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Dispensa Braga Microeconomia

Microeconomia / Microeconomics (Università Commerciale Luigi Bocconi)

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Michela Braga
Economia Modulo 1 – 2015/16 CLEAM 4 e 8

L’ECONOMIA E IL PROBLEMA ECONOMICO

Diversamente dalle scienze naturali che indagano la natura, le scienze sociali sono tese a studiare il comportamento
dell’uomo. Nell’ambito delle scienze sociali si colloca l’economia che, a sua volta, si divide in due branche:
- l’economia aziendale che formula le teorie per il governo economico dell’azienda;
- l’economia politica che studia il funzionamento del sistema economico.
Alla base dell’economia politica c’è il così detto problema economico ovvero il trade – off esistente tra bisogni
illimitati e risorse scarse. Tipicamente gli individui traggono beneficio dal consumo di beni materiali e immateriali
esistenti in natura o producibili attraverso un insieme di risorse (naturali, umane, finanziarie) che, per loro natura, sono
scarse. I beni e servizi consumabili sono quindi limitati mentre i bisogni sono, tendenzialmente, illimitati. Il problema
economico deriva dal fatto che le risorse non consentono di soddisfare tutti i bisogni e, di conseguenza, gli individui e
la società nel suo complesso devono scegliere tra un insieme limitato di possibilità.
L’economia politica cerca quindi di rispondere alla seguente domanda: “come si risolve il problema della scarsità?”
“come si sceglie?”.
Il problema economico della scelta è fronteggiato sia da singoli soggetti sia dall’economia a livello aggregato. A
seconda di chi sia il soggetto di riferimento che fronteggia la scelta si distingue tra:
- Microeconomia: studia il comportamento, le scelte, il processo decisionale dei singoli soggetti economici
(consumatori/imprese/istituzioni) e gli effetti prodotti sull’allocazione delle risorse;
- Macroeconomia: studia il comportamento del sistema economico nel suo complesso.

Data la scarsità delle risorse a fronte dei bisogni dei soggetti economici, la società, da un punto di vista
microeconomico, deve effettuare tre scelte principali:
1) cosa produrre (che tipo di bene servizio produrre per soddisfare i bisogni);
2) come produrre (quale combinazione di input/risorse usare e come combinarli/con quale tecnologia);
3) chi ottiene cosa (come distribuire i beni e servizi prodotti tra gli individui).

Ognuna delle precedenti scelte implica un trade-off ovvero un costo opportunità dato che, necessariamente, scegliendo
qualcosa, si rinuncia a qualcosa d’altro così che scegliere è costoso. Se, ad esempio, si aumenta la quantità prodotta di
un bene, necessariamente si deve ridurre la quantità prodotta di un altro bene, dato che si consumano risorse che
avrebbero usi alternativi. L’economia politica si occupa quindi della scelta dell’allocazione delle risorse scarse.

I sistemi economici si distinguono a seconda del meccanismo prevalente (istituzione) che regola il processo di
allocazione delle risorse. Si avranno quindi:
- sistemi decentralizzati: i mezzi di produzione appartengono ai privati che li controllano traendone beneficio. I
privati decidono cosa/come produrre e come distribuire.
- sistemi centralizzati: i mezzi di produzione appartengono al settore pubblico che li controlla e lo stato decide
cosa/come produrre e come distribuire.

La decentralizzazione è fondata sui mercati dato che, in un sistema economico decentralizzato, l’allocazione delle
risorse è regolata dallo scambio volontario tra acquirenti (lato della domanda) e venditori (lato dell’offerta) sulla base
di un sistema di prezzi.
Il mercato è l’istituzione economica attraverso cui gli agenti economici acquistano e vendono beni e servizi
effettuando scambi. In microeconomia un mercato è riferito a un gruppo di prodotti in un dato confine geografico. I
prodotti scambiati in un dato mercato sono intercambiabili e indifferenti in base ai gusti e alle preferenze degli agenti
economici che acquistano/vendono.

Lo scambio avviene tra due parti:


- il lato della domanda: sintetizza il comportamento degli acquirenti che possono essere consumatori, imprese o
un mix dei due;
! 1!
!

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- il lato dell’offerta: sintetizza il comportamento dei venditori che possono essere imprese, consumatori o un
mix dei due.

Lo scambio avviene sulla base di un sistema di prezzi che possono essere più o meno negoziabili. Affinchè ci sia lo
scambio deve esistere un diritto di proprietà trasferibile ovvero una rivendicazione esigibile su un bene o una risorsa.
Se i venditori posseggono un bene che ha valore per gli acquirenti, i primi offrono il bene mentre i secondi sono
disposti a offrire del denaro per pagarlo. Se la somma richiesta dai venditori è inferiore o uguale alla somma che gli
acquirenti sono disposti a pagare lo scambi ha luogo ed è mutualmente vantaggioso.
Da un punto si vista economico, infatti, gli agenti razionalmente scelgono sulla base di un’analisi costi e benefici. E’
possibile dividere le scelte in due macro categorie:
- scelte tutto o niente : vengono effettuate confrontando i costi totali (TC) con i benefici totali (TB) sulla base di
un’analisi globale così che è conveniente effettuare la scelta se e solo se i costi totali non sono superiori ai
benefici così che il beneficio netto è positivo => si effettua l’azione se !" = !" − !" > 0 ⇔ !" > !" . Se
il beneficio netto è negativo non è economicamente conveniente effettuare la scelta. Se il beneficio netto è
nullo è economicamente indifferente se effettuare o meno la scelta;
- scelte di livello: razionalmente si decide se una scelta è la migliore possibile tramite un’analisi marginale
ovvero considerando come varierebbe il beneficio netto in seguito a una piccola variazione (una variazione
marginale) della scelta. Razionalmente si sceglie quindi il livello q* che massimizza il beneficio netto. Detto
altrimenti si continua a effettuare la scelta fino a che il beneficio netto è crescente.

La ratio del processo decisionale razionale può essere rappresentata graficamente assumendo che sia i costi totali sia i
q
benefici totali siano delle funzioni crescenti rispetto al livello d’azione (TC => ↑!q, ↑!TC e simmetricamente
+
q
(TB => ↑!q, ↑!"). I costi totali includono sia il costo monetario sia il costo opportunità ovvero il costo della
+
migliore alternativa a cui si rinuncia facendo una scelta. Alla sinistra del livello !, il beneficio totale eccede il costo
totale ! il beneficio netto è positivo ed è quindi economicamente conveniente effettuare la scelta. Alla destra del
livello !, il beneficio totale è minore del costo totale ! il beneficio netto è negativo e non è quindi economicamente
conveniente effettuare la scelta. Un agente economico ha incentivo ad aumentare il livello di azione fino a quando è
possibile incrementare ulteriormente il beneficio netto. In corrispondenza del livello ! ∗ il beneficio netto è massimo e
non è economicamente conveniente aumentare ulteriormente il livello d’azione perché il beneficio netto si ridurrebbe.

TC,$TB$
TC!

!"! ! TB!

!"! !

!"! !
!∗! !! !!
NB!
!"! !

!! ! !∗! !! !!

! 2!
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Gli agenti economici scelgono quindi rispondendo a un sistema di incentivi. I costi rappresentano un disincentivo alla
scelta, i benefici un incentivo alla scelta. Cambiamenti dei costi e/o dei benefici modificano il comportamento degli
agenti economici e le scelte dato che se aumentano i costi, l’azioni è meno attrattiva, se aumentano i benefici, l’azioni
è più attrattiva.

Nel mercato i prezzi rappresentano un sistema di incentivi per gli agenti economici che agisce in modo opposto sul
lato della domanda e sul lato dell’offerta. In seguito alle variazioni dei prezzi si modificano le scelte degli agenti
economici. In particolare,
- se il prezzo aumenta, aumenta il costo d’acquisto e vi è un disincentivo all’acquisto. Simmetricamente
aumenta il beneficio derivante dalla vendita e vi è un incentivo alla vendita;
- se il prezzo si riduce, si riduce il costo d’acquisto e vi è un incentivo all’acquisto. Simmetricamente si riduce il
beneficio derivante dalla vendita e vi è un disincentivo alla vendita.

Le variazioni dei prezzi modificano quindi la domanda e l’offerta.


Il prezzo inoltre rispecchia sia il valore del bene/servizio per gli acquirenti sia il costo per i produttori e varia per
equilibrare la domanda e l’offerta. Se infatti in un determinato mercato la domanda è maggiore dell’offerta significa
che vi è “scarsità” del bene e quindi il prezzo tende ad aumentare. Se, al contrario, la domanda è minore dell’offerta,
vi è “abbondanza” del bene e quindi il prezzo tende a ridursi. Gli agenti confrontano i costi e i benefici connessi allo
scambio e se il beneficio netto derivante dallo scambio è positivo lo effettuano.
In un sistema di mercato in cui ogni agente economico sceglie in base al proprio interesse personale, i prezzi
rappresentano il meccanismo che coordina le decisioni individuali consentendo ad entrambe le parti del mercato di
trarre vantaggio dallo scambio.

Le economie di mercato presentano vantaggi ma possono presentare anche delle imperfezioni (potere di mercato,
asimmetrie informative, esternalità). L’intervento pubblico può migliore l’allocazione delle risorse quando vi sono dei
fallimenti di mercato. In presenza di un fallimento di mercato il prezzo non rispecchia esattamente costi e benefici per
acquirenti e venditori e l’intervento pubblico può migliorare l’allocazione delle risorse riducendo l’inefficienza.

! 3!
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Economia Modulo 1 – 2015/16 CLEAM 4 e 8

MODELLO DELLA DOMANDA E DELL’OFFERTA

Il modello della domanda e dell’offerta è alla base dell’economia e consente di spiegare il funzionamento di qualsiasi
mercato ovvero di quell’istituzione attraverso cui gli agenti economici (consumatori e imprese) effettuano gli scambi
cioè acquistano e vendono beni e servizi. In un mercato lo scambio avviene tra due parti (i venditori e gli acquirenti)
sulla base di un sistema di prezzi. Gli acquirenti rappresentano il lato della domanda, i venditori il lato dell’offerta. Il
prezzo al quale avviene lo scambio è determinato dal confronto tra la domanda e l’offerta.
Il modello della domanda e dell’offerta consente di spiegare come si determina il prezzo di acquisto e vendita di un
bene e la quantità scambiata. Prezzo e quantità sono le variabili endogene (le variabili che il modello spiega) mentre
tutti gli altri fattori che influenzano la domanda e l’offerta sono le variabili esogene (le variabili che sono prese per
date). Consideriamo il funzionamento del mercato del generico bene i, indifferenziato.

LATO DELLA DOMANDA: sintetizza il comportamento degli acquirenti. La curva di domanda del beni i identifica
la quantità di bene i che i consumatori sono disposti ad acquistare per ogni possibile livello di prezzo, a parità di tutti
gli altri fattori (preferenze, prezzo degli altri beni (pj), reddito dei consumatori (M)) che influenzano la domanda
diversi dal prezzo del bene stesso. Se indichiamo con Qi la quantità domandata del bene i e con pi il prezzo, la
funzione di domanda diretta può essere scritta come Qi=D(pi, M, pj). La funzione di domanda viene rappresentata nel
piano (Q-p) esplicitando il prezzo in funzione della quantità ottenendo la funzione di domanda inversa pi =f(Qi M, pj).
La curva di domanda si caratterizza per:
1) Inclinazione: in base alla legge della domanda al crescere del prezzo, si riduce la quantità di beni che i
consumatori sono disposti ad acquistare => la curva di domanda ha inclinazione negativa nel piano.
2) Posizione: la curva di domanda è disegnata ceteris paribus, ovvero a parità di tutti gli altri fattori esogeni che
influenzano la domanda diversi dal prezzo => se variano i fattori esogeni la curva trasla nel piano. In
particolare:
a. la curva trasla verso destra ogni qual volta un cambiamento esogeno fa sì che, a parità di prezzo,
aumenti la quantità domandata;
b. la curva trasla verso sinistra ogni qual volta un cambiamento esogeno fa sì che, a parità di prezzo, si
riduca la quantità domandata.
Le variazioni del prezzo degli altri beni possono far aumentare, ridurre o non variare la domanda dei beni a seconda
del rapporto di complementarietà/sostituibilità esistente tra i beni. Avremo quindi:
1) beni sostituti = beni che soddisfano lo stesso bisogno => la variazione del prezzo di un bene provoca una variazione
nella stessa direzione della quantità domandata dell’altro bene (l’aumento del prezzo di un bene induce i consumatori
a acquistare più dell’altro bene (si sostituisce il bene più caro con quello meno caro) e viceversa). Se i e j sono
sostituti:
- se aumenta il prezzo del bene j, j è relativamente più caro, se ne domanda/consuma meno e lo si sostituisce
con il beni i la cui domanda aumenta (pj ↑ => Qi ↑ => la curva di domanda del bene i trasla a destra);
- se si riduce il prezzo del bene j, j è relativamente meno caro, se ne domanda/consuma di più e lo si
sostituisce al bene i la cui domanda si riduce (pj ↓ => Qi ↓ => la curva di domanda del bene i trasla a sinistra).
2) beni complementari = beni che per soddisfare un bisogno devono essere consumati insieme => la variazione del
prezzo di un bene provoca una variazione nella direzione opposta della quantità domandata dell’altro bene (l’aumento
del prezzo di un bene induce i consumatori ad acquistare meno dell’altro bene e viceversa). Se i e j sono
complementari:
- se aumenta il prezzo del bene j, j è relativamente più caro, se ne domanda/consuma meno ma si riduce anche
la domanda del beni i che deve essere consumato insieme a j per soddisfare il bisogno (pj ↑ => Qi ↓ => la
curva di domanda del bene i trasla a sinistra);
- se si riduce il prezzo del bene j, j è relativamente meno caro, se ne domanda/consuma di più ma aumenta
anche la domanda del beni i che deve essere consumato insieme a j per soddisfare il bisogno (pj ↓ => Qi ↑ =>
la curva di domanda del bene i trasla a destra).

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3) beni non correlati = beni che soddisfano bisogni diversi e non correlati => variazioni del prezzo di un bene non
fanno variare la quantità domandata dell’altro bene (l’aumento del prezzo di un bene non modifica le scelte di acquisto
dei consumatori relativamente all’altro bene e viceversa). Se i e j sono non correlati:
- se aumenta il prezzo del bene j, j è relativamente più caro, se ne domanda/consuma meno ma non varia la
domanda del beni i (pj ↑ => Qi = => la curva di domanda del bene i non si muove nel piano);
- se si riduce il prezzo del bene j, j è relativamente meno caro, se ne domanda/consuma di più ma non varia la
domanda del beni i (pj ↓ => Qi = => la curva di domanda del bene i non si muove nel piano).

Le variazioni del reddito possono far aumentare o diminuire la domanda dei beni a seconda che il bene sia normale o
inferiore. Avremo quindi:
1) beni normali = beni per i quali una variazione del reddito provoca una variazione nella stessa direzione della
quantità domandata (l’aumento del reddito induce i consumatori ad acquistare più unità del bene e viceversa). Se i è
un bene normale:
- se aumenta il reddito il consumatore è più ricco e domanda/consuma più unità del bene i la cui domanda
aumenta (M ↑ => Qi ↑ => la curva di domanda del bene i trasla a destra);
- se si riduce il reddito il consumatore è più povero e domanda/consuma meno unità del bene i la cui domanda
si riduce (M ↓ => Qi ↓ => la curva di domanda del bene i trasla a sinistra).
2) beni inferiori= beni per i quali una variazione del reddito provoca una variazione nella direzione opposta della
quantità domandata (l’aumento del reddito induce i consumatori ad acquistare meno unità del bene e viceversa). Se i è
un bene inferiore:
- se aumenta il reddito il consumatore è più ricco ma domanda/consuma meno unità del bene i la cui domanda
si riduce (M ↑ => Qi ↓ => la curva di domanda del bene i trasla a sinistra);
- se si riduce il reddito il consumatore è più povero ma domanda/consuma più unità del bene i la cui domanda
aumenta (M ↓ => Qi ↑ => la curva di domanda del bene i trasla a destra).

AUMENTO DELLA DOMANDA RIDUZIONE DELLA DOMANDA

p" Qi↑ se p" Qi↓ se

- M ↑ con i normale Di" - M ↓ con i normale


Di" - M ↓ con i inferiore - M↑ con i inferiore
- pj↑ con i e j - pj ↑ con i e j
sostituti complementari
- pj↓ con i e j - pj ↓ con i e j sostituti
complementari

Q" Q"

LATO DELL’OFFERTA: sintetizza il comportamento dei venditori. La curva di offerta del beni i identifica la
quantità di bene i che i produttori sono disposti a vendere per ogni possibile livello di prezzo, a parità di tutti gli altri
fattori (tecnologia (T), prezzo dei fattori produttivi (pk), prezzo dei beni alternativi producibili con la stessa tecnologia
(ph)) che influenzano l’offerta diversi dal prezzo del bene stesso. Se indichiamo con Qi la quantità offerta del bene i e
con pi il prezzo, la funzione di offerta può essere scritta come Qi=S(pi, T, pk, ph) e può essere rappresentata nel piano
(Q-p) esplicitando il prezzo in funzione della quantità ottenendo pi =f(Qi, T, pk, ph). La curva di offerta si caratterizza
per:
1) Inclinazione: in base alla legge dell’offerta al crescere del prezzo, aumenta la quantità di beni che i venditori
sono disposti ad offrire => la curva di offerta ha inclinazione positiva nel piano;
2) Posizione: la curva di offerta è disegnata ceteris paribus, ovvero a parità di tutti gli altri fattori esogeni che
influenzano l’offerta diversi dal prezzo => se variano i fattori esogeni la curva trasla nel piano. In particolare:

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a. la curva trasla verso destra ogni qual volta un cambiamento esogeno fa sì che, a parità di prezzo,
aumenti la quantità offerta;
b. la curva trasla verso sinistra ogni qual volta un cambiamento esogeno fa sì che, a parità di prezzo, si
riduca la quantità offerta.

! Se migliora la tecnologia, aumenta la produttività e, a parità di prezzo, aumenta la quantità offerta (T ↑ => Qi
↑) e viceversa (T ↓ => Qi ↓)
! Se si riduce il prezzo dei fattori produttivi, si riducono i costi di produzione e quindi, a parità di prezzo,
aumenta la quantità offerta (pk ↓ => Qi ↑) e viceversa (pk ↑ => Qi ↓)
! Se si riduce il prezzo dei beni alternativi, è relativamente meno conveniente produrli e più conveniente
produrre il bene i, quindi, a parità di prezzo, aumenta la quantità offerta (ph ↓ => Qi ↑) e viceversa (ph ↑ => Qi
↓)

AUMENTO DELL’OFFERTA RIDUZIONE DELL’OFFERTA

p" Qi↑ se p" Qi↓ se


Si"
-T↑ -T↓
- pk ↓ - pk ↑
- ph ↓ - ph ↑
Si"

Q" Q"

EQUILIBRIO: l’equilibrio di mercato dipende dal comportamento congiunto della domanda e dell’offerta ed è
definito come una coppia di quantità e prezzo in corrispondenza della quale domanda e offerta si eguagliano.
Graficamente è identificato dall’intersezione tra la curva di domanda e la curva di offerta, matematicamente è la
!! = D(!! , M, !! )
coppia E=(Q*,p*) che risolve il seguente sistema in cui !! e !! sono le incognite e gli altri sono
!! = S(!! , T, !! , !! )
parametri (numeri noti). In corrispondenza del prezzo d’equilibrio la quantità che i consumatori vogliono acquistare è
esattamente uguale alla quantità che i venditori vogliono vendere, non ci sono eccessi di domanda e offerta: il prezzo
coordina le decisioni degli agenti economici e il mercato è in equilibrio (da quel punto non ci si allontana). In
equilibrio le decisioni degli agenti economici sono mutualmente compatibili. Se il prezzo è diverso da quello di
equilibrio, le forze di mercato riconducono il sistema all’equilibrio. In particolare:

- Se p1<p* , la quantità domandata è maggiore di quella offerta (!!! > !!! ), sul mercato c’è un eccesso di
domanda pari a !" = !!! − !!! . Alcuni consumatori non riescono ad acquistare il bene e sono incentivati ad
offrire un prezzo maggiore. Questo fa aumentare il prezzo di mercato, aumentare la quantità offerta e ridurre
la quantità domandata così che l’eccesso di domanda tende a ridursi. Il meccanismo di aggiustamento
tramite l’aumento del prezzo continua fino a quando si raggiunge l’eguaglianza tra domanda e offerta;"
- Se p2>p* , la quantità offerta è maggiore di quella domandata (!!! > !!! ), sul mercato c’è un eccesso di
offerta pari a !" = !!! − !!! . Alcuni venditori non riescono a vendere il bene e sono incentivati a ridurre il
prezzo. Questo fa ridurre il prezzo di mercato, ridurre la quantità offerta e aumentare la quantità domandata
così che l’eccesso di offerta tende a ridursi. Il meccanismo di aggiustamento tramite la riduzione del prezzo
continua fino a quando si raggiunge l’eguaglianza tra domanda e offerta."
Il prezzo coordina le attività di produttori e acquirenti: in equilibrio ognuno è in grado di acquistare/vendere la
quantità desiderata e nessuna forza di mercato spinge il prezzo verso l’altro o verso il basso.

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p" S"

!! "

p*" E"

D"
!! "

!!! " !!! " Q*" !!! " !!! " Q"
ES#

ED#
SIGNIFICATO ECONOMICO DELL’INCLINAZIONE DELLE CURVE DI DOMANA/OFFERTA: misurano
la sensibilità al prezzo:
1. Inclinazione delle curva di domanda: misura la sensibilità della domanda a variazioni di prezzo => di quanto
varia la quantità domandata in seguito a una data variazione del prezzo;
2. Inclinazione delle curva di offerta: misura la sensibilità dell’offerta a variazioni di prezzo => di quanto varia
la quantità offerta in seguito a una data variazione del prezzo.
Più piatte sono le curve, più sono sensibili. Curve tendenzialmente verticali sono curve poco sensibili (rigide) => se il
prezzo varia di un dato ammontare la quantità varia poco. Curve tendenzialmente orizzontali sono curve molto
sensibili (elastiche) => se il prezzo varia di un dato ammontare la quantità varia molto.

p" D1" La curva di domanda D1 è meno sensibile della curva di


domanda D2 infatti in seguito a una data riduzione del
prezzo da p a p’, la quantità domandata aumenta meno
nel caso di D1 che nel caso di D2.
Simmetricamente in seguito a un dato aumento del
p" prezzo, la quantità domandata si riduce meno nel caso di
D1 che nel caso di D2
D2"

p’"

Q"

p" S1" La curva di offerta S1 è meno sensibile della curva di


offerta S2 infatti in seguito a un dato aumento del prezzo
p’" da p a p’, la quantità offerta aumenta meno nel caso di S1
S2" che nel caso di S2.
Simmetricamente in seguito a una data riduzione del
prezzo, la quantità offerta si riduce meno nel caso di S1
p" che nel caso di S2

Q"

4"
"

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I casi limite si hanno quando la sensibilità è minima o massima:

DOMANDA CON SENSIBILITA’ MASSIMA DOMANDA CON SENSIBILITA’MINIMA

p" La curva di domanda è p" La curva di domanda è


perfettamente orizzontale vi è perfettamente verticale vi è
D massima (infinita) sensibilità D" minima (nulla) sensibilità
" della quantità domandata al della quantità domandata al
prezzo prezzo

Q" Q"

OFFERTA CON SENSIBILITA’ MASSIMA OFFERTA CON SENSIBILITA’MINIMA

p" La curva di offerta è p" La curva di offerta è


perfettamente orizzontale vi è perfettamente verticale vi è
S massima (infinita) sensibilità S" minima (nulla) sensibilità
" della quantità offerta al della quantità offerta al prezzo
prezzo

Q" Q"

Partendo da una situazione di equilibrio nel sistema economico possono verificarsi dei cambiamenti esogeni della
domanda e/o dell’offerta così che l’equilibrio si modifica. Traslazioni della domanda e/o offerta fanno si che, al prezzo
di equilibrio iniziale, il mercato non sia più in equilibrio ma registri un eccesso di domanda o offerta. Questo mette in
moto il meccanismo di aggiustamento dei prezzi che continua fino a che domanda e offerta tornano a eguagliarsi.
Come variano prezzo e quantità d’equilibrio dipende da: tipo di spostamento (quale curva si sposta), ampiezza dello
spostamento (di quanto si sposta la curva), inclinazione della curva che non si sposta.

1. RIDUZIONE DELL’OFFERTA
E=equilibrio iniziale E’ =equilibrio finale
p
E’" S’"
* Graficamente la curva di offerta trasla verso sinistra in S’ e il nuovo
p*’" equilibrio è definito dal punto di intersezione tra la curva di
S" domanda iniziale (D) e la curva di offerta finale (S’). Passando da
E a E’ il prezzo aumenta e la quantità scambiata si riduce.
E" In corrispondenza del prezzo d’equilibrio iniziale (p*) sul mercato
p*" si registra un eccesso di domanda. Dato che la quantità offerta è
D" minore della quantità domandata alcuni consumatori sono disposti a
pagare un prezzo maggiore => il prezzo di mercato aumenta, la
quantità domanda si riduce, quella offerta aumenta così che si
Q*" annulla l’eccesso di domanda.
Q*’" Q"

5"
"

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2. RIDUZIONE DELLA DOMANDA


D" E=equilibrio iniziale E’ = equilibrio finale
p
D’" S"
* Graficamente la curva di domanda trasla verso sinistra in D’ e il
p*" nuovo equilibrio è definito dal punto di intersezione tra la curva di
E" offerta iniziale (S) e la curva di domanda finale (D’). Passando da
E a E’ il prezzo si riduce e la quantità scambiata si riduce.
In corrispondenza del prezzo d’equilibrio iniziale (p*) sul mercato
p*’" si registra un eccesso di offerta. Dato che la quantità offerta è
E’" maggiore della quantità domandata alcuni venditori sono disposti a
richiedere un prezzo minore => il prezzo di mercato si riduce, la
quantità domanda aumenta, quella offerta si riduce così che si
annulla l’eccesso di offerta.
Q*’" Q*" Q"

Discorso analogo e speculare può essere fatto per un aumento della domanda e un aumento dell’offerta.

Oltre alla direzione delle variazione di prezzo e quantità conseguenti a delle variazioni esogene del sistema, in
un’ottica di scelte politiche e aziendali è estremamente importante quantificare la dimensione di queste variazioni che
intuitivamente dipende da due fattori: l’ampiezza dello spostamento (di quanto le curve si spostano) e l’inclinazione
delle curve.

NB: Se si spostano contemporaneamente sia la domanda sia l’offerta, la sola analisi grafica può non essere in grado di
determinare in modo univoco le variazioni. In tal caso è necessario effettuare un’analisi formale considerando le
equazioni delle singole funzioni.

In generale:

1) shock concordi della domanda e dell’offerta, producono un effetto certo sulla quantità mentre l’effetto sul prezzo è
ambiguo e dipende dall’ampiezza relativa delle variazioni di domanda e offerta. Infatti:

- se ↑D e ↑S: entrambe le variazioni portando a un aumento della quantità quindi, in equilibrio, la quantità
scambiata aumenta. Al contrario, l’aumento della domanda tende a far aumentare il prezzo, l’aumento
dell’offerta tende a far ridurre il prezzo, così che l’effetto finale sul prezzo d’equilibrio dipende da quale dei
due effetti prevale;

- se ↓D e ↓S: entrambe le variazioni portando a una riduzione della quantità quindi, in equilibrio, la quantità
scambiata si riduce. Al contrario, la riduzione della domanda tende a far ridurre il prezzo, la riduzione
dell’offerta tende a far aumentare il prezzo, così che l’effetto finale sul prezzo d’equilibrio dipende da quale
dei due effetti prevale.

2) shock discordi della domanda e dell’offerta, producono un effetto certo sul prezzo mentre l’effetto sulla quantità è
ambiguo e dipende dall’ampiezza relativa delle variazioni di domanda e offerta. Infatti:

- se ↑D e ↓S: entrambe le variazioni portando a un aumento del prezzo quindi, in equilibrio, il prezzo aumenta.
Al contrario, l’aumento della domanda tende a far aumentare la quantità, la riduzione dell’offerta tende a far
ridurre la quantità, così che l’effetto finale sulla quantità d’equilibrio dipende da quale dei due effetti prevale;

- se ↓D e ↑S: entrambe le variazioni portando a una riduzione del prezzo quindi, in equilibrio, il prezzo si
riduce. Al contrario, la riduzione della domanda tende a far ridurre la quantità, l’aumento dell’offerta tende a
far aumentare la quantità, così che l’effetto finale sulla quantità d’equilibrio dipende da quale dei due effetti
prevale.

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Economia Modulo 1 – 2015/16 CLEAM 4 e 8

ELASTICITA’ DELLA DOMANDA

Elasticità della domanda al prezzo: è un indicatore della sensibilità della domanda di un bene a variazioni
del prezzo di quel bene. Misura la variazione percentuale della quantità domandata conseguente a una
variazione dell’1% del prezzo ed è il rapporto tra la variazione percentuale della quantità domandata e la
variazione percentuale del prezzo.
Se il prezzo passa da p a p’ e la quantità domandata da Q a Q’, definiamo con ∆! = !! − ! la variazione
della quantità e con ∆! = !! − ! la variazione del prezzo => la variazione percentuale della quantità sarà
∆!/! mentre la variazione percentuale del prezzo sarà ∆!/!. L’elasticità della domanda è quindi:
∆!
! ∆! ! 1 !
!! = = = !!!!!!!(1)
∆! ∆! ! ∆! !
! ∆!

Poiché lungo la funzione di domanda se il prezzo aumenta la quantità domandata si riduce e viceversa, le
variazioni ∆! e ∆! lungo la funzione di domanda hanno segno discorde (ovvero, se ∆! > 0 ∆! < 0, mentre
se ∆! < 0 ∆! > 0). Quindi, dati p e Q che, per definizione, sono positivi ne consegue che ! ! < 0.

Diciamo che

- se E ! < −1!!la!domanda!è!elastica ! la variazione percentuale della quantità domanda è maggiore


della variazione percentuale del prezzo ! la quantità domandata varia più che proporzionalmente
rispetto al prezzo. Se il prezzo varia dell’ 1% , la quantità domandata varia più dell’1%;
- se −1 < E ! < 0 la domanda è inelastica ! la variazione percentuale della quantità domanda è
minore della variazione percentuale del prezzo ! la quantità domandata varia meno che
proporzionalmente rispetto al prezzo. Se il prezzo varia dell’ 1% , la quantità domandata varia meno
dell’1%;
- se E ! = −1 la domanda è a elasticità unitaria ! la variazione percentuale della quantità domanda è
uguale alla variazione percentuale del prezzo. Se il prezzo varia dell’ 1% , la quantità domandata
varia dell’1%.

1. ELASTICITA’ TRA DUE PUNTI

Dati due punti a e b aventi le seguenti coordinate ! = (!! , !! ) e ! = (!! , !! ), è possibile calcolare:
!! !!!
! !!
- l’elasticità nel passaggio da a a b: !!→! = !! !!!
!!
!! !!!
! !!
- l’elasticità nel passaggio da b a a: !!→! = !! !!!
!!

Un limite di questa misura è che varia a seconda di quale dei due punti sia preso come punto di partenza e di
! !
arrivo ovvero !!→! ≠ !!→! .
! !
! ! !" !
! !
Ad esempio se a=(4,5) e b=(2,6) avremo !!→! = ! =− !
e !!→! = !! = −6.
! !

! 1!
!

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p!

b!
6!

a!
5!

2! 4!
Q!

2. ELASTICITA’ PUNTUALE misura la variazione della quantità domandata in seguito a una variazione
infinitesimale del prezzo, in corrispondenza di un dato prezzo. Considerando variazioni infinitesimali del
∆! !"
prezzo, ∆!
! è la derivata della funzione di domanda indiretta rispetto al prezzo (è quindi ) che
!"
geometricamente rappresenta l’inclinazione della funzione di domanda.

2.1 CON FUNZIONE DI DOMANDA LINEARE:

Supponiamo di avere una funzione di domanda diretta con equazione

!! = ! − !"

con A>0 e B>0 generici parametri costanti e di voler calcolare l’elasticità in un generico punto K=(Qk, pk).
Nel piano (Q,p) la funzione di domanda inversa ha equazione:
! 1
!= − !
! !
ed è rappresentabile come una retta con
- coefficiente angolare: -1/B
- intercetta orizzontale: Q=A p=0
- intercetta verticale: Q=0 p=A/B.
∆! !
In un generico punto K appartenente alla retta il coefficiente angolare (inclinazione) sarà ∆!
= − !.

p!

A/B!
k!
Pk!
ΔP/!ΔQ=21/B!
ΔP!

Q!
Qk! A!

ΔQ!
! 2!
!

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Applicando quindi la formula (1) per calcolare l’elasticità in corrispondenza del punto K avremo

1 !! 1 !! !!
!! = = = −!! !!!!!!(1)
∆! !! 1 !! !!
∆! −!

L’elasticità puntuale della retta di domanda è quindi pari all’inverso (o reciproco) del coefficiente angolare
moltiplicato per il prezzo e diviso per la quantità in corrispondenza del punto considerato.
Data questa formula, si verifica facilmente che l’elasticità varia lungo la funzione di domanda. In
particolare,
!
! !
- in corrispondenza dell’intercetta verticale (0, A/B) si ha ! = −!! ! = −∞!!!!
!
- in corrispondenza dell’intercetta orizzontale (A, 0) si ha ! ! = −!! = 0!!!
!
!

- in corrispondenza del punto medio della retta (A/2, A/2B) si ha ! ! = −!! !"
! = −1!
!

E ! < −1!=>!tratto!elastico!!
p! E ! = −∞!

A/B!
−1 < E ! < 0=>!tratto!inelastico!!
E! = −1!

A/2B!
!
E ! = 0!

A/2! A!
Q!
Ad esempio supponiamo di dover calcolare l’elasticità della domanda in corrispondenza del livello di
prezzo ! = 1 se la funzione di domanda è !! = 15 − 3!.
! ∆! !
Nel piano (Q,p) la curva di domanda ha equazione ! = 5 − ! !! e quindi il coefficiente angolare è ∆! = − !.
Se p=1 la quantità domandata sarà !! = 15 − 3 ∙ 1 = 12 e l’elasticità nel punto (12, 1) sarà

1 ! 1 1 1
!! = = = −3 = −0,25
∆! ! 1 12 12
∆! − 3

Siamo quindi nel tratto inelastico della funzione di domanda, se il prezzo aumenta dell’1%, la quantità
domandata si riduce dello 0,25%.

! 3!
!

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p!

5!

a!
1!
21/3!

12!
15! Q!

Sebbene in generale l’elasticità vari muovendosi lungo la curva di domanda, si hanno dei casi limite quando
la sensibilità è massima o minima il che si traduce in elasticità infinita o nulla:

DOMANDA PERFETTAMENTE ELASTICA DOMANDA PERFETTAMENTE RIGIDA


Se la curva di domanda è
p" perfettamente orizzontale p" La curva di domanda è
l’inclinazione è nulla perfettamente verticale
D ∆! D" l’inclinazione è infinita
( = −0) e quindi
∆! ∆!
" ! ! ( = −∞) e quindi
l’elasticità è ! ! = ∆! = ∆!
! ! !
∆! l’elasticità è ! ! = ∆! =
! ! !
!! !
= −∞ => elasticità ! !
∆!

= −0 => elasticità
infinita Q" !! !
Q"
nulla

2.2 ELASTICITA’ PUNTUALE CON FUNZIONE DI DOMANDA NON LINEARE


! ! ∆!
L’elasticità viene sempre calcolata come ! ! = ∆! !. In questo caso però è l’inclinazione della retta
! ∆!
∆!

tangente nel punto alla curva di domanda => la derivata prima della funzione di domanda inversa rispetto al
prezzo.
Nell’ambito delle funzioni di domanda non lineari di particolare interesse sono le così dette funzioni di
domanda isoelatiche, ovvero ad elasticità costante.
Le funzioni di domanda isoelatiche assumono la forma generale
1
!! = ! !
!

l’elasticità è costante e pari a ! ! = −!.


!" !"
Ad esempio supponiamo che !! = !! la funzione di domanda inversa è ! = = 20!!! .
! !
Per calcolare l’elasticità della funzione di domanda dobbiamo calcolare la derivata di p rispetto a Q ovvero
∆!
∆!
= −20!!! . Sostituendo nella formula dell’elasticità la derivata e il prezzo in funzione della quantità
otteniamo:

! 4!
!

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1 20!!!
!! = = −1
−20!!! !

L’elasticità è quindi costante e pari a -1 per ogni livello di prezzo.

RELAZIONE TRA ELASTICIA’ E SPESA

Il valore che assume l’elasticità è particolarmente importante per le decisioni delle imprese perché contiene
informazioni su come varia la spesa totale (il prodotto del prezzo unitario per la quantità domandata) per
l’acquisto del bene al variare del prezzo.

SPESA TOTALE =ST=p Q

Se varia il prezzo (Δp), varia la quantità domandata (ΔQ) e quindi la spesa totale (ΔST). La variazione della
spesa totale assumerà segno diverso a seconda che ci si trovi nel tratto elastico o inelastico della curva di
domanda. In particolare, avremo che se:

- se E ! < −1 la domanda è elastica ! se il prezzo aumenta dell’1%, la quantità domandata si riduce


di più dell’1%=> la spesa totale riduce ! la variazione della spesa totale è negativa (|Δp|<|ΔQ|
=>ΔST<0);

- se −1 < E ! < 0 la domanda è inelastica ! se il prezzo aumenta dell’1%, la quantità domandata si


riduce meno dell’1% => la spesa totale aumenta ! la variazione della spesa totale è positiva
((|Δp|>|ΔQ| =>ΔST>0);

- se E ! = −1 la domanda è a elasticità unitaria ! la variazione percentuale della quantità domanda è


uguale alla variazione percentuale del prezzo => la spesa totale non varia! la variazione della spesa
totale è nulla (|Δp|=|ΔQ| =>ΔST=0) e la spesa totale è quindi massima.

ST!

A/2B! A/B!
P!

Livello!di!prezzo!nel!tratto! Livello!di!prezzo!nel!tratto!
rigido!della!domanda!! elastico!della!domanda!!

Elasticità della domanda al reddito: è un indicatore della sensibilità della domanda di un bene a variazioni
del reddito. Misura la variazione percentuale della quantità domandata conseguente a una variazione dell’1%

! 5!
!

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del reddito ed è il rapporto tra la variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale
del reddito.
Intuitivamente misura di quanto trasla la funzione di domanda se varia il reddito.
Formalmente è definita come:
∆!
! ! ∆! !
!! = =
∆! ∆! !
!
∆!
Dove ∆! è la derivata parziale della funzione di domanda rispetto al reddito. Il segno dell’elasticità al reddito
ci dice se il bene è normale o inferiore.
!
- Se E! > 0 => bene normale: se ↑ M, ↑ la quantità domandata
se ↓ M, ↓ la quantità domandata;

!
- Se E! < 0 => bene inferiore: se ↑ M, ↓ la quantità domandata
se ↓ M, ↑ la quantità domandata.

Elasticità incrociata della domanda del bene i al prezzo del bene j: è un indicatore della sensibilità della
domanda di un bene a variazioni del prezzo di un altro bene. Misura la variazione percentuale della quantità
domandata del bene i conseguente a una variazione dell’1% del prezzo del bene j ed è il rapporto tra la
variazione percentuale della quantità domandata del bene i e la variazione percentuale del prezzo del bene j.
Intuitivamente misura di quanto trasla la funzione di domanda del bene i se varia il prezzo del bene j.
Formalmente è definita come
∆!!
! ∆!! !!
!!!! = ! =
∆!! ∆!! !!
!!
∆!!
Dove ∆!!
è la derivata parziale della funzione di domanda del bene i rispetto al prezzo del bene j.

Il segno dell’elasticità incrociata ci dice se i beni i e j sono complementari, sostituti o non correlati.

- Se !!!! > 0 => i e j sono sostituti: se ↑!! , il bene j è relativamente più caro, si ↓ la quantità domandata
del bene j e si sostituisce il bene più caro (j) con il bene meno caro (i) => ↑ la quantità domandata del
bene i ! ∆!! e ∆!! hanno segno concorde;

- Se !!!! < 0 => i e j sono complementari: se ↑!! , il bene j è relativamente più caro, si ↓ la quantità
domandata del bene j ma poiché è consumato insieme al bene i si ↓ anche la quantità domandata del
bene i ! ∆!! e ∆!! hanno segno discorde;

- Se !!!! = 0 => i e j sono non correlati: se ↑!! , il bene j è relativamente più caro, si ↓ la quantità
domandata del bene j ma la quantità domandata del bene i non varia ! ∆!! è zero.

ELASTICITA’ DELL’OFFERTA

Elasticità dell’offerta: è un indicatore della sensibilità dell’offerta di un bene a variazioni del prezzo di quel
bene. Misura la variazione percentuale della quantità offerta conseguente a una variazione dell’1% del

! 6!
!

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prezzo ed è il rapporto tra la variazione percentuale della quantità offerta e la variazione percentuale del
prezzo. L’elasticità dell’offerta è quindi:
∆! !
!! ∆! ! ! 1 !
!! = = = !!
∆! ∆! ! ! ∆! ! !
! ∆! !

Poiché lungo la funzione di offerta se il prezzo aumenta la quantità offerta aumenta e viceversa, le variazioni
∆! ! e ∆! lungo la funzione di offerta hanno segno concorde (ovvero, se ∆! > 0 ∆! ! > 0, mentre se
∆! < 0 ∆! ! < 0). Quindi, dati p e Q che, per definizione, sono positivi ne consegue che ! ! > 0.

Diciamo che

- se 0 < E ! < 1! ! l’offerta! è! rigida! ! la variazione percentuale della quantità offerta è minore della
variazione percentuale del prezzo. Se il prezzo varia dell’ 1% , la quantità offerta varia meno
dell’1%;
- se E ! > 1! ! l’offerta! è! elastica! ! la variazione percentuale della quantità offerta è maggiore della
variazione percentuale del prezzo. Se il prezzo varia dell’ 1% , la quantità offerta varia più dell’1%.

I casi limite si hanno se:

- curva di offerta orizzontale => perfettamente elastica => elasticità infinita


- curva di offerta verticale => perfettamente rigida => elasticità nulla.

! 7!
!

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Michela Braga
Economia Modulo 1- 2014/15

PREFERENZE, FUNZIONE DI UTILITA’ E SAGGIO MARGINALE DI SOSTITUZIONE

Date le risorse scarse, ognuno di noi sceglie tra un insieme limitato di possibilità in base alle preferenze
individuali. Si effettuano delle scelte vincolate, ovvero condizionate dalle risorse disponibili. I gusti dei
consumatori sono rappresentati dalle preferenze e identificano cosa il consumatore vorrebbe fare, le risorse
di cui dispone (il reddito) e il prezzo dei beni rappresentano il vincolo alle scelte individuali e identificano
cosa il consumatore può effettivamente fare. La scelta del consumatore viene effettuata considerando
congiuntamente preferenze e vincoli così che si sceglie di consumare il paniere di beni che consente di
raggiungere il maggior livello di soddisfazione, compatibilmente con il vincolo delle risorse.

Le preferenze del consumatore gli consentono di ordinare i panieri e classificarli in base alla loro
desiderabilità. Dato che i gusti sono soggettivi, l’analisi economica li prende per dati, senza discuterli, e
identifica delle regolarità nel comportamento di un agente economico razionale così che si possono
identificare delle proprietà (assiomi) delle preferenze:

1) Completezza: il consumatore è sempre in grado di ordinare i panieri distinguendoli in preferiti,


indifferenti, non preferiti => dati 2 panieri A e B o A è preferito a B (𝐴 > 𝐵), o B è preferito ad A (𝐵 > 𝐴)
o A è indifferente a B (𝐴~𝐵);

2) Non sazietà (più è meglio): il consumatore preferisce il paniere che contiene una quantità maggiore di
entrambi i beni => 𝐴 > 𝐵 se 𝑥𝐴 > 𝑥𝐵 e 𝑦𝐴 > 𝑦𝐵 ;

3) Transitività: se il consumatore preferisce A a B e B a C, allora preferisce anche A a C: se 𝐴 > 𝐵 e 𝐵 > 𝐶


=> 𝐴 > 𝐶.

Date le preferenze esse possono essere sintetizzate da una funzione di utilità U=U(x,y), una funzione che
assegna un valore numerico di benessere (utilità U) ad ogni paniere (x,y). Se due panieri sono indifferenti il
livello di utilità associato ad essi è uguale; se il paniere A è preferito al paniere B il livello di utilità associato
ad A sarà maggiore del livello di utilità associato a B e vice versa. L’utilità così come definita in economia
è un concetto ordinale che indica semplicemente un grado relativo di preferenza senza quantificarla.

La funzione di utilità, matematicamente, è una superficie nello spazio tridimensionale, dove il piano di base
contiene tutte le possibili coppie di panieri (x,y) e l’asse verticale misura l’utilità che, per l’ipotesi di non
sazietà, aumenta se si considerano panieri in cui una o entrambe le quantità di beni aumentano. La funzione
di utilità può essere rappresentata nel tradizionale piano cartesiano a due dimensioni (x-y) tramite la mappa
delle curve di indifferenza. Una curva di indifferenza rappresenta graficamente l’insieme di tutti gli
infiniti panieri che assicurano al consumatore lo stesso livello di utilità (tutti i panieri di beni che lasciano il
consumatore ugualmente soddisfatto ovvero tra cui il consumatore è indifferente). Dato che esiste una curva
di indifferenza per ogni possibile livello di utilità, le curve di indifferenza sono infinite e costituiscono la
mappa delle curve di indifferenza. Data una curva di indifferenza, tutti i panieri che si posizionano sopra
sono preferiti (assicurano un maggiore livello di utilità), tutti i panieri che si posizionano sotto sono peggiori
(assicurano un minore livello di utilità).

Una mappa di curve di indifferenza rappresenta completamente le preferenze di un dato consumatore e ad


ogni curva della mappa corrisponde un diverso livello di utilità. Data una mappa di curve di indifferenza:

1) l’utilità aumenta posizionandosi su curve di indifferenza più lontane dall’origine (U0< U1<U2<….< Un);

2) le curve di indifferenza di una stessa mappa non si possono intersecare;

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3) l’inclinazione delle curve di indifferenza è un indicatore della sostituibilità di un bene con l’altro => data
l’ipotesi di non sazietà, se sottraiamo al consumatore delle unità di un bene dobbiamo compensarlo con unità
aggiuntive dell’altro bene. Questo si traduce nel fatto che le curve di indifferenza hanno inclinazione
negativa.

Δy U2
A
U1
Δx U0
x

Se partiamo da un generico paniere A che si posiziona su una curva di indifferenza e sottraiamo al


consumatore Δx unità di x, affinchè il suo livello di benessere non cambi gli dobbiamo dare Δy unità di y,
così che raggiunga il paniere B che si colloca sulla stessa curva di indifferenza. Se si considerano variazioni
𝛥𝑥 e 𝛥𝑦 sufficientemente piccole possiamo definire il saggio marginale di sostituzione di x con y
(MRSxy) come il tasso al quale il consumatore è disposto a sostituire x con y mantenendo inalterato il livello
di benessere ovvero come

𝛥𝑦
𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 = −
𝛥𝑥
Poiché se 𝛥𝑥 > 0, 𝛥𝑦 < 0 e se 𝛥𝑥 < 0, 𝛥𝑦 > 0 il MRS è un numero positivo.

INTERPRETAZIONE ECONOMICA DEL MRSxy


Il MRSxy in corrispondenza di un dato paniere appartenente a una curva di indifferenza economicamente
indica:
1) il numero di unità di y che devono essere date al consumatore per compensarlo esattamente
(garantendogli lo stesso livello di benessere) della perdita di una unità di x. È il numero minimo di
unità di y che il consumatore richiede per essere compensato della perdita di una unità di x, se gliene
si dessero di più il suo benessere aumenterebbe perché si posizionerebbe su una curva di indifferenza
più lontana dall’origine
2) il numero di unità di y che il consumatore è disposto a cedere in cambio di una unità aggiuntiva di
x a parità di livello di benessere. È il numero massimo di unità di y che cederebbe in cambio di una
unità aggiuntiva di x, se ne cedesse meno il suo benessere aumenterebbe perché si posizionerebbe su
una curva di indifferenza più lontana dall’origine.

INTERPRETAZIONE GEOMETRICA DEL MRSxy


Δy
Per variazioni infinitesimali di x e y, lungo una curva di indifferenza Δx
identifica la pendenza della curva
stessa (l’inclinazione della retta tangente in ogni singolo punto). Il MRSxy geometricamente rappresenta
l’opposto dell’inclinazione della retta tangente alla curva di indifferenza in un dato punto.
PROPRIETA’ DEL MRSxy

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1) Il MRSxy quantifica la compensazione di una data variazione di x. Si può anche definire il MRSyx che
quantifica la compensazione di una data variazione di y. Le due misure sono diverse ma collegate essendo
∆𝑦 ∆𝑥 1
una l’inverso dell’altra infatti 𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 = − ∆𝑥 ≠ 𝑀𝑅𝑆𝑦𝑥 = − ∆𝑦 => 𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 = 𝑀𝑅𝑆
𝑦𝑥

2) In generale, il MRS varia lungo la curva di indifferenza e in particolare diminuisce muovendosi verso
destra lungo la curva di indifferenza (i consumatori amano la varietà) => MRS riflette l’abbondanza relativa
dei due beni. Da questo consegue che le curve di indifferenza sono convesse rispetto l’origine.

3) Il MRS riflette le preferenze dei consumatori => individui diversi hanno preferenze diverse e, a parità di
paniere, le loro curve di indifferenza hanno forme diverse => hanno MRS diversi. Il MRS cattura
l’importanza relativa dei due beni per i consumatori.

CALCOLO DEL MRSxy

Il MRSxy è calcolato come il rapporto tra l’utilità marginale del bene x (in generale il bene posto sull’asse
delle ascisse) e l’utilità marginale del bene y (in generale il bene posto sull’asse delle ordinate) .
L’ utilità marginale del bene x (MUx) misura la variazione dell’utilità conseguente al consumo di 1 unità
marginale (aggiuntiva) di x a parità di quantità consumata di y e matematicamente è la derivata parziale
𝛥𝑈 𝜕𝑈
della funzione di utilità rispetto a x ovvero 𝑀𝑈𝑥 = 𝛥𝑥 = 𝜕𝑥 => La variazione di utilità conseguente a una
variazione di x pari Δx sarà: ΔU=MUx Δx

L’ utilità marginale del bene y (MUy) misura la variazione dell’utilità conseguente al consumo di 1 unità
marginale (aggiuntiva) di y a parità di quantità consumata di x e matematicamente è la derivata parziale
𝛥𝑈 𝜕𝑈
della funzione di utilità rispetto a y ovvero 𝑀𝑈𝑦 = 𝛥𝑦 = 𝜕𝑦 => La variazione di utilità conseguente a una
variazione di y pari a Δy sarà: ΔU=MUy Δy

Lungo una curva di indifferenza l’utilità è costante (ΔU=0) Ù se x e y variano in modo da rimanere sulla
stessa curva di indifferenza le due variazioni di utilità si devono compensare esattamente ovvero
ΔU=MUx Δx+ MUy Δy=0
- MUy Δy= MUx Δx
𝛥𝑦 𝑀𝑈𝑥
− =
∆𝑥 𝑀𝑈𝑦

Il MRS è quindi l’opposto della pendenza della curva di indifferenza in un punto ed è uguale al rapporto tra
l’utilità marginale del bene posto sull’asse delle ascisse e l’utilità marginale del bene posto sull’asse delle
ordinate.

1. CASO STANDARD CON PREFERENZE CONVESSE

Il così detto caso standard si ha con curve di indifferenza che hanno MRS decrescente muovendosi verso
destra lungo la cura di indifferenza così che le curve sono convesse rispetto all’origine degli assi
cartesiani. Dire che le preferenze sono convesse equivale a dire che il consumatore dati due panieri
preferisce sempre un paniere che è una combinazione dei due, ovvero ama la varietà, quanto più la spesa si
distribuisce tra i vari beni maggiore sarà l'utilità percepita dall'individuo.

Questa proprietà è soddisfatta dalle funzioni di Utilità Cobb – Douglas che hanno la generica equazione
𝑈 = 𝑥 𝑎 𝑦 𝑏 con 𝑎, 𝑏 > 0.

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𝜕𝑈 𝜕𝑈
Con questa funzione di utilità le utilità marginali sono 𝑀𝑈𝑥 = 𝜕𝑥
= 𝑎𝑥 𝑎−1 𝑦 𝑏 e 𝑀𝑈𝑦 = 𝜕𝑦
= 𝑏𝑥 𝑎 𝑦 𝑏−1 e
𝑀𝑈 𝑎𝑥 𝑎−1 𝑦 𝑏 𝑎𝑦
quindi 𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 = 𝑀𝑈𝑥 = 𝑏𝑥 𝑎 𝑦 𝑏−1 = 𝑏𝑥 . Se ad esempio la funzione di utilità ha equazione 𝑈 = 𝑥 2/3 𝑦1/3
𝑦
2 −1/3 1/3
𝜕𝑈 2 𝜕𝑈 1 𝑀𝑈 𝑥 𝑦 𝑦
avremo 𝑀𝑈𝑥 = = 3 𝑥 −1/3 𝑦1/3 𝑀𝑈𝑦 = = 3 𝑥 2/3 𝑦 − 2/3 e quindi 𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 𝑀𝑈𝑥 = 13 = 2 𝑥.
𝜕𝑥 𝜕𝑦 𝑦 𝑥 2/3 𝑦 − 2/3
3

In questi casi il MRS è decrescente, diminuisce all’aumentare di x, riflettendo l’abbondanza relativa dei due
beni. Dati due panieri A e B con MRSA>MRSB avremo che nel paniere A, y è relativamente abbondante e x
è relativamente scarso, il consumatore è disposto a cedere “tante” unità di y in cambio di una unità
aggiuntiva di x e il MRS è elevato. Viceversa nel paniere B, y è relativamente scarso e x è relativamente
abbondante, il consumatore è disposto a cedere “poche” unità di y in cambio di una unità aggiuntiva di x e il
MRS è basso.

y U0

- MRSA
B

-MRSB

2. PREFERENZE NON CONVESSE

2.1 BENI PERFETTI SOSTITUTI

- IN RAPPORTO 1:1

Il consumatore ritiene il bene x perfettamente sostituibile (identico) con il bene y (es: cioccolatini con la
carta rossa e cioccolatini con la carta blu. Per il consumatore mangiare un cioccolatino con la carta rossa è
equivalente a mangiare un cioccolatino con la carta blu).
Una unità del bene x procura al consumatore lo stesso livello di benessere di una unità del bene y. I due beni
sono percepiti come esattamente uguali e detenere una unità del bene x è equivalente a detenere una unità
del bene y.
In una situazione di questo tipo, il consumatore è indifferente tra consumare ad esempio il paniere d=(0,1) o
il paniere f=(1,0) o un paniere che è una combinazione lineare dei due. Ci sarà quindi una curva di
indifferenza che congiunge questi due panieri e in corrispondenza di ogni punto della curva si ha che
𝑥 + 𝑦 = 𝑈, dove U è una costante che assume valori U0, U1, U2 …. Un .
Lungo la curva di indifferenza il consumo totale dei due beni è sempre uguale a U. All’individuo non
interessa come il consumo totale si ripartisca tra consumo del bene x e consumo del bene y, ma interessa
solo il livello di consumo totale.

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𝛥𝑦
Questo equivale a dire che se 𝛥𝑦 = −1 e 𝛥𝑥 = 1 => 𝛥𝑥
= −1. Nel piano x-y, la generica curva di
indifferenza ha equazione 𝑦 = −𝑥 + 𝑈 L’inclinazione di ognuna delle curve di indifferenza della mappa
(famiglia) di curve è costante e uguale a –1. Economicamente questo significa che il consumatore è sempre
disposto a cedere una unità del bene y in cambio di una unità in più del bene x => il consumo di una unità
del bene x è ritenuto sostituibile con una unità del bene y.
I due beni, dunque, vengono sostituiti in rapporto di 1 a 1, senza che tale sostituzione comporti una
variazione nel livello di soddisfazione individuale. Il saggio marginale di sostituzione è 𝑀𝑅𝑆 = 1
Graficamente avremo

U2
U1

1 2 X
𝛥𝑦
𝛥𝑥
= −1

Lungo ogni curva di indifferenza il consumo dei due beni è costante e pari a U con valori U0<U1<U2<….
<Un. Maggiore è il valore assunto da U, più elevato è il livello di soddisfazione dell’individuo.

- IN RAPPORTO a:b (a unità del bene y sono equivalenti a b unità del bene x)

Il consumatore ritiene i due beni perfetti sostituti in rapporto fisso così che è disposto a sostituire a unità del
bene y con b unità del bene x. Il consumatore ritiene quindi indifferente consumare ad esempio il paniere
d=(b, 0) o il paniere f=(0,a) o un paniere che contenga una combinazione lineare dei due beni purchè nella
giusta proporzione.
Ö a unità del bene y forniscono la stessa utilità di b unità del bene x.
𝛥𝑦 𝑎
Questo equivale a dire che se 𝛥𝑦 = −𝑎 e 𝛥𝑥 = 𝑏 => 𝛥𝑥 = − 𝑏.
La curva di indifferenza avrà quindi la seguente espressione algebrica
𝑎
𝑦 = − 𝑏 𝑥 + 𝑈 ovvero 𝑎𝑥 + 𝑏𝑦 = 𝑏𝑈, dove U è una costante che assume valori U0, U1, U2 …. Un.

Nel piano x-y, la mappa delle curve di indifferenza sarà quindi rappresentabile come un fascio di rette e
𝛥𝑦 𝑎
l’inclinazione di ognuna delle curve di indifferenza della mappa è costante e uguale a 𝛥𝑥 = − 𝑏 .

I due beni, dunque, vengono sostituiti in rapporto di a :b, senza che tale sostituzione comporti una
variazione nel livello di soddisfazione individuale. Le utilità marginali saranno MUx=a (il consumo di una
unità aggiuntiva di x provoca una variazione di utilità pari ad a) e MUy=b (il consumo di una unità

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aggiuntiva di y provoca una variazione di utilità pari a b) così che il saggio marginale di sostituzione è
𝑎
𝑀𝑅𝑆 = 𝑏

2a

U2
U1

b 2b X
𝛥𝑦
= −𝑎/𝑏
𝛥𝑥

Se ad esempio i due beni sono bottiglie da 0.5 litri (bene x) e da 1 litro (bene y), avremo che il consumatore
è sempre disposto a scambiare 2 bottiglie da un litro con 4 bottiglie da 0.5 litri. Il saggio marginale di
sostituzione tra bottiglie da 1 litro e bottiglie da mezzo litro è 2/4 cioè ½.

La funzione di utilità sarà 2x+4y=U => y=-2/4x+U/4 => y=-1/2x+U/4

2.2 BENI PERFETTI COMPLEMENTI

- IN RAPPORTO 1:1

Il consumatore trae soddisfazione solo dal consumo congiunto di 1 unità del bene x e 1 unità del bene y.
L’incremento di consumo di uno dei due bene non genera nessuna soddisfazione aggiuntiva se non si
verifica allo stesso tempo un incremento di pari ammontare nel consumo dell’altro bene.
Il consumatore è indifferente tra consumare ad esempio il paniere d=(1,1) o f=(1,2) o g=(2,1). Ci sarà
quindi una curva di indifferenza che congiunge questi tre panieri.
Poiché tutti i paniere (1,y), con y>1, e (x, 1), con x>1, sono indifferenti rispetto al paniere (1,1) la curva di
indifferenza è ad angolo retto con vertice in corrispondenza del paniere (1,1) .
L’utilità aumenta solo passando a un paniere preferito come ad esempio il paniere (2,2).
La funzione di utilità dell’individuo sarà quindi

𝑈 = 𝑚𝑖𝑛{𝑥, 𝑦}

dove U è una costante che assume valori U0, U1, U2 …. Un. Ad esempio, per la curva di indifferenza con un
angolo nel punto (2,2), il valore della costante ovvero il valore minimo tra x e y è 2. Ovviamente, per valori
crescenti della costante, l’individuo si colloca su curve di indifferenza più alte e il suo livello di
soddisfazione è maggiore.

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La retta che congiunge i vertici della curva di indifferenza definisce il rapporto di complementarietà e, in
questo caso, è y=x. Con curve di indifferenza di questo tipo non è definito il concetto di saggio marginale di
sostituzione in modo univoco dato che nel tratto orizzontale della curva MRS=0, nel tratto verticale 𝑀𝑅𝑆 =
∞ , mentre in corrispondenza del vertice non è definito.

y
y=x

g
2 U2
d

1
f U1

1 2 x

- IN RAPPORTO a:b (a unità del bene y e b unità del bene x)

Il consumatore trae soddisfazione solo dal consumo congiunto di a unità del bene y e b unità del bene x.
L’incremento di consumo di uno dei due bene non genera nessuna soddisfazione aggiuntiva se non si
verifica allo stesso tempo un incremento di pari ammontare nel consumo dell’altro bene.
Il consumatore è indifferente tra consumare ad esempio il paniere d=(b,a) o f=(b,y), con y>a, o g=(x,a),
con x>b.
L’utilità aumenta solo passando a un paniere preferito come ad esempio il paniere (2b,2a).
La funzione di utilità dell’individuo sarà quindi

𝑈 = 𝑚𝑖𝑛{𝑎𝑥, 𝑏𝑦}

Graficamente avremo delle curve ad angolo retto i cui vertici si posizionano sulla retta che definisce il
𝑎
rapporto di complementarietà che in questo caso è 𝑎𝑥 = 𝑏𝑦 => 𝑦 = 𝑏 𝑥.

Con curve di indifferenza di questo tipo non è definito il concetto di saggio marginale di sostituzione in
modo univoco dato che nel tratto orizzontale della curva MRS=0, nel tratto verticale 𝑀𝑅𝑆 = ∞ , mentre in
corrispondenza del vertice non è definito.

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𝑎
𝑦= 𝑥
𝑏

g
2a U2
d

a
f U1

b 2b x

Se ad esempio i due beni sono pizze (bene x) e birre (bene y) e il consumatore settimanalmente è solito
mangiare 2 pizze e 3 birre, il rapporto di complementarietà è 3:2 e la retta che definisce il rapporto di
complementarietà ha equazione y=3/2x. La funzione di utilità assumerà quindi la forma 𝑈 = 𝑚𝑖𝑛{3𝑥, 2𝑦}

NB: Un male è un bene economico il cui consumo peggiora il benessere economico. Per essere compensati
per incrementare il loro consumo si deve aumentare il consumo anche dell’altro bene. Supponendo che x sia
un male e y un bene, avremo che a fronte di un 𝛥𝑥 > 0 per mantenere inalterata l’utilità si deve avere
𝛥𝑦 > 0.
𝛥𝑦
Si avrà quindi che il 𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 = − 𝛥𝑥 è negativo e crescente Ù le curve di indifferenza sono inclinate
positivamente. Non vale il principio di non sazietà dato che non è vero che “più è meglio”.

Δy>0

Δx>0

Preferenze non convesse si hanno con curve di indifferenza verticali e orizzontali. Con curve orizzontali il
consumatore è sazio di x e aumenta il proprio benessere solo consumando più unità di y. Con curve verticali
il consumatore è sazio di y e aumenta il proprio benessere solo consumando più unità di x.

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Michela Braga
Economia Modulo 1- 2014/15

SCELTA OTTIMA (EQUILIBRIO) DEL CONSUMATORE

Il consumatore, dati i gusti (preferenze) sintetizzati della funzione di Utilità (“quello che vorrebbe”) effettua la sua
scelta ottima compatibilmente con il proprio vincolo di bilancio (“quello che può”). Sceglie quindi il paniere che gli
consente di massimizzare la propria utilità, dato il vincolo di bilancio.
Formalmente il problema del consumatore è un problema di massimizzazione vincolata che può essere scritto come:

𝑀𝑎𝑥 𝑈(𝑥, 𝑦)
𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑥 ∙ 𝑥 + 𝑝𝑦 ∙ 𝑦 = 𝑀

La soluzione grafica e analitica del problema del consumatore è diversa a seconda del tipo di preferenze ovvero a
seconda che si tratti del caso standard con curve di indifferenza convesse o dei casi particolari con curve di
indifferenza lineari (beni sostituti perfetti) o ad angolo retto (beni complementi perfetti).

1. CASO GENERALE: PREFERENZE CONVESSE Ù MRS DECRESCENTE

La scelta ottima è identificata dal punto di tangenza tra il vincolo di bilancio e la curva di indifferenza più lontana
dall’origine.
Per individuare il paniere ottimo dobbiamo imporre che:

1. sia soddisfatta la condizione di tangenza Ù curva di indifferenza e vincolo di bilancio devono avere la stessa
inclinazione
2. sia soddisfatto il vincolo di bilancio.

Dobbiamo quindi risolvere il seguente sistema


𝑝𝑥
𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 =
𝑝𝑦

𝑝𝑥 ∙ 𝑥 + 𝑝𝑦 ∙ 𝑦 = 𝑀

Graficamente il paniere ottimo 𝐸 = (𝑥 ∗ , 𝑦 ∗ ) sarà:

E
y*
Umax

𝑝𝑥
x* - x
𝑝𝑦

Se ad esempio la funzione di utilità è del tipo Cobb-Douglas 𝑈(𝑥, 𝑦) = 𝑥 𝑎 𝑦 𝑏 . Le utilità marginali dei due beni sono
𝜕𝑈 𝜕𝑈
𝑀𝑈𝑥 = = 𝑎𝑥 𝑎−1 𝑦 𝑏 e 𝑀𝑈𝑦 = = 𝑏𝑥 𝑎 𝑦 𝑏−1 . Il saggio marginale di sostituzione è decrescente e pari a
𝜕𝑥 𝜕𝑦
𝑀𝑈 𝑎𝑦
𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 = 𝑥 = . Il sistema che si dovrà risolvere è:
𝑀𝑈𝑦 𝑏𝑥

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𝑎𝑦 𝑝𝑥
=
𝑏𝑥 𝑝𝑦

𝑝𝑥 ∙ 𝑥 + 𝑝𝑦 ∙ 𝑦 = 𝑀

dove a,b, px, py, M sono dei parametri costanti dati (dei numeri) e le incognite del sistema sono x e y.

NB: SIGNIFICATO ECONOMICO DELLA CONDIZIONE DI TANGENZA

Se la soluzione è interna la condizione di tangenza ha un’immediata interpretazione economica. Infatti in


𝑀𝑈𝑥 𝑀𝑈𝑦
corrispondenza di E vale che
𝑝𝑥
= 𝑝𝑦
e questo significa che il consumatore non ha alcun incentivo economico a
riallocare le risorse tra x e y perché, al margine, gli impieghi alternativi delle risorse sono ugualmente utili Ù l’utilità
marginale di ogni € speso per l’acquisto di x (il lato sinistro dell’eguaglianza) è uguale all’utilità marginale di ogni €
speso per l’acquisto di y (il lato destro dell’eguaglianza)

Se viceversa in corrispondenza di un paniere si ha che


𝑀𝑈𝑥 𝑀𝑈𝑦
- < il consumatore avrà incentivo a riallocare le risorse da x a y, riducendo il consumo di x e
𝑝𝑥 𝑝𝑦
aumentando quello di y, poiché il costo marginale del ridurre il consumo di x (lato sinistro della
diseguaglianza) è minore del beneficio marginale dell’aumentare il consumo di y (lato destro della
diseguaglianza) Ù al margine ogni euro speso in y è relativamente più utile di ogni euro speso in x, è
economicamente conveniente aumentare il consumo di y e ridurre quello di x
𝑀𝑈𝑥 𝑀𝑈𝑦
- 𝑝𝑥
> 𝑝𝑦
il consumatore avrà incentivo a riallocare le risorse da y a x, riducendo il consumo di y e
aumentando quello di x, poiché il beneficio marginale dell’aumentare il consumo di x (lato sinistro della
diseguaglianza) è maggiore del costo marginale del ridurre il consumo di y (lato destro della diseguaglianza)
Ù al margine ogni euro speso in x è relativamente più utile di ogni euro speso in y, è economicamente
conveniente aumentare il consumo di x e ridurre quello di y

2. PREFERENZE NON CONVESSE

2.1 BENI SOSTITUTI PERFETTI Ù MRS COSTANTE

Con beni sostituti perfetti le curve di indifferenza sono delle rette dato che la funzione di utilità ha equazione
𝑈(𝑥, 𝑦) = 𝑎𝑥 + 𝑏𝑦.
𝜕𝑈 𝜕𝑈 𝑀𝑈 𝑎
Poiché 𝑀𝑈𝑥 = = 𝑎, 𝑀𝑈𝑦 = = 𝑏 avremo 𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 = 𝑀𝑈𝑥 =
𝜕𝑥 𝜕𝑦 𝑦 𝑏
La scelta ottima dipende quindi dal confronto tra l’inclinazione delle curve di indifferenza e l’inclinazione del vincolo
di bilancio.

I tre casi possibili saranno:


𝑝𝑥 𝑎 𝑝𝑥 𝑀𝑈𝑥 𝑀𝑈𝑦
1) Le curve di indifferenza sono meno inclinate del vincolo di bilancio: 𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 < 𝑝𝑦
Ù < Ù <
𝑏 𝑝𝑦 𝑝𝑥 𝑝𝑦

Ogni euro speso in y è al margine sempre più utile di ogni euro speso in x => economicamente conveniente acquistare
solo y. Si ha quindi una soluzione d’angolo in cui il consumatore riduce al minimo il consumo di x (𝑥 ∗ = 0) e spende
𝑀 𝑀
tutto il suo reddito per il bene y acquistandone 𝑦 ∗ = unità Ù 𝐸 = (0, )
𝑝𝑦 𝑝𝑦

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𝑀 E 𝑎
𝑦∗ = −
𝑝𝑦 𝑏

Umax

𝑝𝑥
-
𝑝𝑦 x
𝑝𝑥 𝑎 𝑝𝑥 𝑀𝑈𝑥 𝑀𝑈𝑦
2) Le curve di indifferenza sono più inclinate del vincolo di bilancio: 𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 > Ù > Ù >
𝑝𝑦 𝑏 𝑝𝑦 𝑝𝑥 𝑝𝑦

Ogni euro speso in x è al margine sempre più utile di ogni euro speso in y => economicamente conveniente acquistare
solo x. Si ha quindi una soluzione d’angolo in cui il consumatore riduce al minimo il consumo di bene y (𝑦 ∗ = 0) e
𝑀 𝑀
spende tutto il suo reddito per il bene x acquistandone 𝑥 ∗ = unità Ù 𝐸 = ( , 0)
𝑝𝑥 𝑝𝑥

Umax
y
𝑝𝑥 𝑎
− −
𝑝𝑦 𝑏

𝑀
𝑥∗ = x
𝑝𝑥

𝑝𝑥 𝑎 𝑝𝑥 𝑀𝑈𝑥
3) Le curve di indifferenza hanno la stessa inclinazione del vincolo di bilancio: 𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 = 𝑝𝑦
Ù = Ù =
𝑏 𝑝𝑦 𝑝𝑥
𝑀𝑈𝑦
𝑝𝑦

Ogni euro speso in x è al margine sempre ugualmente utile di ogni euro speso in y. Qualsiasi paniere del vincolo di
bilancio soddisfa la condizione di tangenza. Si hanno quindi infinite soluzioni interne coincidenti con il vincolo di
bilancio dato che vi sarà una curva di indifferenza che si sovrappone perfettamente al vincolo di bilancio.

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𝑀
𝑎
𝑝𝑦 −
Umax 𝑏

𝑝𝑥

𝑝𝑦

𝑀
x
𝑝𝑥

2.2 BENI COMPLEMENTI PERFETTI Ù MRS NON DEFINITO IN CORRISPONDENZA DEL


RAPPORTO DI COMPLEMENTARIETA’

Con beni complementi perfetti le curve di indifferenza sono ad angolo retto con vertici appartenenti alla retta che
definisce il rapporto di complementarietà. La funzione di utilità ha equazione 𝑈(𝑥, 𝑦) = min{𝑎𝑥, 𝑏𝑦}.
La curva di indifferenza più lontana dall’origine è quella che ha il vertice definito dal punto di intersezione tra il
vincolo di bilancio e la retta che definisce il rapporto di complementarietà.
Per individuare il paniere ottimo dobbiamo imporre che:

1. sia soddisfatto il rapporto di complementarietà


2. sia soddisfatto il vincolo di bilancio.

Dobbiamo quindi risolvere il seguente sistema:

𝑎𝑥 = 𝑏𝑦
�𝑝 ∙𝑥+𝑝 ∙𝑦 = 𝑀
𝑥 𝑦

dove a,b, px, py, M sono dei parametri costanti dati (dei numeri) e le incognite del sistema sono x e y.
Graficamente il paniere ottimo 𝐸 = (𝑥 ∗ , 𝑦 ∗ ) sarà:

y=a/bx

E Umax
y*

x* x

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Michela Braga
Economia Modulo 1 – 2014/15

DERIVAZIONE DELLA CURVA DI DOMANDA E CALCOLO ELASTICITA’

La curva di domanda è una funzione che indica la quantità domandata di un bene per ogni possibile livello di prezzo
del bene, dato il prezzo degli altri beni e il reddito. La curva di domanda di un bene viene trovata identificando la
scelta ottima del consumatore per ogni possibile livello di prezzo. Formalmente questo equivale a risolvere il
problema del consumatore in forma parametrica, cioè per ogni possibile livello di prezzo e di reddito Ù si deve
risolvere il problema del consumatore rispetto a x e y (sono le incognite) mentre il prezzo dei beni e il reddito sono dei
parametri. A seconda del tipo di preferenze (convesse, beni perfetti sostituti o beni perfetti complementi) la condizione
di ottimalità che si dovrà imporre per costruire la curva sarà diversa.

1. PREFERENZE CONVESSE tipo Cobb Douglas 𝑈 = 𝑥 𝑎 𝑦 𝑏 con 𝑎, 𝑏 > 0

Il consumatore, per ogni possibile livello di prezzo e reddito, risolve il seguente problema

𝑀𝑎𝑥 𝑈 = 𝑥 𝑎 𝑦 𝑏
𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑥 𝑥 + 𝑝𝑦 𝑦 = 𝑀

Le due condizioni che devono essere soddisfatte per identificare la scelta ottima del consumatore per ogni possibile
livello di prezzo saranno la condizione di tangenza (l’eguaglianza tra MRS e prezzo relativo) (1) e il vincolo di
bilancio (2):

𝑀𝑈𝑥 𝑝𝑥
= (1)
� 𝑦 𝑝𝑦
𝑀𝑈
𝑝𝑥 𝑥 + 𝑝𝑦 𝑦 = 𝑀 (2)

Questo è un sistema di 2 equazioni in 2 incognite x e y. Risolvendo il sistema per x e y in forma parametrica, ovvero
lasciando indicati come parametri 𝑝𝑥 , 𝑝𝑦 , 𝑀, si troveranno le funzioni di domanda di x e y.

𝜕𝑈
Ricordando che le utilità marginali sono pari alle derivate parziali della funzione di utilità 𝑀𝑈𝑥 = = 𝑎𝑥 𝑎−1 𝑦 𝑏 e
𝜕𝑥
𝜕𝑈
𝑀𝑈𝑦 = = 𝑏𝑥 𝑎 𝑦 𝑏−1 , avremo
𝜕𝑦

𝑀𝑈𝑥 𝑎𝑥 𝑎−1 𝑦 𝑏 𝑎𝑦
𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 = = =
𝑀𝑈𝑦 𝑏𝑥 𝑎 𝑦 𝑏−1 𝑏𝑥

Il sistema da risolvere sarà:


𝑎𝑦 𝑝𝑥
= (1)
� 𝑏𝑥 𝑝𝑦
𝑝𝑥 𝑥 + 𝑝𝑦 𝑦 = 𝑀 (2)

𝑝 𝑏
La prima equazione può essere riscritta come (1’) 𝑦 = 𝑝𝑥 𝑥 e sostituendola nel vincolo di bilancio otteniamo
𝑦 𝑎

𝑝𝑥 𝑏
𝑝𝑥 𝑥 + 𝑝𝑦 𝑥 =𝑀
𝑝𝑦 𝑎

𝑎+𝑏
𝑝𝑥 𝑥 � �=𝑀
𝑎

e quindi la funzione di domanda del bene x sarà:

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𝑎 𝑀
𝑥∗ =
𝑎 + 𝑏 𝑝𝑥

Sostituendo nell’equazione (1’) otteniamo la funzione di domanda di y:

𝑝𝑥 𝑎 𝑀 𝑏 𝑏 𝑀
𝑦∗ = =
𝑝𝑦 𝑎 + 𝑏 𝑝𝑥 𝑎 𝑎 + 𝑏 𝑝𝑦

Vediamo quindi che per entrambi i beni le funzioni di domanda sono decrescenti nel prezzo del bene (al crescere di px
si riduce la quantità domandata di x =>la funzione di domanda è inclinata negativamente), crescenti nel reddito
(all’aumentare del reddito aumenta la quantità domandata del bene) e non dipendono dal prezzo dell’altro bene (se
varia py non cambia la domanda del bene x => x e y non sono correlati).

Avendo la curva di domanda di un bene con la quantità domandata che dipende prezzo e dal reddito possiamo ricavare
la curva di Engel esplicitando il reddito in funzione della quantità. Se la curva di Engel è crescente rispetto alla
quantità domandata il bene è normale, se è decrescente il bene è inferiore. Con funzioni di Utilità Cobb Douglas la
𝑎+𝑏
curva di Engel sarà 𝑀 = 𝑝𝑥 𝑥 => crescente in x e quindi x è un bene normale.
𝑎

2. BENI PERFETTI SOSTITUTI 𝑈 = 𝑎𝑥 + 𝑏𝑦 con 𝑎, 𝑏 > 0

Il consumatore risolve il seguente problema

𝑀𝑎𝑥 𝑈 = 𝑎𝑥 + 𝑏𝑦

𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑥 𝑥 + 𝑝𝑦 𝑦 = 𝑀
𝑝𝑥
In questo caso, essendo costante il MRS, a seconda del valore che assumono 𝑀𝑅𝑆𝑦,𝑥 e , si potrà ricavare solo la
𝑝𝑦
funzione di domanda del bene x, solo la funzione del bene y o entrambe. In questo caso le utilità marginali sono
𝜕𝑈 𝜕𝑈
𝑀𝑈𝑥 = 𝜕𝑥
= 𝑎 , 𝑀𝑈𝑦 =
𝜕𝑦
= 𝑏 e quindi

𝑀𝑈𝑥 𝑎
𝑀𝑅𝑆𝑥𝑦 = =
𝑀𝑈𝑦 𝑏

Non è possibile identificare un’unica funzione di domanda ma avremo 3 possibili casi:


𝑎 𝑝
1) Se < 𝑥 => il consumatore domanda solo bene y mentre la domanda di bene x è nulla. Quindi le funzioni di
𝑝 𝑏 𝑦

domanda dei due beni saranno


𝑀
𝑥∗ = 0 e 𝑦∗ =
𝑝𝑦

𝑎 𝑝
2) Se > 𝑥 => il consumatore domanda solo bene x mentre la domanda di bene y è nulla. Quindi le funzioni di
𝑝 𝑏 𝑦

domanda dei due beni saranno


𝑀
𝑥∗ = e 𝑦∗ = 0
𝑝𝑥

𝑎 𝑝
3) Se = 𝑝𝑥 => il consumatore è indifferente tra quale dei due beni domandare a patto che sia soddisfatto il
𝑏 𝑦

vincolo di bilancio. Le funzioni di domanda saranno

𝑀 𝑀
𝑥 ∗ = �0, � e 𝑦 ∗ = � , 0�
𝑝 𝑥 𝑝 𝑦
2

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3. BENI PERFETTI COMPLEMENTI 𝑈 = 𝑚𝑖𝑛{𝑎𝑥, 𝑏𝑦} con 𝑎, 𝑏 > 0

Il consumatore risolve il seguente problema

𝑀𝑎𝑥 𝑈 = 𝑚𝑖𝑛{𝑎𝑥, 𝑏𝑦}


𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑥 𝑥 + 𝑝𝑦 𝑦 = 𝑀

le due condizioni che devono essere soddisfatte per identificare la scelta ottima del consumatore per ogni possibile
livello di prezzo saranno il rapporto di complementarietà (1) e il vincolo di bilancio (2):

𝑎𝑥 = 𝑏𝑦 (1)
�𝑝
𝑥 𝑥 + 𝑝𝑦 𝑦 = 𝑀 (2)

Questo è un sistema di 2 equazioni in 2 incognite x e y. Risolvendo il sistema per x e y in forma parametrica, ovvero
lasciando indicati come parametri 𝑝𝑥 , 𝑝𝑦 , 𝑀, si troveranno le funzioni di domanda di x e y. La prima equazione può
𝑎
essere riscritta come (1’) 𝑦 = 𝑏 𝑥 e sostituendo nel vincolo di bilancio otteniamo

𝑎
𝑝𝑥 𝑥 + 𝑝𝑦 𝑥 = 𝑀
𝑏
E quindi la funzione di domanda del bene x è

𝑏
𝑥∗ = � �𝑀
𝑏𝑝𝑥 + 𝑎𝑝𝑦

Sostituendo nell’equazione (1’) troviamo la funzione di domanda del bene y

𝑎 𝑏 𝑎
𝑦∗ = � �𝑀 = � �𝑀
𝑏 𝑏𝑝𝑥 + 𝑎𝑝𝑦 𝑏𝑝𝑥 + 𝑎𝑝𝑦

ELASTICITA’ DELLA DOMANDA

Avendo calcolato le funzioni di domanda dei beni che abbiamo visto essere non lineari si possono calcolare le
elasticità.

1. Elasticita’ diretta: misura la sensibilità della domanda di un bene a variazioni del prezzo di quel bene. Misura
la variazione percentuale della quantità domandata conseguente a una variazione percentuale del prezzo.

𝜕𝑥
𝜕𝑥 𝑝𝑥
𝐸 = 𝑥 =
𝑑
𝜕𝑝𝑥 𝜕𝑝𝑥 𝑥
𝑝𝑥

Il primo fattore rappresenta la derivata parziale della funzione di domanda di x rispetto a 𝑝𝑥 , il secondo fattore
è il rapporto tra il prezzo del bene e la funzione di domanda.
- Il segno dell’elasticità ci dice se vale la legge della domanda o meno
- Il valore che assume l’elasticità ci dice come varia la spesa totale al variare del prezzo

2. Elasticita’ incrociata: misura la sensibilità della domanda di un bene a variazioni del prezzo dell’altro bene.
Misura la variazione percentuale della quantità domandata di un bene conseguente a una variazione
percentuale del prezzo dell’altro bene.

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𝜕𝑥
𝜕𝑥 𝑝𝑦
= 𝑥 =
𝑑
𝐸𝑝𝑦𝑥
𝜕𝑝𝑦 𝜕𝑝𝑦 𝑥
𝑝𝑦

Il primo fattore rappresenta la derivata parziale della funzione di domanda di x rispetto a 𝑝𝑦 , il secondo
fattore è il rapporto tra il prezzo del bene y e la funzione di domanda del bene x.
- Il segno dell’elasticità incrociata ci dice se i beni sono complementi, sostituti o non correlati

3. Elasticita’ al reddito: misura la sensibilità della domanda di un bene a variazioni del reddito. Misura la
variazione percentuale della quantità domandata di un bene conseguente a una variazione percentuale del
reddito.
𝜕𝑥
𝜕𝑥 𝑀
𝐸𝑀 = 𝑥 =
𝑑
𝜕𝑀 𝜕M 𝑥
𝑀

Il primo fattore rappresenta la derivata parziale della funzione di domanda rispetto a I, il secondo fattore è il
rapporto tra il reddito I e la funzione di domanda del bene x.
- Il segno dell’elasticità al reddito ci dice se il bene è normale o inferiore

𝑎 𝑀
Possiamo studiare le proprietà della funzione di domanda 𝑥 ∗ = derivata dalla funzione di utilità Cobb Douglas
𝑎+𝑏 𝑝𝑥
𝑈 = 𝑥 𝑎 𝑦 𝑎 con 𝑎, 𝑏 > 0.
𝜕𝑥 𝑎 𝑀
Dato che =− l’elasticità al prezzo sarà uguale a
𝜕𝑝𝑥 𝑎+𝑏 𝑝𝑥 2

𝑎 𝑀 𝑝𝑥 𝑎 𝑀 (𝑎 + 𝑏) 𝑝𝑥 2
𝐸 𝑑 = �− � =− = −1
𝑎 + 𝑏 𝑝𝑥 2 𝑎 𝑀 𝑎 + 𝑏 𝑝𝑥 2 𝑎 𝑀
𝑎 + 𝑏 𝑝𝑥

Possiamo concludere che

Ö La funzione di domanda è a spesa totale costante => se aumenta il prezzo di un bene la spesa per
l’acquisto di quel bene non varia.
Ö Dato che 𝐸 𝑑 < 0, il bene x è un bene ordinario per il quale vale la legge della domanda => la curva di
domanda è decrescente.
𝜕𝑥
Dato che = 0 l’elasticità incrociata sarà uguale a
𝜕𝑝𝑦

𝑑 𝑝𝑦
𝐸𝑝𝑦𝑥 = 0 =0
𝑎 𝑀
𝑎 + 𝑏 𝑝𝑥
Ö I beni x e y sono non correlati.
𝜕𝑥 𝑎
Dato che = l’elasticità al reddito sarà uguale a
𝜕M (𝑎+𝑏)𝑝𝑥

𝑑
𝑎 𝑀 𝑎 𝑀(𝑎 + 𝑏)𝑝𝑥
𝐸𝑀 = 1 = =1
(𝑎 + 𝑏)𝑝𝑥 𝑎 𝑀 (𝑎 + 𝑏)𝑝𝑥 𝑎
𝑎 + 𝑏 𝑝𝑥

𝑑
Ö Poiché 𝐸𝑀 > 0 , x è un bene normale.

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Michela Braga
Economia Modulo 1- 2014/15

CURVA PREZZO CONSUMO, REDDITO CONSUMO E CURVA DI ENGEL


𝑝
Se varia il prezzo di uno dei due beni, cambia il prezzo relativo dei beni ( 𝑝 𝑥 ), cambia l’inclinazione del vincolo di
𝑦

bilancio e, essendosi modificato l’insieme dei panieri ammissibili, cambia la scelta ottima del consumatore.
La curva prezzo-consumo identifica il paniere di consumo scelto al variare del prezzo di un bene, a parità di altre
condizioni.
L’inclinazione della curva prezzo-consumo contiene informazioni sul rapporto di complementarietà/sostituibilità tra i
beni. In particolare:

- Se la curva prezzo consumo è inclinata positivamente x e y sono complementari: all’aumentare del prezzo di
x, si riduce sia il consumo di x sia il consumo di y

E1 CURVA PREZZO
CONSUMO
Δy<0

E2

x
Δx<0

- Se la curva prezzo consumo è orizzontale x e y sono non correlati: all’aumentare del prezzo di x, si riduce il
consumo di x ma non varia quello di y

CURVA PREZZO
E1
CONSUMO
Δy=0
E2

x
Δx<0

- Se la curva prezzo consumo è inclinata negativamente x e y sono sostituti: all’aumentare del prezzo di x, si
riduce il consumo di x e aumenta il consumo di y

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E2

E1
Δy>0 CURVA PREZZO
CONSUMO

x
Δx<0

La curva prezzo consumo contiene tutte le informazioni necessarie per costruire la funzione di domanda individuale
che identifica la scelta ottima (la quantità domandata di un bene) per ogni possibile livello di prezzo del bene.

La scelta ottima del consumatore cambia anche in seguito a variazioni del reddito dato che questo si traduce in
variazioni dell’insieme dei panieri ammissibili. La curva reddito – consumo identifica il paniere di consumo scelto al
variare del reddito. La forma della curva contiene informazioni sulla natura normale o inferiore dei beni.
In particolare:
- Se la curva reddito consumo è inclinata positivamente x e y sono beni normali: all’aumentare del reddito (M)
aumenta sia il consumo di x sia il consumo di y.
-
y

E2 CURVA REDDITO
CONSUMO
Δy>0

E1

x
Δx>0

- Se la curva reddito consumo piega indietro x è un bene inferiore e y è un bene normale: all’aumentare del
reddito (M si riduce il consumo di x e aumenta il consumo di y.

y
E2
CURVA REDDITO
CONSUMO

Δy>0
E1

x
Δx<0
2

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- Se la curva reddito consumo piega all’in giu x è un bene normale (all’aumentare del reddito (M) aumenta il
consumo di x) e y è un bene inferiore (all’aumentare del reddito (M) si riduce il consumo di y)
y

E1 E2 CURVA REDDITO
Δy>0 CONSUMO

Δx>0

NB: Dato che, nel nostro modello, non esiste la possibilità di risparmiare, almeno uno dei due beni deve essere
normale ovvero all’aumentare del reddito il consumo di almeno uno dei due beni deve aumentare

Partendo dalla curva reddito consumo è possibile ricavare la curva di Engel che identifica la relazione tra reddito e
quantità domandata, ceteris paribus. La curve di Engel si ricava dalla curva reddito-consumo mettendo sull’asse delle
ascisse la quantità domandata del bene e sull’asse delle ordinate il reddito del consumatore.
La forma della curva di Engel contiene informazioni sul fatto che il bene sia normale o inferiore. In particolare,
- Se la curva di Engel è inclinata positivamente il bene è normale dato che all’aumentare del reddito aumenta la
quantità domandata
- Se la curva di Engel piega all’indietro verso l’asse verticale il bene è inferiore dato che all’aumentare del
reddito si riduce la quantità domandata
I beni possono essere normali per certi livelli di reddito e inferiori per altri livelli di reddito così che la curva di
Engel cambia inclinazione.

M
� il bene x è un bene
Per valori di reddito maggiori di 𝑀
inferiore dato che all’aumentare del reddito si riduce la
quantità domandata


𝑀
� il bene x è un bene
Per valori di reddito minori di 𝑀
normale dato che all’aumentare del reddito si riduce la
quantità domandata

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Michela Braga
Economia Modulo 1- 2014/15

EFFETTO SOSTITUZIONE ed EFFETTO REDDITO

Obiettivo: capire come si modifica la domanda di un bene quando varia il prezzo di un bene.
In generale, in seguito alla variazione del prezzo di un bene, il consumatore modifica la domanda del bene
(cambia il paniere d’equilibrio). L’effetto totale (variazione non compensata) in termini di variazione della
domanda di un bene (ET) può essere scomposto in due effetti parziali: l’effetto sostituzione (ES) (variazione
compensata) e l’effetto reddito (ER).
i) ES=misura la variazione della domanda imputabile al fatto che la variazione del prezzo modifica il
prezzo relativo dei due beni e il consumatore sostituisce il bene relativamente più caro con quello
relativamente meno caro => ci si muove lungo la curva di indifferenza originale.
ii) ER= misura la variazione della domanda imputabile al fatto che la variazione del prezzo modifica il
potere d’acquisto (il reddito reale) dell’individuo.
La variazione complessiva della domanda sarà quindi pari a ET=ES+ER. Il segno e l’ampiezza della variazione
dipende dal segno e dall’ampiezza dell’ER e dell’ES

1) PROBLEMA STANDARD DEL CONSUMATORE (consumo di due beni x e y)

↓px = se si riduce il prezzo del bene x, il vincolo di bilancio diventa più piatto ruotando facendo perno
sull’intercetta verticale, si modifica l’insieme dei panieri ammissibili (in questo caso aumenta) e quindi cambia la
scelta ottima dell’individuo (si modifica la domanda del bene (ET)). La domanda si modifica per effetto dei due
effetti:
1) ES: se diminuisce il prezzo del bene x, il bene x è relativamente meno caro e il suo acquisto è più
attrattivo per il consumatore. Il consumatore sostituisce il bene relativamente più caro con quello
relativamente meno caro => aumenta la domanda del bene x
Ö L’effetto sostituzione sulla domanda del bene x è positivo
↑ x => ESx>0

2) ER: se diminuisce il prezzo di un bene, a parità di reddito nominale M, il consumatore è relativamente


più ricco, nel senso che il potere d’acquisto del suo reddito aumenta (aumenta il reddito reale: M/px ↑).
La domanda del bene x varierà in modo diverso in seguito alla variazione del potere d’acquisto a seconda
che il bene sia normale o inferiore. In particolare:
2.1) se x è un bene normale, il consumatore essendo relativamente più ricco tenderà a domandare più
unità del bene => aumenta la domanda del bene x
Ö L’effetto reddito sulla domanda del bene x è positivo
↑ x => ERx>0
2.2) se x è un bene inferiore, il consumatore essendo relativamente più ricco tenderà a domandare
meno unità del bene => si riduce la domanda del bene x
Ö L’effetto reddito sulla domanda del bene x è negativo
↓ x => ERx<0

L’effetto finale sarà la somma di effetto sostituzione e reddito e sarà certo per i beni normali e incerto (a seconda
dell’ampiezza relativa dei due effetti) per i beni inferiori. In particolare avremo che:
1)+2.1): ESx>0 e ERx>0 => ETx>0 Ù la riduzione del prezzo provoca un aumento della domanda. x
è un bene normale per il quale vale la legge della domanda: all’aumentare del prezzo del bene si
riduce la quantità domandata

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1)+2.2):
- ESx>0 e ERx<0 con ESx>ERx => ETx>0 Ù la riduzione del prezzo provoca un aumento della
domanda. x è un bene inferiore per il quale vale la legge della domanda: all’aumentare del prezzo
del bene si riduce la quantità domandata

- ESx>0 e ERx<0 con ESx<ERx => ETx<0 Ù la riduzione del prezzo provoca una riduzione della
domanda. x è un bene inferiore per il quale non vale la legge della domanda ovvero è un bene di
Giffen

NB: Per i beni normali ES e ER operano nella stessa direzione => ET è certo. L’ER rafforza l’ES
Per i beni inferiori ES e ER operano in direzione opposta => ET dipende dall’ampiezza relativa dei due effetti.
L’ER si contrappone/attenua l’ES.

NB: I beni di Giffen sono sempre beni inferiori. I beni inferiori non sono necessariamente beni di Giffen: solo se
ES domina l’ER la curva di domanda è decrescente.

NB: Per i beni complementi perfetti se varia il prezzo di un bene si ha solo effetto reddito che coincide con
l’effetto totale => ES=0 ER=ET
Per i beni sostituti perfetti per capire come agiscono i due effetti si devono distinguere due casi.
1) Se inizialmente il consumatore consuma solo il bene x (cioè si ha MRS > px/py) e in seguito alla variazione del
prezzo del bene x, il rapporto tra i prezzi è tale che il consumatore decide di consumare solo l’altro bene, y, (cioè
risulta che MRS < px/py) allora si ha solo effetto sostituzione che coincide con l’effetto totale => ER=0 e ES=ET
2) Se inizialmente il consumatore consuma solo il bene x (cioè si ha MRS > px/py) e in seguito alla variazione del
prezzo del bene x, il rapporto tra i prezzi è tale che il consumatore decide di consumare ancora solo x, (cioè si ha
ancora MRS > px/py ) allora si ha solo effetto reddito che coincide con l’effetto totale => ES=0 e ER=ET

2) PROBLEMA DEL CONSUMATORE LAVORATORE (domanda di consumo di C e N => offerta


di lavoro (L))
OBIETTIVO: stabilire come si modifica l’offerta di lavoro in seguito a una variazione del salario

↓w = se si riduce il salario, il vincolo di bilancio diventa più piatto ruotando facendo perno intorno all’intercetta
orizzontale, si modifica l’insieme dei panieri ammissibili (in questo caso si riduce) e quindi cambia la scelta
ottima dell’individuo. I due effetti che avremo saranno:

1) ES: se si riduce il salario, si riduce il costo opportunità del tempo libero. Poiché il tempo libero è
relativamente meno caro, il suo consumo è più attrattivo per il consumatore che tenderà a sostituire il
bene relativamente più caro con quello relativamente meno caro => aumenta la domanda di tempo
libero
Ö L’effetto sostituzione sulla domanda di tempo libero è positivo
↑ N=> ESN>0

2) ER: se si riduce il salario, il consumatore è relativamente più povero, a parità di ore lavorate il suo
reddito da lavoro è minore. La domanda di tempo libero varierà in seguito alla variazione del potere
d’acquisto in modo diverso a seconda che il tempo libero sia un bene normale o inferiore. In
particolare:

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2.1) se N è un bene normale, il consumatore essendo relativamente più povero tenderà a domandare
meno unità del bene => si riduce la domanda di tempo libero
=> L’effetto reddito sulla domanda di tempo libero è negativo
↓ N => ERN<0

2.2) se N è un bene inferiore, il consumatore essendo relativamente più povero tenderà a domandare
più unità del bene => aumenta la domanda di tempo libero
=> L’effetto reddito sulla domanda di tempo libero è positivo
↑ N => ERN>0

Se il tempo libero è un bene normale ES e ER vanno in direzione opposta => l’effetto totale dipende
dall’ampiezza relativa dei due effetti. Se il tempo libero è un bene inferiore ES e ER vanno nella stessa direzione
e l’effetto finale è certo.

In particolare, l’effetto finale totale potrà essere:


1)+2.1):
- ESN>0 e ERN<0 con ESN>ERN => ETN>0 Ù la riduzione del salario provoca un aumento della
domanda di tempo libero e quindi una riduzione dell’offerta di lavoro (↑N, ↓ L)
- ESN>0 e ERN<0 con ESN<ERN=> ETN<0 Ù la riduzione del salario provoca una riduzione
della domanda di tempo libero e quindi aumenta l’offerta di lavoro (↓N, ↑ L)

1)+2.2): ESN>0 e ERN>0 => ETN>0 Ù la riduzione del salario provoca un aumento della domanda di
tempo libero e quindi una riduzione dell’offerta di lavoro (↑ N, ↓ L)

NB: La curva di offerta di lavoro è


1) Crescente nel piano (L,w)
- se il tempo libero è un bene normale e ESN>ERN
o
- se il tempo libero è un bene inferiore
2) Decrescente nel piano (L,w)
- se il tempo libero è un bene normale e ESN<ERN

3) PROBLEMA DEL CONSUMATORE RISPARMIATORE (scelta intertemporale, c0 e c1 => offerta


di risparmio (S=I0-c0))
OBIETTIVO: stabilire come si modifica l’offerta di risparmio in seguito a una variazione del tasso di
interesse

↓R : Il vincolo di bilancio intertemporale ruota facendo perno sul paniere delle dotazioni inziali, diventa meno
inclinato e si modifica l’insieme dei panieri ammissibili ma il paniere delle dotazioni iniziali può essere
consumato anche al minor tasso di interesse. La scelta ottima dell’individuo si modifica, ma come variano le
decisioni di consumo e risparmio dipende dall’ampiezza dell’effetto sostituzione e dell’effetto reddito e dal fatto
che l’individuo fosse inizialmente un risparmiatore o un debitore

1. RISPARMIATORE
a. EFFETTO SOSTITUZIONE: se ↓R, si riduce il costo opportunità del consumo corrente, il consumo
corrente è relativamente meno caro, l’individuo sostituisce il bene relativamente più caro con quello
meno caro
Ö ↑co => ↓ S: l’effetto sostituzione sul risparmio è negativo: ESs <0 (e l’effetto sostituzione
sul consumo corrente è positivo)
3

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b. EFFETTO REDDITO: se ↓R e l’individuo è un risparmiatore, a parità di ammontare risparmiato,


domani riceverà un rendimento inferiore e sarà relativamente più povero
b.1) se co è un bene normale, il consumatore essendo relativamente più povero tenderà a
domandare meno unità del bene => per effetto reddito si riduce il consumo odierno ↓co =>
↑S : l’effetto reddito sul risparmio è positivo ERs >0 (e l’effetto reddito sul consumo
corrente è negativo)
b.2) se co è un bene inferiore, il consumatore essendo relativamente più povero tenderà a
domandare più unità del bene => per effetto reddito aumenta il consumo odierno ↑co =>
↓S: l’effetto reddito sul risparmio è negativo ERs <0 (e l’effetto reddito sul consumo
corrente è positivo)

In conclusione l’effetto totale sul risparmio sarà la somma dell’effetto reddito e sostituzione ETS=ESS+ERS e
quindi
Ö Se il consumo odierno è un bene normale ESS e ERS vanno in direzione opposta e possiamo
avere due casi
ESs <0 e ERs >0 con ES>ER => ETs<0 il risparmio si riduce
ESs <0 e ERs >0 con ES<ER => ETs>0 il risparmio aumenta

Ö Se il consumo odierno è un bene inferiore ES e ER sono entrambi negativi=> ETs<0, il


risparmio si riduce

2. DEBITORE
a. EFFETTO SOSTITUZIONE: se ↓R, si riduce il costo opportunità del consumo corrente, il consumo
corrente è relativamente meno caro, l’individuo sostituisce il bene relativamente più caro con quello
meno caro
Ö ↑co => ↓ S: l’effetto sostituzione sul risparmio è negativo: ESs <0 (e l’effetto sostituzione
sul consumo corrente è positivo)

b. EFFETTO REDDITO: se ↓R e l’individuo è un debitore, a parità di ammontare preso a prestito,


domani dovrà ripagare meno e sarà relativamente più ricco
b.1) se co è un bene normale, il consumatore essendo relativamente più ricco tenderà a
domandare più unità del bene => per effetto reddito aumenta il consumo odierno ↑co => ↓S:
l’effetto reddito sul risparmio è negativo ERs<0 (e l’effetto reddito sul consumo corrente è
positivo)
b.2) se co è un bene inferiore, il consumatore essendo relativamente più ricco tenderà a
domandare meno unità del bene => per effetto reddito si riduce il consumo odierno ↓co =>
↑S: l’effetto reddito sul risparmio è positivo ERs >0

In conclusione l’effetto totale sul risparmio sarà la somma dell’effetto reddito e sostituzione ET=ES+ER e
quindi
Ö Se il consumo odierno è un bene normale ES e ER sono entrambi negativi => ETs<0, il
risparmio si riduce

Ö Se il consumo odierno è un bene inferiore ES e ER vanno in direzione opposta e possiamo


avere due casi
ESs <0 e ERs >0 con ES>ER => ETs<0 il risparmio si riduce
ESs <0 e ERs >0 con ES<ER => ETs>0 il risparmio aumenta

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In modo simmetrico, considerando le variazioni opposte alle precedenti, gli effetti che avremo possono essere
così sintetizzati
1) Domanda di beni:
Effetti sulla
domanda di x di un ES ER ET Legge della domanda
aumento di px
Beni normali Negativo Negativo Negativo Soddisfatta: aumenta il prezzo e si
riduce la quantità domandata
Beni inferiori non di Negativo Positivo ES>ER Negativo Soddisfatta: aumenta il prezzo e si
Giffen riduce la quantità domandata
Beni di Giffen Negativo Positivo ES<ER Positivo Non Soddisfatta: aumenta il prezzo e
aumenta la quantità domandata

2) Domanda di tempo libero e offerta di lavoro:


Effetti sulla
domanda di
tempo libero e
ES ER ET Funzione di offerta
offerta di lavoro
di un aumento di
w
Tempo libero ESN: Negativo ERN :Positivo ES>ER ETN: Negativo Funzione di offerta di lavoro crescente
bene normale ESL: Positivo ERL :Negativo ETL: Positivo in w
Tempo libero ESN: Negativo ERN :Positivo ES<ER ETN: Positivo Funzione di offerta di lavoro
bene normale ESL: Positivo ERL :Negativo ETL: Negativo decrescente in w
Tempo libero ESN: Negativo ERN: Negativo ETN: Negativo Funzione di offerta di lavoro crescente
bene inferiore ESL: Positivo ERL: Positivo ETL: Positivo in w

3) Offerta di risparmio:
3.1) Individuo risparmiatore
Effetti sulla
domanda di
tempo libero e
ES ER ET Legge della domanda
offerta di lavoro
di un aumento di
R
c0 bene normale ESc0: Negativo ERc0 :Positivo ES>ER ETc0: Negativo Funzione di risparmio è crescente in R
ESS: Positivo ERS :Negativo ETS: Positivo
c0 bene normale ESc0: Negativo ERc0 :Positivo ES<ER ETc0: Positivo Funzione di risparmio è decrescente in
ESS: Positivo ERS :Negativo ETS: Negativo R
c0 bene inferiore ESc0: Negativo ERc0 : Negativo ETc0: Negativo Funzione di risparmio è crescente in R
ESS: Positivo ERS : Positivo ETS: Positivo

3.1) Individuo debitore


Effetti sulla
domanda di
tempo libero e
ES ER ET Legge della domanda
offerta di lavoro
di un aumento di
R
c0 bene normale ESc0: Negativo ERc0 :Negativo ETc0: Negativo Funzione di risparmio è crescente in R
ESS: Positivo ERS :Positivo ETS: Positivo
c0 bene inferiore ESc0: Negativo ERc0 :Positivo ES>ER ETc0: Negativo Funzione di risparmio è crescente in R
ESS: Positivo ERS :Negativo ETS: Positivo
c0 bene inferiore ESc0: Negativo ERc0 :Positivo ES<ER ETc0: Positivo Funzione di risparmio è decrescente in
ESS: Positivo ERS :Negativo ETS: Negativo R

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Michela Braga
Economia Modulo 1 – 2014/15

BENESSERE E SURPLUS

Se variano i prezzi e/o il reddito, si modificano le decisioni di consumo individuali e questo provoca una variazione
del benessere dato che il consumatore si posiziona su una curva di indifferenza diversa. Dato che a ogni curva di
indifferenza è associato un livello di utilità è importante stabilire di quanto si modifica il benessere Dato che l’utilità è
un concetto ordinale è necessario identificare una diversa misura di benessere che consenta di quantificare, anche in
termini monetari, le variazioni.
Se il consumatore acquista una certa quantità a un dato prezzo è perché questo gli fornisce un beneficio (lo scambio
sul mercato è volontario e avviene se e solo se genera benessere alle parti coinvolte nello scambio) che è quantificabile
in termini monetari con il surplus del consumatore. Il surplus misura il beneficio netto che il consumatore ottiene
acquistando sul mercato una data quantità a un dato prezzo. Il surplus è pari all’ammontare di denaro che
compenserebbe il consumatore se non potesse accedere al mercato e non ottenesse il bene.
E’ possibile quantificare in termini monetari il beneficio del consumo tramite il surplus del consumatore o beneficio
netto che è definito come la differenza tra il beneficio lordo e il costo del consumo:

Surplus del Consumatore=Beneficio lordo-Costo del consumo

Il benefico lordo è la somma massima che il consumatore sarebbe disposto a pagare per ottenere il bene. Dato che, in
corrispondenza di ogni unità di bene, la funzione di domanda, tramite il prezzo, identifica la massima disponibilità a
pagare del consumatore il beneficio lordo graficamente sarà l’area sotto la funzione di domanda in corrispondenza di
una certa quantità.
Dato il prezzo di mercato la funzione di domanda identifica la quantità che il consumatore vuole acquistare per
massimizzare la propria utilità. Se ad esempio il prezzo fosse p1 la quantità domandata dal consumatore sarebbe x1 e se
il consumatore acquistasse x1 unità di bene il beneficio lordo sarebbe l’area del trapezio sotto la funzione di domanda
in corrispondenza della quantità x1 (area blu nella figura). Simmetricamente il costo del consumo è pari al costo
unitario d’acquisto (il prezzo) moltiplicato per la quantità acquistata e graficamente sarà l’area del rettangolo sotto il
prezzo di mercato e delimitato dalla quantità acquistata (area rossa nella figura). La differenza tra le due aree sarà pari
al triangolo sotto la funzione di domanda e sopra il prezzo di mercato e sarà il surplus del consumatore (area verde
nella figura).

p Beneficio lordo

Surplus del
consumatore
p1
Costo acquisto

x1 x

La differenza tra la disponibilità a pagare del consumatore per una data unità di bene e il prezzo di mercato è il così
detto surplus marginale.
Infatti, ciascun punto della curva di domanda indica il prezzo che il consumatore è disposto a pagare per quell’unità in
più di bene. Il generico prezzo pi indica il prezzo che il consumatore è disposto a pagare per un’unità marginale xi
(addizionale) del bene e identifica il beneficio marginale (MB) che il consumatore ottiene dal consumo di quell’unità
di bene. Il prezzo di mercato indica il costo che il consumatore deve sostenere per acquistare quell’unità ed è quindi il
costo marginale (MC). Si avrà quindi che il surplus marginale connesso al consumo di ogni unità è pari a MB-MC.

Il consumatore considererà economicamente conveniente acquistare unità di bene se e solo se il beneficio marginale è
positivo. Continuerà ad acquistare fino al punto in cui il beneficio marginale è nullo.

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pi 𝑝̅ > 𝑝𝑖 => surplus marginale


positivo
𝑝̅
𝑝̅ < 𝑝𝑗 => surplus marginale
𝑝𝑗 positivo

𝑥𝑖 𝑥̅ 𝑥𝑗 x

Variazioni del prezzo di mercato del bene modificano le decisioni di acquisto e quindi il surplus del consumatore. In
particolare

- se aumenta il prezzo, si riduce la quantità domandata e si riduce il surplus. La perdita di benessere sarà pari
all’area sotto la funzione di domanda compresa tra il prezzo iniziale e finale

𝑝2
Perdita di benessere : riduzione
𝑝1 del surplus del consumatore

𝑥2 𝑥1 x

- se si riduce il prezzo, aumenta la quantità domandata e aumenta il surplus. L’aumento di benessere sarà pari
all’area sotto la funzione di domanda compresa tra il prezzo iniziale e finale

𝑝1
Incremento di benessere: aumento del
surplus del consumatore
𝑝2

𝑥2
𝑥1 x

Quantificare il surplus e le sue variazioni è utile per effettuare l’analisi del benessere (welfare analysis) che consente
di valutare i costi e i benefici per gli agenti economici delle diverse forme/strutture di mercato e delle politiche
pubbliche la cui introduzione modifica i comportamenti di individui e imprese (si pensi ad esempio all’introduzione di
tasse, sussidi, prezzi minimi o massimi)

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Michela Braga
Economia Modulo 1- 2014/15

SCELTA OTTIMA (EQUILIBRIO) DEL CONSUMATORE LAVORATORE

Il consumatore può allocare il proprio tempo totale (T) tra due attività:
- il lavoro (L) che è un’attività remunerata il cui consumo genera disutilità => è un “male”
- il tempo libero (N) che è un’attività non remunerata il cui consumo genera utilità => è un “bene”.
A fronte dell’attività remunerata il consumatore percepisce un salario orario pari a w. Le ore di lavoro (l’offerta di
lavoro) saranno uguali a L=T-N.
Il consumatore trae inoltre utilità dal consumo di beni di consumo (C) che sono venduti a un prezzo pc.
Le preferenze del consumatore sono quindi sintetizzate da una funzione di utilità U(N,C) che, a seconda che le
preferenze siano convesse o meno, avrà forma diversa.
Il vincolo di bilancio identifica le combinazioni di N e C tra cui il consumatore può scegliere ovvero i panieri (N,C)
tali che il valore del consumo è uguale al reddito:

𝑝𝑐 ∙ 𝐶 = 𝑤(𝑇 − 𝑁) Ù 𝑝𝑐 ∙ 𝐶 + 𝑤𝑁 = 𝑤𝑇

wT = valore della dotazione di tempo libero o REDDITO PIENO: somma di denaro che il consumatore avrebbe se
lavorasse tutte le ore possibili.
Nel piano (N,C) il vincolo di bilancio è una retta con equazione

𝑤 𝑤𝑇
𝐶=− 𝑁+
𝑝𝑐 𝑝𝑐

- Intercetta orizzontale: se C=0 N=T => se non si lavora e si consuma tutto il tempo libero, il consumo di beni è
nullo
𝑤𝑇
- Intercetta verticale: se N=0 𝐶 = => se si lavora tutto il tempo disponibile, il consumo è massimo e pari al
𝑝𝑐
reddito pieno diviso per il prezzo del bene di consumo
𝑤 𝑤
- Inclinazione: − . Economicamente il valore assoluto dell’inclinazione ( ) è il salario reale ovvero il salario
𝑝𝑐 𝑝𝑐
in termini dei beni che possono essere acquistati e rappresenta il costo opportunità di un’ora di tempo libero
ovvero il consumo a cui si deve rinunciare se si consuma un’ora in più di tempo libero.

Il consumatore - lavoratore, dati i gusti (preferenze) sintetizzati della funzione di Utilità (“quello che vorrebbe”)
effettua la sua scelta ottima compatibilmente con il proprio vincolo di bilancio (“quello che può”). Sceglie quindi il
paniere che gli consente di massimizzare la propria utilità, dato il vincolo di bilancio. Formalmente il problema del
consumatore è un problema di massimizzazione vincolata che può essere scritto come:

𝑀𝑎𝑥 𝑈(𝑁, 𝐶)
𝑤 𝑤𝑇
𝑑𝑎𝑡𝑜 𝐶 = − 𝑁 +
𝑝𝑐 𝑝𝑐

La soluzione grafica e analitica del problema del consumatore è diversa a seconda del tipo di preferenze ovvero a
seconda che si tratti del caso standard con curve di indifferenza convesse o dei casi particolari con curve di
indifferenza lineari (beni sostituti perfetti) o ad angolo retto (beni complementi perfetti).

1. CASO GENERALE: PREFERENZE CONVESSE Ù MRS DECRESCENTE

La scelta ottima è identificata dal punto di tangenza tra il vincolo di bilancio e la curva di indifferenza più lontana
dall’origine.
Per individuare il paniere ottimo dobbiamo imporre che:

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1. sia soddisfatta la condizione di tangenza Ù curva di indifferenza e vincolo di bilancio devono avere la stessa
inclinazione
2. sia soddisfatto il vincolo di bilancio.

Dobbiamo quindi risolvere il seguente sistema


𝑤 𝑀𝑈𝑁 𝑤 𝜕𝑈/𝜕𝑁 𝑤
𝑀𝑅𝑆𝑁𝐶 = = =
𝑝𝑐 𝑀𝑈𝐶 𝑝𝑐 𝜕𝑈/𝜕𝑐 𝑝𝑐
� 𝑤 𝑤𝑇 Ù� 𝑤 𝑤𝑇 Ù� 𝑤 𝑤𝑇
𝐶=− 𝑁 + 𝐶 =− 𝑁+ 𝐶 =− 𝑁+
𝑝𝑐 𝑝𝑐 𝑝𝑐 𝑝𝑐 𝑝𝑐 𝑝𝑐

dove w, pc, T sono dei parametri costanti dati (dei numeri) e le incognite del sistema sono N e C.
Graficamente il paniere ottimo 𝐸 = (𝑁 ∗ , 𝐶 ∗ ) sarà:

E
C*
Umax

𝑤
N* - T N
𝑝𝑐

L*

C*= consumo di beni (domanda di beni di consumo)


N*= consumo di tempo libero (domanda di tempo libero)
L*= T-N*=offerta di lavoro

2. PREFERENZE NON CONVESSE

2.1 N e C SOSTITUTI PERFETTI Ù MRS COSTANTE

Con beni sostituti perfetti le curve di indifferenza sono delle rette dato che la funzione di utilità ha equazione
𝑈(𝑁, 𝐶) = 𝑎𝑁 + 𝑏𝐶.
𝜕𝑈 𝜕𝑈 𝑀𝑈𝑁 𝑎
Poiché 𝑀𝑈𝑁 = = 𝑎, 𝑀𝑈𝐶 = = 𝑏 avremo 𝑀𝑅𝑆𝑁𝐶 = =
𝜕𝑁 𝜕𝐶 𝑀𝑈𝐶 𝑏
La scelta ottima dipende quindi dal confronto tra l’inclinazione delle curve di indifferenza e l’inclinazione del vincolo
di bilancio.

I tre casi possibili saranno:


𝑤 𝑎 𝑤
1) Le curve di indifferenza sono meno inclinate del vincolo di bilancio: 𝑀𝑅𝑆𝑁𝐶 < Ù <
𝑝𝑐 𝑏 𝑝𝑐
Si ha quindi una soluzione d’angolo in cui il consumatore riduce al minimo il consumo di N (𝑁 ∗ = 0) e spende tutto il
𝑤𝑇 𝑤𝑇
suo reddito per il bene C acquistandone 𝐶 ∗ = unità Ù 𝐸 = (0, ). L’offerta di lavoro è L*=T, il consumatore
𝑝𝑐 𝑝𝑐
lavora tutte le ore possibili.
2

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𝑤 𝑎 𝑤
2) Le curve di indifferenza sono più inclinate del vincolo di bilancio: 𝑀𝑅𝑆𝑁𝐶 > Ù >
𝑝𝑐 𝑏 𝑝𝑐

Si ha quindi una soluzione d’angolo in cui il consumatore riduce al minimo il consumo di bene C (𝐶 ∗ = 0) e consuma
tutto il tempo libero di cui dispone 𝑁 ∗ = 𝑇 Ù 𝐸 = (𝑇, 0). L’offerta di lavoro è L*=0, il consumatore NON lavora.
𝑤 𝑎 𝑤
3) Le curve di indifferenza hanno la stessa inclinazione del vincolo di bilancio: 𝑀𝑅𝑆𝑁𝐶 = Ù =
𝑝𝑐 𝑏 𝑝𝑐

Qualsiasi paniere del vincolo di bilancio soddisfa la condizione di tangenza. Si hanno quindi infinite soluzioni interne
coincidenti con il vincolo di bilancio dato che vi sarà una curva di indifferenza che si sovrappone perfettamente al
vincolo di bilancio.

𝑤 𝑤 𝑤
1) 𝑀𝑅𝑆𝑁𝐶 < 2) 𝑀𝑅𝑆𝑁𝐶 > 3) 𝑀𝑅𝑆𝑁𝐶 =
𝑝𝑐 𝑝𝑐 𝑝𝑐
=> N*=0 L*=T => N*=T L*=0 =>INFINITE SOLUZIONI INTERNE

E C C
C Umax Umax
Umax
-a/b
-a/b

E
-a/b

T N N
𝑤 𝑤 T 𝑤 T
− N
− −
𝑝𝑐 𝑝𝑐 𝑝𝑐

2.2 N e C BENI COMPLEMENTI PERFETTI Ù MRS NON DEFINITO IN CORRISPONDENZA DEL


RAPPORTO DI COMPLEMENTARIETA’

Con beni complementi perfetti le curve di indifferenza sono ad angolo retto con vertici appartenenti alla retta che
definisce il rapporto di complementarietà. La funzione di utilità ha equazione 𝑈(𝑁, 𝐶) = min{𝑎𝑁, 𝑏𝐶}.
La curva di indifferenza più lontana dall’origine è quella che ha il vertice nel punto di intersezione tra il vincolo di
bilancio e la retta che definisce il rapporto di complementarietà.
Per individuare il paniere ottimo dobbiamo imporre che:
1. sia soddisfatto il rapporto di complementarietà
2. sia soddisfatto il vincolo di bilancio.
Dobbiamo quindi risolvere il seguente sistema:

𝑎𝑁 = 𝑏𝐶
� 𝐶 = − 𝑤 𝑁 + 𝑤𝑇
𝑝𝑐 𝑝𝑐

dove a,b, w, pc, T sono dei parametri costanti dati (dei numeri) e le incognite del sistema sono N e C.
Graficamente il paniere ottimo 𝐸 = (𝑁 ∗ , 𝐶 ∗ ) sarà:

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C=a/bN
𝑤𝑇
𝑝𝑐

E Umax
C*

N* T N

L*

NB: Se il consumatore possiede reddito da lavoro e reddito non da lavoro (M) (ex: una rendita, un affitto, un’eredità,
una vincita..) si modifica il vincolo di bilancio che diventa una spezzata.

Il vincolo di bilancio identifica le combinazioni di N e C tra cui il consumatore può scegliere ovvero i panieri (N,C)
tali che il valore del consumo è uguale al reddito da lavoro più il reddito non da lavoro:
𝑤 𝑤𝑇+𝑀
𝑝𝑐 ∙ 𝐶 = 𝑤(𝑇 − 𝑁) + 𝑀 Ù 𝐶 = − 𝑁 +
𝑝𝑐 𝑝𝑐
𝑀
- Intercetta orizzontale: se C=0 𝑁 = 𝑇 + >T => I panieri oltre N=T non sono ammissibili
𝑤
𝑤𝑇+𝑀
- Intercetta verticale: se N=0 𝐶 =
𝑝𝑐
- In corrispondenza di N=T il vincolo ha ordinata M/pc dato che anche non lavorando il consumatore può
consumare un ammontare positivo di beni pari al reddito non da lavoro diviso per il prezzo unitario del
paniere di consumo
C

𝑤𝑇 + 𝑀
𝑝𝑐

𝑀
E
𝑝𝑐
A
N
𝑀
T 𝑇+
𝑤
Imponendo le condizioni di ottimalità potrebbe accadere che si trovi N*>T (punto A nel grafico precedente).
Tuttavia quella non può essere la soluzione dato che il consumo di tempo libero sarebbe maggiore della dotazione

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totale di tempo libero=> in equilibrio l’offerta di lavoro sarà nulla L*=0 mentre la domanda di tempo libero coinciderà
con la dotazione totale N*=T. Si ha quindi una soluzione d’angolo in cui il consumatore consuma tutto il tempo libero
di cui dispone e non offre lavoro (punto E del grafico precedente)

SCELTA OTTIMA (EQUILIBRIO) DEL CONSUMATORE RISPARMIATORE (CONSUMO


INTERTEMPORALE)

Se esistono due periodi t=0 (periodo corrente) e t=1 (periodo futuro) in ogni periodo il consumatore può consumare
più (meno) del proprio reddito indebitandosi (risparmiando). Il consumatore dispone in ogni periodo di una dotazione
esogena di reddito I0 e I1, e trae utilità dal consumo di panieri di consumo c0 (paniere di consumo corrente) e c1
(paniere di consumo futuro) i cui prezzi sono 𝑝𝑐0 e 𝑝𝑐1 che assumiamo essere uguali a 1.
Le preferenze del consumatore sono sintetizzate dalla funzione di utilità intertemporale U(c0, c1) che a seconda che le
preferenze siano convesse o meno avrà forma diversa. Il valore assoluto dell’inclinazione della curva di indifferenza è
il MRS tra consumo corrente e futuro ovvero il tasso al quale il consumatore è disposto a scambiare consumo corrente
e futuro a parità di benessere Ù il numero di unità di consumo futuro che è disposto a cedere per una unità in più di
consumo corrente. Il MRS cattura l’impazienza ovvero l’importanza relativa che il consumatore attribuisce al
consumo presente rispetto a quello futuro, maggiore è il MRS maggiore è l’impazienza.
Il vincolo di bilancio intertemporale identifica le combinazioni di consumo corrente e futuro (c0, c1) ammissibili tra cui
il consumatore può scegliere dato il suo reddito nei due periodi e il tasso di interesse (R). I panieri ammissibili sono
quei panieri per i quali il valore attuale (presente scontato) del consumo è uguale al valore attuale (presente scontato)
del reddito ovvero
𝑐1 𝐼1
𝑐0 + = 𝐼0 +
1+𝑅 1+𝑅
- il lato sinistro è il valore attuale del consumo ovvero il valore del consumo corrente più il valore del consumo
futuro scontato il base al tasso di interesse
- il lato destro è il valore attuale del reddito ovvero il reddito corrente più il reddito futuro scontato in base al
tasso di interesse

Nel piano (c0, c1), il vincolo di bilancio è una retta con equazione
𝑐1 = −(1 + 𝑅)𝑐0 + (1 + 𝑅)𝐼0 + 𝐼1
𝐼1
- Intercetta orizzontale: se 𝑐1 = 0 𝑐0 = 𝐼0 + => se in futuro non si consuma nulla, nel periodo corrente si
1+𝑅
𝐼
1
può consumare il reddito corrente più il valore attuale del reddito futuro (oggi ci si indebita per 1+𝑅 e domani
si deve restituire 𝐼1 => nel periodo futuro si usa tutto il reddito per ripagare il debito contratto oggi)
- Intercetta verticale: se 𝑐0 = 0 𝑐1 = (1 + 𝑅)𝐼0 + 𝐼1 => se oggi non si consuma nulla, nel periodo futuro si
può consumare il reddito futuro più il reddito corrente aumentato degli interessi (se si risparmia il reddito
corrente lo si investe, domani si ha un rendimento pari a (1 + 𝑅)𝐼0 che va ad incrementare il reddito futuro)
- Inclinazione: −(1 + 𝑅). Economicamente il valore assoluto dell’inclinazione (1+R) è il costo opportunità del
consumo corrente in termini di consumo futuro (rinunciando domani a (1+R)€ oggi posso consumare 1€ in
più)

Il consumatore, dati i gusti (preferenze) sintetizzati della funzione di Utilità (“quello che vorrebbe”) effettua la sua
scelta ottima compatibilmente con il proprio vincolo di bilancio (“quello che può”). Sceglie quindi il paniere che gli
consente di massimizzare la propria utilità, dato il vincolo di bilancio. Formalmente il problema del consumatore
risparmiatore è un problema di massimizzazione vincolata che può essere scritto come:

𝑀𝑎𝑥 U(𝑐0 , 𝑐1 )
𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑐1 = −(1 + 𝑅)𝑐0 + (1 + 𝑅)𝐼0 + 𝐼1

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La soluzione grafica e analitica del problema del consumatore è diversa a seconda del tipo di preferenze ovvero a
seconda che si tratti del caso standard con curve di indifferenza convesse o dei casi particolari con curve di
indifferenza lineari (beni sostituti perfetti) o ad angolo retto (beni complementi perfetti).

1. CASO GENERALE: PREFERENZE CONVESSE Ù MRS DECRESCENTE

La scelta ottima è identificata dal punto di tangenza tra il vincolo di bilancio e la curva di indifferenza più lontana
dall’origine.
Per individuare il paniere ottimo dobbiamo imporre che:
1. sia soddisfatta la condizione di tangenza Ù curva di indifferenza e vincolo di bilancio devono avere la stessa
inclinazione
2. sia soddisfatto il vincolo di bilancio.

Dobbiamo quindi risolvere il seguente sistema


𝑀𝑈𝑐
𝑀𝑅𝑆𝑐0 ,𝑐1 = (1 + 𝑅) 0
= (1 + 𝑅)
� Ù� 𝑀𝑈𝑐1
𝑐1 = −(1 + 𝑅)𝑐0 + (1 + 𝑅)𝐼0 + 𝐼1 𝑐1 = −(1 + 𝑅)𝑐0 + (1 + 𝑅)𝐼0 + 𝐼1
𝜕𝑈/𝜕𝑐0
= (1 + 𝑅)
Ù� 𝜕𝑈/𝜕𝑐1
𝑐1 = −(1 + 𝑅)𝑐0 + (1 + 𝑅)𝐼0 + 𝐼1

dove 𝑅, 𝐼0 , 𝐼1 sono dei parametri costanti dati (dei numeri) e le incognite del sistema sono c0 e c1.
Graficamente il paniere ottimo 𝐸 = (𝑐0 ∗ , 𝑐1 ∗ ) si può posizionare a destra, sinistra o coincidere con il paniere delle
dotazioni iniziali A=(I0, I1):

1) 𝑐0 ∗ <I0 2) 𝑐0 ∗ >I0 2) 𝑐0 ∗ =I0


=> RISPARMIATORE => DEBITORE =>NE’ DEBITORE NE’
RISPARMIATORE

c1 c1
c1

E A E=A
c*1 I1 c*1
Umax E Umax
= I1
I1 A c*1 Umax

c*0 I0 c*0 c0 c*0= I0


I0 c0 c0

Risparmio Debito

2. PREFERENZE NON CONVESSE

2.1 C0 E C1 SOSTITUTI PERFETTI Ù MRS COSTANTE

Se consumo corrente e futuro sono sostituti le curve di indifferenza sono delle rette dato che la funzione di utilità ha
equazione U(𝑐0 , 𝑐1 ) = 𝑎𝑐0 + 𝑏𝑐1
𝜕𝑈 𝜕𝑈 𝑀𝑈𝑐 𝑎
Poiché 𝑀𝑈𝑐0 = = 𝑎, 𝑀𝑈𝑐1 = = 𝑏 avremo 𝑀𝑅𝑆𝑐0 ,𝑐1 = 𝑀𝑈 0 =
𝜕𝑐0 𝜕𝑐1 𝑐1 𝑏

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La scelta ottima dipende quindi dal confronto tra l’inclinazione delle curve di indifferenza e l’inclinazione del vincolo
di bilancio intertemporale.

I tre casi possibili saranno:


𝑎
1) Le curve di indifferenza sono meno inclinate del vincolo di bilancio: 𝑀𝑅𝑆𝑐0 ,𝑐1 < (1 + 𝑅) Ù < (1 + 𝑅)
𝑏
Si ha quindi una soluzione d’angolo in cui il consumatore riduce al minimo il consumo corrente (𝑐0 ∗ = 0) e consuma
solo nel periodo futuro 𝑐1 ∗ = (1 + 𝑅)𝐼0 + 𝐼1 Ù 𝐸 = (0, (1 + 𝑅)𝐼0 + 𝐼1 ). Il consumatore è un risparmiatore
𝑎
2) Le curve di indifferenza sono più inclinate del vincolo di bilancio: 𝑀𝑅𝑆𝑐0 ,𝑐1 > (1 + 𝑅) Ù > (1 + 𝑅)
𝑏
Si ha quindi una soluzione d’angolo in cui il consumatore riduce al minimo il consumo futuro (𝑐1 ∗ = 0) e consuma
𝐼 𝐼
solo nel periodo corrente 𝑐0 ∗ = 𝐼0 + 1+𝑅
1 1
Ù 𝐸 = (𝐼0 + 1+𝑅 ,0). Il consumatore è un debitore
𝑎
3) Le curve di indifferenza hanno la stessa inclinazione del vincolo di bilancio: 𝑀𝑅𝑆𝑐0 ,𝑐1 = (1 + 𝑅) Ù = (1 + 𝑅)
𝑏
Si hanno infinite soluzioni interne.
Graficamente:

1) MRS < 1+R 2) MRS > 1+R 3) MRS = 1+R


=> RISPARMIATORE => RISPARMIATORE =>INFINITE SOLUZIONI INTERNE

c1 c1 c1
E
Umax Umax
c1*

-a/b -a/b
A
A

Umax
E
-a/b

c0 c0* c0 c0
-(1+R) -(1+R) -(1+R)

2.2 C0 E C1 BENI COMPLEMENTI PERFETTI Ù MRS NON DEFINITO IN CORRISPONDENZA DEL


RAPPORTO DI COMPLEMENTARIETA’

Se consumo corrente e futuro sono complementi perfetti le curve di indifferenza sono ad angolo retto con vertici
appartenenti alla retta che definisce il rapporto di complementarietà. La funzione di utilità ha equazione U(𝑐0 , 𝑐1 ) =
min{𝑎𝑐0 , 𝑏𝑐1 }.
La curva di indifferenza più lontana dall’origine compatibile con il vincolo è quella che ha il vertice nel punto di
intersezione tra il vincolo di bilancio e la retta che definisce il rapporto di complementarietà.
Per individuare il paniere ottimo dobbiamo imporre che:
1. sia soddisfatto il rapporto di complementarietà
2. sia soddisfatto il vincolo di bilancio.
Dobbiamo quindi risolvere il seguente sistema:

𝑎𝑐0 = 𝑏𝑐1

𝑐1 = −(1 + 𝑅)𝑐0 + (1 + 𝑅)𝐼0 + 𝐼1
dove 𝑅, 𝐼0 , 𝐼1 sono dei parametri costanti dati (dei numeri) e le incognite del sistema sono c0 e c1.

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Graficamente il paniere ottimo 𝐸 = (𝑐0 ∗ , 𝑐1 ∗ ) si può posizionare a destra, sinistra o coincidere con il paniere delle
dotazioni iniziali A=(I0, I1):

1) 𝑐0 ∗ <I0 2) 𝑐0 ∗ >I0 3) 𝑐0 ∗ =I0


=> RISPARMIATORE => DEBITORE => CONSUMO DOTAZIONI

c1 ac0=bc1 c1
c1
ac0=bc1 ac0=bc1

E Umax A
E E=A
c*1 c*1 Umax c*1 Umax

A = I1
I1 I1

c*0 I0 c0 I0 c*0 c0 c*0= I0 c0

Risparmio Debito

NB: Se varia il tasso di interessa attivo (sui risparmi/prestiti) o quello passivo (sui debiti) il vincolo di bilancio diventa
spezzato.

Se ad esempio aumenta il tasso passivo, il vincolo alla destra del punto delle dotazioni iniziali diventa più inclinato.
Un consumatore che prima della variazione era risparmiatore non modifica il proprio comportamento, al contrario un
debitore si.

Simmetricamente se si riduce il tasso attivo, il vincolo alla sinistra del punto delle dotazioni iniziali diventa meno
inclinato. Un consumatore che prima della variazione era debitore non modifica il proprio comportamento, al contrario
un creditore si.

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Michela Braga
Economia Modulo 1- 2014/15

TECNOLOGIA , FUNZIONE DI PRODUZIONE, RENDIMENTI

L’impresa è un’istituzione che offre beni e servizi domandati dai consumatore: essa acquista fattori produttivi (input)
per trasformarli in altri beni (output) da vendere sul mercato. La produzione identifica il processo di trasformazione
tecnologico degli input in output. Il problema dell’impresa consiste nel dover decidere quale combinazione di input
usare per ottenere il livello di output che le consente di massimizzare il profitto.

Per semplicità assumiamo che gli input a disposizione dell’impresa siamo lavoro (L (i lavoratori)) e capitale (K (input
durevoli che non si esauriscono nel tempo come macchinari, impianti, veicoli, pc...)). Dati gli input, ogni impresa
dispone di una specifica tecnologia che utilizza per trasformarli in output (Q) e questa tecnologia è sintetizzata dalla
funzione di produzione che identifica, per ogni combinazione di input (L,K), il massimo livello di output producibile
e assume la forma Q=F(L,K). La funzione F ha un significato “cardinale” poiché Q indica il numero di unità di output
che l’impresa produce (se Q raddoppia, la quantità prodotta dall’impresa è doppia).
La funzione F è crescente in entrambi gli argomenti dato che all’aumentare degli input utilizzati aumenta l’output (se
L↑, Q↑ e se K↑, Q↑).

La funzione di produzione, matematicamente, è una superficie nello spazio tridimensionale, dove il piano di base
contiene tutte le possibili coppie di input (L,K) e l’asse verticale misura l’output Q. La funzione di produzione può
essere rappresentata anche nel tradizionale piano cartesiano a due dimensioni, ponendo sull’asse delle ascisse il lavoro
e sull’asse delle ordinate il capitale, tramite la mappa degli isoquanti di produzione.
Un isoquanto, rappresenta graficamente l’insieme di tutte le infinite coppie di input (L,K) che consentono di produrre
lo stesso livello di output. Se aumenta il livello di output ci si posiziona su un isoquanto più lontano dall’origine, se si
riduce il livello di output ci si posiziona su un isoquanto più vicino all’origine. Dato un isoquanto, tutte le
combinazioni di input che si posizionano sopra consentono di produrre un livello maggiore di output, tutte le
combinazioni di input che si posizionano sotto consentono di produrre un livello minore di output.

Data la tecnologia, tipicamente le possibilità produttive dell’impresa sono diverse a seconda dell’orizzonte temporale
di riferimento dato che la libertà di scelta è diversa nel breve e nel lungo periodo. In particolare esistono input fissi,
che non possono essere cambiati nell’orizzonte temporale di riferimento e input variabili, che possono essere
cambiati nell’orizzonte temporale di riferimento. Distinguiamo quindi tra breve periodo, un periodo di tempo in cui
un input è variabile (il lavoro) e uno è fisso (il capitale) e lungo periodo, un periodo di tempo in cui entrambi gli input
sono variabili.

PROPRIETA’ DELLA FUNZIONE DI PRODUZIONE

Per identificare la combinazione ottima di input da utilizzare per produrre l’output l’impresa considera quanto sono
produttivi gli input. Due misure di produttività sono il:

- Prodotto medio: misura la quantità di output prodotto in media da ogni unità di fattore produttivo
o Il prodotto medio del lavoro (𝐴𝑃𝐿 ) sarà l’output prodotto (Q) diviso per il numero di lavoratori usati
𝑄
per produrre quell’ammontare (L) : 𝐴𝑃𝐿 =
𝐿
o Il prodotto medio del capitale (𝐴𝑃𝐾 ) sarà l’output prodotto (Q) diviso per il numero di unità di
𝑄
capitale usate per produrre quell’ammontare (K) : 𝐴𝑃𝐾 =
𝐾

- Prodotto marginale: misura l’output aggiuntivo prodotto utilizzando una unità in più (l’unità marginale) di
un input, a parità di quantità utilizzata dell’altro input
o Il prodotto marginale del lavoro (𝑀𝑃𝐿 ) sarà la variazione di output (ΔQ) per effetto dell’unità
Δ𝑄
aggiuntiva di lavoro, diviso per il numero di lavoratori aggiuntivi (ΔL) : 𝑀𝑃𝐿 = Δ𝐿 , che per
variazioni infinitesimali di L è pari alla derivata parziale della funzione di produzione rispetto a L =>
∂𝑄
𝑀𝑃𝐿 =
∂𝐿
o Il prodotto marginale del capitale (𝑀𝑃𝐾 ) sarà la variazione di output (ΔQ) per effetto dell’unità
Δ𝑄
aggiuntiva di capitale, diviso per il numero di unità aggiuntive di capitale (ΔK) : 𝑀𝑃𝐾 = Δ𝐾
, che per

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variazioni infinitesimali di K è pari alla derivata parziale della funzione di produzione rispetto a K =>
∂𝑄
𝑀𝑃𝐾 =
∂𝐾

Esiste una relazione tra andamento del prodotto marginale di un fattore e andamento del prodotto medio. In
particolare:
- Se 𝑀𝑃 > 𝐴𝑃 => AP è crescente: l’ultima unità di input è più produttiva della media e includendola nel
processo produttivo il prodotto medio aumenta

- Se 𝑀𝑃 < 𝐴𝑃 => AP è decrescente: l’ultima unità di input è meno produttiva della media e includendola nel
processo produttivo il prodotto medio si riduce

- Se 𝑀𝑃 = 𝐴𝑃 => AP è costante: l’ultima unità di input è produttiva tanto quanto la media e includendola nel
processo produttivo il prodotto medio non varia

Graficamente avremo che quando la funzione del prodotto marginale si trova sopra la funzione del prodotto medio, il
prodotto medio è crescente, quando la funzione del prodotto marginale si trova sotto la funzione del prodotto medio, il
prodotto medio è decrescente. Questo vale sia per il fattore lavoro sia per il fattore capitale.

L’andamento del prodotto marginale di un fattore al variare di quel fattore identifica i rendimenti marginali del
fattore ovvero il tasso al quale varia l’output se varia la quantità utilizzata di quel fattore a parità di quantità usata
dell’altro. I rendimenti marginali di un fattore sono una proprietà della tecnologia nel momento in cui varia la quantità
usata di un fattore, a parità della quantità usata dell’altro. In particolare si avrà che se

- 𝑀𝑃 è crescente => si hanno rendimenti marginali crescenti Ù se aumenta la quantità utilizzata dell’input in
una data proporzione, l’output aumenta più che proporzionalmente Ù l’output aumenta a un tasso crescente

- 𝑀𝑃 è decrescente => si hanno rendimenti marginali decrescenti Ù se aumenta la quantità utilizzata dell’input
in una data proporzione, l’output aumenta meno che proporzionalmente Ù l’output aumenta a un tasso
decrescente

- 𝑀𝑃 è costate => si hanno rendimenti marginali costanti Ù se aumenta la quantità utilizzata dell’input in una
data proporzione, l’output aumenta nella stessa proporzione Ù l’output aumenta a un tasso costante

Nel lungo periodo, essendo entrambi i fattori variabili, l’impresa può:


(1) sostituire gli input a parità di output => il tasso al quale può sostituirli dipende dal Saggio Marginale di
Sostituzione Tecnica
(2) aumentare/diminuire la quantità di entrambi gli input per aumentare/diminuire l’output => il tasso al quale può
variare l’output variando gli input dipende dai Rendimenti di Scala

Saggio Marginale di Sostituzione Tecnica tra L e K= misura il tasso al quale l’impresa può sostituire K con L a
parità di output.

Se partiamo da una data combinazione di input A=(LA,KA) con cui l’impresa produce il livello di output 𝑄� , è sempre
possibile raggiungere una combinazione di input B=(LB,KB) che si posiziona sullo stesso isoquanto riducendo il
capitale utilizzato di un ammontare ΔK= KB - KA e aumentando il lavoro di un ammontare ΔL=LB - LA. Se si
considerano variazioni ΔL e ΔK sufficientemente piccole possiamo definire il saggio marginale di sostituzione tecnica
tra L e K (MRTSLK) come il tasso al quale l’impresa può sostituire i due input a parità di output ovvero:

ΔK
MRTSLK = −
ΔL
Poiché se ΔL > 0, ΔK < 0 e se ΔL < 0, ΔK > 0 il MRTS è un numero positivo. Per variazioni infinitesimali di L e K,
ΔK
lungo un isoquanto identifica la pendenza dell’isoquanto (l’inclinazione della retta tangente in ogni singolo punto)
ΔL

Ö Geometricamente il MRTS è l’opposto della pendenza dell’isoquanto in un dato punto.

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Ö Economicamente il MRTS identifica il numero di unità di K a cui l’impresa può rinunciare se utilizza una
unità in più di L a parità di output o analogamente il numero di unità aggiuntive di K che l’impresa deve
utilizzare se rinuncia a una unità di L per poter produrre lo stesso livello di output.
Δ𝑄
Dato il prodotto marginale del lavoro 𝑀𝑃𝐿 = , la variazione di output conseguente alla variazione di L pari a Δ𝐿
Δ𝐿
Δ𝑄
sarà ΔQ=MPL ΔL. Dato il prodotto marginale del capitale 𝑀𝑃𝐾 = , la variazione di output conseguente alla
Δ𝐾
variazione di K pari a Δ𝐾 sarà ΔQ=MPK ΔK. Se lavoro e capitale vengono variati opportunamente è possibile
mantenere inalterato il livello di output. Si avrà quindi che Δ𝐿 e Δ𝐾 devono essere scelti in modo da non far variare
la quantità prodotta (rimanere sullo stesso isoquanto) così che:

ΔQ= MPL ΔL + MPK ΔK =0

-MPK ΔK = MPL ΔL

𝛥𝐾 𝑀𝑃𝐿
− =
𝛥𝐿 𝑀𝑃𝐾

𝑀𝑃𝐿
𝑀𝑅T𝑆LK =
𝑀𝑃𝐾

Ö Il MRTS è quindi l’opposto della pendenza dell’isoquanto in un punto ed è uguale al rapporto tra il prodotto
marginale del lavoro e il prodotto marginale del capitale

Il MRTS è una proprietà specifica di ogni tecnologia: imprese diverse hanno tecnologie diverse e avranno diverse
forme del MRTS. In particolare avremo

1) Isoquanti convessi se MRTSLK è decrescente

Muovendosi verso destra lungo l’isoquanto il MRTS diminuisce progressivamente riflettendo l’abbondanza relativa
dei due fattori. Questa proprietà è soddisfatta dalle funzioni di produzione Cobb – Douglas che hanno la generica
equazione 𝑄 = 𝐹(𝐿, 𝐾) = ALα K β con α, β > 0 dove A è un generico parametro che identifica il progresso
tecnologico (se A ↑, a parità di L e K si può produrre una quantità maggiore di output).
∂Q ∂Q
Con questa funzione di produzione i prodotti marginali sono MPL = = AαLα−1 K β e MPK = = AβLα K β−1 e
∂L ∂K
quindi

𝑀𝑃𝐿 AαLα−1 K β 𝛼 𝐾
𝑀𝑅T𝑆LK = = =
𝑀𝑃𝐾 AβLα K β−1 𝛽 𝐿

che è effettivamente una funzione decrescente in L (se ↑L, 𝑀𝑅T𝑆 ↓).

Date due combinazioni di input A e B che consentono di produrre lo stesso livello di output Q0 se MRTSA>MRTSB
possiamo concludere che in A, K è relativamente abbondante e L è relativamente scarso, l’impresa è disposta a cedere
“tante” unità di K in cambio di una unità aggiuntiva di L e il MRTS è elevato. Viceversa in B, K è relativamente
scarso e L è relativamente abbondante, l’impresa è disposta a cedere “poche” unità di K in cambio di una unità
aggiuntiva di L e il MRTS è basso. Dalla mappa degli isoquanti rappresentata notiamo che posizionandosi su
isoquanti più lontani dall’origine l’output aumenta: Q1>Q0.

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Q0
Q1

B
A
- MRTS

-MRTSB
L

2) Isoquanti con input sostituti perfetti se MRTSLK è costante => l’impresa può sostituire i due input sempre allo
stesso tasso.
In particolare sapendo che una unità di L consente di produrre a unità di output e una unità di K consente di produrre b
unità di output la funzione di produzione sarà 𝑄 = 𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝑎𝐿 + 𝑏𝐾 e dato un generico livello di produzione 𝑄� il
𝑎 𝑄�
generico isoquanto avrà equazione 𝐾 = − 𝐿 + .
𝑏 𝑏
I prodotti marginali saranno MPL=a (l’utilizzo di una unità aggiuntiva di L provoca una variazione di output pari ad a)
e MPK=b (l’utilizzo di una unità aggiuntiva di L provoca una variazione di output pari ad b) così che il saggio
𝑎
marginale di sostituzione tecnico è 𝑀𝑅𝑇𝑆 = .
𝑏
La mappa degli isoquanti è un fascio di rette con coefficiente angolare pari a –a/b

Q2
Q1
QO

𝛥𝑦
= −𝑎/𝑏 L
𝛥𝑥

3) Isoquanti con input complementi perfetti (non sostituibili) se MRTSLK non è definito in corrispondenza del
rapporto di complementarietà => l’impresa per produrre deve utilizzare la combinazione di input che soddisfa il
rapporto senza possibilità di sostituzione.
In particolare sapendo che per produrre una unità di output servono b unità di L e a unità di unità di K, il rapporto di
𝑎 𝐿 𝐾
complementarietà sarà 𝐾 = 𝐿 da cui otteniamo = così che la funzione di produzione può essere scritta come
𝑏 𝑏 𝑎
𝐿 𝐾
𝑄 = 𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝑚𝑖𝑛 � , � ed è rappresentabile come un fascio di angoli retti con vertici sulla retta che definisce il
𝑏 𝑎
rapporto di complementarietà

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MRTS infinito
𝑎
𝐾= 𝐿
𝑏
K

2a Q1

Q0
a
MRTS non definito MRTS=0

b 2b L

Se partendo da una data combinazione di input con cui si ottiene un dato livello di output l’impresa varia la quantità
usata di tutti gli input nella stessa proporzione cambia la scala di produzione e sicuramente la produzione aumenta ma
può aumentare più o meno proporzionalmente a seconda del tipo di Rendimenti di Scala. I Rendimenti di Scala sono
una proprietà della funzione di produzione e definiscono il tasso al quale varia la produzione se tutti gli input variano
nella stessa proporzione λ (il tasso di variazione degli input) generando un output pari a F(λL, λK). Avremo quindi:

1) Rendimenti di Scala costanti se variando tutti gli input nella stessa proporzione λ, l’output varia nella stessa
proporzione λ (raddoppiando gli input, l’output raddoppia, triplicandoli triplica e cos’ via) Ù F(λL, λK)=λ F(L, K)

2) Rendimenti di Scala crescenti se variando tutti gli input nella stessa proporzione λ, l’output varia più che
proporzionalmente (raddoppiando gli input, l’output più che raddoppia, triplicandoli più che triplica e cos’ via) Ù
F(λL, λK)>λ F(L, K)

3) Rendimenti di Scala decrescenti se variando tutti gli input nella stessa proporzione λ, l’output varia meno che
proporzionalmente (raddoppiando gli input, l’output aumenta meno del doppio, triplicandoli aumenta meno del triplo
e cos’ via) Ù F(λL, λK)<λ F(L, K)

TIPI DI FUNZIONI PRODUZIONE, RENDIMENTI MARGINALI DEI FATTORI E


RENDIMENTI DI SCALA DELLA TECNOLOGIA

I rendimenti marginali di una funzione indicano il tasso al quale varia l’output se varia la quantità utilizzata di un
solo input, a parità di quantità utilizzata dell’altro input. I rendimenti marginali dei fattori sono calcolabili sia nel
breve sia nel lungo periodo.
I rendimenti di scala di una funzione indicano il tasso al quale varia l’output se si varia nella stessa proporzione (λ) la
quantità utilizzata di entrambi gli input. I rendimenti di scala sono calcolabili solo nel lungo periodo perché solo nel
lungo periodo entrambi gli input sono variabili.

Non esiste alcuna relazione tra rendimenti di scala e rendimenti marginali.


A seconda del fatto che gli input siano sostituti con tasso decrescente, sostituti perfetti o complementi l’andamento dei
rendimenti marginali e di scala sarà diverso.

1) Con una funzione di produzione Cobb – Douglas: 𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝐴𝐿𝛼 𝐾𝛽 i rendimenti marginali di un fattore dipendono
dall'esponente di quel fattore e indicano l’andamento del prodotto marginale di quel fattore.
𝜕𝐹
Per il lavoro 𝑀𝑃𝐿 = = AαLα−1 K β e quindi
𝜕𝐿

1. se α<1 ho rendimenti marginali decrescenti del lavoro <=> MPL decrescente in L


5

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2. se α =1 ho rendimenti marginali costanti del lavoro <=> MPL costante in L


3. se α >1 ho rendimenti marginali crescenti del lavoro <=> MPL crescente in L

𝜕𝐹
Analogamente per il capitale 𝑀𝑃𝐾 = = AβLα K β−1 e quindi
𝜕𝐾
1. se 𝛽<1 ho rendimenti marginali decrescenti del capitale <=> MPK decrescente in K
2. se 𝛽=1 ho rendimenti marginali costanti del capitale <=> MPK costante in K
3. se 𝛽>1 ho rendimenti marginali crescenti del capitale<=> MPK crescente in K

I rendimenti di scala dipendono dalla somma degli esponenti:


1. se 𝛼 + 𝛽 < 1 ho rendimenti. di scala decrescenti <=> Diseconomie di scala <=> AC crescenti <=> MC>AC
2. se 𝛼 + 𝛽 = ho rendimenti di scala costanti <=> non esiste effetto scala <=> AC costanti <=> MC=AC
3. se 𝛼 + 𝛽 > 1 ho rendimenti di scala crescenti <=> Economie di scala <=> AC decrescenti <=> MC<AC

NB: A riprova del fatto che non esiste alcuna relazione tra rendimenti marginali dei fattori e rendimenti di scala si noti
che dato che 𝛼 > 0 e 𝛽 > 0 se almeno uno dei due fattori presenta rendimenti marginali costanti o crescenti, allora i
rendimenti di scala saranno sicuramente crescenti. Se invece entrambi i fattori presentano rendimenti marginali
decrescenti, allora i rendimenti di scala possono essere decrescenti, costanti o crescenti a seconda della loro somma.

2) Con input sostituti con funzione di produzione : 𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝑎𝐿 + 𝑏𝐾 con a>0 , b>0 i prodotti marginali dei fattori
sono costanti
𝜕𝐹
𝑀𝑃𝐿 = =𝑎
𝜕𝐿
𝜕𝐹
𝑀𝑃𝐾 = =𝑏
𝜕𝐾

e ho quindi rendimenti marginali del fattore lavoro e del fattore capitale costanti.
Anche i rendimenti di scala sono costanti poiché : 𝐹(λ𝐿, λ𝐾) = 𝑎λ𝐿 + 𝑏λ𝐾 = 𝜆(𝑎𝐿 + 𝑏𝐾) ≡ 𝜆𝑓(𝐿, 𝐾)

𝐿 𝐾
3) Con input complementi con funzione di produzione 𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝑚𝑖𝑛 � , � on a>0 , b>0 i prodotti marginali dei
𝑏 𝑎
fattori sono nulli
𝜕𝐹
𝑀𝑃𝐿 = =0
𝜕𝐿
𝜕𝐹
𝑀𝑃𝐾 = =0
𝜕𝐾
𝜆𝐿 𝜆𝐾 𝐿 𝐾
I rendimenti di scala sono costanti poiché : 𝐹(λ𝐿, λ𝐾) = 𝑚𝑖𝑛 � , � = 𝜆𝑚𝑖𝑛 � , � ≡ 𝜆𝑓(𝐿, 𝐾)
𝑏 𝑎 𝑏 𝑎

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Michela Braga
Economia Modulo 1- 2014/15

SCELTA EFFICIENTE DEGLI INPUT E COSTI

Data la tecnologia, l’impresa sceglie la combinazione di input efficiente (l’input mix ottimale) ovvero quella che
minimizza i costi dato l’obiettivo di produzione.
I costi economici connessi alla produzione di un certo livello di output (Q) indicano la spesa totale che l’impresa
sostiene complessivamente per produrre l’output. Essi includono tutte le spese per i fattori produttivi e corrispondono
al costo opportunità dell’utilizzo dei fattori produttivi. Se indichiamo con FC i costi fissi (il costo degli input che non
variano al variare dell’output prodotto) e con VC(Q) i costi variabili (il costo degli input che variano al variare
dell’output prodotto), i costi totali di produzione saranno TC(Q)=FC+VC(Q).
La scelta per l’impresa è diversa a seconda dell’orizzonte temporale di riferimento in quanto le possibilità di scelta
sono diverse: minori nel breve periodo e maggiori nel lungo periodo. In particolare, nel breve periodo un solo input è
variabile e, dato il livello di output e la quantità esistente dell’input fisso, il livello dell’input variabile è univocamente
definito. Al contrario, nel lungo periodo tutti gli input sono variabili e il loro livello d’impiego dipende dalle decisioni
dell’impresa in base ai costi.

BREVE PERIODO
Nel breve periodo il capitale è fisso al livello 𝐾 = 𝐾 �, mentre il lavoro è variabile. Data la funzione di produzione
Q=F(L,K), l’impresa ha un obiettivo di produzione 𝑄� e sceglie il livello di lavoro (LE) che le consente di produrre
l’output scelto.
Dato 𝐾 = 𝐾 � ) = 𝑄�. LE rappresenta la domanda di lavoro, la domanda dell’input
� , l’impresa sceglie LE tale che 𝐹(𝐿𝐸 , 𝐾
variabile da parte dell’impresa nel breve periodo e 𝐸 = (𝐿𝐸 , 𝐾 � ) è la combinazione di input usata per produrre l’output
obiettivo.

K Matematicamente LE è tale che:

𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝑄
E
� � 𝑄 = 𝑄�
𝐾
𝐾=𝐾 �
𝑄�

LE L
Se w è il salario, il costo di una unità di lavoro, il costo variabile di breve periodo per produrre 𝑄� sarà 𝑉𝐶𝐸 ( 𝑄� ) =
𝑤𝐿𝐸 e il costo totale di breve periodo sarà 𝑇𝐶𝐸 (𝑄�) = 𝐹𝐶 + 𝑉𝐶𝐸 ( 𝑄�) = 𝐹𝐶 + 𝑤𝐿𝐸 .
Se aumenta il capitale a disposizione dell’impresa nel breve periodo, a parità di output obiettivo, è necessaria una
�′ > 𝐾
minore quantità di lavoro e quindi il costo variabile totale di breve periodo si riduce. Infatti se 𝐾 � , 𝐿′𝐸 < 𝐿𝐸 =>
𝑉𝐶𝐸 ( 𝑄� ) = 𝑤𝐿𝐸 < 𝑉𝐶𝐸 ( 𝑄�) = 𝑤𝐿𝐸
′ ′

K
𝑄�

E’
�′
𝐾
E

𝐾

LE’ LE L

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È possibile costruire la funzione di costo che identifica il costo totale di produzione per ogni possibile livello di
output Q dato 𝐾 � . La domanda di lavoro sarà quindi definita al variare del livello di output come L*=L*(Q) e i costi
variabili varieranno al variare di Q così che la funzione di costo variabile sarà 𝑉𝐶(𝑄) = 𝑤 ∙ 𝐿∗ (𝑄) e la funzione di
costo totale sarà 𝑇𝐶(𝑄) = 𝐹𝐶 + 𝑤 ∙ 𝐿∗ (𝑄)

LUNGO PERIODO
Nel lungo periodo sia il lavoro sia il capitale sono variabili. L’impresa può scegliere tra le infinite coppie di L e K che
si posizionano sull’isoquanto obiettivo quella con cui produrre l’output obiettivo 𝑄� . L’obiettivo di ogni impresa è
produrre la quantità desiderata di output (l’obiettivo di produzione) con il metodo di produzione efficiente ovvero con
la combinazione di input che minimizza i costi economici (in modo da avere efficienza economica nella produzione).
Se il salario (w) è il costo di una unità di lavoro e il tasso di interesse (r) è il costo di una unità di capitale, i costi
variabili di lungo periodo saranno la somma del costo del lavoro (wL) e del costo del capitale (rK): 𝐶 = 𝑤𝐿 + 𝑟𝐾. Nel
piano (L,K), al variare di C la precedente equazione identifica un fascio di rete (la mappa degli isocosti) con:
- Intercetta orizzontale: 𝐿 = 𝐶/𝑤 => massima quantità utilizzabile di lavoro se non si usa capitale e si spende C
- Intercetta verticale: 𝐾 = 𝐶/𝑟 => massima quantità utilizzabile di capitale se non si usa lavoro e si spende C
- Inclinazione: -w/r => tasso al quale l’impresa può sostituire K con L a parità di costo totale.

Dato un generico isocosto, le combinazioni di input al di sopra sono più costose, quelle al di sotto meno => isocosti
più lontani dall’origine sono associati a un costo totale di produzione maggiore.

Se cambia il prezzo degli input la mappa degli isocosti cambia inclinazione. In particolare,
- Se aumenta w e/o si riduce r la mappa degli isocosti diventa più inclinata
- Se si riduce w e/o aumenta r la mappa degli isocosti diventa meno inclinata.

Formalmente il problema dell’impresa è un problema di minimizzazione vincolata che può essere scritto come:

min 𝐶 = 𝑤𝐿 + 𝑟𝐾
dato 𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝑄�

La soluzione grafica e analitica del problema dell’impresa è diversa a seconda del tipo di funzione di produzione
ovvero a seconda che si tratti del caso standard con isoquanti convessi o dei casi particolari con isoquanti lineari (input
sostituti perfetti) o ad angolo retto (input complementi perfetti).

1. CASO GENERALE: ISOQUANTI CONVESSI Ù MRTS DECRESCENTE

La combinazione efficiente di input E=(L*,K*) è identificata dal punto di tangenza tra l’isoquanto obiettivo e
l’isocosto più vicino all’origine.

Per individuare l’input mix ottimo dobbiamo imporre che:

1. sia soddisfatta la condizione di tangenza Ù isoquanto e isocosto devono avere la stessa inclinazione
2. sia soddisfatto l’isoquanto obiettivo.

Dobbiamo quindi risolvere il seguente sistema


𝑤 𝐿 𝑀𝑃 𝑤
𝑀𝑅𝑇𝑆𝐿𝐾 = =
� 𝑟 Ù � 𝑀𝑃𝐾 𝑟
𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝑄� 𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝑄�

Graficamente la combinazione efficiente di input E=(L*,K*) sarà:

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𝑄�

E
K* C2

C1
Cmin

L* 𝑤
- L
𝑟

SIGNIFICATO ECONOMICO DELLA CONDIZIONE DI TANGENZA


𝑀𝑃 𝑤 𝑀𝑃𝐿 𝑀𝑃𝐾
La condizione di tangenza 𝑀𝑃 𝐿 = può essere riscritta come = dove
𝐾 𝑟 𝑤 𝑟

𝑀𝑃𝐿
- 𝑤
è l’incremento di prodotto per ogni € in più che l’impesa spende in lavoro: con un € si possono acquistare
𝑀𝑃𝐿
1/w unità di lavoro, ogni unità di lavoro genera un incremento di prodotto pari a 𝑀𝑃𝐿 => 𝑤
è il prodotto
marginale dell’ultima unità di denaro speso per il L
𝑀𝑃𝐾
- 𝑟
è l’incremento di prodotto per ogni € in più che l’impesa spende in capitale: con un € si possono
𝑀𝑃𝐾
acquistare 1/r unità di capitale, ogni unità di capitale genera un incremento di prodotto pari a 𝑀𝑃𝐾 => 𝑟
è il
prodotto marginale dell’ultima unità di denaro speso per il K

Se la soluzione è interna, in corrispondenza della combinazione efficiente di input l’impresa non ha incentivo a
riallocare le risorse tra i fattori produttivi L e K perché, al margine, gli impieghi alternativi delle risorse sono
ugualmente produttivi Ù il prodotto marginale di ogni € speso in lavoro (il lato sinistro dell’eguaglianza) è uguale
prodotto marginale di ogni € speso in capitale (il lato destro dell’eguaglianza).
𝑀𝑃𝐿 𝑀𝑃𝐾
Se viceversa in corrispondenza di una combinazione di input si ha che ≠ l’impresa potrebbe produrre lo
𝑤 𝑟
stesso ammontare di output spendendo meno semplicemente riallocando le risorse dall’input con prodotto marginale
per € minore a quello con prodotto marginale per € maggiore. In particolare se:
𝑀𝑃𝐿 𝑀𝑃𝐾
- < l’impresa avrà incentivo a riallocare le risorse da L a K, riducendo il consumo di L e aumentando
𝑤 𝑟
quello di K Ù al margine l’investimento di una unità di denaro in K è relativamente più produttivo
l’investimento di una unità di denaro in L, è economicamente efficiente riallocare le risorse tra i due input.
𝑀𝑃𝐿 𝑀𝑃𝐾
- > l’impresa avrà incentivo a riallocare le risorse da K a L, riducendo il consumo di K e aumentando
𝑤 𝑟
quello di L Ù al margine l’investimento di una unità di denaro in L è relativamente più produttivo
l’investimento di una unità di denaro in K, è economicamente efficiente riallocare le risorse tra i due input.

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2. ISOQUANTI NON CONVESSI

2.1 L e K SOSTITUTI PERFETTI Ù MRTS COSTANTE

Se gli input sono sostituti perfetti gli isoquanti sono delle rette dato che la funzione di produzione ha equazione
𝜕𝐹 𝜕𝐹 𝑀𝑃 𝑎
𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝑎𝐿 + 𝑏𝐾. Poiché 𝑀𝑃𝐿 = = 𝑎, 𝑀𝑃𝐾 = = 𝑏 avremo 𝑀𝑅𝑇𝑆𝐿𝐾 = 𝑀𝑃 𝐿 = .
𝜕𝐿 𝜕𝐾 𝐾 𝑏

La combinazione efficiente di input è identificata dal confronto tra l’inclinazione della mappa degli isocosti (-w/r) e
l’inclinazione dell’isoquanto obiettivo (-a/b).

I tre casi possibili saranno:


𝑀𝑃 𝑤 𝑎 𝑤
1) L’isoquanto obiettivo è meno inclinato della mappa degli isocosti: 𝑀𝑃 𝐿 < Ù <
𝐾 𝑟 𝑏 𝑟

Si ha una soluzione d’angolo in cui l’impresa riduce al minimo il consumo di L e utilizza solo K, dato che al margine
l’investimento di una unità di denaro in L è sempre relativamente meno produttivo dell’investimento di una unità di
𝑄�
denaro in KÙ 𝐸 = (0, 𝐾 ∗ ) = (0, )
𝑏

𝑀𝑃 𝑤 𝑎 𝑤
2) L’isoquanto obiettivo è più inclinato della mappa degli isocosti: 𝑀𝑃 𝐿 > Ù >
𝐾 𝑟 𝑏 𝑟

Si ha una soluzione d’angolo in cui l’impresa riduce al minimo il consumo di K e utilizza solo L, dato che al margine
l’investimento di una unità di denaro in L è sempre relativamente più produttivo dell’investimento di una unità di
𝑄�
denaro in KÙ 𝐸 = (𝐿∗ , 0) = ( , 0)
𝑎

𝑀𝑃 𝑤 𝑎 𝑤
3) L’isoquanto obiettivo ha la stessa inclinazione della mappa degli isocosti: 𝑀𝑃 𝐿 = Ù =
𝐾 𝑟 𝑏 𝑟
Qualsiasi combinazione di input soddisfa la condizione di tangenza. Si hanno quindi infinite combinazioni efficienti
che minimizzano i costi di produzione coincidenti con l’intero isoquanto obiettivo dato che vi sarà un isocosto che si
sovrappone perfettamente all’isoquanto obiettivo.

𝑤 𝑤 𝑤
1) 𝑀𝑅𝑇𝑆𝐿𝐾 > 2) 𝑀𝑅𝑇𝑆𝐿𝐾 < 3) 𝑀𝑅𝑇𝑆𝐿𝐾 =
𝑟 𝑟 𝑟
𝑄� 𝑄� =>INFINITE SOLUZIONI INTERNE
=> L*= >0 K*=0 => L*=0 K*= >0
𝑎 𝑏

K
-w/r
K K
E
𝑄� K*
-w/r Cmin

-w/r

𝑄�
Cmin 𝑄�
E Cmin

L* L L
-a/b -a/b L -a/b

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2.2 L e K INPUT COMPLEMENTI PERFETTI Ù MRS NON DEFINITO IN CORRISPONDENZA DEL


RAPPORTO DI COMPLEMENTARIETA’

Con input complementi perfetti gli isoquanti sono ad angolo retto con vertici appartenenti alla retta che definisce il
𝐿 𝐾
rapporto di complementarietà. La funzione di produzione ha equazione 𝐹(𝐿, 𝐾) = min � , �.
𝑎 𝑏
L’isocosto più vicino all’origine è quello sul quale si posiziona il vertice dell’isoquanto obiettivo. Per individuare la
combinazione efficiente di input dobbiamo imporre che:

1. sia soddisfatto il rapporto di complementarietà


2. sia soddisfatto l’isoquanto obiettivo .

Dobbiamo quindi risolvere il seguente sistema:

𝐿 𝐾
=
� 𝑎 𝑏
𝐹(𝐿, 𝐾) = 𝑄�

dove a,b, 𝑄� sono dei parametri costanti dati (dei numeri) e le incognite del sistema sono L e K.
Graficamente la combinazione efficiente di input 𝐸 = (𝐿∗ , 𝐾 ∗ ) sarà:

K 𝑄�

K=a/b L

E
K*

Cmin

L* T L

Data la combinazione efficiente di input E=(L*, K*), il costo variabile di lungo periodo per produrre 𝑄� sarà
𝑉𝐶( 𝑄� ) = 𝑤 ∙ 𝐿∗ + 𝑟 ∙ 𝐾 ∗ e il costo totale di lungo periodo sarà 𝑇𝐶(𝑄� ) = 𝐹𝐶 + 𝑉𝐶( 𝑄� ) = 𝐹𝐶 + 𝑤 ∙ 𝐿∗ + 𝑟 ∙ 𝐾 ∗ .

È possibile costruire la funzione di costo che identifica il costo totale di produzione per ogni possibile livello di
output Q. La domanda di lavoro sarà quindi definita al variare del livello di output come L*=L*(Q), la domanda di
capitale sarà definita al variare del livello di output come K*=K*(Q) e i costi variabili varieranno al variare di Q così
che la funzione di costo variabile sarà 𝑉𝐶(𝑄) = 𝑤 ∙ 𝐿∗ (𝑄) + 𝑟 ∙ 𝐾 ∗ (𝑄).

COSTI MEDI E MARGINALI


Per decidere se produrre e quanto produrre, l’impresa considera i costi medi e costi marginali.

Costi medi = costo per unità di output prodotto. Sono definiti come il rapporto tra i costi totali e il numero di unità di
𝐶(𝑄)
output prodotte => 𝐴𝐶(𝑄) =
𝑄
5

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Costi marginali = misurano la variazione di costo totale conseguente alla produzione di una unità in più (l’unità
marginale) di output. Sono definiti come il rapporto tra la variazione dei costi totali conseguente alla produzione
𝛥𝐶(𝑄)
dell’unità marginale (ΔC(Q)) e la variazione di output (ΔQ) => 𝑀𝐶(𝑄) = e per variazioni infinitesimali di Q
𝛥𝑄
𝑑𝐶(𝑄)
sono pari alla derivata della funzione di costo rispetto a Q => 𝑀𝐶(𝑄) = 𝑑𝑄
.

COSTI DI LUNGO PERIODO, RENDIMENTI DI SCALA, EFFETTO SCALA

Al variare della quantità prodotta, l’impresa cambia la scala di produzione e questo si ripercuote sui costi medi di
produzione.
L’andamento della curva di costi di lungo periodo dipende dalle proprietà della tecnologia e dal tipo di rendimenti di
scala che caratterizzano la funzione di produzione.
In particolare:

- Se i AC sono costanti rispetto all’output Q, non esiste effetto scala e la tecnologia ha rendimenti di scala
costanti: aumentando gli input in una data proporzione λ, i costi totali aumentano nella stessa proporzione λ e
l’output aumenta nella stessa proporzione λ => i costi medi non variano Ù la spesa per gli input aumenta alla
stessa velocità dell’output

- Se i AC sono decrescenti rispetto all’output Q, esistono economie di scala e la tecnologia ha rendimenti di


scala crescenti: aumentando gli input in una data proporzione λ, i costi totali aumentano nella stessa
proporzione λ ma l’output aumenta più che proporzionalmente => i costi medi si riducono all’aumentare
dell’output Ù la spesa per gli input aumenta meno velocemente dell’output

- Se i AC sono crescenti rispetto all’output Q, esistono diseconomie di scala e la tecnologia ha rendimenti di


scala decrescenti: aumentando gli input in una data proporzione λ, i costi totali aumentano nella stessa
proporzione λ ma l’output aumenta meno che proporzionalmente => i costi medi aumentano all’aumentare
dell’output Ù la spesa per gli input aumenta più velocemente dell’output

RELAZIONE TRA COSTI MEDI E MARGINALI

Esiste una relazione tra andamento dei costi marginali e andamento dei costi medi. In particolare:

- Se 𝑀𝐶 > 𝐴𝐶 => AC sono crescenti: produrre l’ultima unità di output (unità marginale) costa più di quanto in
media costa produrre le unità precedenti e includendo l’unità marginale nel processo produttivo il costo medio
di produzione aumenta

- Se 𝑀𝐶 < 𝐴𝐶 => AC sono decrescenti: produrre l’ultima unità di output (unità marginale) costa meno di
quanto in media costa produrre le unità precedenti e includendo l’unità marginale nel processo produttivo il
costo medio di produzione si riduce

- Se 𝑀𝐶 = 𝐴𝐶 => AC sono costanti: produrre l’ultima unità di output (unità marginale) costa esattamente
quanto in media costa produrre le unità precedenti e includendo l’unità marginale nel processo produttivo il
costo medio di produzione non varia

Graficamente avremo che la funzione di costi marginali e costi medi si intersecano in corrispondenza del minimo dei
costi medi (la così detta scala efficiente, Qe ).

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MC
AC ,
MC

AC

ACmin

Qe Q
AC decrescenti, MC<AC, Rendimenti AC crescenti, MC>AC, Rendimenti di scala
di scala crescenti, Economie di Scala decrescenti, Diseconomie di Scala

AC costanti = ACmin, MC=AC, Rendimenti di scala


costanti, Non esiste effetto di Scala

RELAZIONE TRA PRODOTTO MARGINALE, COSTI MARGINALI E PREZZO UNITARIO DEGLI


INPUT
Supponiamo che l’impresa voglia produrre una unità in più di output. Questo è possibile utilizzando più L e/o più K.
Possiamo calcolare il costo per l’impresa di produrre una unità in più variando un solo input.
- Se si varia solo il lavoro: per produrre una unità in più servono 1/𝑀𝑃𝐿 unità di lavoro, ogni unità costa w => il
costo per produrre una unità in più usando solo lavoro sarà il costo marginale di produzione e sarà pari a
1
𝑀𝐶 = 𝑤 ∙
𝑀𝑃𝐿
- Se si varia solo il capitale: per produrre una unità in più servono 1/𝑀𝑃𝐾 unità di capitale, ogni unità costa r
=> il costo per produrre una unità in più usando solo capitale sarà il costo marginale di produzione e sarà pari
1
a 𝑀𝐶 = 𝑟 ∙
𝑀𝑃𝐾

Il costo marginale di produzione per l’impresa è quindi uguale al prezzo di ciascun input diviso per il suo prodotto
marginale.
𝑀𝑃 𝑤
Poiché in equilibrio l’impresa sceglie una combinazione di input tale che 𝑀𝑃 𝐿 = riarrangiando la condizione di
𝐾 𝑟
𝑟 𝑤
ottimo abbiamo che = = 𝑀𝐶.
𝑀𝑃𝐾 𝑀𝑃𝐿

VARIAZIONE DEL PREZZO DEGLI INPUT


Se varia il prezzo di un input cambia la combinazione efficiente di input, l’impresa sostituisce l’input più caro con
quello meno caro ma a parità di output obiettivo cambia il costo di produzione. In particolare,
- se aumenta il prezzo di un input, si riduce l’utilizzo di quell’input
- se si riduce il prezzo di un input, aumenta l’utilizzo di quell’input

Ad esempio:
Se ↑w, il lavoro è relativamente più caro del capitale, si sostituisce lavoro con capitale, ci si muove lungo l’isoquanto
obiettivo verso sinistra => ↓L, ↑K
Se ↑r, il capitale è relativamente più costoso del lavoro, si sostituisce capitale con lavoro, ci si muove lungo
l’isoquanto obiettivo verso destra => ↑L, ↓K
In entrambi i casi però a parità di output i costi totali di produzione aumentano.

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Michela Braga
Economia Modulo 1- 2014/15

INTERVENTI PUBBLICI IN CONCORRENZA PERFETTA: TASSE e SUSSIDI

Sebbene il mercato concorrenziale generi un risultato efficiente e altamente desiderabile in cui il Surplus Totale è
massimo talvolta lo stato interviene sul mercato con politiche che modificano l’equilibrio. Un forma di intervento
pubblico in economia è rappresentata dalla tassazione e dai sussidi.

TASSE: sono tributi versati alla stato e possono essere sulla quantità (ovvero essere una somma fissa che deve essere
pagata su ogni unità acquistata/venduta) e ad valorem (ovvero essere una percentuale del prezzi).
L’incidenza legale identifica la parte che è tenuta a versare il denaro allo stato: può essere a carico dei produttori o dei
consumatori
L’incidenza di fatto identifica quanto effettivamente pagano consumatori e imprese rispetto a una situazione in cui
non vi erano tasse.
L’effetto economico dell’introduzione di una tassa sul mercato è la creazione di una forbice (una differenza) tra
- Il prezzo pagato dagli acquirenti pD
- La somma incassata dai venditori pS
L’ampiezza di questa forbice è pari alla tassa.
La tassa riduce la quantità scambiata sul mercato e il surplus totale.

TASSA A CARICO DEI VENDITORI


T = tassa sulla quantità (accisa) a carico dei venditori

Dato che la tassa è a carico dei produttori, si avrà che per ogni prezzo pagato dai consumatori le imprese incassano
meno perché devono versare una somma pari a T allo stato => per ogni livello di produzione chiederanno il prezzo che
chiedevano precedentemente (che consentiva loro di massimizzare il profitto) aumentato di T => la curva di offerta
trasla verso l’alto di un ammontare pari a T Ù aumenta il prezzo richiesto dalle imprese per vendere il prodotto.

L’intersezione tra la curva di domanda iniziale e la nuova curva di offerta identifica il prezzo pagato dai consumatori
(pD) e la quantità acquistata e venduta (QT) => la somma incassata dalle imprese al netto della tassa sarà pS= pD-T.

NB: Anche se sono le imprese a dover versare allo stato la tassa la differenza tra quanto incassavano prima e dopo la
tassa è minore della tassa =>vi è traslazione della tassa Ù le imprese traslano parte della tassa sui consumatori così
che consumatori e imprese si ripartiscono l’onere della tassa

ST >S, la distanza verticale tra le due curve è


ST la tassa => i produttori chiedono un prezzo
p maggiore per ogni unità di bene venduta dato
che devono versare la tassa allo stato
T
=> la quantità prodotta in equilibrio è
ET inefficientemente bassa QT<Q0
Perdita
benessere S
pD => consumatori pagano più di prima pD>p0

=> imprese incassano meno di prima ps<p0


pO E
=> vi è una perdita di benessere per la società
nel suo complesso => il ST↓
D
PS=PD-T

QT Q0 Q

TASSA A CARICO DEI CONSUMATORI


T = tassa sulla quantità (accisa) a carico dei consumatori

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Dato che la tassa è a carico dei consumatori, si avrà che per ogni prezzo pagato dai consumatori le imprese devono
versare allo stato una somma pari a T => per ogni livello di produzione saranno disposti a pagare alle imprese il
prezzo che pagavano precedentemente (che consentiva loro di massimizzare la loro utilità) ridotto di T => la curva di
domanda trasla verso il basso di un ammontare pari a T Ù si riduce la disponibilità a pagare dei consumatori alle
imprese.
L’intersezione tra la curva di offerta e la nuova curva di domanda identifica il prezzo incassato dalle imprese (pS) e la
quantità acquistata e venduta (QT) => la somma pagata dai consumatori complessivamente al netto della tassa sarà
pD= pS+T.
NB: Anche se legalmente sono i consumatori a dover versare allo stato la tassa la differenza tra quanto pagavano
prima e quanto pagano dopo la tassa è minore della tassa =>vi è traslazione della tassa Ù i consumatori traslano parte
della tassa sulle imprese così che consumatori e imprese si ripartiscono l’onere della tassa

DT<D, la distanza verticale tra le due curve è


la tassa => i consumatori sono disposti a
p pagare alle imprese un prezzo minore per
ogni unità di bene acquistata dato che devono
D versare la tassa allo stato

S => la quantità prodotta in equilibrio è


Perdita inefficientemente bassa QT<Q0
pD=pS+T T benessere

=> consumatori pagano più di prima pD>p0


DT
pO => imprese incassano meno di prima ps<p0
E
=> vi è una perdita di benessere per la società
PS nel suo complesso => il ST↓
ET

QT Q0 Q

L’introduzione della tassa riduce il surplus totale dato che


- Si riduce il surplus dei consumatori
- Si riduce il surplus dei produttori
- Lo stato ha un gettito fiscale positivo pari a (𝑇𝑇 ∙ 𝑄𝑄𝑇𝑇 )
ma la riduzione del surplus del consumatore e del produttore è maggiore del gettito fiscale => la società nel suo
complesso ha una perdita di benessere.

NB: a parità di tassa T la perdita di benessere per la società è la stessa indipendentemente che la tassa sia a carico dei
produttori o dei consumatori. Il prezzo pagato dai consumatori e la somma incassata dalle imprese è la stessa, così
come la quantità scambiata.

NB: anche se l’incidenza legale è a carico di una sola delle due parti del mercato, l’incidenza di fatto è su entrambe le
parti. Rispetto all’equilibrio iniziale, i consumatori pagano più di prima e le imprese incassano meno. L’incidenza di
fatto è la stessa indipendentemente dall’incidenza legale.

NB: la maggior o minore incidenza di fatto della tassa tra le due parti ovvero il modo in cui la tassa “viene divisa” tra
le due parti dipende dalla forma delle curve di domanda e offerta => dall’elasticità
- Se ↑ elasticità della domanda o si ↓ l’elasticità dell’offerta => ↑ onere (incidenza di fatto) per le imprese
- Se si ↓elasticità della domanda o ↑ l’elasticità dell’offerta => ↑ onere (incidenza di fatto) per i consumatori
- Onere è egualmente diviso se le curve sono egualmente elastiche
Consideriamo, ad esempio, una tassa sulla quantità a carico dei produttori e chiediamoci come variano i prezzi pagati
dai consumatori e le somme percepite dalle imprese a seconda dell’elasticità della domanda e dell’offerta.

p0 = prezzo pagato dai consumatori e percepito dalle imprese prima della tassa. pD=prezzo pagato dai consumatori
dopo la tassa. ps=prezzo percepito dalle imprese dopo la tassa

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CURVA DI DOMANDA ELASTICA


La tassa non provoca variazioni del prezzo pagato dai
ST
consumatori : dopo l’introduzione della tassa pagano
esattamente lo stesso prezzo che pagavano prima (pD=p0)
S
L’onere ricade interamente sui venditori che adesso
pD=p0 incassano T in meno su ogni unità venduta di quanto
D incassavano prima dell’introduzione della tassa (ps=pD-T=
p0-T)

ps=pD-T

QT Q0 Q

CURVA DI OFFERTA RIGIDA


La tassa non modifica la quantità offerta e non provoca
S=ST variazioni del prezzo pagato dai consumatori : dopo
l’introduzione della tassa pagano esattamente lo stesso
pD=p0 prezzo che pagavano prima (pD=p0)

L’onere ricade interamente sui venditori che adesso


D incassano T in meno su ogni unità venduta di quanto
ps=pD-T incassavano prima dell’introduzione della tassa (ps=pD-T=
p0-T)

Q0 =QT Q

CURVA DI DOMANDA RIGIDA


La tassa non modifica la quantità scambiata e non
D ST provoca variazioni del prezzo incassato dalle imprese:
dopo l’introduzione della tassa incassano esattamente lo
pD=p0+T stesso ammontare che incassavano prima (pS=p0)

S L’onere ricade interamente sui consumatori che


adesso pagano T in più per ogni unità acquistata rispetto
ps=p0 a quanto pagavano prima dell’introduzione della tassa
(pD= p0+T)

Q0 =QT Q

CURVA DI OFFERTA ELASTICA


La tassa riduce la quantità scambiata ma non provoca
D variazioni del prezzo incassato dalle imprese: dopo
ST l’introduzione della tassa incassano esattamente lo stesso
pD=p0+T ammontare che incassavano prima (pS=p0)

S L’onere ricade interamente sui consumatori che


adesso pagano T in più per ogni unità acquistata rispetto
ps=p0 a quanto pagavano prima dell’introduzione della tassa
(pD= p0+T)

QT Q0 Q
SUSSIDI: sono trasferimenti di denaro dallo stato ai consumatori e/o imprese. Sono delle tasse negative, che creano
sempre una forbice tra prezzo pagato dai consumatori e somma percepita dai produttori.
Con un sussidio la quantità scambiata è superiore a quella concorrenziale e si ha sempre una perdita di benessere per
la collettività. Vale tutto quello visto precedentemente.

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Ö Sussidio a favore dei produttori sposta la funzione di offerta verso il basso di un ammontare pari al sussidio
ricevuto
Ö Sussidio a favore dei consumatori sposta la funzione di domanda verso l’alto di un ammontare pari al sussidio
ricevuto

SUSSIDIO A FAVORE DEI VENDITORI


s = sussidio sulla quantità a favore dei venditori

Dato che il sussidio è a favore dei produttori, si avrà che per ogni prezzo pagato dai consumatori le imprese incassano
di più perché ricevono una somma pari a s dallo stato => per ogni livello di produzione chiederanno ai consumatori il
prezzo che chiedevano precedentemente (che consentiva loro di massimizzare il profitto) ridotto di s => la curva di
offerta trasla verso il basso di un ammontare pari a s Ù si riduce il prezzo richiesto dalle imprese per vendere il
prodotto.

L’intersezione tra la curva di domanda iniziale e la nuova curva di offerta identifica il prezzo pagato dai consumatori
(pD) e la quantità acquistata venduta (Qs) => la somma incassata dalle imprese al lordo del sussidio sarà pS= pD+s.

NB: Anche se sono le imprese a incassare dallo stato il sussidio, la differenza tra quanto incassavano prima e quanto
incassano dopo la tassa è minore del sussidio => vi è traslazione del sussidio Ù le imprese traslano parte del sussidio
sui consumatori così che consumatori e imprese si ripartiscono il beneficio del sussidio

Ss<S, la distanza verticale tra le due curve è il


E sussidio => i produttori chiedono un prezzo
S minore per ogni unità di bene venduta dato
p
che ricevono dallo stato il sussidio
s
=> la quantità prodotta in equilibrio è
pS=pD+s Perdita inefficientemente alta Qs>Q0
benessere Ss
P0 => consumatori pagano meno di prima pD<p0

=> imprese incassano più di prima ps>p0


pD Es
=> vi è una perdita di benessere per la società
nel suo complesso => il ST↓
D

Q0 Qs Q

SUSSIDIO A FAVORE DEI CONSUMATORI


s = sussidio sulla quantità a favore dei consumatori

Dato che il sussidio è a favore dei consumatori, si avrà che per ogni prezzo incassato dalle imprese i consumatori
esborsano di meno perché ricevono una somma pari a s dallo stato => per ogni livello di produzione saranno disposti a
pagare il prezzo che pagavano precedentemente (che consentiva loro di massimizzare l’utilità) aumentato di s => la
curva di domanda trasla verso l’alto di un ammontare pari a s Ù aumenta la disponibilità a pagare dei consumatori
alle imprese.

L’intersezione tra la curva di offerta iniziale e la nuova curva di domanda identifica il prezzo incassato dalle imprese
(ps) e la quantità acquistata venduta (Qs) => il prezzo pagato dai consumatori al netto del sussidio sarà pD= pS-s.

NB: Anche se sono i consumatori incassare dallo stato il sussidio, la differenza tra quanto pagavano prima e quanto
pagano dopo il sussidio è minore del sussidio => vi è traslazione del sussidio Ù i consumatori traslano parte del
sussidio alle imprese così che consumatori e imprese si ripartiscono il beneficio del sussidio

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Ds>D, la distanza verticale tra le due curve è


il sussidio => i consumatori sono disposti a
S pagare un prezzo maggiore per ogni unità di
p
bene acquistata dato che ricevono dallo stato
il sussidio
Perdita
pS benessere => la quantità prodotta in equilibrio è
E
inefficientemente alta Qs>Q0
P0
=> consumatori pagano meno di prima pD<p0
Ds
Es => imprese incassano più di prima ps>p0
pD=ps-s
=> vi è una perdita di benessere per la società
s nel suo complesso => il ST↓
D

Q0 Qs Q

NB: L’introduzione del sussidio riduce il surplus totale e lo stato ha un’uscita pari a (𝑠𝑠 ∙ 𝑄𝑄𝑆𝑆 ) (un gettito fiscale
negativo)

NB: a parità di sussidio s, la perdita di benessere per la società è la stessa indipendentemente che il sussidio sia a
favore dei produttori o dei consumatori. Il prezzo pagato dai consumatori e la somma incassata dalle imprese è la
stessa, così come la quantità scambiata.

NB: anche se l’incidenza legale è a carico di una sola delle due parti del mercato, l’incidenza di fatto è su entrambe le
parti. Rispetto all’equilibrio iniziale, i consumatori pagano meno di prima e le imprese incassano di più meno.
L’incidenza di fatto è la stessa indipendentemente dall’incidenza legale.

NB: la maggior o minore incidenza di fatto del sussidio sulle due parti ovvero il modo in cui il sussidio “viene diviso”
tra le due parti dipende dalla forma delle curve di domanda e offerta => dall’elasticità

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Michela Braga
Economia Modulo 1- 2014/15

MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO, OFFERTA, EQUILIBRIO CONCORRENZIALE di


BREVE E LUNGO PERIODO

L’impresa, data la tecnologia, sceglie la combinazione di input efficiente che minimizza i costi dato l’obiettivo di
produzione. L’obiettivo di produzione viene scelto in modo da massimizzare il profitto.
Consideriamo il problema della decisione di offerta (se e quanto produrre) di un’impresa price taker, ovvero
un’impresa che non ha potere di mercato e non può influenzare il prezzo del prodotto che vende/produce. Indichiamo
con 𝑝𝑝 = 𝑝𝑝̅ il prezzo del bene, esogenamente dato per la singola impresa. Un’impresa price taker, al prezzo di mercato,
può vendere qualsiasi quantità di bene così che la curva di domanda fronteggiata dalla singola impresa è orizzontale
(perfettamente elastica). L’impresa prende il prezzo di mercato per dato e, a quel prezzo, deve decidere se/quanto
offrire sulla base dei profitti.
Il profitto (∏) dell’impresa è la differenza tra i ricavi totali (TR(Q)) e costi totali (TC(Q)).
I ricavi totali sono pari al prezzo unitario moltiplicato per la quantità venduta: 𝑇𝑇R(Q) = 𝑝𝑝̅ 𝑄𝑄
I costi totali corrispondono alla funzione di costo costruita risolvendo il problema della scelta della combinazione
efficiente di input dell’impresa.
La funzione di profitto sarà Π = TR(Q) − TC(Q) = 𝑝𝑝̅ 𝑄𝑄 − TC(Q)
Ö Il beneficio del produrre per l’impresa è il ricavo TR(Q), il costo del produrre è il costo totale di produzione
TC(Q)
TR(Q) 𝑝𝑝̅ 𝑄𝑄
Ö Il ricavo medio per unità di prodotto è 𝐴𝐴𝐴𝐴 = 𝑄𝑄
= = 𝑝𝑝̅ => per un’impresa price taker il ricavo medio
𝑄𝑄
coincide con il prezzo di mercato e con la funzione di domanda fronteggiata dalla singola impresa
TC(Q)
Ö Il costo medio per unità di prodotto è 𝐴𝐴𝐴𝐴 = 𝑄𝑄

1) Decisone di produzione: trattandosi di una decisione del tipo tutto/niente (produrre o non produrre) l’impresa
produce se e solo se i profitti sono positivi Ù se il beneficio netto del produrre è positivo:

Π = TR(Q) − TC(Q) = 𝑝𝑝̅ 𝑄𝑄 − TC(Q) > 0

Dividendo entrambi i membri per la quantità otteniamo una relazione in termini di grandezze medie ovvero:

Π TR(Q) − TC(Q) TR(Q) TC(Q) 𝑝𝑝̅ 𝑄𝑄 TC(Q)


= = − = − >0
𝑄𝑄 𝑄𝑄 𝑄𝑄 𝑄𝑄 𝑄𝑄 𝑄𝑄
Ù
𝐴𝐴𝐴𝐴 > 𝐴𝐴𝐴𝐴
Ù
𝑝𝑝̅ > 𝐴𝐴𝐴𝐴

REGOLA DI PRODUZIONE/CESSAZIONE DELL’ATTIVITA’: l’impresa produce se e solo se il ricavo medio è


maggiore del costo medio, ovvero se il prezzo di mercato è maggiore del costo medio. Ogni qual volta il prezzo è
inferiore al minimo dei costi medi si cessa l’attività produttiva. Il minimo dei costi medi rappresenta il prezzo soglia
per le decisioni di produzione dell’impresa.

2) Decisone di quanto produrre: trattandosi di una decisione di livello, l’impresa produce il livello di output che le
consente di massimizzare i profitti. L’impresa confronta i benefici marginali con i costi marginali connessi con la
produzione.
Il Ricavo marginale rappresenta il beneficio marginale connesso alla produzione. I ricavi marginali misurano la
variazione dei ricavi totali conseguente alla vendita di una unità in più (l’unità marginale) di output. Sono definiti
come il rapporto tra la variazione dei ricavi totali conseguente alla produzione dell’unità marginale (ΔTR(Q)) e la
𝛥𝛥𝛥𝛥𝛥𝛥(𝑄𝑄)
variazione di output (ΔQ) ovvero 𝑀𝑀𝐴𝐴(𝑄𝑄) = e per variazioni infinitesimali di Q sono pari alla derivata della
𝛥𝛥𝑄𝑄
𝑑𝑑𝛥𝛥𝛥𝛥(𝑄𝑄) 𝑑𝑑(𝑝𝑝̅ 𝑄𝑄)
funzione di ricavo rispetto a Q => 𝑀𝑀𝐴𝐴(𝑄𝑄) = 𝑑𝑑𝑄𝑄
=
𝑑𝑑𝑄𝑄
= 𝑝𝑝̅ . Per un’impresa price taker il ricavo marginale
coincide con il prezzo di mercato e quindi con la funzione di ricavo medio e di domanda fronteggiata dalla singola
impresa.
1

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I Costi marginali rappresenta il costo marginale connesso alla produzione. I costi marginali misurano la variazione di
costo totale conseguente alla produzione di una unità in più (l’unità marginale) di output. Sono definiti come il
rapporto tra la variazione dei costi totali conseguente alla produzione dell’unità marginale (ΔTC(Q)) e la variazione di
𝛥𝛥𝛥𝛥𝛥𝛥(𝑄𝑄)
output (ΔQ) => 𝑀𝑀𝐴𝐴(𝑄𝑄) = e per variazioni infinitesimali di Q sono pari alla derivata della funzione di costo
𝛥𝛥𝑄𝑄
𝑑𝑑𝛥𝛥𝛥𝛥(𝑄𝑄)
rispetto a Q => 𝑀𝑀𝐴𝐴(𝑄𝑄) = 𝑑𝑑𝑄𝑄
.

Confrontando MR e MC possiamo stabilire se l’impresa sta massimizzando il profitto. In particolare:


- Se MR>MC => Q↑: Se in corrispondenza di una data quantità il ricavo marginale è maggiore del costo
marginale, l’impresa non sta massimizzando il profitto. Infatti, se producesse una unità in più avrebbe un
incremento dei ricavi (MR) maggiore dell’incremento dei costi (MC) e questo le consentirebbe di aumentare il
profitto => per l’impresa è economicamente conveniente aumentare la quantità prodotta
- Se MR<MC => Q↓: Se in corrispondenza di una data quantità il ricavo marginale è minore del costo
marginale, l’impresa non sta massimizzando il profitto. Infatti, se producesse una unità in più avrebbe un
incremento dei ricavi (MR) minore dell’incremento dei costi (MC) e quindi il profitto si ridurrebbe => per
l’impresa è economicamente conveniente ridurre la quantità prodotta
- Se MR=MC => Q non varia: Se in corrispondenza di una data quantità il ricavo marginale è esattamente
uguale al costo marginale, l’impresa sta massimizzando il profitto. Infatti, se producesse una unità in più
avrebbe un incremento dei ricavi (MR) esattamente uguale all’incremento dei costi (MC) e i suoi profitti non
varierebbero => l’impresa non ha alcun incentivo economico a variare il livello della quantità prodotta

L’impresa continua a produrre fino al punto in cui i ricavi derivanti dalla produzione/vendita di un’ulteriore unità di
output è maggiore del costo che l’impresa deve sostenere per produrre quest’ulteriore unità di output =>

REGOLA DI MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO: l’impresa produce un livello di output Q* che le consente di
massimizzare il profitto al prezzo di mercato. In corrispondenza del livello ottimo di output (la quantità offerta) si ha
che MR=MC Ù 𝑝𝑝̅ = 𝑀𝑀𝐴𝐴

Graficamente la scelta ottima per l’impresa sarà il livello Q* in corrispondenza del quale la funzione dei costi
marginali interseca la funzione dei ricavi marginali che coincide con il prezzo di mercato

MC

AC

𝑝𝑝̅ AR=MR=d

AC(Q*)
profitto
ACmin

Qe Q* Q

Se Q<Q*, MR>MC=> Q↑ Se Q>Q*, MR<MC=> Q↓

MR=MC => Q*
PROFITTO MASSIMO
2

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In corrispondenza della quantità ottima il profitto sarà


Π = 𝑝𝑝̅ 𝑄𝑄∗ − 𝐴𝐴𝐴𝐴(𝑄𝑄∗ )𝑄𝑄∗ = (𝑝𝑝̅ − 𝐴𝐴𝐴𝐴(𝑄𝑄∗ ))𝑄𝑄∗

e graficamente sarà pari all’area del rettangolo sotto il prezzo di mercato e sopra il costo medio in corrispondenza
della quantità prodotta Q*.
È possibile costruire la funzione di offerta dell’impresa che identifica la quantità offerta per ogni possibile livello di
prezzo. Imponendo la condizione per la massimizzazione del profitto (MR=MC) per ogni possibile livello di prezzo
otteniamo la funzione di offerta che coincide con la curva dei costi marginali per valori di prezzo maggiori o uguali al
minimo del costo medio ed è nulla per valori di prezzo inferiori al minimo del costo medio. La funzione di offerta
della singola impresa price taker nel mercato sarà:
𝑝𝑝 = 𝑀𝑀𝐴𝐴(𝑄𝑄) 𝑠𝑠𝑠𝑠 𝑝𝑝 ≥ 𝐴𝐴𝐴𝐴𝑚𝑚𝑚𝑚𝑚𝑚
𝑆𝑆(𝑄𝑄) = �
𝑄𝑄 = 0 𝑠𝑠𝑠𝑠 𝑝𝑝 < 𝐴𝐴𝐴𝐴𝑚𝑚𝑚𝑚𝑚𝑚

S=MC
P,AC , MC

AC

ACmin

Qe Q

NB: Ricordando che la funzione di offerta indica il prezzo minimo che l’impresa chiede per vendere il proprio
prodotto è naturale che essa coincida con la funzione di costo marginale che identifica il costo produrre una unità
aggiuntiva. Se varia il prezzo unitario degli input, cambiano i costi di produzione, cambiano i costi marginali e quindi
cambia la funzione di offerta. In particolare,
- Se aumenta w e/o r, aumentano i costi di produzione, aumentano i costi marginali => la funzione MC si sposta
verso l’alto e quindi anche la funzione di offerta dell’impresa Ù si riduce l’offerta Ù dato che aumentano i
costi per produrre ogni livello di Q, aumenta il prezzo richiesto dall’impresa per vendere quella quantità
- Se si riduce w e/o r, si riducono i costi di produzione, si riducono i costi marginali => la funzione MC si
sposta verso il basso e quindi anche la funzione di offerta dell’impresa Ù aumenta l’offerta Ù dato che si
riducono i costi per produrre ogni livello di Q, si riduce il prezzo richiesto dall’impresa per vendere quella
quantità
NB: Dato che la funzione di costo è diversa nel breve e nel lungo periodo, anche le funzioni di offerta saranno diverse
nei due orizzonti temporali. In generale la funzione di offerta è più elastica nel lungo periodo (la curva è più piatta)
poiché il costo di produzione di lungo è inferiore al costo di produzione di breve

SURPLUS DEL PRODUTTORE: misura il beneficio monetario che l’impresa ha dal produrre/vendere una data
quantità a un dato prezzo. E’ definito come la differenza tra i ricavi totali e i costi totali evitabili.
𝑆𝑆𝑆𝑆 = 𝑇𝑇𝐴𝐴(𝑄𝑄) − 𝑉𝑉𝐴𝐴(𝑄𝑄) − 𝐹𝐹𝐴𝐴𝑠𝑠𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹
Si differenzia dal profitto che è definito come la differenza tra i ricavi totali e tutti i costi sostenuti dall’impresa
(evitabili e irrecuperabili)

Π = 𝑇𝑇𝐴𝐴(𝑄𝑄) − 𝑉𝑉𝐴𝐴(𝑄𝑄) − 𝐹𝐹𝐴𝐴𝑠𝑠𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹 − 𝐴𝐴𝐹𝐹𝐶𝐶𝐶𝐶𝑠𝑠𝐶𝐶𝐶𝐶𝑝𝑝𝐶𝐶𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹𝐹

Ö Se non vi sono costi irrecuperabili il surplus del produttore coincide con il profitto
Ö Graficamente il SP è l’area al di sopra della funzione di offerta e al di sotto del prezzo in corrispondenza della
quantità offerta

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MERCATO CONCORRENZIALE: EQUILIBRIO DI BREVE PERIODO E LUNGO PERIODO

Un mercato concorrenziale è un mercato con le seguenti caratteristiche


- Lato della domanda: vi sono tanti piccoli acquirenti price taker
- Lato dell’offerta: vi sono tanti piccoli venditori price taker (non hanno potere di mercato)
- Il bene venduto è perfettamente omogeneo
- Non vi sono costi di transazione
- Vi è informazione perfetta e simmetrica
- Non si attuano comportamenti strategici

Il mercato del generico bene è in equilibrio se la domanda di mercato è uguale all’offerta e non vi sono eccessi di
domanda e/o offerta.

Lato della domanda: assumendo che vi sia un numero elevato di consumatori identici, ognuno di essi avrà una
funzione di domanda per il bene ottenuta tramite la soluzione del problema del consumatore che sarà una funzione
negativa del prezzo. La funzione di domanda individuale del generico consumatore sarà 𝑞𝑞 𝐷𝐷 = 𝑓𝑓 𝐷𝐷 (𝑝𝑝). Se sul
mercato di sono N consumatori identici la funzione di domanda di mercato sarà la somma delle domane individuali
QD=NqD
- qD indica la quantità domandata dal singolo consumatore
- QD indica la quantità aggregata domandata dal mercato.
Graficamente la curva di domanda del mercato si ottiene sommando orizzontalmente le curve di domanda dei singoli
consumatori.

Lato dell’offerta: assumendo che vi sia un numero elevato di imprese identiche, ognuna di esse avrà una funzione di
offerta per il bene ottenuta tramite la soluzione del problema di massimizzazione del profitto della singola impresa che
coinciderà con la curva di costi marginali per valori di prezzo superiori al minimo dei costi medi.
𝑝𝑝
La funzione di offerta individuale della generica impresa sarà una funzione crescente del prezzo𝑞𝑞 𝑆𝑆 = 𝑓𝑓 𝑆𝑆 � �. Se sul
+
mercato di sono N imprese identiche la funzione di offerta di mercato sarà la somma delle offerte individuali
QS=NqS
- qS indica la quantità offerta dalla singola impresa
- QS indica la quantità aggregata offerta dal mercato.
Graficamente la curva di offerta del mercato si ottiene sommando orizzontalmente le curve di offerta delle singole
imprese.

La funzione di offerta di mercato è diversa nel breve e nel lungo periodo dato che è diverso il numero di imprese che
operano sul mercato. In particolare,
- BREVE PERIODO: dato che in questo orizzonte temporale gli input sono fissi questo equivale a dire che non
vi è possibilità di entrata nel mercato, solo le imprese che già sono attive (quelle che hanno lo stock
� Ù l’offerta di mercato
adeguato di fattori) producono Ù il numero di imprese attive è fisso e dato e pari a 𝑁𝑁
di breve periodo è la somma orizzontale delle offerte individuali ed è finita
- LUNGO PERIODO: dato che in questo orizzonte temporale gli input sono variabili questo equivale a dire che
vi è possibilità di entrata nel mercato, le imprese esterne al mercato se lo reputano profittevole possono
entrare nel mercato procurandosi lo stock adeguato di fattori e produrre Ù il numero di imprese attive è
determinato endogenamente dal mercato Ù l’offerta di mercato di lungo periodo è la somma orizzontale
delle offerte di tutti i potenziali entranti ed è pressoché infinita

EQUILIBRIO CONCORRENZIALE DI BREVE PERIODO


Dati,
𝑄𝑄 𝐷𝐷 = funzione di domanda mercato di breve periodo
�=numero di imprese attive sul mercato
𝑁𝑁
𝑆𝑆
𝑄𝑄𝐵𝐵𝐵𝐵 � 𝑞𝑞 𝑆𝑆 = funzione di offerta di mercato di breve periodo
= 𝑁𝑁

Possiamo identificare:
1) Equilibrio di mercato: Data la funzione di domanda e di offerta di mercato si determina l’equilibrio di mercato di
breve periodo eguagliando domanda e offerta così che non ci siano eccessi di domanda e offerta => si avrà quindi un
prezzo di equilibrio p=pBP e una quantità di equilibrio QBP che indica la quantità totale acquistata/venduta in equilibrio
sul mercato.

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Al prezzo d’equilibrio tutti i produttori riescono a vendere tutta la quantità che desiderano produrre e ogni
consumatore ottiene esattamente la quantità di bene che desidera comprare.

2) Equilibrio per la singola impresa: il prezzo di equilibrio di mercato p=pBP rappresenta la domanda fronteggiata
dalla singola impresa che è price taker e quindi coincide anche con i ricavi medi e i ricavi marginali. Dato il prezzo di
equilibrio prevalente sul mercato la singola impresa nel breve periodo produce e offre una quantità che le consente di
𝑄𝑄
massimizzare il profitto ovvero qBP tale che MR=MC Ù pBP=MC => 𝑞𝑞𝐵𝐵𝐵𝐵 = 𝐵𝐵𝐵𝐵 �
𝑁𝑁

La singola impresa se pBP>ACmin, ottiene profitti positivi pari a Π = 𝑇𝑇𝐴𝐴(𝑞𝑞𝐵𝐵𝐵𝐵 ) − 𝑇𝑇𝐴𝐴(𝑞𝑞𝐵𝐵𝐵𝐵 ) = 𝑝𝑝𝐵𝐵𝐵𝐵 𝑞𝑞𝐵𝐵𝐵𝐵 − 𝑇𝑇𝐴𝐴(𝑞𝑞𝐵𝐵𝐵𝐵 )>0
Graficamente avremo la seguente rappresentazione dell’equilibrio di BREVE PERIODO

MERCATO IMPRESA
P,AC , MC P,AC , MC s: MC
s s
D S: Q =Nq
EBP AC

EBP pBP
pBP
AR=MR=d
ACmin ACmin

qe qBP q
QBP

EQUILIBRIO CONCORRENZIALE DI LUNGO PERIODO


Nel lungo periodo esiste possibilità di entrata (se vi sono possibilità di profitto) e di uscita (se si subiscono perdite) nel
mercato => il numero di imprese attive è determinato endogenamente dal mercato stesso.

In particolare, se in corrispondenza dell’equilibrio di breve periodo pBP>ACmin, le imprese già operanti ottengono
profitti positivi, nuove imprese sono attratte dall’industria che è profittevole e entreranno nel mercato. Per ogni nuova
impresa che entra nel mercato l’offerta di mercato aumenta e la curva di offerta di mercato trasla a destra. Se l’offerta
di mercato aumenta, a parità di domanda, il prezzo d’equilibrio si mercato si riduce mentre la quantità offerta aumenta
=> l’equilibrio di mercato diventa p1< pBP Q1>QBP.
Se il prezzo di mercato è ancora maggiore del minimo dei costi medi, i profitti per la singola impresa saranno positivi,
e nuove imprese avranno incentivo ad entrare. Questo farà aumentare ulteriormente l’offerta di mercato, ridurre il
prezzo e aumentare la quantità scambiata.
Il meccanismo di aggiustamento e entrata nel mercato continua fino a che i prezzo di mercato è maggiore del minimo
dei costi medi. Nel momento in cui il prezzo raggiunge il minimo dei costi medi, AR=AC => il profitto sarò nullo e le
imprese saranno indifferenti se uscire o rimanere sul mercato e produrre esattamente la scala efficiente dato che
AR=MR=MC => il mercato ha raggiunto l’equilibrio di lungo periodo in cui non vi sarà ulteriore incentivo a
entrare/uscire dal mercato.

1) Equilibrio di mercato: La funzione di offerta è illimitata in corrispondenza del minimo dei costi medi viceversa è
nulla se il prezzo è minore => la funzione di offerta di mercato è perfettamente orizzontale (elastica).
Il prezzo di equilibrio di mercato nel lungo periodo è il minimo dei costi medi pLP=ACmin
La quantità domandata e prodotta è quella in corrispondenza della quale non ci sono eccessi di domanda e di offerta
𝑆𝑆
QLP: 𝑄𝑄𝐿𝐿𝐵𝐵 = 𝑄𝑄 𝐷𝐷 .

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2) Equilibrio della singola impresa: dato che il prezzo prevalente sul mercato è il minimo dei costi medi ogni imprese
offre una quantità che corrisponde esattamente alla sua scala efficiente qe e ottiene profitti nulli (Π 𝐿𝐿𝐵𝐵 = 0)

𝑄𝑄 𝑒𝑒
Ö Il numero di imprese attive sul mercato è determinato endogenamente dal mercato ed è pari a 𝑁𝑁 = 𝑞𝑞𝑒𝑒
.
Ö Dire che N è determinato endogenamente dal mercato significa che è il mercato stesso, in base al presso e quindi
ai profitti che determina l’entrata/uscita delle imprese che entrano fino a che i profitti non sono nulli

Ö I prezzi sul mercato hanno il ruolo di coordinare le decisioni degli agenti economici
- se il prezzo è alto, i profitti sono elevati, nuove imprese entrano nel mercato, la quantità scambiata aumenta, il
prezzo si riduce e il profitto si riduce
- se il prezzo è basso, le impresse hanno perdite ed escono dal mercato, la quantità scambiata si riduce, il prezzo
aumenta e il profitto aumenta

NB: ogni equilibrio di lungo periodo è anche un equilibrio di breve periodo, ma un equilibrio di breve periodo non è
necessariamente un equilibrio di lungo, lo è solo se il profitto è nullo.

Graficamente avremo la seguente rappresentazione dell’equilibrio di LUNGO PERIODO

MERCATO IMPRESA
P,AC , MC P,AC , MC s: MC

D SBP: Qs=Nqs
EBP EBP AC

pBP
pBP ARLP=MRLP=dLP
ELP

ACmin=pLP ACmin
SLP

ELP

qLP=qe qBP q
QBP QLP

SURPLUS TOTALE: dato l’equilibrio di mercato si può quantificare il beneficio per la società derivante dal
produrre/vendere/acquistare una data quantità di prodotto a un dato prezzo. Il surplus è una misura dell’efficienza del
mercato ed è la valutazione monetaria del beneficio netto derivante dallo scambio tra produttori e consumatori. Esso è
la somma del surplus del produttore e del surplus del consumatore:
ST=SC+SP
E’ il guadagno complessivo per la collettività (il social welfare)

In corrispondenza dell’equilibrio concorrenziale il ST è massimo => l’equilibrio è efficiente nel senso di Pareto poiché
non è possibile aumentare il benessere di qualcuno senza peggiorare quello di qualcun altro. Non vi sono altre
combinazioni di p e Q che consentono di aumentare il benessere complessivo

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