
sacri; e al tempo, in cui regnava Tolommeo di Lago ,
se ne oomarono pin di trenta mila, ; e questa tanta
quantita sussiste, anche al presente. Dicono poi, ch~
uña 'volta iI censo di turto a
popolo an4&va & sette
milioni di persone, e che ,Qra nOn va a roell() di tre
milioni (~). Di tanta moltitudine d' uomini fatti forti i
re, poterono adiJ,nqv.e, siccom.e 1llllT8SÍ, costrujre tante,
e difficili e meravigliose 'Qpere, monumenti immorlali
. ,

( 1) Il Y ulelill¡Jio DOD dubita, che questo passo di Diodoro DOO


possa servire a correggere Stra6one, io cm lesgesi portata la luo":
gbezza del !ido a tracto esagerato. 1 moderoi quistionaDo lra lar.
mLerno all' aomento. che la terra pIlO nu pre.a' sol mare pu taII&i
secoli. Ved. Polney.
(~) n Marlamo ha osservato. che realmente sotto i Tolommei
PEgillo prese UD graode incremento; • che salto il regDo del Fila- ',
delfo conta..a piia di treota mila tra mld: e horghi. Prima del gua-
sto de' Pemanifaceva i selle milioDi, di cui parla Diodoro. Ad
onta poi. che al tempo IUO non si cootalsero che \re milioni, nella
diminuzione di popolaaione potendoli credere che malta inlluiJsuo
le 80ene de' Tolommei; solto il regao' di Ye",tuiano. se si credo
a Giwtlflpe , l' .F.gúto aveva HUe miliooi e mealo di abil.anti. DOO
contati quelli di ÁIe"tmdtia, che .timavaoIÍ da alcUlli \recente
mila. e che probabilmente donvano essere alsai piu. se.i coo-
sid_. che .Alu.awia rivaleggiava con Roma. e chtll a qualche
eeDLÍDajo ,di miCliaja asceodnano Sli E/lrei ¡vi stabiliti.

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58
della loro maesta, che in panicoLu-e discorreremo 1ft
lloco. O.. parleremo della natura del fiume, e deUa
proprietA del terreno.
n Nilo &COrre da mezzodi a setteittrione, uscendo
da fonti non ancora note, poiche sono esse situate ne-
gli estremi confini della 'Etiopia, ove t.ulto e solitudine,
ne puo andarsi a cagione el' ÚJunt'nso calore (1 ). Ed
esscndo esso il piu grande di tutti i fiumi, e facendo
sterminato viaggio, mollo si torce qua e la, declinando
ora alla parte d' oriente verso l' Arabia, ora aquella
d' occidente verso la Libia. Dai monti degli Etiopi fino
al mare, computando le giravolte, fa dodiei miIa-stadj (2).
Giunto poi a luoghi 'inferiori , l' acqua sua si resuinge
entro un letto apertosi tra le terre dall' una parte e
dall' nitra opponentisi; e con un ramo volgendosi &I-
r Aúica, portasi in UD pian~ di. sabbia di profondil!
incredibile, che I~ assorbe; e 'coll' altro dirimpetto
all'Ar¡¡hia spandendosi forma i~mense lame, e vaste
paludi, circondate da molte genti. Entrato quindi
nell' Egitto, colla larghezza sua oecúpa ora dreei stadj,
ora meno, non sempre andando a retta linea, roa
errando qua e 1\ con varj giri; poiche pi ega qui verso
l' aurora, 11 verso sera, ed in qualche luogo ancora

(1) Le .....iSa&iooi d.' Porl"lfl"IÍ .110 cOlte deD' ,t'hi"iili(.l. o i


'Yial!8Í di M¡IIionarj. e di ClU'iosi Den' interno del paese, e Bt'fM:e
apeaialmenle. e quelli. dai r¡uali ha tolto cio, ch'ogli pliO Don avere
• •to, hlnllo final_te falto eonoaeerB l' oripe del Bu,.: '"'018'
importante . . .pec-M aei tempi di 'sopentiaiona, o poco .eno oH
inditTerente in generale, le Don si 1ep colla scieaza g.,.,lI8iica.
"(:1) 8tra69116 dice, che De fa pim di dieci mila, ma,qli .Don 'Vi
comprende le clll8'YoILe •.

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~
tende ool·SU8 corso verso il punto stesso di mezzod!',
el' onde discende. E ció nasce dal cingerlo, che d' ogni
parte :fauno i JllODh, i quali occupa1lo buon tralto
delle me sponde: ond' e, che quando viene ad urw-e
negli stretti fi,nchi, e dirupi de' medesimi; rimbalzato
¡ndietro si getta pe' campi che trova; e dopo aver
divagato alcun tempo versoiI mezzodl, ritorna final-
~ente al naturale suo 001'50. Esso poi, quantunque
tanto superi gli altri tiDm:i, e pero il solo, che corra.
senza violimza, e ~enza proceUoso impeto d' acqaé, se
si eccetlUi alle oat.aratte ; che e un luogo q.ueUo_, che
cosi si chiama, estendentesi pel lungo dieci stadj, e
declive, cmuso tUuo di dirupi, e di strette gole, e
tutto. aspro, e voraginoso, Piano di l"OUe pietre, e di
scoscesi soogli. Ivi giugnendo il ñame,' le acque sue "
l'ODlponsi' con .grande violenza, e ribauute dagli impa-
dimenti rigurgitano, e fol'll1llD8i JÍürablli TOrbci, e tulto
aU' intomo di grossa spuma par ·tanto sba~timento il
mogo &i riempie; 'e lo speltaoolo giustamente mette iq
istupore ~uno, ~~ vi si approssimi; maggiormente
éhe quella tanta musa d' acqua agitata. pa. tal modo
violentemen~ precipita al huso, che nella rapidita del
corso sembl'8. non ditferi~ da una ..elta. Sotto tanto
dilu'fio del Nilo, che oopre i sorgenti scogli, e, qumto
41' aspl'O presentano i rottl tianebí della montagna ,
S1J.ole accádere, che alcuni trovando contrarii i veDll
tolle loto bllfthe disoendono per ~ catarRtla; ma a
niS$DDo e .dato di ascender per esIIa, Poiché la furi. della
ClOntenllé supera i tennini di ogni umana immaginuione.
Parectehie MilO le ~taratte. di questo ,8Jle~; Dla c¡uella,

, ~ítízedbyGoogle
60
e
che sul confine den, Etiopia e dell'Egittet e
la mag-:
giore di tUlte.
n Nilo bagua all' intomo varie isoL: in Etiopia; e la.
pin distinta e Meroe. E in eSIa una celebre cilta del.
medesimo nome che fondandela Ciunhise le impose
ad onore di sua madre, la quale COA chiamavasi. Di-
cesi, che l' isola, di cui parliamo " abbia la figut'a di
uno seudo, e che in grandezza superi t1ll1ie le' altre in
que' Iuoghi. Essa ha di Iunghezza tre mila stadj, e
n' e larga mille, e contiene non poche citti., Era le
.quali la píO. nobile eMeroe gia accennata., a' cui pel tratto,
nel quale e bagoata daI fiume, vengono a corrispondere
al confine' deIla Libia immensi' ammoechiamenti di &ah-
bia, e aIla parte deD' Arabia aguzze paute ~ scogli.
Narrasi, che in essa sieno miniere d' oro, d' argento ,
di ferro, di rame, e gran copia di ebano, e diverse
specie di pietre preziose: aggiun,gendosi in oItre, che
tante sono le isole dal fiume fo~te neI col'SQ SUO,
che iI dil'ue il numero panebbe achi l' udisse cosa
incredibile. Imperciocche, senza JNU:·lare del tratto che
chiamano Delta, se' ne contano olu.e seUecenfO, parte
delle quali gli Etiopi coltivano a miglio, e parte SOBO
di difficile accesso agli uomini, perche piene di ser-
penti, di .cinoeefali , e el' ogoi raz:&a di hestie. Del ri-
manente il Nilo, entrato nell' Egitto, diviso in pin
alvei forma il Delta di sopra accennato, ~ cbiamato
coo w Dome dalla sua figura. DescrivOllo i lati di
questo tratto gli alvei estremi del fiume, e ne compie .
la base il mare, in' cuí esso va a gittarsi con selle
boc:ch~.; La, prinia di esse .vobata all' aUl'Ol'a dicesi p~

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6.
Jusiaca; Tannitica la seconda: indi seguono la Me~de­
&a, lá Fatmica, e la Sebenitica ; poi la Bolbitina,
~ in ultimo la Canobica, da taltmi chiamata l' Ereu-
lea (J). Obre qu~ste; hanno.ene ancora alcune altre
fatte per mano d' uomini, delle quali non occorre
parlare. Ad ogoi bocea del Nilo sta una aua divisa
da! 6ume; fomita di ponti, e guemita di buon pre-
sidio. Dalla Pelusiaca e stata con gran luon scavata
una fossa, che ya al seno Arabico, e al m&re Eri-
treo, primo autore della quaIe fu Neco, figliuolo di
Psammitico (2); e Dano persiano la continuó per un -
certo tratto, ma lasciolla poscilf, imperfetta avvisato da
.alcuni, che tagliando l' istmo l' Egitto soDUllergereb-
besi, essendogli stato dimostrato, che a
Mar Rosso e
po. alto deO:' Egitto. Nel processo de' tempi Tolommeo
secondo diede l' ultima mano aH' opera I e in luogo
.opportuno fece Un ceno ingegno a traverso, che volendo
.passare egli aprl, e poi serro; ottÍmamente corrispon-
dendo r effetto al disegno conceputo. Questa fossa, che
'equivale . ad un 6ume, chiamasi Tolommea dal suo
e
autore; ed. ove entra in mare, v' una citta detta
Aninoe.

(1) Poco diversamente vengono queste t'oci del Nilo chiamate da


Strahone e da Plinin. Quella che D;o4o,.o dice Fa,mica, da 8",a-
M.IU il detta Fatnica, e da Plinie Fam;,ica.
(2) 4rutotiJe invece di Neco DOmina in quello proposito 8e_
Itri. Stra60ne nomina Se'06trl, e P.anUIIÚico IUO fislio. Si aten-
terebbe a credere. se non si leggelse a chiare DoLe. che il Pelle-
./i"llÍD cid StralloTUI per dirci, che quelto canlle Ü¡comin'Oitwa 4&

Fe_a ~ 4ra6ÚJ. 1: finilla tUJ .4rsinlle ·ml leno ..rabie(¡ •

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62'
n Delta presenta la figni-A st.eSsa che ha la Sicili.ai
1 BUoi due lati stendODSi per la lungheZza di: seue.
eentocinquanta atad;; e 1a base, che ~ieDe bagaata. da}
mare, ne ·ha miIle trecerito. E U Delta lUl' ¡sola in~...
seeata da molte(osse, O canali ~ui, e eotIlÍtuiscé
a piU ameno luogo deIr Egitto; U quale eaaendo ca.
eondato da! fiume con argini, che il ditendooo, e
nello stesso tempo lasciano luogo a introdur r acqua
per irrigare il paese, produce UIia varieta grande di
hui. La irrigazione si fa pel' la escreaceaza che ogai
ano succede neRe aeque del fiwbe, con che perpeo-
lnammte s' introduce aulle terre una nuova melma;
e a trame l' acqua mIla terra gli abitanti adoprano
UJI8 carta maechina inventata da Arcbimede siracusano,
la quale prende il nome daDa forma lua di cotIea (1).
, E come poi lene si e il corso del Nilo, e porta
aeco usai quaotitA di diverso temune, e ristagna nm
luoghi bassi, rende fertili le paludi; ed' in esse naseono
radici di' sapor vario, e Íl'lltta, ed eJ.'Daggi ~ índole
singolare , che bastano al bisogno de'poveri. e degli
ammalati. Ma non danno soltanto a tutti i poven aIi-
menti varj, comuni, ed abbondanti; esse 8ODlIIlÍnistrano
ancora, e 'non parcamente, altri ajuti necessarj alla
vitae Perciocche iVi asiste copiosamente il loto, con cui
gli Egizj fanno il pane a naturale sostentamento del

(1) lo credo che que.o palIO di Dlodsro dthba.¡ ia....clere con


carla I'eatriaione I per.ciocch~ nOD' II da dubitlh'e. ohe pri_ a,sai cIi
• .I'.chim.de 61i %isj nOD trae.ero da' Nil" coo semplid artifiaj
l' aoque pet' la irripaioDe. Forae al lempo" dls' l'olDm'NIei De farono
mi¡liorati i _Ludi, coll qualclu Jñeccaa...o piU acooDOio •

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t>3
corpo ; ed' ivi. pUl' nasce la !ava, che erua:masi egiziit·.
e
ed anch' essa alimento abboqdantissimo; e sonovi poi
pa1'ecchie 'specie d' alberi frultiferi. T1'a questi ea
persico, che fa frutta di egregia dolc~za ;il, quale
portaroDO dalla Etiopia in Egitto i Persiani al tempo,
che Cambise signoreggió in quel paese. Sonovi pure
i sicamini, alculli de' quali gellerallo more, ed alta.
una specie di fichi, i quali pl'oduceodosi qllasi per
tutto il corso den' anno, prestano ottimo sussidio con-
IrQ la fam.e. Dopo che le aeque si 8000 ritirate, s'banno

~ 0061 deue bale, le quali a· cagione della loro do"


cezza si sostituiscono alle confetture. PeF bevanda. gU
Egizj usano un Iiquore talto coll' orzo, ch' essi clüa-
mano 2lito; e che non di moho cede per ~ soaviti
,dell' odo,re e del saport: al vino; e per accendere le
Jncerne 'servonsi di un alfl-o Iiquore', che come olio
spreDlono da una pianta delta cici. E molte altre cose
DeCessal"ie ai comodi della ' vita nascono in Egiuo co.
munemente, le quali sarebbe troppo lUl1go l' allDoverare.

CA.PITOLO X.

Del coccodrillo, e dell' ippopotamo ,


e dé pesci del Nilo.

n Nilo nutre molle bestie di diverse forme; e due


spezialmente distinguonsi, il coccodl"illo cioe, e il ca-
vallo. n coccodri.llo di picciolissimo, cheeda principio,
diventa grandissimo. Esso partol'isce nova simili a quelle
den' oca ; e r aaiPIaleUo ~ che n' esce (1101,j, Cl'Csce

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64
fino a Sedici cubiti di lunghezza( 1). &so 'nspetto aI-
l' uomo vive molto tempo~ e non ha lingua (2):' ha
¡nlanlo tutto il corpo difeso meravigliosamente, 'perche
tulta la sua pelle e oopea."ta 'di sc¡uame di UD durezza
consistentissima. Porta denti molti neR' una e nell' altra
mascella, e ne ha due' assai phi lunghi degli altri.
'Questo fiero animale divol'8 non solo gli uomini, ma
'tutti gli altri animali, che si approssimano al fiume;
'e' da morsi cl"udelissimi, e colle unghie lacera fiera-
mente; ne alcúna medicina fa ntornare la carne, che
esso strappa. Questi 100m gli Egizj una volta pren-
devano cogli ami, a cui attaccavano' carne porcina.
Poi si valsero ' ora di grosse reti, come soglionsi ado-
perare per alcum' pesci; ora di pali di ferro dalle bar-
che lanciali sulla testa deJl' animale. Infinita e la
quautita de' coccodrilli tanto nel fiume, quanto negli
stagni vicini, poiche di loro natura sono fecondissimi;
e di rado vengono ammazzati dagli uomini, perche
parecchi degli abit.aJ1ti banno per legge di venerarli
come Dei: d' altronde non v' e alcun vantaggio da
cogliere nel far caccia d' essi, non servendo la loro

(1) Erotloto dil al coccodrillo la lungheaza di l' cubiti; ArütlJ-


tila gliela da di 15. Pli,úo di 18. ElüuJO racconta, che al tempo
dí P._mítico le n' ebhe uno di 25 cubiti: e al Lempo di AIIIIU&
UB' alLro di 26 cubiti, e 4 palmi. Pr06pero Alpino attllJlLa e&ser5Cll4!l
"eduLo uno di 30 cubitj.
(2) PIauuco, ed Elü&no dicenb, che muore a &8II8lll'alUli. Pli-
nio parla pb\ corretLamente dicendo, che non ha uo della Ijopa.
perchl! l' ha. ma piceola, ed immobil.. Dioa.ro. Erotlo lO, Plu-
tarco. So lino • ,A.nmÍIIIJO, e tutti Bli altrí. che leri&&ero ch. il
cocceclrillo DOA aTeTa ~. legairoDo .... opiniolla popolaro.

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6S
Carne in nissun inodo a cibo. Un grande rime~io pero
ha la natura stabilito contra la fecondita prodigiOsa di
e
un animale si funesto agli uomini; questo e l' icnéu-
mone, bestiuola simile ad un cagnoolino, il ~ale gi-
rando intomo ·al Sume va rompendo le uova, che
trova: il che e tanto pin meravigiioso, , che le non
cerca esso gia na per cibarsene, ne per lame altra
cosa; ma per una certa antipatia, ovvero per una
inclinazione ch' egli abbia a. far bene agli uomini (1).
n secando animale distinto, che ha il Nilo, e l' ip.
popotamo ,cioe il cavallo del Sume; non minore in
grandezza di cinque cubiti, simite al bite, e colle un-
gme fesse in due parti. Esso ha dall' uno e dall' aJtro
lato tre denti, che gJi sporgono fuori pin grand¡' di
quelli del cínghiale; e tulta la Sna mole non e dissÍmile
da quella· deU' elefante: ·ha poi una durezza di pelle,
che supera quella della pelle di ogni ah.ro anímale.
'Essendo l' ippopotamo tanto acquatico, quanto terresti-e,
esso sta di giorno nel profondo dell' acqua, e vien
Cuon la notte, pascendosi delle biade, e dell' Cl'~, a

(.) Meotre poo osserVal'58lle la deactiaione nel Sonll;,¡i, ti io altri


"iaggiatori. e oatorÍllisti recenli. noo dispiacera vedere qoella, che ..
De ha fatta Pro'pero Alpino. E qlUl'tO, die' egli, UIl piocoto IInimak
della sralUlezza e fisura della donnola, ma di corpo usai piri "re-
1'f1. e piu ¡;ro#lo di panoia. La te,ta piccola. iI muso lIero e aculo,
"ocoa .tretta, ti de",i da ,orcio, 0011 oocm piccoli. ma a,sai "i,,¡ ••••
i .uoi piedi .ono corti, " me ~nsme pajono uncini. e la 'fUI coda
d lun¡;a. tra il oinerino e il fuWo; e jilli.oe alllottisliando,¡. oome
fa "" 8erpellte. Eliano ha deuo ~ che l' icoeumootl rompe le uova
dell'a'pide, e cosi pure ha 5critto Slra6one; ma l' aspide II del
,eDere dei vivipari.
DIODORO ~ tomo l. 5

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66
modo, ch~ se rosse piti fecondo ogni anno di queno
ehe e, porterebbe la disb'UZione nella agricoltura deL-
r Egitto (1). Anche questo animale si prende da mohi
con mazze di felTo.: nel che procedono nella, seguente
maniera. Quimdo easo comparisce, pareoohie barche si
uniicono a: dal-gli la caccia, e potendo mettervisi intomo
cominciano a (erirlo colle mazze, o con altri strumenti di
Jerro: poi Cerito che l' abbiano con una di queste anni,
a cni attaccano una corda, lo lasciano gire a t;llento,
fincbe abbia perdnto col sangue le Cone. Esso e di
carne dura, e difficile a cuocersi; e muna
parte delle
.ue viscere od intestini e buona a mangiarsi.
Obre i detti, abbonda il Nilo di un' incredibile
quantita di pesci d' ogni speci,e; ni! esso ne sommini-
Itra loltanto da mangiar Íl'e8Chi, ma moltissimi ne da
ancora, che mettonsi in salamoja;. e puo dirsi in somma,
che nissun finme del mondo da agli uomini vantaggi
piu. di quelli che ne dia esso.

(1) n YUlelilJlio ricordando ehe r ippopotamo ha bilOgllD di r'!-


.pirare • e percio di traUo m lraUo ~ieQe a pila dell' aequ., trova
me••tla l· ...erzione, ehe di p,no Itill nal p,ofondD. QuesIa e-
Ipremoae puo amm8Uttrai m quanto mdi.. lo .tato abituale deU' ip-
lIOP0tamo. Vedi &re sU allrl Y"illam Del .ao YitlBBio al pallSe dei
Cal';, OTe apparisce, che la carDe di queato lIDimalo .i mansia cJaali
O llenloUi.

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CJ.PITOLO XJ.
Delia escrescenza del Nilo, e de' vantogsi, che gli
Egizj ne colgorlO. Questioni intomo alla CfZo"ÍOM
che la produce.

La escJ'escenza del Nilo iDcomincia al solstizio estivo,


é procede sino aIr equinozio autunna1e; ed intanto pol'"
tando una nuova meIma aulle terre, bagna , e rende
ferti1i i terreni, tanto non destinati, quanto destinati
aBa coltura delle -biade e delle piante, e cio per tutlO
iI lempo ehe gli agricoltori vogliono; percioeebe placi-
damente accostand08i le aeque ai piccoli argini, o si
fanno litornare inruetro, o se piace, con aperture ,
che non 006tano molta Catica, l' introducono ove vuolsi,
8 si ripete allche l' óperazione. E tanto poca opera
esige, e tanto vantaggio reca questo inaffiamento, ehe
la maggior parte de' t'ustici , gittate ehe. abbiano le se.-
menze sugli aridi. campi, vi guidano iI bestiame come
a conculcal'le, e poscia tra qttattro o dnque mesi rí..
tornano a JDÍetere. Alcuni ValIDO con leggieri aratri
dopo l' allu~ione a smuovere la superficie del terreno ;
e senza grande spesa, e fatiea ne traggono raccolii
ubertosissimi: al contrario di qnanto presao lutte le
~tre nazlOni succede, alle quali iI eoltivare la terra
costa disp~dj, e stenlÍ grandi.
n paese, pieno di viti, abbonch nella stessa maniera,
finita che sia l' ilTiguione, di uva: e dopo l' irriga...
zione ancora' conducendo le greggi~ a paseolo ne' lU()ooo
,ghi incoIti, hl frutto d~ esse colgono gli Egizj 1 che

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68
due volte alf anno ne traggon~ i nascenti, due volte e
la lana. L' escrescenza del Nilo e miraba cosa per cm
la vede, ed affatto .. incredihile per cm ne sente parw:e..
Imperocche la dove gli alu;. fiumi al venir della state
diminuiscono d' acque • e col progredir della state
maggiormente si abbassano; a Nilo solo aquel tempo
principia· a crescere ogni giorno a modo, che final-
·mente copre quasi tullo l' Egitto. E similmente, mentre
il sole in egoale spazio di tempo si volge an' altra
.parte , ogni giorno a poco a poco il fiume si abbassa
·fin tanto che rien tra nel suo lelto. E come il paese e
piano, le citta, i: horghi. e le viDe situate sopra colli
manufattÍ, rappresentano r aspetto delle Cicladi·( 1)• .E da
.notarsi poi, che la maggio~ parle degli animali terrestri,
.se vengono· soprappresi dal fiume, pel'iscono· annegati ;
.ne si salvano che l'ifuggendosi per. tempo ane parti alteo
n perche i bestiami al tempo della inriondazione vengono
tenuti ne' villaggi, ed entro le cascine., ed alimentati
·di fieno. e di alere cose. preparate inuanzi. n volgo
intanto. libero dalle faceende della campagna. approfitta
della vacanza, e continuamente banchetta, godendosi
liheramente e sicuramente di quanto puó dal'gli piacere.
Ma per la paora, che l' inondazione seco porta in
quanto al suo effetto, fu in Mernfi dai: re fahbricata

. (1) E' l>ellis,imo. dice Se1Mca. l' ""Petto cAe prende il paue •
.quando il Nilo IIi" ~ 'parar). 1 ca",p, .' a6condono. IIon IIeggr>m,
che IIalli ; e le citta sorS'J1lO .ruar, come tante '.ole. Do,,' era terra
'non si fa p,'" cemmercio. che can ¡'arcM: e ¡;Ii· Egiaj IOno lanlO
,'" alÜf¡ri t qUllmo milJOl' poniolltl "egollO del loro. territorio.

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~
una cel1a specola (1), nelIa quale puO. conoscersi esat-.
tamente la· mislU'a dell' alzamento del Nilo;· e certi
magistrati deputati: a ció mandano letlere qua e la' per
le citlA tulle, avvisando quanti cubiti, e diti, il fiume
siasi alzato, e quanto ~bbia incominciato a calü'e. Onde
per tal mezzo iI popolo· conoscendo l' alternativa del
fiume togliesi da ogni incertezza e paura, e tulli sanno
preventivamente e subito quanta copia di biade racco-
glierassi. Questa oS5el'vazione si e dagli Egizj regislrata
per ~olte eta d' uomini.
Pero intol'DO alla escrescenza del Nilo sussiste una
grande questione, . e molti e filosofi e storici si sono
ingegnati di espon'e le cagiQni, che noi epilogheremo
qui ~n m9do ne da diffondel'Ci troppo, ne da togliere.
in apgomento di cuí lanti si occupano, il campo alle
loro ricerche. Diciamo dun~e primieramente, che della
estreSQeDza del Nilo, e delle sue fonti, come pure del
suo gitta"';i finalmente .in· mare, e delle tante altre
cose, per le quali in confronto degli altri fiwni tutti esso,
il maggiore che sia nel mondo, si distingue, alcuni
sc.rittori non hanno ayuto al'dimenm di parlare; quan-.
IUnque . intanto aieno soJiti a chil\CChiel'ü'e di ogui lo.....

(1) Quesla ¡, quella. che com~ncmenle chiamasi il Nilometro.


o col¿nua graduala. dimóSlrante· a che niisura· l' aCljua del Nilo
.' aJ.i. La quala colonna eta eh iusa in una Ipeeie di lempiallo. 11
cUllOdivasi dalla pubblica autorita. Plinio riferisce¡ che a I~ cu-
bid l' El!illO 6offril'l,J lame, a 13 aveva lear.reaza. a 14 ¡lari"" a
.5 .icuraua. a 16 tklU.i•. SUllilte anche 08~idl il NilonJ.tro; Ola,
18 sLi. .o alIe Telaaioni de' "iall8ialDri ,¡, di venuLo il secreto del SD-
'Yemo. NeU' illvuione francestI esso fu ris taurato.

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70
rente. Alcuni poi, postisi.ad ispiegnre la questione, an-
dal'Ono molto lungi dalla venta. Perciocche Ellanico,
e eadmo, ed anche Ecateo t e tutti gli antichi di tal
genere , declinarono a favolose asserzioni. Erodoto, di-
ligentissimo quan~ altri mai in molte cose, ed isn-u.tto
nelle storie diverse, cerOO 1 e. yero , di rendere- ragione
di tali (alti; roa vedesi, eh' egli segul opinioni ambi-
gu~, e soggelte ad offiire contraddizione. 'fucidide, e
Senofonte, che si lodano per essere storici veraci, si
astengono affatto da) descrivere i luoghi d' Egitto. Ed
Eforo, e Teopompo, quantunque pin di tutti mettes-
&erO i~pegno in trattare di questo argome~to, non.
pero giunsero ad afferrare la ,"erita. Ne tutti questi
peccarono di negligenza, ma hensl d' ignoranza dei
l00ghi .perciocche da' tempi anuchi sino a Tolommeo
Filadelfo niuno de' Greci ando ai confioi dell'Egitto, e
molto meno penetro in Etiopia: tanto in que' luoghi
erano ignoti viaggiatori forestieri ; ~ tanto erano easi
pericolosi per chi avesse \"oluto andarvi! Solamente
aclunque incomincio· ad esplol'al'Si con esattezza il paese
quando quel re si portó cola accompagnato da uaa
mano di Greci (1). Intanto pero nissuno tra scrittori
fano a «¡tIesto tempo ha dichiarato di avere veduto le
lonti del Nilo, e il luogo, d' ond' esso incomincia a
scon-ere; ne di avere udito altcl, che abbiano con si-
curezza affermalo di averle vedute. Percio come 14 cosa

(1) Tolommeo Filadelfo ro il primo che penetro Delia Troglo-


dile, e fabbricb "i coufiui deDa Etiopia la citü di Tolemmaida.
L' ogetlO priucipala, eLe 'Pe! aa si propose. f.. la caceia de¡li
elewui. .

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7'
e ridotta ad opinioni e congelture meramente probabili;
i sacerdoti d' Egitto dieono, che il Nilo nasce dal.
l' oceano, il quale bagna tutta in torno la terra: Ma cio
dicendo, nulla accennlUlo di ragionevole , e sciolgono i
dubbj per mezzo di dubbj; ed a provare la- loro as-
serzione usano argomenti che hanno bisogno di grande
prova essi medesimi. 1 Trogloditi poi (alhimenti chia-
mati Molgj ) che il caldo forZó a partire dai paesi su-
periori, dicono essem alcuni indizj onde po~ argo-
mentare, che a Nao si formi per la f'4>nfluenza di
molte fonu ia un solo alveo; e perció eSsere esso il
piU fecondo tra tutti i fiumi, che si conoscono. Gli
ahitanti de]l' isola Meroe, a' qu~i qualcheduno potrebbe
phi cbe ad altri credere, lo~tani da quanto le pure
pt'OhabilitA possono insinual'e, e prossimi a' luoghi, dei
quali si parla, sono s1 fuon di 8talo di dime qualche
cosa ~ di' certo ~ che, chiamano il Nilo Astapo, parola
che nella lingua de' Grecí equivale ad acqua proc~
dente dalle teneb~: cosi vengono a dare al fiume
un nome conveniente al fatto di non conoscersi i luo-
ghi, .d' onde "Caso deriva. A uoi verissima soltanto puo _
pare1'e. queDa ragione, che non e fondata ne sulle vane
ciarle, ne sulla finzione. Nc pero tui e ignoto, che descri.
yendo Erodoto la Libia confinante si ad oriente che
ad occidente col fiume; .gli A&icani, che ·chiamansi
Nasamoni, atuibuisce l' emtta cognizione del medesimo;
e dice ,:.che ·a Nilo, nato da un certo lago, corre per
im,mensi paesi di. Etiopia. Ma in questa parle non.si
puo eredere a quanlo ·dicono gli Africani, non sa-
pendosi elle die ano il vero; ne pup credersi all' asser-

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72·
zione dello scnttore, che non, da alCtina prova clell8:
cosa.
'CAPITOLO XI.

Opinione infomo alle cagioni della escrescenza


del Nilo pT't!'SSO gli Anti.chi.

Detto quanto basti delle fonti e del corSO del Nilo ,


ci proveremo di du'e quidébe cosa anche sulle cagioni
della sua f'lCrescenza. Talete, annoverato' tra i sette
Sapienti, la spiega per questo, che a
somo de' venti'
etesii bañe sulle bocche del Sume, opponendosi alle
aeque COlTenti al mare; e con ció ingorgandosi esso,
e per la gonfiezza empiendo il letto, gittasi suU'Egitto,
paese basso,' e piano. Ma quantunque una tale spiega-,
~ione sembri probabile, e pero lontana dalla veritA.
E di fatto, se questa ragione sussistesse', tutti i fiumi,
le cui foci sono opposte al so~o de' venti etesii. do-
vrebbero nella maniera medesima .gonfiarsi, e presen-
tare r escrescenza, che presenta il Nilo; e siccome in
nessuna parte della terra tal cosa avviene; Corz' e, che
della escrescenza di esso cerchisi altra cagione, e pio.
vera. Anassagora ,. il fisico, attribtiisce questa escre-
scenza alto scioglimento dellenevi 'di Etiopia; ed
Euripide; come, suo discepolo 1 ne segue l' opinione
la ove dice: '
L' onda del Nil lasciando 1 el,' ~ si ricca,
Delia negra ,sua. teTra 1 ti Etiopu,'
Travolta, e che nelf ampio lauo gonfia
T tinto, allorcM si sqllO{Jliano le nevi .••

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73
Ma questa opinione di Anassagora nont;chiede lungo
l·agionamento per essere confutata; 'essendo manifesto
a tutti, che attesi, i grandi ('alOO, non e possibile,
che in Etiopia cada neve (1); poicbe in que' paesi non,
v' e indizio aleuno ne di gelo, De di freddo, ne ,.d' in-
verno, nel tempo che aNilo cresce. M'a pur fosse; e:
ne' rimoti llloghi d' Etiopia suppongasi copia di nevi; ció
non ostante qUello cfIe si asselisce, e falso: perciocche
tutti i fiumi ingrossatiper, le nevi mandario indubitata-
mente mi aura· fredda: e rendono r
aria pi~ grossa:.
ma intorno al Nilo, il solo che presenti questa particola...
rita, ne si 'addensano nubi, ne SpU'aIlO aure h-edde t
ne l' aria s' ingrossa. Erodoto dice essere soltanto per
natura sua il Nilo cosi crescente; e nen' inva'Do dal
sole, che allora si muove su! vertice d' Atrica, attru:si
gran~e . quantita (ji nmore, e pereió il finme abhassarsi;,
qnando an' oppostó nella state, voltosi il sole al polo.
articp, i fiumi di GrecIa, o delle altl'e contrade situ~,te
aquel ('ardine del mondo, si disseccano, o calano: per.
tale cagione adunque non essere slrano il fatto del
Nilo, che cresca sotto il .calore estivo, e al contrario
in inverno tomí. pin basso•. Ma anche a ció dee. ri-
spondersi, che se il sole nel lempo invernale tira a se,
l' umiditA del Nilo, fOl'Za sarehbe, che tirasse alcun
umore anche clagli altri fillmi di Libia, e cosi il COl'~
de' medesimi ~i diminuisse. n elle non veggendosi ae-
cadere in nissuna parte d" Afftca, dee aveni per, vana

(1) Bilogria perdonare a Diodoro qoesto errore. giacche ai .uoi


teiDpi Delluaa parte dell' alta. Afriea era copita.

Digitized b;Go()gIe
74·
la .ragione dell' autore. E i flumi della Grecia in in-
wmo crescono, non pel maggiore allonlanamento del
sole, ma per la 6.-equ~a delle pioggie, che alIora
cadono.
DemO<'l'ito di Abdera dice, che copronsi di nevi ,
non i paesi posti al mezzodi, come asseriscono Euri-
pide, ed Anassagora, ma i posti solto iI seUentrione:
e cio essere noto ad ognuno; e restam fino al solst.i.zio
congelata assai quantita di neve accumulata ne1le partí
boreali. ()nde poi nella state scioltosi pel calore il gelo,
succede grande liquefacimento; e quindi si generan()
~olte e dense nuhi sui luoghi piU. eminenti, salendo
in alto, e cola distendendosi i vapori. I venti el.esii
infanto investendo queDe nubi ed aggirandole, vanno a
gittarle verso i maggiori monti dell' orbe, che Demo-
crito dice essere nell' Etiopia , ed allora dall' urto vio-
lento, con cui sono esse portate a batiere . su quei
gioghi , ereaosi copiosissime pioggie, per le quali ap..
runto, spezialm.ente spil'ando que' venti, il flume á in-
grossa d' acque. Ma se si considerano diligentemente
i tempi della eserescenza, non si trover& molta diffi-
coba in confutare anche «¡tIesto autore. Imperciooche
il Nilo iucomincia a erescere in vicinanza del solstizio
estivo, mentre i venti etesii non soffiano ancora; e
s' arresta dopo r eqitinozio autunnale, quando quei
venti gi.a da un pezzo cesSarono. Laonde poiche iI
fatto della esperienza vince la probabilitl\ de' ragiona-
menti, . si dona hensl lodare l' acutezza del filosofo,
ma non eredere ció eh' egli dice. E qui omelto, essere·
evidente, che i venLi etesii spirano :p.on meno da!

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,5
settentrione, che dan' occidente; giacché chiamansi etesü
non solo bor~a, ed aparzia (venti settentrionali ), ma an-
che l' argesta (il cauro) spirante daJl' occidente estivo. In
quanto poi a ció , che dicesi, che in Etiopia sono al-
tissimi mOlllÍ, ció manca non solo di prova, ma ezian-
dio di quella Cede, che la cosa stessa permetta.
Eforo esponendo una cagione affatto nuova,. s' in-
.gegna di provarla; ma non pare ch~ vi riesca. Tullo
l' Egitto, dic' egli, e Slato messo insieme dal flume ,
ed e di naltU!a mone e' spugnosa, avendo in se grandi f
e continui traCori, pe' quali l'iceve ll;SSIli copia di umore.
Or questo nen' inverno si ristringe r e nella state a
guisa di sudore esce da og1\i parte: e di qui appunto
nasce l' alzamento del Nilo (1). Ma a noi pare che
qnesto Autore non solo non abJ>ia veduto co" suoi
.occm di che natura sia il paese d' Egitto ~ ma che
ne meno abbia accnratamente eercato di saperla da
q1i.e1li, che la conoscevano. Primieramente I se íl Nilo
traesse il suo accrescimento dall' Egit.to medesimo, noD.
.traboccherebbe mai al di sopl'a del paese, ove por
corre per un suolo petroso: e si sa, che venendo per
1'1Jl tratto di sei mila stadj a traveno della .Etiopia, ivi
cresce prima di toceare l' Egitto. Poi, se la corrente
del Nilo fosse pin bassa de' trafori, o cavel'Ue della

b)Vl1olsi che sia di F;foro un rl'llmmento iotomo al Nilo, che


Enrico Slt!fano. caveto da un ¿"o"i",o divulgO. e che sl10le ..e.-
dersi agiunlo in alcune ediaioni ad Erado,.. Stando poi a .quanto
acceDOa Porfirio gli aoticbi EtJisj dicenno, che nelle escrescenzlJ
del Nilo l' acql18 Icaturiva dalla terra, onde prese arromeoto PI'S-
01;1 di ebiamarla .adore delld l,t!rra.

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,6
terra da e~so' ¡vi .accuinulatá, tali aperture soprastando
non potrebbero contenere tante' aeque; e se il fiume
occupasse un luogo pin alto di que' meati spugnosi,
non potrebbe essere, che dalle molto pin ba!l8e cavila.
l' acqua corresse a pin alta superficie; E finalmente
chi credera che i sndori stilLlnti dai fori della terra
possano mai produrre un tanto accrescimento nel fiume
da inondal'e tulto l' El,ritto? E lascio da parte la favola
deD' ammassam~lo del suolo, ql.lale supponsi, e la
CODSel'Vazione deDe acque in que' meati deDa terra;
queste essendo cose ~ che restano confutate da.se mede-
me. Imperciocche il fiwne Meandro J:iempi di limo
in Asia un gran tratto di paese; ma in esso nulla
afl"atto si vede succedere di simile alla escrescenza del
Nilo. Cosi pare il fiume Ac~eloo in Acarnania, e il
Cefiso, che vi'en di Beozia ,hanno colmato molto spa-
zio di terra, e l' uno e l' altro convincono lo scrittore
di aperto mendacio. Ma' niuno cerchCl'll. in Eforo alcun
che di certo, menlre vedra avere egli in molle cose.
negletta la verita. :
. 1 61osofi di Memfi pongono della escrescenza del
Nilo. una eagione pin difficile da .comhltttersi, che pro-
habile, e .che molti. nondimeno adottano. Dividono essi.
. la tena in tre parti, ponendone un$. nel· nostro mondo,
un' alb'a, che abbia le stagioni . contrari~ a queDe di
questi luoghi; e una tel'za, fra le due sopraddette. a
cagione del calore, inabitabile. Se pertanto il Nilo si
alzasse nel lempo d' inyerno,' sarehhe chiaro,' ch' cssp .
riceverehbe l'a:ccresci~ento suo dalla nos ira zona, poiche'
alIora appÜnto da Jloi piove "-'isaÍilljmo. ¡\'la ae$Cend~

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'71
par contrario nella state , . e da credere, che neBa re-
'gione del mondo oppósta corra la stagione.· d' inverno ,
e che di " ..venga .al mondo nostro, la ·ridondanza di
acque, che veggiamo. Percio poi nessuno.poter giugnere
alle fonti del Nilo, perche esso viene' per l' opposta
zona disabitata. E di ció' ~ssel'e prova la sptlziale dol-
cezza delI' acqua, che il Nilo porta; co~e quella, che
scon'endo per la zona torcida resta concotta; onde per
tale ri8petto supera' tutti i fiumi, essendo che ció, che
e igneo di natura, rende dolci le cose umide. Ma
questa l"agione aperlamente e prontamente· ribattesi.
Impel'ciocche apparisce affatto impossibile, che un Sume
dal mondo a noi opposto s' alziper venire neL nostro ,
-se fia che si ponga la terra rotonda come un globo.
Che se pUl" vuolsi da alcUDo, con violenta audacia di
.parte sostenendo; si fatto assunto, che la cosa sia di
.tale maniera', per l'estrin'germi in breve dU'Ó, che la
natura delle .cose nol pel1Uette. Vero e, che mentre
essi Jannosi autol'i di una opinione non facile a con-
.cutare , . iut.erponendo . una parte di. mondo inabitabile,
con questo mezzo credono di sfuggire' gli argomenti di
·una valida confutazione; ma. vera e ancora, che quelli,
i quali affennano una cosa come certa, debbono o
· portare in prova la cosa medesima, o assumere pl'Ove
concedute .da principio. E come avviene, che il Nilo
solo sia. quel~o, ~e qua ci gi~ane. da «Fell' allro supo-
posto mondo f Ogni ragione di verosimiglianza. porta,
·che colA. trovinsi parecchi Sumi, come si trovano da
noi. Egli e' poi assurdo ció che ci si dice . cagionare la
dolcezza dell' acqua: perche se pel· opera del calore il

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-fiume concotto si dolcificasse; non sarebhe est() si Gl-
rondo di forza generativa, ne tante e si varie specie
produlTebbe di pesci, e di bestie: impel'Ciocehe ogni
acqua alterata dalla natlU'Il del fuoco e alienissima dal
generare viventi. Laonde opponeDdosi la natnra a que.
sb concozione del Nilo, che costoro allegano, giusto
e, che reputiamo per falsa le eagioni della .escrescenza,
eh' essi suppongono. -
_Enopida di Chió (1) ebbe l' opinioné seguente. NeDa
atate, diss' egH, le aeque sotto terra sono fredde, ed
al contrario sono calde .'inverno: iI che manifestamente
..si vede ne' pozzi profondi; poiche nelr aspl'issimo in- I

Y.el'DO l' ~ in essi e pochissimo fredda, e nella


&tate da essi si trae fl-eddissima. Pel'{'io pe» una ragione
probabile il Nilo in inverno diminrusce e ristringesi,
assorbendo il calore racchiúso nelIa teri'll moltissima
flOstanza mnida, e mnna pioggia cadendo. in Egitto.
NelIa state poi non venendo pio: ne' profondi della
teml assorbita aleuna pa1'te di umore, pel oomun o .....
dine delIa natura il SDO letto si riempie senza impe-

(1) Fion nella stessa ela di AllaSlagora, e dopo i luoi viaggi in


E¡;itto acquistb pusso i Greci fama di valentissimoastronomo; ma,
come quj vede6i. Don-fu molto nleate iD fisica. Chi a pOPlpa d' iDu-
tite erudjzione per illustrare cOle comUDi ai diLetta di rif'erire au-
torita di aDtichi scritlori. pub col Ye,;elillflio porre qui il passo di
Seneea Del IV delJe QlUmioni fIIlturali, ove dIce: Non essere ;/&
¡""eTIID il CdIore IDUe 'erra pi. (Jrande. L' acqua. la uwerBII,_
i poui Iuuwo aria 'epUla percfW I¡OIl fl81lt:tra i" e"i r aria r;fl~
del di fllDl'i. Oncls Ilon laal&1lo calore, ma I<SCludoIlO il fretldo • Per
la .te.8a ros"o'l. sono freddi n,lfa 'tA'e. perc/l_ ivi no" pe"ctrlJ
l' aria calda.

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79
dimento veruno. Ma a questo decsí opporre, che mobi
fiumi di Libia, avendo eguaIm~te situate le loro foci,
e progredendo con similecorso, non egualmente s' ,in-
grossano, e crescono come il Nilo: . che anzi al con-
lrario .s' empiono nell' inverno; e neUa state diminui-
scono; il che convince Enopida di faUacia, come quello,
che con finzioni probahili tenta di distruggcre la veriti.
Alla venta intanto assai accostossí Agatarchide di
'Gnido. Imperciocche egli riferisce, che ne' monti di
Etiopía ogni anno cadono pioggie copiosissime da! sol-
stizio estivo sino aU' equinozio autunnale: onde amene
ragionevolmente, che il Nilo si abbassi in invemo;
81agione in cui non ha altr' acqua, ('he queUa, che gIi
prestano le me fonti sole; e nella state cresee e si gonGa,
perche alle naturali sue aeque si aggiungono le pioggie.
E sebbene nesSMo fin qui possa render loagione come
le aeque si generino, dic' egli, che l' opinione sua Boa
dee rigettarsi; essendo che molte cose fa la natura I
le cagioni delle quali g1i uomini non pos50n0 esatta-
mente scopril·e. E in prova di quanto ha detto, egli
porta, che in alcnni luoghi dell' Asia succede la mede- .
sima cosa; poiehe ne' conñni della Scizia verso il monte
Caueaso, durante l' inverno ogni anno continuamente
per molti giorni cade sterminata copia di nevi. Ed
anche nelle parti d' India volle verso borea in ~
tempi eade grandine grossa ed abbondante sopra
ogni cred.ere; e ne' conto~n.i dell' Idaspe sul principio
deUa state contiJ)~ente piove. La stessa cosa succede
per alquanti giorni in Etiopia; e tale intemperie dell'aria
perpetuamente dominando ne' luoghi contigui porta

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cattivo tempo. Non e' dunque me1'a\'iglia, se' anche
nella Etiopia, che soprasta aH' Egitto, le parti montane
vengano ba8Date da pioggie continue, per 'le quali nella
state il fiume faccÍasi 'piu 'gt'OSSQ; singolarmente attestan-
done i1 fatl& i Barbari; . che ahitano in que' luoghi.
Che se -le accennate cose sono di una natura contraria
a quella di ció, che suocede da noi, non 'dovervisi per
questo negar fede, sapendosi , che r austl'O ne' paesi
ilostrie torbido e procelloso; quando in Etiopía e
,sereno; e che i venti horea1i in Europa forti e veementi,
,in' que1le regioui sono di pochissima forza.
Quailtunque 'poi intorno alla escrescenza del Nilo noi
potesSimo con maggior copia e varieta di argomeoti
disputare contro tulli gli accennati scrÍUoti, crediamo
.bastal'e le C()6e fin qui addotte, 'onde non mancare alla
·brevita, che da principio ci siamo proposta. E perche
acagiooe della sua esteosione abbiamo diviso questo
libro in due sezioni, fedeli ai limiti, che ci siamo pre-
.üssi, t.erminiamo qui la prima parte delle stoPÍe; e
nella secon.di diremo le memorahili cose dell' Egitto ,
.che alle dett.e. si congiungono, incominciando dall' indi-
care i suoi re, ed esponendo l' antichis.sÍmo modo di
vivere degli Egizj.

,"

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a..
SEZIONE SECONDA

----..
CA.PITOLO PRIMe.

Del modo di alil'Mntarsi degli onticltissimi Egizj ,


e del numero dei loro re.

.IL primo libro' di Diodoro, a c:agione della sw.: gran-
dezza, si i! diviso in due parti. La prima contiene la
prefazione a tutta rOpera, poi le cose che riguardano
l' origine' del mondo, e la prima confol"Jll8zione di tutto
l' universo. Tralla in oltre degli Dei, che in Egitto
fabbricarono cilta del loro noble, de' prim.i uomini , f;
dell' antichissima vita di tutti; ed anche del culto degli
.Dei immortali, e di quanto gli'Egizj riferiscono intorno
a11a costruzione de' t.empI¡. Quindi si i! detto qtlanto
.petta aIla sltuazione ddl' Egilto, a' pt'odigj del Nilo, e
alle cagioni della SU4 escrescenza, l'ifel'endosi le opinioni
degli storici' e de' mosos, e le confutazioni opposte
ad ogni scrittore.· In questa seconda parte diremo cose
coUegate coUe gia esposte. Onde incominciando dai
primi re dell' Egilto, esporreJno i fatti di ciascheduno
d' essi fino ad Amasi, premesse brevemente alcune par-
ticolaritA intomo all' antichissima mania'a di vivere degli
Egizj.
Dicesi adunque, che questo fu negli antichissimi.·
tempi il vitto degli Egizj, di mangial'e fusti, r~dici di
piante, e .bulbi nascenti Ilelle paludi ~ avendo. inDanzi
DIODOB.O ~ tomo l. 6

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'82
fatto saggio di ciascheduna; e che la prima, e la pia
usata da essi fu quella che chiamano a¡;roste (1), es-
sendo piU saporita di ogni a1tra, e somministrando un
sufficiente alimento ai cerpi' umani: imperciocche • cosa
certa, che si appetisce dagli aniJnali, e che gl' ingl·assa.
Ond' e, che con riconosrenza ricordando l' utilitA di
questa pianta, anche oggigiorno oel rendere culto agli
Dei, gli Egizj devotamente ne t.engono a1t.'UD. fascicolo
• in mano (2): a1tronde argomentando, che l' uomo e
un animale di lago, e generato nelle paludi, per la
c:ousiderazione deUe qualita, che la natura 608 dimoSb'B,
e pel bisogno ch' esso ha, pio. di umido nutrimento,
che di &eCCO (3). Un secondo alimento, che in septo
ebbero in uso gli Egizj, fu quello de' pesci, grande
copia de' quali somministra iI Nilo, e massimamente

(. > Eeco, per "piesarei che piaata ,ia quesla "0818, cib che oi
dice il Ye"elitl(;io. " Credo, che per agrOlCe DiorJoro intenda una
pianta maugiabile (edulem> , la cui radiee, quando b tenera, dice
Galeno, e prima di lui dilee Tllofrruc., 11 assai dolee. E lorae 11
¡apusta cosa mellere djffereaaa ua la poa, e l' asr'Ostll per flUIIILO
che aecondo lo SUlpel. commentatore di Tllofrruc.. la prima si
ai quadropedi. e lIerve per fieno, e la seeonda si riSuarda come
d.
medieinale ... In fine il "es.e/ingio a88iuase aOD parere l' agro.ce alLro
eLe l' um. che in E¡riuo ,i mansiaya daSU llomini é daS1i ammaU!!
(~) E ad altre DaaioDi fu comUDe DO tal UIO degli %si, i quali
melle sacre cerimoDie Don adoperanDo DII mirra. DII cassia, De in-
censo; ma II4lmplicemente tenevano iD mano. al dire di. Porfirio,
come una cllrta 1''''''Bine tUlla fertiltJ te"a. ia cui vinnDo.ADcha
s1i antichiasimi ltaIi De' loro riti usayano le verbeae, e l' erba
..bina.
(3) Ari.totw ha falla la queatione, perchb menlre SU a!tri aDi-
maU pifa frequeDlemeute usaDO cibo secco che amida, l' nomo ai
d'ile&&i piA dell'1IIDido che elel MOCO! !

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·83
quando dope r inon<lazione le aeque vanno ritirandosi.
Nel tempo stesso si posero a mangiare le carni di be-
stiame; e a servirsi delle peDí per vestimenta. In quanto
all' ahitare, essi ebbero lé case costrutte con canne; ed
anche oggi De rimane' vestigio pl'esso i pastori" del
paese , i quali fino al presente non d' altro si costrui-
scono i loro abituri: e dicono bastare loro.
Passata cosi per .molte eta la vila, si trassero poi a'
ñ-utti pin convenienti, e perció vennero facendosi del
pane di loto. L' invenzione di tali frntti da alcnni si
attribuisoo ad Iside, e da altri a certo Mena, uno de'
loro antichi re. Ma l'inventore delle discipline, ea al'u
i sacerd.oti dicono essere sta~ Ermete, cioe Mercurio ,
e delle cose necessarie aUa vita .essere stati inventori i
re. E percio il regno' essere stato conferito, non a chi
fosse nato da un re , ma a chi fosse stato per molti e
massimi benefizii benemerito del popolo: sia che con
cio intendessero d' invitare i re e i principi • far bene
a tutti, sia ancora, come sembra pin consentaneo al
vero, che cosi trovassero registrato nene loro memorie
sacre.
In principio, siccome alcuni. di loro favoleggiano,
regnarono in Egitto Dei, ed Eroi ,Pel' poco meno di
diciotto mil' anni (1), e-l' ultimo di qnesti re fu Oro,
"figliuolo d' Iside. Gli uomini poi tennero il regno per
quasi quindici mU' anni; cioe fino alla centesima ottan-

el) Nell' Aiuebio',di Mili, e Zohrd legelÍ ,OCO mello di .edici


mila. quanllUlque iI testo di Dioaoro posto a pi~ di pagina porti
dicÍDUo TAita •

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:S4
tésima olimpiade (J); epoca, in cui ,nol entrammo ~
Egitto, !'egnando 'folommeo, che' assunse il nome di
7IU01IO Dionisia (cioe Bacco) (~). Fra quelli, che in
Egitto regnarouo, molti furono indigeni: pochi gli
etiopi, i persiaui, macedonio Gli etiopi regnarono
quattro di numero, e ad intel'Valli, e nou di seguito;

, (1) E que sto UD passo. SU cui si SODa aasai imbatazzati i critici.


Jacepo Cape/lo volen legBere 'circa nove mUa e cinqueC61lfO a"ni.
e iI Peri,.onio Biultament. il redargui, senla pero anre, aecoDdo il
Ye"eli"lÍtJ, aostituito cosa soateDibile. 1l Perizonio leggeva: poco
",eno di cinque mil' anni incominciando dai aieci mila. Su di che
osserva iI Ye8.elilllJio, che. come dicendosi ji/lO aUa ctmee,ima oeta;'-
te.ima oli';'piaae si valen iDdicare iI principio, e il fiue del CODtO,
questa idea non viene fuorí da quella lezione. Trovando esli poi in
alcuni mss. e••eni tenmo il res'lO da Meride jino alla cenfe.ima
oUo,nre.ima olimpiade per poco meno di cinque mil' anni, e cODside-
raDdo nOD v' casere raBione di comiuciare da Meride, quaDdo Me-
ríae fu posteriore a Mena di quasi due mil' IlDni, come lo stesso
Diodoro altrovo aceenna, e per akre ragioni nOD potendosi cODtar.
clnque mil' anni da Meriae fiDo a1la olimpiade acceDData , cODclude
°
essere il pano viaiato, e propoDe di tagliere le parole opo mi-
riatL.•• o di lesgerc a,,¡' 'Mena, che fu iI primo degli uomini che
tegnasse. e da cui comincia iI eonto. Ma lO tutta la difficolti. del
Ye.,eliilgio sta in DOD trovar. iI principio del conto, la lezione da
Doi seguita la afagge; e preseDta anzi obiar?, iI priDcipio. che b iI
termine del reguo degli Dei', e degli Ero~. Tanto piil. che por
altre ragioni, che Don SODO del pres~te proposito, b da CODgettu-
rare, che i mciotto mil' anni prima acceDDati appart.engRDO ad UD'
lira. o ri"olnaione antecedeDte', che apiega cjO', che nOD SODO atte-
a apiesare le &Usseguenli. Notlsi. che l' E,udío di Maí e Z./arafl
porta cinque ",il' anm', e cLe volendosi ivi riportare il teslo di
Diodo,.., ,i" fatto uso di llIIa lezioDe, se~d. iI reSlalingio
riprovata.
(2) Qoesto re fo Tolommeo Ardete. Cleopava sua fiBliDola lo
imito, comparendo iD pubbllco 'festila deD'.blto sacro d' ¡.ida , ..
chiamata percio la n_4 l.itle. come riferilce Plutilrco •

.
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e la loro dominazione duró in cómplesso poco pin di
trent' anni (1). 1 Persiani tennero la signoria di Egitto,
soggiogatane la nazione da Cambise, cento trenta clnque"
anni, computando in questo spazio le r~llioni degll
Egiziani, alle quall diede motivo l' intollerabile a~prezza
de' govel·,natori, e l' tllllpieta verso gll Dei Dazionall (2).
In ultimo imperarono in Egitto i Macedoni pet' dugento
settantasei anni. Fra i principi indigeni si contano quat-.
trocento setlanta uomini, e cinque donne. 1li tutti
questi regoPlti i sacea:doti aveano memo~ ne' loro libri
SIlCl'Í ; e fino dagll antichissimi tempi v' era regisbata,
I
per ordine la lunp successione, e la grandezza, e r~-
dole di ciaschecl1:mo,' e qUanto' da lui si era opera~.
Noi pero non parleremo di ognuno d' essi in partico-
lare, perche ció' sa'rebhe troppo lungo a Carsi ed inu-
tile, a cagione, che occorrerebbe dire molte cose di niun
profiuo. Perció abbiamo scelto di parlar brevemente dei'
principali degni d' essere ricordati.
, ,

(1) Erotl~ro anoovera anai pila' re eliopi in Tarie partí d' Egitto-.
(2) I Per6it",i anticamente non a"VaDO Ilb lempli, nb altui. Ilb
simulacri di Dei; ed accusaT8DO chi ne aveva di sloltezaa. e dove
entranno colle armi distrunlVano quesLe cose come superstiaioui
profane. Vedi Erodoro, ¡.oera". Eliurw, che ocio rammenLano fatto
spezialmenle ia ESiuo. ,ser6e fece lo lleIlO ia Grecia I co.a pita volle
Botata da PQlUtI'u",


e_A P l T o L o D.

Imprese Ji alcuni Je' piU. anlichi re ti Egitto.


EJifiClUione, ti Jescrizione Ji Tebe.

Dopo gli Dei, per cio che gli Egizj dicono, Mena fu
il primo re del paeae (1). Egli ÍDsegnó al popolo il modo
di venerare gli Dei, e le sacre cerimome che si -do-
vevano ware. Ed insegno an~ra come dovessero appa-
rarsi le, mense, e i letti, e come ornar questi di preziose
corline; e fu maestro di ogni delizia, e 8Ontuosa magni-
ficcnza. Percio di Tnelatto, che dopo molte eta regttó,
e fu padre del saggio Boceori, si nota con certa me-
raviglia, che avendo condotto a suo eaercito in Arabia,
ivi per la difficoIta de' luogbi, e la solitudine, essen-
dogli mancati i viveri, fu C06tretto a" sostenere la pe-
noria di un solo giomo con un cilio, che per f0111lDa
vi trovo, ma vilissimo anche per gli uomini volgan.
D' onde poi venne., che di tal cilio grandemente di-
lettatosi danno il lusso, e mandO imprecazioni al re. ,
che era stato il primo ad introdurre il mangiar lauto,
e la ricca imbandigione. E tanto gli entrO in cuore
quel cangiamento di ciho, di bevanda, e di letto, che
volle l'.imprecaziom sue scolpite con letteloe sacre nel

(1) 11 Dome di c¡uelto re lesgesi pre&1O gU. Eruditi COD c¡ualche


'ftrieLi. Nell' Erue6io' di Mai e Zohrab legeai iavece Miride, e
JIIirirle pure Del testo di Diodoro riportato a pill di pagma. &ulla
fede di UD codice del Vatioano. ~to ha M,,,,•• dal GronOfli.
ridotto a llIjna. Eliano ha MeTUJ. • Mine. Vegpai la nota alla
pag. 84·

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81,
tempio, che in Tebe era sacro. E questa fu la cagione
principalissima, per la quale non si sostennero presso
.la posterita la gloria, e gli onori di Mena. Indi dicono
ávere i suoi posteri regnato in numero di cinquanta-
duif oltre mille quattrocenlo anni; e in questo spazio,
di tempo milla essersi fatto, che meritasse d' aver luogo
ne' 101'0 fasti. Poi essere suc~duto nel regno Busi-
ride, e. i diseendenti suoi essere stati otto; l' ultimo
de' quali, avente il nome del suo tritavolo, fabbricó
quella grande cit1A, che gli. Egizi chiamano del. Sole ,
e i Greci Tebe. alta quaIe diede un circuito di mm·a
di cento quaranta stadj. meravigliosamente omandola
di grandiosissimi edifizü, di templi magnifici, e di ogni
abbondanza di belle cose. Che di piti edificó le case
pei privati di quattro, e cinque piani; e per dir tullo
in breve, averla renduta splendirussima e beata sopra
ogni alt.r'á ciua, non solo d'Egitto, ma di tutto il mondo.
E peroio essendosi sparsa la fama delle sue ricchezze,
e della grandezza della sua poteDza da per tutto, av-
vemle, che anche il Poeta ne facesse menzione colle
parole:
O quanli. nelle ricche ampie case
SUB
Serba "tr!sor resisia Tebe, illustre
Pe cento porle; eper ciascuna ognom
Entran con carri e con destrier superbi
. Dusent' uomin perri.eri •••••
Quantunque v' e cm dica, non avere essa avute
porte, ma molti e grandi vestibuli di templi, onde si
denomino ECalompilo da oonto, cioe da molte porle :
che peró da essa uscivano ~almeDte per Jire aUa guerra

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ss
venu mlla wTi; poiche nel paese linUtroto al Nilo da
Memfi sino a Tebe libica v' erano cento stalle, ognuua
- delle qua1i conteneva dugento cavalli; e si mostrano
aDche al pl'esente i fondameDti delle medesime.
Sappiamo poi, che dopo questo re, molti de' suoi
successori assai i,ntesero ad accrescere queDa ciua; non
essendovi stata sotto iI sole citta ~una decorata oosi,
menLre era piena di molte e magnifiche cose d' argeDto,
d' oro, . d' avorio, e di una moltitudine di statue oolo~
salí, e di obelischi fatti di un solo pezzo. Aggiungasi,
che di quattro templi ivi fabbricati, uno ve Ji ha an-
tichissinio, il quale e di UD circuito di tredici stadj, ed.
ha r altezza di quarantacinque cubiti , colle muraglie
larghe veDtiquattro piedi; alla cui magnificenza gli
ornamenti conispoDdono delle cose ivi consacrate; mi-
lUae poi tanto per le sornme che costa, quanto per
la squisit.ezza de' lavori, COD cui tulto e
fatto. E le
fabbriche eSsere restat.e sino agli ultimi tempi; ma l' 111'-
gento, r oro, l' avoi'Ío, e le pietre preziese e~re state
POi'tate via da' Persiani, quando Cambise iDceDdio i
templi d' Egitto. Nel qual tempo trasportate iD Asia k
.ricchezze, e condotti el' Egitto gli arte6.ei, diconsi es-
sere state fabbricate da Per&ÍaDi queUe reggie, iD tuUo
il mondo celebri, che si videro iD Persepoli (1), in

( .) P erlspoli era lltata. lecondO che porta BlitUlO. edificata da


.Ciro. S_ era anche .pii¡ anlica. siocome a.el SI libro Diotlttro
slesso &lserisce. Bisopa elire:. che l' Egitto ave!118 fonli inesauribili
di riechezze, perciQcc¡'1I dopo quella inesprimibne ruma, ch' ebbe
da Cambi'tJ. lrovansi ancora a..ai ricco. tale dipmsendolo PflII-
"';4 sino .1 'lempu di Tolommco Filometore.

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OSIMANDt~--· ---'---~,,:...,-·..~

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Susa, e in tutta la Media. E tanta essere atata la quantiti.
di ricchezze alIora Rell' Egitto, che nelle ceneri degli
abbruciati ~fizii furono trovati e raccolti piu di tre-
centotalenti d' oro, .re ~no di due mi1a e lrecento
1alenti K argento. Ivi erano i meravigliosi sepolcri degli
antichissimi re:, i qnali non ·lasciarono a' posleri modo
di ginngere a' tanta magnificenz~; e di' quesli ne', sacii
regisLri f.l'Qvarsi notato anumero di quarantasette;' ma
non esserne rimasti fino a To16mmeo, figliuolo di Lago,
se non diciassette ; 'la maggior parte de' quali al tempo
che noi ;visitammo r Egitto. cioe nella centesima ottan-
tesimaolimpiade, era gnasta.. Ni! queste cose vengono
rifente, soltanto. dagli' Egizj ·iulla (ede ,de' loro libri sa-
eri;' ma'parecchi Greci, i quali.regnando Tolommeo
figliuolo di Lago, andarono a: ~eder Tebe, scrivendo le
sta'¡e ~ egizie ,: e tta questi fu. Ecateo (1), cóu;iliinano
ne' loro raeconti con ció, che n~i qui diciamo...

CAPITOJ,.O,.UL

Descrizione Jel s~polcro de'. re Osi~uá.

Intorno' ai primi 'sepOlcri, ne' quali diconsi deposte


le favonte (2) di Giove" raecontasi, ~e il m~n~ento
: . " : I

: : (1) QIIIIlO Ecateq ~ diTera daJ lía Domioalo di IIOpra. QII.¡


era di MiIelo. 'e ~Dtemporaaeo di. Dllrio fipaole d' 1*'f"I; qllead
era di A6tJ.ra; e Gi<wanm YOIIÜ' Ca lIleo.ieo. de' ,ooi ecritti. Le
roi.. di Te6e VesgGnsi anche 0SBi.
(~) Qllel&e erano fanciuUe delle pi~ distinte Call1Í8lie di Te6e di
E,iUo. e cleJ.l. pi!\. beO. dDl p..... 1, lJII&Ii trano. addette al ler-

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90
del re, che chiamano OsimandiJa (1), fu di diecl stadj ~
al cui ingresso era 1ln atrio di ma1'Dl~ a varj' colori,
lungo due plettri, cioe dugento piedi, ed alto qua-
rantacinque eubiti. Di la presentarsi un peristillo di
marmo, di forma quadrata, ogni cui lato era di quat-
tro plettri.; e che in luogo di colonne, sostenevanlo
animali di sed.ici cubiti, e tutti fatti di un solo sasso,
lecui figure erano scolpite secondo. l' antica costumanza.
Tutto a &ello, e il lacunare era lar'go due orgie 1 vale
a dire otto cubiti; era esso fatto di solido marmo, e
rappresentava un cielo ceruleo t.empestato di stelle. Die-
tro ,a quel peristillo el'a un altro ingresso, e un altro
atrio, in tuUo il rimanent.e simile al primo, se non
che esso eralavorato con diverse sculture. Nell' atrio
vedevansi tre statue, tult.e falte di un solo marmo di
Siene (2). Una di esse sedeva, ed era la pili grande

'Vizio del nume ne' sacri misterj, I Greci le chiamanno palladi. t


liiffieile dire perchb Slra60M abbia IUppostO. che prima della pu-
berta si proltituisS8ro a chi le voleva. Nulla b ne' costumi desli E-
gizj. che renda 'Verisimile quelta turpitudine; e il buon seDIO De
rigelta come inseDsata e CahIDDiosa la fnola. Esli 11 assai probabile.
'che si mellessero iD certa 80Iennita De' leui sacri del Dume. Cosi
111 credlllo da~ forestieri UDa cosa reale 'luello che era UD puro
simbolo.
(1) StralJoM dice. che "Ji E¡;iaj davano a MemnollS iI Dome di
I.mande. Da Diodor" cíO DOII consta.
(~) 11 testo correate porta: tuUe JactB di UII marmo '0/0, Bd. Brtu'O
tli ~Hemno"e ,icllilll. 11 M1u,laaJno ha credllto. che si diDotasae la
eelebre slatlla di MBmnoM : ma il Y ..,elilllJio avverte. che Di~
,~la '1,i chiaramenle di '1llella' di O,iTlUU1CÚ1a: aluoade la deacri-
zione. che della statlla di Memllo,,,, danao S."'a6oM e Paruani4 •
11. molto d¡ver.. 11 Bodomano' ha _88iuato al Lesto opere Ji ~e"",o­
nll ,icnita: e i1 Y 1IIIeIU.... atiene, che biaosurcbbe prima d,i UlUo

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9 1'
che rosee in tutto Egiuo, il cui piede eecedeva i. sette
cubiti. Le altre due stanno piegate alle me ginocchia,
una adestra, e l' allra a sinislra, e rappresentavano
liglia e madre; ne pareggiavano in gt'Ill!dezza I~ prima.
Quest' opera non tanto era degna di laude per la gran-
dezza, quanto era ammirahile per l' arte, ed ecceIIente
per la natura del sasso, mentre in tanta. vastitA di mole
non vi si osservava ne crepatura aleuna·, ne macchia.
Essa aveva poi l' iscrizione seguente: «lo sono Osi-
mandua, re dei re. Se aleuno vuol vedere quanto
grande io mi si:!., e dove giaccia, superi alcune delle
míe opere D. Eravi 'poi un' altra statua della madre di
lui iA dispute, formata di un pezzo solo anch' essa ,
e di venti euhiti, nel cm capo el"ano tre corone per
significare, ch' essa era stata figlia, moglie·, e madre
di re. Dietro a quest' atrio era, dicono, un peri3tillo
,pin memorabile .del primo, ~n cui vedevansi vane
mture rappresentanti la guelTa contro i Battri (1),
leggere \1 testo diversamente da quanto porta. Poi aggiaoge eSlere
dubbia la memoria di uno atatuario di" quel nome all' epoca della.
quale qui si traUa, non avendosi cODteaza soUo tal Dome che di UD
.rchitetto, il quale fabbrico per ordine di Ciro il palazzo di Ecba-
Itllla, probabilmeute ligUo dell' altro, che aveva fabbricata la rellsia
di Susa. lo ho adottata la lezione del Salma.io, il quale sesnendo
aleuni testi, che portauo ,inite in vece di ,Icnita. e gioVlndosi
della menilion.e che Punio fa del marmo .ienite. con poca eJD8llda
Del resto. ha dato un senso chiaro alla espolizione.
el) 11 Perizonio ha sospettalo. che il testo qui rOS" corroUo,
perciocehb il pal:8e de' Bauri • a.ltrímente detto Battrian., ~ .\ di-
stante dall' Egitto, che diflicilmente pub snpporsi essere • .:ato do-
..inato da¡ re Esizj. Ma SU"abone ricorda pareechie Ílcri,ioDi. t.
qwali indicano. cbe alouDí re egiaj Itesero il loro imperio fino alla
BatU"i4lUJ. cm la mai ehe altri pacai nleaserlÍ indiellle in quel"
Ílerizioni !

I
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9~
che si eranO ribellati a lui, e addosso :ai quaJi egli
ando con quattrocento mila fa~ti, ~ ventimila cavalli;
e raccontasi·, che ayendo diviso in quattrO partí eser- r
cito, ne diede il comando a' suoi figli. .
Pertanto nella prima parete si vede are, che attacca
un muro pillntato lungo un Sume (f); e combattendo
nena prima squadra contt'O alcuni nemici oppostiglisi,
viene da un lione, fattosi suo compagno, in terrihil modo
ajutato: n che una parte degl' interpreti affeJ.'DUlva do-
versi credeJ.'e di un vero lione, mansuefatto dal re, ed
ammaestrato a discendere con esso suicampi di bat.ta.-
glia, il quale per la sua forza facilmente mettésse in fuga
i nemici. Abri spiegavano altrimente la cosa ; cioe, che
-essendo quel re sommamente forte, e vano, avesse voluto
in tal guisa decantare le proprie laudi ,colla imma-
gine .del lione significando appunto la virbi dell' animo
suo (2). Nella seconda parete vengono f.r¡ltti i prigionieri
del re, effigiati senza partí virili, e senza mani: con
che sembra essersi significato , essere stati d' animo ef-
feminato, e di ·niuna capacita negli affari pericolosi (3). La
tena parete l'appresenta ogni gewn'e di sculture e pitture

(1) 11 PUltJlingio pref'erisce ctuullo a mUTO. Dovea e5Sere cel:-


taQlonte il muro di \IJl casteUo; ma ivi DOD vedevui che il muro. 11
fillme, di cuí qm si parla e l'Eulao. che. lecondo Plinio. divideva
la SWÍtlna dalla EliqUlitJe.
(2) Clemente Ales.andrino aUesta , che Sli E,iaj usava~o illioDO
por simbo lo di robustez.a e di f'orsa. LI) 111.8180 dice Oro,oUe Dei
GerOfllifiei; o il. BoCfU1Ó ha raccolti pareccbj palli della ScriUllra
iD qUll8to &eD&o.
(3) In At:uq,Uloro, pub voderai confor_Lo queato .geDoro d'iDdi,-
~ziolle.

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93
ecceIIenti, ~elle quali s' indicano le vittime del re, e il
trionfo da lui riportato· in quella guerra. In mezzo al
peristillo . era llU altare a cielo scOperto, costrutto di
beIlissimo marmo. eccellent.e pe! lavoro, e mirabile 'pe!"
la gl'andezza. Nell' ultima paret.e vedevaosi due immagini
sedenti, faite di un sasso solo, e di ventiseUe cubiti
d' altezza; vicino alle quali erano tre pOI·te, onde usclre
dé! peristillo, ed entrare in \1n palazzo fabbricato sopra
colonne a modo di un teatro mnsicale, ogni cm lato
era di due plettri. In quel palazzo erano molte statue
di leguo, per le quali rappresentavasi gente, che tl'at...
tava cause, e guardava ai prefetti. Questi in numero di
trenta el'llD.o scoJpiti in una sola parete : in mezzo poi,
stava cogli occhi' chiusi il pretol'e del giudizio, tenendo
appesa al collo la verita, e molti libri accatttO: colla
figura ·delle quali i~gini dimosfravasi, essere proprio
del giudice il non ricevere nulla; e il preside de' giu-
dizii non dover riguardare che alla venta sola.
Di la e un passeggio pieno di "arj edifizii, ne' quali
vedesi ogn~ genere di cose da mangiare pl'eparate, e
'deliziosissime. Poseia eeco il re scolpito maestrevolmente ,
e graziosament.e dipinto ,che offre a Dio l' oro e ,1' ar-
gento, ~he annualmente riscosse, da tutlo l' Egitto , e Ü
tratto dalle minie~ di que' metalli, che sono nel paese.
E v' era anche descritta la somma a peso d' argento,
la quale era di trentadue, milioni . di mine. Piu oltre
era la biblioteca sacra, colla iscrizione, SPEZIERIA.
DELL' ANIMA; e contigue ad essa erano le immagini di
tutti gli. Dei d' Egitto, e il re offl'iva ad ogiluna il com...
petente dono, ~r dimostrare ad Osiride ~ e agli altri

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coDO<'ati pin basso, come e~ tosse vivuto pío 'Verso
gli Dei, e giusto cogli uomini. Presso la blblioteca eN
un palazzo egregiamente costrutto, con venti letti, ni
quali stavano le statue di Giove , di Giunone, e del
re, ed ivi pure vedevasi sepolto il cadavere di lui; ed
all' intomo sorgevano non poche cappeDe, le quali mo-
stl'avano eleganti piuure di tutti gli anirilali, che in
Egitto sono saen. Indi si ~va a1la sotnmita del se-
polerO, ove giunti trovavasi neDo stesso monumento un
circolo d' oro, del giro di trecentosessantacinque cabiti,
e di un cubito di grossezza: in ognuno degli spazj
d' ogni cubito el"llllO segnati e divisi i giOl'ni den' annQ ,
coIl' annotazione del nascel"e e tramontar naturale deDe
steDe, e de' significan, che gli astrologi egizj insegnano
esse avere ( 1). Dieono, che questo cireolo fu portato
.\'ia da Cambise e dai Persiani, qwindo questi s'insigno-

(1) Sil questa 'pecie di orologío. che Don pilO non destanr l' aloo
teDlíone di chi le8Ge, i commenlalori di Diodoro Don dicono pa-
rola. B.m lrovo in uno d' easi. ed b Olao Borriccl&io. &Da riftes-
lione , tanto pio noLabile. quanlo che b di UDa specio Don molto
famigliare ai commeulltlori. Onda mai, dic' egli Del suo Erlllete,
ebbero ¡¡ti E¡;izj taot' oro nei loro tempi eroíci P M;a ana taoto seo-
sata ricerca b tosto da lai guaatata • supponeodo. che Diodoro abbia
beusi parlaLo di laboratorj chimici, ne' quali gU EtPzj faenano
vali, ed uteusiti d' oro, ina DOn di miDiere di qllesto metallo.
quando realmente ha parlalo delle miniere d' oro della Te6ai.le, e
dell' isola di Meroe. Lo spirilo del maravigliolO ha certamen te latto
esagerare, come ill abre cose, anche in queata; e Roi pouiamo
ragionevolmellte togUere da limili raccon" delle storie allticbe una
parte di taot' oro aenza Icropolo. Ballera ricorurci, che molto o
poco. che ne SlIl'pooiamo, aempre b d' aopo che ci discostiamo dai
calcoli comu.u de' n•• tri Cronologilti. I 'isnifoati poi ivi eeprusi

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rirono den' Egitto. In questa maniera aaunque de-
scrivono a sepolcro del re Osimandua, il quale non
solo pér la magnificenza delle spese, ma eziandio per
l' industria· degli arte6ci sembra avere superato d~ gran
longa lutti gJi aItri.

e A.l' I T o L o IV.

Dottrina deGli abitanti di Tehe. Fondaeione di Memfi.


JI re Merl.

GJi abitanti di Tebe si vantano di essere i pin an-


tichi di tutti gli uomini; e dicooo presso loro pftmiera-
mente essersi mventata la &loso6a, e l' astrologia piU
esatta (1), a ció conferencIo la situazione del paese per

cOllituiscoDO i prl)nollici; e sono quelli deDo stato, e den. muta-


.ioDi del tempo. S. «Juel1' orologio portan Lali indicalioni. doveva
essere assai complicato. 11 Yuselingio nOD ispiega Diente. mentre .i
limita a di,e. che si regisLrnaBo dagli Egizj diligeDtemeDte tutte
le ...icende meteorologiche; perciocchl! bisogna.... a(!BiuDgere che
quello DOn era che i1 melzo, con cui li era stabilita la &CÍeDaa.
Netl'orologio di OsimantlruJ si era applicata la acieDza. Cos•• credo
io. degDa di Ipeziale ol.ervazioDe si I!. che al Lempo di O,únandua
era gil slabilito l' anDO lunisolare. .iecome ..ien detto Del C.p.
leguente.
( 1) Anche Stl'a1Hme altribuisce ai saeerdoti di Tde una grande
dottriDa iu filolOfia ed astroDomía. Del re.to l' auLÍchitl di re"
nmoDta ai tempi. in eui. ove poseia fu il Delta era prima ltato il
mareo 11 Delta non 11 che l' opera del Nilo. che ha prolongata'
la IDa liDea. Yolney ha combaunto questo fatto. M molto Celiee-
mente. 11 Don essersi questa Iioea proluD(!8ta che assai di poco dai
tempi di Erodoco iD qua nulla pro.... contro eN, che era lueeedato
prima. Dopo ch. il Nilo h'uportG le lerre. che dian.i copri...an.

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meglio conoscere il nascere e II tramontare degli astri;
e presso loro in particolar modo essersi ordinati i mesi
e gli anni. Essi. stabiliscono i giomi serondo moto a
del' sole , e· non secondo quello della luna; e danno ai
mesi trenta giomi, e ad ogni dodici mesi aggiungono
cinque giOl'Oi e un quarto (1) : in tal guisa compiendo
ll. giro dell' anno. Non aggiungono per ció ma interea-
lal'i, ne sottraggono giomi, come ~ !are la ph\ parte
de' Greci. Vedesi, ch' essi hanno acCuratamente osser..
vate l' ecclissi del sole.e deI1a luna; e.da queste ~g­
gono argomento di {are pronostici, che dícono di cer-
tissimo· evento.
L' ottayO re della stirpe dí quello , che di sopra no-
minarnmo, chiamalo UCOl", nome, ch' ebbe anche .8UO
pach-e (2), fabbricó Memñ, la piu. illustre di tuue le
atta d' Egitto. Perciocche egli scelse di tutlo a paese

le roccie montuo.e de' plleti pe' quali pa.... e n'ébbe faLto iI Delta.
IIOD trovo pita aulla lua atrada, che. aaaai poca materia. Túe do-
nLle ellere da eriucipio uu porto di mare.
(1) :t queslo quarlO , che eccedendo di alcun minuto IDiuacciava
Del aecolo XVI il totale diaordiue dell'Almauacco. Quilldi veDne la
COrrtldOM Gregoria/Ia. Del rimaueuLe aarebbe ltalo ....ai' heneme-
rilo della Itoria Di"tlQro. le avetH indasata l' epoca, in cui gli
E,iaj adotlaroDo l'alll!0 di treceuto aesaauta ciuque giorni e la ore;
epoca, che ne ricbiamava uu'antecedente rimotissima. Veggaai For-
uUl#oni nella dissertazione augli Errori dells _uca GeolP'túia, as-
giUDta alla SUII SlorÍIJ tklla llapigaaione del Mar-Nero: di..erta-
.ione, che meriterebbe· d' esaere pitl conosciuta • e ben eaamÍData •
. (2) Erodoto aLttibuisce la fonda.ione di Mem6 a Mena; lo Seo-
liaste di Staaio, Epafone,· Eruebio, Si,u:elJo l' attrlhuilOO1lO ad
¿pi. figliaolo di Foroneo. CíO che pub ripardani per O8rto. si ~
che l' ACCM'i~ di cai parla SÚUlcl/Q ~ DOD pub ecmCoDCleni coII'
Ucori c¡ui rlJlUlleDtate.
I

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iI sito piti comodo, poiche ivi iI Nilo si divide in piu
.rami (1), e forma iI Délta, chiamato con .tal nome,
siccome notammo gia, dalla sua figura. E ·cosl avviene,
che quella citta, giacendo, per cosl dire, ai chiostri
del finme, comanda a quanti navigano all' ¡nsu. Diede
egli poi a queDa ciua il circuito di cenlocinquanta stadj;
e la rese meravigliosamente forle e comoda in questa
maniera. Bagnandola intorno il Nilo, e al tempo della
escrescenza inondandola, egli opp08e dalla p~ del-
l' austro un grande argine, iI quale la difendt'sse tanto
dalle aeque del finme, ove questo gonfiasse , quanlo
dagli assalti de' nemici. Poi scavo un vasto· e profo~do
lago in tutto il resto del contorno (2), il quale rice-
vesse r esuberanza del finme, e riempisse intanto el' ae-
qua tutto il territorio, eccetto dove· era l' argine: cosl '
che venne a dare alla cilta maggior sicurezza. E tanto
bene incontrO l' opportunita del sito della medesima,
che dopo lui i re clIe veanero, lasciala 'rebe, in essa
trasferirono la corte, e la residenza loro (3). Da quel- •
l' epoca Tebe incomincio a decadere, e Memfi a ere-
scere fino al re Alessandro, iI quale avendo riem-
piuta di abitanti la citta posta suI mare, ch' ebbe nome

(1) Plinio dice, che ü Ni'" diramana. a quindici miglia soltO


Memfi; ed ErodolD indica una ciua. che ltava nella inforcaLura,
col Dome di ciua de' Cere.tri.
(2) Anche Straboru Ca menliono de'laghi. eh' erano mtorno a
Milmji.
(3) Strdofle chiama MemJi r . degli E8i1j. e Plinio l. chiama
.nt.ica rocea de; re d' EgitID. Memfi venne ad avere i vln'lgi di
situazione, che T~be, divenata Lroppe lunlana dal marl, non potna
aver pil\. .
DIOD01\.O, tomo 1. '1,

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da lui, fu cagione, che i sopranenuti re d' Egitto
attendesseró a vie piu amplificarla. Percioeche chi di
essi l' omo di reali palazzi" chi di arsenali, e di
porti, chi di varj, ed insigni ediñzj, e d' opere d' ogni
fatta, di modo che generalmente passa pe!" la prima,
o al certo per la seconda ciua del mondo (1). Ma di
e~ parleremo in particolare a suo luogo.
n fondatore di Memfi, di cui ahbiamo parlato,
compiuto l' argine, e a
lago, vi edificó I'eggie non
inferiori a quante fossero allfOve, non pero si gran-
cliose ed eleganli, com' e:rano quelle de' primi re: per-
ciocche glhtbitanti di questo paese stimano in fl'Oppo
brevi limiti circ9scritto a
tempo deDa vita; e piu. ap-
prezzano quello, a cui si riferisce dopo la morte ~
celebrita deBa' virtU: sioche a
dornicilio de' viventi
chiamasi da essi diyersorio, appunto perche abitatO per
poco: al contrario chiamano case eteme i sepolcri: del
defunti, poiche vivono vita infinita negli inferí. Poco
.' adunque sono essi solleciti' in íabbricare le abitazioni
oivili ; e nulla ODlettono di quanto mai (lQssa a semre
splenclido ornamento de' sepolcri. Alcuni credono, che

(J) Per lo pita dansi il pri~o 'poslo a Bo_. come R regiDa delle
eiLLa, s illBCODdo ad Alu'tAl'IIlria. Ed eravi chi preferi .... Ale.,flIJ-
tlria a 110II1II. Aven essa iofatti sopra 1101114 immenIÍ vantagi,
perciocchb laaciaodo di dire dena loa aitaazio... e&sa era lltat.:l pian-
tala tatta simmetricameDIe. Ma DOD a:nv~ ,*s l'aclJUl' del Ni/D par
IUO UIO. la qaale facevali venire per UD canale. e stapare entro
Brandi IBrhatoj louerraoei. Ca,t.iNJ ed AntíDehi. par aleuD lempo
pregiarODO con AlultuulrÚJ; ma _s, IparirODo p.rima. che la bella
AlMllU4iJria l0118 distrutta. Vegaai pre5SO i viagilllori moderoi Jo
.&&Lo;¡ anual. di Alultultlría.

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la cidA, di cui parliamo, traesse iI nome dallá figliu.ola '
del fondatore, che dicono essere statll a'máta. dal Nilo
sotto forma di toro (1), e 4' averne avuto Egitto., ce-
lebre per grandi vimi presso gli indigetü, d.al CJUall!
poi tutta la regione' fbsse denominata.' E di questo'
Egitto fa\'eIlando, tiensi, che ottenuto iI regno, gran-
demente in ognr sua a'zione si distinguesse per umanita,
per giustizia, e per singolare destPeZza: qUindi tanti
ol}ori, e tanta, splmdida ncordanza Otlenesse in grazia
d' essere stat.o da tutti riconosciuto si hnono.
Passate dOOici eta , dopo questo re fu fatto signor
d' Egitt,o Meri (2); e questi e quegti" che fabhricó in
MeroS dalla ~ settentrioriale i propil~i piti magni6ci
di tutti gli altri; ed oltre cio al di sopra della citta
scavo un~ Iago di dieci scoeni (3), il che vale seicento
stadj , di ntilita mirahile, come ilicredihite per la gran-
dezza deD' opera. Imperciocche dicono, che ahhiauna'
circooferenza di tremila seicento stadj, ed
una pro-
fondita di cinquanta orgie (che sono dugento cuhiti,
ossia trecento piedj.) (4). E chi sara, che considerando

(1)' Noti,i. 'Che gli Egia¡ dipiDgevaDo i /iumi cona tesla di toro ;
e da CID Corse Il 'YellutO. che i poeu haDDo chlamalo coro! de' fiumi'
sli a'SiDi. che Ii cUDteogonO; o lone' pi'" probabilmeDte CuroDo da
prima rappresentati i /iumi cona tata di toro a cagione. che le due
spoDde d' essi auolDÍglisDo ai corñi del toro.
(2) Coneol"da mb ClOn qaanto l.elÍ iD Erodolo. iD S'ralJoTUl.
iD M'el_. e iD Pli"io.
(3) Erodoto circoscrive lo seoello a 60 n_dj, e P1Enio segoeDdo
EratlJ."eM a 40. ComunamODte .i Il faltO equivale re • 30 stadj •
Ollí• • quiltro miSlia.
(4) Erodoto dice lo Ite• . PUnía De parll come sepe. Tr_ l' Ar-
sinoiu: e la M_jiu fa",,¡ /111 laso del cireuilo cIi 250 miSlút. o -

.,

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Opera si grande non chiegga con ragione quante migliaja
d' uomini, e quanti anni siansiv¡ impiegati? Ma nissuno
estimer. abbastanza e il bene che ne venne agli Egizj,
e la prudenza del re, che tanto bene procuró al
paese (1). In faui non essendo eguali le escrescenzc
annue del Nilo, e l' ubertA de' raccolti dipendendo da
una certa misura delle escrescenze stesse, quel re &Cavo
i1 lago per ricevervi dentrQ le aeque ridondanti, onde
ne coll' inopporluno aftIuSso allagando la tena formas-
&ero paludi e stagni, ne ristagnando meno del bisogno,
la scarsezza dell' acqua nocesse al buon raccolto. Per-
ció dal 6wne apri un canale di comunicazione col lago;
iI qua! canale fu lungo ottaota stadj, e largo !re plet-

me dice MueltlRO di 450, e di 50 ptllli di p~fOndita, fo.tto a ma-


110. e deuo di MeritJe da' re cite lo tIIIe.,a fauo. E iI Ye"eIiIlBio
_rva, che il CODlo di Mueiafln combina coUe misllre dale da
Erodot" e da Diodoro. ',tlCCO Yo,,;o Don ha trovato verosimile UD
lago Cauo a mIDO t e nOD inferiore iD Brandelaa al basso Egiuo.
llQ, credo io, ha nuto torto. Vedi la Ilota seguente.
(1) MI e chilira. che DOD ohie88a oYe li metteue l' immenaa
terra scavata per Care queste) lago P BisogDa per lo meno supporre •
che iI caso pre_talle una grande eltaauóne di Inolo profouda-
.ente baIlO. Pero come lupporla aaciuu. col Nilo vicino da tanli
, tanli secoJi, ed opi aDno Uloente fuori del IUO alvee)! IDVo--
chiamo il lenlO comUDe quando lessiamo carta vea chie atorie; e do-
,Iiamci. che u.miDi d' insegDo, estimad IIpienti. abhiaDo seria-
¡aente ripetuti questi raccoDti. Cio. che puo coacepirai ragion",ol-
DIente. si ¡¡. che liaA aperto UD canale. quale mandalle l' acqua
supedlua in IODtaue paludi. foue poi easa iII par" diminuita per
IlllOrbimOllLQ delle afene della Libia. e per iluporalione. o for~
Dlaase UD ..rbatojo. circondato di riVII. e mUDito di chiule; e coÑ
.parillOe opportBnementl il meraviBliolO u'lIrdo. e De reeta la po)t~
,¡cm" ~e la ra¡ioQC PUQ amm,""e. .

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'101

lI'i ~ cioe fl"eCento piedi (1): con che appunlo 01'& rice-
vendo, ora distraendo il fiume, provvedere potesse della'
conveniente quantitA d' acqua gli agricoltorj, tenendo
all' uopo aperta, o chiusa la bocea, non senza molta
diligenza, e dispendio: poiche per aprirla, o serrarla,
non ~leavi meno di cinquanta wenti. Questo Ligo e
rilbllsto· sem:ndo agli Egizj per l' uso accennato fiuo
alla et! nostra; ed anche oggi da! nome dell' autor suo
cruamasi Men. n re che lo seavó ~ lasció in mezzo al
lago un sito, in cui fabbricó il suo sepolcro e due
piramidi, una per se, e r altra per sua moglie, alte
entrambe uuo stadie; e posevi in marmo la statua sua,
e quella di lei, in atto di sedere in trono: coi quali
monumenti credette di tramandare ai posteri la me---
moria deIle proprie virtU. Egli aveva donata la reo-
ruta tralta dai pesci di quel lago alla moglie, onde
le servisse per gli unguenti, e per l' abbigliamento
suo (2); .e traevasi per quella pescagione un talento
al giorno: perciocche gli Egizj attestano, che il lagó
da ventidue specie di pesci, e che tanta quantita se
ne prende, che coloro, i quali continuamente ¡vi si
occupano nelle salature (e n e apai grande a numero)

(1) In PoliJio, e in Ero". si ha il fondamento della ridulion.


del ,lettro greco a _lO piedi; e S"idtA la conferma.
(:¡) Era infatti DIO d.¡ re d' Egiuo l' . . . .are alle loro mosli pel
"&timo le rendite di .lcane cit.... e paeai: c¡uindi Erorloto dice f
che la ciua di .AndU. ,i ...",_ in ,tU'ticollzrc ,CI' l. cal N""'.
,tklIc ",.lic tU colui. CM rcsn. in Ef¡ilto. Lo steuo DIO fu di poi
adouatO dai re di Pcr,ic, sioCo_ Ubiamo in Plil4onc. i. CiD..
rOlle • in Filo.cll'ato.

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102

stentano a bastare al lavoro (1). E queste sono le cote.


-che gli Egizj raccontano di Meri.

e A. P I T o L o V.'

Sesostri. SU4 nascita, ed educaziQ1Ul. Su prime


imprese. Sue gmndi spedüioni per r .Africa 1 pe"
r.Asia, e por 1 EU1'Opa.

Dopo selte eta dieono , che fu loro re Sespstri ,


che c~iamasi anche Sesoosi, e .$esonchi (2), i1 quale
in grancli gesta supero tutti quelli , che s' erano pia
distinti. Ma siccome sui fatti di questo re non bebe si
ac.cordano ka loro gli scrittori greci, gIi. stessi sacerdoti
egizj, e que' medesimi, che coi loro carmi· ne cel~
brano le laudi I noi cercheremo di dire le cose piu.
verosimili, e le comprovate dai monumenti, che di
(1) In tempi posteriori i pesei salati di E¡fiua. secoq¡.lo ch. Lu-
1:;",10 aUeata • IpaeeiavlIDIÍ in srande quanLi..a tanLG nella G,.ecia,
qUIDll' nell' 1t.Ii••
(2) lo a1tre maDiere ancora vieae. e in ,.~rj codici, e da varj
seriltori loaturalo 'luello Dome, lroyandosi Sesosi. é Sesoos;, e
S••OSCA08i, e Se.onco,i. 1I ye'lIeli1J6io dice, cilllndo SineeUo, IIIMr.
Ilalo uso de' re d< Egiuo avere due o tre nomi. Cio siolulica qoelli.
i 'JI1ali banDO chiamalO Suos".; anche 8_,e, o Setlaolli. leppure
sotto lJ'lellLÍ Lre nomi debba intendersi on re 1010. Ma la rapDe
pio. ovvia pare a me euere qoesta. che i Greci COIlantemente coa-
formaroDo secoDdo l' indole del/a loro liopa tut.li i DOmi proprj di
Dei e d' uGmioi, di ciua. di provincia, di montR8oe. di fiomi, e
d' osoi altra COI8, che LrOTavano prellO i popoli IIraniari. D'onde
~ nuota tanta cow"sione. e tanla OIeorila Delia Itoria • nella Seo-
pfia •• nella te%gia deOe Da.iODi ant:ic~e. Di che qoanto abhia.aa.
a rin¡raaiarli. ",ollno pub facilIDmte .illdicarne. .

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°r03
questo priBcipe rimaDgono in Egitto. Dicesi adanque,
che nato Sesosui sao padre immaginó cosa veramente
magnifica e reale; e fu la seguente. Egli fe<..'e ragunare
tutti ifanciulli °nati nel giorno stesso che Sesost.ri
per tullo r Egitto; e alle nutnei, e a' ministri, che
loro prepose, ordino , che a tlltti fosse data la stessa
educa.zione e disciplina, persuaso che allevati famigliar-
mente insieme, e trattati nella stessa maniera, sarel>-
hero divenuti amicissimi gli uni degli altci, e legati
da muttia. benevolenza rinsciti sarebhero ottitni coro-
militoni. A tal nopo hen proVTednti d' ogni oceorrente
cosa, a mano a tnano che an.davano erescendo nella
eta • li facc.'va esercitare in cantinue pratiche laboriose:
casi che, per 'esempio, nessuno di essi prendeva cilio;
se prima non. avesse falta un cammino di centottanta
stadj (1). Per questo giunti alla eta virUe trovaronsi forniti
dí °l'Ohnst.eRa soDllBa di carpo. e di alto animo, tanto
o

per °comandare, quanto per fare ogni grande pione;


o

come quelli, che in ogni °ottima disciplina erano stati


ámm.aestrati (2). Spedito dal padre in Arabia con-un
éSercito, di cui facevano :parte tutti i giovani seco lui
educati , per prima sua impresa si esercitó nelle eaccie;
e quindi assuefattosi a sostenere la penuria d' acqua e

( I ) NeSlaD. oomllleDcalOr. IOlpetta errore di lICriLt\Jra im 'lallti.


Dameri! !
(2) Vi IODO val.ut' aOlDini. ohe lrOnmo 'llllllllLo fialto ,del padre
°

di Sao",.¡ iaveroliIDU.: lo oredo, ohe pOlla ner.i per _serato.


Se le I.i d' ..ESÍUO non _ep.vaDo a liD r. l' e_lioDII di lID tal
diaepo, il poco che OOltava il maalenilDellLo di povanlLu oerta-
menLe DOII vi si oppoDeva •

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104
di cilio I !li volse contro la nazione de' Barbari, che
abitava il paese, e non avea portato mai giogo di nes-
suna; e la domo (1). Poi spedito alle tenoe occidentali,
essendo ancora assai giovine . sottomise al ~o im~o
la massima parte della Libia. Venuto quindi ad essere
re per la morte del suo genitore, ed animato dalla ti-
ducia, Che le imprese dianzi ben riusciiegli. a lui ispi-
ravano, si propose di assoggettare a se tUlto il mondo.
Dicono . alcuni, che a procurarsi l' iPiperio di tullo a
monru; fosse istigato da sua 6glia ~tirte, la quale es-
sendo sopra tutti sapiente lo avesse assi~ato' del facile
riuscimento in tale impresa. A1tri crecIono, Che avesse
'preveduto. il buon esito di tale spedizione dall' esame
delle viscere degli animali sacrl6cati·, dai sogni avan
nel tempio, e dai prodigj osservati nel .cielo. V' ha
eziandio chi scrisse, Che alla nascila di Sesostri V 01-
cano fosse comparso a suo padre, mentre questí dor-
miva, e gli avesse predetto t che il 6glio natogli
avrebbe avuto il dominio di tutto il mondo: e percio

(1) In nessun tempo sU -Arabi furono sogiogati da fona straniera.


Gli Assirj. i PUliani. i MacetJoni , i Romani slessi, appena ne
loccarono i confini. Stra60ne nondimeno dice di Seso,tri, che ri-
dUSle l' Ara6ia sotto il dominio 1110. lo credo, che dehbansi ti
Strabo1lll e DiotJoro intendere con certa telllperaDza. Fino da anti-
cbissimi tempi una parte degli Arab; vi.se ne' deserti occnpala de'
sl10i armenti e di ladronecci. Forse gli ant.ichi estesero i confini
deU'. Arabia al levante d' Egiuo sino ad avvicinarli al Nilo: del
che qqalche puso di Viodoro puo chiamarsi in prava. Puo dunCJl1e
_ere singolarmente CJI1csto tralto di paBlB, lupp<lnendolo anche
¡noltrato alcun poco nella penisola. che dicesi coD'Iuislato da Se-
soltr;. Questa .piesaaione ~ naturale; e sal'fR la ....ril. del no-
eonte.

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~o5
il Widre suo avesse concepíto il disegno gil acceDJlalo
di far educare con regia disciplina tutti i coetani del
. figlio, raccolti da ogni parte, intendendo di facilitare
con tal mezzo s\ gi-ande fortuna a Sesostri, il quale
fatto adulto, e eredendo tel"JDaJD.ente nen' oracolo del
nume, avesae poi risoluto di dedicars~ alla guerra.
Per ben riuscire nel suo proposto primieramente egli
cercO di conciliarsi· la benevolenza di tutti gli Egizj,
riputando necessario per beu coudurre la sua impresa,
che i soldati con pronto e volonteroso animo vi si ae-
ciugessero come fossero tanti uffiziali, e che quelli ~
che restassero in patria, nou pensassero a tentar novita.
Percio cercava di obbJ,igarsi tutti per quanto gli fosse
possibile, donando agli uni denaro, agli altri terreni;
altri allettando col rimettere loro la pena per alcun
delitto meritata; e tutti con buone parole, e con tratti
cortesiasimi facendosi amici. Ne mancO pure di lasciar
liberi qilelli, che s' erano fatti rei di lesa maesta, e di
eancellare dalla lista dei debitori ·quanti v' erano scritti,
che pur erano in grandissimo numero. Quindi divise
tuUo ~ paese in trentasei prefetture (1), che ¡Ji Egizj

n
( t) SII'1I60"" dice. cbe la T,,6aide, e D.1ta formanDo dieci
prelettore OSU1IDa, e cbe tra l' UDa e l' aILra coDtrada Te D' eraDO
aedici; e che questa (o la diYiaioDe aDuca dell' EstUo. POlICia i re
fecero pareccbie abre divisiODi. come si raccoslie da PUnio, e da
Tolommeo. 11 nolllO, secondo Eru,,6io. ed 'Epifllnío. .ipilica pre-
fetlura, ó ciaa di prim' ordine, comprenllente DeOa sua giurisdi-
ilÍoDe l' adjacenle agro colle lue minori citLR. borpte, e villaggi.
1 sovernalori cbiamavaDIÍ N"omfll'c!&¡ aDcbe sollo i Romani; ed ab-
biamo quella DOlida da SII'1I60ne. La parola nonto" cbe altroTe
e detta Feca, per ClÍo che dice .&utlUio # . .a ~ uralll8Dte Iibica;

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Ion
ehiamano nomi; e ad ognuna a,1Segno i suoi nOlTUU'r)hi,
o vogliam dire preieUi, i quali aveseero cva di risco-
.... re le rend.ite regie, ed amminiatrassero ogiwno la sua .
provincia. E da ciascheduna gli uomini pin robusti. pe!'
rnezzo loro elesse, e formó un esercito qual COIlveniV'4
rJla grandezza «lene gia cominciate imprese; il quJIe
eseroto fu di seicento m.ila fanti, di venti mil. ca-
vaUi, e di ventisette Jnila carri da guerra; e capitani
u' ogni schiera volle quelli, che seco lui erano stati
:a1levati, essendo pe,r una palte esercitatissimi gia nene
cose militari, e dall' altra tanto a lui, quanto sCambie-
volmente tra loro uniti con affezione ñ-atema. Questi
el'llUO pili. di minesettecento (1)., EgIi aveva a oo8t01'0
assegnati. terreni tra i pin f~ dell' Egitto , pa:che
coUe rendite di essi Cossero ben provveduti di ogni cosa
occon-ente, ne altro peosien~ avessero che queno délle
COIIe di guerra. . .
Poiche Sesostri ehbe messo in buon ordine il &no
esercito, voltosi verso il mezzodi assaltó prima di tutti
gli Etiopi; ed avendoli ~ellati li obbligó a pagargli
tributo in ebano, in oro, e in denti di eleCanti. Inili
messa insieme un' armata di quattrocento navi, essendo
stato egli il primo tra gli Egizj , . che avesse C08truite

e iD Pli,Uo abbiamo «¡uesto pulO:. l4 par'" tilla (dell'Egitlo)


cor!ftnante colla Etiopia. cTaia"w,i TI/balde. Ew& dif,ide,¡ ¡n ".~
die; preJellure di citta. cTa' ell¡ dicono nllmo. ( Domi) •
• ( 1) Da quelto paslo oblaramente si compreDde iI moderato senlO,
iD cui deesi prendere la Itoria riférita di IOpra" di lU"i ¡ faTUJiulll
IItui nal ,iorno .""'10 CM SUOItr¡ per lUdo Z' EgiUo. IIlppoDeDdO
• pura che molti d' _ IOI8ero morti Den. antecedeou spediaioni •

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10 7
Dan lungla~, la lf4!dl ~ Mar ROllO, con. essa occu-
pando le isole, che vi sono , e tUna la ClOItIl, e quei
paesi 8ÍDO all'lndia meUeodo soUo il suo dominio. Egli
poi con' esemto terrestre s1SpDlse sul continente, e
soggioga mUa l' Asia. Impe1'Ciocche invase Don sola.
mente queIle ¡movincie, che in tempi posteriori furono
eonquistate·da Alessandro il Macedone, ma anche quel-.
le, che Alessandro Don assaltó, avendo Sesostri da una
banda pauato il fiume Gange, e scorsa tulla }' India
siDo all' oceano, e dall' altra a~o soggiogate le na-
zioni degli Sciti sino al fiume Tanai, che divide l'Eu-
ropa dall' Asia. E dicesi, che lasciato avendo alcuni.
Egizj presso la palude Meotide, fondO la nazione dei
Colchi, la quale, che dagli Egizj tragga r origine, essi
provano con questo argornento, che i CoIchi si circon-
cidono come fimno essi medesimi; il quale' costume ri-
mase in quella colonia, Del modo stesso che rimase
presso i Giudei ( J ). Sesostri similmente pose SOllO il
dominio IDO tutto il resto dell' Asia, e la maggior
parte del1e isole Cicladi., Ma passato in Europa fu in
gran pericolo di perdere r $-'SeJ'cito per carestía di viveri,

(1) Melllre Diotloro IUppone feJiciuima la spedizieDe ~i Stlft¡,,,¡


eontro gli Seiti. Yalel'io Flaceo la 10ppoDe be diveraa. dietlDdq.
che 'paflllnl4f.O pel' la Sll'4fltI .nffel'la I'ieontlru,e pute (Ú' Il10; a
Tehe. e parte lta61li ml Fa,;. ed ol'di"lJ cAe si emamtU'fll'o Col-'
ehl·. Anel.e Plinio fece m_ioDe di fl0.,.ta atraga. la opí tempo
gU Se;ti feeero pagar caro l' ardimenlO di ehi IDdo ad attlccarli
De' Joro paesi! Ciostamente iI Ye"eUnsi0 olserTa l'iDesaueua com-
measa da Diodoro. luppOllendo Ja Colchüle lona Palw:k MtIOdde.
delta da Doi Mal'e d' Azoff. mentre Teramente • la1 M,.,...N,I'O.
che pi an&ichi d_ro POllf.O, o Eruinp.

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'10'8

e per difficolti de' luoghi; e perdo posto fine aJla 'ma


spedizioue nella Tracia, ivi, e cosl fece in tutti i paesi
conquistati, pianlO lapidi, nelle quali in caratten sacri
d' Egitto erauo scolpite le parole : QueSla provincia
soggiogO colle sue anni il re dei ni, e signor de' si-
gnori, Sesostn. In quelle lapidi poi feCe scolpire le forme
del viril sesso, ove gli abitanti de' paesi si Iossero mo-
strati bellicosi, e valenti; e quelle dell' altro, ove fos-
sero apparsi pusilJanimi e codar.di (1); con quegli em-
blemi volendo esprimere il caraltere di ciascheduna
nazione. In alcuni luoghi fece scolpire in marmo l' effi-
gie sua propria, ' tenente l' arco e la lancla, quattl'O
cuhiti, e quattro palmi pin alta di quello che fosse la
sua vera statura (2). Finalmente posto termine ¡illa soa
spedizione, che fu di nove anni, essendosi intanto di-
mostrato ai popoli sottomessi mooerato ed afl'abile, or-
dino; che tutti clovessero a propOl'Zione delle loro forze
portare ogni auno in Egitto i loro domo Quindi coi
prigionieri, e col bottino, che fu immenso' , ritorno
aIla sua residenza, avendo tutti i passati re superato
nella grandezza delle imprese; e tutti i templi d'Egitto
omo doviziosamente colle spoglie de' nemicl, siccome pur
regaló tutti i soldati, che seco luí militato avevano, a
ciascun d' essi dando in misura de' mmti. Ne fu sola-
mente il valOl'OSO suo esercito, che godesse delle ríe-
chezze acquistate; ma tullO l' ~gitto in varj modi ne
. partecipó ampiamente.
( 1) La Ites5a particolariu\. Itando a Stncello. notarono Giulio
Africano. ed Eusebio. copiando illanetone.
(2) ManetorJe. citalo da Eusebio. pose la statora di Sel08tri di
qnatlro Cllbiti, tre palmi, e dile disiti, Erot/4Co perO dice altrimCJILi.;

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109
o CAPITOLO VL

Lavori, OptJ1'e, monumenti faui in EGitto da Sesostn~


Trattamenti fatti da lui ti principi trihutarii. Sua
morreo Sua memoria. Falto singolal'e di Dario
rispetto alta medesima.

Finile le guerre, e lieenziato l' esercito, Sesostri ac-


eordó °a' eompagni delle sue viltorie ozio e comodo di
godere i1 frutto delle sostenute fatiche; ed intanto cu-
pido di gloria, volendo Iasciare ;1 poste.l'i monumenti
di eterna memoria, si diede a costruireopere di ster-
minate Bloli, ammÍl-abili non meno per l' artIfizio, che
pet. la spesa; e tali, che non solo assicurassero a se
stesso un nome immortale, ma fossero per gli Egizj
perpetuamente di piena sicurezza, e di egregia utilitA.
E primiéramente incominciando da ció che riguarda gli
Dei, in tutle le citta di Egitto edificó un tempio a
quel Dio, éhe in ciascheduna era spezialmente venerato:
nel che (are niuno impiegO degli Egizj, ma in ogni
lavoro si sern dell' opera de' prigionieri; e perció sulla
o

fronte di tutti i templi pose l' iscrizione: Niuno deGli


indiGeni qui Iavora. Raccontasi, che alcuni de' prigi~
nieri {atti nella Babilonia, non potendo sostenere tante
fatiche, disertarono; ed occupato un ben munito ca-
stello vicino al fiume. postisi in guerra eogli Egizj, si
lnisero a depredare le campagne vicine. E poiche in
fine fu loro conceduta impunitA, a quelluogo, roe scelto
avevano ad abitare, diede:ro il llome di Babilonia, ri..

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110

chiamando coal queDo deBa loro patria (1). Per simile


. cagione dicono, che fu chiamata Troja queDa, che
anche 'al presen&e giace su! Nilo (2); perciocc~ ess8Ildo
Menelao, nel ritomare da Dio, con molti 'prigionieri &bar-
cato in Egitto, questi se gli voltarono contro; e presa.
una ceña posiz.ione , fecero fronte a' Greci colle arrni ,
a modo, che poi avuta la liberta ivi: si .tabilirono,
rondando una citta, che chiamarono col nome della loro
pab.'ia. Ni io ignoro, qualmente Ctesia di Gnido, par-
!ando di queste citta, suppone la cosa diversamente,
cliceodo- , che alcuni di qu.e1Ii, i qua1i una volta p8s-
I8rODO in Egiuo con Semiramide" (3), aBe cittA, che
fOndarOIlO , posero i nomí delle loro patrie. Ma nOll e
cosa lacite jI sapere come veramente sia il fatto; e in-
tanto giova notare tulle " le opinioni diverse, onde la-
sed a chi legge immuue da ogni preve_ione l' agio-
di giudicare.
Sesostri rece fare molti e grandi alzameutidi terra.,
a guisa. di colline, SU coi ordinó, che si trasfetissel'o
le cittA, aBe quali la natura avea negata phi comada
situazione; onde e uomini ed aainaali Delle escresceue
del Nilo" fosser~ sicuri dall' alluvione. Poi per tullO il
paese, che da Memfi si steude sino al mare, fece sea-
vare frequeilti cmali, af&clae lacilmente, ed. in ogni
(.) Sira60ne melle quelle ciua net."nome di Eliopoli lul ramo
" buba.L1co del lVilo; ed I! confurme a DiotlOro: ma Girueppe_Ehreo
dic:e. che 4JueUa oíl" ebba j Il10í priooipj da C_6üe.
(2) Que.la cilla era addo'''la al monle l'roico." e ti Nilo al" di
.opra di Menifi. ~el tempo di Stra60lle era un villasgio.
(3) Vedi'alli Del libro 110" qtt8DLo riluarda l'inT8lÍoae dell'E,itto.
faLla da Semir(l!lIW.

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111

piccola, O grande' quantiti si potessero trasportare le


biade, e col commercio seambievole da per tulto gli
uomini goder potessero abbondanteznente d' ogro cornodo.
Principalmente ehbe in mira di fortificare }' Egitto con-
tro ogni irruzione nemica, e di readere il paeáe diC-
ficile ad essere sco.rso. Primá di lui la maggior parte
,den' Egitto era aperta aBa ;Ucursione de' cavaIli e dei
aun; roa poi per la moltitudine de' canall pel' esso lui
dedotl.i dal fiu.me, l'accesso fu difficili.ssimo (1). In oltre
copri a lato ori.en&ale. dell'Egitto contro le imlzioni dei
Sir; e degli .Arabi, da Pelusio per la Vla del deserto
BinO ad Eliopoli, CQn un muro lungo miDe ciuque-
cento stadj (2). Dopo queste cose Sesostri fece costruire
una nave di legname di cedro, larga dugentottanta. cu-
biti, e copert.a d' oro al di fuori, e al di dentro d' ar-
gento, la quale consaCfÓ al Dio (3). che gli ahitanti
di Tebe con somma religione v.eneravano. Fece por
ergere due obelischi di .dw-a pietr~ (4) alii centoventi
( 1) Anche Erodato notá, come per tanti canali intersecato (1' E-
,itt.o , fu pi!\ (lifficile ad easere percorso da cavaUeria. • da carri
miliLari.
(2) 11 Mauha",o dubila di questa IODgbeaza, e crede, che questo
spa~a filase posto in dir.sa clln UD canale, e DIIn CIID, UD muro.
Erodoto clluieue· nella IODghesza rirerita da DiodQro;. e iI vocabolll.
che questi usa. ·acceuua rDdubita~mente UD muro. o almeno ODa
lIteCcato; nOD mai UD canale. •
(3) GIi Erudiú disputaDo fra' loro quale folle que] Dio, che gU
abitaDti di Te6B veneranDO. 11 Mar.luuno credo, che fOIl8 ehi-
,ide; il Y Blle/ingo lo crede GiOllB.
(4) Due eraDO le pietre d' E¡Jitto di particolare durezla. il /,a-
salte. del color nericcio del fer~o, milito adattato per obelischi , e
lltatue; e Ü maa:mo ,u,niu, lDacchiatQ di pUDti ·I'o.ili. cou cui i
re. quui a sara, fccero ~i ob~liachi cODHcrati al sole. CON ollta
Pli,.io.

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)jIlI
cnbiti ,suí quali fece esprimere con lellere la grandezza
della S1Q. potelUa, la copia de' t ..muti, e i1 numero
delle nazioni debellate. Oltre ció nel tempio di V ulcano
in Memfi pose una stalua sua, ed una di sua moglie,
fatle di un pezzo solo di sasso, . ed alte trenta cubici;
e quelIe pure de' figli alte ventí. Al che diede occa-
sione l' accidente, che ~gue. Al ritornarsi che dalla
sua spedizione Sesostri rece in Egitto, essendosi fer-
mato in Pelusio, S1IO Cratello (1), che luí, la moglie,
e i figli accolse, e banchettó lautamenle, gli tese .in-
sidie; perciocche mentre pel lungo bere si erano tutti
addormentati, l' insidiatore fece mettere di nolle intomo
all' alIoggio del re una grande quantitA' di canne sec-
ch~, pJ-eparate gia prima a tale uso, e vi pose fuoco •
. Eccitatosi pertanto in un subito l' incendio, i ministri,
e le guardie del re, gravi ancora dí vino, andavano
assai lentí in porgere ajuto. Nel qua! frangente Sesostri
alzate le maní al cielo, ed invocando gli Dei per la
salute ~lla moglie e de' figli (2), felicemerite uscl di
(l) Secondo MtJlUltoM, queste Cratello di Se.ostri sar.bbe Ar-
mai. il Danao d.' Greci. E certamente. le Da'JtJo dall' Egiuo
andO iD Grecia. paeae a '1uel lempo barbaro ed iDeolto. Don al-
UD il polen condune • che o di.peraaione, o deJilto; e l' UDO e
l' allro vi a vrebhe iuf'atti condouo DtJIUlD. GIi .Erudüi a queslo
lDOgo promuovono IUDsbe ed i'lrllcilte queltioni ÍDtomo 111' epoca
di Se,rntri, il riaultato delle '1oali li ~. che _'srldo i loro dou¡
rasionameno la varila ~ aucora iD fondo del pono.
(2) EradolO raeconla. che Se.oltri per iacampare dalle fiamme.
de' luoi fiSliuoli che aven, doe De a~crifieo. settlDdoli ani Cooeo ¡Jet
f'arai ponte de' loro eorpi. JI r es,elingÚJ dice, che COfle Diodoro
ebbe dai aacerdoli t'Sizj una relaaione diversa da quella, ch' ebbe
EroiloIO. NOD si polrebbe IDche dire, che Diodoro, aDcorch~ par-
lasae di un re qual era .~UOltrJ,· aTOllO Nato ril alla Corza den..
IUltara lUIIaIIll P

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113,
di me¿zo alle fiatÍllne. Onde in tal modo salvatosi contro
ogni speranza, e agli altri Dei, e a Vulcan'o massi-
mamente, per benefizio del quaJe riputO essere stato
salvo, con que' doni' religiosamente si mos~ .grato.
Ma per quanto Sesostri appal-isca grande, considerate
le molte, ed Qlsigrii cose, che fin qui ahbiamo di lui
rammemorate, sopra tut.ti comparisce magnificentissimó
quello, che raccontasi daesso lui praticato nell' in-
contro con principio Era stahilito, che quelli, i quaH
per suaindulgenza tenevano i 'regni delle nazioni da
lui vinte, o altrimenti 'aveano ricevuto da luí grandis~
sime signorie, io. certi det.erminati t.empi venissero con
doni in Egitto. Li accoglieva egli per ogni altro rispetto
onorandoli, e soleuneQlente festeggiandoli; ma aU' en-
tl'are nel tempio, o nella citta era solito sciogliet-e dalle
quadrighe i cavalli, e ,mettere al giogo a quattro a
quattro que' re, e capitani; a tutti. con ció volendo
dimostrare; come avendo in gueITa sottomessi ipi1\
potenti e i piu valorosi degli allri; nel paragone del
valore nissunoera da porsi con lui (1). Pare adunque,
che questo re e pe' fatti di guelTa, e per la gi'an~
dezza , e pelo numero delle largizioni, e delle opere
fat.te in Egitto, ahbia superato quanti altri in quel
paese dominarono. Egli dopo trentatre anni di regno l'

( 1) Sesodr;. dice Pü,,;o. ju si mper6o. che dices; quall/ltUlte


OS"i allllo vaeva a lorte va i re a lui sO(Jg"tti quelU. che dovevallo
tirare il IUO carro • ed ill tal modo trio"fava. Tetljilatto e 7íeáe
aggiaD80D~. &eDza, eh.,. sappiasi COD qual fondameDto, che si riLrassf
di poi da quesla V8niLi.. ammonito da UDO de' prigioDieri della ver·
Atile cODdizioDe delle COle umane.
DIODORO, tom9 l. 8:

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clivenuto cleco, spoutaneamente paseO da qnesl8. vita (1) ;
e per tal fatto si acquistO l' ammirazione non solo dei
IIlcerdoti, ma eziandio di tutti gIi altri Egizj, come
quegli, oche testifica~do co' miti la grandezza den' a-
nimo usel da se stesso di vita in maniera degna di
lui; e pel'Ció la gloria sua dilatossi, e si prolJlngO a
seronda de' SUccedUli tempi a modo, che quando,
dopo molte eta, venuto r Egiuo sotto l' imperio de'
Persiani, Dario padreo di Serse vone, che l' imma-
gin sua si 8nteponesseoin Memfi a ~e1Ja di Sesostri,
il grande Ponlefice in un cougresso di saeerdoti,
jn cuí di ció disputavasi, altamente si oppose, dimo-
Ib'ando, che Dario non aveva ancora superate le im-
prese di S~soslri. E Darío non solo non fu punto di
ció; ma pel contnu'io per tale ingenua liberta addol-
cito e lieto, disse, che se tanto di vita gli fosse con-
ceduto, sarebbesi ingegnato di non rimanere inferiore
in cosa aleona a quel gran principe. Ordino poi, che
si facesse con&onto delle cose, che in eta. eguale da
lui e dall' altro erano &tate faue; essendo questo il píO.
giusto modo di esaminare la virbi. Ma basti il delto fin
qui intomo a Sesostri.

(1) Giulio AfriClI1IO ~ Le"io. .ecoDdo Dota S"',oello. di...


lero .alla Cede di Manctone. che Se.o,,,.; neva quararrlotlo IDDi.
11 Ma"Aflmo ha credlllo di poter combiaare CJIlIlDlo c¡ui dice Dio-
doro. ,uppoD"eDdo. che i treDtatñ IDDi debbaDli comp~tare dal ri-
torDO di c¡uel priDcipe dopo la l\1a IJI'IDde .pediai!,De, n che VOl'-
~ebbe dire. per qUinto apparilCe, che SC60,,,.ili mise a COIllJuiatar.
il mODdo D.lla eta di 'luindici IDIÚ! l !

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'11$.•
CA.PITOLO VD.

FaltO singolare occtuluw soUo il regno del SUCC~$$oré


di Sesostri. Occu.pazione del! Egitto per parte· d".
gli Etiopi. FOMiUione curiosa di Rinocolura.

A Sesostri Súccesse nel regno il figlio, che prese a


nome del padre (1). Eg1i non fece cosa aleUDa in guerra
memorabile: ma fu aftlitto da singolare calamita; per-
ciocche perdette, come i1 padre, r uso degli occhi, ~
per influenza deBa origine, o in pena della sua ini-
qwtA verso il fiume sacro, giacche alcuni hanno lavo-
. leggiato, che lo saettasse (3). Per questo infelioe acci-
dente mes&06Si ad implorare l' ajuto degli Dei, lungo
lempo con sacri6zj, e con onori cercó di rammo1liI~
lo sdegno del nwne, ma invano. Nel decimo auno (3)
finalmente , . avva"tito dall' oraeolo, che dovesse vene-

(1) E,otl"eo chiama questo re Fcrmle;. -voce, la quale. se b .p-


pellatiu. e non altro significa nella sua origine che re, siccome
dice il Ye.leli''Bio. verrebbe ad u_ere il Faraone di Mod, e W!gli
- alui scrillori ebrei. Ma b ben meraviglia. che Diodaro, il qua le ,
come abbiam veduto, parla di MOle, e delle sue leggi, non abbia
mai accmaato in a1cun seoso quuta parola! Del relto PunJo chia-
ma iI luccessore di Se.ostr; col Dome di Nuncorco. o lIleglio HUir
.ori" Vedi pitl abblsso.
(a) Sar~be da desiderarsi. che "Diotioro I od altri, aTe5$e inve-
. stipta la ragioDe 4i questa (avola; g~cchl= nOD ~ prelumibile, cbe
i prjmi. che la rit'erirono • DOIa vedessero, OGIIIe presa nud. e - _
plíce, quale I! espreua, DOA rappresenti u~ cosa paad • ridicola,
(3) Fra DiodDro ed Erodo'G .oorgesi q:ulleba dift'mtnsa circa
c¡ue.to .periodo di tempo , poacede '1uutl l' wuler;i",o anDO innce
del tlecimo,

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rare i1 Dio di EIiopoli, e lavam la faecia con orina di
donna, la quale non avesse conosciuto marito altrui;
incominciando dalla propria, ed avendo fatta prova di
molte altre, nessuna ne trovo incolTOtta, ruorche quella
di UD Ol'tolano, che riguadagnata, la vista prese in
isposa: le adultere poi abbrncio vive in un eerto vico,
che dal fatto fu chiamato terra sacra (1). In ricono-
scen~a quindi del bene6zio, al Dio d' Eliopoli per ro-
mando dell' oracolo dedico due obelischi di manno,
la.rghi otto cubiti, ed alti cento.
Dopo questo una lunga se1'ie de' suoi suceessori (2)
nulla oBre di faUi degni di memoria. Ma dopo molti
secoli ebbe i1 regno Amasi (3), ii quale con gran
violenza abusO del sommo potere contro la plebe. 1m-
perciocche costui molti fece uccidere contro giustizia;
non pocbi spoglio de' loro aven; e si mostró con tutti
fastoso, arrogante, e sommarnente superbo. Gli op-
pressi andarono tolla'ando finche non videro modo al-
eUDO di resistere ai potenti. l\Ia tosto che Attisane, re

(1) Erotloto chiama quel vico, o Ciu8. aoIla rolla: e 10 .tellO


la l ' autor. della EtnicOflreifia.
(2) Eroeote da per luccellore al figUo di SeMJ'tri UD ProltlD.
Altri De Domina Ma1itltolUl , secoDdo che abbiamo iD S",.cello.
(3) Ro laaciato co~rere '1uelto Dome lulla lede de' codici e dene
edizioDi I che abbiamo. DOD trovaDdo ItraDO I che Delia lucce&&ioae
di tand re. ve De ,ieno due. o pita. avenli lo ,tellO Dome. come
li vede in quelto 11.8110 capitolo. leDza che l' abbia a conConderli.
Pero DOD mancaDO Dote marginali. che pongoDo AmnlOli. Simil-
mente UD Am/llns;. ch. Giwtinlt martire Domina come capo della
diciotteaima diuaatia, da alcuni viene chiamato anche Am4,i": il ch.
altri dira le debbasi attribÚire a poca copiaie.1 della IiDsua e¡izia.
o aUa siUlla acienza dtlla medeaima. '

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111.
degli Etiopi, lo assaltO coll' armi, colta l'.ocrasione di
. manifestare illoro odio, pe!' la massima parte gli Egizj
lo abbandonarono; e restato quel tiranno vinto senza
difficoltA, l' Egitto si unl al regno degliEti(jpi (1).
Attisane con equanimita, siccome r uom deve, mode-
derando la buona fortuna, si comportó modestamente
verso i sudditi; e fra le alu'e cose singolare fu la: con-
dotta che tenne coi ladroni, che allora infestavano
l' Egitto. ImpercioccM ne volle mandarli al supplizio , .
ne volle rilasciarli impuniti: ma fatti ricel'care per tutlo
jI paese', e compilatone rettamente il processo, fece a
tutti tagliare il naso, e cacciolli in deportazione aIl' e-
stremi~ del deserto. Sul confine del quale, che con-
giunge l' Egitto alla Siria, fece fahbricare un borgo,
non lontano daI vicino lido, che dalla calamita degli
abitanti fu delto Rinocolura, essendo mancante di quasi
tutte le cose appartenenti alIa vita, In fatti all' intorno
nOn altro v' ha che salsedine; e pochissima El l' acqua,
che danno i pozzi u-a le mura; e COlTOtta essa pure ,
ed amarissima al gusto. E qui dunque que! re mise
quella canaglia, colla mira, che ne fossero di danno
agI' innocenti seguendo il pristino loro costume, ne
confondendosi cogli altri restassero ignoti: pero rilegati -
in quella terra, qúantunqÜe deserta, e poco meno ~he
priva d' ogni cosa necessaria, avessero quaIche modo
di sostentarsi. E coloro, poiche la natura spinge tutti

( 1) n l'eueli",io anene. che DissUD ahro acrillOre Cuon cli.


S'raIJone. Ca meazioDe di 'lUellO re. e deUa oceppasioDe dell' E.
a.
8iuo, coJlle opera lua; e S'rtlion. ¡aollr. DOD parla. ch. iu~-
6l~&.. .

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1-18
ad aguzzar r ingegno contro il bisogno, trovarono di
che vivere; perciocche raccolte dalle vicine campagne
le festuche d' erba, con eMe rormarono delle reti, con
coi, piantate per molti stadj lungo a
lido, andarono
pigliando, cotunuci gran numero delle quali capitava a
torme cola daI mBre; e con esse avevano abbastanza
di che' alimentarsi (1).

e A P 1 T o L o vme
COlt1'UZione del lahirinto, e deUtP piramidi.

Morto que} re, avenc;1o gli Egizj ricuperata la loro


indipendenza, crearono re Mende, o Mendete, che
altri dicono Maro (2), il qua1e niuna impresa di , rece
( 1) Coloro, i quali con troppo ardimeDLo hllDDo in quesLo faltO
raffigurati gli E6rei usciti di Esiuo, dehbono dirci. percb~ Diodoro
anehbe mancalo di (arDe cenno. Stra6.fle se~e Diodoro in quanLo
al raccoato di queslo fatLo; e Seneca lo .fiCUra attribueDdolo a uu
re di Per.ia. il qualo egli luppone che faceaao ta8Jiare il na.. in
Sida a'tullo il popolo. G,·u.eppe E6reo di ad O.trllCina. proaai-
ma a RiMcolura. una situaaione e condiaione simili a qllesta.
(2) Di Maro Ca Diodoro ml'llaioae -nrlO il fiÍle di questo libro l .
• don parlai di Maro si legge aneota Y fll'O/llJ (&aronos) ; e come
4fUeII.' ukilllO ha una carta afliniti cOI Dome. che EroJoto di. ad ua
re d' ~uo. chiamandolo Ferone • comorme abbiamo vedalo pi6
sopra; nasco dubbio, che sieDO stati presi per equivaleDli: ondo
Fero".. credulo il FfII'40ne degli Eirei, DOIl nrehbe Dome IOmpli-
cemeDte eppellalivo. Ma nl)n si accordano ErotIoeo. 11 Diodoro in
luare e ehi folle. e in clae lempo re..... quesLo o F_ne, o Ya-
rono, ch. nglia dir.i. COlrVeDgone lutti o duo in dÍlro le .tollO
qwdi" al .UCCOllOro di Se.".,.¡; ma. come abhiamo vedlltO. d _
Iere DOIIÚ clifl'crcaú. P. poi: Dio,floro melte iI .uo 1'111'0110 va i1

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guerra; ma solamente si ~bricó un sepolcro chiamato
il labirinto, non tanto mirabile per la mole, quanto
per l' inimitabile &rlifizio: perciocche facile e l' entral'~i ,
ma l' uscime non giA, a meno che non si abbia una
guida pratichisshna. V' ha chi crede; che Dedalo ca-
pitato in Egitto, avendo veduto ed ammirato l' eccel-
lente C08tl'uzione di quest' opera, ne avesse poi fatta
una simile al re Mi~osse di Creta, anch' essa chiamata
labirinto, in coi favoleggiano, che fosse posto il Mi-
nolaDrO. Ma il labirinto di Creta, o fu distrutto da
IigUo di SelOlllri, &- Proteo • e coei Canoo altri: ladduTe ErotDtD •
che iI liglio di Se$O.tr; chiama FeruIle, a qtUllto da Proteo per
luccelsore. Un' altra dilficolta presenta Diodoro. ed ~, che ove
lIel pauo aCCeDnato parb di Monde o Me,ulete, lo Ca diver.u da
Maro, ° Varono I poich~ mentre dice qui che questo "lflende. da
altri chiamato Maro, Cahbdco il labirinto. simile al quale Dedo'" De
{abbricb uno in Creta al re Minolle, la dice. che Dedillo imilo il
Jabiriato Cabbricato, come dicooo alc:um. da Me,IIk,.,. M. balti
di cio. Rella JOltanto, che apparisce chiaro, come Diodoro nou
leppe di certo chi Cabbricasse iI labirioto. Strabone convieoe di
attrihuirlo a Mellde. o Mendete, il cui Imande., o MailJ(Je., come
pure il, Marre. d¡' Eliarao. e lo" Smarr81 di Pli,uo. gon 1I0no di-
verai da quato Maro. e Marro. lliacchb tro.ali IICriuo ancho
COIIi. Giova poi nolare, che Emdot" lesuito da IUela. atlrihuisce
ii" lahirinto ai dodici re, e a P,ammitü:o principalmente; che PU-
ni" ne Ca antore PetellllCco; Giuli" AfricallO. ed EUIlebi, lo dicono
opera di Lacar;. lislio di SUOIlU;; le quali cose tuUe uon POI-
lono accordar.i iasieme. 18 non lupponeJldo. eome dice iI re....
linp. che ~hi re abbiano conlinuala. ed ingrandila questa
opera. NotUi. che mea.tre coa Diod,o,o si accorda Plinio ia dire.
che al loro tempo IIOD rat....... -yestigia dell' aatico lahirinto di
Creta. P4I1I9 Luc.. TOUI"ltefort, ~ .Itimammie il /jUlO abbauid.
,A~ ne'luoi -yiallgl, delOriYODO sli avanai. che tutc' ora ne restRno.
Ka queat' uhimo pi6. diligente di tutti pe accenna Condalore e lempo
. . .i pasteriore a Minou.: linde ~ dinrJO.

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I:lO

q.wche r ~, o ruIDO pe1 lungo corso de' tempi. Al


ro ntrario queDO d' EgiLto cooservasi neJIa sua strultura
aff.atto intero sino a' n08tn giorni.
Morto questo re, essendo per cinque eti d' nomini
vacato il trono, fn dalla classe degli ignobili fatto n:
a preferenza degli altri uno, che gli Egizj chiamano
Ce ti, e i Greci Pro~, il coi regno cadde nel tempo
deJIa guerra trojana. E poiche dicesi,. che CODO&CeSSe-
profondanlente la scienza de' venti, e si trasmntasse
ora in figura di animali, ed ora in quella d' a1beri, o
di fuoco, e di alcuo' altra cosa; cíO si aCCómoda· con
quanto i saCel-doti narrano di lni. Poiche dicono 1 che
daD' assiduo suo conversare cogli astrologi acquislÓ la
dottrina di questi secreti. D' altronde facilmenle puo
argomentarsi , che quesla favola della trasmulazione di
forme sia nata presso i Grecí dall' oso per tradizione
praticato dai l'El dell'Egitto; pe.rciocche mdtevansi intomo
al capo le figure di lioni, di tori, e di ,draghi, come
distintivi dclla podesta reale; e costumavano di portare
nella vetta della corona ora alberi, ora fuoco, e al-
cune volte ancora suffumigi di gratissimo odore, tanto
per ornamento decoroso d' autorita, quanto per creal'e
negli altri meraviglia, e superstizione (1).

(1) t siDgoJllI'e la j:lombinuione, come jn abre cose. aucbe in


qoelte ,delle figore di beslie adoltaLe Delle pompe reaJi dei lO'frani
d' E¡¡lUo. della China. dell' ltUlio, eco La pita parle degli Erutliu
per jlpiegame l' origine, IlIppoDgono comunicuioai, che iJ booa
leIUO rigelte aperlameule, UIImesAa la cronología correnle. Qoelli.
che IllppoDgono un popolo anLÍchi"imo lolla terra, per grandi ri-
volllzioni sparilO. e di coi sieno qua e la a grandi distanae rimaste
alcllne frazioDÍ. sembruo prClllllLare UDA .piff§l..iono nmaDamIDte
pil\ rasionevole.

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121,

A Proteo, poiche mori, succedetle auo figlio Rem6 (1)'.


Costui il1lpiegó la sua vita in lar ben Cruttare le Un-
I

posizioni pubhliche, e in accumOlal'e per ogni verso


ricchezte. Ne il cuorsuo tapino, ne la fredda SUA
avanzla gli fecero spendere la mínima somma vuoi in
onore , e servizio degli Dei, vuoi in benefizio degli
uomini. Percio costui, non come re, ma come 'un
economo per tutta gloria di virtU ,lasció sl gran tesoro
di denaro, quale non lucio. alcuno . de' re pass.ti. E
dicesi di fatti, che mettesse insieme quaranta milioni
di talenti tra d' argento e d' oro.
Dopo Rem6 'per sette eta d' uOlnini reguarono,' sue-
cedendosi gli uni agli altri, re da nulla, che non fe-
cero se non Vivere tra l' ozio e i piaceri; e percio ne'
libri sacri milla lrovasi notato intomo ad essi o di
puhbliche opere costrutte, o di azioni degne di storia,
se $i eccettui Naeo (2), che a fiume fino alIora delta

(1) Pare, che i Greci dicellero Proteo il re Ceti, perchll er.a


SIRLo il primo re dopo l' anarchia, il primo della &DI famiglia di-
Tenuta reale , il primo 'di una nuova diautia. eo,¡ pea" il Pe-
risonio. n Dome di Ce'; combina con lIuello di 8e,lID., o Setone,
primo re della diciaaoovuima dÍllallia. Del realo la fa"4'ola accea-
nala mtomo a Illi l' interpreta allegoricameate da Eraclide, da
$;IIe.;o, da LucitlllO" e da 7~er.e. la quanto a &lIIfi, 100 figlio,
flUO h iI R"mtui,'¡to di Erculoto, che.ü M"r,1aamo luppone R_p.e,
figlio di 8e'0I1Ñ, citaado Manetone, Il Yauew'Sio ¡ncliaa a ere-
derlo R~p,e. o R"p."ce, secondo r. della diciannovelÍma dinastia,
in ciO appoggíandosi a S"¡cello.
(2) DiceQrco negli Bcolj ad A¡rollonio.. Rculio melle tra 8c,0'tri
• Hileo dJle mila e cinquecenlo anni d' inlervallo ~ le II nritl Dei
anmefi, che ci reltano; ma ,bisagna dire eLe i Dumen BOllO Iba-
¡Iiati, se li deo ritellero', c:he Nileó ''loO ICue cta dopo &rnJi'

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J22

Egitto chiamo Nilo da! nome suo; e. cosi lo chiamo


per la ragi~e, che fece costruire molte foase e ca-
nali ad opportuna cóndotta delle acque, ed a phi
comodo uso del fiume stesso. L' ottavo re di questa
serie fu Chemmi, o Chembes (1), nativo di Memfi,
il quale regno cÜ}quant' anni, e ·che delle tre pirárnidi,
che IOno una delle selte meraviglie del mondo, fah-
bricó la maggiore. Sono esse situate verso la Libia,
distanti da Memfi ceontoventi stadj, e dal Nilo quaran-
tacinque. La grandezza dell' opera, e il lavoro manuale
mettono un giusto stupore in chiúnque le contempla.
Perciocche ogni lato deIla maggiore, essendo essa di
figura . quadrata,. contiene alla. base la lunghezza di
selte plettri, ro e alta piu di sei; e a poco a poco
restringendosi sino aIla cima finisce in sei cubiti. Essa
e tuua di saldo manno 1 difficile a lavorarsi, e percio
di du~ta perpetua. E di yero non essendo meno di
mille anni, ed alcnni neo contano piu di tre mila quat-
trocento, da quell' epoca sino a noí, , le pietre con-
servano ancora il prístino loro adagiamento. e tuUa la

Che Condamento poi abbiaDO a'f1lto Dic/IIU'co e il Periaonio io di re,


elle N ileo "use dopo la perra troja~. 11 cOla difficile a sapersi.
I Gnoi I che lIanoo _torati lDiti i oomi den" li"sae for.tiere.
h8llDo Icer.ciate le difficolti. che la atoria antica preseota ad opi
palIO; e tf0e1ta 11 UI18 delle cea..,. ragi oni per le quali puo leral
P!>CO conto di mue le Úly.tiBaaioni degli Ilrudid. por aapere d'eade
il finme di Egitto- Ibbía 1'''oto iI nome di Nilo. 18 si mette in
dubbió qulOto qui dioe Diodoro.
(1) ·Erodo,o plMle prolllilDO a PrOetl" ilte Rarn",inito. a· cui di!
pe~ IUceesio... Che&¡ill (rors. Claeop;). Don molto dift"ereat. da
ChIlDl/ni. o Clunniell ( Chembi ). m.ue.w.o poi clopo C4fri.

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n3
struttura rimane intatta come fu da principio (1 ). Di-
cono, che queste pietre fossero portate per assai grande
distanza daR' Arabia (2), e che tuua l' opera si facesse
coll' ajuto di elevazioni di terra, non essendosi ancora
a quel tempo inventate le macchine. ,E quello, che fa
maggior meraviglia si e, che siffatta costruzione si ese-
gol in IllOgo, il 'quale e da ogni parte tanto sabbioso,
che non resta il mínimo vestigio oC della terra, che
aDora s' iualzó in vece d' armatura, oC del marmo ivi
tagliato , e pulito (3): onde non par.di vedere, un' 0-

(1) Noi abbiamo ne' modemi "iaggiatori le misure di lJIlelte pira-


midi. e la descrizione dello IUIlO presente di es.. , le qnaJi Don'
hanno Curse &oreerto le non per le ricerche. che despoti ignoranti 1
ed avidi hanDo in esse faltO di suppo&ti lesod. 1 nostri leggitori
PO&SODO averne alla maDo quando VOgliODO le rela.ioDi. Per cío noi
non ci occupiamo. che di 'luello che lIe hanno Icritto BU antiehi •
onde si faceia tra DiodAJro ed essí iI eon'geDieote confrooto. Str_
60lle dice. che il colle. su cui sono le piramidi, I! distante da
Mem6 quarallta dadj. Plinio le descri .. e come situate oella parte
auiBua dell' .Africa io uo monle saSIOSO e sterile tra Memfi. e il
D~ka. lontaoe da) Nilo 000 meDO di lJIlattro mila pal.i. e da
Me"y; .ette mila cioqllooeuto Irentasei.· Ad onta di qualche discor-
daoza di qllesti oumeri coo quelli di DiodAJro. apparisce. ch' esse
sono le stesse. che ow si vtsgono. IDtomo aUa loro Brandeua.
Erotloto dice. ehe ol!0i lato della maniore I! di otto pleuri, 'lIsia
otlocento piedi; Stra601Z8 oe fa i lati poco pit\ eSLeIÍ di UIIO stadio:
PUnío Ji fa di ouoeentottaD4B tre piedi. 11 Gral/u, riduce i selte
plettri di DiodAJro a settecento piedi.
(2) L' Arabia, di cui '1ui li parla. den elsere quella parte
d' !;Jaito che sta tra iI mar R081O. e la destra apooda del Nilo.
coperta di a'pre montallne. secondo che allrove abbiamo DOtato.
(3) Stra601Z8 dice. eLe iatoroo alle piramidi nggoosi mucchi di
pietrnlae tasliate nel metiere in opera i grandi pezai. Ma PUnio
.laico,., che Don si 'Yede ",stiSio alcUDo delle fabhricho; che al-

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pera a poco apoco tatta da' uomlm, ma' che tulta·
quella mole sia slata buttata di getto sulle cirrostanti
arene dalla potentis:.ima mano di un Dio. Alcuni Egizj
parlano .di queste piramidi con mostruosi concetti, e
cercano di sparger.c intorno alle medesime non so qnali
favole. Dicono, per eSempio , che l' elev'azioni di terra
fatte in vece el' armatura,' essendo composte di sale e
di nitro fu mandata ivi l' acqua del fiume, che lique-
fece quelle sostanze, e, le fece sparire, mentre l'eStO
solamente la salda mole dell' opera. Ma ció non ha ombra -
. di vero: pinttosto e da credere, che quella moltitndine
d' nomini, che,'costrlli que' grandi alzamenti di teiTa,
poseia disfaeendoli ne riportassero la materia al lnogo,
d'ond~ l'avevano tolta: giaeehe altroode si dice, che vi
fossero impiegali trecentosessanta mila persone, e che
tutta ropera fosse appeoa compinta in veot' aoni.
Successore di Ceti fu Cem sno fratello, e regnó
cinquaotasei auni. Altri p~rO gli daono per successore,
non il &atello, ma Cabl'i, sno figlinolo. Ma cio, ,io
che tutti concoroano,. si e, che il successor sno emn-'
laodone le opere, fece ioalzal'e l' altra piramide, si-
niil~ alla pnma per l' artifizio della costl'uziooe, ma
inferiore d' assai nella grandezza: perciocche il lato di
ogni sua base non ha c~e uno stadio di estensione (1).
l' ¡Oloroo noo y' b che pura areoa io forma di leoticchie • 'quale
troyasi nell,. maggior parte del!' Africa. Pare poi die Plin,(, abbia
tolto da Diodoro cio che riguarda la questiooe con che mezlO .iaai
proceduto nell' alzare qUlsle piramidi. In tutti i modi resta sempre
la merayiglia.
(1) Inlorno aIla IUDghezza di questa ..ecoada piramide, PUnio
la dice miDore della prima cirea ceoto piedi; . 8tr(l,60,.. esuale alJa
~rima: e il Gra"io Ii accorda con esao.

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-.:a 5
Nella maggiore e lIColpita la somma delta spesa in er-
baggi, e rafani, ascendente a piu di mine seicento ta-
)enli. La minore non ha iscrizione, e in un sol lato
ha una seala scavata a scalpello per ascendere alla vetta.
Quantunque poi r una e l' alb'a fossero da que' re
destinate per loro sepolcro; accadde pero , ~he ne
l' uno f ne l' altro vi fosse deposto, perciocche la plebe
a cagione delle penose fatiche sofferte, e della crudeltA
e violenza, con cui fu trattata da: que' re, \ avendoli in
odio, e bestenuniandoli, giw'8.va che ne avtebbe tolti
i cadaveri, quando vi fossero stati portati dentro, e li
avrebbe fatti in pezzi. e ignominiosamente dispersi.
Laónde l' un!> e l' altro morendo ordinarono. ai loro
amici, che li seppellissero in qualche ignoto sito. ,
Dopo qucslo, l' altro re che venne, fu Micel'i., o
Mecheri, che alui dicono, 6gliuolo di quello, che
fece la prima piramide (1). Egli prese a costruire la
. terza, Ola non la terminó, impedito in ció fare dalla
morte. Ogni lato di questa e di tre .plettri: le pareti
I SOBO sino al. quindicesimQ strato di negro sasso, simile

(1) Erocloto chiama questo re i'JIichermo; e lo dice 8ucceSlore


di Ce/río Secondo Diocloro fu succeuore o di Ce"';. o di C..6ri.
lasciaodo iD dubbio. le a Ch_i, o CIae",be.. da Erodoto chia-
mato Claeop.. luccedeue il fratello Cefr;. o Cabrl figliuelo. Ed
iI a BOlarai.. che tan tI) Erodoto qUllnto Diodoro chiamano eolio
.lasao Dome·il fralello di Chcn¡",i. ossia Cheopi. colla 101a diffe-
reala , che Erodoto active il Dome con UD. consonanle aapirata. e
r altro con nna consonanle tellue. Cosi per diversila di una leuera
tronsi trascritto Mw:laeri, e Mecheri. Le ossen¡UiODi di quesla
Dlllura. che andiamo raceDdo. '.DO dirette .' tOlliere la COJÚlllÍone
De' varj' Dom¡, ch••' iacoDtraDo ne¡Ii ...tori..

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al tebaicQ ( 1): i1 rimanente e del marmo stesso, di
cui sono fahbricate le altre. Quest' opera, quantunque
in grandezza sia superata dalle altre, nondimeno poi
le supera di gr8n lunga per l' arte, e per la magnifi-
cenza de' marmi. Nel lato verso bOl"eQ e scolpito iI
.Dome dell' aulore, Micel·i.
Dicesi, che detestando le sevizie dei re antecedenti
questi tratto i suoí sudditi con umanita, con mode-
razione, e con hene6cenza; e fece tra le molte cose ,
. che gli procacciarono l' amore del popolo sommamente,
questa, che t>pese grana¡ somme per tenere pronti ai
bisogni del popolo i tribunali, dando larghe retribuzioni
agli uomini probi, i quali mostravano di volersi di.
mettere dai gilldizj; cosa, che oertamente disconveniva.
Sonovi, poi aluoe piramidi, le quali hatlDO ogni loro
lato di due plettri; e tulta l' opera, toltane la gran-
dezza, e simile nella costruzione alle altre. Si tiene,
che queste sieno state falte dai u-e re venuu dopo, in
, considerazione delle loro mogli. Né v' e dubbio, che
queste Don supe:rino di gran lunga tulte le altre opere,
che veggonsi in Egitto, non tanto par la mole, e per
le spese, ,quanto per l' industria degli arte6ci : percioc-
che si crede, che sieno piti da arnmirare gli architetti,
che i re medesimi, i quali spesero tanto in questi edi-
fizj; avendo dOVUlO gli architetti impiegare inouegno
e stndio mtto loro proprio in si grandi lavori; laddove
i l"ealU'O non v' banno messo che le ricchezze avute in

(1) Erodoto dice. che fiDO al quiadieeaimo ,trato era di mermo


.';opioo di varJ colori; e lo st.eIIO "dice PlzMio.

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eredit!; e altrui ratiea. Ma iatorno alle piramidi non
si conviene in nissun m~o ne ira gli indigeui, ne tra
gli scrittori (1). A1cuni le suppongono innalzate dai re ,
. che abbiamo nominati ~ 8Opra; ed altri da altri; di-
cendosi la pin grande essere opera di Armai (2) J la
seconda di Amasi, o Ammosi, la tena di Maro. Ma
questa, secondo alrri, e iI sepolcro di Rodopi, corU-
giana, deIIa quaIe ~amorati alcuni Nomarchi, o vo-
gliam dire prefetti della provincia, p1le1el'O ad innaI-
zare quell' opera a spese pubbliche per meritare le
buone grazie di lei (3).

(1) A queao propouto h . depa d' essere Ilolala la auerva.ioDe


di Plinio. Non elm,ta die' epi. da cAí ,;ellO ,ta,. faUe. penlu.-
'a,; per Siru'i'limo elHmto la n,.moria tlegli autor; di tallta "anit4.
(2) Pli1&Úl dice. che queato Arma; ( il qua le Don donebbe es-
H~ iI fratello di Se.ostr; per le eOle delte di sopra) fll Hpolto
Delia tfulse, che ....desi uoh. ogi prellO le piramidi.
(3) Erodolo Dega il fauo .. Stra6~ne e Plinio lo .\eDlono per Tero.
Si lono Tedute a1tre donDe deUa condiaioDe di queata Tera ° IUp-
polla Botlop; aorte ad altilsima fortuoa; Dh per altro da prima
furono cbiamate _retríe;, se IICID pe'tebh, come per la hall. . . .
cosi per raffiDamento di coltura, o per grande animo IDlIrilarODO l.
atima, e l' amore di pOlenti. Non si aaprebhe. facilmeDte indoviDara
perehll snaturlto il leDSO della pa~ola. noi l' abbiamo applicata Idla
pj~ disgraziata • e pita vilo elasso deDo prostitut.e.

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CAPITOLO IX.

Di Boceo,', Ji Sahfll:O'fUJ, Jl'i XII. di Psammili.eo,


e sue ímprese: di Apri, e 'Ji Amas;'

Boccori (1) di poi ebbe a regno, di ~cae, e brutto


corpo , ma d' ingegno, e di prudenza distintissimo so-
pra i passati re. MollO tempo dopo Boccori presedelte
aH' Egitto ~one (~), di nazione etiope, e superiore
a tutti i suoi predecessori nel culto degli Dei, e nena
benignita verso gli uomini. E deBa benigniti sua ~
non dubbio argornento ad ognuno queslo, che egli
aboli la pena capitale diana stabilita daBa legge: pe!'-
ciocche invece del supplizío estremo stabiU, che i con-
dannati laVOl"aSSero co' ceppi a piedi nelIa cittA; e deBa
loro opera egli si servl per alzare molti argini, e
per iscavare 'canali a cornoda diversione deBe aeque
del' Nilo. CoBa quale disposizione pensava egli, ,che
l' acel'bitA del supplizio si diminuisse a' rei; ed in luogo
.di pene inutili si portasse una utiliti grande aUe citti.
Delia somma pieta sua verso gli Dei puó avení una
prova da uua visione di un sogno, e daBa rinuncia
(1) Erodoto da a lI'lic/lri per luceessore A.iehi. il quale" dice
ji Y/lII/lli"llio. se non ~ 'Tnefatto. padre di Boceori. den essere
Boceori stesso. '
("J) Lo Itelso Y/l"/llingio dice. che mal rirerirono quesli E"aisj»
i quali somministrarono a Diodoro questa noti.ia ¡atomo a Saha-
c.me; pereioeche costui prese ia guerra Boeeori. e lo abbraeio vivo.
In prova di che cita la CronolJrajia di Si"ceUo. Ma qual fonda-
meulo misliora abba Sim:e/lo? Questo ~ cio. che il Y /lw:li1J(lÍo no.
dice.

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che rece della suprema autorita. Imperciocche il Dio
sembra eS!leI'g1i apparito mentre dormiva, ed avel'gli
detto, che non poteva tranquillamente e felicemente ~
gnare in Egitto, Se fatti buCidare quanti erano i sa-
cerdoti, ~on fosse passato in mezzo a medesimi insieme
colla sua corte. La quale visione avendo egli avuto re-
plicatam~te, chiamati a se da ogni parte i sacerdoti,
Dio, disse , offendersi, se pin a lungo foss' egli ivi rima-
sto; perciocche mai tali cose nOll aveva 'ordinate' pel'
sogni. Pereió girsi mondo da colpa, e morirsi volen-
tieri piuttosto ~he rendersi molesto a Dio, o continuare
a regnar sull' Egit~o macchiando la sua vita con una
strage nefanda. COS! restituendo il tl'ono agl' indigeni,
si ritiró in Etiopia.
Vacó allora il regno pet' due anni: ma venuta la.
pleh«:. a tumulto, e voltasi a stragi intestine, dodici
de' principali capi, preso accordo fra loro, convocal'Onsi
in MelÍÚi; ed avendo -stipulato un patto di concordia e
fede recipt'Oca,. si .crearono re da 101'0 stessi (1). Pel'
quindici anni con píeno e costante consenso aJl1ministra-
rono a norma del giurato patto lo Slato, e si volsero '
a fabln-icarsi un sepolcro ,comune; mtendendo, che
come' vivendo eransi congiunti con mutua ~nevolenza
partecipando egualmentc de' aommi onori, cosl avessero
dopé morte ad essere sepolti in uno stesso luogo, e
partecipare della gloria di un monumento comune. E
pieni di questa idea fresero a voler nella grandezza
(1) Erotlnto dice, che riliratosi Sabacollc in Etiopia. Aní"
ebbe ir I'lIfsno; e che morlO tui. tu faLLG r. SdDne. ucerdc¡to. ~i
Yakano. Dopo costui vennero ¡XII.
DIODOl\O, lomo 1. 9

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do
delle opere meditat.e soperare tut1I • re stati innauzi.
E perció in un certo luogo dell' Africa ~lo verso
1.. boeea del lago di ~Ieri edi6carono 1111 monumento
qnadrato (1), lungo per ogni l' erso uno stadio. e fauo
di bellissimi marmi, tale. che per le sculture, ed ogui
altro ingegno d' arte nulla lasciasse a posaeri da deside-
rareo Infani tosto che s' era entrato dentro il muro in-
contravasi un palazzo sostenuto da ogni parte da colon-
De, ogni Jato del quale avea quaranta pilastri.
n resto di questo pa1azzo era di nn peno solo di
marmo, in coi vedevansi esegnite scolture egregiamente
lavorate, inlramezzate da piUure diverse. Oltre ció v' e-
rano monumenti d' ogni re .della patria, con templi, e
sacrifizj ivi celebrati; e questi templi pure erano or-
nab di pitture bellissime. E con tanta spesa, e si in
grande avevano codesti re incomiñciata la fabbrica del
loro sepolcro, che se a man~ loro non ne avesse im-
pedito a compimento. niuno avrebbe poluto mai supe-
rarli lIella magni6cenza delle opere. Ma dopo i quindiei
anni del loro govemo, in uno solo si ridusse r autori.a
suprema, per la cagione, che siamo per dire. Psamme-
. tico di Saiti, uno di questi l'e, impadronitosi delle
spiagge D!arittime teneva un, vivo e copioso. commercio
d' ogni cosa con tutti i negozianti che capítavano, fe-
Jliej, e greci: col qual mezzo lucrando sni genm. della

(.) E~to aUribuisce ai XII. illabirinto. operll; pia baHa e ma~


lDifi~delle piramidi. Se DirxIaro non aTesse parlato prima della
labbrica del lalHrinto. pOlrehhe Cacilmente credersi. el.e al medo-
limo apparlenease la descrizione presea t.. 11 lettore yedra se PO'"
• !J0uto edifizio applicarsi l' ouenuioa. fatta di 1Opf8. .

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sua provincia, che vcndeva, e su quelli, che i Gl'eCl
.recavano, non solo venne ad accumolare gñmJi l'ie-
chezze, . ma si f~ce di· píO. amici popoli ·e principi, pfr
il che mosSi da invidia gli altri re 'gli feceroo guerra,
.Alcuni SCl'ittol'i antichi favoleggiano dicendo; che a' quei
re l' ol'acolo avea detto ,'qualmente quegli fra loro,
clle fosse stato il primo a far Jihazione al Dio di Mernfi
in una tazza di hronzo, avrehbe uuta la suprema po-
desta 80pra tuuo l' Egilto; e che Psammetico, nell' atto
che il sacerdote metteva fuori le aodici (1) tazze d' oro
iuscl'Vienti al rito S3'Cl'O, toltosi di testa l' elmo, in quello
aveva versato il liquore, . é fatta la' lihazione. Di che
entrati i suoi colleghi iu sospetto, vero e, che s' erano
aslenuti dall' ucciderlo , ma pero lo avevano .caedato
fuori del govel'JlO ~ .e l'ilegato nelle palud.i viciue al
mare, 01' fosse ql1esto fatto, fosse l' invidia, come ah-
biamo delto; che desse occasione aUa discordia, certo
e; che PS:Jmmetico prese a sol<lo gente dall' Arabia,
dalla Cal'ia, e dall'lonia; e venuto a battaglia con quei
re presso la ·citti di Momemfi (~), ne sorti vincitol'e, Di
essi alcuni l'estarono moní nell' azione, alu'¡ fuggi- .
rono nella Libia; ne pio. poterono con esso lui con-
tendere per riavere il re~o,

(1) Secondo Em@(o il sacerd:>te presento w,dici lazzé. 1\1a ller-


chll w,dici, se i re erano ·dodici P Ove 'si dovesse credere ad Ero-
dolO sarebbe forza IOlpeltare. che il sacerdote Cosse stalo d' accordo
con Psammetico; ne la cosa sarebbe strana.
(2) Polimt) dice, che Psam",etico riporlo v!L!oria 50pra it re
Tcmelltll presso Memfi; roa ql1eSlO dev' essere stato un fatLo POSIAI-
..iore. Momen!ft era poco disLanle dal lago Maria, e da'luogbi , in
cui P,ammetico era ataLo caccialo. In mollí vecchi codici in luogo
di Momen!ft era slalo posLo Mell!ft; ma per ptlta ignoranaa,

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Restato Psammelico padrone ru tutto, al Dio..di
Mem6 dedicó un vestibolo dalla parte orientale del
tempio, e il tempio stesso ciose di muro, e in luogo
" di pilastri pose de' colossi di domci cubiti .iascuno. Ai
soldati poi, oltre i convenuti stipendj, diede magnifici
doni, ed assegnati ad essi molli terreni messi a &Orle,
C&Ilcedelte loro di ahilare nel luogo detto Sll'atopedone
pel' l' accampamento militare ivi stato; a qual IllOgo era
poco sopra alla (oce pelusiaca. n re Amasi, che molti
anni dopo reguo, levó di li quella gente, e la trasportO
a Memfi (1).
Psammetico intanto poiche aveva conquistato il regno
con' ajuto di uomim pl'esi a soldo, ad essi parimente
ruede la CUl'a degli affari; e seguitO a mantenere grandi
squadre di forestieri, Quindi intraprese - una spedizione
nella Siria (2), avendo posti a prefel'enza i fOl'estieri
nella destra parte dell' esercito ; e dato per disprezzo
agli Egizj il luogo sinistro, questi Íl'rilati dalla ingiuria
per piu di dugento mila disel'tarono, andando a cer-
carsi nuove sedi verso l' Etiopia, Saputa la cosa Psam-
metico mandó ad essi aIcuni capitani, i quali scusas.-
sero il falto; e come questi furono rigettati, s' imbarcO

( 1) Lo .tesso narra Erodal.O ; e Pa/ieno aggiunge. che la parLe


di AJemfi data a qUf!sta gente si chiamo Carome",ple. .
(2) n Yesselin(Jio sospeLla. clle quelta sia la spedizione di Ázo-.
lo, rammentata da E,.adot". Osserva poi. che quantunque Erddolo
indichi un altro motivo della di~eraione. e lo llesso (accia PI_
tarco. in sOltaoza la narraaione di Diodaro resta; ~acchb chia-
mando Erodoto que' disertori in llogua patria ascham. che 11 quanLo t

dire a,.istenti alZa ,inistra del re, viene a combinare con cío. che'
clicc. Diodoro. '

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e,gli medesimo accompagnato dai s\loi amici pe\" rag-
giungere i disel'tOri ,ai' quali, che gia el'ano omai
giunti oItre i confini, ~~ll' Egitto, con preci soJ.1eci-
tandoli a .mutar pensiere, inculcó; che volessero l'i-
cordusi de' templi, della patl·ia, delle mogli, e de'
figli. Ma tutti d' aecoMo battendo colle aste sugli scudi
ad alta voce risposero, .che inMo a tanto che !lvessero
le armi in mano, avrebbel'O facilmente trovata patria.
Quindi alzatisi le tuniche,' e mosu'ando d' easer uo-
mini , aggiunsero , . che insino 1l tanto che fossero tali,
ne mogIi, ne figli sarebbel'O mancati loro. Con tale fer-
mezza d' animo, diSP1'ezzatO tutto ció, .che agli altri
llomini e sommamente cal'o , si stabilirono in un tralto
di b~i paese d' Eti~pia, essendosi' divise pel' luogo e
largo a sorle i terreni. Questa cosa recó a Psammetico
gran doIOl"e. Postosi poiad oJ;dinare lo stalo d' Egilto,
e a lar pl'O$perare l' amministraziooe de' tributi, fece
aJ}eanza cogli Ateniesi, e coo altri Greci '; e fu libe-
rale e benigno con quanti fOl'estien venivano spouta-
neamente ad ahitare nel paese; e tanta inclinazione mo-
stró pe' Greca, che fece istruire nelle greche discipline
i suoi figliuoli. E certamente egli fn il primo di tutti
i ,re dell'Egitto, che aprisse emporj alle altre nazioni (1);
e rendesse grandemente sicw'll la navigazione degli esten
ai porti egizj: poiche gli antecessori suoi avevano ren-
duto l' Egitlo ioaccessibile a' forestien , i quali aozi, se.
per caso vi fossero approdati, dannavano O alla morte,.

(1)E bene Olae"&re. ch~ litando ad Erotlol~. N.uarari IIOla' ara


~ E,iuo l' emporio, a ;!Ii sU .trw.ri, ~~III. .e approdaro.

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o alla schiavibi. Ed e per questo, che i Grecl. ditl'arna.-
roño Busil'ide come re empio, e gli Egizj come ino-
spitali: che non succedelte verameute ciG, che di quel
re favoleggiossi; ma diede luogo alla 6nzione r ostinato
.
.'
llroposto di non conversare con gente stnuicl!'a (1)•
Dopo quattro eta il regno lu tenuto per ventidue
anlli da Apri (2). Costui con bello esercito di terra e
di mare iovase Cipro, e la Fenicia; e in Fenicia prese
d' assalto Sidone, e le altre citla per terrore. Vinti poi
in 1Il8l'e i F enici, e i Cipriotti, ritol'Dossi in Egitto
con imm~sa quantita di bottino. Se non dIe avendo
voluto' mandare un corpo di sceltissima truppa, com..
posta di cittadini, contro Cirene, e Barce, ne perdette
la massima parte; ed ebbe nimicissimi coloro, che
scamparono da quella strage; essendosi sospeUato, che
a bella posta ideata avesse quella spedizione perche
que' soldati perissero, ed egli potesse con maggior si-
curezza imperal'e sopra iI rimanente della nazione.
Questo loro odio adunque li condusse a ribellarsi. Il

(1) 8trabone nega, che siavi stalo in Egitto un re BWlri; e.


riconosce , che i Greci iDYentarono quella favola sul fondameoto •
che anticamenle gH Egizj o Don davano aecesso nel paese loro a
Itranieri • 00 le quesli vi eutravano. uattannli con durel&a, IÍc-
come lt delto altrove.
(2) In Erodo'o tra Psamme'ico. ed Apri metLonsi Heco. e Psam-
",i. Di quesLo Apri l' isteslo bodoto dice. che 8o.omo l' Eg;tto
felici..imamenLe per venlicinque anni. Sincello .uppone. che re-
tlnaMe ora dicianuove • .ora LreDlaquaUro aDni. Il Ye••elingio.
menLre dice di nOD sapere come combinare questi diver.i aDDí 110-
uLi da Sillcello, aggiuDge. sapere di certo. che questo Apri ~ lo
ltesso che il Faraom Offra, di cui parlano i librí degli Ebrei.NolI
a_na pero,il foDdamento di quesLa loa .cienaa.

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13'5,
remandó eontro oóstOl'O Amasi, ilIustre tra gIi Egizj ¡
il quale lrascurale affatto le islt'Uziohi avute per rieon'"
dun'e i l'ibeHi a concordia, ed anzi a11' opposto "ie piü
incitandoli ad alienarsi da Apri, diserto egli medesimo;
e si fece farreo Ne andó mollo, che essendosi a lui con-
giunti anche gli altri popolani t non sapendo Apl'i OVf;
yolgersi, dalla aecessitél si vide cos~tto adinvocare
r 8juto de' mercenarj, i quali erano da circa trenta
rnila. Ma venutosi al fattod' armi presso il vico Maria,
la villoria tu degIi Egizj, ed Apri caduto in manb
de' nemici fu stl'angolato. Amasi, oroinate le cose del
l"eguO come meglio credette convenil"e, governo gIi
'Egizj con giustizia 'ed equita, e si guadaguo il loro
Cavore. ConquistO anche in Cipro molte citta, e con
magni6ei doni orno i templi degli Dei; ed avendo re-
guato per cinquantadnque anni paSS<> di questa vita
quando Camhise, re de' Persiani venne ad assalire
l' Egitto, r anno terzo della sessantesima ,olimpiade, nel
quale Parmenide Camarineo fu vincilore nella corsa (().

(1) Erod.oto da ad .Amasi '1u.ranlaqualtro anoi di regoo; nI!


/ GiuU" A.frlcallo, secondo la C"o"ollrt~fia di Sil/celia. glie ne aL-
tribuisce di pill. 11 Periz9nio creJe, "be quesLi si accoslino pill al
vero; e combina le imprese di Amasi coi vaLicinii che lt'ggonsi ne~'
profiJti degli Ebrei. Dop~ le qtl81i ossenszioni il Yellelü'IIio ag-
giuuge. che eer'ametde i lacercleti delf 'Esitto per 'reppo aUllea·
ment" alla '''''0 patria dislimwaro1lo ¡,t quclt i u ....enillleltti molte 1
cose. ed i'l ¡'peeie le cala",itti, e1&" dopo la mone di Apri ebbero
a 1I'!f!r"re fP'dl'issime dal "incitore Nabuceod.oll o.ore. L!I quale sua
asserziooe ,appegsia .11' autoriui del Yitrin,;a. cl)mmenLatore di
'.a,·a. Ma se ¡ sacerdoti d' Egiuo non mancarooo di registrare le
mvasiolii dei re di Etiopía. ,iilcome ahhiamo VCdULO, nb quella pii\
terrihile di tutte. di Cain6úe; come .i pOLra avere par buona 1"

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...
"

136
CAPITOLO X.

Istituzioni Jegli Eg~j rigutmIo. alla condolla dei 1'tJ.

Posciache abhastanza si e c1etto intorno ai {atti dei


re Egizj partendo dalle prime memol'ie, che'¡ hanno
degli uomini, e venendo sino alla morte di Amasi;
sospendendo noi di raccontal'e quanto appartiene ai
sussegl.lenu tempi, bl'evemente. parleremo delle islitu-
zioni degli Egizj, sopra tutte le altre mil'8bili, la no-
tizia d.elle quali puo sonimamente giovare chi legge. . a
E molte delle costumanze· ~tiche 4egli Egizj, non solo
Cnrono applaudite dagli indigeni; ma forono stupenda-
mente ammirate anche da' Greci; traf quali molti cele-
bratissimi dotli intrapresero il viaggio d' Egitlo per
potel' conoscere le leggi e. gl¡ studj della nazione, come
. cose di grande importanza. E quantunqUe il paese an...
ucamente per le cagioni che abbiamo accennate negasse
r accesso a' forestieri, non dubitarono pero di andarvi
n'a gli· anti.chissimi Orieo, ed Oma:o il poeta; e D'a i
posteriori, oltre parerehi altri. Pitagol'a di Samo, e
il legislatore Solone. Affermano dunque gli Egizj essere
atate prcsso loro inventate le lettere, e l' annotazione
degli astri; e cosi pure le arti geometriche, ed altre
.
molte, siccome anche le sanzioru .
di leggi ottime. In
prova di ehe dieono, che r Egitto fu governato da

lallione addotLa , onde tÍmproverar loro la diHimulazione, di cui il


y u6eli,'Bio li RCCusa P Aspettiamo dunque. che ;U ErrWi,¡ ne di-
eano mislior ragiane.

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pin di quattrocentosettanta re indigeni ( 1); e che il
paese loro fu sopra ogni altro del mondo felicissimo.
Ne queste cose sarebbero in tal maniera avvenute
mai; se gli uomini non aVe&Sel'O avuto é costumi, e
leggi ottime 1 e studj di ogni disciplina. Noi intanlo
ometteremo quelle prodigiose cose, che come veritB.
lurono adottate da Erodoto, e da alcuni SCl'ittori intorno
ai fatti Egizj, abbandonatisi per ,puro piaoere a chiac-
chierare di favole (2); e solamente esporremo quanto

( 1) 11 lesto cor~ente dopo le correzioni di tanli valent' uomini


parla: dicol!o. che pe,. pia di quattromila ,ettecento a1&1&; l' Egiuo
fu lfO"ernato da ,.e ilul.geni., ~ta Diotloro ha delto di lopr•• ch.
l' Esitto ebhe pia di quatt,.ocento scUanta re indigeni. 11 Pe"¡zonio
ha lentita la manUesta contraddizione. in che sarebbe caduto Dio-
do,.o. poichi: quattromila ,ettecento anni malamente eorris.ponde-
rebbero a quattrocento seltanta re. dando ad OpIlDO. ,'ICC9Ddo l.
pia eomllDi regollt di computare in qUelta maniera, UD repo da¡
18. ai '12 alini. Esli dllnque propone nel leslo greco l' emenda
eorrispondenle alla versione , che ahbiamo adotlata noj in queslo
passo. Vero ¡,. che iI Pe"¡zolJio si con lento di proporla. e la con-
sideraaione. che non la trovava appCiggiata a 'IIe1ll1n codice fece
che Don l' adottalse ;, e probabilmente la ltessa ragione 'ha gui-
dato ji Ye"eli"sio a nOIl ammetterla. Codesti Eruditi ri.peltaDo pia
le carie vecchie. che ..jl buon seDso; ji che io credo diEeuo pia del
loro tempo. che dell' ingegno loro. Ma Don avrebbero peluto im-
maginare possibile. che codici pih vecchi. e pia autenlici di quel-
li. che oggi abbiam0.J avessero delto diversamente"J Non avrebbero
potuto dire a si! stessi. che ~o scriUore grave. dilige¡1te. douo.
Don merite. d' e8sere ollragsiato in graaia di olcDrí copisti. P
(2) Di quella 'raaza di Icriuori. di cuí abboDdaDo IDtte l' ela. e
c:he lingolarmente prima della invena¡oDe dena stall)pa hauDO' fatto
lanto guallo anche Ira noi, ¡, bene ~dire cio che dice S.,leca . .Al-
,",li Ii procacciano Jode col ,.iJerire COse inc,.edi6ili; e muo "DilO
110' mirllCoI,' illeailor., lilao le,.." cw f(lreb6. ~ro, .AlflrUli 'O".

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13a
con ponderato esame leggenimo merito neUe loro me-.
morie dai sacerdoti d' Egitto.
1 primi re degli Egizj non vivevano aU' uso degli
• altri monarchi, doe facendo tuUo a loro capl'iccio,
esenti da ogni censura; ma ogni loro atto, concernente
non solo gli affari pubblici, ma lo stesso tenore della
vita cotidiana, e per6no' il modo di cibani, era con-
formato alle prescrizioni delle I.eggi. Perciocche al loro
ministerio ne servo, ne stipendiato usavasi, ma a cio
soltanto a¡¡sumevansi i figli di moltissimi sacerdoti, che
avessero compiuti i vent' anni, e che avessero avuta uria
educazione singolarmente ·accurata sopra gli altri delIa.
medesima condizione. E questo era fatto perche il re
avesse seco notte e giorno oltimi inservienti, e fami-
liari ad ogni uopo; ne commettesse alcuna prava cosa,
e degna di biasimo:' sapendosi, che DÍssun principe
-diventa ímprobo, se non abbia chi servá alle sue cu-
~dita (I). Erano prefisse le ore, si di Dotte, che di

t:#'ct1.e'llzoni e8si mellelimij alealli 80no negligenri in cercare la IIe-


"i.a. Aleani ,i Ialelano .arprendere dalla menll"sna; alcani pre~l­
dono piacere del/a me1lzngna 'tes,a. Gil alli Ilon la ellilan"J, BU
altr; l' appe'i,cono; e a .ale s'alO riducono IuUa la loro nazione.
che non puo e"a pi" 118 approllare le loro opere ~ ni! ereae.·e CM
se ne possa seriflere di adaltate ad ella. 'e non ,ieno sparse di rntm-
zoglle. Quelt. Nat. VII. .6.
(1) Tra Grecí,' síccnme fa fede TucidiJ.e. i re stabilivansi con
deter",i"ati ollod. e patli. ni: po!evauo far tuLlo a loro arbilrio.
J·ercio D",""ofonce dice in Eurlpide: io Ilon sono ÍllIIeslÍlo della si-
BlIoria. come e uso tra hubarl:; ma se f"ro il gius,o. avro' il «iu-
.'0. E di falLi fu obbligato a purgarsi nel foro sopra un' aceusa
datagli di deJiLto capitale. N¡' tale costume fu prollriu soltanLo di
. ~'ene; mi anche degli ArSilli, come ndesi iD E'chilo _ ed iR

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.139
giomo, nelle quali il re doveva occuparsi. assolutamenle,
non di quanlO piacesse a lui, .ma di quanto le leggi
statuivauo. Risvegliato al sorgere .dell' aurora, doveva
tosto ricevere le lettere, chb da qualunque pute fos-
sero mmdate, onde meglio poteS6e dirigerc le cose,
conoscendo esaat.amente tutti gli asari del regno. Dopo
ció lavatosi, e vestiti gli &hiti splendidissimi, che ma-
lwestavano la regia sua dignitA, .andava a sagcifi.care
agli Dei; e mentre traeansi ·le vittime presso l' altal'e ,
era uso· che il principale de' sacerdoti· assistendo al re
a voce alta in mezzo a numerosa corona di Egizj re-
citasse la preghiera, che gli Dei dellSero al· re la sanitA.
insieme con tutti gli altri heni, onde a vantaggio degli
jnferiori potesse mantenere il giusto, e l' equo (1). E·

PtlUIama; e il lltuikUl, che Doi diciamo re ~ per comune uso eta


iI re legittimo, e di cilla Iillera, il fluale e cOltituivasi. e gover M

Dan iecondo le patrie ]cgsi, sieeome if Perl·zoml) dimostra neU.


lue osservazioni sulla StfJria liada di Eliano, Jacnpo Cappello
Delia sua Storia eKlLica a\l' anno del mondo 1431 crede di ribatter.
le leui egizie riCerite qui da Diodoro con dire. che Chem". •
Cefrl~ ed alLri re di Eaitto CuroDo violeBlissimi di carallere, e non
per tanto ubbiditi; e crede, che ma1izioSameo.le i saeerdoli impo-
stori dessero ad iDleDd~re a Diodo;o queste leggende, 11 Y~"e­
li"Sio stesso si oppone al Cappello allegando la condolla dC(l1i 80-
dehi re di Spasna, e i faui di molti imperadori di Germania, In
fluanto aU' uso. che i maggiorenli della DazioDe delsero ai re i, loro
figli, perchll Ji servissero, tal cos!ume, seeondo Curzio, era aD-
che presso i Macedoni, eLe Eliano dice abrosato da Fi/ippo. Gli .
J!sizj poi sceglievano i loro re o dai guerrieri, o dai sacerdoti; •
Plutaroo altesla, che i guerrieri fat.ti re doveaDo tosto istruirsi deU.
cose lacre', e di ogoi fil"sofia.
( 1) Presso gli Egiaj il clntore De' solenDi riti porta...a dus Imri •
.1IDO d.' qua COOlencva ,l' inDi desli. Dei, e l' altro l' Qtdiao. e ~

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140
nel medesimo r.empo doveansi dichiarare tuUe le par-
ticolari virtU del, re; vale a dire, eh' egli fosse pio
verso gli Dei, e mitissimo verso gli uomini; che fosse
continente, giusto, magnanimo, lontano dal mendacio,
comunicatore benigno de' beni, e vincitore di ogni
concupiscenza; ,che desse pe' delitti pene minori delta
loro gravita; e maggior ricompensa aUe buone opere.
Tosto che, il gran sacerdote avea dette queste 1 e si-
, mili cose, fin~merite eseerava i peccati d' ignoranza , r

esime~do veramente da tali colpe il re: ma vo1ge~done,


e 'colpa e pena contro' i ministri e CQosiglieri delle
JIlale amoni.· n che egli faceva tanto per esortaJ.'e i1 re
a temere il nume, e a ,'iva·e. in modo grato ~li Dei,
quanto per assuefarlo alla modestia. della vita, non con
acerbi avvertimentl, ma coll' allettativo delle lodi,
che pio. convenga~o alla virtü.. E poiche i1 re, ben os;.
servate le viscere delle vittime, avea compiuto il SaCl"i-"
fizio, i1 sacerdote, che facev. le funzioni disegreiario,
011 archivista del deposito de' ~cri libl'i, l~ggeva tosto
su questi aleuni cOosigli e fatti di chiarissimi 'uomini,
atti aben guidare la vita; ande il príncipe .della .re:,..
pubblioa potesse considerare neU' animo suo le ragioni
degli onesti suggerimenti, e questi applicasse alla con';'
dotta sua nelle singole cose. Perciocehe gli era prescri.tto

regoramento della vita del re. Coai riíerisce. Clemenu ¿lusandrino.


E pero da eredere quaDlo qui espoDe D¿oduro iutorao al priDeipale
de' IBcerdoli. o &ommo pODlefiee. che voglill. dirsi. giacehll Erodote
ei, dice, cll' egli presiecleva ai sacrifizj e al coliegio de' 8acerdoti ;
ed era, aggiullge ü Yak,;o neUe nole aUa Sloria eccleswtioa di
~u.ebio. lo Sl!l&/iO che Ull Profe'a. di autoriti lom:na iA E¡¡iu..

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"141
non solamente atempo di operare nelle cose rig~
danti il popolo, e i· giudizj; ma eziandio quello di
passeggiare, di lavarsi, di dormir colla moglie, ed in
fine di far ogni facceDda d»la vita qualunq1ie fosse. In
quanto al mangiare, semplice era il suo nutrimento;
e cibavasi delle carni de' viteUi e delle oche (1), e di
vino aveva da Usal'e una detel'minala misura, oude non
dar luogo ne a soverchia replezione, DEl ad ebbriet1.
In una parola, . tanto moderata era la prescrizione del
suo vino, che pareva essere stata dettata, non da un
legislatore, ma piuttosto da un accuratissimo medico,
il quale avesse voluto riferÍJ." tutto, a conservare nel re
una saruta pel'fetta.
E veramente mirabil cosa" e se vuolsi strana, che
.il re non fosse arbitro di mangiare a suo talento: ma
e assai pin mirabile, che non potesse De giudicare, De
far cosa veruna, ne punire alcuno per capriccio, ocl
ira ,. od altra ingiusta cagione,· contro ció che intorno
de siugole cose le leggi avessero ordinato (:a). Conte-

(1) Da altro passo Diodoro apparisce, che le carni d' oca eraao
un cibo comune in /!gittn. E meraviglia il vedere le iDutili chiae-
chiere. che sopra questo maagiar carDí d' oca fa aquesto passo
. Ellrico Stefano. metteado in campo penino i grossissimi fepti
d' oca dcogli Ebrei di 17enezia, i ql1ali per alLro non sano i soli,
che sappiaDo l' arte di rendere grouissimi i fegati d' oca. L' Egitto.
paese pieao di canaH, di stagní, e di rigagDoli d' acqua d' ogDi
maniera. da.va siugohirissima comodita per aUevare qoesta sorta di
animali; e dall' Jti"erario di AntollilZO si vede. che y' era noa
Cilla •. chiamata Chenob06cÍIJ, o ChenGboscion. famosa per lo ocbe •
• he ivi si aUevavano.
(2) Plutarco dice. che gli Et;ir.j o"f,ligallaTlfl con {liaramento i
.orm,,..,,•.
Siadici a nOIl esegair 1:1)8a illill'la. ~A8 il r • •t'IIO

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_42
.nendosi per cpstume io quesli Wrnioi, t.anto fu lungí,.
•che i re d' Egiuo mal sof&isaero Tleste discipline, o
· se ne offendessero, che· anzi pensavano pel.' esse vivere
nna Tita beabssima. Che fi altri uomini, secbndando
imprudentemente gli affetti di natura, fanno molte
cose CO~giWlte con danni e pericoli; ed anzi alcuni
80venti volte lncorcbe preveggano di essere pe1' peccare,
pUl' tratti da IlJIlQre, o da odio, o da qualunque altra
pel,tul'bazione d' animo, fanno il male: ed aU' incontro
questi re eran~ certi di non mancare ai propl'j dóveri,
seguendo una regola . . vila approvata da 'uomioí
prudentissimi. Quindi era, che usando i re (li questa
giustizia ce) 101'0 sudditi, aveaoo affeziouati verso loro
i cittadini con maggiore benevolenza di quella, che i
congiuoli per sangue sogliono pl'atieare a vicenda. E
perciC> non i coUeghi sol tanto de' sacerdoti, ma tutta
qllanta la nuioue degli Egizj, ed ognuno .in partiro-
lare, erano solleciti della incolumita de' loro re, quanto
mai lo fossel'o di quella delle loro mogli, e figli, e
beni pi-ivati (1). Laonde gli Egizj per lunghissimo tempo
sOlto i Iilentovati. re conservarono f}ol-irussimo lo 'stato
deUa repubblica, viveodo in una somma felicita fin tanto
che fu in vigore questa costituzione di leggi. E per
'fUesto poterono sotlomettere al loro imperio molte na-
zioni, ammassare sterminata quantita di l'icchezze, de-
corare con inimitabile magnificenza di opere le loro
pl'ovincie, ed ornare le loro eitta con s1 varj e son-
o tuosi doni. .
· (1) Era Corse pu o(}ueSto, che sU Egizj veneravano i loro re
come .Dei yiveoti e pre~eoli.

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143
~}?er cerIo ció ch~ dqpo mOlte 'gIi Egizj facevano
ai loro re, dichiaró non mediocremente la benevolenza
de' citladirü ,'erso chi esercitata avea tra loro la suprema
autoru.a: perciocche l' onore --prestato in grazia di un
benefizio fatto da chi non vive piu, non puó cadere
sospetto, e far onta aUa verita. E· gli Egizj tutti dll un
capo aH' allro clt:l loro paese, ove alcullo di que' re
cessava di viveJ.'e, preso d' accordo il luuo, usavano
laceral'e le vesti, chiudere i templi, sospendere i sa-
crifizj; ne per settantadue giorni celebrar piu .ICUDa
Cesta; e cosperse le teste di faogo, e cintisi solto ilo
pelto UDa sindone, uomini e donne, a dugento, a tre-
cento per gruppo, mettevansi a vagare qua e la, e
due volte.· per giornata con iugubre inuo cantando le
10m del morto, parea quasi che volessero richiamare
dagli inferi la sua vu1u. Iutanto ne di cami, u~ di
fl'Umento .cibavansi; e s' aste~evano dal vino, e da ogni
°lautezza, ne usavano bagni, ed unzioni, ne' letti ben
ornalÍ; e Dio gual-di, che' aleuno pUl' col pensiere si
"olgesse a cose di senso! Erano tutti in que' giorni di
lutto pieni di tale tristezza,. qual soffre chi si vede
sott' occhio morire la sua carissima prele. Intanto pre-
parate le cose necessarie a'. magoifici Cunel·ali, nel giorno
ultimo esponevasi nel vestibolo del sepolcro la cassá
del cadavere, e secondo che la legge avea prescritto ,
ad ODOl1e del defunto. il giudizio facevasi di quanto in
.vita egli avea operato-: nella quale occasione, se alcuno
fosse stRto, che avesse voluto accusarlo, egli n"avea
libera facoltl\.. Le lodi del re predicavano i sacerooti,
enuma'aDdo ciasched~a sua pl'eclara azione: e le molle-·

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1~4 I

migliaja J uomioi coogregati pe!' aeeo~ ¡f con-


voglio funebre, se a d.efimto aveste vivuto bene, se-
condavano con applaosi le cose oarrate: diversamente
f'acevano uno strepito di riprovazione. Perció molti re
avendo conlJ'alio a voto della moltitudine, ftirono priri
delJa pompa solenne de' funeraIi. n che fere, che i re
venuti dopo non solo per le cagiooi qni sopra esposle,
ma anche pel timore J essere dopo morte trattati nel
loro cadavere. conbuneliosamente, e di soffrire uno
lIIllICCO sempiterno, cercarono di distingnersi con opere
giusre. Queste sono le principali cose, che riguardano
i costumi degli antichi re.

e A. P 1 T o L o XL

D~isione delle tem', e del popolo.


Regolamenlo per ~li art.igiani. GiuJizj.

Del resto, siccome tullo r Egilto era diviso in pa1'tÍ,


che furono deüe nolni, ognuna aveva a suo nom.arca,
ossia governatore, o pretore, presso il quale stava
r amministrallione, e la cura di tutte le cose. Dell' in-
tero paese poi, che e diviso. in tre porzioni, la prima
'di queste appartieue aH' ordiue de' sacerdoti, il quale
plUSO gl' iudigeni • in grande autorita e riverenza,
tanto per la pietA verso gli Dei, quanto per la somma
prudenza dedotta dalla dottrina,' colla . quale vengono
ad essere utili alla repubblica. DaHe rendite, che trag-
gono da quella loro ponione, provvedono essi a tutti
i sacri6zj che .i falmo iD. Eptlo; mantengono i mini-

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145
Jtri, e pagano le cose IleCeSlal'Íe ai loro usi. Ne giudi-
cavano permesao mutare alcuna cosa nelle cemnonie
istituite ad onore deglí Dei; ma tutto dovea fat'li coi
medesimi· riti. E, come il 'ministerio loro serviva al co-
muo bene6zio, a niS8ÚDO dovea mancare quanto foase
necessario. E iufatti essi come principi del seoato erano .
llempre prónti a' servigi del re; ajlltalldolo 01' con' opera ,
or col collsiglio, ora colla dourma. &si dall' am.·ologia,
e dalla ispezione deBe cose sacre, cercano, e pPedicoDO
il futuro; e dalle memorie registrate ue' libri sacri
estraggono . le bene azioni, e gli avvenimenti, la clli
eogniziODe puó essere utile. Imperciocche nOIl eiu
Egitto, come presso i Greci, che un uomo, od una
clonna sola eserciti il saceJ.'dozio; ma molti s' incancano
de' sacrifizj, e degli ouori dovllti agli Dei, e a' posten
il rituale. medesimo, e la medesima maniera di 'sapere ,
e di operare tramandauo .. mano' in mano. Questi sa-
cerdoti .sono esentí da tutti i pesi pubb1ici, ed hanno
dopo il re i primi ODori, e poteri. La seconda porzione
del territorio fu data ai re, onde colle rendite potes-
-sero spendel"e quanto occorreva e per la pen'a, e pel
mantenimento della propria: dignita. E i.re uaano con-
venienti gratificazioni anche a' soggetti di specchiata
W1U; e poiche queste reodite per essi. sono poco meno
che bastanti , non opprimono la moltitadine 00' tributi.
e
L' ultima porzione pe' soldati, i quali, ove occorrano
spediziooi. militari, lOIlO pronti a marciare. Pel' qttesto,
JÍccome si espongono a pericoli della plTa, si e vo-
luto, che in grazia della libel'alib\ usata con essi nel
eoncedere loro tanú terteni, fOssel'O'legatí aRa patria per
D IODOl\O, tomo l. ' 10

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!J:.t6
la gratitudine del bene6zio: che sarebbe asslU!da CbIIa
l' amelare la salvezza di tutti a uomini, i quali nuDa
avessero di caro e prezioso .nella patria, per cui com-
llattessero. E ció, che e phi grave, si e. voluto (.'On taJe
pl'Ovvidenza, che mediante ques&o patrimenio, pin fa-
cilmente fossero guidati a procrear prole, e a popolare
il paese , onde non fosse hisogno di riconere a truppe
forestiere. Aggiungasi infine, che per quest' ordine ri-
cevuto da' maggiori, coU' esempio del valore paterno i
figli vengono eccitati alla fOl1ezza, e fin da ragazzi av-
vezzandosl alle cose militari, diventano finalmente in-
vincibili pel coraggio in essi ingeni\O, e pel' la perizia
del mestiere.
Lo atato e distinto eziandio in tre altre cIassi d'uomini,
cioe in pastori, in agriooltori, e in aitigiani. Gli agri~
coltori ricevono le terre atte a dar frutto, .re a patti gravi ,
tanto dai re, quanto dai sacerdoti, e dai militari; e
tulto il 101'0 tempo impiegano nel !avaro de' campi. E
IlÍccume sino dalla infanzia si r allevano nelle faccende
agrarie , essi di gran lúnga superano i contadini delIe
"!re nazioni: perciocche esattamente CQDosoono la na-
tura del anolo t il flus.so delle acque, e i tempi. di se-
minare, e di mietere, e quello di raccogliere tntti gli
altri 6.v.tti della terra, parte per la disciplina avnta da'
loro maggiori, e parte per esperienza loro propria. Lo
atesso puó dil'Si de' pastori , i lJWdi avendo ricerota la
cura de' hestiami come per diritto ereditario dai loro
genilOri, tullO il tempo di loro vita impiegano nella cura
ele' medeaimi. Ed anche questi, aiccome da' loro veccbi
moJte cose 'll!>preael'O conceJ,'oeoti ilhen curare e pa-

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14,
acere gli animaJi utili; cosi non póche ne ággiungono
essi medesimi traur.da emulazione. Merita amDÚrazione
in singolar modo l' indusb.;a di quelli, che allevano gal__
line, o conducono oche al pascólo; perciocche non
contenli del modo, con cui, secondo che tntti gli al-
tri uomini sanno,' questi animali si propagano; essi col
proprio ingegno banno trovato di aveme una infinita
moltitudine. Non lasciano essi, che questi aoi,mali co-
vino, roa con calore artiiziale facendo sviluppare i pul...
cini, li b.'Ilggono fuon, come per maraviglia, colle loro
proprie mani: in tal modo eoll' ingegno e eoll' ar~
meglio facendo di 'luello 1 che 'si ottenga dalla efficacia.
della natura (f).
Ma pal·liamo delle aru singolarmente coltivate dagli
Egizj , e eondone da essi. a giusto fine. Presso questo
8010 pópolo agli artigiani non e pennesso altr' officio
nella repubblica, ed altr' ome di faccende, che quello
che dalle leggi e determinato, ed insegnato da' genitori,
onde ne l' invidia de' maesb.;, ne l' occupazione nelle
cose civili, ne alcun altra d,istrazione impedisca l' atten-
zione 101'0 in questi esercizj. Altrove veggiamo, che gli

( 1) Non 18lwebbesi dire il perchb DiDdot'O om.Ua di .'porra coa


quaJoh. particolaril1 il m.todo drgli Egiaj in proclll'are la aalCi~
de' pulcini di ogni volalile domestico. N~ di e..o pare, ch. foYe
¡struito abbastaDIR ÁrillOtile tra Greci, e l' imperadure ÁdI'iano
tra Bomtud, che pur moltegsib sul. medelimo. L'UDO e J'altro IUp-
poDgono. che Sli Egili ul8II8rG di meltere le uova IIIltro letam.; •
Ron pue Dl!Barli, che in un clima come b 'Juello ~en' .Esilt.o.
non potess. queltO ....re UD acconeio mesao. E RotO cho col calor.
OU811.uto .da Ilur. t e bea regolato, si ha ira ogai atasioD., ed ah ..
IIoadaawmeule. la Dasoila do" pulciDi.

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-148
1lrte6ci distraggonai in molte cose dive~, e per avalUla
non istanno fermi in un solo genel'e di lavon; poiche
alcuni di essi meltonsi a coltival'e l. terra; alcuni a
mel'catare i alcuni eziandio eserdtano neno stesso lempo
uue o tremestieri I moltiuimi neBe ciua governate a
1>0polo vanno correndo alle puhbliche aasemblee f "pro-
caccia~do per mezzo delle altrui largizioni danno aDa
repubblica, ed emolumento a se medesimi. Ma presso
"gli Egizj, se aleuno degli arte6ci si da agli affari pub--
blici, o· se esercita pÍli arti ad un lempo, incorre in
pene gravissime. Per la qua! ragione la repubblica degli
antichi Egizj fu distinta; ed ognuno co~o t e slette
sempre nen' ordine, a cui per la discendenza da' moi
maggiori egli apparteneva (1)•
.or diremo della non com~e diligenu, che gli Egizj
usano riguardo ai giudizj; giustamente pensando essi,
che le lIentenze pronunziate dai tribunali sieno di ~...
\1issima importanza per la vita l-ispetto ad ambe le parti.
Non ignoravano essi, come ottima maniera di emendare
i delitti sie quélla di punire i malfattori, e di pre-
atare ajulo a chi con ingiustizia e stato oppresso. Al
contrario· , se il terrore sopra8tante agli scellerati per
opera de' giudizj venisse tobo o per denaro, o par ...
,"ore , vede. ano essi, che gralldissima confusione sare».
besi illtrodotta in tulta la societa. Ne senza buon effetto
fu il pensiere di preporre ai giudizj gli ottimi uomini
delle citta pio nobili. Quindi elessero dieCi giudici da
ognu.na: delle tre citti,. Eliopoli, T~be, e Memft; e il
. (t) .Ad,t.otik, Dicecco. Platon"t dicODO tale ¡,tita.ioDe . . .e
ltata opera di $880'''';'

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149
COnses80 di questi non pareva al celto essere da posporsi
ne agli Areopagiti degli Ateniesi, na al Senato de' Lace-
demonio Uniti 'questi trenta soggelti, uno di essi, e il
phi riputato, creavano presidente de' giudizj, nel luogo
del quale la ciua, a cui egli. apparteneva, mandava
~ altro giudice. n re somministrava a questi giudici
gli stipendi pel vitto, e per le alhoe cose neceSSéU'ie;
. ma molto po. abbondante era la provvisione eh' egli
desbnavaal presidente. Questi portava al collo pell"
dente da una catena d' oro una figura fatta di prezio-
sissime pietre, e che chiamavasi la llerita (1). Quaudo
il príncipe de' giudizj si metteva questa decorazione, ció
indicava, che apnvasi la trattazione delle cause. ADora·
era uso, ~ deposti 'presso i giudici o~ volumi, nei
qnali erano scriue tulle le .leggi ,. l' attol'e minutamente
esibisse .in ¡serillo l' esposizione tanto del de;litto, quanto
del modo con cm era stato commesso, e l' estimazione
del danno dato: che il reo all' OpposlO, avuto dall' avversa-
río il libello dell' accusa , opponesse del parí in iscritto
minutamente o di non ayer commessa l' azione ~ della
quale trattavasi, ·9 avendola cómmessa di non ayer. delin-
quito; o avendo delinquito di ayer meritato minor pena.
ADora r accusatore doveva ancora in iseritlo replicare ,
e il difemore duplicar la risposta. Dopo che cosl i liti..

(1) 11 Ma,,1aamo ha credato, che da questa stallletta avessero


Sli E6,ei traUe l' U,im e Tunan"", do' loro ponle6ci; m.1I. il Ye66e-
lingio dicliiara non crederlo, (ondato l!ltle differenae trovalevi dal
Wiuio, quasi abbia CKli cret:\ati Sli E6,ei iacapael di cambiar
qualche cosa in cio, che imitavaDo. o quasi ii lempo. o il capric-
o
.cio. lUla parlicolar ralio~o llOIl ,vaoriasoro ,alota lUla varie....

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1.10

tigmti ""ano esibiti i loro LbeIIi ai giadici, ai imita


spettava iI pronunúar la IfI!Itenza , ed al presidente
r applicare l' immagine deBa ftlÍaa a qaeIIa parte_
Jitiganti per la quale sta la ragione.
Qoesta era la 101eooita, che in Egiuo oaervavua per
tlltti i giudizj; riguardmelo gIi uomini di quel paete
i ragiooamenti de' causidici come DOIl ad aItro •• , che
a mettere oscurita. nelle cese, e a eoprir di caIigine. il
diritto: tmto piU che gIi oralOri colla eloqaeoza, coi
prestigj dell' mone, e eoIle Iagrime di chi ~ iD peri-
colo, molti induooDo a posporre iI rigor deBe Ieggi, e
la Dorma della venta; DUIla essendo pm frequente
quanto iI vedere gli stessi 1iomini esercitati ne' giudiaj.
lasciarsi &trascinare, o sorpresi, o sedoUi, daDa bravura
di chi parIa. Ma (le gli a.versarj esponessero la loro
causa in iscriuo, uua ~olta, che le cose lO9Sel'O coosi-
derate Dudameute, pensavmo gJi antichi Egizj, che
assai piti esaUo SIll'ebbe iI giudizio. E pe~ tal modo Don
mdrebbel'O a prevalere i pin IOttili d' ingeguo sopra ¡
meno prouti, ne gli esercitati sopra gli inesperti, ne i
bugiarcli e petulanti sopra i veritieri e modealÍ; ma
tutti godrebbero di egual diritto, qnando dalla legge
fosse conceduto tempo agli avversarj di ~ il
'lello e ridetlo, e a giudici aulle cose da entrambe le
parti sostenute di confronw'e e formare opinione.

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¡51.
e A P I,T o LO xn.
hggi c,iminali Jegli Egi~j. Eductuione, ti UlTUZiOIN
Je' fanciulli. Astronomia. M.dicina.

Ma poiche si e fatta menzione dene leggi, non ere-


mamo alieno dalla' storia intrapl'esa l' esp0n'8 le leggi
degli Egizj, le quali o vaono innanzi aUe .ltre per la
101'0 annchitA, od banDO una costltuzione diversa dalle
altre, o per dir ancbe, possono recare utiliti al leggi-
tore studi080 (1). PrilD:ieramente fu stabilita la pena di
ml)rte contro gli spergiuri, come qnelli, che colnmet-.
levano due delitti massimi; violando ci~ la pietA verso
gli Dei, e rovmando la fede, fondamento principalis-
simo deUa societA umana. Era pure BOggf'tto alla stessa.
pena capitale cbi vedendo sopra una strada uccidersi.
un uomo, o soffrire qualunque violenza, ove potease
nol líberasse. E se non avesse potuto in rea1ti SOCCOl'-
rerlo a cagione deUa propria debo]ezza, egli era tenuto
pero d' indicare gli autOl;' del delitto, e farsi attore
contro i] misfallo; e a chi trascurasse di ció tare, ve.
niva inflitto un certo numero di battiture, e per tre
giomi non poteva prender cibo. Chi accusava calunniando,
subiva la pena stabiJita pel delitto di falso. A tutti gli
Egizj era ingiunto di dare il loro nome ti magi.strati.
indicando nel lempo stesso con che rendile, e con qnaI
genere di vita ciascnno si procacciasse avillO; e chiun..

(1) Le legi desli /isú.j IOno ltate iJlultrate e COlDlDentat8 d.


Gilwarmi Hice'-. Vecli l' opera d. S;yMtlrio Jig"ie,.."..

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lh
que avesse menuto, o facesse un guadagno ingiusto,
incoITeva nella pena di morte (1). La qua! legge dicesi,
ebe Solone ritomaodo da! sno viaggio d' Egitto tra~
tasse ad Atene (2). Chi volontariameate ncciso avesse
un nomo libero, od anche un servo, el'a dalle leggi con.
daonato a morte, quasi esse volessero, che tutti fossero
allontanati da¡ delitti, non per condizione della fortuna,
ma per antiveggenza de' falb.; e per mezzo del riguar-
do, che questa legge aveva a serví, volevansi avver-
titi gli uomini, che tanto meno doveasí fare ingiuria
agr ingenui. Pe' genitori non era capitale l'uccisione dei
, figJi; ma erano costretti a dove~ tenerne per tre giorni
e h-e notu ahbl'acciato il cadavere sotto gli occhi di
un ispettor pubblico. Non pensavano gli Egi~j, c~
foase rosa giUS!a il privare di vita coloro, che aveano
data vita a' figliuoli; e volevaDo, che gli uomini si rí-
traessero .da siffatti attentati piuttosto con un gastigo.,
in cuí si contenesse dolore e pentimento: ma contro i
figli panoicidi stabilirono un ~ere rícercatissimo di pena,
~ocche i condannati per questo delitto, dopo avere
avute le 101'0 membm a piccoli pezzi per la grandezza
di un dito taglia'te con canne affilate aentamente , li
abbruciavano viví sopra l~ spine; l;pUlando atrocissimo
tra gli. uomini il deliuo di togliel'e violentemeote la vita
a chi l'ha data. Le donne índnte, ove fossero condan...

(1) L-odolo dice, ehe qUelt.a l"8ge fu falla da Ama,i. L" ebbero
eli anticbi Sardi. i LUC41'¡', ed altri popoli.
(2) Quantunque coli pure dica Erodoto. Li,ia e Pluwco auri-
buiscono ciO a DracolUl,: osservandosi iufatti. che .... Solo,.
mutO la pe,- capitale in queDa de& infamia.

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nate amom, non vi si traeano mai prima del parto:
la qual legge molu' 1ra Greci adoUaroDo, stimando
iniqua cosa) che cm.
in nulla avea peccato doTellle
patire il supplizio insieme col 'malfattore, e 'pel ·delitto
di un solo punirsi due persone; e che' essendosi esso
commesso con maligno consiglio, alla. stessa pena si
assoggeuasse ehi pel' anche non ha aleona inteJlisenza.
Sopra mUo poi pensavasi non convtmire, che euendo
rea la sola dODDa incinta,. si facesse morire un feto.
che era comune al padJ:e quanto lo fOBle aIla madre;
poiche non meno si ripro\'ano .que' giadici, i.c¡uali
mandano aIla morte gl' inDOcenU, che quelli, i qualí
salvano gli omicidi (1). Tali erano le leggi capitali de-
gli Egizj, che sopra 'le altre meritano Jode di sapieaza.
Fl'8 le altre poi, che· riguardavano gli oggetti militan,
una era questa, che a cm
abbandoD888e il suo pasto,
o non eseguisse gli ordini de' comandan.u, inffiggevasi,
non la morte, ma l' ultima infamia (2): che pero se i
006i condannati av~ con fatti ~ gran valore·can-
ceIlata rigD~minia, veDÍvano restituiti aJla .primiera

(1) Questa legge lodata altamente' da Plutarco fu adollata dag1i


.Auniui , dai Ito,!,lIni • e da altri. L' uso contrario nou puo essete
con'Y8nDlo che ad UD P9polo aS»tto brutale.
(2) Casi UIOssi in ..4tene. e iD Lac«lemone; sebbeue pr-
queat' ultima con qualcbe esaaperazione. Cio, clae D;odoro aggillDge.
melte qualche coufusione nella co&¡l, Se il dichiarato iniame. fa-
eendo qualche .done di gran .,.)ore. ricaper"a colla pabblica coa-
fidensa la liberta. egIi adonque prima era tenuta in islato cii .ehiaTo.
Ma infame e achino. poteva egU intaDto senire nell' esercito P le
DaD poleva serTini. come avrebbe potuto trovarsi in grado di di-
Itinguersi 1:<11& alcuna azione di gran valore P Fone mtendcvasl ia
altri eui.

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154
liberta e eoaideoza. E coel avendo il legialatore fatto
della ignominia una pena maggiore che la stessa morte,
volle ad UD lempo additare che l' infamia dee aversi
per SOIDDlO male, e che gli uceisi. ntilla plu possono
giovare aIla vita comune: e d' alll'Onde , che i priva&i
d' onore poeaono pel desiderio di ripristinarsi nello stato
Q' nomo ingenuo fue ancora usai cose buone. Chi
a' nemiei avesae comuuicato i .ecreti, avea per la legge
tagliata la Iingua. Chi adulterata avesse la moaeta, o
falsiGeato i pesi, e le misare, o i sigilli; e gli scrivani,
che avessero falte carte faIse, o nelle carte pubblicbe
avessero cancellata aleana cosa, o mentite singtafe; tutti
costoro la legge ol-dinava, che avessero tronche entrambe
le mani; oude in quella parte del corpo , con cuí UDO
avea peccato contro la legge, neHa medesima irrepara-
bilmente per tutta la vita pagasse a
60 del sao ~
eato; e gli altri col sao esempio avvertisse di guardarsi
da tale misfatto.
Avevano gIi Egizj terribili leggi rispetto alIe donne.
Chi avesse fatta violenza ad una ingenua, era punito
colla mutilazione; considerandosi nella eBonnitA di UD
solo misfatto tl'e massimi delitti, r ingiuria, cioe, la
coft'Uzione, e la confusione deUa prole. Se l' adulterio
fosse stato commesso di consenso, all' uomo davansi
mille colpi di bastone, e alla donna tagliavasi a
naso ;
pensando gli Egizj star bene, che s¡ togliessero i mezzi
principali della bellezza alla donna, che servir fAceva
la bellezza. come mezzo di oo'Si a' piaceri illeciti.
Dicono, che Bocori' fu qu.ello, che rece le leggi
sul commercio. . Pe~ queate viene ordinato, che se c:bi

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155
ehhe· ':ieJ!aro jn prestito senza' scriUa llega d' essere
debitore , ove giuri, debhasi assolvere da} pagare. n
che primieramente fu fatto, onde grandemente estimando
la religione del giurameoto, si riverisse Dio: ten.endosi
per chiara cosa, che siccome chi spesso spergiura perd(I
la fede, ognuno per non essere privo di.questo vanrag-
gi.o solDDlamente badera, che nOD vengasi al caso di avere
a ginrare. In secondo lri.ogo il Iegislatore intese anco:ra,
che quando costitnisse· tutta la fede nella integrita della
vila, tutti sarebbero invitati al boon costume, onde
Don ~ssere infamati come indegni di fede. Giudicavasi
iDoltre (lOsa iniqua, che a coloro, a' quali si avesse
ble senza me giuras&ero, si negasse poi fede intomo
allo stesso contratto ove aves&ero giuralQ. A quelli poi,
che dessero a prestito con singrafa, proibiva di aCCl'e-
Seere 'il capitale per mezzo della usura oltre il doppio.
E in quanto aH' esigere le l1SUre, concedevasi di trarle
dai hení degli oberati; ma non d' imprigionarli: cons¡";
derando la legge per 10r,0 beni quanto avessero coll~
loro fatiche ed industrie gnadagnato, o quanto fosse
stato dovuto loro da un po.ssessore legittimo; ma non ,
gia i loro corpi, i quali appartengono aDe citti, do...
...endosene esse serv~ per gli OppOl'tuni offici di guerra,
e di pace. E riguardavasi come assurda cosa, che iI
soldato, il quale va a porre la propria vila in pericolo
per la pau'ia, da un creditore a cagione di UD impr8""
stito che non paghi, sia condotto in carcere; e cosi
per l' avarizia de' privati si ponga a repentaglio la sal-
vezza di tutti. Pare, che Solone inu'oducesse anche
questa legge in, Atene ¡ tale eSs~ndo l' impoñaredella

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.56
c:osl delta SÜtIctia, che VIIOl sipi&care la riscossione
de' pea, o moderazione deBe usure: iD mtU deIIa
qaaIe egli 1iberO tutli i cittadini daDa prigiooia per de-
bici. Ed alcani DOD. lIeIlZIl ragioae riprovano que' tanli
legisIatori greei, i quaIi vietuono di oppignorare pe!'
debiti le armi, gli aratri, e gli altri strwnenli d' arte ,
o mestiere, e poi permisero, che i debitori s' ineaJ.o..
c:eras&el"O.
Intonio a' ladri, in Egilto v' ~ l1D& legge singo1aris-
sima. Coloro che vogliono fare il mesliere del ladro,
danno il nome loro ne' registri del princi.pe de' Iadri; e
contraggono tosto l' obbligazione di portare a lni la
cosa rubata. Coloro poi, che hanno perduto le loro
robe, sirnilmente a colui presentano in iscritlo la di-
slinta nota d' ogni capo perdnlo, indicando e luogo ~
e giomo ed ora, in cuí lo perdettero. 111 qnesta.m,a..:
Diera con facilita trovasi tullo, e il derubato ricnpera
i suoi effetli pagando la quarta parte di ció che costa-
no, al qua! fine se ne fa la stini!l. E siccome ~. impo&-
sibile impedire, che tutli si astengano da} Curto, il le-
gislatore trovó il mezzo, per cuí, quando una cosa e
stata tolta, il padrone la ricuperi mediante il disé:J.eto
prezzo ~ che paga per redimerla (1).

( J) Alcuui hauuo caluuuiati gU Egizj sosteueudo. che presso loro


i1 Curto era leciLo. ErotV.to U smeutilCe mllJÚCesLameule parlaudo
di Ramp.inito. e di UD ladro iugeguosissimo. di oui Teggasi prelllO
il medeaimo.DiotJoro anebbe potuto agiuagere. che la q1l8l'la parte
del preszo pagata pel riscatto Corse .i ri,uardo come una pcaa
della mala custodia. Vorrebbesi pero sapere aucora. che castigo
fosse da Lo al ladro. che non presezuan all' ofticio del capo SU et-
Hui rubati.

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157,
l\iipetto a' matrimonj degli Egi21j, i siu:erdoti pren--
dono nna moglie sola; e gli altri ne prendono quante
ftgliono (1): tutti poi debhono aDevare i loro figliuoli,
onde cosl s' abbia moltitudine d' uomini; euendo' questo
n Condamento della prosperitA del1a terra e deBe ciua.
Ni hanno essi per' bastardo alcun 6glio, aDcorcbe sia
Dato da serva comprata, 'rignardandosi il ~dre solo
come autore deJla genitura 7 e per non a1tro la madre,
che' per qu~ che da al fanciullo alimento e luogo. E
in conseguenza di tal pensamento essi chiamano maschi
gli aIberi che danno frutto, e feoímine quelli che non
ne danno; al contrario di quanto -'fanno i Greci. Gli
Egizj allevanb i fanciulli senza' spea, e con nna fru-
galita incredibile; ,poiche non danno loro a mangiare,
che certe cose coUe fatte di vile sostanza, e facilissime
da prepararsi, e le punte molli del papiro arrostite
sollo la cenere, e le radici, e i fusti di"piante palustri,
ora crude, ora lesse, od arrostite. Per la maggior parte
'poi eui ánciulli si tengono scalzi,' e nndi, c:osl per-
mettendo n clima: di modo che la somma della spesa,
che i genitori f'anno per un ragazzo sino alla sua virile
et8., non va oltre le diecí dramme. Ed e questa la ra-
gione , per la quale .1' Egitto si distingue per la molti-
tudine degli uomini, e per le tante costrnziODÍ di opere
magnifiche.
(1) Il JI'esNli'1fBi" • questo pauo Dota. che tanto da. l.wilico ..
fJ1lID\o di Filo". E6reo .i ha, came n pontefiee de' Gju,üi dovna
IpOIII'e uua dODDl IOIa e 'Vel1liDe. Erodoto io c¡oaDto agli ahri E,iaJ
t-tende. che DOD lTeIIeI'O dalle Jegi l' Il1O di' piil dODDe. IDA
b ..ro rIIOJIOB'IU'It. 11 che h iD cootraddi.ione coa quelLo pulO di
lIiodoro, e 80a t¡aalc:he litro del medeaimo aulore.

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,.'58
I sacerdoti insegnánO a' ragazzi due aorta di letr.ere,
queDe che chiamano sacre, e qaelle che IIOtlO comuni (1).
Piu a luogo li erudiscono negli studi di geometria. e 4i
aritmetiea : perciocebe, siccome ogni anuo uscendo il
Nilo del suo letto cambia forme aUe campagne. dal
che tra vicfni 10J.:gono molte liti '; queste non si pos-
sono lar cessare con giustizia I se mediante il soecorso
della geometria non si mene in luce la venta.
L' aritme-
tica poi serve e ad ogoi uso della vita, e alle specu-
laziom geometriche (2). Aggiungasi, che non poco
vantaggio lo aludio di queste due scienze porta ai col-
tori dell' astrología: essendo gli Egizj (quantuuque posea
dil'si ció ~che d' altri) osservatori diligentissimi dene
posizioni, e del moto delle sleUe; e conservano la de-
ICI'Ízione di ognuna da un inctedibile numero d' anni ;
esseodosi tra essi come. a gal'a sino da rirno~ tempi
questo. studio praticato (3). Cosi ancora OOn ~e

(1) Geoeralmellte parlando non pub credem che quanto c¡ui dice
Diodoro, perche IUltorale Il la diatio.ion. della IiDloa oomUDe. e
eivile • dalla liulua secrela. o sacra: COD totLo cib Clemenu .Ales-
sandrillo dice espressameuLe. che tre specie di leLtere avevaDO gil
Egizj, le epiltologrqfiche. le jeratic"~. e le fIerOBlifiche : le doe
prime l' insepavauo a tutU. E faciJe vedare. cbe oome l' ultima
apparteneva alla Íltrodone 6aCI'a. le due prime non erano che· co-
mllDi.
(:1) Platone dice. cbe SJi EtJizj iuseguavano l' aritmetica e i.
seometrÍa ai' ras_ui in.ieme colle leuere. ln quanto aW origiae dell.
¡eome~ia. CODVBII,one ia cio. chli ne dice Diodor~; anche Ero_
nella IUI Geol'Mt{iG. S e",io. JGmbli.co. ed altri.
(3) Lo atesso Plaw.e dice. che Sli EiJis; COflIIWDIlrODO dieei
mil' aani iD o_nare il molo delle atollo prima di aÍ&Lomare l' a-
stronomía.

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'159
aMore notarono i moti,' le rivoluzioni,' e le stagioni
de' pianeti, e le influeoze di ciascheduno d' essi circa
le. natcite degli animali, e i Mom e. cattivi eft'etti di
ogoi genere che producono; e perfino giungooo beoe
spesso a predire gli accidenti deUa vita, che .arrive-
raono agli udmiQi, come se toccassero 'coD' ago la
cosa: nA di rado preounziaoo la carestia, o l' abbon..
danza de' raccolti, e le maJattie mioacciate si agli uo-
mini , che .gli aoimali. E coai CanDO in .forza di
OI8ef'Vazioni accumolate per luogo 12mpo intOl'DO ai
tremuoti, e ai diluvü, e aU' apparire delle comete; e
I8IlDO in somma unaquantiti di cote, la cognizione
deBe quali credesi eccedere l' umana capacita. Dicesi,
che i Caldei, gii colooi c1egli Egizj nella Babilonia, . e
dai sacerdoti gil istrutti .....,0' astrologia, sieno in queste
cose celebri .anch' essiw Del rimaneote i1 volgo degli
Egizj viene siqo dalla puerizia ammaestrato da' geoi-
tori, o parenti, ~elle varie arti, siccome si e detto.
Non tutti, rigorosameote parlando, imparano le lettere;
ma le conoscooo egregiamente tutti i c8J;li ,di mestiel'i (1).

(1) Domando perdono. l1li mi .allontaDo in IJlleato puso dal leal.


correDle. Esso porta: NOII tUltí .trettameme ;/I865nll11O le lettere.
',ma principalmente i maestr; tlelJli artifiaj. Di lopra ha delta. che
i .lIcertloti imepallo a' rapa; due ,orta tU lel,lere. Come po.-
uebb. lJai. don parla delle ani e de'mestieri ellllrcilati dal ~olgo.
saltar fuori sema proposiLo, e fora' anche CaD Ilna apeci. ,.di COD-
traddiaione. a dire. che 1"," muí ill8elJlJalJO le letLere P SP. SODO
i sacerdoti che le insegnano. come e' entrano i maeslri degli a\"li-
fil:j l' M' 1: parllto. che il baon sea80 pro~i corrotto iI testo; •
cbe debbasi legere corrisl"oDdeDLemeate aIla mi. ~ersioDe. IJllando
DOD si cred_ aDche meglilt leggerlo come se dieeSle: Non tutti
.#IZ"ff'I/lIJO per ilCritto i pr;lIc;pj dt:u" IIrti, 1/111 qUUlt& ,} pri¡¡e,o;.
palllle/fte 111 Curll da" cap; /lelle ",ed~li",/l •

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~f~O
Presso gii Egizj non e ooslume d' imparat'e M la gima_.
ltica, ne la musica; Credon' essi, che dagli eserciz;
deHa palestra i giovani non guadagmno sanitA, ma sol-
tanto una robustezza precaria, ed af1'atto pericolosa.
CredOIJO pure, che la musica non solo sia inutile, IDa
ben anche dannosa,. come queDa, .cae rende ef:1'eminati
gli animi.
Per guarire dalle blaIattie usano mediC8l'e i córpi coi
elisterj, colla dieta, e col vomito; e ripetono qoeste
cose per varj giorni segue~, o '..,' interpongono l' ipoo
tenallo per ogni tre giorni, o
quattro. Sono essi di
opinione, che nelladigestione di ogni nutrimento la
maggior parte sia supel'flua; e che da ció naseano le ma-
Iattie ': ande col metodo indicato toIgansi i principj , deUe
medesime ; ed esso priDCip8Imente giovi a ricuperare la
IIlnita. Quando SODO in servizio militare' , o mori del
luogo di loro domicilio, sono CDrati gratuitamente,
poiche imedici banno stipendio dal pubblico; ed ap-
plicano la medicina secando un regolamento serilto (1),
eompiIato fin da. ,tempo 'antico per opera, di molti me-
díci ilIustri. Se i medici; seguendo quanto prescrive
quel sa~ro codice, non possono rendere la sanit! al-
l' ~to, sono esenti da colpa; e nissnno ha 'a ri-
dire CODlr'O essi: má se, operano ·contra il prescritto ,
aubiscono giudizio capitale; .vendo il legislatore pensato,
ehe pochi' '.,col loro .ingegno , e colla loro diligenza

(1) Clemente '.Ale"antlrino dice. che leí eraDO i Ubri sacrí di


••rucioa. ehe BU Egisj avevaDO. "ra le altre cose. a clli i medici
eraDO obhligati. ooa era «Juelta di DOD applicare il .eclicamcutG
D~ pio presto. De pila urdi del tem po prescrluo. .

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im.-ebbero saperato un metodo di mediC31'e osservato
·6.·
per lungo tempo, ed ordinató. da professori valenti (1).

eAP 1T oL o XllI.

Degli animali sacri I e ragioni Jel culto


. ad essi prest.alo d~ali Egizj. .

Non pare alieno' dal .nostro istituto parlare della


religione degli animali tenaú dagli Egizj per sacri;
giaeche essi in singolare maniera ne venerano alcuni
non solo viví, ma anche morti, come sono i gatti p
gl' icneumoni, i cani, gli sparvieri; e quelll, che chía.
man? ibi; e i lupi~' e i cocochilli, e molti altri.
C' ingegneremo adunque di esporre . brevemente la ra-
gi~ne del fatto. '.
Primieramente e da sapersi, che a c~uno degli
animali, che gli Egizj venerano, e. consacrato un
campo, che possa dare rendita suf'ficiente pel' la cura

( 1) Era questa uoa prescrizione eceellenteQleote ratta per tenere


la scieoza in etetoo Delia piü fUDesta ioraoai.; e la buooa fede del
lesis'aLOre prova il ristretto SlaLO raziooale. iD cui esli. e ehi lo
consigUe. si trovavano. Lo stesso dee dirsi del restriogere i figli ad
esereitare i mestieri de' loro padri. La di visione del1e CfUle neU' In-
dia. principio 000 molLO di&&imile dalle istituzioDi epie fio qui
ossenate. ¡, c:IIgiooe. che popoli ela remQtis5imi lempi sioDti a Oll
certo grado di civütil.. alensi arrestati De' prosre.si. a cui l' uma-
80 iogegoo naturalmente teode. NOD vosliamo pero escladeroe l' iD-
f,lueDza del clilllll; la costitazioDe fialea e morale propria de' popoli
di certi paesi. De' quali viene ÍDíaeeaLO i1 .iltema del te 101'le intet-
leLtuali a modo. che dee re.taru eirc¡olCriuo. certi limiti. Ipp_
era" Ite&lO senLi la 101'la di quest, ellioni.
DIODOl\O, tomo l. ..,1 J.

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'162

e l' alimento del m:édesiino. E {¡t.cendo essi ad alcuni


Dei qualche voto per figli salvati da malattia, tagl~
dosi i capegli, e pesandoli a ragione el' oro. o d' aJ.'loo
gento, J' eqtúvalente prt'zzo in denaro. passano ai custodi
di questi animali. Questi custodi poi in quauto agli
sparvieri, ove li veggano a volo, geUano loro gridando
a gran voce de' pezzi di c.ame, e' durano cosi finch~
quegli uccelli Ji abbiano presi (; J. ~' gatti, e agI' ic-
neumoni .dannopane stato in inolle nel lalle , appres-
liandolo ad essi bocea a bocca come nna páppa masti.
cata ; oppure de' 'pezzi di pesci del Nilo. Nella stessa
JDIUliera Anche alle altre bestie somministrano il viuo j
che all'indole e gusto di ciascheduna d' esse e phi
adattato. Ne 9Ono queste funzioni, cbe facciansi' di na-
BCOSto; ne aleono si vergogna di, dedicarvw anche in
cospetto di tutti: che anzi se ne fa pompa, come di
cosa che souunarnente onori gli, Dei; e questi mloistl"i
tanto 'per citta, . quanto per' capipagna 'vanuo orllati di
particolari abiti, onde voouti da lontano ogriuno posSa.
distinguere di quali animali essi abbiano cura;' e ven-
gono da tutti onorati, con genufiessioni, e con', altre,
cerimonie; Ove poi alcuni di questi animali muoja, si
avvQlge tosto in una sinclone, e con gl'aUde urlamento
battendosi a petto questi suói rilinistri lo ponano I
salare. n che eseguito, prendesi olio di cedro, ed al-
.tre cose, che rendano fragranza, e per lunghissimo,
tempo, hen' conservato il cadavere, e cosi imbalsamato,

( I ) Eli-ano eapollO le diverse maoiere. coa cu.i questi accelli


nmvaoo nlldriti.

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163
Jo seppe11iscono ne1Ie sacre grotte (1). Chi volontaria-
mente arnmUZli una di tali besue, vien, condanoato a
mol'te, ·cccettuato il caso d' essersi ammazzato un galto,
o un ibi; perche aBera, siasi ció fatto volontariamente,
o contro pensiero, tal uomo viene dalla cOncorrente
moltitudme tratto a c:ertissima morte, e beoe spesso
Cll'UdeJi~mameote, sen,.... interposta seotenza di giudice,
Questo fa, che émper caso lrovi estinto uno di cp1e.
sti anirnaJi, tenendosi Iungí da esso, incomincia a ,gri~
dare piagnendo e giuraodo d' averlo trovato morto. E
tanto nelle menti degli Egizj' e impressa questa reli-
gione per si1fatti animali, e tanto e l' ahito in ognuoo
radicato di veDerarli, che al tempo I in cuí Tolonuné:J
non era ancora clichiarato dai Romani 'loro amico, e
tatto lo aludio deIla plebe era ioteso ad ossequiosa-
mente J'iverire i giunti ivi daU' Italia, proew'llodo tutti
in ogni maniera di non dare a que' potenti aleon pre-
testo ne di de1itto, ne di guerra; avendo un RoinaQ.O
ucciso UD galto, e fattosi grande ammUUnameBk) perci6
di popolo aBa casa, ov' egli alloggiava, nei gl'andi di
corte mandati daI re a pregare, ne U comune Cerrore',
che s' aveva de' Romani, poterono salvare. r uccÍBore
dalla pena, quantimque tutt' alll'O che volontario tosse
.lato in essolui quel fatto (~). E questa COSa' non la
(1) lo EtJitto auche al di d' oggí tro'vansi mÜlluoie di aoimali,-
come d' uomini.
(2) Qllea&o fatto snccedette l' anno primo della centottanteaima
olimpiade; giacchb queUo b applUlto ('auDo, io cui altrove Diotloro

.u.
dice el' usare an~to in Esiteo. 11 7hlomIMo di clli parla, ~ l' 4.,-
ricevll10 socio ed amico del popolo Rumano da Giulio Olla,..
mediante 10 abono di lOi mila talCDli. aiccomo DOta S",eonio.

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rl64
riferiamo noi come udita cla alm; ma eome da nOí medesi-
mi vedu.,. cogli occhi proprii ne] nosa.'O viaggio in Egitto.'
Se le cose, che ahhillDlo dette, superano ogni fede., e
pajono simili aDe favole, mollo piti strane parrauno
qnelle, che siamo per l"Bocontare. Regnando una volta
pe!' l' Egitto la lame, dicesi che molti s' indussero a
pascerai di carne UlDana: má nissunG fu accusato d' ....
vere gostato nn alOmo degli animali consacrati. Che
pin? Se in quaIunque sia casa tl'OVasi UD cane morto ,
tutti gli ahitanti, .leIla medesima si radono il corp'o, e
mettoosi in lutto. E, quello che e piu mirabile ancora t
se nella casa, ove quell' anUnale mancO di vita, fosse
° °
riposto vino, o &omento, qualunc¡ue cosa alb-a Deces-O
&aria alla vita~ e sacrilegio applicarla in seguito a quaIun-
que uso. E quando gli Egizj fanno guerra in paese estnr-
neo, trasportaudo a que] paese i gatti,: e gli sparvieri,
molte volte ancora .privi di ogni vittnaglia~· e tapini ~
inedia, Dio guardi J . che neppur pensino a salvarsi ci-
bandosenel
Cosa poi facciasi per Api in Mem6, per Mnevi in
Eliopoli (f), per l' Jrco in Mendete, pel Cocodrillo nel
lago di Meri, pel Leone pl'eSSO i Leontopoliti, e per
abre bestie simili in altri luoghi; ella e bensl facile
cosa dirlo, ma chi Cl-edera aIlo storico, se non ha ve-
cuto egli stesso? Questi anim.ill vengono nqtriti entro
chiostri sacri; e molti distinlissimi personaggi a grandi
spese prendono CUl"8 di alimeutarli; dando loro conti-
(1) TaulO Api~ lJ1I8ato M_,' erauo due buoi, o. torio Api • ....
tIOoclo el.e abbiamo da Eliaoo, era ..ero .Ua luDa. e M,""i .1 101..
'IIeritaDO d' _lefe JeLti iD EIi4RO. i dile cap. x é .. del libro xr."

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.6f
.lluamente siligine 'ed alíea entte nel!arte, e focacce
.- di varie speeie, coneiale col mele, e carni d' oca, 01'
lesse, ora arrostite. E quelli, che rnangiano carne cruda,
si mantengono con uccelli,' de' quali si v~ a bt'lla po-
sta a· caccia. Diró phi: oltre le grandi somme che as-
sol~tamepte s' impiegano in nudrirli, non si manca ne
di lavarli é pulirli con bagni caldi, ne
di ungerli con:
eccelleIiti balsami ed olii, ne di profumarli con isqui-
sitissime e odorosissime essenze. E con somma cura
provvedesi, che abhiano preziosissimi tapeti, e materassi,
e tUlle le tnasserizie pulitissime, e che como&mente
poss;u:to secondo le leggi della natura unll'Si tra essi (1).
Perciocche circa questO e
da ItVV~rtire, che ad ogni
animale tengono pronte femmine del rispettivo genere,
IOttO lo speziosissimo nome di drude, e le alimentano
diligentemente, e spese e curé intomo ad esse con-
snmano . quanto mili possa dirsi. Ove poi aleuDO di
questi animaIi venga a mOlire, 'non diversamente si.

(1) Eliano parla del trattameuto. che S1i abitanli di Memji lace-
"YIno ad Api: To,lO elae ~ useita ...ce. CM il Dio ~Ii Egr"aj e
nAlO. IIlc"," de' 'lIer; ,crib;. clae ,eeontltJ le crlldiziom de' mlllf8iori
~en COno,eono gl' GuUzj c,rti del mede, imo. V4IIIIO dope la patICe
I'MlOrl; e fabbr;callO ivi ,econdo l' tlllticlaU,ima prucmíone di
Mercurio un4 edra voll4 tUl' orie"te. in cuí comodt.rmenCCl nutrire
U ,.eonata per 9"""" me,i; e gli dalUlo lMie. Poi dope t41 CCI"'fH'
al lefltU'.i ~ lwi. nwv'll ¡ NCl'; ICriii e proJed tuUl IltlIUIO la •
e ID t.rtUl'''rtnllO 4 MeIN/i: ove laa 14 .ua ,ede. e dimoN de/iaio,;'"
,el'
sima • '.. lw'flai prepartUi 0(;'" 'KtI polaUti.; carr;ere. .,az¡ '4b..
6ío,;, e paleltre. e Ctllll. P;"'UJ di pacela" ,j' ituill'UJ b"lk.,., fU"
Ialami in cut enVar" 9wuu1.o ~$itler4 che IHJ"P 9-U. CM .me ..•
E eolai. dal cm armenta ~ n/llll f/uell4 bestia ditli/W" GretleÍi".
e4 ~ temu_ pei 6ettto. re.

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.66
C:OOlengooo, che come farebbero, se fossero privad de' .
canssum; e fimerali, non solo
quanto le loro (acolta comportano, ma sopra ogni
IDÍS11ra delle medesime pCl'cioccbe la morte di
Alessandro, quando Tolommeo di Lago ebbe occupato
Egitto, essendo morto vecchiaja Mem6 ,
il custode del medesimo consumo nel funerale di esso
tuUa l' abbol1dantissima masserizia: piU prese
in imprestito da Tolommeo cinquanta talenti. Ed aoche
tempo nostro nulrÍtori animali spe-
lel"O nella sepoltnra de' medesimi oon meDO di cento
talenti (J).
il sacro hne, che chiamano Api, aggiungeremo
ancora le alare cose che seguono. Dopo la magnifica
sepoltnra esso data, i a ció destioati cel'- _1

cano uo vitello, che abbia i medesimi distintivi, che


aveva l' altl'O (2); e trovato l' abbiano la
plebe dal lotto. Altri sacerdoti conducooo questo vitello
in Nilopoli, lo per quaranta
giorui: iodi messo io uoa barca (oruita di camere -(3),
e precisamente in uo appal'tamento dorato,
tano, come Dio di Memfi, nel bosco di V ulcano. Per

(1) Plutarco ha Dota'o, chei lo\i.'Teballi JIOD ilpeodcyano iJl


lJIIelti fUDerali, perchll DOD crednauo che gli Dei IJIOriuero.
(~) G Ii ElJizj dl&aero ad E/iatlo, che que8ti distinuvi eraDO 'fea-
tioo'fe. il arllomeDta estere Data la diversiti -
ehe si riscODtra Desli serittori, i lJIIali De baDDo parlato. Uoa ÍD-
taDlodeUe particolarita del bllll sacro • che la coda cre--
Iceya e calan secaDdo il crlllciere calarc--della lona U To..
lo",meo.
(3) Queata harca

Digi by ( )O~ :>


'6'
,1Uara~ta giomi le' sole donne lo veggtmo', le quall
• '1"
postesi innaozi ad esso, 8' ~lzano le vesti, . e gli mostrano
le loro aDguinaglie; De piu e quindi permesso loro di
pl"eSentlu'si al cospt'tto del nuovo Dio. n' culto di qur.sto
toro viene riferi~o alla cagione seguente. Dicono, che
ah esso trasmigro l' anima di Osiride, la quale perpe-
tuamente ove questo apparisce di mano in mano tra.-
.rondesi (1): alcuni dicono ancora. che Iside trovate
che ebbe le membl'8. di Osiride ucciso .da Tifone, le
chiu'se efltro una vacca di legno, coperta di preziosi
drappi di hisso; e quindi avere a~to nome la citl!\ di
, :Busiri (~). Molte altre favole si \'8.ocontano di Api ,. le
quali noi crediamo che sarebbe troppo langa cosa il
riferire.
Ma essendo mirabili, e sopra ogni fede tulle le cose,
che gIi Egizj fauno pel culto degli animali sacri, grande
perplessita eziandio nasce, ove vogliaDo;i investigarne le
ragioni. Noi abbiamo di sopra accennato, parlando della
sto ría degli Dei, qualmente i sacerdoti conservano in-
tomo a queste cose il secreto. Ma il volgo degli Egisj
espone queste tre éagioni. La prima e favolosa affatto,
ea. e consentanea all' antica semplicitA. Impercioccbe di..
cono, che gli Dei da principio generati, prevalendo al
poco loro numero la moltitudine e la prava scelleraggine

( 1) Secondo Plutuco gli ~j dicnaDo, che Api era il .imulae....


dell' anima di O.irúU i credendo che l' aniDIa di O,,'ridtJ tra.mi-
sra.....ppunto da un bue .U' altro ogni volta cbe iI primo e....,...
di viv8re.
(2) Queata citta era posta ill mea,,, al Dell& ¡ , dioe,...i. oh.
-_ ella"'''0 1, reliquic di O,irld..

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'168
degli uomini, si trasCorm&roJlO in animali, oou quesr.e
lDezzo evitando gli' effetti della cru.delta e "iolenza
umana (1). Ma che poi divenuh padroui del mondo,
per grabficare i primi autori della loro salute, e falte
sacre le bestie, la cui forma avevano presa, avevano
insegnato e di ID8Dtenerle vive, e mone di seppellirle
oon rito religioso. L' altra cagione che adduoono, i
questa. Dicono I che gli antichi Egizj vedendo che per
Ja conCusione e il disordine, che tenevano ne' loro eser-
citi, spease vo1oo vénivano dai popoli vicini evinti in
battaglia,. aveano pensato di dare alle loro squadre
degii s~dardi da P0f'Bl· alti: che a questQ effelto
mE'ttesliero in quegli sOOndardi le immaginf delle bestie
che ora venerano; le qnali immagini attaccate ad un' asta '
dovevansi portare dai capitani: con che ognuno ver-
rebbe a conoscere con cert.ezza a quale squadra appar-
tenesse. Ora avendo questo ritrovalO conttibuito assai a
renderli vittoriosi, credettero d' esserne obbligati a quegli
animali; e a €lebita riconoscenza essersi stabilito. che
non solo non si ammazzasse alcuno degli animali, di
~ si fosse aSsunta per' l' indicato oggetto l' immagine ;
ma inoltre, che cillSCUD d' essi dovesse l-eligiosamente
curarsi e venerarsi. Laterza tagione addotta e fondata
I1IUa utilita, che per la vita comune, e per la inf.era
societa' da questi animali si ~e (2). Perciocche dieono,

(1) Erue6io DOD ha dubitalO di lraScr1"re Lulle qoette cose.


o"idi& le a"e.,. CIIIltal.e prima. Veggasi ü .Iib. ." del1e MellUllOrflHi.
(2} Cicerone interpretO in qoe8to senso la cosa. come apparisce
ae1 Il1O libro della lItIturc tksli Dei. ove dice.: Gli .i 8fe..i.
cAe tkridorui. non corullcrarollD "'';'''aH alcano. •• _ ".,.
~Ae ütilila. cAe ra. "'_1l1I0.

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J6g
che la' vacca . partorisce i:· baoi che lavoraDO la terra.,
ed essa deSIa solea col Nmel'«: il suolo pin leggiero t
che le pecore darmo il feto due volte, e che coUe Joro.
lme $O~traD.O e vestimenta ed ornamento, siccome,
grato ed abbondante nutrimento. col laate, e col Cor-.
maggio: che il cuw: sene e aIla guardia, e aBa ~ccia;.
e pereió 1'8ppresentano .colla cesta di un ame iI Dio,
a
che cbiamano Anubi, wdieando, che c:ane fjulustode
del corpo di Osiride, e d' lside. Altri narrano, che ¡
eani fnrono guida ad Iside quando ando a cercare Oai-.
rielé, e eh' essi le tenevano lonlane,le fiere., ed epi.
alh'O che s' wcontrasse &Ul cammino di lei;. col loro:
laU'lll'e inoltre fattisi' 6di ed am01'04i compapi selle sue
ricerche. Per questo nella f~ d' lside i caai p.~
JleBa proc~one 801enn,e;' e coloro, che. istituirono
qu~to rito, vollero appunto significare il' benefizio di
4JUesfa bestia (1). L' eluro po.i, ossia iI gatto, utile.e
contro ¡. mortiferi. mol'SÍ degli aspidi, e degli altri BeJ."oo
penti nocivi. L' iCI:\ewnone va in traccia 1 si~ si e
accellnato, delle nov, del cocodrillo, e tl'ovatele le
rompe: U che esso fa per sola sua diligenza e virbi,
&enza c~e n' abbia akun suo prop1-io vantaggio, mentre
al contrario, se cosl. non faceS6e, per la· esuberaJlte
moltiplicazione de' cocodrilli U Nilo non potrebbesi fioe..
quentare. Ne l' icneumone nuoce al cocodrillo soltAlll»

( I} Nelle feale d' 1• • non 1010 si ccmdacevuo i caa.i. ma .oltá


uomiai v' inle"euivano coa una ID8achera esprimeale 1a' le5~ di lUl
eaae; il che menano per rappreslllltare ,.tn"6i. Narrasi di YoIUIio,
ehe proacriuo.da.i 7riumllit-¡ •.•i IIlVG in Sit:;li. pr.... POfIIPeo il
"ovine col PlC"'" di ~0I1a ..uch.....

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J7°
rompendone e mandandone a .niale le nova; roa di pin,
t¡uantunque al paragone. si piccolo, IIUll'aVigliosamente
e con incredibile ingegno ammazza quella fortissirna e
erudélissima bestia. Percioeche atando egli coperto dalla
polvere o dal fango, mentre il cocodrillo meUesi' suDa
rlva a dormire a gola áperta, per essa l' icneuD'lone gli
entra in corpo, e cacciandosi sino alIe visccre, gli rode
iI ven1.re, e senza alcnn perjcolo di poi se eSl::e. Fra n
gli ucceUi l' ibí (1) giova a dar caccia ni serpenti, alIe
locuste, e alle rughe. Lo sparviere fa guerra agli scor-
pioni, alIe' ceraste, serpenti ch' banno le COl'll8, e alIe
bestiuolp. niordaci, che occidono gli uomini con pron..
tissimo veJeno. Abrí dicono, che quest' u~ello si venera,
perche dal volar suo gli auguri ed indovini· presagiscono
agli Egizj le cose Cuture. E v' ha pure chi racconta
essere stato da uno sparviere portato· ai sac:eMoti di
Tebe antichissimameute un libro legato con col-doncino
purpureo, nel quaIe erano descritti i riti, e gli onori,
che doveansi rendere agli Dei. Ond' e,
'che anch«! pre-
Bentemente i notaj sam pol'lanO. una specie .di reticella,
o frangia purpurea, ed una piuma di spal'viere. Gli
abitanti di Tebe venerano l' aquila, tenendo. un tal
lIccello come reaIe, e degno della maesta di Giove.
. Posero poi gli Egizj tra gli Dei l' irco, come i Gret'i
vi po~ro Priapo, a cagione dell' istromento eh' egli
ha per la generazione; considerato che questo animale
e mollo propenso aIIa venCl'e, e che degno di onore
V ¡6¡ DOD ~ che la cicogoa, uccello. DOO solo diatrollore dei
aerpeOli. ma prelSo Sli aotichi .... ul.O geueralmeolé di buOD IUp-
do. VeSSasi EliGno.

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l1 '
n' er istioomeato aecennato, poiche da esso, tutti gli
I!nimali traggono la nascita. E per qtlesta ragione dicono
inolh'e ,.' ehe nonpresso i soli Egitj, 'ma presso DOD'
pochi altri popoli le pudende religiosamP.Dte, ~ tengoDO
ne' riti d~' misterj; e i sacerdoti, 001 ricevere dai loro
genitori il sacr' oi-dine, nell' Elgitto vcngono Prinla di
furto iniziati a questo Dio. Per questa ragwne ancora
¡' Pani e i Satiri sono 'presso gli uomini in vetrerazione;
e percio molti dedican(i le 101'0 immagini ne' templi,
rappresentandoli con quelle partí. del loro corpO tese,
onde imital'C la natura dell' ireó, tenendosi, che questo
animale corra procacissimamente ad unirsi alIa remmina.
Con questa ,signi6cazione pertanto voUero la gratiludine
loro gli ,Egizj . altestare agt.i Dei per la fecondita dell.
lbro gente. 1 t!,l'i sacri ~ ,Api, cioe, e, Mnevi, sono
onorati c~me Dei, secondo l' istitUzione' di Osiride,
tanto per' l' uso che se ne fa in agricoltura, quanto
par .propa~ presso tutla la posterita la gloria, e' la
henemerenza di coloro che b'ovarono, le biade. ,E poi
permcsso d' UnmoIare il bue rufo (1), perche di questo
colore diecsi ehe fosse Tifone, il quale a tradimento
antmazzo Osiride ; e pel'che' Tifone fu da Iside per tal
delitto punito di morte. Dic'ono anzi, che anticamente
e1'8no dai re saeriGeati sul sepolcro di Osiride gli no-
mini del eolore, di Ti~oue.; e certo poehi sono gIl

(1) ADchePlUtarco parla del 6ae rllfo immolato d.gli Egia¡; e


1 comment,atori 'd; Diodoro non omeltono di ricordare J. giovelUJll ,'Ufa '
desli E/¡rei. la quale pero il Yellelingio su11' autoritil del Wiuio
di~ eSlere assolutamente stala in molte cose diversa da que! hue,
come OguUDO de..' eredere.

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'17'
Egizj che .ieno 1'116, laddove tra g1i straa.ieri se ne
Yeggono moltissimi (1). Per questo invalse presso ¡.
Greci la favola di Busiri., che dicono anre cmdebnente
necisi i forestieri; ma si ~ detto gil, elle non filvvi
mai- un re Busiri di nome; e cosl in lingua vernacola
m chiamato il sepoJcro di Osiride.
A' lupi gli Egizj prestano onore, per quanto dicono,
• cagione dell' affinita , che questi animali hanno coi
cani, variando poco di natura, e vicendevolmente.
unendosi, ed. avendo prole dalle loro unioni. Si adduce
eziandio di ció un! aItra ragione, ma favoJosa. Dicono ,
che stando lside per attaccar battaglia in compagnia di
Oro suo 6glio contr.o Tifone, Osiride dagl' inferi era
,enuto ad ajutarJa sollo forma di Jupo: onde ~to poi,
ed ucciso Tifone, i vincitori ordinarono, che si avesse
in venerazione quella bestia, al coi cosPetto la vittoria
s' era dichiarata pei: essi (2). Alcuni raecontano, che
uella ÜTuzione, che gli Etiopi fecero nell' Egitto" ven-
• • nero mori groese torme di lupi, i quali miseío in
fuga sin' obre la ci~ di Elefantina l' esercito degl' in-

(1) ErodotD Desa. che gU Egizj abbikDo mai immolate 'YiuilDe


WIlue. Potjirio pero conferma il racconto di Diodoro. acceDDa...
do. che Amo.; aboli UD tal ato praticato in Eliopoli. Plutarco
solla Cede di ManetDntI dice. che si erano dagii Esir.j abbruciati
vivi degli uomini detti TifonU. Corse per cagione del colore.
(~) Non 'bisogna a c¡uesto -propollito ometl'ere UD oracolo. di cui
'¡nnDO l' iIloatre PtII4IIio cercO la apiegaaione. Eslo ~ riferilo da
Sine,io.= QIJA.Do 1L !'IOLIO Oao PlB.DB ..... • A, CO.PlGIIO DELLA
OUB .... A P1UTTOSTO lL LUPO c n IL LlORE EC. Ma cAi ,ia qrul lupo
;, un arcallO tlella 1i"lP'" .tltlra , dice SiI,e';o. il quale non • pe""
mello indJeare al fIO//lO 1I11111!1UI110 60'10 ',IICN d.i Jaf/OIII.

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17 3 .
.,asori: 'pel qu.al ~vo la prefettura di quel paese
vuolsi chiamata Lioopolitana. Per le aooennate l'8gioni
aduaque ebbero culto in Egitto le bestie, delle quali
ahbiarn~ parlaio fin qui. Rimane a parlarai della ,di'finitA
del cooodrillo, mtorno alla quale molti hanno cercato
che tondaIqento possa essa mai avere, parendo troppo
stravagante cosa, che bestie divoratrici degli uomini ah-

biano dagli uomini cúlto come se fossero Dei. A ciO
gli Egizj rispondono, che il loro paese viene protetto
non solo' dal fiume, ma ancora, e mol~ piU dai ~
codrilli ; e per questo ,i ladt'O~i· d' Anbia e d' Africa,
attemu dálla moltitudine di tali b~tie DOD ardire di
passal'e il Nao : M queslo vantaggio s' avrebbe mai, se
si facesse guelTa alle m~e, e da' cacciatori foaSero
,interamellte distrlltte.
, Ma si ra~nta in Jquesto proposito, uD' altra sto~ia.
·Dicesi , .che unodegli antichire, chiamato Mene, tu.
,dalla furia de' proprj cani spinto nal lago di Meri, e
che un coeodrillo, (cosa "Certamente meravigliosa I ) 10
prese, e lo trasportó vivo e sano ,sullido. Egli adunque
per ,gratitudine del benefizio edificó presso al luo8O
dell' avventura :una eiUá, col neme' del cocodrillo; or-
dino che a' cocochilli si rendessero. gli onori divini,
destinó il lago par loro alimento, ed ivi.si fabbrico il
sepolcro con una piramide di figura quadrata, e a la-
berinto presso molti grandemente ammirato. .
In questa, o in ,simiJe maniera gli Egizj ragion'ano
'deBe cagioni, che.li hanno condotti a, conservare gli
'altri animali, di cui dil"e qUi pnrtitamente sarebbe cosa
.troppo luPia. E cerlaIneJlte '- che a questo loro costllme

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:a"
abbia dato luo~ la ridondante abboodanaa ~e·. cote
utlli alla vita, dicon egIino aversene una pl'Ova m!lQif'esta
nelIa conslderAzio~, che álcuni di essi uemmeno. ~
USO de' cOOnnestihili pió' COOlUIli., mentre sonevi ~olti,
che nemmeno mangiano o: lenti ,o fave, 4)' fo~waggio,
o cipoIla, od altre süu.i1i cose, di eui r Egitto ha gran
quantitli. Con che vogliODo .dire agli uomini, come
• d.ebbano dallo 8IIloderato uso de'. cmi asteilersi: che se
ogni cosa da ognuno si. mangiasse • nulla iuine bastar
'potrebbe aHa ghiottoneria de' .galosi. Altri ,add.ucono
un' altra ragione, ed. e questa: che al tempo degli Ab
tichissimi re, cospirando contro essi la plebe, e i:niww-
eilmdo 'I1i disertare, un pcincipe di eccellente prndenza
pensó di distribuíre· a paese iD pió' puti, e d' istilUire
iD ciascheduna a culto di nna bestia particolare, e proi-
birvi un carto cibo, affinche se OgnllllO' venel"aS8e il
&uo Dio, e sprezzasse'H veneratoaltl'Ove ~ gli Egizj
n~n 'potessero mai far lega iusieme,. ed unitsi pe1" in...
BOVare contro lo sfato. E dal Cauo ..cisulta chiarissUna
la cosa; giacche -tutti i confinanti sono in continua di-
lCOl'dia tra loro, appunto perehe glf wñ oI'eodono gli
-altri colla trasgressione de' riti, che rispettivameo.te si.
tengono per saCr! (1).

(1) Pi!Atarco aoch' egli da del fatLo la .lessa rusione; e vede.i


iD ElUlJbio', che la diede aoche Artapal¡U. 11 faLLo poi dell' odio lO
che il fanatilmo e l' ¡atolleraDla Cecero nascere. e Dlldrirooo tra i
varj popoli dell\ Esitto. ndesi a.ceaoa~ da GiovelllJlle parlando
degli Otnbit,i ~ l.'entiriti. e ripetlllo dll Eliallh. Pl,M,arco parla in
cpesto &eDlÍo degli Oxiriuchiti, e Licopoj¡ti.' 11 Ye8lelill.{Jio Olsel'va
coo SilllLO dolore. che l' arianismo porLO qaesta pealJl tra CrisLiani.
, JIa e facile 055CII'Tare. ca' ella .ha Ca Lto il giro di tllLLa la tetr!'. 1

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J'l5
yi sono alcuni', i qual. di questa CODSaCD'azioue di
animali ;(lItDOO' la 'ragione seguente. Innauu che .gll
uomini abbandonata la vita selvaggia si· unissel'O .a vi...
vere insieme, essisi.divoravano~ ed' erano in un continuo
oombattimento > jn 'eui chi aveva· pin. forza pnevaleva
al dehole. ,·Poscia avvenne, che i piu deboli dal propi'io
interesse ammaestrati· si misero in lega insieme, e pre...
sero a segno del loro consorzio l' emblema di quegli
animali, che poi si CÓnsacl~llOll'O. 'Al qual seguo la
pama facendo a mano a mallO concon-ere' molti, la
congrega oontro chi . ~oleva far violeuza crehl>e non
,mediocremente. Fu quiwli, faclle alla 'maltitudine inútare
l' esempiQ; e perció venne a formarsi in taoti ceti,
ognuno de' quali attribuendo la salvezza SU~ aU' animale
che preso avea per seguo', . fin¡ per. ~ndergli a conte
del bene(izio pnori divini. Per questo anche OggigiOt:1l9
le genti egi~ie, discordi tra. loro ne' 1'iti l-eligiosi, ve-
bera.no· ciascuna quegli animali, che da. principio ebbero
per saen. Aggiungasi ··poi com' ~ssi 6~teogono, c~
sopra. tutti .gli uornini gil Egizj sonO nconoscent¡ pel'
qualunque benefizio che rice:vano, riputaDdo la ri<;ono-
scenza e retribuzione, di grato animo essere presidio
massimo della vita: essendo maoifesto che tutti som...
m~ente inclinano a far bene a C010l'O, presSQ i quali
sono deposti i tesori della gratitudine. E .pe¡' questo si
vede eilsere i re egizj adora ti , e religiosamente vene-
rati come se fos~ei-o ven Dei; riputandosi che non senza. .

nOlllri le8l!Ílori PO~SODO nella ISlituzione egizia. d) cui qui parla


Diodore.. vedere )' Qrigiue· di qúeUe C",'e illdiaDe; e (arvi .aopra lo
loro clln&iderazioDi.

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..
11,6
povvideoza divina giugnessero aIIa suprema autonta l
e 'che sieao partecipi della nahll'a divina, voIeDdo, •
pofelldo tare ogni lD888im.o henefiaio (1). Noi abblamo ,
tone pío di quello che COSte stato neceaario, ragionalo
mtol'DO agli anima1i sacri degli Egiaj; ma intanto ah-
biamo anche esposle le leggl loro pin degne.di amJDi,..
nzioae.
"
e AP I T oL o XIV.

lnihalsamatum de' coJtWeri;' giuJüio, sepolturta.,


e "'e7UJ~ioM Je' morti.

Ma se alcuno ocle le loro cerimonie intomo ai


morb, non ami meno ad ammirarne la siúgolarita.
Ove avvenga che presso loro alcuno muoja, tutti i pa-
renti, e gli a!!Úci, coi' capegli sparsi di po¡vere mp.t-
tonsi a vagare per la ciua, altamente piagnendo sino
'. tanto che il cadavere non sia &tato seppeUito. E ia
queSlÓ intervallo di lempo si astengono dal bagno, da!
nno , e da ogni pin lauto cilio; ne mettonsi 'vesti al-
con poco eleganti. Tre sorta di fuaerali U5ansi: vi 5000
j sontuosissimi, i mediocri, gl' infimi. Ne' primi si
spende un talento d' argento; ne' seeondi venti mine;
(1) Da' quanto Diotloro ha dell.O Cacilmenle si vede coma l' ipo.- •
nnza IOla, e il Canatismo maligno calunnio gli E&iaj • «¡uasi (Ollero
.i stolti da tenere per Dei BU animali. Che a~zi una sublime filo-
IOfia contenevano ¡Joro riti, per CJ!le' sim ulacri alaandosi a IIa con-
templazioae della potenza. e benelicenla di Dio. Questa Fusta os-
,,"adone e del YelSeli/J¡;io. e deve asere di 0lui nomo ralio-
.enle.

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"ti?
• gli ultimi non costano che poehissimo. Coloro, che
MunO la CUl'a del fuuerale, esercitano r arte come fu
loro tramandata da' maggiori. Incominciano dal doinan-
'dare a domestici del morto. nell' atto che 101'0 lo con-
segnano, come vogliano che gli si celebrino le esequie;
e tosto che si sono intorno a ció ben intesi, danno a
eadavere a' ministri destinati a fare quanto secondo
l'uso oecorre. n primo di questi, che chiamano $Criha,
steso il cadavere in terra, segna quanto si dehba ta-
gliare intorno al Banco del destro lato. Allora l' inci-
sore viene, e con una pietra eliopica (1) tagliaso che
abbia quanla carne la, le,ge prescnve, subito si mette
a fuggire, e tutti quelli. ch' erano presenti, lo ¡use-
guono gittandogli dietro sassi, e dicendogli improperj,
come addosso a luí intendano di rovesciare la colpa di
un misfatto (2); essendo persuasione degli Egizj, che
sia degno d' odio chiuuque ad un corpo della natura
del proprio (accia violenza. o lo lerisca, o in qualsi-
voglia modo gli faOOa maleo Al contrario trattano con
ogni onore e rispetto coloro, che imbalsamano i cada-
VE'.ri; vivendo costoro famigliarmente co' sacerooti, e
liberamellte . entmndo nel sacrario, essendo e~ medesimi
persone sacre. Tosto poi che questi imbalsamatori vengono
(1) bebe E,odoto fa meuzioDe iD queSlo proposito della pietr•
• ,iopio. , la quale probabilmenle era uoa specie di pielra focaja.
(2) 11 coltume d' imprecare. oDde i mali minacciall a tum ,Ii
~o...cia_o luUa, testa di UII solo, ¡, Ilato comuDe a molti popoli
dell' ullebiui.; e la fOl'mula de' I'Omaui ••cer e$to. coUa quale io-
. tlican.¡ couduDato il malCaLlore al supplizio. t?sprimeva quesla
, (lItenlione. DCl(tO di che divine iDutil. empiere UDa pagiDa di cita-
sioui.
DIODOl\O, tomo l.

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'17 8
aR' opera, alIa qaale IODO chiamati, uno di essi inrro.
dotta pel foro gia fatto fino ai precordj la mano, ne trae
fuori tutti gl' intesüni, ecceUo il cuore, e i reni : e un abro
neitato l' alvo, e tulle le VÍ8cere, lava l' uno e le abre
con vino di palma, e con acque aromatiche. Quindi
per pin di trenta giorni lo tengono lavato e concio,
prima con olio di cedro, e con altre cose simili; poi
con mirra e cinamomo, ed altre materie proprie nOn
solo a conservarlo lunghissimamente, roa eziandio a te-
nerlo fragrantissimo; e 0051 imbalsamato lo restit.uiscono
ai parenti con tanta integrita di tutte le sue membra,
che vi si vcggono perlino i peli delle palpebre, e de' 110-
praccigli; e cos1 resta &enZa JDutazione veruna tutta la
fisonomia, che perfettamente vi si riconosce l' etligie
deOa fonoa primiera. E quindi molti degli Egizj nelle
magnifiche cappelle di famiglia conservano i cadaveri
de' loro maggiori, e si espressamente vere dopo mo1ti
secoli, dacche furono al mondo, ne veggono le f'attezze.
che mirando il complesso della persona, e i lineamenti
deOa faccia, provano lo stesso piacere che avrehbero,
se qnelli anCOl'a vivessero con esso loro (1).
n giorno, in coi il caclavere dee seppellirsi, viene
(r) Fa d' uopo cercare altrove si' indoviD.menti degli EruJiu sul
modo I8DUto da81i Esilj Del Cauo d' imbalaamare i cacbveri, poich~
poco veramente ~ qU.Dto qui De dice DiotltJro. iI '1uale DOD si ca-
piace Cacilmente perchll DOD siasi m88lio istruito di UD' art.e dep.
d' essere cODosciuta; Biaceh~ DOD puo dubitarsi, che Ii dure't'ole.
e si beD condotla era r openaioDe, che, come dice l. Clown".;
Dama.ceno , BJi Egi9 De' giorni IOlenDi di cODvito UIAVIUlO mettere
i IClro morlÍ • tavoJa COD alOlaro. adagilDdoli o sni hui. o sopnE
ledie,

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1'9
dai parenti e congiunti indicato ai giudici, e ai con-
sangninei: e dichiarano,ch' esso passera certissimamente
la palude del Nomo, in cui ~ marto (1). Indi pili. di
quanmta giudici accorsi, e postisi come in trihunale
oltré il lago io un certo emiciclo, 1& barca, che fI'a-
sporta il cadavere, si melle in moto, diretta da UD
noc:chiero, a cuí gli Egizj danno un nome equivalente
a quello di Caronte (2). Per questo dioono, che Orfeo,
avendo nel suo viaggio Di Egitto vedulo questo rito ,
in parte ne copió la favola dell' infemo, e in parte vi·
aggíunse col suo ingegno quanto gli piacque: di che
pin particolarmente parleremo noi in seguito. Condotta
la barca nello stagno, prima che la cassa del mort.o .í
si deponga, ognuno che voglia, puó per legge accu-
sarlo. E se alcuno fattosiinnanzi prova f aecusa ¡ vale
a dire, che il morto abbia menata mala vita, i gíudici
pronunziano la sentenza, e il cadavere vien privato
della solita sepoltura. Se pói si trova, che l' aecusatore
abbia inteotata un' aziooe calunniosa, egli resta soggetto
a grave peoa. Intanto non sorgendo accusatore, o cm
aecusO trovandosi calunniatore, i parenti deposto il
lutto, procedoDO al panegírico del defunto: nel che essi
nulla dicono i010l'DO alfa prosapia, siccome usano fare i
Greci; e cio per la ragione, che io Egítto tutti sooo
riputati nobili: ma bensl espongono come da ragazzo
fu educato ed alIevato, e alla eta virae progredl nella

(1) Q_I.O passo dimosLra. che iD osni proviDcia. o N amo •


era"i una paludo CODlacrata al Lragiuo de' morLi; e cío ~ f'acile ad
ammellersi iD UD paeJe ['ieDo d' acqua. come l' Egiuo.
(~) Truportal.Ore de' Iilprti.

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1
¡ISO
pietA 'verso gli Dei, e nella giuatizia; e COble coltivó
la continenza e le abre virtti; e pregauo gli 'Deiinfer-
nali, che vogliano accoglierlo nel consorzio de' pü. La
moltitudine alIora ad alte grida fa plauso 8lle lodi, e
maggiori ne aggiugne predieandolo per degnissimo di
vivere in sempiterno coi pii nel regno di Dite. Que' ca-
daven ~ a quaJi sono destinati particolari monumenti ,
vengono in 'essi deposti. Ma per quelli che non hanno
Sepolcri propl;i, si fabhrica in c~ loro una cappeHetta,
e si appoggia l' arca, in cui sono sepolti, stabilmente
alla parete della medesima. Quelli , che sono pnvati del-
l' onore della sepoltura, lÚa per delitti, sia per dehiti,
si seppelliscono nelle loro case. E sovente aecade , che
veJiendo i loro nipoti in dovizie , o riuscendo loro di
purgare la memoria dei defunti dai delitti apposti, diano
.poi ad essi sepoltura onorevole (1).
Santissimo e presso gli Egizj l' istituto di onorare con
molto impegno i genitori, e antenau, iti gia alla eterna.

( 1) 11 Ye.'elingio pensa, che Sli Esis.i fossero taBto solleciti


della conservaaione de' cadaveri, perch~ aves&ero opiniona. che
l' anima non si partisse del corpo finch/! questo durasse; a porta in
appoggio della opinione soa Stll'Pio al teno della EIleÍlk. Osser-
nodo poi, che l. Asoltino ha i_masioato, che Sli Esüi credes-
sero alla risorreaione de' mQrti, percie riputaodo. che per tale n¡;ionc
imbalsamasaeroi cadaveri • e li I'idocessero a mommie, che dice chia-
marai da elli Ba66are. sospetta. che quel santo dottol'e p e _
cOli piottosto per ooa certa sua consettura, che per una prova po-
sitiva, siacch~ non 1010 di tale lupposta oploione de¡;li Esisj. niuano
ha parlaLo. ma percIM CUllano ttellonella :11.\' coleaitma 5ua
ehiarameDte dice. che tal ~ in Esiuo nacque dalla diSieolta. ch.
alla pronta aepolLura oppoo8Vano le ptriocliche e lJenerali moada-
lÍooi del Nilo.

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181)
abitazione de' morbo Fra dsi e pur uso di oppignorare
i cadaveri de' genitori pe' debiti de' figli; e a non ri-
scattarli e maSsÍmo improperio, a modo' che cm ció
non fa, dopo morte e privato di sepoltura (1). E ben am....
mirerannosi giuswnente gli auton di questa sapiendssima
costituzione; imperciooohe vollero cosi insinuare, pelo
qwmto mai si possa. da' jnortali, la modestia e il buon
costume, non tanto per la' condotta, che fra loro deb-
bono tenete i vi'fi',' quanto per la' sepoltura, é pel
rispetto che si debbe a' morti. I Grecí trascrisserO nelle
loro 'immaginate favole, 'e per mezzo di famosi loro
poeti, la fede di' queste cose per ció che riguarda gli
onol"i' de' pü, e i gastighi degli empj; ma sciagurata-
meD1e per mezzo di queste cose non solo non poterono
ridurre gIl uomini a vivel" bene, ma incontrarono di
phi la densione e iI dispÍ-e~~o de' malvagi. fresso gli
Egizj , siccome le pene de' cattivi, e i premj de' buoni
non, si fondano sulle favole, nta. sopra fatti cospicui;
ogni giorno gli 'uni e gli altri vengono ammoniti' di
quanto importa; ed in' qu.esta maniera si oUiene 50mma
ed utilissima la· correzione de' costumi. Ed 'ottime &a
Ie leggi SOllO', Ron quelle che rendono doviziosissimi gli
uOlnÍni,·ma queDe che negli umani e liberali costumi ,
e nella scienza delle cose civili, li rendoÍlo istruttissimi J

(1) Erodot.o. Luciano, St.o6.a conlermano cib, che Dlodoro ha


deLlo inlomo al1' UIO desli E,ú.j di dare in pepo i oadaveri de'loro
magiori. Ed in c¡uanlo al negafe la sepoltura a chí mori~a _ca
pagare i dcbili, o non la.ciando con cbe palarU. Erocotll fa aatore·
del1!, leslle il re A.ichi.

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CAPlT OLO XV.

Re Jt.¡;isíalori Jesli Egizj.

Noi dobbiamo ezianruo parlal'e de' legislatori dell' E-


gitto ~ i quali promulgarono prescriÜQni s1 diverse dal-
l' uso degli altri popoli, e si JDÍrabili. Nan-asi, che
dopo l' antichissima condizione del vivere, che in Egitto
si assegna all' imperio degli Dei, ~. al lempo degli Eroi,
Mnevi (J), uomo di grande animo, e fl'a i celebrati
per questo Dome sommamente benemerito, fu il primo,
che indusse il popolo a vivere secondo le leggi scritte.
f jnse egli, che da Mercurio gli fossero state date, e
tali da recare gran beni. CoS! tra Greci fece an~he
Minosse in Creta, e Licurgo tra Lacedemoni; il primo
,de' quali disse avere avute le leggi da Giove, e iI se-
condo da Apollo. La stessa 6nzione fu eseguita eziandio
presso parecchie altre nazioni' da uomini persuasi di
potere usare tal rnezzo in considerazione de' molti beni
che potevano provenirne. Impel'CiOCChe dicesi , che presso
gli Arilll8&pi Zatrauste (2) suppollesie au~re delle sue
leggi il buon Genio: che preSS9 i Geti, i quali crede-'

(1) Non ~ chiaro chi fOlse questo lItne,,;. Pare che ElÍiJno Don
dubiti di riconoscerlo per quello che qui ~iene assento. JI Pol'rlJÍo
inclina a crederlo lo stesso che Mena. che abbiamo ~eduto RCcen-
aars¡ come il primo che diede leggi seritte agU Egizj • e che IDC-
c:edelte ai re Ero;.
(2) -Non trovaai traccia negli aDtichi Icriuori. de' quali ci IODO
realate le opere. per poter sapere chi fOlse questo Zatrlllllte _ D~_
che leggi delle .. lo suppongo. che .' intcllda Zorollltro.

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'JtlJ
'Vano immortali le anime ( 1), Zauiolsi dicesse le me, esser-
gli &tate date daDa madre comune Vesta; e prelSO i Giudei
dicesse Mase averle avute dal Dio, chiamato 1110 (~).
n che que' valentissimi uomini usarono, sia che giudi-
casse.ro meravigli080 veramente e divino quel ritrovato,
il quale in tanto vantaggio riusciva deDa societa uma&a;
sia che stimassero piti. docile .. confonnarsi alle prescri-
ziODi da esse immaginate la moltitudine, riguardante la
maesta e potenza di chi dicevasi ayer date le leggi.
Per secondo legislatore di Egitto si nomina Sasichi (3),
'Uomo di grande intendimento, il quale aIcune leggi
aggiunse alle prime, e tulle le cose ordinó appartenenti
alla religione, ed agli onori degli Dei. Questi dicesi
ancora inventore della geometría, ed avere insegnato
ai popolani di contemplare le Slelle, e il modo con cui
se ne dovevano Ossel-v&re le posizioni e le evoluzioni.
Si celebra poi per terzo Sesostri (4), come quegli, che
non solo superó tutti i pl-incipi d' Egitto nelle imprese
ahe di gnerra, ma che stabili nel paese gli ordini mi..
(1) Non credasi di leggieri, che la immortaliLi dell' aDima pei
G.ti ~ di cai Z-I.i fu legialatare, avesl8 il MIl", che a tale
parola attacchiamo Doi. 11 Yel6ean,io ateslo apmgeudo quaDlo puo
la cosa, dopo aver coarrODtato quello che De dicoDo Platone. L .....
ciano. Arriano. Erotloto. si riduce a .upporre UDa certa alIiDila
tra la loro opioiODe IU que.ta Ílnmortalita. e quella, che Gúueppe
Fl""io altribuisce asli L,enj.Su di cío Ye8lJllli Giulicno De' Ce.ar; •
. (2) 11 Fa/Jbrú.io Delia lua Biblioteca tp't!J{;a ha ba.tulcmeDte di-
mOltrato. che conto debba farai di cío. che DiodtJro e Stra/Jolle.
ed altri pensaroDo di Mo.d.
(3) 11 tcato di GiutillO porta ,sauc1mi. e io pareDle&i ,slUocm.
Curri\pODde al re A,icld DolDÍQalo come legialalore da ErotlotG ; mI.
1I0D 'Yi corrilponde il -tempo. e.MIldo A.iclai pOlleriore a S_".....
~4) Dene legp di ¡¡lID'''; parla" Dic.elll'co _ NillJod.oro, .
... -a-d

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l84
Jitari, e promulgo leggi e regolamenti oUitnamente coa-
venienti agli Egizj intomo ad ogni occorrenza della.
müizia. n re· Boceori (1) fu II qoarto legislalore, uomo
pieno di sapienza, e di accortezza; il quale stabill tutte
le coee, che riguardano i re , e pl'escriase le regoh! da
OS8e"8rsi ne' contratti. Fu egli ne' giudizj di tale sa-
pienza, che molte sentenze sue, per la eccellenza di
che ,splendono, si ricordano anche nel nOllrO secolo.
Dicesi eh' egli foase assai cagionevole di carpo, e per
indole avidissimo' del denaro. . .
Dopo loi si occupO della legislazione il re Amasi,
il quale fece regolamenti intomo agli. oftiej dei ~
chi, e a tulla quanta l' amministraziooe dell' Egitto.
Pusa egli per nomo distintilllimo per la sveltezza di
mente, per la benignita de' costumi , e per la giuatizia:
d' onde avvenne, che quantunque non foase originario da
re, gli Egizj gIi affidassero il regno. Raceontasi, che
avendo gU abitanti di Elea, occupati de' giuochi olim-
pici , mandati a lui ambasciadOl'¡ per domandargli in
che modo si dovessero comportare per amministrarli
meglio che foase possiblle, egli rispondesse: se nesaUDO
degli Elei scendesse nell' agane (2). Policrate, signore
di Samo, erasi seco loi confederato; ma traltando costui
e cittadini e forestieri che capitassero cola, .con molta

(1) NisSUIlo degli .hri seriUOI i coDlr.ddice • Diotloro mtolDo


alle qualitl. eh' egli attribuisee • quellO re. M. Plutsrco lo chilllla
di ntUurak tI.pro. SecoDdo Eliano ebbe lDal CODcetto per poca
religione 'YerlO iI boÍl sacro. e per troppa applicaaioDe alla propria
economia.
(!a) Erodoro 'l!lppODe C¡Uelto deuo di P'flmmi, DOD di Ama,;.

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Ill5
,ioleaza, Amasi mandO legati ad insinual'g1i modera-'
mone; e siecome non si arrese ti consigli, &nalmente¡
gli sorisse riDunciando ,afi' amicizia e all' ospitalita. pel'
, le quali era seco legatO; 'mcendo, nonvolére vedersi
presto o tardi involto in ambascia. certissimamente con-
sapevole ,. .che ad lUlO che con tanta tirannia signoreg-
giava, sovrastava aspra caduta, Per il che egli fu dai
Greci aJD.DÜl'ato e per la cortesia iDa , ' e· per la ceda
vermcazione delle cose da lui predette (1).
n sesto che diede leggi all' Egitto, fu Dario, padre
di Serse. Detestando egli non senza odio, r empieta di
Cambise, suo predece!lSOre, verso i lempli degli Egizj •
cercO di mostl'arsi benigno cogli uornini, ed affettuoso
cogli Dei. E postosi in fainigliarita cri sacerooti del-
l' Egitto, e fattosi istruire nella loro teologia, e nelle
cose registrate nelle loro, sacre scritture, ed appreso di
che grandezza d' animo, e di quanta umanita verso i'
sudditi 101'0 fossero stati gli anticru re, voDe adattarsi
ad imitare la 101'0 vita. Perció tanto ODOte consegul,
che vivente ancora meritossi d' essere chiamato Divo;'
cosa che a niuno degli altri re 'era toecata ; e morto
eguaglió nelle onorificenze gli anticru giustissimi principi
dell' Egitto (2).
Questi pertanto sono gli uomini, che diconsi avel'
fatto queDe leggi degli Egizj, che furono presso le '

( 1) Secoado Erodoto la cadUla di Polier"te predella da Ama,;'


aegai dopo che queslO re Ca morto.
(~) Duro ando in Egiuo coll' esercito. perch~ g1i Es"j eraDs,
l'ibellaLi a lui. llanchi delle crudelta contro elli praticate dal sa-
trapa Oriandro. Si aft'aioaaroDO. poi. a Duío iD sralia ohe mOleda

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'186
altre naziom cotanto celebri. Ne' suaseguenti tenrpi poi
molte , che riputavansi sapientemeote sancite, Ñrono
abrogate dai Macedooi, i quali .insignoritiai del p;aese
privarono la uazione dell' imperio reale.

e A. P 1 T o L o XVL

Scienze .d orti ,che dolf Egitto.foro,. tmsportlJte


in Grecia.

Spie:gate 0081 le cose rigaardanti i legislatori d'Egitto,


J,loi dohbiamo riferire quali uomioi, per sapienza e
dottrioa celebri presso i Greci, abbiano in quegli an-
tichi tempi viaggiato in -Egitto per conoscere le leggi e '
le discipline di que! paese. 1 sacerdoti Egizj dicono
constare dai sacri loro registri, che pauat'Ono ad essi
Orfeo, Museo, Melampode, Dedalo, Omero poeta, e
Licurgo spartano, e SoIOM ateniese, e Platone filosofo,
e Pitagora samio, e i1 matematico Eudosso, e Demo-
crito di Abdera, ed Enopida di Chio (J); e di parte
d' essi additano i luoghi, di parte le opere, che ne
ricordano. i nomi; e sulla pro(essione di ogni arte poI'-

devoziOlle ad .Api, e famigliarmmte trallO i sacerdoti. GIi E¡ü.j a-


doravano i loro re, come se fouero Dei, e le prima di Darío Dea-
'DIlO d' easi era slalo distiDto vivmte aucora coll' appellazioDe di
Dil1O. o di Dio; quesl' ODore certameDte toceO poscia, menlre aD-
cora viven, a Tolommeo Filomet.ore, come lo aLtesta Olla medaglia
cODiala al IDO lempo.
(1) OlLre «¡uesu IDlichisaimi Greci. che Diodo,.., accenDa qui
ltati iD Egitto per istruirlÍ, Teodoro melitelliota nomiaa. Ferecide
Itrio, TtÚe,e ",,1e~ • .4.m.u.apra di CIaaomeno.

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r8~
laDO documenti, coi .quali provano, tbe ~. Egiuo
vennero trasportate tulte le cose,' pe!' le.qtJRli gli ae-
cennaai uomini si procacciarono ammiraziooe presso i
Greci. Imperciocche dioono, che Orfeo dall' Egitto trasse
la pin parte de' riti de' mista'j, e le orgie c8e si ce-
lebrano in commemorazione de' 8uoi errori, e tutta la
!avola degl' inferi; essendo le stesse le cenmonie deBe
iniziazioni ~ Osu'ide e di :&o.,m; e oosl' quelle d' Lide
e di Cerel'e, salvo che ditl$oi.scono di nome; giacchc\
introducendo le pene degli empj neR' Orco, e gli Elisi
de' pii, e le divnlgate finzioni ~Ile ombre, altro non
fa che imitare i funerali degli Egiz;; mentre Mercm'¡o,
creduto ~l guidatore delle anime, secondo r antico
istitutn degli Egi1.j il cadavere d' Api condotto sino ad
un certo luogo consegna ad uno, che figura Cerbero.
La qual cosa da Orfeo comunÍcata ai Greci , Om~o
jmitandola ~ inserl nel sno poema, ove dice :
Ed Ermele cillenio degli eroi
Fuor chiama r alme; ed ha la vt"rga in ~ano
Fulgida tl oro . . • • •
Ed ove poco dopo aggiunge:
17engono alf onde tl OOO4no, e al sasSQ
Di Leucade. E alle porte pur del Sole
Ove 'regnano i sogni, e ai verili prati
S avanzan, ove il folto stuol passeggia,
Simulacri di vita che non hanno
1 Mani degli uomini •••••
E aggiungono essi, il nome di Oceano darsi qui al
Nilo; cosi infatti chiamandosi nella lingua volgare degli
Egizj: per porte del Sol!: iDt~ndersi E,liopo]i: e i ."erdi

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1~8
pr:ati, 6nta abitazione de' m.orti ~ esseJ.'e un luogo'
presso la palude, detto Acherusia, vi.cino a Mem6,
che prati e stagni cÍ1'condano e· selve amenissime di
loto e di calami: ne dir Calso chi 6nge tai luoghi ahí-
tArsi da' IDOl'ti; perciocche la pin parte, anzi la massima ,
de' funerali egizj si fa ivi, mentre nelle grotte di quei
eontomi seppe1liscono. i cadaveti portati attraverso del
6nme e della palude acherusia. E le aItre Cunzioni dei
Greci' in tomo agli inferi combinar pure con cio, che
anche al presente si fa' in Egitto ; perciocche la barca,
che trasporta i cadaveri, chiamasi Bari (,), e pagasi
per nolo un obolo al nocehiere, che dicono Caronte;
ene' contorni della cosi delta citta tenebrosa esservi
iI tempio di &ate, e le porte di Cocito e di Lete,
chiuse con ispranghe di bronzo; e dopo queste essem
quella dclla VeritA, a cuí sta presso iI simo1aao della
'Giustizia senza testa.
E seguono dicendo molle abre favolose invenzioni
restare in Egitto, il cuí nome, e la cuí pratica durano
anche presentemente. Infatti nella citt\ degli Acanzii di
la del Nilo verso la Libia, e centoventi stadj lontane da
Mem6, (~) afTermano essere la botte forata, nella quale
trecentosessanta sacerdoti ogni giomo 'pOrtaDo' acqua

(1) Qui ..-edeai onde probabilmenta Tellga la DOltra 6arll. Anche


Erodot.o dice. che gli Egizj chiamavaDo Barin la barca d.' morti.
(2) S'efll/lO (JOue queala cilla diltante da Memfitrecenlo nnn .tadj;
"YIrj codici di Diodoro la pougono distante da Me/llfi lolamente
centonnti. e centocinquail.ta ltadj. Ro aeguito iI tellO corrente. E
faciJe poi riscontrare in questa bDue forata degli E¡fiaj la greca fa-
voladeUe Dall/lidi. molto pifl. auppoDendosi. che DIIIUMI fOlse Te-
Duto dall' Egttto"

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1'¡89
e
.ttinaa cIal Nilo; ea. in luogo non indi' lontano , e
gil famoso, che innanzi a eopcorso grandissimo di
speUatori anche attualmente si rappresenta la favola
cLill' Aainello, ovvero sia di Ocno (1), nella quale un
uomo si vede inteso, tutlo a torcere una lunga corda,
e molti altri venirgli di dietro, e goastarne la torcilltra.
Similmente dicono che Melampode trasportó dall' E-
gitto i milterj di Baeco stabiliti presso i Greei, e il
favoloso raeconlo di Satumo e dei Titani, e la stona
tulta delle passioni degli Dei. E dall' Egitto pure avere
Dedalo tolto il modello de' complicati andirivieni del
Labirinto', che dura sino ,a questo tempo, edificato da
Mende, o come alcuni vogliono da} re Maro molti
anni prima del reguo di MinOsse. Pin, essere la stessa
la' proporzione delle antiche statue dell' Egitto, e quella
delle 8tatne da Dedalo falte m
Grecia; e che Dedalo
architettó in Memfi iI bellissimo propileo di Vulemo ,
di tanto pregio presso essi, che in quel tempio gr in-
uarono una statua di leguo fatta di mano di Dedalo
~ medesim~ ; il quale per lo 8Velto ingeguo, e per l' in-
dustria sua inventrice stianarono a modo, che gli de-
cretarono onori divini: vedendosi anche Qggigiorno in
una delle isole vicine a Memfi .il tempio di Dedalo,
oggetto di religioso culto per gl' indigeni. Che poi
Omero andasse cola, gli Egizj lo 'provano, obre altri
.vgomenti, con queDo del fármaco da Elena dato a
Telemaco in casa di. Menelao per fargli perdere la

. (1 T La di",sa maDiera COD eui }%ir.j. are,,; • Latini hlDDO pro-


'YerbÍllO ID qiu.t' allegoria. fa che· difficihlllut8.. De coJp il nro
'eDlO. V.asi PtlIUtlnitA. Properll·o.. Bunco J,·t.ft",o.

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'J9°
memoria deOe cose 8Offer&e; eaeildo manitesto -; che
poeta seppe essere il nepente (1) un farmaeo , eosl detto
i.
dal cacciare ogni mestizia; raccontando egli che Elena
l' ehbe da Polidanne, moglie di Toai, e che il portO
daDa citb\ di 'rehe egizia. Ed anche oggi cola le donne
servonsi di questo efJicace rimedio; e presso le sale
diospolitane trovasi un medicamento pele l' ira, e per
la tristezza: dicendo poi gli Egizj, che 'rehe e Diospoli
sono una stessa e sola cittA; e che Venere dagl'indigeni
~ certa antica b..dizione chiauíBsi aurea (~),. e COD
tal Dome distingu.ersi un certo campo sol lel'l'itoriO dei
Momemiti. Delia unione di Giove e di Giunone, e
della loro andata in Etiopía, ,daD' Egitto pure De trasse
Omel'O la favola; gi8(lCbe ogni auno presso gIi Egizj

si trasporta pel fiume in Afiica una cappeOetta, o ta-


bernacolo di Giove; e alcuoi giorni dopo si riconduce
al pri¡tino luogo, come se lo stesso Dio fosse reduce
daJl' Etiopía. E la favola deDa unione di quegli Dei ~
toka daDa solennib\ delle felee, in cui da' sacerdoti
pottasi soprcl un monte copet1o d' ogni genere di ion
la cappelletta deO' ODO e dell' altra.
A queste cose aggiungono, che Licurgo, Platone,
e Solone pre&ero dagli Egizj molte leggi" che poi adat-

(1) Cosa ro••e questo Nepente Sli Erud;,;, che De banno IUDsa-
mente di_putato. Dol lUDO. Siccome UOD &i dee andar ubre alle
00", che IOno in natara, 11 probabile che flllle nna CODfeaione.
iD cui entruu una certa" dON tli oppio.
(:a) Anche n perchll "enere los" deua t:r;,e. od aure4~ 11 5talo
8OBBetlo di Bftlndi quea&ioni. 'FOrH la metalora fa tolta dal color
della chioma. 81endO COIi mq1io fonala. che dalla bcllezsa d.ua
for~a. comll i pita opinaroDo.

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J9~

IarOnO aBe loro repubhliche (1); e che Pitagora. dagli


Egizj ebbe la lingua sacra, i precetti di geometria,
l' aritmetica, e la .trasmigrazione delle anime in qua"
IUDque sorta di auimali (:¡): che Democrito, íermatosi
per ciuc¡ne anni presso loro, v' imparó la scienza grande
dell' astroIogia (3). E oosi Enopida (4) trattó famigliar-
mente 00' sacenloti, e cogli astrologi egizj; e tra le
molte altre cose apprese principalmente il giro del sole
e l' obbliquo sno muoversi, e il suo progredire contrario
a c¡nello delle altre stelle: e cosl pu're avendo in Egitto
studiala r astrologia, grande celebriti pote procacciarsi
Eudosso pubblicando in Grecia molte utili dottrine (5).
Finalmente essere stati alcun lempo in Egitto gli antichi..
scultori greci phi illllStri, qnali fnrono Telecle, e Teo-
doro, figliuoli di Reco (6), i qnali Cecero in Samo la
&tatua di Apollo pizio. Perciocehe v' 1\ memoria, che
la m~ta di questa statua fu fabbricata in Samo da Te-
Jecle, e l' altra meta in ECesp da Teodoro; ~ che
congiunte insieme tulle le loro p8rti andarono si giuste"
chf! l' ¡ntero corpo pareva essere stato falto da una sola.
mano. E sostengono c¡nesto genere di artifizio non ~

(1) Vedi l,/Jerare. Plutarco. Dioseru:,


(2) EroilDto, e J_6lúto cODveagoao apertameale di tatto· 'Pililo.
(3) Abblamo iD ele_nfe Alelllandrino la dichiaraaioae eapr_
.di Perno.,ito .teno iDtorao a cio. che di lni fÚ ti dice.. Oltre ciQ
'Y' h la tIIIlimoaiaDaa di DiOflene"
(4' Di Enopida .i 11 da Diodoro parlato pit\ lop;a"
(5) StraIJone' dice, ohe EudMIO aado iD.!ficto coo Pbuone. ; e
Diese".. ohe Ti aodo 000 CI'I".;ppO medieo.
(G) P_am. •• ppoq. T~ AgUo di TJem: rna Diop"fI
oombiQ coa DWt»ro,"

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'19:1

sersi praticato in Grecia; ma' bensI diere *tat.O in' U80


comunemente preNo gli Egizj; preuo i quaIi non ~
costume , 'eome tra Greci, di regolarai a occhio qwmdo
vuolsi stabilire la giusta conformazione di una statua ,
roa ove lavorano le pietre tagliate e clstribuite inpa1'ti,
essi ne uniscono la debita porzione incomiaeiando dalle
miniaul e salendo alle massime. Imperclocche divisa la
6truttura del corpo tullo in ventuna pal'\e, e un quart.o,
ne dispongono la simmetria in modo, che le parti,
corrispondano alle parti, e qu.esw corrispondano a mUo
il rorpo. E perciO una volta che gli arte6ci convennero
....·a 101'0 intomo alla grandesza del corpo . anche lontani ,
ognuno di essi fece la soa parte al eorrispondente all' al-
Ira, che. la singolarita del loro lavoro pote eccitare gran
meraviglia. DicOllO quindi, che la atatua samia, in
gmzia dell' artifizio degli Eg~j divisa in due parti dal
ve1'tice sino al pube del Dio, perfettamente niostra
egualissime le due meta; ecl essendo colle mani &tese,
e colle ga~e unite (1), vie maggiormente'si approssima

. (1) Stando al leslo, " aUa versiooe correole. aTrei dOTUto dire
non uníte, ma a modo tU olai oammina. Or questa espressiooe il
Yesselillsio stelso trova in picoa contraddiziooe col fatttl, riportando
egli un puso di Eliodoro in proposito, .iI quale dice. che i S~
'-ri tt.gli Dei ti.' Egitto .0110 t:O' piedi SÜUlti e t¡/III8i. 1UIiti; e cosi
parlando dIlla ltatua di ül"nnoM, útuata lul confine d'~. che
Filo.&/'aw .dice easetl!! .tata con en&/'tunlJi i pÚJdi t:O~. Win-
clelman dice .pertamente. che le .talue e¡;iate .r.ao n'ue .elU4 _na,
oou. hraeeia di,tue ~ inooll.ue ai fianolai. Ma l' ..preasione di
Clui lIi &ra,ta , ~ ancora in contraddi.ioDe aperta col IIIDIO di
Díodoro. il quale. se qa.U~ esprelSione si alDlDIUUIIII. Don
p':overebbe pil\ il 100 8IIunto; 11 direbbe a roveseio di queDo.
che avrebbe avalo biaopo di dir•• Pillttoslo adllDqllC, ch. perden

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193
alle effigie degli Egizj. E questo basti intorno alJe cose
celebri in Egirto, e degne di memoria. Ora, siccome
ci proponemmo da principio, nel seguente libro diremo
le imprese e le favole, che l-iguardanO gli Assirj.

tempo, ed op'era io accumolare erudi,iooe. che nulla ha a fare coo


cío .di che si tralla. era meglio cercare, se si potesse scoriere
l' origine della corruziooe del testo. lo ho dato all' autore, e al
huoo seoso quanto giustameote domaodavano. Troveraono i Gram-
maLici a loro comodo quali parole corrupondenLi alla mia versione
debbanai soslilllire materialmente simili a, quelle si inopportooe o
slraoe,. che .i le88000 presentemente.

FINE DEL LIBRO LO

DIODORO ~ tomo 'l.

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,•

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195

CRONOLOGIA EGIZIANA
SECONDO

MANETONE.-

N,u.. cena cro~ologia fissa Diodoro per gIi alltichissind


re dell' Egitto, sia a . n e della grande OSCufttA delle cose..
aia perche teaaendo una stofta. egli non doveva parlare di
tutti • ma solamente de' pia distinti. Monlllone pero. sacerdote
egizio', che serisse tre Iibri di Storia del IUO paele. avea
e~lto con particolarita i nomi, l' orrune. e gli aRni del
governo di ciaschedun re. discendendó lino a' Iuoi tempi. Ná
crediamo di ornare opportunamente redizione noatra del Dio.
doro • nnendó alla medesima le Dotizie CI'Onologiche lommi...
llistrate da MtllIetollll. del quale la Stofta e perduta. ma
restanci preziosi frammenti. statici coaservati da ElUebio.
Beco eiO. che questi dice al Cap. u. del lib. l. de' luoi e..
non; eroniei, intorno agli De;. agli Eroi, ai Moni (1), e agli
Uomi"i. che reparono fino a Dario. re de' PerlÍaDi. leguen..

( 1) Diodoro parla degli Dei, deSIi Eroi. e deSIi Ootnilli, ehe


reparooo io EgiUO. ob fa meoziooe aleuua de' Mm,;. Dobbiamo ad
Ewe1J;o questa tena claue di l!sseri. altrouda perfettameota igooti
D~l senso di resualori. poichb Sli aOlicbi coo tal DOIIUI aIL~o Doca
iateaero~ che le ""¡,,,.,.
o le o",6re IÑ' mor",

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,g6
do la receote erlizione, che deU" opera eeaebiaoa' etata fatta
·dai 1i~. ]J!ai e Zolr,.,,6 sulla versiaDe armena. .
" Secondo gli E~zj il primo Domo ~ Yulcll"O (1), eme •
viene da essi celehrato anche come inventore del fuoco.
Da ess() }.¡i Dltoque Solt!: poi' ~enne Aglltothmone, poi
Saturno, poi O,1ri: .. indi Tifon", fratello di O,;ri; e in
Wlltimt> Oro, figlio di O,iri e d' llid". Questi sono i primi,
che dominarono in Eg;tlo. Quindi per una contin~ta BDC-
C8ssione r autorita reale venue in maoo di Bidi, per UD
corso di trt!dici "!;la e nOl'tc~nto anni. lutendo io pero
un auno lunare, eio~ composto di trenta giorni.; percióecM
.queDo eme ora diciam mtlt!, gli Egiz; antieamente indica-
iano 001 nome di Ilnno (2). Dopo gli Dt!i re~arono gli Ero;
per anní 'mille dugt!nlo cinqu'lntacinqlU I poi. aItri ~e domi-
narono per anni mme' ofloee,,'o dic;alltllt!: poi altri trenta
re di MI'mfi per anni millt! 'ttttCl'nto novant.: iuro altri
dleci re tiniti per ·trt!ci'IIt. cinqutl"t' anni. SUI;~~ ,la do-
mina.ione de' . Man;' e degli Er.; per ¡luní . cint¡1U1IÚ1c
""ocento t"t!dici; e' la 8OI11ma de'" tempi, monta a ",¡u.
.mmlldi (3) d' anni; i quali ,pero sonó lunui, ossia com-
pOlti di un mese. Ma realoiente il l'egno, che gli Egizi
Darrano degli Ihi, llegli Ero; 3 e de' Mllni. si ealcola a

(1) La eronaoa ·,A/essandrintl.smentisce Eus~"io. Es... dice. elle


a Mercnrjo &UCCI'I6e Volcano. .
. (:a) GIi ElIia] anticamente col nOJlle di llrane ¡ndieavano un siomo.
Cosi la dlala Crn"aoa, siccome vedremo pio ¡lIllaDai.
(3) I Gree; chiamano miriade UDa deciDa di migliaja. d' IODi.
SI'lleello pio Il'ggibile, che Euse'hio in queslo passo, nota iI regno
di Sale figlio di Yul'alln deHa dura la di tre miriadi. 11 che aper-
tamente d porla a cred~re, che gli E,;izj con do iDll'ndevaDo di
Bi~Dificare l' epoca di UDa srande l'ivoluzioDIl .uc~edota. come altroTC
'Vedremo. '

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l'

1971
Hntiquállro ''''UG no~ce"to anni '~Iunari • 'che di, solari . ven"
gono ad' esaere df:lemila dugtnlo,ei ".
NisSUDO, di quanti leggeranno I questo 'tl'atto di Eu.e6io ..
si riatara. io credo. da} éonsiderare. ch' egli invece di pre-
sentar" nette le' cose. che proponevaai 'di ·esporci. qualunque
sia il testo. ch' egli seguiva. ha empiuto tutto di cOIlfu~ione.
Jmperciocche incomincia.dal parIarci di Tu/cano come di un
Romo r e intanto tutti .quelli che nomina.' se non' vnole con-:
lideÍ'arli per Dei. deve almeilo riguardarli " come Eroi ¡ ed
ove li tenga per Dei., e per Eroi. nOD si 'capiace che l,"aZlIa
di comparto d' anni faccia per determinare gli anni del loro
regno. forse mettenrlo iD ·ukinlo quello che, dovea' mettere
iD priDcipio; , nlescendo ' agli . Eroi re di Me",fi e di Tini.
i quali non v' e ragione di DOD crederli uomini i 'e tirando
fuori .délle lomme d' aunj. che nOD veggonlli da alcun chiaro
elémento dedotte; ne. dopo avere espolta qnella di, mille
miriadi ~ dando la ragione perche poi riduca tutto a ~nti­
"uat#romila. novecento aDni. Ogni linea di questo IUO para-
grafo. 'e un tale arzígogolo. che non puo spiegarsi. 18 DOD
colla 8Uppolizione. che il testo lia da un capo all' altro gualto.
Noi' avremmo desiderato. che .gli eru(lili signori Mai e Zohra~
avessel'O portata qualche luce in queslo bujo.
EU'e6io intanto avea gia piantalO un sistema cronologico a
al quale era d' ~opo. che in qualunque moclo cetcasse di
subordinare tutte le traclizioni. e tutte' le' slorie diverse. che,
gli si presentavano. oCio' vedesi dal rimanente suo discorso, •
che proaeguiamo a riportare.
" Se quelite cose (le riferite di sopra) voglionsi coJIÍron-
ta.re· colla cronologia degliE6rei. vedraasi, che tutto concorre
nelIo stes80 'senso ( cioe. che gli anuí degli. Egi~i non erano
che ntesi di trenta giorni). Imp,erciocche Egitto dagli, E/¡rei
vien chiamato Me.raim ~ e Meara;". visse molto tempo dope

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198
jl diluvio: perciocclW da CA."., &g1iuolo ~ Nol, dopo i1
diluvio Daeque E,plto, o M~.,..;". (I), il quale fu il primo,
che audO ad abitare l' Eri'IO in quel tempo in cm le genti
ineomineiarono a spargerai qua e Ia. E il tempo ICono da
"tlamo sino al diluvio, aecondo gli E"~i, era di du~ ".;¡.
dupnlo 9"arant.da~ anni ".
" Del rimanente vantandosi gli Epi. per una certa pre-
I'Ogaliva di anticbita. d' avere una serie di JJ~i. d' Ero;. e
di M""i. che abbiano. regnato innanzi al diluvio per piu di
.~nii m;f auui, A giultissima cOla. che questi anni si con-
vertano in tanti mesi. quanti sono g1i anDi. che si contaDo
dagli E"~i; CiM. che tutti i mesi. che contengonsi Degli
acceDnati anni degli E"~i. s' intendano per altrettanti anni
lunari degli Ericj • per quella lomma appunto di tempi. che
si ha dal primo uomo sino a M~.,.aün. Ed Acerto, che M~.,.o_
fu l' autore della rusa egizia. e deve credersi che da lui
proveni8le la prima dinastia degli Egizj. Che se per avventura
dopo que! che si e detto. rimane 8Oprabbondanza di tempi ~
dee penursi. che roree rurono ad un tempo· pareccbi' re
degli Egir.;. Impercioeche dicono. che nel tempo medesimo'
reguarono e i Tiniti. e i M~mfil¡. e i Soil;. e gli EI;opi.
Pare ancora. che altri imperassero in altre parti ¡ e che

(1) Mo.e di Corene. sulla fcde desU acriui di UD cerIo Siro.


eh' egU diee erudiusaimo, pone quesLo MtI.,.aim per qaarto da N ••
~ per terao da CAa,; e cosi avrebbe vivuto un cerIo Dotabil lempo
dopo iI diluvio. e renderebbe probabile l' opinioDe di Erue6io, che
altronde troppo (aeilmenle cel rappreleDta popolatore. 8 sipore
dell' Eai"o. Ma una diflicolt.8 sola si oppoue alla opinione di Ea-
$116;0 ; ed ~. che Delia Gentil; codrsto MtI,rflim ~ detto fi,Uuolo
~i CÑlm. Ql1esta ollervazione e deSIi Editori della "f'er.ione armena;
! .queala ouervazione ballla a ro"t'Csciare l' edifiaio ensebiaDo. altrondo
giia BSsai debolmenle (onda lo. Impercioeebh. (ra le altre cose. eli
ba detLo ad &.rehlo. eh~ MtlNa;m .ii Esitto P

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'199
CJtle8te dinaatie .¡ reltringee&ero ciaschedUDa Del loro Nomo ;
coll che DOD i liogoli re si auccedel8ero l' uno all'altro nello
IteI80 ' 'repo, ma che' alcuni aen' eti medesima regnauero in
un 'Iuogo, altri in UD altro. E quindi, venne poi • che si
lacene un sl grande accumolamento di anni. Ma noi. omesse
queBte cose, riferiremo in particolare la Crono. degli Egiz; ~.
Non t) den' i8tituto UOltro' eaaminare il sistema d' ElUt6io ,
e pesare a parte a parte le opinioni lue. e la molta, o poca
forza i che aver pos80no in faocia di quella severa ragione ~
la quale non permette. che li stabiliscano a.serzioni. quando
Don 8ien~ ben Con date. Diremo 8OItanto, che riapetto al rite-
nere che Ca. come bale del 8istema suo, che gli GRní degli
Egizj non sieno che i 1M'; u08tri. ~ COlA. intoroo aIla
quale veggiamo molta oscuritA.
, Prima di tutto da veru~o de' frammenti. che reatanci di
MfllJ.ont, appari8ce il minimo indizio di tal suppostO¡ n~
de880 pUre apparisce in ni&8UDo di que!li scriltori. che
poterono ave~ letto innanzi Erue6io • e &enza le prevenaioni
8ue, le opere di queD' eapositore delle memorie degli Egizj.
In &econdo' luogo. sembra do'Versi 08servare. che quando
anche aia vero. che un me8e lunare compre~de una cospicua
rivoluzione. quale si ~ quella del ben' astro notturno. di' cui'
il Crea~ore ha oroata l' orbita della nostra terra ; vero 4\
eziandio. che quella nl)n' 4\ la rivol~ione mas&Íma. che in
.eB8O astro si pub olservare; e che d' altronde non e8prime
" verona mauifeeta serie di Cenomeni. il cui giro e ';tol'110
pa&8a fare ai 8enli degli uomini una impressione atta a, con-
durli alla idea di un circolo. che alcun poco si auomigli a
quello den' anno. E mentre. prendendo per Gnn; i mt,¡; si
aarebbe notata una grandiuima diversiti tra gli uni e gli
altri ; quella cio4\.. che in eui produCODo le apparenze di
certi pndi feJloJDeni sensibili. condotti dalle diverae Ilagioni

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!lOO
.uccedenti.i; certo ¡, CM aarebbeai teDuta memoria. dell' epo-
ca. nella quale Cu in aeguito i.tituito il perio.do di dodiei
mesi lunari. dipoi detto anno. e perche un tal Catto era
.uggeriro . dalla qualita eminente della COla, • perchl: diventava
«ravi.sim.o nel rispetto di .combinare iDaieme. i primiaaimi tempi
della aalvatica igDorauza ClOU quelli,. De' quali ai .tabilirono i
prlml laggi della aoien.a aatroliomica e eronologica. (1).
ElUt¡';o. che aveva IOtt' occhio tutta iotera l' opera di Me••
lIdOllé, e quelle d'altri antiehi lerittori. avrebhe dovutó &ro-

( I ) Sappiamo. che aleune orde selvasge hanol) preao il corso


menlile dena luna per 1IIIa mjs~ra alquaDlo Dotabile di lempo. ed
hanno nula ngione per la Co.... , che uturalmente ea lui aensi la
.ucceuione delle ea.i 1uun; ma tulle le oaaioai·appena Ulcite della
prima barbarie humu dovuto conaitlenre i diveni puad. dai quali
di gioroo in porno ~l aole .' al.. eu1r omaoote. e le dift'erend al-
tea.e. a cui giuuge .ul cielo. E il ritoroo.coltaute di questi reno-
menl ha dato a .tuui le vete .lraccie dell'anno. PoteroDo donque
per nvenlura gli Esiaj. fiDCbl! CllroDo harbari. altenerai al periodo
.en.ile. come misura totaJe; ma in !Juello Italo DOD eraDO cPrlaao
meDte ca pací di piautare ul! litorie, ul! crouografie. La.cio di dire,
che le iI piautare ltorie, e Cfouosrafie aopra li Mm periodi imbaraa-
zerebbe opi pit'l oolta uazione, che o~n dee poi dir.i di 1IIIa na-
.ione. la quale non COlSe che De' primordi dena 5ua coltura r Del
resto la CronfU!1I Ale••anclril14, citata di aopra, va iu cerIo modo
.. pifa nuti di EUlehio. Essa dopo ner delto.· cbe a· Mercurio 8'U~
cesse uel repo Y"lcanQ, aggiuDge: e regnll milltJ leicento ottanttl
/lÍ0rn;, ciud anni quattrQ, me,i 'IUte, • prni "..: mentre aUnr.
non Itlpewmo sli Egicj tJejinire BU _ni, ".. c~o an,,; lf1
.paaio di un g;Ortlo. t difficile combinare de' g;orni..."ni, e di
siorni""'fJiorIJ;, come qui si vegsono. Cion iDtanlo 3ssiuDgere, clle
gli Egi"j anano I'anno calucolare.· compo.lo di uni correnti millé
'lnattroceuto lessaDl' uno·; e dieci mila . IreceDlo qoaranta di questl
formaDO il periodo. entro i\ qua1e alserivilno, cnme tra gU altri rife-
rilce Pompon;Q Mela. che due volle iI lole era Dato dove tramonta,
e due VOllO era lramou.... to don nuce.

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~Ol~

'Vare in epi qualche cenno' di qúel fatto 3' ed, aVTertirlo; n~


dacch4\ Don lo avvertl.· possi~mo cndere che il t1'Ova886. Ed
¡ per questo • che in luogo di prova .egli. mette l' opinione .
sua; e della opinione sua non ci palen altro fondamento·.
che un suopregiudizio; cio~ un' altra sua opinione. nella
esposizione deDa quale veggiamo. gia gravi motivi d' incertezza.
Ialciando qui da parte motivi pin gravi • che potreh~on8i
addurre. Noi abbiamo qualche elemento. di tradizioní. e di
.t~rie • che cí guida a fi~re l' epoca. della iltitmione deU' anno
luni-solare. l!;ssa e auai distante da noi. che nella volgar.
consideruione .de' .tempi siamo avvezzi a prendere una fruione
brevissima . per . UDa mi.wa. che cí fa meraviglia. Ma le due
istítuaioni. che precedettero questa. lono ancora· piu cmtanti
da noi. Di qlleste. adunque occorrerebbe parlare prima di
aalire an' epoca. in. cui gli uomini rozzi si limítarono a rite·
Dere per misura costante de' tempi il breve giro delle fasi
lu¡:aan. E quanilo EU'e/);o si da a credere. che gli Egizj
riferendo i regni di antichi88imi· tempi. mentre aveano gia gli '
anni .solari 3 non potevano intendere . che altrettanti mesi lu~'
nari. mette in contraddizione· seco st.esso il .Iensq .comune di
quel popolo.; a cuí intanto fa l' onore di riput,arlo il. primo.
che avesse st.ruo e cultura: non _endo nel senso comune
di nissuu popolo coIto il coufondere in tal ~aniera oue el
differentí supputazioni.
Se non che egli steslO vie~e ad aver sentita' la debolezza'
del sistema suo. toceando l' inconveniente che.. senza. parlar
d"!lltri ~ tosto si presenta achiunque . voglia seguirlo;' ed e
qUf!sto. cpe dopo /!,ver fatto il confronto de' tantí mesi ebrllici
q~nti sono gli anní egiz.j. resta ancora di. questi un numero
~oprabboDdante. che toglie la corrispondenza. di cui tanto
si ..applaudiva•. ,ADora. per liberarsi dall' imbarazzo. suppone
lIeIla Cronologia egiz.;(l UDa sp~cie di partíte duplicate. cero

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SQ2
cando di perauaderai, che in eMa aieaai melli per di.feIo
con ordinata .ucceaaiene mol&iaeimi re. che rurono contem-
poranei i giacchll, dic' egli J g1i E,;"i Darrano euem 8tati re
ad ono ,teaso tempo e di Tilli, e di Me., e di &ú, .ed
El;",,; i ed altri in altre parti. MUD' altra iIlU8trazione ci d1
di pio. I

Egli e ben IOrprendente, che EIU''';O diea eOn tal!ta fran-


chena, che gli Er;zj narrano euere tlel loro paeae lltati re
ad UD tempo IltellllO e di Tini, e di M-fi, e di S.i, e
d' altre parti i mentre Diodoro, che con'olfato avea certa-
mente e libri, e tradi&ioni egizie, quanto pote88e trecent' anni
dopo aver Catto egli, non ci dl indi&io ,di ciO. In poo diai.
tnularai J che se l' Erlto f088e atato per alcun notabile tempo
diviso in pareochi principati, in qualche i.ucontro almeno tantí,
che acri88ero aelle 'bOlle di quel paeae, avrebbero Catto alcoo
efenno o di gaerre, o di alIeanze, o di parentadi, ~ di
8occelaioDÍ avvenute tra re di ona dinaatía e l' aItra, cOme
abbiamo eaempi di fatti aimili in totta le atorie di paeai, che
aoffrirono divi.ione di dominazioni. ·E 8ingolarm8nte poi si
8arebbe notato quel re, che fOllse ginnto a dare unita al
¡overno egizio, e a ridarre i differenti principati in· 'un regao
.010: cosa, della quale non abbiamo la minima indieazi(lne
Ilein Diodoro, che i pia ·notabili Calti con Bomma diligeuza
ha raccolto intoroo ai re antichi delI' EBilto, De· in quell' elenco
croDologico, che Ea,"io ste8so ci presenta, quantuDqoe di
tralto iD tralto faccia egli menzione di singolari. avvenimenh.
Che 8e per avventura traeSIe egli prova di tale aaserzione dai
var; titoli·, che nell' elenco ·cronologico trovan si rispetto a
parecchie dinlÍtie, ove alcone 8Ono dette di re ""mJiu. o
di.'P0lilfl• i J o ltlniti, e simili, parci ovvia l' interpretazione,
che cos1 l' intitolarono qoelle particolari dinastíe o .da! la0s«'
~lla Dascita dei capi delle medesime, o da queno. in coi i

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sol
re di certe serie recero la loro residenza. senza che siamo·
obbligati a supporre principati. e dominazióní distinte e con-
o

tempo~anee. Diciamo di pil. che se si potesse mínimamente·


loapettare . di qUf!S ta contemporanei ti di dominaziollí. tutta
rovescierebbesi la cronologia eglzia nella parte sua Btorica e
positiva; e Manetone. a cuí Eu.ellio non pub Don avere
prestata Cede. almeno sino ad un certo Begno. e che con
tante circostanziate partÍcolaritA ci espone la lerie dei re da
Mende fino ad Alellandro. non ci avrebbe in fine Bommíni.
Itrato. che una leggenda miserabile. Con queU' aaserzione
adunque egli Benza avvedersene avrebbe distrntto l' edi&zio s
che voleva inalzare.
Dalle quali oBservazioni a noi sembra potersi conclndere.
ehe Eu,ehio ha Icelto un debil mezzo per líberarsí dall' in.
comodo, che reca al ·suo sistema degli anní composti di UD-
mese l' o&servazione della soprabbondanza di questi supposti
anni egizj di un mese in ('onCronto degli anni ebraici composti
dt dodici; ed inoltre che riportando la serie cronologica oC;;
tertagli da Manetone, e comprendente i regni de' Boli Uomini.
non piil quelli de' Buoi Mani. de°gli Ero;. e degli Dei, Catto
avrebbe in IUÓ senso un impasto di contuse incoerenze e
contraddizioni; perciocche non lapremmo piu mettere que'
tanti re in correlazione coi corrispondenti tempi. in ni~suD
luogo veneudoci indicato quali fra tante dinastie sieno queDe t
ehe regnarono contemporaneamente, e quali luccessivamente.
Un ca8~ 1010 oi ili otl're atto a persuadere una eccezione J
ed ~ quello che riguarda la dinastia dei re poltori. Vedremo
in Catti da! testo. che nel Cap: XXI del 1.°, 8UO libro EUleh¡o
iirel'isce di Giuseppe Fla\lio. che ivi dicesi come dai lehani I
• dagli altri re epI que' pallori Cnrono aS8altati. E inCani
ull' elenco cronologico apparisce. che reguavano rir te6an;
al tempo in cui i paltori occuparono Memfi • e ré d;olpolilani

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104
quau:do Corono cacciati. Noi vedremlDO pi~ chiara la coa, 8&
o

tanto ElUelJ;o, quanto GilU~pe Flc'lio ci aveuero riportato


il testo letterale di M"ne/one, del quale mvece non hanno
o o o

Catto che un tran.unto a mod" loro, lIiocome in segnito dimo-


streremo. Non oatante cio, pollliamo facilmeute ammettere , che-
contemporaneamente aUa dinastia de' re pallori abbian tenuto
il regno, neDe parti Don occupate da quelli, prima gli ultimi
della XVI .dinaltia, mdi i primi della XVlIJi e la cosa ¡ natu-
rale: attellOCh~ da un lato nissuDO ha detto, .che i re
p",tori °ne' cento anni, che stenero nell' E,;tto, lo dominas-o
sero tutto tranquillamente i e bisogna dan' altro lato ritenere.
che una qUlllche parte rimanesse libera dalla loro uaurpazione,
se solamente 80"0 il sesto re della XVIII dinaatia fnrono obbligati
a partirne: imperciooch¡ da quelto fatto rilev88Í, che 8Otto i
ci"que anteceden ti , cioA per novantasette anni, forse in un
coutinuo stato di guerra, si conservarono i re indigeni; e il
tempo che manca oltre i novantasette anDÍ acceDnati a com-
pimento di cento tl'e. ne' quali durll l' occupazione • vieo
IInpplito naturalmente da quello, in cuí reguo l' ultimo de' loe
tefl"ni: con che apertamente si fa luogo a vedere, che la
xviu dinastialuccedette immediatamente aUa XVI i e parcio
che di l'egni contemporanei altro non e da notare nella croo
nología egizia , che quella dei re pa'teri (1).
Del rimanenle, mentre diamo qui l' elenco 'cl'Onologlco dei

(1) 11 fatlo d' ElUdío ci da .. conoscere. ché quando in materia


di atoria li "uole stabilire nn Iiltema • non basta .piegare per con-
seuure in seneo fayore'Yole al medesimo quanto di positivo s' incon-
o tra in opposto. Bisogna da cio. che di positivo si trova. uarre Ja
OODlegueuza o"via e ualuraJe. che ne deriva. In questa sola ma-
niera si ~ sulla yia della veriti. Nell' altra si ~ forzáti il pit\ dtille
volte a fare a pugni col bUOD sens/). E quelto b qtiello. chefre-
CJUeDtemenle succede aSU Enuliti anlÍchi e moderni. o

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ra05
f t d' Egilto, qule EuI~io tlel presenta come tolto da Milite-
tone. non possiamo Don avvertire qua1mente diO'erisce dalle
indicazioni. che abbiamo in D.iodoro., E mentre non ¡ nostro
oC6cio ricercarne le cagioni, ci contenteremo di osaervare »
cbe Diodoro avea certaménte letta l' opera di Mant!tone, e\
iDsieme' cito essa quanto era stato seritto da altri. e quanto
viaggiando in EB;lto avea potuto raccogliere dalle memorie.
e tradizioni, che., al. tempo SIlO res~vano: oooe nasca la ra-
gionevole presunzione. che cib. che di Manetone egli Don
ntenDe, iI giudioo meno Condato.
Ma in torno aU' opera di Manetone parleremo' ancora. in ap.
presso. Per· ora acco la Cronologia egida. che ci offre
Eu,elJio come toba da quell' autore. .

DIN ASTIA PRIMA.

l. MENE' tinite; Regnb xu· anni: dilatb il·suo· dominio:


lascib onorevole fama dí ~; a si dille l'apito da! ~nio
;ppopotamó (1).
IJ~ ATOTI. tigliuolo di Mene. Regnb :XXVII aom. Fabbriob
palazzi reali iD Mem}; coltivb la medicina; e ,crilse 1ibñ
intorno al modo d' imbalsamare i cadaveri (~).
IIl. CENCENE, figlinoÍo di .At9Ii. Regnb XXXIX aDDi.
IV. V AVENEFi•. Regnb XLII anni. Al tempo sno Cu fame
nel- paese. Egli Cabbricb delle piramidi pre880 la ciua di CA••
.v; USAFE. Regnb xx anni.
VI. NIEBE. Regnb XXVI IInni.

~ I ) Forse, la lavola r. ap(lOl8iat.a al fAuo d' a'fer 881i arlÍnalO ¡.


c¡ualche parle il Nilo.
(2) E ,'a dnnqne l' EsiUo assai coito al lempo di qnllti re! MernJ
era gia fondata. e si conoscevano, le leltere. '

"

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208
m. MEMPSE. Regnb rilll aDDi. Al l1lO tempct lIYVeolHl1'8
prodigi, e grandissima pestilenza (1)'
VIII. VIBBST8. Regno XXVI auDi. .
~ dorata di questa dinastia ~ di llDDi CCUI.

DINASTIA 1
I

l. BOCO. Sotto il regao di costui la terr. ti sprofondc. i.


BulJa'te. ed ingojo molti uomini.
11. CECU, lo stesso che Api, Mn~i, e r lreo di III""k,
riputati Dei~
111. BtOll. Sotto il regno di costui fu statuito. che Dch.

¡
le donne pote8serO ottenere la dignitl reale.
IV. ••••• Non si Dominano i tre leguenti, íl regno
V. •••••. de' quali D&n • dietiuto per alcun fatte
VI. ••••• Dotabile.
vn. ..... Nemmeno si riferisce' il Dome del lettime_
IOtto il oni regao pero si ~, che il Nilo per uDdici
giorni portO iDsieme coll' acqua anche del mele (2).
VIII. SESOCRI. Regnb nVIIl anDi. Diceu, che COIII8 altCJ
cinque cubiti, e largo ve palmi.
IX. ••• •• Nulla di memorabile avvenae aotto il DODO.
di cui il nome e taciuto.
La durata di questa DinBAlic j) di anni CC~CVJl.

(1) So MempMJ DOD COSlO iD qaalunquo 'sistema 'troppo aDtico.


potrebbesi prondert pel Faraolte di MOl.!. siacchll M4net."", manca
d'op' indicaziooo di prodigj soLto iI re. cho pOLrebbe corrispoadere
al Faraone. di cui parliamo
(2) Fol"lo qoesla f:mda eLIJe origine da 'I'lalcbe propiaio e 1lÍu.-
piare fCllOQl8Do della vegetaziooe.

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DINASTlA DI.
Mem.ftti.

l. NECHEROCHI. Solto il regno di lui i Li/);; si "Del-


larono agli Egicj; ma poi ritornarono aDa loro divozione.
spaventati dalla luna crescente. (l).
11. SOSORTO. Fu dagli EB;zj chiamato E,eulapio per la
SU8 scienza neD' arte medica. Dicesi. ch' egli fu il pri~o a .

!
far tagliar pietre per costruire edifizj. Passa eziaudio per
scrittore.
111. • ••••
IV. .• D' elsi non reBta n~ il nome, ne memona
V, • • • • • • di alenn fatto.
VI. • ••
La durata di questa Din",';. ~ d,i anui CXCVJJ.

DINASTIA IV.
Memjili ti aJtra famiglia.

l. SUFI. Autore della piramide pio grande. che Erotlolo


attribuisce a Clreop'. CostW 8' alzi> superbo contro gli Dei;
ma poscia si pendo e sensse un libro lacro, ~he gli Egicj

'11. • • • • •
111
'1
riguardavano come un gran tesoro.
Di ~Ilest' aItri due •re non .' hanno ?~ i
Dll, n~ memorle ¡non essendoll scntto
?O-
• ••••• nulla di. essi.
La dnrala di ql1esta Dina,';. ~ d' anni CCCCllLVIII.

(t) 111 che mondo aduque erano codeali Libl', che DOn aveaue
mai vedqLa la IqDa piena. tU: avevano mai udito parlanae !! Iorae si
voUe dire ffHIJlentMi da un. eccli"i.

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lao8
DINASTIAV.
Elefantlrii.
l. OTIO. Fu, u,cciao ~' luoi aatelliti.
11. IIJ. '. IV. FIOFJ. Regno dai leí aDní .ino ai cento.

DIN ASTIA VL
J. NITOCRI. D~nna fortis6ima sopra tutti gli uominí del
tempo 6UO, e bellissima aopra tutte le donDe. Dicesi Cah-
bricata da lei la terza piramide a mauiera di un colle (1).
J)l'gli altri re di questa Dino,tio" che fnroDo~ compreea Ni..
locri ~ xxx, DOlÍ si ea Ilulla.
La durata di questa Dine;lia e d' uDi Cclll.

DIN ASTIA va.


blem.fttl.".
FurODO V di numero, e regnaroDo aDDi LXXV.

"
DINASTIA vm.
Memfiti.
FUroDO in Dumero di IX. e 'regDaroDo aDDi o.

(1) Stl'abolle parlando di queaLa piramide la dice piantata luU'al-


tezza maggiore di IUJ monte. e delünata par aepolcro di una doma
che avea Ip08ato un re d' Etliuo" Delia destinazione di qaeata pi-
ramide non .,'11 a meravil!liare. Den parmi che ,¡ni a dubitare, ..
alcuna' piramide IÍll ltata piantata &opra un monte. Di .... mira colo
mSlan altro ha parlalO. n/l reata reliquie.. '

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',~" .
..,

caog
I ,
DlN ASTIA IX.
Erac~pol¡ti.
l.ocarro. Be- OI'udelietimo fra qund il -PNOedettero» 011.
eIIlpl r Egitt" di orribili ."Me..
,¡al eoIl~~, e fll
, divorato da 'Uft eoeodrillo.
Qaeeta Di"",,. ebbe ." l'e,·. dm UHJi c•

. DINASTh( X.:
,ET'(ICk 9P9Üli.
ibbe XIX re, e dürO anni CLXXXV.

hIN ASTIÁ ·xI.'


Dro$politanió
Ebbe XVI re, e duro anni XUI1.
Dopo questi regno .A._nente anni xv••
Fin qni arriva il libro..Lo .Ai '..Maa'eiene. I ¡,re IODO CXCIl ¡ o
gli anni M.CCC.

50nQ tolte· da! libro n le cose, che seguQJlo.

DIN A STIA XII.,


Diospolitani. .
Ebbe VII re.
l. SESONCOSI, figliuolo di .l.1IUMne1lle. Regno aoni Xl.VJ.
11. AMMENEME 11. Re,Q~ IQLIÜ ~1," .FJI aQlDl¡l~
da' lIuoi eunuchi.

DIODOl\O ~ . tomo l. .I~

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tilO

111. SESOSTRI. Regno llLmJ anni. Dicesi ehe J 1'olle alto


quattro cubiti, palmi, e due digiti. NeUo spazio di nove-
anni si assoggettO tutta l' Asia, ed una parte d' Europa
fino alJa 'fraeia•. LascÍO iD ogni paese, di ano dominio mo-
Dumenti, facendo scolpir.e lopra coloDne pl'MIo le nazioni
valorose gli emblemi della virilitA, e quelli del sesso . fem-
minile prclIso le nuioru imbelli. Pereio dagli Epi ebbe
graDrli onori dopo Oliri.
IV. LAMPARE. Rcgt'o 111111 anDj. ,Si fabbricll per aepolcro
un labirinto cavernoso Delia regionc di ,A"inot!.
1 suoi lucccllori regnaroDo, cias"hpou¡'¡o XLII anní (1)'
durata di questa Dina,tia e o' anní CC~V.

DINASTIA xm.
Diospoli.tani.
re , duro CCCCIV auDio

N ST A
Soiti.
Ebbe LXXTI re ~ e dllJ'b CCCCLXXx,IT auDi.

IN ST A

Regnarono CCL anni.

(1) t probahile. che cío sia per una media proporlioual••


.(:a) casi noll e detto :il Ilumero.
,,'

DINASTIA XVL
Tebani.
, ¡uremo v, e regnarono cxc aDnÍ.

DIN ASTIA XVU.


PaItori.

Ql1eati erano fratelli {.me;, e re forediéri, quali occnpa-


rono Memfi.
l. SAlTE. Reguo. XJX aDlu; e da e880 ebbe la denomina-
.ioDe il Nomo de' Saili. I re Pa'lori fabbricarono Del
Nomo Setroite Una ciua. d' 0l:'de iavadeodo 11 paeae 10f"
giogaroDo g1i Egiaj.
11. BENONE. Regao XL an.i.
111. ARCLE. Regoo anDi ,XlIX.
IT. AFOFI. Regno annÍ XIV.
lo tutto cm anui. Al tempo di OOItOro pare. che in Egitto
re~a88e' G~u,ep.", (1).

(1) Gli editor; dell' E-lJio tradouo dall' IrDleDo hanao qui ap-
pellO il sepente puso di Sincello. :E tÚ oiae,..,.,.e. cM Ewé'6io
lJIIidato dial precoJltleUo IUO dül1BlIO.' i re dAJJ' -4fricaAo po.,; "elle
XV dinatia Aa rÍflOrItlti 1/.81la X.,lJ. Euendo opiJoolle Bcmrale
CM ,alto 4fuJi GiUHf1#H IJOflerftb l' .i8iuo. .a 1101 po.e .oato alc_
""0. M" illt4AlO ... FIlO -4foJi tlaUc xV' tlJllaltia. e lo poItI
lIflUa X,,". ,idat:entlIJ inoltre i UI allllÍ " X"'. 11 IIt'1taJ1M
....uro lOIi ,e w.ce di Ifli. Qaes&a oeeem.iClllO di Sino" 8Q1l
cü IIIOlto endito acl .liUH6i••

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DINASTIA XVIU.
Diospolitani.

l. AMOSI. Regno anDÍ xxv (a).


11. CHEBRONE. Regno anni XJJJ.
111. .\MOSI. Rf.'gno aUDi nI.
IV. MEMFRI. Regno anni XII.
V. M~SFR\MUTOSI. Regno anDi XXVI (2).
VI. TUTMOSI. Regnb anni IX.
VII • .\MNONI. ReA'll0 auni XXXI. Que8ti 6 'Cf1II!gli, che ~e­
niva C1'eduto M~nnone (píetra parlante).
VIII, ORO. Regno XXVIU anni (aecondo la ver.ione armen a :
aecondo il boato greco XXXVIII~.
IX. A.CRENCRERI. Regnb. uní XVI. (NeUa _raiorae armena
dicesi, che al 8UO lempo MOId condaSle gti En faon
d' Egillo. Nel testo greco si' nota queMo avveDÍmeatG BOttt
il re XI di quea'a' Dinallia). (3).

(.) 1 1Ded'..ilDi editeri ,0''11"8Il00 elle SiruJlo cbíalDI queato Amo.¡


flSliuolo di A.,eto, e lo melte per secondo in 'lilaiLa diga.Lia , avendo
polto par primo A"eto, di eui Eare6io non fa menzione alellnl. Que-
ata ols~rvazione. se non ei rende sospeuo Earebio. dee renderei lO-
IIJI8llo S¡flCIJUo, E' iotanto c _ Ina .Cl'Ít18 MalUJ .... P
(2) Qui Silfocl0 di08. ehe dal ni .4__ • prilDO 4li 'fu..... di •
• atía, fiDO • Múfraflfflltni. li contaDO. aeeoade EUleUo, lIJIIIi
"~~" e T re. quaado Ii donebbero eontare TI ... , H tpaaAO elei
1JII.1i, di DOID8 Ame,.,;. ~he lleooado GiUHf'Pe tu dOllna, polla
c1aIl' AJi'ie4#••• • da altri •• OID.lLa .. .&ue6Co ooi JtXII anlli del
1 ... N[!Do.
(3) E SineeUo ••••P. eJae E/Uelio solo ...,a l' 1I.mta desH
Ebrei dall' Egiuo SOllo questo re, .__ _re Coada,. IOpra DÍI-
auna .taria: anli 8OIltro n parere di tutti gli soriuori piu anticbi.
Pub consuttarsi lo Scaligero:; e puo nderai nel telDpo ItellO la Ta-
niLa di coloro. che t'abhricano cronolosie uticbe.

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x. ·
ANCtlRRI. BegDb anul VUI.
XI. CHERI. Regnb anni xv.
l:II. ARMAJ, chiamato anche DORIIO. Regnb anni V, palO
sati i quali cacciato del paese, e fuggendo da 8UO fratello
Egitto. si riparb in Gre..,ia; ed occupata Argo, si fec.
sign ore df'gli Argivi (1).
XIII. R1MESSE. detto. anche Egitto. Regnb anDi LXVIII.
XIV. A.MENOFI. Regno anni XI.
l:;a durata di questa Dine"l. .) di anni CCClLLvm (2).

DIN ASTIA XIX.


Diospolitani•.

l. SETO. Regnb' anni LV.


11. RAMPSI. Regnb anni LXVI.
111. AMENIFTI. Regnb anm XL.
IV. AMMENEME. Regnb !ln~i XXVI.
V. TUORI. Regnb anni vrI: Omero lo c_ma P.li". uomo
v~lorosis8imo e forti8simo. al coi lempo Tro;r, fu presa (5)-
La dur.'. di quest.a Dintl"i., la quaJe ebbe v re, fu di
anni CLXXXIV.
Giusta il Iibbro n di MORetoRe la somma dei re ~ di ~Cll, e
quena degli anni di IIIMCX".I.

( 1) Cio dicesi da altri del (ratello di Se80ltri.


(2) Sincello anerte, che Etue6io ha a~ion! i alla dorala di que-
sta dil18stia LXXXV anni di pila di quelli. che le aurihuiace l' JI-
frica1Jo o il quaJe io consegueod prflllD lo. stlSSO Sincell<> nOll lIe
asse80a alla medesima che ocutn. Gli edlCrlri lIell. venmne ar-
mena osservaoo iooltre, che anche 7"4#1<> (IQIle'1Id1che vAliela nel
,i(er ire i re di. questa dioastia. .,
(3) Omero lo chiaol. semplicemente marito ,ji .Alc"ndr....

"

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1

214
Ció che segue e tollo daI libro m" di. Maneto1l8f
DINASTIA XX.

Diospolitani.

Que.ti re Curono XII ~ e regnarono anni CLXXII (aecondo la


ver~jone armen a ; ma eecondo il testo greco CLXXVIJl ~

DINASTIA XXL
Taniti.

J. SMENDI. ~gno anni XXVI.


11. PSUSENNE. Regno anni XLI.
111. NEFERCHERI. Regno IV anni.
IV. AMENOFTI. Regno IX" annio
V. OSOCORI. Regno VI anni."
VI. PSINNACHI. Rllgno IX anni.
VII. PSOSENNE. Regno ·xxxv anDi.
La durata di questa Dina,;i", i cui re Corono VII; ~ di
anni CXIX.

DINASTIA xxn.
Buhtllliti.
l. SESONCUSI. Regoo anni XXI.
JI. OSORTONE. Regno anni xv.
111. TACELO'11. Regno anni XII.
La durata di C{11esta ]Jina,';a, c;h' ebbe lIt re, ~ ~ ánni lQJl.

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DIN A S.TIA XXm.
111. 1'8 T(miti.
l. PETtmASTI. Regua anui xxv.
II. OSORTONE. dagli E~lIj chiamato 1~ Ercok. Regob ~
aUDio
111. PSAMI. Regua anni 1[.
La darata di queata D;n."i. ~ di auui XLIV. •
D I N A S 'f I A XXIV.·
BOCC!RI ,.ile. Regna anDi XLJV. SoUo il IUO reguo UD
agueno parla (1).

-1>1 N A S TIA XXV.


I1r re Etiopi.
f. SADACONE. Regua aUDi XII. Bgli prese BoctlflJ'i, e leí
rece ahbrnciar vivo.
n. SBDICO. 8UO tigliuolo. Regua XII auni.
DI. T ARACO (2). Regua aDDi xx.
ta durata della Dino.tia ~ di aODi XLIV.
DI N A S TIA XXVI.
llC . re Saiti.
l. AME~ etiope (3). Regua aooi XII (altrove XVIII). '.

fI) Vegas¡ Elia",.Sl~. d"SIi A'lim. Nel tes&o 11 BOllcor¡.


(2) Nel testo b chiama o Saracf1.
(3) Come eli""e. e DOD nella dinuia .Dtece4ent~ P E 8s'DiaDa
relaaione ha con eaRa. come non formare una dinastía da sil! C. .
tamenw non farono eLiopi i re. che Sli V8l1gono dicitro.

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~18
JI. STESTN1Tl. keg:nl. a!l.¡·~JI:··
111. NECEPSO. R"gno anm VI.
IV. NEC10. Regno .nni "111 (.ltrcn'é VI).
V. PS1MMETlCO. Reguo nm d.Iv (1).
"ft. ,NEC10 11. Regbo HDi VI •. Queeti ~ qaegli, che pre••
GerusaIemme, é condllue prigioniero in Egitto il re JtItIOfto.
VII. PSAMUTE, detto altrimenti P'tI.,metiée. Regub anDi XVII.
-VIII. VAFRt. Re8Do anna xxV'. Sotto i1 SllO regno riCuggi-
ronsi in Egitto gli avanzi degIi Ebrei. rimaati Del loro
paeBe dopo che gli Al8irj ebberlJ l'Í"ell Geraulemme.
'IX. AMOSI. Rl'8Jlo anni UII.
La darála di queata DinOltia ~ di aDní CLxm.

DIN'A S TI A XXvu.
VIII re Pl.TsÑJRi.
J. CAlIBISB.· Regno anDi JI" CQ8\ui 8' impadrord den' Bai\to
il quinto anno, in cm sedeva Bol troao di Pe.
JI. Un MAGO. Reg¡¡O VII mell.
111. DARlO. Regna anna XXXI.
IV. SERSE di Dmo. Repll a.i XQ.
V. ARTASERSE. Regno anni XL.
VI. SERSE 11. ltegao mek n.
VII. SOGDIANO. Regno mesi VII.
<
.
VIII. DARlO di Sme. Regnb XIX. anm
La darala di questa D;nallia ~ di anlli en. em'!li IV.

DIN A STlA: XXVm.


• : •• # 1

~MmTB salte. llep auDÍ vi. " .: . I , •

(1) Nel talo sreco nr..

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D I'N.A S'TI A XXIX.'
y re Mendesii.

J. NF·PFRlTE. B.o anni VJ.


ACORJ-. anni ¡¡¡m.
111. PSAMMUT!. Regnl. aDDi ••
IV.IIUTE. Begnb anni L
V. NEFEIlITB. Regno mesi IV (1).
La dutata deIla • aUDí su, mesi IV.

IN A S IA xxx;
nI Te

l. NF.CT~NEBI. x anni.
11. TEO. Regno JI anni •.
JII. MECT ANEBI. Regno VUI anni.
La durata della. Din4Stia ~ di anni n.

DI N A S TIA XXXL
111 re Persiani.
l. OCO. OocupO )' Egiuo lIedeooo gil treno 'ema
d. v~· aRDi: e re~o 8nni "1 (2).
n. AlteE> di Deo. Regno anni
nI. DARlO, uccillO da AlessQnilro macedone. Regno allni VI.
quelto e cio 2 che trovasi Del libro In. di MQ1/etone.
( 1) Net teslO greco questi re SODa p<1lti in diverso ordiDe.
(2) CGsi porta I'emeoda dello Scalisero, coDtro il greco testo di
S ;'j('Il!llo. che sepa lIoltlnto anoi 11.
('

alB
Or veniamo a liare 1", emoatto d.n"opt"PI tli M."."..eem.
i1 riporta Eal~f¡io sonuÍüniatratogli da Cia."" I!Ief1i. Den'O-
pera contro .Appion~. '
" Prenderb principio, dice f:falt>ppe Ft.... i.,daDe acriUIlN
. degli Egizj. Vero " «-he non poseo riportarle tetteratlDepte:
ma abbiamo i1 10000l'I0 di _V•• ~t."f!; natiyo di Bgitto. ..
1lOmo auai iltrutto Della liDgda ~reca. n qua1e diohiara d' ayer
conlDltate le atorie, eh' egli 'dice saCre, e IOveoti voke .-lar-
BUisC8 Erodolo come quelIó; 'che 'per ignoran.. ha numtito
iDtorno ane' COI8 etizie. B~" cnm";egti 'si 'eaprime; ed io mi
Rrviro delle sleaR lue parole preiisament. _ come 18 lo pro"
ducess¡' per te8tim~o. - Av~amo. ptr JIIe 1'l'!,!,~o (1). Regnando
lui, Dio, Den so come. si sdegab i e meDtre Dissuuo s' aspet.
tava. dalle parti d' oiiimie vetlnet'Ó: r.ori u~miDi d' ignota
nzza, ma pieui di audacia, i quali ~i gitt!l~uo IOpra quel~
paese. e l' occuparouo da un capo aI1" altro' c~lle ~~ seDza
trovar resistenza. Costoro. cattÍvavauo' i p¡'¡~'cipi, ratn,a':,ano i
templi degli De~. abuuvano crudelissimamente di 1.tutt! . g~
abitanti, di parecchi portavan'o lebían e 6gliuoli e' mogli.
Inline si crearoDo un re di loro rusa, chiamato Sililino (1):

(1) Salla ag1i ooohi ad ogoODO, che nmeo 11 Dome greco, e Doa
esi1io. n cedice armeDO per dicbiaruioae .egli editori porla ,re-
.iol!'; ed asi dicoao, che il tradattore DOD si accona, ch. tratta-
• ~ili el! UD DOID. prOprio, e té... elmio" ~ come, ero"" iD altre'l...
• iODi di GÍlul'ppe. Certo che' i ,.omi ID.ticbi haDO &auí".. Ji_ili-
cato; ed 11 probabi!e, : che il ,Dome epie di queKo' re l!ipilicl"
jweaio,o; ma DOIl volt'~a esser, tradotLo, poichat casi confODdereb-
Lonsi tatti i Domi proprj. AltroDd•. come credere che Manetoll.
tradocease questo Dorne. • DoG taoti .ltri' NOD ..' .rriachio tJ1 ¡o-
dicare . qual vera Dome pol.el8e IOltituirsi: quello. che parmi doyer
eredere, si 11, che il testo di Maneto," al te~po di ,6_"e fo...
,la palto.
(2) 11 greco dice StdMli.

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:U9
ti quale lo a Mem6 divile la provincia laperiare dana infe-
liore ; e la eoutrada orien~e singolarmente fortifioo. coU'·in-
tendimento d' impedire agli Allí,.;. i quali in que' tempi erano
potenti , di fare acorrerie Del reguo. lum vedula Del Domo
lDetraite (,) UDa ciuA comodisaima. simaa aulla riva orientale
del &ume Bubaltit.e, per otrta antiea teología cmamata AC1l1l'i.
IÍ mise a fani entro edifizj. e ad ampliarne le mura; e pose
in·8181t per gaernisione veDtiquattrO miriadi (2) di 8Oldati"
Ed egli andava cela loltanto neU' estate per pagare e rimu-
De...... la lIQIl geJlte. ed eaercUatla Delle armi, onde iDcutere
Iel'l'Ore agli Itranieri. COI&m. morl dopo quindici anni (5) di
regno ",
" IDdi regn~ DD altro CJ1IIrantatr~ aDni; ed ebbe Dome
B .110".. laOi UD altro, ~ chiamOlli A6IDen.. e teDne il regu_
trentasei anDi. aette mesi. Indi per Be888Dt'\lno AJ06;. Poi
An.lI. p'" cinquaDt' anai, e UD mese i ed ultimo di tutti
A66eH p'" auai quaraDlaDove. e me.i dlle. Questi lei primi
principi di quella ruza veuavano continuamente il §lAeee J
ed anzi cercavano di dietruggere la generuione egizia. Tuna·
questa famiglia chiamavati AyCIIS06. c~ N p«mri ,; percioo-
ch¡ ""e DelIa lingua IBera degli Efir.; vool dir ,.. , e ru".
vuol dir ""'01'. , e in liugua del volgo ,.,,01';: ODde aDite
le du.· parole iDmeme fOrmaDO Ayell106. Alcuni dieono. che
coloro erano arabio SecoDdo pero altra venione il vocabolo
".re lignifica, Uli che ,... 6eh.",i; e coel. ".re
in lingna
esizia • e hoe con' alfa e l' a'Pirazione. cmarameDte lignificaDO
queste tre cose ¡ e cib a me aemI>fa pia veriaimile. e pm

(1) n «reco dice SlIite.


('.l) Cbi &Vverle, cbe una mi,.;atle importa una deciaa di 1IIi-
«Baja, .i dovr' lare di qU8lla lliult l' idea di una ca. . .a seaeraJe
qua) nou .i ..ide mai altro..,!!!
(5) n I"tJCO porta tlifúllFlIJOI'e.

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~20

CODsentaneD alla Itoria antica. 01' M,,,,eioae dice, ole qoeeti


re. cbiamati pallton, e 'i IDro posten, regllanlOO in Egiu.
per cinquecento nndici aDni ".
" Po.cia da' Tf!6"n;, e dagli altri re ~p; dice easerai as·
IIllta~ que' paStDri, e Catta loro langa e fienl!lima guerra I e
sotto il re chiamato Milj'ramulon eesendo .tati vinti,' ed
avendo perdntD tuUo r Eg;JIo. si rifuggironD in un eerto
lUDgo, che conteDeva unO' spamo di diecí niita ju~n, e clüa-
mavasi A..,,,,.i. M"neton~ raccDnta, che tutto questo tratlo fu
dai paston cintO' CDn alte e saL:lissime m1lre, onde in queDa
fDrtezza assicurare t11tte le IDrD rDbe. e la preda. E aUora
Tutmo,;. figliuolD di lWi'¡rQmutOli, cerco di espugnuli con
graDde apparalD di fDrz., aveDdo cOnGotto seco aJl' auMio
dene nrnra quarantDtto miriadi di soldaD. Ma diape,a_ del
8ucceSSD, pl'r mnZD d' internutizj venDe a patti, Itipulaado,
ehe abbandDnandD l' Eg;,to potessf'ro partini senn aleuna
Dffelll j e di falti fidati Jlel trattato partiron~ dan' Ere,. coi
loro armen ti. cDlle IDrD famiglie. e COD tntte le lorD robe,
in pOBrerO' nDD minDre di Tentiquattro miriadi di 1ICIIDÚti .....
mati j e presa la strada del deserto aDtiuono iD Siria. Qnindi
temendo le pDtf'Dtissime Corze degli A,air;, i qUl)i a quel
tempD tenevanD l' imperio deU' Asia, Del paese, clle ora cm..
masi Giudea, fab'bricamno una cilla, - ehe oontenes.e tante
miriadi d' uDmini. e la denominaroBo GerDIOJima .~
.ce In altro libro poi di cose egizie Mllllno••. dicé, che
qnesta razza di gente chiamata po,'ori. Delfe- softtture aacre
ei chiamtl ,eA;'''i. Ed egH diae vero; poich~ la originaria
condizione de' nostl'i maggiori realmente fu quena della ~ita
pastorale; ed appunto furono delli pastor; perch~ l' occupa-
vano in paecolare le greggie. E dAco ancora, che i libri de#
Egiz; non parlanD male a proposito parlanrJo COI., perch~ il
nostro patriarca Giuseppe in presenza de) re egizio diue.

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2'11'
d' e88ere Ichino; a per ordiDa del re rece venw in EgitID
i auoi rralelli. Ala di que8te cose pili accuratamente parlero iD
altro luogo ". .
• latanto di queata atorí~ de' noatri antichi padri raro teatj-
moo; aic...i gli .Egiij I e ritornero a Manelo". eaponendo in
qoesto mio trattato com'egli descnva i tempi. Dice aduoque OOSI".
" Dopo che la rUla de' pa,wri daU' EgillO si porto a
GerolOlima. T.",...í, che De l' aveva cacciata, regoll VeDÓ-
aoque anDi. e qua\tro meai; e poi mori. Succeue a lni Del
reguo lno tiglio Cfte61!011e per tr.edici anni. Poi Ámenoji per
aooi veD' e meai lette. Poi .na .orella Áme",i per anm
'Ventuno e meai lIDdici. Indi il figliuolo di easa.. Mefri, p8l"
.dodici ...ni e nove mesi. Poacia il 6gliuolo di queato, MtJral.
""'o,i per venticinque anoi t e meai nove (1). Poacia T",OIQ,i,
figliuolo d' eslO. per nove aDDi. e meai olto. Poacia il ftgliuoJo
di lui. Állletlq¡; per trent' anni -e IDeai dieei. Poscia il &gliuolo
di queato, Oro, per anDi &reat' otto -e mesi aelle (2). Poscia
Bna 'glia CMncA",; per dodici lIIHIi e UD mese. Poacia i1
frateUo di lei Aluí per nOve auni.· Poacia il figliuolo di
queato, ÁmeRc/un'; ~ per dodici .nni, e meIÍ treo Poacia il
figliuolo di queato, Arme;. pel' anni quattro e UD mese. Poacia
Bome,,, (3), 6g1iuolo di iJlia"""i. per anni ses&antasei t ti
meei due. Poeeia il figliuolo di quato, AmeRoji, per anru
dioiannove , e mesi tei. Po8CÍ. iI figliuolo di queato, Se/o,; •
. e Rtlme,,,, potente in oavallena e Na fone navali ".
" Questi diede il governo d' EgillO a auo b·ateUo ÁrllUli (O..

(1) Nel greco dieci metí.


(,) NeI greco ·Ir,.,lliIHi auni e ciJa"." mesi.
(3) lI,reco dice .4rmu.fI.
(i) Diodoro pODe quesLo Arma;. creduto il Dall4() de' Greci. i"
UD' epoca assai anteriore; e raccoDta il (auo con ma88iore veroaimi..
¡Iianaa. Sicllramente Malll:tollfl Don Sli era parllto di ba. tinte autoriLa.

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S"
e rJí eGDCeñ taUa qanta r....ncl raIe. peÑ eoI ......
ehe ... lIIIlUe8e diadema, 01 toooa.e la rep.a. d.IJa qaIe
~í aya aY1di 6g1í, M del parí tocc.Ie aJe.. .J,pJIe eo.-
nIJiae reaIi; ed egIi ílltaDlo aodl. iD Cipro, e iu ~euicia,
ed ~ al domiaio sao P Auirj e i M_, e t.ai
tottonIÍIe parte coIIe armi, e pene .... ~, • col
I0Io terrere. t'be metteYaDO le Ale f_. Cotate ~ a
feeero MUÍ -.perbo: ed illCOlllÍDcÍb a lClOrI'eI'e or.,.po.o pei
paeli deO" orieote, e a ~ere ciua e borpi. Moho tempo
dopo A""';. ehe era ratato i .. ~". ... ame di w t1dIo
al roftlCÍo di qoaoto i1 fratello p aYa o....... Imperaoc-
che ltoprO la regioa; DOD divenameote b coDe ahre deDae
del re; e ad istigariooe deglí amicoi A pOIIt iI diadnaa ia
.... ; e IIÍ dichiarO aemioo di 100 frateUo. lllora quelli che
ÍD ~tto pl'e'liedevaoo aIIe eoR ~ ecriaIen a S~1Ni qua"
iri acade"a; e l' avvisal'OllO deBa ribellioae del fratello. 0 _
¡. ch' egli iD fretta ritorDO a PelUlÍo. e ricuper'b il sao repo.
D paeae poi pi~ ji Dome d' E;iuo dal ltOIIle di luí, pereW
8~1"'; chiamavaai Epto, come Anai chiaaa,.ati 1Jo. B.
" LaODde. le IIÍ caIcoIa il tempo a DO..... degli allllÍ pre-
dftti. appariri. elle quelli che li chiamanDo paIIori. ciol
i maggi"ri DOItri. aJcili d' EpI. veDDero in queslo JNIflIe
(Delta Giudea) treceotoDOyaotari aDm prima che DeHe
audaue iu lrgo. meotre i Greci par lo teDpDO per aJa1i-
mlsimo. B COA M •• ~lorte ci IOIDmioiltra tolte dai Iihri egDj
do. valídiaime proye: la prima. che i maggiori .oIIri da
altro paele eutraroDo Dell' Ejuo: la leCOoda. che parbroDO
daU' EgiUo iu R !emoto tempo. che fu q _ di miDe ...m
aoleríore alla guerra "trojaa. Perciocchll quauto Manel'''ft
aggiuule. DOO tolto da' libri egizj. com' egli coDfeasa , ma da
alcaDí tempi iDCfrti • fayoloti. io a IDOI~" falso io leo
"cuito 'f.

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.:aa3
" .Tllttá questa di.-rtuiolle, diCe Eu••io', .rdante
'e antichita degli 1Cgizi; ,e 1Ii loro cl'Onogratiá 6no: a MI'\e 1010
re Neetenflhi, che, ¡O- g¡. uDji a' precedemi;. ~ . tolt. dai libri
di GiruflPfJfI:' Dopo' Nfttáff1!6i 'ébbe ji' regno 'd' EBitt., Q.. ; ,.
de' PtIr.;a";', e ji ,enDe' per d1ni lei',f'C'. ,,"
Fin qui &ltIiJHj~ '1 ' I

ltóá ten_o,' canto' délla . paflte' posi,"" ,che circa i re


, ~' Egiito, le Inccesaioni loro, e ji tempo de' loro regni, Gia-
-,ptt F~. h~ t""lté dai 1ibri di Man;".ne.. Ma' non, POI-
"'0 non dolerci, ch! egli,al pari di Eu.6'tI6io f _tre dichiara
di 'volere adOpel'af8 le pa;ele lIteIIe dello, scftUore egimo" ne
lacoia' IUci il diecorio, lo oompendii, e il;";Cerisea' ~ modo, che
we tcJCIie ]a cbiarezza, e ne acema r a1itoritlt. . Noi non ' sap-
pamo . cosa !ii alIbja riapoRo Api."e, le par, av",ntura
l;iru-,ptt ..n· pubblico la na opera quando Apwne era gil
tDorto. siccome per la ,tona ..ppiamo ..-ni da altri fatte.
Ma certo t\, che col ·ttiteOÍ'80, eJi'egli:·. de' poMori, o l'tI, o.
IDlritlPÍ .. , . vogliaAlo -dit'Ii, ltati per tante tempo occupatori
E,r'" ,'.
. .len' poseia utemne conforme qui .i Dam, nulfa
par.eva . deoentemente conolud.e per Já Itol'Ía 'della lna nazio--
_., poi.ht\ neHe sue pani' eaaensiali il ·racconto . di 1I."~tone
e coDtrario. affa"o l' quanlo· i Ibri _eri ci riferiscono. Nl
OCCQrre-~' ehe perdJam "'po • rteonla.... ehe i pastori ebrei
an.darono iD Egin. cbiamati" e aou -f..mavaDo che ana fami-
~ia di ale... decíae di persMle tran~8i dove i ,a.tori re
v· andarone a~ a . .tinaja di misfiaj., • conquistarono il
paele.da nemici. 8imRmearte gU Eirei dieeendenti da quene
poche deciae di pe1'8one partirousi deU' EBillo favoriti 'da
eircOltanze straordinarie; IDa Doa f.rono _i eertamente.
ahe fabbricarono GerHoü".. ~ ciua, o1J.e t~OBO bella e
Catta, qu~ dopo alcuni NCOIi i loro. postePi la OO1lquilta.
~no' Mpl'a i Jlatiyi del paeaej D& elea fu mai grande a _gno da
.

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~
potere aeoogliel'll elltra le .ue. mm la J¡aO}titudil11t ~ della
~. qai ..i parla. MaRHMe .acManqWt awebbe favoleguo
di groaM coa 4ide1lti raceoati, le s' a\'elle a ri&cNler••
• ' egli YOIIe parlar lI-~li En;. n.tl aleon peleo di UDIJ
c:riterio potrebb~ abbauarsi ad dacoare p'r .1Ja _tili.....
mo e debil filo si grossa maSA di stray.~e .JlIa asoria
patria, oh'egli il pt"imo dee _'Y.nuare COIJle \ID Mel'O deposito
di veriti.
Ma eheooM ahlti.i a pensare. di Giue,,- F~" • .i
grado di Cede. che gli E'rei al &uo· tempo dar poteveae
ai loro libr¡ .torici •. uaa flODIIiderui.ooe. di a1tJ:a ~tun ci ai
presenta, per la quale po~rebbe •per avvelñQl'a .aIoUDe d.IJ.
mandare, 8e la et.oria di ManelOAr aia oapita\a iw .... •
GilJleppe Fltwio • di EII.ehio ICriua di Uq;l .tessa lDaaisra.¡
e come mai Ea&e!Jio ..nA alelUla OIl18rvuiooe wsi iadotle
a trallOl'Ívere per UBO HeIl80 ia&endimeollo l' DIlO e l' a\Lro d"
tratti, ohe abbiamo qad fedelmeute rifwiti t
Prinúerameqte ognuno. che confrooti le due _ di ro
che da Gi"H,,~ Flavio. e di¡ Eu.e6itJ ci vengaoo pr• •tate.
parlando dei re pa"'''¡' si ucwa una di«ueoaa., la' qua1t
uaolntaaeDte DOD dovl'ebbe e8lervi. l' un~ e l' aItro di queati.
acrittori citando lo "'110 libro. Giu'epp. Fi4v;f) dice. che i
re pallori eraDO aomioi d' iguo&a ruza; che alC1Uli l~ aupJlO't
. nevano .,..6;: ed E_io dice ~ c~ oraao ¡enÜlj: il eh"
'Yuol dire, che DOD e,'allO .4\ di ruza igswta. 1M arabio Due
uomiDi, che .orivooo al diffell8a\ellJol!tlte.,. DCHl .1ia1lll'O al
certo le Dotízie, che dURo, a11a ..... tODte. GiIlHfJI» FÚA"¡O
dice, che seeondo M •• elone i l'el. ptlllor;. e i loro "",'en
reparano Ha ~lto per ci_,uecUllo utlU:i aDRí; ed EfllHio
fa durare i1 loro re~no centolre mili. Güu'ppe' Flawo dice ti
"he eaeeado i re ~l"'¡ ,8tati vitrii, ed aveodo perduto tutto
l' Egiú., .i riIuggi~ ia lUI aer&o w.go, oh, QO*aeva

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=425
un~ .puio di diecl mila' jugeri, e cmamavasi Al>ari (1) i e
Mto qUeBto .-atto fu da ~ cinto. di, mura ~ che &ostenD8I"
¡vi l' aasedio meaaovi da Tulmon i ea óttennel'o. "iulir;ae lli ve..
bil'8 a plltti, e di llnda1'8ell8 aenza- offesa ftlori d"Egitto: ed
Eu.6io dice, che i oTe paa,tOlÑ fabbrioarollo una citta',..d' QRde
in"adendo i1 paeae osoggiogaro.no gli Egu.¡. l1manamente par..
láudo ~ impossibile» che se qnesti due 8erittori aVe8sero avuto
8Ott' ocohio i libri di MtJnetone di UDa. maniera medu8ima.
u' aveIJaero tratte cose tanto diffeJ"enti.
Non míllore diverutA a' illoontra neO' elenco cronologico.
che l' UIlO e l' altro di queati due 8criuori ci danno de' re
palori.GfUtqJf'18 FlaiHo. 1i ordina COa&: Sililino. Banolle JI
A.e""a. Afo'¡ ~ Anctll&. ABleto. In, qU8St' alt,:a manilll'a Ji
ordina EUIe!Jit) cio~: Saile # B~1&One.. Arcle Jo A.fo$i. Coal
pure succede neUa serie de' re- indigeoi po~teriol"i ag¡¡ uamo•
patori 'sttanieri. Giuseppe ita'l;o procede in q!Ulsta maniera;
Tulmo,; .. Che6r.ae. Amenoji .. A,IJe/ti;.. M,.fri» MeJratlnu-.
tos; ~ Tmol.,¡ ~ Anenoji. Oro.. Cheru:hel'i. Ato,¿ .. Achencheri .. ¡'
Arma;, Rame,e ~ Amenofi.. Setos; .. e RamHe: inquest' altra
Jllaniera procede- ElUdi". poll'endo: TUlmo,¡.. Amnoji.. Oro»
Achencheri .. Ancheri .. Cher;. .4rmai. Rame"e. Alnenoji ..
coi quali termina la dinasLia "VJlJ. indi Se/o, e' Ramp'; ,
primi dell!! runastia Xl~ 01" laaeiando, da parte qualche divel'.
uta DelIa espo&izione di alcuni nomí. ~ quale Cacilmente PilO
attribui1'8i o ad ineaattezza di copia, o a varieta di pronuncia,
chi di... mai. che Gia,eppe ed Eu'e!Jio. banDO QOpiaco uno

(1) E DOlisi, che prima ana delto. come, il re de' pastod SiC'"-
MIJo. vedDta Del Domo me&raite, ,o saite che d.bbasi dire, una.
cilla comodiuima chiamata .A_i, si mise a farvi entro edilUj: e ad
ampliarne Ir. mura,' e pose in coa par guaruigione v8nr.i'lllatLrQ-mi-
,riadi di lolda". 8 andava eolia Ilella estaLa per pOl,ara 8 rilWlllcrilre
la lua gente. ed _citarla uelle arlDÍ ce o,

piadora, tomo 1.

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2!a6
Itel80 libro? lo DOD mí arre.te~ a tare altre o&IernziODi di
quetta Datwa 1m due eleDcbí. OgDi lettore ¡ iD calO di ve-
dere da H. che Ia- CroII.ltJsÍll ~zi. di M ••e,one. quale
EIUHi" ce la riferilt'e., DOD pub molto rauieurarci • daccW
~ Ñ dilTerente da quella, che ci preseDla 6;'lIf11IW, che dieé
anr.}¡' egli averla tolta da JI"Mltllle (1). Come poi ErueIH.
"esso racciasi rorte Del ano siitema allegando 6i",~ ~ 1.'1;0 ,
~, credo io questo nn ooaterio di Jogiea aingolarilllimo. n
quate DOO prooedendo dalI' alto priocipio, da coi precedono
i miaterj della religione, ci liara permeaao di rionegarlo, e di
merayigliarci come libri compoati di quelta mamf!ra si ~ui.
'chioo tutto giorDo. e iD cento modi ai nprodacaoo COD ia~
aullo del buoo seoao; perciocch~ mentre por si credease. che
• qnalehe CON potessero aeníre. maaifelt.a COila ~ • che cilt
potrebbe IOltanlo verificaní aJIora, che di opportuna critica
lIi corredaasero. per DOD dilTondere Dene geoeraaiooi anccea·
tiye uoa masaa d'iDcoDgrUeDZ8. e d'errori, i quali. se posaoDO
compatirsi per la iDfeliciti de' &eColi. in coi Dacquer:o e si
lOateDDero, aODO iotoUerabili in queUo iD cuí Doí vivíarno.
TermiDeremo iDtaDtO coU' O8lerVare, che dai coofroDti Catti
i n08tri legitori avraDDO occaaioDe di far gi1l8tizia al giudizio
di Di"Joro. il quale trattando delle cose egizíe ha sapnto
rigettare quaDto poteva ragioDevolmeDM lar cODfuaioDe, e
coDdorre a vaDita.

(1) Que.1o Maneto," sarebbe .18LO mai o UD peo ¡mpost.ore. •


UD f'errabulo egiaiano. che preyaleudo i Grec; in Egtun .......e rao.
coIto uro e fallO ¡Dlomo ai faui della saa Dbione. per fame UD
libro di lpeculllaiooe , auai che UD' opera Terameute solida P lo noa
ho lempo di applicarmi a qaeslA ricerca. Ma Don perdua iI IIlO
ehi ~i ,i applichi.

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LIBRO SECONDO.

.. ~

C A. P 1 T ,O L O P R ): M O.

1mprese prime di Nino; Suf: conquiste ;


eJificasio/l6 della citta, c'!e porto il suo nome.

IL lib~ precedente, che e il primo di tulla l' Opera,


comprende le cose dell' Egitto, tra le quali v' e quanto
di favoloso ,riguarda gli Dei di quel paese, quanto di
me~aviglioso presenta la natura del Nilo, e ehecche
altro degoo di memOl;a OCCOft-eva notare. Abbiamo pW."
anche panato deUa ten'a egizia, degli antichi re, e
delle imprese loro. 110i della fabbrica delle piramidi,
che sono poste tra le sette' meluiglie del mondo; e
deU.e leggi, e de' giudizj. e degli animali tenuti per
sacri abbiamo ragionato, oggetti tutti mel'itevoli di
ammirazione; e finalmente abbiam notato i l'iti concer-
nenti i defunti, e noDlÍnati i Greci celebl'¡ per dottt'ina,
che andati in Egilto u'asportarono nelIa loro patI'ia utili
discipline. In questo libro, che ora incominciamo, ver-
remo dcscl'ivendo i falli seguiti nell' Asia nelle prische
cta, principiando dall' impel'io degl' Assu·j.
Continuamente l' Asia ebbe re indigeni, le imprese
de' quali, non men., che i ~omi, s' ignorano. Fl'a quelli,
k cui memoria le sfurie ~aJlIlO propagato ~ Nino ~ re

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, 828

degli Assirj. e il primo; e teee grandi cose. Del qoale


appun&o abbiamo in animo di dare in parlicolare aleone
Dotizie. COlItui adnnqne, bellicoso di sua natura, ed
acceso d' alto amore della nrLU, prese ad istruire nelle
armi i pi'li robusti tra i giovani del paese. e tanlo gü
eaercitó , ehe gli assuefece a sostenere ogni f~tica ed
ogni perieolo della guerra. n che fatto, e ridottili in
be! corpo d' esercito, si pose in aIleanza con Arico, (1).
re el'Arabia. regione pieqa di uomini valorosi, e i cm
abitanti amarono sempre la liberta, ne mai riconobhero
príncipe 8traniero~ onde in seguito ni! i re persiani,
Di: i macedoni, c¡uantunque potentissimi, giunsero mai
a 8Oggiogarli: E da esteri eserciti infatti r Arabia non
puó eslere soggiogata, perciocche in parte e&IIIl e con-
trada deserta, in parte e mancante d' acqua, .re ha
ebe pozzi nucosti, che gl' indigeni soli conosconOo
Or Nino, mOll8l'l'a' degli .Assirj, coll' ajuto degli Arabi
messosi aI1a testa di ~ esercito numeroso invase i Ba-
bilonesi a lui vieini. La atta. di Babaonia (2), che oggi
JUSSÍste, non era a quel tempo ancora fabbricata: 'ma
(1) E venulo iD leala a Stifano Morl'no di .crinre, che queato
.Arico ~ lo I l _ che Ca"ila, fralello di N em6rod per la ragioDe
ch. tal Dome iD arabo lipifica amminülrawre ,",/elite. ehe i
Greci fIIprflllero per arico. .¡guificaate 6.u;colO: due, coae. che,
come ognnn vede. combinaao perfetlalDeale. 11 r.".w'lJio COD
ragione valuta oello ete.ao modo il parere di quelli, che coDrondono
Nino COD N.m6rod; e pretendoDo Dome greco quello di Jirioo.
(2) CU8ia .eguito dI, Diorloro pretende, che IlGbilo"ia f _ edi-
ficata da 8emira",ide, • molli banDO teDuta qne.ta OpiDioDe. ~Oll
~ pero da lacere. cbe Bero80 rece di cib 'rimprovero ai Greci, 000
&eguitavano Cte;ia; ed abbiamo memoria dt cío iD GÚII.PP' Ebr"
CIIIllro Appio,". Di .io .i parlera ahron. "

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'.

!l2g
il paese- 8\7eVR abre clttl: non c:1isprezZaJ.iR, i ('ui ahi.
tatori , non sapendo· far la guaTa, mrono facilm ..nte
8OttomessÍ; e Nino impose loro Un annuo tributo; e il
re viblo, e pl't'SO insieme co' suoi 6g1iuoli, ammatzó' ( 1).
Da questa impresa pusO a quplla d' .~J"IIlenia, che con
grandi forze assaltO; e ro...esciatenp par'PCChie atta, spal'S6
il terrore nelle altre: laond~ il re Barzane, che la do-
minava, vedl"ndo di non potere colle .a~ compf'tere
con Nino, ando ad incontrarlo con grandi doni, . pro-
Illettendo di fare qualunque cosa gli c,omandasSf'. Nino
p91tossi con essó lui magnanimaml"nte; e gli concedette
di restar re dt'll'Armenia, cou che pero gli 'fosse amico;
e gli sommini<;b"RsSe soldati e vettova~ie. Intabto con
quelte forze divenuto pin potente volle avere la Media,
iI cDÍ re F amo, quimtunqtle gli opponesse huon eset-
cito, pur restó vinto; e dopo eh" ebhe pt'i'duto la pin·
parte. de' suoi , caduto prigione del vincitore . con se.tte
ftgliuoli e con la moglie, finl per essere messo in croce.
L' esilo fortunato di qneste imprese fece nascere in
Nino iI desiderio ambizioso di soggiogare tutta l' Asia
posta tra iI Nilo e il Tanai. Perció aJ6data ad uno
de' suoi amici la sati'apia deUa Media, s' avvió per la
spedizione diSf'gnata, la quale compi in diciassette anni,
.riducendo sotlo iI suo dominio tutti ipopoli deD' Asia;
fuori degl' Indiani e de' Battriani. Ma nissuno lascio
scritW le battaglie di questo re, ne il numero de' po-
poli da esso lui vinti; perció noi seguendO quanto De

(1) s•.s·· n8.e a .Iare al calalollo d~i re di Baf.ilonia ra\&o da


Giulio A..fricafllJ. e citato oella Cron"~"(lfia tlPI Sincell.,.. "aeato r.
I18rebbe stRio N"60,,,..jo, Anche di cío ndra.i· iD appreslo.

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230

di" e.... di Gnic1o, helelbl!llle ,.Jau*, ~ pát


dicfiolí. l\elle Ie:rre JBUÍnime e uel emtiliPflle, che
eegue JlI"IO, rgli ~,;~ r Egitto, e la Feuieia, e
la Siria mediternnra rolla Cdicia, la PmfiJia, la Licia ;
ft'l oltre quelle pt'oyiurif', la Caria (1), la Frigia, la
'Iilia , e la Lidia: indi la Troade, e la F~ filio
d' Ellesponao, iasieme eolia Propootide, la Bilinia, la
Cappadocia, e le nazioai barbare, eLe dal POIdO &i
aaeodono lÍoo al Tanai. Poi prese la teITa dei c.Jnsj (2),
e dei Tapiri, e si fa.e &ignore degI' Ircani, de' Dran-
gbi (3), dei Derbici, dei Carmanü, dei Ccmmmei (4),
dei Bon:auü, e dei Pm1i; e deJla Persia, e ddIa Su-
8Íana 7 e della c:ontrada che si chiama Caspiaaa, aIIa
quale si va per le .trette gole, che sono dcde Porte
Caapie. Nino IOggiogo in oltre molle akre nazioni di
minor eouto, le quali sarebbe cosa lunga il nominare;
e ad altra occasiooe dilferl la guerra eoutro i Baltriani,
a cagioue che difficile era iI puSaggio al Joro paese,
e lroppo lllIIDel'OSÍ i guenieri heUicosisaimi di esso;
ticche i tenlativi g1i coslarouo as&a.i, e .rinscirono vani.
Bioondotto l' eaercito nen'.Assiria (5), ivi scelse un
sito, ove fabbricare una grande citti.
( 1) POO DOD _re per talODO ¡Dotile il sapere. che iJ Beinec-
ei" 8,,1 suo Trallato dena orÍB;'" e dell' imperio de'Carj, Dep.
che Nino lOIIiopue la Cuia. auribaeado es1i iI repo deUa G4ui41.
ai Cal~Bi.
(!I) Pel""i" ti,chiama Cadau,,..
(3) Sf'BOO l' ortografia del Ye".li"Bio,
(4) Seeolldo i telti corrcnti C"rCJmlU!i: ma Cte,i. eÍlaLo da F_
sir, dice, cbe el,o Ctllllitui IDO fisJiuolo Tanjollaree lisa ore sopra
i C"".",n,,;. I "ud. eee.
(5) Bo "pito la IcaioDe di Gemí.to. che il l'u.t:lj"Sio sle5S0

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i3.'
. Dopó 'aTa DelIa dtiarása -dele' ..., - mpenti
~ti .lo awyaJlO precedll"~ nOll e mera.
le, ~
emc8pl il peaeiJel'O, e si ,1IÚIe 'a vo_ iBBtlllllre ...
• 1 grande -ciua, 11on' sola" ,:maggiOl'f: di CJ1IfdlM
dora' '*-O ReD' flDi\'!81'1O; . MIl tIde, 'che 1IÍdUno, del
poeteri ne pote... ~ giaRUllai la 'simile. Pwtan..
. • to"il re"~8-
Jiomaa :.J-..G ,,A,_t.:'.
DI1UIl"
1" • di hli J..,.J...ua.
e-.esercdll) ~
.yerto" Jialpi__eate regalat. ,d'.epi maniera j' eoh
. . ; _pPe J ' e ',con -iJJfioiW" etIW.o di lude ,leo_
ebnze neBe ~ioui .uea~, ,piule cp.eIIÍ
atta 8uD' Eut'rate (J), validamente fortificata t' e di figura
bislunga, i coi dile lati, maggiori ebbero la luoghezza
di ol~ centocinqwmta stadj, e- di tlovanta 8tadj i de
,mnori ;, eosl ohe., il, ,8UO '<:ireuilO intero veniva áCl
QIél-e di tpattreceato o_ta. Ne',' ingUuiO . . Del
\,"¡ •• ". ;'.' ~. • '\',

ohiama la mi¡liore, qulntUllque e¡li riteup ,s¡"ia;. por la r~_


dic' esli, clle l' UIO };la clIDdotto I dare aUa ,siria Tlltiuiml elteD-
.ioDe, e facendoli farte Iull' autorita di StralJone, a coi pero lI. ne-
cessario, 'eoro' esli cODlelaa', 'fareuna postilla per dire. ebe.noa
iotllDde ,.ltri 8irj. cm l¡aeUi,. i quali in LbiIottirJ oattil.aiTóJl!) ..
reggil di NÚIo. SODO dUDque SU 4"irj, abitanti deU' ~,.iria., o~
Uta Siria. nlcchll l' ¿,.iria II Delte atorit marcata' COD caraueri
t'iDllolari .itoDllrebbéü ebci pbrt.r COÍlfulio'ae ia cbi 19,' haélt-
..adol., eqa . . ._ . clte'Boa." -teht1Daa. ': ,
(1) Erodolo pODe quea,a c:iua. lul T;,". e 11011 11111',
Diodoro hl '''Buito Cie.ia.' Non II quiDdi luogo a prelumere ,~ttO
ErIJi'-.
Corrolto. 11 Ye"elillgi~ noli 'tr6n:; 'che 'posla aureraSare • lJiod4ro
quaató ,¡l"."'¡"no ¡}l.arcellino dice tU Jerq6li ~ "sil )., ~,"4
*
Nillo ~ qilaato ,dice Filo.i,.ato di Nino poata"iciDo Ze"Bmd; ~
-qú8ato il p¡tted.; b. ,,~riito ..na Yoee trino. di Srefaiío. t lessttori,
al ''1oá1i f.'éci8 telllO bn er¡:or~ $i 'gfoiso di Ct~IÍA e ai Di04.""', 11
- ,n.o de' ,..U .11IRbo ¡¡ . . prelomeíe che sil .tato O 1111' luOsO'~
111 auai ..iciao al IIlCllO. ClOUlIlt.crum.o loati licari.

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ah
concelto suo; pereiocche da DioDo poi Del proeedere 'deí
tempi. ciua di tanta esl:ensione fu fahbJicata, ~ di lD1B'a
lanto magnifiche (.). Le mura' di e.... eorgevlUlo: d' ....
~ di: <lento piedi; ed enDO' si larghe', che vi cor-
revano aopra, del . pan tre carri.· Avev. inoltre. miUe
~ecento 10m, abe ciascnna' dugeoto piedí. Ad abl-
tare questa cílta chiamo egli per la piu parte ,1lODÚIli ,
di Assiria , e po_tiaaimi ; IDa: vi lUIIIIÜIe pare altri di .
• bre naziODi, ehe yolellel'O ~nil'!fi; e a questa aJlegaO .
.lID gran -tralto ,di· terreno d' inwrno; .e ehiamO -la ciUi :
Nino da! IlOme 8Uo.

Origi~ Ji ~miramide. S~ prime no••*,; Sua tmt1ata


alf esercilo, mt'nlre Nino asseJiava Batlra; e come
avendo essa presa la rocca di quella ciUtl diventO
moglie di, Nino •

• Fatte queste cose egli si mosse coD' esercito alla volla


~e' Battriani, ove prese per moglie Semiramide. DelIa
c¡uale, siccome udito abbiamo essere st.ata chiariSBima.
liopra tulle le donne, noi DOn possiamo 1rattenerci dal
-dime aleUDe cose; e primieramente come da bassissimo
!ltato salisse, essa a tant' altezza di g l o r i a . '
~ E,. in Siria una cíttA detta AscaIona, alIa qwde enor¡

. (1) Non ren_ebbe cío. che 4Iu¡ tIin. Diodoro. le si. dowII8 d. r
..enteId oErotloto. i1'~uale lUpPOae iI circuito di Ba6iJ.onia di 48e
ltadj; onde sarellb.' ILata epale a NiIIo. )la .s;"...__ ' .ppotlia
Oiodoro. .. •. c", .•c ... ' " ,,-',,.. ': ....

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~233'
1IlOl~·lontlno· un lago -grmeIe: e profonclo (1) ,,' abboU-
da.te di peaci; e nelle viCÍDanze y' e un' tempio . dedi..
~to -.ad . unamil'áeolOllll .Dea, che' i Sirj chiamano :.
Da-c:eto.. )_Qu.taDea si '1'8ppresenta . c~ faccia '~.
«lonoa, e nel restari~ éorpo' coJ!á forma di pesce. I piu.
eruditi· del !paese raccontauo, . che Venere da· lei ~ffesa
I. .ispiró noh;:uo:a;e UD affelto yiolentissimoper UD· gio-.
.vQletto . di.DOJl ~ganti fattezze ~ella· turba de'· saen.;..
icwlt¡';.e ,che: come dalla unione, con esso la Dea~bbe;
una figliuola " vugognaDdosene , ammazzo lni,' la i,
e_ciulla 'fece esporre in ceno Juogo petroso e :deserto·;
e se medaima' vinta. dall' onta e dalla tristeza llDDegO.
iD.. quel lago, di poi traaformata in pasee. . Per .ció .ay-
~., che i ·Sirj 'ancbe:oggi s' 81teogono da! JDaDgiar
pesca" e i pesci veDerano COn rito religioso (2). Una '
grande ,qwmtit&. iotanto di colombe
. IrOvávansi sulluogo
ove la fanciulla fu esposta, ed aveano ivi i nidi; e qneste
per . cena dis~ooe· del destino' preltarorue e nudri-
mento; e . salute: perciocche 'coprendooe il tenero cor.
picciuolo coIle· ali veniv.ano riscaldandola , e yeduto
preNO ;alle .vicioe capanoe di bifolChi e di paston esposto.
elel latte" empieRdosene la gola, co' loro . beccru nelIa
~qa.di lei ,~qwisi fattesene 'oodrici, lo stillayano. Cod
pote essa,.giuogel'e Íl UD.auao·di.vita;·ed abbi8ogwmdc.
: .. ¡ j

'(1) Presl~ .A.calo_ nOlltro....ar lago' limite al qui accmnato.


Qaalcbf1Erodito ha credULO. che quelto 11180 .ia iI 8¡,60no. di cui
Diodoro ba falta meñaione parllndo Del lib. J dell' EJilto.
(2) Cose .¡mili lesgon,i in Luciano. in Menandro. in Ateneo.
ed iD .l~ri, sebbenlt ad abra Clp.¡...t&rÜHIilcoDO ••i r \1'10 luper-
.Liaioso. di cui ,i ra¡jena. '

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_34
aDora ,di CÜO' uqtIanto.' piu MIlo, fe coICIIIIIi1e 'sep;en
pronederla de' fOrmaggl , che 8& e giu'¡ftDO portaaft
,yia t' e che a v.-ie tipre. le IOID~. Nel 'ri--
.limare i paetori' a queDe loro eepaaoe ~ O" posIi
ayell10 • atagioaare i for...ggi ebbero ad accorgeni
iaoihaente '·.'CGIDe quelli enao CDlto. al!' intorDo l'88i 1
ilel che pl:imieraDlellte Ii JDea'ri~0 t ·.cGme di Oo. .
iasoIita 1 . poi OMertaaado veDeN' ad iIoopriNIie la cagioDa
Ilreato aduóqoe troVarGno, ~ J.mbiM ~ sing"
pe!' la .bellezr¡a clelle fo~, la quale pol1U'OGo ai Ion
CMOIaft ; inda la diedero iD donó al aopraiBtndenlll ele.,
IQItndre ~el re " che. chiamavasi su-. NOII a"ea'coslai
fiPuoli "e· st adottO questa., e la . . ~tiMim..
-.eDte, mettendole IIOme S6~ '(1), elle neM,
lingua de' SU; viene a' dinotar le colOlDbe, ¡., cputIi."
...a.ne Siria da quel tempo ita poi. sempte ha veD8l'IdII
eome . Dee. ;. . '17

.~ Quedo' ~ ~ _rno alIa ll8IOita di Sem.inmicl.e


aecondo. le favole si raccollta. La quale el'eIICÍU1ll «".
ea· ell!lenclo in eta nubile., ed intanto ..dele alble d...
aeIle IOrpusaJldo ,in bellezza, accadde, . che UD eerto
preletto, di. nortae Menone, aadO a viaitare gli araaentJ
del re. Era coau& capo .dd 'l8Dato regio,;e. 1 0 " ' "
di tulfa la Siria; ed eaaeDdo ¡lo el' aHoggio in cala el
Simma. veduta Semir!lJnid,e, se De innat;n<>ro..; e tapt&
.fece con Simma Jebe l' otIeDD!!, e aec.o la eoad..o
.Ua ciua di· Nine. oye presala in moglie u" eb~ ti.e-
•• •• • • . : '>. ~ ••• #. , •••• " ,'...... .. ;
(1) Probabilment. 111 delta S.ri_m'¡,ir·U;'...... raddelc....
il .~0Il0 ocil cambialllcDto di alella letl...... " .

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,3;
&gwoli, lpate, e Id.. ,E siceome' Semiramide 8U.
Lellezza del oOPpO' univa 'eIeganzaepmspoodente di ma..
mere, ben presto f;:r padrona' dell' animo· del merito, e
il domino á modo, che senza il cODSiglio di lei non
raceva, alcuna. cosa; e tuUo 'ció che a lui CODfiigliavlf.
quflSla donna, mirabilmente gli l'iusciva bepe. ,ha quel
lle:tnpo il 're NiDo, ,avendo messo per govema.tore dena
eirta' cbi8JData col Dome SIlO Colofone" era tullo inreso
.na spedizione oonfl'o i Battriani; ,e sapendo quanto
esereito essi avessero, di· che valore ÍOS8ero i loro sol.
dati, e '{Ulmto difficile' fosse l' 8CCeSSO degli straniel'Í
.Ila loro terra, levava trUppe da tutti i paesi del roo
imp!,rio; perciocche' ricordandosi come gli fosse andato
.. a.. roble iI printo lentabvo, capiva non . potere invadere
la Battriana, che con fone assai maggiori delle prime.
Ctesia racconta, che avendo da ogni plll'W racc:olto
"esercito, Nino trovó neUa revista che De 'rece, avere
pronti all' impresa un milioDe e sett.eéento mila lanti,
dugento dieci' mila cavli~i, e poeo meno di dieci mila
5ettecento carri faIcati· (1). Egli equesto veramente per chi
cde tabto' un numero incredibile di forze: ma non ap-
plll'im irnpossibile a chiunque consideri la' ~ndezza
dell' Asia je la moltitudine delle naziom,' che in essa

(1) JI p. P~tal!io. lacui [lielll diede a ta!,no argomento di dire


ad altro proposito. ch' egli inllocentemeate credeva che ¡¡Ii uomini si
m'oltiplicas~ero una voha nel mondo colla facilita con cui f'(!1i Ji
moltiplitan sulla carta. 'Bah laa dubitato di quallto Piodoro e Cteñ...
rir."l'isCIlDO. Piu pero yale la cOBsideraai08e. che Piodoro qui fa.
che ogni supposizione del p. Pww;o; e i faui, ai lJuali si appoggia
la oonsidernione di P¿"doro, banDO OBa c8gioJJe e,·idtnle nella eeo-
IIOmia civil. dell. autic)¡e, Da:&io~i.

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's36
YÍvono. Impercl~ I se, .1atciata da parte la' spedi-o
mone di Dario contro gIi Scili con otIMeDto miIa uo-
mini, e la pauata di SerIe uella Greci. oou una iBU-
merabile turba di gente, vOl'l'alli COIIIidenre le cose,
jeri, come dicesi, e jeri l' alIJo ~ in Europa,
facilmente presten fede aII' esposto. E iu Sieilia Dio-
nigi, oella 801. citta di Siracosa, n~ 8l'IIIO egli in fJW!I'l'&
centoventi miIa fauti, e dodici mila canlli, e quaU:ro-
cento navi lunghe, a1cune deDe quali enao triremi, e
quinqueremi, tutle falte UlCÍre da un solo porto? E i
Romani poco prima dei tempi di AnnibaIe, fatto in
ltaIia il censo de' cittadini, e degli alleati atti aIIa
gueml, non ebbero ne' ruoli mi milione d' uornini r
Eppure Italia tutta uon pnO certamente paragonarsi pel
numero degli abitanti ad una 801a nazione dell' Asia !
E sieno queste cose dette coutro coloro, i quaIi ~
poca popolazione preaeote deBe citt1 vogliono misurare
quella deBe genti antiche.
Adunque con queste forze.· movendosi Nino .contro
j Battriani, per le -angustie de' luoghi, e per le ditfi-
coltA , che s' incoutravano, fu obbligato a dividere
l'esereito. Molte fOrano nella BaUriana le cittA, e grandi;
ma sopra tut&e era distinta quella, che chiamavasi
Battra, resiclenza clei re, vasta per la sua ampiezza,
e fortissima per le su~ rocche~ Ivi reguava aIIora Os-
siarte, che aII' immiuente perico)o rnesso avea iu arDlÍ
quanti uomiui ue tossero capad; e u' ehbe pronti .quat-
trocento mila. Coi quali mettendosi iucontro al uemico
uelle gole del paese, egli lasció, che una parte deU'
esereito di Nino v' ent.rasse; iI che fatto spiegó le ,ue

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331
truppe ~ e venuto a bauaglia si fieramente i Battriani
}Í comportarono, che misero gli' Assirj in fuga, ed

inseguendoli sino ai prossimi monti, ne ammazzarono


da cento mila. Ma come giunse il rimanente esereito,
non poterOno phI. .rar fioonte: ond' e, che vinti da!
numero si dispersero per le citta, intento ognUDO a
aoccOftoere la propria, pallia. Nino non ¡stentó molto ad
espugnare gIi altri luoghi fOloti; ma non poteva ploen-
dere Battra, resistend() essa gagliardamente per le fol'-
tificazio~ che avea, e per ogni alb'O mezzo di resi-
Itenza. Andando quindi in' lungo l' assedio 1 il marito
di Semiramide, che anch' egli era nel campo del re ,
desidel'08Q d' aver seco &na moglie, mandó 'a chiamarla.
Essa acutissima d' ingegno e pronta d' anilD:0' e di
mille nobilissime qualiti fomita, co1se l' occasione di
lar mostra di sua virtU; e per potere con phi sicurezza
fare il viaggio, eh' era di molti giomi, si vestl di una
stola , per la quaIe non potesse distingueni se rosse
uomo o donna, che n era ammantalo; giovandole inol-
tre quell' indumento tanto a difesa della bianca cama-
gione conn il caldo e r intemperie, quanto a renderla
pin svelta a qualunque occorrenza. E tauta fu la: gra-
zia di quel suo modo' di vestirsi d' allora, che i Medi
poscia, ed i Persiani, insignoritisi dell' Asia, vollero
portare la stola di ~amide. Intanto giunta essa al
campo, considerando come l' assedio. era condono.·
vide, che tutta la forza nelnica volgevasi soltanto con-
1J'O i luoghi campestri, ed ovvj alle irruzi~ni; ma che'
~o guermva la rocca, la <{uale per natura ed arte
pa fortiuima; e cb~ omc:ttendo di ~resiil.W:la ~ cerca..

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:.38
vasi unicameote di rimovere i1 pericolo dai recinti ÍD-
feriod. P1'esi pertabto uomini, che sapessero al'ralUpi""l
carsi per le nlpí; con essi p~ata cena valle asce.e
aBe opposte .eminenze, ed occupO una parte della rocca;
ed a' suOi, che combattevano n~l piauo le mw-aglie,
cliede il segnale, ed allora quelli eh' eraDO dentro la
ciua, colti da telTOre improvviso per la rocea pl!esa,
non avendo piü speranza di difende1'lli abbandonarono
le mura. Espugo.ata in tal maniera la cilla uemÍC&.
aounirando il re tanto valore della dooua, di molti doni
preziosissimi la colmo; indi preso ddla belleazadi lei,
!le ne innamoro vivamente; ne alcun mezzo pretel·lllise.,
onde indurre il marito a cedet-gltela, offe1"endogli per
fino in compenso per isposa la stessa sua 6gliuol.a, di
Dome Sosa~ E come, se ri6utato avesse a
partito ,
il minacció di fargli cavar gli occhi; Menoue, pel ~­
more delle minaccie fatJ;egli, e per la gelosia, lJlontato
in fUI'01'e, ini coll' appiccarsi di sua propria mano, Ed
ecco come Semiramide sali allo splendore di regina.

e A PI T o L o m.
Monumento di SemirarniJe alzalo a Nino.
Edifictuione di Babi.lon;a. Tempio. Giardino. Obelisco.

Nino i~tanto, divenuto padrone cÍe' iesori della Bat-


triana, poiche trovato avea nella espugnata ciua im-
mensa copia d' 01'0 e d' argento; ed ordinate ¡vi le
cose, ricondusse l' ésercito. F..d avnlO da Semiramide
Niuia, venuto a morte lució iI reguo alla moglie. A

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:al!)
Jui essa alzO per sepolcro UD monumento di terra alto
novestadj, e largo .dieci, secondo' che Ctesia l'Iloconta;
e 8ÍéeOme ~ ciUi pre.~so, l' Eufrate giáce jn pian~,
quella mole facevasi"'IIedere a Diodo :di rooca per.. molti
sladj all' intomo; ed allehe dopo che fu demolita Nino,
e 601 per la conquista· de'. Medi r imperio assirio,
essa duró a SUSIIis~ere;· e dicesi, che SliISSÍsta .ancora (1).
SetD.il'Ilmide 'era dal ·suo· naturale spiola á grandi
oose; e cercava "di superar nella gloria quanti l' avevanO'
preceduta: .peroió essa imprese a edificare nella Babi.-
lonide una cittA, al qual oggelto, SCt'lti daogni' dove
architetti , ed artefici, congregO da tutto il reguo pei
lavori da farsi due miliont d' uomini. n muro, che do-
veva cingerla, fu di trecento sessanta stad;; ed era in-
terrotto di trallo in tratto da tomo In mezzo poi cor-
reva il fiume, che veniva a dividerla in due; e tanta
fu la magnificenza dell' opf'ra, che le mura fnrono
'larghe a seguo da hastare a sei carri, che andassero
al pari; e l' altezza loro fu tale, dice Ctesia, da Ilon
trovare credenza in chi l' udisse. Clitarco , " e quelli,
che con Alessandro passarono in Asia, lasdarono seritto,
che a giro delle medesime fu di uecento sessantacinque
stadj, perche Semiramide volle, che corrispondesse ai
. giorni dell'anno (:1). Queste mura furono fatte di mat-
(1) Alouni credono di vedare qui la famosa torre di BalJelB. Mo-
c1erni "iaggiat!)ri raccootaoo avere veduto. auche io CJIl8Sli ulLimi
\8mpi UD IlvallSO di qualch~ grande opera aoLit"hiHima fatta come
di mattooi crudi. a cui veggoDsi iuterpo,ti degli slrati di paglia. o
di canollccíe. e del biLume. Vedi fra gli altri Pietro delta Yalle. eco
(:1) Dioaoro Don ha rifiettuto al scoso particolare. che aver po-
len quelLo Catto. !sU JlOD ha Ileppare ~CCellllato le .isle, che da

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s.fp
.tODi uniti msieme bitume.' e fUrODO .Ite, COme
COD
dice Ct.esia, cinquanta orgie,. o oorae altri r*riscoDo ,
cinquanta cubili solamente , ,nel seDSC> de' quali la lar.
gbezza mperiore dava blOgo a dae- earri moventisi in-
aieme. fu. quanto aire &orri che' vi·si aggiuusero, esté
Corono cIugento ~quanta di Dumero, la cm alteza e
largbeaa epgiamente oomspoode.-a all' ampieua delle
opere. Ne aleono dee meravigliarsi ,. se in ta.p.to circuito
,di muraglia si édi6cassero si poche iOlTi ; perciocche
e
siccome. in molti luogbi la cittA circondata· da paludi J
non' pa"e neceSdlU'io mettere torri in quelle puti," es-
sendo la natura del silo ODa difesa bas~te. Fra le
mura 'poi, e gl¡"edifizj delle case erasi. lasciatatlluo
..U· wtorno una strada di dIJe p1eltri (1).
Semira,mide, perche }' edificaziooe dalla ciua. si aece-
lerasse naaggiormente, as&e8l1o'aci ognu:no de' IUoi COl'-
tigiaDi uno stadio coi fondi necessarj per le spese; ed
ordinó, che entro Jo spazio di úD anno dovessero avere
labbricato quanto. occorreva. 'E falti tutti <JUesti lavon

ahri dicODli espresse nf! mattoDi den. mura di Babilonia. F..rano


'JuelLe cose mOllumeuLi di ri'folu.ioDi altrouomiche, delle quali Sli
1I0mioi che IludiaDo le cose antiche per lrarDe lumi ulili alla sciena8.
"anooai da 'J0alche tempo ollcopando.
f 1) Holli anticbi scriuori. diversameDte da qnaoto ha deUo C~
,ia. .opposero. che Babilll"ia falle ltata edificata 8&l8i priaoaa da
Belo. e che $emirlU1lide. non face&le che 88!;illlllet1'i le mara. Me-
rita d' ellere cODsoltale il Perir.onio nelle On;;¡ini 6abilolliela•• -
Erodoto dice. che le mura di B.6iIIJ"ia furollO di ~80 staclj ; e
Filo.trato segue Erocloto. SIr.60". le mette di 385 s&adj. Gli E-
rud¡,¡ si IOno af&ticaLi mollO. 'Db so COD' qoal .frutto. por concilia re
e IU qoelto pODro , e sopra di'fersi altrí a qneslo coDDessi. le re-
Jaziooi divern degl.i aóLicbi IllOrici. .

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~i4f'
prontatfJ.eote' , non senza approvaúom! di lei, 'essa I

costmsse un ponte,' ove' il 6ume era" piu.. stretto, it


qua!! ebbe di lungbezza cinque stadj; p¡ant~to con nii••
.l-abil' arte oel pl'ofondo del letto con colonne 'mstanti
l' l!-n~ dan' abra per l' interWuo di ilodici piedi. E perche
le pietre che il componcvano fOSSCl'O pitl sddamente tl'a'
~ eollegate; le ·fece sb-ingere con chiavi di felTo assi-
CUl'ate a .forza di piombo 'liquefatto. e alle colonne
aggiul'1se de' grandi macig~i angofati,. le puule de'quali'
servissero a rompere l' impero- deU' aequa, ,iutanto che
la rotondi...a· delte :colónoe medesime pel' iutta la loro-
altezz~ ne temperava' a poc~ a p(jco '1' anclamento. 11
ponte fu coperto di travi di ce.dro e di cip~so, e di,
lUBghis.'Iimi fusti' di palma; ed era . largo trenta piedi;
ne Semil'sotide cedeva ad aleuDo nella diligenza' e . cura
dellc opere (1). Fu quiridi suo pensiel'e il' fare da en-
tl'ainbi i lati del 6ume per la lmighe:p;a di centosessanta .
5tadj uD. sotterraneo egoale in ,lltl'gbezza alle mlu'a; opera
che costó som.mamente. Inoltre ¡naIzo due reggie alFuna
e all' altra estremiti del ponte, dalle quali potesse ve-
dersi tútta la cilla, e che (ossero come 'di chiave a"
lnoghi d' ~, che si ricel'cassero. E siccome l' Eufrate:
divide in due parti Babilonia correndo verso il mezzodt:'
queste reggie a modo di rocche fw'Ono .una al levante.
(1) Ecco cio. ,:he di queslo poote dice Curaio. uf, ponte dI.
pictra sittato mi jiu".e u;,üce la cilla. Allche queno e posto 'tra la
opere IIIeral1igli.ol" deU' Oritmte. perchl: r E"rrate porta gra" limo.
a qua/s a granJ.6 ,temo Iosei«. CM possa trovar,; it fondo ,alJ.o.
per piaJatare i frJlldams,"i cleUe opere. Erodoto auribuis.ce la fab-
Lrica di queato poote a Nilocri. Sarebbe fors8 luppooibile, chc
coll' andare degli aDDi Babilo/lia avuse avuto pi. di UD po Ole-.
DIODOll.O, tomo l. J. 6

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e l'aIIra .. ponn*. ÍDtonIo aBe qaaIi 'fIIaIdo ' - lpe80
IÍ potra arpire ~ r ampieaa, e la 1Irut-
tura. Impercioecbé po. che fi-eya a poueote neta
i1 primo cin:uito di ....... saadj. ed aire e 1OIdII0Ie
man di maUoDi ooIIi; e r abro cireaito Üdenao di
(orma circolare era di mattoai cradi, e cooteoeva si-
molaai di aoimali d' «»pi ¡mere, che l'arte t'OIl eoloJj
opportuoi avea rappie....Wi perfeUameoIe qaaIi Coaero
viví. E crú il 1IlIII'O, le c:mIesi a Ctesia, era mogo
quaranta saadj , largo qaanto e l' importare di 1reeeDto
maltoDÍ, ed alto cioc¡uaata orgie. Le torri che lo 6an-
cbeggiavaoo. De avevanO di altezza ledanla. Un lenO
moro vicino cirooodava la roca. abhracciaodo uno
.pazio di venb lladj, e aaoto in JlQIghezza. qaao~ in
larKbezza snperava la atruUun del fabhDcato di 1DeZZO.
Le toni e le muraglie anche qni aveaDO rappn:sentate al
vivo con giuste Conne e colori bestie di ogni raza.
Eravi primicramente una caccia piena di vuj animaIi,
che in grandeaa _eccedevano quattro ~; e in mezzo
ad essi si vedeva Semiramide, la quale stando a aatallo
aeUava un pardo, e viciDO a leí era Nino che colla
Jancia Ceriva un leooe. Tre porte ancon avea Semira-
Dlide ¡vi erette, solto le quali v' erauo c:enacoli di
bronzo, che aprivaosi con cedi artifizj. Questo palazzo
e per la grandezza ,- e· per gli omamenb superan di
gran )udga l' a1tro della riva opposta; pertiocche l' ester-
na muraglia di queno, fatla di mattooi coltl, nOÍl
aveva che trenta .&adj. lo loogo poi degli aoimali m.
pinti v' t.'1'8DO in bronzo le statue di Nino e di Semi-
ramid.c, e de' prefetti deU' im~o ~ e queIla di Giove!

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'J43
',e,be i BaI;lloneBÍ chilllDallOBelo;'e vi Si vede\rano ,inoltl'e
a diJ~ deriguaraanti memti. eserciti, e" c:accie di
ogni talta.
. Dopo tuttIf, queste cose semiramide iQ.. un cerro basso
; m:>go deDa BabilQDiéJe SC8fO un ,lago quadrato, o8Jli.cui
fianco, che era di mauoni cotti legati insieme con bi-
&1lme, estendevasi in lunghezza trecento stadj, ed avea
t.rentacinque piedi di largbezza. Avendo a: questG lago
distratto il fiIune" essa da ambedue i~i ,condusse
ana strada. sotterl'anea, il cuí voko di mattoDi cotti-· da .
ambe le pa111 intonaeO.•Da grossezza di qoattJ.'O cubiti
con bitume fatto prima bollire. Erano le ~ti' deÍIa
delta strada Ln-ghe l' ir:pportare di. venti maUorü, ed
~te 'dodici .piedi oltre n vollO; e di quindici piedi.. era
la larghezza deUa medesima. E. finito il lavoro. .( 1) ri-
eondusse a 'fiume nel suo primo letlO; sicche mentre
r a~ oopriva a sottemmeo scolTel1dcm SOp1'8, Semi-
l'IlDlide potea passare dall' WlO all' Qltro ,palazZo. a lOO
talento senza v~'e a fiume. A queDa sttada solter-
ranea poi da una· parte e· dall' altra poR du.e, porte di
bronzo, le quali' vi steUero' sino al regno dei Persiani.
Obre ció Semiramide edificó in mezzo della ciUl\. un
.tempip a Giove" che come dicemmo, i Babilooesi dña-
mano &10: intomo al qúale esaendo tra loro ~rdi gli
.scrittori ~ e l' edifizio essendo' gil per vetUsta ruinato,
,Don possiamo riferire cosa ,che lÍa sicura (2). Certo. e
(J' AIClllDi codici IBlPIJIIBOUO ,;. .lIto ftUlUII4 Jíorll; : iI re.-
~o ha poste ill 6e"e Bíorlli: NIl "'aDl, ull I'allra lesione me-
ft&a fed~. Buú a' chi .9 ~ere di oilJ anerUto. Di· qUIto lO,",
&emlaeo patla auche FilOlfrato.
(2) Al temp4t di Erodoto qaes~ &eIIIpie doran aoora, .'esli lUID

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\
~44
Dondimeno eh' esso fu·di somma aftezza, e eLe d"esso-,
i Caldei si servirono per f.tontemplare gli astai., e -fer .J
notarne esattamente ,il n~e~ e il ~tl'$~9p&are. ,~ra _ .
stato edificato con grande spésa. e con grañele iRgegno, ,
di mattoni e ~ bitume!, ,Ana ~etta di ~ Semiramide
avea irinalzate ~ statue d' oro lav~te a' JJl8I1ello, ea
erano ,Ji. ,Gi~ve, di Gi~one. e di ,R.~a. Quella di Giove . '
in. 'at~~~B~ el' :U¡omo ritto e, ~he ~uove .per cam-
m~ " era. alta :qua~ta ,piedi, ,tí pesava mille talenti '
babilonesi (1 )'. Q~ella di, Rea del medesimo peso, seden '
in trono, ~ aveta alle ginoccI.Iia cJ.11e lt!9ni, e presso
du,e grandillS~i serpenti di argen~. «lel peso di treota"
talenti. ~a. statua . di. GiunoD.e pesav. o~nto talenti,. ,
e teneva colla _destra' sua mano preso per la .testa UQ',
serpen~ , . e colIa. sinisb-a" imbrandiva, ~o scettJ.oo. tem- j,
, pestato di gemme. Avemo .'queste . tre. statue comune
ana m~nSad' oro lavorato, a marrello, lungaquaianta
piedi '. ~ c¡uin~ci; e pesava cinquecentotalenti. ,lo

11. mmtito; _ quaDdo .4lu.a~ occapO Ba6,i1onic .;. Si. "


rainato, ch'qn DoI potll a 5110 malgrado riltl&lrare. Coei Arria_.
Quegli ErruMti, che cODfoadoao qUito' téatplo colla famola torre '
di Ba6ek. Don PlljoDO molto felici nelle loro combinazilXli..· La"
torre di Ba6ere non era che l' opera d' uomini di alllli pocha .ti.;
e 'C¡UClto t.elllpio- ~ -un lavoro di arti per~oD~I.1i • ~ 4i .lJlIP. '9"'-
lito. La torre di BalJele era 1l~ monammto r~8men.te cIo.ID.~ "
,co, che donva Car .lede della leparaaione di aaa tamilllia cresciola
troppo par reAtare pita IODgo tempo uai,a; oppure UD mODumeato di
UIl rifugio ia"8DOtI!Dtat~; .Iaddove il t.eatpi~ di Bela era, qJl. ediliü .:.
relipolO. c~e combinava iDlieate la capacita di UD ouervatorio' a-
I1ronomice • Itgato per auai rilpeLti alla reliaione., eco
(1) 11 talento babitoDico, corMsponde". a .ttanta mine euboior.~ "
od aLliche. aic:come abbiamo da .,.~ e da .PO~t1.,
.,'l

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.
245
ea meosa mup due 'm4nichi di- trenta talena; e V e'"
l'ftDO·1uÍ-iboli pari di nuinero, ma del peso di trecemo.
talenti•. V' erano ancora Ire eoppe d' oro " 'tra le' quan
qtieUa :ch' era couecrata a GioVe, pesava tnilledugento:
talentí . bahilónesi; le altre dne ne pesavano pel' eiasclte-.
duna seicente~ 1: re de' Pel'6iaoi po!'lamnó' :viii ;'sacrile-r
pDle tUtte cpete cose (1); ed. in quallfA) a~e reggie
e agli' altri ' edi6.zj, parte d' eS8Í a,tempo distrusse afra1to~.
e parte he guastó; perciocche d~ stessa cittA di Ba- ,'
bilODia ora n' e' abitata una' piceola porzione'; e a ri';'·
maneme spaiio del. terr.eno , che resta enblo le mUl'a ~
vise' cohivato ·a nwdo' di· campagna (2).
, 'Eravi' aneora presso la rocca un gi~o, come cM&..
masi , pensile, il quale peró fu costrutto non da Se-
~ramide~ ma da certo' l'ft a~irio (3) ne' tempi susse-'

(1) Spezial.enle DlVioe Senil. COIi&udoto, SvaiOllfl,ed 4""iano ,1


(2) Strallon. acceDaa le cagioni per cui dopo -.Alessandro la c;itu.
di Babilonia ruiDO, 10INo. utrapa parto, al lempo di Fraau· De
abbrucio il ÍOt'o. e varj templi. e De Cec:e dirocc:are tutti i piil.
MUi edifiaj,
, (3) Plillio ha credoLO ~ qu,,~~ fe CQJSe, Ciro. Del qwcaso i
.eadtci; che porUIDo. Sira ..reLbero corrotti nldl per altra .ell8ioDe che
per colÚoadere il Sirio coll' ArsirilJ. ser.oUo che si é altro,.e 05-
urvato. G:~eppe Ebreo 1I0epoDe • clall qu"s",', 'ce ~ &talo N abuco-
dtH.a\),ore '. citando BerOMl. che noi nOD IIbbia.,:lo, Veggali ¡. fine
di queato libro ~j Dioaoro la croQologia di lJ"Tolo, Curdo dice: E'
allUO 't!e'to .\cf¡e .que.t4 fu l'oper:~ di UII re di 'Siria regnant,,· in.
Babiúmia. indotto a cill (ars dall'amoTe tlella .moBlie. la qual&
..z1ll4 t!a1 d¡:Juurio {l'af.lBT 6qfCh¡ e SsWfI. iq ",,:/Khi. di uuda 04"",-
#f'lfl.• 'Pipse. il marito ad. ;müan 1'. '_Imita della luUUTa COD que-
$la piall'(W'lrll'O ," EIl~.la 4escri~ipDe, d-eali:. ortj di. SemiramúJe , di
w"I EIlr.iaa.. Stefo~ .diede, ü 'disegQO pubhli,*odo l' ultima IIIJ8 .di-
ziOlle di $ttOd4cP. ,1/1' lUlO tle' latí del//! c~¡' ..', erlJno ord pensili ..

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246
gaenti , in grazia di Una iua donna, la: qnale e.endo i
cOl'lle dirono, Ol'iginariadi Perilia, e ceRarldo tra mon-
t.e de' prati, chiese al re, che con piantatnento ar- \
tifizia1e imitalse la natm1l· del pa.ese persiano. Percio
}!. ameno ~ardino, eh' t>gli le costrlJsse, ebhe quattro
plettri di lungbezza per: ogni verso, e l ..dito montano,
00 ogni parte Tarillti a fórnía di UD teatro. Pre8llO aJ1&
gradinata, espt"eSSlltnente .fahhricata per ascendervi, in..
eominciaVllno i vohí sopra pilastri, che tullo sostenevano
il piano del giardino; e quetti Volti ivaDO alzandost
pdatamenie alcoR poco, a tanto in~e, che l' ultimo,
alto cinquanta eubiti, corriSpondeva aJ}' ultima e pin
alta parte del giardino medeaimo., che venín ad eSsere
t¡UIlI; con,;u,.t; coli Eufrate, i t¡IIIJli mllttepalui tra le .dle mer_
..¡,lit! del momIo. 11 loro .ito era d/.fo.rura qwulrata di qunttro-
t:ento picdl per cia,eActluntl parte; e de"tro jI'erano t¡IIIJltro atrii. otl
IJl'f!e, qUllttroeM'o ,irdi ¡unp, e 111,.,,,. ccnto, ." motlo cle lUI4
""".ta",, 1I1l' 011,••. La prima .1_Ii tia wr. cItHIúJi n6if; e
mesao: Z. ,ccontla "en'; ; la 'fIf'UI tr",,,,,~ 11 _no; 111 qunrt4
pro,;;ma .11' Elifr.te Cillfl""1J1s cu6i,¡. Dtrll' Bufl'llte t'lIe"; eo.
r
certa' maceAina acqUII per ¡~riRarc que,ti ortl, e tulta ltI 1fnIUJlr.·
di ,...i f1C"ifIQ ,n'tcllflt. d. ""hi di mafIDni, r",II; ¡",ieme prr 1111
la'Bn 'nternizio lec&tldo la prop0,..{olle hile arce, 01__ deU.
IpIIIli ilPCfla dotl/a pictli, di di_lro; ed npi pollO UIJ ,li.ttJJIte
dslP Illtro pcn.idue p¡nJi: il cA.. era fono .,¡ per la 1I0litÜla i"te,..
med;a, cAe pe, In 110",otllla di Illcunl' come cllmerctte illi fab&ri-
.,,,.... 11 tctto di '1ut.,e cam",,#!. p";"'Üol'lmICn,e cl'llformllto di ~andi
'-'''0111 di pi#!.lrIJ titila ltmgAcua tli lIedici ,,¡..di, e blltllllrpcua
di t¡J4attro: ¡ndi "rtl tutt" cnp"rro di mttlte 'Clln"c, p"¡ quellte eanne
tlV"a"o untl la",. liS",; B""ruk di ,iom6o 1181'''''' la r¡uale potes",
diJendere le pol'e dalla r",'¡di,a: SoprIJ tutte quell't! Imlt! ",." .tll.
#ltti",a terra, coltivldll o ji",.;, a pía,,", ~éc. Fone iI Bodomllm>. che
IJa 1IDha q1Jt!.sta desmlioM 811a traduliOlle SU8, ha eoD esu loteso di.
m",lio iIluairan 18 -I• •da di CklilJ, compilata qtd da' Diotloro.

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a~1
, liveno col circuito 3e" piaacoli. Le mnraglie con molla
eura, rendute forti, erano ~sse ventidue piedi,' ed
ogni &fogo aveva una largbezza di dieci. Sopra esse poi
eransitratti cerli macigni a modo di travi , lunghi ognu-
no, sedici piedí, compre:a la parte 'ch' era incastrata nella
muraglia, e grossi quauro. Sopra questi, che formavano
il tetto riguardo agli archi sottostanti, e ti pavimento
Dg1W-dO al piano del giardino, primierainente si eraBo
&tese delle eamle impiastrate di molto bitume; poi •
doppia mano de' mattoni misti con gesso ; poi in6ne
uno strato di lamine di piombo; e tuno ció Perché
l' nmidi11 propria dena terra, .e r acquá stessa non
avesse a penetrare al fondo. Or sopra questo strato tU
poscia meSsalerra a tanta profonditA., che pot.esse ba-
stare alle radici de' grandi alberi, che s' avea a piaótarvi.'
E di faui tullo il suolo fu riempiuto di piante d' ogni
specie , le quali e per la grandezza, e per l' amenita:
meravigliosamente dilettassero chiun«pe le rimirava. .In-
tanto i volti, di cuí si e fatta menzione, siccome rice-
vevano luce per mezzO deIlé arcete che gradatamente
s' alzavano, contenevano molte e divet'Se stanze, reali;
una delle qaaIi in ispecie, ,corrispondente all' ultimo
piano, aveva ceri.e aperture o Cori, ed istrume.ti idra~
lici, con cui, setlza che al' di fuoci alcuno veder'potesse
cosa facevasi, tiravasi .su da) 6ume quant' acqua si
volea. ,Ma questo gillfCll~o, come -dissi, fu costrutto
, . ..
ne templ postel'lOI'l.
. .
Del' ri~ente Semiramide faIJbricó eziandio
.~ ". alU>e
citla sun' Eufrate, e sul Tigti." o,;~ stabiJi, emperj, ~
quali portavansi merci dalla Media, dáJ,la P~etacene,

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218
e da tutti 'i circonviCini paes¡: lmpérciocchc\ dopo - iJ
Nilo e ji Gange.. l' Eufrale e il; Tigri sono i piu o

nohili fiumi di tulla l' Asia. Hmno eSlli· lé sorg-enti loro'


ne' mon.ti deli'Annenia, e sono tra loro disbn;tti per
o

o.due mila cinquecento stadj: IDa ventlti presso la Media,


oe la Pareta~ne, entrano in Mesopotamia, la quale coal
.(Jpunto si ehiama, perche essi la serrano in me1&o' (1).
Quindi vagando per lit &hiloDide ~ varmo poi a·shoc.
care nel:mar' Persico; ed essendo fiumi gnadi,o e seol'-
rendo per molte regioni, sommiDistnlno oonsiderabili
c~odit8. a chi si applica alla mercatura; e perció i
luogbi vi"ini ad essi abbondano di empol'j fioequenta-
o o

li.simi, e contribuiscono a rendere °rima e maestosa la


eitm di Babilonia.
Semiramide fece anche tagliare ne' m01lti d' Armenia
un sasso lungo cento trenta piedi, e largo· quindici,
ed altrettantó. grosso, il quale fatto trasportare a forza
di huoi e di muli sino al fiume, di poi lo imbarcó ,
e lo fece venire a seconda dell' aequa a Babilonia, in-
o

nalzandolo . come spettaeol0 meraviglioso oai passeggieri


sulla pin nobiJe -stradadeDa cittA. .vien questo daUa
o o J

sua figura odelto ohelisce, ed annoverato tra le seU..


famose opere meravigliose del mondo.:

( 1) Chiunque confronti a questo puso la nostra traduzioDe COD.


lulle le discuesioni desli E,uditi iBt.esi chi a condannare per UIl
grande ignoranl!, in geografia DiotkJro. chi a . difeDderlQ COD assai
cal tive ragioDi, vedra che per meUere tuUo iD giuSla corrispoDdensa
ba~lava cambillre UD pic('oI"o elemenlo dl scrÁUura ¡ulotesto; ed era
ü buon amlO che lo eeille'f8~ o.

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.. e A.'p u' e L o IV:

Bitume Ji Bahiloniaj. e-lago 'memviglioiO, 'e .foYole.

La Babilonide OOI1Ueae molte. cOse degne d'eSlere ve-


dute; e per se stesse mirabDi: ma joa queste DOD. poca
ammirazione merita l' abbondanza del bitume, che ¡vi
sorge ; la quale e tanta, ' (lhe 1190 solo basta per tutti
gli edifizj che si sono fatti, o che OCCOITa, fare; roa
PIlCcOlto oopiosámente. dal popolo, e, diseccato &el'Ve
ancora in brogo ,di 'legua per abbruciare nei. varj usi
tiella . vita. ' .E, quant.unqu~' da una, iimumerabile mol~­
dine d' uomini sempre se ne tragga, intatta sempre
ne e resta la fonle, ed e inesauribile~ E presso questa
!ante. una scaturigine non . mólto grande,' "ma di -forza
prodigiosissima, 'mentre essa tramaDda un '!tapore sul-
!oreo e grave, ,pel quaIe, 'se a1cun vi\'ente vi 'si aecosta
subitO msta, 'morto , 8Orprerideildolo una 'soffocazione
impronisa; percioeche' l' esaluione' 'maligna ~glie la o

facolta: del respiro'; e il cadavere . allora gonfiaildosi ,


o

tojto' s' infiamrna; e singolarmente ne' polmoni 7( I)~ Di


la del fi~e ani inoltre 'un!! palude; in.cui trovasi
un mal' augurato sito d.i tale natura, che se aleuno
Ron' consapevole :ddIa cosa vi entra dentro, :e vi si
o

lIÍet~ par poco a nnótare, Ol-e sia i giunto verso il


o

mezzo, sentesi: attratto C9me, violentemel1te, e l'!olendo


ajDlaJsi , ' e retrocedere, sembra che uno lo con forza lo

(,) Erato6UlIP. e POHúlonio presso StralJo"", 1'iÚ'IWio ~ T"o-


lIIor"to ci laanDo IBlleiata "nah' ~ssi aua dest:riaieDo di Tlesl~ ser-
plC del biLl1me di Babilonia.

"
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sS.,
lrattenga; eo'l "Le iman6' .i aa_pera"
pe!' uscire. E
primieramente gli vengono meno i piedi, poi le gambe,
e le coscie &no a Iombi: cosl die poi. preso da un
e
to~ universaIe cade al fondo, poro dopo e riget-
tato gi1 morto (1). l queate 00Ie butmo intomo alle
minbili C08e deIIa 'Babilonide.

e A. P·I T o L o V.

C0J'6e di S."uramiJ6 in Media, in Pt1T'6ÜJ, itl ~


lo, e in LihÜJ. BisposI4 dI6ttIIe dall ortICOlo Ji
4mTMne. Rito tlttgli Etiopi ritJurtlo alIa 8t!pOhunJ .
de' mo7'ti.

Semiramicle, poiche ebbe ternlÍnate le grandi opere.
che abbiamo esposte, con n1llD81'OlO eaercito lJlOSI8
Terso la Media, e si aooampa al monte, che chiama&i
Ragistano. Ivi essa costrol un giardino del circuito di
dMici stadj, situato in aperta campagna; e che avea
una gra;.de fonlaDa. la qoaIe irrigava UItte le. pianta-
gioni. n monte Ragistano e sacro a Giove; ed ha
dalla parte deD' amenissimQ giardino certe rnpi sassoae,
che s' alzano a diciasaeUe atadj.
Di questo monte essa fece tagIiar le radici, fI! sool-
pire Del vivo del medesimo l' immagine sua, e qoella
di cento persone che l' accompagoaVlIIlo; e vi agginnse
in letI.eJ.-e assme una iJcrizione portante, che S~

(1) ADcbe Clui" ha parllll.o di 1111 1. . . . . . . nel" .tor;' delle


c/U. ",eralli¡;/io,e.

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sil"
""t1e laceriJo G lC1.ierua ili pr-1IÍl; c~ la seguí-
vano, porttve i roti.tJ",¡ dttl. campo sUto allts cimt& del
PMnte,. tt1'a' pmta quell ultitna .altt!ua.
G

'Partendo poscia di la ~ t>d arriw.ta a CavODa, ciLta


deDa Media (1), vide m aperta· campagna una pietra
di smpenda al~ e grandezza; ed ili costrat ancora
túl altro wstissimo giatdiDo, . aveDIe in meRO queDa
pietr8; suDa quale a daelto eresse pdioti alifizj, da
cui' e tuucJ i1 giardino ste8IO, e l' intero esercito ae-
CRmpatb ~Da pianura t'S8Il potease .edere; e iD que&to
luogo pieno di ogni genere di delizie essa passó. non'
poco tf'lJlpo; tanto piD, &e pe!' paora di perdere ·una
"olta o l' altra il regno-, si asteDDe ~mpre da}. contran'e
none legittime, contenta di andare sfiorando i pin beí
giovani df'1l" esercito, che pero á mano • mano che
erano stati oon lei, veWvaDb tolti di mezzo. .
Finalmente voltata &trada VeI'8O &batana, giunae' al
monte, che chiamaDo Zarceo, monte che si stende
per molti stadj, e che pienissimo di scogli e di. vaIIi
presenta lunghi circuiti (3).Or qui volendo essa lasciare
\Jn imm(jrtal monumento di se, e rendere bl'e\'e la
strada e spedita, prese con i~nlluinSo d= spendio a rom-
pere quegli sccgli, e 00' rottami d' essi, e con altra
telT& a oolmare le w1li frapposte ; e la strada, che

r,) Quel'l era la capi'lle di UDI provillcia DOta preNO 8traoo",.


e PoliA;., 10110 iI Dome di c.-¡,.,
(So) GU Enllli,; .~r.'e Cffdono che qaeeto monte Z - .
..11 10 ,lel~ che il chilmalo 7 -¡;ro. il qUlle.. _odo Sú"rlAo~.
PoliAio ti TolO_N, si 'ImIJe per trallo lua¡hiMimo. 11 diTide l.
JI~d.i. dan' Allir;'.

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drt
eosl, appian~o tbtto easa allora, cóib'ui , !'eela . &no a
questo tempo, ed e cbiainata dal sao noDl~.. pmoh.\> E:
giunse ad &batana, citta posta alla pian~, in essa
edificó una supes-ba reggia; epiu che altrove', in 'Pe1
lnogo, si dilettó di fare difficili cose.. ImpelleÍ~
aveDdo tpreIIa citta' grande scarsezza d' a<XJUé • . poiche,
a contorno .no~ .da .sor.genti , ,essa .oon {atiea e spesa di
aa¡ue abbond,antiarime ed· ottime .la provvide; tra~ di
Iontano, e faue c:orrere dappertul10 (1). Di"piü: ,siccome
dodici atadj lontaBO dalla citta. V'" ~ mOJltagna, delta
·Oronte, CfJlebre per essere grande e scosceSIl, e, d'·altezza
tale, che ~ giungeme ana cilna ~opo efa saJjre pea' v.enti-
cinque stadj·; ,e dalla part¿, opp-. v'era un vaalo lago,
che an~ava :a. buttarlli. nel, 6ume.; ,Semiramide &Cavo a1le
..lici. -di c¡uella mowgna una: f~ .larga qu.indici piedi
ed alta quaranaa.; ,e pJll", JQeuo ,di. ~sta derivan@
r acqaa --del· lago; De cliedt alla ciua qu'lnfa ~ potesse
desiderarsi. QUesle SODO le cose,'. che Semiramide, (cee
aeUa Media..
I "

. (1) 11 Yes.eliniPo dice a,quest" p"'9.. ehfl.. que~&e cose,sono f'aIIe


quaudo .si voglia, ~tan:e ad E!,odQto, percLb Dejoce fu quegli, il;qllale
persuase ai Medí ,di fabbricare Echatana. A/{giuD/{e pero, che D~joce
potreblie 8oltanto avere panalo .di r~tautare, ed' amplia'r:e quella
eitti.; ed ~gia; la JlU~ _"~~,, al libro e~aico d͡ Gi~""
Del reato Er«loto la dice cillA quasi esuale in graodezaa ad Atene;
ed io quaolo al reall! paJuzo Apulejo riCerisce, che il letto del
medesiaio spAmdeva: tJ.lla /I~p'e dell'fWorio. della luce iUll"drgento,
delle fiam",e clell' oro>, e del c~e 'dell' etéttro. I Te 'persiani
pallnaoó·ia' EeIHltlfflt6 r'ellftte ptr 1. ~heua del clima. Intor-
no aUa 5ua .ailoaai:oD.e :Polibío l' eCC800a ·,..-ta· i" regione montuosa,
illle radie; dell' ~e. '1'•• 'che meno eaaU:amente abbia· presa la
. cosa A IRllIiallO MarceUino dicoDdo. che era sOllO iI monte 'JiUO,,J()
nelle terre d.e' Sir_Medi.

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t>opo di che volle scorrere ancora la Persia, e tulle
le abre provincie. clell' Asia soggette' al suo imperio;
nelle quali dappertutto rotte montagne, e spezzate mpi,
aprl strade drilte e piane con grandi dispendj; ed
aH' opposto formO in iuoghi piaDi alti acem di terra,
.in essi ora alzando sepolcri a' defunt,i capitani del 8UO
esercito, ora in essi fabbricando eiua. ~d era poi solita
nelle Slle spedizipni, quando l' ~to si accampava,
tare cel'te .lzate di le'l'ra ~ ande 80pra esse porre il 8UO
padiglione, per potere da esso vedere tulto· il cam~.
Molte opere da lei fatte in Asia durano sino alIa eti
presente, e chiamansi op~ di Selniramide.
Poseía scone per tulto l' Egitto; e soltomesSa in gran
parte al suo dominio. la Libia, andO' a Giove Ammone'
per &apere da quel Dio qual . Gne dovesse fare; e la
mposta. che u' ebbe, fu, qualmente sa'rehbe scomparsa
dalla vista degli Uo.mini , .e da alcuni popoli cLill' Asia
avrebbe ottenuto onori immortali, quando suo 681iuolo
Ninia le ave'SSe tese insidie.
Falto quesio, mentre moJti paesi d' Etiopia conquisto,
varie cose osservo' ivi -degne di amOlirazione. Perciocche.
dicesi , che siavi UD lago quadrato del circuito di ceo-
to~ssanta piedi I .Ia eui acqua e del color del cinabro, e
da un ocIor soa~issimo non dissimile da queno di vino
vecchio, e di tale meravigliosa efficacia, che chi n~
beve cacle in pazzia, e IÍ accusa de' peccati in addietro
occultamente commessi. Ma a chi taIi cose racconta nOD
cosi facilmente taluno VOl'l'll prestar f('de.
~li Etiopi hanno. un rito particolare intomo alla
sepoltura de' moni. E.si: siccome Erodoto lució .scritto.~

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:¡S4
usaDO imbalsamare iI cadavere, e toves tirio di vetro;
eos} che possa attraveno del medesimo vedersi, in tal
modo deponendolo nel cippo. Pero' Ctesia di Guido
l'impl'Overa Erodoto come spacciatore di favole) dimo-
sb'ando che a' imbalsama il cadavere bensl, ma che
llOIl s' inv.esle punto di vetro; 'perciocche se cosl foSlle
.' abbmcierebbe, M piU riterrebbe 80miglianza veruna (1)0
Perció usare g1i Eli9pi di fare una mt.ua d' ,oro vuota
di deDtro, la quale , cruuso in essa i1 cadavere, s' iD-
veste tutta di vetro li.¡uefatto, e serve cosl di sepolcro,
verificand,* intanto, che attraverso del vetro ap~
l' immagine simile' a queDa del morto. In questa maaiera
die' egli fimri i ftmerali' de piU ricchi. In quanto a quelli
di minore fortuna, qnelle statue, f&ni el' argento; ed a
poveri. di teJ:ra colla. EsRre poi per' tutti abbastanza di
vetro, perche molta quantitl se ne produce in Etiopía;
e speno gli abitanti del paeae.qua -e .. ne troyano (2)'

(1) N~ Eratloto, D~ CteÑ fol'OllO ...¡ iD Etiopic: loUo c:iO quiDdi,


die ,&Cri_ro mlOruoa quel paete, DOD l'ebbero che dal dellO d'allri;
Íl "e...u",io riparda come iDsiullO iI rimpronro, che C,e.ic &
ad bodaeo. percioccL~ CJue.li DOD dice che l' mnllaOO di nlro i
Dadi cada.eri, ma' che dopo che n'caduere .i.~ falto leecare, e ti
~ m&ollllcato di pIlO, ti d~e i. liD cippo di 1'euo. lo ..rei lfIDoo
tato a cradere ,che il leIlo di Erodoto DOD lia ot!Iii c¡aale era al
lempo di Cte.ic, poich~ ~al preleDle lello DlIlla rÍlllllerebbe della
lappot&a .ppa....... della immape del mOrLO; che ¡ eircoltaDa.
eneaaiale Del diacorao. D. lullO '111.10. almmo si rie.,.e,. cpUlO
pOlliamo fillarci de' teaU.deali aDticbi &Criu'!ri.
(2) 1 oommenlatori pooo iltruui Delia ".of.a Datllrale haDDo di-
'pOlato mollO iDtOroo a qllelto 1'fILro. 11 P4lmerio dllbita, le pona
eoofooderti col cri6tallo. ptlr la raBioRe che il crislallo.. dic' egli •
aH l' ¡oleD.. De' climi caldl. aebb..e OIIUTi poi De iD Etiopía

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:a55
.~ dellc istituzioni degli EtiQpi, degli egregi frutti delJa
terra, e dellecose, degne d' essel'e zammentate, pin a
lungo si parlera J quando nanwe~o le loro antichita e
le loro favole. .

e A P 1 T o L.O VI.

r
$pediziorze Ji Semiramide con,lro India. Conseguenr.e
tlsUa medesima. Morte di Semiramide. Discordia
des" scriUori intomo a leí.
Semiramide, ordinate le cose d' Etiopia, e d' Egitto •
..
rilOmO in Asia, e· col sno esercilO si fermó in Battra.
E perche avea numerosissime truppe, e godeva inlanto
di lunga pace, le venne desiderio di fare qualche egregia
impresa di guerra. Ond' e. che sentendo dire oome la
nazione indiana fi'a le altre di tullO il mondo era gran-
,,' ha moOta~De altil.ime, coperte di Deve, e di gbiaccio, &eDza
che iDtaDto faccia caso della espreuioDe di Diodoro, che sl'tI.so sI¡.
lJ~itaml' fÚl PQtJMJ qua e la lIe &rol/allo; se per a.. veutura .00 .1
,uppoDsa , che le acque da quelle mODlagoe altissime' De dístaccautt
e ne portaDO giil de' peazi. Ma fSli agsiuDge poto che Erodoto lo
dice facile a lnorarli. jDtaoL. che egli riúene ji criljUlllo per diC-
fic.ile a cio. Quindi crede che il Tetro in quiltioDe .ia uua produ..
aiooe melalliea; e secondo lui lo Itibio, e l' antimoDio SODO UDa
.pecje di nlro. Non dice pero come IÍ riduC8no a diJauita. Uu
altro llrudilO , il Gatalr.ero. ha IOspeLlatf). che qur.alo velro fouo
am.bra (eleuro). 11 Ye,.elilrllio piu "flldenle ricorda. che a uatl
e nflta la Jede di ete,ia; 8 che Erodotó ptlrla deS" l!.iinpi .6ld
detto aü,.",i. Nella tanta IUCf, in coi ¡, l' odjemll sloria Dalarale• ., la
dUmica. ~oi pOD abbiamo bÍloSDo d' impar.re ¿a CJUe6u ¡í,wUti
cio ch' aai 11011 "peViROo

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dissima e numeroSÍ5sima; e, che po_de,. una 'beDiSsimá
terra, delibero di portare la gnerra nell' India. Aquel
tempo signoreggiava l' India un re <Ir Dome Slabrobate,
che aveva schiere di soldati inuumerevoli, 'e molrissimi
elefanti, mu-abilmente oniati , ed atti ad incutere nel1e
battaglie assai ten'ore. Ed e l' India sopra gli altri un
'paese amenissimo; ed ha molti fiumi dappertutto, che la
irrigano; il perche due volte ogni auno produce i fl'Utti;
e cosl largamente abbonda di tutte le cose llecessalie
aUa vita, e agli abit,anti somministra perennemente, e
copiosissimamente' tutle le desiderabili comodita, Ne ¡vi
e memoria' di carestia di viveri, ne di disgl'llzia ,8Vve-
nuta néi frutti dcHa telTB: tanta: e la benigna' t.empe-
ratUl'a del paese! Da ció nasce, che ¡vi sia anch~" una
incredihile quantita di elef.mti, i quali per córaggio ,
e per robustezza vincono di gran ,lunga quelli dell' A-
frica (1). E in India parimente quantitA grande d' oro .;
d'argento" di ferro, di rame, e di pie~ preziose d'ogni
genere, ed anzi di ogni qualunque cosa, ehe appaneoga.
o a delizia, o a ricchezza. L~ quali cose tulle per'
fama' venllte . a cognizione di Semiramide, la indussel'o
a portare in India la guerra, quantunque per Wssuna
ingiuria fosse a ció provocata (!I). E "edendo, che, pero

(1) Tilo Lillio dice: olve a ehe parfllla ehe noll potel8tlf'O ,o.tfjoio
lIere la moltitud¡',e Mgli el~f"nti rei;, quelli d' Afríea llOn re...
,tono 1161' indialli a lIum•.rO parí, ,;a prre1U: Ii .upeNno ill gr4l'-
deua, ,;a perc~ '¡i "ille,mo in forza d' 41l1bno. t da O()\/lr8 mtan-
\0 che gli odierni villllJÍaLOri, e i oatarati.ti. dicono luUo al
rove.cio
(2' N08 dtle oissilnnlar.¡ che molti Intichi scrÍlLOl'i halloo me51111.
iu dubbio '1uesta spedizioae di Semiralllide Dc1l1lldia. Oade m'llLO

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.215,
tale impl~aa voleanvi: gralldi jOize, '-andO measi a tutte
'le, gu61'Digioái. d.elle provincie, ed, ai governatoci ,Ol'dino
. che' arJ.'Uolas~ro tJ¡ui' i migliori' giovani ,.fisSllndone·. il
Ilumero ,per ciaschedun paes~, ~ Pl·escl·ivendo ehe tutti.
preparassero nuove aimature, ,e che' beti Í8truuí ed ar-
man entro tre anm si 'trovassero in Baltra. Chiamo pUl'C
~dalla Fenicia, ,dalla: Su·~, e da Cipro architelb di
llllvi , .oude facessero', 'barche .per navigare ne' fiomi ,
ma, di tale maniera che potessel'O dividersi iJi val-ie partí
per comodita del trasporto (1); e a tal' uOpo faceva loro
sOinrniniStrare i materiali necessarj. 11 quale PrQl'vedi.
Ibento 'quanto fosse opportuno, si dee arguire da questo,
che a fiume Indo era;sul confine den' impeJ.·io di leí,
ed ,in que' luoghi era larghissimo; slcche a valicarlo,
ed a contenere gl' Ind~ani elle vi si sal"ebbero opposti,
occorrevano mOM navi. Siccome poi Semiram'ide cono-
'sceva d' essere agl' Indiani moho inferiol'e per ció che'
riguardava ,a comooo degli elefanti, per' meltere telTore
negl' Indiani,i quali credevano che,fuorideUoro paese
DQn, fossero tali beslÍe, trovo essa questo ripiego. Scelse
&recento mila buoi neri, le cui carni distrihul agli ar-
,tefici e manuali incaricati dell' opera"" che siamo pel'

ha alle imprese di leí delralto .str~"ons ~ sesuen~o Mega'tene; ed


.Arriaf&O dice semplicemente., ch'ebbe beos¡ iD animo quella.impresa.
ma che preveDuta dalla morle resto ioutiJe tullo l' apparecchio che
Ile¡ aveTa fatto,
• (1) Abbiamo io Q. C~zio l' iodicarJooe di cosa simile ~lla da
.A.k••andro, Ea ordino. dic' esli. clíe .i marciaue al fiW1,e 'lltlo •
e CM si face.sero barclae per tr4sportare oltre /' esercito, , • •• e fe-
éero le /Jarche ;11 modo. clíe ii potcssero scomporre e portare sui
car,i. e ¡iza¡ ricflml'0rre al/' 1101'0'
DIODO RO, tomo J. J ']

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258
dire. E4la fece, elle coUe peDi di que~ buoi, empite
di paglia, costoro formassero la figura degli elefanti
in~'; e in ognuna di queste figure ordinó che en-
trasse un, camelo ,.il quale. la· pertasse, ed un uomo ,
che reggesse il camelo; ~si che da lontano tali figure
paressero elefanii verlo Ed e8sa rece eseguire quest' opera
in un Jecinto chiuso per ogni parte da muraglie; e
mise sentinelle alle porte del medesimo, onde nisSWlO
po~sse ne uscire, ne ehtrare; e al di {uon non si
vedesse cosa Cacevasi cola, e non ne fosse po1"t!lto avviso
agI' Indiani.
Le Xlavi e le bestie furono in ordine entro due anni ;
e nel terzo raduno neBa Battriana le truppe chiamate
d. ogni' provincia. Ctesia dice, che il numero de' Canti
fu di tre milioni, quello degli uomini' a cavallo di cm-
quecento mila; e cento mila furoJio i cam. V' erano
anehe altrettanti uomini montati sopra cameli, ed aventi
spade lnnghe di quattro cubiti. Le navi atte a disfarsi
erano due mila, che venivano portate per terra dai
camell·, come' abbianio detto che facevasi deBe figure
degli elefanti. Si pensó anche, che i soldati avvezzas-
&ero i cavalli a vedere queste figure, onde da} lero

feroce aspetto Don restassero spaventati: cosa che molti


secoli dopo imitO il re Perseo dovendo combattere coi
Romani, che avevano elefanti di Libia. Ma De a Perseo
poi, De prima a Semiramide questo ritrovato giovo
punto per vincere, come apparira pi:u abbasso dal rae-
cont9 che faremo. .
n re degf Indiani, tosto che seppe il numeroso eser-
cito che gll vemva COnlorO ~ e U tanto apparato di guerra ~

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oercO di superare Semiramide in ogni cosa. E primie-
ramente fece costruire quattl,"O mila Jiavi con ~nne del
paese (1); perciocche r India sulle rive de' fiumi, _e
nelle paludi produce grande quantit& a¡ canne di- lale
grandezza, che un uomo non facilrnente le abbraccia ;
e diceSi y che le navi faue di queste canne meno di
mirabil uso, perciocche non sono -soggette a tarlarsi.
Mise egli pare molto studio nen' apparecchio dene arrni;
e séorrendo per tutta l' India raduno un esercito di
gran lnnga maggiore che quello di Semiramide. Quindi
mandando a caccia d' elefaoti venne a- moltiplicare iJ
numero di quelli ch' egli aveva; e tntti fece ben am-
maestrare in .cío che poteva accrescere -il teJ.Tor della
gnen-a: el' onde nacque, che per la moltitudine di tante
hestie, e peJ' l' apparato deIle loriche, di che erano
arma1e, fona el' uQmo non fosse atta a sostenere)' urto
ddle medesime. -
Cosi provveduto a quanto occorreva, quel re mando
ambasciadori a Semiramide, che gia era per via, _con
incarico di accusarla di principiare una' gnen'a senza
potere addurre _alcun pretesto d' ingiuria ricevuta. Ag-
gi~nse anche una ldtera, nella quale le rinfacciava le
secrete turpitudini della sua vita (2); a Dio promettendo

(J) Noi conOlCiamo queate -canDe 8Olto il DlIIDe di bambu, di cui


appUDlo le ludie ahbondano. 1 6am6u veDsoDo a tale grosstzza cho
.i fa UDa harca di un peuo &010. Pare che Ippocralr. Poli6io, Elio-
doro D' a.,biaoo parlato.
(:1) Semiramitle ~ .tata tenUta pe.. cosi di&80lata. che Pllni'o nota
l' opinione, ch' ella -am..le taDtO UD cavallo che uluse con elSO.
(Vedi lib. VII. cap. 4:.). 11 che elseado fuori d' opi proporziooe-
e percio assurdo, potrcbbe fac.iJmcut8 farci risellare ¡ral1.parte delle,
.t.arpi COlO appoltele.

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·60
intanto , che ove l' ávesse Vinta, la f'atebbe croéifiggere.
Semiramide letta la leltera, disse sorridendo: quale sia
'il mio valore lo esperimentera l' indiano dai fatti. E mosse
le troppe,· f'&Sendo venuta al fiume Indo, trovo la flotta
'de' nemici prepal'ata al combaltimenlo. IlJlDlantinente essa
mette in ordine la sna; ·e sostenuta dai valentissimi
seldati, che in quella eraDO, altaccO ~a baltaglia na1llle ,
in modo pero, ch.e b'8ttanto le trnppe terrestri, che
s' erano accampate sulla riva,. potessel'O porgerle ajuto.
Lunga e vivissima fu la zuffa da ambe le parti: toa
la villoria fu di Semiramide, la quale dondo al nemico
miUe navi; ne scarso fu il numero de' prigionieri, che
essa fece. Del qual -evento superba, si volló alIe isole
e ciua del fiume, e le prese ; ne meno di cento mila
uomini condnsse in ischiaviui. Dopo tanta strage il re
indiano fingendo di fUggire, daI fiu.me condusse il suo
esercito neU' interno del paese; onde con tale ipganno
aUettare i ·nemici a passare. Semiramide, a coi le cose
erano l'iuscite bene , non· esitO a far getlare Un larghis-
simo ponte; . e passata di la, mise aUa c~todi& del
'ponte, un presidio di sessantamila uomini;, e col rima-
nente ~ito. si· pose. ad inseguire gl' Indi.1ni .. Aveva
,essa nella prima -squadra collocate queUe figure di
bestie , 'onde le spie tosto ne riferissero al re la molti~
tudine. Ne' in ció fu la sua spel'8llZa delusa. PereiOCt'he
avendo le spie raccontato agl' Indiani l' immeos" qnantita
.di elefanti che s' approssimava, si misero a pensare ,
·come mai gli Assirj. potessero, a\Ter seco tante flere di
tal natora. Ma non poteva lungamente restare nascosta
la finzione : poiche essendo accaduto~ ch~ alcuni 'soldati

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~th
di Semil'amide messi in ceppi per non avere di notte'
• atto hene: la, sentineDa, e per timol' del supplicio fug..
giti presso gl' IBdiani, raccont6rono, loro com' era la
cosa, e Ii liberarono dalla paura che' ne avevano con-
eeputa. Per tale notizia fatto animoso il re, fece divul-
gada per tuuo a suo esercito; ed attaero I~ battaglia
contro ,gli Assirj.
. Lo stesso rece pur Semiramide ; 'e mentre l' Olio guida
contro l' altro piu d' appresso le, 'truppe, Stabrobate
spinge i cavalli, e i cani prima delle altre squaclre'
addosso ai nemici; al cui impeto volendo Semiramide
lar &on.ie con quelle sue larve d' elefanti, che poste
aveva innanzi aIla sua falange, impl'ovvisamente i ca-
val1i degl' Indiani furouo presi da grande costem8zione.
Perciocche, mentre , soliti a vedere gli elefanti, all' aspetto
delle loro figure nulla 'si ()ommovevano, fortemente poi
restarono 'spaventati an' odore inusitato, e all' aspetto di,
mostri affallo diversi, e per essi nu.ovi. Perció parte
degl' Indiani fu gittaa a ten'a , parte fu traspol'tata dai
cavalli, non piu ubbidienti al freno, in mezzo a' nemici.
AHora Semiramide saga cemente approfittando den' avve-
rumento, fattasi innanzi eon un corpo di scelta truppa
volge in fuga .gf·lndiani. Ma Stabrobate nulla com-
m~ da quel ripiegarsi ..de' suoi, spinge innanzi uua
squadra di uomjni ¡ a piedi sostenuta dagli elefanti;
ed egli postosi al destro como, animando alla pugna,
dall' alto di un otlÍmo elefante con grande forza mirava
contra la regiDa, che. pel' avventura gli era a fi-onte.
E come anche gli a1tri e1efanti si mossero, le truppe
di S~ poro temp~ sostennf'ro l' urto delle be-

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262-

stie; perciocche esse vigorose d' animo, e robustis~


di forze, facilmente ammazzavano chiunque stesse loro
contro~ Grande strage pereio fu fatta: che abri quelle

hestie .pestavano co' piedi, altri laceravano 00' denti,

altri elevati colla proboscide poi schiacciavano; e a
mucchi cadendo dappertutto i moro, e r aspetto orrendo
del pericolo riempiendo tutto di terl'Ore', niuuno pili
aJ.-diva star saldo nelle file~ E giA messo iu fug¡t r UDi-'
verso esereito, il re fece impeto sopra Semiramide stesaa,
a cm prima con una saetta feri Wl braccio; poi aspro
colpo diede sul tergo col calcio deBa lancia. Semiramide,
non essendo la ferita mortale, volio indiet1.'O il cavallo
fugg~o; gillcchi: l' elefante cite la inseguiva nOn po-
teya contendere con quel cavallo nel corso. Ma siccome
tutti correvano alle barche, e tanta era la moltitudine
addeÓsata lIul passo, accadde che i soldati della regina
a vicenda miseramente conculcandosi periva,no, e vede-
vansi stesi morti promiscuamente, contro al solito,
c;avalieri e p,edoni. E sul ponte, giacche' gl' Indiani
erano aIle spalIe de' fuggenti, tanta fu la eal~ pel
violen.tis5Ímo s~vento che preso avea tuui, che mol-
tissimi spinti ai lati precipitarono. nel fiumé. Semiramide
c¡uando vide, che la maggior parte dl suoí salvatasi
dalla battaglia era di la del nume in sieuro, tagliO le
corde , che tenevano fermo il ponte; onde anenne,
che una nave, in cui era gran numero d' Indi,mi, che
la inseguivano, rottasi in. varíe partí per l' orto del
ponte che omai correva in balia del f.i~e, fece som-
mergere molti;' e tollo a passo a nelDÍci I assicun\
Semiramide stessa. n re degr hldiaoi .dai rrodigj di

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l63
Giove', e dalle rilpoBle de' Vati avvel1Ílo di non paII"'
&are a 6ume, cessó daDa guerra.; e Semiramide avendo
fatto cambio de' prigionieri, sen ritomo a Baltra coDa
terza parte appena del 800 esercito (J).
Alquanto ~mpo dopo aUaccata dalle insidie di IUO
figlio per mezzo di certo eunuco, si ricordo della ri-
sposta avuta da Ammone: ~o. ~on prese v~nd~
dell' insidiatore; ma consegnatogli il regno,. e dato ~
dine a tutti che gli uhbidissero come a JegittiQ10 re,
disparve immantinente dal cospelto: degli uomini, come
quella, che giusta la (ede dell' oracolo dovea andare
ad uuini agli Dei (:a). Sonovi ali:uai, i quali favoleg"
giano esIjCl'Si mutata in colomba; perciocche si crede,
che essendo venuta sul pa1agio una \Ol'lBll di colombe,
essa volasse via con quelle. E da do.e venuto, che
. gli Assirj, metlendo Semiramide lra gli Dei im.mortali,
onorano la colomba in luogo dena Dea.
Tal fine adunque, come si e delto, ~bbe SemiJ.·a-
mide, regina di tulta l' Asia ad eccezione dell' India 1.
dopo ayer vivuto sessantadue anni, ed averne regnato
quarantadue. Queste cose di lei serisse CWsia di Gnido.
Ateneo' (3), ed alcuui altri scrittori Ilsserjscono es&el'e

(1) Strabone ha scrilto, che Sen,,¡'amitJe Eu¡;gi con 50li nDli uo-
miui di accompagDamento.
(2.' GiU',ilio dice eapressamente. ch' elsa Eu ammauala da Ninia
auo fiSliuolo. ¡rritato cODlre di let •. sia perchll gli loglieva iI gover-
DO dello Stalo. lia perchll lo aTeva provocato ad ¡neeIJo. La sleSIA
cosa hA ripetuto Apaia. RimaDe a "pere che migliori Eondamenti
8nllll<l TrOfO. da cui 11 noto che Giuitillo compilo le lile slorie. ¡.
confronto degli Icrittori legllili da Diodoro. . •
(3¡ ~on si la iDdovmare dai eommenlaltui quale ..1,.1180 sia 'l"e-

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:ao,¡
qut'Sta Semíramide stata una meretrice di elegantissime-
forme, ed a cagione d~a sua bellezza essere stata assai
amata da} re degli· Assirj, che da prima- l' ebbe in-
mediocre grazia; e poi la fece &na 'legittima moglie.·
Aggiungono, che avendo indolto il re a cederle a
govemo del regno per anque . giorni, tosto che ebbe
lo scettro, e pote"~estire la .rola reale, il primo gierno
. fece un banehelto magnifica, in cui -i capitani delle
truppe , ed ogni pio. nobile personaggip indusse a ~
la volonta sua: che ,1 giorno dopo a
voIg'o, e que'
grandi, per sel"Vir la regina misero in carcel'e il marito
di leí; e perche essa era d' ingegno atto a grandi ~,
e di molta· forza el' arúm:o , le fu faci1e occupare .1' im-
perio, di cui restO in possesso Gno ana vecchiezza ,
fattasi iHustre per' molte e memorabili opere. Queste
sono le cose, che in una parte e nell' altra gIi autori
raccontáno di Semiramide. .

5tO. di cui qpi parla Diotloro. Il Fa1Jricio 'fa, mlllziooe di un Ate-


neo di SéleucÜl, filosofo peripatetico, e coetaneo di Stra60nei FunÍ
un alLro Átelleo 5Oprannominato N eucratide, autore dei De;pl1O.o-
fi.t;, che Tisle pl'ima di Diotloro. Fra umti che parlaroDo di ,se",,';
r_iIM in quest' ultimo 111110, T' ~ DilUme, scrit¡ore delte cose di
Per.ia , citato da Eliano; e Plutarco. aenza che aappiasi su qual
fondamento, ha detto. cbe Se",;ra",ide si fece dare iI gonrno dallo
Stato per un giomo 5010, i1 quale realmlllte poteTa bastarle per de-
lronialare jI marito.

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s
n.. JF: 1111.

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·'.
••

:l65
C A. p, I T O' LO, VD.

Begno di Ninia, sua !l/ita .túfeminall!-,. e SIJa po1itica.


De' SUDi .rnccessori :non si harino memoria fino a
Sardanapal,o, se ~n per: la spedizione ;di Mennone
a Tl'Oja.Épi¡p:4Jfo' che .Sal'JaTlapaln feC(l pel SUD
sepolcl'O. '

Morta ~, Niáia, 6gliuolo di Nino e di lei,


tenne il reguQ,' e lo gove~o in pace, ,non avendo
imitata la madre nell' amor della guerra, e nell'. ardi-
mento d' iifJrontare pericoli. Infatti . egli visse tutto il
&empo di sua .víta. 'nella' reggia a modo, che non la-
sciossi vedere. dá áltri che dalle sue concubine, e dagli
e1inuchi. E: cos~ :aBe. délizie, e, all' ozio in6ng~o costui
si diede, che;' ,milla vólle sapere di qu¡mto ..potesse
recargli molestia te. peD~eri; stimando la felicita di
esser re: corisisteie nel' godere apertamente d' Qgm
genere di piacel'i. Pen)" ónde reguare phi saldamente e
sicuramente, ed incutere telTOre a' sudcliti, usO coman-
dare ad ogni nazione a lui soggetta un certo numero
di soldati e un capi~o 'per ciascun anno; e meutre
teneva nepa ciua' ,un: corpo di queete truppe, ad
ogni nazione mandavaper govematore un 'capitano
a se atlaccaiissimo.. p~tó .poi· l' an~o aItrettanti ne
. chiam¡lva dalle pl'ovipcie, ~ivend9. dal giuraJlle~to, e
ma.udando aUa loro patria. i ·pr.iu;l.i. Con che. avvenne,
che vedeildo i sudditi:come' taDte Ü'llppe continwimente .
erano' in servizio, e proDte a gaStigare ~~ si l'ibellasse,
ed in altro moclo, ~egasse ub.bidie~ ,al re ~ dalla paura.,

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~66
tcneaOSl m dovere. E quell' annuo caJnbiar le truppe
era ideato al fine, che e capitani e soldati dovessero
ritornare al loro paesc prima di conoscere gli altri, e
di entrare in coauÍumicazione con essi. Pereiocche la
Junghezza del tempo e quella, che fa imparare l' arte-
della .guen'8, che accresce ne' capitani il coraggio, e
che per lo pin gli eccita a cospirare contl·o i principi,
e a togliel'si dalIa loro fede.
n tenersi poi che faceva Ninia fuari del cospe~o d' o-
guuno, serviva a velare agli occru di tutti la vita ~
voluttuo8a; ed intanto nessuno 8lodiva proferire contro di
lui la mínima parola, come se pel·· avventura egli fosse un
Dio. Ed in questa. maniera ognor creando capi d' eser-
citi, gavernaton di proviucie , giudici delle singole na-
ziow, e a~ al'bitrio sno disponendo altre cose di propt'lo
comodo , costui pas.'iÓ la sua vita nella citta di N"mo. .
In modo pl'eSSOChe simile governar9no l' imperio pa-
terno anebe gli altri re succedendosi gli uní gli altri
pel corso di trenla eta d' uomini 6uo a Siu-d~napalo (1):

(1) Pare. che da queite parole vogliaai argomentare , che tutti i


re assirj sino a Sarclallapalo foslero deUa dinástia di Nino: il che
por altro nOD b abbasLaD&a chiaro. Checchb .ia di cio. Bione e
JlltJuanJro PoliltoTe banDo acriuo che i disC8Ddenti di Nin" re-
paroDo SiDO a BeUe" figliCl di DeTcetacla; e cbe dopo questi s'im-
pOllOlsO dell' imperio Belitara • ed ebbe UDa lu:tga aerie di IUcceS-
sofi. Ma Don poteTa non dare materia aUa atoría una rivoluaione
qllale donva HIere quella, per cui un Ilomo alui 08curo. o i. q-
ui bassa condizione nato, comjl dicesi che fosse questo Belilar~.
avea potuto salire. sul tronp. E come b restata memoria di fatti pio
rimo ti, percbb non s'avrebbe anche de' sllssegueDLi! Le poche cose che
1'911080 raccoglier.i da .4pr,UJ o dal 8im:eUo. 1108 preltano molti

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a~
al tempo del quale r imperi~ degü Ássirj
essendo du.
Tato, si~e Ctesia di Gnido dice nel libro I1, per
miIle !recento ~t' anni, cadde in mano dei Medi.
Non El necessario riferire i nomi dei re, e d.ire quanto
tempo regnassero, dappoiche Bulla fecero di melllOrahile.
~ sola cosa degoa di 'memoria si. El, che gli Asairj
mandar~no ajuto a Trojani SOllo la. oondotta di Meo-
llone, 6gliuolo di Titono. Perciocche regnando in
Asia 'l'eutamo, che e il ventesimo re dopo Ninia. (1),
~gliuolo di Semiramide, dicesi che i Gl-eci sotto 1.
oondotta di 'Agamennoue portarOllO 'la guerra aTroja
in tempo che gli Assirj aveano giS. per pin di mille
anni tenuto l' imperio deD' Asia. Ora Priamo, re della
Troade, perche era solto la clientela, deD' imperio as-
sirio, oppresso da tanta guerra, mandO ambasciadori
per cercare soccorso da Teutamo (2); e questi gli sped1
dieci mila Etiopi, ed altrettanti Susiani, con dugento
carri; e fu capo della spedizione Mennone, figliuol~ di
Ti tono. Era infatti Titono aquel tempo capitano di
Persia; e gooeva sopra gli altli governatori la gtazia
lumi. In fine di c¡uesto libro si yedra. se .'abbia COD che chiarire
quelle coae.
( 1) QueMO palso mtll'iLerebbe dai Cronolosúti pil\ rigorosa dÍla-
miDa di quella. che De abbiaao comllDemenLe fatUl aiDo ad ora.
·GiuÜo Africano pone 1'eutllrno per yeutill8l.Lesimo re degli AI.;rj;
Ceralione lo pODe pel Yentiduesimo. Vedremo iD fine dei libro il
di pil\. E proba~i1e. che le memorie ••,dle quali i primi collocaroDO
il Dumero di questi '8, fouero IIIOltO eoufuse. Altronde e da .,'-
..ertire, che prima della guerra di Troja tullo ., t.enebre.
(:1) Anche Platone aCCeDua. che i l"/ljan.; l' impegDaroDo coa
pande animo Delia guerra co' Greci. perch., a¡' fidavaDo dell. po ...
teD&a degli Allirj. •

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268
del re; e Mennone, allora nel fiore' deHa &, robusto dí
oorpo , e: d' anime ibsigne , vinceva tutti. EgIi in Sosa'
edificó una reggia, la quale sotto il nome di Mennonia
, duró fino al. principato de' Persiani; e fece inoltre co-
strDire una :strada. la quale conserva anche .oggi il .sno
nome (1). Ma' queste cose SODO iagli Etiopi, abitatori·
dell' Egitto , . messe in dubbio: i quali alla loro patria
attribuiscono. Mennone, e mostrano i palazzi; che an-
che oggi cbiamansiMennonii (2). Checche sia della
verita ,.qnelloche e certo si e·, essere oostaote' fama,
che MeIlDODe condusse aTroja ventimila fanti, e du-
gento carri da guerra, e che con gloria grande di
Domo !orte molti Greci uecise in battaglia, fino a tanto,
che morl trucidato per le insidie dei Tessali. Gli Etiopi
pero levarono dal campo il sno cadavere, lo ahbru-,.

(1) ErO*'IO... Strabone. ElüJno, e P-.arlia. arfermaDo che


eosi si eLiamas58 la reggia di Susa. E iD quanto ,alla .trada. che
qUI si aeeenna. Pausa nía dice. che fiDo al .uo tempo i Frisi la
mostrauDo a' foresLieci.
(~) Filonrato appogsia le preleDsioni degli Etiopi •. e 1!-.anÚl
quelle de' Medi. Il YesseliTlflio propende a eredere invenLala da
Cree; la lpedizione di Mennone a Trpja, ma p"ro ha per eredi-
hile, che antieamente 'Yinsse un prineipe di Lal nome, il quale par-
tlt08i dall' EgillO (e poina diredalla Etiopia) ansse porLate le
_ i in Asia, e lasciaLi cola 'Yarj monumenti di glQria. Si ~ ndulo
Delle nQ'e!li Ditt; la dífficolLit. che a noi faena, ,che MerlRon~
ansse soldati di Perú e d' Eliop;.. S. uuo Iteno imperio li eaten-
d~u ad un paeMI., e aU' altro', .la difficolta celia; e il generala con·
Hnso degli .cmtori fa che non possa dubiuarsi della eaÍlLeaza di questo
Jl-/eIIPlQne. 11 dabbio pub cadet~ sol tanto 'sopta ,le eircostaBze. Sa-
rebbe degna occllpazione de' n05lri Erudili quella di cercare ce..e
e c¡uaudo i Crecí abbiaoo UlcuCIRa la aturía di Mermone colla loro,
(nole mitololliche. ' .

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26g
ciarono ; 'e ne pOttarone le oSsa a Tilono: Queste sono
le cose., che intomo a' Mennone asseriseono i Barbal'i,
come descritte ne' commentarj regj.
Adunque Sardanapalo, trentesimo re da Niuo fonda~
to~ della monarchia, ed ultimo lra i l'egnanti assirj,
supero tutti i snoi maggiori nella lussuria e nella in-
fingardaggme. Imperciocche omettend~, che da bissuno
vedevasi fuorcbe daUa famiglia, costui Visse una vita tutta
effeminata, solito ad avvolgersi entro la truppa deUe
...'oncuhine, a lavorar porpore e lane finissime, a vestir
la stoJa delle donne, a dipingersi con belletio la faccia.
'e·tutto il corpo, e ad usare ogni lenocinio di tal fatta,
proprio soltanto delle prostitute, con piu. laicivia di
queRa "che quaJunque delicata donna posSa praticare.
E dicesi ancora', 'che imitasse la voce donnesca, e che
non solo continuamente prendesse cibi e hevande attis-
sime a stiinolare' ai pi~, ma che amasse ne' piaceri
venerei gli abbraccillmenti de' maschi e delle femmine,
sfrontataJnente abusando d' 8mbi i sessi , e liulla vergo-
gnandosi deDa turpitudine, COÓlpagna di s~ sceUerata
azione. E' a tal seguo giun8e di delizie, di colTUZione',
e d' intemperanza, che compose per se steS$O, e pe' suoi
successori questo funebre carme da -scriversi dopomolte
..ul, sno sepolcro: il qua}" carme tradotto .dalla lingua
barbara da quaIche Greco, vuol dire:
Cedi ql d.sio, tu chiunqu lei,
N qJo - di "morlal salma; e godi quanto
e
Goder ti e dato: che un hel nulla il resto.
l() di- Hin;,,€' un di. fui sommo rt'ge;
E .cenere oggi son; ne. riman meco ,

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MorIIJ CM or son, di dO eh' ehii vwenJo ,
FflOr di quanto la gola mi permise,
E amare, e possa sul vokre altrui:
E Gli lIÜri hení, qaanti fur, la.scw (1).
Ora essendo costut di si cOlTOtb costumi , . non solo
ebh' egli un vergognoso fine; ma venne a roTescWe
aft'atto anche l' imperio degli Assirj , sopra gIi altri che •
ti ncordano, stato per lunghi86Üno tempo florido.

C.A.PITOLO Vm.
CospimzÚJne contro Sardanapalo. C01'dG8io con cui
qU8Sti si oppone ai riheUi. 4weniment.o, che fa ri-
solA!ere Sardanapalo a monre. Distnuio1itJ del! ¡,,¡.;.
perio JtI6li 4ssirj per opera di 4rhace 1118«0•

. Cerio Arbace, medo di ~ione , pieno cIi VÜ1Ü., e


di COl-aggiO, el'll prefelto deUe truppe, .che dalla Media
ogni anno andavansl mandando alla atta di Nino. Fu
costUi istigato da} capitano de' Babilonesi , con cuí mi-
litando avea contratta amicizia, a. togliere agli Assirj
l' impe';o. Belese era il nome di luí, nobilissimo tra i
sacercloti di Babilonia, che si chiamano Caldei. E come
era assai perito nen' astrología, e nella divinazione, e
a molti prediceva con certezza quanto dovea loro me-
cedere, si era procacciato grande credito. Perc:i¿ anche
al capitano de' Medi, amico auo, aV'ea vaticinatQo dovere
(1) Clrerilo fu quegti • che tradu," in Tersi groci qanta epigraf'e
di SDI"dallllpalo. ESli troTausi riCeriti Hehe da Sl1'a6one, da ,4,...
lItIO. Ii da altri. fu ,Ateneo Ti .i Oflo"a qualche dinraiti..

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-27 1
assolutam.el1te 8Dccedergli di ottenere tutta la siguoria
di Sardanapalo. Arbace, gradito il v~tieiDio di lui, g1i
promise di dargli il govemo di Babilonia·, se l' impresa
avesse buon esito: ed iDllllantineure come a speranza
di tanto fosse abato per l' oracolo di un Dio, cominció
a farsi intrínseco de' capitani dalle altre uazioni, e con
conviti, e con discorsi mettendosi in grazia di tutti,
.di ognuno si procaccio la benevolenza e l' amore. Pro-
cw-o eziandio di essere ammesso innanzi al l'e, e di
potere osservU'e tu~ quanto egli faceva. A questo in-
tendimento egli diede in regalo ad unG degli eunnchi
un' ampolla d' oro; e da lui fu introdotto presso il re ,
ove pote vedere a fondo l' estrema mollezza, in che
viveva, e i modi in ogni parte obbrobriosi, con coi
ogni atto, ed ogni pensier suo conformava , imitando
le donne. Venuto a disprezzarlo come Domo· da nulla,
tanto piti Senll oover procurare di realizzare le speranze
dategli dal caldeo. Quindi prese con Belese l' accoMo
0051 , che egli solleciterebbe alJa rivolta i Medi, e i
Persiani; e Belese trarrebbe al partito i Babilonesi; e
com' era amico del re degli Arabi, che con esso lui
comQ.nicherebbe la risoluzione presa. E gi8. passato a
tempo dell' annno servizio militare, aUe prime truppe
licenziate per ritoruare ai loro paesi succedevano. le
nuove: per il che Arbace persuase a Medí d' invadere
il regno Jegli Assirj; ed allettO a far causa comune i
Persiani colla speranza della libertA. Cosi ancora fece
)Mese coi Babilonesi ,. dicendo ·loro la stessa cosa; e
mandati confidenti in Arabia, partecipc> tutlo al pl'in...
, cipe della ten'a, come quello con cui aveva intriuse-

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2,~

chezza e titolo d' ospitalita. Venuto 4unqüe il cambio


anuuo deOa troppa,. tutti costoro ooa gran numero di
soldati si ridussero in Nino, in appll1'enza per condUl'l'e
seeondo i1 soIi\O i soldati, .che dovevano sostituirsi; ma
in realtl per levare r imperio agli Aasirj. . Tullo il nu-
mero de' soldau da quelle qualtro. nazioni raccolti era
di qUattrocento mila: 1 capi, stanze ch' ebbero le
tl'Uppe, andavano tra loro coDJUltal!do cosa dovesse
farsi.
. . Sai'daapalo, tosto ch' ebbe avvdo deUa ribellione,
condusse contra loro le truppe' delle alu'e nazioni; e
data battaglia in aperta caIDpll§lla, i rihelli fnrono bat-
tuti ea obbligati, avendo perduti ·molti de' loro, a ri-
tirarsi. ai monti distanu da Nino seltanta stadj. Poi come
vollero di nuovo espe~entare la fortuna delle armi,
essendo scesi aHa pianura, SaJ-danapalo schieralo il suo
esercito, per mezzo di banditori mandO p o ch' egli
avrebbe dato dugento talenti. d' oro a chiunque avesse
ucciso il medo Amace; e doppia somma' ..col principato
deUa Media di piü a chi gliel' avesse consegnatO nelle
mani Vivo. La stessa tagliá promise a chi aV8S&e dato
mortoo vivo Belese babilonese. Ma niuno avendo. fatto
caso di tal bando, datasi nuova battaglia, Sardanapalo
un' altra volla uccise molti l'ibelli, e la twba rimanente
mise in fuga, e caeció a' monti (1). Allora Arhace DDll

, •( 1) Anche .1 Y ~,"el;nsio fa mer~vislia, che un re t.anto effemi-


nato. siceome da Diotloro viell dipiDlO Sardanapalo. avesse si ga-
gliardo animo da mettersi alla le.ta dell' esereito. e da condurre .1
bene una guerra. che doveva essere delle pita aceaDiLe. Percia di-
ee. che re .peaeo a' ,.¡Oli ritorna ir¡ ellore il eoragio. di ndo auai

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's,l
perdendo spirito, 1'Ildunati gli ainici aoDlIlIulÓ a loro
parere su ·qnanto doveva fal'Si. La maggior parte del
c:onvocati opinó doTersi rito\'nare al proprio paese, ove
océupatí i luoghi pio. fortí fare oglli possihile .per pre-
parare quanto OCCOITesse per la continuazione .della
guerra. ~a Belese copfermando· coi portenti 4egli Dei,
che in mezzo alle !atiche e alle miserie ~ si sarebbe
ottenuto il fine propostosi; ed altre ragioni, com' era
del caso, aggiungendo, iudusse tutti a soslenere i pre-
sentí pE'ricoli. Ond' e che si venn.e di DUOVO a battaglia;
cio luceede all' uomo corrotlo; e cita Ellanico. e Cal/¡,tene. i
quali aupposero doe' e..ere Ilati i Sardanapali. uno valorolO, e di
.Iti apiri&i. l'al&l'O eft'emiuato e molli85imo. Q..mdi cODclade. che
forono da Ctaia.· confuai. e diedero lo. a quelte allpposiaioDi
cODlraddiLtorie. Ma 'luCIlO divisamento del Y".,elillgio porlerebbe
Delia Itoria qol uarrata magior cODCo,ioDe colla tua assurditi. Non
• egli pilA ragioenole iI dire. che Sar.tl.ancpalo amando ....i i pia-
ceri e la quiete, nev. pototo iogerire di &h l' opioioDe di uo re
eiTemiDato e di..oloto; e che il parlito di chi mirava a cacciarlo
dal troDo,· colla elBgerasióne acc_va qoelLa opiDione caluDDiosa,
radicatasi poi pel telice socceslO della rivolta P L' epigrafe. di cui
si 11 pulato, prov. abbastan... che SartltuurptÚo aveva coltura e .
spirita. 11 pericolo adunque potll Caeilmente rilvesliare in I..i ~li..
menti degui della loa situadoDe. La atoria ci ,0mmiDilllra di cío
alLri esemlli. Ma il mondo e la plebe· degli acriuori giudicaüo co-
mODemente del earatLere degli oommi dal IUCCeuo; e Sardallaplllo
• restato OD Dome di obbrobrio, DOJl oataDte che iI raLlO dimo....ri.
che se per anentura DOD fu virtuolo, DOO meritO per altro rama
di tal ntoperio. Se si dovesse qu.1i6care di vil Dome. quello che
pstamente potrebbe coavenirg1i. forlle sarebbe di mper.tiaio.o.
8.... l' interpretnioae .01Ja • eh' egli diede .1 roveaciameDlO delte
IDIlra della soa capitale. DOD avrebbe dilperato di &h. E la morte,
cbe acelse. DOD Il certamente quelJa.· me IceoDdo almcDo le vie
ordinarie ai aceslie UD uomo corrot\o al1' ultimo grado dena efl'emi-
·Olea... Come cL.i r.ppreICDta Sarda""pillo . . .'
DIODOl\O, tomo l. ,8

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~74
e il re ebhe per la tena volta vittoria, e prese gJi
accampamenti stessi de: nemici; inseguendo i vinti sino
ai con6ni della Bahilonide; e Arbace medesimo, valo-
rosamente combatten<\o, ed uccidendo di sua mano
molti .~ssirj, restó ferito. Dopo tante, e sl ostinate
'stragi nporlate. non restando piu. speranza. di vittclrii1,
ogni capitano pensÓ di andare aRe pl'Oprie case. Ma
Belese che in quella nolte senza pUDto' andare a dor...
mu'e el'& stato a contemplare le, steUe, disse a coloro,
che dispera.vano del buon successo, essere per giungere
un soccorso spontaneo, ed avere a succedere un grande
cambiamento di cose in contrario, purche per cinque
soli giorni stessero saldi: veder eglimediante la 8CÍenu
degli astri ció presagirsi dagli Dei. Laonde Ji esorta a
l'imanere ancora per codesti dnqUe' giomi; e cosl
8' espongano a. provare tanto l' arte sua, quanto la
benevolenza degli Dei.
Richiamati in tal maniera tutti, e Gssato il tempo
di asp~'tare, viene improvYisamente riCento avvicinarsi
a marcie sforzate ~andi tl'Uppe dalla Battftana mandate
.al. re. Alla qual nuova Arbace pensó di dovere con un
corp,o de' pro valorosi, e svehi suoi soldati movere spe-
,ditaJ:Jlente mcontro a que' condottieri, onde se colle
palOJe non potessero ridUl're i Battriani ad abbartdonare
il re , almeno colle armi 'tentare .di trarli al suo parlito.
01' come per amOl'e della liberta fu,rono pronti ad al;-
cogliere la proposta di Arbace, i eondottieri prima,
poi tullo l' esercito nello stesso luogo deIr inconlro uni-
,rono insi,eme gli accampamenti e le arini. E quindi
. aceadde, .che ignorando a ;re degli Assirj la, diserzione
" " .

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"7 3
de' BaÍtriani te, superbo del 4vore delP 8Iltecedenle for-
,tuna, si, abhandó~ ~. vae ozio, e distribui a' suoi lar.
4?Opia di vittime ~, di ,viso, e di quant' altro OCC.olTeV~
per festivi conviti: intan~ che mentre tutlo l' e,ercito
gozzovigliava cosl,. Arbace infonnalo dai .disertori delJa
neglig~a, e della . .mriet1 de' neDÚci,. all' improvviso
piombO loro adciosso di notte&empo, e li oppresse. E
siecome c¡uelli eh' etano prepa.:ati, e ben all' ordine, as.
saltavano qu.elli, che non erano preparati t ed erano in
~rdine ~ cosl faci1mente i primi presero gli stecca.ti,
e ~ecero strage gt'llD.dissima de' secondi; e quelli di
questi e~ rimasero alla strage, .0bbHgarono A rifuggi~'Si
sotto le mw'a -de1la cita. In~to ~ re datO il comando
deU' eserclto a Salemene, &ateUo della moglie, tenne
per se la CUl~ di difendere la capitale. Ma i ribelli,
attacca&e prima le trnppe eh' erano alla C4lmpasna , pascia
quf!lle cheslavano d' inuan¡i aBa' citta 1 due volte rup-
pero i loro neplici; ed ~¡so Salemene, aIb,-i misero in
(uga t altri impediti d' entrare in citia precipitarono
nell' Euñ'ate; e ad e~zione di pochi mSb'U8Sel'O tullo
l' C!Iel'CÍlo del re; e tanto fu. il nU1ber~ degli uccisi ,
che il fiume ~ndo di saDgll6 . (()ne lUllgo spaaio
mulato di colore. &retto. a te nella ciua. molle nazioni
prima a lni fedeli., istigat.e dall' arnqll8 di liberta, pas-
saroAo 'al partito tIt' áuoi nemici., ónde . Sardanapalo
vegsendo il regD8 SUQ' iD . grt$l ci~~to , mandó tre
8IWi fisli, e cine 6gIie lc~n gnndi: .tesQri , in PaOagonia
a Cotta (1) governatore della provincia, e tra i sndditi
. '
(1) Tlovasi preslo PilO Li..¿o Ilomioato 1111 Co~ta. DO~i1e tIa i

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2~i6
'suoi' a l~i piu di' tutti aft'ezionato; e mmdati .oonieri
~ tntte le provincie dell' imperio, ordino arrb.o1amenti.
e provvide quanto era necessario per sostenere'l' assedie.
Ma egli: aveva presenté il vatieihi.ó 'lasciato 'da~ lUcí
tnaggiori 1 non potersi da beSS1lño 'prendere" la ciua di
a
'Nino, se prima' Sume nOil"le diventaBse' nemico. Per
la qual cosa 'pensando egli., 'che cio non potesse, :rnai
succedere, aveva coneeputo il ptm8if!ro di l'esistere; . e
percio di sostenere l' assedio in6nó' a tanlo che giun-
gessero le tmppe ausiliari, delle provincie, eh' egli
ailpettava. 'J
Ma i nemici da' vantaggi riportáti ne' fatti d' anni
antecedenti renduti pin col'aggiosi stringevaJÍ./l viemag-
giormente l' esercito; ne potevano intanto fare gran
danno agli assediati 'a cagione deUa troppa solidita delle
mura, perciocche ne haliste, cioe macchine per trar
'saette, ne testuggini, con che al coperto· si puó scav~
la terra, nA arieti per far detnolire le· mura, a que'
tempi erano stati ancora trovati; ed inoltre il re, in
questa' parte diligentissitno, provveduto avea la citta
-abhoridanlemelite d' ogni cosa nec:essaria. Per' due anru.
duro. l' assedio 'senza che gli 8ssedianti ne cavassero abro
cosbutto ; ,se non quelló 'di andar oppugnando'le mura,
'e d' impedirea que' di dentro d', UscÍl'e~ Ma nel ' terzo
'anno accadde', che l' Eufrate :cre6CÍUto par copi~é
pioggie estraordinarre "m.é>Ddó, una' pu:l:e delIa' éina,. e
'gittO gin un ~O ..dii m11rO . pel,tratto ,di :venti: stadj.
. .: d, /" .:., , .
BtuklrlJi: tuni UD Cad re di TrlltJia. QI181te brevi ~Slervallioai
Don faooo. che rendere -verisimile per la notiJia di nomi siDilli ir
fatto. Che c¡ui si raecollLa.

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*",
~ allora vedep.do. il.re:, che si· verificava l' oraeolo, e
che il 'fiume eVident.em.ente -era nemice aBa ciua, ~!""-:
dette· Qgai .speranzá> Lao~' per non cadere nelle maní·
de' nemici alzO. 'un. graa roso nelIa reggia, nelquale'
mise tutto l' oro ed', argeáto, e quant' abra mobiglia
preziosa, egli aveva; indi chiuse,:co~ine ed eunucbi:
in UD' casotto, c~e a\Tea fatto in mezzo, aquel rogo,
e· ~ m~,;e la reggia· con tuUe quelle persone
abbm«ió.· La cOi 1Il0l'te udita avendo i ribelli, entrati
per l' apertura delle murá .. presero la. cilt1; e vestito,
Arbace deJla reaIe " porpora; lo Jecero signore, e lo
c:hiamaroDO .re. . . :.
. Ora.' distribuendo egli:.a' compagoi della impresa que'
p1'ePlj , che a: cia8chedUno secondo i meliti, il grado r
e la dignita convenivano, ed assegnando ' alle provincie
i .satrapi che dovevano ..govemarle, presentossi a lui
Belese, che' gli- avea profetizzato l' imperio; e r~­
mentandogli quanto avesse fatto 'per lui.. domando la
gil promessagli prefetura di Babilonia. Aggiu~ iD.olb:e
ayer .egli in mez7¡O ai 'pericoli della gn~ fa.lto voto
a Belo; che debellato ·Sardanapalo, ed incendiata la
reggia, ~lle ceneri indi trasport.at~ a Babilonia presso
il tempio di quel :Oio.· avrebbe .alzato ~ monumento, il
quale a' naviganti per l' Eufi'ate avrebhe fatto eterna
fede di lui, che.. diSlrU88e il reguo .degli Asso'j; ed egli
• {aCeva questa domanda, perche da un eunuco disertato
dalla cilla, e presso lui nascosto, era stato istruito del-,
l' oro, e dell' ilrgento, .che tra quelle cenen dovea~
trovarsi. Arhace, che nulla sapeva del Calto, concedelte

. .
11 Belese e il libero trasporto delle ceneri, e la satrapia'
. ....

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27 8
di Babilonia senza carico di alcan tributo; e 'Belese
tantosto empl varíe buche di queDe cenen, e OO5i portó
entl'O Babilonia la DUIISima parte den' oro e dell' argento
&tato di Sard,anapalo. .Ma quando. UD tardo Curto· fu
manifestato al re, egli commise il giudizio di CJUel fatto
ai capitani, con' ajuto de' qua1i. avea vinta la' guen'll:
e questi sentenziarono a morte il reo, che coofe8llO iI
100 peccato. n re pero essendo uomo di grande animo;·
e voleudo incomiociare iI 800 regoo. eon' eS8ere nmano
e clemente, JJCIIi soIo·aaoIse Belese dalla peaa di morte,
ma g1i lallCiO tullo l' oro e l~ argento, che avea portato
via; ne gli tolse il governo di Babilonia 1 che' gil gli
avea conferito: diceDdo molto ~aggiori essere g¡¡ ante-
~edeati meriti di Belese veno· lui, che le susseguenti
ingiUl'ie. n percIM! esaendosi presto dMdgata la' fama
. di tanta moderaziQne, e benevolenza, nou poca, ed
egregia gloria preaso i popoli deBe vane provincie qua
re si acquiscO ~ e tutti dissero eeaere lui veramente Geogtto
deO' illlperiG, poiche si benigno addimostravasi imeno
. .' delinquenti. Ecl egoale lenitl usO verso
gli ahitaD1i
di Nino, peiciocche qtI8nt1Blq&e li trasporr-asse in varie
borgate, ad agnUDO peraltro lasciO i pt'Opri:i aya-i; .ma
apianO la dttA (.); e ~tt(), r orO e l' 81'fmto, . , re-

(1) lJo pano di, S"4'OIIe, cit• •1 accerda ett.imamai&te coa


qoeato di DiotIeH .. 'YieRe • proTare., c~ al "-pe di ...i la c:iua •
}Ji Nillo o DOIl lossilten pi~, o Don era cbe .una borgata. NI! iD
diverso seuso dá quesL' ulLimo e necesArio inteDdere TtlCito. To-
lomlñe" Ah:".iallo MarceUillo. che parlaDo di' queata ciLla come
lu.sistente al loro lempo. Si OSler_ perO _ cbe u' librl dt:8U ~rei
.i 'suprODe, che Nl",'"e .ullli.tesae fiorente e ricea in ~'~
po.teriore aquella, di cui c¡ui si parla. Ai "roDolosi f.Occa combiDara
queaLe diftereuae.

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279
.va lora le ceaeli deDa reggia, a qua1e. sali a mola
l!llenti , tl~p0rt.4 in &batana ~ reale re.sidenz& de' MediJ
lA questa maniera adanque bt dai Medi 'rovescialo l' im..
perio degli AsIirj, che duralo avea da Nino fino alla
1&"entesima, generazione .per lo spazie di mille treceu&o
anai e piu.

e A P 1 T o L o ,IX.

DoUIina de' Caldei. .'

E qui parmi coaveniente dire alenne' cose de' cosi' dai


.-
BabiIonesi. chiamati Caldei (1), -e della toro, antichitA, ando
(1) Cit:UOIIII dice. che i Caldei si chiamllJlo cosi DOD dal Dome
dell' arte. ma da quello della Daziooe; e cib l! vero. JI Perizonlo
ti illsegoa. che Bnticamente quelta nuione aveva abitato DelIa parte
deIJ. M••oJlotllnlia. che riparda l' Armenia. E lo l1ell&O dice il
Yitringtl. SuppongoDo poi entrambi. che trasportaLi nella Babil'mjdc:,
com' erano conoscitori di astronomia. 'e preteDdevaDo d,'indoviDare
BU avveDimemi, futuri daMa coDtemplazione dcgli astri, il nome
clel1e. nadClne 10_ ltato appUoalo 'alla Mita, od arte. QU88ti E,....
tlüi avrebbero piu. donamente ed eSauamente parlato, se avesl1!l'9
.puto. che v' eraDO Culdei aulle apoDde del Ponto. come suU'Eq·
frate; che la denominazioDe, di Cakki Don l! il 1'8ro Dome, di quel
pO(lOlo asietico; che aso oOllla f. alterato da' Greei. mt'otre Dei
libA desli Ebre; «pel popolo dava a .11 medeaimc q\lello di e.,di.
«paai <Jj"ini. o mill;''''¡ della tli"initil. dalla quale il luoco, e U
lole luroDo CODlidel'llti come l' emblema: che qllesta idea corri.powle
alle alln deaomiDaaioDi, che i Calda del Ponto ebbero. COIQ
queDe di JlUIJi. di Aliao"i. di Libi. di Calibi. tradotto a~he i o
Ani da 4., aisnificaolejí'_ma, o luce. o pil\ propriamente r• •,
o I'1IIZta aCUlIII. E Llltto questo perchll lBYuratori dj arsento, é di
ferro &empetato: oode veDDe il Calybll de' Lat.ini. Nimte quindi pilll
l'asiooev~e che lupporre. che i Cat;bi-CaJtlei dol Pomo. foroiLi di

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280
Don res&i lrascuralo nulla',' che sia degno di memoria. I
Caldei' adunc¡ue, che Ira i Babilonesi SODO i piu antiehi,
tengono in quel patee il posto medeaimo, che si arror-
gano in Egitto i Saoerdoti: imperciocclu\ essi sonO' ad-
detti al culto degli Cei, si app~cano. per tutta la loro
vita agli studi filosoGei, e traggono principalmente"'¡,
gloria dall' astrologia. E come molto ~ occupano deIl' arte
divinatolia, prediCCÍllo le C08e future, e 'cercano o coHe
espiazioni, o co' sacri6zj, o con cert.i incantesimi di al-
lontanare le cattive vieende, e di faoné seguire le buone.
E SODO anche valenti uella scienza degli augurj, ed in-
terpretano i sogW, e i prodigj; e cedalDente TengonO
riputati proCeti esatb, a&tesa la diligetite loro perizia in
qualita di aruspici. Ma la ooruw di tulle queste cose
non s' apprende da eS61 come s' apprende da' Greci, che
applican~ a questi' sludj. .Impercioccbe presso i Caldei
questa GlosoGa p¡wa per tradizione di st.irpe e di fami-
glia da padre in figlio; e' questo e intanto libero dll ogni
pubblico mearico. E ,perche ~ per maesh'Í i geni-
tori, da ció nasce, che imparano preeieamente tuno, cic)
che puó sapel'si, e lo imparano senza invidia di aleono;

1IÚ8liori al'lDi desli ahci popoli. faceuero iD~Di in ahri paeei, •


ai IlIbiliuero aoll' Eafr""; che per la pcenl_ delta OODquia&a •
• per la dottriua amoDomiea ai ulurpauero l1li11' imperio u~ sapre-
.uia '; e cha si prende.aro poi per equi....lanti i Domi di Á ••irj. '
e di Caltki. iD quaOlo al I8JlIO potiLico; ma cha ralla.a quaUo di
Caltlei Del _ o sciemilico a religioso. 1 Ctddei di Diodoro forODO
forle i Masi della Per,ÜI; a o per leguita depravaziClDe. ° par COD-
fusioue d' idee. diY8lUI8ro pe' Romani indo"ini .. ciurmadori, imPQ-
Ilori, come i .acerdoti d' l,itU SOllO dinDuli Zinpri per ooí.
Di cío ai parlera in apprlllO,

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Q:S¡;
e aBe '~pHne _gnate loró '·Applicano·e 'credono
con inteÑ8ima fede: SlOcome' poi fin da ·fanciuUi· co-
mincillÍlO i ,loro studj , prendono. Wl ahito· singolare iR
,tuUo ciócbe riguarda l' astrología; tanto perche la loro
eta' e dociIe, quanto perche assai lungo e il corso della
loro istruzioñe. .Al contrario pre'sso i Greci' i. giovani
iaeominciano per la' .maggior parte la cani.era~nza ~
servisi 'prima preparati; tardi si applicano. aquesta mo-
so&; ed appena báni.o· aIcun poco 'atteso aBa medesima,
che l' abbandonano distratti dal hisOgno di procurarsi la
sussislenZ8. E· quantunque alcuoi pochi si consacrino pur
tutti -alla ftlosofia,questi ne professano le discipline per
cagione di lucro; e iutomoalle' pit\ gravi questioni pro-
movClll1o dispute ognor nUOff, ne tengono fermo il piede
sulle arme 'llegoate da' maggiori: mentre i Barbari in
quelle intesi costantemente, ritengono con fennezza o-
-pi cosa appl'esa.· ( I ). Proponendosi adunque i Greci la
professione deDe scienze come Un arte di guadagno, ven..
gono formando di tratto in tratto liuove 'seue, e tra loro
contrastando COn contrarie opinioni intomo a' gravissimi
teo1'emi 1 lanno che i loro discepoli ondeggino incerti
tra -le _v~e ¡jenteoze,. e, che le 101'0 mentí sieno per tutta
quanta la vita sospese, e dubbiose , ne tl'ovin cosa., a
cm prestare con sic:urezza l' assenso. Ed in&tti, se aleono
'si fa ad esaminare le se~ 'piu celebri de'filosofi, yedra

- (I~S"'1I6one Dondimeno pretende. che gli astroDomi caldei .i


diñaelaero na plit Selle div_, le DOD che potrebbe dirsi, ch'esli
l'iguardalH, oosi dicendo ~ i CaltJei degli altimi tempi. quaado l.
aMiche iitituaioDi poteroDo e..ere .tate alterlte; l.ddcve Diodor.
li cO.llllldera COIll'''trao· da priDc;ipio. -

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a33-
come IOmmamente ~el'iscono tra eMe, - e 00Iae aieno
• oppoAe io&orno ad argomenli di massUna impcwtanza.•.
Del rimanénte i Caldei inseguno essere la nabrra del
mondo aempiterna, la quale, ne abbia ~rta IlII8cita di
principio , ne io seguito per alcuno acorrere di. tempo
ammeUa .corruzione t ma aggiuogooo poi, che l· ordine
presente, e l' abbellime1ltO dell' ú'niverso susaiste per_
certa divina provvideoza; e che le cose ora accadeDli ia
cielo faDDOsi tulle Don per casO, De da se, ma per
giudizio degli Dei detenninato, e tennameote voloto.
Quindi molte cose future essi prédicoao agli uomiai
in gruia di un lungo osservare le stelle te. del cono-
scere esattam,erite i moti e le forze di ognÚDa; ,nella
scienza ~ne quali cose sUperaDo tutti -gli altri mortaJi.
Secando essi la considerazione maggiore, e l' eSicacia
singolare del moto s~ in ciDque stelle, che' gli allri di-
cono pianeti, ed essi chiamano iuterpreti ; e ,&a tuue qu~
ste in qnella, che da Greci si 'nomina Crono,· ed e la
pÍli risplenden1e di tulle, e la, presagítrice. ,di piti cose,
e pi1i: importanti, cliiamano ~elo (1);' e le altre quatDo '
chiamano coi nostri astrologi MJJ.1e, Venere, ·Mer-
curio, e Giove. E intanlo élanno ad. _ il llOIIle d' in-

(1) Ho pret'erlta qui l' emmda. che iI r,••seWwrio ba propOl&l


nelle Note'. e ehe nao ha avoto il eoragio d' intr~urre nel te6lo.
sebbene essa sia assai ragionevole. 11 tesLo correoLe porta = e ¡rf.&
tutt, que'te i" quella', e~ da Creei .i no1lli,u¡ CNJIIO. ClaÚl.ml&no
80k la pi4 rispkncknte di tutte' e la pres",ptric:e di piü cOle. •
pi;'" importan,i; e ltl allr. qUlluro' e1ai4lllu¡no coi nonr.i ..4strolo&i tlCO.
~ouoo qui vedo. cho lo cose in CJUe~a Jeaioue IlOIl ti ~IlO
bene. Altroode e Teqfilo e 8er"ioatteltaoo. cAe i C,,"'-i ohlama-
"lUlO Belo la slelJa di 8atwuo; I ~o dQpia.s... c:el la p• •

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~83
llerpreb,t perebe, Mll'e le' altre stl!lle nen erranti, ma
~, hlllÚlo uta ~~dimeDtó ordinato, qO~ sole col
putíeolar WIO andare addita~ le cose future t ed 80-
BunziaD6 agli .uomini a modo d' interpreti la benevo-
lenza deg}i Dei. DicODO poi , che se aleuno \'uole 05-
aenar. beBe:, .da essi dimostraDSi certe cose ·al loro na-
scere, .certe altre al lMO tramonto, ed alcune dai loro.
colo~, ed ora. presagisrono procelle di venti, ora furie
di· pioggia, ora veemenza di caldo. E similmenr.e ci ay..
visano deJl' apparíre deIle comete, dell' eeclissi. del sole
e della luna, de' treoÍaoti ,e di tutte le varietl\ prodotte
daD.' aria ·CÜ!oostante, tanto fauste, quan~ inCauste , non
solo aIle nazioni,. ma anche 'ai re, ed á qnalunql1e pri-
vato. A qneeti pianeti aggiungono trenta stelle, che cma-
mano Dei éonsiglieri,' meta ·de' quaIi guarda i luoghi
che sono sOpra la. terra, e meta quelli di sotto, ed essi
contemplano le oose de' mortali " e le altre che fannos¡
\ in cielo; -tlioeDdo che neH,' iratervallo di dieci giorni un
quasi messa deJle. stelle 'fiene spediro da que' che stanno
di sopl'a a qu~ disotlO; ed uno l'eciprocamentc da-

Elio~ (Sole) den' o~illiaale si convenisse in E/oII (SaLumo), abhiamo


jn Dama6ci& presló Foz,ío il palio: i Fenici, " i Sir;' crnama1lo
erORO El, e Bel; ji ch. pOlrebbe provani IDcora COD altre a.toril••
Fiaalment,e. ~,Dioooro ha detL!) pl.opr.a. che. i Ba/JilollUi. chia-
maroao Gioll" col nOlDe di Befo; b da os""are, che al lora parlo
di reUgione, e non di astrologia; che il nome' di Gioll" ha una
significazlooe. _plissima. e che infine. .iccome 'lIa esservalo lo'
Stanlejo, puo appropriarsi anche a Saturno. _ Del rimaaente cio.
ehe non ha delta iI Yelleli"sio. e che io credo necessario OlSe"Ue.
si ~, ehe o DiGdoto non ~ molLo preciso aell' e.porre le doLtriue
de' Caldei. o che jn piu di UD IDeBo il Letto 11. ~aes;to.

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'&84
gl' inrenon ai euperioti; e. q\Jésto moto di, ·eterno po
easere' ad.- p:.:efillo con eel'Ia leggf! (1 )', NIUÍl~oO
dodici principi degli Dei, ed atllib1liseoDo,' adaacbeclllDO
UD. mese, ed DIl? dei dodici &epi' dello zodiaC». Per 'que-
.ti corrono iJ. sole e la luna, e gIi abri: cio.que pimeti,.
coai che il aole fa il viaggio deBa SWl orbi~, io . .11111 m-
no , e la luo.& in queDo di un· aaeae. .'.. .
, Ad ogni pia.aieta assegoan.o il proprio cono,' a qaaIe
si. COlUpie oon diVel'Sll vel0cit8., e in dnerai ..p.z; ..
tempi; e quest.e s&elle, tengooo per. mollo ú:dlnenti, tanto
in bene quento in maJe sulle .geperazioni e.aulle Daseite
degli. uomi'Di; e daIJa cooaiderazione d~ 'DaJDra di e_
conoacerai, gli umani «lISi.' Easi nticiaarono di, non poobi
re, e di Alessandro pure,' che rnppe iD'· perra Dario1
e de' ao.oi .successori, Antigoao,' e'Seteuoo Nieanore; e
mostrano d' aVel' rettam. . . congett1U'alJe fJUtIe le cose.
che ne pronunciarono ;, e che a lempo piu opportnno
riferiremo particolermente.· Espougeao aaw.he,:le coie che
debbono succedere ai priNati;' e ció ~ OOIi' tanta ce:rtezza,
che quelli; ,í quali le veggono v,erifiCllte,. De riguardano
il fatto. come una specie di DUracolo ectedeudo ógni
Cona umana. Fuori deJlo zodiaco essi mettono ventiquattro
stelle, domci delle quali .tengo~ I;l regione boreale, e
dodici r a_Vale; Fra qaeste,' asaegnano a' menti qut'.lle ,
che appariscono', e a morti queHe che sono nascoste,-
''chiamandole giudici di tulte le cose, Dicono ~ che al di
spUo di tul,te codeate stdJe, si aggiJ:a la laua, la cp.a1e

, .
, (1) 1 lettoci vedralUlO • .. queato pIllO WHl picla'A, coaolad.erll ~
cb.e i C"14-i ammeu.v_o Sti ID&ipodi.

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a85
a ~ deBa sUa ,ptccioIe.ta 'essendo Per breve tempo
prossima alla terr&, ,wmpie iJ., 1110 cono in forza non
della _sua velocitA" ma '. soltanto deBa brevit! della sua
orbitt- E, dioenclo, che la hma splende per lame impre-
stato, e che ne soRre malléanza a cagione dell' ombra
deBa terra, vengono °a frovam d' accordo coi' Greci (1).
Intomo pero all' ecclissi, del sole, essi espongono ragioni
si deboli, che -non ardiscono né predil'le, tUl determinarle
a tempi certi (2). In quanto ana tena, danno di essa
Una idea singolare affatto , perciocche la dicono simile
ad ,una barcheÍta, ecl incavata ;' per
,dimostrare la qua!

{I) Ma Diotloro si portato a fiar paragone lr,ll, i ,Crecí e i Caldei.


DOD dice. se i. Greci DOD übia,o da~ CaldA appreaa queal8.. e tIli
altre aoLiúe. giacchb la ,Cortup9Ddenza, che fo aegli aatichiuimi
tempi tra Caldei e Fenii:j. fo po~cia, tra i Fetlicj e i Greei o
(2) Ha ragiODe il Pu,iJlinglo dl. dire, che ¡Ca/del UOD".peftDo
predire l' eccliu¡ solari: erano allaÍ loDeaDi da epeUa perfHioDCI,
deU' arle. che poi /ion tra ¡Cree;; e Doi aappiamo, come /iDO
da tempi remotiuimi i Cltine,i furoDo valenti iD queata parle di
Iciead astroDómica o Ma se i Callki DOD giunsero a tanto. como
'pol DiodDro cODclude qui abbasso. che per .reieíaza tl,trolD&iH i
Ctl/dei mpertlrao tutti qUtlra" B'i uo".,iai'J eh'es1i abbia ~oluto 'iD-
teDdere della scienla relativa alle ¡¡dlueD.e degli astri. e Don di
quella, che rigu\rda il corso de' medesimi ! 1\la b difficiJe separare
!Juesle dD~' cose traltando&Í di perloDe, cbe tlI'tlÍl';III0. come, dice
egli. ,¡ oceuptlrono' di quuto rnere di olSe_.ü)1Ií. di persone,
che. come ha riferito altrove, riceveftno Ja dottrioa par tradiaiOlle
~omeltica. e 1& prore••vano per coudi.ioDo di, staloo
, , AICUDi credoDo. cbe a togliete quella .pecie di CODlraddidone.
'che "edest Del compte.so delle cose riferite da Diodoro ÍDtorDO ai
CttIdei, lIia nece.sario riftettere. che daU' Efilto si porto snl Ponto
'tutta la scienza a'lrODomlcaed ••trologica; che col. s'aveva a, que!
'tempo J che dal POllto nella .BabilMúde si portO qneUa. che o coa-
ienala " aamentata si possldeva al lempo della .emi;ralione. od

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~
cosa, siocome le altre atteDeDtt al side. . del.mondo;
prodDCODO abboudante . copia., di·, argoÍllftti , e di Proba-:-
bilita. Ma a dire partitameute ·di· tali oose.JlOll conviene
molto , ~'offiGo ddla D08t.ra' slbria. Per a1Jíoo . giusta..
mente PuO affennars~ cbe'pei1 &cieDza astrologiea i Caldei
superano tutti quanti gli uomin1'; e che assaissimo si ()Ooo
cuparono di questo genere di osserva.iooi. Ma non casi
faci1mente si creded al nWOel'O d' anni , in cui il eol-
legio de' Caldei affemia d' essenene occupato. Imperc.ioo-
cW eS8Í pongono per cosa cena , dIe sienosi presso di
,}OI'O osservate le stelle quattrocento settanta~ mil' anoi .
prima della spedizione in Asia di Alessandro (1). Ma per
non de.iar woppo dal nostro proposito, témlineremo
qul la narrazione di quanto I;Sguarda i Caldei. Laonde;
avendo noi detto dell' imperio degii Assirj, e della b.'a-
. ~ione del medesimo ai Medi, il ragionamento· nostro
ritornera al punto, d' oode parti.

iava,iolle; e che DeÜ!l BrÑJÜDll~ polA facilmeote aamen1arai. mo-


dificará " ed aDche corrompe~.i. aiccome per )e varie vicmde sac-
CO!le. di \.I1"e I,e cose desli uomiDi, Inoltr.e 1I da avverLire ai diffe-
reo.LÍ '8IIIIpi.• che preadonsi a cooaiderare. Colle «¡uali o.serV~lioDi
pcolllllO spieprsi oUimameDLe opai mellO eaau. lII)I0liaÍOAe, che ai
preleati Del, tesLo. lÍa di DioJAJro, aia d' alLri .ériLLori .Ma lJ'leaLa
MippOIiaioDe 1I io parLe combatLata. da qaauLo, abhi~ delto di
lepra; ed iR: parLe viene a 00af004ere Lempi , e COIe.
(1; Cic.rone IICID Ii., .... tp 10JUiIII0 da DiDloro, clae ....¡ poco.
~el lleuDo ohe • clt' m.ILi lecOÜ, De' cpaü i Bdilonui .... naDO
eoal.iauate le loro Oll81'vuioai. Qaelü, che ueodo )eUo i ..od.mi
ecriHoti m&ol'lle • qaeato MpDllOto ~orraQDO coafrODlare cíO cM
Dé· diaee U P.rilonie. a.vrlDDO, a Dlio qredece, uua bella oceasioDi!
di vedere i prep-ean, ch. l' iDlepO 1l1lllD0 J¡a rau.o dal uu al
J,VIJI secol••

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Dilferenti notizie dale dagU scrittori intomo ai re Medi.
Fatto di Panoda. Zari1UJ;

Avvegnache intorno aR' amplissimo .imperio dé Médi


gli autori .SODO 'd~eordi Lva loro, peBsiamo non essere
I eoaaaliena dall' istituto di ehi mtende raecontare i ratti
veramente accaduti il confrontare insieme le differenze,
ehe seorgonsi negli atori<:i. Erodoto, che visse al tempo
di Serse, dice, che gli Assirj Curano sottom.essi dai
Medí dopó avere per lo ·innanzi tenuto l' imperio del.
l' Asi~ per cin<ptecento, .anui. Quindi ~ molte. eta
pl'ecedenti non. esservi stato alcun re, il quale si fosse
.ppropt'iato iI SOIDDlQ imperio ;, e che ogni citta a que'
tempi si reggeva a popolo. Che finalmente dopo il
COlOSO di molti anni· fu da! Medi elevato al regno Cías-
&are (Jo), uomo per giustizia insigne- , il qúale fu il
primo aa aggiuogere alla sua dominazione i popoli
vicini al Medi; e cosi diede principio al grande imperio.
I suoi posteri poseía estendendo' aguor pin i confini
dena, loro signoria, ampliarono ~ regno smo,.d Asbage,
che da Ciro co' Persiani fu &to in guerra. Le quali
COSf:I , che al presente tocchiamo di· volo, ove giugne- ,
remo ai tempi a cui appartengono, esporremo partita-
mente ,~n ogni diligenza. Erodoto pO~. riferiste, che

(1) lo tllui i tesli·di Erodoco io nce 4i Citu,,,re leggesi D ..joe••


In E,.odoto ioolLre leggesi tuU' ailro. che «¡uaoto qui Diodoro riCo-
riace. 11 che ha dato argomt:oto d,i mol te oasecvaaioui al Frene.
Vedi il tom. TU delle MeulOrie deU' Áeead.","' d~1I1t l,a"¡.ioni.

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':¡88 '
Ciaseare fu e1et&o re da¡ Mtdi nel secondo anno ~Ila
diciassettesima oIimpiade (1). Ma Ctesia di Gnido visse
id tem.po, della spedizione di aro
contro·suo frate1lo
Artaserse ; e Cacto prigioniere in queDa
gtlelTa, per la
sua scienza nell' arte medica' fu ricevuto in grazia di
quel re, e presso luí stette ODOreyolmente 'per dicias-
sette ,amü. Ora egli dai registri reali, incui in forza
delta legge gli antichi fatti COD8emlvansi notati dai
Peniani, con moho studio esaminando tras8e le, singole
notizie che vi trovo: e conipilate in ordine di sto~
le trasportO a G~. Egli adunque narra come. spogliati
dell' imperio gli Assirj, i Medi. furono i padroni del-
r a
Asia .. sotto la condona di .Arhace, quale r come si
e detto di sopra, vinse' tOlle ;armi Sardanapalo; e che
dopo' aver 'regnato per venlott' anni ebbe per snOOesso1'e
sno figlinolo Mandante, che governO r Asia per cin-
qwutt' anni. A lui venne diee:ro 'Sosanno, &tatA> , re per
trent' anni'; e aquesto Artica " che tenne il trono per
cin!JWlnla; poi Arbiane, e poi Arteo, il primo de'
a
quali regno ventidue anni; e' seoonoo quaranta.
Al, lempo di quest' ultimo parlasi', che fierissima

'.
guerra D8SCes&e tra i Medi, e i Cadusj (2) la se-
gueu.te cagione. Era 100110 CODSiderato. per fortezza, per
prudenza, ed alt.re virt1\, e carilSimo al re,. e insieme
per

(i) Ancla~ qui v'h. iaesatteua, la quale i1 Jl'alleliJIfÍo spiega da


'lID caJcelo, che Diodoro ha fatto, combillllDdo gU anni dei re
Medí col prin~ipio di Ciio, posto da lui nell' aano primo deBa
einquanteslma quinta olimpiade.' . '
, (2) Plil,UJ dice: che i popoU d'LIi CalluIj da! 'Greci erano
i GeN'. '-

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28"9
IIOpra gli altri a4:creditatissimo, nel consiglio, un certt)
persiano di nome Parsoda (1). Ora costui 'disgustato del
Jle per certO giudizio, che questi aveva pro(erito" con
tremila fanti ,e con mille cavalli fuggi presso' i Cadusj,
oove avea data per ispo~ una sua SOl'ena a uomo, di
grande autorita in que'luoghi. E non si contentó di (Ii,6
sertal'e egli solo; che anzi cercO di persuadere ad altri
di mettel'Si in liberta. Fu (l05tui pel' la fama appunto
della sua fortezza creato immantineote condottiere di
guetTa; ed udendo, che gli si radunava contro un
grande esercilo, anch' egli almo non meno di .du-
gentomila uomini levati da tullo il paese de' Cadusj, e
fu ad accamparsi all' ingresso della provincia. E la cosa
ando in maniera, che sehhene il re Arteo avesse con-
dotti seco ottocento mUa uomini, pur fu vincitore Parsoda,
il quale gliene ammazzo pin di cinquanta mila, e gli
avanzi del nemico esercÍto cacció da' conrmi. qua! n·
!atto tanta stima gli concilió traque' popoli, che &el
crearc;mo re. Da quel punto in poi non mancO di tor-
mentare la Media con continue scorrene, e di dare
il sacco a tutto il paese, siccome la circostanza gli of-
frisse. Essendosi con taJi fatti procacciata assai gloria,.
venulo a m~rire, con ogni genere di scongiuri lascio
\ .
(1) Meslio ~ dire Pa,.ronda. Dai frammenti di NiccollJ Dama-
'ceno abbiamo. che Pa,.lO,"", ana quere)a con Nanaro. satrapa
di Ba"ilonia. per certa ingian.. che qaesti sU &VeTa falta: che
coltituitone arbitro il re. questi sindico a faTore di N'tJnaro per 1US-
Bellione dell' eunnco Me,,.aJerne comprato da N antt.ro con assa¡
resali. Pa,..orula non si contento d' eSJersi presa Tendetta dell' eu-
DUCO. e' di N anam; ma si ribellO contro ~rtfJO, e S1i fece la
perra. che qui ~ descriua.
DIODol\O, tomo l. 19

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290
al suo 5uccessore ,che non volease mai depone l' ini...
micizia contro· i Medi, pl'Ofetizzando, che se inai. egli,
e 'la sua stirpe avessero acceuate condizioni di pace,
doveano aspettal'si di pel'D-e irremisSibilmente. con tutti
quanti i· Cadusj. Per quelita. ragione i Cadusj fnrono
~mpre' di ostile. aaimo contro i: Medí; ne mai ubbidi-
rano. ai re cli queDa nazione fino a tanto che. Ciro
. trasportO 1'. imperio a' Pel'Siani.
A' Medi ·iDtanto dopo Alieo comaadó Artine per
ventidue antii, e pel' qual'anta Astibal'a (1): regnante
n <¡uale Jicusan@ i Parti di ubbidire Qi Medi \ ruedero
la loro' provincia, e citbl ai Sae;.; Oúde .ata guerra
&ra i Sa.~ ~ i Meru, questa dw'ó Qlolti anm, ne' ~
parecchie ,JtIlttaglie si diedero, e gi'andi slloagi dall' llna
plU'le e' dall' a1tra s' ebbero a soffrire, sinche fin~
si stabili 'la· }l4ce a questi palti, che ridotti i Parti·
aJÍ' antilla .JJ1Sbidienza, nel resto Saci, e Medí .co~
vasseró.i paesi, che per lo innanzi possedevano; e che
pe!" l'Ílvvegi~ fQsseI'O in· 'perpetuo 'amici Ira loro e con~
fedel'atL Teneva allora il trono de' Saci Zarina (2), doODa
(1) EUle"6io e Sincello non pongono tra i re Medi nh questo
Alabara. nb Artille, Ale8lan4ro Poli,lor. presso Eusebio .iee.
che A.ciwa fu da Nabll1lJaonOlor chiamato a oomp-sno della perra
contro i Gero,olomicani; ma DOll si la Ü fondamento di ~le l11a
/
...enione.
(2) NiccolO D_,ceno la chiama Zarinea. e De 1a alllasímo
elogio • come di dOQDa di graDde animo. di casti costumi, e di
singolari virtJ\. PiJ\ a lango De aveva parlato Cte,u,. raccoDUlndo
le imprese 8ue, l' amore che di lei neva conoepito SlrÚI"Ileo, •
la morle, eh' egli si era daUl cadoto in disperaaione per la ripul...
Veggalli Del tomo 111 delle Me".orie den' 4t1ctuleu.", delle Lcrisionc
UIIIl di.&sertaaiOlle di' Bow ü, aopra i faLti di qaesta ~.iua~. I .$fI&i

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S9 ti ,
beWcosissima, e clie neB' ardimento, e nella eapaci_
delle imprese superava di gran luoga tuUe le donne di .
s1la nazione.n e
che detto per la considerazione, che i,
Saci hanno deBe doDUe singolarmente' forti ,. le quali in
tut.ti i pericoli della guerra si fauno' compa¡,crue agli uo-
mini. Zarina viene anche ~ebrata per superiore a tutte
le altre in bellezza, in acute.zza di consiglio, e in emi..
nenza di vaIorosissime azioni. Perciocche essa soggiogo
i re eirconvicini, che saliti in superbia opwimevano cou
8e1"Vil giogo i Saci; e gran parte del paese oondusse a
DÚglior civilb\. di costumi, ne poche ciita fabbrioo, e ren-
dette molto phi feli,.'e di queDo che fosse prima la vita deBa
sua gente. Percio i s-aoÍ concittadini dopo che fu morta,
per renderle guiderdone de' benefizj amti., e conservare
la memoria deBe <SUe virtü" le .in.r.talzarono un sepolcro
d' assai vincente tutti gli altri; e fu. 'f'UlSto formato .di
ana piramide di tre .lati, i quali stendeva.nsi in.lunghez~
per tre stadj, e finivano in una punta acutissima di uno
stadio di altezza. Vedeasi poi sul sepoIcro la statua di
lei cplossale; e stabilirono onora, quali SObO dedicati agli
Eroi, in ogni cosa con 'tanta magni6cenza procedendo,
, quanta per: nissuno de' maggiori di leí erasi Wata.
"; IullUto marlo di vecchiaja in EchataDa Astihara re dei
a
Medí ; .ebbe 'regno suo figiiuolo Aspada, che i Greci
ohi/llllano Astiage (1), che Ciro vinse in guerra; d>sl

ebbero UD' allra regina di gran valore; e rll Sparetra. la qualo vilSO
al ttimpO di C¡;'o. Oí ... pore aven ¡iIrrIaeo Cee,ia. come ap-
parisce da FORO.
(1) JI Mul4mO dice, cbe prima di Ucodoro nistano diedl/l ad
"'6th,. il JIOIOe di "'.,.., • Álpllrulc. Sappiamo. che Diodo,..

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~9·
lrasfereildo I'imperio 'a Pe:Niani,· de' qaa1i ad oppo¡-timo
luogo sara da noi in partieolare parlato. Ora pensiamo
essersi deuo abbastanza dell' imperio degli Assirj e de'
Medi, e della. discordia, che intomo ai medesimi v' ha
1ra gli scrittori; e passeremo presentemente aU' India ,
esponendo le favole di quel paese.

CAP1TOLO XI.

Descrizione del! InJia 1 e delle, SUfJ protluioni. Tra.-


di:doni antiche ·intorno a Bacco, e ad Ereak. Leg-
Si, e Jistin.ioni tlegli ahitanti.

L' India presenta una figura di quattro lati.¡ uno dei
quali che volge al levante, e l' altro che riguarda a
mezzogiomo, SODO circondati dal mar grande, l' Oceano.
QueDo ehe e verso a polo arUco, viene formato dal
monte Emo, a qnale divide l' India dalla Scizia abitata
dai Saci. n e
.lato· quarto costituito al p()Dente dall'Indo,
che dopo a Nao e a maggior fiume che trovisi. La gran-
dezza di tutta r India da levante a ponente tieDlli esset:e
di ven~ mila stadj, e ~ trentadue miIa stadj da sel-
tentrioDe a mezzogiorno. Pare, chequesta tanta gran-
dezza dell' India sopra tutte le' altre partí del Mondo
abbracci singolarmente a tropico del solstizio estivo. Ed
in molti paesi deD' India piU. remota si osserva, che al-

lefIui Claia; e peroiO egU ci diede ancora i .o~i di alCllDi re


M.edí • dagli altri. non ricordati. I noatri lettori ~o avere DI-
servato. che DúHJoro·ha muo molle conto del lOaiornO di Ctuila
in Puaa i e che altroDde h. erauaso da ......oIegiaLore ErodoIo.

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~93
cune volte i gnomoni non danno ombra veru.na, e che
di none non si v~e la costellazione dell' artico; anzi agli
estremi confioi non apparisce nemm~o Arturo: per que-
sta ragione ancora dicono , che le ombre cadonoverso
l' Ausrro. L' India ha &equenti montagne piene d' alberi
fruUiferi d' ogni maniera , e campagne 'COpiose d' ogni
hiada, bellissime per l' amenitA del suolo, ed interse-
cate da una moltitudine di fiumi; e perche viene ad
ogni trauo irrigata, essa due volte all' anno ahbonda
ampiamente di ñ-utti: intanto chealtronde prodúce
varie specie di animaJi tantO volatili. quanto terrestri,
insigni per grandezza, e per forza. E certamente per
l' abbondanza de' pascoli nudre molti elefanti e grandis-
simi: il che fa ancora, che in India gli ilDimali di
questa specie sieno' di maggior forza che quelli dell'A-
frica. Ond' e, che potendone gli Indiani colla caccia
avere' gran n~, gli istruiscano poi per la guerra;
e molta utilitA ne traggano, facilitando ad ~ssi la vit-
toria. L' elefante congiungesi aIla sua feÓunina, non in
modo particolare, e fuori d' ordine, ma precisamente
come fa.nno i cavalli, e gli altri quadrupedi. Le fem-
mine portano il felo per lo meno sedici mesi, e per
lo piu diciotto. Partoriscono, come le cavalle, ordina-
riamente 1m solo piccolo , U quale nudriscono sino ai
sei anni. . La maggior . parte di questi animali vive la.
vita dell' nomo piu attempato; e quelli, che vivono
pit\ degli altri, vauno sino ai dugen" anni (1).
h) ArillOuh, copialo in ciO da P/inio, porta la dufala della
~ita deU' eleÍ!lBle liBo ai &1'_,'
aaai. e 'IDalia della I!ravidauza a
~DO aDDi. lo ho uito epi don •Diotl.oro parla". deslL olefaAti

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294
L' abbondanza delle biade fa ancora, che gIi uomüñ
sieno ed alti di ,?orpomtuJla· e ben ~plessi; e r aria
fina. che respinno, e l' acquA ~ me beono, ranno,
che ~eno d~ingegno' _tile, e ,.alen~· nella SCHmZa deUe,
arti. E mentre ·la terra ridonda de' piu sqúisiti frntti,
da ancora nelllr me viscere metalli; poiche iVi nasee
moJto argento, ed oro, e rame, e ··felTO, ·e stagno nOD
poco; e turte infioe somministra le coSe, che servono
alIa comodita del vivere, ad ornamento, e agl' istro-
menti della guerra. Obre poi le: plante cereali per la
benigaa irrigazione .de' fiumi 'nasce in ·lndia copiOlissimo
jI ,miglio, ed abbondariza e. varietl\ .di legumi; ag-ea
a
giugnesi anche riso, e quello che chiamano bosporo (J),
ed altre molte coSe comode pe! IIOslegno deUa vita, e
tutti gli altri· frúlti atti a nudrire animali, ·di coi troppo
lungo sarebbe·il ragionare. Per ache dicesi, che l' ~dia
mai non· fu vessata. ne da Carne, De da carestía di buooa
vittuaglia: mentre· piovendo in India due volte all' anuo,
una volSa cioé· verSO" l' inverno, quando, come presso
gli altri, si semina il frumento; ed un' altra volta circa
i1 'solstizio estivo, in éDi cade ·Ia ·6enVnagione del riso,
del bosporo, del sesam(), e ,M miglio, gIi In(liani· da

tu aDIo iDlorDo ad .si lrov..i pOllo lra r espoaiaione delle CtI'"


iDdiaDe, e l' istitQzioDe de' Prefeui de' Fore.t;eri, e i Giutlici;
esaeodo evideDte il disordiue ivi iDlrodoUo dai CopiSli.
(1) 8trtlbone ·parla ph'l ToIle del /¡usmoro. e dice easere DDa
lpecie di 8,ano· pía p~colo del framealo. e Plllcenle De' fiami:
uel che st'gue One.icrito; e il Caiutl6ollO crede, che meg1io sia
.ir ¡'''8moro. cb.e b08flOre. CODre_mO, che ab Strtlbolle. uf: ea.-
labo,." ci hauno falto capir uulla ialorDO. a qucsco o lIo.poI-o, o
'-c,ro .. ,be "OSlÜlDlo dirle.

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~95
entrambe qíleste messi ra~lgono hrga copia di com-
mestibili. E se una messe non somministra perfettamente
tutto, non manca mai l' alb.-a di supplire. E dicasi di
piu, che anche spontaaeamente uUcono &utti dalla
&erra, e ne' luoghi palusll'¡ l'adid di .buon sapore, ed
abboudanti, venerido da olía .párte .quási tutti i campi
di queUa contl'ada·· opportunámente 'i~ffiati da! tepido
umore (Je' fiumi e deUe pioggie n~ estale' con pe-
riodico giro; e dan' alti!a' mabullntlo il calor del sole
nelle . paludi le radicl ípeZial~te delle, grandi canne.
E le legg¡ steBse coopeJlUlCJ, . perche mai la fame non
afiligga gli Indiani: imperciocche presso gli
a1tri popoli
la· terra rendesi incolta pe' guasti, che fa la guerra ;
ma presso questi gli agricoitoloi sono riguardati come
sacri, ed immuni da ogni danno, a modo, che nem-
meno i vicinissimi a' luoghi ove accampano' eserciti, od
ove si battono, non cOlTOno óissun pericolo: che i,
nemici combattendo insieme da ambe le parti, fanno
bell$l' aspra strage di se; ma non ·offendono punto le '
persone applicate aIIa coltivazione de' ~ni, come'
queUi, che di tutti sono benemeriti, atteso che iI loro
mestiere li rende utili a t.utti. Per ql1esto ne incendj ,
ne atterramenti d' alberi, ne a1tre l'lliue simili si com-
meUono suUe terre nemiche.
L' India ha, eziandio molti fiumi e pndi e navi-
gabili, i quali nascendo ne' monti boreali corrono per
le pianl1re, e motti di. questi congiungendosi insieme
vanno a gittarsi nel Ganga. Questo fiume, largo trenta
~tadj ( 1), ~al settentrione corre al mezzogiomo; e
(1) Ab.rove Diodoro da al Galip 1IIlIl l!lrshezaa di da. 5tadj cij'

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'96
scono verso levante il territorio de' Gandal'idi, che
~bonda di grandissimi eIefanti, va a gettarsi nen' O-
ceano. Ne aIcuo re forestiere soggiogo mai que! paese,
teméndo tutti gli stranieli il numero e la forza di que-
gli animali. Lo stesso Alessandro, ridotla sollo il suo
dominio tutta l'Asia, lasció i soli Gandaridi esenti da
guerra; mentre giunto al Gange coll' esercito, vinti
tutti gl' Indiani ch' eranO indietro, vedendo.. che i
Gandaridi avevano quattl'O mita elefanti egregiamente
ammaestrati alla guerra, giudicó bene di abbandonare
il pensiere di andare al loro paese. Affine al Gange e
l' altro fiume· che chiamasi Indo, procedente anch' esso
da luoghi settentrionali, e precipitantesi nell' Oceano ,
iI quale separa l' India da! resto dell' Asia, e che men-
&re &Corre per larghissime pianure accoglie nel suo al-
veo mobi fiumi navigabili, fra quali distinguo~ sin-
golarmente l' Ipani, l' Idaspe, e l'Acesine. Ma obre
questi ve n' ha diversi altri, . i quali tulto i1 paese ha-
gnando, rendono le telTe den' India fecondissime e pei
frequenti orti, e pe' n-utlÍ d' ogni sorta. 1 filosofi poi
del paese, e. i fisici, di tanti fiumi, e di tanta abboll-'
danza d' Beque danno la seguente ragione. Dicono essi,
che le terl'e degli Sciti, de' Batt.riani, e degli .Aliani
iono assai piu. alte dell' Inm..: pércÍÓ di la .giustamente
IiCeDdere in tulla la sottOposta contrada , e a poco a
poco inigare i Iuoghi, e fonnarne molti fiumi, l' ae-
qua che vi trapeIa e scaturisce. Ma tra tutti i fiUII/-Í

pih ; ed b la .larSheua. che gU da Pl:Atarco. Stral1one, Á"ÚJlAO,


Elitmo DO. diversificaDO cJi aolto.
o

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89:1'
dell' India' curioSa e
la particola.riti .di queno ., che
chiamano Silla:, e che nuce da ~ sorgente, la quale
ha lo stesso~ nome. Imperciceche esso e 11 solo, che
non permetta di soprannotare a cosa alcuna che vi cada
dentro; perciocche tuUO ció che, vi s' immel'ge " va al
fondo, e resta rneravigliosamente inghiottito (1).
, 1.' India, paese immensarnente grande, viené abitato
da molte e varíe ~ni, nissurut. delle quali ha origine
forestiera ~ ma' tutle si credono indigen.e: ne si sa, che
mai abbiano ricevute colonie da altri, ne che n' ah-
biano mandate ad altro, luogo. E nene loro vec~ie nar-
razioni, che ivi gli uomini antichissimi cmaronsi dei
frutti spontaneamente nati dalla telTa, e si vestirono
di pelli d' animali, come fu anche de' Greci:' che poi
a poco a poco 'inventarono le arti, e le altre cose
necessarie alla vita; suggerendole la necessitA sIessa
all' animale per natul'a ingegnoso , siccome l' Domo, ed
a cuí Bono' di tanto ajuto le mllDi, la favella, e la sa-
gacitA della mente. Noi daremo, siccome domanda l' of-
ficio nostro, un transunto di ció, che i pit\ dot.ti tra
gJi Indiani riferiscono intomo alle storie den' antichitA
del loro paese.

. (1) Ariano chiama cpsi qa~to laso., Strl!ÚJ~~ lo chillma Silia;


ed as8Íull8e, che Democr~o lid .Arúto,ile tennero per favola questa
propriet a. che d' esao raccoDtavasi. U l' e,sel,;,,", vuOIIl, che .¡
lega 'Sila, mentre ha laaciaLy il teato. com' era. ·EsJ.i inoItre ricorda
Jo St.llfJno Súk ne11' India. che trouai accennalo da Plinto le-
. lJUeudo CUIta. e Del, quale muna clI'a ,oprannolll. mil. taCto va a
fentlo. onde oft"rire un' altra uriela, SIlCCeduta Del riportare qaesto
POIIae. NiaauDo de' mQ.dOl'lli 'Yiapto,ri .. parlato di cal JaSO"

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~'
. Dicono adunque, che ne' remotissimi 'tempi, quando
gli ~omini ViTt!'\'llDO ancora dispersi per piccole borgate ,
venuto dalle parli occidentali della terra Bacco con
esercito numeroso, non avendo l' India a~ notabile
citta che potease resistere, egli la scorse 1iberamente
tutta. Ma che pe' grandi ardori del clima morendogli
come appestati i' soldati tutti., qnel prudente capitano
dalle pianure cond1lSSe le sue truppe a stanza .ni monti;
ove per l' aria fresca, e per l' acqua phi pura, come
queDa, che attingevasi dalla viva ed immediata fonte,
riereate, si liberarono dalle malattie. Quel luogó, ia
coi veune a liberare le sue tmppe dalla peste, chiamasi
Mero, che equivale a femore; e percio anche i .Greci
lasciarono a' posteri, che Bacco era stato nudrito nel
fem.ore. Aggiungono poi, che avendo egli messa molta
cura in portar' seco semenze, o polloni di &utti,' ne
1ece parte agi' Indiani; e che ,ad essi pure comunicó
l' mvenzione del vino, e l' uso 'di molte cose utili alla
vita. F ahbricó in oltre neI paese citta magnifiche; e
tnsferl le OOl'gate, che v' erano, in pia comodi luoghi.
Poi addito loro iI modo di venerar Dio; e diede leggi,
ed istitul trihunali; e finalmente avendo insegnate agli
Indiani molte belle cose, annoverato va gli Dei ebbe
onori immortali. Ricordano ancora, com' egli aveva'
coll' e5el'Cito condotto un drapello di donne,' e che .,
nell' e5el'Cito suo usava timpar.i e cembali, non essen-
dosi per anco inventata la tromba; e che dopo aver
tenuto iI regno di tutta r India per cinqnantadlle anni
era morto d' estrema veccbiezza, lasciandone iI govemo
,lo
a' suoi figli, i· qu.ali trasmisero per, S~1le .ai

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~99

loro pQSteri, fino a tanto che dopo molti secoli .00-


lita la regia podesta, le cdta si governarono a comu""
ne (1) •• 1'
Qúesse cose intorno a Bacco,. ed·· ,¡ snoi figliuoli ,
raccontBno gli abitatori deBe montagoe dell',India. Ag.
giungono poi, e che Ercole fu presJ, loro, e perche
i Greci gli danno la clava, e la pelle di lioae; e di-
cono, che in robnstezza di corpo, ed in. tbnezaa d~ a-
nimo snpe1'Ó tutti i mortali; e che purgO da' mostri
teml e mareo E siccome da molte donne ebbe pareccbj
. (1) Q~ali raoco~ti simili correelvo in E,iuo, si IOno ved~ti nel
lib. 1, Filo.vato dice,· cbe a1cuni tra Sr Indian; luppoullftno Batlco
"CDuto ad esA daU' ,Alliria. altri lo tcne'Yano ·per indiBeno; mentre
i Grtltl¿ lo sl1pponcvano Dato in Tebe. e trionfatun dell'India.
In quanto al monte Mero si aggiuose eelere ltata tradiaiooe prCllO
alcaDÍ Ira BI' Indiani. che in Nl.adabur4. ciua coUoeata prellO
quel monle, f _ nalO UD eroe coUe corna di toro·. n quale n _
in co.tume di maoBiar éarni. e ber "ioo. e che lacenc guerra ..Ii
Dei. Il Bajero ha creduto Delia loa Stor;a del ret;1l0 de' Rauriani.
ebe quelte cole ponano' mUltrare quaDto rigoaroa e la eiua di
Núa, e il DlOnte Mero. e le favole di Batlco preuo BI' Indian;.
lo propendo a credere. che i Crecí staLi anticameote DeU··It¡dia
non abbiano iQteeo Dulla deUe relisioni e .torie di quel paeee; ed
abbiano ÍDvCDtato tutto ero che poi n(lCOutarono. E a queel. opi-
Dione m' induce lit conlideraaionc. cbe neUe Ilorie. e Delle religioni
indiane che CODolCiamo. nulla ,,'''. che a queete fa"ole A ruso-
migli; cbe ~ clima dcUe INJÍtJ ~ tale da poter som1DÍnÍ&trare ad
abri , an.i che riceyere. quaDlo i Grecí IUppongo.nO avervi pOTIlto
. Bacco ed iDleguatO: le camí • ea i liqllOri f.rti Don _re d' UIO
di que' popoli; avere eesi antichita proprie. IUperiori ~ quella d'opi
popolo occidentale, e vedeni ancora Delle QOltl'1lliooi deJle plIBode'
che rellano. di una ..la d.elle quali OII8rvili prellO le FIaiz-J.-GoIA/.
CJIlanti anni PO'" calcolarsi. che .' ¡mpiegalsero in cOILruirla, ea-
leBdo ltata tagliata a 'colpi di lCalpeUo tutta una montagua per )~
forlDauoDe di e... , che I¡ di 110 peuo tolo.

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300
&glj, ed.UIIIl ligUaola sola, a qu.elIi ~tti adalti divise
in partí eguali lUtta l' ludia, COIl che installO oguuao
di loro re oeUa saa parte; ed una porzione por diede
in regao anche alIa 6glia. Mo1te ciua farono da lui
edi6ca&e, e &a qaeste la maggiore e pin illbStre si
chiama Palibotra, neBa qoaIe con grandi spese fabbricó
una reggia; e la popoló di un gran numero di ciira-
dini, e la fo11i6có di (osse piene d' acqaa derivate dai
6umi. Finalmente toIto al coosorzío de' mortali egli
meritó gli onon divini (1). Anche i posteri di lai &eD-
(J) PuO dirsi la COla &tena intoroo ad Ereo", in proposito del
quaJe, oome pare di Btu:eo', parmi oTYÍa la conlidera.ione, che
_",_do in moJI. CON peraU r raccoau t che Sr lrulúmi face-
",uo, e cosi dicasi d' alt.re Duioni. de' loro primi Eroi, COIl quelli,
che pre_ í Greei "igeftllo di /JtM:co e di Ereok. o a ques&i Domi
_ _o í Grei cor rÍlpoDdere id~e di eoli utra,,¡. o i Domi
iIldiui. o d'alt.re ua.iolli. eapnmeoli idee di eou utralti, troTAuero
ailaili ai loro; prae le cose aU' illSrono. dopo che que' Domi . fu-
rOllo ",olti a lignificare illdiTidui cOllcreli, COIlfolldes..ro tuuo. a
fraucameote cred_o • che SI' ltUl;',,; ....e..ero Erco" e Ilcceo.
oome anvuo _i; meotre ~ cerullÍmo, che SI' India"i oon coDob-
huo mai DI: tali Ilomi, nI: tali Eroi. Sarebbe deaiderabile, che i
Gre.e; muori ci aveMOro riferiti i Domi origioali. che de' loro
Eroi, e de' loro Dei SI' IndiG,,¡. e coai altri popali, o.."ano ¡ poi-
ohl: da cio avremmo avoto migliori Do'ti.i. di quelle, ch' ..si cí
haono date. bafatti quelldo 60lIII0 ci dice, che dasl' I"dia"i Ereal.
era chiamato &mili. dimoatraDdoci. che DÍllUlla di queste parole
fu mlltuala dall' altra, cooÍérma iI discorso che abbiamo falto.
E lo collferma pore i. ItOn. della 10pposta /iSlillola di queato
Ereo", che 4."ia"o ItorpiaPdooe iI Ilome chiama Ptmtlea • .e di
cui riferiace Sli amori col padre; poich~ oIHnaDdo le Mitología
indiaDe, ellA lrovui aprimente Olla Corsa, o "irtiJ divina, coDDena
COD quella. che ..ieoe eaprea.. daI principio IOTranO, che si ha pec'
cqiooe alLa delle CO... V"Dsi i Moderni. che copioaam_o par-
lano delle divinU.i.. e reliSioni indiua.

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~Ol'
oero .per molte etA l' iinpetio del p. . , e fecero im-
prese egregie; ma non perO spedizione alcuna fuor dei
confini del regno; nA mandarono colonie in altre pro-
vincie. E quantunc¡Ue' per longo corso di .tempo la
maggior p¡nte della citta abbracciasse lo stato popolare,
vi fiorirono, nondimeno fino all' arrivo di Alessandro
o

alcuni regui.
o Banno gl' Indiani }>4l1icolari legga, e diverse da qu.e11e
degli altrí popoli; e fra le altre troverassi meravigliosa
questa , che dagli antichi loro 6loso~ fu fana; ciob,'
che tra loro non siavi a!cun servo; ma che' opuno,
nomo libero, ossel'vi eguaglianza cogli abri:' impercioc-
che essi pensano, ~he coloro, i quali non impararono
ad essere ne superiori, ne inferion agli altri, sieno.
ottimamente disposti a tutti gli avvenimenu della lor-
l!tna; e4 esserecosa 5tolla il pt'Omulgare leggi eque
per tutti, stabllendo inlanto l' ineguaglianza delle fa-·
colta (1).
Tutto il popolo indiano e distribuito in sette tribu.
La prima e de' filoso6, i quali per numero SODO infe-
riori agli altri, ma di nobllta sono i ¡»rirni; percioccM
sono esenti da ogni officio pubblico, e ne dominano
sugli altri, nA altri hanno dominio sopra di essi. Dai
loro contriliul¡ pero vengono adopel'llti tanto nelle reli..
giose cerimonie, quanto nelle esequie de' defunti, come

(1) La meruitllia. che Diotloro fa per queata lene desl' rndicni.


dimoltra megUo di opi altro diacorlO quuto poco .iaai aempre nel
mondo conolciuta la 'Vera natura e condizione dell' uomo. e quanto
.ulla ragione • • e lolla giustiaia abbia prevalo' la' fona da una.
parte. e l' ignoranza daD" altra.

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#

30i
quelli, che agli Dei sono singolarmente eari, e peri-
tissimi nene cose di Plutone; e per qUe." oftlcio rice-.
vono doni ed onori magnifici. E pndi vanfaggi ieCano
costoro a1Ja repubblica. degl' Indiani, quando adoperati
nene assemb1ee solenni den" anno DUOVO prediCODO sic-
cita, pioggia, v~ti , e malaUie, e tali abre cose utili
a sapel-si da chi ascolta; perciocche istruUi delle cose
fulure tanlO il popolo , quanto il re, hanno modo di
• supplire ai casi; e sempre 'qnalcbe . vantaggio iPaggono
dan' essere avvisati per temfKJ- Quegli pDi ,. che' t.ra. :filo-
if06 vaticinando sbaglia', noll' la. :attia pena, n~ altro
genere d' infamia, che il doversi lacere per tutlO il
tempo di sua vita' ("'0 La S'eCOnda classe degl' Indiani
~ composta degli' agricoltori; e questa sembra essere la
piU 'numero. di tUtté le altre. Ogói loro cura, ed
ogni loro tempo e ~pato nel lavoro della terra; e
perciO SODO esenti dalla milizia, e da ogni opera p~
blica; e nÍtm nemico loro fa danno; ma in nverenza
del benefizio eOmurae, a che ~ inteso il loro mestiere,
ognuno si guarda dal recar loro ingiuria qualunque; e
per queste) la fe. . ', che mai non ~frre guaslo, colla
esuberaI1$. de' suoi frutti somÚlinistra a
mortali copio-
sissima vittuaglia. Qnesti agricoltori vivono coRe loro
tnog1i e flgliuoli nene' campágne, e 'non prendono alcuna
parte nel commercio delle citta: pagano al re i tributi
de' fondi, poiebe tutta l'lndia e soqo il diretto ~ominio
del re; n6 ad aJcun privato ~ ledlo possedere terreo

(r) 8trdontl. ed'.ArrÚUlo clicoao. che cade1'lDo ifl qeesta pea


qamdo aveuero I~iato per la tena 'Yglta.

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303
Oltre .poi n tributo Ya al regio erario aaChe la q1W'ta.
parte de' &utti. FOrmano la terza tribU i pastori d' ogni
SOl1a; ed essi non abitano·ne in ciua, De in viUaggi,
ma soUO tende, le qaa1i servono loro di case. Costoro,
che esercisano anche la caf?cla, ~gono netta la terra
dagli uccelli' e dalle fiere: col qaale esercizio reodono
mansueta e pacata J' In~, piena altronde di molte· e
varie bestie ed uccelli #esti alIe seminagioni. Gli~..
giani tengono 'i1 quart4 posto, e si occupano parte in
fabbricare anni, plJ1d in fare strllmenti rurali, ed abrí
utensili. Ne cpesti 'aimo' soltanto l' immunitA da ogni
pvezza; lila di ¡iU ricevono c;1a' granaj regj una certa
misura di ~entt. La quinta tribU e oomposta degli
uomini di guerra; e,d e la seconda pel numero. In tempo
di pace costoro '. VNono nell' ozio, e ne' divertim~nti ; e
quanto al sostentmlento loro ,. e a quello de' cavalli e
degli elefanti di JUerra, ne fa le spes4' il re. n &esto
ordine e quello 4i certi, che i Greci direbbero Efori ,
i. quali SCDlTOllO:l' India con'molta diligenza, 'osservando
ed esplol'ando cpanto dappertntto suceede, e facendone
rappolto ~ re 1 e dove questi mancano, ai principi
tlello stato.n e
~mo ol'dine' quello di coloro, che
siedono nel cC?ltSiglio pubblico. Questi 8Ono'pochissimi;
_ sono somnaaente rispettabili pelo ·la nobiltl\ della
nascita, e peJ la prude.J.za. Da essi.· traggonsi i consi-
glieri del re, gli am.ministratari dello Stato, i giudici
delle .conttov_, gli uffiiiall clell' ~to, e i magis~ti
tutti. In ques1e &e~ parti e dunque distinta la repub-
blica degli Ioliani; ne ad alcuno e permesso prendere
1Il0glie da tribU. diV'eJBIi dalla sua propria; De esercitue

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3o:f
abra incoml:ienza od altro medÍere, che queDo .della SUa
tribU; come sarebbe che uno faceue i1 soldato e l' agri-
coltore, o l' artigiano. e i1 filosofo. ,
Gf Indiani .haono ancora cerIi prefetti de' forestieri ,
i quali diligentemente iovigilano, affinche. questi nOn
soOi:ano ingiuria. Se un forestiere si ammala, gli som-
ministrano medici,· e medicine, ed ogni cosa che oc-
corra; e se m\lore lo (anno seppe1lire, e ~ono ai
suoi parenti il peculio ~ ch' egli ahbia lasciato.
1 giudici degli Indiani eseminano con somma accu-
ratezza le liti; " con &evait1 puniscmo i colpevoli. -
E bastino questi cenni intorno all' blia, e alIe sue,
atiche COIe.

CA.PITOLO xu.'
Paesi Jegli anti&hi &iti: loro r~, el ÚJprese. ATIItU01U.

Ora parleremo ~gli Sciti con ~e pañico1ari.t1,


e de' popoli ad essi limitrofi.
Gli. Sciti una volta posaedevano' un paese assai an-
gusto; ma a poco a poco fattisi per le loro tone, e
pel loro coraggio pio. potenti, avendo at.esi per lungo
e per largo i lor confini, aIzarono la ,oro nazione _
grande ampiezza. d' imperio, e a gran~ gloria. Da
principio' eISi steUero in iscal'8O nUBle:'O sol 6ame'
Aruae (1), sprezzati per la loro ignobilii. Me di poi
(1) Anche Erotloto dice. che gIi Sei" ebbero la loro Iecle aul-
l' Ár_; ma che fiame coa tal Dome ¡nteada agll, Iloa b facilcf
dkIo. L' ..1,_. ~o Iai •• fi_ deUa M"¡;'. che aacite

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'305
.vendo . avuto' tra gli antichi loi,o .re. URO bellicoso, ed
egregio nen' arti del goVerno, aggiunsero al paese loro
·Mto ció, che di montuoso va al CaucaSo, e di piano
si stende aIl' Oceano, e alla 'palnde Meotide, ed in-
sieme le altre tem che corrono sino al fiume Tanai.
Favoleggiano gli Sciti, ché presio loro nacque dalla
terra una vergine, la quale sino aIla cintura aveva
.forma di donna, e daUa cintura in gio. di vipera: che
.Giove s un1 ¡ld essa, e genero ·Scite: che questi
divenuto illustre pio. di quan~ fossero stati prima, diede
. a1Ia nazi9D.e il suo nome (1). Tra i posteri di questo

tlal paese de' Mali,,,,. acorre pl'8ll0 gl" J,.do,,", e preggia iD gran-
deull co11' htro. Ma tali particolari'-' Don CODVeDgOOO all' Ar..,e
della Media, Il BartJr nelle Memorio dell' Accademia delle Scienze
di Pietr"lJurso pensa, che quelto possa estere iJ roiga, anucamente
ehiamalo Bw. o RQ, , o Ra8, d' onde facilmeDle venne Aras; ti
dice, chIS ivi abitarono gli Seíl; vicioi ·ael' Is6&ltJm', e che useendo
di la occuparono poi il paese d!!' Cimmerj. de' quaJi parla ErodolO.
Migliori co¡¡nizioni geografiche dell'A.,. seLtenlrionale hanoo posto
i moderoi da lrenta, o qoaranl' anni in qua in iatalo di pita felic~
menle combinare qaanto puo congellararai aal paese originario degli
8eilÍ, che noi oggi didamo 7'art4ri. RispellO al fiame in queslioDe
1: motile cercarlo atando -al Dome trascritto dai Graei. che dift'or...
marono tutti i nomi. i quaU DOIl fossero del loro paele. ..Ir..,.
, Delle Impe orieDtali Don b Dome proprio di alcan fiulPe. me si-
pifieaflame B'"mle, ed b per questo, che parecchi fiumi trovansi

r.
COII deDomioau.
(1) Selauti, o Seiti. vuol dire ricercatori, e lavoratori del}' oro.,
li oll8rvano aocora m Si1Jeria. ene' paesi oircODviemi, prove ma-
teriali di UIl' antichilli~ na.iODe. che di oio si occupO. V88Pnl¡
i di Palla" 1 Greo; perO li chiamarono Seui, perehb parva
loro. che p _ di elli con tal aom~ a' ind¡callero i sa"ltatori; e
'Pe' popali erano nel aaeltare valeDLillimi. In quanto a IJuf!sta
.apposta madre di Seile. Erodot/) , accuDlulando talaJe a fnole a
DIODOnO ~ lOmo 1.~2~

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306
re Carono d~e fratelJi di grande vird ~ chiamati, uno
Palo, e l' abro Napa; i quali dopo molte beBe im-
prese essendosi diviso tra 10l"0 U regno, i iorc? nomi
comunicarono ai popoli loro soggelti; gli -uni essendosi
chiamati Pali, e g1i altri Napi (1'). Alquanto.tem.po dopo
i loro posteri, pieni di valore, e di scienza militare,
s' insignorirono di molte &erre aituate oltre U Tauai ;
poi, ~oltate le armi alla parte opposta, andarono fino al
Nilo, e soggiogate le molte nazioni, eh'erano di mezzo,
estesero l' imperio degli Sciti da un canlo sino all; Oceano
orienLale, e dall' altro sino al mu' Caspio, e alla Pa-
lude Meotide (2), E meravigliosamente a-ebbe quesla
nazione, edebbe re degni d' alla memoria, daeche da
essa ebbero origine i' Saci. i Massageti, gli Arimaspi,
ed altri molti popali, portaJJ,ti altri nomi, Da qUe' re I
oltre altre, Curono si~golarmente mandate due colonie,
tolte da nazioni vinte in guerra; una dagli Assirj. nel
territorio di PafJagonia versO il Ponto; l' altra. dalla
Medi:a sul Tanai, i cui popoli si chiamano Sauromati,

la luppone amat.a da Ercole. il quale.> come ~ DOto. fu dappertuUO


il mondo ~ e gU partori tra ficliuoli > ASfltir.o > Galo".. ti Scu. > o
. -Sc;te. Accmao qu85/i • e taou altri delirj de' Gr.ci , oode a' ahbia
lJIIaDto io proposito deU. anLiche atori. ~ pollibile .di oíO. che Ii
ehiama erw4ia¡""••
(1) lo PUnio si trovaDO iodicati i Poki. e i Nllfla;. Da DÍllaa
altro i PaJi. e i Na,i di Diorloro.
(!'.a) G/wtbao fa meo.iODe di una invalÍooe degli SCR; in Egitto,
Di altra fa m_ioae Erorloro. E alUi probabile, che sU aotichi
abbiaoo parla~() .degli Sciti • come ne' tempi di meno si It parla\O
dagli aUlori. delle Rostre croaache IOtlo taau a a dinni d.' Bar-
bari •. che dal CORdo deU' 4';" boreale VeDDerO verso ü meatosiorno,
• l' occideote.

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301
i quali dopo Diolti mni cresciuti di torze e di numero
devaStaroao ~ grao. parte della Scizia, e la l'esero
quasi deserta, avendone ammazzati i viDti abitatori~
Dopo questi fa&ti,. mancati i priacipi degli 8citi,
8Oraero a fare le' vea de' re aleUDe donne, di corpo e
'di animd valeatissime; perciocche tra queste geati le
doane si esercitaao quaato gli uomini neIle cose della
guerra, e aeDa fortezza DOD SODO agli uomini pUDto
inferiorj. Perció Don tanto ne1Ia 8cizia, quanto Delle
regioiñ confinanti alla Scizia molte e grapdi imprese si.
SODO Calte dalle donne. Ed e noto, come avendo tiro,
re de' Persiani, che in potenza avea superati tutti i re '
del sno .tempo, voluto coadurre -un esercito grandissimo
nella Scizia , la regina degli 8citi rollo e distruttó .
qucn' elJercito de' Persiani, e preso in hattaglia Ciro ,
lo {~ cr0ci6ggere (1). Quiadi la geate deUe Amazoni,
poiche piglio consistenza, taBto per robust.ezza reale, e
per alto sentimento di se valse, che non solo pote in...
yaciere i vicini paesi, ma soggiogO' ~¡'a una parle
,den' Europa e den' Asia. Ma poiche abbiamo fatto
nu;nzione delle, Amazoni, non sara disconveniente, se
-qui riferiremo fatti, che per l' indole loro straordinari'8\
paj ODO f a v o l o s i . \
8ul Hume Tennodoont.e una voba ahitó una gente
soggeua all' imperio femmini1e·, in essa amministrando

;. (1) Ouena gillstameDte il YU,fJlifl6ÍO '1ualmeole Diotloro h íl


8010. che IUppOOsa Cito crocifisso. Ma iDlomo al fine che fece
Ciro. llti aeriuori IODO 51au muí in perfeuisaima discordauza .\
Ollalloo dee 'Iui .ll8sere avvQctito. che la Cicopt:~i" 4.i. Jtnlofo/"-4
DOD b che UD r~maDzo.

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\
·308 •
le donne le cose della guerra ~ ru.ersameDte ct.
queDo che al~e facciano gIi Domini. Dicono, che Ira
queste una inveatita della regia podesta molto valesae
per robustezza e per virtU: la quale radanato &'Yendo
un e&el'CÍto di donne nella militare disciplina esercita-
tissime, con esso ando a debellare alconi de' popoli
Jimitrofi; indi Cl'e8Ciuta in virtti e in gloria, ed insu-
.perbita pe' felici rillscimenti, dicendosi figliuola di Mute,
assegno per faccende agli uomini a lanificio, e le cure
domestiche (1 ). Costei promulgó eziandio leggi, per le
quali le donne venivano eccitate, ed ammaestrate a far
la guerra, . e gli uomini a doversi contenere in umile
condizione, e in servili opere. Al qnale intentliaento
a .tutti i mascbj éhe nascevano, indebolivansi' gambe e
.braccia, onde n;stassero inntili per le armi e per la
,guerra; e alle fanciulle abbru.ciavasi la destra poppa ,
onde nel combattere la protuberanza di essa molestia
ed i~~dimen'o non recasse loro. Da ció provenne ad
esse il nome di Amazoni. Finalmente la valOI'OSll e
savb donna fondO alle bocche del Termodoonte una
.vasta citta ~ cuí diede il nome di T~, 'e vi edi-
ficO UÍla superba reggia; e come .era nene guerl'e te'"
nace d' ogni disciplina, e buon ordine, avea potute)
Jiu da pl'Ínc;pio sottomettere coll' armi alla ubbidienza
sua tutti i viciui popoli di. qua del Tanai. Queste ed
alb'e cose mandate a fine, in ultimo valorosamente
combattendo termino la vita da eroe.

(r) GirutiM dice: FtU'OM dae rrgifle. M.rpuÜJ ti Lcmpedo •••


ti per dar ci'tldi,o alJe imp'IIe tlicelltUUi pnerllU .". Merte. Altri.
cODle Li.ÚJ. porlando pil\ IUDSi l' eust:&uioDe, le dillCro .-rahl
da M«rte tUlte c¡uante.

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309:
A lei suecedetie nel· reguo una figlia, laquale p~
ltasi ad emuJame la vutti, in' alcuni (atti vimne anche
a superarla. Essa prese ad esemtare fino dalla prima
loro eta nella caccia le fanciulle; ed ogni giornQ le
esercitb nelle cose militari: 'indi istitui so1enni· feste e:
sacrifizj in onore di Marte,. e di Diana, che chiamasi
Tauropola, ciO«) dimorante fra tauri. Poseía ita a campo
di qua del 'ranai,. 8Oggiogo, e pose sotto ilsuo imperiO'
tutti i popoli fino alla Tracia; e con immenso bottino,
ritornata a casa innaIZo agli Dei accennati di sopra
magnifici tempj; e governando con moderazione e be...
nignita conciliossi presso tutti sornma benevolenza. Pas-'
sata qnindi all' ~l~ sponda del fiume, aggiunse all' im-
perio snO una grande parte den' Asia; ed estese la forza'
delle sue armi sino alla. Siria: dopo la C;Ui morte 'per
successione continua delle donne pin ad essa vicine di
sangue duro con assai lode il regno; e le Amazoni
crebbero meravigliosamente in potenza e in gloria. Ac-
cadde poi, che divulgatosi per molti secoli in tullo il
mondo la fama del loro valore, ad El'COle, figliuolo di
Giove e di Alcmena,. fu .impostó di conquistare a forza
d' armi la cintUra den' amazone Ippolita: laonde por';'
tata da lni la guerra aqueste celebri domie, ruppe,
e conquise in grande battaglia le loro truppe, e presa
Ippolita coDa cintura sua SUEnO le tone di tuUa la
nazione (1). E i Barbari circonvicini, vedendole inde-
bolite, e memori ~lle 6tragi per. esse sofl'erte, tanto
\

(,) Dopo la morte d' Erco/6 le .Amssom eraDO lDeor. iD forza,


poichb fecelO PI ¡raYO .i&1cllliiou atll' ~U"IJ. .

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310

le combatterono con guerre coutinne, che in fine non


e resta~ piu luogo veruno , in cui sentasi il nom~ di
Amazzoni. Imperciocche pocbi anm dopo Ercole, ar-
dendo la guerra di Troja, Pentesilea, regina deBe
aupe'Stiti Amazzoni, e figliuola di Marte, fllggendo pero
purgarsi di (''el'ta uccisione (1) commessa tra suoi, e
recando ajuto a' Trojani dopo la morte di Ettore; quan-
lunque si diportasse valorosissimamente, avendo di pro-
pria mano uccisi molti 'Greci, fu ucc~ da AchiDe; e
cosl termino eroicamente la vita. Sonovi memorie certe,
. che quest' ultima delle Amazzoni, ornata di egregie
'\Iirtn, veratnente aia stata al mondo; e che g1i avanzi
d.i tal generazione, sempre pin .perdendo di forze, fi-
" nalmente siansi affatlo distrutti. Per lo che l' eta pin
modema non vedebdone traccia, ed udendo iDtanto
magni6carsi le valol'Ose imprese delle Amazzoni, questi
antichi racconti pone tra le favole.

CA.PITOLO XIII.

Degli lperborei.

Ora poiche descrit.to abbiamo i paesi boreali dell'Asia,


Iloteremo. anche i prischi fatti degl' Iperoorei. Tra gli
scrittori abtichi Ecateo, ed alcuni altri dicono j che al-
l' inoontro della Celtica e
nell' Oceano un' isola non
minore. d.ella Sicilia, e posta sollo la regione artica,

(1) Q. C_;o dice. eh, elSeJ1do a


cideate uc:ciJa lua lI01'eUa l,polilc.
oa_ .... r.r iafauto le-

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3Ul
la quale e ahi~ta dagl' lperborei, cosi detti per~he sono
pin lontani del vento horea (1). Narrano, cbe ¡vi a
suolo e ottimQ, ed uhertoso, perche témperato egre-
giamente; e perció due volte ogni anno farvisi raccolto.
Favoleggiano in quel paese essel'e nata Latona; e quindi
venerarsi sopra gli altri Dei Apollo; e perche quegli
uomini ognigiorno celehrano con perpetuo canto di
laudi quel Dio, e gli rendono sommi onori, tenera
essi come I}&cerdoti del medesimo. Ivi e sacro ad Apollo
un hC)SCo magnifico, ed un tempio di forma rotonda;
bello, e di molte preziose cose adorno; e v' e pure
sacra a lui una citta, i cui ahitanti sono quasi tutti.
sOn:J.tori di cetra, i quali col suono della cetra accom-
pagnano il canto degl' in~contenenti le imprese di
lui (~). Gl' lperhorei banno una lingua loro propria; e
sono attaccati a' Greci con henevolenza fino dagli anticbi
tempi contl.'atta; e soprattutto agli Ateniesi, e' ai Delj (3)•

. (1) Per la iDtellilleDza di questo puso II oecessario anertire, che


gU aDtichí chiamarooo C"lt.iea tutto il paeso. che dáUa GaUiIz Iten-
devali oltre verso il seLtentrione. Infiniú sopi si lono eaui intorno
..1 vero paese di questi Iperbore;. il Dome de' qJ1ali elprime tanto
abitan,i sopra borea. quanto abitana "'pra aeque cerrenti,
appeUasione. l' uoa e l' ahra si geuerica da siultamente imbro-
sliare assai. siccome vedremo in appresso.
(2) SODO stati Dotati come particolarita desl' Iperborei i sacrifiij
degli asi,,;. Ed Eliano aggiunge ~ che· accorrevano S1l Dccelli ..
meschiare i loro can,; al luono de' citarís'i.
(3) SiDgolare 1I la corrispondenla desl' Ipe,rborei co' Delj. Esai
mandanno ogni aono una olferta al tempio di Delt) di alCUlli Casci
di sesale. portandoli ai confini degli 4rinuupi; que.ti li consega'a-
'vano agU I"edon;, gU 188ed.o"i agU. Sel,i. e questi a popoli loro
"icini, e "ia di lDaDO iD maao lino iD -Grecia, e aa Aune I d' ondo

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1

312
Anzi raccontasi, che alcuni Greci penetrarono sino al
paese degl' Ipel'borei , e che vi lasciarono doni aventi
iscrizioni falle con lettere ~e: e c;osl, che di la
venne in Gl"ecia un cerio .Abari (1), e che rmnovQ efl
DeJj l' antica amicizia e intrinsichezaa. OJtre queste cose
dicesi anCora, che la luna vedesi da quell' ~Ia in mo-
do, che poco paja distante dalla lerra, e che mostra
nella s~ faccia certe come pI"Qminenze, o colli' taTe-
slri. E si aggiunge, che ApoUo. ogni diqoUo áuni ·vi..
sita una volta l' isola: nel quale spazio di tempo com..
pionsi i ritorni degli asth ai loro primi luoghi, onde
quel giro d' anni diciannove da' Greci si chiamO aono
magno (:¡). In questa apparizione dicono, che apio
suona di nolte la cet.ra, e balla continuaID.ente, dall' e-
quinozio di primavera sin~ al nascere .delle Plejadi,
compiacendosi eoUe lodí delle sue imprese ·(3). n go-
vemo della citta, e il minÍ8ta'Ío supremo del tempio,
~o presso i Boreadí, che sono pregenie di Borea, i

fi.almmte p8"oDiTáDO a DelD. Que&to tralP0rtó facevaai dappa-


tutto COD riLO religioso, toleDDiua~ da proc...ioDe. d. llUoDi, o ck
caDlí. Vq;sali PIIIUIUIi4.
(1) Taati haDaO riEorita la veauta iD G,.ecia di Al.; •. che DO.
lembra poterai mellere ia duhbio. Pi,uliuo poae queltO fatto· al
tempo di Cre,o.
(2) NOD hanuo per "Teatura. tor,e coloro. che da qaeato pulO
tragoDo' ua documento di atoria ulroDOlDica. depo di'pil\ profoDda
iDdagiae, che qui coavenga iStiluire.
(3) Clt:ometl. e Stra60llfl riEeriacODo e......i da alcuai acritto, d~
ji IOle immergendolÍ De))' OceaDO facen tulto rumore. ch~ BU 8".-
pw:";¡ po"'Y8ao udirlo. Errerebbe cIi FOlIO chi preade... qaeaw
tra4ioai iIa ICIUO "lLeralo.

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3.1
qúali , pér ordine di successione gentilizia ottengono il
prineipato '(.).

(1) Eéateo ha dalo per moglie a Borea ulla dOUDa chiamata Claio.
che sli partori lre As1i. alti sei cllbiLi. e cODllcrati ad Apollo.

Le note appOlle a queato Capitolo, DOD bastaDo ad. ilIultrate


'Paato occorre la' ltoria de' popClIi Iper60rei. de' c¡uali gli aDLichi
ilUDO parlato taDto. leaaa riferireeoe cio cLe era Dccel&llrio per
IVeme UDa idea ~iara. - FIlfODO sl'lper60rei UD popolo de' piu.
'Dticbi del vecchio coDLioeate. iI quale ia remotiuime eta ÍDlÍeme
coi Greci vaune a ILahiJire coloDle VerlO l' occidcale. PlafoRe cita
alcuDe ,tavole leri"e iD liDgua iperborea, che faeevaDo fede di cio.
e che eOUlervavaDIÍ Del telllpio di DJo. Plin;o. che avea 10tt' oc-
chio il ualtato 11181' l~r6orei ICriuo da Ecateo. parla del loro
ptese COIl: " Al di la di que' mODti (i Rifei ). IOpra l' aquiloDe •
ILa UD. popolo feliee. ae ereder .i voslia, chiamato degl' IperbortJi.
che Ti .. luasameate, ed ~ famoso per &voloae meraviglie. Ivi en-
e1esi _re i cardiDi e1el mODdo. e l' estremo siro deUe ltelle. •
"ederlÍ ua pmo di aei mesi ••.• UDa volta all' aUDO iD lempo
del IOI.Liaio vi DUCe iI IOle. e UOI volla Dell'iDvemo vi tramoDta.
A1euDi Ji posero Delia prima parte dei lidi asiatiei. Don dell' Eu-
ropa. IOLLo il uome di AlIIei. Dome traLlo dalla IOmiSliall&a de¡
larQ uli. e delle loro abiLUiODÍ. Altri li pose~o Del meaao fra ua
polo e l' altro. Desli IDlipodi del Doatro orieDte ed oeeidenLe: il
che DOU ~ p08&ibile per la T . .ti.... del mare frappo.to. Quelli che
uaesUID loro UD siomo ..lo di aei mesi. dieoDo. eh' essi semiDlDo l.
mauiDa. mietoDo Del mezaodi. e raecolg_no la aera i frutti della
tetra; • la D_tle ataDDo aepolti Delle éavcme ... _ ¡iliRio aduDque
DOD aapeva DuIla desl' Iper60re;, di cui parlan; e JI &UO diseors(I
IJ picao di a.surdl..... E qllel IUO famoso EcIlUO IU che fODda-
meato neva qli fauo c¡uel trattato susl' Iper60rei P Coa tatto cíO
tutti SU, aotiehi voU..o parlarae copioHmeate. 11 che. massim.
ragioDando de' poeLi •. aembra ....re proeeduto dal celebrar.¡ iD Delo.
iD coi sccoDdo le mÍlLiche doUriDe degli IDtichi Dacquero Apollo
e Lato".. certe felle particolari a quegli abitaoLÍ., le cerimoDi.e
41ellc c¡aali eraao acrit&e iD WI,'...uc. liapa da' Grcai dcua iper-

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314
oorea: della qual lil1t!ua mssuDo scrilLor. anLico .i f: presa la pena
d' aCceDnare per Dulla il caratlere. Credevllsi. che quelle Ceste
fOllero .8nute dai popoli boreali. o Soiti, inLrodoLLe prima in
Dodona. poi nell' Eubea • e di ciua in citta passate in Caristo.
di lIi a Tena J ·e finalmente a Delo. Dicevasi, che due vergini
sacerdoten~ dal paele des" Iperbord fOlsero .giunte in lhlo cód
un drappello di giovenlil scelta. per recani le cose sacre d.' loro
paesi, nasCOILe in un falcio di apiche di frumeDLo. EraDO i nomi
loro Iperooa e Laodice: alcuni pero aupponevano eaaeme venute
prima allre due. A"'; ed Opi, per sacrificare a ~ina, CODsacra-
teRi poseia Del tempio di «Delia Dea, ed .ivi morte. le cui 10m,",
.edevaDsi fino 111 Lempo di Erodoto. ed eraDO in grande Tenera.ione
per miracoli. Pa/Uan;a ha fatto men.ioDe di tre di quelte vergini.
e di clue cambia i Domi aecennati da Erodoto, riferendo egli quelU
di Lo_ e di &aerSII. Dopo un cerLo tempo non "enue piu nissl1lla
'Vergine , Il~ niSlun drappeUo di giovenLil iperborea, o peréhll 001
permeues5ero queUi del loro paele, non vedendo pi~ ritomare
ni85uao. o perch~ fOlse violata la fede della O&pilalila. Fu allora •
che si comincio a mandare a D"lo le cose .acre iperboree trasmet-
tendoTe di "icino iD vicino, cioe prima agl' 1l6edoll;, poi agli Soi"
di urie tribil, e fone di urj nomi, finchlt si giungen alle prime
cofonie greche 5ulla apouda occidentale del Mar Nero. Si pub os-
le"are inoltre di passagSio, che Si' lperborei eIItrauo per qualche
cosa auche nella Rtoriá di Delf" • perciocchll Pausan;a dice elprea-
sameDte, che l' oracolo di Delfo f cial! il tabernacolo, o sautuario,
da cui {'endennsi i reaponsi) fu edificato da gente venuta dagli
lperborei: t.radizione conservaLa autichilsimameDte da Beo, che CI1
· '. profetessa del Iuogo. e che iI primo a dar. ivi i responsi fu
Oleno iperboreo; ed olLre Olello codesLa· Bed De' looi carmi ram-
menlo come iperborr.i Agieno e PIIIJIISO. Erano dUDque gI' lperborei_
dice l' insegaoso FfJrmtÚtJ01lí, UDa uazione. che aliitava terre pro ...
dottrici di frumeuto; peroio DOD poste uelle regioni polari. Dimo-
raYa in parte d' A,ia limitrofa agl' ¡;,edon"i. iI cui paese. es_do
vicino ai Seri, doveva euere assaí temperllto. T"lommeo pone
due citta degl' IlSedoni , una a 48 gradi e 30 miDuLi, l' altra a 45
di latitudiDe. UD altro ar¡;omento che dimoltra come gl' lperborei
!l0B abitevaDo paese "iciDo al polo. si ~, che Antollino Líberllle.
riferendo ji. viaggio coll di un Caltko, Dota C61118 costui 'Vide
presao gli IperlJorci sacri6cara¡ ad ,¡lpoUa degli tuilli. Ora quesLO

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3,S
...imale DOD propaga la .~a specie ehe in climi a.sai temperad. -
Ove duaqu.e erano verameale gl' ·Iperborei P Se si ILesae al DOme.
iD quanao poo sipilicare abitallte al di 60",.4 ti; btlrea. che e it
TeDto dell' orieD" altivo, una tale tleDomiaazioDe sarebbe COIDUOO
a tULti j popoli defta ZODa temperata. che ltano al di IOpra del
tropico di cancro; noo iamviduerebbe duaque Dull;i. Ma il DOme
~ 60rlUl un•• eia anche la proprieLt ili pcxlar' llecO acqua; •
percio i Ram,m; lo Iradussero per aquUDlle. Dunque in questG
nspelto quello d' lpflr/Jarei non poten applicarsi che a' popoli abi-
taoti originalmenLe IOl'ra la riva di un lago, o 'di UD 6ume. Lao.de
se tutta l' uLichita celebrO la fama di questo popolo iperbo,.eo.
fofta e supporre, che qaesto PGpolo ahitatle lulle rive di qqlcha
fiume. o lago, lia por grandezaa, sia por qualcbe liagolariti· capace
di dare i1 nome ad una naaione riputata la pm. srande e relist-
tra le COfPIittl. Allora il Pllese des" Iper60rei poo metterai rasioae-
voJineute nella $;ber;a meridionale. oy'lI iI gran Jago Ba¡7"u; l• •
anche aUllalmeute tenuto in veoera.ione dai T.rlari. 11 pae.e dei
contorai presenta anche oggi anozi di cittt distrutte ; e it Dome di
Siberia nOft e molt. distante da quello d' TperfH,reo. Finalmente la
fa'9ola di TrilWlemo induce a credere. che la Greeia ricevE'Sse la
~menza doll grano da oaBioni Iciliche, una delle quali cérta__ t.
era quella det!' lperboret; e i1 paese ad easi _guato ne pote....
~Itivare ; poichlr ne produce anche oggi. In quesla auppoal,ioDe
si apieBa come recavaos¡ a Delo le primilie del rrumeoto. Ma anche
úel seDSO di abitatori lopra le ti... di laSO, o di fi_ume, • pit'1 ge-
neralmente di paese irrigato da aeque , a pit'1 di uoa naaioae pote-
Tasi appllicáre il Dome d'lperboreo. Cosi pare che rosse applicate
egoalmente alla regioDe peata 1111' oriente del Caspio. irrit!ata dal-
r 0%0; quena che corrotLameDte fu detta dai Greei, e Latil4i.
lJattriall4, e che trae i\ IUO Dome dalla radicaJe Bae",". o BaAr.
signiliClllJWl fiwr.e e ",are iD qaasi tuui i dialetti dell' antico lin-
Inag8Ío orientale; lermiae COUlcr'f8to dagli Arabi moderoi. e che
11 Jo stel'o che iI Bar, o Bol' .della liogua primili'f'a. Pereio Del
balSO Esi"o era' il Ba,.atrn, lago pr~rondislimo; .U' estremo Bu-
fo4te verso i\ Golfo Per.ieo, era la citta di Borsippe; lul G."Ba
Dell' India. paese irrigato > v' e la proviocia di Bahal'. Tutti poi
'1uesti IUOlhi vulaosi d>essere la primitiva patria del fraIBento.
'Menlre aduDque il Dome d' Tperborei pare eSlere comune a molti
popoli posti Delle acceauatocircostaDle. lila tutti lontaui 0J1e ro-

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3.6
BioDi polari, ~ pruumibile, che i Greci ahbiaao tenllto COlito -di
'1aeUa sola Daaione, da coi diScendevaao: giacch~ i Greci pri-
miti1'8meate v_ero da IODlani paesi. mille dasent' anDi prima
d.1Ia saerra di Troj4 ~ e dobbiamo crederli lrazione di un I!Opolo
....i piu Bntico; e fraaione _o medezimo di un altro. che per
."enimenti aasai laperiori a talle le memorie umaae, ma in SUn
parte aesnatí ne' fmomeni ancora ... isibili deUa natara, si perdetieroo.
E le fosle permBlSO in tanta oscoriui. di COIe abband"narai ad ogni
Benere di coasellare probahili, adeDdo come ...ennero Iperlore¡.
portar riti Heri m Grecia, e potevaDD eslere parLití da cODtrade
'Y icme al sran laso BaÜUlI, o se ... aolsi all' Ar4l, 'sarebbe a notarai
in qaelle vicinanze ...ederai anche • diffoH l. misterio.. relisioae
de' Catmaccbi, e de' Tibetani, antichis.i81. certamenta oltre opi
memoria: IÍccome Del frumento, che dicesi recalo, chiarameote'
voftsi il simbolo della prima ci... ilta, e il fondamento priaeipale
del calto . religiolO, m lJUauto BISO ~ l' espreisione della riCODO ...
acea .. de' mortali alJa Di"inita beneSea. Erotloco e S&/'abone mi-
.ro in dlJbbio l' eaistenz. desl' lperlJor.,;; ed ebber.o rlsione;
percioechlt intomo ai medezimi noa adi ...ano ch. relaaioni eoo-·
".rie • tutti i baQ1li principj o CODcloderemo con una osSe"aaioD.
BOD lropt'Ío onore ...ole per Gli antichi, l. cai sapien.. comaDe-
meate tanto si mlgnifica, Venivano osni anno, e l' 010 doro moho
tempo, le ...ergini, e l. comiti.... loro, dal paese desl' lperlJorei;
... eaDe in Greci4 Ab.;; iI Caldeo di A"CO"ino Li6er4le ti& Del
loro paeae: si dice, che cola forono varj uomini sreci: nel
tempio di IkID ...' erano Ílerizioni neU. IiDIJoa' iperbore4: resta...aoo
in Delfo i versi di Beo. che faenlno mensiODe de' fond~ri. d.1-
l' oracoto, chilrissimameate nominati Iperborei; e dopo tutlo IJUIlIto
i Grec.' 1100 hanno sapuio o...e toase lJUeato Pllese! !! Ma di cío hastío

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e A. P 1 T o L o XIV.

DescrizioTll! del! Arabia, e delle produi:z'oni sue


. ti ogni Genere.

Esposte di tale maniera le accennate cose, ora il


nostro ragionamento volgerassi alle non ~cQra rammen-
tate altre parti dell' Asia, e pr~cipalmente all' Arabia.
r
. E l' Arabia posta tra la Siria, e Egit.to, e si ,di-
vide in mollé e varie naziOlli. Al levar del sole stanno
gli Arabi chiamati Nabatei, abitanti di una conlfada
in parte deserta, .. in parte priva d' acqw.J., e per po-
chissimo' b'8.tto fruttifera. Costoro adunque non· hannó
per vivere che il mesb.ere efe' ladri; ed e per questo,
/
che scorrono qua e la per lunghissimo spazio di paese,
vessando colle ruberie ognooo; ne e cosa facile il do-
marli colla gnerra, perc~ in quell' orrido loro territó-
'no tengono' in certi oppqrtuni siti bassi pozzi, ignoti ~
forestierl, e se ne servODO di sicuro snssidio neBa loro
fuga, potendo essi, che n' han copione, aprendoli
trame al bisogno l' acqua per ,cavarsi la sete; laddove
i Corestieri, che gI' inseguono, Don ne ,avendopratiea"
sono privi di tale rlstoro; e parte per la sete noft
soddisfatta muojono, parte ritornansi a casa assai pal-
andati pe' patimenti sofferti. Non potendosi adooqué
"gli Arabi di qu.el cantone espugnare colla guerra, mai
non vengono soggiogati. Essi poi non animettono tra loro
yerno condottiero, o cnpo estero; ma te,ngonsi perpe-
tuamente in una stahile liberta; e per questo ne gli
Assirj una volta, ne i Medi~ ne i Persiani, anzi nem-

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-3,8
meno i re Macedoni polerono mai sottoporli al loro
dominio, i quali quantunque movessero tal' ora ~ontro
.r essi grandi eaerciti, 'mai, non ginnsero a terminar
hene gli incominciati assalti. Nt'l paese de' Nabatei ;, ~
1IDa pietra fortificata con un casteUo, per salire ,al quale
v' ha un sentiero solo, per coi poche persone, che pos-
I0Il0 lltani, 8inngono a atento a portare a forza di
achieoa le provvigioni occ.orrenti (1). V' e pure un lago
ampo, e che produce il ~itume, da cui tl'8g'gono non
e
poea rendita. La lnngbezza di eIIIIO di cinquecento
atadj, e la sua larghezza di quaranta; ed ha l' acqua
.i ~lente, e sl amara, ~ non possono nudrini
in e&8Il ne pesci, ne aitro mimale, che ami di stare
neU' acqoa; ,e quantunque vi si vadano a gillar denl.1'O
fi~ di squisita dolcezza, pure non ostante ció prevale
CJUel principio mefitioo (2). Nel mezao, del lago ogni
8DDO OOIle il bitume per nna largheaza ora di due ,
ora di tre e piu plettri; e chiamano ordinariamente
tawo il maggior volume, e vitello il minore dl quel
bilume. il quale' nuotando cosí sulf acqua presenta da
lungi una specie d' isola. Venti giorni prima appajono
i seguí dirnostranti essere il tempo opportnno per rae-
coglierlo ; e questi segui conslstono nel senlirsi intomo
al ligo per ogai vel'SO a molti sladj distante spirare UD
.
(1) Quealo caatello, o ciua, chiamolSi, Pietra. o Petra; lid .,
famosa uella aloria. eaaeudosi cODliderala come la capitale de1l' A-
rabia pelrea. '
(2) Giu$eppe Ebreo da a quealo 1889 la IUDghea,a di cloqoecealo
ottllnt 8 IItadj, e la largbezza di ceDlocioquaut8. 1 fiumi. che ....0110
a porderli ¡. ello ••0110 il Gi.rd4,,'} , e l' ~r,,01Je.

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31 9
van fetore; e nel vedersi quanto argento, 'od oro, o.
rame trovasi in que' luO.gbi cambiare di colO.re, sebbene
poi ¡<iprenda il colO.re suO. naturale to'sto che tut.to il
bitume abbia cessato di mandare quelle esalaziO.ni. In-
tánto essendO. l' aria di quel luO.gn. pel soverohiO. ,ca-
100re, e per l' odO.re malignO. grandemente corrotta, i
corpi degli UO.mini vengO.nO. ad euere soggéUi a gravi
malattie; e poca e breve e la vita di essi. NO.ndimenO.
ove il paese e bagoato da fiumi, e da (O.ntane , e lie-
lamente sparso di bei palmeii; e v' e una vaDe, nella,
quale si genera quello che chi~o balsamO., d' O.nde
gli abitanti cavano gI'IlD d~narO., pereiO.cche in nilSUD
abro luogo del mO.ndo essO. nasce, ed e un grande
sws.idiO. a' medici per compone i loro, farmachi el).
L' altra regiO.ne cO.ntigua all' Arabia stewe, e senza
e
acqua, tanto a queDa superiore, che per abbondanza r
de' frotti e d' O.gni altro snO. prodO.ttO. ha O.ttenuto a
DO.me di Arabia felice. Essa produce il calanto, e il
giUDCO. OdO.roso, ed ogni materia di natura aromatica;
e. dalle fO.glie di O.gni genere spira fragranza, ed e piena
di varj odO.ri di liquori silllanti a modo. di lagrima; e
la mirra, e l' incenso gratissimo agli Dei, e che por-
tasi 'per tutto il mO.ndo, vengono prodO.tti negli estreIni
luogbi d' Arabia. E il costo (2), e la cassia, ", i1 ci-
(.) t questo iI balaamo d' Enptli. chiamato percio da Galeno
balaamo enstUl.no. Al tempo di .tIri"ide'oasceya aoche in Scitopoli~
ahra citta di PaluUno. aalla (roouera d' .tIr.6",. Che poi io altro
paeae DOD DUca qaeato balaamo. come dice Diodoro. ha potato
enere in addietro ana sraYa queatioDe: ogi DillaDo Yi pada dietru
il lao \empo. "
(3) Di quelta drop che ai diltÍDpe iD cono dolce ed amaro,
parlaoo D¿OICOl'ide. lid ahrí. ed " ancora Ira aoí di qualche aso.

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3~o
.~amomo, td a1tre erbe e m-guIti di tal genere, in 1aIlta
abbondanza ¡vi erescono, che ove di rado preSlO altri
popoli se De pone BUgIi altari degli Dei, presso questi
se ne fa materia per accendere i Comi; e mentre in altri
paesi se De mostrano picooli ritagli, in questo se De fauno
pe!' le' case i lebi a' serví. E iI cinamomo . pur nasee
ivi di mirabile utilita; e cosl la gomma, e il terebinto
odoroeiuimo. 1 monti poi non solo haDllo abeti e piul ,
ma eziandio cedri, e ginepri ad ogni puso, ed iI cosl
delto borato (1); e molte. aItre lIorta vi sono di piante
frunifere, che danno saceo, ed odore giocondissimó a
chi vi si avvieina: che iD perale sift'atta ~ l' índole
della tema, che contiene in ~ vapon di squtsitissimi
e,
profumi; ond' che in alcani luoghi d' Arabia, quando
si acava il snolo, trovanIÍ vene di odor soaviSlÍmo, se-
pendo le qua1i bene spes80 si scoprono graudi massi
di pietre, di cuí si costruiscono case, e che baDJlO
pata partioo~tA, che cadendovi 80prR goccie d' ae-
qua daD' alto, vedesi per queU' umore liquefarsi certo
glutine, che rappreso poi i sassi stringe fortemente tra
essi, e rende solidissima la parete.
In Arabia si sean l' oro, che ehiatnasi apiro; cioe spoglio
di fao{'o: che DaD vien esso, come altrove, CODCOtto per
mezzo del moco, a cui sia ..esposto tolto dalla miDiera;
ma trOvasi bello e puro iD pezzetti simili per grandezza
ad una castagna, e di color si raggiallte, come se UD
arte6.ce vi avesse incastrato dentro deBe pietre prezi08e;
( 1) 11 SaJ,lItUio ha credal9 ~ che qaeata sia l' erba .abial: altri
incliaaao a credere, che per 60r"'0 s' irlteada o il cedro _ o iI cie
FalO •.

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Jicche poi. fol"DWlsi -de'. belJ~ omamenti. L' Arabia
.321'
~
.
linte> feconda in .~giu genere di bestiame, ehe molti po-
poli' avendo abbracciata la vita pastorale, da essa trag-
gono' comodiasimo .alimento, &enza ~ver bisogrio di far·
uso di biade. E ~ pa,te., in cuí .cón6na ~olla Siria,
Ia~ molta quantitAdi. grandi :Bere; percioccM ¡vi SODe
. Iioni e pardí per Duolero, e per grossezza .assai supe-
nori a quelli d' Attiea; e vi si possono attribuire an-
che le' t~ de~ Babilonide (J). Produce pure r Arabia
~tie di doppia naturll, e di. forme miste; tra le quali
vi 80no gli' struzzocammelli, ~me vengono detti, i quak
~o la forma di volatili e ~ cammeUo insieme ~,
in. corrispondenza appuntodel .nome. Infauf per la
Sl'Ándezza del corpo. egaagliano un cammello. nato di fre-
sco; ed hanno per .la testa Copena di minuti peli. e per
gli. occhi grandi e di colol' nero, forma ~ colore di queR'
animale. Hanno poi il .eollo lunghiSsimo, ed assai corto
iI rostro ~ e Catto a punta ricul'va, eJe alieoperle di
penne molli e' pdose; e due gamhesole, e· l' u~ghia
bipartita: sicche pe!' tutle queste qualita apparisoono es.-
.ere animali tutto insieJ]le terrestri e volatili. Ma perche
.a .cagiOlle éle1Ja grossezza del corpO non possono alzaní da
te~ e volare, essi in. terra COD'Cino: si velocemente, come

(1) 11. Y~"li'JBio qui G..ena:D~U~ ricordarai di ...ver tronto cU


aotabiJe iolorno alle tisri della Babilonide; beosi ~seJ'e molto pi&
oooosciule quelle della I~ca"¡a. e dell' India: 8d agiuose. che
tebbeoé d¡ 1Oe1le prime aJi aoliohi abbiaÍlo clello qualche cosa,.
.pell.o. elle ne banDo deuo., ai " trO'9óato elacre appogsiato- a false
luppoaiziGlli. Sa di che cita Pautoril" del ¡rO"ÜJ. La carta· gcogra-
tica for.e d¡l m.odo di giui.ioare Diowo. Y OI,io , 11- y ...li"Sio
ad. UD lempo.
DIODO1\<> ~ tomo J. 21.

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¿h~

se realmente gissero per aria; e quancÍo veD80no ioseguiti


da uomini a cavallo, COn tal {úna 00' loro piedi-gittaQo
all'indietro i sassi, che incontrano sulloro :cammino, co-
me se li sc:agliassero da una fionda; e Soyenti. volte cbi gli
insegue n' e coipito _e PlOI'tO. Quando poi sono pre880 ad
es&el'e presi, nascondoilo -la tena dieU'O na arbusto ,_ o- •
qualcbe cosa aimile; e non gi1 per is&oltezza, o codardia,
IÍccome alcuni pemano, come ciO«\ non -veggendo easi gli
altri Cl~anó che gli altri non veggan loró, !! sperino di
fuggire apericolo; ma petcbe &aIUlO d' avel'e quella ~
del corpo deboliMima; e,:on nasconderla cereano di pro-
cacclar,i salute: che-la natura e_ a tutti -gli animali os-
tima guida e maestra-, non per la propria cooservazione
UDÍcaDlente, ma pero quella ancora della loro 6gliu~
_lanza; facendo che -merce l' amor delJa vita, di che li
ha dotaü,.COIl giro perpetuo .ogni loro raza si prOpa-
ghi e suBSista. , _
Anche i cammeUopardi SODO un miacuglio de' due mi..
mali, di coi portano II nome. Sono essi minori de' C&m--
melli , _e di collo phi basso; m.a ~o e nella testa,
e nella -positura degli occbi somiglianza pienissima coi
pardi. Sono al cammelli cODÍormi per la gohba deBa achic-
na; e sono conformi ai pudi _pel colore, pel pelo, e
per la lunghezza deOa co~ lvi inoltre si generano i
tragelafi (1), e i butra}i, _e varj altri animali, ~me gli

(1) Qll'elti "...z.ji. ohe lUche i 8ettanta DOmioaooal..,. 5 delco xl.


tle1 Deut.ronM7Áo. ¡olÍeme coi laOla animali ¡vi addit.aLi cOme da DOQ
_lI8iarl¡ daSli Ebre, J ti credODO e_re sU ateni ch, l' irOOtlllrvo.
E perche l' ¡"cocervo dl8U Saoltutici e l&allJ preeo plll' DO lDIe di
ra¡ioae •• li e dnbitato da pareccbj. che non abbia mai eaiILito. il

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3:13 .
lccennati, di doppia Corma; cioe compc>sti di nature di-
versissime, la cui. particolare .descrizione p0rlel'ebbe as-
aai in lungo il discorso. E di yero e convenientissima
cosa ~ che ne' paesi assai v.icio,i al circolo meridipno' dal
&Ole spiri moltissima fona viTi6cante, e perció nascano
mohi animali di heUa meta. Per tal raglooe . sono lo.
Egitto i cocodrilli e gl'ippopotami; nella Etiopia, e nei
deserti di Libia v' ha grande mollitudine ,di elefauti e
di serpenli di varíe razze , come pure di altre bestie,
e era le altre di dragoni di grandezza e ferocia iou..
sitata. E per la stessa ragione ha l' India . elefanti per
mole di corpo, pe!' numero, e per robustezza notahili.
Ma non ha l' Arabia soltanto varieta di specie in
&tto' 'di bestie; essa ha éziandio varieti rnirabae di
pietre d' ogni falla, che in quelle terre 1,' azione effica-
cill8ima del sole produce, distinte o pe' colon diversi,
o per lucentezza lingolaie. Dicono, che ¡vi cristallo si a
forma dall' aC'Fla p\lrissima mutata in ghiaccio, non· per
virbi. del freddo, ma per la· potenza del fuoco divino;
per cuí avviene, che duri il1UD'Ulle da corruzione, e
riceva per mezzo di certa evaporazione le Val;e tinte"
che nelle pietre preziose. si ammírano. n che pl'ovano

Yefleli"p cita iD coDtrario l' aaloril4 clel Salmtuio. iI quale as~


serisce d' aver ve:luto iD Pari¡i il "a&Jalo avente le corn" di ca/"PO.
e il melito freo per lunga barba ••palle pelole, illlpe'o "elO~iSlilll~
,¡el primo correre. e facilita. a .tallear,1 m6;,o, Cita pure altro te-
.¡moDio di "ista iD iau logIese cti Dome Edltlondo . CIaUNdl ~ raDl-
menlato Delle ..I.IuicW a.iaiiclu. 80i c¡oali f8tLi. coDclode e¡1i.
il Bocharto e lo Spaflemio Don haouo dubir.ato di dir!l. che l' trco-
cervo csiste. NI! puo 'negarsi • ~Ii~ tali faLli, e tali au Lorita 000 riu-
sci.sero Cormidabili asli St:olast.icc. 50 pit& fossero al mondo !!

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324
allegando, che quelle, che chiammsi stneraldi e beri1li;
Javol'llte nelle' officine degl~ orefiei,. p''eDdono ¡. loro
colori dalla tintura e mistura del soIfo; e che i cri~
liti nati dal calore del sole traggóno a color 1010 dalla
esalazione che si Ca di certa sottil materia, che &fuma';
e perció anche farsi i pseudocrisi, detti cosl perche
hanno apparenza d' 01'0, quando a forza di mocomor-
tale, e pel' la mano de1l' uomo i cristalli si tingono. Pero
simile maniera ñascono le diversita de' carboncbj, se-
condo che in essi per .virtu. della luce pia o meno vi '
s' iniernano, e insietp.e coogiuogonsi gU elementi,. onde
sono composti: e per simile maniera vestono gli uccelli
~lle tante forme di colon, ~i che alcuni hanno
tulte' le loro penne tinte di porpon, altri le ·banno in
varj m~ macchiate; ed ora di fiamma, ora di croco,
ora di smeraldo, ed 01'8 anche d' o~ -Canuo bellissima
mOSb.'a, second~ .che sono battute dalla luce; e questa
• e la ()rigine di tanti molti-formi colori, che con diffi.;.
coha .possono nominarsi: il che veggiamo per la luce
'del sole farsi egualmente nell' arco celeste. E giustamente
j JDaeStri deUa &cienza naturale ..agionano. che mentre
dal calor nativo tanta varieta. nasce -di tinte, le fOIme
delle &ingole cose vengono in singolar modo ajulare
dalla vivificante' operazione del soleo Ed appunto da
taJe au~re ed arte6ce provi~ne' quella tanta diffe¡-enza
di colon Ile' 60ri, e la varieta tanta della terra; la
cuj naturale eOicacia le arti de' .mortali imitando, tntte
le cose poi tingono, e si diversamente colorano. Dalla
l~ce pertanto i col~ri producousi. e dal calore del sole
nascQno gli' odori de' frutti 7 la varíe" de' sapori ~ l~

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3:a5
pdezte ~gli animali, e la figura ed· indole" ' d' ~
puno d' eisi, come pure le diverse proprieta della ter-
ra; e a tali cágioni debbesi attri,bnire, 'che il SUQlo si..
frnttifero, e sia f~onda' l' acqua; e tal magisterio veg-
gási ~n ogni cosa., E perció ne la pieti-a di Paro ~ né
altra quantunqne mirabjle, possono paragonarsi aRe
arábiche, il cui candore e nitidissimo, e graVissimo a
peso, e la levigatezza inoltre non da , che in eccel-
leriza le aItre possaoo con esse' competere. Dalla virbl
del sole , siccome gi4 dissí, viene ogni proprieta di
tante belle cose di code~ paese; perciocche il soleo col
sno calore compone, colla secchezza indura, e collo
splendore iIlumina. ,
Per questa ragione anche gli uccelli ,partecipano di
moho calore; a quali la leggel'ezza da il volare, e l' a-
zion~ del sole da la tailta varieta, spezialmente nelle
terre pü\ direttamente colpite da quell' astro; Impercioo-
che la Babilonide ha pavoni di si bélli, e varj colori;
é le estreme parti della Siria hanno papagalli ( I ) por-
firioni, meleagridi, ed altre pariicolari specie di bestie,
~nte .ognuna pe' colori, e temperainenti diversi. E la
stessa cósa dee dirsi delle a1tre regioni del mondo, ne1Ie

ti) E chiaro, che quí iotende di diDotare l' A ••iri", oella quala
. compreudendollí la provincia SittlU:tlne, o P.iuactlotl. 81i Erudiu ar-
gomentaBo ....Ilre que&ta tale dello!Diuzione dai psúc"ci (papap~U):
oade Don 8IIsere nel testo di Diodoro,corsa qui alterazione nruna.
IlÍccome .credeLte il Boc!&arlo. eoaí pensa il Ye.,eli"IÍ0. e chiama
ia IIlO ajllto l' Huaio. Del Trattato della N""Íf¡asiontl di ",,,lomontl.
Nissuno pero di taDli ... iaggiatori passati da: BtUlor" a BagdarJ., o
cIa Akppo ad ¡'p"MII " parla di papagalll. come di Ilccelli natur.U
• qqalcho palIO poa'o \l'a l' 8ufrAit; e il 'Iisri, ·0 lloDo vic:iIlADlo.

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326
quali e uguaIé temperatura di aria:' cicle ~en' India, e
del Mar R05S0, e della Etiopia, e di aleune parü dell'
Amca. Ma eseendo' la plaga orientale piu pingue, essa
genera mimali anche piu noba¡, e maggiori; ed e re-
gola gen:erale, che re cose, che naSCoDO a~ebe in tulte
le altre telTe, ahhiano ~ti proporzi~nate al1a bonta
c1elle medesime. Cosi tra gli alberi le palme d' ACrica
portano Jrutti squaIlidi e picooli, ma Del trIltto deBa Siria
Jiledite.mmea le palme che cbiunansi canote, ~G
htti per dolceZza, e per sncco ecceHeati ( J). E assai
maggioli sono poi queIli del1e palme, che veggoosi nel..
l'Arabia e nella Bahilooide; percioccbe IODO grossi ~¡
dita, e di colore parte .melato, parte puniceo, 00 an-
che pwpureo; e dileUano i' occhio del pari che soo-
dislacciano al palato. Le paLne di codesti .paesi banno
un msto sveltissirno, altissirno. tOlldo e liscio, e nudo
. di rami per ogni parte sino alla vetta: De afzano la
loro chioma aIr aria di Una sola maniera; ehe alcune
di esse banno' '}laI'Si tullo aH' intomo i rami, e dal
ceatro del tronce sorge un frutto a grappoli; abre Ji
hanno mclinati soltanto per una parte, casi che VengaDO
.d ondeggiare quasi a modo di "lampada; ed altre hanno
i loro r8mi come divisi.. in due parti, e di qua e di la
pendenti come aue t.reccie di' capegli, e ~o a vede....
le .un hel quadro.
. Ho detto ',Che -la parte d' Arabia sporg4mte al mez....
zodi cbiamasi felice. Nell' interno· ahitano i cosi deu.i:

(1) Chi vDole UDa íDdi,iduata t'spQ8i&ioDe delle ,..rie q.ualila dio
palme. e loro fnu.ti, PUQ les!e" ü cap. 4 del libro.zu¡ di Pli,~io_

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32 7
'~niu, i «paJi s~no pastori ; 'e vivono ,sott~ baraeche.
Costoro allevano quantita gr~de di bestiame,' 'e girano
per pianure vaSlissime. n paese poi ~ che resta di mez~o
,tra cosloro e l' Arabia felice, e de~to e senz' acqua ;
I siccome si e gil notito. I luoghi posti aU' occidente
JOno pieni di campagna, sabbiosa immensamente vasta;
eosi che 'quelli, ~he per essa viaggiano, per, dirigersi
.nel eammino, si regoLmo coll' orsa celeste non diva'"
lamente da quanto facciano' i naviganti. n rimanente
trano ,dell' Arabia, che e di confil1e aDa Siria, e pieno
di agrieoltori 'e di' mercatanti; e questi coll' estrarre,
ed ,introd111'l'e le metci calnbiandole secon® che i paesi
ne· abboo,dano, o ne mancano, fanIlo un opportuno
commercio. La parte d' Arabia, che tocea l' Oceano ,
giace sopra la felice ~ e pel concorso di molti fiUmi. ha
, qua e la stagni e laghi di grande ampiezza; e perche
viene per molti tratti irrigata ~ roseeDi .. e da al'que pio-
vane adunate nell' estate, ivi si ha doppio raccolto di f'rtttti.
Ql1el tratto cli paese POl'ta armenti d' elefanti, ed altre
bestieterrestri di enOl'Dle grandezza; ed anche bifornU
e mostruose, ed abbonda di animali domestiei, e mas-
simamente di btioi e di pecore, che banno una coda
grossa e grassissima. Ivi SODO ancora molte beUe speeie
di eammelli superiori.. tutti gli altri, tanto di que1li
che nonhanno pelo, quanto di quelli che, l' hanno
lungo, portanti solla schiena una doppia gobba, e
pei-ció chialIljlti tlitili: i quali rendonsi utilissimi agIi
uomini 'sia pel latte, e per la carne, che ne' tl'ag-
gono ad alimento", sía pe' sel'vigj di trasporto, che
ne cavano; 'poich~ Un ~1Di:Qello, pOl-tJ dieci med.bwi di

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3a8
&amento, siccome serve lat.i1menle di ~e\tura a ~
uomini adagiati in ceite ceate ( 1). Que~ poi di sift'atti ani-
mali; che SODO piu.' svelti di ~ra, c: di corJ?Oratora,
s' adoprilDO Per "cavalcarli, e IODO' corridori v.elocissimi",
e di lunghiasimo tratt~~ spezialmenle se' camminano per
contracla arida e desed&" (2). Di quelti si Ca uso· aache
neOa perra; poicht\ in battaglie portano' due saelti.eri,
che staono colla schie~ voltata l' uno .all' altro; servend~
uno d' esai a combat.tere chi vien di" !ronle, e r altro
cbi voglia. inseguire. Questo raeconto, che abhiamo
fa"o dell' Anhi., e ..delle cose', che in essa produconsi ~
quantunque per a"entura sia alquanto.prolisso, contiene
pero molle OOgnizioni nou indegne di UD lettore studioso.

CAPITO LO XV.

'Awenture Ji Jambolo: .r1U& TUlVigaiontJ aJ isole In-


cognite , e cose singolmi Ji. quelle isole, e dei
/,pro ahitanti.

DiJ.oemo ora "brev'ernellte deIr isoIa Ilell' Oceano tfOOo


'ata dalb parte di mezzogiorn.o, ~ delle meravigliose
cose', che SOb,O in esa; e spiegheremo di1igeotement.e

,.) NataralmeD\e qaesto patIO dno iDteadeni' Del aeuso, che


qaattro aieno nelle cesta, ed UDO pidi il CAllUPeUo ••
(2) Questi lono i dro_darj. QaeUi del. deserto ~ ai ..Ioci ~
che al rifetire de'via88iatori qaando UDO ha finito di pronuoiiare la
¡;arola S.l.m-allli-lrrrm (bnnD giOrDO J all' a1tro che mco9Lra aulla
'trada, flUea&i • p flior e1i .ia&& 4el prÍlllO. ~ecli Yolmy.· .

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:b9
eomeessa t~ scOperta. Fuvvi un certo Jambolo (.),
shldioso fin da ragazzo di liberali discipline, quale a
'dopo la morte di sllo padre, che era stato niercatante,
si diede alla rnercatura anch' egli. Ora costui viaggiando
per rArabia versO il paese· abbondante di aromi, .eadde
in mar;io di ladroni insieme 00' suoi compagni. La"prima
sua sorle fu di dovere con uno de' compagni..di sna
cattivitA fare il pastore: poi qualche lempo dopo, preso
da altri' ladri d' Etiopia, fu ~ndotto aIIe m.aremrne di
questo paese. Ma il motivo per coi codesti due mrono
rapiti, fu 'diverso da queno d' innanzi: imperciocche
s'intendeva di espiare' con essi, che erano forestieri, la
telTll; essendo antichissimo rito degli abitanti di quellil
parte d' Etiopia, confermato dagli oracoli degli Dei per
venti eta, .cioe.per .seicento anni (giacche una etA si
- conta per trenta (2)) di celebrare per rnezzo di due

(1) QueltO .1_11010 viene cOlDllnemente ripardalo comé un impo-


llore, che o tolta qoelta legge.nda invento a capriccio, o sopra lIIl
fatto vera Cabbrioo UD romanzo. Se Diotloro ÍDseriue qoelto favolosó
Rcconlo per rallesrare i looi lettori, o percb~ , 111 non to\te • molta
00111 almeao credelSe vere, e cosa difficile a dire. Forlll Del lOO
penlierq ebbe /isso, che od iaole, o·terre Don ancora copite 101-
sialessero De' mari del mezzosiomo. e per ta diverlÍla de' climi pro-
doceno 8omini. 8nimali e cose differenti da qOlnto nel mondo fino
aUora si coDosceva. La quale idea 'po~ e..ere a un di presso _
che quella di Ja".bo"'. Il che ove si ammetta, avota ragione ai
tempi, vorrebbesi piuttollO ladare l' inteDlione di ntralÍlbi.. ch.
J,ia.ilDltrlle iI Calto. Ma falta astraaioll8 da alcllne ci,éGltaBle aperJ
tameate inammilSibUi • .,.'. esli rasione di rigettar.e come falso tlltto
il racconto di Jambolo·P. Poche oaaer,uióni, ·ooe·faccianei. possono
ajutare chi legge a decidere la queal.ÍdJle.
. (2) E nota1!i1e aquesto proposilo UD puso di C~,.,ori,.o. Molt,,;
per qz&t'J1lo CM IIP'lII"ist;e ~ errlll"OllO coloro, i qualif-,. di ~•
.

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330
uomini fórestiai questa soleDDe lustrazione. Adunque
fu presa una barchetta, non: grande, ma pero, tale ,
che potesse l'esistere al mare, e che facilmente due
persone potessero condWTe; e in ~ posero Jambolo, ,
e il compagDo, con provvigioni per'sei m$, e con
comando, che secoodo l' avvertimenlO dcll.' oracolo do-
Vessel'O t.enere illoro, corso dri~ verso il ~zogiomo;
perciocChe, cosl facendo, sareb~ giunti ad un' isola
:lortunata, ed a uomini di dolcissim.i eostumi, cói quaIi
avrebbero vivuto una, vita beata: in forza di che an-
s
ebe codesta gente etiope, essi fossero andati salvi 1 ed
avessero a . quelI' isóla approdato ~ per' seicento anm
avrebbe goduta pace, e prospentll. Ma se atterrili
dalla. lunga navigazione fossero que' ,due lOrnati indie-
tro, si disse loro, ehe eaduti sarebbero in gravissime
pene siccome uómini empj, e funesti a tulla' la na-
zio~e. E cosl delto, , quegli Etiopi si posero a celebrare
sul lido del maro una festa solennissima, e dopo sacri-
fizj magni6~i di vittim~, iocoronati que' due, li man-
darono a compiere l' espi,azione. Dicesi,' ehe costoro
dopo, aver corso un immenso tratto di mare, e lottato
per qtÍattro mesi eo: flutti , 'finalmente approdarono al-
l' isola indieata" la quale era di figura rotonda, gi- e
raya alI' ¡ncirca cinqUe ~,stadj (I~
~he trenc' (lmú for_ro . . .secolo: imperciocc1ae Eraclito .,erÍllce
tIosi chiQl7UU"si • perc1ae in lale .pazio el; lempo si f4 il, Siro tlellc
ela, e chiamui poi Siro .n. eea in qU.4fl1D 14 natura u.mIJ1I4 ri-
IDrna da _ .e_nsc&: acl _ .8mIlIlIll.

(1) AlcUDi haDDo creduto .. che quesla fosse l' lsola di Cerltul 'J
,&ecolldo molti la TaprQ6ana degli illltichi; e la fll8ioDe di Lal peD-
l81DellLO 5¡ ~. cho combiaa ,la es&enliolle del SilO c:kcuito. poichls

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331'
AIl' ri.p~ alla spiaggia aJ,cuni degl' isolaní ven.
Dero lóro incontro con un ·batteIlo; e hen presto' mol..
tissimi alu'Í .a.ccorsi a vedere gIl ospiti (urano presi di
meravig~a pel loro amvo, ed aceoltili con umanita Ji
bJisero a parte d' ogni loro cosa. Sono quegli. abitanti
e pel portamento del corpo, e pet' la maniera di vi-
vere, assai dissimili dagli uomini del nostro mondo;
ma . pero si assomigli.ano loro nelle fattezze, ed eo-
cedono nella statnra i quattro cUbiti. Hauno costoro le
ossa pieghevoli (1) siccome nervi; e si rimettono ap'"
punto come le parti nervose al pristino stato, se av-
venga ~~ che .per BIcun modo s' inflettano. 1 corpi sono
tenenssum; ma i nervi sono assai pin saldi e forti· dei
DQJtri; perciocche se abbranc.áno colla mano alcUDa
c~sa , non v' e uomo, che possa torJa dalle loro dita.
Non hauno pelo veruno sul loro corpo, fnon che in
testa: .onde ne sopraccigli, ne paJpebre, e Jie barba; e
le abre parti· tuUe sono si Iiscie e nette, che DOD vi

la medesima fa ad _ aUribuita da Onuicrito. siccome abbiamo


iD Su-abalU¡. Ma olLre cbe DOD " certo, che Ceyla" sia la stes..
che la Taprobana, avendo altri pen..to, che la Taprobatw degli
aatichi sia Sumatra, DOD sus.iste poi, che presso a CtJylan sieavi
altre isole della medesima gradessl, $iccome asseri Jam6olo o Mar- •
zia"o Capella IWlrlando dt'gli abitaDti della Taprob411t.1 dice. che
erao di IttIlUra BralltltJ oltre il eomrme degli uOlllini, CM av_no
,o eapesli ,plelUlellti. BU oeeM eerulei. e il mono tleUa !IOce IIIIa;
'''1''0'
(1) NOD sarebbe del tullo laor di ragloDe iI dire. cbe per la pie-
. t;f¡evolezaa delle ossa Tolesse Jambolo aigDificare una corta • .,cltezll
di movimenli. e deltrezla di memhra * quale vegiamo in certi 80-
Ilri i;iocolieri. de' quali app~Dto pare, che le oua ,iCDO motli ••
pOllaDO piegara come .e lossero cuLila¡iDi.

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332
ti vede la minima lanugiDe. Del. resto 8O~O in tutto
di belle f~, e &segnaü egregiameDte. Banno perO
i fon deUe ol't'Cchie molto píO. larghi che non abb~
Doi ; e da essi procedoDo alcune come liDguette. Ma.
cio, che e in COItoro .partieolare, si e una .cosa, che
in parte ·e eft'etto di natura,. ed in parte opera deD' in..
gegnoloro; im~ocche hanno come -doppia la liD-
gua, e divisa in due sino alla radice: e peroio e in
essi una grandissima ,arieta, DOD solo'imitando essi colla
voce ogni úmatia favella arücolata; ma au.che i garriti
diversi degli uccelli, ed esprimeDdo tutte le specie di
SUODi . ( 1)•. E que110 che sopra ogni cosa e mirabile, si
e, che possono parlare perfettameDte De110 stesso tempo
a due persone, tanto rispondendo,· qwmto espre...
mente ragioi:um.do di cPalunque argomento; di moo.o
che COD una piegatura della liDgua favellano COD uno,
e 0011' altra coll' abro. ID quell' isola óttilDa e la tem~
ratura del cielo, e~do essa pO!'ta sotto l' equatore ;
onde i suoi abitanti DOD hanDO molestia De di, freddo ,
De di caldo; e i frutti degli aIberi BOnO ivi in matu-
raoza tutto l' aDUO. Cosi che puó dirsi col poeta:
Pomo el' appresso a' pomo, e pero a pero ,
EJ uva a fico, e Jopo fico eJ uva
Ji 'VicenJa succeJonsi .•....
¡vi a giorDo e sempre eguale aUa notte; ne al m~
zodl. cade dai corpi ombra veruna, giacche a"BOle sem-.
pre sta sol venice•

. . (1) Elia/IO ha delto qnalche cosa di simite di certa ruza 11' 1",.
diall.. Al che potrebbe aver dala luo8O l' Ol~re in easi una tate
rapidita di parlare altero.DcIo i lUom. che polalO per ·.neDtara
assomiSliarai aIl' aerciaio di duo JiDBIIO.

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333
Gli abitanti di quest' isola vivono distrihuiti in t.ribQ
di cognazioni,' e in Cf?rpi di soeietA, a moelo p.eró,
che Don istanno insieme oltre quattrocento. Essi vivono
ne' campi ove la terra copiosamente 'somministra' le cose
nece~e al vitto: .perciocche tale. e la virtU deH' isola,
e la benigniti delI'. aria, che spontaneamf:nte in essa
nasc.e· pit\ di quelIo che OCCOlTa. .Ivi sono molte canne;
i1 cui huttO. cresce ad ogni p~ non dissimile dall' ervo .
bianco; e qu.esto macerato nell' acqua calda viene delIa
gJ.'Pssezza di un UOv.o di colomba (1). Pestato poi che
sia , e ben lavorato colIe maDi,. se ne forma pane', che
cotto nel forno' rie"sce di sqÜisita. dolcezza. lvi sono ~
oondantissimi fonti di acque calde, che· danno' hagni ,
e .medicatura per cagioneyolezze; ed altri pur vi sono
di acque. f'redcle ~ che a bere sOlio. dolcissime, ed banno
grande efficacia per conservare la sanitA. Gli abitauti si
applicano .agli studj di ogni discipli~, e spezia1men~
aquello delI' astrologia. Hanno ventotto lettere, se si
considera la forza significativa, che danno a1le mede-
sime; ma se' se ne considera la materialibi ~'caratteri,
esse SOnO soltanto sette; ed ognuno di codesti caratteri
viene JraSÍormato in quattro maniere. Vivono lunghissima
eta; eosi che gillngono sino ai cento cinquant' anni (2),

(1) A cpesto palIO iI Ye.,elingio coDtento della espOIizioae di


Jam601o, domaoda perchb s' egli vide qnell' isola .' DOD narrq pi'-
di~tameoLe qnaDto riguardar poten la Datura della medesima, la
sna ferulitit. i varj generrd' alberi, e lali cose, come fecero TtJlotn-
meo, ed O.or;o. Ma pno qnesta eSlere nna ragioBe per dire. che
Jambolo DOD fo iD qoell'isola. e ch!, sooo' false tnlle le cose che
De diceP
, (:.) n PoIütore aesucodo Soli/lO DOD abbrnia di molt.o la Tha

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z


33(
per .. lo pid: senza andat soggetti ad akuna malauía; ~d
hanno certa legge severa, .per la quale obbligano ad
abbandonare ,la vita chi tra loro sia nel carpo mutilato I
o' guasto in qualunque maniera. Scrivendo noQ. fanno
le linee per traverso, Come, facciamo noi, ma' dalla
cima al basso dirittamente (1). Per legge e l~ stabilitd
un . ceño numero d' auni per vivere,. }lalisalo il!JWde
'spontaneamente parlono di questa vita con, un genere
straDo di morte; ed eqllesto, che crescendo nel Ioró
paese due sorle d' erba, su' cUí chi siaddormenta si-
curaniente senza &e~tir ne molestia, ne dolore, come preso
da dolce sonno, si .estingue, fanno uso di questo mezzo.
Costoro non' menano moglie, ma : tengono le donne
promiscuamente in comune, e con eguale amore ri-
• guardano, ecl allevanó, come' comuni a tutti, i figli
che ne nascono; e dalle nudrici sovent.e si cambiano
i figli ancora' infan~, onde' le madri non possano rico-
noscere i loro (2). Laonde non essendo' tra costoro am-

.., di code.ti oomioi; dicendo: quelli che mllDjono ,re,to. ";"ono .;no
,,; cento ann; ; tutti BU al"i ";lIOno di "" "tlflalN'ulo qllll.i ollr,,'
la (rasilita IUIIaIUI. Dopo cho il Yu,elil'/lio ha citaLo questo puso,
dice '. che Po/iltare DOO parla !ii cío. che .i fa ai masagoati. 01:
di quella erba meravisliosa, sulla 'l0ale giaceudo si moore. perluaso
che 000 anebbe luciaLo di parlaroe. le avesle credoLo al rlceooto.
ADche qoeito modo di rlsionare del Ye••elifl6io dee far impressione
a pocbi. Aluonde poi i C¡'¡~i p. e. DOO permeLLono di .vivere ai
faneiulli che DUCOno difetLoli. e cosa simile úcil'\'8oo gil S'IU''''''¡.
E por cio che riguarda l' erba. o pinta fatale. oon 8 .aoLo uell'III-
die l' albero, alla clli ombra chi si a.side· muore P
(1) QUll\to modo di scrivere e praLicato da alc~oe nazioni a Laui
cognite. '
(2) 11 Yelleki'';rI dice, che questo costllmaDZO coiocidooo tallto

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335
bizioile veI'l1J1ll, mai non vi S()n() ne
gare, ne
litigj ; e
vivoo() in SODuna oonoordia tutti insieme. '
&n() nel paeSe bestie, picc()le ,di figura, ma di mi-
l'8bile cóstituzioue, e di sangue che ha m()lta virbi. 11
corp<> di queste' bestie e .lung() e toudo di rorma, sirnile
e
alle testuggini:' il qwile l()ro oorpo tutto tracciat() al-
ternativamente di, liste di col()r luteo, larghe al pin
due linee;.. ad ogui estremitli hann() occhi e 'bocea;
perció veggono cou quattr' ()cchi, e c()n altrettante boc-
che colgono gli alimenti ,che poi vanuo in un "entre
oomune; ed banno pure, come un 'ventre solo, cosi le
viscere , e tulle. le inieriol·a llDiche. In qu~t() ai piedi
ne hanno parecchi, ,e tutti fatti in giro a modo c~e
posSooo camminare per qualunque lato esse voglillJ,lo.
n e
loro sangue .di virto. meravigliosa, pereb~· pET es80
qualunque parte di un corpo vivente venga fessa, im-
~&inente si oonglutina; e se vien tagliata, una mano,
o qualunque altro membro, porche ció non sia in luogo
vitale', per mezz() di questo sangue a piaga fresCa si
attacca (1). Ogui compagnia, in che abbiamodett() essere

colle leggi del!a. Repubblica di Platone, che si direbbero copiate di


lit. Chi b alcun poco erudito ne' varj madi di vivere di nazioni al,,:,
'ronde poco riputate innanzi nella civilta, 58 cbe trovansi talora co-
atumanle. pratiche. istituzioni similissime. ed alcuna volta poco
meao cbe ideatiche con quelle di popoli. con cui il &Cnso comunf\
Doo permette. comunque Doo di rado lo permeLtano certi doui. di
aupporre stata mai comunica_ione. Non poJSODO dUD'Iue presumeral
false le costuDlaD&8 desli Isolani di, Ja/llbolo in Tirt~ della oiserva-
" ..ione dol Yelle/i"lfio.
. (1) ID quanto alla configuralione di quuto animale b molta prn-
IIJ
habile. cho l' igooranza in osiorvare di JamlJ"h lo abbia ,fatto 'ra-
vedere. Ne, certameato dobb~ a.pottarci da lui l' esatle.la di ~

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-.36
'Pesti uomini distribuiti, aIleva una singolare specie di
uccelli assai grandi t per mezzo de' qaali si espIora l' in-
c10Ie de' fanciulli: il che tanDo meuendo i faneiulli a
.cavaDo di codesti ucce~, e lasciando questi Iiberi al
Tolo. I fanciulli che resistono all' impresaione deU' aria
in quesla prova t SODO lieemW ed educati; . quelli che
non vi resistono, e cascailG giu t li gettano', riputandoli
inéapaci di vita, e spogli di animo geBe1'08O. In ogni
compagnia il piU attempato comanda come re. agli
altri, e tutti gli prestano ubbidienza.. Se c¡ael primo,
eompi.uti i centociuquant' anni, ~ndo la prescrizione
della legge si togUe alla vita t . suecede nel prineipato
qoegli che dopo lui e piu vetchio.
"n. mare, che circonda r isola t eondoso t -ed. grandi
. flussi e rifhwi, e le me acque 8Ono. di sapor dolce.
Di la nOD si vecle ne r orsa, ne le akre mol~ stelle
del. noslro cielo. Non una sola, ma sette sono queste
isole, eguali tra esse in graadezza t distanti egaa1mente
r una dall' ahra; e i loro abitanti hanno i medesimi
eostumi.
Quantuilque poi sia vero, che i &alti spontanei della "
terra somministl'ano a
tutti gli abitatori" di queste _isole
in ridondanza ció cheoccorre alla vita, essi pero non

&1aralilla. Fo.... DcIM la deacriaioae 9 cbe De feoe Jam6olo batata


IIIIcceuiulDGLe aherata; poichb la lII&Ilia elel lDera~isliOlO b .'rala
llella pita parte de' raccoati. che Bli aatiolai ci haDQo "laaciati . Allo
atOllO principio pIlO facilmeate riferirai qualltO dices¡ ct,,11a ~irlta elel
. . .e eli quealo aaimale. n raccoato di J(I",bolo b stato cel pro-
cedere de' tempi _pato. lO Doa esasero esli dapprima. Coa tur.-
&ocio chi pOtra ardimmlOle dire , che Dche qui 000 aia UD foado
lIi ~eril.i. r E .11 falao tlitta ciO, cbe Doi DOD cODoacialDO'P
,

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..
331.
ne fallllO gozzoviglia; ma pieni di fi'llgalita consumano
solamente quanto basta; e mentre pur. si acconciano le
earni, e gli altri cihi o arrosto t o lessi; non pero co- .
noscono i tanti sapori cIall. iridQ.Stria de' cuochi tl'Ovati;
ne i varj mocli di condire, che si potrebbero ~.'
P!'lscaDO varie specie di' pesci marini, e' fanuo grandi
cacciagioni di volatili. Sonovi serpeati di singolare ~­
dezza, ed. innocai agl¡ uomini; e somministrano tarni
grasse e saporitissime. V' e abbondanza grande d' alberi
:fruttiferi, e di olivi speziahnente e di viti; ond' e che
dappertutto si fa olio e vino:. e finalmente codestá beata
teri-a produce animali diveni di natura· dagli 81tri,' e
tanto strani ·da rendeni incredibili. In~oa modo di
vivere di cjneste genti e legato tutto ad I1n oroine sta-
hilito; perciocche non tutti si 'c;ihanó ognora deUe me-
clesime COIe;; ma in determinati giorni fanuo uso ora
di pesci, ora di ucceUi, ora di animali terrestri, ora
di olive, ora d' altre vivande semplicissime; siceome
pure tra lo~ al,~o seambievo1rnente le ocCnpazio-
ni, cosi che alcuni .pescano, alcuni: Canno lavori, altri s'im-
pieganoin altre cose utili al comune, ed, alcuni. al
ritorno di eerto ~riodo di tempo esercitano gli' of6cj
pubblici; eccettuata da queste coSe i tI'Oppo avanzati in eta.
Ragionando della lororeligione, . essi per primo dio
ve~erano il cielo; .come quello che contiene tutte quante
le cose; poi il $Ole, e tutti i corpi eelesti. E nelle feste
e preghiere cantano inni in lode de' loro dei; e spe-
zialmente del sole, a cui consacrano se stessi, e le
loro isole. In quanto ai Plorh, essi li seppellisrono
mentre il mar reflUlsce, coprendoli di sabbia , oude
DIonORO 1 tomo l. 23

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3-38
poi al fluire che r.
inondando iI loogo alzi sopra di'
essi un colmo.
Questi popoli si f~o le vesti di una lanugine In-
cente e moUe, la quale trovui neI mezzo di certe
canne, e che raecolta meschiano con chiocciole pestate
insieme; ed in tal maniel'll con mirabile industria si
traggono abiti del colore di porporL Certe ~ ,
dalle quali e, detto cavarne essi alilllellto, e che coDa
grossezza della 101'0 corona rassomigIiano ad una palla·,
dicoooaumentarsi al crescere della luna ,e al calare .di
essa dimiouirsi. Dicesi. parimem.e, che l' acqua delle
fonti calde, dolce e salubre, sempre conserva a suo
ealore, e che non s' in&edda mai , se non si mesce alla
úedda., o al vino.
Essando Jambolo, e iI suo compagno stato in quel-
l' isola sette anni, cont.ro loro voll)btli ne forono cae-
ciati come uolJlÍQi malefici e di cattivi costumi (1). Onde
messa in buon ordine la loro'barca, e fomita di viveri ~
.partirono; e dopo una navigazione di oltre quattro mesi
finalmente ÍUl'Ono portati tra le _bbiOle e basse sirti
d' India, ove, mentre iI compapo si ..megO, Jambolo
balzato ad un certo villaggio, . tosto . dagli abitanti· del
luogo fu condotto- al re deUa cil&il di Polibotra, distante
dat· mare il cammino di molti gÍ;orni. Quel re, amante

(1) Sarebbe atato d.o di memoria il motivo ch' ebbero cpe' po-
poli di éacciare come malefici. e di cattiv¡ collumi i dae G,ui; ma
Ja",~'.)lo per ODor proprio Jo 1IlClJ11e. La circostaDd di que&ta ca_
ciata ¡, Corse l. mislior prova. che ,i poteue desiderare dell' au-
teDticiLa del ratto. checch¡' debbaai peolare delle particoJlriti, cl.n.
quali i: corredlto.

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·33g
del nome gteCQ, e studioso di liberale dottrina, lo ac-
coIse con grande cortesia. E finalmente avendo' da quel
re impetrata provviaione, passó' primieramente in Per-
sia ; indi ritornó sano e salvo in Grecia. Costui scrisse
queste cose, e non poche altre concementi l'lndia, per
lo innanzi ignote. Noi intanto, avendo compiuto quanto
nel principio del libl'O avevamo promesso, qui poniamo
fine al medesimo.

Fum DEL LIBRO n.

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NOTA DI SUPPLEMENTO
. . Al. CAPITOLO \le. DEL LIBRO -JI

DI DIODORO SICULO.

LA lpemmoue di . ..41."aniro fece coDescere .r lnila meglio


.uai di quello ~ che Ii foase fatto per .' addietro. Ma D~ le
reluioDi, che De fecero i pochi Itorici di quel cODquistatore ,
De quelle, che D' ebbero per altra parte i GrHi, e poscia i
/lo".""i , valgODo cili. che siamo ltati iD grado di coBoseere
Doi iDtorno aquel paese. a~po che l' avarisia europea e ita
a turbare la pace degr lniiani e ad aggravare la loro ~D­
dizioDe aDcor piu di queUO, che diaDzi ave&&e fatto il Curore
degli Are6i, e dei· TfJrlfJri. Bi60gna perb couCessare, che i
primi Europe; ·aDda~ nell' lni;., 'a poche verita unirouo
moltissimi errori lf menm vollero parlare della religioDe, e
delle leggi di ... que' popoli. Noi. oggi abbiamo i libri IICri
degl' lnmani, e ragguagli fatti da uominí di giusto criterio,
iatruitisi COD fatica di molti auuí uelle IiDgue, e uelle opi-
Dioni, uai, e coatumi del paese. La .penisola di qua del
Q""8., delta propriameDte lndrnlfJn, o~e'e den' Inio, i
quella, di cuí pa,·lavano con . qualche cmareua' gli ilDtichi.
Ella dopo J' invastone dei T""fJr; fu detta anche il MogoL.
Da quella iDv~~ioue iD poi due siDgobrmente furono le ruze,
cheabitaroDo' qtlel graDlle paese, quella degl' indigeni, ~

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54"
qtaf¡Ua de' conquiatatori. Qlleeti IOno atad pochi di numero e
potenti.; . quelli numel'08iuimi. e per la loro costituzion,
.ica e morale &Gllome.si. Ebbero gl' indigeni antieamente per
loro lignori i BNOIIIG"¡: oggi noi conoaciamo per la prima
delle loro eate i BN",i"i. i -q~li Cene non sono che i di-
acendenti de.' BNO",.";. GI' indigeni 1I0DO reatati Cedeli al
culto. e agli tui de' Br.,.¡"i; e qllesto culto. e questi lIIi
sono Cone cib. che in tal genere conosciamo di pi~ antioo
lulla tena. Rimangono aucora in piedi' alcune Pagode di
mirabile' colltl"Uione, e ohe si pretendono piiJ vecohie dellei
piramidi dell' Esillo. Delcbe'la prova si deeume dal portar
eue iaerizioni in una lingna pio antica del 'tUllon'; che ¡
lingua antichislima, e qWlli omai non piu ÍDteaa al preeen1e i
dicendosi intanto. che i primi Jibri di questo I.",erÍl, che
4\ Ja lingna per que' popoli sacra, hanno un' antichitA di
oirc~ cinqlle mir·anni. Un altro arg~mento dell'altiwma qti-
chita indiana li trae dalle figure del U",."., e dalla vene-
nzione che per eaie .i ha nelle Pagode, di cuí ho parJáto;
perciocchi qaesto Unp'" ~ queDo che ha data origine al
p1a.l', ti p1a.llam degli EKiI¡. e al pri.po de' Grtoi; e dieo-
DO gli Eruditi. che questo simbolo della riparazione del ge-.
Dere amano non poM oUenere un culto che nella infauia
di una. nnova ~netazione. abitante in piccol numero lIulle
ruine della terra. volendovi una grande semplicitA ed inno-
eenza di coatnmi per esprimere a. ragione di cnJto con .81
manifeato aímbolo gli oggetti. de' quali credevai dover ren-
dere pie al ereatore.
Del reato gl' indigeni. che abitano l' [nd.""" • . aono aD-.
eh" oggi in DUIDero d' ohre cento milioni. e diatinguoaai iD
quattro . calte. rigorosamente' secoado le aotiche Joro istito-
siom separate le une dalle altre. La prima ~ de' IINmi,,¡ ora
ridotti ad euere i miaistri della religione ¡ la 88COada. i dei
p~rieti! la terza degli agricoltori i. la quarta de.' ~ercatanti ~

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$.(2
• art~6ci. Rimane un ritiuto di. plebaglia) indicato col aH..,.
di ptlri•• , o di halldcorN; razza miNrabt18 t \taua per im-.
._wa .. e Il'individui dtlJa qllale DO!l 'ardileoao _OaDteAO di ap-
JH'OHimani ad UD uomo del1e alt~ cute, uón éhe di maa-
¡pan coa _ ~ o di tocoarlo. U11 Celd1'8 ecrittore dice
degl' I.tliani della prima CMta! " TU,,. le penle;:... • tull.
,. m¡,eri. Jello ",;'ito U_OliO ",;co. llUlli"o,am~"te lIegli
ntiJri lIlIAC.AlIl .. e lIe' B.~.'Jl' 101'. IUccellor;. Da UII
tNllIl. HdN; 11118 virtU pe""'''''''.' ,-'enat. da flR' O.,;....
.ellM ri&'m-; una jilOleJa ,.lJlmu" ,eu"". jfIIIttI.,iea •
..l.,. CM i"""gllNe alleprie; l' DlTtIH del'. 'lH"'p,nlo di
u-u ,o",ue; fIOIlf",. oariIG""10 sli ~ni, • g'; ani~
m.li. IJGlf ,.llro cent. ye••; Z. pi;' .pn6fWol. .ape..,Ii:ion•.
11 janati,,,,.,, '1-"tUII'l" tr,"quillo, li ha portlll; "" Hcoli
i""rune,..¡ili .el i"e",..• .,.. f ont;ciii. 90loJttlrfl'io di "ante
cftw.ni "¿ove pt••'i'i ,u;.rogIU IIceH; de' lor6 ".'í. 11
"ucz. DrTilñl. e'f!f!IIO di ~Ugione , • li gran". d'aIlJm.
,"";,,, ."eor. 'eolla ¡'..,a' pr8f•••• di Jedé de; BRAlIIl'JlI :
ehe »,0 NON ,..uor.• .zJ.4 NOl 8Jr NOIf r.A CAflI'tA' • E LE BUOIr.
onu .,. Ser.ftOIl, ed altri ci dieouo d' aver vedutil ji)
mano di atcuni Ir.mi"i deBe- eCemeridi; nelle q'U.H le ecclis-
si eran.e calcolate pe'!' pareechie migliaja· d". unio Le Gentil'
dice d' essere ·re8tato sorpreso deUa speditezza, colla quate i
lIrallrÍni faeevÍluo iD sua presenu IllDghissimi cateoJi 'adrono-
miei. Egli confeesa , che da lempO irrrmelilorabile conoscon&
la prece8sione degli equinozj. E si ~'o.servato di poi, che nel
calcoJarla essi sbagliarono meno de Gree;; poiche il moto
apparéDte degli astri era secondo loro. e lo tl ancora, di 5,í,
mino secondi a1l" anuo. OUdé l' intero periodo veDiva, se-:.
condo e8s~, a compréndersi in st mir aUDi, q_ando i Greci
]0 rccero di 116 mita. Ponendoloa noi .di· 25,!)00 • risuha.
ohe 'j Braemf1ni si avvicinarono pin de" Greci alla veritA •
.f.e. Gentil,' ~otlo aStl"E>DOmo. .tato. in IR di. alcun lempo ~

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34'
rende giustizia ai Bramini moderni, i quali non' Tanno che
ripetere le dottrine de' Bracmani antichi. Egli ha in.gegnoaa....
mente sciolto il problema della darata del mondo, dagli an...
tichi filosofi indiani fissata in ',897,000 anui. Tre milioni, '
ottocento novantasette mila, novecento quaranta seHe sano
scorsi fino all' anno presente (.8'9) ¡ ande, stando aquel
calcolo. il· nostro mondo secondo es8Í non avrebbe a SU8si...
atere piu che. per quanto porta il residuo della somma. Le
Gtntil, ed ogni aItro. che si ferma 8U questo problema. fa-
ciImente ricon,?sce, come qui non debbesi. ravviaare, cm.
• ulla combmazione di rivoluzioni dell' equinozio , presso a pa-
co simile al famoso periodo Giuliano; che non ~altro, con-
forme t\ noto. se non che una moltiplicazione de' cicJi del
sale fatta per ineno di quelli della. lnna, e della indizione.
Ma Lt· Gentil, ed ogni altro, giultamente hanno dovuto ri-
OOn08cere con. istapore la leíenza de' Braomani l e l' immen-
so tempo statb necessario ad ealli pe!." giUngere a cognizioni ~
delle' quali i Claineri stem Don baDno mai avuta idea. e ch.
molti poSIODO eredere eSlere state iguote agli EKic;, edü
Caltki.
Si sa, che in. Benart\s da lempo immemorabile era .tabilita
la ICDol. generale dpgl' lndiani. di cuí qualche avanzo ruta
ancora. DOD e~tanti le taDte rivoluzioní seguite. Ivi p~ci...
pabaente trovansi gli antichi88imi hori. ch' em costudiscono
con .grinde cura. ma de' quali qualcheduno perO ha poluto
averA mediante la grande in.iit~nza de' Doltri. :E DO~ quanto
a tal Me opera88e cinqnaJit' anni Id~etro D' Á.nqueti[,.Ja-Pe-
ron: D~ dobbiamo dimenlÍcare gl' inglesi Holwel. DrN, e
S01VlJton. L' Accademia di C.lo"". va ogni giorno illostrando
i monumenti di ogni genere. che l' Indú. presenta. Missi~
Dar; gesuiti banno scritto, che l'lnd;'n; erano idolatri, e che
prestavano culto al diavolo; e il fanatieo Pielro dalla l' all,
ci rlCCOJlta come ellí fece la bravwa di tirar' tit" ....si -4 ~~ ,

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SH
una stataa mo'lrUtJ6tl J pe~ aveDte ·grao numero di braccia.
la quate .pote afTrontare in una cappella ilOlata. credendo di
tuUo cuore. eh' eSBa raE'Pre..ntas&e il demoDio ~ e COD maJe
parole stidandola. 'L' antico Sb.a'ta prova, ehe gI~ 1.diani
banno sempre adorato un solo Dio. " 'Dio e 'luello.. ohe .elll-
."re fu: eG'i creo '1uanto ·e. Une sfeN per:foUII J .enza prin-
e;pio e ,enza Jine.. e 'f imm.gine .all. Dio 1I11;ma e gogern/1
lidio i1 creo/o C611a provvitÚnz.c generole tÚ' '"o.i prineipj
invarialJili ed elerni. Non inve.~i¡;are 1... natura .Jell' ellere
Jic.hi .elllpre fu.. pereb.. lUla tole rieerea e I1Ono e pece..
7Il;nOlo. Brilla.. che 0c"i ,;0",0 eJ opi 1I0Ue le .ue Op6e
ti onnan:;no la .ua '''Pien:a .. la polenza .ue J 14 sua mi.e-
ricorJi.. Ceree di opp'l/i'Iar"e ". COIi qllel libl'Q Del primo
articolo lItUO.
• La prima questiOlle. ehe al pPelellti a~i uomiai ragiona\c).o
ri" si tia per la Storia delle opiniOlli umaDe bene esaminata,
,seere quella che c'OBcem~ l' origine del beDe e del male j e
eolJle questa toecava pia da vicino il ben essere' dell' uomo ..
cosi e Cacile oredere. cheprecede.se l' altra dell'antichi&1 del
mODdo, la qule pur. e Yero, che occupO gli uomini asaai
per' tempo. Or come sulla supputasione dei tempi Doi abb.ia-
810 n.tanta 8Ístemi.. ottantaDove de' quali debbono essere
erronei. De uppiamo quale pei ne sia iI yero. e potrebbe
ant)be darsi' che nissuno di questi fosse 11 yero i coal varie
sono etate presao tutti i popoli ,. e i penaatori,· le aoIuziolii
~elIa ~oiI questioDe J che riguarda l' origine del beDe e del
maleo Gli antiehi Brtlcma"i per· iapiegarla iDventareno una
bella •ed arditi8aim~ allegoria. L' Basere supremo ~ dieser
egtino. da principio BOO C'l'eo che enti qaasi .imili a' luí.
perch¡ Dón poteva creani., degli' eguali. FareDo queetí i Jtlla •
epecte di 8eIIIid.i, che" i Pei"Ülni poseía diasero pe";",. aferi•
.lal vecehie vocabolo ¡le, da cuí foree eoDO venute le· noetre
fcle~ 1 delta Ge,l' lnd;." CuroDO creati prima deUe .telle: ~

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e •

".
5'5-
de' pianeti, . e deU. larra nOltra. , e godevanli uua celeste
beatitudiDe mtorno al trono di Dio. L' autico libro attriboito
•. Bra",. dice:' l' ,Eterno • •• ""or/o neU" "Rtempl",;one
fklla lua é"eR" ri~olve di co.uniCflre 9/Jalche ragg;o fkUa
6ue' grondeu." e Jelicili "d elle,.i etlp"fti di 6enlire e di
,"ere . . .. K"" eran,o olfcor" ¡ Di. volk; e Juro".. Ora i
leñe, qualunque De fOlse la eagiooe, abusarono della loro
f'elici~, e liberta, e· si rivokarollo coatro il loro Cl'eatore.
Si vuole, che la guerra dei giganti contro gli Dei. che gli
attentati di Tifone .contro r I'¡rbJ e r O,irirbJ degli Egiz;,
, ehe la eteroa discordia tra l' OrollltlZO e ]'Ari",,,nno dei Per-
.i"ni. lieno copie travisate deUa Cavol. indiana. Si pre&ende
poi, che da quelti mstemi akri ,ieDBi fatti.. che doraDO fioo
a' tempi Dostri. Pare. c1le il oapo dei , delt" foue dagl' 1,,;,
rli""i chiamdto Moi'.lOr, e che dall' Eterno fo&&e precipitato
Della vasta prigione deU'Onaera per molte migliaja di .O"UII-
'"ri, che SODO tanti periodi di. quattreoeDto· veutiaei miliooi
d' aDoi ciaacbeduno. Bisopa dire, che l' Onde,.. f0888 ti-
guardato come un purs",orio. poiohA si dice. ohe iD capo
• qualche .0n/JflIuro e Moi. .or • . e i Buoi (6)mpagni ebbero
grum. AlIora Dio creO la terra. e la popolb di animali ~ e
• fatti venire i delinquenti. li eangiO dapprima in vacebe:
d' oude naeque, che le vacche poi forono iD tanta venera- .
• ione preaso gl' Indi"II;, e che ~sai DOD maogiano carne
d' animale veruno. Poseía caDgib qu8lti aDgeli peniteoti in
uomioi. e Ji divise iD quattro caate.· Quindi avvenDe, che
eome oolpevoli recarono Del monde ¡t'genoe de' visj; e ~me.
galtigati recaroDvi il. principio di tutti i mali 6sici. Ed ecco
l' origine del bene e del maJe. come la .piegarono i Broc."",i.
Pub p~ assai Itrano, ehe 6lOlOfi. i quali coDoacevano
Bcne la geometria. che calcolav.ano i moti de'corpi celesti ~
ehe inventarono tante arti, deBlero ad ÍDteDdere UD ,istema
NligiOlO .1 poco ragionevole: ma sono egliDo .táti piñ ragio-

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S~G
'\ JI~voli i aistemi inBegnati dai Caldei. dai Peman;. dagli Elfi-
r.;. da.i Crec;. dai R01lUln;, e da taDte altre Dazioni? E Be ~
aIBurdo il dire. che angeli furODO cangiati in vacehe. e i
Creci Don diaBero cangiata in vaeca la figlia d" In.co, e di
vacea convertita io una ltena? E quante altre. trasformazioni
Don meno &travagaoti leggoDsi Delia mitología di tutti i po~
Ji ? Millon io melzo a un· popolo di tanti, tilosob· nOD ha
convertito il dia~olo in un relpo? Se le tl'asfqrmazioni dei
poeti non Bono atate credute. quelle de" oiinÍBtri delle antiche
religíoni debbono avere imposto' ri_pelto ai popoli ignoranti.
11 domma della metem8icoai veniva di cODsegoenzll, dopo
r accennata spiegazione degli angeli, o semidei mutati i~
vacche. e da vacche&gurati in uomini. L" oggetto fiaale
degl' Indioní era, ed, e il cielo, come loro patria antica; e
per rivedere questa patria, si IODO veduti in 'Benares abbrn-
ciani volontariamente diBcepoli di Bramini. e' B,..mi"i 8tel8i,
come ]a Itoria acceGDa eleeni fatto dagli antichi Brocm."i.
UD tal pensiero forse t\ il motivo primo dell' abbrnmamento
spontaDeo delle gíovani vedove. Nt\ io peUIO esaere luugi da!
vero chiunque aquesto pr.iacipio riCerÍBce. come la probit1
generale degl' Indio,,;. oosl pure quelIa. che noi chiamiamo
debolezza, per ]~ quale gr Indian; ai IODO ]a8ciati ampre
conq:uistare da chiunque' si t\ presentato COD Corza nel loro
paese. La dottrina indianá della metemsicosi 'si esteee per le
due Indie, e pasB9 Della China. ove, ~ anche oggi un domma
presso chi siegue la religione dei Bonu. Essa ,¡ lparla Del
Ti6et. e De' paesi. che Doi conCondiamo colla Tartana. Co-
loro, che credono avere g1i Eg;zj to]to molto dagl' I"dic,,;.
troveraono UD 'grande obbietto a que8ta loro opinione. 0II8eI'0
Yando, chegli Egicj ebbero ¡nveee il <lomma della rÍ&urre-
zione in capo a tre mil" anm, p08cia dai loro Schoeni, vo-
gliam dire sacerdoti, accorciati a dieci secoli dopo la morte.
Pitogora,. o fOSle direttamente in India. come si dice cou

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~.{.?
o
non 80 qoanta probahl1itl, da qoal~heduno stato iD' 1ndia,
o io paese vicioo· aU'India tone stato informato del dom-
ma della metelDaicosi, la ¡oeegoo in Crotone I ma e noto .. ·
che i. sooi diicepbli finil'ono' con. easere pereegnitati, la .soa
senola fu distrutta, ne l' opiniohe della metemiicosi attaoc"
ne' G~ei, sia d' Italia, sia del Pel."o""elO ¡ aia dell' Atliea •
sia deU' I80k. sia delle Colome a,iatiehe. Meao ai peuaO aIla
lñetem8i~08i da' R6m.,,:¡, i«noran" in tutto fuorcW\ nel me-
sliere .di assass¡"liare re e' popoli per ingordigia di avere. chia-
mata amore di gloria e di patria. I Celti pero. e i a.Ui
ehbero questo dogma. se prestiamo fedé a Ce'(If'f!, il qualt\"
di eSli dice eSpi'essamente. che pensano le anime IIon m6rtre •
mil palltlrtf da un corpo .IZO a"ro: ;de" ~ .c"tI j'p;ra 161'O co-
rtlggio • ipJ'eZzare l. morte. Per quale Ib'ada questo' domma
dalle 1ndie pasBasae aU' occidente e aetteDtrione d'Europa, il
diranno i Dostri Eraditi. se pOsSODO. Vedendolo Doi r~dicató
De' Dae; al tempo di Trajano, posaiamo argomeDtare, che.
forse fu proprio de' popoli venuti dal settentrione dell' Asia
jo queDo d' Europa. Fone questa apioione coal sparsa in
tante nazioni quasi barbare' del 8ettentrioné del DOltro emi-
Ifero pOlrebbe cODfennare l' idea, che per tanti monumenti
tisici vien suggerita. e' da tradizi~ni. astronomiche indica te.
che uoa volta queUa parte .del globo fOlse voha all' equatore
del s()le. mb che e certo·, si e. 'che anche oggi i C.lmuclli
tengono molto a queato domma.
Aloum hanno detto. che gi' ¡"diaft; lupposero in Dio una
'Pecie di Trinitit. Infatti eSli parlano di Brama. di Pi,nu. e
di SifJ~ Dieono il primo Dio creatOre. il secondo Dio con·
'eJ'vatore. ~he credolJo esserai ¡nearoalo parecchie volte; il.
terzo Dio m;,erioordiolo. N~ le 80ttili questioni dei teo"legi
indiani • n~ le relazioni poco licurede' Missionarj. ed altri.
possono darci esatte idee' di cjo;. ed ~ aSBai· probabile. che
con tali nO)Jli 1I0D abbiano voluto iDdicare ~ che alcUDe -{lrcI-'

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5'8
prietA di Dio. Tutto per queeta parte ~ tenebre. Come ~
trebbesi dire~ che gli Epi avellero copiata la Trinitl de-o
e!' I"di."i iD 1,i•• O,iri.; ed Oro P Come i Greci i.
Ciove, NeHu""o, e Platone P QueDo che sappiamo si e.' che
il numero *'e fu preaso gli Antichi mistenOlO. Pero ~. da
avvertire ; ..che i BraDlflflni aggiunlero a que' tre simboli del-
r aione diviDa queDo del Dio dena di,tr,";o"e, da essi
chiamato Ratre". La ligni~cazione di queste quattro propne..
.. divine vedel¡ ia. alcuDi antichi templi de' Bncmeni DeDa
tlgura di quatiro teste aveati una corona comune; e questa
figura l, una di quelle, che da molti de' nostri e ltata presa
per quella del diavolo. mentre non ¡ per W' llldiani che.
l' emblema della divinit1 uDica e moltiforme. L' U\e8S0 dee
dirsi deUa figura di· molta braocia indi~nti i molti lDOdi
della potenza di Dio. L' ..J.IIIlJre e preseo. gl' Indiani un Dio ~
come lo e .tato preno molte altre nazioDi. Elsi gli duno
~chi nomi, 1IJlO de' quali t\ Camclr60. Baano anche un4
Dea, e delle bene ed immortali ragaue che cantano in cielo
una bella mUlica. No' loro libn si chlamano ","era: nOD ....
rebbe ItraDo. che a tal Dome corrispo~de&&e queDo dene
our;, deU' Aleorono. Tutte quest.e oose. e molta altre DOD
SODO che altrazioni personifica te ,come t\ succeduto. iñ tutte
le mitologie del mODdo.
Nt\ Dio~oro. ne gli Stonci pci. che iI precedettero.
ebbero o mezzi. e direzioJii bastan ti per inforlD8.fai bene
delle dottrine indiane,' persiane. arabe. a modo da interaarsí
De loro ven aignilicati. Singolarmente trascararono di cercare
il senso de' vocaboli appartenenti aglioggetti di quelle dot-
.triDe; ed" ignorantemente li "alterarono. COn che per quanto
dipeDdette da loro empirono tutto di oICul'Íla, aprendo a- r
dito ad ogni gellere di erron; e massime ad esporre sapieati
istituzioni, e 8vegliati18imi uomini alle piu oltraggiose ed aa-
turde cahIDDie.

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&'9
'E••endonú preli880 di compreadere, in' ~ Nola quaDto
-intorno aUe istituzioni degl' Indian; appartieDe'; in supplemmto
, -dell. negligenza 'usata dai Gnci, che pur vnUero parlar tanto
• , deg}' Indian;, diro aDcora brevemente di, aloune' altre loro
dounne. U na ~ quella di una lOna di battelimo espiatorio
Delle acque del Gtlnge da eSli ripatate ncr~. E le l1!-asiate
oomumcuione d'. uei tr. popoli antiobi diatantiaaimi tra loro,
questo nrebbe uno de' casi, che· potrebbe provarla. Si vede.
che da} Gange la virtU di questa lavanda mieterlosa paa&b
all' Indo, e' daO' Indo al ,Nilo: tutti fiami tenati per ncn.
ID BaIJUonia, iD Siria, iD Feilici4 tronsi pur úsata J e negli
ultimi tempi della loro esiatenza politica gli Ellrei la pratica-
roDO, tanto Dell' aoque del Giordano, quanto in tinoue "par-
ticolari. Le iatituioni aublimi ,deOa Doatra religione, colla cui
celelte, origiDe DuDa hanno di comUDe le COIe, di cui parlia-
, mo'') non pOlsono ricevere nilsuD diacapito da queati, ~ aimili
uai auperatizioai, aiccome ha dimos trate tra gli altri l' autore
delr Alfa6elo Tillel",.., opeA eruditiuima ' di un venerudo
Miasionario, e da lni stampata gia ia Ro"",. nella' quale alla
esposizioDe delle' dot~ne, e dei riti della religione del Tillel,
ba aggiunto disegni di coae, che' prenderebbonai racilmente
per simboli fra noi comunilsimi. n geeuita BoacAel ha rire-
rito, che gr lndiani banno nel loro Chorc... ulIa specie
di ~adiso terrestre. tanto 8iinile all' Eura della ncra Scrit-
tara, che egli pensa poterne gl' I"diani aver 'traua r idea di
la. Gl' India"i banDO &Vuto tra loro da antichiuimi tempi
anche le prove, che nei nOltri secoli d' ignoranza erano cm...
mate iJiuilizj di Dio. La piu comUDe tra loro ~ quella del-
l' acqua hallente' le r accunto ne traea sana la mano' ia
éan immeraa, egli era' dichiarato iDnocente. ErráDo pereiil
quelli, i quali banDO cNduto, che queate pratiehe 8uperati-
aiose r0888ro una invenaione dei BarlHtri venuti a roveICiare
l'imperio romaDO. E,di lltobabBmente.18 a'eaD~ avale dall' O-

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350
riente, d' onde BOD y' e dabbio, .me non ,Ila 'ye.mto ogni
.orla di hene e di male. Avrebbesi dovuto rioordare. che il
libro dei ;rlUlNri parla della pron den' acqua¡ di' geloaia, •
cui il sacerdote, ebreo IOHopoo-wa con cert:e fomialita la doo.
D. da} Dlllrito iDCOlpata di ad"terio~ i degao perO da.
ouervarti. ché. io queate prove i popoli orienlali non posero
mai quella della laDcia. o della .pada. B '1ueata ~ Coree l' ag·
«iuota. che fecero i perIJ.ri aeUeDtrioo.li. .
Gl' l.ditJlti haDno aatichiaaimeatona dei loro paeai. píene,
come quene di tuHe le altre neziOJii. di Calti meraviglioai. i
quali Don ai poIIODO conaiderare che come IGggetti di pura
mitología. Cio bhe puo a qu_to rigurdo intereuare la, nGlltra
curiOlita. .i 4\, che Delle loro .torie, antichiasime ohre tuUe
le UOItre croDologie""¡ el preaentaDo i r.iti. che Boi per
molto lempo' abbiamo ereduto inventati dalla f.rvida Cantaaia
de' GNe;; e che e 'd' uopo dire DOD, ....re che aa..i urdí
gmDti a Doti_il d.' CNCi per mUllo delle Dazioai ad eHi pili
vicine. le quli Ji anlDDO aneh',e.e ante da altre, e queate
da'gl' l.di.i: se Don vogliaai dire, che le reoaroDo aeco
qaando veanero in ErmJ;', fruioiae' di 110 popolo maggiOl'e
p .tabilito nen' ...4_ profonda. Tali IODO le a"entare della
Motro". d' BJ.'o. di Anfitriou ec. UD Per&ÍaDo, chiamato
Ca!;", FerUMtI. ha IGritta la stona deU' l • • ,1111 principio
del noatro Becolo diciaaettel~. tradotta da( ColODDellO inglete
DOI/{I; ola egli un ialenden il Hn...il. .icch~ comuilqae
ayeue pur aron altri ~auidj • 'pechA la acriveva alla corte
, den' imperadOl'e Jelrenpir, non PUQ lalOiafci IflIIlla deaiderio
d' avm. da fonti piU Bioun. Pone, come abbiamo avuti gIi
•• ncZ¡ della CIU.tI, ' tndotti dal telto originale.' potremo UD
«iorno aver. quelli deU' 1• • fondati IOprauguaIe aatorita.
Noi a compimento di qtleata
famolO pallle di Bilntrpor, o
IV".' intaDto parleremo del
Pi,,,,,.,.,., .itnato Ira ponente
• tramOntana del Bengala. clae. diceai grade in e&teD,6ione

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;51
quanto la Francia; tnttocW ne1le carte ordinarie de]]' IRdi.
non si vegga indicato. La delcrizione di questo .paese. ~me
ci viene da Holwel, nomo di Stato, e di conoiciuta probitil.,
percio lontano dal acspelto d' avere voluto imporre, menue
attronde diehiara d' averlo seorso in persona, quando atava
nen' India. merita d' e88~re eaposta. peroau prel8Dta <;ose
similissime a quanto. gli Antichi ci hanno laseiato -intoFoo
aIl' isola di .Pancaja. Eeeo le parole di Holwel." lA li!Jerta.
la proprieta i...i lono in ...iolil!Jili. Mai ;",; non. li ode parlare
di ru6ame;,to neparticolare ne pu66lico. O¡¡ni ...iG¡,trgiatore ,
mercalante. o no'. e pOlIo lotlo 14 {U ardía immedia/a del
GO""lrno. il 9",ale gli da del/e guide per condarlo lenza
&pele di lorle; e che rupollilono, delle lue r06e e della lua
perlona. Le guide ad "gni stazione. ° luo,,"O di ripolo. lo
~onleBnano ad altri oondultor; con un allellalol' a...erlo
le1""íto 6ene; e lulli' 9ue"i ateellat; lono portati al Príncipe.
,11 ...iaggiatore e Ipela/o 'di tutlo a 'conto dello SIalo per tre
giorni interi in ogni luogo,j in cui ...uole fermarli ec.,. Que-
sto paese appartiene da' tempo immemorabile ad una stirpe
di Bra'mini, che di8eendono dai Dracmani antiehi. Pare. che
col nome di J'ilhnapor abbiasi voluto ·8ignifie~. che questo
~ il reguo di J'i,hnu (6enejicenza di Dio). t e08tumi del.
popolo di queato paese sono adunque:-quelli,.. che eranopro-
prj di tutti gl' Indían; prima che l' avariaia vi avesse condotte
armate di oppreasori. La ~a.ta de' Bramini vi ha conse"ata
la 8ua libena e la 8ua virtn, perchu osseudo sempre restati
padroni di. cene chiuse costruite sopr~ un ramo del Gange.
e potendo ad ogni opportunita con esse allagare il paese, Don
sono stati mai 60ggiogati da' forestiel'i. Ess, prestaDo culto alla
vaeca. siecome portano le antiehissime istituzioni indiane; e
quando e8sa muore. iI lutto ~ universale. l'ispettando in essa
il popolo qnalehe cOla .di pin che un simbolo della natura
celeate ed UDlana, per la Cede che migliaja di esseri celesti.

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55'1
od augeli., erlllo .latí clIlgiati I .iccome abbiamo gil. vedato ;
io vaceb&, e in ·uomini• . La dottrio8. la purita, la 80brietA ~
la giustizia degli antiohi BNlc",a"i • ,i 10no dunque perpetuate
iD quelte contrafle. Holwel Don ha potuto I'eItare in Yi.hlla""'"
abbastana8 per darci piu minute notizie. l ·nostri leggitori
aeooglieranDo queate, DOD iDopportune iD queIto luogo.

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553
MEMORIE
STORICHE
. E CRONOLOGICHE
-
INTORNO ALLE COSE

CALDAlCHE, ASSIRJE, E BABILONESI

DEROSO
~ GLI 8ClU'l'TOllI PIO ANTIC~I eRE D' ESSE PAnLARONO

DA. EUSEBIO

-_-e_o
SICCOIIR abbiamo Catto intomo. alla 'cJ'Ol'lologia ~gizia, rarem~
¡ntomo alla cl'Onologie caUcica. .,,;;';a, e ba6ilone,e; e ál
poco. che di questa accennb Diorloro ~ non dispiacera vedere
,aggiunte le particolaritA riCerite da Bero'o , e da altri ICl'ittori pift
ant10ru di Diodoro. Imperciocch~ quanmnque sia Cuorí ~i d~
. bio, che nello 8<;rivere. di queste cose egli ebbe soU' occhio i
doc~nti. che. siamo per riferire. e che pot~. con miglior
'conCronto 'di 'fUello che possiamo Car noi trascegliere quanto
. gli parve o piu pr~ato. o piu probabile; iÍ trovare qui tante
te8timonianllie unite ci servira a giudicare COD piu cognizione di
,causa ~egli I!critti suoí. o. se non abro, ad acórescere l'eru..
dizione nostra. ed. a megliQ ilggiUlit~ le D08&1:e. idee. Al pito:-;
DIODOJ\O ~ tomo 1~ 23

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~5,

poltO dhiumeato riferireme a1cuni copitoli 'del lib. 1 de~ C..


llon; Cron;c; e1l&ebiani ~ aervendoci della giA acceDData edi-
.ione di M.¡ e Z 0",.,,6
~ non aenn riguardo pero al 'testo di
S;nceUo t o d' a1tri. ove la ragione dena CON il dimIÚldi. Cosl
danque inebmineÍA Erue6io parlando della Cl'OnograJie de' Ca"
_ (-cap. 1) ".
" Seconclo ch. .'roIodice. in 4fUel tempo (1) era, re
lVdo•••,..,.o; e diligeutemente anÍlce i DOmi de' re, aeaza
pero indicare a1eun particolar fatto loro. fOl'le perch~ erede
Dulla ~rai operato da esM degno di memoria. Da lui dun-
que pouiamo 10Itanto pl"endere la serie dei re. Ecco poi
cpme ne incomincia l'enumeraaione, oonfol'lDf! .ApoUodor~ rife-,
feriece (2). - Il priUlO re Cu A.Zoro. caldeo, della citta di
,Bo6ilonia; e '!'eguO dieci Hri. Bet'Of. pone. che UD .aro aia
compOlto di tremiJa seicento anni. Aggiunge poi non 80 qual
Deo. e .... ; e dice il Itero comprendere aeicento anni , e
BeIIan" anni il 10.0. In queata conformiti.' egli computa gIi
auni alla maniera degli Antiohi (5) ".

(1) Qoal tealpo úa qaesto, .e6io non eeI dice. o le per a'Í.
~entara l' avea detto. bilOSDa coocladen, ch. il lOO tesLO lla
.tato paato. É fas,_ l' Irr. di N.6011f.UM1'0 par ..... destina...
al prineipi. di lIDa no"a Cfoaolosia aeJI' Áuiri••
(2) Gli Edito,.; a qaelto paIfO doma~, le Jlpolloflt!ro iatro-
daca Bel'OlO .: parlar., o le il Poli,tore introdoca Apollodoro. •
percio l' i...... B.ero,o; dOTeDdoR a"ertir., che Eu,e/¡io Del lom-
mario del cap. dicbiara di eaporre ceme j C.ldei camponsaDo la
loro erollOflNljia, tOSliendc; • Per cib fare le notizie da 4leUlJlUlro
r..
P __ E IJli' Etlitori IaIllDO "asione di lare quata domaada, P"
oioccb~ il dilCOl'lO. 4:0lIl1 .... i. EunIHo. ~ ....í c:oaÍUu. Noí pn
ODore di . . .6;0 vosliamo credere, che il tem¡o, e i copilti lIe ab-
billlo alterata la acriltara.
(3) GIi Editor¡ qai aWlIDpo un bel palIO di Mmd di Corene',
clae iD proposito di qae.to re A"'ro meé: GU antiehi .oritto,.;, a
,.,. cap;ccio I o".,. ~ . .
, ,,'OM, c"",6it1rono rtlCCOflti,

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555
" Detle queste cose ~ontinua poi (EkrOIO) enumerando con
ordine ad uno per uno i re degli Allir; j ponendone di"oi da
,lloro ~ primo 're. sino a Si.ulro, 8OnO il qualediee eSBere
8ucceduto quel grande e primo diluvio, di cui Ca meDzione
anche More. La somma poi de' tempi, in cru qne' re domi.
barono, dice- euere di cento venti ,arí; il che vuol dire di
quarantatre miriadi,' e da"e mila aDui. Quindi apertameute
Bcrive coa} ,,: •
" Morto AlMo. regno Alaparo BUO fi~liuo)o per tre aari.
Dopo Al.paro regnb per tredici laPi Allflelone·~ caldeo. della
citta di· Panti¡o,U. Ad ~lllUlone auoeedette A".",enone, caldeo
anch' egli, e della atena citta. e regnb per dodici .Bari. Al
tempo di coatru venDe Cuori del Mar-RoBso una bestia, che fu
detta ldozione, la quale aveva la 6gura mista d' uomo e di
pesee. Poi regno .per diciotto sari Amegalaro, di Panti6i61i
anch' egli: poi il pastore. Da\1Ono •. anch' egli di Pnntilli61i; •
regno dieci sari,. Tenend9 il regno costui usoirono del Mar-
R0S80 quattre mostri aventi la Btessa figura d'uomo e di pesce.
In seguito regnb EtlO1'anco di Panti6i6li~ per dioiotto sari;
ed in que) tempo· applrve ancóra dal Mar-Rosso un' altra si.
mile cOBa. pelce ed uomo·, che fu ohialU~ta {)daconfl. E tutti

;10mi. e tempi; e intorno Alla origine a.lle cale dtllero e "ero e .


fallt>. come (l11J' 6UCceue tlella ,ri/1l4 ClOIa or/l4ltc, oAe 114'; chia-
mano,· n01l uomo, 1/111 1'11. e le áanno un nome 6111"6ar. _to dl
0Bni ,igwjicaioDe. e le tlttri6ui1cono ""111 pita di trentlllei mil'lInw.
Ha chiamato bello questo palIO, percbb meUe in una giulta a""er-
tenza chi Icorre le aOliche leggeocJe·. Ma io non luppongo, che B1i
anlichi scrinori fbls~ro.¡ Ilravaganti da avere fnlesa la coaa alla
I ét.t.era; perciocche n¡' '"Y' ¡'·re senza popolo. nb v' b Dome lenaa .¡¡.
pificaaiC!De, nit "Y' b nomo. che viva le migliaja dt..Qlli. E dunqne
pila conforme al buoo .en80 iI lopporre, ebe col nome di ~loro
intendasi un corlo di generazioni; d~1 qualc era realata la.ota me-
maria. quanta occorreva )Jer attaecarc al periodo suo i,1 l'eriodo
Huesucllte.

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551"
questi dioe a\'el'e .éIpOIt<» accuratameJlte quanto in compendio
era stato detto da Oalllle. Poseia regno A--.fi,Íll.e. caldeo di
IAnOllri, per ~i lari. InQi per o&to lan Olitll"e·, put'e,ca1deo
di lAncari; e finalmenw. 11 DlOrto Qliarte 11 reue l'-'imperio ,per
diciotto. eari IUO figlinolo Si."",.o, IOtto cui venDe il 'gran di-
luvio. COIl si ha una lomma.di dieci .re; e di cenAoventi
eari ...
" O, dieono, che da queBti centovenu uri ·Ii oompon"
~DO quarantatÑ miriadi;, e dae mil' mDi; importando ogni
uro .. siccome si·1I nolato. tre mila y·e ·seicen&oanni. E qu&-
lte cele Yengone Darrate ne' libri di AkllOdro Poli,tore; e
clai da fede a que." libri portann tante mil'iadi d'anni > deve
mc~ preatar fede a molte aItre cote arfaUo iocredibili 11 che
si centeDgoDo ne' mede&imi ...
" Segoe poi EUHlJio riferendo~, .boe~ del Polif.ore ]e
l!ltre cose IOritte da Bt!rolO (cap. 11)", .
" &tro,e nar,a nel lib. l~ delle CHe .lJ.lJilonicM qual-,
meate tl«1i fa ooetauee di ,Ale".ndro ligliuolo di Filippe 11 e
che tI'aseriase i codici di parecchi alltorí; i quali .cedici cQn
molta cura COD&erVavami gi' da dugeato quindici miriadi di
mni; e JI8'1fuali si conteneVllno i cGDlpati de.' tempi,. e v~ &-
rano scritte le Itorie del cielo, deUa terra • e del mare, e le
qrigini prime deU~ cose·, e queDe deí re. e le loro imprese."
. "E primieramente dice, che il paese de' BtllJilont!si era
pOBtO sul Aume Tigri 11 e intersecatG dáu' Ea/rate. Ivi na&ee il
:Cromento silvestre. e l' OI'Z"O, e il lenticchio 11 e l' ervo. e il
'Iesamo; e nene rive 11 e nelle paludi del fiume 'rovaosi radi..
che bnone a mangiarsi; le (¡oali .i chiamano gongi. aventi
la lte&&a forza del pane d' orzo, e ivi 10110 palme, e pomi di
molte .peoie, e pelci, e volatili, tanto di selve, quanto c!,acqua.
La porzi~)De del paese che tiene alI' Arabia, ~ arida, e non
da fmui; ma quell, che c\ pOlta di contro al1' Arabia, ah-
bonda di montapo e di. fru~ti. lieUa oiUa di B.~ilonÚl poi

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35 7
avvi gran moltitn~ne di forastieri) abiranti ci~ di Cátdea):
• viventi vita lassmosa e affatto a modo· di bestie ".
" E Del primo' anuo diee essere Dscito del Milk.'ll)sso entro'
i control' de' Babilon'esi un" eerta ,gran bestia chiamata aanne;'
cosa. che pure ~ narrata da APolllJeloro. nella atoria: ch' essa
in 'tutto il corpo era pesee; ma soUo la t-esta' di pesce· n&
aveva un' ahra. e nella codaaveva piedi d'uomo; e.'la loquela·
IUI era' simile aIla nmaDa; e restarne l' immagine siDo al' suo
tempo dipinta. Dioe, che queata bestia era solita a conversare
di tratto. in tratte cogli uomini; e non si cibava' dí nulla:
che poi avea insegnato agli oomini le leltere. e varie arti; e
come si piantassero' le ciMA, e ceme si edificassero i templi,
e si pr,omul'gassero ~e leggi,. e come ai governaBsero i paesi :
che' avéa mGstl'ato inoltre- a raccogliere e le semenze, e i
froltí; e additato agli uomioi tutto qoello... che '.puo far· pt'o-
aperare f ama~a 8Ociet.i,: cOD che· da- quel tempo in poi nia-o
luno avea phi inventata cosa· alcona. Che verBO ,il tramootare'
del sole qoena bestia Otlll"e, era usa ad immergersi iR mare;'
e di' no&te,. collocavaBÍ Del pía profondo delle acque r e' C081
viveva in acqua &io terra.'Che in segoito aÍtre besti~ a quelle
simili s' erano· ratte vedere.,delle quali promette di faveUare,
DelIa s1ol'ia dei re. Ed agginnge. che da· Oanne fu 8critto
in~orno aUa origine delle cose. e intorno .al governo pub-
blico·; e data inoltre agli nomini loquela e industria ".
" FIl un tempo. continua,. in cai l' oniversa terraera 00-
cupata da tenebre e da acq~e; ,ed ivi erano a~tre bestie •. al-'
cuné delle quali erano· nate da lA ·medesime .. ma pero aveano
le figure, delle na&Oenti da altPe viven ti prima. V' erano pUl'
anche uomini .. alCllDi,de' que aveano dhe ale,. e alcuni qual-
tro. e con due faccie,. e &Opra l1D 9010 carpo aveall,o doppia
testa,. una di donna •. e l' altra d' uomo. e COD entrambi i.
lessi. Altri aveano i [liedi di cavallo. altl'i la parte pOlteriore
di .cavallo e l' anteriore d' uomo,. quale si e la figura degU

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S58
ippocentaurl. E -dice, e.servÍ stati tori cC)n teste umane • e cani
con corpo quadruplo, da} dietrC) de' quali 'piocavui UDa coda
come di pelce; ed iDoItre cavalli con teate di caDe e d'uomo;
ed altre bettie con teste d' Domo " di cavallo ~ e COD code
di peace; ed altri api¡qaJi aveDti forme' di dragoni; e peaci .•~
mili aIle ,irene J e re&tili , e se1'peDti J ed altre fier~ di mira..
bile varielA. tra loro differenti. le cui immagiDi CODlI8rvrfaDsi
Del tempio ,di BeZo. diligeDtissimameDte dipinte. Che IOp~­
tuUe elle avea domiDato UDa carta donDa di Dome Marga; ••
che in liDgua de' caldei dicesi th.gaUham. e in greco si tra-
duce talatla" ".
" B come mtte quelte C~1I8 etano atate iDsieme óonfl1lfl.
dice. che IOpraggiuDto Belo, avea leisaa la dODDa per meuo,
ti che di UDa meta di esaa avea fatta, la terra', e dell' altra
meta iI cielo. ltel'miDate tutte le aItre bestie quante,,'UaDo.
Dice poi ,olerai di.correre della natura di codeste cose alle-'
~ricameDte : ci~8, che nei temp~ iD coi r umido e l' acqua
COprivaDO tutto. e Dulla v' era fuorchA bestie, queUa figura.
( idolo j 11' era tagliata la testa, e che le ,altre figure (idoli)
aveano mescolato aUa terra il IIDgue proveDientene; e per tal
modo e8lersi pt;OOreati gli Domioi, i quali permo IODO dotatÍ,
d' iDtelligeDza, e fatti partecipi della mente diviDa ".
" 01' dicono, che Belo. da Greci iDterpretalO Dio (1),

(1) .1'8Ie fo originalmente il sipificato di questa paro la. e BalJ,:"


IOlÚa non 'Volle dir altro, che cilla di Dio. o del ¡hidra Dio. FII
uso IIfllerale d41lIe Dazioni auuche il CODaacrare, o tenere per sacre'
tutte le loro citlA capitali. e molte ancora" di ordine inferiore, le
c¡uaIi UDa qualche circostanaa do'Vette probabilmente rendere rispetta-
bili; e cio deriyava per lo pil dal porle aU' atto di fabbricarle 'sol.tG
Sli aOlpizi di un Dio proteuore. o forse 8I1che da qulche avveni-.
mfllto» che avellle impressa l' idea della presenza» o del Cavore di
ún Dio. Se Doi ave.simo i nomi primilivi delle 'antiche ciua, e ne
intendessimo il significalo, vedremmo cío confermato pressochll dap-
pertutto. 1 Greci. ci hauno lasciato un mODamea\o sicaro di 'Pau""

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559
.tolle le teDebre teparO la terra da! cielo, e che diepoee in
hU. appareDza il IDOiIdo; e che le bestie noo IOIteneollo la
lona deDa luee morirono. Che allora Belo, vedendo il peese.
deserto I ma feraee. ad uno degli Dei comaodO. che col ..o-
pe scaturieute dial 1U0 coUo tagliaso inaf'&aaie la terra. e for-
malRe g1i u~ni ¡na¡ellle cogIi al&ri bmti, e. coUe bestie po-
te.,d .•. I08teuere quel" aria. Che pQ80ia Belo rece
le ltelle.
jI IOle ~ e mnque altri errauti. Queate COI8, per teatiGcaaioDe
del Polillore. raocoD1a Bero.o Del '90 lib. I ".
" Nel lib. t. poi desCrive ad uno ael UDO ¡ re, "tendeudo
i ~81pi dei w,ci re i che di lO'pra notanuno. a pil di qua-
ranta miriadi d' aDw. lIa 18 aleUDO IlIDID8tte8le tanto nUlDero
el' aDDÍ, quanti De nntano i c.,.i, dovrebbe' a ragione pre-
4JUi si auerilce Delia leuerale tradaaioue de' nomi di 'fuie citt.a.
come di lJioIpoli. di Je,..,oli, di JertICo",., di JeraIJol;. di J er_
Jlelr". ce.; e .arie loro citt.l\ esai .edeaimi inliLoluODO (lOIldo di
elaU' aecemaato principio. come. Se/Jute. Se""copoli. ed altre. Aa-
che hulipeacleuwmale dal lHIIIle. per altre circostan.. malte citt.l\
deali aDuc:hi furono ..cre. Fu tale [Iio. rocca lamosa di Troj_.
fabbricata da Nemnno, e ..erario del palladio diviDO. La Mece".
pih· antiea di Troj". e santuario delle nailioni atabe. fu sacra aD-
.ch' .... ; e i peUe¡rinagi dt! llao"""""¡ alla medaima nOD IOno
,che la eouliDaaaiJlDe di tradiaioai e di aei stabiliti ela \elllpi imlDe- I
morabili. In .Ardia era acra del parí la ciu. di .Atleta. forae aD-
Uca.'Dle EdM. la fonduioll. della quale ilppuuene ad UD' epoca
auaeriore atp.u. d.ua MecOlh Chi nOIl sa. ebe tale era pare TIro.
c:oR.,.tta cpalabe IIlialiajo d' uni dopo ü famoso 100 tempio. e
tlen. cui c.oDllaraaioue .... partecipO P PotreLboaai citare miOe esem-
pj, se De fOlIe bi.....o. Acceuaeremo .. '¡tanto la celebre Je,../J4l"im.
eJuOl.w,.", o J.,...a1_). iI cui Dome ~... iD H la 4JUalíta. di
che si parla. ed... avna ...esto Dome prima che diveata&le la
citt.l\ B"ande desJi Ebre¡. Easi poi ebbero per eiLt.a aauta S"maria;
ed aaaai dopo LúWc. 1GIlO" celebre de' lla6bini. E probabile. eha
couideriDO per tale aaebe Gen04retla. ove attualmanCAI trova.i una
craade biblioteca. di cai IJ bell meravialia. che i aOltri vÍl80niatori
aulla ~ dieaDo. Cid MIli poco eertameale •

.'

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-~

560
ltar Cede anche agli altri Callaci taccónti. Ollde ie qlielÍo 1I1lJ
lJIero d' aaDi eocede la Datnra delle cose. ed e totalmea3
~snl'do .. ancorche per avventnra se gli dia: tntt' altra intelli-
senza; De aiegue. che la dottrina, quale si di; de' tempi.
non debba aoooglieni senza pondel'ata ricerca. E se con ~te
migliaja d' anni, qnante cODtengoDli Delia loro cnDogratia,
misurasaero anche le luccelsioni delle geDerazioni a propor-
zioDe di tanta 10ngevitA. cel10 sarebbe Inogo a ooDgettnrare
Dascondersi Corse Del propOlto loro qualche veritA. Ma che
,. abbiano easi crednto, che da dieci soli uomini sieusi ',com-
prese .tante deciDe di 'migliaja .d' anDi, chi nol 'cAdera pen";'
lieTO di favoleggiatori. e di telte puze ? Fors' anche' qnelli';
che diconai .ar;,' DOD contengono quel Dumeród' anni • che
Doi pensiamo; ma significano qnalche altro apazio di brel'e
tempo! Perciocche anche presso gli antichi Egiz; i' mesi lu-
Dari. cioe di trenta giorni. dicevausi anno. Altri chiamavan~
oral uno spazio di tre meai; cosi éhe le rivolazioni trime-
strali de' tempi succeaenti ogai aono' s' aveano per UD ·aUDO.
Pub eSBere Cone. che anche i .ar; de' Caldei iadichino quat..
che cosa di. aimile (1) ".

( 1) A rimoRo di queata consideraliO'lle di EUleldo pub aSBÍun-


Ilerai, che quantunque da' Caldei aienosi" usati i ,tUi, i Re,.i, e i
.osi per indica.ioni cronologiche, . ¡, cerlo', che' da pi:ima' tai DOl1li
Don furonu che l' esprellione del 'cammiDo del' sole , anudo· eSli
diviso il aestante intersoltiziale iD 60 passi, o sradi del lole. ogni
dieci de' quali gradi,formanDo UD sepo dello zodiaco. olsia un
mese di treDta giofIli .. pereh¡' '~D grado' era camposlo di tre giorni.
Di8lero essi dUDque l\iDtero circolo UD .aro. che era cOlllpolto di
sei neri, o mesi: dissero ,uro UD mese, oh' era compollo di, dieci
sradi; e dissero 80'0 il periodo di tre t;lomi,· di cui compouevasi
o,ni grado. Casi UD saro cooteD8IIdo dicci 'Yolte sessaota parti
moltiplicate per sei. veoiva a dare il DIImero di 3600. Gli antichi
Greci DOD aveodo iDteso il 'Yero primiLi'Yo importare dei Domi ,aro.
1iero, SOlO, applioarooo ai medesimi' UD senso alTano differéDtc'; e

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I

16,:
, "Sta dunqtfe che' dieci sole eta si computarlo- 'da ÁZoro ~
che dice8i i\ primo loro re. fino a Si6utro.. solto il quale
dicono eBBere accaduto ,il grao diluvio. Anche De'lihri, ebrei·
da Mo.e pongonli prima del diluvio dieci eta; cioo anche dagli
Ellrei si notano. in particolare altrettante lucc8lsioni d'uomini,
dal primo. eh' elli pongono. 1.0 al dilu.vio. Ma la' ItoMa
degli, Ellr.i comprende gIi uni delle, dieci eta entro il DU-
mero di quasi due mila anni; e .gli. ..411ir;. mentre de.crivoDO'
minutameute, e 8IlccesBÍvamente le 'ata, d'es8e tengaDo il nu-
mero aimile a quello ~ che ha tenuto Mo.e ¡ ma variano' nei
tempi. perchA dicono. che dieci eta comprendeno centaV'enti
.ari; e che da. quelti vengonai a formare quarautatri miriadi,
e due mila anni ". ..
CIó Finalmente dalle predette cose ci verrA fatto di vede re.
che Si.utro t\ qnel lP,edelimo. cbe gü E6rei chiamano Noe,
al cui tentpo venne il gran Cllluvio • del quale anobe la ataria
del Poli,tore parla. E cosl egli si eaprime. (cap. 111) ".
" Morta Oeiart•• 8i6u1ro suo figliuolo regno per . diciotto'
Bal'¡ ; e aoUo di lui venne il gran diluvio. _ In tal modo
'poi continua. Dice, che a lui apparve Saturno, in 80guO. e
gli predi88e, che il giorno quindicesimo del mese de.io gli·
uomini perir.bbero per inondazione. Che 'pereio ordino, che

caddero iD errore. Qllaudo la pri.- Tolta il ,aro. ouia l' aDDO ~


fu ~tabilito " e&&O DOD compre.. che il IIIIlmmiDo del IOle dall' equi-
Dozio al solstizio. e dal solltillio all' equiuozio. Poscia Co estelo al
cammiDo del sole' da UD lIolatizio an' altro, e da qllelt~ al l,rimo;'
ma .empre Itelle che il .aro nOD lignificO che UD auno qoaloDque
fOlae la loa dorata. Eludio adllllqae parteDdo dai priDcipj in torno
alla cronologia da ello lni adottati avrebbe potuto dire. che meolre
Bero$o parla dei 120 Bar' preoedeati i1 BrlU dilovio. tiene
certa COIICormita colla Gene';. la quale indica 120 aani dllti per
un.
i"rmj~e agli uomini mioacc;iati del diluvio, e che dagli scril.tori ec-
cles¡...llici si clúamaao' cODlIlIlemeote BU IUDi della predicaíioDe di
Nod. '

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i libri taU¡. oio~ gli aouchi, quelli de' Umpi di mealló .'. It
quelli degli ultimi. IOtlerruse in Siptll'¡, ClÍtt1 del IOle: poi
coatrui.. UDa aaye. e io ea.. ai pooeaae oo' luoi ooosangoi-
nei e ramigliari. rorueudola .di cose da JDangia~ • da bere ..
e vi race.. entrare anche le beatie • e i yolatili. e i quadru-

.Ie..
pedi, e yi accoDciatse aacera tatta la eua luppellettiIe; iodi
.Jronto a DAvigare. , E - domandando egli a qual parte
diriger ,doveaae il .aO cerIO. .,,,,... gli rDpondeaee: vel'lO
gli Dei; e .doveuepregare haODa aorto agli nomini. Che Si..
'u"" Don ricnub di coatraire la DAve • l u . cioque atad; ~ e
larga due: che rece tutto quello, che gli era atato iopUDto;
e che imbarcb moglie. fis1iuoli. e domeatici ".
" Creaciuto poi. indi .miouito n diluvio. Si,aIro' mandO
rnon aIcUDi YOlatili. i quali DOD aveodo trovato Da alimento.
D~ luogo ove posani • ntomaal alla Dave. vi Carooo di DUOVO
preai dentro. Poi pauati aIquaoti giorai mande. C1IOri altri ue-
celli. i quali "tomaroo. aIIa oave. ma oolle aampe aporaba
di fango. La tena volta finalmeote De mande. fuori a1cUDi,
che DOO ritomarono; e da oiO SilulrO compreae. che .i aveva
ádito alla terra. !llora rotta una parte del coperto della Dave,
egli ]a vide addoasa.. ad UD mOJlte. onde insieme colla moglie ;
con uua 6gJia. e 001 Cabbricatoredella Dave 11101; ed inchi",:,
_tasi venero la terra;' ed abato UD altare sacrifiOO agli Dei :
il che fatto diapa"e inlieme C011 quelli; ooi quali egli 'era uaci-
too Che gli aItri, rimasti Della Dave. venuti Cuori anch' _ai.
,il cercarooo. e 10 andarooo chiamando per' Dome; ma che
Si'utro Don ai Cece veder pin; e Boltanto colla voce messa
fuori dall' aria gride., che doveaaero' venerare ,Ji Dei. poichA
in gruia della aua piela religioea esJi era a..to rWevuto nel.
1" abituione lero¡ e lo eteSIO onore avato aveano e la JIl1)glie,
ela 6g1ia, e n fabbricator della nave. Che intanto li avve ....
tiva. che ritornuser" in Bdilonitl. e che per ordioe d,egli
Dei di80tterra8aero i .1ibri. ch' erano 8tati· eepolti Della citta di

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n
Si¡tcri, tt li desaero agli nomini. luogo, in cui 1l8Cili dell.
aave aDora trovavansi, era iI paese degli Armeni. Udite que--.
ate coae·, fatto aacribió .gli Dei,. s' inoamminarono a piedi
,.eno B,,6ilOllia ".
" Dicono, che qualche -rottame di quella Dave .. la quaIe 6-
aalmente si farmo in Armenia, fino alIa eta nOltra si vede Del
monte. armeno de' C.,.diei (1). Anzi taluni De portano del
bitume da que' I'Oltamj ruohiato, del quale s8ITonai per ri-
medio, ° per ul1deto, oDde liberani da' mali. Coloro poi
giunti a B,,6iltmi. dilotterrarono i librimentovaú, fabbrica..
roDO molte oitta ,.ere&&eI'O templi agli. Dei. e riltaurarGDO B...
1Iilo,,;.. Di queste cose egli fin qm. - DelIa' fabbrica inoltre
della torre parla il Poli.loNl quasi alla lettera, come 18 De
parla De' libri di MoU ~ ed eooo le parole sae (cap. IV) ".
" Dice'la 8i6illa. che tlltti' gli 110mini parlanti una meda-
tima lingna coll&ruaaero quell' altiuima torre, onde aalire in
cielo; che Dio íortissimo sofliando un vento la rovescio, e
.be li fece parlare dlfferentemeDte l' UD l' altro; ·e· percio la
citta esaeni chiamata Ba6ilonia. Poi dopo il diluvio "saere vi.
vuri mtano. e Pro_leo; e che TUano rece guena a s.-
turno (2) ".

(1.) Pare. ah. qulltO Iia il paae oggi d.uo Kurdinan.


(2) Alladesi .i verei