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Quindicinale Editrice ASD Ponte Tegorzo

Anno XLII

16.07.2020
Numero

739
PERIODICO DI ATTUALITÀ DEI COMUNI DI ALANO DI PIAVE, QUERO VAS, SEGUSINO

Quando la grande letteratura parla di noi - pag. 1


Autovelox a Scalon - pag. 2
Storie curiose - Storie coccole - pag. 3
Il guardiacaccia - pag. 6
A quando un nuovo collegamento Milano/Dolomiti? - pag. 9
Chiuso in redazione il 06.07.2020 - Prossima chiusura il 27.07.2020
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Tassa pagata/Taxe Perçue/Ordinario Autorizzazione Tribunale BL n. 8 del 18/11/80Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 - (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, DCB BL
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JOLE - Fener; CARTOLIBRERIA SCHIEVENIN ALBERTINA - Quero; ALESSANDRO BAGATELLA - Quero; BAR “PIAVE” Carpen - LOCANDA SOLAGNA - Vas; ANTONIO DEON - Vas; BAR
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1 ASTERISCO

Quero, il paese dalle case di Re


Quando la grande letteratura parla di noi
di Cesare Turra
Raccontava anche di sé, naturalmente, del suo paese favoloso, Quero, dove non era stato più da dieci
anni, dei suoi genitori morti, della sua parentela sconosciuta, della sua infanzia tra alte montagne.
“Ogni contadino, ogni pastore abita in una reggia, a Quero” diceva “La loro vita è umile, ognuno fa umili
lavori e si ciba di ulive, ricotta e montone ma ognuno abita una casa di re. Oh se solo si potesse abitare
tutti case di re! Ci fu un gran re negli antichi tempi che riempì Quero di fontane e statue…”
E raccontava: “Nella mia casa c’erano scalinate di marmo, alti cancelli di ferro battuto, e grandi balconi a
pancia sul fiume… Nelle stanze il soffitto era profondo come le cupole delle chiese… Ma c’erano sempre
temporali” raccontava“ e io tremavo pei fulmini che vedevo strappar giù le teste delle statue…”.
(Elio Vittorini, Il garofano rosso)
Il romanzo giovanile del celebre scrittore siciliano, romanzo sofferto per gli ostacoli e le censure frapposte dal re-
gime fascista 1, narra le vicende di due studenti adolescenti, travolti dalle vicende storiche dell’epoca, dal fascino
esercitato su di loro dall’emergente partito fascista e dai travagli e contrasti dei loro primi amori. Tarquinio, uno
dei due amici, è originario di Quero ed è lui che parla nel brano sopra indicato. Quando lo lessi la prima volta,
molti anni fa, mi convinsi che quella non era la “nostra” Quero perché non mi tornavano gli elementi del montone,
delle olive, delle fontane e delle statue. Qualche anno dopo, però, gli approfondimenti effettuati mi portarono alla
conclusione che quella citata da Elio Vittorini, sia pure descritta in termini favoleggianti e un po’ mitizzata, è effet-
tivamente la “nostra” Quero. Elio Vittorini, infatti, fu molto amico del feltrino Silvio Guarnieri, critico letterario e
scrittore che conobbe durante la sua permanenza a Firenze e nella cui casa di Feltre ebbe occasione di soggior-
nare. Il riferimento a Quero, quindi, sembrerebbe essere un omaggio rivolto all’amico 2 così come non è invero-
simile che la stessa amicizia descritta nel romanzo tra il siracusano Alessio e il querese Tarquinio possa avere
attinto, ovviamente in modo letterario, alla stessa amicizia intercorrente tra i due famosi scrittori. Quello citato non
è l’unico riferimento di Vittorini a Quero: nel 1937 inizia a pubblicare a puntate sulla rivista “Letteratura” alcuni
brani di Giochi di ragazzi che, nell’intento iniziale dell’autore, avrebbe dovuto costituire la continuazione de Il Ga-
rofano rosso, ma il cui progetto terminò con la stesura di pochi brani che non confluirono mai in un vero e proprio
romanzo. Nei Giochi di ragazzi i personaggi sono cresciuti da come li avevamo lasciati ne Il Garofano rosso e per
certi aspetti hanno intrapreso percorsi di vita tra loro diversi. E così, mentre Tarquinio è ormai un giovane bor-
ghese capitalista impegnato nella gestione dei suoi numerosi beni:
Pareva che avesse una mezza dozzina di case in Quero, oltre i terreni, e tutto affittato, tutto che rendeva.
Avrebbe dovuto ricevere millecinquecento lire al mese di solo frutto delle case; pareva. E rabbiosamente
calcolava quanto dovevano avergli rubato, in dieci anni che lo tutelavano tenendolo in esilio da Quero 3.
Alessio mantiene, forse in modo un po’ ingenuo, gli ideali che lo avevano animato un tempo, tanto da non poter
nascondere la propria delusione verso gli atteggiamenti di Tarquinio:
“Tu non hai guardato in quell’uomo… Continuamente, hai messo innanzi il tuo denaro… L’ho visto da
me, quando hai parlato con la zia di Quero, in che modo da argomento persuasivo hai agitato la que-
stione della tua ricchezza” 4
Con il cambiamento interiore intervenuto nella vita e nella maturità dei ragazzi, cambia però la stessa immagine
di Quero che, pur descritta da Tarquinio ancora in termini suggestivi
“Non è uno splendido mondo? E qui una casa bianca di pietra serena non è una splendida dimora? Oh,
ragazzi, vedrete che quella zia (di Quero, ndr) sistemerà tutto, e sposerà Giovanna e sarò un Dio tra gli
Dei!” 5
sembra soffrire a sua volta del passaggio economico che la porta ad essere, da una comunità contadina caratte-
rizzata da un forte senso di solidarietà, alla freddezza calcolatrice e meno solidale dei nuovi ricchi possidenti,
come si riscontra nel richiamo, nostalgico e nello stesso tempo amaro, ad un passato che sembra non esserci
più:
“Una volta ai tempi di Alano, e nei più antichi tempi, ai tempi di Absinto, Quero era forse davvero città di
compagni, un compagno con le sue mogli per ogni palazzo” 6.
Di Elio Vittorini, come uomo e come scrittore, si è scritto molto. Ciononostante sarebbe veramente interessante
approfondire se la Quero dei suoi romanzi, questo abitato dalle numerose fontane e statue dove ogni contadino
vive in una reggia, sia solo la trasposizione letteraria della vicina città di Feltre oppure se il nostro piccolo comune
riuscì in qualche modo ad attrarre, e in quale modo, l’attenzione dello scrittore siciliano.
1
Il romanzo uscì a puntate sulla rivista “Solaria”, ma la sesta puntata venne sequestrata perché contraria “alla morale e al buon costume”, descri-
vendo l’amore tra due dei protagonisti del romanzo con dettagli ritenuti scandalosi all’epoca.
2
Pasquale Guaragnella, Il matto e il povero: temi e figure in Pirandello, Sbarbaro, Vittorini. Edizioni Dedalo, 2000, pagg. 173-74: “Feltre è la località
presso cui Vittorini ha trascorso vacanze, si direbbe non meno mitiche, presso casa Guarnieri: in Giochi di ragazzi compare con il nome di Quero -
città “per leali compagni” - nella quale appunto “è da vedersi un omaggio alla Feltre di Silvio Guarnieri”.
3
Anna Panicali, Elio Vittorini: la narrativa, la saggistica, le traduzioni, le riviste, l’attività editoriale, Mursia, 1994, pag. 134.
4
Giordano Caterina Francesca, Elio Vittorini: letteratura, critica e società, Tesi di dottorato di ricerca in Italianistica, XXVI ciclo, Università degli studi
“Roma Tre”, relatore prof. Leonelli Giuseppe, 16 giugno 1994, in https://arcadia.sba.uniroma3.it/handle/2307/4300
5 6
ivi, pag. 88 - ivi, pag. 88
2 ATTUALITÀ

Progetto sicurezza comunale


Autovelox a Scalon
http://quero-api.municipiumapp.it/news/progetto-sicurezza-comunale

Si porta a conoscenza la cittadinanza che all’altezza della galleria di Scalon, sulla


S.P. 1 Bis “Madonna del Piave”, è stato installato un autovelox che presto entrerà in
funzione.

La velocità consentita in quel tratto di strada è di 90 Km all'ora.

L'apparecchiatura non servirà solo per il controllo della velocità, ma anche per tutta
una serie di attività incluse nel progetto sicurezza.

Via Nazionale a Fener


colorata di fiori
segnalazione di Andrea Tolaini
Anche quest’anno, grazie all’offerta dei F.lli Gerlin, titolari dell’Hotel
Tegorzo, parte dell’aiuola di via Nazionale a Fener è stata abbellita di
fiori.
L’intervento
è stato resto
possibile da
Gaetano,
Cesarina,
Luigino,
Emilia e
Claudia
coordinati,
ovviamente,
da Armando.
Foto A.T.
3 ATTUALITÀ
4 LETTERE AL TORNADO

Ad Alano (e non solo) «avere dei buoni vicini


è come avere una casa più grande»

Gentile direttore, Le chiediamo di pubblicare alcu-


ne foto del nostro piccolo “colmèl”, ad Alano di
Piave. Con semplicità, ma anche con riconoscen-
za gli uni per gli altri, vogliamo testimoniare come,
con un po’ di buona volontà, sia facile sostenersi
e darsi forza a vicenda. Nella fase del lock down
totale, ispirati dalle immagini trasmesse in tv di
gente che in città cantava dai balconi, anche noi
dal 10 marzo al 3 maggio, ogni sera alle 18, at-
taccavamo l’amplificatore e cantavamo una can-
zone. Cantavamo per solidarietà verso chi stava
soffrendo, per riconoscenza verso chi stava com-
battendo una guerra tanto difficile quanto imprevedibile, ma anche per darci forza reciprocamente. Tra di noi
c’erano pensionati, lavoratori, giovani e perfino qualcuno in quarantena, il ritrovarci pur da un balcone all’altro ci
aiutava ad affrontare una situazione talmente strana ed irreale da farci sentire disorientati. Il repertorio nelle 60
serate ha spaziato tra vari generi musicali, ma sempre con brani che dovevano spronare a tenere duro, ci siamo
cimentati in molte canzoni, cantando, magari stonati, ma tutti con grande entusiasmo. Nei giorni di pasquetta e
del 25 aprile non ci siamo fatti mancare nemmeno il picnic fuori porta (ma dentro al cancello) ed abbiamo man-
giato insieme…da un terrazzo all’altro. Volevamo con questo scritto solo sottolineare come gesti semplici, come
quelli descritti, per noi sono stati davvero efficaci, lasciando un piccolo ricordo di gioia condivisa in un periodo co-
sì denso di preoccupazioni e di ansie. Ringraziamo tutti gli abitanti del “colmèl” dei 14, 15 e giù di lì...che davvero
hanno confermato il detto «AVERE DEI BUONI VICINI E' COME AVERE UNA CASA PIÙ GRANDE».

Sant’Antonio Abate di Alano, una preghiera


per la fine della fase 1 della pandemia
Sono scesi all’esterno della struttura tante volte durante l’epidemia, per
l’iniziativa “Un minuto per la vita” voluta da Uneba Veneto, fermando per
60 secondi le attività per ricordare a tutti l’importanza della vita degli an-
ziani, fragili e all’apparenza indifesi soprattutto in questi ultimi mesi.
Giovedì 25 giugno, però, gli ospiti e il personale del Centro di Servizio per
Anziani e dell'Ospedale di Comunità della Fondazione Sant’Antonio Abate
di Alano di Piave, si sono ritrovati nel giardino con uno spirito diverso: per
celebrare con un momento di preghiera la fine della fase più dura
dell’emergenza Coronavirus e il lento e graduale ritorno alla normalità e
per ricordare coloro che purtroppo non ci sono più.
5 CRONACA

Il direttore Francesco Facci ha ringraziato personale, ospiti e familiari per i sacrifici, l’energia e la comprensione
che hanno messo in campo nei mesi dell’emergenza, senza risparmiarsi. L’uscita dalla fase 1 “è stata una vittoria
di tutti - ha sottolineato Facci - ognuno ha fatto la sua
parte come in una famiglia”.
Al parroco don Francesco Settimo sono stati affidati il
ricordo e la benedizione per tutti coloro che nel territo-
rio, in Italia e nel mondo hanno perso la vita a causa
della pandemia. Come al termine della seconda guerra
mondiale - questo il pensiero del parroco di Alano di
Piave - anche per questa guerra la gioia per una ritro-
vata libertà e sicurezza si fonde sempre con la com-
mozione per gli affetti e i cari che non ci sono più.
Per gli ospiti della Fondazione Sant’Antonio Abate,
presenti in una trentina alla messa, la fine della fase 1
significa soprattutto il ritorno graduale alla normalità di sempre, fatta di tante attività, allegria e condivisione. A
sancire la ripresa di questa normalità la mattinata del 25 giugno si è arricchita con i compleanni di due nonni, Li-
cia e Pietro, che hanno spento assieme ai loro familiari e amici 90 e 83 candeline.

In Francia con Luisa, Alberto e....Tornado


di Sandro Curto
Sono arrivate in redazione le foto che la nostra amica di Ala-
no Luisa Carniello ci manda ogni anno dei suoi viaggi con
Tornado al seguito. Queste sono riferite al 2019, tutte in
Francia, con scatti del marito Alberto Piazzetta:
1) L’abbazia cistercense di Senanque in Provenza;
2) La gigantesca statua (sette metri di altezza) di Vercingeto-
rige sul Mont Auxois, dipartimento della Borgogna, opera del-
lo scultore Aimé Millet nel 1865 per volontà di Napoleone III°
che volle commemorare l’eroe simbolo del nazionalismo gal-
lico sconfitto da Giulio Cesare;
3) L’abbazia di Fontenay (in Borgogna), che è il più antico
monastero cistercense in quanto fondato nel 1118 da Ber-
nardo di Chiaravalle, con in primo piano un albero alto 33 metri e di 200 anni;
4) La basilica di Santa Maria Maddalena, che è il più importante luogo di culto cattolico di Vézelay (in Borgogna),
capolavoro dell’architettura romana e patrimonio dell’umanità dell’Unesco;
5) La statua di Notre-Dame de France, opera monumentale in ghisa, situata nella città di Le-Puy-en-Velay e co-
struita tra il 1856 e il 1860 con i cannoni catturati durante l’assedio di Sebastopoli. E’ alta 16 metri e ha un piedi-
stallo di 22,70 metri. Da questa cittadina parte la “Via Podiensis”, il più importante dei Cammini di Santiago fran-
cesi.
Grazie Luisa del gentile ricordo e appuntamento al prossimo viaggio.
6 LIBRI

Il guardiacaccia
Epica del progresso e nostalgia di un mondo che non è più
in uno splendido romanzo breve di Marcello Meneghin
Il romanzo di Marcello Meneghin (nativo di Quero NdR) è un intreccio di storie
vere e di invenzione o meglio di supposizioni. È la ricerca del nome di un assas-
sino. Lo scenario delle montagne trentine che l'autore conosce bene per averci
lavorato nel passato, fa da sfondo a un vero e proprio giallo. Ma il romanzo è an-
che un pretesto per fare conoscere a chi non c'era o non sapeva, cosa voleva di-
re portare energia elettrica a un'Italia stremata dalla seconda guerra mondiale.
Alle figure dei personaggi si alternano figure e nomi di cose, di macchine, di me-
todi di rilievo topografico e di tecniche di scavo. Un intreccio di immaginario, che
si sposa bene alla magia delle montagne, e di pragmatico, concreto.
Questo libro è un romanzo e un documento.
Pochi sanno quanta fatica costasse tracciare dei punti trigonometrici tra le mon-
tagne per dare avvio ai lavori di una diga. L'autore conosce le Alpi, per esserci
nato, sul versante orientale, in Veneto. Nel libro si avverte forte la nostalgia che
chiunque abbia abitato a lungo in montagna porta con sé della meraviglia per le
cose grandi e perfette. Forse questa meraviglia è sorella di un desiderio di crea-
re cose grandi e perfette con le mani e le macchine. Senza spingersi oltre, il
guardiacaccia è il documento di un'epoca chiusa e insieme un'avventura che coinvolge dal principio alla fine.
ESTRATTO DELL’OPERA. Introduzione. Lo spunto di base di questo racconto è dato dalla inveterata abitudine
di un capriolo che, trovandosi in una situazione disperata, arriva perfino al punto estremo di scegliere il suicidio
pur di evitare quegli atroci patimenti che una atavica sequenza ha stampato sulla sua memoria. Il fenomeno è
descritto molto bene nel libro “Il suicidio del capriolo” di Giancarlo Peron.
Fagher, un paesino di montagna. Teatro della storia è un paesino di alta montagna chiamato Fagher, che nel
dialetto locale significa faggio. Il nome forse deriva dall’importanza sempre rivestita in zona dai boschi di faggio,
come ottima legna da riscaldamento durante le fredde invernate passate sotto alte coltri di neve, a temperature
gelide. Siamo negli anni ‘40, nel primo dopoguerra, e l’attività locale è basata principalmente sull’agricoltura e gli
allevamenti di bestiame, soprattutto in malghe, dove gli ampi pascoli consentono di alimentare un grande numero
di animali da latte, dai quali ricavare perlopiù burro e formaggi molto ricercati per la loro buona qualità. Un’altra
fiorente attività è legata al legno, grazie ai vasti boschi di resinose e di alberi ad alto fusto di essenze forti, atti al
riscaldamento domestico, il cui taglio alternativo per ampie aree di piante adulte fornisce buon reddito nella ven-
dita dei tronchi e anche, per le resinose, nelle lavorazioni delle segherie locali che ricavano, dalle grandi partite di
tavole grezze, il legno pronto per le lavorazioni industriali di pianura. Si tratta di un’attività qualificata ma, dal pun-
to di vista economico, modesta, a causa dei lunghi periodi invernali di inattività, quando il lavoro si riduce alla so-
la manutenzione delle attrezzature e dei locali e non porta alcun ricavo in denaro. La normale alimentazione dei
valligiani ha luogo utilizzando prevalentemente i prodotti locali, essendo molto diffusa l’agricoltura e la coltura de-
gli ortaggi e anche la raccolta nei boschi di frutti di buonissima qualità, mentre dalla caccia derivano ottime carni.
Altri prodotti alimentari vengono acquistati nei negozi del paese. La composizione dell’abitato si basa general-
mente su vecchie casette unifamiliari, il vero boom di costruzione delle nuove case è appena cominciato e risul-
tano solo alcune ville di recentissima costruzione, appartenenti alle famiglie più abbienti, come quelle del medico,
del farmacista e del veterinario. Spicca anche per il lusso sfrenato quella del macellaio, Giovanni, un uomo che
ama sfoggiare automobili di lusso. La mentalità comune nel paesino è ancora improntata al risparmio, frutto del
recente periodo bellico di assoluta povertà in paesi piccoli come quello della nostra storia. Il sogno, che nei de-
cenni successivi troverà piena attuazione, è di potersi costruire nuove casette che sostituiscano quelle esistenti,
generalmente prive delle minime comodità. La mancanza più sentita è quella dell’impianto idrico domestico, as-
sai raro nelle abitazioni di Fagher. Un episodio a riguardo renderà bene la situazione reale. Per ovviare al disagio
di non potersi fare a casa una doccia calda, il locale parroco aveva da poco ricavato nello scantinato della cano-
nica quattro docce che funzionavano con il materiale abbondante in zona, cioè la legna da ardere. La gioventù si
poteva ritrovare tutti i sabati, non solo per le pulizie personali, ma per stare in compagnia a raccontarsi gli avve-
nimenti della loro bella età. Da rilevare un difetto di comportamento di quelle persone fatte di roccia e ossessio-
nate della mania del risparmio da attuare sempre, ovunque e in maniera tanto puntuale da indurre il parroco a
consumare una quantità minima di legna, tanto scarsa da far uscire dalle docce acqua appena tiepida. ...
Estratto da: https://www.mondadoristore.it/Il-guardiacaccia-Marcello-Meneghin/eai978886949456/#tabMenu-6
Nota dell’autore. E’ la appassionante storia della ricerca dell’assassino di un guardiacaccia che ho chiamato Menico
per ricordare l'altro guardiacaccia Menico di Quero che io ho conosciuto come bravissima persona ed anch'esso de-
ceduto durante il suo lavoro nelle montagne queresi ed in circostanze di cui, in paese, si è saputo ben poco.
Acquistabile pure su https://www.mnamon.it/il-guardiacaccia/ in versione ebook a 4,00 € o su Amazon anche in
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7 CRONACA
8 CRONACA

Il completamento della scuola materna comunale costerà circa 400mila euro.


Annunciato anche il restauro completo del municipio, che verrà reso più sicuro.
Frana sulla strada Campo-Schievenin: «Entro settembre l’appalto dei lavori per poter riaprire».

Alano: terza sezione per l’asilo,


in arrivo anche la mensa
ALANO DI PIAVE. Sono pronti e in fase di attesa di contributo due importanti progetti che riguardano edifici co-
munali: l’adeguamento sismico del municipio, che prevede una spesa di 800mila euro a fronte di un potenziale
contributo di 700mila che dovrebbe arrivare da Avepa, e l’ampliamento dell’asilo con la realizzazione della terza
sezione e della mensa esclusiva per una spesa prevista di 400mila euro. Lo ha reso noto il sindaco di Alano,
Amalia Serenella Bogana, durante l’ultimo Consiglio comunale di lunedì nel quale è stato approvato il rendiconto
di gestione 2019 che vedeva, al 31 dicembre scorso, il patrimonio netto del Comune di Alano di Piave ammonta-
re a 8,3 milioni di euro.
IL BILANCIO «Il 2019 - ha sottolineato Bogana - si è concluso positivamente per il nostro Comune che ha portato
a casa un risultato di esercizio di 186.143 euro e un avanzo libero di 83mila euro che impegneremo per comple-
tare imminenti interventi. Non abbiamo debiti fuori bilancio e stiamo progressivamente riscuotendo i tributi non ri-
scossi che all’inizio del nostro mandato ammontavano a circa 150mila euro e che, grazie ad una adeguata ra-
teizzazione, sono progressivamente rientrati quasi del tutto». Durante la seduta è stato anche reso noto che i
17.900 euro incassati dallo Stato per i buoni spesa “Covid19” e che costituiscono la prima variazione del bilancio
di previsione 2020-2022, sono stati erogati completamente a soddisfare le circa 80 domande pervenute. «A tale
proposito - ha sottolineato il sindaco - vorrei ringraziare pubblicamente il grosso lavoro fatto dagli uffici comunali
per l’istituzione e la gestione della pratica, la protezione civile per la consegna dei buoni agli aventi diritto e i ne-
gozi di Alano e Quero Vas che hanno accettato il pagamento con i buoni spesa». Fra le varie ed eventuali, ultimo
punto all’ordine del giorno, è stato reso noto che l’acqua è tornata ad essere potabile e utilizzabile quindi per
scopi alimentari, in tutto il territorio comunale. Pare, infine, che si stia smuovendo anche l’iter per la sistemazione
dei 2,7 km di strada comunale che porta dalla frazione alanese di Campo a quella querovassese di Schievenin.
Entro settembre dovrebbe essere assegnato l’appalto per i lavori. Va ricordato che la strada è interdetta al traffi-
co di mezzi a motore, a causa di una frana, dal febbraio del 2019 ed è attualmente percorribile, grazie ad un by-
pass, solo a piedi o in bicicletta.
(da “Il Gazzettino” del 17 giugno 2020)

Il sindaco Zanolla: «Il costo del progetto è di 600mila euro»

Vas, scuola materna a nuovo e più sicura


QUERO VAS. Sono iniziati da alcune settimane i lavori per la riqualificazione energetica e l’adeguamento sismi-
co della scuola dell’infanzia di Vas. Si tratta di un intervento che prevede un esborso di 600mila euro.
IL SINDACO «Approfittando dell’interruzione scolastica di questi mesi - spiega il sindaco di Quero Vas Bruno Za-
nolla - siamo riusciti a far partire i lavori prima del previsto per cui contiamo per fine anno di avere lo stabile nuo-
vamente a disposizione di docenti e bambini. Pertanto i primi mesi del prossimo anno scolastico, corpo docente e
bambini svolgeranno la loro attività nello stabile delle scuole medie di Quero dove potranno contare su uno spa-
zio esclusivo. Il nostro obiettivo - prosegue Zanolla - è che per l’inizio del 2021 lo stabile torni completamente di-
sponibile, rinnovato e, anche dal punto di vista dell’efficienza energetica, sia un edificio al passo con i tempi. Nei
giorni scorsi gli operai comunali hanno sistemato anche il bel parco esterno. Si tratta di un ulteriore tassello nella
riqualificazione degli stabili comunali». La scuola dell’infanzia di Vas fino agli anni ‘90 ha svolto la funzione di
scuola elementare. Nello stesso periodo, con l’Amministrazione Solagna, è stata ampliata e dal 2000 è diventata
scuola materna mentre, contemporaneamente, la vecchia è stata trasformata in asilo nido. Nel 2009
l’Amministrazione Biasiotto ha fatto realizzare il moderno parco giochi adiacente dotato dei più avanzati standard
per la sicurezza di bambini e maestre. Fino a prima della chiusura a causa della pandemia, alla scuola
dell’infanzia di Vas operavano 6 insegnanti divise in 3 sezioni e un’insegnante di religione che complessivamente
seguivano i 56 bambini iscritti. «La scuola dell’infanzia di Vas - tiene ad aggiungere Zanolla - è per noi un fiore
all’occhiello dal punto di vista dell’organizzazione. Può contare su una mensa interna comunale dove opera una
cuoca dedicata che garantisce un servizio rapido di distribuzione del cibo e di qualità. Questo consente di opera-
re con grande tranquillità». L’intervento in atto è stato possibile grazie ad alcuni contributi fra i quali quello regio-
nale per l’adeguamento sismico e quello del GSE per l’adeguamento energetico. Esso apporterà notevoli cam-
biamenti e migliorie alle strutture, ai serramenti e all’involucro esterno. Anche dal punto di vista architettonico ci
sarà un importante restyling: l’estetica cambierà molto nella logica di tutti gli edifici che l’amministrazione quero-
vassese ha riqualificato e sta riqualificando.
(da “Il Gazzettino” del 20 giugno 2020)
9 LETTERE AL TORNADO

A quando un nuovo collegamento Milano/Dolomiti?


di Germano Susanetto
La foto è testimone del collegamento ferroviario Taranto Reggio
Calabria, via jonica. Il treno è un intercity con nuove carrozze; le
due Stazioni meridionali distano 297 Km l'una dall'altra, mentre
Calalzo di Cadore e Milano Centrale 268 Km., via Castelfranco-
Vicenza. Se viene fatto questo treno, unendo due città impor-
tanti del Sud, mi domando perché non possa essere fatto anche
qui collegando Milano con le Dolomiti. A mio avviso unendo ca-
tegorie economiche, specialmente turistiche, e coinvolgendo i
rappresentanti politici si potrebbero fare pressioni su Trenitalia
per avere un collegamento quale era un tempo la Freccia delle
Dolomiti. Sarebbe interessante istituire questo servizio almeno
nei fine settimana e per le feste infrasettimanali e Natalizie. L'i-
potetico collegamento dovrebbe avere solo poche fermate in
provincia: Calalzo, Belluno e Feltre. Ne trarrebbe vantaggio an-
che l'alto trevigiano. La linea Ferroviaria jonica per il momento è
a trazione diesel, quindi il collegamento Taranto, Reggio Cala-
bria viene espletato con un locomotore Diesel 445.
A questo link il video che mostra questa linea:
https://youtu.be/pCbjXY3vePI

Una proposta estratta da https://www.milanocittastato.it/grande-milano/


5 linee di treni notturni da far partire di nuovo da Milano
Nel nord Europa sta tornando un grande interesse verso i treni notturni a lunga percorrenza. Se tornassero in
voga anche in Italia, quali vorreste vedere partire nuovamente da Milano Centrale? Dopo il Coronavirus proba-
bilmente vorremo riconsiderare l’idea di viaggiare in treno. Invece di concentrarci solo sull’alta velocità, dobbiamo
sapere che in nord Europa sta tornando un grande interesse verso i treni notturni a lunga percorrenza. Se
tornassero in voga anche in Italia, quali vorreste vedere partire nuovamente da Milano Centrale? (…omissis…)
Freccia delle Dolomiti. Treno famoso per aver collegato Milano a Calalzo di Cadore, oggigiorno
questa linea potrebbe tornare in auge con la riapertura contemporanea
della ferrovia Calalzo-Cortina in vista delle olimpiadi invernali del 2026
per facilitare lo spostamento dei turisti. Sarebbe un viaggio entusiasman-
te, partire da Milano e scendere direttamente a Cortina pronti per andare
a sciare. Inoltre, come molti di voi ricorderanno, la ferrovia viene resa ce-
lebre dal film “Vacanze d’inverno” del 1959 con Vittorio De Sica ed
Alberto Sordi. (estratto)

ATTUALITÀ

Quero Vas: i numeri demografici di Giugno


Il mese di giugno si è concluso con una popolazione
residente pari a 3.139 persone, con un incremento di 5
persone rispetto al mese precedente in seguito ai
movimenti anagrafici di seguito elencati
 3 nascite
 1 decesso
 12 immigrazioni (1 dall'estero)
 9 emigrazioni (3 per l'estero)
3 cittadini hanno acquistato la cittadinanza italiana di cui 1 di
origine senegalese 2 di origine albanese
413 sono le persone di cittadinanza diversa da quella
italiana, le 3 comunità più numerose sono:
 179 persone con provenienza dalla Cina
 119 persone con provenienza dal Marocco
 19 persone con provenienza dal Senegal
da http://quero-api.municipiumapp.it/news/diamo-i-numeri-giugno-2020
10 CRONACA

Inter Club Fener:


parte la nuova
stagione
di Sandro Curto
Nonostante il campionato sia ancora in corso,
causa il ritardo dovuto alla sospensione per
pandemia, il 1° luglio, come da tradizione, è
partito il tesseramento dell’Inter Club “Mas-
simo Moratti” di Fener con le promozioni che
trovate nella locandina accanto. Per il sodalizio
presieduto da Andrea Tolaini la nuova stagione
coinciderà col venticinquesimo anno di attività
per i quali si prevedono grandi festeggiamenti,
sempre coronavirus permettendo. Il 2019/2020 ha registrato l’ennesimo record con ben 619 soci, 498 dei quali
senior e 121 junior, posizionando il club al decimo posto in Italia e al dodicesimo nel mondo per numero di tesse-
rati.

Colmirano, nozze d’oro


per Ivana e Tarcisio
di Sandro Curto
In occasione del quarantacinquesimo (Tornado n. 651
del 2015) avevamo dato loro appuntamento alle nozze
d’oro ed eccoci puntuali a ricordare i cinquant’anni di
matrimonio dei nostri abbonati di Colmirano Ivana
Tessaro, originaria della borgata di Balzan, e Tarcisio
Favero, di Cavaso del Tomba. I due si erano sposati a
Campo il 30 marzo 1970 mentre le nozze d’oro sono
state celebrate nella chiesetta di Colmirano sabato 27
giugno dal parroco don Francesco Settimo e da don
Fabrizio Tessaro, parroco a Sovramonte ma anch’egli originario di Balzan. Dopo la cerimonia, il pranzo al risto-
rante “Tegorzo” di Fener alla presenza di una cinquantina di persone fra parenti e amici, con in testa le figlie Pa-
trizia e Roberta, i generi e i nipotini Sara, Giulia e Davide. Congratulazioni anche dalla Redazione e appuntamen-
to per le nozze di diamante.

Notizie in breve
a cura di Sandro Curto e Silvio Forcellini
ALANO: CHE CAOS PER IMU E TARI Si era detto che quest’anno le lettere con i bollettini per il versamento
dell’acconto dell’I.M.U. riguardante le seconde case e della T.A.R.I. (rifiuti), causa il coronavirus, sarebbero arri-
vate all’ultimo momento e che, in ogni caso, non ci sarebbero state sanzioni per qualche giorno di ritardo, ma
perché allora due spedizioni a distanza di poco tempo nel comune di Alano? Così, tanti che pagano ancora con il
metodo tradizionale, si sono precipitati in banca o in posta per fare il primo versamento e poi hanno dovuto ritor-
nare per il secondo. Il tutto in un momento in cui l’unica banca rimasta sul territorio riceve solo su appuntamento
e l’ufficio postale di Fener è aperto a giorni alternati; così si sono formate lunghe code, in particolar modo
nell’ufficio postale di Alano nonostante la velocità e la bravura dell’impiegata Marina Bagnarol. Non era più sem-
plice prorogare la scadenza o, meglio ancora, spedire i due tributi contemporaneamente, come è avvenuto a
Quero Vas dove sono arrivati qualche giorno dopo la scadenza?
DUE RETI PER DAVIDE MAZZOCCO La ripresa del campionato di serie B ha fatto registrare il secondo e il ter-
zo gol stagionale del querese Davide Mazzocco, che milita nel Pordenone, squadra ancora in corsa per la pro-
mozione. La sua seconda rete è arrivata al 52’ nella partita vinta per 2-0 in casa contro il Virtus Entella; la terza al
2’ nella partita vinta per 2-1 in trasferta contro il Perugia.
ALANO: CHIUSO IL BAR “AL PIAZZOL” Era da tempo che le sorelle Enrica e Marcella Rizzotto dicevano di vo-
ler cedere l’attività del bar “Al Piazzol” di Alano e questa volta, causa anche la forzata sosta per coronavirus, la
decisione di chiudere è arrivata dopo diversi anni di gestione del locale aperto dal proprietario Giulio Giacomelli
11 CRONACA

negli anni ‘70 e poi mandato avanti da Renzo Mondin (“il mago”), da Toni Gregolon e da Alessandro Spada e fa-
miglia. Se qualcuno è interessato a rilevare l’attività, può telefonare ad Enrica (cell. 348.9792741).
CACCIATORI SOLIDALI CONTRO IL CORONAVIRUS Ad integrazione di quanto scritto nel numero scorso, an-
che la Riserva di Alano presieduta da Luigi Codemo ha contribuito con 1.000 euro alla raccolta fondi promossa
dall’A.C.B. (Associazione Cacciatori Bellunesi) per acquistare, attraverso l’Associazione Vola, uno strumento ne-
cessario per processare i tamponi destinato all’ospedale di Feltre e dal costo di 100.000 euro.
STRADA DEL DOC: RIAPERTURA PREVISTA PER LA FINE DI LUGLIO Veneto Strade, che sta sistemando la
strada SP 10 che da Alano porta al Doc, comunica che, a causa del maltempo, i lavori termineranno verso il 25
luglio. Si potrà comunque transitare nei fine settimana.
ASTERISCO

La foto di copertina
(M.M.) Avevo voglia di freschezza, di colori decisi, di una copertina che ritornasse, guardandola, anche un senso
di gioia, di apertura. Sentimenti quanto mai necessari di questi tempi, dopo i disastri causati dalla pandemia e
l’”effluvio” di notizie, spesso improntate al catastrofismo. Allora ecco un piatto di insalata caprese, dai colori ac-
cesi e contrastati per accogliere l’estate, con l’augurio che sia una stagione positiva, dalla quale gettare le basi
per ritrovare la normalità del vivere, buttata all’aria dalla pandemia. Vi propongo, unitamente all’immagine, questa
citazione di Vasilij V. Kandinskij (pittore russo 1866-1944): “il colore è un mezzo per esercitare sull’anima
un’influenza diretta. Il colore è come il tasto, l’occhio è il martelletto che colpisce, l’anima è lo strumento dalle mil-
le corde”.

per informazioni e prenotazioni chiamaci allo 0439 788241 Via Feltre, 22 - 32038 Quero (Quero Vas)

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12 CRONACA

Inter Club “Massimo Moratti” di Fener

L’addio a Mariolino Corso e Gigi Simoni


di Sandro Curto
A distanza di pochi giorni sono deceduti due grandi personaggi del mondo del calcio italiano e due amici
dell’Inter Club “Massimo Moratti” di Fener presieduto da Andrea Tolaini.
Prima è toccato a Gigi Simoni, classe 1939, ex giocatore di buon livello e poi allenatore per tanti anni con diver-
se promozioni all’attivo, una Coppa Italia col Napoli e una Coppa Uefa con l’Inter, ma soprattutto un esempio di
serietà e correttezza. Simoni era stato ospite dell’Inter Club nel settembre del 2017 con visita al bar Piave di Car-
pen, presentazione del libro “Simoni si nasce” nella sala dell’ex cinema Prealpi di Quero e cena al ristorante Te-
gorzo. Si era poi fermato, di passaggio, in altre due occasioni ed era socio onorario del club mantenendo contatti
frequenti col presidente.
Poi a Mariolino Corso, classe 1941, originario da San Michele Extra in provincia di Verona. Era stato a Fener il
23 settembre 2016 in occasione del ventennale dell’Inter Club celebrato al ristorante Tegorzo dove si era dimo-
strato disponibile, ironico e di grande simpatia rispondendo alle numerose domande dei presenti. Era sopranno-
minato “il piede sinistro di Dio” e aveva militato nell’Inter dal 1958 al 1973 segnando 94 reti e vincendo quattro
scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.

Linda
presenta
Mirco
Linda presenta il fratello Mirco per la felicità dei genitori Andrea
Scopel ed Elena De Faveri. I nonni Piero, Luciana e Giannina, in-
sieme a cugini e zii, augurano loro ogni bene.
13 LETTERE AL TORNADO

I calzini per il Papa


Un regalo per Papa Francesco da Agnese Merciani di Alano
"Mia mamma, Agnese Mer-
ciani, in particolar modo nel Santità,
periodo di chiusura causa Sono una donna di 91 anni e
Covid, ha lavorato parec- vivo in un paesino alle
chio confezionando golfini, pendici del Monte Grappa,
papucce e calzini. Osser- Alano di Piave. In questo
vando il Santo Padre nei
periodo di epidemia tutti
momenti di preghiera del
periodo Pasquale, da solo siamo in casa e tramite TV
nella grande piazza di San insegnano a giocare e a fare
Pietro, ha espresso il desi- da mangiare. Io ho sempre
derio di fargli avere un pen- lavorato sodo e continuo a
siero, un gesto per dimo- farlo anche ora, secondo le
strare solidarietà ed unione mie condizioni. Faccio
in un momento così buio e
calzetti, come si usa qui, che
doloroso. Ha deciso quindi
di fargli avere, perché no!, poi regalo a parenti ed
dei calzini "sferruzzati" a amici...e perché no, ho
mano da lei. Inviato il pac- pensato, al nostro Santo
chettino non è tardata ad Padre? Vorrei, col mio
arrivare la risposta da parte modesto ed umile pensiero
fatto con amore, strapparle
un sorriso, Lei che è triste
portando sulle spalle il
dolore del mondo. Prego per
della sua segreteria. Lei, in ginocchio chiedo
Condivido con i lettori del Tornado scusa del mio ardire
questo episodio perché lo trovo genti- invocando la Sua
le e positivo, sia da parte di chi ha benedizione.
spedito che da chi ha ricevuto".
(Francesca Rech) Agnese Merciani

ASTERISCO

Sant Antoni
Oi che mal, oi che mal
porteme subito all’ospedal.
O Sant Antoni, abi pietà
fa che no more proprio qua.
Ghe ne da operar a la svelta
la vena del cor la se a ristreta;
tanta dent se sent a pregar
parche me pare se pose salvar.
Ancoi Sant Antoni
a ti son devoti
e verso al cielo alzon i oci
par veder se tu ne da na man
anca a noi pori can.
O Sant Antoni da tuti invocà A sinistra il capitello dedicato a S.
donene pace e serenità! Antonio che si trova in Comune di
Alano di Piave, edificato dalla fa-
miglia di Vittore Rech e la moglie Giuseppina, che qui desidero ricordare.
A destra un altro capitello votivo, in montagna, a ricordo di una brutta av-
ventura di un bambino, caduto da un dirupo senza riportare gravi conse-
guenze. Due esempi di fede che si possono incontrare lungo le nostre
strade e sentieri. (Alessandro Bagatella)
14 CRONACA

Da Quero a Castelluccio: un
viaggio colorato d’emozioni
segnalazione di Guerrino Perenzin
(M.M.) All’ombra del Monte Vettore, nel
cuore del Parco Nazionale dei Monti
Sibillini, I coniugi Guerrino Perenzin
/Giacomina Mazzier e Gilberto Ceccato /
Milena Fantin hanno potuto ammirare, a
metà giugno, a quasi 1.500 m. di quota,
la fioritura del Pian Grande, una delle
migliori degli ultimi anni. A due passi da
Castelluccio di Norcia (Umbria), una vista
che gli stessi abitanti del luogo
definiscono mai così bella e ricca per
colori e durata. I nostri hanno viaggiato
ognuno col proprio camper, turisti ben
accolti da quanti, sperando nella ripresa,
scontano ancora gli esiti post sisma e
della chiusura per l’emergenza Covid.

Un macchinista querese sulle rotaie d’Europa


segnalazione di Germano Susanetto
Diego Andreazza, qui in foto, posa per una foto ricordo, pronto per la partenza col un bel treno merci. Diego è fi-
glio di Placido Andreazza e Mondin Beatrice, è macchinista per treni Merci su relazioni internazionali. La Loco-
motiva è una Vectron della siemens una delle più potenti macchine nell'ambito Ferroviario.
15 CRONACA

Festeggiano
il 50° di Matrimonio
Guerrino Perenzin
&
Giacomina Mazzier

Dopo esserci conosciuti a scuola, nel lontano


1962/63, abbiamo coronato il nostro sogno d'a-
more sposandoci Domenica 14 giugno 1970, da-
vanti al parroco di Quero Don Donato Carelle.
Sono trascorsi 50 anni insieme e così, Domenica
14 giugno 2020, abbiamo celebrato in chiesa la
cerimonia dell’anniversario con la Santa Messa
officiata da Don Alessio Cheso, tutti rigorosamen-
te "mascherati"!
Poi..., causa il perdurare della presenza del virus
Covid-19, abbiamo fatto una festa ristretta, solo
con figli e nipoti: il figlio Vladimir, la moglie Car-
men, i nipoti Diana e Francesco (in foto alla no-
stra sinistra), la figlia Lucia, il marito Stefano, le
nipoti Laura ed Eleonora (in foto alla nostra destra). I festeggiamenti più importanti li abbiamo dovuti posticipare
in futuro... La salute e la fortuna ci hanno accompagnato fino ad oggi. Con l'aiuto del signore, dopo l'Oro, c'è an-
che lo Smeraldo, il Diamante ed il Platino.

Benvenuta Marta Pauletti


di Alessandro Bagatella e Francesca
Marta è la gioia di mamma Francesca e la principessa di papà Cristian e saluta
nonno Olivo, le zie Daniela, Ingrid, il cugino Josh, i nonni Annalisa Zatta e Vittore
Curto, gli zii Tiziano, Alessandro con Pamela, i cugini Ginevra e Gabriele. Un ricordo
per la nonna Liliana, che dal cielo ti protegge, assieme a tutti i tuoi cari. A Marta, che
festeggia il suo primo anno di vita, auguriamo, oltre ad un felice compleanno, una vita
ricca di gioia e serenità. Congratulazioni a mamma e papà e benvenuta nella grande
famiglia de “Il Tornado”.
16 ATTUALITÀ

Il virus letale dell’etichettamento


Sostenere il linguaggio inclusivo anche in epoche di Covid19 e oltre
In Formazione by SGV Redazione 3 Luglio, 2020
Nell’ambito della collaborazione con l’Università di Padova, avviata sulla base del Protocollo siglato fra Ateneo e
Fnsi con Sindacato giornalisti Veneto e Articolo 21 per il contrasto delle fake news, pubblichiamo una interessan-
te riflessione sull’utilizzo del linguaggio in tempo di pandemia scritta da Sara Santilli del Dipartimento di Filosofia,
Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata- FISPPA Laboratorio LaRIOS, Laboratorio di Ricerca e Intervento
per l’Orientamento alle Scelte
Le parole sono importanti, e lo sono ancora di più in tempi difficili come quello che stiamo vivendo a causa del
coronavirus. Il linguaggio si basa sulle parole, le parole che si scelgono per nominare e descrivere gli eventi, i fe-
nomeni e le persone, parole che producono conoscenza (o non conoscenza) e pensiero. Il linguaggio non è uno
strumento neutro, esso dà voce e corpo al modo con cui le persone pensano, interpretano la realtà e agiscono
ogni giorno. Ed esso può essere anche un veicolo finalizzato a riprodurre e perpetuare pregiudizi, stereotipi, luo-
ghi comuni, hate speech (incitamento all’odio N.d.R.) e stimolare aggressività, manipolazione, marginalizzazione.
In questo periodo di pandemia un linguaggio a cui siamo stati esposti si è caratterizzato per un marcato ricorso a
parole associate alla “guerra” probabilmente con l’idea, come sottolineato da Sala e Scaglioni (2020), di “mante-
nere una società unita nel tempo”, che combatte sia nelle prime linee, quelle degli ospedali, che nelle case di tutti
i cittadini, a vari livelli.
Metafore belliche
Tra le parole maggiormente usate ritroviamo ad esempio: “Infermieri in trincea”, “medici in prima linea”, “masche-
rine e guanti, le munizioni necessarie per combattere questa guerra”. Il virus è diventato il nemico da combattere
(Sala, 2020), e il centro di una narrazione capace di condizionare il dibattito pubblico e i comportamenti individua-
li, ma anche di distogliere l’attenzione da quei fattori socio-economici che stanno alla base di ciò che sperimen-
tiamo. E a ciò contribuiscono le fake news, ossia parole, notizie, informazioni che sono intenzionalmente e verifi-
cabilmente false, o che riprendono notizie vere omettendone però parti fondamentali o inserendole in un contesto
che ne forza il senso e l’interpretazione, come ci ricorda Reale (2019) nel libro La passione per la verità, Come
contrastare fake news e manipolazioni e costruire un sapere inclusivo; si pensi ad esempio alla notizia circolata
su un assembramento di runners sul ponte dello stretto di Messina (ad oggi non esiste alcun ponte sullo stretto)
che ha suscitato lo sdegno di molte persone e commenti aggressivi, oppure alla notizia circolata secondo la qua-
le tecnologia dei telefoni cellulari 5G è collegata alla pandemia di coronavirus, o ancora la notizia che
l’assunzione di grandi quantità di aglio potesse guarire dal Covid19. Oltre a ciò, come sottolineato in un recente
articolo di Pedroni (2020), l’infrastruttura retorica alla base della metafora bellica ha creato nuove forme di eti-
chettamento che possono essere esemplificate nella figura del “runner senza mascherina” o l’allontanamento di
coloro considerati “gli untori”, i “fuorilegge”, o i “bambini appestatori”.
Etichette contagiose
Queste nuove etichette nate in epoca Covid-19 si vanno a sommare all’utilizzo di termini definiti altamente stig-
matizzanti che già conosciamo, come “disabile”, “handicappato” che sono apparse anche di recente nei media ri-
portanti titoli quali “Coronavirus, le priorità per i disabili nella fase 2”, “Figli e familiari disabili si confermano, per il
governo, un ‘problema’ di chi li ha“, “Come Covid-19 ha declassato anziani e portatori di handicap”. Numerosi
sono i dati presenti in letteratura che enfatizzano il ruolo negativo delle parole utilizzate e, come sottolineato an-
che nel libro Diritti Umani ed Inclusione (Santilli, Di Maggio, & Ginevra, 2019) dell’etichettamento, processo attra-
verso il quale le parole vengono associate per classificare, definire in modo approssimativo e superficiale una se-
rie di caratteristiche spesso con carattere negativo che ingabbiano la persona in una determinata categoria
sociale. Il tema dell’etichettamento non riguarda soltanto il nostro tempo, come segnala lo stigma che in tutte le
epoche ha contrassegnato chi è ritenuto impuro o contaminante o con qualcosa che non va, come ad esempio la
persona con storia di migrazione, la persona con disabilità, ed oggi la persona contagiata da Covid. Così com-
prendere a fondo come funzionano le etichette, può essere l’occasione per imparare ad evitarle e intraprendere
la via di un linguaggio più attento e stimolo di relazioni eque e solidali.
Categorie e aggressività
La tendenza a categorizzare gli individui sulla base di uno o più elementi che si considerano di fatto inadeguati
(la presenza di malattie e di menomazioni, di difficoltà nello svolgimento di attività ritenute importanti, il non avere
le nostre stesse radici storiche e culturali, o l’essere stati infettati dal virus) e a trascurare gli aspetti positivi che
posseggono e le differenze che esistono anche all’interno dei loro gruppi di appartenenza, è, come noto, alla ba-
se dei pregiudizi e degli stereotipi che riducono drasticamente le possibilità di convivenza rinforzando le occasio-
ni di conflitto e di incomprensione.
Di fatto l’utilizzo di etichette porta con sé tre principali processi negativi:
1) la deindividualizzazione, ovvero l’enfasi sulle caratteristiche prototipiche e stereotipiche dei membri del grup-
po a cui la persona viene associata, e la scarsa attenzione alle sue particolarità individuali. Tale processo
può essere molto pericoloso in quanto, ad esempio, una studentessa con menomazione o con una malattia
virale può essere giudicata e trattata in base alla sua etichetta diagnostica (che enfatizza, tra l’altro, i deficit)
piuttosto che per le sue caratteristiche peculiari e positive (punti di forza);
17 ATTUALITÀ

2) la stigmatizzazione, ovvero l’enfasi sugli aspetti negativi. L’essere etichettato come ‘straniero’, ‘disabile’, ‘dif-
ficile’, ‘grasso’, ‘brutto’, ‘povero’, ‘infettata’ comporta la propensione sia della persona stessa che degli altri a
dare attenzione agli aspetti negativi, tanto da influenzare negativamente i livelli di qualità della vita e le inte-
razioni sociali;
3) la distanza tra gli individui, ovvero la tendenza sia delle persone etichettate che degli altri a considerare le
prime come appartenenti a gruppi diversi e spesso in contrapposizione a tutti gli altri.
Distanza sociale e ghettizzazione
La tendenza a etichettare gli individui, sulla base di uno o più elementi che si considerano di fatto inadeguati, può
suscitare emozioni negative come rabbia, paura e pietà che, a loro volta, possono favorire comportamenti ag-
gressivi o di distanza sociale, riducendo le possibilità di convivenza e di vicinanza.
A sua volta, l’utilizzo sistematico di tali etichette può comportare per la persona a cui è rivolta:
1) la ristrutturazione della propria immagine di sé che diventa sempre più simile a quella attribuita allo stesso
dal contesto sociale di appartenenza;
2) la modificazione dei propri comportamenti che, sulla scia di una “profezia” che tenderebbe ad auto avverarsi,
diventano sempre più in sintonia alle aspettative sociali arrivando, paradossalmente, a confermare
l’etichetta;
3) tendenza all’isolamento ed emarginazione sociale.
L’individuo si trova via via a essere escluso da specifici ambienti sociali e per tale ragione è spinto, al fine di
sfuggire all’isolamento, a ristrutturare il proprio contesto che diventerà pertanto popolato da persone che sono
considerate dallo stesso e dalla società più simili alla nuova immagine di sé.
Nuovo paradigma sociale
Il nuovo paradigma sociale dell’inclusione, che prende le mosse dai cambiamenti socio-economici che caratteriz-
zano la società della complessità, della globalizzazione e della multi diversità, pone in primo piano la necessità di
costruire relazioni positive, che facilitino la promozione di abilità come l’argomentazione, la riflessione e l’analisi
complessa dell’informazione, necessarie per l’inclusione, la solidarietà e la cooperazione delle persone, con o
senza disabilità, vulnerabilità o infezioni virali nei loro diversi e naturali contesti di vita. Per facilitare ciò, il ricorso
a un linguaggio inclusivo può essere importante in quanto, nei confronti di alcune persone, perdura il ricorso ad
etichette ed espressioni obsolete e offensive che continuano, soprattutto quando sono presenti nei media e nei
documenti amministrativi e nelle leggi che dovrebbero regolamentare l’inclusione, ad influenzare negativamente
la ‘rappresentazione sociale’ delle stesse e a diffondere immagini stigmatizzanti e visioni distorte. È quindi fon-
damentale aumentare la consapevolezza dell’importanza del linguaggio e migliorare l’utilizzo delle parole in tutti
gli ambiti della vita.
Contesti inclusivi e democrazia
La nostra Università da tempo è impegnata nella promozione di contesti inclusivi, e tale impegno è stato anche
siglato in una lettera inviata nel 2018 dal Magnifico Rettore a tutto il personale docente, tecnico amministrativo e
agli studenti e studentesse del nostro ateneo, all’interno della quale si rimarca che “una delle evidenze di questo
impegno è certamente il linguaggio che utilizziamo, sottolineare il valore dato all’essere umano e al fatto che un
attributo che lo caratterizza, la disabilità, riguarda solo parte di esso e della sua vita”
(https://www.unipd.it/inclusione/linguaggio-inclusivo) e sottoscritto anche nelle Politiche linguistiche per la comu-
nicazione locale e globale approvate da Senato Accademico del nostro Ateneo nel 2019. E così al posto delle
etichette appare evidente che i modelli concettuali di tipo inclusivo ci invitano in primo luogo a utilizzare il nome e
il cognome della persona evitando altre sottolineature ed evidenziazioni (es. Marco Rossi; Abha Kumar). Nel ca-
so con cui sia necessario mettere in evidenza alcuni aspetti dell’individuo e non se ne possa fare a meno, consi-
derando quanto suggerito dall’approccio People-first language è importante allenare le persone a descrivere
gli altri utilizzando il verbo avere, così da portare l’attenzione su ciò che uno o una «ha», e non il verbo
essere, ad esempio, “Ludovica ha l’autismo” e non “Ludovica è autistica”, “Gianni ha una infezione virale” e non
“Gianni è infetto”.
Oggi più che mai, la lingua e il linguaggio, assumendo queste connotazioni, possono favorire e accelerare le tra-
sformazioni sociali, forme di ri-generazione, di costruzione di società inclusive, eque e sostenibili, democratiche e
capaci di dare valore ad una cittadinanza partecipata da parte di tutti e tutte.
Riferimenti Bibliografici
Pedroni, M. (2020). Narrazioni virali. Decostruire (e ricostruire) il racconto dell’emergenza coronavirus. Mediascapes
journal, (15), 24-43.
Reale, R. (2019). Fare la Verità. In L. Nota (Ed.) La passione per la verità: Come contrastare fake news e manipolazio-
ni e costruire un sapere inclusivo (53-71). Milano: FrancoAngeli.
Sala, M. (2020). Dall’epidemia all’infodemia: l’informazione all’epoca del Coronavirus. In M. Sala, M. Scaglioni (Eds.),
L’altro virus. Comunicazione e disinformazione al tempo del Covid-19 (137-144). Milano: Vita e Pensiero.
Sala, M., Scaglioni, M. (2020). L’altro virus. Comunicazione e disinformazione al tempo del Covid-19. Milano: Vita e
Pensiero.
Santilli, S., Di Maggio, I., Ginevra, M.C. (2019). Il linguaggio dell’inclusione. In L. Nota, M.Mascia, T. Pievani (Eds.), Di-
ritti umani e inclusione (119-150). Bologna: Il Mulino.
tratto da https://www.sindacatogiornalistiveneto.it/formazione/il-virus-letale-delletichettamento-sostenere-il-
linguaggio-inclusivo-anche-in-epoche-di-covid19-e-oltre/
18 ATTUALITÀ

I giovani tornano a donare


ma l’età media è sempre in crescita
Torna a crescere il numero dei donatori di sangue dai 18 ai 25 anni, invertendo una tendenza che li vedeva in calo
costante dal 2013. I dati sono stati resi noti dal Centro Nazionale Sangue in occasione
della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue. I donatori totali sono stati 1.683.470,
sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. Tra questi il Cns ha censito 213.422 do-
natori nella fascia più giovane (18-25 anni), 1,6% in più rispetto all’anno precedente. Un
indicatore positivo che però rimane isolato, come dimostrano il calo registrato nelle fasce
26-35 anni (-1,4%) e 36-45 anni (-3,6%) e l’aumento del numero dei donatori di tutte le
fasce di età superiori (dai 46 ai 55 +0,5%, dai 56 ai 65 +5,1%). I nuovi donatori sono poco
più di 362mila, in calo del 2,3%, e le donne sono 538.386 (il 32% del totale).
Circa il 92% del totale dei donatori del 2019, rilevano i dati del Cns, era iscritto alle asso-
ciazioni. Aumentano i pazienti trasfusi, che nel 2019 sono stati circa 638mila contro i
630mila dell’anno precedente, mentre le trasfusioni sono state circa 3 milioni, ovvero una
ogni 10 secondi. Resta stabile il numero dei donatori in aferesi: 202mila lo scorso anno,
che tuttavia hanno permesso di raccogliere 858.170 chilogrammi di plasma per la produzione di farmaci plasmaderiva-
ti, quasi 14mila in più rispetto all’anno precedente. Il dato è pienamente in linea con gli obiettivi del Programma Nazio-
nale Plasma. Per il sangue è stata garantita anche lo scorso anno l’autosufficienza totale, che per i medicinali derivati
dal plasma è a livello nazionale mediamente del 70% circa. È proseguito anche nel 2019 il programma di donazione di
medicinali plasmaderivati in eccedenza all’estero. Oltre 40 milioni di unità di farmaci sono stati prodotti e inviati dal
2013 ad oggi a paesi come Afghanistan, Armenia, Albania, India e in tempi più recenti anche Palestina ed El Salvador.
Giancarlo Liumbruno, Direttore Generale del Centro Nazionale Sangue ha così commentato la notizia: “Viviamo in una
situazione di sostanziale equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere al sistema della com-
pensazione. La generosità dei donatori ci permette comunque di far fronte sia alle esigenze ordinarie sia a quelle
straordinarie, come avvenuto quest’anno a causa della pandemia di Covid-19. Ad un iniziale calo delle donazioni ha
fatto seguito una risposta straordinaria agli appelli, al punto che durante la ‘fase 1’ hanno comunque donato il sangue
411.018 persone“.
17 Giugno 2020 tratto da: https://fidas.it/i-giovani-tornano-a-donare-ma-leta-media-e-sempre-in-crescita/

LETTERE AL TORNADO

In memoria di
Rosa Bianca Mondin
Ci ha lasciato il 18 maggio 2020 Rosa Bianca Mondin (Rosetta), nata in Cima Prada
(Comune di Quero) nel 1930. Ha vissuto sul Col Tordera assieme al marito Fausto,
deceduto nel 1998, ed ai quattro figli.
Una vita, la sua, dedicata alla famiglia e al lavoro. Si ringrazia il personale della casa
di riposo di Vidor per le cure e le attenzioni prestate a Rosa..
La cosa più bella che possa capitarci nella vita è lasciare un buon ricordo…nelle
persone che incrociamo… nei piccoli pezzi di vita che dividiamo con qualcuno…
fosse un giorno, un mese o anni… I figli: Alida, Giovanni, Letizia, Elda
19

ACD VALDOSPORT - USD SPCALCIO2005


Soccer School
riservata a ragazzi/e nati/e negli anni
2006-2007 2008-2009 2010-2011 2012-2013 2014-2015
GIOVANISSIMI ESORDIENTI PULCINI PICCOLI AMICI PRIMI CALCI

OPEN DAY 2020

SABATO 5 SETTEMBRE 2020


L’ATTIVITA’ VERRA’ SVOLTA (A SECONDA DELLE CATEGORIE)
PRESSO GLI IMPIANTI SPORTIVI DI:
SEGUSINO - Via Chipilo ALANO DI PIAVE - palestra comunale
VALDOBBIADENE - Via Padre Kolbe BIGOLINO - campo parrocchiale
CHIAMA SUBITO O INVIA SMS PER INFORMAZIONI DI OGNI GENERE
(iscrizione - ora e luogo ritrovo - programma ecc. ecc.)

Dalla Longa Lodovico 348.0901015 - Melchiori Sergio 338.6223210 - Menegon Raffaele 335.7111779

VI ASPETTIAMO NUMEROSI !
20 ASTERISCO

Indovina i titoli: le possibili soluzioni


Cesare si è messo d’impegno ed ha sciorinato tutte le possibili soluzioni ai pittogrammi proposti per risolvere il
gioco enigmatico offerto ai nostri abbonati. Due soluzioni sono incerte, una manca. Voi ce l’avete le soluzioni?
1) Cime tempestose (Emily Bronte)
2) Per chi suona la campana (Ernest
Hemingway)
3) Lettera sulla felicità (Epicuro)
4) E le stelle stanno a guardare (A.
Joseph Cronin)
5) Camera con vista (E. M. Forster)
6) Delitto e castigo (Fedor Dostoevskij)
7) Cento anni di solitudine (Gabriel
Garcia Marquez)
8) Denti bianchi (Zadie Smith) ?
9) La lettera scarlatta (Nathaniel
Hawthorne)
10) Lo zen e l’arte di riparare la
motocicletta (Robert M. Pirsig)
11) Delitto sull’Orient Express (Agatha
Cristie)
12) Guerra e pace (Lev Tolstoj)
13) Canne al vento (Grazia Deledda)
14) ???
15) ((Presunto innocente (Scott Turow))
???
16) La fattoria degli animali (George
Orwell)
17) Il signore degli anelli (J. R. R. Tolkien)
18) Dracula (Bram Stoker)
19) Ossi di seppia (Eugenio Montale)
20) Il buio oltre la siepe (Lee Harper)
21) La casa degli spiriti (Isabel Allende) ?
22) Il deserto dei Tartari (Dino Buzzatti)
23) Il rosso e il nero (Stendhal)
24) Tropico del cancro (Henry Miller)
25) Il vecchio e il mare (Ernest
Hemingway)
26) L’isola del tesoro (Robert Stevenson)
27) La montagna incantata (Thomas
Mann)?
28) Il maestro e Margherita (Michail
Bulgakov)
29) Novecento (Alessandro Baricco)
30) Viaggio al termine della notte (Louis-
Ferdinand Céline)
31) Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle
Stop (Fannie Flag) [il titolo del film
tratto dal libro è: Pomodori verdi fritti
alla fermata del treno]
32) ((Il colore viola (Alice Walker))???
33) Il gattopardo (Giuseppe Tomasi di
Lampedusa)
34) Alla ricerca del tempo perduto (Marcel
Proust) – 35) Il giro del mondo in 80 giorni (Jules Verne) – 36) I fiori del male (Charles Baudelaire) – 37) A
sangue freddo (Truman Capote) - 38 - Odissea (Omero) - 39 - Sei personaggi in cerca d’autore (Luigi Pirandello)
- 40 - Porci in paradiso (Giuseppe Stazzone) - 41 - Uomini e topi (John Steinbeck) - 42 - Canto di Natale (Charles
Dickens) - 43 - Lettera a un bambino mai nato (Oriana Fallaci) - 44 - Alice nel Paese delle meraviglie (Lewis
Carroll) - 45 - Il profumo dei fiori (Sylvie Queyron) ? - 46 - L’amore ai tempi del colera (Gabriel Garcia Marquez) -
47 - Narciso e Boccadoro (Hermann Hesse) - 48 - Camere separate (Pier Vittorio Tondelli) ? - 49 - L’eleganza del
riccio (Muriel Barbery) - 50 - Tre uomini in barca (Jerome K. Jerome) (In rosso i dubbi e/o soluzione non trovata)
21 ASTERISCO

Bambini e adulti… non toccateli!


di Alessandro Bagatella
In questo periodo potete incontrare questi
Bambi di caprioli, come è toccato a me nei giorni
scorsi mentre mi recavo in un mio terreno.
Alla vista di questa sorpresa mi è venuto l’istinto
di fotografarlo, ma la macchina fotografica era a
casa. Tornato indietro a prendere la macchinetta
non speravo di ritrovarlo ancora.
Magari era scappato! Invece era ancora nel
medesimo posto, sembrava voler farsi cogliere
dall’obiettivo, come potete vedere nella foto.
La madre era di sicuro a poche centinaia di
metri.
L’appello è di non toccarli, altrimenti vengono
abbandonati dalla madre e muoiono!

COME ERAVAMO

Amici, veri amici


di Alessandro Bagatella

La foto che propongo questa volta ai nostri lettori mi è stata


fornita da Luigino Rizzotto, protagonista di questo scatto, che
risale a 50 anni fa, assieme all’amico Luciano Gambalonga,
deceduto.

Ai due artiglieri mancavano pochi giorni al congedo e allora,


anche se con pochi soldi in tasca, si davano da fare per cercare
di “rimorchiare” qualche ragazza.

Bei anni, pochi pensieri e schei, ma tanta allegria e amicizia.

RICETTA

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22 CENNI STORICI

L’affascinante storia di Castelnuovo di Quero, sul confine meridionale della provincia di Belluno, costruito nel
1376 dai veneziani per difendere la Serenissima, avamposto per scongiurare le incursioni nemiche dal nord del
duca Leopoldo d’Austria, e che nel Cinquecento vide la conversione di Girolamo Emiliani, patrizio veneto che
scelse di perdere il titolo di castellano per diventare “servo degli orfani”. La sua particolare vicenda incantò Ales-
sandro Manzoni. Sulla scia del suo carisma, adesso il maniero è diventato simbolo dell’accoglienza dei Padri
Somaschi.

Il castello dell’Innominato
di Giovanni Carraro (da “Il Gazzettino” di giovedì 25 giugno 2020)
L’ANTICO SITO «Richiedeva una
spesa maggiore che in altri castelli
per lo stipendio dei soldati, perché
la nuova fortezza ai confini del
Trevigiano aveva fama di essere in
luogo silvestre e solitario». Così si
legge in antichi documenti a pro-
posito di Castelnuovo di Quero,
conosciuto per il caratteristico trat-
to di strada che sottopassa la for-
tezza là dove un tempo c'erano i
ponti levatoi. Quel castello posto
nella chiusa di Quero, sul confine
meridionale della provincia di Bel-
luno, ebbe secolare funzione di difesa e di dogana per la Serenissima, impegnata a proteggersi dalle infiltrazioni
imperiali, e nel Cinquecento vide la trasformazione interiore di Girolamo Emiliani, ricco patrizio veneto che scelse
di perdere il titolo di castellano per diventare servo degli orfani e della gioventù abbandonata. Sulla scia del suo
carisma, ora il maniero è simbolo dell'accoglienza dei padri Somaschi. Castelnuovo resta un luogo avvolto da
leggende, ancor più misterioso se si pensa che per alcuni studiosi rappresentò una delle fonti di ispirazione nella
stesura dei Promessi Sposi: l'Innominato raccontato da Alessandro Manzoni, sarebbe stato nella realtà Girolamo
Emiliani.
LA STORIA Il castello venne eretto dai Veneziani a partire dal 1376 come avamposto prioritario per scongiurare
le incursioni nemiche dal nord, vista l'estrema facilità con cui in quegli anni il duca Leopoldo d'Austria era stato in
grado di giungere fino a Treviso appiccando il fuoco. La scelta del luogo ricadde sulla Chiusa della Moschetta,
uno stretto passaggio del Piave posto tra ripidi pendii sulla valle. I lavori, che si rivelarono più lunghi e costosi del
previsto, terminarono nel 1378 e Castelnuovo entrò in funzione nel 1379. Era costituito da un corpo centrale af-
fiancato da due torri, una appoggiata alla montagna e l'altra lambita dal corso del Piave. La strada, all'epoca det-
ta del Canal di Quero, passava al centro sotto un arco che si chiudeva con porte e ponti levatoi. C'erano armi di
tutti i tipi, balestre, fionde, lance e corazze a cui si affiancarono in seguito schioppi e bombarde caricate con palle
di pietra. La nuova fortezza aveva fama di risiedere in un luogo silvestre e solitario, tant'è che gli stipendi dei di-
ciotto soldati in forza furono necessariamente più alti che in altri castelli. La paga supplementare era finanziata
dai commilitoni di Treviso «contenti di far questo pur di esser scusati dall'andare a detta custodia». Oltre a funge-
re da dogana, Castelnuovo controllava anche il traffico fluviale del Piave tramite una catena che, collegando le
due rive, ne regolava la navigazione. Vi era pure un servizio di traghetto che partiva poco più a sud e approdava
alla cartiera di Vas, cessato agli inizi del Novecento con la costruzione di un ponte. La gestione di Castelnuovo
era affidata ad un castellano che percepiva una percentuale sul dazio. Il sito fu messo alla prova per la prima vol-
ta nel 1411 quando i Feltrini lo espugnarono e i Veneziani reagirono danneggiando la torre maggiore. Significativi
anche gli eventi durante la guerra di Cambrai, quando fu fatto prigioniero il castellano Girolamo Emiliani nel 1511.
La fortezza necessitava di continui lavori di manutenzione, che spesso gravavano sugli abitanti della pieve di
Quero. Alla caduta della Repubblica Veneta, Castelnuovo subì un progressivo degrado, culminato con la Prima
Guerra mondiale. In tempi recenti è stato oggetto di considerevoli restauri ed oggi è sede dei Padri Somaschi.
PATRONO DEI BIMBI Tra tutti i castellani che governarono Castelnuovo, il più famoso è stato indubbiamente Gi-
rolamo Emiliani, nato a Venezia nel 1486 da ricca famiglia nobiliare. A quei tempi la Serenissima con il suo pote-
re politico cominciava a dar parecchio fastidio alle potenze europee, che nel 1508 si unirono nella Lega di Cam-
brai per contrastare con azioni militari le mire espansionistiche della città lagunare. Questa reagì difendendo i
punti strategici del suo territorio, tra cui Castelnuovo di Quero che il 27 agosto 1511 venne assalito da tremila
fanti francesi. Girolamo Emiliani, in quel momento reggente della fortezza, dovette arrendersi e venne incatenato
nel sotterraneo del castello. Durante la prigionia si avvicinò alla preghiera e nella notte tra il 26 e il 27 settembre,
secondo la tradizione, gli apparve la Vergine Maria che lo guidò alla chiesa di Santa Maria Maggiore a Treviso,
nota come Madonna Granda, liberandolo dai ceppi e dalla pesante palla di pietra, ancora oggi lì conservati (se-
condo il cronista veneziano Marin Sanudo in realtà fu liberato a Breda di Piave). Fu un'esperienza spirituale che
lo spinse a cambiare radicalmente vita, dedicandola ai poveri e agli orfani. Nel 1534 a Somasca in provincia di
Lecco costituì una comunità che ha dato origine all'ordine dei Padri Somaschi, tuttora esistente. Morì di peste l'8
23 CENNI STORICI

febbraio 1537 e fu dichiarato beato nel 1747. Nel 1928 Papa Pio XI lo ha proclamato Santo patrono universale
degli orfani e della gioventù abbandonata.
L’ISPIRAZIONE Alessandro Manzoni fu tra i più importanti seguaci dei Padri Somaschi e si concentrò moltissimo
sulla vita del Santo fondatore, basti la citazione nelle Osservazioni sulla morale cattolica. Secondo alcune fonti
storiche, questo legame influenzò la scelta di un celebre passaggio dei Promessi Sposi. Vi è infatti un particolare
molto curioso che si rifà a San Girolamo e a Castelnuovo. «Secondo la tradizione, Manzoni colloca i racconti
dell'Innominato al castello di Somasca e qui avvenne la famosa conversione», racconta Padre Secondo Brunelli,
esperto di storia della Congregazione dei Padri Somaschi. «In realtà, come già sostenuto da Giulio Salvadori
all'inizio del Novecento, Manzoni si era ispirato a Quero e a Girolamo Emiliani. L'Innominato, messo in crisi dalle
parole di Lucia, metaforicamente è il nostro castellano veneziano. La riflessione, la preghiera, la volontà di cam-
biar vita sono gli elementi che si ritrovano in Girolamo Emiliani ma anche nell'Innominato». Castelnuovo di Quero
sarebbe quindi quel «castellaccio dove dominava il selvaggio signore come l'aquila dal suo nido insanguinato»
descritto nel più famoso romanzo storico italiano.

POSTA

Le poesie di Maria Biz sul “Coronavirus”


Proponiamo di seguito le due poesie con le quali la nostra lettrice Maria Biz
ha partecipato - nel maggio scorso a Santa Margherita Ligure - alla finale del
concorso letterario “Cara Italia ti scrivo…”, riflessioni, racconti, pensieri e
poesie ai tempi del Coronavirus.
“IL CORONAVIRUS” Dio ha detto / mille e non più mille. / Siamo nel terzo mil-
lennio… / Un’altra guerra mondiale da superare. / L’invisibile “coronavirus” da
eliminare, / che sta galoppando / oltre continenti e mari. / Tutto il mondo ad
un tratto s’è fermato. / L’infettata pestilenza colpisce a morte / tutta la gente e
il creato. / Il governo ha emesso un duro decreto... / Siate costanti a seguire /
strettamente il mio consiglio... / Rimanete tutti in casa, / per mettere fine a
questa / gravosa malattia. / Solo Gesù e la ss. Vergine Maria / possono porre fine a questa “pandemia”. Gli
scienziati stanno studiando / per come procedere e annientare / questo batterio da certa morte. / I medici, gli in-
fermieri, / gli operatori di pace sono stremati, / senza tregua si impegnano / per salvare tutta l’infettata umanità. /
Preoccupati non sanno più cosa fare / per poter il “coronavirus” bloccare. / I pastori della chiesa non possono /
celebrare la santa messa e nemmeno / distribuire ai fedeli l’eucarestia. / “Che ne sarà di noi?”. / “Forza Italia, ce
la faremo!”. / Non perdere la speranza, pregare / e l’omelia alla tivù ascoltare. / Il pontefice papa Francesco pre-
ga / incessantemente per tutti i fedeli. / Iddio ce la mandi buona. / La sua grande misericordia faccia sì / fermare
questo “viruscorona”
“COVID-19” Io sono il “coronavirus”, / che metto in allarme / tutta la gente. / Sono un covid-19 / ed è inutile / met-
termi alla prova. / Sono un virus potente, / e mi impegno a contaminare / tutto il continente. / Mi intrufolo dapper-
tutto, / negli ospedali, nelle farmacie, / nelle piazze e nelle vie. / Sono un demone pericoloso, / mortale... / Rima-
nete in casa / e non vi succederà / alcun male… Raccomandatevi / alle divinità del cielo, / solo loro possono /
darvi pace e serenità...
LETTERE AL TORNADO
Ora, che fare?
di Angelo Ceccotto
Io credo che dopo una malattia così aggressiva, così devastante e odorante di morte estesa nella globalità, biso-
gna avere il coraggio di reagire guardando avanti, coscienti di non perdere la speranza di un futuro dignitoso
considerando quanto sia stato doloroso questo periodo. Sarà pur angoscioso ripartire, ma dobbiamo imporci la
forza di reagire chinando il capo sulla terra che sempre ha dato i suoi frutti e la speranza di vivere. Non dobbiamo
cedere alla debolezza, all’impotenza, all’anormalità impostaci dal virus che ci ha condizionato per mesi. Ora è
doveroso scrollarci di dosso l’infausto periodo d’isolamento guardandoci dentro, apprezzando ciò che siamo,
adoperandoci secondo le nostre forze fisiche ed economiche, cercando di provvedere nel mettere sul tavolo la
pagnotta per la famiglia. Ma come fare? Se guardiamo al dopoguerra, i nostri nonni e i nostri genitori ebbero la
smania di ripartire, la voglia del fare, la creatività del ricostruire, la rincorsa a reperire le primarie esigenze, la di-
sponibilità del reciproco aiuto con nel cuore la speranza di tempi migliori. Purtroppo siamo ancora deboli e ingab-
biati da giustificati regolamenti, come pure da un progresso disordinato tuttora incontrollabile sopraffatto
dall’ingordigia finanziaria. Siamo consapevole di vivere una situazione non consona alla precedente normalità di
vita, considerando che siamo precipitati in una circostanza economica e lavorativa precaria, lontani dal diritto di
un lavoro adeguato e remunerativo, che mortifica l’opera umana, spesso sottomettendo l’uomo in condizioni di
sfruttamento. Come uscire da questa situazione d’incertezze, se non con la ferma volontà di scrollarci di dosso
l’insicurezza, rinforzati dalla volontà del fare come fecero i nostri Padri nel dopoguerra.
24 ATTUALITÀ

Basso Feltrino, dal 1° luglio le nuove pediatre


a cura di Silvio Forcellini
Con il 30 giugno 2020 la dott.ssa Giulia Ganassin, pediatra di libera scelta dell’ambito territoriale dei Comuni di
Feltre, Seren del Grappa, Pedavena, Alano di Piave, Quero Vas, Lamon, Sovramonte, Fonzaso e Arsiè, ha
cessato la propria attività causa trasferimento. Di conseguenza, dal 1° luglio 2020 l’assistenza medica gratuita
presso il distretto socio-sanitario dell’Ulss 1 Dolomiti sito in Via Kennedy n. 13 a Fener è temporaneamente ga-
rantita - fino all’inserimento di un nuovo pediatra a seguito delle procedure previste dalla normativa di settore -
dalla dott.ssa Maria Tura (cell. 392.0099271) e dalla dott.ssa Lara Pilotto (cell. 339.8242777), che visiteranno
nello stesso ambulatorio previa prenotazione telefonica da effettuarsi dalle 8.00 alle 10.00. Questi, dunque, i
nuovi orari dell’ambulatorio pediatrico fenerese: la dott.ssa Tura è presente il martedì dalle 15.00 alle 18.00 e il
giovedì dalle 9.30 alle 12.30; la dott.ssa Pilotto, invece, è presente il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 15.00
alle 18.00.

Fener, frana in “Feltrina”


a cura di Silvio Forcellini
Nelle foto, scattate venerdì 19 giugno 2020 alle 18.30 a Fener, l’intervento dei vigili del fuoco volontari del
Basso Feltrino (che meritano sempre il nostro plauso) che rimuovono il materiale e ripristinano la viabilità sulla
“Feltrina”, nei pressi della rotatoria e del ponte sul Piave, viabilità interrotta per una frana causata dalle avverse
condizioni meteorologiche. Nell’occasione si era abbattuta sul paese (e in parte anche su Segusino) una violen-
tissima grandinata, che fortunatamente non ha interessato gli altri paesi della conca.

Al Parco del Piave di Fener

Il “Reset” dal 9 al 13 settembre 2020


a cura di Silvio Forcellini
Parafrasando D’Annunzio: “Settembre, andiamo, è tempo di...Reset 2020!”.
O, parafrasando Cronin, “E le stelle non stanno a guardare, ma dicono…che
s’ha da fare!”. Scherzi a parte, l’idea degli organizzatori, i ragazzi di Libero
Pensiero, è quella di spostare l’edizione 2020 del Reset Festival (la decima)
al mese di settembre, data l’impossibilità di organizzarlo come si deve nel
consueto periodo di fine luglio. Questo è quel che hanno scritto al riguardo
sulla loro pagina Facebook: “Per i più vari, semplici o complessi motivi non è
stato un periodo semplice, e ancora qualcosa ci manca per sentirci davvero
liberi. Il mondo dello spettacolo e della musica (ma non solo) sta ancora vi-
vendo un momento di incertezze. Senza indicazioni è impossibile per noi or-
ganizzare il Reset per luglio, ma carichi di speranza, intenzioni e consapevo-
lezza, siamo qui per dirvi che la musica live e gli spettacoli torneranno al Par-
co del Piave a Fener con una formula che stiamo pianificando, attenendoci a
tutte le disposizioni che saranno necessarie per metterci e mettervi in sicu-
rezza. Quando? Beh, tenetevi liberi dal 9 al 13 settembre 2020 e iniziate a dirlo in giro!”. E ancora: “Noi di Libero
Pensiero ce la stiamo mettendo tutta. Voi ci sarete? Attenti alla normativa di contrasto e contenimento del Covid-
19, pronti a mettere in atto ogni disposizione per la salute e la sicurezza di tutti, Reset 2020 prende forma giorno
dopo giorno non solo nei nostri pensieri e nei nostri progetti. L'idea è mantenere la formula dei cinque giorni di
musica e spettacoli, per tanti gusti e per tutte le età, molto più che una festa, molto più che un festival. Le stesse
grandi emozioni, la stessa spettacolare location, …ma a settembre!”. Per tutti gli aggiornamenti: facebook#1:
RESET; facebook#2: Libero Pensiero; instagram: reset.festival.
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