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La biblioteca

di Segusium
La biblioteca di Segusium
Volume 8

Gustavo Mola di Nomaglio

Dizionario araldicoValsusino
Passato (e presente) della Valle di Susa
attraverso la rappresentazione araldica

Disegni a colori tratti


dal Blasonario Subalpino di Federico Bona
http://members.xoom.alice.it/blasonpiemon/

Prefazione di Gian Savino Pene Vidari


con la collaborazione del Dipartimento di Scienze Giuridiche

Segusium
Società di Ricerche e Studi Valsusini
Susa - Maggio 2007
indice

Il Consiglio Direttivo di Segusium


La Biblioteca di Segusium. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 6
Lino Bortolo Perdoncin, presidente
Mauro Minola, vicepresidente Prefazione di Gian Savino Pene Vidari. . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 7
Roberto Follis, tesoriere
Consiglieri: Gemma Amprino, Germano Bellicardi, Passato [e presente] della Valle di Susa attraverso
Enea Carruccio, Mario Cavargna, Tullio Forno, la rappresentazione araldica. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 9
Pier Giorgio Gagnor, Rita Martinasso, Dario Vota.
Alla ricerca di sopravvivenze materiali: un patrimonio
Il Comitato di Redazione della rivista di messaggi dal passato compromesso dall’azione
del tempo e dell’uomo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 14
Direttore: Piero Del Vecchio.
Comitato: Germano Bellicardi, Mario Cavargna, Tullio Forno, Uno sguardo sulla nascita ed originarie funzioni
Pier Giorgio Gagnor, Alessia Giorda, Laura Grisa, dell’araldica. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 22
Rita Martinasso, Mauro Minola, Silvio Tonda, Dario Vota.
Ordinamenti araldici negli Stati sabaudi,
con riferimenti segusini. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 29

Direttore Responsabile: Piero Del Vecchio


Tessera Ordine Giornalisti Pubblicisti n° 099391
Araldica e vita quotidiana. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 31

Autorizzazione del Tribunale di Torino, n. 1666, 31 luglio 1964 Altre testimonianze segusine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 36
Proprietà riservata
Araldica e politica: sovrani e ceti dirigenti in una
Realizzazione: Graffio - Borgone Susa (To) rappresentazione parallela di poteri, prestigio ed onore pag. 43
*** Personaggi e famiglie del passato segusino attraverso
Segusium - Società di Ricerche e Studi Valsusini la rappresentazione araldica. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 51
Sede: Via Unione Sovietica 8 (dei Fossali) - 10059 Susa (TO)
E-mail: info@segusium.org – Web: www.segusium.org Insegne gentilizie di Comunità della bassa e media
Indirizzare la corrispondenza a: Segusium - Casella Postale 33 - 10059 Susa (TO) Valle di Susa registrate in occasione
I versamenti vanno fatti indirizzando a: Segusium - Conto Corrente Postale dei “consegnamenti” del 1614 e 1687-88 . . . . . . . . . . . pag. 277
n. 29681103 - 10059 Susa (TO).
Indice dei motti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 278
La biblioteca di Segusium Prefazione
La Società di Ricerche e Studi Valsusini in questo lungo periodo di attività – Se- La griffe è una delle caratteristiche più significative di quest’inizio di terzo millennio:
gusium fu fondata il 13 dicembre 1963 - ha dato alla stampa un numero notevole di l’occhio e l’orecchio sono costantemente “bombardati” da messaggi inneggianti
contributi dedicati all’arte, all’architettura, all’archeologia e alla storia del territo- – in modo più o meno subdolo – a questo o quel marchio. La riproduzione della
rio delle valli di Susa, Cenischia e Sangone; ha organizzato convegni e dibattiti; ha lattina della “Campbell” o della “Coca Cola” effettuata da uno dei più noti artisti
sollecitato l’intervento di privati e di Enti pubblici a favore del recupero funzionale della Pop Art è considerata indice della nostra epoca, tanto quanto “La Gioconda”
di edifici di pregio e il restauro di opere d’arte. può esserlo dell’umanesimo. L’uomo contemporaneo si compiace delle sue buone
È stata, cioè, e ancora si impegna ad essere, un punto di riferimento costante letture, ma è bersagliato dalla pubblicità come un analfabeta, attraverso il marchio
ed autorevole per quanti hanno a cuore il ricco patrimonio di cui questo territorio e l’immagine dei prodotti. Anche la persona meno condizionata dalla civiltà dei
dispone. Presentare al pubblico una Collana miscellanea e monografica, La biblio- consumi e dalle sue invadenti comunicazioni finisce per essere sensibile alla
teca di Segusium, contenente la produzione culturale più attendibile e aggiornata su garanzia rappresentata da un certo marchio, senza più sentire il bisogno di leggere
temi di evidente interesse è un dovere verso quanti in questi anni ci hanno seguito minuziosamente le componenti del prodotto su cui esso figura.
con favore. L’uomo del nostro tempo non deve quindi stupirsi se in secoli passati, nei quali
L’ambizione è quella di pubblicare otto numeri, due all’anno, da qui al 2006 l’alfabetizzazione era ben meno diffusa, un simbolo visivo quale quello dello
- anno in cui scade il mandato del presente Consiglio Direttivo – costituiti da con- stemma o arme gentilizia, fosse chiaro emblema del potere di un signore, di una
tributi editi e inediti al fine di offrire al lettore non solo quanto Segusium ha pub- famiglia, di una dinastia. Era l’immagine per eccellenza, quasi più della fattezza
blicato in questi anni, sia pure ancora valido, ma anche il contributo di ricerche fisica e più del nome, circa la presenza in un determinato sito e la locale “superiorità”
commissionate appositamente a tale scopo. morale, sociale o politica di chi, di quell’insegna, si fregiava.
Questo ottavo numero completa il “Dizionario feudale valsusino” pubblicato nel- L’arma gentilizia si percepiva visivamente in battaglia, ma si sentiva nel suo valore
l’ottobre 2003 (Segusium n° 42) anch’esso opera di Gustavo Mola di Nomaglio. simbolico tanto su un altare quanto nel lavatoio di una fontana. È quanto questo
Ricco di oltre 500 immagini a colori, acquisite dal Blasonario Subalpino di libro di Gustavo Mola di Nomaglio fa rivivere con capacità e competenza per tutta
Federico Bona e ad una precisa segnalazione della bibliografia di riferimento, oltre la Valsusa, da Névache a Bardonecchia sino a Rivoli.
1600 note, costituisce una guida autorevole a quanti hanno piacere di identificare La paziente ricerca che ha ispirato il libro ha riportato alla luce testimonianze di
lo stemma di una famiglia di cui conoscono l’esistenza ed ha avuto un ruolo di con- stemmi ed armi gentilizie ancora presenti in valle, nonostante l’incuria, il decorso
trollo e di potere nella vasta area compresa tra Bardonecchia e Rivoli. del tempo e le distruzioni degli uomini. Ma ha pure condotto alla predisposizione di
Uno sforzo significativo sia da un punto di vista editoriale sia, soprattutto, per un prezioso e meticoloso blasonario – in ordine alfabetico secondo l’impostazione
l’autore che ha dedicato all’opera molti mesi di lavoro e che ringraziamo – insieme di Antonio Manno – attento a casati e famiglie ma pure a città e comuni, a vescovi
al Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Torino - per avere, ancora ed ecclesiastici.
una volta, dato fiducia alla rivista. Ne emerge una rappresentazione araldica della Valsusa analitica e completa,
L’augurio è che questa iniziativa possa incontrare il favore della critica e del dettagliata e complessiva che viene ad arricchire le nostre conoscenze storiche
pubblico e aggiungere un altro tassello alla già ricca collezione di opere che a vario grazie alla matura ed esperta padronanza dell’autore, inserendosi sapientemente
titolo si occupano della storia locale. in un rilevante filone di studi vivificato in questi ultimi tempi in area subalpina da
La mia gratitudine va altresì al dott. Gian Savino Pene Vidari, al Consiglio Di- rinnovato interesse.
rettivo e al Comitato di Redazione di Segusium, alle Comunità montane alta e bas-
sa Valle di Susa, al Comune di Susa e alla Compagnia di San Paolo per il sostegno Gian Savino Pene Vidari
e l’incoraggiamento ricevuto. Presidente della Deputazione Subalpina di Storia Patria

Il Direttore della rivista Segusium


Piero Del Vecchio


“Tra’ Romani [...] erano stimati Nobili que’ personaggi, che avevano facoltà di
ritenere nelle loro Case le Imagini, ò Ritratti de’ Maggiori, che, con imprese insi-
gni, eransi perpetuati nella memoria degl’Uomini [...]. Quando una famiglia non
poteva esporre una simil pompa, subito giudicavasi che fosse ignobile, ed oscura;
Onde, quando si diceva famiglia senza Imagine, era lo stesso che dire popolare
[...]. Tal presunzione è passata anche a’ nostri tempi nelle Armi gentilizie, che alle
Imagini sono succedute [...], con tal mezzo si viene in cognizione delle gloriose
imprese de’ maggiori, à cui le Armi furono concedute. Tal proposizione è tanto
vera, che uno de’ requisiti necessarj, per conseguire le Croci Militari più stimate,
consiste nella prova delle Armi usate da certo numero di quarti, per corso di tempo
determinato da’ Statuti delle Religioni [...].
Se le Armi gentilizie non sono sostenute da’ marchi di gloria de’ viventi, restan
quasi ombre incorporee de’ defonti” (1).

Passato [e presente] della Valle di Susa


attraverso la rappresentazione araldica
La Valle di Susa: un crocevia nella storia sabauda osservato
attraverso le armi gentilizie
Come ogni regione dell’Europa cristiana la Valle che da Susa trae il proprio nome
è ricca di testimonianze araldiche, che affiorano da un passato diversamente lon-
tano, essenzialmente compreso nei limiti cronologici del medioevo cavalleresco e
dell’Ottocento romantico.
Le armi gentilizie (ad esempio affrescate o apposte sui muri di case, castelli e for-
tezze, scolpite sulle pietre di tombe o fontane e sui banchi di chiesa, incise su
metalli più e meno nobili, dipinte in quadri di personaggi dal cognome dimenti-
cato o ancora famoso, oppure impresse in sigilli applicati a corrispondenze ed atti
pubblici e privati) sono latrici come di un messaggio degli uomini e famiglie che li
hanno inalberati. Sono segni materiali e tangibili ma, ad un tempo, trascendenti, di
una loro sopravvivenza.
La regione segusina può evidenziare e trasmettere anche attraverso l’araldica la
propria essenza di terra di transito, di polo di scambi culturali ed economici e di
crocevia di genti appartenenti a matrici comuni, ma talora aderenti, nel corso dei
secoli, a sovranità differenti (2) e, talvolta, tra loro antagoniste.

(1) Agostino Paradisi, Ateneo dell’Uomo Nobile, Opera Legale, Storica, Morale, Politica e
Kavalleresca, divisa in dieci Tomi [...] di Agostino Paradisi [...], Tomo I, Venezia, 1704. p. 179.
(2) Un particolare legame, ad esempio, intercorrente con l’Astigiano, fu messo in risalto, da
Edoardo Barraia nel breve articolo Legami tra Asti e la Valle di Susa. Tutela del paesaggio
e dei luoghi storici piemontesi: le roccie striate delle Chiuse Longobardiche in Val di Susa, in
Atti e memorie del II° Congresso della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, (Asti, 1-3
Agosto 1933 – XI), Torino, 1937, pp. 38-39; l’autore scrive che “[...] nei secoli XIII e XIV molte
famiglie, nobili e borghesi, da Asti si trasferirono stabilmente nella Valle della Riparia, nella città
di Susa e specialmente nella città di Avigliana, che fu dimora magnifica della Corte Sabauda e
capitale degli stati di Savoia al di qua delle Alpi”.


Da Bardonecchia ed Oulx a Susa, ad Avigliana e sino a Rivoli, si intrecciano nomi Pur in presenza di una precoce decadenza, le memorie araldiche di ciascuna fami-
di famiglie e persone che possono essere rievocati anche attraverso i loro “conno- glia non sono sempre andate perdute, di modo che, scorrendo nel blasonario ora
tati” blasonici o per mezzo di ancor tangibili testimonianze araldiche, appartenenti ricostruito alcuni dei nomi che il Della Chiesa riferisce a Susa, constatiamo che le
a matrici e caratteri subalpini, savoiardi, delfinali e francesi. armi gentilizie di gran parte di loro possono figurarvi, come accade per gli Agliau-
Parlare di araldica in Valle di Susa vuol dire, in primo luogo, parlare di famiglie. di, Aschieri, Barralis, Barberi, Bartolomei, Bermondi, Ferraudi, Rotari (Roero) o
Quali sono quelle araldicamente ad essa ascrivibili? La risposta ci è offerta da per i Ruffo (o Ruffa) che l’autore definisce “una delle più antiche di questa Città”,
un consolidato e condivisibile criterio, generalmente adottato, con riferimento a citando atti in cui rappresentanti di questo cognome già vi compaiono nella prima
specifiche regioni storiche o geografiche d’Europa, in raccolte di stemmi antiche e metà del XII secolo ed accennando all’importanza dei loro possessi feudali nel
contemporanee. Le famiglie di cui si incontreranno i nomi sono state incluse perché territorio di Susa. Anche se di alcune altre non si è, al momento, potuto reperire le
originarie della Valle, perché vi hanno risieduto (per generazioni o solo attraver- insegne (Gioveni, Giusti, Pascali, Sapienti o Savio), non si può escludere che una
so singoli loro esponenti), perché sono state feudatarie di luoghi valsusini (sotto campagna di rilevazione delle testimonianze materiali ancora sussistenti, ora in
differenti sovranità e per periodi di lunga o breve durata) (3), perché, infine. hanno corso, possa servire anche a colmare qualche lacuna.
espresso personaggi localmente rilevanti, in campo religioso, politico, amministra- Le armi di alcune delle famiglie ora citate, sono recentemente riaffiorate sul pa-
tivo, militare o posseduto case, ville, castelli. lazzo della pretura di Susa, in un affresco (pare della prima metà del Trecento),
Molte delle famiglie residenti o feudatarie nei territori segusini hanno, senza om- riunite, a cielo aperto, a costituire, a fianco di altre, un piccolo museo araldico se-
bra di dubbio, lasciato tracce araldiche nei territori sui quali ora indaghiamo. Ne gusino. In origine sulla facciata affrescata si dovevano contare almeno una trentina
parleremo dettagliatamente più avanti. Qualche traccia può ancora essere seguita, di scudi, oggi se ne conservano “leggibili”, o a malapena intuibili, una ventina; i
altre sono scomparse per sempre, altre ancora sono smarrite e potranno, forse, es- restanti sono perduti per sempre. Sulla ragion d’essere e su una probabile datazione
sere riscoperte, cosa che anche recentemente è accaduta, ad esempio nel corso del dell’affresco vari studiosi hanno indagato: alcuni ne hanno proposto un’esecuzione
restauro di edifici pubblici e privati, di chiese, cappelle e monasteri. Un discorso già quattrocentesca (6); altri, come Luisa Clotilde Gentile, in uno specifico studio
diverso riguarda i blasoni dei molti funzionari che si sono alternati nelle ammini- pubblicato sulla prestigiosa rivista del Centro Studi Piemontesi, incrociando valu-
strazioni valligiane, originari di altri luoghi e legati ad altre aree sabaude, al di qua, tazioni prettamente araldiche con fatti storico-politici e considerazioni artistiche,
come al di là dei monti. Il blasonarne o riprodurne l’arma gentilizia non è altro che ritengono di poterne collocare la realizzazione nel primo terzo del XIV secolo, ed
un pretesto per rievocare i nomi, lo accenneremo meglio, di chi ha avuto un ruolo, indicano, non senza lasciare qualche margine per un dibattito, a quali famiglie e
importante o modesto, nella storia locale. personaggi gli scudi ancora leggibili si colleghino (7).
Il blasonario segusino, attraverso la riscoperta di tanti antichi protagonisti della vita
Già la sola città (4) di Susa potrebbe fornire ampia materia ad un blasonario; molte locale, costituisce, a fianco delle descrizioni blasoniche e delle immagini che le
ed importanti furono le famiglie nobili locali, anche se una marcata decadenza di corredano, pure una sorta di dizionario biografico, capace di rievocare col tramite
tante di esse è posta in luce ancora da Monsignor Della Chiesa a metà Seicento, in e pretesto offerto dalle figure, simboli e colori che ne formano le armi gentilizie, i
questi termini: nomi di uomini il cui destino si è intrecciato, in determinati momenti o nel corso
di molti secoli, con la Valle di Susa. Si è tentato di indicare per ogni famiglia i per-
“Siccome ha sempre Susa portato il titolo di Città, così convien dire esser stata in sonaggi (8) (eccettuati i feudatari, oggetto di dettagliate elencazioni nel Dizionario
tutti i tempi oltre a’ suoi Ill.mi marchesi di qualche nobili famiglie abitata, ma an-
che essendo per la variazione delle cose umane decaduta essa Città, così, parte delle
più vecchie fameglie sono anche mancate, e parte divenute in così basso stato, che (6) Ad esempio nel redazionale della rivista “Segusium”, a. XXXVI (1999), vol. 38, pp. 179-
appena, di presente, si nominano fra’ le più vecchie, che hanno feudi, e Signorie in 186 (e in particolare 186).
questa valle possedute [...]” (5). (7) Luisa Clotilde Gentile, Dalla corte al patriziato urbano: l’araldica come proiezione di
rapporti politici nella pittura segusina del Trecento, in: “Studi Piemontesi”, vol. XXX (2001),
1, pp. 71-84.
(3) La presenza delle famiglie feudali è spesso notevolissima nella storia locale non solo gra-
zie ad un’articolata rete di relazioni economiche, sociali, devozionali nel territorio, ma anche per (8) Inseriamo qui un accenno al criterio di inserimento dei rappresentanti di ciascuna famiglia
la specifica promozione delle attività agricole, in pianura come in montagna. ricordati nel corso del blasonario. I numerosi personaggi che, pur appartenendo a famiglie segu-
sine hanno rivestito incarichi solo fuori dalla Valle non sono citati, mentre sono stati registrati
(4) Tendenzialmente useremo la qualifica di “città” per Susa, pur essendo chiaro che la remota i ruoli rivestiti in ambito valsusino sia da personaggi di origine valligiana, sia originari di altri
qualifica di Civitas si perse presto (come illustra Luca Patria, Dai “moenia vetera” ai “novi for- luoghi. Le date riferite alle cariche di ciascuno, tratte non da organiche e sistematiche ricerche
ti”: la difesa di Susa fra tardo medioevo ed età moderna, in: La Porta del Paradiso, Un restauro archivistiche, ma da semplici spigolature bibliografiche (e, in misura modesta, d’archivio) sono,
a Susa, a cura di Liliana Mercando, 1993, pp. 233-270 -e in particolare 236-237-) lasciando, nella maggior parte dei casi, indicative, nel senso che negli anni riportati si è riscontrato che un
piuttosto, il posto a quella “comunità”. certo personaggio rivestiva una determinata carica; non per questo la data più antica rappresenta
(5) Discorsi sopra alcune famiglie nobili del Piemonte di Monsignore Francesco Agostino necessariamente il termine a quo, così come non è detto che la più recente si riferisca esattamente
Della Chiesa, con una gionta composta da uno scrittore incerto dopo la morte del precedente al termine ad quem. Solo quando sono specificati giorno, mese ed anno iniziali e finali si può dare
autore, MS, Biblioteca Reale di Torino, St. p. 806, sec. XVIII, “Delle famiglie nobili di Susa”, per scontato che si tratti effettivamente dell’esatta durata di un determinato mandato, carica, inca-
p. 180. rico. La pluralità delle fonti utilizzate per determinate categorie di persone (abati di San Giusto,

 
feudale pubblicato nel 2003 (9)) che hanno avuto cariche, responsabilità o compiuto
Calvi, Carignani, Chianoc (di, = Canusco, Canischio), Chignin (de), Grosso, Romani, Rovere
(Della) di Vinovo; Chiavrie: Bermondi, Cavalleri, Ferrandi, Somis; Chiusa di San Michele:
priori della Novalesa e via dicendo) deriva anche dal fatto che non esistono esattamente elenchi Cavelli; Clavières: Bardonnêche (de), Guasco, Molineri; Coazze: Bertone, Challant, Coaz-
univoci, immancabilmente esaustivi, per questo si sono privilegiate le attestazioni che si trovano ze (di), Enrielli, Orsini, Provana, Sandri Trotti, Trotti; Col di Finestra: Aschieri; Collegno:
nei lavori di diversi autori, in linea di massima quando appoggiate su specifici riferimenti archi- Collegno (di), Provana di Bussolino (poi Provana di Collegno); Colpastore: Falconeri, Rivalta
vistici. Nel corso dell’indagine biografica si sono incontrati numerosi personaggi che sembrava (di), Trana (di); Condove: Condove (di), Peyretti; Didero, San: Acquabianca, Allamand, Ar-
lecito ricollegare alle famiglie presenti nel blasonario. Non si è potuto, tuttavia, prenderne in con- cour, Bertrandi, Chignin (de), Grosso, Roero; Exilles (con Cels, Deveys e San Colombano):
siderazione molti, nell’impossibilità di accertare inequivocabilmente (attraverso le genealogie Bertola; Fellonia: Fellonia (di = Folonia), Provana; Fenils: Demorra (= Morra, De); Fore-
fornite in generale dal Manno e dal Chiapusso o, in altri studi a stampa e manoscritti consultati) la sto: Alliodo, Aschieri, Barrali, Bermondi, Medaglio, Vivaldo; Frassinere: Bonaudo; Frenée,
loro appartenenza, dato che la semplice comunanza del cognome non identifica necessariamente La: Ferri; [Geneys, Les]: Agnès; Giaglione: Agliaudi, Auruzi, Aschieri, Aschieri di Giaglione,
quelle famiglie - o quegli specifici rami - che, distinti dagli altri, fecero uso di stemmi. Sarebbero Aschieri de Roma Aynardi, Bermondi, Bertrandi, Carroccio, Chianoc (di), Ferrandi, Ripa Bu-
necessarie approfondite ricerche d’archivio per fare chiarezza al riguardo. Del reggimento Susa, schetti, Visconti di Baldissero; Giaveno: Albezii, Alpe, Baronis, Bevilacqua, Birago Mansio,
sono stati menzionati solo alcuni comandanti ed ufficiali più alti in grado. Nel blasonario è stato Boardi, Colletti, Compans de Brichanteau, Feis (de) di Piossasco, Forno, Goffi (poi Goffi de
recepito anche (se appartenente a famiglia dotata di armi gentilizie) qualche studioso di argomen- Guglielmetti), Guglielmetti, Loira, Orsini di Rivalta, Ostero (= Hostero), Peretti, Roy, Strata,
ti d’interesse segusino e, come si accenna altrove, altre persone utilizzatrici di insegne araldiche, Usseglio, Vagnone di Trofarello, Valentino, Valletti, Vergnano; Giorio, San: Acquabianca, Al-
quali alcuni vescovi di Susa. I semplici testi ad atti sia pure per i tempi più antichi, come anche lamand, Aprili (= Avrieu, d’), Ainardi, Aschieri de Roma, Bartolomei, Bertrand, Bonino, Calvi,
i donatori di beni alla Chiesa non sono stati - salvo poche eccezioni - registrati. Per rilevare un Carroccio, Carroccio Fiocchetto, Chignin (de), Confalonieri, Falconeri, Faussone di Nucetto,
grosso numero di personaggi (magistrati, ufficiali del principe, credenzieri, sindaci, religiosi...) Grosso di Bruzolo, Parpaglia di Revigliasco, Prever, Ressano di Fenile, San Giorio e Pramollo
sono risultati particolarmente utili – citati come da lista delle abbreviazioni anteposta al blasona- (di); Gorretto: Aschieri; Gravere: Aschieri e Aschieri de Roma, Baderio, Bolletto, Cauda di
rio - i bacini costituiti dagli studi di Antonio Manno (Patriziato-Vivant), Felice Chiapusso (Fami- Caselette, Giaglione (di), Marchiandi, Ripa di Giaglione, Rousseau (du); Grugliasco: Goveano;
glie segusine), Ettore Patria (Su alcune magistrature di Exilles nel Delfinato al di qua dei Monti, Losa: Aschieri, Baderio, Bolletto, Cauda, Marchiandi, Ripa di Giaglione, Roma (de); Masso di
in “Segusium”, a. VII, n. 7, 1970, pp. 24-53), Gaudenzio Claretta (Cronistoria Giaveno) e Laura Orgivalle: Aschieri, Giaglione (di), Ripa di Giaglione, Roma (de); Mattie: Agnès Des Geneys,
Gatto Monticone (Archivio). Quando le indicazioni sono state tratte dalle prime due opere citate, Aschieri, Bardonnêche (de), Baralis di Mattie e Meana, Calvi, Ferrandi, Orsini di Rivalta, Rivalta
spesso non sono state riportate specifiche note, onde non appesantire esageratamente il testo. (di), Trucchi, Scaglia di Verrua, Ungheresio; Mauro, San, d’Almese: Narri; Meana: Anano
(9) Cfr. Gustavo Mola di Nomaglio, Tra Savoia e Delfini: feudi e feudatari lungo la via (= Annani), Aschieri, Baderio, Balbiano, Baralis, Bolletto, Cauda, Marchiandi, Nomis, Ripa di
Francigena. Dizionario feudale ragionato della regione Segusina con orientamenti bibliogra- Giaglione; Melézet: Jouffrey de Sainte Cécile; Millaures: Jouffrey de Sainte Cécile; Mocchie:
fici, in “Segusium”, a. XL (2003), n. 42, pp. 47-162. In questo articolo si passano in rassegna, Baralis, Giusti; Mompantero: Aschieri de Roma, Bartolomei, Capizucchi, Piovano, Roero, Se-
feudo per feudo, le famiglie che ne furono investite: Almese: Bertolero; Alpignano: Alpignano sterio; Nevâche (o Nèvache): Ambrois (Des), Bardonnêche (de), Borel (= Borrel); Oulx: Anto-
(di), Alpini, Gioffredi, Montbel (di), Piossasco, Provana, Roero, Rogerio (de), Servui, Simeoni; nielli, Niger; Pertusio: Pertusio (di); Petronilla, Santa: Ferrandi; Pianezza: Durago, Imperiali
Altaretto: Aschieri, Baderio, Bolletto, Giaglione (di), Marchiandi, Ripa Buschetti, Roma (de, di Francavilla, Martinengo Langosco, Nomis, Pianezza (di), Provana di Druent, Simiane (di);
= Giaglione de Roma), Rousseau (de), Ambrogio, Sant’: [Bartolomei], Sant’Ambrogio (di); Reano: Aimari (= Aymari), Falconeri, Pellisseri (= Pellizzeri), Piossasco di Scalenghe, Pozzo
Antignasco: Bobba, Carroccio-Fiocchetto-Castellamonte, Catena (De), Fiocchetto; Antonino, (Dal) di Ponderano di Voghera, Reano (di), Rivalta (di), Vagnone di Trofarello; Rivera: Brea; Ri-
Sant’: Bertrandi, Calcagno, Canalis, Medagli (= Medail, Medaglio), Pullini; Arnauds, Les: voli: Capra, Mussi (= Musso), Pocamati, Rivalta (di), Rivoli (di); Rochemolles: Ambrois (Des),
Jouffrey de Sainte Cécile; Avigliana: Avigliana (di), Balbiano, Bergognino (= Borgognino, Ber- Jouffrey de Sainte Cécile; Rosta: Carron di San Tommaso, Folonia (di); Rubiana: Chiavarina,
gognini), Berta, Carron di San Tommaso, Corvi, Folonia (di), Pertusio (di), Provana di Beinette, Provana, Rubiana (di); Salbertrand: Ferri, Marchisio, Salbertrand (di); Sauze di Cesana: Au-
Romagnano, Rusti, Tana, Testa, Visconti di Torino; Balangero (di Giaveno): Goffi, Goffi De ruce (Auruzi, Auruzio), Sauze e Cesana (di); Savoulx: Bottiglia, Giaglione (di); Susa: Aprile (=
Guglielmetti; Bardonecchia: Agnès (= Agnes) Des Geneys, Ambrosio (= Ambrois, des), Ay- Aprili), Barali, Bartolomei, Beliardi, Berardi, Bermondi, Ferrandi, Giaglione (di), Giusti, Grassi,
nardi (= Ainardi), Bardonnêche (de, = Bardonecchia, di), Jouffrey de Sainte Cécile, Nevâche Pascali; Torre de’ Rinaldi (nome convenzionale dato alla terra feudale di Sablasgad, facente
(de, = Névache), Roero; Beaulard: Jouffrey de Sainte Cécile; Borbotero: Aschieri, Carroccio, parte di Oulx): Rinaldi; Traduerivi: Bartolomei, Rocchietti, Rubeis (de); Trana: Balbo, Balbo
Giaglione (di), Roma (de, = Giaglione de Roma); Borgone: Arcour (= Arcatori, Arcore, Har- di Vernone, Baronis, Bergera, Bertolio (= Bertoglio, Bertolio de’ Perdomi), Confalonieri, Drago
court, d’), Beauvoir (de), Berthoud de Malines, Bobba, Calvi, Chiaberti (= Chabert), Gropello, (= Drague, de, Draghi, Draconibus, de), Gastaldi, Gromis, Olivero (= Ollivero, Oliveri), Orsini
Roero; Bruino: Bertolero, Bertone, Borghese (= Borgesi, Borgesio), Braida (de), Canalis, Drò (= di Rivalta, Orsini-Falconeri, Reano (di), Rivalta (di), Trana (di); Val della Torre: Moncucco
Drous), Federici (de), Olmos (de), Piossasco (di), Rossi (De), Rovere (Della), Scozia; Bruzolo: (di), Visconti di Baratonia; Valgioie: Fayditi di Coazze; Vazons: Berlia; Solaro di Villanova;
Bertrandi, Grosso, Montmeillan (de), Pallavicino di Stupinigi, Rivoire (de la, = Ravoire, Revojre, Villar Almese (= Villar Dora): Albesano (= Albesani, Albezano, Albessani), Ayguebelle, Ber-
Rivoira) di Domeyssin, Roero, Rovere (Della) di Vinovo; Bussoleno (con Castel Borello e gognino, Fayditi, Montevernier (di, = Montvarnière, Monvarnier, Montevarnerio, Montevareto,
Antignasco): Aprili, Aynardi di Chianoc, Balej (?), Barberi (o Barbieri), Bartolomei, Bernezzo Montevarino), Peracchio, Provana, Rivalta (di), Rossi, Sala (de), Thoet (de, = Thouvet, Toet,
(= Bernezzi, Bernesso), Bonino (= Bonini), Bunei, Calvi, Catena (de), Cavalleri, Chianoc (di), Toetti); Villarbasse: Allamand, Ambrosio di Chialamberto, Avogadro del Bosco, Bergera, Bo-
Chiapusso, Cognengo di Castellamonte, Dentis, Ferrandi (= Ferrando), Fiocchetto, Giaglione nino, Caccia, Calvi, Chignin (de), Cucca-Mistrot, Dupin, Gays (= Gay) poi Gays-Rasino, Guasco
(di), Giusti, Grosso, Macagno, Morone, Pascali, Roma (de), Roero; Buttigliera di Susa (= di Altessano, La Forest (de), Michelis (De), Mistrot, Paglia (= Pagla), Pertusio (di), Porporato
Buttigliera Alta): Carron di San Tommaso; Camerletto: Canalis; Carre: v. Villarbasse; Ca- di San Peyre (= Sampeyre, San Pietro di Venasca), Provana, Reminiac (de) d’Angennes, Rolan-
sellette (= Caselette, con Val della Torre, Brione e Cascina La Giaconera): Avenati, do, Vignola; Villar Focchiardo: Aschieri, Bertrandi, Bonino, Canalis, Carbonello, Carroccio,
Boetti-Balbo, Canalis di Cumiana, Cappone, Cauda (= Coda), Cays di Giletta, Patrone, Sala, Carroccio Fiocchetto, Defferus, Doglio, Felisio, Gerbo (de), Giacomelli, Giaglione (di), Grassi,
Vagnone di Trofarello, Valperga; Castel Borello: Bobba, Calvi, Catena (della), Fiocchetto, Marchisio, Medaglio, Montvernier (de), Prato (de), Reano (di), Roero, Secapepe (= Seccapepe),
Roero; Cesana: Auruzi; Chianocco: Allamand, Atenolfi, Aynardi, Bardonnêche (de), Bertrandi, Verdina, Villarfocchiado (di), Vinea, Visconti di Baratonia, Visconti di Villarfocchiardo; Villar

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atti degni di memoria a livello locale. Tutto ciò, non senza un preciso scopo: i sim- consignori si dotarono di un proprio sigillo, in molti casi contenente, anche quando
boli araldici, per non restare mere manifestazioni figurative o loro trasformazioni non propriamente armoriato, un richiamo al blasone di ciascuno, con la funzione,
lessicali, richiedono, infatti, di essere ricondotti non soltanto alla loro “asettiche” tra l’altro, di esprimerne la personalità giuridica. Per questo - ma anche per costitui-
concretezza materiale (testimonianze scultorie, pittoriche e via dicendo), ma anche re un indice dei feudatari in Valle di Susa menzionati nel citato Dizionario feudale
a quella “fisica” a cui rinviano (le persone che li inalberarono, che ne furono fiere, - tutte le casate che ebbero diritti giurisdizionali, nessuna eccettuata, sia originarie
che vollero con forza identificarsi con esse e attraverso esse essere identificate). At- della Valle sia giunte da fuori, sono inserite nel blasonario, anche quando non è
traverso l’immagine araldica gli uomini proiettavano nella società la manifestazio- stato in alcun modo possibile reperire la loro arma. Non è escluso che successivi
ne di un sistema di onori universalmente accettato, congiuntamente a lembi della approfondimenti consentano di colmare le lacune attualmente registrate: per alcune
propria storia e del proprio nome (come accade nel caso delle armi agalmoniche o famiglie si sono indicate le tappe di un possibile itinerario di ricerca, individuando
“parlanti”). cappelle di giuspatronato e luoghi di sepoltura (quasi immancabilmente decorati
Fatte le debite proporzioni gli stessi sovrani grandi e minori d’Europa associavano con stemmi) o edifici da esse posseduti.
il proprio prestigio, i propri diritti di dominio ed anche - oggi può apparire stupefa- Molti blasoni, in ogni caso, sono ormai documentabili soltanto per mezzo delle
cente – vere e proprie strategie di rivendicazione ed espansione territoriale alle loro raffigurazioni o descrizioni contenute in vecchie compilazioni manoscritte, in fondi
armi gentilizie, come si accennerà in conclusione di questi appunti, parlando delle archivistici “ufficiali” (concessioni e consegnamenti) e in numerose opere a stampa
valenze politiche dell’araldica e dei modi in cui i grandi signori dell’Antico regime antiche e moderne. In mancanza di fonti di questo tipo, sarebbe impossibile cono-
proiettavano attraverso essa un’immagine che li rappresentava in modo concreto e scere anche la semplice blasonatura (vale a dire la dettagliata descrizione dello scu-
pregnante all’interno ed all’esterno delle loro giurisdizioni e “confini”. do, degli smalti, figure, segni e simboli accessori) degli stemmi di molte casate.
Sarebbe chimerico ricercare le tracce araldiche di tante famiglie protagoniste delle Nella descrizione delle armi gentilizie delle famiglie segusine si è, in genere, fatto
vicende storiche della Valle soltanto attraverso le sopravvivenze ancor oggi visi- riferimento ad un linguaggio consolidato in Piemonte, adottato da noti studiosi.
bili. Di queste, nel presente volume, ne sono raccolte solo alcune; in un altro, che In particolare, per fornire un impianto più omogeneo, si è fatto ricorso alle blaso-
seguirà, ne sarà realizzato un repertorio per quanto possibile completo, con intenti nature fornite da Antonio Manno nel Patriziato subalpino, il cui impianto termi-
di documentazione e di tutela. In ogni caso dalle indagini sin qui fatte si è ricavato nologico e metodologico è perciò dominante nel volume. Ciò nondimeno non si
il dubbio, per ora nulla più che una sensazione, che la Valle di Susa possa avere è voluto offrire un quadro appiattito su un’unica scuola: talora si è fatto ricorso a
conosciuto in epoca medievale, in particolare nelle chiese, una fioritura araldica forme di blasonatura alternative, usando, senza discriminazioni, terminologie che,
relativamente modesta rispetto a quanto rilevabile in altre regioni storiche. Due le pur equipollenti, sono state in passato oggetto di dibattito tra gli araldisti italiani.
possibili cause principali; la prima pare poter essere riconosciuta nell’inconsueta Per questo, per limitarci ad un paio di esempi, si incontreranno nelle descrizioni
estensione delle prerogative feudali degli enti monastici, i quali non esercitavano i degli stemmi alcuni termini tra loro sinonimi, come scaglione e capriolo oppure
propri diritti di sovranità in modo distratto o “da lontano”: partecipavano alla vita come troncato e spaccato il cui uso identifica visioni non solo differenti ma talora
dei territori infeudati quotidianamente, coagendo nei singoli luoghi a fianco dei contrastanti del linguaggio blasonico (10). Attraverso un ampio apparato di blasona-
feudatari su cui avevano piena o parziale superiorità. Questi ne erano condizionati ture più e meno antiche, in genere fornite in nota a corredo di quelle riportate nel
anche quando riconoscevano i loro feudi non – o non solo - da realtà monastiche, testo, si è, inoltre, inteso evidenziare le evoluzioni e la ricchezza del vocabolario e
ma anche direttamente dai Savoia o dai Delfini. Si tratta di un tema da approfondire. grammatica araldici, non soltanto a beneficio dei “cultori della materia” o di altri
Una seconda causa, può essere rappresentata, in alta Valle, dalla pervasiva presenza che operano in campi in qualche misura comunicanti (11) ma, ancor più, per aprire
delfinale, capace letteralmente di invadere, come si è fuggevolmente accennato so- il lessico ed il mondo dell’araldica alle osservazioni ed analisi di una molteplicità
pra, gli spazi architettonici e d’arredo liturgico e devozionale degli edifici ecclesiali
simbolicamente più significativi.
Certo la conoscenza degli usi dei ceti dominanti dell’Antico regime induce a con- (10) Mentre Goffredo di Crollalanza scrive, ad esempio, che la voce “troncato” costitui-
getturare che la totalità (o la stragrande maggioranza) delle famiglie della Valle sce un “Vocabolo errato e da fuggirsi” (Enciclopedia araldico-cavalleresca. Prontuario nobiliare,
comprese nel blasonario ora compilato abbiano, anche quando non si è trovata la Pisa, 1876-77, p. 595), altri lo adottano, contestando, piuttosto, la validità della forma “spaccato”.
loro arma, lasciato in ambito valligiano qualche attestazione materiale delle proprie (11) Agli studi araldici e genealogici e, più in generale, riguardanti l’aristocrazia, la nobiltà,
insegne gentilizie. I casi di famiglie menzionate i cui stemmi restano ignoti, non il potere in Antico Regime, si dedicano ai giorni nostri, guardando al passato degli Stati sabaudi,
conoscendosene la blasonatura, né raffigurazioni, né testimonianze concrete, non numerosi studiosi, dediti a discipline e specializzazioni differenti, che non raramente possono
sono, tuttavia, propriamente rarissimi. Si è voluto comunque inserire molti dei loro convergere a formare un unico quadro d’insieme, quali tasselli di una realtà complessa e sfac-
nomi, quando è sembrato probabile che esistesse una concreta potenzialità di asso- cettata. Molti nomi potrebbero essere fatti per sottolineare l’importanza di un settore di studi che
ciare ad essi autonome insegne. non cessa di suscitare interesse, sia all’interno, sia all’esterno dell’“accademia”. Nell’impossibi-
lità di menzionare tutti, basti fare a puro titolo esemplificativo, solo tra quanti hanno pubblicato
Un discorso a sé va fatto per le famiglie detentrici di feudi. È noto che già nel XIII recentissimi lavori, qualche nome (in aggiunta a quelli sin qui menzionati in questi appunti intro-
secolo, col moltiplicarsi delle piccole giurisdizioni feudali, anche i più modesti duttivi), come Roberto Sandri Giachino, Enrico Genta Ternavasio, Angelo Scordo (il cui nome ri-
corre costantemente nelle note del blasonario segusino), Gustavo Figarolo di Gropello, Alberico
Lo Faso di Serradifalco, Paola Bianchi, Mario Coda, Andrea Merlotti, Tomaso Ricardi di Netro,
San Marco: [Magliano], Mistrot, Roatis. Maurizio Bettoja, Blyte Alice Raviola, Gianluigi Rapetti Bovio della Torre, Nicola Ghietti.

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di studiosi, consentendo loro di esplorarlo, ad esempio, da angolazioni filologiche, attraverso i segni blasonici ancora leggibili sul territorio. Anche se il “censimento”
glottologiche, etimologiche. vero e proprio è in via di attuazione, come si è già accennato, nel corso di queste
Gli indici dei motti forniti in appendice potranno contribuire al riconoscimento di pagine si è fatta una carrellata su alcune sopravvivenze riferite a famiglie private
testimonianze araldiche sinora anonime (essenzialmente riferite alle famiglie valli- note e meno note, reperite essenzialmente a livello bibliografico, in attesa che si
giane). In un secondo tempo sarà elaborato, grazie alla disponibilità di tante blaso- concluda la campagna di rilevazione capillare in corso. Alla presenza, significati,
nature, un indice delle figure, attributi, smalti, colori che compaiono nel dizionario portata politica delle insegne sovrane, quale sintesi e proiezione di tutto un siste-
araldico valsusino. Personaggi nobili e “borghesi” (12) raffigurati in antichi dipinti ma di comunicazione e rappresentazione simbolica si accennerà, ma in modo più
stemmati potranno in qualche caso essere identificati. Edifici ed oggetti armoriati superficiale.
(come escludere il riaffioramento di ulteriori testimonianze “perdute”, come è ac- Certamente lo scorrere del tempo, con le usure e danni che esso inesorabilmente
caduto per il palazzo che ospita la pretura di Susa) potranno forse essere collegati comporta, il succedersi di famiglie nel possesso di luoghi, edifici, cappelle patronate
ai nomi dei loro committenti (13). Per di più potrebbe essere riconosciuta un’even- e sepolcri (con frequente surrogazione delle insegne gentilizie dei predecessori con
tuale matrice valsusina per oggetti, mobili, dipinti non più presenti in ambito locale le proprie) ha portato alla cancellazione di innumerevoli attestazioni blasoniche.
(spesso dispersi ai quattro venti, non solo in Italia ma nel mondo (14)). L’uscita di scena di un feudatario (oppure di un proprietario di castelli, case, torri
o caseforti) ora per una cessione di diritti dovuta a cause diverse (non escluse le
difficoltà economiche, costantemente in agguato), ora per il disimpegno da un’area
marginale nel contesto delle proprie strategie patrimoniali o di politica feudale (op-
Alla ricerca di sopravvivenze materiali: un patrimonio di pure per l’estinzione di una famiglia) poteva essere, in molti casi, un’uscita di scena
messaggi dal passato compromesso dall’azione del tempo definitiva anche sotto il profilo araldico.
e dell’uomo Con specifico riferimento all’area segusina accenna a numerose ed irreparabili per-
dite lo storico Luca Patria, sensibile conoscitore della Valle. Nel saggio Lo stu-
dio dell’araldica valsusina: note preliminari (15), Patria parla di “[...] patrimonio
Per la realizzazione di un repertorio degli stemmi segusini, non si può prescindere assediato [...] da ripetute distrazioni e appropriazioni [...]” ed aggiunge “sarebbe
dal raccogliere un corpus delle blasonature contenute nelle fonti archivistiche e impietoso fare un elenco delle perdite definitive: molti stemmi frescati hanno già
bibliografiche sopra citate, le uniche che consentono di ricavare un quadro, se non dissolto gli smalti con la caduta del colore, rendendosi irriconoscibili, altri sono
propriamente esaustivo, assai ampio. Naturalmente per il compimento di un reper- stati occultati e inglobati in nuovi edifici nel corso di frettolose ristrutturazioni” (16).
torio araldico non si può prescindere da una ricerca delle testimonianze materiali, Queste perdite (causate non dall’ordinario avvicendamento o dallo stratificarsi di
coloro che facevano uso di stemmi quando l’araldica costituiva un codice sociale
vivo e vitale, ma dall’incuria) non hanno cancellato solo i segni identificativi di
(12) Come è noto l’uso di stemmi non fu (anche se occorrerrebbe una dettagliata disamina tante famiglie che hanno mescolato il proprio sangue e nome ai destini delle terre
per differenti realtà storico-politiche e cronologica) esclusivo appannaggio della nobiltà; sulla valsusine, ma anche l’opera di artefici che, pur rimanendo spesso anonimi, hanno
notevole diffusione degli stemmi al di fuori dei ceti nobiliari si veda, lo studio con riflessi di in- saputo produrre opere artisticamente pregevoli. Le espressioni araldiche residue,
teresse piemontese, di Roberto [Sandri] Giachino, L’araldica in Francia nell’Ancien Régime: componenti non banali del patrimonio ed eredità culturale dell’Occidente, merite-
uso di stemmi e corone, in “Atti della Società Italiana di Studi Araldici”, 8°-9°, (1991-1992), pp. rebbero perciò di essere sottoposte ad una tutela più attenta. In caso contrario, di
91-97. fronte all’odierna negligenza, le stesse isteriche, anche se in Piemonte mai propria-
(13) Sono queste alcune delle applicazioni che giustificano la definizione dell’araldica quale mente sistematiche (quasi fossero opera di poche mani (17)) abrasioni giacobine di
scienza ausiliaria della storia e che sono ricordate direttamente o indirettamente da molti autori fine Settecento potranno sembrare l’azione di pochi ed inefficaci dilettanti.
(non esclusi, in alcuni loro lavori, autorevoli specialisti di fama internazionale come Michel Pa-
stoureau e Michel Popoff) in apertura di studi araldici, per far comprendere le concrete valenze
Anche in Valle di Susa i guasti al patrimonio araldico apportati ai tempi della ri-
di una scienza talora sottovalutata. Sarebbe pleonastico in questa sede ribadire per l’ennesima voluzione francese sono stati gravi, seppur ben inferiori a quelli fatti in Francia, al
volta l’importanza dell’araldica, la cui dignità di scienza è ormai largamente riconosciuta in tutto punto da far dire alla Sentis, nel corso dei suoi sopralluoghi valsusini in cerca di te-
il mondo. Su di essa in quanto disciplina ausiliare della storia, ci si può tuttora riferire ai lavori
di Giuseppe Plessi: L’Araldica rinnovata al servizio della Storia, in “Archivi d’Italia e Rassegna
internazionale degli Archivi”, serie II, a. XVIII (1951), fasc. I, pp. 33-37; Note di Araldica scien-
tifica, in “Nova Historia”, n. 15 (gennaio-febbraio 1952), pp. 628-631; Documentazione ausilia-
ria per la storia di Ravenna: Araldica, in “Felix Ravenna”, fasc. 25 (LXXVI, aprile 1958), pp. (15) Pubblicato in: Stemmi dei Comuni della valle Susa, Legni lavorati di Angelo Cacciotto,
15-20; Blasone e schedatura araldica, in “Archivio di Stato di Bologna, Quaderni della Scuola Susa, s.a., pp. 7-19.
di Paleografia ed Archivistica”, VI (1963). (16) Come non riandare, in una ricognizione eminentemente bibliografica, al pessimo stato di
(14) E non è soltanto un modo di dire, tra diversi esempi che potrebbero essere fatti, ci limi- conservazione delle armi segnalato da Ferruccio Pari negli anni ottanta, parlando della “casa
tiamo a richiamare quello fornito da Gabrielle Sentis per un prezioso cofano della Scuola del del podestà” di Bardonecchia? (l’articolo Una emergenza castellana rintracciata nella conca di
Mélézet, recante le armi del delfinato e di Francia affiancate, firmato G. P. e datato 1537, “vendu Bardonecchia, pubblicato in: “Segusium”, a. XXII (1986), n. 22, pp. 121-132 [125, 132]).
à un Américain en 1924” (v. L’art du Briançonnais, II – Sculpture et art populaire, Grenoble, (17) L’entità del danno varia notevolmente, tra l’altro, per differenti aree geografiche e paesi
1974, p. 113). del Piemonte: ampie zone ne sono quasi del tutto esenti.

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stimonianze artistiche, “il faut [...] aller en Italie pour voir les armes de France!” (18). del tabernacolo (24), ma la sua esecuzione è recente, risale, a quanto riferiscono fonti
Una mappa dei danni può prendere le mosse dall’appartata Névache (o Nevâche locali, al XIX secolo, quando la chiesa fu ricostruita. Altre armi di Francia e del
come in passato si scriveva frequentemente, luogo storicamente legato al Bardo- Delfinato intagliate nel 1508 da “M.B. de Meleseto”, per disposizione di “Y gone-
necchiese, in modo particolarmente stretto sotto il profilo feudale) dove, all’esterno tus Cecyly”, si vedono in un leggio corale (o lettorile) conservato nella parrocchiale
della chiesa parrocchiale la bella porta occidentale è rovinata dalla cancellazione, di Millaures (25) e delfinali sono pure quelle che figurano sul fonte battesimale nella
a martellate, dei blasoni di Francia e del Delfinato (19). All’interno anche il prezioso chiesa di San Lorenzo a Les Arnauds. Il battistero di Sauze d’Oulx, passando nel-
fonte battesimale, che si vuole scolpito al tempo di Francesco I, è stato danneggiato l’area ulciense, non fa eccezione, ospitando le insegne di Francia e del Delfinato,
con la cancellazione di uno scudo, forse delfinale. Raggiungendo la Valle Stretta abilmente eseguite nel 1540.
e approcciando da essa un percorso lungo la Valle di Susa i danni si susseguo- Proprio nella zona di Oulx si possono registrare diverse altre testimonianze araldi-
no in modo discontinuo. A Bardonecchia sembrano essere stati modesti. Si sono, che, più d’una legata ai Birago, parecchi dei quali furono a capo della prevostura (26),
ad esempio, salvate le armi gentilizie scolpite, probabilmente ad opera degli abili mentre un’altra arma gentilizia che qui si trovava, del cardinale Giovanni Michiel,
artigiani del Mélézet, nei banchi posti all’ingresso della chiesa parrocchiale. Tra sesto prevosto commendatario, fu donata nell’Ottocento dal canonico Guiguet al
esse figurano quelle dei signori di Bardonecchia e dei Jouffrey. Gli stalli del coro, Museo Civico di Torino (27). Nell’area ulciense quasi ogni paese aveva una propria
egregiamente lavorati, disposti a semicerchio attorno all’abside, provengono dalla fontana decorata con motivi araldici, in genere col giglio e col delfino (tanto che
Novalesa e al tempo della rivoluzione non erano ancora giunti qui. Non sappiamo Stefano Bruno può parlare di “onnipresenti simboli delfinali” (28)) e, spesso con
esattamente se essi furono nascosti negli anni rivoluzionari, in ogni caso i due inte- indicazione del millesimo di esecuzione: a Thures (1450), a Sauze d’Oulx (1480),
ressanti scudi che decorano i postergali dei sedili laterali di destra e di sinistra non a Oulx (1504 e 1531). A Jouvenceaux si trova quella anticamente installata nella
hanno subito danni (20). Essi sono da riferirsi, con ogni probabilità, agli Aschieri corte interna della prevostura ulciense, trasportata qui per motivi che non mi sono
(quasi certamente, in particolare, al quattrocentesco priore novaliciense Vincenzo noti. Un’altra fontana armoriata esiste a Chiomonte. Gigli e delfini campeggiano
Aschieri di Giaglione), poi un po’ dovunque sugli edifici religiosi dell’alta Valle, a Exilles, dove è scolpita
Ma a Bardonecchia si sono salvati pure gli scudi scolpiti nel 1573 da un noto ar- un’arma delfinale ancora del XIV secolo e dove vi è “le maître autel aux colon-
tigiano (21), sempre di Mélézet, nella pietra marmorea grigio-rosata del fonte bat- nes torses, semées de lys et de dauphins, comme celui des Pénitents” (29), oppure a
tesimale (22), di probabile provenienza locale, nei quali campeggiano affiancate le Salbertrand nella cui Chiesa vi sono capitelli sui quali si alternano gigli, mashere
insegne dei signori di Bardonecchia, quelle di Francia e quelle del Delfinato, le e delfini, mentre riferimenti franco-delfinali decorano pure il portale (30). Anche le
prime e le ultime timbrate entrambe da una testa di serafino (23). Nella chiesa par-
rocchiale è segnalato anche uno stemma della famiglia Guiffrey, inciso sulla porta
(24) Citata anche da Maria Luisa Tibone, nel volume Bardonecchia: i percorsi della me-
moria, Torino, 1995, p. 123 (dove deve rilevarsi una sovrapposizione tra i Jouffrey e i Guiffrey,
(18) Sentis, L’art du Briançonnais cit., pp. 24-25. considerati come una stessa famiglia, mentre sono tra loro ben distinti).
(19) Cfr. Gabrielle Sentis, Névache et sa vallée. Nature, art, histoire, Grenoble, s. a., pp. (25) Lo menziona, oltre ad altri, Tibone, Bardonecchia cit., p. 129; su di esso, v. in particolare
60-61. Valle di Susa, arte e storia cit., p. 60 e, nello stesso volume, Gasca Queirazza, Gentile, Roma-
(20) Sugli stalli della Novalesa, poi acquistati per la parrocchia di Bardonecchia, v. Giu- no, Sculture cit., scheda 35 (G.[uido] G.[entile]), pp. 114-115. Sull’altra faccia del leggio cam-
liano Gasca Queirazza, Guido Gentile, Giovanni Romano, Sculture, scheda 13 (G.[uido] peggia una fortezza, un’allusione alla Gerusalemme celeste, come congettura la Sentis (L’art du
G.[entile]), in: Valle di Susa, arte e storia dall’XI al XVIII secolo, a cura di Giovanni Romano, Briançonnais cit., p. 30) o un richiamo profano ad un castello magari proprio in area segusina?
Torino, 1977, pp. 96-98 e, inoltre, nel medesimo volume, pp. 48-50. Guido Gentile è tornato ad (26) Su di esse si è soffermato Maurice, Aux confins du Briançonnais cit., p. 150, prenden-
occuparsi degli stalli, con qualche maggior dettaglio, nell’articolo Antichi arredi della Novalesa, do lo spunto dal prevosto Renati Birago, rilevando che, pur essendo andata perduta “une jolie
in: “Segusium”, a. XV (1979), n. 15, pp. 81-110 (e in particolare 98-101). moulure avec ses armoiries [...] tomba malheuresement en poussière lors des derniers aménage-
(21) In realtà sarebbe lecito parlare di un artista, più che di un semplice artigiano, ma questo ment [...]” (qui riprodotta), varie altre sopravvivevano, sopra la porta del palazzo del prevosto,
vale anche per altri antichi artefici, nel valutare i quali molti storici dell’arte si sono sino ad ora sul dipinto posto ad ornamento della cappella del Carmine, e sulla fontana di Jouvenceaux, a
rivelati alquanto avari; non così la citata Sentis, L’art du Briançonnais cit., p. 78, che scrive cui si accenna di seguito. Suggestiva, infine, la storia dell’antica e preziosa campana maggiore
con toni appassionati “A Saint-Hippolyre de Bardonnèche, maitre Jehan Roude inscrit fièrement della prevostura, destinata a salire sino al Moncenisio ad ornare il campanile del nuovo priorato,
son nom, en 1573, auprès de l’écusson de Bardonnèche, des lys et du dauphin, taillés dans un decorata dallo scudo dei Birago e dall’iscrizione “[...] a seculo non auditam audiri fecit Renatus
splendide marbre rose”. prepositus et “Renatam” vocari 1674”.
(22) Anticamente il fonte battesimale si trovava al centro della chiesa e le insegne gentilizie (27) v. Pietro Vayra, Avanzi di antichi castelli e di antichi monasteri raccolti nel Museo
che recava scolpite si imponevano assai più di oggi allo sguardo dei fedeli. In seguito alle dispo- Civico di Torino, capitolo Due stemmi ed un frammento d’opera scultoria dell’Abbadia d’Oulx,
sizioni emanate, dopo la sua visita pastorale del 1634, dal prevosto d’Oulx, Girolamo Birago, in: “Atti della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti”, vol. I (1875-1877), pp. 327- 369
fu spostato a sinistra dell’ingresso e poi, dopo la ricostruzione, alla destra, dove si trova attual- [346-361 e tav. XIX, n. 3].
mente.
(28) Stefano Bruno, Fontane in pietra nell’Escarton d’Oulx, in: “Segusium”, a. XLI (2004),
(23) Sulla non frequente presenza ed apposizione della testa alata di serafino e sulle sue pos- vol. 43, pp. 83-92 (e in particolare 88).
sibili valenze, rinvio al mio Voci per un vocabolario araldico degli Stati sabaudi di terraferma.
Figure Chimeriche. “Angelo, Arcangelo, Cherubino, Serafino”, edito in “Atti della Società di (29) Sentis, L’art du Briançonnais cit., p. 30.
Studi Araldici”, 16-17, 2001, pp. 61-79. (30) Clelia Baccon Bouvet, Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista in Salbertrand,

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testimonianze pittoriche non mancano, tra esse ricordiamo qui l’arma dei Ferrus Madonna che compariva nell’immagine. Ad un certo momento, si ritiene nel 1673,
riprodotta, come si dirà nel blasonario con qualche dettaglio in più, in un dipinto essa fu trasportata nella Cattedrale di San Giusto di Susa, dove è tuttora conservata.
del 1630 che decora, nella parrocchiale d’Oulx, la cappella sulla quale la famiglia A spese del trittico uno zelante scalpello “giacobino”, come a più d’uno è parso
ebbe il giuspatronato. lecito supporre, ha ottemperato alle disposizioni che imponevano l’annientamento
Tornando a Bardonecchia e parlando di edifici civili, si deve rilevare che appare dei simboli dell’“aborrita tirannide” (36). Gli stemmi apposti sullo scudo e sull’ar-
piuttosto compromessa l’arma gentilizia in pietra che compare su casa Agnès des matura del committente (37), che in esso, secondo un diffuso costume (38), figura in
Geneys, nei pressi della parrocchiale. Pur in mancanza di informazioni precise si atteggiamento di preghiera, sono stati abrasi (39), privando inesorabilmente di parte
sarebbe tentati di attribuire anche il suo danneggiamento ad una mano giacobi- del suo valore quello che gli storici dell’arte giudicano un capolavoro di eccezio-
na (31). Charles Maurice, che visitò la dimora nel 1933, e che assai più tardi pubblicò nale pregio, anche in quanto anticipatore di espressioni e livelli artistici che solo
due ritratti stemmati di Jean Agnès del 1643, in essa conservati (uno dei quali con nei decenni successivi sarebbero stati in grado di maturare pienamente, non soltan-
ogni probabilità proveniente da una cappella patronata dalla famiglia (32)), descrive, to in Piemonte ma presso la stessa corte parigina (40). Sotto il profilo strettamente
tuttavia, lo stemma con ricchezza di dettagli, senza riferire particolari danni (33) ed
accenna alla fontana con le armi dei Jouffrey da lui vista nella corte. Ma per tro-
vare traccia di quello che sembra essere - ed è in genere ritenuto - uno degli atti (36) v. al riguardo Gustavo Mola di Nomaglio, Feudalità e blasoneria nello Stato sabaudo,
più devastanti dell’astio giacobino, occorre scendere a Susa. Questo fu rivolto da Ivrea, 1992, pp. 140, 256.
mano ignota contro una delle più antiche, preziose ed emozionanti testimonianze (37) Placido Bacco scrive che esso “ha ai piedi una lunga spada e due scudi blasonati dei
di fede e, ad un tempo, araldiche segusine (legata anche alle Valli di Lanzo), il quali uno è di Bonifacio Rovero supplicante, e l’altro è della città di Asti sua patria “ (Cenni sto-
celebre “trittico del Rocciamelone”. L’opera fu commissionata ad un artista or- rici su Avigliana e Susa del Padre Placido Bacco da Giaveno, editi per cura della Commissione
mai con sicurezza ritenuto (dopo un secolare dibattito tra storici e storici dell’arte Direttrice della Biblioteca civica popolare circolante di Susa [...], vol. I, Susa, 1881, p. 95); altri
che prevedeva anche la possibilità di un’origine fiorentina) “franco-fiammingo” ed studiosi non hanno, invece, dubbi nell’affermare che tanto quella che i più identificano per una
operante a Bruges o a Parigi (34), da Bonifacio Roero, che lo dedicò, il primo settem- cotta d’armi (dal Bacco ritenuta uno scudo) quanto lo scudo, che tale è univocamente definito,
bre del 1358, alla Vergine (35). La grande suggestione di quest’opera d’arte, eseguita contenevano le ruote che costituivano l’arma parlante dei Roero (o Rotario). Anche i Roero segu-
sini, al pari di quelli astigiani, non si lasciarono facilmente alle spalle le attività usurarie che con-
in bronzo gettato, inciso e dorato, deriva anche dalla sua storia: fu collocata, per notavano molte famiglie originarie di Asti. Ancora nel 1382 abbiamo notizia di un’ammonizione
voto, in una cappella scavata sulla cima del Rocciamelone e qui rimase per secoli, indirizzata da Giovanni vescovo di Torino a Tommaso Canalis, priore di Santa Maria di Susa per
meta di fedeli e pellegrini. Lo stesso duca Amedeo VIII si dichiarava devoto della avere “ammesso alla sepoltura ecclesiastica Perino Rotarii di Susa e altri “pubblici usurarii””
(Archivio, p. 49). Nel 1438, il figlio del Roero, Franceschino, consignore di San Didero, destinò
nel proprio testamento un censo alla chiesa di Santa Maria di Susa (Archivio, p. 75).
Oulx, s.a. (circa fine anni ’90 del Novecento), pp. 6, 8. 10, 12; da segnalare lo stemma di Salber- (38) La credenza che le immagini avessero una forza soprannaturale ha contribuito ad ali-
trand scolpito sul rétable. mentare il fenomeno, quasi costituente una manifestazione artistica a se stante, dei “ritratti dei
(31) Non si può escludere, visto che tante testimonianze più appartate o meno note si sono donatori”, vale a dire quel costume, assai diffuso in Europa, di donare a chiese e cappelle dipinti
salvate, che talune cancellazioni siano derivate, ben più che da sentimenti giacobini, dal timore di di soggetto sacro, codici miniati, intarsi lignei, incisioni, in cui alcune delle figure riproducevano,
incorrere, a causa della mancata eliminazione di presenze araldiche che erano a tutti conosciute, come si può rilevare anche nel trittico fatto eseguire dal Roero, le sembianze dei committenti, di
in sanzioni da parte del governo franco-giacobino. Spesso le armi gentilizie apposte su edifici loro congiunti e, molto spesso, anche le loro armi gentilizie. Alcuni spunti su questo argomento,
furono coperte con gesso per preservarle da danneggiamenti e poi riscoperte alla fine del periodo preparatori di un lavoro di più ampia portata, si trovano in: Gustavo Mola di Nomaglio - Enri-
co Genta Ternavasio, Il ritratto dinastico per la gloria della regalità, pubblicato in: Europa in
rivoluzionario.
Piemonte. Ritratti di sovrani e di principi nelle antiche dimore piemontesi, a cura di Francesco
(32) Charles Maurice, Aux confins du Briançonnais d’autrefois. La vie au XVIIIème siècle Gianazzo di Pamparato, Torino, Allemandi, 2001, pp. 17-27.
dans les Valleés cédées. Névache au XVème Siècle: la rébellion de 1445. Nombreux documents
inédits tirés des archives familiales d’Oulx, in: “Segusium”, XI – XII (1976) [fascicolo mono- (39) Alcuni storici non hanno collegato l’eliminazione degli stemmi con l’opera giacobina.
grafico], p. 3-289 (e in particolare 27-29). Il Bacco, ad esempio, si limita a dire: “guasti tutti e due dall’ingiuria [peraltro improbabile
visto che le altre figure si sono conservate] dei tempi” (Cenni storici cit., vol. I, p. 95) mentre
(33) Ibidem, pp. 26, 29. Goffredo Casalis diceva genericamente, a metà Ottocento, che il cavaliere effigiato nel trittico
(34) “Orafo di Parigi”, scrive Giovanni Romano in: Valle di Susa, arte e storia cit., Orefice- aveva accanto “uno scudo blasonato, cui furono da mano ignota scancellati gli emblemi”; ma i
rie e lavori in metalli diversi, scheda n. 5, p. 145. Successivamente lo studioso ha privilegiato più hanno attribuito, sulla base di quanto localmente tramandato, l’annientamento ai giacobini.
l’ipotesi, in relazione ai dati biografici del Roero, che l’artista operasse a Bruges. In tal senso si Carlo Felice Biscarra, nel saggio Di alcuni rari cimeli in Susa, pubblicato in: “Atti della
esprime, sulla scia del Romano, anche Elena Ragusa (Dagli Angiò ai Visconti e agli Orléans: Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti”, vol. I (1875-1877) pp. 183-192 (184-187) al
pittura del Trecento ad Asti, in : Pittura e miniatura del Trecento in Piemonte, a cura di Giovanni riguardo scrive: “È da supporsi, che queste insegne gentilizie fossero nello scudo incastonate su
Romano, Torino, 1997, pp. 37-64 (e in particolare p. 38). piastrella smaltata a colori, come era uso nel secolo decimoterzo, e che la distruzione di questa
(35) Bonifacio apparterrebbe alla linea dei Roero di Monteu, di lui Antonio Manno scrive, vogliasi ascrivere al finire del secolo scorso all’epoca della rivoluzione francese vera iconoclasta
nel Patriziato subalpino, “Sarebbe colui che, votandosi alla Madonna per uscire di schiavitù per qualsiasi indizio o contrassegno di patrizia impresa”. Negli archivi della Chiesa segusina si
fra i pagani e liberato, promise una cappella nella più alta cima delle nostre montagne e la fece conserva ancora la lettera con la quale Biscarra ringraziò il capitolo per avergli concesso di stu-
scavare (1358) nel vivo sasso al Rocciamelone, con una Casa, detta d’Asti, di refugio e collocò diare il trittico; cfr. Archivio, p. 321).
nella cappella il famoso trittico di bronzo che ora è in Susa”. (40) La bibliografia riguardante il trittico è piuttosto ampia; si può rinviare, in primis, oltre che

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blasonico il trittico, pur studiatissimo, come si è accennato nella nota che precede, compare anche in un’altra incisione ritenuta più tarda di qualche anno (circa 1800),
potrebbe ancora conservare qualche lato oscuro. Come già detto, si tende a dare con stemma del tutto conforme a quello riprodotto dallo Stagnon (43).
per scontato che sullo scudo rovinato da mano sconosciuta fossero raffigurate le L’accanimento dei giacobini contro i simboli araldici costituisce un’indiretta con-
ruote consuetamente inalberate dai Roero. Erano proprio esse i simboli cancellati? ferma del profondo significato attribuito nell’immaginario collettivo alle insegne
Occorrerebbero nuove indagini strumentali per tentare di accertare quale fosse la gentilizie. I “rivoluzionari”, accingendosi ad ordinare e perseguire la distruzione
raffigurazione originaria. In una rara incisione di Giovanni Battista Stagnon, in cui degli stemmi, furono probabilmente consci di compiere un gesto carico di signi-
è rappresentata Susa con, sullo sfondo, il Rocciamelone, compare, alta sopra la ficati, tutt’altro che fine a se stesso. Essi furono, inoltre, sicuramente consapevoli
montagna e raggiante di luce, l’immagine del trittico, che si può definire, in tutte le che si trattava di un atto politico chiaramente comprensibile ed interpretabile anche
sue componenti confrontabili, riprodotta in modo abbastanza fedele all’originale. per la massa della popolazione. Da quest’atto si attendevano, ho già avuto modo in
L’incisione dello Stagnon risale, con ogni probabilità, ad anni di poco anteriori alla passato di parlarne diffusamente, effetti destabilizzanti nei confronti dei tradiziona-
rivoluzione francese, ma si ritiene che sia stata realizzata su un disegno precedente li ruoli e rapporti sociali; l’annientamento dei muti testimoni scolpiti, dipinti, incisi
di Carlo Andrea Rana (41). Essa presenta uno scudo ancora intatto in cui compaiono doveva far comprendere con un solo sguardo che gli equilibri erano mutati, che il
figure che, pur essendo difficilmente identificabili, non hanno di certo nulla a che mondo era mutato (44). A ben guardare quasi sembra che i giacobini attribuissero ai
vedere con le ruote dei Roero. Lo scudo si presenta come uno “spaccato” e contiene segni araldici maggiore importanza e pregnanza di quanta gliene attribuissero gli
nel “primo” (vale a dire nella parte alta, sempre che non si tratti di un “capo”) tre stessi nobili. Anche se i padri del “Terrore” davano segno di aver compreso che
figure affiancate poste in sbarra, che potrebbero essere delle “azze”, ma anche quel- l’essenza dei vecchi valori poteva essere cancellata – quanto meno con risultati nel
le clave (e talora le picche e mazze d’armi) impugnate dai “selvatici” che costitui- breve termine - soltanto annientando fisicamente coloro che ne costituivano una te-
scono i sostegni dell’arma rotariana (42). Impossibile, per ora, dire se il disegno sia stimonianza. Non bastava ai loro occhi distruggere gli stemmi, i titoli di proprietà,
stato copiato da un’immagine effettivamente presente sull’originale o se sia frutto “le carte di nobiltà”. Gli stermini indiscriminati senza alcun riguardo per donne,
di fantasia, oppure se la datazione dell’incisione possa essere posteriore a quella sin vecchi o bambini in tenera età potevano dare ai loro occhi risultati migliori ed
qui indicata dagli esperti (e quindi successiva alle “imprese” giacobine). Il trittico immediati. I giacobini non esitarono, perciò, a mettere in atto le stragi che furono
alla loro portata e che conosciamo. Per soddisfare la loro “sete” non bastò certo il
sangue dei nobili, occorse anche quello di tanti altri francesi: popolazioni rurali,
al lavoro di Felice Bertolo, Madonna del Rocciamelone. Cenni di storia religiosa sul Roccia- clero, soldati che rifiutavano di piegarsi ai nuovi padroni. Se per i nobili uno degli
melone ed il Santuario di Mompantero, Chieri, 1986 o al più recente libro di Gian Piero Piardi,
Il Rocciamelone ieri e oggi, Borgone Susa, 1999, pp. 19-21, alle schede di Giovanni Romano
strumenti di morte per eccellenza fu la ghigliottina, per tanti altri (e il genocidio di
pubblicate in: Valle di Susa, arte e storia cit., Oreficerie e lavori in metalli diversi, scheda n. 5, un’intera regione della Francia come la Vandea ne costituisce l’esempio più terri-
pp. 145-147 e in: Il tesoro della Cattedrale di San Giusto. Arredi sacri dal VII al XIX secolo, a ficante) furono le fucilazioni, gli affogamenti di massa, gli incendi di interi paesi
cura di Claudio Bertolotto e Gemma Amprino, Torino, 1998, pp. 56-57. Da un punto di vista impedendo agli abitanti di uscirne, il cannone che sparava su folle inermi o armate
araldico si sofferma su di esso Luisa Clotilde Gentile, in apertura del saggio Araldica e storia, di roncole e forconi. E i giacobini, se avessero potuto leggere quanto scriveva negli
pubblicato in: Araldica astigiana, a cura di Renato Bordone, Torino, 2001, pp. 23-32 (e preci- stessi giorni delle stragi, con espressioni che mi piace ancora una volta ricordare,
samente p. 23). Tra gli studi anteriori si veda in particolare Gaudenzio Claretta, Il trittico di l’esponente di un’importante famiglia savoiarda, avrebbero forse fatto il loro “la-
Bonifacio Rotario conservato nella cattedrale di Susa, in: “Atti della Società Piemontese di Ar- voro” con ancora maggiore lena:
cheologia e Belle Arti”, vol. I (1875-1877) pp. 173-181, che contiene, tra l’altro, puntualizzazioni
storico-genealogiche sul costruttore della “casa d’Asti” (come veniva denominata la cappella sul
Rocciamelone che fu la prima sede del trittico); appunti storico-genealogici sono formulati pure “Sono folli coloro che pretendono di averla fatta finita con noi perché hanno di-
da Federico Genin, nell’articolo I Rotari nel secolo XIV, Susa, 1891, scritto con lo scopo di strutto i nostri stemmi e dispersi i nostri archivi. Finché non ci avranno strappato
“dimostrare come i Rotari non siano venuti unicamente in Susa per compiervi un voto, ma bensì il cuore, non potranno impedirgli di preferire la verità alla menzogna e l’onore al
questo abbiano fatto durante la loro residenza in questa città, dove pure avevano casa e forse an- resto; finché non ci avranno strappato il cuore, non potranno impedirgli di essere ri-
che terreni […]” (p. 10); su questo argomento già si era soffermato pochi anni prima anche l’ap- scaldato da un sangue che non è mai venuto meno; finché non ci avranno strappato
pena citato Claretta, nello studio Il Comune di Giaveno e l’abbazia di S. Michele della Chiusa
nell’età di mezzo. Notizie storico-critiche e sfragistiche di Gaudenzio Claretta, estratto da “Atti
della Reale Accademia delle Scienze Torino”, Adunanze del 28 marzo 1886 e 13 febbraio 1887, (43) Peyrot, Le Valli di Susa cit., vol. I, pp. 161-162, 163 (“Immagine di Maria SS.ma di
vol. XXI e XXII, Torino, 1887. Il trittico ha continuato a suscitare l’interesse, anche in seguito, di Rocca-Mellone, la quale si venera nella Chiesa C.[apitolare] della Città di Susa, e nel Dì cinque
studiosi locali appassionati di “montagna”, di Valle di Susa, Valli di Lanzo e di storia astigiana, Agosto sulla sommità del Monte” disegnata da A. Ronzini, incisa da Amati e Tela).
come - accennando solo ancora a due studi che sin dal titolo rinviano al Roero e al suo ex voto
- Luigi Baudoin (Bonifacio Rotario nel 610° anniversario dell’ascensione al Rocciamelone, in (44) Per la Savoia e in particolare per Chambéry, accenna alla tempestività delle distruzioni
“Scandere”, vol. XX, 1968, pp. 39-51) e Gemma Migliardi (Bonifacio Rotario e il trittico votivo, Jean Nicolas, rilevando nel volume La Révolution française dans les Alpes: Dauphiné et Savoie
in: “Il Platano”, a. I (1976), n. 5, settembre – ottobre, pp. 2-5. 1789-1799, Toulouse Cedex, 1989, che gli annientamenti si registrarono nelle giornate immedia-
tamente successive all’invasione francese (inutile dire che in un libro pubblicato per celebrare
(41) Ada Peyrot, “Il Piemonte nei secoli”. Le Valli di Susa e del Sangone. Vedute e piante, il bicentenario della Rivoluzione si tende non a parlare di invasione del suolo savoiardo e di oc-
feste e cerimonie dal XIII al XIX secolo: bibliografia – iconografia – repertorio degli artisti, con cupazione militare ma di “liberazione”): “Dans la ville et aux environs, en ces mêmes journées,
la collaborazione di Alfredo Gilibert, Torino, 1986, vol. I, p. 159. les blasons sur les portes des demeures seigneuriales, les girouettes sur les toits, tout est martelé
(42) Ma non si può escludere che si tratti di altre figure, come femori, stampelle... ou abattu” (p. 160).

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la lingua non potranno impedirci di ripetere ai nostri figli che la nobiltà sta soltanto Anche se molti suoi segni e simboli sono stati anticipati da arcaiche popolazioni
nel sentimento raffinato del dovere, nel coraggio di compierlo e in una incrollabile e civiltà, come l’Egizia, la Greca e la Romana, l’araldica ha una storia non ancora
fedeltà alle tradizioni della famiglia” (45). millenaria. I richiami ad imprese proprie o dei loro antenati che gli antichi guerrie-
ri portavano raffigurati sugli scudi, come pure le figure patronimiche che antiche
Un’altra causa della perdita di testimonianze blasoniche non è esterna al dominio genti o famiglie usavano, ad esempio tra i Romani, per rappresentare talune loro
dell’araldica ma, per così dire, interna ad esso, e deve porsi in relazione con le re- peculiarità non erano, mutuando una frase di Goffredo di Crollalanza:
golamentazioni emanate dai governi nel corso dei secoli circa l’uso delle insegne
gentilizie in generale e delle insegne nobili in particolare. La questione è com- “che semplici ornamenti, come gli scudi screziati degli Arcadi, o distintivi partico-
plessa e ricca di sfumature; a grandi linee si può dire che chi intendeva fare uso di lari, qualche volta allusivi ai sentimenti o passioni di chi li portava, come l’aquila
uno stemma doveva essere autorizzato a farlo (come meglio si dirà più avanti, ac- d’Aristomene, il drago d’Epaminonda, il toro di Seleuco, la farfalla e il granchio
cennando alle regolamentazioni nel campo della blasoneria) da un’autorità che ne di Cesare, il leone armato di Pompeo, la sfinge di Augusto, la rana di Mecenate, la
avesse diritto e sottoporsi ad una serie di regolamentazioni piuttosto severe (anche gorgone di Vespasiano [...]” (47).
se è ben noto che nell’Antico regime a “regole rigide” facevano regolarmente da
contraltare “pratiche molli”) (46). Nonostante alcuni vecchi araldisti tendano ad anticiparne l’origine (48), gli storici
In varie occasioni coloro che facevano uso di stemmi senza averne facoltà, furono ritengono oggi, abbastanza concordememente, che si possa cominciare a parlare
invitati a distruggere gli oggetti o cancellare le raffigurazioni in cui la loro arma di concrete anticipazioni dell’araldica nel senso ora corrente (e, cioè, come di un
compariva e, talora, furono obbligati a produrre “testimoniali” dell’avvenuta di- complesso e codificato sistema di simboli, lemmi, colori combinati tra loro nel
struzione. rispetto di regole e norme precise e universalmente riconosciute ed applicate) solo
È pur vero che l’uso di dotarsi di armi gentilizie “di propria autorità” era stato a tra la fine del XII secolo e i primi decenni del XIII, quando lentamente si diffonde
lungo legittimato - e indirettamente incoraggiato - da alcuni giuristi, come Bartolo l’usanza tra i cavalieri e i “guerrieri” dell’Europa occidentale di far dipingere sui
di Sassoferrato (che attribuiva allo stemma una funzione affine a quella del nome, propri scudi delle figure destinate a consentirne il riconoscimento in guerra e nei
“[...] sicut enim nomina inventa sunt ad cognoscendum homines [...] ita etiam ista tornei.
insignia ad hoc inventa sunt [...]”). Ma proprio il generarsi di una sorta di anarchia, Mentre l’araldica muoveva i passi iniziali, si registravano le prime avventure dei
che finiva per snaturare l’essenza originaria dell’araldica indusse vari Stati, sin Crociati in difesa della libertà dei Luoghi Santi.
dalla prima metà del XV secolo, a sviluppare un’attività di codificazione e norma- Non occorrono molti decenni per constatare che i differenti simboli, segni e figure
zione tendente a limitare e regolamentare l’uso delle insegne e, principalmente, sono divenuti stabili, trasmissibili e codificati, consentendo di cominciare a parlare
delle “insegne nobili”, spesso con l’intento di circoscriverne l’uso effettivamente di araldica “propria” (ovvero di armi gentilizie ereditarie e di “blasone”, il codice
all’interno dei ceti nobiliari. creato per delinearle e descriverle). Già nei primi decenni del Duecento la nobiltà
occidentale faceva, pur in un contesto probabilmente ancora mutevole e magmati-
Uno sguardo sulla nascita ed originarie funzioni dell’araldica co, un uso generalizzato di stemmi. Nati come segni di riconoscimento per i loro
primi utilizzatori - come si è detto i cavalieri medievali e i guerrieri crociati - essi
si trasformarono anche, nello spazio di alcune generazioni, in segni di identità delle
famiglie. In breve il porre in evidenza vesti, corazze, scudi stemmati si trasformò,
(45) La frase, vergata dal marchese Costa de Beauregard, è tratta da Un homme d’autrefois però, anche in una sfaccettatura di una sorta di codice sociale, che consentiva di
(Paris, 1877), nella bella traduzione italiana di Anna Toffanetti Marcelli pubblicata da Fogola, riconoscere con un colpo d’occhio militi e nobili, distinguendoli dai roturier, come
col titolo Vecchio Piemonte nella bufera, Torino, 1977, p. 104. Circa la distruzione degli archivi
e “carte d’aristocrazia”, sofferta probabilmente assai più dai savoiardi che dai piemontesi (pur scriveva il Granier de Cassagnac, “car un roturier ne représentait extérieurement
essendo state distrutte anche in Piemonte molte fonti araldiche, con un danno enorme per il pa- qu’un homme, tandis qu’un noble représentait une race” (49). Gli stemmi divenivano
trimonio culturale ed artistico della regione, anche dal punto di vista del valore “venale”) si può così, in breve tempo, non solo più segni di riconoscimento e di identità, ma anche
ritenere che lo scopo più vero e pratico dei giacobini fosse quello di far scomparire ancor più che i di distinzione, si potrebbe dire di “separazione”.
simboli del passato regime, le fonti giuridiche su cui poggiavano diritti di proprietà, debiti, vinco- Nel far eseguire la loro arma gentilizia gli uomini del passato sentivano di compiere
li diversi. Accenna alle distruzioni in Savoia anche il Nicolas, La Révolution française dans les un atto che, pur passando attraverso la mediazione di una serie di valenze simboli-
Alpes cit., p. 170, narrando di una banda di un centinaio di “paysans” che «avec des bâtons e des che, giungeva ad avere una portata tutt’altro che astratta. L’apposizione di stemmi
haches, parcourt les paroisses de Novalaise, Ayn, Dullin, Rochefort et Gerbaix [...]» facendosi
aprire «les châteaux pour fracturer les archives [...]».
(46) Sulle regolamentazioni ed usi araldici negli Stati sabaudi vi sono parecchi cenni nella (47) Goffredo di Crollalanza, Enciclopedia araldico-cavalleresca. Prontuario nobiliare,
monumentale opera passata alla storia col nome di Racolta Duboin (Raccolta per ordine di mate- Pisa, 1876-77, p. 62.
rie delle leggi, editti, manifesti, ecc. pubblicati dal principio dell’anno 1681 sino agli 8 dicembre
1798 sotto il felicissimo dominio della Real Casa di Savoia in continuazione ed a compimento di (48) Al riguardo v. i commenti di Mario Coda – Lorenzo Caratti, Araldica e genealogia,
quella del Senatore Borelli compilata dall’Avvocato Felice Amato Duboin); tra altri riferimenti Vercelli, 1989, p. 3.
si veda, in particolare, il Tomo VIII, vol. X, Torino, Coi tipi degli Eredi Bianco e Comp., 1832, (49) [Adolphe] Granier de Cassagnac, Histoire des classes nobles et des classes anoblies,
Titolo V “Della nobiltà, delle armi gentilizie e precedenze, e titoli onorifici” (pp. 245-297). Paris, 1840, pp. 117-118.

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su edifici religiosi (o, al loro interno, su cappelle, chiavi di volta, altari patronati, Non per caso il blasonario della Valle di Susa includerà anche alcuni stemmi di Co-
banchi, balaustrate, lapidi di sepolcri, vetrate, paramenti ed oggetti sacri di cui an- muni e di taluni Vescovi di Susa (le cui arme sono variamente testimoniate, come si
che nella Valle di Susa ci restano discontinue ma significative testimonianze), sui dirà più avanti, in primo luogo sul frontespizio delle lettere pastorali). È un aspetto
quadri destinati a formare le gallerie degli antenati, su parti diverse di castelli e pa- dell’araldica talora trascurato quello che riguarda non le persone o le famiglie ma
lazzi e sulle più svariate suppellettili, implicò in progresso di tempo l’affermazione enti, istituzioni e organismi, quali gli Ordini religiosi e cavallereschi, i comuni,
di diritti concreti: di proprietà, di giurisdizione (non impropriamente la Zug Tucci le contrade e rioni e via dicendo; “la trattazione di questo tipo di araldica - scrive
ha definito, in un ormai classico saggio, l’araldica “un linguaggio feudale” (50)), di Francesco Pericoli Ridolfini - è particolarmente interessante, non solo come scien-
patronato. Lo stemma diveniva agli occhi degli uomini dell’Antico regime una rap- za in sé, ma anche e soprattutto in rapporto all’evoluzione storica e sociale con la
presentazione tangibile della durevole coesione di gruppi parentali, della continuità quale è intimamente connessa” (53). Anche con queste motivazioni, pur guardando
della famiglia e il simbolo di un’unità non solo materiale (sangue e beni da trasmet- soprattutto all’araldica delle famiglie, ci soffermeremo almeno sugli stemmi comu-
tere di padre in figlio) ma anche spirituale (valori, identità, fede). L’uso di insegne nali nel 1614 e 1687-88 la cui origine e motivazioni si può dire non siano diverse
gentilizie conteneva inoltre in sé, come ho già altre volte sottolineato, precise valen- da quella coeve delle insegne gentilizie private, dato che anch’essi sono destinati
ze sociali, costituendo un’irrinunciabile sfaccettatura dello status e dello stile di vita a rappresentare la personalità, il nome, la dignità ed il prestigio di un comune. In
aristocratico. Le famiglie nobiliari, nel proiettare all’esterno la propria “immagine epoca contemporanea l’araldica comunale è stata a lungo connotata dall’adozione
araldica”, elaboravano una componente importante di un processo di autodefinizio- di stemmi che secondo i canoni della materia erano inaccettabili. Già Goffredo di
ne in forza del quale ci si attendeva che le ereditarie distinzioni sociali venissero Crollalanza scriveva che gli stemmi comunali costituivano:
sostanziate, rafforzate, in qualche misura “sacralizzate”. Come scrive Andreina Gri-
seri, riferendosi all’opera di Juvarra, gli stemmi apposti sui diversi palazzi potevano “una serie sterminata di sconcezze, di caricature e di mostruosità araldiche [...].
essere letti anche come messaggio politico “proiettato in un intreccio di relazioni Rari sono quelli che si lasciano blasonare con esattezza, e resta ancora il dubbio
aperte, un segno dell’individuo umano in dialogo con la società civile” (51). che siano i veri ed autentici. Nessuna nozione di smalti; ignoranza dei tratteggi;
Attraverso la lettura degli stemmi, potevano essere declinate in molti casi le pa- numerose le varianti delle figure; eteroclite le posizioni di queste; inconcepibili gli
rentele di una famiglia, ricostruite attraverso semplici immagini intere genealogie attributi delle pezze; indecifrabili gli accessori ed i mobili di secondo ordine; ine-
ed alleanze matrimoniali e non solo: potevano anche essere intuiti eventi storici narrabili i paesaggi e le scene che ritraggono. È il caos fatto blasone”.
memorabili, concessioni di titoli e feudi, il confluire in una casata dell’eredità di
un’altra in essa estinta e via dicendo. Nei decenni successivi al Crollalanza la situazione propabilmente peggiorò ancora
Sono questi solo alcuni dei motivi per cui il blasone si estese rapidamente durante e decadde ulteriormente dopo la seconda guerra mondiale, sinché sotto la guida
il medioevo dagli scudi che i cavalieri usavano in combattimento a tutte le famiglie di Paolo Tournon l’Ufficio Araldico presso la Presidenza della Repubblica riuscì
nobili. Poi si allargò lentamente, di secolo in secolo, con un processo di notevole a ricondurre l’araldica civica in un alveo di opportuna correttezza formale. In Pie-
rilevanza giuridica e sociale, alle famiglie dei ricchi borghesi (utilizzando questo monte in particolare questo settore dell’araldica fu, nel complesso, assai meno disa-
termine in modo generico, dato che è ben noto il fatto che talora la qualifica di strato di quanto si debba rilevare con riferimento ad altre aree italiane (54).
“borghese” di determinati luoghi privilegiati implicava già, di per sé, il possesso di Se l’espansione delle insegne gentilizie fu travolgente, ancora più tumultuosa fu
uno status nobiliare) che intendevano affrontare l’impegnativo e poligeneraziona- forse la diffusione dei sigilli, in primis sotto la spinta del crescendo dei piccoli
le cammino del “vivere nobilmente” (adottando, cioè, un ben determinato stile di feudatari. A questi occorreva (ma sarebbe necessario affrontare la questione con ri-
vita ed aderendo a modelli comportamentali spesso necessari per filtrare nei ranghi ferimento ai singoli Stati e periodi storici), per poter fare pieno ed indisturbato uso
della nobiltà). In progresso di tempo s’incontrano anche casi, perlopiù circoscritti di un proprio sigillo, una concessione regia. I diversi sovrani, pur potendo trarre
e riferiti ad aree destinate ad entrare piuttosto tardi a far parte degli Stati sabaudi, dalle concessioni un discreto gettito “fiscale”, tentarono ripetutamente di frenare
gruppi di famiglie meglio inquadrabili come “oligarchie” rurali piuttosto che come un allargamento troppo generalizzato dell’uso dei sigilli. Nel 1280 Carlo d’Angiò,
ceti dominanti, che usarono in modo costante ed abituale armi gentilizie (52). re di Sicilia ordinò di negare il diritto di “sigillare” ai feudatari che non fossero in
L’araldica non rimase a lungo un dominio esclusivo di persone e famiglie: ben grado di documentare un possesso “antico” (55). Ma ben presto i sigilli dilagarono
presto se ne prevalsero città, comunità, corpi di mestiere, istituzioni diverse civili nella società, anche se quelli contenenti un blasone (o il semplice richiamo al bla-
e religiose. sone del loro utilizzatore, quando la figura dominante non era quella araldica ma
una figura equestre, un prelato, una dama, un sovrano...) restarono essenzialmente

(50) Hannelore Zug Tucci, Un linguaggio feudale: l’araldica, in Storia d’Italia Einaudi,
Annali, I, Torino, 1978, pp. 809-877. (53) Presentazione a Giacomo C. Bascapè – Marcello Del Piazzo, con la cooperazione
(51) Andreina Griseri, Gli stemmi per l’architettura, in: Blu, Rosso e Oro. Segni e colori del- di Luigi Borgia, Insegne e simboli: araldica pubblica e privata medievale e moderna, Roma,
l’araldica in carte, codici e oggetti d’arte, a cura di Isabella Massabò Ricci, Marco Carassi 1983
e Luisa Clotile Gentile, Milano, 1998, pp. 149-151 (151). (54) Al riguardo rinvio al mio Feudalità e blasoneria cit., pp. 130-131.
(52) Emblematico è il caso valstronese, studiato da Maurizio Bettoja nello Stemmario della (55) Albert Lecoy de la Marche, Les sceaux (Bibliothèque de l’enseignement des Beaux-
Valle Strona, con una introduzione di Luigi Borgia, A. I. H., Roma, 1995. Arts publiée sous la direction de M. Jules Comte), Paris, 1889, pp. 42-43.

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appannaggio della nobiltà. In breve tempo rivendicarono il diritto ad usarli, come loro insegne. Non sempre l’importanza del ruolo degli araldi e dei Re d’Armi è stata
descrive, con specifico riguardo alla Francia, Lecoy de la Marche, non più soltanto opportunamente percepita e messa in luce dagli storici (60). Si pensi alle funzioni che
i nobili ma: questi avevano, ad esempio, ancora in piena età moderna negli ordini cavallereschi.
Nello stesso Ordine del Collare, ovvero l’Ordine Supremo della SS. Annunziata,
«une foule de particuliers, d’établissements et d’institutions. La royauté, devenue che rappresentò nel corso secoli la massima onorificenza concessa dai Savoia, gli
plus avide ou plus besogneuse à partir de Philippe le Bel, se montra moins difficile; araldi e “Re d’armi” avevano attribuzioni notevoli e ampiamente documentate ne-
si bien qu’il produisit ce qu’on avait vu autrefois dans l’empire romain: toutes les gli Statuti. Lancia uno specifico sguardo su di loro un pregevole e poco noto ma-
classes de la societé furent admises à partager un privilège résérvé primitivement noscritto del XVIII secolo conservato presso la Biblioteca Reale di Torino (61) il
au chef de l’Ètat, puis aux grands vassaux, ainsi qu’aux papes et aux prélats. Une cui estensore analizza gli sviluppi dell’impianto statutario dell’Ordine, dai primi
foule de bourgeois, d’artisans, de vilains, de corporations laïques ou ecclésiasti- regolamenti alle progressive stratificazioni ed aggiunte normative determinate dal
ques en obtinrent la jouissance: de là l’énorme quantité de sceaux de toute espèce volere dei singoli sovrani.
conservés dans nos archives, quantité assez considérable pour avoir suffi à renou- Nel Capitolo XXX, “Doveri del Re d’Arme, ed Araldo dell’Ordine”, il codice de-
veler l’art de la gravure sur métal et pour former aujourd’hui la base d’une branche scrive in modo esauriente le incombenze di questi ufficiali nel loro percorso evo-
importante de l’archéologie» (56). lutivo:

Nonostante la grave limitazione rappresentata dalla mancanza dei colori (57), i sigil- “Tre sono i carichi imposti all’Araldo, o Re d’Armi da Carlo III ne’ suoi Statuti
li, la cui nascita e sviluppo sono andati di pari passo con la comparsa ed evoluzione specificati, cioè di doversi informare, art. 49 de’ lodevoli fatti de’ Cavalieri del-
dell’araldica (58), costituiscono una fonte spesso insostituibile per conoscere molte l’Ordine, e riferirgli al Secretario; l’altro di fare sollecitamente sapere al Sovrano
arme gentilizie che solo attraverso essi sono documentate. la morte d’ medesimi Cavalieri; il terzo di esattamente, e fedelmente eseguire tutte
Nati gli stemmi e generalizzatosi il loro uso nelle giostre e nei tornei, comparvero le commessioni che gli verrebbero date; in genere poi doveva promettere di adem-
gli araldi, che, al seguito delle grandi famiglie avevano un ruolo centrale nelle “rap- pier bene tutti i doveri del suo ufficio già compresi negli altri articoli, specialmente
presentazioni” araldiche. Essi erano chiamati, talvolta, anche ad esprimere in rima quello di levare alla morte di un Cavaliere la di lui arma, elmo, e ’l cimiero di sopra
sfide e cartelli cavallereschi (59) ma, inizialmente, dovevano soprattutto conoscere il la sedia che questi, vivendo, occupava nel coro della Chiesa dell’Ordine per appen-
linguaggio blasonico e saper riconoscere al primo sguardo i diversi cavalieri dalle derla nella nave della Chiesa medesima, e metter poi l’arma, elmo, e cimiero del
nuovo Cavaliere sopra la sedia che gli toccherebbe [...]”.

(56) Ibidem, p. 43; l’espansione fu tale che l’elenco dei detentori di sigilli “ufficiali” del La rilevanza della posizione sociale degli araldi dell’Ordine nella società di corte
medioevo francese è sterminato, come già documentavano nei loro vasti, seppur datati, repertori era sottolineata dal fatto che ciascuno di loro era destinato ad instaurare relazioni
Louis-Claude Douët d’Arcq (come la Collection de sceaux, Paris, 1863-1868, costituita da tre amichevoli con i principali personaggi del suo tempo, dato che doveva:
volumi) e Germain Demay (nei due volumi che formano l’Inventaire des sceaux de la collection
Clairambault à la Bibliothéque nationale, Paris, 1885-1886).
“[...] tener dietro il più che sia possibile al [...] Sovrano, e Cavalieri, frequentando
(57) Anche se è opportuno ricordare che, soprattutto nel XIII secolo, i lacci di un sigillo
potevano avere i colori dello stemma del suo possessore; alcuni studiosi, come Jean Théodore
De Raadt (autore dei ponderosi quattro volumi Sceaux armoiriés des Pays-Bas et des pays (60) Anche negli Stati sabaudi la figura dell’araldo e del Re d’armi è stata a lungo sottovaluta-
avoisinants (Belgique, royaume des Pays-Bas, Luxembourg, Allemagne, France, Bruxelles), ta dagli storici, che non sempre ne hanno percepito appieno significati e valenze. Per conoscere,
1897-1903) e W. Müller, hanno creduto di ravvisare l’esistenza di un rudimentale sistema per opportunamente valorizzato, il ruolo dei Re d’armi occorreva, or non è molto, rifarsi soprattutto
l’indicazione dei colori, ma le loro teorie non hanno retto, o non sembrano reggere, alla critica a studiosi ottocenteschi, come come il Drigon de Magny (Archéologie héraldique: Le Roy d’ar-
(cfr. su questo tema Michel Pastoureau, Le sceaux, “Typologie des sources du moyen âge mes. Jurisprudence nobiliaire, par le Marquis de Magny –Claude Drigon, Florence, 1867, pp.
occidental”, 36, p. 69). V – VIII) o Goffredo di Crollalanza (Enciclopedia araldico-cavalleresca cit., pp. 506-507).
(58) Sul sigillo in quanto veicolo di diffusione dell’araldica v. anche Stefania Ricci, L’ado- Negli ultimi anni tuttavia sono stati prodotti diversi studi che ne valorizzano il ruolo, tra questi
zione degli stemmi da parte di una società in trasformazione, in: Blu, Rosso e Oro cit., pp. 87- v.: Jean-Luc Rouiller, Les habits du héraut. Le testament de Jean Piat, dit Genève, serviteur
89. d’Amedée VIII (1413), in : Hèraldique et emblématique de la Maison de Savoie (XIe-XVIè s.),
(59) Daniel Poirion, Le poète et le prince. L’évolution du lyrisme courtois de Guillaume de Etudes publiées par Bernard Andenmatten, Agostino Paravicini Bagliani, Annick Vadon,
Machaut à Charles d’Orléans, Paris «Université de Grenoble, publications de la Faculté des Lausanne, 1994, pp. 117-136; Sergio Mamino, Araldica ed enciclopedismo alla corte di Savoia,
Lettres et Sciences Humaines», 35, pp. 159-160. Sugli araldi, alquanto trascurati, in passato, in: Blu, Rosso e Oro cit., pp. 15-32; Luisa Clotilde Gentile, Du héraut au blasonatore. Les
dalla storiografia europea disponiamo del classico lavoro di Paul Adam-Even (Les fonctions «techniciens» de l’héraldique et l’évolution de leur fonction dans les États de Savoie, du Moyen
militaires des hérauts d’armes. Leur influence sur le développement de l’héraldique, edito in Âge au XIXe siècle, in: Généalogie & Héraldique, «Actes du 24e congrès international des scien-
«Archives Héraldiques Suisses», a. LXXI – 1957 -, 2, pp. 2-33) e, oggi, di numerosi studi sug- ces généalogique & héraldique, Besançon, France, 2 / 7 mai 2000», Édité sous la direction de
gestivi e approfonditi, tra i quali deve essere ricordato almeno il volume di Évelyne Van den Jean Morichon, «La vie Généalogique n° 29», Héraldique, pp. 97-110.
Neste, Tournois, joutes, pas d’armes dans les villes de Flandre à la fin du Moyen Âge (1300- (61) Dell’Ordine Supremo di Savoia detto prima del Collare, indi poi della Santissima An-
1486), «Mémoires et documents de l’École ds Chartes», 47, Paris, 1996, con particolare riguardo nunziata. Memorie storico-critiche umiliate alla Sacra Real Maestà di Vittorio Amedeo III feli-
al capitolo Le rôle méconnu des hérauts (pp. 113-121). cemente Regnante , Segnato St. p. 729.

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altri Cavalieri, e Gentiluomini, seguendoli anche ne’ fatti d’armi, giostre, e tornei, rovescio, o semplicemente si collocassero in disparte da tutte le altre con mettervi
per poter meglio, come testimonio occulare, rapportar al Segretario le inculcate sotto le cause della privazione a perpetua conoscenza del nome, e de’ demeriti suoi,
relazioni; onde dovea l’Araldo esser uomo di qualità, per introdursi in tali onorevoli come per gli Ordini di San Michele, e del Toson d’Oro si prescrivea, incaricandone
compagnie”. il Tesoriere dell’Ordine, e non l’Araldo” (63).

Essi, inoltre, quando riunivano (stabilmente dal XVI sec.) in sé il duplice ruolo di Le attribuzioni dei Re d’Armi si giustificavano anche in relazione al notevole dif-
re d’Armi e di araldi dell’Ordine (62), potevano interferire, almeno in teoria con am- fondersi dell’uso di insegne gentilizie (con frequenze, legate alla capacità o volontà
pia autorità, in qualunque questione legata all’uso improprio di armi gentilizie, un di regolamentazione, coercizione e controllo delle autorità, alquanto diversificate
tema, questo, piuttosto delicato, talvolta un autentico nervo scoperto nelle società da paese a paese). In vari Stati europei, pur non riscontrandosi una vera e propria
di Antico regime, dato che chiunque avesse un minimo appiglio per fare uso di omogeneità, il loro ruolo aveva aspetti e particolarità comuni.
stemmi, in linea di massima non perdeva occasione, con o senza adeguato fonda- Con l’allargarsi dell’uso degli stemmi al notabilato, le insegne gentilizie tesero a
mento giuridico, per prevalersene e per difendere a spada tratta il proprio diritto, differenziarsi in nobili e non nobili. Quelle nobili divennero tendenzialmente rico-
vero o presunto, ad inalberare un’insegna di apparenza nobiliare. Nel manoscritto noscibili per essere timbrate, vale a dire sormontate da una corona o da un elmo o
si spiega che il titolo di Re d’Arme fu aggiunto all’Araldo proprio in relazione al da altri elementi di valore codificato. Ma almeno dall’inizio del XVI secolo anche
compito di “invigilare che niuna famiglia degl’ignobili, senza prima avere ottenuta l’uso di uno stemma nobile non costituiva più, in assenza di altri elementi di valu-
licenza dal Sovrano, prendesse arme gentilizie”. Senza simile incombenza la quali- tazione, un’attestazione convincente di appartenenza alla nobiltà. Per contro non
fica, afferma l’autore, “non pare che possa sussistere”. Ma non è tutto, altri obblighi tutte le famiglie o personaggi appartenenti ai ceti nobiliari usavano “timbrare” le
comportamentali ed occupazioni figuravano nel “mansionario” degli araldi: proprie arme gentilizie. Di precoci regolamentazioni araldiche si sentì, in conclu-
sione, una sorta di esigenza in seno agli stessi utilizzatori, assai in anticipo rispetto
“Le aggiunte sono il rispetto, che deve portar a tutti i Gentiluomini che non sono all’avvento dello Stato assoluto, accentratore di ogni potestà, compresa quella di
dell’Ordine, ed inoltre alle Dame, e Damigelle, tenuto a soccorrerle nelle loro concedere l’uso di armi gentilizie, spesso mediante versamenti di “finanza” che
urgenze, e prenderne acremente la difesa, imponendo silenzio a chi con discorsi contribuivano a coprire i bisogni economici dei diversi Stati, i quali, in particolare
ingiuriosi ne insultasse il loro onore. L’ingerenza che dee pigliar nelle risse, che attraverso le nuove concessioni, potevano migliorare il proprio gettito fiscale.
insorger possono tra i Cavalieri dell’Ordine, ed altri Gentiluomini, per impedire
ogni inconveniente, adoperando le rimostranze e quando non bastino, prendendo
più efficaci spedienti. Per ultimo la cura, ove sappia che alcuno non Nobile porti Ordinamenti araldici negli Stati sabaudi,
ed usi armi gentilizie senz’averne ottenuta concessione dal Sovrano, di fargliele con riferimenti segusini
deporre, e lasciare, e quando non ubbidisca darne avviso ad Esso Sovrano perchè
vi metta rimedio”.
A partire dal Quattrocento negli Stati dei Savoia l’uso di armi gentilizie fu regola-
Estremamente delicato era un altro compito, anche se connesso a situazioni ecce- mentato in modo relativamente preciso e fu subordinato, dal secondo Cinquecento,
zionali, dato che: ad un consegnamento (una sorta di registrazione) in mancanza del quale si consi-
derava illegittimo l’utilizzo di stemmi a qualunque titolo. Le motivazioni delle re-
“Nel caso di privazione del Collare ad un Cavaliere, e sua degradazione per i de- golamentazioni poste in atto erano in primo luogo fiscali, ma non erano ininfluenti
litti di tradimento, di Eresia, fuga dalla battaglia, e ogni qualunque altra enorme, e anche le finalità d’ordine sociale e politico. Se è vero, in generale, che la semplice
villana azione all’onoratezza contraria, de’ quali delitti molti si meritano l’estremo utilizzazione di armi gentilizie non rappresentava in Piemonte, come nelle regioni
supplizio, e tutti si traggon dietro l’infamia, Emanuel Filiberto art. 94 lasciò [...] la savoiarde (ed altrove), un segno indiscutibile di nobiltà, non è meno vero che, in
cura all’Araldo di far levare le arme del cavaliere dal Coro, e metterle nella nave progresso di tempo, l’uso di stemmi divenne nei paesi retti dai Savoia, anche come
della Chiesa, in ciò avrebbesi dovuto maggiormente spiegare, ed esprimere, che conseguenza dei citati disciplinamenti, diritto pressoché esclusivo delle famiglie
l’arme del Cavaliere privato, secondo gli antichissimi usi di Cavaleria, si facesse- nobili. Già in un editto di Emanuele Filiberto, d’altronde, si intendeva vietare a
ro dall’Araldo in pezzi, affinché non restasse di lui più memoria nell’Ordine con chiunque non fosse “nobile di sangue, dignità e grado” di far uso d’armi gentilizie,
disonore della Compagnia, o si appendessero bensì nella nave della Chiesa, ma al come si dirà con maggiore dettaglio di seguito. Agostino Paradisi, riferendosi agli
usi vigenti in diversi ordini cavallereschi, rileva che per parecchi di essi, tra gli altri
per il Gerosolimitano, le prove d’arme potevano valere – a fianco di altre valuta-
(62) Ne offrono esempi gli araldi e re d’armi Giovanni de Tornai (nominato l’11 settembre zioni - per provare il possesso di una “nobiltà generosa”, a patto che l’uso fosse
1518), Riccardetto Scaffa (patenti 14 agosto 1568), Vincenzo Belmont (1581), Bartolomeo Cri-
stini (1 gennaio 1582) e Pompeo Brambilla, (30 giugno 1601), Giulio Cesare Riccio (metà XVII
documentabile da tempi remoti, giacché, per servire a tale scopo, le armi dovevano
sec.), Michele Meaglia (1658), Giovanni Battista Bosso (Pat. 1 aprile 1666), Carlo Santé (17
febbario 1677) v. Vittorio Amedeo Cigna Santi, Serie cronologica de’ Cavalieri dell’Ordine
Supremo di Savoia detto prima del Collare, indi della Santissima Nunziata, co’ nomi, cognomi,
titoli e blasoni delle arme loro, Torino, nella Stamperia Reale, 1786, pp. 288-291. (63) Dell’Ordine Supremo di Savoia cit., pp. 237-239.

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“esser cognite per lo corso di cent’Anni” (64). Non per caso nei consegnamenti/re- vedimenti ebbe l’effetto di ricondurre la stragrande maggioranza degli utilizzatori
gistrazioni d’arme sui quali ora ci soffermeremo, si leggono spesso indicazioni di stemmi nell’alveo di un uso regolamentato e “legittimo” agli occhi dello Stato.
riferite dai diversi consegnanti circa l’antichità dei loro stemmi: quando un’arma I differenti consegnamenti dimostrano che un gran numero di famiglie (assai di-
veniva definita come antica, si deve ritenere che, in linea di massima, ne fosse do- versificate sotto il profilo della loro collocazione all’interno delle gerarchie sociali)
cumentato l’uso da almeno sessant’anni; quando veniva detta antichissima, aveva faceva in Piemonte uso di armi gentilizie. Molte di queste, una percentuale verosi-
certamente superato la “centenaria prescrizione”, cioè ne poteva essere provato milmente assai più elevata di quanto si possa riscontrare in altri Stati (ad esempio
l’uso pacifico nello spazio di oltre un secolo. in Francia), potevano essere considerate, a prescindere dal possesso di fatto di uno
Le più remote disposizioni dei Savoia nel campo della blasoneria di cui sia rimasta stemma - forse proprio a causa della volontà dei Savoia di consentire ai soli nobili
memoria, tra le più antiche a livello europeo, sono comprese negli Statuta Sabau- l’uso delle insegne - a tutti gli effetti facenti parte della nobiltà. Questo stato di cose
die, comunemente detti Statuta vetera, emanati nel 1430 da Amedeo VIII. In essi non consente comunque in alcun modo di ritenere che in Piemonte l’antico uso o
si proibiva esplicitamente l’uso di “Arma vel Insignia” a chiunque non ne fosse la concessione di uno stemma costituisse, di per sé, sufficiente prova di nobiltà, es-
possessore ab antiquo (dovendosi intendere probabilmente con questa definizione sendone, tutt’al più un indizio (66), forse solo con l’eccezione dell’uso definito “anti-
un possesso ed uso documentabile come minimo sessantennale o centenario) o non chissimo” che, come si è detto sopra, aveva valore ed implicazioni a se stanti.
ne avesse ottenuto concessione da un principe sabaudo, dall’imperatore o da altri
aventi al riguardo legittima potestà.
Un importante tassello dell’attività di controllo esercitata in campo araldico dai
Savoia è costituito dal sopra citato editto filibertiano (emanato il 21 giugno 1579 a Araldica e vita quotidiana (67)

conferma di una grida della Camera dei Conti del precedente 8 aprile) relativo alla
prestazione di fedeltà da parte di nobili e feudatari. In esso erano incluse alcune Ciò che delle testimonianze blasoniche ancor oggi sopravvive, nonostante tutte
prescrizioni con cui si vietava a chiunque non fosse nobile di sangue o nobilitato le perdite di cui si è detto, è più che sufficiente per comprendere la ricchezza dei
dalla dinastia sabauda, di portare o far uso di armi gentilizie incise, scolpite o di- simboli gentilizi che, aggrappati a palazzi pubblici e privati si accompagnavano al
pinte, come pure di tenere sulle proprie case e palazzi banderuole o altre insegne vivere di tutti i giorni e per comprendere quali straordinari musei araldici dovessero
di nobiltà. Una pena molto elevata (cinquecento scudi) era stabilita per chi, avendo essere le antiche strade e, ancor di più le chiese, dove gli oggetti e i paramenti sacri
per il passato fatto uso di stemmi senza diritto, non provvedesse alla loro elimina- armoriati si accumulavano nel corso dei secoli; anche in Valle di Susa ne restano
zione da qualunque luogo o oggetto su cui fossero riprodotti, ottenendo testimo- esempi di grande valore, come si accennerà. In chiesa, avvolto in una coperta bat-
niali dell’avvenuta distruzione o cancellazione davanti a giudici o ad altri ufficiali tesimale non raramente decorata con un’insegna gentilizia (e destinata a passare
di Sua Altezza, appositamente deputati. Tra il 10 maggio e il 16 agosto del 1580 i di padre in figlio, di generazione in generazione) il neonato aveva fatto il proprio
delegati della Camera dei Conti si recarono a ricevere i consegnamenti di coloro ingresso nel mondo e preso contatto per la prima volta con simboli che l’avrebbero
che possedevano un’arma gentilizia in alcune tra le principali città dello Stato, tra accompagnato durante i suoi giorni. Ma gli stemmi scandivano nelle chiese l’intero
le quali Chieri, Moncalieri, Carignano, Pinerolo, Cuneo. ciclo della vita, dopo il battesimo accompagnavano percorsi cerimoniali intensi, poi
L’efficacia di questo primo ampio consegnamento non fu soddisfacente e furono
perciò emanate nuove disposizioni restrittive nel 1597 e 1598.
Generalizzato fu il consegnamenteo che si svolse nel 1614, dal mese di gennaio grafia i miei Controllare la società, in: Blu, Rosso e Oro cit., pp. 220-223 (220) e, soprattutto,
sino al declinare dell’inverno, effettuato in ottemperanza ad un editto del 4 dicem- Feudalità e blasoneria cit., pp. 229-264.
bre dell’anno precedente. La grande consegna delle armi gentilizie riguardò per
(66) Ciò nondimeno si riscontra in diverse occasioni che nell’immaginario collettivo l’uso di
intero i domini subalpini, con estensione, nel 1616, al Monferrato. stemmi faceva bene il paio col possesso della nobiltà. Ad esempio, nella consegna del 23 luglio
Nel 1614 anche parecchie famiglie della Valle di Susa effettuarono il loro conse- 1580 di un “borghese” di Savigliano, appartenente alla famiglia Sereno, appare chiaro il colle-
gnamento. Tra queste possiamo menzionare, anche se lo evidenzieremo nel blaso- gamento tra uso di arma gentilizia e nobiltà: al Sereno parve opportuno, per ottenere il diritto
nario caso per caso, per Susa i Caneri, Marchiandi, Medaglio, Sesterio; per Aviglia- ad usare il proprio stemma, produrre dei testimoni che attestarono che aveva sempre fatto uso
na i Belli, Bonaudi, Bruni, Facio, Falcombello, Gay, Picco, Pogolotti; per Rivoli i dell’arma consegnata e che “faceva mercanzia, però sono circa 20 anni che ha smesso la Bottega
Doglio e i Grassi. ed ha sempre vissuto de’ suoi redditi Nobilmente ed onoratamente”. Sempre in Savigliano un
Un nuovo imponente consegnamento, che richiese circa un anno di lavoro inin- esponente dei Gorena, dichiarò che l’arma della sua famiglia si trovava incisa in una lapide tre-
terrotto ai delegati ducali, risale al 1687, con inizio nel giugno di quell’anno e centesca e citò illustri alleanze matrimoniali; ma per ottenere la conferma ritenne utile affermare
anche che a memoria d’uomo nessuno dei suoi predecessori aveva mai praticato arti meccaniche
conclusione nel giugno del 1688. Tra le famiglie di Susa gli Allamand; tra quelle di e che tutti, anzi, avevano sempre vissuto “a modo de’ Nobili Borghesi”. Per contro non manca
Avigliana, i Baronis, Belli, Buttis, Falcombello, Losa: tra quelle di Rivoli, gli Anto- l’esempio di personaggi ai quali venne concesso l’uso dello stemma ma negato qualunque “privi-
nielli, Avenati, Perini. Come già ampiamente studiato (65), l’insieme di questi prov- legio di nobiltà”. Cfr., sui collegamenti tra uso di armi gentilizie e nobiltà, Feudalità e blasoneria
cit., pp. 229-232, 258 n. 11.
(67) Per un inquadramento generale di questo tema rinvio al mio L’araldica nella vita quoti-
(64) Paradisi, Ateneo dell’Uomo Nobile cit., vol. I, p. 202, 227. diana nel Piemonte dell’antico regime, in: Interviste nel passato: Catalogo Bolaffi della nobiltà
(65) Sul tema delle regolamentazioni araldiche v. ad esempio, con le relative fonti e biblio- piemontese, a cura di Enrico Genta e Gustavo Mola di Nomaglio, Torino, 1993, pp. 25-31.

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suggellavano l’ultima dimora, deputati non solo a contrassegnare sepolcri o cap- non è difficile immaginare di trovare un picchiotto (o battente) con incisa l’arma
pelle di patronato ma anche a vivificare il ricordo di coloro che, viventi, li avevano del proprietario. È possibile che anche la serratura (72) e la porta stessa la rechino
inalberati. I segni araldici servivano, a rievocarne i nomi, quasi rivolgendo ai fedeli incisa o scolpita, come pure talune parti del mobilio (alzate di trumeau, buffet,
che in essi si imbattevano - e in special modo ai discendenti - una muta richiesta di facilmente almeno una cassapanca o un cofano (73)) in cui ci imbatteremo sin dai
suffragio (68). A fianco dei messaggi più trasparenti i blasoni collocati nelle chiese primi passi. Armoriate con tecniche diverse incontreremo pure varie componenti
ne trasmettevano altri legati alla rappresentazione dei poteri che in ciascun luogo stemmate dell’arredamento, le tappezzerie appese ai muri, le portiere “volanti” in
si stratificavano. Gli stemmi legati a quelli dei poteri locali e “vicini” di ordine tessuto, gli schienali di sedie, seggioloni e poltrone. In ogni angolo della casa po-
feudale, ecclesiale, amministrativo si affiancavano ai poteri “centrali” (la dinastia, tremo trovare un tassello di un privato museo araldico: in biblioteca (dove saranno
la Chiesa di Roma), che colmavano la lontananza ed affermavano una costante immancabilmente conservati alcuni volumi utili per istruire i giovani gentiluomi-
presenza attraverso la proiezione della propria immagine araldica (ma alle valenze ni sulle principali regole della blasoneria (74)) e negli armadi contenenti le carte
politiche dell’araldica ed al suo ruolo nelle strategie del potere accenneremo me- di famiglia non sarà difficile rinvenire legature alle armi, ex libris, pergamene e
glio, come già detto più indietro, in conclusione di questo saggio). Interessanti le manoscritti stemmati; in ogni stanza i paracamini (e, frequentemente, i camini)
considerazioni di Paolo Nesta, maturate nel corso di studi su edifici ecclesiali in recheranno l’insegna dei loro padroni. Passando in cucina la medesima insegna la
specifico ambito segusino. Riferendosi alla chiesa di San Giovanni di Avigliana, troveremo sul fornello (spesso sulla copertura della “gratella” - o griglia - e su varie
lo studioso (anche accennando ai due stemmi sostenuti da un angelo affrontati sui suppellettili ed utensili, non esclusi i legni per decorare il burro; in sala da pranzo
capitelli ai lati del portale e confermandone, in linea con quanto già indicato da la potremo osservare su tovaglie e tovaglioli, posate, argenterie, piatti, bicchieri,
studiosi anteriori, come il Bacco, l’appartenenza ai Savoia e agli Orsini), scrive: bottiglie, porcellane, cristalli. Nella sala d’armi, se esiste, o in un ripostiglio o in
qualche cofano in cui si conservano armi da fuoco e da taglio, il simbolo della
“[...] al di là del suo odierno valore come “contenitore museale”, la storia materiale famiglia si scorgerà su spade, alabarde, fucili e, se il padrone si dedica di tanto in
dell’edificio affiora non solo attraverso le testimonianze offerte da una pluriseco- tanto alla caccia, su vari strumenti usati a questo scopo, tra cui le fiasche da polvere.
lare vicenda documentaria, ma anche per un insieme di tracce visive, in cui si con- La rimessa, di certo, conterrà qualche carrozza o portantina con le portiere dipinte
cretizzano dense simbologie politico-religiose” (69). e coronate. Sarebbe stucchevole dilungarsi ulteriormente; naturalmente troveremo
sigilli in buon numero (75), pietre incise, quadri di antenati, cornici, livree decorate
Simbologie che spiccano, limitandoci ad un solo altro esempio, a Sant’Antonio di sul tessuto per mezzo di un ricamo e sui bottoni e galloni per mezzo di incisioni, in
Ranverso, attraverso le insegne gentilizie dell’abate Giovanni de Montchenu, che
più volte vi compaiono (70).
Gli oggetti ornati con simboli araldici che si sono conservati o dei quali ci resta ricchezza e di rappresentazione sociale).
semplice memoria attraverso vecchi documenti, consentono, poi, di ricostruire lo (72) Ne conosciamo, fregiate di simboli araldici anche in Valle, tali ad esempio le antiche
scenario araldico di molte case nobiliari, anche di modesta importanza. Quasi ad serrature della chiesa di Bousson.
ogni atto della vita quotidiana si accompagnava un oggetto stemmato (il che è (73) Patria, Lo studio dell’araldica cit., p. 9, menziona ad esempio, ricavandone notizia da
ancor più vero per le famiglie meglio dotate sia di quarti di nobiltà sia di risorse un inventario del patrimonio dei Bartolomei di Susa del 1360, conservato in Archivio di Stato
economiche). Se potessimo visitare un antico palazzo o castello rimasto intatto ci di Torino, “duos magnos scuffros pictos armorum illorum de Provanis et de Bartolomeis”. Ai
Bartolomei si ricollegano anche alcuni lavori di oreficeria oggi dispersi, tra i quali un calice stem-
troveremmo di fronte a testimonianze araldiche sin dalla porta d’ingresso. Oltre mato commissionato da Ruffino Bartolomei nella seconda metà del Trecento, quando era priore
agli stemmi dipinti o scolpiti sulla facciata (e a quelli apposti sui “colombari” (71)), della Novalesa (al riguardo v. Giovanni Romano, Da Giacomo Pitterio ad Antoine de Lonhy, in:
Primitivi piemontesi nei musei di Torino, a cura di Giovanni Romano, Torino, 1996, pp. 111-128
(122-123). V. anche, nell’inventario pubblicato da Gentile, Antichi arredi cit., p. 108: “Calice
(68) A dire di Michel Pastoureau, la Chiesa fu inizialmente diffidente verso questo sistema uno d’argento indorato, con sua patena et un’arma a quadretti rossi e bianchi”.
di segni interamente elaborato al di fuori della sua influenza, ma in breve tempo furono gli stessi
ecclesiastici a divenire utilizzatori di stemmi, i vescovi verso il 1220 – 1230, subito seguiti da (74) Conoscere le regole dell’araldica, saper riconoscere le armi e descriverle in termini ap-
canonici e sacerdoti secolari. Non è necessario attendere a lungo per constatare che l’edificio propriati era ritenuto pressoché indispensabile; il contrario era considerato frutto di un’educazio-
ecclesiale già “véritable sanctuaire cromatique”, diviene anche un monumento alle armi gentili- ne trascurata, come scriveva all’inizio del Settecento il gesuita Jean Croiset (v. a questo proposito
zie alle quali “l’art religieux du Moyen Âge [...] accorde une place considerable” (Une histoire Feudalità e blasoneria cit., pp. 138-140, 150-151). Gian Paolo Brizzi attribuisce all’araldica, con
symbolique du Moyen Âge occidental, Paris [Lonrai], 2004, pp. 147, 222). riferimento al programma di studio ed educativo dei giovani nobili un preciso carattere ideologi-
co, in quanto nel quadro di un programma di studi “l’insegna della propria famiglia acquista [...]
(69) Paolo Nesta, Avigliana: contributi alla ricerca storica, in “Segusium”, a. XXII, vol. 22, un esplicito significato di classe: è il simbolo dei privilegi del proprio ceto [...]”. Sulla selva di
pp. 37-57 (43). blasoni che si trovava nei collegi nobiliari, sul posto assegnato all’araldica nell’insegnamento e
(70) C[esare] Bertea, C[ostantino] Nigra, S. Antonio di Ranverso ed Avigliana. 1 a passeg- sui numerosi “jeux d’armoiries” pedagogici sei-settecenteschi pubblicati “pour apprendre le Bla-
giata artistica, Torino, 1923, p. 8; Andreina Griseri, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, son, la Geographie et l’Histoire curieuse” deve essere oggi segnalato in particolare l’importante
Torino, 1965, p. 60. e stimolante studio di Philippe Palasi, Jeux de cartes et jeux de l’oie héraldiques aux XVIIe et
(71) In Francia come in Piemonte il diritto di “colombage”, ovvero di possedere un colomba- XVIIIe siècles. Une pèdagogie ludique en France sous l’Ancien Régime, Paris, 2000.
ro, sia quale edificio a sé stante, sia posto sulla sommità dei tetti, era tendenzialmente riservato, (75) I sigilli, in ferro, argento ed altri metalli erano estremamente diffusi; su di essi cfr. Con-
pur non mancando deroghe, ai nobili e ad alcuni ecclesiastici, esso era considerato simbolo di trollare la società cit., p. 222.

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camera da letto lenzuola, federe, scaldaletto e molte altre cose ancora. Tutti questi de, lavoravano tuttora, a Torino come altrove in Europa, per realizzare insegne
esempi e citazioni, è opportuno sottolinearlo, non sono avulsi dalla realtà, ma si ba- araldiche con ampio spettro di applicazioni (segnatamente in campo orafo e tipo-
sano su precisi riferimenti documentali, in particolare contenuti nei consegnamenti, grafico) numerosi artigiani.
di cui si è parlato poco sopra, del 1580 e 1687 (76) e in inventari legali: nessuno degli Nonostante le testimonianze blasoniche di tipo pittorico, scultorio, sfragistico di-
esempi fatti è di fantasia. Un discorso a parte meriterebbero anche gli arredi sacri vengano già numerose nel corso del medioevo, soprattutto a partire dal XIII secolo,
delle cappelle spesso annesse alle proprietà nobiliari, con una gamma di soggetti il generalizzarsi della tendenza a decorare con stemmi un gran numero di oggetti
piuttosto ampia. legati ad ogni momento o attività del vivere quotidiano, soprattutto per le famiglie
Alla luce di quanto si è sin qui detto appare in tutta la sua evidenza un aspetto minori, si deve registrare con ogni probabilità essenzialmente a partire dal Seicen-
dell’araldica che non sempre viene posto adeguatamente in luce, la grande e poli- to. Indicazioni in questo senso possono indirettamente essere ricavate anche dalle
secolare influenza sull’economia, in termini generali, di una committenza privata diverse mostre di argomento araldico realizzate in Europa negli ultimi cinquant’an-
capillarmente diffusa e, in progresso di tempo, sempre più esigente e sofisticata ni: gran parte degli oggetti di uso corrente in esse raccolti datano proprio a partire
che, con la sua crescente domanda, ha contribuito in modo determinante a stimo- dal seconda metà del XVII sec.
lare innumerevoli artigiani ed artisti ad apprendere le molte tecniche in cui era Per quanto riguarda l’area subalpina in particolare, chi voglia indagare sull’impat-
necessario essere versati per creare oggetti di qualità adeguata all’evolversi dei to dell’araldica nella vita quotidiana delle famiglie piemontesi, anche di quelle di
gusti (77). Anche se può apparire strano, ancora sul finire dell’Ottocento l’araldica media e minore importanza, con riferimento agli anni anteriori, può avvalersi dei
costituiva materia d’insegnamento, non più per i giovani nobili ma per ottenere consegnamenti e ricavarne indicazioni interessanti, talora curiose e suggestive e
concreti sbocchi lavoativi, in numerosi istituti professionali. A Torino, ad esempio, risposta a molte curiosità.
un “Corso di disegno araldico” si teneva nell’ultimo scorcio del secolo presso le I consegnanti erano chiamati, come già si è accennato, a comparire di fronte ai
Scuole Tecniche di S. Carlo (78). Ancora nei primi decenni del Novecento, d’altron- delegati ducali per dimostrare il loro buon diritto a far uso di insegne gentilizie. Per
poter inalberare uno stemma senza oneri (o con oneri quanto più possibile modesti)
due erano le strade che principalmente essi potevano seguire: esibire privilegi o
(76) Per analizzare le attestazioni materiali d’uso presenti nei consegnamenti e in altre fon- diplomi concessi dagli imperatori, dai Savoia (e, con qualche limitazione, da altri
ti ho potuto avvalermi in particolare, oltre che dei manoscritti originali o di copie di essi (in sovrani) a loro o a loro antenati diretti, oppure documentare un antico - e legittimo
Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite: l’Art. 852 § 1, Inventari 117 e 118 - Estratto dai - uso dell’insegna consegnata da parte della famiglia da cui discendevano.
consegnamenti delle Armi gentilizie 1687, vol. I e II - e l’Inventario 121 - Indici diversi di armi
gentilizie -; in Biblioteca Reale di Torino: Prove d’arme di famiglie piemontesi nel 1580 (Con-
Nel 1580, se si escludono coloro che appartenevano inequivocabilmente all’alta
segnamenti fatti avanti i Delegati della Camera dei Conti) - Storia Patria 452 - e Registro delle nobiltà o alle famiglie detentrici di diritti giurisdizionali su qualche feudo, i parti-
insegne presentate dà particolari di questa Città ed altri luoghi in virtù dell’ordine pubblicato da colari in grado di avvalersi di un privilegio bene accetto ai delegati ducali (come,
S.A. Serenissima li 4 dicembre 1613, ed altro degli Ecc.mi e molto illustri Presidente Argentero limitandoci a qualche esempio esempio, Francesco Lovera, che potè presentare
[...] con la descrizione delle Arme nei termini propri del Blasone - Varia 528) dell’edizione dei copia di un privilegio dell’imperatore Sigismondo risalente al 1413, Bernardino
consegnamenti pubblicata a cura di Enrico Genta – Gustavo Mola di Nomaglio – Marcello Niellis che esibì patenti concesse da Emanuele Filiberto, Giacomo de Ruffini che
Rebuffo – Angelo Scordo, I consegnamenti d’arme piemontesi, Torino, 2000. Molti oggetti si avvalse di un diploma di re Carlo IX di Francia e, ancora, Giuseppe Morri che
d’uso quotidiano rilevati in queste fonti sono menzionati nell’articolo: Controllare la società cit., presentò una concessione di Carlo il Buono) non furono pochi. Quanti dovettero di-
al quale si può fare riferimento per un elenco dettagliato di essi.
mostrare attraverso prove indirette l’esistenza di un antico uso e quindi di un diritto
(77) L’impatto che l’araldica ebbe sull’economia viene raramente evidenziato adeguatamen- acquisito lo fecero, in genere, sia producendo testimonianze giurate, sia esibendo
te: questo non fu nel corso dei secoli di marginale rilevanza, poiché innumerevoli artigiani ed qualcuno dei tanti oggetti stemmati menzionati poco sopra nella lunga lista di te-
artisti furono costantemente chiamati ad eseguire sculture lignee (destinate ad esempio ad ornare
i banchi appartenenti a famiglie nobili o notabili in tutte le chiese) come marmoree o in pietra stimonianze materiali, dichiarando eventualmente su quali edifici il loro stemma si
(da apporre sulle facciate di palazzi pubblici e privati, come sulle pareti o sul suolo degli edi- trovava riprodotto da vecchia data.
fici ecclesiali). Dovunque schiere di pittori, incisori e miniatori, specializzati nelle più diverse Smarrite, o irrimediabilmente rovinate molte testimonianze, per ricostruire le pre-
espressioni artistiche, operarono riproducendo gli stemmi su muro come su vetro, carta, perga- senze “araldiche” nel vivere quotidiano dei ceti dominanti e del notabilato del Pie-
mena e tela. Altrettanto numerosi furono gli incisori che lavorarono pietre e metalli preziosi per monte d’Antico regime i consegnamenti divengono una fonte insostituibile (pur
produrre anelli stemmati, o altri metalli per i sigilli che ogni membro di una casata nobile era uso con l’episodico ausilio dei testamenti o così ei minuziosi inventari patrimoniali che
utilizzare per la propria corrispondenza. A dire di Alfredo Lienhard-Riva (L’Araldica Ticinese, abbondano negli archivi dell’Insinuazione e in anteriori fondi notarili). Il loro inte-
in: “Archives héraldiques Suisses”, a. LII (1938), n° 4, pp. 102-106 (102-103), grande impatto resse travalica, però, i limiti dell’araldica: essi possono costituire materia di studio
economico ebbe nella Repubblica Elvetica addirittura la sola pittura su vetro che, “[...] orientata
verso la rappresentazione di soggetti araldici, vanto dell’arte svizzera, fiorì in molte città, dando per i genealogisti, per gli storici in generale, nonché, lo sottolineiamo pur avendolo
occupazione ad una larga schiera di artisti ed artigiani”. già riferito alcune pagine più indietro, per i giuristi, glottologi, sociologi, semiologi
(78) Conservo tra le mie raccolte araldiche una ventina di tavole, acquistate presso una libreria
antiquaria, con l’intestazione della scuola e il nome del corso prestampati, ciascuna contenente
dieci scudi egregiamente miniati dall’allievo G. Vogliotti attorno al 1880. Le eccellenti capacità ra di insegne operante a Torino sul finire del XIX secolo e nei primi decenni del secolo seguente,
pittoriche che si evidenziano nelle tavole inducono a pensare che questo G. Vogliotti non fosse un con specializzazione nel campo del disegno araldico (cfr. G. Marzorati, Guida Commerciale ed
allievo qualunque, ma possa identificarsi con l’omonimo proprietario di un’affermata manifattu- Amministrativa di Torino [...], a. 69, 1897, pp. 189, 191, 526).

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ed altre categorie di studiosi. Sarebbe errato pensare che i grandi signori, come i ru- la datazione del busto si riscontrano opinioni non esattamente univoche. L’iscrizio-
stici nobili di campagna, amassero circondarsi e diffondere i simboli araldici che li ne apposta sul petto del santo “hoc opus fecit fieri morruellus ferraudi de secuxia”
riguardavano solo per vanità. Questi, si è già visto, erano sì elementi di un codice di ne ha fatto tradizionalmente collocare la realizzazione attorno ai primi anni del
differenziazione sociale e di prestigio, ma evocavano anche l’identità, marchiavano Quattrocento, epoca in cui visse un Moruello (chiaro diminutivo di Mauro, ovvero
le proprietà, sottolineavano l’onore di una famiglia, divenendo altresì componenti Moro) Ferraudi, o Ferrandi. Vi è, tuttavia, chi propende per collocarne l’esecuzione
di una rappresentazione mentale della durata poligenerazionale e indefinita di una nella prima metà del XVI secolo, pur ammettendo che il reliquiario possa essere il
“razza” e della coesione parentale. risultato della combinazione tra un busto quattrocentesco (cronologicamente com-
patibile con le poche notizie riguardanti Moruello) ed una testa su di esso inserita
successivamente (82), forse a causa del deterioramento della precedente, che si vuole
abbia contenuto il cranio del santo. I più tendono a sposare senz’altro quest’ultima
Altre testimonianze segusine ipotesi, ammettendo che se il capo del reliquiario “stilisticamente si colloca nei
primi decenni del XVI secolo, il busto della figura sembrerebbe di primo Quattro-
Nonostante le irrimediabili emoraggie subite, il patrimonio araldico del Piemonte cento” come indicano l’iscrizione sul petto e le analogie con altri busti reliquiari
continua ad essere caratterizzato da consistenti e, spesso, artisticamente rilevan- di quel periodo (83). Il Chiapusso nelle Famiglie segusine, seguito dal Manno (e noi
ti presenze. Un repertorio complessivo delle sopravvivenze blasoniche regionali non disponiamo di elementi idonei a giudicare quanto opportunamente) nel Patri-
manca (ne esistono solo alcuni, incompleti, riferiti a piccole aree). La loro quantità ziato subalpino, attribuisce ai Ferrandi uno stemma del tutto diverso (in cui figura-
è tale da implicare un impegno e costi difficilmente sostenibili da singoli studiosi no “tre spade in campo azzurro”) Giovanna Saroni ritiene però errata l’attribuzione
o società di studi storici, sia con riferimento a quanto si conserva in (e su) edifici di quest’arma, usata a suo avviso non dai Ferrandi segusini ma da un’omonima
privati, sia a quanto si deve al mecenatismo nobiliare nei confronti della Chiesa e famiglia casalese e tende ad attribuire lo scaccato che figura sul busto all’omoni-
alla presenza di armi gentilizie negli edifici ecclesiali, in relazione ai legami che ma e ben più illustre casata di Susa (84). L’attribuzione dello “scaccato di rosso e
famiglie o singoli personaggi avevano con essi. A prescindere dagli stemmi spesso d’argento” ai Ferrandi susini richiederebbe ulteriori verifiche, se alcuni elementi,
riprodotti sui banchi di chiesa, sui mortai dell’acqua benedetta, fonti battesimali, propriamente araldici, non inducessero a chiedersi se l’arma in questione non possa
lapidi commemorative e negli arredi cerimoniali delle cappelle di privato giuspa- piuttosto essere, seppur con alterazioni cromatiche, quella dei Bartolomei (cfr. più
tronato - come in parte si è già intravisto - si possono trovare nei patrimoni eccle- avanti, nel blasonario, questa voce e la voce Ferrandi) (85). Se questa supposizione
siali oggetti diversi, quali suppellettili sacre e reliquiari donati da privati, oppure risultasse esatta, ancora una volta valutazioni squisitamente araldiche offrirebbero
paramenti liturgici armoriati che venivano, perlopiù, fatti eseguire per proprio uso agli storici dell’arte un contributo rilevante, anche consentendo di antedatare di
da coloro che abbracciavano la vita religiosa. parecchie decine di anni la realizzazione della parte più antica del reliquiario.
La stessa Valle di Susa, pur non potendo vantare oggi monumenti araldici formida- Priva di zone d’ombra è, invece, la datazione dell’arma della città di Susa applicata
bili come ne esistono in altri ambiti piemontesi (79), valdostani (80), savoiardi o delfi- nel medesimo reliquiario sul petto del Santo: fu commissionata nel gennaio del
nali (81), può offrire esempi di permanenze di grande interesse. Oltre ad alcune già 1745, congiuntamente alla mitra da porsi sulla testa, all’orefice torinese Giacomo
menzionate più indietro, merita di essere posto in primo piano il busto reliquiario di Antonio Serafino (86); qualche approfondimento richiederebbe la motivazione per
San Mauro conservato a Susa, nella Cattedrale di San Giusto. Esso è notevole non
solo in quanto testimone del culto del santo nella Valle e in Susa in particolare o per
la sua qualità, ma anche perché costituisce un esempio concreto in ambito segusino (82) Romano, Oreficerie e lavori in metalli diversi, scheda n. 19, in: Valle di Susa, arte e sto-
delle potenzialità che l’araldica può rivestire nel quadro di un’indagine storica su ria cit., p. 154. Il tesoro della Cattedrale di San Giusto. Arredi sacri dal VII al XIX secolo, a cura
un’opera d’arte. Eseguito in argento e rame dorato, reca applicato su entrambe le di Claudio Bertolotto e Gemma Amprino, Torino, 1998, pp. 56-57.
spalle scudi scaccati “di rosso e d’argento” che paiono essere ad esso coevi. Circa (83) V. Giovanna Saroni, scheda del “Busto reliquiario di San Mauro”, in Il tesoro della
Cattedrale di San Giusto cit., pp. 64-65.
(84) In attesa di nuovi approfondimenti, si può anche segnalare che gli stemmi fissati sulle
(79) Tra i primi esempi che possono venir alla mente in Piemonte i castelli di Lagnasco (sul spalle di San Mauro corrispondono altresì a quello che inalberava una delle più importanti fami-
quale v. Angelo Scordo, Monumenti araldici subalpini. La “Marche d’Armes” del castello di glie del Quattrocento valsusino, quella dei Calvi di Avigliana, feudatari di parecchi luoghi e noti
Lagnasco, in “Atti della Società Italiana di Studi Araldici”, 10° Convivio -Torino, 12 giugno anche per il loro mecenatismo e committenze artistiche a beneficio di chiese della Valle.
1993- Torino, 1994, pp. 133-188), della Manta, di Masino. (85) Anche Gentile, Dalla corte al patriziato urbano cit, p. 73 sembra mantenere al riguardo
(80) Basta pensare a quali favolosi contenitori di materiali araldici sono taluni castelli della una posizione interlocutoria.
Valle d’Aosta (come, ad esempio, quelli di Fénis e di Issogne, dove ogni parete porta dipinti i (86) Ve ne è notizia nei “Manoscritti Chiapusso” conservati nella Biblioteca Nazionale di
segni del blasone, segni che fanno sfoggio di sé anche sulle grate alle finestre, sulle banderuole, Torino, Miscellanea, parte III, vol. I, segnato S. VI. 14, p. 81, “Memorie tratte dall’archivio
vetrate, colonne, sui mosaici e fregi d’ogni tipo). comunale dal verbale del 12 gennaio 1745”: la città commissiona all’orefice torinese Antonio
(81) Di interesse delfinale può essere considerata anche una delle più straordinarie testimo- Serafino una mitria d’argento, da porre sopra la testa di San Mauro [...], detta mitria, indorata
nianze blasoniche giunte sino a noi, la “Salle héraldique de la Diana” a Montbrison. Costruita nel e “colla gravatura dell’arma di questa città impressa in una lastra d’argento inchiodata nel detto
1296, in occasione del matrimonio tra Jean Ier de Forez e Alix de Viennois; essa è dotata di una busto con altri lavori per ornamento d’essa”. Al riguardo v. Sonia Damiano, scheda della “Mitra
volta ogivale in legno, unica in Francia per la sua antichità, decorata con 1970 blasoni. episcopale” per il busto reliquiario di San Mauro”, in: Il tesoro della Cattedrale di San Giusto

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cui la città volle fare apporre il proprio stemma, ma non è certo azzardato supporre di nobili famiglie” (95). Ma in San Francesco, già aveva rilevato l’esistenza di diver-
che con esso l’amministrazione civica intendesse rivendicare anche precisi diritti se emergenze araldiche anche il Vacchetta, che nel 1933 vi individuava sul fianco
sul busto. esterno le armi dei Cacherano di Bricherasio e dei Saluzzo di Cardé (96).
La Cattedrale di San Giusto è sede di parecchie altre testimonianze araldiche. Le Alla Novalesa, nel presbiterio della chiesa abbaziale, sulla parete nord, si conserva
armi quattrocentesche del Cardinale Guglielmo d’Estouteville (cui spetta un ruolo un affresco con iscrizione e stemma, risalenti alla metà del Quattrocento, di Ober-
nei fondamentali rimaneggiamenti del complesso ecclesiale realizzati nel XV se- tino Borello, di famiglia moncalierese, amministratore (alcuni gli abbinano questa
colo) campeggiano ancora, in bassorilievo, sulla balaustrata del campanile e sono qualifica, altri usano quella di priore) dell’abbazia dal 1454-1458 (97).
affrescate sul fianco meridionale della chiesa (87). Tra i documenti legati a private famiglie sparsi lungo la Valle può poi essere ricor-
Tra le opere d’arte stemmate che fanno parte del tesoro di San Giusto può essere data una coppia di preziose ampolle per la messa (opera dell’orafo a.s. di Lione,
ricordato ancora un superbo calice eucaristico d’argento dorato, con patena, opera datate circa 1681) conservate nella Parrocchia di Exilles, con stemma così descritto
di argentiere parigino, risalente ai primi decenni del Seicento e recante, su disco da Giovanni Romano “quadripartito con quattro cani (?) correnti verso sinistra [...]”
d’argento fissato al di sotto del piede, le armi di Jean Baptiste d’Ornano (88). Non e comunemente attribuito a Bénigne de Saint-Mars. Questo avrebbe donato le am-
rari sono i paramenti liturgici che recano le armi dei loro possessori; Maria Paola polle nel 1681, anno della sua nomina a governatore del forte di Exilles, alla locale
Ruffino segnala, tra quelli realizzati per applicazione a ricamo, le pianete recanti le parrocchia (98); alcuni approfondimenti strettamente araldici non hanno consentito
armi della Città di Susa, dell’abate Scaglia ed altre due non identificate che non de- di confermare che tali insegne siano effettivamente riconducibili al personaggio
scrive (89). Notevoli, tra i paramenti ricamati, quelli che portano le armi di Carlo Vit- citato; anzi, hanno sollevato più di un dubbio al riguardo.
torio Amedeo Delle Lanze, abate di San Giusto dal 1743 al 1749, da lui lasciati in Procedendo a zig zag attraverso la Valle si può segnalare sul castello di Bruzolo la
eredità con testamento del 4 novembre 1782 (90), quelli con lo stemma di Giuseppe presenza di armi gentilizie scolpite dei Grosso (99), rese assai note da un schizzo di
Francesco Maria Ferraris di Genola (primo vescovo di Susa, 1778-1800) (91) e quelli Riccardo Brayda (100), più volte riprodotto in varie pubblicazioni (101).
contrassegnati dalle insegne di Francesco Vincenzo Lombard (vescovo dal 1824 al Alcune reminiscenze blasoniche, registrate a San Giorio negli anni venti del No-
1830) (92). Alle armi del Ferraris di Genola si deve pure ricordare una bella legatura vecento dall’Olivero (che studiò il castello poco prima che subisse alcune gravi
di un Messale Romano conservato nell’Archivio Capitolare di San Giusto (93). lesioni) riconducono ai Bertrandi, Parpaglia ed Aschieri. Per quanto riguarda i pri-
Non lontano, nella chiesa di San Francesco, Eugenio Olivero segnalava nel 1925, mi, in San Giorio se ne conservano memorie araldiche anche nella cappella di San
anche sulla base degli studi di A. Bosio, la presenza di una lapide degli Aschieri, Lorenzo dove, nel contesto di un ciclo di affreschi del primo quarto del Trecento
un tempo sormontata dalle loro insegne (94) ed Anna Maria Cavargna, cinquant’anni (ora con precisione databili al 1328 e valorizzati da recenti restauri) compare, ben
dopo, “un frammento di affresco quattrocentesco con una figura di cervo e stemmi riconoscibile, lo scudo della famiglia, la cui presenza, esaminata di concerto con
fonti archivistiche, consente di assodare con ragionevole certezza la committenza
dell’opera (102). Probabilmente lo stesso committente, Lorenzetto Bertrandi, figura

cit., pp. 66-67, la studiosa può registrare, attraverso l’Archivio Storico della Città di Susa, le fasi
della realizzazione dell’opera, compresa l’incisione dello stemma cittadino e il suo costo. (95) Annamaria Cavargna, L’architettura e gli affreschi gotici della chiesa, in: San France-
(87) Natalino Bartolomasi, La cattedrale di San Giusto di Susa, in : Il tesoro della Catte- sco in Valle di Susa, Borgone di Susa, 1974, pp. 67 – 104 (82).
drale di San Giusto cit., pp. 13-32 (19). (96) Giovanni Vacchetta, Ricerche sopra Opere d’Arte del secolo XV in Cavallermaggiore e
(88) V. la scheda che lo riguarda, elaborata da Maria Paola Ruffino in: Il tesoro della Catte- dintorni, in: Il congresso di Cavallermaggiore, 6-7 agosto 1932 – X -: Atti e Memorie del Primo
drale di San Giusto cit., pp. 88-91 e Romano, Oreficerie e lavori in metalli diversi, scheda n. 22, Congresso Piemontese di Archeologia e Belle Arti, “Atti della Società Piemontese di Archeologia
in: Valle di Susa, arte e storia cit., p. 157. e Belle Arti”, pp. 49-77 (e in particolare 59, 66-68).
(89) Maria Paola Ruffino, Tesori ricamati, in: Il tesoro della Cattedrale di San Giusto cit., (97) Antonella Bo, Testimonianze documentarie e figurative relative alla chiesa abbaziale
pp. 121-152 (122). della Novalesa dalla fine del sec. XIII alla metà del sec. XV, in: La Novalesa: ricerche – fonti
(90) Ibidem, pp. 121-122, 144-145; Michela di Macco, Tessuti, ricami e cuoi impressi, sche- documentarie – restauri (Atti del Convegno – Dibattito 10-11-12 luglio 1981), Susa, 1988, vol.
da n. 12, in: Valle di Susa, arte e storia cit., pp. 178-179. Sul mecenatismo del Delle Lanze v. Ca- I, pp. 211-218.
simiro Debiaggi, Il cardinale Delle Lanze ed il paliotto del Piffetti per Benedetto XV, “Bollettino (98) Romano, Oreficerie e lavori in metalli diversi, scheda n. 37, in: Valle di Susa, arte e
della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti”, N.s., XLV, 1993, pp. 261-272. storia cit., p. 163.
(91) Ruffino, Tesori ricamati, in: Il tesoro della Cattedrale di San Giusto cit., pp. 146-147. (99) Una riproduzione delle quali è nell’articolo di Federico Marconcini, I “Trattati di
(92) Ibidem, pp. 123, 150-151. Bruzòlo”, in: “Segusium”, a. II (1965), pp. 74-143 [112].
(93) Sul quale v. Francesco Malaguzzi, Legature in biblioteche segusine, in: “Segusium”, (100) Che si può vedere, riprodotto nel contesto della tavola originale che lo contiene in Mi-
a. XXVII (1990), vol. 28, pp. 83-109 (e in particolare 88, 102). L’autore si sofferma anche su caela Viglino Davico, Benedetto Riccardo Brayda: una riproposta ottocentesca del medioevo,
parecchie altre legature stemmate conservate in biblioteche valsusine. Torino, Centro Studi Piemontesi, 1984, p. 141, tav. 60.
(94) Eugenio Olivero (Il Castello e la Casa Forte di S. Giorio in Val di Susa. Ricerche stori- (101) Tra l’altro nei fortunati studi di Edoardo Barraja sui castelli valsusini.
co-artistiche pubblicate sotto il patronato della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, (102) Claudio Bertolotto, Le stagioni della pittura murale, in: Valle di Susa: tesori d’arte,
Torino, 1925, pp. 67-68. Torino-Londra-Venezia-New York, 2005, pp. 167-188 (e in particolare 170-171). In altri casi

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in quest’affresco con la moglie Guglielmina, in linea col costume dei donatori di alla conferma papale destinata a sanare la precedente irregolarità (108). “Ne certifica
farsi ritrarre, oranti, al quale si accennato più indietro (103). Degli Aschieri se ne l’identità - scrive Guido Gentile – uno stemma danneggiato dalla corrosione del-
conservano reminiscenze araldiche anche in Bussoleno nonostante vi sia chi ritiene l’angolo inferiore destro del dipinto, ma ancor leggibile negli elementi costitutivi.
che l’attribuzione ad essi della celebre casa che ne porta il nome sia infondata (104). Lo scudo appare fasciato di nero e d’argento [...] Il capo [...], di rosso, è caricato
Il loro stemma figura anche su una di due preziose tavole (riconosciute da Andreina delle chiavi di San Pietro, simbolo della giurisdizione della santa sede, e quindi di
Griseri come jaqueriane (105)), appartenenti sino al 1975 ad una collezione privata una diretta dipendenza da questa. Lo scudo è poi accollato ad un pastorale, distin-
romana e poi acquisite dal Museo Civico di Torino. La tavola in questione, rap- tivo, a rigore della dignità abbaziale [...]” (109). Ecco un altro esempio perspicuo di
presentante la liberazione di San Pietro, contiene l’immagine di un monaco bene- cosa voglia dire la qualifica attribuita all’araldica di scienza ausiliaria della storia.
dettino orante, nel quale vari studiosi riconoscono Vincenzo Aschieri, priore della Tornando per un attimo a Bussoleno vi si deve segnalare pure uno stemma marmo-
Novalesa, secondo alcuni a partire dal 1399 (106) (o dal 1402) e sino al 1452, anche reo cinquecentesco, dei Bobba, facente parte, dal secondo Ottocento, delle colle-
se ad altri sembra più corretto, sulla base di nuove acquisizioni, datare l’inizio del zioni del Museo Civico torinese; su di esso si sofferma con puntuali considerazioni
suo priorato al 1398 (107). In realtà almeno coloro che indicano 1398 e 1402 non Pietro Vayra (110).
errano: il primo anno si riferisce ad un’elezione considerata irregolare, il secondo Procedendo verso Torino si incontrano diversi contenitori significativi, come la
Sacra di San Michele, che conserva, tra l’altro, oltre a diversi ricordi araldici sa-
baudi, la tomba armoriata di Antonio Borgesio (111) e la lapide con stemma e iscri-
l’assenza (o più probabilmente la perdita) di testimonianze araldiche non consente attribuzioni zione dell’abate commendatario Giovanni di Varax, risalente al 1478 (112). Circa il
così precise, lasciando la porta aperta a diverse possibili interpretazioni (cfr. ad es. Anna Maria sepolcro oggi collocato di fronte all’ingresso della chiesa, indicato come “tomba
Cavargna Allemano, Pitture tardogotiche a Chianocco, in “Segusium”, a. XXIII (1987), vol,
23, pp. 99-108 e, in particolare, 104). di Guglielmo” tout court, non è chiaro il motivo in base al quale alcuni congettu-
rino che appartenga all’abate Guglielmo de La Chambre (113), mentre le indicazioni
(103) Cfr. la nota 35.
“araldiche” (ed ecco un’ulteriore sottolineatura della portata “concreta” dell’araldi-
(104) Cfr. i testi elaborati da Luca Patria in: Bussoleno com’era: Il Borgo Medievale, Bus- ca negli studi storici e di storia dell’arte) conducono a rifiutare l’ipotesi e rinviano,
soleno, 2000, pp. 69-76. Patria, soffermandosi su casa Aschieri, scrive in conclusione: “Un’ul- ad un tempo, ad un personaggio sabaudo, con ogni probabilità Guglielmo di Savoia
tima annotazione va fatta circa la denominazione che questa casa ha assunto: fu adottata negli
anni Ottanta dell’Ottocento sulla base del motivo araldico raffigurato sui pilastri della terracia, Acaia (114).
peraltro mal interpretato e attribuito agli Aschieri, da cui il nome. Con tale nome fu riprodotta
nel Borgo Medievale del Valentino e da allora è rimasto nella cultura diffusa Casa Aschieri. Nel
Trecento fu la casa del notaio Giovanni Vacio”. L’autore non specifica se, a suo avviso, l’arma (108) Gli elementi cronologici ed araldici costituiscono una delle basi dello studio di Giovan-
appartenga proprio a questa famiglia Vacio, della quale, però, i principali studiosi che si sono ni Romano, Da Giacomo Pitterio ad Antoine de Lonhy cit., in cui l’autore si sofferma sulle
occupati di araldica subalpina non riferiscono alcuna notizia. In ogni caso l’arma riprodotta al committenze e sull’opera dell’Aschieri (pp. 117-127).
castello del Valentino ammesso che riproduca fedelmente quanto testimoniato a Bussoleno, par- (109) G. Gentile, Antichi arredi cit., p. 93, 96, 98; lo stesso autore aggiunge, in un successivo
rebbe proprio quella degli Aschieri, implicando che tale fosse anche il suo modello; al riguardo studio, che proprio all’impegno di Vincenzo Aschieri, che non esitò a mettere mano al proprio
v. anche Adolfo Frizzi, Borgo e Castello medioevali in Torino. Descrizione e disegni del Prof. patrimonio personale, “nell’arricchire di segni preziosi di devozione e di prestigio la chiesa del
A. Frizzi, Torino, 1894, pp. 44-56 (e, in particolare, 54). La celebre casa di Bussoleno, tuttora priorato” si deve pure la realizzazione degli stalli (oggi, come già si è detto nella chiesa parroc-
pacificamente considerata come antica dimora locale degli Aschieri da altri attenti conoscitori del chiale di Bardonecchia), mentre lo stemma apposto su di essi e sull’affresco può essere consi-
territorio e del passato segusino è stata recentemente oggetto di criticati interventi di restauro (cfr. derato “quasi memento testamentario, più ancora che segno d’orgoglio individuale e gentilizio”
al riguardo Mario Cavargna, Casa Aschieris restaurata a Bussoleno, in : “Segusium”, a. XXXV (“Symbolum veteris et novi testamenti”: apparato iconografico e struttura degli antichi stalli
(1998), vol. 36, pp. 236-238). corali della Novalesa, in: La Novalesa: ricerche – fonti documentarie – restauri (Atti del Conve-
(105) Griseri, Jaquerio e il realismo gotico cit., p. 60 e tav. 48. gno – Dibattito 10-11-12 luglio 1981), Susa, 1988, vol. I, pp. 191-210.
(106) Ad esempio Clemente Blandino, L’abbazia benedettina di S. Pietro della Novalesa, in (110) Vayra, Avanzi di antichi castelli e di antichi monasteri cit., pp. 361-369, capitolo Stem-
“Segusium”, a. X (1973), vol. 10, pp. 49-79 (e in particolare 67). ma, terracotta ed armatura provenienti da Bussoleno, pp. 361-369.
(107) Dal 1398 al 1452 indica, ad esempio, nel quadro di interessanti puntualizzazioni sull’af- (111) Accennano ad essa numerosi studi riguardanti l’abbazia; v., ad esempio, Giovanni Ro-
fresco, Carlo Bertelli nel saggio Amédée VIII et la symbolique pontificale, edito in : Amedée mano, Opere d’arte e committenti alla Sacra: dal XIV al XVI secolo, in: La Sacra di San Michele
VIII – Félix V premier Duc de Savoie et Pape (1383 – 1451), “Colloque international, Ripail- Storia Arte Restauri, coordinatore Giovanni Romano, Torino, 1990, pp. 129 - 176 (in particolare
le-Lausanne, 23-26 octobre 1990”, Etudes publiées par Bernard Andenmatten et Agostino 129, 130, 133).
Paravicini Bagliani avec la collaboration de Nadia Pollini, Lausanne, “Fondation Humbert II (112) Per raffigurazioni e cenni sulla lapide v., tra altri, lo studio citato nella nota precedente,
et Marie José de Savoie (Bibliothèque historique vaudoise, 103)”, 1992, pp. 375-391; ma la data- p. 140 e Isabella Massabò Ricci, Il lento declino dell’abbazia clusina, in: La Sacra di San
zione al 1398 si deve a Natalino Bartolomasi, che la documenta nel saggio, La pergamena di Michele. Monumento simbolo del Piemonte, Torino, 1995, pp. 52-72 (58-59).
S. Giorio del 1398 ed il priorato di S. Pietro di Novalesa, in: La Novalesa: ricerche – fonti
documentarie – restauri, cit., vol. I, pp. 183-189 (183). Sull’Aschieri cfr. anche lo scritto di Car- (113) Enrica Pagella, ad esempio, scrive, riferendosi alla tomba, che il personaggio può
lo Cipolla, nel quadro del saggio Ricerche sull’antica Biblioteca del Monastero della Novalesa, forse essere identificato con l’abate Guglielmo de la Chambre (I cantieri degli scultori, in : La
Antichi inventari del monastero della Novalesa con la serie degli abati e dei priori del medesimo, Sacra di San Michele. Storia Arte Restauri cit., pp. 77-101 (101).
in: “Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino. Classe di scienze morali, storiche e (114) Non ha alcun dubbio che si tratti di lui Luigi Arioli, Vita di san Michele della Chiusa,
filologiche”, vol. XLIV, Torino, 1894, pp. 71-87; 115-149; 193-319 (in particolare 294-296). dalle remote origini al secolo XIV, a cura di Umberto Muratore, Stresa, 1998, pp. 325, 437.

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Alcune tracce riconducono in area segusina alla presenza feudale, alla residenza o Provana riconducono anche, alle porte della Valle di Susa, varie memorie conser-
alla munificenza di grandi famiglie sin qui non nominate, come i Piossasco e i Pro- vate nel castello di Collegno.
vana. Ai primi si ricollegano un calice di rame argentato e dorato dei primi decenni Superfluo dire che anche altri manieri valsusini conservano stemmi più e meno
del XVI secolo, con inciso sul piede l’inconfondibile stemma dei nove merli (in antichi. Se ne può fare un ultimo esempio, menzionando un bel bassorilievo mar-
Sauze di Cesana) (115) ed un cassone del 1468, del quale ci resta il fronte (conservato moreo murato a Caselette in cima allo scalone dell’antico salone (120).
anch’esso nel Museo Civico di Torino) opera di intagliatore operante in Valle nel
XV secolo, appartenuto al curato di Caprie, che contiene sui montanti laterali scudi
sabaudi all’interno di rosoni e, in uno dei pannelli centrali, l’arma Piossasco (116). Araldica e politica: sovrani e ceti dirigenti in una
Ai secondi si ricollegano parecchie e territorialmente diffuse attestazioni, che ci rappresentazione parallela di poteri, prestigio e onore
giungono incontro nella pieve di Pianezza attraverso la cappella detta dei Prova-
na, dedicata a San Giovanni Battista, la cui volta gotica quadripartita contiene sei
scudi della famiglia, riprodotti all’interno di altrettanti “pennacchi, o triangoli mi- Le insegne principesche non formeranno, se non per eccezione, oggetto di specifici
stilinei”, di esecuzione quattrocentesca (117). Altre memorie araldiche provanesche, approfondimenti nel blasonario; l’araldica delle famiglie sovrane, richiederebbe,
e non soltanto, si trovano nel castello di Villar Dora (o Villardora), ancor oggi, d’altronde, una trattazione specifica ed ampia che ci porterebbe, in una certa misu-
esternamente ed internamente vero e proprio museo araldico, con esempi antichi e ra, fuori tema. Non si potrebbe parlare della proliferazione delle insegne francesi
più recenti di armi gentilizie dei Provana, Antonielli d’Oulx, Peracchio, Albesano o sabaude, senza osservarle anche in rapporto alla diffusione di altri messaggi fi-
ed altri (118). Quale destino, invece, abbiano avuto numerosi manufatti con l’arma gurativi e simbolici, attraverso i quali le diverse dinastie si proiettavano e rappre-
dei Provana un tempo conservati presso l’abbazia della Novalesa è difficile dirlo; sentavano nei rispettivi domini. Si pensi, per esempio, alla fortuna e diffusione
la loro memoria, come nel caso di una preziosa croce aurea e gemmata, quattro- del ritratto dinastico. Le immagini dei principi – alcune delle quali prodotte in
centesca, che ne reca lo stemma, è affidata solo più ad antichi inventari (119). Ma ai numerosi esemplari (121)- finivano per essere, seguendo i precetti di parte della trat-
tatistica cinquecentesca, i mezzi per trasferire nello spazio (e nel tempo) non solo la
sostituzione della fisionomia – da un certo momento in avanti quanto più possibile
(115) Romano, Oreficerie e lavori in metalli diversi, scheda n. 37, in: Valle di Susa, arte e rassomigliante - di un individuo regale, ma anche la rappresentazione, con fini
storia cit., p 154. Il calice è datato primo quarto del XV secolo nell’intestazione della scheda ma didascalici e educativi del suo gusto, sensibilità e virtù. In particolare in Francia e
nel testo si circostanzia che risale più probalmente all’inizio del XVI. in Inghilterra si teorizzava che la persona del re fosse dotata di un “doppio corpo”,
(116) Gasca Queirazza, Gentile, Romano, Sculture, scheda 14 (a firma G.[uido] G.[entile]), uno in quanto persona privata, uno in quanto personificazione dello Stato (122); que-
in: Valle di Susa, arte e storia cit., p. 98. Sul cassone v. anche Vacchetta, Ricerche cit., p. 66. sta dottrina ha sicuramente influenzato gli esiti di più di una raffigurazione. Si può
(117) Eugenio Olivero, L’antica pieve di San Pietro in Pianezza, Torino, 1922, pp. 48 –50; così ritenere che i ritratti fossero, talora, anche latori di messaggi simbolici, rivolti
gli affreschi sono riprodotti nel Litta, Famiglie celebri italiane, per illustrare i cenni storici dei tanto ai contemporanei quanto ai posteri (123). Nei ritratti degli antenati (sia che i
Provana, tavv. XIX, XX; v. anche Cristina Mossetti, Testimonianze figurative della trasforma-
zione della chiesa abbaziale al momento dell’affidamento della commenda alla famiglia Prova-
na, in: La Novalesa : ricerche – fonti documentarie cit., pp. 219-232 (221). chiesa di San Pietro e nelle cappelle del monastero della Novalesa. 18 giugno 1644”, pubblicato
(118) Da menzionare, tra le illustrazioni che corredano i saggi di Fabrizio Antonielli d’Oulx dall’autore (pp. 106-110) figurano, insieme con la citata croce, numerosi esempi di oggetti stem-
(Notizie storico-aneddotiche sul feudo e sul Comune di Villar Dora) Adriano Viarengo, (Ap- mati, che non è fuori luogo menzionare, tra i quali: candelieri, tappeti di Fiandra, baldacchini
punti sul Villar e sulla Valle di Susa fra Sette ed Ottocento, dai giacobini alla Reastaurazione (uno con quattro scudi dei Provana), contraltari, pianete, piviali e tuniche di damasco, ormesino
(1798-1814)); Paolo Scarzella, (Il castello di Villar Dora, la Torre del Colle e le Borgate. ed altri tessuti.
Vicenda costruttiva ed architettura), pubblicati in: Villar Dora: contributi per una storia, Susa, (120) Una raffigurazione del quale è in Storia illustrata dei castelli italiani, vol. II, Piemonte
1989, rispettivamente pp. 7-48, 49-108 e 109-156, parecchi monumenti araldici: lo stilobate della e Val d’Aosta, Genova, 1970, p. 36.
colonna di una bifora su cui figura il tralcio di vite che caratterizza le insegne gentilizie dei Pro-
vana (che qui abbondano) e le ruote connotanti i Roero; gli stemmi affrescati degli Albesano e dei (121) Paola Astrua, Le scelte programmatiche di Vittorio Amedeo duca di Savoia e re di
Perracchio (“Ca’ Bianca”, facciata nord) e degli Antonielli d’Oulx. Su alcune vetrate del castello Sardegna, in Arte di corte a Torino da Carlo Emanuele III a Carlo Felice, a cura di Sandra
sono riprodotte (XX secolo) le armi Provana ed Antonielli, mentre altrove figurano quelle dei Pinto, pp. 65-100, soffermandosi sulla ritrattistica ufficiale sabauda menziona il caso dei pittori
Niger, della marchesa Adelaide (attribuita ad essa fantasiosamente) ed altre. Ai centri volta della Domenico e Giuseppe Duprà ritrattisti ufficiali di Vittorio Amedeo III, a lungo impegnati esclu-
lunga galleria del piano terreno si trovano una serie di armi gentilizie, dipinte negli anni venti del sivamente “alla monotona replica di copie”, identificando anche alcune destinazioni: “per gli
Novecento in occasione di un restauro, a partire da quelle degli Antonielli. Fonte ne fu una rac- Ambasciatori di Parigi e Madrid, per le residenze reali, per le corti di Parma e Madrid” (p. 74).
colta settecentesca di blasoni riprodotti ad olio su tela per ordine della contessa Emilia Caissotti (122) Al riguardo cfr. Jean-Marie Apostolidès, Le roi-machine, spectacle et politique au
di Chiusano nata Provana, onde rievocare e riassumere le principali alleanze matrimoniali dei temps de Louis XIV, Paris, 1988, p. 12 e Michelle Caroly, Le corps du Roy-Soleil, Paris, 1999,
Provana del Villar. Più d’uno degli stemmi compresi in questa raccolta compare nello stemmario che si occupa essenzialmente del corpo “fisico”.
segusino ora compilato (come Arcour, Bertolio, Buronzo, Piossasco). (123) Un’interessante selezione di iconografia della dinastia sabauda ricca di messaggi sim-
(119) G. Gentile, Antichi arredi cit., p. 102; l’autore congettura che questo ed altri pregiati bolici è riprodotta nel saggio di Michela di Macco Il ritratto e l’omaggio simbolico, edito in:
arredi cerimoniali siano andati perduti al tempo dell’invasione giacobina e in seguito alla sop- Diana trionfatrice. Arte di corte nel Piemonte del Seicento, a cura di Michela di Macco e Gio-
pressione del monastero, nel 1802. Nell’“Inventario degli arredi conservati nella sacrestia, nella vanni Romano, Torino, 1989, pp. 18-42.

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soggetti dipinti appartengano a case regnanti o a private famiglie) sembra lecito alto-segusini sotto il dominio sabaudo ha probabilmente contribuito a risparmiare i
quindi intravedere, segnatamente al sopraggiungere del secolo XVI, il fondersi di molti e significativi reperti legati alla dinastia di Francia di cui si è parlato. Le armi
finalità e istanze già documentate da tempi remoti, ma precedentemente perlopiù dei Savoia o di singoli personaggi sabaudi, si sono così aggiunte, in molti casi,
non coesistenti Queste finalità, per alcuni aspetti, non sono lontane da quelle che si a quelle francesi, senza necessariamente eliminarle (128). Talora le avranno anche
perseguivano attraverso la rappresentazione araldica. Nell’addentrarci a parlare di coperte – come sarà accaduto per le case abitate dagli ufficiali regi francesi- che
ritratti dei sovrani, potremmo rilevare che alla loro effigie continuò ad essere attri- probabilmente erano contrassegnate in determinati periodi, come accadeva altrove,
buito lungamente un potere straordinario; non per caso essa fu utilizzata sulle mo- da insegne gigliate - ma non si è verificata quella sorta di damnatio memoriae che
nete quale garante del loro valore o nelle corti giudicanti, come simbolo di potestà e probabilmente si sarebbe registrata nei secoli precedenti, quando le valenze politi-
di equo giudizio. In quest’ottica deve essere già letta la consuetudine, documentata che dell’araldica erano più marcate ed evidenti, mentre il linguaggio araldico ve-
in età bizantina, di porre nei tribunali i ritratti dell’imperatore, affinché ne sim- niva abitualmente utilizzato per comunicare messaggi “politici”. Senza entrare nel
boleggiassero la presenza e l’intervento mediato attraverso l’opera dei magistrati. merito di vari esempi francesi ed inglesi (129), possiamo accennare ad una situazione
Non dissimili valenze possono assumere le stesse armi gentilizie. piemontese e direttamente segusina. Quando i francesi conquistarono, nel 1536,
Comunemente ci si accontenta di considerare il possesso e l’ostentazione del qua- buona parte dei territori del Piemonte sabaudo, si premurarono di dare tempestiva-
dro di un sovrano da parte di una famiglia nobile del passato come un segno di mente disposizione agli amministratori dei principali luoghi affinché venissero di-
distinzione e “d’onore”. Tuttavia non deve essere trascurata la portata, per così dire, pinte sulle porte urbiche ed altrove le armi della casa di Francia, in luogo di quelle
totemica che, conferendo al soggetto dipinto una funzione di protezione (124) non dei Savoia. In Valle di Susa l’ordine fu eseguito a cavallo tra il 1538 e il 1539.
dissimile, per molti versi, da quella attribuita ai santi protettori, quasi gli conserva Ancora più sollecito e rigoroso nel riaffermare con questo mezzo i propri diritti, fu
un contenuto magico che ha il proprio radicamento in tempi arcaici. D’altronde poi Emanuele Filiberto, sia con riferimento alle terre di cui i Savoia erano restati
la credenza che le immagini avessero una forza soprannaturale ha potuto essere padroni, sia ai territori ricuperati. Il principe, non appena rientrato in possesso dei
rilevata in affascinanti studi anche in altre manifestazioni artistiche, come nei già propri Stati, ordinò, nell’agosto del 1559 - rivelando quanta sostanziale importanza
ricordati “ritratti di donatori” (125). Relativamente alla presenza di magiche valenze, attribuiva al gesto - la cancellazione delle insegne dei Re di Francia, da sostituirsi
sono suggestive le sensazioni espresse da differenti studiosi, tra i quali Jean Paul immediatamente con quelle sabaude. Gran parte del lavoro fu commissionata ad un
Sartre (126), anche con riferimento al rapporto intercorrente tra il ritratto e il suo artista che già aveva avuto precedenti analoghi incarichi (130), Bernardino Lanino, o
originale. Ma questo discorso ci porterebbe troppo lontano e conviene tornare a meglio alla sua “bottega”, dato che per vari motivi furono perlopiù altri a svolgere
concentrare il nostro sguardo sugli aspetti squisitamente araldici. materialmente il lavoro. L’incombenza di dipingere in tutto lo Stato le armi ducali
Abbiamo accennato alla frequenza con cui compaiono le armi di Francia e dei Del- fu affidata all’artista il 25 agosto (131) e sappiamo che nel giro di pochi giorni in
fini in alta Valle: tanti esempi minori e meno appariscenti, mentre altri sono andati vari luoghi già campeggiavano le armi sabaude. Circa le modalità di esecuzione
perduti, potrebbero essere fatti (127). Il relativamente tardo passaggio dei territori dell’ordine, ci limitiamo ad approfondire solo un esempio di specifico interesse
locale, riferito a Bussoleno. Il valore attribuito alle insegne era così pregnante, che
gli artisti incaricati di dipingere l’arma dei Savoia si sentirono obbligati, prima di
(124) Jean Nicolas, La Savoie au 18e siècle. Noblesse et bourgeoisie, tome I, Paris, 1978, lo
rileva più di una volta, soffermandosi sull’arredo delle case, in particolare nobiliari, savoiarde in procedere alla eliminazione dello stemma reale francese, a protestare con un atto
cui si trovavano tra l’altro “portraits de famille ou des souverains associés à des scènes bibliques pubblico di “[...] non puoter depinger dette arme se non abolisse le arme de soa
dans un commun respect des puissances tutélaires” (pp. 300-301) oppure: “[...] les portraits du maiestà Christianissima quale sopra le porte di esso luogo sono depinte et que tuto
maître et de la maîtresse de maison et les effigies protectrices des ducs de Savoie [...]” (p. 310). quelo che loro faranno circa la abolitione de dette arme regie [...] farano senza
(125) Si veda un suggerimento in tal senso nel volume di Ernst H. Gombrich, La storia del- haver in pensiero et l’intentione de iniurar, dishonorare e vituperare soa maestà
l’arte raccontata da Ernst H. Gombrich, edizione italiana aggiornata, Milano (ma Singapore), Christianissima ne dette sue arme ma solum per honestamente exequir detta loro
1998, p. 215: “Forse nella consuetudine dei ritratti di donatori sopravvive qualcosa dell’antica commissione [...]” (132). Un tal Michele Parixii (= Parisi, Parigi, Parisio), incaricato
credenza del potere magico delle immagini, tanto tenaci sono le superstizioni che abbiamo trova-
to alle origini stesse dell’arte. Chi può dire se il donatore non si sentisse in certo modo rinfrancato
negli alti e bassi della vita [...] pensando che in qualche chiesa o cappella c’era qualcosa di lui, saturando la superficie e culminando in un giglio.
un’immagine somigliante eseguita con abilità dall’artista, sempre vicina agli angeli e ai santi e (128) In modo tale che non suscita particolare stupore il vedere fotografate e riprodotte l’una
che non cessava mai di pregare?”. accanto all’altra, in uno studio sulle fortificazioni exillesi, le insegne araldiche “antagoniste” di
(126) L’imaginaire. Psycologique phenomenologique de l’imagination, Paris, 1940, pp. 25 Savoia e di Francia (Renato Grilletto, La viabilità nella Valle di Susa e la fortezza di Exilles,
sgg. in: “L’Universo”, Rivista bimestrale dell’Istituto Geografico Militare, a. LI (1971), n. 4, pp. 905-
(127) Basti pensare alle croci processionali del XIV e inizio XV secolo, realizzate, non certo 938 (e, in particolare, 921).
solo con intenti decorativi, con terminali gigliati o con “rivestimento in argento sbalzato a fitti (129) Dei quali riferisco in Feudalità e blasoneria cit., pp. 134-138.
gigli di Francia”, che si conservano nella Parrocchiale di Rochemolles e nel Tesoro di San Giusto (130) Si veda Bernardino Lanino e il Cinquecento a Vercelli, a cura di Giovanni Romano,
(cfr. Valle di Susa, arte e storia cit., pp. 147, 151) Oppure si può menzionare la Madonna del Torino, 1986, p. 222.
Lago Nero, conservata a Bousson, realizzata in un pannello in legno nella prima metà del Set-
tecento (più probabilmente nei primissimi anni del secolo) da uno scultore locale, con volute e (131) Ibidem, p. 27; secondo altre fonti l’ordine risalirebbe a tre giorni prima.
motivi floreali che, propagandosi “in fasce o aloni concentrici che ripetono il profilo della figura”, (132) Luca Patria, Bernardino Lanino e le insegne sabaude in Val di Susa dopo Cateau Cam-

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di demolire a martellate le insegne, iniziò la sua opera, non prima di aver fatto “[...] XVII, di poter inalberare una corona regia e, forse, poco importava che questa si
tre fiate reverenza cum la bereta in mano [...]” (133). poggiasse proprio sullo Stato cipriota o su altri (e infatti non manca notizia di pro-
Al linguaggio araldico, inteso quale mezzo e strumento per dichiarare le proprie getti secenteschi finalizzati all’ottenimento di altre corone reali (138)) ciò nonostante
strategie e rivendicazioni territoriali e politiche, i sovrani d’Europa attribuirono il trono di Cipro, con tanta determinazione desiderato e perseguito, doveva eserci-
sempre chiare attenzioni. Le loro grandi arme esprimevano spesso, in modo chiaro tare, con le sue radici mitiche e “divine”, per essere appartenuto a re Pigmalione,
ed univoco, consolidate evoluzioni politiche e giuridiche, ma anche le pretensioni un fascino del tutto speciale, anche se non esistono elementi che consentano di
di ciascuno (134). I Savoia non facevano eccezione; l’esempio più significativo che congetturare che i principi sabaudi ne subirono la suggestione.
abbiamo a portata di mano per documentarlo è rappresentato dalle schermaglie per Le rivendicazioni riguardanti il regno di Cipro si riaccesero soprattutto nel Seicen-
il titolo regio di Cipro. Quando la dinastia decise di rivendicarlo e di farne uso, to, su basi squisitamente araldiche, quando l’isola era ormai da tempo passata dal
sia pur soltanto esercitando la regalità in modo “virtuale”, gettò di fatto le basi dominio veneziano a quello ottomano.
per vedere il proprio ruolo nell’ambito di quella realtà sovranazionale che Charles Mentre i turchi la facevano da padroni in Cipro ormai da lungo tempo, in Italia la
Maurras definisce “la stirpe internazionale dei Re” (135), rafforzarsi e motivarsi più corte di Venezia e quella di Torino litigavano per stabilire a chi spettasse il titolo
profondamente. Anche se può ai giorni nostri apparire strano, o quasi paradossale, regio sull’isola. Ciascuna delle due potenze fece ricorso, per affermare pubblica-
il semplice aver posto la corona reale (con giuridico fondamento, seppur senza mente e in modo incisivo il proprio buon diritto, al linguaggio araldico, dal quale
concretezza) a timbrare la propria arme gentilizia ebbe innegabili effetti positivi scaturivano messaggi certamente difficili da comprendere appieno nei nostri anni,
nel consolidare il prestigio della dinastia, in particolare nei rapporti con gli altri ma in quel tempo chiari e vigorosi. Il primo passo venne fatto da Venezia che
potentati italiani ed europei (136). “chiuse” la propria corona ducale alla maniera di quelle reali e ottenne, attorno al
Alle valenze di ordine politico se ne affiancava un’altra, probabilmente non preva- 1560, per i propri ambasciatori, tanto dalla Santa Sede che dalla corte di Francia, un
lente e tuttavia fondamentale: i duchi di Savoia, usando il titolo reale, rigeneravano trattamento corrispondente. In un tempo in cui le componenti cerimoniali e rituali
e riaffermavano a beneficio della loro immagine le antiche origini regie, radicando della vita quotidiana avevano importanza sostanziale oltre che formale si trattava
così più profondamente nell’immaginario collettivo dei propri sudditi (ma anche di un successo politico-diplomatico notevole. La risposta sabauda giunse una set-
in modo più esteso in altri paesi e corti d’Europa) quegli elementi che nell’Antico tantina d’anni dopo ed ebbe un effetto alquanto dirompente. I Savoia, sin dal mo-
regime davano corpo al “culto regale”, come la concezione di derivazione divina mento dell’estinzione dei Lusignano, avevano inserito nella propria grande arma,
e sacralità del potere dei re (137). Di certo ai Savoia premeva, agli albori del secolo non diversamente da Venezia, lo stemma di pretesa di Cipro. Vittorio Amedeo I, il
23 dicembre 1632, emanò un editto (con il quale assunse il titolo di re di Cipro e

brésis, in “Segusium”, a. XXVI (1989), pp. 49-68 (e un particolare 57-59).


(133) Il Patria pubblica in appendice al saggio appena citato vari documenti conservati nel- imperatorem Occidentis X elogiis, hierogliphicis, numismatibus, insignibus, symbolis, fasta exa-
l’archivio del Comune di Bussoleno, tra i quali uno rogato in Avigliana il 22 settembre 1559, col rantur, Venezia, 1671, Lib. I, capitolo secondo, “Reges cur? & Quando creati?”, pp.6-27; Jac-
quale Bernardino Lanino incaricava Amedeo e Battista Giovenone di sostituirlo nell’esecuzione ques Rueff, Les Dieux et les Rois, Regards sur le pouvoir créateur, Paris, 1967; Marc Bloch,
delle insegne sabaude in varie località del Torinese, tra le quali alcune in ambito valsusino: San- I re taumaturghi, Torino, 1973; Jean Barbey, La fonction royale, essence et légitimité, d’après
t’Ambrogio, San Giorio, Bussoleno, Novalesa, Giaveno, Bruino, Trana. les Tractatus de Jean de Terrevermeille, Paris, 1983; Ernst H. Kantorowicz, I due corpi del
(134) Verso la metà del secolo XVII rivendicavano, anche per mezzo del linguaggio araldico, Re. L’idea della regalità nella teologia politica medievale, Torino, 1989 e, dello stesso, Laudes
possessi amministrativamente e politicamente non dipendenti dalle loro corone, i seguenti so- Regiae. Une étude des acclamations liturgiques et du culte du souverain au Moyen Âge, Paris,
vrani: il Papa, l’Imperatore, i re di Francia, Spagna, Inghilterra, Portogallo, Prussia, Danimarca, 2004; Vladimir Volkoff, Il Re, Napoli, 1989; Sergio Bertelli, Il corpo del Re. Sacralità del
Svezia, Polonia, Prussia, Ungheria; i principi elettori di Magonza, Treviri, Colonia, Baviera, Sas- potere nell’Europa medievale e moderna, Firenze, 1990; Jean Paul Roux, Le Roi, Paris, 1995;
sonia, Brunswich-Luneburg, nonchè l’elettore di Brandeburgo re di Prussia, e l’elettore palatino Massimo Terni, La pianta della sovranità. Teologia e politica tra Medioevo ed età moderna,
del Reno; i vescovi sovrani di Bamberga, Spira, Paderborn, Münster, Fulda; i principi di Meck- Roma-Bari, 1995. Si vedano inoltre interessanti spunti e riflessioni in Peter Brown, La società e
lenburgo, Assia-Darmstadt, Baden, Anhalt, Salm, Nassau-Sivgen e Nassau-Dietz, Furstemberg, il sacro nella tarda antichità, Torino, 1988, e in particolare pp. 34-37, 49-66 e 256-278. Un utile
Oettingen, Schwartzburg, Löwenstein e Wertheim, i conti di Leiningen-Dagsburg, Stolberg, ed ampio inquadramento bibliografico su queste tematiche è fornito da Jacques Le Goff, nel
Waldeck, Furstenberg, Bentheim, Merode, il granduca di Toscana, i duchi di Mantova, Parma, volume Il re nell’Occidente medievale, Roma-Bari, 2006, pp. 52-76, 97.
Modena, Lorena, il principe di Bozzolo, le repubbliche di Genova, Venezia, Lucca ed altri anco- (138) Nel 1608/1609 Carlo Emanuele I potè concretamente accarezzare l’idea di cingere la
ra (cfr. Crollalanza, Enciclopedia araldico-cavalleresca cit., pp. 486-490 ed anche Ottfried corona di alcuni regni balcanici. Bosnia, Albania, Macedonia, Serbia e Bulgaria, volendo libe-
Neubecker, Le grand livre de l’héraldique. L’histoire, l’art et la science du blason, adaptation rarsi dal predominio ottomano si dissero pronte ad offrirgli la corona di re. Gli ambasciatori del
française de Roger Harmignies, Paris, 1993, p. 243). duca, Filiberto Provana di Leynì e Imberto Saluzzo della Manta, operarono abilmente e il pro-
(135) Charles Maurras, La Monarchia, Roma, 1970, p. 75. getto poteva andare in porto. Carlo Emanuele fu però costretto a soprassedere, non tanto per il
timore di una guerra contro i turchi quanto per gli ostacoli frapposti dagli altri potentati europei
(136) Ovviamente nel medio e nel lungo termine, all’interno dei quali deve essere interpretata che non vedevano di buon occhio una simile espansione sabauda. Soltanto la Spagna condivide-
la prospettiva politica poligenerazionale di una dinastia (anche se è opportuno avvertire che su va il grande progetto di lotta contro i turchi ma non era in condizione di affrontare un impegno
questa interpretazione gli storici non sono concordi). militare di proporzioni così vaste che poteva risultare fruttuoso soprattutto per i duchi di Savoia
(137) Sulla sacralità dei re e del loro potere v., nel quadro di una vasta letteratura, Giovanni (Romolo Quazza, Preponderanza spagnola (1559-1700), Milano, 1950 (2a), p.401; Francesco
Palazzo, Aquila inter lilia, sub qua francorum Caesarum a Carolo Magno usque ad Conradum Cognasso, I Savoia nella politica europea, Varese-Milano 1941, p. 91).

46 47
inserì anche nel proprio stemma “ordinario” l’arma di pretesa sul regno cipriota,
vale a dire i simboli che riconducevano a Gerusalemme, Lusignano, Armenia e Abbreviazioni utilizzate per le fonti
Lussemburgo) esprimendosi come segue: e la bibliografia più frequentemente citate
“[...] et per non dar cagione alla posterità di attribuirci mancamento, et negligenza Manoscritti
in cosa tanto importante alla reputatione della nostra Serenissima Casa, habbiamo Raccolta di Armi St. p. 1000 = Raccolta di Armi gentilizie degli Stati Sardi, MS,
giudicato conveniente d’aggiungere alle nostre armi ordinarie, quelle del Regno sec. XVIII, in Biblioteca Reale di Torino, segnato Storia patria 1000.
di Cipro, che i nostri Antecessori portavano solamente impresse nello scudo più Blazoneria St. p. 982 = Gio. Domenico Beraudo, Blazoneria de’ Sovrani, e Pren-
grande, et con esse dichiarare che il detto Regno benchè violentemente occupato cipi Reali, Cavalieri della Nunziata, generali, governatori, vice-re, ministri et di
per l’inimico de’ Cristiani, ci appartiene legittimamente, come sa tutto il mondo, tutti i vassalli, marchesi, baroni, conti e nobili d’ogni ordine, e classe di persone e
et che perciò Noi possiamo portare il titolo di Re, et godere di tutti gl’onori, e pre- casati illustri, delineate nelle sue esatte misure delle sue vere regole, e dipinte colle
rogative dovute alla dignità Regia. Per questo dunque habbiamo fatto aggiungere più diligenti leggi dell’arte del blazone [...] dal disegnatore di stoffe del R. Albergo
alle suddette nostre armi la Corona Reale nella forma che la portavano li già detti di Virtù Beraudo nel 1776, MS, in Biblioteca Reale di Torino, segnato Storia patria
Re di Cipro, a fine che la nuova mutatione, che alcuni hanno fatto da poco tempo 982.
in quà della Corona loro Ducale nella Reale, non formi col tempo nell’opinione de Livres de Blasonnerie, Varia 153, vol. 1-13 = Livres de Blasonnerie di Carlo Ema-
gl’huomini qualche impressione in nostro danno: et benché Noi havressimo assolu- nuele I (tredici volumi contenenti stemmi raccolti e fatti eseguire da Carlo Emanue-
tamente potuto prendere il titolo di Re di Cipro ad imitatione di tanti altri Prencipi, le I, che li fece distinguere per classi, in base alle figure rappresentate nelle diverse
c’hanno portato e portano il titolo de’ stati che non hanno mai posseduto”. armi) in Biblioteca Reale di Torino, segnato Varia 153.

La reazione di Venezia fu drastica: “La Repubblica - narra il secentesco storico ve- Fonti a stampa
neziano Alessandro Maria Vianoli - che per il corso di molto tempo haveva di quel I consegnamenti = Enrico Genta – Gustavo Mola di Nomaglio – Marcello
Regno [...] retto il governo con legitimo titolo, si querelò altamente di tanta novità Rebuffo – Angelo Scordo, I consegnamenti d’arme piemontesi, Torino, 2000.
con tutti i Principi dell’Europa, e troncò affatto ogni corrispondenza con la Corte di
Savoia” (139). Tutto questo accadde per l’aggiunta delle insegne araldiche di Cipro e Fonti digitali
della conseguente corona reale allo scudo sabaudo, ma soprattutto per la forza e le AST, Web = Documenti di cui è possibile consultare il regesto via Internet nel sito
implicazioni concrete che il messaggio araldico finiva per avere. dell’Archivio di Stato di Torino, mediante parole chiave.
Fatte le debite proporzioni anche per le armi delle private famiglie si generarono Patriziato-Vivant = Con questa indicazione si rinvia alla copia del Patriziato su-
scenari analoghi; chiunque ne facesse uso ne era fiero ed era pronto a difenderle balpino di Antonio Manno, sia nelle sue parti edite sia in quelle inedite, consul-
e a diffonderle attribuendo ad esse, come si accennava anche in apertura di questi tabile in Internet, nel sito dell’Associazione per la valorizzazione delle tradizioni
appunti profondi significati materiali ed immateriali (140). storico-nobiliari – Vivant (www.vivant.it)

Bibliografia
Un blasonario della Valle di Susa Archivio = Archivio Storico Capitolare di San Giusto di Susa 1029-1962 – Ar-
chivio Storico Vescovile di Susa 1280-1940, a cura di Laura Gatto Monticone,
Presentazione di Natalino Bartolomasi, Arignano, 1996.
Armerista = Alessandro Franchi – Verney della Valletta, Armerista delle
(139) Historia Veneta di Alessandro Maria Vianoli Nobile Veneto, Venezia, Presso Gio. Gia- famiglie nobili e titolate della Monarchia di Savoia [...], Torino - Roma – Firenze,
como Hertz, 1680-1684, vol.I, p. 485. 1873.
(140) Per quanto riguarda le pretensioni su Cipro da parte dei Savoia, anche per mezzo del- Scordo, Le armi gentilizie = Angelo Scordo, a cura di, L’araldica nella genea-
l’araldica, rinvio al mio I Savoia e il regno di Cipro. Dispute e relazioni diplomatiche per con- logia: le armi gentilizie piemontesi da Il Patriziato subalpino di Antonio Manno,
quistare il titolo regio, in Anna di Cipro e Ludovico di Savoia e i rapporti con l’Oriente latino Torino, Edizioni Vivant, 2000.
in età medievale e tardo medievale, “Atti del Convegno internazionale Château de Ripaille Tho- Armolario = Armolario rivolese, a cura di Piervittorio Stefanone – Tullio Moi-
non-les-Bains, 15-17 giugno 1995”, a cura di Francesco De Caria e Donatella Taverna, pp. tre, Torino, 1997.
35-51; nel medesimo volume v. anche Elisa Mongiano, L’acquisizione del titolo regio. I Savoia Armorial de Dauphiné = G.[ustave], de Rivoire de la Batie, Armorial de Dau-
e la corona di Cipro, pp. 53-67; in ordine alla determinazione sabauda cfr. Robert Oresko, The phiné contenant les armoiries figurées de toutes les Familles nobles et notables de
House of Savoy in search for a royal crown in the seventeenth century, in: Royal and republican
sovereignity in early modern Europe, essays in memory of Ragnhild Hatton, edited by Robert
cette Province; accompagnées de notices généalogiques complétant les nobiliaires
Oresko, G[raham] C[harles] Gibbs, Hamish M. Scott, Cambridge, 1997, pp. 272 –350; sul de Chorier et de Guy Allard par G. de Rivoire de la Batie, Lyon, 1867.
contesto complessivo delle rivendicazioni di un titolo regio in rapporto ad altri Stati italiani v. Armorial et nobiliaire = A.[medée] de Foras, Armorial et nobiliaire de l’ancien
anche, Lucien Bély, La societé des princes, XVIe – XVIIIe siècle, Paris, 1999, e in particolare il Duché de Savoie, Grenoble, 1863 – 1938.
paragrafo Une couronne royale pour la maison de Savoie, pp. 179-184.

48 49
Armorial général = J. B. Rietstap, Armorial général, précédé d’un dictionnaire
des termes du blason, deuxième édition, refondue et augmentée, Gouda, 1884 -
Personaggi e famiglie
1887.
Armorial Haut-alpin  = Jean Grosdidier de Maton, Armorial haut-alpin. Subdé-
del passato segusino attraverso
légations de Gap, d’Embrun et de Briançon. Vallées cédées. Mandements haut-al-
pins des Baronnies, Du Beaumont de l’Oisan et de la Provence, Avec la collabora-
la rappresentazione araldica
tion de J. Magallon et les contributions de H. de Lander et de divers généalogistes.
Préface de P. Y. Playoust, conservateur général du Patrimoine Président de la So-
ciété d’études des Hautes-Alpes, Versailles, 2003. Per la consultazione si rinvia alle note e considerazioni contenute nell’introduzione
Le blason = Amedée de Foras, Le blason, dictionnaire et remarques, Grenoble, (in particolare con riferimento ai criteri adottati nelle blasonature degli stemmi e
1883. ai criteri di inserimento dei personaggi di ciascuna famiglia) e alle abbreviazioni
Cronistoria Giaveno = Gaudenzio Claretta, Cronistoria del Municipio di Gia- bibliografiche adottate per alcune opere più frequentemente citate. Si ricorda che i
veno dal secolo VIII al XIX, con molte notizie relative alla storia generale del feudi indicati non sono necessariamente tutti quelli posseduti dalle diverse famiglie
Piemonte scritta dal barone Gaudenzio Claretta, Torino, 1875. ma esclusivamente quelli siti in Valle di Susa, nella sua accezione geografica più
Dictionnaire biographique = Georges Dioque, Dictionnaire biographique des ampia, con inclusione di Giaveno ed aree limitrofe. Le indicazioni feudali sono
Hautes-Alpes, Gap, Société d’Études des Hautes-Alpes, 1996. tratte (salvo eccezioni specificate di volta in volta) dal saggio Tra Savoia e Delfi-
Famiglie segusine = Felice Chiapusso, Saggio genealogico di alcune famiglie se- ni: feudi e feudatari lungo la via francigena. Dizionario feudale [...], pubblicato
gusine dal secolo XII fin verso la metà del secolo XIX, 3 voll., Susa, Tip. Gatti, in “Segusium”. a. XL, vol. 42, pp. 47-162, del quale il presente volume perviene
1896-1907. formare anche un indice.
Fiori di blasoneria = Francesco Agostino Della Chiesa, Fiori di blasoneria Come si noterà i cognomi delle famiglie sono differenziati da colori diversi. Con
per ornare la Corona di Savoia con i fregi della nobiltà. Esattamente ristampati obiettivi meramente indicativi, si è inteso in questo modo differenziarle sin dal
secondo l’edizione del 1655, Torino, 1777. primo colpo d’occhio, secondo il seguente criterio di massima:
Genealogie e armi gentilizie = Aldo di Ricaldone, Genealogie e armi gentilizie
subalpine, Roma, 1975. Contiene l’edizione di un manoscritto araldico del secondo
Ottocento conservato in Biblioteca della Provincia di Torino di autore anonimo (ma Rosso: Famiglie feudatarie in Valle di Susa, considerate
secondo alcuni, compreso il Ricaldone, potrebbe trattarsi del Franchi-Verney). originarie della Valle (includendo Giaveno ed aree limi-
Guasco = Francesco Guasco, Dizionario feudale degli antichi Stati Sardi e della trofe) oppure che qui hanno fissato (per lunghi o brevi
Lombardia. (Dall’epoca carolingica ai nostri tempi) (774-1909), Pinerolo, 1911. periodi) la loro residenza.
I motti, = Erwig Gabotto di San Giovanni, I motti delle famiglie nobili piemon-
tesi, in: “Bollettino storico-bibliografico subalpino” a. XXI (1919), fasc. I-II, pp. Blu: Famiglie originarie della Valle, in essa residenti o
1-114, citato con riferimento al numero progressivo dei motti pubblicati nello stu- proprietarie di ville e palazzi, ma non titolari di feudi
dio. nei territori segusini.
Nobiliaire de Dauphiné = Guy Allard, Nobiliaire de Dauphiné ou Discours his-
torique des familles nobles qui sont en cette province, avec le Blason de leurs Verde: Famiglie non segusine di origine o residenza,
armoiries, Grenoble, 1671. che possedettero feudi nei territori valligiani (Spesso
Patriziato, II = Antonio Manno, Il patriziato subalpino. Notizie di fatto storiche, non si tratta di famiglie propriamente estranee regione
genealogiche, feudali ed araldiche desunte da documenti, vol. II, Firenze, 1906. valsusina, in quanto provenienti da aree contigue).
Gli stemmi = A. Ferrato s.j., Gli stemmi dei Nobili Chieresi, (2a edizione - con
aggiunte), Estratto dal “Faro”, rivista di Chieri e dintorni (numeri 42, 43, 44, 45, 46 Nero: Famiglie non segusine, presenti nella storia val-
e 47 - Anno 1915), Chieri, 1915. ligiana, attraverso uno più personaggi, per professioni,
Villarbasse e i suoi signori = Riccardo Brayda - Ferdinando Rondolino, Vil- cariche e ruoli diversi svolti a livello locale.
larbasse, la sua torre, i suoi signori, Torino, 1886.

50 51
Alcuni richiami di araldica
Questo schema, in cui sono riassunti alcuni principali elementi di araldica fu elaborato da Aldo Berruti,
per il suo volume Tortona insigne: un millennio di storia delle famiglie tortonesi, pubblicato nel 1978
dalla Cassa di Risparmio di Tortona. Ce ne siamo avvalsi per la sua chiarezza e sinteticità.

A
Personaggi e famiglie del passato segusino
attraverso la rappresentazione araldica
Acquabianca Adda, d’, Alias: D’azzurro a tre fasce ondate (8) Ponte, nonché dell’annessa chiesa di
[= Aigueblanche], del- de Corsinge d’argento, col capo di nero all’aquila San Paolo (1463, 1464) (11).
la Tarantasia e di Susa; [= Dadda, Daddaz, Ab- spiegata d’argento (9). Feudi: Giaglione 1344; Susa [XI-XIII
linea, probabilmente, dua], savoiardi; se ne Cimiero: Aquila di nero coronata d’oro, sec.].
degli Aigueblanche si- dà per scontata l’ori- nascente. Arma: D’oro a sei bande di nero (12).
gnori di Briançon (1). gine lombarda. Giam- Alias: Bandato d’oro e di nero
Pietro de Aigueblan- battista, procuratore
che de Morestel, vescovo di Moriana generale e commesso della traversa del Agliaudi
e Susa (XIII sec.) (2); Giovanni, notaio dazio di S.A. al di là dei monti, a Susa [= Alliaudi, Alliaudo], Agnel
in Susa nel 1326; Antonio, frate in San (rimosso dall’incarico nel 1570). da Susa e diramazione, [= Agni, Agniau,
Giusto (1406); Claudio, mistrale di Susa Arma: Fasciato innestato d’argento e di a dire del Guasco di Bi- Agniel], v. anche Agnès
(1442) (3); Pietro, canonico elemosiniere nero, col capo dell’Impero (7). sio, dei suoi antichi si- (o Agnes). Casata del
(1446), priore (1448, 1468) di Santa Ma- gnori. Possedevano qui Brianzonese divisa
ria Maggiore di Susa e rettore, qui, della un palazzo fortificato in numerosi rami, al-
cappella di San Sebastiano (1457) (4); ed una cappella di giuspatronato con cuni dei quali feudari
Ippolito, luogotenente del castellano (= ra, in effetti, alle due famiglie sono pure attri- sepoltura in San Francesco. Benedetto, sin dal XIII secolo al di là delle Alpi,
vice castellano) di Susa (1448, 1453) (5); buite le medesime armi gentilizie. L’omonimia fu uno degli ultimi direttori della zecca dove ebbero signoria su Saint-Martin de
Giovanni, sindaco di Susa (1506, 1519); è esplicitata anche in Raccolta di Armi St. p. di Susa (fine XIII sec.) (10); Saturnino, di Quéiras (1352), La Vallouise (1266), La
1000, A/134, in cui si legge “Acquabianca ò
Micheletto, id. (1554); Stefano, creden- Aygabella, della Savoia”, con riproduzione di
Bartolomeo, detto Agliaudino deteneva Tour de Beauregard aux Crottes (1330).
ziere (1559), sindaco (1566), capitano uno stemma pressoché identico a quello sopra (1342) il pedaggio di Susa, del quale Nonostante vi sia chi la distingue dagli
delle milizie (1564) e capitano della fie- blasonato, pur con l’aquila coronata d’oro. Fi- fece cessione in parte agli Aschieri e in Agnès (v.), come Jean Grosdidier de
ra (1569); Giovanni Battista, consigno- gura coerente con la descrizione in Blazoneria parte al conte Amedeo di Savoia; Gia- Maton (13), sembra doversi considerare
re di San Giorio, priore di Santa Maria St. p. 982, f. 3, ma riferita sia agli “Ajgabella como, sindaco di Susa (1416); Vincenzo, una sola famiglia con essi (v.). A pre-
(attestazioni tra 1546 e 1561). Savojardi”, sia agli “Acqua Bianca nella Ta- pidanziere (= dispensiere) di San Giusto scindere dalla potenziale omomimia, ad
Feudi: Chianocco [v. San Didero], San rantesa, e Susa” (f. 10). Notizie storiche e bla- e rettore dell’ospedale di Sant’Agata del esempio, si deve rilevare che il Manno
Didero 1566, San Giorio 1547, [Tradue- soniche su un’antica “pierre des morts” che si stesso può ascrivere alla famiglia Agnès
rivi]. trova ad Avanchers, nei pressi di Moutiers, in vari personaggi che il Grosdidier attri-
Tarantasia, con vari stemmi, in massima parte
Arma: Di rosso all’aquila d’argento (6). risalenti al XIII secolo, compreso quello degli (8) Si tratta di una caratterisrica che rende buisce agli Agnel, rivelandone, in un
Aigueblanche, signori di Briançon (e ritenuti l’arma parlante, con palese rinvio all’omoni- certo senso, l’intercambiabilità (14).
discendenti dagli antichi signori di quella città) mo fiume. Arma: Di rosso all’agnello pasqua-
(1) Ramo, forse dei de Montmayeur, di- sono delineate da Léon Vercoutere in un po- (9) Armorial du Duché de Savoie [Lajolo] le d’argento, la croce e il pennone
scendenti, si ritiene, dai di Briançon. lemico opuscolo antisabaudo (l’autore consi- cit., p. 104. Si conoscono anche altre versioni e d’oro (15).
(2) Placido Bacco, Cenni storici su Avi- dera, in sostanza, rispolverando a senso unico il Foras afferma che su quest’arma è stata fatta
gliana e Susa e sulle famiglie susine e avi- antiche polemiche e libelli, che i Savoia abbia- una certa confusione dagli araldisti, cosa che è
glianesi, ms., XIX sec., presso la Biblioteca no usurpato, nell’insignorirsi di alcune zone ol- sottolineata anche da Eugène-Louis Dumont, (11) Archivio, p. 87.
Civica di Susa, segnato MS 10 (il titolo origi- tralpine e della Tarantasia in particolare, diritti nell’Armorial genevois, Genève, 1961, p. 3, (12) Scordo, Le armi gentilizie, p. 3; Fiori
nario dato dall’autore era Storia universale di della Chiesa locale e dei signori di Briançon, che fornisce alcune delle principali varianti. di blasoneria, p. 12. L’arma della famiglia è
Avigliana e Susa, che poi fu cambiato da una poi divenuti loro vassalli. Vercoutere accusa J. B. G. Galiffe, Adolphe Gautier et Aymon raffigurata in Blazoneria St. p. 982, f. 6 r.; e
commissione formata dal bibliotecario civico di falsità numerosi storici che, definendo i di Galiffe, Armorial Genevois, Genève, 1896, in Raccolta di Armi St. p. 1000, A/39. Figura
Giovanni Ferreri e dai condirettori della “Bi- Briançon esosi ed accusandoli di malversazio- planche 5, forniscono, in luogo del “fascia- coerente con la descrizione in Blazoneria St.
blioteca Civica Popolare circolante”, B. Vazon ni, hanno legittimato la presa di potere sabau- to”, l’illustrazione di uno scudo “Di vajo ro- p. 982. Famiglie segusine, vol. I, p. 26, segna-
e F. Garelli), p. 60. da, avvenuta anche grazie al fatto che i Savoia vesciato”, annotando poi nell’apparato critico la che, in base ai manoscritti del Bacco, l’arma
(3) Archivio, p. 76. erano riusciti a legare a sé la nobiltà “tarine”): (p. 1) alcune modificazioni da loro riscontrate. sarebbe stata: “campo copato, superiore capo
À propos de la découverte d’une colonne féo- Univoche, invece, per il ceppo lombardo, le dell’impero, inferiore rosso al leone d’oro,
(4) Ibidem, p. 84. dale du XIIIe siècle aux Avanchers (Savoie). antiche raccolte di blasoni (cfr. ad es. lo Stem- motto: ANIMOSUS.”. Quale sia la fonte del
(5) Patria, Su alcune magistrature cit., p. Les Seigneurs de Briançon et d’Aigueblanche mario quattrocentesco delle famiglie nobili Bacco non è dato sapere, ma si è già accennato
42. en Tarentaise du Xe au XIVe siècle, Paris, 1933. della Città e antica Diocesi di Como, Codice alla limitata affidabilità, almeno per quanto ri-
(6) Fiori di blasoneria, p. 13. Il cognome Lo scudo degli Acquabianca è uno di quelli Carpani, a cura di Carlo Maspoli, Lugano, guarda gli aspetti araldici, di questo autore.
“Acquabianca” è da alcuni considerato equiva- che compaiono sulla facciata della pretura di 1973, p. 207 –“Abdua”- e, a cura dello stesso
Susa della quale si è detto nelle pagine intro- Maspoli e di Francesco Palazzi Trivelli, lo (13) Armorial Haut-alpin, pp. 53, 55.
lente di “Acquabella (=Aiguebelle, Aigabella),
famiglia che compare in questo stesso blasona- duttive. Stemmario Bosisio, Milano, 2002, p. 98). (14) Patriziato, II, p. 11.
rio, in quanto feudataria in valle di Susa. Talo- (7) Scordo, Le armi gentilizie, p. 2. (10) Famiglie segusine, I, p. 28. (15) Armorial Haut-alpin, p. 53; Armorial

54 55
Agnès Des Geneys Aiguebelle Feudi: Foresto 1392. Albezi, degli
[= Agni, Agniel], da [= Aigabella, Aquabel- Arma: non reperita (22). [= Albezzi, Albezii, Albizi detti poi de
Bardonecchia, in Susa la], della Savoia e in Sala] da Giaveno, dove possedevano
e Chiomonte, conti di Delfinato. Appartene- una casaforte, dando parecchi podestà e
Pinasca, baroni di Feni- vano probabilmente a Aimari castellani tra il XIII e il XV secolo (25).
le; v. anche Agnel. Gio- questa famiglia Pietro [= Aymari, Aymar] dal Uberto Gui (o Guido), castellano di
vanni, avvocato, capita- e Giovanni “de Aqua- Forez, da Villafranca Giaveno (1219) (26); Ugone, id. (1279);
no delle legioni della Valle di Bardonec- bella”, monaci in San di Piemonte ed in Asti. Poletto, id. (1298); Giovanni, id. (e
chia (XVI-XVII sec.); Giorgio, avvoca- Michele nel 1261 (20). Feudi: Reano XIV sec. procuratore della comunità per ottenere
to, luogotenente della prefettura (vice Feudi: Villar Almese Arma: D’azzurro al conferma delle libertà e franchigie dal-
prefetto) e giudicatura di Susa (1724, (XIV sec.). leone d’argento, armato di rosso (23). l’abate di San Michele, XIV sec.); Gia-
1728), poi giudice della Città (1750); Arma: D’oro al grifone cobina, moglie di un Albezi (figlia di
Giovanni, dapprima frate domenicano, di nero, coronato dello Giorgio Sartoris, da Carignano), lascia
poi canonico d’Oulx sino alla soppres- stesso. (V. anche Ac- Aimone, v. Aymone erede di tutte le proprie sostanze l’abba-
sione (prima metà del XVIII sec.), in quabella). zia clusina (1408); Michele, castellano
seguito vicario foraneo di Oulx, con di- Alias: Di rosso al grifone coronato di Giaveno (1444) (27).
gnità di Arciprete (16); Antonio, parroco d’oro, membrato ed armato di rosso, la Ainardi, v. Aynardi Feudi: Giaveno 1326.
di Beaulard (1763); Giovanni Tommaso, coda passata tra le gambe e ripiegata sul Arma: Non reperita.
maggiore nel reggimento Susa (17). dorso (21).
Feudi: Bardonecchia XIII sec., [Les Ge- Albesano
neys], Mattie 1773. [= Albesani, Albessani, Albezani], da Albini
Arma: Di rosso, all’agnello pasquale Aigueblanche, v. Acquabianca Leynì. Falcombello
d’argento; col capo cucito d’azzurro, Feudi: Villar Almese 1603. da Avigliana.
carico d’una mezzaluna montante, ac- Arma: D’azzurro alla croce di Sant’An- Arma: Troncato, al 1°
costata da due stelle, il tutto d’oro (18). Aillodo drea di rosso (24). d’azzurro a due stelle
Sostegni: Due leoni (19). [= Alliaudo?]. d’oro addestrate da una
colomba volante del
de Dauphiné, p. 3.
medesimo; al 2° d’argento alla croce di
tocentesco, riprodotto nel volume di Emilio rosso, accantonata da quattro rose dello
(16) V. il mio Genealogia e storia. (n. 6), Prasca, L’Ammiraglio Giorgio Des Geneys stesso (28).
Agnès des Geneys [anticamente Agni, Agniau], e i suoi tempi. Memorie storico-marinaresche (22) Bacco, Famiglie susine e aviglianesi
in “l’ Caval ‘d Brôns”, Febbraio 1984, p. 3. (1761-1839), Pinerolo, 1926, p. 351. cit., p. 140, riferisce per una famiglia Alliaudi
(17) Ibidem, (7), Marzo 1984, p. 3. (20) Italo Ruffino, Incontro ai monaci che pare identificarsi con questa più che con
gli Agliaudi (sempre senza escludere la pos- (25) Patriziato, II, p. 25.
(18) Famiglie segusine, vol. I, p. 8. Decla- clusini del secolo XIII, in Il Millennio compo-
ratoria camerale 29 novembre 1730; Patenti sito di San Michele della Chiusa. Documenti e sibilità di origini comuni), da testimonianza (26) Cronistoria Giaveno, p. 677.
Savoia 62, c. 192, 260 (cfr. Patriziato, II, p. studi interdisciplinari per la conoscenza della materiale, “Di rosso al leone d’oro”. (27) Ibidem.
11, Scordo, Le armi gentilizie, p. 3). V. raffi- vita monastica clusina, vol. I, con la direzio- (23) Scordo, Le armi gentilizie, p. 4; Fiori (28) Questa la blasonatura nel consegna-
gurazioni dell’arma in: Maurice, Aux confins ne di Italo Ruffino e Maria Luisa Reviglio di blasoneria, p. 11, “Leone d’argento mem- mento di Francesco Antonio, Giovanni Bene-
du Briançonnais cit. pp. 27-28, in due ritratti della Veneria, Borgone di Susa, 1995, pp. brato di rosso in campo azzurro”. Manno detto e Giovanni Domenico Albino (= Albini)
di Jean Agnès, come già si è accennato nell’in- 121-173 (e in particolare 146-147). segnala (Patriziato, II, p. 15) che in un ma- del 3 luglio 1687: “Un scudo ovale cartociato
troduzione. L’autore descrive, sulla casa Agnès (21) “D’or au Griffon de sable membré & noscritto araldico compilato in particolare su a beneplacito d’azurro troncato sopra argento
di Bardonecchia “Un écartelé présentant dans becqué de gueules, la queue sur le dos”. Per prove mauriziane, da lui procurato alla Biblio- ad una colomba volante a destra d’oro accom-
chaque canton respectivement celles des Bira- i signori di Montgardin en Gapençois, nobili teca Reale, “il leone è effigiato colla corona pagnata da due stelle del medesimo et una
gue, Jouffrey, Gras de Prégentil et d’une famil- in Névache nel 1334; l’Armorial de Dauphiné d’argento”. croce di sangue nel secondo, accompagnata
le non identifiée” (pp. 28-29) e determina l’ori- dà: “De gueules au griffon couronné d’or, la (24) L’unica testimonianza a me nota del- da quattro rose dell’istesso”, con l’indicazione
gine dell’inquarto accennando al matrimonio queue passée entre les jambes et retroussée sur l’arma della famiglia è costituita da un affre- “Si trova dipinta e inserita nel Libro secon-
tra Matteo, figlio di Giovanni Agnès, avvocato le dos”. Beraudo, nella Blazoneria St. p. 982, sco sulla “Ca’ Bianca” presso il castello di do del Blasone formato in seguito dell’editto
al parlamento di Grenoble (come già il padre) f. 3 r., alla voce Aigabella, registra, in luogo del Villar Dora, dal quale è tratta la descrizione del 1613-14, a fol. 60, con la notatione in piè
con Maria Birago, figlia di Pietro e Maria Fe- grifone, “Un’aquila d’argento coronata d’oro”. blasonica (segnalazione di Fabrizio Antonielli dicente: Albini Falcombelli d’Avigliana” (I
lice Paleologo. Quest’ultima era figlia di un Armorial et nobiliaire, vol. I, p. 6, sulla scorta d’Oulx). La famiglia risulta avere fatto conse- consegnamenti, pp. 318-319). L’arma richia-
comandante del forte di Exilles. dei Fiori di blasoneria, p. 11, afferma : “Di gna dell’arma nel 1614, ma la blasonatura non ma con tutta evidenza quella dei Falcombello,
(19) Questi compaiono, in un disegno ot- rosso all’aquila d’argento”. ci è pervenuta (I consegnamenti, p. 451). pur con la curiosa sostituzione del falco con

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Albon, d’ breve scritto col motto. [= Alfassio] da Poirino, Allamand
conti di, Delfini di Vienne. Primi dinasti Motto: PULCHRIORI. DETUR. (32). in Busca. Vittorio Ame- [= Alamand, Allemand,
del Delfinato. deo Filippo, capitano Alemandi, Alamandi,
Arma: D’oro, al delfino d’azzurro, illu- del castello di Rivoli (5 Allamand, d’] di Susa,
minato, crestato, linguato, orecchiato, Alessi di Canosio luglio 1776). della Valle Susina e di
barbato, alettato, e caudato di rosso, po- da Carrù. Casimiro (33), Arma: Di rosso alla Barcellonetta (41). Un
sto in palo (29). pretore a Condove. zampa d’orso d’oro, ar- Rodolfo, di questo co-
Cimiero: Il delfino coricato (30). Arma: Inquartato: al mata di nero (37). gnome, fu uno dei nobili che accompa-
V. anche: Delfini di Vienne. 1° di rosso, all’aquila Cimiero: L’orso al naturale, tenente una gnarono nel 1176 Umberto III di Savoia
coronata, d’argento; al spada d’argento. quando si recò in Susa per prendere sot-
2° d’azzurro alla torre Motto: VRSVM. NE. TENTES (38). to la propria protezione la chiesa di San-
Alessandri d’argento; al 3° d’azzurro all’albero no- ta Maria (42). Ampie loro notizie si trova-
[= Sandri, poi Alexandri Orengiani], da drito sulla pianura erbosa, sostenente un no in Valle nel corso dei secoli, sino al
Vercelli, v. anche Sandri. Francesco, uccello fissante un sole d’oro orizzon- Alinei declinare del Cinquecento. Nonostante
governatore del forte di Exilles (ultimo tale destro (34), il tutto al naturale, al 4° [= Allinei], da Piasco, i dubbi espressi dal Manno (“Che scen-
quarto del XVI sec.) (31). scaccato di rosso e d’argento (35). in Dronero ed in Fran- dessero dagli Alamand del Delfinato, la
Arma: Inquartato: al 1° e 4° di Sandri Sostegni: Due aquile coronate d’argento. cia. Federico, coman- cui potenza si volgarizzò col proverbio:
che è d’azzurro a tre soli d’oro (2. 1); dante d’Exilles, col gare à la queue des Alamans, è poco
al 2° e 3° di Orengiani. Ovvero partito grado di colonnello (17 probabile”) non pare esservi dubbio,
d’oro e d’azzurro, all’arancio di verde, Alessio luglio 1831). quanto meno con riferimento alla fami-
fruttato d’oro di cinque pezzi. Cimiero: da Susa. Arma: D’azzurro alla mezzaluna d’ar- glia feudale di questo nome, sulle origi-
una ninfa ignuda, nascente, che tiene un Feudi: semplice possesso di beni feudali gento, crescente, sormontata da tre stel- ni delfinali, in particolare dai signori di
nei territori segusini (XV sec.) (36). le d’oro, male ordinate (39). Champs. Occorre dire che il cognome
Arma: non reperita. Cimiero: Una stella d’oro. fu portato in Valle di Susa anche da altre
la colomba. Motto: ELATA. REFVLGET (40). famiglie che, in effetti, possono avere
(29) Anche caudato di rosso, ma non im- Alfazio origini differenti.
mancabilmente. Cfr. D.[onald] L.[indsay] Non è chiaro quali legami esistano, in
Galbreath, Armorial vaudois, Baugy, 1934- particolare, tra i rappresentanti delle più
1936, Ristampa Éditions Slatkine, Genève, (32) Un’arma del tutto simile usarono pure remote generazioni degli Allamand in
1977, vol. I, p. 176. Più rudimentale la blaso- i Sandri, consignori di Trezzo, poi Sandri Gia- area segusina e i personaggi documen-
natura fornita da Leone Tettoni, Le illustri chino: “D’azzurro a tre soli d’oro”. L’arma tati in Susa, presumibilmente di fami-
alleanze di Casa Savoia. cenni geneaologico- antica dei Sandri di Trezzo fu inquartata, nel glia nobile, nel XVII secolo. Stefano,
araldico-storici, Torino, Tipografia Eredi Bot- corso del XVII secolo, dal solo ramo di Giro-
ta, 1868, p. 51: “Un delfino azzurro, con alette (37) Arma consegnata il 27 agosto 1687
lamo, con l’arma Orengiani, presumibilmente (I consegnamenti, pp. 386-387) da Giovanni
ed orecchie rosse”. per il matrimonio del padre del precitato Giro- (41) Alla famiglia appartenne il beato Luigi
Battista, segretario e consigliere della princi-
(30) Vale a dire con le estremità che “guar- lamo, Giovanni Stefano Sandrio con Ludovica pessa Ludovica e da altri della famiglia. Nel (+ 16 settembre 1450) che fu cardinale arcive-
dano” la punta dello scudo. appartenente all’estinto ramo dei Biandrate consegnamento la zampa è detta “contornata scovo di Arles. Non è improbabile l’esistenza
(31) Ettore Patria, Il forte di Exilles (sto- Donna d’Oldenico, erede di un ramo degli di sabia” ma, segnala il Manno (Patriziato, II, di remoti legami con gli Alamand da St. Joire
ria di un Monumento Valsusino), Borgone di Orengiani (de Domina Orengia), che si estinse p. 32): “deve essere errore di scrittura”. Figura in Faucigny (dai quali uscì, tra altri, un vesco-
Susa, 1975, pp. 37, 111. Francesco Alessan- in quel secolo. Lo stemma venne consegnato coerente con la descrizione, ma armata d’oro, vo di Ginevra), estinti tra Cinque e Seicento.
dri era figlio di Girolamo (n.Vercelli,1528 m. nel 1614 da Agostino Alessandri, altro figlio di in Blazoneria St. p. 982, f. Questi ultimi usavano uno stemma identico,
Saluzzo,1621), mastro di campo, Consigliere Girolamo, ma non è pervenuta la blasonatura. salvo una variante negli smalti, come si nota
Cfr. la genealogia Sandri ed Alessandri  pub- (38) Riferito, naturalmente, all’orso del ci- nella blasonatura fornita nell’ “armoriale
del Duca Carlo Emanuele I, e di Ottavia del miero.
marchese Giacomo di Saluzzo di Monteros- blicata in: Roberto Sandri Giachino, Sei se- Lajolo”: “D’azzurro, seminato di gigli d’oro,
so. Girolamo combattè al soccorso di  Cuneo, coli in Piemonte, Torino, 2001, pp. 37, 47-89, (39) Scordo, Le armi gentilizie, p. 7. Figura alla banda d’argento, attraversante sul tutto”
agli assedi di Nizza e Villafranca, partecipò 338-341. coerente con la descrizione in Blazoneria St. (Armorial du Duché de Savoie, dressé pur le
alla campagna contro i Valdesi, alla presa di (33) Nato a Carrù l’8 aprile 1865. p. 982, f. 7, Marquis Costa de Beauregard, Annecy, 2000,
Saluzzo e difese Cavour “con honor suo et (40) Consegnamento di Pietro Paolo Ali- pp. 4, 95). Da rilevare che il Foras attribuì alla
(34) Talora l’uccello e il sole mancano. famiglia un’arma del tutto diversa.
compita sodisfatione”. Questo ramo modificò nei 30 gennaio 1688 (“Un scudo contornato a
il cognome d’origine Sandri, Sandrio ed Ales- (35) Scordo, Le armi gentilizie, p. 6. beneplacito d’azzurro a tre stelle mal ordina- (42) Genealogia e storia cit. (n. 18), Alle-
sandri, in Alessandri Orengiani e d’Alexandry (36) Secondo quanto riferisce il Patriziato, te d’oro in fronte et un crescente d’argento in mand - Allemandi - Allamandi, Maggio 1985,
d’Orengiani. II, p. 32. punta”). p. 4.

58 59
munizioniere di guerra in Susa (1668), ed Olderico donano nel 1252 al prevo- de, al capo d’azzurro, carico di una cro-
sindaco (1679, 1698); Orazio, sergen- sto d’Oulx tutti i beni che possedevano cetta d’argento (50).
te nelle milizie di Susa (1622); Spirito, in San Giuliano (Susa) (45); Guglielmo,
sindaco (1640, 1645), infeudato di beni giura fedeltà ai Savoia nel 1308 (46). Altessano, di, v. Guasco di Altessano
feudali; Domenico Orazio, prefetto di Arma: non reperita.
Susa (1681) e di Rivoli (1694). Alpe Giovanni
Feudi: Chianocco 1504, San Didero castellano di San Giorio 1655.
1504, San Giorio 1504, Villarbasse Allemand, v. Allamand Feudi: [Giaveno]. Arma: non reperita. 1313) (53).
1504. Arma: D’azzurro, al palo a spina pe-
Arma: D’azzurro, sparso di gigli d’ar- Alpignano, di sce, accompagnato da due stelle, il tutto
gento, posti in sbarra, colla banda del Alliaudi / Alliaudo, v. Agliaudi da Alpignano e Torino. Guiotto, mona- d’argento (54).
medesimo, attraversante (43). co clusino (1268) (51). Alias: D’azzurro al palo d’argento, ca-
Motto: GERMANE. (44) Feudi: Alpignano XII sec. ricato di una fascia diminuita, cuneata
Allois Arma: non reperita. di rosso, accompagnato in capo da due
e (da un nome di ter- stelle d’oro (55).
Allavard ra) Allois de La Alpini
[= Allavardo, de Allavard] da Susa. Ugo Salcette, del Brian- [= Alpino, Arpino] da Torino e in Rivo- Alziaz
zonese, originari di li, ebbero una sede in Avigliana. [= Alzias] e Alziaz de Ambrosj. Forse
Savoulx (47). Una breve Feudi: Alpignano XII sec. linea dei Des Ambrois.
(43) Scordo, Le armi gentilizie, p. 7. Que- linea insediata in Oulx, Arma: D’oro al monte di verde (52). Feudi: Beaulard XV sec.
st’arma, fu fatta registrare da rappresentanti rappresentata attorno al 1680 dal notaio Arma: non reperita.
della famiglia nel 1613-14. Il 29 agosto 1687 Gian Francesco (48). Probabilmente ulti- Altessano, d’
fu consegnata in Susa da “Gio. Matteo, Aiu- mo rappresentante ne fu Claudio, figlio da Cavour, Moncalieri ed altri luoghi. Ambrois (des),
tante di Camera di S.A.R. e Governatore de di Gian Francesco, che sposò Antoine Guglielmo, giudice di Susa (1300- de Névache
suoi Palazzi [e dal] Signor Domenico Horatio, Colaud attorno al 1720 (49). (= Ambrosio), da Bar-
Consegliere Senatore e Prefetto della Città Arma: D’argento allo scaglione di ver- cellonetta, del Brianzo-
e Provincia di Susa” (I consegnamenti, pp. nese e dell’alta Valle di
392-393). Si tratta della medesima arma por-
tata dagli Allamand nel medioevo, attestata, ad (45) Cfr. il mio Genealogia e storia cit. (n. (50) Armorial Haut-alpin, p. 84 (“D’argent Susa. Luigi, autore del
esempio, in un sigillo di “Odon Alamand, sire 19), Allavard – Alavard - Alavardo, Aprile au chevron de sinople, au chef d’azur chargé volume, raro e prezio-
de Champs”, risalente al 4 marzo 1281: “Un 1985, p. 4; si tratta, probabilmente dei beni che d’une croisette d’argent”). Maurice, Aux con- so, Notice sur Bardonnêche (pubblicato
écu semé de fleurs de lis à la bande brochant” erano stati acquistati con atti del 5 giugno 1202 fins du Briançonnais cit., p. 47, afferma che a Firenze nel 1871).
(riportato in: Archives dèpartementales e 11 maggio 1204 da Ugone Allavard. i Bernard si servivano, per la loro corrispon- Feudi: Bardonecchia 1434 (56), Beaulard
denza, di “cachets portant des armoiries qu’ils
de la Haute-Savoie, Catalogue des sceaux
(46) Patriziato-Vivant, alla voce Allavard. s’étaient eux-mêmes octroyées”.
XV sec., Nevâche (o Névache) 1697,
médiévaux des Archives de la Haute-Savoie,
a cura di Gérard Détraz, attaché de conser- (47) Maurice, Aux confins du Briançonnais (51) Ruffino, Incontro ai monaci cit., p.
vation, sous la direction d’Hélène Viallet, di- cit., p. 65; l’autore segnala che “Dans l’église 150, il nome di battesimo di questo monaco
de Savoulx, la colonne du pied gauche du réta- (53) Patria, Su alcune magistrature cit,. p.
recteur des Archives départementales, Annecy, era documentato in quegli anni nella famiglia 38.
1998, p. 97). V. anche Armorial de Dauphiné, ble est ornée des armoiries des Allois La Sal- (al riguardo cfr. il mio Genealogia e storia cit.
p. 8 e Nobiliaire de Dauphiné, p. 8; quest’ul- cette, tandis que sur le pied droit, on voit en- (n. 22), Alpignano (di) [da Alpignano e Tori- (54) Scordo, Le armi gentilizie, p. 8.
timo blasona per gli Alleman del Delfinato: trelacées les lettres CAL” e pubblica un ritratto no], Luglio 1985, p. 4. (55) Da un fregio araldico nel castello di
“Di rosso seminato di gigli d’oro alla banda con arma gentilizia di Claudio, timbrata da un Lagnasco (cfr. Scordo, Monumenti araldici
elmo (p. 66). Al ramo stabilitosi in Delfinato (52) Fiori di blasoneria, p. 12; Patriziato,
d’argento” una bella raffigurazione di questa II, p. 43. Un’antica raffigurazione è inserita subalpini. La “Marche d’Armes” cit., p. 156.
blasonatura si trova in Raccolta di Armi St. p. appartenne, tra altri, Claudio, che fu presidente Blazoneria St. p. 982, f. 8 fornisce armi diver-
del Parlamento di Grenoble. nella Raccolta di Armi St. p. 1000, A/49. G.
1000, A/31; la medesima descrizione, con coe- B. di Crollalanza, Dizionario storico – bla- se per gli “Altessani di Chieri” e “Altessani di
rente raffigurazione, è fornita da John Baud, (48) Armorial Haut-alpin, p. 84. sonico delle famiglie nobili e notabili italiane Cervere”
Armorial du Chablais, Genève – Thonon-Les- (49) Maurice, Aux confins du Briançon- estinte e fiorenti, vol. I, 1886, p. 34, riporta (56) Grosdidier de Maton, nell’Armorial
Bains, 1993, p. 17. nais cit., p. 48, avendo visto l’arma dei Colaud una scheda alquanto “sospetta” (per l’attivi- Haut-alpin, p. 95, cita un domicello France-
(44) Il Manno (Patriziato, II, p. 491) segna- su antichi sigilli, la blasona : “D’azur à la fa- tà di araldista non sempre disinteressata ed sco, menzionato come consignore di Bardo-
la che in Francia i gigli erano usati “a piombo” sce d’argent chargée de trois étoiles d’azur ac- obiettiva) e confusionaria: “Alpese o Alpini di necchia già nel 1357 e 1366; anche la signoria
e rileva due altri motti: PLACE. PLACE. A. compagnée de cinq besans d’or, deux en chef Avigliana, Conti di Veneri – Furono antichis- su Nevâche è documentata negli archivi del-
MADAME. e TOT. IN. CORDE. QVOT. IN. et trois en pointe” p. 84; la crocetta talora era simi signori di Alpignano [...]; Arma: D’oro al finali in anni anteriori a quelli comunemente
ARMIS. d’oro. monte di verde”. rilevabili in fonti sabaude.

60 61
Rochemolles 1679 (57). Arma: Troncato: d’oro all’aquila coro- di Susa (1620-1639) (66); Gio. Giacomo, Arma: Troncato d’ar-
Arma: D’argento, inferriato di rosso e nata, di nero (62) e d’argento alla rosa di notaio in Piossasco (1610-1629), pode- gento e d’azzurro, al
chiodato d’oro; alla banda d’azzurro, rosso (63); colla fascia d’azzurro, ondata, stà di Villarbasse (67). leone coronato, del-
carica di tre gigli d’oro (58) ed attraver- sulla partizione (64). Feudi: Carre, Villarbasse 1709. l’uno nell’altro (72).
sante (59). Motto: OLET. ET. ORNAT. Arma: D’argento a tre gigli d’oro, cuci-
Motto: SANCTE . AMBROSI. TVI. ti; col capo d’oro, carico di un’aquila di
SUMVS. nero, sostenuto di rosso (68).
Ambrosio di Andreis
Chialamberto di Cimella
Ambrosio originari di Cuorgnè, Ambrosio, v. anche Ambrois, des da Nizza, in Torino; re-
da Avigliana, forse ori- poi in Piossasco. Non sidenti anche in Rivoli
ginari di Cuneo (60). In sembrano avere origini (e possessori qui di una
Avigliana ebbero patro- comuni con gli Ambro- Amprimo [= Amprin] (69). nota e prestigiosa vil-
nato sulla cappella di sio aviglianesi (v. so- la (73)).
Gesù Cristo, nella chie- pra) nonostante alcuni lo affermino (65), Arma: Partito: al 1° d’azzurro alla tor-
sa della SS. Trinità (61). né con i des Ambrois. Martino, giudice Anano re sinistrata da un antemuro, d’argento,
[= Annan, Anani, Ananio], da Bardo- l’antemuro sostenente un leoncino d’oro
necchia (70). affrontato alla torre; al 2° troncato: so-
(57) Lo stesso Armorial Haut-alpin,  p. 94, Feudi: Meana 1541 pra, d’oro alla banda d’azzurro; sotto: di
attribuisce loro anche diritti su Les Geneys, zie e documenti d’alcune Certose del Piemonte
Les Arnauds e Melézet, luoghi, da un punto raccolte e compilate dal Conte Saverio Prova-
Arma: non reperita. rosso alla spada d’oro in palo (74).
di vista feudale, dotati di specifica personalità. na di Collegno e pubblicate dal Figlio Conte
Luigi, Torino, 1900, p. 174.
(58) Patriziato, II, 45: “pleonasmo dire: nel
verso della pezza; se non lo fossero dovrebbe (62) L’aquila fu aggiunta per concessione Ancisa Andreo, de
dirsi: a piombo”. di Carlo V (Claretta, Storia diplomatica cit., da Susa. da Susa, probabilmente originari di
(59) Ibidem: “È da notarsi che l’inferria- p. 143). Feudi: [Traduerivi] (71). Strambino (75). In Susa seppellivano nel-
to-chiodato è l’insegna dell’antichissima casa (63) Claretta, op. e luogo appena cit., pre-
dei De Bardonnêche” e rinvia a Armorial de cisa “A cinque Lolli gemmata d’oro”. consignori di Traduerivi (indicazione mancan-
Dauphiné, p. 12. Il Nobiliaire de Dauphiné, (64) Scordo, Le armi gentilizie, p. 9. Figura (66) Genealogia e storia cit. (n. 25), Am- te nel Dizionario feudale) ma nel loro caso
p. 11, per gli Ambrois del Brianzonese, dà sol- coerente con la descrizione in Blazoneria St. brosio, Novembre 1985, p. 4. sembra che possa trattarsi solo di feudo rustico
tanto lo stemma: “D’argent fretté de gueules p. 982, f. 18 r. L’arma è documentata in pro- (67) Apparteneva presumibilmente a que- (cfr. al riguardo anche Patriziato, II, p. 53),
cloüé d’or”. ve mauriziane. Identiche insegne, non è chia- sta famiglia, Martino Ambrosio, da Piossasco, nonostante il Chiapusso riporti un’ esplicita in-
(60) Gaudenzio Claretta, Storia diplo- ro con quale fondamento sono attribuite pure giudice di Susa tra il 1622 e il 1639. dicazione di titolarità di parte del luogo, tratta
matica dell’antica Abbazia di S. Michele del- ai monregalesi Deambrosi (cfr. Collezione di (68) Scordo, Le armi gentilizie, p. 9. dall’atto di morte in data 13 gennaio 1625 di
la Chiusa con documenti inediti scritta dal Arme gentilizie, nobili e civili delle principali Carlo “filius nobilis domini Julii Cesaris de
Barone Gaudenzio Claretta, Torino, 1870, p. famiglie di Mondovì fatta d’ordine, diligenza (69) Solo in nota riportiamo l’arma attri- Ancisa ex condominis dominationis de Inter
143. L’arma degli Ambrosio cuneesi, pur non e spesa dell’Ill.mo signor Marchese e Com- buita dal poco affidabile Padre Bacco agli Am- duos Rivos [...]”.
mancando di elementi comuni, differisce mar- mendatore D. Annibale Fauzone di Montaldo primo segusini: “Campo verde a tre lagrime
d’argento, 2 e 1”: (Famiglie segusine, I, p. 40 (72) Famiglie segusine, I, p. 51, avendo
catamente da quella portata dagli omonimi cittadino e sindaco l’anno 1827. Edizione del quale fonte, però, il talora fantasioso padre
aviglianesi: “Troncato, al 1° d’oro, all’aquila codice dell’Archivio Storico del Comune di ed anche Bacco, Famiglie susine e aviglianesi
cit., p. 140); da questa famiglia uscirono uomi- Bacco; Patriziato, II, p. 53; nei manoscritti
coronata, di nero; al 2° d’azzurro a tre gigli Mondovì, Introduzione a cura di Giancarlo del Bacco, tuttavia ho rilevato, pur nel corso di
d’oro, colla fascia di rosso, attraversante sulla Comino, Mondovì (ma Farigliano), 2000, p. ni di religione ed alcuni funzionari civili, tra i
quali, di padre in figlio, parecchi mastri di po- una rapida ricognizione, solo: “Campo azzurro
partizione” (cfr. Roberto Albanese – Stefa- 21 della riproduzione del ms.). al leone d’oro a cui sovrastano cinque stelle in
nia Coates, Araldica cuneese, Cuneo, 1996, sta di Susa, credenzieri, almeno un sindaco ed
(65) Cfr. Claretta, Storia diplomatica cit. un capitano delle milizie. fascia dello stesso metallo” (Bacco, Famiglie
p. 74). Occorrerebbero approfondimenti spe- p. 143. Franchi Verney, Armerista, p. 5, attri- susine e aviglianesi cit., p. 140).
cifici per assodare l’esistenza di legami tra buisce loro la medesima arma degli Ambrosio (70) Li dice bardonecchiesi Grosso, Storia
le diverse famiglie nobili Ambrosio presenti di Cumiana e dei cumianesi, vol. I, cit., tav. (73) Armolario, p. 36; l’edificio, costruito
di Avigliana. Brayda e Rondolino, Villarbasse a metà Seicento, passò da ultimo ai Guasco di
nella storia dell’area segusina e gli Ambrosio e i suoi signori, tav. I (che contiene una bel- II, riferendo di un matrimonio tra Luisa Bene-
insediati per breve tempo nella stessa Susa, a detta Canalis di Cumiana e Ludovico Ananio Bisio.
la riproduzione dell’arma in cromolitografia),
cavallo tra Cinque e Seicento, dei quali si può sottolineano che, nonostante le due famiglie (metà XVI sec., con ogni probabilità lo stesso (74) Giulio De Orestis di Castelnuo-
ricordare il notaio Agostino, sindaco della città pretendessero di discendere da uno stesso sti- personaggio investito di Meana e di Cumiana vo, Blasonario della Contea di Nizza, Roma,
nel 1593 e 1603. pite, usavano inequivocabilmente stemmi ben il quel torno di tempo). 1929, p. 9; Scordo, Le armi gentilizie, p. 9.
(61) Saverio Provana di Collegno, Noti- distinti. (71) Famiglie segusine, I, pp. 50-51, li dice (75) Al riguardo v. anche Archivio, p. 112.

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la cappella di Santo Stefano, eretta nella Arma antica: D’oro al naturale (84). Arcatori, v. Arcour
chiesa di San Giusto. Antonio, notaio, cappello di rosso, ac- Motti: SIC. AVGEOR. (85)
luogotenente del castellano di Susa; cre- compagnato da tre stel- AD. SUBLIMIA. SEMPER.
denziere (1576), Pietro, notaio in Susa le d’azzurro (79). Arcore, v. Arcour
(1578); Orazio, sindaco di Susa (1600, Alias: Troncato d’az-
1604, 1608, 1609) e fondatore di una zurro su oro, il 1° a tre Aprili
cappella con sepolcro in San Giusto; stelle d’oro; il 2° ad un [= Aprile, de; Avrieux, Arcour
Stefano, notaio, luogotenente giudice cappello ecclesiastico di rosso (80). d’] alias Grifoni, di Altessano
di Susa (1617); Felice, canonico rego- L’arma antica fu sostituita da quella da Susa (86). Anselmo, [= Arcore, Arcourt,
lare lateranense; priore di San Clemen- “moderna” con decreto del 1628. An- castellano di Aviglia- Arcatori, d’Harcourt],
te, reggente la prevostura di Susa (San cora il 7 luglio 1687, tuttavia, gli Anto- na (1201) (87); Ansel- oriundi da Novello e,
Giusto, XVII sec.); Battista, monaco nielli consegnavano uno stemma che si mo, monaco clusino forse, dalla Liguria;
alla Novalesa (XVII sec.); Francesco rifaceva a quello antico. (1289) (88); Giovanni e Ugonetto, giura- poi a Baratonia, Lanzo
Antonio, sindaco (1626); Battista, mo- Arma moderna: Troncato d’azzurro su rono fedeltà al conte di Savoia in Bus- ed in Torino; un ramo
naco alla Novalesa (1629); Gio. Andrea, argento, colla fascia di rosso, in divi- soleno nel 1308 (89); Raimondo, rettore minore in Susa e Bus-
“capitano della milizia scelta di Susa, sa, sulla partizione; il 1° a tre (81) stelle della chiesa di Chianocco (1400) (90); soleno. Alessandro,
Mandamento e Valle” (1631), commis- d’oro; il 2° all’aquila bicipite, di nero, Amedeo, notaio imperiale in Susa (pri- dottore leggi; senatore
sario di sanità per la provincia di Susa armata, rostrata, e coronata d’oro sulle mo quarto del XV sec.) (91). prefetto di Susa (1622,
(1638). due teste (82). Feudi: Susa [XI-XIII sec.], Bussoleno 20 febbraio; Patenti,
Arma: D’azzurro, a due leoni affrontati, Cimiero: Una lingua di fiamma soffiata 1410, San Giorio 1410. 39, 342v).
tenenti un anello, il tutto d’argento (76). da due figure di venti (83), affrontate, al Arma: Di rosso alla banda d’oro (92) Feudi: Borgone XVI
Motto: FIDES. ET. ROBUR. (77). [alias: alla banda d’argento] (93). sec.; San Didero 1592 (94).
Arma: Di rosso all’arco rivoltato, d’oro,
(79) Patriziato, II, p. 61: la concessione fu teso e incoccato d’argento.
Antonielli fatta dal sovrano “in segno di gratitudine per la Alias: Inquartato al 1° e 4° di azzurro,
d’Oulx servitù fattaci”. (I consegnamenti, p. 334). de Jean Morichon, Héraldique, pp. 203-220 all’aquila coronata d’oro: al 2° e 3° di
da Rivoli. Possessori (80) Anticamente blasonato “Un scudo par- [220]). rosso, all’arco d’oro, teso e incoccato,
in Valle del castello di tito in fascia d’oro e d’azurro in capo tre stelle (84) Scordo, Le armi gentilizie, p. 11. posto in sbarra (95).
Villar Dora, loro perve- d’oro et in ponta un capel rosso”.
(85) Riferito all’effetto del vento sulla fiam-
nuto attraverso i Prova- (81) Bacco, Famiglie susine e aviglianesi ma.
na del Villar (78) e della cit., p. 170, scrive che lo stemma degli Anto- (94) Chiapusso (Famiglie segusine, I, p.
(86) Probabilmente oriundi da Lanslebourg
storico palazzo che ne porta il nome in nielli di Rivoli era “Campo azzurro a cinque 66) li dice signori di Bussoleno e San Giorio,
(Famiglie segusine, I, p. 61).
stelle d’oro in croce”.
Rivoli. (87) Cfr. il mio Genealogia e storia (n. 34),
ma non ne ho trovati riscontri documentali.
Feudi: Oulx, in forza del matrimonio, (82) Scordo, Le armi gentilizie, p. 11. Sul- (95) Così nel consegnamento dell’11 luglio
Aprile = Aprili, in “l’Caval ‘d Brôns”, settem-
1754, tra Maria Paola Teresa Niger e l’evoluzione dell’arma v. anche Fabrizio An- 1687 (v. I consegnamenti, p. 342), ripreso nel
bre 1986, p. 4.
tonielli d’Oulx, Pagine di fedeltà, Torino, Patriziato; Figura coerente con la descrizione
Giovanni Battista Antonielli). 2004, pp. 45-46. Figura assai diversa rispetto a (88) Ruffino, Incontro ai monaci cit., p.
in Blazoneria St. p. 982, f. 11. Una raffigu-
questa descrizione è presentata in Blazoneria 157.
razione, tra altre che documentano l’usuale
St. p. 982, f. 13. (89) Genealogia e storia (n. 34) Aprile = utilizzo di un’arma rispondente a questa bla-
(76) Scordo, Le armi gentilizie, p. 10. Aprili cit.
(83) Le figure dei venti sono rarissime nel- sonatura è riprodotta da Albanese – Coates,
(77) Famiglie segusine, p. 52. l’armoriale subalpino. Mi sono noti gli stem- (90) E cappellano di Saint-Jean-de-Mau- Araldica cuneese cit., tav. a fronte di p. 96. Nei
(78) Come si è accennato nell’introduzio- mi essenzialmente di tre famiglie in cui essi rienne (Archivio, p. 56). Fiori di blasoneria, p. 14, l’aquila è in cam-
ne, nel castello si conservano numerose testi- compaiono, due dei quali legati all’area segu- (91) Genealogia e storia (n. 34) Aprile = po di rosso, mentre l’arco parrebbe al na-
monianze araldiche riguardanti la famiglia, sina, quelli degli Antonielli e dei Cucca Mi- Aprili cit. turale, col dardo d’oro. Nella giunta ma-
della quale vi sono memorie blasoniche, spes- strot (v. Gustavo Mola di Nomaglio, Angeli noscritta ai Discorsi di Monsignor Della
so congiunte a quelle dei Provana del Villar, e dei, draghi e venti. Catalogo di voci per un (92) Scordo, Le armi gentilizie, p. 12. Fi- Chiesa, rileva il Manno (Patriziato-Vivant,
come accade nel caso di un affresco sull’arco dizionario araldico e introduzione allo studio gura coerente con la descrizione in Blazoneria alla voce Harcourt) lo stemma era blasonato
barocco d’ingresso al castello (dove vi era il delle figure chimeriche nell’armoriale degli St. p. 982, f. 10. “[...] coi quarti scambiati e, sul tutto: d’oro al
ponte levatoio). Le armi accostate delle due Stati sabaudi, in : Généalogie & Héraldique, (93) Fiori di blasoneria, p. 13. Antiche raf- leone d’azzurro”. Nel Consegnamento 1613-
casate figurano anche nella chiesa parrocchia- “Actes du 24e congrès international des scien- figurazioni dell’arma sono in Blazoneria St. p. 14, scrive ancora il Manno, “i signori di Altes-
le di Villar Dora, sopra l’altare dedicato alla ces généalogique & héraldique, Besançon, 982, f. 10 r.; e in Raccolta di Armi St. p. 1000, sano presentarono: un arcoleto con la saetta,
Madonna del Rosario. France, 2 / 7 mai 2000”, Édité sous la direction A/130. dorati, in campo rosso ed il leone del cimie-

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Cimiero: Un leone d’oro, nascente, te- Aschieri e (1405); Micheletto, canonico di San Asinari di
nente colla destra un martello, colla Aschieri di Giusto (metà XV sec.). Camerano
sinistra tre dardi impugnati, l’uno e gli Giaglione Feudi: Altaretto 1490, Borbotero 1498, da Asti. Federico, te-
altri, di ferro al naturale. [= Aschieri de Jallono, Foresto 1330, Giaglione 1324, Gorret- soriere provinciale
Motto: SOUVENIR. ME. TUE. ovvero di Giaglione], da to 1437, Gravere XIII-XIV sec., Losa di Susa (22 maggio
Susa (v. anche Aschieri 1561, Masso di Orgivalle XIV sec., Mat- 1627) (107).
de Roma; Giaglione, tie 1250, Meana XV sec., Mompantero, Arma: Inquartato: al 1°
Ardissone di: la genealogia delle diverse linee si San Giorio, Villarfocchiardo 1569. e 4° trinciato di rosso e d’argento; al 2°
da Susa, originari di Biella (96). Gio. Bat- interseca in modo complesso, rendendo Arma: Fasciato di nero e d’argento, col e 3° d’argento al trapano di nero; sul tut-
tista, chirurgo in Susa (1669), sindaco talora difficoltosa la collocazione dei capo del secondo, caricato di tre gigli di to una torre d’argento attraversante; ed
(1701); Antonio, procuratore fiscale per diversi personaggi negli schemi genea- rosso, ordinati in fascia (105). il tutto alla bordatura [o bordura] com-
la provincia di Susa; Giuseppe France- logici) (98). Oberto, priore di Santa Ma- posta d’argento e di rosso (108).
sco, notaio in Susa, poi sacerdote (1709- ria di Susa (1207) (99); Oberto (II), prio- Cimiero: Asino nascente alato d’oro.
1744). re della stessa chiesa (1256-1264) (100); Aschieri de Roma Motto: TUTTO. ALFIN. VOLA. (109).
Arma: non reperita. Rodolfo, elemosiniere di Santa Maria [anche: Giaglione de Roma o, sempli-
(1249), priore (1270) (101); Savorino, mi- cemente, Roma], da Susa, linea dei pre-
strale di Susa (1279); Tomaso, console cedenti. Francesco Ippolito, credenzie- Atenolfi
Arenis, de (= sindaco) di Susa (1308); Pietro [di re di Susa (prima metà XVI sec.); Gio. [= Athenolfi]
Pietro, vescovo di Moriana e Susa Giaglione], priore di Santa Maria (1330, Paolo, sindaco (1581, 1582, 1583). Feudi: Bardonecchia, Bussoleno, Chia-
(1175-1177 (97)). 1333-1357 (102)); Costantino, sindaco Feudi: Altaretto 1547, Borbotero 1547, nocco, tutti nella prima metà del XIV
Arma: non reperita. (1333); Ippolito, massaro delle forti- Bussoleno 1441, Foresto 1485, Giaglio- sec.
ficazioni di Susa (1374 (103)); Lorenzo, ne 1324 (il primo investito col nome de Arma: non reperita, ma è possibile che
sindaco (1346); Umberto, appaltatore Roma rilevato, anche se al riguardo si portassero quella dei di Bardonecchia
Arland, detti Borel (o Borrel), v. Borel “della leida sui cavalli e muli pernottan- svolse una sorta di dibattito tra diversi (dai quali pare discendessero): D’argen-
ti o transitanti per la città” (1346); Gio- studiosi, risale al 1392), Gravere XIII-
vanni, notaio in Susa (1369); Vincenzo, XIV sec., Losa 1560, Masso di Orgival-
Arpini / Arpino, v. Alpini prevosto di San Giorio (circa fino al le 1502, Meana XVI sec., Mompantero, sta raffigurazione, che Olivero (Il Castello e
1398) e monaco in San Giusto, priore San Giorio 1421. la Casa Forte di S. Giorio cit., pp. 67-68, 70)
della Novalesa 1399 (oppure 1402)- Arma: v. Aschieri (106). data attorno alla prima metà del ‘400, ancora
1452 (104); Micheletto, castellano di Susa non compariva il capo con i gigli, ma solo il
fasciato di nero e d’argento. Lo stesso autore
S. Giorio cit., p. 185; nella introduzione si è segnala varie altre testimonianze araldiche
accennato ad alcune varianti cronologiche ri- – esistenti e scomparse - legate agli Aschie-
ro con la gamba dritta che tiene un’alabarda (98) Pur non mancando qualche impegna- guardanti la durata del suo mandato. ri; tra queste una lapide in San Francesco di
e con la sinistra una faretra piena di saette ed tiva e scrupolosa ricostruzione genealogica, Susa e un’arma dipinta su un’antica casa degli
(105) Patriziato, II, p. 91, da Fiori di bla- Aschieri in Bussoleno (al riguardo esistono
il motto”. Il cimiero portato dagli Arcore di come quelle pubblicate da Baldassarre Mo-
soneria, p. 14, che blasonava: “Sei fasce, tre
Fiano era d’oro e teneva “una massa [mazza] lino, nel volume Giaglione, storia di una Co- opinioni non univoche, come si è accennato
negre, e tre d’argento, con il capo dell’istesso nell’introduzione, nota 104), poi riprodotta nel
ossia martello e tre faretre, col motto […]”. Il munità, Borgone di Susa, 1975, in particolare
caricato di tre gigli rossi in fascia”. Antiche castello medievale di Torino.
Consegnamento 1687 indica che il leone del pp. 438-518.
raffigurazioni si trovano in Blazoneria St. p.
cimiero teneva, invece: “tre saette et una azza (99) Archivio, pp. 10, 517. 982, f. 13 r. e Raccolta di Armi St. p. 1000, A/ (107) Fu anche gentiluomo di camera, vea-
di sabia [= di nero]”. (100) Ibidem, p. 517. 218. Il capo “carico di tre gigli di rosso” è sta- dor generale (11 ottobre 1614) e maggiordomo
(96) Famiglie segusine, I, p. 72, la dice no- to verosimilminte aggiunto all’arma originaria del principe Maurizio (27 novembre 1642).
(101) Ibidem. Morì a Torino, il 2 maggio 1650.
bile biellese, ma non risulta. Essa non è nep- verso il XVI secolo, dato che nelle raffigura-
pure compresa nel pur magnanimo Blasonario (102) Ibidem, passim. zioni quattrocentesche dello stemma non lo si (108) Scordo, Le armi gentilizie, p. 15. Fi-
biellese di Luigi Borello e Mario Zucchi (103) La difesa della città di Susa fra tar- riscontra. Figura coerente con la descrizione in gura coerente con la descrizione in Blazoneria
(Torino, 1929). do medioevo ed età moderna nelle fonti docu- Blazoneria St. p. 982, f. 13. St. p. 982, f. 13 ma con torre e campo del 2° e
(97) Palemone Luigi Bima, Serie cronolo- mentarie: fatti d’arme, presidi, cantieri (sec. (106) L’arma degli Aschieri (della quale, 3° quarto d’oro anziché d’argento.
gica dei Romani Pontefici e degli Arcivesco- XIII-XVIII), Appendice IV a: La Porta del Pa- come si è accennato nell’introduzione, restano (109) I motti, n. 817, lo attribuisce essen-
vi e Vescovi di tutti gli Stati di terraferma di radiso. Un restauro a Susa, a cura di Liliana parecchie testimonianze in Valle) era dipinta zialmente ai Bernezzo e San Marzano, ma lo
S.S.R.M e di alcune del Regno di Sardegna, Mercando, Torino, 1993, pp. 311-339 (313, sopra la porta orientale (la principale) del ca- usarono anche altre linee della famiglia. Ov-
seconda edizione corretta ed accresciuta [...], 314). stello di San Giorio, congiuntamente alle armi viamente riferito all’Asino che compare nel
Torino, 1842, p. 223. (104) Bartolomasi, La pergamena di dei Bertrandi e dei Parpaglia. Anche in que- cimiero.

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to, inferriato di rosso, inchiodato d’oro; Auruzi Avenati il medesimo motto, anche se non se ne è
col capo d’oro, carico di un’aquila di [= Auruce, Auruç, Au- del Lingotto reperito uno specifico per questo ramo.
nero, nascente, linguata di rosso (110). ruci, Auruz, Auruzio], da Feletto, poi in Rivo-
originari di Cesana li ed Avigliana. Brunet-
(esistettero famiglie to, maestro di scuola in Avogadro
Audiffredi omonime o da essa Rivoli (1539); Valenti- di Quaregna
di Brison discendenti anche nel no, nato ad Avigliana, da Vercelli, in Biella ed
[= Audifredi], da Bar- Grésivaudan, in possesso di giurisdi- medico del Duca in Rivoli (prima metà in Torino. Felice, di Fi-
cellonetta, in Cuneo. zioni feudali sin dal ‘200) (112). Guigo, del XVII sec.) Fabrizio, prefetto di lippo, avvocato fiscale
Stefano Maria, avvo- maresciallo del Delfino; Oberto, id. Rivoli nella prima metà del ‘600; Gio- a Susa (1814, 26 ago-
cato fiscale a Susa (11 (1219) (113); Guigo, canonico di Ulzio vanni Francesco, avvocato collegiato, sto), poi prefetto della
luglio 1747). (1239) (114). prefetto di Rivoli e referendario di Susa città (9 luglio 1824).
Arma: D’oro, allo scaglione d’azzurro, Feudi: Cesana XII – XIV sec., Giaglione (1640). Arma: Fasciato d’oro e di rosso di dieci
caricato da cinque stelle d’argento, ac- XIII sec., Sauze di Cesana XII sec. (al Feudi: Casellette [e Val della Tor- pezze (120).
compagnato in punta da un falcone di di là delle Alpi furono signori di L’Ar- re]1632. Alias: Di rosso a sei fasce d’oro (121).
nero, fermo, colla testa rivoltata, l’arti- gentière e La Grave, rispettivamente nei Arma: D’azzurro, alla quercia d’oro, ac- Cimiero: Il leone d’oro, armato e lin-
glio destro in alto, sostenuto da una rupe secoli XIII e XIV) (115). collata da una vite d’argento (117). guato di rosso.
al naturale; colla bordatura [o bordura] Arma: D’azzurro alla trota d’argento Motto: EXCVLTA. CRESCIT. (118). Motto: NISI. LACESSITVS. LAE-
composta ed addentellata di oro e di posta in barra (116). DO (122).
nero (111).
Avigliana, di
da Avigliana (119). Avogadro di Valdengo
(110) Non pare esservi legame tra questa Feudi: Avigliana sec. XI. da Vercelli, nel Vercellese ed in Torino.
famiglia ed una omonima del Brianzonese, do- tito riferito ad altra famiglia sostanzialmente Arma: non reperita. Gustavo (123), autore di una nota Storia
tata di giurisdizioni feudali sin dall’inizio del omonima, quella degli Audiffret, savoiardi, dell’Abazia di San Michele della Chiu-
XIV secolo, che portava lo stemma: “Di rosso che avevano in comune con i di Brison - in
un’arma assai diversa - una sorta di bordura.
sa (Novara, 1837) (124).
al castello di tre torri d’oro, ciascuna merlata Avogadro del Bosco
di tre pezzi, murata e porticellata di nero; al Nel loro caso il Foras sentenziò che era scor-
capo cucito d’azzurro, carico di un crescen- retto definirla tale, come vari blasonatori ave- [= di Villa del Bosco]. (120) Patriziato, II, p. 115. Questa è l’arma
te montante d’argento, accostato da due rose vano fatto, in quanto essa non era semplice- Feudi: Villarbasse 1542. comune a tutti gli Avogadro vercellesi, anche
dello stesso” (François Roche, Armorial du mente composta, ma si sovrapponeva ad altre Arma: v. la sottostante voce Avogadro di se talora i diversi rami si differenziarono per
Trièves, in: “Bulletin mensuel de l’Académie figure nello scudo; pertanto era d’obbligo non Quaregna per quanto riguarda lo stem- il numero delle fasce. Ad esempio nel conse-
delphinale”, 5, marzo 1962, p. 64; Armorial definirla semplicemente bordura ma blasonar- ma; non è altrettanto certo che usassero gnamento del 1613-14, Agostino, dei signori
Haut-alpin, p. 121). la come segue “le tout chargé de denticules ou di Quaregna e Ceretto, dichiarò che i suoi alza-
créneaux, ou coupons” (Le blason, p. 155). vano, fermi restando cimiero e motto, l’arma:
(111) De Orestis di Castelnuovo, Blaso-
nario cit., p. 11. Si tratta di uno stemma quasi (112) Armorial Haut-alpin, p. 127. Merita “Di rosso a sei fasce d’oro”. Nello stesso con-
di essere segnalato l’acquisto di 20 giornate di (117) Scordo, Le armi gentilizie, p. 117. segnamento Mercurino, dei signori di Valden-
identico (differiscono il colore delle stelle ed Consegnamento del 18 agosto 1687 da parte
alcuni altri dettagli) a quello portato dai mar- terra in Rivoli compiuto da Beatrice moglie di go, dichiarò “Cinque fasce d’oro in campo ros-
Guglielmo Auruzio nel 1244. Gli interessi del- del referendario Carlo, auditore generale del so” (I consegnamenti, p. 90). Il 19 aprile 1614
chesi Audiffret della Provenza, che il Rietstap principe di Masserano, “Un scudo quadro
pare considerare d’uno stesso ceppo: “D’oro, le famiglie alto e mediosegusine lungo tutta la Gio. Battista, Virginio e Carlo di Collobiano
Valle di Susa, non escluse le località di pianura apontato semplice d’azzurro ad una vite d’ar- consegnarono, invece, uno scudo “di quattro
allo scaglione d’azzurro, carico di cinque stel- gento frutata dell’istesso passata e ripassata
le del campo; accompagnato, in punta, da un del versante sabaudo, sono frequentemente at- fasce d’oro in campo azzurro” (Patriziato, II,
testati e meriterebbero di essere analizzati in atorno una rovere d’oro” (I consegnamenti, p. 116). Antiche raffigurazioni sono in nume-
monte di tre cime di nero, cimato da un falcone pp. 378-379). Antiche raffigurazioni sono in
dello stesso, colla testa rivoltata e coll’artiglio termini ampi rosi blasonari, tra i quali: Raccolta di Armi St.
Blazoneria St. p. 982, f. 17 r. e Raccolta di p. 1000, A/200, A/201.
destro in alto; colla bordatura composta di (113) Giovanni Collino, Le carte della Armi St. p. 1000, A/198 “Avenati di Caselette
nero e d’oro di 24 pezzi”. Cimiero: “Un fer- prevostura d’Oulx raccolte e riordinate cro- e Vale della Tore”, con la blasonatura, in que- (121) Scordo, Le armi gentilizie, p. 18.
ro di dardo, d’oro”. Sostegni: “Due falconi al nologicamente fino al 1300, Biblioteca della st’ultimo manoscritto: “Albero di rovere cir- (122) I motti, n. 524, preferisce: “Nisi la-
naturale” (Armorial général, I, p. 81). Mentre Società Storica Subalpina, 45, Pinerolo, 1908, condato da una vite al naturale”. cessitus non ledo”.
alcuni araldisti definiscono senza esitazioni la p. 256.
pezza in forma di gallone che compare nell’ar- (118) Riferito alla vite che figura nell’ar- (123) Sacerdote, governatore del Collegio
(114) Armorial Haut-alpin, p 307. ma. delle Province (1817), limosiniere del Re,
ma come una bordura, altri non la ritengono
tale. Per valutare la questione, non è fuori luo- (115) Ibidem. (119) Apparteneva forse alla famiglia Gio- morto trentatreenne, il 1° novembre 1847.
go rilevare lo svolgimento di un analogo dibat- (116) Ibidem. vanni, mistrale di Susa nel 1264. (124) Non saprei a quale linea della fami-

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Arma: Fasciato d’oro e di rosso di dieci ce, nella chiesa della SS. Trinità (128).
pezze (125). Gio. Matteo, sindaco di Susa (1639);
Lo scudo accollato all’aquila imperiale, Cristoforo, notaio di Susa (prima metà
talora monocipite, talora bicefala, coro- XVII sec.).
nata. Arma: Di rosso al leone d’argento (129).
Motto: come gli Avogadro di Quaregna. Cimiero: Lo sparviero sorante.
Motto: ANIMO. NON. VIRIBVS. (130).

Avrieux, v. Aprili
Aynardi

B
[= Ainardi], da Lanzo e in Valle di
Aycardo Susa (131).
[= Aicardo, Aicardi]. Famiglia compre- Feudi: San Giorio XIV-XV sec.
sa nel Patriziato subalpino che non ne Arma: non reperita.
specifica l’origine. Lo stemma è ripre-
so nell’Armolario, che non è chiaro su
quale base ne leghi il nome a Rivoli, ol- Aynardi
tre che per la presenza di una famiglia [= Ainardi], dell’alta Valle di Susa (for-
omonima (non necessariamente legata se linea dei signori di Chianocco – o dei
alla presente) nella pace stipulata il 17 signori di Bardonecchia?).
agosto 1287 tra le fazioni che si combat- Feudi: Bardonecchia 1350.
tevano in Rivoli (126). Arma: non reperita.

Aymari, v. Aimari Aynardi di Chianoc


[= Ainardi], da Chianocco e Giaglione.
Feudi: Bussoleno 1333, Chianocco XI-
Aymone XIII sec., Giaglione XII-XIII sec.
[= Aimone], da Rivoli Arma: non reperita.
e Torino, in Aviglia- Azeglio, d’, v. Ponzone
na, con breve linea in
Susa (127). In Avigliana
ebbero patronato sulla
cappella di Santa Cro-

glia attribuire un Giovanni Maria Avogadro,


abate di San Giusto (1745), poi detto arcidia- (128) Provana di Collegno, Notizie e do-
cono della collegiata (1750), cfr. Archivio, pp. cumenti d’alcune Certose cit., p. 174.
236, 244. (129) Scordo, Le armi gentilizie, p. 4.
(125) Ovvero: “Di rosso a cinque fasce (130) Arma consegnata il 1° luglio 1687,
d’oro” (Scordo, Le armi gentilizie, pp. 17- allegando “Transunto degli atti seguiti avanti
18). i Delegati sotto il 23 giugno 1582 a favore di
(126) Arma: D’azzurro al cardo silvestre
d’oro, col capo d’argento, carico di uno scor-
avo paterno [ed] instromento pubblico del 27
aprile 1607 per dimostrare la discendenza” (I Personaggi e famiglie del passato segusino
pione di nero accompagnato da due stelle di
rosso. Motto: VIRTVS. VENENA. PELLIT.
consegnamenti, pp. 312-313).
(131) È il Manno, Patriziato, II, p. 16, ad
attraverso la rappresentazione araldica
(127) Secondo alcuni erano una diramazio- indicare un’origine lanzese, segnalando diritti
ne degli Aimone Castellamonte, staccatisi dal di signoria su Druent detenuti da vari rappre-
ceppo castellamontiano. sentanti della famiglia già nel 1263.

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Baderio Dizionario feudale) (3). Balardi Balbiano
[= Badero], da Susa (1). Tommaso, no- Arma: D’oro allo scaglione d’azzurro, di Castelnovo di Colcavagno
taio, castellano di Giaglione, membro sormontato in capo da tre rose di ros- (Châteauneuf) [= Bal- da Chieri. Lodovico Al-
del consiglio di credenza di Susa (1559); so (4). lardi, Balard], da Avi- berico, tenente genera-
Bernardino, sindaco (1631, 1637, 1641, Alias: Inquartato : al 1° e al 4° d’oro gliana e in Nizza. In le, governatore di Susa
1644). allo scaglione d’azzurro sormontato in Avigliana possedeva- (1747, 25 marzo) (13).
Feudi: Altaretto 1575, Gravere 1569, capo da tre rose di rosso; al 2° e 3° d’ar- no giuspatronato sulla Arma: Di rosso al bar-
Losa 1569, Meana 1569. gento al lupo nascente di nero accollato cappella di San Nicolò nella chiesa di bio coronato d’oro, col capo dell’impe-
Arma: non reperita. di rosso (5). San Giovanni (9). ro (14).
Motti: QUI. CROIT. EN. DIEU. ROIT. Arma: D’argento allo scaglione di rosso Cimiero: Un moro vestito di rosso e
FLORISSANTE. SOUTIENT. dentellato, al capo d’oro, cucito, carico guernito d’oro: bendato di argento, te-
Baezio di un’aquila coronata di rosso. nente, sulle spalle, una mazza d’oro.
Feudi: Altaretto 1569. Alias [?]: Grembiato di otto pezzi d’oro Sostegni: Due mori, come quello del ci-
Arma: non reperita. Baile de La Tour e di rosso, al capo d’oro, carico di tre miero, affrontati.
dell’Embrunese e del rotelle di sperone, di sei raggi, di ros- Motto: REGARDE. A. TOI.
Brianzonese, con me- so (10).
Baile morie antichissime.
originari dell’Em- Feudi: possessori di Balbis, De
brunese, diramati nel parecchie giurisdizioni Balbiano forse ramo dei Balbo aviglianesi; la loro
Brianzonese, dove già feudali oltralpe sin dal da Chieri, in Aviglia- compartecipazione nella giurisdizione
se ne trovano memorie XIII secolo, furono, come attestano fon- na (11). di Casellette, attraverso diritti posseduti
nell’XI secolo. Hanno, ti delfinali, consignori anche di Nevâche Feudi: Avigliana 1349, su La Giaconera, può suggerire un lega-
con ogni probabilità, (o Névache) nel XV secolo (notizia di Meana 1334. me con i Boetti Balbo, riguardo al qua-
origini comuni ai Baile La Tour (v.) ma fonte oltralpina, mancante nel Diziona- Arma: Di rosso al bar- le non si conoscono, però, prove, come
le prove al riguardo non sono note (2). rio feudale) (6). bio (12) coronato d’oro. non se ne conoscono relativamente ad
Feudi: da fonti delfinali risultano avere Arma: Di rosso alla torre d’argento un’eventuale collegamento con i Berto-
posseduto, oltre a numerose giurisdizio- merlata di sei pezzi, finestrata e scalina- lero de Balbis, consignori di Bruino nel
ni oltralpine, parte di Nevâche (1500: ta di due gradini dello stesso, mattonata (9) AST, Web, Paesi/Susa/Provincia di 1550.
notizia di fonte francese, mancante nel di nero (7). Susa, testamento di Raimondo Balardi del fu Feudi: Cascina La Giaconera, Casellet-
Motto: VIRTUS. ET. ENSIS. (8). Antonio del 3 luglio 1382. te, sec. XVI-XVII.
(10) Pierre-Robert Garino, Armorial du Arma: non reperita (15).
Comté de Nice. Familles et Communautés,
(1) Un’antica famiglia Baderi era in Tori- Nice, 2000, p. 20 ; l’autore ha tratto la prima
no nel medioevo, discendente, secondo Gua- versione dal sito internet Blasonario piemon-
tese di Federico Bona, la seconda dall’Essai parlante, giacché il “barbo” veniva frequente-
sco, p. 1959, dai de Civitate Taurini. Non vi
d’armorial du Comté de Nice, di Hyacinte mente detto “balbo”.
sono. tuttavia, elementi utili per congetturare
che esistesse un collegamento con la presente, Louis Rabino di Borgomale (Yssingeaux, (13) Non mi è noto a quale linea dei Bal-
mentre il Guasco stesso lo ha escluso. Al con- 1941). Non è inopportuno rilevare che, a dire biano appartenesse Pietro Maria, priore alla
trario sembra molto probabile che i Baderio di (3) Ibidem. del Garino il feudo di Roccafranca, appartenu- Novalesa (1650-1656); v. Bo, Gli affreschi
Susa e quelli di Alpignano (una delle maggiori (4) Ibidem, “D’or au chevron d’azur ac- to alla famiglia, sarebbe situato in Lombardia, seicenteschi cit., p. 236.
famiglie locali) fossero una sola famiglia, anzi, compagné de 3 roses de gueules>. nel Bresciano, mentre esso, in realtà, non è al- (14) Scordo, Le armi gentilizie, p. 19. Nel
alcuni indizi consentono di congetturare che i tro che la località Gerbido (o Gerbo) nei pres- consegnamento di Flaminio Giacinto, marche-
(5) Ibidem, “Écartélé au 1 et 4 d’or au che- si di Torino, convenzionalmente denominata
segusini traessero origine dagli alpignanesi. vron d’azur surmonté en chef de 3 roses de se di Colcavagno del 21 giugno 1687: “Uno
Tra questi ultimi devono essere segnalati al- Roccafranca. scudo [...] di gueules ad un barbo d’oro coro-
gueules; aux 2 e 3 d’argent au loup issant de
meno parecchi sindaci, Francesco, Giovanni, sable accolé de gueules”. (11) All’insediamento in Avigliana di un nato di corona reale del medesimo”. Non mi è
Paolo, Michele e Tommaso nella seconda metà ramo dei Balbiano chieresi il Manno accenna noto se il capo dell’Impero fu aggiunto anche
del Cinquecento; Antonio, nel 1620 (cfr. Car- (6) Armorial Haut-alpin, p. 139. sulla scorta di Monsignor Della Chiesa, De- dai Colcavagno in forza della concessione a
lo Danzeri, Il Comune di Alpignano, memorie (7) Armorial de Dauphiné, “De gueules à scrizione Piemonte, ms. II, 321. favore dei Balbiano di Viale da parte Carlo V,
storiche, descrittive e statistiche raccolte e or- la tour d’argent, crénelée de 6 pièces, maçon- (12) Pesce “que le blason nomme Bar ou nel 1527. Un’antica raffigurazione è in Rac-
dinate da Carlo Danzeri, segretario comunale, née de sable, ajourée d’argent, perronnée de 2 Bars - secondo il Foras - à cause de la ville colta di Armi St. p. 1000, B/98.
Torino, 1892, p. 41). marches du même”. de Bar en Lorraine” (Le blason, p. 46) ma nel (15) Con tutto ciò si potrebbe congetturare
(2) Armorial Haut-alpin, p. 135. (8) Ibidem. presente caso potrebbe avere un valore d’arma che usassero l’arma Balbo o una sua variante.

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Balbo di Vernone portavano (22): Motto: FE. DEVOYR. (23) d’oro a cinque bande d’azzurro; al 2° dei
[= Balbis], da Aviglia- Inquartato: al 1° e 4° controinquartato: Sostegni: Due uomini selvatici, armati baroni ufficiali delle case dei principi
na, con ogni probabi- a e d, d’oro all’aquila coronata, di nero; di clava. della famiglia imperiale (25); al 3° d’az-
lità diramazione dei b e c, di Ceva; al 2° e 3° d’oro al ca- zurro al leone d’oro (26); al 4° d’azzurro
Balbo di Chieri (16). In stello di rosso (per Quart), sul tutto : di Arma napoleonica (24): Inquartato: al 1° alla torre d’oro, aperta del campo, alla
Avigliana ebbero pa- Balbo. bordatura composta d’argento e di ros-
tronato sulla cappella Cimiero e motto come sopra. so (27).
della B.V. delle Grazie, nella chiesa del- Sostegni: Due uomini selvatici armati di (23) Questo stemma, cimiero e motto fu-
la SS. Trinità (17). Stefano, dottore di leg- clava. rono consegnati da Giambattista, gentiluomo
gi, borghese di Avigliana (testò 1501); di camera, il 23 giugno 1687, quando l’arma
fu blasonata: “Uno scudo ovale cartociato a
Balbo Simeoni, v. Simeoni
Gio. Pietro castellano di Rivoli, rimosso beneplacito d’oro a cinque bende d’azzurro”.
nel 1536 dall’occupante francese. Balbo Bertone Nel consegnamento del 1613-14, nel quale
[Una linea in Giaveno diede: Amedeo, da Chieri. Benvenuto, castellano di Ri- l’uomo selvatico compare non nei sostegni ma Baldissero, Visconti di
credenziere (1381) (18); Aimonetto, id. voli nella prima metà del XV sec. nel cimiero, la blasonatura dello scudo suona- ramo dei Visconti di Torino.
(1445), sindaco (1472); altro Aimonet- Arma: v. Balbo Bertone di Sambuy. va: “Sei cotisse d’oro in campo azzurro” (cfr. Feudi: Giaglione 1344.
to, sindaco (1526); Jacopo, credenzie- I consegnamenti, pp. 94, 274). circa lo scudo Arma: non reperita (28).
re (1574, 1591); Giacomo, alfiere del- pare rilevante una puntualizzazione che riguar-
la milizia di Giaveno (1588); Michele, Balbo Bertone da le diverse famiglie balbo sin qui menziona-
te: nonostante esse abbiano usato da antica data
membro del Consiglio di Credenza di Sambuy
le bande azzurre in campo d’oro, la loro arma
(1635), sindaco (1637); Andrea, consi- da Chieri, in Torino. originaria dovrebbe contenere delle cotisse
gliere (1635); Bartolomeo, id. (1654) e Giulio Cesare (tenen- (coerentemente anche col consegnamento del armoiries concédés par Napoléon Ier, par le
luogotenente della milizia (19)]. te generale nel 1744 e 1613-14). essendo la cotissa larga metà della V.te Albert Révérend, vol. I, Paris, 1894, p. 45;
Feudi: Trana 1522, 1563. generale nel 1747), no- banda, lo scudo originale della famiglia do- Jean Tulard, Napoléon et la noblesse d’em-
Arma: inquartato: al 1° d’oro all’aquila minato (1743, 1° apri- vrebbe avere un aspetto assai diverso da quello pire. Avec la liste des membres de la noblesse
coronata, di nero; al 2° fasciato d’oro e le) governatore di Susa. che comunemente le è attribuito (v. al riguar- impériale (1808-1815), Nouvelle édition revue
di nero (per Ceva); al 3° di rosso a tre Arma: D’oro a cinque bande d’azzurro. do Le blason, pp. 42-43). L’arma è riprodotta et augmentée, Paris, 1986, p. 206 e Bascapè
bastoni noderosi, d’oro, uno accanto Cimiero: Fanciulla ignuda, nascente, in Raccolta di Armi St. p. 1000, B/30, B/111; – Del Piazzo, Insegne e simboli cit., p. 858.
l’anonimo autore edito dal Ricaldone in Ge- Una riproduzione di quest’arma di concessio-
all’altro posti in palo; al 4° tre pali di tenente colla sinistra una clava sopra la nealogie e armi gentilizie, p. 141 se la cava, ne napoleonica è in Henry Simon, Armorial
azzurro e uno di argento, sopra quelli spalla, e colla destra un breve col e non è il solo a farlo, parlando di “sei bande général de l’Empire Français, contenant les
di azzurro vi è una stella d’oro e quello o cotisse”, ma considerare le due voci come Armes de Sa Majesté l’Empereur & Roi, des
di argento una banda rossa a punta; sul equivalenti non è corretto. I Balbo - anche se Princes de sa famille, des Grands Dignitaires,
tutto: di Balbo, che è: d’oro a sei (sic) (22) Il 25 giugno 1687 Giulio Febo, figlio la notizia riguarda in particolare il ramo di Vi- Princes, Ducs, Comtes, Barons, Chevaliers, et
bande o cotisse d’azzurro (20). del citato Gaspare “de’ Signori di Quart, de’ nadio - erano una delle non numerose famiglie celles des Villes de 1ere, 2me & 3me Classe, avec
Cimiero: Donna nuda, scapigliata, na- Marchesi di Ceva” consegnò: “Uno scudo piemontesi che facevano un uso codificato di les planches des Ornemens extérieurs des Si-
scente, tenente colla destra una spada, ovale cartociato a beneplacito d’oro a cinque livree per il personale di casa (il cui uso, come gnes intérieurs et l’Explication des couleurs et
bande d’azurro. Elmo terziato in facia corona- è noto, fu più volte in Piemonte oggetto di re- des Figures du Blason, pour faciliter l’Etude
accollata ad un breve scritto col motto. strizioni). Carlo Padiglione, nel volume Del-
to di corona marchionale, ornato; suporti: due de cette Science, vol. I, Paris, s.a. (ma 1810),
Motto: AU. PLAISIR. DE. DIEU. FE. le livree e del modo di comporle e descrizione planche LV.
huomini salvatici nudi impugnanti una clava
DEVOIR. (21). d’Ercole. Cimiero: Una fanciulla scapigliata il di quelle di famiglie nobili italiane. Ricerche (25) “Di rosso al portico di due colonne,
braccio e spalla destra nuda impugnante una storiche ed araldiche, Napoli, 1889, descrive sormontate da un frontone, d’argento, aperto,
I baroni Balbo di Vernone di Quart spada d’argento et il resto vestito di azurro quella di casa Balbo come segue: “Panciotto di accompagnato dalle lettere D. A. (Domus Al-
fodrato. Motto: FE. DEVOYR.” (I consegna- giallo, calzoni, calze e giubba di azzurro, bot- tissima)”.
menti, pp. 284-285); V. anche Jean Baptiste toni di oro, gallone d’oro dell’altezza di quat-
tro centimetri” (p. CLXXVI). I motti, riporta (26) Per i Ghilini, ai quali apparteneva la
de Tillier, Nobiliaire du Duché d’Aoste,
(16) Patriziato, II, p. 158. la variante: FAIS. DEVOIR. SANS. OUTRA- moglie.
Aoste, 1970, tav. f.t., “Balbis”. Un pennone
(17) Provana di Collegno, Notizie e docu- genealogico dei Balbo di Quart, con le armi GE. SANS. OCTROI. (n° 253). (27) Per gli Asinari, essendo figlio di Rosa-
menti d’alcune Certose cit., p. 174. gentilizie della famiglia e di famiglie alleate (24) Carlo di Sambuy, ciambellano del lia di San Marzano (Patriziato, II, p. 152).
(18) Cronistoria Giaveno, p. 686. miniate deliziosamente nel 1790 (con varianti principe Borghese, colonnello della Guardia (28) Secondo alcuni portavano la medesima
(19) Ibidem. rispetto alla blasonatura qui prescelta), è con- d’onore, e membro del collegio elettorale del arma dei Visconti di Marentino (che i Fiori di
servato in Archivio di Stato di Torino, Corte, Po, fu creato barone dell’impero il 14 aprile blasoneria, pp. 46, 73 blasonano: “Un leone
(20) I consegnamenti, p. 90. Archivio Balbo (v. scheda di Luisa Clotilde 1810; al riguardo v.: Albert Révérend, Ar- rosso che nelle zampe tiene una croce dello
(21) Ibidem. Gentile, in: Blu Rosso e Oro, cit., p. 218). morial du premier empire, titres, majorats et stesso in campo di argento”).

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Balegno Barberi Bardonnêche, de di Exilles e Oulx (1475-1481), castella-
antica famiglia di Ri- di Bussoleno [= Bardonecchia, di, no (1486) rappresentato dal figlio Ippo-
voli, che fece consegna [= Barbieri, Barbe- Bardonnèche, Bar- lito, poi castellano di Bardonecchia (45);
dell’arma gentilizia rii], da Susa. Lionet- donesca/-isca, di], da Alziario, castellano di Exilles (1499 (46)
nel 1613-14, anche se to, mistrale (33) di Susa Bardonecchia, in Val- -1508 (47)), vice castellano di Bardonec-
la blasonatura non ci è (1408), credenziere le di Susa e Delfinato. chia (1507).
pervenuta. Armolario, (1416) (34). Ponzio, dona beni alla Feudi: Arnauds, Les, XI-XII sec., Bar-
p. 53, le attribuisce la medesima arma Feudi: Bussoleno 1483. prevostura d’Oulx (1065) (39); Ugo, dona donecchia XI sec., Beaulard XI sec.,
dei Balegno di Mussano, originari pro- Arma: D’azzurro a tre mezze aquile metà dei beni che possiede in Chiomon- Bussoleno 1336, Clavières XII sec.,
babilmente di Castagnole. Ne riferiamo d’oro, troncate. te al locale ospedale ed all’ospedale di Mattie 1351, Nevâche (Névache) 1282
la blasonatura, anche se la comunanza Motto: IMPERTERRITA. VICTORIA (35). Susa (19 aprile 1202) (40); Ainardo (o e molti possessi feudali lungo tutta l’al-
di stipite (e stemma) resta da documen- Arnaldo), cede il 5 marzo 1219 al pre- ta Valle (48); v. anche: Atenolfi.
tare. Pietro, pievano di Avigliana (29), vosto di Oulx la Valle Fredda, riservan- Arma: D’argento, inferriato di rosso,
fondò la chiesa collegiata di Rivoli al- Barberi di Branzola dosi però il diritto di caccia, le miniere inchiodato d’oro; col capo d’oro, carico
l’inizio del Trecento (che prese il nome [= Barberis], da Villafranca Piemonte e d’argento e il diritto di giustizia sugli di un’aquila di nero, nascente, linguata
di Santa Maria della Stella) e restaurò Moretta, poi in Rivoli. Giovanni Batti- uomini (41); Ugo, elemosiniere di Santa di rosso (49).
la chiesa rivolese di San Martino; Gia- sta, giudice di Giaveno (1746) (36). Maria di Susa (1274, 1275); Marghe-
como, canonico di Rivoli e rettore del- Arma: D’oro alla pianta di verbena di rita, badessa del monastero di Brione
l’Ospedale di Santa Croce tra il 1453 e tre rami, di verde, fiorita di tre pezzi di (1284-1290) (42); Francesco, priore clu- (45) Patria, Su alcune magistrature cit., p. 40.
il 1476 (30); Antonio, vice castellano di rosso (37). sino (1298); Bonifacio, acquisitore di (46) Patria, Su alcune magistrature cit., p.
Susa (1471) (31). Cimiero: Leone d’oro nascente, tenente porzioni del “pedaggio di Exilles, che 37, 41.
Arma: D’argento al leone di rosso. una pianta di verbena, fiorita di quattro si esiggeva a Cesana” (1328) (43); Gior- (47) Famiglie segusine, p. 161, indicando
pezzi. danino, castellano di Exilles (prima il none Alfiazio.
Motto: VNDIQUE. TVTA. (38). metà XIV sec.); Guglielmo, prevosto di (48) Ma altri possessi feudali si estende-
Balej Borgone (id.) (44); “Costandetum”, pro- vano anche in media e bassa Valle; nel 1480
Feudi: Bussoleno 1392. curatore fiscale del Brianzonese (1353- un Giovanni di Bardonecchia risultava essere
Arma: non reperita. 1356); Pietro, vice giudice di Susa possessore, ad esempio, di beni feudali nel ter-
ritorio di Chianocco (Archivio, p. 93); secondo
(1421-1433; Gabriele, vice castellano alcuni studiosi esistettero due distinte famiglie
di questo cognome, con origini e sviluppo del
Barali, v. Barralis tutto autonomi. Una possibilità, questa, che sa-
(39) Genealogia e storia cit. (n. 86), di Bar- rebbe necessario valutare attraverso ampi ap-
donecchia, Settembre 1990, p. 4. profondimenti archivistici.
1000, V/145.
Baratonia, (40) Piercarlo Pazé, Lungo la strada di (49) Patriziato, II, 184. Del capo si cono-
(33) Vale a dire una sorta di sattore di diritti
Visconti di demaniali.
Provenza: i Gerosolimitani a Chiomonte, in: scono diverse varianti: Armorial Haut-alpin,
del Torinese, in Bara- Esperienze monastiche nella Val di Susa Me- p. 151, segnala un “Capo d’oro carico di un
tonia. (34) Esistettero altre famiglie omonime in dievale, a cura di Luca Patria e Pio Tambur- leone nascente di nero e un capo d’oro carico
Susa, verosimilmente senza legami con la pre- rino, Susa, 1989, pp. 43-80 (e in particolare di un giglio di rosso accostato da due crescenti
Feudi: Villar Focchiar- sente, estinta nella prima metà del Cinquecen- 47, 78). dello stesso, affrontati”. Della Chiesa, nei Fio-
do XII-XIII sec. to; non è chiaro a quale appartenesse un Gio- ri di blasoneria, p. 16, indica, invece, un capo
(41) Ibidem.
Arma: D’azzurro ad vanni, castellano di Novalesa attorno al 1516 d’oro “pieno” [senza figure] (“una crate [gra-
un’aquila d’oro (32). (cfr. Genealogia e storia cit. (n. 83), Barberi (42) P[ietro] Prato, Alcune notizie sto-
riche riguardanti Val della Torre, raccolte e ta] rossa con i chiodi d’oro, in campo azzur-
– Barberii – Barberio, Maggio 1990, p. 4. ro, e il capo d’oro”). Armorial de Dauphiné,
ordinate dal Teologo Cav. P. Prato. Prevosto
(35) Patriziato, II, p, 179, da Famiglie di S. Donato. Con prefazione del Conte Sen. pp. 38-40, rileva che diversi rami hanno va-
(29) Aliberti Balegno scrive Bacco, Fami- segusine, p. 137 e dai manoscritti del padre Teofilo Rossi Sindaco di Torino, Savigliano, riamente brisato: 1) “D’une [anticamente al
glie susine e aviglianesi cit., p. 168. Bacco. 1913 (seconda edizione), p. 47, dal Cartario femminile] chef chargé de trois corneilles”;
(30) Genealogia e storia cit. (n. 64), Bale- (36) Cronistoria Giaveno, p. 681. del Monastero di Brione. 2) “D’une chef chargé d’un ou de trois fleurs
gno , Luglio 1989, p. 4. de lys”; 3) “D’une chef chargé de trois crois-
(37) Scordo, Le armi gentilizie, p. 22. (43) AST, Web, Paesi/Susa/Valli di Bardo- sants>; 4) “D’une chef chargé de trois tête de
(31) Patria, Su alcune magistrature cit., p. (38) Patriziato, II, p. 179; il ramo di Moret- necchia, Cesana e Oulx/ “Vendita di Gugliel- boeuf”; 5) “D’une bande de France sur le treil-
38. ta usava un diverso motto: INSIDIIS.OBSTA., mo fu Carlone Brasa d’Exilles [...]”. lis, comme la porte la maison des Ambrois”;
(32) Fiori di blasoneria, p. 73. Una raffi- come da certificato 26 maggio 1683 del blaso- (44) Egli stesso o altro onomimo prevosto 6) “D’un treillis, parti d’un griffon”. Una bella
gurazione si trova in Raccolta di Armi St. p. natore Borgonio (o Borgogno). di Bussoleno nel medesimo torno di tempo. raffigurazione dell’arma dei Bardonecchia è in

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Motto: TUTUM. FORTI. PRAESI- veno (1650) (55). priore di San Giusto (XV sec.) (62); Fi-
DIUM. VIRTUS. (50). Feudi: Giaveno 1612, Trana 1664. Barrali lippone, sindaco (1454); Leonardo, id.
Arma: D’oro alla banda di rosso (56), col [= De Barali, Baralis, Barralis], l’ap- (1491); Annibale, id. (1551, 1552); Ga-
capo del secondo, carico di un bordone partenenza allo stesso ceppo dei Barra- briele, id. (1538, 1540, 1541, 1543-45,
Bariglietti del primo, posto in sbarra (57), accompa- lis, feudatari di Mattie e Meana (v. qui 1550, 1551-53, 1559-60); Aurelio, con-
di Cantogno gnato in capo da una stella d’oro, in pun- sotto) è quanto meno probabile, ma da sigliere (1590-1596); Marcantonio, ce-
da Torino e Rivoli. An- ta da una conchiglia (58) d’argento (59). documentare. dette (1618) il diritto di porto di un’asta
tonio, governatore del Cimiero: Un pellegrino nascente. Feudi: Foresto XVI sec. del baldacchino (63) in Susa a Gio. Fran-
castello di Rivoli (10 Motto: TENTANDA. VIA. Arma: non reperita. cesco Medaglio.
gennaio1610); Gio. Feudi: Mattie 1463, Meana XV sec.,
Michele (51) e Claudio Mocchie 1463, Susa [XI-XIII sec.], Vil-
Francesco, padre e figlio, entrambi (55) Ibidem.
Barralis larbasse 1351.
consiglieri e referendari di Susa, rispet- [= Baralis, Barali, Ba- Arma: Di rosso a sei bande d’argento (64).
tivamente 16 marzo 1641 e 25 mag- (56) Nel consegnamento del 18 luglio 1687, rale, Barrali], da Susa. Motto: NITET. SERVATA. FIDES. (65) .
previ “Testimoniali d’attestazione delli 29 apri-
gio1660. le e 2 maggio 1662, e una fede delli 6 giugno [V. anche Barrali, si-
Arma: Troncato d’argento e di nero, al del detto anno da cui consta dell’uso antico di gnori di Foresto, con
leone dell’uno nell’altro, armato e lin- detta arma da tempo immemorabile” (I conse- concreta possibilità Barralis, v. Baralis
guato di rosso, accostato da 16 foglie di gnamenti, pp. 356-357) i Baronis dichiararono che le due famiglie
ruta, di nero, poste sopra l’argento (52). di usare “D’oro ad una benda di gueules, sotto derivino da uno stesso ceppo]. In Susa
Cimiero: Leone nascente. fronte [capo] del medesimo”. Questa registra- seppellivano, quanto meno nel Trecento, Bartolomei
Motto: CONSVRGIT. GENEROSIOR. (53). zione conferma l’esattezza della blasonatura nella cappella di San Benedetto, di loro [= Bartolommei], da
riportata nel Patriziato, II, p. 189, in contrasto patronato, eretta in San Giusto. Rodol- Susa e in Bussoleno.
con quella data nell’Armerista, p. 17, dove, in
ordine alla partizione dello scudo, si parla di fo, fondatore del priorato di San Satur- Hanno forse originari
Baronis di Trana un “troncato” in luogo di un “fronte”, vale a nino annesso alla chiesa di Santa Maria legami con essi i Bar-
originari di Chieri, in dire di un “capo”. Maggiore in Susa (prima metà del XIII tolomei di Sospello.
Giaveno, Torino e Vol- (57) Non “in palo” come si dice nell’ Ar- sec.); Benedetto, delegato della prevo- Si conserva in Susa la
vera. Malano, mem- merista, p. 17, (nel 1687 fu registrato: “un ba- stura d’Oulx al conte di Savoia (1229); loro casa medievale (66), dove si vuole
bro del consiglio di stone da pelegrino posato, in sbarra”). Si veda Giovanni, possessore di parte della leida
credenza di Giaveno una raffigurazione antica in Raccolta di Armi di Susa (XIII sec.); Pietro, prevosto di
(1495) (54); Rolando, St. p. 1000, B/8. San Desiderio di Sant’Antonino (1230); (62) Archivio, p. 85.
monaco clusino, commissario abbaziale (58) Genealogie e armi gentilizie, precisa Giovanni e Manuel, monaci in San (63) Sull’ambitissimo privilegio di portare
a Roma (inizio ‘600); Riccardo, consi- (anche se in presenza della banda è pleonasti- Giusto (1290); Andrea, benefattore del un’asta del baldacchino in occasioni cerimo-
gliere (1611); Ottavio, sindaco di Gia- co farlo) che stella e conchiglia erano poste ri- medesimo ente monastico, disponendo niali solenni rinvio al mio Feudi e nobiltà negli
spettivamente a destra e a sinistra, in linea con la celebrazione di una messa quotidia- Stati dei Savoia, materiali, spunti, spigolature
quanto indicato nel consegnamento 1687. na perpetua; Enrico, abate di San Giu- bibliografiche per una storia. Con la cronolo-
(59) In seguito fu aggiunto “Uno scudetto sto (1303) (60); Martino (61), sindaco di gia feudale delle Valli di Lanzo, Lanzo Torine-
Raccolta di Armi St. p. 1000, B/26 ed alcune
in cuore, carico di un giglio d’oro” segnala Pa- Susa (1339, 1351); Alberto, frate in San se, 2006, pp. 60-62.
testimonianze materiali che li riguardano si
triziato, II, p. 189, traendo da prove esistenti
conservano ancora nel Bardonecchiese, come
in Archivio Mauriziano (n. “496, 972; albero
Giusto (1368); Filippo, sindaco (1369); (64) Scordo, Le armi gentilizie, p. 21. Fio-
si è accennato nell’introduzione. Galvagnano, id. (1379); Rondeto, no- ri di blasoneria, p. 16. Un’antica riproduzione
5 dei 25”). Cronistoria Giaveno, p. 200, at- dell’arma è compresa nella Raccolta di Armi
(50) Patriziato, II, 515. tribuisce – erroneamente - a questa famiglia il taio di Susa (1394); Ippolito, sindaco di
Susa (1406), podestà di Giaveno (1408- St. p. 1000, B/12. La raffigurazione sulla Pre-
(51) Nato a Rivoli, dottore in leggi. consegnamento d’arme fatto nel 1687 da altri tura di Susa (cfr. l’introduzione) di un’arma
(52) Scordo, Le armi gentilizie, p. 23. Baroni chieresi: “D’azzurro alla banda d’ar- 1411); Manuele, castellano di Mattie attribuita ai Baralis contiene non le bande ma
gento carica di tre gigli di rosso, posti in isbar- per l’abbazia di San Giusto; Antonio, “tre gemelle d’argento poste in banda” in cam-
(53) Il Manno segnala quale fonte le patenti ra, accompagnata da due crocette d’oro scor-
del 1616 dove, delle foglie si dice “come parte “ambasciatore” (e presumibilmente cre- po rosso (Gentile, Dalla corte al patriziato
ciate. Cimiero: la crocetta del campo. Motto: denziere) di Susa (XV sec.); Giovanni, cit.. p. 72).
dell’arme del ducato di Sassonia che gli do- AUXILIVM. MEVM. A. DOMINO. Ferrato
niamo, in segno di gratitudine” e precisa che (Gli stemmi, p. 12) blasona impropriamente: (65) Famiglie segusine, p. 169, dai mano-
“Nella copia delle Patenti (PP. 33, 107) per “Troncato: al 1° di rosso al bastone da pelle- scritti di padre Bacco.
isbaglio, il motto è scritto: CONSVRGIT. GE- grino, accostato, a destra da una stella d’oro, (60) Cfr. Famiglie segusine, I, pp. 187- (66) “Avevano già casa in Susa nel seco-
NERO. SVO.”. a sinistra da una conchiglia d’argento: al 2° 188. lo XII - scrive il Manno - nella quale il conte
(54) Cronistoria Giaveno, p. 686. d’oro alla banda di rosso”. (61) Governatore di Bard nel 1337. Tomaso rogò l’atto di donazione dell’Alpe Ci-

78 79
sia nato il celebre cardinale Ostiense, Bussoleno (1369); Giorgio, monaco in tenuto alle estremità da due destroche- so Basso, nato a Castelnuovo Scrivia,
Enrico di Susa (67), arcivescovo di Em- San Giusto (1406); Antonietto, sindaco ri vestiti d’argento moventi dai fianchi appaltatore del dazio di Susa (1601),
brun, che fu il maggiore rappresentante di Susa, (1409); Giovannetto, sindaco di dello scudo (76). credenziere (1612) dopo essere stato
della famiglia; Bartolomeo, priore di Susa (1416); Giovanni, canonico elemo- ricevuto quale borghese di Susa, previo
Santa Maria di Susa (1299-1312) (68); siniere di Santa Maria di Susa e prevosto pagamento del diritto di 25 ducatoni e
Francesco, sindaco (1332, 1334); Gio- di Oulx (prima metà XV sec.) (73); Gior- Basso dono alla comunità di un moschetto “e
vanni, notaio di Susa (1344); Ruffino, gio, credenziere di Bussoleno (1454). [= Bassi] poi Basso- sue fiasche” di polvere. Gio. Battista,
monaco in San Giusto, poi abate della Feudi: Bussoleno 1392, Sant’Ambrogio Sesterio [= Basso- notaio, sindaco di Susa (1646-47, 1650,
Novalesa (creato il 27 agosto 1350 (69), XIII sec., San Giorio 1323, Susa [XI- sesterio], originari di 1659); Francesco Alfonso, canonico e
varie le successive attestazioni docu- XIII sec.], Traduerivi XIV sec. Castelnuovo Scrivia, in parroco di Santa Maria; Gio. Ludovico,
mentarie che ce lo mostrano ancora a Arma: Scaccato d’oro e di rosso (74). Susa, dove furono ere- sindaco (1691, 1697) (77); Gio. Battista,
lungo abate (70)), committente di alcuni di dei Sesterio. Fissata frate guardiano del Convento di San
preziosi reliquiari (71), lo fu pure, forse, la dimora segusina seppellivano in San Francesco di Susa (prima metà XVIII
di quello che ora, anticamente rimaneg- Barutelli Giusto, nella cappella di loro patronato sec.); Carlo Francesco, notaio, sindaco
giato dai Ferrandi, contiene le reliquie da Grugliasco. Pietro, pievano di Pia- della Madonna del Cappelletto. Alfon- (1684); Carlo Francesco, canonico in
di San Mauro (72); Jacobino, sindaco di nezza (fine XV – inizio XVI sec.). Santa Maria (1717, 1740) (78); Giuseppe
Arma: Di rosso al buratto (75) al naturale, Francesco, notaio, segretario dell’in-
sente un’arma “parlante” anche se è possibile tendenza di Susa (1753); Giuseppe Lud-
che la scelta della figura sia dovuta al colle-
vina ai Certosini di Montebenedetto”. Su que-
gamento fonetico tra il simbolo e il cognome.
ovico, commissario di guerra (1767) (79)
sta casa v. un cenno in Mario Cavargna, La (73) Archivio, pp. 67-71, 76-77, 79. Nello stemma Barutelli si può intravedere un e tesoriere generale (1782), riceve nella
situazione dei monumenti storici di Susa, in: propria casa il primo Vescovo di Susa,
(74) Alias “di rosso e d’oro” (segnala Patri- richiamo alla figura araldica della “fede” (si-
“Segusium”, a. XXIV (1988), vol. 24, pp. 99- monsignor Ferraris di Genola quando
ziato, II, p. 195, sulla scorta di Della Chiesa, gnificante amicizia, fedeltà, pace ed intenti di
122 (e in particolare 119) e sulle loro proprietà fece il suo ingresso solenne in città;
Descrizione Piemonte, ms., II, p. 410; come è perseveranza in questi sentimenti) anche se la
immobiliari in città, nel medesimo fascicolo,
Luca Patria, “Moenia vetera claudentia civi-
noto il primo scacco che deve essere blasona- raffigurazione è tra quelle che generano dub- Carlo Francesco, notaio collegiato, se-
to è il primo superiore a destra dello scudo (a bi di classificazione (al riguardo rinvio al mio gretario comunale di Gravere, Meana,
tatem”: alcuni problemi di topografia urbana
sinistra, quindi, di chi lo guarda). V. un’antica Una stretta di mano araldica : la “fede” nelle Mompantero, Foresto, consigliere co-
nella Susa tardomedievale, pp. 17-38 (22-23).
raffigurazione in : Blazoneria St. p. 982, f. 22; armi gentilizie d’Europa, in: Una strenna di munale di Susa (1778); Mauro Andrea,
(67) Nato a Susa agli inizi del XII secolo, Mons. Francesco Agostino Della Chiesa, mani, a cura di Bianca Gera e Albina Ma-
studiò leggi a Bologna, dove insegnò subito nei Discorsi sopra alcune famiglie nobili del lerba, Torino, 1997, pp. 101- 180 [in partico-
dottore in teologia, canonico di San
dopo essersi laureato. In seguito fu chiamato Piemonte [...] con una gionta composta da uno lare 107-108, 127]. Giusto e tesoriere (1757); Nicolao Ce-
ad insegnare nell’Università di Parigi. Fu tan- scrittore incerto dopo la morte del precedente (76) Lo stemma di questa famiglia si tro-
sare Arcangelo, canonico di San Giusto
to autorevole da meritare tra i contemporanei autore (ms., Biblioteca Reale di Torino, St. p. va documentato solo in due preziose vetrate (n. 1738, +1791); v. anche: Sesterio.
il soprannome di “padre dei canoni e fonte 806, sec. XVIII, p. 182), parlando di Ruffino Arma: Semispaccato-partito, al 1° d’oro
conservate nel Museo Civico di Torino, data-
del diritto”. Prima di divenire arcivescovo di dice che: “governò circa all’1373 l’abbazia di all’aquila coronata di nero; al 2° d’az-
te 1510. Queste, che chiudevano in origine le
Embrun, fu vescovo di Sisteron, in Provenza. Novalesa, onde l’Armi sue, che sono scacchi
Poi, dal 1261, fu cardinale di Ostia e Velletri.
finestre gotiche del presbiterio della pieve di zurro alla stella d’argento (5); al 3° di
rossi e d’oro si vedono in vari luoghi a detta Pianezza; furono poi trasferite nella basilica di rosso a due scaglioni d’oro (80).
I suoi commentari sul libro delle Decretali, Abazia sottoposti dipinte”. Superga, dove restarono, sinché i Savoia non
universalmente noti come Summa Ostiensis,
(75) O burattello, strumento usato per se- le donarono al museo torinese. Ne furono i
ebberoebbero a lungo incontrastata autorità in
parare la farina dalla crusca coperto con teli committenti i fratelli Pietro (il già citato pieva- (77) Forse si tratta dello stesso personaggio
materia di diritto canonico, al punto che Dante
di differente fittezza (o i teli stessi) Burat, no di Pianezza) ed Antonio Barutelli, che sono che nel 1704 è citato quale “giudice abbaziale
lo pose (Paradiso, XII, 83) a rappresentare il
significava, anche in Piemontese, “sorta di dipinti, oranti, su di essi (v. Olivero, L’anti- di Susa e suo mandamento” (cfr. Archivio, p.
Diritto (cfr. il mio Genealogia e storia cit. (n.
drappo rado e trasparente” (v. Casimiro Zalli, ca pieve cit., pp. 63-64 e tav. XXVII che ac- 199).
92), Bartolomei da Susa, Aprile 1991, p. 4.
Disionari pièmonteis, italian, latin e fransèis, cennando allo stemma parla “di due mani che (78) Ibidem, pp. 209, 225, 240.
(68) Archivio, p. 517. compöst dal preive Casimiro Zalli d’ Cher, sostengono un lenzuolo” e Luigi Mallé, Pa-
(69) Bartolomasi, La pergamena di S. Carmagnola, 1815, vol. I, p. 168). Si tratta di lazzo Madama in Torino, vol. II, Le Collezioni (79) La medesima carica fu detenuta anche
Giorio cit., p. 187. una figura rara, forse assente, nell’armoriale d’arte, Torino, 1970, pp. 355-356). Qust’ulti- dal fratello Prospero Benedetto.
(70)Blandino, nel saggio L’abbazia bene- subalpino; più frequente è in Lombardia, dove mo autore scrive: “Datate 1510 sono due ve- (80) Così l’arma dei “Bassi Sisterio in Sus-
dettina di S. Pietro cit., p. 66, segnala che resse l’impresa detta del “Burato” era usata anche trate bellissime, con le figure, rispettivamente, sa” è raffigurata in Raccolta di Armi St. p.
l’abbazia per 47 anni. da Ludovico il Moro e Galeazzo Maria Sfor- di S. Pietro e S. Antonio abate, provenienti da 1000, B/43. Aldo Berruti, Tortona insigne:
za (v. Stemmario trivulziano, a cura di Carlo S. Pietro di Pianezza e fatte eseguire l’una da un millennio di storia delle famiglie tortone-
(71) Ibidem, pp. 66-67. Maspoli, pp. 40, 60, 335). L’assonanza tra il un Antonio Barutelli di Grugliasco e l’altra dal si, Tortona, 1978, p. 76, rileva per i Bassi di
(72) Sull’arma dei Bartolomei v. anche le cognome Barutelli e il termine Burattello/ fratello Pietro a onore dei propri Santi protet- Castelnuovo Scrivia le seguenti insegne gen-
annotazioni alla voce Ferrandi. Buratello non consente di considerare la pre- tori” (p. 355). tilizie: “D’oro alla stella d’argento (8)”; Alias:

80 81
Alias: Inquartato: al 1° e 4° di [...] al- Cimiero: QUEM. GENUIT. ADORA- Beauvoir, de Beliardi
l’aquila coronata; al 2° e 3° di [...] ad VIT. (86). del Delfinato, mistrali Feudi: Susa [XI-XIII sec.].
uno scaglione di [...] (81). ereditari dei conti di Arma: non reperita.
Vienne.
Bava, Bava di Feudi: Borgone, 1354.
Battiani Cervere Arma: Inquartato d’oro Belletrutti
[= Battiano, Batiani], da Fossano. Agosti- e di rosso (91). di San Biagio
da Biella (secondo al- no, podestà di Susa, da Mondovì. Ludovi-
cuni originari dell’Un- 4 aprile 1561; Seba- co Felice, maggiore
gheria, dove esisteva stiano, governatore Beccuti di Exilles col grado di
una celebre famiglia di di Avigliana fine XVI da Torino. Beatrice, prioressa del mona- Tenente Colonnello.
questo nome). Lodovi- sec. (87); Galeazzo [Cervere], governato- stero di Brione (1297) (92). Arma: D’argento, alla
co (82), governatore di re di Susa (seconda metà del XVI sec.) Arma: Bandato d’oro e di nero (93). banda d’azzurro, ca-
Susa (1580) (83); Pietro “che difese - scrive il Manno - contro gli rica di tre stelle d’oro
Agostino, vicario gene- eretici” (88). accompagnate da due
rale clusino nel 1608. Arma: Di rosso, al leone bandato d’ar- Belgrano mezzi voli di nero (95).
Arma: D’azzurro a sei gento e di nero (89). da Oneglia in Torino. Alias: D’argento, alla
gigli d’oro : 1. 2. 2. Motto: NUL. BIEN. SANS. PEINE. (90). Pompeo, provicario banda d’azzurro, ca-
1. (84). clusino (XVII sec.). rica di tre stelle d’oro
Alias: D’azzurro a sei Arma: Troncato, d’az- accompagnate da due
gigli d’oro: 3. 2. 1. (85). zurro a tre gigli d’oro mezzi voli di nero (96).
male ordinati e d’ar- Cimiero: Un ramo di palma ed uno di
p. 12. gento alla pianticella di fromento, di cedro (97).
“Di rosso alla stella d’argento col capo del- (86) Borello-Zucchi, Blasonario biellese verde, con tre spighe (94).
l’impero”. cit., p. 12.
(81) Famiglie segusine, I, p. 213, gli smalti, (87) Cfr. AST, Controllo Finanze, reg. 1593 Belletti
essendo le uniche fonti note costituite da sigilli in 94, f. 223. da Pollone. Giovanni Maria, vicario ge-
di ceralacca, non sono identificabili. É possibi- nerale clusino (1624).
le che al 1° ed al 4° vi sia un richiamo all’arma (88) Prima era stato adoperato in negozia-
ti segreti, in particolare con la Repubblica di (91) Vale a dire “Al 1° e al 4° d’oro, al 2° e Arma: D’azzurro ad uno specchio d’ar-
originaria dei Basso e, al 2° e 3°, a quella dei al 3° di rosso”; Armorial de Dauphiné, p. 58,
Sesterio. Genova (c. 1570), con piena soddisfazione del gento quadrangolare, incorniciato d’oro,
duca, ed era stato governatore di Busca (1588). Guasco, p. 1965. L’arma è riprodotta in Rac-
(82) Figlio di Gio. Francesco, cav. dei colta di Armi St. p. 1000, B/185. I de Beau-
sostenuto per un occhiello da un nastro,
Fu pure governatore di Cavour, Consigliere di di rosso; col capo d’argento all’aquila,
SSML. Stato e provveditore generale delle munizioni voir la Palud brisavano (spezzavano) con una
(83) Borello-Zucchi, Blasonario biellese dei forti e presidi “di qua dà monti” (22 mar- bordura di nero. I Beauvoir de Marc, traendo di nero (98).
cit., p. 12. zo 1602), governatore di Cuneo (31 gennaio da un sigillo di Guglielmo de Beauvoir risa- Motto: VENIT. BONUM. DE. SUPER.
1613), di Mondovì e di Pinerolo (conferma 27 lente al 1270, portavano quale arma un leone DOMINUM. (99)
(84) Fiori di blasoneria, p. 17. Figura coe- rampante.
rente con la presente variante, in Blazoneria gennaio 1617).
St. p. 982, f. 22. Nel consegnamento effettuato (89) Scordo, Le armi gentilizie, p. 25. Fi- (92) Prato, Alcune notizie storiche cit., p.
il 16 luglio 1580 nelle mani del delegato duca- gura coerente con la descrizione in Blazoneria 47.
le, Gio. Francesco Cravetta di Genola, da Gio. St. p. 982, f. 22 r. Non è chiaro se si debba (93) Scordo, Le armi gentilizie, p. 26; Fiori
Stefano, Girolamo e Ottaviano Battiani, appar- riferire ai Bava di Fossano un’arma attribuita di blasoneria, p. 17: “Bande di oro, e negre a e, facilmente, di origini comuni, famiglia da
tenenti a “Famiglia nobile ed antica, [che] ha ad una famiglia “Di Bavi”, raffigurata nello sei pezze”. I motti, n. 434, attribuisce ai Bec- Oneglia.
usato dell’arma da tempo immemorabile, come Stemmario trivulziano cit., p. 102, nella quale, cuti di Torino il motto usato da quelli di Carrù, (95) Scordo, Le armi gentilizie, p. 27.
è ancora più notorio nel luogo di Biella, da fermi restando gli smalti, il leone non bandato signori di San Sebastiano: IUSTUS. ET. FOR- (96) Collezione di Arme gentilizie [...] di
dove discende detta famiglia [...]” la posizione ma fasciato “di nero e d’argento”. TIS. Mondovì cit., p. 12.
dei gigli non era precisata, giacché si indica- (90) Patriziato, II, p. 204, traendo “Da una (94) Patriziato, II, p. 222, non precisa lo
va soltanto: “Sei gigli gialdi in campo azuro”. (97) Ibidem.
dichiarazione del blasonatore conte di Exilles smalto delle spighe ma, come scrive Guelfo
Il Manno attribuisce la distribuzione 3.2.1. al del 20 febbraio 1769”; il Manno aggiunge che Guelfi nel Vocabolario araldico ad uso degli (98) Borello-Zucchi, Blasonario biellese
solo ramo torinese, che consegnò l’arma il 16 l’arma era figurata nei Libri di Blasoneria, III, italiani, p. 254, “La spiga può essere di fru- cit., p. 13.
febbraio 1614 e il 14 agosto 1687. 119; altre antiche raffigurazioni sono in Blazo- mento, d’orzo, di miglio e il suo smalto spe- (99) Ibidem; gli autori specificano che il
(85) de Tillier, Nobiliaire cit., tav. f.t., fig. neria St. p. 982, f. 22 r. e in Raccolta di Armi ciale è l’oro”. Lo smalto è, invece, specifica- motto è ricavato dalle raccolte manoscritte del
15; Borello – Zucchi, Blasonario biellese cit., St. p. 1000, B/13. to nella medesima opera per altra omonima Lanino e del Promis.

82 83
Belli Motto: VIRTV. SOLA. FA. L’VO- Arma: Partito d’azzurro al leone coro- Berenfels, von
di Carpenea MO. (105). nato d’oro e di verde alla pantera ram- [= Baerenfels] da Basilea, in Susa e
da Avigliana, poi in To- pante d’argento, in maestà (“montrant Torino. Giuseppe Francesco, “Luogo-
rino e Racconigi (100). les deux yeux”) (109). tenente Colonnello nelle R. Armate e
Francesco e Gabrie- Belmondi / Belmondo, v. Bermon- Alias: Partito d’azzurro al leone corona- Maggiore di Piazza nella città di Susa”
le, fratelli, borghesi in di to d’oro e di verde alla pantera d’argen- lasciò erede nel 1826 l’Ospedale di
Avigliana (prima metà to, affrontati (110). Susa di tutte le sue sostanze, stimate in
XVI sec.). Motto: SUAVITER. ET. FORTI- 108 mila Lire.
Feudi: [Reano XVI sec. (101)] Benso di Santena TER. (111). Arma: D’oro a un orso rampante di
Arma: Inquartato al 1° e 4° d’azzurro da Chieri, in Tori- nero, lampassato di rosso, su un monte
a sette barbi d’oro (102), 4. 3; i superio- no. Carlo Ottavio (+ di tre cime dello stesso (113).
ri addossati due a due, negli inferiori Torino 13 febbraio Berardi
l’ultimo rivoltato; al 2° e 3° d’azzurro 1724), governatore di [= Beroardi], da Bar-
alla banda di verde, ondata, orlata d’oro, Susa (106). cellonetta ed in Susa. Berga di Borgaro Torinese
accompagnata, in capo, da una rosa di Arma: D’argento al Giovanni, priore di da Torino (114). Guglielmo, notaio, rogò
rosso (103) accostata da due stelle d’oro capo di rosso, carico di tre conchiglie San Saturnino (1351, atti in Oulx per la prevostura tra il 1291 e
ed in punta da una mezzaluna d’argen- d’oro, ordinate in fascia (107). 1353). il 1295 (115); Lazzaro, commissario revi-
to, crescente. Cimiero: Pellegrino vestito d’azzurro, Feudi: Susa [XI-XIII sore dei conti di Susa (2 giugno1565).
Alias: D’azzurro a tre barbi d’argento, di rosso e di nero, nascente. sec.]. Arma: D’azzurro a tre bande d’oro, col
posti in fascia, l’uno sull’altro (104). Sostegni: Due leoni al naturale. Arma: D’argento, alla fascia di rosso, capo del primo carico di tre rombi del
Cimiero: Una tigre, nascente. Motto: GOTT. WILL. RECHT. carica di tre trifogli d’oro (112). secondo (116).

Berard d’Illins Bergera di Cly


una delle 31 fami- da Moncalieri, in Sa-
(100) Patriziato, II, p. 229, sulla base di glie nobili residenti a na, non sono menzionati nel Dizionario feuda- vigliano e Torino. Gio.
Della Chiesa, (Descrizione Piemonte, ms., Briançon nel 1339. le, alle relative voci. Antonio, podestà di Ri-
vol. II, p. 322). Feudi: fonti delfinali li (109) Grosdidier, nell’ Armorial Haut-al-
(101) La titolarità di diritti su questo feudo, dicono consignori, ol- pin, traendo dal manoscritto di J. Roman, Cri-
non citata nel Dizionario feudale segusino, è tre che di varie località tique du nobiliaire du Dauphiné (riferito all’
riferita da Patriziato-Vivant, alla voce Belli, Armorial de Dauphiné del Rivoire de la Bâtie),
ma non se ne è riscontrata attestazione, a li- oltralpine, di Nevâche, 1232 e di Bardo- conservato negli Archives départementales des (113) Dictionnaire historique & biographi-
vello archivistico (anche se non sono stati ef- necchia, 1351 (108). Hautes- Alpes sottolinea che quest’arma genti- que de la Suisse publié [...] sous la direction
fettuati mirati approfondimenti). Occorre dire lizia è incerta, che non ha antico fondamento de Victor Attinger, Marcel Godet, Hen-
che lo stesso Dizionario feudale del Manno al e che la pantera in essa rappresentata, in base ri Turler, Tome, vol. I, Neuchâtel, 1921, p.
riguardo tace. (105) Cimiero e motto non furono conse- alla descrizione fattane dal Rivoire de la Bâtie, 509. Famiglie segusine, II, p. 11. Si tratta della
(102) Nei Fiori di blasoneria, p. 18, varia gnati nel 1687 ma solo nel 1613-14, unitamen- è un ibrido araldicamente scorretto. medesima arma usata dai Berenfels alsaziani
lo smalto dei “balbi”, che è “d’argento”, ma te allo “Scudo di azzurro, con sette pesci barbi (110) Così nell’Armorial Haut-alpin, p. (Armorial général, vol. I, p. 170 ).
in base ai consegnamenti del 1613-14 e 1687 posti 4. e 3. d’oro” (I consegnamenti, pp. 92- 165; ma nel Dictionnaire biographique, p. (114) Pare probabile che si tratti della stessa
sarebbe il Della Chiesa ad essere in errore, a 93). La famiglia usò anche il motto: AD. AR- 116 : “Parti d’azur au lion contourné d’or et de famiglia un ramo della quale esisteva in Car-
meno che la famiglia non usasse indifferente- DVA. OPUS. (Patriziato, II, p. 229). Antiche sable, à la panthère d’argent rampant”. magnola.
mente diverse varianti. raffigurazioni dello stemma, sono in Raccolta
di Armi St. p. 1000, B/161 e Blazoneria St. p.
(111) Armorial Haut-alpin ; Séverin (115) Genealogia e storia cit., Berga, Mag-
(103) L’arma fu consegnata il 7 luglio 1687 982, f. 55 v. (in quest’ultimo manoscritto con Icard, Armorial de la Provence, du Comtat gio 1993, p. 4.
(I consegnamenti, p. 330). Manno, nel Patri- una variante nel numero dei barbi: “Belli di Venaissin, de la principauté d’Orange, des (116) È questa l’arma usata dai Berga car-
ziato, II, p. 229, evidenzia uno dei frequenti baronnies, du Gapençais, de l’Embrunois, du magnolesi, presente in Raccolta di Armi St. p.
Avigliana: d’azzurro a tre barbi d’argento”).
errori del Franchi-Verney (Armerista, p. 20), Briançonnais et du Comté de Nice, détermina- 1000, B/126, e rilevata da Nicola Ghietti sul
constatando che la rosa era “di gueulles e non (106) Gentiluomo di camera, fu governato- tion des blasons, Marseille, Institut historique
re anche di Ceva, Mondovì e Cuneo; poi luo- banco della famiglia nella Collegiata di Car-
al naturale come, per falso amore di regolari- de Provence, 1933, p. 434. magnola (cfr. Memorie araldiche della Cit-
tà, mette l’Armerista. Sbaglia pure attribuendo gotenente generale d’artiglieria.
(112) Famiglie segusine, II, p. 10, avendo tà di Carmagnola. Storia, armi e nobiltà dal
tale stemma ai conti di Barbaresco”. (107) Fiori di blasoneria, p. 18. essenzialmente quale base l’incerta fonte co- Medioevo all’Età moderna, tavole di Nicola di
(104) Figura coerente con la descrizione in (108) Armorial Haut-alpin, p. 165. I diritti stituita dal padre Placido Bacco (Famiglie su- Ghietti e Costanza De Maistre, Torino, 2006,
Blazoneria St. p. 982, f. 56 v. su questi due luoghi, rilevati da fonte oltralpi- sine e aviglianesi cit., p. 143). p. 40).

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voli (1570) (117); Marcantonio, podestà Bergera Motto: VIRTUTE. DVCE. (128). infiammato di rosso (131).
di Susa (1583) (118); Giovanni Battista, di Villarbasse Motto: A. COEUR. OUVERT. (132).
dott. in leggi, suo luogotenente (119). da Moncalieri, in Savi-
Arma: Inquartato: al 1° e 4° di Bergera gliano e Torino. Bermond
(che è: d’oro alla banda d’azzurro, ca- Feudi: Trana XVIII da Oulx, ritenuti origi- Bermondi
rica di tre conchiglie rovesciate, d’ar- sec., Villarbasse 1561. nari del Brianzonese, di Giaglione
gento (120)); al 2° e 3° di Fabri (121) (che è: Arma: D’oro alla ban- non hanno, forse, le- [= Bermondo, Bel-
d’oro sparso di chiavi di rosso, l’inge- da d’azzurro, carica di tre conchiglie gami con i Bermondi mondi, Belmondo],
gno in alto, al leone di rosso tenente un rovesciate, d’argento (125). antichissimi nel Segu- da Susa. Armanno,
martello dello stesso (122). Cimiero: Pellegrino, con bordone e pel- sino ma, piuttosto, con custode e castellano di
Cimiero: Pellegrino, con bordone e pel- legrina di nero, nascente. altre famiglie omonime di oltralpe, e in Chiomonte (1193) (133);
legrina di nero, nascente (123). Motto: come i Bergera di Cly, sopra ci- particolare con i Bermond insediati a Pietro, possessore nel 1363 di una casa-
Motto: SIC. FATA. VOCANT. (124). tati. Briançon nel medioevo, e riconosciuti forte in Giaglione; Raimondo, priore di
tra i nobili della città nel 1339 e nelle Santa Maria di Susa (1428-1447) (134).
revisioni del 1458 e 1474 (129). Marcan- Feudi: Chiavrie 1344, Foresto 1330,
Bergognino tonio, Antonio Francesco (cittadino Giaglione 1330 (135), Susa [XI-XIII
[= Borgognino, Ber- onorario di Susa e di Chiomonte per sue sec.].
(117) Patriziato, II, p. 251. gognini], da Asti ed speciali benemerenze), Luigi Alessan- Arma: D’oro, all’orso di rosso, ritto,
(118) Poi senatore (14 gennaio 1601), luo- in Vigone. Benvenuto, dro, Luigi Francesco, notai ed insinua- armato di spada pendente da un budrie-
gotenente e vicario generale di giustizia (5 monaco di San Giusto tori di Oulx (XVIII-XIX sec.). re, accollato in banda, il tutto d’argen-
maggio 1607); consigliere di Stato e referen- di Susa (XVI sec.). Arma: D’azzurro, al crescente d’argen- to (136).
dario (27 gennaio 1612). Fu padre di Giulio Feudi: Avigliana 1344, to, col capo dello stesso caricato di tre
Cesare, arcivescovo di Torino. Villar Almese 1337. stelle di nero (130).
(119) Mercando, La difesa della città di Arma: Inquartato d’argento e di ros- Bernard
Susa cit. p. 326. so (126). de La Tourette
(120) Ma in Blazoneria St. p. 982, f. 48: Bermond [= de Latourette], origi-
“D’argento alla banda di rosso, carica di tre da Oulx. La comu- nari della Linguadoca,
conchiglie rovesciate, d’oro”. Berlia della Pie’ nanza di stipite con la si insediarono in Oulx
(121) Adottato presumibilmente per l’al- da Racconigi. famiglia precedente è sul finire del ‘500 (137).
leanza con i Roncas che erano stati gli eredi Feudi: Vazons 1785. possibile, se non pro- Pietro, notaio, castel-
feudali dei Fabri di Cly, i quali, a loro volta,
avevano avuto Cly attraverso i Vaudan (cfr. Arma: D’azzurro alla babile, ma da docu-
Jean Baptiste De Tillier, Historique de la banda d’argento, cari- mentare.
Vallée d’Aoste, [Aoste], 1953 [edizione curata ca di tre piedi di bue, Arma: D’oro al cuore (131) Patriziato, II, p. 258, dai manoscritti
da Sylvain Lucat, con traduzione dei testi in di rosso; accompagna- del Padre Bacco.
latino nell’originale del canonico Maxime Du- ta, in capo, di un sole d’oro (127). (132) Un’omonima famiglia provenzale
rand], pp. 323-324. Cimiero: Aquila di nero, nascente. (128) Consegnamento, in data 18 giugno usava il motto PLUS. FIDEI. ET. FIDELITA-
(122) de Tillier, Nobiliaire cit., tav. f.t., 1687, da parte del “Consigliere e Mastro Au- TIS. QUAM. VITAE.
fig. 17. ditore nella Reggia Camera de’ Conti”, Gian (133) Genealogia e storia cit., Bermondi,
(123) Pare probabile che il cimiero fosse (125) Consuete critiche da parte del Manno Francesco (I consegnamenti, pp. 258-259: Novembre 1993, p. 4.
comune a tutte le linee della famiglia. (Patriziato, II, p. 251) nei confronti dei pleo- “d’azurro ad una benda d’argento carica di
nasmi del Franchi-Verney (Armerista, p. 21) tre piedi di bue di sangue et un sole d’oro in (134) Archivio, pp. 67, 517.
(124) Arma consegnata congiuntamente, riferitii, questa volta, alle conchiglie: “Due fronte”). (135) A prescindere dalle investiture, me-
il 28 giugno 1687 da rappresentanti dei rami inutilità nell’Armerista: vuote e nel verso della glio documentate da questa data, la famiglia
di Cavallerleone e di Villarbasse: “Un scudo (129) Armorial Haut-alpin, p. 169. Manno,
pezza”. Una bella raffigurazione dello stem- nel Patriziato, II, p. 258, facendo riferimento risultava detentrice di parti di Giaglione già
quadro apuntato semplice d’oro ad una benda ma, in cromolitografia, è in: Villarbasse e i nel XIII sec.
di azurro carica di tre conchiglie riversate d’ar- anche a Chiapusso (Famiglie segusine, II, p.
suoi signori, tav. II. 16): “Sussistono dei Bermond di Oulx, ma non (136) Patriziato, II, p. 258. Esatta raffi-
gento. Elmo terziato in facia coronato della
corona Comitale. Cimiero: Un pellegrino na- (126) Figura coerente con la descrizione in pare abbiano comunanza cogli altri” (v. la fa- gurazione in Raccolta di Armi St. p. 1000,
scente col bordone e mossetta di sabia” (I con- Blazoneria St. p. 982, f. 39; Fiori di blaso- miglia seguente). B/135, riferita ai “Bermondi in Languedoc, in
segnamenti, pp. 300-301). Antiche e pregevoli neria, p. 21 e Raccolta di Armi St. p. 1000, (130) Armorial Haut-alpin, p. 168 ; questo Francia”.
raffigurazioni sono in: Blazoneria St. p. 982, f. B/263. stemma è attribuito nell’Armorial général del (137) Maurice, Aux confins du Briançon-
48 e Raccolta di Armi St. p. 1000, B/125. (127) Scordo, Le armi gentilizie, p. 29. 1696 ad Antonio Bermond, chirurgo ad Oulx. nais cit., p. 47.

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lano e vice intendente delle Valli d’Oulx Berta Bertoglio, v. Bertolio d’azzurro carica di stelle (154) d’oro.
e di Cesana (1748-1757) (138); Luigi An- da Avigliana e delle Motto: AD.SIDERA.SEMPER.
tonio, suo figlio, riveste le medesime Valli di Lanzo (forse
cariche (1757-1789) (139); Pietro, prete furono di questa fami- Bertola
dell’Oratorio, vicario foraneo di Oulx glia anche i Berta di poi Bertola Bertolero d’Almese
(ultimo quarto del XVIII sec.) (140). Susa, con varie memo- d’Exilles da Torino.
Arma: D’azzurro a tre torri d’argento, rie localmente tra Cin- da Mussano. Antonio, Feudi: Almese 1776.
due e una (141). que e Seicento). architetto civile e mili- Arma: non reperita.
Feudi: Avigliana XII sec. tare, progetta, realizza
Arma: Troncato, al 1° d’argento a tre e/o dirige alcune opere
Bernezzo colonne di rosso, una accanto all’altra, segusine: il forte della Brunetta a Susa Bertolero di Bruino
[= Bernesso, Bernez- le laterali sostenenti due gazze [berte] al (1708-1730), prosecuzione di lavori al [= Bertoleris], olim de Balbis.
zi], da Bernezzo, in naturale, affrontate [ma non in tutte le castello di Rivoli (1713-1714) (148); Giu- Feudi: Bruino 1550.
Vigone. Giovanni e raffigurazioni]; al 2° d’azzurro al leone seppe (149), ingegnere, intendente di Susa Arma: non reperita.
Gioachino, castel- d’oro (145). (7 maggio 1755) (150), “donde fu rimosso
lani di Giaveno (ri- perchè giuocatore”; continuò le opere
spettivamente 1499 e iniziate dal padre al forte della Brunetta Bertolio
1500) (142). Berthoud (1730) e compì lavori in quello di Exil- di Trana
Feudi: Bussoleno 1473. de Malines les (1738) (151). [= Bertoglio, Bertoli,
Arma: Di rosso, a tre scaglioni [= Bertoud], fiammin- Feudi: Exilles 1742. Bertolio de’ Perdomi],
d’oro (143). ghi, in Torino. Arma: D’oro all’aquila di rosso, colla da Crevacuore, in Vi-
Cimiero: Sole di rosso, uscente da un Feudi: Bruino 1602. cinta (152) - o bordura? - (153) carica di sei gone e in Torino. Mar-
fiume d’azzurro. Arma: D’oro a tre pali stelle del primo. cantonio, castellano di
Motto: EN. TEMPS. (144). di rosso; col quartier Cimiero: L’elmo cinto da una fascia Giaveno (1614) (155).
franco d’argento, carico di tre martelli Feudi: Trana 1611.
di nero, ciascuno posto in banda (146). Arma: Di rosso, alla banda scaccata
(138) Ibidem, p. 49. Cimiero: Drago, di fronte, nascente (147). d’argento, e d’azzurro, accompagnata
(139) Charles Maurice, La vie agricole au (148) Carlo Brayda – Laura Coli – Da- da due rose d’argento, bottonate di ros-
XVIIIème siècle dans l’ancien écarton d’Oulx rio Sesia, Ingegneri e architetti del Sei e Set- so (156).
[...], fascicolo monografico di “Segusium”, a. tecento in Piemonte, estratto da “Atti e Ras- Cimiero: Leopardo, tenente una mazza
XVII (1981), n. 17, p. 29 ; Maurice, Aux con-
f. 29 e Raccolta di Armi St. p. 1000, B/123.
segna tecnica della Società degli Ingegneri e d’armi, nascente, d’oro.
fins du Briançonnais cit., p. 57. Architetti in Torino”, a. XVII (1963), Torino, Motto: PERDOMO. (157).
Patriziato, II, p. 259, segnala che l’arma è tra 1963, p. 16.
(140) Maurice, Aux confins du Briançon- quelle raccolte da Carlo Emanuele nei Livres
nais cit., pp. 91-93. de Blasonnerie, vol. I (“Couleurs, Bandes, Oi- (149) Figlio adottivo di Antonio.
(141) Unica fonte della blasonatura, ripresa seaux”), p. 80. (150) Già vice intendente di Torino. (154) Ne I consegnamenti, p. 419, e nel
nell’Armorial Haut-alpin, p. 175, è il citato (145) Patriziato, II, p. 264. Il cenno stori- (151) Brayda – Coli – Sesia, Ingegneri Patriziato, II, p. 269, che su essi si basa, il
Maurice, Aux confins du Briançonnais cit., co sui Berta non pare essere affidabile, mentre cit., p. 16. numero delle stelle non è precisato; tuttavia
il quale afferma di averla rilevata in antichi non sembra probabile l’origine della famiglia l’Armerista, p. 23, indica, non è chiaro su quali
sigilli. Quest’ultimo autore riproduce nel suo (152) Figura coerente con la descrizione in basi, che erano tre. Si veda una raffigurazione
in Lanzo, poiché di essa si trovano memorie Blazoneria St. p. 982.
lavoro anche un ritratto di George Bernard de antichissime in Avigliana. Bacco, Famiglie dell’arma in Blazoneria St. p. 982, f. 47.
La Tourette che tiene nella mano un volume susine e aviglianesi cit., p. 179, attribuisce (153) L’interrogativo è del Manno, il qua- (155) Cronistoria Giaveno, p. 679.
rilegato in piena pelle recante la propria arma uno stemma completamente diverso: “Campo le specifica che nel consegnamento del 30
gentilizia. ottobre 1687, effettuato da Antonio Bertola (156) Fiori di blasoneria, p. 19 : “Una ban-
azzurro al chevrone oro abbassato sormontato da a tre ordini di scacchi azzurri, e di argen-
(142) Cronistoria Giaveno, p. 678. da tre plenilunii in fondo (?) di oro, accompa- “Avvocato, Ingegnere di S.A.R. e Matematico
nell’Accademia Reale” non si parla né di cin- to accompagnata da due rose di argento, che
(143) Scordo, Le armi gentilizie, p. 30. In gnato il chevrone da due gigli di Francia oro hanno il cuore rosso, l’una in capo, e l’altra
[...]”. ta né di bordatura (o bordura) ma di “orlo” (v.
Blazoneria St. p. 982, f. 29: “D’oro a tre sca- I consegnamenti, p. 418: “Un scudo d’oro ad in punta”.
glioni di rosso”. (146) In Raccolta di Armi St. p. 1000, M/7, un orlo d’azzurro carico di sei stelle del primo (157) Consegnamento da parte di
(144) Fiori di blasoneria, p. 18 (“cheveroni il “quartier franco” è di nero con i tre martelli et un’aquila di gueules nel centro. Cimiero: “Marc’Antonio Bertolio de’ Perdomi, de’ si-
d’oro, e rossi a sei pezze”; consegna 1613-14: d’argento mentre i pali sono 4 “di rosso” e 4 Elmo con Una fascia d’azzurro carica di stelle gnori di Trana” nel 1613-14: “Di rosso con una
“tre caprioli d’oro in campo rosso”. Antiche “d’oro”. d’oro”). Genealogie e armi gentilizie, p. 143, banda scaccheggiata d’argento e di azzurro di
raffigurazioni sono in Blazoneria St. p. 982, (147) Patriziato, II, p. 272. parla, senza riserve, di bordura. tre file, accompagnata da due rose d’argen-

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Bertolio di Mombello Bertrandi Motto (usato in particolare dal ramo di Motto: AD. SVBLIMIA. RECTA.
[= Bertoglio], da San Germano. Giam- [= Bertrand, Beltrandi] Savoia): SAPIENT. ET. CONFIDENT.
battista Ignazio, intendente di Susa (16 v. anche Montmeillan, Alias: SIMPLICITER. ET. CONFI-
dicembre 1785) (158). de, della Valle di Susa DENTER. (165). Biandrate
Arma: non reperita anche se non sembra e in Savoia. Pietro, Aldobrandino
improbabile un legame con la famiglia prevosto di San Desi- di San Giorgio
che precede. derio di Sant’Antoni- Berzetti, v. Buronzo da Biandrate, in Ca-
no (1289); Giovanni, vicario di Susa e sale e Torino. Vittorio
Valle, governatore di Rivoli (inizi XIV Amedeo (169), abate di
Bertoluzzo sec.) (161); Francesco, priore della Cer- Bevilacqua San Giusto di Susa
da Torino. Cesare, tosa di Montebenedetto (1334-37); Rai- da Giaveno, originari (1727) (170), vi fece sinodo nel 1728. La
cittadino di Torino; mondo, prevosto di San Giorio (1337); di Cherasco. Gio. An- famiglia possedette in Rivoli la villa Bi-
dal 1599 segretario e Pietro, castellano di San Giorio (1337); tonio, consigliere di storto di Borgaretto [= Borgorato], poi
commissario di sanità, Ugone, castellano di Susa (1426- Giaveno (1656) (166); Cavalli d’Olivola.
in Torino ed in Rivo- 1444) (162); Guglielmo, vice castellano Bartolomeo e France- Inquartavano anticamente: al 1° e al 4°
li (159). di Susa (1441) (163); Ermanno, id. (1458- sco Antonio, canonici di Biandrate, che è: di rosso al cavaliere
Arma: D’argento, al ramo di rosaio, 1450). di Giaveno (XVII sec.); Lodovico An- d’argento, colla spada sguainata (171), al
fiorito di tre pezzi, al naturale; col capo Feudi: Bruzolo 1300, Chianocco XII- drea e Pietro Domenico, insinuatori di 2° e al 3° di Aldobrandino, che è: d’az-
d’azzurro, carico d’una stella d’oro (160). XIII sec., Sant’Antonino 1330, San Giaveno (patenti rispettivamente 1687 zurro alla banda contromerlata accosta-
Cimiero: Ramo di morone, germogliante. Didero 1270, San Giorio, 1270, Villar e 1691); Ignazio, sindaco (1725); Feli- ta da sei stelle (6) tre per parte, il tutto
Motto: IMITARI. CONABOR. Focchiardo 1325. ce, comandante delle milizie di Giaveno d’oro.
Arma: D’oro, al leone di nero, coronato, (1799) (167).
linguato e armato di rosso (164). Feudi: Giaveno 1648.
Bertone Arma: Di rosso, al mezzo volo d’argen- velles”; questa blasonatura, ricavata da Patenti
da Chieri (pare certo to. di concessione d’arma del 15 marzo 1635 a
che i Bertone feudata- (161) Famiglie segusine, II, p. 37. Cimiero: Aquila di nero, rostrata di ros- conferma dell’antichissima arma dei Bevilac-
ri di Coazze e quelli di (162) Patria, Su alcune magistrature cit., so (168). qua di Cherasco suona: “In uno scudo di gueu-
Bruino siano una sola p. 42. les ossia rosso che in faccia ha un’ala d’aquila
famiglia. Questi ultimi d’argento a tre rubanti che volteggiano del co-
(163) Archivio, p. 76. lore del blasone con cimiero un aquila negra
discendono, a dire del (164) Giovanni Bertrand, consignore di Bru- (Famiglie segusine, II, p. 29) attribuisce alla nascente e membrata di rosso con voci sopra
Guasco, da Obertone Balbo signore di zolo, vescovo di Losanna (1341-1342) e suo famiglia: “D’oro allo scaglione d’azzurro cari- che spiegano ad sublimia recta”.
Cambiano, usando per questo le armi nipote Giovanni, vescovo di Ginevra (1408- co di tre gigli d’oro; accompagnato da tre rose
(169) Morto a San Giorgio Canavese, 9 set-
gentilizie, dei Balbo). 1418) e poi arcivescovo di Tarantasia, usavano di rosso”.
tembre 1736.
Feudi: Coazze 1538; Bruino 1541. nei loro sigilli, generalmente, un leone non co- (165) Il padre Bacco, ms., loro assegna,
Arma: D’oro a cinque bande d’azzurro. ronato (Galbreath, Armorial vaudois cit., vol. rileva anche il Manno (Patriziato, II, p. 273) (170) Già presbitero della diocesi di Greno-
I, p. 45). Su vari sigilli dei vescovi Bertrandi senza commenti: “D’oro allo scaglione d’az- ble, cfr. Archivio, p. 217.
si soffermano Dumont, Armorial genevois zurro carico di tre gigli d’oro; accompagnato (171) Talora il cavaliere impugnava un
to, una in capo e l’altra verso la punta dello cit., p. 43 e l’appena citato D. L. Galbreath, da tre rose di rosso”. pennone in luogo della spada. Nei Fiori di
scudo. Cimiero: Un leopardo nascente, tenen- nell’Inventaire des sceaux vaudois, Lausanne (166) Cronistoria Giaveno, p. 687. blasoneria, p. 19, si legge: “[...] un uomo a
te una mazza. Motto: PERDOMO”. Manno, - Genève, 1937, pp. 169, 175-176 e planches cavallo, armato e bardato, con una targa nel
Patriziato, II, p. 271, utilizza quale fonte per XIV, XVI. Una bella riproduzione in cromoli- (167) Ibidem. braccio sinistro ed uno stocco alla destra,
il motto i manoscritti del Torelli, vol. IV, p. tografia dell’arma dei vescovi Bertrand si tro- (168) “Chi disse membrata - scrive il Man- in atto di ferire”. Nel 1687 (17 giugno) Gio.
413, ma già esso figura come si è appena visto, va in : Galiffe – Gautier - Galiffe, Armorial no nel Patriziato, II, p. 274 con una frecciata Battista di San Giorgio - Ceva consegnò: “Un
nel consegnamento 1613-14. Una pregevole Genevois cit., planche 1: “Princes - Evèques rivolta, seppur senza nominarlo, a Gaudenzio huomo a cavallo, d’argento, impugnante una
raffigurazione è Raccolta di Armi St. p. 1000, de Genève avant 1535”. Una splendida raf- Claretta - disse cosa insensata; perchè questa spada dell’istesso” (I consegnamenti, p. 250).
B/114. figurazione è in Armorial et nobiliaire, I, p. aquila essendo nascente, nasconde gambe ed Il 21 giugno seguente Ferdinando Baldassarre
(158) Già vice intendente di Torino (1772) 189. L’arma dei Bertrandi era dipinta, insieme artigli”. La blasonatura criticata si trova in di San Giorgio fece consegna di uno scudo:
ed intendente del Faucigny (1784). a quelle degli Aschieri e dei Parpaglia sopra la Cronistoria Giaveno, p. 283, ma si deve se- “Damascato di gueules ad un huomo armato
porta orientale del castello di San Giorio, come gnalare che l’autore afferma di averla trascrit- d’argento, impugnante una spada del medesi-
(159) Poi accensatore “delle imprese”; no- ancora poteva testimoniare Olivero nel 1925 ta “dalla pergamena originale sottoscritta V. mo, questo sopra di un cavallo coperto d’un
bilitato (2 gennaio 1614). (Il Castello e la Casa Forte di S. Giorio cit., Amedeo, controfirmata Piscina e Gioannini, e panno in forma d’ossa [housse-gualdrappa]
(160) Scordo, Le armi gentilizie, p. 32. p. 70). Il Padre Bacco, seguito dal Chiapusso blasonata da Pompeo Brambilla bonnes nou- all’antica” (I consegnamenti, p. 268).

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Più recentemente inquartarono (imma- Alias: D’azzurro a tre uccelli male ordi- Arma: non reperita (181). stero di San Giusto di Susa (XVII sec.).
gine riprodotta): Di Biandrate, di Aldo- nati d’argento, 2.1 (176). Feudi: [Rivoli XVII sec.].
brandino, di Valperga (che è: Fasciato Alias: Troncato d’argento alla fascia di Arma, cimiero e motto come nella sche-
d’oro e di rosso, alla pianta di canapa rosso: nel 1° a due uccello d’azzurro; Birago da che precede (184).
d’argento, sradicata, attraversante), e nel 2° ad un uccello simile, del mede- da Birago, in Lombardia, Francia e Pie- In Lombardia, ed anche i rami piemon-
di Roncas (che è: troncato d’argento e simo (177). monte, con ramo in Chiomonte e Susa. tesi, di Vische e di Borgaro, portavano:
d’azzurro, al sole di rosso nel primo, ed Cesare (generale e gentiluomo di came- Inquartato: al 1° d’argento in tre anelli
un crescente d’argento nel secondo). ra in Francia), investito di Chiomonte; di rosso, male ordinati, intrecciati, cia-
Cimiero: L’aquila di nero, nascente da Biondi cinque membri della famiglia furono scuno con pietre incastonate e legati, nel
una ghirlanda di rose, alternate rosse da Montalto nelle Mar- prevosti dell’abbazia di Oulx: Rodo- contorno, più volte con fili di nero; al 2°
e bianche; tenente col rostro un anello che. Fabio, patriarca monte (1572-1577), Luigi (1579-1583), d’argento alla siepe di verde, di arbusti
d’oro col diamante incastonato ed un di Gerusalemme, fu Girolamo (= Geronimo) (1583-1614), intrecciati e fioriti, nodriti sopra un ri-
ramoscello di rosaio fiorito di rosso e perpetuo abate com- Cesare (1617-1627), Renato (1628- stretto di terreno, al naturale, il tutto po-
bianco. mendatario di San 1681); Pietro, governatore di Exilles sto in bande (185); al 3° fasciato innestato
Motto: NON. PER. FORZA. Giusto (1596) (178). (prima metà XVII sec.); Gio. Battista, d’argento e di azzurro (186); al 4° di por-
L’arma si usava accollata all’aquila bi- Arma: Troncato: nel 1° d’oro a due dott. in leggi, vice intendente della città pora a tre anelli, male ordinati ed intrec-
cipite imperiale, colla corona comitale scaglioni di rosso; nel 2° d’argento a e provincia di Susa (sino al 1765). ciati, ciascuno con un anellino infilzato,
infilzata nei colli (172). tre monti di verde, sormontati da una Feudi: Chiomonte, [Oulx]. dagli angoli di intersezione esterni ed
stella d’oro; col capo di rosso, carico Arma: D’argento a tre fasce di rosso, interni sei punte moventi all’infuori (le
di una crocetta patente e delle lettere doppiomerlate; ciascuna carica di cin- tre esterne male ordinate) il tutto d’oro;
Biolato S.P.Q.R. (179). que trifogli d’oro (182). Cimiero: La co- innestato in punta d’oro alla rotella di
[= Piolato, Piolatto, Beolato], da Vir- lonna che sostiene una granata accesa. rosso fiammeggiante di sette pezzi; sul
le, Carmagnola, Livorno Vercellese, Motto: CONCVSSVS. SVRGO. tutto di Birago.
Carignano in Torino. Tommaso, [linea Biord Sopra lo scudo una rotella d’argento
di Livorno], prevosto di San Giusto Francesco, castellano di Susa (1464- crociata di rosso (187).
1602 (173). 1478); Claudio, suo fratello, ne fu il Birago Cimiero: Il globo del fuoco, ossia la
Arma: D’azzurro a tre donnole d’oro. luogotenente (180). di Roaschia rotella fiammeggiante del punto d’in-
Cimiero: La donnola ritta, nascente, te- da Birago, in Lombar- nesto, sostenuta da un bastone d’oro,
nente un serpe nel becco [sic] (174). dia, Francia e Piemon- noderoso.
Motto: NOSTRA. TVENDO. spice il Collegio Araldico”, Roma, snt, p. 422. te. Gio. Antonio Toma- Manto: Di velluto porpora, sparso di tri-
Alias: Troncato [di argento] alla fascia (176) Blazoneria St. p. 982, f. 35. Forse so (183), abate del mona- fogli d’oro.
d’azzurro: nel 1° a due ricci al natura- l’uccello potrebbe essere un piolotto (nome
le accompagnati in capo da un cuore di dato nell’Italia settentrionale al totano moro),
rosso; nel 2° al riccio al naturale (175). che, per assonanza con le varianti del cogno-
(181) Non si può affermare, né escludere, (184) I consegnamenti, p. 279.
me, renderebbe l’arma “parlante”.
che appartenessero all’omonima famiglia di (185) Era detto “simbolo dell’argine che,
(177) Ibidem. Châtillon in Faucigny, che portava per arma: sempre, i Birago, opposero ai nemici della pa-
(172) Patriziato, II, p. 287, da antiche fi- (178) Archivio, p. 135; dismesso 1604 a fa- “Di rosso al crescente d’argento, col capo tria”.
gure dell’arma. V. Blazoneria St. p. 982, f. 34 vore di Maurizio di Savoia, ibidem , p. 141. d’oro, carico di un’aquila spiegata, di rosso”
(“partito”) e 57 (“inquartato”). (186) Simbolo e ricordo della vittoria (nel
(179) Bandino Giacomo Zenobi, Simboli- (Armorial du Duché de Savoie [Lajolo], cit. p. 1447) di Andrea Birago, sopra i Veneziani, in
(173) (Archivio, p. 140). Poi vescovo di ca e forme del potere in antico regime. Il “Li- 16) né che fossero di altra omonima famiglia Cremona.
Paphos (Pafo) e di Fossano. bro d’Oro” della Città di Montalto, preceduto Biord de Châteauvieux, che aveva lo stemma
“Troncato al 1° d’oro all’aquila di rosso, al 2° (187) Questa rotella, i sostegni dei grifoni e
(174) Scordo, Le armi gentilizie, p. 34. Nel da un saggio di “paralipomeni alla ragione il motto furono adottati per concessione (1479)
consegnamento del 1614 si usò per la donnola politica e alla realtà del privilegio nobiliare di rosso al crescente d’argento”.
della città di Alessandria a favore di un Birago
il sinonimo “mustella” e per il cimiero si disse nell’Italia dellEtà Moderna”, Urbino, 1988, (182) I rami francesi - tra i quali il presente che si era reso benemerito nei suoi confronti.
“un’altra mustella simile, tenente e mordente p. 118; Teodoro Amayden, La storia delle deve essere annoverato - fecero frequentemen- Al riguardo v. Enrico Genta, Testimonianze
un serpente di verde e d’oro” (I consegnamen- famiglie romane. Con note ed aggiunte del te uso dei gigli in sostituzione dei trifogli. Se del “particolarismo giuridico”: note su una
ti, p. 96). Comm. Carlo Augusto Bertini, Roma, Col- ne conservano testimonianze anche legate alla concessione del Comune di Alessandria a Pie-
(175) Aldo di Ricaldone, Matilde Izzìa legio Araldico (Istituto Araldico Romano), s.a. prevostura d’Oulx, come si è accennato nel- trino Birago (1479), in “Rivista di Storia Arte
di Ricaldone, Gianfranco Cuttica di Revi- [1915], vol. 1°, pp. 133-134. l’introduzione. e Archeologia per le Province di Alessandria
gliasco, Armerista del Santuario di Crea nel (180) Patria, Su alcune magistrature cit., (183) Primogenito, rinunciò ai propri diritti e Asti”, a. XCVI – XCVII (1987 – 1988), pp.
Monferrato, edito da “Il Santuario di Crea, au- p. 42. per entrare fra i canonici lateranensi in Asti. 155-162.

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Motto: DEPRIMIT. ELATOS. LEVAT. Blanc Cimieri: A destra: bue alato, partito Bogino
ALEXANDRIA. STRATOS. (188). del Delfinato. Barto- d’argento e di rosso, nascente; a sini- da Torino. Gabriele
lomeo, ricevitore dei stra: gallo di rosso; affrontati. Ignazio (202), vicario ge-
redditi del Re di Fran- Motto: LABORE. ET. VIGILAN- nerale di San Michele
Birago-Mansio cia nel dipartimento di TIA. (197). della Chiusa (1752).
da Fiorenzuola, in Giaveno. Oulx (192). Arma: D’azzurro a tre
Feudi: Giaveno 1683. Arma: D’oro allo sca- bisanti d’oro (203).
Arma: non reperita, ma è probabile che glione d’azzurro, accompagnato, in Boetti
facessero uso dell’arma comune agli al- capo, da 2 rose di rosso e, in punta, da [= Boetto, Boetti Balbo], da Chieri.
tri rami della famiglia (v. sopra, Birago, una crocetta dello stesso, col capo di Feudi: Casellette 1326. Bolla
Birago di Roaschia), pur essendone una rosso carico di 3 conchiglie d’argen- Arma: non reperita (198). da Asti ed in Chieri e
diramazione minore. to (193). Poirino. Perone, citta-
dino d’Asti e borghese
Boetti di Avigliana (seconda
Bistorto Boardi-Bevilacqua da Savigliano, origina- metà del XIV sec.).
[= Bistord, Bistorti] di da Giaveno. ri di Villanova Mon- Arma: Di rosso alla
Borgorato [= Borga- Feudi: Giaveno 1648. dovì. Gio. Gaspare, banda d’oro (204).
retto, Borgoratto], da Arma: non reperita. abate della Novalesa Alias: Di rosso alla banda d’oro accom-
Torino, Moncalieri (189) col nome di don Giu- pagnata da due stelle dello stesso (205).
e in Rivoli (190). seppe (199). Motto: PER. NON. FALLIR.
Arma: D’azzurro, a Bobba Arma: D’azzurro al bue ritto, accompa-
due scaglioni d’argento, ondati, accom- di Terruggia gnato da tre stelle, una in capo, una a
pagnati da tre stelle d’oro, due in capo da Lu. Marc’Anto- destra, una in punta, il tutto d’oro (200). Bolletto
ed una in punta (191). nio (194), abate di San Cimiero: Il bue sormontato da una stel- Feudi: Gravere 1570, Losa 1570, Mea-
Cimiero: La vite accollata al palo. Giusto di Susa (XVI la, d’oro, nascente. na 1576.
Motto: NEC. CONTORTA. DESIT. sec.); Carlo, vesco- Motto: VIRTUTE. ET. OPERE. (201). Arma: non reperita.
vo di Moriana e Susa
(1619-1636 (195)).
Feudi: Antignasco 1580, Bussoleno Bologna, de, v. Capizucchi de Bo-
1576, Castel Borello 1576. logna
Arma: D’argento, inquartato da due fi-
letti di nero; al 1° e 4° all’aquila di nero; nell’altro”.
(188) Sono numerosi i monumenti araldi-
ci riguardanti la famiglia tuttora esistenti (in al 2° e 3° al leone, tenente una croce, il (197) Patriziato, II, p. 327. Portarono an- Bonadonna
valle di Susa ne sopravvivono soprattutto in tutto di rosso (per i Santamaria di Ter- che: “Troncato di rosso e d’argento,ciascun di Altessano
relazione ai prevosti d’Oulx di casa Birago, ruggia) e, sul tutto, troncato di rosso e punto al rincontro di bue, dell’uno nell’altro” [= Bonadona], da Ri-
alcuni su edifici appartenuti alla prevostura) d’argento, al rincontro di bue, dell’uno (da Fiori di blasoneria, p. 19). Su uno stemma voli. Giovannotto, ca-
e frequenti le raffigurazioni della loro arma in cinquecentesco dei Bobba proveniente da una
nell’altro (Bobba) (196). casa di Bussoleno si sofferma con ricchezza di stellano di Giaveno
antichi manoscritti. (1457) (206).
dettagli Pietro Vayra, nello studio Avanzi di
(189) Così si indica in Blazoneria St. p. antichi castelli e di antichi monasteri raccolti
982, f. 53, dove è riprodotta una figura coeren- (192) Armorial Haut-alpin, p. 182. nel Museo Civico di Torino cit., (Stemma, ter-
te con la riferita blasonatura. racotta ed armatura provenienti da Bussoleno, (202) Morto a Torino, 6 maggio 1754, fu
(193) Ibidem.
(190) Dove possedettero la bella villa poi pp. 361-369). abate di San Genuario.
pervenuta, dopo diversi passaggi di proprietà, (194) Vescovo di Aosta, 7 giugno 1557. Fu
ambasciatore del duca di Savoia alle corti di (198) Non è improbabile che portassero il (203) V. raffigurazioni antiche in: Blazone-
ai Cavalli d’Olivola. consueto bue “parlante”, di rosso (in campo ria St. p. 982, f. 48 e Raccolta di Armi St. p.
Roma e di Francia e suo oratore al Concilio
(191) Armolario, p. 61. Concessione d’ar- di Trento. d’oro o d’argento) comune a varie altre fami- 1000, B/323.
ma con Patenti del 12 aprile 1646; consegna- glie Boetti. (204) Scordo, Le armi gentilizie, p. 38.
mento in data 7 luglio 1687 (I consegnamenti, (195) Bima, Serie cronologica cit., p. 227.
(199) Patriziato, II, pp. 338 – 339, alla voce (205) Luisa Castellani, Le famiglie del
pp. 332-333). L’arma è riprodotta in Blazone- (196) Figura coerente con la descrizione in Boetti da Fossano e Boetti da Savigliano.
ria St. p. 982 , f. 53 e Raccolta di Armi St. Blazoneria St. p. 982, f. 26. Per il vescovo ci patriziato astigiano, in: Bordone, Araldica
p. 1000, B/222, cfr. anche Genealogie e armi è stata tramandata anche un’arma “Troncato (200) Patriziato, II, p. 339. astigiana cit., p. 106.
gentilizie, p. 143. d’argento e di rosso, cappato-calzato dell’uno (201) Consegnamento 1614. (206) Cronistoria Giaveno, p. 677.

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Arma: D’azzurro, alla banda accom- Bonelli Bonetti Bonino
pagnata da due stelle, il tutto d’argen- del Bosco di Alessan- da Rivoli. [= Bonini] da Saluzzo
to (207). dria (poi Bosco Maren- Arma: non reperita. e Montarone, in Susa,
Motto: HAEC. SUNT. BONAE. VIR- go). Michele Antonio, Avigliana e Giave-
TUTIS. MEAE. (208). “il cardinale alessan- no (219). Giovanni, cre-
drino”, abate commen- Bonifacio denziere di Avigliana
datario perpetuo di San dalla Savoia, in Susa. Gio. Giorgio, (1461), dove la fami-
Bonardo Michele della Chiusa (1585-1598). sindaco di Susa (1684, 1690); Giusep- glia ebbe patronato sulla cappella del-
Mangarda Arma: Inquartato: al 1° e 4° bandato pe Antonio, sindaco (1730, 1733); Gio. la Natività della Madonna, nella chiesa
da Mondovì. Fran- d’oro e di rosso (per Ghislieri (212)); al 2° Battista, rettore della Chiesa del Pon- della SS. Trinità (220).
cesco, governatore di e 3° bandato d’argento e di azzurro, il te; Giovachino, sindaco (1774, 1782, Feudi: Bussoleno 1521, Carre, San Gio-
Susa (1639) (209). tutto sotto un capo d’argento, carico di 1795); Domenico Gian Battista, cano- rio 1541, Villarbasse 1503, Villar Foc-
Arma: Di rosso a tre un bue di rosso. nico della Cattedrale di Susa (seconda chiardo 1520.
bande di nero, orlate Talora la famiglia “partiva” con l’ar- metà XVIII sec.). Arma: Troncato: d’argento alla fascia
d’oro. ma dei Crescenzi, che è: Di rosso a tre Arma: Troncato di [...] e di [...], il 1° ad di nero, doppioinnestata e nuvolosa e
Cimiero: La torre entro un volo, il tutto mezzelune d’oro, montanti, colla bor- un sole; il 2° ad un pesce natante (214). d’oro, alla foglia di semprevivo, di ver-
di rosso. datura indentata composta di rosso e Motto: QUI. QUID. UNI. OMNI- de (221).
Motto: BONA. ARDVIS. VIR- d’oro (213). BUS. (215). Cimiero: Un palmizio.
TVS. (210). Motto: FIDE. ET. MERITO. PAR-
TA. (222).
Bonino Alias: Troncato: d’argento e d’azzurro,
Bonaudo di Monteu da Po gentilizia e disse: “che usa una marca sopra il da Bra. Giambatti- il primo a tre stelle del secondo; il se-
[= Bonaudi, Bonardi, Bonardo], da suo stagno, quale avea fatta d’un sigillo che sta (216), vicario gene- condo a tre melagrane d’oro.
Chieri, Pinerolo ed Avigliana. avea comprato in piazza, dove era solamente il rale di Don Antonio di Motto: MATVRA. PRODIBVNT. (223).
suo nome e che, dopo l’Editto di S.A., non ha
Feudi: Frassinere 1780. mai più usato il detto sigillo, anzi l’ha abattuto
Savoia, abate di San Alias: D’oro alla colonna di rosso ac-
Arma: D’argento all’albero di verde sopra il stagno, ancorchè non vi fosse insegna Michele della Chiu- costata da un orso al naturale, seduto,
fruttato di rosso (211). alcuna”. Alla richiesta se ambiva ottenere “un sa (seconda metà del abbracciante la colonna ed in atto di
privilegio di stemma”: rispose “non vuole al- ‘600). morderla.
tro privilegio perchè non ne ha mai avuto, nè Arma: D’oro, all’orso (217) al naturale, Cimiero: Cane, nascente, che tiene colla
(207) Patriziato, II, p. 354; Armolario, p. usato alcuna arma ed anche per non avere il ritto, tenente una colonna di rosso, po- zampa destra un diamante incastonato
63. modo”; riferendosi ai 100 scudi richiestigli per sta in banda. d’oro.
la concessione. L’arma fu poi consegnata nel Cimiero: L’orso del campo. Motto: FORTI. FORTIOR. FIDES. (224).
(208) I motti, n°. 839, riferito al cognome. 1613-14 dai Bonaudi di Chieri ed Avigliana
(209) Poi sergente maggiore di battaglia (1 senza indicazione del colore del campo (“Un
Motto: FIRMA. FIDES. (218).
gennaio 1651); governatore di Verrua (27 ago- albero di [...] sradicato al naturale, fruttato
sto 1658), di Cherasco e maresciallo di campo di rosso”. Altre antiche raffigurazioni si tro- (214) Famiglie segusine, II, pp. 12, 74. (219) Patriziato, II, p. 366; Villarbasse e i
(15 dicembre1672). Comprò parte di Monteu vano in Raccolta di Armi St. p. 1000, B/313 L’arma della famiglia è testimoniata sul me- suoi signori, tav. III.
da Po da Pietrino Gay. (da Chieri, “D’argento all’albero sradicato al daglione d’argento che decora, incisa a bulino, (220) Provana di Collegno, Notizie e do-
(210) Fiori di blasoneria, p. 20. Raffigura- naturale, fruttato di rosso” e B/417 (da Chie- una preziosa legatura settecentesca sulla quale cumenti d’alcune Certose cit., p. 350.
zioni in Blazoneria St. p. 982, f. 33 e Raccol- ri, “D’azzurro ad una pianticella di [...] di tre si sofferma Malaguzzi, Legature in bibliote-
rami al naturale fruttata e sradicata di rosso”). (221) Scordo, Le armi gentilizie, p. 40.
ta di Armi St. p. 1000, B/320. che segusine cit., pp. 88-89, 103-104.
Gli stemmi, p. 14, precisa, traendo da una testi- (222) Questa la blasonatura data nell’Arme-
(211) Fonte di questo stemma è l’integra- monianza “monumentale”, trattarsi di un bian- (215) Patriziato, II, p. 360. rista, p. 28.
zione delle indicazioni fornite ne I consegna- cospino (“D’argento a tre pianticelle di bian- (216) Nato a Bra, 1634, fu avvocato, teo-
menti, p. 96 e nella raffigurazione e blasona- (223) Patriziato, II, p. 366, avendo quale
cospino fogliate al naturale, fiorite di rosso, logo, canonico, provicario generale di Alba, fonte il Bacco; ma Villarbasse e i suoi signo-
tura (“D’argento all’albero di verde, nodrito moventi da un solo ceppo sradicato”) fornendo vicario del vescovo di Vercelli e letterato.
sulla pianura erbosa al naturale “) riportati nel ri, tav. III (contenente la riproduzione di due
perciò un’indicazione che diverge nettamente (217) “Cane” scrive Bacco, Famiglie susi- diverse varianti in cromolitografia), facendo
manoscritto Blazoneria St. p. 982, f. 50. Il dalla raffigurazione B/313 nell’appena citata
Manno (Patriziato, II, p. 355) riferisce che ne e aviglianesi cit., p. 145. riferimento alla medesima fonte blasona e
Raccolta di Armi, ma non dalla B/414, con la raffigura un’arma : “Al primo; d’argento alla
Giorgio Bonaudo ed un fratello “si accordaro- quale pare coincidere. (218) Antonio Mathis, Storia dei Monu-
no, per l’arma a Pinerolo nel 1580”. Antonio menti sacri delle famiglie di Bra, Alba, 1888, stella d’azzurro: al secondo; d’azzurro carico
si presentò il 15 maggio 1580 ai delegati del (212) “D’oro a tre bande di rosso”. p. 371; Patriziato, II, p. 365; Raccolta di Armi di tre melegranate d’oro, 2 ed 1”.
Duca in Chieri, per rispondere sulla sua arma (213) Patriziato, II, p. 360. St. p. 1000, B/315. (224) I signori di Villar Focchiardo nel

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Bonnot d’azzurro, accantonata da quattro rin- Aimone, credenziere (1559) e Leone, ed in Lione. Possedevano un sepolcro
originari di Sa- contri di bue di rosso anellati d’argen- avvocato e credenziere della città (se- stemmato in San Michele della Chiu-
voulx (225), con presen- to; al 2° e 3°, d’azzurro allo scaglione conda metà XVI sec.) (233). sa, presso lo scalone dei morti, in cui si
ze degne di nota nel- d’oro, col capo cucito di rosso carico Feudi: Castel Borello XII – XIII sec. ritiene abbia trovato riposo almeno la
l’area di Oulx (226), in d’una stella d’oro accompagnata da due Arma: non reperita (234). spoglia di Antonio, che testò nel 1318,
Briançon. uomini affrontati d’argento (230). disponendo una donazione a favore del-
Arma: Di nero allo Motto: VINCENDUM. VEL. MO- Borgarelli l’abbazia. Tommaso, giudice di Susa
scaglione d’oro, col capo d’argento, ca- RIENDUM. di Santena (1375-1378) (237).
rico di 3 rose di rosso (227). da Chieri. Melchior- Feudi: Bruino 1348.
re (235), balio di Aviglia- Arma: Bandato d’oro e di rosso, al capo
Borelli na. di azzurro, carico di un leone d’oro, il-
Borel [= Borello], da Moncalieri. Obertino (o Arma: D’azzurro, alla leopardito (238).
[Arlaud - talora Arland Ubertino), priore della Novalesa 1454- chiesa d’argento, ad un
- detti Borel, = Bor- 1458 (231). campanile, tegolata di rosso, murata di
rel] antica famiglia di Arma: D’azzurro alla stella (6) raggian- nero (236). (237) Patria, Su alcune magistrature cit.,
Oulx (228), presente an- te accantonata da sei altre simili e mino- Cimiero: La colomba d’argento. p. 38. Sulla famiglia, in rapporto al monaste-
che in Briançon. ri, il tutto d’oro (232). Motto: PAX. HVIC. DOMVI. ro clusino, cfr. Romano, Opere d’arte cit., pp.
Feudi: Nevâche 1557. 129-130, 133.
Arma: Inquartato: al 1° e al 4° d’argento Borello (238) Fiori di blasoneria, p. 21, blasona:
alla croce dentellata (o: merlettata) (229), [= Borelli], antichi in Susa e Valle; ne Borghesio “bande d’oro, e rosse a sei pezze col capo
discese, ritiene il Chiapusso, l’omoni- [= Borgesi, Borgesio, d’azzurro caricato di leone leopardato d’oro”.
Edmond Révérend du Mesnil, Armorial hi-
ma famiglia notabile in Susa nel XVI Borghese, Borghezio], storique de Bresse, Bugey, Dombes, Pays de
1613-14 consegnarono: “Campo d’oro una co- secolo, alla quale appartennero tra altri: da Torino, ramificati Gex, Valromey et Faanc-Lyonnais, d’après
lonna di rosso abbracciata da un orso di color in Avigliana, Mondovì les travaux de Guichenon, d’Hozier, Aubret,
naturale, sedente, e mordente detta colonna.
d’Assier, Steyert, Baux, Guigue, Albrier, Arce-
Elmo chiuso in proffilo ornato di festoni pen-
che segue. lin, les Archives, les Manuscrits, etc., avec les
denti e volanti ai lati d’oro, argento e di rosso
(230) Armorial Haut-alpin, p. 206. Signi- (233) Si accenna a lui anche in Archivio, remarques critiques de Ph. Collet, Lyon, 1872,
ed un tortiglio in capo degli smalti medesimi.
ficative varianti in Crollalanza, Dizionario p. 138. p. 107, riporta per i Borghese o Borghesio del
Cimiero: Un cane nascente, che con la gam-
cit., vol. I, p. 159: “Inquartato; nel 1° e 4° (234) Bacco, Famiglie susine e aviglianesi Lionese, traendo d’armoriale lionese dello
ba destra anteriore tiene un diamante legato in
d’argento, alla croce di sedici punte, quattro ad cit., p. 145 “Lo stemma Borelli di Susa e di Steyert, la medesima arma, aggiungendo che i
oro” (I consegnamenti, p. 98 ).
ogni estremità, d’azzurro, accantonata da quat- Avigliana e Giaveno fu Campo rosso al che- Borghese “italiani” (ma erano altri) portavano:
(225) Maurice, Aux confins du Briançon- “D’azur, au dragon ailé d’or, au chef d’or à un
nais cit., p. 65, segnala che nella chiesa di tro rincontri di bufalo di rosso, anellati dello vrone oro accompagnato da tre merli oro”:
stesso; nel 2° e 3° spaccato; sopra, di rosso aigle de sable”. Patriziato, II, p. 376 aggiunge
Savoulx si vede, nella sacrestia, “le calice (235) Morto nel 1551. che i Borghese torinesi portarono anche, fermo
des jours de fête” decorato con l’arma della alla stella d’oro accostata da due elmi chiusi
in profilo d’argento, affrontati; sotto, d’azzurro (236) Figura coerente con la descrizione in restando il capo, “Bandato d’argento e di ros-
famiglia, sormontante l’iscrizione “Ex dono Blazoneria St. p. 982, f. 38. L’arma fu conse- so”. Antiche raffigurazioni sono in Blazone-
nobilis Gabrielis Bonnot”, il quale, originario al capriolo d’oro, rotto. Cimiero: Un braccio
armato”. gnata nel 1580, 1613-14 e 1687 (I consegna- ria St. p. 982, f. 38. e Raccolta di Armi St. p.
del luogo, era divenuto capitano-castellano di menti, p. 34, 98, 384). Il Manno, Patriziato, 1000, B/266 “da Lione e Torino”. Dell’arma si
Briançon e feudatario nel Forez. (231) Alcune fonti lo definiscono ammini- II, p. 374, segnala una raffigurazione nel “Li- conservano varie testimonianze molto antiche:
(226) Armorial Haut-alpin, p. 202. stratore, altre priore dell’abbazia; nel contesto bro delle armi [Livres de blasonnerie] di Carlo nella Sacra di San Michele, al piede dell’ultima
i due termini appaiono equivalenti. Emanuele I (Villes, I, 220): d’azur à une église rampa dello scalone dei morti esiste la tomba
(227) Ibidem, p. 201; talora il campo si pre-
senta non “di nero” ma “di azzurro”. Secondo (232) Patriziato-Vivant, alla voce Mom- d’argent couverte de tuilles de gruelles” e sot- armoriata di Antonio Borgesio, cittadino tori-
L. Pierre Gras, Armorial général du Forez. belli di Olivastro che dei Borelli portavano tolinea che l’indicazione del campanile unico nese, che testò nel 1318, quando era podestà di
Dressé d’après les Monuments, suivi de la l’arma, in seguito a concessione a favore di “è necessaria in confronto alle arme di quelli di Sant’Ambrogio, disponendo di essere sepolto
Déscription de la Diana, etc., Saint-Etienne, Obertino, in data 16 novembre 1453. Su una Fossano, che portavano: D’azzurro alla chiesa nell’abbazia (su di essa, oggetto dell’attenzio-
1874, p. 40, lo scaglione è “d’oro in campo raffigurazione dello stemma alla Novalesa si d’argento, aperta, finestrata e tegolata di ros- ne di numerosi studiosi, v. ad esempio Giovan-
azzurro”. sofferma Antonella Bo, Testimonianze docu- so, con due campanili uno più alto dell’altro. ni Gaddo, La Sacra di San Michele in val di
mentarie e figurative relative alla chiesa ab- Cimiero: La colomba che tiene, col becco, un Susa, Chieri, 1977 (3a), p. 183. Un’interessante
(228) Dictionnaire biographique, p. 143. baziale della Novalesa dalla fine del sec. XIII breve col medesimo motto”. Altri antichi dise- targa marmorea risalente al 1440 riguardante la
(229) L’ Armerista, p. 30, precisa “di alla metà del sec. XV, in: La Novalesa: ricer- gni dello stemma si trovano, ad esempio, in: famiglia, con la nitida riproduzione di un suo
sedici punte, quattro ad ogni estremità”, che – fonti documentarie – restauri (Atti del Blazoneria St. p. 982, f. 38 e Raccolta di Armi stemma racchiuso in uno scudo gotico, è quel-
sposando praticamente in tutto la blasonatura Convegno – Dibattito 10-11-12 luglio 1981), St. p. 1000, n° B/268. Cfr. anche Gli stemmi, la, legata alla committenza di Carlo Borghese,
data dal Crollalanza, che riferiamo nella nota Susa, 1988, vol. I, pp. 211-218 (213-214). p. 14. un tempo murata nella facciata della chiesa di

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Borgognino, v. Bergognino naturalizzati sudditi sabaudi nel 1621. Famiglia menzionata nel Patriziato, ca, d’argento (249).
Amedeo Giuseppe, vice intendente a II, 404, come feudataria di Reano e di Cimiero: Braccio armato, impugnante
Susa (5 febbraio 1827) (241). Bruino. Sembra da non escludere la una spada colla mano guantata.
Borrel, v. Borel Feudi: Savoulx 1756. possibilità che si tratti di un errore per: Motto: SOLI. DEO.
Arma: D’argento, a tre zucche a fiasco, Braida, de, v.
secche, ordinate in fascia, pendenti da
Boschi un ramo fogliato di sette pezzi, tre sopra, Brunetta
da Rivoli. Arma: non reperita. quattro sotto, questi ultimi tramezzanti i Brea da Rivoli.
frutti; esso ramo occupante, in fascia, da Chieri. Arma: Inquartato: nel 1° e nel 4° d’ar-
lo scudo, attorcigliato superiormente in Feudi: Rivera 1769. gento a due teste di moro; nel 2° e nel 3°
Bosio, v. Castello due nodi interi e due mezzi, il tutto al Arma: D’azzurro, a scaccato d’oro e d’azzurro (250).
naturale; col capo d’azzurro, carico di tre fasce d’argento
tre stelle d’oro, ordinate in fascia (242). accompagnate da due
Bossi di Sant’Agata Alias: Inquartato: al 1° e 4°, d’azzurro a stelle d’oro (247). Bruni
da Torino. Benedetto Luigi, comandante tre stelle d’oro, 2.1.; al 2° e al 3°, d’ar- da Avigliana.
di Exilles (prima metà XIX sec.). gento a tre zucche a fiasco, gambute e Arma: D’argento, alla rosa di rosso,
Arma (239): D’argento al braccio di azzur- fogliate di verde, 2.1. (243). Broglia gambuta e fogliata di verde (251).
ro tenente colla mano guantata un ramo Cimiero (244): Putto ignudo, nascente, te- da Chieri. Giovanni,
d’olivo ed uno di quercia al naturale; col nente colla destra un mazzolino di fiori. figlio naturale di Anto-
quartier franco dei Baroni-Prefetti. Motto: SEMPER. FLOREBIT. nio e di Maria Iolanda Brunicard
Botero Sacheri, canonico in [o Brunissard]
da Bene. Giovanni, abate commendata- Rivoli (XVI sec.). Feudi: Nevâche 1519, per acquisto dai
rio di San Michele della Chiusa (1604). Bovio della Torre, v. Torre, della Arma: D’oro al decus- Baile (questa indicazione, di fonte ol-
Arma: non reperita (240). se d’azzurro ancorato. tralpina, manca nel Dizionario feuda-
Cimiero: Cigno, d’argento, beccato le) (252).
Braida, de d’oro, nascente, accollato d’azzurro, Arma: non reperita (253).
Bottiglia da Rivoli. con un decusse, come nel campo, pen-
di Savoulx Feudi: Bruino 1330 (245). dente (248).
[= Bottilia] originari Arma: non reperita (246). Brutini
di Embrun, in Cavour; da Rivoli. Bartolomeo (verosimilmente
Brucco appartenente a questa famiglia), mona-
Braia di Ceresole, co in San Giusto di Susa (1397), retto-
San Secondo in Asti e oggi facente parte delle
da Rivoli. Brucco di Lemie
raccolte del Museo Lapidario astigiano (su di [= Bruco], da Sordevo-
lo, in Biella, Collegno (249) Ibidem, p. 47.
essa v. le schede di Giovanni Donato e Bene-
detta Fé d’Ostiani, Cristina Natta- Soleri (241) Il figlio Alessandro (nato a Susa, 16 e Torino. (250) Armolario, p. 73, dal consegnamen-
in Blu Rosso e Oro, cit., pp. 115-116 e relativa gennaio 1830) fu maggior generale della riser- Arma: Inquartato: al 1° to del 1613-14 (I consegnamenti, p. 100); nei
bibliografia). La medesima targa è raffigurata va (14 febbraio 1886); medaglia d’argento e di e 4° d’argento alla pianta di erica [Bru- Fiori di blasoneria, p. 66, ques’arma fu erro-
anche in Araldica astigiana, a cura di Renato neamente attribuita agli Spatis, la cui arma è
bronzo al Valor Militare. co] al naturale; al 2° e 3° d’azzurro, al ben diversa.
Bordone, Torino, 2001, p. 151, dove è definita (242) Scordo, Le armi gentilizie, p. 44. leone d’oro tenente un ramoscello d’eri-
dalle stesse Fé d’Ostiani e Natta Soleri, non (251) Consegnarono quest’arma nel 1613-
“in marmo” ma “in arenaria”. (243) Blazoneria St. p. 982, f. 53. 14, diversa è soltanto nell’ordine della blaso-
(239) Napoleonica, concessa a Carlo (uno (244) Il cimiero, segnala il Patriziato, II, (247) Patriziato, II, p. 409. Ma Gli stemmi, natura: “Una rosa rossa gambuta e fogliata di
dei tre cosiddetti Carlini che componevano il p. 395, non è compreso nel riconoscimento di p. 39, rileva una variante, come segue: “Scudo verde in campo d’argento” (I consegnamenti,
governo provvisorio piemontese che collabo- nobiltà del 4 febbraio 1876, “ma risultante da perale, troncato, accompagnato da una stella in p. 100).
rò con gli invasori durante l’occupazione del quello del 1689”. punta; sul tutto cinque fasce alternate, centrate (252) Armorial Haut-alpin, p. 224.
primo Ottocento), fratello del citato Benedetto (245) Furono pure consignori di Reano. [...]; Cimiero: Elmo da nobile, motto illeggi- (253) Tuttavia l’Armorial Haut-alpin, p.
Luigi. (246) Restano numerose testimonianze bla- bile” e prosegue: “Il marmo ov’è scolpito non 223, sembra ritenere possibile la discendenza
(240) Anche se è fortemente improbabile soniche riferite a famiglie di questo cognome, porta i tratteggi, introdotti nel 1638 dal Pietra- da un’omonima famiglia lionese, che portava,
che non ne resti traccia nelle carte dell’abba- ma non saprei quale arma, tra quelle note, pos- santa per indicare i colori”. come rileva l’Armorial général, I, 319: “D’ar-
zia. sa essere attribuita alla presente. (248) Scordo, Le armi gentilizie, p. 46. gento a una testa di Moro”.

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re della cappella di San Benedetto, ivi Buronzo costituzione di doti, ogni anno, a quattro un tralcio di vite fruttato al naturale.
eretta, di patronato dei Baralis (254), crea- da Buronzo e Vercelli. ragazze povere. Motto: IN. SUIS. VIRIBUS. PRETIUM.
to prevosto di San Giorio (1398) (255); Pietro, che è lecito ri- Arma: Troncato d’oro e d’azzurro a tre
Giovanni, notaio in Rivoli (1398) (256). tenere appartenente al stelle male ordinate di rosso nel primo e
Arma: non reperita. grande omonimo con- tre gerbe (264) di frumento d’oro nel se- Buzzani
sortile signorile (259), fu condo (265). [Buzani, Busani], da
giudice di Susa (1421- Cimiero: Una fanciulla nascente con i Lodi e Mortigliengo,
[Bruysolio, de] 1433) (260); Ercole [Berzetti], vescovo di capelli sparsi tenente con la destra un in Torino e Fossano.
Feudi: [San Didero XIV sec. (257)]. Moriana e Susa (1658-1686 (261)). mazzo di spighe d’oro e con la sinistra Pietro Francesco,
Arma: Troncato di nero e d’argento al avvocato, uditore di
leone dell’uno nell’altro (262). guerra e giudice di Ri-
Bucci Cimiero: Leone d’argento, armato e lin- (264) Da gerba, voce che in lingua piemon- voli (seconda metà XVII sec.).
da Carmagnola, Filippo (+ Roma, 31 guato di rosso. tese è traducibile sia come “fascio di grano ta- Arma: Troncato: d’azzurro a due stelle
ottobre 1615), vicario generale di San gliato”, sia come “covone” (v. Casimiro Zal- d’oro, e d’oro all’elefante di nero, so-
Michele della Chiusa (1586). Motto: DIVO. IOVE. AVCTORE. SE- li, Disionari pièmonteis cit., vol. I, p. 468). In stenente una torre di rosso; colla fascia
Arma: non reperita. QVIMVR. ACTA. PATRVM. questo caso sappiamo trattarsi della prima delle d’argento, in divisa, sulla partizione (266).
Scrive il Manno: “Talora armato e lin- due possibilità, in quanto Chiapusso (Famiglie Motto: SVCCVMBO. ET. NON. OCCVMBO.
segusine, II, p. 104) segnala di avere rilevato dai
guato, e persino immaschito di rosso;
sigilli impressi nel testamento di Cesare France-
Buneo ma sono delle accidentalità non sostan- sco Buttis del 19 agosto 1767 “tre fasci di gra-
[= Bunei], da Asti, in ziali non accennate nel consegnamento no”. Lo stesso Chiapusso si rivela (non essendo
Moncalieri. 1613 del ramo Delle Donne” (263). a conoscenza del consegnamento fatto dalla
Feudi: Bussoleno famiglia nel 1687 - cfr. la nota seguente -) dub-
1497. bioso circa l’arma esatta da essa portata, consta-
Arma: D’argento al Buttis tando che la raffigurazione riportata in Raccolta
capopalo di rosso, ca- da Avigliana, poi in Susa. Alessandro, di Armi St. p. 1000, B/442, “Buttis di Susa, [ri-
rico, nel punto del capo, di un giglio del munizioniere di guerra a Susa; Giusep- levata] nelle prove del Cavaliere Montevecchio
primo. pe, notaio di Susa (1661), contadore di Fanno [Fano] Stato Romano, 1776” è assai
diversa. Il Chiapusso descrive con rudimentale
Cimiero: Fanciulla, vestita d’azzurro, ar- (1683), sindaco (1689); Cesare, dot- linguaggio araldico e discutibili interpretazioni
mata di una spada d’argento, nascente. tore in medicina, tesoriere della città e lo stemma riprodotto nel manoscritto: “lo scudo
Motto: IVSTITIA. FORTVNAM. provincia di Susa (1718-1767); Pietro è orizzontalmente diviso in due parti uguali, la
NVMQVAM. DESERIT. (258). Paolo, tesoriere generale, lasciò in ere- prima parte superiore è poi ancora divisa in tre
dità all’Ospedale di Susa 5000 Lire per campi, il primo superiore è campo azzurro con
in mezzo stella bianca codata a sette punte. Il se-
(254) Archivio, p. 54. condo è campo rosso con a ciascuno dei lati una
(255) Bartolomasi, La pergamena di S. rosa bianca. Il terzo campo, a guisa di piccolo
p. 1000, B/446. nastro, è in bianco. La seconda parte, ossia la
Giorio cit., p. 185.
(259) Il nome Pietro era frequente nella metà inferiore dello scudo, è un campo arato il
(256) Ibidem, pp. 184-185. famiglia nel XV secolo, come si può rilevare cui fondo è rosso e i solchi in bianco”. È possibi-
(257) Quest’indicazione potrebbe integra- in varie fonti, tra le quali, oltre al Patriziato le che si tratti di un’evoluzione dell’arma più an-
re quanto riportato nel Dizionario feudale; subalpino, con riferimento al colonnellato dei tica. Uno stemma dei Buttis doveva comparire (266) Consegnamento in data 18 agosto
tuttavia la consignoria della famiglia è riferi- Buronzo Gottofredo, v. il volume di Pietro nella cappella di San Giovanni Battista, di loro 1687: “Un scudo ovale cartochiato a benepla-
ta esclusivamente dal Manno (Patriziato, II, Torrione - Federico di Vigliano, La rocca di patronato, in San Giusto di Susa. Questa passò, cito d’azurro troncato sopra oro separati da
p. 439) ed è legittimo pensare ad un errore: a Zumaglia nel sistema dei castelli biellesi. Con nel 1774, all’intendente Mauro Ricchiardi. Il una fascia in divisa d’argento a due stelle d’oro
me pare probabile che dietro Bruysolio deb- introduzione di Emanuele Sella, Biella, 1942, Ricaldone, nell’edizione del ms. Genealogie e nel 1 et un ellefante di sabia nel secondo carico
ba leggersi Bruzolo e che il riferimento sia ai Tav. gen. 3, “I Gottofredo di Buronzo signori armi gentilizie, p. 145, parla di “gerle”, non so d’una torre di gueules passante sul tutto”; in
Bertrand, signori di Bruzolo e San Didero. Oc- del castello di Zumaglia”. se per un errore contenuto nella fonte. quest’occasione furono presentati “Testimo-
correrebbero, comunque, ulteriori approfondi- (260) Patria, Su alcune magistrature cit,. (265) Gio. Francesco, Gio. Alberto Buttis niali d’attestazione di tre testy degni di fede e
menti per poterlo affermare con certezza. . p. 38. ed altri consegnarono in Avigliana, il 24 set- di matura età esaminati sotto li 12 genaro 1671
(258) L’arma fu consegnata nel 1614 e nel (261) Bima, Serie cronologica cit., p. 227. tembre 1687: “Un scudo d’oro troncato sopra per dimostrare l’uso antico d’anni settanta e
1687 (I consegnamenti, pp. 300 - 301). Anti- azzurro a tre stelle mal ordinate di gueulles nel più” nonché “atti della lite vertita avanti il Se-
che raffigurazioni sono nei manoscritti Blazo- (262) Scordo, Le armi gentilizie, p. 49. primo e tre gerbe di fromento d’oro nel secon- nato in data delli 30 aprile 1685 per dimostrare
neria St. p. 982, f. 43 e Raccolta di Armi St. (263) Patriziato-Vivant, alla voce Buronzo. do” (I consegnamenti, pp. 410-411). la discendenza”.

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C
Personaggi e famiglie del passato segusino
attraverso la rappresentazione araldica
Caccia la bicipite (6). ghi d’origine (10) ed altrove (11). In area segusina si soffermò su un’importante
da Torino. Cimiero: Una Regina vestita di tela loro presenza il Vacchetta, negli anni
Feudi: Carre, Villar- d’oro, coronata d’oro, i lombi cinti di trenta del Novecento, rilevandone le
basse 1596. girelli d’azzurro, le maniche foderate (10) Cfr. ad esempio Cristina Natta-So- armi “sul fianco esterno della chiesa di
Arma: Fasciato di ros- dello stesso; tenente, colla destra, una leri e Benedetta Fè d’Ostiani, Testimonian- S. Francesco di Susa nella prima cam-
so e d’argento. colonna d’argento colla base e capitello ze araldiche, in: Renato Bordone, Araldica pata presso la facciata dove sono visi-
Cimiero: Il pino soste- d’oro, coronato del medesimo (7). astigiana, Torino-Londra-Venezia, Umberto bili i resti di affreschi che coprivano le
nuto da un orso (1). Sostegni: due grifoni troncati d’oro e di Allemandi & C. – Cassa di Risparmio di Asti, archeggiature della cornice assai anti-
nero, affrontati, tenenti l’artiglio interno 2001, pp. 143-219 (e in particolare 152). ca”. Lo studioso poteva osservare che
sullo scudo, e coll’esterno uno scettro (11) Si veda ad esempio un prezioso cofa- in ciascuna delle undici archeggiature
Cacherano, coronato d’oro (8). no presso il Museo Civico di Torino sul quale erano dipinti stemmi ed imprese varie;
Cacherano Motto: SURETÉ (9). sono riprodotte parecchie arme Cacherano, le sue considerazioni, interessanti sia in
di Bricherasio Le testimonianze araldiche legate alla accompagnate dalle “figure di due Santi, l’una relazione alla semidimenticata presenza
di un cavaliere, indicato come S. Tiberio e
da Asti, poi in Torino famiglia restano numerose nei suoi luo- l’altro S. Benedetto” (Vacchetta, Ricerche dei Cacherano nella storia della Valle di
e in altre sedi. Miche- cit., p. 59 - tav. II-, p. 73). Restano inoltre vari Susa, sia sotto un profilo prettamente
le, castellano di Susa dipinti stemmati, lapidi, iscrizioni ed ex libris araldico (pur con qualche imprecisione
(1453) (2); Bernardino, (su questi ultimi v. Jacopo Gelli, Gli ex Li- “tecnica” nelle descrizioni (12)), sia, an-
id. (1495-97) (3); Rodolfo, governatore bris italiani: guida del raccoglitore, seconda cora, da un punto di vista artistico, me-
di Susa (inizio ‘500), [probabilmente si edizione aumentata, Milano, 1930, pp. 90-91).
tratta del medesimo personaggio che fu (6) Riconoscimento 1892; “Quasi sempre Di molte testimonianze araldiche riguardanti
castellano tra il 1497 e il 1512 (4)]; Gio. – precisa il Manno - le onde cacherane si effi- la famiglia raccolse notizia in un manoscritto
giano contro innestato, non però nebuloso [che inedito, Carlo Gio. Battista Cacherano d’Osa- usata dalla propria famiglia: “Uno scudo qua-
Giorgio, monaco, abate Susa (1525) (5); sco, morto nel 1772. L’autore (riprendiamo drato superiormente, rotondato inferiormente e
una variazione dell’ondato, ma con le onde
Giuseppe, ultimo abate commendatario più ampie], come dice l’Armerista”. La linea alcuni brani del suo lavoro traendoli da Luigi terminato in punta, in cui si vedono tre ordini
di San Michele della Chiusa (1826). di Osasco portava: “Inquartato al 1° e 4° d’oro Cesare Bollea (Storia di Bricherasio, Tori- d’onde d’argento in campo nero per corpo del-
Arma: Fasciato, innestato d’argento all’aquila coronata, di nero; al 2° e 3° di rosso no, 1928, pp. 431-432) afferma che “le armi lo stemma; sopra lo scudo un elmo aperto con
e di nero; lo scudo accollato all’aqui- a tre monticelli d’argento, sostenuti da un bre- [...] dei Cacherano risultano da antichi diplomi piumazzi attorno ed ornamenti bianchi e rossi
ve dello stesso, svolazzante in fascia carico del [...] e si vedono scolpite o dipinte su antiche che cascano attorno allo scudo a forma di fe-
motto: MIT. ZEIT. in minuscolo gotico; cia- fabbriche, sopra le mura della città d’Asti in stoni [...] Nell’apertura dell’elmo vedevasi, so-
scun monticello carico di una pianta di sempre- pietra, a poca distanza dalla porta di S. Secon- pra la vecchia porta del castello d’Osasco, un
vivi al naturale e sul tutto di CACHERANO”. do andando verso la porta di S. Quirico, sopra nido d’aquilotti dentro con rostro e lingua ros-
(1) Patriziato-Vivant, alla voce. I conse- L’arma fu consegnata nel 1614 dai Bricherasio li castelli, palazzi, chiese, cappelle di Osasco sa. Sopra dell’elmo si innalzava una regina in-
gnamenti, p. 100: “Uno scudo di sei fascie, tre e dagli Osasco; la blasonatura data per l’arma e di Bricherasio e nelle cappelle, chiese, con- coronata vestita di color amaranto, la quale col
d’argento e tre di rosso”. di questi ultimi fu “Uno scudo ondato di argen- venti e tumuli loro, esistenti nel duomo [...], braccio destro abbraccia una torre rossa, sopra
(2) Patria, Su alcune magistrature cit., p. to e di nero a onde grosse” (I consegnamenti, nella chiesa di padri del Carmine [...], nei vec- cui vedesi in aria un breve col motto france-
42. p. 100), fatto che avvalorerebbe la definizione chi chiostri dei minori conventuali d’Asti fino se: Sureté. Per supporti vi erano due angioli in
di “nebuloso” data dal Franchi-Verney. dal 1237, nella cappella e tumulo loro nella piedi vestiti di lino bianco trasparente, i quali
(3) Altra datazione ricava il Patria, Su al- con una mano sostengono lo scudo e coll’altra
cune magistrature cit., p. 42: 1493-1496. (7) Così nel consegnamento dei conti di chiesa di S. Agostino di Torino ed in molti altri
luoghi”. Non è improbabile che le importanti una borsa pendente da una fettuccia. Un ange-
(4) Patria, Su alcune magistrature cit., p. Envie del 18 giugno 1687 (I consegnamenti, lo ha la borsa verde pendente da fettuccia rossa
p. 259). testimonianze segusine non gli fossero note, in
42. caso contrario si può supporre che non avreb- ed ornata di globetti rossi: l’altro ha la borsa
La figura della Regina è documentata con rossa, ornata di globetti verdi, pendente da fet-
(5) La famiglia possedeva in Susa, in quegli varianti, ma non di portata sostanziale; nel be tralasciato di parlarne. Di alcune delle arme
anni, anche beni immobili, come si evince, tra citate in ambito astigiano, poi disperse, poté tuccia verde. Nel fondo poi attorno allo scudo
consegnamento del 1614 fu descritta come vi erano sparse a modo di ornato queste lettere,
l’altro da due atti risalenti al 15 ottobre 1527, “Una vergine nascente coronata, qual con la ancora tramandare la memoria Stefano Giu-
il primo riferito alla “Vendita fatta da Gio. seppe Incisa (1742-1819), nel manoscritto Asti nel modo che qui si osserva [ seguono una h e
destra tiene una colonna parimente coronata forse un’altra ma affrontata, ovvero rovesciata,
Cacherano, e Petronilla sua Moglie a favor d’oro” (I consegnamenti, p. 100). nelle sue chiese e iscrizioni, riprodotto a cura
di Gio. Mattone di un tenimento di Vigna, e della Cassa di Risparmio di Asti nel 1974 (cfr. come allo specchio] il significato delle quali
Pratto, con Grangia dentro nelle fini di Susa (8) I sostegni, al pari di altri ornamenti dello ff. 11, 30, 64, 79, 144). Tornando all’antico sino ad ora non si è riuscito a rinvenire”.
in Reposorio, o sia in Costa Marigleria per il scudo, variano - e talora sono intercambiabili autore di casa Cacherano, è opportuno riferire (12) Quando l’autore parla di parte sinistra
prezzo di fiorini 600 di Savoja”, il secondo - a seconda delle linee. (non soltanto per l’interesse che riveste sotto dello scudo pare occorra “leggere”, araldica-
ad una convenzione stipulata tra compratore (9) Altri motti della famiglia: NE. DERE- il profilo filologico e del linguaggio araldico, mente parlando, confrontata l’illustrazione dei
e venditore in relazione ad alcune particolari LINQUAS. NOS. DEUS. (usato in particolare ma anche per la ricchezza dei dettagli, tratti blasoni ai quali si riferisce, destra e viceversa.
clausole previste da questa compravendita (cfr. dal ramo di Cavallerleone); LEVETE. (conti da dirette osservazioni di testimonianze ma- Come è noto, infatti, la parte destra di uno scu-
AST, Web, Paesi/Susa/Provincia di Susa). di Envie). teriali) la descrizione che egli fece dell’arma do è quella posta a sinistra di chi lo osserva.

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ritano, nel presente contesto, di essere [...]. Avrebbe sposato Margherita Saluz- Arma: D’azzurro, al cuore di rosso, Cimiero: L’aquila del campo.
in parte riferite: zo del Castellar, facendone irrefutabile cucito, accompagnato in capo, da una Sostegni: due uomini selvatici tenen-
prova il fratello Giov. Andrea nel suo stella, in punta da una mezzaluna [o cre- ti colle mani appoggiate allo scudo un
“Due [archi] sono occupati da stemmi noto Carneto dove dice come Bernardi- scente] montante, il tutto d’oro (15). ramo di palma, e colle mani cadenti in
pieni dei Cacherano di Bricherasio, e no Cacherano di Bricheras marito di sua Motto: EN. ADVERSE. FORTUNE. fuori una clava abbassata (18).
nelle archeggiature vicine si vede la fi- sorella abbia assistito il 30 settembre BON. COEUR. Motto: CERTATIM (19).
gura di due borse sorrette da fettuccie, 1487 al funerale del padre loro” (13).
dalle stesse pendono due sferette per
ciascuna, tale rappresentazione che par- Attraverso varie ulteriori disquisizio- Caissotti
rebbe un’impresa sarebbesi anch’essa ni genealogiche il Vacchetta perviene di Chiusano giunta del braccio armato fu fatta con evidente
generalizzata alla famiglia. Altri due a situare, con buona approssimazio- da Tenda (con tradi- intento di rafforzare l’ipotesi di essere origi-
stemmi abbiamo di alleanza: partito, a ne, l’esecuzione degli affreschi in San zione di un’origine nari di Bergamo, dove una famiglia Cassotti,
destra di Bricherasio, a sinistra Saluzzo Francesco di Susa negli ultimi anni del bergamasca), in Nizza, molto antica ed importante, lo portava nel
(d’argento al capo di nero, dove il nero XV secolo. Cuneo e Torino. Pietro proprio scudo (varie raffigurazioni dell’arma
non è nell’affresco che la preparazione Gioachino, abate di dei bergamaschi Casotti/Cassotti e Cassotti de
per ricevere l’azzurro, messo sempre a San Giusto di Susa (1740, 1750) dove Mazzoleni sono nell’edizione del manoscritto
Stemmi delle famiglie bergamasche e oriunde
secco); ai fianchi, in una sola archeg- Cacherano di Cavallerleone ne esisteva lo stemma; Filippo Felice della Provincia di Bergamo o ad essa per di-
giatura rimane l’impresa di Ugonino di da Asti. Francesco Giuseppe, maggiore Vittorio, tenente generale (16), governa- verse ragioni attinenti raccolti e colorati da
Cardè, composta [...] dalla frusta a due di Piazza a Susa. tore di Susa (30 giugno 1781). Cesare de’ Gherardi Camozzi Vertova, 1888,
corde, dalla trottola e dal motto Avant. Arma: sostanzialmente come nella sche- Arma: D’oro, all’aquila di nero, col volo Bergamo, 1994, n. 656, 2426, 2452, 2494,
È evidente quindi che siamo in presenza da che precede. abbassato, coronata del campo linguata 2874, 3575). Non è fuori luogo segnalare che
di un matrimonio di un maschio Briche- ed armata di rosso; caricata, in cuore il De Orestis si limita a riferire dell’origine
rasio con una Cardè. Curioso sarebbe di uno scudetto, troncato d’argento e in Tenda, senza neppure menzionare l’ipote-
rintracciare chi siano i personaggi qui Cais di Giletta e Casellette, v. di rosso al braccio armato al naturale, si bergamasca. Ampiamente documentata in
differenti raffigurazioni l’arma in questa sua
segnalati. Le ricerche fatte permettono Cays di Giletta tenente una mazza d’armi, d’argento, evoluzione (raffigurazioni che la rispecchiano
forse di identificarli, ma non con asso- posta in sbarra (17). sono ad esempio nel Santuario della Madonna
luta certezza, stante che i dati forniti dai degli Angeli in Cuneo, sul Portone e nel chio-
genealogisti delle due famiglie discor- Cais di Pierlas stro, riprodotte da Albanese – Coates, Araldi-
dano assai fra loro dimostrando anche [= Cays], da Nizza. del Reggimento di Susa e suo ingresso a Nizza ca cuneese cit., tavv. tra pp. 128-129). Entrati a
confusione e leggerezza nelle loro com- Giuseppe Maria, fu co- in avanguardia austriaca sotto il comando del far parte della nobiltà napoleonica, i Caissotti
Conte Cais di Pierlas, Torino, 1900, passim; ebbero, con la concessione del Cavalierato
pilazioni. Le informazioni tratte dal Lit- mandante, dapprima in sulla sua morte cfr. pp. 212-213. Sulle vicissi-
ta, dal Manno, dall’Angius e dal Bollea seconda e poi effettivo dell’Impero il 15 ottobre 1809, al Conte Car-
tudini del Susa in quegli anni v. anche: Tullio lo, della seguente arma: “Arma napoleonica:
fornenti plausibile ragione del trovarsi del reggimento Susa Forno, Il reggimento provinciale di “Susa” troncato d’argento e di rosso al braccio arma-
tali stemmi in Susa, darebbero che due (1796 - estate 1800); nella giornata di Marengo, in “Segusium”, to tenente una mazza in palo, il tutto al natu-
personaggi dei Bricherasio sarebbero leggendario combattente realista al tem- a. XXXVII (2000), vol. 39, pp. 121-134 (e in rale; colla bordatura di rosso carica del segno
stati castellani di Susa nel periodo corri- po dell’invasione franco-giacobina; nel particolare 126-127). dei cavalieri legionari”.
spondente all’età probabile della pittura maggio 1800 comandò l’avanguardia (15) Così la blasonatura nel Patriziato su- (18) Così nei Bandi campestri di Chiusano,
detta e sarebbero i due fratelli Rodolfo Austro-Sarda, (morì assassinato nelle balpino, ma ad altri pare preferibile: “D’azzur- Torino, 1739.
e Bernardino figli di Giorgio di Boni- acque di Sardegna, sopra un bastimen- ro al cuore al naturale, sormontato da una stella
d’oro e accompagnato in punta da un crescente (19) “A gara”, con riferimento al braccio
facio, il capostipite dei Cacherano di to greco, nel 1802, mentre si recava alla impugnante la mazza. Jacopo Gelli (Divise
Bricherasio, mentre per altri sarebbero corte di Napoli, latore di un messaggio d’argento” (De Orestis di Castelnuovo, No-
blesse Niçoise, vol. I, Nice, 1911, p. 35; id., – Motti e imprese di famiglie e personaggi
due cugini, Teodoro e Bernardino. Del da parte sabauda (14)). Blasonario cit., p. 17; Garino, Armorial du italiani, seconda edizione riveduta, Milano,
Rodolfo poco si sa, è dato come primo- Comté de Nice cit., p. 35). 1928, n. 1836, p. 533) scrive che l’impresa
genito di Giorgio, morto senza figli nel fu assunta “da Francesco Giacinto Caissot-
(16) Poi generale di fanteria. ti nel 1792, quando, nominato colonnello di
1507, non risulta se celibe o coniugato (13) Vacchetta, Ricerche cit., pp. 49-77 (e (17) “L’arma antica - riferisce il Manno - cavalleria [...] dal Re di Sardegna, passò alla
e con chi. Castellano di Susa nel 1497. in particolare 59, 66-68). era quella dello scudetto; fu così ampliata colle Repubblica prima e all’Impero francese poi,
Il Bernardino è indicato come settimo (14) Di lui, in particolare in quanto coman- Patenti di nobilitazione del 18 dicembre 1590; malgrado i benefici ricevuti dal Principe Sa-
figlio di Giorgio, e segnalato negli anni dante del reggimento Susa, si parla diffusa- Patenti, 32, 10. nella copia in Archivio Came- baudo. Il col. Caissotti scrisse poesie e prose;
1487-90-95-96-99 e nel 1507. Castel- mente nel volume di cui fu autore un suo di- rale (Art. 852, §2, n. 4) l’aquila del cimiero ma soprattutto fu maestro di contese, come lo
lano di Susa in anno non ben precisato scendente: E.[ugenio] Cais di Pierlas, Storia tiene una mazza coll’artiglio destro”. L’ag- afferma la divisa assunta”.

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Alias: GRADATIM (20). Cimiero: Il tempo di azzurro, alato Callieri Giovanni d’Avigliana,
Motto: QUASI. SEMPER. MORITURUS. da Giaveno. dove la famiglia fa-
Arma: D’argento con una banda di ceva esercitare, nella
Calcagno azzurro; ed un capo d’oro caricato di prima metà del XV
[= Calcagni, Carcagno], da Giaveno (v. Calleri di Sala un’aquila coronata di nero, membrata secolo, una fucina di
anche Calcagno, da Torino). Molti rap- da Carrù. Giovanni di rosso. ferro (29).
presentanti della famiglia figurano tra gli Battista, comandante Cimiero: Un albero d’olivo, che comin- Feudi: Borgone 1453,
amministratori giavenesi per più secoli. del 1° battaglione di cia a fruttare, le foglie verdi e fiori d’ar- Bussoleno 1453, Carre, Castel Borello
Tra i membri del consiglio di credenza guarnigione del reggi- gento, nel tronco del quale sono incise 1490, Chianocco 1473, Mattie 1473,
[= comunale] possono essere ricorda- mento Susa (24). le lettere R. e C. San Giorio 1452, Villarbasse 1453.
ti (21): Giorgio, (1387); altro Giorgio ed Arma: Di rosso, al leo- Motto: CRESCENT. DUM. CRESCIT. (26) Arma: Scaccato di rosso e d’argento (30).
Antonietto, (1429); Jacopo e Bertino ne d’oro; colla banda d’azzurro, in divi- Motto: AD. NUMINA. (31) UNDIQUE.
(1495), consiglieri; Leonardo, (1618); sa, attraversante (25).
Andrea (1623, 1625, 1629), Giuseppe Motto: ET. NON. PARTA. SEQUOR. Calusio di Fenile
(1677, 1699) sindaci; Giorgio, luogote- Cimiero: Tre calandre nascenti. [= Caluxio], da Vigo- Cambiano
nente del castellano di Giaveno (1445); ne ed in Chambéry, di Ruffia
Filiberto, castellano di Giaveno (1506); originari di Cumiana. da Cambiano, in Chie-
Ludovico e Giorgio, canonici di Gia- Calcagno torinesi, signori di Cavoretto. Questi Giovanni, castellano ri, Savigliano e Tori-
veno (rispettivamente prima e seconda ultimi usavano, riferisce il Manno, “Palato di di Susa e Bussoleno no. Antonio, elemo-
metà del XVIII sec.). vaio e di rosso; col capo d’oro”, col cimiero (1330-1331) (27). siniere di San Giusto
Arma: non reperita. di una “Donna nuda e scapigliata impugnante Arma: Troncato: d’oro all’aquila di nero (1567) (32).
una scimitarra d’argento, nascente da un lam- e d’argento al ramo di rosaio, fiorito di Arma: Di rosso, alla banda d’azzurro,
bello d’azzurro”). L’arma fu poi assunta, senza due pezzi di rosso, gambuto e fogliato orlata d’oro, carica di tre scudetti, pure
Calcagno varianti, dai Carroccio Calcagno, che del nome
e delle armi dei signori di Sant’Antonino furo-
di verde (in alcune raffigurazioni, gam- d’oro (33).
di Sant’Antonino buto di rosso) (28). Cimiero: Aquila, di nero, coronata
no gli eredi. Si veda il consegnamento 1613-
[= Calcagni, Carca- 14, in cui si legge: “Di sei pali, tre di azzurro d’oro.
gno], della Valle di e tre di rosso; i tre di azzurro caricati caduno Motto: A. BON. COMPTE.
Susa ed in Torino (22). di tre calcagni d’argento, il tutto sotto un capo Calvi
Feudi: Sant’Antonino d’oro”, con l’indicazione: “arma antichissima da Avigliana e Carignano. Remigio, è
1539. di famiglia Carcagna, lasciatali da Carcagni ricordato per avere generosamente do- Campione
Arma: Palato d’azzurro e di rosso, i tre Giovanni suo zio”. Da notare il fatto che an- tato la cappella di Santo Stefano in San [= Campioni], da Mantova, in Torino (34)
pali di azzurro caricati ciascuno di tre che ai signori di Cavoretto talora non si attri-
buisce un vajato ma un’arma del tutto simile a
calcagni d’argento, col capo d’oro (23). quella degli omonimi segusini, specificandosi (29) Patriziato-Vivant, alla voce Calvi.
che “Dentro l’asuro [del palato] sono Garetti (26) Consegnamento 1613-14 (v. I conse- (30) Ibidem; Villarbasse e i suoi signori,
da scarpe nerij” (cfr. Raccolta di Armi St. p. gnamenti, p. 102), dove si menziona un “Pri-
tav. IV.
(20) “Passo a passo”, I motti, n. 332, p. 50; 1000, C/42). Interessante la blasonatura data vilegio di confermazione d’arma concesso da
Gelli, Divise cit., n. 874, p. 233. per i signori di Cavoretto dal Della Chiesa: S.A.S. e blasonata da Re d’Arme Brambilla”. (31) Alias: NORMAM.
(21) Unica fonte per tutte le indicazioni “Tre pali rossi, e tre composti di bicchieri, che (27) Patria, Su alcune magistrature cit,. p. (32) Archivio, p. 116.
biografiche che seguono è stata la Cronistoria i Francesi dicono vair, col capo d’oro” (Fiori 39. Pare lecito considerare questo personag- (33) “Pleonasmo dire – scrive il Manno
Giaveno, pp. 687-688. di blasoneria, p. 24). gio come appartenente alla famiglia cumiana- sempre avendo nel mirino, pur non nominan-
(22) L’esistenza di legami con l’omonima (24) Scrive di lui il Manno (Patriziato-Vi- se. É possibile che questo sia quel Giovanni, dolo, l’Armerista del Franchi-Verney e rife-
famiglia giavenese non può essere data per vant, alla voce Calleri): “Come capitano fece consignore di Cumiana nei primi decenni del rendosi agli scudetti - nel verso della pezza;
scontata. Secondo alcuni si tratta di due rami le campagne contro i francesi e combattè a Trecento, i cui figli furono investiti dal conte se non lo fossero, si direbbero: a piombo”. A
di un’unica famiglia, seppur ben distinti; se- Cosseria. N’ebbe la medaglia d’oro e la Croce di Savoia il 19 agosto 1363 (cfr. Saverio Pro- Scordo (Monumenti araldici subalpini. La
condo altri si tratta di famiglie diverse. di Savoia. Durante il dominio francese visse vana di Collegno, Manoscritti inediti, vol. “Marche d’Armes” cit., p. 161), pare di poter
(23) In base alle indicazioni fornite dal privatamente, rientrò al servizio nel 14; nel 15 4, Miscellanea, in Archivio Mola di Noma- identificare l’arma Cambiano in un fregio aral-
Manno, si tratta di famiglia diversa (nonostan- prese parte alla spedizione di Grenoble”. glio). dico blasonabile “D’argento alla banda (dimi-
te la forte somiglianza, per non dire sostanziale (25) Usarono arma e motto dell’omonima (28) Patriziato-Vivant, alla voce Calusio. muita) di rosso”.
uguaglianza - ad eccezione del motto e cimiero famiglia di Garessio, ma non il suo stesso ci- Almeno un rappresentante dei Calusio pare (34) Al Della Chiesa (Fiori di blasoneria,
- dell’arma gentilizia [le figure del vajo e del miero, che era: “L’astore volante ed afferrante essere stato monaco in San Michele ma non p. 24) e Giambattista Adriani (Memorie del-
calcagno tendono a confondersi]) dagli altri una pernice “mostrante di seguir altre””. ne ho trovata precisa conferma. la vita e dei tempi di Monsignor Gio. Secondo

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e Cherasco. Alessan- pitanziere di San Giusto di Susa (1544, Arma: D’azzurro al levriere d’argento, sta, sindaco (1640, 1656).
dro, podestà e giudi- 1545, 1549) (39) e vicario generale per il rampante, linguato, unghiato e collari- Arma: “Di nero con una croce di S. An-
ce di Giaveno (1620, cardinale Marc’Antonio Bobba (1572), nato di rosso, chiodato d’oro, sostenuto drea d’argento ed una pianta di canna
1621) (35). parroco di Foresto (1556) (40); prevosto da un monte di verde (44). d’oro sopra il tutto movente, in palo
Arma: Fasciato d’az- di Borgone (seconda metà XVI sec.) (41); Cimiero: Il levriere d’oro, nascente. dalla punta dello scudo” (47).
zurro e di verde al palo Francesco Maurizio, colonnello (nel Motto: VIRTUTE. CLARUS. ET. Alias: Padre Bacco (utilizzato, non senza
d’argento; col capo primo ‘700) del battaglione di Susa FIDE. riserve, quale fonte dal Chiapusso (48)),
d’oro, carico di un’aquila bicipite di (l’unità militare che portava il nome li dice progenitori dei Canera pinerole-
nero (36). della città anteriormente alla costituzio- si (49), poi conti di Salasco, ed attribuisce
ne dell’omonimo reggimento). Caneri loro l’arma di questi ultimi, assegnan-
Feudi: Bruino 1418, Camerletto 1442, [= Canerio, Canero], da do, però, un motto differente: Di rosso,
Canalis Casellette 1363, Sant’Antonino 1343, Susa (45), documentati a tre piante di canna, d’oro, una accanto
di Cumiana Villarfocchiardo 1343. anche in Bussoleno (46). all’altra, con il capo di azzurro, cucito,
[= Canale], dal Castel- Arma: D’oro al leone di nero, armato e Sembra lecito attribui- carico di tre stelle d’oro (6) ordinate in
lar, in Cumiana, Pine- linguato di rosso, colla banda del 2° at- re loro lo stemma con- fascia (50).
rolo, Villar e Torino. traversante (42). segnato nel 1614 da Cimiero: Il sole d’oro.
Giovanni, prevosto di Cimiero: Un albero a capitozzo. Girolamo Canerio. Possedevano beni Motto: FLECTAMUR. NON. FRAN-
Santa Maria della Stel- Motto: TEMPS. VIENDRA. feudali in Foresto ed avevano giuspatro- GIMUR (51).
la di Rivoli (XIV sec.) (37); Tommaso, nato, in San Giusto, sulle cappelle del
priore di Santa Maria di Susa (seconda Cappelletto (poi passata ai Basso) e di
metà XIV sec.) (38); Giovanni Lorenzo, Cane d’Ussolo Sant’Antonio Abate. Gaspare, sindaco Canischio, di, v. Chianocco, di
da Buttigliera d’Asti, di Susa (1506, 1510); Pietro, id. (1519,
in Savigliano e Torino. 1538, 1539); Francesco, notaio, sinda-
Ferrero-Ponziglione Referendario Apostoli- Nel secondo Settecen- co (1540, 1541); Geronimo, credenziere Canusco, di, v. Chianocco, di
co, primo consigliere e auditore generale del to possedevano beni ed (prima metà XVI sec.); Giovanni Batti-
Principe Cardinale Maurizio di Savoia, con un una villa prestigiosa in
saggio di lettere e monumenti inediti raccol- Rivoli, poi passata in via ereditaria ai Capello
ti e illustrati per Giovambatista Adriani [...], Del Carretto di Moncrivello (43). dro di Collobiano, Vivalda di Castellino e, in- [= Capella], da Rivoli (52).
(questo il titolo nel frontespizio mentre il titolo fine, dopo altri passaggi di proprietà e diverse
in copertina – che ha dato origine a talune cita- Arma: D’oro al cappello di rosso, ac-
destinazioni, sede del Palazzo Civico rivolese compagnato da tre stelle d’azzurro (53).
zioni disomogenee – è: Della vita e dei tempi (v. Gianfranco Gritella – Giuse Locana,
di Monsignor Referendario Giansecondo Fer- (39) Archivio, p. 107. Rivoli, Rivoli, Città di Rivoli, 1985 –2a-, pp.
rero-Ponziglione, memorie storiche), Torino, (40) Ibidem, p. 114. 14-15).
Dall’Officina tipografica di Ignazio Ribotta, (47) I consegnamenti, p. 102.
1856, pp. 171-172), non pare dubitabile la di- (41) Grosso, Storia di Cumiana e dei cu- (44) Così blasonato nel consegnamento
scendenza dei cheraschesi dal ceppo mantova- mianesi, vol. I, cit., tav. V. effettuato in Savigliano il 2 luglio 1787 da (48) Famiglie segusine, II, pp. 118-119.
no e poi piemontese. (42) “Non è dimostrato – scrive il Manno Giovanni Cane: “Un scudo ovale cartocia- (49) Anche se, in realtà, non sembra che si
- nè che il leone sia immaschito, nè che la ban- to a beneplacito d’azurro ad un cane levriere possano dare per scontati originari legami.
(35) Cronistoria Giaveno, p. 679. Il Manno d’argento rampante linguato e membrato di
ha tracciato di lui questo breve cenno: “nato da sia in divisa quantunque ciò sia detto nel (50) Le stelle si blasonano ordinate in fa-
consegnamento del 1687 (volume I, 136) i gueules, accollato dell’istesso chiodato d’oro
Cherasco, 26 novembre 1592; + 27 maggio posato sopra un monticello in ponta di sino- scia, secondo la testimonianza del Manno (che
1659 (ultimo). Dottore leggi; protonotaro apo- monumenti sono diversi”. Pur di fronte a te- ebbe modo di consultare il diploma di conces-
stimonianze materiali discordanti rispetto alla pia”. Il consegnante, onde dimostrare il diritto
stolico; giudice e vicario del cardinale Mauri- a far uso dell’arma, menzionò “Privilegio con- sione ai Canera del 1605); si conoscono tutta-
zio; prevosto e commendatore di S. Pietro di blasonatura adottata nel consegnamento (“Un via testimonianze in cui le stelle sono “male
scudo quadro apuntato semplice ad un campo cesso alli Procuratori Colegiati del Senato in
Marzano di Cherasco (1624, 27 gennaio). La- data delli 9 settembre 1623, confirmato da Vit- ordinate”.
sciò un manoscritto sopra la nobiltà di alcune d’oro ad un leone di sabia armato, membrato et
annellante di sangue soprafatto da una banda torio Amedeo I li 24 agosto 1633, confirmato (51) Mentre i Canera di Salasco usavano:
famiglie di Cherasco”. da Carlo Emanuel II per Patenti delli 9 marzo FRAGILES. PRUDENTIA. FIRMAT.
in divisa dell’istesso”) noi saremmo quasi ten-
(36) Scordo, Le armi gentilizie, p. 54. tati di attribuire, giunti ormai al tardo Seicen- 1663; instromento delli 25 settembre 1655 per (52) Sui quali v. Fabrizio Antonielli
(37) Michele Grosso, Storia di Cumiana to, maggiore autorità alla blasonatura rispetto far apparire la discendenza”. d’Oulx, Pagine di fedeltà, snt (Torino, 2004),
e dei cumianesi, vol. I, Dalle origini al XVII al monumento. Raffigurazioni in Raccolta di (45) “Primeggiavano in Susa e seppellivano p. 45 e il divertissement storico-araldico di
sec., Torino, 1960, Albero genealogico Cana- Armi St. p. 1000, C/23 in Blazoneria St. p. in S. Giusto con gius patronato in due cappel- Carlo Felice Capello, De Capellorum gente,
lis, tav. I; fratello di Guido, vescovo di Torino. 982, f. 62. le” (Patriziato-Vivant, alla voce Caneri). Chieri, 1957, pp. 113-114, 121-123
(38) Ibidem, tav. II. Archivio, pp. 43-53. (43) Armolario, p. 78. Poi proprietà Avoga- (46) Ibidem. (53) Non sembra improbabile un legame tra

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Capello Capizucchi Arma: D’azzurro al cappone al natu- Michele della Chiusa (1598-1600) (64).
[= Capel, Capeu] da de Bologna rale (60) sostenuto da un monte di ver- Arma: D’oro, al capo e collo di capra, di
Turbia, in Nizza. Clau- da Barcellonetta, poi in de (61). nero, reciso (65).
dio, accensatore del di- Torino ed in Russia. Cimiero: Il cappone del campo. Cimiero: Il capo e collo di capra del
ritto di Susa (54) (secon- Feudi: Mompantero Motto: HAUD. SINE. NUMINE. campo.
da metà XVI sec.). [1797]. Motto: SPERA. IN. DEUM. ET. FAC.
Arma: D’oro al cap- Arma: D’azzurro alla BONUM.
pello di nero, all’antica. banda d’oro (57). Capponi di Fiano Alias: TIMENTIBUS. DEUM. NIHILL.
Alias: portarono anche le insegne della da Pinerolo. Peronetto, DEEST. (66).
“popolaresca” famiglia dei Revellati (= castellano di Giaveno
Revelati, Revelat): Troncato, cuneato d’az- Capodiferro (1347).
zurro e d’oro (ed anche: d’oro e di rosso). [= Ricevali Capodiferro; Testaferrata, Te- Arma: Trinciato di Carbonello
Alias: usarono, inoltre: D’argento a tre staferrata de Riceval], romani. Girolamo, nero e d’argento (62). in Valle di Susa. Guigo – Guigone,
cappelli cardinalizi di rosso (55). vescovo di Moriana e Susa (1551-1559). monaco in San Giusto di Susa (1305,
Arma: Partito d’oro, a sei fiordalisi 1328) (67).
d’azzurro, 3. 2. 1., e d’argento, a tre fa- Capra Feudi: Villar Focchiardo XIII sec.
Capisano sce ondate di rosso (58). da Rivoli (63). Arma: non reperita.
da Chieri, oriundi d’Andorno. Giovan- Feudi: Rivoli XII sec.
ni, rettore delle scuole di Susa nella pri- Arma: non reperita.
ma metà del ‘500. Cappone Cardonato
Arma: Troncato d’oro all’aquila di nero, [= Capponi], da Mon- [= Cardonat, Cardo-
e di rosso alla fascia doppio addentella- tecassiano nelle Mar- Capris nati] da San Secondo,
ta di due pezzi e scorciata, d’argento (56) che (59), in Torino. da Biella. Lorenzo e in Pinerolo. Carlo En-
con un filetto di nero sulla partizione. Feudi: Casellette 1578. Gio. Stefano, padre e rico, comandante del
Cimiero: Donna ignuda che tiene un figlio, furono entram- forte di Santa Maria
breve scritto col motto. bi governatori di Avi- di Susa (17 dicembre
Motto: CON. IL. TEMPO. (57) In Russia usarono per sostegni “Due gliana (seconda metà 1760) (68).
aquile romane” (cfr. Roman Ivanovich Erme- del XVI sec.); Lorenzo Arma: D’argento alla pianticella di car-
rin, La noblesse titrée de l’Empire de Russie Giovanni, abate commendatario di San do, al naturale (69).
avec la description de ses armoiries d’après Motto: PATERE. AUT. ABSTINE.
les documents officiels, Sorau N. L., 1898).
(58) Charles Buet, Armorial des évêques (60) “Naturale giallo rosseggiante” si spe-
de Maurienne, in: “Revue Nobiliaire Héraldi- cifica nel 1614 (I consegnamenti, p. 104).
que et Biographique” fondée par Bonneserre de
Saint-Denis et publiée par M.L. Sandret, N.S. (61) Il consegnamento, effettuato nel 1614
i Capello rivolesi e quelli di Torino, che conse- dai fratelli Carlo e Amedeo, cittadino di Tori- (64) Gaddo, La Sacra di San Michele cit.,
gnarono l’arma nel 1687: “Troncato d’argento tomo III, Paris, 1867; copia consultata su ripro-
duzione da microfilm dell’originale posseduto no (poi sindaco della città nel 1631) e dottore p 149.
e d’azzurro; il 1° a due rami di palma verde, in leggi recita: “Un cappone al naturale giallo
decussati, caricato di un cappello di nero; il dalla Biblioteca Nazionale di Francia; l’autore (65) Consegnamento in data 24 febbraio
ha operato diretti riscontri su testimonianze rosseggiante sopra un monte verde in campo di 1614 v. I consegnamenti, pp. 146-147, alla
2° al braccio armato, con spada, d’argento, azzurro” (I consegnamenti, pp. 104-105) men-
accompagnato in capo e punta, da due stelle materiali e ne abbiamo ripreso le indicazioni, voce Grom[is] e 27 giugno 1687 (ibidem, p.
talora con qualche riserva, anche quando, in tre il Della Chiesa (Fiori di blasoneria, p. 24) 298). Quest’arma fu incisa dal Tasnière e pub-
d’oro. Cimiero: Il cappello come nel campo. indica: “Un capone passante con penne negre,
Motto: TUETUR. ET. ORNAT”. alcuni casi, le blasonature da lui fornite diffe- blicata da Pietro Antonio Arnaldo nell’An-
rivano palesemente da quelle appartenenti alle rosse, e d’oro in campo azzurro” e più simile a fiteatro del valore, overo il Campidoglio del
(54) “Commesso della Traversa del dazio famiglie dei prelati. Sugli stemmi dei vescovi questa blasonatura è la raffigurazione in Rac- merito Torino, 1674.
di Susa”, interinazione 23 settembre 1570; poi di Moriana v. anche E. Rostaing, Blasons des colta di Armi St. p. 1000, C/162, col cappone
mastro uditore. sostenuto più che da una monte, da una pianu- (66) I consegnamenti, p. 299.
évêques de Maurienne, estratto da “Travaux
(55) Patriziato-Vivant, alla voce Capello. de la Societé d’Histoire ed d’Archéologie de ra erbosa. YYY (67) Archivio, p. 23.
(56) Patriziato-Vivant, alla voce Capisano; Maurienne”, 1955. L’ Amayden (La storia del- (62) Patriziato-Vivant, alla voce Capponi. (68) Già valoroso uficiale, ferite di guerra,
il testo delle Patenti di nobilitazione e conces- le famiglie romane cit., vol. I, p. 348), attribui- (63) Diramazione dei medievali signori di giubilato nel 1761.
sione d’arma a favore di Giovanni Francesco, sce ai Capodiferro: “D’argento al bue passante Rivoli, concordando al riguardo il Della Chie- (69) Consegnamento 1614 “in campo d’ar-
figlio del citato Giovanni, del 18 novembre di rosso, con la testa e le corna d’azzurro”. sa, il Guasco e il Manno (Patriziato-Vivant, gento un cardo gambuto e fogliato al naturale”
1560 dice: “duae cruces albae simul iunctae”. (59) Patriziato-Vivant, alla voce Capponi. alla voce Capra). (I consegnamenti, pp. 104-105).

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Carelli di Carena di Susa (1559, 1560, 1568), proprietario nato dai feudatari; Carlo, possessore di
Roccacastello [= Quarena, Careno], da Avigliana e dell’Osteria dell’Angelo (79); Ippolito, beni feudali nel territorio segusino (pri-
[= Carello, linea dei Susa (75). In Susa seppellivano in Santa sindaco (1586, 1587), governatore del ma metà del Seicento); Giovanni Loren-
Carelli di Brandizzo] Maria Maggiore, nella cappella dei San- locale castello (1588-1590) (80); Giulio, zo, sindaco (1632); Carlo Felice, chieri-
da Varallo, in Torino, ti Giacomo e Cristoforo (76). Gio. Andrea sindaco (1580); Arnaldo, notaio, sinda- co in Susa, concede nel 1661 alla locale
Moncalieri ed in Sa- Quirico, insinuatore di Susa (1643); co (1591, 1592, 1617), inviato nel 1582 “Congregazione dei scolari della scola
voia. Giovanni Ales- Giuseppe Francesco, id. (seconda metà a Grenoble per dirimere una controver- grammaticale” l’usufrutto della cappel-
sandro Bartolomeo, avvocato fiscale a XVII sec.), credenziere (1663); Gio. sia tra Susa e Chiomonte per questione la di San Nicolao, costituendo per essa
Susa (5 ottobre 1759) (70); Gaspare, “Be- Battista, insinuatore (XVII-XVIII sec.); di confini, castellano di Losa, Altaretto una congrua rendita annuale, mediante
neficiò Avigliana” (71). Giuseppe Francesco, contadore di Susa e Meana e podestà di Giaglione, nomi- la donazione del capitale di 300 Lire
Arma: Troncato (alias; partito) al 1° di (1684); Cesare Andrea, sindaco (1693, d’argento.
rosso al carro rustico di due ruote, di ar- 1694, 1736), procuratore generale della [Arma: Di rosso al leone d’oro (81)].
gento, col timone alzato, sormontato da città; Ferdinando Felice, notaio, sinda- arma gentilizia. Tuttavia vari indizi concorro-
una stella d’oro; al 2° fasciato d’azzurro co (1753), castellano abbaziale, segreta- no a congetturare che essi derivino dai Caroli
e d’argento (72). rio comunale; Giuseppe Ludovico, com- o Carli da Montemale, passati poi in Saluzzo, Carretto, del, di Monforte
Cimiero: Leone di oro, armato di spada, missario di guerra in Susa (1727-1737). Dronero e Grenoble. In quest’ultima città s’in- da Savona, in Valle Bormida, nel Cunee-
sediò in particolare Gioffredo Caroli (o Carli,
nascente (73). Arma: non reperita. Carles), che il Manno (il quale, di fatto, con- se, Monforte e Torino. Alfonso tenente
Motto: A. TOUT. AZARD. (74). sidera la famiglia di Susa di altro ceppo) dice colonnello del reggimento provinciale
“dottore leggi a Torino. Podestà di Saluzzo, di di Susa (23 marzo 1793).
Carignani Carmagnola; Vicario del Marchese Lodovico
di Chianocco II; consigliere del Parlamento di Grenoble;
da Sanfrè, in Saviglia- presidente di quello di Milano e poi di quello Carretto, del,
(70) Poi avvocato fiscale a Mondovì (26 no. di Grenoble. Statista celebre, protettore di let- di Moncrivello
maggio 1762), pretore a Tortona (28 gennaio Feudi: Chianocco terati”. Questo Gioffredo fu padre di Antonio, da Savona, in Valle Bormida , nel Cu-
auditore e consigliere del parlamento di Gre-
1767), prefetto d’Ivrea (26 settembre 1770), 1788. noble ed ambasciatore a Milano, che secon-
neese a Saluzzo e Torino. Proprietari per
giudice di Torino (11 novembre 1777). Sena- Arma: Di rosso, al le- qualche tempo della villa fatta edificare
tore di Piemonte (29 ottobre 1786). Il 16 gen- do il Manno lasciò discendenza in Delfinato.
vriere d’argento, rampante (77). L’Armorial de Dauphiné, p. 234, ci informa, dai Cane d’Ussol a Rivoli (82).
naio 1799 fu destituito dal governo fantoccio Arma: D’oro a cinque bande di rosso.
franco-giacobino. tuttavia, che la discendenza dei suoi nume-
rosi figli, tra i quali un Giovanni Antonio (lo Lo scudo accollato all’aquila bicipite
(71) Morto ad Avigliana nel 1895, cfr. Pa-
triziato-Vivant, alla voce Carelli.
Carli, v. Caroli stesso nome di battesimo del primo personag- imperiale; il tutto sostenuto da un car-
gio dei Caroli che troviamo in Susa in epoca retto all’antica trainato da due leoni pas-
(72) Patriziato-Vivant, alla voce Carelli. pienamente compatibile) continuò “en dehors santi, il tutto d’oro (83).
de l’Embrunais”, mentre Nicolas Chorier ci
(73) Nel Consegnamento 1687 si precisa Caroli offre un buon motivo (un’accusa di empietà
Motti: AD. MELIORA. CELERITATE.
“armato e lampassato d’oro”. [= Caroli, de, Carli, ET. MORA. (84).
nei confronti del padre) per un loro distacco
(74) Patenti di nobilitazione ed arma a favo- Carles], da Susa. Dopo da Grenoble (Histoire de Dauphiné, Rééditée
re di Marco, banchiere in Torino (1629); così la dimora in Susa sep- & réimprimée par Chenevier, imprimeur à Va-
blasonano i Fiori di blasoneria, p. 25: “Parti-
to alla destra bande azzurre, e di argento a sei
pellivano in San Giu- lence, 1871, vol. II, p. 612). Per questi, ed al- Carroccio
sto, nella cappella di tri elementi, che sarebbe fuori luogo ricordare di Villar
pezze, e alla sinistra, in punta un carro con il
timone alzato, tutto di argento, e in capo una loro giuspatronato inti- qui, attribuiamo, sia pur con qualche riserva, Focchiardo
tolata a San Nicolao. Erano tra le prin- ai Caroli di Susa l’arma di quelli saluzzesi ed [poi Carroccio Fioc-
stella d’oro in campo rosso”. Nel consegna- avanziamo l’ipotesi che ne discendano.
mento, 1687 fu formulata la blasonatura: “Un cipali famiglie segusine nel Cinque-Sei- chetto ed anche: Car-
scudo partito il primo di sei bende d’azurro e cento (78). Giovanni Antonio, credenziere (79) Famiglie segusine, vol. II, p. 147, l’au-
d’argento 3 e 3 il 2 di gueules ad un carrozzo tore rileva: “Il titolo di nobile è a lui attribui-
di due rotte d’argento accompagnato in capo to malgrado egli fosse in quel tempo padrone (81) Secondo alcuni usavano la stessa arma
da una stella di cinque ponte d’oro”. Nel Foras, (75) Patriziato-Vivant, alla voce Carena, dell’Albergo, o come dicevasi allora: Osteria dei Caroli saluzzesi, ora blasonata, ma non ho
Armorial, segnala Patriziato-Vivant, alla voce da Carmagnola afferma esplicitamente che dell’Angelo”. In realtà la qualifica (tenendo avuto modo di assodarlo con sicurezza.
Carelli (essendosi la famiglia ramificata in Sa- quelli di Susa erano “di altro sangue”. anche conto della sua parziale irrilevanza ai
fini di attestare uno status nobiliare), non è (82) Gianfranco Gritella - Giuse Loca-
voia con la linea dei conti di Bassy) la stella (76) Posta dietro il pulpito. na, Rivoli cit., pp. 14-15.
è posta in modo diverso: “D’azzurro, al carro necessariamente contraddetta dal possesso di
rustico di due ruote d’argento, sormontato da (77) Scordo, Le armi gentilizie, p. 60. un’osteria. (83) Scordo, Le armi gentilizie, p. 61.
una stella d’oro nel cantone destro del capo”. (78) Non possedevano, secondo alcuni, (80) Poi di Chieri. (84) I motti, n. 21, 110.

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roccio Fiocchetto Castellamonte], da nerale clusino (1728). al 2° di Westfalia, che è di rosso al ca- Feudi: Avigliana 1702, Buttigliera 1619,
Rivarolo, in Lanzo, Susa, Torino e nella Feudi: Antignasco 1697, Borbotero vallo d’argento gaio (96), ritto e rivoltato; Rosta 1684.
Valle di Susa (e presenze in Grugliasco 1633, Bussoleno [con Castelborello] al terzo di Fiocchetto, che è di rosso a Arma: Inquartato in decusse, di due fo-
nel XVII sec.). Carlo Amedeo, giudice 1742, Giaglione [con Foresto] 1635, tre fiocchi d’argento sormontati da una glie di sega di rosso; il 1° e 4° d’oro, il
di Giaveno (1647) (85); Ignazio (86) aba- San Giorio 1667, Villar Focchiardo corona d’oro (97). 2° e il 3° d’azzurro a due fasce d’oro.
te di Santa Maria di Susa (XVII sec.); 1642. Possedettero diritti sul Pedaggio Cimiero: Di Wefstalia. Sul tutto: d’azzurro a tre biglietti d’ar-
Tomaso (87), abate di San Giusto (XVII di Susa. Motto: FIDELI. TOLLERANTIA. gento (100).
sec.) (88); Ignazio Filippo (89), vicario ge- Arma: D’azzurro al carro d’oro di quat- Motto: LUCE. SOLA. DUCE.
nerale del Principe Eugenio per l’Abba- tro ruote, montanti (93).
zia di San Michele della Chiusa (XVII Cimiero: Cavallo d’argento ritto e na- Carron, Carron di, Carron di San Tommaso e fondi aggrega-
sec.) (90), per la quale congregò il Sinodo scente, tenente un breve col Motto: FI- di San Tommaso
ti: inventario, Santena, 2003, p. 108, n. 444 e
a Giaveno (1699); abate di Santa Maria DELIS. SUM. da Chambéry, oriundi passim.
di Susa (91); Bernardino, è ricordato per Motti: FIDELIS. CURRO. SI. A. DIEU. dal Bugey, poi in To- (100) Armerista, p. 43, blasona: “Inquartato
avere donato (1681) alla chiesa di San- PLAIT.TOUT. BIEN. SERA. rino. Giovanni acqui- in decusse: al primo e quarto; d’oro: al secon-
ta Maria ed al culto dei fedeli segusini, Sostegni: Due leoni affrontati, cinti da sta nel 1633 i redditi do e terzo; d’azzurro a due fascie d’oro, con un
congiuntamente all’appena menzionato una striscia d’argento disposta in decus- e censi dipendenti dal decusse in divisa, di rosso, dentato a sega in
Ignazio Filippo, suo fratello, il corpo di se (94). castello di Susa da Filiberto Pingon (98); alto, attraversante sulla partizione: e, sul tutto,
San Saturnino (92); Tommaso, vicario ge- Dionisio Felice, governatore di Susa uno scudetto di azzurro a tre tavolette d’argen-
Pietro Ignazio Carroccio Fiocchetto, (1703); Giovanni Nepomuceno Giudice to, due e una”. Premesso che i termini “tavo-
erede della primogenitura Fiocchetto, di Rivoli (post 1815) (99). lette”, “biglietti” o, ancora, “plinti” sono, aral-
(85) Cronistoria Giaveno, p. 680. dicamente parlando, sinonimi, si deve notare
portava:
(86) Morto a Torino, 57 anni, 30 maggio che lo scudetto sul tutto fu aggiunto non prima
Interzato in palo (95) al 1° di Carroccio, di fine Seicento, dato che non è nominato nei
1674.
Martoia (Storia di Villar Focchiardo, Bor- consegnamenti d’arma del 1613-14 e del 1687.
(87) Nato a Torino 29 settembre 1638; mor- gone di Susa, 1994, vol. II, p. 299), ma senza “I biglietti rappresentavano mattoni - afferma il
to a Roma, 30 ottobre 1723. precisarne la fonte.
Chiesa di Susa, Torino, 1788, p. 113. Manno - e costituiscono arma parlante, perché
(88) Dovrebbe essere il medesimo Tomaso (96) Questo figurava nel capo e nel cimiero in vecchio francese dicevansi Carrons [...]”.
del quale nel consegnamento del 16 giugno (93) Scordo, Le armi gentilizie, p. 61. Nel
consegnamento del 1614 è blasonato un “Car- dell’arma dei Fiocchetto. Fermo restando il fatto che certamente i Car-
1687 si legge: “Abbate di S. Maria Maggiore ron avranno utilizzato la figura dei “biglietti”
di Susa, Prevosto della Metropolitana di Tori- rozzo d’oro con due ruote in campo di azzur- (97) Cons. di Bernardino 16 giugno 1687:
ro”; in quello del 16 giugno 1687 “Uno scudo [arma dei Fiocchetto] “Inquartata con quella di come parlante, nel senso indicato dal Manno,
no” (I consegnamenti, p. 246). Goffredo di Crollalanza, passando in rasse-
quadro pontato semplice d’azuro ad un carro lui comparente, et è uno scudo quadro d’azur-
(89) Nato 1647; morto 3 aprile 1716, fu ca- d’oro in pianta” vale a dire in proiezione oriz- ro ad un carro in pianta d’oro, nel secondo di gna le differenti teorie etimologico-simboliche
nonico prevosto della Chiesa Metropolitana di zontale come utilizzato nell’arme dei Carra- Westfalia, nel 3 di Fiochetto”. Elmo “terziato (secondo alcuni questo simbolo rappresentava
Torino e confessore di Anna Maria d’Orléans, resi (I consegnamenti, pp. 104, 246). L’arma in fascia, coronato di corona Comitale, orna- “biglietti amorosi, lettere di supplica, diplomi
(al riguardo v. Maria Teresa Reineri, Anna fu consegnata anche, il 16 luglio 1687, da altri to di pennoni al solito”. Cimiero “Il poledro ed altre carte”, secondo altri, come si è visto,
Maria d’Orléans, Regina di Sardegna, duches- esponenti della famiglia, in Lanzo. d’argento contornato di Westfalia, come nel “mattoni”, secondo altri ancora “un’imagine di
sa di Savoia, Torino, Centro Studi Piemontesi, campo suporta due leoni avvitticchiati ad una guerresche corti”), finisce per ritenere che la fi-
2006, pp. 320-321, 351, 490). (94) Così nel consegnamento 1687: “Su- gura si debba in realtà ricondurre al “quadrato
porto due leoni cinti da un banda d’argento banda d’argento”. Motto: SI A DIEU PLAIT
(90) Al riguardo v. Nicola Ghietti, L’Ab- TOUT BIEN SERA; FIDELI TOLERANTIA. d’accampamento, ossia ordinanza di battaglia
passata e ripassata”. quadrilunga sì di uomini che di terreno” e con-
bazia di Santa Maria di Casanova, presso Con la precisazione: “Arma di cui si serve per
Carmagnola: una base finanziaria per le (95) “Credo che l’Armerista [del Franchi- la primogenitura costituita a favore della nipo- clude che “Questa versione spiegherebbe con
imprese e collezioni del Principe Eugenio di Verney] sbagli – scrive il Manno – dicendo te ex filia Ippolita Maria, moglie del fu Conte più fondamento la frequenza dei plinti nelle
Savoia-Soissons, edito in: Torino 1706, 300 inquartata”. Di inquartato però, seppure non Amedeo di Castellamonte, primo Ingegnere di arme; infatti in queste noi crediamo si debbano
anni dall’assedio e dalla battaglia di Torino: senza incongruenze, si parla nello stesso con- S.A.R., e pervenuta a sua madre contessa An- cercare piuttosto cose militari, che non oggetti
l’alba di un regno, una mostra evento per ri- segnamento del 1687: cfr. la nota che segue. Di tonia Maria, per testamento di Fiocheto Gio. d’architettura” (Enciclopedia araldico-caval-
cordare, a cura di Roberto Sandri Giachino, una blasonatura data dal Franchi-Verney (“In- Francesco, Protomedico, del 15 ottobre 1640, leresca. Prontuario nobiliare, Pisa, 1876-77,
Giancarlo Melano, Gustavo Mola di No- quartato: al primo e quarto; d’azzurro al carro con obbligo di assunzione del cognome Fio- pp. 480-481). Altri Carron, qualificati “conti di
maglio, Torino, 2006, pp. 133-142 (e in par-
d’oro a quattro ruote, montante, il timone in cheto e dell’arma”. Grésy-sur-Aix”, usavano semplicemente: “Di
ticolare 138). alto: al secondo; di rosso al puledro spaventa- rosso a tre mattoni d’oro, posti in losanga, 2 e
to e rivoltato d’argento: al terzo; di rosso a tre (98) Claudio Rosso, Una burocrazia di 1”, mentre una omonima famiglia di Thonon
(91) Ricordato come benefattore dell’Ospe- fiocchi d’oro, due e uno”) ma con l’aggiunta antico regime: i segretari di Stato dei duchi di portava: “Di rosso, a un leone d’argento ac-
dale Maggiore di Torino; rinunciò ai vescovadi dei motti FIDELIS. CURRO al 1° e al 4° e FI- Savoia, Torino, 1992, p. 297. compagnato da tre mattoni d’oro, due in capo
di Vercelli e di Saluzzo. DELI. TOLERANTIA al 2°, posti in capo nel (99) Traccia degli interessi in area segusi- ed uno in punta” (Armorial du Duché de Sa-
(92) Cesare Sacchetti, Memorie della campo, fornisce una rappresentazione Luigi na si riscontra anche in Carla Ceresa, a cura voie [Lajolo] cit., pp. 99, 132).

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Carutti pianura erbosa, il tutto al naturale (104). mata in cerchio (107). Cavalleri
da Villafranca di Pie- Cimiero: Orso nascente, tenente un Alias: D’azzurro a tre catene d’oro ordi- da Susa, forse originari di Pianezza.
monte, in Moretta, ramo di castagno, con due foglie verdi nate in palo (108). Matteo, sindaco di Susa nel 1492, Gio.
Villanova Solaro e Cu- e un riccio aperto. Pietro, sindaco (1642, 1646, 1647,
miana. Gian Domeni- Motto: PASCO. BONOS. PUNGO- 1654); Enrico e Biagio monaci in San
co, prefetto di Susa (2 QUE. MALOS (105). Cauda Giusto di Susa nel XVI sec.; Francesco,
febbraio 1772) (101). di Caselette credenziere (1622); Gio. Pietro, sindaco
Arma: D’argento al carpine di verde Castellamonte, v. Cognengo (Cognen- [= Coda], di Asti, poi (1642, 1646-47, 1654) (111).
(talora sradicato, talora nodrito) nella co) di Castellamonte nel Biellese, in Andor- [Feudi]: tenevano, ma solo in feudo ru-
punta dello scudo. Col capo d’azzurro no ed in Torino. stico, dall’abbazia di San Giusto un va-
carico di tre stelle d’oro, ordinate in fa- Feudi: Caselette (o Ca- sto podere nella regione di Castelpietra.
scia (102). Castello Bosio sellette) 1636, Gravere Arma: non reperita.
Cimiero: Una stella d’oro. [= Bosio], da Chieri. 1642, Losa 1657.
Motto: CLARIOR. IN. TENEBRIS (103). Tomaso, capitano e Arma: D’azzurro a tre code di cavallo,
castellano di Susa (16 d’oro: col capo d’oro carico di un’aqui- Cavalleri
Caselette, v. Cauda di Caselette febbraio1560). la di nero, linguata di rosso (109). di Ciriè
Arma: D’argento al ca- Cimiero: Donna nuda scapigliata, na- da Ciriè.
stello di rosso (106). scente, tenente un breve col motto. Feudi: Bussoleno
Castagna Cimiero: Angelo colla Motto: MORTIS. VICTORIA. VIR- 1230, Chiavrie XIII
da Genova e in Torino. spada sguainata. TUS (110). sec., S. Ambrogio XIII
Bernardo, accensatore Motto: CHI. ALTRI. CACCIA. SE. sec.
generale dei redditi ab- STESSO. NON. RIPOSA. Arma: Inquartato d’oro e di rosso (112).
baziali di San Michele Cimiero: Cervo nascente.
e accensatore del pe- Motto: QUAND. A. DIEU. PLAIRA. (113).
daggio di Susa e della Catena, De (107) Questa è la blasonatura fornita da
Tratta foranea (10 gen- da Asti, in Torino. Bal- vari antichi manoscritti (cfr. ad es. Raccolta di
naio 1575). dassarre, accensatore Armi St. p. 1000, C/123), ripresa da Niccola Cavalli, da Cumiana (114).
Arma: D’oro, al castagno nodrito sulla del pedaggio di Susa Gabiani, Le torri le case-forti ed i palazzi no-
(13 febbraio 1530); id. bili medievali in Asti (notizie e ricerche), Pine-
di Bussoleno (20 luglio rolo, 1906, p. 115, nota 1 e sposata dal Patri-
ziato-Vivant, alla voce Catena (= de Catena).
Cavalli
1531). d’Olivola
Feudi: Antignasco 1529, Bussoleno (108) Luisa Castellani (Le famiglie del da San Salvatore Mon-
(101) Già avvocato fiscale di Alba (1759), patriziato astigiano, in: Bordone, Araldica
Saluzzo (1766), Tortona (1770) e di Nova-
1529, Castel Borello 1529. astigiana cit., p. 110), ritiene, sulla base di
ferrato e Vigevano.
ra, con titolo di intendente generale (1771); Arma: D’azzurro alla catena d’oro, for- momumenti del XIV secolo (in particolare Possessori in Rivoli
in seguito intendente di Alba (1779) e Biella un’edicola in pietra arenaria conservata al Mu- della villa, già Bistorto
(1782). seo Civico d’Arte Antica di Torino, ma prove- di Borgaretto [= Borgo-
(102) Una tardiva aggiunta, che ha violato niente da Asti) che la blasonatura corretta sia
l’integrità del codice, si trova in Raccolta di (104) Ibidem, alla voce Castagna; talo- piuttosto: “D’azzurro a tre catene d’oro ordi-
ra il castagno non “al naturale” ma “fruttato nate in palo”. (111) Famiglie segusine, II, pp. 156-159.
Armi St. p. 1000, tra C/285 e 286 (che non è il
solo ad essere stato oggetto di simili interpola- d’oro”. (109) Patriziato-Vivant, alla voce Cauda. (112) Così il consegnamento del 1614: “In-
zioni). Aggiunte di questo tipo, spesso riguar- (105) Con chiarezza riferito al riccio del ca- Figura coerente con la descrizione in Blazo- quartato nel primo e quarto di rosso, nel secon-
danti le famiglie di storici, bibliotecari ed aral- stagno che figura nell’arma. Questo motto fu neria St. p. 982, f. 62 v. do e terzo d’oro” (I consegnamenti, p. 108);
disti, si possono rilevare in diversi manoscritti usato anche dai Castagna, moncalieresi, con- raffigurazione in Raccolta di Armi St. p. 1000,
(110) Arma, cimiero e motto furono conse- C/75
araldici. Gli interpolatori sono agevolati, dalla ti di Gayraud (che non risultano avere origini gnati nel 1614 con la blasonatura “Tre code di
quasi immancabile presenza di alcuni scudi già comuni con la presente famiglia) e dai Casta- cavallo d’oro in campo di azzurro; ed un capo (113) Cimiero e motto furono consegnati in
predisposti dagli autori dei diversi manoscritti gneri. d’oro caricato di un’aquila spiegata di nero. particolare dai signori di Grosso.
ma poi lasciati bianchi. Anche se in alcuni casi (106) Probabilmente il castello era “di tre Cimiero: Una vergine nuda, con una banda di (114) Compaiono nel Patriziato subalpino
le aggiunte sono fatte “a regola d’arte” i nuovi torri, murato, finestrato e aperto di nero” come azzurro ed una ghirlanda di lauro verde sopra quali signori di Villar Focchiardo e di Givolet-
inserimenti non possono sfuggire ad un esame già quello del ceppo della famiglia Castello il capo, tenente il braccio destro alto, ed il si- to. Non figurando questa famiglia negli Indici
attento. dal quale il ramo detto Bosio si staccò nel XV nistro sopra il fianco”. Raffigurazione in Rac- dei feudi, suppongo che si tratti di un errore, del
(103) Patriziato-Vivant, alla voce Carutti. secolo. colta di Armi St. p. 1000, C/16 Manno o dei suoi trascrittori, per “Canali”.

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rato], oggi ricordata col loro nome (115). Carlo Alberto, sindaco e grande benefat- Ceveris
Arma: D’azzurro al cavallo d’argento, tore di Caselette dove promosse attività di Burolo
ritto, col capo d’oro carico di un’aquila di bonifica, diffuse coltivazioni, provvi- da Ivrea in Torino.
coronata di nero (116). de ai bisogni dei poveri, contribuì a re- Maurizio, degli accen-
staurare e sistemate edifici religiosi tra satori della “Dogana e
i quali il Santuario di Sant’Abaco (120). Dazi di Susa”.
Cavoretto, di Uomo politico ed amministratore, per- Arma: Inquartato: al
da Cavoretto, in Mon- duta in giovane età la moglie amatis- 1° e al 4° d’oro all’aquila coronata di
calieri. Luchino, pode- sima, che diede due figli, si dedicò a rosso; collo scaglione di nero attraver-
stà di Rivoli (1568). molte opere di beneficienza, in parte sante (125): al 2° e al 3° d’azzurro, alla
Arma: D’argento alla nel quadro delle attività della Società di fascia d’argento, accompagnata da tre
banda di rosso (117). san Vincenzo, della quale fu presidente. teste d’uomo, di carnagione (126).
Cimiero: Volo d’ar- Cooperatore Salesiano (1877), sacerdo- Cimiero: La fenice. del 1349 fu sepolto nella Parrocchiale
gento, ciascuna ala carica di una benda te (1878). Il suo castello di Caselette è Motto: DEPRESSA. SUBLIMIOR. di Rivoli con fastosa cerimonia funebre
di rosso (118). ormai un celebre centro di spiritualità voluta dal Conte di Savoia; Guglielmo
Motto: ET. MIEUX. ENCORE. salesiana dedicato alla sua memoria, ed Antonio, abati di San Michele della
per volontà di Giulia Celesia Cays (121). Chabran Chiusa (rispettivamente 1391 (128)-1408
Luigi (122), sindaco di Caselette. [= Chiabrano, Chia- e 1411-1421).
Cays di Giletta Feudi: Caselette (o Casellette), Brione, brand], da Susa.
e Caselette Val della Torre 1794. Arma: Troncato, al 1°
da Nizza, in Torino. Arma: D’oro al leone d’azzurro corona- d’azzurro a tre stel- Challant
Divenuti conti di Case- to (123), linguato e unghiato di rosso. le d’oro, ordinate in di Montjovet
lette in successione ai Cimiero: Leone d’azzurro, nascente. fascia: al secondo di da Aosta. Ibleto, bali-
Cauda, con Luigi (119), Motto: FORTIOR. IN. ADVERSIS (124). rosso alla capra d’argento; colla fascia vo della Bassa Valle di
d’argento sulla partizione (127). Susa (1369), castella-
no di Avigliana (1370);
(115) Sui diversi proprietari del noto edi- Cays di Pierlas, v. Cais di Pierlas Francesco, castellano
ficio rimaneggiato in chiave barocca nel ‘700 Challant, di Avigliana (1415-1424); balivo della
ma di impianto cinquecentesco, cfr. Gritella
– Locana, Rivoli cit., pp. 12-13. Challant di Bassa Valle di Susa (1412).
(116) Patriziato-Vivant, alla voce Cavalli,
da dei Cays per: Vittorio Spreti e collabo- Fénis e Ussel; Feudi: Coazze 1294.
da San Salvatore Monferrato.
ratori, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Challant di Le vicende araldiche della grande casata
vol. II, Milano, 1929, p. 407). Aymaville valdostana giustificherebbero, da sole,
(117) Nel consegnamento del 26 maggio
1580, del senatore Bernardino e del fratello
(120) Caselette ieri e oggi, Numero unico a cura Ebalo, ricevitore dei un’ampio e complesso trattato. Siccome
del Comune di Caselette, Almese, 1980, p. 24. redditi delle castella- la famiglia è ben presente nella storia
Alessandro, figli del fu senatore Nicolao, si
blasonò, “un cerchio [bordatura] negro, campo (121) Al riguardo v. Angelo Viganò, Il ca- nie di Susa, Avigliana e Rivoli; Aimone, medievale segusina ma, non appartie-
bianco e barra rossa”; Alias, consegnato due stello di Caselette: centro di spiritualità, Ca- balivo della Savoia e della Valle di Susa ne, per origini e dimora, alla Valle, ci
gironi più tardi: “arma di un cordino negro, selette, Edizioni Conte Cays, 1993 e Claudio (1353-1356); castellano (seconda metà limitiamo a fornire qualche sommaria
campo bianco di barra rossa”. I Cavoretto ap- Russo, Carlo Cays di Caselette: Cooperatore di XIV sec.) di Avigliana e di Susa; Gia- indicazione (129).
poggiarono il diritto a far uso dell’arma su un don Bosco, Caselette, Edizioni Conte Cays, s.a.
como, morto all’assedio di Carignano
“ Privilegio” e dichiarandosi: “hanno una sen- (122) Nato nel 1841.
tenza dell’11 agosto 1484 del Gran Cancelliere (123) “All’antica”, precisa il Garino, Ar- (128) Bacco, Famiglie susine e aviglianesi
del Principe regnante in quel tempo; possesso morial du Comté de Nice cit., p. 41. cit., p. 81 indica 1390.
antico e pacifico. Antichi Privilegi Sabaudi e (125) Nei Fiori di blasoneria, p. 27, si parla
Francesi” (I consegnamenti, pp. 42-43). (124) Scordo, Le armi gentilizie, p. 68. La di “aquila appoggiata ad un cheverone negro”; (129) Raffigurazioni delle varianti dell’ar-
presenza dello stemma e motto, anche sopra nel consegnamento del 1614 di “un capriolo ma Challant e riferite a numerose alleanze
(118) I consegnamenti, p. 330. il camino della sala da biliardo del castello di matrimoniali sono fornite, ad esempio, in de
di nero sopra il tutto”; in quello del 25 giugno
(119) Nato nel 1769, + 1835. Gli storici Caselette, è ricordata nella relazione di viag- 1687 si dice “sopraffatto da un colmo o scivro- Tillier, Nobiliaire cit., tavole, n. 42-139 e
possono scrivere di lui, tra l’altro: “[...] fece le gio La nostra gita a Caselette nell’autunno ne di sabia” (I consegnamenti, pp. 112, 286). (anche con brisure qui non nominate) in Jean
campagne 1793-1796, non curvò la schiena al- del 1857. Memorie di Carlo Alberto Gazelli Baptiste de Tillier, Chronologies du Duché
l’astro napoleonico, emigrò, soffrì il sequestro di Rossana convittore del Real Collegio Carlo (126) Raffigurazione in Raccolta di Armi d’Aoste. I dignitari ecclesiastici e le autorità
dei beni, riprese servizio alla Restaurazione Alberto di Moncalieri, Torino, Speirani e Tor- St. p. 1000, C/222. civili del Ducato di Aosta, ms. 7 / 1738 Bi-
[...]” (così ne scrive Mario Zucchi, nella sche- tone, 1858, p. 18. (127) Scordo, Le armi gentilizie, p. 71. blioteca del Seminario di Aosta, a cura di Lin

122 123
Arma: D’argento, al capo di rosso, col d’oro; le ali accostate da due colombe Chiavarina Chiomonte, di
filetto di nero (alias banda) in banda. d’argento, affrontate. di Rubiana della Valle di Susa.
Inquartavano, per quanto riguarda il Motto: TOUT. EST. MONDE. ET. LE. da Mondovì, in Torino. Feudi: Villar Focchiardo 1384.
ramo principale con “del Viscontado MONDE. N’EST. RIEN. alias TOUT. Amedeo Giacinto Vin- Arma: non reperita.
d’Aosta”, e cioè: D’oro, all’aquila coro- EST. ET. N’EST. RIEN. cenzo (134), deputato di
nata di nero, armata di rosso (130). Sostegni: Due liocorni d’argento affrontati. Rivoli e di Torino (le-
Le varie linee usarono “spezzature” o gislature VI-VIII). Chiusa, della, v. La Cluse, de
“brisure” (131), caricando la banda di un Feudi: Rubiana 1776.
mobile ritirato verso il capo; queste al- Chiaberti Arma: D’azzurro alla chiave corica-
cune delle principali: [= Chiabert], da Frossasco. ta accompagnata da tre stelle il tutto Cignini, v. Chignin
di Cly: tre mezze lune d’argento crescenti; Feudi: Borgone 1618. d’oro (135).
di Fénis; di Châtillon, primo ramo; un Arma: non reperita.
anello d’oro; Cinquevie
di Châtillon, secondo ramo: una palma Chignin, di da Milano, in Torino.
d’oro; Chianoc, di [= Cignini], della Val- Il banchiere Bernar-
di Fénis, di Ussel e Saint Marcel: la stel- [= Chianocco, Canusco, Canischio], le di Susa e in Savoia. dino, acquisitore “dei
la d’oro. della Valle di Susa. Bernardo, vescovo di dazi di Susa” nel pri-
Aymaville: la colomba d’argento. Feudi: Bussoleno 1330, Chianocco XII- Moriana e Susa (inizio mo ‘600 (139).
Varey: la moscatura di ermellino, d’oro. XIV sec. XIII sec.) (136). Arma: Interzato in
Cimiero: Una testa di cinghiale, dal- Arma: non reperita. Feudi: Carre, Chianoc- fascia: al 1° d’azzurro al leone d’oro
le lunghe orecchie alzate: posta fra un co 1473, San Didero 1493, San Giorio illeopardito addestrato da uno scudet-
volo di basilisco, d’azzurro, screziato 1474, Villarbasse 1323. to d’argento, caricato di un puntale di
Chiapusso Arma: Di rosso, allo scaglione di Er- spada di rosso; al 2° di rosso al castello
da Susa e Novalesa. mellino (137). d’argento aperto di nero con un cancel-
Colliard, Pavone Canavese, 1994 , vol. [II],
pp. 463, 533, 538, 556, 557, 596, 597, 599.
Feudi: Bussoleno Alias: Di rosso, allo scaglione d’argen- letto, di nero a sinistra della porta; al 3°
603, 610, 638-643, 646-647, 651, 666, 667, 1570. to, caricato di sei moscature di ermelli- d’oro alla traccia di cinque vie o strisce
669, 672. Per qualche ulteriore dettaglio rinvio Arma: Troncato di no di nero (138). ondulate irregolarmente, moventi dal
anche al mio Feudalità e blasoneria nello Sta- rosso e d’oro, carico, cancelletto del castello e tinte di rosso,
to sabaudo. La castellata di Settimo Vittone, il 1°, di un giglio di di azzurro, di colore bigio, di verde e di
Ivrea, 1992, pp. 171-172. Francia ed il 2° di una testa di cinghiale, ve di cui alla nota precedente. porpora.
(130) Di modo che la blasonatura diviene, di nero (132). (134) Torino, 1817-1889. Cimiero: Il leone d’oro.
nel linguaggio blasonico del Franchi-Verney: Motto: PER. ARDUA. NITET. (133) (135) Scordo, Le armi gentilizie, p. 73: Motto: ET. FEROX. NON. TRAN-
“Inquartato: al primo e quarto: d’argento al “Così nei Bandi campestri di Rubiana. L’Ar- SGREDITUR. (140).
capo di rosso, colla banda in divisa di nero, at- merista omette le stelle e dispone la chiave
traversante: al secondo e terzo; d’oro all’aquila (132) Si riferisce qui, premesse le opportu- coricata (egli dice posta in fascia e rivoltata
di nero, coronata, allumata, rostrata e membra- ne riserve, l’arma che Placido Bacco attribuì ai
ta di rosso: cimiero; una testa di cinghiale al Chiapusso segusini (la medesima che usavano
coll’ingegno a sinistra)”. Claretta,
naturale con due lunghe orecchie, volte all’in- omonime famiglie franco-provenzali): “Copa- (136) Bacco, Famiglie susine e aviglianesi Claretta
sù, posta in mezzo a due ali di basilisco scre- to rosso ed oro, carico il rosso di giglio oro cit., p. 50. Assandri
ziate d’oro e di azzurro” (Armerista, p. 49). di Francia ed il campo inferiore oro carico di (137) Patriziato-Vivant, alla voce Cignini. da Giaveno. Jacopo,
(131) Nel linguaggio araldico, come è noto, testa nera cinghiale col detto per ardua nitet”. Così nei Fiori di blasoneria, p. 28: “Un cheve- sindaco di Giaveno
col termine brisura, o spezzatura (in spagnolo Quest’informazione non fu accolta senza ri- rone di armellini in campo rosso”; Villarbasse (1429); Vincenzo, sacer-
“rotura de las armas”, in inglese “rebatement”) serve dal sempre modesto e scrupoloso Felice e i suoi signori, Tav. V; bella raffigurazione in dote, rettore del nuovo
ci si riferisce all’alterazione di un’arma con lo Chiapusso, al quale non sembrò impossibile Raccolta di Armi St. p. 1000, C/261.
scopo di distinguere tra loro i diversi rami di una che la famiglia non avesse posseduto un’ar- (138) Come è noto il numero delle “mo-
famiglia ed anche i rami bastardi. Sulle spezza- ma gentilizia, pur avendo avuto in determinati sche d’ermellino [o armellino]” deve essere
ture, con particolare riferimento al Piemonte v. momenti i requisiti per farne uso. Non si deve precisato solo nel caso in cui esse non siano (139) I figli Claudio e Gio. Paolo furono in-
Carlo Lovera di Castiglione, Della funzione escludere, tuttavia, che almeno il Gerolamo ti- “seminate” ma in numero definito; figura coe- vestiti di parti Cavallerleone e Bonavalle, che
della “brisure” o spezzatura nell’Araldica, in tolare di diritti feudali in Bussoleno (che nelle rente con la descrizione in Blazoneria St. p. poi cedettero (1641) al conte Giovanni Anto-
“Atti e Memorie del II° Congresso della Socie- Famiglie segusine non è menzionato) un’arma 982, f. 66. Nell’Armorial du Duché de Savoie nio Turinetti.
tà Piemontese di Archeologia e Belle Arti”, vol abbia avuto motivo di usarla. [Lajolo], cit., si parla non di sei ma “cinque (140) Scordo, Le armi gentilizie, p. 75 (Pa-
XV, Torino, 1933, pp. 144-147. (133) La fonte è il Bacco, ripetendo le riser- moscature [o moschettature]” (p. 19). tenti del 1624).

124 125
seminario di Giaveno (ultimo quarto del sta in banda, col taglio in giù, sotto un novembre)” intitolato a “La presa di ta (159).
XVI sec.) (141), segretario del Cardinale capo d’oro, carico di un’aquila di nero. Rodi fatta da Amedeo IV” (152); nel 1630 Motti: EST. MIHI. PRO. DOMINO.
Guido Ferrero, abate di San Michele del- Cimiero e motto: di CLARETTA (147). si registrano suoi interventi sulle forti- DEXTRA. PARATA. MEO (160).
la Chiusa, donò il corpo di Sant’Antero al ficazioni di Avigliana (153); nel 1633 si JE. L’ENDURE. (o QUI. LA. DURE.,
comune di Giaveno (1611) (142); Giovanni, ricostruisce su suo progetto il castello v. sotto).
consigliere (1635) (143); Giuseppe Andrea, Clermont, de di Rivoli (poi perduto, incendiato dai Sostegni: Lo scudo accostato da due
sindaco (1679, 1687); Luigi Antonio, giu- [= Clairmont], del francesi); Amedeo, architetto e primo colonne d’argento toscane accollate con
dice di Giaveno (1790-1796) (144); Gau- Delfinato. Antelmo, ingegnere di S.A., lavora alla ricostru- una breve svolazzante e scritto col Mot-
denzio, autore di numerosi studi e volumi vescovo di Moriana e zione del castello di Avigliana (1655), to: QUI. LA. DURE.
storici di notevole importanza per la Valle Susa (1262-1269) (148). oggi perduto (154).
di Susa. Arma antica [1120]: Di Feudi: Bussoleno XVII sec.
Arma: Inquartato: al 1° e 4° di azzurro [...] ad un monte di [...] Arma: D’azzurro, a tre monti d’oro, cia- Coletti / Coletto, v. Colletti
alla stella (8) d’oro; al 2° e 3° vaiato di accompagnato in capo da un sole (149). scuno caricato di tre trifogli di verde (155),
rosso e d’argento (145). Arma moderna: Di rosso a due chiavi rovesciati e ciascuno sostenente un pap-
Cimiero: Braccio di carnagione tenente d’argento passate in croce di Sant’An- pagallo di verde, colla testa rivoltata (156). Collegno, di
una palma posta in sbarra. drea (150). Alias: D’azzurro, a tre monti d’oro, antichi signori di Collegno.
Motto: SANCTE. ANTHERE. ADE- uscenti dalla punta, ciascuno caricato di Feudi: Collegno XII-XIII sec.
STO (146). un trifoglio di verde, rovesciato, e cia- Arma: non reperita.
La linea comitale Claretta Assandri Cluse, de La, v. La Cluse, de scuno sostenente un pappagallo di ver-
porta: de, colla testa rivoltata (157).
Arma: Partito: al 1° di Claretta; al 2° Alias: D’azzurro a tre monti d’oro ne’ Colletti
di Assandri, che è d’oro al castello di Coazze, di quali stanno tre trifogli verdi e sui qua- [= Coletti, Colletto], da Giaveno. Oli-
rosso, movente dalla punta dello scudo, da Torino (151) e Coazze. li posano tre pappagalli verdi senza vero (o Oliviero), giudice e castellano
sormontato da una scure al naturale, po- Feudi: Coazze XII sec. capo (158). di Giaveno per l’abate di San Michele
Arma: non reperita. Cimiero: Due cannoni d’argento. della Chiusa (1570 (161), 1577 (162), 1587-
Alias: Il guerriero con la spada sguaina- 1590) (163); Daniele, giudice di Giaveno
(141) Cronistoria Giaveno, p. 689.
(142) La famiglia ottenne, per questa donazio-
Coda, v. Cauda
(152) Brayda – Coli – Sesia, Ingegneri
ne, un posto distinto nella processione annuale, cit., p. 26.
con deliberazione civica in data 15 maggio 1836. (159) Utilizzato in particolare da altre fa-
(143) Cronistoria Giaveno, p. 690. Cognengo di (153) Luciano Tamburini, Castellamonte, miglie del ceppo castellamontiano, come i
Castellamonte Carlo di, in: Dizionario Biografico degli Ita- Cagnis. L’Armerista, p. 45 precisa, alla voce
(144) Ibidem, p. 682. liani, vol. 21, Roma, 1978, p. 589.
[= Cognenco], del Castellamonte: “Un guerriero armato di tutte
(145) “Questo è lo stemma – scrive il Man- Canavese. Carlo, rea- (154) Brayda – Coli – Sesia, Ingegneri pezze impugnante una spada”.
no - conceduto, nel 1861, ai due rami comitale lizza al Moncenisio, cit., p. 25. (160) È questa l’arma utilizzata da varie fa-
e baronale. Nella domanda si spiegava che la
stella era alludente al nome; il vaio agli uffi- nel 1619 “la costru- (155) L’ Armerista, p. 45, precisa che i tri- miglie del consortile castellamontiano ed esi-
zione temporanea per fogli sono “rovesciati ed ordinati due ed uno”. ste notizia che, in tutto o in parte, ne fecero uso
ci togati dei due concessionari. Però sino dal gli stessi Cognengo, che ad esso apparteneva-
1844, in una domanda del Luigi, poi conte, per il torneo sul lago per le nozze di Vit- (156) Scordo, Le armi gentilizie, p. 64.
no. Esponenti della famiglia feceri anche uso
ottenere un titolo nobiliare, domanda stata so- torio Amedeo e Cristina di Francia (9 (157) I trifogli, quando ne compare solo uno di altre insegne gentilizie. I Fiori di blasone-
spesa dopo un parere del Procuratore generale in ciascun monte, si vedono raramente allineati ria, p. 26, blasonano, per i Castellamonte: “Tre
(1844, 15 settembre), nella documentazione si (posti in fascia) nei monti, più frequentemente monticelli d’oro, ne’ quali sono tre trifogli 2. e
parlava di uno stemma di cui faceva uso il sa- (147) Stemma approvato nel 1890. posti “2 e 1”, in alcuni casi (cfr. Blazoneria St. 1. verdi, e sopra i monti tre pappagalli al natu-
cerdote Vincenzo nel secolo XVII, che così era (148) Bima, Serie cronologica cit., p. 223; p. 982, c. 77) solo i due superiori sono rove- rale senza capo in campo azzurro”. Il Tasnière
divisato: d’argento alla sbarra di nero, col capo Bacco, Famiglie susine e aviglianesi cit., p. 60. sciati mentre quello posto verso la punta è in raffigurò l’arma per l’Arnaldo (Anfiteatro del
d’azzurro, carico di una stella (8) d’oro, che è posizione narurale. valore cit.), tratto in inganno da documenti im-
la stella dell’arma di Giaveno. Ond’è che il fu (149) Chorier, Histoire de Dauphiné,
Rééditée cit., pp. 640-641. (158) Pericle Massara Previde, Stemmi precisi, con “campo d’oro”.
barone Gaudenzio, da qualche tempo la volle di famiglie e Comuni del Piemonte, ms., Bi-
adottare mettendola sul tutto dell’arma di con- (150) Buet, Armorial des évêques de (161) Cronistoria Giaveno, p. 678.
blioteca Reale di Torino (St. p. 1073), p. 280.
cessione” (Scordo, Le armi gentilizie, p. 76). Maurienne cit. Sull’arma dei Castellamonte v. anche Scordo, (162) Ibidem, p. 691.
(146) Alludente alla donazione della reli- (151) Secondo le conclusioni del Guasco Monumenti araldici subalpini. La “Marche (163) Archivio Mola di Nomaglio, Mi-
quia del santo di cui si è appena detto. discenderebbero dai Visconti di Torino. d’Armes” cit., pp. 145-146. scellanea, cartellina “Giaveno”.

126 127
(1631) (164). ro a sei bisanti d’oro (169); 3. 2. 1; al 2° di Arma antica (174): Una fascia di [...] in Cossaudi
Feudi: Giaveno 1612 (165). Compans (170). campo di [...], accompagnata in capo da di Revigliasco
Arma: non reperita. Cimiero: Il grifone d’argento, armato di una stella d’oro (175). da Moncalieri e Torino.
rosso nascente. Arma moderna: Trinciato di ermellino e Gaspare, castellano di
Sostegni: Due grifoni d’argento. di rosso di tre moscature (176). Giaveno (1525) (182).
Colli Alias (177): Partito: al 1° inquartato d’oro Arma: D’azzurro al
da Castelnuovo Scri- e d’azzurro a un crescente d’argento nel liocorno d’argen-
via, poi in Casei Gero- Condove, di cantone sinistro; al 2°, trinciato di er- to passante, sormontato da una stella
la; una linea della fa- antichi signori di Condove. mellino e di rosso di tre moscature (178). d’oro (183).
miglia ebbe residenza Feudi: Condove XI-XII sec. Motto: POTIUS. MORI. QUAM. FOE-
in Susa nell’Ottocen- Arma: non reperita. DARI. (179)
to (166). Costa
Arma: D’oro, a 13 colli di nero, ristretti d’Arignano
3. 4. 3. 2. 1., col capo d’azzurro carico Confalonieri Cordero da Chieri. Bongiovan-
di un’aquila al naturale (167). [= Confaloneri, Confalconeri; = Falco- da Mondovì. Giambat- ni, scudiere del Delfi-
neri? (171)]. tista (alias: Gio. Ber- no (sec. XV). Giulio,
Feudi: San Giorio 1490, Trana 1490. nardino) (180), colonnel- tenente colonnello nel
Compans-De Arma: non reperita. lo; governatore di Susa Reggimento Susa (17
Bichanteau d’Orio (13 dicembre 1640). giugno 1786).
dell’Orleanese, in To- Arma: D’azzurro, Arma: D’azzurro a cinque bande
rino. Conflans troncato da un filetto: di sopra: all’arco d’oro (184).
Feudi: Giaveno 1711. de Fessons col dardo incoccato. Accompagnato da Cimiero: Leone nascente (185), al naturale
Arma antica: D’azzur- della Savoia. Amedeo, due stelle: di sotto a due bande; il tutto in maestà, diademato ed alato d’oro, te-
ro a tre torri d’oro (168). castellano di Susa e d’oro (181). nente colla branca destra una spada, col-
Motto: IL. FAUT. VOIR. Bussoleno (1347- Cimiero: Il cuore di rosso, infiammato. la sinistra una bilancia, il tutto d’oro.
Arma moderna: Troncato al 1° d’azzur- 1349) (172). Motto: AIMER. DIEU. Sostegni: Due leoni al naturale affronta-
Arma: Partito: al 1° in- ti e rimiranti.
quartato d’oro e d’azzurro a un crescen- Motto: DE. JOUR. EN. JOUR. (186).
te d’argento nel cantone sinistro; al 2°, Corvi
(164) Cronistoria Giaveno, p. 679. di rosso e di ermellino di tre moscature antichi consignori di Avigliana.
(165) Tuttavia l’appena citato Olivero era [o fiocchetti d’ermellino, moschettatu- Feudi: Avigliana XII sec. Costantini
detto già in un atto del 1589 “dei Nobili di re] (173). Arma: non reperita. da Rivoli.
Giaveno” (Archivio Mola di Nomaglio, Mi- Arma: non reperita.
scellanea cit.).
(169) Era questa l’arma dei Brichanteau (174) Documentata ancora nel 1279 (v.
(166) Dove nacquero, ad esempio, Carlo marchesi di Nangis (Armorial général, I, p. (182) Cronistoria Giaveno, p. 678.
Galbreath, Inventaire des sceaux cit., p. 151,
Alberto (che divenne maggiore) nel 1841 e Er- 300). n. 2). (183) Patriziato-Vivant, alla voce Cossau-
nesto Luigi (avvocato) nel 1846.
(170) Patriziato-Vivant, alla voce. (175) Fiori di blasoneria, p. 29. di (= Cossauto).
(167) “Stranissima - rileva il Manno - l’ar-
ma che usava il vescovo di Alessandria [Gia- (171) Al riguardo cfr. le considerazioni (176) Ibidem. (184) Patriziato-Vivant, alla voce Costa.
como Antonio] (+ 1872); d’oro alla croce d’az- contenute in Tra Savoia e Delfini cit., pp. 115, (177) In particolare per i Conflans de Boe- (185) Nel consegnamento del 1687 si dice
zurro accantonata da 12 colli di nero (a foggia 143. ge. “Il leone di S. Marco d’oro allato dell’istesso”
di porte) moventi dai lembi della Croce e dello (172) Patria, Su alcune magistrature cit,. (178) Armorial du Duché de Savoie [Lajo- (I consegnamenti, p. 283).
scudo, ordinate in fascia in cadun punto con p. 39, col refuso Tessons in luogo di Fessons. lo] cit., p. 101, (186) Vittorio Amedeo Cigna-Santi (Se-
uno scudetto in cuore d’oro, cucito, carico di L’indicazione riportata dal Patria, consente di rie cronologica de’ Cavalieri dell’Ordine Su-
un’aquila di nero, rivoltata” (Scordo, Le armi anticipare di alcuni anni il possesso del Feudo (179) Dumont, Armorial genevois cit., p.
116. premo di Savoia detto prima del Collare, indi
gentilizie, p. 78). di Fessons-sous-Briançon, in quanto il Gua- della Santissima Nunziata, co’ nomi, cognomi,
(168) Nel consegnamento 1687 si legge: sco, p. 743, riferisce solo di un’infeudazione, (180) + 13 luglio 1670. titoli, e blasoni delle arme loro, Torino, 1786,
“Un scudo appontato semplice d’azurro a tre concessa dal conte Amedeo VI, al qui citato (181) Questo stemma fu consegnato (1613- p. 72) annota che “Qualcuno di questa casa,
torri d’oro. Elmo terziato in facia coronato di Amedeo, nel 1356. 14) dal capitano Giambattista e dal professore intrecciando alle parole la figura d’un cuore,
corona comitale ornato” (I consegnamenti, pp. (173) Armorial du Duché de Savoie [Lajo- di leggi Giuseppe Cordero di Mondovì (I e d’una tromba vi espresse questo sentimento:
370-371). lo] cit., p. 101, consegnamenti, pp. 114-115). mon coeur me trompe de jour en jour”.

128 129
Cressy Cristini
Carlo Antonio, proba- da Carignano e Rivoli,
bilmente discendente in Utelle e Torino.
dall’anonima famiglia Arma: Troncato d’oro e
dell’Embrunese, di- d’argento allo scaglio-
morava in Susa nel tar- ne d’azzurro, con tre
do ‘600. crocette, una sull’altra:
Arma: D’azzurro al leone nascente d’oro quelle in capo ed in punta patenti e d’az-
posto in punta, sostenuto da una fascia in zurro, la terza trifogliata (191); e d’argen-
divisa d’argento, accompagnato da due to, caricante lo scaglione. Cimiero: Gri-

D
crescenti (187) dello stesso, affrontati (188). fone al naturale nascente, coll’ala destra
Motto: CRESCITE. ET. MULTIPLI- d’oro e l’altra di nero.
CAMINI. Motto: NIL. INFERIORA. MORAN-
TUR.

Cristiani
di Ravarano Cucca
del Pavese, poi in Li- [poi Cucca-Mistrot], da
guria, a Solero ed ora Ameno, in Torino. In
in Francia col sempli- Villarbasse è legato al
ce cognome Ravaran. loro nome uno dei pa-
Perpetuo Lorenzo, pre- lazzi più prestigiosi.
fetto di Susa (26 settembre 1770) (189). Feudi: Villarbasse 1782.
Arma: D’oro alla croce d’azzurro, cari- Arma: D’oro alla banda di rosso, cari-
ca di cinque stelle (8) del campo (190). cata di tre venti d’argento, accostati da
due filetti del campo. Cimiero: Cigno
d’argento, nascente, tenente con becco,
un anello d’oro nel quale è incastonato
un rubino.
Motto: UBIQUE. NON. MU-
TANT. (192).

(191) Nello stemma antico della famiglia


(187) Presumibilmente “parlanti”, in rap- questa stella, posta tra le altre due, era d’oro ed
porto al cognome. anch’essa patente. Carlo Emanuele I, con Paten-
ti di nobilitazione e privilegio di ampliazione
(188) L’arma fu consegnata in Susa il 19 dell’arma (15 gennaio1597) stabilì che la croce
febbraio 1688 da Carlo Antonio Cressy e se ne fosse d’argento e trifogliata “a modo della croce
ricavò la blasonatura: “Un scudo contornato di S. Maurizio nostro protettore” (Patriziato-Vi-
a beneplacito d’azurro ad un leone nascente vant, alla voce Cristini). Non si rischia di sba-
d’oro in ponta sostenuto da una fascia in divisa gliare immaginando che la variazione sia stata
d’argento e due crescenti dell’istesso l’uno op- suggerita da Bartolomeo Cristini, Re d’armi, col
posto all’altro in ponta”. nome di Bonnes nouvelles, ed Araldo dell’Or-
(189) Non è stato possibile ascrivere a dine Supremo Santissima Annunziata, nonché
questa famiglia un Antonio Cristiani che era
curato di Santa Maria di Susa nel 1702 (cfr.
bibliotecario e matematico di S.A.
(192) Scordo, Le armi gentilizie, p. 86; Vil-
Personaggi e famiglie del passaggio
Archivio, p. 198).
(190) Stemma napoleonico: d’oro alla croce
larbasse e i suoi signori, tav. VII. Si tratta dello
stemma concesso il 28 febbraio 1711 a France-
attraverso la rappresentazione araldica
d’azzurro, carica di cinque stelle d’argento; colla sco Mistrot e poi passato in eredità ai Cucca (poi
campagna di rosso, carica del segno dei cavalieri Cucca-Mistrot), in seguito al matrimonio tra Ro-
legionari (Scordo, Le armi gentilizie, p. 85). salia Mistrot e Giambattista Cucca.

130
Dalmazzo col capo d’oro, carico di un’aquila co- prendendo le mosse dal momento in cui armes, qu’il n’avoit point encore euë.
[= Dalmatico], origi- ronata di nero (7). le armi gentilizie divennero “constantes Peut-estre, & c’est ce qui est plus vray-
nari di Cuneo, dira- Alias (8): Inquartato di Damiano e di Del & permanentes” nelle famiglie, verso semblable, ne pretendit-il s’en servir que
marono in Saluzzo e Carretto. il 1200 ed affermando che le armi dei comme une devise. Et certes, ayant fait
in Avigliana. Paolo, Cimiero: Il pavone colla coda a rosta. Delfini delle due prime razze restarono graver cette figure, il luy donna le nom
credenziere 1550 (1). Motto: AL. RECHT. AL. RECHT (9) o costanti da quel tempo sino alla loro de son sceau secret. Humbert I., tige de
Niccolò, aviglianese; RECHT. AL. RECHT. estinzione. Esse furono, scrive l’autore, la troisième race des Dauphins, com-
si ricorda la sua attività di predicatore, nel suo antico francese: mença à negliger ces anciennes armes
tra l’altro, in Avigliana e Giaveno (dove “ [...] un chasteau composé de trois en faveur des siennes et du dauphin. Les
fu anche oratore per il quaresimale at- Deferus, Defferus, v. Ferus, de tours, dont celle du milieu estoit plus siennes estoient une tour accompagnée
torno alla metà del XVII sec.) (2). “In eminente que les autres. Ces tours d’un avant-mur, que Christofle Iustel a
Avigliana produssero saggi amministra- sont crenellées de trois pieces dans les pris par une brisure. Dans un des ses
tori e consiglieri del Comune dal 1430 Delafont sceaux anciens, mais la plus haute a sceaux de l’an M.CC.XLVII., il ne pa-
in appresso” (3). [= de La Font] fami- trois fenestres ouvertes, deux en haut & roist qu’ une tour avec son avant-mur.
Arma: Di rosso, alla tigre d’oro tenente glia di modeste origini, une au dessous; chacune des autres n’en En un autre, de l’an M.CCLXXXIII., le
una torre d’argento (4). originaria di Neffes, a qu’une, & la muraille qui les enferme dauphin occupe le milieu de l’escu &
Motto: MAGNANIMITATE. ET. RO- passata in Gap, presen- toutes est crenellée de sept pieces. En est costoyé de deux tours. Iean, son fils,
BORE. te tra ‘6 e ‘700 nell’alta vain m’en demanderoit-on les esmaux, ne mit qu’un dauphin en la pluspart des
Valle di Susa, con Pier- car il ne nous reste plus de represen- siens, & i’en ai veu de l’an M.CCC.VII.
re, chirurgo, morto ad Oulx nel 1707. tation que dans le sceaux de ces prin- & de quelques autres années où il est
Damiano Priocca Arma: Di [...] (?) ad una cesoia aperta, ces, où d’un costé ils sont representez à representé à cheval & armé, n’y ayant
di Saliceto passata in croce di Sant’Andrea (10). cheval & armez à l’antique & de l’au- qu’un dauphin dans le revers. Durant la
da Asti. Vittorio Fili- tre un chasteau. Tels sont les sceaux du vie de son pere il n’avoit pas eu d’au-
berto, colonnello co- Dauphin Guy-André de l’an M.CC. & tres armes, les ayant preferées à celles
mandante del reggi- Delfini di Vienne de l’an M.CC.XXV.; ceux de Guy XII., de la maison des comtes d’Albon & de
mento provinciale di [v. anche le voci d’Albon e de La Tour son successeur, de l’an M.CC.XLIV., celle de La Tour. Il estoit obligé de sa
Susa (30 ottobre 1787 du Pin de Vinay]. de l’an M.CC.XLVI. de l’an M.CC.LIV. naissance à celle-cy par son pere & à
- luglio 1794) (5). Si è soffermato sulle armi gentilizie dei & de l’an M.CC.LVIII. Il est vray que celle-là par Anne, sa mere. Ce fut pour
Arma: Di rosso alla stella (8) d’oro (6); Delfini, in una dettagliata disamina che celuy-cy commença le premier à fai- complaire à Anne que son pere & luy
ci pare opportuno riproporre, il classico re paroistre le dauphin dans son escu, relascherent de l’interest de leur pro-
storico del Delfinato Nicolas Chorier (11), sans quitter neantmoins les anciennes pre famille. Ils voulurent luy témoigner
(1) Bacco, Famiglie susine e aviglianesi, armoiries de la maison des Dauphins. qu’ils l’avoient quitté pour estre entie-
p. 139. Il est representé dans un sceau de l’an rement à la sienne. En un sceau de ce
(2) Cronistoria Giaveno, p. 691; poi fu ve- (7) Patriziato-Vivant, alla voce. M.CC.LVIII. à cheval & armé & un prince de l’an M.CC.XCVII., son pere
scovo di Fossano (1648), morì nel 1653. (8) Dopo l’alleanza matrimoniale tra Vin- dauphin dans son escu, qu’il porte à son estant encore vivant, on voit un griphon
(3) Bacco, Famiglie susine e aviglianesi, cenzo Damiano e Paola Maddalena Del Car- bras gauche; mais de l’autre costé du qui l’occupe entierement, mais il sou-
p. 139. retto di Bagnasco, erede di Saliceto (1697). sceau est representé le chasteau, comme stient un escu d’une autre maniere que
(4) Scordo, Le armi gentilizie, p. 88. Un (9) Scordo, Le armi gentilizie, p. 88. Con- les vrayes armes de sa maison. Cela ap- les supports ordinaires. Il luy pend au
Gianfrancesco, da Cuneo, notaio, segretario segnamento 23 agosto 1687 da parte di Fran- puye ce que nous avons avancé touchant col, luy tombant sur la poitrine, & on n’y
ordinario del Senato di Piemonte, consegnò il cesco Damiano: “Un scudo quadro cartociato l’origine du nom de Dauphin et fortifie voit que la figure d’un dauphin. Com-
14 agosto 1687 “Un scudo quadro di sangue ad a beneplacito di gueulles ad una stella d’ot- cette conjecture que le premier à qui il me ils voulurent obliger cette princsse
un lione d’oro tenente un castello d’argento” to raggi d’argento [sic] sotto fronte d’oro ad
e, per cimiero: “un leone nascente come nel un’aquila di sabia coronata del medesimo”; fut rendu propre l’acquit en quelque oc- en renonçant ce semble à leurs armes,
campo”, col motto sopra indicato (I consegna- cimiero: “Un pavone posto in faccia con la casion ou en quelque exercice militaire elle voulut aussi les conserver dans ses
menti, p. 378). coda aperta”, con l’annotazione: “Dipinta a par le moyen de la figure d’un dauphin sceaux, où elle fit mettre un escu costoyé
(5) Tullio Forno, Il reggimento provin- fol. 55 del libro del blasone formato in seguito qu’il fit peindre dans son escu. Ioint que de deux tours avec son avant-mur. Elles
ciale di “Susa” nella giornata di Marengo, in dell’editto del 1613 e al di sotto si leggono le Guy-André se plut particulierement à en sont comme les supports & il n’y a
“Segusium”, a. XXXVII (2000), vol. 39, pp. seguenti parole: Damiani d’Asti”. estre appellé Dauphin, iusqu’à en faire qu’un dauphin representé dans l’escu.
121-134 (e in particolare 126-127). (10) Armorial haut-alpin, p. 279. son nom propre, ce qui peut-estre don- Enfin, le dernier Humbert, prince foible
(6) In Raccolta di Armi St. p. 1000, D/26 la (11) Histoire de Dauphiné, Rééditée cit., na la pensée à Guy, son fils, de ne pas & neanmoins ambitieux, se declara plus
stella è d’argento. vol I, pp. 602-603. refuser au dauphin une place dans ses ouvertement pour le dauphin que nul de

132 133
ses predecesseurs. Il le fit graver dans Dentis Doglio di Villar Duing, de, -
la pluspart de ses sceaux. Il y est repre- di Bollengo Focchiardo La Val d’Isère
senté armé & au revers un dauphin seu- [o Bolengo], da Cara- da Rivoli. [= Duyn], della Sa-
lement. Neanmoins il n’ignoroit point magna, in Torino. Feudi: Villarfocchiar- voia. Bertrando, ca-
que cette nouveauté n’estoit pas sans Feudi: Bussoleno XVII do 1604. stellano di Susa (1453-
injustice, & il voulut en éviter le blâme sec. Arma: D’azzurro a tre 1464) (22).
en donnant le nom de sceaux secrets, Arma: Sbarrato d’oro e mezzelune d’argento, Arma: D’oro, alla cro-
de petits sceaux & de cachets secrets d’azzurro: le sbarre d’azzurro cariche di crescenti, ordinate in fascia (17); col capo ce piena di rosso (23).
aux sceaux où n’estoit que la figure du 5 denti d’argento, 2. 2. 1., col capo di dell’impero (18).
dauphin [...] Ce prince aimoit le nou- rosso (14).
veautez, les croyant un moyen propre à Cimiero: Una testa di elefante. Dupin
acquerir un prompte reputation. Il reso- Motto: NI. DECEPTUS. VINCI- Drago Feudi: Villarbasse 1643.
lut de faire que le dauphin l’emportât TUR (15). Nizzardi, originari del- Arma: non reperita.
sur ses anciennes et legitimes armes. la Provenza.
Ayant establi le conseil delphinal dans Feudi: Trana 1566.
la ville de Grenoble, il luy donna le Didier Arma: D’azzurro al Durago
dauphin pour sceau [...]”. della Motta drago d’oro (19). Feudi: Pianezza 1759.
dalla Savoia, in Torino Alias: D’oro al drago Arma: non reperita.
e Rivoli (dove dimora- di verde (20).
Delfini di Francia vano nella prima metà
Arma: Inquartato: al 1° e al 4° di Fran- dell’800).
cia moderna, che è: d’azzurro a tre gigli Arma: Di rosso alla Drò di Bruino
d’oro; al 2° e al 3° d’oro (12), al delfino sbarra d’argento (16). [= Drous, Droi, Droy
d’azzurro, illuminato, crestato, lingua- ed anche Drodo], da
to, orecchiato, barbato, alettato, e cau- Valperga, in Barbania
dato di rosso, posto in palo. e Rivoli.
Feudi: Bruino 1327.
Arma: D’argento alla
Dellera di Corteranzo fascia di rosso, accompagnata da tre
da Faule. Giuseppe, prefetto di Susa (2 pianticelle di verde di tre rami ciascu-
dicembre 1750) (13). na (21).
Arma: non reperita.
(14) Patriziato-Vivant, alla voce. (17) In Blazoneria St. p. 982 f. 79, i cre-
Demorra, v. Morra, de (15) Scordo, Le armi gentilizie, p. 90. scenti sono posti 2.1.
(16) Questa l’indicazione in Spreti e col- (18) Consegnamento 1614: “Di azzurro
laboratori, Enciclopedia storico-nobiliare cit. con tre lune crescenti d’argento poste in fascia
vol. II, Milano, 1929, p. 614, confermata ne ed il capo caricato di un’aquila nera coronata
Le blason, p. 321 e in Raccolta di Armi St. p. dal medesimo” (Scordo, Le armi gentilizie, p. babile che le tre pianticelle fossero utilizzate
1000, D/214; coerente raffigurazione in Bla- 122); Armolario, p. 119. nell’intento di richiamare la pianta di canapa
(12) Ma si riscontra anche l’utilizzo del- zoneria St. p. 982 f. 81; Silvio Mannucci,
l’arma del “seminato” di gigli, che si diceva (19) Scordo, Le armi gentilizie, p. 93. inalberata dal ceppo comitale.
nel Nobiliario e blasonario del Regno d’Ita-
di Francia antica (cfr. [Auguste] Vallet de lia, vol. II, Roma, s.a., p. 136 indica, tuttavia: (20) Così in Blazoneria St. p. 982. (22) Patria, Su alcune magistrature cit.,
Viriville, Armorial de France, Angleterre, “D’azzurro allo scaglione accompagnato in (21) Figura coerente con la descrizione (e p. 42 (che indica de Duire, ma non dovrebbe
Écosse, Allemagne, Italie et autres puissan- punta da una stella di sei raggi, il tutto d’oro”, con la precisazione “due in capo, e una in pun- esservi dubbio che si tratti dei Duing, l’unica
ces, composé vers 1450 par Gilles Le Bouvier seguito dal Libro d’oro della nobiltà italiana, ta” in Blazoneria St. p. 982, f. 78; Scordo, Le famiglia con un nome compatibile infeudata
dit Berry, premier Roi d’armes de Charles vol. IV, 1916-1919, Roma, 1918, p. 264. Nel- armi gentilizie, p. 93; Fiori di blasoneria, p. di Val d’Isère, il 9 giugno 1424, in persona di
VII, Roi de France [...] publié [...] par M. l’Armorial du Duché de Savoie [Lajolo], cit., 32: “Una fascia rossa in campo di argento ac- Bertrando e Roberto.
Vallet de Viriville, Paris, Librairie Bachelin- p. 133, ad una famiglia Didier da Saint Jean compagnata da tre piante di tre fusti [...] due (23) Dictionnaire du Duché de Savoie,
Deflorenne, 1866, p. 63. de Maurienne è attribuito: “D’argento, ad un in capo, e una in punta dello scudo”. Data la M.DCCCXL (1840), Tome II, “L’Histoire en
(13) Poi d’Ivrea (1754) e di Vercelli cuore infiammato di rosso, col capo d’azzurro, derivazione dei Drò dai Signori di Valperga Savoie”, n. 9, 2005, p. 209; Armorial du Du-
(1760). carico di tre stelle d’oro”. (ben distinti dai conti di questo nome) è pro- ché de Savoie [Lajolo], cit., p. 30.

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E
Personaggi e famiglie del passato segusino
attraverso la rappresentazione araldica
Elicorni Enrielli coronata e membrata d’oro (13).
da Rivoli. Arma: non reperita. [= Henrielli], da Ivrea,
oriundi da Vestignè (9),
poi in Casale. Carlo Estouteville, d’
Emé Amedeo [anche: Carlo della Normandia. Gu-
secondo alcuni d’ori- Emanuele]; vicario ge- glielmo, vescovo di
gine veneziana (dagli nerale clusino (1665); Moriana e Susa (1452-
Emo), ma i più non prevosto di Giaveno (seconda metà 1483 (14)) e cardinale,
concordano (1). XVII sec.). promosse nella secon-
Feudi: Nevâche, prima Feudi: Coazze 1670. da metà del XV secolo
metà del ‘500 (2). Arma: D’argento alla banda di rosso, il restauro e la ricostruzione della nava-
Arma: Di [...] all’agnello al naturale carica di rombi del campo, appuntati ta centrale e dell’abside di San Giusto di
[...] col capo di [...] carico di tre teste in banda; accompagnati da due castelli, Susa, restandone a testimonianza le sue
di bue (3). pure di rosso (10). armi gentilizie affrescate.
Alias: Di [...] all’agnello, sormontato da Cimiero: Leone d’oro, armato di spada, Arma: Burellato d’argento e di rosso al
una salamandra coronata, infiammata di nascente. leone di nero, armato, lampassato e co-
rosso (4). Motto: UNDIQUE. TUTA. ronato d’oro attraversante sul tutto (15).
Alias: Di azzurro all’agnello passante Alias: Inquartato, al 1° e 4° d’oro alla
d’argento; col capo d’oro, carico di tre fascia di nero, al capo d’azzurro, cari-
rincontri di vacche di nero (5). Entremont, d’ cato d’un leone d’oro nascente; al 2° e
Motto: VINCO. DULCEDINE. RO- Amblardo, vescovo di Moriana e Susa 3° d’argento, a tre bande di rosso; sul
BUR. (6). (1301-1308 (11)). tutto d’azzurro, allo scaglione d’oro, ac-
Alias: VIRES. DULCEDINE. VIN- Arma: non reperita. compagnato da tre bisanti d’argento, 2
CO (7). e 1. (16).
Alias: SICUT. AGNUM. MANSUE-
TUS. VINCO. DULCEDINE. RO- Este, d’
BUR. (8). sovrani di Ferrara.
Ippolito, vescovo di
Moriana e Susa (1564-
1567 (12)).
Arma: D’azzurro a
un’aquila d’argento

(1) Armorial haut-alpin, p. 290, afferma


che l’estrazione della famiglia è “notariale” e (9) Qualche accenno alla famiglia è in:
non “cavalleresca”, mentre le sue origini sono Giacomo Forno, Il mio paese, Vestignè. “Ve-
da ricercarsi nell’Embrunese. La presenza nel- stiniacus e Tinya” ieri e oggi, Ivrea, 1990;
la storia del Piemonte non è limitata alla sola qualche spunto su di essa è pure nella tesi di (13) Buet, Armorial cit., precisa: “Les ar-
Valle di Susa: Oronce fu governatore di Asti laurea di Debora Savoia, Ricerche sul diritto mes portées par la maison d’Este sont beau-
nel XV sec.; Barthélemy fu primo presidente di famiglia nell’antico regime: indagini di de- coup plus compliquées, mais celles qui lui
nel Senato di Torino al tempo della cinquecen- mografia e su istituti giuridici nelle genealogie appartiennent en propre sont celles que nous
tesca occupazione francese. del Manno, Università degli Studi di Torino, donnons ici”.
(2) Armorial haut-alpin, p. 290. Facoltà di Giurisprudenza, a. a. 2002/2003, (14) Ibidem, p. 225.
(3) Ibidem. Rel. Enrico Genta [Ternavasio].
(15) Armorial général, p. 632. In alcuni
(4) Ibidem. (10) Scordo, Le armi gentilizie, p. 95. Nel- casi l’arma è descritta con l’aggiunta di un ba-
la raffigurazione in de Tillier, Nobiliaire cit., stone d’oro attraversante sul tutto (cfr. ad es.
(5) Dictionnaire biographique, p. 191. tavole, n. 194, i due castelli sono accollati ad l’arma usata da Robert d’Estouteville, edito ne
(6) Ibidem. una pianta di verde fiorita d’argento. L’armorial Le Breton, par Emmanuel de Bos,
(7) Ibidem. (11) Bima, Serie cronologica cit., p. 224. Paris, 2004.
(8) Armorial général, p. 290. (12) Ibidem, p. 226. (16) Buet, Armorial cit.

138 139
F
Personaggi e famiglie del passato segusino
attraverso la rappresentazione araldica
Facelli Faiditi, v. Feyditi Cimiero: Il falcone del campo, fissante Arma: Di azzurro, alla banda scaccata
da Asti. Carlo Ottavio, una stella d’oro. d’oro e di rosso (13).
canonico di Sant’Ago- Motto: SIC. SIDERA. SCANDIT.
stino e monaco di San Falcombello
Giusto (1685) (1). del Melle Fantin, Fantin
Arma (2): D’azzurro, da Avigliana, in Pine- Falconeri, Falconieri, v. Orsini des Odoards,
alla fiamma al natura- rolo. Bartolomeo, da Falconieri Fantin La
le, posta verso la punta, sormontata da Avigliana, borghese Ribière, Fantin
tre stelle d’argento, male ordinate. di Susa (1513); Bar- La Tour, Fantin
Cimiero: Puttino nascente. tolomeo, agostiniano, Falletti de la Combe
Motto: TENDENT. AD. SIDERA. FA- oratore del quaresimale a Giaveno nel della Morra famiglia borghese del
CES. 1591 (5); Martino, sindaco di Susa (1631, (linea dei Falletti di Brianzonese, originaria
1638); Gio. Battista, figlio di Martino, Barolo), da Asti, in di Arvieux nel Queyras,
capitano della milizia scelta (6) di Susa Alba, Langhe e Tori- divisa in numerosi
Facio (metà XVII sec.). no. Bonifacio, giudice rami. Francesco (I),
[= Faccio], da Avigliana, in Torino. Mi- Arma antica: Troncato d’azzurro alla di Giaveno (1635- giudice di Névache e
chele, alfiere, capitano della milizia di stella d’argento posta a destra; e d’ar- 1636) (9). di Bardonecchia (pri-
Avigliana (3) e “Custode e conservatore gento al falcone al naturale, beccato e Arma: Di azzurro, alla banda scaccata ma metà XVII sec.) (14);
della caccia” nel medesimo luogo (18 membrato di rosso, volante e fissante la d’oro e di rosso (10). Giorgio, suo figlio,
marzo 1623); Lodovico, insinuatore di stella del primo punto (7). Cimiero: L’aquila di nero, coronata di prevosto d’Oulx (1693) (15); Francesco
Avigliana (13 aprile 1631). Arma moderna: Troncato, al 1° d’az- oro, nascente. (II), giudice di Bardonecchia (seconda
Arma: D’azzurro allo scaglione d’oro, zurro al falcone d’argento, allumato, Sostegni: Due aquile. metà XVII sec.) (16); Giovanni Giacin-
accompagnato, nel braccio destro da linguato e sonagliato di nero volante, Motti: EN. ESPERANCE. to, priore di Santa Maria di Susa (1693,
due teste di moro al naturale; e nel brac- accompagnato da due stelle d’oro poste Alias: IN. SPE. 1700) (17); Giuseppe (I), canonico di Oulx
cio sinistro da tre stelle d’oro, ordinate in banda; al 2° d’argento alla croce di PER. SI. TE. FIERT. OXIDE. ‘L (sic). (1707) (18); Giorgio (Fantin de la Com-
in banda e, sotto, da una testa di moro di rosso, accantonata da quattro rose dello be), prevosto d’Oulx (1710); Giuseppe
nero, bendata d’argento, rivoltata cari- stesso, barbate di verde (8). (II) (19), id. (prima metà del XVIII sec.).
cante una rotella d’oro (4). Falletti di Coazze Arma: Di rosso al leone d’oro; col capo
da Fossano (11). d’azzurro carico di 3 stelle d’argen-
del 1614: “Uno scudo d’azzurro un chievrone Feudi: [Coazze (12)] to (20).
(1) Archivio, p. 190.
d’oro accompagnato dalla parte destra sotto e Alias (arma usata nel 1696 da Giorgio,
(2) Si riferisce l’arma degli astigiani Fa- sopra di una testa di moro olivastra e dalla si-
celli, signori, dal primo ‘600, di Cortandone e nistra di tre stelle d’oro, di sopra in banda e di to, e beccato di rosso, risguardante la stella”;
Monale. Pur non essendo agevole trovare una sotto d’una testa di moro nera fasciata di bianco una raffigurazione che rispecchia questa bla- famiglia in forza del matrimonio tra Angelo
precisa collocazione genealogica al personag- in campo d’oro” (I consegnamenti, p. 124). sonatura è in Raccolta di Armi St. p. 1000, F/7 e Cristina, di Giambattista Vittorio Remigio
gio qui citato nell’albero di questa famiglia che roproduce anche un inquartato. L’arma fu Trotti, erede del feudo di Coazze. Il titolo per-
feudale, pare lecito congetturare che egli ne (5) Cronistoria Giaveno, p. 692.
consegnata nel 1614 (“Uno scudo spaccato nel venne, tuttavia, ai Falletti quando la feudalità
facesse parte o, quanto meno, che ne fosse (6) Il Chiapusso precisa, confermando una 1 di azzurro con un falcone d’oro volante in era già stata abolita.
collaterale, con diritto all’arma, che era usata diffusa prassi, che la “milizia di Susa a quel banda accompagnato da due stelle del mede- (13) Patriziato-Vivant, alla voce Falletti.
dai Facelli anteriormente all’acquisto dei sud- tempo, come per tutto il secolo XVII, era co- simo disposte pure in banda, nel 2 d’argento
detti feudi. Carlo Ottavio era, tra l’altro, espli- mandata da un Capitano eletto dal Governo (14) Armorial haut-alpin, p. 302.
con una croce di rosso accantonata da quattro
citamente definito di Asti in vari documenti e sopra una terna compilata dal Consiglio comu- rose parimente rosse”). L’arma fu consegnata, (15) Archivio, p. 192. Morto nel 1708 (Ar-
portava anche un nome di battesimo ben do- nale” (Famiglie segusine, III, p. 33). rispettivamente il 3 luglio e 15 luglio 1687 da morial haut-alpin, p. 302).
cumentato nei Facelli di Cortandone. Inoltre i (7) Patriziato-Vivant, alla voce Falcom- Giovanni Battista (con Gio. Pietro) e da Gio. (16) Armorial haut-alpin, p. 303.
ruoli da lui ricoperti sono ben compatibili con bello. Domenico (I consegnamenti, pp. 316, 350).
uno status nobiliare. (17) Archivio, pp. 192, 197, con errore nel
(8) Coerente raffigurazione in Blazoneria (9) Cronistoria Giaveno, p. 680. nome (Giovanni Giacomo); Armorial haut-
(3) Mauro Minola, Le fortificazioni del- St. p. 982 f. 84, ma con le rose non barbate di alpin, p. 302.
la Val Sangone (Torino), in: “Segusium”, a. (10) Patriziato-Vivant, alla voce Falletti.
verde. Cfr. Scordo, Le armi gentilizie, p. 97; (18) Armorial haut-alpin, p. 303.
XXVII (1990), vol. 28, pp. 123-144 (e in par- il Della Chiesa, nei Fiori di blasoneria, p. 33, (11) Linea dei Falletti di Torre d’Uzzone,
ticolare 126, 128). blasonò: “Copato, azzurro e argento nel primo, a loro volta probabilmente derivati dai Falletti (19) N. 1684 - + 1754 (cfr. Armorial haut-
(4) Scordo, Le armi gentilizie, pp. 96-97; una stella d’argento nella destra, e nel secondo di Barolo. alpin, p. 302).
così blasonata in occasione del consegnamento un falcone naturale in atto di volare, membra- (12) Il predicato di Coazze fu usato dalla (20) Armorial haut-alpin, p. 299.

142 143
abate di San Lorenzo d’Oulx): D’azzur- Alias: ESPERONS. EN. DIEU. Cimiero: Il braccio vestito di rosso, te- Fellonia, di
ro allo scaglione d’oro accompagnato Alias: UNA. FIDE. ESPERONS. EN. nente nella mano un libro (31). [= Folonia, Fologna, Felonia], da Avi-
da tre stelle d’argento (21). DIEU. gliana.
SI. TE. FATA. VOCANT. Feudi: Avigliana sec. XII-XIII, Fellonia
Federici, de, di Piossasco, v. Piossa- -feudo poi inglobato in quello di Avi-
Faussone sco de Federici gliana- XII-XIII sec., Rosta 1330.
di Nucetto Fayditi, v. Feyditi Arma: non reperita.
[= Fauzone], da Mon-
dovì (22). Pietro, go- Feis, De, di Piossasco, v. Piossasco
vernatore di Susa (23); Fecia Ferrandi
Simone (24), colonnello, [= Fetia, Fezia], da Susa, si ritiene [= Ferraudi, Ferandi, Ferrando], da Susa.
id. (prima metà XVII originati dall’omonima famiglia che Felisio di Villar Probabilmente era della famiglia Gio-
sec.). aveva sede in Strambino ed Ivrea. In Focchiardo vanni, castellano di Avigliana (1208);
Feudi: San Giorio Susa seppellivano nella parrocchiale di [= Felici], da Rivoli, in Pietro, credenziere - e forse console – di
1781. Santa Maria (29). Matteo, castellano di Carignano ed in Pro- Susa (1334); Lorenzetto, monaco in San
Arma: D’azzurro, alla Susa (1575); Francesco, notaio in Susa venza. Ottaviano, ca- Giusto (1362); Bartolomeo, id. (1406);
banda d’oro (25). (XVI-XVII secc.); Bartolomeo, suo fi- stellano di Giaveno nel Manuele, sindaco di Susa (1415).
Alias: Inquartato, al 1° glio, notaio anch’esso, sindaco (1582- 1604 (32). Feudi: Bussoleno 1277, Chiavrie 1270,
e 4° d’azzurro, al 2° e 1593, 1590, 1594, 1611-1612). Feudi: Villarfocchiardo 1428. Giaglione 1323, Mattie 1441, Santa Pe-
3° di Ceva, che è fa- Arma: Troncato; di argento, al tralcio di Arma: Di rosso, alla banda d’argento tronilla 1323, (Susa [XI-XIII sec. con
sciato d’oro e di nero; alla banda d’oro vite al naturale, con due grappoli e due carica di tre F del campo (33). diritti in Traduerivi, Castelpietra, Ur-
attraversante sul tutto (26). pampini e di rosso (30). Motto: SI. A. DIEU. PLAIT. TOUT. biano e Gravere] )
Cimiero: Un putto moro, nascente, vesti- BIEN. SERA (34). Arma: Di azzurro a tre spade, al natu-
to di azzurro alla banda d’oro sul petto, rale; le laterali rovesciate colla fascia
ma fu consegnata nel 1614 da Annibale e l’8
la testa fasciata d’argento; tenente una luglio 1687 dai rappresentanti di diverse linee
d’oro attraversante (35).
spada, con due speroni d’oro (27), intrec- della casata. Sull’arma dei Faussone v. la Col- (31) Il libro è definito “aperto e scritto col- Alias: D’azzurro allo scaglione accom-
ciati posti a sinistra di questa figura. lezione di Arme gentilizie [...] di Mondovì cit., le parole [...]” da alcune fonti e “chiuso” da pagnato da tre spade, il tutto d’oro (36).
Motti: EN. DIEU. (28). p. 27 e c. 2 della riproduzione del ms. altre.
(29) Famiglie segusine, p. 40. (32) Personaggio che, forse, si deve identifi-
care con un Ottavio “ducal nottaro di Rivoli et gni “due uomini selvaggi con la loro mazza” o
(30) Patriziato-Vivant, alla voce; conse- delle corti di Giaveno secretario” del quale vi “due leopardi illeoniti d’oro”.
(21) Ibidem. gnamento 1614: “Uno scudo spaccato nel 1 è notizia in un atto del 1589 (Archivio Mola (35)Scordo, Le armi gentilizie, p. 101.
(22) Sottolinea dei Faussone di Montaldo. d’argento con due grappoli d’uve mature pen- di Nomaglio, Miscellanea cit.); Cronistoria
denti caduno a un ramo di vite, con due foglie Giaveno, p. 678, lo dice castellano nel 1591. (36) Patriziato-Vivant, alla voce Ferrandi.
(23) Testò nel 1554.
verdi e nel 2 di rosso”. Non è probabilmente Pur senza disporre di elementi che consentano
(24) Morto nel 1640. azzardato congetturare l’esistenza di un’ori- (33) Scordo, Le armi gentilizie, p. 100. di giudicare la blasonatura esatta per i Ferrandi
(25) Ampie e complementari disamine gine comune tra i Fecia eporediesi e biellesi; Raffigurazione in Raccolta di Armi St. p. di Susa in modo non dubitabile, occorre consi-
sull’arma gentilizia dei Faussone sono state rappresentanti di questi ultimi fecero nel 1614 1000, F/64. In Blazoneria St. p. 982, f. 85 r. derare quanto segue. Come si è accennato nel-
pubblicate da Giuseppe Aldo di Ricaldone tre distinti conconsegnamenti: “Uno scudo le “F” di nero. l’introduzione, G. Saroni, nella scheda pub-
nei volumi I Faussone di Germagnano (secoli spaccato nella parte superiore ha un ramo di (34) Il ramo provenzale, denominatosi de blicata nel volume Il tesoro della Cattedrale di
XII-XX), Roma, sotto gli auspici del Colegio vite coi grappoli d’uva rossa e foglie verdi in Felix usò le F di nero (che nei Fiori di blaso- San Giusto. Arredi sacri dal VII al XIX secolo
Araldico, 1975, pp. 105-114 e La storia dei La campo d’argento e nella parte inferiore di ros- neria, p. 33, sono attribuite anche ai rivolesi) cit., pp. 64-65, attribuisce ai Ferrandi segusini
storia dei Faussone (secoli XII-XX), Roma, so pieno e sopra lo scudo due rami di vite con ed il motto: FELICES. FUERUNT. FIDELES non lo stemma sopra descritto ma uno “Scac-
sotto gli auspici del Colegio Araldico, 1986, le foglie ed uva matura, una bianca e l’altra (Armorial général, I, p. 657). I marchesi de cato d’argento e di rosso”, affermando che
p. 27. rossa”; “Uno scudo spaccato nel 1 d’argento Felix de Muy, inquartarono la propria arma con erra il Chiapusso [e, sulla sua scia, il Manno]
(26) Collezione di Arme gentilizie [...] di con due grappoli d’uva matura pendenti a un una variante di quella dei casalesi Nemours di nell’attribuire l’arma qui riportata. L’autrice
Mondovì cit., p. 6. ramo di vite con cinque foglie nel secondo di Frassinello: “Di rosso, al leone d’oro, colla segnala di avere rilevato in Raccolta di Armi
rosso, con altra uva simile”; “Uno scudo spac- banda di azzurro, attraversante” (I Frassinello St. p. 1000, che l’arma indicata dal Chiapusso
(27) Nel 1614 si precisò che il moro teneva cato, la parte superiore ha due grappoli d’uva portavano in genere: “D’oro al leone corona- (simile a quella riferita dal Manno, ma con uno
“nella destra [...] una spada nuda e nella sini- in campo rosso e l’inferiore d’argento con due to di nero, linguato di rosso, con la banda di scaglione in luogo di una fascia) era quella di
stra due speroni d’oro” (I consegnamenti, p. uve pendenti ad un tronco di vite a due foglie rosso, carica di tre gigli d’argento, a piombo, tale semisconosciuta famiglia Ferrandi, casa-
128). verdi per caduna” (v. I consegnamenti, pp. attraversanti”). I provenzali usavano quale ci- lese, diversa da quella segusina. L’attribuzio-
(28) Scordo, Le armi gentilizie, p. 99; l’ar- 128-129; 132-133). miero “il leone nascente d’oro” e, quali soste- ne dello “scaccato” è formulata dalla Saroni

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Alias: D’azzurro allo scaglione d’oro Arma: D’oro, al leone di nero, lingua- Ferrero Fieschi Ferrus, de
accompagnato da tre spade d’argen- to e armato di rosso, colla fascia dello di Masserano, [= Ferus], del Brian-
to (37). stesso, attraversante (40). Cimiero: L’ar- Ferrero di zonese, in Oulx (48).
Motto: JUS. IN. ARMIS. (38). mellino, fermo. Casalvone Pur avendo residenza
Motto: NE. FOEDAR. MORIAR. Bonifacio (1525), Fi- in Briançon almeno
liberto (1535). Pier dal XV sec. (49), erano
Ferraris di Genola Francesco (1538), considerati originari,
originari di Villanova d’Asti, poi in Sa- Ferreri di Ferrières Filiberto (1549), Guido (1560), aba- da alcuni, del marchesato di Saluzzo (50)
vigliano. Giuseppe Francesco Maria, da Rivoli (41). ti commendatari di San Michele della o, da altri, di Savigliano (51). Importanti,
primo Vescovo di Susa (1778) “dove Arma: non reperita. Chiusa (44). dopo il proprio insediamento in Oulx
lasciò ricordi di grande carità” (39). Arma: D’argento, al leone di azzurro, ed in Susa, anche nella storia segusina.
linguato e armato di rosso. Stefano, capitano (XVII sec.) del castel-
Ferrero di Lavriano Alias: Inquartato; al 1° e 4° d’oro al- lo d’Oulx, di Exilles e di Salbertrand (52)
in considerazione del fatto che esso compare da Buttigliera d’Asti, poi in Chivasso e l’aquila di nero, bicipite; al 2° e 3° di (nel’Armorial haut-alpin (53) sempli-
su entrambe le spalle del busto reliquiario, in
rame dorato e argento, di San Mauro, donato Torino. Francesco, preposito e abate di Fieschi; che è, bandato d’argento e di cemente castellano); Luigi, canonico
da un Ferrandi e conservato in San Giusto di Santa Maria di Susa (1717) (42). azzurro e, sul tutto, di Ferrero. d’Oulx (XVII sec.). Stefano, gentiluomo
Susa, con iscrizione fissata sul petto del San- Arma: D’argento, a quattro pali d’az- Cimiero: Il leone del campo. di camera del Re di Francia, capitano e
to su cui si legge: “hoc opus fecit fieri mor- zurro, ritirati verso il capo, sormonta- Sostegni: Due leoni d’oro, linguati e castellano di Oulx, Exilles e Salbertrand
ruellus feraudi de secuxia” (p. 65). Bisogna ti da un leone del secondo, linguato e membrati di rosso. (1634).
tuttavia tenere nel giusto conto anche il fatto membrato di rosso (43). Motto: NON. NOBIS. DOMINE. SED. Feudi: Les Geneys 1630, Mélezet, Ne-
che lo stemma che compare sul busto coincide NOMINI. TUO. DA. GLORIAM (45). vâche (= Névache) XIV sec., Oulx, Ro-
parzialmente con quello dei Bartolomei (che è chemolles (54), Villarfocchiardo [1702].
“Scaccato d’oro e di rosso” e che potrebbe es-
sere stato rimaneggiato con alterazione dei co- Arma: Partito; al 1° spaccato d’argento
lori). Siccome il reliquiario è databile attorno Ferri
all’inizio del XV sec., mentre la testa risalireb- di Salbertrand
be all’inizio del XVI, consentendo ad alcuni di tempo dopo la creazione di quella di Pinerolo) da Saluzzo (46). (48) Non vi è motivo di dubitare che i
congetturare, fondatamente, “l’accorpamento sia, ancor prima che un riconoscimento del- Feudi: La Frenée 1775, Defferus che ebbero diritti in Villarfocchiar-
di due pezzi diversi”, (cfr. la stessa Saroni, l’importanza della città, già uno di quei passi Salbertrand 1775. do (cfr., oltre al mio Dizionario feudale cit.,
p. 64 e Valle di Susa, arte e storia dall’XI al che, di gran lunga in anticipo sull’esportazione
a mano armata della Rivoluzione francese (che Arma: Troncato d’oro p. 161, Martoia, Storia di Villar Focchiardo
XVIII secolo, a cura di Giovanni Romano, e d’azzurro, al leone, cit., vol. I, p. 156) si possano identificare con
Torino, 1977, “Oreficerie e lavori in metalli qualcuno vorrebbe madre del processo unitario questa famiglia.
diversi”, schede di Giovanni Romano, n. 19, p. in Italia), già preludono al procedere sabaudo tenente colle zampe anteriori una cro-
verso l’unificazione della penisola e, nel con- ce del Calvario, dall’uno nell’altro, e (49) Figuravano già quali consignori di
155). Di fronte a simili rimaneggiamenti non Nevâche (o Névache) nei primi anni del ‘300,
è pertanto opportuno fare pieno affidamento tempo, creano alcune premesse del doloroso dell’uno nell’altro, ed accompagnato
distacco dalla Savoia. ma in quel tempo non risiedevano ancora in
su questa testimonianza materiale per stabilire da due stelle d’azzurro nei cantoni del Briançon. Se così fosse stato, presumibilmen-
quale fosse l’arma dei Ferrandi. Anzi, non pare (40) Scordo, Le armi gentilizie, p. 102. capo (47). te, avrebbero dovuto essere compresi nella lista
troppo azzardato congetturare, in presenza di Consegnamento 1614 e 30 giugno 1687; bla- dei nobili della città del 1333. Nel Dictionnai-
varie coincidenze (in primis dello stemma, che sonatura in quest’ultima occasione: “Un scu- re biographique, p. 208, in effetti, è indicata,
non è impossibile ritenere dei Bartolomei e di do ovale cartociato a beneplacito d’oro ad un (44) Per un inquadramento degli abati nel verso il 1350, la residenza in Oulx.
una testimonianza del Gioffredo) che questa leone di sabia membrato, armato e linguato di contesto genealogico della grande casata biel-
reliquia possa essere proprio quella che in ori- gueules soprafatto da una fascia del medesi- lese, v. Vittorino Barale, Il Principato di (50) Dictionnaire biographique, p. 208.
gine conteneva le reliquie di Sant’Eldrado: al mo”. Il Manno rileva che “Il Franchi [-Verney] Masserano e il Marchesato di Crevacuore. (51) Armorial haut-alpin, p. 314.
riguardo cfr. Famiglie segusine, I, p. 298. vi ficca l’impudico attributo”. In ambito segu- Con una nota introduttiva di P. Torrione sul- (52) Cfr. Maurice, Aux confins du
(37) Così il Bacco, Famiglie susine e avi- sino l’arma del vescovo si conserva, tra l’altro, la protostoria del Biellese Orientale, Biella, Briançonnais cit., p. 46.
glianesi, p. 148: “I Ferandi secusini avevano su una preziosa legatura studiata da Malaguz- Centro Studi Biellesi, 1966, alberi genealogici,
zi, Legature in biblioteche segusine cit., pp. parti 8 e 11. (53) Ibidem, p. 315.
lo stemma antico campo azzurro al chevrone
oro accompagnato da tre spade d’argento”. 88, 102. (45) Scordo, Le armi gentilizie, p. 104. (54) Alla titolarità di questi feudi, ricavata
(41) Il notaio Simeone consegnò il feudo di da fonte oltralpina (essi sono attribuiti ai Fer-
(38) Ibidem. (46) Cfr. Carlo Fedele Savio, Saluzzo nel rus nell’Armorial haut-alpin, p. 314, un’opera
Ferrière, compreso in quello di Clefs (Gene- secolo XVIII (1730-1792), Torino, 1941, p.
(39) Nato a Torino il 20 ottobre 1745; + ivi, vois) nel 1734. documentatissima che, tuttavia, in alcuni casi
20 ottobre 1800. Non è troppo azzardato pren- 54. non menziona l’esatta origine dei diversi diritti
dere in considerazione l’ipotesi che la separa- (42) Cipolla, Antichi inventari cit., p. 304. (47) Armerista, p. 75, che riprendiamo feudali). Nel Dizionario feudale si accenna ad
zione di Susa dalla diocesi di Moriana (qualche (43) Patriziato-Vivant, alla voce mantenendone i pleonasmi. essi solo con riferimento a Villar Focchiardo.

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e di verde; al 2°, di rosso (55). Filippa 1385) (64); Savino, vescovo di Moriana e vescovo:
Cimiero: Una fede, tenente un giglio di Martiniana Susa (1389-1410 (65)). a) Bandato d’argento e di nero di sei
d’oro (56). da Torino, forse originari Arma: Di rosso, al giglio d’oro sboccia- pezzi, le bande di nero cariche rispetti-
Sostegni: Due cani barbetti [= barboni] di Bologna. Carlo Giu- to (66). vamente di 2. 3. 2. gigli d’argento (67).
Motto: FIDES. PERPETUA. seppe, vescovo di Moria- Alias, in particolare con riferimento al b) D’azzurro, alla fascia di nero cucita,
na e Susa (1757-1778 (59)); accompagnata in capo da un’aquila al
di Moriana, 1779. naturale, coronata d’oro; in punta da un
Feyditi di Coazze Arma: Scaccato d’oro e di nero (60). (64) Indicazione tratta da Patria, Su alcune pino al naturale (68).
magistrature cit,. p. 38, che cita il magistrato
[= Feidito, Feiditi, Cimiero: La tigre d’argento, nascente, col nome di battesimo di Severino. Essendo c) D’argento alla banda d’azzurro, cari-
Fayditi], originari di macchiata di nero, tenente un ramo di nei di Fiorano più volte attestato il nome Sa- ca di tre gigli d’oro (69).
Aosta, in Giaveno e quercia, di verde fruttato d’oro. vino e non quello Severino, apportiamo questa
Susa. Pietro, vicario Motto: DIU. DURANT. SERO. PARTA. modifica, opinando che il personaggio possa
generale della Nova- identificarsi con un Savino, chierico ed ancora Flotte, de
lesa (1480, 1493) (57); studente nel 1363 (cfr. Giancarlo Andenna, originari del Gape-
Filippo, borghese di Susa (1514); Fran- Fiocchetto La cura delle anime nel XIV secolo: struttura e se. Artaud, prevosto
cesco Maria, vicario della parrocchia di di Bussoleno funzionamento, in Storia della Chiesa di Ivrea d’Oulx, XIV sec. (70).
dalle origini al XV secolo, a cura di Giorgio
Avigliana (prima metà del ‘700). [= Fiocchetto] da Vi- Cracco, con la collaborazione di Andrea Arma: Losangato d’ar-
Feudi: Coazze 1294, Villar Almese. gone. Piazza, pp. 395-443 e in particolare 401, non- gento e di rosso, al
Arma: D’argento al leone di rosso, coro- Feudi: Antignasco ché, con riferimento al noto vescovo Savino capo d’oro (71).
nato, linguato ed armato di azzurro (58). 1633, Bussoleno 1633, di Fiorano, il cui nome fu ripreso da parecchi
Castel Borello 1633. rappresentanti della famiglia, la Istoria del-
(55) Armorial haut-alpin, p. 314, fornisce
Arma: D’azzurro (61) a tre fiocchi d’oro l’antica città di Ivrea dalla sua fondazione fino Folonia [= Fellonia, Fologna], di, v.
sormontati da una corona ducale dello alla fine del secolo XVIII in sei libri divisa da Fellonia, di
anche la variante: “D’argento, alla banda com- Giovanni Benvenuti [...], a cura della Socie-
posta d’argento e di verde”. stesso; col capo di Westfalia di conces-
tà Accademica di Storia ed Arte Canavesana,
(56) L’arma figura sul dipinto del 1630,
sione, che è cucito di rosso, carico del Ivrea, 1976, pp. 351, 383, 572). A quando ri-
forse di Bernardo Orlando, “Madonna col cavallo d’argento, gaio, spaventato, ri- sulta il suddetto chierico sarebbe poi divenuto, Fongeret
Bambino tra i santi Francesco d’Assisi e Lo- voltato e nascente (62). effettivamente, un giurisperito. de, Pietro, “turbolento e simoniaco”
renzo”, che adorna la cappella di patronato dei Cimiero: Il cavallo del capo, nascente. (65) Bima, Serie cronologica cit., p. 224. abate di San Michele della Chiusa
Ferrus, nella parrocchiale di Santa Maria As- Motto: FIDELI. TOLERANTIA (63). (1362-1381 (72)).
(66) Patriziato-Vivant, alla voce. Della
sunta di Oulx (cfr. Sonia Damiano, La pittura
Chiesa, nei Fiori di blasoneria, p. 34 utilizza
Arma: non reperita.
barocca in Valle di Susa tra fortuna critica e
il termine “fiorito”, anziché “sbocciato”, for-
nuove prospettive di ricerca, in: Valle di Susa: Fiorano, di se attingendo fedelmente al consegnamento
tesori d’arte, cit., pp. 237-243 - e in partico-
lare 238-239 - e tav. XCV). La bella “Fede”
da Ivrea. Savino, giu- 1614. In araldica i due lemmi sono pressoché
che forma il cimiero dei Ferrus mi era sfuggita dice di Susa (1380- sinonimi anche se è opportuno precisare che
nella compilazione del saggio Una stretta di fiorito deve essere usato preferibilmente con
mani araldica: la “fede” nelle armi gentili- riferimento a piante (con fiori di smalto diver-
(67) È questa l’arma posta sulla lastra se-
zie d’Europa, in: Una strenna di mani, a cura so dal fusto) mentre sbocciato è da preferire
polcrale del vescovo di Moriana nella cattedra-
di Bianca Gera e Albina Malerba, Torino, quando si tratta di fiori (anche in questo caso
dice che il leone è armato di nero. le di Saint-Jean de Maurienne, di cui il vasto
Regione Piemonte - Centro Studi Piemontesi, di smalto diverso dallo stelo). Emilio Pinchia,
(59) Bima, Serie cronologica cit., p. 227. “Blasonario subalpino”, sito internet creato da
1997, pp. 101-180; si deve segnalare tuttavia nell’Armerista del Canavese, in “Rivista Aral-
Federico Bona, presenta una bella riprodu-
che due omonime famiglie Ferrus, spagnole (60) Patriziato-Vivant, alla voce; nella bla- dica”, a. XXIX (1931), pp. 128-137; 160-170;
zione fotografica.
(p. 135), avevano la “Fede” nel proprio scudo. sonatura del Buet, Armorial cit., lo scaccato è 219-223; 227-279 (in particolare p. 165), non
detto “di nero e d’oro”. sempre preciso, blasona: “D’oro al fiordaliso (68) Lo riferisce Patriziato-Vivant, alla
Non trattandosi di un’arma “parlante”, questa voce, dai manoscritti del Pagan.
comunanza simbolica induce ad interrogarsi (61) Raffigurazione in Raccolta di Armi d’azzurro”, senza precisare la fonte. Stemmi
circa l’esitenza di un’eventuale legame. St. p. 1000, F/84. Talora il campo è raffigurato dei Fiorano sono raffigurati, tra l’altro, in Rac- (69) Buet, Armorial cit.
colta di Armi St. p. 1000, F/78; Blazoneria St.
(57) Cipolla, Antichi inventari cit., p. 299. d’argento”. (70) Armorial haut-alpin, p. 322.
p. 982, f. 88; Pietro Antonio Lanino, Regi-
(58) Scordo, Le armi gentilizie, p. 105; (62) Patriziato-Vivant, alla voce. L’am- stro delle gentilizie insegne o arme de’ nobi- (71) Ibidem, p. 320.
consegnamenti 1614 e 16 luglio 1687. Raf- pliamento d’arma del capo di Westfalia con- li casati, raccolte da Pietro Antonio Lanino (72) Sino al 1379 secondo Gaudenzio Cla-
figurazione in Raccolta di Armi St. p. 1000, cesso, congiuntamente a Patenti di nobiltà, il vercellese, ms., sec. XVIII, Biblioteca Reale retta, Storia diplomatica d el l’antica abbazia
F/20, nel disegno conforme alla blasonatura 15 marzo 1633. di Torino (St. p. 605, f. 27), cfr. Feudalità e di S. Michele della Chiusa con documenti ine-
ma divergente nella descrizione, dato che si (63) Scordo, Le armi gentilizie, p. 106. blasoneria cit., pp. 178-179. diti, Torino, 1870, p. 134.

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Foresto Fornasero Franchi di Pont Motto: PROMPTAE. SERVITUTI (88).
[= de la Forest, de Fo- [= Fornaseri], da Rivoli. Giampietro, da Centallo. Maria Lu-
resta], da Susa. Pare sergente maggiore delle milizie della crezia Maddalena (+
probabile l’apparte- provincia di Susa. 1 gennaio 1777), mar- [Freylino]
nenza a questa e non Arma: Troncato, d’azzurro alla stella (8) chesa di Susa. Sposò Feudi: [Trana (89)].
ad altra omonima fa- d’oro, e d’oro a tre rombi di rosso (77). (Centallo, 21 ottobre
miglia di Pietro, abate Cimiero: La Fenice (78). 1760) S.A. Vittorio
di San Giusto (1483-1502) (73). Motto: IN. FATO. LAETUS. (79). Francesco, legittimato di Savoia, Mar-
Feudi: Reano 1484. chese di Susa (+ 20 marzo 1762).
Arma: Palato d’oro e di rosso, alla banda Inquartato; al 1° e 4° d’oro, alla torre di
di azzurro, carica di una mezzaluna d’ar- Forno rosso, murata di nero; al 2° e 3° d’azzur-
gento, posta in sbarra, attraversante (74). da Torino (80). ro a tre semprevive d’oro (84).
Motto: DESINIT. UT. CRESCIT. Feudi: Giaveno 1677. Cimiero: L’aquila di nero.
Arma: D’azzurro al ca- Motto: ET. RENUENTE. SOLO.
stello d’argento, aperto
Forest, de la e coperto di rosso; sor-
probabilmente ramo montato da due stelle Freilino, v. Freylino
dell’omonima casata d’oro (81).
savoiarda, pur non es- Cimiero: Un angelo, nascente.
sendo i diritti su Vil- Motto: SERVA. MANDATA (82). Fresia (e poi
larbasse menzionati Fresia Appiani) (88) Motto e cimiero sono quelli usati dai
dal Foras. di Monesiglio Fresia oriundi e signori di Oddalengo picco-
Feudi: Villarbasse 1560. Forzani da Monesiglio. Giu- lo, i quali inalberavano un’arma assai simile
Arma: Di verde alla banda d’oro cancel- Pio Vincenzo, vescovo di Susa (1840- lio (85), avvocato fi- ma non perfettamente identica, così blasonata
lata di rosso (75). 1844). scale e vice intenden- nel Patriziato subalpino: “D’azzurro alla fel-
Cimiero: Un’aquila di nero. Arma: Di rosso al leone coronato di [...], col te di Susa (24 luglio ce d’oro, sradicata; col capo di concessione di
Motto: TOUT. A. TRAVERS. (76). capo d’azzurro, carico di tre gigli di [...] (83). 1792) (86). Sassonia; fasciato d’oro e di nero di otto pezzi,
al crancelino di verde posto in banda. Cimie-
Arma: D’azzurro alla felce d’oro; col ro di concessione: Il cavallo d’argento, ritto
capo del secondo [alias: di nero e d’oro, accollato dal crancelino di verde”. Peraltro è
(77) Patriziato-Vivant, alla voce. L’arma fu come nella figura] al crancelino di ver- noto che i signori di Oddalengo piccolo aggre-
consegnata l’11 settembre 1687 dall’avvocato de in banda. garono nel primo Seicento, con assenso sovra-
collegiato Melchiorre Antonio Fornasero, figlio
del citato Giampietro; questa la blasonatura coe- Cimiero: Un puledro d’argento, nascen- no, i Fresia saluzzesi, ai quali è lecito supporre
(73) Provana di Collegno, Notizie e docu- va: “Un scudo d’azuro troncato sovra oro ad una te, collarinato da un crancelino di ver- legati quelli di Monesiglio.
menti d’alcune Certose del Piemonte cit. p. 51. stella d’otto raggi nel primo e tre rombi di san- de (87). (89) I fratelli Brunone e Giovanni Freylino
(74) “Coll’appoggio poco sicuro del Padre gue nel secondo” (I consegnamenti, p. 404). furono, a dire del Manno (Patriziato-Vivant,
Bacco”, rileva il Patriziato subalpino (Patri- alla voce Freylino, indicazione non recepita
(78) Mola di Nomaglio, Angeli e dei cit., p. 214.
ziato-Vivant, alla voce Foresto); una raffigura-
nel Dizionario feudale) investiti di parti di Tra-
(79) Scordo, Le armi gentilizie, p. 108. na ed altri luoghi il 27 gennaio 1448. I nomi di
zione, non in linea con la presente, che sembra
richiamare l’arma dei de La Forest signori di (80) Con ogni probabilità il Francesco che (84) Patriziato-Vivant, alla voce. battesimo Brunone, Giovanni e Freylino sono
Villarbasse (che seguono) e nel contempo sug- fu investito di Giaveno si deve identificare con (85) Morto 10 novembre 1830. ben documentati nei signori di Rivalta e ne-
gerire un legame tra le due famiglie si trova in l’omonimo “Vassallo Francesco”, già “Mare- gli Orsini, che ne discesero. Non è chiaro se il
chiale di logis” nella compagnia di corazze (86) In seguito avvocato fiscale in Alba Manno rilevò il nascere di un autonoma linea
Raccolta di Armi St. p. 1000, F/108. L’esisten- (1795), Acqui (1797), presso la Regia udienza
za di un legame originario, peraltro, pare poco di “Monsu Brisento” (Brichanteau), che con- della famiglia denominatasi Freylino da un pa-
segnò l’arma il 26 giugno 1687, blasonata in di Cagliari (1800), giudice di pace a Bossola- tronimico o, viceversa, se si tratti di un errore.
probabile, soprattutto se è vero, come riferito sco; prefetto di Voghera (1814), Biella (1821),
dal della Chiesa e dal Chiapusso, che i Foresto quell’occasione: “Uno scudo quadro d’azurro Presumibilmente nulla a che vedere, in ogni
ad un castello d’argento fortificato da due torri Vercelli (1823) e senatore prefetto di Cuneo caso, con i Freylino da Villanova e Buttiglie-
trassero il loro cognome dall’omonima località (1826).
nei pressi di Susa. Il medesimo codice St. p. merlate, murate e aperte di gueules e due stelle ra d’Asti, che divennero conti di Buttigliera e
1000 include anche l’arma dei Foresto di Al- d’oro in fronte” (I consegnamenti, p. 294). (87) Questa l’arma riferita da Spreti, En- Pino d’Asti, i quali avevano l’arma “D’azzur-
bon e Grenoble: “Di rosso al delfino d’oro”. (81) Patriziato-Vivant, alla voce. ciclopedia storico-nobiliare italiana cit., vol. ro, alla sirena d’argento, notante in un mare
VII (Appendice, Parte II), Milano, 1935, p. 107 dello stesso, fluttuoso del primo; col capo di
(75) Patriziato-Vivant, alla voce. (82) Scordo, Le armi gentilizie, p. 108. e dal Mannucci, Nobiliario e blasonario cit., rosso, cucito, carico di tre stelle d’oro, male
(76) Armorial et nobiliaire. (83) Ricavato da Lettera pastorale del vescovo. vol. II, p. 267. ordinate. Motto: DUM. CANIT. DECIPIT.”.

150 151
G
Personaggi e famiglie del passato segusino
attraverso la rappresentazione araldica
Gabaleone Arma: Troncato d’oro e d’argento; il se- Gallucci Garretti
di Andezeno condo alla pianta del pepe di verde, di tre [= Galussio] da Rivoli. di Ferrere
e Baldichieri rami sradicata (4). Arma: Di rosso a due bordoni posti in da Asti, in Torino. Ce-
[poi Gabaleone di Sal- Cimiero: La Fama, vestita d’oro con una croce di Sant’Andrea, accompagnati in sare Dionigi, abate
mour], da Chieri. Ber- tromba per ciascuna mano. punta da tre stelle e un gallo d’oro; col commendatario di San
nardino fu, col fratello Motto: HIEME. PLUS. VICET. capo del medesimo all’aquila di nero Michele della Chiusa
Giambattista, accensa- coronata dello stesso (7). (1817) (10).
tore dei Dazi di Susa (3 dicembre 1611), Cimiero: Un sole di dodici raggi d’oro Arma: Fasciato, ondato d’oro e di ros-
pagando l’annuo censo di scudi 21068 Gais, v. Gays Motto: TEMPORA. DISTINGUO. so (11).
1/2 d’oro del sole. Cimiero: L’aquila bicipite di nero, ro-
Arma: D’azzurro al leone d’oro, col strata d’oro.
capo d’argento carico del gallo di rosso, Galleani Garove Alias: Un liocorno d’argento.
accompagnato ai fianchi, per concessio- Napione [= Garovo], da Bissone Motto: VIRTUTE. PROBATA (12).
ne, di una rosa di rosso, a destra, ed a di Cocconato (Canton Ticino). Mi- FAR. E. NON. DIR.
sinistra, da un fiore di cardo verde (1). [già Napione] da Pine- chelangelo, architetto, DURE’. FERA. FERO (13).
Cimiero: Il gallo del campo. Lo scudo rolo. Giovanni Fran- ingegnere di S.A., in- NOXIA. PELLO.
accollato all’aquila imperiale bicipite (2). cesco Giuseppe, inten- gegnere del principe di Sostegni: Due liocorni d’argento.
Motti: VIGILANTIA. SUFFICIENTIA. dente di Susa (25 gennaio 1782) (5). Carignano, è ricordato,
FIDELITAS. (3) D’azzurro a tre navoni, ordinati in fa- oltre che per numerosi altri lavori, per
IN. GLORIA. FIDELITAS. scia, sormontati da tre stelle, male ordi- progetti di ampliamento e miglioramen- Gaspardi
nate, il tutto d’oro. to del castello di Rivoli (1711) (8). da Pianezza.
Cimiero: Leone tenente una stella, il tut- Arma: Troncato, dentellato d’oro e d’ar- Arma: Di verde a due leopardi d’ar-
Gabutti to d’oro, nascente (6). gento; al 1° a un’aquila di nero; al 2° gento, macchiati di nero, uno sull’altro;
di Romano Motto: DE. COELO. AD. COELUM. al serpente di verde attortigliato in palo, accompagnati, in capo da una stella ed
da Ivrea. Giovanni Fran- accostato a sinistra da uno scorpione di attorno da sette foglie d’olivo, il tutto
cesco, vicario generale nero (9). d’oro ed ordinati in cinta (14).
clusino (XVIII sec.). (4) Così blasonata nel 1687: “Un scudo
quadro cartociato a beneplacito d’oro troncato
d’argento ad una pianta di pepe sbarbicata di
(1) L’arma originaria (concessione 1597, sinopia partita in tre rami uno verso il fronte e
congiuntamente alla nobilitazione), fu amplia- due verso i lati, fiorita al naturale; Elmo terzia-
ta “della rosa d’Inghilterra e del cardo di Sco- to in facia coronato della corona Comitale ac-
zia”, graziosamente concessi da Re Giacomo compagnato di festoni e pennoni del blasone”
d’Inghilterra a Giambattista Gabaleone, quan- (I consegnamenti, pp. 262-263). In Raccolta (7) Privilegio “ concesso da Carlo Emanuel I
do questo andò alla sua Corte quale ambascia- di Armi St. p. 1000, G/8 si precisa “La pianta in data delli 11 luglio 1622 ad avo; testimoniali (10) Morto a Torino, il 17 marzo 1826.
tore di Savoia. Il Manno rileva: “I Fiori di bla- tuta verde e’ fruti rossi”. di pronuncia in data delli 7 febraro 1680 per
soneria, scambiano il cardo con un papavero”. dimostrare la discendenza” (I consegnamenti, (11) Altri preferiscono blasonare “D’oro a tre
(5) Si tratta del celebre studioso, storico e fasce ondate di rosso”; suggestiva la blasonatura
In Raccolta di Armi St. p. 1000, G/5, il cardo letterato, membro dell’Accademia delle Scien- p. 390) “Un scudo di gueules a due bordoni in
è “fiorito di rosso”. saltarello accompagnati da tre stelle e un gal- dei Fiori di blasoneria, p. 36: “Tre fascie rosse
ze (nato a Torino nel 1748, + 1830). Già in- ondeggianti in campo d’oro”. Raffigurazione in
(2) Ampliamento 27 settembre 1681. Il tendente di Finanze (1779), poi, dopo Susa, lo in ponta d’oro sotto fronte del medemo ad
un’aquila membrata e coronata di sabia”. Raccolta di Armi St. p. 1000, G/52.
ramo sassone (ma nessun diretto legame segu- intendente di Saluzzo (1785). In seguito so-
sino) della casata fece uso dello scudo “partito vraintendente nell’ufficio della perequazione e (8) Solo parzialmente realizzati, v. Brayda (12) I consegnamenti, p. 397.
di Wackerbarth, che è inquartato di argento e censimento (1787), consigliere di Stato, gene- – Coli – Sesia, Ingegneri cit., p. 40. (13) Ibidem, p. 266; “male scritto” sottoli-
di rosso”; dopo la concessione della contea rale delle Finanze (1797); sovraintendente agli (9) Dictionnaire historique & biographique nea il Manno (Patriziato-Vivant, alla voce).
del Sacro Romano Impero (13 giugno 1705) Archivi (8 novembre 1814). de la Suisse cit., p. 328; id., Supplement, sous (14) Scordo, Le armi gentilizie, p. 118; così
utilizzarono: “D’azzurro allo scaglione d’oro (6) Patriziato-Vivant, alla voce Napione, la direction de Marcel Godet, Léon Mon- blasonata nel consegnamento 1614 effettuato
accompagnato da tre stelle dello stesso; quella poi Galleani Napione. Consegnamenti 1613- tandon, Hans Tribolet, Neuchatel, 1934, p. da Michele, commissario provinciale di parte
in punta sormontante un braccio; d’argento, ar- 14 (nel quale si precisa, alla voce Napione, che 78; François J. Rappard, Heraldica helvetica, della provincia Torino: “In campo verde due
mato, tenente un bastone di comando di nero, le stelle erano di sei punte) e in data 20 giugno Armorial général suisse, précédé d’un diction- leopardi d’argento marcati di nero, l’uno so-
guernito d’oro; nel punto del capo lo scudetto 1687 (cfr. I consegnamenti, pp. 170, 262); an- naire des termes héraldiques français – alle- pra dell’altro passanti, accompagnati in capo
di W. coronato comitalmente”. tica raffigurazione in Raccolta di Armi St. p. mand – italien – anglais, Genève, 1993, vol. I, da una stella e d’attorno da sette foglie d’olivo
(3) I consegnamenti, p. 135. 1000, N/16. tavole, alla voce Garovo; vol. II, p. 139. d’oro tutte disposte in orlo”.

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Gastaldi Gay Manfredo, notaio in Villarbasse (1599); to, e la mano aperta (30).
di Trana da Avigliana. Gabriele Sebastiano, pro- Giacinto (23), canonico di Giaveno (se- Motto: APERTUR. AMICIS.
[= Gastaldo], da Tori- fessore di leggi, ed un suo cugino, no- conda metà XVII sec.) (24).
no, Moncalieri e Ciriè. taio, borghesi di Avigliana (1614). Feudi: Carre, Villarbasse 1610.
Feudi: Trana 1662. Arma: D’azzurro alla banda d’oro, carica Arma: D’oro, partito da un filetto di nero; Gazzelli Brucco
Arma: Troncato d’az- di tre gazze ghiandaie (18) al naturale (19). il 1° al leone di nero, linguato di rosso, di Ceresole
zurro: al 1° d’argen- colla fascia di rosso, attraversante; il 2° [= Gazelli], da Sordevo-
to al ramoscello di viole mammole, al al castello di rosso; il tutto col capo di lo, in Biella ed in Torino.
naturale; al 2° d’azzurro al leone d’oro, Gay di Quarti concessione di Chablais, cioè d’argento Augusto Maria Vitto-
illeopardito passante talora; con la ban- di Lesegno sparso di plinti (25) di nero, col leone del rio (31), intendente di Susa
da sulla partizione, in divisa, troncata di dell’Astigiano, in To- secondo, linguato di rosso, nascente (26). (22 giugno 1842) (32).
rosso e di nero; e col capo d’oro cari- rino, con presenze a Cimiero: Il leone del campo. Arma: Partito: al 1° di Gazzelli che è:
co di tre gigli d’azzurro, ordinati in fa- Grugliasco. Motto: MITIS. FORTEM. PLACAT (27). d’azzurro, al leone d’oro, fissante una
scia (15). Arma antica: D’oro al stella, del medesimo, posta nell’angolo
Cimiero: Un monte di verde, colla fonte leone di nero, armato destro del capo; colla fascia di rosso,
d’azzurro che ne scaturisce (16). di rosso, coronato del Gaysa attraversante (33); al 2° di Brucco, che
Alias: Uno struzzo tenente col rostro un campo, sostenente col- da Avigliana. è troncato: sopra, d’argento alla pian-
ferro da cavallo (17). la zampa destra ante- Arma: Troncato: al 1° d’oro all’aquila ticella di brucco (34) fiorita e sradicata
Motto: EX. CASTALIO. AD. IPSOS. riore, una gazza ghian- bicipite imperiale di nero (28); al 2° di (talora nodrita in una pianura erbosa), al
daia (gay), al naturale; rosso, al braccio sinistro d’argento, ve- naturale: sotto, d’azzurro al leone d’oro,
colla fascia di rosso, stito di verde, col manipolo (29) d’argen- tenente colla zampa anteriore destra un
attraversante (20). ramoscello di brucco di argento.
Arma moderna: Partito di Gay e di Del Motti: FORTITUDINE. ET. CELERI-
Carretto (21). no pinerolesi (o, quanto meno, una loro linea) TATE. [dei Gazzelli]
(15) Scordo, Le armi gentilizie, p. 118; così
si siano estinti nei Gays (= Gaysa) aviglianesi. SOLI. DEO. [dei Brucco].
Basta una semplce occhiata alle insegne gentili-
si blasonò nel 1614: “Uno scudo d’argento
trinciato sopra azzurro con una banda partita Gays zie adottate dai Gays per rendersi conto che essi
di rosso e di nero attraversante il tutto, accom- [= Gaj], poi, in seguito raccolsero in realtà non l’eredità non dei Rasino Genève, de
da Pinerolo ma quella dei Rasino di Bolengo,
pagnata in capo da un albero sradicato di verde all’estinzione dei Rasi- che da quelli di pinerolesi erano ben distinti.
dinasti di Ginevra.
con due fiori di azzurro sopra l’argento e da un no di Bolengo, deno- Amédée, vescovo di
leone d’oro lampassato di rosso sopra”. Così minatisi Gays Rasi- (23) Morto il 1° gennaio 1704. Moriana e Susa (1213
raffigurata in Raccolta di Armi St. p. 1000, no (22)], da Villarbasse. (24) Ed anche canonico cantore della Me- - o 1214 (35) -1221).
G/61. tropolitana di Torino.
(16) Così nel consegnamento 1614 del ma- (25) O “biglietti”.
stro uditore Annibale, abitante in Torino. (18) In lingua piemontese gay o gaj. (26) Patriziato-Vivant, alla voce. Raccolta sino, come taluni l’hanno definito ma dovreb-
(17) Questo cimiero fu “consegnato” da (19) I consegnamenti, p. 140. di Armi St. p. 1000, dà, alla voce Gais Rasina, be considerarsi propriamente quell’indimento
Gabriele, abitante a Moncalieri, mercante a (20) “Concessione o conferma” 17 aprile G/14, solo la prima partizione. liturgico che veniva posto durante la Messa (da
Torino e, più tardi, il 5 luglio 1687, dall’av- 1614, a favore di Pietrino Gay (Patriziato-Vi- (27) L’arma fu consegnata il 3 luglio 1687, lungo tempo non più in uso) sull’avambraccio
vocato collegiato Giacomo Giuseppe. In que- vant, alla voce Gay, dell’Astigiana, in Torino). facendo uso del solo cognome Rasino, dal cita- dai vescovi, sacerdoti, diaconi, suddiaconi ed
st’ultima occasione l’arma fu blasonata: “Uno to canonico Giacinto (figlio di Ottavio Orazio anche da altri concelebranti.
scudo d’argento ad una sbara traversante da un (21) In seguito ad assenso, in data 30 lu-
glio 1891, a favore di Vittoria Balbo Bertone Gays e di Isabella Margherita di Ottavio Rasino) (30) Scordo, Le armi gentilizie, p. 120.
canto al altro di color rosso accompagnata da e dal nipote Antonio: “Un scudo quadro sempli-
sei gigli del medesimo tre per parte”. I Gastal- di Sambuy, vedova di Giuseppe Gay di Quar- (31) Nato a Torino, 2 marzo 1810; + ivi, 5
ti, a portare il titolo onorifico riconosciutole ce d’oro ad un leone di sabia linguato di sangue ottobre 1887.
di moncalieresi e torinesi, seppur ritenuti d’un soprafato da una benda di gueules, partito d’oro
sol ceppo, usavano, come si vede, insegne quale erede della madre Luisa del Carretto (32) In seguito divenne primo ufficiale del
(cfr. Raoul Bertini Frassoni, Provvedimenti ad un castello di gueules fortificato da due torri
alquanto differenziate, ma erano accomunati il tutto merlato del fondo sotto fronte d’argento controllo generale (22 dicembre 1842) e consi-
dallo stesso motto, come si constata nelle ri- nobiliari dei Re d’Italia, Roma, 1968, p. 13 e gliere nella Corte dei conti (4 dicembre 1859).
Patriziato-Vivant, alla voce Gay cit.). seminato di biglietti di sabia ad un leone nascen-
spettive consegne d’arma del 1687. Non è im- te del medesimo” (I consegnamenti, p. 318); nel (33) L’arma Gazzelli è raffigurata in Rac-
probabile che discendessero da un medesimo (22) Nel caso di questa famiglia gli aspetti consegnamento il motto non è specificato. colta di Armi St. p. 1000, G/71.
stipite anche le brevi linee dei Gastaldi signori araldici consentono, senza altre verifiche, di
di Usseglio e dei Gastaldi signori di Mussano uscire dalla confusione alla quale inducono (28) Per concessione cesarea risalente al 1532. (34) O bruco, brugo = erica.
e Camburzano. alcuni storici, lasciando intendere che i Rasi- (29) Il manipolo non è propriamente un pol- (35) Bima, Serie cronologica cit., p. 223.

156 157
Arma: D’oro, a quattro punti equipol- Gerbo, De va nella chiesa di San Giusto. Oddonino, XII sec., Giaglione XII sec., Grave-
lenti d’azzurro (36). [= Gerbi, Del Gerbo], insinuatore di Rivoli (15 ottobre 1625); re 1330, Savoulx 1473, Susa [XI-XIII
Cimieri: “Variés et nombreux” (37). da Chieri, in Saluz- Francesco Maria, chierico coadiutore sec.], Villar Focchiardo XIII sec.
zo. Appartenne pro- nella Collegiata di Rivoli (10 settembre Arma: Fasciato di nero e d’argento, col
babilmente a questa 1626); Guglielmo, insinuatore di Rivoli capo del secondo, caricato di tre gigli di
Gentile Rizzi famiglia Ludovico De (metà XVII sec.); Bernardino, podestà rosso, ordinati in fascia (48).
[= Ricci], da Vercelli. Dionisio, prevo- Gerbo, monaco in San abbaziale di Novalesa e podestà della
sto di San Giusto (1617) (38). Giusto e rettore della cappella di San contea di Giaglione, notaio apostolico
Arma: non reperita. Biagio ivi eretta (1476). per il priorato di Santa Maria Maggiore, Gianotti
Feudi: Villar Focchiardo 1345. commissario di sanità della provincia di [= Joannoti, Joannotis] da Giaveno.
Arma: Partito d’argento e d’oro alla Susa (XVII sec.) (43); Carlo Francesco, Guglielmo, credenziere di Giaveno
Gerbaix, de campagna di verde, con tre pini dello sindaco di Susa (1678, 1684, 1693); (1429) (49); Vincenzo, castellano (1478);
della Savoia. Aymone, stesso, nodriti sulla medesima; il pino Carlo Antonio, segretario della prefettu- altro Vincenzo, id. (1570); Gio. Gior-
vescovo di Moriana e di mezzo più alto (41). ra e giudicatura di Susa (seconda metà gio, sindaco (1591, 1595, 1599, 1614,
Susa (1422-1432). XVIII sec.) 1616); Giovanni, consigliere (1627);
Arma: Inquartato al 1° Feudi: Villar Focchiardo 1630. Giovanni Vincenzo, segretario della co-
e 4° di Gerbaix, che é: Gerdil Arma: D’azzurro alla banda d’oro ac- munità (1654, 1668 (50)) ed insinuatore
d’azzurro al capo d’ar- da Samoëns. Giacinto, abate commenda- compagnata da due stelle (8) dello stes- di Giaveno (seconda metà XVII sec.).
gento, carico di tre stelle (6) di rosso, tario di San Michele della Chiusa (1777). so, una in capo e l’altra in punta (44). Arma: Troncato: al 1° inquartato al de-
ordinate in fascia; al 2° e 3° d’argento Arma: D’argento all’uccello di [...] po- Cimiero: La figura della virtù che, colla cusse d’argento e di azzurro; ciascuna
alla croce di rosso. sato sulla pianura d’azzurro; col capo sinistra, tiene una corona d’alloro (45). punta alla stessa dell’uno nell’altro; al
Sostegni: Due leoni d’oro armati d’ar- del secondo a tre stelle d’oro male or- Motto: GENIO. ET. INGENIO. 2° di rosso al rombo di argento (51).
gento, linguati di rosso, tenenti colla dinate (42). Cimiero: La testa di Giano bifronte, co-
zampa destra, una spada d’argento ma- ronata all’antica.
nicata di oro, posta in banda (ed in sbar- Giaglione, di Motto: DIVERSUS. ET. IDEM (52).
ra per quello di sinistra); i leoni coronati Giacomelli da Susa. v. anche
d’oro e affrontati (39). da Ciriè e Pinerolo, un Aschieri, Aschieri di
Motto: RELIGIO. PATRIAE. ramo in Susa, poi de- Giaglione. Aldrado, Gioffredi
Grido d’armi: SI N’ESTOIT nominatosi Giacomel- monaco in San Giu- da Alpignano (53).
Arma attribuita al vescovo: D’oro, alla li-Magnan, in seguito sto e prevosto di San
croce di rosso (40). all’estinzione dei Ma- Giovanni di Foresto
gnan torinesi. Acquisi- (1450, 1459, 1471) (46); Giovanni, priore (48) Sembra lecito ritenere che i signori di
rono dai Caneri di Susa il giuspatronato di Santa Maria (1402-1419) (47). Giaglione portassero la medesima arma degli
Aschieri, che, in un complesso sviluppo ed
sulla Cappella di Sant’Antonio da Pado- Feudi: Altaretto 1467, Borbotero 1467, intreccio genealogico, si vuole ne discendes-
Bussoleno XII – XIII sec., Chianocco sero.
(36) Buet, Armorial cit. (49) Cronistoria Giaveno, p. 693.
(37) Così si esprime Dumont, Armorial (41) Scordo, Le armi gentilizie, p. 121. Nei (50) Ibidem.
genevois cit., p. 203, al quale rinviamo anche Fiori di blasoneria, p. 37: “tre piante di pino (43) In un documento del 1644 egli è detto
verdi notrite in un prato dello stesso”. Nella “ducal nodaro di Lanzo in Susa residente e ca- (51) Patriziato-Vivant, alla voce Gianotti
per l’ampia disamina araldica sfragistica sulla da Giaveno. Molti i punti in comune con l’ar-
famiglia (pp. 202-204). raffigurazione in Raccolta di Armi St. p. 1000, stellano [...] di Novalesa e suo mandamento”
G/93 i tre pini hanno tutti la stessa altezza. (v. Gentile, Antichi arredi cit., p. 106). ma dei Gianotti da Torino, raffigurata in Rac-
(38) Archivio, p. 152. Nonostante l’omonimia colta di Armi St. p. 1000, G/109: “Troncato:
la famiglia non deve confondersi con quella dei (42) Blasonatura dell’arma riprodotta in: (44) I consegnamenti, p. 142. In Raccolta sopra: inquartato in decusse: al 1° e 4° d’ar-
marchesi di Corticelle che solo nel XVIII secolo Giacinto per divina misericordia del titolo di di Armi St. p. 1000, G/117, le stelle hanno cin- gento alla stella di nero; al 2° e 3°, di nero alla
prendono a denominarsi in questo modo in segui- Santa Cecilia della Santa R. Chiesa Prete Car- que punte anziché otto. stella d’argento; sotto: d’argento alla testa di
to all’estinzione dei Ricci, da Savona, nei Genti- dinale Gerdil, prefetto della Sacra Congrega- (45) Questo, quanto meno, è il cimiero con- Giano bifronte al naturale”.
le, pavesi. Questi ultimi portavano: “Cinque pun- zione dell’Indice, Abate, e perpetuo commen- segnato nel 1614 dal ramo pinerolese, molto
datario dell’inclita abazia di S. Michele della (52) V. diverse considerazioni su quest’ar-
ti di azzurro equipollenti a quattro d’oro”. probabilmente comune a quello di Ciriè (al qua- ma in: Patriziato-Vivant, alla voce Gianotti,
Chiusa di niuna diocesi, alla S. Sede immedia- le appartenne il feudo di Villar Focchiardo).
(39) Patriziato-Vivant, alla voce De Ger- tamente soggetta, e capo dell’Ordine di San cit.e in Cronistoria Giaveno, p. 368, nota.
baix de Sonnaz de Châtillon. Benedetto [...], Torino, per gli eredi Avondo (46) Archivio, pp. 82, 85, 89. (53) Il Guasco li ritiene, credibilmente,
(40) Così blasonata da Buet, Armorial cit. stampatori abaziali, 1786. (47) Ibidem, p. 517. ramo dei signori di Alpignano.

158 159
Feudi: Alpignano XII sec. Giaveno (1633, 1636) (64); Illuminato, Gorzano, de Alias: D’argento al leone d’azzurro (77).
Arma: non reperita (54). cappuccino, superiore del convento di Alias: Partito di due e troncato di uno;
Avigliana (XVII sec.); Francesco, id. al 1°, 3° e 5°, d’oro; al 2°, 4° e 6°, d’az-
(1749) (65). zurro (78).
Giusti Feudi: Balangero e Calveterra 1748,
da Susa. Giacomo, giudice di Avigliana Giaveno 1555.
(1272); Giacomo, monaco, sacresta- Arma: D’azzurro al ramo di gelsomi- Goveano
no (55) alla Novalesa (1303-1332); Mar- no d’oro; fiorito di tre pezzi d’argento, [= Govean, Govea],
tino, abate del monastero di San Giusto male ordinati, quello in capo sbocciato, del Portogallo, in To-
(1328) (56); Bartolomeo, suo fratello (57), ed accompagnato da due stelle d’oro, gli da Asti, con presenze in Avigliana e rino. Manfredo (79),
elemosiniere di Santa Maria di Susa altri socchiusi (66). Susa (71). Antonio, castellano di Susa e conservatore del dazio
(1336) (58); Pietro, Ostacio ed Enrico, Bussoleno (1364-1369) (72); Filippino di Susa (2 novembre
monaci in San Giusto (prima metà XIV (o Filippono), verosimilmente di que- 1605).
sec.) (59); Francesco, sindaco di Susa Gorrevod, de sta famiglia, sindaco (console) di Susa Feudi: Grugliasco 1619.
(1339) (60); Bartolomeo, priore della (1406 (73) e 1409) (74); Michele, borghe- Arma: D’azzurro alla croce di rosso, or-
chiesa della Beata Maria di Avigliana se di Avigliana, ritenuto della famiglia lata d’argento; carica di sei sfere armil-
(1346); Martino (II), giudice per il Mo- astigiana, tesoriere delle monete, nella lari d’oro; accantonate da quattro castel-
nastero di San Giusto (1346); Antonio, zecca di Torino nel 1433; Giovanni, cu- li di argento; colla bordatura [o bordura]
rettore dell’Ospedale del Moncenisio rato di Novalesa (1460-1475) (75); Gio- di porpora, carica di otto teste di leoni
(1393) (61) Giraudo, borghese di Susa vannono, monaco in San Giusto (1491), di argento; tre in capo, una in ciascun
(1540) (62); Alfonso, accensatore dell’ab- procuratore del convento per vari nego- fianco, tre in punta (80).
bazia di San Giusto (1542). zi giuridici (1510): Biagio, sindaco di
Feudi: Bussoleno 1330, Mocchie 1362, della Bresse, in Savoia. Luigi, vescovo Susa (1549).
(Susa [XI-XIII sec.]. di Moriana e Susa (1499-1535 (67)). Arma: Bandato d’oro e d’azzurro (76). to dal ramo di Cherasco “Tre barre gialde et tre
Arma: non reperita. Arma: Di rosso allo scaglione d’oro (68). di azzurro in traverso” (Cherasco, 1579).
Alias: D’azzurro allo scaglione di ros- (77) Quest’arma, comunemente non attri-
so (69). (71) Sul finire dell’Ottocento il Chiapusso buita ai Gorzano, è raffigurata nel sito internet
Goffi e Goffi Alias: D’azzurro allo scaglione d’oro (70). segnalava (Famiglie segusine, III, pp. 124- di Federico Bona, Blasonario subalpino, in
de Guglielmetti Motto: POUR. À. JAMAIS. 125) di essere in possesso dei frammenti com- base a segnalazione di Gianluigi Bera, che la
da Giaveno e Chie- ponenti una lapide sepolcrale rinvenuta nel ha rilevata su un sepolcro trecentesco dei Gor-
zano nel convento di San Francesco in Asti.
ri, in Lanzo. Orazio, 1851 durante scavi nell’interno della chiesa
consigliere di Gia- della Madonna del Ponte. La lapide sembra- (78) Così raffigurato in Raccolta di Armi
va attestare che nel 1629 i Gorzano segusini St. p. 1000, G/158; vi è chi ha preferito blaso-
veno (1621) (63); Gio. (64) Ibidem, p. 680. nare: “Scaccato di due file e di due linee, d’oro
avessero in questa chiesa il proprio sepolcro;
Francesco, giudice di (65) Ibidem, p. 681. tuttavia lo studioso non esclude che essa pos- e d’azzurro”. Il Manno cita la presente varian-
(66) Scordo, Le armi gentilizie, p. 127; sa essere stata trasporta qui da Santa Maria, te semplicemente come: “Scaccato d’azzurro
l’arma fu consegnata nel 1614 in Chieri dal- dove il suo committente risulta essere stato in e d’oro”, traendo, con inversione degli smalti
(54) La famiglia non ha nulla a che vedere realtà seppellito, nel 1632. Le condizioni della rispetto all’esempio qui rilevato, da: “Mano-
l’insinuatore Francesco Goffi (i rappresentanti
con i Gioffredi da Roccasterone, che portava- lapide, non consentirono al Chiapusso di inter- scritto Mella, 285”. Per i Gorzano di Asti vi è
della famiglia conservarono di generazione in
no “Trinciato di rosso e di argento”. pretare l’arma, che, inequivocabilmente, era anche chi riferisce un “Palato d’oro e d’azzur-
generazione la carica di insinuatori, ininterrot-
(55) Cipolla, Antichi inventari cit., p. 291. tamente per quasi due secoli) e blasonata come presente su di essa. ro di sei pezzi” (Blazoneria St. p. 982, f. 33).
(56) Archivio, p. 29. segue: “Un campo di azzurro con un ramo di (72) Patria, Su alcune magistrature cit., p. (79) Morto nel 1613.
(57) Famiglie segusine, III, p. 117. gelsomino d’oro con tre fiori d’argento, uno 39. (80) Scordo, Le armi gentilizie, p. 128.
aperto e più alto nel mezzo e due ancora chiusi (73) Famiglie segusine, III, p. 127. Consegnamento di Francesco Ludovico Grato
(58) Archivio, p. 31. dai lati, accompagnato da due stelle d’oro di
(74) Archivio, p. 59. Goveano in data 30 giugno 1687: “Un scudo
(59) Ibidem e Famiglie segusine, III, p. quà e di là dell’aperto”. quadro d’azurro ad una croce d’argento cari-
117. (67) Bima, Serie cronologica cit., p. 226. (75) Cipolla, Antichi inventari cit. ca d’un altra di sangue e questa di sei globi
(60) Famiglie segusine, III, p. 121. (68) Buet, Armorial cit. (76) Patriziato-Vivant, alla voce Gorzani celesti d’oro accompagnata da quattro castelli
(61) Ibidem, p. 122. (Gorzani, Gorzegno), da Asti, in Saluzzo, Che- d’argento il tutto cinto da una bordura di por-
(69) Fiori di blasoneria, p. 38. rasco e Torino. Della Chiesa, Fiori di blasone- pora carica di otto teste di leone d’argento tre
(62) Archivio, p. 106. (70) Armorial du Duché de Savoie [Lajolo], ria, p. 38, blasonò “Oro e azzurro a sei pezze”. in fronte due ne fianchi e tre in ponta” (I con-
(63) Cronistoria Giaveno, p. 704. cit. p. 33 della “Table [...]”. Il Manno cita pure un consegnamento effettua- segnamenti, p. 306). Splendida raffigurazione

160 161
Govoni Cimiero: La figura di Cerere, tenente la Arma: D’argento a tre bande di rosso; tre torri (94) cinto da due rami di ribes (95)
da Avigliana, ritenuti originari di Asti. falce da mietere nella destra, un covone col giglio d’oro, attraversante (90). piegati in dentro a voluta in alto, decus-
Arma: [Trinciato di oro e di rosso a due di spighe nella sinistra (87). sati in basso, al naturale (96).
stelle, dell’uno nell’altro (81)]. Sostegni: Due leoni di armellino. Cimiero: Testa di vecchio, bendata d’ar-
Motto: UT. SERES. METES. (88). Gregory, de, gento fra un volo partito di nero e di
di Marcorengo rosso.
Grandi da Crescentino. Giu- Motto: SERVI. A. DIO. E. NON. FAL-
da Giaveno (82). Fancesco, consigliere di Grassi; Grassi de Clusa seppe Antonio Maria, LIRE. GRIDA. GRISELLA. E. LA-
Giaveno (1605), sindaco (1620); Bene- [= della Chiusa, de la Cluse], da Susa e prefetto delle Valli del SCIA. DIRE.
detto, sindaco 1686; Bartolomeo, cano- Chiusa di San Michele. Delfinato (1721) (91), Sostegni: Due aquile di nero.
nico di Giaveno (1711) (83). Feudi: Susa [XI-XIII sec.]; Villar Foc- prefetto di Susa (15
Feudi: Giaveno (84). chiardo 1230. novembre 1723).
Arma: non reperita. Arma: non reperita. Arma: D’azzurro alla banda accompa- Gromis di Trana
gnata da due stelle, il tutto d’oro, col da Biella.
capo d’argento, carico di una fenice, al Feudi: Trana 1583.
Graneri, Graneri Grassi naturale (92). Arma: D’oro, al capo e
della Rocchia Feudi: Villar Focchiardo 1634. collo di capra, di nero,
[= de La Roche] Arma: non reperita. reciso (97).
da Ceres, in Lanzo e Grisella Cimiero: Il capo e col-
Torino. Orazio, prevo- di Rosignano lo di capra del campo.
sto della Collegiata di Grassi originari di Chieri, in Motto: TIMENTIBUS. DEUM.
Giaveno (prima metà [= Grasso, Crasso], Casale. Ignazio Do- NIHILL. DEEST. (98).
XVII sec.); Costanzo Amedeo, giudice da Rivoli, in Torino. menico, vescovo di
di Giaveno (1687) (85). Giovanni (89), infeuda- Moriana e Susa (1741-
Arma: D’azzurro alla fascia accom- to di beni in Rivoli e 1756 (93)).
pagnata, in capo, da un mastio fortifi- Sant’Ambrogio (12 di- Arma: D’argento al castello d’oro, di
cato di una torre [alias: di tre torri], in cembre 1623).
punta da tre spighe impugnate, il tutto (94) Ma nelle antiche figurazioni rileva il
Manno, per esempio nei Libri di blasoneria di
d’oro (86). Carlo Emanuele I si tratta, piuttosto che di un
de Savoie [Lajolo] cit., p. 129: “Di rosso alla (90) Scordo, Le armi gentilizie, p. 130;
fascia d’oro sormontata da una torre e due spi- così blasonata nel consegnamento 1614: “Tre castello, di “una grande torre quadrata con tre
in Raccolta di Armi St. p. 1000, G/57. ghe dello stesso in punta, passate in decusse”. sbarre rosse in campo di argento, con un giglio torricelle”.
(81) Arma dei Govone di Alba e fossanesi, Bella figura, incisa dal Tasnières, è pubblicata d’oro nel mezzo dello scudo” (I consegnamen- (95) Anche questa si deve considerare
ritenuti anch’essi originari di Asti. Raffigu- in Pietro Antonio Arnaldo, L’anfiteatro del ti, p. 144). un’arma parlante giacché il ribes in lingua pie-
razione conforme in Raccolta di Armi St. p. valore cit. (91) Nato a Crescentino, 2 luglio 1687; + montese si denomina Grisela.
1000, G/47. (87) Scordo, Le armi gentilizie, p. 129. Torino, 8 febbraio 1770, vice uditore di guerra (96) Patriziato-Vivant, alla voce. L’arma
(82) Dove furono investiti di beni feudali in Questa la blasonatura delineata in occasione in Sicilia e segretario dei Memoriali (1718). fu consegnata il 14 agosto 1687 da Giovanni
feudo nobile. del consegnamento fatto il 29 novembre 1687 (92) Scordo, Le armi gentilizie, p. 130. Battista e Filiberto: “Un scudo d’argento ad un
dall’avvocato collegiato Gio. Michele Graneri Fecero uso di stemmi napoleonici il senatore castello d’oro munito da tre torri del medesi-
(83) Cronistoria Giaveno, p. 705. in Lanzo: “Un scudo d’azzurro ad una fascia mo sotto questo due tralci di griselle di sinopia
Giovanni Lorenzo di Marcorengo (“Interzato
(84) Integra quanto indicato nel Dizionario d’oro accompagnata in fronte da un castello in fascia, il 1° partito: a) dei conti senatori; b) incrociati in punta e terminati in fronte con i
feudale. pur d’oro e tre spichi di grano in ponta. Elmo: di rosso alla croce d’argento; il 2° di argen- rami piegati fra le tre torri” (I consegnamenti,
(85) Ibidem, p. 680. Una ninfa o sia Cerere tenente una falce da to alla fenice al naturale; il 3° d’azzurro alla p. 376). Buet, Armorial cit., riferisce: “D’ar-
grano et nella sinistra un mazzo di spichi an- banda accompagnata da due stelle (6) d’oro”) gent au chevron de gueules, aux deux rameaux
(86) Un secentesco scudo dei Graneri cam- che d’oro”. de sinople”.
peggia ancora anche in Valle di Susa, acco- e Gaspare, cavaliere dell’ “Impero”, apparte-
stato a quello dei Provana del Villar, sopra il (88) I consegnamenti, pp. 266-267, 426- nenente ad altra linea, autore di una nota sto- (97) Patriziato-Vivant, alla voce Capris.
portone gotico d’ingresso del castello di Vil- 427. ria della letteratura vercellese (“Interzato in Raccolta di Armi St. p. 1000, G/193, indica
lar Dora (segnalazione di Fabrizio Antonielli (89) Tesoriere generale delle milizie di qua fascia: al 1° d’argento alla fenice al naturale; campo d’argento per i Gromis di Ivrea, traendo
d’Oulx). Una pregevole raffigurazione si trova de’ monti (1 novembre 1619); tesoriere di Ma- al 2° alla banda accompagnata da due stelle, il da prove del “Conte Caron di Brianson, 1765
in Raccolta di Armi St. p. 1000, G/175. Una dama Reale; mastro uditore; consigliere di Sta- tutto d’oro; al 3° di rosso al segno dei cavalieri e [...] Ruffino di Galiera, 1792” e campo d’oro
variante di dubbio fondamento, già corretta to e controllore generale delle Finanze di qua legionari”. per i Gromo di Ternengo (G/194).
dal Foras, è riprodotta in Armorial du Duché de’ monti (30 agosto 1627). (93) Bima, Serie cronologica cit., p. 227. (98) I consegnamenti, pp. 146-147; 294.

162 163
Gropello gennaio 1706 chiede ad Ignazio Carroc- Guasco di Bisio Alias (112): Inquartato; al 1° e 4° di rosso,
di Borgone cio, vicario generale di Santa Maria, di da Alessandria (lega- a due zampe di leone d’oro, strappate,
da Avigliana. Gio- far benedire e consacrare l’edificio (103). ti a Rivoli per la villa affrontate ordinate in fascia ed afferran-
vanni Battista, notaio Ampia e multiforme la presenza della patrizia che, per qual- ti un anello d’oro, con un diamante al
e castellano di Villar famiglia in Valle. che tempo, originaria- naturale incastonato; al 2° e 3° trinciato
Focchiardo (1688); re- Feudi: Bruzolo 1544/1561, Bussole- mente posseduta dagli dentato d’oro su azzurro (113).
ferendario della Città e no 1561; Chianocco 1544, San Giorio Andreis di Cimella, ne
Provincia di Susa (1692) (99); Domenico 1561. portò il nome).
(di questa famiglia ma forse non esat- Arma: D’oro all’aquila di nero, mem- Arma: Inquartato al 1° e 4° di rosso a Guelis, de
tamente della linea da cui derivarono i brata, armata e coronata alla reale; colla due zampe di leone, d’oro, strappate, Pietro, vescovo di Moriana e Susa
conti di Borgone), giudice di Giaveno bordatura [o bordura] di nero carica di affrontate (108), poste in fascia tenenti un (1269-1273 (114)).
1729-1730) (100). otto bisanti di argento (104). anello d’oro, col diamante sormontato Arma: D’azzurro, a otto crocette ricro-
Feudi: Borgone 1696. Cimiero: L’aquila del campo, sorante. da un breve svolazzante scritto col mot- cettate d’oro, col crescente d’argento, in
Arma: D’azzurro al covone attraversato Motto: SOLA. VOLUNTAS. to; al 2° e 3° trinciato dentato d’oro e abisso (115).
da un nodo (101) d’amore, il tutto d’oro. Alias: SOLA. VOLUNTATE. d’azzurro; sul tutto di rosso alla basilica
Alias: D’azzurro al covone sormontato pontificia di azzurro attraversante con
da tre stelle d’oro, ordinate in fascia (102). due chiavi d’oro e di argento addossate Guglielmetti
Guasco decussate, coll’ingegno in basso (109). da Giaveno. Possede-
di Altessano Cimiero: Leone coronato, d’oro, nascen- vano una cappella con
Grosso [= Vasco, Vascheri], te, tenente un anello col diamante. sepoltura nella chiesa
di Bruzolo feudatari nel Torinese. Lo scudo accollato all’aquila imperiale parrocchiale di San
da Chieri e Riva di Feudi: Villarbasse XVI bicipite (110). Lorenzo di Giaveno.
Chieri, poi in Cari- sec. Motto: C’EST. MON. DESIR. Vincenzo, castellano
gnano ed in Torino. Arma: Fasciato d’azzur- di Giaveno (1518-1521) (116); Percivalle,
Francesco Giuseppe ro e di argento (105). capitano della milizia locale (1566) (117).
fa costruire la “cap- Alias: D’argento a tre fasce d’azzurro (106). Guasco Feudi: Giaveno 1571 (118).
pella pubblica di San Michele [...] nel- Alias: Inquartato: al 1° e al 4° di Vigno- di Clavières Arma: D’oro a due fasce di rosso con un
la piazza del castello di Bruzolo”; il 13 la, che è: “d’argento alla colonna di ros- da Bricherasio, poi monte d’azzurro di tre vette, in punta (119).
so accostata da una vite al naturale”), al passati in Olanda.
2° e 3° di Canalis che è: “d’oro al leone Feudi: Clavières 1747.
(99) Bruno Signorelli, Giovanni Battista
Gropello, Ministro di Vittorio Amedeo II dal di nero, armato e linguato di rosso, colla Arma antica: Troncato,
1690 al 1717, in: Torino 1706. 300 anni dal- banda del 2° attraversante”); sul tutto: dentato d’oro e d’az-
l’assedio e dalla battaglia di Torino: l’alba di di Guasco (107). zurro; il 2° al leone del primo, tenente un
un regno, una mostra evento per ricordare, a anello col diamante (111). (112) Decreto ministeriale di riconoscimen-
cura di Roberto Sandri Giachino, Giancarlo Motto: C’EST. MON. DESIR. to per titolo e arma in data 26 marzo 1881.
Melano, Gustavo Mola di Nomaglio, Torino, (103) Archivio, p. 200. (113) Il confronto tra la blasonatura dell’ar-
2006, pp. 117-132 (e in particolare 118). Anche (104) Così blasonata nel 1614: “D’argento ma inquartata dei Guasco di Bisio e quella dei
se, secondo la vulgata corrente, la notabilità (e con un’aquila nera, armata imbeccata e coro- Guasco di Clavières, consente di sottolineare
poi la nobiltà) dei Gropello inizierebbe proprio nata di rosso”, mentre del cimiero si diceva: (108) Umberto de Ferrari di Brignano la ricchezza del lessico araldico: le due descri-
con Giovanni Battista, non sembra improbabile “Un’aquila nascente come quella dell’arma e preferisce dire “quella di destra rivolta” (Stem- zioni, seppur abbastanza differenziate ricondu-
l’appartenenza alla famiglia di quel Giorgio Gro- linguata di rosso”; l’aquila si disse “coronata mi di Famiglie Alessandrine raccolti e descrit- cono, infatti, ad una medesima immagine.
pello che era, nel 1644, prevosto della Novalesa alla reale” in particolare col consegnamento ti, Alessandria, Stab. Tipo-Lit. Succ. Gazzotti (114) Bima, Serie cronologica cit., pp. 225-
e vicario generale in essa degli abati commen- del 23 giugno 1687 (I consegnamenti, pp. 146, & C. di Chiarvetto Giacinto, 1919, p. 32). 226.
datari Antonio e Filiberto Maurizio Provana (v. 274). Raffigurazione in Raccolta di Armi St. (109) Ibidem, alla voce Guasco di Alessan-
Cipolla, Antichi inventari cit., p. 302). p. 1000, G/195. Si tratta di un’arma parlante: i (115) Buet, Armorial cit.
dria.
(100) Cronistoria Giaveno, p. 681. bisanti rappresentano le antiche monete deno- (116) Cronistoria Giaveno, p. 678.
minate “grossi”. (110) Scordo, Le armi gentilizie, p. 133.
(101) “Grop”, in lingua piemontese. (117) Ibidem, p. 705.
(105) Patriziato-Vivant, alla voce Vasco. (111) Così blasonato il 10 settembre 1687:
(102) Scordo, Le armi gentilizie, p. 131. Di “Un scudo d’oro troncato e dentato d’azurro (118) Ma nei Manoscritti inediti del Prova-
quest’ultima blasonatura abbiamo la trasposi- (106) Fiori di blasoneria, p. 70 (“Tre fascie dell’uno nell’altro ad un leone d’oro nel se- na di Collegno, cit., i diritti della famiglia sul
zione pittorica in Raccolta di Armi St. p. 1000, azzurre in campo di argento”). condo tenente un annello con un diamante” (I luogo risultano essere alquanto antedatati.
G/197. (107) Patriziato-Vivant, alla voce Vasco cit. consegnamenti, p. 402). (119) Cronistoria Giaveno, p. 127.

164 165
Guidobono [Arma: D’azzurro al
Cavalchini grifone d’oro] (124).
da Tortona. Carlo Alber-
to, abate commendata-
rio di San Michele della
Chiusa (1759) (120).
Arma: Inquartato; al 1°
di Guidobono Cavalchini, che è, fasciato
d’azzurro e d’oro, col capo del secondo ca- Guilliers del
rico di un’aquila coronata, di nero; al 2° di Vernante

h-i-J
Garofoli, che è, d’azzurro alla rotella d’oro, [= Gugliers, Guiller,
fiammeggiante, carica di un’aquila corona- Guillers, Guillier], del-
ta di nero; al 3°, di Roero, ovvero, di rosso la Savoia. Pietro Gian-
a tre ruote d’argento; al 4° di San Severino, francesco, intendente
che è, di argento alla fascia di rosso, colla della Città e Provincia di
bordatura [o bordura] di azzurro, carica di Susa (1723) (125) e “Giudice Maggiore del-
otto stelle d’argento (121). Lo scudo accolla- le Valli di qua del Monte Ginepro” (126).
to all’aquila imperiale bicipite. Arma: D’azzurro alla guglia (127) d’ar-
Motti: SOLI. DEO. gento sostenuta da due leoncini d’oro
DEO. DANTE. FLOREBO. (122). affrontati; la guglia sormontata da una
stella pure d’oro (128).
Alias: D’azzurro alla guglia d’argento so-
Guiffrey stenuta da un’ara gradinata di pietra, af-
da Bardonecchia (123). fiancata da due leoni d’oro affrontati (129).

(120) Nato a Tortona il 26 luglio 1683, + a (124) Inciso sulla porticina del Tabernacolo
Roma il 7 marzo 1774. Scrive di lui il Manno: nella chiesa di Sant’Ippolito (Don G. Paolo
“Cardinale prete di S. Maria della Pace [...]; pre- Di Pascale, Storia – Arte – Folklore, in: G.
fetto della Congregazione dei Vescovi e Regolari Paolo Di Pascale - Alberto Re - Laura
[...] Vescovo di Ostia. Nel Conclave del 1758, era Bizzarri - Luciano Ferraris, Bardonecchia
stato eletto Sommo Pontefice, ma essendosi affac- e le sue valli, 5a edizione rivista, ampliata e
ciato il veto della Francia fu proclamato Papa Car- corretta Torino, 1991, pp. 3-68 e in particolare
lo Rezzonico, col nome di Clemente XIII (1758, 19). Il grifone compare negli scudi di diverse
6 luglio)”. In seguito, caduto il veto francese, si omonime famiglie Guiffrey; pressoché identi-
fece nuovamente, e con insistenza, il nome di que- co lo stemma dei savoiardi Guiffrey-Vachet [=
st’abate di San Michele quale pontefice, nel Con- Guiffroy du Vache] originari del Bugey, estinti
clave del 1769. La Spagna lo sosteneva con deci- nel XVII sec. (“D’azzurro a un grifone d’oro
sione, ma la sua candidatura era, ancora una volta, beccato d’argento”) riprodotto nell’Armorial
destinata a decadere, non tanto per l’età avanzata du Duché de Savoie [Lajolo] cit., p. 111.
o per il limitato numero di suffragi raccolto nelle
prime votazioni, quanto per problemi di salute, (125) Nel 1729 (12 novembre), istituì una
dato che fu colpito durante il conclave da un attac- primogenitura; infeudato di Vernante (25 apri-
co di tisi che lo costrinse a letto per una settima- le 1722) in marchesato. Fu referendario e sena-
na, facendo temere per la sua vita (al riguardo v. tore di Piemonte.
Francesco Raco, Cavalchini Guidobono, Carlo (126) Enrico Genta [Ternavasio], Senato e
Alberto, in Dizionario Biografico degli Italiani,
cit., vol. 22, Roma, 1979, pp. 648-650).
senatori di Piemonte nel secolo XVIII, Torino, De-
putazione Subalpina di Storia Patria, 1983, p. 247.
Personaggi e famiglie del passato segusino
(121) Patriziato-Vivant, alla voce. (127) Che con tutta evidenza ne fa un’arma attraverso la rappresentazione araldica
(122) Ibidem, p. 134. parlante.
(123) In ordine alla confusione tra i Guiffrey (128) Patriziato-Vivant, alla voce Guilliers.
ed i Jouffrey, v. un accenno nell’introduzione. (129) In Raccolta di Armi St. p. 1000, G/221.

166
Harcourt, d’, v. Arcour Isola, dell’ Jocteau
[= de Insula, Isola, da Charité-sur Loire, in Grenoble, poi
Dellisola], da Chivas- Torino, con presenze in Rivoli. Luigi
Henrielli, v. Enrielli so. Carlo Pietro Paolo Augusto, + Rivoli, 21 gennaio 1887.
Maria (9), capostazione Arma: Troncato d’argento e d’oro, al
a Susa, dove nacque leone tenente, colle branche, un ramo di
Hostero, v. Ostero il figlio Claudio, nel giglio di giardino, fiorito di tre pezzi; il
1876. tutto al naturale (13).
coronata d’oro (4), col volo abbassato (5). Arma: Di rosso a due fasce d’oro; col Cimiero: Il leone col giglio, del campo,
Imperiali Alias: Inquartato di Isnardi e di Havart, capo dell’Impero (10). nascente.
di Francavilla che è d’azzurro alla banda d’oro carica- Cimiero: Lo struzzo d’argento che tiene
[= Imperiale] da Geno- ta di tre crocette di rosso, e accompa- nel becco un ferro di cavallo.
va, in Napoli, ramifica- gnata da sei conchiglie d’oro, ordinate Motto: A. V. I. S. A. Jouffrey, de,
ti in Torino e Piemonte in cinta (6). de S.te Cécile
Feudi: Pianezza 1716. Alias: Inquartato: al 1° e 4° di Isnardi, al [= Jouffrai], famiglia
Arma: D’oro, fian- 2° di Havart, al 3° di Simiana (7). Joannini del Brianzonese, ori-
cheggiato d’argento, il primo all’aquila Cimiero: L’aquila del campo. [= Ioannini, poi ginaria di Saint-Chaf-
di nero, armata, membrata e coronata Sostegni: Due aquile come nel campo. Joannini di San frey, ramificata in Pro-
del campo col volo abbassato (1). Alias: Due pernici (8). Michele], da Ciriè. venza. Capostipite ne è
Cimiero: L’aquila del campo, nascente (2). Motto: BIEN. CONNOITRE. AVANT. Giovanni Antonio, giu- considerato Giovanni, vivente nei primi
QU’AIMER. dice di Giaveno (1704, anni del ‘300, capitano del forte di Exil-
1708) (11). les (14).
Ioannini, v. Joannini Arma: Trinciato d’ar- Feudi: Arnauds, Les, Bardonecchia ver-
gento e d’azzurro al leone dell’uno nel- so 1600, Beaulard XVII sec., Mélézet
l’altro; col capo del secondo, carico di XVII sec., Millaures XVII sec., Roche-
Isnardi (4) Nei Fiori di blasoneria, p. 41, l’aquila è un sole d’oro (12). molles XVII sec. (15)
di Caraglio “membrata di rosso”. Cimiero: Un sole d’oro. Arma: D’azzurro al crescente d’argen-
da Asti. Giovanni Bat- (5) Scordo, Le armi gentilizie, p. 138. Motto: DUM. MINUIT. AUGET. to, al capo d’oro, carico di tre stelle di
tista, abate commen- (6) Così in Raccolta di Armi St. p. 1000, nero (16).
datario della Novalesa I/22, ma del quarto Havart si possono registra- Alias: D’azzurro al crescente d’argento,
(1685 – 1728) (3). re diverse varianti, ad esempio le “crocette di al capo dello stesso, carico di tre rotelle
Arma: D’argento al- rosso” anziché di nero, oppure la banda non di sperone di nero (17).
caricata delle crocette ma “inferriata di nero”
l’aquila di nero, membrata, rostrata e e con le “conchiglie d’argento”, anziché d’oro
(cfr., sulla scorta delle indicazioni fornite dal (13) Scordo, Le armi gentilizie, p. 138.
Manno, le raffigurazioni di Federico Bona nel (9) Nato a Torino, 1819; + Venaria Reale,
(1) Ibidem, alla voce Imperiale, patrizi ge- Blasonario subalpino cit.). 1890; soldato nel 5° fanteria (6 maggio 1836); (14) Armorial haut-alpin, p. 387.
novesi. sottotenente (27 febbraio 1845); tenente (30 (15) Il medesimo Armorial haut-alpin at-
(7) Si può incontrare questa variante a par- settembre 1848). Campagne del 1848 e ‘49. Si
(2) Alcune riproduzioni dell’arma sono for- tire dal marchese Ignazio, figlio di una Havart, tribuisce alla famiglia diritti su Bardonecchia
congeda nel 1853. e Rochemolles già nel XIV sec., ma senza ci-
nite nel volume di Gian Domenico Oltrona e marito di una Simiana.
Visconti, con la collaborazione di Gustavo (10) “Questa è l’arma - scrive il Manno tarne l’origine e le fonti.
(8) Queste figurano nell’arma del marche- - data dai Fiori di Blasoneria; il cimiero e il
di Gropello, Imperialis Familia, Tavole ge- se Carlo, incisa dal Tasnière e riprodotta ne Il (16) Dictionnaire biographique, p. 254.
nealogiche Imperiale, di Genova ed Imperia- motto del Consegnamento 1613 ma con tre
Giardin del Piemonte Hoggi vivente nell’anno fasce d’oro. L’Armerista del capo dell’Impero (17) Armorial haut-alpin, p. 387; l’opera
li, di Napoli, a cura di Gustavo di Gropello, 1673 aperto da Pietr’Antonio Arnaldo all’Al- riporta anche, da un sigillo del 1478: “Una fa-
Piacenza, 1999. Per un complessivo inquadra- ne fa il primo punto di un troncato e, nel ma-
tezza Reale del Duca di Savoia Carlo Emanue- noscritto, lo dice tratto da un Consegnamento scia di [...] accompagnata in capo da tre stelle
mento sulle insegne gentilizie della famiglia le II, Torino, Heredi di Carlo Gianelli, 1673. e in punta da un crescente”; un’arma, quasi
cfr. Bernabò Di Negro, L’araldica a Geno- di Chivasso (24 novembre 1689). L’arma de-
Forse fu il solo rappresentante della famiglia scritta è pure quella che trovasi nell’albero ge- certamente dei Jouffrey, si conserva a Bardo-
va: origini e significati di una realtà storica e ad usarle; si possono mettere in relazione alla necchia, scolpita su un banco nella chiesa par-
sociale, Liguria, Edizioni Sabatelli, 1983, pp. nealogico della casa De Ferrari di Crescentino
sua dignità di Gran Cacciatore, seppur confe- (Torino, 1657)”. rocchiale, mentre il Maurice accenna, come si
76-78. ritagli formalmente, con Patenti successive al è detto nell’introduzione (v.) alla fontana de-
(3) Cipolla, Antichi inventari cit., p. 304. volume citato, datate 1° agosto 1676. Nei con- (11) Cronistoria Giaveno, p. 681. corata con le loro armi gentilizie nella corte di
L’Isnardi fu anche vescovo di Mondovì. segnamenti, in effetti, figurano solo le aquile. (12) Patriziato-Vivant, alla voce. casa Agnès des Geneys in Bardonecchia.

168 169
Motto: LUIT. EN.
CROISSANT. (18).
Jouvencel
dell’Alta Valle di Susa,
poi in Francia (19).
Arma: D’oro a due pal-
me di verde addossate,
moventi da un crescen-
te di rosso, col capo d’azzurro carico di
un sole d’oro, accostato da due stelle

L
d’argento (20).

(18) Ibidem. V. anche Armorial de


Dauphiné, p. 324.
(19) Sulla famiglia v. Henry de Jouvencel,
Du Briançonnais Piémontais en île-de-Fran-
ce. Mémorial d’une Famille. Recherches hi-
storiques généalogiques et biographiques sur
les Jouvencel, Villeconin, S.R.I.P., 1940.
(20) Più anticamente il capo era “cuci-
to d’argento” e “carico di un’aquila di nero,
nascente” (v. Jean de Vaulchier – Jacques
Amable de Saulieu, Jean de Bodinat, Ar-
Personaggi e famiglie del passato segusino
morial de l’ANF: Association d’entraide de la
Noblesse Française, [précedé de] Héraldique
attraverso la rappresentazione araldica
et noblesse, par Hervé Pinoteau, Lathuile
(Haute Savoie), ANF – éditions du Gui, 2004,
p. 118.

170
La Baume Laigue Lanfranchi La Palud de Varembon
[della Balma] da Susa, [= L’Aigue, in origine Martino, priore della Novalesa (13). [= Pallud], da Thoire e Villars nella
probabilmente origina- de Aqua], del Delfinato. Arma: non reperita. Bresse. Luigi, vescovo di Moriana e
ri della Savoia o della Feudi: Bardonecchia (7). Susa (1440-1451 (18)).
Bresse. Umberto della Arma: Di rosso, semi- Arma: Di rosso alla croce piena di er-
Balma, castellano di nato di gocce d’acqua Lanze, Delle, mellino (19).
Avigliana per il conte d’argento, a tre trangle di Vinovo
Pietro di Savoia (1263, 1273, 1276 (1)); ondate dello stesso (8). da Vercelli. Carlo Vit-
Pietro, abate commendatario di San torio Amedeo (14), abate La Rivoire de Domessin, de, v. Rivoire
Giusto (1522, 1530) (2). di San Giusto di Susa,
Arma: D’oro a tre scaglioni di nero, col Lambert, de, (31 agosto 1743 (15))
capo d’azzurro al leone d’argento na- de Lornay ove celebrò sinodo (16). La Rochette, de,
scente, coronato d’oro (3). da Chambéry. Pietro (9), Arma: D’azzurro, inquartato da un filet- della Savoia (20).
vescovo di Moriana e to d’oro: il 1° e 4° a tre lance, banderuo- Feudi:Villarbasse 1351.
Susa (1567-1591 (10)). late, d’oro, una accanto all’altra (17). Arma: D’azzurro a tre
La Chambre, de Arma: D’argento al Cimiero: Una donna alata, tenente una ferri [punte] di lancia
della Savoia. Gugliel- palo di azzurro, carico lancia, rappresentante l’ “occasione”. d’oro, 2. e1. (21).
mo, abate di San Mi- di una croce raggiante, d’oro (11). Tenenti: Due guerrieri armati di lancia.
chele della Chiusa Motto: UBIQUE. Motto: URGENDA. OCCASIO.
(1244-1261). Nell’ab- La Tour du Pin, de, de Vinay
bazia ancora si conser- terza dinastia dei sovrani del Viennese,
va intatto il suo monu- Lampugnani (13) Già prevosto di Losanna (Blandino, col titolo di Delfini [v. anche la voce
mento funebre (4). da Rivoli (12). L’abbazia benedettina di S. Pietro, cit. p. 68). Delfini di Vienne].
Arma: D’azzurro, seminato di gigli Arma: Di rosso, alla (14) Nato a Torino, 1 settembre 1712; + 15 Arma: Di rosso a una torre d’argento,
d’oro alla banda [alias banda in divisa, banda scaccata d’ar- gennaio 1784. murata di nero, sinistrata da un antemu-
ovvero cotissa] di rosso (5). gento e d’azzurro, col (15) Investito del possesso dell’abbazia il 4 rale dello stesso (22).
Alias: D’azzurro, seminato di gigli d’ar- capo dell’impero. ottobre (Archivio, p. 234). Al tempo dei de La Tour du Pin è at-
gento, alla cotissa dello stesso (6). (16) Fu, successivamente, abate di Lucedio
Motto: ALTISSIMUS. NOS. FUNDA- (2 maggio 1747), Arcivescovo di Nicosia (15
VIT. aprile 1747); grande elemosiniere (30 agosto (18) Bima, Serie cronologica cit., p. 225.
(7) Non pare esservi dubbio che la torre, 1747), cardinale prete (2 ottobre 1747), abate
con annessi diritti, posseduta dai Laigue nel (19) Buet, Armorial cit.; Galbreath, Ar-
di San Benigno di Fruttuaria (5 agosto 1749), morial vaudois cit., p. 374, ne segnala testi-
La Cluse, de [= della Chiusa, de la ‘300, fosse sita proprio nel feudo di Bardonec- prefetto della congregazione del Concilio monianze quattrocentesche, una incisa su le-
chia (e non in altra località pressoché omoni- (1775); scrive di lui il Manno, “di grande pietà,
Clusa, de Clusa] v. Grassi e Grassi de ma; v. Armorial de Dauphiné, p. 329). Uno gno “dans le Livre du Concile de Constance
Clusa. tutto si dedicò alle sue cure ecclesiastiche [...] – 1483” ed altre in alcuni sigilli.
dei Laigue, probabilmente Jean, aveva fatto fondò il capitolo di San Benigno, dove edificò
acquisto attorno alla metà del secolo da Luigi chiesa e canonica e lasciò erede il Seminario. (20) Secondo il Guasco ramo dei signori di
“de Bardonenche de la partie de la tour que ce Liberalissimo coi poveri. Volle che non rima- Chambéry.
(1) AST, Web, Paesi/Susa/Provincia di dernier possédait par indivis avec le Dauphin, nessero né la famiglia né le sostanze” (Patri- (21) Armorial du Duché de Savoie [Lajolo],
Susa, “Permuta seguita tra Umberto della Bal- ainsi que sa maison forte située près de la dite ziato-Vivant, alla voce Lanze, Delle). cit. pp. 94 e 56 della “Table [...]”. Talvolta, in
ma Castellano di Susa [...]”. tour”. Jean Laigue prestò omaggio al Delfino il luogo delle punte, si vedono tre rocchi di scac-
(17) Patriziato-Vivant. Consegnamento
(2) Archivio, p. 102, 103. 9 dicembre 1364. chiera, come nella figura.
1614, in Santhià: “Di azzurro con tre lancie
(3) Raccolta di Armi St. p. 1000, L/5 “La (8) Armorial de Dauphiné, p. 328. d’oro poste in palo banderuolate a sinistra di (22) Naturalmente nell’arma fu variamente
Baume Di Susa in Dauffine”. (9) Su di lui v. Armorial et nobiliaire, p. 225 rosso, il capo d’oro caricato di un’aquila spie- innestato ed utilizzato il simbolo del Delfino
(4) Sul quale v., ad esempio, Enrica Pagel- (10) Bima, Serie cronologica cit., p. 226. gata di nero coronata del medesimo”; raffigu- (ora esattamente come lo portavano i Delfini
la - Cristina Maritano – Yara Mavridis, La
razione sostanzialmente corrispondente, ma della prima razza, della Casa d’Albon – v. -,
(11) Buet, Armorial cit., con specifico riferi- con le lance banderuolate d’argento anziché di ora accostato da torri o castelli che richiama-
scultura monumentale, in Valle di Susa: tesori mento all’arma utilizzata dal vescovo, in questo
d’arte cit., pp. 139-151 (e in particolare 146). rosso in Raccolta di Armi St. p. 1000, D/198. vano l’arma originaria della famiglia. Ampie
caso conforme a quella utilizzata in generale dal- 1687: “Uno scudo quadro apuntato semplice, notizie sulle armi gentilizie inalberate dai Del-
(5) Raccolta di Armi St. p. 1000, L/10. la famiglia (Armorial et nobiliaire, III, p. 223) inquartato in tutti li quattro quarti d’azurro a fini di questa trerza “razza” sono fornite dal
(6) Armorial du Duché de Savoie [Lajolo], (12) Si dicevano discendenti dai Lampugnani tre lancie d’oro banderolate d’argento nel 1 e Détraz nel Catalogue des sceaux médiévaux
cit. p. 12 della “Table [...]”. milanesi e ne usavano le insegne gentilizie. 4” (I consegnamenti, pp. 148, 294). cit., in particolare pp. 43-49.

172 173
testata l’usanza, probabilmente avente Arma: Troncato, al 1° d’argento, al- Liatti Loira, Loira di
origini anteriori - e comune ad altri Stati l’aquila coronata, di nero: al 2° scaccato [= Liato], da Andorno. Mongrando
- di issare le armi gentilizie del Delfino di verde e d’argento (28). Arma: Semipartito e [= Loyra], da Poirino,
sui tetti delle case dei nobili loro vassal- troncato: Al 1° di Cha- in Torino. Francesco,
li che, sottoposti a procedimenti di giu- blais per concessione castellano di Giaveno
stizia, non erano in grado di difendersi Leone d’Ostana (di argento, sparso di (1570) (39); Gaspare
personalmente, come era loro diritto, in di Beinasco biglietti di nero al leo- Francesco (40), vicario
caso di loro assenza (spesso per servizio da Saluzzo (29). Mauri- ne del 2° armato e linguato di rosso, na- generale dell’Abbazia di San Michele
del sovrano o della Cristianità) (23). zio (30), vicario dell’ab- scente dalla partizione); al 2° di Susa, della Chiusa per Don Antonio di Sa-
bazia di Susa (31). che è, partito d’argento e di rosso, cia- voia.
Arma: Di rosso al leo- scun punto alla torre, dell’uno e dell’al- Feud