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SALERNO FORMAZIONE

Master in Alta Formazione in Economia e Management dell’Arte dei Beni Culturali


Materiale didattico – Modulo n. 1

VIAGGIO NELL’ARTE CONTEMPORANEA:


DAL DOPOGUERRA AD OGGI

Il termine “arte contemporanea” si riferisce, di regola, a tutte le forme di arte


iconografica del periodo post-impressionista ai nostri giorni. L’uso dell’aggettivo
generico di “contemporanea” è dovuto principalmente alla mancanza di una scuola o
corrente artistica dominante che possa essere riconosciuta univocamente da artisti,
storici dell’arte e critici.

Prima della fine degli anni sessanta infatti la maggior parte delle opere poteva
essere etichettata facilmente come frutto di una particolare scuola pittorica. Anche
negli anni settanta e ottanta si possono notare certe tendenze come l'arte
concettuale, performance art, arte femminista, pop art, graffiti. L'arte dopo l'era
moderna si è trasformata seguendo anche i cambiamenti economici, globali, politici e
socioculturali. La sempre maggior velocità e mole di scambi di idee, risorse
economiche, informazioni e cultura intorno al globo avviene anche nel mondo
dell'arte. Molte delle barriere e distinzioni all'interno dell'arte sono cadute
contribuendo ad una vivacità e multidisciplinarità tipica dell'arte contemporanea che
ne ha fatto spesso ragione d'essere.

L'arte contemporanea non va confusa con i lavori dell'arte moderna, nonostante


le tendenze e i movimenti si possano direttamente riferire al modernismo. Molte delle
direzioni dell'arte moderna sono coinvolte nell'esplorazione base della pittura, per
esempio del colore, del colpo di pennello e della tela di canapa. Il filosofo e critico
d'arte Arthur Danto ha asserito che il modernismo (inteso come storia dell'arte stessa)
è arrivato alla sua fine con la realizzazione delle scatole Brillo di Andy Warhol, le
quali hanno funzionato come arte stessa nonostante fossero altamente distinguibili
dalla loro controparti della realtà. Queste sculture quindi hanno segnato la fine
tra oggetti d'arte e oggetti non artistici.

Lo studio degli strumenti artistici spesso innovativi e l'uso degli stessi senza
altro fine hanno caratterizzato molta parte di ciò che possiamo definire arte
contemporanea.

Quest'ultimo aspetto va sostanzialmente ricondotto all'influenza ancora


presente, in parte dell'attuale sistema dell'arte, della filosofia post-duchampiana
secondo la quale ogni oggetto può diventare arte. Di qui il fiorire di ricerche artistiche
basate su una continua sperimentazione ed utilizzo di materiali nuovi e delle
installazioni.
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Tra le nuove tendenze artistiche contemporanee più recenti, rappresentate


attraverso la fondazione di nuovi gruppi e movimenti artistici, presenti nel panorama
artistico contemporaneo, si trova la Transavanguardia. Arte povera e
Transavanguardia sono state le due linee dell'arte contemporanea italiana capaci di
varcare i confini nazionali.

Arte Informale
L'arte informale è una corrente artistico-pittorica del secondo dopoguerra nata a
seguito delle enormi devastazioni e sofferenze portate dalla seconda guerra mondiale,
anche gli artisti non hanno più certezze. La pittura diventa informale e si sottrae al
figurativo, alla geometria e al rigore matematico che caratterizzano l'Astrattismo.
L'artista percepisce la propria incapacità di trasmettere messaggi e per far fronte a
questa nuova urgenza comunicativa utilizzano i materiali più disparati. Jean
Fautrier dipinge una serie di quadri dal titolo “ostaggi”, nei quali si possono
distinguere le forme. Jean Dubuffet chiama “vita irrequieta” un quadro in cui si
possono distinguere delle piccole figure umane come graffiate sugli strati di
colore. Alberto Burri brucia e buca sacchi di tela e plastica, lavora con colla vinilica e
altre materie plastiche creando composizioni bianche. I principali artisti di questo
movimento sono Jackson Pollock, Franz Kline, Willem De Kooning, Hans Hartung.

Espressionismo Astratto
L'Espressionismo astratto fu un movimento artistico statunitense successivo
alla seconda guerra mondiale. Fu il primo fenomeno artistico tipicamente americano
ad influenzare il resto del mondo e contribuì a spostare radicalmente la capitale
artistica da Parigi a New York, e più in generale dall'Europa agli Stati Uniti
d'America.

Il termine "Espressionismo Astratto" si deve ad Alfred H. Barr Jr. che lo coniò


nel 1919 a commento di un quadro di Vasily Kandinsky. Successivamente fu ripreso
per essere applicato all'arte americana degli anni quaranta dal critico Robert
Coates nel 1946. Il movimento prende il suo nome dalla combinazione dell'intensità
emotiva e autoespressiva degli espressionisti tedeschi con l'estetica anti-figurativa
delle scuole di astrazione europee come il Futurismo, il Bauhaus e il Cubismo
sintetico. In aggiunta, il movimento possiede un'immagine di ribellione, anarchica,
altamente idiosincratica e, secondo il pensiero di alcuni, piuttosto nichilista.

In pratica, il termine viene applicato a tutti quegli artisti operanti a New York
nell'immediato dopoguerra con differenti stili, e perfino il cui lavoro non è né
particolarmente astratto né espressionista. L'action painting energica di Pollock è
tecnicamente ed esteticamente molto differente dalla violenta e grottesca serie
di donne di Willem de Kooning e dai luccicanti blocchi di colore delle opere di Mark
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Rothko e le vedute malinconiche di Venezia di William Congdon, tuttavia tutti e


quattro vengono considerati espressionisti astratti da molti critici.

L'espressionismo astratto ha delle caratteristiche comuni, ad esempio la


predilezione per le ampie tele in canapa, l'enfasi per superfici particolarmente piatte,
ed un approccio a tutto campo, nel quale ogni area della tela viene curata allo stesso
modo. Come prima originale scuola di pittura in America, l'espressionismo astratto
dimostrò la vitalità e la creatività del paese negli anni del dopoguerra, tanto quanto il
suo bisogno (o abilità) di sviluppare un senso estetico che non fosse ristretto negli
standard europei di bellezza.

Arte concettuale
La definizione di arte concettuale nel contesto dell'arte contemporanea si deve
a Joseph Kosuth che lo utilizzò verso la metà degli anni sessanta per definire il suo
obiettivo di un'arte fondata sul pensiero e non più su un ormai frainteso ed equivoco
piacere estetico. Nel 1965, infatti, Kosuth realizzò l'opera Una e tre sedie che
comprendeva una vera sedia, una sua riproduzione fotografica ed un pannello su cui
era stampata la definizione da dizionario della parola "sedia": l'artista si proponeva di
richiamare lo spettatore a meditare sulla relazione tra immagine e parola, in
termini logici e semiotici. Comunque già nell'anno 1960, e probabilmente all'insaputa
uno dell'altro, il catalano Joan Brossa aveva concepito il poema-
oggetto Cerilla (fiammifero), che riuniva la parola "cerilla", il disegno di un
fiammifero e il fiammifero vero e proprio. Il meccanismo logico-semiotico è lo stesso
in ambedue i casi.

La rarefazione dei contenuti emozionali nell'arte perseguita dagli artisti


concettuali arrivò ben presto anche a determinare la volontà di prescindere dall'opera
d'arte in sé: l'idea e la riflessione subentrarono così al manufatto, all'oggetto,
indipendentemente dal loro carattere tradizionale o innovativo. L'arte concettuale fu il
punto d'arrivo del percorso che, dall'impressionismo in poi, aveva caratterizzato
l'evoluzione dell'arte visiva contemporanea mediante la volontà di sottrarre l'arte
medesima ai vincoli formali e culturali che ne avevano costituito la tradizione. In
questo senso possono essere definite "concettuali" esperienze molto diverse tra loro
ma caratterizzate comunque da un comune denominatore inequivocabile.

Fluxus
Le origini di Fluxus possono essere rintracciate in molti dei concetti espressi
dal compositore statunitense John Cage e nella sua teorizzazione della musica
sperimentale degli anni cinquanta. Cage pianificò una serie di categorie di
Composizioni Sperimentali che iniziarono tra il 1957 ed il 1959 presso la New
School for Social Research di New York, che esploravano le nozioni
di indeterminatezza nell'arte. Questo lavoro di classificazione, più tardi portato avanti
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da Richard Maxfield, fu seguito da molti artisti e compositori, che in seguito presero


parte all'esperienza Fluxus formandone il nucleo centrale: Jackson Mac Low, La
Monte Young, George Brecht, Al Hansen, Dick Higgins e più tardi George
Maciunas.

Altre influenze importanti possono poi essere ritrovate nel lavoro di Marcel
Duchamp, che coniò il termine anti-arte nel 1913 assieme ai primi ready-made, una
serie di opere create esponendo e decontestualizzando una serie di oggetti della
quotidianità, negando quindi di fatto la necessità dell'abilità tecnica come veniva
intesa nelle Arti Visive tradizionali. Un esempio famoso tra i suoi ready-made
è Fontana. Quando nel 1915, Duchamp arrivò da Parigi a New York, formò
immediatamente un gruppo con Francis Picabia e Man Ray. Nel 1916 i tre divennero
il centro delle attività Anti-Arte negli Stati Uniti e le loro opere divennero in seguito
seminali nello sviluppo di Fluxus e più in generale dell'Arte concettuale, tanto che le
attività che poi presero nomi diversi come Fluxus, Happening, Nouveau
Réalisme, Pop Art, mail art, performance art ed altro, venivano spesso raggruppate
sotto il termine "Neo-Dada".

Neo-Dada
Il Neo Dada è un movimento artistico che riprende i temi e gli stili dadaisti. È
caratterizzato dall'uso di materiali moderni, da soggetti dell'immaginario popolare e
da contrasti assurdi. Inoltre nega apertamente i concetti tradizionali dell'estetica. Il
termine venne reso popolare da Barbara Rose negli anni sessanta e si riferisce
principalmente, anche se non esclusivamente, ad un gruppo di opere create in quegli
anni o nella decade precedente.

In anni recenti il termine Neo-Dadaista è stato legato ad un gruppo


internazionale di artisti conosciuti come Fondazione Kroesos condotto da Mark Divo.
Nell'inverno del 2002 hanno occupato il Cabaret Voltaire a Zurigo fino a quando la
polizia non li ha costretti ad uscire, il 2 marzo 2002. Gli artisti connessi a questo
genere includono Jasper Johns, Yves Klein, Robert Rauschenberg, Claes Oldenburg e
Jim Dine.

Soltanto grazie agli artisti Pino Pascali e Piero Manzoni si può parlare di un
effettivo affermarsi del neodadaismo italiano. A differenza degli artisti statunitensi,
però, in loro è concentrata tutta l'ironia del dadaismo storico, insieme al gusto per
il gioco. A sostegno di ciò si pongono le scatole di Merda d'artista (1961) di Piero
Manzoni, con cui egli si riferisce alla trasformazione dell'opera artistica in bene di
consumo, pronto per essere posto sugli scaffali di un supermercato e venduto. L'arte è
immediata ed esauribile, come le uova sode che Manzoni firma nel 1959 con
un'impronta del suo pollice (Consacrazione dell'arte dell'uovo sodo), o le modelle

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che diventano sculture viventi, o le linee avvolte dentro cilindri di cartone e vendute a
un tanto al metro.

Op Art (o Optical Art)


L’optical art, nota anche come op art, è un movimento di arte astratta nato
intorno agli anni sessanta e sviluppatosi poi negli anni settanta del Novecento. In essa
si vogliono provocare principalmente le illusioni ottiche, tipicamente di movimento,
attraverso l'accostamento opportuno di particolari soggetti astratti o sfruttando
il colore.

Si tratta di una corrente artistica che viene spesso inclusa nel più grande
movimento dell'arte cinetica, della quale approfondisce l'esame dell'illusione
bidimensionale. È un'arte essenzialmente grafica, basata su una rigorosa definizione
del metodo operativo. Gli artisti vogliono ottenere, attraverso linee collocate in
griglie modulari e strutturali diverse, effetti che inducono uno stato di instabilità
percettiva. In tal modo, essi stimolano il coinvolgimento dell'osservatore. La op art
riprende ancora una volta la ricerca del Bauhaus, di De Stijl, quella concretezza e
quella cinetica del Futurismo, dando risalto ai puri valori visivi.

I primi esperimenti cinetici furono realizzati dagli artisti Richard


Anuszkiewicz, Bridget Riley, Julio Le Parc e Victor Vasarely, nelle cui composizioni
l'effetto ottico è fortissimo.

Popular Art (o Pop Art)


La pop art è una corrente artistica della seconda metà del XX secolo che deriva
dalla parola inglese "popular art", ovvero arte popolare. Si interessa della forma e
della rappresentazione della realtà. I maggiori rappresentanti del genere furono tra gli
altri: Roy Lichtenstein, che si richiamò al mondo dei fumetti; George Segal, che
costruì a grandezza naturale figure in gesso colte in gesti di vita quotidiana; Claes
Oldenburg, che riprodusse in grande scala beni di consumo, o fece apparire molli e
quasi in decomposizione oggetti tecnologici; James Rosenquist, con i suoi enormi
cartelloni pubblicitari. Maestro riconosciuto della pop art fu Andy Warhol, anche
regista cinematografico, che trasformò l'opera d'arte da oggetto unico in un prodotto
in serie, come nella celebre serie dei barattoli di minestra Campbell, con la quale egli
confermò, di fatto, che il linguaggio della pubblicità era ormai diventato arte e che i
gusti del pubblico si erano a esso uniformati e standardizzati. Altrettanto celebri
sono David Hockney, Jeff Koons, mentre Jasper Johns e Robert Rauschenberg sono
considerati i capiscuola della pop art americana.

Questa nuova forma d'arte popolare, in netta contrapposizione con il carattere


ostico dell'espressionismo astratto, rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai miti e
anche ai linguaggi della società dei consumi includendo l'immaginario dalla cultura
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popolare come la pubblicità e le notizie. Il materiale oggetto dell'espressione artistica


viene rimosso visivamente dal suo contesto noto, isolato, e in combinazione con
materiale estraneo. Il concetto di pop art si riferisce non tanto all'arte stessa, quanto
piuttosto agli atteggiamenti che la determinano. Atta a criticare il consumismo che si
diffondeva negli anni sessanta, la pop art respinge l'espressione dell'interiorità e
dell'istintività e guarda, invece, al mondo esterno, al complesso di stimoli visivi che
circondano l'uomo contemporaneo: il cosiddetto "folclore urbano". È infatti un'arte
aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti, la pubblicità, i quadri
riprodotti in serie. Il fatto di voler mettere sulla tela o in scultura oggetti quotidiani
elevandoli a manifestazione artistica si può idealmente collegare al movimento
svizzero Dada, ma completamente spogliato da quella carica anarchica e
provocatoria. La sfrontata mercificazione dell'uomo moderno, l'ossessivo
martellamento pubblicitario, il consumismo eletto a sistema di vita, il fumetto quale
unico, residuo veicolo di comunicazione scritta, sono i fenomeni dai quali gli artisti
pop attingono le loro motivazioni. In altre parole, la pop art attinge i propri soggetti
dall'universo del quotidiano – in specie della società americana – e fonda la propria
comprensibilità sul fatto che quei soggetti sono per tutti assolutamente noti e
riconoscibili.

Transavanguardia
La Transavanguardia è un movimento artistico italiano nato verso la seconda
metà degli anni settanta del Novecento, su progetto del critico Achille Bonito
Oliva sulla scia di una crisi economica, che ridimensiona l'ottimismo produttivo e
culturale dell'Italia, e ridimensiona l'ottimismo sperimentale delle Avanguardie. Le
Avanguardie lavoravano all'insegna di un'evoluzione linguistica lineare che prendeva
le proprie mosse dagli antenati nobili, ovvero le Avanguardie storiche. La crisi
economica, culturale, politica e morale degli anni settanta dimostra che la storia
procede per piani imprevisti, non linearmente. Partendo da questo presupposto la
Transavanguardia, come movimento di transizione, di nomadismo culturale e
recupero della pittura, si è proposta di superare il linguaggio astratto-concettuale delle
neoavanguardie attraverso un ritorno a materiali e tecniche pittoriche tradizionali e
una figurazione dai tratti espressionisti, e talvolta con un recupero di motivi e forme
del passato.

La Transavanguardia teorizzava un ritorno alla manualità, alla gioia ed ai colori


della pittura dopo alcuni anni di dominazione dell'arte concettuale. Il movimento,
teorizzato e sistematizzato dal critico Achille Bonito Oliva, è ascrivibile come un
movimento del tutto italiano, scarsamente riconosciuto all'estero, vide protagonisti un
quintetto di artisti: Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Nicola De
Maria e Mimmo Paladino, con i quali collaborò l'artista fabrianese Sirio Bellucci e ai
quali poi si aggiunsero Mimmo Germanà, Ernesto Tatafiore e Nino Longobardi.

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Contestualizzata, a posteriori, come una delle correnti del postmodernismo,


la transavanguardia, grazie alla natura anticipatoria dei movimenti che hanno
caratterizzato l'attraversamento dell'arte concettuale, ha continuato ad essere
protagonista in Italia di ulteriori ondate, sovrapponendosi alle altre tendenze post-
moderne.

Neoespressionismo
Il Neoespressionismo è stato un movimento artistico, perlopiù focalizzato
sulla pittura, che nasce negli anni settanta del Novecento, si caratterizza per un deciso
recupero della figura spesso rappresentata sotto la lente deformata dell'inquietudine.
Nonostante ciò, si tratta di un'immagine che si deteriora, si consuma e si
dematerializza dietro il ruvido trattamento pittorico. Diffuso soprattutto negli Stati
Uniti, in Germania ed in Italia, il neoespressionismo, dopo l'anarchia sperimentale
degli anni precedenti, ha indicato un percorso che viaggia a ritroso alla riscoperta di
forme di matrice più tradizionale. Questa, forse, una delle ragioni per le quali è stato
ben accolto dai mercanti e dai collezionisti d'arte di tutto il mondo.

I principali esponenti negli Stati Uniti sono Julian Schnabel, noto soprattutto
per i suoi "plate painting" e David Salle, il quale però denota una stretta relazione con
l'Assemblage e con l'Espressionismo astratto. Manipolando l'immagine, recuperata
invariabilmente dall'immaginario collettivo, in chiave di raffinato ed ironico
voyeurismo. Bisogna poi, comunque fare il nome, per tutto il periodo in cui ha
bruciato nella sua parabola inevitabilmente discendente, Jean-Michel Basquiat. Che
con la sua carica dirompente ed ingenua ha tracciato linabocchi che spesso hanno
rivendicato la condizione della tabula rasa.

Digital Art
Con la digital art (o computer art) si indicano le forme d'arte elaborate in
forma digitale. Il termine viene usualmente riservato per l'arte che è stata modificata
in maniera non banale attraverso un computer: testi, registrazioni audio e video non
sono normalmente considerati digital art, in quanto il computer serve solo come
mezzo di immagazzinamento.

La digital art può essere generata completamente dai computer, come per
i frattali, o presa da altre sorgenti, come la scansione di una fotografia o un'immagine
disegnata con l'ausilio di un software di grafica vettoriale, usando un mouse o
una tavoletta grafica. La disponibilità e la popolarità di software per il fotoritocco e la
manipolazione delle immagini ha prodotto una vasta e creativa libreria di immagini
altamente modificate, che hanno poco o nulla a che vedere con le immagini originali.
Usando versioni elettroniche di pennelli, filtri e ingrandimenti, questi "neografi",
producono immagini non ottenibili attraverso i convenzionali strumenti fotografici.
Inoltre, gli artisti digitali possono manipolare scansioni di disegni,
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dipinti, collage o litografie, o usare le tecniche sopra menzionate in combinazione.


La grafica tridimensionale viene creata attraverso il processo di disegnare immagini
complesse a partire da forme geometriche, poligoni o NURBS, per creare forme
tridimensionali realistiche, oggetti e scene utilizzabili in diversi media,
come film, televisione, stampe ed effetti speciali visivi.

I principali mass media usano molta digital art nelle pubblicità, e i computer
sono impiegati abbondantemente nei film per produrre effetti speciali. Il desktop
publishing ha avuto un grande impatto nel mondo dell'editoria, anche se è più
correlato alla grafica (graphic design).