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Non così nel caso del movimento opposto. Quando, cioè, la divinità muove
verso l’individuo, il rapporto può stabilirsi in vario modo, sicché su queste
variabili si possono istituire delle sottoclassi.
Evidentemente per poterlo fare, Rouget introduce, oltre a quello che
abbiamo chiamato direzionale, altri due criteri: la presenza o meno
dell’identificazione (si parlerà allora di transe identificatoria/non
identificatoria) e la presenza o meno dell’incorporazione o (incarnazione).
Chiameremo questi ultimi criteri relazionali, perché vanno a cogliere,
all’interno del movimento necessario allo stabilirsi della relazione, la natura
di questa e le sue implicazioni sulla soggettività di chi la vive: se cioè la sua
anima ne rimanga del tutto annichilata da quella del dio, identificandosi con
essa (è il caso della possessione), o se invece le coesista, mantenendo
l’identità propria, ma rimanendone invasa (è il caso dell’ispirazione) o,
ancora, se non rimanga tanto individualmente se stessa da sostenere un
“rapporto a due”, di incontro con la divinità (è il caso di rapporto più
raffinato e complesso, quello della comunione).
Comprendendo tutti i criteri, potremo avere il seguente schema riassuntivo:
! • in base al criterio direzionale, la relazione può realizzarsi secondo
il movimento dentro/fuori o fuori/dentro;
• quando la relazione è concepita secondo il movimento dentro/
fuori, si ha l’unico caso della transe sciamanica (che,
relazionalmente parlando, non può per sua natura comportare né
incarnazione né identificazione: è un viaggio che lo sciamano
compie nel mondo degli spiriti, nel pieno della propria personalità);
• quando la relazione è concepita secondo il movimento fuori/
dentro, vi sono, in base al criterio relazionale, le seguenti
possibilità:
- transe di possessione, quando il soggetto riceve in sé la divinità
(c’è incarnazione) e perde la propria individualità (c’è anche
identificazione);
- transe di ispirazione, quando lo spirito o la forza che ne emana
invade il soggetto, dominandolo (c’è incarnazione) ma questi non
perde la propria individualità (non c’è identificazione);
- transe di comunione, quando il soggetto non perde la propria
individualità (non c’è identificazione) e incontra la divinità,
comunicando con essa profondamente, in una dimensione interna
in cui dio è presente in una modalità imprecisata (ma sicuramente
non c’è incarnazione);
• alcuni tipi di transe (di ispirazione, di comunione e sciamanica),
forse perché in essi l’individuo resta se stesso, si costituiscono nel

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