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Chiara d’Assisi:

vangelo al femminile
Atti del Convegno di studio:
Milano, 31 marzo 2012

A cura di
Annalisa Parmigiani e Paolo Canali

Edizioni Biblioteca Francescana


2013
Chiara d’Assisi:
dalla conversione alla promessa
di obbedienza a Francesco
Marco Guida*

Il 18 ottobre 1253 Innocenzo iv dava mandato al vescovo


di Spoleto, Bartolomeo Accorombani, di istruire e presiede-
re il processo per la canonizzazione di Chiara d’Assisi. Il pon-
tefice così scriveva al prelato spoletano: «Essendo, dunque,
cosa degna e doverosa che sia onorata nella Chiesa militan-
te colei che la divina clemenza si dice rendere venerabile per
i suoi fedeli, a motivo dei doni di grazia di tal genere e la
dignità di miracoli che sono da onorare, ordiniamo alla tua
fraternità attraverso lettere apostoliche, di indagare con dili-
genza e sollecitudine la verità intorno alla sua vita, conver-
sione e vita religiosa e intorno ai predetti miracoli e a tutte
le loro circostanze, secondo il questionario che ti mandiamo
allegato alla nostra bolla. E tutto ciò che avrai trovato intor-
no alle cose sopraddette, abbi cura di inviarle a Noi sotto il
tuo sigillo, scritte fedelmente per pubblica mano, affinché
l’anima di colei che si crede già rallegrarsi in cielo con la
veste dell’immortalità, sia seguita in questo mondo con degne

* La conferenza tenuta a Milano in occasione della giornata di studio del


31 marzo 2012 si atteneva a quanto, sulla conversione di Chiara d’Assisi,
è scritto in M. Guida, Una leggenda in cerca d’autore: la Vita di santa Chia-
ra d’Assisi. Studio delle fonti e sinossi intertestuale, préface de J. Dalarun
(Subsidia hagiographica, 90), Société des Bollandistes, Bruxelles 2010, pp.
129-162. Il testo qui pubblicato riprende fondamentalmente le pagine del
predetto volume, aggiornate alla luce delle più recenti pubblicazioni cla-
riane, aggiungendovi le traduzioni italiane delle fonti latine, ma con l’ap-
parato delle note essenzializzato rispetto a quello della monografia.

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lodi dalla devota moltitudine dei giusti»1. Con la lettera Glo-


riosus Deus Innocenzo iv, nel promuovere l’inchiesta sulla
santità di Chiara, delineò pure una immagine della donna di
Assisi caratterizzata soprattutto dal voto della verginità. Nell’es-
senzialità della sua lettera il pontefice non narrò le reali moda-
lità e circostanze della conversio di Chiara, ma si limitò a
descrivere, seppur brevemente, l’atteggiamento interiore del
suo cambiamento di vita e poi gli esiti della sua santa con-
versatio. Ascoltiamo ancora le parole del pontefice: «Chiara,
di santa memoria, abbadessa delle povere monache recluse
di S. Damiano di Assisi, porgendo ascolto a quel detto pro-
fetico “Ascolta, figlia, guarda e porgi l’orecchio, dimentica il
tuo popolo e la casa di tuo padre, perché al re è piaciuta la
tua bellezza” (Sal 44, 11-12), voltò le spalle alle cose cadu-
che e transitorie, e rivolgendosi alle cose che aveva davanti,
del tutto dimentica di quelle passate, offrì il suo ascolto rive-
rente e pronto alla santa profezia. Non indugiò nel realizza-
re celermente ciò che si rallegrava di ascoltare, e subito, rin-
negando se stessa e i suoi e le sue cose, adolescente già
degna di un re, amò come sposo Cristo povero re dei re, e
offrendosi totalmente a lui con la mente ed il corpo in spiri-
to di umiltà, gli promise come dote soprattutto questi due
beni: il dono della povertà e il voto della castità verginale»2.
L’assenza di informazioni sulla conversione di Chiara è
riscontrabile anche in un testo precedente alla Gloriosus Deus
di Innocenzo iv, la lettera di annuncio della morte di Chiara.
Scritta dalle sorelle di S. Damiano, o più verosimilmente da
un membro della curia papale, che dimorava in Assisi al tem-

Innocentii iv Gloriosus Deus, in M. Guida, La lettera Gloriosus Deus: Inno-


1.

cenzo iv per Chiara d’Assisi, “Frate Francesco” 77 (2011), pp. 397-417, la


citazione è a p. 403. L’edizione precedente è quella contenuta nel Bulla-
rium Franciscanum Romanorum Pontificum, studio et labore J.H. Sbara-
lea, i, Typ. Sacrae Congregationis De Propaganda Fide, Romae 1759, pp.
684-685 n. div.
2.
Ibid., pp. 402-403.

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Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

po della morte della santa (11 agosto 1253), la mesta episto-


la nel ricordare la conversio di Chiara si limita a queste poche
battute: «Era già degna di meritate ricompense colei che ave-
va così effuso i sentimenti di devozione con benigni gesti di
culto, aveva così consacrato il giglio della verginale pudici-
zia con promesse sponsali di Cristo, respingendo i voluttuo-
si pretendenti; aveva unita sponsalmente così se stessa con
l’anello dell’amore, che, stupenda per la bellezza fisica, ric-
ca per l’abbondanza dei beni, dotata di splendidi natali, quan-
do raggiunse l’età sponsale, volle indossare una povera tona-
ca invece di una purpurea veste matrimoniale, un’oscura
veste invece di quella nuziale, si cinse di una corda invece
di un pettorale sponsale»3. Fa un certo effetto constatare che
nessuna delle due lettere faccia riferimento al ruolo avuto da
Francesco nella vocazione-conversione di Chiara. L’omissio-
ne verrà presto sanata dai racconti delle fonti agiografiche
successive a queste lettere: il Processo e la Lettera di cano-
nizzazione4 e, in particolar modo, la Legenda sanctae Clarae
virginis 5.

Il testo della Lettera in Santa Chiara di Assisi. I primi documenti uffi-


3.

ciali: Lettera di annunzio della sua morte, Processo e Bolla di canonizza-


zione, introduzione, testo, note, traduzione italiana dei testi latini e indici
a cura di G. Boccali (Pubblicazioni della Biblioteca francescana Chiesa
Nuova-Assisi, 10), Edizioni Porziuncola, S. Maria degli Angeli 2003, pp.
24-33, la citazione è a p. 27. Per un commento a questa lettera cfr. M. Gui-
da, «Decoris forma conspicua»: la Lettera di annuncio della morte di Chia-
ra d’Assisi, “Frate Francesco” 77 (2011), pp. 141-158.
4.
Il Processo e la Lettera di papa Alessandro iv Clara claris praeclara sono
editi in Santa Chiara di Assisi. I primi documenti ufficiali, pp. 75-225; 238-
265. Il processo di canonizzazione si svolse ad Assisi dal 24 al 29 novem-
bre 1253. Alessandro iv canonizzò Chiara ad Anagni il 15 agosto 1255. Per
l’attendibilità della traduzione italiana del perduto originale latino degli atti
del Processo, si rimanda a M. Guida, «Se non per laude de tanto sancta
madre»: il Processo di canonizzazione di Chiara d’Assisi, “Frate France-
sco” 78 (2012), pp. 155-181.
Il testo della Leggenda clariana è quello pubblicato in Legenda Latina
5.

sanctae Clarae virginis Assisiensis, introduzione, testo restaurato, note e


indici a cura di G. Boccali, con traduzione italiana a fronte di M. Bigaro-

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Il capitolo 3 della Leggenda (La conoscenza e la familia-


rità con il beato Francesco) presenta l’itinerario che portò
Chiara dai primi incontri con Francesco alla scelta di segui-
re il suo ideale di vita. Riprendendo le testimonianze del Pro-
cesso e della Lettera di canonizzazione, ma aggiungendo
soprattutto dettagli non presenti in queste fonti, Tommaso
da Celano ci offre un quadro, essenziale ma comunque inte-
ressante, per comprendere ciò che favorì la conversio di Chia-
ra. Il capitolo 4 (Come, convertita per mezzo del beato Fran-
cesco, passò dal secolo alla vita religiosa) – uno dei capitoli
più suggestivi della Leggenda, con un notevole apporto di
testimonianze non presenti nelle fonti precedenti – descrive
la successione degli avvenimenti che portarono Chiara ad
unirsi alla fraternitas di Francesco: i preparativi della con-
versio; la celebrazione della domenica delle Palme nella cat-
tedrale della città; la fuga notturna verso la chiesetta della
Porziuncola; il taglio dei capelli; il trasferimento al monaste-
ro di S. Paolo de Abbatissis. Con il capitolo 5 (In che modo,
contrastata dai parenti, resistette con ferma perseveranza e
come giunse a S. Damiano) l’agiografo narra il tentativo dei
parenti di Chiara di riportarla a casa, e il successivo trasferi-
mento dal monastero di S. Paolo alla chiesa di S. Angelo di
Panzo, dove Chiara fu raggiunta dalla sua sorella Agnese. Il
capitolo si conclude con il definitivo trasferimento di Chiara
a S. Damiano, luogo della sua lunga conversatio, da cui si
diffonde la fama delle sue virtù narrata ai capitoli 6 e 7 (La
fama delle sue virtù ovunque diffusa; La fama della sua bon-
tà raggiunge anche luoghi lontani). Con questi capitoli si
conclude la sezione della Leggenda riguardante vita et con-
versio di Chiara di Assisi. Il paragrafo termina con la promes-
sa di obbedienza che Chiara fa a Francesco narrata nel capi-

ni (Pubblicazioni della Biblioteca francescana Chiesa Nuova-Assisi, 11),


Edizioni Porziuncola, S. Maria degli Angeli 2001, pp. 86-237. Si utilizza la
traduzione italiana Leggenda di santa Chiara vergine di Tommaso da Cela-
no, introduzione e note di M. Guida, traduzione di M. Bigaroni e M. Gui-
da, in FF, pp. 1891-1943.

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Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

tolo 8 (La sua santa umiltà) con cui inizia la narrazione del-
la conversatio di Chiara, che costituisce lo speculum della
Leggenda offerto alle lettrici6.

1. Chiara desidera ascoltare e vedere Francesco


Le testimonianze del Processo di canonizzazione sono tut-
te concordi nel dire che Chiara «entrò in religione» a motivo
delle «prediche de santo Francesco» che, venuto a conoscen-
za della fama di Chiara, più volte andò da lei per esortarla alla
conversione7. Le fonti, però, non sono altrettanto concordi nel
dire di chi fu l’iniziativa degli incontri tra Francesco e Chiara.
Sora Beatrice, sorella di Chiara, disse che «havendo sancto
Francesco audita la fama de la sua sanctità, più volte andò ad
lei predicandoli, intanto che epsa virgine Chiara aconsentì alla
sua predicatione, et renuntiò al mondo et ad tucte le cose ter-
rene, et andò ad servire ad Dio quanto più presto podde»8.
L’iniziativa, dunque, stando a quanto afferma la sorella di
Chiara, fu esclusivamente di Francesco9. È ciò che attesta

Lo speculum delle virtù di Chiara è narrato nei capitoli 8-25 della Leg-
6.

genda. Per la lettura di questa sezione si rinvia a M. Guida, Lo speculum


della Legenda sanctae Clarae virginis: una proposta di vita spirituale per il
monachesimo femminile, “Studi Francescani” 105 (2008), pp. 35-97.
7.
Sora Filippa di Leonardo di Gislerio (Proc iii, 2: cfr. FF 2967); sora Ama-
ta di Martino da Coccorano (Proc iv, 5: cfr. FF 3000); sora Cecilia di Gual-
tieri Cacciaguerra da Spello (Proc vi, 3: cfr. FF 30264); sora Beatrice di Fava-
rone (Proc xii, 4-5: cfr. FF 3086); messer Ugolino di Pietro Girardone (Proc
xvi, 9.18: FF 3118.3121).

Proc
8.
xii, 4-5 (cfr. FF 3086).
Nella rilettura della scelta di Chiara «la famiglia, con molta probabilità,
9.

diede immediatamente la responsabilità di un simile scandalo a France-


sco, cui attribuì tutta l’iniziativa. La testimonianza resa al Processo da Bea-
trice (...) tradisce forse qui un certo spirito familiare, attribuendo a Fran-
cesco un ruolo un po’ superiore a quello che dovette essere nella realtà»
(M. Bartoli, Chiara d’Assisi, introduzione di A. Vauchez, con appendice
iconografica a cura di S. Gieben [Bibliotheca seraphico-capuccina, 37], Isti-
tuto Storico dei Cappuccini, Roma 1989, p. 62). Anche Accrocca mostra

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anche la Lettera di canonizzazione, rifacendosi alla testimo-


nianza di sora Beatrice: «Certo, quando ancora fanciulla era
nella vita secolare, fin dalla tenera età, si studiava di oltre-
passare per un nitido sentiero questo mondo leggero e immon-
do, e custodendo continuamente con illibato pudore il pre-
zioso tesoro della sua verginità, si dedicava con zelo alle ope-
re di carità e di pietà, in modo che la sua amabile e lodevo-
le fama si diffondeva da lei tra i vicini ed altri. Il beato Fran-
cesco, udito l’elogio di tale fama, cominciò subito ad esor-
tarla e a indurla al perfetto servizio di Cristo»10.
Donna Bona di Guelfuccio di Assisi, amica di infanzia di
Chiara, attribuisce a quest’ultima l’iniziativa degli incontri con
Francesco: «Epsa madonna Chiara fo sempre da tucti tenuta
vergine purissima, et haveva grande fervore de spiritu come
potesse servire ad Dio et ad lui piacere. Unde per questo
epsa testimonia più volte andò con lei ad parlare ad sancto
Francesco, et andava secretamente, per non essere veduta
da li parenti»11.

delle riserve verso la testimonianza di sora Beatrice che «molto più giova-
ne della sorella, non poteva riferire ricordi personali e diretti su quei fat-
ti, ed è ben difficile pensare che possa essere stato Francesco a recarsi da
Chiara» (F. Accrocca, L’esperienza della conversione, in Chiara d’Assisi, La
Regola, le lettere e il testamento spirituale. Tutti gli scritti della santa di Assi-
si, a cura di F. Accrocca, traduzione di M. Cerra, Edizioni Piemme, Casale
Monferrato 2004, p. 103). Sul valore di queste testimonianze si veda la più
recente messa a fuoco di F. Accrocca, La conversione di Chiara d’Assisi.
Un percorso attraverso le Fonti (La via di Chiara, 1), Edizioni Porziuncola,
S. Maria degli Angeli 2012. Cfr. anche M. Bartoli, La conversione di Chia-
ra d’Assisi, in Chiara di Assisi: memoria, storia e attualità, a cura di P.
Maranesi (Itinera franciscana, 4), Cittadella, Assisi 2012, pp. 5-32.
BolsC 27-30: «Sane cum ipsa, dum adhuc puella esset in saeculo, hunc
10.

mundum fragilem et immundum, mundo calle ab aetate tenera transilire


studeret, et pretiosum suae virginitatis thesaurum, illibato semper pudore
custodiens, caritatis et pietatis operibus vigilanter intenderet, ita quod ex
ea grata et laudabilis ad vicinos et alios fama prodiret, beatus Franciscus,
audito huius famae praeconio, coepit confestim hortari eam, et ad Christi
perfectam inducere servitutem» (cfr. FF 3286).
Proc
11.
xvii, 6-7 (cfr. FF 3124-3125).

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Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

Solo messer Giovanni di Vettuta, famiglio nella casa di


Favarone, aggiunge un particolare interessante che non sfug-
gì all’autore della Leggenda: «Ancho disse che la predicta
madonna Chiara, come epsa audì che sancto Francesco have-
va electa la via de la povertà, propuse nel suo core de fare
ancho lei quello medesimo»12. Questo testimone parla dell’in-
teresse suscitato da Francesco in Chiara – è importante sotto-
linearlo – per la sua scelta della povertà. L’agiografo comple-
ta l’informazione affermando che Chiara, conosciuta la cele-
brità di Francesco, fu subito presa dal desiderio di ascoltarlo
e vederlo: «Udendo, poi, il già celebre nome di Francesco (...)
fu presa dal desiderio di ascoltarlo e vederlo»13. Questo desi-
derio di Chiara di vedere Francesco è però subito giustifica-
to – e perciò reso lecito – dal fatto che fu Dio stesso ad ispi-
rare questa decisione della giovane fanciulla: il «Pater spiritu-
um» che, sebbene in modi diversi, aveva ispirato entrambi.
Infatti – continua la Leggenda – anche Francesco fu attratto
dalla gratiosa e celebre giovinetta, desiderando anch’egli di
parlarle e vederla: «Non meno lui, colpito dalla fama di una
fanciulla tanto graziosa e celebre, desidera di vederla e
parlarle»14. Anche in questo caso Tommaso da Celano aggiun-
ge un suo commento legittimante: l’unico desiderio di Fran-
cesco è quello di strappare al mondo la giovane Chiara per
offrirla al suo Signore15. Anche l’insistenza sulla malvagità del
mondo è da ricondurre necessariamente alla penna dell’agio-
grafo, piuttosto che alle intenzioni e alla reale proposta di
Francesco: il suo fu indubbiamente un annuncio in positivo,

12.
Proc xx, 13 (cfr. FF 3145).
LegsC 3, 1: «Audiens vero tunc celebre nomen Francisci (...) mox eum
13.

audire desiderat et videre» (cfr. FF 3162).


LegsC 3, 2: «Nec minus ille tam gratiosae puellae celebri fama perflatus,
14.

videre hanc et alloqui cupit» (cfr. FF 3162).


LegsC 3, 2: «si quo modo, qui totus inhiabat ad praedam, regnumque
15.

mundi depopulaturus advenerat, nobilem istam praedam saeculo nequam


possit eripere, suoque Domino vendicare» (cfr. FF 3162).

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come testimonia donna Bona di Guelfuccio di Assisi che più


volte accompagnò Chiara nei suoi incontri: «Adomandata que
li diceva sancto Francesco, respuse che sempre li predicava
che se convertisse ad Jesu Cristo»16. Nella Leggenda, invece,
l’invito di Francesco di convertirsi a Gesù Cristo diventa un
monito al disprezzo del mondo e alle sue deludenti speran-
ze, affinché la giovane Chiara offrisse la sua purezza vergina-
le a Cristo17. Il tema delle nozze mistiche accompagna, nella
Leggenda, quello del disprezzo del mondo (contemptus mun-
di), allontanando lo scritto agiografico dalla testimonianza
resa al processo e distanziandolo pure dalla sensibilità spiri-
tuale di Francesco che, nel narrare la sua conversione, non
esprime giudizi negativi sul mondo e la realtà secolare18. Ma
torniamo agli incontri segreti tra Chiara e Francesco.
Offrendo una sintesi delle fonti a sua disposizione, il Cela-
nese – è lui solo a menzionarlo, e non senza disagio – ci rive-
la che Francesco visitava Chiara, e che spesso quest’ultima
visitava lui: per legittimare il tutto l’autore della Leggenda
afferma che i tempi di questi incontri erano ben moderati per
non dar adito a mormorazioni, e che Chiara non era mai sola

16.
Proc xvii, 8 (cfr. FF 3125).
LegsC 3, 5-6: «Hortatur eam pater Franciscus ad mundi contemptum: spem
17.

saeculi aridam et speciem deceptivam vivo sermone demonstrans. Instillat


auribus eius dulcia connubia Christi, suadens virginalis pudicitiae margari-
tam beato illi sponso, quem amor humanavit, fore servandam» (cfr. FF 3164).
18.
Francisci Assisiensis Testamentum 1-3, in Scripta, p. 394: «Dominus ita
dedit michi fratri Francisco incipere faciendi penitentiam, quia cum essem
in peccatis, nimis michi videbatur amarum videre leprosos, et ipse Domi-
nus conduxit me inter illos et feci misericordiam cum illis. Et recedente
me ab ipsis, id quod videbatur michi amarum conversum fuit michi in dul-
cedinem animi et corporis; et postea parum steti et exivi de seculo» (cfr.
FF 110). Per queste importanti affermazioni di Francesco cfr. P. Maranesi,
L’eredità di frate Francesco. Lettura storico-critica del Testamento (Studi e
Ricerche, 1), Edizioni Porziuncola, S. Maria degli Angeli 2009. Per il pos-
sibile contenuto della predicazione di Francesco rivolta a Chiara, cfr. Id.,
La clausura di Chiara di Assisi. Un valore o una necessità? (Studi e Ricer-
che, 2), Edizioni Porziuncola, S. Maria degli Angeli 2012, pp. 55-63.

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Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

ma accompagnata da una socia a lei familiare. Il leggendista


sembra eccessivamente preoccupato della salvaguardia del-
la buona fama di Chiara, che le mormorazioni della gente
avrebbero potuto compromettere. Se la sarebbe cavata meglio
omettendo dal suo racconto che Chiara andava ad incontra-
re Francesco, come aveva fatto in precedenza la Lettera di
canonizzazione. Ritengo, pertanto, che la menzione di que-
gli incontri – nonostante la loro problematicità – nella Leg-
genda ufficiale della santa di Assisi è garanzia per la loro
attendibilità storica. L’agiografo, dunque, oltre ad utilizzare
la testimonianza di sora Beatrice (Proc xii, 4-5: cfr. FF 3086),
si serve ancor più di quella di Bona di Guelfuccio (Proc xvii,
6-7: cfr. FF 3124-3125) ma, dando eccessiva enfasi al rischio
delle mormorazioni, non coglie la vera preoccupazione di
Chiara testimoniata dalla sua amica di infanzia, che cioè gli
incontri avvenivano «secretamente, per non essere veduta da
li parenti». Il vero problema per Chiara non era la buona
fama, ma l’opposizione che le sarebbe potuta venire dalla
famiglia se avesse scoperto i suoi incontri con Francesco e i
suoi progetti di condividere la sua stessa vita. Quest’ultimo,
nel dettato del leggendista, è il «vir Dei» le cui parole sem-
bravano di fuoco e le opere più che umane: ciò a rassicura-
re ancora una volta le lettrici riguardo agli incontri della gio-
vane Chiara con un uomo già santo o divinizzato19.

2. Chiara sceglie Francesco come sua guida


Furono le parole infuocate di Francesco – «pater sanctis-
simus» lo chiama l’agiografo in questa sezione della Leggen-
da che non ha riscontro nelle fonti precedenti – a strappare
il consenso della fanciulla che al mondo e ai suoi piaceri pre-
ferì le gioie e le nozze eterne: «Le si prospetta subito il mirag-
gio delle glorie eterne, al cui intuito il mondo stesso perde-
rebbe di valore, nell’agognarle tutta si struggerebbe, ed aman-

Cfr. LegsC 3, 3-4: FF 3163.


19.

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dole lei anelerebbe alle nozze eterne»20. Il tema del disprez-


zo del mondo diventa sempre più incalzante: Chiara, infiam-
mata dal fuoco celeste, disprezza la gloria delle vanità terre-
ne e si distacca da ogni legame affettivo col mondo; per com-
battere le lusinghe della carne decide di fare del suo corpo
un tempio dedicato a Dio, per meritare così le nozze con il
gran Re21. Il tema sponsale assume, dunque, nel contesto del-
la conversione di Chiara, una connotazione caratterizzante.
L’agiografo insiste forse eccessivamente su questo aspetto,
considerata la fase iniziale della vita religiosa di Chiara; ma
non va dimenticato che negli Scritti della donna di Assisi,
soprattutto nelle Lettere scritte ad Agnese di Praga, il tema
delle nozze mistiche con Cristo è molto presente22.
La Leggenda continua con una affermazione solenne e lapi-
daria che fa da cesura tra la conversio e la conversatio di Chia-
ra: «Da quel momento si affidò completamente ai consigli di
Francesco, prendendolo dopo Dio come auriga del suo
cammino»23. L’agiografo, nel descrivere questo passaggio impor-
tante e fondamentale della vita di Chiara, ricorre ad una affer-
mazione del Testamentum della santa: Francesco «era la nostra
colonna, la nostra unica consolazione dopo Dio e il nostro
appoggio»24. Il riferimento a questo importante scritto di Chia-
ra conferisce un significato direi normativo al dettato della Leg-

20.
LegsC 3, 8: cfr. FF 3165.
21.
Cfr. LegsC 3, 9-10: FF 3165.
Cfr. 1LAg 5-7: FF 2861; 2LAg 1.7.19-20: FF 2871.2873.2879; 3LAg 1: FF
22.

2883; 4LAg 15-17.29-32: FF 2902.2906; cfr. Chiara d’Assisi, Lettere ad Agne-


se. La visione dello specchio, a cura di G. Pozzi e B. Rima (Piccola Biblio-
teca Adelphi, 426), Adelphi, Milano 1999, pp. 99-145.
LegsC 3, 11: «Ex tunc Francisci consilio se totam committit, ipsum post
23.

Deum statuens suae directionis aurigam» (cfr. FF 3166).


Clarae Assisiensis Testamentum 38: «qui erat columna nostra et unica con-
24.

solatio nostra post Deum et firmamentum», in Chiara d’Assisi, Scritti, intro-


duzione, testo latino, traduzione, note e indici di M.-F. Becker, J.-F. Godet,
T. Matura, G.G. Zoppetti (Studi e testi), LIEF, Vicenza 1986, pp. 178-180.

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Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

genda. L’agiografia è anche una esemplificazione narrativa del-


la legislazione scritta: quest’ultima, infatti, e l’agiografia sono
due modi di indicare le intenzioni del fondatore, e di orienta-
re a quelle la vita dei lettori25. Chiara da quel momento si affi-
dò al consilium di Francesco: «da quel momento» («ex tunc»)
introduce una scelta, un atteggiamento esistenziale che dure-
rà nel tempo. Finché visse, Francesco fu il più grande riferi-
mento per Chiara dopo Dio. Tommaso da Celano, da buon
conoscitore della legislazione riguardante i frati Minori, parla
di consilium dato da Francesco a Chiara; la scelta del termine
non è casuale, dal momento che la Regula non bullata per-
metteva solo questo tipo di relazione tra i frati e le donne: «E
nessuna donna in maniera assoluta sia ricevuta all’obbedien-
za da alcun frate, ma una volta datole il consiglio spirituale,
essa faccia vita di penitenza dove vorrà»26. La Leggenda è scrit-
ta quando ormai la prassi di accoglienza delle donne nella fra-

Per l’utilizzo del Testamentum di Francesco nella Vita beati Francisci


25.

di Tommaso da Celano cfr. J. Dalarun, La Malavventura di Francesco d’As-


sisi. Per un uso storico delle leggende francescane (Fonti e ricerche, 10),
Edizioni Biblioteca Francescana, Milano 1996, pp. 72-76; R. Michetti, Fran-
cesco d’Assisi e il paradosso della minoritas. La Vita beati Francisci di Tom-
maso da Celano (Nuovi Studi Storici, 66), Istituto Storico Italiano per il
Medio Evo, Roma 2004, pp. 49-96.
26.
Francisci Assisiensis Regula non bullata xii, 4: «Et nulla penitus mulier ab
aliquo fratre recipiatur ad obedientiam, sed dato sibi consilio spirituali, ubi
voluerit agat penitentiam», in Scripta, pp. 262-263 (cfr. FF 38). Le inserzio-
ni negative della Regola (cfr. D. Flood, La genesi della Regola, in D. Flood
- W.C. Van Dijk - T. Matura, La nascita di un carisma. Una lettura della
prima Regola di san Francesco [Presenza di san Francesco, 26], Edizioni
Biblioteca Francescana, Milano 1976, pp. 53-64) denotano una prassi pre-
cedentemente in uso. Il dettato della Regula bullata avrà questo tenore:
«Precipio firmiter fratribus universis, ne habeant suspecta consortia vel con-
silia mulierum, et ne ingrediantur monasteria monacharum, praeter illos
quibus a Sede Apostolica concessa est licentia specialis» (Francisci Assisien-
sis Regula bullata xi, 1-2, in Scripta, p. 336 [cfr. FF 105]). L’evoluzione giu-
ridica dell’Ordine dei Minori, espressa attraverso le Regole, lascia intrave-
dere il cambiamento dei rapporti tra i frati e la comunità di Chiara avve-
nuto nel secondo decennio del xiii secolo. Per approfondimenti su questo
tema si rimanda a M. Guida, Le relazioni con le sorelle, in La Regola di fra-

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marco guida

ternitas francescana era solo un ricordo lontano: l’Ordine di


Francesco e quello di Chiara avevano subito una progressiva
evoluzione, o metamorfosi27, in senso monastico. L’agiografo
insiste nel dire che l’anima di Chiara è tutta presa dai monita
di Francesco, e che il suo cuore accoglie ogni «sermone» di lui
che gli parla del buon Gesù28. La relazione tra i due è essen-
zialmente basata sulla parola, il consiglio, la predica: nulla di
più, proprio come chiedeva la legislazione minoritica. Chiara,
viceversa, nei suoi scritti – particolarmente il Testamentum e
la Forma vitae – ricorderà che Francesco non si limitò a dar-
le solo dei consilia ma che fu lui ad accoglierla all’obbedien-
za. L’agiografo nel capitolo 8 della Leggenda darà voce al rea-
le rapporto iniziale tra i due santi: la necessità e l’impegno per
la «veritas praevia» – condizione della sua scrittura attestata nel
prologo dell’opera29 – non gli farà tacere la promessa di obbe-
dienza che Chiara prestò a Francesco. Ma su questo avveni-
mento tornerò più avanti.
Il capitolo 3 della Leggenda si chiude con un ennesimo ritor-
no dell’agiografo al tema, insistito, del disprezzo delle cose del
mondo, con il ricorso questa volta alla testimonianza di san
Paolo nella lettera ai Filippesi 3, 8: «Ha in fastidio l’eleganza
degli ornamenti mondani, e considera brutture tutto quello che
fuori viene applaudito, per poter guadagnare Cristo» 30.

te Francesco. Eredità e sfida, a cura di P. Maranesi e F. Accrocca (Franci-


scalia, 1), EFR-Editrici Francescane, Padova 2012, pp. 553-585.
Cfr. G.G. Merlo, Nel nome di san Francesco. Storia dei frati Minori e del
27.

francescanesimo sino agli inizi del xvi secolo, EFR-Editrici Francescane, Pado-
va 2003, pp. 135-200.
28.
Cfr. LegsC 3, 12: FF 3166.
Per l’analisi del prologo della Leggenda si rinvia a M. Guida, La “Leg-
29.

genda di santa Chiara d’Assisi”: dalla voce delle compagne alla penna
dell’agiografo. Lettura del Prologo, in Chiara di Assisi: memoria, storia e
attualità, pp. 33-75.
LegsC 3, 13: «Moleste iam fert saecularis ornatus decorem et quasi ster-
30.

cus arbitratur omnia que foris applaudunt, ut Christum lucrifacere possit»


(cfr. FF 3166).

34
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

3. Una giornata memorabile: la domenica delle Palme


Come ho già avuto modo di notare, l’autore della nostra
leggenda dissemina nella sua opera commenti o riflessioni
moraleggianti che gli servono per introdurre o per meglio
esplicitare ciò che via via ha narrato. Anche il capitolo 4 ha
una ouverture di sapore marcatamente anti-mondano: il Cela-
nese vuole che Chiara, il più presto possibile, sia strappata
dai pericoli del mondo tenebroso, facendo di Francesco il
suo salvatore: «Perché la polvere del mondo non offuschi più
oltre lo specchio della mente illibata, e il contagio della vita
nel secolo faccia fermentare l’azimo della giovane età, l’amo-
revole padre si affretta a trar fuori Chiara dal secolo oscuro»31.
Questa premessa fa da introduzione ad uno dei capitoli più
suggestivi della Leggenda, che esamineremo nei dettagli.

3.1. Il comando di Francesco


Nell’imminenza della solennità delle Palme, Chiara incon-
tra ancora una volta Francesco: l’agiografo, come nei capp.
3 e 4, non manca di definire Francesco «vir Dei» al fine di
allontanare ogni sospetto su questi incontri clandestini32. Nei
loro colloqui i due assisani oltre che del «buon Gesù» parla-
no anche di come organizzare l’ingresso di Chiara nella pic-
cola fraternitas di Francesco: a questi, infatti, dopo la sua
conversione avvenuta nel 1206, si era unito un piccolo grup-
po di compagni. Il loro ultimo incontro, allora, serve a met-
tere a punto gli ultimi dettagli per la fuga. La Leggenda dice
che Chiara andò da Francesco «domandando precisazioni sul-
la sua conversione: quando e come dovesse agire»33, per chie-

LegsC 4, 1: «Protinus ne speculum illibatae mentis mundanus pulvis ulte-


31.

rius inquinet, aut contagio saecularis vitae azymam fermentet aetatem, pro-
perat Claram educere pius pater de saeculo tenebroso» (cfr. FF 3167).
Cfr. LegsC 4, 2: FF 3168.
32.

LegsC 4, 2: «sciscitans de sua conversione, quando et qualiter sit agen-


33.

dum» (cfr. FF 3168).

35
marco guida

dergli cioè precisazioni a riguardo della sua conversio: con


questo termine Tommaso da Celano indica non un processo
interiore di cambiamento – già avvenuto in Chiara – ma la
modalità concreta in cui abbandonare la casa paterna e rag-
giungere i fratres.
Chiara, dunque, va da Francesco. E questi le comanda –
«iubet» – che il giorno della festa delle Palme – «bene accon-
ciata e adorna» – vada a prendere anche lei la palma insie-
me al popolo della città, per poi fuggire la notte successiva
convertendo la gioia mondana nel lutto della domenica di
Passione34.

3.2. Nell’imminenza della festa


La domenica delle Palme35 Chiara – «raggiante di gioia
festiva»36 – è pronta per realizzare quanto concordato con Fran-
cesco. Si reca in chiesa insieme ad altre donne della città per
prendere anche lei la palma, nel giorno in cui la liturgia ricor-
da l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Mentre tutti si affretta-
vano verso i rami benedetti, Chiara rimase immobile al suo
posto a motivo della sua verecondia. A questo punto della nar-
razione entra in scena il vescovo Guido37 di Assisi che, scen-

LegsC 4, 3: «Iubet pater Franciscus, ut in die festo compta et ornata pro-


34.

cedat ad palmam cum frequentia populorum, ac nocte sequenti exiens


extra castra, mundanum gaudium in luctum convertat dominicae passio-
nis» (cfr. FF 3168).
35.
La domenica delle Palme nell’anno 1211 cadeva il 27 marzo, nel 1212
il 18 marzo.
36.
LegsC 4, 4: «splendore festivo praeradians» (cfr. FF 3168).
Alla luce delle ricerche condotte da Nicolangelo D’Acunto, si potrebbe
37.

verosimilmente ritenere che il vescovo Guido di cui parla la leggenda cla-


riana sia lo stesso vescovo degli anni della conversione di Francesco di
cui fu protettore: cfr. N. D’Acunto, Il vescovo Guido oppure i vescovi Gui-
do? Cronotassi episcopale assisana e fonti francescane, “Mélanges de l’Éco-
le française de Rome. Moyen Âge” 108 (1996), pp. 479-524; Id., Vescovi e
canonici ad Assisi nella prima metà del secolo xiii (Quaderni dell’Accade-
mia Properziana del Subasio, 3), Accademia Properziana del Subasio, Assi-

36
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

dendo i gradini, pose la palma nelle mani di Chiara. Il ruolo


del vescovo nel contesto della «conversione» di Chiara non è
meramente di carattere liturgico: dei colloqui di Chiara e Fran-
cesco il vescovo Guido era certamente al corrente38. La fuga
di Chiara, a motivo delle modalità e delle conseguenze che
vedremo, necessitava dell’aiuto di una persona saggia ed
influente. Non va dimenticato, inoltre, che lo stesso vescovo
aveva dato protezione a Francesco dopo la sua rinuncia ai beni
paterni39 e gli aveva permesso di incontrare Innocenzo iii quan-
do, insieme ai primi compagni, gli presentò il suo proposito
di vita40. In questi anni, dunque, il vescovo Guido ha un ruo-
lo di garante e protettore della fraternitas riunita attorno a
Francesco e alla quale Chiara stava per unirsi.
Il gesto del vescovo di consegnare personalmente la pal-
ma a Chiara poté essere un segnale che tutto era pronto e pre-
disposto per la fuga e, nei confronti del popolo della città, un

si 1996; F. Accrocca, Francesco e il vescovo Guido i, “Miscellanea France-


scana” 112 (2012), pp. 465-484.
38.
Già Manselli aveva ipotizzato questa possibilità: cfr. R. Manselli, San
Francesco d’Assisi. Editio maior (Tempi e figure, 41), Edizioni S. Paolo,
Cinisello Balsamo 2002, p. 242. L’ipotesi di Manselli è stata poi ripresa ed
esplicitata da L. Padovese, La «tonsura» di Chiara: gesto di consacrazione o
segno di penitenza?, in Chiara, francescanesimo al femminile, a cura di
D. Covi e D. Dozzi (Studi e ricerche, 1), Ed. Collegio S. Lorenzo, Roma
1992, pp. 402-403 n. 42: «È del resto difficile pensare che Francesco e Chia-
ra stessa non avessero informato il vescovo d’un episodio destinato a crea­
re scalpore». Accrocca porta ulteriori conferme all’iniziale intuizione di
Manselli: per lasciare la città di notte Chiara dovette godere del favore del-
le guardie attraverso la mediazione del vescovo, alle cui dipendenze era
– tra l’altro – la chiesa di S. Damiano dove Chiara e la sua comunità pren-
deranno stabile dimora: cfr. F. Accrocca, L’esperienza della conversione,
rispettivamente p. 113 n. 34 e p. 112.
39.
Cfr. 1Cel vi, 14-15: FF 343-345.
Cfr. 1Cel xiii, 32: FF 372-374. Cfr. N. D’Acunto, Il vescovo Guido i presso
40.

la curia romana, in Francesco a Roma dal signor Papa. Atti del vi Conve-
gno storico di Greccio. Greccio, 9-10 maggio 2008, a cura di A. Cacciotti
e M. Melli (Biblioteca di Frate Francesco, 7), Edizioni Biblioteca France-
scana, Milano 2008, pp. 39-60.

37
marco guida

monito a non deplorare e condannare la scelta della giovane


Chiara – scelta che avrebbe destato scalpore e sconcerto – alla
quale Guido dava il suo assenso e la sua benedizione41.
Chiara Frugoni ha messo in dubbio l’autenticità di questa
narrazione, affermando che se «è ragionevole che il vescovo
sapesse dell’intenzione di Chiara, il modo in cui egli ma-
nifesta pubblicamente il suo assenso pare invece opera
dell’agiografo»42. La posizione della studiosa muove dal fatto
che «solo la Leggenda riporta l’episodio della Domenica del-
le Palme» e che «tale gesto sarebbe dovuto rimanere fisso nel-
la memoria delle consorelle»43. Dalla sinossi delle fonti della
Leggenda 44 si evince che molti episodi di indiscussa autenti-
cità sono riportati solo da essa45. Il confronto sinottico ha
dimostrato chiaramente che il Celanese utilizza, nella com-
posizione della sua opera, non solo il contenuto ma anche
la lettera delle testimonianze rese al processo e successiva-
mente riprese e sintetizzate nella Lettera di canonizzazione.
La maggior parte dei contenuti della Leggenda ha un riscon-
tro oggettivo e fedele negli Atti della canonizzazione. Nell’agio-

Di diverso avviso è Pietro Maranesi, al quale sembra «molto improbabi-


41.

le che il Vescovo (è Guido i o Guido ii), dopo le difficoltà incontrate con


la famiglia di Francesco e nelle quali era stato coinvolto (se si tratta anco-
ra di Guido i), organizzasse o solo anche favorisse una fuga che l’avreb-
be fatto scontrare con una famiglia nobile di Assisi» (P. Maranesi, La clau-
sura di Chiara di Assisi, p. 66 n. 25).
42.
C. Frugoni, Una solitudine abitata. Chiara d’Assisi (I Robinson/Letture,
1), Laterza, Roma - Bari 2006, p. 92.
43.
Ibid., pp. 92-94.
44.
Cfr. M. Guida, Una leggenda in cerca d’autore, pp. 48-96.
La conversione di Agnese (LegsC 16: cfr. FF 3204-3206); Gregorio ix si
45.

affida alle preghiere di Chiara (LegsC 17, 4-8: cfr. FF 3208); la dura reazio-
ne di Chiara alla disposizione della Quo elongati (LegsC 24, 7-10: cfr. FF
3232); il cardinale d’Ostia fa visita a Chiara ammalata (LegsC 26: cfr. FF
3238-3239); dettagli della visita di papa Innocenzo iv a Chiara morente
(LegsC 27, 4-9: cfr. FF 3241-3242); la celebrazione delle esequie (LegsC 30,
1-15: cfr. FF 3255-3260); la canonizzazione (LegsC 41: cfr. FF 3278).

38
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

grafia sono narrate vicende della vita di Chiara e della sua


comunità che, qualora non ne possedessimo la fonte, attri-
buiremmo forse, con troppa facilità, all’inventiva dell’agio-
grafo46. Questi – come attestato nel prologo – poté disporre
di informazioni raccolte oralmente dai socii di Francesco e
dalle sorores dimoranti a S. Damiano47: dubitare della sua
onestà nella volontà di narrare i fatti realmente accaduti cre-
do sia azzardato, considerando i risultati emersi dal confron-
to tra la Leggenda e le sue fonti, da cui traspare una abitua-
le fedeltà dello scrittore nel riportare le memorie scritte – e
perciò anche quelle orali – di cui poteva disporre. In conclu-
sione, facendo mie le affermazioni di Accrocca, «non credo
ci siano motivi validi per dubitare della storicità dell’avveni­
mento»48. Torniamo, per ora, al nostro racconto.

3.3. La fuga verso la Porziuncola


Chiara, ricevuto anche il sigillo del vescovo alla sua scelta
di vita, si accinge a mettere in atto il piano preparato con Fran-
cesco. La notte seguente alla domenica delle Palme, «accom-

Penso, soltanto per fare alcuni esempi, alla moltiplicazione del pane
46.

(LegsC 10: cfr. FF 3189); al miracolo del vasello d’olio (LegsC 11: cfr. FF
3190); alla cacciata dei saraceni da S. Damiano (LegsC 14: cfr. FF 3201-
3202); alla liberazione della città di Assisi (LegsC 15: cfr. FF 3203); alla
visione della notte di Natale (LegsC 19: cfr. FF 3211-3212); alla visione del
corteo delle vergini (LegsC 29, 28-32: cfr. FF 3253).
47.
Cfr. LegsC Prol., 11: FF 3152.
48.
F. Accrocca, L’esperienza della conversione, p. 112. Lo studioso a favore
della storicità dell’avvenimento ha di recente offerto la seguente considera-
zione: «se scorriamo le vite dedicate a san Francesco nel corso del Duecen-
to assistiamo ad una progressiva obliterazione della figura del vescovo di
Assisi, effetto delle crescenti tensioni tra i frati Minori e l’episcopato. Anche
l’autore della Leggenda era un frate, con tutta probabilità proprio l’agiogra-
fo ufficiale dell’Ordine dei Minori, Tommaso da Celano; eppure – in questo
caso – egli non si sarebbe fatto scrupolo di assegnare a quello stesso vesco-
vo un ruolo di primo piano. Per quale motivo avrebbe dovuto farlo se non
per obbedienza alle fonti di cui disponeva, alle quali si attenne con scrupo-
losa fedeltà?» (F. Accrocca, La conversione di Chiara d’Assisi, p. 51).

39
marco guida

pagnata da una onesta compagnia»49, intraprende la fuga tan-


to desiderata. Tommaso, rifacendosi alla testimonianza di sora
Christiana di Bernardo50, narra come Chiara – non volendo uti-
lizzare l’uscita principale della sua casa – riuscì a liberare con
le sue mani da pesanti impedimenti una uscita secondaria51.
Tutto questo sa di prodigioso, ma anche di irragionevole. Per-
ché fuggire di notte se Chiara poteva incontrare Francesco,
suppongo sempre di giorno, con una certa normalità? A que-
sti interrogativi la Frugoni, nel tentativo di comprovare l’inven-
zione del racconto della palma da parte dell’agiografo, rispon-
de mettendo in dubbio che la fuga possa essere avvenuta di
notte, negando così l’attendibilità del racconto agiografico. A
proposito della testimonianza di sora Christiana, la studiosa
afferma che «se Chiara preferì una porta secondaria fu perché
temeva che qualcuno la potesse vedere, di giorno»52. Ma la
testimonianza lasciataci da sora Christiana non permette di
giungere a tale conclusione, dal momento che nel suo raccon-
to ai notai questa aggiunge che «la matina sequente, vedendo
molti quello uscio aperto, se maravigliarono assai come una
giovencella lo havesse poduto fare»53. La fuga, perciò, avven-
ne di notte e se, come vuole la Frugoni, si tratta di una inven-
zione, questa non va addebitata all’agiografo ma alla testimo-
ne54. Ma dubitare di una testimone al processo non è la stes-
sa cosa che dubitare dell’agiografo.

LegsC 4, 6: cfr. FF 3169. Si è detto sempre che a far parte di questa


49.

«honesta societas» ci fosse Bona di Guelfuccio, la fedele compagna degli


incontri con Francesco. Questa però nella testimonianza resa al Processo
di canonizzazione dichiarò che «non fo presente, perché allora era anda-
ta ad Roma per fare la quarantana» (Proc xvii, 17: cfr. FF 3127).
50.
Proc xiii, 2-6: cfr. FF 3094.
51.
LegsC 4, 7: cfr. FF 3169.
52.
C. Frugoni, Una solitudine abitata, p. 94.
53.
Proc xiii, 6 (cfr. FF 3094).
La Frugoni conclude le sue argomentazioni ribadendo che «al solo agio-
54.

grafo (...) si deve dunque l’introduzione di tutta la sequenza narrativa, dal

40
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

Quali, allora, i motivi di questa fuga notturna? Propongo


una possibile spiegazione. Sora Beatrice, sorella carnale di
Chiara, testimoniando al processo disse che Chiara «vendecte
tucta la sua heredità, et parte de la heredità de epsa testimo-
nia, et dectela alli poveri»55, e sora Christiana aggiunse che «del
vendere de la sua heredità, li parenti de madonna Chiara li
volsero dare più preçço che nesuno deli altri, et epsa non vol-
se vendere ad loro, ma vendecte ad altri, ad ciò che li poveri
non fussero fraudati. Et tucto quello che recevvé dela vendita
de epsa heredità, lo distribuì alli poveri»56. L’autore della Leg-
genda non inserì nella sua narrazione questi importanti parti-
colari narrati dalle due testimoni57, i cui racconti, nella loro
genuinità, lasciano trasparire quella che era la prassi seguita
da coloro che entravano a far parte della fraternitas di Fran-
cesco: una consuetudine successivamente regolamentata dal-
la legislazione58. Ma ancor più in sintonia con la spiritualità di
Francesco è «che li poveri non fussero fraudati».

dono della palma da parte del vescovo alla deposizione delle belle vesti
alla Porziuncola, sostituite da “le insegne della santa penitenza”. Tale
sequenza, oltre a tutti i ponti già individuati, crea anche un immediato
parallelo con l’episodio famoso della rinuncia ai beni da parte di France-
sco, conclusasi con l’abbraccio del vescovo, cioè con l’avallo della auto-
rità ecclesiastica al gesto di totale spogliazione da parte del futuro santo,
contro cui si era così drammaticamente opposta la famiglia» (C. Frugoni,
Una solitudine abitata, pp. 96-98).
55.
Proc xii, 6: cfr. FF 3087.
56.
Proc xiii, 31-33: cfr. FF 3104.
Ne parla, invece, la Lettera di canonizzazione, anche se nel modo sin-
57.

tetico proprio del documento di natura cancelleresca: «Quae tandem cun-


cta sua bona, ut una secum quidquid etiam habebat Christi obsequio depu-
taret, in eleemosynas et pauperum subsidia distribuit et convertit» (BolsC
32: cfr. FF 3287).
58.
Francisci Assisiensis Regula non bullata ii, 4, in Scripta, p. 244: «Quo fac-
to, predictus, si vult et potest spiritualiter sine impedimento, vendat omnia
sua et ea omnia pauperibus studeat erogare» (cfr. FF 5); Francisci Assisien-
sis Regula bullata ii, 5-6, in Scripta, p. 324: «dicant illis verbum sancti Evan-
gelii, quod vadant et vendant omnia sua et ea studeant pauperibus eroga-

41
marco guida

A questo proposito la Compilatio Assisiensis ci offre una


preziosa testimonianza: «Il beato Francesco ripeteva spesso ai
fratelli queste parole: “Non sono mai stato ladro. Voglio dire
che delle elemosine, le quali sono l’eredità dei poveri, ho pre-
so sempre meno di quanto mi bisognasse, allo scopo di non
defraudare gli altri poveri della parte loro dovuta. Fare diver-
samente sarebbe rubare”»59. Anche Chiara non vuole essere
ladra, perciò non vende i suoi beni ai suoi parenti, «sebbene
questi li volsero dare più preçço». Queste stranezze, compiu-
te dalla giovane Chiara, avranno destato dei sospetti e delle
preoccupazioni nei suoi parenti. Cosa pensare di una figlia –
di nobile famiglia – che non ha intenzione di prender marito
e che vende la sua dote, e parte di quella di sua sorella, per
darla ai poveri? Come contrastare le sue bizzarre e sproposi-
tate azioni? La vendita dell’eredità sarà avvenuta in un tempo
molto vicino alla fuga da casa: nell’invito di Gesù la vendita
dei beni, e la loro distribuzione ai poveri, precede immedia-
tamente la sequela60. Non è assurdo ipotizzare che dal momen-
to delle sue stranezze – sbarazzarsi della dote non è cosa da
poco conto per una giovane di nobile lignaggio – i parenti
tennero Chiara sotto una severa sorveglianza, limitando così

re. Quod si facere non potuerint, sufficit eis bona voluntas» (cfr. FF 77).
Francesco nel suo Testamentum ricorda la prassi dei primi frati di dare ai
poveri tutto ciò che era in loro possesso: Francisci Assisiensis Testamentum
16, in Scripta, p. 396: «Et illi qui veniebant ad recipiendam vitam istam,
omnia que habere poterant dabant pauperibus» (cfr. FF 117). Tale prassi,
a cui anche Chiara si attenne, verrà successivamente inserita nella Regola
da lei composta: Clarae Assisiensis Forma vitae ii, 7-8, in Sinossi cromatica,
p. 28: «Et si idonea fuerit, dicatur ei verbum sancti evangelii, quod vadat
et vendat omnia sua et ea studeat pauperibus erogare. Quod si facere non
poterit, sufficit ei bona voluntas» (cfr. FF 2756-2757).
CAss 15: FF 1561. Per l’analisi di questo logion di Francesco cfr. G. Mic-
59.

coli,
Parabole, “logia”, detti, in Francesco d’Assisi, Scritti, testo latino e tra-
duzione italiana, a cura di A. Cabassi, EFR-Editrici Francescane, Padova
2002, pp. 546-548.
Mc 10, 21: «Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse:
60.

“Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai
un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”».

42
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

la sua libertà di azione e di movimento. Non è neppure da


escludere che i familiari di Chiara fossero venuti a conoscen-
za delle sue frequentazioni – guardate giustamente con sospet-
to e considerate causa delle sue stravaganti azioni – con Fran-
cesco. La fuga notturna si profilava, pertanto, come l’unica
possibilità di lasciare la casa paterna.
Le difficoltà da superare in quella notte furono tante.
Come ha giustamente notato Felice Accrocca, Chiara e la
sua compagnia per attraversare le porte della città dovette-
ro godere del favore delle guardie61, e ciò «fa ritenere ancor
più probabile un coinvolgimento del vescovo»62 nell’orga-
nizzazione della fuga notturna. E poi la lunga strada che da
Assisi porta alla Porziuncola. Della «honesta societas» dove-
vano far parte non solo delle donne vicine a Chiara63 ma
anche degli uomini che avrebbero garantito la sicurezza di
quella fuga pianificata, ma pur sempre azzardata. E perché
non pensare che tra quelli ci fossero anche dei frati? Il testo,
infatti, prosegue dicendo che Chiara – abbandonata la casa
e la città – si affrettò verso S. Maria della Porziuncola dove
i frati che erano lì in attesa la accolsero «cum luminaribus»:
è come se si indicasse che nella chiesa c’era un gruppo pre-
ciso di frati, mentre gli altri erano in arrivo insieme alla figlia
di Favarone64. I luminaria evocherebbero la parabola del-

61.
Cfr. F. Accrocca, L’esperienza della conversione, p. 113.
62.
Ibid., p. 113 n. 34.
A queste nessuna testimone accenna al Processo di canonizzazione. Dal-
63.

le testimonianze possiamo solo ipotizzare che sora Christiana possa aver-


la aiutata ad uscire di casa, dal momento che «epsa testimonia allora era
in quella casa, et innanti era stata con lei, et haveva hauta notitia de lei,
perché habitava con epsa in Assesi» (Proc xiii, 7: cfr. FF 3094). Sora Paci-
fica di Guelfuccio «respose che lej intrò nella religione insieme cum essa»
(Proc i, 9: cfr. FF 2927). Mi sembra comunque non sostenibile l’idea che
con Chiara quella notte non ci fosse alcuna compagna (così vuole M. Bar-
toli, Chiara d’Assisi, p. 65 e nota 29).

LegsC 4, 7: «Igitur domo, civitate et consanguineis derelictis, ad Sanctam


64.

Mariam de Portiuncula festinavit: ubi fratres qui in aula Dei sacras excu-

43
marco guida

le vergini di Mt 25, 1-1365: ma quelle fiaccole servivano


soprattutto ad illuminare il buio di quella notte verso la Por-
ziuncola.
Chiara giunge nella piccola chiesa dedicata alla Vergine.
La scena del suo arrivo è molto suggestiva e piena di calo-
re. I frati sono alla Porziuncola ad attendere Chiara mentre
le loro fiaccole rischiarano e riscaldano quella notte. La Leg-
genda dice che quei frati «erano in veglia nella casa di Dio»66:
queste «sacras excubias» sono state interpretate come la reci-
ta, da parte dei frati, dell’ufficio notturno del giorno seguen-

bias observabant, virginem Claram cum luminaribus receperunt» (cfr. FF


3169). L’edizione Boccali della Leggenda pone una virgola dopo «ubi fra-
tres» non permettendo di cogliere questa sottile sfumatura, che cioè nella
Porziuncola non c’erano tutti i frati ma solo alcuni.
65.
Non insisterei troppo sulla rilettura sponsale dell’arrivo di Chiara alla
Porziuncola alla luce della pericope matteana (così invece C. Frugoni, Una
solitudine abitata, p. 95). L’agiografo in molti luoghi della Leggenda in cui
vuole evocare con forza un riferimento biblico alla sua narrazione, lo fa
citando letteralmente alcuni lessemi del testo scritturistico. Nel caso in que-
stione, invece, si può parlare solo di una allusione a Mt 25, 1-13: LegsC 4,
8 (cfr. FF 3170) per lampada utilizza il sostantivo luminare, che ai verset-
ti 1.3.4.7.8 della pericope matteana corrisponde a lampas sempre usato al
plurale (in LegsC Prol., 3 come luminaria – in senso traslato – sono loda-
ti i membri dei nuovi Ordini religiosi: dunque nell’utilizzo che di questo
vocabolo fa l’agiografo vi è in prevalenza il valore semantico del far luce,
di illuminare e rischiarare; LegsC Prol., 3, in effetti, si chiude con «ut lumen
videat, qui in tenebris ambulabat»: cfr. FF 3150). Se nelle intenzioni del
Celanese ci fosse stata quella di ripresentare l’accoglienza di Chiara alla
Porziuncola come una trasposizione agiografica del racconto delle vergi-
ni prudenti, lo avrebbe fatto riprendendo letteralmente il sostantivo lam-
pas del dettato evangelico. A sostegno di quanto affermo credo contribui­
sca anche il numero limitato di allusioni bibliche presenti nella Leggenda
– solo 13 – a differenza delle 98 citazioni letterali. In LegsC 4, 9 (cfr. FF
3257) – è importante notarlo – l’agiografo, per sottolineare il distacco di
Chiara dal mondo, riprende l’espressione «libellum repudii» letteralmente
da Dt 24, 1 o Mt 5, 31. Per un evento come quello dell’arrivo di Chiara alla
Porziuncola, perciò, Tommaso avrebbe senz’altro citato le lampades del
testo di Mt 25, 1.3.4.7.8 confermando ulteriormente il suo criterio di uti-
lizzo del testo biblico.
66.
LegsC 4, 8: «in aula Dei sacras excubias observabant» (cfr. FF 3257).

44
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

te, cioè del lunedì santo67. La terminologia usata dall’agio-


grafo credo che indichi piuttosto uno stretto legame tra la
fuga notturna di Chiara, la «honesta societas» che è con lei
e i frati rimasti alla Porziuncola. Abbiamo già notato che la
scelta dei vocaboli non è casuale nel testo della Leggenda.
L’agiografo, d’altronde, avrebbe potuto esplicitare con mol-
ta più chiarezza quello che i frati stavano facendo nella pic-
cola chiesa dedicata alla Vergine, o utilizzare dei termini
che meglio avrebbero reso il contesto di quell’attesa. Riten-
go che nella narrazione agiografica il vocabolo excubiae
conservi soprattutto il valore semantico della notte passata
fuori della casa e della città, e della veglia di guardia, alla
luce delle fiaccole, in attesa dell’arrivo di Chiara. Sebbene
excubiae assumano anche il significato di «vigiliae ecclesias-
ticae», il termine tipico e che meglio esprime la caratteriz-
zazione liturgica della veglia notturna è quello di vigiliae 68.

67.
Cfr. L. Padovese, La «tonsura» di Chiara, pp. 402-403; P. Messa, Chiara e
la liturgia, in A. Maiarelli - P. Messa, Le fonti liturgiche degli scritti di Chia-
ra d’Assisi e il Breviarium sanctae Clarae, in Clara claris praeclara, pp.
97-140, in particolare p. 100. Messa avvalora l’intuizione di Padovese osser-
vando che a quel tempo si era da poco unito al gruppo dei penitenti di
Francesco il sacerdote frate Silvestro e che, secondo la testimonianza del-
lo Speculum perfectionis, con molta probabilità la richiesta dell’uso della
Porziuncola ai monaci del Subasio fu motivata dalla necessità di avere una
chiesa «ubi fratres possint dicere horas suas» (Anonimo della Porziuncola,
Speculum perfectionis status fratris minoris, edizione critica e studio sto-
rico-letterario a cura di D. Solvi [Edizione nazionale dei testi mediolatini,
16], SISMEL-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2006, p. 48). Va osservato che
l’affermazione dello Speculum perfectionis status fratris minoris è già pre-
sente nella Compilatio Assisiensis, che costituisce la fonte dell’opera tre-
centesca: cfr. CAss 56: FF 1575.
68.
La BolsC ne parla al v. 70: «Vigiliis insuper et orationibus assidue dedi-
ta, in his praecipue diurna et nocturna tempora expendebat» (cfr. FF
3300). Nella Leggenda non ricorre mai il termine vigiliae: per la pre-
ghiera dell’ufficio notturno l’agiografo usa sempre la parola matutinum:
«Eadem nocte post matutinum orante Clara» (LegsC 13, 8: cfr. FF 3198);
«Mos ei erat ad matutinum praevenire iuvenculas» (LegsC 13, 17: cfr. FF
3200); «omnes dominae ad matutinum in oratorium pergunt» (LegsC 19,
2: cfr. FF 3212). Perché allora per la preghiera notturna dei frati alla Por-

45
marco guida

Tommaso da Celano, per indicare la preghiera del mattuti-


no, avrebbe potuto usare l’appropriato termine vigiliae o
matutinum: non lo fa, e per sottolineare che l’attesa di quei
frati aveva anche una connotazione religiosa, vissuta sicu-
ramente in un clima orante, aggiunge l’aggettivo sacrae a
quelle excubiae che conservavano – perché tale era – un
significato di vigile attesa notturna, più che una connota-
zione propriamente liturgica. Credo, pertanto, che ciò che
accadde alla Porziuncola avvenne indubbiamente in un cli-
ma di orante attesa e vigilanza, da non identificare però
necessariamente con un atto liturgico in senso stretto qua-
le è l’ufficiatura del mattutino69.

3.4. I frati le tagliano i capelli


La fuga di Chiara preparata assieme a lei da Francesco con
l’aiuto e il benestare del vescovo ha una meta da raggiungere:
la chiesetta della Porziuncola. La Leggenda riconosce un ruolo
fondamentale a questo luogo nella storia della donna di Assi-
si. È qui che «per mano dei frati» Chiara depose i suoi capelli70.

ziuncola l’agiografo non avrebbe dovuto far uso del termine matuti-
num?
Cfr. M. Bartoli, La Porziuncola di Chiara, in San Francesco e la Por-
69.

ziuncola. Dalla “chiesa piccola e povera” alla Basilica di Santa Maria degli
Angeli. Atti del Convegno di studi storici. Assisi, 2-3 marzo 2007, a cura di
P. Messa (Viator, 6), Assisi 2008, pp. 169-184. Bartoli afferma che «la con-
versione di Chiara avvenne in un contesto liturgico, anche se non sembra
necessario identificare tale contesto con l’Ufficio delle ore monastiche.
L’unica indicazione che viene dalla fonte è che si tratta di una preghiera
notturna, con fiaccole» (p. 175). Non sono perciò condivisibili le conclu-
sioni a cui giunge Messa quando afferma che la vita religiosa di Chiara
«ebbe inizio con un atto situato all’interno della liturgia, precisamente del-
la recita dell’Ufficio liturgico: soltanto considerando tale contesto liturgico
si comprende appieno il gesto della tonsura di Chiara» (P. Messa, Chiara e
la liturgia, p. 100).
LegsC 4, 9: «Mox ibi (Portiuncula) reiectis sordibus Babylonis, mundo
70.

libellum repudii tradidit: ibi manu fratrum crines deponens, ornatus varios
dereliquit» (cfr. FF 3170).

46
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

Le testimoni71 e i testimoni72 al processo di canonizzazione sono


tutti concordi nell’indicare la Porziuncola come luogo di que-
sto importante avvenimento. La Clara claris praeclara, invece,
non fa menzione della chiesetta della Porziuncola, parlando
semplicemente di «una certa chiesa di campagna»73. La Lettera
papale ribadisce il ruolo centrale di S. Damiano, così come ave-
va fatto Tommaso da Celano nella Vita beati Francisci dietro
comando del pontefice-committente. Il documento di Alessan-
dro iv, omettendo anche il passaggio di Chiara da S. Paolo del-
le Abbadesse a S. Angelo di Panzo – non si dimentichi che si
tratta di un testo che offre una sintesi della santità della donna
di Assisi – fa subito di S. Damiano il luogo per eccellenza, anzi
l’unico luogo, dell’esperienza religiosa di Chiara74.
Raggiunta la meta, la piccola chiesa della Porziuncola,
Chiara accolta dai fratres, da loro stessi – secondo la narra-
zione del Celanese – riceve il taglio dei capelli. I cinque testi-
moni al processo sono tutti concordi nel dire che a tagliare
i capelli di Chiara fu Francesco, e lo stesso affermerà la Let-
tera di canonizzazione: «ricevuta lì (alla Porziuncola) la sacra
tonsura dalle mani del beato Francesco»75. Il solo agiografo,
dunque, modifica la molteplice attestazione delle testimo-
nianze agiografiche precedenti, riconoscendo alla tonsura di

71.
Sora Beatrice di Favarone (Proc xii, 7: cfr. FF 3088) e donna Bona di
Guelfuccio di Assisi (Proc xvii, 16: cfr. FF 3127).
Messer Ugolino di Pietro Girardone (Proc xvi, 19: cfr. FF 3121); messer
72.

Ranieri di Bernardo (Proc xviii, 16: cfr. FF 3133); messer Giovanni di Vet-
tuta (Proc xx, 14: cfr. FF 3145).
BolsC 33: «quamdam campestrem ecclesiam» (cfr. FF 3288).
73.

BolsC 36-38: «Denique cum ad ecclesiam Sancti Damiani extra civitatem


74.

Assisinatem, unde traxit originem, per eundem beatum Franciscum adduc-


ta fuisset, ibi ei Dominus ad amorem et cultum assiduum sui nominis, plu-
res socias aggregavit. Ab hac siquidem insignis et sacer ordo Sancti Damia-
ni, per orbem iam longe diffusus, salutare sumpsit exordium» (cfr. FF 3289-
3290).
BolsC 33: «ab ipso beato Francisco sacra ibi recepta tonsura» (cfr. FF
75.

3288).

47
marco guida

Chiara un gesto dalla forte valenza simbolica che coinvolge


l’intero gruppo dei frati di Francesco. Dire «manu fratrum» è
dire innanzitutto Francesco, insieme ai suoi frati. Nella modi-
fica delle fonti operata dall’agiografo c’è la volontà di sotto-
lineare e ribadire, a distanza di quasi cinquant’anni da que-
gli accadimenti, il legame fra pauperes sorores e fratres
caratteristico delle origini, e perciò nella narrazione agiogra-
fica la tonsura di Chiara è considerata un «gesto del quale
l’intera comunità primitiva, e non il solo Francesco, diventa
responsabile»76. Questa responsabilità corale dei frati nella
fuga di Chiara, si esprime come gesto comunitario anche nel
taglio dei suoi capelli. Tommaso nella sua opera, come ha
giustamente notato Bartoli, non parla di tonsura: «il gesto era
certamente inusuale, al punto che la Legenda preferisce usa-
re un’espressione più generica, dicendo che “per mano dei
frati depose i suoi capelli”»77. Non si può però condividere
questa ipotesi del disagio dell’agiografo, dal momento che la

76.
E. Prinzivalli, Le fonti agiografiche come documenti per la vita di Chia-
ra, in Chiara e la diffusione delle Clarisse nel secolo xiii. Atti del Convegno
di Studi organizzato in occasione dell’viii Centenario della nascita di San-
ta Chiara. Manduria, 14-15 dicembre 1994, a cura di G. Andenna e B. Vete-
re (Università degli Studi di Lecce. Dipartimento di Studi storici dal Medio-
evo all’età contemporanea, 39. Saggi e ricerche, xxxii), Congedo Ed., Gala-
tina 1998, pp. 145-164, la citazione è a p. 161.
M. Bartoli, Chiara. Una donna tra silenzio e memoria (Tempi e figu-
77.

re, 37), Edizioni S. Paolo, Cinisello Balsamo 2001, p. 62. Bartoli ha ripro-
posto questa sua lettura delle fonti: «Colpisce una sorta di pudore incro-
ciato: la bolla di canonizzazione non fa il nome della chiesa di S. Maria
della Porziuncola, mentre rivela chiaramente che fu Francesco stesso a
tagliare i capelli di Chiara; la legenda invece fa il nome della chiesa, ma
preferisce dire che i capelli caddero, più genericamente, “per mano dei
frati”. La bolla sembra temere la sottolineatura di un rapporto troppo stret-
to con l’Ordine dei Frati Minori, che era strettamente legato alla chiesa di
S. Maria della Porziuncola, mentre non ha timore di dire che la tonsura
avvenne per mano di un laico. La leggenda invece preferisce non dire che
a tagliare i capelli di Chiara fu Francesco, mentre istituisce un preciso paral-
lelo tra l’esperienza di Chiara e l’Ordine dei Frati Minori, proprio a parti-
re dalla chiesa della Porziuncola» (M. Bartoli, La Porziuncola di Chiara,
p. 170).

48
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

Lettera di canonizzazione promulgata da Alessandro iv non


ha remore o imbarazzi di sorta nell’affermare che Chiara da
Francesco ricevette la «sacra tonsura»78, considerando che si
tratta di un documento solenne redatto dalla cancelleria pon-
tificia e che porta la firma dello stesso pontefice79. Al contra-
rio, ritengo che la Leggenda sia ancora più precisa nell’indi-
care l’ingresso di Chiara nella fraternità penitenziale di Fran-
cesco e dei suoi compagni: da tutti i fratres, che a quel tem-
po si definivano ancora poenitentes, è accolta e considerata
proprio come una di loro80. Ciò trova conferma nello stesso
significato della tonsura di Chiara: il taglio dei capelli, come
ha ben dimostrato Padovese81, indicava l’ingresso della gio-
vane assisana nello status dei penitenti al quale appartene-
va ancora la piccola fraternità riunitasi attorno a Francesco
sotto la protezione del vescovo della città82. La Leggenda,
infatti, esplicitando ciò che il gesto della tonsura significava
per Chiara, afferma che questa nella chiesetta della Porziun-
cola, davanti all’altare della Vergine, accolse «le insegne del-
la santa penitenza»83. Chiara, dunque, come penitente entra
a far parte di una fraternità penitenziale.

78.
BolsC 33: cfr. FF 3288.
79.
Non va dimenticato che LegsC 16, 30, nel narrare la conversione di
Agnese sorella di Chiara, afferma che «et beatus Franciscus manu sua ipsam
totondit» (cfr. FF 3206): pur non usando la parola tonsura, l’agiografo dice
chiaramente che fu Francesco a tagliarle i capelli lasciando intendere, con
quell’et posto prima del nome del santo, che fu lui a tagliare anche quel-
li di Chiara.
La Frugoni, invece, spiega la modifica delle fonti operata dall’agiogra-
80.

fo come «un modo per suggerire che fin dall’inizio vi fu una corresponsa-
bilità della fraternitas per il gruppo di religiose che con Chiara stava nascen-
do, corresponsabilità che prefigurava una cura monialium bene accetta»
(C. Frugoni, Una solitudine abitata, p. 13-14).
Cfr. L. Padovese, La «tonsura» di Chiara, pp. 393-406.
81.

Cfr. Anper v, 19, 10-12: FF 1509; cfr. anche 3Comp x, 37, 6-8: FF 1441.
82.

LegsC 4, 12: «sanctae poenitentiae insignia» (cfr. FF 3172). Per Chiara la


83.

tonsura fu un gesto di grande valore per la sua conversio a tal punto da

49
marco guida

3.5. La lode della Porziuncola


Tommaso da Celano sottolinea che tutto ciò avvenne alla
Porziuncola perché «non fu conveniente che al volger dei
tempi l’Ordine della fiorente verginità spuntasse altrove dal-
la casa di colei che primissima e degnissima fra tutte fu madre
e vergine»84. La Leggenda, a molti anni di distanza da quegli
eventi, rilegge in modo provvidenziale la nascita degli Ordi-
ni dei fratres e delle sorores nella piccola chiesa della Por-
ziuncola dedicata alla Vergine, Ordini che al tempo dell’agio-
grafo contavano ormai numerose fondazioni: «In questo luo-
go ebbe inizio la nuova milizia dei poveri, sotto la guida di
Francesco perché fosse chiaro che la Madre di misericordia
partoriva entrambi gli Ordini nel suo ospizio»85. L’agiografo
prende in prestito, a questo punto della Leggenda, quanto lo
stesso Tommaso da Celano aveva detto della chiesa di S.
Damiano e della sua importanza per Chiara e la sua comu-
nità. Riutilizzando le stesse parole della Vita beati Francisci,
il nostro autore sembra voler risistemare la memoria di que-
gli inizi riconoscendo la Porziuncola come il luogo fondati-
vo dei due Ordini86. Questa insistenza sulla piccola chieset-
ta dedicata alla Vergine ha un senso nelle intenzioni dell’agio-
grafo, se si pensa che la Lettera di canonizzazione della Por-
ziuncola non aveva neppure fatto il nome indicandola sem-
plicemente come una chiesa di campagna87. Il documento
pontificio, ovviamente, si pone in continuità con la politica

riproporlo nella sua Regola per le sorelle che facevano il loro ingresso in
comunità: cfr. RsC ii, 1.7.11-13: FF 2754.2756.2758-2759.
LegsC 4, 10: «nec decuit alibi florigerae virginitatis ordinem ad vespe-
84.

ram temporum excitari, quam in eius aula, quae prima omnium atque
dignissima, sola exstitit mater et virgo» (cfr. FF 3171).
LegsC 4, 11: «Hic locus ille est, in quo nova militia pauperum, duce Fran-
85.

cisco, felicia sumebat primordia, ut liquido videretur utramque religionem


Mater misericordiae in suo diversorio parturire» (cfr. FF 3171).
Cfr. 1Cel
86.
viii, 18-20: FF 350-351.
Cfr. BolsC 33: cfr. FF 3288.
87.

50
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

papale di fondazione e regolamentazione dell’Ordo S. Damia-


ni che, prendendo il nome dalla chiesa di Assisi, a questa e
alla comunità di Chiara ivi residente era volutamente ed
impropriamente ricondotto.
Come ha giustamente fatto notare Brufani, «in questo pun-
to la leggenda clariana introduce una novità rispetto alle vite
celanesi, che indicano solo in S. Damiano il luogo ove Fran-
cesco fondò l’Ordine delle damianite. L’autore sembra avere
lo scopo di celebrare in questo episodio Chiara ed insieme
la Porziuncola»88. Il nostro agiografo si pone in continuità con
la tradizione delle memorie legate ai compagni di Francesco,
con i quali si inizia a riconoscere un valore fondamentale alla
chiesa della Porziuncola. Nella Leggenda si percepisce l’eco
nitida del dettato del Memoriale di Tommaso da Celano89. Il
Memoriale e la Leggenda a proposito della Porziuncola sot-
tolineano concordemente la connotazione mariana del luo-
go e la sua peculiare importanza nell’essere la chiesa in cui
e da cui la fraternitas di Francesco mosse i suoi primi passi.
In questo passaggio del Memoriale Tommaso riprende delle
espressioni da lui stesso usate nella pericope clariano-damia-
nita della prima leggenda di san Francesco90. Si ha perciò la
netta percezione che già nel Memoriale Tommaso volle ridi-
mensionare il ruolo della chiesa di S. Damiano a favore del-
la Porziuncola, attribuendo a quest’ultima, e in relazione a
Francesco, quelle prerogative che erano state riconosciute
alla chiesa di S. Damiano sebbene in riferimento a Chiara e
alla sua comunità91.
L’agiografo della Leggenda clariana, al capitolo 5, parlerà
di S. Damiano, e nella presentazione di questo luogo evo-

88.
S. Brufani, Le «legendae» agiografiche di Chiara d’Assisi del secolo xiii, in
Atti SISF xx, Spoleto 1993, pp. 325-355, la citazione è a p. 345.
Cfr. 2Cel xii, 18: FF 626.
89.

Cfr. 1Cel
90.
viii, 18-20: FF 350-353.
Cfr. 1Cel
91.
viii, 18-20: FF 350-353 con 2Cel xii, 18: FF 604.

51
marco guida

cherà due avvenimenti della vita di Francesco accaduti in


quel luogo: l’offerta del denaro al sacerdote della chiesa e la
rivelazione ricevuta dal crocifisso. Quest’ultima, ripresa let-
teralmente dal Memoriale, precede di poco nell’opera del
Celanese il racconto della profezia di Francesco riguardo alle
sante vergini che avrebbero abitato S. Damiano92: profezia
che però l’autore della Leggenda clariana non ritenne oppor-
tuno inserire anche nella sua agiografia. L’omissione è ancor
più significativa dal momento che la suddetta profezia era
presente nel Testamentum di Chiara93, uno scritto molto
importante che il nostro agiografo conosceva. Ritengo, per-
tanto, che il Celanese volutamente omise questa profezia di
Francesco, dal momento che la sua opera vuole celebrare ed
esaltare la Porziuncola come luogo originario e fondativo del-
la «nova militia pauperum»94, fratres e sorores insieme. Quel-
la della nostra agiografia è una ulteriore presa di posizione
a favore della chiesa della Porziuncola, della sua centralità e
rilevanza nella storia francescana e clariana, come luogo di
riferimento per i due Ordini che da quel luogo avevano trat-
to la loro origine.

3.6. Il “pellegrinaggio” di Chiara: la chiesa di S. Paolo


«Avendo preso così davanti all’altare della beata Vergine
Maria le insegne della santa penitenza, ed essendosi sposa-
ta l’umile ancella a Cristo come davanti al talamo di questa
Vergine, subito Francesco la condusse alla chiesa di S. Pao-
lo per rimanere là fintantoché l’Altissimo provvedesse
diversamente»95. Ricevute le insegne della penitenza alla Por-
ziuncola, subito Francesco condusse Chiara alla chiesa di S.

92.
Cfr. 2Cel viii, 13: FF 399; 3Comp vii, 24: FF 1425-1426.
93.
Cfr. TestsC 9-14: FF 2826-2827.
94.
LegsC 4, 11: cfr. FF 3171.
LegsC 4, 12: «Cum autem coram altari beatae Mariae sanctae paeniten-
95.

tiae suscepisset insignia, et quasi ante torum huius Virginis, humilis ancil-
la Christo nupsisset, statim eam ad ecclesiam Sancti Pauli sanctus Fran­

52
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

Paolo de Abbatissis 96, un importante monastero di monache


benedettine non molto distante da Assisi97. Questo trasferi-
mento immediato di Chiara lascia intendere che le monache
di S. Paolo erano al corrente della sua fuga e del riparo che
la giovane avrebbe trovato presso di loro98. La Leggenda,
sulla scorta delle testimonianze rese al processo, afferma che
Francesco portò Chiara presso questo monastero. Il ruolo del
frate non terminò, dunque, con il taglio dei capelli della gio-
vane Chiara. Non si può allora sostenere che Francesco si
comportò con Chiara secondo il dettato della Regula non
bullata xii, 499, dal momento che il frate non si limitò a dare
un consiglio spirituale a Chiara lasciandola poi libera di fare
penitenza altrove. Le vicende seguenti all’accoglienza di Chia-
ra alla Porziuncola, furono anch’esse meditate e preparate
dalla fraternitas. Quel «fintantoché l’Altissimo provvedesse
diversamente» lascia intendere che quella di S. Paolo fu per
Chiara una dimora provvisoria, in attesa della realizzazione
del progetto che Francesco e Chiara avevano già imbastito.
Una dimora temporanea che, a motivo del diritto di asilo di
cui godeva, avrebbe potuto proteggere la giovane dalle rea-

ciscus deduxit, donec aliud provideret Altissimus, in eodem loco mansu-


ram» (cfr. FF 3172).
96.
Cfr. Proc xii, 8: FF 3088.
Per maggiori informazioni su questo monastero cfr. A. Fortini, Nuove
97.

notizie intorno a S. Chiara di Assisi, AFH 46 (1953), pp. 3-43, in partico-


lare pp. 30-31; G. Casagrande, Chiara anno 1211, in Id., Intorno a Chia-
ra. Il tempo della svolta: le compagne, i monasteri, la devozione (Viator,
13), Edizioni Porziuncola, S. Maria degli Angeli 2011, pp. 27-44, in parti-
colare pp. 39-41.
Ciò sarebbe un’ulteriore conferma del coinvolgimento del vescovo di
98.

Assisi – sotto la cui giurisdizione era posto il monastero di S. Paolo – nel-


la fuga di Chiara.
Così vuole M. Bartoli, Chiara. Una donna, p. 63. Come abbiamo già
99.

notato la Leggenda sembra attenersi al dettato della Regula, ma in realtà,


nella descrizione delle vicende della conversio di Chiara, mostra un coin-
volgimento di Francesco e della sua fraternitas di gran lunga superiore al
semplice consilium.

53
marco guida

zioni dei familiari, che non si sarebbero fatte aspettare. Riten-


go, pertanto, che questo luogo fu scelto a motivo delle garan-
zie che avrebbe offerto nei giorni, difficili e tormentati, che
sarebbero seguiti alla fuga di Chiara. Questo monastero fu
solo un luogo di rifugio temporaneo. Inutile indugiare sulla
condizione di Chiara (sulla vilitas e sulla eredità venduta e
data ai poveri)100 in quel luogo, che non ha alcun legame di
tipo religioso-vocazionale con il gesto della Porziuncola. Se
Chiara avesse voluto farsi monaca avrebbe seguito il norma-
le iter di ingresso in monastero. Si tratta perciò di una solu-
zione temporanea, in vista delle reazioni violente dei fami-
liari. Quale posto più sicuro di un monastero per farne fron-
te? Come non vedere in questo la regia del vescovo di Assi-
si? La Regola di Benedetto, tra l’altro, comanda che ai nuovi
arrivati in monastero non sia riservato un trattamento parti-
colarmente gentile ed accogliente101. Perciò anche il paralle-
lo fra l’esperienza di Francesco nel monastero di S. Verecon-
do presso Gubbio e quella di Chiara a S. Paolo de Abbatis-
sis non mi sembra del tutto pertinente102.

4. La reazione dei parenti


La reazione dei parenti non si fece attendere. Tommaso
da Celano aggiunge numerosi dettagli rispetto alla testimo-
nianza di sora Beatrice di Favarone, a proposito della oppo-
sizione dei familiari di Chiara. Nella sua narrazione tiene con-
to, ovviamente, di quanto raccontò ai notai la sorella di Chia-
ra, aggiungendo però molti particolari che avrà raccolto dal-
la voce di altri testimoni o della stessa Beatrice. Ciò che carat-
terizza questa sezione della Leggenda credo non sia, esclusi-

100.
Cfr. M. Bartoli, Chiara d’Assisi, pp. 69-70; Id., Chiara. Una donna, pp.
64-67.
101.
Cfr. Regula sancti Benedicti lviii, 1-5.
102.
Cfr. M. Bartoli, Chiara d’Assisi, p. 72.

54
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

vamente, la reazione violenta dei parenti di Chiara, ma soprat-


tutto il fatto dei suoi capelli recisi. È questo particolare che
raccorda la narrazione a ciò che accadde alla Porziuncola e
permette a Chiara di manifestare visibilmente le sue inten-
zioni e il suo nuovo stato di vita, quello di penitente: «Ma lei,
aggrappandosi alle tovaglie dell’altare, si scopre il capo rasa-
to, attestando che mai in seguito si sarebbe lasciata strappa-
re dal servizio di Cristo»103.

4.1. La tenacia di Chiara


I parenti, oltre al ricorso alla forza per far desistere Chia-
ra dal suo proposito, esercitarono sulla giovane anche una
sorta di “pressione psicologica”. Dal racconto dell’agiografo
si può desumere che l’«impetus violentiae»104 dei familiari si
placò nel momento in cui Chiara mostrò il capo tondito
aggrappandosi alle tovaglie dell’altare: il ricorso di Chiara
all’altare, e perciò alla chiesa del monastero, è un esplicito
appellarsi al suo nuovo stato di penitente, e al diritto d’asilo
di cui godeva quel luogo, a motivo del quale fu scelto come
prima dimora per la giovane assisate. Alla forza della violen-
za fa seguito la forza delle proposte e delle promesse che
avrebbero potuto convincere Chiara ad abbandonare il suo
progetto. A queste si aggiungono delle vere e proprie ingiu-
rie rivoltele dai parenti che si opponevano al suo proposito
di santità. L’agiografo annota che tutto ciò si protrasse per
più giorni, durante i quali Chiara – non perdendosi d’animo
né sminuendo il fervore105 – resistette con tenacia alle paro-
le e ai sentimenti di odio dei parenti, i quali, infine, dovette-
ro rassegnarsi. Il racconto dell’agiografo, poiché fondato sul-
le testimonianze rese al processo e sulla Lettera di canoniz-

103.
LegsC 5, 3: «At illa pannos apprehendens altaris, caput denudat atton-
sum, firmans se nullatenus a Christi servitio ulterius avellendam» (cfr. FF
3173).
104.
LegsC 5, 2: cfr. FF 3173.
105.
LegsC 5, 5: «non collapsus est animus, non fervor remissus» (cfr. FF 3173).

55
marco guida

zazione, non va considerato come un semplice topos ricon-


ducibile al genere letterario dell’agiografia, ma come un’ul-
teriore attestazione della storicità di quegli avvenimenti106.
Stando al racconto della Leggenda, la permanenza di Chia-
ra presso il monastero di S. Paolo de Abbatissis deve essere
stata breve107. La mancanza di fonti non ci permette di spiega-
re con precisione i tempi ed i motivi dell’abbandono di que-
sto luogo. Credo, tuttavia, che spiegarne l’abbandono con l’in-
soddisfazione di Chiara per lo stile di vita condotto da quella
comunità108 non appare sufficientemente convincente: sono
propenso a credere, piuttosto, che il monastero di S. Paolo
fosse considerato solo un luogo di passaggio già nelle inten-
zioni iniziali di Francesco e Chiara, oltre che del vescovo del-
la città. Si potrebbe ipotizzare che, con il placarsi delle reazio-
ni dei familiari e per l’imminente arrivo di sua sorella Agnese,
Chiara abbia deciso di lasciare il monastero delle benedettine,
sollecitata forse dalle stesse monache. Ma è bene non indu-
giare su troppi ragionamenti ipotetici. Ciò che ritengo certo,
però, è che Francesco non lasciò Chiara da sola in questa fase
di passaggio e di prevedibile tribolazione. Bartoli sostiene,

«Questa documentazione eccezionale permette di constatare che la dram-


106.

matica rottura fra la santa e la sua famiglia, in seguito all’inatteso manife-


starsi della vocazione, non era soltanto un topos introdotto da biografi com-
piacenti in omaggio a una consolidata tradizione agiografica, ma piutto-
sto una prova che ogni donna religiosa poteva essere chiamata ad affron-
tare, nel momento in cui la sua pietà la spingeva a rivendicare il control-
lo del proprio corpo rifiutando la soggezione ai desideri maschili» (A. Bar-
bero, Un santo in famiglia. Vocazione religiosa e resistenze sociali nell’agio-
grafia latina medievale [Sacro/Santo, 6], Rosenberg & Sellier, Torino 1991,
p. 271). L’autore nel paragrafo L’arte della fuga: l’agiografia francescana
(pp. 268-274) presenta la vicenda della conversio di Chiara e della sua
sorella Agnese sottolineando la reazione violenta dei parenti in opposizio-
ne alla loro scelta di vita (pp. 269-271).
107.
In LegsC 16, 10 si afferma che Agnese raggiunse Chiara a S. Angelo di
Panzo «post .xvj. dies a conversione Clarae» (cfr. FF 3204).
Cfr. M. Bartoli, Chiara d’Assisi, pp. 78-79; F. Accrocca, L’esperienza del-
108.

la conversione, p. 115.

56
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

invece, che Francesco «dopo aver portato Chiara a S. Paolo


delle Abbadesse, pensasse di aver terminato il suo dovere nei
suoi confronti. Si sarebbe comportato cioè esattamente come
poi prescrisse ai suoi fratres nella Regola non bollata» 109. Come
abbiamo notato in precedenza, la Regola contiene dei divieti
perché in una fase antecedente vigeva una consuetudine diver-
sa: Chiara, e poco dopo sua sorella Agnese, furono accolte da
Francesco e dai fratres come membri del loro gruppo. Che
motivo avrebbe avuto, allora, l’accoglienza di Chiara alla Por-
ziuncola da parte della fraternitas e il taglio dei suoi capelli?
La testimonianza del Testamentum di Chiara lascia intendere
che Francesco seguì gli inizi della loro vita religiosa a tal pun-
to da rallegrarsene, e obbligando sé e i suoi frati alla cura e
sollecitudine per quelle sorores 110.

4.2. La chiesa di S. Angelo


La Leggenda al capitolo 5 dedica solo un brevissimo accen-
no alla ecclesia 111 di S. Angelo112: di questo locum 113 tratterà
nuovamente al capitolo 16, seppur in breve, a proposito del-
la conversione di Agnese, sorella di Chiara, e di quanto accad-
de presso la chiesa di Panzo a motivo della violenza dei
parenti nel tentativo di riportare a casa la fanciulla. Dunque,
su questo luogo l’agiografia clariana non offre alcuna infor-
mazione utile a ricostruirne in modo compiuto l’identità.

109.
M. Bartoli, Chiara d’Assisi, p. 74, e prosegue: «Ci sarebbe stato dun-
que un periodo nel quale Francesco non si era voluto assumere la respon-
sabilità pastorale e religiosa di Chiara».
110.
Cfr. TestsC 28-29: FF 2832-2833; RsC vi, 4: FF 2788.
111.
LegsC 5, 7: cfr. FF 3174; anche in 16, 13: cfr. FF 3205.
Cfr. F. Santucci, S. Angelo di Panzo presso Assisi, “Atti dell’Accademia
112.

Properziana del Subasio” serie vi, 13 (1986), pp. 83-112; G. Casagrande -


S. Merli, Sulle tracce degli insediamenti clariani scomparsi (secc. xiii-xiv),
in Presenza clariana nella storia di Assisi, a cura di F. Santucci, Accade-
mia Properziana del Subasio, Assisi 1994, pp. 21-44.
113.
LegsC 16, 14: cfr. FF 3205.

57
marco guida

Mario Sensi ha ritenuto che a S. Angelo di Panzo vives-


se una comunità di donne penitenti che non professavano
alcuna regola ufficialmente riconosciuta114; e lo stesso stu-
dioso ha ipotizzato che il luogo fosse un santuario micae-
lico115. Per Giovanna Casagrande, invece, in quel luogo non
è possibile individuare alcuna comunità di tipo religioso116.
Un’importante informazione contenuta nel Processo di cano-
nizzazione è però omessa dalla Leggenda: «Da poi sancto
Francesco, frate Phylippo et frate Bernardo la menarono
alla chiesia de Sancto Angelo de Panço»117. Sora Beatrice,
sorella germana di Chiara, non oblitera nella sua deposizio-
ne il ruolo corale della fraternitas nella vicenda iniziale del-
la conversatio di Chiara, considerata dai fratres come una
di loro.
Anche i motivi dell’abbandono di questo luogo ci sfug-
gono. La Leggenda afferma che «non trovandovi il suo ani-
mo completo riposo, per disposizione del beato Francesco,

Cfr. M. Sensi, Incarcerate e penitenti a Foligno nella prima metà del Tre-
114.

cento, in I frati penitenti di S. Francesco nella società del Due e Trecento.


Atti del 2° Convegno di Studi Francescani. Roma, 12-14 ottobre 1976, a
cura di M. d’Alatri, Istituto Storico dei Cappuccini, Roma 1977, pp. 291-
308, in particolare p. 305 n. 41.
Cfr. M. Sensi, La scelta topotetica delle penitenti fra Due e Trecento nell’Ita-
115.

lia centrale, CF 68 (1998), pp. 245-275, in particolare p. 254.


116.
«Nulla supporta l’esistenza in loco di un monastero benedettino, e peral-
tro, a quell’altezza cronologica, appaiono rare le comunità monastiche
femminili organizzate e definite. Ma non mi pare trovi qualche conforto
documentario neppure la preesistenza di un nucleo di religiosae mulieres,
prima dell’arrivo di Chiara, di Agnese, che qui la raggiunse, e forse di qual-
che altra affiliata della prim’ora. Rimane il fatto abbastanza “strano” che
Francesco e compagni avessero condotto Chiara in un luogo privo di una
qualche presenza» (G. Casagrande, Chiara anno 1211, p. 41). Per Accroc-
ca «è difficile pensare che Chiara possa esser stata condotta in quel luogo
qualora esso fosse risultato privo di una presenza stabile», perciò è incline
«a credere all’esistenza di un insediamento monastico» (F. Accrocca, La con-
versione di Chiara d’Assisi, p. 60).
117.
Proc xii, 11 (cfr. FF 3089).

58
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

da ultimo si portò a S. Damiano»118. Sora Beatrice al proces-


so si limitò nel dire che, «dove stata che fo pocho tempo,
fo menata alla chiesia de Sancto Damiano»119. L’affermazio-
ne dell’agiografo secondo cui l’animo di Chiara non aveva
ancora trovato in quel luogo completo riposo, lascia comun-
que nel vago ogni tentativo di spiegazione120. Sono persua-
so che anche S. Angelo fu una dimora temporanea in vista
della sistemazione di S. Damiano121. Non credo che i ripe-
tuti cambi di dimora siano da addebitare al malcontento di
Chiara per le esperienze fatte122, e ancor meno alle pressio-

LegsC 5, 7: «ubi cum non plene mens eius quiesceret, tamdem ad eccle-
118.

siam Sancti Damiani, beati Francisci consilio, commigravit» (cfr. FF 3174).


119.
Proc xii, 12 (cfr. FF 3089).
Secondo Mario Sensi, Chiara abbandonò S. Angelo perché «distante cir-
120.

ca due miglia dalla città, fuori delle vie di grande transito e troppo legato
a un santuario» (M. Sensi, La scelta topotetica, p. 258).
121.
Concordo con la Frugoni secondo la quale «gli spostamenti da un luo-
go all’altro furono dovuti molto probabilmente ai tempi tecnici occorsi a
Francesco per adattare S. Damiano ad accogliere la piccola comunità» (C.
Frugoni, Una solitudine abitata, p. 20). Le Clarisse della Federazione di
Umbria-Sardegna, attraverso un’attenta lettura delle informazioni offerte
da Chiara nel Testamentum, sostengono che S. Angelo di Panzo sia il luo-
go in cui Chiara – insieme alle sue sorelle – promise obbedienza a Fran-
cesco. Dunque sul monte Subasio Chiara, sua sorella Agnese e forse anche
Pacifica e Benvenuta da Perugia, dimorarono solo temporaneamente, ma
per un periodo di tempo sufficiente allo svolgersi della sequenza dei fat-
ti narrati nel Testamentum: cfr. Federazione S. Chiara d’Assisi delle Clarisse
di Umbria-Sardegna, Il Vangelo come forma di vita, p. 276.
122.
«La vocazione di Chiara d’Assisi era passata attraverso due momenti allo-
ra antitetici: il monachesimo dell’ordine benedettino e la reclusione urba-
na del movimento penitenziale, allora in atto. E il movimento delle Don-
ne povere guidato da Chiara rappresentò il superamento e la sintesi di que-
sti due momenti: il monachesimo tradizionale e il nuovo stile di vita semi-
religiosa, appunto il bizzocaggio» (M. Sensi, Incarcerate e recluse in Umbria
nei secoli xiii e xiv: un bizzocaggio centro-italiano, in Il movimento religio-
so femminile in Umbria nei secoli xiii-xiv. Atti del Convegno internazionale
di studio nell’ambito delle celebrazioni per l’viii centenario della nascita di
S. Francesco d’Assisi. Città di Castello, 27-28-29 ottobre 1982, a cura di R.
Rusconi [Quaderni del Centro per il Collegamento degli Studi Medievali e

59
marco guida

ni dei familiari123, dal momento che S. Damiano, definitiva


dimora di Chiara e delle sue sorores, era un luogo ancor
più vicino alla città di Assisi e perciò ai parenti di Chiara e
Agnese.

4.2.1. La conversione di Agnese


Con un salto narrativo di 10 capitoli, Tommaso da Cela-
no, al capitolo 16 (La forza della sua preghiera nella conver-
sione di sua sorella), ritorna a S. Angelo di Panzo per narra-
re le vicende della conversio di Agnese, sorella di Chiara, che
l’aveva seguita in quel luogo. Il contesto in cui è inserita que-
sta lunga e ben dettagliata pericope – che non ha riscontro
nelle fonti scritte ed è da attribuire alla sola penna dell’agio-
grafo – è quello dello speculum della Leggenda che dal capi-
tolo 13 descrive l’esercizio della santa orazione di Chiara. I
capitoli immediatamente precedenti questo racconto riguar-
dano la forza liberatrice e salvatrice della preghiera di Chia-
ra: al capitolo 14 si narra dei saraceni che, pur essendo già
entrati nel chiostro di S. Damiano, furono messi in fuga per
le preghiere di Chiara e della sua comunità; al capitolo 15
della liberazione della città di Assisi dalle truppe di Vitale di
Aversa, sempre a motivo delle orazioni delle sorores di S.
Damiano. La nostra pericope ripresenta, dunque, le stesse
caratteristiche: in questo caso le preghiere di Chiara libera-
no la sorella Agnese dalle mani violente dei familiari che pre-
tendono di riportarla a casa, dopo aver ottenuto, sempre per
mezzo delle sue orazioni, la conversione della sorella a cui
era tanto legata: «Per la verità non è da seppellire nel silen-

Umanistici nell’Università di Perugia, 12], La Nuova Italia Ed., Scandicci -


Perugia 1984, pp. 85-121, la citazione è a pp. 93-94). Questa lettura di Sen-
si credo sia condizionata da quelli che furono gli sviluppi successivi
dell’esperienza di S. Damiano: la sintesi è operata dallo storico e non da
Chiara, che dimorò a S. Paolo e a S. Angelo in attesa di raggiungere la sua
dimora definitiva in S. Damiano.
123.
Cfr. M. Bartoli, Chiara d’Assisi, p. 83.

60
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

zio neppure la mirabile virtù della sua preghiera, che all’ini-


zio stesso della sua conversione, convertì un’anima a Dio e,
dopo averla convertita, la difese»124.
Chiara rivolge a Dio preghiere e suppliche perché la sua
sorella abbandoni il mondo e la possibilità delle nozze ter-
rene, per seguire il Signore come unico sposo. Il tema del
contemptus mundi e delle nozze mistiche, come abbiamo
già notato, è molto presente nei contesti di conversione. Le
preghiere di Chiara vengono ascoltate: «Infatti dopo sedici
giorni dalla conversione di Chiara, Agnese, ispirata dallo
Spirito divino, va in fretta dalla sorella, rivelandole il segre-
to della sua volontà: dice che lei vuole assolutamente ser-
vire il Signore. Lei abbracciandola con grande gioia disse:
“Rendo grazie a Dio, dolcissima sorella, perché, preoccu-
pata per te, mi ha esaudito”» 125. Agnese raggiunge Chiara a
S. Angelo dove, felicemente, le due sorelle seguono le orme
di Cristo: la più grande fa da maestra alla nuova arrivata. In
questa prima parte della pericope mi sembra che il ruolo
centrale sia riservato a Chiara. I loro familiari, venuti a sape-
re che Agnese si era unita a Chiara, «il giorno seguente accor-
rono sul luogo dodici uomini accesi di furore e, simulando
esteriormente la maligna intenzione, pretendono di entra-
re pacificamen­te»126. Inizia, a questo punto, una descrizio-
ne così dettagliata e circostanziata dell’accaduto da poter
dire che l’autore abbandoni il suo mestiere di agiografo per

124.
LegsC 16, 1: «Verum nec illa suae orationis virtus mirifica debet silentio
sepeliri, quae in ipso conversionis initio, unam animam ad Deum conver-
tit, conversam defendit» (cfr. FF 3204).
125.
LegsC 16, 10-11: «Nam post .xvj. dies a conversione Clarae, Agnes divi-
no afflata Spiritu, properat ad sororem, eique suae reserans voluntatis arca-
num, dicit se velle penitus Domino deservire. Quam illa gaudenter amplec-
tens: Gratias, inquit, ago Deo, dulcissima soror, quod me de te sollicitam
exaudivit» (cfr. FF 3204).
LegsC 16, 14: «currunt ad locum sequenti die duodecim viri furore suc-
126.

censi et conceptam malitiam dissimulantes exterius, pacificum praetendunt


ingressum» (cfr. FF 3205).

61
marco guida

dedicarsi a quello di cronista. Evidentemente il ricordo di


questi avvenimenti era molto vivo nelle sorores di S. Damia-
no e anche nei fratres della prima ora: a loro si deve la testi-
monianza orale di questo racconto, che il Celanese puntual-
mente inserì nella sua opera. La narrazione è così vivace e
incalzante, dai toni drammatici e anche violenti, da trasmet-
tere anche al lettore un po’ di quell’angoscia e dolore che
Agnese e Chiara dovettero sperimentare. Riporto il testo del
racconto che per il suo realismo non richiede alcun com-
mento:
«Si dirigono subito verso Agnese – di Chiara, infatti, già da
tempo non avevano più speranza: “Perché – le dicono – tu
sei venuta in questo luogo? Sbrigati subito a tornare a ca-
sa con noi”. Rispondendo lei che non voleva partirsene dal-
la sua sorella Chiara, si scagliò contro di lei un cavaliere di
animo efferato. Senza risparmiare pugni e calci, tentava di
trascinarla per i capelli, mentre gli altri la spingevano e la
sollevavano con le loro braccia. La giovanetta mentre, co-
me afferrata da leoni, veniva strappata dalle mani del Si-
gnore, esclama: “Aiutami, sorella carissima! Non permette-
re che io sia tolta a Cristo Signore”. Mentre dunque quei
violenti predoni trascinavano giù per la china del monte la
fanciulla che resisteva, le laceravano le vesti, e spargeva-
no per la strada i suoi capelli, Chiara in lacrime, prostrata-
si in orazione, chiede che sia concessa costanza alla sorel-
la, e che possa superare per divina grazia la violenza de-
gli uomini. All’improvviso sembra che il corpo di lei gia-
cente a terra sia inchiodato al suolo per enorme peso, tan-
to che molti uomini, pur impegnandovisi a più riprese, non
riescono affatto a trasportarla oltre un certo ruscello. An-
che altri accorrendo da campi e vigne, tentano di dar loro
aiuto, ma in nessun modo riescono a sollevare da terra quel
corpo. Mentre desistono dal loro tentativo, gridano al mi-
racolo con parole ironiche: “Ha mangiato piombo tutta la
notte, non c’è da meravigliarsi se pesa”. Il signor Monaldo,
suo zio paterno, montato su tutte le furie, volendola per-
cuotere con un pugno letale, fu preso da un atroce dolore

62
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

alla mano che aveva alzata e, per molto tempo, la afflisse


l’angustia del dolore»127.

L’impeto della violenza, la descrizione senza censure del


“martirio” subito da Agnese, la conoscenza topografica del
luogo, la citazione dello zio Monaldo, sono tutti elementi che
riconducono alla storicità dell’avvenimento piuttosto che alla
ripresentazione di un tradizionale modello agiografico. A dire
il vero, nella leggenda dedicata a Chiara, questo topos sareb-
be spettato a lei.
Alla fine di questa lunga battaglia, tipica dei martiri, Chia-
ra si reca sul posto e prega i parenti di lasciare alle sue cure
la sorella Agnese che giaceva a terra stremata dalle percos-
se subite. Quelli vanno via con l’amaro in bocca per non aver
potuto realizzare il loro proposito, ed Agnese si alzò gioiosa
ed esultante per aver combattuto, e vinto, la sua prima bat-

127.
LegsC 16, 15-27: «Moxque ad Agnetem conversi – nam de Clara iam
antea desperaverant –: Quid tu, inquiunt, ad locum istum venisti? Festina
quantocius domum redire nobiscum. Qua respondente nolle se a sorore
sua Clara discedere, irruit in eam miles unus animo efferato et pugnis cal-
cibusque non parcens, eam per capillos abstrahere conabatur, ceteris impel-
lentibus et suis brachiis levantibus eam. At proba iuvencula dum quasi a
leonibus capta de manu Domini raperetur exclamat dicens: Adiuva me,
soror carissima, nec me Christo Domino tolli permittas. Cum ergo violen-
ti praedones adulescentulam renitentem per devexum montis abstrahe-
rent, vestes abrumperent, vias crinium laceratione complerent, Clara cum
lacrimis in oratione procumbens, petit sorori mentis constantiam tribui,
petit vires hominum divina potentia superari. Confestim vero tanto pon-
dere corpus illius in terra iacentis figi videtur, ut illam plures homines, suis
conatibus adnitentes, nequaquam valeant ultra quemdam rivulum aspor-
tare. Accurrentes etiam aliqui de agris et vineis, auxilium illis praestare
contendunt, sed corpus illud de terra levare nullatenus possunt. Dumque
in suo conatu deficiunt, verbo lusorio miraculum extollunt; dicentes: Tota
nocte plumbum comedit et ideo si ponderat non est mirum. Nam et domi-
nus Monaldus patruus eius, cum in tanta rabie constitutus, vellet eam leta-
liter pugno percutere, manum, quam levavit, subito dirus dolor invasit,
eamque usque ad plura tempora doloris angustia cruciavit» (cfr. FF 3205-
3206).

63
marco guida

taglia al servizio di Dio128. In questa sezione centrale della


pericope il ruolo principale è assegnato ad Agnese: un ruo-
lo passivo, tuttavia, dal momento che lei è oggetto delle azio-
ni di quegli «uomini accesi di furore».
La conclusione della pericope dà ulteriore valore e senso
a questo racconto. Infatti l’agiografo arricchisce e completa
le vicende iniziali della vita religiosa di Agnese con la dichia-
razione che «il beato Francesco di sua mano tagliò i capelli
pure a lei, ed insieme alla sorella la istruì nella via del Signore»129,
stabilendo così uno strettissimo legame tra la conversione di
Chiara e quella di Agnese, per ribadire il ruolo attivo svolto
da Francesco agli inizi della sequela Christi delle due sorel-
le. Quando Chiara, a distanza di anni, nel suo Testamentum
parlerà della cura e dell’interesse che Francesco ebbe di lei
e delle sue sorelle, indubbiamente aveva presente anche que-
sta vicenda dolorosa della vita di Agnese, che mise duramen-
te alla prova la loro vocazione; e ciò che accadde anche a
lei presso il monastero di S. Paolo, sebbene con intensità e
modalità non così violente: «Il beato Francesco poi, conside-
rando che, pur essendo fragili e deboli secondo il corpo, tut-
tavia non ricusavamo nessuna necessità, nessuna povertà,
nessuna fatica, nessuna tribolazione o deprezzamento e
disprezzo del mondo, ché anzi li consideravamo come gran-
di delizie, come frequentemente egli ci aveva esaminate
secondo gli esempi dei santi e dei suoi frati, si rallegrò mol-
to nel Signore; e mosso a pietà verso di noi, si obbligò con
noi di avere da se stesso e per mezzo della sua Religione,
cura diligente e sollecitudine speciale per noi come per i suoi
frati»130.

128.
LegsC 16, 28-29: cfr. FF 3206.
LegsC 16, 30: «et beatus Franciscus manu sua ipsam totondit, et una cum
129.

sorore sua in via Domini erudivit» (cfr. FF 3206).


Clarae Assisiensis Testamentum 27-29: «Attendens autem beatus Francis­
130.

cus quod essemus fragiles et debiles secundum corpus, nullam tamen


necessitatem, paupertatem, laborem, tribulationem vel vilitatem et contem-

64
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

Questa pericope dedicata ad Agnese potremmo definirla


un abbozzo di legenda nella Legenda. L’agiografo, infatti, a
conclusione del racconto dichiara: «Ma siccome la sua mera-
vigliosa perfezione di vita non potrebbe essere presentata in
breve, la narrazione torni a Chiara»131. Insieme a quello per la
madre Ortolana del capitolo 1, quello di Agnese è il secon-
do “medaglione” che l’agiografo dedica a due donne che,
legate a Chiara oltre che da vincoli di sangue anche da lega-
mi spirituali, ne aiutano a comprendere meglio la santità.
Alle osservazioni di Bartoli132 e della Frugoni133, aggiungo
che la narrazione di questo evento riguardante Agnese nel-
la giusta collocazione cronologica del tessuto narrativo del-
la Leggenda – subito dopo la conversione di Chiara – avreb-
be fortemente sminuito il valore e l’immagine della sua per-

ptum saeculi recusabamus, immo pro magnis deliciis reputabamus sicut


exemplis sanctorum et fratrum suorum examinaverat nos frequenter, gavi-
sus est multum in Domino; et ad pietatem erga nos motus, obligavit se
nobis per se et per religionem suam habere semper de nobis tamquam de
fratribus suis curam diligentem et sollicitudinem specialem», in Chiara d’As-
sisi, Scritti, pp. 176-179 (cfr. FF 2832-2833).
131.
LegsC 16, 31: «Verum quia magnificam eius vitae perfectionem sermo
brevis explicare non posset, intendat ad Claram» (cfr. FF 3206).
132.
L’agiografo «avvertendo la portata contestativa dell’episodio, tralasciò di
narrarlo secondo la rapidissima scansione di tempo che ebbe nella realtà,
cosa che avrebbe inevitabilmente sottolineato l’accrescimento dello scon-
tro con la famiglia, ma preferì inserirlo nel cuore della leggenda, là dove
parla della efficacia della preghiera di Chiara» (M. Bartoli, Chiara d’Assi-
si, p. 81).
133.
«Lo sventato rapimento di Agnese è presentato come corollario miraco-
listico della forza della preghiera di Chiara, con un intervallo di ben dieci
capitoli rispetto al racconto dell’arrivo e del soggiorno delle due sorelle a
S. Angelo di Panzo. Il biografo dislocò a tanta distanza il secondo violen-
to intervento della famiglia affinché Chiara potesse presentarsi già santa,
almeno per fama, onde intervenire in favore della sorella: ed ecco allora
l’ampia digressione sulla rigida vita claustrale in S. Damiano; solo così era
plausibile che Chiara avesse ottenuto un miracolo, avvenuto appena sedi-
ci giorni dopo la fuga dalla casa paterna» (C. Frugoni, Una solitudine abi-
tata, p. 123).

65
marco guida

secuzione subita da parte dei familiari, poiché la sua non fu


violenta e tanto sofferta quanto quella che toccò ad Agnese.
A Tommaso, inoltre, poté tornare utile dislocare a così tanti
capitoli di distanza gli eventi delle due conversioni perché,
con il racconto di quella di Agnese, avrebbe potuto ripresen-
tare e ribadire l’importante ruolo che Francesco ebbe in quel-
la di Chiara: è infatti la lettura del capitolo 16 che ci fa esse-
re certi che l’agiografo non volle obliterare che fu Francesco
a tagliare i capelli di Chiara. Inoltre questa pericope – nelle
intenzioni dello scrittore forse per niente fuori posto – con-
sentiva al Celanese di segnare e scandire la sua opera con la
presenza attiva di Francesco nella vita di Chiara, di Agnese
e della comunità di S. Damiano, che il rispetto rigoroso del-
la cronologia avrebbe fortemente limitato.

4.3. La chiesa di S. Damiano, dimora definitiva


Su consiglio del beato Francesco – «beati Francisci consilio»134
– Chiara si trasferì a S. Damiano dove – e qui l’agiografo fa
sentire il peso del suo commento che mette fine ai continui
cambi di luogo – «gettò l’àncora quasi in porto sicuro, e non
pensò più a mutare luogo, non titubò per le ristrettezze, non
tremò per la solitudine»135. La narrazione agiografica segue,
dunque, quanto Chiara stessa aveva affermato nel suo Testa-
mentum: «E così, per volontà di Dio e del nostro beatissimo
padre Francesco, andammo alla chiesa di S. Damiano per dimo-
rarvi, dove il Signore in breve tempo, per sua misericordia e
grazia ci moltiplicò, perché si adempisse ciò che il Signore
aveva predetto per mezzo del suo santo. Infatti, prima, ci era-
vamo trattenute in altro luogo, benché per poco tempo»136.

134.
LegsC 5, 7: cfr. FF 3174.
LegsC 5, 8: «mentis ancoram quasi in certo figens, non iam pro loci muta-
135.

tione ulterius fluctuat, non pro artitudine dubitat, nec pro solitudine refor-
midat» (cfr. FF 3174).
136.
Clarae Assisiensis Testamentum 30-32: «Et sic de voluntate Dei et beatis-
simi patris nostri Francisci ivimus ad ecclesiam Sancti Damiani moraturae,

66
Chiara d’Assisi: dalla conversione alla promessa di obbedienza a Francesco

C’è un’omissione, tuttavia, che discosta il dettato agiografi-


co dal Testamentum della santa e dalle vitae di san Francesco,
e cioè l’assenza della profezia del santo circa la comunità di
S. Damiano137. Un’omissione significativa dal momento che la
leggenda clariana riporta – anche con riprese letterali dalle
vitae di san Francesco138 – tutti gli episodi connessi a quello
taciuto: ciò attesta una esplicita e consapevole volontà di Tom-
maso di obliterare, nella sua opera, la memoria di quell’even-
to. Come ho avuto modo di spiegare in precedenza, ritengo
che questa censura sia motivata dal proposito dell’agiografo
di magnificare la Porziuncola evitando di sminuirne l’impor-
tanza con una profezia di Francesco su una chiesa in qualche
modo concorrente, quella di S. Damiano. Di questo luogo l’au-
tore sottolinea ed esalta esclusivamente il ruolo claustrale: il
dettato agiografico del capitolo quinto (12-16) è ricco di espres-
sioni indicative dello stato di reclusione assunto da Chiara a
S. Damiano: «locelli ergastulo; se Clara conclusit; celans; car-
ceravit; caverna maceriae; monasterium; arto reclusorio»139.

ubi Dominus in brevi tempore per misericordiam suam et gratiam nos mul-
tiplicavit, ut impleretur quod Dominus praedixerat per sanctum suum. Nam
antea steteramus in loco alio, licet parum», in Chiara d’Assisi, Scritti, pp.
178-179 (cfr. FF 2834).
Cfr. TestsC 10-17: FF 2826-2828; 2Cel viii, 13: FF 599; 3Comp vii, 24: FF
137.

1425-1426. Cfr. E. Prinzivalli, Le fonti agiografiche, p. 160.


138.
Va comunque notato che nessuna testimone al Processo di canonizza-
zione riporta questa profezia di Francesco.
139.
LegsC 5, 12-16 fa di S. Damiano il luogo simbolo della stabilità e della
reclusione della donna di Assisi: «In huius locelli ergastulo, pro caelestis
amore sponsi, virgo se Clara conclusit. In hoc se a mundi tempestate celans,
corpus, quoad viveret, carceravit. In huius caverna maceriae, columba
deargentata nidificans, virginum Christi collegium genuit, monasterium
sanctum instituit, pauperumque dominarum ordinem inchoavit. Hic in via
paenitentiae glebas membrorum terit, hic semina perfectae iustitiae semi-
nat, hic incessu proprio signat vestigia secuturis. In hoc arto reclusorio per
.xlij. annos disciplinae flagellis frangit sui corporis alabastrum, ut domus
Ecclesiae repleatur fragrantia unguentorum» (cfr. FF 3176). Le Clarisse del-
la Federazione di Umbria-Sardegna, commentando il capitolo v della For-
ma vitae di Chiara riguardante il silenzio e le norme sulla comunicazione

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marco guida

L’agiografo non fa altro che rileggere l’esperienza vissuta da


Chiara a S. Damiano retrodatando agli inizi della sua conver-
satio forme e modalità di vita claustrali che si definirono e
regolamentarono nel corso di lunghi anni140.
L’arrivo di Chiara a S. Damiano segna, nelle intenzioni del
Celanese, la fine della sua ricerca e l’assunzione di una iden-
tità precisa connotata soprattutto dall’aspetto claustrale. Nel
riportare la visione del crocifisso avuta da Francesco proprio
in quel luogo, il nostro autore fa di S. Damiano oltre che un
luogo francescano soprattutto il luogo clariano, mostrando, in
qualche modo, che il definitivo passaggio nella chiesa poco
fuori le mura della città, significò per Chiara, per sua sorella
Agnese e le altre sorores, l’inserimento pieno e definitivo, anche
per il luogo, nella fraternitas di Francesco e dei suoi frati.

con l’esterno, individuano un legame originario tra l’esperienza di Chiara


a S. Damiano ed il monachesimo e la reclusione femminile al passaggio
tra il xii ed il xiii secolo. Questa impostazione del problema – che richie-
de un necessario supplemento di indagine e di approfondimento – sem-
bra aprire feconde piste di lettura rispetto alla ormai tradizionale posizio-
ne che mette in contrapposizione ispirazione evangelica e clausura, come
elemento imposto dall’esterno e dalla storia: cfr. Federazione S. Chiara d’As-
sisi delle Clarisse di Umbria-Sardegna, Il Vangelo come forma di vita, pp. 248-
267. Cfr. anche C.A. Acquadro, L’esperienza di Chiara di Assisi. Tra clau-
sura e reclusione, in Chiara d’Assisi: storia, memoria, attualità, pp. 135-
184; P. Maranesi, La clausura di Chiara di Assisi.
Per l’evoluzione in senso monastico dell’esperienza di S. Damiano cfr.
140.

C. Gennaro, Chiara, Agnese e le prime consorelle: dalle «Pauperes dominae»


di S. Damiano alle Clarisse, in Atti SISF vii, Rimini 1980, pp. 167-191. Cfr.
anche M. Bartoli, Chiara d’Assisi, pp. 103-128; M.P. Alberzoni, Chiara e il
papato (Aleph, 3), Edizioni Biblioteca Francescana, Milano 1995; Ead.,
Chiara di Assisi e il francescanesimo femminile, in Francesco d’Assisi e il
primo secolo di storia francescana (Biblioteca Einaudi, 1), Einaudi, Tori-
no 1997, pp. 203-235; Federazione S. Chiara d’Assisi delle Clarisse di Umbria-
Sardegna, Chiara di Assisi. Una vita prende forma.

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