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FONDAZIONE LUIGI EINAUDI - ROMA

OSSERVATORIO SULLA POLITICA ENERGETICA

L’EVOLUZIONE
DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE
E IL REATTORE EPR
A CURA DI UGO SPEZIA E IVO TRIPPUTI

LABORATORI OPEF

MAGGIO 2008

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FONDAZIONE LUIGI EINAUDI - ROMA
OPEF - OSSERVATORIO SULLA POLITICA ENERGETICA
L’EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE
E IL REATTORE EPR
A CURA DI UGO SPEZIA E IVO TRIPPUTI
LABORATORI OPEF
Maggio 2008
Realizzazione editoriale:
Fondazione Luigi Einaudi, Roma
Osservatorio sulla politica energetica

Gli autori hanno espressamente rinunciato


ad ogni diritto commerciale sul presente volume

©2008 Fondazione Luigi Einaudi, Roma

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INDICE

PRESENTAZIONE 5

EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE 9


L’ENERGIA NUCLEARE NEL MONDO 9
CARATTERISTICHE ECONOMICHE DELL’ENERGIA NUCLEARE 9
RISERVE DI COMBUSTIBILE NUCLEARE 13
EFFICIENZA DEGLI IMPIANTI 14
IMPATTO AMBIENTALE E SICUREZZA 14
SVILUPPO DI NUOVI REATTORI 16
SVILUPPI DEL CICLO DEL COMBUSTIBILE 16
GESTIONE DEI MATERIALI RADIOATTIVI 18

LA CENTRALE NUCLEARE EPR 20


LE CARATTERISTICHE EVOLUTIVE 20
LO SVILUPPO DEL PROGETTO 20
LE CARATTERISTICHE TECNICO-ECONOMICHE 22

STRUTTURA DELLA CENTRALE 23


FUNZIONAMENTO DEL REATTORE PWR 23
GLI EDIFICI DI CENTRALE 24

IL REATTORE 28
IL RECIPIENTE A PRESSIONE 28
LE STRUTTURE INTERNE 30
IL RIFLETTORE RADIALE 33
IL NOCCIOLO 33
GLI ELEMENTI DI COMBUSTIBILE 35
LE BARRE DI CONTROLLO 37

IL CIRCUITO PRIMARIO 39
LA CONFIGURAZIONE DEL PRIMARIO 39
I GENERATORI DI VAPORE 41
LE POMPE PRIMARIE 43
LE CONDOTTE PRIMARIE 43
IL PRESSURIZZATORE 44
I SISTEMI DI SICUREZZA 44
SISTEMA DI CONTROLLO CHIMICO E DEL VOLUME 44
SISTEMA DI RAFFREDDAMENTO DI SICUREZZA 46
SISTEMA ACQUA ALIMENTO DI EMERGENZA 46
GENERATORI DIESEL DI EMERGENZA 46

IL SISTEMA DI CONTROLLO 47

3
LA SICUREZZA NUCLEARE 48
LE BARRIERE MULTIPLE 49
LA DIFESA IN PROFONDITÀ 49
L’ANALISI DI SICUREZZA PROBABILISTICA 50

L’IMPIANTO EPR E LA SICUREZZA NUCLEARE 50


SISTEMI DI SALVAGUARDIA 50
PROTEZIONE DAGLI EVENTI ESTERNI 51
ROTTURA DI TUBAZIONI 51
RAFFREDDAMENTO DI SICUREZZA DEL NOCCIOLO 51
L’INTERFACCIA UOMO-MACCHINA 52

LA RISPOSTA AGLI INCIDENTI SEVERI 52


FUSIONE AD ALTA PRESSIONE 52
INTERAZIONI CORIUM-ACQUA AD ALTA ENERGIA 52
ESPLOSIONI DI IDROGENO 53
RAFFREDDAMENTO DEL CORIUM 54
RAFFREDDAMENTO DEL CONTENIMENTO 55
CONTROLLO DELLE PERDITE DEL CONTENIMENTO 55

COSTRUZIONE, ESERCIZIO E MANUTENZIONE 55


COSTRUZIONE 55
ESERCIZIO E MANUTENZIONE 57
MANOVRABILITÀ 57
RADIOPROTEZIONE 58

CARATTERISTICHE TECNICHE DELL’IMPIANTO EPR 59

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PRESENTAZIONE

5
6
7
8
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

L’energia nucleare nel mondo


L’energia nucleare riveste nei paesi industrializzati un ruolo fondamentale
nel soddisfacimento del fabbisogno di energia elettrica in condizioni di so-
sostenibilità economica e ambientale.
Il contributo nucleare alla produzione elettrica è stato nel 2006 del 33% in
Europa (dove il nucleare è la prima fonte di produzione, davanti al carbo-
ne), del 24 % nei paesi dell’OCSE (l’organizzazione della quale fanno parte i
27 paesi più industrializzati del mondo) e del 16% a livello mondiale.
Attualmente (dati IAEA al 17.10.2007) nel mondo ci sono 439 reattori in
funzione (in 32 paesi), 33 reattori in costruzione (in 14 paesi, tra cui, in Eu-
ropa, Finlandia, Romania, Russia e Slovacchia), 94 reattori in progetto (in
14 paesi, tra cui, in Europa, Francia, Russia, Bulgaria e Ucraina) e 223 reat-
tori in opzione (in 23 paesi).
Il disastro di Chernobyl, pur motivando approfondite riflessioni in tutti i
paesi che avevano impianti nucleari in esercizio, non ha avuto effetti parti-
colari sull’evoluzione dei programmi nucleari. Dal 1986 (anno del disastro)
al 2007 la potenza nucleare in funzione nel mondo è passata da 250 GWe
(GW = giga-watt = miliardi di watt) a 371 GWe, con una crescita del 48,8%.
Caratteristiche economiche dell’energia nucleare
Il costo di produzione del kWh di fonte nucleare è stato valutato fra il 1997
e il 2007 in undici studi nazionali e internazionali. L’OCSE ha pubblicato
nel 2006 uno studio comparativo sulla base delle condizioni locali in una
quindicina di paesi (valutate nel 2004). Facendo riferimento a un tasso di
interesse sugli investimenti pari al 10% (condizione più sfavorevole al nu-
cleare, caratterizzato da alti costi di investimento) e considerando tutte le
componenti di costo (costo di impianto, costo di esercizio e manutenzione,
costo del combustibile) il costo di produzione dell’energia elettrica dal nu-
cleare e dalle fonti fossili è il seguente (l’intervallo di variazione è legato alle
particolari condizioni del mercato locale):

nucleare: da 3,1 a 5,4 c$ / kWh


carbone: da 2,7 a 5,9 c$ / kWh
gas (ciclo combinato): da 4,3 a 6,0 c$ / kWh
Dalle valutazioni emerge una sostanziale equivalenza del costo del chilo-
wattora nucleare rispetto a quello prodotto con centrali a carbone o a gas a
ciclo combinato (che sono le più economiche fra le centrali termoelettri-
che). Ma la competitività del nucleare si accentua notevolmente se si consi-
derano gli effetti della “carbon tax” sul costo del kWh prodotto dalle fonti
fossili e l’andamento dei prezzi di queste ultime dal 2004 ad oggi.
Le centrali nucleari sono caratterizzate da costi di impianto molto più ele-
vati di quelli tipici delle centrali termoelettriche convenzionali. Ad esempio,
la centrale EPR da 1.600 MW in costruzione in Finlandia ha un costo com-
plessivo di circa 3,7 miliardi di euro, che è stato finanziato attraverso la sot-
toscrizione preventiva di contratti di fornitura di lungo periodo con i grandi
utenti elettrici. Gli alti costi di impianto non costituiscono tuttavia un de-
terrente economico per i paesi che non hanno fonti energetiche proprie. In-
fatti, poiché l’85% del costo del kWh nucleare è dato dai costi di impianto e

9
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

dai costi di esercizio, questa componente rappresenta un investimento fatto


in sede nazionale. Viceversa, il 70% del costo del kWh di origine fossile è
dato dal costo del combustibile, e costituisce quindi un esborso netto verso
l’estero.
Un altro vantaggio associato al nucleare rispetto alle fonti fossili è la scarsa
sensibilità del costo del kWh rispetto alle variazioni del prezzo del combu-
stibile. Il costo dell’uranio influisce poco (15%) sul costo del kWh, che è de-

10
IL REATTORE EPR

terminato essenzialmente dai costi di impianto e di esercizio (85%). Di con-


seguenza, mentre per una centrale a combustibile fossile il raddoppio del
costo del combustibile comporta un aumento del 60-70% del costo del
kWh, per una centrale nucleare il raddoppio del costo dell’uranio comporta
un incremento del costo del kWh pari al 15%.
Altre componenti di costo che riguardano specificamente le centrali nuclea-
ri sono date dai costi relativi alla gestione del combustibile irraggiato (che

11
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

12
IL REATTORE EPR

si traduce in un incremento del costo del kWh prodotto pari a 0,1 c$) e allo
smantellamento dell’impianto al termine della vita utile (che si traduce in
un incremento di 0,1 - 0,2 c$/kWh). Queste componenti sono bilanciate
per le fonti fossili dai costi relativi alla movimentazione del combustibile e
alla gestione dei prodotti della combustione.

Riserve di combustibile nucleare


L’edizione 2006 del “Red Book” sulle risorse uranifere pubblicato congiun-
tamente da IAEA e NEA (pubblicazione di riferimento internazionale) indi-
ca che le risorse estraibili a costi non superiori a 130 $/kg (risorse commer-
ciali) accertate a livello mondiale ammontano a 4,7 milioni di tonnellate,
mentre le risorse estraibili a costi superiori a 130 $/kg sono stimate in 9,7
milioni di tonnellate.
Al tasso attuale di utilizzazione (il fabbisogno mondiale di uranio nel 2006
è stato di 66.529 tonnellate) e con gli attuali reattori basati sulla fissione
dell’uranio-235 (che costituisce solo lo 0,7% dell’uranio naturale) le risorse
commerciali basterebbero per 70 anni e quelle totali per 200 anni.
L’entrata in funzione dei reattori veloci basati sulla fissione dell’uranio-238
(la cui tecnologia è stata già sviluppata con il reattore Superphénix e che co-
stituiscono il principale riferimento per lo sviluppo di nuovi reattori
nell’ambito dell’iniziativa internazionale “Generation IV”) moltiplicherà
tuttavia per un fattore 60 la durata delle riserve di uranio accertate. L’uso
di combustibili a base di uranio e torio (il cui ciclo è stato studiato negli U-
SA, in Svezia, nel Regno Unito, in Italia e in India) potrebbe ulteriormente
ampliare le riserve di combustibile nucleare accertate.
Il nucleare da fissione ha dunque un orizzonte temporale teorico di sfrutta-

13
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

mento pressoché illimitato e comunque superiore a quello di ogni altra fon-


te energetica impiegabile su vasta scala.
Efficienza degli impianti
L’efficienza energetica delle centrali nucleari è aumentata negli ultimi 25
anni di circa il 25%. È inoltre aumentata la vita utile degli impianti in eser-
cizio che, progettati inizialmente per funzionare 30 anni, hanno successiva-
mente esteso la vita operativa a 50-60 anni. Questa è la ragione per la quale
negli ultimi decenni la produzione di energia da fonte nucleare ha continu-
ato ad aumentare più del numero e della potenza complessiva degli impian-
ti installati.
Il basso costo dell’energia nucleare rende conveniente esercire gli impianti
costantemente alla massima potenza, utilizzando l’energia elettrica prodot-
ta nelle ore di bassa richiesta per pompare acqua (ovvero accumulare ener-
gia idraulica) nei bacini idroelettrici, che sono poi impiegati per produrre e-
nergia elettrica nelle ore di elevata richiesta. Questa tecnica rende possibile
massimizzare l’uso degli impianti nucleari e ridurre il costo medio del chi-
lowattora.
Delle tre componenti del costo del kWh nucleare (capitale investito, costi di
esercizio e manutenzione, costo del combustibile) quella di gran lunga pre-
valente è il costo del capitale (70%), mentre il costo del combustibile (15%)
è molto minore e paragonabile a quello di esercizio e manutenzione (15%).
In pratica, trascorso il periodo di ammortamento dell’impianto (20-30 an-
ni), il costo del kWh si dimezza. Vi è quindi un grande interesse a prolunga-
re la vita operativa dei reattori ben oltre i trenta anni inizialmente previsti
nei progetti. In genere ciò è possibile attraverso la sostituzione di alcuni
componenti, l’ammodernamento della strumentazione e una verifica ap-
profondita dello stato di sicurezza dell’impianto. Negli USA l’autorità di
controllo (NRC) ha finora concesso un prolungamento di 20 anni della li-
cenza di esercizio a circa la metà dei 104 reattori in funzione, e praticamen-
te tutti gli altri esercenti sono intenzionati a ripetere questa procedura.
Un diverso obiettivo è quello di produrre più energia per unità di massa del
combustibile, il che comporta due benefici: migliore sfruttamento del com-
bustibile e periodi di funzionamento più prolungati fra una ricarica e l’altra:
si è già passati da una ricarica all’anno a una ogni 18 mesi (ad esempio, nel
reattore EPR) e si conta di arrivare a una ricarica ogni due o più anni.
Impatto ambientale e sicurezza
Gli impianti nucleari in funzione nel mondo hanno dimostrato standard di
sicurezza molto elevati.
Sulla base degli studi condotti dalle autorità per la sicurezza ambientale e
dalle autorità di controllo nazionali e internazionali, in condizioni di nor-
male esercizio l’impatto ambientale delle centrali nucleari è praticamente
nullo. A parte il disastro di Chernobyl, che ha interessato un reattore di
concezione e fabbricazione sovietica che non è mai stato adottato nel resto
del mondo, l’unico incidente significativo occorso ad una centrale nucleare
si è verificato nel 1979 a Three Mile Island (Pennsylvania, USA). In quella
occasione, alla fusione del 60% del reattore ha corrisposto la fuoriuscita
dall’impianto di quantitativi di radioattività privi di significato sanitario.
I reattori della terza generazione avanzata attualmente in costruzione nel
mondo sono progettati in modo tale da evitare conseguenze esterne
all’impianto anche in caso di fusione completa del nocciolo. Questa caratte-

14
IL REATTORE EPR

15
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

ristica fa parte dei requisiti standard adottati negli anni scorsi da tutte le
società elettriche europee e statunitensi nell’ambito delle iniziative EUR
(European Utilities Requirements) e URD (Utilities Requirement Docu-
ment) e costituisce quindi una condizione vincolante cui devono soddisfare
tutti i reattori di futura realizzazione.
Sviluppo di nuovi reattori
Le attività in corso relative allo sviluppo di nuove filiere di reattori hanno o-
biettivi di breve, medio e lungo termine.
− Gli obiettivi a breve termine (0-5 anni)riguardano la realizzazione di re-
attori di terza generazione avanzata (III+), la cui concezione punta a va-
lorizzare al massimo l’esperienza industriale dei reattori di III genera-
zione attualmente in esercizio attraverso l’adozione di configurazioni
impiantistiche finalizzate ad aumentare la sicurezza, a migliorare lo
sfruttamento del combustibile, a migliorare l’efficienza e ad allungare la
vita media degli impianti. I reattori di questo tipo comprendono im-
pianti già offerti sul mercato internazionale, come l’EPR (Areva-
Siemens), l’APWR (Toshiba-Westinghouse) e l’ABWR (General Elec-
tric). Due reattori di tipo EPR da 1.600 MW ciascuno sono attualmente
in costruzione in Finlandia e in Francia.
− Gli obiettivi a medio termine (5-10 anni) sono oggetto dell’iniziativa
Global Nuclear Energy Partnership (GNEP) finalizzata allo sviluppo a
medio termine di reattori multiscopo di piccola taglia esportabili nei pa-
esi emergenti con ciclo del combustibile gestito centralmente dal paese
esportatore, al fine di garantire la sicurezza ed evitare ogni rischio di
proliferazione nucleare. All’iniziativa GNEP hanno finora aderito una
ventina di paesi, fra cui l’Italia. L’ONU ha offerto di sovrintendere e
controllare, attraverso l’IAEA, la correttezza degli scambi al fine di pre-
venire impieghi distorti e proliferanti del nucleare.

− Gli obiettivi a lungo termine (20 anni) sono oggetto dell’iniziativa


Generation IV International Forum (GIF) finalizzata allo sviluppo di re-
attori di quarta generazione in grado di migliorare lo sfruttamento del
combustibile (si tratta essenzialmente di reattori veloci, in grado di uti-
lizzare l’uranio 238), aumentare il rendimento degli impianti (reattori
ad alta temperatura) e ridurre la produzione di scorie ad alta attività
(separazione e trasmutazione delle scorie mediante irraggiamento negli
stessi reattori o con altri sistemi). All’iniziativa GIF hanno finora aderi-
to una ventina di paesi, oltre all’Euratom. Il costo totale a preventivo
dell’iniziativa GIF è stimato in 6 miliardi di euro.
Sviluppi del ciclo del combustibile
Negli ultimi due decenni è gradualmente aumentato l’impiego di combusti-
bili ad ossidi misti di uranio e plutonio (MOX) che sono utilizzati sempre
più nei reattori con l’obiettivo di passare dal corrente terzo di nocciolo alla
metà e poi al nocciolo intero, con una contemporanea crescita delle rese e-
nergetiche, passando dagli attuali 50 GWd/t a 60 GWd/t fra qualche anno
e a 70 GWd/t nell’arco di una decina di anni. La crescente adozione del
combustibile MOX risponde all’esigenza di valorizzare sul piano energetico
gli stock di plutonio accumulati attraverso il ritrattamento del combustibile

16
IL REATTORE EPR

17
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

esaurito e anche di eliminare definitivamente il plutonio derivante dallo


smantellamento delle testate nucleari.
Per ragioni connesse con l’ottimizzazione dello sfruttamento del combusti-
bile nucleare e con la riduzione della produzione di materiali ad alta attivi-
tà, si va affermando in tutto il mondo l’adozione del ciclo chiuso del combu-
stibile, in alternativa allo smaltimento del combustibile esaurito tal quale.
La strategia del ciclo chiuso prevede il ritrattamento del combustibile scari-
cato dai reattori, processo finalizzato al recupero dell’uranio 238 (95% del
combustibile scaricato), dell’uranio 235 non fissionato (1%) e del plutonio
prodotto nel reattore (1%). Uranio e plutonio sono riutilizzati per fabbricare
combustibile fresco (di tipo MOX) e in tal modo il problema dello smalti-
mento di materiali ad alta attività si pone solo per i prodotti non riutilizza-
bili (3%), che costituiscono le cosiddette “scorie ad alta attività”.
L’ulteriore riduzione della radiotossicità (attività e vita media) delle scorie è
in corso di studio in molti paesi con i processi di separazione e trasmutazio-
ne delle componenti più “dure” (attinidi) mediante irraggiamento neutroni-
co nei reattori o bombardamento mediante acceleratori di particelle.
Nell’ambito del programma sperimentale denominato ATALANTE i ricer-
catori francesi hanno già dimostrato la fattibilità tecnica di questo proces-
so, che si articola nelle seguenti fasi:

− separazione spinta degli attinidi durante il ritrattamento del combu-


stibile;
− fabbricazione di elementi di combustibile speciali contenenti gli atti-
nidi;
− trasmutazione degli attinidi mediante irraggiamento in un reattore a
spettro neutronico veloce.
La strategia di gestione del ciclo chiuso del combustibile nucleare è chiara-
mente delineata nel programma nucleare francese, che si riconduce alle se-
guenti fasi:
− allungamento della vita operativa dei reattori oggi in funzione;
− aumento della resa energetica del combustibile con il largo impiego
dei combustibili MOX;
− sviluppo di una filiera EPR destinata a funzionare con il 100% di com-
bustibile MOX;
− graduale sostituzione dei reattori con i nuovi EPR prima e con reatto-
ri veloci a sodio poi;
− uso di alcuni reattori per la trasmutazione delle scorie.
Gestione dei materiali radioattivi
Quando si dice che la gestione delle cosiddette “scorie ad alta attività” resta
il problema centrale dell’energia nucleare non si dice il vero. Il problema
dei rifiuti ad alta attività si pone infatti per quantitativi molto limitati, infe-
riori di diversi ordini di grandezza ai quantitativi di rifiuti tossico-nocivi
prodotti nelle centrali termoelettriche convenzionali.
Inoltre, contrariamente a quanto avviene per le emissioni chimiche, la peri-
colosità dei materiali radioattivi decresce nel tempo fino ad annullarsi. Per
alcune sostanze il tempo di decadimento è molto rapido (qualche giorno),
per altre è invece molto lungo (centinaia di migliaia di anni). Smaltire i ma-
teriali radioattivi significa pertanto sottoporli a trattamento adeguato e iso-
larli dalla biosfera per il tempo necessario a consentire il decadimento della

18
IL REATTORE EPR

radioattività in essi presente fino a livelli confrontabili con quelli del mine-
rale di uranio originale.
Depositi definitivi per materiali a bassa e media attività (il 95% dei materia-
li radioattivi prodotti negli impianti nucleari) sono in esercizio in quasi tutti
i paesi industriali. Essi sono progettati per isolare i materiali dalla biosfera
per 300 anni; trascorso questo periodo si può perdere memoria del deposi-
to, in quanto i materiali in esso ospitati hanno perso la loro radioattività.
Per i materiali ad alta attività (il 5% dei materiali radioattivi prodotti) è in
fase di studio in molti paesi lo smaltimento geologico, in cui la funzione di
isolamento dei materiali è affidata a formazioni geologiche (di argilla, sal-
gemma o granito) stabili per milioni di anni. L’unico deposito geologico at-
tualmente in funzione si trova nel New Mexico (USA) e ha lo scopo di ospi-
tare i materiali derivanti dai programmi militari. Il motivo per il quale nes-
sun altro paese ha finora realizzato depositi geologici è che al momento non
sono necessari, dato che i materiali ad alta attività prodotti negli impianti
nucleari continuano ad essere stoccati presso gli stessi impianti.
Per dare un’idea della reale dimensione del problema, le scorie ad alta atti-
vità prodotte dal ritrattamento del combustibile nucleare utilizzato in Italia
fino ad oggi e inviato al ritrattamento impegnano 20 contenitori cilindrici
in acciaio (detti cask) del diametro di 2 metri e lunghi 5 metri contenenti
blocchi di vetro minerale.
Come si è già detto, il problema delle scorie ad alta attività è in via di solu-
zione sistematica attraverso le ricerche in corso sulla separazione e sulla
trasmutazione delle componenti ad alta attività e a lunga vita. Le tecniche
in fase di sviluppo in Francia, Regno Unito e Stati Uniti consentiranno di
ridurre il tempo di decadimento dei materiali derivanti dal ritrattamento
del combustibile a circa 300 anni, analogo a quello dei materiali a media at-
tività.

19
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

LA CENTRALE NUCLEARE EPR

Le caratteristiche evolutive
Il reattore EPR (Enhanced Pressurized Reactor) è un reattore ad acqua in
pressione della filiera PWR (Pressurized Water Reactor) caratterizzato da
una potenza di 1.600 MWe (MWe = mega watt elettrici = milioni di watt e-
lettrici).
La sua concezione evolutiva è basata sull’esperienza di esercizio di migliaia
di anni-reattore accumulata in tutto il mondo sui reattori ad acqua leggera
in pressione, con particolare riferimento a quelli che incorporano le tecno-
logie più recenti: i reattori N4 e KONVOI attualmente in esercizio rispetti-
vamente in Francia e in Germania. Il progetto dell’EPR integra inoltre i ri-
sultati dei programmi di ricerca e sviluppo condotti negli ultimi decenni dal
CEA (Commissariat a l’Energie Atomique) francese e dal centro di ricerca
tedesco di Karlsruhe.
Evolvendo dagli impianti N4 e KONVOI, l’EPR beneficia del processo inin-
terrotto di miglioramento e innovazione che ha caratterizzato in modo con-
tinuo l’evoluzione della filiera PWR a partire dalla sua introduzione nei pae-
si occidentali a metà degli anni cinquanta.
Offrendo un significativo innalzamento del livello di sicurezza, l’EPR si ca-
ratterizza per alcune innovazioni fondamentali, con particolare riferimento
alla prevenzione delle situazioni di fusione del nocciolo e alla mitigazione
delle loro potenziali conseguenze. I sistemi operativi e di sicurezza del reat-
tore sono in grado di fornire risposte progressive commisurate ad ogni e-
vento anomalo.
L’EPR beneficia inoltre di una elevatissima resistenza ai fattori di rischio e-
sterni, con particolare riferimento all’impatto di aerei militari e di linea e
all’effetto di eventuali terremoti.
Grazie ai numerosi avanzamenti tecnologici l’EPR si colloca sul fronte più
avanzato dello stato dell’arte nel campo degli impianti nucleari di potenza. I
significativi progressi incorporati nelle sue caratteristiche principali riguar-
dano in particolare
− il nocciolo e la sua flessibilità in termini di gestione del combustibile;
− il sistema di protezione del reattore;
− la strumentazione e il sistema di controllo, basati sulla razionalità
dell’interfaccia uomo-macchina e su una sala controllo dell’impianto
interamente computerizzata;
− i grandi componenti di impianto, come il recipiente a pressione del re-
attore (vessel) e le strutture interne, i generatori di vapore e le pompe
di circolazione primarie.
Queste innovazioni contribuiscono all’alto livello delle prestazioni,
all’efficienza, all’operabilità e quindi alla competitività economica dell’EPR.
Lo sviluppo del progetto
L’EPR è stato sviluppato nel quadro di un’iniziativa di cooperazione franco-
tedesca finalizzata a fornire una risposta univoca ai requisiti emanati dalle
utilities elettriche e dalle autorità di sicurezza nazionali per gli impianti nu-
cleari di nuova costruzione. Nello sviluppo del progetto sono state coinvolte
fin dall’inizio

20
IL REATTORE EPR

Simulazione al computer della centrale nucleare EPR attualmente in


costruzione a Olkiluoto (Finlandia).

− le società costruttrici di impianti nucleari dei due paesi, Framatome


per la Francia e Siemens KWU per la Germania, le cui attività nucleari
sono state successivamente fuse per dare luogo alla Framatome ANP,
società oggi appartenente ad AREVA e a Siemens;
− le società di produzione elettrica dei due paesi, EDF (Electricité de
France) per la Francia e EnBW e RWE Power per la Germania, succes-
sivamente fuse nella E.ON;
− le autorità di sicurezza dei due paesi, al fine di armonizzare le rispetti-
ve normative nazionali sulla sicurezza.
L’EPR ha assunto come specifiche di progetto quelle indicate dalle utilities
europee attraverso l’iniziativa EUR (European Utilities Requirements) e
dall’US Electric Power Reserarch Institute (EPRI) statunitense attraverso la
pubblicazione dell’URD (Utility Requirements Document). Esso si unifor-
ma inoltre alle raccomandazioni e alle posizioni formulate nel 1993 e nel
1995 congiuntamente dalle autorità di scurezza francese e tedesca.
Le linee guida tecniche riguardanti il progetto dell’EPR sono state validate
dal Groupe Permanent Réacteurs francese, la commissione di esperti sulla
sicurezza dei reattori nucleari investita del ruolo di advisor tecnico nei con-
fronti dell’autorità di sicurezza francese, che ha operato con il supporto di
esperti tedeschi.
L’autorità di sicurezza francese, su mandato del governo, ha dichiarato il 28
settembre 2004 che le caratteristiche di sicurezza del nuovo impianto riflet-
tono gli obiettivi di miglioramento della sicurezza stabiliti per i nuovi im-
pianti nucleari.
Come diretto discendente degli impianti N4 e KONVOI, lungamente provati

21
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

a livello operativo, L’EPR si caratterizza per la tecnologia ampiamente ac-


quisita ed è pertanto in grado di minimizzare ogni rischio e ogni conseguen-
te detrimento di carattere finanziario nelle fasi di progettazione, autorizza-
zione, costruzione ed esercizio.
L’esperienza operativa acquisita nell’esercizio degli impianti nucleari che
impiegano la medesima tecnologia dell’EPR è in tal modo mantenuta e va-
lorizzata.
Un altro dei principali vantaggi associati alla maturità tecnologica è che le
capacità industriali esistenti nei campi della progettazione, dell’ingegneria,
nella fabbricazione dei componenti, nella costruzione e nella manutenzione
degli impianti nucleari – incluse le capacità risultanti dai precedenti trasfe-
rimenti tecnologici – possono essere facilmente dispiegate e utilizzate per
progettare nuovi impianti nucleari basati sulla tecnologia EPR.
Le caratteristiche tecnico-economiche
La nuova generazione di impianti nucleari deve avere caratteristiche di
competitività avanzate per competere con successo nei mercati elettrici de-
regolamentati. Grazie alla precoce messa a fuoco in fase di progetto della
caratteristiche di competitività economica, l’EPR è caratterizzato da una
sensibile riduzione dei costi di generazione dell’energia elettrica, che sono
stati stimati inferiori del 10% rispetto a quelli tipici degli impianti nucleari
più moderni attualmente in esercizio, e di più del 20% rispetto agli impianti
avanzati a gas a ciclo combinato attualmente in fase di sviluppo. Il vantag-
gio è ancora più significativo se si considera che è stato valutato facendo ri-
ferimento ai prezzi che il gas aveva nel 2001 e che non include i cosiddetti
“costi esterni” correlati all’impatto sull’ambiente e sulla salute, che risulta-
no maggiori per gli impianti a gas rispetto agli impianti nucleari.
L’elevato livello di competitività dell’EPR si basa su alcune caratteristiche
fondamentali:
− la taglia di 1.600 MWe, che rappresenta la potenza più elevata fra gli
impianti attualmente proposti sul mercato;
− un’efficienza complessiva pari al 36-37%, a seconda delle condizioni
locali del sito, che rappresenta l’efficienza più elevata fra i reattori ad
acqua presenti sul mercato;
− un periodo di costruzione più breve, a causa dell’esperienza già acqui-
sita e al continuo miglioramento nella metodologia di costruzione e
nel sequenziamento delle fasi costruttive;
− una vita operativa di progetto di 60 anni;
− l’utilizzo migliorato e flessibile del combustibile;
− un fattore medio di disponibilità dell’impianto durante la vita operati-
va pari al 92%, ottenuto attraverso l’allungamento dei cicli di irraggia-
mento e la riduzione delle fermate per la ricarica e la manutenzione.

Per effetto della progettazione ottimizzata del nocciolo e della elevata effi-
cienza complessiva rispetto ai reattori attualmente in esercizio, l’EPR offre
inoltre significativi vantaggi in termini di sostenibilità:
− un risparmio di uranio del 17%per MWh prodotto;
− una riduzione della produzione di materiali radioattivi a lunga vita
(attinidi) pari al 15% per MWh prodotto;
− un guadagno del 14% della resa elettrica rispetto alla resa termica in
confronto ai reattori da 1.000 MWe;

22
IL REATTORE EPR

− una grande flessibilità nell’uso di combustibili ad ossidi misti di uranio


e plutonio (MOX).

STRUTTURA DELLA CENTRALE

Funzionamento del reattore PWR


Il reattore è la parte di una centrale nucleare nella quale, attraverso la fis-
sione dei nuclei atomici, si produce il calore necessario per generare vapore.
Il vapore è inviato ad azionare le turbine che a loro volta azionano
l’alternatore, nel quale si produce energia elettrica. Il sistema di generazio-
ne nucleare del vapore è in altri termini il corrispettivo della caldaia di un
impianto a combustibile fossile.
In un reattore ad acqua in pressione (PWR, Pressurized Water Reactor) per
rimuovere il calore che si genera nel reattore dalla fissione nucleare è im-
piegata la normale acqua leggera, purificata in modo spinto (deminera-
lizzata). La stessa acqua serve per “moderare” (rallentare) i neutroni
(particelle costituenti i nuclei atomici) che si producono dalla fissione. Dal
momento che la rottura dei nuclei di uranio 235 è prodotta da neutroni len-
ti, il rallentamento dei neutroni è necessario per mantenere la reazione di
fissione a catena.
Il recipiente contenente il reattore (vessel) è collegato a circuiti chiusi ester-
ni (loop) ciascuno dei quali comprende un generatore di vapore e una pom-
pa di circolazione primaria. Un serbatoio chiamato pressurizzatore, collega-
to ad uno dei loop, consente di regolare la pressione nel primario, che alla
temperatura di esercizio, è tale che l’acqua rimanga allo stato liquido, con-

Schema di una centrale equipaggiata con un reattore di tipo PWR


(Pressurized Water Reactor ).

23
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

dizione nella quale l’asportazione del calore generato nel nocciolo avviene
con la massima efficienza.
Spinta dalle pompe di circolazione, l’acqua che asporta il calore prodotto
nel nocciolo del reattore raggiunge, attraverso le tubazioni del circuito pri-
mario, il generatore di vapore, nel quale circola all’interno del fascio tubie-
ro. Nel mantello del generatore di vapore fluisce invece l’acqua del circuito
secondario che, lambendo il fascio tubiero, bolle e si trasforma in vapore.
La presenza del generatore di vapore fa sì che l’acqua del circuito primario
sia fisicamente separata dall’acqua e dal vapore del circuito secondario. In
tal modo tra il circuito primario e il circuito secondario è trasferito solo il
calore e non c’è scambio di acqua.
Il vapore che si produce nel secondario del generatore di vapore è inviato
ad azionare la turbina. La turbina, mossa dall’espansione del vapore, aziona
l’alternatore che produce energia elettrica. Alla fine della fase di espansione
il vapore è estratto dalla turbina, condensato e l’acqua risultante, dopo una
fase di preriscaldamento, è rinviata ai generatori di vapore.
Gli edifici di centrale
Una centrale nucleare è costituita da una parte nucleare vera e propria,
chiamata “isola nucleare”, e da una parte convenzionale, che ospita le appa-
recchiature del ciclo termico secondario e il gruppo turbina-alternatore, e
che è analoga a quella di una centrale termoelettrica convenzionale.

Edificio reattore
Nella centrale EPR l’edificio reattore, ubicato al centro dell’isola nucleare,
ospita i componenti principali del sistema di generazione nucleare del va-
pore (NSSS, Nuclear Steam Supply System), ovvero il reattore, i componen-
ti del circuito primario e i sistemi necessari per il loro corretto funziona-
mento. La funzione principale dell’edificio reattore è di separare
dall’ambiente esterno i componenti in esso ospitati e di proteggerli da tutti i
rischi interni ed esterni.
L’edificio reattore si compone di un cilindro interno in calcestruzzo armato
precompresso, completato internamente con un rivestimento (“liner”) in
acciaio, e di un secondo cilindro esterno in calcestruzzo rinforzato. Entram-
be le strutture sono coperte con volte ellissoidali indipendenti.
Le valvole principali dell’acqua e del vapore trovano posto in compartimen-
ti dedicati adiacenti all’edificio reattore e realizzati in calcestruzzo rinforza-
to.
La sistemazione del circuito primario è caratterizzata dalla collocazione del
pressurizzatore in una zona separata, dalla separazione fra loro dei loop e
dei rami freddi e caldi di ciascun loop con pareti in calcestruzzo e da uno
schermo in calcestruzzo (schermo secondario) che circonda l’edificio di
contenimento al fine di proteggerlo dall’impatto di oggetti esterni e di limi-
tare al massimo la dispersione di radiazioni dal sistema primario alle aree
circostanti.

Edificio combustibile
L’edificio combustibile, fondato sulla stessa piattaforma dell’edificio reatto-
re e degli edifici di salvaguardia, è destinato ad ospitare il combustibile fre-
sco, il combustibile irraggiato e le attrezzature necessarie per la movimen-
tazione. Il combustibile irraggiato è ospitato in una piscina di decadimento

24
IL REATTORE EPR

Principali edifici della centrale EPR: 1) Edificio reattore; 2) Edificio del


combustibile; 3) Edifici di salvaguardia; 4) Edifici generatori diesel di
emergenza; 5) Edificio ausiliari; 6) Edificio waste; 7) Edificio turbina.

e stoccaggio temporaneo.
All’interno dell’edificio combustibile i compartimenti operativi, le aree di
transito, i componenti, le valvole e le tubazioni sono tra loro separati. Le a-
ree ad alta attività sono separate da quelle a bassa attività per mezzo di
strutture schermanti. Un piano dell’edificio è occupato dal sistema di raf-
freddamento della piscina di decadimento del combustibile irraggiato, dal
sistema acqua borata di emergenza e dai sistemi di controllo chimico e vo-
lumetrico dell’acqua. Per motivi di sicurezza i sistemi sono realizzati con
larga ridondanza rispetto alle necessità operative e sono separati in due di-
verse aree dell’edificio.
Edifici di salvaguardia
L’isola nucleare della centrale EPR include quattro diversi edifici di salva-
guardia che ospitano i sistemi di alimentazione di emergenza (EFS, Emer-
gency Feedwater System) e di raffreddamento di sicurezza (SIS, Safety In-
jection System) del reattore e i relativi sistemi di supporto. Questi sistemi
sono suddivisi in quattro catene ridondanti, ciascuna delle quali è ospitata
in un edificio diverso.
Il sistema di iniezione a bassa pressione (LHSIS, Low Head Safety Injection
System) è combinato con il sistema di rimozione del calore residuo (RHRS,
Residual Heat Removal System). Essi sono sistemati nella zona interna
dell’edificio, in area controllata, mentre il sistema di raffreddamento dei

25
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Centrale EPR. Vista in sezione dell’edificio reattore, dell’edificio del


combustibile e di uno degli edifici di salvaguardia.

componenti (CCS, Component Cooling System) e il sistema di alimentazio-


ne di emergenza (EFS, Emergency Feedwater System) sono installati nella
zona esterna dell’edificio, in area non controllata. La sala controllo princi-
pale della centrale è ubicata all’interno di uno dei quattro edifici di salva-
guardia.
Edifici diesel di emergenza
Ospitano i generatori diesel di emergenza e i relativi sistemi di supporto, di-
mensionati per fornire energia elettrica ai sistemi di sicurezza della centrale
in caso di distacco completo dalla rete elettrica esterna.
Si tratta di due edifici separati e collocati in posizione opposta rispetto
all’edificio reattore, al fine di assicurare in ogni condizione la disponibilità
dell’alimentazione elettrica di emergenza e di aumentare in tal modo le ca-
ratteristiche di sicurezza della centrale.
Edificio ausiliari
Si tratta di un edificio classificato in parte come zona controllata, collocata
ai livelli superiori, e in parte come zona convenzionale, collocata ai livelli
inferiori.
L’edificio ospita parte del sistema acqua servizi, sistemi e laboratori di cam-
pionamento e controllo, l’officina di manutenzione e alcune aree utilizzate

26
IL REATTORE EPR

durante la fase di ricarica del combustibile. Nell’edificio ausiliari è inoltre


convogliata l’aria estratta da tutte le zone controllate dell’impianto. Previo
controllo continuo, l’aria è successivamente convogliata al camino della
centrale.
Edificio waste
L’edificio waste è impiegato per raccogliere, immagazzinare e trattare i ri-
fiuti radioattivi liquidi e solidi prodotti nell’impianto.
Edificio turbina

L’edificio turbina ospita tutti i componenti principali del ciclo termico se-
condario, inclusi i sistemi di trattamento del condensato e dell’acqua di ali-
mentazione ai generatori di vapore. Ospita in particolare il gruppo turbina,
l’alternatore, il condensatore e i loro sistemi ausiliari.

Centrale EPR. Vista in pianta: edificio reattore, edificio combustibile,


edifici di salvaguardia, edificio ausiliari.

27
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Resistenza ai fattori esterni


Il layout della centrale EPR è caratterizzato da una elevata resistenza ai fat-
tori di rischio esterni, in particolare ai terremoti e alla caduta d’aereo.
La resistenza sismica è incrementata per il fatto che l’intera isola nucleare è
realizzata su un’unica piattaforma in calcestruzzo rinforzato di forte spesso-
re. L’altezza degli edifici è ridotta al minimo e i componenti più pesanti e i
serbatoi contenenti liquidi sono collocati al livello più basso possibile.
Per resistere alla caduta d’aereo l’edificio reattore, l’edificio combustibile e
due dei quattro edifici di salvaguardia sono protetti da una struttura ester-
na in calcestruzzo rinforzato. Gli altri due edifici di salvaguardia sono pro-
tetti attraverso la separazione e la collocazione in posizione opposta rispetto
all’edificio reattore. In modo similare, i generatori diesel di emergenza sono
collocati in due diversi edifici, anch’essi collocati in posizione opposta ri-
spetto all’edificio reattore, in modo da evitare le cause comuni di guasto in
seguito ad impatti esterni.
La disposizione dell’isola nucleare offre significativi vantaggi per gli opera-
tori, specie per quanto riguarda le esigenze della radioprotezione e delle o-
perazioni di manutenzione. La separazione fra le zone radiologicamente
controllate e le zone non controllate contribuisce a ridurre in maniera signi-
ficativa le dosi operative al personale. Le esigenze operative proprie delle o-
perazioni di manutenzione, considerate fin dall’inizio dello sviluppo proget-
tuale, hanno portato alla realizzazione di aree dedicate che semplificano no-
tevolmente le operazioni e l’intervento del personale.

IL REATTORE

Il recipiente a pressione
Il recipiente a pressione (vessel) contiene il reattore vero e proprio e costi-
tuisce l’elemento centrale del sistema primario. È un contenitore cilindrico
con base semisferica e con testa flangiata di chiusura anch’essa semisferica
realizzato in acciaio di forte spessore (25 cm) nel quale si innestano circon-
ferenzialmente le tubazioni dei quattro loop del circuito primario.
Al fine di minimizzare il numero delle grandi saldature necessarie, e quindi
di ridurre i costi di fabbricazione e i tempi necessari per le ispezioni in ser-
vizio, la sezione superiore del vessel, comprendente la flangia di chiusura e i
bocchelli di innesto delle tubazioni del primario, è realizzata in un unico
pezzo forgiato. La struttura dei bocchelli è inoltre progettata per facilitare le
operazioni di innesto e saldatura in opera delle tubazioni primarie.
La parte inferiore del vessel è costituita, dall’alto verso il basso, da una se-
zione cilindrica che si estende per tutta la lunghezza attiva del reattore, una
sezione anulare di raccordo e un fondo semisferico. Dal momento che tutta
la strumentazione del reattore fa capo alla testa del vessel, nel fondo non ci
sono penetrazioni.
La testa di chiusura del vessel è costituita dalla flangia anulare e da una ca-
lotta semisferica recante le penetrazioni cui fanno capo i meccanismi di a-
zionamento delle barre di controllo e i canali di strumentazione del noccio-
lo.
Il vessel e la testa di chiusura sono realizzati in acciaio ferritico forgiato
(tipo 15MND5), materiale che combina doti di elevata resistenza, resilienza
e saldabilità. Al fine di ridurre al minimo i fenomeni di corrosione le super-

28
IL REATTORE EPR

Reattore EPR. Recipiente a pressione (vessel).

fici interne del vessel e della testa di chiusura sono rivestite con uno spesso-
re di acciaio inossidabile. A tale scopo è adottata una lega a basso contenuto
residuo di cobalto (inferiore allo 0,06%) al fine di minimizzare la produzio-
ne di prodotti di corrosione che possono subire attivazione all’interno del
reattore ed essere trasportati in ciclo.
I materiali e i criteri di progetto adottati sono tali da assicurare significativi
margini di sicurezza contro il rischio di rottura fragile dovuta all’invecchia-
mento dei materiali sotto irraggiamento durante i 60 anni della vita opera-
tiva di progetto del vessel. Il flusso neutronico sulla parete interna è stato
ridotto aumentando il diametro del vessel. Al fine di ridurre ulteriormente
l’irraggiamento neutronico della parte centrale del vessel, il nocciolo del re-
attore è circondato da un particolare schermo (“heavy reflector”) in grado
di riflettere verso l’interno i neutroni.
La soppressione di ogni saldatura fra la flangia di chiusura e la sezione nella

29
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Reattore EPR. Sezione superiore del recipiente a pressione (vessel).

quale sono integrati i bocchelli consente di incrementare, a parità di altezza


del vessel, la distanza verticale fra i bocchelli e la parte superiore del noccio-
lo, migliorando le condizioni di raffreddamento del reattore in caso di inci-
dente da perdita del refrigerante primario (LOCA, Loss Off Coolant Acci-
dent).
Le caratteristiche costruttive del vessel, e in particolare la riduzione del nu-
mero delle saldature e la geometria delle stesse saldature, sono inoltre tali
da facilitare i controlli non distruttivi durante le ispezioni in servizio e da ri-
durne la durata. In particolare, il 100% della superficie interna del vessel è
accessibile per l’ispezione delle saldature con tecniche visive e mediante ul-
trasuoni.
All’interno dell’edificio reattore il peso del vessel e delle strutture in esso
contenute è sostenuto da un insieme di supporti integrati sotto gli otto boc-
chelli di penetrazione delle tubazioni primarie. I supporti gravano su un a-
nello integrato nella parte superiore della struttura di sostegno del vessel,
che a sua volta scarica il relativo peso direttamente sulla piattaforma di fon-
dazione dell’edificio reattore.

Le strutture interne
Le strutture interne del vessel (RPVI, Reactor Pressure Vessel Internals, o
più brevemente “internals”) sono finalizzate a conservare la geometria del

30
IL REATTORE EPR

nocciolo, mantenendo nella corretta posizione gli elementi di combustibile,


le barre di controllo, il riflettore radiale e la strumentazione, a stabilire una
corretta circolazione dell’acqua primaria attraverso il nocciolo e inoltre a
sostenere il peso del nocciolo, scaricandolo sul vessel stesso. Il manteni-
mento della corretta geometria del nocciolo in ogni circostanza, inclusi gli i-
potetici transitori incidentali, è essenziale per consentire l’efficace asporta-
zione del calore sviluppato negli elementi di combustibile e la regolazione
della reattività attraverso una corretta operabilità delle barre di controllo.
Gli internals consentono di posizionare all’interno del nocciolo la strumen-
tazione necessaria e lo proteggono dalle vibrazioni indotte dal flusso del re-
frigerante primario durante l’esercizio. Essi contribuiscono inoltre ad assi-
curare l’integrità del vessel, proteggendolo dal flusso neutronico. La stru-
mentazione inserita nel nocciolo include anche una serie di capsule nelle
quali sono inseriti campioni dei materiali con i quali sono realizzati il vessel
e gli internals. I campioni irradiati durante l’esercizio del reattore sono pe-
riodicamente estratti e sottoposti ad attento esame nel contesto del pro-
gramma di sorveglianza dei materiali, al fine di verificare che mantengano
nel tempo le caratteristiche essenziali ai fini della sicurezza.
Gli internals sono in parte estratti dal vessel ad ogni operazione di ricarica
del reattore, o possono essere estratti integralmente per consentire l’ispe-
zione completa della parete interna del vessel.
Gli internals includono i seguenti componenti:
− gli internals superiori
− gli internals inferiori
− il “barrel”
− il riflettore radiale (“heavy reflector”)
Gli internals superiori sono costituiti dalla parte degli internals posizionata
sopra il nocciolo, che comprende la piastra superiore, le colonne di soste-
gno, i tubi-guida delle barre di controllo a cluster (RCCA, Rod Cluster
Control Assembly) e la griglia superiore del nocciolo. La loro funzione è
quella di mantenere nella corretta posizione assiale e radiale gli elementi di
combustibile e le barre di controllo a cluster. Le colonne di sostegno e i tubi
-guida delle barre di controllo sono ancorati superiormente alla piastra di
supporto superiore e inferiormente alla griglia superiore del nocciolo. Il tut-
to è ancorato ad una struttura di supporto circonferenziale che si appoggia
sulla flangia superiore del vessel.
Gli internals inferiori sono costituiti dalla piastra di sostegno inferiore del
nocciolo. La piastra, ottenuta attraverso la lavorazione di un forgiato di ac-
ciaio inossidabile, è saldata alla parete interna del barrel. Si tratta di una
piastra recante tanti fori quanti sono gli elementi di combustibile; gli ele-
menti di combustibile stessi sono innestati in corrispondenza dei fori cia-
scuno mediante due spine metalliche.
Il barrel è un cilindro in acciaio che ha la triplice funzione di sostenere il pe-
so del nocciolo (scaricato sulla piastra inferiore), di fungere da schermo
neutronico della parete del vessel e di orientare verso il basso il flusso
dell’acqua primaria che entra nel vessel dai bocchelli di entrata, consenten-
dole di percorrere il nocciolo e di lambire gli elementi di combustibile dal
basso verso l’alto. Attraverso un supporto anulare, il barrel scarica il peso
del nocciolo sulla flangia di chiusura del vessel.
Il riflettore radiale ha la funzione di ridurre il flusso dei neutroni che si diri-
gono verso la parete interna del vessel, e inoltre di appiattire il flusso dei
neutroni all’interno del nocciolo. A tal fine lo spazio fra il poligono costitui-

31
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Reattore EPR. “Internals” superiori del vessel.

to dagli elementi di combustibile e la superficie cilindrica del barrel è riem-


pito con un materiale che ha proprietà di riflessione dei neutroni. Si tratta
in particolare di una struttura in acciaio inossidabile che circonda il noccio-
lo ed è composta da anelli posti gli uni sugli altri. Gli anelli sono trattenuti
in sede da barre assiali ancorate alla piastra inferiore di sostegno del noc-
ciolo. Il calore che si sviluppa a causa dell’assorbimento della radiazione
gamma nel materiale costituente il riflettore è asportato dalla stessa acqua
primaria, che fluisce in una serie di appositi canali ricavati all’interno del ri-
flettore stesso.
Gli internals sono realizzati in massima parte con acciai inossidabili al ni-
chel-cromo a basso tenore di carbonio. Gli elementi di collegamento, come

32
IL REATTORE EPR

ad esempio bulloni, spine e barre, sono realizzati in acciaio inossidabile al


nichel-cromo-molibdeno lavorato a freddo. In alcuni particolari componen-
ti le superfici sono indurite mediante trattamenti di diverso tipo per limita-
re i fenomeni di corrosione da sfregamento. Al fine di limitare il rilascio di
prodotti di corrosione attivati, tutti i materiali hanno un contenuto residuo
di cobalto inferiore allo 0,06%.
Il riflettore radiale
Il riflettore radiale costituisce un componente innovativo adottato per la
prima volta nel reattore EPR e alla cui adozione sono associati significativi
vantaggi.
Riducendo il flusso neutronico che sfugge dal nocciolo, il riflettore consente
una migliore utilizzazione del combustibile (più neutroni sono disponibili
per il mantenimento della reazione a catena). In tal modo si riduce il costo
del ciclo del combustibile, attraverso la riduzione del livello di arricchimen-
to necessario per raggiungere un determinato tasso di bruciamento, o in al-
ternativa consentendo di aumentare il tasso di bruciamento a un dato livel-
lo di arricchimento.
La riduzione del flusso neutronico che abbandona il nocciolo consente an-
che di ridurre l’esposizione dei materiali che costituiscono il vessel agli alti
flussi di neutroni veloci, limitando i corrispondenti fenomeni di invecchia-
mento e infragilimento dei materiali stessi.
L’adozione del riflettore radiale porta un contributo fondamentale all’al-
lungamento a 60 anni della vita operativa di progetto del reattore EPR. La
presenza del riflettore radiale contribuisce inoltre a migliorare il comporta-
mento meccanico della struttura interna che circonda il nocciolo.
Il nocciolo
Il nocciolo (“core”) del reattore ospita il combustibile, nel quale avviene la
reazione di fissione e il conseguente sviluppo di calore. La struttura interna
del nocciolo ha lo scopo di sostenerne il peso, controllare la reazione di fis-
sione e regolare il flusso del refrigerante.
Il nocciolo è refrigerato e moderato con acqua leggera alla pressione di 155
bar e alla temperatura media di circa 300 °C. Nell’acqua è disciolto boro
con funzione di assorbitore di neutroni. La concentrazione di boro nel refri-
gerante varia a seconda delle necessità di controllare variazioni di reattività
relativamente piccole, incluso l’effetto del burnup (bruciamento progressi-
vo) del combustibile. Un altro elemento assorbitore di neutroni è costituito
dal gadolinio mescolato al combustibile negli elementi periferici al fine di
controllare la reattività iniziale e la distribuzione di potenza. All’interno e
all’esterno del nocciolo è anche inserita strumentazione idonea per monito-
rare le prestazioni nucleari e termoidrauliche e per rilevare i parametri di
input per le funzioni di controllo del reattore.
L’EPR è progettato per operare con combustibile a ossido di uranio o a ossi-
di misti di uranio e plutonio (MOX). Le principali caratteristiche del noc-
ciolo e le sue condizioni di funzionamento sono state fissate non solo con
l’obiettivo di ottenere una elevata efficienza termica dell’impianto e bassi
costi del ciclo del combustibile, ma anche per aumentarne la flessibilità con
riferimento alle diverse durate del ciclo di irraggiamento e a un elevato li-
vello di manovrabilità.
Il nocciolo del reattore EPR comprende 241 elementi di combustibile e 89
barre di controllo. Per la prima carica del nocciolo gli elementi sono suddi-

33
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Reattore EPR. Posizionamento della strumentazione interna ed esterna al


vessel.

visi in quattro gruppi caratterizzati da diversi livelli di arricchimento. Due


gruppi hanno il massimo arricchimento (5%) e uno di essi contiene nella
composizione del combustibile il gadolinio. Per le successive ricariche, il
numero, le caratteristiche e la dislocazione nel nocciolo degli elementi di
combustibile fresco dipendono dal tipo di schema di gestione del combusti-
bile adottato, in particolare dalla lunghezza del tempo di irraggiamento in
pila e dagli schemi di ricarica. La lunghezza del ciclo di irraggiamento
(tempo di funzionamento del reattore fra un’operazione di ricarica e l’altra)
può raggiungere i 24 mesi ed è possibile applicare metodiche di gestione di
tipo in-out e out-in.
La progettazione del nocciolo investe la meccanica dei componenti, il com-
portamento nucleare e il comportamento termoidraulico. La progettazione
nucleare del nocciolo consente di stabilire la collocazione delle barre di con-
trollo, dell’assorbitore bruciabile (gadolinio) e i parametri fisici del combu-
stibile, come ad esempio il tasso di arricchimento e la concentrazione di bo-
ro nel refrigerante. La progettazione termoidraulica del nocciolo stabilisce
invece i parametri di flusso del refrigerante che assicurano la corretta a-
sportazione del calore che si genera nel combustibile. Il progetto del noccio-
lo è finalizzato a consentire l’applicazione di diversi schemi di gestione del
combustibile al fine di rispettare i requisiti imposti dalle società di produ-

34
IL REATTORE EPR

zione elettrica in termini di durata ed economia del ciclo di irraggiamento


(frazione di ricarica, tasso di burnup).
Le caratteristiche progettuali adottate per il nocciolo dell’impianto EPR
consentono di conseguire un risparmio del 17% di combustibile e una ridu-
zione del 15% nella generazione di sostanze radioattive a lunga vita
(attinidi) per MWh prodotto.
Oltre agli elementi di combustibile e alle barre di controllo il nocciolo con-
tiene la strumentazione necessaria per monitorare le condizioni di funzio-
namento del reattore.
La distribuzione di potenza all’interno del nocciolo è rilevata attraverso
l’inserimento di sferette di acciaio al vanadio, il cui livello di attivazione for-
nisce un’indicazione del valore locale del flusso neutronico. La misura dei
valori locali del flusso consentono di ricostruire la distribuzione tridimen-
sionale di potenza nel nocciolo.
La strumentazione fissa presente nel nocciolo si compone di rivelatori di
neutroni e termocoppie, utilizzati per misurare la distribuzione spaziale del
flusso neutronico e della temperatura, e inoltre di misuratori del livello
dell’acqua nel vessel. Tutta la strumentazione è introdotta nel nocciolo at-
traverso le penetrazioni presenti nella testa di chiusura del vessel. Conse-
guentemente, il fondo del vessel non presenta penetrazioni.
La strumentazione necessaria per controllare le condizioni di criticità si tro-
va invece all’esterno del vessel, in corrispondenza della zona attiva del noc-
ciolo.

Gli elementi di combustibile


L’elemento di combustibile del reattore EPR è costituito da un fascio a se-
zione quadrata di 17 x 17 barrette assemblate mediante i bocchelli di ingres-
so e di uscita e 10 griglie distanziatrici intermedie distribuite lungo la lun-
ghezza dell’elemento. 24 delle posizioni del reticolo quadrato sono occupate
da altrettanti tubi guida delle barre di controllo, fissati ai bocchelli e alle
griglie distanziatrici a costituire la struttura di sostegno dell’elemento.
I tubi guida inseriti nella matrice dell’elemento consentono l’inserimento
delle barrette che compongono le barre di controllo a grappolo (RCCA, Rod
Cluster Control Assemblies) o, all’occorrenza, della strumentazione interna
al nocciolo.
Il bocchello inferiore è progettato per contribuire a regolare il flusso di re-
frigerante nell’elemento e comprende un sistema a trappola atto ad impedi-
re che il flusso possa essere ostacolato dalla presenza di piccoli frammenti.
Il bocchello superiore ospita le molle di ritenuta dell’elemento di combusti-
bile. Le griglie distanziatrici, ad eccezione della prima e dell’ultima, sono
conformate in modo da promuovere il rimescolamento del refrigerante e da
migliorare conseguentemente il trasferimento del calore dalle barrette di
combustibile al fluido.
Le barrette di combustibile sono costituite da tubi (“camicie”) in lega di zir-
conio (M5) del diametro esterno di 9,5 mm e dello spessore di 0,57 mm,
ciascuno dei quali è riempito con una pila di pasticche cilindriche sinteriz-
zate (pellet) di combustibile (ossido di uranio o ossidi misti di uranio e plu-
tonio) mantenute in posizione da una molla inserita nella parte superiore
dell’incamiciatura.
L’incamiciatura delle barrette ha la funzione di isolare il combustibile dal
refrigerante, trattenendo all’interno i prodotti di fissione gassosi, e costitui-
sce pertanto la prima barriera che si oppone alla fuoriuscita di radioattività,
essendo comunque la stessa matrice ceramica del combustibile in grado di

35
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Reattore EPR. Elemento di combustibile


e schema della carica iniziale del nocciolo.

36
IL REATTORE EPR

trattenere i prodotti di fissione solidi. La zona interna superiore della bar-


retta occupata dalla molla ha anche la funzione di raccogliere i gas di fissio-
ne eventualmente rilasciati dal combustibile e di limitare l’aumento della
pressione nell’incamiciatura conseguente all’irraggiamento del combustibi-
le. Le pellet sono costituite da biossido di uranio arricchito nell’isotopo
U235 fino al 5%, oppure da ossidi misti di uranio e plutonio in proporzione
tale da rendere il combustibile energeticamente equivalente.
In alcune barrette le pellet di biossido di uranio contengono nella loro com-
posizione anche ossido di gadolinio (Gd2O3) con funzione di assorbitore
bruciabile di neutroni. La presenza del gadolinio serve per controllare la re-
attività del combustibile all’inizio del ciclo di irraggiamento, quando è mas-
sima la percentuale di uranio fissile. Con il procedere dell’irraggiamento,
parallelamente alla riduzione del tasso di uranio fissile, il gadolinio si con-
suma e la reattività tende a rimanere costante. La concentrazione di gadoli-
nio è compresa fra il 2 e l’ 8% in peso. Il numero di barrette contenenti ga-
dolinio in ciascun elemento di combustibile varia da 8 a 28, a seconda dello
schema di gestione del combustibile adottato.
I componenti strutturali dell’elemento di combustibile sono realizzati in ac-
ciaio inox (bocchelli di entrata e di uscita), inconel 718 (griglie distanziatrici
estreme, molle di ritenuta) e in lega di zirconio M5 (camicie delle barrette,
tubi guida, griglie distanziatrici interne).
Le barre di controllo
Il reattore EPR è dotato di un sistema di regolazione della reazione e di ar-
resto rapido costituita da 89 barre di controllo a cluster (RCCA, Rod Cluster
Control Assembly) ciascuna delle quali è costituita da un insieme di 24 bar-
rette ancorate ad una testata superiore. Le barrette contengono un materia-
le assorbitore di neutroni e sono pertanto in grado di arrestare la reazione
di fissione all’atto del loro inserimento nel nocciolo. A tal fine la loro lun-
ghezza è sufficiente a coprire l’intera lunghezza attiva del nocciolo.
Le barre, del tipo “Harmoni”, sono state sviluppate da Framatome ANP per
il reattore KONVOI e hanno maturato una lunga esperienza tecnologica e di
servizio. L’assorbitore di neutroni è realizzato con una lega di argento-indio
-cadmio e con pasticche sinterizzate di carburo di boro (B4C). Ogni barretta
è costituita da una pila di barre in argento-indio-cadmio e pellet di carburo
di boro contenute in una guaina di acciaio inox riempita con elio;
quest’ultimo ha la funzione di migliorare il raffreddamento dei materiali as-
sorbenti. Al fine di eliminare i problemi di erosione per sfregamento, la su-
perficie esterna delle guaine è trattata per aumentarne la resistenza.
Le 89 barre di controllo sono suddivise funzionalmente in diversi gruppi. 37
barre sono assegnate al controllo della temperatura media del moderatore e
dell’offset assiale, mentre 52 barre costituiscono il sistema di arresto rapido
del reattore. Il primo insieme è suddiviso in cinque gruppi e ciascun gruppo
è suddiviso in quadrupletti. I quadrupletti sono combinati in modo da rea-
lizzare quattro diverse sequenze di inserimento, in dipendenza del tasso di
sfruttamento del combustibile.
Il sistema di azionamento delle barre di controllo (CRDM, Control Rod
Drive Mechanism) ha la funzione di inserire e ritirare le 89 barre di control-
lo e di mantenerle in qualsiasi posizione all’interno del nocciolo, al fine di
consentire il controllo continuo del reattore. Una seconda funzione è quella
di inserire le barre nel nocciolo con la massima rapidità al fine di spegnere
la reazione a catena in caso di necessità (arresto rapido o “scram” del reat-
tore). Il sistema di azionamento è installato sulla testa di chiusura del ves-

37
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Reattore EPR. Struttura del meccanismo di azionamento delle barre di


controllo (CRDM).

sel. Ciascun meccanismo fa capo ad un bocchello di penetrazione saldato


sulla testa del vessel ed è realizzato come unità a sé stante e autocontenuta,
che può essere rimossa o inserita indipendentemente da tutte le altre. Gli
avvolgimenti elettrici che fanno parte di ciascun meccanismo non richiedo-
no ventilazione, e ciò consente di ottimizzare l’uso dello spazio al di sopra
del vessel.
Il sistema di azionamento delle barre di controllo risponde a segnali di at-
tuazione generati dall’operatore o dai sistemi di controllo e protezione del
reattore. I contenitori a pressione che racchiudono i sistemi di azionamento
fanno parte integrante del circuito primario del reattore e sono pertanto
progettati e realizzati con i medesimi requisiti di sicurezza e qualità.

38
IL REATTORE EPR

IL CIRCUITO PRIMARIO

La configurazione del primario


La centrale EPR è equipaggiata con un circuito primario a quattro loop de-
rivante dall’evoluzione della consolidata configurazione impiantistica e tec-
nologica dei reattori francesi N4 da 1.300 e 1.500 MWe e dei reattori tede-
schi del tipo KONVOI.

Centrale EPR. Layout del circuito primario.

39
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Su ciascuno dei quattro bocchelli di uscita del vessel si innesta il cosidddet-


to “ramo caldo” di uno dei quattro loop, nel quale fluisce l’acqua ad alta
pressione (155 bar) e ad alta temperatura (327 °C). L’acqua raggiunge in tal
modo il generatore di vapore dove, circolando all’interno del fascio tubiero,
trasferisce il calore all’acqua del circuito secondario, che bolle e si trasforma
in vapore.
L’acqua primaria che esce dal generatore di vapore raggiunge la pompa di
circolazione del refrigerante, che la rinvia al vessel attraverso il cosiddetto
“ramo freddo” del loop (296 °C). Entrando nel vessel attraverso uno dei
quattro bocchelli di entrata l’acqua è deflessa verso il basso dal barrel, per-
corre lo spazio anulare tra il barrel e la parete interna del vessel, si raccoglie
nel plenum inferiore del vessel e penetra nel nocciolo attraversandolo dal
basso verso l’alto, asportando il calore generato dalla fissione.
Ad uno dei quattro loop è collegato il pressurizzatore, la cui funzione è quel-
la di mantenere automaticamente la pressione di esercizio all’interno del
circuito primario.
I componenti del circuito primario dell’EPR sono caratterizzati da un volu-
me maggiore rispetto a quello degli analoghi componenti di progettazione
precedente. La motivazione sta nei benefici addizionali in termini di margi-
ni operativi e di sicurezza.
L’aumento del volume tra i bocchelli e la parte superiore del nocciolo
all’interno del vessel si traduce nella presenza di un maggior volume
d’acqua sopra il nocciolo, e conseguentemente in un allungamento dei tem-
pi di svuotamento del nocciolo in caso di incidente da perdita di refrigeran-
te. Si dispone in tal modo di un periodo di tempo più prolungato per
l’intervento dei sistemi di sicurezza e di protezione del nocciolo. Il maggiore
volume di liquido nel vessel è inoltre utile in caso di perdita del sistema di
rimozione del calore residuo in condizioni di spegnimento del reattore.
Il maggior volume dell’acqua e del vapore presenti nel pressurizzatore ren-
de più agevole e automatico l’adattamento delle condizioni di funzionamen-
to dell’impianto a variazioni anche notevoli e rapide del carico termico, sia
nel funzionamento normale sia nei transitori anomali.
Anche in questo caso il comportamento “amichevole” del reattore consente
di prolungare la vita dei componenti e di disporre di periodi di tempo sensi-
bilmente più lunghi per l’intervento dei sistemi di sicurezza e degli operato-
ri.
L’aumento del volume dell’acqua e del vapore sul lato secondario dei gene-
ratori di vapore si traduce in altri significativi vantaggi. Durante il normale
esercizio dell’impianto i transitori risultano sensibilmente più lunghi, ridu-
cendo il rischio che il reattore sia interessato da eventi indesiderati.
In caso di rottura di una delle tubazioni di estrazione del vapore secondario,
il maggior volume di vapore disponibile, insieme alla possibilità di settare
opportunamente le valvole di estrazione, consente di prevenire il rilascio di
liquidi all’esterno dell’edificio di contenimento.
Il notevole volume d’acqua presente nel circuito secondario fa sì che nel ca-
so ipotetico di blocco dell’alimentazione dell’acqua secondaria al generatore
di vapore, il tempo di evaporazione completa dell’acqua in esso contenuta
(“dry out”) sia di almeno 30 minuti. Si tratta di un intervallo più che suffi-
ciente per ripristinare l’alimentazione del generatore di vapore o per deci-
dere altre contromisure.
In aggiunta ai vantaggi associati all’incremento del volume del primario e
del secondario, la pressione di progetto del circuito primario è stata elevata
a 176 bar, al fine di ridurre la frequenza di intervento delle valvole di sfioro,
il che comporta un miglioramento in termini di sicurezza.

40
IL REATTORE EPR

Componenti del circuito primario della centrale EPR. Struttura dei


generatori di vapore.

I generatori di vapore

Nel generatore di vapore l’acqua del primario cede il proprio calore a quella
del secondario, nella quale si produce vapore. I quattro generatori di vapore
dell’impianto EPR costituiscono quindi l’interfaccia fra il circuito primario

41
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Componenti del circuito primario della centrale EPR. Struttura delle


pompe primarie.

(in cui l’acqua circola direttamente nel reattore) e il circuito secondario (in
cui l’acqua non circola nel reattore e il vapore è inviato ad azionare la turbi-
na).
Il generatore di vapore adottato nell’impianto EPR è uno scambiatore a fa-
scio tubiero ad U ad asse verticale e a circolazione naturale equipaggiato
con un economizzatore assiale. Si tratta di una versione avanzata del gene-
ratore di vapore adottato nei reattori N4. È costituito da due sottosistemi, il
primo finalizzato all’evaporazione dell’acqua secondaria, il secondo finaliz-
zato all’essiccamento meccanico del vapore prodotto.
Il generatore di vapore EPR è caratterizzato da una maggiore superficie di
scambio e la presenza dell’economizzatore assiale consente di raggiungere
una pressione di saturazione di 78 bar e un’efficienza di impianto pari al 36
-37%, in dipendenza delle condizioni locali del sito.
Il fascio tubiero è realizzato con 5.980 tubi ad U in inconel 690 a basso te-

42
IL REATTORE EPR

nore di cobalto ( inferiore allo 0,015%), una lega dotata di particolare resi-
stenza alla stress corrosion e in grado di minimizzare la produzione e il tra-
sporto di prodotti di attivazione nel ciclo secondario. Il contenitore del fa-
scio tubiero è realizzato in acciaio 18 MND 5.
Al fine di incrementare l’efficienza di trasferimento del calore, l’economiz-
zatore assiale, costituito da una struttura semianulare e da una piastra di
separazione delle due metà del fascio tubiero, è in grado di dirigere il 100%
della portata secondaria di alimento sul ramo freddo del fascio tubiero e il
90% dell’acqua calda di ricircolo sul ramo caldo. Questo particolare costrut-
tivo aumenta di circa 3 bar la pressione del vapore prodotto rispetto a un
generatore di vapore di tipo tradizionale. Le caratteristiche costruttive con-
sentono inoltre un agevole accesso al fascio tubiero per le operazioni di i-
spezione e manutenzione.
Particolare attenzione è stata dedicata in fase di progetto all’adozione di ac-
corgimenti atti ad eliminare i flussi secondari in direzione trasversale al fa-
scio tubiero, al fine di proteggere quest’ultimo dalle vibrazioni.
In confronto ai generatori di vapore tradizionali, nel modello adottato
nell’impianto EPR la massa d’acqua presente nel lato secondario del gene-
ratore di vapore (mantello) è stata incrementata in modo da assicurate un
tempo di evaporazione totale di almeno 30 minuti in caso di interruzione
della linea di alimento.
Il generatore di vapore dell’impianto EPR è interamente prefabbricato in
officina ed è trasportato e installato nell’impianto in un unico pezzo.

Le pompe primarie
Le pompe primarie hanno la funzione di assicurare la circolazione
dell’acqua attraverso il nocciolo e lungo i loop del circuito primario, al fine
di asportare il calore generato nel nocciolo e di trasferirlo ai generatori di
vapore. Sono collocate sul ramo freddo di ciascuno dei quattro loop del pri-
mario, fra il generatore di vapore e il relativo bocchello di entrata nel vessel.
Le pompe primarie adottate nell’impianto EPR costituiscono una versione
avanzata delle pompe primarie adottate nell’impianto N4 e sono caratteriz-
zate da una maggiore portata e da un livello di vibrazione della linea
d’albero molto ridotto, grazie all’adozione di cuscinetti idrostatici. È stato i-
noltre introdotto un nuovo dispositivo di sicurezza (“standstill seal”) che in
caso di arresto della pompa assicura la sigillatura delle tenute dell’albero at-
traverso un contatto permanente metallo-metallo .

Le condotte primarie
Le condotte che compongono i quattro loop del circuito primario sono rea-
lizzate in acciaio e hanno un diametro interno di 780 mm e uno spessore di
parete di 76 mm.
L’elevato diametro delle tubazioni consente di ridurre la velocità del refrige-
rante e le perdite di carico nel primario, e conseguentemente la potenza e
l’assorbimento di energia delle pompe primarie.
Sulla base dell’esperienza operativa condotta con il reattore N4 di Civaux è
stato adottato un materiale (acciaio austenitico forgiato Z2 CN 19-10) ca-
ratterizzato da elevate doti di resistenza e resilienza accompagnate da resi-
stenza all’invecchiamento termico e permeabilità agli ultrasuoni per le ope-
razioni di controllo.
L’intero sistema è progettato in modo tale da ridurre il numero delle salda-
ture e da garantire l’ispezionabilità delle tubazioni. Il ramo caldo delle tuba-

43
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

zioni (quello che l’acqua percorre per andare dal vessel al generatore di va-
pore) è realizzato con sezioni forgiate e saldate insieme. Il ramo freddo
(percorso dall’acqua per andare dal generatore di vapore al vessel attraver-
so la pompa primaria) è invece realizzato in pezzi unici, con flange realizza-
te a macchina al termine della fase di forgiatura.
La fase di saldatura si avvale di tecniche avanzate. Le saldature circonferen-
ziali omogenee sono realizzate utilizzando la tecnologia di saldatura orbita-
le TIG a “narrow gap”. La saldatura è realizzata con una macchina automa-
tica che consente una notevole riduzione del volume della saldatura.
Le saldature bimetalliche fra parti ferritiche e austenitiche (come ad esem-
pio quelle con i bocchelli del vessel o dei generatori di vapore) si avvalgono
di tecniche di saldatura automatica con inconel 52.
Il pressurizzatore

Il pressurizzatore è un serbatoio cilindrico che ha la funzione di mantenere


la pressione nel circuito primario entro un determinato range di variazione.
È collegato al ramo caldo di uno dei quattro loop primari attraverso una tu-
bazione denominata “surge line”.
Il pressurizzatore è normalmente riempito per i 2/3 dall’acqua che circola
nel circuito primario e per il restante terzo da vapore in condizioni di equili-
brio termodinamico.
Per compensare le variazioni di volume del refrigerante primario il pressu-
rizzatore è equipaggiato con una batteria di riscaldatori elettrici situata nel-
la parte inferiore e con una batteria di spruzzatori di acqua fredda nella par-
te superiore. L’azionamento alternativo delle batterie di riscaldatori e
spruzzatori determina l’evaporazione di parte dell’acqua o la condensazione
di parte del vapore all’interno del pressurizzatore, consentendo di regolare
il volume di liquido all’interno del circuito primario.
Rispetto alle configurazioni impiantistiche tradizionali, il pressurizzatore
dell’impianto EPR ha un volume significativamente maggiore, caratteristica
che ha l’effetto di rallentare eventuali transitori termoidraulici durante il
funzionamento dell’impianto. Si tratta di una caratteristica che consente da
un lato di prolungare la vita operativa dei componenti e dall’altro di dispor-
re di periodi più prolungati per contrastare eventuali situazioni operative a-
nomale.
Sulla parte alta del pressurizzatore, oltre alle valvole di sfioro e di sicurezza
che servono a proteggere il circuito primario dalle sovrapressioni, sono in-
stallate valvole motorizzate che consentono all’operatore di depressurizzare
rapidamente il circuito primario in caso di necessità.

I SISTEMI DI SICUREZZA

Sistema di controllo chimico e del volume


Il sistema di controllo chimico e del volume (CVCS, Chemical and Volume
Control System) presiede a diverse funzioni:
− controllo continuo dell’inventario d’acqua nel sistema di refrigerazione
del reattore durante il normale funzionamento dell’impianto, con e-
ventuale reintergro o drenaggio attraverso le linee di carico e scarico;
− controllo della concentrazione di boro nell’acqua del circuito primario

44
IL REATTORE EPR

Centrale EPR. Collocazione del sistema di raffreddamento di sicurezza del


reattore all’interno degli edifici di salvaguardia. Ciascuno dei quattro
“treni” indipendenti che compongono il sistema (1) è asservito a un diverso
loop del circuito primario (2).
durante le operazioni di avvio e fermata del reattore, per il controllo
delle variazioni di potenza e per la compensazione del burnup;
− controllo della natura e della concentrazione dei gas disciolti nel circu-
ito primario e regolazione mediante addizione di idrogeno o degasa-
zione;
− controllo delle caratteristiche chimiche dell’acqua contenuta nel circu-
ito primario e aggiustamento mediante intervento sulla portata di re-
integro;
− iniezione di acqua purificata ad alta pressione nel sistema di tenuta
delle pompe primarie e drenaggio delle eventuali perdite dalle tenute;
− regolazione della pressione nel primario mediante l’azionamento dei
sistemi di riscaldamento e spruzzamento del pressurizzatore al fine di
raggiungere le condizioni di intervento del sistema di iniezione di sicu-
rezza (SIS, Safety Injection System) e del sistema di rimozione del ca-

45
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

lore residuo (RHRS, Residual Heat Removal System);


− riempimento e svuotamento del circuito primario.
Sistema di raffreddamento di sicurezza
Il sistema di raffreddamento di sicurezza del reattore include
− il sistema di iniezione di sicurezza (SIS, Safety Injection System);
− il sistema di rimozione del calore residuo (RHRS, Residual Heat Re-
moval System).
I due sistemi sono progettati per operare in modo duale sia durante il nor-
male esercizio dell’impianto (allorché funzionano per la rimozione del calo-
re residuo del reattore dopo lo spegnimento) sia in caso di incidente, per as-
sicurare in qualsiasi condizione il raffreddamento del reattore. Il primo si-
stema comprende:
− il sistema di iniezione a media pressione (MHSIS, Medium Head Sa-
fety Injection System)
− il sistema di iniezione a bassa pressione (LHSIS, Low Head Safety In-
jection System)
L’intero sistema è costituito da quattro sottosistemi indipendenti, ciascuno
dei quali è in grado di assolvere autonomamente alle funzioni di raffredda-
mento del reattore, installati in sezioni diverse degli edifici di salvaguardia.
Il sistema di raffreddamento di sicurezza può inoltre contare su grandi ri-
serve d’acqua collocate all’interno dell’edificio di contenimento:
− il sistema degli accumulatori (uno per ciascun loop primario);
− il serbatoio di stoccaggio dell’acqua utilizzata nella fase di ricarica del
combustibile.
Quest’ultimo serbatoio, ubicato nella parte bassa dell’edificio di conteni-
mento, contiene un grande volume di acqua borata disponibile per alimen-
tare i sistemi di raffreddamento di sicurezza.

Sistema acqua alimento di emergenza


Serve a garantire l’alimentazione di acqua al secondario dei generatori di
vapore in caso di interruzione della normale alimentazione.
L’alimentazione a secondario dei generatori di vapore consente di asportare
efficacemente il calore dal primario in condizioni di emergenza, se necessa-
rio attraverso lo scarico in atmosfera del vapore generato, fino a portarlo al-
le condizioni di intervento dei sistemi di raffreddamento di sicurezza.
Il sistema acqua alimento di emergenza è costituito da quattro sottosistemi
indipendenti, ognuno dei quali è alimentato dall’acqua contenuta in un ser-
batoio indipendente e può intervenire anche in caso di guasto degli altri tre.

Generatori diesel di emergenza


Il compito di assicurare l’energia elettrica necessaria ai servizi di sicurezza
dell’impianto in caso di distacco dalla rete elettrica esterna è svolto dai ge-
neratori diesel di emergenza.
I sistemi di generazione sono quattro, separati fra loro e dimensionati sulla

46
IL REATTORE EPR

Nella centrale EPR tutte le funzioni di controllo e supervisione


dell’impianto fanno capo a una sala controllo interamente
computerizzata, le cui funzioni sono replicate in una seconda sala
controllo che consente lo spegnimento di sicurezza del reattore in qualsiasi
condizione di funzionamento.

base del criterio di ridondanza “N+2”: uno dei generatori fermo per guasto
multiplo, uno fermo per manutenzione, uno inoperabile per guasto singolo
e l’altro operabile e sufficiente per erogare l’energia richiesta.
I carichi elettrici collegati ai generatori di emergenza sono quelli la cui ope-
rabilità è richiesta per lo spegnimento sicuro del reattore, la rimozione del
calore residuo e la prevenzione del rilascio di radioattività.
Nel caso di indisponibilità totale dei quattro generatori diesel di emergenza
sono pronti ad entrare in funzione altri due generatori per alimentare i cari-
chi di emergenza.

IL SISTEMA DI CONTROLLO

Come ogni altro impianto industriale, un impianto nucleare è dotato di


strumenti tecnici per il monitoraggio e il controllo continuo del corretto
funzionamento dei processi. L’impianto EPR si avvale di un sistema di con-
trollo particolarmente avanzato articolato su tre livelli:
− livello 0: interfaccia di processo;
− livello 1: automazione di processo;
− livello 2: supervisione e controllo.
Il livello 0 è quello più vicino al processo ed è costituito dalla strumentazio-
ne e dai sensori che consentono di monitorare i parametri di processo.
Il livello 1 è costituito dai sistemi automatici di regolazione dei singoli pro-
cessi (catene di controllo e attuazione) ed è finalizzato all’assolvimento di
quattro diverse funzioni: l’automazione dei processi in generale, la sorve-
glianza e il controllo del reattore, la protezione del reattore e l’automazione

47
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

delle funzioni di sicurezza.


Il livello 2 è costituito dai sistemi di controllo di alto livello e dalle interfac-
ce uomo-macchina (monitor, software di controllo, sistemi di azionamento
e di intervento) e include le workstation e i pannelli collocati nella sala con-
trollo principale, la stazione remota di spegnimento sicuro del reattore, il
pannello di controllo delle funzioni di sicurezza, la sala controllo per la ma-
nutenzione tecnica e il centro di supporto tecnico.
I sistemi e i componenti che fanno parte dei tre livelli di controllo del pro-
cesso sono sviluppati secondo principi di diversificazione, ridondanza e se-
parazione delle funzioni e applicando la filosofia della difesa in profondità.
Sono in particolare implementate tre diverse linee di sicurezza:

− il sistema di controllo ha il compito di mantenere i parametri di pro-


cesso costantemente all’interno dei normali range operativi;
− nel caso in cui un parametro esca dal range di normalità, i sistemi di li-
mitazione generano azioni appropriate al fine di prevenire la necessità
di azioni di protezione;
− in caso di superamento delle soglie di protezione, il sistema di prote-
zione del reattore genera le azioni di sicurezza appropriate.
In condizioni normali il controllo dell’impianto è effettuato dalla sala con-
trollo principale. In caso di indisponibilità della sala controllo principale
l’impianto può essere controllato attraverso la stazione remota di spegni-
mento sicuro, presso la quale sono duplicate le funzioni previste nella sala
controllo principale. Particolare attenzione è stata dedicata alla progettazio-
ne funzionale delle workstation e dei pannelli di controllo dell’impianto,
che consentono agli operatori di tenere sotto controllo l’evoluzione di tutti i
parametri rilevanti ai fini del corretto funzionamento del reattore. A tal fine
la sala controllo principale è equipaggiata con
− due workstation grafiche per gli operatori;
− un grande pannello grafico di supervisione dell’impianto;
− una workstation grafica per il responsabile di turno e il responsabile
della sicurezza;
− una workstation grafica aggiuntiva per il monitoraggio dei sistemi au-
siliari.
L’impianto comprende inoltre un centro di supporto tecnico presso il quale
è possibile accedere a tutti i dati riguardanti i processi e il loro controllo,
che possono essere utili per analizzare e gestire ogni situazione particolare
dell’impianto, incluse le eventuali condizioni incidentali.

LA SICUREZZA NUCLEARE

La fissione nucleare determina la produzione di notevoli quantitativi di so-


stanze radioattive dalle quali è necessario proteggere gli operatori dell’im-
pianto, la popolazione e l’ambiente esterno.
La sicurezza nucleare di un impianto è data da un insieme di accorgimenti
tecnici e operativi che devono essere parte di ogni fase progettuale, realizza-
tiva e gestionale, al fine di garantire il normale funzionamento dell’im-
pianto, prevenire il rischio di incidente e limitare le conseguenza di eventi
indesiderati.

48
IL REATTORE EPR

Il conseguimento delle condizioni di sicurezza nucleare dell’impianto ri-


chiede il corretto svolgimento di tre funzioni:
− il controllo della reazione di fissione a catena e dell’energia sviluppata;
− l’asportazione del calore sviluppato dalla reazione e del calore di deca-
dimento del nocciolo;
− il contenimento delle sostanze radioattive.
Questo compito si giova della presenza di barriere protettive multiple e
dell’applicazione estensiva del concetto di difesa in profondità.
Le barriere multiple
Le sostanze radioattive che si generano dalla reazione di fissione restano in
massima parte confinate all’interno della matrice ceramica che costituisce il
combustibile. Una parte dei gas di fissione si raccoglie nel plenum superio-
re delle barrette di combustibile, che in tal modo rappresentano la prima
barriera che si oppone alla fuoriuscita di radioattività.
Una seconda barriera è costituita dal circuito primario, interamente realiz-
zato con componenti in acciaio di forte spessore, all’interno del quale è trat-
tenuta la radioattività rilasciata da un eventuale cedimento delle barrette di
combustibile.
La terza barriera (che nel caso dell’impianto EPR è doppia) è costituita
dall’edificio di contenimento, all’interno del quale sono trattenute le sostan-
ze eventualmente sfuggite alle prime due barriere.
Per garantire il contenimento della radioattività all’interno dell’impianto è
sufficiente che funzioni anche una sola delle tre barriere esistenti.
La difesa in profondità
L’applicazione del concetto di difesa in profondità consiste nel garantire
l’integrità delle barriere attraverso l’identificazione delle cause di cedimen-
to e l’adozione di opportune salvaguardie intervenendo su più livelli.
− Il primo livello comprende la progettazione in sicurezza, la preparazio-
ne delle risorse umane, la diligenza operativa finalizzate a prevenire le
cause di guasto sulla base delle migliori metodiche e tecnologie dispo-
nibili e soprattutto sulla base dell’esperienza operativa acquisita.
− Il secondo livello riguarda l’adozione di sistemi di sorveglianza idonei
ad evidenziare tempestivamente ogni anomalia che possa portare ad
un allontanamento dalle condizioni operative normali, al fine di antici-
pare possibili guasti o di individuarli tempestivamente.
− Il terzo livello riguarda l’adozione delle soluzioni impiantistiche e delle
azioni più idonee per mitigare le conseguenze di eventuali guasti e per
prevenire l’instaurarsi di condizioni di pericolo; del terzo livello fa par-
te l’adozione di sistemi ridondanti e indipendenti in grado di assicura-
re lo spegnimento sicuro del reattore in ogni condizione di funziona-
mento dell’impianto, con preferenza per i sistemi passivi, ovvero in
grado di intervenire spontaneamente all’occorrenza.
Il livello successivo della filosofia di difesa in profondità è quello al quale
appartengono le salvaguardie impiantistiche e le metodiche di intervento in
grado di controllare anche gli effetti di un incidente severo causato
dall’improbabile superamento dei livelli precedenti.

49
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

L’analisi di sicurezza probabilistica


Accanto all’adozione dei principi precedentemente descritti, che fanno par-
te delle metodiche di gestione deterministica della sicurezza, la progettazio-
ne del reattore EPR è stata accompagnata da un’approfondita analisi proba-
bilistica di sicurezza, consistente nell’individuazione e nel calcolo della pro-
babilità delle sequenze di guasti in grado di portare alla fusione del nocciolo
e al rilascio di radioattività all’esterno dell’impianto. L’analisi probabilistica
condotta sull’impianto EPR costituisce, per l’ampiezza della scala di analisi
adottata, un unicum a livello mondiale.

L’IMPIANTO EPR E LA SICUREZZA NUCLEARE

La centrale EPR è progettata e realizzata in applicazione delle specifiche di


sicurezza nucleare imposte dalle Autorità di controllo francese e tedesca e
sulla base dell’esperienza progettuale, costruttiva e di esercizio accumulata
nei 96 reattori precedentemente costruiti da Framatome e Siemens. Queste
specifiche si traducono nell’applicazione avanzata del concetto di difesa in
profondità attraverso
− un sensibile miglioramento della funzionalità dei sistemi di protezione
finalizzati ad impedire la fusione del nocciolo;
− l’adozione di salvaguardie aggiuntive per controllare anche le conse-
guenze di un incidente di fusione del nocciolo.
Gli accorgimenti progettuali adottati rendono di fatto infinitesima la proba-
bilità di fusione del nocciolo, che si colloca già a livelli estremamente bassi
nei reattori attualmente in esercizio. L’analisi probabilistica di sicurezza ap-
plicata all’impianto EPR fornisce infatti per la probabilità di fusione del
nocciolo i seguenti valori:

− 1 su 100.000 (10-5) per reattore-anno per tutti i tipi di guasto e di ri-


schio, conformemente agli obiettivi fissati per i nuovi reattori
dall’International Nuclear Safety Advisory Group (INSAG) nel Rap-
porto INSAG 3 dell’ONU-IAEA;
− minore di 1 su 1.000.000 (10-6) per reattore-anno per eventi originati
all’interno dell’impianto (10 volte inferiore al valore tipico dei reattori
attualmente in esercizio);
− minore di 1 su 10.000.000 (10-7) per reattore-anno per le sequenze as-
sociate alla perdita della funzione di contenimento della radioattività.
Sistemi di salvaguardia

Il dimensionamento e la collocazione dei sistemi di salvaguardia sono tali


da minimizzare i rischi associati ad eventi esterni quali terremoto, alluvio-
ne, incendio e caduta d’aereo. I sistemi sono infatti progettati sulla base di
un principio di ridondanza quadrupla, sia per quanto riguarda i sistemi e-
lettromeccanici sia per quanto riguarda la strumentazione e i sistemi di
controllo. Ciò significa che ogni sistema è costituito da quattro sottosistemi
(o “treni”) ciascuno dei quali è in grado da solo di svolgere la funzione
dell’intero sistema. I quattro sottosistemi sono inoltre fisicamente separati
e allocati in quattro aree indipendenti degli edifici di salvaguardia.

50
IL REATTORE EPR

Protezione dagli eventi esterni


L’edificio reattore, l’edificio del combustibile e due dei quattro edifici di sal-
vaguardia sono ulteriormente protetti dagli eventi esterni mediante
l’adozione di accorgimenti di tipo strutturale. L’edificio reattore è costituito
da due strutture cilindriche concentriche tra loro indipendenti, aventi cia-
scuna uno spessore di 1,3 metri. Il contenitore interno è rivestito interna-
mente con un liner in acciaio avente 6 mm di spessore. Il contenitore ester-
no è in grado di resistere all’impatto di un aereo militare o di un grande ae-
reo di linea. L’adozione di una doppia parete di protezione è estesa anche
all’edificio del combustibile e a due dei quattro edifici di salvaguardia, che
ospitano tra l’altro la sala controllo principale e la sala controllo di riserva
per lo spegnimento sicuro del reattore. I due edifici di salvaguardia non
protetti da doppia parete sono collocati in posizione opposta su due lati
dell’edificio reattore, che li protegge da danneggiamenti simultanei. Grazie
a questi accorgimenti, almeno tre dei quattro edifici di salvaguardia sono in
grado di sopravvivere anche all’impatto di un aero di linea sull’impianto.

Rottura di tubazioni
Le caratteristiche progettuali e realizzative del circuito primario, e in parti-
colare la scelta di realizzare le tubazioni in metallo forgiato, elimina in pra-
tica il rischio di rottura delle grandi tubazioni e consente di individuare im-
mediatamente eventuali perdite.
La rottura dei tubi nel generatore di vapore è un incidente che comporta il
trasferimento di acqua radioattiva dal circuito primario al circuito seconda-
rio. In tal caso la riduzione di pressione che si verifica nel circuito primario
determina, quando la pressione si abbassa oltre una determinata soglia,
l’intervento automatico del sistema di sicurezza che inietta acqua diretta-
mente nel vessel.
La scelta operata nell’impianto EPR di fissare la pressione di intervento del
sistema di iniezione a media pressione a un valore inferiore alla pressione
di esercizio del secondario impedisce che, in caso di intervento del sistema,
il generatore di vapore si riempia d’acqua. Ciò consente di evitare il rilascio
di effluenti liquidi e riduce il rischio che una delle valvole di protezione del
circuito secondario si blocchi in posizione aperta.
Raffreddamento di sicurezza del nocciolo

Il sistema di raffreddamento di sicurezza del reattore EPR si avvale di una


configurazione semplificata rispetto a quella tradizionale, finalizzata a mi-
nimizzare i cambiamenti di configurazione del sistema nelle diverse fasi di
intervento.
Nella prima fase di intervento il sistema di iniezione di sicurezza inietta ac-
qua nel primario attraverso il ramo freddo di ciascun loop (nel tratto com-
preso fra la pompa e il vessel). In una seconda fase l’iniezione di acqua av-
viene sia sul ramo freddo che sul ramo caldo (tra il vessel e il generatore di
vapore). Le pompe del sistema di raffreddamento di sicurezza pescano in u-
na grande riserva d’acqua collocata nella parte inferiore dell’edificio reatto-
re. Si è quindi eliminata la necessità di commutare il funzionamento del si-
stema dalla fase di “iniezione diretta” alla fase di “ricircolo”, che era invece
richiesta nella configurazione tradizionale.
Il sistema di iniezione di sicurezza a bassa pressione è dotato di scambiatori
di calore in grado di garantire da soli il raffreddamento del nocciolo.

51
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

L’interfaccia uomo-macchina
La sala controllo dell’impianto EPR è completamente computerizzata ed è
stata sviluppata sulla base dell’esperienza operativa accumulata sui reattori
N4. La qualità, l’ampiezza e la rilevanza delle informazioni disponibili in
tempo reale agli operatori circa lo stato dell’impianto consentono di massi-
mizzare l’affidabilità dei loro interventi.
Nell’impianto EPR tutte le azioni richieste nel breve e medio termine per
contrastare una situazione anomala sono automatizzate. L’intervento degli
operatori non è richiesto prima di 30 minuti per le azioni attivate dalla sala
controllo e prima di un’ora per le azioni attivate localmente nell’impianto.
L’aumento del volume interno dei componenti principali (vessel, generatori
di vapore, pressurizzatore) conferisce all’impianto una maggiore inerzia che
consente agli operatori di disporre di periodi di tempo più prolungati per
avviare le prime azioni.

LA RISPOSTA AGLI INCIDENTI SEVERI

In attuazione dei criteri adottati a partire dal 1993 dalle autorità di sicurez-
za francese e tedesca per i nuovi modelli di reattore, il reattore EPR è dotato
di sistemi atti a minimizzare le conseguenze esterne all’impianto degli inci-
denti più severi, ancorché altamente improbabili, come la fusione completa
del nocciolo e la sua completa fuoriuscita dal vessel.
Il progetto del reattore è concepito in modo tale da evitare le situazioni che,
in caso di incidente severo, possono portare al rilascio di importanti quanti-
tativi di radioattività, come ad esempio la fusione del nocciolo ad alta pres-
sione, interazioni ad alta energia fra il nocciolo fuso e l’acqua, le esplosioni
di idrogeno nel contenimento e il by-pass del contenimento.
Sono state inoltre adottate particolari soluzioni impiantistiche per assicura-
re l’integrità del contenimento anche in caso di fusione a bassa pressione
seguita dalla colata del nocciolo fuso (“corium”) al di fuori del vessel.
Queste soluzioni consentono di trattenere, stabilizzare e raffreddare il co-
rium all’interno del contenimento.

Fusione ad alta pressione


In aggiunta all’usuale sistema di depressurizzazione del reattore, il reattore
EPR è equipaggiato con valvole dedicate, finalizzate ad impedire la fusione
del nocciolo ad alta pressione in caso di incidente severo.
Queste valvole sono in grado di assicurare la depressurizzazione rapida del
reattore anche in caso di guasto delle linee di sfioro che fanno capo al pres-
surizzatore.
Controllate dagli operatori, le valvole di depressurizzazione di emergenza
sono progettate per mantenersi con certezza in posizione aperta dopo
l’attuazione. La loro portata consente di depressurizzare rapidamente il pri-
mario fino alla pressione di pochi bar, eliminando ogni rischio di pressuriz-
zazione del contenimento per rottura del vessel.
Interazioni ad alta energia corium-acqua
La resistenza meccanica del vessel è sufficiente ad escludere la possibilità
che esso possa danneggiarsi per effetto di qualsiasi interazione, anche ad al-

52
IL REATTORE EPR

L’impianto EPR è dotato di un sistema progettato per contenere


all’interno dell’impianto anche le conseguenze di una fusione del nocciolo
con fuoriuscita del corium fondente dal vessel.

ta energia, fra il corium e l’acqua contenuta nel primario.


Le parti del contenimento che possono essere interessate da un evento di
fusione seguito dalla colata del corium all’esterno del vessel (in particolare
il pozzo del reattore e la zona di raccolta del corium) sono prive d’acqua in
condizioni di normale esercizio.
Qualora l’evento di fusione del nocciolo e di colata del corium si verifichi, il
corium (già parzialmente raffreddato) è incanalato e raccolto in una apposi-
ta zona (“core catcher”) costituita da una grande vasca dotata di
un’intercapedine raffreddata. In tal modo è possibile raffreddare il corium
senza che l’acqua entri direttamente in contatto con esso.
Esplosioni di idrogeno
In caso di incidente severo esiste la possibilità che la reazione ad alta tem-
peratura fra l’acqua e le guaine in lega di zirconio delle barrette di combu-
stibile e la successiva reazione fra il corium e il calcestruzzo possa sviluppa-
re idrogeno gassoso. Il contatto fra l’idrogeno così prodotto e l’ossigeno
normalmente presente nel contenimento può produrre una reazione di
combustione violenta.
Pur essendo il contenitore interno dell’edificio reattore progettato per resi-
stere alla pressione originata dalla reazione di combustione, nello spazio in-
terno sono presenti ricombinatori catalitici in grado di favorire la ricombi-
nazione chimica fra ossigeno e idrogeno e di mantenere la percentuale di i-
drogeno nell’atmosfera interna al di sotto del 10%, evitando in tal modo o-

53
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Centrale EPR. Sistema di raffreddamento del corium fondente e


dell’atmosfera del contenimento.

gni rischio di detonazione. In queste condizioni, anche assumendo che av-


venga una deflagrazione di idrogeno, la pressione nel contenimento non su-
pera i 5,5 bar.
Raffreddamento del corium

La parte inferiore del pozzo del reattore è conformata in modo da favorire


la raccolta del corium fondente e il suo trasferimento alla vasca di raccolta e
raffreddamento. L’intera struttura è rivestita con uno strato di calcestruzzo
sacrificale protetto da uno strato in materiale refrattario.
La vasca di raccolta e raffreddamento del corium è costituita da una strut-
tura metallica percorsa da canali di raffreddamento e protetta da uno strato
di calcestruzzo sacrificale, e ha lo scopo di consentire il raffreddamento del
corium e di proteggere contemporaneamente la platea di fondazione
dell’edificio reattore. La funzione di raffreddamento è agevolata dall’ampia
superficie della vasca (170 m2).
Il trasferimento del corium dal pozzo del reattore alla vasca di raccolta av-
viene spontaneamente in seguito alla fusione di un diaframma in acciaio.
Anche il flusso dell’acqua di raffreddamento nell’intercapedine della vasca è
attivato da meccanismi passivi. Dopo l’attivazione del sistema, il raffredda-
mento del corium avviene per evaporazione dell’acqua, che continua ad es-
sere alimentata alla vasca per gravità.
Il sistema di raffreddamento passivo è in grado di stabilizzare il corium in
poche ore e di solidificarlo in pochi giorni.

54
IL REATTORE EPR

Raffreddamento del contenimento


In caso di incidente severo l’integrità e la tenuta del contenimento sono as-
sicurate dalla presenza di sistemi in grado di limitare la pressione interna
attraverso l’asportazione del calore rilasciato nel corso dell’incidente.
L’atmosfera interna è raffreddata per mezzo di un doppio sistema di spruz-
zamento che inietta acqua nella parte alta del contenitore, estrae l’acqua
della piscina interna e la raffredda per mezzo di scambiatori di calore dedi-
cati.
Tenendo conto dell’elevato volume interno del contenitore (80.000 m3) il
tempo a disposizione degli operatori per attivare questo sistema è di alme-
no 12 ore.
Una seconda modalità di funzionamento del sistema consente di iniettare
acqua direttamente nella vasca di raccolta e raffreddamento del corium.
Controllo delle perdite del contenimento
Nel caso di incidente severo con fuoriuscita di radioattività da vessel, la fuo-
riuscita di radioattività dal contenimento è impedita dal liner metallico del-
lo spessore di 6 mm che riveste interamente la superficie interna del primo
contenitore e dalla presenza di valvole di isolamento ridondanti e di sistemi
di ripresa delle perdite su tutte le penetrazioni del primo contenitore.
L’architettura degli edifici circostanti e il sistema di sigillatura delle pene-
trazioni escludono il verificarsi di rilasci di radioattività dal primo conteni-
tore all’ambiente esterno. L’intercapedine esistente fra il primo e il secondo
contenitore è mantenuta in leggera depressione rispetto all’ambiente ester-
no con sistemi passivi, e ciò consente di trattenere nell’intercapedine even-
tuali perdite. L’atmosfera dell’intercapedine è ventilata e filtrata prima del-
lo scarico nell’atmosfera.

COSTRUZIONE, ESERCIZIO E MANUTENZIONE

Le caratteristiche progettuali e costruttive della centrale EPR beneficiano


delle esperienze condotte nella realizzazione dei programmi nucleari fran-
cese e tedesco e del processo di continuo miglioramento delle metodologie
implementato da Framatome attraverso le proprie realizzazioni in tutto il
mondo. L’ottimizzazione delle tecniche e delle metodologie di costruzione,
installazione e collaudo consente di realizzare la centrale EPR in un periodo
di 60 mesi a partire dall’attivazione del contratto e in circa 48 mesi dalla
prima gettata di calcestruzzo.
Costruzione

Le metodologie adottate nella realizzazione della centrale si fondano su tre


principi fondamentali: la minimizzazione delle interazioni fra la realizzazio-
ne delle opere civili e l’installazione dei componenti elettromeccanici,
l’ampio uso delle tecniche di modularizzazione e la massimizzazione del ri-
corso alla prefabbricazione dei componenti.
La metodologia di costruzione è articolata per livelli o gruppi di livelli: men-
tre si completa l’installazione dei componenti al livello N si completa la co-
struzione al livello N+1 e si avvia la costruzione dei livelli N+2 e N+3 in pa-
rallelo. Questa metodologia si applica sistematicamente a ciascuno degli e-

55
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Simulazione al computer del layout generale della centrale EPR in corso di


costruzione a Olkiluoto (Finlandia).

difici che compongono la centrale, ad eccezione dell’edificio reattore, al


quale non è applicabile.
Le tecniche di modularizzazione, laddove vantaggiosamente applicabili,
consentono di standardizzare il progetto e di ottimizzare le attività di com-
mittenza e la schedulazione temporale dei lavori.
La modularizzazione è applicata in particolare alla realizzazione delle opere
civili dell’edificio reattore, come ad esempio il pozzo del reattore, le struttu-
re interne dell’edificio di contenimento, le strutture e le piscine dell’edificio
combustibile.
La prefabbricazione delle tubazioni e dei supporti consente di ridurre al mi-
nimo le fasi di lavorazione e di montaggio in sito, in particolare per quanto
riguarda le saldature. Si conseguono in tal modo risultati qualitativi miglio-
ri a fronte di significativi risparmi in termini di ore di lavoro.
La fase di collaudo delle strutture e dei sistemi meccanici si svolge in paral-
lelo all’ultima fase di costruzione, con l’intervento diretto dei team di col-
laudo in cantiere .
Il collaudo della strumentazione e dei sistemi di regolazione e controllo av-
viene in sede centralizzata, attraverso quadri dedicati e interconnessi che
consentono di verificare in modo approfondito la funzionalità dei sistemi in
tempi ridotti rispetto a un intervento di tipo puntuale nelle diverse zone
dell’impianto.

56
IL REATTORE EPR

Esercizio e manutenzione
La centrale EPR è progettata per garantire una disponibilità pari al 92% per
una vita tecnica di 60 anni. Questo obiettivo si raggiunge grazie all’ac-
corciamento dei periodi di messa fuori servizio per le operazioni di carico e
scarico del combustibile, che possono essere completate in soli 12 giorni,
che salgono a 16 giorni nel caso in cui assieme alle operazioni di carico e
scarico si svolgano operazioni di manutenzione programmata.
I periodi di fuori servizio per la manutenzione programmata nell’edificio
turbina, le prove di tenuta del contenimento e le ispezioni dei componenti
principali sono previsti ogni dieci anni e con una durata di 38 giorni.
L’elevata affidabilità e la ridondanza dei sistemi di sicurezza riduce al 2%
l’indisponibilità dell’impianto dovuta a fuori servizio non programmati.
Le caratteristiche costruttive dell’impianto consentono lo svolgimento della
maggior parte degli interventi di manutenzione preventiva con il reattore in
servizio. Anche l’accesso all’edificio reattore è consentito in condizioni ra-
dioprotezionistiche standard con il reattore in esercizio.

Manovrabilità
Contrariamente a quanto tradizionalmente si pensa delle centrali nucleari,
che sono ritenute impianti che devono funzionare costantemente alla po-
tenza nominale, la centrale EPR è in grado di operare a potenze comprese
fra il 20 e il 100% della potenza nominale in modo completamente automa-
tizzato, ed è pertanto in grado di inseguire le variazioni del carico e le esi-
genze operative della rete entro ampi margini.

Valutazione del governo finlandese dei costi di produzione dell’energia


elettrica da diverse fonti. Il costo del nucleare si riferisce alla centrale EPR
in corso di realizzazione a Olkiluoto (Finlandia).

57
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Radioprotezione
La scelta di materiali a basso tenore di cobalto per il circuito primario e per
gli internals del vessel e il trattamento spinto dell’acqua di ciclo minimizza-
no il trasporto in ciclo di prodotti di corrosione attivati e riduce conseguen-
temente le dosi cui sono esposti gli addetti alla manutenzione dell’impianto.
L’attenzione dedicata in sede di progetto al layout dei componenti e l’otti-
mizzazione delle schermature riducono ulteriormente l’esposizione degli o-
peratori.
Le valutazioni radioprotezionistiche quantificano in meno di 0,4 Sievert-
uomo per reattore e per anno la dose collettiva che interessa il personale di
manutenzione, che risulta in tal modo più che dimezzata rispetto alla dose
media di 1 Sievert-uomo per reattore e per anno rilevata dall’OCSE con rife-
rimento agli impianti di tecnologia occidentale attualmente in esercizio nel
mondo.

58
IL REATTORE EPR

CARATTERISTICHE TECNICHE DELL’IMPIANTO EPR

Nocciolo del reattore


Numero elementi di combustibile 241
Numero barrette di combustibile 63.865
Potenza termica 4.500 MWt
Potenza termica lineare media 156,1 W/cm
Altezza attiva del combustibile 4,2 m
Diametro equivalente 3,767 m
Pressione di esercizio 155 bar
Temperatura nominale all’ingresso 295,6
°C
Temperatura nominale all’uscita 328,2 °C

Elementi di combustibile
Reticolo barrette 17 x 17
Passo del reticolo 12,6 mm
Numero barrette per elemento 265
Numero di tubi guida per elemento 24
Burnup massimo allo scarico > 70 GWd/t
Barrette di combustibile:
Diametro esterno 9,50 mm
Lunghezza attiva 2.400 mm
Spessore guaina 0,57 mm
Materiali:
Guaine M5
Struttura griglie distanziatrici M5
Molle griglie distanziatrici Inconel 718
Griglie distanziatrici estreme Inconel 718
Tubi guida M5
Bocchelli Acciaio inox
Molle di ritenuta Inconel 718

Barre di controllo a cluster

Massa della barra 82,5 kg


Numero barrette per cluster 24

Assorbitore, segmento inferiore:


Assorbitore Ag-In-Cd
Composizione 80, 15, 5 % in peso
Massa specifica 10,17 g/cm3
Diametro esterno assorbitore 7,65 mm
Lunghezza 1.500 mm
Assorbitore, segmento superiore:
Assorbitore Boro naturale

59
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

1. Edificio reattore (contenitore


interno e contenitore esterno)
2. Gru polare
3. Spruzzatori acqua contenitore
4. Varco passaggio componenti
5. Macchina di carico e scarico del
combustibile
6. Generatore di vapore
7. Linee vapore principali
8. Linee alimento principali
9. Meccanismi barre di controllo
10. Recipiente a pressione del
reattore (vessel)
11. Pompa primaria
12. Tubazione primaria
13. Scambiatore CVCS
14. Vasca di raccolta e
raffreddamento del corium
15. Riserva d’acqua interna
16. Scambiatore RHR
17. Accumulatore SIS
18. Pressurizzatore
19. Valvole principali vapore
20. Valvole principali alimento
21. Silenziatore valvole sfioro e
sicurezza
22. Edificio di salvaguardia,
Divisione 2
23. Sala controllo principale
24. Sala computer
25. Acqua alimento emergenza
26. Edificio di salvaguardia,
Divisione 3
27. Pompe alimento emergenza
28. Pompa MHSI
29. Edificio di salvaguardia,
Divisione 4
30. Quadri elettrici
31. Quadri di controllo
32. Sala batterie
33. Acqua alimento emergenza
34. Scambiatore CCWS
35. Pompa LHSIS
36. Scambiatore componenti
37. Pompa HRS contenimento
38. Scambiatore HRS contenimento
39. Edificio combustibile
40. Gru combustibile
41. Fuel bridge
42. Piscine combustibile
43. Canale trasferimento combustibile
44. Scambiatore acqua piscina
45. Pompa acqua piscina
46. Edificio ausiliari
47. Pompa CVCS
48. Serbatoi acido borico
49. Linee di ritardo
50. Serbatoi refrigerante
51. Camino

60
IL REATTORE EPR

61
EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NUCLEARE

Composizione 19,9 % atomi B10


Massa specifica 1,79 g/cm3
Diametro esterno assorbitore 7,47 mm
Lunghezza 2.610 mm
Guaine:
Materiale Acciaio inox AISI 316
Diametro esterno 9,68 mm
Diametro interno 7,72 mm
Trattamento superficiale ext. Nitritazione ionica
Gas di riempimento Elio

Meccanismi di azionamento (CRDM):


Numero 89
Massa 403 kg
Forza di sollevamento >3.000 N
Gioco 4,1 mm
Velocità di stepping 375, 750 mm/min
Tempo massimo di scram 3,5 s
Materiali Acciaio inox Z5CN18-10
Acciaio magnetico Z12C13
Acciaio inox amagnetico
Vessel
Massa con testa di chiusura 526 t
Altezza con testa di chiusura 12.708 mm
Corpo:
Pressione di progetto 176 bar
Temperatura di progetto 351 °C
Vita operativa a fattore di carico 0,9 60 anni
Diametro interno (escluso rivestimento) 4.885 mm
Spessore di parete (escluso rivestimento) 250 mm
Spessore di parete sul fondo 145 mm
Materiale corpo 16MND5
Materiale rivestimento acciaio inox (Co ≤ 0,06%)
Testa di chiusura:
Spessore di parete 230 mm
N. penetrazioni CRDM 89
N. penetrazioni misura T duomo 1
N. penetrazioni strumentazione 16
N. penetrazioni misura livello acqua 4
Materiale corpo 16MND5
Materiale rivestimento acciaio inox (Co ≤ 0,06%)
Internals superiori:
Spessore piastra superiore 350 mm
Spessore piastra superiore nocciolo 60 mm
Materiale principale Z3CN18-10 - Z2CN19-10
Internals inferiori:
Spessore piastra inferiore di supporto 415 mm

62
IL REATTORE EPR

Materiale principale Z3CN18-10 - Z2CN19-10


Riflettore:
Materiale Z2CN19-10
Massa 90 t

Generatori di vapore
Numero 4
Massa totale 500 t
Temperatura acqua alimento 230 °C
Trasporto umidità nel vapore 0,1 %
Flusso di vapore a condizioni nominali 2.554 kg/s
Temperatura del vapore 293 °C
Pressione di saturazione a condizioni nominali 78 bar
Pressione “hot stand by” 90 bar
Superficie di scambio termico per generatore 7.969 m2
Pressione di progetto lato primario 176 bar
Temperatura di progetto lato primario 351 °C
Pressione di progetto lato secondario 100 bar
Temperatura di progetto lato secondario 311 °C
Diametro esterno dei tubi 19,05 mm
Spessore parete tubi 1,09 mm
Numero tubi 5.980
Passo triangolare 27,43 mm
Lunghezza totale 23 m
Materiali:
Tubi Lega 690TT
Mantello 18MND5
Piastra tubiera Lega Ni Cr Fe
Piastre di supporto tubi Acciaio inox 13% Cr

Pompe primarie
Numero 4
Altezza totale 9,3 m
Massa totale 112 t
Pompa:
Pressione di progetto 176 bar
Temperatura di progetto 351 °C
Portata di progetto 28.330 m3/h
Prevalenza di progetto 100,2 ± 5% m
Iniezione acqua tenute 1,8 m3/h
Ritorno iniezione acqua 0,68 m3/h
Velocità 1.485 rpm
Motore:
Potenza 9.000 kW
Frequenza 50 Hz

63
Finito di stampare
nel mese di Maggio 2008
presso ...

64