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La Prova Cosmologica dell’Esistenza di Dio

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24 dicembre
2018

Evidence for God from Creation (The


Cosmological Argument)

Ci sono prove dell’esistenza di Dio?


A volte, i cristiani si trovano in situazioni in
cui devono difendere la loro convinzione
dell’esistenza di Dio di fronte a non
credenti che dicono di avere prove
scientifiche che Dio non esiste. Ci sono
molte persone innamorate della scienza e
che desiderano eliminare tutto quello che
non si può dimostrare attraverso di essa. Talvolta, le loro argomentazioni possono
essere molto convincenti, almeno in modo superficiale. Il problema dell’esistenza di Dio
risulta ancora più difficile quando alcuni cristiani utilizzano delle ragioni ridicole per
sostenere la loro fede. Così, gli atei ascoltano attentamente e poi abbattono, anche
giustamente, queste difese errate e illogiche. Queste prove possono sembrare tanto
assurde quanto le seguenti:

La prova dell’albero bello

1. Guarda quell’albero. È bello, no?


2. Quindi, Dio esiste

La prova dei miracoli

1. Qualcuno che conosco stava per morire di cancro.


2. Alla fine non è morto.
3. Quindi, Dio esiste.

La prova “morale”

1. Nei miei giorni giovanili, ero un cattivo delinquente, molto antipatico, disonesto,
fastidioso, dispettoso, e tante altre cose ancora.
2. Ma quando sono diventato religioso, tutto è cambiato.
3. Quindi, Dio esiste.

La prova della paura

1. Se Dio non esiste, non c’è niente dopo la morte.


2. Quindi, Dio esiste.

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La prova della Bibbia

1. (Si cita un brano della Bibbia)


2. Quindi, Dio esiste.

La prova della famiglia

1. I miei genitori mi hanno detto che Dio esiste.


2. Quindi, Dio esiste.

La prova dell’intelligenza

1. Senti, Dio è al di sopra delle nostre capacità di capire o di spiegare, e quindi non ci
sono prove della sua esistenza. Bisogna solo crederci.
2. Quindi, Dio esiste.

La prova della creazione

1. Se l’evoluzione è falsa, l’universo è stato creato da Dio.


2. Non capisco, o non voglio capire l’evoluzione perché non mi piace, o perché la Bibbia
dice il contrario.
3. Quindi, Dio esiste.

Le prove ci sono sempre state


È vero: tutte queste prove non sono molto convincenti. Anzi, commettono quasi tutti gli
errori logici possibili! È praticamente una tragedia! Ma è altrettanto tragico che quando
tante persone presentano una grande quantità di prove scientifiche contro la fede in Dio,
noi non esaminiamo queste prove in modo sufficiente da poter scoprire che più s’impara
tramite la scienza, più la verità dell’esistenza di Dio diventa non solo una delle opzioni
razionali, ma quella più razionale! In realtà, i progressi scientifici degli ultimi cent’anni
non dovrebbero sconvolgerci per niente. Le scoperte della scienza dovrebbero darci più
certezza dell’esistenza di Dio, perché continuano a dimostrarla. Sono gli scienziati che
fanno del tutto per negare la verità di quello che osservano che dovrebbero avere dubbi.
Dobbiamo semplicemente esaminare le prove e poi decidere. Antony Flew, il famoso e
influente filosofo ateo che poi si convertì al teismo, scrisse nel suo libro intitolato Dio
Esiste: “Perché credo così, pur avendo esposto e difeso l’ateismo per più di mezzo
secolo? La breve risposta è questa: è il quadro del mondo, come lo vedo io, che è emerso
dalla scienza moderna…In breve la mia scoperta del divino è stato un pellegrinaggio della
ragione e non della fede.” (p. 99, 104)

Le scoperte della scienza dovrebbero darci più certezza dell’esistenza di Dio, perché
continuano a dimostrarla. Click To Tweet
Lo sforzo di capire l’eterno
Tutte le visioni del mondo devono, in qualche modo, affrontare il mistero dell’eterno e
dell’infinito. I cristiani non sono gli unici ad aver lottato per capire la natura dell’infinito.
Tanti scienziati lo contemplano da secoli. Tutti noi vogliamo capire l’eternità, soprattutto
per quanto riguarda le nostre origini:
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“Che cosa c’era prima che ci fosse qualcosa?”

“Se Dio esiste, da dov’è venuto?”

“Come può essere infinito il tempo? C’era un tempo prima del tempo?”

Ciò che chiamiamo eterno, quello è il nostro Dio


È questo nostro desiderio di comprendere l’eterno e l’infinito che spinge la scienza, e
anche la teologia, sempre avanti. Quello che riteniamo infinito è ciò che, effettivamente,
riconosciamo come quell’essere misterioso e onnipotente che si chiama “dio”. Per
esempio, se diciamo che l’universo non ha avuto un inizio ed è sempre esistito, in pratica
riconosciamo l’universo come questa forza misteriosa e potente. Secondo questo
concetto, l’universo diventa la fonte di tutto, compreso se stesso, e perciò diventa come
Dio. Il famoso scienziato americano Carl Sagan sosteneva quest’idea quando scrisse:

“Il Cosmo è tutto quello che è mai stato, che è, e che sarà.”

Questa sembra quasi una dichiarazione teologica, e Carl Sagan l’intendeva così. Secondo
lui, l’universo (cioè il cosmo) è veramente Dio. Lui si rese conto che si attribuisce la
divinità a ciò che si chiama eterno. Tanti di noi non credono che l’universo sia eterno e
infinito, ma sostengono invece che il cosmo sia creato e finito. Crediamo invece che
esiste un essere creativo che possiede queste caratteristiche dell’eternità. Chiamiamo
quell’essere Dio. Il succo del discorso è questo: tutti credono in una divinità. Alcuni
considerano divino il mondo fisico che si può osservare con i cinque sensi umani; altri
concepiscono questa divinità come un essere che per natura è spirituale. Ma la realtà è
che nessuno di noi vive senza la fede in qualcosa che consideriamo in qualche modo
divino, eterno, e potente.

Qual è la causa?
Siccome stiamo discutendo il concetto dell’eternità, dobbiamo capire un principio
scientifico basilare che ci guiderà nell’esaminare argomenti di questo genere. Si chiama il
principio della causalità. Per cominciare a comprendere la natura dell’universo e
l’esistenza di Dio, dobbiamo iniziare con quest’affermazione: quasi tutte le cose che
osserviamo, vengono causate. Per qualsiasi cosa, esiste un’altra cosa che n’è la causa
dell’esistenza, del movimento, del comportamento o della continuazione. Se entriamo in
una stanza e per terra vediamo una palla rotolare da una parte all’altra, naturalmente
diamo per scontato che qualcuno o qualcosa ha causato il movimento della palla.
Perché? Noi sappiamo che una palla non comincia a rotolare da sola. Ci vuole l’intervento
di qualcos’altro per metterla in movimento. È ovvio che la palla non è capace di
cominciare a rotolare senza una causa iniziale, cioè il primo motore. Anche gli scienziati
si accorgono di questo fatto e quindi hanno sviluppato un elenco delle cose che
richiedono una causa:

Ogni effetto ha una causa.

Tutto ciò che comincia ad esistere ha una causa.

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Tutto ciò che cambia ha una causa.

Tutto ciò che è finito ha una causa.

Tutto ciò che è limitato ha una causa.

È molto importante capire questo principio. Persino uno degli scettici più famosi del
mondo, David Hume (1711-1776) capì che praticamente tutte le cose nel mondo hanno
una causa:

“Non ho mai sostenuto una proposizione tanto assurda quanto l’idea che qualcosa possa
verificarsi senza una causa.”

L’applicazione della causalità al cosmo


Se applichiamo la semplice realtà della causalità all’universo che osserviamo, possiamo
proporre una classica prova dell’esistenza di Dio. Si chiama la prova “cosmologica” ed è
forse la prova più fortemente durevole dell’esistenza di Dio. Pur essendoci migliaia di
scienziati che lavorano da tanti anni per dimostrare che Dio non esiste, rimane costante
la realtà della prova cosmologica. Questa prova continua a sfidarli e a difendere la verità
dell’esistenza di Dio. Consideriamo questa prova insieme:

Tutto quello che comincia ad esistere ha una causa.


(Questo è evidente in base al principio della causalità)

L’universo è cominciato ad esistere.


(Questo è evidente in base alle prove scientifiche e filosofiche che si trovano sotto.)

Quindi, l’universo ha avuto una causa.


(Se le prime due proposizioni sono vere, questa conclusione ne risulta inevitabilmente.)

La causa dell’universo dev’essere eterna e non causata.


(Altrimenti, la causa dell’universo avrebbe bisogno di una causa, e saremmo intrappolati
in un regresso infinito.)

La causa dell’universo è Dio


(Qualsiasi cosa a cui attribuiamo le caratteristiche dell’eternità e della potenza sufficiente
da creare l’universo è, in effetti, Dio.)

Un’altra forma di questa prova, presentata da Antony Flew nel libro Dio Esiste (p. 85-86),
è la seguente:

1. Esistono alcuni esseri limitati e mutevoli.


2. L’attuale esistenza di ogni essere limitato e mutevole è causata da un altro.
3. Non ci può essere un infinito regresso di cause dell’esistenza, perché un infinito
regresso di esseri finiti non causerebbe l’esistenza di niente.
4. Dunque, c’è una Causa Prima dell’esistenza attuale di questi esseri.
5. La Causa Prima dev’essere infinita, necessaria, eterna e una.
6. La Causa Prima non causata è uguale al Dio della tradizione giudeo-cristiana.
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Per i nostri obbiettivi in quest’articolo, esamineremo la prima forma di
quest’argomentazione. Questa prova, come qualsiasi altra prova, si appoggia su alcuni
presupposti. Se i primi due presupposti sono veri, la prova va avanti fino al quinto punto
in modo inevitabile. Le prime tre premesse costituiscono una forma di argomentazione
logica che si chiama modus ponens. L’unico modo per evitare la conclusione è di negare
una delle prime due proposizioni. Se l’universo ha avuto un inizio, ci doveva essere anche
l’iniziatore. Abbiamo già considerato la validità della prima proposizione, cioè se qualcosa
viene all’esistenza, è stato causato. Non c’è niente che venga da nulla. Se affermassimo
che qualcosa può venire da nulla, non avremmo nessun modo per spiegare l’esistenza di
qualsiasi cosa! Se qualcosa può venire da nulla, perché non osserviamo che le cose
inspiegabilmente appaiano da niente davanti ai nostri occhi? La veridicità di questo
principio dev’essere già ovvia. Una volta stabilita la verità della prima premessa,
dobbiamo considerare la seconda.

Se l’universo ha avuto un inizio, ci doveva essere anche l’iniziatore. Click To Tweet


L’inizio dell’universo
A questo punto, dobbiamo semplicemente esaminare le prove scientifiche per vedere se
infatti l’universo ha avuto un inizio o no. Se l’universo è cominciato ad esistere ad un
certo punto nel passato, Dio esiste. Se invece la scienza sostiene l’eternità dell’universo,
ha ragione Carl Sagan e l’universo è, in effetti, un dio in se. Quindi, che cosa dicono le
prove? Possiamo iniziare in tanti modi, ma uno degli scrittori più chiari su questo tema è
Robert Jastrow, un astrofisico che nel 1961 fondò l’Istituto Goddard per gli Studi Spaziali
di NASA negli Stati Uniti (NASA’s Goddard Institute for Space Studies). Questo è un
laboratorio del governo statunitense che ha il compito di eseguire la ricerca
nell’astronomia e la scienza planetaria. Al momento, Jastrow è il direttore e il presidente
del consiglio di amministrazione che gestisce l’osservatorio astronomico di Mount
Wilson. Nel suo libro Dio e gli Astronomi (God and the Astronomers), Jastrow parla delle
prove dell’inizio dell’universo. Quando esaminiamo queste prove, ci troviamo davanti a
delle ragioni molto convincenti che ci portano alla conclusione che l’universo, infatti, ha
avuto un inizio.

La seconda legge della termodinamica


Questa legge, in termini semplici, afferma il fatto che il calore non passa
spontaneamente da un oggetto freddo a un oggetto caldo. Infatti, oggetti caldi
diffondono il calore nell’ambiente circostante e si raffreddano, finché il calore non è
distribuito in modo uniforme. Questa legge afferma anche che col passare del tempo,
qualsiasi sistema che non è influenzato da forze esterne diventa sempre più disordinato.
Questo concetto può essere espresso con il termine “entropia.” La tendenza di tutte le
cose è quella di diventare sempre meno ordinate, non più ordinate, sempre meno
sofisticate e complesse, non più. In effetti, la seconda legge della termodinamica
riconosce che l’universo e tutto ciò in esso contenuto, se non vengono influenzati da
qualche forza esterna, continuano a deteriorarsi e a disfarsi.

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Forse da bambini, giocavamo con quelle macchinine che, quando si tirano indietro e poi
si lasciano andare, corrono avanti, ma dopo un po’ rallentano e si fermano. Quando si
tirano indietro, si caricano d’energia che poi viene utilizzata per farle andare avanti.
Quando però tutta quella energia è consumata, le macchinine si fermano e non si
muovono più. Quest’esempio ci aiuta un po’ a capire l’applicazione della seconda legge
della termodinamica che osserviamo nel nostro universo. Come quelle macchinine,
l’universo ha una quantità di energia limitata, e di conseguenza è destinato a cessare.
Tutto quello che esiste – le stelle, le galassie, il nostro sole – sta consumando l’energia. Gli
scienziati ci dicono che ad un certo momento nel futuro lontano, l’universo subirà “la
morte termica.” Cioè, senza l’intervento di una forza esterna rispetto all’universo, tutta
l’energia si consumerà, tutto il calore si diffonderà in maniera uniforme e così non
esisterà più nessuna vita da nessuna parte dell’universo.

Ma è anche vero che quando guardiamo indietro nel tempo, vediamo che i livelli del
calore e dell’energia nell’universo erano più alti. Infatti, più indietro si va, più alti sono
questi livelli. Possiamo dunque osservare la diffusione del calore del consumo
dell’energia nell’universo, e questo ci porta ad affermare che c’era un momento nel
passato distante quando tutta l’energia e tutto il calore nell’universo erano condensati in
un piccolo punto di una densità quasi infinita prima di esplodere nel “Big Bang.” Ma se la
seconda legge della termodinamica dice che senza l’intervento dall’esterno, il calore e
l’energia in un sistema chiuso tendono sempre a diffondersi e non di restringersi o
condensarsi, com’è possibile che erano condensati e concentrati in un piccolo punto? Per
tornare al nostro esempio della macchinina, se non c’è nessuno che la tiri indietro per
caricarla d’energia, non si muove. Ma se vediamo una macchinina per terra che va avanti
ma che rallenta sempre di più, la conclusione ovvia è che qualcuno l’ha tirata indietro e
poi l’ha lasciata andare. Oppure se vediamo un palloncino pieno d’aria ma che si sgonfia
fino a diventare completamente svuoto, non è logico concludere che qualcuno l’ha
gonfiato? Succede mai che l’aria entra spontaneamente nel palloncino senza nessun
intervento esterno che lo gonfia? La risposta è ovvia. Se osserviamo un palloncino che si
sgonfia, o una macchinina che va avanti ma si rallenta e poi si ferma, la conclusione
logica, ovvia e normale è che qualche forza esterna ha prima intervenuto per caricarli di
quell’energia.

Quando osserviamo l’universo, è chiaro che tutta l’energia non è stata ancora
consumata, come predice la seconda legge della termodinamica. Ma se questo è vero,
significa che l’universo non può essere esistito da tutta l’eternità. Se l’universo fosse
infinitamente antico, tutta l’energia sarebbe stata già consumata e noi non saremmo vivi.
C’è un periodo limitato di tempo in cui l’energia si può consumare nell’universo. Quindi,
se vediamo che nell’universo tutta quest’energia non è stata completamente consumata,
significa che è passato solo un periodo definito e limitato di tempo dal momento in cui
l’universo è venuto all’esistenza.

L’espansione dell’universo
La seconda prova che l’universo ha avuto un inizio è l’osservazione che il cosmo si sta
espandendo. Durante lo scorso secolo, questo fatto si è manifestato tramite le ricerche
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scientifiche e anche la semplice osservazione.

Alberti Einstein, nel 1905, sviluppò la teoria della relatività ristretta che coinvolge le
misurazioni della lunghezza, della velocità e del tempo rispetto ad osservatori in
movimento. Queste equazioni portarono a quella ormai famosa: E=mc2, che descrive
come la materia e l’energia possono convertirsi da una forma in un’altra. Nel 1915,
quando Einstein applicò la relatività alla meccanica newtoniana, egli propose le equazioni
della relatività generale che descrivono i rapporti tra la gravità, la velocità, la luce, la
massa ed altri fattori che fanno parte di tutto l’universo. Che cosa scoprì? Einstein venne
a capire che l’universo sta sperimentando l’accelerazione negative, ovvero la
decelerazione. Quando continuò, insieme con altri, ad usare le equazioni per risolverne
altre, scoprì che l’universo si sta anche espandendo. Quale fenomeno c’è nella natura
che si espande e rallenta simultaneamente? Un’esplosione.

Alexander Friedman, un matematico russo che lavorò negli anni 20 con le teorie di
Einstein, usò la matematica per dimostrare che l’universo si sta espandendo. Allo stesso
tempo, la sua ricerca fu verificata da un gruppo di astronomi in Belga che
indipendentemente arrivò alla stessa conclusione.

Vesto Slipher, un astronomo, presentò le sue scoperte a un convegno di astronomia nel


1914. Egli dimostrò che tante nebulose si stavano allontanando dalla terra. Uno studente
chiamato Hubble assistette alla presentazione di Slipher e si rese conto delle
implicazioni.

Dopo di questo, Edwin Hubble dimostrò che quelle nebulose erano in realtà delle
galassie, composte di miliardi di stelle. Nel 1929 propose la legge dei “redshift.” Questo
principio, chiamato anche lo spostamento verso il rosso, dice che la luce che si emette
dalle galassie che si allontanano dalla terra si sposta verso frequenze minori, cioè verso
lo spettro che appare rosso agli osservatori sulla terra. Hubble osservò che le galassie
distanti manifestavano il fenomeno “redshift,” la prova dell’allontanamento di quelle
galassie rispetto al nostro pianeta. In effetti, Hubble dimostrò, tramite l’osservazione, che
l’universo si sta espandendo.

Tutte queste osservazioni rivelano che l’universo si sta espandendo come un palloncino.
Un modo per rappresentare questo fenomeno è di immaginare un palloncino sulla cui
superficie tutte le galassie sono disegnate. Quando il bordo del palloncino si gonfia, le
galassie si allontanano dal centro e distribuiscono la massa verso l’esterno, sempre più
distante dal nucleo. Questo è ciò che osserviamo oggi nell’universo: tutta la massa che
esiste che si allontana dal “centro.” Ma se si potesse invertire questo processo e
sgonfiare il palloncino, andando indietro nel tempo, si arriverebbe a un punto iniziale di
convergenza. Si può immaginare la stessa situazione per quanto riguarda l’universo.
Andando al contrario e indietro nel tempo, prima o poi si arriverebbe a un punto
piccolissimo dell’inizio, una singolarità, da dove tutto è esploso verso l’esterno. La scienza
afferma che l’universo ha avuto un inizio.

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La radiazione cosmica di fondo
La terza prova che Jastrow propone nello sviluppo della sua argomentazione dell’inizio
dell’universo è l’esistenza della radiazione di fondo nell’universo. Quando questa
radiazione fu scoperta, la questione della sua fonte diventò fondamentale.

Nel 1963, Arno Penzias e Robert Wilson scoprirono la radiazione cosmica di fondo, e
questa scoperta diventò un sostegno principale della teoria del Big Bang. Portò anche la
cosmologia alla ribalta come disciplina scientifica. Era la prova definitiva che si era
cercata per molto tempo per dimostrare il Big Bang e che l’universo nacque a un
momento definito nel tempo passato.

COBE, the Cosmic Background Explorer (il satellite nominato “l’esploratore del fondo
cosmico”) fu lanciato nello spazio a novembre 1989. COBE era provvisto di alcuni
strumenti in grado di misurare l’eco della radiazione lasciata dal Big Bang. Ad aprile 1992,
il riassunto dei dati procurati dal COBE fu pubblicato ed ebbe grande successo. Stephen
Hawking, il famoso astrofisico britannico, chiamò la scoperta “la più importante scoperta
del secolo, se non di tutto il tempo.” I risultati affermarono, ancora una volta, che
l’universo ha avuto un inizio.

La filosofia del regresso infinito


Oltre all’evidenza scientifica, dobbiamo anche considerare una realtà filosofica che
risulta molto forte per quanto riguarda il concetto dell’infinità, un fattore cruciale in
questo discorso. Può essere un’idea un po’ difficile da capire, ma è molto importante. Se
l’universo non ha avuto un inizio ma esiste da tutta l’eternità, significa che neanche il
tempo ha avuto un inizio ma che esiste da tutta l’eternità. In questo caso, non ci sarebbe
stato “l’inizio del tempo.” Ma se questo fosse vero, non si potrebbe mai arrivare a oggi.
Pensaci. Se non ci fosse un punto definito quando il tempo è iniziato, non sarebbe
possibile misurare tutto il tempo fino al momento presente. Per arrivare al momento
presente, si dovrebbe trascorrere un’infinità di tempo. Ma non è possibile trascorrere
un’infinità di tempo, perché per definizione, l’infinità è infinita; cioè non finisce mai! Per
arrivare a oggi, è necessario che sia passato un periodo di tempo limitato.

Ci aiuterà anche se pensiamo a un futuro infinito. Per esempio, se io ti dicessi: “Nel


futuro, io ti darò un milione di euro,” e tu mi chiedessi, “Ma quando esattamente nel
futuro?” Se io ti rispondessi: “Ti darò un milione di euro dopo che è trascorsa un’infinità
di tempo,” ovviamente io ti direi in effetti non questi euro non te li darò mai! A parte la
realtà della morte, tu non potresti mai dire che è trascorsa un’infinità di tempo, perché
questo sarebbe proprio contrario alla definizione dell’infinità. Ci sarebbe sempre un
giorno in più da aspettare. Ma se questo è vero per quanto riguarda il futuro, è vero
anche quando consideriamo il passato. Se sosteniamo che l’universo esista da tutta
l’eternità, non è possibile che siamo arrivati al momento presente, perché per esserci
arrivati, avremmo dovuto passare un’infinità di tempo. Ma questo è logicamente e
filosoficamente impossibile.

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Qualcuno potrebbe dire a questo punto che nella matematica, è possibile avere
un’infinità di cose. Un esempio sarebbe la teoria degli insieme che si occupa dell’infinità.
Oppure si pensa ai paradossi di Zenone, in cui si propone uno stadio che si prova ad
attraversare. Ma per arrivare all’altra estremità dello stadio, bisogna giungere alla metà.
Ma prima di arrivare alla metà, bisogna raggiungere la metà della metà, e così via ad
infinitum. Ma queste obiezioni non sconfiggono l’asserzione che l’esistenza dell’infinità è
impossibile, perché in questi casi, si tratta dell’infinità potenziale e non dell’infinità reale.
La differenza tra le due è che mentre ci si può sempre avvicinare all’infinità (l’infinità
potenziale) non si può giungere veramente all’infinità (l’infinità reale). La teoria degli
insieme si occupa dell’infinità potenziale e o solo quella immaginaria. Nel paradosso di
Zenone, l’infinità delle distanze si verifica all’interno dello stadio che rappresenta una
lunghezza limitata, e l’infinità rimane sempre potenziale. Quindi, siamo costretti ad
ammettere che l’infinità non esiste veramente nell’universo.

Al rischio di dire troppo, permettimi di fornire ancora un altro esempio. Se immaginiamo


una pista da corsa con la linea di partenza. Se ti metti dietro alla linea e ti prepari a
correre, vedi il traguardo a una distanza di cento metri. Ce la fai ad arrivarci. Ma prima di
partire, se qualcuno sposta la linea di partenza alcuni metri indietro, significa che devi
percorrere una distanza più lunga, ma riuscirai ancora a raggiungere il traguardo. Ma se
quella persona sposta di nuovo la linea di partenza alcuni metri indietro, forse sarai un
po’ infastidito, ma riuscirai a finire la corsa lo stesso. Però, se qualcuno continuasse a
spostare indietro la linea di partenza infinitamente senza mai finire, non riusciresti mai
ad arrivare al traguardo! Dovresti continuare a correre e correre senza mai raggiungere
la fine. Nello stesso modo, se l’universo e il tempo non avessero avuto un inizio, sarebbe
impossibile arrivare al momento presente.

Gli scienziati dell’ultimo secolo, compresi tanti che erano determinati a concepire
l’universo senza l’aiuto della teologia, fecero tante scoperte importanti riguardo all’inizio
del tempo e dell’universo. Queste scoperte oggi ci costringono ad affermare che c’è stato
un punto singolare nel tempo passato in cui tutto quello che si vede nell’universo ha
avuto un inizio. Un punto iniziale dell’universo e del tempo richiede una “causa primaria”;
una “causa incausata”; esattamente il ruolo che si attribuisce a Dio. La scienza e la
ragione ancora una volta affermano la presenza di Dio nel nostro universo.

Per riassumere
Abbiamo già delineato le premesse principali della prova cosmologica prima, ma
conviene ripassarle brevemente dopo aver considerato diverse argomentazioni.

Tutto quello che comincia ad esistere ha una causa


Abbiamo già verificato la verità di quest’asserzione. Noi sappiamo questo perché
semplicemente osservando l’universo, possiamo verificare che tutto quello che comincia
ad esistere, che non esisteva prima e poi ad un certo punto viene all’esistenza, ha una
causa della sua esistenza. Se qualcuno obietta dicendo: “Ma allora noi puoi proporre Dio
come la causa dell’universo, perché incontri lo stesso problema dell’esistenza di Dio. Chi
ha creato Dio? Da dove è venuto Dio?” Ma quest’obiezione fallisce per due motivi. Prima

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di tutto, la prima premessa dice che tutto quello che comincia ad esistere ha una causa.
Ma se Dio esiste, non è stato causato. Se fosse stato causato, significherebbe che la sua
causa è più grande e più potente di lui, e quindi quella causa sarebbe Dio! In secondo
luogo, tutti devono spiegare l’esistenza dell’universo. Se un Dio eterno non è stato la
causa, ci sono solo due possibilità. O l’universo esiste da tutta l’eternità, o l’universo ha
causato se stesso. La prima opzione l’abbiamo già dimostrata errata. La seconda è
altrettanto sbagliata per un semplice motivo: per essere la causa di qualcosa, la causa
deve già esistere prima. La causa non può cominciare ad esistere dopo la cosa che ha
causato. Ma per essere la propria causa, l’universo sarebbe dovuto esistere prima di
esistere, e questo è ovviamente assurdo. Quindi, possiamo dire che questa proposizione
è valida.

L’universo ha cominciato ad esistere


Quest’asserzione è evidente dalle evidenze scientifiche e dalle argomentazioni logiche e
filosofiche che abbiamo considerato.

Quindi, l’universo ha avuto una causa


Se le prime due proposizioni sono vere, questo terzo punto ne risulta inevitabilmente.

La causa dell’universo deve essere eterna e non causata


In base a quello che abbiamo esaminato, possiamo dedurre diverse caratteristiche della
causa dell’universo. Prima, la causa doveva essere immateriale. Se la causa ha portato
all’esistenza tutta la materia che esiste, la causa stessa non può essere fatta di quella
materia. Quindi, la causa era immateriale. Secondo, la causa doveva essere atemporale,
o eterno. La scienza c’insegna che non solo tutta la materia dell’universo ma anche il
tempo stesso è iniziato al Big Bang. Questo vuol dire che la causa del tempo non poteva
essere limitato dal tempo; doveva essere senza tempo e eterno. Terzo, la causa doveva
possedere una potenza inimmaginabile. Per causare tutto quello che esiste nell’universo
e anche il tempo, era necessaria una forza enorme. Potremmo anche chiamarla
“onnipotenza,” perché la creazione dell’universo era un atto di potenza impareggiabile.
Quarto, la causa doveva essere personale. Abbiamo già detto che la causa doveva essere
immateriale. Ma ci sono solo due categorie generali di cose immateriali: le menti e i
principi astratti, come i principi matematici, numeri, proposizioni, ecc. Ma di queste due
categorie, solo una mente può essere la spiegazione ragionevole dell’universo. Perché? I
principi come numeri o proposizioni sono descrizioni e non causano niente. In numero 8
non ha mai causato niente. L’idea della giustizia non ha mai creato nulla. Quindi, solo una
mente, una coscienza, una personalità poteva creare l’universo.

La causa dell’universo è Dio


La conclusione inevitabile di tutto questo è che la causa dell’universo è Dio. Le
caratteristiche necessarie per causare l’universo sono quelle che si attribuiscono a Dio.
Qualunque cosa sia, il proprietario di quelle caratteristiche è, per definizione, Dio.
Quindi, la prova cosmologica dimostra che Dio esiste.

La Bibbia è piena di brani che ci parlano della natura dell’universo e del Dio che lo creò.
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Che cosa dice la Bibbia di tutto questo?
È interessante notare che ciò che osserviamo nell’universo fu conosciuto per migliaia di
anni da coloro che confidavano non in quello che potevano dimostrare scientificamente
ma in quello che Dio gli aveva rivelato. La Bibbia è piena di brani che ci parlano della
natura dell’universo e del Dio che lo creò. Allo stesso tempo, le scoperte della scienza
sono confermate:

Salmo 102:25-26
“Nel passato tu hai creato la terra e i cieli sono opera delle tue mani; essi periranno, ma tu
rimani; tutti quanti si consumeranno come un vestito; tu li cambierai come una veste e
saranno cambiati.” (La Bibbia affermava migliaia di anni fa che il principio dell’entropia si
verifica nel nostro universo.)

Isaia 45:12
“Io ho fatto la terra e ho creato l’uomo su di essa; io, con le mie mani, ho spiegato i cieli e
comando tutto il loro esercito.” (L’espressione “spiegato” viene usata tante volte nella Bibbia
per rappresentare il modo in cui Dio creò l’universo. È certamente d’accordo con la nostra
osservazione dell’universo che si espande o che “si spiega.”)

Genesi 1:1
“Nel principio Dio creò i cieli e la terra.”

1 Corinzi 2:6-7
“Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza
di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; ma
esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli
predestinata a nostra gloria.” (Sia Genesi che 1 Corinzi, insieme a tanti altri, indicano che il
tempo ha avuto un inizio, proprio come afferma il principio dell’impossibilità del regresso
infinito.)

La Bibbia conferma ciò che la scienza ora c’insegna. Ma la Bibbia non aveva bisogno delle
scoperte scientifiche moderne. La Bibbia predisse quelle scoperte perché provenne dalla
conoscenza del Dio eterno che aveva creato tutto quello che adesso vediamo.

Allora, perché tanti continuano a negare l’esistenza di Dio?


Nonostante tutte queste prove e argomentazioni che affermano l’inizio dell’universo, ci
sono ancora molti scienziati che stanno cercando disperatamente delle teorie alternative
che negano la realtà del punto singolare iniziale. Quindi, la domanda viene spontanea:
“Perché così tanti scienziati persistono nel negare ciò che si vede chiaramente?”

La Bibbia conferma e predice che molte persone continueranno a negare la verità, anche
quando essa è ovvia e innegabile:

Romani 1:18-22
“L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la
verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo
Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono
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chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue;
perciò essi sono inescusabili. Perché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come
Dio, né l’hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo
d’intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti.”

2 Timoteo 4:3-4
“Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si
cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie
dalla verità e si volgeranno alle favole.”

Il tentativo di sconfiggere la prova


Gli scienziati si accorgono del fatto che se accettano le prime due proposizioni della
prova cosmologica, non possono evitare la conclusione. Se ammettono che l’universo ha
avuto un inizio, devono anche ammettere che c’è stato un “iniziatore.” Per molti di loro
che vogliono negare un creatore che può (e lo farà!) giudicarli per la vita che stanno
vivendo, sono costretti a negare le prime proposizioni. A Einstein non piacevano le
implicazioni di ciò che aveva scoperto, e tutte le osservazioni portarono alla teoria del Big
Bang. Egli capì che queste scoperte indicavano l’esistenza di un creatore. Passò tanti anni
modificando le sue equazioni originali per trovare una costante cosmologica che poteva
fornire dei margini d’errore per eliminare il bisogno di un creatore. Questa costante
cosmologica rimase sconosciuta fino agli ultimi anni novanta, e poi si rivelò troppo
ristretta per eliminare il bisogno dell’inizio dell’universo. Malgrado i sforzi migliori di
Einstein, la verità dell’inizio singolare dell’universo continua ad assillarci. Anche tanti altri
scienziati rimangono sconvolti dalle conclusioni che hanno raggiunto. Non è interessante
questo? La scienza ha più volte detto che sono i credenti ad essere turbati dalle scoperte
scientifiche mentre, in realtà, non devono affatto esserlo! Sono gli scienziati che
dovrebbero essere (e lo sono!) in difficoltà. Ma hanno certamente faticato per negare
l’inizio dell’universo.

La teoria dello stato stazionario


La teoria dello stato stazionario fu sviluppato nel 1949 da Sir Fred Hoyle, Thomas Gold ed
altri come alternativa alla teoria del Big Bang. La teoria asserisce che l’espansione
dell’universo è il risultato della materia nuova che si forma per mantenere uniforme la
densità dell’universo nel proseguimento del tempo. La caratteristica più notevole della
teoria è che elimina il bisogno dell’inizio dell’universo. Tuttavia, ha alcuni difetti che ha
costretto la maggior parte degli scienziati ad abbandonarla. Tra questi problemi, ci sono i
seguenti: 1) La teoria viola le leggi che regolano la conservazione della massa. 2) Non è
stata mai confermata da una singola osservazione. 3) Fu confutata negli ultimi anni
sessanta quando le scoperte scientifiche confermarono l’ipotesi che l’universo infatti
cambia nel tempo: le quasar e le radiogalassie furono trovate solo a grandi distanze (che,
in base ai redshift e al limite della velocità della luce, significa che esistevano nel passato)
e non nelle galassie vicine (in quel caso sarebbero più recenti). Inoltre, la teoria fu
distrutta dalla scoperta nel 1965 della radiazione cosmica di fondo che era stata predetta
dalla teoria del Big Bang. La teoria dello stato stazionario provò a spiegare questa
radiazione come risultato della luce emessa da stelle antiche che era stata diffusa dal
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mezzo interstellare. Ma questa spiegazione non risulta convincente alla maggioranza dei
cosmologi, perché la radiazione cosmica di fondo è omogenea per cui è molto difficile
spiegare come sarebbe potuta provenire da dei punti diversi. In più, questa radiazione
non dimostra nessun’evidenza delle caratteristiche tipiche della diffusione, come la
polarizzazione. Tutto questo vuole dire, in parole semplici, che la teoria dello stato
stazionario è un sogno impossibile.

La teoria dell’universo oscillante


Altri scrittori e filosofi che non volevano ammettere il bisogno di un creatore proposero
la teoria dell’universo oscillante, di nuovo nel tentativo di evitare la creazione
dell’universo. George Gamow fu uno di questi. Questo modello dice che l’universo
esplode e poi, in qualche modo, rallenta e comincia a restringersi finché non diventa un
altro punto di densità che esplode di nuovo. Così, l’universo viene descritto come un ciclo
infinito di esplosioni e contrazioni. Mentre questa teoria cerca di giustificare il concetto di
un universo infinito senza inizio, non riesce a spiegare la creazione della materia prima.
Perciò, rimane ancora la necessità di un creatore. Inoltre, anche questo modello, come la
teoria dello stato stazionario, ha delle difficoltà insuperabili. Dopo anni di ricerche, gli
scienziati non riuscirono mai a trovare una quantità sufficiente della materia necessaria
per “chiudere” l’universo. Ci sarebbe una forza insufficiente di gravità per fermarne
l’espansione e poi per farlo restringere. Adesso, la maggior parte dei fisici credono che,
anche se il cosmo si restringesse ancora una volta, mancherebbe l’energia necessaria per
farlo esplodere di nuovo. In effetti, l’universo diventerebbe un grande buco nero e
rimarrebbe per sempre così. Tutto questo per dire, ancora una volta, che l’unica
conclusione veramente sostenuta dalla scienza è che l’universo ha avuto un inizio.

La teoria della gravità quantistica


Benché un gran numero di altre teorie sia spuntato negli scorsi anni (per esempio, la
teoria dell’inflazione caotica, la teoria delle fluttuazioni quantistiche), tutte quante prima
o poi furono confutate per motivi simili alle teorie dello stato stazionario e dell’universo
oscillante. I tentativi più recenti per eliminare la necessità di un creatore si presentano
nella forma dei modelli della gravità quantistica. Nel 1983, Stephen Hawking e James
Hartle, in base alla meccanica quantistica osservata al livello delle particelle subatomiche,
proposero che l’universo sarebbe potuto venire da nulla all’inizio del tempo. Nella sua
teoria, Hawking impiegò il concetto del tempo immaginario, un’idea simile a quella dei
numeri immaginari nella matematica. Né il tempo immaginario né i numeri immaginari
esistono nel mondo vero, e perciò l’uso di quest’idea per descrivere il vero universo
risulta piuttosto artificiale. Anche Hawking ammette questo:

“Se potessimo concepire l’universo secondo il concetto del tempo immaginario, non ci sarebbe
nessuna singolarità. Tuttavia, quando si va indietro nel tempo vero in cui viviamo, si
verificheranno delle singolarità.” (Hawking, S.W. 1988. Dal big bang ai buchi neri. Breve storia
del tempo)

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Però, questa teoria, come le altre, presenta dei problemi. Secondo la meccanica
quantistica, le particelle virtuali possono apparire dal nulla tramite l’effetto tunnel. Alcuni
cosmologi hanno suggerito che l’intero universo sarebbe potuto nascere in questa
maniera come una grande particella quantistica. Ma la teoria quantistica dice che i
sistemi quantistici possiedono delle proprietà dinamiche come posizione, momento e
orientamento dello spin solo quando queste proprietà vengono misurate da qualcosa o
da qualcuno. Agli strumenti usati per misurarle si può dare una descrizione fisica
quantistica. Quindi, per quanto riguarda l’universo, esiste il problema che non c’è niente
oltre alla meccanica quantistica che si possa usare per prendere le misure che sono delle
condizioni necessarie della realtà delle proprietà dell’universo. Questo è vero, a meno
che l’osservatore non sia Dio.

Il secondo problema che riguarda la cosmologia quantistica è che la meccanica


quantistica afferma che gli eventi quantistici accadono secondo probabilità finite
all’interno di intervalli finiti di tempo. Più grande è l’intervallo, più grande è la probabilità
che succeda un evento quantistico. Fuori dal tempo, però, nessun evento quantistico è
possibile. Fin dall’inizio del tempo alla creazione dell’universo, l’effetto tunnel non poteva
essere il creatore. Tutti questi termini tecnici mirano semplicemente a dire che questa
teoria fallisce perché non riesce a spiegare l’esistenza di un universo senza inizio.

Tutto ciò indica l’inizio dell’universo


Detto tutto questo, tutti i tentativi di sviluppare una cosmologica che evita la singolarità,
il punto iniziale dell’universo e del tempo, falliscono completamente. Ci rimane la teoria
del Big Bang come quella teoria che la maggioranza degli astronomi considerano la
descrizione migliore dell’origine dell’universo. La maggior parte delle pubblicazioni
astrofisiche danno per scontato il Big Bang, e questa teoria viene utilizzata come la base
di altre teorie più complesse e complete. Torniamo alla nostra domanda precedente:
“Perché così tanti scienziati persistono nel negare ciò che si vede chiaramente?” Di
nuovo, possiamo ricorrere alla saggezza antica del Dio eterno per la risposta:

Salmo 115:2-5
“Perché le nazioni dovrebbero dire: ‘Dov’è il loro Dio?’ Il nostro Dio è nei cieli; egli ha fatto tutto
ciò che gli piace. I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e
non parlano, hanno occhi e non vedono.”

Siamo sovente poco propensi a credere a un Dio invisibile perché siamo così affascinati
dagli dei che possiamo vedere. Click To Tweet
Siamo sovente poco propensi a credere a un Dio invisibile perché siamo così affascinati
dagli dei che possiamo vedere. Siamo imprigionati dal mondo visibile e il nostro
desiderio delle cose mondane. Vogliamo ciò che vogliamo senza limite o restrizione.
Ammettere che ci potrebbe essere un Dio che ha creato tutto quello che vediamo
significherebbe ammettere che potrebbe esistere un Dio a cui dovremo rendere conto.
Questo è spesso la ragione per cui tante persone si rifiutano di considerare le prove che
sono così chiare. Inoltre, dobbiamo tener presente sempre questo fatto: coloro che
credono in Dio non hanno una fede cieca che non è appoggiata dalla scienza. In realtà, i

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credenti sono gli unici che hanno una fede sostanziale, basata su ciò che si può
osservare e misurare. L’esistenza di Dio può essere dimostrata dalla creazione che lui ha
creato. La creazione è in se una prova convincente che Dio esiste.

J. Warner Wallace è un detective di polizia, Senior Fellow presso il Colson Center per
Christian Worldview, e docente di Apologetica presso la Biola University di Los Angeles. È
autore di Cold-Case Christianity, God’s Crime Scene, and Forensic Faith.

Altri articoli in italiano QUI. Traduzione originale QUI.

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