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SALERNO FORMAZIONE

Master in Alta Formazione in Economia e Management dell’Arte dei Beni Culturali


Materiale didattico – Modulo n. 1

DEFINIZIONE DEL TURISMO

La definizione di turismo che è possibile leggere un po’ ovunque sembra


abbastanza limitativa rispetto alla reale portata del fenomeno. Il vocabolario della
lingua italiana lo definisce nei seguenti termini:

Il complesso delle attività e delle organizzazioni


relative ai viaggi e soggiorni compiuti a scopo
ricreativo e/o di istruzione.

In realtà è possibile definire il turismo come l’insieme dei comportamenti e dei


bisogni degli individui nel momento in cui questi si spostano dai luoghi abituali di
residenza e di vita (casa, ufficio, etc.) per un periodo di tempo limitato. L’elemento
essenziale, basilare del turismo è senza ombra di dubbio la mobilità, anche se alla
base di questa mobilità non sempre vi sono scopi turistici. Non è un fenomeno
turistico il viaggio di un pendolare, ma è da considerare a tutti gli effetti turismo il
viaggio di lavoro per incontrare un cliente o partecipare ad un congresso. Si parla di
“turismo di affari”: questo fenomeno non è di poco conto. Basti pensare che i viaggi
di lavoro costituiscono l’11% dei pernottamenti.

Secondo la definizione adottata dall’ONU, il turista è colui che trascorre


almeno una notte – e non più di un anno – nel luogo visitato. Chi conclude il suo
viaggio nell’arco della giornata viene classificato come un escursionista. Distinguere
l’escursionista ed il turista è particolarmente importante, anche dal punto di vista
statistico, perché i pernottamenti in esercizi ricettivi sono rilevati sistematicamente e
puntualmente. Gli spostamenti di coloro che vengono definiti escursionisti sono
ovviamente difficilmente quantificabili e censibili ed il loro dato è sempre oggetto di
critiche da parte di diversi operatori del settore.

Sotto il profilo economico, il turismo non è altro che un’attività di consumo


finale o intermedio, ossia rappresenta una massa di domanda, la contropartita
dell’offerta di una gamma di prodotti molto ampia e diversificata, difficilmente

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aggregabile in un unico settore, così come sono difficilmente ascrivibili ad una sola
categoria tutti gli operatori della filiera turistica.

Tutto ciò risulta particolarmente ovvio, in quanto il turista, accanto ad esigenze


caratteristiche e peculiari, come ad esempio l’organizzazione del viaggio o il
semplice pernottamento, ha necessità ed esigenze comuni ad un residente, quali
trasporti, ristorazione, intrattenimento. Pertanto, accanto ad una domanda di consumo
diretta, il turismo genera una consistente domanda indotta.

Il turismo è, quindi, un fenomeno complesso, in cui non conta solo il tipo di


bene o di servizio consumato, ma anche e soprattutto la situazione o la finalità per cui
lo si consuma.

Il sistema economico del turismo può essere rappresentato facendo riferimento


a tre fattori rilevanti:

1. La località e la stagione: quanto più sono turistiche tanto più ampio sarà
il coinvolgimento nel sistema turistico anche di quei settori che
normalmente sono rivolti alla popolazione residente;
2. La destinazione tipica del bene o del servizio, che può essere più o meno
rivolta al consumo dei turisti piuttosto che dei residenti;
3. Il consumo del bene o del servizio da parte del turista, che può essere
diretto o indiretto.

L’area occupazionale del turismo e dell’ospitalità è un aggregato limitato e


definito dell’insieme degli addetti che lavorano a vario titolo anche per i turisti.

Prima di continuare con questa analisi, occorre prendere in considerazione le


motivazioni per le quali si intraprende il viaggio turistico ed escursionistico. Un
fenomeno di particolare interesse è la progressiva frammentazione e proliferazione
delle motivazioni da cui originano i movimenti turistici degli ultimi anni, complice la
moltiplicazione dei viaggi turistici e la riduzione della loro durata media.

Una prima netta distinzione fra le motivazioni è la distinzione fra viaggio per
vacanza e viaggio per lavoro. Sono questi, infatti, i settori in cui si muove la
stragrande maggioranza di persone che rientrano nei canoni di definizione di turista.

Ogni differente tipologia di motivazione genera, però, esigenze, bisogni molto


spesso simili, ma allo stesso tempo diversificati. Tali bisogni possono essere materiali
o immateriali, reali o psicologici, ma tutti hanno una matrice soggettiva.
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Possiamo però indicare alcuni bisogni, definibili come “comuni”, perché


nascono da esigenze basilari. In questo caso, argomenti quali trasporto, alloggio e
vitto rappresentano le principali voci di spesa del turista. Altre esigenze rientrano
come comuni, quali la mobilità e l’informazione turistica.

Un bisogno essenziale è il trasporto, in quanto il movimento è una caratteristica


essenziale dell’essere turista. Tale necessità rientra fra quelle indispensabili per tutta
la popolazione, giacché buona parte dei flussi di trasporto è generato da abituali
movimenti tra i luoghi di vita quotidiana. Un dato del Ministero dei Trasporti, in
riferimento al trasporto ferroviario, riporta che circa il 20% dei viaggiatori copre
tratta a lunga percorrenza, mentre il restante 80% ha esigenze di trasporto prettamente
locale.

Ancora oggi uno dei mezzi di trasporto per spostamenti ad una certa distanza
per gli italiani è l’automobile privata. L’aereo, invece, presenta un fenomeno in forte
crescita, complice l’adozione di tariffe vantaggiose per coloro che prenotano in forte
anticipo oppure scelgono di servirsi di compagnie low cost che offrono prezzi molto
vantaggiosi per tratte di viaggio frequentate sia da quelli che si spostano per turismo,
sia quelli che si spostano per motivi di lavoro o altro. Il successo di questa formula
sta in una serie di scelte effettuate dalle compagnie che da un lato riducono le spese
eliminando molti servizi accessori ai passeggeri e dall’altro garantiscono dei ricavi
che permettono di garantirsi le entrate necessarie. Ovviamente, in questo caso gli
aerei sono quelli con un numero maggiore di posti a sedere. Anche gli aereoporti
prescelti per questa tipologia di voli sono scali secondari, molto vicini ai principali
centri italiani ed europei. Non esiste su questi voli la suddivisione per classi e
l’assegnazione del posto avviene al momento dell’imbarco, consentendo un ulteriore
risparmio di tempo e di personale.

La rivoluzione del servizio di biglietteria, con le offerte diffuse e prenotabili si


internet, hanno portato all’abolizione del biglietto cartaceo, hanno azzerato i costi, ed
hanno condizionato fortemente la scelta del mezzo di trasporto. In Italia, l’incidenza
dei voli low cost si è assestata a circa il 32% delle prenotazioni per i voli a carattere
nazionale, mentre per i voli all’esterno la cifra si aggira intorno al 40% delle
prenotazioni.

L’altra categoria è quella relativa alle possibilità di alloggio, che rappresenta


ancora una delle principali voci di spesa, e forse quella che incide maggiormente
sulla scelta e definizione dei viaggi.

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Una parte fondamentale la fanno ovviamente gli alberghi, che vengono


suddivisi per categorie contraddistinte dal numero di stelle.

Accanto a queste strutture ricettive cosiddette “classiche” ne esistono altre con


diverse formule, caratterizzate da standard essenziali e prezzi più contenuti. Ancora
oggi risulta in alcuni centri molto difficile ottenere risultati soddisfacenti in merito
alle presenze nelle strutture di tipo ricettivo. Ad esempio, non si riesce a definire il
numero preciso di flussi turistici in riferimento ai posti letto, perché esistono una
serie di dati non quantificabili, come il soggiorno presso amici e parenti, le presenze
relative a camper e campeggi che non sempre forniscono dati attendibili.

Fra le molteplici strutture ricettive presenti sul territorio nazionale, quella che
ancora oggi viene preferita in maniera decisa è il soggiorno nelle strutture alberghiere
a tre stelle, che offrono ancora un discreto rapporto qualità/prezzo.

Un dato considerevole va rilevato. Negli ultimi anni, il settore dell’accoglienza


ha visto l’incremento delle strutture ricettive bed&breakfast, che garantiscono un
prezzo di gran lunga più vantaggioso degli alberghi, ma hanno il limite di offrire solo
la colazione ai propri clienti. Infatti, il turista negli ultimi anni preferisce non
rimanere in hotel per consumare i pasti principali, quali pranzo e cena, ma preferisce
approfittare di questi tempi per approfondire ed implementare le visite, mangiando
uno spuntino oppure pranzi fugaci per poi cenare in locali caratteristici o take-away.

In riferimento a quello che potremmo definire l’altro interesse primario, quale


mangiare, è molto difficile tracciarne una linea di demarcazione fra i turisti e le
esigenze dei residenti. A differenza dei residenti, i turisti ricorrono in maniera
consistente ai pubblici esercizi (ristoranti, bar, tavole calde, pizzerie, fast food, etc.),
anche se occorre tenere in considerazione che buona parte dei turisti alloggia in
strutture che contemplano l’uso della cucina. Se si considera che i consumi per vitto
spesi dai turisti in Italia superano i sette miliardi di euro (fonte ISTAT), tale fattore ci
fa considerare questo dato come una fetta rilevante degli introiti generati nel nostro
Paese dai flussi turistici.

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