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Capitolo 1

TEORIA ELETTROMAGNETICA
1.1 Equazioni di Maxwell

I fenomeni elettrici e magnetici a livello macroscopico sono descritti


dalle equazioni di Maxwell [1873]. La forma generale delle equazioni di
Maxwell tempo-varianti in forma differenziale è:

B
 E   M (1.1a)
t
D
∇𝑥 H = + J (1.1b)
 D   (1.1c)
 B  0 (1.1d)

Le grandezze soprassegnate rappresentano campi tempo-varianti


vettoriali e sono funzioni reali delle coordinate spaziali x,y,z e del tempo t.
Queste quantità sono definite come segue:

E Intensità di campo elettrico, in V/m


H Intensità di campo magnetico, in A/m
D Densità di flusso elettrico, in C/m2
B Densità di flusso magnetico, in Wb/m2
M Densità di corrente magnetica fittizia, in V/m2
J Densità di corrente elettrica, in A/m2
 Densità di carica elettrica, in C/m3
Le sorgenti del campo elettromagnetico sono M , J e la carica
elettrica  . La corrente magnetica M è una sorgente fittizia nel senso che
essa è solo una convenzione matematica: la sorgente reale di una corrente
magnetica è un anello percorso da corrente elettrica o un altro tipo simile di
dipolo magnetico. La corrente magnetica è inclusa nelle espressioni di
Maxwell per completezza. Poiché la corrente elettrica è un flusso di cariche,
si può dire che la densità di carica elettrica è la “vera” sorgente del campo
elettromagnetico.
Nello spazio libero sussistono le seguenti semplici relazioni
costitutive:

B  0H (1.2a)
D   0E (1.2b)

con 0  4 107 H m ed  0  8.85 10 12 F m , rispettivamente permeabilità


magnetica e permittività nel vuoto.
Le equazioni di Maxwell (1.1a)-(1.1d) sono lineari ma non
indipendenti l’una dall’altra. Per esempio, se consideriamo la (1.1a) e ne
calcoliamo la divergenza, poiché sussiste l’identità vettoriale    A  0 ,
otterremo:


   E  0   (  B )    M
t

Poiché non esistono cariche magnetiche libere   M  0 , il che


porta a   B  0 . Peraltro +-considerando la (1.1b) e calcolandone la
divergenza avremo:

 
H  0  (  D)    J   J
t t

da cui otterremo l’equazione di continuità:

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
 J  0 (1.3)
t

Questa equazione stabilisce che la carica si conserva ovvero che la


corrente è continua poiché   J rappresenta il flusso uscente della corrente
in un punto e  t rappresenta la carica che insorge con il tempo nello
stesso punto.
Le equazioni differenziali precedenti possono essere convertite in
forma integrale usando i teoremi dei vettori integrali. Calcoliamo l’integrale
di volume della equazione 1.1c.

∫ ∇ ∙ D 𝑑𝑣 = ∫ 𝜌 𝑑𝑣

Applicando il teorema della divergenza si ha:

∫ ∇ ∙ D 𝑑𝑣 = ∮ D ∙ d 𝑠 = ∫ 𝜌 𝑑𝑣 = 𝑄 (1.4)

dove Q rappresenta la carica contenuta nel volume V racchiuso da S.

Analogamente per l’equazione 1.1d si ha :


V
  B dv  0 ∮ B ∙ d𝑠 = 0 (1.5)
Applicando il teorema di Stokes alla (1.1a) si ha:
𝜕
∇𝑥 E ∙ d 𝑠 = E ∙ d𝑙 = − B ∙ 𝑑𝑠 − M ∙ 𝑑𝑠
𝜕𝑡
(1.6)

Fig. 1.1

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Senza il termine M l’espressione (1.6) rappresenta la forma usuale
della legge di Faraday e fornisce la base per la legge delle tensioni di
Kirchhoff. In questa espressione C rappresenta il contorno chiuso intorno la
superficie S, come mostrato in fig. 1.1. In modo analogo si potrà ottenere la
legge di Ampere applicando il teorema di Stokes alla (1.1b):

∇𝑥 H ∙ d 𝑠 = H ∙ d𝑙

𝜕 𝜕
= D ∙ 𝑑𝑠 + 𝐽 ∙ 𝑑𝑠 = D ∙ 𝑑𝑠 + 𝐼
𝜕𝑡 𝜕𝑡
(1.7)
dove I = ∫ 𝐽 ∙ 𝑑𝑠 rappresenta il flusso di corrente elettrica totale attraverso
la superficie S.
Nel caso di campi con dipendenza dal tempo di tipo armonico e
ipotesi di condizioni stazionarie, si userà la notazione fasoriale e tutte le
quantità di campo saranno vettori complessi, con una dipendenza dal tempo
del tipo e j t . Pertanto un campo elettrico sinusoidale nella direzione x del
tipo

E (𝑥, 𝑦, 𝑧, 𝑡) = 𝑎̄ 𝐴(𝑥, 𝑦, 𝑧)𝑐𝑜𝑠(𝜔𝑡 + 𝜙) (1.8)

con A ampiezza (reale) dell’onda,  fase dell’onda a t  0 e  pulsazione,


sarà scritta in forma fasoriale (sottintendendo e j t )

E ( x, y, z )  ax A( x, y, z )e j (1.9)

con la posizione

E ( x, y, z, t )  Re[ E ( x, y, z )e jt ] (1.10)

Quando si calcolano potenza ed energia, si è spesso interessati al


valore medio nel tempo di una quantità quadratica. Per esempio, la media
del quadrato di un campo elettrico dato da

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E  ax E1 cos( t  1 )  a y E2 cos( t   2 )  az E3 cos( t   3 ) (1.11)

che ha la forma fasoriale

E  a x E1e j1  a y E2 e j2  a z E3e j3 (1.12)


può essere calcolato come:
1
E = E ∙ E 𝑑𝑡 =
𝑇

1
= [𝐸 cos (𝜔𝑡 + 𝜑 ) + 𝐸 cos (𝜔𝑡 + 𝜑 ) + 𝐸 cos (𝜔𝑡 + 𝜑 ) ] 𝑑𝑡
𝑇
1 1 2 1
  E12  E2 2  E32   E  E  E  (1.13)
2 2 2
Il valore quadratico medio rms risulterà: E rms  E 2 .

In forma fasoriale le equazioni di Maxwell assumeranno la forma:

  E   j B  M (1.14a)

  H  j D  J (1.14b)

D   (1.14c)

B  0 (1.14d)

Le sorgenti di corrente elettrica J e magnetica M sono densità di


corrente di volume misurate in A m 2 e V m 2 . In molti casi, comunque, le
correnti reali sono nella forma di un foglio di corrente, una linea di corrente
o un dipolo infinitesimo. Questi particolari tipi di distribuzione di corrente
possono essere sempre scritti come densità di corrente volumetriche usando
la funzione delta.

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1.2 Campi nei mezzi

Nella precedente trattazione si è ipotizzato che i campi fossero nello


spazio libero, cioè nel vuoto, in assenza di corpi materiali. Nella realtà,
invece, i campi elettromagnetici sono immersi nella materia e in questo caso
i vettori di campo elettromagnetico sono correlati fra loro dalle relazioni
costitutive.
In un materiale dielettrico, un campo elettrico applicato causa la
polarizzazione degli atomi o delle molecole del materiale che creano dei
momenti di dipolo elettrico che aumentano il flusso del vettore spostamento
totale D . Questo vettore di polarizzazione addizionale Pe è detto
polarizzazione elettrica, dove

D   0 E  Pe (1.15)

In un mezzo lineare, Pe è linearmente legato al campo elettrico


applicato

Pe   0  e E (1.16)

con  e suscettività elettrica, quantità adimensionale in generale complessa.

Allora:

D   0 E  Pe   0 E   0  e E   0 (1   e ) E   E (1.17)

con

     j    0 (1   e ) (1.18)

permittività complessa del mezzo materiale. La parte immaginaria   porta


in conto le perdite nel mezzo (calore) dovute al momento di dipolo vibrante.
Per la conservazione di energia, la parte immaginaria di  deve essere

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negativa (   positivo). La perdita in un materiale dielettrico può essere


considerata come una perdita nel conduttore equivalente.

Se si assumono mezzi lineari, le equazioni di Maxwell possono


essere scritte come

  E   j H  M (1.19a)
  H  j E  J (1.19b)
D   (1.19c)
B  0 (1.19d)

con le relazioni costitutive

D  E (1.20a)
𝐵=𝜇𝐻 (1.20b)

Nelle ipotesi di assenza di correnti elettriche impresse si possono


distinguere quattro casi:
- il materiale è senza perdite;
- il materiale presenta perdite esclusivamente di tipo ohmico;
- il materiale presenta perdite esclusivamente di tipo dielettrico;
- il materiale presenta tanto perdite ohmiche quanto dielettriche.

Materiale dielettrico senza perdite


In questo caso la conducibilità risulta nulla (σ=0), mentre la
polarizzazione è proporzionale al campo elettrico ed in fase con esso:

Pe   0  e E
D   0 E  Pe   0 E   0  e E   0 (1   e ) E   E

La costante dielettrica è reale.

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Materiale con perdite di tipo ohmico
La conducibilità σ permette di tenere conto delle perdite di tipo
ohmico, che come è noto si possono ricondurre alla interazione tra il campo
elettrico e le cariche elettriche libere presenti nel materiale.
In un materiale con conducibilità  , ci sarà una densità di corrente di
conduzione (legge di Ohm):

J  E (1.21)

La polarizzazione è ancora proporzionale ed in fase col campo


elettrico e quindi valgono ancora le equazioni:

Pe   0  e E
D   0 E  Pe   0 E   0  e E   0 (1   e ) E   E

L’equazione di Maxwell al rotore per 𝐻 si scrive

𝜎
∇𝑥𝐻 = 𝑗𝜔𝐷 + 𝐽 = 𝑗𝜔𝜀𝐸 + 𝜎 𝐸 = 𝑗𝜔𝜀 𝐸 + 𝜎 𝐸 = 𝑗𝜔 𝜀 + 𝐸
𝑗𝜔

La costante dielettrica complessa assume in questo caso la forma:


𝜎
𝜀−𝑗
𝜔

Materiale con perdite dielettriche


Le perdite dielettriche sono legate alla interazione tra il campo elettrico ed i
dipoli elettrici presenti nel materiale. In presenza di perdite dielettriche, la
polarizzazione non riesce a mantenersi in fase col campo elettrico alla
frequenza di lavoro; la conducibilità di tipo ohmico è nulla (σ=0) mentre se
ψ è il ritardo di fase di 𝑃 rispetto ad 𝐸 possiamo scrivere:

𝑃 = 𝜀 𝜒𝑒 𝐸 = 𝜀 𝜒(cos 𝜓 − 𝑗 sin 𝜓) 𝐸

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𝜀 𝐸 + 𝑃 = 𝜀 [1 + 𝜒(cos 𝜓 − 𝑗 sin 𝜓)] 𝐸 = 𝜀 − 𝑗𝜀 " 𝐸

dove si è posto:
𝜀 = 𝜀 (1 + 𝜒 𝑐𝑜𝑠 𝜓)

𝜀 " = 𝜀 𝜒 sin 𝜓

In questo caso l’equazione di Maxwell al rotore per H è:

∇𝑥𝐻 = 𝑗𝜔𝐷 = 𝑗𝜔 𝜀 − 𝑗𝜀 " 𝐸 = 𝑗𝜔𝜀 𝐸 + 𝜔𝜀 " 𝐸 = 𝑗𝜔𝜀 𝐸 + 𝜎 𝐸

in cui si è introdotta una conducibilità equivalente 𝜎 = 𝜔𝜀 " che porta in


conto la perdita dovuta allo smorzamento dielettrico.

Materiale con perdite ohmiche e dielettriche


Nel caso più generale, l’equazione di Maxwell al rotore per H diventa:

∇𝑥𝐻 = 𝑗𝜔𝐷 + 𝐽 = 𝑗𝜔𝜀𝐸 + 𝜎 𝐸 = 𝑗𝜔 𝜀 − 𝑗𝜀 " 𝐸 + 𝜎 𝐸


𝜎
= 𝑗𝜔 𝜀 − 𝑗𝜀 " + 𝐸 = 𝑗𝜔𝜀 𝐸 + 𝜔𝜀 " + 𝜎 𝐸
𝑗𝜔
(1.22)

Da queste espressioni si vede che la perdita dovuta allo smorzamento


dielettrico (  ) è distinguibile dalla perdita dovuta alla conducibilità del
materiale. Il termine (     ) può essere considerato come una
conducibilità totale equivalente.
Una grandezza di interesse per le applicazioni alle microonde è la
tangente di perdita definita come:

   
tan  (1.23)
 

I materiali trattati alle microonde sono spesso caratterizzati


specificando la permettività reale     r  0 e la tan alle diverse frequenze. È

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utile sottolineare che dopo aver risolto un problema assumendo il dielettrico
senza perdite, si può facilmente introdurre la perdita sostituendo  reale con
la  complessa:      j    (1  jtan ) .
E‘ opportuno osservare che, dal punto di vista fenomenologico e
quindi sperimentale, non è di fatto possibile distinguere le perdite
dielettriche da quelle ohmiche. Quello che si osserva, nel materiale dove è
presente un campo elettrico E , è una corrente elettrica con una componente
in fase ed una in quadratura rispetto al campo stesso; alla prima di queste
componenti risultano associate le perdite di energia che portano, tra l’altro,
al riscaldamento del materiale.

Un tessuto biologico può essere modellato come un dielettrico


(eventualmente) con perdite. In tabella 1.1 sono riportate le caratteristiche
elettriche e termiche di alcuni tessuti biologici che compongono la testa
umana alle frequenze di 900 MHz e 1900 MHz tipiche della telefonia
cellulare: ad esempio il sistema GSM-900 usa la banda di frequenza (890-
915)MHz per l’up-link e la banda (935-960)MHz per il down-link. Il
sistema GSM-1800 usa la banda di frequenza (1710-1785) MHz per l’up-
link e la banda (1805-1880) MHz per il down-link.

Tab.1.1: Proprietà dei tessuti della testa umana

Tessuto Densità Raggio Calore Costante Conducibilità Costante Conducibilità


di (cm) specifico dielettrica (S/m) a dielettrica (S/m) a
massa (J/K kg) r a 900 MHz r a 1900 MHz
(kg/m3) 900 MHz 1900 MHz

Pelle 1010 9.00 3662 40.7 0.65 37.21 1.25


Grasso 920 8.90 2378 10.0 0.17 9.38 0.26
Osso 1810 8.76 1590 20.9 0.33 16.40 0.45
Cervello 1040 8.10 3640 41.1 0.86 43.22 1.29

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Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

Mezzi anisotropi
In precedenza si è assunto che Pe sia un vettore nella stessa direzione
di E . Tali mezzi sono detti isotropi. Alcuni materiali detti anisotropi sono
caratterizzati da una più complicata relazione tra Pe ed E , o tra D ed E .
L’espressione lineare più generale tra questi vettori è:

 Dx   xx  xy  xz   Ex 
 D    
 yy  yz   E y   [ ] E (1.24)
 y   yx
 Dz   zx  zy  zz   E z 

Esempi di mezzi dielettrici anisotropi sono le strutture cristalline e i


gas ionizzati.

Mezzi magnetici
Una situazione analoga si presenta per i mezzi magnetici. Un campo
magnetico applicato può allineare i momenti di dipolo magnetico in un
materiale magnetico per produrre una polarizzazione magnetica Pm . Allora:

B  0 ( H  Pm ) (1.25)

Per un mezzo magnetico lineare, Pm è legato al campo magnetico


dalla relazione

Pm   m H (1.26)

dove  m è la suscettività magnetica complessa. Pertanto:

B  0 ( H  Pm )  0 ( H   m H )  0 (1   m ) H   H (1.27)

dove   0 (1   m )     j   è la permeabilità magnetica del mezzo. La parte


immaginaria di  m o  porta in conto le perdite dovute alla forza di
trascinamento. Non c’è conduttività magnetica per cui non c’è corrente

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magnetica reale. Come nel caso elettrico, i mezzi possono essere anisotropi
e la permeabilità è un tensore per cui l’equazione costitutiva diventa:

 Bx    xx  xy  xz  Hx 
B     yy  yz 
  H   [ ] H (1.28)
 y   yx  y
 Bz    zx  zy  zz   H z 

Un importante esempio di materiale magnetico anisotropo è


costituito dalle ferriti o mezzi ferromagnetici.

1.3 Condizioni al contorno

Le equazioni di Maxwell in forma differenziale richiedono la


conoscenza delle condizioni al contorno al fine di avere una soluzione
completa ed utile.

1.3.1 Campi all’interfaccia fra materiali generici


Consideriamo un’interfaccia piana tra due mezzi, come mostrato in

Fig. 1.2

L’equazione di Maxwell (1.4) in forma integrale può essere riscritta come

D ∙ d𝑠 = 𝜌 𝑑𝑣
(1.29)

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Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

dove S è la superficie complessiva del cilindretto come mostrato in Fig.1.3.


Per h  0 , la superficie laterale del cilindretto si annulla e considerando
come superficie S l’area di base del cilindretto a ridosso dell’interfaccia, si
otterrà:

Fig. 1.3
S D2 n  S D1n  S  s

quindi

D2 n  D1n   s (1.30)

dove s è la densità di carica superficiale all’interfaccia. In forma vettoriale si


può scrivere:

n  ( D2  D1 )   s (1.31)

Analogamente per B , si dimostra

n  B2  n  B1 (1.32)
poiché non ci sono cariche magnetiche libere.
Per le componenti tangenziali del campo elettrico risulta, dalla (1.6):

E ∙ d 𝑙 = − 𝑗𝜔 B ∙ 𝑑𝑠 − M ∙ 𝑑𝑠
(1.33)

dove C è il contorno chiuso indicato in fig. 1.4.

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Fig. 1.4

Al limite per h  0 , 
S
B  nds  0 poiché S  h . Il contributo di M
può non essere nullo se esiste, sulla superficie, una densità di corrente
magnetica superficiale M s . La funzione  di Dirac può essere utilizzata per
scrivere:

M  M s ( h) (1.34)

dove h è la coordinata misurata normalmente all’interfaccia. Pertanto la


(1.33) diventa:
∆ 𝐸 − ∆ 𝐸 = − ∆ 𝑀
quindi

𝐸 − 𝐸 = − 𝑀 (1.35)

ovvero

𝐸 − 𝐸 𝑥𝑛= 𝑀 (1.36)

Analogamente si ottiene per H

n  ( H 2  H1 )  J s (1.37)

dove J s è una densità di corrente elettrica superficiale che può esistere


all’interfaccia. Le equazioni 1.31, 1.32, 1.36 e 1.37 sono le espressioni più
generali delle condizioni al contorno valide su una interfaccia di materiali
arbitrari e/o di correnti superficiali.

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Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

1.3.2 Campi ad un’interfaccia dielettrica


Ad una interfaccia fra mezzi dielettrici senza perdite, non esisteranno
cariche o correnti superficiali per cui le condizioni al contorno sono:

n  D 1 n  D 2 (1.38a)
n  B 1 n  B 2 (1.38b)
n  E 1 n  E 2 (1.38c)
n  H 1 n  H 2 (1.38d)
Le componenti normali di D e B sono continue sulla interfaccia dielettrica,
mentre le componenti tangenziali di E e H sono continue all’interfaccia.
Poiché le equazioni di Maxwell non sono tutte linearmente indipendenti, le
sei condizioni al contorno contenute nelle equazioni precedenti non sono
tutte linearmente indipendenti. Ad esempio, l’applicazione delle 1.38c e
1.38d per le quattro componenti tangenziali del campo E e H , soddisfa
anche le condizioni al contorno delle componenti normali.

1.3.3 Campi all’interfaccia con un conduttore perfetto (muro elettrico)


Nel caso di conduttori perfetti (  ) , tutte le componenti di campo
devono essere nulle entro la regione conduttrice.

Pertanto le condizioni al contorno sono:

nD   s (1.39a)
nB 0 (1.39b)
nE 0 (1.39c)
nH  J s (1.39d)

avendo assunto M s nullo (è il caso di un mezzo conduttore perfetto che


riempie metà spazio all’interfaccia), e  s e J s densità di carica e di
corrente superficiali.
Un tale contorno è definito muro elettrico, poiché le componenti
tangenziali di E sono “cortocircuitate” e devono essere nulle alla superficie

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del conduttore. Tale condizione è analoga alle relazioni tra tensione e
corrente alle estremità di una linea di trasmissione cortocircuitata.

1.3.4 La condizione al contorno di un muro magnetico


Duale al caso precedente è la condizione al contorno di muro
magnetico dove le componenti di H si annullano. Un tale contorno non
esiste nella realtà ma può essere approssimato da una superficie corrugata o
in certi problemi di linee di trasmissione planari. Tale condizione è analoga
alle relazioni tra tensione e corrente all’estremità di una linea di
trasmissione aperta.
I campi su un muro magnetico soddisfano le seguenti condizioni:

nD 0 (1.40a)
nB 0 (1.40b)
n  E  M s (1.40c)
nH 0 (1.40d)

dove n è la normale uscente dal muro magnetico.

1.3.5 La condizione di radiazione


Nel caso di problemi con uno o più contorni all’infinito, come ad
esempio nei casi di onde piane in un mezzo infinito o di linee di
trasmissione infinitamente lunghe, si deve imporre una condizione sui
campi all’infinito. Questa condizione al contorno è nota come condizione di
radiazione: essa stabilisce che ad una distanza infinita dalla sorgente i campi
devono essere o nulli o si devono propagare in direzione opposta. Questo
risultato può essere facilmente verificato supponendo che il mezzo infinito
contenga un piccolo fattore di perdita, come risulta per un qualsiasi mezzo
fisico reale.
Le onde provenienti dall’infinito, di ampiezza finita, richiederebbero
una sorgente infinita posta all’infinito e pertanto non sono fisicamente
possibili.

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Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

1.4 L’equazione delle onde e soluzioni fondamentali per le onde piane

In una regione lineare, isotropa, priva di perdite, le equazioni di


Maxwell in forma fasoriale sono:

  E   j H (1.41a)
  H  j E (1.41b)

Esse costituiscono un sistema di due equazioni in due incognite, E e


H . Calcolando il rotazionale della (1.41a) e sfruttando la (1.41b), si ottiene:

𝛻 × 𝛻 × 𝐸 = −𝑗𝜔𝜇𝛻 × 𝐻 = −𝑗𝜔𝜇(𝑗𝜔𝜀𝐸 ) = 𝜔 𝜇𝜀𝐸

Poiché vale l’identità vettoriale:     A   (  A)   2 A , ed essendo


  D    E  0 in una regione priva di cariche sorgente, si ha:

    E  (  E )  2 E   2 E   2  E

ossia

 2 E   2  E  0 (1.42)

Questa è l’equazione delle onde o equazione di Helmholtz per il


campo elettrico E . Una identica equazione potrà essere ricavata per il
campo magnetico H :

2 H   2  H  0 (1.43)

La costante k    è detta numero d’onda o costante di


propagazione del mezzo e si misura in m1 .

Per comprendere il comportamento delle onde elettromagnetiche studieremo


le soluzioni della equazione delle onde nella loro forma più semplice
(mezzo privo di perdite) per poi considerare il caso di mezzo con perdite.

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1.4.1 Onde piane in un mezzo privo di perdite
In un mezzo privo di perdite,  ed  sono numeri reali e quindi k è
reale. Una soluzione del tipo onda piana può essere ricavata dalla
precedente equazione delle onde considerando un campo elettrico con la
sola componente x e uniforme nelle direzioni x e y, per cui  x   y  0 . In
tal caso l’equazione di Helmholtz (1.42) si riduce a:

+ 𝑘 𝐸 =0 (1.44)

Le soluzioni di questa equazione sono del tipo:

𝐸 =𝐸 𝑒 +𝐸 𝑒 (1.45)

con E  e E  costanti arbitrarie che rappresentano le ampiezze del campo.


La soluzione precedente è valida per il caso armonico alla frequenza
 . Nel dominio nel tempo si ha:

E (𝑧, 𝑡) = 𝐸 𝑐𝑜𝑠(𝜔𝑡 − 𝑘𝑧) + 𝐸 𝑐𝑜𝑠(𝜔𝑡 + 𝑘𝑧) (1.46)

con E  e E  ampiezze costanti reali. Il primo termine in questa espressione


rappresenta un’onda che viaggia in direzione  z , poiché per mantenere un
punto fisso sull’onda ( t  kz  cost) ci si deve muovere in direzione  z
all’aumentare del tempo. Similmente il secondo termine in (1.46)
rappresenta un’onda che viaggia in direzione  z .
La velocità di fase è la velocità a cui viaggia un punto a fase costante
sull’onda ed è data da:

dz d   t  cost   1
vp      (1.47)
dt dt  k  k 

1
Nello spazio libero v p   c  2.998 108 m s , che è la velocità
0 0
della luce.

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Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

Si definisce lunghezza d’onda la distanza tra due massimi successivi


(ovvero tra due minimi) dell’onda, in un istante di tempo fissato. Allora:

[ t  kz ]  [ t  k ( z   )]  2

ossia

2 2 v p v p
   (1.48)
k  f

Per identificare completamente il campo elettromagnetico. si deve


calcolare il campo magnetico H . In generale se E , o H è noto, l’altro
campo incognito può essere calcolato dalle equazioni di Maxwell. Pertanto,
applicando la (1.41a) all’espressione del campo elettrico di (1.45), si ottiene
che H x  H z  0 e:

1
H y  [ E  e  jkz  E  e jkz ] (1.49)

dove       k è l’impedenza d’onda per l’onda piana definita come


rapporto fra i campi E e H . Per le onde piane questa impedenza è anche
l’impedenza intrinseca del mezzo. Nello spazio libero si ha
0   0  0  377 . Notiamo che E e H sono ortogonali alla direzione di
propagazione. Questa sarà una caratteristica distintiva delle onde Trasverso-
elettro-magnetiche (onde TEM).

1.4.2 Onde piane in un mezzo con perdite


Consideriamo ora l’effetto delle perdite. Se il mezzo è conduttivo con
conduttività  , le equazioni ai rotori di Maxwell diventano:

  E   j H (1.50a)
  H  j E   E (1.50b)

19
per cui l’equazione delle onde è:

    E   2  E  j E

ossia

 j   j 
 2 E   2   1  2  E   E    1 
2 2
E  0 (1.51)
      

espressione simile al caso privo di perdite, con la differenza che k 2   2  è


j 
ora sostituito da k 2   2  1  .
  

Definiamo costante di propagazione complessa del mezzo la quantità

j
    j   j  1  (1.52)


Assumendo un campo con la sola componente ax e uniforme in x e y,


l’equazione delle onde si riduce a:

− 𝛾 𝐸 =0 (1.53)

che ha soluzione

Ex ( z )  E  e z  E  e z (1.54)

L’onda che viaggia in direzione  z ha un fattore di propagazione

e  z  e z e  j  z

che nel dominio del tempo assume la forma e z cos( t   z )

20
Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

Questa è un’onda che viaggia in direzione  z con velocità di fase


v p    , lunghezza d’onda   2  e un fattore di smorzamento
esponenziale. Il tasso di decadimento con la distanza è dato dalla costante di
attenuazione  . L’onda che viaggia in direzione  z è similmente smorzata
lungo la direzione negativa dell’asse z. Se la perdita è rimossa,   0 ,
abbiamo   ik ,   0 e   k .
Come detto in precedenza, la perdita può essere trattata usando il
concetto di permettività complessa. Dalla (1.20) con   0 ma      j 
complessa, si ha:

𝛾 = 𝑗𝜔√𝜇𝜀 = 𝑗𝑘 = 𝑗𝜔 𝜇(𝜀′ − 𝑗𝜀") = 𝑗𝜔 𝜇𝜀′(1 − 𝑗𝑡𝑎𝑛𝛿) (1.55)

dove tan      è la tangente di perdita del materiale.

*Infine il campo magnetico associato è:

𝐻 = =− (𝐸 𝑒 −𝐸 𝑒 ) (1.56)

Come nel caso privo di perdite si definisce una impedenza d’onda in


generale complessa

j
 (1.57)

La (1.56) può essere riscritta come

1
Hy  ( E  e   z  E  e z ) (1.58)

Notiamo che  è in generale complessa e si riduce al caso privo di


perdite     quando   jk  j 

21
1.4.3 Onde piane in un buon conduttore
Molti problemi di interesse pratico comprendono perdite o
attenuazioni dovute ai conduttori, buoni ma non perfetti. Un buon
conduttore è tale che la corrente di conduzione è molto maggiore della
corrente di spostamento, il che vuol dire    . La maggior parte dei
metalli può essere caratterizzata come buon conduttore. In termini di una 
complessa, piuttosto che in termini di conduttività, questa condizione è
equivalente a      .
La costante di propagazione può essere adeguatamente approssimata
ignorando la corrente di spostamento:

𝛾 = 𝛼 + 𝑗𝛽 ≅ 𝑗𝜔√𝜇𝜀 = 𝑗 𝜔 𝜇𝜀 = 𝑗𝜔𝜇𝜎 = 𝑒 𝜔𝜇𝜎 =

𝑒 √𝜔𝜇𝜎 = (1 + 𝑗) (1.59)

Nel buon conduttore i campi penetrano all'interno (effetto pelle) fino a


una certa profondità detta profondità caratteristica di penetrazione (skin
depth o profondità pelle):
1 2
s   (1.60)
 
che è pari alla distanza per cui il campo si riduce di 1 e , ovvero del 36.8%
del suo valore in superficie, poiché e  z  e  e 1 , ossia  s  1  .
s

Alle microonde, questa distanza è molto piccola. Alcuni esempi di


profondità caratteristiche di penetrazione sono riportati nella tab. 1.2 per i
principali materiali buon conduttori. Nel caso di tessuti biologici il diverso
ordine di grandezza della conducibilità, rispetto ai materiali conduttori, fa sì
che la profondità di penetrazione aumenti di diversi ordine di grandezza
come è evidente dalla tab.1.3.
L’impedenza d’onda all’interno di un buon conduttore è:

𝜂= = = (1 − 𝑗) = (1 + 𝑗) = (1 + 𝑗)
( )

(1.61)

22
Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

Notiamo che l’angolo di fase per questa impedenza è 45° (buon


conduttore). Per un materiale privo di perdite, questo angolo sarà 0°, mentre
per un materiale generico con perdite è compreso tra 0° e 45°.

Tab.1.2: Caratteristiche elettriche di materiali conduttori alla temperatura


di 20°C
PROFONDITÀ DI PENETRAZIONE A VARIE
CONDUTTIVITÀ FREQUENZE [m]
MATERIALE
[S m] 100
1 MHz 1 GHz 10 GHz
GHz
Rame 5.8 10 7 66 2.08 0.66 0.208
Argento 6.17 10 7 64.2 2.03 0.642 0.203
Oro 4.1 10 7 78.5 2.48 0.785 0.248
Alluminio 2.37 10 7 82.6 2.6 0.826 0.26
Ottone
2.54 10 7 100 3.1 1 0.31
(Cu 91% - Zn 9%)
Ottone
(Cu 8% - Zn 1.57 10 7 127 4 1.27 0.4
34,2%)
Grafite 105 1580 50 15.8 5
7
Radio 1.82 10 118 3.7 1.18 0.37
Palladio 0.9 10 7 167 5.26 1.67 0.526
Cromo 3.84 10 7 81.1 2.56 0.811 0.256

Tabella 1.3 -Profondità di penetrazione [cm] di un'onda elettromagnetica in


tessuti biologici in funzione della frequenza.
Freq. Soluzione
Sangue Muscolo Polmone Grasso
(MHz) salina
433 2.8 3.7 3.0 4.7 16.3
915 2.5 3.0 2.5 4.5 12.8
2450 1.3 1.9 1.7 2.3 7.9
5800 0.7 0.7 0.8 0.7 4.7
10000 0.2 0.3 0.3 0.3 2.5

23
1.5 Soluzione generale delle onde piane

Nello spazio libero l’equazione di Helmholtz per E sarà:

2 E 2E 2 E
 2 E  k02 E     k02 E  0 (1.62)
x 2 y 2 z 2

e questa equazione vettoriale vale per ciascuna componente di E :

 2 Ei  2 Ei  2 Ei
 2  2  k02 Ei  0 (1.63)
x 2
y z

con i=x, y, z. Risolviamo tale equazione con il metodo della separazione


delle variabili. Come primo passaggio del metodo si assume che la
soluzione della (1.63) per una delle componenti del campo, ad esempio Ex ,
può essere scritta come prodotto di tre funzioni, ognuna dipendente da una
coordinata:

E x ( x, y , z )  f ( x ) g ( y ) h( z ) (1.64)

Sostituendo nella (1.63) e dividendo per fgh si ottiene:

f  g  h
   k02  0 (1.65)
f g h

Ciascun termine della (1.65) deve essere uguale ad una costante,


poiché essi sono indipendenti l’uno dall’altro. Definiamo, pertanto, tre
costanti di propagazione k x , k y , k z tali che:

f  g  h
  k x2  k y2  k z2
f g h

ovvero

24
Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

2 f 2 g 2h
 k x2 f  0  k y2 g  0  k z2 h  0 (1.66)
x 2 y 2 z 2
con la condizione

k x2  k y2  k z2  k02 (1.67)

L’integrale generale per f (analogamente per g e h) è esprimibile nella


forma:

𝑓 =𝐴𝑒 + 𝐵𝑒 (1.68)

La soluzione completa per il campo diretto (onda progressiva) Ex sarà:

 j ( kx x  k y y  kz z )
Ex ( x, y , z )  Ae (1.69)

con A costante arbitraria.


Definiamo un vettore numero d’onda k come:

k  k x a x  k y a y  k z a z  k0 n (1.70)

con n versore relativo alla direzione di propagazione.


Definiamo un vettore posizione r come:

r  xax  ya y  zaz (1.71)

Pertanto la (1.69) si può scrivere come:

Ex ( x, y , z )  Ae jk r (1.72)

Soluzioni simili si otterranno per E y e Ez :


E y ( x, y, z )  Be  jk r (1.73)
Ez ( x, y , z )  Ce jk r (1.74)

25
La dipendenza da x, y, z delle tre componenti deve essere la stessa,
poiché, per soddisfare alle equazioni di Maxwell, dovrà essere applicata la
condizione della divergenza, cioè:

Ex E y E z
E    0
x y z

Questa condizione impone un limite sulle costanti A, B, C poiché se

E0  Aa x  Ba y  Ca z
si ha

E  E0 e  jk r (1.75)
e

  E    ( E0 e  jk r )  E0  e  jk r   jk  E0 e jk r  0

dove è stata usata l’identità vettoriale   ( fA)  A  (f )  f   A . Pertanto si ha:

k  E0  0 (1.76)

Il campo magnetico può essere calcolato dall’equazione di Maxwell:

  E   j0 H (1.77)

Ricordando che ∇𝑥𝑓𝐴 = ∇𝑓𝑥𝐴 + 𝑓∇𝑥𝐴 si ha

j j j
H   E    ( E0 e  jk r )  E0  e jk r 
 0  0  0

26
Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

−𝑗 ⋅ ̄
𝑘 ⋅ ̄
𝜔 𝜇 𝜀 ⋅ ̄
= 𝐸 × −𝑗𝑘 𝑒 = 𝑛×𝐸 𝑒 = 𝑛×𝐸 𝑒
𝜔𝜇 𝜔𝜇 𝜔𝜇
𝜀 ⋅ ̄
1
= 𝑛×𝐸 𝑒 = 𝑛×𝐸
𝜇 𝜂
(1.78)
La quantità 𝜂 = = 377 Ohm è l’impedenza intrinseca dello spazio
vuoto.
Questo risultato mostra come il vettore intensità del campo magnetico H ,
giaccia in un piano normale a quello della direzione di propagazione k , e
che H risulta perpendicolare ad E .

1.5.1 Soluzione generale delle onde piane in un mezzo con perdite


Consideriamo un mezzo isotropo caratterizzato da una costante dielettrica
reale e conducibilità .
L’equazione delle onde per il campo E è:

∇ 𝐸 + 𝜔 𝜇𝜀 𝐸 = 0

dove la costante dielettrica equivalente (complessa) è: 𝜀 = 𝜀 1 + .


Possiamo porre 𝜔 𝜇𝜀 𝐸 = −𝛾 e scrivere l’equazione delle onde nella
forma:

∇ 𝐸−𝛾 𝐸 =0 (1.79)

Poiché il laplaciano di un vettore in un sistema di assi cartesiani ortogonali


ha per componenti i laplaciani (scalari) delle componenti del vettore,
l’equazione 1.79 si può scrivere:

∇ 𝐸 = + + =𝛾 𝐸 (1.80)

con (i = x,y,z).

27
Poiché le tre equazioni scalari (1.80) corrispondenti alle tre componenti di
𝐸, sono tra loro indipendenti, e poiché il mezzo è lineare, non si perde in
generalità se si introduce l’ulteriore ipotesi semplificativa che 𝐸 sia
parallelo ad uno degli assi coordinati ad esempio l’asse x.
Applicando il metodo della separazione delle variabili alla soluzione per
Ex(x.y.z) giungeremo alla equazione:
" " "
+ + = 𝛾 (1.81)

Il secondo membro della eq-1.80 è una costante, mentre il primo membro


consiste di tre addendi, ognuno dei quali è funzione di una sola coordinata.
L’equazione (1.81) può quindi essere soddisfatta se e solo se i tre addendi
sono separatamente costanti:
" " "
= 𝑆 = 𝑆 = 𝑆 (1.82)

con la condizione ulteriore:

𝑆 + 𝑆 +𝑆 = 𝛾 (1.83)

Le quantità 𝑆 vengono dette costanti di separazione dell’eq. 1.81.


Le equazioni (1.82) sono tre equazioni differenziali ordinarie, in particolare
si tratta di tre equazioni armoniche.
L’integrale generale di f (analogamente per g e h) è esprimibile nella forma:

𝑓 =𝐴𝑒 + 𝐵𝑒 (1.84)

con A e B costanti arbitrarie (in generale complesse)


La soluzione dell’equazione 1.81 può essere espressa come prodotto delle
tre funzioni f, g, h aventi la forma 1.84.
Non si perde in generalità se si considera la sola onda progressiva, per cui la
soluzione completa per Ex si scrivere nella forma:

28
Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

( ) ∙
𝐸 =𝐴𝑒 =𝐴𝑒 (1.85)

con A costante arbitraria. Nell’ultimo passaggio si è fatto uso del vettore


posizione 𝑟 e si è introdotto il vettore 𝑆 detto vettore di propagazione:

𝑆= 𝑆 𝑎 + 𝑆 𝑎 + 𝑆 𝑎 (1.86)

Stante il vincolo sulle costanti di separazione (eq.1.83), il vettore di


propagazione 𝑆 è obbligato a soddisfare alla relazione:

𝑆 ∙ 𝑆 = 𝛾 = −𝜔 𝜇𝜀 (1.87)

Si tenga presente che, essendo 𝑆 un vettore complesso, si ha 𝑆 ∙ 𝑆 ≠ 𝑆 =


𝑆 ∙𝑆∗.

Esprimiamo il vettore di propagazione nella forma:

𝑆 = 𝑎 + j𝑘 (1.88)

ove 𝑎 è detto vettore di attenuazione e 𝑘 è detto vettore di fase.


Esplicitando l’equazione 1.87, si ha:

𝑆 ∙ 𝑆 = 𝑎 + j𝑘 ∙ 𝑎 + j𝑘 = 𝑎 − 𝑘 + 2𝑗𝑎 ∙ 𝑘 = 𝛾 = −𝜔 𝜇𝜀
(1.89)
Ripetendo le stesse considerazioni per le componenti di campo Ey e Ez si
può scrivere:

( ) ∙
𝐸 =𝐵𝑒 =𝐵𝑒

( ) ∙
𝐸 =𝐶𝑒 =𝐶𝑒

Introducendo il vettore 𝐸

29
𝐸 = 𝐴𝑎 + 𝐵𝑎 + 𝐶𝑎

si potrà esprimere il campo


𝐸=𝐸 𝑒 (1.90)

Il campo 𝐻 può essere derivato dall’equazione di Maxwell:

𝑗 𝑗 𝑗
𝐻= ∇𝑥𝐸 = ∇𝑥 𝐸 𝑒 ∙ = 𝑒 ∙ ∇𝑥 𝐸 + ∇𝑒 ∙
𝑥𝐸
𝜔𝜇 𝜔𝜇 𝜔𝜇
𝑗
= ∇𝑒 ∙ 𝑥𝐸
𝜔𝜇
𝑗
= − 𝑆 𝑎 + 𝑆 𝑎 + 𝑆 𝑎 𝑒 ∙ 𝑥𝐸
𝜔𝜇
1 1 𝑆𝑥𝐸
= 𝑆𝑒 ∙ 𝑥𝐸 = 𝑆𝑥𝐸 𝑒 ∙ =
𝑗𝜔𝜇 𝑗𝜔𝜇 𝑗𝜔𝜇
(1.91)

1.5.2 Classificazione delle onde piane

Consideriamo l’espressione del campo 𝐸 e supponiamo che a 𝑎 𝑒 𝑘 siano


vettori reali:

∙ ∙ ∙ ∙
𝐸=𝐸 𝑒 = 𝐸𝑒 = 𝐸𝑒 𝑒

Il luogo dei punti in cui 𝐸 = costante (e anche 𝐻 = costante) sono


individuati dalla famiglia di equazioni :

𝑎 ∙ 𝑟 = 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 (1.92)

e pertanto sono i piani perpendicolari al vettore di attenuazione 𝑎: essi


vengono detti piani equiampiezza dell’onda.

30
Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

Parimenti si verifica che i luoghi dei punti in cui la fase della generica
componente Ei = costante sono individuati dalla famiglia di equazioni

𝑘 ∙ 𝑟 = 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 (1.93)

e pertanto sono i piani perpendicolari al vettore di fase 𝑘. Essi vengono detti


piani equifasi dell’onda o anche fronti d’onda dell’onda stessa.
Per il fatto che i suoi fronti d’onda sono piani, un campo di questo tipo è
detto onda piana.

Di grande importanza è la distinzione fra il caso in cui 𝑎 𝑒 𝑘 sono


paralleli (e perciò i piani equifase e i piani equiampiezza coincidono) e
quello in cui ciò non avviene.
Riprendiamo l’equazione 1.89 che riscriviamo esplicitando la costante
dielettrica complessa:

𝜎
𝑎 − 𝑘 + 2𝑗𝑎 ∙ 𝑘 = 𝛾 = −𝜔 𝜇𝜀 1 +
𝑗𝜔𝜀

Separando la parte reale e la parte immaginaria, avremo:

|𝑎| − 𝑘 = −𝜔 𝜇𝜀 (1.94)

2𝑎 ∙ 𝑘 = 𝜔𝜇𝜎 (1.95)

Dal confronto fra i segni dei termini della 1.94 segue che 𝑘 > |𝑎| e
quindi 𝑘 > 0: non possono esistere soluzioni del tipo onda piana in cui la
fase sia costante nello spazio.
L’equazione 1.95 fornisce informazioni diverse, a seconda che si tratti di un
mezzo privo di perdite ( =0) oppure con perdite𝜎 ≠ 0.

Mezzo privo di perdite


La 1.95 dà luogo alla seguente equazione:

31
𝑎∙𝑘 =0 (1.96)

la quale è soddisfatta per:

𝑎=0 (1.97)

oppure per:

𝑎≠0 𝑎⏊𝑘 (1.98)

ove il simbolo ⏊ indica che i vettori 𝑎 𝑒 𝑘 sono perpendicolari tra


loro. Quando vale la eq.(1.97) si ha che 𝐸 = costante, 𝐻 = costante in
tutto lo spazio: un’onda siffatta si dice onda piana uniforme.
Quando invece vale la 1.98 che, in base alla eq.1.94, è soggetta alla
restrizione |𝑎| < 𝑘 , i piani equifase sono ortogonali ai piani equiampiezza.
Un’onda così fatta si dice onda piana evanescente.

Mezzo con perdite


L’equazione 1.95 dà luogo alla diseguaglianza:

𝑎∙𝑘 >0 (1.99)

che indica che inevitabilmente il vettore 𝑎 non è nullo ed inoltre esso forma
con il vettore 𝑘 un angolo minore (in senso stretto) di /2. Nel caso
particolare in cui 𝑎 sia parallelo a 𝑘 (piani equifase coincidenti con i piani
equiampiezza), l’onda si dice ancora onda piana uniforme; invece quando
𝑎 e 𝑘 formano un angolo non nullo, l’onda si dice piana dissociata.

32
Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

1.5.3 Polarizzazione delle onde piane


Le onde piane hanno il vettore campo elettrico che punta in una
direzione fissa e, per questo, sono dette onde polarizzate linearmente. In
generale, la polarizzazione dell’onda piana si riferisce all’orientazione del
vettore campo elettrico che può essere in una direzione fissa o può variare
con il tempo.
Consideriamo la sovrapposizione di un’onda polarizzata linearmente
lungo x con ampiezza E1 e di un’onda polarizzata linearmente lungo y con
ampiezza E2 che viaggiano in direzione  z .
Il campo totale può essere espresso da

E  ( E1a x  E2 a y )e  jk0 z (1.100)

Se E1  0, E2  0 si ha un’onda piana polarizzata linearmente in


direzione x. Similmente se E1  0, E2  0 si ha un’onda piana polarizzata
linearmente in direzione y. Se E1 , E2 sono entrambi reali e non nulli si ha
un’onda polarizzata linearmente con angolo

E2
  arctg
E1

Per esempio, se E1  E2  E0 si ha

E  E0 ( a x  a y )e  jk0 z

che rappresenta un campo elettrico a 45° rispetto ad x.


Consideriamo il caso in cui E1  jE2  E0 dove E0 è reale, allora:

E  E0 ( a x  ja y )e  jk0 z (1.101)

Nel dominio del tempo è

33
   
E ( z , t )  E0  ax cos  t  k0 z   a y cos   t  k0 z    (1.102)
  2 

Questa espressione mostra che il vettore campo elettrico ruota con il


tempo o, equivalentemente, con la distanza lungo l’asse z. Per vedere ciò,
fissiamo un punto fisso, suppongo z  0 . L’equazione (1.102) diventa:

E (0, t )  E0 [ax cos ( t )  a y sin( t )] (1.103)

pertanto, non appena  t si discosta da zero aumentando, il vettore campo


elettrico ruota in senso antiorario partendo dall’asse x. L’angolo risultante
fra il vettore di campo elettrico e l’asse x, in un certo istante t, in z  0 ,
risulterà:

sin( t )
  arctg  t
cos ( t )
che mostra come la polarizzazione ruoti con velocità angolare uniforme.
Poiché le dita della mano destra puntano nella direzione di rotazione quando
il pollice punta nella direzione di propagazione, questo tipo di onda è detta
onda polarizzata circolarmente a destra, RHCP (Right Hand Circularly
Polarized).
Similmente un campo della forma:

E  E0 ( a x  ja y )e  jk0 z (1.104)

costituisce un’onda polarizzata circolarmente a sinistra LHCP (Left Hand


Circularly Polarized). Entrambi i casi sono mostrati in fig. 1.5.

34
Capitolo 1: Teoria elettromagnetica

Fig. 1.5

Il campo magnetico associato all’onda polarizzata circolarmente può


essere derivato dall’equazione di Maxwell.
Ad esempio per un campo con polarizzazione RHCP si ha:

E0 E0 jE0
H az  (ax  ja y )e jk0 z  (a y  jax )e jk0 z  (ax  ja y )e jk0 z
0 0 0

che è un’onda polarizzata circolarmente con vettore di polarizzazione nel


senso RHCP.

35

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