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TIMING: TITOLO: Intervista del giornalista Edoardo Gagliardi DATA E LUOGO:

su Byoblu24 21/05/2020 online


NOTE:
00:00- I. In questo video come anche in altri, non ci occuperemo Domanda n.1 – Cosa
05:00 dei fatti di cronaca o di quello che succede nel nostro significa essere uomo
Paese o nel mondo, ma cercheremo di fare un discorso un di pace.
po’ più filosofico, se vogliamo. Parleremo di sviluppo
personale e di questa crisi che ci avvolge in questi mesi e Domanda n.2 – Sul
come è possibile ritrovare un senso alla propria esistenza. comportamento
Lo facciamo con un ospite in collegamento con noi: dell’uomo nei
Patrizio Paoletti. Grazie per essere con noi oggi. momenti di disagio.
P. Grazie a voi è davvero un piacere.
I. Patrizio Paoletti è un influencer, un coach, si occupa di Domanda n.3 – Come
sviluppo personale, ma lei Paoletti si definisce anche vivere la pace quando
“Uomo di pace” sul suo sito internet. Perché, cosa gli eventi ci toccano
significa? da vicino.
P. Significa che la Pace è un valore assoluto a cui tutti
quanti dobbiamo riferirci. La Pace non è l’assenza della
guerra, ovviamente, ma uno stato interiore dell’Essere e
quindi incontrare la pace dentro di noi significa incontrare
noi stessi, essere capaci di trasformare il mondo intorno a
noi dando il nostro contributo di senso alla vita.
I. Ecco, Paoletti, io direi di iniziare da una presa di atto,
cioè, quella che in questi mesi ovviamente, c’è una crisi
che non è solo economica, è una crisi anche, possiamo
dire, interiore delle persone che probabilmente sono un
po’ espropriate della loro essenza, un po’ dalla politica,
un po’ da fatti naturali, come le pandemie, e quindi si
cerca di dare anche un senso alla propria esistenza. Si
pensa anche al futuro: “Cosa succederà?”, “Cosa potrò
fare della mia vita in un determinato contesto sociale,
politico, economico?”. Ecco, le volevo chiedere: come si
trova l’individuo di fronte a questi fenomeni in cui sembra
praticamente non avere controllo.
P. Beh, certamente potremmo partire da varie ricerche che
sono state fatte da tante università, soprattutto da Harvard,
che dice che oggi, nel mondo, il 67% delle persone ha una
crisi significativa nell’autostima, nella sfera della
autostima, quindi non sanno ben definire se stesse, non
sanno bene accogliere il proprio ruolo o definire il proprio
ruolo e di conseguenza non riescono a dare le risposte
giuste alla vita: responsabilità. E ancora meno a creare
quell’indispensabile nastro d’argento che ci conduce ai
nostri obiettivi e al raggiungimento dei nostri obiettivi,
come ad esempio una certezza interiore, un dialogo
interiore, una pace, come dicevamo prima, interiore,
perché? Perché non riescono a creare una struttura di
priorità coerente con quello che è il loro quotidiano, con
quello che è ogni loro giorno. Va detto che la situazione
che stiamo vivendo non ci ha in alcun modo aiutato, perché
ci ha privati di quelli che sono i nostri punti di riferimento
abituali. Da un lato ovviamente questo è un vero e proprio
momento di emergenza e di difficoltà, dall’altro lato va
detto e va compreso che lì dove c’è la difficoltà c’è sempre
un nuovo inizio, cioè la possibilità di porsi nuovamente
quelle che sono le domande fondamentali della nostra vita
come ad esempio: “Che cosa è davvero importante per
me?”, “Che cosa voglio davvero?” e quindi muoverci
verso una risposta adeguata che ci faccia sentire bene, ci
faccia ritrovare quella autostima che un attimo fa abbiamo
detto essere in questo momento, per tanti, carente e quindi
incominciare un vero, un nuovo dialogo interno per capirci
meglio, narrandoci meglio gli eventi del nostro quotidiano
con una finalità semplice, poi in definitiva e che è una
qualità di vita e di soddisfazione nella vita, più alta.
I. Ecco, lei, parlando di pace interiore, ovviamente la
questione è: come si fa a raggiungere la pace interiore
quando intorno a noi, ovviamente succedono, tante cose
tutti i giorni, che ci toccano anche da vicino e ovviamente
come esseri umani non riusciamo a volte a gestire tutte
anche queste emozioni, questi input che ci arrivano.
P. Innanzitutto, come dicevamo prima, la pace non è
l’assenza della guerra, né interiore, né esteriore, ma è una
condizione dell’essere, quindi ricercare la pace, trovare la
pace non significa essere perfetti o non avere più alcun
turbamento.
05:00- Ricercare la pace significa piuttosto: dirci costantemente e continua la risposta
10:00 darci costantemente quelle priorità che ci permettano di alla domanda n.3 –
vivere in modo significativo per noi e comprendere che la Come vivere la pace
nostra vita ha un’incidenza concreta sulla vita intorno a quando gli eventi ci
noi, sulla vita degli altri. Quindi, il mondo non dobbiamo toccano da vicino.
semplicemente prenderlo così com’è o come tanti
purtroppo affermano, subirlo, ma dobbiamo invece Generare il mondo
piuttosto cercare di generarlo. Per farlo, per generare il intorno a noi (non
mondo intorno a noi bisogna essere partecipativi, subirlo).
fortemente resilienti in questo momento, cioè capaci di
assorbire i colpi e non di crollare, dinanzi ad essi, ma di Domanda n.4 – Sulla
utilizzarne l’energia per rigenerarci, per motivarci, per “Inner Design
ripartire più forti di sempre, e questa è, lo dobbiamo dire, Technology”.
una nostra peculiarità che ci rende specie apice su questo
pianeta, che ci rende particolari, e infine dobbiamo Le caratteristiche della
coltivare la speranza e la progettualità, perché se non c’è Inner Design
un progetto di vita non c’è una vita. Technology.
I. Sì, chiaro. Senta, lei parla anche di un’idea, di un
progetto che è di quello dello “Human Inner Design”, ci
può spiegare un attimo a che cosa si riferisce, perché lei
parla anche di ridisegnare la scenografia del proprio
mondo interiore. Credo che questo sia fondamentale poi
anche per progettare il proprio futuro, no?
P. Sì con la Fondazione Paoletti, la mia Fondazione, ormai
dal 2000 collaboriamo con la Bar Ilan University, con La
Sapienza, con il CNR, con tante Istituzioni e tante
Università nel mondo per affermare una semplice cosa,
indagare il nostro cervello, la necessità di indagare il nostro
cervello e di scoprire le nostre capacità, dicendoci
semplicemente che è possibile ridisegnare la nostra
scenografia interiore. Che cosa significa concretamente:
ridisegnare la nostra scenografia interiore? Innanzitutto
significa incontrare quell’intelligenza del cuore,
quell’intelligenza emotiva che tra l’altro ho descritto nel
mio ultimo libro edito dalla BUR, che si usa proprio
questo ossimoro: intelligenza del cuore, quindi capire che il
cuore e le emozioni positive non sono qualche cosa
romantica o fatta per coloro che sono deboli, le emozioni
del cuore, la bellezza, l’intensità della partecipazione
emotiva alla vita, invece, è propria dei campioni, è
propria di quelle persone che meglio riescono perché più si
impegnano, e quindi è importante dirci che noi siamo
responsabili del nostro impegno, noi siamo i fautori del
nostro futuro. Come? Coltivando almeno alcune di quelle
caratteristiche che sono, come dicevo un attimo fa, proprie
della nostra specie, come la mente astratta, la capacità
quindi di superare tempo e spazio per utilizzare le nostre
memorie ricche di esperienza per progettare il nostro
futuro, quindi dirci che cosa abbiamo imparato dal passato
per costruire un futuro più ricco, armonioso e felice. La
seconda, dominare le nostre emozioni negative: noi
sappiamo che è possibile farlo attraverso un concreto
allenamento. È un po’ come per un atleta allenare il
muscolo, è possibile per qualunque persona allenare la
propria capacità di arrendersi alla necessità di essere il noi
migliore di noi e di resistere a quelle emozioni distruttive
che, quando ci assalgono e ci colgono impreparati, ci
abbattono lasciandoci deboli, feriti, incapaci per lungo
tempo. Quindi, la consapevolezza di noi, il dominio di
noi, la motivazione, l’empatia che ci permette di avere
una relazione intima con un ventaglio più ampio possibile
di persone e infine, e questa la ritengo oggi tra le più
importanti da allenare delle caratteristiche dell’intelligenza
emotiva,
10:00- comprendere i tessuti sociali, perché noi siamo esseri Continua la risposta
15:00 sociali, più che mai oggi ripetercelo è importante e alla domanda n.4 –
dobbiamo capire il tessuto di relazioni con cui siamo in Sulla “Inner Design
contatto perché, mi piace sottolineare questo passaggio, è lì Technology”.
che c’è il nostro tessuto neurale espanso, cioè è negli altri
che ci sono quelle risposte, quelle soluzioni, quegli altri Domanda n.5 – Sulla
punti di vista che ci permettono di arricchirci e di capire spinta alla
meglio casomai anche noi stessi, grazie proprio al competizione e sulle
contributo del dialogo con gli altri. sue conseguenze.
I. Ecco, questo sì mi sembra molto importante. Però c’è un
fatto nella società contemporanea l’essere umano è sempre Le 12 lezioni gratuite
più pressato, deve essere sempre più produttivo, deve di introduzione alla
essere sempre il migliore, deve venire sempre prima degli meditazione.
altri, c’è questa continua competizione e quando gli esseri
umani non ce la fanno, ovviamente, poi lì mostrano tutti i
sintomi dell’incapacità di stare al passo con gli altri,
questi sintomi possono essere anche l’ansia, la
depressione, eccetera. Ecco, com’è possibile cercare di
reagire a tutto questo, cioè secondo lei bisogna accettare
anche i propri limiti, oppure cercare di rimodulare la
propria vita, riuscendo anche a ottenere degli obiettivi, ma
non mettendosi in competizione sfrenata con gli altri?
P. Proprio in questi giorni, la ringrazio di questa bellissima
domanda perché mi permette di dire: proprio in questi
giorni, da qualche settimana in qua, ho realizzato 12 lezioni
gratuite di introduzione a una pratica importantissima per
la nostra quotidianità, che è la meditazione. Imparare a
meditare significa imparare a dialogare con noi stessi, e se
possiamo affermare che la realtà in sé non esiste perché
essa è interpretazione e quindi la realtà che noi viviamo è
frutto della nostra narrazione interiore, se possiamo
affermare questo, è vero che questa narrazione deve essere
quindi ben scritta. Questa quotidianità deve essere da noi
raccontata a noi stessi nel migliore dei modi, altrimenti:
depressione, come diceva lei, frustrazione, recriminazione
sono ospiti indesiderati ma che inevitabilmente ci
troveremo in casa. Per fare in modo che restino fuori dalla
porta della nostra casa ci sono alcuni passi importanti che
devono essere fatti, che spiego in queste 12 lezioni ma che
mi piace sintetizzare con voi
I. Sì.
P. Adesso in 3 passaggi: il primo è iniziare dal dirmi che,
nonostante i miei limiti, i miei difetti, le mie incapacità, i
miei bisogni, c’è una parte di me che è il me migliore di
me ed è quella che devo coltivare e condividere con il
mondo intorno a me, perché non solo migliora il mondo
intorno a me, ma migliora me stesso perché se io mostro a
me stesso la parte di migliore di me, me ne nutro e diventa
quest’ultima più forte ogni giorno. Il secondo passaggio è
iniziare a sganciarmi dal bisogno dell’approvazione
altrui e per farlo posso dirmi che prima che il mondo mi
ami, io mi amo. Prima che il mondo mi approvi, io mi
amo. Prima che il mondo mi consideri, io mi amo. In
questo modo arrivo poi al mondo, pronto, e quando ricevo
le giuste lodi ne sarò felice, ma sarò capace anche di
confrontarmi con quei momenti dove l’altro casomai è in
disaccordo con me. Perché? Perché mi sono parlato
correttamente dicendomi, come un attimo fa ricordavo: “Io
posso amarmi indipendentemente dal mondo che mi
circonda e anche dalle azioni che compio”. E questo atto
d’amore, terzo ed ultimo passaggio, diventa un’azione
pedagogica, fortemente educativa, perché man mano che io
coltivo questa scenografia interiore
15:00- dell’amore, dell’abbraccio, dell’accogliermi anche con tutti Continua la risposta
20:00 i miei limiti, questi ultimi, i miei limiti, vengono da me alla domanda n.5 –
corretti inevitabilmente e io mi miglioro. E questo è oggi Sulla spinta alla
uno stato d’obbligo, è una necessità, infatti come da competizione e sulle
vent’anni dico in tutte le mie conferenze, parafrasando le sue conseguenze.
scoperte dell’equipe di Giacomo Rizzolati sui neuroni
specchio, oggi il sorriso è un obbligo sociale perché noi, Domanda n.6 – Sul
che ci piaccia o meno, siamo tutti educatori ed educhiamo come superare le
il mondo intorno a noi e noi stessi, attraverso quegli ingiustizie sociali.
atteggiamenti fisici, emotivi e quei percorsi mentali che poi
sono l’espressione del nostro pensiero più intimo e Necessità di un nuovo
profondo. paradigma.
I. Sì, lei ha parlato ovviamente anche di un fatto molto
importante, cioè che la realtà è spesso come noi la F.A.S.E.
costruiamo. Ecco, ma quando nella realtà noi vediamo per
esempio le ingiustizie sociali, questo processo che lei ha
descritto, può aiutarci anche a, in un certo senso, superare
queste ingiustizie sociali e a non sentirne la frustrazione
perché spesso queste ingiustizie sono un ostacolo per noi
stessi, per ottenere qualcosa che noi desideriamo.
P. Da sempre abbiamo provato a rispondere all’ingiustizie
sociali con tante rivoluzioni, ma la storia ci insegna che
queste rivoluzioni sono state vane, perché al di là del
momento tra l’altro sempre cruento, non hanno poi
cambiato lo stato della condizione dell’insieme, dovremmo
quindi comprendere che è un fallimento l’azione armata,
l’azione violenta, la reazione violenta. Perché un
fallimento? Perché non trova l’uomo nuovo, non trova
l’uomo capace di dominare se stesso, i propri istinti e di
riorientare i propri bisogni e compiere quindi un’azione
sociale, io parlo di economia sferica, che contenga il
rispetto della natura, il rispetto e la comprensione dei
bisogni di tutti in maniera da non essere invece
un’economia egocentrica dove io sono l’unico che deve
ricevere il vantaggio. Ma se io non educo me stesso a
questa nuova azione pedagogica e non costruisco in me
quell’arrendermi e quel resistere di cui parlavo prima e che
mi permette di ridisegnare i miei bisogni e di comprendere
che oggi è necessario applicare un cambio di paradigma.
Lei mi insegnerà che siamo partiti dal “Mors tua, vita
mea”, dove io vivevo se ero capace di dominarti, siamo
passati con l’11 settembre e con tutto il mondo che lo ha
prodotto a “Mors mea, mors tua”, cioè se tu mi incastri,
mi metti all’angolo, mi violenti, mi affami, io reagisco
violentemente e anche questo paradigma ancora in essere, è
sufficiente pensare ai problemi globali, alle guerre
territoriali, globali nelle quali siamo immersi, questi
paradigmi hanno mostrato tutti quanti il loro fallimento. È
necessario produrre un nuovo paradigma: “Vita tua, vita
mea”. Se io creerò le condizioni perché tu possa stare bene,
tu possa vivere, io certamente vivrò. E questo è un modello
sociale che dobbiamo però costruire, coltivare, nutrire,
affermare, prima dentro di noi altrimenti non ci sarà
possibile il cambiamento di insieme. Occorre una massa
critica in grado di riorientare l’insieme. Con lo schema
F.A.S.E. occorre una nuova visione filosofica, occorre una
nuova arte, un nuovo segno che testimoni la ricerca di una
bellezza, che stimoli in tutto e in tutti l’armonia, occorre
una nuova scienza che non dica bugie ma ricerchi la verità
e in questo momento è importante ricordarcelo, e allora
giungeremo a una nuova economia. Quindi siamo
certamente in una nuova fase, ma questa nuova fase può
essere vissuta se riscritta non dimenticando questo
acronimo: ci occorre una nuova visione, è necessario dare
un nuovo segno dentro
20:00- e fuori di noi, è necessario perseguire una scienza reale e Continua la risposta
25:00 una comprensione reale dei nostri funzionamenti interiori e alla domanda n.6 –
quindi esteriori, e allora sì sarà possibile affermare Sul come superare le
un’economia che rispetti l’insieme. ingiustizie sociali.
I. Ecco Paoletti, in ultima analisi le volevo chiedere
questo: lei lo ha accennato in quello che diceva: uno dei Domanda n.7 –
problemi nella nostra contemporaneità è che molto spesso Sull’aspetto istintivo
gli esseri umani utilizzano soltanto, o vengono stimolati dell’uomo e su quando
soltanto, sull’aspetto istintuale e sembra che questo l’uomo viene ridotto
concentri le energie degli esseri umani solo su questo unicamente a questo
aspetto, tralasciando un po’ tutte le altre potenzialità che livello.
invece gli esseri umani hanno. Questo è un problema, lo si
vede anche per esempio nella quotidianità come le persone Domanda n.8 –
reagiscono, oppure quello che gli viene detto, i mezzi di Sull’importanza di
comunicazione, i social, eccetera. Questo è un po’ una avere un luogo
prigione sostanzialmente perché è un modo anche per silenzioso e
controllare le persone. Invece. Come diceva lei, se ho accogliente in cui
capito bene, ci sono altri strumenti che l’essere umano vivere.
possiede e che devono essere utilizzati, non soltanto
l’aspetto istintuale che poi alla fine in sé non è nemmeno
totalmente negativo, però costruire tutta la propria
esistenza solo su questo, credo che non sia esattamente
quello che l’essere umano cerca, vuole.
P. Assolutamente, concordo appieno con lei. Ci sono però
strumenti, ci sono percorsi educativi che possono aiutarci
in questo momento. A giugno scorso, con la Fondazione
Paoletti e con ben 20 tra i neuro-scienziati più importanti
del mondo, in uno splendido panorama che è il Monastero
di San Biagio a Nocera Umbra, abbiamo tenuto un
incontro ICONS il primo convegno neuro-scientifico sul
potere del silenzio. Lei mi chiederà: in questo mondo così
rumoroso, anche in questo mondo social così rumoroso,
perché io sono qui a parlarle di silenzio. Perché? Perché il
silenzio è una cura e anche il carburante che potenzia la
nostra libertà di pensiero, migliora la qualità della gestione
delle nostre emozioni e quindi ci permette, non di reagire
alle sollecitazioni esterne in modo solo istintivo, ma di
usare, come diceva il nostro caro Premio Nobel Lita Levi
Montalcini, quest’area qui prefrontale del nostro cervello
che è ancora in pieno sviluppo, che è l’area valutativa e
quindi ci permette di ricevere la sollecitazione, ascoltarne
la vera domanda, spazio neutro, comprensione,
consapevolezza e di produrre una risposta adeguata. Questo
ci libererà gradualmente da quella dimensione di bisogno
istintivo-animale che ci fa reagire continuamente
diventando anche aggressivi e dobbiamo comprendere che
tutte le volte che questa aggressività si mostra fortemente
dentro di noi, è perché abbiamo attivato un’area specifica
del nostro cervello che è l’amigdala e ciò è accaduto
perché ci siamo sentiti incerti, insicuri, incapaci. Quindi
entrare nel silenzio che ci permette di ascoltarci, ci dà
maggiore senso di sicurezza, ci dà maggiore capacità di
essere distaccati dalle identificazioni e dai bisogni e quindi
ci permette di rispondere in maniera più calma e realistica
alle difficoltà del mondo.
I. Sì, senta, un’ultimissima domanda: lei ha parlato di
questa attività che ha svolto in una precisa location direi,
non a caso, quindi: quanto il rapporto anche con la
natura, con l’ambiente circostante, influenza questo
processo di cui lei ci ha parlato, nel senso che: è chiaro
che magari riflettere su se stessi, fare questo tipo di lavoro
in un determinato contesto ambientale è più facile rispetto
ad un altro.
P. Assolutamente sì. Quando prima però parlavamo di
“Inner Design Technology”, ci riferivamo proprio a
questo. Dobbiamo, possiamo ricercare dei momenti di
tranquillità, andare in dei luoghi speciali, ma questo non
c’è possibile quotidianamente, non c’è possibile ogni
giorno. Proprio per questo dobbiamo produrre la “Inner
Design Technology”, una tecnologia interiore che ci
permetta di disegnare dentro di noi, per noi, quello spazio
in cui
25:00- ci sentiamo a casa, ci sentiamo protetti, sicuri, ci sentiamo
30:00 bene, ci sentiamo signori e padroni di quell’ambiente e per
alcuni momenti, bastano davvero pochi minuti al giorno, le
tante ricerche scientifiche dicono che 5 minuti, 10 minuti al
giorno di silenzio, 20 minuti al giorno di meditazione, in
appena 3 settimane, cambiano la struttura del nostro
cervello ed è possibile testimoniarlo con MRI, con una
TAC. Se io fotografo il cervello prima, di una persona che
non ha mai praticato meditazione e la fotografo dopo 3
settimane di pratica, scopro che, essendo il cervello
plastico, esso si è migliorato, rendendo quella persona
realmente più intelligente. Come? Permettendo alle
diverse aree del suo cervello di dialogare di più e
parlandosi di più, di valutare meglio le risposte che quella
persona dà alle domande che il quotidiano inevitabilmente
gli pone. Quindi: sì è importantissimo ricercare dei
momenti e degli spazi esterni perché ambiente, contesto e
circostanze sono ciò che ci formano e ciò che ci dà la
misura di noi stessi e ci permette di essere ciò che siamo,
ma è altrettanto vero, se non ancor più vero, che ciò che
siamo dipende dalla narrazione che noi facciamo a noi
stessi della vita, quindi entrare dentro, dentro di noi, alla
ricerca di questo attimo che può durare anche un solo
minuto, come io dico in OMM, the one minute meditation,
se questo minuto è stato preceduto da una programmazione
adeguata, e quindi efficace, anche un solo minuto diventa
rivoluzionario per il mio cambiamento e per la qualità del
mio benessere quotidiano.
I. Grazie mille Paoletti per essere stato con noi, speriamo
di aver dato a chi ci guarda e chi ci ascolta dei consigli
preziosi: ritagliarsi anche un poco di spazio e di tempo per
cercare di attuare questo processo perché veramente è
essenziale.
P. Io vi ringrazio, ringrazio Blu24.
I. Byoblu24. Va bene, grazie mille. Io vi ringrazio per
l’ascolto, adesso cosa faccio? Vado a meditare.