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senso delle cose Feynman

DELLO STESSO AUTORE:

Il Richard P.
QED

SEI PEZZI FACILI


Traduzione di Laura Servidei

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ADELPHI EDIZIONI
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Six easy pieces



TITOLO ORIGINALE:
INDICE

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� Prefazione 11
1. Atomi in movimento 19
II. Fisica di base 49
III. La relazione tra la fisica e le altre scienze '81
IV. La conservazione dell'energia 111
v. 137
171
La teoria della gravitazione
VI. Comportamento quantistico

Indice analitico 205

© 1 963, 1 989, 1 995 CALIFORNIA INSTITUTE

OF TECHNOLOGY

© 200 0 ADELPHI EDIZIONI S.P.


A. MILANO

ISBN 88-459·1551-4
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PREFAZIONE

Queste sono le lezioni di fisica che ho tenuto


nel 1 96 1 e 1962 agli studen,ti del primo e secon­
do anno· del Caltech (California Institute of
Technology) . Naturalmente non sono riportate
parola per parola: sono state rivedute, a vol te in
modo sostanziale, a volte no. Le lezioni forma­
no · s oltanto una parte del corso completo . L'in­
tero gruppo di centottanta studenti si riuniva in
una grande aula due volte la settimana per
ascoltare queste lezioni, e poi si divideva in pic­
coli gruppi di quindici o venti studenti per le
esercitazioni sotto la guida di un assistente;
inoltre vi era una sessione di laboratorio una
volta la settimana.
L' obiettivo principale che ci eravamo prefissi era
conservare l' interesse degli studenti che, pieni di
entusiasmo e piuttosto intelligenti, arrivano al
Caltech dalle scuole superiori. Hanno sentito
parlare molto di quanto siano appassionanti e in­
teressanti certi campi della fisica: ad esempio la
teoria della relatività, la meccanica quantistica, e
altre idee moderne. Capitava invece che al termi­
ne del corso molti di loro fossero scoraggiati,
perché avevano visto ben poche idee veramente
I cap itoli di que sto libro son o
.

ard B. Feynman, Lectures


stati originariam ente pubbli­ grandi, nuove e moderne. Avevano dovuto stu­
on Physics, Add ison -Wesby,
cati nell ' opera in tre volumi Rich
diare piani inclinati, elettrostatica e così via, e
Reading, Mass., 196 3-1 965 : vol. I,
cap p. 1-4 e 7; vol. II, cap . 37. ·
dopo due anni erano proprio avviliti. Si trattava
11
quindi di cos truire un cor so in cui i più bravi nue anticipazioni di argomenti non ancora trat­
mo tivati non per des sero l'en tusi asm o. e
tati: una completa discussione sarebbe venuta
Qu este lezi oni non inte ndo no esse re in alcun a suo tempo, con una preparazione adeguata.
mo do una sem plic e rass egn a; son o una cosa se­ L'induttanza e i livelli di energia, per esempio,

l
ria. Pen sai di pre nde re com e pun to di riferi­ vengono dapprima presentati a livello qualitati­
men tò i mig liori dell a clas se, e di far sì che nem­
meno loro rius ciss ero a com pre nde re del tutto vo, e solo in seguito diventano oggetto di uno

1
il con ten uto del le lezi oni , per esem pio sugge­ studio approfondito.
ren do app licazion i dell e ide e e dei con cetti in Mentre mi rivolgevo agli studenti più attivi, non
var ie dire zion i, al di fuori dell a line a prin cipale volevo trascurare il povero studente per il quale i
di ragion ame nto . Pro prio per que sto ho cerc ato fuochi d'artificio e le applicazioni collaterali so­
di form ulare ogn i asse rzio ne nel mo do più ac­ no semplicemente inquietanti, e dal quale · s areb­
curato pos sibi le, di sottolin ear e ogn i volta com e be vano aspettarsi che impari molto del contenu­
le equ azio ni e le idee si inte grin o nel corpo di to delle lezioni. A questi studenti volevo presen­
con osce nze dell a fisic a, e qua li mo difi che sareb- tare almeno un nucleo centrale o spina dorsale
. ber o inte rven ute una volta che si foss e imparato della materia che fossero in grado di compren­
di più . Sen tivo anc he che per gli stud enti è im­ dere. Magari non avrebbero capito tutto, ma po­
portan te aver chiaro che cosa dovreb ber o esse­ tevo sperare che non si innervosissero troppo.
re in gra do di dedurre da qua nto detto in pre­ Non mi aspettavo che capissero tutto, ma solo le
ced enz a ( se son o abb astanza sveg li) , e cosa in­ caratteristiche centrali e più dirette. Ci vuole, na­
vec e vien e pre sen tato com e nuovo. Quando ve­ turalmente, una certa perspicacia da parte dello
nivano intr odo tte nuove idee , io cerc avo o di studente per capire quali sono i teoremi e le idee
dedurle , se eran o ded ucib ili, o di spie gare che
si trattava di un con cetto nuovo, che non aveva
più importanti, e quali invece gli argomenti che
si potranno comprendere solo negli anni se-
li
1
alcu na base nell e cose che già avevano imp ara­ guenti.
to: non era dim ostrabil e, biso gnava pro prio ag­ Nel fare lezione c' era poi una seria difficoltà:
giun gerl o. per come era strutturato il corso, chi era in cat­ �l l i

'li
Nel l'ini ziare le lezi oni pre sup pon evo alcune co­ tedra non aveva modo di capire come stessero
nos cen ze di base da parte deg li stud enti, cose co­ andando le cose, dal momento che gli mancava !
i
me l'ottica geo metrica, sem plic i noz ioni di chi­ qualsiasi riscontro da parte degli studenti. Io
mic a, e così via, che si inse gna no alle superiori.
Inol tre non ved evo ragi one di pres entare il ma­
stesso quindi non h � idea di quanto siano buo­
ne queste lezioni. E stato essenzialmente un
'1\
i
l

teriale in un ord ine pre ciso , evitand o di parlare


l\l
esperimento; se dovessi rifarlo (e spero di non
di una cosa finc hé non aves si potu to descriverla doverlo rifare ! ) non lo rifarei allo stesso modo.

li
in ogn i particol are. Al con trario, c'erano con ti- Comunque penso, per quanto riguarda la fisica,
12 13
che le cose abbiano funzionato abbastanza bene renziali. Così ho cercato di darne un 'illustrazio­
per il primo anno. ne generale che non richiedesse la conoscenza
Nel secondo anno non fui altrettanto soddisfat­ delle equazioni differenziali a:lle derivate par­
to. In particolare, nel trattare di elettricità e ma­ ziali. Anche per un fisico penso sia interessante
gnetismo, non sono riuscito a trovare un modo sforzarsi di presentare la meccanica quantistica
veramente unico o diverso di presentare la mate­ in ordine inverso, per ragioni che risulteranno
ria, alcun modo che fosse particolarmente più chiare dalle lezioni stesse. Ho però l' impressio­
avvincente di quello usuale. Quindi non credo di ne che l ' esperimento non sia del tutto riuscito,
aver fatto un granché in questa parte. Alla fine soprattutto per mancanza di tempo ( avrei avuto
del secondo anno avevo intenzione di aggiunge­ bisogno di tre o quattro lezioni in più, per trat­
re in coda ali' elettromagnetismo un paio di le­ tare con maggiore completezza argomenti qua­
zioni, per dire qualcosa sulle proprietà dei mate­ li le bande di energia e la dipendenza spaziale
riali, e soprattutto per introdurre i modi fonda­ delle ampiezze) . Inoltre, essendo la prima vol­
mentali, le soluzioni dell'equazione di diffusio­ ta, la mancanza di riscontro da parte degli stu­
ne, i sistemi vibranti, le funzioni ortogonali, ecc., denti fu particolarmente grave. Oggi penso che
per fare insomma i primi passi nei cosiddetti me­ la meccanica quantistica andrebbe presentata
todi matematici della fisica. Se dovessi, oggi, rifa­ in un secondo momento; forse avrò l' occasione
re il corso penso che tornerei all'idea originaria; di farlo di nuovo, un giorno, e allora lo farò nel
ma allora, dato che non era previsto un nuovo ci­ modo giusto .
clo di lezioni, sembrò una buona idea cercare di Non ci sono, nel corso, lezioni su come risolvere
dare piuttosto un'introduzione alla meccanica i problemi, perché per questo c' erano le ore di
quantistica (che si trova nel terzo volume delle esercitazioni. In effetti avevo svolto tre lezioni al
Lectures) . primo anno sull'argomento, ma non sono inclu­
Certo, chi si laurea in fisica può aspettare fino se in questa raccolta. C' era anche una lezione
al terzo anno per imparare la meccanica quan- ·
sulla guida inerziale, certamente appropriata do­
tistica, ma molti studenti del nostro corso - si po la lezione sui sistemi rotanti, ma sfortunata­
disse - sceglievano fisica solo come materia mente è stata omessa. La quinta e la sesta lezione
propedeutica per altre discipline; e il modo sono state tenute da Matthew Sands, essendo io
standard di presentare la meccanica quantistica fuori città.
la rendeva quasi inaccessibile ai più, perché ci La domanda, ovvia, è fino a che punto l' esperi­
vuole tanto tempo per impararla. Eppure, nelle mento sia riuscito. La mia impressio ne - peraltro
sue applicazioni reali ( specialmente in quelle non condivisa da quasi nessuno che abbia lavora­
più complesse, per esempio di ingegneria elet­ to con gli studenti - è negativa. Non penso di
trica e di chimica) non viene effettivamente aver fatto un buon lavoro, dal punto di vista degli
usato tutto il macchinario delle equazioni diffe- studenti. Se guardo come la maggioranza di loro
14 15 .
e, o
ha affrontato le prove d'esame, devo conclude­ gnan ti, qualcuno ne potrà trarre ispirazion a pen­
re che il sistema è fallito. Naturalmente qualche qualch e buo na ide a. Forse si divertiran noqualche
collega mi fa notare che una o due decine di stu­ sarci su, o a pro seguire nel lo svil upp o di
denti - sorprendentemente - avevano capito tut­ con cetto.
to in ogni lezione, avevano lavorato seriamente e Giugno 1963*
resse. È presumibile che queste persone abbiano
avevano affrontato le cose con entusiasmo e inte­
una preparazione di base di prim' ordine in fisi­
ca; dopotutto sono proprio quelli che cercavo di
raggiungere. Ma ciò significa, allora, che « di ra­
do l'insegnamento è veramente efficace, tranne

bons ) .
in quei casi felici in cui è quasi superfluo » ( Gib­
Eppure, non volevo lasciare indietro del tutto
nessuno, come invece, forse, è successo. Penso
che per dare una mano agli studenti bisognereb­
be mettere più impegno nell'inventare problemi
che chiariscano i concetti presentati a lezione.
Esercizi e problemi forniscono una buona op­
portunità di completare l'argomento e rendere
più reali, più complete, più salde nella mente le
idee.
A mio avviso, comunque, non c'è soluzione al
problema dell'istruzione, oltre a rendersi conto
che l'insegnamento migliore è quello che si rea­ -l
lizza nel rapporto diretto tra lo studente e un
buon insegnante: la situazione in cui lo studente
discute le idee, riflette sulle cose, e ne parla. Non
l
l
si impara molto stando seduti in un 'aula, e nep­
pure facendo i compiti assegnati, ma di questi
tempi dobbiamo istruire una tal massa di gente
l
che è necessario trovare un'alternativa all'ideale.
Forse queste lezioni daranno un contributo in tal
*
e al com ple sso dell e Lec­
senso; forse in qualche oasi felice, dove c'è an­ La pre sen te Prefazi one si riferisc
on
cora un rapporto individuale tra studenti e inse- tures Physics.
17 l
16
.i

J
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i':.
7
i
.,
Introduzione
t,
�·1i
Questo corso biennale di fisica viene presentato
partendo dall'idea che il lettore intenda diventa­
re un fisico. Questo, naturalmente, non è sem­ l
i
i
pre vero, ma è quanto ogni professore, di qual­
siasi materia, presume ! Per diventare un fisico bi­
sogna studiare molto: l'equivalente di duecento
anni di conoscenza nel campo in più rapido svi­
luppo che ci sia. Così tanto, infatti, che potreste
pensare di non farcela nei quattro anni del corso
di laurea; e in effetti ci vogliono anche· gli anni di .J_If;
dottorato.

11�
Abbastanza sorprendentemente, malgrado la
spaventosa mole di lavoro compiuto in tutto que­
sto tempo, è possibile in gran parte condensare
l'enorme quantità dei risultati raggiunti, cioè
trovare leggi che riassumano l'intero nostro sa­
pere. Ma, anche così, le leggi ·sono tanto difficili
da recepire che sarebbe sleale nei vostri confron­
ti iniziare l'indagine di questo arduo argomento
senza dare una qualche idea dei rapporti che le­
gano tra loro i vari campi della scienza. I primi
tre capitoli saranno quindi dedicati a delineare
la relazione tra la fisica e le altre scienze, i rap­
porti tra una scienza e l'altra, e il significato della
scienza, in modo da aiutarci a sviluppare una
percezione dell'argomento.
Vi chiederete perché mai non si possa insegnare
la fisica dando semplicemente le leggi fonda-
21
men tali a pagi na uno e mos tran do poi com e fun­ schemi meravigliosi, semplici eppure molto stra­
zion ano in tutte le possibili circ ostanze , come si ni che reggono tutto, e poi sperimentare per ve­
fa con la geo metria euclidea , dove prim a si stabi­ rificare se abbiamo veramente indovinato. Que­
1�, -
lisco no gli assio mi e poi se ne traggon o ogni ge­ sto processo immaginativo è così difficile che
nere di deduzio ni. (Così, non cont enti di ap­ nella fisica ci si divide il lavoro: ci sono i fisici
pren dere la fisic a in qua ttro ann i, la vole te imp a­ teorici che inventano, deducono, e tirano a in­
rare in quattro min uti! ) . Que sto non si può fare dovinare le nuove leggi, ma non le sperimenta­
per due ragi oni. Prim o, don con osci amo anco ra no, e ci sono i fisici sperimentali che fanno gli
tutte le leggi fond ame ntali: la fron tiera dell 'igno­ esperimenti, inventano, deducono e tirano a in-
�i -
ranz a si sta espa nde ndo . Seco ndo , la corretta dovinare .
enu nciazion e dell e leggi dell a fisic a chiama in Abbiamo detto che le leggi di natura sono ap-
caus a idee poc o fam iliari, la cui descrizio ne ri­ prossimate: che prima si scoprono quelle sbaglia­
chie de con cetti di alta matema tica, al pun to che te, e poi quelle giuste . Ora, come può un esperi­
è nece ssario un tiroc inio non indiffere nte anch e mento essere « sbagliato »? Prima di tutto, in mo­
solo per imp arare cosa sign ificano le paro le. No, do banale: per esempio se c'è qualcosa che non
non è poss ibile proc eder e in que sto mod o. Si va nell' apparecchiatura e non l'abbiamo notato.
può solo proc edere pass o per pass o. Ma queste cose si possono aggiustare facilmente
Ogn i pass o, ogn i parte dell 'insi eme dell a natura e venire ricontrollate più volte . Quindi, a parte
l: è solo un' approssimazione dell 'inte ra veri tà, ovve­
li
queste cose di minor conto, com'è possibile che
\i -
ro di que lla che per quan to ne sappiamo è l'inte­
n,
ra veri tà. Ogn i nostra con osce nza, in effe tti, è il risultato di un esperimento sia sbagliato? Solo
se è poco preciso. Per esempio, la massa di un
un ' app ross imazion e di un qualche tipo , perc hé oggetto sembra non cambiare mai: una trottola
sapp iam o di non sape re anco ra tutte le leggi. in rotazione pesa quanto una ferma. Si inventò
Perciò, tutto vien e imp arato solo per esse re poi allora una « legge » : la massa di un corpo è co­
disim parato, o, più probabilm ente , per venire
\':-
stante e non dipende dalla velocità. Ora si è sco­
corretto . perto che questa legge è inesatta: la massa au­
li Il prin cipio card ine dell a scien za, quasi la sua
l'' menta con la velocità, ma aumenti sensibili ri­
} !l,i
il

i-
defi nizio ne, è che la verifi ca di tutta la conoscenza è chiedono velocità vicine a quelle della luce. Una
l'esperimento. L'esperi men to è il solo giudice della ,'1

l'i
legge corretta è: se un oggetto si muove a velocità
�::
« veri tà » scien tific a. Ma qual è la fonte della co­ inferiore a ·centocinquanta chilometri al secon­
[:: ii
nosc enza? Da dove veng ono le leggi da verifica­ !i:
do, la sua massa è costante a meno di uno su un
:
;
re? L' espe rien za stess a aiuta a produrre le leggi, m ilione . In questa formulazione approssimata la
,,
l nel sens o che ci dà dei suggerim enti . Ma ci vuol e 1:
legge è corretta. Si può pensare che, in pratica,
L anch e fantasia per creare da ques ti suggerim en­ la nuova legge non faccia poi una gran differen­
ti le gran di gene raliz zazioni, per indovinare gli za. Be' , sì e no. Per velocità normali si può certa-
l 22
23 :1
'i
mente usare la semplice legge della massa co­ cifico avremo una certa idea dello sfondo, del
stante come una buona approssimazione. Ma per perché quel punto è interessante, e come si inse­
velocità molto alte è sbagliata, e più la velocità è risce nella struttura generale. Dunque, qual è la
alta, maggiore è l 'errore.
Infine, da un punto di vista filosofico - e questo è
nostra visione globale del mondo?
l_ t
l'aspetto più interessante - faremmo un errore
madornale a prendere per buona la legge ap­
prossimata. Anche se la massa cambia di pochis­
La materia è fatta di atomi
l'
simo, l'intera rappresentazione del mondo dev'es­ Se in qualche cataclisma anda ssero perd ute tutte
sere cambiata. Questo è un fatto caratteristico le cono scen ze scien tifich e, e una sola frase pote s­ ,_
della filosofia, ossia delle idee che stanno dietro se esser e tram andata alle gene razio ni succ essive,
quale enun ciato conterrebbe la maggiore infor­
·[
alle leggi: a volte anche un effetto molto piccolo
richiede profondi cambiamenti nelle idee. mazi one nel mino r num ero di paro le? Io cred o
si tratti dell' ip o tesi atomica (o fatto atom ico, se pre­
+

Ora, che cosa dovremmo insegnare per prima?


La legge corretta, ma poco familiare, con il suo
apparato concettuale strano e difficile (per e­
ferite ) , cioè che tutte le cose sono fatte di atomi, pic­
cole parti celle in perpetuo movimento che si attraggono !�
l
sempio la teoria della relatività, lo spazio-tempo a breve distanza, ma si respingono se pressate l'una
a quattro dimensioni, e così via) ? Oppure la sem­
plice legge della massa costante, che sarà appros­
contro l'altra. In questa frase , come vedr emo , c'è
una quan tità enorme di infor mazi one su come è
il
fatto il mon do; basta usare un po' di fantasia e di
l
simata, ma non richiede idee astruse? La prima è
più appassionante, più bella e più divertente, ma ragio name nto. l

la seconda è più accessibile, ed è il primo passo Per illustrare la pote nza dell' idea atom ica, sup­
per capire veramente l' altra idea. Questo dilem­
ma riappare in continuazione quando si insegna
poni amo di avere una gocc ia d' acqu a del diam e­
tro di mezzo centi metr o. Anch e osservand ola ,,
fisica. Ogni volta lo risolveremo in modo diverso, molto da vicin o non vedr emm o altro che acqu a,
ma a ogni passo varrà la pena di imparare quello
che è noto ora, qual è il grado della sua precisio­
omo gene a e continua. Anch e ingranden dola
(circa duem ila volte ) con il migl ior micr osco pio
: (:
ne, come si inserisce nel quadro più generale ottic o a dispo sizio ne, e vede ndol a quin di larga
della conoscenza e come si potrà cambiare quan­ una decin a di metri, quan to una stanza spazi osa, ]
do ne sapremo di più. guardand o bene vedremmo anco ra acqu a relati­
vam ente omo gene a, ma qua e là ci sarebbero
�J
Procediamo ora delineando la mappa generale
della nostra odierna comprensione della scienza delle cose a form a di uovo che nuotano avan ti e

j
(della fisica in particolare, ma anche di altre indie tro. Molto inter essan te. Sono parameci . A
scienze periferiche) , così che quando, più tardi, ques to pun to potr emm o anch e ferm arci, tal­

: Il
dovremo mettere a fuoco qualche punto spe- mente incuriosi ti dai paramec i, con le loro cigli a
25
24
' '
vibratili e i corpi che si contorcono, da non an­
dare oltre, tranne che, magari, per ingrandire
ancora di più i parameci e guardare cosa c'è den­
tro. Questo, naturalmente, è un argomento che
interessa i biologi, ma al momento noi sorvolia­
mo e guardiamo più da vicino l'acqua stessa, in­
grandendola altre duemila volte. Ora la goccia
d' acqua misura venti chilometri, e se la osservia­
mo attentamente noteremo una specie di bruli­
chio, qualcosa che non ha più un aspetto omo­
geneo, ma sembra il pubblico di una partita di Fig. l Acqua ingrandita un miliardo di volte .
calcio visto molto da lontano. Per vedere a cosa
sia dovuto questo brulichio, lo ingrandiremo al­ gruppo è « incollato insieme » , per così dire.
tre duecentocinquanta volte e ci troveremo d �­
vanti agli occhi qualcosa di simile alla figura l. E
D 'altro canto, le particelle non possono compe­
netrarsi l'un l'altra. Se si cerca di comprimerle si
una rappresentazione dell'acqua ingrandita un
Gli atomi hanno un raggio di l o 2 x l o-s cm, e
respingon · o .
miliardo di volte, ma idealizzata da molti punti di
yista. 'Per cominciare, le particelle sono disegna­ dato che l o-s cm si chiama angstrom, diciamo
te in modo semplice, con contorni netti, e que­ che gli oatomi hanno un raggio di l o 2 ang­
sto non è esatto. In secondo luogo, la figura è bi­ strom (A) . Un altro modo per ricordarne la mi­
dimensionale, mentre naturalmente le particelle sura è il seguente: se una mela viene ingrandita
si muovono in tre dimensioni. Osservate che ci fino alle dimensioni della Terra, i suoi atomi
sono due diverse specie di « palle» o cerchi a rap­
presentare gli atomi di ossigeno (neri) e quelli di avranno all'incirca le dimensioni iniziali della
idrogeno (bianchi) , e che ogni ossigeno ha due mela.
idrogeni legati a sé. (Ogni gruppetto di un ossi­ Immaginiamo ora questa enorme goccia d' ac­
geno con i suoi idrogeni si chiama molecola) . La qua, con tutte le sue particelle in agitazione che
rappresentazione è idealizzata anche perché in si rincorrono l'un l' altra. L' acqua conserva il suo
natura le particelle vere si agitano e rimbalzano volume, non si dissolve, e questo è dovuto all' at­
continuamente, si torcono e girano l'una intor­ trazione delle molecole tra loro. Se la goccia è su
no all'altra. Bisogna pensare, anziché a un'im­ un p iano inclinato, dove può muoversi da un
magine statica, a un'immagine dinamica. Un' al­ punto all'altro, l' acqua scorre , ma non svanisce

r:
tra cosa che non si può illustrare in un disegno è (cioè le parti che la compongo no non si disper­
t,
il fatto che le particelle sono attaccate, che si at­ dono) , grazie appunto all'attrazio ne molecolar e.
traggono, questa tira quell' altra, ecc. L'intero Il rnovimento di agitazione è ciò che noi rappre-
26 27
f
l
i

i
l

sentiamo come calore: quando aumenta la tem­ '

l
'l,
peratura aumenta il movimento. Se scaldiamo
l'acqua, l'agitazione aumenta, così come aumen­ l

. ta il volume tra gli atomi, finché a un certo pun- l


to la forza di attrazione fra le molecole non è più
sufficiente a tenerle insieme, ed esse si disperdo­
no separandosi l'una dall'altra. Abbiamo ovvia­ (
mente appena descritto la produzione di vapore
acqueo mediante l'aumento della temperatura:
le particelle si staccano e volano via a causa del­ Fig. 2 Vapore.
t
l'intensificarsi del movimento.
N ella figura 2 vediamo una rappresentazione del
vapore, che è fuorviante in questo: a pressione al suo posto) . Ciò significa che il gas esercita una
t
[
atmosferica normale, in un 'intera stanza ci sono forza intermittente che i nostri sensi grossolani
magari solo poche molecole, e certamente non (non essendo noi ingranditi un miliardo di vol­
ne troveremmo tre in uno spazio così piccolo. te) percepiscono come spinta media; per confina­
.(i
Quasi tutti i riquadri di queste dimensioni sareb­ re un gas dobbiamo applicare una pressione. La
bero vuoti, mentre noi, guarda caso, ne abbiamo figura 3 mostra un tipico contenitore di gas (rap­
due e mezzo (tanto per non lasciare la finestra presentato in ogni libro di testo) , cioè un cilin­
vuota) . Ora, nel vapore le caratteristiche delle
molecole si vedono meglio che nell'acqua. Per
dro con un pistone. Dato che la forma delle mo- t
.J
semplicità nel disegno l'angolo tra gli atomi di
idrogeno è di 1 20°, mentre in realtà misura
1 05°3', e la distanza tra il centrç> di un'idrogeno e
t
il centro dell'ossigeno è 0,957 A; come vedete co­
l
nosciamo questa molecola molto bene.
Vediamo ora alcune proprietà del vapore acqueo
(o di qualunque altro gas) . Le molecole, separa­
te l'una dall'altra, rimbalzano contro le pareti. J
Immaginiamo una stanza con delle palle da ten­
nis (diciamo un centinaio) che rimbalzano di
qua e di là, in continuo movimento. Quando col­
] i

j
piscono la parete la sping9no come per allonta­

l
narla dal centro della stanza (e naturalmente bi­
Fig. 3
sogna spingere dalla parte opposta, per tenerla
28
"l
lecole d'acqua non ha nessuna importanza, per l pressione aumenta. Vedete quanto sono semplici
semplicità le disegniamo come palle da tennis, o le idee della teoria atomica.
puntini, che si muovono in ogni direzione. Mol­ Consideriamo un' altra situazione. Supponiamo
te di esse colpiranno il pistone, e quindi per evi­ che il pistone si muova verso l'interno, in modo
tare che questo continuo bombardamento lo da costringere lentamente gli atomi in uno spa­

pisce il pistone in movimento? E chiaro che in se­


spinga poco per volta fuori dal cilindro bisogna zio minore. Cosa succede quan...do un atomo col­
applicargli una certa forza, che chiaramente sarà
proporzionale all'area: infatti, se si aumenta l'a­ guito all'urto la sua velocità aumenta. Lo si può
rea mantenendo invariata la densità del gas (il vedere, per esempio, facendo rimbalzare una
numero di molecole per centimetro cubo) , gli pallina da ping-pong contro una racchetta che si
urti con il pistone aumentano in proporzione. muova in avanti: la pallina guadagna velocità.
La forza che si esercita sull'unità di superficie (Caso particolare: se un atomo è fermo e il pisto­
prende il nome di pressione; la forza totale è data ne lo colpisce, comincerà sicuramente a muover­
quindi dal prodotto della pressione per l' area. si). Dunque tutti gli atomi nel recipiente sono
Ora mettiamo in questo recipiente il doppio di « più caldi » dopo aver colpito il pistone, hanno
molecole, in modo da raddoppiarne la densità, guadagnato velocità, il che significa che quando
lasciando invariata la velocità, cioè la temperatu­ comprimiamo lentamente un gas, la sua temperatura

f
ra del gas. Allora, con buona approssimazione, il aumenta. Un gas si scalda se viene sottoposto a
numero di urti verrà raddoppiato e, dato che cia­ una lenta compressione, e si raffredda sotto una
scuno sarà tanto « energico » quanto prima, la lenta espansione.

t
pressione sarà doppia. In realtà, considerando la Ora torniamo alla nostra goccia d' acqua e asser­
vera natura delle forze tra gli atomi, ci aspette­ viamone altri aspetti. Supponiamo di raffreddare
remmo, da un lato, una leggera diminuzione del­ la goccia, in modo che l' agitarsi delle molecole e
la pressione dovuta alle attrazioni fra gli atomi degli atomi diminuisca progressivamente. Sap­
stessi, dall' altro, un leggero aumento per la limi­ piamo che tra gli atomi ci sono forze di attrazio­
tatezza del volume da essi occupato. Ad ogni mo­ ne, quindi dop <? un po' essi non riescono più a
do, se la densità è abbastanza bassa, così che non muoversi con facilità. A temperatura molto bassa
ci siano molti atomi, la pressione, con ottima ap­ la situazione è quella indicata nella figura 4: le
prossimazione, è proporzionale alla densità. molecole restano incastrate in una nuova confi­

·l.�·
Osserviamo anche un'altra cosa: se aumentiamo gurazione, il ghiaccio. Questa raffigurazione sche­
la temperatura lasciando inalterata la densità del matica del ghiaccio è inesatta perché è in due di­
gas, cioè se aumentiamo la velocità degli atomi, mensioni, ma da un punto di vista qualitativo è
1 cosa succede alla pressione? Be ' , gli atomi colpi­ corretta. La cosa interessante è che in questo ma­
� scono più forte perché si muovono più veloce­ teriale ogni . atomo ha un suo posto preciso e
, ;1 mente, e inoltre colpiscono più spesso, quindi la quindi, dato che tutti gli atomi sono rigidamente
�r 30 31
l'
r
120° attorno a un asse perpendicolare al foglio,
simmetria esagonale. Se ruotiamo la figura di '

ritorna uguale a se stessa; quindi esiste una sim­


1
f
metria, nel ghiaccio, che rende conto della for­ ,.,

ma esagonale dei fiocchi di neve. Dalla figura 4 si


capisce anche perché il ghiaccio diminuisce di
volume quando si scioglie: la struttura cristallina l
l
presenta molti « buchi » , una caratteristica tipica
del ghiaccio, che quando la struttura si frantuma J

vengono occupati da molecole. Quasi tutte le so­


:··
Fig. 4 Ghiaccio.
stanze semplici, a eccezione dell'acqua e del me­
tallo tipo, si espandono quando si sciolgono: nel
collegati, se in qualche modo fissiamo gli atomi cristallo solido, infatti, gli atomi sono strettamen­
in una certa posizione a un' estremità della goc­ te stipati, mentre allo stato liquido hanno biso­
cia, automaticamente verrà determinata la dispo­ gno di più spazio per muoversi; ma una struttura
sizione degli atomi all'altra estremità (a chilome­ aperta, come quella dell'acqua, si contrae.
tri di distanza, in questa scala) . Quindi, se tenia­ Benché il ghiaccio abbia una forma cristallina « ri­ Jllj
mo fermo un ghiacciolo a un ' estremità, l'altra gida », la sua temperatura può variare: il ghiaccio
�l:
u
resisterà al tentativo di spostarlo, a differenza contiene calore, e volendo possiamo cambiarne
dell'acqua, la cui struttura si disgrega a causa del­ la quantità. Cos'è il calore nel caso del ghiaccio?
l'intensificarsi del moto di agitazione, che porta Gli atomi non stanno fermi: si agitano e vibrano,
1:
gli atomi a muoversi in ogni direzione. La diffe­ e quindi, nonostante la struttura del cristallo sia
renza tra solidi e liquidi, quindi, consiste nel fat­ definita e ordinata, tutti gli atomi vibrano « sul
to che in un solido gli atomi sono disposti in una posto » . Aumentando la temperatura vibrano con
configurazione prestabilita, detta reticolo cristalli­
no, e atomi a grande distanza gli uni dagli altri
ampiezza sempre maggiore, finché a forza di agi­
tarsi non si scrollano via dalla loro posizione. l1:
.)

{
;

Questo è il processo che va sotto il nome di fusio­


non occupano una posizione casuale: la loro po­
sizione, da un lato del cristallo, è determinata da ne. Diminuendo la temperatura la vibrazione di­
minuisce sempre di più, finché allo zero assoluto
H
quella di altri atomi, a milioni di atomi di distan­
za, dall' altro lato. Nella figura 4 vediamo una
configurazione immaginaria, la quale, sebbene
diventa minima, ma non zero. Questo minimo di
moto degli atomi non è sufficiente per fondere li ll
alcuna sostanza, con una sola eccezione: l' elio.
l!
riproduca alcune caratteristiche reali del ghiac­ Nell' elio i moti atomici diminuiscono fino al li­
cio, non è quella vera. Una delle caratteristiche mite minimo, ma anche allo zero assoluto questo
rappresentate correttamente è l'esistenza di una moto è sufficiente per impedirgli di gelare. Perfi�
32
33
Il no allo zero assoluto l' elio non gela, a meno che
l
,i
Il l
i
la pressione sia così forte da schiacciare gli atomi
l'uno contro l'altro. Aumentando la pressione si
ceo
'
\
riesce a solidificarlo.

"l l
Processi atomici

, ,!
,J ! E questo è quanto, a proposito della descrizione

di solidi, liquidi e gas dal punto di vista atomico.
o •
'� Tuttavia l'ipotesi atomica descrive anche i pro­
cessi, e quindi ora ci soffermiamo a esaminare Ossigeno Idrogeno Azoto

un certo numero di processi dal punto di vista


atomico. Il primo è associato alla superficie del­ Fig. 5 Acqua che evapora nell ' aria.
l' acqua. N ella figura 5 immaginiamo che essa sia
a contatto con l'aria; come prima vediamo le mo­
lecole d'acqua che costituiscono una massa liqui­ zione; ogni tanto una che si trova in superficie
da, ma ora vediamo anche la superficie dell'ac­ viene colpita un po' più forte del solito e viene
qua. Al di sopra della superficie troviamo un cer­ spinta via. Questo è difficile da rappresentare,
to numero di cose: prima di tutto ci sono mole­ perché la figura è statica, ma possiamo immagi­
cole d'acqua, come nel caso del vapore. Si tratta nare che una molecola in superficie sia appena
del vapore acqueo, che troviamo sempre al di so­ stata colpita e stia volando via. Quindi, una mole­
�� .. pra dell'acqua liquida. (Tra il vapore acqueo e cola dopo l' altra, l' acqua scompare: evapora. Ma
l' acqua esiste un equilibrio di cui parleremo in se chiudiamo il contenitore con un coperchio,
seguito) . Inoltre troviamo alcune altre molecole: dopo un po' troveremo un gran numero di mo­
ecco due atomi di ossigeno attaccati insieme per lecole d'acqua tra quelle dell'aria. Ogni tanto,
conto loro, a formare una molecola di ossigeno, una di queste molecole di vapore plana sull' ac­
e due atomi di a�oto, anch'essi attaccati in una qua e rimane di nuovo attaccata. Così vediamo
molecola di azoto. L'aria è costituita quasi intera­ che una cosa apparentemente morta e insigni­
mente di azoto, ossigeno, vapore acqueo e quan­ ficante (un bicchiere d'acqua con un coperchio,
tità minori di anidride carbonica, argo e altre co­ che magari è lì da vent' anni) in realtà contiene
se . Quindi al di sopra della superficie dell'acqua un interessante fenomeno dinamico che si svol­
c'è l' aria, un gas che contiene una certa quantità ge senza sosta. Ai nostri occhi, così limitati, sem­
di vapore acqueo. Cosa succede in questa figura? bra che niente cambi, ma se potessimo vedere le
Le molecole nell' acqua si muovono in continua- cose ingrandite un miliardo di volte ci rende-
34 35
remmo conto che dal punto di vista dell' acqua se soffiamo sull'acqua per mantenere una conti­
le cose sono in continuo cambiamento: delle nua preponderanza del numero delle molecole
molecole lasciano la superficie, altre vi fanno ri­ che evaporano, allora l' acqua si raffredda. Per­
torno. ciò, se volete raffreddare la minestra soffiateci so­
Come mai non ci accorgiamo di nulla? Perché pra!
tante molecole se ne vanno quante tornano; alla Naturalmente i processi appena descritti sono
lunga non succede niente. Se invece togliamo il molto più complicati. Non solo l'acqua entra nel­
coperchio e soffiamo via l' aria umida, sostituen­ l'aria, ma anche, di tanto in tanto, qualche mole­
dola con aria secca, allora il numero di molecole cola di ossigeno o di azoto entrerà nell' acqua
che volano via sarà esattamente lo stesso di pri­ « perdendocisi dentro, avanzandò tra le mole­
»

ma, perché dipende dall'agitazione dell'acqua, cole d'acqua. Quindi l'aria si dissolve nell'acqua,
ma il numero di quelle che tornano indietro di­
fi
che conterrà quindi molecole di ossigeno e azo­
minuisce fortemente, perché nell'aria ci sono
l
to, cioè conterrà aria. Se improwisamente faccia­
il
.,l �

molte meno molecole d'acqua. Quindi più mole­ mo il vuoto nel recipiente, le molecole d'aria la­ l

cole se ne vanno di quante ritornano, e l'acqua sceranno l'acqua più rapidamente di quanto vi N
evapora. Perciò, se volete far evaporare dell'ac­ siano entrate, e in questo processo si formeran­
j:�!
l!

���
cl·.

qua accendete il ventilatore ! no delle bolle. Cosa molto pericolosa per chi fa li
Ecco un' altra cosa: quali molecole se ne vanno?
�!i
immersioni subacquee, come forse saprete.
1 :;
;i

:i il
Quando una molecola si allontana ciò è dovuto a
l·!
Ora passiamo a un altro processo. Nella figura 6
un'accidentale sovraccumulazione di ene rgia - vediamo, dal punto di vista atomico, un solido
quel minimo in più del livello solito che è neces­ che si scioglie nell' acqua. Se mettiamo un cristal­
sario per vincere l' attrazione delle molecole vici­ lo di sale nell'acqua cosa accadrà? Il sale è un •ii
ne. Quindi, dato che se ne vanno le molecole solido, un cristallo, una struttura organizzata di
con energia maggiore della media, quelle che re­ atomi di sale N ella figura 7 troviamo rappre­
.j:!
« ». "'1/'i
i
stano hanno mediamente minor velocità di pri­ sentata la struttura tridimensionale del sale da
' 1:1
ma. Così, evaporando, il liquido gradualmente si cucina, il cloruro di sodio. A rigar di termini il ii

raffredda. Naturalmente, quando una molecola


di vapore si awicina alla superficie dell'acqua, a
cristallo non è fatto di atòmi, ma di ioni. Uno io­
ne è un atomo che ha qualche elettrone in più, o 1 '. l
·l

un certo punto si manifesta, improvvisamente, ne ha perso qualcuno. In un cristallo di sale tro­


una forte attrazione che ne accelera il moto, e viamo ioni di cloro (cioè atomi di cloro con un
ciò si traduce in una produzione di calore. Così elettrone in più) e ioni di sodio (atomi di sodio
le molecole sottraggono calore quando se ne con un elettrone in meno) . Nel sale solido gli io-
vanno, e lo generano quando tornano. Se l'eva­ . ni stanno attaccati l'uno all'altro per via dell'at­
porazione netta è nulla il risultato è anch'esso trazione elettrica, ma quando lo mettiamo nel­
nullo: la temperatura dell'acqua non cambia. Ma l' acqua scopriamo che a causa dell' attrazione
36 37
)

+
'

• o a
'
Cristallo (A)
Sal gemma N a Cl 5 . 64
K
Ag
Silvina Cl 6. 28
Cl 5.54
Mg o 4. 20
Galena Pb s 5.97
z Pb Se 6. 1 4
Pb Te 6.34

Q
O Cloro Sodio

Fig. 6 Sale che si scioglie nell' acqua.

y
dell'ossigeno negativo e dell'idrogeno positivo
sugli ioni, alcuni di essi si liberano. Nella figura 6 x
vediamo uno ione di cloro che si libera e altri
atomi che fluttuano nell'acqua sotto forma di io­
ni. Questa rappresentazi one è abbastanza fedele. Fig. 7 Distanza dallo ione contiguo d = a/2 .
Osserviamo, p"er esempio, che vicino allo ione di
cloro sono più frequenti gli estremi di idrogeno le nell'acqua: se è maggiore o minore di quella
delle molecole d'acqua, mentre vicino allo ione necessaria all'equilibrio. Con la parola « equili­
di sodio è più probabile trovare l'estremo di ossi­ brio » intendiamo la situazione in cui tanti atomi
geno (infatti il sodio è positivo e l'estremo di os­ se ne vanno quanti tornano ìndietro. Se nell' ac­
!l"'
sigeno dell'acqua è negativo, quindi si attraggo­ qua non c'è sale quasi per niente, se ne vanno
no elettricamente ) . Si può capire se la figura rap­ -molti più atomi di quanti tornino, e il sale si scio­
presenta del sale che si discioglie nell'acqua o glie; per contro, se ci sono troppi « atomi di sa­
non invece del sale che cristallizza dall' acqua? le » , quelli che tornano saranno in numero mag­
Naturalmente no, perché ci sono atomi che si in­ giore e il sale cristallizza.
seriscono nel cristallo mentre altri lo stanno la­ Incidentalmente, accenniamo al fatto che il con­
.
sciando; il processo è dinamico, come nel caso cetto di molecola è solo approssimato, ed esiste
dell'evaporazion e, e dipende dalla quantità di sa- soltanto per una certa classe di sostanze. Nel caso
38 39

dell'acqua è chiaro che i tre atomi sono effettiva­
mente attaccati insieme, ma non è così chiaro
nel caso del cloruro di sodio allo stato solido. Esi­ �
c!'
ste solo una disposizione degli ioni di sodio e clo­
ro in una configurazione cubica; non c'è alcun
modo naturale di raggrupparli sotto forma di
« molecole di sale »
Ritornando alla nostra discussione sulla soluzio­
ne e la precipitazione, se la temperatura della so­
luzione aumenta, aumenta la quantità di atomi
che lasciano il cristallo, così come aumenta la Fig. 8 Carbonio che brucia nell' ossigeno.
quantità di quelli che tornano indietro. In gene­
rale è molto difficile riuscire a prevedere in qua­
le modo finirà, se il solido si scioglierà in quan­ ché due e non tre o quattro? Si tratta di una del­
tità maggiore o minore. La maggior parte delle le peculiarità di questi processi atomici: gli atomi

pagni, certe direzioni, e così via. E compito della


sostanze si scioglie di più all' aumentare della sono molto speciali; amano certi particolari com­
temperatura, ma alcune si sciolgono di meno.
fisica analizzare perché a ognuno piace una cosa
piuttosto che un' altra. Ad ogni modo, due atomi
Reazioni chimiche di ossigeno, saturati e felici, formano una mole­
cola) .
In tutti i processi descritti finora atomi e ioni Supponiamo che gli atomi di carbonio siano in
non hanno cambiato compagno, ma natural­ forma di cristallo solido, che potrebbe essere
mente ci sono circostanze in cui gli atomi si ri­ grafite o diamante.1 Ora, una delle molecole di
combinano diversamente, formando nuove mo­ ossigeno potrebbe avvi cinarsi al carbonio, e ogni
lecole. Ne vediamo un'illustrazione nella figura atomo magari raccogliere un atomo di carbonio
8; un processo in cui avviene una ricombinazio­ e volare via in una nuova combinazione ( carbo­

mato ossido di carbonio, nome chimico CO. E


ne di atomi viene chiamato reazione chimica. Gli nio-ossigeno) che è una molecola del gas chi �­
altri processi descritti finora sono processi fisici,
ma la distinzione tra i due tipi non è così netta. molto semplice: la scritta «CO » è praticamente
(La natura non si preoccupa di come chiamiamo una rappresentazione della molecola. Ma il car­
le cose, le fa e basta) . Questa figura dovrebbe bonio attrae l'ossigeno molto più di quanto fac­
rappresentare del carbonio che brucia nell'ossi­ cia l'ossigeno con l'ossigeno, o il carbonio con il
geno. Nel caso dell' ossigeno, due atomi sono at­
taccati l'uno all'altro molto strettamente. (Per- l. È possibile, in effetti, bruciare un diamante nell ' aria.
40 41
carbonio. Perciò in questo processo l'ossigeno esempio. Se passeggiamo
. in un campo di violet­
può magari entrare con poca energia, ma l'ossi­ te, sappiamo ben issimo cosa sia « quel profumo » .
geno e il carbonio si attaccheranno insieme con E un certo tipo di molecola, o configurazione di

di tutto, come ci è entrata? È piuttosto semplice:


tremenda violenza, causando tumulto, e ogni co­ atomi, che si è fatta strada nel nostro naso. Prima
sa nelle vicinanze raccoglierà energia. Una gran
quantità di energia di moto, energia cinetica, vie­ se il profumo è un certo tipo di molecola che sta
ne così generata. Abbiamo naturalmente descrit­ nell'aria, agitandosi e facendosi sbattere di qua e
to una combustione: dalla combinazione di ossige­ di là, può esserci entrata nel naso per caso. Cer­
no e carbonio si ottiene calore. Il calore si pre­ tamente non aveva nessuna voglia di farlo, si trat­
senta solitamente sotto forma di moto molecola­ ta semplicemente di una povera componente in­
re del gas riscaldato, ma in certe circostanze può difesa di una folla di molecole in tumulto, e I).ei
essere così intenso da generare luce. Ecco come suoi vagabondaggi senza meta questo particolare
si formano le fiamme. . pezzetto di materia finisce per trovarsi nel nostro

to. È possibile che si leghi a un altro ossigeno, co­


Ma l'ossido di carbonio non è ancora soddisfat­ naso.
Ora, i chimici possono prendere molecole spe­
sì si ha una reazione molto più complicata, in cui ciali co me il profumo di violetta, analizzarle e
l' ossigeno si combina con il carbonio, e allo stes­ dirci l'esatta disposizione degli atomi nello spa­
so momento capita una collisione con una mole­ zio: Sappiamo che l'anidride carbonica è diritta
cola di ossido di carbonio. Un atomo di ossigeno e simmetrica: 0-C-0. (Anche questo si può

si potrebbe unire al co e formare infine una determinare facilmente con metodi fisici) . Co­
molecola composta da un carbonio e due ossige­ munque, perfino per le strutture molto più com­
ni, indicata con co2 e chiamata anidride carbo­ plicate di atomi che si incontrano in chimica si
nica. Se bruciamo il carbonio con pochissimo-os­ può trovare la disposizione degli atomi, median­
sigeno in una reazione molto rapida (per esem­ te un lungo e notevole lavoro investigativo. La
pio nel motore di un'automobile, dove awengo­ figura 9 rappresenta l' aria intorno a una violetta;
no esplosioni tanto veloci che l'anidride carboni­ nell'aria troviamo ancora azoto e ossigeno, e va­
ca non si forma per mancanza di tempo) si for­ pore acqueo. (Perché vapore acqueo? Perché la
ma una notevole quantità di ossido di carbonio. violetta è umida, e tutte le piante traspirano) .
In riordinamenti del genere si sprigiona una Tuttavia, vediamo anche un « mostro » composto
grande quantità di energia sotto forma di esplo­ di atomi di carbonio, di idrogeno e di ossigen q_ ,
sioni, fiamme, ecc., a seconda delle reazioni. I organizzati in una certa struttura particolare. E
chimici hanno studiato queste disposizioni degli una configurazione molto più complicata di
atomi e hanno scoperto che ogni sostanza è un quella dell'anidride carbonica, in effetti è enor­
qualche tipo di configurazione di atomi. memente complicata. Sfortunatamente non pos­
Per illustrare questa idea, consideriamo un altro siamo raffigurare tutto ciò che conosciamo della
42 43
ca. Per scoprire la configurazione degli atomi in l !
..
1

_ queste strutture enormemente complicate il chi­


mico guarda cosa succede quando mescola due
' sostanze diverse. I fisici non hanno mai veramen­
te creduto ai chimici che descrivono la configu­
• razione degli �tomi, pensando che in realtà non
sappiano esattamente di cosa stanno parlando. Da
circa vent'anni si possono, in certi casi, guardare
queste molecole (non proprio complicate come
questa, ma che ne contengono magari delle parti)
Fig. 9 Profumo di violette. con metodi fisici, e quindi si può loà1lizzare cia­

scela, ma misurando dove si trova. E ... udite, udi­


scun atomo non guardando al colore di una mi­
sua chimica, perché l' esatta disposizione di tutti te ! , i chimici hanno quasi sempre ragione.
gli atomi è nota in tre dimensioni, mentre la no­ Risulta infatti che nel profumo di violetta ci so­
stra figura ne ha solo due. I sei atomi di carbonio no tre molecole leggermente diverse, che diffe­
disposti ad anello non formano un anello piatto, riscono solo nella disposizione degli atomi di
ma una sorta di anello « raggrinzito ». Si conosco­ idrogeno.
no tutti gli angoli e le distanze. Quindila formu­ Uno dei problemi della chimica è dare alle so­
la chimica è semplicemente una raffigurazione stanze un nome che faccia capire di che si tratta.
di questa molecola: quando un chimico scrive Trovate un nome a questa struttura! (Quella di
una cosa del genere sulla lavagna, sta cercando, fig. 1 0) . Non solo il nome deve descrivere la for-
grosso modo, di « disegnare » in due dimensioni.
Per esempio, vediamo un « anello » di atomi di CH3 CH3
H "' / /HH
/c"-.
carbonio, e una « catena » di atomi di carbonio
"-
O
l Il
3
CH-C C-C=C-C-CH3
che pende dall' anello, con un ossigeno sul pe­
nultimo, tre idrogeni attaccati a quel carbonio,
due atomi di carbonio e tre idrogeni attaccati lì,
l
H-C"-. /C-CH3
l h
:r
ecc.
H/ c
Come fa il chimico a capire quale sia la configu­
razione? Mescola bottiglie piene di roba, e se vie­
l
H
ne rosso vuol dire che c'è un idrogeno e due car­
bonii attaccati lì, se viene blu è tutto diverso.
Questo è uno dei campi di indagine più fantasti­
Fig. lO La sostanza raffigurata è a-irone.
ci che siano mai stati esplorati: la chimica organi-
45
44
ma della molecola, ma deve anche dirci che qui vuti da una parte e dall' altra. Perciò, osservando
c'è un atomo di ossigeno, lì uno di idrogeno ... particelle minuscole (i colloidi) in sospensione
esattamente quali atomi ci sono e dove si trova­ nell' acqua con un microscopio eccellente, le
no. Quindi possiamo ben capire che i nomi chi­ vedremo zigzagare continuamente a causa del
mici debbano essere complicati per essere com­ bombardamento degli atomi, in quello che è no­
pleti. Il nome di questa cosa nella forma più to come moto browniano.
completa, quella che meglio descrive la struttu­ Altre prove dell'esistenza degli atomi si trovano
ra, è 4- (2, 2, 3, 6 tetrametile-5-cicloesanile) -3-bu­ nella struttura dei cristalli. In molti casi le strut­
tene-2-one, e questo descrive la configurazione. ture dedotte dall' analisi a raggi X sono in accor­
Possiamo ben capire le difficoltà dei chimici, e do con le forme spaziali dei cristalli quali si tro­
anche riconoscere la ragione di questi nomi così vano in natura. L' angolo tra le facce di un cristal­
lunghi. Non che i chimici si divertano a essere in­ lo è esattamente (a meno di qualche secondo tli
comprensibili, è che hanno grossi problemi a de­ arco) quello dedotto dall'ipotesi che il cristallo
scrivere le molecole con le parole ! sia formato da molti « strati » di atomi.
Come facciamo a sapere che gli atomi esistono? Tutte le cose sono fatte di atomi : questa è l' ipotesi
Usando uno dei trucchi menzionati prima: fac­ chiave. L'ipotesi più importante di tutta la biolo­
ciamo l'ipotesi che gli atomi esistano, e uno do­ gia, per esempio, è che quello che fanno gli ani­
po l'altro i risultati seguono come previsto, come mali lo fanno gli atomi. In altre parole, non c'è
se l'ipotesi fosse esatta. C'è anche una prova più nulla che gli esseri viventi possano fare e che non
diretta, e quanto segue ne è un buon esempio: si possa comprendere partendo dall'ipotesi che
gli atomi sono così piccoli che non si possono ve­ siano fatti di atomi interagenti secondo le leggi
dere con un microscopio ottico, e in effetti nem­ della fisica. Questo fatto non è noto da sempre:
meno con un microscopio elettronico (con un ci vollero molti esperimenti e teorizzazioni per
microscopio ottico si vedono solo cose molto più suggerire questa ipotesi, ma ora è accettata, ed è
grandi) . Ora, se gli atomi si muovono in conti­ la teoria più utile per dare vita a nuove idee nel
nuazione, per esempio nell'acqua, e mettiamo campo della biologia.
nell'acqua una grossa palla di qualche tipo, mol­ Se un pezzo di acciaio o di sale, fatti di atomi uno
to più grossa degli atomi, la palla si agiterà, in accanto all'altro, possono avere proprietà tanto
modo analogo_a quanto awiene in una partita di interessanti; se l'acqua (costituita semplicemen­
palla a spinta, dove una palla grande e grossa vie­ te da questi piccoli corpuscoli adagiati per chilo­
ne spinta di qua e; di là da due squadre rivali. I metri e chilometri sulla Terra) può formare on­
giocatori spingono in varie direzioni, e la palla si de e schiuma, infrangersi con rumore di scroscio
muove sul campo in modo irregolare. Qui, allo e dare vita a strane forme scorrendo sul cemen­
stesso modo, la « grande palla » si muoverà, da un to; se tutto questo, tutta la vita di un rivo d' acqua,
istante all' altro, a causa dei colpi disuguali rice- può essere nient'altro che una pila di atomi, co-
46 47
s'altro sarà mai possibile? Se invece di sistemare
i
II
gli atomi in qualche configurazione prestabilita, FISICA DI BASE
ripetuta in continuazione, o perfino formare pic­
coli grumi di complessità come il profumo di vio­
lette, creassimo una disposizione sempre diversa
da una zona all' altra, con tipi diversi di atomi di­
sposti in molti modi, una disposizione continua­
mente mutevole, mai ripetuta, in quale altro mo­
do merayiglioso potrà mai comportarsi questa
« cosa » ? E possibile che la « cosa » che cammina
avanti e indietro e vi parla sia una grande massa
di questi atomi in una disposizione molto com­
plessa, tanto che la sua pura e semplice comples­
sità sconcerti la mente per le sue possibilità?
Quando dico che siamo un ammasso di atomi,
non voglio dire che siamo solo un ammasso di
atomi: perché un ammasso di atomi che non sia
in una configurazione ripetuta in modo identico
potrebbe benissimo avere le possibilità che vede­
te davanti a voi nello specchio.

48
Introduzione
In questo capitolo esamineremo le idee fonda­
mentali della fisica: la natura delle cose come le
vediamo al momento attuale. Non tratteremo la
storia dell'evoluzione di queste idee: impar�rete
questi particolari a tempo debito.
Le cose di cui ci occupiamo nella scienza si mo­
strano in una miriade di forme, e con una molti­
tudine di attributi. Per esempio, se stiamo sulla
spiaggia e guardiamo il mare, vediamo l'acqua,
le onde che si infrangono, la schiuma, il movi­
mento agitato dell'acqua, il suono, l'aria, il vento
e le nuvole, il sole e il cielo azzurro, la luce; c'è la
sabbia, pietre di varia durezza e stabilità, colore e
consistenza. Ci sono animali e alghe, fame e ma­
lattia, e l'osservatore sulla spiaggia; ci possono es­
sere perfino felicità e pensiero. Qualsiasi altro
luogo in n �tura ha una simile varietà di cose e di
influenze. E sempre così complicato, in qualsiasi
luogo. La curiosità pretende che ci poniamo del­
le - domande, che cerchiamo di mettere le cose
insieme e di capire questa moltitudine di aspetti
come il risultato, forse, dell'azione di un numero
relativamente piccolo di cose e· forze elementari
che agiscono in un'infinita varietà di combina­
zioni.
Per esempio: la sabbia è diversa dalle pietre?
Cioè, non è forse la sabbia nient'altro che un
gran numero di pietre piccolissime? La Luna
51
non sarà magari una pietra enorme? Se capissi­ facile impararne le regole, ma è molto difficile ,
mo le pietre, capiremmo anche la sabbia e la Lu­ spesso, scegliere la mossa migliore, o capire per­
na? Il vento è un 'agitazione dell' aria analoga al­ ché un giocatore faccia una certa mossa. Così è
l' agitazione dell'acqua del mare? Quali caratteri­ in natura, solo lo è ancora di più; però potrem­
stiche hanno in comune questi moti diversi? Co­ mo, almeno, riuscire a trovare tutte le regole,
s'hanno in comune suoni diversi? Quanti colori alla fine. In effetti, ora non le abbiamo tutte.
diversi esistono? E così via. In questo modo cer­ (Ogni tanto succede qualcosa di simile a un ar­
chiamo di analizzare gradualmente tutte le cose, rocco, e ancora non lo capiamo) . A prescindere
di mettere insieme cose che a prima vista sem­ dalla nostra imperfetta conoscenza delle regole, ! f,
t
f
brano diverse, con la speranza di poter ridurre il quello che in realtà si può spiegare tramite esse è
numero di cose diverse e quindi capirle meglio. ben poco, perché in genere le situazioni sono co­
Qualche centinaio di anni fa si scoprì un metodo i l
l�
sì enormemente complicate che non si riesce,
per trovare risposte parziali a questioni del gene­ applicando le regole, a seguire le fasi della parti­
re. Osservazzone, ragionamento ed esperimento costi­ ta, né tantomeno a prevedere come andrà a fìni­
tuiscono quello che chiamiamo metodo scientifico. re. Perciò dobbiamo !imitarci alla questione di
l
l
Dovremo !imitarci alla pura e semplice descrizio­ · base delle regole del gioco. Se conosciamo le re­
l
ne della nostra visione di ciò che a volte viene gole, diremo che « capiamo » il mondo.
i
chiamato fisica fondamentale, ossia delle idee fon­ Come facciamo a dire se le regole che « tiriamo

l�
damentali nate dall'applicazione del metodo a indovinare » siano veramente giuste, visto che
scientifico. non riusciamo ad analizzare a fondo la partita?
Cosa si intende quando si dice che « capiamo » Ci sono, grosso modo, tre metodi. Primo, ci pos­ \
una cosa? Possiamo immaginare che questo com- -sono essere situazioni dove la natura è semplice t

·

plicato apparato di cose in movimento che chia­ ed è formata (o siamo noi a formarla) da così po­
miamo « mondo » sia simile a una partita di scac­
chi giocata dagli dèi, di cui noi siamo spettatori.
che parti che possiamo prevedere esattamente
quello che succederà, e controllare come funzio­ �fl

Non conosciamo le regole del gioco; tutto ciò nano le nostre regole. (In un angolo della scac­
che ci è permesso è guardare la partita. Natural­ chiera magari ci sono solo pochi pezzi, ed è pos­
mente, se guardiamo abbastanza a lungo, alla sibile un' analisi esatta della situazione) .
fine afferreremo alcune regole di base. Le regole Un secondo modo è verificare le regole usando
del gioco sono ciò che chiamiamo fisica fonda­ sotto-regole meno specifiche. Per esempio, la re­
mentale. Anche se le conoscessimo tutte, comun­ gola sulla mossa dell' alfiere è che si muove solo
que, potremmo non essere in grado di capire in diagonale. Dopo aver osservato molte mosse,
perché viene fatta una data mossa, magari per­ si può dedurre che un certo alfiere si trova sem­
ché è troppo complicata, e le nostre menti sono pre su una casella bianca. Così, anche senza riu­
limitate. Se giocate a scacchi saprete che è molto scire a seguire i particolari, possiamo verificare la
52 53
nostra congettura sugli spostamenti dell' alfiere ro l' ottica) , i raggi X, la fisica nucleare, la gravi­
andando a vedere se si trova sempre su una ca­ tazione, i fenomeni dei mesoni, ecc. Tuttavia, lo
sella bianca. Naturalmente sarà così, per un bel scopo è vedere l'intera natura come aspetti di­
po' di tempo, finché all'improvviso non lo trovia­ versi di un unico complesso di fenomeni. Questo
mo su una casella nera. (Naturalmente quello è il problema della fisica teorica di base oggi: tro�
che è successo è che nel frattempo è stato man­ vare le leggi dietro all'esperimento, amalgamare
giato, un' altra pedina è andata a regina e si è tra­ queste classi. Storicamente, siamo sempre riusci­
sformata in un alfiere su una casella nera) . Così ti ad amalgamarle, ma con il passare del tempo si
succede in fisica. Per lungo tempo possiarno ave­ scoprono sempre cose nuove . Stavamo amalga­
re una regola che funziona in modo eccellente e mando alla grande, quando all'improwiso si sco­
completo, anche quando non riusciamo a segui­ prirono i raggi X. Allora incorporammo ançhe
re i particolari, e poi a un certo punto ne sco­ quelli, e si scoprirono i mesoni. Quindi, in ogni
priamo una nuova. Dal punto di vista della fisica sua fase la partita sembra sempre piuttosto con­
di base, i fenomeni più interessanti sono quelli fusa. Si è raggiunto un alto grado di integrazio­
che si verificano nelle situazioni nuove, quando ne, ma ci sono sempre molti fili sospesi in ogni
le regole non funzi,onano, non quelli in cui le re­ direzione. Questa è la situazione odierna, quella
gole funzionano ! E così che si scoprono nuove che cercheremo di descrivere.
regole. Alcuni esempi storici di integrazione sono i se­
La terza maniera per capire se le nostre idee so­ guenti. Prima, prendiamo il calore e la meccani­
no corrette è relativamente grezza, ma probabil­ ca. Quand.o gli atomi sono in movimento, più si
mente è la più efficace. Cioè, lo è per grossolane muovono più calore contiene il sistema, e quindi
approssimazioni. Magari non riusciamo a dire il calore e tutti gli effetti della temperatura si pos­
perché Alekhine muova proprio quel pezzo, ma­ sono rappresentare per mezzo delle leggi della
gari riusciamo solo confusamente a capire che meccanica. Un' altra straordinaria fusione fu la
sta raccogliendo i suoi pezzi attorno al re per scoperta della relazione tra elettricità, magneti­
proteggerlo, più o meno, dato che è la cosa più smo e luce, che si rivelarono aspetti diversi della
sensata da fare in quelle circostanze. Allo stesso stessa cosa, che oggi chiamiamo campo elettroma­
modo, spesso riusciamo a capire la natura - più o gnetico. Un' altra fusione è l'unificazione dei feno­
meno - senza riuscire a vedere cosa fa ogni sin­ meni chimici, delle proprietà delle varie sostan­
golo pezzettino, in termini della nostra compren­ ze, e del comportamento delle particelle atomi­
sione del gioco. che, unificazione realizzata nella meccanica quan­
All'inizio i fenomeni della natura furono grosso­ tistica della chimica.
lanamente divisi in classi, come il calore, l'elettri­ La domanda, naturalmente, è: sarà possibile amal­
cità, la meccanica, il magnetismo, le proprietà gamare tutto, e scoprire che questo mondo rap­
delle sostanze, i fenomeni chimici, la luce ( owe- presenta i diversi aspetti di un 'unica cosa? Non si
54 55
sa. Tutto ciò che sappiamo è che andando avanti memente complicata e particolareggiata che man­
riusciamo ad amalgamare dei pezzi, e poi trovia­ tiene gli atomi in diverse combinazioni, e per e­
mo altri pezzi che non si combinano, e conti­ sempio determina se il sale si scioglie più o meno
nuiamo a cercare di completare il puzzle. Natu­ velocemente all'aumentare della temperatura.
ralmente non si sa nemmeno se il numero di L' altra forza è un'interazione a lungo raggio,
pezzi sia finito, o se il puzzle abbia una frontiera. un 'attrazione dolce e tranquilla che varia inver­
Non si saprà finché il quadro non sarà completo, samente al quadrato della distanza e si chiama
se mai lo sarà. Quello che vogliamo fare qui è ve­ gravitazione. Questa legge era nota e molto sem­
dere fino a che punto è arrivato questo processo plice. Perché le particelle rimangano in moto in
di fusione, e quale sia la situazione attuale nella assenza di forze, o perché esista una legge gravi­
comprensione dei fenomeni di base in termini tazionale, ovviamente, non si sapeva.
del minor numero di princìpi. Per dirla in breve: Quello che ci interessa qui è dare una descrizio­
di che cosa sono fatte le cose, e quanti elementi ne della natura. Da questo punto di vista, quindi,
ci sono? un gas, e a dire il vero tutta la materia, non è al­
tro che una miriade di particelle in movimento.
Quindi molte delle cose viste sulla riva del mare
La fisica prima del 1 920 si possono immediatamente collegare. Primo, la

È un po' difficile affrontare subito il modo di ve­


pressione: deriva dalle collisioni degli atomi con­
tro le pareti, o contro qualche altra cosa; il turbi­
dere della fisica d' oggi, quindi cominceremo ne degli atomi, che si muovono tutti, in media,
con l'esporre come le cose apparivano intorno al nella stessa direzione, è il vento; i moti casuali in­
1 920, per poi esaminare alcuni aspetti partico­ terni costituiscono il calore. Ci sono onde di den­
lari. Prima di quell' anno, la nostra visione del sità: se troppe particelle si sono ammassate in un
mondo era a un dipresso questa: il palcosceni­
« punto, si sposteranno rapidamente, causando un
co » su cui si muove l'universo è lo spazio tridi­ altro ammasso di particelle poco lontano, che a
mensionale della geometria, come lo ha descrit­ sua volta ne creerà un altro, e così via. Questa on­
to Euclide, e i cambiamenti awengono in un da di densità è il suono. Riuscire a capire tutto

queste cose sono spiegate nel capitolo l.


n:ezzo chiamato te � P ? · Gli elementi sul palco­ questo è un successo straordinario; alcune di
s èenrco- s"O-:rlo"parti celle, per esempio atomi, che
hanno alcune proprietà. Prima di tutto, l' inerzia : Quanti tipi di particelle esistono? Allora si pen­
se una particella è in moto, continua ad andare sava ce ne fossero novantadue: tanti infatti era­
nella stessa direzione a meno che su di essa non no i tipi diversi di atomi scoperti a quel tempo.
agiscano delle forze. Il secondo elemento, quin­ Avevano nomi diversi, legati alle loro proprietà
di, sono le forze, che allora si pensava fossero di chimiche.
due tipi: primo, una forza di interazione enor- La parte seguente del problema era: quali sono le
56 57
forze a breve raggio ? Perché il carbonio attrae un l'interazione tra gli atomi è elettrica. Dato che la
atomo di ossigeno, o forse due, ma non tre? Qu a} forza è tanto grande, tutti i pi'ù e i meno normal­
è il meccanismo di interazione tra gli atomi? E mente si riuniranno in una combinazione la più
la gravità? La risposta è no. La gravità è decisa­ stretta possibile. Tutte le cose, perfino noi stessi,
mente troppo debole. Immaginiamo invece una sono fatte di minutissime palline con segno più e
forza simile alla gravità, che varii inversamente al meno che interagiscono molto fortemente, tutte
quadrato della distanza, ma enormemente più perfettamente equilibrate. Ogni tanto, acciden­
grande e con una differenza sostanziale: mentre talmente, si possono raschiare via dei più o dei
nel caso della gravità tutte le cose si attraggono meno (di solito è più facile togliere i meno) e in
tra loro, immaginiamo che esistano due classi di tali circostanze la forza elettrica non è più equili­
« COSe » , e che questa nuova forza (che è la forza brata, e si vedono gli effetti delle attrazioni elet­
elettrica, naturalmente) abbia la proprietà che triche.
gli uguali si respingono e i contrari si attraggono. Per dare un'idea di quanto l'elettricità sia più
L'entità che porta questa forte interazione si forte della gravitazione, consideriamo due gra­
chiama carica. nelli di sabbia di un millimetro di diametro, a
Dunque, cosa succede? Supponiamo di avere trenta metri di distanza. Se la forza elettrica fra
due opposti che si attraggono, un più e un me­ loro non fosse equilibrata, se tutto attraesse tutto
no, e che stiano molto vicini. Supponiamo anche e non ci fosse repulsione tra cariche uguali, che
di avere un 'altra carica a una certa distanza: sen­ forza si osserverebbe? Tre milioni di tonnellate !
tirebbe attrazione? Praticamente no, perché se le Vedete bene che basta un piccolissimo eccesso o
prime due sono di uguale grandezza, l'attrazione difetto di carica per produrre effetti elettrici ap­
i
di una e la repulsione dell'altra si equilibrano. A prezzabili. Questa è la ragione per cui non si ve­
una certa distanza, quindi, la forza è praticamen­ de la differenza tra un oggetto carico elettrica­
te nulla. Per contro, vicino alla coppia di cariche mente e uno scarico: la carica riguarda talmente
la terza carica awertirà una forza attrattiva: infat­ poche particelle da non apportare praticamente
ti la repulsione tra gli uguali e l'attrazione dei alcuna differenza al peso o alle dimensioni di un
contrari tende ad avvicinare gli opposti e ad al­ ��tto. .
lontanare gli uguali, sicché la repulsione sarà mi­ In questo quadro gli atomi erano più facilmente
nore dell'attrazione. Ecco perché gli atomi, che comprensibili. Si pensava avessero un « nucleo »
sono costituiti di cariche elettriche positive e ne­ al centro, carico positivamente e di grande mas­
gative, percepiscono poca forza quando sono di­ sa, circondato da un certo numero di « elettroni »
stanti (a parte la gravità) . Quando sono vicini, in­ molto leggeri e carichi negativamente. Ora an­
vece, riescono a « vedersi dentro » e a modificare diamo un po ' più in là nel nostro racconto e os­
la loro distribuzione di cariche, il che dà luogo a serviamo che nel nucleo stesso furono trovati
un'interazione molto forte. La base ultima del- due tipi diversi di particelle, protoni e neutroni,
58 59
più o meno della stessa massa e molto pesanti. I campo, e b) una carica in un campo subisce una
protoni hanno carica elettrica e i neutroni no. Se forza e si muove. La ragione di questo sarà chiara
in un atomo ci sono sei protoni nel nucleo, e sei dopo la discussione del seguente fenomeno. Se
elettroni che lo circondano (le particelle negati­ carichiamo elettricamente un oggetto, diciamo
ve nel mondo comune della materia sono tutte un pettine, e poniamo poi un pezzo di carta cari­
elettroni, e sono molto leggere in confronto ai co a una certa distanza, muovendo il pettine
pro toni e n eu troni del nucleo) , vuol dire che è avanti e indietro, la carta risponde orientandosi
l'atomo numero sei nella tavola chimica, e si sempre in direzione del pettine. Agitandolo più
chiama carbonio. L'atomo numero otto si chia­ in fretta si vede che la carta rimane sempre un
ma ossigeno e così via, perché le proprietà chi­ po ' indietro, cioè c'è un ritardo nell'azione. (Nel
miche dipendono dagli elettroni esterni, e in ef­ primo caso, quando il pettine si muove più lenta­
fetti solÒ da quanti sono. Quindi le proprietà chi­ mente, c'è una complicazione dovuta al magneti­
miche di una sostanza dipendono solo da un nu­ smo. Le influenze magnetiche hanno a che fare
mero, il numero di elettroni. (La tavola chimica de­ con cariche in moto relativo, quindi le forze elettri­

l, 2, 3, 4, 5, ecc. Invece di dire « carbonio » direm­


gli elementi potrebbe essere formata da numeri: che e magnetiche si possono attribuire a un uni­
co campo, come due aspetti diversi della stessa
mo « elemento sei » , che significa « sei elettroni » . cosa. Un campo elettrico variabile non può esi­
Ma quando si scoprirono i diversi elementi non si stere senza magnetismo) . Se spostiamo la carta
sapeva che si potessero numerare in tal modo, e più lontano, il ritardo aumenta. Allora si osserva
inoltre ql!esto renderebbe tutto abbastanza com­ una cosa interessante: la forza tra i due oggetti
plicato. E meglio avere nomi e simboli, piutto­ carichi dovrebbe variare come l'inverso del qua­
sto che chiamare tutto per numero) . drato della distanza, ma quando si muove una
Si scoprì dell'altro riguardo alla forza elettrica. carica l 'influenza si estende ben più lontano di
L'interpretazione naturale dell'interazione elet­ quanto si potrebbe immaginare a prima vista.
trica è che due oggetti si attraggono: più contro Cioè, l'effetto diminuisce più lentamente dell'in­
meno. Tuttavia, questa idea non risulta adeguata verso del quadrato.
a rappresentare la situazione. Una rappresenta­ Ecco un' analogia: immaginiamo che vicino a
zione più esatta è dire che la presenza della cari­ noi, in ury a pozza d' acqua, galleggi un tappo di
ca positiva, in qualche senso, distorce, o crea u­ sughero; muovendo l' acqua lì nei pressi con un
na « condizione » tale, nello spazio, che quando secondo tappo, muoveremo « direttamente » il
una carica negativa si trova in quella zona sente una primo tappo. Se ci limitiamo a considerare i due
forza. Questa potenzialità di produrre una forza tappi, vedremo soltanto che il primo si muove
si chiama campo elettrico. Quando mettiamo un immediatamente in risposta al moto dell' altro;
elettrone in un campo elettrico, sente un à forza. che cioè c'è una sorta di interazione tra i due.
Abbiamo quindi due regole: a) la carica crea un (In realtà, ovviamente, è l'acqua a muoversi, ed è
60 61
l' acqua a spostare il tappo galleggiante) . Potrem­ utilizzata per le trasmissioni in modulazione di
mo quindi inventare una « legge » : se si spinge un frequenza e televisive. Andando ancora oltre in­
poco l' acqua, un oggetto che galleggia vicino si contriamo certe onde corte usate, per esempio,
muoverà. Se il tappo galleggiante fosse molto per il radar. Ancora più in là non abbiamo più bi­
lontano, naturalmente, non si muoverebbe quasi sogno di strumenti per « vedere » il fenomeno,
per niente, perché noi stiamo perturbando l' ac­
compresa tra 5 X l 014 e 5 X l 0 5 cicli al secondo i
perché lo vediamo coi nostri occhi. Nella banda
qua localmente. Ma se agitiamo il nostro tappo, in­ 1
terviene un altro fenomeno, nuovo, in cui l' ac­ nostri occhi vedrebbero l' oscillazione del pettine
qua qui vicino muove l'acqua un po' più in là, carico (se riuscissimo a muoverlo così veloce­
ecc., e l' onda viaggia, così che l'influenza dell'a­
· mente) come luce rossa, azzurra o violetta, a se­
gitazione del nostro tappo si estende molto più conda della frequenza. Le frequenze al di sot.to
lontano: è un'influenza oscillatoria, che non si di questo intervallo sono infrarossi, e quelle al di
può comprendere in termini di interazione di­ sopra ultravioletti. Il fatto che questo particolare
retta. Perciò l'idea dell' interazione diretta deve intervallo dello spettro elettromagnetico sia visi­
essere sostituita dall' esistenza dell' acqua, o, nel
caso elettrico, dal campo elettromagnetico. bile non lo rende più interessante per un fisico,
Il campo elettromagnetico può manifestarsi in ma naturalmente dal punto di vista umano lo è.
forma di onde: alcune sono luce, altre sono usate Se aumentiamo ancora la frequenza arriviamo ai
nelle trasmissioni radio, ma il nome generale è raggi X, che non sono altro che luce ad alta fre­
onde elettromagnetiche. Queste onde oscillatorie pos­ quenza. Ancora più in alto abbiamo i raggi gam­
sono avere diverse frequenze. L'unica cosa che le ma. Questi due termini, raggi X e raggi gamma,
differenzia l'una dall' altra è la frequenza di oscil­ vengono usati quasi indifferentemente. Di solito
lazione. Se muoviamo una carica avanti e indie­ i raggi elettromagnetici provenienti dal nucleo si
tro sempre più rapidamente, e guardiamo al ri­ chiamano raggi gamma, mentre quelli ad alta
sultato, avremo tutta una serie di diversi tipi di energia che vengono dagli atomi si chiamano
effetti, tutti riconducibili a un solo numero: il raggi X, ma alla stessa frequenza non si possono
numero di oscillazioni al secondo. Il segnale che distinguere fisicamente, quale che sia la loro ori­

per esempio l 0 24 cicli al secondo, risulta possibile


otteniamo da un comune rilevatore di cavi per gine. Se andiamo a frequenze ancora più alte,

una frequenza di circa l 00 cicli al secondo ( l 00


localizzare i circuiti nelle pareti di un edificio ha
produrre queste onde artificialmente, per esem­
hertz) . Se aumentiamo la frequenza a 500 o 1 000
chilocicli ( l chilociclo l 000 cicli) al secondo,
pio con il sincrotrone che c'è qui al Caltech. Tro­
= viamo onde elettromagnetiche di frequenza pro­
siamo « in onda » : infatti questa è la frequenza digiosamente alta, fino a mille volte più alta di
usata per le trasmissioni radio AM . Se aumentia­ quelle prodotte dal sincrotrone, nei raggi cosmi­
mo ancora la frequenza, entriamo nella banda ci. Queste onde sfuggono al nostro controllo.
62 63
Un quadro riassuntivo è riportato nella seguente nale, con il tempo come cosa a sé e diversa, pri­
tabella. ma in una combinazione chiamata spazio-tempo,
e poi nello spazio-tempo curvo per rappresenta­
Tab. 1 Lo spettro elettromagnetico
. ·�
re la gravitazione. Il « palcoscenico » si era così
trasformato nello spazio-tempo, del quale la gra­
Comportamento
Frequenza
( cicli/ secondo)
Nome
approssimativo
vitazione è presumibilmente una modificazione.
Poi si scoprì che neppure le leggi del moto delle

1 02 Perturbazioni Campo particelle erano corrette. Le regole meccaniche
elettriche dell'inerzia e della forza sono sbagliate (sì, avete
5 x 1 05 - 1 06 Trasmissione capito bene, le leggi di Newton sono sbagliate)
radio · nel mondo degli atomi. Si scoprì che le cose, in
1 08 FM-TV \ Onde scala così piccola, funzionano in modo del tutto
1 010 Radar diverso che su larga scala. Ecco cosa re:r:de la fisi­
5 x 1 014 - 1 0 1 5 Luce ca così difficile, e così interessante. E difficile
1 018 Raggi x perché il comportamento in piccola scala è « in­
l 1 02 1 Raggi y naturale » ; non ne abbiamo esperienza direttE:.� .

nucleari Qui le cose si comportano diversamente da tutto
1 024 Raggi y Particelle ciò che conosciamo, sicché è impossibile descri­
« artifici ali »
yerne il comportamento se non per via analitica.
1 027 Raggi y nei . E difficile, e ci vuole fantasia.
raggi cosmici
t
La meccanica quantistica ha molti aspetti. In pri­

mo luogo, bisogna abbandonare l'idea che una
particella abbia una posizione e una velocità ben
Fisica quantistica definite: è un' idea sbagliata. Per dare un esem­
pio di quanto sia sbagliata la fisica classica, esiste
Ora che abbiamo descritto l'idea del campo elet­ una regola in meccanica quantistica secondo la
tromagnetico, e come tale campo possa manife­ quale non si può sapere dove si trova una cosa e
starsi in forma di onde, scopriamo subito che al tempo stesso quale sia la sua velocità. L'inde­
queste onde in realtà si comportano in uno stra­ terminazione della quantità di moto e quella del-
no modo, e non sembrano onde per niente. Ad · la posizione sono complementari, e il prodotto
alte freque:pze si comportano molto più come delle due è costante. Possiamo scrivere la legge
particelle ! E la meccanica quantistica, scoperta così: l!!. x l!!.p > h/ 2n, lma la spiegheremo con mag­
dopo i1 1 920, che spiega questo strano comporta­ gior precisione più avanti. Questa regola è la
mento. In precedenza Einstein aveva cambiato la spiegazione di un paradosso molto misterioso: se
rappresentazione dello spazio come tridimensio- gli atomi sono fatti di cariche positive e negative,

64 65
perché le cariche negative non cadono su quelle bile prevedere esattamente cosa succederà in ogni
positive (dopotutto si attraggono) e non le an­ circostanza. Per esempio, si può predisporre un
nullano? Perché gli atomi sono così grandi ? Perché il atomo a emettere luce, e poi misurare quando
nucleo sta in mezzo con gli elettroni intorno? l'ha emessa raccogliendo un fotone, particella
Prima si pensava perché è grande, ma non è ve­ che descriveremo tra breve. Però non possiamo
ro. Il nucleo è molto piccolo. Il diametro di un prevedere quando emetterà luce, o avendo diver­
atomo
1
è circa 1 0--a cm, e quello del nucleo è circa si atomi, quale atomo la emetterà. Si potrebbe so­
l 0- 3 cm. Se avessimo un atomo e volessimo ve­ stenere che ciò è dovuto a certi « meccanismi »
derne il nucleo, dovremmo ingrandirlo fino alle interni che non abbiamo avuto ancora modo di
dimensioni di una stanza, e allora il nucleo sa­ osservare a sufficienza. Ma non è così. Non ci so­
rebbe una briciolina che si distingue a malapena, no « meccanismi » interni. La natura, così come
eppure quasi tutto il peso dell' atomo è in quel oggi siamo in grado di �apirla,' si comporta in
nucleo infinitesimo. Che cosa impedisce agli modo tale che risulta fondamentalmente impos­
elettroni di cascarci sopra? Questo principio: se sibile prevedere esatta...men te cosa succederà in
fossero nel nucleo, sapremmo con precisione do­ un dato esperimento. E una cosa orribile. Infatti
ve 'si trovano, e il principio di indeterminazione i filosofi avevano stabilito come uno dei requisiti
richiederebbe allora una grande (ancorché in­ fondamentali della scienza che nelle stesse con­
determinata) quantità di moto, cioè una grandis­ dizioni debba verificarsi la stessa cosa. Questo è
sima energia cinetica. Con questa energia si stac­ semplicemente falso: non si tratta di una condi­
cherebbero dal nucleo. Allora giungono a un zione fondamentale della scienza. Il fatto è che
ì� 'l
compromesso: si lasciano un po' di « gioco » per non succede la stessa cosa, e possiamo trovare so­
l

l
questa indeterminazione e oscillano con un mi­ lo una media dei risultati, con metodi statistici.
nimo di moto in accordo con questa regola. (Ri­ Ciò nonostante, la scienza non è completamente
l,

:� J.

,i cordate quando abbiamo detto che anche se un crollata. Tra l'altro, i filosofi dicono un sacco di
'\
,l

l
cristallo viene raffreddato fino allo zero assoluto, cose su cosa sia assolutamente necessario per la
gli atomi non si fermano, ma continuano ad agi­ scienza, ed è sempre (per quello che si può vede­
!
tarsi un po ' ? Se smettessero di muoversi, cono­ re) piuttosto ingenuo, e probabilmente sbaglia­
sceremmo sia la loro posizione sia la loro velocità to. Per esempio, qualche filosofo ha affermato
- che è zero -, e questo è contrario al principio che è fondamentale per l'impresa scientifica che
di indeterminazione. Non possiamo sapere esat­ se un esperimento si svolge, poniamo, a Stoccol­
,l
tamente dove sono e come si muovono, quindi ma, e poi a Quito, i risultati siano gli stessi. Que­
devono continuare a muoversi! ) . sto non è vero. Non è obbligatorio nella scienza,
j Un altro cambiamento interessantissimo nelle
idee e nella filosofia della scienza dovuto alla
può essere un dato di fatto d eli' esperienza, ma
non è necessario che lo sia. Per esempio, se uno
meccanica quantistica è il seguente: non è possi- degli esperimenti è guardare il cielo per vedere
66 67
l'aurora boreale a Stoccolma, non la vedremo che certe cose, da sempre considerate onde, si
certo a Quito. « Ma » direte voi « quella è una co­ comportano anche come particelle, e che le par­
sa che ha a che fare con l'esterno; ci si può rin­ ticelle si comportano come onde; infatti tutte le
chiudere in una stanza, tirare le tendine e trova­ cose si comportano allo stesso modo. Non c'è di­
re una differenza? » . Certamente. Se prendiamo stinzione tra onda e particella. Quindi la mecca­
un pendolo su un giunto cardanico, lo tiriamo su nica quantistica unifica l'idea del campo, e delle
e poi lo lasciamo andare, oscillerà quasi in un sue onde, e l'idea delle particelle. Ora, è pur ve­
piano, ma non esattamente. Il piano cambia in ro che alle basse frequenze l'aspetto di campo
continuazione a Stoccolma, ma non a Quito. Ep­ del fenomeno è più evidente, o più utile come
pure le tendine sono abbassate. Questo fatto non descrizione approssimata in termini di esperien­
porta alla distruzione della scienza. Qual è allora za quotidiana. Ma, con l'aumentare della fre­
l'ipotesi di base della scienza, la sua filosofia fon­ quenza, emergono via via gli aspetti particellari,
damentale? L'abbiamo detto nel primo capitolo: con gli strumenti di misura a nostra dis'p osizione.
l 'unica verifica della validità di un 'idea è l 'esperimen­ Infatti, benché abbiamo menzionato molte fre­
to. Se viene fuori che quasi tutti gli esperimenti quenze, non si è ancora scoperto un fenomeno
funzionano allo stesso modo a Quito e a Stoccol­ che coinvolga direttamente urta frequenza mag­
ma, allora quei « quasi tutti » esperimenti verran­ giore di circa l 012 cicli al secondo. Possiamo solo
no usati per formulare una legge generale, e dedurre le frequenze più alte dall'energia delle
quelli che danno risultati diversi in posti diversi particelle, con una regola che assume l'idea di
diremo che sono influenzati dall' ambiente di onda-particella della meccanica quantistica.
Stoccolma. Inventeremo qualche modo di riassu­ Quindi abbiamo una nuova visione dell'intera­
mere i risultati dell'esperimento, e non c'è biso­ zione elettromagnetica. Abbiamo un nuovo tipo
gno di sapere in anticipo quale sarà questo mo­ di particella da aggiungere all' elettrone, al pro­
do. Se ci dicono che lo stesso esperimento pro­ tane e al neutrone. La nuova particella si chiama
duce sempre lo stesso risultato, siamo tutti con­ fotone. La nuova visione dell'interazione di elet­
tenti, ma se quando proviamo a farlo vediamo troni e protoni che è la teoria elettromagnetica
che non è così, non è così e basta. Bisogna pren­ corretta tenendo conto della meccanica quanti­
dere quello che viene, e poi formulare il resto stica si chiama elettrodinamica quantistica. La teo­
delle nostre idee in funzione dell'esperienza ef­ ria fondamentale dell'interazione di luce e mate­
fettiva. ria, owero campo elettrico e cariche, è il nostro
Per tornare alla meccanica quantistica e alla fisi­ maggior successo in fisica fino a oggi. In quest'u­
ca fondamentale, naturalmente non possiamo, nica teoria abbiamo le regole di base per tutti i
per ora, entrare nei sottili dettagli dei princìpi fenomeni normali, a eccezione della �ravitazio­
quantistici. Accettiamo che ci siano, e procedia­ ne e dei processi nucleari. Per esempio, dall' elet­
mo a descriverne qualche conseguenza. Una è trodinamica quantistica vengono tutte le leggi
68 69
elettriche, meccaniche e chimiche: le leggi che cella esiste un'antiparticella. Nel caso degli elet­
governano gli urti di palle da biliardo, il moto di troni l'antiparticella ha un suo nome proprio,
spire percorse da corrente nel campo magneti­ ma per quasi tutte le altre si chiama an ti-questo e
co, il calore specifico dell'ossido di carbonio, il �nti-quello, tipo antiprotone e antineutrone. Nel­
colore delle insegne al neon, la densità del sale, l' elettrodinamica quantistica si introducono due
le reazioni di idrogeno e ossigeno per formare numeri, e si suppone che da essi derivi la maggior
l' acqua, sono tutte cons�guenze di quest'unica parte degli altri numeri del mondo. I due nume­
legge. Tutti questi particolari si possono elabora­ ri sono la massa e la carica dell'elettrone. A dir la
re se la situazione è abbastanza semplice da po­ verità non è proprio così, perché abbiamo anche
ter fare un'approssimaZ ione; non capita quasi i numeri che, in chimica, ci dicono quanto pesa­
mai che si possa fare un calcolo preciso, ma spes­ no i nuclei. Questo ci porta al prossimo para­
so riusciamo a capire più o meno cosa succede. grafo.
Oggi come oggi non si conoscono eccezioni alle
leggi dell' elettrodinamica quantistica al di fuo­
ri del nucleo, e dentro non sappiamo se ci siano Nuclei e particelle
eccezioni semplicemente perché non abbiamo
idea di cosa succeda all'interno del nucleo. Di cosa sono fatti i nuclei, e che cosa li tiene in­
In linea di principio, allora, l'elettrodinamica sieme? Si è scoperto che sono tenuti insieme da
quantistica è la teoria dell'intera chimica, e della forze spaventose. Quando vengono liberate, l'e­
vita, se la vita si riduce in definitiva alla chimica ­ nergia sprigionata è enorme a confronto dell'e­
e quindi alla fisica, perché la chimica già è ridot­ nergia chimica: la proporzione è la stessa che c'è
ta alla fisica (infatti la parte della fisica coinvolta tra l'esplosione della bomba atomica e quella del
nella chimica è già nota) . Inoltre, la stessa elet­ tritolo, perché, naturalmente, l'esplosione atomi­
trodinamica quantistica, questa cosa meraviglio­ ca ha a che fare con trasformazioni interne al nu­
sa, consente di prevedere molte cose. In primo cleo, mentre quella del tritolo riguarda trasfor­
luogo ci dice le proprietà di fotoni ad altissima mazioni degli elettroni all'esterno degli atomi. Il
energia, raggi gamma, ecc. E poi prevede un'al­ problema è: quali forze tengono insieme i neu­
tra cosa notevole: oltre all' elettrone, ci dovrebbe troni e i protoni nel nucleo? Proprio come l'inte­
essere un'altra particella con la stessa massa ma razione elettrica si può collegare a una particella,
carica opposta, chiamata positrone, e queste due, il fotone, così anche le forze tra neutroni e proto­
unendosi, potrebbero annichilarsi emettendo lu­ ni - suggerì Yukawa - potrebbero avere un cam­
ce o raggi gamma. (Dopotutto, la luce e i raggi po di qualche tipo, e tale campo, in certe condi­
gamma sono la stessa cosa, sono solo punti diver­ zioni, potrebbe comportarsi come una particella.
si su una scala di frequenza) . La generalizzazione Quindi potrebbero esserci altre particelle oltre ai
di questo fatto risulta essere vera: per ogni parti- protoni e ai neutroni, e Yukawa riuscì a dedurne
70 71
le proprietà dalle caratteristiche già note delle aspetti diversi della stessa cosa, e il fatto che ce
forze nucleari. Per esempio, calcolò che la loro ne siano tante, tutte scollegate, è una riprova del
massa doveva essere circa due o trecento volte la fatto che abbiamo molte informazioni sconnes­
massa dell'elettrone, e (udite, udite ! ) nei raggi se, senza una teoria valida. A fronte dei grandi
cosmici si sono trovate particelle di quella massa! ·successi dell'elettrodinamica quantistica, le no­
Ma più tardi si scoprì che non erano le particelle stre conoscenze di fisica nucleare sono ancora,
giuste; vennero chiamate mesoni �, o muoni. per certi versi, allo stato grezzo, qualcosa che è
Comunque, poco più tardi, nel 1 94 7 o 1948, si per metà esperienza e per metà teoria: si ipotizza
scoprì un'altra particella, il mesone n , o pione, una qualche forza tra protoni e neutroni e si
che aveva proprio le caratteristiche indicate da guarda cosa succede, senza realmente capire l'o­
Yukawa. Quindi, per avere le forze nucleari biso­ rigine della forza stessa. A parte questo, abbiamo
gna aggiungere al protone e al neutrone anche il fatto ben pochi progressi. N el caso della chimica,
pione. Ora direte: « Benissimo ! Con questa teo­ dopo che avevamo raccolto un gran numero di "

ria facciamo della nucleodinamica quantistica elementi, ci apparve all'improvviso una relazio­
usando i pioni proprio come diceva Yukawa, ve­ ne inaspettata tra essi, incarnata dalla tavola di
diamo se funziona e tutto sarà chiaro ». Nossi­ Mendeleev. Per esempio, il sodio e il potassio
gnori. I calcoli, in questa teoria, sono talmente hanno quasi le stesse proprietà chimiche, e si
complicati che nessuno è mai riuscito a scoprire trovano nella stessa colonna. Abbiamo cercato
quali siano tutte le conseguenze della teoria stes­ una tavola tipo quella di Mendeleev anche per le
sa, e quindi a verificarla con esperimenti, e que­ nuove particelle; ne vennero fuori due, scoper­
sta situazione dura da vent' anni! te indipendentemente da Gell-Mann negli Stati
Quindi ci siamo are�i con una teoria, senza sa­ Uniti e da Nishijima in Giappone. La base della
pere se sia giusta o sba� ata, ma sappiamo che è lo·ro classificazione è un nuovo numero che, co­
almeno un po ' sbagliata, o perlomeno incompleta. me la carica elettrica, si può assegnare a ogni
particella e si chiama stranezza, indicata con S.
·

Mentre noi ci gingillavamo con la teoria, cercan­


do di calcolare le sue conseguenze, i fisici speri­ Questo numero si conserva, come la carica elet­
mentali hanno scoperto alcune cose. Per esem­ trica, nelle reazioni che avvengono tramite forze
pio, hanno scoperto il muone, e noi non sappia­ nucleari.
mo ancora quale sia il suo posto nella teoria. Nella tabella 2 sono elencate tutte le particelle.
Inoltre, nei raggi cosmici si sono trovate particel­ Non possiamo discuterne più di tanto, al mo­
le « in più » in gran numero. A tutt' oggi se ne mento, ma la tabella ci mostra perlomeno quan­
contano una trentina, ed è molto difficile capi­ te cose non sappiamo. Sotto ogni particella tro­
re le relazioni fra tutte loro, e cosa se ne fa la na­ viamo la sua massa, espressa in una certa unità
tura di tante particelle, e come sono collegate. di misura chiamata MeV (megaelettronvolt) ; un
N o n riusciamo a spiegare queste particelle come MeV è pari a 1 ,782 x I 0-2 7 grammi. La ragione di
72 73
Tab. 2 Particelle elementari questa scelta per l'unità di misura è storica, e
non ce ne occuperemo ora. Le particelle più pe-
Massa Carica Stranezza santi sono più in alto nella tabella, e, come si ve-
ç
.i '' GeV) -e o +e de, il neutrone e il protone hanno praticamente
y - � N+n - y o � Ao+1to y + � Ao+n - la stessa massa. N elle colonne troviamo particelle
--- ------- --- ------- ----------
1 .4 - S= 2
l l . l
di uguale carica elettrica: gli oggetti neutri nella
o
- a
-- --
..
colonna di mezzo, quelli carichi positivamente
c
1 .3 - S= 2
1319 131 1 nella colonna di dest�a, e guelli carichi negativa-
�- �o �+ O:l
_
1 .2 - -- -- -- S= l �
mente nella colonna di sinistra.
1 1 96 1 191 1 1 89 .
o
Le particelle sono sottolineate con una linea
o
'"l
....

A 2.
--
1.1 - S= l
continua, le « risonanze » con una tratteggi�.ta.
1 1 15

J
Dalla tabella sono state omesse molte particelle,

_p_
.e. tra queste, il fotone e il gravitone, importanti
n
1 .0 -
- S= O particelle di massa e carica nulla che non rien-
9 39 9 38 trano nello schema di classificazione barione-
·0.9 -

perte più recentemente (K * , <p, 11) . Vengono ri-


mesone-leptone, e alcune delle risonanze sco-
!

1
(J)o �1t +1t +1t
--- - --- - - - -
0.8 - S= O
O
portate le antiparticelle dei mesoni, non quelle
p- � 1t +1t p � 1t +1t p + � 1t +1t
--- ------- --- ------- --- -------
S= O
di leptoni e barioni, che vanno messe in un'altra
0.7 -

la colonna di carica O. Tutte queste particelle, ec-


tabella, uguale a questa, solo ribaltata rispetto al-
0.6 - l
-
cetto l'elettrone, il neutrino, il fotone, il gravito-
1 ne e il protone, sono instabili, ma i prodotti di
K+

f
K- KO KO
- -- - -
0.5 -
s-
o
(b
decadimento sono indicati esplicitamente solo
+l
"'

l 0.4 -
494 498 494
2. per le risonanze. Ai leptoni non si può assegnare
un valore di stranezza perché non interagiscono
l
fortemente con i nuclei.
0.3 -
l a:
Le particelle elencate insieme ai neutroni e ai
protoni si chiamano barioni, e sono le seguenti:

J
- o +
1t
0. 2 -
1t 1t
-- -- --
lambda, di massa 1 1 54 MeV, e alfre tre, chiamate
S= O
1 39.6 1 35.0 1 39.6 sigma positiva, sigma neutra e sigma negativa, di
-
0.1 - _Il massa quasi identica. Ci sono gruppi, o multi-

}
"'
_

1 05.6
l
pletti, con quasi la stessa massa, a meno dell' l o 2
E- 5'
-

2.
per cento. Tutte le particelle di un multipletto
0.0 - 0.51 o hanno la medesima stranezza. Il primo multi-
75
p letto è il doppietto protone-neutrone, poi c'è fuori da questa tabella: particelle che non intera­
un singoletto (lambda) , quindi il tripletto sigma giscono fortemente nei nuclei, non hanno a che
. e infine il doppietto xi. Molto recentemente, nel fare con interazioni nucleari, e non hanno una
1961, sono state scoperte altre particelle. Ma so­ forte interazione (voglio dire, il tipo forte d'inte­
no particelle? Vivono per così breve tempo, di­ razione dell'energia nucleare) . Si chiamano tep­
in questa scala ha massa piccolissima, solo 0,5 1 O
sintegrandosi quasi istantaneamente, appena for­ toni, e sono le seguenti. Abbiamo l' elettrone, che
mate, che non sappiamo nemmeno se conside­
rarle nuove particelle, o interazioni di risonan­
« MeV; poi c'è quell' altra, il mesone �. detto anche
za » di una certa energia tra i prodotti A e n: in cui muone, che ha massa molto maggiore, 206 volte
si disintegrano. quella dell' elettrone. Per quanto ne sappiamo in
Oltre ai barioni, le altre particelle interessate al­ base agli esperimenti fatti finora, l'unica diffe­
l'interazione nucleare si chiamano mesoni. Prima renza tra l'elettrone e il muone è la massa. Tutto
ci sono i pioni, che si presentano in tre varietà: il resto funziona esattamente alla stessa maniera.
pione positivo, negativo e neutro; insieme forma­ Ma perché uno è più pesante dell'altro? A cosa
no un altro multipletto. Abbiamo anche scoper­ serve? Non si sa. C'è poi un leptone neutro, chia­
to delle cose nuove chiamate mesoni K, che si mato neutrino, di massa zero. In effetti, ora sap­
presentano sotto forma di un doppietto K+ e K0• piamo che esistono du,e tipi di neutrini, uno le­
Inoltre, ogni particella ha la sua antiparticella, a gato agli elettroni e l'altro ai muoni.
meno che non sia l' antiparticella di se stessa. Per Infine abbiamo altre due particelle che non inte­
esempio, n: + e n: - sono antiparticelle l'una dell' al­ ragiscono fortemente con quelle nucleari: una è
tra, ma n:0 è l'antiparticella di se stessa. K+ e K- so­ il fotone, e forse, se anche il campo gravitazio­
no antiparticelle l'una dell'altra, così come K0 e nale ha un analogo nella meccanica quantistica
K0• Nel 1961 trovammo anche altri mesoni, o me­ (una teoria quantistica della gravitazione non è
glio, probabili mesoni che si disintegrano quasi ancora stata elaborata) , ci sarà un' altra particel­
immediatamente: una cosa chiamata ro che deca­ la, il gravitone, di massa zero.
de in tre pioni e ha massa 780 (in questa scala) e, Che cos'è questa « massa zero »? Le masse qui in­
seppure un po ' meno sicuro, un oggetto che de­ dicate sono quelle delle particelle a riposo. Il fat­
cade in due pioni. Nella tabella figurano i meso­ to che una particella abbia massa zero significa,
ni, i barioni e le antiparticelle dei mesoni; le an­ in un certo senso, che non può stare a riposo. Un
tiparticelle dei barioni vanno messe in un'altra fotone non è mai fermo: si muove sempre a tre­
tabella, speculare rispetto a questa. centomila chilometri al secondo. Capiremo me­
La tavola di Mendeleev era ottima, a parte un glio il significato della massa quando conoscere­
certo numero di elementi appartenenti alle terre mo la teoria della relatività, il che awerrà a tem­
rare che non vi trovavano posto; allo stesso modo po debito.
abbiamo un certo numero di cose che restano Così ci troviamo con un gran numero di particel-
76 77
le che nel loro insieme sembrano i costituenti Tab. 3 Interazioni elementari
fondamentali della materia. Fortunatamente non
Accoppiamento Forza* Legge
sono tutte diverse, nelle loro reciproche intera­ ----..··----

zioni. A quanto pare, ci sono solo quattro tipi di Fotone con particelle - IQ - 2 conosciuta
interazione: in ordine di intensità decrescente, cariche
abbiamo la forza nucleare, le interazioni elettri­ Gravità con ogni tipo - I Q-40 conosciuta
che, l'interazione del decadimento beta e la gra­ di energia
vità. Il fotone si accoppia a tutte le particelle cari­ Decadimenti deboli - I o-s parzialmente
che e la forza dell'interazione si misura tramite nota
un certo numero, che è 1 / 1 37. Si conosce nei Mesoni con barioni -l sconosciuta
( note alcune
dettagli la legge che governa questo accoppia­ regole)
mento: si tratta dell'elettrodinamica quantistica.
La gravità si accoppia a ogni tipo di energia, ma * La << forza » è una misura adimensionale della costante di accop­

l'accoppiamento è estremamente debole, molto piamento relativa a ciascuna interazione (il segno - significa << ap­
più debole che nel caso dell' elettricità. Anche prossimativamente >> ) .
questa legge è nota. Poi ci sono i cosiddetti deca­
dimenti deboli: il decadimento beta, per esem­ mo mai fatto esperimenti che verifichino accura­
pio, che causa la disintegrazione relativamente tamente i nostri concetti di spazio e di tempo al
lenta del neutrone in un protone, un elettrone e di sotto di una certa distanza mi�ima; quindi sap­
un neutrino. I dettagli di questa legge sono noti piamo solo che queste idee funzionano al di so­
solo in parte. La cosiddetta interazione forte, pra di quella distanza. Dovremmo anche aggiun­
l'interazione mesone-barione, ha forza l in que­ gere che le regole del gioco sono i princìpi del­
sta scala, e la legge che la governa è completa­ la meccanica quantistica, i quali si applicano al­
mente sconosciuta, anche se ci sono un certo nu­ le nuove particelle così come alle vecchie, per
mero di regole note, come quella che il numero quanto si può dire. L' origine delle forze nei nu­
di barioni in ogni reazione non cambia. clei ci porta a considerare nuove particelle; sfor­
Questa è dunque la terribile condizione in cui si tunatamente ne troviamo a profusione e non riu­
trova la fisica di oggi. Per riassumerla, direi que­ sciamo a capire completamente i rapporti tra lo­
sto: al di fuori del nucleo sappiamo tutto, dentro ro, pur sapendo che in certi, casi sono veramente
vale la meccanica quantistica (non si sono sco­ sorprendenti. A poco a poco, procedendo a ten­
perte violazioni ai princìpi della meccanica toni, avanziamo nella comprensione delle parti­
quantistica) . Tutta la nostra conoscenza sta sul celle subatomiche, ma non sappiamo nemmeno
palcoscenico dello spazio-tempo relativistico; for­ a che punto siamo di questa impresa.
se la gravità è coinvolta nello spazio-tempo. Non
sappiamo come sia iniziato l'universo, né abbia-
78 79
- - -�
• l

Introduzione .
La fisica è, fra le scienze, la più fondamentale e
completa, e ha avuto una profonda influenza su
tutto lo sviluppo scientifico. Infatti la fisica è l'e­
quivalente odierno di ciò che un tempo si chia­
mava filosofia · naturale, da cui sono nate quasi .·

tutte le scienze moderne. Studenti delle discipli­


ne più diverse si ritrovano a doverla studiare, a
caus� dell'importanza che riveste in tutti i feno­

1
meni. In questo capitolo cercheremo di descrive­
re i problemi principali nelle altre scienze, ma
naturalmente è impossibile in così breve spazio
trattare adeguatamente le questioni complesse,
sottili ed eleganti che sorgono in questi campi.
La mancanza di spazio ci impedisce anche di de­
' l scrivere il rapporto tra la fisica e l'ingegneria,
l'industria, la società, la guerra, e perfino la rela­
zione, veramente notevole, tra fisica e matemati­
l
i l ca. (La matematica non è una scienza, dal nostro
punto di vista, nel senso che non è una scienza
naturale. La verifica della sua validità non è l'e­
sperimento) . Fra l'altro, dobbiamo chiarire fin
dall'inizio che se una cosa non è una scienza,
non necessariamente è un male. Per esempio,
l' amore non è una scienza. Quindi, se diciamo
che qualcosa non è una scienza, non vuoi dire
che, in essa, c'è qualcosa che non va: vuoi dire so­
lo che non è una scienza.

83
Chimica ca che venne sviluppata insieme da entrambe
le discipline, ed è estremamente importante. Si
La scienza forse più profondamente influenzata tratta del metodo della statistica applicato in una
dalla fisica è la chimica. Storicamente, ai suoi al­ situazione in cui vi siano leggi meccaniche, chia­
bori la chimica si interessava quasi esclusivamen­ m'ato giustamente meccanica statistica. In ogni rea­
te dei fenomeni che ora ascriviamo alla chimica zione chimica sono coinvolti moltissimi atomi, e,
inorganica, cioè quella che tratta le sostanze non come abbiamo visto, gli atomi si agitano e si
legate alla vita. Fu necessario un notevole lavoro muovono casualmente in ogni direzione. Se po­
di analisi per scoprire l'esistenza dei vari elemen­ tessimo analizzare ogni singola collisione e segui­
ti e le loro relazioni: come si uniscono a formare i re in dettaglio il moto di ogni molecola potrem­
composti relativamente semplici nelle rocce, nel­ mo sperare di prevedere il risultato, ma la quan­
la terra, ecc. Questa chimica prirnordiale fu
« »
tità di dati numerici necessaria a tale scopo ecce­
molto importante per la fisica. L'interazione tra de di gran lunga la capacità di qualsiasi calcola­
le due scienze fu grandissima, perché la teoria tore, figuriamoci quella della mente umana, e
atomica fu convalidata in gran misura da esperi­ quindi era importante sviluppare un metodo per
menti di chimica. La teoria della chimica, cioè trattare situazioni così complicate. La meccanica
delle reazioni vere e proprie, venne in gran parte statistiCa, dunque, è la scienza dei fenomeni del
riassunta dalla tavola periodica di Mendeleev, che calore, o termodinamica. La chimica inorganica
rivela molte relazioni strane fra i vari elementi, e è, come scienza, ridotta essenzialmente a ciò che
la chimica inorganica è costituita proprio dalla si chiama chimica fisica e chimica quantistica; la
raccolta delle leggi che dicono quali sostanze si chimica fisica studia le velocità di reazione e cosa
combinano con quali altre, e come. Tutte queste succede nei dettagli (come si urtano le moleco­
regole in definitiva sono state spiegate dalla mec­ le? quali pezzi vengono scaraventati via per pri­
canica quantistica, così che la chimica teorica è in mi? ecc. ) , e la chimica quantistica ci aiuta a capi­
effetti fisica. D ' altra parte, bisogna sottolineare re cosa succede in termini di leggi fisiche .
che questa spiegazione esiste solo in linea di prin­ L'altra area della chimica è la chimica organica,
cipio: abbiamo già detto della differenza tra co­ cioè quella che tratta le sostanze legate alle cose
noscere le regole del gioco degli scacchi e saper viventi. Per un certo tempo si è creduto che le so­
giocare; così succede che magari sappiarr:o le re­ stanze legate alla vita fossero così meravigliose da
gole, ma non giochiamo molto bene. E molto non poter venire prodotte artificialmente a par­
difficile prevedere esattamente cosa succederà in tire da materiale inorganico. Questo non è vero
una data reazione chimica; ciò nonostante, la affatto: le sostanze sono le stesse della chimica
parte più profonda della chimica teorica sfocia inorganica, solo gli atomi sono disposti in manie­
nella meccanica quantistica. ra molto più complicata. La chimica organica ov­
C'è anche un ' altra area della fisica e della chimi- viamente è in strettissima relazione con la biolo-
84 85
gia, che le fornisce le sostanze, e con l' industria, poggiamo il piede su una pietra tagliente: in
e, inoltre, sia la fisica chimica che la meccanica qualche m9do l'informazione parte dalla gamba
"
quantistica si possono applicare a composti sia e sale su. E interessante come questo awiene. I
organici sia inorganici. Tuttavia, i problemi prin­ biologi sono giunti alla conclusione che i nervi
cipali di chimica organica non riguardano questi sono tubi strettissimi con una parete molto com­
aspetti, ma piuttosto l'analisi e la sintesi delle so­ plessa e sottile; attraverso questa parete la cellula
stanze formate nei sistemi biologici, nelle cose pompa ioni, così che ci sono ioni positivi all'e­
viventi. Questo porta impercettibilmente, passo sterno e negativi all'interno, come in un conden­
dopo passo, verso la biochimica, e poi alla biolo­ satore. Ora, questa membrana ha un 'interessan­
gia stessa, owero la biologia molecolare. te proprietà: se « si scarica » in un punto (cioè se
alcuni ioni riescono ad attraversare una cert� zo­
Biologia na in cui quindi il voltaggio risulta ridotto) l'in­
fluenza elettrica si fa sentire sugli ioni circostan­
ti, e di conseguenza la membrana lascia passare
fi
Eccoci alla scienza della biologia, che è lo studio
: gli ioni in un punto nelle vicinanze. Questo a sua
delle cose viventi. Ai suoi albori, i biologi hanno
'

· l
volta influenza una zona vicina, ecc., così che si
..

dovuto affrontare il problema, puramente de­


scrittivo, di scoprire tutte le cose viventi, e quindi forma un' onda di « penetrabilità » della membra­
dovevano fare cose come contare i peli sulle zam­ na che si propaga lungo la fibra quando viene ec­
pette delle pulci. Dopo aver risolto questi proble­ citata a un 'estremità (per esempio poggiando il
;l "
mi, avendoci lavorato con grande interesse, i bio­ piede su una pietra tagliente) . Quest'onda è pa­
logi si dedicarono ai meccanismi interni dei cor­ ragonabile a ciò che succede in una fila di tesse­
pi viventi, prima da un punto di vista grossolano, re del domino messe in verticale l'una accanto
a causa, naturalmente, dello sforzo necessario a all' altra: se la prima viene fatta cadere, questa
entrare nei dettagli. spinge la seconda� che spinge la terza, ecc. Natu­
i; l Ci fu un primo interessante collegamento tra fisi­ ralmente si potrà trasmettere un messaggio solo,
ca e biologia, in cui la biologia aiutò la fisica a a meno che le tessere non vengano rimesse in
scoprire la conservazione dell'energia, dimostra­ piedi; analogamente nelle cellule nervose ci so­
ta per la prima volta da Mayer in relazione alla no processi che pompano fuori lentamente gli
quantità di calore assorbito ed emesso da una ioni di nuovo, così che il nervo sia pronto a tra­
creatura vivente. smettere un altro impulso. Così sappiamo cosa
Se osserviamo più da vicino i processi biologici di stiamo facendo (o perlomeno dove siamo) . Na­
animali viventi, vediamo molti fenomeni fisici: la turalmente gli effetti elettrici associati all'impul­
circolazione del sangue, pompe, pressione, ecc. so nervoso si possono rilevare con strumenti elet­
Ci sono i nervi; sappiamo bene cosa succede se trici, e, dato che sono proprio effetti elettrici, la
86 87
fisica relativa ha avuto grandissima influenza sul­ nervi. Le piante non hanno né nervi né muscoli,
la comprensione del fenomeno. ma funzionano, sono vive lo stesso. Quindi biso­
L'effetto opposto è che, da qualche punto del gna guardare più in profondità per scorgere i
cervello, viene mandato un messaggio lungo un problemi fondamentali della biologia; se lo fac­
nervo. Cosa succede alla fine del nervo? Là il ciamo, scopriamo che tutte le cose viventi hanno
nervo si ramifica in sottili filamenti connessi a molte caratteristiche comuni. L' aspetto più co­
una struttura vicina a un muscolo, chiamata plac­ mune è che sono fatte di cellule, ognuna con il
ca motrice. Per ragioni non esattamente chiare, suo complesso meccanismo di elaborazione chi­
quando l'impulso raggiunge la fine del nervo mica. Nelle cellule delle piante, per esempio, c'è
vengono rilasciate piccole quantità di una �ostan­ un meccanismo per assorbire la luce e generare
za chiamata acetilcolina (cinque, dieci molecole saccarosio, che viene poi consumato nel buio per
alla volta) che interessano la fibra muscolare fa­ mantenere la pianta in vita. Quando la pianta
cendola contrarre. Com'è semplice ! Che cosa fa viene mangiata, il saccarosio stesso genera nell'a­
contrarre un muscolo? Un muscolo è costituito nimale una serie di reazioni chimiche stretta­
da un gran numero di fibre molto vicine, conte­ mente legate alla fotosintesi (e al suo opposto
nenti due sostanze diverse (miosina e actiomiosi­ nel buio) delle piante.
na) , ma il meccanismo attraverso il quale la rea­ Nelle cellule dei sistemi viventi ci sono molte rea­
zione chimica indotta dall' acetilcolina riesce a zioni chimiche elaborate, in cui un composto si
modificare le dimensioni della molecola non è trasforma in un altro e in un altro ancora. Per da­
ancora noto. Quindi i processi fondamentali del re un'idea degli enormi sforzi impegnati nello
muscolo che risultano in movimenti meccanici studio della biochimica, il diagramma della figu­
non li conosciamo. ra 1 1 riassume la nostra conoscenza odierna di
La biologia è un campo talmente esteso e irto di una piccola parte delle molte serie di reazioni
problemi che è impossibile, qui, citarli tutti: pro­ che si svolgono nelle cellule, forse solo l'un per
blemi su come funziona la vista (cosa fa esatta­ cento. Qui vediamo un'inte ra serie di molecole
mente la luce all' occhio) , come funziona l'udito, che si trasformano l'una nell' altra in una se­
ecc. (Il funzionamento del pensiero verrà discus­ quenza (o ciclo) di passi abbastanza piccoli, chia­
so più tardi, nel paragrafo sulla psicologia) . Ora, mata ciclo di Krebs - il ciclo respiratorio. Ognu­
questi problemi non sono fondamentali dal pun­ na delle sostanze e ognuno dei passi è abbastan­
to . di vista biologico, non stanno alla base della za semplice, in termini di cosa cambia nella mo­
vita, nel senso che anche se li capissimo perfetta­ lecola, ma (e questa è una scoperta fondamenta­
mente, ancora non avremmo capito la vita stessa. le in biochimica) questi cambiamenti sono relati­
Per intenderei: chi studia i nervi sente che il suo vamente difficili da realizzare in laboratorio. Se
lavoro è importantissimo, perché tutti gli anima­ abbiamo una sostanza e un' altra molto simile,
li hanno nervi. Ma esiste sicuramente vita senza i
non è che la prima si trasformi da sola nella se- � l

88 89
CH3CO - S - CoA + H20

l
energia. Così la maggior parte delle reazioni chi­
.l
ac e tii CoA

:i
CoA - SH
miche non awengono spontaneamente , perché
� v yOOH
c'è di mezzo la cosiddetta energia di attivazione.
f �
COOH H2 0
l
CH2
CH 2 Per aggiungere un altro atomo alla nostra sostan­
l COOH
za, bisogna portarlo così vicino da causare un
l ,
coo y
itrdto HO - C - COO l

l
smtetasi l CH2
l
qualche riordinamento, allora si attaccherà. Ma
HO - t - H
CH 2 . .

Il
l

l
COOH acomtas1

se non riusciamo a dargli energia sufficiente ad


C - COOH
acido COOH

1
m lico
� <;> ssalacetico aci do citrico CH

r-
deidrogenaSI
avvicinarlo abbastanza, allora non succederà
1
l

J.
CH. COOH

COOH
2
acido cis-aconitic H20 niente: sarà come aver spinto il masso un po' su
l
acido L-malico

i
aconilaSi
per la collina: poi rotolerà giù. Tuttavia, se potes­
--1 fu marasi 1
l
H20 COOH
simo letteralmente prendere le molecole in ma­
l
l l
COOH CH2

Il
no e spingere e tirare gli atomi in modo da fare
l
CH HC - COOH

çoq�
l l
HC HO - C -H posto al nuovo atomo e farlo entrare, allora
� �
avremmo trovato un 'altra strada, girando attor­
COOH
.
acido fumarico


actdo tsocttnco

1 ffi!]
r;;-;:;"""] uccinico
deidrogenasi
isocitrico no alla collina, che non richiede energia in più,
l
deidrogenasi

:
e la reazione awerrebbe con facilità. Ora, in ef­
l
COOH '·


COOH

:(
l
1
'

..
CH2
CH 2 fetti, nelle cellule ci sono molecole enormi, mol­
:: t l COO H
succinil CoA

l l
CH 2 i ntetasi

l
COOH HC - COOH to più grandi di quelle interessate ai cambiamen­
C1 = O
1
isocitrico

l
COOH CH 2
ti appena descritti, che in qualche maniera com­
/ CO
. deidrogenasi
CH2 tx-che toglutar.co

CoA - SH --7' l
l
deidrogen asi
CH2 COOH
CH2 plicata tengono le molecole piccole proprio nel
l
l CO l
GDP P
CO

+ , succinil CoA
acido ossalsuccinico

ji
- S - CoA
modo giusto, così che le reazioni awengono con
r;::;::;:;:;l facilità. Queste molecole enormi si chiamano en­
CçlOH
i:
2


actdo

!1:
/:
zimi. (All'inizio vennero chiamate fermenti, per­
\l i ffi!J ché furono originariamente scoperte nella fer­
!�l
" mentazione dello zucchero, dove in effetti furo­
! Fig. 1 1
no scoperte alcune delle prime reazioni del ci­
!l
(
Ciclo di Krebs.
clo) . In presenza di un enzima la r�azione av­
l! verrà.
il Gli enzimi sono fatti di altre sostanze chiamate
��
conda, perché le due forme di solito sono sepa­ proteine, e sono molto grandi e complicati, ognu­
rate da una barriera di energia, o « collina » . Ecco no diverso dall ' altro , essendo ciascuno destinato
un 'analogia: se vogliamo portare un masso da un a controllare una particolare reazione. Nella figu­
posto a un altro, alla stessa altezza ma dall'altra ra 1 1 in ogni reazione c'è scritto l'enzima corri­
parte della collina, lo possiamo spingere giù dal­ spondente (a volte lo stesso enzima controlla due
la cima, ma portarlo su richiederà una certa reazioni diverse) . Vogliamo sottolineare che gli
90 91
enzimi stessi non sono coinvolti direttamente nel­ GTP; durante la notte il GTP che è stato imma­
la reazione: non cambiano, semplicemente fanno gazzinato di giorno viene usato per svolgere il ci­
spostare gli atomi da un posto a un altro. Fatto clo in verso opposto. Un enzima, vedete, non si
questo, l'enzima è pronto a ripetere l'operazione preoccupa del verso della reazione: se lo facesse
su un'altra molecola, come una macchina in una violerebbe un a delle leggi della fisica.
catena di montaggio. Naturalmente bisogna ci La fisica è di grande importanza per la biologia e
siano certi atomi a disposizione, e ci vuole anche le altre scienze anche per un'altra ragione, che
un modo di disfarsi di altri atomi. Prendiamo l'i­ ha a che fare con le tecniche sperimentali. Infat­
drogeno: ci sono enzimi che contengono unità ti, se non fosse per il grande sviluppo della fisica
speciali che trasportano idrogeno per tutte le rea­ sperimentale ? questi diagrammi di biochimica
zioni chimiche. Per esempio, ci sono tre o quat­ non sarebbero noti oggigiorno. La ragione è che
tro enzimi che riducono l'idrogeno e son ç usati lo strumento più utile in assoluto per analizzare
ovunque nel nostro ciclo in punti diversi. E inte­ questo sistema così incredibilmente complicato
ressante come lo stesso meccanismo che libera è di dare un nome proprio agli atomi usati nelle
dell'idrogeno in un punto prenda l'idrogeno per reazioni. Per esempio, se potessimo introdurre
usarlo da qualche altra parte. nel ciclo un po' di anidride carbonica dipinta di
La caratteristica più importante del ciclo della verde, e poi misurare tre secondi più tardi dov'è
figura 1 1 è la trasformazione da GDP a GTP (da finita, cercando il colore, e poi guardare dieci se­
difosfato di guanidina a trifosfato di guanidina) condi dopo, ecc., potremmo seguire passo per
perché le due sostanze hanno energia molto di- passo le reazioni. Che cos'è la vernice verde? So­
. versa. Così come in certi enzimi c'è uno scom­
« no i diversi isotopi. Ricordiamo che le proprietà
partimento » per portare in giro atomi di idroge­ chimiche degli atomi son � determinate dal nu­
no, così ci sono speciali « scompartimenti » che mero di elettroni, non dalla massa del nucleo.
trasportano energia, e coinvolgono il gruppo Ma ci possono essere, per esempio nel carbonio,
trifosfato. Così GTP ha più energia di GDP, e se sei o sette neutroni, insieme con i sei protoni ca­
il ciclo si sta svolgendo in un verso si producono ratteristici degli atomi di carbonio. Chimicamen­
molecole che hanno un eccesso di energia e pos­ te, i due atomi C 1 2 e C 1 3 sono uguali, m à hanno
sono andare ad azionare qualche altro ciclo che pesi diversi e diverse proprietà nucleari, quindi si
magari richiede energia, tipo la contrazione di possono distinguere. Usando isotopi çli peso di­
un muscolo. Il muscolo non potrà contrarsi sen­ verso, o perfino isotopi radioattivi come il C 1 4 ,
za GTP; possiamo prendere fibre muscolari, met­ che forniscono un mezzo anche più sensibile per
terle in acqua, aggiungere GTP e le fibre si con­ rintracciare quantità molto piccole, è possibile
traggono, trasformando GTP in GDP se gli enzi­ seguire tutte le reazioni.
mi giusti sono presenti. Quindi il sistema fonda­ Ora torniamo alla descrizione degli enzimi e del­
mentale consiste nella trasformazione da GDP in le proteine. Non tutte le proteine sono enzimi,
92 93
ma tutti gli enzim i sono protei ne. Ci sono molte il modo in cui vengono costruiti gli enzimi. Uno
protei ne, quali le protei ne nei musco li, le protei­ dei grandi trionfi in tempi recenti (dal 1960) è
ne strutturali che si trovano nella cartilagine, nei stata la scoperta dell'esatta disposizione spaziale
capell i, nella pelle, ecc., che non sono enzimi. atomica di certe proteine fatte di cinquanta o
Però le protei ne sono una compo nente molto sessanta amminoacidi in fila. Più di mille atomi
caratte ristica della vita: prima di tutto tra esse (quasi duemila, se contiamo gli atomi di idroge­
troviamo tutti gli enzim i, e poi costituiscono qua­ no) sono stati localizzati in una configurazione
si tutto il resto della materia vivente. Le protei ne comp lessa in due proteine. La prima è l'emoglo­
hanno una struttura intere ssante e sempl ice. So­ bina. E triste dover ammettere che dalla scoperta
no una serie, o catena , di diversi ammin oacidi. Ci della configurazione non si capisce niente: né
f'
l perché funziona né come. Naturalmente, questo
sono venti ammi noacid i diversi, e si posson o
!
·

combi nare tra loro a formare catene in cui la spi­ è il prossimo problema da affrontare.
na dorsale è CO-N H, ecc. Le protei ne non sono Un altro problema è: come fanno gli enzimi a sa­
t pere cosa devono fare? Un moscerino con gli oc­
l
altro che catene di vari ammin oacidi , ognun o
dei quali probabilmen te serve a qualch e scopo chi rossi genera un piccolo moscerino con gli
' occhi rossi, e bisogna che il messaggio per l'inte­
speciale. Alcun i, per esemp io, hanno un atomo
'.l t

di zolfo in un certo posto: quand o in una protei­ ra configurazione di enzimi, di produrre pig­
na ci sono due atomi di zolfo essi formano un le­ menti rossi, passi da un moscerino all'altro. Que­
game , cioè legano la catena formando un anello . sto avvi ene tramite una sostanza nel nucleo della
Un altro ammi noacid o ha un atomo di ossige no cellula, non una proteina, chiamata DNA (acido
in più che lo rende acido, un altro ancor a è ba­ desossiribonucleico) . Questa è la sostanza chiave
sico. Alcun i hanno grossi raggruppam enti che che viene trasferita da una cellula all'altra (per
sporgono da una parte, e occup ano un sacco di esempio, le cellule degli spermatozoi sono fatte
spazio . Uno degli ammi noacid i, la prolin a, non è perlopiù di DNA) e trasporta l'informazione di
veram ente un ammi noacid o, ma un immin oaci­ come fare gli enzimi. Il DNA è la matrice. Che
aspetto ha la matrice, e come funziona? Prima di
l do. C'è una lieve differ enza, e il risultato è che
quand o la prolin a è prese nte in una caten a, la ca­ tutto, bisogna che riesca a riprodursi. Secondo,
l!
1' .
tena si avvita. Se voless imo produrre una partic o­ deve essere in grado di dare istruzioni alla pro­

� lare protei na, la lista delle istruzi oni sarebbe più teina. Riguardo alla riproduzione, potremmo
o· meno così: mettere qui uno di quegli anelli ipotizzare che funzioni in modo simile alla ripro­
dello zolfo, aggiu ngere qualc osa che occupi spa­ duzione delle cellule, in cui una cellula, sempli­
zio, poi attacc are una cosa che faccia avvitare la cemente, diventa più grande e poi si divide a
catena . In questo modo otterremmo una catena metà. Sarà così anche con le molecole di DNA,
molto comp licata, aggrovigliata su se stessa e con allora? Diventano più grandi e poi si dividono a
una struttura comp lessa; questo,-E.:_obabi lmente è metà? Sicuramente ogni singolo atomo della mo-
;!!
1:,:1i 94 \ 95
.

::!

lecola non cresce e non si divide in due parti!
l l
ol ol
No, è impossibile riprodurre una molecola a me­
Ribo sio 0- T : A 0 Ribosio
no di usare qualche metodo più ingegnoso.
La struttura del DNA venne studiata a lungo, pri­
l
-

ma chimicamente per scoprirne la composizio­ l


ne, e poi con i raggi X per trovare la sua configu­ o \.? ?#o
�p p�
/1 l"
razione spaziale. Il risultato fu la seguente note­
vole scoperta: la molecola di DNA è costituita da HO O
una coppia di catene avvitate l'una intorno all'al­ O OH
l
tra. La spina dorsale di ogni catena (analoga a Ribo sio O- A : T - O Ribosio l

una catena di proteine, ma chimicamente molto l l


diversa) è una serie di zuccheri e gruppi di fosfa­
o \.? ?#o
�p p�
/1
ti, come mostrato nella figura 1 2 . Ora vediamo
in che modo la doppia elica potrebbe contenere '"
l l
istruzioni: se la tagliamo a metà per il lungo, HO O O OH
separando le due catene, · otteniamo una serie
TAA GC. . . e ogni cosa vivente potrebbe avere una
Ribo sio 0 - A : T - O Ribosio
l l
o\.? ?#o
serie diversa. Quindi forse, in qualche modo, le
�p p�
istruzioni specifiche per la fabbricazione di pro­
teine sono contenute nelle serie specifiche di /1 '"
DNA. HO O O OH

O - G: C-O Ribosio
Attaccate a ogni zucchero lungo l' asse, per lega­ l l
re insieme le due catene, ci sono certe coppie di Ribo sio
legami trasversali. Però non sono tutti dello stes­ l l
o \.? ?#o
�p p�
so tipo: ce ne sono di quattro tipi, detti adenina,
/1 '"
limina, citosina e guanina; le chiameremo A, T, C,
G. L'interessante è che solo certe coppie possono HO O OH
formarsi, per esempio A con T e C con G. Queste O

0 - c: c - 0 Ribosio
l l
coppie sono situate sulle due catene in modo da Ribo sio
« incastrarsi » , e hanno una forte energia di iute­ l l
razione. Ma C non si incastra con A né con T, si
incastrano solo A con T e C con G. Quindi, se su
ol ol
una catena c'è una particolare lettera, sull' altra
Fig. 1 2 Diagramma schematico del DNA.
ci deve essere in corrispondenza la lettera com­
plementare.
96
E allora, la riproduzione? Se tagliamo la catena Non siamo capaci di leggere il codice. Anche se
in due, come facciamo a costruirne un'altra conoscessimo l'esatta sequenza A TCCA . . . non sa­
uguale? Se dentro la cellula c'è un reparto di fab­ premmo quale proteina sarà prodotta.
bricazione che produce fosfato, zucchero e unità Sicuramente nessun campo di studio sta facendo
singole di A, T, C, G, le uniche a legarsi alla no­ più progressi della biologia al giorno d' oggi, su
stra catena divisa saranno quelle giuste, cioè i così tanti fronti, e se dovessimo scegliere l'ipote­
complementi di TAAGC. . . , vale a dire A TTCG. . . si più importante di tutte, quella che più di ogni
Quindi succede che la doppia catena viene divisa altra ci guida nel tentativo di capire la vita, sareb­
in due per il lungo durante la divisione della cel­ be quella che tutte le cose sono fatte di atomi, e che
lula: metà finisce in una cellula, metà nell'altra, e tutto ciò che le cose viventi fanno si può com­
per ciascuna si forma una catena complemen­ prendere in termini di movimenti e oscillazioni
tare. degli atomi.
Viene poi il problema: in che modo l' ordine del­
le unità A, T, C, G determina la sistemazione de­
gli amminoacidi nella proteina? Questo è il pro­ Astronomia
blema aperto fondamentale nella biologia di og­
gi. I primi indizi, i primi elementi di conoscenza In questa spiegazi one lampo del mondo intero è
sono questi: nella cellula ci sono minuscole parti­ ora il turno dell'astronomia. L'astron omia è più
celle chiamate microsomi, e si è scoperto che antica della fisica; in effetti dette l'avvio alla fisica,
quello è il posto in cui si formano le proteine. mostran do l'elegante semplic ità del moto delle
Ma i microsomi non sono nel nucleo, dove si tro­ stelle e dei pianeti, la cui compren sione fu l'inizio
va il DNA con le sue istruzioni. Sembra ci sia della fisica. Ma la scoperta più notevol e di tutta
qualcosa che non va. Tuttavia, si sa anche che
piccole parti di molecola escono dal DNA (non l'astrono mia fu che le stelle sono fatte di atomi dello
stesso tipo di quelli della Terra.1 Come ci si è arrivati?
così grandi come la molecola di DNA che porta
tutta l' informazione, ma come sue piccole por­
zioni) . Queste.. parti si chiamano RNA, ma ora l . Come corro ! Che densità di contenuto in ognuna delle
non importa. E come una copia di DNA, unà co­ frasi di questa breve storia. « Le stelle sono fatte degli stessi
atomi della Terra » . Di solito un piccolo argomen to come
pia ridotta. L'RNA, che in qualche modo porta questo mi basta per una lezione intera. I poeti dicono che la
un messaggio su quale proteina produrre, va da scienza rovina la bellezza delle stelle, riducend ole solo ad
un microsomo : questo si sa. Quando arriva lì, la ammassi di atomi di gas. Solo? Anch ' io mi commuovo a ve­
proteina viene sintetizzata nel microsomo (e an­ dere le stelle di notte nel deserto, ma vedo di meno o di
più? La vastità dei cieli sfida la mia immaginazione; attacca­
che questo si sa) . Tuttavia, i particolari su come to a questa piccola giostra il mio occhio riesce a cogliere lu­
vengano scelti e sistemati gli amminoacidi in ba­ ce vecchia di un milione di anni. Vedo un grande schema,
se al codice nell'RNA sono tuttora sconosciuti. di cui sono parte, e forse la mia sostanza è stata eruttata da
98 99
Gli atomi liberano luce che ha frequenze defini­ fisica riusciamo a prevedere con preCisiOne, o
te, una cosa tipo il timbro degli strumenti musica­ quasi, cosa accadrà. Così la fisica aiuta l'astrono­
l
l
li, che hanno altezze o frequenze sonore ben pre­ mia. Per strano che ·possa sembrare, la nostra
cise. Quando ascoltiamo note diverse riusciamo a comprensione della distribuzione della materia
riconoscerle, ma quando osserviamo con gli oc­ all'interno del Sole è molto migliore di quella al­ i
l
l
chi una mescolanza di colori non riusciamo a di­ l'interno della Terra. Quello che succede all'in­
scernere le varie parti, perché l'occhio non è terno di una stella si conosce molto meglio di
nemmeno lontanamente sensibile quanto l'orec­
chio a questo scopo. Comunque, possiamo analiz­
quanto si potrebbe supporre dalla difficoltà di
dover osservare un puntino luminoso attraverso l �
l
zare le frequenze delle onde luminose con uno un telescopio, perché possiamo calcolare cosa do­
l

l
spettroscopio e vedere le « note » emesse dagli vrebbero fare gli atomi all'interno della stella in
atomi nelle diverse stelle. In realtà, due elementi quasi tutte le circostanze. l

l
l l
chimici furono scoperti su una stella prima che Una delle scoperte più impressionanti fu perché
sulla Terra: sono l'elio, scoperto la prima volta sul le stelle continuano a bruciare, cioè l'origine del­
l l
ll
Sole (da cui il nome) , e il tecnezio, su certe stelle l'energia delle stelle. Uno degli scienziati che
fredde. Questo, ovviamente, ci permette grandi aveva · contribuito alla fondamentale . scoperta
passi avanti nella comprensione delle stelle, per­ che dovevano awenire reazioni nucleari nelle
l
ché sono fatte degli stessi atomi che troviamo sul- stelle per produrre l'energia necessaria era fuori
l
·

la Terra. La nostra conoscenza degli atomi, spe­ con la sua ragazza una notte, e lei disse: « Guarda
cialmente in condizioni di alta temperatura e bas­ come brillano le stelle ! » , e lui rispose: « Sì, e in
sa densità, è ora tanto approfondita da permet­ questo momento io sono il solo a sapere perché
terei di analizzare il comportamento della sostan­ brillano » . Lei gli rise in faccia, per nulla impres­
do che allora sapesse perché le stelle brillano. È
za stellare usando la meccanica statistica. Anche sionata di essere accanto all'unico uomo al mon­
se non possiamo riprodurre sulla Terra le stesse
È il « rogo » nucleare dell'idrogeno che dà ener­
condizioni, spesso usando le leggi di base della triste essere soli, ma così va il mondo.

qualche stella dimenticata, come una, ora, sta esplodendo gia al Sole: l 'idrogeno si trasforma in elio. Inol­
lassù. Oppure vederle con il grande occhio di Palomar cor­ tre, in ultima analisi, la produzione dei vari ele­
·rere via l ' una dall ' altra, allontanandosi da uno stesso punto
in cui erano forse riunite tutte insieme. Qual è lo schema,
menti chimici awiene all'interno delle stelle, a
l

quale il suo significato, il perché? Saperne qualcosa non di­ partire dall' idrogeno. La roba di cui siamo fat-
strugge il mistero, perché la realtà è tanto più meravigliosa ti noi fu « cucinata » molto tempo fa in una stel­
di quanto potesse immaginare nessun artista del passato ! la, e sparata fuori. Come facciamo a saperlo?
, quanto c l3 , ecc. ) non viene mai
Perché i poeti di oggi non ne parlano? Che uomini sono C'è un indizio. La proporzione dei diversi ìs oto-
mai i poeti, che riescono a parlare di Giove pensandolo si­ . cl2
mile a un uomo, ma se è un ' immensa sfera di metano e am­
pi ( quanto

·
• .

moniaca ammutoliscono? alterata da reazioni chimiche , perché le reazio-


101
1 00
ni chimich e sono le stesse per tutti gli isotopi. capirete cosa intendo con instabile. La condizio­
Le proporz ioni sono semplic emente il risultato ne dell'acqua prima di arrivare sullo sfioratore è
di reazion i nucleari. Osservando le proporz ioni nota: è perfettamente liscia. Ma non appena ini­
degli isotopi nel freddo, spento tizzone che noi zia a cadere, dove comincia a separarsi, a spruz­
siamo, possiam o scoprire com'era fatta la forna­ zare? Cosa determina quanto saranno grandi gli
ce in cui si formò la materia di cui siamo com­ ammassi in cui si divide, e dove saranno? Questo
posti. Quella fornace era come le stelle, e quin­ non si sa, perché l'acqua è instabile. Anche una
di è molto probabi le che i nostri elemen ti siano massa d'aria che si muove in modo uniforme,
stati « fatti » nelle stelle ed eruttati nelle esp lo­ quando passa sopra una montagna inizia a turbi­
sioni che chiamia mo nove e supernove. L' astrono­ nare e a formare vortici. In molti campi troviamo
mia è così vicina alla fisica che avremo molto questa situazione di flusso turbolento che non sia­
spesso a che fare con essa nel corso del nostro mo in grado di analizzare, oggi come oggi. Ab­
studio. bandoniamo quindi la meteorologia, e parliamo
di geologia!
Il problema fondamentale della geologia è: che
Geologia cosa è responsabile dell'aspetto odierno della
Terra? I processi più ovvi sono davanti ai nostri
Occupiamoci ora di quelle note come scienze occhi: l'erosione dei fiumi, dei venti, ecc. Questi
della terra, o geologia. Prima di tutto la meteoro­ sono abbastanza facili da capire, ma per ogni bri­
logia e il tempo. Naturalmente gli strumenti del­ ciola erosa deve succedere qualcos'altro. In me­
la meteorologia sono strumenti fisici, e fu lo svi­ dia le montagne oggi non sono più basse che in
luppo della fisica sperimentale a renderli dispo­ passato, quindi ci devono essere processi di for­
nibili, come abbiamo spiegato prima. Tuttavia, la mazione delle montagne. Se si studia geologia si
teoria della meteorologia non è mai stata elabo­ scopre che in effetti questi processi di orogenesi
rata in modo soddisfacente dai fisici. « Be' , » dire­ esistono, così come esistono processi vulcanici,
te voi « non c'è altro che aria, e le equazioni del che nessuno capisce e che costituiscono metà
moto dell'aria sono note » . Certo che le cono­ della geologia. Il fenomeno dei vulcani in realtà
sciamo. « Quindi, se conosciamo le condizioni at­ non è affatto compreso. Cosa causi un terremoto
mosferiche oggi, perché non potremmo preve­ in definitiva non si sa. Si sa che qualcosa sta spin­
dere quelle di domani? » . Prima di tutto, non co­ gendo qualcos'altro, poi a un certo punto scatta
nosciamo davvero le condizioni atmosferiche og­ e scivolano uno sopra l'altro, d'accordo . Ma che
gi, perché l' aria turbina vorticosamente ovun­ cosa spinge, e perché? Secondo la teoria ci sono
que. Risulta molto delicata, e anche instabile. Se correnti all'interno della Terra, correnti circo­
avete mai visto l' acqua scorrere giù da una diga, lanti dovute alla differenza di temperatura fra
e trasformarsi in ammassi e gocce me n tre cade, l'interno e l'esterno, che nel loro movimento
1 02 1 03
spingono leggermente la superficie. Quindi, se una teoria su cosa causi la malattia ( « spiriti » di
ci sono due correnti opposte una vicina all'altra, diverso tipo, ecc. ) . La teoria dello stregone è
nella regione in cui si incontrano la materia si che la causa della malaria è uno spirito che pro­
ammucchierà a formare catene di montagne che viene dall'aria; scuotere un serpente sopra la te­
si troveranno in condizioni di tensione e produr­ sta non aiuta, ma il chinino sì. Quindi, se siete
ranno vulcani e terremoti. ammalati, vi consiglierei comunque di andare
E l'interno della Terra? Molto si sa sulla velocità dallo stregone, perché è la persona che, nella
delle onde di terremoto attraverso la Terra e la tribù, conosce meglio la malattia; d' altra parte la
densità di distribuzione della Terra. Tuttavia, i sua conoscenza non è scienza. La psicoanalisi
fisici non sono stati capaci di elaborare una teo­ non è mai stata verificata accuratamente con
ria soddisfacente su quanto dovrebbe essere den­ esperimenti, e non c'è modo di trovare una lista
sa una sostanza alle pressioni prevedibili al cen­ dei casi in cui ha funzionato, i casi in cui non ha
tro della Terra. In altre parole, non riusciamo a funzionato, ecc. Le altre aree della psicologia,
prevedere molto bene le proprietà della materia che riguardano cose tipo la fisiologia dei sensi
in queste circostanze. Ce la caviamo molto me­ (cosa succede nell'occhio e nel cervello ) sono,
glio con la materia nelle stelle che sulla Terra. La se vogliamo, meno interessanti. Eppure ci sono
matematica relativa sembra un po' troppo diffici­ stati progressi piccoli ma reali nello studio di
le, finora, ma forse non ci vorrà molto perché questi problemi. Uno dei problemi tecnici più
qualcuno si renda conto che è un problema im­ interessanti può essere chiamato psicologia, op­
portante, e lo risolva. L' altro aspetto, natural­ pure no. Il problema centrale della mente, se
mente, è che anche se conoscessimo la densità vogliamo, o del sistema nervoso è: quando un
non riusciremm o comunque a calcolare le cor­ animale impara qualcosa, riesce a fare una cosa
renti circolanti. Né riusciamo veramente a capire diversa da prima, e quindi anche le cellule del
le proprietà delle rocce in condizioni di alta suo cervello devono essere cambiate, se sono fat­
pressione. Non riusciamo a dire con quale velo­ te di atomi. In che modo sono diverse? N o n sap­
cità le rocce « cedono » : bisogna dedurlo speri- piamo cosa cercare, o dove guardare, quando si
mentalmente. ...
memorizza qualcosa. Non sappiamo cosa si­
gnifica, o quale cambiamento awiene nel siste­
ma nervoso, quando si impara qualcosa. A que­
Psicologia sta ilnportante questione non è stata data alcuna
soluzione. Comunque, ipotizzando che ci sia
Consideriamo ora la scienza della psicologia. In­ una certa cosa chiamata « memoria » , il cervello
cidentalmente, vorrei dire che la psicoanalisi è una tale massa di fili e nervi interconnessi che
non è una scienza: è tutt' al più un processo me­ probabilmente non si può analizzare in modo
dico, forse anche più simile alla stregoneria; ha diretto. C'è un' analogia con le calcolatrici o i
1 04 1 05
..

calcolatori, nel senso che anch'essi hanno molte mo analizzare niente. Questa è solo una delle li­
linee, e una sorta di elemento analogo a una si­ mitazioni, naturalmente.
napsi, o connessione tra un nervo e l'altro. Que­ C'è un altro tipo di problema nelle scienze sorel­
sto è un argomento molto interessante che non le che non esiste in fisica; potremmo chiamarla,
abbiamo tempo di discutere oltre: la relazione in mancanza di termini migliori, la « questione
tra il pensiero e i calcolatori. Bisogna rendersi storica » . Perché è andata proprio così? Quando
conto, naturalmente, che questo argomento ci avremo capito tutto in biologia, vorremo sapere
può dire ben poco sulla reale complessità del come sono arrivate qui tutte le cose che vivono
comportamento umano ordinario. Gli esseri u­ sulla Terra. Esiste la teoria dell'evoluzione, parte
mani sono così diversi tra loro. La via per arri­ importante della biologia. In geologia, non solo
varci è ancora lunga, bisogna partire da molto vogliamo sapere come si formano le montagne,
più indietro. Se riuscissimo a capire anche solo ma come si è formata la Terra all'inizio, l' origine
come funziona un cane, sarebbe già un bel pro­ del sistema solare, ecc. Questo, naturalmente, ci
porta a voler sapere che tipo di materia c'era nel
gresso. I cani sono più semplici da capire, ma mondo. Come si sono evolute le stelle? Quali era­
nemmeno un cane si sa come funziona. no le condizioni iniziali? Questo è il problema
storico dell' astronomia. Molto si sa sulla forma­
zione delle stelle, la formazione degli elementi
Perché è andata proprio così ? ·l di cui siamo fatti, e perfino un po' sull'origine
dell'universo.
Perché la fisica possa essere utile alle altre scien­ Ma in fisica non c'è alcuna questione storica.
ze in modo teorico, oltre che per il suo" contribu­ Nq:p. esistono problemi tipo: « Ecco le leggi della
to nell'invenzione degli strumenti, o ccorre che fi sfca, · come mai sono proprio queste? » . Non
, la scienza in questione fornisca al fisico una de­ pepsiamo, al momento, che le leggi della fisica
scrizione del suo oggetto di studio in un linguag­ siano in qualche modo variabili nel tempo, che
gio che il fisico possa capire. Si può chiedere: p ossano essere state diverse nel passato. Natural­
« Perché la rana salta? » e il fisico non sa rispon­ mente è possibile, e non appena scopriremo che
dere. Se gli dicono cos'è una rana, di quante mo­ è così, la questione storica in fisica verrà inserita
lecole è fatta, che c'è un nervo lì, uno là, ecc . , al­ nel resto della storia dell'universo, e allora i fisici
lora è diverso. Se ci dicono, più o meno, com'è la si porranno gli stessi problemi degli astronomi, i
Terra, o come sono le stelle, allora p ossiamo fare geologi e i biolo gi.
previsioni. Affinché la teoria fisica sia di qualche Infine c'è un problema fisico comune a molti
utilità ; dobbiamo sapere dove stanno gli atomi. campi, molto antico e non ancora risolto. Non è
Per capire la chimica, dobbiamo sapere esatta­ il problema di trovare nuove particelle fonda­
mente quali atomi ci sono, altrimenti non possia- mentali, ma qualcosa lasciato in sospeso molto
1 06 1 07
tempo fa, più di cento anni. Nessuno è mai riu­ nazione aggiunge gli atomi. Il vetro è un distilla­
scito ad analizzarlo matematicamente in modo to di rocce della Terra, e nella sua composizione
soddisfacente, nonostante la sua importanza nel­ vediamo i segreti dell'età dell'universo, e l' evolu­
le scienze sorelle: è l'analisi dei fluidi circolanti, zione delle stelle. Ci sono i fermenti, gli enzimi, i
o fluidi turbolenti. Osservando l'evoluzione di substrati e i prodotti . Nel vino si trova la grande
una stella, si arriva a un punto in cui si capisce generalizzazione: tutta la vita è fermentazione.
che sta per iniziare la convezione, e poi non si Non si può scoprire la chimica del vino senza
riesce più a prevedere niente. Qualche milione scoprire, come fece Louis Pasteur, la causa di
di anni più tardi la stella esplode, mq non si rie­ molte malattie. Com'è vivido il novello, che im­
sce a darne una ragione. Non riusciamo ad ana­ prime la sua esistenza nella consapevolezza di chi
lizzare il tempo meteorologico. Non conosciamo lo osserva! Se le nostre fragili menti, per conve­
i meccanismi dei moti che avvengono all'interno nienza, dividono il bicchiere di vino, l'universo,
della Terra. La forma più semplice del problema in parti (fisica, biologia, geologia, astronomia,
è: si prende un tubo molto lungo e si pompa ac­ psicologia e così via) ricordiamo sempre che la
qua dentro ad alta velocità. Ci chiediamo: per natura non lo sa! Quindi rimettiamo tutto insie­
spingere una data quantità di a!= qua lungo il tu­ me, e non dimentichiamo qual è il suo scopo.
bo, quanta pressione ci vuole? E impossibile sta­ Togliamoci un ultimo piacere: beviamo, e di­
bilirlo a partire dai princìpi elementari e dalle mentichiamo !
proprietà dell'acqua. Se l'acqua scorre lenta­
mente, oppure se si usa un liquido vischioso co­
me il miele, allora si riesce a fare per benino, lo
troverete su qualsiasi libro di testo. Quello che
proprio non si riesce a fare è analizzare l'acqua
vera, quella bagnata, che scorre in un tubo. Ecco
il problema centrale che un giorno o l'altro do­
vremo riuscire a risolvere.
Una volta un poeta disse: « L'universo intero è in
un bicchiere di vino » . Probabilmente non sapre­
mo mai in che senso lo disse, perché i poeti non
scrivono per essere compresi. Ma è vero che se
osserviamo un bicchiere di vino abbastanza at­
tentamente vediamo l'intero universo. Ci sono le
cose della fisica: il liquido turbolento e in evapo­
razione in funzione del vento e del tempo, il ri­
flesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immagi-
1 08 1 09
'\

i �

Che cos 'è l 'energia ?
In questo capitolo iniziamo uno studio più parti­
colareggiato dei diversi aspet� della fisica, aven­
do concluso la descrizione generale. Per illustra­
re le idee e il tipo çii ragionamento che viene usa­
to nella fisica teo dca, esamineremo ora una delle
leggi di base della' fisica: la conservazione dell'e­
nergia.
Tutti i fenomeni naturali a tutt'oggi conosciuti
sono governati da una certa legge, della quale 1
non si conoscono eccezioni: è una legge esatta,
j
-

per quanto ne sappiamo. Si chiama conservazio-


ne dell'energia, e afferma l'esistenza di una certa
quantità, chiamata energia, che non cambia m �i
attraverso i molteplici mutamenti della natura. E
un'idea piuttosto astratta, perché è un principio
matematico: dice che esiste una quantità nume-
rica che non cambia qualsiasi cosa succeda. Non
è la descrizione di un meccanismo, non è niente
di concreto; dice semplicemente che se calcolia-
mo un certo numero, lasciamo che la natura fac-
cia il suo corso e poi lo calcoliamo di nuovo, ot­
teniamo lo stesso risultato. (Un po' come quan-
do si ha un alfiere su una casella nera: dopo un
numero imprecisato di mosse, di cui non con q­
sciamo i dettagli, è ancora su una casella nera. E
una legge di questa natura) . Trattandosi di un 'i-
dea astratta, ne illustreremo il significato me-
diante un' analogia.
1 13
:j
'fl i
Imn1aginate che un bambino, il solito Pierino,
sono dentro dei cubi, dovrà togliere dal peso (P)
f t·
abbia dei blocchi per le costruzioni, cubi assolu­
tamente indistruttibili e indivisibili, tutti uguali. della scatola 500 grammi e dividere per 1 00. In
questo modo scopre quanto segue:
Supponiamo ne abbia ventotto. Sua madre li ri­
[l]
pone in una stanza alla mattina; alla sera, curio­ p - 500 g
sa, li conta e scopre una legge fenomenale: qua­ N . cubi visibili + = cost.
lunque cosa Pierino abbia fatto con i blocchi, ce 1 00 g
ne sono ancora ventotto ! Questo si ripete per un Poi trova qualche discordanza, ma uno studio ac­
certo numero di giorni, finché un bel giorno la curato mostra che il livello dell'acqua nel lavan­
mamma ne trova solo ventisette; fa una piccola dino è salito. Il bambino getta i cubi nell'acqua,
ricerca, e ne scova uno sotto il tappeto : bisogna e la mamma non li vede perché l'acqua è torbi­
cercare ovunque per assicurarsi che il numero da, ma può scoprire quanti ce ne sono aggiun­
sia sempre quello. Una sera, tuttavia, il numero gendo un altro termine alla formula. Poiché pri­
sembra cambiato dawero: ce ne sono solo venti­ ma l' altezza (H) dell'acqua era 1 5 centimetri e
sei. Un 'accurata indagine rivela che la finestra ogni cubo fa alzare il livello di 6 millimetri, la
era aperta, e guardando nel giardino si scoprono nuova formula sarà
i due blocchi mancanti. Un altro giorno ce ne so­
[2]
no trenta! Questo provoca un notevole sconcer­ p - 500 g
i, N. cubi visibili + +
i
to, finché non si scopre che l'amico Gianni era
l� 1 00 g
venuto a far visita a Pierino portando con sé le
sue costruzioni, e ha dimenticato qualche pezzo H - 1 5 cm
nella stanza. La mamma getta via i blocchi in più, + cost.
"l
=

chiude la finestra, non lascia più venire Gianni a 0,6 cm


giocare, e così per un certo tempo tutto funzio­
na, finché una sera ne trova solo venticinque. Via via che aumenta la complessità del suo am­
il
biente, la donna scopre un'intera serie di termi­
!! Però nella stanza c'è uno scatolone per i giocat­
�,,

:1

toli; la mamma fa per aprirlo ma il bambino co­ ni, che rappr,esentano modi di calcolare quanti

:!
l�
mincia a strillare: « Non aprire la mia scatola! » . cubi ci sono in posti in cui non può guardare. Il
Così la mamma non può controllare cosa c'è risultato è una formula complessa, una quantità
dentro, ma, essendo molto curiosa e anche inge­ da calcolare che rimane sempre la stessa in ogni
i
gnosa, si fa venire in mente un piano. Sapendo situazione.
che ogni cubo per le costruzioni pesa circa un et­ Cosa c'entra tutto questo con la conservazione
to, pesa la scatola dei giochi una sera in cui vede dell'energia? L'aspetto più notevole che emerge
tutti i ventotto cubi, e scopre che, vuota, pesa 500 da questo esempio è che i blocchi per le costru­
primo termine della somma sia in [ l ] sia in [2] ci
grammi. La prossima volta, per controllare se ci zioni non c'entrano per niente. Se togliamo il
1 14
1 15
ritrovi amo a calcol are cose più o meno astratte. nea di dimostrazione inventata per questa parti­
L' analogia si manifesta nei seguen ti punti. Prima colare lezione, per illustrarvi come da pochi fatti,
di tutto, nel calcol o bisogna tener conto dell'e­ con un ragionamento logico, sia possibile trarr �
nergia che esce dal sistema e di quella che viene una gran quantità di informazioni sulla natura. E
introd otta. Per verific are la conservazion e dell'e­ un esempio del genere di lavoro che impegna
nergia dobbi amo assicurarci di non averne ag­ i fisici teorici. Segue la falsariga dell'eccellente
giunta né tolta. In secondo luogo , l'energia si argomentazione di Carnot sull'efficienza delle
presen ta in svariate forme , analog he ai blocch i macchine a vapore. 1
nella scatola , nell'ac qua e così via: gravitazional e, Consideriamo una macchina· per sollevare pesi,
cinetic a, termic a, elastic a, elettri ca, chimic a, ra­ cioè che solleva un peso abbassandone un altro,
diante , nucleare, di massa; ognun a ha un'esp res­ e facciamo un 'ipotesi: per questo tipo di macchi­
l
sione divers a. Somm ando tutte le espres sioni per
ognun o di questi contributi, l' energia non cam­
ne non è possibile il moto perpetuo. (In effetti,
l'impossibilità in assoluto del moto perpetuo è !
l?ierà, se non per quella che entra o esce.
E i� portan te rende rsi conto del fatto che al mo­
un enunciato generale del principio di conserva­
zione dell'energia) . Bisogna fare molta attenzio­ !
!

...,
1:f
mento , in fisica, non sappiamo che cos 'è l' energia. ne nel definire il moto perpetuo; facciamolo pri­
Non abbiam o un model lo in cui l' energia è ma per le macchine per sollevare pesi. Se dopo
quantizzata in « blocch i » di dimen sione defini ta. aver sollevato e abbassato un bel po' di pesi ri­
Non è così . Tuttavia, ci sono espres sioni per cal­ portiamo la macchina nelle condizioni iniziali e
colare certe quantità nume riche, e quand o le scopriamo che il risultato netto è il sollevamento
somm iamo tutte insiem e il risultato è sempr e 28, di un certo peso, allora avremo realizzato il mo­
sempr e lo stesso nume ro. Si tratta di un'astrazio­ to perpetuo, perché possiamo usare quel peso
ne, e non di una spiegazione del meccanismo , o per far funzionare qualcos'altro. Questo, natu­
del perch é le ·e spressioni siano propr io quelle . ralmente, se effettivamente la macchina viene ri­
portata nelle esatte condizioni iniziali, e se è
��

completamente autonoma, cioè non riceve ener­


Energia potenziale gravitazionale gia da fon ti esterne (come i blocchi per le co­
struzioni dell'amico di Pierino) .
La conservazione dell'energia si può compren­ Una semplice macchina per sollevare pesi è la le­

'

dere solo se abbiamo un'espressione per ognuna va della figura 1 3, che solleva tre unità di peso sul
delle forme in cui si presenta. Vorrei ora discute­ piatto di sinistra mettendo una unità di peso sul-
re l'espressione dell'energia gravitazionale vici­
no alla superficie della Terra, e la ricaverò in un l . Lo scopo principale qui non è tanto la formula [3] ( si veda
modo che non ha niente a che fare con la sua sotto, p. 1 22) , che probabilmente conoscete già, ma il fatto
origine storica. Si tratta semplicemente di una li- che ci si possa arrivare mediante un ragionamento teorico.

1 16 117

mo ora dimostrare che Y è minore o ugu ale a X,


cioè che è impossibile costruire una macchina
che sollevi un peso più in alto di una macchi­
na reversibile. Vediamo perché. Supponiamo
per assurdo che Y sia maggiore di X Prendiamo
Fig. 1 3 Semplice macchina per sollevare pesi.
un peso unitario e lo abbassiamo nella macchina
B, il che solleva tre unità di peso a un'altezza Y.
Allora potremmo abbassare il peso da Y a X, rica­
l'altro piatto. Naturalmente se si trattass e di una vando forza motrice gratis, e usare la macchina A
leva reale, per metterla in funzion e bisogn ereb­ alla rovescia per abbassare le tre unità di un trat­
be alleggerire un po' il piatto di sinistra ; d'altra to X e sollevare il peso unitario di uno sposta­
parte, abbass ando le tre unità di peso a sinistra mento unitario. Questo riporta il peso unitario
potrem o alzare un peso unitario a destra, nel ca­ dov'era all'inizio, ed entrambe le macchine sa­
so reale, solo barand o un pachin o, toglien do rebbero pronte per venire usate di nuovo.
qualco sa da quest'u ltimo piatto. Per il momen to Avremmo quindi realizzato il moto perpetuo,
trascuriamo questo fatto. Le macch ine ideali, che all'inizio avevamo escluso come possibilità.
che Y è minore o ugu ale a X, così che di tutte
che non esiston o, non richied ono interve nti di Con queste ipotesi, dobbiamo quindi dedurre
questo tipo. Una macch ina reale può essere, in
un certo senso, quasi reversibile: se solleva tre le macchine possibili quella reversibile è la mi­
unità di peso abbass andon e una, allora solleverà gliore.
quasi una unità abbassandone tre. Possiamo anche dimostrare che tutte le macchi­
Suppo niamo ci siano due classi di macch ine: ne reversibili sollevano pesi esattamente alla stessa
il
l!

quelle non reversibili, che includo no tutte le mac­ altezza. Infatti, supponiamo che anche la macchi­
chine reali, e quelle reversibili, che naturalmente na B sia reversibile. Il ragionamento precedente
il
funziona ancora, e quindi Y è minore o uguale a
ii

l'

X; però ora possiamo rovesciarlo, e dimostrare


sono irrealiz zabili, indipen dentem ente dall'ac­
1 curatez za del progetto. Suppon iamo, tuttavia ,
l:
t che X è minore o uguale a Y. Quindi X e Y devo­
che una macch ina reversi bile esista, e abbass an­
l'
l do un'uni tà di peso di uno spostamento unitario no essere uguali. Questa è un'osservazione vera­
l
sollevi tre unità di peso. Chiam iamola A. Suppo­ mente notevole, perché ci permette di studiare a
f
niamo anche che questa partico lare macch ina quale altezza certe macchine solleveranno certi
reversi bile sollevi le tre unità di peso a un' altez­ pesi a prescindere dal loro meccanismo interno.
za X Poi immaginiamo di avere un' altra macch i­ Sappiamo immediatamente che se un'elaboratis­
na B, non necess ariame nte reversi bile, che ab­ sima serie di leve solleva tre unità di peso abbas­
bassan do un'un ità di pe s o di uno spostam ento sandone una di uno spostamento unitario e una
unitario sollevi tre unità a un' altezza Y. Possia- semplice leva fa la stessa cosa ed è essenzialmen-
1 18 1 19
te reversibile , la macchina elaborata non solle­
verà il peso più in alto della leva semplice; tutt' al
più lo porterà alla stessa altezza. Se la macchina
è reversibile, riusciamo anche a calcolare esatta­
mente a quale altezza solleverà i pesi. Riassu­
mendo: ogni macchina reversibile che abbassan­
do un chilo di un metro solleva tre chili, indi­
pendentemente dal suo meccanismo di funzio­ ( a) Inizio ( b) Caricamento
namento , solleva i tre chili sempre alla stessa al­
tezza X. La domanda ora naturalmente è: quan­
to vale X?
Consideriamo quindi una macchina reversibile
1r
I li
che sollevi tre pesi a un 'altezza X abbassandone

..
uno. Mettiamo tre palle in una rastrelliera fissa, l
i

come nella figura 1 4. Una palla è su un supporto


a un metro di altezza da terra; la macchina può
l
sollevare tre palle abbassandone una di uno spo­ (c) l kg solleva 3 kg (d) Scaricamento

..
di un tratto X
stamento unitario. Sia la rastrelliera fissa, sia la l
l

/t
piattaforma su cui stanno le tre palle quando
terra e gli altri a distanza X l'uno dall'altro ( a) .
vengono sollevate hanno tre ripiani, il primo a

l
i
Prima facciamo rotolare le palle orizzontalmente
. l
dalla rastrelliera ai ripiani della piattaforma ( b) , 3X 1 1 m

l
e supponiamo che questo non richieda energia,
perché l'altezza non varia. Poi entra in funzione
(f)
la macchina reversibile: abbassa la palla singola
( e) Ritorno allo stato iniziale Fine
fino a terra, e solleva la piattaforma di un tratto X
( c) . La rastrelliera è astutamente sistemata in
..
modo che le tre palle siano nuovamente a livello Fig. 1 4 Una macchina reversibile.

strelliera ( d) . Avendo scaricato le tre palle possia­


dei ripiani, sicché le possiamo scaricare sulla ra­
vate per niente, perché, dopotutto, anche all'ini­
mo ora riportare la macchina alle condizioni ini­ zio avevamo due palle sul secondo e terzo ripia­ -
!)
ziali, e ci ritroviamo con tre palle sui tre ripiani no. L'effetto complessivo è stato di sollevare una
superiori e una in terra. Ma la cosa strana è che, palla di un'altezza 3X Ora, se 3X è più di un me­
in un certo senso, due palle non sono state solle- tro, potremmo abbassare la palla e riportare la
1 20 121
"'

È un bellissimo modo di ragionare. Il solo pro­


macc hina alle cond izion i iniziali (/) , e ricomin­ blema è che potrebbe essere sbagliato. (Dopotut­
ciare da capo, realizzando il moto perpe tuo. Quin­ to, la natura non deve per forza seguire i nostri
di 3X è mino re o uguale a l m. Allo stesso modo , ragionamenti) . Per esempio, il moto perpetuo
facen do funzi onar e la macc hina alla roves cia potrebbe anche essere possibile. Alcune ipotesi
possi amo dimo strare che l m è mino re o uguale potrebbero essere sbagliate, o magari c'è un er­
a 3X, e quindi scopriamo , con il puro e sem­
plice ragio name nto, la legge che X = i m. La ge­
rore di logica. Quindi bisogna sempre controlla­
re, e in effetti sperimentalmente risulta esatto.
neralizzaz ione è owia : se l kg scend e di una In generale, l'energia che dipende dalla posizio­
certa dista nza mettendo in funz ione una mac­ ne di un oggetto relativa a qualche altro si chia­
chin a reversibile , la macc hina può sollevare n kg ma energia potenziale; in questo caso particolare,
a un' altez za pari a ques ta distanza diviso n. Un naturalmente, si tratterà di energia potenziale
altro mod o di espri mere il risul tato è che 3 kg gravitazionale. Se si tratta di compiere un lavoro
per l' altez za (che nel nostr o caso è X) è uguale contrastando forze elettriche invece che gravita­
a l kg per la lunghezz a del tratto di cadu ta (che zionali, di « liberare » cariche attratte da altre ca­
nel nostr o caso è l m) . Se pren diam o tutti i pe­ riche, l'energia si chiama energia potenziale elettri­
si e li moltiplich iamo per l' altez za a cui si trova­ ca. Il principio generale è che la variazione di
no ora, facci amo funz ionare la macc hina , e alla · energia (M) è data dalla forza (F) moltiplicata
fine molt iplich iamo di nuovo ogni peso per l' al­ per la distanza (s) su cui la forza agisce:
tezza a cui si trova e somm iamo i risul tati, il ri­
sultato sarà lo stess o. (Dob biam o gene raliz zare [ 4] M = Fs.
l ' esem pio dal caso in cui si muove un solo peso
a quel lo in cui abba ssand o un peso ne sollevia­ Avremo più volte occasione di tornare su questi
mo diver si, ma è semp lice) . tipi di energia.
La somm a dei pesi per le altezze si chiam a energia Il principio di conservazione dell'energia è mol­
potenziale gravitazionale: l' energia U che un ogge t­ to utile per prevedere cosa succederà in diverse
to ha in virtù della sua posizione nello spazi o, re­ circostanze. Alle scuole superiori abbiamo impa­
lativa alla Terra. L' espre ssion e dell' energia gravi­ rato numerose leggi che riguardano leve e pu­
legge; possiamo ora constatare che queste « leg­
tazio nale di un corp o, quin di, purché non siamo gi » sono tutte la stessa cosa, e non era poi neces­
a quote tropp o elevate (la forza diminuisc e con sario imparare a memoria settantacinque regole
l' altezz a) , è
ce esempio è dato nella figura 1 5, dove vediamo
diverse per capire come funzionano. Un sempli­
[ 3] U = PH
triangolo rettangolo, i cui lati misurano 3, 4 e 5
un piano inclinato privo di attrito, in pratica un

1 23
dove P è il peso del corpo e H la sua altezza da terra.
1 22
p

( a) ( b)
p

Fig. 1 5 Piano inclinato.

metri. Sosteniamo il peso di l kg sul piano incli­


nato con una puleggia, e all'altra estremità della Fig. 1 6 L'epitaffio di Stevino.
puleggia sospendiamo un peso P. Vogliamo
È evi­
sapere quanto deve pesare P per bilanciare il pe­
so sul piano inclinato. Come facciamo a scoprir­ t kg, perché la catena non gira intorno.
lo? Se il sistema è perfettamente in equilibrio è dente che la parte inferiore della catena sta in e­
reversibile, si può muovere avanti e indietro, e quilibrio da sola, così che l'azione dei cinque pe­
quindi possiamo considerare la situazione se­ si su un lato deve bilanciare quella dei tre pesi
guente. Nelle condizioni iniziali ( a) , il peso di l sull' altro, o comunque nel rapporto tra i due la­
kg è in fondo e il peso P è in cima; quando P sci­ ti. Guardando questo disegno si vede che P de­
vola giù in modo reversibile, abbiamo l kg in ci­ ve essere t kg. (Se riuscirete ad avere un epitaf­
ma e P disceso della lunghezza del piano inclina­ fio così sulla vostra tomba, potrete ritenervi sod­
to, come in ( b) , ossia 5 m. Abbiamo sollevato l kg disfatti) .
'
di tre metri e abbassato P kg di cinque. Quindi Illustreremo ora il principio di conservazione
3
P = 5 kg. E da notare che abbiamo dedotto que- dell'energia con un problema più complicato: il
martinetto a vite mostrato nella figura 1 7. Per gi­
rare la vite, che ha l O passi per centimetro, si usa
sto risultato dal principio di conservazione del­
l'energia, e non dalle componenti delle forze.
L'astuzia però è relativa. Lo stesso risultato si può un' asta lunga 20 cm. Vorremmo sapere che forza
dedurre in un modo ancora più brillante, sco­ bisogna esercitare sull' asta per sollevare una ton­

l cm, per esempio, bisogna far girare l'asta dieci


perto da Stevino e scritto sulla sua tomba. La nellata. Se vogliamo sollevare la tonnellata di
figura 1 6 mostra che il peso deve essere per forza
1 24 1 25
...

20 cm
Fig. 1 8 Asta caricata sostenuta a u n estremo.

Fig. 1 7 U n martinetto a vite.


si alzano i pesi sulla sbarra? Il centro della sbarra si
alza di 20 cm, e il punto su cui poggia il peso di
volte; qu�ndo l'asta fa un giro la sua estremità l 00 kg si alza di l O cm. Quindi il principio che la
percorre circa 1 26 cm, quindi per sollevare la somma dei pesi per gli spostamenti verticali non
tonnellata di l cm deve percorrere 1 260 cm. cambia ci dice che il peso P per 49 cm in giù, più
Usando una serie di pulegge potremmo far per­ 60 kg per 20 cm in su, più l 00 kg per l O cm in su
correre 1 260 cm all'estremità dell'asta abbassan­ deve dare zero:
do un peso P di 1 260 cm, e per sollevare l 000 kg
di l cm P deve essere ( 1 000 kg) x ( l cm) l ( 1 260 [5] -40P+ 20 x 60 + lO x 1 00 O cioè P 55 kg.
= , =

cm) 0,8 kg circa. Questo è un risultato della


=

conservazione dell'energia. Quindi dobbiamo mettere un peso di 55 kg per


Consideriamo ora l'esempio, più complicato, del­ mantenere l'asta in equilibrio. In questo modo
la figura 1 8. Una sbarra lunga 8 m è appoggiata a possiamo dedurre le leggi dell ' « equilibrio » : la
un'estremità. In mezzo alla sbarra c'è un peso di statica delle strutture complicate di ponti e così
60 kg, e a 2 m dal punto d'appoggio c'è un peso di via. Questo procedimento si chiama principio dei
1 00 kg. Trascurando il peso della sbarra, quale do­ lavori virtuali, perché per applicarlo dobbiamo
vrà essere lo sforzo per sostenere l'estremità della immaginare che la struttura si muova un po ' , an­
sbarra in modo da mantenere il sistema in equili­ che se in realtà non si muove, o magari è perfino
brio? Supponiamo di mettere una puleggia all'e­ inamovibile. Immaginiamo un piccolo movimen­
stremità e di appendervi un peso. Quanto deve es­ to per applicare il principio di conservazione
sere il peso P per bilanciare tutto? Ragioniamo in dell' energia.
questo modo: se P si abbassa di una distanza qual­
siasi (supponiamo per comodità 40 cm) di quanto
1 26
1 27
Energia cinetica per le costruzioni. Abbiamo un' altra forma per
rappresentare l'energia, che è facile da esplicita­
Per illustrare un altro tipo di energia consideria­ re. L' energia cinetica, in basso, è uguale al peso ,
mo un pendolo (fig. 19) . Se spostiamo la massa per l'altezza che potrà raggiungere a seconda
da un lato e la lasciamo andare, oscillerà avanti e della sua velocità: Ecin PH Ora abbiamo biso�
=

indietro. E la sua altezza diminuisce andando gno di una formula che esprima l'altezza in fun­
dai lati verso il centro; dove va a finire l'energia zione di qualcosa che ha a che fare con il moto.
potenziale? Quando il pendolo è nel punto più S e lanciamo qualcosa in alto a una certa velocità
basso l'energia gravitazionale è sparita, deve ave­ raggiungerà una certa altezza; non sappiamo an­
re assunto un' altra forma; infatti il pendolo risa­ cora quanto vale, ma dipende dalla velocità se­
le di nuovo. Evidentemente ciò che fa risalire il condo una certa formula. Allora per trovare
pendolo è il suo moto; dobbiamo trovare un' e­ un' espressione per l' energia cinetica di un og­
spressione per l'energia del moto. Ricordando i
getto che si muove con velocità V dobbiamo cal­
nostri ragionamenti sulle macchine reversibili,
vediamo facilmente che quando il pendolo, o­ colare l' altezza che potrebbe raggiungere e mol­
scillando, si trova nel punto più basso ci deve es­ tiplicarla per il peso. L' espressione che si trova è
sere una quantità di energia che gli permetta di la seguente:
risalire a una certa altezza, e che non ha niente a
[ 6] Eci n PV21 2 g.
che fare con il meccanismo per cui risale, o con =

la traiettoria che segue. Quindi abbiamo un' e­


quivalenza simile a quella scritta per i blocchi Naturalmente, il fatto che il moto abbia energia
non ha niente a che vedere con il fatto che siamo
in un campo gravitazionale. Non importa da do­
ve viene il moto: questa formula è generale e va­
le per diverse velocità. Sia la [ 3] che la [ 6] sono
formule approssimate: la prima è inesatta quan­
do l' altezza diventa grande, così grande che la
l
l
l l
l gravità diminuisce; la seconda richiede una cor­
\
\
' l
l
l
rezione relativistica ad alte velocità. Tuttavia,
'
'
' /
/
l
quando finalmente avremo la formula esatta del- .
....
l' energia, la legge di conservazione dell'energia
sarà esatta.

Fig. 1 9 Pendolo.

1 28 1 29
r
l Altre forme di energia quando due oggetti si muovono l'uno a contatto
dell'altro ci sono scontri e scosse dovuti alle irre­
Possiamo continuare in questo modo a descrive­ .golarità del materiale, e gli atomi cominciano a
re altre forme di energia. Prima di tutto conside­ vibrare più intensamente all'interno. Così per­
riamo l'energia elastica. Se tendiamo una molla diamo di vista una parte dell'energia: gli atomi
rL
quando il moto rallenta. È ancora energia cineti­
dobbiamo compiere un lavoro, tanto è vero che vibrano all'interno in modo casuale e confuso
dopo averla allungata la possiamo usare per sol­
levare pesi. Quindi quando la molla è in tensione ca, d'accordo, ma non è associata ad alcun moto
ha la possibilità di compiere lavoro. Se sommia­ visibile. Che fantasia! Come facciamo a sapere
mo i pesi per le altezze i conti non tornano: dob­ che c'è dell'energia cinetica? In effetti con un
biamo aggiunge re qualcosa per tenere conto del termometro si può verificare che la molla è più
i\. calda, e c'è un reale aumento di energia cinetica
fatto che la molla è in tensione, l'energia elasti­
ca, appunto. Quanto vale? Se lasciamo andare, la all'interno. Chiamiamo questa forma di energia
molla va avanti e indietro e ogni volta che si avvi­ energia termica, anche se in realtà sappiamo che
cina alla posizione di equilibrio, l'energia elasti­ non si tratta di una forma nuova, è solo energia
ca si trasforma progressivamente in energia ci­ cinetica del moto interno. (Una delle difficoltà,
i
l

l netica. (C'è anche dell'energia gravitazionale in in questi esperimenti con la materia effettuati su
scala macroscopica, è che non si riesce veramen­

gioco, ma possiamo eliminarla facendo l'esperi­


r
l
mento orizzontalmente) . Si continua così finché te a dimostrare la conservazione dell'energia e
pian piano . . . aha! Abbiamo barato fin dall'inizio, non si possono realmente costruire macchine re­
facendo finta che le macchine siano reversibili, e versibili, perché quando si muovono grossi bloc­
r aggiungendo o togliendo piccoli pesi per metter­ chi di materia gli atomi vengono disturbati, e
lL
le in funzione, ma alla fine siamo costretti ad quindi a livello atomico entra un certo ammon­
il j' \
ammettere che le macchine prima o poi si fer­ tare di movimento casuale. Non possiamo veder­
lo, ma possiamo misurarlo con un termometro,
il l..
l
i ! 'l
mano. Dov' è andata a finire l'energia quando la
molla smette di andare avanti e indietro? Questa ecc. ) .
domanda ci porta a considerare un'altra forma Ci sono molte altre forme di energia, e natural­
di energia: l'energia termica. mente non possiamo descriverle ora nei partico­
All'interno di una lnolla, o di una leva, ci sono lari. C'è l'energia elettrica, che ha a che fare con
cristalli costituiti da molti atomi, e se sistemiamo l'attrazione e la repulsione delle varie cariche;
l
le cose con grande cura e delicatezza possiamo l'energia radiante, l'energia della luce, che sap­
l� ' fare in modo che quando una cosa ruota o si piamo essere una forma di energia elettrica per­
l
muove a contatto con un 'altra gli atomi non ven­ ché la luce si può rappresentare sotto forma di
gano sollecitati e le loro vibrazioni non aumen­ oscillazioni del campo elettromagnetico. Poi tro­
tino. Ma bisogna stare molto attenti. Di solito viamo l'energia chimica, quella che viene rila-
1 30 131
)Il
sciata nelle reazioni chimiche. In effetti, l' ener­ strato in qualche esempio, senza sapere tutte le
gia elastica è in un certo senso simile all'energia formule. Se avessimo l'espressione per ogni tipo
chimica, perché l'energia chimica dipende dal­ di energia potremmo analizzare come si svolgono
certi processi senza dover entrare nei particolari.
l,
'
.·l·;

l'attrazione degli atomi tra loro, e quindi è ener­


gia elastica. Oggi come oggi la nostra compren­ Per questo le leggi di conservazione sono tanto in­
sione di questo fenomeno è la seguente. L' ener­ teressanti. Ci si può chiedere, naturalmente, se vi
gia chimica è costituita da due componenti: l'e­ siano, in fisica, altre leggi di conservazione. Ce ne
nergia cinetica degli elettroni all'interno degli sono altre due analoghe alla conservazione dell'e­ r
nergia: una è la conservazione della quantità di
'ii
.iffi
atomi, e l' energia elettrica di interazione tra elet­
troni e protoni. Poi arriviamo all'energia nuclea­ moto, l'altra la conservazione del momento della
re, cioè quella associata alla disposizione delle quantità di moto, detto anche momento angola­ .l
1.;

J
particelle all'interno del nucleo; per questa ener­ re. (Questi argomenti verranno trattati più in det­
gia esiste un'espressione, ma n<;>n conosciamo le taglio nel seguito) . In ultima analisi, comunque,
leggi fondamentali. Sappiamo che non è elettri­ non comprendiamo fino in fondo le leggi di con­
ca, non è gravitazionale e nemmeno puramente servazione. Non capiamo la conservazione dell'e­
chimica, ma non sappiamo esattamente cosa sia. nergia, perché l'energia non è la somma di tante
Sembra essere una forma diversa di energia. piccole quantità. Magari avete sentito dire che i
Infine, associata alla teoria della relatività, trovia­ fotoni arrivano a pacchetti e che l'energia di un
mo una modifica delle leggi dell'energia cineti­ fotone è la costante di Planck per la frequenza.
ca, o come la volete chiamare, per cui questa si Questo è vero, ma dato che la frequenza della lu­
combina con un'altra forma di energia chiamata ce può essere qualsiasi, non c'è nessuna legge che
energia di massa. Un oggetto ha energia per il solo ci dica quanto vale l'energia. Al contrario dei bloc­
fatto che esiste. Se un positrone e un elettrone,
che se ne stanno lì senza fare niente (dimenti­
chi di Pierino, qualunque ammontare è possibile,
per quanto ne sappiamo ora. Quindi questa ener­ "l'.
-��
l
.l

��
chiamoci della gravità e tutto il resto) , si avvici­ gia non è qualcosa che abbia un valore definito, al
nano e si annichilano, si libera una quantità pre­ momento: è solo una quantità matematica, e que­
sto stato di cose è astratto e molto peculiare. In
Ji
cisa di energia radiante, che si può calcolare in
. . ,·.
anticipo. Basta sapere la massa degli oggetti. Non meccanica quantistica la conservazione dell' ener­
-�l 1·t
'i

::
dipende dalla natura dell' oggetto: se facciamo gia è strettamente legata a un'altra proprietà im­
scomparire una cosa, otteniamo una certa quan­ portante del mondo reale: niente dipende dal tempo t�
l! l
"'
assoluto. Possiamo eseguire un esperimento in un
� !'i
tità di energia. La formula fu scoperta da Ein­
stein: E = mc2• !'i l]
dato momento, e rifarlo in un momento successi­ ;· l

Da tutto questo discorso si deduce che la legge di vo, e il risultato sarà lo stesso. Non sappiamo se
conservazione dell'energia è incredibilmente uti­ questo sia del tutto vero, ma se ipotizziamo che
lo sia, e aggiungiamo i princìpi della meccanica
L
t :
i.': i l'
.
l
r

le per analizzare fenomeni, come abbiamo illu-


1 32 1 33
quantistica, allora possiamo de...durre il principio zione dei leptoni, che sono un gruppo di particelle
di conservazione dell'energia. E un fatto sottile e formato da elettroni, mesoni J..l e neutrini. Esiste
molto interessante, e non è facile da spiegare. An­ un antielettrone, chiamato positrone, che conta
che le altre leggi di conservazione sono legate tra come -l leptone. Contando il numero di leptoni
loro. In meccanica quantistica, la conservazione in una reazione si vede che il numero iniziale e
della quantità di moto è collegata con l'ipotesi finale non cambia, almeno per quanto ne sap­
che ovunque si esegua l'esperimento i risultati sa­ piamo al momento.
ranno identici. L'indipendenza spaziale ha a che Ci sono sei leggi di conservazione, tre sono com­
fare con la conservazione della quantità di moto plesse e riguardano lo spazio e il tempo, e tre so­
e l'indipendenza temporale con la conservazione no semplici e riguardano il contare certe cose.
l
dell'energia; infine, anche ruotare l'apparato spe­ Riguardo alla conservazione dell'energia, qiso­
rimentale non dovrebbe comportare differenze, e gna osservare che l'energia disponibile è un 'altra
così l'invarianza del mondo rispetto all'orienta­ faccenda; per esempio gli atomi dell'acqua del
mento angolare è collegata alla conservazione del mare vibrano e si muovono, perché l'acqua è a
momento angolare. Oltre a queste ci sono altre leggi una certa temperatura, ma è impossibile organiz­
di conservazione, che sono esatte per quanto ne zarli e sfruttare quell' energia senza prendere
sappiamo fino a oggi, e sono molto più facili da energia altrove. Cioè, anche se sappiamo per cer­
capire perché sono di natura simile alla conserva­ to che " l'energia si conserva, quella disponibile
zione dei blocchi per le costruzioni, che si posso­ · per l'utilità dell'uomo non si conserva così facil­
- no contare. mente. Le leggi che governano la quantità di
La prima è la conservazione della carica, e significa energia disponibile sono quelle della termodina­
semplicemente che se si sommano le cariche po­ mica, e coinvolgono un .c oncetto chiamato entro­
-
sitive e si sottraggono quelle negative, il numero pia per i processi termodinamici irreversibili.
risultante non cambia mai. Si può eliminare una Infine, consideriamo il problema di dove trovare
carica negativa con una positiva, ma non si può fonti di energia oggi. L'energia che utilizziamo
creare un eccesso di cariche positive o negative. proviene dal Sole, dalla pioggia, dal carbone,
Altre due leggi sono analoghe a questa; una è la dall'uranio e dall'idrogeno. Il Sole è responsabi­
conservazione dei barioni. C'è un certo numero di le sia della pioggia che del carbone, quindi tutte
! l strane particelle (i neutroni e i protoni tra que­ queste fonti si riconducono al Sole. L'energia si
ste) chiamate barioni. In qualunque reazione, di conserva, ma la natura non sembra interessarse­
qualsiasi natura, se contiamo quanti barioni en­ ne: ne libera moltissima dal Sole, ma sulla Terra
trano nel processo, il loro numero alla fine sarà
il" 'r
ne arriva solo una parte su due miliardi. La natu­
esattamente lo stes!:;o. 1 L'altra legge è la conserva- ra conserva l'energia, ma non gliene importa
l - niente: ne spreca moltissima, in tutte le direzio­
l . Un antibarione conta come - l barione . ni. Noi umani abbiamo già trovato il modo di ot-
1 34 1 35
i ·"
tenere energia dall'uranio, possiamo anche rica­ v
varla dall'idrogeno, ma solo in modo pericoloso, LA TEORIA DELLA GRAVITAZIONE
attraverso esplosioni. Se potessimo co n trollarla l llf !

nelle reazioni termonucleari, avremmo che l'e­


nergia proveniente da 1 0 litri d'acqua al secondo
sarebbe pari a tutta la potenza elettrica generata
negli Stati Uniti. Con 600 litri al minuto avrem­
mo tutta l'energia usata oggi negli Stati Uniti!
, Perciò sta ai fisici scoprire il modo di liberarci
dal bisogno di energia. Si può fare.

1 36
l
!

li
l

[: l ·
t ii Moti planetari

I� lfl
In questo capitolo discuteremo una delle p1u
grandi generalizzazioni compiute dalla mente
r , umana; ma mentre ammiriamo compiaciuti la
mente umana, dovremmo anche poter sostare in
riverente ammirazione dinanzi a una natura che
segue una legge tanto elegante e semplice in mo­
do così completo e generale: la legge di gravita­
zione. Questa legge dice che ogni corpo nell'uni­
verso attrae ogni altro con una forza proporzio­
l' ' -
nale alla massa di ognuno e che varia inversa­
mente al quadrato della distanza che li separa.
ji 'l
Questo enunciato si può esprimere matematica­
mente con l'equazione:
'
mm
.
r2
F=G

I! \' '"
' !
l
li '
lf ' !
Se a questo aggiungiamo il fatto che un corpo
reagisce a una forza accelerando nella direzione
della forza con un'intensità inversamente pro­
1'l. '
porzionale alla sua massa, avremo tutto ciò che
occorre a un abile matematico per dedurre tutte
l�
ti

��
l'


le conseguenze di questi due princìpi. Tuttavia,
j:, non essendo voi tutti abili matematici, discutere­
l'
mo le conseguenze nei particolari, invece di !a­
sciarvi con questi due princìpi nudi e crudi. Rac­
conteremo quindi brevemente la storia della sco-
1 39
Il
ii ll
perta, ed esamineremo alcune sue implicazioni, Le leggi di Keplero
gli effetti che ha avuto sulla storia della scienza, i
misteri che implica, e alcuni aggiustamenti della Prima di tutto, Keplero scoprì che ogni pianeta
legge ad opera di Einstein, nonché i suoi rappor­ gira intorno al Sole lungo un'ellisse, di cui il Sole
ti con le altre leggi della fisica. occupa uno dei fuochi. Un' ellisse non è una li­
La storia comincia con le osservazioni degli anti­ nea ovale qualsiasi, è una curva precisa e ben l. l' ·
chi del moto dei pianeti in relazione alle stelle, e definita che si può disegnare usando due chiodi,
infine con il riconoscimento del fatto, riscoper­ uno in ogni fuoco, un tratto di spago e una mati­
to più tardi da Copernico, che i pianeti girano ta; da un punto di vista più matematico, è il luo­
intorno al Sole. Per capire esattamente come si go dei punti tali che la somma delle loro distanze
muovono intorno al Sole ci volle un po' più di la­ dai fuochi sia costante. O, se volete, è un cerchio
voro. All'inizio del quindicesimo secolo si dibatté schiacciato (fig. 20) .
a lungo intorno alla qMestione se effettivamente i
pianeti ruotassero intorno al Sole o no. Tycho
La seconda osservazione di Keplero fu che i pia­
Brahe propose una soluzione diversa da ogni al­ neti non girano con velocità uniforme, ma si
tra suggerita fino ad allora: la sua idea fu che tut­ muovono più in fretta quando sono più vicini al
te queste diatribe sarebbero state risolte se si fos­ Sole e più lentamente quando sono lontani; pre­
se riusciti a misurare accuratamente la posizione cisamente nel modo descritto qui di seguito. Os­
dei pianeti in cielo. Con misure molto precise si serviamo un pianeta in due momenti successivi,
sarebbe potuto capire come si muovono i pianeti diciamo a una settimana di distanza, e tracciamo 7

e stabilire una volta per tutte la giustezza dell'u­ le rette (raggi vettori) dal Sole al pianeta in cor­
no o dell' altro punto di vista. Fu un'idea rivolu­ rispondenza delle due posizioni osservate; l'arco .,

zionaria: per scoprire qualcosa, è meglio esegui­


re esperimenti accurati che impegnarsi in pro­
fonde discussioni filosofiche. Fedele a questo
principio, Brahe studiò la posizione dei pianeti 2a
per molti anni nel suo osservatorio sull'isola di
Hven, vicino a Copenaghen; produsse tavole vo­
2b
luminose, studiate dopo la sua morte dal mate­
. r2
matico Keplero, che da quei dati ricavò alcune
!•it
leggi eleganti e notevoli, ma semplici, riguardo
r1 + r2
al moto pl anetario. il

2a .�t''

= �-

Fig. 20 Un' ellisse. - 'l


!
1 40
141
l
l' l;
compiere' un giro completo sarebbe proporzio­
nale a! raggio elevato a potenza 3 / 2, la costante
!
l '
di proporzionalità essendo la stessa per tutti i
l_ pianeti. Quindi le tre leggi di Keplero sono:
l) Ogni pianeta descrive intorno al Sole un'ellis­
\
1-

se, di cui il Sole occupa uno dei fuochi.
2) Il raggio vettore dal Sole al pianeta descrive
aree uguali in tempi uguali.
L 3) Il rapporto tra il quadrato del periodo orbita­
le e il cubo della distanza media dal Sole è co­
stante: T2f r3 = costante.
. -
Fig. 2 1 La legge delle aree di Keplero .

l
ta area pian a (l' area omb reggiata in fig. 21) . Se
orb itale e i due raggi vettori d�li mitano una cer­ Sviluppo della dinamica

facc iam o altre due osse rvazioni (di nuovo a una Mentre Keplero scopriva queste leggi, Galileo

l' :
settiman a di distanz a l'un a dall ' altra) in un di­ studiava le leggi del moto. Il problema era: che
vers o periodo , quando , ad esem pio, il pian eta è cosa fa muovere i pianeti? (A quel tempo, una
l i
più lontano dal Sole , l'ar ea risultante è esatta­ delle teorie più in voga diceva che i pianeti si
men te la stes sa di prim a. Qui ndi , seco ndo que sta muovono sospinti da angeli invisibili, che batten­
legge, per ogni pian eta la velo cità orbitale dev' es­ do le ali li mandano avanti. Vedremo che questa
sere tale che il raggio vettore descriva aree ugua- teoria necessita di qualche modifica: per far
li in tempi uguali. muovere i pianeti gli angeli invisibili devono
'i Infi ne, dive rsi ann i dop o, Kep lero scoprì una ter- muoversi in un'altra direzione, e inoltre non
l '

za legge che non riguardava il moto di un solo hanno ali. Per il resto, la teoria è abbastanza si­
' f,ì pian eta into rno al Sole , ma metteva in relazion e
i
mile) . Galileo scoprì un fatto veramente notevo­
i moti dei vari pian eti tra loro . Chi ama ndo perio­ le riguardo al moto, fondamentale al fine di ca­
1- do orbitale il tem po che un pian eta imp iega
a pire queste leggi. Si tratta del princip io di inerzia:
!.
r(
com pier e un giro com pleto into rno al Sole , la se un oggetto è in movimento, e niente lo tocca e

r
'
legge dice che il rapporto tra il quadrato del pe­ niente lo disturba, continua a muoversi per sem­
riod o orb itale e il cub o dell a distanz a med ia dal pre; viaggiando a velocità uniforme in linea ret­
t. Sole è lo stes so per tutti i pian eti del siste ma sola­ ta. (Perché? Non si sa. Però è così) .
�� re. Più sem plic eme nte , se l' orb ita dei pian eti fos­ Newton perfezionò il concetto: per cambiare in
!
se circ olare (e lo è quasi) , il tem po nec essario a qualsiasi modo una velocità c'era bisogno di una
1 43
1 42
forza. Se il corpo accelera, vuoi dire che è stata
applicata una forza nella direzione del moto.
r del principio di inerzia, la forza necessaria per
controllare il moto di un pianeta attorno al Sole
-'1'�1 1
!.

, ,,,
l

D 'altra parte, se cambia direzione, vuoi dire che non è una forza diretta attorno al Sole, ma verso il j
è stata applicata una forza laterale. Newton quin­
di aggiunse l 'idea che è necessaria una forza per
Sole. E se c'è una forza verso il Sole, il Sole stesso 1
potrebbe essere l'angelo, naturalmente !
cambiare la velocità o la direzione del moto di un
corpo. Per esempio, se si attacca una pietra a una
corda e la si fa girare in cerchio sopra la testa, bi­ La legge di gravitazione di Newton
sogna esercitare una forza per tenerla su una
traiettoria circolare. Bisogna tirare la corda e la Data la sua migliore comprensione della teoria
ragione è che, pur se la velocità della pietra, del moto, Newton giustamente valutò che il Sole
mentre gira, non cambia in grandezza, cambia la potesse essere la sede o l'organizzazione delle
sua direzione; deve esserci quindi una forza che forze che governano il moto dei pianeti. Newton
tira perennemente verso l'interno, e questa è dimostrò che il fatto stesso che aree uguali sono
proporzionale alla massa. Infatti la legge è che coperte in tempi uguali è precisamente un 'indi­
l'accelerazione prodotta dalla forza è inversa­ cazione che tutte le deviazioni sono esattamente
mente proporzionale alla massa, ovvero la forza radiali, cioè che la legge delle aree è conseguen­
è proporzionale alla massa. �aggiore la massa di za diretta del fatto che tutte le forze sono dirette
un oggetto, maggiore la forza richiesta per im­ verso il Sole.
primergli una certa accelerazione. (La massa si Analizzando la terza legge di Keplero si può inol­
-
può misurare legando successivamente pietre di­ tre dedurre che più il pianeta è lontano, più de­
verse all'estremità della corda e facendole girare boli sono le forze. Se due pianeti sono a distanza ':
"

in cerchio alla stessa velocità. In questo modo si diversa dal Sole, l'analisi dimostra che la forza è
scopre che ci vuole più o meno forza, e oggetti di inversamente proporzionale al quadrato della
massa maggiore richiedono più forza) . L'idea distanza. Mettendo insieme questi due risultati
brillante che risulta da queste considerazioni è
[Il :
Newton giunse alla conclusione che ci deve esse­
.... uf
che per mantenere un pianeta in orbita non c 'è bi­ re una forza inversamente proporzionale al qua­
sogno di alcuna forza tangenziale (cioè gli angeli drato della distanza, nella direzione della retta i

non devono volare tangenzialmente) , perché il che congiunge i due oggetti.

.�,.
pianeta seguirebbe comunque questa direzione. Newton, naturalmente portato alle grandi gene­
Se non ci fosse nulla a disturbarlo, partirebbe ralizzazioni, ipotizzò che questa relazione non ri­
per . la tangente, e viaggerebbe in linea retta. Ma

J�i' ,
guardasse solo il Sole e i pianeti, ma si applicasse
il moto reale devia da questa retta, e la deviazio­ molto più in generale. Per esempio, già era noto
ne è essenzialmente perpendicolare al moto, e non che il pianeta Giove ha dei satelliti che gli girano
nella direzione del moto. In altre parole, a causa

-l' 'il>.
intorno, proprio come la Luna gira intorno alla
1 44 1 45
·'
Terra, e Newton era convinto che ogni pianeta
r
discre panze così grandi da vedersi costre tto a
l
trattenga le sue lune in orbita per mezzo di una
l
concludere che la sua teoria veniva contraddetta
forza. Già conosceva la forza che tiene noi attac­
l l cati alla Terra, e quindi avanzò l'ipotesi che essa
dalla realtà, e quind i non pubb licò i suoi risulta­

ll
ti. Sei anni più tardi una nuova misurazion e del­
sia universale: ogni cosa attira ogni altra cosa. le dime nsion i della Terra dimo strò che la distan­
A questo punto sorgeva il problema di capire se za tra Terra e Luna utilizzata fino ad allora dagli
l' attrazione che la Terra esercita sui suoi abitanti astron omi era sbagliata. Quan do N ewton lo ven­
l
fosse « la stessa » esercitata sulla Luna, cioè inver­ ne a sapere rifece i suoi calcol i con i nume ri giu­
sa al quadrato della distanza. Se un corpo sulla sti e otten ne risultati in perfe tto accor do con la
superficie della Terra, lasciato cadere, cade di 4,9 sua teoria.
l
metri nel primo secondo, di quanto « cade » la Ques ta idea della Luna che « cade » non è molto
Luna nello stesso tempo? Si potrebbe obiettare chiara, perch é, evide ntem ente, non è che si avvi­
che la Luna non cade affatto; ma se non ci fosse cini alla Terra . L'ide a è suffic iente mente intere s­
alcuna forz.a in azione la Luna partirebbe per la sante da meritare qualc he spieg azion e in più: la
tangente in linea retta, quindi in realtà la Luna Luna « cade » nel senso che devia dalla linea retta
cade rispetto alla posizione in cui si troverebbe che seguirebbe se non ci fosser o forze in gioco .
se su di essa non agisse alcuna forza. Dal raggio Facciamo un esemp io sulla super ficie della Terra .
dell'orbita (384 000 km) e dal tempo che ci met­ Un oggetto, lasciato cadere, cadrà di 4,9 metri
te a girare intorno alla Terra (27,3 giorni) si può nel primo secon do. Lanci ato orizzon talmente, ca­
calcolare di quanto si sposta la Luna in un secon­ drà ancor a di 4,9 metri ; anche se si _muove oriz­
do, e poi di quanto cade in un secondo: 1 all'in­ zontalment e, in vertic ale la sua posiz ione varierà
circa l ,36 mm. Questo torna quasi perfettamen­ allo stesso modo . Nella figura 22 vediamo un ap­
te con la legge dell'inverso del quadrato, perché parato che dimo stra questo fatto. Una palla roto­
il raggio della Terra misura 6380 chilometri, e la sul binario inclin ato e quan do lo abban dona va
quindi, se una cosa a 6380 chilometri di distanza un po' in avanti, caden do. Alla stessa altezz a c'è
dal centro della Terra cade di 4,9 metri in un se­ una palla in proci nto di cader e, e un interruttore
condo, una cosa a 380 000 km, cioè circa 60 volte elettrico che ne provo ca la caduta proprio nell'i­
tanto, dovrebbe cadere solo 1/3600 di 4,9 metri, stante in cui la prima palla abban dona il binario.
che sono proprio circa l ,36 mm. Cercando di ve­ Le due palle si scontrano a mezz 'aria, a testim o­
rificare la sua teoria della gravitazione, Newton nianza del fatto che raggiungon o la stessa quota
i l�
fece calcoli simili con grande accuratezza e trovò nello stesso mom ento. Una pallottola sparata
orizzo ntalm ente può coprire una lunga distan za
� l . Cioè di quanto, in un secondo, l ' orbita si allontana dalla in un secon do, magari mezzo chilom etro, ma
i: scenderà sempre di 4,9 metri , se la mira è oriz­

l
retta tangente nel punto in cui la Luna si trovava un secon­
do prima. zontale. Cosa succe de se spariamo una pallo ttola
1 46
1 47
MI
l �
-- ---
l � �
l "

� • Collisione �=�
"
l /

l //

hl

Fig. 23 Accelerazione centripeta di un 'orbita circolare .


Dalla geometria piana si trova x/ S = ( 2R - S) l x = 2R/ x, do­
Fig. 22 Apparato che dimostra l 'indipendenza tra il moto
ve R è il raggio della Terra ( 6380 krn) , x è la distanza per­
orizzontale e quello verticale.
corsa orizzontalmente in un secondo, e S è il tratto di cadu­
ta in un secondo ( 4,9 m) .
sempre più veloce? Non dimentichia:tnoci che la
Terra è rotonda. Se il proiettile ha sufficiente ve­
locità iniziale, allora quando sarà caduto di 4,9 metro della Terra (meno 4,9 metri, che rispetto al
metri potrebbe trovarsi alla stessa altezza dal suo­ diame tro della Terra sono trascurabili) . Quindi la
lo. Com'è possibile? Per cadere cade, ma la su­ proporzione è 4,9 : x = x : 1 2 760 000, da cui risul­
perficie dell a Terra è curva, e quindi cade « �ttor­ ta che x è uguale alla radice quadrata di 4,9 x
1 2 760 000, ossia circa 8000 metri. Quindi vedia­
no alla Terra. La domanda ora è: che distanza
l
l'
L
»

deve percorrere, in un secondo, affinché la Terra mo che, se la pallottola viaggia a 8 chilometri al


i
si trovi 4,9 metri sotto il suo orizzonte? Nella figu­ secondo, continuerà a cadere verso la Terra alla
ra 23 vediamo la Terra e la traiettoria tangenziale, velocità di 4,9 metri al secondo, ma non si avvici­
d'
r

l
1l
in linea retta, che la pallottola seguirebbe se non nerà mai, perché la Terra si allontana sotto di lei,
ci fossero forze in gioco. Ora, se usiamo uno di curvandosi. E così che il signor Gagarin è riuscito
quei fantastici teoremi di geometria che dice che a rimanere nello spazio girando per 40 000 chilo­ j
•,[

metri attorno alla Terra alla velocità di circa 8 chi­ �


la nostra tangente è media proporzionale tra le l ;l
lometri al secondo. (In realtà girò un po' più a k
due parti di diametro tagliate da una corda di +
�,f: l
lungo, perché era più in alto) .
l
uguale lunghezza, vediamo che la distanza oriz­
r
zontale percorsa è media proporzionale tra i 4,9 Ogni grande scoperta è utile solo se quello che la
metri della caduta e i 1 2 760 chilometri del dia- nuova legge riesce a prevedere supera le infor-
1 48 1 49 l �
l
'f

mazioni utilizzate . Newton usò la seconda e la media, mentre quella più lontana viene attratta
terza legge di Keplero per dedurre la sua legge meno. Inoltre, l' acqua può scorrere, la rigida ter­
i '

l
di gravitazione. Che cosa riuscì a prevedere? Pri­ ra no. n giusto quadro della situazione è dato
l
ma di tutto la sua analisi del moto della Luna fu dalla combinazione di queste cose.
una previsione, perché collegò la caduta degli Ma cosa significa « si equilibrano »? Che cosa fa
!l oggetti sulla superficie della Terra con la caduta
della Luna. Secondo problema: l'orbita è un' el- ·
equilibrio con che cos' altro? Se la Luna attira la
Terra verso di sé, perché la Terra non cade diret­
lisse? Vedremo in seguito come sia possibile cal­
l
tamente sulla Luna? Non cade perché fa la stessa
colare il moto esattamente, e in effetti dimostra­
L cosa, gira attorno a un punto che è al suo inter­

\I l
1 re che dev' essere un'ellisse, quindi non è neces­
·1 �

no, ma non è il centro. Non è che la Luna esatta­


sario nient' altro per spiegare la prima legge di
Keplero. In questo modo Newton fece la sua pri­ mente giri attorno alla Terra, ma la Terra e la Lu­
ma importante previsione. na entrambe girano attorno a un punto centrale,
La legge di gravitazione spiega molti fenomeni ognuna « cade » verso la sua posizione, come si
i 1 L prima incomprensibili. Per esempio: è l' attrazio­ vede nella figura 24. Questo moto attorno al cen­
ne della Luna sulla Terra a causare le maree, fino
l
tro comune è ciò che equilibra la caduta. Quindi
la Terra non si muove in linea retta, ma in cer­

w
ad allora misteriose. La Luna attira l' acqua in su
e crea la marea; altri, prima di Newton, ci aveva­ chio. Dalla parte più lontana dalla Luna l'acqua
no pensato, ma non essendo altrettanto intelli­
genti pensavano che in base a quella teoria ci s�­ B-
rebbe dovuta essere una sola marea al giorno. Il Luna
ragionamento era che lq, Luna attira l' acqua fa­
/
/
/

cendola diventare più alta dalla parte della Luna /


/
/
/

stessa, e dato che la Terra nel frattempo gira su /


/

l
/
/

se stessa, questo fa sì che in una data postazione


/
/
/
/
/

la marea vada su e giù ogni ventiquattro ore. Ma


in realtà la marea va su e giù ogni dodici ore. Punto attorno a cui ruotano
�r
'

L
Un' altra scuola di pensiero sosteneva che l'alta sia la Terra sia la Luna
marea è dall'altra parte della Terra, in quanto la
l
Luna attirerebbe la terra solida verso di sé, spo­
standola rispetto all' acqua! Entrambe queste teo­
rie sono sbagliate. In realtà funziona così: le for­
ij
l
.· 1
ze di attrazione della Luna sulla terra e sull'ac­

:1

m qua si equilibrano nel centro. Ma l'acqua che si



l
1.

trova più vicino alla Luna viene attratta più della Fig. 24 Il sistema Terra-Luna, con le maree.

1 50 151
è « sbilanciata » perché lì l'attrazione della Luna (Il loro orario si può scoprire restando lunga­
l '
l
è più debole che al centro della Terra, dove bi­ mente in attesa e ricavando quanto tempo occor­ l .\ .�

lancia esattamente la forza centrifuga. Il risultato re in media a ogni satellite per fare il giro) . Preci­
di questo sbilanciamento è che l' acqua sale, al­
lontanandosi dal centro della Terra. Dalla parte
samente, risultò che le lune erano in anticipo
quando Giove era vicino alla Terra e in ritardo 11i
della Luna l'attrazione è più forte, e l' acqu'\ si quando era lontano. Una cosa difficilmente spie­ 1
muove nella direzione opposta, ancora allonta­
nandosi dal centro della Terra. Il risultato netto
gabile in base alla legge di gravitazione; poteva si­
gnificare la morte di questa straordinaria teoria, ! li '·
r

sono due alte maree. se non si fosse trovata nessun'altra spiegazione.


Se anche in un solo caso una legge non funziona
come dovrebbe, è semplicemente sbagliata. Ma la
J
l-
Gravitazione universale ragione di questa discrepanza era molto semplice
ed elegante: ci vuole un po' per riuscire a vedere
Cos' altro possiamo prevedere utilizzand o la gra­ le lune di Giove, a causa del tempo che la luce im­
'l
vità? Tutti sanno che la Terra è rotonda. Perché? piega per giungere fino alla Terra. Quando Giove
Facile: dipende dalla gravitazio ne. Sj può capire è più vicino a noi questo tempo è leggermente
l
l �� .
che la Terra è rotonda semplicem ente pensando minore, e viceversa. Ecco perché le lune sembra­
al fatto che ogni cosa attira ogni altra, e quindi la no un po' in anticipo o un po' in ritardo, a secon­
Terra « attira se stessa » il più possibile. Per essere da della loro distanza dalla Terra; questo fenome­
precisi, la Terra non è esattame nte una sfera per­ no dimostrò che la luce non si propaga istanta­
ché è in rotazione , e questo crea effetti centrifu­ neamente, e fornì la prima stima della velocità 'l
ghi all'equatore. La sua forma risulta essere el­ della luce. Tutto ciò accadeva nel 1 656.
littica, e l'equazio ne dell'elliss e si può calcolare Se tutti i pianeti si attirano a vicenda, allora la for­
con precision e. Quindi possiamo dedurre che il za che governa, per esempio, il moto di Giove at­
Sole, la Terra e la Luna devono essere (quasi) torno al Sole non è solo l'attrazione del Sole, c'è
delle sfere semplice mente usando la legge di gra­ anche l'attrazione diciamo di Saturno. Non sarà ! U!:ll
l

vitazione . molto grande, perché il Sole ha una massa di gran


Cos'altro possiamo fare con questa legge? Se os­ lunga maggiore di Saturno, ma per poca che sia
serviamo i satelliti di Giove possiamo capire ogni esiste, e quindi l'orbita di Giove non sarà un'ellis­
dettaglio del loro moto attorno al pianeta. Inci­ se perfetta; e in effetti non lo è: . è leggermente
dentalme nte, vi furono difficoltà nello studio del­ sfalsata, « oscilla » attorno all'orbita ellittica « giu­
le lune di Giove che forse vale la pena riportare . sta » . Un tale moto è leggermente più complicato.
Olaus Roemer, che ne fece uno studio accuratissi­ Si è tentato di analizzare il moto di Giove, di Sa­
mo, notò che a volte sembravano in anticipo , a turno e di Urano basandosi sulla legge di gravita­
volte in ritardo rispetto alle previsio ni di Newton . zione: si è calcolato l'effetto di ogni pianeta sugli
1 52 1 53
l
l_ altri per vedere se le piccole deviazioni e irregola­
rità del loro moto si potessero dedurre esattamen­

ll
te in base a quest'unica legge. Udite udite! Per
Giove e Saturno andò tutto bene, ma Urano sfug­
giva a ogni comprensione, comportandosi in ma­
niera bizzarra. Non descriveva un'elliss� perfetta,
e questo è comprensibile, data l'attrazione di Gio­
ve e Saturno. Ma anche tenendo in conto queste
f
l
attrazioni, l'orbita di Urano non era quella giusta,
quindi la legge di gravitazione era a rischio di ve­
l
nire abbandonata, possibilità che non si può scar­
tare a priori. In Gran Bretagna e in Francia, due
Fig. 25 Una stella doppia.
astronomi, Adams e Leverrier, elaborarono, indi­
L pendentemente, un'altra spiegazione: era possibi­
le che Urano subisse l'attrazione di un altro pia­ vicine (per fortuna ce n'è una terza, così sappia­
neta, scuro e invisibile, che gli uomini non aveva­ mo che la fotografia non è stata stampata al con­
.�
,,
no mai visto. Entrambi calcolarono dove doveva
trovarsi per rendere conto delle irregolarità del­
trario) . Nell'immagine a destra le vediamo ad al­
cuni anni di distanza. Si vede che, rispetto alla stel­
!l
l'orbita di Urano e scrissero lettere ai rispettivi Os­
!'
la «fissa », l' asse della coppia è ruotato, cioè le due
servatori, dicendo: « Signori, puntate i telescopi stelle stanno girando l'una attorno all'altra. Il loro
l;l'i! .
nel punto di coordinate così e cosà e vedrete un moto è in accordo con le leggi di Newton? Nella
;,l·
l
altro pianeta » . Spesso tutto dipende dalle perso­
ne con cui si lavora, se vi stanno a sentire oppure
figura 26 sono riportati i risultati di accurate misu­

!l
re effettuate su uno di questi sistemi; possiamo ve­
no. A Leverrier prestarono attenzione, guardaro­ dere una bella ellisse, risultante da osservazioni ef­
no, ed ecco lì Nettuno! Anche gli altri, a questo fettuate a partire dal l 862 fino al l904 (a quest'o­
punto, si affrettarono a guardare, qualche giorno ra avrà fatto un altro giro) . Tutto collima con le
l
più tardi, e lo trovarono. leggi di Newton, eccetto per il fatto che Sirio A
i
Questa scoperta dimostra che le leggi di Newton non è nel fuoco dell'ellisse. Perché? Perché il pia­
sono assolutamente esatte nel sistema solare, ma no dell'ellisse non è il « piano del cielo » . Il nostro
l si estendono anche al di là delle distanze relativa­
mente piccole tra i pianeti? La prima verifica è
punto di osservazione non è nell'angolazione giu­
sta rispetto al piano dell' orbita, e quando si guar­
nella domanda: le stelle si attraggono l'una con da un'ellisse di sbieco rimane sempre un'ellisse,
iL
[ l'altra come fanno i pianeti? Ne abbiamo prova
certa nelle cosiddette stelle doppie. La figura 25 mo­
ma il fuoco non appare nella giusta posizione.
Quindi le stelle doppie si muovono l'una rispetto
stra uno di tali sistemi formato da due stelle molto .
.l
all'altra in accordo con la legge di gravitazione .
' 1 54 1 55
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Fig. 27 Un ammasso globulare.

so la periferia ce ne sono sempre m � no. È owio


f1i:
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o 2 4 6 8 10 12
che vi è attrazione tra queste stelle. E chiaro che
Scala (in secondi di grado) la gravitazione esiste anche a queste enormi di­

r.:.
stanze, magari centomila volte le dimensioni del
Fig. 26 Orbita di Sirio B relativa a Sirio A. sistema solare. Ma spingiamoci ancora più in là,
e osserviamo un'intera galassia, nella figura 28.

Che la legge di gravitazione sia vera anche a di­ La sua forma suggerisce un' owia tendenza della !
ì . Il.
1 !�-,
�'
stanze maggiori è evidente dalla figura 27. Chi materia ad agglomerarsi. Naturalmente non pos­ �

non riesce a vedere qui la gravità in azione, non siamo dimostrare che qui vale la legge dell'inver­
ha un' anima! Questa figura mostra una delle im­ so del quadrato, ma è evidente che anche a que­
sta scala enorme esiste un 'attrazione che tiene
,1:
magini più belle che il cielo ha da offrire: un am­
insieme le cose. Si potrebbe obiettare: Compli­ l!
:l
�( '
masso globulare. Ogni puntino è una stella. Al «

T :
l
centro sembrano formare una massa compatta, menti, ma perché non è una palla?» . Perché sta
ma questo è dovuto all'insufficiente risoluzione ruotando, e perciò possiede un momento angola­
re che non si può esaurire nella contrazione, !lii li '
dei nostri strumenti. In realtà, anche qui la di­ � .
stanza tra una stella e l' altra è molto grande, e ra­ quindi si contrae quasi esclusivamente in un pia­

L
ramente awengono collisioni. Ci sono più stelle no. (Tra parentesi, se volete un buon problema
all'interno che verso l'esterno, e spostandosi ver- di ricerca, ancora non si sanno i particolari su co-
156
157
; 1:
i.
,
!
Fig. 29 Ammasso di galassie.

Fig. 28 Una galassia. a distanze di decine di milioni di anni luce; per


quanto ne sappiamo il campo della gravità arri­
va all'infinito, diminuendo d'intensità come l'in­
me si formano i bracci e cosa determina l'esatta verso. del quadrato della distanza.
forma della galassia) . Comunque, è chiaro che la Non solo possiamo quindi capire le nebulose,
forma della galassia è dovuta alla gravitazione,
anche se, data la complessità della sua struttura, ma dalla legge di gravitazione possiamo anche
·non è ancora stato possibile analizzarla in detta­ intuire qualcosa sull'origine delle stelle. Se ab­
glio. Le dimensioni di una galassia possono an­ biamo una grande nube di polvere e di gas, co­
dare dai cinquantamila ai centomila anni luce, me quella della figura 30, l' attrazione gravitazio­
mentre la distanza tra la Terra e il Sole è di soli nale delle particelle di polvere potrebbe causare
8,5 minuti luce, il che vi dà un'idea della scala. dei piccoli grumi. Appena visibili nella figura so­
Sembra che la gravità si estenda anche più lonta­ no « piccole » macchie nere che potrebbero esse­
no, come mostra la figura 29, in cui si vedono re l' inizio dell'accumulazione di polvere e gas
molte « piccole » cose ammassate insieme. Si trat­ che, a causa dell'attrazione gravitazionale, for­
ta di un ammasso di galassie, analogo a un am­ mano le stelle. Non è chiaro se sia mai stata os­
masso stellare. Quindi le galassie si attraggono servata la formazione di una stella. La figura 3 1
l'un l' altra a distanze tali da formare anch' esse mostra l'unico indizio in nostro possesso: a sini­

l
degli ammassi. Forse la gravitazione agisce anche stra una fotografia di una regione di gas, con al-
1 58 1 59
l
l
l� l

-,

l�
Fig. 3 1 Possibile formazione d i nuove stelle .

Fig. 30 Nube di polvere interstellare.


gli oggetti, dovremmo riuscire a misurarla anche
�l:
sugli oggetti del nostro mondo. Invece di guar­ i:n
cune stelle, fatta nel 1 947; a destra, la fotografia
della stessa regione, fatta sette anni più tardi, in dare le stelle che girano l'una attorno all' altra,
cui si vedono due nuovi punti luminosi. Forse il perché non prendiamo una biglia di marmo e l!!:

gas si è accumulato, la gravità lo ha ammassato in una di piombo e misuriamo l'attrazione tra loro?
una palla abbastanza grande da far partire le rea­ La difficoltà di un simile esperimento, operando
zioni nucleari stellari all'interno, e forse è diven­ in maniera così semplicistica, è l'estrema debo­
tato una stella. Ma forse no. Non è ragionevole lezza della forza. Va eseguito con gran de cura, il
aspettarsi in soli sette anni la fortuna di veder na­ che significa isolare l' apparato dall'aria, assicu­
scere una stella, figuriamoci due ! rarsi che non vi siano cariche elettriche e così
via; solo allora si può misurare la forza. Il primo a
farlo fu Cavendish con l' apparato illustrato sche­
L 'esperimento di Cavendish maticamente nella figura 32. Questo esperimen­
l'
to calcolò la forza di attrazione fra due grandi
i
La gravitazione, dunque, si estende su enormi di­ palle di piombo fisse e due palle più piccole alle lf,
stanze. Ma se esiste una forza che agisce su tutti estremità di una piccola sbarra sostenuta da una
1 60 161
: i'
,: t
r
,f

'l rantlo il coefficiente G, l'unico modo, questo,


per determinare la massa della Terra. L' esperi­
mento determina il seguente valore per G:
6,670 x 1 0-n newton m 2 / kg2 •
·

Il grande successo della teoria della gravitazione


ha prodotto un effetto sulla storia della scienza
che non sarà mai apprezzato a sufficienza. Con­
frontiamo la confusione, la mancanza di sicurez- ,
za, le conoscenze incomplete che caratterizzaro­
no i secoli passati, le infinite discussioni e i para­
dossi di quegli anni con la chiarezza e semplicità
Fig. 32 Diagramma semplificato dell ' apparato sperimen­ di questa legge. Questo fatto, che le lune e i pia­
tale usato da Cavendish per verificare la legge di gravitazio­ neti e le stelle sono governati da una regola sem­
ne universale su piccoli oggetti, e misurare la costante gravi­ plice, -e l'uomo è stato in grado di capirla e pre­
tazionale G.
vedere il moto dei pianeti, è alla base del succes­
so ddle scienze negli anni a seguire, perché ha
reso plausibile la speranza che anche altri feno­
fibra sottilissima, detta fibra di torsione. Misurando meni del mondo siano governati da leggi tanto
la torsione della fibra si può misurare la forza, semplici e meravigliose.
verificare che è inversamente proporzionale al
quadrato della distanza e determinarne l'inten­
sità. Quindi si può determinare accuratamente il Che cos 'è la gravità ?
coefficiente G nella formula:
Ma è veramente così semplice, questa legge?
p- mm' Qual è il meccanismo? In fondo abbiamo solo
-G ·
r2
--

descritto come la Terra si muove attorno al Sole,


ma non abbiamo capito che cosa la fa muovere.
Tutte le masse e le distanze sono note. Mi direte: Newton pon fece alcuna ipotesi su questo: era
« Lo sapevamo già per la Terra » . Sì, ma non co­ soddisfatto di aver scoperto cosa succede, senza
l'i '
,, ,

nosciamo la massa della Terra. Sapendo quanto spiegare perché; nessuno, da allora, ha mai sco­
vale G e quanto è intensa l'attrazio ne della Terra perto il meccanismo. Questo carattere astratto è
1:-�
possiamo dedurre la sua massa! Cavendis h asseri­ peculiare delle leggi fisiche. La legge di conser�
va di « pesare la Terra » , ma in realtà stava misu- vazione dell' energia è un teorema riguardante
1 62 1 63
l
T
l
quantità da calcolare e somn1are, senza alcun ac­ scontrarsi con più particelle nella direzione del
jr
l
cenno al meccanismo interno, e analogamente suo moto - cioè « davanti » - che « dietro » ( quan­
i
le grandi leggi della meccanica sono leggi mate­ do si corre e sta piovendo, la pioggia è più forte

essere più impulso da davanti, e la Ten:a dovreb­ t


matiche quantitative per cui non abbiamo nessu­ sulla faccia' che sulla nuca) ; quindi ci dovrebbe !l
'

na spiegazione. Perché per descrivere la natura


possiamo usare la matematica, senza riuscire a be awertire una resistenza e rallenterebbe il suo
'l
spiegare il funzionamento? Nessuno lo sa, ma moto sull'orbita. Si può calcolare quanto ci met­ :I !Ì
�1
dobbiamo andare avanti lo stesso in questo mo­ terebbe a fermarsi, ed è facile rendersi conto che
do, perché funziona. a quest'ora dovrebbe essersi fermata da un pez­
Sono state avanzate molte ipotesi sul meccani­ zo. Quindi questa spiegazione non funziona. Fi­
smo interno della gravitazione; è interessante de­ nora non è stata data alcuna « spiegazione » della
scriverne una, proposta a varie riprese nella sto­ gravità che non implicasse qualche conseguenza
ria. Quando qualcuno la « scopre » di solito si inesistente.
esalta, ma per poco, perché poi capisce cll.e è Ora discuteremo la possibile relazione della gra­
sbagliata. La prima volta è successo circa nel vità con le altre forze. Ora come ora essa non è
1 750. Ipotizziamo l'esistenza di molte particelle riconducibile ad altre forze. Non è un aspetto
che si muovono a grande velocità in tutte le dire­ dell' elettricità, o niente del genere, quindi non
zioni nello spazio, e che vengono assorbite solo abbi �mo nessuna spiegazione di questo tipo.
in piccola parte quando attraversano la materia. Però la gravità è molto simile alle altre forze, ed è
Quando vengono assorbite, per esempio dalla interessante osservare le analogie. Per esempio,
Terra, le comunicano un impulso. Tuttavia, dato la forza elettrica tra due oggetti carichi ha un'e­
che vanno in ogni direzione, gli impulsi si bilan­ spressione del tutto simile a quella della legge di
ciano l'uno con l' altro. Ma quando il Sole è nelle gravitazione: è una costante (con segno meno)
vicinanze, le particelle che arrivano verso la Ter­ per il prodotto delle cariche, e yaria inversamen­
ra dalla parte del Sole saranno parzialmente as­ te al quadrato della distanza. E nella direzione
sorbite dal Sole stesso, quindi ne arrivano di me­ opposta (le cariche uguali si respingono) , ma
no che dalla parte opposta. Perciò la Terra per­ non è straordinario che le due leggi contengano

li
cepisce un impulso netto in direzione del Sole, e la stessa funzione della distanza? Forse gravitazio­
non ci vuole molto a convincersi che varia come ne ed elettricità sono correlate molto più stretta­

l
l'inverso del quadrato della distanza, a causa del­ mente di quanto si pensi. Sono stati fatti molti
la variazione dell' angolo solido sotteso dal Sole tentativi di unificarle; la cosiddetta teoria del
al variare della distanza. Cosa c'è che non va in campo unificato non è che un tentativo molto
questa spiegazion e? Semplicem ente, alcune con­
seguenze non sono vere. C'è il seguente proble­
elegante di combinare elettricità e gravitazione,
ma confrontando queste due forze la cosa più in­ "' l
: f:
l'
ma: la Terra, girando attorno al Sole, dovrebbe teressante è data dalle loro intensità relative.
' >
�:
1: '
1 64 1 65
T

Una teoria che le comprendesse entrambe do­ una delle sue radici. Tra le altre possibilità consi­
vrebbe comunque essere in grado di dedurre derate c ' è un'eventuale relazione con l'età del­
� ·: ! l'intensità della gravità. Esprimendo, in qualche l'universo (chiaramente bisogna cercare qualche
unità di misura naturale, la repulsione tra due altro numero molto grande, da qualche parte) .
li elettroni (carica universale in natura) dovuta alla Ma l'età dell'universo in che unità di misura, in
i t

forza elettrica, e l'attrazione dovuta alla loro anni? Ovviamente no, perché l'anno non è un'u­
.
r-
massa, possiamo misurare il rapporto tra forza nità di misura naturale, è stato inventato dall'uo­
�.
'

l' ' .

elettrica e attrazione gravitazionale. Il rapporto mo. Per trovare qualcosa di naturale prendiamo
non dipende dalla distanza ed è una costante per esempio il tempo che la luce impiega per at­
i
traversare un protone, 1 0-24 secondi. In questa
!t,
fondamentale della natura; il suo valore è mo­
strato nella figura 33: l'attrazione gravitazionale unità l'età dell'universo (che è stimata in circa 2
l '_ . 2
l' '
in rapporto alla repulsione elettrica è l diviso 1
x l 0 0 anni) vale circa l 0 4 • Ha più o meno lo stes­

� t�
l
4, 1 7 x 1 0 42 • La domanda è: da dove esce un nu­ so numero di zeri, quindi è stato ipotizzato un le­
' mero così grande? Non è casuale, come può es­ game tra la costante gravitazionale e l'età dell'u­
•1. ·�
.· sere il rapporto tra il volume di una pulce e quel­
ii
niverso. Se fosse così la <� costante » gravitazionale

��
lo della Terra, perché abbiamo considerato du� sarebbe dipendente dal tempo� perché a mano a
aspetti naturali di una stessa cosa, l'elettrone. E mano che l'universo invecchia aumenta il rap­
una costante naturale, quindi riguarda un aspet­ porto tra la sua età e il temp � che la luce impiega
i t to profondo della natura. Da dove può venire
fuori? C'è chi sostiene che un giorno troveremo
ad attraversare un protone. E po�sibile che la co-
. stante gravitazionale sia dipendente dal tempo?
�t·
J
l' « equazione universale » , e questo numero sarà Naturalmente le variazioni sarebbero così picco­
le da rendere molto difficile un controllo.
Come verifica, potremmo pensare di calcolare

, l l 4, 1 7 x l 042
Attrazione gravitazionale
r Re pulsione elettrica
=
quale sarebbe la variazione della costante gravita­
l
l
zionale negli ultimi l 09 anni, che è approssimati­

1 14 1 70 ooo ooo ooo oo0 vamente il tempo trascorso dalla comparsa delle
l Oa
i
o
=

prime forme di vita sulla Terra, ed è anche un de­


o
o

cimo dell' età dell'universo. Durante questo tem­
#()00 ooo \)�
po la costante gravitazionale dovrebbe essere au­
mentata all'incirca del l O per cento. Dalla strut­
g
o
tura interna del Sole (l'equilibrio tra il peso del­
Cboooo la sua materia e la velocità con cui l'energia ra­
diante viene generata al suo interno) risulta che
1· : Fig. 33 Intensità relative dell'interazione elettrica e del­ se la forza di gravità aumentasse del l O per cento
l •
l ' interazione gravitazionale tra due elettroni. il Sole sarebbe, in proporzione, molto più bril-
li1 :
�� 1 66 1 67
lante: la sua luminosità aumenterebbe con la se­
sta potenza della costante di gravità! Calcolando
f rebbero effetti per cui l'inerzia e il peso sarebbe­
ro diversi. L' assenza di tali effetti è stata verificata
cosa succederebbe all'orbita della Terra con una con grande accuratezza mediante un esperimen­
gravità più intensa, vediamo che la Terra si trove­ to eseguito prima da Eòtvòs nel 1 909, e più re­
rebbe più vicina al Sole; la sua superficie sarebbe centemente da Dicke. Per tutte le sostanze esa­
più calda di circa 1 00 gradi e tutta l'acqua del minate la massa e il peso s o no esattamente pro­
mare evaporerebbe nell'atmosfera; perciò la vi­ porzionali, con un errore minore di uno su un
ta non avrebbe potuto avere origine nel mare. miliardo. E un esperimento veramente notevole.
Quindi non crediamo che la costante di gravità
varii con l'età dell'universo. Ma questo tipo di ra­
gionamento non è molto convincente, e il pro- Gravità e relatività
\
li
È invece assodato che la forza di gravità è pro­
blema non è chiuso del tutto.
!
Un altro tema meritevole di discussione è la mo­
tl
porzionale alla massa, la quantità che fondamen­ difica di Einstein alla legge di gravitazione di
talmente misura l'inerzia (cioè quanto sia fatico­ Newton. Nonostante tutto l'entusiasmo suscita­ li
so mantenere qualcosa su una traiettoria circola­ lf
to, la legge di Newton è sbagliata! Fu modificata
;t
re) . Due oggetti, uno leggero e uno pesante, en­ da Einstein per rendere conto della teoria della
�� Il
trambi su un'orbita circolare e alla stessa velocità relatività. Secondo Newton, l'effetto della gravità
attorno a un oggetto molto più grande, a causa è istantaneo; cioè, se muoviamo una massa, sen­ l

della gravità, rimarranno insieme, perché per gi­ tiamo istantaneamente una nuova forza a causa �� Il
rare in cerchio ci vuole una forza più grande se della nuova posizione di quella massa. In questo
i
la massa è maggiore. Cioè: la gravità è maggiore �·
modo mandiamo segnali a velocità infinita. Nella
,J
d�
o minore, a seconda della massa, esattamente teoria proposta da Einstein è impossibile mandare
ti
i':
quanto occorre perché i due oggetti girino assie­ segnali a velocità maggiore della luce, quindi la legge
me. Se uno dei due oggetti fosse dentro l'altro, di gravitazione deve essere errata. Si può correg­
rimarrebbe al suo interno: è un equilibrio per­ gere, tenendo conto del ritardo nella trasmissio­
fetto. Quindi Gagarin e Titov avevano all'interno ne dd segnali, e si ottiene una nuova legge: la
della loro navicella cose « senza peso » : se per legge di gravitazione di Einstein. Una caratteri­
esempio avessero lasciato andare un pezzetto di stica facile da capire di questa nuova legge è la
gesso, lo avrebbero visto galleggiare nello spazio, seguente: nella teoria della relatività di Einstein
perché il gesso avrebbe ruotato attorno alla Ter­ ogni cosa dotata di energia è anche dotata di mas­
vicella spaziale. È molto interessante che questa
ra esattamente nello stesso modo dell'intera na­ sa (sente, cioè, l' attrazione gravitazionale) . Perfi­
no la luce quindi, dato che ha energia, ha una
forza sia esattamente proporzionale alla massa con massa. Quando un raggio di luce passa vicino al
tanta precisione, perché se non fosse così ci sa- Sole sente la sua attrazione gravitazionale; la luce,
1 68 1 69
ì
i

quindi, non viaggia in linea retta, ma viene devia­ VI


ta. Durante un 'eclissi di Sole, per esempio, le stel­ COMPORTAMENTO QUANTISTICO
le che si vedono attorno al Sole dovrebbero risul­
tare spostate rispetto alla posizione che avrebbe­
ro se il Sole non fosse proprio lì, e in effetti la co­
sa è stata osservata sperimentalmente.
Infine, paragoniamo la gravitazione con altre
teorie. In anni recent( abbiamo scoperto che la ••

massa è costituita di minuscole particelle, e che


ci sono vari tipi di interazione, le forze nucleari,
ecc. Finora non si è riusciti a spiegare la forza di
gravità tramite queste forze elettriche o nucleari.
Gli aspetti quantistici della natura ancora non so­

l�\
no stati estesi alla gravitazione; quando la scala è
\
tanto piccola da rendere rilevanti gli effetti quan­
tistici, gli effetti gravitazionali sono così deboli

r
che non si sente il bisogno di una teoria quanti­
stica della gravitazione. D 'altra parte, per la coe­
renza interna delle nostre teorie fisiche sarebbe
importante vedere se la legge di Newton mo­
l dificata da Einstein si possa modificare ulterior­
mente in modo da comprendere il principio di
indeterminazione. Quest'ultima modifica non è
stata ancora completata.
ìi

-[i -
l
, ·

1 70
"

Meccanica atomica
l,
Negli ultimi capitoli abbiamo descritto le idee
fondamentali necessarie a capire quasi tutti i fe­ l
nomeni più importanti riguardo alla luce, o, più
in generale, alle onde elettromagnetiche. Abbia­
mo cioè trattato la teoria classica » delle onde
«

elettriche, che risulta essere una descrizione per­


fettamente adeguata della natura per un gran
numero di effetti. Non ci siamo ancora interessa­
ti del fatto che l'energia luminosa si presenta a
pacchetti, chiamati fotoni.
Vorremmo ora trattare il problema del compor­
tamento di pezzi di materia relativamente gran­
di, per esempio considerare le loro proprietà
meccaniche e termiche. Affrontando questo ar­
gomento troveremo che la teoria classica (quella
più vecchia) fallisce quasi immediatamente, per­
ché la materia è in realtà costituita di particelle
di dimensioni atomiche. Tuttavia, tratteremo sol­
tanto la parte classica, perché è la sola compren­
sibile mediante la meccanica classica ch e abbia­
mo imparato finora. Ma non andremo molto a­
vanti. Scopriremo che nel caso della materia, al
contrario della luce, ci si trova in difficoltà relati­
vamente presto. Potremmo, certo, ignorare siste­ i'i!Li
maticamente gli effetti atomici, ma abbiamo scel­
to invece di dare qui una breve descrizione delle
idee fondamentali sulle proprietà quantistiche
della materia, cioè le idee quantistiche della fisi-
1 73
ca atomica, così da darvi un'idea di cosa stiamo stri esempi) si applica anche a tutte le altre « par­
! '
tralasciando. Infatti dovremo tralasciare alcuni ticelle » , inclusi i quanti di luce o fotoni.
li importanti argomenti, a cui tuttavia non potre­ Le informazioni sul comportamento atomico e su
II J�!
l'
l l
mo evitare di avvicinarci.
Quindi esporremo ora un'introduzione alla mec­
piccola scala che si erano andate via via accumu­
lando durante il primo quarto del Novecento, nei
ì canica quantistica, ma solo più avanti riusciremo dare indicazioni su come realmente si comporta­
l'i veramente a entrare in argomento. no le cose piccole, generarono una confusione
r , ,.
La meccanica quantistica è la descrizione del com­ crescente, finalmente risolta tra il 1 926 e il 1 927
portamento della materia, in particolare di ciò da Schrodinger, Heisenberg e Born. La loro de­
che succede su scala atomica. Su scala molto pic­ scrizione del comportamento della materia su pic­
cola le cose si comportano in un modo che non cola scala fu alla fine coerente, e in questo· capito­
vi immaginate nemmeno. Non si comportano lo ne delineeremo le caratteristiche principali.
come onde, né come particelle, né come nuvole, Il comportamento atomico, essendo lontanissi­
mo dalle esperienze ordinarie, appare peculiare
l
né palle da biliardo, né pesi, né molle, né come e misterioso a chiunque, a chi appena inizia a
l nient'altro abbiate mai visto.
11 studiare la fisica come a chi ha anni di esperien­

�··
Newton pensava che la luce fosse costituita di za, e farci l'abitudine non è per niente facile.
particelle, ma poi si scoprì, come abbiamo visto,
1 che si comporta come un'onda. Più tardi però
(all'inizio del Novecento) si è osservato che ef­
Perfino gli esperti non lo capiscono come vor­
rebbero, e questo è perfettamente logico, per­
ché l'esperienza diretta e l'intuizione umana si
J
fettivamente la luce si comporta, a volte, come applicano solo agli oggetti macroscopici. Sappia­
una particella. Da sempre si credeva che l'elet­ mo come agiscono gli oggetti grandi, ma le cose
trone fosse una particella, e poi si è scoperto che su piccola scala funzionano, semplicemente, in
l sotto molti punti di vista si comporta come
un 'onda. E che quindi, in realtà, non si compor­
modo diverso. Quindi dobbiamo imparare a co­
noscerle in modo astratto, o fantasioso, e non in
ta né come particella né come onda. Ora ci sia­ relazione alla nostra esperienza diretta.
mo arresi, e diciamo semplicemente: « Non è né In questo capitolo affronteremo immediatamen­
una cosa né l'altra » . te l'elemento fondamentale del comportamento
Però c'è una cosa positiva: gli elettroni si com­ misterioso nella sua forma più strana. Esamine­
portano come la luce. Il comportamento quanti­ remo un fenomeno che è impossibile, assoluta­
stico degli oggetti atomici (elettroni, pro toni, mente impossibile spiegare in modo classico, e
neutroni, fotoni e così via) è lo stesso per tutti, che sta al cuore della meccanica quantistica. In
sono tutti « onde corpuscolari » , o come li volete realtà, è l' unico mistero. Non riusciremo a chiari­
chiamare. Quindi ciò che impariamo sul com­ re il mistero, a spiegare cioè come funziona; pos­
portamento degli elettroni (che useremo nei no- siamo solo descrivere come funziona. In questa
1 74 1 75
l
descrizione stanno le peculiarità fondamentali di
tutta la meccanica quantistica. Rivelatore

l
Mitragliatrice
mobile

Un esperimento con i proiettili /�


·�

::

Per cercare di capire il comportam e nto quanti­


stico degli elettroni, li confronteremo, in un par­
ticolare apparato sperimentale, con particelle
più familiari come i proiettili, e poi con le on­
de dell' acqua. Consideriamo prima di tutto l'ap­
r
Barriera Schermo P1 2 = Pl + P2
l
l!
d' arresto
parato sperimentale mostrato schematicamente ( a) (b) (c)
nella figura 34. Supponiamo di avere una mitra­
gliatrièe che spara raffiche di proiettili; non è Fig. 34 Esperimento di interferenza con pallottole .
molto precisa, perché sparge le pallottole (a ca­
so) in un angolo abbastanza grande, come si ve­
de in figura. Davanti alla mitragliatrice c'è una « probabilità » intendiamo l'eventualità che la i li

barriera (una lastra corazzata) con due fori, pallottola arrivi al rivelatore, e la possiamo misu­
grandi più o meno quanto basta a far passare rare contando le pallottole arrivate in un certo , ,:J
ILl ì
_..,_,r
una pallottola. Oltre la barriera c'è uno schermo intervallo di tempo e facendo il rapporto con il ]'
totale di pallottole sparate in quell'intervallo. )
d' arresto per i proiettili (per esempio una spessa
parete di legno) , e di fronte allo schermo un « ri­ Oppure, nell'ipotesi che la mitragliatrice spari a i
4,

velatore » di pallottole: potrebbe essere una sca­ ritmo costante durante tutto l'esperimen to, la
lirN
l

probabilità è proporzion ale al numero di pallot­


lj l!
tola con della sabbia dove i proiettili si arrestano, 1:,

e possono essere contati. Il rivelatore si può tole che raggiungon o il rivelatore in un interval­
muovere su e giù, in quella che chiameremo la lo di tempo prestabilito .
direzione x . Con questo apparato possiamo tro­ Per i nostri scopi attuali immagineremo una si­
vare sperimentalmente la risposta alla domanda: tuazione in qualche modo idealizzata, in cui le
« Qual è la probabilità che una pallottola passan­ pallottole, a differenza dei proiettili veri, sono in­
do attraverso i fori arrivi sullo schermo a distanza distruttibili: non si possono spezzare. Nel nostro
x dal centro?» . Prima di tutto, bisogna capire che esperimento si vedrà che le pallottole arrivano a
si tratta di probabilità, perché non possiamo sa­ « pacchetti » , e quando troviamo qualcosa nel ri­
pere esattamente dove finirà ogni singola pallot­ velatore si tratterà sempre di una pallottola inte­
tola. Una pallottola che rimbalzi sul bordo di un ra. Se la mitragliatrice spara molto lentamente,
foro può finire in qualsiasi punto. Con la parola troveremo che sullo schermo d' arresto, in ogni
1 76 1 77
sola pallottola, esattamente una. È certo inoltre
dato momento, o non arriva niente, o arriva una remo questo risultato un 'osservazione di « non
interferenza » , e la ragion e sarà chiara tra breve.
che la dimensione del pacchetto non dipende Questo è quanto , per le pallottole. Arrivano a
dalla rapidità di fuoco della mitragliatrice. Dire­ pacche tti, e la probab ilità di arrivo non mostra
mo: « Le pallottole arrivano sempre in pacchetti . interferenz a.
identici » . Quella che misuriamo con il rivelatore
è la probabilità che arrivi :un pacchetto, e la mi­
suriamo come funzione di x. Il risultato di queste
misurazioni (non abbiamo ancora fatto l'esperi­ Un esperimento con le onde
mento, si tratta quindi di un risultato ipotetico) è
riportato nella parte ( c) della figura. Chiamiamo Ora vogliamo considerare un esperimento che
P1 2 la probabilità perché le pallottole possono es­ riguarda le onde d'acqua; vediamo l'apparato
sere passate sia per il foro l che per il foro 2. schematizzato nella figura 35. Abbiamo una va­
Non è poi troppo sorprendente che P1 2 sia più schetta d'acqua poco profonda. Sulla sinistra c'è
grande verso il centro del grafico e diventi più la sorgente delle onde, che può essere una palli­
piccola al crescere di x; però forse vale la pena di na, mossa da un motore, che oscilla su e giù
spiegare perché il massimo sia proprio per x = O . creando onde circolari. A destra della sorgente
Questo si può capire ripetendo l'esperimento abbiamo ancora una barriera con due aperture,
li §l.'
dopo aver coperto il foro 2, e ancora dopo aver e al di là della barriera uno schermo che assorbe
coperto il foro l . Quando il foro 2 è chiuso, le
j,l
!Ì pallottole passano solo attraverso il foro l , e si ot­
tiene la curva indicata con P1 nella parte ( b) del­ x

l
,i
la figura. Com'è ragionevole aspettarsi, il massi­
mo di P1 si verifica nel valore di x che si trova in
linea retta con la mitragliatrice e il foro l ; analo­
gamente quando copriamo il foro l otteniamo la
curva P2 , simmetrica di P1 • Confrontando le parti Sorgente

i'
delle onde


( b) e ( c) della figura troviamo il seguente impor­
tante risultato: ��
P2 . /1 l h1 1 2 /1 2 l h1 + �12
12 l�l 2
[l] pl2 = p! + Barriera Schermo di = =

assorbimento =

Semplicemente, le probapilità si sommano. L' ef­ (c)


�l -
( a) (b)
fetto con entrambi i fori aperti è la somma degli

li
effetti con un solo foro aperto alla volta. Chiame- Fig. 35 Esperim ento di interfer enza con onde d ' acqua.

1 78
1 79
le onde senza rifletterle: per esempio, una spiag­
« tura 2) , e � è l'intensità dell'onda uscente dalla
gia » digradante di sabbia. Di fronte alla spiaggia fenditura 2 (misurata quando la l è chiusa) . ' 'h
mettiamo un rivelatore che si può muovere avan­ La curva �2 che si osserva quando entrambe le
ti e indietro nella direzione x, come prima. Il ri­
ma di � e �· Diciamo che c'è interferenza tra le
fenditure sono aperte non è certamente la som­
velatore ora è uno strumento che misura l'inten­
sità del moto ondoso; possiamo immaginare un due onde. In certi punti (corrispondenti ai mas­
aggeggio che misura l'altezza dell'onda, ma in . simi di �2) le onde sono in fase e i picchi si som­
scala graduata proporzionalmente al quadrato del­ mano, generando una grande ampiezza e quindi
l'altezza, così che la lettura sia proporzionale al­ una grande intensità. Diciamo che le due onde
l'intensità dell' onda. Il rivelatore quindi legge l'e­ interferiscono costruttivamente; questa interferen­
nergia portata dall'onda, o meglio, la quantità di za costruttiva si manifesta nei punti in cui la di­
energia che arriva ad esso nell'unità di tempo. stanza tra il rivelatore e una fenditura è maggio­
Con questo apparato, la prima cosa da notare è
che l'intensità può avere qualsiasi valore. Se la re della distanza tra il rivelatore e l' altra fenditu­
sorgente si muove di pochissimo, il rivelatore ra di un numero intero di lunghezze d'onda.
percepirà solo un minimo di moto ondulatorio. Nei punti in cui le due onde arrivano al rivelato­
Quando la sorgente si muove di più, il moto on­ re con una differenza di fase pari a 1t (cioè dove
dulatorio aumenta. L'intensità dell' onda può sono fuori fase) il moto ondoso risultante sarà la
avere assolutamente qualsiasi valore. Non po­ differenza delle due ampiezze. Le onde inter­
tremmo certo dire che l'intensità arrivi a pac­ « ferìscono distruttivamente, e l'intensità dell' onda
chetti » , come le pallottole . sarà bassa. Questo succede dove la distanza tra
Ora misuriamo l'intensità dell'onda per vari va­ una fenditura e il rivelatore supera la distanza
lori di x, facendo muovere la sorgente sempre al­ tra il rivelatore e l'altra fenditura di un numero
lo stesso modo. Otteniamo l'interessante curva dispari di mezze lunghezze d' onda. I valori più
indicata con � 2 nella figura (c) . bassi di 11 2 nella figura 35 corrispondono ai pun­
Abbiamo già visto questo tipo di figure quando

ti in cui le due onde interferiscono distruttiva­
abbiamo studiato l'interferenza delle onde elet- ·

mente.
triche; in questo caso osserviamo che l'onda ori­
ginale viene diffratta alle fenditure, da ciascuna Ricorderete che la relazione quantitativa tra �' �
e � 2 si può esprimere nel modo seguente: l'altez­
delle quali si diffonde una nuova onda circolare. ,l
1

Se copriamo una fenditura alla volta e misuria­ za istantanea dell'onda nel rivelatore per l'onda
mo la distribuzione di intensità nel rivelatore, proveniente dalla fen�itura l _si può scriv�re co­ 4

troviamo le curve piuttosto semplici della figura me la parte reale di h1 e ÌCJ1, ove l' ampiezza h1 è, in
(b) . � è l'intensità dell' onda proveniente dalla generale, un numero complesso. L'intensità è
fenditura l (che misuriamo chiudendo la fendi- proporzionale al quadrato del valor medio del-
1 80 181
l r�
! ; .
�t

.(
Il
l :altezza, ovvero, usando i numeri complessi, a
x
[Il l ft 1 1 . Analogamente , per la fenditura ,..2 l' altezza è
2
h2 e irol e l'intensità è proporzionale a l h 2 j 2 . Quando Rivelatore
entrambe le fenditure sono aperte, l� altezze d' on­
. . Il da si �o�mano a dare l'altezza (h 1 + h 2 )e Ì(J)1 e l'inten­
51 �
sità l h 1 + h 2 1 2 . Omettendo ai nostri fini la costante
r di proporzionalità, le relazioni per le onde inter­ \�
r
li
ferenti sono Cannone
elettronico

,!
'�! � = l h i i 2 , 4.= l h21 2 , � 2 = l h l + h2 1 2 . P1 = 1<1> 1 1 2 P1 2 = 1 <1> 1 + <1> 2 1 2
A A A A

[ 2] Barriera Schermo

p2 = l <l> 2 1 2
d ' arresto

r Si può notare che il risultato è notevolmente di­


verso da quello ottenuto nel caso delle pallç?ttqle
(a) ( b) (c)

( cfr. equazione [ l ] ) ; infatti espandendo l h 1 + h 2 1 2 Fig. 36 Esperimento di interferenza con elettroni.


abbiamo

2 2 2 un filo di tungsteno scaldato da corrente elettri­


[ 3] l h 1 + h2l = l h 1 l + l h2 1 + 2 1 h� l l h21 cos 8,
ca e circondato da una scatola di metallo bucata.
dove 8 è la differenza di fase tra h 1 e h2 . In termi­ Se il filo è a voltaggio negativo rispetto alla scato­
ni di intensità potremmo scrivere la, gli elettroni emessi dal filo verranno accelera­
ti in direzione delle pareti della scatola, e alcuni
[ 4] � 2 = � +4.+ 2 .� cos 8 passeranno attraverso il foro. Tutti gli elettroni
provenienti dal cannone avranno circa la stessa
L' ultimo termine della [ 4 ] è il term ine di interfe­ energia. Di fronte al cannone c ' è una barriera
renza. Questo è quanto , per le onde . L'intensi­ (una lastra di metallo) con due fenditure . Oltre
tà può avere qualsiasi valore e mostra interfe­ la barriera c ' è uno schermo che arresta gli elet­
renza. troni, çon un rivelatore mobile . Il rivelatore può
i
essere un contatore geiger, o, meglio, un molti- ·
plicatore elettronico collegato con un altopar­
Il comportamento degli elettroni lante .
Diciamo subito che non si può cercare di costrui­
Ora immaginiamo un esperimento simile fatto re questo apparato proprio in questo modo ( co­
�j,l con elettroni: ne vediamo lo schema nella figura
36. Costruiamo un cannone elettronico fatto di
me invece si potrebbe fare con gli altri due espe­
rimenti) ; il problema è che l ' apparato dovrebbe

1.: 1 82 1 83
essere piccolissimo per mostrare gli effetti che ci dimensioni: arrivano solo interi, e uno alla volta.
it
interessano. Stiamo facendo un esperimento Diremo: « Gli elettroni arrivano sempre in pac­
li
ideale, e l' abbiamo scelto perché è semplice da chetti identici » .
descrivere. Conosciamo i risultati che si trovereb­ Proprio come nel caso delle pallottole, possiamo I

bero con questo esperimento, perché ne sono ora cercare sperimentalmente la risposta alla do­
stati fatti altri, con la scala e le proporzioni scel­ manda: « Qual è la probabilità relativa che un
te in modo da mostrare gli effetti che descrive­ pacchetto di elettroni arrivi allo schermo a di­
remo. stanza x dal centro?» . Come prima, otteniamo la
La prima cosa che notiamo con gli elettroni è probabilità relativa osservando il numero dei
che dall'altoparlante provengono dei « click » di­ click arrivati in un'unità di tempo, mantenendo
stinti, e tutti i click sono uguali; non ci sono costante l' attività del cannone. La probabilità
« mezzi click » . che gli elettroni arrivino in un punto x particola­
Osserviamo pure che i click arrivano in modo mol- re è proporzionale al numero medio di click nel­
to irregolare. Tipo click. . . . . . click-click. . . click. . . . . . . . . . . l'unità di tempo.
te curva indicata con � 2 nella parte (c) della figu­
click . . . click-click . . . . . . click . . . , ecc., proprio come si Il risultato del nostro esperimento è l' interessan­
sente da un contatore geiger. Se contiamo i click
che arrivano in un intervallo di tempo sufficiente ra. Ebbene sì ! Questo fanno gli elettroni!
( diciamo qualche minuto) , e poi li contiamo di
nuovo in un altro intervallo della stessa ampiez­
za, vedremo che i due numeri sono pressappoco Interferenza delle onde di elettroni
uguali. Quindi possiamo parlare di velocità me­
J
dia dei click (tanti click in media al minuto) . Ora cerchiamo di analizzare la curva della figura l'i
Spostando il rivelatore avanti e indietro, la velo­ 36 per vedere se riusciamo a capire il comporta­
l
cità dei click cambia, ma la dimensione (inten­ mento degli elettroni. La prima cosa che po­
sità di suono) rimane la stessa. Se abbassiamo la tremmo dire è che, siccome arrivano a pacchet­ i •'

elettrone, è pas&ato o dalla fenditura l o dalla 2.


temperatura del filo di tungsteno nel cannone la ti, ogni pacchetto, che possiamo pure chiamare '

l �:
velocità diminuisce, ma ogni click ha ancora lo
stesso suono. Osserviamo anche che se mettiamo Scriviamolo sotto forma di proposizione: J l,
due rivelatori diversi e separati sullo schermo, o
., l '

la fenditura l o attraverso la fenditura 2. Jl fIt:l


si sente un click in uno o si sente nell' altro, ma Proposizione A: Ogni elettrone passa o attraverso
mai contemporaneamente. (Tranne quando due
click sono molto vicini, e allora magari non si rie­ '

sce a percepirli distinti) . Perciò deduciamo che Prendendo per buona la proposizione A, gli
qualunque cosa sia ciò che arriva ai rivelatori, ar­ elettroni che arrivano sullo schermo si possono
riva a pacchetti. Tutti i paéchetti hanno le stesse dividere in due classi: l ) quelli che passano dal-
1 84 1 85
'�
" l �l

l!;,, l
l
n l
la fenditura l , e 2) quelli che passano dalla fen­ dalla fenditura l arrivi finalmente allo scher­
p l
ditura 2. Quindi la curva che osserviamo dovreb­ mo . . . » . Ma osservate ! Ci sono alcuni punti in cui
;l j
be essere la somma degli effetti degli elettroni arrivano pochissimi elettroni quando entrambe
,fl
l
che passano dal foro l e di quelli che passano le fenditure sono aperte, ma ne arrivano molti
r
dal foro 2. Controlliamo questa ipotesi con un quando una delle due è chiusa, quindi chiuden­
·J

l
esperimento. Prima di tutto, effettuiamo una do una fenditura si aumenta il numero degli
misura per gli elettroni che passano dalla fendi­ elettroni che passano dall'altra. Mentre al cen­
tura 1 : chiudiamo la 2 e contiamo i click nel ri­ j tro il grafic o P1 2 è più del doppio di P1 + P2 , co­
velatore. In questo modo, otteniamo la curva P1 , me se chiudendo una fenditura si diminuisse il
· che vediamo nella parte ( b) della figura. Il risul­ numero degli elettroni che passano dall'altra.
tato sembra ragionevole. In modo analogo misu­ Sembra difficile spiegare entrambi questi effetti
riamo la curva P2 , cioè la distribuzione di proba­ proponendo complicate traiettorie degli elet­

È tutto molto misterioso, e più si osserva più mi­


bilità per gli elettroni che passano dalla fenditu­ troni.
ra 2.
La curva P1 2 che si ottiene quando entrambe le sterioso diventa. Si sono elaborate molte idee
fenditure sono aperte chiaramente non è la som­ per cercare di spiegare la curva P1 2 in termini di
l
ma di P1 e P2 • In analogia con l' esperimento ri­
1
complicate traiettorie di elettroni individuali che
guardante le onde d'acqua diremo: « C'è interfe­ passano dalle fenditure. Nessuna ha funzionato.
renza » . Nessuna riesce a spiegare la curva P1 2 in termini
di P1 e P2 •
Per gli elettroni, P1 2 + P2 •
[5] � P1
Eppure, sorprendentemente, la matematica che
serve a mettere in relazione pl 2 con pl e p2 è estre­
mamente semplice. Infatti P1 2 è proprio come la
'
Come può verificarsi questa interferenza? Forse
dovremmo dire: « Be ' , questo significa, presumi­ curva � 2 della figura 35, e quella era semplice.
1

j
'

bilmente, che non è vero che i pacchetti passano Ciò che si verifica sullo schermo d' arresto si può
o da una fenditura o dall'altra, perché, se fosse descrivere usando due numeri complessi che
così, le probabilità si dovrebbero sommare. For­ chiameremo �1 e �2 (funzio �i di x, naturalmente) .
se seguono una traiettoria più complicata: si di­
vidono a metà e . . . » . Ma no ! Non possono, arri­ l Il quadrato del modulo di <1>1 dà l'effetto ...quando
è aperta solo la fenditura l , cioè P1 l<l>l· Allo
j
=

vano sempre a pacchetti . . . « Be ' , forse alcuni stesso modo l'effetto con la sola fenditura 2 aper­
ta è dato da �2 , cioè P2 l�l· L' effetto combina­
to COI} le _!.lue fenditure aperte è semplicemente
passano dalla fenditura l , poi tornano indietro
�::
=
�'

attraverso la 2, poi rifanno il giro qualche altra


volta, o magari seguono una traiettoria più com­ P1 2 1 <1>1 + <l>l· La matematica è la �tessa che abbia­
=

plicata . . . quindi chiudendo la fenditura 2 cam­ mo usato per le onde d'acqua! (E difficile imma­
biamo la probabilità che un elettrone partito ginare come si possa arrivare a un risultato tanto
1 86 187
l
semplice da un gioco complesso di elettroni che
vanno avanti e indietro attraverso le fenditure se­ l Sorgente • x Il\ x


1/
luminosa

J
guendo qualche strana traiettoria) .
Cannone
Perveniamo quindi alla seguente conclusione:
l,
elettronico

��/ !
gli elettroni arrivano a pacchetti, come particel­
le, e la probabiÌità che giungano que'sti pacchetti

un 'onda. È in questo senso che un elettrone si


r ·�
è distribuita come la distribuzione di intensità di

comporta « Un po' come un 'onda, un po' come


P1' 2 -

l1
una particella » . - Pl' + P.'2
Tra l'altro, quando abbiamo parlato delle onde
classiche abbiamo definito l'intensità come la (a) (b) ( c)
media temporale del quadrato dell'ampiezza

j
Fig. 37 Un diverso esperimento con elettroni.
dell' onda, e abbiamo usato i numeri conìplessi
come espediente matematico per semplificare i
calcoli. Ma nella meccanica quantistica risulta o dall' altra; verificheremo questa conclusione
che bisogna proprio rappresentare le ampiezze con un altro esperimento.
usando i numeri complessi, la sola parte reale
non basta. Questo è solo un punto tecnico, per il
momento, perché le formule hanno esattamente Osservazione degli elettroni
la stessa struttura.

1!
Dato che la curva P12 di probabilità quando en­ Tentiamo ora il seguente esperimento. Aggiun­
trambe le fenditure sono aperte è tanto semplice giamo al nostro apparato una sorgente luminosa
(anche se non è uguale a P1 + P2 ) , non c'è molto molto in ten sa posta dietro la barriera, tra una
fl
altro da dire. Ma ci sono molte conseguenze de­ fenditura e l'altra, come si vede nella figura 37.
'i
lìr
licate del fatto che la natura funziona in questo Sappiamo che le cariche elettriche diffondono la r,

'l
modo, e vorremmo illustrarne qualcuna. Prima luce; quindi, quando un elettrone passa da uno

i��i
di tutto, dato che il numero di elettroni che arri­ dei fori e si avvicina allo schermo d' arresto dif­
��
va in un dato punto non è uguale a quelli che fonderà un po' di luce che lo renderà visibile. Se
�:
passano attraverso l'apertura l più quelli che pas­ per esempio un elettrone seguisse la traiettoria
,, ,
sano attraverso l'apertura 2, come si deduce in­ attraverso la fenditura 2, vedremmo un lampo di
vece dalla proposizione A, senza dubbio dobbia­ luce più o meno nella posizione indicata con ���; l
li
mo concludere che la proposizione A è falsa. Non è « A » . Se un elettrone passa attraverso la fenditura ,,
vero che gli elettroni o passano da una fenditura l ci aspetteremmo di vedere un lampo di luce
1 88 1 89
l'!
! nei dintorni del foro superiore. Se vedremo due otteniamo le curve � , e � , della parte ( b) della
figura 37.
lampi uno da una parte e uno dall'altra nello
stesso istante, vuol dire che l'elettrone si è diviso No n è poi così sorprendente: � , è molto simile
!J a metà . . . Ma facciamo l'esperimento ! alla curva P1 ottenuta prima quando abbiamo
Ecco cosa si vede: ogni volta che si registra un chiuso la fenditura 2, e allo stesso modo � ,è mol­
:[
l
click nel rivelatore (sullo schermo) vediamo an­
che un lampo di luce o vicino a una fenditura o
to simile a P2 • Quindi non succede niente di com­
plicato, gli elettroni non passano attraverso en­
i
r vicino all' altra, ma mai contemporaneamente; trambe le fenditure. Quando li guardiamo, ve­

l
questo risultato si osserva indipenden temente diamo che gli elettroni passano proprio come ci
aspettiamo; sia che le fenditure siano aperte sia
Jj
da dove sia il rivelatore. Da questa osservazione
dobbiamo concludere che guardando gli elet­ che siano chiuse, quelli che vediamo provenire
troni li vediamo passare o da un foro o dall'al­ dalla l sono distribuiti allo stesso modo se la 2 è

l
tro. Sperimentalmente la proposizion e A dev'es- aperta o chiusa.
1
sere vera. Ma, un momento ! Qual è ora la curva di probabi­
lità totale, la probabilità che un elettrone arrivi al
Ma allora cosa c'è di sbagliato nel nostro ragio­
"r
rivelatore per una qualsiasi strada? La risposta la
namento a confutazion e della proposizion e A? sappiamo già: facciamo finta di non aver guarda­
Perché P1 2 non è uguale a P1 + P/ Torniamo all'e­
l
to i lampi di luce, e mettiamo insieme i dati che
sperimento ! Seguiamo ogni elettrone e cerchia­
l
mo di capire cosa fa. Per ogni posizione x del ri­
abbiamo diviso nelle due colonne. Dobbiamo

l
1'
semplicemente sommare i numeri. Infatti la pro­
velatore contiamo il numero di elettroni che ar­ babilità che un elettrone arrivi sullo schermo,
(
rivano e prendiamo anche nota da dove passano, passando da qualsiasi foro, è proprio �/ = P1 + P2 •
guardando i lampi di luce: quando registriamo Cioè, siamo riusciti a guardare da quale fenditu­
f
i
un click guardiamo dov'è il lampo di luce e met­
tiamo un segno nella colonna l · o nella colonna
ra passano gli elettroni, ma ora non abbiamo più
la curva di interferenza P1 2 , ne abbiamo una nuo­
t
2 a seconda se l'abbiamo visto passare dalla fen­ va �/ che non mostra interferenza! Se spegnia­

ditura l o dalla 2 . Quindi ogni elettrone appar­ · mo la luce, ritroviamo P1 2 •
tiene a una di due classi: quelli che passano dal Siamo . costretti a concludere che gli elettroni si
foro l e quelli che passano dal foro 2. Dal nume­ distribuiscono diversamente sullo schermo d'arre­
ro di segni nella colonna l otteniamo la probabi­ sto a seconda che noi li gu ardiamo oppure no. Po­
·�
lità � , che un elettrone arrivi al rivelatore attra­ trebbe forse essere la luce stessa ad alterare le co­
,,
i.'i verso la fenditura l , e dal numero di segni nella se. Dev'essere che gli elettroni sono molto deli­
colonna 2 abbiamo la probabilità � , che un elet­ cati, e quando la luce li colpisce li sposta, e cam­
trone arrivi al rivelatore attraverso la fenditura 2. bia il loro moto. Sappiamo che il campo elettrico
Se ripetiamo questa misura per diversi valori di x, della luce esercita una forza sulle cariche con cui
1 90 191
interagisce; quindi forse è ragionevole aspettarsi Tutto ciò è un po ' scoraggiante. Se ogni volta che
che il moto venga alterato. Comunque, la luce vediamo un elettrone il lampo di luce ha sempre
esercita una grande influenza sugli elettroni, e la stessa intensità, ciò significa che vediamo solo
cercando di « guardarli » abbiamo cambiato il lo­ gli elettroni che vengono perturbati. Tentiamo
ro moto. Cioè, il colpo che riceve l'elettrone comunqut:; l'esperimento con una luce molto de­
quando diffonde il fotone di luce è sufficiente a bole. Ora q uando sentiamo un click nel rivelato­
cambiare il suo moto, così che se l'elettrone stava re metteremo un segno in una di tre colonne:
andando verso uno dei punti in cui P1 2 ha un nella prima se l'elettrone è passato dalla fenditu­
massimo, ora cambia direzione e finisce in un ra l , nella seconda se è passato dalla 2 e nella ter­
punto di minimo: ecco perché non vediamo più za se non l'abbiamo visto passare. Quando racco­
gli effetti di interferenza. gliamo i nostri dati e calcoliamo le probabilità
Si potrebbe pe11sare: « Abbassate le luci! Usando troviamo i seguenti risultati: gli elettroni che ab­
una luce meno intensa, le onde luminose saranno biamo visto passare dalla fenditura l hanno una
più deboli . e non disturberanno l'elettrone così
fenditura 2 hanno una distribuzione come �� (e
distribuzione come � ', quelli visti passare dalla
tanto. Sicuramente, rendendo la luce sempre più
debole, prima o poi l'onda sarà abbastanza delica­ quindi gli elettroni che siamo riusciti a vedere
ta da avere un effetto trascurabile » . Bene, provia­ hanno una distribuzione come � /) ; quelli che
mo. La prima cosa che si osserva è che i lampi pro­ non abbiamo visto affatto hanno una distribuzio­
vocati dal passaggio degli elettroni non diventano ne « ondulatoria » molto simile a P1 2 nella figura
più deboli, hanno sempre la stessa intensità. L'unica 36! Se gli elettroni non vengono osseroati, c 'è interfe­
cosa che succede se la luce è più soffusa è che a renza!
volte si sente un click nel rivelatore ma non si ve­ Ciò è comprensibile. Quando non vediamo un
de nessun lampo. L'elettrone è passato senza farsi elettrone, nessun fotone lo disturba, e quando lo
vedere. In realtà stiamo semplicemente osservan­ vediamo vuoi dire che un fotone lo ha perturba­
do che anche la luce funziona come gli elettroni; to. L'ammontare di perturbazione è sempre lo
già sapevamo che si comporta come un'onda, ora stesso, perché tutti i fotoni di luce producono
scopriamo che si comporta anche come delle par­ effetti di uguale entità, e quando un elettrone
ticelle. Arriva (o viene diffusa) sempre a pacchet­ diffonde un fotone ciò è sufficiente a cancellare
ti, che chiamiamo fotoni. Abbassando l'intensità qualsiasi effetto di interferenza.
della luce la dimensione dei fotoni non cambia, Ma non c'è un modo di vedere gli elettroni senza
cambia solo quanti ne vengono emessi in ogni disturbarli? Abbiamo imparato in qualche capi­
unità di tempo. Ecco perché, quando la luce è più tolo precedente che la quantità di moto portata
soffusa, alcuni elettroni passano senza essere visti. da un fotone è inversamente proporzionale alla
sua lunghezza d'onda (p = li /À, dove li è la co­
·

Semplicemente non c'era un fotone nei dintorni


·

quando è passato l'elettrone. stante di Planck) . Certamente il colpo che riceve


,,
t
-..., �


192 1 93
r
![
ii l'elettrone quando diffonde il fotone verso i no­ così piccola che si ha di nuovo la curva P1 2 della
stri occhi dipende dalla quantità di moto portata figura 36 (ma a quel punto non c'è assolutamen­
dal fotone. Aha! Allora se non vogliamo distur­ te modo di determinare dove è passato l'elettro­
bare gli elettroni non dobbiamo diminuire l'in­ ne) .
tensità della luce, ma la frequenza (così aumen­ Nel nostro esperimento abbiamo visto che è im­
tando la lunghezza d'onda) . Usiamo una luce possibile sistemare la luce in modo da riuscire a
più rossa. Potremmo anche usare i raggi infra­ dire da quale fenditura è passato l'elettrone sen­
rossi, owero le onde radio (come il radar) , e « ve­ za contemporaneamente alterare la distribuzio­
dere » dove va l'elettrone tramite qualche dispo­ ne di probabilità. Heisenberg suggerì che le leg­
sitivo che riesce a « vedere » la luce con lunghez­ gi della natura (allora nuove di zecca) potessero
za d'onda così grande. Forse se usiamo una luce essere coerenti solo accettando una limitazio­
meno violenta riusciremo a non disturbare così ne di base sulle nostre capacità sperimentali non
tanto gli elettroni. riconosciuta precedentemente. Propose come
Tentiamo quindi l'esperimento con onde più principio generale il suo principio di indetermina­
lunghe. Lo rifaremo molte volte, ogni volta usan­ zione, che possiamo enunciare a propositç del
do luce di lunghezza d'onda più grande. All'ini­ nostro esperimento nel modo seguente: « E im­
zio non sembra esserci alcun cambiamento; i ri­ possibile progettare un apparato sperimentale
sultati sono i medesimi. Poi succede una cosa ter­ che determini da quale fenditura passa l' elettro­
ribile. Ricordate quando abbiamo parlato del mi­ ne e che allo stesso tempo non disturbi gli elet­
croscopio, e abbiamo visto che, a causa della na­ troni tanto da distruggere la figura di interferen­
tura ondulatoria della luce, c'è una distanza mini­ za » . Se un apparato riesce a determinare da qua­
ma tra due oggetti per poterli vedere distinti? Eb­ le fenditura passa l'elettrone non può essere così
bene, questa distanza minima è dell'ordine di delicato da non disturbare la figura di interfe­
grandezza della lunghezza d'onda della luce; renza in modo essenziale. Nessuno è mai riusci­
quindi ora, quando la lunghezza d'onda supera to a trovare (e nemmeno a immaginare) un mo­
la distanza tra le due fenditure, vediamo un gran­ do di aggirare il principio di indeterminazione.
de lampo indistinto quando gli elettroni diffon­ Quindi dobbiamo accettare che descriva una ca­
dono luce, e non riusciamo più a dire da quale ratteristica fondamentale della natura.
fenditura è passato l' elettrone, vediamo solo che L'intera teoria della meccanica quantistica che
è passato ! Ed è solo con �uce di questa lunghezza oggi usiamo per descrivere gli atomi e, in effet­
d'onda che il colpo ricevuto dall'elettrone è ab­ ti, tutta la materia dipendono dall'esattezza del
bastanza piccolo da far assomigliare � / a P1 2 , cioè principio di indeterminazione. Dato che la mec­
da far emergere qualche effetto di interferenza. E canica quantistica ha ottenuto grandi successi la
solo con lunghezze d'onda molto maggiori della nostra fede nel principio di indeterminazione ne
distanza tra le due fenditure la perturbazione è esce rinforzata. Ma se venisse scoperto un modo
1 94 1 95
di sconfiggere il principio di indeterminazione,
la meccanica quantistica darebbe risultati incoe­
renti e dovrebbe venire abbandonata come vali­
da spiegazione della natura.
Mi direte: « E la proposizione A? è vero o non è
vero che ogni elettrone o passa da una fenditura
o dall'altra? » . L'unica risposta possibile è: abbia­
mo scoperto sperimentalmente che per evitare
l'incoerenza bisogna avere un certo particolare
punto di vista, bisogna pensare in un certo modo.
Quello che dobbiamo dire (per evitare previsioni (a) (b)
errate) è quanto segue. Se si guardano le fenditu­
Fig. 38 Figura di interferenza con pallottole: ( a) effettiva
re, o, più precisamente, se un apparato sperimen­ ( schematizzata) , ( b ) osservata.
tale è in grado di determinare da quale fenditura
sono passati gli elettroni, allora si può dire che o
passano da una fenditura, o dall'altra. Ma quan­ dimensione finita non riuscirebbe a distinguere i
do non si sta osservando la traiettoria di ogni elet­ massimi dai minimi. Quello che abbiamo visto è
trone, quando non c'è niente nell'esperimento una sorta di media, che è la curva classica. N ella
che disturbi gli elettroni, come quando si cerca di figura 38 abbiamo cercato di descrivere schemati­
capire dove passano, allora non si può dire che camente quello che succede con oggetti su larga
ogni elettrone passa per una sola fenditura: se scala. La parte ( a) mostra la distribuzione di pro­
facciamo l'ipotesi che ogni elettrone passa per babilità che la meccanica quantistica prevede. I
una fenditura e cominciamo a trarne deduzioni,
arriveremo a conclusioni sbagliate. Questo è' il picchi così fitti e vicini l'uno all' altro rappresenta­
filo logico su cui dobbiamo stare in equilibrio se no la figura di interferenza che si ottiene con on­
vogliamo descrivere adeguatamente la natura. de di lunghezza molto corta. Però qualsiasi rivela­
tore reale « prende » diversi picchi della curva di
probabilità, e quindi le misurazioni mostrano la
• Se il moto di tutta la materia, come quello degli curva liscia della parte ( b) .
elettroni, si può descrivere in termini di onde, co­
sa possiamo dire delle pallottole del nostro primo
esperimento? Per quanto riguarda le pallottole Primi prindpi di meccanica quantistica
possiamo dire che la lunghezza d'onda è così pic­
cola che le figure di interferenza risultano molto Presenteremo ora un sommario delle conclusio­
fitte. Così fitte, infatti, che qualsiasi rivelatore di ni principali dei nostri esperimenti, e le esprime-
1 96 197
fj
J: remo in una forma generale che le renda vere tà, la probabilità dell'evento è la somma delle
per una classe generale di .e sperimenti di questo probabilità per ciascuna alternativa. L'interfe­
tipo. Questo compito sarà reso più semplice dal­ renza si perde:
la definizione di « esperimento ideale » : un espe­
rimento in cui non ci siano influenze esterne in­ [8] P = pr + P2 .
determinate, nessuna vibrazione o perturbazio­
ne di cui non possiamo tener conto. Una defini­ Ci si potrebbe ancora chiedere: « Come funzio­
zione abbastanza precisa · potrebbe essere: un na? Qual è il meccanismo dietro alla legge? » .
esperimento ideale è tale che tutte le condizioni Nessuno l'ha mai scoperto. Nessuno è in grado
iniziali e finali dell'esperimento sono completa­ di « spiegare » più di quanto abbiamo appena
mente specificate. Chiameremo quindi « evento » « spiegato » , e nessuno riuscirà a darvi una rap­
un insieme specifico di condizioni iniziali e fina­ presentazione più profonda e significativa della
li. (Per esempio: « Un elettrone parte dal canno­ situazione. Non abbiamo idea di quale potrebbe
ne, arriva al rivelatore, e non succede nient'al­ essere un meccanismo fondamentale che produ­
tro » ) . Riassumendo: ca questi risultati.
Vogliamo ora sottolineare una differenza molto
l ) La probabilità di un evento in un esperimen­ importante tra meccanica classica e meccanica
to ideale è data dal quadrato del valore assoluto quantistica. Abbiamo parlato della probabilità
di un numero complesso <1> detto ampiezza di pro­ che un elettrone arrivi in un certo punto in una
babilità: data circostanza, e abbiamo dato per scontato
che nel nostro apparato sperimentale (o perfino
2 nel migliore apparato possibile) sarebbe impossi­
[ 6] P = 1 <1> 1 .
bile prevedere esattamente cosa succede: possia­
2 ) Quando un evento si può manifestare in più mo solo calcolare la probabilità. Ma se questo è
modi, l'ampiezza di probabilità dell'evento è la vero, significa che la fisica si è arresa, nella sfida
somma delle ampiezze di probabilità di ogni al­ di prevedere esattamente cosa succederà in una
ternativa considerata separatamente. C'è interfe­ data circostanza. Ebbene sì. La fisica ha gettato la
renza: spugna. Non sappiamo prevedere cosa succederà in
una data circostanza, e siamo anche convinti che
sia impossibile, e che l'unica cosa prevedibile sia
<1> = <1> r + <1>2 la probabilità dei diversi eventi. Bisogna ricono­
[ 7]
P = 1 <1> r + <1>l· scere che questa è una seria limitazione, rispettç_>
al nostro ideale originario di capire la natura. E
3) Se si effettua un esperimento in grado di de­ un passo indietro, ma nessuno riesce a vedere il
terminare quale alternativa si verifica nella real- modo di evitarlo.
1 98 1 99
A volte è stata proposta la seguente ipotesi, per Il principio di indeterminazione
evitare la descrizione appena fatta: « Forse l' elet­
trone al suo interno presenta una qualche atti­ Ecco . la formulazione originale del principio di
vità, forse ci sono variabili interne di cui non sap­ indeterminazione data da Heisenberg: se si effet­
piamo nulla. E magari è proprio questa la ragio­ tua una mìsura su un oggetto, e si determina la
ne per cui non riusciamo a prevedere cosa succe­ componente x della sua quantità di moto con in­
de. Se riuscissimo a guardare l'elettrone più da certezza tl.p, non si può contemporaneamente
giore di fl.x h/tl.p. In ogni istante, il prodotto tra
vicino riusciremmo a dire dove va a finire » . Per conoscere la sua posizione x con precisione mag­
quanto ne sappiamo, è impossibile; saremmo an­ =

cora in difficoltà. Supponiamo di accettare que­ l'indeterminazione nella posizione e quella nella
sta ipotesi, che all'interno dell'elettrone c'è un quantità di moto deve essere maggiore o uguale
qualche meccanismo che determina la sua traiet­ alla costante di Planck. Questo è un caso partico­
toria. Quel meccanismo deve anche determinare lare del principio di indeterminazione che è sta­
da quale fenditura passa l' elettrone. Ma non to enunciato sopra in modo più generale. L' e­ l
dobbiamo dimenticare che quello che succede nunciato più generale è che non si può progetta­
all'interno dell'elettrone non dovrebbe dipende­ re un'apparecchiatura in modo che determini
re da quello che facciamo noi, e in particolare quale alternativa si verifica, senza allo stesso tem­
non dovrebbe dipendere dal fatto che chiudia­ po distruggere la figura di interferenza.
mo una fenditura oppure no. Quindi se un elet­ Mostriamo in un caso particolare che una relazio­
trone prima di partire ha già deciso da quale fo­ ne del tipo di quella di Heisenberg deve necessa­
ro passare e dove andare a parare, dovremmo riamente esistere per evitare guai. Modifichiamo
tura l, P2 per quelli che hanno scelto la 2, e ne­
trovare P1 per gli elettroni che scelgono la fendi­ l'esperimento della figura 36 montando la barrie­
]
muoversi liberamente su e giù (nella direzione x) ,
ra con le fenditure su due rulli, così che possa
cessariamente P1 + P2 per quelli che arrivano at­
traverso le due fenditure. Non vedo modo di evi­ come si vede nella figura 39. Osservando attenta­
tare questo. Ma abbiamo verificato sperimental­ mente il movimento della barriera possiamo cer­
mente che non succede così, e nessuno è riuscito care di determinare da quale fenditura passa ogni
mettiamo il rivelatore nella posizione x O. Ci
a trovare una via d'uscita a questo rompicapo. elettrone. Immaginiamo cosa succede quando
Quindi ora come ora dobbiamo limitarci a calco­ =

lare probabilità. Diciamo « ora come ora » , ma è aspettiamo che per arrivare al rivelatore in quella
ditura l debba rimbalzare sui bordi. Dato che la
forte il sospetto che questa limitazione ci perse­ posizione un elettrone che passa attraverso la fen­
guiterà per sempre, che è impossibile risolvere il
rompicapo, e che la natura è proprio così. componente verticale della quantità di moto del­
l' elettrone è cambiata, la barriera dovrà rinculare
con uguale quantità di moto in direzione opposta;
200 20 1
p
sa. Questo significa che il centro della nostra figu­
<J �px
ra di interferenza sarà in un posto diverso per ogni
P.
elettrone. I picchi della figura di interferenza sa­
b
Cannone
l ranno « sbavati » uno sull'altro. E possibile dimo­
-----====�
elettronico

=2J � l strare, con qualche calcolo, che se determiniamo


la quantità di moto della barriera con esattezza

��p
2
p sufficiente per poter stabilire, tramite la misura del
� x rinculo, da quale apertura è passato l'elettrone, al­
b
lora l'incertezza nella posizione della barriera sarà
Barriera Schermo
(secondo il principio di indeterminazione) tale da
d ' arresto spostare la figura di interferenza giusto della di­
stanza tra un massimo e il minimo successivo. Uno
Fig. 39 Esperimento per misurare il rinculo della barriera. ·,� l \.. spostamento di questo tipo è sufficiente per sbava­
re la·figura, così che non si osserva interferenza.
Il principio di in determinazione « protegge » la
cioè la barriera riceve una spinta verso l'alto. Se meccanica quantistica. Heisenberg si rese conto
l'elettrone passa dalla fenditura 2, analoga!fi ente che se si potessero misurare contemporanea­
la barriera riceve una spinta verso il basso. E chia­ mente la quantità di moto e la posizione con
ro che per ogni posizione del rivelatore la quan­ maggiore precisione la meccanica quan tistica
tità di moto ricevuta dalla barriera avrà valori di­ non starebbe più in piedi, e quindi propose che
versi a seconda che l'elettrone sia passato da un'a­ tale possibilità sia esclusa. A questo punto tutti si
pertura o dall'altra. Ci siamo ! Senza disturbare af­ misero a cercare dei modi per aggirare il princi­
fatto gli elettroni, ma solo guardand o la barriera, pio, ma nessuno riuscì a immaginare un modo
possiamo determinare la loro traiettoria . per misurare la posizione e la quantità di moto di
Ora, per fare i calcoli bisogna conoscere esatta­ una tosa qualsiasi (un elettrone, una palla da bi­
mente la quantità di moto della barriera prima che liardo, uno schermo, qualunque cosa) con preci­
passi l'elettrone , così che quando la misuriamo do­ sione maggiore. La meccanica quantistica resi­
po il suo passaggio possiamo dedurre quanto è ste, perigliosa ed esatta.
cambiata. Ma, ricordate, secondo il principio di
indeterminazione non possiamo contemporanea­
mente conoscere la p osizione della barriera con
precisione arbitraria. Ma se non sappiamo esatta­
mente dove si trova la barriera non possiamo dire
con precisione dove siano le due fenditure. Saran­
no in un posto diverso per ogni elettrone che pas-
202 203
--- ---- "-""-
'1 Accelerazione centripeta, 1 4 9 Barioni, 75-76, 78, 1 34
J
Accoppiamento di fotoni, 78 - lambda, 75-76
'�
l
Acetilcolina, 88 · - sigma, 75-76
Acqua Biologia e fisica, 86-99
- evaporazione, 34-37 Bomba atomica, 71
- ipotesi atomica, 25-33 Brahe, T., 1 40
- solidi che si sciolgono nel-
l ' , 3 7-40 Calore
- vapore, 34-37, 43 - da combustione, 42
Actiomiosina, 88 - come fenomeno naturale,
Adenina, 96 54
Ammasso - e meccanica statistica, 85
- di galassie, 1 58 - e moto molecolare, 27-28
- e particelle in movimento,
- globulare di stelle, 1 56

Angstrom (A) , 27
57
Amminoacidi, 94-95, 98
Campo elettrico
- definizione, 60
Anidride carbonica, 42-43
- ed elettrodinamica quanti-
Antineutrone, 71
stica, 69
Antiparticelle, 71, 76
- e magnetismo, 61
Antiprotone, 71
Campo elettromagnetico, de-
Astronomia e fisica, 99-102 finizione, 55, 62
Atomi Carbonio, 40-42
· - costituenti la materia, 25- - ossido di, 41-42
34 Carica
- dimensioni, 27, 66 - e campo elettrico, 58-62
- introduzione, 21-25 - conservazione della, 1 34
- e processi fisici, 34-40 - dell' elettrone, 71
- proprietà, 56 Cavendish, esperimento di,
- reazioni chimiche, 40-48 1 60-63
- si veda an che Meccanica Cellule
quantistica - funzioni biologiche, 86-9 1
Attrazione, carica elettrica e, - membrana delle, 87
I numeri in corsivo si riferiscono alle didascalie. 58 - nervose, 87-88

207
- massa/ carica, 71 Evaporazione, 34-37 Frequenze
Chimica
- e muoni, 77 Evoluzione, 1 0 7- 1 09 - infrarosse , 63
- fisica, 85
- e positroni, 70-71 - ultraviolette, 63
- e fisica, 84-86
Fenomeni naturali, leggi dei,
- inorganica, 84-85 - proprietà, 59-60
55, 1 1 3, 1 39-40, 1 43-45 Galassie, forma delle , 1 57-58
- meccanica quantistica del- - e proprietà chimiche, 60
Fermenti, 9 1 , 1 09 Galilei, G. , 1 43
la, 55, 84 Elio, 33-34, 1 00, 1 0 1
Fibra di torsione, 1 62 GDP e GTP, 92-93
- organica, 44-45 , 85hB6 Ellisse, 1 4 1 , 1 43 , 1 50
Filosofia Geologia e fisica, 1 02-1 04,
- quantistica, 85 Emoglobina, 95
- e fisica, 66-68, 83 1 07, 1 09
Ciclo respiratorio, 89 Energia
- natural e, 83 Ghiaccio, simmetria degli
Citosina, 96 - di attivazione, 9 1
Fisica atomi nel, 32-33
Cloruro di sodio, 37 - chimica, 1 1 6, 1 31 -32
- e astronomia, 99-1 02 Giove, lune di, 1 52-53
Combustione, 42 - cinetica, 42, 66, 1 1 6, 1 28-
- e biologia, 86-99 Gravitazione
Compressione di un gas, 29- 32
- e chimica, 84-86 - esperimento di Cavendish,
31 - disponibile , 1 35
- e geologia, 1 02-1 04 . 1 60-63
Conservazione dell' energia - elastica, 1 1 6, 1 30-32
- fondamentale, 52-53, 68 - come fenomeno naturale,
- di altre forme, 1 30-36 - elettrica, 1 1 6, 1 3 1-32
- introduzione, 5 1 -56 55
- cinetica, 1 28-29 - fonti di, 1 35-36 - nucleare, 55, 71-79; come · - forza di, 57
- legge della, 36, 1 1 3-1 6
- forme diverse di, 1 1 4- 1 6 fenomeno naturale, 55; - forza di, e forza elettrica,
- potenziale gravitazionale,
- e gravità, 78 nuclei, particelle e, 7 1 -79 59, 1 65-66
1 1 6-27
- gravitazionale, 1 1 6, 1 28 - prima del l 920, 56-64 - interazioni tra particelle,
Copernico, 1 40
- di massa, 1 1 6, 1 32 - e psicologia, l 04-1 06 76-77
- del moto, 1 28-29 Fluidi turbolenti, 1 08 - legge di, di Newton, 1 45-52
Decadimento beta, 78
- nucleare, 1 1 6, 1 32 Flusso turbolento, l 03 - leggi di Keplero, 1 40-43
Densità
- potenziale, 1 23; si veda an- Formula chimica, 44 - meccanismo interno, 1 63-
- onde di, 57
che Energia potenziale Forza 69
- proporzionale alla pressio-
- radiante, 1 1 6, 1 32 - elettrica non equilibrata, - e moti planetari, 1 39-40
ne (in un gas) , 30
·

- delle stelle e del Sole, 1 0 1 - 59 - e relatività, 1 69-70


DNA, 95-99
1 02 - e inerzia, 5().;57, 1 43 - e spazio-tempo curvo , 65
Einstein, A, 64, 1 32
- termica, 1 1 6, 1 30-3 1 - intensità e distanza, 1 59-63 - sviluppo della dinamica,
Elementi, tavola periodica, Energia potenziale, 1 2 3 - di interazione, 56-58; a . 1 43-45
- elettrica, 1 23-24 breve raggio, 58; a lungo - universale, 1 5 2-60
73-74, 84
- gravitazionale, 1 1 6-27 raggio, 57 Gravitoni, 75, 77
Elettricità
- come fenomeno naturale, - si veda anche Conservazio- - nucleare di interazione tra Guanina, 96
ne dell' energia particelle, 76-77
54
Entropia, 1 35 - proporzionale all' area, 30 ldrogeno, 1 0 1
- forza associata alla, 58-61
- e termodinamica dei pro- Fotoni Imminoacidi, 94
- e gravitazione, 59, 1 65-66
cessi irreversibili, 1 35 - accoppiamento, 78 Inerzia, 56, 1 43, 1 68-69
Elettrodinamica quantistica,
Enzimi, 9 1 -95, 1 09 - ed elettroni, 1 92-94 Interazione tra particelle
69-71 , 73, 78
Elettroni Erosione, l 03 - energia, 1 33 - debole ( del decadimento
Espansione di un gas, 3 1 , 33 - proprietà, 70 beta) , 77-78
- comportamento quantisti­
Euclide, 56 Fotosintesi, 89 - forte, 77-78
co, 1 82-85, 1 89-97

208 209
Interferenza (esperimenti) e Maree, 1 50-52 Microsomi, 98 Particelle, 56-57
comportamento quantisti­ Martinetto a vite, 1 25-26 Miosina, 88 - di carica nulla, 75
co, 1 76-97, 198-99 Massa Molecole, 39-40 - comportamento, 64-65, 69,
Ioni, 37 - dell'elettrone, 59 - e odore, 43-44 1 74
- elementari, 74
Ipotesi atomica - energia di, 1 1 6, 1 32 - ossigeno/azoto, 34, 37
- per i gas, 28-3 1 - proporzionale alla forza di - e reazioni chimiche, 40-48 - interazioni tra, 77-78
- e ghiaccio, 31-33 gravità, 1 68-69 Momento angolare, 157 - massa a riposo, 77
- e liquidi, 34 - della Terra, 1 62-63 - conservazione del, 1 33-34 - di massa zero, 77
- della materia, 25-34 - zero, 77 Montagne, 1 03-1 04 - e nuclei, 71-79
- e reazioni chimiche, 40-48 Materia Moto - « stranezza » , 73, 75
Isotopi, 93, 1 0 1-102 - ed elettrodinamica quanti- - browniano, 47 - tipi diversi di, 57-61
stica, 69 - energia del, 1 28-29 Pasteur, L., 1 09
Keplero, leggi di, 1 40-43 - ipotesi atomica, 25-34 - leggi del, 1 43-45 Pendolo, 68, 1 28
Krebs, ciclo di, 89-92 - particelle, 57-60 - perpetuo, 1 1 7
Meccanica atomica e com­ Piano inclinato, 1 23-24
Muoni, 72, 77 Piante
Lavori virtuali, principio dei, portamento quantistico,

Meccanica come fenomen �


1 27 1 73-76 - biologia, 89
Natura, fenomeni della, 54-55 - traspirazione, 43
Leptoni, 75, 77, 1 35 Nebulose, e legge di gravita-
Luce naturale, 54 Pioni, 72, 76
zione, 1 59-60
- e astronomia, 99-102 Meccanica quantistica Planck, costante di, 1 33, 193,
Neutrini, 77
- ed elettrodinamica quanti- - della chimica, 55, 84-85 201
Neutroni, 59-60, 7 1 , 75
stica, 69-70 - definizione, 1 74 Positroni, 70-71
Newton, leggi di, 65, 1 45-52,
- emissione, 70-71 - e gravitazione, 1 70 Posizione, indeterminazione
1 54-55, 1 69-70
- energia della, 1 3 1-32, 1 73 - primi princìpi, 1 97-200 della, 66
Nucleo
- come fenomeno naturale, - principio di indetermina- Precipitazione, 40
- dimensioni, 66
54 zione, 201-203 Pressione
- e particelle, 59-60, 71-79
- onde di, 62, 1 74 - proprietà, 64-71 - atmosferica, 28
Luna Meccanica statistica, 85, 1 00 Onde - di un gas, 28-3 1
- attrazione sulla, da parte Memoria, l 05 - comportamento, 63-64, 68 Principio
della Terra, 1 46 Mendeleev, tavola periodica - comportamento quantisti- - di indeterminazione, 66,
- attrazione della, e il feno­ di, 73-74, 76, 82 co, 1 79-82 . 1 95-96, 20 1-203
meno delle maree, 1 50-52 Me soni - eiettromagnetiche, 62-64 - dei lavori virtuali, 1 27
- fenomeni naturali dei, 55 - frequenza, 62-64, 69-70 Probabilità, 1 76-79, 1 98-200
Macchine - K, 76 - oscillanti, 62-64 Processi dinamici, 38
- reversibili, 1 1 8-23 - Il· 72, 77, 1 35 Prolina, 94
- 1t, 72
- radar, 63
- per sollevare pesi, 1 1 7-23 - radio, 62 Proteine, 9 1 , 93-99
- a vapore, 1 1 7 Meteorologia, l 02-103 - sonore, 57 Protoni, 59-60, 69, 71-78
Magnetismo Metodo scientifico, 52 Osservazione e metodo scien­ Psicologia e fisica, l 04-1 06
- e cariche in moto relativo, MeV (megaelettronvolt) , 73 tifico, 52
61-62 Microscopio Ossido di carbonio, 42 Quantità di moto
- come fenomeno naturale, - elettronico, 46 Ottica come fenomeno natu­ - conservazione, 1 33-34
54 - ottico, 46 rale, 55 - indeterminazione, 65
210 21 1
- momento della, si veda Mo­
mento angolare
Sostanze, proprietà, 55
Spazio
ll
- e conservazione della quan-
Raggi tità di moto, 1 33-34
- cosmici, 63-64, 7 2 - e tempo, 56, 64-65, 7 8
- gamma, 63-64, 7 0 Spazio-tempo curvo, 65
- x, 55, 63-64 Sperimen tazione
Raggio vettore, 1 42 - e metodo scientifico, 52,
Reazioni 6 7-68
- chimiche, 40-48, 55 - tecniche di, e fisica, 93
- nucleari (nelle stelle) , 1 02 Stelle doppie, 1 54-55
- termonucleari, 1 36 Stevino, 1 24
Relatività
- e gravità, 1 69-7 0
Tecnezio, l 00
- teoria della, 77
Temperatura
Repulsione, 58
- di un gas, 30-33
Reticolo cristallino, 32
- e geologia, l 03
Riproduzione, 95-98
Tempo
Risonanze, 7 5-7 6
- e conservazione dell' ener-
RNA, 98
gia, 1 33-34
Sale in soluzione nell' acqua, - e spazio, 56, 64-65, 7 8
3 7-40 Termodinamica, 85, 1 35
Sistema nervoso, 1 05 Terra
Sistema Terra-Luna, 1 50-52 · - massa della, 1 62
Sole, e moti planetari, 1 41-43 - scienze della, l 02
Solidi Terremoti, l 04
- ipotesi atomica, 32 Timina, 96
- in soluzione nell' acqua,
. 3 7-40 Universo, età, 1 6 7-68
Soluzione e precipitazione,
40 Vulcanismo, 1 04

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2 8 G I U. 2000
PICCOLA BIBLIOTECA ADELPHI

ULTIMI VOLUMI PUB B L I CATI :

380. Carl Schmitt, Donoso Cortés


38 1 . Colette , Il kep ì
382. Anselm von Feuerbach, Kasp ar Hauser (2a ediz . )
383. Guido Ceronetti, Cara incertezza
384. William Faulkner, Una rosa per Emily ( 3a ediz . )
385. Anonimo del XVII secolo, L a famosa attrice, a cura di
C. Garboli
386. Alberto Arbasino , Lettere da Londra
387. Tommaso Landolfi, Il Mar delle Blatte e altre storie (2a ediz . )
388. Alfred Doblin, Traffici con l 'aldilà
389. Anna Maria Orte se, Corpo celeste
390. Arthur Schopenhauer, L 'arte di essere felici ( 1 6a ediz . )
39 1 . Fernando Pessoa, Pagine esoteriche ( 3 a ediz . )
392 . Adam Phillips, Monogamia
393. Zvi Kolitz , Yossl Rakover si rivolge a Dio ( 4a ediz . )
394. Giorgio Manganelli, L e interviste impossibili
395. C . S . Lewis, Il cristianesimo così com 'è
396. lvan Turgenev, Mumù e altri racconti
397. Antonio Gnoli-Franco Volpi , I prossimi Titani
398. V. S. Naipaul, Una civiltà ferita: l 1ndia
399. Alberto Arbasino, Passeggiando tra i draghi addormentati
400. Leonardo Sciascia, La Sicilia, il suo cuore - Favole della dittatura
40 1 . Lilian Silburn , La ku1J4alini o L 'energia del profondo
402. Gershom Scholem, Il Nome di Dio e la teoria cabbalistica del
linguaggi o (3a ediz . )
403. La preziosa ghirlanda degli insegnamenti degli uccelli
404. Colette, julie de Carneilhan
405. Elémire Zolla, Che cos 'è la tradizione
406. Martin Heidegger, Il concetto df tempo (4a ediz . )
407. Henri d e Latouche, L 'album perduto
408. Edgardo Franzosini, Bela Lugosi
409. Sergio Quinzio , I Vangeli della domenica ( 2a ediz . )
410. Arthur Schopenhauer, L 'arte di farsi rispettare (8a ediz . )
41 1 . Albert Caraco, Breviario del caos (2a ediz . )
4 1 2 . Ingeborg Bachmann, Il dicibile e l 'indicibile (2a ediz . )
413. Aleksandr Puskin, La dama di picche e altri racconti (2a ediz . )
414. René Daumal, Il lavoro su di sé
4 1 5 . Vladimir Nabokov, L 'occhio (2a ediz . )
416. Tommaso Landolfi, Tre racconti (2a ediz . )
417. V. S. Pritche tt, Amore cieco ( 4 a ediz . )
418. Alberto Savinio , Infanzia d i Nivasio Dolcemare
419. Alberto Arbasino , Paesaggi italiani con zombi
420. Carissimo Simenon Mon cher Fellini. Carteggio
· di Federico
Fellini e Georges Simenon
42 1 . Leonardo Sciascia, Cronachette
422 . Mehmet Gayuk, Il Gineceo
423. Luciano Canfora, Il mistero Tucidide (3a ediz . )
424. Jeremias Gotthelf, Elsi, la strana serva ( 2a ediz. )
425 . Meister Eckhart, Dell 'uomo nobile ( 2a ediz . )
426. Chiara d 'Assisi, Lettere a d Agnese · L a visione dell� specchio
427. Simone Weil, Lezioni di filosofia (2a ediz . )
428. James Hillman , Puer aeternus ( 4a ediz . )
429. Il libro dei ventiquattro filosofi (2a e diz . )
430. Jakob e Wilhelm Grimm, Fiabe (2a ediz . )
43 1 . W. Somerset Maugham, In villa ( 6a ediz . )
432. Elena Croce, L a patria napoletana
433. Adalbert Stifter, Il sentiero nel bosco ( 3a ediz . )
434. Arthur Schnitzler, Novella dell 'avventuriero ( 3a ediz . )
4;35 . Rudyard Kipling, Il risciò fantasma e altri racconti dell 'arcano
( 2a ediz . )
436. Manlio Sgalambro , Trattato dell 'età ( 2a ediz . )
437. Arthur Schopenhauer, L'arte d i insultare (5a ediz. )
438. V. S . Pritchett, La donna del Guatemala
439. Mazzino Montinari , Che cosa ha detto Nietzsche
440. François René de Chateaubriand, Di Buonaparte e dei Borboni,
a cura di C. Garbali
441 . Alberto Arbasino , Le Muse a Los Angeles
442 . Eduard von Keyserling, Afa
443. Salustio, Sugli dèi e il mondo
444. Bruno Barilli, Il Paese del melodramma
445. Georges Bataille , Il limite dell'utile
446. Tim Parks, Adulterio
447. Ivan il Terribile , Un buon governo nel regno
448. Albert Ehrenstein , Tubutsch
449. Vladimir Dimitrij evié , La vita è un pallone rotondo