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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

«Il bambino che amerà viaggiare comincia a sei anni a guardare i mappamondi e le carte
geografiche. Inginocchiato nella sua stanza, indifferente a qualsiasi richiamo della madre e del padre,
segna col dito la strada lunghissima che lo conduce per mare e per terra da Roma a Pechino, da
Mosca a Città del Capo, lungo gli andirivieni dei continenti e l’azzurro scuro e chiaro degli oceani.
Sfoglia le carte: si innamora del nome di Bogotà o di Valparaiso, immagina di violare foreste
tropicali e deserti, di scalare l’Everest e il Kilimangiàro, come gli eroi dei suoi libri d’avventura. Così
l’infinito del mondo diventa famigliare e a portata di mano…».

(P. Citati, Le guide delle meraviglie, La Repubblica, 28 dicembre 2004)

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Scrivere e parlare
l’italiano
Teoria - Esercizi

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Breve presentazione

Questo volume è costituito di due parti : la prima dedicata alle regole della grammatica
italiana ; la seconda, ad attività di lettura, comprensione e espressione orale e scritta.

La prima sezione del manuale è divisa in otto capitoli, ciascuno dedicato a un argomento
grammaticale : Fonetica e ortografia, Articoli, Sostantivi e aggettivi, Pronomi, Preposizioni,
Verbi, Avverbi, Congiunzioni e avverbi. Gli esempi che illustrano le regole sono tradotti in
francese per facilitarne la comprensione. Ogni capitolo è seguito da esercizi specifici, tra i
quali anche esercizi di traduzione. In alcuni capitoli, sono presenti anche parti dedicate al
confronto tra l’italiano e il francese. Alla fine della sezione, si trova un capitolo di esercizi
dedicato alla ricapitolazione di tutte le regole imparate.

La seconda parte del manuale è composta di 14 unità che hanno come obiettivo l’acquisizione
di competenze di lettura, comprensione e espressione orale e scritta: lo studente imparerà a
presentarsi, a parlare di sé, della sua vita personale e delle sue abitudini, dei suoi gusti nella
moda, nel cibo, nelle vacanze, e a chiedere le stesse informazioni ai compagni di corso e, in
futuro, forse, agli amici italiani. Ogni unità contiene brani riguardanti l’Italia e le sue
tradizioni culturali, letterarie, gastronomiche, ... che permetteranno allo studente di conoscere
meglio il paese di cui studia la lingua. Le unità sono divise in 3 parti: 1. Leggi e comprendi, 2.
Parliamo insieme , 3. Alla scoperta della lingua italiana. La prima rubrica introduce
l’argomento dell’unità, la seconda contiene testi, immagini e esercizi che permetteranno allo
studente di acquisire il lessico necessario per esprimersi sull’argomento trattato nell’unità sia
all’orale (dialoghi a tu per tu, al telefono...) che allo scritto (riassunto, tema, articolo
giornalistico...), la terza contiene un promemoria della grammatica di base. Ogni unità
contiene anche una rubrica di approfondimento che sarà utilizzata soprattutto per arricchire la
conoscenza lessicale. All’inizio di ogni unità sono riportati gli elementi comunicativi, lessicali
e grammaticali che lo studente scoprirà nelle varie attività contenute nell’unità.

Questo manuale copre ampiamente i livelli A1 e A2 del Quadro europeo delle lingue.

Sabina Gola

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Parte I
Grammatica italiana
Teoria - Esercizi

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

I. FONETICA E ORTOGRAFIA

1. L’ALFABETO ITALIANO

Nell’alfabeto italiano ci sono 21 lettere :

a, b, c, d, e , f , g , h , i , l , m , n , o , p , q , r , s , t, u , v , z

I nomi delle lettere sono:

« a », « bi », « ci », « di », « e », « effe », « gi », « acca », « i », « elle », « emme », « enne »,


« o », « pi », « qu », « erre », « esse », « ti », « u », « vu »/ « vi », « zeta »

Il genere delle lettere può variare a seconda del sostantivo che si sottintende : il suono/il segno
la lettera è maschile (il ‘k’), lettera la lettera è femminile (la ‘k’). La ‘z’ è sempre
femminile.
Si dice:
« dalla a alla zeta »
 « mettere i puntini sulle i [o sugli i] »

Non variano nel numero : la « effe », le « effe »

I suoni vocalici
/a/
/e/ (e chiusa) o /ɛ/ (e aperta)
/i/ o /j/ (semivocale)
/o/ (o chiusa) o /ɔ/ (o aperta)
/u/ o /w/ (semivocale)

I suoni consonantici

/b/, /k/, /t∫/, /d/, /f/, /g/o /dʒ/, /l/, /m/, /n/, /p/, /k(w)/, /r/, /s/o /z/, /t/, /v/, /ts/ o /dz/

Fonema Grafema Esempio Scrittura fonetica

/p/ p pane /'pane/


/b/ b banana /ba'nana/
/m/ m madre /'madre/

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/t/ t toro /'tͻro/


/d/ d disegno /di'seo/
/n/ n naso /'naso/
// gn ragno /'rao/
/k/ c+ a, o capacità /kapaʧi'ta/
/k/ c+h+i chimica /'kimika/
/k/ c+h+e che /ke/
/k/ qu + ua quando /'kwando/
/k/ qu + ui qui /kwi/
/k/ qu + ue questo /'kwesto/
/k/ qu + uo quota /'kwᴐta/
/g/ g+a gara /'gara/
/g/ g+o gola /'gola/
/g/ g+u gusto /'gusto/
/g/ g+h+i ghirlanda /gir'landa/
/g/ g+h+e ghetto /'getto/
/ts/ z grazie /'grattsje/
/dz/ z mezzo /'mɛddzo/
/ʧ/ c+i cinema / 'ʧinema/
/ʧ/ c+e ceco /'ʧɛko/
/ʤ / g+i ginnastica /ʤin'nastika/
/ʤ / g+e generale / ʤene'rale/
/f/ f fiore /'fjore/
/v/ v vetrina /ve'trina/
/s/ s soldato /sol'dato/
/z/ s smemorato /zmemo'rato/
/ʃ/ sc + e scena /'ʃɛna/
/ʃ/ sc + i sci /ʃi/
/ʃ/ sci + a biscia /bi'ʃʃa/
/ʃ/ sci + o sciopero /'ʃᴐpero/
/ʃ/ sci + u sciupare /ʃu'pare/
/r/ r rame /'rame/
/l/ l lettera /'lɛttera/

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// gl+i miglio /i/


// gli+a,e,o,u miglio /'mio/

Le lettere straniere

1. J (i lunga) /i/, /ʒ/, /dʒ/: Jesolo /ˈjezolo/ , abat-jour /aˈbaˈʒur/, jeans /dʒins/
2. K (kappa, cappa): /k/: kaki (cachi), kimono (chimono), gymkana (gimcana), kamikaze,
karatè, folklore (folclore), mazurka (mazurca), km (chilometro), kg (chilogrammo)
3. W (vu doppia, vu doppio) [v], [w], : wafer /ˈvafer/, Wanda /’vanda/, whisky /ˈwiski/
4. X (ics): /ks/: extra, uxoricidio (parole di origine latina), xenofobo (parole di origine
greca), taxi (tassì), box (parole di origine straniera), xilografia (silografia), lo xilofono
(il silofono)
5. Y (ipsilon, i greco): /i/: yogurt /ˈjɔgurt/

DITTONGO E TRITTONGO

Si parla di dittongo quando le vocali i e u (sempre atone) :

1. precedono le vocali a, e, o (dittongo ascendente : ia, ie, io, ua, ue, uo)
lieto (content), il fiore (la fleur), il fiume (le fleuve), guasto (gâté, en panne), la guerra
(la guerre), buono (bon), la guida (le guide)
In questo caso i e u sono considerate semiconsonanti.

2. seguono le vocali a , e , o (ai, ei, oi, au, eu)


a
fai (2 persona del verbo « fare », tu fai/tu fais), bei (dei bei fiori/ des belles fleurs), poi
(après), bau bau (il verso del cane), europeo (européen)
In questo caso i e u sono considerate semivocali.

3. si ritrovano insieme (iu, ui)


fiuto (odorat), Guido

Si parla di trittongo quando le vocali i e u si trovano insieme a un’altra vocale (uoi, uai,
iuo) :

a
vuoi (2 persona del verbo « volere », tu vuoi/tu veux), i guai (les dégâts), il figliuolo (le petit,
mon fils, fiston), premiai (passato remoto del verbo « premiare »/recompenser), miei
(aggettivo possessivo, maschile plurale, mes)

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IATO

Si chiama iato l’incontro di due vocali diverse da i e u: ae, eo:

il maestro (l’instituteur), il neo (le grain de beauté)

Se i e u ci sono, sono toniche (ia, au) :

la geografia (la géographie), la paura (la peur).

2. ACCENTO TONICO

In ogni parola, che sia costituita da una sillaba, due, tre o più, c’è una sillaba pronunciata in
modo più intenso rispetto alle altre. Su questa sillaba, chiamata sillaba tonica, cade l’accento
tonico.
In italiano è obbligatorio esprimere graficamente l’accento tonico quando cade sulla vocale
finale della prima sillaba (le sillabe si contano dalla fine della parola): es. città (ville), virtù
(vertu), popolarità (popularité), già (déjà), lì (là), là (là) (con accento grave) ... perché
(pourquoi/parce que), quarantatré (quarante-trois) (con accento acuto).
In alcuni casi la presenza dell’accento grafico può aiutarci a distinguere due parole che hanno
la stessa forma ma due significati diversi:
a
- è (3 persona del verbo «essere»)/ e (congiunzione)

Il libro è interessante. (Le livre est intéressant.)


Il libro e la penna sono sulla scrivania. (Le livre et le stylo sont sur le bureau.)
a
- dà (3 persona del verbo «dare»)/da (preposizione)

Il medico dà la medicina al malato. (Le médecin donne le médicament au malade.)


Da Roma a Milano ci sono cinquecento (500) chilometri. (De Rome à Milan il y a 500 km.)

- né (negazione)/ne (pronome)

Giulia non ama né la pasta né il pane. (Giulia n’aime ni les pâtes ni le pain.)
Il bambino ne vuole un po’. (L’enfant en veut un peu.)

- sé (pronome)/se (congiunzione)

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Il professore porta con sé i quaderni degli studenti. (Le professeur porte les cahiers des
étudiants avec lui.)
Se piove, Marco non esce. (S’il pleut, Marc ne sort pas.)

- lì (avverbio)/li (pronome complemento diretto)

Il museo si trova lì, vicino alla stazione. (Le musée se trouve là, près de la gare.)
La ragazza non li vede. (La jeune fille ne les voit pas.)

- là (avverbio)/la (articolo determinativo femminile singolare)

Andate là ! (Allez là-bas !)


La foglia è attaccata al ramo. (La feuille est attachée à la branche.)

- tè (nome)/te (pronome)

Vuoi una tazza di tè? (Veux-tu une tasse de thé?)


I bambini vengono con te. (Les enfants viennent avec toi.)

- sì (avverbio)/si (pronome)

Sì, mi piace nuotare. (Oui, j’aime nager.)


Patrizia non si pettina mai. (Patricia ne se peigne jamais.)

L’accento tonico (non grafico) ci aiuta a non confondere:


a
« altero » (1 p. sing. del verbo alterare/altérer, déformer) da « altero » (aggettivo, hautain,
fier)
« ambito » (milieu, cadre) da « ambito » (participio passato del verbo ambire/aspirer)
« balia » (la nourrice) da « balia » (sinonimo di “in potere di”, être à la merci de)
« circuito » (le circuit) da « circuito » (participio passato del verbo circuire/ embobiner)
« compito » (le devoir) da « compito » (policé)
« desideri » (tu désires) da « desideri » (les désirs)
« ancora » (encore) da « ancora » (l’ancre)
« subito » (dal verbo subire/subir) da « subito » (immédiatement).

3. COME DIVIDERE LE PAROLE IN SILLABE

Per dividere una parola in sillabe, si deve tener conto dei seguenti casi:

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1. una vocale all’inizio di parola, seguita da consonante, costituisce una sillaba a sé


stante:
a-ra-tro ; a-mo-re; u-lu-la-to; e-li-ca; o-pe-ra-zio-ne

2. una consonante forma una sillaba con la vocale che la segue:


ta-vo-lo; pa-ne 


3. una consonante doppia si divide: l’una appartiene alla sillaba che precede, l’altra alla
sillaba che segue:
pal-lo-ne; tor-re; soq-qua-dro; ac-qua 


4. gruppi di due o più consonanti all’inizio di una parola si uniscono con la vocale che
segue per formare una sillaba:
tra-gi-co; pra-ti-ca; stra-da 


5. la “s” impura (“s” seguita da una o più consonanti) appartiene sempre alla sillaba che
segue:
a-stro; pa-sco-la-re 


6. i gruppi di due o tre consonanti che non si trovano all’inizio di parola si dividono così:
la prima consonante si unisce alla vocale che precede; l’altra, o le altre, con la vocale
della sillaba che segue.
om-brel-lo, en-tra-ta; pol-tro, na 


7. I dittonghi e i trittonghi sono indivisibili:


guai, scuo-la, piat-to, giac-ca, luo-go, buoi 


8. Due vocali che formano uno iato si devono dividere:


po-e-ta, a-e-re-o, pa-e-se 


9. gruppi di due o tre lettere usati per trascrivere un solo suono (digrammi o trigrammi)
non si dividono mai:
fi-gli, le-gno, chie-sa, a-mi-che, la-ghi, ghe-par-do , sci-mi-tar-ra, a-sce-ta, ca-mi- cia,
cioc-co, ciu-co, giac-ca, gio-co, giu-ra-to, lu-glio; scia-re

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4. USO DELL’APOSTROFO

L’apostrofo è obbligatorio con:

- gli articoli determinativi “lo” (maschile singolare), “la” (femminile singolare) : lo asino
l’asino (l’âne) ; la acqua l’acqua (l’eau)
- l’articolo indeterminativo “una” : una ape un’ape (une abeille)
- gli aggettivi dimostrativi “questo/a” (ce, cet, cette) “quello/a” (ce, cet, cette): questa opera
quest’opera (cette oeuvre), quello anno quell’anno (cette année là)
- le preposizioni articolate (con l’articolo determinativo « lo ») : lo insetto l’insetto
dell’insetto (de l’insect)
- gli aggettivi “bello/a”(bel/belle/beau) e “santo/a” (saint/sainte) : un bello appartamento un
bell’appartamento (un bel appartement) ; una bella immagine una bell’immagine (sono
corrette entrambe le forme) (une belle image), Santo Ambrogio Sant’Ambrogio, Santa
Agata Sant’Agata
- la particella « ci » davanti alle forme del verbo « essere » (être) che iniziano per « e »: c’era
una volta (il était une fois), non c’è più (Il n’est plus là).

L ́apostrofo non si deve mettere con:
- il plurale dell’articolo determinativo « le » (femminile plurale): 
le aquile (les aigles)
- il plurale dell’aggettivo dimostrativo « questo » - questi questi asini (ces ânes)
- il plurale dell’ aggettivo « santo »: Santi Angelo e Tommaso 

- i pronomi personali complemento oggetto alla forma plurale « li » e « le » : (Io) li amo (Je
les aime), (Tu) li ammiri (Tu les admires).
- la preposizione « da » (tranne in espressioni come d’altronde/d’ailleurs, d’ora in poi/à

partir de maintenant, d’accordo/d’accord, d’altra parte/d’autre part) 

- gli articoli determinativi « lo » (maschile singolare), « la » (femminile singolare) : quando
la parola inizia con un dittongo ascendente: lo iodio (l’iode), la iena (la hyène), ma l’uomo
(l’homme), l’uovo (l’œuf)
- l’articolo indeterminativo « una » quando la parola inizia con un dittongo ascendente: « una
iena (une hyène).
- parole tronche come « un », « tal », « qual » :
L’apostrofo è facoltativo con :

- la congiunzione « anche » : Anch’io/anche io (Moi aussi)

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- l’avverbio e congiunzione « come » (si apostrofa soprattutto davanti alla vocale « e ») :


Com’era bello ! (Comment c’était beau!)
- l’aggettivo « grande » : Marcello Mastroianni è un grand’attore/un grande attore.
(Marcello Mastroianni est un grand acteur.)
- la preposizione « di » : Leonardo da Vinci fu un uomo d’ingegno eccezionale/di ingegno.
(Léonard de Vinci fut un homme de grand talent.)
- i pronomi « mi », « ti », « si », « vi » e « ne » : Elisa m’ha visto/mi ha visto. (Elise m’a
vu.) ; Il territorio s’estende/si estende fino al mare. (Le territoire s’étend jusqu’à la mer.) ; Ce
n’è un altro. (Il y en a un autre.)
- il pronome « ci » seguito da una parola che inizia con « i »: Il direttore c’inviò una
lettera/ci inviò una lettera. (Le directeur nous envoya une lettre.)
- « gli » (articolo determinativo maschile plurale) davanti a una parola che inizia con « i »:
gl’inglesi (les Anglais), gl’italiani (les Italiens).

5. ELISIONE E TRONCAMENTO

Elisione: caduta della vocale atona (non accentata) a fine parola quando la parola successiva
inizia per vocale. Al posto della vocale si mette l’apostrofo.
L’elisione si ha con:
- gli articoli determinativi « la » e « lo » (e anche con le preposizioni che contengono questi
articoli) : l’erba (l’herbe), l’amo (l’hameçon), l’imbuto (l’entonnoir), dell’uomo (de
l’homme), nell’acqua (dans l’eau)
- gli aggettivi dimostrativi « questo/a », « quello/a »
- gli aggettivi « bello/a » e « santo/a »
- i pronomi complemento oggetto al singolare « la » (femminile) e « lo » (maschile), seguiti
dal verbo « avere » : L’ho visto. (Je l’ai vu.), L’abbiamo guardata. (Nous l’avons regardée.)

Troncamento: soppressione dell’ultima vocale o sillaba (se non è accentata o si trova alla
fine della frase) di un verbo o di un sostantivo. La vocale che cade deve essere preceduta da
/l/, /r/, /m/ o /n/. La vocale non deve essere /a/ (eccezione nella parola « suora » seguita da
nome proprio e l’avverbio « ora » e i suoi composti), né /i/ se indica un plurale.

voler(e) andare voler andare


star(e) bene star bene

Santo Bartolomeo San Bartolomeo


Il troncamento si ha obbligatoriamente con: 


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- gli aggettivi bello (bel), quello (quel), grande (gran), santo (san): un bel paesaggio (un beau
paysage), quel ragazzo (ce garçon là), un gran buffone (un grand pitre)
- l’articolo indeterminativo « un »: un accento (un accent) 

- gli aggettivi indefiniti « nessun », « ciascun », « alcun » (che si comportano come l’articolo
indeterminativo maschile « un »): nessun articolo (aucun article), ciascun 
candidato (chaque
candidat), alcun difetto (aucun défaut)
- il pronome interrogativo « quale » (invariabile al maschile e femminile singolare) : Qual è il
tuo parere? (Quelle est ton opinion?)
- l’aggettivo buono: buon appetito (bon appétit), buon giorno (bonjour)
- le parole « frate » e « suora » : fra Cristoforo (frère), suor Cecilia (sœur) 

Il troncamento non viene indicato con nessun segno grafico, tranne per « poco » po’ (peu),
e gli imperativi va’(va), da’(donne), sta’(reste), di’(dis), fa’(fais).

6. RADDOPPIAMENTO DELLE CONSONANTI

Tutte le consonanti si raddoppiano : abbastanza (assez), rosso (rouge), attento (attentif),


appartamento (appartement), addolcire (adoucir) …
Ci sono però dei casi in cui il raddoppiamento non è possibile :

1. « b » non raddoppia nelle parole che terminano per « -bile » o « -bilmente » :


« affabile »/aimable, « orribile »/horrible, « incredibilmente »/incroyablement

2. « g » non raddoppia nelle parole che terminano per « -ione » : « prigione »/prison,
« guarnigione »/garnison

3. « z » non raddoppia nelle parole che terminano in « -ione » (attenzione, confezione) e se


si trova davanti ai dittonghi « ia », « ie », « io » (« anziano »/personne âgée,
« azienda »/entreprise, « servizio »/service). La « z » raddoppia in parole che derivano
da altre già con doppia « z » : « carrozziere »/carrossier deriva da
« carrozza »/carrosse

4. solo la parola « soqquadro »/sens dessus dessous contiene una doppia « q »

5. nelle parole in cui « s » è « impura » (quando è seguita da consonante) non raddoppia


mai (« scopa »/balai, « stoffa »/tissu) ; se è seguita da vocale, può raddoppiare
(« essere »/être, « osso »/os)

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6. « h » non raddoppia mai

7. quando « b » e « p » sono precedute da « m » non raddoppiano mai


(« ambasciata »/ambassade, « amputare »/amputer)

7. LA LETTERA MAIUSCOLA

Si deve usare la lettera maiuscola:


- all’inizio di ogni discorso (“Nel mezzo del cammin di notra vita...”) 

- dopo il punto fermo “.” (Oggi piove. Per uscire ho bisogno dell’ombrello.) 

- dopo il punto interrogativo “?” (Esci a fare la spesa? Sì, parto tra dieci minuti.) 

- dopo il punto esclamativo “!” (Che bella festa! Grazie per avermi invitato.) 

- dopo i due punti “:”, ma solo quando si riporta un discorso diretto (Marco disse:

 « Preferisci che ci vada io ? ») 

- con i nomi di: 


1. persona (nomi e cognomi/prénoms et noms) : Alessandro Manzoni, Francesco Petrarca,


Paolo Rossi

2. nomi per antonomasia : l’Avvocato (Gianni Agnelli)

3. nomi propri di animali : Rex, Xanto e Balio (cavalli immortali della mitologia greca)

4. nazioni : l’Italia/Italie, il Belgio/Belgique, la Francia/France, la Spagna/Espagne

5. città : Torino/Turin, Milano/Milan, Roma/Rome, Parigi/Paris

6. mari : il Mediterraneo/La Méditerranée, Adriatico/L’Adriatique

7. fiumi : l’Arno, il Po, l’Adige

8. monti : il Cervino, il Monte Rosa

9. regioni : la Puglia/les Pouilles, la Lombardia/La Lombardie, il Veneto/ La Vénétie

10. strade e piazze : Via/via Garibaldi, Piazza/piazza Grande

11. dei corpi celesti : Venere, Saturno, (Terra, Sole solo in ambito astronomico)

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12. festività religiose o civili : Natale/Noël, il Primo Maggio/ Le Premier mai

13. istituzioni : la Questura/La préfecture de police, il Parlamento/Le Parlement

14. partiti : Partito Democratico, Partito Radicale

15. enti : Ente Nazionale Protezione Animali

16. squadre sportive : Juventus, Milan, Inter

17. uffici
: Ufficio Elettorale, Ufficio Anagrafico

18. aziende, banche : Banca Monte Paschi

19. punti cardinali : L’Italia del Nord-Est; L’America del Sud (quando indicano una
zona geografica precisa)

20. sigle : UNC (Unione Nazionale Consumatori)

21. secoli : il Cinquecento/ Le XVIe siècle, il Novecento/Le XXe siècle

22. i titoli dei libri o delle opere d’arte : I Promessi Sposi, La Divina Commedia

23. periodi storici : il Risorgimento

24. avvenimenti storici : la Resistenza

25. titoli professionali o di carriera : Vice Direttore/Vice-Directeur, Dottore/Docteur,


Professore, Professoressa/Professeur.e ( nell’italiano formale e burocratico)

Con i nomi dei popoli si usa la minuscola se sono aggettivi (« italiani », « americani ») o se si
riferiscono a un solo individuo (« l’italiano »). La lettera maiuscola si usa per distinguere i
popoli antichi da quelli moderni (« i Romani »/gli antichi romani, « i romani ») 
 
 
 


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8. LE VOCALI

LE VOCALI « E » - « O »

Quando non sono accentate hanno il suono chiuso:

melanzana /melanˈdzana/
terremoto /terreˈmɔto/
secondo /seˈkondo/

VOCALE + M, N

Le vocali seguite dalle consonanti m e n non si nasalizzano:

entrata /enˈtrata/
importante /imporˈtante/
interessante /interesˈsante/
ombra /ˈombra/
unghia /ˈungja/

9. LE CONSONANTI

C/K/ E G/G/ (VELARI)

9.1.1. ‘c’ e ‘g’ + a, o, u

la carta (le papier)

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la corte (la cour)


il cubo (le cube)

9.1.2. ‘c’ e ‘g’ + consonante

il cranio (le crâne)


la gabbia (la cage)
la gola (la gorge)
il gusto (le goût)
il grano (le blé/le grain)

9.1.3. in fine di parola

toc toc
tic tac
bloc notes

C/ʧ / E G /ʤ/ (PALATALI)

9.2.1. ‘c’ e ‘g’ + i, e

la cima (le sommet)


la cera (la cire)
la gita (l’excursion)
il gelo (le gel/le froid)

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

9.2.2. ce/cie

le camicie (les chemises), il cieco (l’aveugle), il cielo (le ciel), la crociera (la croisière),
efficiente (efficace), la società (la société), la/le specie (l’espèce), sufficiente (suffisant), la
superficie (la superficie)

9.2.3. ge/gie

l’effigie (l’effigie), l’igiene (l’hygiène), le ciliegie (les cerises)

DIGRAMMI2

9.3.1. ch /K/ (velare) + e, i

la china (l’encre)
che (qui/que)

9.3.2. gh /g/ (velare) + e,i

la ghianda (le gland)


il ghepardo (le guépard)

9.3.3. ci /ʧ/ (palatale) + a, o, u

la ciambella (la couronne/la bouée)


il cioccolato (le chocolat)
la ciurma (l’équipage)

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9.3.4. gi /ʤ/ (palatale) + a,o,u

la giacca (la veste)


il gioco (le jeu)
giugno (juin)

9.3.5. gl + i [λ] (palatale)

i gigli (les lys)


egli (il)

Eccezioni: /gl/: la glicerina (la glycérine), la glicemia (la glycémie), il geroglifico (le
hiéroglyphe), negligente (négligent), il glicine (la glycine), anglicano (anglican)

9.3.6. gl /gl/+ o, a, u, e

la gloria (la gloire), il glossario (le glossaire), il glucosio (le glucose)

9.3.7. gn /ɳ/ (palatale)

il sogno (le rêve), la legna (le bois), l’agnello (l’agneau), ogni (chaque)
verbi in -gnare: sognare/rêver, insegnare/enseigner ...: sogniamo, insegniamo (indicativo
pres.), insegniate (congiuntivo pres.)

9.3.8. sc[ʃ] (sibilante palatale)

la scimmia (le singe), la scena (la scène), la scia (le sillage, l’effluve)

Eccezioni: cosciente (conscient), la coscienza (la conscience), scientifico (scientifique), la


scienza (la science), l’usciere (le huissier)

Lasciare: lascerò (indicativo fut.), lascerei (condizionale)

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TRIGRAMMI

la maglia (le jersey), l’aglio (l’ail), sbagliare (se tromper), l’asciugamano (la serviette), sciare
(skier), lascio (je laisse), sciupare (abîmer, gaspiller)

«S» /S/ SORDA

- «s» pura s + a, o, u, e, i (inizio di parola): sole/soleil, seta/soie,


simbolo/symbol

- «s» impura s + c, p, t, f (consonanti sorde): scoglio/rocher, écueil, stupido/stupide,
sfera/sphère
- consonante + «s» orso/ours 

- «ss» associazione/association, asse/planche
- ...+ «s» gas/gaz, bis, caos, tris

- sanare → r i “s” a nare (“s” sorda) 


«S» /Z/ SONORA 


- vocale + «s» + vocale: casa/maison, riso/riz, mese/mois 



- «s»+ b, d , l, g, m, n, v, r (consonanti sonore) sbagliare/se tromper, sleale/déloyal),
smemorato/étourdi

«Z» /TS/ SORDA

- All’interno di parola: senza/sans, calze/bas, chaussettes, pozzo/puits,


pazzo/fou, pizza

- Davanti ai gruppi vocalici ‘ia’, ‘ie’, ‘io’: spazio/espace, grazie/merci

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- Dopo la ‘l’: alzare/soulever, calza/bas



- Nelle seguenti terminazioni: -anza (abbondanza/abondance),
-enza (credenza/croyance),
-ezza (bellezza/beauté),
- izia (pigrizia/paresse)

«Z» /DZ/ SONORA 


- All’inizio di parola: zona/zone, zeta/zed, azzurro/bleu, mezzo/demi



- Tra due vocali: ozono/ozone, azoto/azote 

- Nel suffisso –izzare: civilizzare/civiliser

«Q[U]»

Q + U + a, e, i, o (sempre)
qua (ici), la quercia (le chêne), qui (ici), la quota (altitude, participation, cotisation)

CQ + U (rafforzamento di Q. Le altre vocali raddoppiano)


l’acqua (l’eau) 
tacque (passé simple du verbe «tacere», se taire)

QQ 
- soQQUadro

CU + vocale nei seguenti casi: 



- cui (pronome relativo) 

- il circuito (le circuit), il cuoco (le cuisinier), il cuoio (le cuir), il cuore (le cœur), la 
scuola
(l’école), il taccuino (le carnet), cospicuo (considérable), proficuo (productif, 
enrichissant),
innocuo (inoffensif), vacuo (insignifiant, creux) 

- acuire (aviver), cuocere (cuire), evacuare (évacuer), percuotere (frapper, battre),

riscuotere (encaisser, recevoir), scuotere (secouer, bouleverser)

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«H»: SEGNO GRAFICO (MUTA) 


- serve per dare suono gutturale a ‘c’ e ‘g’ (chi /ki/, ghi /gi/, che /ke/, ghe /ge/):
la chiesa (l’église), la 
ghirlanda (la couronne) 

a a a a
- in alcune voci del verbo «avere»/avoir: ho, hai, ha (1 , 2 , 3 , p. sing.) hanno (3 p. plur.) 

- nelle esclamazioni: oh!, ahi!, eh!, uh!

10. ESERCIZI

LEGGERE

La barca (le bateau) L’europeo Il pulcino (le Trenta (trente) L’acqua (l’eau)
(l’européen) poussin)
Il figlio (le fils) Lunghi (longs) La chiesa (l’église) La cozza (la moule) La mamma
(maman)
Guardare (regarder) La squadra La crosta (la croûte) Questo (ce) Il collo (le cou, le
(l’équipe) col)
La paglia (la paille) L’aurora (le lever du Chianti Il sangue (le sang) La zucca (le
soleil) potiron)
Il quotidiano (le La città (la ville) Pizza La schiena (le dos) La sala (la salle)
quotidien)
La notizia (la Il bacio (le baiser) Margherita Lo sciame Il pazzo (le fou)
nouvelle) (l’essaim)
Autobus I tuoi (les tiens) La cifra (le chiffre) La moglie (l’épouse, La zampa (la patte)
la femme)
L’aiuola (le Lo zucchero (le Certo (sûr) Il chirurgo (le Quindi (donc)
parterre) sucre) chirurgien)
La neurologia Cento (cent) La cena (le souper) La chitarra (la La rosa (la rose)
guitare)
Cauto (prudent) Qualche (quelques) La scena (la scène) La legge (la lois) La zanzara (le
moustique)
Il gufo (le hibou) Lo scienziato (le La marca (la Chiaro (clair) Pensare (penser)
scientifique) marque)
Il portafoglio (le La famiglia (la La marcia (la Il quadro (la Lo sdegno (le
portefeuil) famille) marche) peinture) dédain)
Tanto (beaucoup) Lo scioglilingua Lo schema (le Ghiotto (gourmand) Il giorno (le jour)
(exercice de diction) schéma)
Lo schermo Il pesce (le poisson) La scema (stupide) La quota (la part) Scegliere (choisir)
(l’écran)

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Nascosto (caché) Sciare (skier) Il gallo (le coq) Declamare (réciter) La nascita (la
naissance)
Chiacchierare Giostra (le manège) Giallo (jaune) Acceso (allumé) Sciupare (abîmer)
(bavarder)

DETTATI

a. Mio padre e l’alcol. Un argomento che non si poteva toccare. Da bambino lo vedevo
bere un bicchiere di vino dietro l’altro e volevo imitarlo. Il vino è per i grandi, diceva
mia madre, sporcando appena l’acqua con un po’ di colore. Soltanto qualche anno
dopo ho capito che il vino non era per tutti i grandi, ma per pochi. Quei pochi erano
come le auto, invece di andare avanti a benzina andavano ad alcol.
La mattina mentre mangiavo il pane con il caffellatte, lui versava nella sua tazza le
stesse proporzioni di caffè nero e grappa. Alle otto di sera, non era quasi mai a casa.
Mia madre mi mandava a chiamarlo. Trovarlo era facile, i bar e le osterie che
frequentava non erano più di tre o quattro. Dentro di me speravo sempre che non ci
fosse ; che avesse avuto un incidente. Invece, ogni volta, lo trovavo. Vedevo la sua
schiena massiccia, era seduto a un tavolino con gli amici. Parlava a voce alta,
gesticolava. I suoi amici erano come lui, lo trovavano divertente. In effetti mio padre a
loro raccontava un mucchio di cose, era molto diverso, era molto diverso : a casa non
diceva una sola parola...
Dopo cena si metteva in poltrona. Il più delle volte si addormentava davanti alla
televisione. Quando il sonno non arrivava, si metteva a commentare i programmi a
voce alta, una specie di continuo borbottio.
Io avevo un sacro terrore dell’alcol. Lo vedevo come qualcosa che entrava dentro e
guastava le persone.
(Susanna Tamaro, Anima Mundi, 1997)

b. Verso mezzogiorno la piccola casa aveva cominciato a riempirsi di gente. Prima era
arrivata la sorella Natalia, con suo marito e i tre figli, poi la zia Pastora e due dei suoi
nipotini. Insieme a loro, era arrivata un’altra sua sorella con il marito, quattro bambini
e tre compagni del giornale di Francesco.
Le donne avevano portato del formaggio fresco, mais cotto e anche un polletto vivo.
Qualcuno aveva tirato fuori bottiglie di birra e coca cola. Mentre gli adulti si
salutavano e chiacchieravano, i bambini si erano messi a giocare con gli animali. Uno
di loro cercava di tirar giù dal tetto a scopate il pappagallo. Un altro era scoppiato a
piangere, perché era stato graffiato dal gatto mentre cercava di afferrarlo per la coda. Il
felino era fuggito verso i campi di caffé, il pappagallo non aveva avuto tanta fortuna.
Alle due avevano pranzato. Avevano dovuto attendere che il pollo venisse sacrificato e
cotto, perché la dozzina di pesci non era sufficiente a sfamare tutto quel reggimento. -
Ci vorrebbe un santo, in questa casa, per fare qualche miracolo - si era lamentata la
madre.

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Alla fine del pranzo erano passati in terrazza, si erano seduti e si erano messi a parlare
del più e del meno. La madre aveva cominciato a informarsi sui parenti che non erano
venuti, mentre gli ospiti facevano domande a Francesco che rispondeva per
monosillabi.
(adattamento da Carlos Rodriguez, Il volo dei pappagalli)

c. La città dei gatti e la città degli uomini stanno l’una dentro l’altra, ma non sono la
medesima città. Pochi gatti ricordano il tempo in cui non c’era differenza : le strade e
le piazze degli uomini erano anche strade e piazze dei gatti, e i prati, e i cortili, e i
balconi, e le fontane : si viveva in uno spazio largo e vario. Ma già ormai da più
generazioni i felini domestici sono prigionieri di una città inabitabile […].
Marcovaldo, certe volte, per passare il tempo, seguiva un gatto. Era l’intervallo del
lavoro tra la mezza e le tre, quando, tranne Marcovaldo, tutto il personale andava a
casa a mangiare, e lui – che si portava la colazione nella borsa – apparecchiava tra le
casse del magazzino, masticava il suo boccone, fumava un mezzo toscano […]. Aveva
fatto amicizia con un soriano, ben pasciuto, fiocco celeste al collo, certamente
alloggiato presso qualche famiglia benestante. Questo soriano aveva in comune con
Marcovaldo l’abitudine della passeggiata di primo dopopranzo : ne nacque
naturalmente un’amicizia. […].
[…] E un giorno fu proprio il soriano a guidarlo alla scoperta del grande Ristorante
Biarritz. Chi voleva vedere il Ristorante Biarritz non aveva che da assumere la statura
d’un gatto, … Gatto e uomo in questo modo camminavano intorno a una specie di
cupola, ai cui piedi davano certi bassi finestrini rettangolari. […].Ma più che i
finestrini della sala erano quelli sulle cucine a interessare il gatto […] ed era appunto
dalla parte delle cucine che il soriano voleva guidare Marcovaldo, o per un gesto
d’amicizia disinteressata o perché piuttosto sperava nell’aiuto dell’uomo per una delle
sue incursioni.
(Il giardino dei gatti ostinati, da Marcovaldo di Italo Calvino, 1963)

d. Una donna che si chiamava Adriana si alzò nella sua casa nuova. Nevicava. Quel
giorno era il suo compleanno. Aveva quarantatré anni. La casa era in aperta campagna.
In distanza si vedeva il paese, situato su una collinetta. Il paese era a due chilometri.
La città era a quindici chilometri. Essa abitava da dieci giorni in quella casa. Infilò una
vestaglia di velo color tabacco. ... Scese in cucina e si fece una tazza di orzo Bimbo, e
ci inzuppò diversi biscotti. Sul tavolo c’erano delle bucce di mela e le radunò in un
giornale destinandole a dei conigli, che non aveva ancora ma aspettava perché glieli
aveva promessi il lattaio. Poi andò nel soggiorno e spalancò le imposte. Nello
specchio che era dietro il divano salutò e contemplò la sua alta persona, i suoi corti e
ondulati capelli colore del rame, la testa piccola e il collo lungo e forte, gli occhi verdi
larghi e tristi. Poi sedette alla scrivania e scrisse una lettera al suo unico figlio
maschio.
« Caro Michele » scrisse. « Ti scrivo soprattutto per dirti che tuo padre sta male. Vai a
trovarlo. Dice che non ti vede da molti giorni. Io ci sono andata ieri. Era il primo
giovedì del mese. Lo aspettavo da Canova e lì mi ha telefonato il cameriere che lui
stava male. Così sono salita su. Era a letto. Mi è sembrato molto sciupato. Ha le borse
sotto gli occhi e un brutto colore. Ha dolori alla bocca dello stomaco. Non mangia più
niente. Naturalmente continua a fumare.

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(Natalia Ginsburg, Caro Michele, 1973)

e. La pianta (così, semplicemente, essa era chiamata, come se ogni nome più preciso
fosse inutile in un ambiente in cui a essa sola toccava di rappresentare il regno
vegetale) era entrata nella vita di Marcovaldo tanto da dominare i suoi pensieri in ogni
ora del giorno e della notte. Lo sguardo con cui egli guardava il cielo non era più
quello del cittadino che si domanda se deve o no prendere l’ombrello, ma quello
dell’agricoltore che di giorno in giorno aspetta la fine della siccità. E appena, alzando
il capo dal lavoro, vedeva controluce, fuori della finestrella del magazzino, la cortina
di pioggia che aveva cominciato a scendere fitta e silenziosa, lasciava lì tutto, correva
alla pianta, prendeva in braccio il vaso e lo posava fuori, in cortile.
La pianta, a sentir l’acqua che le scorreva per le foglie, pareva espandersi per offrire
più superficie possibile alle gocce, e dalla gioia colorarsi del suo verde più brillante : o
almeno così sembrava a Marcovaldo che si fermava a contemplarla dimenticandosi di
mettersi al riparo.
Restavano lì in cortile, uomo e pianta, l’uno di fronte all’altra, l’uomo quasi provando
sensazioni da pianta sotto la pioggia, la pianta – disabituata all’aria aperta e ai
fenomeni della natura – sbalordita quasi quanto un uomo che si trovi improvvisamente
bagnato dalla testa ai piedi e coi vestiti zuppi. Marcovaldo, a naso in su, assaporava
l’odore della pioggia, un odore – per lui – già di boschi e di prati, e andava inseguendo
con la mente dei ricordi indistinti.
(La pioggia e le foglie, da Marcovaldo di Italo Calvino, 1963)

f. Ho trentaquattro anni e di professione faccio il meccanico. Questa passione, per non


dire vocazione, l’ho sempre avuta : mio padre faceva il panettiere ed io ho studiato
fino alla terza media ; quanta fatica a studiare e quanti pianti, quando mio padre mi
obbligava a stare in bottega due ore al giorno, perché imparassi almeno quel mestiere.
Non ero nato né per studiare, né per fare il panettiere e le ragioni le dico subito perché
ho sempre avuto le idee molto chiare.
A scuola andavo bene, ero uno dei primi della classe, questo lo devo dire subito.
Tuttavia non volevo più studiare per una ragione molto semplice : perché ero convinto
che la scuola, e con essa gli studi, la cultura, come si dice con una parola tanto
antipatica, non solo non mi interessavano ma erano assolutamente inutili.
Quando uno ha imparato a leggere e a scrivere mi pare che sia sufficiente, è anche
troppo. E poi, a che cosa mi sarebbe servita quella cultura a cui mio padre panettiere e
mia madre tenevano tanto ? Qual è l’utilità nella vita di tutti i giorni ? Cosa si fa, non
dico con l’analisi logica, ma con Achille e Ulisse, col genitivo e l’ablativo, con
Napoleone e Alessandro, con l’America e l’Australia ?
Quando si sono imparate tutte queste cose e poi si possiedono, come si utilizzano ?
(Goffredo Parise, Romanzi e racconti)

g. 22 dicembre
Oggi, dopo la colazione, sono andata in salotto e ho cominciato ad allestire il presepe
al solito posto, vicino al camino. Per prima cosa ho sistemato la carta verde, poi i
pezzetti di muschio secco, le palme, la capanna con dentro San Giuseppe e la
Madonna, il bue e l’asinello e sparsa intorno la folla di pastori, le donne con le oche, i
suonatori, i maiali, i pescatori, i galli e le galline, le pecor e i caproni. Con il nastro

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adesivo, sopra il paesaggio, ho sistemato la carta blu del cielo ; la stella cometa l’ho
messa nella tasca destra della vestaglia, in quella sinistra i Re Magi ; poi sono andata
dall’altro lato della stanza e ho appeso la stella sulla credenza ; sotto un po’ distante,
ho disposto la fila dei Re e dei cammelli.
Ti ricordi ? Quand’eri piccola, con il furore di coerenza che contraddistingue i
bambini, non sopportavi che la stella e i tre Re stessero fin dall’inizio vicino al
presepe. Dovevano stare lontano e avanzare piano piano, la stella un po’ avanti e i tre
Re subito dietro. Allo stesso modo non sopportavi che Gesù Bambino stesse prima del
tempo nella greppia e così dal cielo lo facevamo planare nella stalla alla mezzanotte in
punto del ventiquattro. Mentre sistemavo le pecore sul loro tappetino verde mi è
tornata in mente un’altra cosa che amavi fare con il presepe, un gioco che avevi
inventato tu e non ti stufavi mai di ripetere. Per farlo, all’inizio, credo che tu ti sia
ispirata alla Pasqua. Per Pasqua, infatti, avevo l’abitudine di nasconderti le uova
colorate nel giardino. Per Natale invece delle uova tu nascondevi le pecorelle, quando
io non vedevo ne prendevi una dal gregge e la mettevi nei luoghi più impensati, poi mi
raggiungevi dov’ero e cominciavi a belare con voce disperata. Allora iniziava la
ricerca, lasciavo ciò che stavo facendo e con te dietro che ridevi e belavi giravo per la
casa dicendo : « Dove sei pecorella smarrita ? Fatti trovare che ti porto in salvo ».
(Susanna Tamaro, Va’ dove ti porta il cuore, 1994)

h. 1807. Quando Giuseppe Garibaldi vi nasce, il 4 luglio, Nizza è una cittadina


addormentata. Da secoli dominio dei duchi di Savoia, è stata il porto della Savoia e del
Piemonte, separato dal mare dalla repubblica di Genova, che si estende su tutta la
Liguria. Ha conservato questa funzione, con i relativi privilegi, dopo che i duchi di
Savoia, nel 1722, hanno ampliato i loro domini e hanno ottenuto il titolo di re di
Sardegna. Nel 1792 è stata conquistata dalle armate della Francia rivoluzionaria. La
sua sorte è mutata. Annessa alla Francia, ha vissuto l’epopea repubblicana e
napoleonica con molti svantaggi.
Alla caduta di Napoleone a Nizza si fa festa. Il ritorno dell’antica dinastia con Vittorio
Emanuele I fa sperare nel ripristino della precedente situazione di monopolio del
commercio marittimo col Piemonte e la Savoia. Le cose non vanno così.
Le grandi potenze, riunite a Vienna in un congresso che deve assicurare una pace
duratura all’Europa insanguinata da venticinque anni di guerre, rafforzano gli stati
confinanti con la Francia per contenere eventuali aggressioni. Nel 1814 la repubblica
di Genova scompare. La liguria entra a far parte del regno di Sardegna. Genova
diventa il porto principale dello Stato Sabaudo, Nizza resterà un emporio di secondaria
importanza.
(Alfonso Scirocco, Giuseppe Garibaldi, 2005)

i. Malpelo se li lisciava sulle gambe quei calzoni di fustagno quasi nuovi, e gli pareva
che fossero dolci e lisci come le mani del babbo che solevano accarezzargli i capelli,
così ruvidi e rossi com’erano. Quelle scarpe le aveva appese ad un chiodo, sul
saccone, quasi fossero state le pantofole del papa, e la domenica se le pigliava in
mano, le lustrava e se le provava; poi le metteva per terra, l’una accanto all’altra, e
stava a contemplarsele coi gomiti sui ginocchi, e il mento nelle palme per delle ore
intere, rimuginando chi sa quali idee in quel cervallo strano.

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Egli aveva delle idee strane. Malpelo! Siccome aveva ereditato anche il piccone e la
zappa del padre, se ne serviva, quantunque fossero troppo pesanti per l’età sua; e
quando gli avevano chiesto di venderli, e di pagarglieli come nuovi, egli aveva
risposto no. Che suo padre li ha resi così lisci e lucenti nel manico colle sue mani, ed
egli non avrebbe potuto farsene degli altri più lisci e lucenti di quelli, se ci avesse
lavorato cento e poi cento anni.
(Giovanni Verga, Rosso Malpelo, 1880)

II. GLI ARTICOLI

1. GLI ARTICOLI DETERMINATIVI

Maschile singolare Maschile plurale

il castello (le château) i castelli (les châteaux)


lo zaino (le sac à dos) gli zaini (les sacs à dos)
lo storico (l’historien) gli storici (les historiens)
l’ osso (l’os) gli ossi (les os)

Femminile singolare Femminile plurale

la casa (la maison) le case (les maisons)


l’ aquila (l’aigle) le aquile (les aigles)

2. GLI ARTICOLI MASCHILI

L’articolo maschile « il » (plurale « i ») si usa davanti ai nomi maschili che iniziano per
consonante tranne nei casi seguenti, per i quali l’articolo da usare è « lo » al singolare e «gli »
al plurale:

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a. ‘z’ (sorda o sonora) : lo zoccolo/le sabot, lo zaino/le sac à dos

b. ‘s’ seguita da consonante : lo storico/l’historien, lo scoglio/le rocher

c. ‘gn’ : lo gnomo/le lutin

d. ‘x’ : lo xenofobo/le xénophobe

e. i gruppi di consonanti ‘pn’ (lo pneumatico/le pneu), ‘ps’ (lo psicologo/le


psychologue), ‘pt’ (lo pterodattilo/le ptérodactyle)… tranne quelli che hanno
come seconda consonante ‘l’ o ‘r’ : il plettro/le plectre, il cromo/le chrome.

L’articolo « lo » davanti ai nomi maschili che iniziano per vocale si elide : l’oro/l’or.

Si elide anche davanti alla semiconsonante ‘u’, l’uomo/l’homme, l’uovo/l’oeuf, ma non


davanti a ‘i’ : lo Ionio/la mer ionienne, lo iodio/l’iode, lo iato/l’hiatus.

L’articolo maschile plurale ‘gli’ si può elidere unicamente davanti alle parole che iniziano per
‘i’ : gl’italiani/les Italiens, ma non è obbligatorio.

3. GLI ARTICOLI FEMMINILI

L’articolo femminile ‘la’ (plurale ‘le’) si usa davanti ai nomi femminili che iniziano per
consonante : la tazza/le tazze (la tasse/les tasses).

Quando un nome inizia per vocale, l’articolo ‘la’ si elide e diventa ‘l’’ : l’ape/l’abeille. Il
plurale rimane ‘le’ e non si apostrofa : le api/les abeilles.

POSIZIONE DELL’ARTICOLO DETERMINATIVO

L’articolo determinativo precede sempre il nome.

il gatto/le chat
la casa/la maison

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USO DELL’ ARTICOLO DETERMINATIVO

L’articolo determinativo accompagna :

a. i nomi comuni : la bottiglia/la bouteille, i fiori/les fleurs

b. i nomi propri : di fiumi, l’Arno ; di monti, il Cervino ; di stati, l’Italia ; di persona, il


Petrarca o Petrarca (con i nomi propri di persona è facoltativo)

c. altre parti del discorso :


un verbo : l’essere intraprendenti aiuta nel lavoro.
un aggettivo : l’importante è non arrabbiarsi.
un pronome : non abito più con i miei.
un avverbio : il non precede il verbo.
una congiunzione : i se e i ma non ci aiutano.
una preposizione : il con può introdurre un complemento di compagnia.

4. GLI ARTICOLI INDETERMINATIVI

Maschile singolare Maschile plurale


Un castello (un château) dei castelli (des châteaux)
Uno zaino (un sac à dos) degli zaini (des sacs à dos)
Uno storico (un historien) degli storici (des historiens)
Un osso (un os) degli ossi (des os)

Femminile singolare Femminile plurale


Una casa (une maison) delle case (des maisons)
Un’ aquila (une aigle) delle aquile (des aigles)

Gli articoli indeterminativi maschili e femminili, al singolare, seguono le stesse regole degli
articoli determinativi, tranne nel caso di ‘un’ che davanti a un nome maschile che inizia per
vocale non si apostrofa : un artista/un artiste. Si apostrofa però al femminile un’artista/une
artiste.

Il plurale dell’articolo indeterminativo coincide con il plurale dell’articolo partitivo.

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POSIZIONE DELL’ARTICOLO INDETERMINATIVO

L’articolo indeterminativo precede sempre il nome :

un bicchiere/un verre
una mela/une pomme

USO DELL’ARTICOLO INDETERMINATIVO

L’articolo indeterminativo accompagna :

a. i nomi comuni : un telefono/un téléphone, una cucina/une cuisine

b. le congiunzioni : sono d’accordo, ma c’è un però.

ARTICOLO DETERMINATIVO O INDETERMINATIVO ?

Quando si vuole indicare una classe si usa l’articolo determinativo :


Lo scoiattolo è un roditore/ L’écureil est un rongeur.
che potrebbe diventare :
Gli scoiattoli sono dei roditori/Les écureils sont des rongeurs.
Tutti gli scoiattoli sono dei roditori/Tous les écureils sont des rongeurs.
Quando si vuole indicare un elemento della classe si usa l’articolo indeterminativo :
C’è uno scoiattolo nella gabbia./ Il y a un écureil dans la cage.
L’articolo determinativo indica qualcosa che è già noto :
Oggi lo scoiattolo non mangia./Aujourd’hui l’écureil ne mange pas.
L’articolo indeterminativo indica qualcosa di nuovo :
Mi piacerebbe regalarti uno scoiattolo/ J’aimerais t’offrir un écureuil.

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GLI ARTICOLI DETERMINATIVI E INDETERMINATIVI CON I NOMI STRANIERI

Di solito, davanti ai nomi stranieri, l’articolo viene scelto in base alla pronuncia della parola
straniera e si segue la regola dei nomi italiani : lo yogurt (pronunciato come lo iodio), lo
chalet (pronunciato come lo scialle), il jogging (pronunciato come il gioco), il chador
(pronunciato come il cianuro).

4.4.1. Davanti a nomi che iniziano per ‘h’

l’habitué/un habitué (la ‘h’ è muta) quindi è come se il sostantivo cominciasse per ‘a’ ; l’/un
hamburger, l’/un harem, l’/un hotel

Ma l’/un hot dog o lo/uno hot dog

4.4.2. Davanti a nomi che iniziano per ‘w’

se la ‘w’ si pronuncia [v] come in wafer /ˈvafer/, l’articolo che precede è ‘il’ o
-
‘un’
- se la ‘w’ si pronuncia [u] come in whisky /ˈwiski/, l’articolo determinativo che
precede può essere ‘il’ (la u è considerata semiconsonate), ‘lo’o ‘l’’ (la u è
considerata come vocale). L’articolo indeterminativo è invece sempre ‘un’.
Ma sempre ‘il/un week-end’.

5. L’ARTICOLO PARTITIVO

FORME DELL’ARTICOLO PARTITIVO

Singolare

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del, dello, dell’, della

Plurale

dei, degli, delle, delle

USO DELL’ARTICOLO PARTITIVO

L’articolo partitivo, al singolare e al plurale, è usato per esprimere una quantità indeterminata:

Vuoi del (un po’ di) formaggio? (una certa quantità)


Tu veux du (un peu de) fromage?

Comprate dei (alcuni) libri? (un certo numero)


Vous achetez des livres?

Se il soggetto della frase è al singolare e precede il gruppo verbale (ad esempio nella frase
passiva) l’articolo partitivo è obbligatorio:

Della marmellata viene spalmata sul pane.


De la confiture est étalée sur le pain.

L’articolo partitivo non è obbligatorio quando:

- il sostantivo è al plurale

Cerco Ø piante nuove per il mio giardino.


Je cherche de nouvelles plantes pour mon jardin.

- quando si propone una scelta

Bevi Ø vino o Ø acqua ?


Tu bois du vin ou de l’eau ?

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La risposta potrebbe essere :


- Vino, grazie. Du vin, merci.
- Del vino/un po’ di vino, grazie. Du vin, merci.
- Non bevo vino. Sono astemio. Je ne bois pas de vin. Je ne bois pas d’alcool.

- negli elenchi

A colazione mangio Ø pane, Ø burro e Ø marmellata.


Pour mon petit déjeuner, je mange du pain, du beurre et de la confiture.

In genere, il partitivo si omette se :

1. è preceduto dalle preposizioni di/da/in/a/con/per, ma potrebbe anche essere espresso:

L’appartamento è occupato da (dei) nuovi inquilini.


L’appartement est occupé par de nouveaux locataires.

Mi sono trovato in (delle) brutte situazioni.


Je me suis retrouvé dans des situations difficiles.

2. precede nomi astratti:

Giuseppe ha (del) talento.


Joseph a du talent.

Si dice però « avere del buon senso »/avoir du bon sens.

Ma viene sempre omesso nelle espressioni : ho sete/j’ai soif, ho fame/j’ai faim, ho sonno/J’ai
sommeil, ho paura/j’ai peur

L’articolo partitivo può essere sostituito da aggettivi indefiniti:

- Vado al cinema con degli amici. (partitivo)/Je vais au cinéma avec des amis.

- Vado al cinema con alcuni amici. (pochi amici/peu d’amis, pas un grand groupe)

- Vado al cinema con certi amici. (si sottintende un certo tipo di amici/doute sur la qualité
des amis)

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oppure omesso :

- Vado al cinema con Ø amici. (vago e impreciso/imprécis)

6. ESERCIZI

6.1.1. Mettete l'articolo determinativo davanti ai seguenti


nomi

...... piede (m.s.) ; ...... banana (f.s.); ...... torre (f.s.) ; ...... disegno (m.s.) ; ...... capacità
(f.s.) ; ...... ghirlande (f.p.) ; ...... fiore (m.s.) ; ...... ragni (m.p.) ; ...... naso (m.s.) ; ......
problema (m.s.); ...... città (f.s.); ...... amiche (f.p.); ...... cielo (m.s.); ...... piazza (f.s.); ......
letti (m.p.); ...... mare (m.s.); ...... zeri (m.p.); ...... uomo (m.s.); ...... mani (f.p.); ...... medici
(m.p.).

6.1.2. Completare con gli articoli determinativi e indeterminativi

Articolo Articolo Articolo Articolo


determinativo indeterminativo Determinativo Indeterminativo

………………. ………………. aerei (m.p.) ………………. ………………. entrata (f.s.)

………………. ………………. anno (m.s.) ………………. ………………. errore (m.s.)

………………. ………………. idee (f.p.) ………………. ………………. errori (m.p.)

………………. ………………. auto (f.s.) ………………. ………………. esame (m.s.)

………………. ………………. aereo (m.s.) ………………. ………………. esami (m.p.)

………………. ………………. agenzia (f.s.) ………………. ………………. idea (f.s.)

………………. ………………. albero (m.s.) ………………. ………………. odore (m.s.)

………………. ………………. amica (f.s.) ………………. ………………. ombra (f.s.)

………………. ………………. amiche (f. p.) ………………. ………………. operazione (f.s.)

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………………. ………………. anni (m.p.) ………………. ………………. ora (f.s.)

………………. ………………. ape (f.s.) ………………. ………………. ordine (m.s.)

………………. ………………. aperitivi (m.p.) ………………. ………………. orto (m.s.)

………………. ………………. api (f.p.) ………………. ………………. odori (m.p.)

………………. ………………. artista (f.s.)

………………. ………………. aula (f.s.)

………………. ………………. auto (f.p.)

………………. ………………. aperitivo (m.s.)

6.1.3. Premettete l'articolo determinativo e indeterminativo ai


seguenti nomi. Attenzione ai nomi che potrebbero essere sia
maschili che femminili!

- ...... ...... schermo (m.s.) ; b. ...... ...... ambasciata (f.s.) ; c. ...... ...... cifra (f.s.) ; d. ......
...... stracci (m.p.) ; e. ...... ...... americano (m.s.) ; f. ...... ...... mattone (m.s.) ; g. ...... ......
nascita (f.s.) ; h. ...... ...... ...... ...... giornalista (f/m s.) ; i. ...... ...... amici (m.p.) ; l. ...... ......
medico (m.s.)

6.1.4. Sostituite all'articolo determinativo l'articolo


indeterminativo

la città .............................. ; il sogno .............................. ; i figli .............................. ;


l’anatra (f.s.) .............................. ; i quadri .............................. ; la cena .............................. ;
le bambine ............................. ; gli studenti ............................. ; l’insegnante (f.s.)
.............................. ; il nemico .............................. ; l’angolo .............................. ; l’acqua
(f.s.)

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III. I SOSTANTIVI – GLI AGGETTIVI

1. IL GENERE

La lingua italiana ha due generi grammaticali : il maschile e il femminile. Quando si tratta di


essere animati, il genere corrisponde al sesso dell’individuo o dell’animale indicato :

il pittore/le peintre (m.) – la pittrice/une femme peintre (f.)


il gatto/le chat (m.), la gatta/la chatte) (f.)

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Per gli oggetti, il genere grammaticale è stabilito sulla base di una convenzione linguistica:

la sedia/la chaise (f.)


la stanza/la pièce (f.)
la collana/le collier (f.)
il vaso/le pot (m.)
il giornale/le journal (m.)
il tetto/le toit (m.)

SOSTANTIVI DI GENERE MASCHILE

In genere sono maschili :

1. i nomi dei colori : il rosso (le rouge), il verde (le vert), il giallo (le jaune) 


2. i nomi degli alberi : il ciliegio (le cérisier), il melo (le pommier), l’albicocco
(l’abricotier)

3. i nomi dei metalli : il ferro (le fer), l’argent (l’argent), l’oro (l’or)

4. i nomi dei mesi e dei giorni della settimana : agosto (août), marzo (mars), settembre

(septembre), il lunedì (le lundi), il giovedì (le jeudi), ma la domenica (le dimanche)

5. i nomi dei mari, delle montagne, dei laghi, dei fiumi : il Mediterraneo (la
Méditerranée), 
il Monte Bianco (le Mont Blanc), il Garda (le lac de Garde), il
Tevere (le Tibre)

6. i nomi dei vini : il Chianti, il Barbera, il Lambrusco

7. i nomi dei punti cardinali : il nord (le nord), il sud (le sud), l’est (l’est), l’ovest (l’ouest)

SOSTANTIVI DI GENERE FEMMINILE

In generale, sono femminili: 


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1. I nomi dei frutti : la ciliegia (la cerise), la mela (la pomme), l’albicocca (l’abricot)

2. I nomi delle scienze e dei concetti astratti : la filosofia (la philosophie), la matematica
(les mathématiques), la linguistica (la linguistique), la speranza (l’espoir), la libertà (la

liberté), l’illusione (l’illusion)

3. I nomi delle attività militari : la guardia (le garde), la sentinella (la sentinelle), l’armata

(l’armée)

4. I nomi delle città, delle isole, delle regioni, delle nazioni, dei continenti : la Roma
papale 
(La Rome des papes), la Firenze rinascimentale (La Florence de la
Renaissance), la Sardegna (la Sardègne), la Sicilia (la Sicile), la Lombardia (la
Lombardie), la Francia (La France), la Danimarca (le Danemark), l’America
(l’Amérique), l’Asia (l’Asie)

2. I SOSTANTIVI MASCHILI : FORME

Maschile singolare Maschile plurale

il tren- o (le train) i tren- i (les trains)

il mar- e (la mer) i mar- i (les mers)

il pianet- a (la planète) i pianet- i (les planètes)

Il plurale di « uomo » (homme) è « uomini ».

Altri nomi maschili che terminano per ‘e’ :


l’amore/gli amori (l’amour), il cane/i cani (le chien), il padre/i padri (le père).
Il plurale di « bue » (bœuf) è « buoi « ; il plurale di « mille » (mille) è « mila ».

Altri nomi maschili che terminano per ‘a’ : 


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il turista/i turisti (le touriste), il problema/i problemi (le problème), il telegramma/i


telegrammi (le télégramme), il programma/i programmi (le programme), il poeta/i poeti (le
poète)

ALTRE CATEGORIE DI NOMI MASCHILI

2.1.1. I nomi che terminano in -io

lo specch-io (le miroir) → ‘i’ atona gli specch-i (les miroirs)

Il plurale di « tempio » è « templi ».

lo z-io (le tonton) → ‘i’ tonica gli z-ii (les tontons)

Il plurale di « dio » (dieu) è « dei ».

2.1.2. I nomi che terminano in -co e -go

• Se la parola è piana (l’accento tonico cade sulla penultima sillaba), la desinenza del
plurale è -chi/-ghi:
il te/de/s-co (l’allemand)1 i te/de/s- chi (les allemands)
l’a/go (l’aiguille) gli a/ghi (les aiguilles)
il fuoco (le feu) → i fuochi (les feux)
il dittongo (le diphtongue) → i dittonghi (les diphtongues)
Eccezioni :
l’amico (l’ami)→ gli amici (les amis) ; il greco (le grec)→ i greci (les grecs) ; il porco (le
cochon) →i porci (les cochons)
• Se la parola è sdrucciola (l’accento tonico cade sulla terzultima sillaba), la desinenza del
plurale è –ci.
il me/di/-co (le médecin) i me/di/-ci (les médecins)
l’a/spa/ra/go (l’aspèrge) gli a/spa/ra/gi (les asperges)
Eccezioni :

1 La lineetta (-) sotto la parola indica la sillaba sulla quale cade l’accento tonico.

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il carico (le chargement) → i carichi (les chargements), l’obbligo (l’obligation) → gli


obblighi (les obligations), ecc.
Hanno il doppio plurale :
il chirurgo (le chirurgien) → i chirurghi/chirurgi (les chirurgiens), il sindaco (le bourgmestre)
→ i sindachi/sindaci (les bourgmestres), lo stomaco (l’estomac) →gli stomachi/stomaci (les
estomacs).

2.1.3. I nomi in -ologo e -ofago

1. I nomi che indicano cose terminano per -ghi :

il dia-logo (le dialogue) i dia-loghi (le dialogues)


il cata-logo (le catalogue) i cata-loghi (les catalogues)
il sarcofago (le sarcophage) i sarcofaghi/gi (les sarcophages)

2. I nomi che indicano persone terminano per -gi :

il teologo (le théologien) i teologi (les théologiens)


lo psicologo (le psychologue) gli psicologi (les psychologues)

2.1.1. I nomi che terminano in -ca e -ga

il monar-ca (le monarque) i monar-chi (les monarques)


il colle-ga (le collègue) i colle-ghi (les collègues)
Ma : il bel-ga (le Belge) i bel-gi (les Belges)

2.1.2. I nomi in -ista, - cida, -iatra

il giornal-ista (le journaliste) i giornal-isti (les journalistes)


l’omic-ida (le meurtrier) gli omic-idi (les meurtriers)
il ped-iatra (le pédiatre) i ped-iatri (les pédiatres)

2.1.3. I nomi in -cio, -gio, -glio

l’impac-cio (l’embarras) gli impac-ci (les embarras)


Il formag-gio (le fromage) i formag-gi (les fromages)

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il fermaglio (le fermoir) i fermagli (les fermoirs)

I NOMI INVARIABILI AL PLURALE

2.2.1. I nomi che terminano con vocale tonica

il caff- è (le café) i caff- è (les cafés)

2.2.2. I nomi che terminano per ‘i’

il brindis-i (le toast) i brindis-i (les toasts)

2.2.3. I nomi stranieri che terminano con consonante

il bar (le café) i bar (les cafés)


→ il gas/i gas, l’autobus/gli autobus, lo sport/gli sport, il film/i film

2.2.4. I nomi che sono abbreviazioni di altri nomi

il cinema (le cinéma) i cinema (les cinémas)


→ il cinema(tografo)/i cinema(tografi)
→ il frigo(rifero)/i frigo(riferi)

2.2.5. I nomi monosillabici

il re (le roi) i re (les rois)


→ Il bis/i bis, il tè/i tè

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3. I SOSTANTIVI FEMMINILI : FORME

Femminile singolare Femminile plurale

la scultur- a (la sculpture) le scultur- e (les sculptures)


la nav- e (le bateau) le nav- i (les bateaux)

Ma :
- il plurale di « arma » (arme) è « armi »
- il plurale di « ala » (aile) è « ali ».

Altri nomi femminili che terminano per ‘e’ :


l’arte/le arti (l’art), l’azione/le azioni (l’action), la chiave/le chiavi (la clé), la nazione/le
nazioni (la nation).

ALTRE CATEGORIE DI NOMI FEMMINILI

3.1.1. I nomi che terminano per ‘o’

Tre casi particolari :


- la man- o (la main) le man- i (les mains) (si comporta come un nome maschile)
- l’ec-o (m./f) (l’écho) gli ech-i (les échos) (m.) (il plurale è solo maschile)
- la radio le radio (invariabile)

3.1.2. i nomi che terminano in -ia (con ‘i’ tonica)

5. la pulizia (la propreté) le pulizie

6. la zia (la tante) le zie (les tantes)

3.1.3. I nomi che terminano in -cia, -gia

In questi nomi la ‘i’ della desinenza è solo grafica ; le desinenze plurali -ce/-ge e -cie, -gie si
pronunciano nello stesso modo.

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1. Se la desinenza è preceduta da consonante, il plurale diventa -ce/-ge :


la goc-cia (la goutte) le goc-ce (les gouttes)
la spiag-gia (la plage) le spiag-ge (les plages)

2. Se la desinenza è preceduta da vocale, il plurale diventa -cie, -gie :


la cami-cia (la chemise) le cami-cie (les chemises)
la cilie-gia (la cerise) le cilie-gie (les cerises)

3. Se la ‘i’ nella desinenza è tonica, il plurale diventa –cie, -gie :


la farma-cia (la pharmacie) le farma-cie (les pharmacies)
la bu-gia (le mensonge) le bu-gie (les mensonges)
la scia (le sillage) le scie (les sillages)

3.1.4. I nomi che terminano al singolare in -cie, -gie, -glie

la superfi-cie (la superficie) le superfici (les superficies)


l’effi-gie (l’effigie) le effigi (les effigies)
la mo-glie (l’épouse) le mogli (les épouses)
Ma : la specie/le specie (l’espèce/les espèces)

3.1.5. I nomi che terminano in -ca e -ga

la banc- a (la banque) le ban-che (les banques)


la vang-a (la bêche) le van-ghe (les bêches)

3.1.6. I nomi che terminano per -scia

la co-scia (la cuisse) le co-sce (les cuisses)


l’ango-scia (l’angoisse) le angosce (les angoisses)

3.1.7. I nomi in -ista, - cida, -iatra

la giornal-ista (la journaliste)le giornal-iste (les journalistes)


l’omic-ida (la meurtrière) le omic-ide (les meurtrières)
la ped-iatra (la pédiatre) le ped-iatre (les pédiatres)

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I NOMI INVARIABILI AL PLURALE

3.2.1. I nomi che sono abbreviazioni di altri nomi

la foto (la photo)
→ la foto(grafia) → le foto(grafie)


l’auto (l’auto) → l’auto(mobile) → le auto(mobili)
la bici (le vélo) → la bici(cletta) → le bici(clette)
la metro (le métro) → la metro(politana) → le metro(politane)

3.2.2. I nomi che terminano in ‘i’

la cris-i (la crise) le crisi (les crises)


l’analis-i (l’analyse) le analisi (les analyses)
l’ipotes-i (l’hypothèse) le ipotesi (les hypothèses)

3.2.3. I nomi che terminano in -ie

la ser-ie (la série) le serie (les séries)


la car-ie (la carie) le carie (les caries)
Ma : la superfic-ie/le superfic-i

3.2.4. I nomi che terminano in vocale tonica

la virt- ù (la vertu) le virtù (les vertus)


la citt- à (la ville) le città (les villes)

3.2.5. I nomi monosillabici

La gru (la grue) le gru (le grues)

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3.2.6. I nomi che derivano da nomi propri

la bir- o (le bic) le biro (les bics)

3.2.7. I nomi che derivano da abbreviazioni

la col-f (la collaboratrice familiare) (la femme d’ouvrage) le colf (les femmes d’ouvrage)

NOMI MASCHILI E FEMMINILI CHE HANNO SOLO IL SINGOLARE

la fame (la faim), la sete (la soif), la pietà (la pitié), la pazienza (la patience), la sapienza (la
sagesse/le savoir), l’umiltà (l’humilité), la superbia (l’orgueil), la malaria (le paludisme), il
vaiolo (la variole), il sangue (le sang), il pepe (le poivre), il coraggio (le courage), il grano (le
blé), l’ossigeno (l’oxygène), il latte (le lait) ...

NOMI MASCHILI E FEMMINILI CHE HANNO SOLO IL PLURALE

i pantaloni (le pantalon), gli occhiali (les lunettes), le forbici (les ciseaux), le manette (les
menottes), le fondamenta (les fondations), le nozze (les noces), le dimissioni (la démission), le
ferie (les congés), le spezie (les épices), gli spiccioli (la monnaie), i posteri (les descendants),
i viveri (les vivres) ...

NOMI MASCHILI AL SINGOLARE E FEMMINILI AL PLURALE

l’uovo (l’oeuf) → le uova, il centinaio (une centaine) → le centinaia, il carcere (la prison) →
le carceri, il migliaio (un millier) → le migliaia, il miglio (un mille) → le miglia, il paio (la
paire) → le paia, il riso (le rire) → le risa

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NOMI CON DOPPIO PLURALE

1. il braccio (le bras)


le braccia (del corpo umano)/i bracci (di mare, di terra, della bilancia …/bras de mer …, aile
d’une prison)
2. il cervello (le cerveau)
i cervelli (les cerveaux) /le cervella (ciò che sta nel cervello/ce qu’il y a dans le cerveau)
3. il gesto (le geste)
i gesti (della mano)/le gesta (le imprese eroiche)
4. il labbro (la lèvre)
le labbra (della bocca/de la bouche)/ i labbri (di una ferita/d’une blessure)
5. il membro (le membre)
i membri (appartenenti a un gruppo/ ceux qui appartiennent à un groupe)/le membra (le parti
del corpo/les parties du corps)
6. il muro (le mur)
i muri (della casa/de la maison)/le mura (le mura della città/les remparts)
7. il ciglio (le bord)
i cigli (les bords d’une fossée), le ciglia (degli occhi/ les cils)
8. il fondamento (le fondement)
i fondamenti di una scienza (les fondements d’une science)/le fondamenta di un edificio (les
fondations d’un bâtiment)

NOMI CHE HANNO DUE PLURALI

• il grido (le cri) → i gridi/le grida : al maschile sono degli animali, al femminile degli
uomini
• l’urlo (le hurlement) → gli urli/le urla : al maschile sono degli animali, al femminile
degli uomini
• il lenzuolo (le drap de lit) → i lenzuoli/le lenzuola : al maschile quando sono presi uno
per uno ; al femminile quando si considera il paio di lenzuola
• l’osso (l’os) → gli ossi, le ossa → al maschile quando sono presi uno per uno ; al
femminile quando si considerano tutte le ossa del corpo
• il dito (le doigt) →le dita /i diti: al maschile quando sono presi uno per uno ; al
femminile quando si considerano tutte le dita della mano

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Non c’è variazione di significato per il ginocchio (le genou) → i ginocchi/le ginocchia, il
vestigio (les vestiges) → i vestigi/le vestigia

NOMI CHE HANNO DOPPIO SINGOLARE O PLURALE

L’orecchio → gli orecchi, l’orecchia → le orecchie (non c’è differenza di significato)


La strofa → le strofe, la strofa → le strofi (non c’è differenza di significato)
Il frutto →i frutti, la frutta → le frutte : il maschile singolare indica un frutto preso
singolarmente, anche in senso figurato (il frutto dei miei sforzi/le fruit de mes efforts) ; il
femminile designa la categoria, come la pasta, la carne, la verdura. La forma plurale indica un
insieme di frutti.

4. FRANCESE E ITALIANO A CONFRONTO

Maschile (in it.) → Femminile (in fr.)


Il mare La mer
Il mandarino La mandarine
Il pomodoro La tomate
Il fico La figue

Femminile (in it.) → Maschile (in fr.)


La farfalla Le papillon
L’anatra Le canard
La domenica Le dimanche
La bandiera Le drapeau

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FALSI AMICI LESSICALI

4.1.1. Sostantivi

il budino = le flan le boudin = il sanguinaccio


la cantina = la cave la cantine = la mensa
i confetti = les dragées les confetti = i coriandoli
le stelle filanti = les serpentins les étoiles filantes = le stelle cadenti
il fattore = le fermier le facteur = il postino
la firma = la signature la firme = la ditta
la gara = la compétition la gare = la stazione
il mare = la mer la mare = lo stagno
la nonna = la grand-mère la nonne = la monaca
gli ossequi = les hommages les obsèques = i funerali
assai = beaucoup assez = abbastanza
fermare = arrêter fermer = chiudere

Verdura → légumes, legumi

Je n’aime pas les légumes (plantes cultivées).


Non mi piacciono i legumi (les haricots, les fèves, les pois-chiches, les lentilles)
→ Non mi piace la verdura.

La pasta → les pâtes, la pâte


Le paste → les pâtisseries

Hai preparato la pasta (l’impasto) per il pane?


As-tu pétri la pâte pour le pain ?

Oggi mangiamo pasta.


Aujourd’hui on mange des pâtes.

Domenica, per dolce, mangeremo le paste che ha fatto la zia.


Dimanche, comme dessert, nous mangerons la pâtisserie que notre tante a préparée.

4.1.2. Aggettivi

Dolce: sucré/doux

Il mio caffè è troppo dolce/zuccherato. Quella ragazza ha un carattere dolce.


Mon café est trop sucré. Cette fille-là a un caractère doux.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Fort: forte (physiquement)/bravo (habile)

Suo padre è forte/robusto. Mio fratello è bravo in francese.


Son père est fort. Mon frère est fort en français.

Sage: bravo/brave: coraggioso

Il mio cane è bravo. Tuo cugino è coraggioso.


Mon chien est sage. Ton cousin est brave.

Neuf, nouveau: nuovo

Anche se ha una macchina ancora nuova, vuole comprarne una nuova (un’altra).
Même s’il a une voiture encore neuve, il veut en acheter une nouvelle (une autre).

La nuova idea di papà non ha niente di nuovo!


La nouvelle idée de papa n’a rien de nouveau!

4.1.3. Ordine delle parole nelle frasi idiomatiche

Legge giorno e notte.


Il lit nuit et jour.

Una foto in bianco e nero.


Une photo en noir et blanc.

4.1.4. Qualche espressione

Tutti Tout le monde


Tutto il mondo Le monde entier
Fare la spesa Faire les courses
Fare una corsa Courir

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

5. PLURALE DEI NOMI COMPOSTI

SOSTANTIVO + SOSTANTIVO

L’arcobaleno gli arcobaleni


L’autostrada le autostrade
Il capolavoro i capolavori
Il capostazione i capistazione (persona che sta a capo di qualcosa)
La capoclasse le capoclasse

SOSTANTIVO + AGGETTIVO

Il caposaldo i capisaldi
La cassaforte le casseforti
Il palcoscenico i palcoscenici (eccezione)

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

AGGETTIVO + SOSTANTIVO

Il francobollo i francobolli
Il mezzogiorno i mezzogiorni
La mezzanotte le mezzenotti (eccezione)
La mezzaluna le mezzelune (eccezione)
L’altoforno gli altiforni (eccezione)
Il purosangue i purosangue (eccezione)

VERBO + SOSTANTIVO

Lo stuzzicadenti gli stuzzicadenti (sost. plur.)


Il passaporto i passaporti (sost. sing. masch.)
L’asciugamano gli asciugamani (sost. sing. femm.)
L’aspirapolvere gli aspirapolvere (sost. sing. femm.)
Il tagliacarte i tagliacarte (sost. plur. femm.)

VERBO + VERBO

L’andirivieni gli andirivieni

VERBO + AVVERBIO

Il viavai i viavai

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

PREPOSIZIONE O AVVERBIO + SOSTANTIVO

Il doposcuola i doposcuola
Il sottoscala i sottoscala
Il sottopassaggio i sottopassaggi
La sottoveste le sottovesti
Eccezione: Pomodoro pomodori pomidori (pop.), pomidoro (reg.)

6. GLI AGGETTIVI

Gli aggettivi possono appartenere a tre gruppi :

1. gli aggettivi che finiscono per « a/o » al femminile e al maschile singolare e per « e/i »
al femminile e al maschile plurale (es. piccolo/piccola, piccoli/piccole –
petit/petite, petits/petites) ;
2. quelli che finiscono per « e » al femminile e al maschile singolare e per « i » al plurale
(grande/grandi - grand/grande – grands/grandes) ;
3. quelli che finiscono per « a » al femminile e al maschile singolare e per « i/e » al
femminile o al maschile plurale (ottimista/ottimisti, ottimiste –
optimiste/optimistes).

Altri sono invariabili:


- come gli aggettivi in « i » (pari/pair);
- gli aggettivi di origine straniera o che finiscono per consonante (snob) e
- gli aggettivi di colore (rosa/rose, blu/bleu, viola/violet).

Gli aggettivi che al singolare finiscono per « co/ca », « go/ga », « io/ia », « cia/gia » (solo al
femminile) seguono per la formazione del plurale le stesse regole dei nomi.

GLI AGGETTIVI DI COLORE

Alcuni aggettivi di colore si accordano in genere e numero con il sostantivo a cui si


riferiscono (bianco/blanc, giallo/jaune, rosso/rouge, grigio/gris, azzurro/bleu, nero/noir):

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L’uccello bianco/gli uccelli bianchi


L’oiseau blanc/les oiseaux blancs

La camicia bianca/le camicie bianche


La chemise blanche/les chemises blanches

altri sono invariabili nel genere e nel numero (blu/bleu, rosa/rose, lilla/lilas, viola/violet-
violette, fucsia/fuchsia).

f.s.: La copertina blu/la couverture bleue


f.p.: Le copertine blu/les couvertures bleues
m.s.: Il cielo blu/Le ciel bleu
m.p.: I cieli blu/Les ciels bleus

Arancione/orange, marrone/brun et verde/vert sono invariabili nel genere ma non nel numero.

m.s.: Il maglione è arancione, marrone e verde./Le pull est orange, brun et vert.
m.p.: I maglioni sono arancioni, marroni e verdi./ Les pulls sont orange, bruns et verts.

f.s.: La gonna è arancione, marrone e verde./La jupe est orange, brune et verte.
f.p.: Les gonne sono arancioni, marroni e verdi./ Les jupes sont orange, brunes et vertes.

Sono tutti invariabili nel genere e nel numero se sono seguiti da un altro aggettivo :

delle giacche grigio perla/des vestes gris perle


delle camicie verde mela/des chemises vert pomme.

LA SUFFISSAZIONE (CENNI)

6.2.1. Dall’aggettivo al nome

-ezza (debole→debolezza)
-ìa (codardo→codardìa)
-izia (pigro→pigrizia)
-itudine (inetto→inettitudine)
-anza (arrogante→arroganza)
-enza (paziente→pazienza)
-ismo (ateo→ateismo)
-esimo (umano→umanesimo)

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6.2.2. Dal nome all’aggettivo

-ato (sfortuna→sfortunato)
-uto (baffi→baffuto)
-are (spettacolo→spettacolare)
-ale (musica→musicale)
-igno (sangue→sanguigno)
-ile (giovane→giovanile)
-evole (amico→amichevole)
-istico (arte→artistico)
-astico (entusiasmo→entusiastico)
-ifico (pace→pacifico)
-orio (illusione→illusorio)
-oso (noia→noioso)

GLI AGGETTIVI DIMOSTRATIVI: QUESTO/QUELLO (CE, CET, CETTE, CES)

Gli aggettivi dimostrativi precedono sempre i sostantivi.

L’aggettivo «quello» (masc.) subisce delle trasformazioni fonetiche che seguono le stesse
regole dell’articolo determinativo.

“Questo” indica un essere animato o un oggetto vicino a chi parla; “quello” indica un essere
animato o un oggetto lontano da chi parla e da chi ascolta.

6.3.1. Questo/quello

Maschile singolare Maschile plurale

Questo Questi
Quel Quei
Quell’ Quegli
Quello Quegli

Femminile singolare Femminile plurale

Questa Queste
Quella Quelle
Quell’ Quelle

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6.3.2. Gli aggettivi bello/quello

L’aggettivo “bello” segue le stesse regole di “quello”.

a) Se l’aggettivo precede il sostantivo

Maschile singolare Maschile plurale

Un bel cane Dei bei cani


Un bell’uomo Dei begli uomini
Un bello spettacolo Dei begli spettacoli
Un bello zaino Dei begli zaini

Quel cane Quei cani


Quell’uomo Quegli uomini
Quello spettacolo Quegli spettacoli
Quello zaino Quegli zaini

Femminile singolare Femminile plurale

Una bella donna Delle belle donne


Una bell’isola Delle belle isole

Quella donna Quelle donne


Quell’isola Quelle isole

b) Se l’aggettivo segue il sostantivo

Maschile singolare Maschile plurale

Un cane bello Dei cani belli


Un uomo bello Degli uomini belli
Uno spettacolo bello Degli spettacoli belli
Uno zaino bello Degli zaini belli

Femminile singolare Femminile plurale

Una donna bella Delle donne belle


Un’isola bella Delle isole belle

Gli aggettivi “questo” e “quello” non seguono mai il sostantivo.

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c) Preposizioni + aggettivi dimostrativi (questo/i,questa/e; quello/i, quella/quelle)

Le preposizioni che precedono gli aggettivi dimostrativi restano semplici:

Da questa finestra non entra abbastanza luce.


De cette fenêtre n'entre pas assez de lumière.

La tecnologia ha fatto passi da gigante in questi ultimi tempi.


Ces derniers temps, la technologie a fait des pas de géant.

Metti il pacco su quel tavolo, per favore.


Mets le paquet sur cette table, s'il te plaît.

GLI AGGETTIVI POSSESSIVI

Si accordano in genere e numero con il nome cui si riferiscono e che indica la cosa posseduta,
ma sono determinati dal soggetto.

Maschile singolare Maschile plurale Femminile singolare Femminile plurale


mio miei mia mie
tuo tuoi tua tue
suo suoi sua sue
nostro nostri nostra nostre
vostro vostri vostra vostre
loro loro loro loro

Il possessore può essere un individuo:


Fabrizio (3a p. sing.) ha perso il suo (di Fabrizio) cane (cane: nome maschile singolare).
Fabrice a perdu son chien.

Gli studenti (3a p. plur.) devono firmare la loro (degli studenti) domanda d’iscrizione
(domanda: nome femminile singolare).
Les étudiants doivent signer leur demande d’inscription.

o un oggetto :

La casa si trova all’angolo della strada, le sue finestre sono grandi e hanno le persiane verdi.
La maison se trouve au coin de la rue, ses fenêtres sont grandes et ont les volets verts.

L’aggettivo possessivo è sempre preceduto dall’articolo determinativo (al singolare e al


plurale) o indeterminativo (al singolare) :

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La mia amica, Le mie amiche/Mon amie, Mes amies


Una mia amica/Une de mes amies

L’aggettivo possessivo può essere preceduto dall’articolo partitivo (al plurale) :

Dei miei amici prendono il tram, altri l’autobus.


Certains de mes amis prennent le tram, d’autres l’autobus.

L’aggettivo possessivo può anche essere preceduto dagli aggettivi dimostrativi (al singolare o
al plurale) :

Questi miei libri li regalo alla biblioteca.


Ces livres à moi (Mes livres que voici) je les offre à la bibliothèque.

L’aggettivo possessivo può essere preceduto anche da una preposizione articolata :

Carlo parla sempre dei (di + i) suoi genitori.


Charles parle toujours de ses parents.

In generale, gli aggettivi possessivi precedono il sostantivo cui si riferiscono, MA lo seguono

1. nelle esclamazioni (Bambina mia, non ci siamo!/Ma fille, ça ne va pas!);


2. se si vuole mettere in rilievo il sostantivo (Il letto mio è fatto, il tuo non so./Mon lit est
fait, je ne sais pas pour le tien.);
3. con il nome casa quando si intende il luogo in cui si abita: Vieni a casa mia?/Tu viens
chez moi ? MA La mia casa ha due piani./Ma maison a deux étages.
4. in alcune locuzioni: per conto mio/pour mon compte (selon moi), par moi-même (sans
aide) per amor tuo/pour ton bien, di testa sua/faire qu’à sa tête)

6.4.1. Gli aggettivi possessivi e le relazioni di parentela

a) Nomi di parentela

Si considerano relazioni di parentela : il padre/la madre (le père/la mère); il fratello/la


sorella, le frère/la soeur); il nonno/la nonna (le grand-père/la grand-mère); lo zio/la zia
(l’oncle/la tante); il cognato/la cognata (le beau-fils/la belle-fille); il nipote/la nipote (le petit-
fils/la petite-fille, neveu/nièce); il cugino/la cugina (le cousin/la cousine).

Quando i nomi di parentela sono al SINGOLARE, l’articolo che precede il possessivo si


omette:

Ø Mia madre abita a Roma.


Ma mère habite à Rome.

Ø Nostro nonno ha combattuto nella Seconda Guerra Mondiale.

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Notre grand-père a combattu pendant la deuxième guerre mondiale.

TRANNE con l’aggettivo possessivo “loro”

La loro sorella lavora in un negozio di articoli sportivi.


Leur sœur travaille dans un magasin d’articles sportifs.

Marito/mari e moglie/épouse, femme si comportano nello stesso modo:


Mio marito e sua moglie erano compagni di scuola.
Mon mari et son épouse étaient dans la même classe à l’école.

MA l’articolo si conserva quando i nomi di parentela:


• sono al plurale:

Le mie sorelle giocano in una squadra di pallavolo.


Mes sœurs jouent dans une équipe de volleyball.

I loro nipoti arriveranno dal Canada domani.


Demain, leurs neveux arriveront du Canada.

• sono accompagnati da un aggettivo qualificativo:

Il mio fratello preferito è quello più piccolo.


Mon plus jeune frère est mon préféré.

La mia nonna adorata è morta.


Ma grand-mère adorée est morte.

• sono nomi composti o alterati (bisnonno/ arrière-grand-père,


bisnonna/arrière-grand-mère):

Il mio bisnonno ha 99 anni.


Mon arrière-grand-père a 99 ans.

• Sono nomi che terminano con un suffisso (-ino/-ina, -etto/-etta) :

La mia sorellina è stata ricoverata all’ospedale.


Ma petite sœur a été hospitalisée.

• Sono determinati da un complemento:

Non sopporto il mio cognato della Nuova Zelanda.


Je ne supporte pas mon beau-fils de la Nouvelle Zélande.

Il mio cugino di Ancona ha vinto un premio.


Mon cousin qui habite à Ancône a gagné un prix.

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• Con i nomi affettivi: papà, mamma, babbo, figliolo/a

La mia mamma canta sempre la ninnananna a mio fratello.


Maman chante toujours une berceuse à mon petit frère.

Il mio caro papà ha avuto un incidente molto grave.


Mon cher papa a eu un accident très grave.

b) Proprio e altrui
Ci sono altri due aggettivi possessivi che si possono usare per esprimere il possesso:
“proprio” /propre e “altrui” /d’autrui.

On utilise proprio :

1. quando si riferisce al soggetto della frase :

Il bambino ha vinto la propria paura e si è gettato nell’acqua.


L’enfant a surmonté sa peur et a plongé dans l’eau.

2. quando il soggetto è indefinito :

Ciascuno ha i propri difetti.


Chacun a ses propres défauts.

3. quando la costruzione della frase è impersonale:

Si dice che la propria patria non si dimentica mai.


On dit que sa propre patrie on ne l’oublie jamais.

4. per rafforzare:

Mio marito ha sempre compiuto il suo proprio dovere al lavoro.


Mon mari a toujours accompli son propre devoir dans son travail.

5. per evitare ambiguità:

Mario ha parlato con Gianni nel proprio ufficio. (C’est à dire dans le bureau de Mario,
parce qu’il se réfère au sujet = possesseur)
Mario a parlé avec Gianni dans son bureau.

Al singolare vuole sempre l’articolo anche se accompagna nomi di parentela :

Il proprio padre deve essere rispettato.


Son propre père doit être respecté.

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Altrui (di altri, degli altri) è invariabile, si pone dopo il nome a cui si riferisce, e indica un
possessore indefinito:

Le chiacchiere altrui non mi interessano.


Les bavardages des autres ne m’intéressent pas.

GLI AGGETTIVI NUMERALI CARDINALI E ORDINALI

Gli aggettivi numerali si dividono in

1. cardinali (uno, due , tre ..., invariabili)


2. ordinali (primo, secondo, terzo ..., aggettivi che si accordano in genere e numero).

6.5.1. Gli aggettivi numerali cardinali

Gli aggettivi numerali cardinali precedono, in generale, il sostantivo a cui si riferiscono:

Sull’albero ci sono tre uccelli.


Sur l’arbre il y a trois oiseaux.

Ieri mio figlio ha compiuto 15 anni.


Hier mon fils a fêté ses 15 ans.

Possono anche seguirlo quando si vuole indicare una successione:

Il capitolo 10 del libro 3.


Le chapitre 10 du livre 3.

Sono invariabili, tranne l’aggettivo “uno” (m. sing.) e “una” (f. sing.) che seguono le stesse
regole degli articoli determinativi:

Vorrei un etto di formaggio.


Je voudrais cent grammes de fromage.

Ho comprato una cassa di vino.


J’ai achété une caisse de vin.

Dopo una lunga attesa davanti al teatro abbiamo visto solo un’attrice.
Après une longue attente en face du théâtre, nous n’avons vu qu’une actrice.

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Quando « uno » è composto con un altro numero è soggetto al troncamento - quarantun anni –
ma anche quarantuno arie d’opera.

I numerali cardinali possono diventare anche sostantivi:

La visita è prevista per il quindici (del mese)


La visite est prévue pour le 15 (du mois).

Il numero “tre” (3) non ha l’accento, ma nei composti sì: ventitré, trentatré...

Per esprimere il numero del mese si usa il numerale cardinale, tranne che per il primo giorno
del mese per il quale si usa il numerale ordinale: “il due agosto” ma “il 1° (primo) agosto”.

I numeri si scrivono in un’unica parola:

Diciassette/diciotto/diciannove Dix-sept/dix-huit/dix-neuf
Ventuno Vingt et un
Duecento Deux cents
Duecentouno Deux cent un
Nei numeri composti in cui le decine sono seguite da uno (1), l’elisione è obbligatoria:

ventuno e non ventiuno


trentuno e non trentauno

Il numero cento (100) composto con uno (1), otto (8) e undici (11) si scrive: “centouno”,
“centootto”, “centoundici”, ma “centoottanta” o “centottanta” (180).

I composti che iniziano con “cento” e “mille” si possono scrivere anche staccati con la
congiunzione “e”: centodue/cento e due, milleuno/mille e uno. I numeri composti con “uno”
si accordano con il sostantivo a cui si riferiscono: centouno volte ma cento e una volta.

I numeri composti da “milione” e “miliardo” si scrivono staccati (1 milione, 1 miliardo) e


hanno anche il plurale (2 milioni, 3 miliardi).

Il plurale di “mille” è –mila :

Mille/duemila Mille/deux mille

Nei composti con « uno » seguiti da un sostantivo, si può usare la forma apocopata :

« Ventuno sedie » o « ventun sedie »/Vingt et un chaises

Si tende a usare la forma apocopata quando il sostantivo inizia per vocale :

« Sessantun anni »/Soixante et un ans

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! all’espressione « tutti e due » /tous les deux

6.5.2. Gli aggettivi numerali ordinali

Primo/premier
Secondo/deuxième
Terzo/troisième
Quarto/quatrième
Quinto/cinquième
Sesto/sixième
Settimo/septième
Ottavo/huitième
Nono/neuvième
Decimo/dixième

Gli aggettivi ordinali, dal numero undici in poi, si formano aggiungendo il suffisso –esimo:
undicesimo, dodicesimo ... (venti→ventesimo, ventiquattro→ventiquattresimo, trentatré →
trentatreesimo, trentotto →trentottesimo)

Il secolo può essere espresso in due modi :


1. con i numerali cardinali (dal 1200 al 1300/ du XIIIe au XIVe siècles) o
2. con gli aggettivi ordinali e con i numeri romani (dal XIII al XIV secolo/du XIIIe au
XIVe siècles).
Nel primo caso, sia nello scritto sia nel parlato, l’ 1 delle migliaia può essere sostituito da un
apostrofo : dal ‘200 al ‘300 .

Un anno può essere espresso con le ultime due cifre: ’64 (1964):

Sono nato nel ’64 (nel sessantaquattro)./ Je suis né en 1964.

Il numerale ordinale viene usato anche per sovrani e papi:

Enrico VIII (ottavo, ordinale)/Henri VIII (huit, cardinale)

Solo per esprimere lo stile di mobili si usa il numerale cardinale: stile Luigi XIV (quattordici).

I NUMERI E LE PREPOSIZIONI

L’anno è preceduto da una preposizione articolata :

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Nel (In + il) duemilaquindici …


En deux mille quinze…

Il secolo è sempre preceduto dalla preposizione articolata “nel” (in + il) :

Nel diciannovesimo secolo/Nell’Ottocento (‘800)


Au dix-neuvième siècle

6.6.1. Altri aggettivi numerali

Si aggiungono:
1. i numerali distributivi (es. uno per uno; doppio, triplo, quadruplo ...),
2. i numerali moltiplicativi (duplice, triplice, ...)
3. i numerali collettivi (entrambi/e, paio/paia, trio, decina, ventina, biennio, triennio,
centinaio, migliaio, centenario, millenario, bimillenario ...)

6.6.2. Che ora è ? Che ore sono ?

L’ora è espressa dal numerale cardinale ed è sempre preceduta dall’articolo determinativo.


Non è mai seguita dal sostantivo « ora », come in francese.

Sono le due (in punto). /Il est deux heures (précises).

L’ora è sempre seguita dalla congiunzione « e » per indicare i minuti dopo l’ora, il quarto
d’ora e la mezz’ora:

Sono le 4 e due minuti/Il est quatre heures et deux minutes.


Sono le due e un quarto./Il est deux heures et quart.
Sono le tre e mezza (ou mezzo)/Il est trois heures et demie.

« Quarto » è sempre preceduto dall’articolo indeterminativo « un » :

Sono le tre meno un quarto./Il est trois heures moins le quart.

Gli altri numeri non sono preceduti dall’articolo :

Sono le 10 meno Ø cinque/Il est trois heures moins cinq.

Dopo i quaranta minuti posso dire :

Sono le tre meno un quarto./Il est trois heures moins (le) quart.

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Oppure :

Sono le due e quarantacinque./Il est deux heures quarante-cinq.


Sono le due e tre quarti. / Il est deux heures quarante-cinq.

Nella lingua scritta amministrativa o nelle conversazioni formali le ore possono essere
espresse usando i numeri dal 12 al 24.

I corsi iniziano alle 15.00./Les cours débutent à 15h.

6.6.3. Alcune espressioni di tempo

È mezzogiorno /Il est midi.


È mezzanotte /Il est minuit.
È l’una /Il est une heure.

Solo in questi tre casi l’ora è al singolare. « Mezzogiorno » e « mezzanotte » non sono
preceduti dall’articolo, ma l’ « una » sì.

Per indicare a che ora si svolge un determinato avvenimento si usa la preposizione articolata :
Le lezioni cominciano alle nove./Les cours commencent à neuf heures.

Avrò finito prima delle cinque./J’aurai fini avant cinq heures.

Ma:

Avrò finito dopo le cinque./J’aurai fini après cinq heures.

Mangio tre volte al giorno./ Je mange trois fois par jour.

Adesso/Maintenant
Subito/Tout de suite
Puntuale/À l’heure

Presto Tôt/bientôt/vite

Hai finito troppo presto./J’ai fini trop tôt.


Tornerò presto./Je reviendrai bientôt.
Fai presto !/Vite !

Tra poco/poco fa Tout à l’heure

Marco incontra sua sorella tra poco (futuro).


Marc rencontre sa sœur tout à l’heure.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Marco ha incontrato sua sorella poco fa (passato).


Tout à l’heure, Marc a rencontré sa sœur.

Non lo vedo dall’anno scorso. (indicativo presente)/Je ne l’ai plus vu depuis l’année
dernière. (passato prossimo)

Da domani non fumo più./Dès demain je ne fumerai plus.

Ho finito di studiare due anni fa./J’ai terminé mes études il y a deux ans.

Sono due anni che ho finito di studiare./Il y a deux ans que j’ai terminé mes études.

Ho perso molto tempo al supermercato./J’ai perdu beaucoup de temps au supermarché.

Sono rimasto là molto tempo (a lungo)./Je suis resté là-bas longtemps.

7. ESERCIZI

DAL SINGOLARE AL PLURALE

a) Mettete al plurale i seguenti nomi

a. la scuola ..............................
b. l’uovo ..............................
c. la signorina ..............................
d. il viaggio ..............................
e. la città ..............................
f. lo specchio ..............................
g. il mare ..............................
h. lo zio ..............................
i. la banca ..............................
l. la segreteria ..............................
m. il biglietto ..............................

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n. il film ..............................
o. il tedesco ..............................
p. la ciliegia ..............................
q. la discoteca ..............................

b) Mettete al plurale tutti gli elementi : articolo, sostantivo e aggettivo

1. La scuola materna
2. il viaggio lungo
3. il treno rapido
4. il panorama lontano
5. il libro interessante
6. la casa grande
7. il centro spaziale
8. la lingua europea
9. il lavoro duro
10. la vacanza corta

11. il biglietto scaduto


12. il ritorno faticoso
13. la bandiera italiana
14. il supplemento settimanale
15. la banca chiusa
16. il treno veloce
17. la discoteca rumorosa
18. il sistema decimale
19. la sintesi grammaticale
20. Una segretaria incompetente

21. un muro alto


22. una valigia piena
23. una mensa affollata
24. un testo difficile
25. un attore famoso
26. una chiesa nuova
27. un posto isolato
28. una domanda impertinente
29. un libro celebre
30. una penna nuova

31. una biglietteria deserta


32. un giardino fiorito

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33. un gabbiano bianco


34. un disco rotto
35. il senatore giovane
36. la pittrice brava
37. la luce accecante
38. la parete colorata
39. il bicchiere pieno
40. il mese intero

41. la stazione cittadina


42. il mobile antico
43. il fiore profumato
44. la canzone allegra
45. il signore antipatico
46. il colore vivace
47. il cane docile
48. la chiave dorata
49. la lezione noiosa
50. il clima continentale
51. la crisi economica
52. il telegramma urgente
53. il tedesco ottimista
54. la segreteria aperta

DAL PLURALE AL SINGOLARE

a) Volgete al singolare i seguenti nomi

a. i benefici ..............................
b. i problemi ..............................
c. i templi ..............................
d. le gru ..............................
e. le ginocchia ..............................
f. le schegge ..............................
g. le superfici ..............................
h. le specie ..............................
i. le serie ..............................
l. le guance ..............................

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

m. i chirurghi ..............................
n. i tacchi ..............................
o. i maschi ..............................
p. gli uomini ..............................
q. le strisce ..............................

b) Mettete al plurale le seguenti frasi

Il corno del bue. - Le corna dei buoi.

1. Il membro dell'Accademia applaudiva.


2. Alza il braccio!
3. Il muro della città è alto.
4. Il musicista soffia nel corno.
5. Questa ragazza mangia con il dito.
6. Il“fiordo” è un braccio di mare in Norvegia.
7. Il medico cura il membro malato.
8. Il muro di questa casa è sottile.
9. Al cane piace l'osso.
10. Questa ragazza ha il labbro molto sottile.
11. Il ciglio del fosso è erboso.
12. Il labbro della ferita si rimargina.
13. Che ciglio lungo e ricurvo!
14. Preparami un uovo sodo.

7.2.2. Ricapitoliamo

a) Mettete al singolare o al plurale facendo precedere i sostantivi dall’articolo


determinativo e indeterminativo

1. ………. ………. zaino pieno


2. ………. ………. stadio centrale
3. ………. ………. studio notarile
4. ………. ………. scaffale alto
5. ………. ………. studenti universitari
6. ………. ………. scultore tedesco
7. ………. ………. scrittori belgi
8. ………. ………. spavento terribile
9. ………. ………. sportelli aperti
10. ………. ………. sviluppo economico

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

11. ………. ………. zero rotondo


12. ………. ………. stracci sporchi

b) Volgete al plurale o al singolare le seguenti frasi

a) L’autobus arriva sempre in ritardo.


b) I miei fratelli andranno in vacanza da soli.
c) Per Natale ha ricevuto un regalo molto costoso.
d) Sei stanco di studiare?
e) I padroni del ristorante danno da mangiare gratis ai clienti.

7.2.3. Dal maschile al femminile

a) Mettete al femminile

1. Il re tirannico
2. Il maschio aggressivo
3. L’ultimo imperatore cinese
4. Il vecchio celibe
5. L’elefante solitario
6. Il poeta islandese
7. Il cantante famoso
8. Il cane fedele
9. Il professore chiacchierone
10. Il topo grigio
11. Il traduttore competente
12. Il signore impaziente
13. Il genero premuroso
14. Il duca piemontese
15. Il soldato valoroso

7.2.4. Gli aggettivi dimostrativi

a) Sostituite all’articolo determinativo l’aggettivo dimostrativo “quello”

i capelli
la bottiglia
il campione
le passeggiate

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

i guanti
la stagione
gli uccelli
lo spettacolo
il vaso
lo specchio

il paese
l’aperitivo
il cane
il sorriso
le ragazze
la cucina
gli studenti
i caffè
la televisione
il tempo

b) Rispondete alle domande

Esempio: Quale libro? Quel libro; Quale anno? Quell’anno.

1. Quale uomo?
2. Quale campione?
3. Quale stagione?
4. Quali studenti?
5. Quali vacanze?
6. Quale aperitivo?
7. Quale stanza?
8. Quale telefono?
9. Quale foglio?
10. Quale animale?

7.2.5. L’aggettivo “bello”

a) Completate con l’aggettivo bello

1. Delle ……………….. passeggiate


2. Dei ……………….. scandali
3. Dei ……………….. fiori
4. Un ……………….. vestito
5. Un ……………….. autunno
6. Un ……………….. ospedale

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

7. Una ……………….. stagione


8. Un ……………….. sbaglio
9. Una ……………….. notte
10. Una ……………….. attrice
11. Dei ……………….. sguardi
12. Dei ……………….. paesi
13. Delle ……………….. avventure
14. Un ……………….. gatto
15. Dei ……………….. anelli

b) Rispondete alle domande nei due modi indicati nell’esempio

Esempio: Com’è il libro? Il libro è bello. È un bel libro.

1. Com’è il romanzo?
2. Come sono i quadri?
3. Com’è la conferenza?
4. Come sono le aule?
5. Come sono i mobili?
6. Come sono gli alberi?
7. Come sono i fiori?
8. Com’è il giardino?
9. Com’è la città?
10. Come sono i colori?
11. Com’è il vaso?
12. Come sono gli uccelli?
13. Come sono i disegni?
14. Com’è il film?
15. Come sono i vestiti?

7.2.6. Gli aggettivi possessivi

a) Formate delle frasi rispettando la persona di riferimento

Esempio: La penna (io) Questa è la mia penna.


Le penne (io) Queste sono le mie penne.

1. il bicchiere (noi)
2. le poltrone (io)
3. il vino (loro)
4. le stanze (tu)

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5. la camera (loro)
6. il posto (loro)
7. l’idea (voi)
8. le macchine (noi)
9. i gioielli (io)
10. i prati (voi)

11. il paese (lui)


12. il giardino (voi)
13. la città (io)
14. i libri (tu)
15. l’amica (noi)
16. le sedie (io)
17. i ricordi (loro)
18. la tazza (tu)
19. l’errore (io)
20. i biglietti (voi)

21. le bottiglie (loro)


22. i quadri (tu)
23. i fiori (io)
24. il cane (io)
25. i cavalli (noi)
26. i mobili (tu)
27. la collezione (voi)
28. le piante (loro)
29. il divano (tu)
30. Le vacanze (io)

b) Completate le seguenti frasi con gli aggettivi possessivi. Attenzione alle


modifiche nelle preposizioni! Aggiungete l’articolo quando è necessario e
riscrivete la preposizione corretta.

1. Il colore di .......................................... (2p.s.) vaso di fiori è molto intenso.


2. .......................................... (3pp) nonni abitano in una magnifica villa in campagna.
3. Durante la gara, .......................................... (3ps) bicicletta si è bucata tre volte.
4. .......................................... (2ps) braccialetto è davvero grazioso.
5. Il giornaletto di.......................................... (2pp) associazione ha l’aria interessante.
6. .......................................... (1ps) fratello ha un cane simpaticissimo.
7. Che fortunato Andrea! Ha ancora .......................................... (3ps) bisnonni.
8. A.......................................... (1ps) sorellina non posso mai dire niente. Piange
sempre.
9. Per pagare i debiti ..........................................(2ps) zii devono vendere il negozio.
10. Sulla scrivania, il mio collega ha la fotografia di..........................................(3ps)
famiglia.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

11. Laverò .................... (2ps) camicia quando i tecnici avranno riparato ....................
(1ps) lavatrice.
12. Se ....................(1pp) madre ci impedisce di partire con .................... (1pp) amici, ci
ribelliamo!
13. .................... (2pp) genitori avranno il tempo di arrivare allo stadio prima che la
.................... (2pp) partita sia finita?
14. Il .................... (3ps) quadro non sta bene in .................... (1ps) camera da letto.
15. Ho messo .................... (2ps) libri su .................... (2ps) scrivania.
16. ........................................................ (3p.s.) occhi sono neri.
17. ........................................................ marito (1p.s.) cambierà lavoro nei prossimi
mesi.
18. ........................................................ (2p.s.) pantaloni hanno una macchia (tache) sul
ginocchio.
19. Ho incontrato ........................................................ (3p.p.) genitori all’uscita della
scuola.
20. I mobili nuovi di ........................................................ (2p.p.) casa di campagna mi
piacciono molto.

21. Doveva restituirmi ........................................................ (1p.s.) libri, ma non è potuto


venire a causa dello sciopero dei treni.
22. ........................................................ (2p.s.) sorelle sono partite per le vacanze.
23. Prendiamo ........................................................ (1p.p.) auto per andare al cinema
stasera?
24. Pulirai ........................................................ (2p.s.) stanza appena sarai tornato da
scuola! Non discutere!
25. Il meccanico è andato a prendere ........................................................ (3p.p.)
macchina con il carroattrezzi.

7.2.7. Gli aggettivi indefiniti, interrogativi e numerali

a) Inserite gli opportuni aggettivi indefiniti / interrogativi/ numerali negli enunciati


che seguono. Attenzione all’accordo!

Secondo – due – poco – quale – quanto - parecchio

1. Ho ................... voglia di uscire perché piove.


2. Nella gara, Mario è arrivato in ................... posizione.
3. Ha camminato ................... giorni per arrivare al confine.
4. In ................... borsa hai messo gli occhiali?
5. .................. soldi ti servono?
6. ................... persone hanno assistito al concerto di Ramazzotti.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

TRADURRE

7.3.1. Sostantivi e aggettivi

a) 1.

1. Le journaliste sportif.
2. Des conversations idiotes.
3. L'écrivain réaliste.
4. Les programmes intéressants.
5. Le pilote habile.

6. Le problème difficile.
7. Les thèmes éternels.
8. Le gentil collègue.
9. Une artiste célèbre.
10. Les pianistes russes.

11. Les derniers chromosomes.


12. Un champion motocycliste.
13. Le long poème.
14. Un grand stratège.
15. Les pirates cruels.

16. Une insupportable égoïste.


17. Un vrai hypocrite.
18. Tous les italianisants.
19. Une violoniste géniale.
20. Un beau panorama.
21. Les nouveaux électriciens.
22. Les vieux ducs.

b) 2.

1. Les bœufs sont doux et patients, même quand ils portent de lourdes charges.
2. Cette fermière vend toujours des œufs très frais.
3. Ce volume contient cinq récits fantastiques d'êtres mystérieux venus de planètes
lointaines.
4. Sous les vieux murs de la ville, les archéologues ont découvert des armes anciennes,
des sarcophages avec des os humains, et des statues de dieux et de déesses.
5. Platon et Aristote étaient de célèbres philosophes grecs, qui ont inspiré des milliers de
penseurs, d'écrivains et de poètes.
6. Attention, ne t'approche pas: quand les lamas se fâchent, ils crachent.

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7. Le Zwin est un des parcs naturels belges: il abrite plusieurs espèces rares d'oiseaux
aquatiques et autres.
8. Les chirurgiens ont recousu soigneusement les bords de l'incision.
9. Les moines de cette abbaye fabriquent du fromage et de la bière.
10. Toutes les radios ont été confisquées par le régime.

c) 3.

1. Ce camion chargé de tomates est arrêté depuis trois heures.


2. Cet homme porte toujours des vêtements usés.
3. Les arbres dépouillés étaient tous inclinés.
4. Nous nous sommes réveillés à six heures.
5. Je n'y vois plus très bien, mes lunettes ne sont plus adaptées.
6. Voici le pique-nique: du pain, du vin, du fromage, deux poulets rôtis, dix œufs durs.
7. Pour jouer à ce jeu, il faut un ballon bien gonflé.
8. Je me suis acheté deux paires de chaussures marron et trois chemises roses.
9. Les policiers ont arrêté la voiture vert foncé.
10. Pour les places impaires, l'entrée est à droite.

7.3.2. Gli aggettivi dimostrativi

1. Nous écoutons ce que tu dis.


2. Ce sont ceux-là que je veux!
3. Dans ce village, il n'y a qu'un cinéma: celui-ci.
4. Ces personnes-là ne sont pas sympathiques.
5. Je préfère cet autre livre.
6. Ces deux revues sont très bonnes. Préfères-tu celle-ci ou celle-là?

7.3.3. Gli aggettivi possessivi

1. Ta valise.
2. Ma cravate
3. Nos chambres.
4. Votre adresse.
5. Ta tante.
6. Mes cousins.
7. Ma demande.
8. Ses livres.
9. Leurs opinions.
10. Sa chemise.
11. Vos sœurs

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

12. Vos chaussures.


13. Mon chapeau.
14. Mes souvenirs.
15. Leur grand-père.
16. Ta chaise
17. Tes occupations.
18. Vos papiers.
19. Mes fils.
20. Leurs travaux.
21. Tes nièces.

7.3.4. I numerali ordinali

1. Le septième personnage à partir de la droite est Carlo.


2. Pietro est arrivé vingt-septième dans la course.
3. Louis XVIII a succédé à Louis XVI.
4. Cet appareil est précis au centième de millimètre.
5. Le XXe siècle a été riche en événements de première importance.
6. As-tu lu le roman “La vingt-cinquième heure”?
7. Pluton est la neuvième planète du système solaire.
8. Henri VIII d'Angleterre a eu quelques problèmes conjugaux.
9. Que vous évoque l'expression “le 38 e parallèle”?
10. Le pape Léon X est connu comme protecteur des arts et des lettres.

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IV. I PRONOMI

Persona/numero/genere Soggetto Forme toniche Forme atone


complemento
oggetto
complemento di
termine,
riflessivi
CO CT RIFL

1a sing. m./f. io me mi mi mi

2a sing. m./f. tu te ti ti ti

3a sing. m. lui, egli, esso lui, esso, sé (rifl.) lo gli si

3a sing. f. ella, lei, essa lei, essa, sé (rifl.) la le si

1a pl. m./f. noi noi ci ci ci

2a pl. m./f voi voi vi vi vi

3a pl. m. loro, essi loro, essi, sé (rifl.) li loro si

3a pl. f. loro, esse loro, esse, sé (rifl.) le loro si

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1. I PRONOMI PERSONALI SOGGETTO

I pronomi personali soggetto sono:

1a p. sing. io - je
2a p. sing. tu - tu

3a p. sing.
lui (m.)/lei (f.)
egli (m.)/ella (f.) - il/elle
esso (m.)/essa (f.)
Lei (m./f.) - Vous

1a p. plur. noi - nous


2a p. plur. voi - vous

3a p. plur.
loro - ils/elles
essi (m.)/esse (f.)
Loro (m./f.) - Vous

I pronomi «egli» e «ella» sono usati soprattutto nella lingua scritta formale per indicare degli
individui ; «esso/essa», «essi/esse» per indicare degli oggetti. «Essa» può anche essere usato
per designare una persona, ma è una forma letteraria o regionale.

USO DEI PRONOMI PERSONALI SOGGETTO

In generale, i pronomi personali non vengono espressi poiché le desinenze del verbo indicano
il soggetto.

(Io) Scrivo una lunga lettera a mia sorella. (scrivere: scriv-o, -i, -e, -iamo, -ete, -ono)

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J’écris une longue lettre à ma sœur.

(Tu) Hai fatto un eccellente lavoro. (avere: ho, hai, ha, abbiamo, avete, hanno)
Tu as fait un travail excellent.

(Lui/Lei) Parla veramente bene. (parlare: parl-o, -i, -a, -iamo, -ate-, -ano)
Il/Elle parle vraiment bien.

(Noi) Conosciamo già questa vecchia storia. (conoscere: cono- sco, -sci, -sce, -sciamo, -scete,
-scono )Nous connaissons déjà cette vieille histoire.

(Voi) Avete già sentito parlare di questo ?


Avez-vous déjà entendu parler de ceci ?

(Loro) Dormono tranquillamente nella loro stanza. (dormire: dorm-o, -i, -e, -iamo, -ite, -ono)
Ils/Elles dorment tranquillement dans leur chambre.

I verbi che esprimono il tempo meteorologico non richiedono il soggetto pronominale :

Piove a dirotto. Il pleut des cordes.


Nevica. Il neige.
Gela. Il gèle.
Grandina. Il grêle.

Quando il verbo è usato alla forma impersonale (3a p.s.) , il soggetto non è espresso:

Fa freddo.
Il fait froid.

Bisogna partire.
Il faut partir.

Si tratta di una storia d’amore.


Il s’agit d’une histoire d’amour.

Occorrendo un certificato, non ho potuto iscrivermi.


Puisqu’il fallait un certificat, je n’ai pas pu m’inscrire.

È evidente che non ti piace.


Il est évident qu’il ne te plaît pas

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1.1.1. Quando vengono espressi i pronomi personali


soggetto?

I pronomi personali soggetto vengono espressi quando sono necessari per mettere in risalto
un’opposizione:

Lui non si fa mai vedere, lei invece mi viene a trovare una volta alla settimana.
Lui, il ne se montre jamais, elle, par contre, elle vient me voir une fois par semaine.

L’insistenza è più forte quando il pronome personale soggetto segue il verbo :

Non ha scritto lei, ho scritto io.


Ce n’est pas elle qui a écrit, c’est moi [qui ai écrit].

Non ho risposto io al telefono, ha risposto lui.


Ce n’est pas moi qui ai répondu au téléphone, c’est lui [qui a répondu].

1.1.2. I pronomi allocutivi (la forma di cortesia)

I pronomi allocutivi sono ‘lei’ per il singolare maschile e femminile e ‘loro’ per il plurale
maschile e femminile.

Una segretaria al paziente/Une secrétaire au patient :

Lei ha un appuntamento ?
Vous avez un rendez-vous ?

Il responsabile di un gruppo/Le responsable d’un groupe :

Loro prendono un aperitivo ?


Vous prenez un apéritif ?

Il pronome ‘loro’ viene usato in situazioni molto formali. Nell’italiano contemporaneo si


tende a sostituirlo con il pronome ‘voi’ :

Voi prendete un aperitivo ?


Vous prenez un apéritif ?

‘Lei’ e ‘loro’, come gli altri pronomi, possono essere sottintesi.

Ha già assaggiato la nostra specialità ?


Vous avez déjà goûté notre spécialité ?

Hanno/Avete completato il modulo ?

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Vous avez complété le formulaire ?

ITALIANO E FRANCESE A CONFRONTO

I pronomi soggetto Les pronoms sujet

Ø Cammini ? Si, Ø cammino. Tu marches ? Oui, je marche.

Ø Parla italiano. Il/elle parle italien.

Parlo italiano, io. Je parle italien, moi.

Io parlo italiano, lei parla inglese. Moi, je parle italien ; elle, elle parle anglais.

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2. I PRONOMI PERSONALI : FORME TONICHE

Singolare it. fr.


1a p. me moi
2a p. te toi
3a p. lui (masc.) lui
lei (fem. ) elle
esso (masc.)
essa (fem.)
sé (riflessivo) lui/elle
lui-même/elle-même
Plurale
1a p. noi nous
2a p. voi vous
3a p. loro (masc./fem.) eux/elles
essi (masc.)
esse (fem.)
sé (riflessivo) eux/elles
eux-mêmes/elles-mêmes

Seguono sempre il verbo o una preposizione.

Chiama me se hai bisogno.


Appelle-moi si tu as besoin.

Vieni con noi al cinema?


Tu viens avec nous au cinéma?

Il pronome ‘te’, nell’espressione ‘io e te’/ ‘moi et toi’, viene usato come soggetto.

Il pronome ‘sé’ alla terza persona singolare e plurale si usa quando si riferisce al soggetto
della proposizione principale:

Parla per sé.


Il parle pour lui.

Negli altri casi si usa lui/lei/loro:

Se sei in difficoltà, puoi contare su di loro.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Si tu es en difficulté, tu peux compter sur eux.

‘Esso’/ ‘essa’ viene usato per indicare cose o animali:

Vendo l’auto perché su di essa non posso più contare.


Je vends la voiture parce qu’elle n’est plus fiable.

Nella lingua parlata, per gli animali, si può usare anche ‘lui’/ ‘lei’/ ‘loro’.

‘Esso’/ ‘essa’ possono essere usati solo come complementi indiretti preceduti da preposizione,
mai come complementi diretti (complemento oggetto). Per sostituire un complemento diretto
si deve usare la forma atona del pronome :

Vendo l’auto perché non funziona più. La vendo perché non funziona più.
Je vends la voiture parce qu’elle ne marche plus. Je la vends parce qu’elle ne marche plus.

3. I PRONOMI PERSONALI: FORME ATONE (COMPLEMENTO


OGGETTO)

Le forme atone dei pronomi sostituiscono un complemento oggetto e si collocano sempre


prima del verbo.

Singolare it. fr.


1a p. mi me
2a p. ti te
3a p. lo (masc.) le
la (fem.) la
l’ (masc./fem.) l’

Plurale
1a p. ci nous
2a p. vi vous
3a p. li (masc.) les
le (fem.)

Ti informo che cambio lavoro.


Je t’informe que je vais changer de travail.

Quando vi vedo, penso ai bei vecchi tempi!


Quand je vous vois, je pense au bon vieux temps!

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Le preparo e poi ti chiamo.


Je les prépare et, ensuite, je t’appelle.

Con i verbi servili potere/pouvoir, dovere/devoir, volere/vouloir le forme atone dei pronomi
seguono il verbo all’infinito e diventano enclitici (si uniscono al verbo formando una sola
parola) :

Vuoi comprarlo qui o altrove?


Tu veux l’acheter ici ou ailleurs ?

Si possono però collocare anche prima del verbo servile :

Lo vuoi comprare qui o altrove?


Tu veux l’acheter ici ou ailleurs ?

‘mi’, ‘ti’, ‘lo’, ‘la’, ‘vi’, ‘si’, si apostrofano davanti a “vocale” o “h”:

Carlo m’aiuta/Carlo m’ha aiutato/a.


Charles m’aide/Charles m’a aidé/aidée.

‘Lo’ e ‘la’, che hanno la stessa forma dell’articolo determinativo, si possono apostrofare, ma
si preferisce mantenere la vocale finale quando potrebbero esserci delle ambiguità:

Carlo l’(lo/la) aiuta.


Charles l’aide.

Carlo l’ha (lo/la) aiutato/a.


Charles l’a aidé/aidée.

‘ci’ e’gli’ si apostrofano soltanto quando la parola che segue comincia per ‘i’: ‘c’è’/il y a;
‘gl’indicano la strada’/ils lui montrent le chemin.

‘Lo’ sostituisce:

a. Un nome di persona maschile:


Lo (il portinaio) incontro ogni volta che esco di casa.
Je le (le gardien) rencontre chaque fois que je sors de chez moi.

b. Un nome di cosa o di animale maschile:


Quando lo (il caffè) bevo mi sento in forma.
Quand je le bois, je me sens en forme.

I biologi lo (il topolino) usano per gli esperimenti.


Les biologistes l’(le cobaye) utilisent pour leurs expériences.

c.Un’intera frase:

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

« Non mangiare troppo », te lo dico sempre.


« Ne mange pas trop », je te le dis toujours.

ATTENZIONE!!! Le forme plurali li e le non vengono mai apostrofate.

4. I PRONOMI PERSONALI FORME ATONE (COMPLEMENTO DI


TERMINE)

Singolare it. fr.


1a p. mi me
2a p. ti te
3a p. gli (masc.) lui
le (fem.)

Plurale
1a p. ci nous
2a p. vi vous
3a p. gli/loro (masc./fem.) leur

Si collocano sempre prima del verbo.

Non mi piace nuotare.


Je n’aime pas nager.

Ci prepari la tua specialità?


Est-ce que tu nous prépares ta spécialité?

Gli telefono ma non risponde.


Je lui téléphone, mais il ne répond pas.

Con i verbi servili potere/pouvoir, dovere/devoir, volere/vouloir i pronomi seguono il verbo


all’infinito e diventano enclitici (formano con il verbo un’unica parola) :

Sono davvero stanca ! Devo prendermi un po’ di riposo.


Je suis vraiment fatiguée! Je dois me prendre un peu de repos.

Possono anche precedere il verbo servile :

Sono davvero stanca ! Mi devo prendere un po’ di riposo.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Je suis vraiment fatiguée! Je dois me prendre un peu de repos.

ATTENZIONE!!! Il pronome «loro» si colloca generalmente dopo il verbo:

Ho chiesto loro di venire con noi/Je leur ai demandé de venir avec nous.

In alcuni casi può trovarsi tra due verbi : Fa’ loro capire che sbagliano./ Fais leur savoir qu’ils
se trompent.

Nella lingua parlata e sempre più spesso anche nella lingua scritta, il pronome ‘loro’ viene
sostituito da ‘gli’, sia per il maschile che per il femminile.

5. I PRONOMI RIFLESSIVI

Singolare it. fr.


1a p. mi me
2a p. ti te
3a si (masc./fem.) se

Plurale
1a p. ci nous
2a p. vi vous
3a p. si (masc./fem.) se

Si trovano sempre prima del verbo:

Mi pettino ogni mattina.


Je me peigne tous les matins.

Quando si lancia col paracadute non ha paura.


Quand il se lance avec son parachute, il n’a pas peur.

Vi iscrivete al prossimo torneo di calcio?


Vous vous inscrivez au prochain tournoi de football?

Con i verbi servili potere/pouvoir, dovere/devoir, volere/vouloir i pronomi precedono il verbo


servile :

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

I paracadutisti non si possono lanciare dall’aereo perché c’è troppo vento.


Les parachutistes ne peuvent pas se lancer de l’avion parce qu’il y a trop de vent.

O seguono il verbo all’infinito e diventano enclitici (formano con il verbo un’unica parola) :

I paracadutisti non possono lanciarsi dall’aereo perché c’è troppo vento.


Les parachutistes ne peuvent pas se lancer de l’avion parce qu’il y a trop de vent.

6. IL PRONOME ‘NE’

Sostituisce un nome preceduto da un numero o un’espressione di quantità:

Quante sorelle hai? Ho tre sorelle. Ne ho tre.


Combien des soeurs as-tu? J’ai trois soeurs. J’en ai trois.

Vuoi un po’ di pane? No grazie, ne ho già mangiato anche troppo!


Tu veux un peu de pain? Non merci, j’en ai beaucoup mangé!

Il pronome NE può sostituire le preposizioni DI o DA seguite da un pronome personale (lui,


lei, loro) o un pronome dimostrativo (questo/i, questa/e) :

Di solito incontravo Marco in palestra; da un mese però non ne (di lui) ho più notizie.
D’habitude, je rencontrais Marco à la salle de gym ; mais depuis un mois, je n’ai plus de
nouvelles de lui.

Ho letto la Divina Commedia e ne (da questa) sono rimasto affascinato.


J’ai lu la Divine Comédie et j’en suis tombé sous le charme.

NE può avere valore neutro e sostituire un’intera frase :

Sai qualcosa dell’esame ? No, non ne (di ciò) so niente, mi dispiace.


Tu as des nouvelles de l’examen? Non, je ne sais rien, désolé.

‘NE’ AVVERBIO DI LUOGO

“Ne” è anche avverbio di luogo:

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

È entrato nell’ufficio per il colloquio e non ne (da dove?) è ancora uscito.


Il est entré dans le bureau pour l’interview et il n’en est pas encore ressorti.

7. IL PRONOME ‘CI’

AVVERBIO DI LUOGO

“Ci” e il suo sinonimo “vi” (ma usato più raramente) può essere avverbio di luogo:

Ci vado subito. (lì, in quel luogo)


J’y vais immédiatement.

Ci (vi) passa l’autobus?(per quel luogo)


Est-ce que le bus passe par là?

“CI” + VERBO ESSERE (= ESISTE)

C’era una volta...


Il était une fois …

C’è un bicchiere sul tavolo.


Il y a un verre sur la table.

Ci sono molte farfalle.


Il y a beaucoup de papillons.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

“CI”: PRONOME DIMOSTRATIVO CON VALORE NEUTRO

Non ci vedo nulla di male. (in ciò)


Je n’y vois rien de mal.

Puoi contarci! (su ciò)


Tu peut y compter!

Cosa ci puoi fare? (di ciò)


Qu’est-ce que tu peux y faire?

Non ci faccio una chiacchierata da mesi. (con lui/lei/loro)


Je ne lui est ai plus parlé depuis des mois.

Ci si può fidare. (di lui/lei/loro)


On peut leur faire confiance.

Quando “ci” precede il pronome complemento oggetto lo/la/li/le si muta in “ce”:

Hai il libro? Sì ce l’ho.


Tu as le livre? Oui, je l’ai.

Si apostrofa davanti a vocale:

Non c’entra (non ha niente a che vedere con) niente con quello di cui stiamo parlando.
Cela n’a rien à voir avec ce dont nous parlons.

“CI” CON VALORE RAFFORZATIVO (USO PLEONASTICO)

Dal dottore quando ci andiamo?


Quand on ira chez le médecin?

Non ci capisco niente!


Je n’y comprends rien!

Ci pensi a quello che potrebbe succedere?


Tu penses à ce qui pourrait se passer?

Alcuni verbi usati con “ci”

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Farcela (y arriver), restarci male (être vexé), avercela con qualcuno (en vouloir à quelqu’un) ,
pensarci (y penser), crederci (y croire), contarci (compter sur quelqu’un/sur quelque chose),
riuscirci (y arriver).

8. FORME ACCOPPIATE DI PRONOMI ATONI

Mi Me lo Me la Me li Me le Me ne
Ti Te lo Te la Te li Te le Te ne
Gli/le Glielo Gliela Glieli Gliele Gliene
(a lui, a lei)
Ci Ce lo Ce la Ce li Ce le Ce ne
Vi Ve lo Ve la Ve li Ve le Ve ne
Gli Glielo Gliela Glieli Gliele Gliene
(a loro)
Si Se lo Se la Se li Se le Se ne
(rifl.)

L’ordine dei pronomi combinati è sempre quello dello schema.

ATTENZIONE!!!

Quando le forme atone (complemento di termine) MI, TI, CI, VI, SI si combinano con la
forma atona (complemento oggetto) LO, LA, LI, LE e con il pronome NE, diventano ME, TE,
CE, VE, SE.

Quando il pronome atono complemento di termine di terza persona singolare e plurale GLI si
combina con il pronome complemento oggetto diventa GLIE. ATTENZIONE !!! In questo
caso i pronomi si uniscono e formano una sola parola. In tutti gli altri casi i due pronomi
rimangono separati.

PRONOME ATONO + “SI” IMPERSONALE

Un pronome atono complemento di termine precede sempre il “si” impersonale:

Ti si parla e non rispondi.


On te parle et tu ne réponds pas.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Ci si vede al bar stasera?


Ce soir, on se voit au café?

o passivante:

Non gli si presta il libro.


On ne lui prête pas le livre.

PRONOME ATONO + “CI” AVVERBIO DI LUOGO

Le forme atone complemento oggetto MI, TI, VI precedono sempre l’avverbio di luogo “ci”:

Ti ci accompagno un po’ più tardi.


Je t’y accompagne un peu plus tard.

Mi ci porti tu, per favore?


Pourrais-tu m’y accompagner, s’il te plaît?

Le forme atone complemento oggetto LO/LA/LI/LE seguono l’avverbio di luogo “ci”:

Non riesco a portare il tavolo in giardino. Non preoccuparti, ce lo porto io.


Je ne parviens pas à porter la table dans le jardin. Ne te préoccupe pas, je vais l’apporter moi-
même.

PRONOMI ATONI COMPLEMENTO OGGETTO CON I VERBI SERVILI

Con i verbi servili ‘potere’, ‘dovere’, ‘volere’ i pronomi complemento oggetto possono
collocarsi prima dell’ausiliare o dopo il verbo servile. Nel secondo caso essi diventano
enclitici (si uniscono al verbo formando una parola unica).

L’ho potuto fare ou Ho potuto/dovuto/voluto farlo.


J’ai pu/dû/voulu le faire.

La devi portare. Devi portarla.


Tu dois l’apporter.

La stessa regola vale anche con il verbo “sapere” (savoir) seguito da un infinito:

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Lo sai dire ? Sai dirlo ?


Tu sais le dire ?

I PRONOMI ATONI (COMPLEMENTO DI TERMINE): POSIZIONE NELLA


FRASE

I pronomi atoni precedono il verbo principale:

Porto i fiori a Carla.


J’apporte les fleurs à Carla.

Le porto i fiori.
Je lui apporte les fleurs.

Presto i libri a Matteo.


Je prête les livres à Matteo.

Gli presto i libri.


Je lui prête les livres.

Offro da bere a Carla e Matteo.


J’offre à boire à Carla et Matteo.

Gli offro da bere./Offro loro da bere. (ATTENZIONE!!: “loro” segue il verbo)


Je leur offre à boire.

Con i verbi servili valgono le stesse regole dei pronomi complemento oggetto :

Quando le devo saper dire se vengo ?/ Quando devo saperle dire se vengo ?
Quand est-ce que je dois vous faire savoir si je viendrai?

L’ORDINE DEI PRONOMI

Quando le due forme atone dei pronomi sono combinate la forma indiretta (complemento di
termine) precede sempre quella diretta (complemento oggetto):

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Glielo dico più tardi.


Gli(c.i.)elo (c.d.) dico più tardi.
Je le lui dit plus tard.

Quando il verbo è all’imperativo affermativo, i pronomi diventano enclitici e seguono


l’ordine forma indiretta + forma diretta :

Prendimelo.
Prendime(c.i.)lo (c.d.)
Prends-le moi.

Con l’imperativo e i verbi servili, i pronomi si uniscono se enclitici anche quando non sono
alla terza persona singolare:

Te li restituisco? Non non devi restituirmeli.


Je te les rends? Non, tu ne dois pas me les rendre.

Altrimenti, rimangono staccati:

Te li restituisco? Non non me li devi restituire.


Je te les rends? Non, tu ne dois pas me les rendre.

Se il verbo servile è seguito da due infiniti i pronomi si uniscono al primo dei due:

Ve la faccio vedere? Sì, devi farcela vedere.


Je vous la montre? Oui, tu dois nous la montrer.

Altrimenti, precedono il verbo servile e rimangono staccati:

Ve la faccio vedere? Sì, ce la devi far vedere.


Je vous la montre? Oui, tu dois nous la montrer.

Da notare che i verbi ai quali si uniscono i pronomi sono soggetti a troncamento:

‘restituire’ ‘restituirmeli’
‘fare’ ‘farcela’

I verbi in –urre perdono l’ultima sillaba ‘re’:

‘tradurre’ ‘tradurlo’, ‘tradurcelo’

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

I PRONOMI POSSESSIVI

Maschile singolare Maschile plurale

Il mio le mien I miei les miens


Il tuo le tien I tuoi les tiens
Il suo le sien I suoi les siens
Il nostro le nôtre I nostri les nôtres
Il vostro le vôtre I vostri les vôtres
Il loro le leur I loro les leurs

Femminile singolare Femminile plurale

La mia la mienne Le mie les miennes


La tua la tienne Le tue les tiennes
La sua la sienne Le sue les siennes
La nostra la nôtre Le nostre les nôtres
La vostra la vôtre Le vostre les vôtres
La loro la leur Le loro les leurs

I pronomi possessivi hanno la stessa forma degli aggettivi possessivi, ma sono sempre
preceduti dall’articolo.

I suoi voti sono migliori dei tuoi.


Ses notes sont meilleures que les tiennes.

Mia madre lavora fino a tardi. E la tua?


Ma mère travaille tard. Et la tienne?

Anche ‘proprio’ e ‘altrui’ hanno la stessa forma dell’aggettivo possessivo e sono sempre
preceduti dall’articolo:

I libri sono sparsi sui banchi. Ognuno deve pensare a riordinare i propri.
Les livres sont éparpillés sur les bancs. Chacun doit penser à ranger les siens.

L’altruista è una persona che non pensa al proprio bene ma all’altrui.


L’altruiste est une personne qui ne pense pas à son propre bien mais à celui des autres.

In genere i pronomi possessivi sono anaforici (il pronome si riferisce a un elemento citato in
precedenza), ma possono essere anche cataforici (precedono l’elemento a cui si riferiscono) :

Le sue idee sono eccezionali, le tue no.


Ses idées sont exceptionnelles, au contraire des tiennes.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

La vostra è una proposta allettante.


La vôtre est une proposition alléchante.

I PRONOMI DIMOSTRATIVI

8.7.1. I pronomi dimostrativi che hanno la stessa forma


degli aggettivi

I pronomi dimostrativi che hanno la stessa forma degli aggettivi sono :

Questo (celui-ci) Questi (ceux-ci)


Questa (celle-ci) Queste (celles-ci)

Quello/quel (celui-là) Quelli (ceux-là)


Quella (celle-là) Quelle (celles-là)

Stesso (le même) Stessi (les mêmes)


Stessa (la même) Stesse (les mêmes)

Tale Tali

Ogni pronome dimostrativo ha una funzione diversa.

a) Questo e quello

‘Questo’ e ‘quello’ sostituiscono il nome di un oggetto, di un animale o di una persona,


rispetto alla persona che parla o a quella che ascolta.

• ‘Questo’ si riferisce a una cosa vicina alla persona che parla :

Quanti gioielli in questo negozio! Io preferisco questo.


Combien de bijoux dans ce magasin ! Moi, je préfère celui-ci.

• ‘Quello’ si riferisce a una cosa lontana sia da chi parla che da chi ascolta :

Ci sono due stanze in fondo al corridoio. Quella a destra è la vostra.


Il y a deux chambres au fond du couloir. Celle de droite est la vôtre.

Esiste anche il pronome dimostrativo ‘codesto/a – i/e’, per indicare una cosa vicina alla
persona che ascolta ma l’uso è limitato alla Toscana o alla letteratura.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

‘Questo’ e ‘quello’ al maschile singolare possono avere valore neutro e sostituire questa
cosa/quella cosa (ceci/cela/ça) :

Questo non lo condivido.


Ceci, je ne le partage pas.

‘Quello’, davanti al pronome relativo che/que, può prendere la forma ‘quel’ :

Attento a quello/quel che dici !


Gare à ce que tu dis!

I pronomi dimostrativi « questo » e « quello » possono essere seguiti da un participio passato:

Tra tutte queste case, preferisco quella costruita (+ participe passé) in mezzo al giardino.
Parmi toutes ces maisons, je préfère celle qui a été construite au milieu du jardin.

e da un aggettivo (in francese, precede l’aggettivo l’articolo determinativo)

Comprerei tutte quelle caramelle : quelle rosse e quelle gialle (+ aggettivi).


J’achèterais tous ces bonbons-là: les rouges et les jaunes.

b) Stesso

‘Stesso’ (sinonimo ‘medesimo’, ma meno frequente) può avere valore neutro e sostituire
l’espressione ‘la stessa cosa’ :

Pensa quello che vuoi, fa(è) lo stesso.


Pense ce que tu veux, ce n’est pas grave.

c) Tale

‘Tale’ equivale a ‘quella persona’ :

Il tale che ti ha telefonato non ha lasciato il nome.


La personne qui t’as téléphoné n’a pas laissé son nom.

8.7.2. I pronomi dimostrativi che sono diversi dagli aggettivi

I pronomi dimostrativi che sono diversi dagli aggettivi sono :

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

1. ‘questi’ (si riferisce a una persona vicina) e ‘quegli’ (si riferisce a una persona lontana)
che hanno solo il maschile singolare e possono essere usati solo come soggetto
della frase ;
2. ‘costui’/ ‘costei’ (masc./fem. sing.), ‘costoro’ (masc./fem. plur.), (sostituiti in generale
da ‘questo’ e ‘quello’) che hanno un’accezione negativa e si riferiscono solo a
individui e possono essere usati sia come soggetto che come complemento;
3. ‘colui’/ ‘colei’ (masc./fem. sing.), ‘coloro’ (masc./fem. plur.), seguiti in generale dal
pronome relativo ‘che’ ;
4. ‘ciò’, invariabile e neutro che corrisponde a ‘questa cosa’, ‘quella cosa’ e può essere
usato sia come soggetto che come complemento.

I PRONOMI INDEFINITI (AGGETTIVI E PRONOMI)

8.8.1. Gli indefiniti : pronomi e aggettivi

I pronomi indefiniti che hanno la stessa forma degli aggettivi sono:

(m./f. s. m./f. pl.)

• alcuno/a (nelle frasi negative) alcuni/e (aucun/aucune, quelques-uns/quelques-unes)


• altro/a altri/e (autre/autre, autres/autres)
• altrettanto/a altrettanti/e (autant)
• certo/a certi/e (certains/certaines)
• ciascuno/a (chacun/chacune)
• nessuno/a (aucun/personne)
• troppo/a troppi/e (trop)
• parecchio/a parecchi/e (beaucoup)
• molto/a molti/e (beaucoup)
• tanto/a tanti/e (beaucoup)
• diverso/a diversi/e (plusieurs)
• vario/a vari/e (plusieurs)

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

8.8.2. I pronomi indefiniti che non sono aggettivi

I pronomi indefiniti che non sono anche aggettivi sono:

1. chiunque (quiconque)
2. niente/nulla (rien)
3. qualcosa (quelque chose)

Sono invariabili. Ma,

1. ognuno/a (chacun/chacune)
2. qualcuno/a (quelqu’un)

hanno un maschile e un femminile, ma non il plurale.

Uno/a ha anche il plurale: uni/une (un/une)

‘Uno’ indica un individuo in modo generico e, seguito da un partitivo o correlato al pronome


‘altro’, può anche riferirsi a una cosa:

Uno mi ha detto di aspettare qui.


Un m’a dit d’attendre ici.

Uno dei tuoi vestiti mi sta benissimo. Puoi prestarmelo?


Une de tes robes me va très bien. Peux-tu me la prêter?

Preferisci l’uno o l’altro ?


Tu préfères l’un ou l’autre ?

Gli uni e gli altri verranno.


Ils viendront, les uns et les autres.

Ne vuoi sapere una (una barzelletta/una storiella/una curiosità)?


Tu veux entendre une blague/une petite histoire/ une curiosité?

I PRONOMI INTERROGATIVI

8.9.1. ‘Chi’

Chi : è un pronome interrogativo invariabile. Si utilizza per indicare persone o esseri animati.

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Chi studia l’italiano ? Qui étudie l’italien ?


Chi è il primo ? Qui est le premier ?
Chi può aiutarmi ? Qui peut m’aider ?

‘CHI’ può essere soggetto o complemento oggetto:

Chi aspettava il responsabile per il colloquio ? Qui attendait le responsable pour


l’entretien ?

ATTENZIONE! : Il soggetto nominale segue il verbo.

‘CHI’ può essere soggetto o complemento oggetto e questo può creare ambiguità:

Chi ha incontrato Maria? Qui a rencontré Marie ?

Qualcuno ha incontrato Maria ? o Maria ha incontrato qualcuno ?

Si potrebbero usare i pronomi complemento oggetto « la » e « lo », « le » e « li » per togliere


ogni dubbio.

Chi l’ha incontrata Marie ?

O completare la frase :

Chi ha incontrato Marie quando è andata alla festa ?

8.9.2. ‘Che’

Che : è un pronome interrogativo invariabile utilizzato unicamente per indicare delle cose.

ATTENZIONE ! : Il pronome soggetto generalmente è sottinteso.

Che (tu) studi ? Qu’étudies-tu ?


Che (tu) leggi prima di addormentarti ? Qu’est-ce que tu lis avant de t’endormir ?

Se è espresso precede il pronome interrogativo o si trova alla fine della frase :

Tu che studi ? Toi, qu’étudies-tu ?


Che studi tu ? Toi, qu’étudies-tu ?

Che può essere sostituito da Che cosa/Cosa

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Che cosa (tu) mangi a colazione? Que manges-tu au petit déjeuner?


Cosa ti fa innervosire di più? Qu’est-ce qui t’énerve le plus ?
Cosa (tu) pensi della mia scelta? Que penses-tu de mon choix ?

Il soggetto nominale segue il verbo.

Che cosa ti ha portato tua sorella dall’Italia ? Qu’est-ce que ta soeur t’a apporté de
l’Italie ?
Che cosa ti ha regalato Carlo? Qu’est-ce que Charles t’a offert?

8.9.3. Quale

Quale : è un pronome interrogativo variabile (‘quale’ m./f. – ‘quali’ m./f.). Si usa per
informarsi su quantità di cose o persone.

Quali dei tuoi amici ti verranno a trovare ? Lesquels de tes amis iront te voir ?
Quale dei due vestiti scegliere? Lequel des deux vêtements choisir ?
Quale delle tue cugine è più bella ? Laquelle de tes cousines est la plus belle ?

ATTENZIONE ! : Generalmente il pronome soggetto si sottintende.

Quale delle lingue (tu) preferisci ? Laquelle des langues préfères-tu ?

Se viene espresso, precede il pronome interrogativo o si trova alla fine della frase:

Tu, quale delle lingue preferisci ? Toi, laquelle des langues préfères-tu ?
Quale delle lingue preferisci tu ? Toi, laquelle des langues préfères-tu ?

ATTENZIONE! : Il soggetto nominale segue il verbo.

Quale delle materie ha già studiato Chiara ? Laquelle des matières Claire a-t-elle déjà
étudiées ?

8.9.4. Quanto

Quanto : è un pronome variabile (‘quanto’/’quanta’ ‘quanti’/’quante’), utilizzato per


informarsi su quantità di persone e cose

Quanti (voi) siete? Combien êtes-vous ?


Quanta ne vuoi (tu)? Combien en veux-tu?
Quante hanno preso il treno ?Combien de filles ont pris le train ?

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

ATTENZIONE ! : il pronome soggetto si sottintende

Quanto (io) devo pagare ? Combien dois-je payer ?

Se viene espresso, precede il pronome o si trova alla fine della frase:

Io, quanto devo pagare ? Moi, combien dois-je payer ?


Quanto devo pagare io ? Moi, combien dois-je payer ?

IL PRONOME RELATIVO « CHE »

Il pronome relativo « che » può essere :

1. soggetto (francese «qui »)

L’uomo che esce dalla palestra è il mio allenatore.


L’homme qui sort de la salle de gymnastique est mon entraîneur.

Gli spettatori che hanno già comprato il biglietto possono passare da qui.
Les spectateurs qui ont déjà acheté leur billet peuvent passer par ici.

L’impiegato che ti ha risposto ti ha informato male.


L’employé qui t’a répondu t’a mal informé.

2. complemento oggetto (francese « que »)

L’attore che Maria ammira di più è Leonardo DiCaprio


L’acteur que Marie admire le plus est Leonardo DiCaprio.

Le scarpe che hai scelto ti stanno proprio bene.


Les chaussures que tu as choisies te vont vraiment bien.

Ho dato tutte le informazioni che ritenevo utili a questi turisti.


J’ai donné tous les renseignements que j’estimais utiles à ces touristes.

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9. ESERCIZI

PRONOMI : FORME ATONE (COMPLEMENTO OGGETTO)

a) Trasformate le frasi sostituendo il sostantivo sottolineato con un pronome


complemento oggetto (‘lo’, ‘la’, ‘li’, ‘le’)

Vedo la casa. - La vedo.

1. Mando la lettera.
2. Riceviamo nostra zia.
3. Chiamiamo il cameriere.
4. Guardiamo le fotografie.
5. Portiamo la valigia.
6. Prendo i libri.
7. Salutiamo le ragazze.
8. Osservate la torre.
9. Visitiamo il museo.
10. Guido prepara bene gli spaghetti.
11. Non conosco i signori.
12. Compro la macchina.

b) Trasformate le frasi sostituendo il sostantivo sottolineato con un pronome


complemento oggetto. Attenzione all’accordo!!!

Ho aperto la scatola. - L'ho aperta.

1. Ho spedito il pacco al mio cliente.


2. Abbiamo ricevuto le tue lettere.
3. Avete chiamato il medico.
4. Hai guardato i documenti?
5. I facchini hanno portato i bagagli.
6. Ho preso i tuoi libri.
7. Carlo ha salutato le amiche.
8. Avete osservato la torre?
9. Abbiamo visitato la città.
10. Patrizia ha raccontato la notizia.
11. Ho riconosciuto quei signori.
12. Hai comprato la macchina?
13. I ragazzi hanno chiuso la busta.
14. Hai accompagnato gli ospiti alla stazione?

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I PRONOMI: FORME ATONE (COMPLEMENTO DI TERMINE)

a) Sostituite il complemento indiretto con un pronome (‘gli’, ‘le’, ‘loro’)

Parlo alla zia - Le parlo.

1. Guido sorride al figlio.


2. Pietro scrive ogni settimana ai suoi nonni.
3. Telefoni ai compagni.
4. Mandiamo la lettera al direttore.
5. Prestiamo la bicicletta a Carlo.
6. Abbiamo dato ragione alla tua amica.
7. L’agente di polizia indica la strada ai turisti.
8. Parliamo al professore.
9. Il giovane dà una mano alla signora.
10. Il signor Rossi offre dei fiori alla moglie.
11. Il bimbo non obbedisce più alla sua baby-sitter.
12. Hai mandato il pacco a tua zia?
13. Quel signore ha dato tutte le sue ricchezze ai poveri.
14. Enrico regala una collana d'oro alla sua ragazza.
15. Abbiamo insegnato il canto a questi allievi.

I PRONOMI: FORME TONICHE

a) Trasformate le frasi usando le forme toniche dei pronomi (‘me’, ‘te’, ‘lui’, ‘lei’,
‘noi’, ‘voi’, ‘loro’)

Ti rispondo.- Rispondo a te.

1. Mi parli?
2. Vi mando questa lettera.
3. Il professor Rossi ci ha insegnato il greco, e vi ha insegnato il latino.
4. Carlo le ha dato un bellissimo libro.
5. Ti lascio la chiave dell'appartamento.
6. Gli (singolare) rispondete?
7. Non mi dici mai nulla.
8. Gli (plurale) scrivo ogni settimana.
9. Ti chiedo in prestito la bicicletta.
10. Mi piace la carne; gli (singolare) piace il pesce.
11. Carlo ci sembra invecchiato.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

12. Vi fa male il vino.


13. Le consiglio di non allontanarsi dalla città.

I PRONOMI: FORME ACCOPPIATE DI PRONOMI ATONI

a) Trasformate le frasi usando le forme accoppiate di pronomi atoni

Il professore dà il libro a Carlo.- Il professore glielo dà.

1. Vi portiamo il pane.
2. Domando questa informazione alla professoressa.
3. Il cameriere ci dà il resto.
4. Compero i fiori per te.
5. Ti do un bicchiere di vino?
6. Carlo dà i biglietti ai suoi compagni.
7. Non presto volentieri i miei libri a Guido.
8. Ci porterà le bottiglie.
9. Guido non si ricorda mai le date.
10. Ci fai visitare la tua casa?
11. Ti dico questo gentilmente.
12. Ci dai la zuppiera d'insalata?
13. Comunico la notizia a tua sorella.
14. Abbiamo indicato la strada a Natalia.
15. Mario mi offre quei bellissimi fiori.
16. Pietro offre il suo aiuto al nonno.
17. Vi mando la cartolina.
18. Ti offro il telefonino per il tuo compleanno.

I VERBI SERVILI CON I PRONOMI

a) Rispondete usando le due costruzioni possibili

Prendi l'autobus? - (1) No, non voglio prenderlo. - (2) No, non lo voglio prendere.

1. Guardano la televisione? (potere)


2. Parli delle tue avventure? (volere)
3. Mangiate la minestra? (volere)

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4. Aspetta Carla? (potere)


5. Pagate il conto? (dovere)

6. Mangi gli spaghetti? (volere)


7. Finisci il lavoro? (potere)
8. Ripeti la tua storia? (volere)
9. Bevete l'aperitivo? (volere)
10. Prepariamo il pranzo? (potere)

11. Inviti i vicini di casa? (volere)


12. Ci aiuti? (potere)
13. Ci chiamate? (volere)
14. Chiami la polizia? (potere)
15. Chiude il negozio? (volere)

16. Inviti anche tua zia? (volere)


17. Ascolta questo discorso? (volere)
18. Aprite le scatole? (potere)
19. Dai i nomi? (volere)
20. Mi capite (potere)

21. Imparate la grammatica? (potere)


22. Traducete il testo? (volere)
23. Mi porti a casa? (potere)
24. Ci criticate? (volere)
25. Leggete questo libro? (potere)

b) Rispondete usando il verbo servile “dovere”. Attenzione alla forma del verbo e
alla posizione dei pronomi.

Glielo do? - No, non devi darglielo!

1. Te li restituisco?
2. Ve lo ripeto?
3. Te ne parlo?
4. Ve le mostro?
5. Glielo domando?
6. Te lo porto?
7. Ve la faccio vedere?

c) Rispondete alle domande usando il verbo servile « volere ».

Me lo dai? - Sì, voglio dartelo.

1. Ce li presti?

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2. Me ne reciti una parte?


3. Ce la regali?
4. Te ne vai subito?
5. Me le paghi dopo?
6. Ce ne prepari due, per favore?

IL PRONOME PARTITIVO ‘NE’

a) Rispondete alle domande usando il pronome partitivo « ne »

Ho letto tanti libri. Ne ho letti tanti!

1. Questa attrice ha avuto molti ammiratori.


2. Non ho mai conosciuto dei veri filosofi.
3. Abbiamo ammirato alcune opere d'arte.
4. Ora ho comprato una macchina proprio bella.
5. Ieri ho mangiato una torta intera.
6. Questo muratore ha costruito molte case.
7. Ieri ho mangiato due panini proprio buoni.
8. Mio zio ha cercato a lungo dei funghi nel bosco.
9. Abbiamo riconosciuto parecchie personalità.
10. Abbiamo visto moltissime stelle cadenti.

RICAPITOLIAMO

a) Completate con le forme atone dei pronomi diretti e indiretti

1.
In Inghilterra, vi sono certi ristoranti dove il cameriere usa questo piccolo cerimoniale:
versare al cliente qualche dito di vino nel bicchiere, perché senta se è di suo gusto. Lui odiava
questo piccolo cerimoniale; e ogni volta impediva al cameriere di compier..........,
togliendo.......... di mano la bottiglia. Io .......... rimproveravo, facendo.......... osservare che a
ognuno dev’essere consentito di assolvere alle propria incombenze. Così al cinematografo,
non vuol mai che la maschera .......... accompagni al posto. .......... dà subito la mancia, ma
fugge in posti sempre diversi da quelli che la maschera, col lume, .......... viene indicando.
(da Natalia GINZBURG, Le piccole virtù, 1962)

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2.
Al momento di separarsi, Stefano .......... disse: “.......... ho portato una poesia” e .......... diede
un foglio ripiegato in quattro. Mara lesse la poesia prima di andare a letto. Era scritta a
macchina, in caratteri turchini...
Mara si chiedeva che cosa provava per Stefano. .......... piacevano l’intensità dello sguardo, la
fermezza del profilo, la calma dei gesti. Ma il suo modo di fare, quei lunghi discorsi, quei
lunghi silenzi, .......... mettevano a disagio.
Ella era in questo stato d’animo quando, ai primi di marzo, .......... arrivò una lettera di Bube.
(da Carlo CASSOLA, La ragazza di Bube, 1960)

b) Trasformate le seguenti frasi usando la forma atona del pronome (Attenzione al


nuovo ordine delle parole nella frase !)

1. Io ho già parlato a lei di quello che ti interessava.


2. Dai a me una sigaretta.
3. Perché non vuoi dire a me la verità.
4. Non posso proprio dare ragione a te per quello che hai fatto a me.
5. Spiegando a lui le cose per bene, capirebbe meglio.
6. Se qualcuno chiederà a te dove sono, di’ a lui che saro’ assente per almeno una
settimana.
7. Vedendo voi, colgo l’occasione per invitare voi al compleanno di Giorgio.
8. Che sorpresa ! Non aspettavo loro.
9. Ho incontrato loro per la strada e sono sembrate a me proprio carine.
10. Ho visto te ieri in centro ma tu non hai visto me.

c) Rispondete alle seguenti domande facendo uso dei pronomi

Es.: Avete visto il film? Sì l’abbiamo visto/No, non l’abbiamo visto.

1. Vendi i tuoi libri? No, non


..............................................................................................
2. Avete preso l’ombrello? Si,
..............................................................................................
3. Vuole comprare questo maglione? No, non
.....................................................................
4. Aspetterai tu le ragazze? Si,
.............................................................................................
5. Hai preso i fiori per Lucia? No, non
.................................................................................
6. Inviterai anche mia sorella alla tua festa? No, non
..........................................................
7. Guarderanno la partita alla televisione? Si,
......................................................................
8. Potete salutare i cugini da parte mia? Si,
.........................................................................

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9. Hai visto il mio cappello ? Si, .................................................................…….in


salotto.
10. Avete già lavato i bicchieri ? Sì,
......................................................................................

d) Trasformate le frasi sostituendo alle parole sottolineate dei pronomi.

1. Incontro quella signora ogni volta che vado a comprare il pane.


2. Io ho preparato la tavola! Tu lavi i piatti!
3. Hai ricevuto molti libri in regalo. Riuscirai a leggere tutti quei libri?
4. Nell’incidente ho distrutto la mia macchina.
5. Quando guardo mio figlio, penso sempre a mio padre.
6. Il nuovo tecnico può aggiustare i telefoni cellulari.
7. La mia vicina di casa innaffia (arroser) le piante una volta alla settimana.
8. Prendo un appuntamento (rendez-vous) col direttore?
9. Abbiamo provato (essayer) la tua nuova ricetta oggi.
10. Preferiscono il loro vecchio allenatore (entraîneur) a quello nuovo.

e) Sostituite le parole sottolineate con i pronomi

1. Abbiamo studiato a memoria le poesie, ma abbiamo dimenticato le poesie.


2. Quanti esercizi avete fatto ? Abbiamo fatto cinque esercizi ; abbiamo fatto bene tutti
gli esercizi.
3. Questa città mi piace moltissimo ; vorrei vivere in questa città per sempre perché è
bellissima e io sogno questa città giorno e notte.
4. A me piacciono gli italiani ; trovo gli italiani molto espansivi.
5. Ho incontrato Paolo e ho salutato Paolo ; poi è arrivata sua sorella. Allora ho invitato
Paolo e sua sorella a fare una passeggiata per il Corso.
6. Ti piace il caffè all’italiana ? Oh sì, mi piace ! Bevo sempre il caffè dopo pranzo ;
trovo il caffè distensivo e digestivo allo stesso tempo.

f) Riscrivete le frasi sostituendo le parole sottolineate con un pronome (Attenzione


al nuovo ordine delle parole nella frase !)

1. Mi prendi il fazzoletto, per favore? Sì, certamente, ti prendo il fazzoletto.


2. Rispondi al telefono, deve essere la mamma che mi chiede di prestare a lei la
macchina, quindi, oggi pomeriggio non posso venire perché presto la macchina alla
mamma.
3. Ho comprato il vestito di carnevale nel negozio vicino a casa mia. Invece, per
quest’anno, a me dà il vestito di carnevale la mia amica.
4. Indosso i pantaloni quando non vado a lavorare. Preferisco mettere i pantaloni quando
vado a passeggiare nel bosco.
5. I portoghesi amano molto la pastasciutta. Quando vengono a trovarmi, ai miei amici
portoghesi cucino sempre la pastasciutta.

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6. Mi presti la tua auto, per favore?


7. Ho comprato il computer due anni fa e non funziona già più!
8. Ti piace l’ultimo romanzo di Saviano? Regalerò il romanzo di Saviano a mio nonno.
9. Dove hai messo le chiavi della vecchia casa? Traslocando ho perso le chiavi.
10. Hai deciso di prestare a Giovanna la tua bicicletta per la gita al mare?

11. Fai i compiti, subito!


12. Ti piace andare al cinema? Andare al cinema è il mio passatempo preferito.
13. Le hanno consegnato il divano nuovo?
14. Scrivo a mia madre per informarla del mio matrimonio.
15. Puoi chiudere il rubinetto della vasca, per favore?

16. Spengo la radio e poi ti raggiungo.


17. Guarda le fotografie. Sono bellissime!
18. Mi sembra che tu non abbia ancora pulito i vetri.
19. Prendi le tue cose e vai subito in macchina. Siamo in ritardo per l’allenamento.
20. Non dimenticarti di scrivere a Giulia. Sai che ci rimane male!

21. Dai a me quel pacco, per te è troppo pesante.


22. A teatro vado una volta al mese con la mia vicina di casa.
23. Ti piacerebbe mangiare un po’ di pesce stasera?
24. Mi aiuti a spostare quel mobile, per favore?
25. Accetto la tua proposta.

g) Completate con i pronomi

1. “Vai a lavarti”, te .................... dico per l’ultima volta.


2. Hai telefonato alla tua amica? Sì, .................... ho telefonato ieri pomeriggio.
3. Tuo figlio, non prender.................... in braccio quando piange.
4. Ci siamo rimaste davvero male. Se ne è andato senza salutar.....................
5. Signor Rossi, quante volte .................... ho detto che non è l’ufficio giusto?
6. Mi piacciono molto i gelati. .................... prendi uno anche per me?
7. Chissà che emozione quando .................... siete rivisti!
8. Dim.................... .................... subito altrimenti mi arrabbio.
9. Scalda.................... a fiamma bassa se non vuoi che si bruci il tuo arrosto.
10. Signora, posso consigliar.................... una nuova marca di caffè?
11. “Lascia stare tua sorella”, non te .................... ripeto più
12. Ha consegnato i fiori? Sì, .................... ho consegnati stamattina.
13. Stai attenta. È ancora un cucciolo! Potresti far.................... del male.
14. Alle piante bisogna parlare. Me .................... ha consigliato il mio fiorista.
15. Non te .................... do più di pasta, non preoccuparti.
16. Mia figlia è un’ottima disegnatrice. Chiedi.................... di aiutarti.
17. Quanti giorni ha gennaio? Quanti .................... ha luglio?
18. Andiamo avanti? No, la guida .................... ha detto di aspettare.
19. Al mercato, andiamo.................... domani mattina. È meglio.

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20. Vi piace il limoncello? Vorrei far .................... ....................assaggiare.

h) Inserite i pronomi mancanti

Lui ed io

Lui ha sempre caldo ; io sempre freddo. D’estate quando è veramente caldo, non fa che
lamentar.……… del gran caldo che ha.
Lui sa parlare bene alcune lingue ; io non .……… parlo bene nessuna.
Lui ama le biblioteche e io .……… odio.
Lui ama il teatro e la pittura e la musica ; io non capisco nulla di musica, .……… importa
poco della pittura e .……… annoio a teatro.
.……… seguo tuttavia in molti viaggi. .……… seguo nei musei, nelle chiese, all’opera.
.……… seguo anche ai concerti e .……… addormento.

Siccome conosce dei direttori d’orchestra, dei cantanti, .……… piace andare, dopo lo
spettacolo, a salutar.………, e congratular.……… con loro, .……… seguo per i lunghi
corridoi, .……… ascolto parlare con persone vestite da cardinali e da re.
Qualche volta.………ho visto timido. Coi poliziotti, quando .……… avvicinano alla nostra
macchina.
Io, l’autorità costituita, .……… temo, e lui no. Lui .……… ha rispetto. E’ diverso. Io, se vedo
un poliziotto avvicinar.……… per dar.……… una multa, penso subito che vorrà
portar.……… in prigione.
Lui alla prigione non pensa, ma diventa, per rispetto, timido e gentile.
A lui piacciono le tagliatelle, l’abbacchio, le ciliegie, il vino rosso ; a .……… piace il
minestrone, la frittata, gli erbaggi. Al ristorante .……… informa a lungo sui vini ; .……… fa
portare due o tre bottiglie, .……… osserva e riflette, carezzando.……… la barba pian piano.
(Natalia Ginsburg, Le piccole virtù, 1962)

TRADURRE

a) 1.

C'est moi que les touristes interviewent, pas toi. - I turisti intervistano me, non te.

1. C'est vous que j'admire.


2. C'est moi que le professeur regarde.
3. Nous les avons avertis, eux.
4. Elle ne me croit pas moi non plus.
5. Il ne t'a pas salué, toi non plus.
6. Elle aussi, je l'ai punie.

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7. C'est moi que tu cherches?


8. C'est toi qu'il veut voir.
9. C'est toi que maman appelle.
10. C'est lui que nous attendons.
11. Il ne t'attend pas, toi.
12. Pourquoi m'accuser, moi, et non pas lui?

b) 2.

1. J'ai écrit plusieurs lettres et les ai envoyées aux services compétents.


2. Qui est cette dame? — Je ne la connais pas, je ne l'ai jamais vue. Mais elle,
apparemment, m'a reconnu.
3. Ces tableaux, nous les avons trouvés au marché. Après quelques hésitations, nous les
avons achetés, et nous ne les avons pas payés cher.
4. Comment vont tes cousins? — Je ne sais pas, je ne les ai pas vu depuis six mois.
5. Ces phénomènes, je les ai observées plusieurs fois, et je les ai même photographiés.
Pourquoi ne me croyez-vous pas?
6. Nous avons découvert deux fautes dans ton texte, et nous les avons immédiatement
corrigées.
7. Un ami m'a offert trois livres, mais je ne les ai pas encore lus.
8. Carla a cueilli de belles fleurs, les a portées à la maison et les a mises dans un vase.

c) 3.

1. Je n'ai pas pu parler à ta collègue, mais je lui ai envoyé une longue lettre; toutefois,
elle ne m'a encore donné aucune réponse.
2. Les clients ne nous ont pas encore téléphoné; demain je veux leur envoyer une lettre.
3. As-tu vu Carla? — Oui, je la rencontre tous les jours et lui donne toutes les indications
nécessaires.
4. Hier, monsieur Rossi m'a parlé des problèmes dans son service; je l'ai rassuré et luiai
donné quelques conseils.
5. Je vous transmets les salutations de Pietro. Vous vous souvenez? Il nous a prêté sa
maison l'été dernier.
6. Nous vous avons apporté du vin et des gâteaux.
7. Je vous demande de signer ici.
8. Nous ne vous avons rien promis.

d) 4.

1. Quand je vais en ville, j'achète les journaux pour mon frère; arrivé à la maison, je les
lui donne; malheureusement, il oublie parfois de me les payer.
2. Je n'ai pas encore fini ton livre; je promets de te le rendre demain.

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3. Maria ne connaît pas l'itinéraire pour venir chez nous demain; il faut le lui expliquer
soigneusement.
4. C'est un secret, même pour mes amis: je refuse de le leur dire.
5. Nous avons beaucoup de fruits dans le jardin: pourquoi ne nous en demandez-vous
jamais?
6. Je ne connais pas encore la décision du directeur: je vous la communique le plus vite
possible.

9.8.2. Gli aggettivi e i pronomi indefiniti

a) 1

1. Pietro est un garçon très méchant.


2. Aujourd'hui l'air est très froid.
3. La coupole de l'église est très basse.
4. Aujourd'hui je n'ai pas d'appétit.
5. Le café est trop amer.
6. Le directeur de l'entreprise est fort jeune.
7. La leçon est assez difficile.
8. Notre voisine est très intelligente.
9. Le mur de la pièce est mince.
10. Les manches de la veste sont fort étroites.

b) 2. Tradurre utilizzando gli aggettivi indefiniti « qualche » o « ogni »

1. Chaque année, je reçois la visite de mon ami d'enfance, qui vit aux Etats -Unis.
2. Nous avons passé quelques jours à Florence, mais pas assez pour admirer chacune de
ses beautés.
3. Chaque jour, je te demande de m'apporter quelques livres, et chaque fois tu oublies!
4. Tout métier a ses avantages et ses inconvénients.
5. Pendant notre voyage, nous avons rencontré quelques dirigeants importants.
6. Tous les mardis, j'achète un hebdomadaire et quelques journaux.
7. Ce livre m'a à peine coûté quelques lires.
8. Je suis né et ai grandi dans ce quartier; avec quelques autres habitants, j'en connais
chaque rue, chaque maison,...
9. Pendant la conférence, quelques personnes sont sorties pour aller boire un verre!
10. Tout travailleur a droit à un salaire décent.

c) 3.

1. Chaque homme a ses problèmes.


2. Je ne demande rien, peu de choses me suffisent.

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3. Nous sommes trop occupés pour penser à ton problème.


4. J'ai pris quelques livres pour lire au lit.
5. Carlo ne peut pas répondre maintenant, il a beaucoup de problèmes personnels.
6. Il y a trop d'injustices dans le monde.
7. Il y avait autant d'hommes que de femmes.
8. J'ai eu peu de contacts avec cette personne.
9. Pas mal de spectateurs sont déçus par le spectacle.
10. Il est agréable d'avoir pas mal d'amis.

d) 4.

1. Je n'ai rencontré personne.


2. Rien ne m'est indifférent.
3. Il ne m'est rien arrivé de particulier
4. Vous ne connaissez rien de l'affaire.
5. Personne ne connaît la réponse.
6. Il ne sait rien, mais il croit tout savoir [traduire: savoir tout].
7. Rien ne m'a amusée, pendant cette soirée.
8. Dans ce magasin, rien ne me plaît.
9. Nous n'avons vu passer personne.
10. Personne n'est venu demander la clé.
11. Je ne me suis jamais amusée autant.
12. Personne n'est venu? — Non, je n'ai vu personne.
13. Je n'ai rien mangé depuis deux jours.

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V. LE PREPOSIZIONI

LE PREPOSIZIONI SEMPLICI E ARTICOLATE

Le preposizioni semplici sono :

di (de, en, à)
a (à, chez)
da (de, chez, à, par)
in (dans, en, à)
con (avec, à, en)
su (sur, à)
per (par, à, pour, pendant)
tra/ fra (entre, parmi, dans, à travers)

Le preposizioni possono essere seguite dagli articoli determinativi. Alcune di esse (di, a, da,
in, con, su) si combinano con gli articoli e danno luogo alle seguenti forme:

Di + il, lo, l’, i, gli, la, le → del dello dell’ dei degli della delle
A + il, lo, l’, i, gli, la, le → al allo all’ ai agli alla alle
Da + il, lo, l’, i, gli, la, le → dal dallo dall’ dai dagli dalla dalle
In + il, lo, l’, i, gli, la, le → nel nello nell’ nei negli nella nelle
Con + il, lo, l’, i, gli, la, le → col collo coll’ coi cogli colla colle
con il con lo con l’ con i con gli con la con le
Su + il, lo, l’, i, gli, la, le → sul sullo sull’ sui sugli sulla sulle

Altre invece rimangono invariate:

Per + il, lo, l’, i, gli, la, le → per il per lo per l’ per i per gli per la per le
Tra + il, lo, l’, i, gli, la, le → tra il tra lo tra l’ tra i tra gli tra la tra le
Fra + il, lo, l’, i, gli, la, le → fra il fra lo fra l’ fra i fra gli fra la fra le

1.1.1. La preposizione ‘di’

Si usa la preposizione ‘di’ per introdurre i complementi di:

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1. Specificazione
La sorella di Gianni è partita ieri. (Di chi?: di Gianni)
La soeur de Gianni est partie hier.

2. Appartenenza
Di chi è questo libro? È mio. (A chi appartiene?)
À qui est ce livre? C’est à moi.

Di chi è questo libro? Di Sandro Veronesi. (Chi ha scritto il libro?)


De qui est ce livre? De Sandro Veronesi.

3. Origine
Mio padre è di Milano. (Di dov’è? di Milano)
Mon père est de Milan.

MA anche
Mio padre viene da Milano. (Da dove viene?)
Mon père vient de Milan.

4. Argomento
Leggo i libri di avventure. (Di quale argomento? di avventure)
Je lis des livres d’aventures.

5. Materia
La bottiglia è di plastica. (Di quale materiale? di plastica)
La bouteille est en plastique.

6. Tempo (durata)
Sono andato a una conferenza di due ore. (Di quanto tempo? di due ore)
Je suis allé à une conférence de deux heures.

7. Qualità
Leonardo da Vinci fu un uomo di grande ingegno.
Léonard de Vinci fut un homme de génie.

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1.1.2. La preposizione ‘a’

La preposizione ‘a’ esprime:

1. Un complemento indiretto
Scrivo a mia madre. (A chi?)
J’écris à ma mère.

2. Uno stato in luogo


Sono a casa mia. (Dove sono?)
Je suis chez moi.

ATTENZIONE ! L’aggettivo possessivo ‘mia’, in genere, precede il nome al quale si


riferisce. In questa espressione, lo segue.

3. Un movimento verso un luogo


Una città
Vado a Firenze. (Où vais-je ?)
Je vais à Florence.

Una piccola isola


Vado a Malta, a Cipro.
Je vais à Malte, à Cipre.

Un luogo chiuso o circoscritto


Vado al cinema/allo stadio/ a teatro/ a scuola.
Je vais au cinéma/au stade/au théâtre/ à l’école.

Se è seguito da un complemento di specificazione (che precisa dando informazioni ulteriori),


il luogo (teatro, scuola …) è preceduto obbligatoriamente da una preposizione articolata.

Vado al teatro di via Rossi.


Je vais au théâtre de rue Rossi.

Vado alla stessa scuola di mia sorella.


Je vais à la même école que ma sœur.

ATTENZIONE! Il verbo « andare », se seguito da un verbo, è sempre accompagnato dalla


preposizione ‘a’ :

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Vado a trovare i miei amici.


Je vais voir mes amis.

La stessa regola vale per altri verbi di movimento : correre/courir, entrare/entrer, uscire/sortir,
venire/venir, salire/monter…

1.1.3. La preposizione ‘da’

La preposizione ‘da’ exprime:

1. Il movimento da un luogo
È arrivato ieri da Parigi. (Da dove viene ?)
Il est arrivé hier de Paris.

2. Sostituisce l’espressione ‘a casa di’ (chez)


Sono da (a casa di) Carlo.
Je suis chez Carlo.

O qualsiasi altro luogo che è sede di un’attività professionale :


Ti aspetto dal (nello studio del) dottore.
Je t’attends chez le docteur.

Sono dal (nel negozio del) macellaio.


Je suis chez (dans le magasin du) le boucher.

O se il luogo si trova sulla strada verso la destinazione stabilita:


Prima di tornare a casa, passo dalla farmacia.
Avant de rentrer chez moi, je passe par la pharmacie.

La stessa preposizione si usa anche con i verbi di movimento:


Vado da (a casa di) Carlo.
Je vais chez Carlo.

3. Esprime la funzione dell’oggetto al quale si riferisce:


Tazza da caffè/ Tasse à café
Occhiali da sole/Lunettes de soleil

4. Esprime il complemento d’agente in una frase passiva:

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Quel saggio è stato scritto da vari autori.


Cet essai a été écrit par plusieurs auteurs.

1.1.4. La preposizione ‘in’

La preposizione ‘in’ è usata per esprimere:

1. Uno stato
Siamo in casa.
Nous sommes à la maison.

In primavera c’è il sole.


Au printemps il y a du soleil.

2. Un movimento verso un luogo

Una nazione

Vado in Italia/negli Stati Uniti.


Je vais en Italie/aux Etats-Unis.

Un luogo chiuso o una zona urbana o naturale

Vado in piscina/in chiesa/in città/in montagna/in campagna.


Je vais à la piscine/à l’église/en ville/à la montagne/à la campagne.

Se il luogo è accompagnato da un aggettivo, la preposizione diventa articolata:

Durante le vacanze andrò nella campagna toscana.


Pendant mes vacances, j’irai dans la campagne toscane.

3. Un complemento di materia
L’artista ha scolpito una statua in/di marmo.
L’artiste a sculpté une statue en marbre.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

1.1.5. La preposizione ‘con’

Si usa la preposizione ‘con’ per esprimere :

1. Un complemento di compagnia (con una persona)


Studio con Lucia.
J’étudie avec Lucia.

2. Un complemento di unione (con un oggetto)


Preferisco uscire con l‘ombrello.
Je préfère sortir avec mon/un parapluie.

3. Un complemento di mezzo
Con l’auto posso viaggiare senza fatica.
En voiture, je peux voyager facilement.

4. Un complemento di modo
Ti scrivo con piacere.
Je t’écris avec plaisir.

5. Esprimere una caratteristica (di una persona, di un animale, di un oggetto)


Mi piacciono i ragazzi con i capelli neri.
J’aime les garçons aux cheveux noirs.

La preposizione ‘su’

Si usa la preposizione ‘su’ per esprimere:

1. La posizione di un oggetto/di una persona


Il libro è sulla scrivania.
Le livre est sur le bureau.

Il bambino è sull’altalena.
L’enfant est sur la balançoire.

2. Un complemento di argomento
Ho letto un libro sulla storia di Roma.
J’ai lu un livre sur l’histoire de Rome.

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1.1.6. La preposizione ‘per’

Si usa la preposizione ‘per’ per esprimere:

1. Il movimento attraverso un luogo


Quando vado in Italia passo per la Svizzera.
Quand je vais en Italie, je passe par la Suisse.

2. Una destinazione (in particolare con il verbo ‘partire’)

Parto per Venezia/per l’Italia.


Je pars à/pour Venise.
Je pars en/pour l’Italie.

3. Una scadenza (il limite)


Dobbiamo finire il lavoro di gruppo per le 11.00/per domani.
Nous devons terminer notre travail de groupe pour 11h/pour demain.

4. Una causa
Abbiamo comprato le palline per decorare l’albero di Natale.
Nous avons acheté les boules de Noël pour décorer le sapin.

5. Una durata determinata


Ho ascoltato la mia canzone preferita per due ore.
J’ai écouté ma chanson préférée pendant deux heures.

1.1.7. Le preposizioni ‘tra’/ ‘fra’

Le preposizioni ‘tra’/ ‘fra’ hanno lo stesso significato. La scelta è legata unicamente alla
fonetica. Se la parola che segue ‘tra’ comincia per « t » si preferirà usare ‘fra’, Se la parola
che segue ‘fra’ comincia per « f », si userà ‘tra’. Si usano per esprimere:

1. Una situazione
Tra me e Gianni è tutto finito.
Entre moi et Gianni tout est fini.

2. Un movimento attraverso qualcosa


La luce del sole non filtra tra le foglie.

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La lumière du soleil ne passe pas à travers les feuilles.

3. Un movimento a partire da un luogo


Tra la mia fermata dell’autobus e la tua ci vogliono 10 minuti a piedi.
O
Dalla mia fermata dell’autobus alla tua ci vogliono 10 minuti a piedi.
Entre mon arrêt de bus et le tien il faut 10 minutes.
De mon arrêt de bus au tien il faut 10 minutes.

4. Una scadenza nel futuro


Tra/Fra un’ora la lezione è finita.
Dans une heure, le cours se termine.

a) Alcune espressioni utili

Avere un comportamento da .../avoir un comportement de…


Dipende da.../ Cela dépend de…
Servire da .../Servir de…
Salvare qualcuno da .../Sauver quelqu’un de…
Essere diverso da .../ Être différent de…
Molto piacevole da .../Très agréable à…
In modo da .../De façon à…
Niente a che vedere/fare con .../Rien à voir/faire avec…
È tipico di .../C’est typique de…

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2. ESERCIZI

a) Completare con la preposizione ‘in’

Il fiore / il vaso Il fiore è nel vaso.

a. La nave/ il porto.
b. Il dolce/ il forno.
c. I soldi/ il portafoglio.
d. Il lupo/ la foresta.
e. Le scarpe/ la scatola.

f. Il libro/ la cartella.
g. Il dizionario/ la biblioteca.
h. La risposta/ il libro.
i. Il vino/ la bottiglia.
j. Le foto/ l'album.

k. I pesci/ il mare.
l. I fogli/ la busta.
m. I viaggiatori/ il treno.
n. I bambini/ Il cortile.
o. I quadri/ il museo.

p. Il canarino/ la gabbia.
q. I dischetti/ la scatola.
r. Le piante/ il giardino.

b) Formate delle frasi usando la preposizione ‘su’

tavolo – bicchiere Sul tavolo c'è un bicchiere.

1. sedia – cuscino
2. mare (masc.) - nave (fém.)
3. tavolino – vaso
4. poltrona – gatto

5. spiaggia - bagnante (fém.)


6. montagna – osservatorio
7. cuscino – chiave
8. tetto – passero
9. foglio – testo
10. piatto – frutto

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c) Completare con le preposizioni appropriate

Paolo è un ragazzo italiano. Suo padre è .................... Firenze e sua madre è inglese. Paolo
parla italiano e inglese molto bene. Abita .................... Firenze in una casa molto grande e
antica. Suo padre è dottore e sua madre è commessa in un negozio .................... scarpe.
Paolo ha una passione : viaggiare. Tutti gli anni va .................... Inghilterra a trovare gli amici
della mamma e .................... visitare Londra. Quando finisce l’università vuole fare
l’interprete per poter continuare .................... viaggiare.

d) Sostituite ai puntini le preposizioni articolate appropriate

1. .............................. mia casa nuova, la cucina è a destra .............................. porta.


2. Il gatto .............................. mia vicina è salito .............................. tetto.
3. Mi piace andare .............................. cinema con gli amici.
4. Il vestito .............................. zio è .............................. armadio.
5. I miei cugini vengono .............................. Stati Uniti.
6. Vado ………………… cinema tutte le domeniche.
7. Siamo andati a trovare i nostri amici ………………… campagna.
8. Quando torni ………………… piscina puoi telefonarmi?
9. I vestiti ………………… armadio non sono miei.
10. Abbiamo camminato (marché) ………………… due ore prima di trovare dell’acqua.
11. Ti aspetto ..................... casa mia.
12. Mi accompagni ..................... dottore, per favore?
13. Per il nostro matrimonio ci hanno regalato un servizio di 12 tazze ..................... caffè!
14. Il fratello ..................... mio padre si chiama Giuseppe.
15. Partiremo ..................... l’Italia dopo gli esami.
16. Nel museo che abbiamo visitato le statue sono tutte ..................... marmo.
17. Quella ragazza ..................... i capelli biondi assomiglia a un’amica.
18. Mi alzo ogni mattina ..................... sei.
19. Il cane ..................... mia vicina abbaia molto forte e disturba tutti.
20. Mi piacerebbe comprare una casa ..................... montagna.

e) Completate con la preposizione articolata appropriata

1. I miei cugini sono tornati ............... America.


2. Ascolto il consiglio ............... maestro.
3. Il direttore detta una lettera ............... segretaria.
4. La figlia ............... vicino è venuta stamattina.
5. Ho dato i miei appunti ............... studente.

6. Il prezzo ............... prodotti è aumentato.


7. Ho letto questo libro ............... inizio ............... fine.
8. Chiediamo un'informazione ............... impiegato.
9. Questa persona non è scesa ............... treno.
10. Il caldo ............... estate è intollerabile.

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11. Carlo pensa poco ............... lavoro e molto............... vacanze.


12. Offriamo un regalo ............... nonni.
13. Passeggio volentieri ............... foresta.
14. Ho domandato un autografo ............... autore ............... romanzo.
15. I professori hanno dato un avvertimento ............... studenti negligenti.

16. Chiediamo il permesso ............... proprietario ............... terreno.


17. Il gatto è saltato ............... albero.
18. La vicina ............... professoressa ha raccontato tutto ............... amiche.
19. Una mozione ............... municipio lotta contro la violenza ............... stadi.
20. Non ricordo più i titoli ............... libri e ............... riviste.

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VI. I VERBI

1. MODI FINITI

Indicativo/ Indicatif
Congiuntivo/Subjonctif
Condizionale Conditionnel

TEMPI VERBALI (MODI FINITI)

Indicativo/ Indicatif : presente/présent, imperfetto/imparfait, passato prossimo/passé


composé, passato remoto/ passé simple, trapassato prossimo/ plus-que-parfait,
trapassato remoto/ passé antérieur, futuro semplice/ futur simple, futuro
anteriore/futur antérieur

Congiuntivo/Subjonctif : presente/ présent, imperfetto/imparfait, passato/passé,


trapassato/ plus-que-parfait

Condizionale/ Conditionnel : presente/présent, passato/ passé

2. MODI INDEFINITI

Imperativo/Impératif
Infinito/ Infinitif
Participio/Participe
Gerundio/ Gérondif

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TEMPI VERBALI (MODI INDEFINITI)

Imperativo/Impératif: imperativo presente/impératif présent


Infinito/Infinitif: infinito presente/ infinitif présent, infinito passato/ infinitif passé
Participio/ Participe: participio presente/participe présent, participio passato/participe
passé
Gerundio/ Gérondif: gerundio presente/gérondif présent, gerundio passato/gérondif
passé

3. ‘ESSERE’ E ‘AVERE’

INDICATIVO

3.1.1. Presente

essere avere
(io) sono [o] ho
(tu) sei [ɛ] hai
(lui/lei) è ha
(noi) siamo abbiamo
(voi) siete avete [e]
(loro) sono hanno

3.1.2. Imperfetto

essere avere
(io) ero [ɛ] avevo [e]
(tu) eri avevi
(lui/lei) era aveva

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(noi) eravamo avevamo


(voi) eravate avevate
(loro) erano [ɛ] avevano [e]

3.1.1. Passato prossimo

essere avere
(io) sono stato/a ho avuto
(tu) sei stato/a hai avuto
(lui/lei) è stato/a ha avuto
(noi) siamo stati/e abbiamo avuto
(voi) siete stati/e avete avuto
(loro) sono stati/e hanno avuto

3.1.2. Passato remoto

essere avere
(io) fui ebbi [ɛ]
(tu) fosti [o] avesti [e]
(lui/lei) fu ebbe [ɛ]
(noi) fummo avemmo
(voi) foste [o] aveste
(loro) furono ebbero [ɛ]

3.1.3. Trapassato prossimo

essere avere
(io) ero stato/a avevo avuto
(tu) eri stato/a avevi avuto
(lui/lei) era stato/a aveva avuto
(noi) eravamo stati/eavevamo avuto

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(voi) eravate stati/e avevate avuto


(loro) erano stati/e avevano avuto

3.1.4. Trapassato remoto

essere avere
(io) fui stato/a ebbi avuto
(tu) fosti stato/a avesti avuto
(lui/lei) fu stato/a ebbe avuto
(noi) fummo stati/e avemmo avuto
(voi) foste stati/e aveste avuto
(loro) furono stati/e ebbero avuto

3.1.5. Futuro semplice

essere avere
(io) sarò avrò
(tu) sarai avrai
(lui/lei) sarà avrà
(noi) saremo avremo
(voi) sarete avrete
(loro) saranno avranno

3.1.6. Futuro anteriore

essere avere
(io) sarò stato/a avrò avuto
(tu) sarai stato/a avrai avuto
(lui/lei) sarà stato/a avrà avuto
(noi) saremo stati/e avremo avuto
(voi) sarete stati/e avrete avuto

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(loro) saranno stati/e avranno avuto

CONGIUNTIVO DEI VERBI ‘ESSERE’ E ‘AVERE’

3.2.1. Presente

essere avere
che (io) sia abbia
che (tu) sia abbia
che (lui/lei) sia abbia
che (noi) siamo abbiamo
che (voi) siate abbiate
che (loro) siano abbiano

3.2.2. Imperfetto

essere avere
che (io) fossi avessi
che (tu) fossi avessi
che (lui/lei) fosse avesse
che (noi) fossimo avessimo
che (voi) foste aveste
che (loro) fossero avessero

3.2.3. Passato

essere avere

che (io) sia stato/a abbia avuto


che (tu) sia stato/a abbia avuto

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che (lui/lei) sia stato/a abbia avuto


che (noi) siamo stati/e abbiamo avuto
che (voi) siate stati/e abbiate avuto
che (loro) siano stati/e abbiano avuto

3.2.4. Trapassato (Plus-que-parfait)

essere avere
che (io) fossi stato/a avessi avuto
che (tu) fossi stato/a avessi avuto
che (lui/lei) fosse stato/a avesse avuto
che (noi) fossimo stati/e avessimo avuto
che (voi) foste stati/e aveste avuto
che (loro) fossero stati/e avessero avuto

CONDIZIONALE DEI VERBI ‘ESSERE’ E ‘AVERE’

3.3.1. Condizionale presente

essere avere
(io) sarei [ɛ] avrei [ɛ]
(tu) saresti [e] avresti [e]
(lui/lei) sarebbe [ɛ] avrebbe [ɛ]
(noi) saremmo [e] avremmo [e]
(voi) sareste [e] avreste [e]
(loro) sarebbero [ɛ] avrebbero [ɛ]

3.3.2. Condizionale passato

essere avere

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(io) sarei stato/a avrei avuto


(tu) saresti stato/a avresti avuto
(lui/lei) sarebbe stato/a avrebbe avuto
(noi) saremmo stati/e avremmo avuto
(voi) sareste stati/e avreste avuto
(loro) sarebbero stati/e avrebbero avuto

IMPERATIVO DEI VERBI ‘ESSERE’ E ‘AVERE’

3.4.1. Presente

essere avere
sii (tu) abbi (tu)
sia (lui/lei) abbia (lui/lei)
siamo (noi) abbiamo (noi)
siate (voi) abbiate (voi)
siano (loro) abbiano (loro)

INFINITO DEI VERBI ‘ESSERE’ E ‘AVERE’

Presente: essere – avere [e]


Passato: essere stato – avere avuto

PARTICIPIO DEI VERBI ‘ESSERE’ E ‘AVERE’

Presente: essente [ɛ] – avente [ɛ]


Passato: stato – avuto

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

GERUNDIO DEI VERBI ‘ESSERE’ E ‘AVERE’

Presente: essendo [ɛ] – avendo [ɛ]


Passato: essendo stato – avendo avuto

3.7.1. Il verbo ‘essere’

Il verbo ‘essere’ è un verbo copula :

Il film è interessante.
Le film est intéressant.

Può anche avere il significato di ‘esistere’ (exister) o ‘trovarsi’ (se trouver) :


In Italia ci sono molti musei.
En Italie, il y a beaucoup de musées.

La marmellata è nel frigo.


La confiture est dans le frigo.

3.7.2. Il verbo ‘avere’

Il verbo ‘avere’ ha il significato di ‘possedere’ :

Ho una casa in campagna.


J’ai une maison à la campagne.

3.7.3. ‘essere’ e ‘avere’ ausiliari

I verbi ‘essere’ e ‘avere’ assumono anche la funzione di ausiliari e accompagnano i tempi


composti di tutti gli altri verbi. Si coniugano ai tempi e ai modi richiesti e si fanno seguire dal
participio passato del verbo principale : sono andato (je suis allé), avevi mangiato (tu avais
mangé).

Avevo letto che per quell’attore non era stato facile affermarsi nel mondo del cinema.
J’avais lu qu’il n’avait pas été facile pour cet acteur-là de s’imposer dans le monde du cinéma.

Avranno capito che non mi è piaciuto il loro commento sul mio vestito!
Ils auront compris que je n’ai pas aimé leur commentaire sur ma robe !

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La magistratura chiuse il dossier non appena il processo fu terminato.


La magistrature clôtura le dossier dès que le procès fut terminé.

L’AUSILIARE ‘ESSERE’ (ÊTRE)

Si usa l’ausiliare ‘essere’ con :

• i verbi intransitivi
es. : i verbi di cambiamento: diventare/devenir, morire/mourir, nascere/naître,
invecchiare/vieillir, iniziare/commencer, finire/finir
i verbi di movimento: andare/aller, venire/venir, arrivare/arriver, partire/partir,
tornare/revenir, entrare/entrer, uscire/sortir, cadere/tomber)

Sono partite alle 10.


Elles sont parties à 10h.

Lo spettacolo è iniziato.
Le spectacle a commencé.

• i verbi riflessivi e pronominali :

Si sono lavati.
Ils se sont lavés.

Ce ne siamo andati.
Nous sommes partis.

• i verbi impersonali: piacere/aimer, plaire, dispiacere/déplaire, bastare/suffire,


sembrare/sembler, parere/paraître, succedere/arriver, se passer

È bastato.
Il a suffi.

• i verbi di stato: restare/rester, rimanere/rester, stare/être, rester

• nella coniugazione passiva

Erano state viste.


Elles avaient été vues.

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ATTENZIONE!: L’ausiliare del verbo ‘essere’ è il verbo ‘essere’.

ATTENZIONE!: I verbi ‘essere’ e ‘stare’ (être, rester) hanno lo stesso participio passato:
‘stato’

L’AUSILIARE ‘AVERE’

Si usa l’ausiliare ‘avere’ con :

• i verbi transitivi attivi

Ho mangiato un gelato.
J’ai mangé une glace.

• certi verbi intransitivi

Ha festeggiato con gli amici.


Il a fêté avec des amis.

4. I VERBI REGOLARI E IRREGOLARI

Ogni verbo è formato da una radice e da una desinenza : es. parl = radice, are = desinenza →
il verbo ‘parlare’.

I verbi appartengono a tre coniugazioni che corrispondono a tre diverse desinenze:

1a coniugazione – are
2a coniugazione – ere
3a coniugazione – ire

All’infinito i verbi si presentano nel modo seguente: mangiare/manger, leggere/lire,


aprire/ouvrir.

Della 2a coniugazione fanno parte anche i verbi in –urre come dedurre/déduire,


introdurre/introduire, produrre/produire, tradurre/traduire, e il verbo porre/poser e i suoi
composti (opporre/opposer, supporre/supposer …)

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INDICATIVO

4.1.1. Presente

a) Verbi regolari

L’indicativo presente dei verbi regolari si forma sostituendo alla desinenza dell’infinito:

-o, -i, -a, -iamo, -ate, -ano (1a coniugazione)


-o, -i, -e, -iamo, -ete, -ono (2a coniugazione)
-o, -i, -e, -iamo, -ite, -ono (3a coniugazione)
-co, -ci, -ce, ciamo, -cete, -cono (verbi in –urre)

parlare/parler credere/croire dormire/dormir finire/finir


Singolare
(io) 1a parl – o cred – o dorm – o fin – isc-o
(tu) 2a parl – i cred – i dorm – i fin – isc-i
(lui/lei) 3a parl – a cred – e dorm – e fin – isc-e
Plurale
(noi) 1a parl – iamo cred – iamo dorm – iamo fin - iamo
(voi) 2a parl – ate cred – ete dorm – ite fin - ite
(loro) 3a parl – ano cred – ono dorm – ono fin – isc-ono

Alla terza coniugazione appartengono due tipi di verbi, quelli che alla prima persona
dell’indicativo hanno la desinenza –o (la maggioranza) e quelli che finiscono per –isc + o, i, e
alle prime tre persone singolari e –ono alla terza persona plurale. ATTENZIONE : La prima e
la seconda persona del plurale mantengono le stesse desinenze degli altri verbi appartenenti
alla stessa coniugazione : - iamo, - ite.

Si comportano come finire/finir i verbi: obbedire/obéir, proibire/interdire, punire/punir,


restituire/rendre, suggerire/suggérer, sostituire/remplacer ...

b) Alcuni verbi irregolari all’indicativo presente

andare/aller fare/faire dare/donner dire/dire venire/venir

vado faccio do dico vengo


vai fai dai dici vieni
va fa dà dice viene
andiamo facciamo diamo diciamo veniamo

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andate fate date dite venite


vanno fanno danno dicono vengono

c) I verbi in –care e –gare

I verbi che terminano in –care e –gare, per mantenere il suono velare, aggiungono una ‘h’ alle
persone che hanno come desinenza le vocali ‘i’ o ‘e’ :

Imbiancare ➔ imbianco, imbianchi, imbianca, imbianchiamo, imbiancate, imbiancano


Spiegare ➔ spiego, spieghi, spiega, spieghiamo, spiegate, spiegano

d) I verbi in –ciare e –giare

I verbi che terminano per –ciare e –giare conservano la ‘i’ della radice:

Mangiare ➔ mangio, mangi, mangia, mangiamo (solo una ‘i’), mangiate, mangiano
Lanciare ➔ lancio, lanci, lancia, lanciamo (solo una ‘i’), lanciate, lanciano

e) I verbi in –iare

Quando la ‘i’ è atona, essa cade davanti alla ‘i’ della desinenza dell’inidicativo :
Studiare➔ studio, studi, studia, studiamo, studiate, studiano

Quando la ‘i’ è accentata, la ‘i’ della desinenza si unisce ad essa :


Inviare➔ invio, invii, invia, inviamo, inviate, inviano

f) I verbi in –gnare/-gnere

I verbi che terminano in –gnare mantengono la ‘i’ della desinenza alla 1 a persona plurale,
anche se ai fini della pronuncia non sarebbe necessaria :

Insegnare ➔ insegno, insegni, insegna, insegniamo, insegnate, insegnano


Sognare ➔ sogno, sogni, sogna, sogniamo, sognate, sognano
Spegnere ➔ spengo, spegni, spegne, spegniamo, spegnete, spengono

g) I verbi in –sciare

Lasciare ➔ lascio, lasci (solo una ‘i’), lascia, lasciamo, lasciate, lasciano
Sciare ➔ scio, scii (due ‘i’ quando l’accento tonico della 1a p. s. cade sulla ‘i’), scia, sciamo,
sciate, sciano

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h) I verbi in –scere/-gere

Crescere ➔ cresco /k/, cresci /∫/, cresce /∫/, cresciamo /∫/, crescete /∫/, crescono /k/
Porgere ➔ porgo /g/, porgi / ʤ/, porge /ʤ/, porgiamo /ʤ/, porgete /ʤ/, porgono /g/

4.1.2. Imperfetto

a) Verbi regolari

L’indicativo imperfetto si forma sostituendo le desinenze dell’infinito con:

-avo, -avi, -ava, -avamo, -avate, -avano (1a coniugazione)


-evo, -evi, -eva, -evamo, -evate, -evano (2a coniugazione)
-ivo, -ivi, -iva, -ivamo, -ivate, -ivano (3a coniugazione)
-cevo, -cevi, -ceva, cevamo, cevate, -cevano (verbi in –urre)

parlare/parler credere/croire dormire/dormir

parl – avo cred – evo cred – evo


dorm – ivo dorm – ivo
parl – avi cred – evi dorm – ivi
parl – ava cred – eva dorm – iva
parl – avamo cred – evamo dorm – ivamo
parl – avate cred – evate dorm – ivate
parl – avano cred – evano dorm – ivano

All’imperfetto i verbi appartenenti allo stesso gruppo di finire/finir si comportano come gli
altri verbi della 3a coniugazione: fin-ivo, fin-ivi, fin-iva, fin-ivamo, fin-ivate, fin-ivano.

b) Alcuni verbi irregolari

fare/faire dire/dire

facevo dicevo cred – evo dorm – ivo


facevi dicevi
faceva diceva
facevamo dicevamo
facevate dicevate
facevano dicevano

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4.1.3. Passato prossimo

Il passato prossimo si forma con l’ausiliare ‘essere’ o ‘avere’ al presente seguiti dal
participio passato del verbo principale.

4.1.4. Participio passato

Il participio passato dei verbi regolari si forma sostituendo le desinenze dell’infinito (-are, -
ere, -ire) con :
- ato (1a coniugazione)
- uto (2a coniugazione)
- ito (3a coniugazione)

parl – ato cred – uto dorm – ito

Tutti i verbi in –urre hanno il participio passato in –otto (condurre→condotto,


tradurre→tradotto, produrre→prodotto)

Molti verbi hanno un participio passato irregolare.

Infinito Participio passato

accendere allumer acceso acceso allumer


accludere joindre accluso
accorgersi s’apercevoir accortosi
affiggere afficher affisso affisso afficher
affliggere tourmenter afflitto
andare aller andato
annettere joindre annesso
apparire apparaître/paraître apparso
appendere accrocher appeso
aprire ouvrir aperto
assolvere accomplir/s’acquitter assolto
assumere prendre/engager/ assunto
supposer
bere boire bevuto
chiedere demander chiesto
chiudere fermer chiuso
cogliere cueillir/saisir colto
comprimere comprimer compresso
concedere accorder/permettre concesso
condurre conduire/présenter/ condotto
diriger/mener

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

conoscere connaître conosciuto


correre courir corso
crescere grandir/pousser/ cresciuto
augmenter/élever
cuocere cuire cotto
dare donner dato
difendere défendre difeso
dipingere peindre dipinto
dire dire detto
dirigere diriger diretto
discutere discuter discusso
distinguere distinguer distinto
distruggere détruire distrutto
dividere diviser diviso
emergere émerger emerso
esistere exister esistito
espellere expulser espulso
esplodere exploser esploso
estinguere éteindre/étancher/ estinto
s’acquitter
evader évader evaso
fare faire fatto
fingere feindre finto
friggere frire fritto
giungere arriver giunto
infrangere casser/enfreindre/briser infranto
invadere envahir invaso
ledere léser leso
leggere lire letto
mettere mettre messo
mordere mordre morso
morire mourir morto
mungere traire munto
muovere bouger/se dépêcher mosso
nascere naître nato
nascondere cacher nascosto
nuocere nuire nuociuto
offrire offrir offerto
parere paraître parso
perdere perdre perso/perduto
persuadere persuader persuaso
piangere pleurer pianto
piovere plevoir piovuto
porre poser/mettre posto
prendere prendre preso

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proteggere protéger protetto


pungere piquer punto
radere raser rasato
redigere rédiger redatto
reggere soutenir/tenir/supporter retto
rendere rendre reso
ridere rire riso
rimanere rester rimasto
rispondere répondre risposto
rompere rompre rotto
sapere savoir saputo
scegliere choisir scelto
scendere descendre sceso
scindere scinder scisso
sciogliere fondre sciolto
sconfiggere battre/vaincre sconfitto
scrivere écrire scritto
scuotere secouer/bouleverser scosso
sorgere surgir/se lever/ sorto
se dresser/commencer
spegnere éteindre spento
spendere dépenser speso
spingere pousser spinto
stare rester/être stato
stringere serrer/conclure/rétrécir/ stretto
abréger
succedere se passer successo
tendere tendre teso
tingere teindre tinto
togliere enlever tolto
udire entendre udito
ungere enduire/huiler unto
uscire sortir uscito
valere valoir valso
vedere voir visto/veduto
venire venir venuto
vincere vaincre vinto
vivere vivre vissuto

a) Accordo del participio passato

L’accordo del participio passato dipende dall’ausiliare che accompagna il verbo.

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b) I verbi con l’ausiliare ‘essere’ : regola per l’accordo

Se il participio passato è accompagnato dall’ausiliare ‘essere’ si accorda obbligatoriamente in


genere e numero con il nome al quale si riferisce.

Il mio computer si è rotto. (maschile singolare)


Mon ordinateur s’est cassé.

La mia migliore amica è partita per gli Stati Uniti con tutta ) la sua famiglia. (femminile
singolare)
Ma meilleure amie est partie aux Etats-Unis avec toute sa famille.

Siamo ingrassati a causa del nostro lavoro troppo sedentario. (maschile plurale)
Nous avons grossi à cause de notre travail trop sédentaire.

Se c’è più di un soggetto, il participio passato accompagnato dall’ausiliare ‘essere’ si accorda


come gli aggettivi:

Amici e parenti sono intervenuti alla cerimonia.


Amis et proches sont intervenus à la cérémonie.

Davide e Monica si sono conosciuti l’anno scorso.


David et Monique se sont connus l’année passée.

Madre e figlia sono state condannate per omicidio.


Mère et fille ont été condamnées pour homicide.

c) Quando usare l’ausiliare ‘essere’ ?

I verbi usati con l’ausiliare ‘essere’ sono :

I verbi che esprimono un cambiamento (diventare/devenir, morire/mourir, nascere/naître,


invecchiare/vieillir, iniziare/débuter, finire/finire)

Ieri Patrizia e Giovanni sono diventati nonni. Congratulazioni!


Hier Patrizia et Jean sont devenus grand-parents. Félicitations !

Niccolò Machiavelli è nato nel 1469 ed è morto nel 1527.


Niccolò Machiavelli est né en 1469 et est mort en 1527.

L’opera è iniziata con tre ore di ritardo a causa della pioggia.


L’opéra a débuté avec trois heures de retard à cause de la pluie.

I verbi che esprimono un movimento (andare/aller, venire/venir, arrivare/arriver,


partire/partir, tornare/retourner, entrare/entrer, uscire/sortir, cadere/tomber)

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I miei amici erano già venuti a trovarmi l’anno scorso.


Mes amis étaient déjà venus me voir l’année passée.

È già arrivata l’amica di Giusi dall’Italia ?


Est-ce que l’amie de Giusi est déjà arrivée d’Italie?

Sono uscito per fare la spesa e i ladri mi hanno svaligiato la casa.


Je suis sorti pour faire mes courses et les voleurs ont dévalisé ma maison.

I verbi impersonali (piacere/aimer/plaire, dispiacere/déplaire, bastare/suffire,


sembrare/sembler, parere/paraître, succedere/se passer)

È bastato qualche inconveniente per scoraggiarli a partire.


Quelques inconvénients ont suffi pour les décourager à partir.

Ci è sembrato un sogno quando l’abbiamo visto uscire vivo dalle macerie.


Cela nous a semblé un rêve quand on l’a vu sortir vivant des débris.

È successo tutto così in fretta che dobbiamo ancora rendercene conto.


Tout s’est passé tellement vite que nous devons encore nous en rendre compte.

I verbi di stato: restare/rester, rimanere/rester, stare/être

Io e Gianna siamo rimaste molto deluse dal nostro lavoro.


Gianna et moi-même avons été très déçues de notre travail.

Siamo al verde! Sul conto sono rimasti solo i soldi per pagare la bolletta della luce.
Nous n’avons plus un sou ! Sur notre compte, il reste seulement l’argent pour payer la
facture de l’électricité.

Siamo stati in casa tutto il giorno ad aspettarvi e voi non siete venuti.
Nous avons été (sommes restés) à la maison toute la journée pour vous attendre et
vous n’êtes pas venus.

Siamo stati veramente sciocchi !


Nous avons vraiment été sots !

ATTENZIONE ! : In italiano l’ausiliare del verbo ‘stare’ e del verbo ‘essere’ è ‘essere’.

I verbi riflessivi : lavarsi/se laver, vestirsi/s’habiller, pettinarsi/se peigner/se coiffer …

Carlo si era già vestito.


Charles s’était déjà habillé.

Per lo spettacolo di fine anno, le ragazze si sono vestite con vecchi abiti teatrali.
Pour le spectacle de fin d’année, les jeunes filles se sont habillées avec de vieux habits
de théâtre.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Si erano pettinati come i punk, cioè con i capelli a cresta.


Ils s’étaient coiffés comme les punks, c’est-à-dire avec la crête des punks.

Quando un verbo riflessivo è seguito da un complemento oggetto, l’accordo può essere fatto:

con il soggetto
I bambini si sono lavati le mani. (accordo al maschile plurale, come “i bambini”)
Les enfants se sont lavé les mains.

con il complemento oggetto


I bambini si sono lavate le mani. (accordo al femminile plurale, come “le mani”)
Les enfants se sont lavé les mains.

I falsi verbi pronominali

Mi sono bevuto un caffè.


J’ai bu un café.

Chiara si è mangiata un bel panino.


Claire a mangé un bon sandwich.

Ti sei sognato ! Io non ho detto niente.


Tu as rêvé! Je n’ai rien dit.

I verbi alla forma passiva

La Divina Commedia è stata scritta da Dante Alighieri.


La Divine Comédie a été écrite par Dante Alighieri.

Quando abbiamo telefonato all’agenzia l’appartamento era già stato venduto.


Quand nous avons téléphoné à l’agence, l’appartement avait déjà été vendu.

Le mie specialità sono amate da tutti gli amici.


Mes spécialités sont aimées par tous mes amis.

d) I verbi con l’ausiliare ‘avere’ : regola per l’accordo

1. Non accordo

Il participio passato preceduto dall’ausiliare ‘avere’ non si accorda, resta al maschile


singolare.

Marco ha bevuto un bicchiere di birra tutto d’un fiato.


Marc a bu un verre de bière d’un trait.

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L’anno scorso, i miei amici hanno visitato il Colosseo.


L’année passée, mes amis ont visité le Colisée.

Alice ha tagliato la carne per la fonduta.


Alice a coupé la viande pour la fondue.

Il participio passato resta al maschile singolare anche quando l’ausiliare ‘avere’ è preceduto
da :

1. un pronome alla forma debole (complemento indiretto) “mi”, “ti”, “gli/le”, “ci”, “vi”
“gli/loro”)

Ci (a noi) hai preparato la tua specialità?


Tu nous as préparé ta spécialité?

Le (a lei) hanno mandato una cartolina da Firenze.


On lui a envoyé une carte postale de Florence.

La professoressa mi ( a me) ha chiesto un libro in prestito.


Le professeur m’a demandé de lui prêter un livre.

2. il pronome « ne » con il significato di “di lei”, “di lui”, “di loro”, “di ciò”

Ho incontrato Giuseppe due mesi fa e non ne (di lui) ho più avuto notizie.
J’ai rencontré Joseph il y deux mois et je n’ai plus de ses nouvelles.

Sua figlia è partita e non ne (di lei) ha più sentito parlare.


Sa fille est partie et il n’en a plus entendu parler.

L’ho detto ai poliziotti che non ne (di ciò) ho mai saputo niente.
Je l’ai dit aux policiers que je n’en ai jamais rien su.

2. Accordo obbligatorio

Deve invece accordarsi obbligatoriamente, in genere e numero, se l’ausiliare è preceduto


da:

• i pronomi alla forma debole (complemento oggetto) « lo », « la », « li », « le »

I fiori li ho comprati al mercato.


Les fleurs, je les ai achetées au marché.

Quella ragazza l’abbiamo conosciuta al corso di italiano a Firenze.


Cette jeune fille nous l’avons connue au cours d’italien à Florence.

Il discorso? Il presidente l’ha letto molto bene.

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Le discours? Le président l’a lu très bien.

3. Accordo facoltativo

L’accordo in genere e numero è facoltativo se l’ausiliare ‘avere’ è preceduto da:

• il pronome relativo « che »

La pasta che abbiamo mangiata/o al ristorante era davvero ottima.


Les pâtes que nous avons mangées au restaurant étaient vraiment excellentes.

I libri che hai comprati/o sono sulla scrivania.


Les livres que tu as achetés sont sur le bureau.

Le nuove case che hanno costruite/o nel quartiere sono tutte di legno.
Les nouvelles maisons qu’on a construites dans le quartier sont entièrement en bois.

• i pronomi complemento oggetto “mi”, “ti”, “ci”, “vi”

Barbara, ti abbiamo vista/o in centro. Che cosa ci facevi a quell’ora?


Barbara, nous t’avons vue en ville. Qu’est-ce que tu y faisais à cette heure-là ?

Vi ho sentito/i parlare fino a tarda notte.


Je vous ai entendus parler jusque tard dans la nuit.

Ci avevano pregato/e di non dire niente ai loro genitori.


Ils nous avaient priées de ne rien dire à leurs parents.

e) Il pronome partitivo ‘ne’ e l’accordo del participio passato

Se il pronome che precede il participio passato è il ‘ne’ partitivo che sostituisce un


complemento oggetto, l’accordo è obbligatorio :

Dov’è la torta? Purtroppo, tuo fratello ne ha mangiata la metà!


Où est le gâteau? Malheureusement, ton frère en a mangé la moitié!

Hai raccolto molte castagne. Ne hai cotte anche per me ?


Tu as cueilli beaucoup de marrons. Tu en as cuit pour moi aussi ?

Ho incontrato molte persone alla festa di Matteo. Ne ho incontrate molte.


J’ai rencontré beaucoup de personnes à la fête de Matteo. J’en ai rencontré beaucoup.

L’accordo è obbligatorio anche quando il pronome partitivo ‘ne’ è accompagnato da una


quantità esplicita:

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Avete corretto gli esercizi? Sì, ne abbiamo corretti cinque.


Avez-vous corrigé les exercices ? Oui, nous en avons corrigé cinq.

Mi hai prestato delle matite? Sì, te ne ho prestate due.


Tu m’as prêté des crayons? Oui, je t’en ai prêté deux.

Abbiamo letto molte parole nuove, ma ne abbiamo già dimenticate molte.


Nous avons lu beaucoup de nouveaux mots, mais nous en avons déjà oubliés beaucoup.

Se la quantità è espressa da un nome (chilo, pacchetto, tazza, bicchiere …), in


generale, il participio passato si accorda con questo:

Quante patatine hai mangiato ? Ne ho mangiati tre pacchetti!


Combien de chips as-tu mangés? J’en ai mangé trois paquets!

Non trovo più filtri di tè. Scusami, ne ho bevute cinque tazze oggi.
Je ne trouve plus de sachets de thé. Désolé, j’en ai bu cinq tasses aujourd’hui.

PASSATO REMOTO

4.1.1. Verbi regolari

Il passato remoto dei verbi regolari si forma sostituendo le desinenze dell’infinito con:

-ai, -asti, -ò, -ammo, -aste, -arono (1a coniugazione)


-ei/-etti, -esti, -è/-ette, -edemmo, -este, -erono/-ettero (2a coniugazione)
-ii, -isti, -ì, -immo, -iste, -irono (3a coniugazione)

La 1a persona del singolare e la 3a del singolare e del plurale dei verbi della 2 a coniugazione
hanno due forme. Sono equivalenti e si scelgono su base fonetica in relazione alle parole che
precedono o che seguono il verbo per evitare la ripetizione di suoni simili.

parlare/parler credere/croire dormire/dormir

parl – ai cred –ei/cred – etti dorm – ii


parl – asti cred – esti dorm – isti
parl – ò cred – è /cred – ette dorm – ì
parl – ammo cred – emmo dorm – immo
parl¬ aste cred – este dorm – iste
parl – arono cred – erono/cred – ettero dorm – irono

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Molti verbi, soprattutto quelli appartenenti alla 2a coniugazione, hanno un passato remoto
irregolare. Le irregolarità si presentano alla 1a e alla 3a persona singolare e alla 3a persona del
plurale.

1. I verbi che finiscono in - (d)ere (perdere/perdre) , -(nd)ere (scendere/descendre), -


(n)ere (rimanere/rester), -(c)ere (vincere/vaincre), -(g)ere (aggiungere/ajouter),-(g)liere
(scegliere/chosir), -(g)nere (spegnere/éteindre), -(g)uere (distinguere/distinguer), -(r)rere
(correre/courir) perdono la consonante o le consonanti tra parentesi e si coniugano così: 1a
ps -si, 3a ps-se, 3a pp –sero
Es. : rimanere → rimasi, rimanesti, rimase, rimanemmo, rimaneste, rimasero ;
scegliere/chosir → scelsi, scegliesti, scelse, scegliemmo, sceglieste, scelsero
Il verbo mettere/mettre si coniuga nello stesso modo, ma è soggetto ad altri cambiamenti :
misi, mettesti, mise, mettemmo, metteste, misero

2. I verbi che finiscono in -ggere (leggere/lire), -tere (discutere/discuter) , -vere


(scrivere/écrire), la cui desinenza è preceduta da una vocale, si coniugano nel modo seguente:
1e ps -ssi, 3e ps -sse, 3e pp -ssero
Ex. : leggere → lessi, leggesti, lesse, leggemmo, leggeste, lessero; scrivere → scrissi,
scrivesti, scrisse, scrivemmo, scriveste, scrissero
Seguono la stessa regola i verbi trarre (e i suoi composti), dire, e i verbi che finiscono in -
durre (tradurre, condurre …)
Ex. : dire/dire → dissi, dicesti, disse, dicemmo, diceste, dissero; tradurre/traduire →
tradussi, traducesti, tradusse, traducemmo, traduceste, tradussero

3. I verbi che finiscono in –edere (concedere/accorder) , -igere (dirigere/diriger), -imere


(comprimere/comprimer) si coniugano nel modo seguente : 1e ps -essi, 3e ps -esse, 3e pp –
essero
Ex. : concedere → concessi, concedesti, concesse, concedemmo, concedeste, concessero;
A volte, certi verbi finiscono in –etti (opprimere/ oppresser → oppressi, opprimetti;
reprimere/réprimer → repressi, reprimetti) o –ettei (riflettere/réfléchir → riflessi, riflettei).

4. I verbi che finiscono in –uotere (scuotere/secouer, bouleverser), -uocere


(cuocere/cuire), -uovere (muovere/bouger) si coniugano così : 1e ps -ossi, 3e ps-osse, 3e pp -
ossero
Ex.: muovere → mossi, muovesti, mosse, muovemmo, muoveste, mossero

5. I verbi giacere/être, nascere/naître, nuocere/nuire, piacere/aimer, plaire, tacere/taire si


coniugano nel modo seguente: 1e ps -cqui, 3e ps -cque, 3e pp -cquero
Ex.: nascere → nacqui, nascesti, nacque, nascemmo, nasceste, nacquero

6. I verbi apparire/apparaître, comparire/apparaître, comparaître, parere/paraître,


sparire/disparaître si coniugano così: 1e ps -vi, 3e ps -ve, 3e pp -vero
Ex. : apparire → apparvi, apparisti, apparve, apparimmo, appariste, apparvero

7. I verbi bere/boire, cadere/tomber, piovere/pleuvoir, rompere/rompre, sapere/savoir,


tenere/tenir, venire/venir, volere/vouloir raddoppiano la consonante della radice.

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Ex. : bere (du latin bevere) → bevvi, bevesti, bevve, bevemmo, beveste, bevvero; cadere →
caddi, cadesti, cadde, cademmo, cadeste, caddero
Può esserci anche un cambiamento di vocale:
rompere → ruppi, rompesti, ruppe, rompemmo, rompeste, ruppero; sapere → seppi,
sapesti, seppe, sapemmo, sapeste, seppero

8. Alcuni verbi hanno una doppia forma al passato remoto: apparire/apparaître (apparsi,
apparvi), aprire/ouvrir (aprii, apersi), coprire/couvrir (coprii, copersi).
Il verbo comparire/apparaître, comparaître (comparii, comparsi, comparvi) può vaere tre
forme diverse.

FUTURO SEMPLICE

4.2.1. Verbi regolari

Il futuro semplice si forma sostituendo le desinenze dell’infinito con:

-erò, -erai, -erà, -eremo, -erete, -eranno (1a coniugazione)


-erò, -erai, -erà, -eremo, -erete, -eranno (2a coniugazione)
-irò, -irai, -irà, -iremo, -irete, -iranno (3a coniugazione)
-durrò, -durrai, -durrà, -durremo, -durrete, -durranno (verbi in –urre)

parlare/parler credere/croire dormire/dormir

parl-are cred – ere dorm- ire

parl – erò cred – erò dorm – irò


parl – erai cred – erai dorm – irai
parl – erà cred – erà dorm – irà
parl – eremo cred – eremo dorm – iremo
parl – erete cred – erete dorm – irete
parl – eranno cred – eranno dorm – iranno

a) Alcune eccezioni

1. Per i verbi andare e vedere, la e della desinenza scompare :

andare/aller vedere/voir

and -rò ved-rò

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andrai vedrai
andrà vedrà
andremo vedremo
andrete vedrete
andranno vedranno

Si comportano nello stesso modo i verbi composti con andare e venire e alcuni verbi della 2a
coniugazione e i loro composti : cadere, dovere, potere, sapere, vivere.

2. Per il verbo venire, la n della radice sparisce, la i della desinenza del futuro
scompare e la r raddoppia:

venire/venir

verrò
verrai
verrà
verremo
verrete
verranno

Si comportano nello stesso modo i verbi composti con venire e i verbi della 2a coniugazione
rimanere, tenere, valere, volere e tutti i loro composti.

3. Per i verbi fare, dare et stare, della 1a coniugazione, la vocale della desinenza
del futuro resta la a dell’infinito (-arò), per le tre forme del singolare e per la 3a
del plurale:

fare/faire dare/donner stare/rester, être

farò darò starò


farai darai starai
farà darà starà
faremo daremo staremo
farete darete starete
faranno daranno staranno

Si comportano nello stesso modo i verbi composti con fare, dare et stare.

4. Il verbo bere raddoppia la consonante della desinenza del futuro:

bere/boir

berrò
berrai
berrà
berremo

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berrete
berranno

5. I verbi in –gliare mantengono la ‘i’ davanti a ‘e’

Tagliare ➔ taglierò, taglierai, taglierà, taglieremo, taglierete, taglieranno


6. I verbi che hanno la desinenza preceduta da ‘e’ la mantengono

Sottolineare ➔ sottolineerò, sottolineerai, sottolineerà, sottolineeremo, sottolineerete,


sottolineeranno

TRAPASSATO PROSSIMO

Il trapassato prossimo si forma con l’ausiliare « essere » o « avere » all’imperfetto seguiti dal
participio passato del verbo principale.

TRAPASSATO REMOTO

Il trapassato remoto si forma con l’ausiliare « essere » o « avere » al passato remoto seguito
dal participio passato del verbo principale.

FUTURO ANTERIORE

Il futuro anteriore si forma con l’ausiliare « essere » o « avere » al futuro semplice seguito
dal participio passato del verbo principale.

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CONGIUNTIVO

4.6.1. Congiuntivo presente

a) Verbi regolari

Il congiuntivo presente dei verbi regolari si forma sostituendo le desinenze dell’infinito con:

-i, -i, -i, -iamo, -iate, -ino (1a coniugazione)


-a, -a, -a, -iamo, -iate, -ano (2a /3a coniugazione)
-isca, -isca, -isca, -iamo, -iate, -iscano (3a coniugazione, verbi che hanno la 1 a p.s. in -isco)

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parlare/parler credere/croire dormire/dormir finire/finir

che io parl – i cred – a dorm – a fin - isca


che tu parl – i cred – a dorm – a fin - isca
che lui/lei parl – i cred – a dorm – a fin - isca
che noi parl – iamo cred – iamo dorm – iamo fin - iamo
che voi parl – iate cred – iate dorm – iate fin - iate
che loro parl – ino cred – ano dorm – ano fin - iscano

b) Verbi irregolari della 1a coniugazione al congiuntivo presente

dare/donner stare/rester

dia stia
dia stia
dia stia
diamo stiamo
diate stiate
diano stiano

c) Principali verbi irregolari della 2a coniugazione al congiuntivo presente

Attenzione all’accento tonico! (la vocale sulla quale cade l’accento tonico è stata
sottolineata)

dovere/devoir (deva/debba, deva/debba, deva/debba, dobbiamo, dobbiate, devano/debbano)


piacere/plaire, aimer (piaccia, piaccia, piaccia, piacciamo, piacciate, piacciano)
sapere/savoir (sappia, sappia, sappia, sappiamo, sappiate, sappiano)
sedere/asseoir (sieda, sieda, sieda, sediamo, sediate, siedano)
tacere/se taire (taccia, taccia, taccia, taciamo, taciate, tacciano)
tenere/tenir (tenga, tenga, tenga, teniamo, teniate, tengano)
valere/valoir (valga, valga, valga, valiamo, valiate, valgano)
volere/vouloir (voglia, voglia, voglia, vogliamo, vogliate, vogliano)
bere/boire (beva, beva, beva, beviamo, beviate, bevano)
produrre/produire (produca, produca, produca, produciamo, produciate, producano)
cuocere/cuire (cuocia, cuocia, cuocia, cuociamo, cuociate, cuociano)
sciogliere/fondre (sciolga, sciolga, sciolga, sciogliamo, sciogliate, sciolgano)
togliere/enlever (tolga, tolga, tolga, togliamo, togliate, tolgano)

Le irregolarità valgono anche per i composti di questi verbi.

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d) Principali verbi irregolari della 3a coniugazione al congiuntivo presente

Attenzione all’accento tonico! (la vocale sulla quale cade l’accento tonico è stata
sottolineata)

dire/dire (dica, dica, dica, diciamo, diciate, dicano)


morire/mourir (muoia, muoia, muoia, moriamo, moriate, muoiano)
salire/monter (salga, salga, salga, saliamo, saliate, salgano)
uscire/sortir (esca, esca, esca, usciamo, usciate, escano)
venire/venir (venga, venga, venga, veniamo, veniate, vengano)

Le irregolarità valgono anche per i composti di questi verbi.

4.6.2. Congiuntivo imperfetto

a) Verbi regolari

Il congiuntivo imperfetto dei verbi regolari si forma sostituendo le desinenze dell’infinito


con :
-assi, -assi, -asse, -assimo, -aste, -assero (1a coniugazione)
-essi, -essi, -esse, -essimo, -este, -essero (2a coniugazione)
-issi, -issi, -isse, -issimo, -iste, -issero (3a coniugazione)

parlare/parler credere/croire dormire/dormir

che io parl – assi cred – essi dorm – issi


che tu parl – assi cred – essi dorm – issi
che lui/lei parl – asse cred – esse dorm – isse
che noi parl – assimo cred – essimo dorm – issimo
che voi parl – aste cred – este dorm – iste
che loro parl – assero cred – essero dorm – issero

b) I verbi irregolari della 1a coniugazione

Fare/faire Dare/donner Stare/rester

facessi dessi stessi


facessi dessi stessi
facesse desse stesse
facessimo dessimo stessimo
faceste deste steste
facessero dessero stessero

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c) Principali verbi irregolari della 2a coniugazione al congiuntivo imperfetto

bere/boire (bevessi, bevessi, bevesse, bevessimo, beveste, bevessero)


produrre/produire (producessi, producessi, producesse, producessimo, produceste,
producessero)

Le irregolarità valgono anche per i composti di questi verbi.

d) Principali verbi irregolari della 3a coniugazione al congiuntivo imperfetto

Dire/dire (dicessi, dicessi, dicesse, dicessimo, diceste, dicessero)

4.6.3. Congiuntivo passato

Il congiuntivo passato si forma con l’ausiliare « essere » o « avere » al congiuntivo presente


seguito dal participio passato del verbo principale.

4.6.1. Congiuntivo trapassato

Il congiuntivo trapassato si forma con l’ausiliare « essere » o « avere » al congiuntivo


imperfetto seguito dal participio passato del verbo principale.

4.6.2. Uso del congiuntivo

Si usa il congiuntivo dopo :

1. verbi d’opinione o di percezione: penso che … (je pense que...), credo che (je crois
que...), immagino che (j’imagine que ...)
2. verbi che esprimono volontà, desiderio, paura : vorrei che… (je voudrais que …),
desidero che … (je souhaite que …), temo che … (je crains que …)
3. verbi che esprimono speranza e attesa: spero che (j’espère que ...), aspetto che ...
(j’attends que ...), mi auguro che ... (je souhaite que …)
4. verbi alla forma impersonale : si dice che (on dit que …), bisogna che/occorre che …
(il faut que …)
5. alcune forme impersonali : è opportuno che (il est opportun que …), è meglio che ... (il
est mieux que …)

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4.6.3. La correlazione dei tempi

Penso che tu capisca. (cong.pres. contemporaneità)


Je pense que tu comprends.

Penso che tu abbia capito. (cong. pass. anteriorità)


Je pense que tu as compris.

Penso che tu capisca/capirai. (cong. pres.. o ind. fut., posteriorità)


Je pense que tu comprendras.

La correlazione non cambia nelle frasi negative e interrogative:

Non desidero che lo sappia.


Je ne souhaite pas qu’il le sache.

Credi che abbia ragione?


Crois-tu qu’il ait raison?

CONDIZIONALE

4.7.1. Condizionale presente

a) Verbi regolari

Il condizionale presente si forma sostituendo alle desinenze dell’infinito :

-erei, -eresti, -erebbe, -eremmo, -ereste, -erebbero (1a coniugazione)


-erei, -eresti, -erebbe, -eremmo, -ereste, -erebbero (2a coniugazione)
-irei, -iresti, -irebbe, -iremmo, -ireste, -irebbero (3a coniugazione)
-durrei, -durresti, -durrebbe, -durremmo, -durreste, -durrebbero (verbi in –urre)

parlare/parler credere/croire dormire/dormir

parl – erei cred – erei dorm – irei


parl – eresti cred – eresti dorm – iresti
parl – erebbe cred – erebbe dorm – irebbe
parl – eremmo cred – eremmo dorm – iremmo
parl – ereste cred – ereste dorm – ireste

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parl – erebbero cred – erebbero dorm – irebbero

Per le irregolarità del condizionale si vedano quelle del futuro.

1. I verbi che hanno la desinenza preceduta da ‘e’ la mantengono

Sottolineare ➔ sottolineerei, sottolineeresti, sottolineerebbe, sottolineeremmo,


sottolineereste, sottolineerebbero

4.7.2. Condizionale passato

Il condizionale passato si forma con l’ausiliare « essere » o « avere » al condizionale presente


seguito dal participio passato del verbo principale.

IMPERATIVO

4.8.1. Verbi regolari

L’imperativo presente si forma sostituendo alla desinenza dell’infinito:

- a, -iamo, -ate (2a p.s., 1a p.p., 2a p.p. 1a coniugazione)


- -e, -iamo, -ete (2a p.s., 1a p.p, 2a p.p. 2a coniugazione)
- i, -iamo, -ite (2a p.s., 1a p.p , 2a p.p. 3a coniugazione)

Parlare/Parler Credere/Croire Dormire/Dormir


a
2 .p.s. parl- a cred –i dorm-i
3a.p.s. parli creda dorma
1a.p.p. parliamo crediamo dormiamo
2a.p.p. parl- ate cred-ete dorm-ite
3a.p.p. parlino credano dormano

Le forme dell’imperativo della 3a persona del singolare e della 3a persona del plurale (in
grassetto) coincidono con le forme del congiuntivo presente. Si usano nella forma di cortesia.
La 3a persona del plurale si usa solo in occasioni molto formali.

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andare fare stare dare dire


va’/vai fa’/fai sta’/sta da’/dai di’
vada faccia stia dia dica
andiamo facciamo stiamo diamo diciamo
andate fate state date dite
vadano facciano stiano diano dicano

I verbi andare, fare, stare e dire hanno una doppia forma di imperativo alla 2a persona del
singolare: va’/vai, fa’/fai, sta’/stai, da’/dai.

I verbi della 3a coniugazione come finire formano la 2a persona del singolare dell’imperativo
partendo dalla 1a persona dell’indicativo: finisco →finisci. Per la 2a persona del plurale
seguono la regola generale : fin-ite.

Il verbo venire e tutti i suoi composti, alla 2a persona singolare dell’imperativo, fanno vieni.

4.8.2. Verbi all’imperativo con i pronomi mi, ti, le, ci (forme


atone, complemento di termine)

Se la forma atona del pronome (mi, ti, le, ci) o un avverbio di luogo (ci) seguono i verbi
andare, fare, dare, stare e dire alla 2a persona del singolare dell’imperativo, essi formano con
il verbo una sola parola (enclitici) e raddoppiano la consonante iniziale:

Fa + mi → fammi di + le → dille da + ti → datti sta + mi → stammi va + ci → vacci

Fammi vedere, per favore!


Montre-moi, s’il te plaît!

Dille che l’aspetto !


Dis-lui que je l’attends !

Datti tempo ! I risultati arriveranno.


Sois patient ! Les résultats viendront d’eux-mêmes.

Stammi vicino !
Reste près de moi !

Vacci subito!
Vas-y tout de suite!

Attenzione! : In questi casi, si può usare solo la forma fa, di, da, sta, va senza l’apostrofo.

Se è il pronome « gli » di 3a persona singolare a seguire l’imperativo non c’è


raddoppiamento : fagli, digli, dagli, stagli, vagli.

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4.8.3. Verbi all’imperativo con i pronomi lo/la li/le (forme


atone, complemento oggetto)

Se un pronome complemento oggetto accompagna un verbo all’imperativo mantiene lo stesso


posto nella frase del complemento oggetto nominale (segue il verbo) ma diventa enclitico (si
attacca al verbo) :

Prendi la valigia ! → Prendila !


Prends la valise ! Prends-la !

Attenzione! : Se l’imperativo è alla forma di cortesia il pronome complemento oggetto


precede il verbo :

Prenda la valigia, per favore. → La prenda, per favore.


Prenez la valise, s’il vous plaît. Prenez-la, s’il vous plaît.

4.8.4. Imperativo negativo

Per la 2a persona del singolare, l’imperativo negativo è formato dall’avverbio non seguito
dall’infinito del verbo :

Non parlare! Ascolta prima !


Ne parle pas! Écoute!

Per le altre persone, è formato dall’avverbio non seguito dal verbo all’imperativo :

Non parlate !
Ne parlez pas !

L’IMPERATIVO CON I VERBI RIFLESSIVI

I pronomi dei verbi riflessivi seguono il verbo all’imperativo e sono enclitici (formano una
sola parola: lavati !, vestiamoci !, sedetevi ! …) eccetto nella forma di cortesia (si lavi !, si
vesta !, si sieda !, …).

Nella forma negativa dell’imperativo, i pronomi seguono i verbi e formano con essi una sola
parola (non lavarti, non facciamoci illusioni, non sedetevi …), eccetto nella forma di cortesia
(non si sieda !).

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L’INFINITO

4.10.1. Infinito presente

I verbi italiani appartengono a tre gruppi (le coniugazioni) che hanno tre desinenze diverse:

1a coniugazione – are
2a coniugazione – ere
3a coniugazione – ire

All’infinito, i verbi si presentano così : mangiare/manger, leggere/lire, aprire/ouvrir.

Alla 2a coniugazione appartengono anche i verbi in –urre come dedurre/déduire,


introdurre/introduire, produrre/produire, tradurre/traduire, e il verbo porre/poser, mettre e i
suoi composti (opporre/opposer, supporre/supposer …)

4.10.2. Infinito passato

L’infinito passato si forma con l’infinito degli ausiliari, avere/avoir o essere/être, seguiti dal
participio passato del verbo principale : essere andato/être allé, avere bevuto/avoir bu.

PARTICIPIO

4.11.1. Participio presente

Il participio presente si forma sostituendo le desinenze dell’infinito (-are, -ere, -ire) con :
- ante (1a coniugazione)
- ente (2a coniugazione)
- ente (3a coniugazione)

parl -ante cred -ente dorm -ente/-iente

I verbi in –urre hanno il participio presente in – cente (condurre/conduire → condu - cente).

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a) Verbi irregolari della 1a coniugazione

Fare/faire → facente

b) Alcuni verbi irregolari della 2a coniugazione

cuocere/cuire → cocente
muovere/bouger, se dépêcher → movente
porre/mettre → ponente

c) Alcuni verbi irregolari della 3a coniugazione

dire/dire → dicente
offrire/offrir → offerente
venire/venir → veniente

Il participio presente di parecchi verbi (regolari e irregolari) è usato come sostantivo o


aggettivo: potere/pouvoir → potente, sapere/savoir → sapiente, insegnare/enseigner →
insegnante, dirigere/diriger → dirigente, tenere/tenir → tenente, condurre/conduire →
conducente.

4.11.2. Participio passato

Il participio passato dei verbi regolari si forma sostituendo le desinenze dell’infinito (-are, -
ere, -ire) con :
- ato (1a coniugazione)
- uto (2a coniugazione)
- ito (3a coniugazione)

parl – ato cred – uto dorm – ito

Tutti i verbi in –urre hanno il participio passato in –otto (condurre→condotto,


tradurre→tradotto, produrre→prodotto)

Molti verbi hanno un participio passato irregolare. (Vedi 4.1.4.)

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GERUNDIO

4.12.1. Gerundio presente

Il gerundio presente si forma sostituendo alla desinenza dell’infinito la desinenza – ando, per
i verbi della prima coniugazione (-are), e – endo, per i verbi della seconda e della terza
coniugazione (-ere, -ire):

Parl-are Cred-ere Dorm-ire


Parl-ando Cred-endo Dorm-endo

I verbi in – urre hanno il gerundio in –cendo : condurre/conduire → condu-cendo

4.12.2. Gerundio passato

Il gerundio passato si forma con il gerundio degli ausiliari avere/avoir e essere/être e il


participio passato del verbo da coniugare:
avere → avendo + parlato (parl-are → -ato)
essere→ essendo + venuto (ven-ire → venuto)

La scelta dell’ausiliare dipende dal verbo da coniugare.

I VERBI RIFLESSIVI

I verbi riflessivi, all’infinito, hanno il pronome di 3a persona unito al verbo (pronome


enclitico): lavarsi/se laver, pettinarsi/se peigner, guardarsi/se regarder, vestirsi/s’habiller….

Quando sono coniugati, il pronome “si” precede il verbo.

Lavarsi/se laver: mi lavo, ti lavi, si lava, ci laviamo, vi lavate, si lavano (presente indicativo)

Nei tempi composti, il pronome precede l’ausiliare:

mi sono lavato/a, ti sei lavato/a, si è lavato/a, ci siamo lavati/e, vi siete lavati/e, si sono
lavati/e (passato prossimo)

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Nei verbi riflessivi il pronome “si” è complemento oggetto e si riferisce al soggetto che
compie l’azione.

Sono riflessivi indiretti i verbi come tagliarsi/se couper, rompersi/se casser, pulirsi la
giacca/se nettoyer la veste… per i quali il “si” indica una parte del corpo del soggetto della
frase o un oggetto che gli appartiene.

4.13.1. I verbi con valore reciproco

Sono verbi come salutarsi/se saluer, incontrarsi/se rencontrer, abbracciarsi/s’étreindre,


baciarsi/ s’embrasser, dividersi/se séparer, separarsi/se séparer

4.13.2. Verbi pronominali

Si coniugano come i verbi riflessivi, ma il pronome non è né complemento oggetto né


complemento di termine.

mettersi (riflessivo)-metterci (pronominale)

Mi metto un cappello per la cerimonia ?/Je porte un chapeau pour la cérémonie ?

Ci metto molto tempo ad arrivare./Il me faut beaucoup de temps pour arriver.

Sono verbi pronominali : arrabbiarsi/se facher, vergognarsi/avoir honte, alzarsi/se lever,


decidersi/se décider

4.13.3. Alcuni verbi pronominali in italiano e non in


francese

muoversi/bouger; arrampicarsi/grimper; ammalarsi/tomber malade; congratularsi con


qualcuno/féliciter quelqu’un; prendersi la libertà/prendre la liberté; tuffarsi/plonger

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4.13.1. Alcuni verbi pronominali in francese e non in


italiano

dimenticar(si)/oublier; sbagliare/se tromper; passeggiare/se promener; prendere in giro/se


moquer de; andare a letto/se coucher; diffidare/se méfier; esclamare/s’écrier; fare a meno
di/fare senza/se passer de; fuggire/s’enfuir; litigare/se disputer; ricordare/se rappeler/se
souvenir de; stare bene/se porter bien; tacere/se taire

4.13.2. I falsi verbi riflessivi

Sono usati soprattutto nella lingua parlata, per rendere il discorso più personale.

Mi sono bevuto un caffè.


J’ai bu un café.

Mi sono mangiato un bel panino.


J’ai mangé un bon sandwich.

Ti sei sognato ! Io non ho detto niente.


Tu as rêvé! Je n’ai rien dit.

1. Altri verbi pronominali2

Verbi con
3. la: contarla, farla (la fa a tutti), farla franca, finirla, piantarla, spuntarla
4. le: buscarle, prenderle, suonarle
5. ne: andarne, farne (farne di tutti i colori), volerne
6. -cela: avercela (con), farcela
7. -cene: corrercene, volercene
8. -sela: cavarsela, cercarsela, contarsela, darsela (darsela a gambe), farsela (con)
filarsela, godersela, intendersela, passarsela, prendersela (con) ridersela, sbrigarsela,
spassarsela, svignarsela, tirarsela
9. -sene: andarsene, fregarsene, intendersene, restarsene, rimanersene, starsene,
tornarsene, venirsene (venirsene a casa)
10. darci dentro, dormirci sopra, mettercela tutta, venirne fuori, prenderci gusto, farsela
sotto, vedersela brutta, venirsene fuori

2 http://treccani.it

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I VERBI SERVILI « DOVERE/DEVOIR », « POTERE/POUVOIR » E


« VOLERE/VOULOIR »

4.14.1. Infinito

potere (pouvoir) volere (vouloir) dovere (devoir)

4.14.2. Indicativo

a) Presente

posso voglio devo


puoi vuoi devi
può vuole deve
possiamo vogliamo dobbiamo
potete volete dovete
possono vogliono devono

b) Imperfetto

potevo, potevi, poteva, potevamo, potevate, potevano

volevo, volevi, voleva, volevamo, volevate, volevano

dovevo, dovevi, doveva, dovevamo, dovevate, dovevano

c) Futuro semplice

potrò, potrai, potrà, potremo, potrete, potranno

vorrò, vorrai, vorrà, vorremo, vorrete, vorranno

dovrò, dovrai dovrà, dovremo, dovrete, dovranno

d) Futuro anteriore

avrò potuto/voluto/dovuto

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e) Passato prossimo

ho potuto/voluto/dovuto

f) Trapassato prossimo

avevo potuto/voluto/dovuto

g) Passato remoto

potei/potetti, potesti, poté/potetti, potemmo poteste, poterono/potettero

volli, volesti, volle, volemmo, voleste, vollero

dovei/dovetti, dovesti, dové/dovette, dovemmo, doveste, doverono/dovettero

h) Trapassato remoto

ebbi potuto/voluto/dovuto

4.14.3. Participio

a) Participio presente

potente/volente/-

b) Participio passato

potuto/voluto/dovuto

4.14.4. Congiuntivo

a) Congiuntivo presente

possa, possa, possa, possiamo, possiate, possano

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voglia, voglia, voglia, vogliamo, vogliate, vogliano

debba/deva, debba/deva, debba/deva, dobbiamo, dobbiate, debbano/devano

b) Congiuntivo imperfetto

potessi, potessi, potesse, potessimo, poteste, potessero

volessi, volessi, volesse, volessimo, voleste, volessero

dovessi, dovessi, dovesse, dovessimo, doveste, dovessero

c) Congiuntivo passato

abbia potuto/voluto/dovuto

d) Congiuntivo trapassato

avessi potuto/voluto/dovuto

4.14.5. Condizionale

a) Condizionale presente

potrei, potresti, potrebbe, potremmo, potreste, potrebbero

vorrei, vorresti, vorreste, vorremmo, vorreste, vorrebbero

dovrei, dovresti, dovrebbe, dovremmo, dovreste, dovrebbero

b) Condizionale passato

avrei potuto/voluto/dovuto

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4.14.6. Gerundio

a) Gerundio presente

potendo volendo dovendo

b) Gerundio passato

Avendo potuto avendo voluto avendo dovuto

I VERBI SERVILI AI TEMPI COMPOSTI: SCELTA DELL’AUSILIARE

Al passato prossimo, così come agli altri tempi composti, i verbi “dovere”, “potere” e
“volere” possono essere accompagnati dall’ausiliare ‘essere’ o dall’ausiliare ‘avere’. La scelta
dell’ausiliare dipende dal verbo che li segue :

Non è tornato a casa →Non è potuto tornare a casa (‘tornare’ è usato con l’ausiliare ‘essere’)
Il n’est pas rentré. Il n’a pas pu rentrer.

Abbiamo parlato molto → Abbiamo dovuto parlare molto (‘parlare’ è usato con l’ausiliare
‘avere’).
Nous avons beaucoup parlé. Nous avons dû beaucoup parler.

Se il verbo servile è seguito dal verbo ‘essere’ l’ausiliare sarà sempre ‘avere’ :

Hai dovuto essere molto impegnato in questi ultimi tempi.


Tu as dû être très pris ces derniers temps.

Ha voluto essere il primo a entrare.


Il a voulu être le premier à entrer.

4.15.1. Accordo dei verbi servili quando il verbo principale


è usato con l’ausiliare ‘essere’

Se il verbo all’infinito è intransitivo e quindi ha l’ausiliare ‘essere’, i verbi modali saranno in


generale accompagnati dall’ausiliare ‘essere’, con accordo del participio passato in genere e
numero (1). Anche l’uso dell’ausiliare ‘avere’, però, è possibile ; ma in questo caso il
participio passato rimane al maschile singolare (2).

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Mio padre non è potuto venire a trovarmi. (1) /Mio padre non ha potuto venire a trovarmi (2).
Mon père n’a pas pu venir me voir.

L’impiegata è dovuta andare via perché stava male. (1)/L’impiegata ha dovuto andare via
perché stava male. (2)
L’employée a dû partir parce qu’elle allait mal.

Sono voluti rimanere anche se la cerimonia era molto triste. (1) Hanno voluto rimanere anche
se la cerimonia era triste. (2)
Ils ont voulu rester même si la cérémonie était très triste.

4.15.2. Accordo dei verbi servili quando il verbo principale


è usato con l’ausiliare ‘avere’

Se il verbo all’infinito ha l’ausiliare ‘avere’, anche i verbi modali sono preceduti dall’ausiliare
avere”. Non è possibile nessun’altra alternativa.

Ho dovuto mangiare in fretta .


J’ai dû manger en vitesse.

Hai potuto telefonare a tua sorella ?


As-tu pu téléphoner à ta soeur?

Abbiamo voluto dimenticare quella storia.


Nous avons voulu oublier cette histoire-là.

4.15.3. Accordo del participio passato con i verbi servili


accompagnati da un verbo alla forma riflessiva

Non ti sei voluta informare./Non hai voluto informarti.


Tu n’as pas voulu t’informer.

ATTENZIONE alla posizione del pronome! : Se il verbo principale è alla forma riflessiva e
il pronome segue l’infinito, si deve usare l’ausiliare ‘avere’ e quindi il participio passato
rimane al maschile singolare.

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4.15.4. Accordo del participio passato con i verbi servili


preceduti dall’ausiliare ‘avere’

L’accordo del participio passato dei verbi servili segue le stesse regole degli altri verbi.

Accordo obbligatorio

È obbligatorio l’accordo in genere e numero se l’ausiliare ‘avere’ è preceduto dalle forme


atone dei pronomi (complemento oggetto) « lo », « la », « li », « le » :

I fiori li ho dovuti comprare al mercato.


Les fleurs, j’ai dû les acheter au marché.

Quella ragazza l’abbiamo voluta conoscere al corso di italiano a Firenze.


Cette jeune fille nous avons voulu la connaître au cours d’italien à Florence.

Il discorso? Il presidente l’ha potuto leggere molto bene.


Le discours? Le président a pu le lire très bien.

ATTENZIONE alla posizione del pronome! : Se il pronome, invece, si unisce al verbo


all’infinito, il participio passato non deve più essere accordato e resta al maschile singolare :

I fiori ho dovuto comprarli al mercato.

Quella ragazza abbiamo voluto conoscerla al corso di italiano a Firenze.

Il discorso? Il presidente ha potuto leggerlo molto bene.

Accordo facoltativo

L’accordo non è obbligatorio se l’ausiliare ‘avere’ è preceduto dai pronomi complemento


oggetto “mi”, “ti”, “ci”, “vi” :

Vi ho potuto/ti sentire parlare fino a tarda notte.


J’ai pu vous entendre parler jusque tard dans la nuit.

Ti ho voluto/a perdonare perché sei la mia migliore amica.


J’ai voulu te pardonner parce que tu es ma meilleure amie.

Ci hanno dovuto/ti avvertire.


On a dû nous prévenir.

Non accordo

Il participio passato dei verbi modali resta al maschile singolare se l’ausiliare ‘avere’ è
preceduto da :

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• un pronome indiretto “mi”, “ti”, “gli/le”, “ci”, “vi”, “gli/loro”

Ci (a noi) hai voluto preparare la tua specialità?


Tu as voulu nous préparer ta spécialité?

Le (a lei) hanno dovuto mandare una cartolina da Firenze.


On a dû lui envoyer une carte postale de Florence.

La professoressa mi ( a me) ha potuto chiedere un libro in prestito.


Le professeur a pu me demander de lui prêter un livre.

• il pronome partitivo « ne » con il significato “di lei”, “di lui”, “di loro”, “di ciò”

Ho incontrato Giuseppe due mesi fa e non ne (di lui) ho voluto più avere notizie.
J’ai rencontré Joseph il y deux mois et je n’ai plus voulu avoir de ses nouvelles.

Sua figlia è partita e non ne (di lei) ha più voluto sentire parlare.
Sa fille est partie et il n’en a plus voulu entendre parler.

L’ho detto ai poliziotti che non ne (di ciò) ho mai potuto sapere niente.
Je l’ai dit aux policiers que je n’en ai jamais pu rien savoir.

4.15.5. Accordo dei verbi modali con il ‘ne’ partitivo

Accordo obbligatorio : quando il ‘ne’ precede il verbo servile

Se i verbi modali sono preceduti dal ‘ne’ partitivo, l’accordo è obbligatorio :

Avete fatto tutti gli esercizi? Ne abbiamo voluti fare cinque.


Avez-vous fait tous les exercices ? Nous avons voulu en faire cinq.

Gli hai dovuto prestare delle matite? Sì, gliene ho dovute prestare due.
Tu as dû lui prêter des crayons? Oui, j’ai dû lui en prêter deux.

Abbiamo dimenticato molte parole nuove, ma ne abbiamo già potute ricordare molte.
Nous avons oublié beaucoup de nouveaux mots, mais nous avons déjà pu nous en rappeler
beaucoup.

Se la quantità è espressa da un nome (chilo, pacchetto, tazza, bicchiere …), il participio


passato si accorda con questo :

Non trovo più filtri di tè. Scusami, ne ho dovute bere cinque tazze oggi.
Je ne trouve plus de sachets de thé. Désolé, j’en ai dû boire cinq tasses aujourd’hui.

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Non accordo : quando il ‘ne’ si unisce al verbo all’infinito

Se il ‘ne’ si unisce al verbo all’infinito, il participio passato non deve più essere accordato e
resta al maschile singolare :

Esercizi? Abbiamo voluto farne cinque.

Gli hai dovuto prestare delle matite? Sì, ho dovuto prestargliene due.

Abbiamo dimenticato molte parole nuove, ma abbiamo già potuto ricordarne molte.

L’ACCORDO DEL PARTICIPIO PASSATO CON IL ‘SI’ IMPERSONALE

Nella forma impersonale, il participio passato non si accorda (mantiene quindi la desinenza
maschile singolare) quando i verbi hanno l’ausiliare ‘avere’ :

Si è mangiato bene.
On a bien mangé.

Si è parlato di cose importanti alla riunione.


On a parlé de choses importantes à la réunion.

Il participio passato si accorda invece quando i verbi hanno l’ausiliare « essere» :

Quando si è stati/e in quella situazione, tutto sembra facile.


Quand on a été dans une situation pareille, tout semble facile.

Si è tornati/e presto per vedere il gran premio alla televisione.


On est rentré tôt pour regarder le Grand Prix à la télévision.

Ci si è annoiati/e molto allo spettacolo.


On s’est beaucoup ennuyé au spectacle.

L’ACCORDO DEL PARTICIPIO PASSATO CON IL ‘SI’ PASSIVANTE

Con il « si passivante », il participio passato si accorda con il soggetto :

In quella mostra si sono esposti dei quadri di Van Gogh.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Dans cette exposition on a exposé des tableaux de Van Gogh.

Alla festa della Repubblica si è cantato l’inno nazionale.


À la fête de la République on a chanté l’hymne national.

Si sono viste delle anatre selvatiche nell’oasi naturale.


On a vu des canards sauvages dans l’oasis naturelle.

Si è aperta un’altra possibilità nell’ambito della mia professione.


On a ouvert une autre possibilité dans le cadre de mon travail.

LA FORMA IMPERSONALE ( “ON”)

Si usa la forma impersonale SI + verbo alla 3a persona singolare per esprimere azioni
comuni a più persone:

D’estate si va in vacanza/En été, on va en vacances, per esprimere che “tutti” (tous) vanno
in vacanza, “tutta la gente” (tout le monde).

In Italia si prende spesso l’aperitivo al bar.


En Italie, on prend souvent l’apéritif au café.

Quando « si » è seguito dal verbo « essere »/être o « diventare »/devenir o


« sembrare »/sembler, i sostantivi o gli aggettivi che accompagnano il verbo sono al
plurale:

Quando si è giovani si è spensierati.


Quand on est jeune on est insouciant.

Quando si è adulti non si sogna più.


Quand on devient adulte, on ne rêve plus.

Se « si » è seguito da un verbo riflessivo è preceduto obbligatoriamente da « ci »:

Se ci si annoia, il tempo non passa mai. (annoiarsi)


Si on s’ennuie le temps ne passe jamais.

Quando ci si lamenta troppo, si diventa antipatici.


Quand on se plaint trop, on devient antipathiques.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Con i tempi composti il « si » è sempre seguito dall’ausiliare « essere »/être:

Qualcuno ha scoperto un nuovo prodotto per curare il cancro.


Quelqu’un a découvert un nouveau produit pour soigner le cancer.

Si è scoperto un nuovo prodotto per curare il cancro.


On a découvert un nouveau produit pour soigner le cancer.

5. FRANCESE E ITALIANO A CONFRONTO

VERBI

Sentire → écouter, entendre, apprendre, sentir, ressentir

Senti (sentire) la radio ?


Tu écoute la radio ?

Senti (sentire) i rumori per la strada ?


Tu entends les bruits dans la rue ?

Ho sentito (sentire) che non abiti più a Roma.


J’ai appris que tu n’habites plus à Rome.

Sento (sentire) che è il mio giorno fortunato.


Je sens que c’est mon jour de chance.

Sento (sentire) un forte dolore alla gamba.


Je ressens une douleur forte à ma jambe.

Questo fiore ha un buon profumo.


Cette fleur sent (sentir) bon.

C’è odore di cucina.


Ça sent (sentir) la cuisine.

Annusa questo sapone.


Sens (sentir) ce savon.

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Passer/se passer→passare, succedere, accadere, fare a meno, fare

Cet été j’ai passé les vacances à la mer.


Quest’estate ho passato le vacanze al mare.

Que s’est-t-il passé ?


Cos’è successo ? Cos’è accaduto?

Je me passerais bien d’aller chez le médecin.


Farei volentieri a meno di andare dal dottore.

Aujourd’hui, j’ai passé mon examen d’histoire.


Ho fatto l’esame di storia oggi.

Vado a prendere mia moglie. (prendere)→ prendre


Je vais chercher mon épouse. (chercher)→cercare

Vado a trovare mio zio. (trovare) → trouver


Je vais voir mon oncle. (voir) →vedere

Ritornare → retourner, revenir, rentrer

Ritornerà a Roma l’anno prossimo.


Il retournera à Rome l’année prochaine.

Ritornerà da Roma domani


Il reviendra de Rome demain.

Ritornerò da scuola alle 16.00.


Je rentrerai de l’école à 16h.

IL VERBO « STARE »

Stai fermo ! Mi disturbi. Arrête ! Tu me dérange.


Come stai ? Comment-vas-tu ?
Dove stai adesso? Où es-tu/habites-tu maintenant ?
Sta a te farlo ! C’est à toi de le faire !
Stavo per dirlo. J’allais le dire.
Sto facendo i compiti. Je suis en train de faire mes
devoirs.

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IL VERBO « ANDARE»

Come stai ?/Come va? Sto bene, grazie.


Comment-vas-tu ? Je vais bien, merci.

Nelle frasi passive, il verbo « andare » è seguito dal participio passato di verbi come
« perdere, smarrire, sprecare / perdre »

I quaderni sono andati persi .


On a perdu les cahiers.

La carta d’identità andò smarrita.


On a perdu la carte d’identité.

Il verbo « andare » seguito dal participio passato di un altro verbo esprime l’idea di necessità:

La medicina va presa (deve essere presa) prima dei pasti.


Le médicament doit être pris avant les repas. / On doit prendre le médicament avant les
repas.)

Il lavoro va fatto bene.


Le travail doit être bien fait.

IL VERBO «VENIRE»

Il verbo “venire” si usa nelle frasi passive:

Roma fu fondata/venne fondata da Romolo e Remo.


Rome fut fondée par Romulus et Remus.

«STARE» PER (FUTURE PROCHE)

Sto per partire.


Je vais partir.
(ATTENZIONE!: Non si usa il verbo «andare/aller»)

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«È appena + participe passé du verbe» (passé récent)


È appena partito.
Il vient de partir.
(ATTENZIONE!: Non si usa il verbo «venire/venir»)

VERBI CON PREPOSIZIONI

Un verbo di movimento è seguito dalla preposizione “a”, se è in relazione con un altro verbo:

Sei entrato a visitare il museo ? Est-tu entré Ø visiter le musée?

Alcuni esempi :

Accompagnare, accorrere, andare, guidare/condurre, correre, scendere, entrare, condurre,


inviare, salire, partire, tornare/ritornare, uscire, venire/Accompagner, accourir, aller, conduire,
courir, descendre, entrer, envoyer, mener, monter, partir, rentrer, retourner, revenir, sortir,
venir

Verbi che sono seguiti dalla preposizione « di » :

(Lei) Dice di essere in ritardo. Elle dit Ø être en retard.

Affermare, assicurare, contare, credere, degnare, dire, desiderare, sperare, immaginarsi,


negare, pensare, pretendere, riconoscere, sembrare, supporre, ricordarsi/Affirmer, assurer,
compter, croire, daigner, dire, désirer, espérer, s’imaginer, nier, penser, prétendre, reconnaître,
sembler, supposer, se rappeler

Cerca di non essere in ritardo. Cherche à ne pas être en retard.

Aspettarsi di, cercare di, consistere in, divertirsi a, rifiutarsi di, pensare a/S’attendre à,
chercher à, consister à, se plaire à, se refuser à, songer à

Verbi che sono seguiti dalla preposizione « a » :

Sono obbligato a partire. Je suis obligé de partir.

Sfidare a, sbrigarsi a, essere obbligato a, fare bene/male a, fare meglio a, provare a, basta
a/Défier de, se dépêcher de, se hâter de, s’empresser de, être obligé de, bien (mal) faire de,
faire mieux de, tâcher de, suffire de

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6. ESERCIZI

IL PRESENTE INDICATIVO

a) Formare delle frasi (attenzione all’accordo del genere e del numero


dell’attributo)

gli studenti milanese


io studente
noi romano
Alberto contento
voi essere deluso
le ragazze italiano
tu d'accordo (inv.)
la mia amica stanco
Guido e Patrizia felice
voi

i miei genitori una casa al mare


io un giardino
noi una penna
il vicino una sete da morire
voi avere un grosso libro
le ragazze un diploma
tu un vestito azzurro
il poliziotto una macchina da
I nonni corsa
voi un’uniforme blu

b) Formare delle frasi usando i soggetti, i verbi e i complementi

Esempio: io - portare - il vassoio.— : (io) porto il vassoio

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gli studenti aspettare il medico


io cominciare il lavoro
noi chiamare il quadro
Alberto imparare il cameriere
voi pagare l’italiano
le ragazze ammirare il conto
tu tagliare la canzone
il paziente ascoltare il pane
Guido e Patrizia comprare la radio
io guardare i vestiti
studiare la televisione
recitare la situazione
la poesia

gli studenti chiudere il libro


io vedere un’amica
noi scrivere i soldi
Alberto vendere la porta
voi leggere la notizia
le ragazze perdere il regalo
tu ricevere la lettera
la donna dipingere il quadro
Guido e Patrizia mettere il vestito nuovo
io credere il gatto
il topo temere la spiegazione
voi ripetere

gli studenti sentire la situazione


io capire la notizia alla radio
noi coprire il padrone
Marco seguire la minestra
le squadre servire la partita di calcio
le ragazze finire la porta
tu aprire la manifestazione
la donna avvertire la scatola
Guido e Patrizia proibire il paziente
la polizia
il cane

c) Trasformare al singolare o al plurale (solo le forme verbali)

1. Imparate l’inglese per viaggiare.


2. Perdi troppo tempo.

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3. Avete molta cura per i libri.


4. Sei contenta?
5. Capite tutte le spiegazioni.
6. Compri molti libri.
7. Correggi l'esercizio.
8. Che cosa preferite?
9. Quale libro leggi?
10. Guidi molto bene.
11. Chiudi il quaderno.
12. Quando torni?
13. Raccontate la storia molto bene.
14. Tu parli troppo!
15. Non scrivi correttamente la parola ‘ciao’.
16. Da quanto tempo aspettate?
17. Vedete il quadro?
18. Sei distratta, non ascolti mai!
19. Quando parti?
20. Prendete il caffè o il tè?

d) Trasformare

Studio. Ah sì, studi?


Invio il messaggio. Ah sì, invii il messaggio?

1. Comincio domani.
2. Sbuccio la mela.
3. Spio il vicino di casa.
4. Allevio i loro dolori.
5. Sorveglio la casa.
6. Scio tutto il giorno.
7. Amplio la casa.
8. Mangio poco.
9. Pronuncio male.
10. Passeggio molto.
11. Ringrazio tutti.
12. Copio il documento.
13. Avvio il motore.

6.1.2. C’è/ Ci sono

a) Trasformare dal singolare al plurale e viceversa

C'è una foresta/Ci sono delle foreste

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1. C’è un romanzo.
2. Ci sono due scrittori.
3. Ci sono tre errori.
4. C’è una porta.
5. Ci sono quattro finestre
6. C’è un giardino.
7. C’è un quadro.
8. C’è il gatto.
9. Ci sono due colori.
10. Ci sono tre coltelli.

11. Ci sono due scarpe.


12. C’è la valigia.
13. C’è una lettera.
14. Ci sono le nuvole.
15. C’è un treno.
16. C’è una matita.
17. Ci sono due grandi notizie.
18. Ci sono dieci fiori.
19. C’è una stella.
20. Ci sono i biglietti.

21. C’è la camicia.


22. C’è la cravatta.
23. C’è la tazza.
24. Ci sono i mobili nuovi.
25. Ci sono i bambini.
26. C’è il signore.
27. Ci sono i ragazzi.
28. Ci sono tre macchine.

6.1.3. Il verbo piacere

a) Formare delle frasi usando il verbo “piacere”

la minestra — Mi piace la minestra.


i fiori — Mi piacciono i fiori.

la birra i fiori le partite di tennis


questa squadra il farniente questo tavolino
gli aperitivi la campagna questo caffè
l'aranciata il calcio i fumetti
la televisione gli spaghetti lo sci

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il minestrone i romanzi gialli il nuoto


il mare i vini del Chianti passeggiare

6.1.4. Il passato prossimo

a) Trasformare le frasi al passato prossimo

Porto un regalo. - Ho portato un regalo.

1. Mando la lettera.
2. Aspettiamo l'autobus.
3. Spolveri i libri.
4. I ragazzi tornano dalla gita.
5. Il professore comincia la lezione.
6. Queste ragazze vanno al cinema.
7. Il viaggiatore sale sulla torre.
8. Bevo il caffè molto caldo.
9. Il macellaio taglia la carne.
10. Pagate il conto senza protestare.

11. Chiami la polizia.


12. Questa maglietta non costa cara.
13. Il malato guarisce lentamente.
14. Il medico guarisce il malato.
15. Ricevi un pacco?
16. Non riusciamo a entrare.
17. Perdo l'autobus.
18. Ascoltiamo la canzone.
19. L'impiegato guarda il documento.
20. Carlo non digerisce la pizza.
21. Restituiamo i libri.
22. Preparate la cena.

b) Trasformate le frasi al passato prossimo

Alla mattina, Monica si veste, fa colazione e poi va in ufficio.


Ieri mattina Monica ……………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………
Faccio molti viaggi, vado spesso a teatro e non lavoro.
L’estate scorsa ………………………………………………………………………………

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

……………………………………………………………………………………………….
……………………………………………………………………………………………….
Maria va all’università e studia l’italiano.
Qualche anno fa …………………………………………………………………………….
………………………………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………………….

6.1.5. L’imperfetto indicativo

a) Trasformare le frasi all’imperfetto

Esempio: Papà fuma la pipa. - Papà fumava la pipa.

1. Questa studentessa lavora molto.


2. Ogni giorno andiamo in biblioteca.
3. Vengo a parlarti.
4. Ci portate ogni giorno il caffè.
5. Non posso andare a comprare quel libro.
6. Guardi sempre l'orologio.
7. Hanno una bella macchina.
8. L'impiegato è occupato.
9. Faccio una passeggiata.
10. Tornate a casa tardi.

11. I bambini vogliono tornare a casa.


12. Dite sempre cose importanti.
13. Sono molto contento del risultato.
14. Questo quadro non costa caro.
15. Gli studenti traducono un testo.
16. Il ragazzo aspetta da due ore.
17. Tiene in mano un mazzo di fiori.
18. Noi ci occupiamo solo del nostro lavoro.
19. Avete paura delle conseguenze!
20. Cantiamo quasi sempre quando ci alziamo.

21. Date dei consigli a tutti.


22. Cambio idea ogni cinque minuti.
23. Parli con gentilezza.

b) Trasformare le frasi usando il trapassato prossimo

Ascolto un bellissimo disco. - Avevo ascoltato un bellissimo disco.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

1. Alberto dorme con la finestra aperta.


2. Nicola si veste con cura.
3. Riceviamo poche notizie dall'estero.
4. Apro un'inchiesta su questo caso.
5. Vi avvertiamo dell'importanza di questo affare.
6. Alberto paga il conto.
7. I commercianti vendono roba di qualità.
8. Lavo i piatti.
9. Tu parti all'alba.
10. Siete attenti.

11. Gli impiegati trascrivono il testo.


12. Comprate un'automobile nuova.
13. Guarisci completamente.
14. Ho molte preoccupazioni.
15. Cantiamo l'ultima canzone.
16. Studiate la lezione precedente.
17. Porti i bagagli all'aeroporto.
18. Patrizia comincia il suo lavoro alle otto.
19. I miei fratelli vanno al cinema.
20. Sentite le ultime novità.

6.1.6. I verbi servili

a) Rispondere alle domande usando i verbi servili e sostituendo il complemento


oggetto con i pronomi

Perché non sei venuto? - Perché non sono potuto (voluto/dovuto) venire!
Perché non hai letto quel libro? – Perché non ho potuto leggerlo!

1. Perché non hai comprato quel vestito?


2. Perché non hai preso il treno?
3. Perché non ti sei fermato?
4. Perché non sei andato dalla nonna?
5. Perché non hai imaparato la lezione?
6. Perché non sei partito all'ora giusta?
7. Perché non siete tornati a casa?
8. Perché non hai letto quel romanzo?
9. Perché non hai aspettato il tuo amico?
10. Perché non sei entrato subito?
11. Perché non avete chiamato il medico?
12. Perché non hai seguito il mio consiglio?
13. Perché non mi hai parlato di questa faccenda?
14. Perché non sei uscito in quel momento?

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b) Rispondere mettendo il verbo tra parentesi all’imperfetto.

Esempio: - Perché non mi hai aiutato? (potere) - Risposta: Perché non potevo.
- Perché non hai mangiato? (il medico: volere) - Risposta: Perché il medico non voleva.

1. Perché non hai parlato? (potere)


2. Perché i cugini non mi hanno invitato? (dovere)
3. Perché la vedova non ha venduto la casa? (il figlio: volere)
4. Perché non abbiamo pagato? (dovere)
5. Perché non l'hai comprato? (potere)
6. Perché non avete firmato il contratto? (l’avvocato: voleva)
7. Perché non sei venuta? (potere)
8. Perché non siete rimasti? (potere)
9. Perché non ci siamo accontentati? (volere)
10. Perché non hai seguito il suo consiglio? (Carlo: volere)

11. Perché non hai portato il pacco? (potere)


12. Perché quel ragazzo non ha ascoltato la musica? (avere il tempo)
13. Perché gli ospiti non hanno mangiato la frutta? (amare)
14. Perché non hai studiato? (volere)
15. Perché non avete finito il compito (potere)
16. Perché non siamo partiti? (essere pronti)
17. Perché non hai letto il giornale? (potere)
18. Perché non hai chiamato il medico? (il malato: volere)
19. Perché i testimoni non hanno raccontato l'incidente? (non ricordarsi più)
20. Perché non avete cantato? (i vicini di casa: volere)

6.1.7. La forma di cortesia

a) Trasformare usando la forma di cortesia

Hai fatto il tuo compito? - Ha fatto il suo compito?

1. Senti la musica?
2. Ti restituisco il tuo libro.
3. Vuoi sempre comandare tu!
4. Posso venire a portarti quel documento?
5. Certo, puoi venire quando vuoi!
6. Tu parli sempre delle tue qualità, ma non pensi mai ai tuoi difetti: ti rimprovero
questo!
7. Ti prego di non gridare quando discuti con le persone.
8. Hai sempre ragione, tu!
9. Tu pensi soltanto ai tuoi problemi.

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10. Ogni volta che ti incontro, ti saluto gentilmente, ma tu non mi saluti mai: forse sei
assorto nei tuoi problemi.
11. Hai ricevuto i tuoi giornali?
12. Da quanto tempo aspetti tua moglie?
13. Non ti ho visto alla riunione, ieri.
14. Ti parlo seriamente del tuo futuro: che cosa vuoi fare più tardi?

6.1.8. Il participio passato

a) Sostituire la subordinata temporale con un participio passato

Carlo uscì di casa dopo che si era messo il cappello → Messosi il cappello, Carlo uscì di casa.

1. Il ministro ripartì dopo che ebbe preso i provvedimenti necessari.


2. Francesca scoppiò in una risata dopo che ebbe letto la lettera.
3. Andai ad aprire la porta dopo essermi vestita in fretta.
4. Appena ha sentito le prime misure, Pietro riesce a identificare qualsiasi pezzo
musicale.
5. Dopo che ebbe speso tutto il suo avere, questo signore si ritirò in campagna.
6. Dopo che avevamo visto i termini del contratto, abbiamo detto di non essere
d'accordo.
7. Ogni sera, quando ho spedito le ultime lettere e controllato i conti, lascio l'ufficio e
torno a casa.
8. Pierino andò a giocare dopo aver avvertito i nonni.
9. Dopo aver raccolto tutte le informazioni utili, gli ispettori redassero la loro relazione.
10. Dopo aver superato le ultime difficoltà amministrative, potremo finalmente aprire la
nostra azienda.

6.1.9. L’indicativo futuro

a) Trasformare usando il futuro semplice

Oggi parlo a mio padre. - Domani parlerò a mio padre.


(Attenzione ai futuri irregolari!).

1. Scriviamo ai nostri genitori.


2. Vado al cinema.
3. Vendete la vostra macchina.
4. Carlo risponde alla vostra lettera.
5. Abbiamo fretta!

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6. Imparate i verbi irregolari.


7. Avete tutto il necessario.
8. Faccio una bella passeggiata.
9. Oggi prendi il primo treno.
10. Saliamo sul campanile.

11. Cadi dalle nuvole.


12. Ho molta fortuna!
13. Guido vede una cosa incredibile.
14. Traduciamo l’articolo.
15. Siete piuttosto gentili.
16. Potete venire.
17. I bambini sanno scrivere.
18. Riceviamo una lettera.
19. I signori sono in viaggio.
20. Date la mancia al cameriere.

21. I muratori costruiscono una bella casa.


22. Oggi guardiamo attentamente questa fotografia.
23. La Befana distribuisce i regali.
24. Finite il vostro compito.
25. Tiziano Ferro canterà nello stadio di Roma.
26. Tutti bevono l'aperitivo.
27. Sapete a memoria la vostra parte.
28. Non ti crediamo.
29. Sono stanco.
30. Carlo non mantiene la promessa.

31. Questi ragazzi lavano la macchina.


32. I viaggiatori vogliono un'altra camera.
33. Scendiamo in questa grotta.
34. Dobbiamo lavorare.
35. Guidi la macchina di tuo padre.
36. Rimaniamo a casa.
37. Sei contento.
38. Dobbiamo assolutamente partire.
39. Non ho il tempo di occuparmi di questo.
40. Parti in vacanza.

41. Siamo contentissimi.


42. I miei amici hanno ragione.
43. Dici sempre di sì.
44. Viene il presidente.
45. Leggo quel libro.
46. Mi fermo al semaforo.
47. Diamo una mano a Carlo.
48. Disponete ogni cosa.

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b) Combinare le due frasi seguendo l’ordine indicato usando il futuro semplice (2)
e il futuro anteriore(1)

(1) Scrivo la lettera. (2) La metto nella busta. →Quando avrò scritto la lettera, la metterò nella
busta.

a. (1) La baby sitter arriva. (2) Possiamo andare al cinema.


b. (1) Finisci l'articolo. (2) Io lo correggo.
c. (1) Mi dici l'ora del tuo arrivo. (2) Preparo la camera.
d. (1) Fai un po' di ginnastica. (2) Ti senti meglio.
e. (1) Faccio la doccia. (2) Mi vesto per andare in ufficio.
f. (1) Parlo al presidente. (2) Comunico tutte le informazioni utili.
g. (1) Andate dal medico. (2) Passate in farmacia.
h. (1) Leggi il libro. (2) Lo riassumi (résumer).
i. (1) Risparmio (épargner) abbastanza. (2) Mi compro la macchina.
l. (1) Pianto (planter) i rosai (rosier). (2) Li innaffio (arroser).

6.1.10. Il condizionale

Un sonetto di Cecco ANGIOLIERI (testo del XIII secolo modernizzato)

S'io fossi fuoco, arderei il mondo,


s'io fossi vento, lo tempesterei 3;
s'io fossi acqua, io l'annegherei;
s'io fossi Dio, mandereil'in4 profondo.
S'io fossi papa, sarei allor giocondo,
ché tutti i cristiani imbrigherei 5;
s'io fossi imperator, sai che farei?
a tutti mozzerei6 il capo a tondo7.
S'io fossi Morte, andrei da mio padre,
s'io fossi Vita, fuggirei da lui:
similmente farei di mia madre.
S'io fossi Cecco, come sono e fui,
tôrrei8 le donne giovani e leggiadre9
le vecchie e laide lascerei altrui.

3 tempestare: “renverser sous la tempête”


4 mandereil'in = lo manderei in
5 imbrigare: “mettre dans l'embarras, embêter”
6 mozzare = tagliare
7 a tondo: “aux alentours, autour de moi”
8 tôrrei = toglierei = prenderei
9 leggiadro: “charmant”

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a) Rispondete alle domande usando il condizionale presente

Perché non parli? (potere) - Parlerei, ma non posso.


Perché Pietro non parla? (la mamma: volere). - Pietro parlerebbe, ma la mamma non vuole.

1. Perché non mi aiuti? (non ci riesco)


2. Perché i cugini non mi invitano? (dovere)
3. Perché la vedova non vende la casa? (volere)
4. Perché non pagate? (essere gratuito)
5. Perché non lo compri? (potere)
6. Perché non firmate il contratto? (potere)
7. Perché non vieni? (volere)
8. Perché non rimanete? (potere)
9. Perché non ci accontentiamo? (essere esigenti)
10. Perché non segui il suo consiglio? (Carlo: volere)

11. Perché non portate il pacco? (non avere ricevuto il pacco)


12. Perché quel ragazzo non ascolta la musica? (avere il tempo)
13. Perché gli ospiti non mangiano la frutta? (osare)
14. Perché non studi? (non so cosa studiare)
15. Perché non finite il compito? (non avere voglia)
16. Perché non partiamo? (essere pronti)
17. Perché non leggi il giornale? (essere stanco)
18. Perché non chiami il medico? (il malato: volere)
19. Perché i testimoni non raccontano l'incidente? (non ricordarsi più)
20. Perché non cantate? (i vicini di casa: volere)

b) Rispondete alle domande usando il condizionale passato e mettendo il verbo


tra parentesi all’imperfetto

Perché non mi hai aiutato? (potere) - Ti avrei aiutato, ma non potevo.


Perché non hai mangiato? (il medico: volere) - Avrei mangiato, ma il medico non voleva.

1. Perché non hai parlato? (potere)


2. Perché i cugini non mi hanno invitato? (dovere)
3. Perché la vedova non ha venduto la casa? (volere)
4. Perché non abbiamo pagato? (dovere)
5. Perché non l'hai comprato? (potere)
6. Perché non avete firmato il contratto? (potere)
7. Perché non sei venuta? (mio marito: volere)
8. Perché non siete rimasti? (potere)
9. Perché non ci siamo accontentati? (potere)
10. Perché non hai seguito il suo consiglio? (Carlo: volere)

11. Perché non hai portato il pacco? (potere)


12. Perché quel ragazzo non ha ascoltato la musica? (avere il tempo)

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13. Perché gli ospiti non hanno mangiato la frutta? (osare)


14. Perché non hai studiato? (sapere)
15. Perché non avete finito il compito (potere)
16. Perché non siamo partiti? (essere pronti)
17. Perché non hai letto il giornale? (essere stanco)
18. Perché non hai chiamato il medico? (il malato: volere)
19. Perché i testimoni non hanno raccontato l'incidente? (non ricordarsi più)
20. Perché non avete cantato? (i vicini di casa: volere)

6.1.11. I verbi riflessivi

a) Rispondere, mettendo i verbi al passato prossimo

Ti vesti? - Ma io mi sono già vestito!


Vi vestite? - Ma noi ci siamo già vestiti!

Carlo si veste? - Ma Carlo si è già vestito!


I ragazzi si vestono? Ma i ragazzi si sono già vestiti!

1. Vi riposate?
2. Vi incontrate?
3. Ti fermi?
4. Patrizia si pettina?
5. I bambini si lavano?
6. Ti nascondi?
7. Vi divertite?
8. Vi riconoscete?
9. Il maestro si arrabbia?
10. Pietro si scusa?

6.1.12. I verbi riflessivi con i verbi servili (al presente)

a) Rispondere usando le due forme possibili

Non mi lavo: non voglio.


(1) Non mi lavo, perché non voglio lavarmi.
(2) Non mi lavo, perché non mi voglio lavare.

• Non ti sposi: non vuoi.


• Non vi lamentate: non potete.
• L'autista non si ferma: non può.

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• Non ti scusi: non devi.


• Il ragazzo non si alza: non vuole.
• Non mi diverto: non posso.
• La bambina non si pettina: non vuole.
• Lo studente non si iscrive: non può.
• Non ci affatichiamo: non vogliamo.
• Queste persone non si preoccupano: non devono.

• Non ci pentiamo: non possiamo.


• Carla non si arrabbia: non vuole.
• Non vi riposate: non volete.
• Il gatto non si lava: non vuole.
• Non mi sveglio: non posso.
• Non mi vergogno: non posso.

6.1.13. I verbi riflessivi con i verbi servili (al passato prossimo)

a) Rispondere usando le due forme possibili

Non mi sono lavata: non ho voluto.


(1) Non ho voluto lavarmi.
(2) Non mi sono voluta lavare.

• Non ti sei riposato: non hai voluto.


• Non mi sono preparata: non ho dovuto.
• Non mi sono pentito: non ho dovuto.
• Non ti sei informata: non hai voluto.
• I banditi non si sono nascosti: non hanno potuto.
• Non mi sono alzato: non ho potuto.
• Non ti sei vestita: non hai dovuto.
• Carlo non si è scusato: non ha voluto.
• Carlo e Patrizia non si sono sposati: non hanno voluto.
• Non ci siamo divertiti: non abbiamo potuto.
• Questa persona anziana non si è curata bene: non ha potuto.
• Non ti sei occupata di questo: non hai voluto.
• Non ci siamo fermati: non abbiamo potuto.
• Non vi siete arrabbiate: non avete voluto.
• Non mi sono riposato: non ho voluto.
• Non ci siamo lamentati: non abbiamo voluto.

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b) Trasformare

Non mi sono accorto di questo. - 1) Non ho voluto accorgermi di questo. - 2) Non mi sono
voluto accorgere di questo.

1.Non mi sono riposato.


2. Non ci siamo specchiate.
3. Non ti sei alzato.
4. Il ragazzo non si è nascosto.
5. Non ti sei deciso.
6. Il malato non si è curato.
7. Non ci siamo smarriti.
9. Carlo non si è lavato.
10. Non vi siete fermati.
11.Oggi quelle ragazze non si sono
pettinate.
12. Non vi siete guardati.
13. Non mi sono affrettato.
14. Non ti sei difeso.
15. Non si sono coperti.

6.1.14. L’imperativo

a) Rispondere

Leggo?—Sì, leggi!
Leggiamo?— Sì, leggete!

1. Chiudo? 5. Salgo? 9. Parliamo? 13. Mangio?


2. Aspettiamo? 6. Scendiamo? 10. Scrivo? 14. Cantiamo?
3. Serviamo? 7. Bevo? 11. Rispondo? 15. Guardiamo?
4. Studio? 8. Dormo? 12. Partiamo? 16. Telefono?

b) Rispondere usando l’imperativo alla 1a persona plurale

Partite anche voi?—Sì, partiamo!

1. Andate anche voi? 5. Votate anche voi? 9. Cantate anche voi?


2. Partecipate anche voi? 6. Pagate anche voi? 10. Ammettete anche voi?
3. Tornate anche voi? 7. Leggete anche voi? 11. Lavorate anche voi?
4. Stirate anche voi? 8. Guardate anche voi? 12. Rinunciate anche voi?

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c) Rispondere usando l’imperativo e i pronomi diretti e indiretti

Porto la valigia?—Sì, portala!


Portiamo la valigia? Sì, portatela!

1. Aspetto Luigi? 8. Ci vestiamo? 15. Chiamo il cameriere?


2. Scriviamo alla zia? 9. Chiudo le finestre? 16. Ci nascondiamo?
3. Vendo la casa? 10. Ascoltiamo le canzoni? 17. Ripeto le informazioni?
4. Ci alziamo? 11. Compro il vino? 18.Vi aspettiamo?
5. Mi servo? 12. Obbediamo al vigile? 19. Ci riposiamo?
6. Rispondiamo ai clienti? 13. Ti precedo? 20. Ci affrettiamo?
7. Ti confesso la verità? 14. Vi spiego la regola? 21. Rifiuto questo favore a
Carla?

d) Rispondere usando l’imperativo alla 1a persona plurale

Volete vestirvi?—Sì, vestiamoci!


Volete mangiare la pera?— Sì, mangiamola!

1. Volete raccontare la storia? 8. Volete fermarvi?


2. Volete finire il compito? 9. Volete fare il bagno?
3. Volete andare al cinema? 10. Volete alzarvi?
4. Volete parlare dell'accaduto? 11. Volete invitare Carlo?
5. Volete riposarvi? 12. Volete aspettare le ragazze?
6. Volete guardare la tivù? 13. Volete telefonare alla zia?
7. Volete spedire questa lettera alla zia? 14. Volete comprarvi la macchina?

e) Rispondere usando l’imperativo negativo e i pronomi diretti e indiretti

Porto la valigia?—No, non portarla!


Portiamo la valigia?¬— No, non portatela!

1. Mostriamo i quadri? 10. Torno all'università?


2. Parlo al professore? 11. Apro la scatola?
3. Mi affretto? 12. Firmo il contratto?
4. Ordiniamo il pranzo? 13. Ci difendiamo?
5. Vendo la casa? 14. Spegniamo la luce?
6. Chiedo il permesso a Carla? 15. Mi nascondo?
7. Paghiamo il conto? 16. Porto la lettera al direttore?
8. Restituisco il libro a Carlo? 17. Seguo la ragazza?
9. Mi lavo le mani? 18. Ci scusiamo?

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f) Rispondere usando l’imperativo e sostituendo le parole sottolineate con un


pronome

Ti do un caffè?— Sì, dammi un caffè.


Ti dico questo?—Sì, dimmelo.

1. Mi faccio dimenticare? 10. Ci vado oggi?


2. Dico questa cosa a Patrizia? 11. Do un po' di pane agli uccelli?
3. Do la chiave a Guido? 12. Faccio la minestra stasera?
4. Ti faccio piacere? 13. Vado a comprare le riviste?
5. Sto lontano dal fuoco? 14. Vado a prendere Alberto alla stazione?
6. Ti do questi libri? 15. Mi faccio bella per stasera?
7. Ti dico questo segreto? 16. Vi dico la verità?
8. Vado a prendere le posate? 17. Do una mano al vicino di casa?
9. Faccio sapere questa cosa al cliente? 18. Ti sto vicina?

g) Trasformare usando la forma di cortesia.

Entro? — Sì, entri!

1. Vengo?
2. Serviamo?
3. Me ne vado?
4. Dormiamo?
5. Bevo?
6. Lascio?
7. Lavoriamo?
8. Finiamo?
9. Studio?
10. Canto?
11. Rispondo?
12. Preparo?
13. Saliamo?
14. Esco?
15. Proseguiamo?
16. Registriamo?
17. Metto?
18. Firmiamo?
19. Rivedo?
20. Ripetiamo?
21. Leggo?

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h) Trasformare usando l’imperativo alla forma di cortesia e sostituendo nelle


risposte i complementi nominali con i pronomi

Prendo la valigia?— Sì, la prenda!


Vi presto il libro? — Sì, ce lo presti!

• Scrivo la lettera?
• Parliamo a Marco?
• Leggo il giornale?
• Mangiamo la verdura?
• Comunico le informazioni?
• Mi riposo qui?
• Finisco il testo?
• Guido la tua macchina?
• Taglio la carne?
• Laviamo il pavimento?

• Ascoltiamo la canzone?
• Ti presto il libro?
• Mando il pacco a Carlo?
• Chiamiamo il medico?
• Faccio il bagno?
• Pago subito?
• Ci alziamo presto?
• Partiamo ora?
• Serviamo il pranzo?

6.1.15. Periodo ipotetico : 1° tipo della realtà

a) Trasformare

Arrivo in tempo; saluterò Carla.→ Se arriverò in tempo, saluterò Carla.

1. La mia macchina è rotta; ne comprerò un'altra.


2. Ho un pomeriggio libero; rileggerò quel romanzo di Moravia.
3. Aspettate un attimo: vedrete mia moglie.
4. Carlo paga il conto: tutti lo ringrazieranno.
5. I bambini stanno zitti: potremo ascoltare la musica.
6. Avete un po' di denaro; potrete comprare quei dischi.
7. Carlo va al mare: ci andremo anche noi.
8. Hai finito i tuoi compiti: potrai guardare la tivù.
9. Fate una cosa simile? Noi avvertiremo i vostri genitori!
10. Quei ragazzi bevono alcool: avranno un terribile mal di testa.

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7. TRADURRE

a) L’indicativo presente

1.

1.- Il pense 10.- J'écris 19.- Je cours 28.- Ils peignent


2.- Vous restez 11.- Nous allons 20.- Il mange 29.- Tu obéis
3.- Nous réduisons 12.- Tu pars 21.- Il raconte 30.- Vous voyez
4.- Vous arrivez 13.- Nous buvons 22.- Ils deviennent 31.- Il ouvre
5.- Nous apportons 14.- Je dors 23.- Ils prennent 32.- Ils paient
6.- Ils souffrent 15.- Nous offrons 24.- Tu téléphones 33.- Il rit
7.- Tu proposes 16.- Il attribue 25.- Vous finissez 34.- Vous invitez
8.- Je regarde 17.- Je punis 26.- Tu désires 35.- Nous suggérons
9.- Tu demandes 18.- Elles répondent 27.- J'interdis 36.- Vous rendez

2.

1.- Tu caches la vérité. 7.- Carla ouvre la fenêtre.


2.- Tu avertis la police. 8.- Les organisateurs établissent le programme.
3.- Vous demandez une explication. 9.- Nous écrivons une lettre et deux cartes
postales.
4.- Nous offrons un bouquet de fleurs. 10.- Nous dormons beaucoup.
5.- Nous courons pour prendre l'autobus. 11.- Je ne comprends pas ce livre.
6.- Les enfants n'obéissent jamais. 12.- La Befana distribue les cadeaux.

3.

1.- J'ai un livre et deux cahiers. 7.- Nous sommes des étudiants.
2.- Je suis très calme. 8.- As-tu une plume?
3.- Tu es pâle aujourd'hui. 9.- Pietro est un garçon courageux.
4.- Carla a une voiture. 10.- Vous n'êtes pas gentils.
5.- Nous avons peur. 11.- Carla est une jeune fille intelligente mais paresseuse.
6.- Vous avez tort. 12.- Nous n'avons pas toujours raison.

4.

1. - Il y a un accident: je cours avertir l'hôpital et la police.


2.- Les enfants reviennent d'une belle excursion.
3.- Carlo envoie sa femme à la pâtisserie pour acheter un gâteau.
4.- Nous partons immédiatement annoncer cette bonne nouvelle à nos parents.

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5.- Pendant les prochaines vacances, mes cousins veulent passer quinze jours sous la tente, en
Afrique.
6.- Où voulez-vous aller ce soir? au cinéma? au théâtre? ou préférez-vous aller manger une
pizza?
7.- Ces personnes partent contempler le paysage.

5.

1.- Nous nous tutoyons.


2.- Il vient de partir.
3.- Aimez-vous la danse?
4.- Mes voisins courent acheter des actions.
5.- Nous venons d'acheter un beau livre.
6.- Attention, le conférencier va parler.
7.- Je parais bon, mais je suis méchant quand je veux.
8.- Pourquoi ne t'assieds-tu pas? Tu n'aimes pas mes chaises?
9.- Cet homme a coutume de sortir tous les soirs à sept heures.
10.- J'ai mal à la tête.
11.- Les autorités entrent et tous se taisent.

6. Attenzione alle forme idiomatiche del verbo fare!

1.- Vous faites comme vous voulez.


2.- Aujourd'hui, maman fait un gâteau.
3.- Nous nous en passons.
4.- Ces ouvriers font des objets très intéressants.
5.- Je prends une douche.
6.- Que fais-tu quand tu n'étudies pas?
7.- Nous prenons les billets.
8.- Les enfants jouent à pile ou face.
9.- Je prends mon petit déjeuner fort tôt.
10.- Quand il s'agit de payer, les amis ne font jamais d'histoires.

b) È/ sono/C’è/Ci sono

1.- Qu'est-ce que c'est? 8.- C'est un garçon.


2.- Il y a deux étudiantes. 9.- C'est un chien.
3.- C'est Pierre. 10.- Il y a un livre.
4.- Il y a deux visiteurs. 11.- C'est le président.
5.- C'est le livre bleu. 12.- Il y a deux chaises.
6.- C'est la police. 13.- Ce sont les professeurs.
7.- Il y a deux statues. 14.- Ce sont des plantes.

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c) La forma di cortesia

1.- Pouvez-vous me prêter votre voiture?


2.- Je vous l'ai déjà prêtée il y a deux mois, et vous avez provoqué un accident!
3.- Je vous dis que vos raisons ne me convainquent pas.
4.- Votre garagiste travaille fort bien; pouvez-vous me donner son adresse?
5.- Carlo m'a demandé de vous envoyer ce paquet à votre adresse personnelle.
6.- Je vous l'ai déjà dit plusieurs fois: je ne puis pas venir écouter votre conférence ce soir.
7.- Puis-je vous offrir une boisson? Qu'est-ce que vous préférez, (du)café, (du) thé ou (de la)
bière?
8.- Je vous remercie de vos conseils.
9.- Votre secrétaire vous a-t-elle parlé de mon problème? Je vous l'expose en quelques mots.
10.- Avez-vous trouvé les pièces de rechange pour votre voiture?

d) Il passato prossimo Attenzione agli ausiliari !

1.- Tu as grandi. 7.- Nous avons écrit.


2.- Vous avez changé. 8.- Ils ont vécu.
3.- Tu as décidé. 9.- J'ai couru.
4.- Il a choisi. 10.- Nous sommes venues.
5.- Ils ont lu. 11.- Carla a rajeuni.
6.- Nous avons grossi. 12.- J'ai souffert.

e) Il condizionale

1.- Sans amour, notre vie serait triste.


2.- Nous ne pourrions pas aller travailler sans prendre notre petit déjeuner.
3.- Avec un peu de chance, tu gagnerais certainement au loto.
4.- Je ne saurais dire la raison de cet acte.
5.- Sans lampes, vous n'y verriez pas dans cette grotte.
6.- Pourrais-tu me dire le nom d'un écrivain italien?
7.- Je voudrais habiter à la campagne; j'aurais une vie simple et saine; je me lèverais tôt, je
respirerais l'air pur; je cultiverais mon potager et parlerais avec les villageois au bar; je
mangerais une nourriture naturelle et boirais le vin de mon vignoble; le soir, je m'endormirais
content de ma journée.

f) I verbi riflessivi

1.

1.- Je m'appelle Carlo.


2.- Vous vous endormez.
3.- Il s'imagine.

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4.- Je me réjouis.
5.- Elle se coiffe.
6.- Nous nous amusons.
7.- Maria se fiance.
8.- Les chats se lavent.
9.- Les enfants se salissent.
10.- Tu te défends.
11.- Tu te trouves belle.
12.- Ces jeunes filles se contentent. de peu
13.- Nous nous fatiguons.
14.- Tu t'habilles.
15.- Elles se cachent.

2. Attenzione ai verbi pronominali in italiano e non in francese e viceversa

1.- Nous grimpons.


2.- Je me promène.
3.- Le canari s'échappe de la cage.
4.- Tu te trompes.
5.- Patrizia et Carla s'écrient.: “Impossible!”
6.- Je te félicite.
7.- Vous avez honte.
8.- L'étudiant se tait.
9.- Carlo est tombé malade.

g) I verbi servili

1.- Nous devons partir. 14.- Le policier va vers la voiture.


2.- Je ne peux pas venir. 15.- Ils ne veulent pas étudier.
3.- Tu dois lire davantage. 16.- Je dois prendre un médicament, je vais à la
pharmacie.
4.- Je ne dois pas parler. 17.- Tu peux rester.
5.- Tu ne veux pas dire la vérité? 18.- Les hommes doivent être honnêtes.
6.- Carla ne peut pas conduire. 19.- Les enfants ne peuvent pas répondre.
7.- Nous n'allons pas souvent au théâtre. 20.- Vous devez promettre.
8.- Nous ne voulons pas payer. 21.- Je ne veux pas être indiscret.
9.- Où vas-tu? 22.- Vous pouvez lire la lettre.
10.- Nous pouvons avoir confiance. 23.- Tu veux un peu de vin?
11.- Quand allez-vous à Pérouse? 24.- Nous devons être modestes.
12.- Carla doit vendre sa maison. 25.- Les enfants vont à l'école.
13.- Guido veut acheter une voiture 26.- Pietro peut entrer.
américaine.

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h) L’imperfetto

1.- Quand j'étais enfant et que j'allais à l'école, à la campagne, je devais faire quatre
kilomètres à pied: c'était très dur (molto faticoso), surtout (soprattutto) en hiver.
2. – Pendant (durante) les vacances, les enfants jouaient (giocare) toute la journée sur la plage
(spiaggia); ainsi, les parents étaient tranquilles et pouvaient profiter (godersi + COD) du
soleil.
3.- Quand nous habitions (abitare) en ville, nous allions souvent au théâtre, car nous
préférions le théâtre au cinéma.

i) L’imperativo

1.

1.- Prends ton livre et apporte-le-moi: tu t'es encore trompé de page!


2.- Tu as pris par erreur les clés de Gino. Va les lui rendre, s'il te plaît.
3.-Tu as des difficultés? Dis-les-nous sans crainte: nous voulons tout faire pour les résoudre
selon tes désirs.
4.- Ne ferme pas la porte: attendons encore les retardataires!
5.- Ecoutez-moi et notez soigneusement les nouvelles mesures administratives: diffusez-les
dans vos services et appliquez-les dès la semaine prochaine.

2.

1.- Soyez le bienvenu! Entrez, fermez la porte et asseyez-vous! Ne vous préoccupez pas et
expliquez-moi votre problème.
2.- Prenez cette lettre et lisez-la attentivement, puis dites-moi votre avis.
3.- Mademoiselle, apportez-moi le dossier Rossi, faites une copie des deux premiers
documents et envoyez-les à mon collègue Fabbri.
4.- Parlez-moi de vos cousins; soyez certain que leurs visites me font toujours plaisir.
5.- Ouvrez cette boîte et regardez bien: au fond, il y a une bague: c'est un cadeau pour vous!

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VII. L’AVVERBIO

1. POSIZIONE DELL’AVVERBIO

I vari tipi di avverbio (modo, luogo, tempo, quantità… ), di solito, precedono l’elemento che
modificano.

Un avverbio può modificare:

Un aggettivo. In questo caso lo precede.

Sono molto preoccupato per mio figlio.


Je suis très préoccupé pour mon fils.

Maria è poco socievole.


Marie est peu sociable.

Giulia è immensamente innamorata di Maurizio.


Julia est immensément amoureuse de Maurice.

Un verbo. In questo caso lo segue.

Ho mangiato troppo.
J’ai trop mangé.

Pietro ha nuotato molto.


Pierre a beaucoup nagé.

Il mio amico ha agito male.


Mon ami a mal agi.

Tutta la frase: la posizione può variare

Guarderei volentieri un film stasera!


Je regarderais volontiers un film ce soir!

Forse dovresti cambiare dottore.


Tu devrais peut-être changer de médecin.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Ho già incontrato il tuo nuovo vicino di casa.


J’ai déjà rencontré ton nouveau voisin

Lo stesso avverbio può avere un significato diverso a seconda della posizione occupata nella
frase:

Stranamente, Carlo dorme. (è strano che Carlo dorma) (DT)


Carlo dorme stranamente. (in modo strano) (DT)

a) Formazione degli avverbi di modo

Avverbi qualificativi Avverbi derivati violento→violentemente


(avverbi di modo) Aggettivi femminile + suffisso pari→parimenti
mente altro→altrimenti
lontano→lontana→lontanamente
veloce→→ veloce→ velocemente Avverbi con comparativo e superlativo: es.
gentile→ gentil→ gentilmente fortemente (più fortemente, fortissimamente)
celere→→ celer→ celermente
Aggettivi maschili che rimangono bene/meglio/benissimo (ottimamente, molto
invariati e diventano avverbi: bene, assai bene); male/peggio/malissimo
piano, forte, chiaro (pessimamente, molto male, assai male);
parlare piano grandemente/maggiormente/massimamente,
Forme particolari: poco/meno/pochissimo (minimemente,
benevolo→benevolmente molto poco, assai poco); molto/più
ridicolo→ridicolmente moltissimo (assai)
leggero→leggermente

2. ESERCIZI

a) Trasformate con l’avverbio in -mente corrispondente all’aggettivo

La bontà è naturale nell'uomo. → L'uomo è...— L'uomo è naturalmente buono.

1. Il treno è lento.→ Il treno va avanti....


2. L'accoglienza degli amici è stata calorosa. Gli amici ci hanno accolto...
3. La risposta del vigile è stata gentile.→ Il vigile ha risposto...
4. Bisogna fare le cose in modo regolare.→ Bisogna fare le cose...
5. Ho esaminato questi documenti con attenzione.→ Ho esaminato questi documenti...
6. La conferenza era molto dotta.→ Il conferenziere ha parlato ...
7. L'aereo è rapido.→ Con l'aereo si viaggia...

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

8. Carlo abita qui in modo stabile.→ Carlo abita qui...


9. Il signore ci ha dato una ricompensa generosa.→ Il signore ci ha ricompensato...
10. Ho usato parole semplici per spiegare questo problema.→ Questo problema, l'ho
spiegato...

b) Riscrivete le frasi inserendo l’avverbio, facendo attenzione al senso

già – male - molto - poco – troppo

1. Abbiamo studiato per gli esami.


2. Quei ragazzi hanno bevuto durante la festa.
3. Quando si è socievoli è più facile fare amicizia.
4. Avete visitato il Colosseo?
5. L’artista ha cantato e tutti gli spettatori sono usciti.

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VIII. CONGIUNZIONI E AVVERBI

1. CONGIUNZIONI DI COORDINAZIONE

In frasi affermative :

e , ed (quando “e” è seguito da un nome che comincia per “e” o, più raramente, con un’altra
vocale, “u”, “i”, “a”, “o”)/et
e anche/et ... aussi
e pure/ et ... aussi
e inoltre (rinforza la congiunzione “e”)/et de plus

In frasi negative :

né accompagnato dall’avverbio negativo non /ni

Per indicare un’alternativa :

o/oppure/ou

Per indicare un’opposizione (congiunzioni avversative) :

ma, però/mais
anzi/au contraire, même, mieux
tuttavia/toutefois
eppure/ (et) pourtant
invece (avverbio)/mais, au contraire

Per indicare una conseguenza :

dunque/donc
quindi/donc
pertanto/par conséquent, c’est pourquoi
perciò/donc
sicché/si bien que
ebbene/eh bien, eh alors
allora (dunque, ebbene)/alors
così (avverbio)/ainsi.

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Per spiegare:

infatti,difatti/en effet
Avverbi:
cioè (vale a dire)/ à savoir
ad esempio, per esempio/par exemple

Per mettere in relazione due o più elementi (congiunzioni correlative):

e...e/ et … et
né...né/ni…ni
o...o/ou...ou
sia...sia/comme ...; soit ...soit
tanto...quanto/aussi bien que
così...come/ à … comme ; de même que… de même
non solo... ma anche/non seulement ... mais aussi
ora...ora/soit... soit ; tantôt … tantôt

1.1.1. Anche

Anche (aussi = également, dans la même mesure, de même)

La congiunzione anche precede l’elemento sul quale si vuole attirare l’attenzione, quindi il
significato può variare. Attenzione alla posizione di « anche » rispetto a « aussi » :

Anche domani andiamo in piscina. (Ci siamo andati oggi e ci andremo anche domani)
Demain aussi, nous allons à la piscine.

Domani andiamo anche in piscina. (Domani andremo in piscina, ma faremo anche altre cose)
Demain, nous irons aussi à la piscine.

Attenzione all’espressione anch’io (moi aussi) ! Et non me anche ou anche me


In italiano, anche è seguito dai pronomi personali soggetto; in francese, dai pronomi personali
alla forma tonica.

Stasera mi incollo allo schermo perché c’è un film con Mastroianni, il mio attore preferito.
Anch’io! Lo adoro!
Ce soir je me colle devant l’écran parce qu’il y a un film avec Mastroianni, mon acteur
préféré. Moi aussi ! Je l’adore !

Con un tempo composto, anche, in generale, si trova tra l’ausiliare e il participio :

Che giornata lunga ! Piena di imprevisti! E ho anche studiato molto!


Quelle longue journée! Pleine d’imprévus ! Et j’ai aussi beaucoup étudié.

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Con il verbo piacere (aimer) e i verbi servili (potere, dovere, volere), anche, di solito, si trova
davanti al verbo all’infinito:

Mi piace dipingere paesaggi, ma mi piace anche fare fotografie.


J’aime peindre des paysages, mais j’aime aussi prendre des photos.

Questa settimana voglio leggere il nuovo romanzo di Ammaniti, ma devo anche prepararmi
per gli esami.
Cette semaine, je veux lire le dernier roman de Ammaniti, mais je dois aussi me préparer pour
les examens.

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IX. APPROFONDIMENTI

ARTICOLI, SOSTANTIVI, AGGETTIVI, PREPOSIZIONI E PRONOMI

a) Completate il seguente brano con gli articoli determinativi e indeterminativi


mancanti, facendo attenzione ai cambiamenti che possono intervenire quando
l’articolo si combina con una preposizione.

Centinaia di aerei avevano volato a lungo nella notte per raggiungere .............................
piccola città. Dentro a ciascun aereo c’era ............................. equipaggio, ogni uomo col suo
compito. Piloti, osservatori, radiotelegrafisti, armieri. Personale bene addestrato, di sicuro
rendimento.
............................. uomini pensano, volando ne............................. notte. Sotto c’è
............................. terra, e ............................. stelle aiutano a pensare. Così volando nella
notte quegli uomini hanno pensieri di cose lontane. Paesi che sono in un’altra parte
de............................. terra, ai quali essi appartengono, e ai quali sperano di tornare un giorno.
Vi è in essi ............................. inesauribile ansia di tornare a casa, che li rende un po’
malinconici, ma che è anche il loro rifugio contro ............................. difficoltà della vita.
Sempre, nella noia o ne............................. dolore, essi pensano di tornare a casa.
Avvicinandosi a............................. città, ............................. uomini abbandonano i loro
pensieri di cose lontane. ............................. aerei si dispongono per il bombardamento.
Formazione, quota, direzione di lancio. Tutti sono tranquilli perché è .............................
azione facile, che non toglierà a nessuno ............................. possibilità di tornare a casa. ...
............................. osservatori guardano in basso e riconoscono ............................. luoghi
che hanno studiato sulle carte, durante ............................. preparazione per il volo. Ora
seguono ............................. linea ferroviaria. Avanti si scorge ............................. stazione,
grande come ............................. pacchetto di sigarette, con i fasci dei binari e il cavalcavia.
Poco più in là ci dev’essere ............................. ponte di ferro su............................. fiume.
Pronti. Tutti a bordo hanno un attimo di tensione. ............................. apparecchi sono
sull’obiettivo.
............................. obiettivo è una stazione, un cavalcavia, un ponte, dei fasci di binari. Così
dall’alto sembrano giocattoli per bambini. Quelle cose si devono colpire, perché
............................. nemico se ne serve per ............................. sua guerra. Ma intorno e
vicino ad esse ci sono de............................. altre cose, egualmente piccole come giocattoli
per bambini. Sono ............................. case della città, che su............................. carte non
sono segnate con i segni speciali che mettono in risalto l’obiettivo.Perciò si trascurano, come
se non ci fossero.

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E si trascura anche che dentro ............................. case vive ............................. gente, molta
gente. Forse ............................. piccola città ha più di centomila abitanti, ora che tanti
profughi vi si sono rifugiati da............................. città vicine. Più di centomila persone
cadute nel terrore. Hanno visto ............................. luci e sentito i motori, e hanno capito.
(Giuseppe BERTO, Il cielo è rosso)

b) Completate il testo con articoli, verbi, desinenze di aggettivi o sostantivi e


aggettivi possessivi

L’estratto è alla prima persona singolare. La persona che ricorda è una donna.

Quanto .......................... (potere) mentire .......................... fotografie? Me lo chiedo


guardando .......................... foto che ho tra le man .......................... – qui, in questa casa al
mare, in Liguria, dove ho trascors .......................... con mio marito e .......................... sua
famiglia molte estati. [...]
.......................... (ricordare, presente indicativo,1a persona singolare) questa casa sempre pien
.......................... di gente, di parole, risate, nomi chiamat .......................... ad alta voce da
altre stanze; .......................... casa piena di cose da fare, da organizzare: cene, pranzi, borse da
riempire per giornate da ........................... (passare) in barca, arrivi e partenze di amic
........................... [...]
Quasi sicuramente è l’ultima volta che la .......................... (vedere, futuro, 1a persona
singolare), l’ultima volta che .......................... (essere, futuro) qui, l’ultima occasione di
vedere i mobil .........................., i divani, i quadri, il pavimento. [...]
.......................... (lasciare, passato prossimo) mio marito e la .......................... ingombrante
famiglia e ora sono tornat .......................... qui a prendere le ultime cose che non avevo portat
.......................... via. In realtà c’è solo un oggetto in particolare a cui ..........................
(tenere). [...]
Non mi .......................... (dare, passato prossimo) le chiavi, hanno avvisato Ezio che sarei
venut .......................... e lui mi ha aperto. .......................... (tornare, futuro) tra un paio d’ore
a chiudere e assicurarsi che tutto sia a posto. Ezio è .......................... uomo di fiducia della
famiglia di mio marito, quello che .......................... (tenere) la casa da quando l’hanno
comprat .......................... negli anni Settanta, passa ogni tanto a controllare e
.......................... (fare) tutti i lavori che servono. Lui .......................... (sapere) che ho lasciato
mio marito e sa che loro, cioè tutta .......................... famiglia, non l’hanno presa bene;
tuttavia quando sono arrivata mi ha accolt .......................... con un grande sorriso facendomi,
come sempre, molt........................... complimenti.
(Estratto da Fabio Volo, La mia vita, 2011)

c) Completate con articoli (determinativi e indeterminativi) e preposizioni


scegliendoli dalle liste indicate sotto. Attenzione alle preposizioni articolate!

Gli gli gli i i le un un una


A a da di di di in in in per su

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I comportamenti più fastidiosi in ufficio

Non salutare, stare sempre al cellulare, non offrire mai una bevanda (une boisson) ai colleghi.
I peggiori sono ............................... australiani.
Non salutare, non offrire una bevanda ............................... ospiti, parlare a voce alta, dire
parolacce, stare continuamente al cellulare. Ma anche fare troppe domande
............................... la vita privata e utilizzare cancelleria (crayon, gomme, stylo...) senza
chiedere permesso: questi sono ............................... atteggiamenti che danno più noia in
ufficio secondo ............................... ricerca effettuata su 700 lavoratori di 13 paesi.
Alla fine ............................... lavoratori più maleducati sono risultati proprio gli australiani.
Un quarto ............................... loro impreca (insulter et pester) in ufficio (o lo ritiene
accettabile) e la maggior parte non avrebbe problemi a chiamare il proprio capo (le chef)
............................... nome, incurante delle gerarchie. Parlano al telefono ad alta voce e
tendono a fare domande molto private ............................... i colleghi. Negli uffici o durante
gli incontri di lavoro gli australiani si confermano dunque ............................... popolo un po’
selvaggio, con pregi e difetti annessi. Si tratta di gente priva di sovrastrutture e molto genuina,
ma al tempo stesso dimostra gravi carenze ............................... buona educazione. Per contro
tendono a non offendersi con facilità, a parte in una circostanza: quando gli uomini d’affari
non offrono ............................... bere o non accettano di bere gli australiani ci rimangono
molto male.
Le etnie maggiormente rispettose e sensibili si dimostrano invece inglesi e americani. Ma
sono anche i più permalosi. Mentre ............................... orientali si piazzano comunque bene
nella classifica ............................... l’educazione in ufficio, segnalandosi soprattutto per
l’attenzione che hanno verso ............................... gerarchie (per loro è inammissibile
chiamare per nome ............................... superiore). Gli italiani non sono contemplati
............................... la ricerca, che in tutti i casi può essere molto utile, soprattutto per
............................... lavoratori nomadi, a cui capita di avere a che fare con colleghi di tutte le
nazioni: conoscere le regole ............................... civiltà (tacite e meno tacite) paese per paese
può aiutare a concludere qualche contratto ............................... più. Così come violare
l’etichetta in alcuni casi può costare molto caro.
(Adattato da Emanuela Di Pasqua, Corriere della Sera online, 15 gennaio 2009)

d) Completate con articoli e preposizioni. Attenzione alle preposizioni articolate!

i i i i gli l’ le
a a a con di di di di in
Sono .......... ultimi giorni di scuola. .......... vacanze sono alle porte e le valigie sono quasi
ultimate (faites). Ogni anno, alla fine .......... la scuola, io e mia sorella partiamo per le vacanze
con .......... nonni; andiamo nella loro casa .......... Santa Maria di Leuca, una grande casa
.......... il mare con un immenso giardino .......... ulivi. Aspettiamo .......... ansia la partenza: i
nonni sono adorabili e laggiù (là-bas) ci aspettano molti amici. Ormai conosciamo tutti ..........
bambini della zona e non abbiamo tempo .......... annoiarci (s’ennuyer). La mattina ci
svegliamo .......... le 9.00; dopo un’abbondante colazione andiamo .......... spiaggia. ..........

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nostri amici di solito sono già arrivati e hanno già cominciato .......... nuotare. .......... acqua è
trasparente e si possono vedere anche .......... pesci.

e) Completate il testo con articoli determinativi e indeterminativi, preposizioni,


aggettivi possessivi e desinenze di aggettivi

[...] Dovete dunque sapere che la Contessa Maria ( ............................... brava donna che io ho
conosciut............................... benissimo, come conosco voi) era rimasta vedova (veuve)
...............................tre figl...............................: due maschi e una bambina.
Il maggiore, ............................... nome Luigino, poteva avere fra ............................... otto e i
nove ann...............................: Alberto, ............................... secondo, ne finiva sette, e l'Ada, la
minore ............................... tutti, era entrata appena ne' sei anni, sebbene ...............................
occhio ne dimostrasse ............................... più, a causa della sua personcina (le physisque)
alt..............................., sottile e veramente aggraziata.
La contessa passava molti mes............................... all'anno nella ............................... villa: e
non lo faceva già per divertimento, ma ............................... amore de' (dei) ...............................
figlioletti, che erano gracilissimi e di una salute (santé) molto delicat................................ .
Finita ............................... ora della lezione, il più gran divertimento ...............................
Luigino era quello di cavalcare un magnifico cavallo sauro; ...............................animale pieno
di vita e di sentimento, che sarebbe stato capace ............................... fare cento chilometri in
...............................giorno se non avesse avuto fin dalla nascita ............................... piccolo
difetto: il difetto, cioè, di essere un cavallo di legno! [...]
Alberto, ............................... fratello minore, aveva ............................... altra passione. La sua
passione era tutta per un bellissimo Pulcinella, che, tirando certi fili, moveva
............................... molta sveltezza (rapidité) gli occh..............................., la bocca, le
bracci............................... e le gambe, tale e quale come potrebbe fare un uomo vero: e
...............................essere un uomo vero, non gli mancava che una sol...............................
cosa: il parlare.
(Carlo Collodi, La festa di Natale)

f) Completate la lettera con gli aggettivi possessivi e i pronomi mancanti

Cara Gisella,
quando leggerai queste righe il ................................ papà non sarà più. Il
................................ papà che ................................ ha tanto amata malgrado i suoi bruschi
modi e la ................................ grossa voce che in verità non ................................ ha mai
spaventata (effrayée). Il ................................ papà è stato condannato a morte per le
................................ idee di Giustizia e di Uguaglianza. Oggi sei troppo piccola per
comprendere perfettamente queste cose, ma quando sarai più grande sarai orgogliosa di
................................ padre e ................................ amerai ancora di più, se lo puoi, perché so
che già ................................ ami molto.
Non piangere, cara Gisellina, asciuga i ................................ occhi, tesoro mio, consola
................................ mamma, da vera donnina che sei.

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Per ................................ la vita è finita, per ................................ incomincia, la vita vale di


essere vissuta quando si ha un ideale, quando si vive onestamente, quando si ha l’ambizione
di essere non solo utili a se stessi ma a tutta l’Umanità.
................................ padre ................................ ha sempre insegnato a fare bene e fino ad ora
sei stata una brava donnina, devi essere maggiormente brava oggi per aiutare
................................ mamma ed essere coraggiosa, dovrai essere brava domani per seguire le
ultime raccomandazioni di papà.
Studia di buona lena come hai fatto finora per crear................................ un avvenire.
Un giorno sarai sposa e mamma, allora ricorda................................ delle raccomandazioni di
................................ papà e soprattutto dell’esempio di ................................ mamma. Studia
non solo per il ................................ avvenire ma per essere anche più utile alla società, se un
giorno i mezzi non permetteranno di continuare gli studi e dovrai cercar................................
un lavoro, ricordati che si può studiare ancora ed arrivare ai sommi gradi della cultura pur
lavorando...
................................ sei giovane, devi vivere e crescere e se è bene che pensi sovente al
................................ papà, devi pensar................................ senza lasciar................................
sopraffare (accabler) dal dolore, sei piccola, devi svagarti (distraire) e
divertir................................ come ................................ vuole la tua età e non solo piangere.
Devi far coraggio alla mamma, curar................................ e scuoterla se è demoralizzata. Sii
brava ; sempre ; ama sempre la mamma che lo merita tanto.
Il ................................ papà che ti ha amata immensamente ................................ abbraccia ed
il suo pensiero sarà fino alla fine per ................................ e mamma.
Il tuo papà

g) Sostituite le parole sottolineate con i pronomi

• Quando ho visto Carlo vestito in quel modo, mi è venuto da ridere.


• Durante l’estate mio figlio leggerà molti libri.
• Il vestito di tua sorella è proprio bello. Chi ha regalato il vestito a tua sorella ?
• Mi piacerebbe poter salutare i miei cugini prima della loro partenza per gli Stati Uniti.
• Vi siete ricordati dove avevate comprato i mobili della vostra sala da pranzo?
• Il professore ha spiegato ai suoi studenti che si sarebbe assentato per un breve periodo
di tempo.
• Si risparmia molto a comprare i prodotti scontati al supermercato.
• Mara e Giacomo hanno regalato ai genitori un biglietto per le Maldive.
• Il consolato ha convocato i miei vicini italiani per rinnovare il passaporto.
• Andremo personalmente nell’ufficio del notaio per discutere con lui.

h) Completate con gli articoli (determinativi e indeterminativi), le preposizioni


(semplici e articolate) e i pronomi

Anche quest’anno Natale sta per arrivare. ....................... città è piena di luci, .......................
alberi di Natale hanno trovato ....................... loro solito posto al centro ....................... tutte le

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piazze della città, anche ....................... quelle più piccole. Babbo Natale si sta preparando a
consegnare ....................... regali, felice di poter accontentare ....................... suoi cari bambini
che ormai conosce tutti uno ....................... uno. Babbo Natale però non sa ancora che
quest’anno sarà diverso ....................... altri ! Una lettera, tra quelle che aveva ricevuto,
....................... aveva colpito. « Caro Babbo Natale, mi piacerebbe conoscer....................... .
Ho deciso che non andrò ....................... letto la notte di Natale e ....................... aspetterò ». I
bimbi curiosi ....................... avevano sempre creato dei problemi, ma fino a quel momento
era sempre riuscito a cavarsela. Doveva trovare ....................... soluzione. Sentiva però che
....................... solo non ce l’avrebbe fatta. L’amica Polvere di Stelle ....................... avrebbe
sicuramente aiutato. ....................... mamme e i papà conoscono bene Polvere di Stelle che
abita sulla stella più luminosa ....................... cielo e fa addormentare i bambini soprattutto
....................... momenti più difficili

i) Completate con gli articoli (determinativi e indeterminativi), le preposizioni


(semplici e articolate) e i pronomi

Era partita con .................... cuore leggero. Ora avrebbe guadagnato .................... pane da
sola e .................... qualche sacrificio avrebbe inviato .................... suoi riparmi ....................
padre. Ma poi, quando Praia a Mare e l’Isola di Dino sfilarono davanti .................... finestrino
del treno, sentì un magone lacerar.................... il petto. Un giorno .................... agosto era
stata in gita su quel tratto .................... mare insieme ai suoi amici .................... Roccalba.
Con la barca avevano fatto il giro .................... minuscola Isola di Dino, sostando
.................... Grotta azzurra e nella Grotta del Leone, dove avevano urlato come pazzi
.................... loro nomi. Poi attraverso l’Arco Magno erano entrati .................... paradiso. Era
una spiaggetta solitaria, .................... sabbia nera finissima e acqua turchese. Sopra l’arco
.................... roccia si intravedeva la strada ciottolosa costruita dai Romani e in alto, nella
cupola .................... cielo, brillava .................... sole sconfinato. Nell'acqua fredda che
.................... ripagava della lunga andata .................... viaggio si fecero una promessa
romantica, un conto senza l'oste: « Noi, questa terra non .................... dobbiamo abbandonare
mai, è la più bella .................... mondo ».
Uno dopo l’altro erano partiti .................... suoi amici della gita, e anche .................... altri
coetanei erano partiti, chi al Nord Italia, chi .................... Germania. Per lavoro. Ora toccava a
lei. Un mese e venticinque giorni .................... supplenza in un corso d’italiano ....................
Amburgo...
(tratto da Carmine ABATE, Tra due mari, 2002)

j) Completate con articoli e preposizioni

Dopo .................... ultimo arrivederci, non ho staccato .................... telefono. Eppure non
voglio altre telefonate, desidero solo un po’ .................... silenzio, chiudere ....................
occhi, ascoltare i rumori lontani .................... città, restare nella penombra ....................
pomeriggio, sapere che il telefono, per qualche ora, non potrà suonare. È .................... difesa.
Lo so, le mie nipoti mi rimproverano questa abitudine di staccarlo, e anche Rosa, la donna
.................... pulizie, sostiene che le dà ansia .................... suono insistito dell’occupato per
ore, sapendomi .................... casa. Eppure è una difesa, mi concede questa sensazione

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.................... solitudine, di lontananza, quasi di non esistenza. Lo so, non dovrei, soprattutto
.................... questi giorni, eppure è più forte di me .................... bisogno di sottrarmi anche
all’affetto .................... altri.
Questa stanza, .................... penombra, sembra più grande, profonda. Socchiudo gli
occhi, cerco di respirare, .................... liberarmi di questa sensazione di fastidio. ....................
tre giorni compirò otant’anni, e io provo solo .................... sensazione di non appartenenza,
mentre .................... mie nipoti stanno organizzando .................... festa e già .................... paio
di allievi hanno ricordato, chissà come, .................... data.
(dal racconto Gli inviti, in Le Attese di Carla FORNO)

k) Completate con articoli e preposizioni

La leggenda del lago di Varese


Ogni lago ha .................... sua leggenda: una leggenda che ricorda .................... sue origini
con precisione fantastica, e si tramanda di padre .................... figlio finché vien fissata sulla
carta e stampata, nera sul bianco, da qualche raccoglitore.
Quanto .................... nostro lago, questo nostro magnifico lago .................... Varese,
bianco sul nero se lo vedete nelle notti di luna, che si lascia comprendere d'un sol colpo
d'occhio, non ha, ch'io mi sappia, una leggenda che ne racconti .................... nascita: nessuno
dei buoni antichi ha trovato nipotini tanto poco amanti .................... sonno da dover inventare,
per addormentarli, che .................... Angeli riempirono con secchi d'oro tutta una valle, gli
Angeli fecero spuntare .................... isolotto, buon cane da guardia, e gli Angeli fecero questo,
fecero quello. [...]
Non avete mai visto, scendendo o salendo .................... strada così detta del Sasso, tra
Comeno e Gavirate, a mano destra, una Chiesuola con un piccolo portico ed ....................
campaniletto muto?
No: voi non vi siete mai fermati. Se avete .................... macchina rombante, non vi siete
accorti di nulla: se eravate pellegrini francescani, non vi siete fermati a guardare, attraverso
.................... finestrella, nella penombra .................... questa chiesa dedicata alla Santissima
Trinità.
E nemmeno vi siete seduti .................... muricciolo del portico a guardare quel po'
.................... lago che trema lontanamente. Questa chiesa ha .................... leggenda.
A me l'ha raccontata una vecchina di quelle che si incontrano .................... favole o negli
angoli ignoti dei paesi.
Dunque ai tempi dei tempi (quando, e chi lo sa!) avvenne ad .................... cavaliere che si
trovasse a percorrere in pieno inverno questi paesi. .................... neve era tanta che pareva che
tutti i mulini .................... cielo avessero rovesciato la loro farina, .................... questa piana
terra di Lombardia. [...]
Il cavaliere affronta decisamente .................... pianura: sprona il cavallo, e sollevando
turbini di neve vola .................... galoppo sfrenato. Gli sferza in volto un'aria più fredda: quasi
direbbe gelida. In poco più .................... mezz'ora ha percorso tutto il prato di così insolite
dimensioni.
(Gianni Rodari, 21 agosto 1936)

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l) Stabilite se gli infiniti del seguente passo richiedono una preposizione e,


eventualmente, inseritela

Mi girai stupito. Era il professor Ermanno, appunto, che, tutto contento ………. avermi fatto
trasalire, sorrideva bonario. Mi prese con delicatezza per un braccio, quindi, molto
lentamente, tenendoci sempre ben discosti dalla rete metallica di recinzione e ogni tanto
fermandoci, cominciammo ………. camminare attorno al campo di tennis. Compimmo un
giro quasi completo, ………. poi, alla fine, tornare sui nostri passi. Avanti e indietro. Nel buio
che via via cresceva, ripetemmo la memoria varie volte. Frattanto parlavamo : o meglio
parlava in prevalenza lui, il professore.
Cominciò ………. chiedermi come giudicassi il campo di tennis, se lo trovavo davvero così
indecente. Micol non aveva dubbi : ………. darle retta, si sarebbe dovuto ………. rifarlo da
capo a fondo, con criteri moderni. Lui invece rimaneva incerto. Forse, al solito, il suo « caro
terremoto » esagerava, forse non sarebbe stato indispensabile ……….buttare all’aria tutto
quanto come lei pretendeva.
« In ogni caso », aggiunse, « tra qualche giorno comincerà ………. piovere, inutile ……….
illudersi. Meglio ………. rimandare ogni eventuale iniziativa all’anno prossimo, non pare
anche a te ? »
Ciò detto, passò ………. domandarmi che cosa stessi facendo, che cosa avevo intenzione
………. fare nell’immediato futuro. E come stavano i miei genitori.
(Giorgio BASSANI, Il giardino dei Finzi-Contini, 1962)

VERBI

a) Coniugate i verbi ai tempi opportuni (è una bambina che parla alla prima
persona)

.................... (nascere) otto anni fa e .................... (abitare) in una grande casa di


campagna. Ho una sorella più grande che si chiama Patrizia. Mio padre è un uomo grande
e grosso e .................... (fare) paura a tutte le mie amiche. Però è molto buono e ci
.................... (accontentare) sempre quando gli chiediamo di cavalcare i cavalli più
grandi. Lui .................... (sedersi) dietro di noi e quando è davvero in forma ci
.................... (insegnare) anche a saltare. Mia sorella più grande è bravissima, ma il papà
non glielo .................... (dire) mai e allora lei si arrabbia e .................... (correre) dalla
mamma a farsi consolare. Se un giorno .................... (avere) un figlio maschio, ci dice
sempre, gli .................... (insegnare) a saltare quella siepe laggiù.

b) Coniugate i verbi scegliendo i tempi opportuni

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Mio nonno mi racconta che, quando lui aveva la mia età, cioè 10 anni, non
................................... (esistere) i supermercati. La sua mamma lo mandava a comprare il
pane, il latte e le uova ogni giorno nella piccola drogheria che ...................................
(trovarsi) sull’angolo della via in cui abitavano. Di questo negozio è rimasto solo il nome
sulla facciata; ora ................................... (diventare) un appartamento ma i proprietari che
l’hanno trasformato non hanno voluto far cancellare la scritta “Drogheria da Elvira”.
Ora i negozietti sono rari. Tutti ................................... (preferire) andare al supermercato
perché ci sono molti prodotti, si possono usare i buoni sconto, e si ...................................
(uscire) con il carrello pienissimo. “Che soddisfazione” dice mio padre, ogni volta che
................................... (contemplare) il suo. Per lui, andare a fare la spesa è un’attività
importante. ................................... (Partire) da casa dicendo: “non abbiamo bisogno di molte
cose, vero?” e mia madre ................................... (rispondere): “No, ci sono appena andata io
al supermercato”, ben sapendo che il marito ................................... (tornare) con almeno
quattro borse piene di roba.
Mio nonno non sopporta mio padre e quando ................................... (incontrarsi) gli chiede
sempre come mai sente il bisogno di riempire così tanto il frigorifero. La risposta è sempre
uguale: “Non si sa mai!”.

c) Coniugate i verbi ai tempi opportuni

1. Che cosa ..................................................... (cucinare, 2ps) di buono ieri sera?


2. Dove ..................................................... (andare, 2pp) per le prossime vacanze estive?
3. L’agenzia di viaggio ci ha telefonato per informarci che i nostri biglietti
..................................................... (arrivare).
4. Tra qualche giorno, quando avrete finito gli esami, .....................................................
(fare, 1pp) una gita in montagna.
5. L’ultima volta che ci siamo visti, vi ..................................................... (dire, 1ps) di
non arrivare in ritardo!
6. Tra due giorni Marco e Laura ..................................................... (dare) una festa per il
loro compleanno.
7. Tutte le volte che passa per quella via ..................................................... (fermarsi)
davanti al negozio di strumenti musicali.
8. ..................................................... (Potere, 3pp) venirci a prendere alla stazione tra due
ore.
9. Non ..................................................... (sapere, 1pp) se domani ci sarà bel tempo.
10. Tua sorella ..................................................... (venire) al cinema con noi dopodomani?

d) Coniugate i verbi tra parentesi al tempo più opportuno

A zonzo per l’Europa (En balade à travers l’Europe)


La prossima estate io e la mia migliore amica faremo il giro (fr.: le tour) delle capitali
europee. L’ ........................................ (decidere) l’anno scorso dopo il nostro rientro
dall’Erasmus. Io sono stata a Roma perché come seconda lingua studio l’italiano, lei
........................................ (essere) a Londra per migliorare la sua conoscenza della lingua
inglese.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Ci ........................................ (piacere) molto viaggiare e così abbiamo pensato di approfittare


dei biglietti ferroviari a prezzo ridotto per i giovani della nostra età per visitare l’Europa. Per
cominciare a visitare l’Europa!
Il nostro viaggio ........................................ (durare) un mese. Qual è il nostro programma?
........................................ (cominciare) dal Nord Europa dove non abbiamo ancora avuto
l’occasione di andare: Amsterdam, Stoccolma, Helsinki, Oslo, Copenhagen.
........................................ (vedere) le fotografie che alcuni nostri amici hanno fatto durante i
loro viaggi e ci sono sembrate delle città meravigliose. Non ........................................ (sapere)
se l’estate è la stagione giusta per visitare quelle città; i nostri amici ci
........................................ (dire) che potrebbe piovere anche tutti i giorni. Ma non siamo
preoccupate, ci ........................................ (fare) l’abitudine ormai. Il problema più grosso forse
saranno le zanzare (fr.: les moustiques). ........................................ (riempire) la valigia di
prodotti e creme!
Il nostro viaggio è pronto. La mia amica è organizzatissima, quando si
........................................ (viaggiare) con lei tutto è pianificato nei minimi dettagli. Però
fortunatamente ci sono io che ........................................ (risolvere/fr.: resoudre) i problemi
quando qualcosa non funziona; la mia amica si dispera subito.
Ora non ci ........................................ (restare) che convincere i nostri genitori. Non credo che
ci ........................................ (essere) problemi: entrambe abbiamo dei genitori molto
comprensivi. ........................................ (essere) giovani anche loro!

e) Coniugate i verbi tra parentesi ai tempi opportuni

La signora Guglielmina solleva sulla fronte i grossi occhiali (les lunettes) e ..............................
(1. avvicinare) il viso alla vetrinetta che contiene la lista del giorno. Difficilmente
.............................. (2. riuscire) a distinguere i cinque diversi menù offerti a prezzo fisso dal
suo ristorantino preferito. Dopo aver fatto mentalmente i calcoli, si decide per il numero 4, il
meno costoso, che .............................. (3. comprendere) una minestra, una fettina di carne
(une petite tranche de viande) con contorno e un’insalata. Per lei, che ..............................
ormai .............................. (4. superare) gli ottant’anni, era anche troppo.
Il ristorante .............................. (5. essere) pieno di gente. Guglielmina si mette in coda e
aspetta con il vassoio in mano. Trovato finalmente un posto a sedere, .............................. (6.
rendersi) conto di aver dimenticato di prendere da bere. Decide di lasciare il vassoio (le
plateau) e la borsetta (sac à main) e .............................. (7. dirigersi) verso il distributore
dell’acqua.
Riempito il bicchiere, ritorna al suo tavolo, ma con grande sorpresa .............................. (8.
vedere) che al suo posto c’è un ragazzo dalla pelle scura che sta mangiando la sua minestra.
Lo .............................. (9. guardare) meravigliata e lui, imbarazzato, decide di
.............................. (10. dividere) a metà la fettina di carne e la verdura e molto gentilmente li
offre a Guglielmina. L’anziana signora si impone la calma e .............................. (11
continuare) a guardare con sorpresa il giovane che divide il suo pezzo (morceau) di pane in
due e glielo .............................. (12. offrire).
Guglielmina non .............................. (13. volere) prendere quel pezzo di pane toccato da delle
mani nere, ma alla fine decide di accettare. Alla fine del pasto, il giovane negro si alza e
.............................. (14. andare) a prendere due tazzine di caffè, una per lui e l’altra per la sua

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compagna di tavolo. In silenzio beve il suo caffè e poi .............................. (15. uscire) dal
ristorante.
In quel momento Guglielmina si rende conto di non avere più la sua borsetta e il suo primo
pensiero .............................. (16. andare) al giovane negro e a tutti quegli immigrati
profittatori e ladri. Si sente molto fragile e vorrebbe chiamare la polizia. ..............................
(17. Alzarsi) e incamminandosi (en marchant) verso la cassa vede un vassoio con un menù
numero quattro ancora integro : la minestra, la carne e la verdura, e anche una borsetta, la sua.
Anche il giovane .............................. (18. stare) mangiando lo stesso menù e per questo si era
confusa.
Guglielmina si precipita fuori dal ristorante ma ormai il giovane non c’.............................. (19.
essere) più, ma ce n’erano tanti altri che forse .............................. (20. stare) pensando che i
loro fratelli bianchi erano davvero strani.
(Ispirato al racconto Il ladro di Attilia Fiorenza Venturini)

f) Completate i brani coniugando i verbi al tempo e al modo più opportuni

1.
“ … Andiamo sulle automobili ?”
“ .................................. (volere) andarci anche Lei ?” disse dopo un po’ Stefano. “Dove ?”
fece Mara, che s’.................................. (essere) distratta. “No, non ne ho voglia.”
“Mi sbaglio … o .................................. (avere) qualcosa, stasera ?”
“Sono di cattivo umore : ecco tutto.”
“Anch’io .................................. (essere) di cattivo umore” disse il giovane. “O per dir meglio,
sono inquieto... Ieri .................................. (ricevere) una lettera di quella ragazza.”
“E che cosa le ha scritto?” fece Mara, subitamente interessata. “Oh, ma se non vuol dirmelo ...
scusi anzi se .................................. (essere) così indiscreta da chiederglielo...”
“Glielo dico volentieri, invece. Mi .................................. (scrivere) le solite cose: si dice
pentita, implora il mio perdono...”
“Ma le .................................. (scrivere) spesso?”
“Anche due volte la settimana.”
“E lei le .................................. (rispondere)?”
“Le rispondo, sì... ma per dirle che non credo nella sincerità del suo pentimento, né dei suoi
buoni propositi per l’avvenire. Mi .................................. (dispiacere) solo per la famiglia”
aggiunse dopo un po’. “Non .................................. (meritarsi) una figlia così. Pensi, le sorelle
sono portate a esempio: due ragazze serie, che non .................................. (avere) mai una
chiacchera... Ma si vede che la malerba nasce dappertutto. Io, quando penso a lei,
.................................. (fare) proprio il paragone con la malerba. L’altra sera ho scritto una
novella: e l’.................................. (intitolare) così: La Malerba.”
(da Carlo CASSOLA, La ragazza di Bube (1960)

2.
“Imparate l’inglese!”. Mio padre non .................... (stancarsi) mai di ripetere questa frase
ogni volta che .................... (parlare) con i suoi dipendenti o con i suoi amici. “Volete fare
carriera?” “.................... (volere) viaggiare?” “Imparate l’inglese!”. Io e i miei fratelli
sorridiamo e con discrezione .................... (lasciare) a nostro padre il compito di intrattenere
i suoi interlocutori con numeri e statistiche.

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Ho 20 anni adesso e frequento la facoltà di Economia e Commercio a Milano. Da quando


.................... (avere)12 anni , ogni estate dovevo .................... (trascorrere) i mesi estivi in
un paese anglofono per imparare l’inglese, naturalmente! In effetti dei miei quattro fratelli
.................... (essere) davvero il meno portato per le lingue. Che disperazione per mio padre!
Una volta alla settimana, durante l’anno, .................... (venire) a casa nostra un giovane
londinese che si trovava a Milano per imparare l’italiano. Per .................... (guadagnarsi)
qualche soldo in più dava lezioni private di inglese e, non so come, .................... (arrivare) a
casa nostra. Mio padre assisteva alla lezione e ne .................... (uscire) sempre con le mani
nei capelli. Mi .................... (ricordare) quando diceva al giovane professore: “....................
(volere) che mio figlio parlasse bene l’inglese, come i suoi fratelli”, e lui che rispondeva:
“Non .................... (preoccuparsi) , suo figlio fa progressi ogni settimana”. Io non ci credevo
e neppure mio padre ne .................... (essere) convinto.
Ho fatto il mio primo viaggio a Londra nel luglio dei miei 12 anni, in compagnia del mio
giovane professore. Tra le sue conoscenze .................... (trovare) una signora in pensione
disposta a ospitarmi per due mesi in cambio di qualche lavoretto in casa. “Quando
.................... (ritornare) a Milano, tuo padre non ti riconoscerà più”, mi ripeteva la signora
che .................... (capire) che tra me e l’inglese non correva buon sangue.

3.
Le vacanze non mi ...................... (piacere) e, a dire il vero, non mi sono mai piaciute. Mi
ricordo che quando ...................... (essere) piccolo e mio padre entrando in casa alla fine
dell’ultimo giorno di lavoro, diceva “Domani ...................... (partire), finalmente”, io mi
mettevo a piangere e nessuno ...................... (capire) il perché. Anch’io non ne conoscevo la
ragione; il fatto era che non ...................... (riuscire) a trattenermi. La mamma interveniva
subito: “...................... (venire) Giulio, andiamo a giocare nella tua cameretta. Tra poco
...................... (arrivare) i nonni”. Il pensiero dei nonni mi distraeva e così, nonostante la mia
inspiegata tristezza, mi ...................... (addormentare) tranquillo. Che confusione in casa:
“Prendi la valigia da sotto il letto, Martina”, “e tu Vittorio ...................... (prendere) quella
sull’armadio perché è troppo in alto per me”; “Non ...................... (volere) prendere quel
cappello, è troppo grande e ridicolo”; “non vorrai ...”. Io avevo la fortuna di non sentire
niente. Ero così nervoso per la partenza che mi ...................... (tappare) le orecchie e
chiudevo gli occhi stretti stretti nell’illusione di ...................... (rimanere) a casa. Una volta
mi sono ammalato la mattina della partenza. Mi ...................... (venire) la febbre a 40. La
mamma ...................... (chiamare) il dottore che si è precipitato a casa nostra. Mio padre era
arrabbiatissimo, ma ...................... (essere) anche contento che non fosse niente di grave.
Solo un banale mal di gola.

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2. COMPRENSIONE E APPROFONDIMENTO LESSICALE

a) Completate i brani utilizzando le parole che lo precedono. Le parole sono in


ordine alfabetico.

Esercizio 1.
amici - animali - case - grande - padroni - soccorrere - sensibili

I cani sono .............................. domestici; vivono spesso nelle nostre .............................. e ci


fanno molta compagnia. I cani si possono considerare come i veri .............................. degli
uomini. Sono di .............................. aiuto nella caccia e vegliano nelle case per proteggere i
loro ............................... Sono molto .............................. e nei momenti di pericolo sono
sempre pronti a .............................. tutti.

Esercizio 2.
alzata - davanti - detestano - dormendo - facendo - farlo - leggevo - notte - passeggiata -
preferirebbero - ricordarlo - riflesse - sentimenti - stanza

Ieri sera, sai, mentre ………………………….. seduta in poltrona, all’improvviso ho sentito


nella ………………………….. un rumore ritmico, ………………………….. la testa dal
libro ho visto Buck che ………………………….. batteva al suolo la coda. Dall’espressione
beata del muso sono sicura che ti vedeva ………………………….., forse eri appena tornata e
ti stava ………………………….. le feste oppure ricordava qualche
………………………….. particolarmente bella che avete fatto assieme. I cani sono così
permeabili ai ………………………….. umani, con la convivenza dalla
………………………….. dei tempi siamo diventati quasi uguali. Per questo tante persone li
…………………………... Vedono troppe cose di sé ………………………….. nel loro
sguardo teneramente vile, cose che ………………………….. ignorare. Buck ti sogna spesso
in questo periodo. Io non riesco a ………………………….. o forse lo faccio ma non riesco a
…………………………...
(Susanna TAMARO, Va’ dove ti porta il cuore, Milano, Baldini & Casoldi, 1994)

Esercizio 3.

abbaiavano - cane – canile - colazione - davanti - desiderio - divellere – esemplari -


facevamo – grugnito - guardando – indifferenza - occhio – ragazzina - rosa – seduta -
soltanto – voce - volpe

Così una mattina, mentre ....................................... colazione, hai detto: «Voglio una rosa».
Davanti alla mia obiezione che ne avevamo già tante hai risposto: «Ne voglio una che sia mia
......................................., voglio curarla, farla diventare grande. Naturalmente, oltre alla rosa,
volevi una ....................................... . Con la furbizia dei bambini avevi messo il
....................................... semplice davanti a quello quasi impossibile. Come potevo negarti la

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volpe dopo che ti avevo concesso la .......................................? Su questo punto abbiamo


discusso a lungo, alla fine ci siamo messe d’accordo per un ....................................... .
La notte prima di andare a prenderlo non hai chiuso ....................................... . Ogni mezz’ora
bussavi alla mia porta e dicevi: «Non riesco a dormire». La mattina alle sette avevi già fatto
......................................., ti eri vestita e lavata; con il cappotto addosso mi aspettavi
....................................... in poltrona. Alle otto e mezza eravamo davanti all’ingresso del
canile, era ancora chiuso. Tu ....................................... tra le grate dicevi: «Come saprò qual è
proprio il mio? C’era una grande ansia nella tua ....................................... . Io ti rassicuravo,
non preoccuparti, dicevo, ricorda come il Piccolo Principe ha addomesticato la volpe.
Siamo tornate al ....................................... per tre giorni di seguito. C’erano più di duecento
cani là dentro e tu volevi vederli tutti. Ti fermavi ....................................... a ogni gabbia, stavi
lì immobile e assorta in un’apparente ....................................... . I cani intanto si buttavano
tutti contro la rete, ......................................., facevano salti, con le zampe cercavano di
....................................... le maglie. Assieme a noi c’era l’addetta del canile. Credendoti una
....................................... come tutte le altre, per invogliarti ti mostrava gli
....................................... più belli: «Guarda quel cocker», ti diceva. Oppure: «Che te ne pare
di quel lassie?» Per tutta risposta emettevi una specie di ....................................... e procedevi
senza ascoltarla.
(Susanna TAMARO, Va’ dove ti porta il cuore, Milano, Baldini & Casoldi, 1994)

Esercizio 4.

bocca – capanna – castello – città – corona – iscrizione – danari – figlia – giorno – musica –
palazzo – storia – testa – uomo – violino

C’era una volta un Principe ricco come il mare. Gli viene voglia di farsi un palazzo proprio in
faccia a quello del Re, ma più bello ancora di quello del Re. Finito il
………………………………….. ci fa scrivere sulla facciata questa scritta: Il denaro fa tutto.
Il Re esce, vede quella scritta e legge. Fa subito chiamare il Principe, che, essendo nuovo
della ………………………………….., non era ancora stato a Corte.
– Bravo – gli dice, – ti sei fatto un palazzo che è una meraviglia. Al confronto, casa mia pare
una…………………………………..! Bravo. E di’, sei tu che hai fatto scrivere che il denaro
può tutto?
Il Principe comincia a capire che forse era stato troppo ambizioso.
– Signorsì, – risponde, – ma se a Vostra Maestà non piace, ci vuol poco a farla levare ...
– No, non pretendo tanto; volevo solo sentire da te cosa volevi dire con
quell’…………………………………... Crederesti di potere, coi tuoi danari, farmi
ammazzare?
Il principe capì che le cose si mettevano male per lui.
– Oh, Maestà, mi perdoni ... Faccio subito cancellare quella scritta! E se non le piace il
palazzo, me lo dica e lo riduco in briciole.
– E io ti dico di no.... lasciala stare. Però visto che dici che coi
…………………………………..si può tutto, dimostramelo. Ti do tre giorni di tempo per
riuscire a parlare con mia figlia. Se riesci a parlarle, bene, te la sposi... Se non ci riesci, ti
faccio tagliare la …………………………………... Siamo d’accordo?
Il Principe viene preso dall’angoscia; non mangiava più, non beveva, non dormiva; pensava
solo, notte e ………………………………….., al modo di salvarsi. Il secondo giorno, certo

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ormai di non riuscire a trovare una soluzione, si decide a far testamento. Non c’era più
speranza: la ………………………………….. del Re l’avevano chiusa in un castello, con
cento guardie intorno.
Il Principe pallido s’era rassegnato a morire. Venne a trovarlo la sua balia, una vecchia che lo
aveva allattato quand’era bambino, e che lui teneva ancora a suo servizio. A vederlo così
magro, la vecchia gli domanda cosa abbia e lui le racconta la
…………………………………...
– Ebbene? – disse la balia. – Ti vuoi dare per perso? Certamente no! Ci penso io!
La vecchia corre dall’orefice (artigiano che fa gioielli) della città e gli comanda un’oca tutta
d’argento che apra e chiuda il becco, ma grande quanto un …………………………………..,
e vuota dentro. – Per domani deve essere pronta.
Per domani? Siete matta! – esclama l’orefice.
Ho detto per domani! – e la vecchia tira fuori un sacco di monete d’oro. – Pensateci: questa è
la caparra; e domani a consegna vi do il resto.
L’orefice era rimasto a …………………………………..aperta. – Allora è un’altra storia, –
dice, – Si può provare.
E il giorno dopo l’oca era pronta: una meraviglia.
La vecchia dice al Principe: – Prendi il tuo ………………………………….., e entra nell’oca.
E appena siamo in strada, mettiti a suonare.
Presero a andare per la città: la vecchia si tirava dietro l’oca d’argento con una corda; il
Principe dentro suonava il violino. La gente guardava a bocca aperta. Tutti correvano a
vederla. Corre la voce fino al ………………………………….. in cui era rinchiusa la figlia
del Re, e lei domanda a suo padre il permesso di vedere lo spettacolo. Il Re dice: – Domani è
scaduto il termine per quel fanfarone del Principe, e tu potrai uscire a vedere l’oca.
Ma la figlia aveva sentito dire che la vecchia con l’oca avrebbe lasciato la città il giorno dopo,
e il Re allora dà il permesso che l’oca sia portata nel castello perché la figlia possa vederla.
Era quel che aspettava la vecchia. Quando la Principessa fu sola con l’oca d’argento, mentre
stava a sentire incantata quella ………………………………….. che usciva dal suo becco,
vede improvvisamente l’oca aprirsi, e saltarne fuori un uomo.
Non abbiate paura, – disse l’uomo. – Sono il Principe che deve potervi parlare per non essere
decapitato da vostro padre domattina. Voi potrete dire d’avermi parlato e salvarmi.
Il giorno dopo, il Re fa chiamare il Principe: – Allora, t’è servito il tuo danaro per parlare a
mia figlia?
Sì Maestà, – risponde il Principe.
Come? Vuoi dire che le hai parlato?
Domandateglielo.
E la figlia, chiamata, dice come il Principe era nell’oca d’argento che il Re stesso le aveva
fatto portare nel castello.
Il Re allora si leva dal capo la ………………………………….. e la mette in testa al Principe:
– Vuol dire che non hai solo il denaro ma anche il cervello fino! Stà contento, perché ti do
mia figlia in sposa.
(Il denaro (i soldi) fa tutto, adattato da Fiabe Italiane, raccolte e trascritte da Italo CALVINO,
Einaudi, p. 25-27, vol. 1)

Esercizio 5.

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ammalato – anime – annaffiare – biancheria – capanna – cesto – disoccupata – fila –


inaridita – lavarmi – mangime – nozze – pompa – pomodori – raccoglitrice – regalata –
saponette – sepoltura – speranze – stanza – stomaco – succede – testa – verdura

Khady Mbaye si sveglia ogni mattina nella sua .............................. di fango e lamiera a Darou
Salam Diouf - villaggio di 402 .............................., 150 chilometri a nord-est di Dakar, nel
Senegal - e la prima domanda che le risuona in .............................. è sempre la stessa: riuscirò
a sopravvivere oggi? E mentre attraversa l’unica .............................. di casa con un letto a
rete, due sedie, cinque ciotole di metallo, qualche tazza sbeccata e un cesto di
.............................. da lavare, ecco arrivare, in .............................., tutte le altre: come farò a
vestire e dar da mangiare a mia figlia? E a comprare il .............................. per la capra e i
polli? Potrò mai saldare il debito col vicino che mi ha venduto tre .............................. ? Tre,
una per mese, perché anche nel .............................. devo stare attenta a non usare troppa
schiuma.
Eppure Khady Mbaye non è ............................... . Lavora otto ore al giorno per raccogliere
.............................. e, quando ha fortuna, la sera torna a casa con un dollaro: «Mi pagano 20
centesimi al .............................., ma ci sono giorni in cui non c’è lavoro e sono costretta ad
andare a letto a .............................. vuoto».
Un tempo le cose andavano meglio. Subito dopo le .............................. con uno studente di
religione, Khady Mbaye si era messa a lavorare la terra .............................. al marito dal
governo, in cambio della sua opera a favore dell’Islam, come .............................. in tante
comunità senegalesi. Ma due anni fa suo marito si è .............................. ed è morto. E per
pagare il funerale e la .............................., la famiglia di lui - secondo la legge musulmana la
sola erede legale dei suoi averi - vendette per 70 dollari la .............................. dell’acqua che
l’uomo usava per .............................. i suoi campi. Da allora Khady Mbaye ha dovuto
abbandonare la terra, sempre più .............................., e si è messa a lavorare per altri.
Stipendiata a cottimo, 20 centesimi per ogni cesto di .............................. raccolta. Lavoratrice,
eppure condannata ad una vita senza ............................... Troppo povera anche per aspirare ad

un «microcredito» dello Stato che possa consentirle di comprare un’altra pompa dell’acqua.
.............................. di pomodori , con la stessa domanda tutte le mattine .

Esercizio 6.

animali – bambini – bottiglie – caffé – casa – domande – formaggio – giornale – gatto –


madre – nipotini – parenti – pesci – pranzo – sorella

Verso mezzogiorno la piccola .............................................. aveva cominciato a riempirsi di


gente. Prima era arrivata la .............................................. Natalia, con suo marito e i tre figli,
poi la zia Pastora e due dei suoi ............................................... Insieme a loro, era arrivata
un’altra sua sorella con il marito, quattro bambini e tre compagni del
.............................................. di Francesco.
Le donne avevano portato del .............................................. fresco, mais cotto e anche un
polletto vivo. Qualcuno aveva tirato fuori .............................................. di birra e coca cola.
Mentre gli adulti si salutavano e chiacchieravano, i .............................................. si erano
messi a giocare con gli ............................................... Uno di loro cercava di tirar giù dal tetto
a scopate il pappagallo. Un altro era scoppiato a piangere, perché era stato graffiato dal

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.............................................. mentre cercava di afferrarlo per la coda. Il felino era fuggito


verso i campi di .............................................., il pappagallo non aveva avuto tanta fortuna.
Alle due avevano pranzato. Avevano dovuto attendere che il pollo venisse sacrificato e cotto,
perché la dozzina di .............................................. non era sufficiente a sfamare tutto quel
reggimento. - Ci vorrebbe un santo, in questa casa, per fare qualche miracolo - si era
lamentata la ...............................................
Alla fine del .............................................. erano passati in terrazza, si erano seduti e si erano
messi a parlare del più e del meno. La madre aveva cominciato a informarsi sui
.............................................. che non erano venuti, mentre gli ospiti facevano domande a
Francesco che rispondeva per monosillabi.
(da Carlos RODRIGUEZ, Il volo dei pappagalli)

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Parte II
Parlare e scrivere in italiano

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UNITÀ 1 : MI PRESENTO

Elementi comunicativi e lessicali: Presentarsi


Salutare (in situazione informale)
Dire il proprio nome, l’età
Chiedere il nome, l’età
Chiedere e esprimere le proprie preferenze (mi piace, non mi piace)
I numerali cardinali (1-20)

Elementi grammaticali: Pronomi personali soggetto


Indicativo presente del verbo “essere” e del verbo “avere”
Indicativo presente dei verbi della 1a coniugazione (- are)
Indicativo presente del verbo “chiamarsi”

3. LEGGI E COMPRENDI

CIAO, MI PRESENTO...

Ciao, mi chiamo Giovanna. Sono italiana e abito a Roma, la capitale d’Italia.


Ho diciotto (18) anni e studio alla facoltà di Lingue e Letterature straniere moderne,
dell’Università di Roma.
Studio il francese e l’inglese e l’anno prossimo anche lo spagnolo.
Mi piacciono molto le lingue straniere.
Mi piace viaggiare e conoscere altre culture.
Arrivederci!

Salve, sono Enrico. Ho vent’anni (20) e sono belga.


Lavoro a Milano e viaggio molto.
Parlo cinque lingue: italiano, tedesco, francese, olandese e anche un po’ di cinese.
Mi piace fare sport e andare a teatro.
Ci vediamo!

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4. PARLIAMO INSIEME

MI INFORMO...

Come ti chiami? Mi chiamo..............................................................


Quanti anni hai? Ho ..............................................................................
Dove abiti? Abito a ....................................................................
Dove studi? Studio a ...................................................................
Cosa studi? Studio .......................................................................
Cosa ti piace? Mi piace ....................................................................

4.1.1. Mi piace .../Non mi piace

fare da mangiare
leggere (lire)
andare (aller) al cinema
fare sport
camminare (marcher)
guardare (regarder) la televisione
navigare su internet
disegnare (dessiner)

4.1.2. I numerali cardinali (1-20)

1 uno 6 sei 11 undici 16 sedici


2 due 7 sette 12 dodici 17 diciassette
3 tre 8 otto 13 tredici 18 diciotto
4 quattro 9 nove 14 quattordici 19 diciannove
5 cinque 10 dieci 15 quindici 20 venti

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5. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

L’INDICATIVO PRESENTE DEI VERBI « ESSERE » E « AVERE » E DELLA 1A


CONIUGAZIONE (-ARE)

Essere Avere Abit –are

Io sono ho abit –o
Tu sei hai abit –i
Lei/lui è ha abit- a
Noi siamo abbiamo abit –iamo
Voi siete avete abit –ate
Loro sono hanno abit –ano

IL VERBO “CHIAMARSI”

Io mi chiamo
Tu ti chiami
Lei/Lui si chiama
Noi ci chiamiamo
Voi vi chiamate
Loro si chiamano

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

UNITÀ 2: DA DOVE VIENI?

Elementi comunicativi e lessicali: Chiedere e dire la nazionalità


Lessico : nazionalità, paesi europei, capitali, alcuni paesi extraeuropei,
continenti, i punti cardinali

Elementi grammaticali: Alfabeto e pronuncia


Gli articoli determinativi
Sostantivi e aggettivi
Accordo sostantivi e aggettivi
Le preposizioni semplici e articolate
Forma di cortesia
Espressioni di luogo

6. LEGGI E COMPRENDI

GIROTONDO DI TUTTO IL MONDO

Filastrocca per tutti i bambini,


per gli italiani e per gli abissini,
per i russi e per gli inglesi,
gli americani ed i francesi,
per quelli neri come il carbone,
per quelli rossi come il mattone,
per quelli gialli che stanno in Cina
dove è sera se qui è mattina,
per quelli che stanno in mezzo ai ghiacci
e dormono dentro un sacco di stracci,
per quelli che stanno nella foresta
dove le scimmie fan sempre festa,
per quelli che stanno di qua o di là,
in campagna od in città,
per i bambini di tutto il mondo
che fanno un grande girotondo,
con le mani nelle mani,
sui paralleli e sui meridiani.

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(Gianni Rodari)

6.1.1. Lavoriamo sul testo

Maschile singolare Maschile plurale Femminile singolare Femminile plurale

Il girotondo I paralleli La sera (le soir) Le scimmie


Il carbone I meridiani La mattina Le mani
Il mattone (la I ghiacci La foresta
brique)
Il sacco I bambini La campagna
La città

Gli stracci
Gli italiani
Gli abissini
Gli inglesi
Gli americani

I russi
I francesi

7. PARLIAMO INSIEME

DARSI DEL TU O DEL “LEI”(LA FORMA DI CORTESIA)

7.1.1. Di dove sei?/ Scusi, lei da dove viene?

Da dove vieni? (ci diamo del tu) Di dove sei? Di che nazionalità sei?
Lei, da dove viene? (forma di cortesia) Lei di dov’è? Di che nazionalità è?

Vengo da/dal/dalla/dai/ dall’ Sono ....

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Dove si trova il tuo paese ? Dove abiti?


a nord di/del/della Abito/vivo a Roma
ai confini con ... Abito/vivo in Italia
vicino (a) ... Abito/vivo a Malta
a destra di ...
sotto ...
sopra ...

Dove si trova la tua città ?


a nord di ...
nella regione ...
ai confini con ...
vicino a ...
di fronte a ...

I punti cardinali: Nord – Sud – Est – Ovest

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http://www.treccani.it/enciclopedia/unione-europea/

7.1.2. Le capitali

Completa
Atene è la capitale della .........................................
Berlino è la capitale della .........................................
Copenaghen è la capitale della .........................................
Dublino è la capitale dell’ .........................................
Lisbona è la capitale del .............................................
Londra è la capitale dell’ .........................................
Praga è la capitale della .........................................
Roma è la capitale dell’ .........................................

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Stoccolma è la capitale della .........................................


Varsavia è la capitale della .........................................
Vienna è la capitale dell’ .........................................

8. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

ARTICOLI DETERMINATIVI

Maschile singolare Maschile plurale


Il i
Lo gli
L’ gli

Femminile singolare Femminile plurale


La le
L’ le

SOSTANTIVI E AGGETTIVI (DESINENZE PIÙ COMUNI)

Maschile singolare Maschile plurale


1. o 2. i
3. e 4. i
5. i 6. io

Femminile singolare Femminile plurale


7. a 8. e
9. e 10. i
11. o 12. i

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LE PREPOSIZIONI SEMPLICI E ARTICOLATE

Di → del dello dell’ dei degli della delle


A → al allo all’ ai agli alla alle
Da → dal dallo dall’ dai dagli dalla dalle
In → nel nello nell’ nei negli nella nelle
Con → col collo coll’ coi cogli colla colle
con il con lo con l’ con i con gli con la con
le
Su → sul sullo sull’ sui sugli sulla sulle
Per → per il per lo per l’per i per gli per la per le
Tra → tra il tra lo tra l’ tra i tra gli tra la tra le
Fra → fra il fra lo fra l’ fra i fra gli fra la fra le

ACCORDO SOSTANTIVI E AGGETTIVI

a) Gli aggettivi di nazionalità

Austria (l’) austriaco/a


Belgio (il) belga
Bulgaria (la) bulgaro/a
Germania (la) tedesco/a
Grecia (la) greco/a
Italia (l’) italiano/a
Lituania (la) lituano/a
Polonia (la) polacco/a
Repubblica Ceca ceco/a
Romania (la) rumeno/a
Slovacchia (la) slovacco/a
Slovenia (la) sloveno/a
Spagna (la) spagnolo/a
Svizzera svizzero/a

Albania (l’) albanese


Danimarca (la) danese
Finlandia (la) finlandese
Francia (la) francese
Olanda (l’) – Paesi Bassi (i) olandese
Inghilterra (l’) inglese
Irlanda (l’) irlandese

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Lussemburgo (il) lussemburghese


Malta (l’isola di) maltese
Norvegia (la) norvegese
Portogallo (il) portoghese
Svezia (la) svedese
Ungheria (l’) ungherese

Cipro (l’isola di) cipriota


Estonia (l’) estone
Lettonia (la) lettone

I continenti
Europa europeo/a
Asia asiatico/a
Africa africano/a
America americano/a
Australia australiano/a

Alcuni paesi extra europei


Cina cinese
Giappone giapponese
India indiano/a
Stati Uniti statunitense
Canada canadese
Russia russo/a
Turchia turco/a

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UNITÀ 3 : GUARDIAMOCI ALLO SPECCHIO

Elementi comunicativi e lessicali: Descrivere l’aspetto fisico


Descrivere il carattere
Quando sei nato? (i mesi dell’anno)
Di che segno sei? ( i segni zodiacali, i pianeti, i colori)
Che giorno è? (i giorni della settimana)
I numeri cardinali (20-100 e oltre)
I numerali ordinali

Elementi grammaticali: Le tre coniugazioni dei verbi regolari e irregolari (-are, -ere, -ire)
I verbi preferire, conoscere
I sostantivi e gli aggettivi derivati
Le doppie consonanti

9. LEGGI E COMPRENDI

DI CHE SEGNO SEI ?10

Segno Zodiacale: Ariete (20 Marzo - 20 Aprile)

11

Dinamico – indipendente – coraggioso – egoista

La frase chiave è: "Io Sono".


Il pianeta dominante è Marte, l'elemento è il fuoco.
L'Ariete è un segno di grande azione creativa; i nativi hanno bisogno di muoversi, di agire e di
organizzare; preferiscono essere indipendenti e non amano essere organizzati o dominati da
altri.
Sono impulsivi, coraggiosi e imparano velocemente; amano dirigere una situazione difficile e
hanno buona iniziativa anche se a volte non portano a termine i loro progetti, perché già
interessati a nuove idee o nuove iniziative.

10 Testi tratti da http://www.marcheweb.com/weblinks/oroscopo-e-pianeti/segni-zodiacali/


11 Le immagini sono tratte da http://www.oroscopo.it/zodiaco.html

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Molto sbrigativi, possono essere egoisti e dimostrarsi privi di tatto nei confronti degli altri,
anche se difficilmente se ne rendono conto.
L'Ariete generalmente gode di buona salute, ma anche se è dotato di grande energia può
soffrire per i propri entusiasmi ed eccessi.
Rappresentanti importanti di questo segno:
Leonardo da Vinci, Giacomo Casanova, Vincent van Gogh, Charles Baudelaire, Claudia
Cardinale.
Colore da portare: il rosso in tutte le sue sfumature.
Pietra portafortuna: corallo rosso o rubino.
Metallo: il ferro che appartiene a Marte.
Giorno favorevole: il martedì, dominato da Marte.

Segno Zodiacale: Toro (21 Aprile-21 Maggio)

Tenace – possessivo – paziente – semplice

La frase chiave è: "Io ho". Il pianeta dominante è Venere, l'elemento è la terra.


Il Toro è un segno stabile e realista che presenta caratteristiche di tenacia, testardaggine e
possessività.
I nati sotto il segno del Toro si muovono lentamente, tendono a essere un po' pigri; tuttavia
sono molto pazienti e non impulsivi. Hanno uno spiccato senso dell'economia, nonché il dono
di saper maneggiare il denaro.
Non vengono deviati dalle lusinghe: sono persone semplici e conservatrici; perseverano su
una logica, hanno un'ottima memoria e non disperdono i propri interessi. Di solito godono di
ottima salute e hanno un intenso magnetismo fisico nei confronti del sesso opposto.
Rappresentanti importanti di questo segno sono: Al Pacino, Uma Thurman, George Clooney,
Laetitia Casta, Sigmund Freud, Elisabetta II d'Inghilterra.
Colore da portare: il verde, il colore di Venere.
Pietra portafortuna: lo Smeraldo.
Metallo: il rame che appartiene a Venere.
Giorno favorevole: il venerdì, dominato da Venere.

Segno Zodiacale: Gemelli (22 Maggio-21 Giugno)

Irrequieto – superficiale – intelligente – parlatore

La frase chiave è: "Io penso".


Il pianeta dominante è Mercurio, l'elemento è l'aria.

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I Gemelli sono irrequieti, si interessano di varie cose e amano raccogliere informazioni


preziose e versatili, pur non andando mai troppo in profondità.
Parlano molto, sono dei grandi oratori e hanno un'ottima dialettica che spesso li aiuta a
mascherare i propri difetti e carenze. La loro intelligenza è intuitiva e rapidissima, anche se a
volte si dimostrano troppo impazienti nel voler conoscere tutto e in fretta.
Riescono a fare più cose rispetto a quelle che stanno pensando nel medesimo istante e sono
appassionati dei giochi enigmistici e di intelligenza.
I Gemelli amano l'aria fresca e fare attività all'aperto; i loro malesseri sono generalmente di
origine nervosa e mentale.
Rappresentanti importanti di questo segno sono: Angelina Jolie, Marilyn Monroe, Thomas
Mann, Dante Alighieri, Jean-Paul Sartre.
Colore da portare: il giallo, che riflette la vivacità dei Gemelli.
Pietra portafortuna: il topazio o l'agata.
Metallo: il Mercurio, simile ai Gemelli, fluido e vivace.
Giorno favorevole: il mercoledì, perché legato a Mercurio.

Segno Zodiacale: Cancro ( 22 Giugno-22 Luglio)

Sensibile – volubile – ambizioso

La fase chiave è: "Io dimoro".


Il pianeta dominante è la Luna, l'elemento è l'acqua.
I nati sotto il segno del Cancro sono persone sensibili ed emotive, molto legate alle loro
radici, al loro passato.
Capricciosi nelle loro amicizie, si dimostrano abbastanza volubili e a volte malinconici.
Hanno un'ottima memoria, perché legati all'idea del passato; la loro ambizione non è mai
sfrontata, è piuttosto sotterranea.
Essendo un segno d'acqua, necessita di movimento.
Rappresentanti importanti di questo segno sono: Marcel Proust, Giorgio Armani, Lady Diana,
Ernest Hemingway, Tom Cruise, Gisele Bundchen.
Colore da portare: il bianco, che esprime idealismo e spiritualità.
Pietra portafortuna: la perla che nasce dall'acqua.
Metallo: l'argento che richiama il colore dei raggi lunari.
Giorno favorevole: il lunedì, giorno della Luna.

Segno Zodiacale: Leone (23 Luglio-22 Agosto)

Orgoglioso – presuntuoso – egocentrico – conquistatore

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La frase chiave per il Leone è: "Io regno".


Il pianeta dominante è il Sole, l'elemento è il fuoco.
I nati sotto il segno del Leone spiccano per il loro ego molto pronunciato; amano sentirsi dei
personaggi sotto i riflettori e difficilmente si fanno mancare qualcosa.
Sono orgogliosi, hanno un'elevata opinione di sé e vorrebbero eccellere in ogni circostanza:
adorano affermare la propria personalità e amano essere apprezzati, il che li rende altamente
suscettibili all'adulazione.
Amano comandare, tuttavia non adorano vincere con troppa facilità in quanto preferiscono la
conquista. Sono degli ottimi organizzatori, anche se preferiscono che siano gli altri a svolgere
il lavoro meno importante.
Poiché il Leone governa il cuore, i nati di questo segno possono essere soggetti a disturbi
cardiaci durante la loro vecchiaia.
Rappresentanti importanti di questo segno sono: Luigi XIV, Napoleone I, Alfred Hitchcock,
Andy Warhol, Charlize Theron, Dustin Hoffman, Ben Affleck
Colore da portare: il giallo oro.
Metallo: l'Oro, simbolo del sapere, che dà coraggio e vitalità
Pietra portafortuna: il diamante.
Giorno favorevole: la domenica, il giorno del Sole.

Segno Zodiacale: Vergine ( 23 Agosto-22 Settembre)

Altruista – coscienzioso – preciso – perfezionista

La frase chiave è: "Io analizzo".


Il pianeta dominante è Mercurio, l'elemento è la terra.
I nati sotto il segno della Vergine sono persone altruiste, coscienziose ed amano svolgere il
loro lavoro con precisione anche se questo è particolarmente complesso e impegnativo.
Sono così in grado di portare a termine tutte le attività ad essi assegnate e desiderano che nel
lavoro sia tutto perfetto.
Il loro difetto è l'eccessiva critica che devono imparare a moderare.
Si comportano verso l'altro sesso correttamente; non sono dei cacciatori nati, sono dei
cerebrali: studiano e valutano tutto prima di prendere una decisione. Dominati da Mercurio, i
nati di questo segno sono spesso molto nervosi e soggetti a problemi della digestione.
Rappresentanti importanti di questo segno sono: Ingrid Bergmann, Cameron Diaz, J. W.
Goethe, Hugh Grant, Sean Connery, Greta Garbo.
Colore da portare: il grigio, che placa la tensione nervosa.
Pietra portafortuna: lo Zaffiro.
Metallo: il Mercurio, poichè anche la Vergine, come i Gemelli, è dominata dal pianeta
Mercurio.
Giorno favorevole: il mercoledì.

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Segno Zodiacale: Bilancia (23 Settembre-22 Ottobre)

Equilibrato – diplomatico – elegante – raffinato

La frase chiave è: "Io bilancio".


Il pianeta dominante è Venere, l'elemento è l'aria.
I Bilancia hanno un senso estetico molto sviluppato e, come il simbolo che li rappresenta,
ricercano l'equilibrio sopra ogni cosa: hanno innata l'arte della diplomazia.
Nei rapporti sociali sono simpatici, piacevoli, cercano sempre di agire correttamente e di non
avere pregiudizi.
Non amano la solitudine e fanno di tutto per sfuggire a un eventuale isolamento. Le donne del
segno sono dotate di un fascino particolare e prediligono l'eleganza e la raffinatezza; ricercano
un amore stabile e un partner che dia loro sicurezza.
I Bilancia sono generalmente di aspetto piacevole, amano la ricchezza e il successo; spesso
soffrono di disturbi di natura psicosomatica e ai reni.
Rappresentanti importanti di questo segno sono: Catherine Zeta-Jones, Monica Bellucci,
Oscar Wilde, John Lennon, Friedrich Nietzsche.
Colore da portare: il verde, colore della primavera e degli innamorati.
Pietra portafortuna: Tormalina Verde, Quarzo Rosa
Metallo: l'argento e il rame sono due metalli che aiutano ad essere più sereni e salvano da
quella solitudine della quale la Bilancia ha paura.
Giorno favorevole: il venerdì.

Segno Zodiacale: Scorpione (23 Ottobre-22 Novembre)

Impulsivo – possessivo – integro – individualista

La frase chiave è: "Io bramo".


Marte governa il segno, l'elemento è l'acqua.
Gli Scorpioni hanno un carattere molto complesso: sono dominati da profondi impulsi
emotivi, sono pieni di risorse e hanno un forte magnetismo fisico; sono molto possessivi e
capaci di provare intense emozioni.
Sono dei passionali e il loro è senza dubbio il segno più sensuale dello zodiaco. Il loro pianeta
dominante è Marte; con il loro pungiglione possono colpire a sorpresa e risultano quindi
inclini alla mancanza di tatto, anche se poi rimangono sorpresi quando risulta evidente che
hanno offeso qualcuno.
Lo fanno però per autodifesa e non per attaccare. Lo Scorpione è alla ricerca del modello di
vita: un principio o una struttura secondo cui vivere; per questo motivo è integro, non accetta
compromessi ed è fortemente individualista.

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Rappresentanti importanti di questo segno sono: François Voltaire, Pablo Picasso, Indira
Gandhi, Leonardo Di Caprio, Julia Roberts, Bill Gates.
Colore da portare: il viola che aiuta lo Scorpione nelle sue meditazioni.
Pietra portafortuna: il rubino o l'agata.
Metallo: il Ferro in quanto domina Marte, governatore dello Scorpione.
Giorno Favorevole: il martedì, giorno di Marte.

Segno Zodiacale: Sagittario (23 Novembre-21 Dicembre)

Ottimista – allegro – fiducioso – avventuroso

La frase chiave è: "Io esploro".


Giove governa il segno, l'elemento è il fuoco.
I Sagittario sono delle persone esuberanti, ottimiste, allegre, piene di fiducia e molto schiette.
Sono grandi sportivi, amano particolarmente i viaggi e condurre una vita avventurosa; per
questo motivo i nati del segno si sposano generalmente più di una volta o, talvolta, rimangono
soli.
Dotati di profonda intuizione, sono attirati dall'esperienza intellettiva e sono quindi interessati
a tutte le materie filosofiche e religiose: qualcosa che può espandere la loro conoscenza.
Generalmente godono di buona salute anche se i punti deboli sono le anche e il fegato.
Rappresentanti importanti di questo segno sono: Mark Twain, Winston Churchill, Walt
Disney, Friedrich Schiller, Ludwig Van Beethoven, Nostradamus, Papa Giovanni XXIII
Colore da portare: l'azzurro, colore che vivacizza l'intelligenza.
Pietra portafortuna: il turchese, pietra che cambia colore quando si avvicina il pericolo.
Metallo: lo stagno.
Giorno favorevole: il giovedì, giorno ideale per iniziare un viaggio.

Segno Zodiacale: Capricorno (22 Dicembre-20 Gennaio)

Responsabile – affidabile – riservato – lavoratore

La frase chiave è: "Io utilizzo".


Saturno è il pianeta dominante, l'elemento è la terra.
I nati del segno del Capricorno sono molto responsabili, affidabili e riservati; preferiscono
tenere per sé i propri problemi e all'inizio manifestano un carattere non molto facile da
avvicinare.

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Sono ambiziosi, hanno molta pazienza e per raggiungere le mete prefissate possono percorrere
cammini molto faticosi; desiderosi di raggiungere il vertice sociale sanno anche come
coltivare le persone giuste che li aiutino a realizzare i loro scopi.
Non amano le forme di esibizionismo troppo accentuate; lavorano molto e desiderano sempre
credere in un potere più alto, perché una volta raggiunto un traguardo, se non trovano una
nuova meta da prefissarsi, hanno bisogno di un periodo di introspezione. A volte possono
dimostrarsi troppo testardi, ma solo perché sono concentrati a perseguire i loro obiettivi.
Saturno governa il segno e dato che tale pianeta domina le ossa, possono soffrire di
reumatismi o artrosi. La costituzione fisica di solito si irrobustisce con il passare degli anni.
Rappresentanti importanti di questo segno sono: Mel Gibson, Mao Tse-tung, Ricky Martin,
Marlene Dietrich, David Bowie, Manuela Arcuri.
Colore da portare: il nero, appartiene a Saturno ed è l'invisibile, la notte, esprime al meglio
l'animo capricorniano.
Pietra portafortuna: l'onice
Metallo: il piombo.
Giorno favorevole: il sabato.

Segno Zodiacale: Acquario (21 Gennaio-19 Febbraio)

Originale – libero – intellettuale – onesto

La frase chiave è: "Io Conosco".


Il pianeta dominante è Urano, l'elemento è l'aria.
Gli Acquari sono anticonvenzionali, originali e indipendenti. Sanno comprendere i problemi
del prossimo, pur rimanendone distaccati.
Dominati da Urano, hanno un grande bisogno di libertà e di indipendenza e riescono ad
assolvere meglio il loro destino nei rapporti basati sull'amicizia. Sentono infatti il bisogno di
avere intorno a se molti amici; tuttavia sanno anche stare da soli e possono scegliere anche
questa strada.
Come gli altri segni d'aria, sono degli intellettuali; loro però sono più profondi: credono nelle
riforme e sanno lottare per affermare un diritto, bene di una collettività. Per questo motivo
sono sempre all'avanguardia e non rifiutano mai le innovazioni.
Gli Acquario sono onesti e fedeli e in genere godono di buona salute; possono essere soggetti
a problemi di circolazione nelle gambe.
Rappresentanti importanti di questo segno: Vasco Rossi, Valeria Mazza, Wolfgang Amadeus
Mozart, Jules Verne.
Colore da portare: il blu, perché rappresenta la spiritualità di questo segno.
Pietra portafortuna: lo zaffiro.
Metallo: lo zinco o l'argento.
Giorno favorevole: il sabato, il giorno di Saturno, l'altro governatore del segno.

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Segno Zodiacale: Pesci (20 Febbraio-19 Marzo)

Emotivo – vulnerabile – comprensivo – disinteressato

La frase chiave è: "Io credo".


Giove e Nettuno sono i pianeti dominanti, l'elemento è l'acqua.
I Pesci sono persone molto sensibili ed emotive; talvolta possono essere influenzati dagli
amici e dall'ambiente sia in modo positivo che negativo.
Poiché sono molto comprensivi, credono nella bontà del prossimo e sono predisposti alla
dedizione e al sacrificio.
Non sono dei competitivi, preferiscono le attività artistiche, in quanto hanno un potenziale
creativo molto elevato e sono molto intuitivi.
Sono vulnerabili, mancano di meccanismi di autodifesa e sono emotivamente instabili. Per
questo motivo hanno bisogno di essere circondati dalla bontà e dalla comprensione. Possono
soffrire di disturbi ai piedi e malesseri collegati all'emotività.
Rappresentanti importanti di questo segno: Albert Einstein, Michelangelo, Arthur
Schopenhauer, Ornella Muti, Sharon Stone, Cindy Crawford.
Colore da portare: verde mare, che regala quiete ai nervi affaticati di questo segno, turchese.
Pietra portafortuna: l'ametista, perché tutela da ogni sorta di ubriachezza (i Pesci non
reggono molto bene l'alcool), o acquamarina.
Metallo: lo stagno.
Giorno favorevole: il giovedì.

9.1.2. Lavoriamo sul testo

1. Sottolineate i sostantivi o gli aggettivi che si riferiscono a ogni segno zodiacale.


2. Aiutandovi con il dizionario cercate di trovare gli aggettivi derivanti dai sostantivi o
viceversa. Esempio: coraggio (sost.) → coraggioso (agg.); indipendente (agg.) →
indipendenza (sost.)

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10. PARLIAMO INSIEME

CONOSCIAMOCI MEGLIO

10.1.1. Come sono?

La Gioconda di Leonardo da Vinci 12 La primavera di Botticelli

Autoritratto di Vincent Van Gogh La nascita di Venere di Botticelli

12 http://www.laboo.biz/articoli/arte

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10.1.2. Il mio aspetto fisico

Peso: magro, grasso, normale (“Sono ...”)


Altezza: alto, basso (“Sono alto 1 metro e ...”)
Capelli: biondi, mori, castani (chiaro, scuro), rossi
lunghi, corti, ricci, lisci, ondulati (“Ho ...”)
Occhi: verdi, azzurri, marroni, grigi, neri (“Ho ...”)
Viso: rotondo, ovale, quadrato (“Ho ...”)
con la barba, con i baffi

10.1.3. Il mio carattere

a) Prova a descrivere il tuo carattere

Sono ... spaventato, intelligente, introverso, estroverso, mite, deciso, impacciato, timido,
generoso, triste, felice, coraggioso, dolce, curioso, audace, isolato, buono,
affettuoso, misterioso, sognatore, vergognoso, imprevedibile, seducente,
affascinante, giusto, sorridente, valoroso, umano, altruista, sincero, cattivo,
egoista, falso, bugiardo, violento, ingiusto, presuntuoso, malvagio, crudele, astuto,
antipatico, prepotente, allegro, burlone, divertente, giocherellone, scherzoso,
simpatico, sorridente, freddo, brontolone, incoraggiante

10.1.4. Quando sei nato? Sono nato il ... del millenovecento...

a) I numerali cardinali

21 Ventuno Quaranta
22 Ventidue Cinquanta
23 Ventitré Sessanta
24 Ventiquattro Settanta
25 Venticinque Ottanta
26 Ventisei Novanta
27 Ventisette Cento
28 Ventotto Centouno
29 Ventinove Mille
30 Trenta Duemila

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b) I mesi dell’anno

Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre

LA FILASTROCCA DEI MESI

A GENNAIO cade la neve


lei scende lieve lieve;
un pupazzo ci facciamo
e tante palle ci tiriamo.

A FEBBRAIO c'è Carnevale


io mi vesto da animale,
tu invece da Arlecchino
e facciamo un bell' inchino.

A MARZO suona la campana


stiamo a casa una settimana,
la Pasqua ormai è arrivata
mangiamo le uova di cioccolata.

Ad APRILE è già primavera


facciamo festa da mattina a sera
spuntano i fiori in tutti i prati
e mangiamo dei bei gelati.

A MAGGIO tornano i rondinini


sono felici tutti i bambini
sono più lunghe le giornate
facciamo belle passeggiate.

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Le ciliegie maturano a GIUGNO


ne mangiamo un bel pugno
finalmente la scuola finisce
ed ogni bambino gioisce.

A LUGLIO si va al mare
tanti giochi si possono fare
col secchiello e la paletta
costruiamo una casetta.

Ad AGOSTO in campagna
per il caldo ci si lagna
tutti cercano uno stagno
per potersi fare un bagno.

A SETTEMBRE si fa il vino
ne beviamo un bicchierino
poi a scuola ritorniamo
e con i compiti ricominciamo.

Ad OTTOBRE vado nel bosco


ogni fungo io conosco
poi per Halloween mi travesto
faccio scherzi e scappo lesto.

A NOVEMBRE a casa mia


tutte le foglie volano via
torna anche il freddo birbone
dovrò mettermi il maglione.

A DICEMBRE c'è Natale


ed io sogno di volare
con le renne sulla slitta
tra la nebbia fitta fitta.

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c) I numerali ordinali

Gennaio è il primo (1°) mese dell’anno


... il secondo (2°)
... il terzo (3°)
... il quarto (4°)
... il quinto (5°)
... il sesto (6°)
... il settimo (7°)
... l’ottavo (8°)
... il nono (9°)
... il decimo (10°)
... l’undic - esimo (11°)
... il dodic - esimo (12°)

11. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

LA SUFFISSAZIONE (CENNI)

Dall’aggettivo al nome: -ezza (debole→debolezza), -ìa (codardo→codardìa), -izia


(pigro→pigrizia), -itudine (inetto→inettitudine), -anza (arrogante→arroganza), -enza
(paziente→pazienza), -ismo (ateo→ateismo), -esimo (umano→umanesimo)
Dal nome all’aggettivo: -ato (sfortuna→sfortunato), -uto (baffi→baffuto), -are
(spettacolo→spettacolare), -ale (musica→musicale), -igno (sangue→sanguigno), -ile
(giovane→giovanile); -evole (amico→amichevole), -istico (arte→artistico), -astico
(entusiasmo→entusiastico), -ifico (pace→pacifico), -orio (illusione→illusorio), -oso
(noia→noioso)

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LE TRE CONIUGAZIONI (-ARE, -ERE, -IRE)

11.2.1. Presente

I verbi regolari

Parl – are Cred - ere Dorm- ire Fin - ire

Parl – o Cred – o Dorm – o Fin - isco


Parl – i Cred – i Dorm – i Fin- isci
Parl – a Cred – e Dorm – e Fin - isce
Parl – iamo Cred – iamo Dorm – iamo Fin - iamo
Parl – ate Cred – ete Dorm – ite Fin - ite
Parl – ano Cred – ono Dorm – ono Fin – iscono

“Preferire” e “conoscere” si coniugano come “finire”

Fare Andare Dire Dare Venire

Faccio Vado Dico Do Vengo


Fai vai dici dai vieni
Fa va dice dà viene
Facciamo andiamo diciamo diamo veniamo
Fate andate dite date venite
Fanno vanno dicono danno vengono

CANTIAMO (ALLA SCOPERTA DELLE DOPPIE CONSONANTI)

a) L'uomo in frack (Domenico Modugno), 1955

È giunta ................
si spengono i rumori
si spegne anche l'insegna di quell'ultimo ................
le strade son deserte
deserte e ................
un’ ultima ................ cigolando se ne va

Il fiume scorre lento

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frusciando ................ i ponti


la luna splende in cielo
dorme tutta la ................
solo va un uomo in frack

Ha il cilindro per ................


due diamanti per ................
un bastone di ................
la gardenia nell'................
e sul candido gilet un papillon
un papillon di seta blu

s'................ lentamente con incedere elegante


ha l'aspetto trasognato malinconico ed ................
e non si sa da dove vien
né dove va
chi mai sarà
quell'uomo in frack

Bonne nuit, bonne nuit, bonne nuit, Bonne nuit, Buona notte
va dicendo ad ogni cosa
ai fanali ................
ad un gatto ................
che randagio se ne va

È giunta ormai l'aurora


si spengono i ................
si sveglia a poco a poco tutta quanta la città
la luna si è incantata
sorpresa ................
pian piano scolorandosi nel cielo sparirà

Sbadiglia una finestra


sul fiume silenzioso
e nella luce bianca ................ se ne va
un cilindro
un fiore e un frack

Galleggiando dolcemente e lasciandosi ................


se ne scende lentamente
sotto i ponti verso il mare
verso il ................ se ne va
chi mai sarà
chi mai sarà
quell'uomo in frack

Adieu, Adieu, Adieu, Adieu, Addio al mondo

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ai ricordi del ................


ad un sogno mai sognato
ad un ................d'amore che mai più ritornerà

Domenico Modugno è considerato il padre dei cantautori italiani e come autore interprete è tra i più grandi
d'Europa.
È nato il 9 gennaio 1928 a Polignano a Mare (Bari, Puglia), un paesino dalle case bianche a picco sul mare.
Dal padre Cosimo [...], ha imparato fin da piccolo a suonare la chitarra e la fisarmonica ed ha ereditato una
grande passione per la musica, componendo la sua prima canzone a 15 anni.
Nel 1958 ha partecipato al festival della Canzone Italiana a Sanremo con "NEL BLU DIPINTO DI BLU",
coautore Franco Migliacci, che ha vinto il primo premio e ha rivoluzionato la canzone italiana e ha dato inizio al
boom della vendita discografica italiana fino ad allora molto bassa.
"Volare" è stata tradotta in tutte le lingue, è stata in testa alle classifiche di tutto il mondo, anche in America del
Nord, in cui si sono venduti milioni e milioni di copie tanto che nel 1958 gli sono stati assegnati due Grammy
Awards, uno come disco dell'anno e uno come canzone dell'anno 1958.
Anche il Cash Box Bilboard gli ha conferito l'Oscar per la migliore canzone dell'anno e ha ricevuto in dono dalle
industrie musicali tre dischi d'oro, uno per il migliore cantante, uno per la migliore canzone e uno per il disco più
venduto.
Nel corso di una tournée gli sono state offerte le chiavi di Washington e la stella di sceriffo di Atlantic City. Per
quattro mesi ininterrottamente gli altoparlanti di Broadway e le stazioni radio hanno suonato le originali note di
"VOLARE".
Muore a Lampedusa il 6 Agosto 1994 nella sua casa davanti al mare 13.

13 http://www.domenicomodugno.it

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UNITÀ 4 : IERI, L’ALTRO IERI, DUE ANNI FA …

Elementi comunicativi e lessicali: Parlare di eventi passati

Elementi grammaticali: Il participio passato


Il passato prossimo
Ausiliari dei verbi transitivi e intransitivi

12. LETTURA E COMPRENSIONE

QUANDO SONO ANDATO …

1. L’anno scorso sono andato per la prima volta a Bologna a trovare degli amici conosciuti
in vacanza. Mi sono divertito molto e, soprattutto, ho mangiato benissimo: pizze a
volontà, pasta per tutti i gusti e gelati deliziosi. Ho passato una settimana fantastica.

2. In settembre Chiara ha cominciato a studiare all’università. Vuole diventare una


professoressa di storia e di geografia. Da sempre le piace viaggiare nel tempo e nello
spazio! Prima di scegliere l’università di Torino ha visitato altri due atenei, ma non le
sono piaciuti. Troppi studenti, grande confusione e molte difficoltà a trovare un posto
in un collegio.

3. Giovanni e Claudia si sono sposati tre anni fa. Ieri mattina sono andati dal medico e
hanno avuto la bella notizia che tra 9 mesi diventeranno mamma e papà. Quando il
dottore ha annunciato il lieto evento, Claudia ha cominciato a piangere e Giovanni ha
iniziato a cantare. Il dottore ha stretto la mano a Giovanni e ha abbracciato Claudia.
Sicuramente gli altri pazienti in sala d’attesa hanno capito e non hanno protestato!

4. Due anni fa ho avuto un grave incidente sugli sci e mi sono rotto una gamba. Sono
rimasto all’ospedale per 5 settimane e ho dovuto rimanere ingessato per due mesi. Non
ho ancora dimenticato questo brutto periodo e quando sono stanco sogno l’incidente e
mi sveglio di soprassalto. L’altro ieri ho spaventato mio fratello che dorme con me.

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12.1.1. Lavoriamo sul testo

1. Sottolineate i verbi al passato prossimo


2. Sottolineate le espressioni di tempo che indicano un tempo passato.

13. PARLIAMO INSIEME

RACCONTA

Quando sono andato/a a iscrivermi all’università ...


Quando ho visto per la prima volta mio fratello/mia sorella ...
L’anno scorso è stato l’anno più bello della mia vita ...

UNO STRANO INCONTRO

13.2.1. Essere e avere

Il professor Grammaticus, viaggiando in treno, ascoltava la conversazione dei suoi


compagni di scompartimento. Erano operai meridionali, emigrati all’estero in cerca di lavoro :
erano tornati in Italia per le elezioni, poi avevano ripreso la strada del loro esilio.
Io ho andato in Germania nel 1958, - diceva uno di loro.
Io ho andato prima in Belgio, nelle miniere di carbone. Ma era una vita troppo dura.
Per un poco il professor Grammaticus li stette (p. r.14 del verbo “stare”) ad ascoltare in
silenzio. A guardarlo bene, però, pareva una pentola in ebollizione. Finalmente il coperchio
saltò (saltare)15, e il professor Grammaticus esclamò (esclamare), guardando severamente i
suoi compagni :

14 p.r.: passato remoto (passé simple)


15 Terza persona del passato remoto dei verbi della prima coniugazione: desinenza “ò”

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Ho andato ! Ho andato ! Ecco di nuovo il benedetto vizio di tanti italiani del Sud di
usare il verbo avere al posto del verbo essere. Non vi hanno insegnato a scuola che si dice
« sono andato » ?
Gli emigranti tacquero (tacere), pieni di rispetto per quel signore tanto perbene, con i
capelli bianchi che gli uscivano di sotto il cappello nero.
Il vebo andare, - continuò (“continuare”) il professor Grammaticus, - è un verbo intransitivo,
e come tale vuole l’ausiliare essere.
Gli emigranti sospirarono. Poi uno di loro tossì (tossire)16 per farsi coraggio e disse
(p.r. del verbo “ dire”) :
Sarà come lei dice, signore. Lei deve aver studiato molto. Io ho fatto la seconda
elementare, ma già allora dovevo guardare più alle pecore che ai libri. Il verbo andare sarà
anche quella cosa che dice lei.
Un verbo intransitivo.
Ecco, sarà un verbo intransitivo, una cosa importantissima, non discuto. Ma a me
sembra un verbo triste. Andare a cercar lavoro in casa d’altri … Lasciare la famiglia, i
bambini.
Il professor Grammaticus cominciò (cominciare) a balbettare.
Certo... Veramente...Insomma, pero’... Comunque si dice sono andato, non ho andato.
Ci vuole il verbo “essere”: io sono, tu sei, egli è ...
Eh, - disse l’emigrante, sorridendo con gentilezza, - io sono, noi siamo!... Lo sa dove
siamo noi, con tutto il verbo essere e con tutto il cuore? Siamo sempre al paese, anche se
abbiamo andato in Germania e in Francia. Siamo sempre là, e là che vorremmo restare, e
avere belle fabbriche per lavorare, e belle case per abitare.
E guardava il professor Grammaticus con i suoi occhi buoni e puliti. E il professor
Grammaticus aveva una gran voglia di darsi dei pugni in testa. E intanto borbottava tra sé: -
Stupido! Stupido che non sono altro. Vado a cercare gli errori nei verbi... Ma gli errori più
grossi sono nelle cose!
Gianni RODARI, da Il libro degli errori, Einaudi tascabili, 1995, p. 324-325.

13.2.2. Lavoriamo sul testo

• Sottolinea i verbi al passato prossimo.

• Quale ausiliare accompagna i verbi sottolineati? Avere o essere?

• Sottolinea anche gli altri verbi e trasformali al passato prossimo. Attenzione alla scelta
dell’ausiliare!!!

16 Terza persona del passato remoto dei verbi della terza coniugazione: desinenza “ì”

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14. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

IL PARTICIPIO PASSATO

-are → - ato -ere → - uto -ire → -ito

IL PASSATO PROSSIMO

Ausiliari + participio passato del verbo

Essere Avere

Sono stato/a Ho avuto


sei stato/a hai avuto
è stato/a ha avuto
siamo stati/e abbiamo avuto
siete stati/e avete avuto
sono stati/e hanno avuto

Andare (-ato) Credere (-uto) Dormire (-ito)

Sono andato/a Ho creduto Ho dormito


sei andato/a hai creduto hai dormito
è andato/a ha creduto ha dormito
siamo andati/e abbiamo creduto abbiamo dormito
siete andati/e avete creduto avete dormito
sono andati/e hanno creduto hanno dormito

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UNITÀ 5 : LE ABITUDINI QUOTIDIANE

Elementi comunicativi e lessicali: Descrivere le azioni quotidiane


Parlare delle attività nel tempo libero
Chiedere e dire che ora è
Informarsi sulle abitudini degli altri
Fare conoscenza e invitare qualcuno
Salutare (in situazione formale)

Elementi grammaticali: I verbi riflessivi


Gli avverbi di frequenza

15. LEGGI E COMPRENDI

QUANDO? A CHE ORA ...?

17

Marco, Giovanni e Sofia, Franca e Massimo, e Sara abitano nello stesso condominio.

Marco Rossi studia lingue all’Università di Bologna. Dal lunedì al venerdì si


alza alle 7.00 per lavarsi e fare colazione prima di portare il suo
cane a fare la solita passeggiata mattutina.
Ogni giorno va all’università in bicicletta; quando piove, prende
l’autobus delle 8.15. Le lezioni cominciano tutti i giorni alle
9.00 e generalmente durano fino alle 18.00 con l’intervallo di
pranzo tra le 13.00 e le 14.00.

17 http://www.fotosearch.it/clipart/orologio.html

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Marco è un ragazzo molto sportivo. A pranzo mangia un panino


e poi corre all’allenamento di tennis.
La sera, due volte la settimana, si ritrova con gli amici a giocare
a calcio. Non guarda quasi mai la televisione, preferisce andare
al cinema a vedere film in lingua originale, soprattutto in inglese
e in francese, le lingue che studia all’università.
L’anno prossimo ha deciso di iscriversi anche al corso di
spagnolo. È convinto che queste lingue gli saranno molto utili
per trovare un lavoro. Ama molto studiare e ottiene sempre
ottimi voti agli esami.

Sara Venditti ha 30 anni e lavora in uno studio di avvocati come segretaria.


Non vive più con il fidanzato da qualche settimana. Adesso la
sua vita è diversa: nessuno si lamenta più del cattivo odore del
caffè o della pasta troppo al dente ...
Sara lavora molto dal lunedì al venerdì: si sveglia alle 6.00, esce
a correre e quando rientra si lava e mentre fa colazione comincia
a leggere i dossier per il tribunale.
Poi corre in ufficio e lavora fino alle 19.00.
Poi finalmente può tornare a casa. Le piace prendere l’aperitivo
e sedersi sul divano prima di prepararsi la cena.
Il sabato e la domenica si rifiuta di lavorare e si riposa. Dorme
fino a tardi e esce a fare compere o si ritrova con gli amici al
ristorante.
La vacanze di solito le passa al mare. È appassionata di pesca
subacquea o in giro per il mondo. Sara parla molto bene
l’inglese e lo spagnolo.

Giovanni e Sofia Benvenuti sono sposati da due mesi. Giovanni ha 26 anni e lavora in una
farmacia del centro città; Sofia ha 24 anni, è maestra e da poco
insegna in una scuola elementare vicino a casa. La mattina si
svegliano alle 7.30, fanno colazione e poi escono per andare a
lavorare. La farmacia apre alle 9.00 e la scuola inizia alle 8.30.
Sofia va a lavorare a piedi, Giovanni invece va in auto anche se
spesso rimane bloccato a causa del traffico. Non sopporta
l’autobus perché è sempre troppo affollato soprattutto al
mattino. Sofia rientra alle 13.00 e passa il pomeriggio a casa a
preparare le lezioni per i suoi alunni. Suona anche il pianoforte o
esce a passeggiare con le amiche. Anche Giovanni rientra per il
pranzo. La farmacia riapre alle 16.00 e chiude alle 20.00. Tutti e
due sono appassionati di teatro. Il fine settimana quando
possono vanno a teatro o all’opera. Uno dei passatempi preferiti
di Giovanni è cucinare. Sofia si considera una donna molto
fortunata ad avere come marito un cuoco provetto!

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Franca e Massimo Valeri vivono insieme da molto tempo.


Sono in pensione da qualche anno, dopo aver passato 30 anni a
lavorare nell’ospedale più grande di Milano come infermieri.
La loro vita adesso è molto diversa. Possono alzarsi alle 9.00 del
mattino e lavarsi e vestirsi quando vogliono.
A mezzogiorno pranzano e dopo pranzo hanno preso l’abitudine
di riposarsi per un’ora.
Hanno molto tempo libero per le loro attività preferite: Franca è
un’appassionata lettrice di romanzi gialli e Massimo un
collezionista di cartoline della bella città di Milano. Ogni
domenica alle 11.00 si reca al mercatino del quartiere dove trova
sempre qualcosa di interessante. Anche Franca ci va volentieri
per comprare libri usati da mettere nella sua biblioteca.
Amano anche viaggiare: tutti e due amano le città d’arte in cui
possono visitare musei e mostre. La loro città preferita è Parigi,
naturalmente dopo Roma che adorano. Conoscono Roma come
le loro tasche e possono ormai fare da guide ai turisti.
La sera guardano la televisione e poi alle 23.00 vanno a dormire.

15.1.1. Lavoriamo sul testo

1. Completa la seguente tabella

Età Professione Attività settimanali Passatempi Passatempi


Quando? preferiti preferiti
durante la durante le
settimana vacanze
Marco

Sara

Giovanni e
Sofia

Franca e
Massimo

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2. Tra le azioni quotidiane metti in evidenza quelle alla forma riflessiva.


3. Fai la lista delle espressioni di tempo e degli avverbi di frequenza e mettili in ordine da
“sempre a mai”

16. PARLIAMO INSIEME

RACCONTAMI LA TUA GIORNATA

1. Descrivi ora la tua giornata tipo. Poi rivolgi al tuo compagno le seguenti domande: A
che ora ti alzi? A che ora vai all’università? Cosa fai nel tempo libero? ...
2. I nostri personaggi hanno una vita così intensa che raramente si incontrano con i loro
coinquilini. Immagina un dialogo tra due di loro mentre aspettano l’ascensore.
Buongiorno, Signora .../ Buonasera Signor...

3. Quale di questi personaggi ti piacerebbe conoscere?

4. Hai un compagno/una compagna d’appartamento? Racconta quali sono le sue buone o


cattive abitudini.

17. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

I VERBI RIFLESSIVI

Alzarsi

Presente Passato prossimo

Mi alzo mi sono alzato/alzata


ti alzi ti sei alzato/alzata
si alza si è alzato/alzata

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ci alziamo ci siamo alzati/alzate


vi alzate vi siete alzati/alzate
si alzano si sono alzati/alzate

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UNITÀ 6: DA GRANDE FARÒ ...

Elementi comunicativi e lessicali: I nomi dei mestieri


Chiedere informazioni su una professione
Descrivere una professione
Scrivere il curriculum vitae
Scrivere una lettera di candidatura
I colori (1a parte)

Elementi grammaticali: Indicativo Futuro


Mi piacerebbe ...
Ho bisogno di ...
Mi occorre/Mi occorrono
Il “si” passivante
I verbi modali (dovere, potere, volere)

18. LEGGI E COMPRENDI

I COLORI DEI MESTIERI

Io so i colori dei mestieri :


Sono bianchi i ...................................,
S’alzano prima degli uccelli
E han (hanno) la farina nei capelli ;
Sono neri gli ...................................,
Di sette colori sono gli ...................................;
Gli ................................... dell’officina
Hanno una bella tuta azzurrina,
Hanno le mani sporche (≠ pulito) di grasso :
I fannulloni (chi non vuole fare nulla) vanno a spasso (a passeggiare),
Non si sporcano nemmeno un dito,
Ma il loro mestiere non è pulito (≠ sporco).

Gianni Rodari

1. Imbianchino/i: operaio che pittura le pareti

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2. Operaio/i: dipendente che fa un’attività lavorativa manuale

3. Panettiere/i: chi fa o vende il pane

4. Spazzacamino/i: esegue la manutenzione delle canne fumarie dei camini

GLI ODORI DEI MESTIERI

Io so gli odori dei mestieri :


Di noce moscata (spezia) sanno i ...................................,
Sa d’olio la tuta dell’...................................,
Di farina sa il ...................................,
Sanno di terra i ...................................,
Di vernice gli ...................................,
Sul camice bianco del ...................................
Di medicine c’è un buon odore.
I fannulloni strano pero’,
Non sanno di nulla e puzzano (avere un cattivo odore) un po’.

(Gianni Rodari)

5. Droghiere/i: venditore di spezie e di generi alimentari

6. Operaio/i

7. Fornaio/i: panettiere

8. Contadino/i: lavorano la terra

9. Imbianchino/i

10. Dottore/i: cura i malati

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19. PARLIAMO INSIEME

CHE LAVORO FAI/FARAI?

- Il farmacista 2. Il postino 3. Il sarto

4. L’impiegata 5. L’imprenditore 6. L’insegnante

7. Il dottore 8. Lo chef 9. L’ingegnere

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10. Progettista di siti Internet 11. Il giudice 12. La giornalista

ESERCIZI

a) Sarò un/una .... e lavorerò in/per ....

- il tribunale

- il ristorante

- l’ufficio

- l’impresa (l’azienda, la società)

- il giornale (il quotidiano, la rivista)

- la redazione radio-televisiva

- l’ospedale

- la scuola

- l’ufficio postale

- la sartoria d’alta moda (atelier)

b) “Ho bisogno di ...” /”Mi occorre...”/”Mi occorrono ...”

Per il mio lavoro ho bisogno di/mi occorre/mi occorrono ...

- la macchina fotografica

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- le forbici

- il computer

- il cellulare

- il metro

- il tessuto

- i libri

- la matita

- il filo

- lo stetoscopio

- le medicine

- le pentole

- la carta

- la ventiquattrore

- il telefono

- le lettere

c) Completate le frasi scegliendo tra i seguenti verbi

tagliare, misurare, scrivere, telefonare, fotografare, disegnare, cucire, curare, cucinare, portare
i documenti

1. Mi occorre la macchina fotografica per ..............................

2. Mi occorrono le forbici per .................................................

3. Mi occorre il computer per .................................................

4. Mi occorre il cellulare per .................................................

5. Mi occorre il metro per .................................................

6. Mi occorre la matita per .................................................

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7. Mi occorre il filo per .................................................

8. Mi occorrono le medicine per .................................................

9. Mi occorrono le pentole per .................................................

10. Mi occorre la carta per .................................................

11. Mi occorre la ventiquattrore per .................................................

12. Mi occorre il telefono per .................................................

d) Rifare l’esercizio usando la formula “ho bisogno di ....

IN CERCA DI UN LAVORO

Carlo: 25 anni, neolaureato in lingue, estroverso, simpatico, serio, ottime relazioni con
gli altri, esperienza come animatore di gruppi giovanili

Stefania: 28 anni, diplomata col massimo dei voti, all’Istituto alberghiero, di


bell’aspetto, puntuale, precisa, creativa, esperienza di due anni in un ristorante
di specialità di mare

Bruno: 45 anni, laurea in giurisprudenza, direttore di liceo scientifico, ottime relazioni


con allievi e professori, aperto al dialogo, appassionato di storia dell’arte

Giuseppina: 19 anni, neodiplomata ragioniera, precisa, organizzata, buona conoscenza del


pacchetto office, discreta conoscenza del francese e dell’inglese

Laura: 26 anni, diplomata segretaria d’azienda, specializzata nelle relazioni con


l’estero, ottima conoscenza dell’inglese, dello spagnolo, del francese e nozioni
di tedesco, buona elocuzione, gentile e cordiale
Gerardo: 33 anni, laureato in chimica, esperienza di 10 anni all’estero (Stati Uniti e
Inghilterra), ottime doti di leader di gruppo, entusiasta, appassionato e aperto al
dialogo

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19.3.1. Offerte di lavoro

- Per azienda cliente operante nel settore turismo / ristorazione cerchiamo 2 CUOCHI /
AIUTO CUOCHI per mensa.
Profilo del candidato/della candidata/Prerequisiti
• Richiesta minima precedente esperienza nella mansione
• Disponibilità al lavoro su turni dalle 07.30 alle 21.00
• Durata contratto: 1 mese

- 1 RAPPRESENTANTE / ADDETTO VENDITE per azienda del settore commercio.


Profilo del candidato/della candidata/Prerequisiti
• Richiesta precedente esperienza nel settore
• Predisposizione alle vendite
• Flessibilità oraria.
• Prevista auto e telefono aziendale.
• Durata contratto: 2/3 mesi con possibilità di successiva assunzione c/o azienda
cliente

- 2 HOSTESS addette alla gestione prenotazioni tavoli, accoglienza clienti.


Profilo del candidato/della candidata/Prerequisiti
• Esperienza nel ruolo in ristoranti/alberghi/hotel
• Bella presenza
• Buona conoscenza della lingua inglese
• Disponibilità da settembre
• Preferibilmente automunite/motomunite
• Orario: full time su turni dalle ore 7.30 alle 24.00 da lunedì a domenica

- DIRETTORE di Centro culturale. Organizzazione di mostre, manifestazioni a


carattere divulgativo. Intensa collaborazione con scuole.
Profilo del candidato/della candidata/Prerequisiti
• Laurea in discipline umanistiche o artistiche
• Corso di specializzazione in marketing
• Esperienza di almeno 3 anni nel ruolo
• Buone capacità relazionali e attitudine al lavoro di gruppo

- ASSISTENTE SEGRETERIA DI DIREZIONE: Gestione delle pratiche commerciali


aperte; archiviazione della relativa documentazione, predisposizione di lettere e
presentazioni.
Profilo del candidato/della candidata/Prerequisiti
• Diploma o laurea
• Conoscenza lingua inglese parlata e scritta
• Ottima conoscenza del pacchetto Office
• Riservatezza e precisione.
• Requisito preferenziale: breve esperienza nel ruolo.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

- VICE DIRETTORE DI LABORATORIO SCIENTIFICO


Profilo del candidato/della candidata/Prerequisiti
1. Laurea in discipline tecnico-scientifiche
2. Spiccate doti di analisi e sintesi
3. Capacità di affrontare complesse problematiche scientifiche, di motivare il personale
in carico, di pianificare con successo le attività del Laboratorio
4. Un’esperienza lavorativa significativa all’estero

- RECEPTIONIST: dovrà occuparsi di smistamento posta, smistamento telefonate e


attività di segretariato.
Profilo del candidato/della candidata/Prerequisiti
5. Buona conoscenza della lingua francese o della lingua spagnola
6. Buona conoscenza del PC in particolare pacchetto Office (word, excel) e Internet
Explorer.
7. Buone capacità comunicative
8. Buona presenza
9. Disponibilità full time, e patente. L'orario di lavoro sarà da lunedì a giovedì dalle 8.30
alle 17.30 e il venerdì dalle 8.30 alle 16.30.

- CENTRALINISTA
(per sostituzione maternità – 9/12 mesi)
Profilo del candidato/della candidata/Prerequisiti
10. Età compresa tra 20/25 anni
11. Diploma di scuola media superiore
12. Gradevole presenza
1. Buon eloquio
2. Capacità organizzative
3. Precisione e puntualità

1. Confrontate i profili dei vari candidati e discutete con un compagno quale/quali di


essi potrebbero rispondere agli annunci

APPROFONDIMENTI : COME SCRIVERE UNA LETTERA DI CANDIDATURA E IL


PROPRIO CURRICULUM VITAE

1. Aiutate il candidato/i candidati che avete scelto a scrivere la lettera di


candidatura/presentazione.

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Servitevi della seguente traccia 18:

Egregio Dott. (Dottore)/Signore


Gentile Dott.ssa (Dottoressa)/Signora
Gentili Signori.
Spett.le Ditta / Soc. (Società)
Alla cortese attenzione di (del Responsabile del personale)
Luogo e data

OGGETTO: richiesta di assunzione

A) INDICAZIONI SINTETICHE SULLA STRUTTURA AZIENDALE E/O SULLA SUA ATTIVITÀ


1. conosco il settore per esperienze lavorative precedenti;
2. mi risulta che la vostra azienda è all’avanguardia/innovativa/leader/in espansione/dinamica;
3. sono venuta/o a conoscenza dell’apertura di nuovi punti vendita da parte della vostra azienda;
4. desidero sottoporvi la mia candidatura.

B) MIE CARATTERISTICHE – TRATTI DEL CARATTERE – CAPACITÀ – OBIETTIVO PROFESSIONALE

C) PROPOSTA DI COLLABORAZIONE
1. sono convinta/o di riuscire, nell’ambito della Vostra azienda, ad esprimere al massimo le mie capacità
e valorizzare la mia esperienza;
2. certa/o di potervi offrire una valida collaborazione;
3. ritengo di possedere capacità ed esperienza per un proficuo inserimento nella Vostra organizzazione;
4. altro.

D) DISPONIBILITÀ A CORSI DI FORMAZIONE, AD UN LAVORO PART-TIME, AD UN CONTRATTO DI FORMAZIONE E


LAVORO, DI UN MEZZO PROPRIO.

E) DISPONIBILITÀ A FORNIRE REFERENZE

F) FORMULE DI SALUTO E FIRMA

Rimango a disposizione per un eventuale colloquio...


Cordiali saluti.
Firma.

G) COGNOME E NOME. INDIRIZZO E NUMERO DI TELEFONO

H) SI ALLEGA CURRICULUM VITAE

5. Provate ora a scrivere il vostro curriculum vitae

. Dati anagrafici e personali;


. Studi compiuti;
. Corsi di specializzazione;
· Esperienze lavorative;
· Hobby ed interessi.

18 Da “Orientalavoro” n.12, luglio ’92 - Provincia Autonoma di Trento. Al testo originale sono state
apportate alcune modifiche a fini didattici.

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6. Riscrivete le offerte di lavoro in forma più estesa e discorsiva (“il candidato deve
essere in possesso di”, “si dovrà occupare di + verbo all’infinito”, dovrà essere capace
di + verbo all’infinito”, “si prega il candidato di + verbo all’infinito ...) servendovi
anche del “si” passivante (“si richiede”)

20. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

L’INDICATIVO FUTURO

Essere Avere

Sarò avrò
sarai avrai
sarà avrà
saremo avremo
sarete avrete
saranno avranno

Parl – erò Cred – erò Dorm – irò


parl – erai cred – erai dorm – irai
parl – erà cred – erà dorm – irà
parl – eremo cred – eremo dorm – iremo
parl – erete cred – erete dorm – irete
parl – eranno cred – eranno dorm – iranno

I VERBI POTERE, VOLERE, DOVERE

Potere Volere Dovere

Presente

Posso Voglio Devo


puoi vuoi devi
può vuole deve

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possiamo vogliamo dobbiamo


potete volete dovete
possono vogliono devono

Imperfetto

Potevo Volevo Dovevo

Futuro

Potrò Vorrò Dovrò

Condizionale presente

Potrei Vorrei Dovrei

Participio passato

Potuto Voluto Dovuto

IL « SI » PASSIVANTE

Esempio: “L’azienda richiede un cuoco (singolare) per mensa universitaria”


“Si richiede un cuoco per mensa universitaria”
Si + 3a persona singolare del verbo

“L’azienda richiede due camerieri (plurale) per ristorante a cinque stelle”


“Si richiedono due camerieri ...”
Si + 3a persona plurale del verbo
NB: Il “si”+ verbo si usa con tutti i tempi; con i tempi composti l’ausiliare è sempre
“essere”.

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UNITÀ 7: DI CHE COLORE È?

Elementi comunicativi e lessicali: I colori (approfondimento)


Chiedere informazioni sui colori

Elementi grammaticali: Gli articoli indeterminativi


L’articolo partitivo
Le parole tronche
L’indicativo imperfetto dei verbi regolari e di alcuni verbi irregolari
Imperfetto o passato prossimo?
I pronomi diretti e indiretti (anche nei tempi composti)

21. LEGGI E COMPRENDI

HO VISTO UN PRATO

Ho visto un prato
Verde verde verde
Coperto d’erba
Verde verde verde
Sul prato c’era un albero
Verde verde verde
E nel nido un uccello
Verde verde verde

Ha fatto un uovo
Bianco bianco bianco
Ha fatto un uovo
Bianco bianco bianco

Ho visto un cielo
Azzurro azzurro azzurro
E sotto un mare
Azzurro azzurro azzurro
Nel mare c’è una barca
Azzurra azzurra azzurra
E sulla barca un berretto

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Azzurro azzurro azzurro


In testa a un marinaio
Azzurro azzurro azzurro

E alza una vela


Bianca bianca bianca
Alza una vela
Bianca bianca bianca

Ho visto un paese
Bianco bianco bianco
Con tante case
Bianche bianche bianche
In cima a un monte bianco
Bianco bianco bianco
E su e giù per la strada
Bianca bianca bianca
Corre un bambino
Bianco bianco bianco

Con un aquilone
Rosso rosso rosso
Con un aquilone
Rosso rosso rosso
Con un aquilone
Rosso rosso rosso

(Testo di Gianni Rodari, musicato da Sergio Endrigo)

21.1.1. Lavoriamo sul testo

Maschile Maschile Femminile

Un prato un uovo una barca


Un cielo un uccello una vela
Un mare un aquilone
Un berretto
Un marinaio
Un monte
Un bambino

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22. PARLIAMO INSIEME

STREGA COMANDA COLORE ...

Qual è il tuo colore preferito ?

I colori: verde (inv.) come l’erba


bianco/a come la neve
azzurro/a come il cielo
rosso/a come il fuoco
giallo/a come il frumento
marrone (inv.) come la terra
viola (inv.) come l’ametista
blu (inv.) come il mare
nero/a come il carbone
arancione (inv.) come l’arancia

C’ERA UNA VOLTA ...

C’era una volta un imperatore


Che si chiam.......... (chiamare) Napoleone
E quando non.......... (avere) torto
Di sicuro.......... (avere) ragione
Napoleone.

Napoleone .......... (essere) fatto così


Se .......... (dire) di no
Non .......... (dire) di sì

Quando and.......... (andare) di là


Non ven.......... (venire) di qua
Se sal.......... (salire) lassù
Non scend.......... (scendere) quaggiù
Se corr.......... (correre) in landò
Non fac.......... (fare) il caffé
Se mangi.......... (mangiare) un bigné
Non cont.......... (contare) per tre

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[...]

Napoleone and..........(andare) a cavallo


E la gente lo sta.......... (stare) a vedere
E quando non and.......... (andare) a piedi
Era proprio un cavaliere
Napoleone.

[...]

Quando and.......... (andare) di là


Non ven.......... (venire) di qua
Se casc.......... (cascare) di lì
Non casc.......... (cascare) di qui
Se .......... (fare) cucù
Non di.......... (dire) però
Quando apr.......... (aprire) l’oblò
Non chiud.......... (chiudere) il comò
Se .......... (dire) di sì
Non .......... (dire) di no.

Di tutti gli uomini della terra


Napoleone .......... (essere) il più potente
E quando .......... (avere) la bocca chiusa
Non .......... (dire) proprio niente
Napoleone.

[...]

(Testo di Gianni Rodari, musicato da Sergio Endrigo)

22.2.1. Lavoriamo sul testo

Sostantivi invariabili

Il landò
Il caffè
Il bignè
L’oblò
Il comò

Avverbi di luogo

lassù – quaggiù
lì – qui

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Alcune espressioni utili

andare a piedi
andare a cavallo

LA STORIA DEI COLORI

Tanto tempo fa, il pappagallo non aveva colori; era tutto grigio, le sue piume erano
corte come quelle di una gallina bagnata. [...] Gli Dei litigavano sempre; litigavano perché il
mondo era assai noioso con due soli colori [...]: uno era il nero che comandava la notte, l'altro
era il bianco che camminava di giorno, il terzo non era un colore, era il grigio che dipingeva
sere e mattine affinché non si scontrassero troppo.
[...] Uno degli Dei ha cominciato a camminare per pensare meglio, e tanto pensava,
che ha sbattuto contro una pietra ferendosi la testa da dove ne è uscito sangue. Il dio ha
guardato il suo sangue e ha visto che era di un altro colore, diverso dai due colori e è andato
dagli altri Dei, mostrando loro il nuovo colore che chiamarono "rosso", era il terzo che
nasceva. Un altro degli Dei cercava un colore per dipingere la speranza. L’ha trovato dopo un
bel pezzo e l’ha mostrato all'assemblea degli Dei che gli hanno messo il nome "verde" , era il
quarto che nasceva. Un altro ha cominciato a grattare forte a terra. "Che fai?" gli hanno
chiesto gli altri Dei. "Cerco il cuore della terra" ha risposto rivoltando la terra da ogni lato.
Dopo un po' ha trovato il cuore della terra, l’ha mostrato agli altri dei che l’hanno chiamato
"caffè", era il quinto colore. Un altro dio è salito in alto. "Vado a guardare il colore del
mondo" ha detto, e si è messo a scalare e scalare fino alla cima. Quando è arrivato ben in alto,
ha guardato in giù e ha visto il colore del mondo, ma non sapeva come fare a portarlo. Allora
è rimasto a guardare per un bel po', finché il colore non gli si è attaccato agli occhi. [...]
"Porto nei miei occhi il colore del mondo", e "azzurro" chiamarono il sesto colore. Un altro
dio stava cercando colori quando ha sentito che un bambino rideva; si è avvicinato con
cautela e gli ha preso la risata, lasciandolo piangente. [...] Il dio ha portato la risata del
bambino e hanno messo nome "giallo" al settimo colore. A quel punto gli dei che erano ormai
stanchi, sono andati a dormire, lasciando i colori in una cassetta buttata sotto un albero.
La cassetta non era chiusa bene e i colori sono usciti, cominciando a far chiasso e
festa. Così sono nati tanti nuovi colori. Quando sono tornati gli Dei si sono accorti che i
colori non erano più sette, ma molti di più [...]. "Tu hai partorito i colori, tu ne avrai cura ,
così dipingeremo il mondo". E sono saliti sulla cima del monte, e da lì hanno cominciato a
lanciare i colori, così l'azzurro è rimasto parte nell'acqua e parte nel cielo, il verde è caduto
sugli alberi e sulle piante, il caffè, che era il più pesante, è caduto sulla terra, il giallo, che era
un risata di bambino, è volato fino a tingere il sole, il rosso è giunto sulla bocca degli uomini
e degli animali che lo hanno mangiato, colorandosi così di rosso. Il bianco e il nero già
esistevano. Gli dei lanciavano i colori senza fare attenzione a dove finivano, ed alcuni di essi
hanno spruzzato gli uomini[...].
Allora, gli Dei, per non dimenticarsi dei colori e perché non si perdessero, hanno
cercato un modo per conservarli; stavano pensando come fare quando hanno visto il

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pappagallo. Lo hanno preso e gli hanno attaccato i colori e gli hanno allungato le piume
affinché ci stessero tutti. [...]19

22.3.1. Lavoriamo sul testo

1. Leggi il brano e sottolinea i verbi all’imperfetto e al passato prossimo. Quando si usa


l’uno o l’altro?
2. Individua i pronomi diretti e indiretti e indica a chi o a cosa si riferiscono.
3. Adesso tocca a voi: raccontate una storia (C’era una volta ...) o un episodio della
vostra vita accaduto in passato (Quando ero piccolo ...).

23. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

L’ARTICOLO INDETERMINATIVO

Maschile singolare Femminile singolare


Un Una
uno Un’

L’ARTICOLO PARTITIVO (CON I NOMI “MASSA”)

Maschile Femminile
del della
dello delle
dei
degli

19 http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/storia_dei_colori.htm Testo rivisto e rimaneggiato.

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L’INDICATIVO IMPERFETTO

Essere Avere

Ero Avevo
eri avevi
era aveva
eravamo avevamo
eravate avevate
erano avevano

I verbi regolari

Parl – avo Cred – evo Dorm – ivo


Parl – avi Cred – evi Dorm – ivi
Parl – ava Cred – eva Dorm – iva
Parl – avamo Cred – evamo Dorm – ivamo
Parl – avate Cred – evate Dorm – ivate
Parl – avano Cred – evano Dorm – ivano

Altri verbi

Dire Fare Dare

Dicevo Facevo Davo

I PRONOMI

Forme atone (complemento oggetto)

Singolare Plurale

Mi Ci
Ti Vi
Lo/la/l’ Li/le

Forme atone (complemento di termine)

Singolare Plurale

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Mi Ci
Ti Vi
gli/le gli/loro

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UNITÀ 8 : DOVE ABITI ?

Elementi comunicativi e lessicali: Descrivere la propria casa


Dare informazioni su un’abitazione
Parlare dei lavori domestici
Telefonare a un’agenzia immobiliare

Elementi grammaticali: Gli aggettivi e i pronomi possessivi


Pronome partitivo ne
Il gerundio
La forma durativa (stare + gerundio)
C’è/Ci sono

24. LEGGI E COMPRENDI

LA MIA CASA

Ciao, sono Monica. Abito in un appartamento che si trova all’ultimo piano di una palazzina di
quattro appartamenti in via Romero, nella periferia di Perugia. L’appartamento è abbastanza
grande: ci sono tre camere da letto (una per me, una per mio fratello e l’altra per i miei
genitori), una cucina, una grande sala da pranzo e due bagni. La finestra della mia camera dà
sul parco che si trova dietro casa nostra, così quando non ho più voglia di studiare mi riposo
guardando le persone che passeggiano.

Paolo e Chiara vivono in una villetta a schiera in un quartiere residenziale. Al pianterreno, di


fronte all’entrata principale, c’è un salone diviso tra sala da pranzo e soggiorno, la cucina e un
bagno con la doccia. Al primo piano ci sono due camere da letto e un bagno più grande con la
vasca da bagno. Nella villetta di Paolo e Chiara ci sono anche la soffitta che loro usano come
ripostiglio, la cantina nel quale Paolo tiene le sue “preziose” bottiglie di vino, e il garage per
un’auto.

Pietro è un uomo d’affari di successo. Abita in una villa circondata da un grande parco. Vive
con tutta la sua famiglia (la moglie e tre figli) e con i genitori. C’è spazio per tutti, anche per
gli amici che spesso lo vengono a trovare. La villa ha 15 stanze!!! Fortunatamente si possono
permettere una colf per le pulizie e un giardiniere per il parco.

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Francesco vive in un monolocale nel centro di Roma. È uno studente e purtroppo non si può
permettere un appartamento più grande. Il letto, l’armadio, la libreria, il tavolo (che usa anche
come scrivania per studiare) e l’angolo cottura (una piccola dispensa e un piano cottura) si
trovano tutti nella stessa stanza. All’inizio è stato difficile, adesso si è abituato a vivere in uno
spazio così ridotto.

La cucina20 Il soggiorno21

La sala da pranzo22

La camera da letto23 Il bagno24

20 http://www.windoweb.it/desktop_foto/foto_abitazioni.htm
21 http://www.windoweb.it/desktop_foto/foto_abitazioni.htm
22 http://www.decofinder.com/df/it/produits/1718/Sala-Da-Pranzo.html

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COSA C’È IN ...? C’È..../CI SONO... CE N’È...

Cucina: il lavello, il forno, il frigorifero, il congelatore, il piano cottura, la lavastoviglie, la


dispensa, il tavolo, le sedie
La sala da pranzo: il tavolo, le sedia, la vetrina, la credenza
Soggiorno: il divano, le poltrone, il tavolino, la lampada, il caminetto
Camera da letto: il letto matrimoniale, il letto singolo, il comodino, il divanetto, il paralume
(abat-jour), l’armadio, il guardaroba
Bagno: il lavandino, la vasca da bagno, la doccia, lo specchio, il water
Lavanderia: la lavatrice, ...
Ripostiglio: i prodotti per pulire, la scopa, le cianfrusaglie, ...

24.2.1. Esercizi

1. Descrivi la tua casa.

La mia casa/Il mio appartamento ha ... stanze: ...

23 http://www.windoweb.it/desktop_foto/foto_abitazioni.htm
24 http://www.windoweb.it/desktop_foto/foto_abitazioni.htm

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25. PARLIAMO INSIEME

UFFA CHE PIZZA! LE “PULIZIE DI PASQUA” IN CASA MIA

25.1.1. I lavori domestici

1. Spolverare 2. Vuotare la pattumiera 3. Pulire il pavimento

4. Lavare i piatti 5. Caricare la lavatrice 6. Stirare

7. Apparecchiare la tavola 8. Aspirare 9. Pitturare

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10. Lavare il pavimento

11. Stendere i panni 12. Preparare da mangiare

13. Fare la spesa 14. Caricare la lavastoviglie 15. Lavare i vetri 16. Fare da mangiare

17. Piegare i panni 19. Fare il letto

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25.1.2. Alcuni strumenti per i lavori domestici

1. Le mollette da bucato 2. La scopa 3. Il ferro da stiro

4. L’asse da stiro 5. L’aspirapolvere 6. Il filo

25.1.3. Paginetta dedicata alla casa e soprattutto a chi, come me, è


assolutamente negato nei lavori domestici.

Dedicato alle principianti o ai principianti


Occorrente per una buona pulizia: alcool, prodotto per i vetri, candeggina, ammoniaca,
detersivo in crema, detersivo per i piatti, bicarbonato di sodio, aceto bianco, spugna per i
piatti, limone, straccio per la polvere, paletta e scopino, guanti di gomma, asciugapiatti,
straccio per pavimenti, bacinelle, pelle di daino, spazzolone.

Indossare guanti in plastica o lattice per evitare allergie, polvere ed irritazioni dovute ai
detersivi.

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Quando si fanno le pulizie è bene usare acqua calda. Se a questa si aggiunge un po’ d’alcool
si otterrà un detergente migliore di qualsiasi detersivo.
Pulire le spugne regolarmente per ragioni igieniche.
Scegliere colori diversi per stracci, spugne e bacinelle di bagno e cucina, in modo da essere
sicuri di non scambiarli.
E’ buona norma limitare il consumo di detersivi tutte le volte che si può usare aceto o
bicarbonato di sodio.
Sciacquare sempre bene ed arieggiare le stanze dopo aver usato detersivi.
Esistono prodotti destinati alla pulizia dei sanitari e delle stoviglie. Si raccomanda molta
cautela nell'uso, evitando l'eccessiva frequenza e le dosi troppo abbondanti, risciacquando
abbondantemente.
Lavare di tanto in tanto pentole, rubinetterie, bicchieri e sanitari con l'aceto, con il limone se
sono di plastica, ed asciugare accuratamente rallenterà la formazione del medesimo.
Per eliminare la polvere anche dai posti più difficili usare se possibile un pennello.
Prima della pulizia di elettrodomestici come frigo, forno, piani di cottura staccare la spina
dalla presa.
Uno dei modi migliori per pulire i vetri è usare la carta di giornale. Non lavorare mai al sole:
lascia degli aloni sui vetri. Se il vetro è molto sporco, passarlo una prima volta con acqua
tiepida ed una seconda volta con acqua pulita sempre tiepida con l’aggiunta di un cucchiaino
d’alcol denaturato e una goccia di detersivo per i piatti.
Spolverare i mobili con uno straccio.
Per far durare a lungo gli stracci utilizzarli sempre per lo stesso lavoro.
Pulire lo schermo del televisore con un panno morbido per non rigarlo. La griglia esterna
posteriore pulirla invece con un pennello.
Una volta la settimana pulire a fondo il secchio della spazzatura.25

25 http://www.aquino.it/ricette/pulizie.htm; http://www.lacasalingaideale.it/utility/pulizie.htm

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a) Esercizi

1. Sottolineate i verbi all’infinito e trasformateli in “si deve ...”, “si devono ...”

CHE COSA STA FACENDO?

1. Descrivete l’immagine e commentate

2. Descrivete la sequenza delle immagini


Scegliete dalla seguente lista di verbi: cadere (per terra), farsi male, inginocchiarsi, ridere,
spaventarsi, trasportare, traslocare

APPROFONDIMENTI : VENDESI, AFFITTASI

1.
Contratto.: Vendita

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Categoria.: Residenziale
Tipologia.: Appartamento
Data Inserimento.: ...
Piano.: Secondo
Vani.: 2
mq.: 66
Condizioni.: Nuovo
Città.:
Cap.:
Quartiere/Zona.:
Indirizzo.:
Prezzo.: ... € (Calcola il Mutuo)
Descrizione.: in palazzo di soli due piani di nuova edificazione delizioso bilocale al secondo
ed ultimo piano composto da ingresso soggiorno con angolo cottura disimpegno, bagno con
doccia finestrato, camera da letto ed ampio terrazzo. Molto arioso e luminoso. Di pertinenza
posto auto esclusivo in garage condominiale. Tel. ... Cell. ... EMail ...26

2.
Contratto.: Affitto
Categoria.: Residenziale
Tipologia.: Appartamento
Data Inserimento
Piano.: Secondo
Vani.: 3
mq.:
Condizioni.: Buone
Città.:
Cap.:
Quartiere/Zona:
Indirizzo.:
Prezzo.: 750 € trattabili (Richiedi un Prestito)
Descrizione.: al piano secondo di un condominio di recente edificazione trilocale (camera,
camerina, bagno, soggiorno con angolo cottura e terrazzo) completamente arredato con posto
auto di pertinanza. Libero subito, solo referenziati. Tel. ... Cell. ... EMail ...

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4.

Vendesi attico mansarda con ingresso, soggiorno, cucina abitabile, camera, bagno. tutto
ristrutturato, arredato e con impianto di aria condizionata.

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5.

In zona molto tranquilla e servita da mezzi di trasporto e negozi, disponiamo di villetta


semindipendente di nuova realizzazione, con giardino, terrazzo e box. finiture di gran
prestigio.

Leggete gli annunci immobiliari e, a turno, fate l’agente immobiliare o il cliente. Il dialogo
deve avvenire in un primo tempo per telefono. Iniziate così:

4. Buongiorno, Agenzia Immobiliare Bianchi

5. Buongiorno, sono interessato/a all’annuncio che avete pubblicato il ...

26. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

GLI AGGETTIVI POSSESSIVI

Maschile singolare Maschile plurale

mio miei
tuo tuoi
suo suoi
nostro nostri
vostro vostri
loro loro

Il mio libro I miei libri

Femminile singolare Femminile plurale

mia mie
tua tue
sua sue
nostra nostre
vostra vostre
loro loro

La sua finestra Le sue finestre

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I PRONOMI POSSESSIVI

Maschile singolare Maschile plurale

Il mio I miei
Il tuo I tuoi
Il suo I suoi
Il nostro I nostri
Il vostro I vostri
Il loro I loro

Femminile singolare Femminile plurale

La mia Le mie
La tua Le tue
La sua Le sue
La nostra Le nostre
La vostra Le vostre
La loro Le loro

IL GERUNDIO

Parl-ando Cred - endo Dorm - endo

La forma durativa (stare + gerundio)

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UNITÀ 9: FACCIAMO FESTA!

Elementi comunicativi e lessicali: Parlare delle tradizioni del proprio paese


Le tradizioni italiane (Carnevale, Natale)
Alcuni nomi di maschere
Nomi di animali
Raccontare una storia
Scrivere un dialogo

Elementi grammaticali: I connettivi testuali (1a parte)


I verbi fare, conoscere

27. LEGGI E COMPRENDI

IL CARNEVALE DI VENEZIA

La stagion del Carnovale


tutto il Mondo fa cambiar.
Chi sta bene e chi sta male
Carnevale fa rallegrar.

Chi ha denari se li spende;


chi non ne ha ne vuol trovar;
e s'impegna, e poi si vende,
per andarsi a sollazzar.

Qua la moglie e là il marito,


ognuno va dove gli par;
ognun corre a qualche invito,
chi a giocare e chi a ballar.

Carlo Goldoni

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Il più antico documento riguardante l'utilizzo delle maschere a Venezia è datato 2


maggio 1268: in questo documento veniva proibito agli uomini in maschera di praticare il
gioco delle "ova". Dai primi del '300 cominciarono ad essere promulgate nuove leggi che
mettevano dei "paletti" all'inarrestabile decadimento morale dei Veneziani del tempo.
Il Carnevale a Venezia era un momento magico, che coinvolgeva tutta la città, era la
"trasgressione" a tutte le regole sociali e dello Stato, era il soddisfare il bisogno tipico
dell'uomo di abbandonarsi al gioco nell'ebbrezza della festa.
Mascherati in bauta o in uno dei tanti fantasiosi travestimenti i veneziani vivevano
intensamente questo periodo. Le corti dei palazzi si aprivano alle feste, in tutti i campi,
spettacoli e musica rallegravano i giorni e le notti.
Lungo le calli, per i canali, nei "liston" invasi da maschere il saluto era: "buongiorno
siora maschera", l'identità personale, il sesso, la classe sociale non esistevano più , si entrava a
far parte della grande illusione del Carnevale.
La maschera in una città come Venezia ha origini antichissime e veniva utilizzata per
molti mesi durante l'anno: le maschere erano permesse dal giorno di S. Stefano, data che
sanciva il giorno dell'inizio del Carnevale Veneziano, fino alla mezzanotte del Martedì
Grasso, che concludeva il Carnevale (naturalmente erano vietate nei giorni in cui vi erano
festività religiose solenni).
Oltre a questo periodo dell'anno, i Veneziani indossavano la maschera durante la
quindicina dell'Ascensione ed arrivavano ad utilizzarla, con ulteriori deroghe, fino alla metà
del mese di giugno. Ulteriormente veniva poi concesso di utilizzare l'uso di maschere dal 5
ottobre fino all'inizio della novena di Natale (16 dicembre).
Durante tutte le manifestazioni più importanti, come banchetti ufficiali o feste
straordinarie della Repubblica Serenissima, era consentito l'uso di "tabarro e bauta". La
maschera aveva quindi molti usi: veniva utilizzata, ad esempio, per "proteggere" giocatori
d'azzardo dagli sguardi indiscreti (soprattutto da quello dei loro creditori) oppure era utilizzata
dai nobiluomini barnaboti per chiedere l'elemosina agli angoli delle strade.
I barnaboti erano i patrizi poveri: il nome deriva dalla zona di S. Barnaba, abitata dai
poveri della città.
La bauta non era usata solo nei giorni di carnevale, ma per i Veneziani era un
travestimento che utilizzavano in svariate occasioni. La bauta è formata da:
1. un velo nero o tabarro
2. un tricorno nero
3. una maschera bianca
La maschera quindi era composta da un ampio mantello a ruota nero che, partendo dal
capo, scendeva lungo le spalle fino a coprire metà della persona. Sul capo veniva posto il

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tipico cappello nero a tre punte (tricorno) e sul volto veniva indossata una maschera bianca
dal labbro superiore allargato e sporgente sotto un naso minuto che faceva cambiare il timbro
della voce, rendendo quindi irriconoscibile chi la indossava.
I Veneziani usavano moltissimo questa maschera e per queste erano disposti a spendere
moltissimo pur di avere i merletti più pregiati ed i tessuti più raffinati. A questa forma di
spreco, nel 1742 il Magistrato alle Pompe tentò con diversi decreti di arginare questa forma di
follia: i Veneziani aggirarono questo decreto utilizzando il tabarro, che era molto apprezzato
sia da uomini che da donne perchè permetteva di nascondere vestiti sontuosi e gioielli
preziosi.
La bauta era utilizzata sia da uomini che da donne: era d'obbligo alle donne che si
recavano a teatro mentre era proibita alle fanciulle in attesa del matrimonio.
Durante il Carnevale i Veneziani si concedevano qualsiasi trasgressione e la bauta era
utilizzata per tenere l'anonimato e quindi consentire qualsiasi svago, sia da parte di uomini
che da parte di donne. Si narra che anche i preti e le monache utilizzassero la bauta per coprire
qualche loro fuga amorosa...
Il tabarro aiutava a nascondere le trasgressioni alla legge, che venivano compiute nel
periodo del carnevale. Era composto da una mantellina che raddoppiava sopra le spalle,
poteva essere di panno o di seta secondo le stagioni, bianco o turchino, scarlatto per
un'occasione di gala, a volte decorato con fronzoli, frange e fiocco "alla militare". Era molto
usato anche dalle donne, scuro d'inverno e bianco d'estate 27.

IL CARNEVALE DI VIAREGGIO

A Viareggio la tradizione del Carnevale ha superato ormai i 130 anni. La sua prima edizione
risale infatti al 1873, quando un gruppo di giovani rampolli dell'alta società viareggina
organizza la prima sfilata delle carrozze, trainate da buoi e addobbate da fiori. Di lì a poco
questa idea avrebbe preso piede nella città al punto di diventarne uno dei simboli. Già a fine
secolo, infatti, le carrozze vengono sostituite dai carri trionfali, montati dagli operai dei
cantieri navali e addobbati e decorati da scultori locali.
Altra caratteristica che fin da subito si fa protagonista del Carnevale è l'allegoria dei
carri, in chiave satirica. La sfilata dei carri, con a bordo ragazzi in costume che lanciano
coriandoli, stelle filanti e caramelle, diventa così anche l'occasione di prendersi gioco di
politici, usi e costumi e fatti della vita italiana, sfogando i malumori popolari con il consenso
delle autorità e dei governanti. È una particolarità, questa, che si mantiene ancora intatta nel
tempo.
Nel 1930 nasce anche il Burlamacco, la maschera ufficiale del Carnevale viareggino,
ideata dal pittore Uberto Bonetti sulla base della grande tradizione dei protagonisti della
Commedia dell'Arte28.

27 (tratto da http://www.carnivalofvenice.com/argomento.asp?cat=1)

28 (http://www.toscanaviva.com/Viareggio/storia_del_carnevale.htm)

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http://www.viaggiscoop.it/foto/29958/italia/burlamacco-trionfante.ashx

Matrimonio all’italiana
http://www.viareggino.com/viareggino/mascherategruppo.asp

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TI CONOSCO, MASCHERINA !29

Arlecchino è un servo di
Bergamo, lazzarone e truffaldino, in perenne litigio col suo
padrone.

Colombina, servetta veneziana, è


la fidanzata di Arlecchino, anche se lui non pare deciso a
sposarla.

29 http://www.formorefun.it/carnevale/maschere_carnevale.htm, per le immagini

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Pulcinella: Larghi pantaloni di lucida seta bianca, lunga casacca guarnita di grossi
bottoni neri, ampio colletto, papalina sul capo, volto pallido e un'espressione triste: questo è Pierrot,
l’innamorato malinconico e dolce.

Finalmente è carnevale
Ogni scherzo adesso vale,
sono giorni d'allegria
tutto è gioia e simpatia.
C'è letizia dentro i cuori
tutti i bimbi vanno fuori,
delle maschere è la festa
Arlecchino sempre in testa.
Più degli altri poverello
ma il vestito suo è il più bello,
di colori e luce pieno
sembra sia l'arcobaleno.
E' da sempre squattrinato
ma in amore fortunato,
ama quella mascherina
che si chiama Colombina.
E felice lui saltella
abbracciato alla sua stella,
è l'amico dei bambini
al suo cuor sempre vicini.
Viva i coriandoli di Carnevale,
bombe di carta che non fan male!
Van per le strade in gaia compagnia
i guerrieri dell'allegria:
si sparano in faccia risate
scacciapensieri,
si fanno prigionieri
con le stelle filanti colorate.
Non servono infermieri
perchè i feriti guariscono
con una caramella.
Guida l'assalto, a passo di tarantella,
il generale in capo Pulcinella.
Cessata la battaglia, tutti a nanna.
Sul guanciale

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spicca come una medaglia


un coriandolo di Carnevale30.

Lessico

1. la caramella/le caramelle: piccolo dolce


2. il coriandolo/i coriandoli: dischetto di carta di vari colori
3. la festa: occasione di allegria e di gioia/ricorrenza
4. la maschera/e: viso in forma umana o di animale che serve per coprire il viso
5. la risata/ le risate: esprimere gioia e allegria con il viso e la bocca
6. la stella filante/le stelle filanti: striscia di carta colorata (decorazione di carnevale)
7. Arlecchino: servo, simpatico, vivace, ingenuo. Tipico il suo vestito variopinto.
8. Colombina: serva, furba e maliziosa
9. Pulcinella: servo, furbo e pigro (maschera napoletana), vestito di bianco
10. a nanna: linguaggio infantile per dire ‘a letto’
11. A Carnevale ogni scherzo (burla) vale: detto

27.3.2. Esercizi

1. Scrivete una storia che abbia come personaggi le tre maschere presentate
2. Inseritevi anche un dialogo

30 www.filastrocche.it/carnevale

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NATALE CON I TUOI ... PASQUA CON CHI VUOI

27.4.1. Il Presepio31

(dal latino praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia)

Il presepio come lo vediamo realizzare ancor oggi ha origine, secondo la tradizione, dal
desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme, con
personaggi reali, pastori, contadini, frati e nobili tutti coinvolti nella rievocazione che ebbe
luogo a Greccio la notte di Natale del 1223; episodio poi magistralmente dipinto da Giotto
nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi.

Primo esempio di presepe inanimato, a noi pervenuto, è invece quello che Arnolfo di Cambio
scolpirà nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della
Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti
modellano statue di legno o terracotta che sistemano davanti a un fondale pitturato
riproducente un paesaggio che fa da sfondo alla scena della Natività; il presepe è esposto
all'interno delle chiese nel periodo natalizio. (testo ispirato da http://www.presepi.it/)

Lessico

- La nascita
- Scolpirà (indicativo futuro) (infinito: scolpire, incidere un materiale duro)
- Lo sfondo (sinonimo: il fondale, scenario che si colloca sul fondo della scena nelle
rappresentazioni teatrali)
- Pitturato (infinito: pitturare, dipingere)
- Riproducente (participio presente), che riproduce (infinito: riprodurre)
- La chiesa/le chiese: edificio consacrato in cui si celebra la liturgia cristiana

La natività: Maria, Giuseppe, Gesù Bambino (il Bambinello)


Gli angeli
I Re Magi

31 http://www.amicidelpresepio.it/presepio_1995.htm, per l’immagine

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I pastori
Gli animali: il bue, l’asino, le pecore (la pecora)

Materiali: terracotta (per il viso), legno, sughero, gesso, muschio (per le scenografie)
Seta, merletti, pelle (per i vestiti)

28. PARLIAMO INSIEME

I FIGLI DI BABBO NATALE

A casa, ritrovò Michelino insieme ai suoi fratelli, buono buono.


– Dì un po’, tu: dove t’eri cacciato?
– A casa, a prendere i regali ... Si, i regali per quel bambino povero ...
– Eh! Chi?
– Quello che se ne stava così triste ... quello della villa con l’albero di Natale ...
– A lui? Ma che regali potevi fargli tu a lui?
– Oh, li avevamo preparati bene ... tre regali, involti in carta argentata.
Intervennero i fratellini. – Siamo andati tutti insieme a portarglieli! Avessi visto com’era
contento!
– Figuriamoci! – disse Marcovaldo. – Aveva proprio bisogno dei vostri regali, per essere
contento!
– Si, si dei nostri ... È corso subito a strappare la carta per vedere cos’erano ...
– E cos’erano?
– Il primo era un martello: quel martello grosso, tondo, di legno ...
– E lui?
– Saltava dalla gioia! L’ha afferrato e ha cominciato ad usarlo!
– Come?
– Ha spaccato tutti i giocattoli! E tutta la cristalleria! Poi ha preso il secondo regalo ...
– Cos’era?
– Un tirasassi. Dovevi vederlo, che contentezza ... Ha fracassato tutte le bolle di vetro
dell’albero di Natale. Poi è passato ai lampadari...
– Basta, basta, non voglio più sentire! E ... il terzo regalo?
– Non avevamo più niente da regalare, così abbiamo involto nella carta argentata un pacchetto
di fiammiferi da cucina. È stato il regalo che l’ha fatto più felice. Diceva: “I fiammiferi non
me li lasciano mai toccare!” Ha cominciato ad accenderli, e ...
– E ...?
– ha dato fuoco a tutto!
Marcovaldo aveva le mani nei capelli. – Sono rovinato!

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L’indomani, presentandosi in ditta, sentiva addensarsi la tempesta. Si rivestì da Babbo Natale,


in fretta in fretta, caricò sul furgoncino i pacchi da consegnare, già meravigliato che nessuno
gli avesse ancora detto niente, quando vide venire verso di lui tre capi ufficio, quello delle
Relazioni pubbliche, quello della Pubblicità e quello dell’Ufficio Commerciale.
– Alt! – gli dissero, – scaricare tutto, subito!
“Ci siamo!” si disse Marcovaldo e già si vedeva licenziato.
Presto! Bisogna sostituire i pacchi! – dissero i capi ufficio. – L’Unione Incremento Vendite
Natalizie ha aperto una campagna per il lancio del Regalo distruttivo!
– Così tutt’a un tratto ... – commentò uno di loro.
– Avrebbero potuto pensarci prima ...
– È stata una scoperta improvvisa del presidente, – spiegò un altro. – Pare che il suo bambino
abbia ricevuto degli articoli-regalo modernissimi, credo giapponesi, e per la prima volta lo si è
visto divertirsi ...
– Quel che più conta, – aggiunse il terzo, – è che il Regalo Distruttivo serve a distruggere
articoli di ogni genere: quel che ci vuole per accelerare il ritmo dei consumi e ridare vivacità
al mercato ... Tutto in un tempo brevissimo e alla portata d’un bambino ...Il presidente
dell’Unione ha visto aprirsi un nuovo orizzonte, è ai sette cieli dell’entusiasmo ...
– Ma questo bambino, – chiese Marcovaldo con un filo di voce, – ha distrutto veramente
molta roba?
– Fare un calcolo, sia pur approssimativo, è difficile, dato che la casa è incendiata ...

(Italo CALVINO, I Figli di Babbo Natale , in Marcovaldo ovvero le stagioni in città, 1966)

28.1.1. Lavoriamo sul testo

1. Chi sono i protagonisti del racconto?

2. Tre bambini, tre regali, tre capi ufficio: questa scelta dell’autore può avere, secondo
voi, un significato particolare?

3. Pubblicità, frenesia del consumo, rapporti d’interesse mascherati da rapporti umani. A


che tipo di riflessioni sulla festa del Natale viene indotto il lettore? (Almeno 100
parole)

4. Quali osservazioni si possono fare sullo stile?

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29. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

I CONNETTIVI TESTUALI

Temporali
anteriorità: prima, qualche giorno fa, allora, una volta, allora ...
contemporaneità: ora, adesso, mentre, in questo momento ...
posteriorità: alla fine, successivamente, poi, quindi.

spaziali
giù, di sotto, di sopra, qui, qua, lì, là, a destra, a sinistra

di opposizione
ma, al contrario ...

esplicativi
cioè, in effetti, infatti ...

conclusivi
dunque, così ...

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UNITÀ 10: COSA BOLLE IN PENTOLA?

Elementi comunicativi e lessicali: Parlare del cibo


Esprimere i propri gusti
Parlare delle specialità culinarie italiane e del proprio paese
Alcuni modi di dire
Scrivere una ricetta
Fare un riassunto

Elementi grammaticali Imperativo


Antonimi

30. LEGGI E COMPRENDI

I PASTI DEGLI ITALIANI32

Tanto gli orari quanto la composizione dei pasti sono in Italia molto diversi da quelli dei paesi
anglosassoni. La cena, ad esempio, non è mai prevista prima delle otto di sera. I pasti per gli
italiani sono quattro, due principali (il pranzo e la cena) e due più leggeri (la colazione e,
soprattutto per i bambini, la merenda) e ciascuno ha una sua fisionomia particolare. I pasti
principali, specialmente la cena, sono un momento d'incontro (a volte l'unico) per tutti i
membri della famiglia.

LA COLAZIONE
La colazione è il primo pasto della giornata e di solito si consuma tra le sette e le otto del
mattino.
Tradizionalmente la colazione italiana è composta da una bevanda calda (caffé, latte, tè)
accompagnata da qualcosa di dolce (biscotti, pane burro e marmellata, brioches, fresche o

32 http://www.italica.rai.it/principali/lingua/culture/pasti.htm#_blank

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confezionate). Molto diffusa è anche l'abitudine di fare colazione fuori casa, al bar, ma gli
ingredienti sono pressoché identici. Sono guardati ancora con sospetto prodotti come i cereali
che, anche se pubblicizzati e disponibili nei supermercati, restano scarsamente diffusi.

IL PRANZO
L'ora del pranzo è intorno all'una. Anche se molti italiani costretti dall'orario di lavoro lo
consumano in fretta fuori casa, mangiando un panino, il pranzo tradizionale è un pasto
sostanzioso. Chi pranza a casa di solito mangia un primo piatto di pastasciutta, un secondo a
base di carne, pesce o uova con un contorno di verdura, la frutta e per finire il caffè. In
particolari occasioni (la domenica, per esempio), con il caffè del dopo-pranzo si mangiano
anche dei dolci: paste o torte, a volte cucinate in casa, e gelati.

LA MERENDA
La merenda è il momento della giornata più atteso dai bambini. Intorno alle cinque, infatti, i
bambini interrompono i giochi per fare uno spuntino (un panino, un gelato, etc). Un alimento
adatto per la merenda e tipicamente italiano è la Nutella, una crema di cioccolato e nocciole,
che viene spalmata sul pane. La Nutella è l'equivalente, sotto certi aspetti, del burro di
arachidi americano, un prodotto che gli italiani non mangiano.
Oltre alla Nutella vanno molto di moda le merendine, piccoli dolci confezionati, di vario tipo:
crostatine, plumcakes, sfogliatine, etc.

LA CENA
La cena è un momento fondamentale per la vita degli italiani. Tutti i membri della famiglia,
infatti, al termine della giornata di lavoro, si riuniscono intorno al tavolo e, senza fretta,
conversando, consumano il pasto principale della giornata. Le portate sono le stesse del
pranzo solo in particolari occasioni; di solito si consumano cose più leggere come affettati e
formaggi, verdura e frutta.

31. PARLIAMO INSIEME

SONO UN BUONGUSTAIO? MI PIACE ...

La pasta (il “primo”)

1. asciutta
2. in brodo

Carne, pesce, uova e salumi (il "secondo")


La carne I pesci Le uova I salumi (gli

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affettati)

di maiale (le porc) la sogliola (la sole) uovo sodo il prosciutto cotto (le
jambon)
di vitello (le veaux) il salmone uovo bazzotto / alla il prosciutto crudo
cocque
di manzo (le boeuf) l'aragosta (la uovo al tegamino la mortadella
langouste)
di coniglio (le lapin) il granchio (le crabe) uovo strapazzato il salame
di lepre (le lièvre) i gamberetti (les frittata la salsiccia
la lepre crevettes)
di cinghiale (le il polpo la pancetta
sanglier)
di pollo (le poulet)
di agnello (l’agneau)
di cavallo (le cheval)

I latticini, i cereali e il riso


Il latte la farina
il burro il pane
il formaggio il mais
lo yogurt

La verdura (il "contorno")


gli asparagi (les asperges) i funghi (les champignons) i fagiolini (les haricots
verts)
i broccoli l'insalata gli zucchini (les courgettes)
la carota le lenticchie (les lentilles) il sedano (le céléri)
il carciofo (l’artichaut) la melanzana (l’aubergine) la zucca (le potiron)
il cavolfiore la patata (la pomme de terre) i ceci (les pois-chiches)
il cavolo il peperone (le poivrons) i fagioli (les haricots)
il cetriolo (le concombre) i piselli (les petis pois) il finocchio (le fenouil)
la cipolla (l’oignon) il pomodoro (la tomate)

La frutta
l'albicocca il mandarino (la I frutti di bosco
(l’abricot) mandarine)
l'ananas la mela (la pomme) la mora (la mûre)
l'arancia (l’orange) il melone il lampone (la
framboise)
la banana la noce di cocco il mirtillo (le mirtille)
la ciliegia (la cerise) la pera il ribes (la groseille)
il cocomero (le la pesca (la pèche)
pastec)
il caco (le kaki) il pompelmo la macedonia (la
salade de fruits)

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la fragola (la fraise) la susina/la prugna


(la prune)
il fico (la figue) la noce (la noix)
il kiwi la nocciola (la
noisette)
l'uva (le raisin)
il limone (le citron)

I dolci
la torta
i biscotti
i pasticcini
il gelato
le paste

Verbi utili
tagliare (couper)
fare a spicchi
(quartier)
spremere (presser)
sgusciare (égrener)
sbucciare (éplucher)

Ho preparato un piatto ...


gustoso (che ha sapore) ≠ insipido (che non ha sapore)
delicato sostanzioso
dolce salato
prelibato disgustoso
appetitoso nauseante
magro grasso

Beviamo qualcosa di ...


freddo ≠ caldo
ghiacciato bollente
dolce amaro
alcolico analcolico

Alcuni modi di dire


d. me lo / la mangio a colazione
e. pranzare al sacco
f. starci come il cavolo a merenda

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g. a tavola non si invecchia


h. essere alla frutta

GLI INGREDIENTI PER UNA BUONA PIZZA33

Farina:
La farina è la base dell'impasto della pizza. Essa è il risultato della macinazione del grano e in
Italia vengono considerate quattro tipologie di farina di grano tenero che sono:
1. zero
2. doppio zero
3. uno
4. integrale
Generalmente, per la pizza, viene usata maggiormente la doppio zero essendo questa più
comodamente lavorabile. L'impasto ne risulta così soffice ed elastico.

Acqua:
L'acqua è uno degli ingredienti principali per l'impasto della pizza. Ha un forte potere
solvente e secondo la natura del terreno che attraversa, si arricchisce di sali e sostanze
differenti e quindi secondo le località ha una composizione chimica diversa.
L'acqua impiegata per l'impasto della pizza deve essere potabile. Quindi avere una
temperatura costante, tra i 6 e i 12 gradi, non avere sapori sgradevoli né alcun odore.
La temperatura è importante perché influenza la velocità di lievitazione. Un'acqua troppo
fredda, soprattutto d'inverno frena la lievitazione e provoca un indurimento delle palline della
pizza che quando vengono cotte rimangono piatte e rigide.
Al contrario, un'acqua troppo calda, provoca un’eccessiva velocità di maturazione e fa perdere
elasticità all'impasto, rompendone la maglia glutinica. Bisogna tenere presente che d'inverno
l'ideale sarebbe una temperatura di 22 gradi, mentre d'estate sui 18 gradi.

Lievito
ll lievito è un microrganismo vivente.
Nel mondo della panificazione sono presenti tre tipi di lievito: naturale, industriale, chimico.
In pizzeria in genere si usa quello industriale. Il lievito impastato assieme alla farina e
all'acqua, trasforma gli zuccheri in alcol etilico e anidride carbonica, provocando il
gonfiamento della pasta e quindi la lievitazione.

Olio
L'olio va aggiunto verso la fine, quando l'impasto è quasi pronto, mentre con le farine di
scarsa qualità è preferibile metterlo direttamente nell'acqua in quanto la sua emulsione
provoca il fenomeno di legamento delle proteine consentendo la formazione di un glutine più

33 Tratto da http://www.cookaround.com/cucina/pizza/ingredienti.php

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omogeneo.
Va tenuto presente però, che esso frena la lievitazione e colorisce di più la pasta, quindi è
importante non abusarne nelle quantità.
Anche un filo d'olio d'oliva extravergine crudo, sulla pizza appena sfornata, ne esalta la bontà.

LA PIZZA FATTA IN CASA34

Ecco la ricetta per un'ottima pizza:


1. 1 kg di farina
2. un panetto di lievito di birra
3. 500 ml di acqua tiepida
4. 2 cucchiai d'olio
5. 2 cucchiaini di sale

Disponi la farina con un incavo sul tavolo, dopo aggiungi l'acqua, il lievito e gli altri
ingredienti. Incomincia ad impastare, lavorando la pasta con le mani fino a quando l'impasto
diventa liscio e morbido. A questo punto coprilo con un panno umido e lascialo lievitare fino
a quando non avrà raddoppiato il suo volume. Preriscalda il forno prima di infornare la pizza.

Mentre il forno si riscalda, stendi la pasta in una teglia unta con dell'olio, guarniscila e se vuoi
ottenere una pizza croccante infornala subito; mentre se desideri una pizza più alta e più
morbida lasciala lievitare in teglia coperta con un panno umido ancora per un’ora circa di
tempo.

Nel forno di casa, che purtroppo non raggiunge alte temperature, la pizza richiede una cottura
di 20 minuti totali ed è opportuno farla cuocere dapprima col solo pomodoro e dopo 15 minuti
circa, sfornarla ed aggiungere la mozzarella, la farcitura che si desidera e rimettere il tutto in
forno per completarne la cottura.

Segreti per una pizza DOC:

l'alta temperatura di cottura;


la pasta per la pizza non è una pasta che va lavorata molto, se avete un robot da cucina sarete
molto avvantaggiati ed è subito pronta in 3 minuti;
importante per far venire una buona pasta è il giusto rapporto di acqua e farina, basta un po'
d'acqua in più o un po' di farina in meno che la pasta non viene bene;
per una buona riuscita usate acqua effervescente, i sali minerali contenuti in queste acque
migliorano il risultato della pasta.

34 http://www.cookaround.com/cucina/pizza/ingredienti.php

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31.3.1. Esercizi

1. Sottolinea i verbi che danno le istruzioni per fare la pizza.

2. Usateli per scrivere la vostra ricetta preferita

APPROFONDIMENTI : STORIA DELLA TRADIZIONE CULINARIA ITALIANA

1. La cucina di Ischia35

La cucina napoletana, di cui storicamente la cultura gastronomica dell’isola di Ischia ha subito


l'influsso, è senza dubbio una delle più ricche, solari, fantasiose e spettacolari. Le complesse
vicende storiche di questa regione giustificano da un lato le influenze francesi e spagnole
nelle preparazioni dei piatti che si consumavano alle mense dei ricchi; ma giustificano altresì
la cucina povera, quella riservata al popolo in cui primeggiano ortaggi (verdura) e latticini, in
cui è quasi assente la carne e il pesce è riservato alle feste. Unico carattere in comune è la
molteplicità dei piatti che in questa terra sono stati elaborati attraverso i secoli rendendo la
cucina della regione particolarmente ricca di piatti frutto di inventiva. Essa ha trovato una sua
immagine con la formazione di Napoli capitale nel Medio Evo, tanto è vero che il primo libro
italiano di cucina è stato scritto all'inizio del '300 da un cortigiano di Carlo II d' Angiò. Già
nel '500, poi, Napoli era una città celebre per i suoi cibi raffinati: aveva ingredienti di grande
varietà e qualità, selezionati fra i prodotti agricoli delle coltivazioni locali. Nel secolo
successivo anche a Napoli, come nelle altre città europee del tempo, si delinearono articolati
processi di raccolta e rifornimento tesi a nutrire grandi concentrazioni urbane. Il cibo divenne,
pertanto, in pochi decenni un'immagine centrale della vita collettiva. Napoli divenne luogo di
confronto delle grandi cucine europee dopo il 1768, data del matrimonio di Ferdinando IV di
Borbone con Maria Carolina d'Austria. La nuova regina introdusse nella capitale il gusto
francese e la consuetudine di affidare il servizio di cucina ai "monsieurs" , cuochi di alto
rango che, a partire da quel tempo, i napoletani cominciarono a chiamare "monzù", dalla
corruzione del termine francese. Nell'arco di pochi decenni, assunsero denominazioni francesi
alcune tradizionali pietanze partenopee: il gattò, il crocchè e il ragù. La cucina locale può
contare su uno straordinario corredo di ortaggi (verdura) e di frutta locali, su prodotti ittici
(costituito da pesce) di grande qualità e su diversi vini pregiati. Due dei suoi piatti tipici
hanno oramai diffusione internazionale: gli spaghetti al pomodoro e la pizza. Una profonda
trasformazione avvenne a cavallo fra il '500 e il '600 con l'arrivo dalle Americhe dei
pomodori, delle patate, delle melanzane, dei peperoni, dei fagioli e del cacao. Proprio il
pomodoro è alla base della tradizione culinaria partenopea. A Napoli - è stato detto - il
pomodoro è una mezza religione; certo, la qualità è eccelsa e l'uso frequentissimo. A Napoli è
sorta l'industria conserviera che ha portato in tutto il mondo i celebri pelati e il concentrato di
pomodoro. Molti sono poi i metodi casalinghi di conservarlo, dai pomodori in bottiglia, fatti a

35 Isola di fronte alla città di Napoli , http://www.ischiaonline.it

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pezzi oppure passati per essere sempre pronti alle utilizzazioni più varie, alla famosa conserva
in cui il pomodoro viene stracotto fino a diventare una crema cupa e vellutata. Pomodori
freschi e sugosi si adagiano sulla pizza perché il loro sapore si unisca in stupendo accordo a
quello della mozzarella. La pizza, la creazione più celebre di tutta la cucina napoletana, è una
invenzione molto più remota dell'epoca del pomodoro, anzi è tra le più antiche in assoluto. Un
primo tipo di pizza si faceva in epoca romana, ed era una specie di focaccia di grano. Ma la
pizza per antonomasia ha poco più di duecento anni. Diventò presto popolarissima presso il
popolino, ma anche presso baroni e principi: dominava i ricevimenti dei Borboni, che ne
erano ghiotti, e Ferdinando IV arrivò a farla cuocere nei forni di Capodimonte, gli stessi dai
quali uscivano le preziose ceramiche artistiche. Anche i sovrani piemontesi si lasciarono
conquistare da questo umile cibo meridionale: fu per Margherita di Savoia che nel 1889 il
pizzaiolo Raffaele Esposito creò la patriottica pizza tricolore in cui bianco, rosso e verde
erano costituiti da mozzarella, pomodoro e basilico e che da allora si chiama appunto pizza
Margherita. Esistono numerose varietà di pizze: ai quattro formaggi, ai frutti di mare, alle
olive, alla marinara, ma la presenza del pomodoro, almeno a Napoli, è pressoché fissa.
Oggi, pizza e pizzeria sono dovunque nomi magici: all'estero spesso sono le insegne di locali
dove si cerca di ricostruire l'idea o l'illusione, pittoresca e oleografica, dell'Italia lontana. Ma
non solo il pomodoro fece evolvere la tradizione culinaria campana, questi nuovi ingredienti,
con i loro particolari aromi, contribuirono a modificare radicalmente la caratteristica
dominante agrodolce che aveva contraddistinto, fino ad allora, la gastronomia partenopea. Era
quello il tempo in cui i napoletani, che erano stati individuati fino ad allora come i "mangia
foglie", cominciarono a essere chiamati "mangia maccheroni": le difficoltà di rifornire centri
abitati in forte espansione di verdura e frutta, facilmente deperibili, indussero a cambiare
ancora la cucina napoletana introducendo una larga diffusione della pasta. Nell'800 la cucina
napoletana, tanto nella versione borghese che in quella popolare, assimilò nuove mode, pur
integrandole nella sua secolare tradizione e conservando gelosamente la sua identità. Iniziava
l'epoca della lavorazione industriale della mozzarella di bufala e della diffusione
internazionale degli spaghetti, mentre Napoli nel 1833 inaugurava il primo stabilimento per la
fabbricazione industriale della pasta La varietà delle paste alimentari napoletane è tale che
giustificherebbe un capitolo a parte. La pasta non è stata inventata a Napoli, ma certo qui è
stata portata ai massimi gradi di perfezione e qui, per la precisione a Gragnano, a soli pochi
chilometri dal capoluogo, si è trovato il modo di essiccarla e conservarla, dando origine così
alla produzione industriale dell'alimento più italiano che ci sia. Poiché la materia prima è il
grano duro, molto difficile da impastare e lavorare, i napoletani si affidano con la massima
fiducia alle loro paste industriali e non ritengono affatto - come in altre regioni - che la pasta
per essere buona debba essere fatta in casa. In realtà la pasta a Napoli è straordinaria sia per la
qualità sia per la perfezione della cottura, che deve essere giustamente al dente, e del
condimento. Dalla classica pummarola al semplicissimo aglio e olio fino a tutta la rassegna
dei sughi con accompagnamento di verdure o di frutti di mare e all'apoteosi del ragù, la
creatività meridionale dà qui una smagliante prova di sé. (Testo adattato)

b) Lavoriamo sul testo

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1. Dividere il testo in paragrafi (almeno 8). Utilizzare il simbolo “//” per indicare la fine
di un paragrafo e l’inizio dell’altro.
2. Dare un titolo ad ogni paragrafo
3. Rispondere alle seguenti domande:

a. Quali cucine europee hanno influenzato la cucina napoletana?


b. Qual è l’ingrediente principale della cucina partenopea? Da quale secolo?
c. Che cosa vuol dire “mangia foglie”?
d. Quando fu inventata la pizza margherita e in quale occasione?
e. Qual è l’importanza della pasta nella tradizione culinaria napoletana e quale la
sua influenza sull’industria partenopea?

4. Riassumere il testo usando le epoche storiche come traccia principale.

2. La storia del caffè36

1.
Il 1615 è considerata la data in cui il caffè fece la sua comparsa in Europa grazie ai
commercianti veneziani seguendo le rotte marittime che univano l'Oriente con Venezia e
Napoli ed il merito di averlo introdotto spetta al botanico Prospero Albini che era stato
medico del console di Venezia in Egitto, a G.Francesco Morosini, a Pietro della Valle ed a
Fausto Nairone.

2.
Il caffè è giunto fino a noi seguendo le rotte delle navi, quelle stesse rotte che hanno portato in
Europa tanti altri prodotti e cibi sconosciuti e come sempre succede in questi casi, la
tradizione popolare e le leggende si intrecciano con la realtà narrando storie più o meno
veritiere intorno alle origini ed alla diffusione di questa bevanda.
Per alcuni studiosi esisteva già ai tempi di Omero e lo si beveva a Troia. Questa è soltanto una
delle tante tesi legate all'origine del caffè, se volessimo seguire le varie storie ci perderemmo
in una grande quantità di storie conosciute.

3.
La storia del caffè è davvero lunga. Si parla di un cammino iniziato intorno al 900-1000 d.C. e
continua ancora oggi con il caffè divenuto fenomeno di costume, simbolo della socialità ( e
noi italiani che amiamo consumarlo in compagnia lo sappiamo bene) e bevanda che desta un
grande interesse scientifico.

4.
Secondo alcuni racconti il caffè stimolando l'intelligenza, la creatività e la fantasia era visto
positivamente dalla religione islamica che lo contrapponeva al vino che con le sue proprietà
considerate negative era ritenuto responsabile di provocare sonnolenza e distrazione.

36 http://www.chococlub.com/caffe/storia.html

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La religione islamica si diffondeva rapidamente e altrettanto rapidamente portava nei Paesi


raggiunti e conquistati il fascino di questa nuova bevanda scura, il caffè appunto, che giunse a
Costantinopoli nel 1517 circa, dopo la conquista dell'Egitto a opera di Selim primo. Da allora
si prese l'abitudine di berlo in tutto l'impero turco, mentre tale abitudine era già ben radicata a
Damasco (due locali all'epoca noti erano il Caffè delle Rose ed il Caffè della via della
Salvezza) e ad Aleppo.

5.
Venezia fu la prima città italiana che conobbe l'aroma del caffè, per poi diffondersi in tutta la
Penisola e divenire punto di riferimento per mercanti non solo italiani, ma anche provenienti
da altri Paesi specialmente del centro-nord Europa.

6.
Anche a Costantinopoli la diffusione di questa bevanda vide nascere un gran numero di Caffè
alcuni estremamente sfarzosi che servivano sia come luogo d'incontro e di svago sia come
luogo di dibattito politico.
Per quale motivo i Caffè avevano raggiunto un livello di tale popolarità sia in Medio Oriente,
sia in Europa? Sicuramente il fatto che fossero locali nuovi, mai esistiti prima dove era
possibile berlo in compagnia e tranquillità, caratteristiche che è possibile riscontrare tutt' ora
nei caffè, nei salotti o nei bar.

7.
Possiamo affermare che già a partire dal 1454 nell'odierno Yemen era consuetudine
sorseggiare il caffè ed il governo ne approvò il consumo lodando le sue qualità corroboranti
contrapposte a quelle soporifere del qat o kat, bevanda diffusa su tutto il territorio nazionale.
Da qui partì una vera e propria diffusione che toccò le coste del Mar Rosso, La Mecca e
Medina fino a d arrivare al Cairo incontrando un ampio favore dei popoli arabi favorito anche
dal divieto del Corano di bere vino che trovò immediata sostituzione proprio con il caffè
assumendo l'appellativo ancora oggi valido di "Vino dell'Islam".

8.
A far conoscere il caffè in Europa contribuirono i molti viaggiatori, commercianti ed
avventurieri che seguirono le rotte delle navi, ma anche studiosi, medici a disegnatori. A
queste persone il caffè si presentò come una novità di rilievo ed assoluta e gli diedero una tale
importanza da compilare pagine e pagine di scritti o disegni, ancora oggi possiamo vedere
diverse riproduzioni o miniature dell'epoca inerenti a questo tema. Tra i tanti autori che ci
hanno lasciato una testimonianza vale la pena ricordare Prospero Albini detto Albus medico e
botanico dell'Università di Pavia, Leonhard Rauwolf medico di Ausburg, suo è uno dei primi
libri che parlano di caffè, Antoine de Galland e Jean Thévenot.
Se non è il caso di soffermarci sulla storia di questi personaggi, ben più interessante è vedere
come il caffè sia giunto in Italia ed in altre parti d'Europa.

9.
A partire dal 1683 i caffè in Italia si moltiplicarono e sebbene Venezia fosse la città dove essi
erano più numerosi, presto altre città della Penisola. Giorgio Quadri nel 1775 fu il primo a far
assaporare ai propri clienti l'autentico caffè alla turca.

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Non solo a Venezia, ma anche in altre città fiorirono eleganti "Caffetterie" dette anche "Caffè
Storici" ( Caffè Greco a Roma, Pedrocchi a Padova, San Carlo a Torino e numerosi altri).
Il nome di questi locali nel corso dei secoli è stato legato a persone note della società
(scrittori, politici, filosofi) che ne erano abituali frequentatori, conferendo così un ulteriore
valore e prestigio a queste "Caffetterie".

10.
Prima di essere consumato come semplice bevanda, il caffè veniva anche bevuto per sfruttare
alcune sue proprietà medicamentose e digestive e per questo motivo il suo prezzo era
piuttosto elevato. Nel momento in cui si capì che la diffusione del caffè era tale da poter
riempire le casse dello Stato nacquero le prime "Botteghe del Caffè", la più antica d'Europa, il
Caffè Florian, si trova tutt'ora sotto i portici di Piazza San Marco a Venezia, per battere la
concorrenza, un caffettiere fece pubblicare e distribuire un libretto che descriveva ed esaltava
le proprietà di questo elisir d'oriente.

11.
L'affermarsi del caffè come nel mondo musulmano, incontrò qualche problema, uno in
particolare è importante da ricordare perché legato alla religione: alcuni sacerdoti si
mostrarono contrari alla diffusione di questa bevanda e ne proposero la scomunica ritenendola
una "bevanda del diavolo" e fecero pressione su Papa Clemente VIII affinché ne vietasse
l'uso. A questo punto, il Pontefice, prima d'interdirla volle provarla di persona e ne rimase
talmente colpito in positivo che non solo decise di non mettere il caffè al bando, ma
addirittura lo volle battezzare rendendolo una "bevanda cristiana".

12.
In Italia il caffè divenne presto dono da offrire in talune circostanze ed offerto come dono
d'amicizia ed amore; era abitudine che i corteggiatori inviassero alle proprie innamorate
vassoi colmi di caffè e cioccolata.

31.4.2. Lavoriamo sul testo

1- Mettere in ordine i paragrafi e attribuire un titolo a ciascuno di essi.


2- Dire se le seguenti affermazioni sono vere o false

a. Nel sud della penisola arabica il caffè era considerato una bevanda soporifera
b. Nella religione islamica il “vino dell’Islam” era vietato
c. Selim primo conquistò Costantinopoli
d. Il caffè fu diffuso a Costantinopoli all’inizio del XVI secolo
e. Prospero Albini fu il primo a scrivere un libro sul caffè
f. Ai veneziani si deve l’introduzione del caffè in Europa
g. Il caffè era considerato nocivo per la salute
h. Il Caffè Florian , la più antica bottega del caffè in Europa, non esiste più
i. Alla fine del XVIII secolo fiorirono molte caffetterie
l. Il Caffè Pedrocchi si trova a Torino

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3. Scrivere un breve riassunto della storia del caffè (non più di tre paragrafi)

32. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

L’IMPERATIVO

Parl -a Cred-i Dorm-i Fin-isci


Parl-iamo Cred-iamo dorm-iamo fin-iamo
Parl-ate Cred-ete dorm-ite fin-ite

Di’ Da’ (dai) Fa’ (fai) Vieni Va’ (vai)


dite date fate venite andate

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UNITÀ 11 : AFFARI DI FAMIGLIA

Elementi comunicativi e lessicali: Descrivere la propria famiglia


I nomi di parentela
Lessico tematico: la famiglia
Scrivere un riassunto
Lettura e comprensione di testi
Scrivere un articolo giornalistico
Continuare una storia

Elementi grammaticali: Gli aggettivi possessivi con i nomi di parentela


I connettivi (2a parte)

33. LEGGI E COMPRENDI

L’AVVENTURA DI DUE SPOSI

L’operaio Arturo Massolari faceva il turno della notte, quello che finisce alle sei. Per
rincasare aveva un lungo tragitto, che compiva in bicicletta nella bella stagione, in tram nei
mesi piovosi e invernali. Arrivava a casa tra le sei e tre quarti e le sette, cioè alle volte un po’
prima alle volte un po’ dopo che suonasse la sveglia della moglie, Elide.
Spesso i due rumori: il suono della sveglia e il passo di lui che entrava si
sovrapponevano nella mente di Elide, raggiungendola in fondo al sonno compatto della
mattina presto che lei cercava di spremere ancora per qualche secondo col viso affondato nel
guanciale. Poi si tirava su dal letto di strappo e già infilava le braccia alla cieca nella vestaglia,
coi capelli sugli occhi. Gli appariva così, in cucina, dove Arturo stava tirando fuori i recipienti
vuoti dalla borsa che si portava con sé sul lavoro: il portavivande, il termos, e li posava
sull’acquaio. Aveva già acceso il fornello e aveva messo su il caffé. Appena lui la guardava, a
Elide veniva da passarsi una mano sui capelli, da spalancare a forza gli occhi, come se ogni
volta si vergognasse un po’ di questa prima immagine che il marito aveva di lei entrando in
casa, sempre così in disordine, con la faccia mezz’addormentata. Quando due hanno dormito
insieme è un’altra cosa, ci si ritrova al mattino a riaffiorare entrambi dallo stesso sonno, si è
pari.
Alle volte invece era lui che entrava in camera a destarla, con la tazzina del caffé, un
minuto prima che la sveglia suonasse; allora tutto era più naturale, la smorfia per uscire dal
sonno prendeva una specie di dolcezza pigra, le braccia che s’alzavano per stirarsi, nude,
finivano per cingere il collo di lui. S’abbracciavano. Arturo aveva indosso il giaccone

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impermeabile; a sentirselo vicino lei capiva il tempo che faceva; se pioveva o faceva nebbia o
c’era neve, a secondo di com’era umido e freddo. Ma gli diceva lo stesso: - Che tempo fa? – e
lui attaccava il suo solito brontolamento mezzo ironico, passando in rassegna gli
inconvenienti che gli erano occorsi, cominciando dalla fine: il percorso in bici, il tempo
trovato uscendo di fabbrica, diverso da quello di quando c’era entrato la sera prima, e le
grane, sul lavoro, le voci che correvano nel reparto, e così via.
A quell’ora, la casa era sempre non scaldata, ma Elide s’era tutta spogliata, un po’
rabbrividendo, e si lavava anche lui, nello stanzino da bagno. Dietro veniva lui, più con
calma, si spogliava e si lavava anche lui, lentamente si toglieva di dosso la polvere e l’unto
dell’officina. Così stando tutti e due intorno allo stesso lavabo, mezzo nudi, un po’ intirizziti,
ogni tanto dandosi delle spinte, togliendosi di mano il sapone, il dentifricio e continuando a
dire le cose che avevano da dirsi, veniva il momento della confidenza, e alle volte, magari
aiutandosi a vicenda a strofinarsi la schiena, s’insinuava una carezza, e si trovavano
abbracciati.
Ma tutt’a un tratto Elide: - Dio! Che ora è già! – e correva a infilarsi il reggicalze, la
gonna, tutto in fretta, in piedi, e con la spazzola già andava su e giù per i capelli, e sporgeva il
viso allo specchio del comò, con le mollette strette tra le labbra. Arturo le veniva dietro, aveva
acceso una sigaretta, e la guardava stando in piedi, fumando, e ogni volta pareva un po’
impacciato, di dover stare lì senza poter fare nulla. Elide era pronta, infilava il cappotto nel
corridoio, si davano un bacio, apriva la porta e già la sentiva correre giù per le scale.
Arturo restava solo. Seguiva il rumore dei tacchi di Elide giù per i gradini, e quando non la
sentiva più continuava a seguirla col pensiero, quel trotterellare veloce per il cortile, il
portone, il marciapiede, fino alla fermata del tram. Il tram lo sentiva bene, invece, stridere,
fermarsi, e lo sbattere della pedana a ogni persona che saliva. “Ecco, l’ha preso”, pensava, e
vedeva sua moglie aggrappata in mezzo alla folla d’operai sull’”undici”, che la portava in
fabbrica come tutti i giorni. Spegneva la cicca (resto di sigaretta fumata), chiudeva gli
sportelli della finestra, faceva buio, entrava in letto.
Il letto era come l’aveva lasciato Elide alzandosi, ma dalla parte sua, di Arturo, era
quasi intatto, come se fosse stato rifatto allora. Lui si coricava dalla propria parte, per bene,
ma dopo allungava una gamba in là, dov’era rimasto il calore di sua moglie, poi ci allungava
anche l’altra gamba, e così poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide, in quella nicchia
di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei, e affondava il viso nel suo
guanciale, nel suo profumo, e s’addormentava.
Quando Elide tornava, alla sera, Arturo già da un po’ girava per le stanze: aveva
acceso la stufa, messo qualcosa a cuocere. Certi lavori li faceva lui, in quelle ore prima di
cena, come rifare il letto, spazzare un po’, anche mettere a bagno la roba da lavare. Elide poi
trovava tutto malfatto, ma lui a dir la verità non ci metteva nessun impegno in più: quello che
lui faceva era solo una specie di rituale per aspettare lei, quasi un venirle incontro pur
restando tra le pareti di casa, mentre fuori s’accendevano le luci e lei passava per le botteghe
in mezzo a quell’animazione fuori tempo dei quartieri dove ci sono tante donne che fanno la
spesa alla sera.
Alla fine sentiva il passo per la scala, tutto diverso da quello della mattina, adesso
appesantito, perché Elide saliva stanca dalla giornata di lavoro e carica della spesa. Arturo
usciva sul pianerottolo, le prendeva di mano la sporta, entravano parlando. Lei si buttava su
una sedia, in cucina, senza togliersi il cappotto, intanto che lui levava la roba dalla sporta. Poi:
- Su, diamoci un addrizzo (muoviamoci), - lei diceva, e s’alzava, si toglieva il cappotto, si
metteva in veste da casa. Cominciavano a preparare da mangiare: cena per tutt’e due, poi la

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merenda che si portava lui in fabbrica per l’intervallo dell’una di notte, la colazione che
doveva portarsi in fabbrica lei l’indomani, e quella da lasciare pronta per quando lui
l’indomani si sarebbe svegliato.
Lei un po’ sfaccendava (fare lavori domestici) un po’ si sedeva sulla seggiola di paglia
e diceva a lui cosa doveva fare. Lui invece era l’ora in cui era riposato, si dava attorno, anzi
voleva far tutto lui, ma sempre un po’ distratto, con la testa già ad altro. In quei momenti lì,
alle volte arrivano sul punto di urtarsi, di dirsi qualche parola brutta, perché lei lo avrebbe
voluto più attento a quello che faceva, che ci mettesse più impegno, oppure che fosse più
attaccato a lei, le stesse più vicino, le desse più consolazione. Invece lui, dopo il primo
entusiasmo perché lei era tornata, stava già con la testa fuori di casa, fissato nel pensiero di far
presto perché doveva andare.
Apparecchiata la tavola, messa tutta la roba pronta a portata di mano per non doversi
più alzare, allora c’era il momento dello struggimento che li pigliava tutti e due d’avere così
poco tempo per stare insieme, e quasi non riuscivano a portarsi il cucchiaio alla bocca, dalla
voglia che avevano di star lì a tenersi per mano.
Ma non era ancora passato tutto il caffé e già lui era dietro la bicicletta a vedere se
ogni cosa era in ordine. S’abbracciavano. Arturo sembrava che solo allora capisse com’era
morbida e tiepida la sua sposa. Ma si caricava sulla spalla la canna della bici e scendeva
attento le scale.
Elide lavava i piatti, riguardava la casa da cima a fondo, le cose che aveva fatto il
marito, scuotendo il capo. Ora lui correva le strade buie, tra i radi fanali, forse era già dopo il
gasometro. Elide andava a letto, spegneva la luce. Dalla propria parte, coricata, strisciava un
piede verso il posto di suo marito, per cercare il calore di lui, ma ogni volta s’accorgeva che
dove dormiva lei era più caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una
grande tenerezza.

(Italo CALVINO, 1958)

33.1.1. Lavoriamo sul testo

1. Individuate all’interno dei vari paragrafi le informazioni necessarie per costruire il


riassunto e sottolineatele.
2. Riassumete il racconto in NON più di 4 frasi. Il riassunto DEVE contenere le seguenti
informazioni:
a. Chi sono Elide e Arturo
b. Cha lavoro fanno
c. Come si svolge la loro giornata
1. Cosa fanno quando si ritrovano a casa

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3. Sottolineate il lessico delle azioni quotidiane e dei lavori domestici.

34. PARLIAMO INSIEME

LA FAMIGLIA

Fidanzarsi Sposarsi Matrimonio


Fidanzamento Unire in matrimonio Nozze (le nozze)
Fidanzato Celebrare il matrimonio Non sposato

Contrarre matrimonio Coppia: coniuge, marito, moglie Celibe, scapolo


Recarsi all’altare Matrimonio d’amore Nubile, zitella
Scambiarsi le fedi Matrimonio d’interesse Single
Metter su famiglia Sposato, coniugato
Sposarsi in chiesa/in comune Vedovo
Matrimonio combinato
Matrimonio religioso/civile
Relazione

Finire un rapporto Rottura di un rapporto Separato


Tradirsi Fallimento coniugale/matrimoniale Diviso
Lasciarsi Separazione, divisione Divorziato
Rompere il matrimonio Domanda di divorzio Risposato
Separarsi Divorzio Convivente
Dividersi Seconde nozze Compagno
Concedere il divorzio Convivenza Ragazzo
Divorziare Unione libera
Risposarsi Coppia di fatto
Vivere insieme Famiglia di fatto
Convivere Famiglia tradizionale/classica
Accoppiarsi Famiglia d’origine
Mettere su casa per proprio Famiglia di appartenenza
Conto Famiglia di acquisizione
Famiglia patriarcale
Nucleo familiare
Accoppiamento
La casa paterna (il tetto)
Il focolare domestico

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Fare figli Crescita/calo delle nascite


Essere incinta Aumento/declino demografico
Tasso di natalità
Tasso di mortalità

a) L’albero genealogico37

https://it.wikiversity.org/wiki/Albero_genealogico

I bisnonni: il bisnonno, la bisnonna I cugini: il cugino, la cugina


I nonni: il nonno, la nonna I nipoti: il nipote, la nipote
I genitori: il padre, la madre I suoceri: il suocero, la suocera

37 http://it.wikiversity.org/wiki/Immagine:Giulio-Claudia.png#file

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I figli: il figlio, la figlia Il genero, la nuora


I fratelli: il fratello, la sorella I fratellastri: il fratellastro, la sorellastra
Gli zii: lo zio, la zia Il padrino, la madrina

1. Costruisci l’albero genealogico della tua famiglia


2. Descrivi i membri della tua famiglia

APPROFONDIMENTI: FIGLI, AMORE E TRADIMENTI

a) Sinfonia d’amore a Ferragosto38

Luisa partiva regolarmente per le vacanze. Ma in vacanza – al mare, intendo, – non ci


andava. C’è una bella differenza tra partire e andare. Chi “va” si fissa qualcosa: un compito,
in questo caso, piacevole, e lo svolge dall’inizio alla fine. Chi “parte”, non si sa: può tornare
da un momento all’altro. E infatti Luisa...
La partenza era sempre difficile: preparare i bagagli, chiudere casa, soprattutto
sistemare il gatto Wolfango. Un’ ultima occhiata di controllo agli ambienti (un
bell’appartamento romano, in centro) e via nella spaziosa automobile. Il luogo di vacanza,
uguale da anni: lassù, in Versilia (zona della Toscana).
Sembra tutto facile. Ma servono alcune premesse.
Le vicende esistenziali di Luisa, trentenne, si potevano raccontare in due parole:
malinconia e solitudine. Banale, e non felice, il suo matrimonio. Il marito, Giorgio, l’esatto
contrario di lei: ambiguo, egoista. Nessuna meraviglia che avesse, da un paio d’anni, una
relazione con un’altra donna: Gianna, la moglie di un amico comune, Maurizio.
I due “amici” (Maurizio e Gianna) trascorrevano le vacanze insieme a Luisa e Giorgio.
Casetta di fianco, stessa spiaggia, il rito del sole e della barca diviso durante il giorno, quindi,
nelle serate e nelle notti, gli stessi ristoranti, gli stessi locali.
(dal racconto di Alberto BEVILACQUA, Corriere della Sera, 15.08.1999)

b) Un uomo ti tradisce, una donna no

Si era sposata a ventinove anni e a trentuno era rimasta incinta. Vivevano ancora a
Mestre e per lei Giancarlo era ancora il principe azzurro, l'uomo a cui aveva giurato amore
eterno ed eterna fedeltà davanti al prete e a tutti i parenti schierati in lacrime. Sì, quel giorno
si era sentita viva, straordinariamente viva. Ricordava perfettamente ogni istante: la gioia,
l'eccitazione, la sensazione luminosa di essere una prescelta. Il parrucchiere, la vestizione con
quell'abito sontuoso e candido, la lista dei regali, le bomboniere — che avevano scelto
insieme, mano nella mano — il sentimento di gratitudine verso il Cielo per averle fatto
incontrare l'uomo più meraviglioso del mondo. A quel tempo era ancora in buoni rapporti con

38 15 agosto

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l'Abitante del mondo superiore e così ogni mattina, a mani giunte, ripeteva «Grazie, Signore,
ti ringrazio di avermi fatto incontrare Giancarlo». Il giorno prima delle nozze, aveva ricevuto
da lui un regalo avvolto in una carta coi gigli di Firenze. Non era un banale anello, il dono che
ogni fidanzato senza fantasia fa alla sua promessa sposa, ma un quadernetto con la copertina
rigida al cui interno erano state scritte, con la stilografica, delle poesie a mano.
La scrittura era quella stretta e spigolosa di Giancarlo. Uscendo al suo braccio dalla
penombra della chiesa accompagnata dalle note della marcia nuziale, gli aveva bisbigliato
nell'orecchio: «Sono meravigliose! Le hai scritte tu?». Giancarlo si era girato appena,
sorridendo: «Non avrei mai potuto farlo se, accanto, non avessi avuto una splendida musa».
Negli anni seguenti aveva spesso ripensato a quei pochi metri fatti a braccetto. All'esterno
brillava un implacabile sole estivo — penombra dentro, luce abbacinante fuori. In quel
percorso apparentemente interminabile, le erano tornate in mente le parole di una persona
uscita dal coma. Raccontava di come si fosse sentita trasportare dal buio verso una grande
luce che la aspettava alla fine di un buco nero; quella luce era lo spazio sereno ed eterno della
morte, una sensazione di pace che non aveva mai provato prima: era tornata a malincuore
indietro, richiamata dalla voce dei suoi cari e dei rianimatori. Ecco, lei, in quel preciso
momento, si sentiva nella stessa condizione: lasciava alle spalle la penombra incerta della
giovinezza per entrare nella luce piena della maturità. All'uscita, dopo i soliti baci di rito, era
salita in macchina con Giancarlo, seguita da un corteo di macchine strombazzanti. Intorno a
loro, il grano era stato tagliato da poco, tra il giallo intenso delle stoppie si aggiravano
cornacchie e piccioni, sembrava che le mietitrebbia avessero sparso della polvere luminosa su
tutto il paesaggio, ogni cosa pareva bagnata, immersa nello splendore dell'oro. Il rinfresco era
stato organizzato nella cascina di certi parenti della madre di Giancarlo. Un suonatore di
fisarmonica piuttosto grasso, seduto su un minuscolo sgabello, tentava di allietare le lunghe
tavolate degli invitati.
Ad Anselma scoppiò subito un terribile mal di testa, peggiorato dalla qualità scadente
del prosecco che continuavano a versarle. Di tutto quell'interminabile pranzo non ricordava
altro che il viso di sua suocera che, con un cappellino non molto diverso da una coppetta di
gelato, parlava, parlava e straparlava. L'argomento, naturalmente, era suo figlio, quel ragazzo
che aveva mostrato di essere un uomo straordinario già nella sua pancia, dal modo deciso in
cui scalciava. Per non sciupare inutilmente i soldi, il viaggio di nozze si limitò a qualche gita
nei dintorni. Il primo giorno a Venezia, a dar da mangiare ai piccioni di piazza San Marco, il
secondo all'abbazia di Pomposa per collaudare la Ottocentocinquanta nuova di zecca dello
zio. Il terzo (ed era stato quello più impegnativo) in battello sul Brenta, a visitare le ville
venete. La prima notte di nozze, nel lettone preparato dalla mamma con la trapunta rosa fucsia
e i cuscinoni all'uncinetto, Giancarlo aveva fatto cilecca. «La stanchezza fa dei brutti scherzi»
aveva bisbigliato prima di cadere in un sonno rumorosissimo. Anselma aveva sorriso, in
fondo si era sentita sollevata, era troppo frastornata per affrontare un evento così importante.
Ma non era riuscita a prendere sonno. Zanzare grandi come elicotteri giravano voraci intorno
al letto, il materasso era corto e alto, dal modo sinistro in cui cigolava doveva essere
appartenuto almeno ai bisnonni o ai trisavoli. L'unico neo della giornata fu l'assenza di
Luisita. Le aveva telefonato la mattina stessa per dirle che le dispiaceva molto, ma che aveva
dovuto mettersi a letto per una brutta influenza estiva.
Per Anselma fu un vero dispiacere: avendo perso da poco entrambi i genitori, unica
rappresentante del suo passato rimaneva l'amica. Si chiese se la malattia non fosse una scusa.
Non aveva mai condiviso la sua gioia, anzi, ogni volta che le aveva parlato con entusiasmo di
Giancarlo, si era rivelata sospettosa. «Sei sicura» non faceva che ripetere «sei davvero sicura

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che sia la persona giusta?» Anselma non capiva i suoi dubbi. «Ti perderò» le disse l'ultima
volta che si erano viste. «Ti prometto di no. Sei, e sarai per sempre, la mia amica più cara.»
Anche se poi non aveva tenuto fede a quella promessa, in quel momento era sicura della verità
di quelle parole: niente e nessuno mai avrebbe potuto scalfire il sentimento che, da quando
erano ragazze, provava per Luisita.

Susanna TAMARO, Luisito. Una storia d’amore


14 febbraio 2008 http://www.corriere.it

... Continuate voi le storie (almeno 100 parole), inserendo nel vostro racconto le parole:
tradimento, divorzio, figli, vestito, amore.

c) Ritratto di famiglia

Siete stati incaricati dal redattore del giornale per cui lavorate di scrivere un breve articolo
sulla famiglia italiana. Redigete l’articolo basandovi sulle statistiche riportate qui sotto .
Inserite le seguenti parole nell’ordine che desiderate : paghetta, cordone ombelicale,
violenza, ingrato, fannullone, irriconoscente, arrangiarsi, parità dei sessi, trasformazione,
famiglia, ceffone, educazione.

Ecco i dati sul rapporto tra genitori e figli contenuti nell’indagine dell’Istat presentata ieri. Il
campione comprende oltre 20.000 famiglie.

Critiche : 22,2% dei genitori è insoddisfatto dei figli.


Ecco perché:

Studiano poco : 56%


Non apprezzano i sacrifici fatti : 30,5%
Non vanno d’accordo tra loro: 25,5%

Regole Secondo i genitori i figli dovrebbero

Avvertire quando escono: 78,8%


Chiedere il permesso di uscire: 78,3%
Non rientrare tardi la sera: 71,1%
Comunicare a che ora tornano: 68,6%
Essere ordinati: 64,8%
Studiare prima di uscire: 58,6%
Chiedere il permesso di invitare gli amici a casa: 56,9%

Autonomia

Hanno il cellulare (11-17 anni): 8%


Hanno le chiavi di casa (14-17 anni): 73,4%
Hanno la paghetta (11-17 anni): 55,8%

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Lo studio

Hanno sempre compiti a casa da svolgere: 86,8%


Si fanno aiutare per studiare (studenti medie inferiori): 16%
Numero medio di ore dedicate allo studio: 2

Svaghi

Ecco i luoghi più frequentati dai ragazzi tra gli 11 e i 17 anni


Bar: 29,8%
Pizzeria: 20,1%
Birreria: 13,8%
Stadio: 10,9%
Discoteca: 5%

35. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

GLI AGGETTIVI POSSESSIVI CON I NOMI DI PARENTELA

Mia madre

Mio fratello I miei fratelli


Il loro fratello I loro fratelli

Sua figlia Le sue figlie


La loro figlia le loro figlie

(la stessa cosa per nonno, figlio, zio, zia, cugino, cugina, nipote, suocero, suocera, genero,
nuora)

Ma ...

La mia mamma
Il mio fratellino
La mia nonnina
Il vostro cuginetto
Il mio bisnonno

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Il mio fratello maggiore


Il mio zio preferito
La mia zia di Milano

(il mio fratellastro, la mia sorellastra)

La propria figlia Le proprie figlie

Proprio: solo se riferito al soggetto della frase, con le frasi impersonali (obbligatorio) ,
evita equivoci

Figlio mio!
Mamma mia!

I CONNETTIVI (2A PARTE)

Spaziali: in quel luogo, ecc.


di opposizione: mentre, ciononostante, comunque, d’altra parte, tuttavia
di allargamento: allora, a questo proposito, e, inoltre, tra parentesi, ecc.
esplicativi: in altri termini, vale a dire, in effetti, infatti
di esemplificazione: ad esempio, ciò può essere, ecc.
conclusivi: cosicché, insomma, pertanto, perciò, quindi, segue che, ecc.
di ordinamento: in primo luogo, da una parte, anzitutto, infine, ecc.

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UNITÀ 12 : L’ABITO NON FA IL MONACO

Elementi comunicativi e lessicali: Parlare di abbigliamento


Lessico della moda
Esprimere la propria opinione sulla moda
Il corpo umano

Elementi grammaticali: Il condizionale


Penso che + congiuntivo presente
Se potessi mi comprerei ...

36. LEGGI E COMPRENDI

SHOPPING, FIBRE, ABBIGLIAMENTO E TESSUTI: LE TENDENZE DEGLI ITALIANI...39

Milano, 19 maggio 2004 – Dove fanno shopping gli italiani? Cosa comprano e quanto
spendono? Dove si ispirano nella scelta dei capi del proprio guardaroba? Quali fibre
preferiscono indossare? Sono solo alcuni dei quesiti rivolti nel mese di novembre 2003 a un
campione di 500 italiani di età compresa tra i 15 e i 55 anni da Synovate, società di ricerche di
mercato tra le più prestigiose nel mondo. [...] La ricerca è stata effettuata nei principali paesi
del mondo con interessanti risultati che svelano le abitudini dei consumatori nei confronti
dello shopping, delle fibre e dei tessuti che preferiscono indossare e dell’abbigliamento.
“I risultati sono davvero sorprendenti” [...] “In Italia, per esempio, uomini e donne amano allo
stesso modo fare shopping e gli uomini preferiscono, molto più delle donne, indossare capi
realizzati con fibre naturali come il cotone con i quali si sentono più a proprio agio”.
La qualità delle fibre e dei tessuti infatti, è l’elemento che condiziona le scelte di uomini e
donne italiane nello shopping così come dalla ricerca è emerso che le T-Shirt, seguite da jeans
e biancheria intima sono i capi di abbigliamento che gli italiani comprano di più.

Dove fanno shopping gli italiani?


Rispetto al 1999, la maggior parte degli Italiani continua a far shopping negli stessi negozi; si
è tuttavia registrato un aumento nella preferenza dei negozi piccoli e indipendenti in cui fa

39

http://www.bpress.it/bpsito.nsf/compercorpo2/C1256AE700486E16C1256E99005C3A12?opend
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shopping l’84% degli italiani, contro il 78% del 1999. L’aumento si è registrato anche per i
negozi di articoli sportivi - nel 1999 il 50% degli italiani vi si recava a fare acquisti, nel 2003
la percentuale è salita al 70% - mentre il 60 % contro il 43% del 1999 fa shopping nelle
catene e nei negozi specializzati. È aumentata la popolarità dei mercatini rionali dove oltre la
metà delle donne intervistate compra più vestiti: il 60% nel 2003 contro il 20% del ’99.
La selezione e la varietà di capi disponibili, seguita dalla qualità dei vestiti e dalla competenza
del venditore sono le ragioni principali che spingono il consumatore italiano a diventare un
cliente abituale; seguono la convenienza dei prezzi, l’atmosfera e la facilità di fare shopping.
Uomini e donne italiani amano lo shopping, una percentuale che nelle donne è pari al 83% e
negli uomini al 65%.

Ma quanto spendono gli italiani negli acquisti di capi d’abbigliamento? Nei tre mesi
precedenti alla ricerca gli italiani avevano speso 350 €, l’equivalente di 678.000 di vecchie
lire italiane contro i 211 €, pari a 409.000 delle vecchie lire del 1999. Il 44% del campione
intervistato ha dichiarato tuttavia di comprare i vestiti approfittando dei saldi o delle vendite
promozionali.

Cosa comprano? Generalmente le preferenze degli italiani sono per l’acquisto di capi di
abbigliamento di base per il guardaroba, i giovani sono più influenzati dalla moda rispetto al
campione più adulto e comprano vestiti in linea con le tendenze del momento.
T-Shirt (70%), jeans (63%) e biancheria intima (60%) sono i capi più comprati dagli italiani,
seguiti dalle camicie (53%) e dalle giacche (42%). Sono gli uomini a comprare più t-shirt e
jeans, mentre le donne preferiscono acquistare più pantaloni e biancheria da letto.

Come si ispirano gli italiani, dove trovano le idee? L’87% è influenzato dai display
all’interno dei negozi, il 74% tende a seguire il proprio stile e il 42% dai giornali. Amici e
colleghi (39%), persone che passeggiano per strada (36%), Internet e personaggi famosi sono
gli altri fattori che influenzano gli italiani nella scelta dei vestiti.
Qualità (99%), colore (93%), rifiniture (92%), fibre (92%) e stile (91%) sono i fattori che
principalmente motivano l’acquisto; il prezzo è un fattore determinante per l’89% del
campione intervistato.

A proposito di…qualità e fibre


Il 76% degli italiani valorizza la composizione delle fibre al di là della marca (24%). Questa
tendenza è in crescita: gli italiani preferiscono sempre più spendere per vestiti in fibre naturali
che per quelli in fibre sintetiche (27%).
Gli italiani, in particolare gli uomini, evitano quindi di comprare capi sintetici e di poliestere.
Il 19% è convinto che la composizione mista del tessuto sia migliore del 100% Cotone anche
se quasi la metà del campione intervistato crede che il cotone sia la fibra che meglio
rappresenta la versatilità, la dinamicità e la creatività della moda.
Il cotone è considerata la fibra più trendy e confortevole, il tessuto più morbido e soffice; ne è
convinto il 49% del campione intervistato, mentre le preferenze per la lana sono solo del 21%.

A proposito di…abbigliamento casual


Il 73% dei lavoratori intervistati dichiara che ci sono giorni della settimana in cui va a lavoro
vestito in modo casual. Gli italiani che vestono formal business al lavoro sono leggermente
diminuiti, dal 9% del 1999 al 12% del 2003.

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Il 90% crede che il comfort sia il fattore più importante nell’abbigliamento, per il comfort è
disposto infatti a rinunciare ai vestiti più di moda.

REUTERS: PIERRE CARDIN, VESTITI MODERNI IMPOSSIBILI DA INDOSSARE

Gli abiti moderni sono impossibili da indossare e l'industria della moda è stata deturpata dai
grandi giri di affari e dal nudo. Lo ha detto il leggendario stilista Pierre Cardin
In un'intervista a Reuters nei suoi uffici che si affacciano sul palazzo presidenziale francese,
Cardin ha detto che la vera "haute couture" - espressione francese che indica i prodotti più
esclusivi delle grandi case di moda - è scomparsa.

Gli abiti di haute couture sono cuciti a mano e su misura per il cliente, assicurando un
risultato unico, l'esatto contrario dei prodotti di massa pronti da indossare.
"Non si vede più la costruzione di una vera silhouette. Prima c'erano Balenciaga, Chanel,
Courreges, Cardin ... Di tutti questi nomi, d'accordo Dior esiste ancora, ma è spettacolo. E'
uno spettacolo superbo, ma è sempre spettacolo", ha detto l'82enne Cardin, una delle ultime
grandi icone della moda francese.

"Non si può andare in giro davvero con quelle scarpe o con quei cappelli - per andare dove?
Se vai a cena, hai bisogno di tre sedie solo per sederti", ha detto Cardin, che è entrato
nell'atelier di Dior nel 1946 e ha raggiunto la fama con il suo "vestito a bolla" nel 1954.
"Al giorno d'oggi, le donne intelligenti lavorano, guidano automobili, e le automobili sono
sempre più piccole, mentre gli abiti di Dior sono sempre più grandi. È tutto molto bello, ma
non è moda - è qualcos'altro. Sono costumi".

Cardin ha parlato con Reuters dei suoi 65 anni nella moda mentre sta valutando offerte per il
suo impero da 1 miliardo di euro, che ha recentemente messo in vendita.
Ambasciatore di pace per le nazioni Unite, e anche unico stilista a far parte del prestigioso
Istituto per la tutela della cultura francese, Cardin ha riflettuto sulla sua carriera.
"Sono stato fortunato, ho vissuto nel periodo dopo la guerra quando tutto doveva essere
rifatto. Le donne volevano andare alle feste, ballare, divertirsi, c'era un aspetto sensuale (in
tutto questo). Ma ora il nudo è ovunque, il sesso è ovunque", ha detto.
"Noi non vestiamo più gli uomini e le donne, li spogliamo".
(Fonte: Reuters del 14 gennaio 2005)

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Sfilata Dior, autunno-inverno 2007-200840

IN PASSERELLA VESTITE SOLO DI CIOCCOLATO

A New York è in corso il «Fashion Chocolate Show»

Chef e pasticceri lavorano fianco a fianco con disegnatori per dipingere gli «abiti»
direttamente sul corpo delle modelle

NEW YORK - Passerella golosa a New York. Modelle vestite soltanto di capi dolci,
dolcissimi, sfilano al «Fashion Chocolate Show», la più importante rassegna interamente
dedicata alla sublime leccornia che si svolge nella Grande Mela due settimane prima del
giorno del ringraziamento, quasi un preludio alle prelibatezze del periodo natalizio.
Chef e pasticceri lavorano fianco a fianco con disegnatori per dipingere abiti assolutamente
«tailor made» direttamente sul corpo delle modelle.
Di cioccolato è fatto quasi tutto: dagli abiti con cui hanno sfilato alcune modelle, al
padiglione-pagoda utilizzato come bar, alle sculture esposte. In programma anche giochi e
soprese a base di cacao. Un paradiso per gli occhi e per il palato degli amanti del genere, di
qualunque età.
Corriere della Sera, 12 novembre 2005

Terminologia specialistica

L’abito/gli abiti
Il capo/i capi d’abbigliamento
Il disegnatore/i disegnatori
La modella/le modelle

40 http://www.alfemminile.com/m/moda/moda.html

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La passerella/le passerelle

Dipingere
Sfilano (infinito: sfilare); la sfilata/le sfilate
Vestite (infinito: vestire)

Il corpo: l’occhio/gli occhi; il palato

Lessico

La leccornia/le leccornie; la prelibatezza/le prelibatezze: cosa da mangiare invitante

Il padiglione/i padiglioni: costruzione


L’età: periodo in cui si puo’ suddividere la vita dell’uomo (infanzia, giovinezza, maturità)

37. PARLIAMO INSIEME

COSA NE PENSI DELLA MODA?

37.1.1. Prêt-à-porter primavera-estate

ISABELLE BALLU, è energia ! Cerniere, riferimenti ai codici della Formula 1, come la coppa
di champagne, stemmi sportivi, colori tonici : giallo, verde, blu. Giochi di effetti bicolori,
pantaloncini, camicie a quadri, completi a righe. La donna Ballu è fresca, dinamica, sexi, e
speciale. Una stilista francese da seguire.

Atmosfera energica e contemporanea per la sfilata A.F. VANDEVORST. Silhouette eleganti e


materie leggere, dai dettagli perfettamente studiati. Il look è austero (nero, antracite,beige,
bianco), ma mai triste. Abbondano bottoni, scritte, spille. Per non parlare dei pantaloni
larghi stile kimono, i top plissé, la gonna smoking, gli stivali da moto rivisti e corretti…
Tutto è creativo e moderno, stupefacente la capacità dei due stilisti belgi di far scendere le
stoffe nel modo giusto, magari grazie ad un solo bottone... Uno show all'altezza delle
aspettative delle fan della marca e delle future clienti !

Per l'estate, BERNHARD WILLHEM presenta una moda energica, con abiti fluidi e liberi, che
sfilano sulle musiche tecno delle discoteche della fine degli anni '90. I colori vivaci (giallo,
rosso, blu), sembrano usciti dal guardaroba di Superman ! Ma si tratta piuttosto di una

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parodia del supereroe, con la famosa S circondata da frange o scritta con colore
sgocciolante... Una moda gioiosa e colorata, ricca di tessuti e materie, per tutte le "donne-
Superman" un po' fuori di testa, con un'anima da adolescente.

Ci aspettavamo un altro show alla Galliano, e l'irriverenza del creatore ha stupito ancora una
volta la platea. Per lui la moda dell'estate sarà "Nuda". JOHN GALLIANO (Dior) presenta una
collezione in cui il vero protagonista è il color carne. Un ritorno alla base, al corpo, su cui lo
stilista compone le sue creazioni.
Top, vestiti, giacche, gonne, tutto aderisce e si fonde con la pelle per un effetto ultra sexi.
Anche se Galliano sembra aver rinunciato ai colori potenti e alla ricchezza dello stile con cui
si era imposto sulla scena internazionale, l'essenza rimane : volumi "a palla" o "trapezio",
denim, cuoio, nodi…
Il pret-a-porter non è la Haute Couture, e il minimalismo è la parola d'ordine di Dior per la
prossima stagione.

CHANEL, è la giovinezza eterna ! E per l'estate Coco incontra James Dean, morto a 24 anni.
Ritroviamo i codici della maison, come le giacche di tweed (lampone, pistacchio o, più
classico, bianco e nero) portate con bermuda aderenti, per una nuova silhouette tailleur.
Anche i jeans fasciano le gambe delle modelle e gli stivaletti sono allacciati alla caviglia con
un nastro. I vestiti da sera giocano con le trasparenze (velo, pizzo…). In Chanel, tutto è
permesso !

Per l'estate 2006 il creatore interpreta lo spirito Ungaro proponendo modelli rigorosi o
fantasiosi perfettamente interpretati. I colori sono neutri o pastello. Le linee sono ben definite
e perfettamente controllate. Tornano i famosi volant "alla Ungaro " ! Una collezione dal tocco
retro' reinterpretato con note anni '70 : le clienti della marca non rimarranno di certo
indifferenti !

Terminologia specialistica

Il completo/i completi (capi di abbigliamento dello stesso tessuto fatti per essere portati
insieme)
Il bottone/i bottoni
La camicia/le camicie

La cerniera/le cerniere
La frangia/le frange
Il nastro/i nastri

La gonna/ le gonne
I pantaloni
I pantaloncini
La spilla/le spille

Lo stivale/gli stivali
Lo stivaletto/gli stivaletti

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Fasciare

La materia/le materie; il tessuto/i tessuti

Il velo
Il pizzo/ i pizzi

I colori : color carne, lampone (tipo di rosso), pistacchio

A righe
A quadri/a quadretti
A palla
A trapezio

Lessico

Fuori di testa/pazzo/folle
Sgocciolante (infinito: sgocciolare, le gocce cadute e la traccia da esse lasciata)

37.1.2. Alta moda Autunno-Inverno

Valentino
Atmosfera

Il grande stilista italiano, come sempre, rappresenta l’anima della Haute Couture. I tessuti e i
modelli scolpiscono la donna, la padronanza della tecnica è irreprensibile. I colori sono
contemporanei e facili da portare : avorio, bianco, bronzo, prugna, oro; contrastano e
completano il nero. Anche Valentino mette l’accento sui vestiti da sera, che sottolineano i
fianchi e svelano il decolleté. Un abito evoca il rosso Valentino, colore emblematico dello
stilista, e quasi dappertutto ritroviamo il « nodo », simbolo favorito dello stilista, fatto di
strass, o sotto forma di fiocco. Alla fine dello show lo stilista ha reso omaggio a una delle
clienti più fedeli della haute couture, Nan Kempner, deceduta la settimana scorsa negli Stati
Uniti. (da http://www.alfemminile.com/)

Terminologia specialistica

Il fiocco/i fiocchi
Il modello/i modelli
Lo stilista/la stilista
Il tessuto/i tessuti; la materia/le materie
Il vestito da sera/i vestiti da sera

I colori: bronzo, prugna (color viola)

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Il corpo: il fianco/i fianchi

Lessico

La padronanza/la competenza
Irreprensibile (che non puo’ essere criticato)

1. Leggi i passaggi ai paragrafi 2.1 e 2.2. Quale potrebbe essere il tuo stilista preferito?
Spiegane le ragioni.

APPROFONDIMENTI: STORIA DELLA MODA

Vale la pena notare che il costume e la moda sia nei tempi antichi che in quelli moderni,
serve a comunicare esteriormente delle cose su chi li indossa, questo lo si vede molto bene nei
costumi teatrali, dove, grazie ad essi, si accentua il carattere e l'umore dei vari personaggi.
Sembra che, in seguito, siano stati proprio i greci a concepire l'abito come
manifestazione individuale di raffinatezza ed eleganza, essi amavano colori brillanti. Infatti, a
dispetto di quanto si è sempre creduto, si è scoperto recentemente che non era vero usassero
solo il colore bianco, i ricchi avevano, a differenza delle classi sociali basse a cui non era
concesso, la possibilità di scelta dei colori; il preferito era il rosso, colore peraltro usato solo
dai sacerdoti, dai regnanti e solo dalle donne più nobili. Seguivano il viola e il verde.
Nell'epoca classica gli abiti greci sono di linea molto essenziale e di colore
prevalentemente bianco ed è pressoché scomparso qualsiasi tipo di ornamento usato in
precedenza, al di fuori di un semplice motivo geometrico colorato. I colori brillanti tornano
nel periodo ellenistico, dovuto anche al commercio con i persiani. Arrivano anche la seta e il
cotone, e con essi i colori pastello e le tinte oro.
Tra il 1400 e il 900 a.c. molto prima che Roma diventasse potente, c'erano gli etruschi,
civiltà misteriosa che arriva dall'Asia. Il loro costume è un misto fra quello orientale, il greco
e cretese miceneo; infatti gli etruschi vestivano abiti tagliati e cuciti, che seguivano la linea
del corpo. L'abito femminile è lungo e aderente con maniche che arrivano al gomito ed ha un
cappuccio, in alcuni casi è scollato sulla schiena, e viene portato senza cintura.
L'abito poteva essere anche in due pezzi, cioè una lunga gonna aderente oppure
vaporosa, e sopra un bolero, tutte e due i capi erano molto ricamati e avevano disegni
geometrici; i tessuti usati erano la lana e il cotone, le calzature consistevano in stivali alti che
lasciavano le dita scoperte, ed erano chiusi da lacci. Il materiale era il feltro, usato anche per i
cappelli. Il costume etrusco declina con l'impero romano il quale, impone il suo stile di vita.
Il costume romano mantiene nel corso della storia lo stesso stile (100 a.c. al 476 d.c.
Caduta dell'impero). L'abito romano discendeva da quello greco ed etrusco, era di linea sobria
e semplice; l'abbigliamento era protetto da leggi che lo regolavano, per impedire l'involgarirsi
della loro moda di vestire.

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I romani benestanti fabbricavano in casa il loro abbigliamento, avevano tutto il


necessario per tessere e questo era praticamente l'unico passatempo delle donne, fossero esse
schiave o matrone.
Inizialmente si usa lana di capra o pecora, poi arrivano dall'Egitto il lino e dall'India il
cotone e la seta, tessuti considerati preziosi. La famosa toga era usata dai senatori, ai quali
dava un aspetto molto solenne; invece nel periodo repubblicano era indossata anche dai
cittadini.
Col tempo il bianco viene sostituito dai colori, gli ornamenti si impreziosiscono e si
raffinano grazie alla moda importata dall'oriente.
Dall'Europa settentrionale, più precisamente dai barbari, arrivano le braghe (i
pantaloni) ; i romani ne vengono a conoscenza durante le battaglie e scoprono così quanto
fossero comode. Siccome le braghe erano ritenute volgari si fecero delle leggi che ne
proibivano l'uso, in ogni caso esse si diffusero in tutto l'impero e, ben presto, vengono
apprezzate anche dalle classi sociali elevate, indossate sotto la tunica; addirittura l'imperatore
le portava di colore rosso porpora.
Dall'oriente invece arrivano le maniche, che all'inizio vengono considerate male
perché effeminate, a giudizio dei legislatori. Le donne romane vestivano abiti simili a quelli
maschili: una tunica in lino, oppure in lana che portavano, se vergini, legata in vita, se sposate
sotto il seno, in caso di gravidanza non usavano la cintura (da qui il termine "in cinta").
Nel 313 d.c. dopo che l'imperatore Costantino legalizza la fede cristiana,
l'abbigliamento romano diventa ancora più austero e disadorno; sono aboliti anche colori e
stoffe sgargianti, per lasciare il posto a colori scuri tipo il grigio. Alle giovani vengono fatte
indossare al posto delle tuniche che arrivano alle ginocchia, tuniche lunghe fino ai piedi.
Intorno al 470 in Sicilia regnano i normanni che in parte adottano il costume bizantino,
il quale consisteva in una semplice tunica bianca lunga con maniche lunghe e strette.
Quest'abito denotava una linea rigida, quasi l’annullamento del corpo della persona, aveva
però molte decorazioni per le donne di ceto sociale alto ad esempio pietre preziose. I tessuti
dell'epoca bizantina sono preziosi e vari, molte delle loro fogge le troviamo nell' attuale abito
ecclesiastico.
Importavano la seta dalla Cina infatti la leggenda dice che fu proprio l'imperatrice
Teodora a mandare due monaci affinché le portassero dei bachi da seta, i primi in Europa. Il
costume bizantino arriva al massimo splendore intorno al 530, 540 d.c. Questa civiltà usa
molto l'abbigliamento come simbolo di potere.
Il costume arabo, dapprima molto semplice e grezzo, al contatto con l'Europa diviene
più raffinato. L'abito consiste in ampi pantaloni arricciati e legati alle caviglie, in tuniche
larghe fermate in vita da una fascia, entrambi ricamati con sopra un caffetano, abito aperto
davanti con ampie maniche senza collo e ricamato in oro e argento.
Un abito simile si vede già negli ebrei e, nel dodicesimo secolo, anche nei bizantini.
Gli arabi, per via di una legge del corano in cui si dice di coprirsi il capo, portavano dei
turbanti; le donne invece avevano il velo che copriva anche il viso (Chador), cosa che è
d'obbligo tutt'ora.
Nel decimo secolo, con il periodo feudale, si nota come l'abbigliamento servisse
proprio per distinguere il feudatario dai suoi vassalli e dalla plebe. Gli abiti erano ricchi di
colori e portavano lo stemma della famiglia a cui apparteneva il feudo. In quest'epoca gli abiti
dei vari strati sociali si differenziano molto, ed ogni ceto sociale ha leggi molto rigide

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

riguardo l'abbigliamento, per non correre il rischio di essere confuso con un ceto
sociale più basso41.

Dite se le seguenti affermazioni sono vere o false. Quando sono false, scrivete la risposta
corretta.

1. I greci si vestivano solo di bianco

2. Le donne etrusche vestivano abiti larghi e senza maniche

3. Gli abiti delle donne etrusche erano a tinta unita (di un solo colore)

4. L’abbigliamento romano seguiva la linea dell’abbigliamento greco

5. Solo le schiave romane tessevano i vestiti

6. Gli abiti romani erano in lana, cotone, seta e lino

7. La moda dei pantaloni fatica ad entrare nell’abbigliamento romano

8. La posizione della cintura nella moda femminile romana indicava se una donna era
vergine, sposata o incinta.

9. Costantino instaura la moda dei colori vivi e delle tuniche corte per le donne.

10. I normanni importano la seta dall’India

11. I romani usavano l’abbigliamento come simbolo di potere

12. Nel periodo feudale l’abito serviva a distinguere i ceti sociali

41 http://www.mitopositano.it/storia_tessuti_moda.htm

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38. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

CONDIZIONALE PRESENTE

Essere Avere

Sarei Avrei
saresti avresti
sarebbe avrebbe
saremmo avremmo
sareste avreste
sarebbero avrebbero

Parl – erei Cred –erei Dorm – irei


parl – eresti cred – eresti dorm – iresti
parl – erebbe cred – erebbe dorm – irebbero
parl – eremmo cred – eremmo dorm – iremmo
parl – ereste cred – ereste dorm – ireste
parl – erebbero cred – erebbero dorm – irebbero

CONGIUNTIVO PRESENTE

Essere Avere

Sia Abbia
sia abbia
sia abbia
siamo abbiamo
siate abbiate
siano abbiano

Parl – i Cred – a Dorm – a Fin - isca


Parl – i Cred – a Dorm – a Fin- isca
Parl – i Cred – a Dorm – a Fin - isca
Parl – iamo Cred – iamo Dorm – iamo Fin - iamo
Parl – iate Cred – iate Dorm – iate Fin - iate
Parl – ino Cred – ano Dorm – ano Fin – iscano

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Dare Dire Fare

Dia dica faccia


Dia dica faccia
Dia dica faccia
Diamo diciamo facciamo
Diate diciate facciate
diano dicano facciano

CONGIUNTIVO IMPERFETTO

Essere Avere

Fossi Avessi
fossi avessi
fosse avesse
fossimo avessimo
foste aveste
fossero avessero

Parl – assi Cred – essi Dorm – issi


Parl – assi Cred – essi Dorm – issi
Parl – asse Cred – edesse Dorm – isse
Parl – assimo Cred – essimo Dorm – issimo
Parl – aste Cred – este Dorm – iste
Parl – assero Cred – essero Dorm – issero

Dare Dire Fare Andare

Dessi dicessi facessi andassi


Dessi dicessi facessi andassi
Desse dicesse facesse andasse
Dessimo dicessimo facessimo andassimo
Deste diceste faceste andaste
Dessero dicessero facessero andassero

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UNITÀ 13: VACANZE A MODO MIO

Elementi comunicativi e lessicali: Parlare delle vacanze da vari punti di vista


(turista, albergatore, impiegato dell’agenzia turistica, proprietario di un
agriturismo
Lessico delle vacanze (geografia, storia)
Scrivere una lettera di reclamo

Elementi grammaticali Penso che + congiuntivo presente /Pensavo che + congiuntivo imperfetto
È meglio che/ È meglio + infinito
Sarebbe meglio + infinito
Ricapitolazione

39. LEGGI E COMPRENDI

Nella nostra famiglia il problema di dove andare in vacanza d’estate non si pone:
siamo tutti appassionati di mare. Da quando sono nato mio padre mi porta in barca a vela,
anzi dice che sono nato sulla barca a vela visto che lui e la mamma si sono conosciuti a un
corso di vela a Santa Maria di Leuca 30 anni fa. Mio fratello invece è appassionato di pesca
subacquea. Mia sorella, anche se ha solo 10 anni, è un’abile nuotatrice. Anche a lei piace
andare in barca a vela e penso che seguirà le mie orme e quelle di papà.
La nonna, che vive con noi, ci prende sempre in giro ogni volta che ci prepariamo per
le vacanze. Al nostro camper che è già abbastanza grosso si aggiunge il carrello per
trasportare la barca a vela. Inoltre, per l’equipaggiamento di mio fratello occorre tanto spazio:
così lui e mia madre vengono con il fuoristrada di papà.
Mio fratello non vuole dormire in camper; così nel fuoristrada di papà oltre alle valigie
si deve trovare il posto per una tenda, da tre posti naturalmente, per ospitare gli amici che
ogni anno lo vengono a trovare.
Insomma, per noi, partire per le vacanze è una spedizione vera e propria. L’unico anno
che siamo andati in montagna è stato un disastro: solo pioggia, vestiti umidi, rifugi troppo
affollati. L’unico che si è divertito è il nostro cane che per una volta non ha sofferto il caldo
torrido dell’estate pugliese.

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FINALMENTE IN FERIE

39.1.1. Dove andare? Quando? Dove alloggiare?

al mare in primavera in campeggio (tenda, roulotte, camper)


in montagna in estate in albergo
in campagna in inverno in pensione
al lago in autunno all’ostello della gioventù
in città durante le vacanze di Natale
in crociera /Pasqua sul fiume
sull’isola al rifugio
in pellegrinaggio nella casa di amici/parenti
nell’agriturismo

Al mare
Sulla spiaggia: il/la bagnante, l’ombrellone, l’asciugamano, la sedia a sdraio, la sabbia,
la cabina
Prendere il sole, abbronzarsi, asciugarsi
Nell’acqua: il bagno, il bagnino, la barca, la nave, lo scoglio, la scogliera
Tuffarsi, fare un tuffo, fare il bagno, nuotare, affogare annegare

In montagna: monte, roccia, dirupo, neve, bosco


Passeggiare, sciare, scalare, arrampicarsi, esplorare, fotografare

In campagna: colline, campi, lo stagno, il panorama, il paesaggio, l’orizzonte


la bicicletta, i cavalli

Che tempo farà? Soleggiato, caldo, freddo, nuvoloso, incerto, il temporale, la burrasca, la
tempesta, la pioggia, il vento

39.1.2. Esercizi

Carlo e Giovanna sono marito e moglie. Hanno tre figli, Luca, Saverio e Anna di 14, 12 e 10
anni. Ogni anno decidono insieme dove passare le vacanze. La scelta non è mai facile perché i
membri della famiglia hanno gusti molto diversi.

- Descrivi il carattere e i gusti di ogni membro della famiglia. Usa almeno 3 aggettivi
per ciascuno per la descrizione del carattere.
Inoltre, la nonna li accompagna ormai da molti anni e anche lei naturalmente vuole
esprimere il suo parere. Quest’anno vuole assolutamente andare a Venezia.

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- Costruisci un dialogo o scrivi un racconto (scegliendo comme narratore la nonna) nei


quali i vari personaggi discutono sulla scelta della destinazione delle loro vacanze
estive. Scrivi almeno 150 parole.

Alcuni suggerimenti: mare, montagna, lago, gite culturali, visite a monumenti storici,
gastronomia (pizza, pasta, verdura, frutta, vegetariano, ...) abbigliamento, luoghi molto
affollati, luoghi poco frequentati, immersione nella natura, ...

Aiutati anche con le immagini.

Campanile di San Marco Canal grande

Facciata Basilica San Marco Il classico giro in Gondola

Maschera Regata storica

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Hotel Excelsior

VENEZIA

La città di Venezia, capoluogo regionale e di provincia, è sicuramente una delle più


pittoresche, suggestive e belle città d’Italia e del mondo.
Sorge a quattro chilometri dalla terraferma, nella vasta laguna adriatica che ne porta il nome,
posta ad un’altitudine di quasi 2 metri sopra il livello del mare.
L’acqua presente in ogni angolo della città, i canali, gli edifici che sembrano venir fuori dal
mare, i vaporetti, i motoscafi, le barche e le famosissime gondole (lunghe 11 metri e larghe
1,20 metri), rendono Venezia davvero unica.
La città d’arte è un incomparabile centro culturale, artistico e turistico ed è inoltre sede
universitaria.
Le sue origini risalgono all’epoca delle invasioni barbariche, quando alcuni popoli di città
venete si rifugiarono nel 451 dopo Cristo sulle isole della laguna.
In epoca romana prendeva il nome di “Venetia” ed era abitata da pescatori, salinari (che
lavoravano nelle saline), tutti esperti nella costruzione delle imbarcazioni per la navigazione
lagunare e fluviale.
Alla fine del VII secolo gli abitanti delle lagune vennero governati da un duce o duca, detto
“doge” in dialetto veneto.
I Dogi furono circa 120 e governarono dal 697 al 1797.
Fu in epoca medievale, con le celebri Crociate, che Venezia diventò la regina indiscussa del
Mediterraneo sia da un punto di vista militare che commerciale, avendo rapporti con quasi
tutto il mondo allora conosciuto.
Inoltre già in quell’epoca l’industria del vetro a Venezia era sviluppata ed aveva numerosi
compratori nel Levante e in Europa.
Dal 1000 al 1500 la flotta commerciale che si era venuta a creare estese i domini e creò
colonie sul Mediterraneo e sul Mar Nero, ricevendo così l’appellativo di “Serenissima”.
Nel 1463 Venezia iniziò la sua lotta contro i Turchi, che durò per molti anni, fino alla
battaglia di Lepanto nel 1571, che, nonostante sia finita con la vittoria dei veneziani, non
fruttò molto sul piano economico.
A partire dal Seicento, Venezia conobbe una straordinaria stagione culturale e artistica, ma
alla fine del XVIII secolo, con la conquista di Bonaparte della pianura padana, Venezia iniziò
a conoscere il suo declino politico e militare.
Il 2 maggio 1797 ebbe fine la Serenissima e Venezia passò, dopo qualche mese dall’entrata di
Napoleone in città, all’Austria, ma quando questa fu sconfitta nel 1866 durante la III Guerra
d’Indipendenza, Venezia si unì al Regno d’Italia.
Altre due cose rendono la città di Venezia unica al mondo: il famoso Carnevale di Venezia
che risale al X secolo e che è considerata la manifestazione di carnevale italiana più

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importante dell’anno e la Regata Storica, sfilata delle imbarcazioni – fra cui le splendide
gondole – che hanno fatto la storia della città 42.

40. PARLIAMO INSIEME

PROGETTI DI VACANZE

a)

Siete i proprietari di un agriturismo che si trova in Toscana nel cuore della Maremma, vicino
a Grosseto.
La vostra fattoria è una vecchia casa in cui non c’è né elettricità né acqua corrente.
Oltre ad accogliere turisti desiderosi di trascorrere una vacanza nel verde e lontano dalle
comodità quotidiane, avete un allevamento di bovini e di equini di razza maremmana. I turisti
vi aiutano nel vostro lavoro, in cambio di vitto e alloggio gratuiti.
Preparatevi a descrivere le vostre attività a un gruppo di turisti che arrivano da voi.
Ispiratevi alle foto e al passaggio che segue 43.

42 http://www.paesionline.it/venezia/comune_venezia.asp

43 http://www.tenutadipaganico.it, per le fotografie.

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Appena entrata Gio’ lancia un urlo straziante 44:


“Non c’è la luce!”
“Sì” le spiego. “... Niente elettricità, quindi niente motori, niente frigo, niente aspirapolvere,
niente lavatrice, niente TV, niente boiler. Unica macchina un cavatappi 45 a manetta avvitato al
muro della cucina. Niente gas, ma stufa a legna. Niente acqua corrente, ma, sul secchiaio, il
rampino46 al quale appendere il secchio. Per l’illuminazione lucerne a petrolio e candele”.
Gio’ va ad esplorare il primo piano e subito torna giù ansimando 47.
“Il bagno!” urla. “Non c’è il bagno”
“C’è” le spiego. “Il bagno lo si fa nella lavanderia: là c’è la pompa del pozzo, la caldaia per
far riscaldare l’acqua e il bigoncio48 di pioppo. Vicino c’è il camerino49”.
“E se uno di notte...” grida la ragazza.
“Come di giorno: scende, esce di casa e raggiunge lo stanzino 50”.

(Da Giovanni GUARESCHI, Vita in famiglia, Milano, 1968)

44 acuto/forte
45 strumento usato per aprire le bottiglie di vino
46 ferro ricurvo fatto per sostenere
47 respirare con affanno
48 vaso di legno con manico usato per trasportare l’acqua
49 toilette
50 Vedi camerino

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b)

Lavorate in un’agenzia turistica specializzata in agriturismo. Un gruppo di turisti si rivolge a


voi per avere informazioni su un agriturismo in Maremma.
Qui di seguito trovate tutte le informazioni da dare ai vostri clienti. Leggetele e preparatevi a
rispondere alle domande dei clienti.

In Toscana, nell’incontaminata Maremma, Agriturismo I Roggeti.51

Presentazione52

L’agriturismo I Roggeti è situato nel cuore della Maremma Toscana, ad 1 km


dall’antico borgo medievale di Paganico, a 25 km da Grosseto, a 45 km da Siena e a 100 km
da Firenze.
Facilmente raggiungibile in auto e in treno, Paganico è una base di partenza ideale per
gite ed escursioni nei numerosi centri della Maremma, ricchi di arte e di storia. A meno di
mezz’ora di auto, Roselle, con i suoi siti archeologici etruschi e romani; Montalcino, patria
del famoso e squisito Brunello; le incomparabili flora e fauna del Parco Naturale della
Maremma; la splendida costa tirrenica con Punta Ala, Il Monte Argentario, la Costa
d’Argento e l’arcipelago toscano.
I Roggeti è una casa colonica della Tenuta di Paganico, caratteristica ed estesa azianda
agricola dove da molti anni viene svolta attività al tempo stesso tradizionale e d’avanguardia,

51 http://www.tenutadipaganico.it
52 La presentazione è stata estratta da una versione precedente del sito.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

e dove vengono allevati allo stato brado bovini ed equini di razza maremmana e pecore per la
produzione di carne e di latte.
La Tenuta Paganico offre la possibilità di passeggiate lunghe o brevi, a piedi o in
bicicletta, sulle rive del pescoso fiume ombrone oppure lungo i sentieri che si inoltrano negli
oltre mille ettari di bosco e di macchia mediterranea che circondano i terreni a coltura
agricola. La splendida campagna maremmana è ricca inoltre di fauna selvatica: fagiani, lepri,
cinghiali, daini, caprioli, uccelli acquatici.
In una splendida cornice vi attende l’antico podere maremmano che, recentemente
restaurato, conserva tutto il suo fascino e la sua armonia, per offrirvi un’indimenticabile
vacanza nel verde. La soluzione ideale per chi vuole gustare intensamente la vita in
campagna, alla riscoperta delle tradizioni contadine, a due passi dai vicini centri ricchi di arte
e di storia.

Come raggiungere I Roggeti53

• In auto: Strada Statale 223 Siena Grosseto (uscita Paganico). Proseguire per due
km in direzione Monte Amiata, osservando la segnaletica: Il Centro Aziendale è a
100 metri dalla stazione ferroviaria.
• In treno: Linea ferroviaria Firenze – Empoli – Siena – Grosseto – Orbetello.
Scendete alla stazione di Civitella Paganico.
• Bus diretto: da Firenze, Siena o Grosseto, per Paganico

53 http://www.tenutadipaganico.it, per la cartina geografica

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c)

Siete un gruppo di turisti. Quest’anno decidete di passare le vostre vacanze in un agriturismo


in Toscana. Vi rivolgete ad un’agenzia turistica che vi fornirà tutte le informazioni necessarie.

1. Preparate delle domande da rivolgere agli impiegati dell’agenzia, prendendo


spunto dai documenti che vi sono stati forniti da alcuni amici.

Dopo una lunga conversazione, decidete di prenotare dei posti nell’agriturismo che vi
propone l’agenzia. Partite alla data stabilita, seguite le istruzioni alla lettera e vi ritrovate ....
Attenzione alle sorprese !!! L’agenzia non è stata informata che l’agriturismo in questione ha
dovuto chiudere per fallimento. Siete quindi costretti, sul posto, ad arrangiarvi da soli e a
trovare un altro agriturismo.

2. Preparate delle domande per il padrone dell’altro agriturismo.

In Toscana, nel lembo più incontaminato della Maremma, Agriturismo Podere Isonzo. Aperto
tutto l’anno.
Nella Maremma toscana, nel cuore del Parco Regionale dell’Uccellina, un antico casolare
adibito ad agriturismo, vi accoglierà per le vostre vacanze.

• Una grande AIA VERDE ALBERATA e ILLUMINATA;


• Tavoli e sedie, sdraie e amache per adulti e bambini per il vostro riposo;
• Bocce su prato;
• Ping pong;
• Tennis su prato;
• Pallavolo su prato;
• Palloni per i vari sport (calcetto, pallavolo ecc.);
• Biciclette, Mountain bike per adulti e bambini, Tandem e Risciò (da usare sull’AIA);
• Basket su prato;
• Barbecue;
• Altalena e scivolo54

sono solo alcuni dei servizi che vi offre il Podere Isonzo.


Nella provincia di Grosseto e nelle vicinanze potrete godere poi di tutte le meraviglie di cui è
ricca la Maremma.
Disponibili per gli ospiti dell’agriturismo tre appartamenti: uno per due persone, due per 4
persone con la possibilità di aggiungere letti per bambini.
Gli appartamenti sono tutti riscaldati e arredati 55.

54 http://www.podereisonzo.it/
55 http://www.podereisonzo.it/ La presentazione è stata estratta da una versione precedente del sito.

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Visitando la Toscana56

Città come Firenze, Siena e Pisa, insieme a quelle più piccole come Lucca, Cortona ed
Arezzo, conservano alcuni dei più importanti tesori artistici d’Italia: mentre paesini medievali
come San Gimignano, con le sue famose torri, o Pienza, gioiello rinascimentale, si trovano nel
cuore della pittoresca campagna, per la quale la Toscana è altrettanto ammirata. Altri
suggestivi paesaggi si estendono dai monti alle Alpi Apuane alle colline del Chianti.

Da vedere:

Arezzo Massa Marittima Prato


Artimino Montalcino San Galgano
Bagni di Lucca Monte Argentario San Gimignano
Carrara Montepulciano San Miniato
Chiusi Monteriggioni Sansepolcro
Cortona Pienza Siena
Crete Senesi Pisa Sovana
Elba Pistoia Torre del Lago
Fiesole Pitigliano Viareggio
Firenze Vinci
Garfagnana Volterra
Maremma

56 http://www.informagiovani-italia.com, per la mappa

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Partenze: istruzioni per l’uso

Siete pronti a partire per le vacanze? Ricordatevi che, per non avere sorprese, bisogna essere
intelligentemente organizzati. Ecco una mini guida per evitare disguidi a chi ha deciso di
viaggiare in auto, in aereo o in treno.

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Per chi viaggia in auto

Prima di mettersi al volante, formulare un piano dettagliato dell’itinerario. Poche, ma


fondamentali anche se possono sembrare scontate, le regole da seguire: non partire nelle ore
calde, mangiare cibi leggeri, controllare gomme e freni.
Attenti ai TIR: i bisonti su quattro ruote possono viaggiare in autostrada durante la settimana
ma non durante i fine settimana (dalle 7 fino alle 24).
Lavori in corso: Ad agosto, informano Anas (società che gestisce le autostrade del Sud dove
non si paga il pedaggio), Aiscat (associazione di 24 società che controllano il 46% delle
autostrade) e Società autostrade (che gestisce tutto il resto), i cantieri sono ridotti al minimo.
Numeri verdi: L’automobile si guasta, non si trovano i pezzi di ricambio, l’itinerario non vi
convince, non sapete come raggiungere una certa località? Prendete nota di questi numeri
telefonici. L’Aci mette a disposizione un notiziario (tel. 06/4477), con informazioni che
vanno dalle condizioni meteorologiche alla transitabilità di strade e valichi, dagli itinerari
turistici alle distanze chilometriche.

Per chi viaggia in aereo

Se partite in aereo, occhio a queste semplici regole. Innanzitutto, prenotare in tempo il volo e
confermare sempre le prenotazioni (sia all’andata che al ritorno).
Operazione check-in: recarsi in aeroporto sempre con almeno due ore d’anticipo sul volo.
Soprattutto in periodo di vacanza, quando le operazioni di check-in sono più lunghe.
Occhio ai bagagli: per evitare “stress da ritiro bagagli” ecco qualche suggerimento: chiuderli
bene e personalizzarli con nastri e adesivi colorati, con nome e recapito telefonico; conservare
i ticket-bagagli incollati sul biglietto nel caso di denuncia di smarrimento; individuare, tra gli
oggetti contenuti, un elemento distintivo (il titolo di un libro, la marca di un rasoio) che possa
servire al riconoscimento.

Per chi viaggia in treno

Ad agosto è sempre bene informarsi anticipatamente su orari, prenotazioni, tariffe e


quant’altro possa essere utile a chi viaggia in treno (dal trasporto della bicicletta a quello del
cagnolino, dalle tariffe scontate, ai tour di viaggi su misura), e arrivare nella stazione di
partenza con la prenotazione in tasca (soprattutto per i traghetti).
Biglietti scontati: viaggiare su rotaie può essere una soluzione a buon mercato soprattutto per
giovani e anziani.

PUB Cours-Librairie, av. P. Héger 42, B-1000 Bruxelles – Tél. 02-649 97 80 346
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d)

Siete i proprietari di un lussuoso albergo, l’Hotel Antico Pozzo57, nel centro storico di San
Gimignano in Toscana. Avete a vostra disposizione un foglio con le caratteristiche del vostro
hotel e una cartina su cui è indicato dove si trova.

• Accesso per disabili


• Aria condizionata in tutta la struttura
• Ascensore
• Edificio storico
• Servizio di lavanderia
• Servizio in camera - orario limitato
• Deposito bagagli
• Personale multilingue
• Reception - 24 ore su 24
• Reception – cassaforte
• Reception - servizio fax
• Navetta dell'hotel
• Baby-sitter
• Connessione ad Internet/Servizio di posta elettronica
• Sala TV
• Bar
• Si accettano le carte di credito58

Preparatevi a rispondere alle domande dei turisti, seguendo le indicazioni date.

57 http://it.venere.com/hotel_san_gimignano/centro/hotel_l_antico_pozzo.html
58 Idem. Anche le immagini provengono dallo stesso sito.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Alcuni esempi utili:

Avete camere libere?


Ho prenotato, mi chiamo ...
Vorrei una camera singola/doppia per ...
Vorrei una camera con bagno
C’è posto per un altro letto?
Sio può aggiungere un lettino per un bambino?
Accettate gli animali
Quanto costa la camera?
Il prezzo comprende la prima colazione?
C’è riduzione per i bambini?
L’albergo ha il garage?
Posso vedere la stanza?
Non so ancora quanti giorni mi fermerò
Posso depositare qualcosa nella cassaforte?
Possiamo avere la prima colazione in camera?
Avete il servizio di lavanderia? (lavare, stirare)
Nella mia stanza manca la corrente
Il condizionatore non è ben regolato
In camera mia il telefono non funziona
Non c’è acqua calda
Avrei bisogno di un’altra coperta/un altro asciugamano
Non riesco ad aprire la porta
Ho dimenticato la chiave della stanza

e)

Quest’anno decidete di passare qualche giorno in Toscana. Discutete con i vostri amici su
dove è meglio andare, ma alla fine vi lasciate consigliare dall’agenzia turistica alla quale vi
rivolgete.

Preparate delle domande da rivolgere agli impiegati dell’agenzia.


Preparate anche delle domande che farete all’albergo e al ristorante che l’agenzia vi consiglia.

Alcune indicazioni utili


Dove alloggiare

La Toscana è dotata di alcuni alberghi decisamente incantevoli, situati in antiche ville,


eleganti edifici, o castelli di grande fascino. Ce ne sono di tutti i livelli, da quelli a conduzione
familiare a quelli extralusso, ma mediamente offrono un’eccellente cucina e sono spesso
arredati con mobili antichi.
Prima di prenotare, domandate se la prima colazione è inclusa nel prezzo. Il parcheggio, il
servizio di lavanderia e il frigobar sono a volte molto cari, così come le tariffe telefoniche.
Ricordate di controllare i costi prima di usufruire dei servizi. Durante l’alta stagione alcuni
alberghi offrono come servizio irrinunciabile la mezza o l’intera pensione.
Presso la maggior parte degli hotel è possibile pagare con carta di credito.

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Cosa mangiare

Una cena all’aperto in una tiepida serata estiva può essere una piacevolissima esperienza. In
Toscana i ristoranti servono quasi esclusivamente cibi locali, o comunque nazionali.
L’orario del pranzo è intorno alle 13.00, mentre quello della cena è alle 20.00.
Nei ristoranti toscani si consiglia di iniziare il pranzo o la cena con gli antipasti, che in questa
regione sono particolarmente gustosi e comprendono salumi misti, fra cui l’ottima
finocchiona, un salame aromatizzato all’aglio e ai semi di finocchio, i crostini con una specie
di patè di fegatini di pollo, o con una pasta di olive o di acciughe, e la bruschetta, pane
abbrustolito, strofinato con l’aglio e bagnato con il saporito olio toscano. Si prosegue con i
primi (zuppe, pasta o riso) e con i secondi, tra cui la famosa bistecca alla fiorentina,
accompagnati da verdure o insalata. I formaggi locali sono esclusivamente di latte di pecora ;
il pecorono toscano, ben diverso da quello romano, è morbido e gustoso. I dolci includono in
genere la torta della nonna (un involucro di pasta frolla ripieno di crema gialla) e il tiramisù. Il
pasto si chiude quasi sempre con vin santo e cantucci, cioè un vino da dessert nel quale si
inzuppano i cantucci, biscottini secchi alle mandorle. Nei ristoranti più alla buona il menù è
scritto di frequente su una lavagna, in molti altri invece è il cameriere che informa i clienti su
cosa è disponibile.

APPROFONDIMENTI: SCRIVERE UNA LETTERA DI RECLAMO

LETTERA DI RECLAMO 59

(da inviare entro 10 giorni lavorativi dal rientro alla località di partenza)
Raccomandata con avviso di ricevimento
Luogo e data ................
Oggetto: Reclamo per i seguenti disservizi e inadempienze da me riscontrati nel corso
del viaggio/soggiorno (Specificare tutte le possibili indicazioni che valgano ad identificare il
viaggio: destinazione, date di inizio e fine ecc.)

Il/La sottoscritto/a_________________________, residente in_________________


avendo partecipato al viaggio (nome del viaggio), organizzato dal tour operator____
con sede in__________________ e prenotato tramite l’agenzia_________________
con sede in______________, con pagamento della somma complessiva di
euro_____________, espone quanto segue:
(Esporre nella maniera più dettagliata possibile le contestazioni descrivendo gli
inconvenienti verificatesi e le violazioni del programma da parte dell’organizzatore del
viaggio)

59 www.federconsumatoriarezzo.it/documenti/moduli/contratto%20di%20viaggio.doc
Al modello sono state apportate modifiche per una migliore corrispondenza con gli obiettivi didattici

PUB Cours-Librairie, av. P. Héger 42, B-1000 Bruxelles – Tél. 02-649 97 80 349
Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

Con la presente si richiede il rimborso delle somme equivalenti a tutte le prestazioni e i


servizi non goduti e il risarcimento di tutti i danni subiti e subendi, compresi i danni morali
per la vacanza completamente rovinata, da effettuarsi entro 15 (quindici) giorni dal
ricevimento del presente reclamo.
In mancanza di un vostro tempestivo riscontro si provvederà ad adire le vie legali nelle
sedi meglio viste e ritenute.
Distinti saluti
Firma__________________

41. ALLA SCOPERT A DELLA LINGUA ITALIANA

USI DEL CONGIUNTIVO (INTRODUZIONE)

Con verbi di opinione: penso, credo, immagino ...

Con verbi di speranza e attesa: spero, aspetto, mi auguro ...

Con verbi o forme impersonali: si dice, è opportuno, bisogna, è meglio ...

Con verbi al condizionale: vorrei, sarebbe meglio, ...

LA CORRELAZIONE DEI TEMPI (INTRODUZIONE)

tu non sia venuto anteriorità


Penso che tu non venga contemporaneità
tu non venga posteriorità

tu non fossi venuto anteriorità


Pensavo tu non venissi contemporaneità
tu non saresti venuto posteriorità

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avesse capito anteriorità


Vorrei che capisse contemporaneità
capisse posteriorità

avesse capito anteriorità


Avrei voluto che capisse contemporaneità
capisse posteriorità

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

X. LEGGIAMO E SCRIVIAMO…

1. STUDIO E PROFESSIONE

Tra passione e carriera

Iscriversi alla facoltà preferita o a quella che sembra offrire maggiori opportunità di
lavoro ? Gli esperti concordano : mai rinunciare a ciò che piace davvero.
Divisi tra i propri desideri e la necessità di trovare presto un lavoro. Tra le sirene della
new economy e una passione sfrenata per l’archeologia. In agosto si aprono le iscrizioni
all’università e migliaia di studenti dovranno scegliere il corso di laurea, perplessi e indecisi
come qualunque matricola in qualunque anno. Perché la vocazione è roba per pochi. Molto
più numerosi i ragazzi frastornati dai consigli dei genitori o influenzati dalle scelte degli
amici ; o quelli che una passione magari ce l’hanno, ma talmente nascosta o in apparenza così
poco spendibile sul mercato che è come se non ci fosse. E così si ritrovano tra mille patemi a
sfogliare guide universitarie, leggere programmi di studio, azzardare previsioni su quali
saranno le professioni più richieste tra quattro, cinque anni.
« In realtà basterebbe scegliere ciò che piace » dice Piero Bertolini, docente di
Pedagogia all’Università di Bologna. « Il problema è che i ragazzi non sanno cosa sia. Non
conoscono se stessi. Dovrebbero essere aiutati a chiarirsi le idee prima, e non arrivare al
momento della decisione così confusi. Ma nelle scuole superiori non si fa orientamento,
nessuno li aiuta a capire quale sia la loro vocazione. D’altra parte scegliere in base alle
opportunità di lavoro è inutile : gli scenari cambiano così in fretta che è quasi impossibile
prevedere che cosa succederà tra alcuni anni ». D’accordo anche Alessandro Amadori,
psicologo del lavoro all’Istituto di ricerche del Cirm : « Non esiste un titolo di studio che
garantisca il posto o la disoccupazione. Molto dipende » da quanta passione si mette in ciò
che si studia, dalla fantasia, dalla capacità di inventarsi un lavoro dopo la laurea ».
I servizi di orientamento ormai esistono in quasi tutte le università e danno informazioni
pratiche sui corsi di laurea, diplomi, indirizzi. Ma non hanno ancora supporti psico-
pedagogici che aiutino nella scelta, anche se alcuni atenei, per esempio Milano, si stanno
attrezzando per fornirli. Intanto chi proprio non ce la fa da solo a capire che cosa vuole può
rivolgersi a uno dei numerosi centri che svolgono servizi di orientamento, attraverso test
psico-attitudinali a uno o due colloqui. « Il questionario serve per valutare le attitudini e gli
interessi del ragazzo ; attraverso il colloquio si approfondiscono gli aspetti pratici come le
necessità economiche o le disponibilità a trasferirsi se il corso di laurea scelto non è nella
propria città » spiega Christian Elevati della società Alpha test. « E si aiuta il ragazzo a
valutare i pro e i contro delle sue decisioni : studiare lettere per passione, per esempio,
significa sì aspettare più tempo rispetto ad altri laureati prima di trovare un lavoro e magari
anche guadagnare meno per un po’ ; ma rinunciarvi per qualcos’altro, magari una facoltà per
cui non si è affatto portati , è un suicidio ».

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« Il lavoro occupa uno spazio ampio della nostra vita : dedicarsi a ciò che non amiamo
significa andare incontro non solo a frustrazioni, ma anche a maggiori difficoltà nella ricerca
di un posto » riprende Amadori. « Le aziende guardano soprattutto alla motivazione dei
candidati. Un neolaureato che odia le materie studiate e il lavoro conseguente non ha molte
probabilità di assunzione : nei colloqui non si riesce a fingere più di tanto ».
Al contrario, scegliere ciò che piace sembra dare maggiori garanzie di
successo : « L’entusiasmo e la passione aiutano a studiare meglio e a sfruttare le opportunità
offerte dall’università » sostiene Bertolini. « Il futuro dipende anche dalla capacità di
adattamento, dalla grinta, da una competenza acquisita non solo attraverso lo studio dei
programmi d’esame. E questo richiede un impegno e un’attenzione difficili da dedicare a
qualcosa che non si ama ».

(Anna Maria Speroni, Io donna. Il femminile del Corriere della Sera, p. 135. Luglio 2000)

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2. SE STESSI E GLI ALTRI

a) Essere permalosi è un difetto (ma qualche volta no)

Permaloso. Uno che ha la tendenza a indispettirsi, irritarsi, risentirsi con il prossimo in


maniera sproporzionata a ciò che l’altro gli ha fatto o detto. Tutti noi siamo potenzialmente
permalosi. Perché tutti vogliamo fare bella figura, essere elogiati e, se siamo convinti di
esserci comportati bene, quando qualcuno ci fa una critica, una osservazione che sentiamo
profondamente ingiusta, ci indigniamo, reagiamo con collera. Però esistono delle persone che
reagiscono sempre in modo esagerato, eccessivo. Ve ne sono di due tipi. Il primo è pieno di
sé, arrogante, altezzoso, irritabile. Considera tutti gli altri inferiori. Anche la più piccola
osservazione, la più innocua critica, suscita la sua indignazione e la sua collera. Esiste però
anche un secondo tipo di persone permalose che, al contrario delle prime, sono calorose,
estroverse, simpatiche. Ce la mettono tutta per fare bene. Però hanno un assoluto bisogno di
piacere, di sentirsi apprezzate, amate. Per cui, ogni volta che hanno fatto qualcosa che
considerano buono, si aspettano una lode, un complimento. Come gli attori sul palcoscenico
che, alla fine dello spettacolo, attendono l’applauso e, se non lo ricevono, vanno in crisi. I
permalosi, se non lo ricevono, reagiscono in due modi. Se chi non glielo dà è un superiore che
stimano vanno in depressione, se è un estraneo diventano aggressivi.
Alcune persone permalose hanno anche un difetto più grave: sono molto ambiziose ed
hanno paura che qualcuno le raggiunga, le superi ed insidi la loro posizione privilegiata.
Perciò sono invidiose dei giovani più bravi che avanzano rapidamente nella carriera. Cercano
di frenarli, di metterli in cattiva luce. Talvolta usano la maldicenza.
Vi sono infine quelli scontrosi, irritabili, che non sanno riconoscere gli errori che hanno
compiuto. Se qualcuno gliene parla, si irritano, si offendono. Non vogliono capire dove hanno
sbagliato per porvi rimedio. Insofferenti di ogni critica, di ogni rimprovero, scaricano la
responsabilità su coloro con cui hanno sbagliato. E, quando non ci riescono, cercano un capro
espiatorio.
Questi comportamenti sono molto dannosi nelle imprese moderne dove periodicamente
ci si riunisce per confrontare gli obiettivi stabiliti con i risultati raggiunti, cercando di capire il
perché del successo o dell’insuccesso. Ogni funzionario porta i suoi dati, analizza il suo
operato, e di concerto, si decide dove occorre intervenire. Non si cerca un colpevole, ma una
soluzione. La persona permalosa invece lo vive come un processo in cui viene accusata e
pensa solo a difendersi.
Ma attenzione. A volte il torto non sta dalla parte del permaloso. In tutti i campi,
scientifico, artistico, militare, politico, vi sono delle persone di altissimo valore che hanno
anticipato i tempi, fatto cose che gli altri non capivano per cui sono state a lungo oggetto di
critiche ingiuste e stupide. In questo caso la loro reazione, la loro difesa è giustificata.
Inoltre, dopo anni, quando il loro valore è stato riconosciuto, non sopportano più di sentirsi
ripetere le solite obiezioni, magari da qualcuno sciocco e incompetente. Per cui, irritati, lo
mandano, e giustamente, a quel paese.

www.corriere.it/alberoni, 16/02/04

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b) E’ difficile farsi capire. E qualche volta non conviene

Ogni volta che parliamo, dobbiamo usare un linguaggio appropriato al nostro


interlocutore. Non alzeremo la voce nella stanza di un ammalato, non diremo barzellette e non
sghignazzeremo a un funerale, non useremo espressioni difficili con i bambini piccoli ed
esporremo gradualmente i concetti, aiutandoci con esempi, se dobbiamo insegnare qualcosa di
complicato. Ma vi sono dei casi in cui questi vincoli costituiscono uno sbarramento alla nostra
possibilità di comunicazione. Immaginiamo di aver risolto un importante teorema matematico
e di trovarci in rapporto solo con gente comune. Se ti sforzi di spiegare loro ciò che hai fatto,
non solo non capiscono, si stancano, si irritano. E, se insisti, ti considerano pedante, noioso, ti
escludono dalla loro compagnia. La tua scoperta puoi raccontarla solo ai tuoi colleghi
matematici, ed anche allora con prudenza, solo a quelli disposti a capire.
Lo stesso vale in ogni campo del sapere: la storia, la filosofia, la letteratura, la fine
analisi psicologica. La maggior parte della gente non ha voglia di complicazioni intellettuali.
In televisione cerca prima di tutto spettacoli di intrattenimento. Nei dibattiti politici non vuol
sentire le ragioni degli avversari, ma quelle dei suoi. Non le interessa il perché delle cose, ma
consigli pratici, ricette. Per questo ci sono tante trasmissioni di cucina e rubriche di
medicina. E, nei talk show , si aspetta che voi siate brillanti, leggeri come nelle conversazioni
a tavola, passando da un argomento a un altro. Se volete essere meticolosi, precisi, non vi
inviteranno più.
Quanto più l'esperienza è profonda, tanto più occorre essere prudenti. Non puoi
raccontare una esperienza mistico-religiosa, e perciò carica di mistero, a gente che non crede,
a cui manca la sensibilità adeguata, perché ti guarderebbe con sospetto, diffidenza e, alla fine,
ti deriderebbe e ti screditerebbe socialmente. Devi tenerla dentro di te, segreta, ricavarne la
forza con cui resistere alle avversità, con cui fare delle azioni giuste, buone, migliorarti. Potrai
parlarne solo eccezionalmente, quando incontri chi ti può capire. Vi riconoscerete
immediatamente da una parola, da un cenno. Ma siate sempre riservati perché, se gli altri vi
ascoltano, non comprendendovi, possono farvi del male.
Non siate troppo generosi con coloro che non lo meritano. Perché prenderanno la
vostra generosità per debolezza, e si convinceranno che sia loro tutto dovuto. E più date, più
vorranno, fino a rivoltarsi contro di voi per portarvi via ogni cosa. Se poi siete animati da un
ideale e dedicate la vostra vita a creare qualcosa di grande e prezioso, non sperate che gli altri
capiscano le vostre motivazioni
Non mettete mai la vostra opera in mano a persone avide. Più parlate loro di ideali, più
vi considereranno un ingenuo e, non appena saranno sicuri di avere in mano il potere, vi
attaccheranno, vi distruggeranno per portarvi via ciò che avete fatto e usarlo per i loro scopi
egoistici. In Matteo 7,6 sta scritto: «Non date ciò che è santo ai cani; né gettate ai porci le
vostre perle, per tema che le calpestino con le zampe e si rivoltino a sbranarvi».

www.corriere.it/alberoni, 1/03/04

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c) La lealtà s’impara in famiglia, non s’impone per legge

Ci sono persone leali, che mantengono le promesse, che tengono fede alla parola data e
che, anche in caso di competizione, rispettano le regole del gioco. Altre che non lo fanno. Da
bambino sono rimasto molto colpito, studiando la storia di Roma, dall'episodio di Attilio
Regolo. Caduto prigioniero dei cartaginesi, è stato rimandato a Roma per proporre la pace
dopo aver dato la sua parola che sarebbe ritornato a Cartagine. Il console non fece la pace ma
rispettò la parola data: tornò a Cartagine dove venne ucciso in modo atroce. E sono stato
molto colpito dal comportamento dei turchi che, nell'assedio di Famagosta, hanno promesso
agli eroici difensori veneziani gli onori militari e la libertà. Ma quando il comandante
Marcantonio Bragadin è uscito dalla fortezza lo hanno preso, lo hanno scuoiato vivo e fatto
morire fra i dolori più spaventosi. Ho fatto questi due esempi della storia che veniva insegnata
ai piccoli per mostrare come siano profondi, nella tradizione dell'Occidente, il valore della
lealtà e il disprezzo per il tradimento della parola data. Durante tutto il Medioevo l'orrore della
guerra è stato temperato dalle regole dell'onore cavalleresco e, in mancanza di un sistema
giuridico e di un apparato statale, l'economia ha funzionato soltanto sulla base della fiducia e
del credito.
Ma anche oggi, in presenza di un consolidato apparato statale e giudiziario, la società
non potrebbe funzionare se i singoli individui non avessero profondamente interiorizzato i
principi morali. La legge può colpire il disonesto, ma non può insegnare la lealtà, la sincerità,
il rispetto della parola data, la buonafede. Sono cose che il bambino impara da sua madre e
suo padre che sono sinceri con lui, non lo ingannano, mantengono le promesse e pretendono
che egli faccia altrettanto. Le impara nei rapporti con gli amici, con chi ama.
E' questo substrato etico che fa funzionare la società. Però il consenso etico di base, nel secolo
scorso, è stato insidiato dalla diffusione di ideologie che non riconoscono l'autonomia della
morale, ma la subordinano alla politica. Tutto è lecito se politicamente utile. L'ideologia crea
una comunità invisibile di attivisti che vivono nella società civile senza condividerne i valori.
Naturalmente, per agire, hanno bisogno di adeguarvisi almeno nel comportamento esterno.
Molti di loro, a poco a poco, sviluppano un vero e proprio sdoppiamento della personalità:
come il Dottor Jekyll e Mister Hyde. La prima metà è in tutto e per tutto come la gente
comune. L'altra metà è diversa, immorale, spietata.
Uno sdoppiamento simile si verifica nei membri della delinquenza organizzata, nelle
spie, nei terroristi. Può capitarvi allora di trovarvi in rapporto professionale con una di queste
persone non sapendo chi sia. E' gentile, amichevole, vi dimostra stima, simpatia, amicizia,
prende impegni, vi fa promesse. Ma, al suo interno, l'altra personalità sa benissimo che si
tratta solo di una messa in scena strumentale. Sa benissimo che non rispetterà le promesse, gli
impegni presi. Le servono solo per tenervi buoni, per poter manovrare indisturbata, e poi
colpirvi alle spalle quando meno ve l'aspettate.
www.corriere.it/alberoni, 8/02/04

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d) Perché è così difficile chiedere perdono a qualcuno

Dobbiamo perdonare. Il cristianesimo ci dice di farlo non sette volte, ma settanta volte
sette. La mentalità del perdono è tanto diffusa che nelle chiese, quando si celebra il funerale
della vittima di un delitto, spesso un familiare dice che perdona all'uccisore. Ma è giusto? Non
dobbiamo domandarci cos'ha fatto per meritare il perdono? Qualcuno dice che bisogna
perdonare sempre e comunque. Ma se si perdona sempre e comunque che senso ha
distinguere il bene dal male, il merito dal demerito? Io ritengo che chi ha fatto del male, deve
fare qualcosa. Deve perlomeno chiedere perdono. Ma chiedere perdono non è una frase.
Significa interrogare se stessi, capire l'altro, ammettere la propria colpa in modo aperto. E
farlo prima di essere braccato e preso. Vuol dire provare rimorso, mettersi in balia dell'offeso
e riconoscergli il diritto di colpirti, di punirti. E' così che il bambino chiede perdono a sua
madre, a suo padre. E' così che il credente chiede perdono a Dio. Riconosce la colpa, accetta
la pena, e si rimette alla capacità di amare dell'offeso. Il perdono è frutto di questa capacità di
amare.
La maggior parte della gente non chiede perdono. Dice «scusami, mi spiace» come se ti
avesse pestato involontariamente un piede. Involontariamente, cioè senza colpa, senza
responsabilità.
Abbiamo promesso aiuto a un amico. Poi abbiamo saputo che era nei guai, ma avevamo
altre cose a cui pensare. Rivedendolo ci dice che ci aveva cercato a lungo, con angoscia. E
noi: «Ero occupato, scusami, mi spiace». Scusarsi è un chiedere perdono debolmente, quasi
giustificandosi, dichiarandosi non colpevole.
Ma c'è anche chi non chiede nemmeno scusa. Lo fanno soprattutto coloro che sono
abituati alla lotta, come nel campo degli affari o nella politica. E si giustificano dicendo che
non è una questione personale. «Nulla di personale, è solo businisse » dicono, nel film «Il
Padrino», i mafiosi quando hanno ammazzato a qualcuno il figlio, il fratello, l'amico. Chi
agisce in questo modo è pronto a colpirvi non sette, ma settanta volte sette.
C'è poi chi non perdona perché vuole vendetta. La vendetta ci inchioda a un passato che
dobbiamo tenere vivo per trovarvi l'odio che ci spinge a studiare come colpire, in modo
atroce, chi ci ha fatto del male. La vendetta è un lavoro, riempie la vita. Vi sono individui e
gruppi che vivono di vendetta, godono a essere spietati giustizieri. Ma, senza il perdono, la
vendetta non ha mai fine. E' una malattia della società e dello spirito.
C'è infine chi non si vendica e non perdona, dimentica. Quel che è stato è stato. E' un
atteggiamento accomodante, che consente di vivere senza ricordi sgradevoli, guardare avanti.
Il perdono come oblio. E' frequente nelle persone generose, forti. Quando riguarda piccole
cose è saggio. Ma per quelle molto gravi è giusto? Non è un atto di pigrizia morale e
spirituale? Non è meglio ricordare che c'è stata un’ingiustizia che esige la richiesta di perdono
e l'atto cosciente di perdonare? E' una strada più difficile, che però fa crescere entrambi.
Perché obbliga vittima e colpevole a riflettere su loro stessi e fa appello ai loro sentimenti più
nobili.

www.corriere.it/alberoni, 2/2/04

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3. NUOVE TENDENZE

a) I nomi dei bambini e le follie degli adulti

Un bambino battezzato come un programma per computer. Come forse avete letto sul
Corriere di ieri, è accaduto nel Michigan: il signor Jon Blake Cusack ha chiamato il
primogenito «Jon Blake Cusack 2.0». Interessante. Un tempo i prodotti si chiamavano come
le persone: Ava (detersivo), Giulietta (auto), Enrico C. (nave), Tre Marie (panettone). Oggi le
persone si chiamano come i prodotti. Il prossimo passo sarà la sponsorizzazione a vita.
Qualcuno chiederà alla Fiat: se chiamo mio figlio Stilo, cosa mi date? Perché
l’innocente 2.0 è stato marchiato così? Perché il padre ha il pallino dell’informatica, come
molti americani. E i nomi dei bambini riflettono sempre le aspirazioni dei genitori (anche
perché i piccoli, che sono i diretti interessati, non possono essere consultati). Quindi studiamo
i neonati: impareremo qualcosa sui genitori.
Restiamo agli Stati Uniti. Se trecento piccole americane si chiamano Armani - non è
uno scherzo: è vero - cosa possiamo pensare? Che i genitori sognassero un mondo elegante
che probabilmente non avevano mai conosciuto. Se due bambini, uno in Michigan e l’altro in
Texas, si chiamano ESPN come il canale televisivo sportivo, cosa dobbiamo concludere? Che
ai genitori piaceva lo sport (oppure piaceva a uno, e l’altro non ha saputo opporsi).
Certo, alcuni nomi vengono scelti solo perché suonano bene, o per mancanza di
fantasia. I genitori dei sei piccoli americani che si chiamano Courvoisier probabilmente hanno
ragionato davanti a un cognac (e al momento della decisione la bottiglia era vuota). Le
famiglie delle ventidue Infiniti e dei cinquantacinque Chevy forse si sono ispirati in garage, e
quelle dei sette Denim hanno trovato il nome nell’armadio. Ma i papà e le mamme dei
quarantanove Canon, cos’avevano per la testa? Pensavano che con un nome del genere i figli
sarebbero venuti meglio nelle foto? Cleveland Evans, un professore di psicologia presso la
Bellevue University in Nebraska, ha studiato i nomi degli americani per 25 anni, e sostiene
che anche quest’ultima moda - il nome di largo consumo - ha una spiegazione antica: alcuni
genitori vogliono che i figli si distinguano. Be’, se li chiamano L’Oreal o Timberland, accade
di sicuro.
E in Italia? Se lo scopo fosse quello di farsi notare, basterebbe il calendario (in
febbraio: Verdiana, Apollonia, Scolastica, Eulalia, Eleuterio, Policarpo, Eliberto, Claudiano,
Bisanzio). Oppure la televisione (l’antico Suellen, il nuovo Fedro). O il calcio (Alex!). O il
cinema. Mi hanno raccontato di un bambino che si chiama Matt (come Dillon): nome
impeccabile per definire la salute mentale dei genitori.
Invece, da sempre, esistono altri moventi. L’operaio romagnolo di nome Sciopero che
per i suoi tre figli ha scelto Scintilla, Ordigno e Avanti voleva scrivere una dichiarazione
politica, e ha approfittato dell’anagrafe. Leggo, nel sito della provincia di Rimini
(www.newsrimini.it ), che un sammarinese, appassionato di scienza, ha battezzato il
primogenito Atomo, mentre un idraulico di cognome Fontana per i due figli ha scelto
Vascadella e Zampillodi. Se voleva inserire i figli in azienda, c’erano modi meno cruenti.
Ma non occorre arrivare all’eccentricità. Anche chi chiama il figlio come un nonno o uno zio -
la maggioranza degli italiani, credo - manifesta un’aspirazione: continuare la tradizione di

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famiglia. Così si spiegano parecchi Manfredi, diverse Ginevra, alcuni Galeazzo. Ma non tutti.
La scelta di certi nomi è diventata un tentativo di scalata sociale. Maldestro: perché non si
capisce bene cosa ci sia da scalare; perché la via è troppo battuta; e perché non viene
interpellato lo scalatore (la vita è già abbastanza complicata senza chiamarsi Alviero).
Attenzione, quindi, italici genitori. I nomi di battesimo sono come i biglietti da visita, le
partecipazioni di matrimonio e i capelli degli uomini: evitare di fare gli spiritosi. Meglio
andar sul classico e sull’essenziale (un nome basta e avanza: eviterete discussioni con uffici
pubblici e notai). Ogni sovrabbondanza, stranezza e florilegio rivela qualcosa di voi. E spesso
non è quello che volete raccontare.
(Beppe Severgnini, www.corriere.it/severgnini Italians, 2003)

b) I primogeniti? Più bravi (ma solo a scuola) Studio norvegese riabilita i


fratelli maggiori. La psicologa: però il successo nella vita è un’altra cosa

Chissà se a Oslo conoscono la storia di Franz. Studente modello in un sistema


educativo rigido ed esigente come quello tedesco, Franz è un bimbo serio e disciplinato.
Primogenito di casa K., non vuole deludere le aspettative dei genitori. E le sue pagelle lo
confermano: è lui il «genio» di casa, le tre sorelle vivono nella sua ombra. Che è un po’ quello
che sostiene, in uno studio presentato a Londra, al World Congress of the Econometric
Society 2005 (che ha chiuso i lavori ieri), il professor Kjell Salvanes, ricercatore alla
Norwegian School of Economics and Business Administration. I primogeniti sono più bravi a
scuola. Con buona pace di chi - pedagogisti e psicologi, scienziati o semplicemente mamme e
papà - aveva scommesso sulla «marcia in più» di fratelli e sorelle minori.
LA RICERCA - Il dibattito, a dire il vero, va avanti da decenni. E negli ultimi tempi
aveva visto segnare più di un punto a favore di quelli che, in famiglia, si ritrovano a ereditare
giochi e vestitini di chi è nato prima di loro. Nel 1996, ad esempio, Frank Sullivan del Mit
(Massachusetts Institute of Technology) aveva dato alle stampe Born to Rebel , in Italia Un
ribelle in famiglia . Tesi di fondo: la Storia la fanno i secondogeniti. Sono loro i veri
rivoluzionari, quelli che si ribellano, che bruciano le tappe. Seimila i casi esaminati, da
Copernico a Fidel Castro, per una ricerca durata 24 anni.
Ma lo studio presentato a Londra è tutt’altra cosa. Realizzato in collaborazione con
l’Ucla, l’ateneo più famoso della California, ha preso in esame, tra il 1986 e il 2000, l’intera
popolazione della Norvegia. A partire dai ragazzini di 16 anni, fino agli anziani di 74. Si
tratta, a oggi, dello studio più ampio e dettagliato mai condotto sull’impatto della struttura e
della composizione familiare sui successi scolastici dei pargoli. E la conclusione è netta: un
primogenito si trova, a parità di classe frequentata, almeno un anno avanti sotto il profilo
cognitivo rispetto a un fratello o una sorella che occupa il terzo posto nella scala delle nascite.
Non solo: nelle famiglie meno abbienti, i genitori sono portati a investire più tempo e denaro
nell’educazione del figlio maggiore, a tutto svantaggio di chi verrà dopo. Come se non
bastasse, le sorelle minori hanno meno probabilità di trovare, da grandi, un lavoro full time
ben retribuito, mentre è più facile che diventino ragazze madri.
NELLA VITA - Secondi nella culla e secondi nella vita? Per fortuna, non è
esattamente così. Di sicuro, riflette la psicologa Silvia Vegetti Finzi, «c’è che il primo figlio
riceve più stimoli e attenzione: è su di lui che si concentrano lo sguardo e gli investimenti
della famiglia. Ed è chiaro che più risorse a disposizione vogliono dire anche più successo a
scuola. I bambini poi hanno un senso molto forte dell’ordine di genitura, e i voti sono un

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modo per ribadire la propria superiorità». Ma sarebbe un errore, ammonisce il pedagogista


Cesare Scurati, interpretare come definitivo lo studio norvegese: «La situazione in Italia è
diversa, a partire dal fatto che da noi la famiglia numerosa è stata pressoché sostituita dai figli
unici, mentre la disparità di trattamento maschio-femmina si è attenuata negli anni». E le
aspettative di mamma e papà? «Be’, io ad esempio avevo investito molto sul mio
primogenito, ma quello che si è laureato, alla fine, è il terzo...».
Sorride, Scurati, di chi vorrebbe trasformare il successo nella vita in scienza esatta,
«s’immagina che influenza negativa avrebbe sul futuro dei nostri ragazzi». Anche perché già
ora, sottolinea la Vegetti Finzi, «spesso i più grandi pagano in termini di indipendenza: chi
arriva dopo in qualche modo è "schermato" dalle attese eccessive dei genitori e guadagna in
autonomia, in libertà. Per dirla con gli anglosassoni: il primogenito può essere più intelligente,
ma è il secondo a cavarsela meglio nella vita».
Franz K., probabilmente, sarebbe d’accordo, lui che al peso di essere il primogenito,
all’impossibilità di venire incontro alle aspettative paterne, al fallimento ha dedicato uno dei
capolavori più commoventi della nostra letteratura: quella Brief an den Vater («Lettera al
Padre») che Hermann Kafka, purtroppo, non ricevette mai.
(Gabriela Jacomella, Corriere della Sera, 25/08/05)

c) Una volta le usavano solo le modelle, adesso è una moda.

«Serve anche a rinfrescare la pelle» Noi e l’acqua, ora si beve camminando Arrivano le «bottigliette da borsetta»
Sempre più piccole e dalla forma ricercata. «Il simbolo di un nuovo stile di vita».

Madonna ne beve una che promette di «ripulire l’anima» e che si chiama «acqua di
montagna Kabbalah»: tre euro a bottiglietta (da mezzo litro), che fa arrivare direttamente dalle
montagne dell’Ontario. Sembra che non esca di casa senza averne almeno una in borsa. Non è
l’unica. Tempo fa, Richard Gere raccontava di aver detto addio ad alcolici e bibite per
purificarsi solo con acqua. Normale quindi vederlo oggi con in mano una bottiglietta di
plastica più che con un drink. E anche la star di «Friends», e ormai ex moglie di Brad Pitt,
Jennifer Aniston fece la cura dell’acqua per dimagrire: 14 chili in meno solo bevendo
minerale. Negli Stati Uniti la bottiglietta di plastica che spunta dalla borsa non è più una
novità. Se prima era un vezzo solo di modelle o sportivi di corsa in Central Park, oggi non c’è
attore, cantante o starlette che non ostenti nel borsone o tra le mani una bottiglietta da mezzo
litro di acqua, se poi è di design è anche meglio. Tanto basta per diventare una moda. Al di là
dell’oceano, con il rapper Puff Daddy che ostenta la sua bottiglia di Fiji water avvolta da fiori
esotici. Ma anche al di qua dell’Atlantico, con la top model Kate Moss che beve acqua Evian
nella confezione a forma di goccia.
In Italia, c’è Sabrina Ferilli che di minerali in borsa ne porta addirittura due, «una per
bere, l’altra con vaporizzatore per rinfrescare la pelle». È il nuovo fenomeno: la bottiglietta da
borsetta. Già al primo posto mondiale con dieci miliardi di litri imbottigliati ogni anno e un
consumo pro capite di 182 litri, solo nel 2004 sono stati venduti in Italia oltre 900 milioni di
bottiglie d’acqua da mezzo litro, cioè la confezione più piccola, quella che sta ovunque, in
borsa come nella tasca di un cappotto. Un mercato sempre più in espansione, tanto che
designer e stilisti si divertono a immaginare bottiglie di nuove forme e materiali per rendere la
minerale da borsa più vezzosa e maneggevole. Un fermento innovativo celebrato ieri anche

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dalla prima pagina del Wall Street Journal che scriveva: «Gli italiani sono i maggiori
consumatori di acqua, ma non a passeggio». Ed ecco allora che le aziende (in pole position la
Nestlé), si sono date da fare per riuscire a vendere anche lì: fra i camminatori.
Lo dice anche Ettore Fortuna, il presidente di Mineracqua, la federazione dei
produttori di acqua minerali: «Il consumo da passeggio è in crescita: ormai la minerale è una
moda, in giro si vedono sempre più persone, soprattutto donne, con il mezzo litro in mano».
In palestra, negli uffici, ma anche semplicemente per strada, in metrò o nelle stazioni
ferroviarie dove si stanno diffondendo sempre più gli acqua store , punti vendita con piccole
minerali da tutto il mondo. «Per gli italiani - continua Fortuna -, l’acqua non si consuma più
solo nelle stagioni calde, ma durante tutto l’anno e sempre più fuori dai pasti». E le aziende,
naturalmente, cavalcano il fenomeno. Tempo fa un produttore fece disegnare ad alcuni stilisti
una bottiglia per «acqua-à-porter», da borsetta, proprio come le modelle. Da poco è stata
lanciata anche una confezione piccola e rotondetta, sembra una borraccia, con il nuovo tappo
a «ciuccio»: l’acqua esce solo premendo la «pancia», senza rischio «alluvione» in borsa.
Tutto perché, riflette ancora Fortuna, «anche in Italia l’acqua non è più solo un prodotto per
togliere la sete, ma uno strumento di benessere, il simbolo di uno stile di vita, come a dire "io
sto attento alla mia salute"». La pensa così l’attrice Isabella Ferrari, «da sempre ne bevo molta
perché fa bene, con me ne ho sempre una bottiglia da mezzo litro». Anche la presentatrice e
«turista per caso» Syusy Blady si porta dietro la sua, «ne tengo una in macchina, ma la
riempio alle fontanelle, perché spesso l’acqua del rubinetto è più buona». La «iena» Victoria
Cabello invece confessa: «Potrei stare una giornata intera senza bere, ma sono stata male e ora
ho imparato ad avere sempre una bottiglia in borsa». Ride, «il punto è che proprio non mi
piace il sapore dell’acqua... perciò l’allungo, magari con del tè verde».
Beve acqua anche l’ex miss Italia e attuale signorina del meteo del Tg4 Eleonora
Pedron, «in palestra non posso farne a meno», ma si dice «più attenta alle proprietà - leggo
sempre le etichette - che alla confezione». Per molti «bevitori» invece «l’abito» è importante.
Gran parte del successo dell’acqua gallese Ty Nant, ad esempio, si deve al suo design: tra
artisti e fashion-victim la sinuosa bottiglia blu elettrico è diventata un oggetto di culto, tanto
che ora è nata una versione rosso fuoco. «È l’unica bottiglia colorata che mi piace - ammette
la Cabello -, mi divertono i diversi packaging della minerale, ma odio le bottiglie rosa o verdi,
sembrano bagni schiuma!, Meglio le trasparenti, tanto poi le coloro io».
(Claudia Voltattorni, Corriere della Sera, 26/05/05)

d) Più computer che tv: la famiglia diventa tecnologica

Nel 2003 il sorpasso dei pc nelle vendite. Siamo usciti dall’infanzia informatica

Ormai si vendono più computer che televisori. Nel 2003, 3.658.000 contro 3.529.000.
Lo ha annunciato soddisfatto il ministro Stanca. Questo non fa dell'Italia un Paese che
rinuncia alla tv (in questo caso sarebbe soddisfatto il ministro, ma preoccupato il presidente
del Consiglio). Ma il dato dimostra che stiamo uscendo dalla pubertà informatica: comincia,
finalmente, la gioventù. Nel 1996, tra Usa e Canada, gli utenti Internet erano 37 milioni. In
Italia, centomila. Solo undici famiglie su cento avevano in casa un computer. A Milano -
ricordo con orrore - c'era chi si faceva bello a cena citando le dimensioni del proprio disco
rigido. Chi lo facesse oggi si sentirebbe stupido, come se descrivesse il diametro del cestello
della lavatrice.

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Sembra passato un secolo, ma sono trascorsi solo otto anni. I bambini del XX secolo
sono diventati adolescenti del XXI: all’alfabetizzazione informatica della nazione hanno
pensato loro. Sono anche previsti - e finanziati, particolare importante, perché di soldi il
ministero dell’Innovazione finora ne ha visti pochi - centri di formazione nelle biblioteche;
accessi pubblici a internet; e corsi di formazione per l’uso dell’informatica nella didattica.
Questa, tra tutte, sembra la necessità più urgente.
Perché lo spettacolo di certi insegnanti delle medie, costretti a elemosinare
informazioni tra gli allievi, è francamente penoso. Certo, il sorpasso del computer sul
televisore dimostra la velocità di chi supera, ma anche la lentezza di chi viene superato. Il
mercato dei televisori sembra saturo: ormai spuntano apparecchi in soggiorno, in camera, in
cucina (resiste il bagno: ma per poco). Le uniche novità, agli occhi del consumatore,
sembrano essere i grandi schermi al plasma: ma non sempre ci stanno (nei salotti e nei budget
degli italiani). I computer invece hanno prezzi che scendono e prestazioni che salgono. La
tentazione di cambiar macchina, quindi, è forte; anche perché, a differenza dell’altra con le
ruote, non è difficile parcheggiarla.
Che dire? La famiglia italiana va ad appuntare un’altra medaglia al gonfalone. Un
tempo era ospizio, infermeria e confessionale. Poi è diventata albergo, ristorante e lavanderia.
Oggi è consultorio, tavola calda, residence, assicurazione e banca (con un vantaggio: non
cerca di piazzare bond, ma offre aiuto quando serve).
Domani - un domani molto vicino - la famiglia sarà anche una sofisticata stazione
tecnologica. Un centro di controllo e raccolta delle informazioni. Mi sembra di vederlo, il
sorriso di certe nonne, mentre finiscono quest’articolo e accarezzano il mouse.
(Beppe SEVERGNINI www.corriere.it/severgnini , 12/02/04)

e) «Tutti gli zoo in Italia a 5 stelle»

Gabbie ampie, diete e divieto di fumo: nuove regole per il benessere degli animali
Tutela della maternità anche allo zoo, con sale parto e nursery dedicate alle femmine e ai loro
cuccioli. E’ una delle novità previste dal decreto del Ministero dell’Ambiente che ha ricevuto
ieri il primo via libera da parte del Consiglio dei ministri. Sulla carta si tratta di una vera
rivoluzione: il «benessere animale» balza al primo posto, lo «spettacolo» viene dopo. Vietato
dunque far assumere agli animali «atteggiamenti innaturali a beneficio del pubblico», vietato
abbandonarli al loro destino quando gli affari cominciano ad andare male. Dentro il recinto
tutto dovrà essere studiato per far vivere decentemente gli «ospiti». Sale parto e nursery,
dunque, per salvaguardare la biodiversità e «allevare i cuccioli evitando ogni situazione di
stress o sofferenza». Diete personalizzate, «con cibi e bevande che devono rispondere, sia dal
punto di vista nutritivo che quantitativo, alle esigenze di ogni singola specie»; esercizio fisico,
che vuol dire gabbie e vasche più ampie, areate, pulite, «arredate» con rami, tane, nidi, piante
per ricreare l’habitat naturale degli animali, o almeno provarci. Ultimo: niente fumo vicino ai
recinti e durante la fase di preparazione del cibo. Zoo «a cinque stelle»: questo l’intento.
Anche se non sarà facile, vista la realtà di partenza. «Vanno bene le norme che migliorano il
benessere nei giardini zoologici, ma chi ama gli animali spera nella chiusura definitiva di ogni
forma di carcere, seppure autorizzato dal ministero», commentano scettici Lega
antivivisezione e Enpa.
Accanto alle norme che impongono una cura più attenta degli animali - comprensive di check-
up veterinari per diagnosticare i disturbi da stress -, il testo prevede una seconda parte

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dedicata ai vincoli burocratici per chi gestisce i parchi. Obbligo dunque di «licenza»
(concessa dal ministero dell’Ambiente e revocabile se vengono rilevate carenze strutturali)
per il titolare dello zoo. Obbligo di sottoscrizione di una garanzia finanziaria che assicuri il
mantenimento degli animali o il loro trasferimento ad altra struttura, in caso di chiusura del
giardino. Infine, creazione di un registro dei giardini zoologici.
Ora il testo del decreto - che riprende principi contenuti in una direttiva europea del 1999 -
passa all’esame delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato. «Finalmente abbiamo
introdotto una disciplina organica in materia di giardini zoologici», è il commento del
ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli. Ma dalla teoria alla pratica la strada sembra tutta in
salita. Ambientalisti e ministero non si trovano d’accordo neppure sul numero dei parchi
faunistici esistenti in Italia: 57 per il ministero, il doppio per la Lav. Duro anche il Wwf:
«Possiamo tollerare solo gli zoo che rispondano a rigidi criteri, che non ci sembra siano stati
recepiti nel decreto».
(R.I. , Corriere della Sera, 30/04/04)

4. INVENZIONI

a) Zip, Bic e chip: la scienza che cambia la nostra vita

Un bell’equivoco si aggira nel nostro senso comune: che le tecnologie siano figlie lineari della
scoperte scientifiche e che esse «impattino» in maniera diretta sulle nostre vite, singole e
collettive, determinando modifiche immediate. Le cose non vanno esattamente così e spesso
capita addirittura il contrario. Esistono infatti scoperte della scienza che per una infinità di
motivi non diventano mai tecnologia quotidiana, o lo diventano in misura insignificante
rispetto alle loro potenzialità. È il caso per esempio dell’olografia, geniale sistema per
trasmettere tutta l’informazione tridimensionale in un oggetto visuale (un ologramma) che da
ogni angolo di vista apparirà diverso: escogitata dall’ungherese Dennis Gabor nel 1948,
premiato con il Nobel nel 1971, la si usa solo nei loghi delle carte di credito, ma avrebbe ben
altre positive possibilità. Anche i tempi di introduzione sul mercato delle scoperte non sono
determinati né facilmente prevedibili: se il transistor si infilò da subito nelle radio portatili,
poi miniaturizzandosi a dismisura nei chip dei computer, la cosiddetta rivoluzione internet che
ora stiamo vivendo impiegò 25 anni a dispiegarsi pienamente (1969-’94) così come ne
servirono 15 all’umile ma geniale mouse per essere adottato nei personal computer (Apple
Macintosh, 1984).
Due comunque sono i fenomeni socialmente più interessanti nell’incrocio tra le tecnologie e
la vita quotidiana: gli oggetti e scoperte che hanno cambiato il mondo senza che nessuno lo
prevedesse, nemmeno i suoi inventori, e il peso che i comportamenti collettivi hanno nel
determinare, talora misteriosamente, il successo o la crisi di alcuni di loro.
Nel primo filone il pensiero corre ad umili oggetti e tecniche che ci appaiono così ovvii da

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non dedicare più loro l’attenzione e l’applauso che si meritano: la penna a sfera, la lametta dei
rasoi, il nylon delle calze, la cerniera lampo e il nastro adesivo sono i più rilevanti, che ci
portiamo addosso o che usiamo tutti i giorni senza riflettere sulla loro utilità e persino
bellezza. Sono «cose» di tale universale successo che quasi ci si dimentica che i loro nomi
sono sovente di persone o di aziende, poi diluitisi in parole d’uso generico: Bic come
l’omonimo barone della penna, ma anche «biro» come il giornalista ungherese Laszlo Biro
che la realizzò nel 1938, il rasoio di sicurezza brevettato nel 1903 da King Camp Gillette, lo
Zip, il Velcro e lo Scotch, nastro gommoso della 3M, cui si deve anche il Post-it, marchio
tanto registrato quanto ormai parola comune. Il successo delle tecnologie è sempre
rispecchiato dalle parole che generano, come quando l’espressione latina facies simile si fa
verbo «faxare» o quando si comincia a dire «faccio un Google».
E poi ci sono gli usi deviati: le bombolette spray contenenti smalti colorati vennero
commercializzate per pitturare porte e armadietti del bagno, ma oggi vengono usate
specialmente per decorare (o deturpare) muri di città e carrozze ferroviarie: nascono dunque
«utili» e vengono piegate a un uso comunicativo all’interno di linguaggi di gruppo giovanili.
Viceversa il videotelefono, proposto al mercato dalla At&t nel 1974, non ha mai avuto
successo. Solo perché era assai rudimentale? O non anche perché ci piace di più parlare a
voce senza far vedere dove siamo e che espressioni facciamo? Malgrado le speranze degli
operatori di telefonia mobile, sembra che la videotelefonata, oggi così facile e possibile, non
stia dilagando: ostinatamente la gran parte di noi telefonatori continua a usare il cellulare per
parlare a distanza (80 per cento del traffico) e per scrivere messaggini (15 per cento).

Corriere della Sera, 25-08-05

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XI. TEMI

1. Un imprevisto non ti permette di andare a prendere una tua amica alla stazione.
Scrivi un biglietto al tuo compagno/alla tua compagna di appartamento e
pregalo/la di andare a prendere la tua amica. Dai informazioni su come
riconoscerla e dove incontrarla.
2. La tua amica/il tuo amico del cuore si trasferisce all’estero. Scrivile/gli una lettera
in cui le/gli spieghi quanto ti manchi e come sono cambiate le tue abitu dini da
quando è partita/o.
3. Hai trascorso un bel fine settimana a casa di amici. Scrivi una lettera di
ringraziamento nella quale ricordi i momenti passati insieme.
4. Decidi di frequentare un corso estivo di italiano a Firenze. Vuoi chiedere a un tuo
amico di accompagnarti. Scrivigli una lettera in cui gli proponi di venire con te.
5. Inventa una storia che abbia questo finale : « Dopo tante peripezie, almeno era
riuscito a giungere in Italia ».
6. Quali sono i tuoi passatempi preferiti? Raccontalo al tuo nuovo amico/alla tua
nuova amica.
7. Quest’estate ti piacerebbe recarti a Roma per visitare la città e per andare a trovare
alcuni amici che da molto tempo non vedi. Non hai molti soldi e quindi decidi di
andarvi in auto e di dividere le spese con altri due amici che si sono offerti di
partire con te. Scrivi una lettera ai tuoi genitori nella quale racconti il viaggio
(qualche contrattempo c’è stato) e ciò che hai fatto i primi giorni nella città eterna.
Scrivi una lettera anche ai tuoi amici romani per ringraziarli dell’ospitalità e della
loro disponibilità. Ogni lettera deve contenere almeno due congiuntivi, due
condizionali e due futuri.
8. Hai intervistato alcuni amici sui loro gusti in fatto di letture. Scrivi un breve
riassunto delle risposte che ti hanno dato. I tuoi amici hanno risposto alle seguenti
domande : Ti piace leggere ? ; Che cosa leggi ? ; Qual è il primo libro che hai
letto ? ; Che tipo di libri preferisci ? ; Ti piacerebbe scrivere ?
9. Un tuo amico ti chiede di passare tre mesi in Italia con lui. Scrivi ai tuoi genitori,
che si trovano lontani da casa per lavoro, e chiedi loro il permesso di partire,
spiegando quali potrebbero essere i benefici di questa permanenza in Italia per voi
e per i vostri studi.
10. Domenica non sei potuto andare al cinema con il solito gruppo di amici. I tuoi
genitori, con tuo gran dispiacere, ti hanno chiesto di andare con loro a trovare dei
parenti venuti apposta dal Canada a trovarvi. Scrivi una lettera a un
amico/un’amica per spiegargli/le le ragioni della vostra assenza.

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1. INDICE

I. FONETICA E Ortografia ................................................................................................... 1


1. L’alfabeto italiano ................................................................................................................ 5
1.1. dittongo e trittongo ................................................................................................................ 7
1.2. iato .......................................................................................................................................... 8
2. Accento tonico ..................................................................................................................... 4
3. Come dividere le parole in sillabe ......................................................................................... 6
4. USO DELL’APOSTROFO ......................................................................................................... 7
5. ELISIONE E TRONCAMENTO .................................................................................................. 8
6. RADDOPPIAMENTO DELLE CONSONANTI .............................................................................. 9
7. LA LETTERA MAIUSCOLA ..................................................................................................... 10
8. Le vocali ............................................................................................................................. 12
8.1. LE VOCALI « e » - « o » .......................................................................................................... 16
8.2. VOCALE + M, N...................................................................................................................... 16
9. LE CONSONANTI ................................................................................................................. 12
9.1. c/k/ e g/g/ (velari) ................................................................................................................. 16
9.2. c/ʧ / e g /ʤ/ (palatali) .......................................................................................................... 17
9.3. Digrammi2 ............................................................................................................................ 18
9.4. Trigrammi.............................................................................................................................. 20
9.5. «s» /s/ sorda ......................................................................................................................... 20
9.6. «s» /z/ sonora 
 .................................................................................................................... 20
9.7. «z» /ts/ sorda ........................................................................................................................ 20
9.8. «z» /dz/ sonora 
 .................................................................................................................. 21
9.9. «q[u]».................................................................................................................................... 21
9.10. «h»: segno grafico (muta) 
.................................................................................................. 22
10. Esercizi ........................................................................................................................... 18
10.1. Leggere ................................................................................................................................. 18
10.2. Dettati ................................................................................................................................... 19
II. Gli articoli ................................................................................................................... 24
1. Gli articoli determinativi ..................................................................................................... 27
2. Gli articoli maschili ............................................................................................................. 27
3. Gli articoli femminili ........................................................................................................... 28
3.1. Posizione dell’articolo determinativo ................................................................................... 28
3.2. Uso dell’ articolo determinativo ........................................................................................... 29
4. Gli articoli indeterminativi .................................................................................................. 29
4.1. Posizione dell’articolo indeterminativo ................................................................................ 30
4.2. Uso dell’articolo indeterminativo ......................................................................................... 30
4.3. Articolo determinativo o indeterminativo ? ......................................................................... 30
4.4. Gli articoli determinativi e indeterminativi con i nomi stranieri .......................................... 31

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5. Esercizi ............................................................................................................................... 34

III. L’ARTICOLO PARTITIVO .............................................................................................. 31


1. Forme dell’articolo partitivo ............................................................................................... 31
2. Uso dell’articolo partitivo ................................................................................................... 32

IV. i sostantivi – gli aggettivi ............................................................................................ 36


1. IL GENERE ........................................................................................................................... 36
1.1. SOSTANTIVI DI GENERE MASCHILE ....................................................................................... 37
1.2. SOSTANTIVI DI GENERE FEMMINILE ..................................................................................... 34
2. I SOSTANTIVI MASCHILI: FORME ......................................................................................... 38
2.1. Altre categorie di nomi maschili ........................................................................................... 39
2.2. I nomi invariabili al plurale ................................................................................................... 41
3. I SOSTANTIVI FEMMINILI: FORME ....................................................................................... 42
3.1. Altre categorie di nomi femminili ......................................................................................... 42
3.2. I nomi invariabili al plurale ................................................................................................... 44
3.3. Nomi maschili e femminili che hanno solo il singolare ........................................................ 45
3.4. Nomi maschili e femminili che hanno solo il plurale ............................................................ 45
3.5. Nomi maschili al singolare e femminili al plurale ................................................................. 45
3.6. Nomi con doppio plurale ...................................................................................................... 46
3.7. Nomi che hanno due plurali ................................................................................................. 46
3.8. Nomi che hanno doppio singolare o plurale ........................................................................ 47
4. Francese e italiano a confronto ........................................................................................... 47
4.1. Falsi amici lessicali ................................................................................................................ 48
5. Plurale dei nomi composti .................................................................................................. 50
5.1. Sostantivo + sostantivo ......................................................................................................... 50
5.2. Sostantivo + aggettivo .......................................................................................................... 50
5.3. Aggettivo + sostantivo .......................................................................................................... 51
5.4. Verbo + sostantivo ................................................................................................................ 51
5.5. Verbo + verbo ....................................................................................................................... 51
5.6. Verbo + avverbio................................................................................................................... 51
5.7. Preposizione o avverbio + sostantivo ................................................................................... 52
6. Gli aggettivi ........................................................................................................................ 52
6.1. Gli aggettivi di colore ............................................................................................................ 52
6.2. La suffissazione (cenni) ......................................................................................................... 53
6.3. Gli aggettivi dimostrativi: Questo/quello (ce, cet, cette, ces) .............................................. 54
6.4. Gli aggettivi possessivi .......................................................................................................... 56
6.5. Gli aggettivi numerali cardinali e ordinali ............................................................................. 60
6.6. I numeri e le preposizioni ..................................................................................................... 62
7. Esercizi ............................................................................................................................... 65
7.1. Dal singolare al plurale ......................................................................................................... 65
7.2. Dal plurale al singolare ......................................................................................................... 67
7.3. tradurre ................................................................................................................................. 74
V. I pronomi .................................................................................................................... 77
1. I PRONOMI PERSONALI SOGGETTO ..................................................................................... 78
1.1. Uso dei pronomi personali soggetto .................................................................................... 78

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Sabina Gola Scrivere e parlare l’italiano

1.2. Italiano e francese a confronto ............................................................................................ 81


2. I PRONOMI personali : forme toniche ................................................................................. 82
3. i pronomi personali: Forme atone (complemento oggetto) .................................................. 83
4. i pronomi personali Forme atone (complemento di termine) ............................................... 85
5. I pronomi riflessivi.............................................................................................................. 86
6. il pronome ‘NE’ .................................................................................................................. 87
6.1. ‘NE’ avverbio di luogo ........................................................................................................... 87
7. Il pronome ‘Ci’.................................................................................................................... 88
7.1. Avverbio di luogo .................................................................................................................. 88
7.2. “Ci” + verbo essere (= esiste) ................................................................................................ 88
7.3. “Ci”: pronome dimostrativo con valore neutro ................................................................... 89
7.4. “ci” con valore rafforzativo (uso pleonastico) ...................................................................... 89
8. Forme accoppiate di pronomi atoni .................................................................................... 90
8.1. Pronome atono + “si” impersonale ...................................................................................... 90
8.2. Pronome atono + “ci” avverbio di luogo .............................................................................. 91
8.3. Pronomi atoni complemento oggetto con i verbi servili ...................................................... 91
8.4. I pronomi atoni (complemento di termine): posizione nella frase ...................................... 92
8.5. L’ordine dei pronomi ............................................................................................................ 92
8.6. I pronomi possessivi ............................................................................................................. 94
8.7. I pronomi dimostrat