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n° 92

Bimestrale - Anno XV
Dicembre 2016 - Gennaio 2017
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Bimestrale
Dicembre 2016 - Gennaio 2017

Soggetto Scala Pag.


Ta.154 Mosquito di Harald Krumreich 1/48 6 montaggio
Jasta 30 di Alessandro Bertolotti 1/48 12 montaggio
Panavia Tornado GR.1 di Jay Laverty e Lorenzo Borgesa 24 close-up
X15A-2 di Francesco Pigoli 1/72 32 montaggio
N1K1 Kyofu di Roberto Boscia 1/48 44 montaggio
Fiat G.91T/1 M.M. 6357 60-57 di Federico Toselli 1/72 52 montaggio

Rubriche
Accessori 62
Scatole 64

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Settantacinque anni fa, domenica 7 dicembre 1941 due ondate di aerei giapponesi com-
poste da 143 bombardieri e siluranti Nakajima, 129 bombardieri in picchiata Aichi D3
Val e da 78 caccia Zero, partiti dalle portaerei Akagi, Kaga, Soryu, Hiryu, Shokaku e
Zhuikaku, attaccavano con bombe e siluri la flotta statunitense del Pacifico, ormeggiata
nella base di Pearl Harbor nelle isole Hawaii. L’intento delle forze nipponiche comanda-
te dall’ammiraglio Yamamoto era quello di distruggere completamente la forza navale americana.
Yamamoto aveva le idee molto chiare in merito all’enorme potenziale bellico americano; contava verosimilmente in
una rapida pace negoziata che comprendesse accordi riguardanti l’approvvigionamento di materie prime e in par-
ticolare di petrolio, di cui il Giappone era privo. La storia andò diversamente grazie a quattro navi – le grandi por-
taerei Enterprise e Lexington che avevano lasciato gli ormeggi, mentre la Saratoga era all’ancora in California – e
un pugno di aerei, dando vita al più grande conflitto mai intrapreso dal genere umano.
La guerra del Pacifico è stata un vero scontro di civiltà, difficile oggi parlare di “buoni” e “cattivi”; certo la cultura
giapponese del Bushido era quanto di più distante potessero immaginare gli “occidentali” dell'epoca, ma era coeren-
te non risparmiando le vite di nemici e amici in nome di millenari ideali.
Il mondo uscito dalla seconda guerra mondiale, grazie alla partecipazione degli Stati Uniti, è quello che noi oggi
conosciamo, con i valori universalmente condivisi di libertà e democrazia.
Quattro navi e un pugno di aerei!
Oggi ci resta un’altra eredità del teatro del Pacifico: il fascino irresistibile del salino mescolato alla benzina avio,
immense distese d’acqua, battaglie memorabili, nemici giurati, avversari temibili e determinati, che rivive nei nostri
modelli.

Un caloroso augurio di Buone Feste e di Felice Anno Nuovo da parte della Redazione di
Sky Model!
Thomas Abbondi
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IL CACCIA NOTTURNO DI LEGNO


TA.154 MOSQUITO
La scarsità di mate- zione del Ta.154 era proposto. La costruzione del prototi-
po non causò problemi, durante la
rie prime verso la il desiderio di egua- produzione in serie venne però fuori
che la colla a freddo danneggiava il
fine della guerra gliare il britannico legno. Alla fine furono prodotti solo
costrinse l’industria Mosquito, se non di 30 dei 250 esemplari previsti. Nel
novembre del 1943 furono installate
aeronautica tedesca superarlo nelle pre- le armi, consistenti in 4 cannoncini
a cercare alternati- stazioni. MG151. Durante i test del 1944
emerse anche che il rinculo delle
ve, compreso il Con queste premesse il professor armi danneggiava la cellula, oltre a
legno di facile Kurt Tank fu incaricato personalmen- ciò le gondole motore relativamente
alte limitavano la vista dell’equipag-
te da Milch, senza tirare ufficialmente
approvvigionamen- in ballo il Mosquito (zanzara) e nem- gio.
A causa dei bombardamenti di Posen
to. Altro elemento di meno citare il nome alternativo
“Vespa” che era stato ironicamente e Bunzlau la produzione risultò molto
sfida nella realizza-

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Montaggio
Alcuni degli elementi aggiuntivi
del modello Dragon non compresi
nell’originale Revell.
di
Harald Krumreich

Modello: DRAGON

Sinistra: Il pozzetto carrello anteriore è stato dettagliato con qualche cablaggio fotoinciso.
Destra: I fori per i bossoli sono stati aperti con una fresa.

rallentata. Nell’autunno del 1944 il IL MONTAGGIO Ta.154 sembra avere il ruotino poiché
programma venne cancellato, anche appare seduto in coda, in realtà ha
perché nel frattempo l’He.219 si era Le fotoincisioni del cockpit non sono un carrello a triciclo anteriore; questa
dimostrato una piattaforma migliore. state usate poiché il dettaglio stam- caratteristica non è rappresentata
pato direttamente sulla plastica correttamente nel modello. Sulla
IL MODELLO appare più convincente. La colorazio- base della documentazione sono
ne di base è stata effettuata con stati accorciati gli ammortizzatori e
Il kit commercializzato da Dragon in l’RLM66 e i seggiolini dell’equipaggio riposizionate le forcelle; il ruotino
realtà è un pezzo Revell, solo un tan- sono stati dotati delle imbracature anteriore del Ta.154 TE+FG è del tipo
tino più caro. Le decal consentono di della serie Eduard Color. modificato, mentre il V3 era dotato
realizzare otto diversi esemplari sia Parallelamente al cockpit sono stati del primo tipo. Prima del montaggio
diurni sia notturni, con le antenne del montati gli impennaggi e le ali con la gamba è stata sostituita con un
FuG220 o del FuG212 Liechtenstein tanto di gondole; una volta unite le tubicino di metallo da 1,1 mm di dia-
C1 e le rispettive parti opzionali. Le semifusoliere sono state unite anche metro, in modo da evitare rotture
fotoincisioni del kit forniscono le le ali ed effettuate le necessarie stuc- dovute alla zavorra.
antenne e altri dettagli non sempre cature. Qui ha trovato impiego lo
convincenti. La plastica è buona, le stucco liquido Gunze Mr.Surfacer, il COLORAZIONE E DECAL
incisioni negative fini e i trasparenti di cui eccesso può essere rimosso con
buona qualità. Una vera novità del un bastoncino cotonato intriso di Una volta applicato un preshading le
giorno d’oggi avrebbe magari le diluente per lacca Mr.Thinner. Prima superfici inferiori sono state colorate
superfici di governo separate e la di incollare la parte anteriore del con l’RLM76, mentre per la livrea
possibilità di aprire o chiudere il tet- cockpit occorre reincidere le pannel- superiore a due toni ho impiegato
tuccio. lature perse, oltre a ciò bisogna l'RLM75 e l'RLM74. La colorazione è
Il principale motivo della scelta della appesantire notevolmente il modello stata effettuata ad aerografo a mano
scatola Dragon è che quella Revell sia nella fusoliera sia nelle gondole, libera. Ad asciugatura avvenuta è
non consente di realizzare un onde evitare che si sieda sulla coda. stato dato il trasparente lucido, per
Ta.154V3 con il radar FuG212 Solo completata questa fase sono favorire la posa delle decal; queste,
Liechtenstein C1 senza dover ricorre- stati aggiunti i motori alle gondole. Il stampate da Cartograf, sono di quali-
re alle autocostruzioni. passaggio più complicato consiste tà eccellente. Gli stencil mancanti
nella correzione del carrello. A terra il sono stati prelevati dal foglio della

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Il cockpit

L’interno è stato colorato e invecchiato. Il pannello


strumenti è stato dotato di cablaggi, visibili a model-
lo completato.

Vista del cockpit prima della colorazione, è stato


fatto un uso molto limitato di fotoincisioni.

Si notano le belle
imbracature precolo-
rate Eduard.

Il cockpit assieme al pozzetto del carrello


va inserito dentro una semifusoliera.

scatola Revell. Dal punto di vista


dimensionale i codici di fusoliera
sono risultati un po’ troppo piccoli, un
difetto che non è stato corretto per
questioni di tempo e di mancanza di
alternative. Una volta asciutte le
decal, queste sono state protette con
il trasparente lucido, al quale è segui-
to un lavaggio sottile con i colori a
olio diluiti. Il preshading, soprattutto
nelle zone di sovrapposizione dei due
colori mimetici, era sparito, di conse-
guenza è stato ripristinato con lo
Smoke della Gunze. Le parti bianche
delle croci sono state spente legger-
mente con una velatura del medesi-
mo colore. Le tracce dei fumi realiz-
zate ad aerografo sono state raffor-
zate con i pigmenti Mig Productions
dati a pennello. La finitura del model-
lo è stata fatta con il trasparente sati-
nato onde evitare l’effetto gessoso
del trasparente opaco. A questo
punto sono stati aggiunti tutti gli ele-

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Montaggio

Fusoliera e ali 1

1) Per poter adattare le ali alla parte superiore della fusoliera sono state
necessarie stuccature.

2) Il muso non è molto preciso.

2 4

5 6

3) Le pannellature cancellate dalla


carteggiatura vanno reincise con 7
l’aiuta di un nastro Dymo e un
buon incisore.

4) Anche la porzione trasparente


è stata corretta.

5) Zavorrare il Ta.154 non è facile,


parte del piombo va nelle gondole
motore.

6) Facciamo qualche prova pratica


prima di chiudere, in modo da
non avere poi brutte sorprese.

7) Vista della parte inferiore del


modello verniciata.

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Il carrello

Da questa angolatura sembra proprio una zanzara. Il problema è che il velivolo è troppo alto sul carrello prin-
cipale!

Per prima cosa occorre accorciare Poi si passa agli ammortizzatori, Le parti, una volta dotate di perni
la gamba del carrello nella parte che vanno accorciati di ben 2 mil- sono state incollate con la cianoa-
superiore, facendo riferimento alle limetri. crilica.
foto storiche per capire quanto si
deve tagliare.

Qui si vede il risultato di tutto il


lavoro.

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Montaggio

Una volta montato, il carrello accorciato ha restituito al velivolo il suo aspetto originale.

menti realizzati a parte, usando solo


colla cianoacrilica in gel. Il cavo del-
l’antenna è stato realizzato con una
lenza da pesca sottile.

CONCLUSIONE
Chi desidera
aggiungere
un Ta.154
con il
FuG212 alla
propria collezione
senza intraprendere autocostruzioni
non ha scelta e deve procurarsi la
scatola Dragon, mentre gli altri
modellisti possono prendersi la sca-
tola Revell con meno opzioni ma
decisamente più economica. Le
fotoincisioni Dragon non sono deter-
minanti per la riuscita del kit; nel com-
plesso il modello è corretto dimensio-
nalmente e adatto anche ai princi-
pianti. Chi non fosse soddisfatto dal
dettaglio del cockpit e del motore può
trovare utili elementi nell'aftermarket.
SKYMODEL

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JASTA 30 di
Alessandro Bertolotti
AMB Brescia

Modelli: EDUARD

Per ricordare il Centenario della


Grande Guerra ho voluto realizza-
re un diorama dedicato alla vita
quotidiana in un campo di volo
tedesco, ispirandomi ad alcune
foto dell'epoca e con l'aggiunta di
idee in libertà poetica.

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Montaggio
Studiando un po’ la storia del Pfalz
D.IIIa del Jasta 30, ho dedotto che il
velivolo del pilota von der Marwitz e
quello di Erich Kaus potrebbero
avere vissuto insieme per un breve
periodo nella primavera del 1918. Ho
quindi iniziato il progetto “Jasta 30”
con l'aereo più tosto, cioè quello di
Erich Kaus.

PFALZ D.IIIA DI
ERICH KAUS
Si tratta di un Eduard profipack obso-
leto, pagato in lire ma ancora oggi un
kit valido.

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INTERNI Il motore riceve una base di grigio allu- il primer Mr.Surfacer 1200 diluito al
minio con testate e cilindri neri. Le alet- 50% con il diluente Mr.Thinner dato
Li ho modificati il minimo indispensa- te di raffreddamento si mettono in risal- ad aerografo, seguito dal bianco
bile per poter poi passare alla verni- to con un dry-brush grigio alluminio. Tamiya e dallo Sky Grey in modo da
ciatura esterna; ho dovuto dettagliare creare già luci e ombre.
il motore rifacendo molle, bilancieri e MONTAGGIO Si prosegue tagliando le decal a
cavi delle candele, perché poi rimar- misura con precisione, usando una
rà ben poco in vista. Il montaggio è proseguito secondo le lama ben affilata.
Per l’interno ho utilizzato i colori a olio istruzioni, facendo delle piccole Si immergono le decal in acqua tiepi-
per imitare le venature del legno: modifiche nelle prese d'aria anteriori da e si fissano con i liquidi
base di Flesh Gunze ad aerografo, e realizzando dei fori passa cavo; non Microscale.
poi con il pennello e il colore a olio, contento, ho separato le superfici di Si completa il giorno seguente con il
dando pennellate nel senso delle governo del velivolo. trasparente lucido.
venature; ho utilizzato un arancio di Ho quindi realizzato il diamante aran-
Marte. Per le centine ho utilizzato un LOSANGHE ALA cio posto al centro dell'ala, usando
colore marrone più scuro in modo da SUPERIORE una mascherina di carta non adesiva
farle risaltare rispetto al fondo. per evitare di danneggiare le losan-
L’abitacolo si completa dipingendo i Per le losanghe ho usato le decal ghe. I bordi neri sono striscioline di
dettagli con gli acrilici Vallejo. della Wood & Wire, che hanno dei decal. Per finire si applicano le croci e
colori molto convincenti. Si parte con i rinforzi.

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Montaggio

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Montaggio

LA FUSOLIERA
Ha una verniciatura complessa. Si
inizia dai piani di coda e con una
mano di bianco puro si realizza il
bordo nero con maschere e quindi il
diamante arancio.
Il resto della fusoliera è in un bianco
leggermente più scuro rispetto alla
coda, come se fosse stato pitturato
sul Silbergrau Pfalz, ottenuto dando
un fondo grigio e una velatura bianca.

Sotto l'abitacolo sia a destra sia a


sinistra ci sono i diamanti arancioni,
realizzati con la medesima tecnica di
quelli dei piani di coda; la loro posi-
zione dovrà essere più precisa possi-
bile perché saranno i riferimenti del
prossimo step di verniciatura.

Le strisce di fusoliera sono in un gri-


gio topo, l’XF63 Tamiya. La prima riga
sarà quella che darà la posizione a
tutte le altre ed è quella che passa al
centro del diamante. La difficoltà sta
nel centraggio, visto che la forma
della fusoliera non dà riferimenti,
ecco perché le estremità del diaman-
te saranno fondamentali per la posi-
zione. Col nastro adesivo ho realizza-
to le due righe centrali sia a destra
sia a sinistra, poi con la medesima
tecnica ho creato tutte le altre stando
attento agli spazi.

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Il prossimo step sarà l'applicazione ELICA precedenza; per la zona chiara ho


delle losanghe sull'ala inferiore usan- usato il 70913 con un piccola aggiun-
do la tecnica utilizzata in precedenza Per realizzare l'effetto legno ho ado- ta di bianco. L’elica si termina dando
sull'ala superiore. perato una matita marrone scuro, con una mano di lucido e riproducendo le
la quale ho tracciato la zona di legno venature con un terra di Siena a olio.
scuro, poi con il marrone 70984
Vallejo ho dipinto la parte tracciata in

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Montaggio
MONTAGGIO FINALE
Si colorano gli ultimi particolari e i
montanti alari, il carrello e si continua
fissando il carrello principale e l'ala
superiore. Per finire si creano i tiranti
usando il filo elastico da 0,1.

PFALZ VON DER MARWITZ


Anche questo modello è un Eduard,
a differenza del primo è una scatola
week-end-edition con l'aggiunta di
fotoincisioni. Gli interni e il montaggio
sono identici al modello precedente,
quindi si può presto passare alla ver-
niciatura esterna.

VERNICIATURA
È molto semplice visto che l'aereo
era quasi tutto in Red Wine, la diffi-
coltà è stata ricreare un colore ade-
guato. Ho mescolato 1 parte di X7
Tamiya più 2 parti X16 più 1 parte di
XF9. Ho iniziato con la zona superio-
re delle ali schiarendolo il vinaccia
con l'aggiunta di XF15, poi ho
mascherato le zone che restano più
in luce con un nastro da 0,5 mm e ad
aerografo ho steso il colore puro
prima di ombreggiare le zone in
ombra con lo Smoke. Le parti inferio-
ri e la cofanatura motore sono in gri-
gio argento tipico Pfalz, ho adoperato

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Montaggio

il Barley Grey della Gunze che si


avvicina molto a quel colore; ho pro-
seguito coi diamanti arancio tramite
mascherine in nastro adesivo, lucido
e decal.

DIORAMA
Nel diorama ho voluto riprodurre un
hangar, prendendo spunto da foto del
Jasta 30 in Phalempin. Ho iniziato
dalla struttura portante realizzata con
del compensato di 4 mm per poi rive-
stire la facciata con dei listelli di legno
(quelli usati per velieri di legno). Sul
lato destro ho riprodotto una parete
in mattoni, intagliando della balsa
rivestita poi di stucco. Con molta
pazienza ho applicato dei lavaggi e

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Montaggio

dei dry-brush per imitare l'invecchia-


mento del legno, per finire ho dipinto
i mattoni.
Per il terreno, per questo diorama ho
voluto sperimentare il prodotto terra
scura Tamiya per velocizzare il lavo-
ro. Ho ricreato luci e ombre con dry-
brush e lavaggi, poi a seguire ho
aggiunto l'erbetta in varie tonalità.

I FIGURINI
Sono in buona parte modificati; come
base ho utilizzato quelli della ICM
provenienti da personale del secondo
conflitto mondiale adattandoli al per-
sonale tedesco della Grande Guerra.
Durante la realizzazione ho effettuato
diversi cambiamenti. Per completare
il diorama ho aggiunto degli accesso-
ri in parte autocostruiti: cavalletti,
scale, carrello porta bidone.
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PANAVIA
TORNADO GR.1
IMPERIAL WAR MUSEUM DUXFORD
foto di Jay Laverty
testo di Lorenzo Borgesa

La GR1 è la prima versione britan-


nica del cacciabombardiere
Tornado ed è quella più simile
all’IDS italiano e tedesco. Le versio-
ni successive differiscono in molti
dettagli dagli esemplari nostrani,
soprattutto a livello di strumenta-
zione ed armamenti impiegabili.

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Close-up

Il Tornado è armato con due cannoni


Mauser BK-27 da 27mm, con una caden-
za di fuoco di 800 oppure 1600 colpi al
minuto; i bossoli esausti vengono rac-
colti in un contenitore interno.
Al disotto della sonda di rifornimento si
trova una delle sonde dell’indicatore del-
l’angolo d’incidenza; l’altra si trova sul
lato sinistro della fusoliera.
L’apertura davanti al vano carrello princi-
pale è lo sfogo dei gas caldi dell’impian-
to di pressurizzazione.
Sulle estremità alari, in prossimità del
bordo d’uscita, oltre alla luce di naviga-
zione sono presenti due luci di forma cir-
colare e di colore blu per il volo in forma-
zione stretta notturna.

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24 a 31 tornado:48 a 53 balilla closeup 3-11-2016 11:37 Pagina 26

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Close-up

La gamba carrello anteriore dei


Tornado più anziani è dotata di due
compassi antitorsione, mentre i veli-
voli di costruzione più recente ne
hanno uno solo, posizionato ante-
riormente. Le ruote del carrello prin-
cipale sono del tipo «ad alta pressio-
ne» e sono dotate di 26 strati di tela.

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Il motore RB 199 è «trialbero», cioè dotato di tre turbine che muovono altrettanti compressori.
L’involucro che racchiude le parti mobili è quasi totalmente costruito in titanio. L’ugello è a geometria variabi-
le e va all’apertura massima al momento dell’accensione del post-bruciatore .

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Close-up

Ogni motore è dotato di una «scatola ingranaggi» (Gearbox); essa è posizionata nella parte inferiore del pro-
pulsore per facilitare l’accesso degli specialisti attraverso i pannelli mobili del ventre del velivolo.
Ogni gearbox aziona una pompa idraulica, un generatore elettrico ed alcune altre utenze necessarie al funzio-
namento del velivolo; in caso di avaria ad uno dei due motori, il restante è in grado di far funzionare tutte le
utenze elettriche ed idrauliche del Tornado.
Il grosso cilindro posizionato nella parte anteriore della gearbox è il serbatoio dell’olio motore.
Ogni motore può essere sostituito in pochissimo tempo e posizionato su appositi carrelli di manutenzione
che ne permettono la rotazione sui tre assi per facilitare l’accesso a tutti i suoi componenti.

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24 a 31 tornado:48 a 53 balilla closeup 3-11-2016 11:37 Pagina 30

I motori sono dotati di due inversori di spinta «a con-


chiglia»; essi sono azionati dal pilota tramite le due
manette motore e si estendono per mezzo di un
motore pneumatico che funziona con l’aria spillata
dal compressore.
Gli inversori di spinta si trovano sempre in posizione
retratta quando i motori sono spenti.

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Close-up

Il Tornado è dotato di un gancio d’arre-


sto che viene usato in caso di malfun-
zionamento degli inversori di spinta.

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X15A-2
UNOFFICIAL WORLD SPEED RECORD

Difficile, leggendo la
sue note tecniche e le
caratteristiche, non appassionarsi
alla storia di questo incredibile velivolo e
dei suoi 199 voli, durante i quali fu testato
ogni genere di tecnologia allo scopo di
sviluppare sistemi e materiali utili per
affrontare i viaggi nello spazio e i voli
ad alta velocità.

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Montaggio

di
Francesco Pigoli “Pullo”
foto di Simone Rampichini

Modello: MPM

L’X15 svolgeva parte del suo volo


oltre l’atmosfera, persino ad altitudini
superiori ai 100 km: molto spesso
infatti i suoi piloti venivano insigniti
delle ali da astronauta. In condizioni
esatmosferiche, le superfici aerodi-
namiche tradizionali perdevano di
efficacia, dato che la minore densità
non consentiva un controllo del veli-
volo. In queste condizioni l’assetto
dell’aereo era attuato con razzetti di
spinta alimentati a perossido di
azoto, posizionati sul muso e sulle ali,
esattamente come avviene per il con-
trollo dei mezzi spaziali, Space
Shuttle compresi. Per l’azione su
questi “thruster” veniva usata la clo-
che di sinistra, filtrata da un sistema
di controllo (abbastanza sofisticato
per l’epoca) che creò non pochi pro-
blemi di messa a punto. Il controllo

La zona dello scarico del motore razzo a propellente liquido Thikol


XLR99 è stata dotata di piccoli dettagli sul bordo dell’anello esterno
e di uno sfiato al quale dare poi profondità. Sul conetto di 8 mm di
diametro è stata riprodotta la complessa geometria di sfumature cro-
matiche prodotte dai gas. Su un fondo color panna ho mascherato le
sottili linee a raggiera, quindi ho annerito con della polvere di grafite
e contro-mascherato il resto del cono prima di spruzzare del bianco.

I tubicini di sfiato dei vapori dell’ossigeno liquido e dell’ammoniaca


anidra sono stati rifatti grazie a
un set di aghi da siringa e usan-
do i terminali in plastica del kit.
Sono stati dipinti con Alclad
color alluminio e dotati di strisce
di alluminio da cucina per simu-
lare le regge.

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delle superfici aerodinamiche era


invece attuato sia con una tradiziona-
le consolle centrale sia con quella
laterale destra.
Il carrello anteriore era una elemento
molto importante dell’X15; oltre alle
doti di resistenza alla compressione
e di robustezza, doveva poter essere
estratto in sicurezza. Per questo
motivo gli ingegneri della North
American avevano ideato un sistema
meccanico che sfruttava il vento rela-
A canopy chiuso, dai due oblò ellittici ben poco si vede dell’interno. È tivo per attuare il cinematismo: una
stato necessario adattare il canopy alla fusoliera utilizzando uno spes- parte del portello del carrello veniva
sore di plasticard, colla cianoacrilica e carteggiatura. Il telaio delle pal- abbassato alla stregua di un freno
pebre che proteggevano l’oblò sinistro è stato modificato perché l’origi- aerodinamico ed esposto alla veloci-
nale, con l’introduzione del rivestimento termico bianco, aveva l’incon- tà relativa del vento, quest’azione
veniente di liquefarsi. L’X15A-2 nella livrea “nera” non ha questo parti- innescava l’estrazione del carrello,
colare. che veniva infine bloccato in posizio-
ne completamente estesa.
L’X15 era un aereo razzo “parassita”
e veniva portato in quota appeso allo
speciale pilone subalare di un B52
(chiamato “Ball 8”) appositamente
modificato. Per la movimentazione a
terra veniva usato uno speciale
“transport dolly” agganciato all’altez-
za della pinna ventrale; questo carrel-
lo, grazie a martinetti idraulici, aveva
diverse configurazioni che permette-
vano la movimentazione e il supporto
del velivolo nelle varie configurazioni
nelle quali si presentava.
Approfondendo la storia e lo sviluppo
del progetto scoprii che la livrea bian-
ca era dovuta all’applicazione di un
rivestimento anticalore che era stato
sviluppato per raggiungere velocità
ancora maggiori di quelle permesse
dalla lega Iconel-X. Questo speciale
rivestimento sperimentato sull’X15 è
stato oggetto di innumerevoli tecni-
che di riproduzione in scala, rappre-
sentando la vera sfida da vincere per
avere in vetrina un modello degno di
nota.
L’X15 era, nei suoi tre esemplari
costruiti, un banco di prova volante
che subiva modifiche, miglioramenti
La vasca, le paratie laterali e il e cambi di configurazione a ogni volo.
seggiolino in resina sono fine- Il modellista fedele all’accuratezza
mente riprodotti da scatola. Le storica dovrebbe quindi individuare le
paratie laterali sono state detta- caratteristiche della riproduzione
gliate in scratch, per il resto molto dell’X15 che vuole realizzare.
hanno fatto le fotoincisioni pre- Nel mio caso, la scelta più accatti-
colorate, fedeli soprattutto nella vante era quella di rappresentare la
consolle centrale. livrea con cui il 6 ottobre 1967 il veli-
volo aveva stabilito, con “Pete” Knight
ai comandi, il record assoluto (non
ufficializzato) di velocità, raggiungen-
do i 6.76 mach durante i 10 minuti
scarsi nei quali l’aereo razzo aveva
percorso il corridoio tipico di ogni
missione, attraverso i grandi laghi
salati tra le basi di Wendover ed
Edwards.

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Montaggio

Per il dettaglio del canopy ho tenu-


to solo la leva per l’apertura delle
Il simulacro del Dummy Scramjet era tipico del programma X15A-2 e
palpebre e la paratia posteriore.
veniva agganciato alla pinna ventrale. Ho ricostruito l’interno
Con poco lavoro si possono ripro-
e il suo carrellino.
durre le due lampade che illumina-
vano la consolle centrale e la
videocamera di registrazione.

Di questo record sono presenti in rete


alcune buone fotografie e un filmato,
che in pratica è una sorta di “walka-
round” del velivolo parcheggiato al
rientro da quello che era stato il suo
188° volo.
L’aspetto dell’aerorazzo antecedente I pattini della slitta di atterraggio sono stati allungati di 1 mm;
al volo mi attirava parecchio, soprat- ricostruire gli attuatori e gli ammortizzatori completa la lavorazione
tutto nelle foto che mostravano l'abi- in questa parte. Ho inserito delle spine di rinforzo per irrobustire
tacolo chiuso; i due serbatoi ausiliari l’attacco dei perni in fusoliera, poiché il modello avrebbe poggiato
(tipici della versione A-2) creavano tutto il peso su questi minuscoli pezzi.
un gradevole contrasto con le linee
filanti del velivolo ed erano pieni di
dettagli e connessioni idrauliche. Il
carrellino di trasporto testimoniava
l’eccezionalità del profilo di missione, Il vano carrello, pesantemente iso-
con l’aereo sganciato dall’onnipre- lato dalle altissime temperature
sente B52 come un gigantesco missi- del volo, meritava un dettaglio ade-
le. D’altra parte, come si poteva non guato. Le gambe del carrello inve-
approfittare delle belle fotoincisioni ce ho preferito rifarle poiché, per
pre-colorate, del seggiolino in resina, riprodurre il giusto assetto nei due
molto sottile ed accurato, per detta- modelli, avrei dovuto modificare
gliare a dovere l’abitacolo e mostrar- l’altezza dell’ammortizzatore: com-
lo aperto? La soluzione? Semplice: presso nel modello post-volo ma
“Ne faccio due!”. molto esteso nell’X15 pre-volo.
Rappresentare lo stesso velivolo nei Oltre a ricostruire il vano è consi-
due aspetti, prima e dopo la missio- gliabile correggerne i bordi,
ne, consentiva di riunire in una stes- soprattutto anteriormente. Il profi-
sa basetta tutte le caratteristiche lo dello stesso, infatti, appare (dal
principali. Il processo di costruzione vero) più largo di come riprodotto
sarebbe stato pressapoco lo stesso. nel kit.
Ecco quindi che nel modello post-
volo l’abitacolo sarebbe stato aperto,
la slitta di atterraggio estesa e il car-
rello anteriore compresso dall’enor-
me momento angolare sofferto all’at-
terraggio. Viceversa, il pulitissimo
modello “pre-volo” avrebbe mostrato
gli enormi serbatoi, l’abitacolo chiuso
sarebbe servito per evidenziare la
pulizia aerodinamica dell’apparec-
chio, sorretto dal “transport dolly” di
servizio.
Per l’acquisto del secondo kit MPM
ho optato per la versione base e non
“hi-tech”, ovvero senza fotoincisioni e

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La deriva a cuneo richiede alcuni


aggiustamenti. Il pezzo trapezoida-
le del supporto della sfera di elio
andrà incollato a filo con la fine
della fusoliera. La deriva è suddivi-
sa nella parte superiore e in quella
inferiore comprendente gli aero-
freni; tutti i pezzi possono essere
fissati a partire da quello già incol-
lato, senza timore di sbagliare
posizionamento.
Per semplicità, poiché sarebbe
stato difficile fissare gli aerofreni
superiori saldamente (visti i bordi
sottili), ho deciso di rimpiazzare i
pezzi del kit con altri creati in pla-
sticard. In questo modo ho potuto
adattare con precisione questi ele-
menti nella deriva e, visto lo spes-
sore rilevante, incollarli senza
temere che si staccassero nelle
fasi avanzate di costruzione.
Dettaglio importante: gli aerofreni,
inferiori e superiori, oltre a essere
uguali nella forma e nelle dimen-
sioni dovranno essere perfetta-
mente allineati in verticale.

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Montaggio
Il carrello in resina va ampiamente
rivisto, a partire dalle ruote sovra-
dimensionate che vanno sostitui-
te; occorre poi ricostruire i brac-
cetti e inserire due rod di 1 mm nei
martinetti principali che andranno
infilati nella fusoliera, opportuna-
mente forata. Altri piccoli dettagli
in plasticard arricchiscono il car-
rello di servizio e lo preparano per
la colorazione.

carrellino di trasporto. della stessa, mentre nel modello a te. In questa lavorazione è stato
Rappresentando diversamente i due slitta retratta tutto ciò non era ovvia- molto utile il confronto con i serbatoi,
modelli non mi serviva avere tutti i mente necessario. posizionati a secco, per stabilire
dettagli duplicati e, dato che le due Gli scarichi delle APU, posizionati anche i vari riferimenti sugli stessi, in
scatole avevano il medesimo foglio dietro l’abitacolo e riprodotti con i primis la posizione degli attacchi
decalcomanie, non avrei avuto pro- soliti aghi da siringa tagliati a “fetta di idraulici alla fusoliera. Una foto che è
blemi a rappresentare i due X15 salame”, sono stati fissati prima del- stata molto utile a questo scopo era
bianchi. l’incollaggio delle semifusoliere e car- stata scattata da una certa distanza e
teggiati a dovere. Le foto documenta- riprendeva il velivolo esattamente di
IL MODELLO li aiutano a posizionare questi sfoghi lato.
nella posizione e nell'orientamento L’ablativo MA-25S, una volta applica-
L’aerodinamica dell’X15 è abbastan- corretti, dato che sono differenti nei to, nascondeva ogni segno di rivetta-
za semplice, anche se non banale. due lati. tura, così tipico negli X15 in livrea
La fusoliera aveva la forma di un cilin- Qualche attenzione in più va dedica- nera/metallica. Dato che però in alcu-
dro, ovviamente privo di prese d’aria ta all’incollaggio della piastra poste- ne zone veniva applicata una
essendo propulso da un endoreatto- riore, alla quale viene incollato l’ugel- mascheratura, le rivettature erano
re, ed era caratterizzata da estensio- lo di scarico, molto fine e ben rappre- visibili su alcuni pannelli. Sempre
ni laterali, le cosiddette “chine”, che si sentata: una volta incollato, il pezzo seguendo le foto le ho quindi realiz-
sviluppavano da dietro l’abitacolo fino va stuccato in modo che vi sia un zate con un punteruolo, lisciando e
alla coda, decisamente tronca. Nel kit angolo il più possibile retto tra la rifinendo il tutto con carta abrasiva.
quindi l’assemblaggio della fusoliera fusoliera e la paratia, possibilmente Nel modello privo di serbatoi le pan-
è risultato piuttosto semplice e le non mostrando “arrotondamenti” dato nellature (da creare) erano anche
migliorie di lieve entità. che la parte posteriore della fusoliera quelle in corrispondenza dei piloni
Nel modello che avrei rappresentato era, come già detto, tronca. che sostenevano i serbatoi. Queste
con la slitta estratta dopo l’atterraggio Una volta incollate le due semifuso- pannellature, assenti nel kit, identifi-
ho creato maggiore profondità nei liere ho re-inciso alcune pannellature cavano dei portelli che probabilmente
pozzetti che alloggiavano gli attuatori sulle chine, nel kit poste a quote erra- si aprivano allo sgancio dei serbatoi.

Una modifica che ha messo vera-


mente alla prova la mia pazienza è
stata quella di rifare forellini e pan-
nellature in corrispondenza dei
musetti, rappresentanti otto dei
dieci ugelli dei razzi di manovra uti-
lizzati al di fuori dell’atmosfera.
Guardando le foto dal vero, infatti,
ho scoperto – con disperazione –
che gli assi degli ugelli non erano
allineati con la fusoliera, ma inclinati di qualche grado. Gli strumenti sono sempre gli stessi: micropunte e
incisore, il resto, come detto, è solo pazienza.
Il tipico sensore di assetto nella punta del muso, ovvero la sfera chiamata “Q-ball”, che con la sua particolare
tecnologia sostituiva il tradizionale tubo di Pitot inefficace alle velocità estreme raggiunte in questi voli;
aveva un diametro di 6,5 pollici ed è stata riprodotta con una sferetta da cuscinetto.

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Il trentunesimo volo compiuto dall’X15 n. 2 si concluse con un disastroso atterraggio: per problemi alla manet-
ta il motore non riuscì a erogare tutta la spinta richiesta e si rese necessaria la procedura per l'atterraggio d'e-
mergenza. Dato che i guai solitamente non arrivano mai soli, gli ipersostentatori alari nella fase di avvicina-
mento non si azionarono, in conseguenza di ciò la velocità di atterraggio fu molto più alta del previsto e pro-
vocò il cedimento di uno dei semicarrelli. Quello che ne risultò fu un velivolo pesantemente danneggiato, con
anche il pilota, McKay, abbastanza acciaccato, ma nulla di irreparabile per entrambi. L’occasione fu propizia per
ricostruire il velivolo X in una versione “pimpata”, che avrebbe permesso di aumentare le sue già mirabolanti
prestazioni e di raggiungere velocità ancora maggiori.
Oltre all’allungamento della fusoliera e all’irrobustimento del carrello anteriore, la differenza sostanziale tra
l’X15A-2 e gli altri due X15 era la presenza di due serbatoi agganciati lateralmente. Venivano sganciati attorno
a una velocità di Mach 2-2.2 attraverso quattro cartucce a gas e due razzi a propellente solido, che fornivano la
spinta per la corretta separazione.
I serbatoi del kit sono buoni nella forma, anche se ho il sospetto che siano lievemente più corti del dovuto. Li
ho comunque assemblati senza modificarli, dato che, una volta fissati a secco, il tutto aveva un aspetto con-
vincente. Ho comunque provveduto ad affilare un po’ la punta, dato che dalle foto reali sembra che fosse più
appuntita.
Dopo aver rivisto le pannellature (soprattutto quelle del serbatoio sinistro, che da numerose foto presentava la
parte posteriore suddivisa con pannellature cilindriche regolari) ho forato gli stessi in corrispondenza dei col-
legamenti idraulici in fusoliera (due anteriori e quattro, di diverso diametro, posteriori).
I piloni di supporto sono anch’essi ben riprodotti, necessitando solo di alcune pannellature sulla parte ester-
na.
Dopo questi passaggi era arrivato il momento di ricostruire i piccoli dettagli che costellavano i serbatoi. Questi
ultimi erano infatti dotati di parecchi tubicini idraulici, scarsamente visibili dato che erano tutti rivolti verso l’in-
terno.

Dopo queste rifiniture era arrivato il ventrale, modificata dalla sua forma pezzo del kit portandolo alla giusta
momento delle superfici aerodinami- originale rastremata in un profilo lunghezza e lavorandolo sul bordo di
che. Gli impennaggi orizzontali del netto per consentire il fissaggio del attacco per ottenere il giusto profilo.
kit, buoni e solamente da assottiglia- dummy scramjet. In seguito ho utilizzato il pezzo otte-
re, necessitano di spine per un age- Riprodurre il modello nelle condizioni nuto come riferimento per creare la
vole incollaggio finale, non essendo- in cui si presentava appena dopo l’at- pinna danneggiata. Quest’ultima è
ne provviste. Le ali, anch’esse assot- terraggio voleva dire, prima di tutto, stata costruita con plasticard utilizza-
tigliate, hanno ricevuto sul dorso riprodurre la sezione danneggiata. to come telaio sul quale sono state
(dopo qualche confronto per stabilir- Alle difficoltà di ricostruire un pezzo incollate due sottili lamine in acetato,
ne la giusta posizione) i forellini dei convincente che simulasse lamiera preventivamente forate e deformate
restanti razzi di assetto, posizionati consumata e cotta dal calore si tramite un bisturi, ovviamente
all’incirca alle estremità alari. aggiungeva il fatto che MPM non for- seguendo, per quanto possibile, le
Sulle superfici verticali si concentra- nisce pezzi accurati di queste parti. In numerose foto esistenti.
no le peggiori inesattezze del kit, particolare, il pezzo riproducente la
nonché il maggiore lavoro di autoco- pinna ventrale è più lungo del dovuto, COLORAZIONE
struzione. Nel corso del volo del comprendendo, di fatto, anche i freni
record, la frizione aerodinamica e il aerodinamici, come si può notare La livrea bianca che caratterizzava
conseguente surriscaldamento dan- nelle foto. l’X15A-2 era dovuta all’applicazione
neggiarono pesantemente la pinna Prima di tutto ho quindi modificato il di un rivestimento ablativo anticalore

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Montaggio

Sul primer nero Alclad sono state applicate le mascherature lungo i bordi dei pannelli rimovibili, usando sotti-
li striscette di nastro Tamiya per poi passare allo strato rosa tenuto chiaro per l’effetto scala e agevolare la suc-
cessiva copertura con il bianco. Lo strato di ablativo era posato con differenti spessori lungo tutta la fusoliera,
questo creava una livrea finale non propriamente uniforme; per questo neppure io mi sono preoccupato di ren-
derla uniforme. Ho preparato un bianco opaco Gunze corretto con qualche goccia di nero per il modello pre-
volo e un bianco con qualche goccia di Buff Tamiya per il modello post-volo, quest’ultimo al fine di rendere l’ef-
fetto giallastro, dovuto al calore.
L’applicazione degli strati successivi di bianco (tanti) è stata eseguita sul modello “nuovo” togliendo da subito
le mascherature delle strisce nere, questo perché in questo modello i contorni netti dovevano apparire solo leg-
germente, quasi in trasparenza.
Nel modello “invecchiato” invece, dato che queste strip erano molto più evidenti (per l’erosione dello strato pro-
tettivo bianco), ho spruzzato qualche strato di bianco prima di togliere le mascherine e ricominciare a posare
strati.
Questa fase è durata fino a quando mi è parso che gli aspetti dei due modelli fossero una buona rappresenta-
zione di quello che potevo notare dalle foto.

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Tutta la piastra posteriore è


stata dipinta in acciaio Alclad.
Per evitare di trovarmi con due
X15 glitterati, ho mascherato
accuratamente tutta la zona da
dipingere e “insacchettato” i
due modelli dentro due buste-
gelo a tenuta stagna. La zona è
stata in seguito differenziata
nelle tonalità e resa simile a
come appare nelle foto dal
vero, usando polveri metalli-
che Tamiya e pigmento smoke
AK.

L’X15 bianco aveva la caratteristica di essere totalmente privo di stemmi NASA e di coccarde di nazionalità.
Anche le targhette di servizio erano poche e ridotte ai minimi termini.
Una volta posate però, con loro non era ancora finita: nelle foto dal vero avevo notato degli sbuffi di vernice
sulle targhette rosse sotto il canopy, anche prima della missione. Ho riprodotto questo effetto picchiettando
opportunamente le zone interessate con una spugnetta imbevuta di bianco.
Il modello post-volo ha ricevuto lo stesso trattamento, più accentuato, oltre a una desaturazione generale, rea-
lizzata con il bianco Gunze diluito al 90° e passato in strati sottili.
Uno strato di trasparente satinato e opaco, rispettivamente sul “prima” e sul “dopo”, ha preparato i modelli per
la fase finale.
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Montaggio

Tutta la zona dell’aerofreno è stata picchiettata con un pennellino sottile


con il black smoke Mig, insistendo con più convinzione nelle zone che dove-
vano apparire più carbonizzate. Dopodiché è stata la volta del provvidenziale pig-
mento della Vallejo bianco titanio, utilissimo a creare l’effetto “cremato”. Quest’ultimo è stato posato soprat-
tutto sui bordi d’attacco e in corrispondenza delle zone in cui era simulato il metallo consumato, oltre che per
uniformare gli effetti dove era ancora presente la vernice bianca. Collaudata la tecnica, questa è stata replica-
ta su tutte le zone della coda, sempre utilizzando principalmente il pigmento smoke come base e il bianco
Vallejo come rifinitura.

sviluppato dalla Martin Marietta, rappresentare correttamente la livrea


denominato MA-25S. Da una lettura di un modello la cosa migliore che
più approfondita della documentazio- puoi fare è cercare di capire da cosa
ne si scopre però che l’ablativo in è costituita, tentando di riprodurla di
questione era in realtà di un bel rosa, conseguenza. Questa mi è parsa
dato che ciò che rendeva la livrea l’occasione giusta per mettere in pra-
bianca era un ulteriore strato di rive- tica i suoi consigli.
stimento, il Dow Corning DC90-090, Una volta dato il bianco, le colorazio-
che serviva a evitare che l’ablativo ni dei due X15 hanno preso due stra-
rosa reagisse, con effetti indesiderati, de differenti. Per la riproduzione pre-
con l’ossigeno liquido in caso di per- flight si trattava di completare i pochi
dite o fuoriuscite accidentali. dettagli in fusoliera e preparare la
L’aneddoto che il velivolo fosse rive- posa delle decal, per il modello post-
stito di vernice bianca perché i piloti flight… anche, ma con un occhio alle
si sarebbero rifiutati di volare su un successive fasi di invecchiamento. Lo
aereo rosa è una leggenda metropo- strato protettivo bianco si era eroso
litana. (o liquefatto) rivelando porzioni di
Sergio Russo mi ha ripetuto più di vernice rosa. Dove l’azione della fri-
una volta che, a parer suo, se vuoi zione aerodinamica era stata più inci-

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siva, anche quest’ultimo ablativo era foto con luce incidente del velivolo CONCLUSIONI
stato rimosso, rivelando il nero sotto- uscito dalla verniciatura era percepi-
stante. L’effetto era estremizzato bile la differenza di spessore tra i Onore al merito: il kit MPM, a parte
nella zona degli aerofreni a spacco e pannelli. le poche migliorie e correzioni
nella pinna ventrale, che risultò esse- descritte, è a mio parere una ripro-
re la parte più pesantemente dan- INVECCHIAMENTO duzione superba di questo incredi-
neggiata, arrivando persino a consu- bile aereo X.
mare il metallo e con un aspetto sulle L’invecchiamento del modello con i Pareri che giudico autorevoli, dopo
superfici decisamente carbonizzato. serbatoi è stato molto rapido: lavaggi aver visto i modelli, hanno espresso
Avendo posato il bianco acrilico su un selettivi a olio in corrispondenza delle (principalmente) la critica che l’X15
fondo a smalto, nelle zone interessa- pannellature e dei rivetti visibili nelle post volo è poco “usurato”. Ne sono
te ho eseguito una mia personale foto dal vero. Anche gli ipersostenta- pienamente consapevole, ho sem-
tecnica di “chipping”: utilizzando stuz- tori alari sono stati evidenziati, sem- pre avuto la mano leggera sui sog-
zicadenti con poco cotone avvolto pre con oli. Quello che non ho evi- getti invecchiati: in fondo sono sem-
attorno alla punta e imbevuto di puli- denziato è stato il bordo del canopy pre un aeroplanaro!
tore per aeropenne “tappo rosa” in posizione chiusa, dato che dalle A un certo punto ho deciso che il
Tamiya, ho asportato delicatamente il foto dell’epoca ero rimasto impres- modello mi piaceva così com’era e
bianco. sionato dal fatto che non si notasse ho interrotto le lavorazioni. Non me
In questo modo lo strato bianco veni- quasi per nulla la linea di giunzione. ne vogliano gli amici “carristi”, per i
va rimosso, a mio parere, in modo Rendere nell’altro modello gli effetti quali il modello è ancora pratica-
molto realistico, simulando bene il del calore è stata tutta un’altra storia. mente appena uscito di fabbrica.
fenomeno di asportazione dello stra- Ho iniziato il progetto dicendomi che Rimane la soddisfazione di aver
to superficiale. Agendo con un ci avrei pensato quando avessi inizia- provato a rappresentare l’X15 in
diluente per colori acrilici, ovviamen- to a dipingere, ma, di fatto, dopo il una livrea abbastanza inusuale e,
te, lo smalto rosa era preservato. Al chipping delle zone interessate ero se mi è permesso, neppure tanto
termine di questa fase ho carteggiato ancora aggrappato alle rassicurazio- semplice.
con carta abrasiva finissima le zone ni dell’amico Giuliano, carrista pluri- Modellisticamente mi sono stati
trattate, togliendo le imperfezioni e i blasonato, che continuava a ripetermi parecchio d’aiuto l’amico Dario,
pelucchi residui. che la “cosa si sarebbe fatta facil- vero esperto a 360° in “Materiali &
Nella zona nella quale avevo aspor- mente!”. affini”, e il già citato fuoriclasse
tato la vernice bianca era percepibile Dopo un’analisi delle foto e una rapi- Giuliano, che mi ha pazientemente
la differenza di spessore. L’effetto non da disamina la procedura è apparsa affiancato (con scarso successo,
è stato indesiderato: dalle foto e dal- abbastanza chiara e può essere rias- visto l’apprendista) nel processo di
l’aspetto dell’X15A-2 bianco, nel sunta in una parola: polveri. invecchiamento.
quale rivetti e pannellature erano La prima prova, effettuata sugli aero- A loro vanno il mio ringraziamento e
pressoché scomparsi, mi sono fatto freni a spacco superiori (mascherati la mia gratitudine, senza dimentica-
l’idea che lo strato di vernice protetti- opportunamente perché, di fatto, le re ovviamente quelli per l’amico-
va fosse molto spesso. In generale, uniche zone bruciacchiate della deri- fotografo Simone, sempre disponi-
un discreto “scalino” è stato mante- va) mi ha fatto una buona impressio- bile a ragguardevoli scatti.
nuto anche nella zona delle striscette ne. SKYMODEL
nere mascherate, dato che in alcune

Gli effetti sui bordi di attacco delle ali e degli alettoni sono stati riprodotti (tanto per cambiare) con la polvere
nera, depositandola sul bordo e trascinandola nella direzione del flusso con un pennello a testa piatta.
Dopo il trattamento con le polveri (abbastanza faticoso per la verità, data la spiacevole tendenza a sporcare
ovunque un modello, ricordo, totalmente bianco) queste ultime sono
state fissate con il trasparente opaco. Il resto degli effetti è stato
realizzato con filtri realizzati a olio, soprattutto nella parte poste-
riore del modello, usando ancora una volta le polveri (per ripro-
durre gli sbuffi causati dai razzi di separazione dei serbatoi) e
gli oli, con i quali ho evidenziato le pannellature più visibili.

42 SKYMODEL 92/16
43 mt speciale:72 model time speciale 3-11-2016 11:54 Pagina 54

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N1K1 di
Roberto Boscia

Modello: TAMIYA

KYOFU
Da sempre sono un appassionato di caccia a elica, soprattutto di
quelli che hanno combattuto durante la seconda guerra mondia-
le. Sono un amante di Spitfire e Me.109 ma non posso dimentica-
re la mia passione per i velivoli del “Sol Levante”. Quello di cui mi
accingo a raccontare la storia è il N1K1 Kyofu.

44 SKYMODEL 92/16
44 a 49 N1k1:20 a 25 fiat g55 3-11-2016 12:02 Pagina 45

Montaggio
IL SOGGETTO
Tamiya presente! La scelta non pote-
va che ricadere sulla scatola di fab-
bricazione nipponica. Sebbene porti
sulle spalle qualche annetto, il model-
lista non si pentirà del suo acquisto.
Ringrazio il mio amico Andrea Pinto
per averla scovata alla fiera di
Novegro del dicembre 2015. Il N1K1
Kyofu, chiamato in codice dagli allea-
ti Rex, era un idrocaccia della Marina
Imperiale Giapponese prodotto dalla
Nakajima Hikoki durante il 1942.
Parente strettissimo del N1K Shiden,
considerato uno dei migliori caccia
giapponesi della guerra, il Kyofu veni-
va utilizzato per missioni di pattuglia-
mento ed era capace di ammarare e
decollare con difficili condizioni
meteorologiche. Montava un motore
Mitsubishi MK4E Kasei a 14 cilindri
raffreddato ad aria, che poteva ero-
gare tra i 1460 e i 1530 CV; era arma-
to con 4 cannoni tipo 99 da 20 mm
che lo rendevano molto pericoloso
per gli avversari, anche quelli più
potenti.

MONTAGGIO
Come di consueto il montaggio è ini-
ziato dalla cabina di pilotaggio. Mi
sono limitato ad aggiungere qualche
cavetto in rame e della plastica
tagliuzzata da una vecchia scheda
telefonica, dato che il resto è una
buona base di partenza.
Soffermandomi su alcuni particolari,
ho assottigliato lo spessore del sedi-
le del pilota e aggiunto i fori di alleg-
gerimento, poi ho ricostruito la peda-
liera con plasticard e filo di rame
spesso. Le cinture sono fatte di
nastro Tamiya e le fibbie di filo di
rame.
L’intero cockpit ha ricevuto una mano
di primer XF-19 Tamiya; dopo un pre-
shading con del NATO Black Tamiya
XF-69 ho spruzzato l’Interior Green
così ottenuto: 3 parti di XF-71 + 2
parti di XF-22 + 2 parti di XF-2.
Ho anche effettuato un lavaggio a

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olio con terra bruciata diluita e suc-


cessivamente ho opacizzato con il
Gunze H-20. Oltre un dry-brush fina-
le sono solito effettuare delle piccole
scrostature e un post-shading schia-
rendo la miscela originale con del
bianco o, come in questo caso, con
del giallo.
Il pannello strumenti è stato dotato di
quadranti fustellati dalle decal per
ogni singolo strumentino, con in più
una goccia di trasparente per il vetri-
no.
Dopo aver incollato le componenti del
cockpit ho unito le due semi fusoliere
senza troppi problemi; i punti nei
quali si intravedeva la linea di giun-
zione sono stati riempiti con la colla
cianoacrilica. Dopo averla fatta asciu-
gare l’ho carteggiata con un pezzetto
di carta abrasiva 800, bagnata, poi,
per dare lucentezza alla plastica ho
usato grane sempre più alte, fino alla
2500. La parte sicuramente più
dolente del kit è nella parte inferiore a
livello dell’allaccio del galleggiante:
bisogna intervenire con carta vetrata
per pareggiare le superfici per poi
stuccare con la cianoacrilica, inutile
dirvi che deve seguire la reincisione
delle pannellature perse.
Il motore, che deve essere inserito
insieme alla fusoliera, appare ottimo
anche da scatola e ha ricevuto sol-
tanto qualche cavetto di rame ricava-
to da un vecchio joystick della Play
Station. Tranquilli, non funzionava
più!
Dopo le stuccature fatte solamente
con cianoacrilica ho terminato il mon-
taggio aggiungendo i piani di coda e
ovviamente il gruppo delle ali. Il gal-
leggiante vi consiglio di incollarlo solo
a verniciatura ultimata, perché troppo
ingombrante. Finalmente è arrivato il
momento più interessante del nostro
hobby: la colorazione.

LA COLORAZIONE
Il momento più eccitante e nello stes-
so tempo terrificante del nostro
hobby. Per essere certo di un perfetto
montaggio ho steso una mano di pri-
mer su tutto il modello in modo da
evidenziare eventuali errori; passato
questo step ho voluto provare una
tecnica pittorica nuova e interessan-
te, dando un primer metallizzato di
Alumium Alclad, per poter sfruttare al
massimo la base metallica. Dopo
aver fatto asciugare tutto per circa 24
ore, ho preso il colore della camo
superiore, ovvero il Gunze H-59, e ho
marcato le pannellature. Con lo stes-
so colore diluito all’80% ho effettuato
delle striature perpendicolari alle ali e

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Montaggio
alla fusoliera, abbastanza leggere da
far intravedere il fondo metallizzato. A
piacimento poi si possono creare
striature con il colore più o meno
schiarito a seconda del grado di
usura che si vuole ottenere.
Successivamente ho colorato la
parte inferiore del modello con il
Gunze H61 ed effettuato un normale
post-shading.
In questo modello ho voluto ricreare
tramite apposite mascherature fatte
in casa l'Hinomaru e le walk away;
l’unica decal che mi sono concesso è
quella posta in coda, proveniente dal
kit. Ricordatevi, prima di stendere il
rosso e il giallo, di dare un primer
bianco e consiglio di usare il diluente
nitro per accelerare i tempi di asciu-
gatura ed evitare il fastidioso scalino.
Successivamente, il modello ha rice-
vuto le mani di lucido acrilico per l’u-
nica decal e i lavaggi e poi l’opaco
sempre della Gunze, per donare un
aspetto vissuto.

CONCLUSIONE
È stato un modello molto interessan-
te per via dell’invecchiamento e per
le mascherine artigianali che non mi
hanno fatto mancare assolutamente
nessun tipo di aftermarket. Un altro
velivolo del Sol Levante atterra nella
mia vetrinetta, sicuramente non sarà
l’ultimo. Ringrazio di cuore i ragazzi di
Model Time per avermi sostenuto
anche in questa avventura e il caris-
simo Alessandro, che mi sta dando
l’opportunità di mettermi in gioco.
SKYMODEL

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44 a 49 N1k1:20 a 25 fiat g55 3-11-2016 12:02 Pagina 48

Ho acquistato a parte il carrellino di sostegno, che è


stato invecchiato con il set per il legno della
Lifecolor, cordialmente donatomi dall'amico Rosario
Caminiti.

48 SKYMODEL 92/16
44 a 49 N1k1:20 a 25 fiat g55 3-11-2016 12:02 Pagina 49

Montaggio
A modello opacizzato ho curato
alcuni dettagli legati per lo più
all’aspetto cromatico. Ho effettua-
to un dry-brush sugli sfiati della
cofanatura usando una tonalità di
marrone fredda per simulare le
perdite d’olio e con una spugnetta
sui galleggianti ho riprodotto
delle scrostature sulla radice
alare.

Poi, su zone casuali, con una


semplicissima penna gel ho rea-
lizzato altre striature con il colore
leggermente schiarito; ho desatu-
rato le insegne per amalgamarle
con l’invecchiamento e infine ho
incollato e colorato di nero il filo
dell’antenna radio.

SKYMODEL 92/16 49
50 a 51 smm:66 a 67 smm4 3-11-2016 12:14 Pagina 26

* I volumi esauriti sono acquistabili in formato DIGITALE


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leggibili da qualsiasi telefono cellulare, smartphone o tablet munito
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Il modellismo in scala è probabilmente il modo più realistico di rappresenta-


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aerei, navi, carri, mezzi vari ed interi eserciti!
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Solo un modellista conosce la sensazione di tenere in mano un pezzo fini-
to, dopo diversi mesi di duro lavoro. Il momento è pura magia
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conoscenze modellistiche. Vorrei anche trasmettere la pas-
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FIAT G.91T/1
M.M. 6357
60-57 di
Federico Toselli

Modello: CUNARMODEL

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Montaggio
Quando, alla fine
degli anni
Cinquanta, il Fiat
G.91R vinse il con-
corso per il velivolo
che avrebbe dovuto
riequipaggiare i
Paesi della NATO, i
dirigenti della Fiat
Aviazione dettero il
via agli ingegneri
per la progettazione
e costruzione della
versione trainer Il kit ha un'impronta molto artigianale e lascia ampi spazi d’interpretazione
biposto in tandem per l’auto-costruzione dell'abitacolo, perché non c'è traccia di un cockpit
vero e proprio. Bisogna armarsi di calma e pazienza e realizzarlo in scratch,
per addestrare i iniziando dal pavimento per poi passare a consolle, cruscotti e ogni detta-
glio interno.
piloti all'impiego
operativo della mac- equipaggiarono l'Aviazione Militare molto formativo e selettivo. Ad esem-
china. Portoghese. Nel novembre del 1964 i pio, i piloti italiani rientrati dagli USA
primi G.91T giunsero ad Amendola dopo aver volato sui T-37 e T-38
Ne furono costruiti due esemplari di SVBAA (Scuola Volo Basico incontravano molte più difficoltà sul
pre-serie e il primo N.C.1 (M.M. Avanzato Aviogetti), parte della 60ª G.91T di Amendola rispetto al "104"
6288) volò il 31 maggio 1960 a Torino Aerobrigata. Fu soprannominato a Grosseto.
Caselle, con ai comandi il collaudato- “Virus“ dai piloti a causa di alcuni pro- Rispetto alla versione R la T vantava
re Simone Marsan. Del G.91 blemi che dava durante la fase di una deriva più alta, la fusoliera allun-
l'Aeronautica Militare ne ordinò 191 volo, compensati dalla maneggevo- gata di 140 cm e ingrandita per ospi-
esemplari e la Luftwaffe 44, mentre lezza che però non significava facilità tare il secondo posto di pilotaggio in
altri 22 velivoli furono prodotti su di pilotaggio. Per queste sue caratte- posizione leggermente rialzata. Con
licenza dalla tedesca Dornier e altri ristiche intrinseche era un velivolo l'incremento di peso e il differente

Il cockpit è stato realizzato ritagliando vari elementi in


plasticard da 0,25 mm e dettagliando le consolle. Ho
colorato la vasca con grigio FS 36375 seguito dal tra-
sparente lucido e dalla profilatura con un grigio scuro a
smalto. Ho apportato parecchie modifiche anche alla
palpebra del cruscotto anteriore, rifacendo interamente
il congegno di puntamento.

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I pozzetti del carrello e dell’aerofreno vanno rifatti in plasticard; i portelli prototipati sono poi stati stampati in
resina. I materiali che ho usato sono il plasticard, filo elettrico in rame e stagno di vari diametri e strip adesive in
alluminio. Anche le gambe dei carrelli e i relativi martinetti hanno ricevuto un totale restyling.

bilanciamento si avevano delle vibra-


zioni che si ripercuotevano sulla
barra di comando e per ovviare a
questo inconveniente vennero
aggiunte due file di alette anti-flutter,
sotto la deriva. Anche il “Tango” era
provvisto di radio UHF, IFF e TACAN,
camere Vinten all'interno del muso e
seggiolini eiettabili 0.0 Martin Baker
Mk-4. Anche il motore era lo stesso
che equipaggiava la versione R, il
Bristol Siddley Orpheus 803.02 da
2270 kg di spinta. L’armamento con-
sisteva in 2 mitragliatrici Browning M-
3 da 12,7 mm con 300 colpi per arma
e 2 travetti sub alari che potevano
La zona posteriore è stata rivista e dettagliata usando un pezzo fotoinciso
e sfruttando l'altro come dima per rifarne uno uguale in plasticard da 0,50 portare ordigni di caduta come
mm, però di dimensioni corrette. bombe Mk.82, razzi HVAR, razziere

La pinna verticale in ottone è stata


inserita dopo aver praticato uno
scasso in fusoliera. Per ottenere un
incollaggio robusto ho usato la
colla cianoacrilica, annegando dei
pezzi di plasticard e cercando di
non lasciare spazi vuoti.

I vari air-inlet sul muso e in fusoliera sono da aprire e rivestire perché sono Orione, contenitori al napalm e ser-
solo abbozzati. Per riprodurli abbastanza fedelmente ho iniziato a tracciare batoi ausiliari da 260 litri. Per più di
a matita il punto su cui dovevo iniziare il lavoro, ho poi inciso le parti che trenta anni il G.91T ha brevettato
dovevano risultare aperte e per le coperture nella parte retrostante in fuso-
liera ho utilizzato un tubolare di plasticard da 2,5 mm dal quale ho tagliato
oltre 1300 piloti militari operando
2 semigusci avente forma a semicerchio. La sagomatura degli stessi è stata sulla base di Amendola, fino alla sua
ottenuta mediante limette a coda di topo e la lama del cutter usata come radiazione nel 1995. L'ultimo volo si
raschietto. tenne il 30 settembre 1995 con l'e-
semplare Special Color M.M. 6363 ex
32-63 del 204° Gruppo, con ai
comandi i piloti Ten.Col. Marco
Zanchi e il Ten.Col. Luigi Di Giovane.
SKYMODEL

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Montaggio

Per ottenere una robusta unione


tra ali-fusoliera e tra stabilizzatori-
fusoliera ho inserito nelle ali due
perni in ottone previa foratura delle
parti. Per gli stabilizzatori,
che sono più leggeri, è bastato
un solo perno.
Per avere un modello corretto è
necessario tracciare e reincidere
tutte le pannellature.
Il kit aveva alcune linee già incise,
ma appena accennate e in modo
approssimativo.

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I serbatoi supplementari sub-


alari sono sottodimensionati
di 4,30 mm. Ho inserito una
spina in rod d’ottone da 0,50
mm e aggiunto 3 pezzetti di
plasticard fino al raggiungi-
mento della misura esatta, poi
ho unito l’altra metà di serba-
toio e ricoperto il tutto sempre
con colla cianoacrilica. Dopo
la carteggiatura e lucidatura di
rito e aver osservato di nuovo le foto dei serbatoi originali ho voluto aggiungere la parte sulla quale si attaccava il
pylon. Per completare i serbatoi ho aggiunto ai pezzi clonati le alette aerodinamiche, ricavate sagomando una lami-
na di ottone spessa 0,20 mm e inserendole in 2 tacche preventivamente incise nella parte terminale del pezzo, incol-
landole con colla cianoacrilica. Anche queste parti sono state colorate con la stessa tecnica usata per il resto del
modello.

Per avere copie speculari dei serba-


toi ho dovuto clonare il master dap-
prima realizzando uno stampo in
gomma siliconica e in seguito riem-
piendolo di resina epossidica.
In precedenza avevo modificato i
portelli del carrello principale e
rifatto gli airbrake di sana pianta,
anch’essi inseriti nello stampo in
gomma.

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Montaggio

Un'altra nota dolente di questo kit


sono i trasparenti e la zona che divi-
de i due posti di pilotaggio, che sul
velivolo reale è occupata da un
telaio arcuato dotato di vetro che li
separa rendendoli pressurizzati sin-
golarmente e sul quale appoggava il
tettuccio della postazione istruttore.
Per evitare di tagliare e modificare i
master del canopy ne ho creato uno
nuovo di zecca usando come base di
partenza il blindovetro di un G.91R
Airfix. Per ristampare l’intero tettuc-
cio ho usato l’ottimo acetato Vivak
della Bayer da 1 mm di spessore,
che mantiene una lucentezza e tra-
sparenza sopraffina anche dopo le
scaldate che occorrono per termo-
formare il pezzo.
Con una buona dose di pazienza e
con l'aiuto delle strip Evergreen lar-
ghe 0,75 mm e spesse 0,25 mm ho
rivestito i bordi esterni e interni
creando cosi i frame, che vanno fermati con punti di cianoacrilica, rifiniti e stuccati con passate di cera acrilica
Future, utilissima anche per incollare piccole fotoincisioni e riempire sottilissime fughe senza fare spessore, tacco-
ni e magagne.

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I seggiolini Martin Baker Mk.4 della Pavla, poco costo-


si e adatti alle modifica che avevo in mente, sono stati
dettagliati usando stucco epossidico bicomponenete
Tamiya verde a essiccazione rapida. Con lo stesso
materiale ho anche realizzato il service pack di emer-
genza sulla parte alta del poggiatesta, corredandolo
con 2 cinghie in nastro per mascherature Tamiya. Per le
maniglie di espulsione ho utilizzato vari materiali quali
tubolari di rame Albyion&Alloys da 0,3 mm e rod di
uguale diametro realizzato con sprue filato. Forando
con una punta da 0,25 mm, ho inserito del filo di rame
sagomando così le 2 maniglie a forma di goccia; lo
stesso procedimento è stato impiegato per la maniglia
di espulsione fra le gambe del pilota, inserendo il filo
di rame in un pezzetto di plasticard sagomato ad hoc,
anch'esso forato con una punta da 0,25 mm.
Ho iniziato la colorazione stendendo il primer, passan-
do poi al nero per il telaio lumeggiato con un dry-brush
in grigio chiaro. Per il colore nocciola dell’imbottitura
dello schienale ho miscelato vari toni di marrone e
crema AK Interactive, uguale per il seggiolino e le cin-
ghie cercando di riprodurre un tono realistico dei vari
cinghiaggi. Per dare profondità ho effettuato un lavaggio leggero con terra d’ombra bruciata a olio sciolta nell’es-
siccante medio 626 Maimeri. Con i colori di base schiariti ho lumeggiato le parti dopo che sono stato certo dell'a-
sciugatura del lavaggio.

I pozzetti del carrello, rifatti in pla-


sticard, sono stati dettagliati con
cablaggi in filo di stagno e altri pic-
coli elementi in plastica.

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Montaggio

Il soggetto che ho scelto adotta la classica colorazione antimimetica NATO di 2° periodo. I toni riportati nella tavo-
la dei colori Aeronautica Militare AA-M-P100/e STANAG 3083 sono il Verde Scuro n. 28 FS 34086, Grigio Mare
Scuro n. 27 FS 36152 per le superfici superiori e in Alluminio n. 6 FS 37178 per quelle inferiori. Le bande ad alta
visibilità sono in arancione n. 21 FS 12473.

Ho spruzzato il primer grigio su tutto il modello, poi ho mascherato e spruzzato il primer bianco sulle parti che avreb-
bero dovuto ricevere il colore alluminio nelle parti inferiori e l'arancio delle bande ad alta visibilità su muso, parte
terminale delle ali e l'intero troncone di coda, stabilizzatori compresi. Dopo aver atteso 24 ore ho mascherato e
spruzzato il colore arancio, mescolando l'arancione Gunze H14 e il giallo Gunze H329 in rapporto 70-30%.
La pancia del velivolo è stata colorata con l’Alluminium della Alclad, che riproduce in maniera veramente fantastica
il colore adottato dall'AM; inoltre questo colore ha un pigmento finissimo e lascia una finitura liscia e brillante man-
tenendo una buona resistenza ai maltrattamenti.

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Per le superfici superiori ho iniziato tracciando a matita i pattern della mimetica, procedendo poi con il verde
scuro ottenuto mescolando verde FS 34079 e tan; dopo aver atteso i normali tempi di asciugatura ho mascherato
con striscioline di Patafix e spruzzato il grigio scuro ottenuto mescolando grigio FS 36118 e grigio FS 36622 della
Gunze. Per desaturare i toni e dare volume al modello ho schiarito i colori ottenuti in precedenza e spruzzato varie
mani molto diluite a bassa pressione all'interno dei pannelli, insistendo nel centro e sfumando il più possibile
verso i lati, avendo l'accortezza di schiarire maggiormente il colore ogni mano che stendevo. Il verde scuro è stato
schiarito con buff FS 33531 e giallo, mentre per il grigio scuro è stato usato il grigio FS 36622.

A destra
Tutti i vani sono in verde anticorrosione scuro, che ho riprodotto usando un
olive green Tamiya XF 58, mentre nero, grigio chiaro e altri toni sono serviti
per il resto dei dettagli quali cavi elettrici e tubazioni idrauliche. Per termi-
nare il lavoro, dopo una spruzzata di trasparente lucido ho eseguito un
lavaggio scuro per dare più profondità e tridimensionalità.

In basso
La stesura del trasparente lucido Future ha sigillato la colorazione e preparato il fondo per la posa delle decal. Ho
adoperato i fogli Tauro Model 72/501 per le coccarde, 72/502 per i numeri di reparto e matricola militare e 72/507
per lo stemma con la fenice della SVBAA, che come sempre hanno reagito perfettamente ai liquidi emollienti Sol e
Set della Microscale Industries.

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Montaggio

Sono seguite altre mani di trasparente lucido per sigillare il tutto e preparare le superfici alla profilatura dei reces-
si delle pannellature, che hanno ricevuto un lavaggio leggero di colore marrone molto scuro usando il Wash della
AK Interactive AK 075 Brown for NATO Camo. Come accennato prima, non ho voluto enfatizzare in modo massic-
cio l’invecchiamento del soggetto perché ho voluto rappresentare il velivolo durante gli anni più gloriosi della pro-
pria vita operativa. Per terminare la colorazione ho spruzzato una mano di trasparente satinato ottenuto mescolan-
do il clear e il trasparente opaco Gunze, sigillando così i wash e le decal. È stato un lavoro complesso per certi
versi ma molto piacevole per la varietà di tecniche di costruzione usate, che mi hanno permesso di acquisire anco-
ra più dimestichezza ed esperienza. Voglio ringraziare tutti gli amici che mi hanno sostenuto e sopportato in que-
st’avventura; ringrazio di cuore Livio Gonella, Segretario dell’IPMS Italia che mi ha fornito svariato materiale foto-
grafico di riferimento, rivelatosi utilissimo al fine di ottenere questo risultato.

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Accessori
Fw 190A-5 cockpit, modello A5 di Fw 190 utilizzasse una lucidatura a specchio come
queste armi, io ricordo che si ini- per quelli veri. Tuttavia, nel caso
WGr.21 for Fw 190 ziò con gli A7. non si desideri dipingerlo, è bene
EG ricoprirlo con uno strato di vernice
BRASSIN 1/72 trasparente, opaca per il carrello e
lucida per il pistone, onde evitare
ART. 672096, 672099 che l’ossidazione riporti in superfi-
Shackleton Mr.2, AEW.2 wheels
cie la patina bianca tipica di que-
Prosegue, e non poteva essere
market in resina per il nuovo Mig sta lega.
diversamente, la produzione di
accessori per i nuovi Fw 190-8 e 5 29 di Trumpeter con questa bella
Eduard nella scala regina; piccoli BRASSIN 1/72 confezione di carichi sempre dalla
gioiellini di kit impreziositi da stessa ditta ceca; abbiamo vera- Mirage IIIC Italeri
ART. 672097, 672098 mente di tutto: n°2 R-27R/R1 con
due piloni APU 470
Due set di ruote in resina per I due
n°4 R73 con 4 piloni P72
kit rivali dell’Avro Shackleton, che
poi di rivalità non hanno niente;
n°4 R-60 con 4 piloni APU-60 EDUARD 1/32
Tutto è corredato da parti in metal- ART. JX 188
sono due versioni differnti stampa-
lo ed una infinità di decals micro-
te in maniera diversa. Se da parte
scopiche Un piccolo set di mascherine in
EG nastro kabuki pre tagliato per velo-
cizzare il montaggio del Mirage di
Italeri.
Mirage IIIC Landing Gear (Ita) Gran parte delle maschere sono
dedicate agli pneumatici (quelli da

SAC
ART. 32102
La texana SAC non ha perso tempo
a riprodurre in metallo dolce I car-
relli del nuovo kit Italeri del
questi set. Il primo è un classico Mirage. All’interno del solito bli-
cockpit per l’A5 che va a rimpiaz- ster troviamo ben undici pezzi in
zare quello della confezione origi- metallo, comunque meno di quel-
nale; le parti in metallo sono dedi- li presenti nel kit. Infatti le gambe
cate al cruscotto, le cinture, la pia- di forza sia del carrello principale
stra blindata con il suo scorrimen- che di quello anteriore sono state
to, i frames dei trasparenti ed il assemblate prima della colatura
porta documenti; invece per i nello stampo. Questa operazione
pezzi in resina abbiamo il suppor- ha fatto sì che la SAC abbia già
to del cruscotto, la vasca principa- provveduto ad eliminare le fasti-
le, cloche, seggiolino e due palpe- diose bave di stampo della plastica
bre a scelta sopra il pannello stru- scatola, perché per gli pneumatici
menti. di Revell sappiamo già come si in resina il set in resina di Eduard
Veniamo ora al secondo set, si trat- comporta con i nuovi stampi di Brassin arriva accompagnato dalle
ta di due lancia razzi WGr.21 da plurimotori, sicuramente siamo sue mascherine), troviamo cerchi
montare sotto le ali; inizialmente più curiosi a quella della rivoluzio- in kabuki da applicare sia all’inter-
lo scopo di queste armi era di ne Airfix, ma ne parleremo aplia- no che all’esterno delle ruote in
esplodere all’interno di una forma- mente quando recensiremo i modo da poter spruzzare i cer-
zione compatta di bombardieri, modelli. chioni in alluminio senza rovinare
disperdere I velivoli per attaccarli La differenza tra i set di ruote è il fondo in tire black.
singolarmente, ma vuoi la gittata solo una e locata sui cerchi, infatti Abbiamo poi tre sezioni di
limitata, la spoletta tarata a 1000 il set 672097 dedicato all’MR.2 di maschere per il parabrezza, molto
metri e la difficolta’ di lancio in Airfix ha i porta mozzi, dove pog- utili, e due sezioni che servono a
velocità dentro una formazione gerà il carrello, sporgenti dal cer- creare un bordo per mascherare la
che si difendeva a tutto spiano, chio, la seconda confezione dedi- parte basculante del canopy, nella
non è che ebbero i risultati sperati; cata al kit Revell invece, la AEW.2, sua parte centrale dovremo
piuttosto ebbero un effetto di pani- no. Non so il perchè esistesse que- aggiungere del Maskol (come sug-
co sui piloti alleati, si perchè la sta differenza tra le due versioni, gerito da Eduard) o, meglio, altro
carica altamente esplosiva, anche forse nella monografia della serie nastro adesivo, senza però dover
se detonava a distanza, spargeva In Action è tutto spiegato; di faticare a rispettare i bordi sottili
schegge impazzite che avevano lo comune ai due set invece abbiamo che si formano sul punto di unione del trasparente.
stesso effetto della flak, per cui il disegno del battistrada ed i ruoti- degli stampi. I pezzi non hanno Completano il set 4 triangolini utili
comunque i piloti cercavano di ni posteriori ricevuto nessun altra modifica a mascherare le luci di posizione
evitarli e rompevano automatica- EG rispetto agli originali possono solo alle tip alari: due da applicare
mente la formazione finendo offrire maggiore resistenza rispetto sotto e due a applicare sopra ai tra-
preda di altri cacciatori. alla plastica, particolarmente utile sparenti che è opportuno incollare
La confezione è dotata di due tubi in modelli tanto grandi, specie se all’ala prima della verniciatura
lanciatori in resina, due razzi con
MiG-29A weapons set si desidera trasportarli a mostre o onde poter verificare la perfetta
fondello, 4 supporti in metallo per concorsi. Il metallo bianco inoltre continuità con quest’ultima.
ciascuna unità e due placche da può essere carteggiato ottenendo In conclusione, con questo set
montare all’interno dell’ala; in una finitura molto simile all’allu- Eduard ci fornisce in un set tutto
realtà le placche sono 4, due per il BRASSIN 1/72 minio e particolarmente realistica. quanto necessario a risparmiarci
tipo A5 e due per il tipo A8; in tutta ART. 672100 Il pistone dell’ammortizzatore poi una mezz’ora buona di lavoro.
franchezza devo verificare se il può essere lisciato fino ad ottenere
Completiamo la parte degli after-

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Accessori
tici molto flosci, più tipici di un vari “orologi”, non mancano poi
Mirage IIIC seatbelts caccia-bombardiere a pieno cari- alcuni strumenti aggiuntivi da
co che di un caccia-intercettore. posizionare sul cruscotto e sotto al
La riproduzione di Eduard è più montante del parabrezza.
fine, la parte a contatto col suolo
EDUARD 1/32 presenta un appiattimento meno
marcato, più realistico, specie se
Dassault Mirage IIIC tubo di Pitot
ART. 32 860 decideremo di montare sotto le ali con adattatore per
I cinturini eiettabili sono sempre
del Mirage i piccoli serbatoi super- modello Italeri in 1/32
sonici. Nelle ruote principali il
molto ricchi di cinture di ritenzio- dettaglio dei bulloni sulla faccia
ne, con questo piccolo set di esterna è molto più fedele alla
fotoincisioni pre-colorate Eduard MASTER
realtà e sul lato interno abbiamo la
ci fornisce il necessario per com- possibilità di scegliere fra due tipi ART. AM-32090
pletare il sedile del Martin Backer di freni a disco, purtroppo nessu-
del Mirage IIIC di Italeri in 32. Il kit Italeri presenta un difetto
na indicazione è data su quale set
Occorre considerare che la scatola all’altezza del tubo di Pitot che è
di freni attribuire ad una determi-
raccordato malamente al radome
nata epoca o nazione.
per mezzo di un cono schiacciato,
Anche il ruotino anteriore è meglio
un difetto che ci costringe a stuc-
dettagliato del corrispondente
care un’area molto delicata con
pezzo in plastica, non mancano le
forte rischio di rottura del tubo
scritte relative alle dimensioni
stesso. La polacca Master già
della ruota e il marchio del produt-
aveva in catalogo un bel tubo di
tore “Dunlop”. Questi dettagli
sono un poco troppo sporgenti per
essere in scala e una lieve carteg-
giata non potrà che aumentarne il
realismo.
La confezione è completata dal
aggiungere due gocce di colla
solito foglietto di maschere pre-
ciano acrilica per incollare i due
tagliate che ci consentirà di velo-
pezzetti metallici nella loro sede.
cizzare la fase di verniciatura. Un
Fortemente consigliato.
set utile e decimante consigliato
per aumentare il realismo dei un
kit di queste dimensioni.
Fokker D.VII OAW Weekend
bolognese fornisce già le cinture in
Mirage IIIC interior
fotoincisione, quelle di Eduard
però sono più dettagliate ed hanno EDUARD MASK 1/48
in vantaggio di essere già state
colorate con una stampante laser,
ART. EX513
attenzione solo a non piegarle ad EDUARD 1/32
Queste mascherine adesive per-
angoli troppo acuti perché lo stra- ART. 32 859
mettono di dipingere agevolmente
to di vernice potrebbe sollevarsi.
le ruote del Fokker D.VII OAW
Questo set contiene due fogli
prodotto dalla stessa Eduard.
fotoincisi: uno colorato per i detta- Pitot per il Mirage in scala 1/32 ma
http://www.eduard.com/
Mirage IIIC wheels gli di pannello strumenti, console questo era studiato per il vecchio
M.M.
laterali del cockpit e maniglie del kit Revell e non si raccordava in
seggiolino eiettabile, mentre l’al- nessun modo col nuovo stampo
tro, in metallo nudo, contiene le della casa bolognese. Con questo
EDUARD BRASSIN 1/32 nuovo set il problema è stato risol-
to perché oltre al tubo di Pitot vero
ART. 632 076 e proprio troviamo anche un rac-
cordo perfettamente cilindrico che
Gli pneumatici sono fra i dettagli
si inserisce alla perfezione sul
che più difficilmente si riesce a
radome del modello. Tutto quello
riprodurre in maniera accurate con
che il modellista deve fare è
la plastica iniettata. Nel recente
modello Italeri del Mirage trovia-
mo le tre ruote scomposte in due
pezzi ciascuna a formare pneuma-

fiancate del sedile ed alcuni pan-


nelli per arricchire i lati e la parte
posteriore della vasca del cockpit,
tristemente lisci da scatola. In
mancanza di un seggiolino in resi-
na questo set consente di migliora-
re parecchio l’aspetto di quello in
plastica fornito da Italeri mentre il
pannello strumenti e le console
laterali foto-incise guadagnano
senz’altro di precisione grazia alla
stampa al laser dei quadranti dei

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L’hangar
Fw 190A-5 heavy fighter,Fuselage
guns, Engine, Engine & fuselage
guns, Stencils, Mask

EDUARD 1/72
ART. 7436, 672101, 672117,
672118, D72009, CX456
Eccoci alla confezione weekend del 190A-5
pesantemente armato con l’aggiunta di due
cannoni MG FF posti al centro di ogni
semiala e caratterizzati dal rigonfiamento
inferiore. La confezione contiene tutti i
pezzi, alcuni non usabili, della versione
Profipack ma privati delle fotoincisioni e
mascherine. Due sole versioni e decals ben
disegnate da Eduard:
-Fw 190A-5 heavy fighter - W. Nr. 7334,
Oblt. Josef Wurmheller, 9./JG 2, Vannes,

sul muso sparanti attraverso l’elica, e per


finire il solo vano armi; quindi tre possibili
combinazioni per migliorare il kit; questa
ripetizione di aftermarket l’abbiamo già vista
con la versione A8 del Fw190, sempre di
Eduard; altri due piccoli set riguardano le
mascherine e un foglio decals dedicato solo
agli stencils; abbiamo così abbastanza
materiale per fare una bella replica.
EG

Spitfire Mk.Ixc late version,


Wheels 5 spoke smooth, 5 spoke
w/pattern, 4 spoke smooth, 4
spoke w/pattern, Exhaust stacks
July 1943 fishtails, exhaust stacks rounded,
-Fw 190A-5 heavy fighter - W. Nr. 5868,
Oblt. Max Stotz, 5./JG 54, Eastern Front,
Cockpit, Landing Flaps, Set detail,
Summer 1943 Mak, Stencil
A corollario di questo kit, ma anche dei pre-
cedenti di questo velivolo, ecco tre set di
brassin in resina che riguardano il motore, il EDUARD 1/72
motore ed il vano con le armi posizionate
ART. 70121, 672106-107-108-109-110-
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L’hangar
111-112-72623,72624,CX454, D72008 •Spitfire HFMk.IXc, MJ296, flown by F/Lt
Otto Smik, No. 312 Squadron, North Weald
E siamo arrivati allo Spit in scala 1/72 di AB, Late August, 1944
Eduard, proposto sul mercato a Luglio e •Spitfire LFMk.IXc, MJ586, flown by Pierre
arrivato sulla scrivania della redazione da Clostermann, No. 602 Squadron, Longues
pochi giorni; perfetta replica del suo fratello sur Mer airfield, July 7, 1944
maggiore in scala 1/48, questo kit sicura- •Spitfire LFMk.IXc, MJ250, No. 601
mente soddisferà i palati fini degli amanti Squadron, Italy, Summer, 1944
della piccola scala. Parallelamente a questa •Spitfire LFMk.IXc, ML135, flown by Jerry
versione Profipack sono state proposte Billing, No. 401 Squadron, Tangmere AB,
diverse Overtrees dal prezzo inferiore; June 7, 1944
aprendo la confezione si rimane stupefatti •Spitfire LFMk.IXc, ML135, flown by Jerry
mediante degli attacchi piccolissimi e lonta-
per la quantità di pezzi, attenzione però che
no dalle pale, almeno non rischiamo di rovi-
molti di questi sono da conservare per ver-
narle nella separazione. Due tipi di ruote
sioni future, p.es. vi sono le tips alari tipiche
lisce e divise in due sezioni, tre tipi di cerchi
degli Spit d’alta quota, la cappottina traspa-
con 3,4 e 5 aperture di ventilazione, ma
rente a goccia per un velivolo tipo versione
Brassin ha già lavorato in proposito.
Mk.16, piani di coda e copertura motore per
Peccato che ancora in Eduard si ostinino a
Mk.IX early, insomma sembra che Eduard
fornire la capottatura motore superiore in
preveda in futuro di proporre in questa scala
due pezzi, a proposito di zona motore ven-
tutti quelli sin qui prodotti in quarto di polli-
gono forniti due tipi di scarichi, fishtail e
ce.
rounded; come pure due diversi serbatoi di
Da buon Profipack abbiamo come al solito
tipo piatto da collocare sotto la pancia, ed
mascherine e fotoincisioni, ma la quantità di
un terzo di tipo allungato che però non è
pezzi è tale che possiamo farlo tranquilla-
molto bello come dettaglio. Buone le cap-
mente da scatola, p.es il cruscotto è fornito
pottine fornite , collocate dentro un sacchet-
in versioni con gli strumenti stampati ed in
to a parte, si presentano molto trasparenti e
versione liscia per le decals o parti precolo-
di spessore conforme alla scala, anche se
rate metalliche; per chi vuole esagerare
questo, in tutti i brands modellistici, è un
Brassin ha già fatto il suo dovere con un
punto cruciale. Foglio decals diviso in due Billing, No. 401 Squadron, France, July 1,
cockpit in resina. Ho guardato la fusoliera
parti, una con gli stemmi e le coccarde di 1944
interna, vi sono solo due segni di espulsio-
nazionalità ed uno con gli stencils; le versio- Avendo già costruito in 1/48 l’aereo del 302°
ne in zone lontane dall’abitacolo, la filosofia
ni sono sei e perfettamente uguali a quelle Sq, penso questa volta di orientarmi su un
costruttiva rispecchia in toto quella del suo
del fratello maggiore: velivolo del 601 Sq tutto metalico ed ope-
fratello maggiore: costruzione dell’abitacolo
•Spitfire LFMk.IXc, MH712, flown by W/O rante in Italia.
e suo inserimento prima di chiudere; ottima
Henryk Dygala, No. 302 Squadron, Summer Ma veniamo ora alla cospicua serie di after-
la soluzione di legare l’elica allo sprue
/ Autumn, 1944

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(HAS) 1/48 EDUARD - SPITFIRE MK XVI BUBBLETOP (WEEKEND EDITION) 1/48
DISPONIBILI: AIRFIX - GLOSTER METEOR F8 1/48 ITALERI - RF-4E PHANTOM II 1/48 HOBBY BOSS - SAAB J-32 B/LANSEN 1/48 EDUARD - SBD-5 DAUNTLESS (LIMITED ED.) 1/48 SPECIAL
HOBBY - HEINKEL HE 100 D-1 1/32 SPECIAL HOBBY - NAKAJIMA KI27 OTSU 1/32 HASEGAWA - MITSUBISHI J2M5 RAIDEN (JACK) TYPE 33 (LIMITED ED.) 1/32 REVELL - AVRO SHACKLETON
AFW.2 1/72 ACADEMY - F-15C MSIP II SPECIAL EDITION 1/72 ACADEMY - F-14A USN WF BOUNTY UNTERS 1/72 ITALERI - A-10 A/C THUNDERBOLT II 1/72 AMODEL - PIAGGIO P 180
AVANTI 1/72 ICM - DORNIER 17 Z-10 1/72 AVANTGARDE - AERO L-29 DELFIN 1/72 AVANTGARDE - AERO L-29 DELFIN 1/48 AVANTGARDE - KFIR C2/C7 1/48 AVANTGARDE - MIG 31
BM/BSM FOXHOUND 1/48 AVANTGARDE - MIG 31 B/BS FOXHOUND 1/48 AVANTGARDE - FOUGA CM.170 MAGISTER 1/48 EDUARD - BF 109 G6 LATE PROFIPACK 1/48 AIRFIX - DEFIANT
MKI 1/48
KITTY HAWK - XF5U-1 FLYING FLAPJACK 1/48 KINETIC - REPUBLIC P-47D THUNDERBOLT RAZORBACK 1/24 MENG MODEL: F-106A DELTA DART 1/72 TRUMPETER - JUNKERS JU 87G-2 STUKA
1/32 KITTY HAWK - T-28B/D TROJAN 1/32 HONK KONG MODEL - DE HAVILLAND MOSQUITO MK.IV SERIES II 1/32 HASEGAWA - AERMACCHI MC 202 FOLGORE 1/48 MRC - HH-34J
USAF COMBAT RESCUE 1/48 KINETIC - SUPER ETENDARD 1/48 KINETIC - SU-33 SEA FLANKER 1/48 ZOUKEI-MURA - HORTEN HO229 1/48 HASEGAWA - AERMACCHI MC.205 VELTRO 155
GRUPPO 1/48 SPECIAL HOBBY - INAM RO 43 ITALIA WAR 1/48 KITTY HAWK: OS2U KINGFISHER 1/32 TAN MODEL: F84 RF THUNDERFLASH 1/48 (DECAL ITALIANE) EDUARD - MIG15/MIG15
BIS/MIG15 UTI (PROFIPACK) 1/72 euro 17,40 VALOM - F-101C VOODOO MONOPOSTO 1/72 euro 30,50 VALOM - RF-101C VOODOO MONOPOSTO 1/72 euro 30,50 MIRAGE - PZL P.11C
1/48 RODEN - HEINKEL HE51 B.1 1/48 euro 27,50 KINETIC - ROYAL NAVY SEA HARRIER FRS1 1/48 KITTY HAWK - F35B LIGHTNING 2 1/48 euro 59,00 KINETIC - AMX BIPOSTO 1/48
KITTY HAWK : F-86K SABRE (NATO) con decal italiane KINETIC : MIRAGE IIIE/V-MIRAGE IIIEBR/ IIIEA / V SOUTH AMERICA 1/48 SPECIAL HOBBY - INAM RO 43 1/48 SPECIAL HOBBY - INAM
RO 44 1/48 KINETIC - AMX MONOPOSTO 1/48 KINETIC - T-45 A/C GOSHAWK 1/48 euro 43,00 SWORD MODELS - GANNET AEW.3 1/72 SWORD MODELS - F9F-8P PHOTO-COUGAR
1/72 euro 19,50 RS MODELS- AMBROSINI SAI 403 DARDO 1/72 euro 19,40 KINETIC - MIRAGE III E/0/R 1/48 euro 44,00 KITTY HAWK - F9F-8/F9F-8P COUGAR (single seater) 1/48 euro
48,50 ITALERI - F104 A/C STARFIGHETER 1/32 euro 90,00
ANNUNCIATI 2016:: ZOUKEI-MURA: DORNIER 335 PFEIL 1/32 KITTY HAWK: RE 84 F THUNDERFLASH 1/32 KITTY HAWK: F84 THUNDERSTREAK 1/32 HK MODEL: LANCASTER B III 1/32
KITTY HAWK : F11F TIGER 1/32;

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L’hangar

market usciti in contemporanea al kit; Inutile


parlare della qualità Brassin a livello di resi-
ne, essi, in primis, hanno coperto tutto il
parco ruote utilizzabili su questo velivolo:
due tipi di ruote con battistrada liscio e scol-
pito, cerchi a 4 e 5 fori di ventilazione per un
totale di 4 blister, si continua, sempre in
resina, con gli scarichi del tipo fishtail e
rounded e poi si finisce con uno stupendo
cockpit in resina da migliorare solo con una
accurate colorazione.
Ma non ci fermiamo qua, passiamo al giallo
metallo tipico delle fotoincisioni; mentre il
set 72623 è dedicato ai flaps, il n° 72624
invece concerne gli interni, i vari rimandi
delle superfici mobili e dei flabelli dei radia-
tori, altri piccolo particolari daranno un po’ di
realismo ai carichi bellici sganciabili.
E per finire con questa lunga serie di set
abbiamo delle mascherine ed un foglio
decals, prodotto da Eduard, dedicato esclu-
sivamente agli stencils.
Diciamo in conclusione che gli unici due
punti negativi di questo kit sono: il serbatoio
ventrale di tipo a sigaro non all’altezza della
situazione e la capottatura motore divisa in
due parti; per il resto il kit è e sarà un “Must”
tra gli amanti dello Spit; la confezione
Profipack già è sufficiente a realizzare una
bella replica, ma la tentazione di montare un
cockpit e/o degli scarichi in resina sarà
forte.
EG

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ASTROMODEL sas - Via DEL CAMPASSO 16 - 16151 GENOVA - tel. 010 2464555 - www.astromodel.it

Per ricevere il catalogo a colori Tauro Model Line, inviare Euro 16,70
NOVITA’ TAURO DECALS LINE
TM48/530 - FRECCE TRICOLORI old serie per F 86 e TM32/521 - Stemmi A.M.I. 2a serie per F 86 ed F 104
G 91 - scala 1/48 - scala 1/32
TM48/566 - Italian TORNADO ADV - scala 1/48 TM32/539 - Italian AV8 B Plus Harrier II - scala 1/32

TM48/530 - scala 1/48 TM48/566 - scala 1/48 TM32/521 - scala 1/32 TM32/569 - scala 1/32

TM48/2101 - Italian F 35 LIGHTNING II - 32° Stormo - scala 1/48

Questo tipo di decalcomanie sono prodotte in modo artigianale e hanno la pellicola unica, il modellista deve scegliersi la forma
di ogni soggetto e ritagliarlo applicandolo in modo adeguato seguendo le fotografie o dei buoni schemi di colorazione.

Per ricevere il catalogo di vendita, inviare Euro 9,50


68 villalba:Layout 1 3-11-2016 12:11 Pagina 1

JM Villalba spiega con chiare sequenze


passo passo le diverse tecniche per
la colorazione e l'invecchiamento degli
aerei della Luftwaffe.

- Colorazione degli interni


- Imbragature di tela
- Metodi di mascheratura
- Filtri, desaturazioni, lavaggi, scrostature
- Miscele colori RLM
- Istruzioni chiare e sottotitoli in italiano
- 80 minuti, 16:9

SPEDIZIONE GRATUITA
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