Sei sulla pagina 1di 7

Cap 1 de gustibus: secondo Dwarkin e Kant una persona è libera se sa riflettere sulle proprie preferenze e cambiarle

quando vuole, la libertà quindi non è fare ciò che si desidera ma "decidere cosa desiderare" ..vogliamo essere liberi da
impedimenti est. e int. (facile da farsi).

Idea 1: le possibilità di costruire i gusti sono dentro di noi, il massimo che possiamo fare è esporli, educarli..ma
possiamo piegarli alla nostra volontà ?
Le inclinazioni personali definiscono chi siamo, modificarle equivarebbe a tradire noi stessi. Per questo motivo non
bisogna usare l'autenticità come misura del "vero sè" dotato di gusti genuini opposti a quelli acquisiti e costruiti;
l'aspirazione a forzare i propri gusti non è affatto inconsueta. "Farsi piacere qualcosa" supera il perimetro
dell'apprezzamento e coinvolge tutto ciò che riguarda le propensioni di una persona e gli ogetti dei suoi desideri.

Idea 2: per trasformare i propri gusti si richiede un lavoro di distaccamentoda sè che si avvale di finzione e auto
inganno, cioè creare un'autonomia nei confronti dei propri vincoli interni. Autonomia (verso i propri gusti)= nutrire dei
sospetti verso l'idea di un "vero io" composto di preferenze genuine e immutabili. Strategie di trasformazione dei gusti
= manifestazioni di autonomia nelle quale aggiriamo noi stessi per esplorare nuove preferenze, possono essere esteriori
( comportamenti che mettiamo in pratica) o interiori (mentali).

Cap 2 acquisire e sovvertire i gusti: perchè cambiare i gusti ? Acquisire un gusto e scoprirlo sono due cose diverse;
per scoprirlo basta farne esperienza, il piacere e l'apprezzamento verranno da sè. Come diceva Burke l'acquisire è la
volontà di lavorare contro le nostre inclinazioni preesistenti, introducendo uno sforzo là dove ci aspettiamo una
gratificazione immediata. Causa: "l'uomo è ciò che consuma culturalmente" ( Feuerbach) per non cibarsi a caso si sente
il bisogno di assumere il controllo del proprio gusto, di imporgli una direzione.

L'imperativo avanguardistico: operare sui propri gusti, asservirli a modifiche più o meno consapevoli, adottare la
propria sensibilità sono l'imperativo avanguardistico che ci ingiunge di controllare e riscrivere le nostre inclinazioni.
Riflessione saull'arte moderna e sulle avanguardie: le avanguardie hanno ribaltato il rapporto tra arte e giudizio ( non
misuriamo più l'opera in base ai gusti, ma sono questi a doversi adattare all'opera), per poter comprendere un'opera
d'arte contemp.e renderla interessante bisogna aprire la mente e ricalibrare il proprio gusto. Ward diceva che la base
migliore per fare delle considerazioni sull'arte contemp. è partire da zero e ripulire la lavagna, pensare all'occhio della
mente come una tela bianca e lasciare che l'opera riempia quello spazio. Non è solo l'artista a creare il nuovo ma
l'insieme del mondo dell'arte.

Epoca autoriflessiva: l'arte nel suo continuo processo di messa in discussione di se stessa è spia di un'epoca di forte
autoriflessività culturale, in essa il soggetto guarda, si ripiega su se stesso e si sovverte rimettendosi costantemente in
discussione (Danto); con l'Illumin. e il Romant. l'autoriflessione diventa protagonista assoluta.
Rilfessione di Hegel: riflette su come la coscienza, grazie alla riflessione su di sè, possa rendersi conto delle proprie
inadeguatezze ed essere così spronata al processo storico di correzione e superamento di se stessa (cosa che è avvenuta
nelle analisi marxiste e spinte rivoluzionarie).
Bodei: l'aspetto della cultura occidentale è l'impegno ad approfondire le forme di scissione e di presa di distanza da sè,
per poi rientrare successivamente in se stessi con lo scopo di conquistare l'autonomia della propria soggettività, di
modificarsi e autosovvertirsi.

Designer di se stessi: conseguenza della riflessività è l'elevato valore che attribuiamo all'autodeterminazione
dell'individuo, il controllo sulle preferenze di un bambino viene considerato giusto, manipolazione delle preferenze di
un adulto no. Nel passato guide terrne e spirituali ti dicevano cosa volere, oggi invece la scelta è un fatto individuale,
siamo condannati alla libertà, libertà che nella sfera dei gusti si traduce in spinta alla creazione della nostra identità
attraverso scelte culturali e di stili di consumo in cui siano designer di noi stessi. Ma la nevrosi soggettiva della società
moderna è data dall'ampia discrepanza tra libertà (capacità di sciegliere) ed efficacia (capacità di ottenere); soffriamo il
divario tra aspirazioni e realtà perchè viviamo in un presente dove nessuno ci dice cosa "dobbiamo volere".

Le ragioni del cambiamento: aspiriamo a cambiare i gusti per sottrarci a gabbie di preferenze che ci opprimono nella
loro rigidità, anche per superare i limiti e rifondarci exnovo. Lo facciamo anche perchè nella lotta dolorosa tra
aspettative e realtà diventa urgente assumere il controllo delle prime dal momento che sembra impossibile influire sulla
seconda. Morale: farsi piacere qualcosa e lo sforzo di sovvertire o ridisegnare se stessi possono essere processi liberatori
o al contrario schiavizzanti a seconda del loro perchè.

Cap 3 decidere che mi piace

Ma i gusti possono cambiare ? Da giovani ci piacciono le leccornie che da giovani ci disgustano diceva Shakespeare.
Esempio: l'illusione della fine della storia, ricerca fatta su delle persone che dovevano rispondere dei propri gusti attuali
e di quelli del passato, risultato ammettevano di aver cambiato i propri gusti ma che quelli attuali sarebbero stati quelli
definitivi. Ci inquieta l'idea che siamo ancora gusci temporanei di un io futuro, ci aggrappiamo alla convinzione che i
nostri gusti abbiano trovato una via definitiva, ma domani non saremo più le persone che siamo oggi.
Gusti strumentali e finali:
la convinzione che i gusti siano fissi e universali ha radici profonde, la parola gusto ha origine nel '700 per delineare
esistenza di una base naturale. Nel '900 il gusto è significato di preferenza personale. Per Becker i gusti non cambiano
mai nel tempo,sono variabili e a cambiare sono solo le preferenze strumentali che variano al mutare delle circostanze,il
suo scopo è soddisfare desideri profondi, finali, che sono invece immutabili (es.: cambiare per la moda, atti a desiderio
universale di ammirazione e status sociale). Becker spiega perchè i gusti strumentali cambiano nel tempo: le scelte
passate infortunano i gusti presenti sottoforma di abitudini e capitale culturale; eppure non è chiaro perchè si esprimano
in preferenze strumentali così variabili.

Estranei a noi stessi:


siamo sicuri di sapere sempre e in modo chiaro cosa preferiamo ?
Es di alla ricerca del tempo perduto: " intelligenza non può cogliere elementi che compongono il cuore, che rimangono
insospettati" , questo perchè l'animo è intessuto di sè differenti. E spesso ci autovincoliamo (es. I risparmi) per i desideri
di un io futuro, ma il desiderio non è sempre razionale: studi dimostrano i difetti della razionalità della mente.

Desideri confusi:
una scelta può cambiare in base a come è posta la questione "quale scegli tra le due? / quale scarti tra le due?" es. Bali o
Riccione, ciò significa che non siamo trasparenti a noi stessi ma opachi. Problema ancora più grave quando si ignorano
le reali cause delle nostre emozioni, è più facile essere affascinati nel momento del dramma. Le sensazioni che si
innescano in un contesto e in una situazione vanno a confluire nell'impressione che attribuiamo.
Miswanting: falso volere. Previsioni sbagliate su ciò che vorremmo in futuro e poi vorremmo cose che non ci piacciono
una volta ottenute, idem con la memoria del passato, semplifichiamo o sopprimiamo memorie non riuscendo a capire
cosa ci è piaciuto veramente del passato. Il giudizio varia in base all'istante temporale in cui lo stiamo esprimendo,
perchè c'è differenza fra piacere provato ora, passato e futuro.

Apprezzare a parole:
introspezione e togliere opacità può coincidere con l'uso delle parole per spiegare cosa ci piace. Ma al contrario,
verbalizzare può confusionare: nello sforzo di chiarire cosa ci piace e perchè, la nebbia interiore si infittisce e ci
perdiamo, tentando di costruire una storia plausibile e socialmente accettabile. Quindi: un modo per oltrepassare il
problema che riguarda il confine tra apprezzare e chiedere di apprezzare non è ascoltare cosa pensiamo o facciamo ma
osservare cosa facciamo. Capire chi siamo rispetto le storie che ci raccontiamo attraverso un esae di coscienza per
valutare l'immagine che abbiamo di noi stessi.

Chimica del piacere:


es lasagne: di solito desideriamo ciò che ci piace e ci piace ciò che desideriamo, ma ci sono circostanze in cui possiamo
apprezzare qualcosa o qualcuno senza averne desiderio. Distinzione tra piacere e desiderio.
Piacere: senso di benessere e felicità che segue al soddisfacimento di un bisogno, indotto dal rilascio di endorfine e
ormoni della felicità.
Desiderio: impulso a perseguire la ricompensa, che non è ancora piacere ma bensì tensione verso di esso, attivato dalla
dopamina.
Desidera pure ciò che non vuoi: circostanze in cui non vogliamo ciò che ci piace, e non ci piace ciò che vogliamo, es.:
bridge e poesia. Avere preferenze del secondo ordine: preferenze su preferenze, gusti su gusti. Il "preferire di preferire"
o "desiderare di desiderare" può assumere la forma di un semplice anelito ad avere inclinazioni differenti che ci possano
portare vantaggi. Solitamente preferiamo tenere per noi le valutazioni di secondo grado.

Gli strati dell'emozione:


emozione per un'emozione: esempio vergognarsi di essere stati gelosi. Così anche una persona può vergognarsi che gli
piaccia qualcosa considerato "minore" rispetto a ciò che piace agli altri (es. Film d'avventura o film storici). Oppure uno
può provare orgoglio per aver manifestato le proprie preferenze "genuine e grezze" in confronto allo snobismo di quelle
altrui.
Sono stratificazioni di emozioni su emozioni, ha un ruolo importante quando cerchiamo di mettere a fuoco i nostri
atteggiamenti, anche estetici. es.: guardando un'opera d'arte si ha una prima impressione, poi riflessione ed elaborazione
culturale sono centrali per giudizio finale – metapreferenza, che non poggia su uno strato mentale esistente ma su uno
che ancora non riesco a provare – es.: desiderare apprezzamento alla musica atonale.
E poi è più facile cambiare un'emozione di un gusto, le preferenze sfuggono ancor più al controllo perchè le emozioni
sono stati d'animo che ci coinvolgono e accadono alla nostra persona ma non sono la nostra persona, mentre i gusti di
definiscono più profondamente.

Cap 4: la volpe e il desiderio

Volere e realtà in lotta:


desiderare è voler trasformare la realtà adattandola ala desiderio, però c'è anche una sottile razionalità nell'adattare il
desiderio alla relatà per evitare il dolore della rinuncia.
Jon Elster: saggio Uva acerba..lo definisce cambiamento adattivo di preferenze.Volpe risolve dissonanza tra desiderio e
realtà – svaluta ciò che non ha.
Elster distingue:
– uva acerba: metamorfosi preferenze è un processo volontario e automatico
– pianificazione del carattere:intervento volontario su di sè, i desideri diventano preferenze di secondo ordine,
sottoposti ad anili e trasformazione.
C'è poi l'insoddisfatto che svaluta non appena ottiene.
Entrambi i comportamenti, se modici, possono essere visti come un buono stimolo all'ambiziosità.
Essere sempre soddisfatti di ciò che abbiamo (Pollyanna) e rifiutare ciò che non possiamo raggiungere (volpe) sono
come meccanismi di salvaguardia per conflitto tra desiderio e realtà. In generale le nostre aspirazioni sono adattate alle
circostanze e alle opportunità offerte: ce ne facciamo una ragione ci adattiamo.

Cambiamenti immaginari:
la volpe non cambia i suoi gusti ma il modo di percepire e interpretare la realtà – intatto il desiderio dell'uva, è il sapore
ad essere acerbo.
Pensiero desiderante: se ad esempio la volpe si convincesse di aver raggiunto e mangiato l'uva, manomettendo la
propria percezione della realtà. Sintesi: nel conflitto tra realtà e volere o trasformiamo il reale o trasformiamo il
desiderio, modificare la nostra interpretazione del desiderio o della realtà: non cambiare, ma illudersi di averlo fatto.
Quindi:
– cambio il desiderio
– cambio la realtà: o perchè ottengo ciò che voglio o perchè anniento la realtà...bruciare la vite perchè cessi di
provocare il desiderio
– cambio percezione e interpretazione realtà: wishful thinking (innamorato illuso per uno sguardo indifferente)
– cambio interpretazione desideri: pensavo di amarla, ma in realtà amavo il suo stile di vita..pensavo uva ma
andava bene frutta in generale (Madame Bovary)

In sintesi: travisiamo o i fatti o i sentimenti per evitare di risolvere il conflitto tra realtà e volere, conflitto irrisolto.

Volere e metavolere in lotta:


conflitto che ci interessa: tra desiderio e aspirazione a cambiarlo, tra preferenze di primo e secondo ordine –
pianificazione del carattere, desiderare di essere qualcosa che non siamo.
Desiderare di essere virtuosi, o anche desiderare di non avere desideri virtuosi per non avere conflito interno (se
fossimo tutti virtuosi non ci sarebbe bisogno delle leggi a cui adattiamo le nostre preferenze del primo ordine). Si può
anche pensare che non siano i propri gusti sbagliati, ma sbagliata la maniera in cui sono stati esercitati (guardare mostra
e dire di non averla apprezzata perchè c'era troppa gente)

Amor fati:
amor fati: concetto di Nietsche, amore per il proprio destino: fare di necessità virtù, come Pollyanna. Uomo smette di
subire frustazioni e limitatezze della sua vita, perchè con atto di volontà le accetta e le afferma. Mantenimento della
sofferenza, non trasformazione. Accetazione del dolore come elemento positivo dell'esistenza, che tempra il carattere –
amor fati dice che non voglio essere sempre soddisfatto, perchè insoddisfazione è vitale.
Per i gusti: persona convinta del valore di ciò che non aprezzae contento della sua capacità di non apprezzarlo.

Cap 5: gusti autentici ?


Il gusto è un segnale o un linguaggio che manifesta me stesso agli altri. Con esso non si può parlare o mentire, i gusti
possono essere esibiti non solo a uso degli altri: si potrebbe segnalare qualcosa anche a noi stessi.

Giochi d'identità:
Miller: una persona fa promozione di sè mostrando le sue scelte estetiche (es. sul social)
scopo esibizione del se - non rivelare come si è veramente, ma esibire un'identità per conseguire un certo obiettivo –
accettazione sociale ecc..quindi non è descrivere ma costruire se stessi attraverso il gusto. Questo costruire può essere
visto positivamente: prendere in mano redini della propria identità, emanciparsi da dogmi.
Bauman: lo vede negativamente: pressione a dover essere designer di se stessi – persona sradicata dai principi. Ma
considerare che l'uomo d'oggi si costruisce senza grande sforzo può essere o un gioco delle identità o un cambiamento
reale.

Desiderio strategico:
distinzione tra gioco delle identità e cambiamento di gusto non è netta: un'identità costruita su un gusto che non ci piace
non funziona molto se non avviene una conversione più profonda.
Motivazione a costruire il gusto: interna: vorrei dei gusti che ancora non ho...esterna: oggetto del gusto è un puro mezzo
e non un fine, per ottenere approvazione. Dentro noi stessi: difficile distinguere intenzioni sincere e opportunistiche,
perchè siamo opachi o perchè le motivazioni sfuggono alla coscienza.

Come tu mi vuoi:
di noi esiste una dimensione privata e una pubblica. Se le due divergono creiamo una discrepanza. Inolte in noi c'è
tensione fra realtà (come ci vediamo) e aspirazione (come ci vorremmo). Questo ci può portare a coltivare i nostri
interessi, cercare di essere un io colto.
Spesso tutto ciò è inconsapevole: es.: persona che si sposa per denaro e crede a "come si vede" invece di confessarsi le
sue vere intenzioni; questo può portare a un mutamento di sentimenti, traformando interesse opportunistico in uno
apparentemente sincero- es. Lucy Stell in Ragione e sentimento.
Un sè percepito che si adegua ad un sè voluto dagli altri non è raro.
C'è da chiedersi se in tutti questi scenari il soggetto:
– nasconda per opportunismo le sue vere inclinazioni e metta in scena un sè pubblico separato dal sè privato
– finga o cerchi di modellare i suoi gusti
– la discrepanza abbia modificato senza sforzo coscienti le inclinazioni private uniforandole alle aspettative
pubbliche.

Il gusto degli altri:


es.: vediamo un vestito che piace agli altri, sappiamo che verremmo ammirati se lo indossassimo --> allora ci piace. Il
mio gusto è quindi determinato dal gusto degli altri.
Gusto come distinzione rispetto agli altri, arma sociale per affermare il proprio status. Inseguimento e imitazione dei
gusti considerati desiderabili, fuga e differenziazione da quelli reputati indegni per il proprio status sociale.
Spesso: catena di aggressioni simboliche, dove segno di distinzione non è tenere alto il proprio gusto ma gettare nel
fango quello altrui – es.: insultare i fan di Bieber.
Bordieu: nessu giudizio del gusto è innocente, cela sempre nel profondo una motivazione ostile e opportunistica.

La spontaneità come arma:


gusto come arma sociale: pretende di apparire come frutto di un'inclinazione spontanea, nascondendo mezzi e percorso
di acquisizione, negando che sia una costruzione.
Hype: valorizzo il mio gusto e sminuisco quello degli altri
Bordieu: messa in scena dell'autenticità
riposizionare il focus del proprio apprezzamento estetico su ciò che tutti gli altri ignorano o disdegnano, permette di
valorizzare se stessi come colore che detta la moda – es.hipster. Essere autentico in quanto distaccato dai gusti di massa
è diverso da essere autentico perchè si seguono i propri gusti personali.

Il gergo dell'autenticità:
autenticità ed aspirazione ad essere se stessi, rifiutando come ipocrita l'io privato, ma "mettere in scena" è una
componente essenziale per l'individuo sociale.
In questa lotta all'ipocrisia si può cogliere un lato oscuro. Si vede allora che l'autenticità elevata a ideale assoluto entra
in contrasto con i principi dell'autonomia individuale per 3 motivi:
– autenticità esalta libertà da ogni vincolo compresa autoriflessione. Quindi persona che valuta le proprie
inclinazioni già tradisce la propria autenticità.
– Autenticità aspira a determinare un sè "vero" lontano da influenze come l'educazione, commerciali ecc.. ma
non è realistico. Perchè noi siamo il prodotto di un complesso sistema di influenze.
Bisogna piuttosto focalizzarsi su autonomo/non autonomo: individuo prodotto di un processo complesso- storie,
influenze- ma è prodotto di negoziazioni tra differenti parti di sè, allora autonomia è lo sforzo di chiarificazione e
gestione da parte dell'individuo di questa complessità.
– autenticità vede divergenza fra sè privato e pubblico dove regna artificio e conformismo. Pubblico dovrebbe
essere asservito dal privato. Ma già dall'antichità l'autonomia è riconosciuta come gestione della propria
"maschera pubblica" anche al fine di salvaguardare il proprio io privato

Strategie ipocrite:
distanza fra sè privato e pubblico: ci si può rapportare in modo ludico con questa distanza. Dissimulare. Mascherarsi,
mettere in scena interessi a uso pubblico. Separazione tra piano privato e pubblico è rilevante per la questione
dell'acquisizione dei gusti in quanto le strategie per trasformarli hanno proprio l'aspetto di finzioni volte a non ingannare
l'altro, ma ad agire su di sè. E si vuole agire su di sè per frutto di influenze esterne che non controlliamo. Mettere in
discussione i propri gusti diventa allora una pratica di libertà, esercizio di autocritica ed esplorazione.
Conoscere i fattori che influenzano i nostri gusti è premessa per un intervento mirato e cosciente su di essi. Ma non c'è
garanzia di successo per due motivi: - soggetto non si lascia mai plasmare del tutto – tentativi in cui i lsoggetto cerca di
aggirarsi ciè di indurre uìin sè un gusto che in normali circostanzesono frutto di un processo spontaneo e involontario.
Ci sono quindi diversi gradi di successo nella trasformazione dei gusti.operazione dissimulata o autoinganno.

Autoinganno:
dissimulazione genera conflitto interno (mento a me stesso) ed esterno (mento agli altri)
Bullshit: indifferenza – es.: parlare a vanvera o parlare di qualcosa che non ci interessa o non conosciamo per riempire i
vuoti. Si può fare anche per i gusti: si prova disinteresse per le ragioni interne delle nostre reali inclinazioni, e allora non
sentiamo conflitto interno. Fenomeno del ribaltamento del proprio gusto: a tutti piace A e a noi B ma con disinteresse
diciamo A, appena si capovolge la situazione diciamo B.
Ingannatore: deve stare attento a parlare a vanvera; es.: fra cultori dell'arte moderna, non riuscirebbe a tenere il passo
senza una sincera e minima passione per quest'arte e rischierebbe di essere sbugiardato. Ingannatori devono allora fare
messe in scena sempre più fini e convincenti. Allora diventa vantaggioso autoingannarsi.("quando celare la verità è
difficile, la cosa migliore è nasconderla a sè stessi"). Confine tra inganno a utoinganno è fusco.

I gradi della dissimulazione:


percorsi di dissimulazione e manipolazione autoindotta possono arrestarsi su differenti piani:
– semplice inganno: persona sa di fingere su gusti che sa di non avere (conformismo di facciata)
– atteggiamento di superfici: bullshit taste, disinteresse verso i propri gusti reali porta ad ansia di appropriarsi di
mode e tendenze
persone sulla via di una reale modificazione deve per forza passare per una di queste duef asi, nel tentativo di creare
distanza dalle preferenze reali.
– individuo si autoinganna e crede di avere quel gusto. Gusti reali possono manifestarsi sottoforma di piaceri
proibiti
– individuo è realmente riuscito a farsi piacere qualcosa

capacità di dissimulazione è uno strumento di autonomia e padronanza di sè. Ciò che conta è il livello di
consapevolezza e gli scopi per cui questo esercizio viene condotto. La mente si sa ingannare e rendersi autonoma dalla
realtà. Autoinganno diventa presupposto per nuove capacità di apprezzamento, svincolarsi da preferenze forzate,
esplorare possibilità alternative.

Cap 6: strategie di azione

Fingi finchè non ce la fai:


aristotele: virtù e carattere non nascono in modo spontaneo ma richedono esercizio. Avevamo visto che non basta
mettersi nella predisposizione mentale di farci piacere qualcosa, non basta un semplice atto di volontà, ma bisogna fare.
5 strategie del fare: come se, fare ironico, lasciare influenzare dagli altri, ripetere, uso del corpo; 5 strategie sul pensare:
vedere come, confrontare, filtrare, usare il linguaggio, rendere strumentale.

Fare "come se":


modo più semplice per farsipiacere qualcosaè iniziare a fare come se avessimo già quel gusto. E' un tentativo di apertura
mentale, non di inganno dell'altro, per uscire dal perimetro delle nostre preferenze. Non è solo il dentro a plasmare il
fuori è anche il fuori a plasmare il dentro (non sono trsite e allora piango, ma piango e allora divento triste). Il "come
se" opera anche quando imitiamo un altro. Persone che non hanno ben chiari i loro gusti: osservando il loro
comportamnto possono stabilire i loro gusti- ho guardato per ore quella serie tv, allora sono un appassionato. Il
comportamento può allora plasmare ciò che piace, però attenzione che questo in continuazione può portarci in direzioni
che non vogliamo più cambiare.

Consumo ironico:
appropriazione ironica è una forma particolare di "come se" nei gusti, in cui si finge un apprezzamento non (ancora)
reale e lo si mette in scena con un tocco di superiorità intellettualistica. es.: scegliere per ironia un brano strano al
jukebox.
Freud: ironia come meccanismo di difesa, di presa di distanza che immunizza la persona dal rendersi ridicola nel
mostrare il proprio gusto. Così la persona segnala basso coinvolgimento e superiorità evitando il rischio all'immagine di
sè.
Onnivoro: colui che condivide con l'ironia la capacità di appropriarsi in modo svelto di gusti e scelte estetiche non
convenzionali.
Consumo ironico e onnivoro: sono una strategia per sperimentare gusti e scelte di vita che altrimenti sarebbero precluse
a causa della rigidità dei gusti di una persona o del suo ruolo.

Lasciarsi sedurre:
forza uniformante dell'energia di una massa spinge la persona a liberarsi infine della sua individualità e seguire il flusso
indistinto del gruppo e diventare uno con esso (es. Vittoria mondiali 2006). Uomo come individuo ultrasociale:
propensoper ragioni evolutive ad assumere su di sè le emozioni degli altri, infatti uscendo dal cinema non critichiamo
un film che è piaciuto ai nostri amici ma a noi no. Compiacenza implicita: tendenza ad assecondare i gusti e le
inclinazioni dell'interlocutore, anche da soli infatti possiamo fare riferimento allo sguardo altrui (come l'altro mi vede e
mi giudica per definire come io vedo me stesso). Potrei quindi indurre gli altri ad avere l'immagine di me che vorrei
avere io, in modo da arrivare ad avere sul serio quell'inclinazione..usare gli altri per convincere me stesso.

Play it again, Sam:


la ripetizione genera un senso di familiarità e di abitudine, e cio che è familiare ci piace ( discorso di Nietsche
sull'amore); la ripetizione induce un'abitudine percettiva grazie alla quale l'esperienza è più facile da elaborare e allora è
più forte il piacere. La ripetizione può portare all'assuefazione o all'avversione senza scemare il nostro giudizio estetico.
Non è però scontato distinguere tra "avere abbastanza" e "non apprezzare" ovvero tra desiderio (che può scemare) e
giudizio.
Tecniche del corpo:
condurre se stessi diventa una questione di postura, di odi in cui ci poniamo fisicamente: come devo stare di fronte
un'opera, come girare attorno ad uno scultura...
Bordieu: vede operare meccanismi di distinzione sociale anche nei modi di muovere il proprio corpo. Anche gli abiti
influenzano quest'ultimo: l'abito determina come il corpo si atteggia e a sua volta come la persona entra in relazione con
gli altri. L'insieme di schemi gestuali e fisici facilita e accresce l'apprezzamento estetico e lascia invece a disagio chi
non sa dominarli, sapersi muovere diventa premessa di gustare nel modo giusto.
James: rapporto di influenza del corpo sulla mente, che può essere strumento di auto-trasformazione contro le resistenze
dei miei gusti prestabiliti. Dimesione esteriore dei gesti e del corpo permette cioè di interiorizzare consuetudini, che si
trasformano a loro volta in desideri intimi e modi di porsi nel mondo.

Cap 7: stratege del pensiero


Vedere come:
strategie interiori: pratiche con cui la mente umana cerca di venire a patti con quanto non si lascia gradire con facilità. E'
possibile dunque rendere accettabile qualcosa a partire da come viene visto. La comprensione estetica consiste nel
vedere qualcosa come qualcos'altro: es.: vedere opera di Calatrava come la realizzazione architettonica di un'opera
scheletrica. Fissarsi su prospettive abituali può impedire di vedere qualcosa in un'ottica differente: affrontare
un'esperienza con uno schema sbagliato può essere deleterio per l'apprezzamento. Il "vedere come" può diventare una
strategia per rendersi accettabile ciò che non è, permette di reinterpreatre ciò che in apparenza sembra non apprezzabile
in qualcosa di positivo- es.: film horro.

Accostamenti:
un esperto ha capacità di giudizio completa se è in grado di fare confronti. E il confronto acutizza il gusto: creare
collegemnti e comparare influiscono positivamente sull'apprezzamento per 3 ragioni:
– effetto competenza: proviamo piacere nell'avere abilità. E' l'efficacia del sè, soddisfazione che si prova nel
capire che si è bravi in qualcosa
– effetto alone: cioè il valore di qualcosa che si diffonde su ciò che gli sta vicino
– mettere assieme ciò che pensiamo abbia valore con ciò che pensiamo non lo abbia: significa costruire un ponte
da ciò che ci è familiare verso qualcosa che è ancora estraneo – es.: mescolare un cibo che ci piace con uno che
invece no per un bambino.
La strategia del "vedere come" ci permetteva di vedere un oggetto da una certa prospettiva, l'accostare invece nel
mettere a fianco a fianco due oggetti e sperare che uno di questi 3 effetti faccia il duo corso.

Lo sguardo parziale:
idea di cancellare in modo selettivo la propria esperienza negativa: aspiriamo a filtrare ciò che non ci piace per avere il
controllo sui nostri stati emotivi, orientare in modo volonatrio l'attenzione diventa una strategia auto manipolativa il cui
fine giustifica un mezzo che consiste nel produrre una visione parziale della realtà.

Raccontarsi storie:
le parole non si limitano a descrivere la realtà, ma possono costruirla. Esiste un linguaggio dell'apprezzamento:
attraverso la padronanza verbale raggiungiamo un grado di maestria anche nei nostri gusti o meglio trovare la
spiegazione a un gusto ci permette di plasmare il nostro atteggiamento rispetto ad esso, autopersuasiva. Funzione
autopersuasiva della parola: ci avvicina al "come se" ma lì era manipolare l'esteriorità dei propri atti, qui invece si
lavora sulle ragioni interiori, creare argomenti giusti per apprezzare.

Strumentalizzare:
possiamo renderci interessante qualcosa che non ci piace, o non craea grandi emozioni, a prima vista.
Pratiche di strumentalizzazione: es.: immaginare le scene di un romanzo noioso, ascoltare audio libri mentre si è
bloccati nel traffico quotidiano.
Strumentalizzazione: all'oggetto o esperienza vengono assegnate anche opportunisticamente funzioni prima inesistenti.
Autonomizzazione delle motivazioni: fenomeno per cui ciò che all'inizio è solo strumentale con il tempo diventa
piacevole in sè.
Ostentazione dei gusti: che sia per migliorare l'immagine di se o per impressionare gli altri, è un uso strumentale.
Nel caso di ascoltare audiolibri mentre si è nel traffico: appropriazione.
Riappropriazione: atto che prende il brutto, il marginale e lo trasformi in qualcosa che ha valore.
Tattiche di sovversione opportunistica: usi non convenzionali degli spazi, di oggetti, di situazioni, di ore di lavoro, di
tecnologia e di ogni prodotto culturale diventano atti di astuzia creativa con cui le persone si ritagliano in modo
opportunistico dei margini di libertà individuali.
Tutte queste strategie possono essere considerate tattiche deboli trammite cui cerchiamo di acquisire padronanza dei
nostri desideri.

Cap 8: l'uomo senza preferenze


Una conclusione:
il valore dell'esercizio di capacità di controllo consiste nel sostenre l'autonomia della persona anche attraverso il loro
carattere di sforzo.

Libertà assoluta:
supponiamo che cambiare gusti non richieda alcuna fatica, come ci comportremmo se fossimo in grado di progettare a
tavolino preferenze e desideri ? Genetica ecc..compiono passi da giganti in questa direzione, se le possibilità di
intervento aumentano, accrescono anche le tentazioni di farvi ricorso.
Ipotesi sull'ottimizzazione del sè: diffondersi di tecnologie di monitoraggio che consentono ad un individuo di misurare
con precisione la propria condotta quotidiana; costante sorveglianza su di sè come mezzo per modificare abitudini ed
inclinazioni. Comunque, l'individuo è libero di scegliere se monitorarsi o no, ma non è libero dalla tentazione di farlo.

Libertà transitoria:
l'individuo deve volere ciò che il sistema si aspetta da lui, e deve farlo in modo libero e volontario altrimenti si chiede
dove ha fallito. Autoriflessività induce a trovare in se stessi i motivi dell'errore e a non cercarli altrove; per l'ideolodia
dell'autodeterminazione siamo solo noi i responsabili del nostro fallimento.
Affinchè le pratiche di trasformazione del sè non diventino illusioni auto schiavizzanti, in cui ci forziamo in discipline
di auto miglioramento libere solo in apparenza possiamo vigilare costantemente sui nostri giudizi, usando
l'autoriflessività come strumento di autodeterminazione che ci protegge dai flussi imposti.
Saggezza non è ubbidire a principi generali ma essere sempre pronti a puntare lo sguardo critico sui moventi delle
nostre azioni.

E infine la libertà di non farcela:


la persona è facile preda della compulsione a formare un sè ideale. La necessita dell'autoanalisi e vigilare sulle proprie
preferenze è qui assente. Esercizio della musica atonale fallito per almeno due ragioni:
– l'ha indotto ad assumere un punto di vista nuovo, esterno rispetto ai suoi gusti; questo ha ridefinito la
percezione di ciò che gli piaceva o non gli piaceva, ad esempio ora alcune musiche gli paiono più banali
– esercizio ha accentuato lo stato di allerta rispetto ai meccanismi che regolano le mie predilezioni, ai fattori di
influenza, alle dinamiche del conformismo e alla persuazione inconsapevole. Lo sforzo e il percorso sono stati
una "pratica di libertà" da tutto ciò.
Acquisito un maggiore senso di padronanza gli ha fatto capire che io non sono i miei gusti che hanno origine da fattori
casuali educazione ecc..
Anche il fallimento di distanziarsi dai gusti personali perchè le inclinazioni proprie sono inamovibili è un risultato "non
ce la faccio" resta un diritto da salvaguardare. Cambiare è un esercizio inestimabilr, però lo è anche provare, scontrarsi
con i limiti e riconoscere con dignità l'insuccesso.

Potrebbero piacerti anche