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Osservatorio Economico del Terziario

Indagine sull’offerta dei servizi alle imprese


a Vicenza e provincia

A cura di StudioCentroVeneto:
Toni Brunello
Giulia Bianchi
Lara Scantamburlo
Paolo Zaramella

Immagini di Toni Vedù

Commissionato dalla
PRESENTAZIONE E PRIMA SINTESI DELLE RISULTANZE

Questa indagine si propone di fornire elementi utili a mettere a fuoco la


dimensione vicentina di un fenomeno che sta da tempo investendo le
economie avanzate: la crescente incidenza del settore dei servizi
all’interno del sistema economico.

In particolare, appurato che anche per Vicenza è possibile parlare di


terziarizzazione dell’economia, si è cercato di meglio definire il ruolo che in
tale contesto svolgono i servizi alle imprese.

Per poter perseguire tale obiettivo sono stati integrati due livelli di
osservazione:
- l’analisi dei dati messi a disposizione dalle fonti ufficiali (Parte I);
- l’analisi dei dati raccolti sul campo tramite uno strumento di
rilevazione costruito ad hoc per l’occasione (Parte II).

La conduzione della ricerca, i dati che ne sono emersi e le domande che


tali dati hanno stimolato inducono a riflettere su due fronti differenti:
metodologico da un lato, sostanziale dall’altro.

Dal punto di vista metodologico, è emerso che la tangibile evoluzione


del settore terziario non è stata accompagnata da un relativo
aggiornamento degli strumenti volti a misurarne i connotati.
Il terziario è un settore composito, eterogeneo, che racchiude numerose
anime dei servizi: in più occasioni sarebbe stato utile e rilevante poter
contare su dati che consentissero di analizzare nel dettaglio le differenti
componenti del settore.
Si sarebbe potuto così meglio individuarne i comparti più vitali e
dinamici, quelli capaci di valorizzare le potenzialità latenti degli altri settori
d’attività.
Non solo; ma si sarebbero potuti ancor meglio mettere a fuoco i
comparti più consolidati e “ausiliari”, capaci di rispondere direttamente
alla domanda di servizi sollevata dagli altri.

Se si mira a definire rigorosamente la direzione verso la quale il settore


terziario si sta muovendo, l’affinamento degli strumenti di misura
diventa indispensabile.

Dal punto di vista più sostanziale, la percezione complessiva che


emerge dall’analisi offre la seguente lettura: il settore terziario di Vicenza,
pur sviluppato e di dimensioni considerevoli, risulta meno incidente
nell’economia della provincia di quanto non sia a livello regionale e
nazionale.
Questa peculiarità tutta specifica richiede un approfondimento ed una
interpretazione focalizzati.

3
In linea teorica, essa potrebbe essere effetto sia di una locale
debolezza, oppure - al contrario - di una posizione forte tutta particolare.
I dati presi in sé, se acriticamente analizzati nel loro rapporto con
l'insieme dell'economia, potrebbero dare un'idea di minore incisività.
Un'analisi più mirata sembra invece orientare ad una diversa
conclusione.
Nella provincia veneta il settore secondario, forte dell’esperienza
maturata e storicamente consolidata, continua a giocare un ruolo molto
consistente.
D'altro canto, proprio nel territorio vicentino si registra, nel più ampio
ambito dei servizi del terziario, uno sviluppo particolarmente rilevante dei
servizi alle imprese.
È il caso di chiedersi allora se non sia proprio lo sviluppo di questi
servizi un importante fattore di accelerazione per il settore secondario, già
di per sé tradizionalmente forte.

L'indagine sembra legittimare un'ipotesi ben precisa: che siano proprio i


servizi alle imprese un tratto peculiare dell’economia terziaria di Vicenza.
Di conseguenza, che siano un punto di forza meritevole di sostegno
grazie ad azioni pianificate e mirate, che lo valorizzino e lo consolidino
ulteriormente.

Non sembra arbitrario, alla luce dei dati, ipotizzare per il caso di Vicenza
l’esistenza di una relazione preziosa e costruttiva tra i due settori
economici: secondario da un lato e terziario – avanzato - dall’altro.
Ciò premesso chi, all’interno di questo rapporto, traccia la rotta?
È il terziario avanzato ad agire da stimolo all’innovazione per il
secondario? O è la domanda di servizi proveniente del secondario che
permette al terziario vicentino di sopravvivere ed espandersi? Chi è il
“trascinatore” e chi segue?

Partendo dal presupposto che sollevare domande sia il risultato ultimo


di ogni ricerca, il presente lavoro ben si guarda dal fare eccezione. Ad
oggi, da quanto emerso in sede d’analisi, i confini dei due ruoli appaiono
poco definiti:

Lo sviluppo dei servizi alle imprese e lo sviluppo delle imprese sembrano


procedere insieme, in parallelo fra loro. Insieme sembrano improntare le
sfide di un mercato sempre più competitivo e aggressivo, divenendo
ciascuno la condizione di esistenza dell’altro. I due settori si presentano
tra loro permeabili e disponibili ad una fertilizzazione reciproca.
È questo un connotato forte che a nostro avviso emerge, causa ed
effetto insieme dello sviluppo e della contemporanea, permanente,
dinamica messa a punto dall’economia di Vicenza.

4
SOMMARIO

PARTE I: L’ANALISI DEI DATI PRESENTI NEGLI ARCHIVI ................................... 7

1. LA TERZIARIZZAZIONE DELL’ECONOMIA: UNA PREMESSA............................. 9

2. IL TERZIARIO NEL VENETO


Premessa metodologica...........................................................................15
2.1 Italia vs. Veneto
2.1.1 Il terziario tra il 1991 e il 2005 ........................................................16
2.1.2 Il terziario tra il 2002 e il 2007 ........................................................18
2.2 Il quadro regionale
2.2.1 Il valore aggiunto del terziario nel Veneto.........................................23
2.2.2 L’offerta di servizi in Veneto ............................................................26
2.2.3 La domanda di servizi in Veneto ......................................................30
2.2.4 Servizi e occupazione in Veneto .......................................................34

3. LA TERZIARIZZAZIONE NELLA PROVINCIA DI VICENZA................................37


3.1 Veneto vs. Vicenza
3.1.1 Il terziario tra il 1991 e il 2005 ........................................................37
3.1.2 Il terziario tra il 2002 e il 2007 ........................................................39
3.2 Il quadro provinciale
3.2.1 Il valore aggiunto del terziario a Vicenza ..........................................42
3.2.2 L’offerta di servizi a Vicenza ............................................................45
3.2.3 La domanda di servizi a Vicenza ......................................................56
3.2.4 Servizi e occupazione a Vicenza.......................................................57
3.2.5 La terziarizzazione a Vicenza: qualche considerazione conclusiva ........62

PARTE II: LA RICOGNIZIONE SUL CAMPO .......................................................65

1. Identikit del campione ..............................................................................67


2. Mercato e sua evoluzione ..........................................................................82
3. Persone...................................................................................................90
4. Investimenti/promozione ........................................................................ 102
Segni particolari: attività fiorente e prospettive future ottimistiche ............ 109
5. Linee guida per il futuro .......................................................................... 115

Allegati ..................................................................................................... 121

Appendice ................................................................................................. 131

5
PARTE I:
L’ANALISI DEI DATI PRESENTI NEGLI ARCHIVI

7
1. LA TERZIARIZZAZIONE DELL’ECONOMIA: UNA PREMESSA

La terziarizzazione è una delle tendenze che negli ultimi 40 anni ha


caratterizzato la trasformazione dei sistemi economici di tutte le economie
avanzate; una tendenza che si è manifestata con la progressiva perdita di
peso del settore dell’industria a favore di un’espansione di quello dei
servizi.
Non fa eccezione al fenomeno l'Italia, seppur ne sia coinvolta in misura
minore rispetto a paesi quali Stati Uniti, Canada, Francia e Regno Unito
(Grafico 1.1).

GRAFICO 1.1 Incidenza del settore dei servizi in termini di valore


aggiunto in alcuni Paesi (% sul totale delle attività). Anni 1970-2004

80

75

70

65

60
Canada Francia
Germania Italia
55 Giappone Regno Unito
Stati Uniti

50
1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2004

Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere del Veneto su dati OECD

Proprio per il peso preponderante che negli ultimi decenni ha avuto sulla
configurazione dell’assetto economico mondiale, la terziarizzazione è stata
oggetto di numerosi studi volti a spiegarne le dinamiche ed i possibili
mutamenti ad essa connessi.

Dal punto di vista dei fattori che ne hanno favorito lo sviluppo, la


terziarizzazione dell’economia può essere ricondotta a più di una
spiegazione.

- Secondo un primo filone di studi essa può discendere da variazioni


nella composizione della domanda al crescere del reddito: in questo
caso nelle economie avanzate l’aumento del reddito pro-capite avrebbe
comportato una crescita più che proporzionale della domanda di servizi e,
di conseguenza, lo sviluppo dell’occupazione al loro interno.

9
- Secondo altri studiosi la terziarizzazione sarebbe spiegata da differenze
nei tassi di crescita della produttività a sfavore dei servizi, che
assorbirebbero la forza lavoro espulsa dal settore secondario, a parità di
domanda. Alla base di questo fenomeno vi sarebbero le minori opportunità
di incorporare progresso tecnico nei servizi e la minore esposizione
concorrenziale dei servizi. Il maggiore dinamismo dell’industria
manifatturiera, grazie ai guadagni di produttività consentiti dalle
innovazioni tecnologiche ed organizzative, tenderebbe a liberare addetti
che trovano impiego in altre attività, come i servizi. Tale spiegazione,
tuttavia, non tiene conto dei forti incrementi di produttività registrati nei
servizi attraverso l’introduzione delle tecnologie ICT, specie negli Stati
Uniti.

- Una terza corrente spiega la terziarizzazione in termini di welfare state:


essa sarebbe causata non tanto da un eccesso di domanda ma, anzi, da
un eccesso di offerta di lavoro che, una volta espulsa dall’industria,
sarebbe assorbita dal terziario per non compromettere gli equilibri sociali
ed economici provocati dall’elevata disoccupazione.

- Un altro filone di studi fa risalire la terziarizzazione alla progressiva


liberalizzazione degli scambi e all’abbassamento dei costi di
trasporto che hanno consentito uno spostamento delle fasi produttive e
delle lavorazioni più labour intensive nei paesi a basso costo del lavoro. La
gestione delle filiere produttive internazionali e la necessità di aumentare
il contenuto innovativo delle produzioni per far fronte ad un contesto
competitivo sempre più aspro hanno aumentato, nei paesi avanzati, il
fabbisogno di servizi a supporto dell’attività manifatturiera. Si è pertanto
accresciuta la domanda di servizi come input nella produzione di merci,
ovvero la domanda intermedia di servizi.

- Un’ultima interpretazione la considera un effetto della divisione del


lavoro nelle economie più avanzate. In altre parole, parte dei servizi
espletati in passato all’interno di imprese manifatturiere sarebbe nel
tempo stata esternalizzata presso imprese altamente specializzate nella
fornitura di servizi all’impresa.

Da un punto di vista più generale, il fenomeno “terziarizzazione” ha diviso


gli esperti in due correnti principali che ne interpretano la crescita in
termini più o meno ottimistici.

La lettura dello sviluppo del terziario in chiave tendenzialmente


pessimistica deriva da alcune implicazioni che tale corrente di pensiero
associa direttamente alla crescita di questo settore: - la bassa produttività
dei servizi; - la refrattarietà delle attività terziarie ad incorporare
progresso tecnico; - l’elevato grado di imperfezione del mercato dei servizi
e la trascurabile esposizione alla concorrenza, in primis quella
internazionale; - la natura del servizio come prestazione spesso
personalizzata.

10
La lettura in chiave positiva (che lo associa a concetti estremamente
progressisti quali “economia avanzata”, “motore dello sviluppo”,
“conoscenza”, “dematerializzazione”, ecc.) fa invece particolare
riferimento a funzioni terziarie direttamente o indirettamente connesse
alle attività produttive.
In questa versione, associata alla tipologia dei servizi avanzati (Knowledge
Intensive Business Services - KIBS) cioè servizi ad elevato valore aggiunto
e ad alta intensità di conoscenza, i prodotti del terziario costituiscono un
supporto necessario ai fattori di progresso tecnico e organizzativo, base
essenziale per la crescita delle economie industriali avanzate. Secondo
questa visione, in un prossimo futuro la contrapposizione che oggi si è
soliti fare tra paesi industrialmente avanzati e paesi in via di sviluppo
dovrà forse modificare il primo termine di paragone con quello di
“economie terziarizzate avanzate”, essendo quest’ultima espressione più
fedele alla realtà.

Indipendentemente dall’interpretazione che si preferisce accogliere, la


terziarizzazione è un fenomeno con cui le economie nazionali devono fare i
conti (Grafico 1.2 ).

Grafico 1.2 - Italia. Incidenza dei macrosettori in termini di valore


aggiunto (% sul totale delle attività). Anni 1970-2005
100
Agricoltura

90

80 Industria

70

60

50

40

30 Servizi

20

10

0
1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005

Fonte: elaborazione Centro Studi Unioncamere del Veneto su dati Istat

11
In un Paese come l’Italia in cui il peso del settore manifatturiero è
comunque considerevole, può essere naturale domandarsi se questa
tendenza non costituisca una minaccia destinata a trasfigurare
radicalmente la natura produttiva della nazione.
Pare si possa accantonare un’interpretazione allarmista di questo tipo.
L'orientamento diffuso tra gli esperti è di interpretarla non tanto
come un pericolo alla sopravvivenza del settore manifatturiero,
quanto piuttosto come un fattore destinato a trasformarne
l’assetto. Essa agirebbe come stimolo continuo per innovare i
processi del secondario e per costruire nuove relazioni proficue
trans-settoriali.

Letta in quest’ottica, la terziarizzazione diviene un processo trasversale


che non si limita ad aumentare progressivamente la propria incidenza
sull’economia, ma si impone piuttosto come elemento trainante per
l'evoluzione degli altri due settori, l’agricoltura e l’industria. All’interno di
essi si inizia a prestare maggiore attenzione a fattori quali la
valorizzazione delle persone, il saper fare, la ricerca e
l’innovazione. Cercando di adottare strategie volte ad innalzare le
conoscenze scientifiche e tecnologiche interne, le imprese aumentano le
proprie capacità di dialogare, collaborare ed interagire con servizi esterni
avanzati, dalla consulenza alla ricerca e sviluppo, ai servizi di ICT
(informatica e comunicazioni) dando vita ad un nuovo sistema di
interazioni caratterizzate da vitalità e dinamismo.

Diventa inoltre sempre più chiaro che solo nel momento in cui tutti gli
attori in gioco condividono finalità ed obiettivi di lungo periodo, come pure
mezzi e modalità per conseguirli, è possibile essere davvero vincenti nel
mercato contemporaneo. La cultura della qualità totale, che ha trovato
nel settore terziario un terreno fertile di sviluppo, inizia poco a poco a
diventare una buona pratica anche negli altri settori produttivi; e di
conseguenza parole quali vision, mission, valori1 iniziano a comparire nel
vocabolario quotidiano di tutti quegli imprenditori desiderosi di cavalcare
l’onda del mercato piuttosto che di esserne travolti.

1
Come gli esseri umani, anche le organizzazioni necessitano di un fine, di un obiettivo, di
una ragion d’essere e di un modello al quale ispirarsi nel quotidiano e al quale tendere
nel futuro. Vision, mission, valori rappresentano il punto di riferimento delle strategie
dell’azienda e guidano le energie delle persone che la compongono verso un obiettivo
comune. Più in particolare, la mission di un’organizzazione descrive la filosofia
dell’azienda, il valore aggiunto proposto tramite i propri servizi/prodotti ai clienti, grazie
al quale questi dovrebbero remunerarne l'azione. Essa è focalizzata sul presente e
rappresenta una sorta di guida operativa per l’azienda e per le persone che ne fanno
parte. La vision descrive il fine ultimo dell’organizzazione, immagina l’azienda nel futuro,
ne delinea il ruolo e i valori cui essa si ispira. È una sorta di motivo d’ispirazione per
definire le future strategie da abbracciare.
La condivisione di tali punti di riferimento è cruciale per il raggiungimento di obiettivi
comuni e diventa stimolo principe al rendimento produttivo di tutti i collaboratori di cui
l’azienda si avvale.

12
La terziarizzazione consentirebbe allora di potenziare la
competitività delle economie avanzate, costituendosi come
indicatore dell’aumento dell’integrazione dei servizi con il sistema
produttivo e della crescita dei servizi utilizzati dall’industria.

Come già detto, questo fenomeno interessa, in modo più o meno intenso,
tutte le principali economie avanzate, determinando all’interno di esse un
progressivo ridimensionamento dell’industria ed un parallelo sviluppo del
settore dei servizi, sia dal punto di vista del valore aggiunto sia da quello
dell’occupazione.

13
2. IL TERZIARIO NEL VENETO

È emerso da recenti indagini territoriali2 che il processo di terziarizzazione


si sta svolgendo nel Veneto con un ritmo più moderato rispetto alla media
nazionale. Questa regione si caratterizza per un peso ancora
preponderante del settore manifatturiero, che nei vicini anni Novanta ha
vissuto un periodo di notevole fermento e sviluppo. La naturale
conseguenza di questo fenomeno è stata una terziarizzazione che appare
in relativo ritardo nella regione, se proporzionata al ritmo di sviluppo del
trainante sistema produttivo locale, in funzione del quale i servizi sono
nati.

Il ruolo del settore manifatturiero nel Veneto rimane cruciale,


diversamente da numerose altre economie avanzate nelle quali la
terziarizzazione sta avvenendo senza - o quasi - dover fare i conti con la
consistenza/resistenza del settore secondario.

È questo un elemento distintivo che durante l’analisi andrà sempre tenuto


presente, in modo tale da collocare nel giusto contesto i dati che
emergeranno. A partire da questa considerazione sarà possibile
comprendere con maggiore realismo quale via il Veneto stia
progressivamente tracciando, e come stia probabilmente trovando la
formula di terziarizzazione che meglio si adatta alla sua struttura
economica.

Premessa metodologica

Una breve precisazione metodologica è opportuna ai fini di una corretta


interpretazione dei dati presentati. L’analisi che segue si basa
sull’elaborazione di dati provenienti da diverse fonti:

- Istat – Censimenti 1991 e 2001


- Asia (Archivio Statistico Imprese Attive) – 2005
- Istat – Contabilità Nazionale 2002-2006 e Forze di Lavoro 2007
- Stock view – Registro Imprese 2002-2007
- UIC (Ufficio Italiano Cambi) – 2005
- Istituto Tagliacarne – stime sul valore aggiunto 1998-2006
- Unioncamere-Excelsior – previsioni occupazionali 2001-2007

Per quanto riguarda le riflessioni sulle Unità Locali delle imprese e sugli
addetti, poiché queste fonti fanno riferimento a differenti metodi di calcolo
degli indicatori è stato possibile operare un confronto diretto solamente

2
In particolare ci riferiamo all’indagine “Il Veneto dei Servizi”, a cura di Unioncamere del
Veneto e delle Camere di Commercio del Veneto, pubblicata nel gennaio 2007.

15
tra i dati provenienti dalle prime due fonti citate, il che ha consentito di
ragionare sull’arco temporale 1991-2005.
I dati più recenti dell’Istat e del Registro Imprese hanno invece richiesto
un’analisi autonoma; leggendone quindi le elaborazioni è importante
tenere presente questa indicazione, allo scopo di non rischiare di tradurre
erroneamente le tendenze ed i mutamenti che ne derivano.

È inoltre opportuno ricordare, per completezza d’analisi, che le tabelle


relative ai valori assoluti (unità locali, addetti e valore aggiunto) del
Veneto e di Vicenza sono consultabili in appendice.

2.1 Italia vs. Veneto

2.1.1 Il terziario tra il 1991 e il 2005

Quanto a sviluppo del settore terziario, come poco sopra ricordato, il


Veneto non fa eccezione: anche questa regione negli ultimi decenni è
stata protagonista di una progressiva terziarizzazione dell’economia,
seppure con un certo ritardo, relativo e alla fin fine apparente, rispetto alla
media nazionale.

A partire dall’analisi dei dati raccolti nel corso dei censimenti economici
1991 e 2001, e da quelli del registro Asia del 2005, è possibile confermare
il crescente peso anche nel Veneto delle attività del terziario in termini
assoluti, coerentemente con i mutamenti registrati nella totalità del
territorio nazionale.

L'analisi per confronto relativo Veneto-Italia permette alcune


considerazioni di rilievo. Focalizzando per esempio l’attenzione sul numero
di Unità Locali3, si nota che - in un quadro di valori assoluti in costante
crescita - in valore relativo le Unità Locali del terziario costituivano nel
1991 il 71,8% del totale delle Unità Locali italiane, percentuale
costantemente aumentata così da raggiungere nel 2001 il 73,5% e nel
2005 il 74,4%. Il peso relativo delle Unità Locali del terziario in
Veneto rimane per tutto il periodo al di sotto della media
nazionale, pur diminuendo progressivamente il divario che lo
separa da tale media: nel 1991 le UL venete dei servizi costituiscono il
64,6% delle UL regionali (ben 7 punti percentuali in meno rispetto alla
media nazionale); nel 2001 esse raggiungono il 68,4% e nel 2005 il
70,5%. Al termine dell’intervallo esaminato il Veneto ha pertanto
avvicinato di tre punti percentuali il dato italiano. Il Grafico 2.1 ne
costituisce la prova visiva.

Ragionando in termini di numero di addetti ai servizi si possono


trarre conclusioni simili. Ferma restando una costante crescita degli

3
Ci si riferisce sempre alle Unità Locali delle imprese, divise per sezione, sottosezione,
divisione e gruppo di attività economica.

16
addetti in valori assoluti, nel 1991 la percentuale regionale in termini
relativi era pari al 44,6%, contro un valore nazionale del 52,9%. Nel 2001
il totale regionale corrispondeva al 48,9% degli addetti, a fronte di un
dato nazionale che vedeva gli addetti ai servizi protagonisti indiscussi della
composizione occupazionale, costituendo il 57,4% del totale. Quattro anni
più tardi questa diversità è ancora presente: il peso del terziario nel
Veneto è aumentato di cinque punti percentuali, raggiungendo il 53,8%
degli occupati regionali, ma un ritmo di crescita quasi equivalente si è
registrato anche a livello nazionale, dove gli addetti dei servizi sono il
61,1% del totale degli occupati.
Il Grafico 2.2 riproduce questo percorso, rendendo particolarmente
evidente il sostanziale parallelismo con cui i due andamenti hanno
proceduto nel corso degli anni presi in esame. Il trend positivo, rimane
comunque innegabile in entrambi i casi.

GRAFICO 2.1 - Incidenza dei servizi in Italia e Veneto negli anni


1991, 2001 e 2005 - Confronto sulle Unità Locali

80%

75%
70%

65%
60%

55%

50%
1991 2001 2005
% UL servizi Italia % UL servizi Veneto

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

17
GRAFICO 2.2 - Incidenza dei servizi in Italia e Veneto negli
anni 1991, 2001 e 2005 - Confronto sul numero di addetti

65%
60%
55%
50%
45%
40%
35%
30%
1991 2001 2005
% Addetti Italia % Addetti Veneto

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

Queste considerazioni preliminari vogliono essere un punto di partenza per


riflettere sulle caratteristiche della terziarizzazione sul territorio veneto: un
fenomeno che i dati appena esposti rilevano come esistente, nonostante
possa apparire leggermente più contenuto se paragonato alla sua portata
nel complesso della nazione. È tuttavia da sottolineare il progressivo
ridursi della diversità esistente tra Veneto e totalità nazionale,
fenomeno che per la sua contemporaneità rende l’analisi
dell’andamento degli ultimi anni fondamentale: sulla base dei dati di
trend disponibili, sembra si possa ipotizzare uno sviluppo del terziario
veneto, presumibilmente di maggior incisività rispetto a quello nazionale.
Procederemo proprio per questa ragione all’analisi dei dati del Registro
Imprese.

2.1.2 Il terziario tra il 2002 e il 2007

Per poter ragionare nell’arco temporale 2002-2007 sono state prese in


considerazione tre diverse fonti: per quanto riguarda le Unità Locali i dati
del Registro Imprese4; per quanto riguarda invece gli occupati i dati Istat
– Contabilità Nazionale (2002-2006), integrati per l’anno 2007 con quelli
Istat – Forze di Lavoro. Questa scelta è stata dettata dalla volontà di
utilizzare tutti i più recenti dati a disposizione, al fine di poter elaborare
qualche riflessione relativa al periodo che ci siamo appena lasciati alle
spalle.

4
È utile ricordare che, dato che nella definizione statistica anche i professionisti sono da
considerarsi imprese mentre per la fonte amministrativa sono considerate tali solo le
imprese tenute ad iscriversi al Registro Imprese, questi dati non sono direttamente
confrontabili con quelli censuari presentati poco sopra.

18
Sostanzialmente, ferma restando la costante crescita dei servizi in valore
assoluto in Italia e nel Veneto, gli ultimi cinque anni sono stati
caratterizzati da due fenomeni di particolare rilevanza: da un lato, il
lento ma costante diminuire del divario relativo tra Italia e
Veneto riguardante il peso dei servizi sul totale dell’economia, nel
senso che nel Veneto il peso relativo dei servizi cresce in misura
maggiore di quanto non accada a livello nazionale -; dall’altro lato,
l’altrettanto costante aumento della disparità riguardante il peso
relativo ricoperto dal noto settore K5 - servizi alle imprese e altri
servizi tendenzialmente avanzati - sul totale dei servizi
all’interno delle due economie –: tale peso presenta un incremento
relativo ancor più marcato, a favore del Veneto.

Ma procediamo con ordine e analizziamo queste due tendenze nel


dettaglio.

I servizi in generale

Anche se nel 2007 il Veneto registra un peso relativo/percentuale delle


Unità Locali dei servizi ancora una volta inferiore al dato italiano (53,64%
contro il 56,80%) è tuttavia di notevole interesse notare che nei cinque
anni considerati lo scarto tra i due valori è diventato progressivamente più
contenuto, confermando quel trend che già gli anni Novanta avevano
delineato. Il Grafico 2.3 consente di visualizzare questa tendenza.

GRAFICO 2.3 - Peso dei servizi sull'economia in Italia e Veneto tra il 2002
ed il 2007 - Confronto sulle Unità Locali
58%
57%
56%
55%
54%
53%
52%
51%
50%
49%
48%
2002 2003 2004 2005 2006 2007

Servizi Italia Servizi Veneto

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati del Registro Imprese

In un quadro d'insieme di valore assoluto dei dati in costante crescita,


mentre nel 2002 le Unità Locali del terziario in Italia rappresentavano il

5
Secondo la classificazione delle attività economiche ISTAT - Ateco 2002, al codice K
corrispondono le attività immobiliari, di noleggio, informatica, ricerca e più in generale
dei servizi alle imprese. Per la definizione completa si rimanda al paragrafo successivo.

19
53,98%, contro un valore veneto del 49,96% (4 punti percentuali di
differenza) negli anni successivi la diversità di profilo si riduce
costantemente: secondo i dati aggiornati al 2007, il Veneto ha si è
assimilato alla media nazionale di quasi un intero punto
percentuale. Uno sguardo alla Tabella 2.1 può essere utile per osservare
la continuità di questo andamento.

Tabella 2.1

UL SERVIZI ITALIA UL SERVIZI VENETO SCARTI ANNUI


2002 53,98% 49,96% 4,02%
2003 54,62% 50,88% 3,74%
2004 55,36% 51,69% 3,67%
2005 55,98% 52,61% 3,38%
2006 56,47% 53,13% 3,33%
2007 56,80% 53,64% 3,16%
Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati del Registro Imprese

Altrettanto costante, come appena accennato, l’aumento delle Unità Locali


dei servizi in entrambi i riferimenti territoriali.

Una riflessione leggermente differente deriva dall’analisi dei dati relativi al


numero degli addetti: nel 2002 l’Italia contava nelle attività del terziario il
66,4% degli occupati, a fronte di un dato regionale pari invece al 58,37%;
fino al 2006 il numero di addetti nei servizi è aumentato in
entrambi i casi, ma leggermente di meno nel Veneto, che raggiunge
una percentuale di occupati nel terziario pari al 59,38%, contro il 67,51%
italiano. In questo caso, diversamente dal precedente, i cinque anni presi
in considerazione non registrano una variazione del Veneto più vicina al
dato nazionale che, al contrario, fa registrare un punto percentuale di
incremento in più. Il 2007 pare registrare l’arresto della crescita del peso
degli occupati nel terziario; in particolare sembra interessante segnalare
l’ulteriore aumento dello scarto tra Veneto ed Italia, sintomo di una sorta
di resistenza che nella regione sembra emergere rispetto all'avanzare
della terziarizzazione. Di seguito la rappresentazione di tale evoluzione
(Grafico 2.4) e la serie annuale degli scarti.

20
GRAFICO 2.4 - Peso dei servizi sull'economia in Italia e Veneto tra il
2002 ed il 2007 - Confronto sugli addetti
69%
67%
65%
63%
61%
59%
57%
55%
53%
2002 2003 2004 2005 2006 2007

Servizi Italia Servizi Veneto

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Contabilità Nazionale e Forze di


Lavoro)

Tabella 2.2

ADDETTI SERVIZI ITALIA ADDETTI SERVIZI VENETO SCARTI ANNUI

2002 66,40% 58,37% 8,03%


2003 66,85% 58,78% 8,06%
2004 66,99% 58,81% 8,19%
2005 67,28% 59,26% 8,02%
2006 67,51% 59,38% 8,13%
2007 65,86% 57,63% 8,24%
Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat

Il fattore K6

La situazione si capovolge se focalizziamo l’attenzione su un comparto


specifico del terziario, in particolare quello dei servizi alle imprese,
rientrante nel cosiddetto codice K della classificazione delle attività
economiche Ateco 2002.

6
L’analisi delle sottocategorie interne ai servizi è stata possibile solo sulle Unità Locali
poiché i dati a disposizione relativi agli occupati non prevedevano la suddivisione
dettagliata ma solo quella nei macro-comparti.

21
ATTIVITÀ IMMOBILIARI, NOLEGGIO, INFORMATICA, RICERCA,
SERVIZI ALLE IMPRESE
In questa sezione sono incluse le attività di produzione dei servizi forniti in
misura prevalente al settore delle imprese (servizi alle imprese). Tuttavia,
quasi tutte le attività di questa sezione possono essere espletate anche a
favore di privati cittadini (servizi alle persone): ad es. noleggio di beni
personali e per la casa, attività delle banche di dati, attività legali, servizi di
investigazione e vigilanza, arredamento di interni o attività fotografiche.7

Prendiamone in considerazione l’incidenza sul totale dei servizi, da un lato


in Italia e dall’altro nel Veneto.

Il peso relativo tra le due dimensioni territoriali in questo caso è


completamente invertito: i servizi alle imprese sono una
componente del terziario visibilmente più pesante nella regione
che nel territorio nazionale. Ma c’è di più: è di notevole interesse
notare che il divario aumenta progressivamente anno dopo anno,
delineandosi come una tendenza che ha tutte le sembianze di una vera e
propria peculiarità del Veneto.

Il grafico sottostante e la relativa tabella (Tabella 2.3) sono eloquenti.

GRAFICO 2.5 - Peso del settore K sul totale dei servizi in Italia e Veneto
tra il 2002 e il 2007 - Confronto sulle Unità Locali
24%
23%
22%
21%
20%
19%
18%
17%
16%
15%
2002 2003 2004 2005 2006 2007

Peso K Italia Peso K Veneto

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati del Registro Imprese

Tabella 2.3

UL K ITALIA UL K VENETO SCARTI ANNUI

2002 17,18% 19,88% 2,70%


2003 17,60% 20,56% 2,96%
2004 18,01% 21,20% 3,19%

7
Si tratta della definizione riportata all’interno della classificazione Ateco 2002. Ulteriori
informazioni sono disponibili all’interno del sito dell’Istat http://www.istat.it

22
2005 18,46% 21,92% 3,47%
2006 18,96% 22,58% 3,62%
2007 19,40% 23,13% 3,74%
Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati del Registro Imprese

Proprio per il carattere alternativo, rispetto alla media, di questi dati, il


settore K merita di essere considerato con maggiore attenzione; è d'altro
canto questo il motivo per cui nell'ambito di un’indagine sul terziario nel
Veneto (così come in tutte le sue province) riveste un particolare
significato la dettagliata analisi del comparto dei servizi alle imprese.

2.2 Il quadro regionale

2.2.1 Il valore aggiunto del terziario nel Veneto

Il valore aggiunto è uno degli aggregati principe della contabilità nazionale


e fornisce una misura quantitativa della ricchezza prodotta dal sistema
economico nell’arco dell’anno di riferimento.

Uno sguardo al valore aggiunto prodotto dai servizi regionali può


consentire di riflettere sulla dimensione del fenomeno “terziarizzazione
veneta” dal punto di vista, appunto, della ricchezza prodotta dalle attività
che vi rientrano.

I dati delle fonti classiche a disposizione8 coprono l’arco temporale 1998-


2006. Tuttavia, è necessaria una precisazione: fino al 2002 essi fanno
riferimento al valore aggiunto ai prezzi base; dal 2003 in poi, invece, si
riferiscono al valore aggiunto ai prezzi correnti9. Per queste ragioni li
troveremo di seguito analizzati separatamente (Grafico 2.6 e 2.7) fatta
eccezione per l’ultima elaborazione (Grafico 2.8) che rappresenta in
termini percentuali il peso del valore aggiunto prodotto dai servizi sul
totale dell’economia. In quest’ultimo caso, pur se con una certa prudenza,
diventa plausibile ragionare per l’intero intervallo 1998-2006.

8
Stime dell’Istituto Tagliacarne su dati Istat
9
Valore aggiunto ai prezzi base: saldo tra produzione, valutata al netto delle imposte sui
prodotti e al lordo dei contributi ai prodotti (prezzi base) e consumi intermedi.
Valore aggiunto ai prezzi correnti: valore aggiunto ai prezzi base più le imposte sui
prodotti, IVA esclusa, e al netto dei contributi ai prodotti.

23
Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su stime dell’Istituto Tagliacarne su dati Istat

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su stime dell’Istituto Tagliacarne su dati Istat

In termini assoluti, si nota che il valore aggiunto prodotto dal terziario


regionale è in regolare aumento. La ricchezza prodotta dai servizi sembra
crescere anno dopo anno.
Dai 55.117 milioni di euro del 1998, il valore aggiunto ai prezzi
base del settore raggiunge nel 2002 i 69.371 milioni di euro,
registrando nel corso di quei quattro anni un incremento che
supera i 10.000 milioni.

24
Una simile crescita si può costatare anche per il periodo
successivo, che registra il passaggio da un valore aggiunto ai
prezzi correnti del 2003 pari a 68.759 milioni ai 78.518 milioni di
euro del 2006.

La situazione è leggermente differente se si prende in considerazione il


peso percentuale che il valore aggiunto dei servizi veneti riveste sul totale
della ricchezza prodotta dall’economia regionale:

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su stime dell’Istituto Tagliacarne su dati Istat

È corretto ricordare che quest’ultima elaborazione va interpretata con una


certa cautela, poiché il peso percentuale fino al 2002 è calcolato sul valore
aggiunto ai prezzi base (rapportato al totale del valore aggiunto ai prezzi
base regionale) mentre dal 2004 è calcolato su quello ai prezzi correnti
(rapportato al totale del valore aggiunto regionale ai prezzi correnti).

Nel complesso - e sempre fermo restando un incremento del valore


aggiunto in termini assoluti sia del terziario, sia dell'intera economia
regionale veneta - fino al 2002 l’incidenza del terziario sulla ricchezza
prodotta dall’economia regionale è aumentata: se nel 1998 costituiva il
61% della ricchezza prodotta nel Veneto, nel 2002 tale percentuale arriva
quasi al 64%. Negli anni seguenti tale crescita costante sembra arrestarsi;
tuttavia, tra il 2004 ed il 2006, con pochi decimi percentuali di differenza,
il valore aggiunto del terziario continua a rappresentare il 63% del
totale regionale: quasi i due terzi della ricchezza regionale
complessiva.

25
Come ribadiscono i dati presentati poco fa, dagli anni Novanta in poi il
settore terziario ha progressivamente acquisito maggiore importanza
all’interno dell’economia del Veneto. Diventa pertanto interessante
puntare l’attenzione proprio all’interno del settore, in modo tale da
poterne approfondire la composizione con cui si presenta inserito nella
regione.

2.2.2 L’offerta di servizi in Veneto

Dal 1991 al 2005: i dati Istat

Un primo ordine di considerazioni deriva dall’analisi dell’offerta di servizi e


del modo in cui la stessa si è evoluta nel corso degli anni presi in esame. A
tal proposito il Grafico 2.9 costituisce una radiografia dei servizi negli anni
1991, 2001 e 2005, a partire dal numero delle Unità Locali presenti sul
territorio regionale.

GRAFICO 2.9 - Composizione interna al settore dei servizi in


Veneto negli anni 1991, 2001 e 2005.
Confronto sulle UL

2005

2001

1991

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

G Commercio ingrosso e dettaglio; riparazione... H Alberghi e ristoranti


I Trasporti e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria
K Attività immobiliari, noleggio, informatica… M Istruzione
N Sanita' e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici,sociali e personali

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

Ciascuna delle tre barre rappresenta il settore terziario riferito all’anno


indicato; le porzioni colorate si riferiscono al peso di ogni comparto
all’interno del settore stesso; i comparti fanno a loro volta riferimento alla
classificazione Ateco 2002. Si noterà che nel grafico non compaiono il
comparto “L” (Pubblica amministrazione e difesa) ed il “P” (Servizi
domestici presso famiglie e convivenze); l’Istituto nazionale di Statistica
non li conteggia in quanto non rilevanti ai fini dell’analisi: la loro presenza
numerica è talmente esigua che nel complesso si può considerare
trascurabile.

26
Osservando l’evoluzione che la composizione interna ai servizi ha subito
durante gli anni considerati, l’elemento che maggiormente salta agli occhi
riguarda da un lato la diminuzione considerevole dell’offerta di
servizi interni al commercio - tanto quello all’ingrosso quanto quello al
dettaglio - e dall’altro lato il preponderante aumento dell’offerta dei
servizi, interni a quel famoso comparto K già citato in precedenza,
ovvero quello legato alle attività immobiliari, al noleggio, all’informatica,
alla ricerca e sviluppo, ai servizi professionali alle imprese.

Nel caso del commercio è interessante evidenziare che, se nel 1991


esso costituiva il 50,4% dei servizi presenti sul territorio regionale, dieci
anni dopo tale percentuale è diminuita di dieci punti raggiungendo il
39,9%. La perdita di incidenza media di un punto percentuale
all’anno è confermata anche dai dati del 2005: in questo caso il
commercio rappresenta infatti il 36,6% dei servizi regionali.
Al contrario il comparto dei servizi alle imprese registra di anno in
anno un sostanziale aumento sul totale dei servizi. Se nel 1991 ne
costituiva il 16,3%, nel 2001 raggiunge ben il 28,5% e nel 2005 il
32,3%: una crescita pressoché speculare alla diminuzione del
commercio.

Tutti gli altri comparti mantengono un’incidenza nel settore abbastanza


stabile, con variazioni di pochi punti percentuali che in questa sede non
esamineremo nel dettaglio.

Può al contrario essere opportuno focalizzare l’attenzione proprio


sull’offerta di servizi alle imprese10, al fine di comprendere appieno con
quali caratteristiche stia procedendo la notevole crescita che li ha visti
protagonisti dell’economia veneta degli ultimi decenni. Torniamo pertanto
a concentrarci sul fattore K. Il Grafico 2.10 consente di compiere alcune
valutazioni sull’andamento del peso di ciascun sottogruppo interno al
comparto K.

Come evidenziato dall’istogramma, l’unico gruppo di attività


economica ad aver registrato un aumento in termini di numero di
Unità Locali presenti sul territorio regionale è il codice K70, vale a
dire quello delle attività immobiliari. Queste ultime hanno registrato
una notevole crescita nel corso degli anni Novanta. Il loro peso relativo è
passato dal 14% del totale dei servizi alle imprese del 1991 al 23,2% del
2001; quattro anni più tardi la crescita di queste attività non si arresta,

10
I sotto-gruppi di attività interni al comparto K sono i seguenti:
- K70: attività immobiliari;
- K71: noleggio macchinari e attrezzature;
- K72: informatica e attività connesse;
- K73: ricerca e sviluppo;
- K74: alter attività professionali e imprenditoriali.

27
pur rallentando leggermente il ritmo, ed il loro peso relativo arriva a
costituire nel 2005 il 25,1% dei servizi alle imprese.

GRAFICO 2.10 - Incidenza dei singoli gruppi di attività economica


interni al settore K negli anni 1991, 2001 e 2005 nel Veneto.
Confronto sulle UL

73,3%
80%
64,6%63,6%
70%
60%
50%
40%
30% 23% 25%

20% 14% 10% 10% 9%

10% 3% 2% 2% 0% 1% 1%
0%
K 70 K 71 K 72 K 73 K 74
1991 2001 2005

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

L’altra considerazione di rilievo che il grafico suggerisce riguarda la


sostanziale flessione registrata dal codice K74, in sostanza
omnicomprensivo delle attività legali, della consulenza fiscale, degli studi
di architettura ed ingegneria, nonché dei servizi più specifici quali la
ricerca e selezione di personale, le pulizie, l’investigazione, la pubblicità. Si
tratta in effetti dell’asse portante del codice K che, nonostante la perdita
di incidenza relativa or ora citata, rimane comunque la componente più
consistente dell’intero comparto. Se nel 1991 si presentava (a livello di
presenza di Unità Locali) come il 73,3% del K totale, nel 2001 diminuisce
di quasi nove punti percentuali arrivando al 64,6%, riducendosi di un
ulteriore punto nel 2005 (63,6%).
Emerge un dato: il peso perduto da queste ultime attività (-10% su
tutto il periodo considerato) è quasi coincidente con quello in crescita
delle attività immobiliari (+11,1%).

Le variazioni delle altre attività interne al codice K risultano meno


rilevanti, aggirandosi tutte entro un punto percentuale nel corso dei
quattordici anni esaminati: un punto di meno sia per il K71 (Noleggio di
macchinari, attrezzature e beni) sia per il K72 (informatica e attività
connesse); (solo!) mezzo punto di più invece per il K73 (ricerca e
sviluppo).

Dal 2002 al 2007: i dati del Registro Imprese

Sulla base di queste ultime considerazioni può essere interessante


domandarsi quale sia stato il recente andamento dei gruppi di attività

28
economica K70 e K74, al fine di verificare se le macrotendenze registrate
sino al 2005 siano state regolari e costanti nel corso degli ultimi sei anni.

Come precisato nel paragrafo precedente, i dati relativi al Registro


Imprese non sono direttamente confrontabili con quelli dell’Istat; essi
infatti nella definizione delle imprese non includono i professionisti,
aspetto che ha inciso sostanzialmente nel peso del codice K74, essendo
tale gruppo composto da una percentuale non trascurabile di quella
categoria professionale.

Il Grafico 2.11 rappresenta l’evoluzione del numero di Unità Locali dei


sottogruppi interni al K dal 2002 al 2007 nella regione veneta (incidenza
calcolata sul totale dei servizi regionali inclusi nel codice K).
Così come era stato evidenziato poco fa, sono i gruppi di attività K70,
K74 e K72 quelli che di fatto costituiscono il comparto; del resto,
anche le tendenze di lungo periodo che il Grafico 2.10 metteva in luce
risultano confermate a seguito dell’analisi annuale relativa al periodo
2002-2007.
Il sottogruppo delle attività immobiliari K70 incrementa
regolarmente, con un ritmo medio di circa un punto percentuale
l’anno - la propria presenza territoriale in termini di Unità Locali:
se nel 2002 rappresentava il 42,9% dei servizi regionali, nel 2007 esso ne
diventa quasi la metà, raggiungendo il 48,1%.

GRAFICO 2.11 - Incidenza dei singoli gruppi di attività economica


interni al settore K dal 2002 al 2007 nel Veneto.
Confronto sulle UL
60%

50%

40% % K70 SU K
% K71 SU K
30% % K72 SU K
% K73 SU K
20% % K74 SU K

10%

0%
2002 2003 2004 2005 2006 2007

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati del Registro Imprese

Al contrario, le altre attività di servizi alle imprese incluse nel


gruppo K74 perdono progressivamente la propria incidenza
relativa, seppur con un ritmo più lento rispetto alla crescita di quella
del K70. Il codice K74 mentre costituiva il 36,8% del K totale nel 2002
passa al 34,7% del 2007.

29
Pur essendo una componente meno decisiva del settore K, anche il
codice K72 registra una leggera ma costante flessione.

Si confermano quindi le tendenze di lungo periodo che anche i dati Istat


avevano fatto emergere:
- l’incremento dell’offerta di servizi legati alle attività immobiliari;
- la diminuzione dell’offerta di altre attività di servizi alle imprese e di
quella delle attività informatiche;
- la leggera riduzione di offerta di servizi legati al noleggio;
- la lentissima (ma pur sempre presente) ascesa relativa dei servizi di
ricerca e sviluppo.

2.2.3 La domanda di servizi in Veneto

Le considerazioni che seguono nascono da un’indagine del 2005 condotta


da Unioncamere del Veneto sul campione di imprese partecipanti alla
rilevazione congiunturale trimestrale “VenetoCongiuntura”11. Al
questionario usuale, infatti, Unioncamere ha aggiunto in occasione della
rilevazione del IV trimestre 2005 due domande mirate ad indagare il
fabbisogno di servizi delle imprese della regione:

- nella prima si richiede all’azienda di indicare se durante il 2005 sono


state svolte una serie di funzioni (di cui si fornisce la lista completa)
specificando in caso affermativo le modalità di gestione (interna
all’azienda o parzialmente/totalmente esterna);

- nella seconda si richiede una previsione per il 2006 relativa a quali


funzioni si prospettano particolarmente strategiche per lo sviluppo
aziendale.

Le funzioni indicate tra le possibilità sono proprio quelle che compongono


il terziario avanzato e fanno pertanto riferimento a tutti quei servizi alle
imprese che sono di completamento e supporto al settore primario, ma
soprattutto a quello secondario. Si tratta ormai di servizi
indispensabili per una gestione d’impresa efficace ed efficiente; è
stato quindi interessante verificare se le industrie venete tendono
a delegare queste operazioni all’esterno o, al contrario, ad
assorbirle internamente al contesto aziendale.

In breve si elencano di seguito le voci previste dal questionario:

• Ricerca, sviluppo e innovazione;


• Credito, bandi e finanziamenti;
• Marketing e comunicazione;

11
L’indagine del 2005 fa riferimento ad un campione di imprese manifatturiere aventi
almeno 10 addetti.

30
• Supporto all’import/export;
• Controllo qualità e certificazione prodotti;
• Ambiente e sicurezza sul lavoro;
• Contabilità e paghe;
• Gestione fiscale e legale;
• Risorse umane e formazione;
• Trasporti e logistica;
• Reti informatiche e sistemi informativi;
• Manutenzione impianti.

Le risposte del campione inducono a compiere alcune riflessioni.


Innanzitutto sono pochissime - una percentuale inferiore al 7% - le
aziende che non prevedono né all’interno né all’esterno lo
svolgimento di alcune funzioni basilari, quali quelle connesse
all’ambiente e alla sicurezza sul lavoro, alla contabilità e paghe,
alla gestione fiscale e legale, alla manutenzione degli impianti (che
possono comportare, se non vengono svolte, precise sanzioni).

Il dato evidenzia una volontà da parte delle imprese venete di


rispettare le normative e di tenere in costante considerazione gli
standard minimi da garantire; sarebbe a questo punto significativo
domandarsi se i servizi sopra indicati sono orientati soprattutto a
soddisfare sotto il profilo formale i requisiti richiesti dalle normative,
appunto per evitare sanzioni, o se invece sono stati sviluppati
indipendentemente dagli obblighi di legge, coerentemente con
un’effettiva politica di cultura di servizio.

Le percentuali di aziende che non contemplano alcune funzioni (né


internamente, né esternamente) aumentano se si prendono in esame i
servizi un po’ più complessi, ma non per questo meno indispensabili
alla competitività dell’azienda stessa.
Sono il 14,9% le aziende che non prevedono servizi legati ai trasporti e
alla logistica, il 20% quelle che non prevedono lo svolgimento o l’uso di
servizi connessi alle reti informatiche e ai sistemi informativi, il
31,7% quelle che non considerano minimamente lo svolgimento di
funzioni legate alle risorse umane ed alla formazione, il 32,5% quelle
che non contemplano servizi di controllo qualità e certificazione di
prodotti. Le percentuali diventano ancora più alte se si prendono in
considerazione servizi come la ricerca e lo sviluppo (42,2% di aziende
che non li considera) il marketing e la comunicazione (44,4%) il
credito, bandi e finanziamenti (51,7%) ed il supporto all’import/export
(62%).

Di fronte a questi numeri all'analista non freddo si impone una domanda,


relativa ai modi più efficaci per sensibilizzare le aziende a riguardo; vale a
dire, come sia possibile rendere gli imprenditori consapevoli
dell’utilità di tali servizi in ottica di lungo periodo.

31
In realtà, dando uno sguardo alle risposte al secondo quesito – quello che
fa riferimento ad una previsione su tali servizi per l’anno 2006 – risulta
che nella maggior parte dei casi gli imprenditori veneti sono
sostanzialmente consci dell’importanza di svolgere queste funzioni
(siano esse “acquistate” all’esterno o assorbite dall’azienda).
La percentuale di rispondenti che per ciascuna funzione esprime un
giudizio di completo disinteresse è di poco inferiore al 15%.
La maggioranza di essi, al contrario, dichiara di considerare abbastanza o
molto importante lo svolgimento dei servizi indicati: alla luce di queste
dichiarazioni sembra si possa sostenere che la consapevolezza riguardo
alla loro importanza non manchi. Se in realtà così è, è lecito attendersi un
progressivo aumento degli investimenti delle aziende venete orientato ai
servizi avanzati.

Sia concessa a questo punto una considerazione.

Alla luce dei dati emergenti, sembra evidente che la domanda di


servizi in Veneto necessiti di una decisa spinta in grado di
accrescerne il dinamismo. Un punto cruciale può essere quello di
insistere sui vantaggi effettivi che le imprese trarrebbero da determinati
investimenti.

Il settore della ricerca, sviluppo e innovazione, per esempio, è per


definizione dedito al mutamento continuo e al costante aggiornamento; è
evidente che, in un contesto turbolento come è l'attuale, le imprese
poterebbero trarre benefici dal dedicarvi maggiore attenzione. Maggiori
approfondimenti in questa direzione promettono l'individuazione di spazi
nuovi e di un conseguente incremento di competitività. E' vero d'altro
canto che in questo ambito, così specialistico ed intangibile, non è facile
né opportuno improvvisarsi esperti. Ma se questo non può essere richiesto
ai singoli imprenditori, appare invece opportuno enfatizzare ed incentivare
la formazione di figure professionali capaci di tradurre la ricerca
scientifica in applicazioni tecniche. Sono tali applicazioni direttamente
funzionali alle attività dell'impresa le leve su cui l’imprenditore di una PMI
può investire. E ciò proprio perché è sulla base di tale aderenza al
concreto che può giudicarne la potenziale utilità per il proprio business.
Incentivare quindi lo scambio tra questa categoria di esperti e gli
imprenditori può davvero essere il punto di partenza per
imprimere nuovo slancio alla ricerca.

Quanto al controllo della qualità e alla certificazione dei prodotti,


elemento oggi imprescindibile nell'interscambio aziendale interno ed
internazionale, la direzione auspicabile va verso la diffusione di una
cultura della qualità. Si tratta non tanto di garantire determinati requisiti
formali “per evitare sanzioni”, quanto piuttosto di adottare un

32
atteggiamento aperto al miglioramento continuo tanto
dell’efficienza quanto dell’efficacia della prestazione aziendale.

Il marketing e la comunicazione - concetti cardine dell’economia


contemporanea - sono pilastri su cui hanno puntato con successo le
imprese che hanno realizzato l’espansione dei propri mercati e la
trasmissione di un’immagine di trasparenza ed incisività dei propri
fattori competitivi aziendali.
Commissionare indagini di mercato, volte ad anticipare le tendenze della
domanda, sembra essere tuttora una strategia considerata riservata alle
poche grandi aziende capaci di sostenerne i costi. Ma anche le aziende più
piccole potrebbero puntare su questa leva, magari stringendo tra loro
alleanze: gruppi di imprenditori, dopo opportune valutazioni,
potrebbero aggregarsi per promuovere indagini di settore,
dividendone poi tanto i costi d'investimento quanto i benefici.
Analogo atteggiamento potrebbe valere in relazione ad un altro punto
cruciale: l’internazionalizzazione. Il ricorso sia a studi di mercato sia a
consulenze specifiche per acquisire le competenze fiscali, contrattuali,
legali…. relative ai potenziali nuovi mercati si propone come un elemento
necessario ed ineludibile.

Il continuo ammodernamento in tema di trasporti e logistica costituisce


d'altro canto un'ulteriore fronte di sfida per le aziende. Ma un'efficace
politica orientata alla specializzazione in questo ambito appare
promettente, sotto il profilo sia del contenimento dei costi, sia
nell'incremento di produttività strutturale, tanto nelle fasi di
trasformazione quanto in quelle di distribuzione del prodotto.

Sembra ovvio affermarlo, ma una forte e continua determinazione


nell’aggiornamento in tema di reti e sistemi informativi porta con sé
ulteriori incrementi di produttività, mediante l’ottimizzazione di tempi e
costi.

Anche l’innovazione continua implica un dispendio sia economico


sia umano (in termini di energie di apprendimento); ma il punto
cruciale risiede nella lungimiranza del vantaggio competitivo che si
riuscirà ad acquisire in prospettiva futura, proprio in virtù
dell’approccio scelto.

“Innovare ciò che è nuovo” diventa la parola d’ordine di chi ha la


volontà di fare la differenza e di presentarsi al mercato come propulsore di
cambiamento e, in quanto tale, con un valore aggiunto che i concorrenti
(probabilmente per poco) non possiedono ancora.
È questo un vero e proprio specifico a p p r o c c i o mentale.
L’aggiornamento continuo e la partecipazione ad iniziative, seminari,
workshop, inerenti il proprio ambito d’azione si presentano quali spunti
utili ad accogliere nuovi stimoli ed idee.

33
Fattore principe a valenza multipla, propedeutico allo sviluppo di un tale
nuovo approccio mentale è evidentemente la formazione nella sua
formulazione più corretta, che pure si colloca a pieno titolo nell'ambito dei
servizi alle impresa.

Sono sempre più le persone il vero e proprio motore di qualsiasi realtà


aziendale. È sulle persone che ha maggior senso per le imprese investire
al fine di costruire i presupposti per una continuità competitiva ed
un piano di sviluppo futuro. Un singolo imprenditore può essere
geniale, quindi artefice di grandi successi; oggi tuttavia, se non si
avvalga di collaboratori fidati che condividano con lui il progetto
imprenditoriale, la visione, un approccio manageriale alla gestione,
troverà inequivocabilmente più difficoltà che i suoi colleghi in passato.
Innovazione e qualità totale sono due concetti sinergici che, se
sviluppati l’uno in sintonia con l’altro, si fertilizzano
reciprocamente.

2.2.4 Servizi e occupazione in Veneto

Sullo stesso binario delle tendenze registrate nella regione in relazione


all’offerta di servizi, corrono anche quelle che concernono i mutamenti
legati al mercato del lavoro. È del resto prevedibile che al variare del
numero di imprese terziarie presenti sul territorio si modifichi anche il
numero di addetti impiegati nel settore. Nei seguenti paragrafi cercheremo
di vedere quali dinamiche hanno caratterizzato il settore nel corso degli
ultimi decenni.

Dal 1991 al 2005: i dati Istat

Come già riscontrato per il numero di Unità Locali, anche per quanto
riguarda gli addetti la terziarizzazione si presenta caratterizzata da due
dinamiche preponderanti, evidenziate dal Grafico 2.12: da un lato la
progressiva diminuzione del peso degli addetti del comparto del
commercio, dall’altro il sostanziale aumento di quello degli addetti
al comparto K dei servizi alle imprese.

34
GRAFICO 2.12 - Composizione interna al settore dei servizi in
Veneto negli anni 1991, 2001 e 2005.
Confronto sugli addetti

2005

2001

1991

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

G Commercio ingrosso e dettaglio; riparazione... H Alberghi e ristoranti


I Trasporti e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria
K Attività immobiliari, noleggio, informatica… M Istruzione
N Sanita' e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici,sociali e personali

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

Nel primo caso, mentre nel 1991 gli occupati nel commercio
rappresentavano il 44,2% degli addetti del totale di settore, nel 2001 sono
diminuiti di quasi 8 punti percentuali arrivando a quota 36,5%. La discesa
prosegue anche negli anni successivi, raggiungendo nel 2005 al 33,8%
degli occupati del terziario. Il ritmo di decrescita ha subito negli
ultimi anni un leggero rallentamento, ma non sufficientemente
consistente da consentire ipotesi di arresto per il futuro prossimo.

Nel secondo caso possiamo notare che, a fronte di un dato del 1991 che
registra nel comparto K il 15% degli addetti del terziario, il 2001 si chiude
con un aumento considerevole degli occupati nei servizi alle imprese: essi
raggiungono il 23,9% degli addetti del settore. Il trend positivo del resto
continua anche in seguito e nel 2005 questo gruppo registra un
incremento di quasi altri due punti percentuali, arrivando a rappresentare
il 25,6% degli addetti del terziario. In quest’ultimo caso tuttavia va notato
che il ritmo medio di crescita dal 2001 al 2005 ha subito un
rallentamento abbastanza rilevante, il che può indurre a ipotizzare
un progressivo assestamento degli addetti del comparto nei
prossimi anni.

Questo rallentamento proprio del comparto K è in effetti stato compensato


da un lieve aumento degli addetti nella sanità e negli altri servizi
sociali, che ad ogni modo è meritevole di attenzione. Gli addetti a questo
comparto sono aumentati nel periodo 1991-2001 di meno di mezzo punto
percentuale, registrando quindi un ritmo di crescita annuale pari ad
appena lo 0,04%. Il cambio di registro è evidente negli ultimi anni
considerati, quando dal 3,4% del 2001 passano a rappresentare nel 2005
il 5,1% degli addetti ai servizi: un aumento percentuale nell’arco dei

35
quattro anni considerati pari a +1,6%, che comporta pertanto un ritmo di
crescita medio dello 0,4% annuo.

Così come avvenuto per l’offerta di servizi, anche per gli addetti vale la
pena di analizzare nel dettaglio la composizione percentuale interna al
comparto K dei servizi alle imprese, proprio per la rilevanza e la costanza
della sua crescita. Il Grafico 2.13 si propone per l’appunto questo
obiettivo.

Diversamente da quanto visto per le Unità Locali, in questo caso le


dinamiche interne al comparto sono meno evidenti. La più sostanziale è il
costante aumento degli occupati del gruppo K70 delle attività
immobiliari, che passano dal costituire il 9,1% dell’intero comparto K del
1991 al 14,6% del 2001 ed al 15,8% del 2005. Gli addetti del comparto
K 7 4 degli altri servizi professionali alle imprese registra invece un
andamento incostante: sembrerebbe che, se dal 1991 al 2001 i
relativi addetti sono diminuiti, passando dal 72,8% al 67,7% del totale
del comparto K, a partire dal 2001 la tendenza si sia invertita,
recuperando un po’ del terreno perduto e raggiungendo quota 69,2% nel
2005. Questa ripresa sul numero di addetti del comparto K74 si è
verificata nonostante la diminuzione del numero di Unità Locali di
tale comparto registrata nel medesimo arco temporale, dato che fa
presumibilmente ipotizzare un trend di aumento della densità di tali
occupati per UL.
GRAFICO 2.13 - Incidenza dei singoli gruppi di attività economica
interni al settore K negli anni 1991, 2001 e 2005 nel Veneto.
Confronto sugli addetti
73%
80% 68% 69%

70%
60%
50%
40%
30%
15% 16% 16% 16% 13%
20%
9%
10% 2% 1% 1% 1% 1% 1%

0%
K 70 K 71 K 72 K 73 K 74

1991 2001 2005

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

36
3. LA TERZIARIZZAZIONE NELLA PROVINCIA DI VICENZA

Quanto emerso fino a questo momento, ci ha portato a comprendere più a


fondo quanto la matrice industriale sia decisiva per l’economia della
regione veneta. Nonostante le evidenti spinte alla terziarizzazione, il
quadro economico del Veneto rimane fortemente ancorato
all’industria manifatturiera; come si potrà constatare, Vicenza
costituisce l’emblema di questa tendenza, rappresentando una delle
province a maggior vocazione industriale dell’intera regione. È per questa
ragione che lo sviluppo del settore dei servizi non può prescindere
da questa peculiarità, e si vedrà in effetti che la stessa impronta del
terziario vicentino è funzionale a tale tessuto produttivo.

Il primo passo per procedere all’analisi della terziarizzazione a Vicenza,


sarà allora quello di inserirla all’interno del più ampio contesto regionale;
lo scopo di questa operazione sarà quello di capire con maggiore
precisione se ed in quale misura il quadro di Vicenza sia coerente o al
contrario in controtendenza rispetto a quello del Veneto.

3.1 Veneto vs. Vicenza

Il confronto tra le due realtà territoriali verrà condotto, così come è stato
fatto per quello tra Italia e Veneto, attraverso l’analisi della rilevanza del
settore terziario sul complesso dell’economia (veneta da un lato, vicentina
dall’altro); tale incidenza verrà quindi confrontata sia sul numero di Unità
Locali presenti nei territori, sia su quello degli addetti del settore.

3.1.1 Il terziario tra il 1991 e il 2005

Quando, nel capitolo precedente, l’incidenza del settore terziario nel


Veneto è stata messa a confronto con quella in Italia, il quadro che ne è
emerso è stato quello di una regione sicuramente investita da una
terziarizzazione dell’economia non trascurabile, ma tuttavia ancora
saldamente legata alla sua storica esperienza manifatturiera. Si è infatti
potuto constatare che il peso del terziario nel Veneto è da anni
costantemente inferiore a quello registrato dalla media nazionale,
nonostante la differenza stia progressivamente diminuendo. Un rapporto
molto simile si ripropone anche tra Vicenza ed il Veneto: nella provincia in
esame, il fenomeno terziarizzazione è senza dubbio presente e
tangibile, ma in misura minore rispetto alla media regionale. Il
Grafico 3.1 opera un confronto tra le due realtà territoriali sulla base delle
Unità Locali presenti negli anni 1991, 2001 e 2005 (dati Istat).

L’istogramma è chiaro: il settore terziario a Vicenza aumenta di anno in


anno il proprio peso sull’economia della provincia, ma senza registrare i

37
medesimi livelli che caratterizzano la media regionale. In questo senso
la tendenza di Vicenza si discosta da quella della regione, che
come già visto negli ultimi decenni sta riducendo la propria diversità
rispetto alla media italiana.

GRAFICO 3.1 - Incidenza dei servizi in Veneto e a Vicenza negli anni


1991, 2001 e 2005 - Confronto sulle Unità Locali

72%
70%
68%
66%
64%
62%
60%
58%
56%
1991 2001 2005
% UL servizi Veneto % UL servizi Vicenza

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

Fermo restando un incremento in valori assoluti costante, nel 1991 le


Unità Locali del terziario costituiscono in Veneto il 64,6% di quelle totali,
contro un dato vicentino del 61,2%. Dieci anni più tardi entrambe le
percentuali sono aumentate: le Unità Locali dei servizi regionali
rappresentano il 68,4% del totale, mentre quelle di Vicenza il 64,9%. Il
2005 infine dimostra una conferma della stessa tendenza, ovvero un
aumento di entrambe le quote, a riprova della terziarizzazione comunque
in corso, ma del resto un mantenimento della differenza relativa che
connota l’economia della provincia veneta da quella regionale: se in
Veneto le Unità Locali dei servizi sono diventate il 70,5%, a Vicenza sono
il 67,3%, rispetto al totale veneto.

L’elemento di interesse per lo scopo della nostra analisi non sta


tanto nella differenza in sé, di 3 punti percentuali, quanto
piuttosto nella costanza con cui essa si riproduce negli anni. Se nel
1991 lo scarto tra Veneto e Vicenza era del 3,45%, nel 2005 esso è
rimasto pressoché immutato (3,48%).

Si ripresenta la stessa tendenza anche analizzando gli occupati dei servizi


nelle due aree (Grafico 3.2).
Se in Veneto nel 1991 gli addetti ai servizi costituivano il 44,6% degli
occupati regionali, a Vicenza essi rappresentavano il 35% degli occupati
della provincia; la terziarizzazione compie comunque il suo corso, e gli

38
anni seguenti vedono di conseguenza un incremento del peso degli addetti
ai servizi: nel 2001 essi raggiungono il 39,3% degli occupati e nel 2005 il
43,9% (contro percentuali regionali rispettivamente pari al 48,8% nel
2001 e al 53,8% nel 2005). In questo caso non solo il connotato di
diversità permane, ma si incrementa: se nel 1991 Vicenza era sotto la
media regionale di 9,5 punti percentuali, nel 2005 la differenza è
aumentata di 0,4 punti, arrivando pertanto ad uno scarto del 9,8%.

GRAFICO 3.2 - Incidenza dei servizi in Veneto e a Vicenza negli


anni 1991, 2001 e 2005 - Confronto sugli addetti

60%
55%
50%
45%
40%
35%
30%
25%
20%
1991 2001 2005
% addetti servizi Veneto % addetti servizi Vicenza

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

3.1.2 Il terziario tra il 2002 e il 2007

Il confronto dell’andamento annuo dal 2002 evidenzia alcune tendenze di


rilievo: in primo luogo il progressivo uniformarsi alla media regionale
dell’economia della provincia, in relazione ai servizi in senso
esteso; in secondo luogo, come avvenuto anche per il confronto tra
Veneto e Italia, l’evidente incidenza delle attività economiche
connesse ai servizi alle imprese (codice K) per l’economia
vicentina, che in questo caso registra percentuali al di sopra della
media regionale. Ancora una volta quindi si notano due tendenze
contrapposte per i servizi in senso esteso e per quelli alle imprese.

I servizi in generale

Se consideriamo le Unità Locali, il Grafico 3.3 dimostra in modo esaustivo


che gli anni appena trascorsi hanno segnato la graduale assimilazione di
Vicenza alla media regionale. Se nel 2002 le Unità Locali dei servizi
costituivano praticamente la metà di quelle regionali, a fronte di un dato
vicentino del 49%, nel 2007 i due valori differiscono di soli 0,3 punti
percentuali (53,4% in Veneto, 53,34% a Vicenza). In particolare, si

39
direbbe che lo scatto decisivo in direzione di questo avvicinamento
sia avvenuto a partire dal 2004.

Lo sguardo agli occupati nei servizi porta a considerazioni leggermente


differenti: nel 2002 gli addetti ai servizi nel Veneto costituivano il 58,4%
di quelli totali della regione, contro un dato provinciale del 47,8% (vedi
Grafico 3.4). Cinque anni più tardi la differenza tra le due aree territoriali
è diminuita: in Veneto gli addetti al settore terziario sono il 57,6% degli
addetti totali regionali, a Vicenza il 51,07% degli addetti provinciali. Si
direbbe che l'assimilazione di Vicenza rispetto al Veneto proceda,
oltre che con andamento più altalenante, anche a ritmo meno
intenso per gli addetti rispetto che per le Unità Locali. Del resto
anche la precedente analisi - che, ricordiamolo, faceva comunque
riferimento a dati non direttamente confrontabili a questi - aveva messo in
evidenza una differenza nell’andamento delle due grandezze, tanto
che nel caso degli addetti la differenza dal 1991 al 2005 era aumentata,
seppur di poco.

GRAFICO 3.3 - Peso dei servizi sull'economia in Veneto e a Vicenza tra il


2002 e il 2007 - Confronto sulle Unità Locali

54%
53%
52%
51%
50%
49%
48%
47%
46%
2002 2003 2004 2005 2006 2007
Peso % UL servizi Veneto Peso % UL servizi Vicenza

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati del Registro Imprese

40
GRAFICO 3.4 - Peso dei servizi sull'economia in Veneto e a Vicenza tra il 2002
e il 2007 - Confronto sugli addetti

65%

60%

55%

50%

45%

40%

35%

30%
2002 2003 2004 2005 2006 2007

Peso % addetti Veneto Peso % addetti Vicenza

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Contabilità Nazionale e Forze di


Lavoro)

Il fattore K

Protagonisti della terziarizzazione vicentina sono senza dubbio i servizi


alle imprese, a conferma del fatto che, come ci si poteva
ragionevolmente attendere, la terziarizzazione non poteva che
essere funzionale alla matrice industriale di questa provincia
veneta.

In effetti, i dati dell’analisi delle Unità Locali (Grafico 3.5) collocano


Vicenza al di sopra della media regionale.

L’arco temporale 2002-2007 è stato caratterizzato da una crescita


di incidenza delle attività relative al codice K sul totale dei servizi,
tanto in Veneto quanto a Vicenza.

Nel caso delle Unità Locali il confronto del 2002 vede il Veneto con 19,9%
delle Unità Locali appartenenti ai servizi alle imprese, contro un dato
vicentino del 21,7%; nel 2007 le due percentuali, entrambe aumentate,
hanno raggiunto rispettivamente il 23,1% ed il 24,7%, diminuendo lo
scarto di 0,3 punti percentuali (vedi Tabella 3.1).

41
GRAFICO 3.5 - Peso del settore K sul totale dei servizi in Veneto e a
Vicenza tra il 2002 e il 2007 - Confronto sulle Unità Locali

27%

25%

23%

21%

19%

17%

15%
2002 2003 2004 2005 2006 2007
Peso % UL K Veneto Peso % UL K Vicenza

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati del Registro Imprese

Tabella 3.1

PESO % UL K VENETO PESO % UL K VICENZA SCARTI ANNUI


2002 19,88% 21,75% 1,87%
2003 20,56% 22,38% 1,82%
2004 21,20% 22,93% 1,73%
2005 21,92% 23,69% 1,76%
2006 22,58% 24,19% 1,61%
2007 23,13% 24,69% 1,56%

La tradizione costituita dalla produzione industriale è destinata a


rappresentare un fattore decisivo per lo sviluppo economico
futuro di Vicenza, in misura leggermente superiore a quanto non lo sia
per l’intera regione veneta. Di tutti i servizi esistenti sono proprio
quelli alle imprese che consentono l’aumento di incidenza
dell’intero settore sull’economia.

Analizzare nel dettaglio l’evoluzione del codice K diventa pertanto


essenziale per poter comprendere appieno la direzione intrapresa dalla
terziarizzazione vicentina.

3.2 Il quadro provinciale

3.2.1 Il valore aggiunto del terziario a Vicenza

L’analisi della ricchezza prodotta dal settore dei servizi nella provincia di
Vicenza è certamente un elemento che contribuisce a valutarne il livello di
terziarizzazione.

42
Come avvenuto per il Veneto, si analizzano di seguito separatamente le
serie storiche 1998-2002 (Grafico 3.6) e 2003-2006 (Grafico 3.7) facendo
esse riferimento rispettivamente al calcolo del valore aggiunto ai prezzi
base e a quello ai prezzi correnti.

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su stime dell’Istituto Tagliacarne su dati Istat

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su stime dell’Istituto Tagliacarne su dati Istat

Anche la crescita della ricchezza prodotta dal terziario vicentino appare


costante, tanto dal 1998 al 2002, quanto dal 2003 al 2005. Se si

43
considera l’intero intervallo temporale 1998-2002 si può notare che, nel
corso dei quattro anni considerati, il valore aggiunto ai prezzi base
prodotto dai servizi a Vicenza passa dagli 8.801 milioni di euro ai 10.888.
Di notevole entità, inoltre, l’incremento registrato dal valore aggiunto ai
prezzi correnti tra il 2003 ed il 2004: dai 10.856 agli 11.678 milioni di
euro. Tale andamento crescente, registratosi anche nel 2005, subisce un
arresto nel 2006, anno in cui il valore aggiunto ai prezzi correnti si
presenta leggermente in calo, pur mantenendosi nell’ordine degli 11.800
milioni di euro.

Il Grafico 3.8 confronta il peso percentuale del valore aggiunto prodotto


dal settore terziario vicentino sul totale dell’economia della provincia con
quello regionale. Come è stato precisato anche per l’analisi regionale,
questa elaborazione va interpretata con una certa cautela, poiché il peso
percentuale fino al 2002 è calcolato sul valore aggiunto ai prezzi base
(rapportato al totale del valore aggiunto ai prezzi base regionale e
provinciale) mentre dal 2004 è calcolato su quello ai prezzi correnti
(rapportato al totale del valore aggiunto regionale e provinciale ai prezzi
correnti):

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su stime dell’Istituto Tagliacarne su dati Istat

Ne emergono alcune considerazioni:

- il terziario vicentino sembra dimostrarsi meno incidente sulla produzione


di ricchezza provinciale, rispetto alla media regionale: anche considerando
la punta di massima incidenza – riferita al 2002 – ad un peso regionale del
64% si contrappone un dato provinciale inferiore di quasi dieci punti
percentuali (55%);

44
- l’andamento complessivo fino al 2004 è simile per entrambe le serie: ad
un aumento costante fino al 2002 fa seguito una leggera flessione nel
2004. Mentre tuttavia in Veneto il peso del valore aggiunto prodotto dai
servizi nel 2006 registra una ripresa, nel caso di Vicenza si nota nello
stesso anno un’ulteriore diminuzione, che porta il valore aggiunto del
terziario a rappresentare per la provincia veneta il 54% della ricchezza
complessiva prodotta, quasi il 10% in meno rispetto alla media regionale.
Il peso percentuale del valore aggiunto prodotto dal terziario sembra al
contrario essere recuperato dal settore secondario che, come evidenziato
nel Grafico 3.9, registra tra il 2002 ed il 2006 un lieve aumento della
propria incidenza sulla produzione di ricchezza della provincia.

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su stime dell’Istituto Tagliacarne su dati Istat

3.2.2 L’offerta di servizi a Vicenza

Un punto di partenza chiave per poter ragionare sulla terziarizzazione di


Vicenza è capire in che misura i servizi siano presenti sul territorio e quali
siano stati negli ultimi decenni i mutamenti che maggiormente hanno
inciso sull’offerta degli stessi nella provincia.

Dal 1991 al 2005: i dati Istat

Diamo uno sguardo al Grafico 3.10. I tre anni presi in considerazione -


1991, 2001 e 2005 - rilevano, in linea con l’andamento della regione,
alcune tendenze particolarmente evidenti.

- La prima di queste è quella alla progressiva diminuzione della


presenza di Unità Locali appartenenti alle attività di commercio,

45
tanto all’ingrosso quanto al dettaglio: se nel 1991 esse rappresentavano il
50% delle imprese del terziario, dopo quattordici anni, nel 2005, hanno
subito una diminuzione del 13%, costituendo il 36,9% delle totali Unità
Locali di servizio.

- La seconda tendenza, speculare alla prima, fa riferimento all’aumento


costante registrato dalle attività dei servizi alle imprese (codice K):
se nel 1991 esse rappresentavano il 17,6% delle Unità Locali terziarie
presenti nella provincia, dieci anni dopo, nel 2001, esse sono quasi
raddoppiate, raggiungendo una percentuale del 30,2%, incrementatasi
ulteriormente nei quattro anni successivi alla fine dei quali è arrivata a
quota 33,9%. Il decennio 1991-2001 è stato decisivo rispetto allo
sviluppo del comparto, con una crescita media di più di un punto
percentuale all’anno.

- Una terza tendenza, meno lampante ma comunque degna di essere


menzionata, fa riferimento al lento ma continuo aumento di Unità
Locali connesse al comparto N, vale a dire le attività di sanità ed
altri servizi sociali. Mentre nel 1991 costituivano il 4,3% delle Unità
Locali dei servizi, esse sono passate a rappresentarne il 4,6% nel 2001 ed
il 5,4% nel 2005, registrando negli ultimi quattro anni considerati
una certa accelerazione nel loro sviluppo. Pur trattandosi di un
aumento di un solo punto percentuale in quattordici anni, quello della
sanità e degli altri servizi sociali va comunque segnalato in quanto unico
comparto, oltre al comparto K, a registrare nel periodo considerato un
aumento costante della propria offerta di servizi.

GRAFICO 3.10 - Composizione interna al settore dei servizi a


Vicenza negli anni 1991, 2001 e 2005 -
Confronto sul numero di Unità Locali

2005

2001

1991

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%
G Commercio ingrosso e dettaglio; riparazione... H Alberghi e ristoranti
I Trasporti e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria
K Attività immobiliari, noleggio, informatica… M Istruzione
N Sanita' e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici,sociali e personali

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

46
Emersa ancora una volta la pregnanza del comparto K dei servizi alle
imprese nello sviluppo complessivo del settore terziario a Vicenza, diviene
di notevole interesse l’analisi più dettagliata dell’evoluzione dei sottogruppi
che lo compongono (Grafico 3.11).

Il comparto immobiliare K70 è il solo a registrare una crescita


degna di nota: mentre costituiva il 14,4% dei servizi alle imprese nel
1991, arriva nel 2005 a rappresentarne il 27,4%, quasi raddoppiando la
sua incidenza interna al comparto.

Anche la ricerca e sviluppo, il comparto K73, aumenta il proprio peso,


ma di soli 0,2 punti percentuali sul totale dei quattordici anni esaminati:
dallo 0,7% del 1991 passa allo 0,7% del 2001, rimanendo invariato anche
nel 2005.

Significativo al contrario il percorso rilevato dal comparto K74 dei servizi


professionali alle imprese: mentre costituiva il 73,2% delle attività K nel
1991, arriva nel 2005 a rappresentarne il 60,9%, registrando un leggero
rallentamento della sua riduzione percentuale negli ultimi quattro
anni, vale a dire dal 2001 in poi.

Diminuita risulta, seppur in misura inferiore, l’incidenza del comparto


K71, quello relativo al noleggio: dal 1,9% del 1991 arriva al 1,7% del
2005, passando per un 1,6% del 2001.

Più discontinuo l’andamento del comparto informatico K72: dopo un


aumento del proprio peso dello 0,2% tra il 1991 ed il 2001, decresce dello
0,7% tra il 2001 e il 2005.

GRAFICO 3.11 - Incidenza dei singoli gruppi di attività economica interni


al settore K negli anni 1991, 2001 e 2005 a Vicenza.
Confronto sulle UL

80% 73%

70% 61% 61%

60%
50%
40% 27%
26%
30%
14%
20% 10% 10% 9%

10% 2% 2% 1%
2% 1% 1%

0%
K 70 K 71 K 72 K 73 K 74
1991 2001 2005

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

47
Dal 2002 al 2007: i dati del Registro Imprese

Gli ultimi cinque anni, sulla base della fonte amministrativa, rilevano una
diffusa tendenza all’incremento, o quanto meno alla stabilità, riguardo il
numero di Unità Locali dei comparti dei servizi alle imprese (Grafico 3.12);
il solo ad avere un andamento costantemente in riduzione è il
comparto informatico K72, che mentre costituiva il 17,6% dei servizi
appartenenti al codice K nel 2002 arriva a rappresentarne il 14,7% nel
2007.

GRAFICO 3.12 - Incidenza dei singoli gruppi di attività economica


interni al settore K dal 2002 al 2007 a Vicenza.
Confronto sulle UL

60%

50%

40% % K 70 SU SERVIZI K
% K 71 SU SERVIZI K
% K 72 SU SERVIZI K
30% % K 73 SU SERVIZI K
% K 74 SU SERVIZI K
20%

10%

0%
2002 2003 2004 2005 2006 2007

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati del Registro Imprese

Viceversa, rileva un aumento relativo ben definito il comparto K70


delle attività immobiliari, che dal 48% del 2002 arriva al 50,7% di Unità
Locali del comparto nel 2007.

Gli altri tre comparti hanno un andamento meno definito: anno


dopo anno le variazioni percentuali sono minime, in alcuni casi positive, in
altri negative:

- le attività di noleggio appartenenti al codice K71 registrano costanti


incrementi annuali nel numero di Unità Locali: dal 2,9% del 2002 al
3,1% del 2007;

- quelle di ricerca e sviluppo si dimostrano complessivamente


aumentate (se consideriamo l’intero intervallo che va dal 2002 - in cui
rappresentano lo 0,3% delle Unità Locali dei servizi K - al 2007 – in cui
ne rappresentano lo 0,4%). Tuttavia, se analizziamo l’andamento con
maggiore attenzione, possiamo notare che fino al 2004 è stato
tendenzialmente in riduzione e che solamente a partire dal 2005

48
questo gruppo di attività ha iniziato ad aumentare la propria
incidenza nel comparto. Si ricorda comunque che si tratta di variazioni
situate nell’ordine dei decimi di punto percentuale, pertanto non tali da
poter modificare le sorti del comparto nel futuro prossimo;

- l’andamento del gruppo K74 dei servizi professionali alle imprese si


presenta in riduzione fino al 2005 ma in ripresa dal 2006. Nel 2002
costituisce infatti il 31,2% delle Unità Locali dell’intero codice K; i dati al
2005 lo trovano sceso al 30,6%, mentre nel 2007 rimonta di qualche
decimo raggiungendo il 31,1%: nel complesso, rispetto al primo estremo
dell’intervallo considerato - il 2002 - l’offerta di servizi alle imprese si può
dire sia rimasta pressoché stabile (la variazione registrata è del -0,06%).

Il dinamismo del settore dal 2002 al 200712

Per completare il quadro relativo all’offerta di servizi a Vicenza è utile


prendere in considerazione il dinamismo del settore, ovvero l’andamento
delle imprese terziarie in relazione al numero di iscrizioni e cessazioni
annue.

La Tabella 3.2 presenta il numero di imprese che ogni anno si sono iscritte
al Registro Imprese e quelle che, al contrario, hanno cessato l’attività.

L’osservazione del saldo relativo ai servizi in generale fa emergere uno


scenario inatteso: ogni anno le cessazioni sono maggiori delle
iscrizioni. In particolare, dal saldo negativo del 2002, tutto sommato
non preoccupante (-24 unità), si passa in effetti al picco negativo del
2004 (-432 unità) per concludere infine con una leggera ripresa nel
2007, registrando un saldo pari a -177 unità.

Tabella 3.2
SERVIZI IN GENERALE SERVIZI ALLE IMPRESE - K
Iscrizioni Cessazioni Saldo Iscrizioni Cessazioni Saldo
2002 2.336 2.360 -24 562 425 137
2003 1.895 2.171 -276 437 413 24
2004 2.186 2.618 -432 504 600 -96
2005 2.167 2.546 -379 487 540 -53
2006 2.127 2.449 -322 486 512 -26
2007 476 653 -177 119 156 -37
Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Unioncamere, Movimprese

Questi dati potrebbero indurre a ridimensionare il fenomeno di


terziarizzazione in corso a Vicenza, ed in particolare mettere in discussione
12
Per analizzare il dinamismo del settore sono stati presi in considerazione i dati
Movimprese; essi fanno riferimento, diversamente dai precedenti, al numero di imprese
anziché a quello di Unità Locali.

49
quanto detto finora sull’importanza dei servizi alle imprese per l’economia
vicentina. È per questa ragione che i dati dei servizi vanno comparati a
quelli riguardanti il codice K, al fine di capire se anche questo comparto
presenti lo stesso andamento negativo.

In effetti, anche per i servizi alle imprese il periodo 2002-2007


presenta un trend alquanto variabile, sostanzialmente in linea con
quello dei servizi in generale, seppur meno teso. Dai saldi positivi
degli anni 2002 e 2003 (rispettivamente +137 e +24 unità) si passa al
picco negativo del 2004, che registra un saldo pari a -96 unità; gli anni
seguenti sono all’insegna di una debole ripresa, non costante, che porta
ad un saldo di -37 unità nel 2007. Si direbbe che il 2004 sia stato un
anno particolarmente critico tanto per il terziario nel suo
complesso quanto per quello avanzato.

Il Grafico 3.13 si propone di visualizzare il dinamismo dei servizi e quello


più specifico dei servizi alle imprese, rendendo quindi evidente lo stato di
salute di entrambe le categorie.

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Unioncamere, Movimprese

Per collocare più realisticamente questi dati sul terziario, è parso utile
compararli con quelli relativi al settore che per tradizione è sempre stato il
più forte nella provincia veneta: il manifatturiero.

50
Il Grafico 3.14 rappresenta allora l’andamento dei tassi di nati-
mortalità13 delle imprese appartenenti alla manifattura, ai servizi in
generale ed ai servizi alle imprese. Solo il confronto può contestualizzare i
dati emersi sul settore terziario.

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Unioncamere, Movimprese

Dall’analisi della nati-mortalità dei tre settori di attività è possibile trarre


qualche considerazione.

Il 2004 è un anno che merita attenzione: per il totale del settore


terziario (linea rossa) in quanto, pur mantenendo un tasso negativo, inizia
la ripresa; per i servizi alle imprese (linea gialla) in quanto è il primo anno
in cui si rileva un tasso negativo dopo un 2002 ed un 2003 in cui era sopra
lo zero; per il settore manifatturiero (linea blu) perché al contrario registra
proprio in questo anno il tasso di nati-mortalità meno negativo (con un
incremento di più di un punto percentuale rispetto all’anno precedente).

Se comunque tralasciamo il 2004, il tasso del manifatturiero si


presenta costantemente al di sotto sia di quello dei servizi in
senso esteso, sia di quello dei servizi alle imprese. Questa
evidenza induce a pensare che i cinque anni appena trascorsi siano
stati caratterizzati da numerose difficoltà per l’iniziativa
imprenditoriale; alla luce di queste considerazioni un disorientamento
iniziale nello scoprire un settore terziario con tasso negativo –
nonostante il processo di terziarizzazione in corso – si ridimensiona: se
collocato nel contesto economico d’insieme, si nota che è proprio
13
Il tasso di nati-mortalità è calcolato come il saldo tra le nuove imprese e le imprese
cessate sul totale delle imprese registrate nell'anno precedente.

51
il terziario avanzato il settore più in salute, a conferma di quanto
detto sino a questo momento.

Per approfondire questo punto è parso utile analizzare nel dettaglio il


saldo annuale dei comparti interni al codice K, al fine di comprendere quali
siano i gruppi di attività che nel periodo 2002-2007 hanno registrato il
maggiore dinamismo (Grafico 3.15).

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Unioncamere, Movimprese

Le quattro barre orizzontali rappresentano ciascuna un comparto; al loro


interno le diverse aree colorate rappresentano il saldo tra imprese iscritte
e quelle che hanno cessato l’attività relativo ad un anno preciso (vedi
legenda) dell’arco temporale considerato: tali aree si collocano a destra o
a sinistra dell’asse delle ordinate a seconda che si riferiscano ad un saldo
positivo o negativo.

Dal diagramma si nota che i due comparti con saldo


complessivamente sopra lo zero sono quelli dei servizi
professionali alle imprese (K74) e delle attività di ricerca e
sviluppo (K73). In particolare il dato più interessante è che in questi due
gruppi di attività i saldi positivi fanno riferimento agli anni più recenti,
permettendo quindi di ipotizzare che si tratti dei comparti che anche nel
prossimo futuro contribuiranno maggiormente allo sviluppo del settore.

52
Al contrario le attività immobiliari (K70) sono state protagoniste di un
vero e proprio b o o m nel 2002, tuttavia sgonfiatosi
progressivamente negli anni successivi.

Non sembrano infine promettere particolari sviluppi né le attività di


noleggio, né quelle informatiche, entrambe con saldo complessivamente
negativo, soprattutto negli ultimi tre anni.

L’interscambio dei servizi

Un altro tassello utile per interpretare il quadro del terziario vicentino


deriva dall’osservazione del commercio internazionale dei servizi:
quanti e quali servizi vengono importati ed esportati dalla provincia?
In questo caso i dati più recenti a disposizione sono quelli dell’Ufficio
Italiano dei Cambi e si riferiscono all’anno 2005.

I Grafici 3.16 e 3.17 rappresentano appunto “la torta dei servizi”: nel
primo caso quelli esportati, nel secondo quelli importati. La prima
considerazione che emerge riguarda la composizione stessa di entrambi i
diagrammi. Tanto per le esportazioni quanto per le importazioni il
90% circa dei movimenti è imputabile all’interscambio di due soli
servizi: i viaggi e gli altri servizi alle imprese. Il restante 10% è
suddiviso in quote esigue tra assicurazioni, comunicazioni, costruzioni,
royalties e licenze, servizi finanziari e servizi informatici.

La Tabella 3.3 elenca il saldo relativo al 2005 (esportazioni-importazioni)


di ciascuna voce, evidenziando che gli unici servizi che Vicenza offre
all’estero in misura maggiore di quanto acquisti sono quelli che
rientrano nelle categorie “servizi informatici” e “servizi per il
governo”. Due “spicchi” di torta, tra l’altro, non molto significativi in
termini quantitativi.

Questo potrebbe essere uno stimolo ad investire su queste attività


(soprattutto nella prima, presente nel mercato con quote un po’ più
consistenti), perché evidentemente la domanda dall’estero esiste ed
andrebbe pertanto incoraggiata offrendo un servizio più capillare
ed innovativo.

Tutti gli altri servizi presentano un saldo negativo. I numeri su cui si


invita a riflettere maggiormente sono quelli che si riferiscono alle categorie
“viaggi” e “altri servizi alle imprese”, rappresentando esse la quasi totalità
del commercio internazionale dei servizi vicentini.

53
Grafico 3.16 - Servizi esportati a Vicenza nel 2005

ROYALTIES E LICENZE
COSTRUZIONI 1%
SERVIZI FINANZIARI
ASSICURAZIONI 1% 1%
2%
SERVIZI INFORMATICI
3%

ALTRI SERVIZI ALLE


IMPRESE
VIAGGI 40%
52%

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Ufficio Italiano dei Cambi

Grafico 3.17 - Servizi importati a Vicenza nel 2005

COSTRUZIONI
COMUNICAZIONI ROYALTIES E LICENZE
1%
3% 2%
ASSICURAZIONI
3% SERVIZI FINANZIARI
1%

SERVIZI INFORMATICI
2%

VIAGGI ALTRI SERVIZI ALLE


48% IMPRESE
40%

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Ufficio Italiano dei Cambi

Tabella 3.3 - Saldi tra esportazioni ed importazioni di alcune categorie di


servizi a Vicenza. Anno 2005
ASSICURAZIONI -7.621
COMUNICAZIONI -20.080
COSTRUZIONI -2.117
ROYALTIES E LICENZE -7.935
SERVIZI FINANZIARI -5.708
SERVIZI INFORMATICI 317
SERVIZI PER IL GOVERNO 11
ALTRI SERVIZI ALLE IMPRESE -81.333
VIAGGI -79.833

54
Nel caso dei v i a g g i è possibile ipotizzare che la crisi economica
internazionale abbia avuto il suo peso nel frenare i flussi turistici. Del resto
lo stesso fenomeno è stato registrato in tutta la regione e Vicenza, che
spesso brilla della luce riflessa da Venezia, non ha potuto evidentemente
fare eccezione. È possibile inoltre imputare le minori visite di turisti
stranieri anche all’incremento dei prezzi dei servizi alberghieri aggravatisi
di anno in anno a partire dall’entrata in vigore della moneta comunitaria.
Variazioni climatiche sfavorevoli congiunte a mancati investimenti
e innovazioni nell’offerta turistica (che l’hanno quindi resa
direttamente più dipendente dalle condizioni meteorologiche) non hanno
contribuito a migliorare il quadro complessivo.

Anche nel caso dei servizi alle imprese è spontaneo domandarsi per
quale ragione il mercato vicentino non trovi risposta alle proprie esigenze
nel territorio nazionale: intuitivamente questo dato di fatto sembrerebbe
imputabile alla minore capacità competitiva dei fornitori italiani di
servizi alle imprese, presumibilmente incapaci di soddisfarne la
domanda. La crescente richiesta rivolta ai fornitori stranieri può anche
essere interpretata come una spinta all’internazionalizzazione da
parte delle imprese vicentine che potrebbero trovare più conveniente
acquistare servizi nei mercati di destinazione sia per esigenze logistiche
che per una maggiore conoscenza della realtà locale.

Per concludere, il commercio internazionale del settore è


complessivamente molto poco dinamico e costantemente in
passivo: Vicenza, l’abbiamo appena appurato, importa più servizi di
quanti ne esporti.

Grafico 3.18 - Confronto tra il numero di importazioni e quello di


esportazioni di servizi a Vicenza dal 2000 al 2005
700000

600000

500000

400000

300000

200000

100000

0
2000 2001 2002 2003 2004 2005

esportazioni importazioni

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Ufficio Italiano dei Cambi

55
Il Grafico 3.18 conferma la tendenza emersa per il 2005 come una
costante di tutti e sei gli anni considerati (2000-2005); pur essendo
diminuito il divario tra le due grandezze import ed export di servizi, non
si è riusciti a rilevare, sulla base delle fonti disponibili, possibili
elementi di orientamento in chiave futura, che consentissero
quanto meno di auspicare realisticamente un'inversione del
trend nel futuro prossimo. Il grafico segnala di fatto una carenza
strutturale, che merita un approfondimento serio e focalizzato, e di
conseguenza iniziative mirate e coerenti per sopperire a tale carenza.

3.2.3 La domanda di servizi a Vicenza

Le seguenti considerazioni riprendono l’analisi condotta dal Centro Studi


Unioncamere del Veneto all’interno del Rapporto sulla terziarizzazione
dell’economia regionale14.

Calcolare la domanda di servizi, e soprattutto la sua coerenza con l’offerta,


può non essere così immediato. Una possibile strategia utile si basa
sull’analisi dei servizi importati dall’estero: si presuppone che se ci si
rivolge al mercato internazionale, il motivo risieda nell’assenza di
un pari servizio interno. L’analisi della domanda ha richiesto pertanto la
creazione di uno strumento di rilevazione apposito: è stato domandato alle
imprese manifatturiere quali servizi richiedono al mercato e quali servizi
percepiscano come prioritari per il prossimo futuro, inserendo questi
quesiti all’interno dell’indagine congiunturale del sistema delle Camere di
Commercio, VenetoCongiuntura. Dalle risposte delle imprese è emerso
quanto segue.

Alcuni servizi sono usualmente esternalizzati, sia per le complicazioni


burocratiche implicite in un loro possibile assorbimento interno, sia per la
tradizionale propensione alla produzione tipica delle realtà imprenditoriali
vicentine. Tra i servizi che più frequentemente le imprese non inglobano
internamente vi è quello di consulenza fiscale e contabile, vale a dire
la consulenza del commercialista. Nell’80% dei casi questa attività viene
gestita al di fuori dell’impresa, almeno parzialmente. Seguono le attività
legate alla manutenzione degli impianti (esterne nel 60,9% dei casi)
ed i trasporti (56,3%).

Altri servizi sono al contrario assorbiti completamente dalle


aziende; è il caso delle operazioni di controllo della qualità, delle
attività di ricerca e sviluppo e di quelle connesse al marketing e alla
comunicazione.

14
Unioncamere del Veneto e Camere di Commercio del Veneto (a cura di) 2007, Il
Veneto dei Servizi, Treviso.

56
Esistono infine servizi che le imprese non svolgono affatto, né
all’interno né all’esterno dell’azienda: il 60,9% delle imprese del campione
non si preoccupa di raccogliere finanziamenti attraverso bandi, né
più in generale di intrattenere rapporti costanti con il mondo del
credito; il 56,3% del resto non ha una figura di riferimento per
supportare l’import-export, probabilmente perché ancora non viene
distinto dall’attività commerciale nel suo complesso.

Quanto al rilievo attribuito agli stessi servizi dalle imprese per il


prossimo futuro, è possibile stilare una sorta di classifica dei servizi che
sono considerati quanto meno “abbastanza importanti” (le percentuali
quindi includono anche chi li ritiene “molto importanti”).

I servizi connessi all’ambiente e alla sicurezza sul lavoro si distinguono


con l’83,8% del campione che li considera importanti per i prossimi anni.
Poco sopra al 70% si trovano una serie di servizi ritenuti comunque
fondamentali, quali la manutenzione degli impianti, la g e s t i o n e
fiscale, la gestione delle reti informatiche, la qualità, il marketing,
la ricerca.

Meno popolari, ma sostenuti comunque da più della metà del campione, i


servizi legati alla formazione e gestione delle risorse umane, quelli
connessi alle paghe e alla contabilità, il c r e d i t o, i b a n d i ed i
finanziamenti ed infine i trasporti e la logistica.

3.2.4 Servizi e occupazione a Vicenza

Dal 1991 al 2005: i dati Istat

La crescita dell’offerta di servizi appartenenti ai comparti K e N si riflette


anche a livello occupazionale: sono i soli due gruppi di attività a
registrare aumenti costanti, pur di diversa entità, nei tre anni
considerati (vedi Grafico 3.19).

Nel caso dei servizi alle imprese (codice K) l’i n c r e m e n t o è


considerevole: mentre costituivano il 16% degli addetti ai servizi nel
1991, arrivano ad essere il 28% della categoria nel 2005. Decisamente più
esiguo, seppur tangibile, l’incremento degli addetti alla sanità e agli
altri servizi sociali: mentre costituivano il 3,1% degli occupati nei servizi
nel 1991, raggiungono la percentuale del 5,4% nel 2005.

Andamento poco definito invece per i comparti H (alberghi e


ristoranti) e M (istruzione). Nel primo caso si registra una flessione nel
decennio 1991-2001 che dal 9,1% degli addetti ai servizi li porta a
rappresentarne l’8,5%; avviene tuttavia una ripresa negli anni successivi,
al punto che nel 2005 gli occupati di questo gruppo di attività
costituiscono il 9,7%, ribaltando pertanto la tendenza precedente e

57
portando l’andamento in attivo rispetto al 1991. Nel secondo caso, quello
delle attività dei servizi legati all’istruzione, si passa da un 1991 che vi
vede occupato lo 0,7% degli addetti ai servizi, ad un 2001 che ne registra
una diminuzione (0,39%) per giungere infine al 2005 leggermente in
ripresa, ma comunque in passivo, così rappresentando una quota dello
0,45%.

Nettamente negativo l’andamento degli addetti in tutti gli altri


comparti, dei quali il G (quello delle attività di commercio) risulta avere
le percentuali di perdita maggiori: mentre rappresentava quasi la metà
(47,7%) degli occupati nei servizi nel 1991, l’incidenza degli addetti a
questo gruppo arriva ad essere nel 2005 il 36,7%; un calo superiore al 10.

GRAFICO 3.19 - Composizione interna al settore dei servizi a Vicenza negli anni
1991, 2001 e 2005 - Confronto sul numero di addetti

2005

2001

1991

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

G Commercio ingrosso e dettaglio; riparazione... H Alberghi e ristoranti


I Trasporti e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria
K Attività immobiliari, noleggio, informatica… M Istruzione
N Sanita' e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici,sociali e personali

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

Cercando di approfondire le dinamiche interne al gruppo di attività dei


servizi alle imprese (Grafico 3.20), è possibile notare che la sola
sottocategoria che registra un aumento di incidenza sostanziale
nel proprio numero di addetti è quella delle attività immobiliari
(K70): se nel 1991 gli occupati in queste attività costituivano il 9,9% degli
addetti del comparto K, nel 2005 essi sono arrivati a rappresentarne il
17,2%.

Aumento lieve, e tra l’altro non costante, anche per le attività di


ricerca e sviluppo (K73), che passano dallo 0,4% del 1991 allo 0,5% del
2005 (anche se con uno 0,02% in meno rispetto al 2001).

Incostante, ma nel complesso negativa nell’arco temporale considerato,


anche la tendenza dei comparti K71 e K74. Nel caso dei servizi di
noleggio si passa dal costituire l’1,4% degli occupati ai servizi nel 1991
all’1,3% del 2005, passando per un 2001 in cui la categoria arriva ad

58
essere l’1,1%. Nel caso invece dei servizi professionali (K74) si rileva una
flessione degli addetti nel decennio 1991-2001 di ben 5,7 punti
percentuali (dal 70,8% al 65,1%), per registrare in seguito una ripresa
che li porta nel 2005 al 68,9%.
Decisamente orientato al ribasso l’andamento del comparto
informatico K72: gli occupati di queste attività dal 17,4% del 1991,
rappresentano nel 2005 il 12,1% degli addetti ai servizi alle imprese. Un
calo di incidenza di 5 punti percentuali verificatosi soprattutto negli ultimi
quattro anni considerati.

GRAFICO 3.20 - Incidenza dei singoli gruppi di attività economica interni


al settore K negli anni 1991, 2001 e 2005 a Vicenza.
Confronto sugli addetti

71%
80% 65% 69%

70%
60%
50%
40%
30% 17% 17%
17% 17%
20% 10% 12%

10% 1% 1% 1% 0% 1% 1%

0%
K 70 K 71 K 72 K 73 K 74
1991 2001 2005

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Istat (Censimenti - Asia)

Le previsioni occupazionali

Un ulteriore stimolo per approfondire le dinamiche occupazionali interne al


terziario nella provincia di Vicenza deriva dai dati raccolti dall’indagine
Excelsior di Unioncamere sui fabbisogni professionali delle imprese15.

Nel Grafico 3.21 sono rappresentati i saldi occupazionali previsti per


industria e servizi tra il 2001 e il 2007. Nel complesso è evidente per
entrambi una progressiva diminuzione delle richieste di personale,
probabilmente connessa all’aumento delle incertezze sul futuro
dell’economia provinciale, del tutto in linea con quello registrato anche
nell’intera regione.
I saldi occupazionali previsti, ad ogni modo positivi, si mantengono fino al
2006 a favore dei servizi, lasciando ipotizzare una maggiore prosperità del
settore terziario. Il 2007 registra tuttavia un’inversione di tendenza:
dopo due anni in cui l’industria registrava un saldo occupazionale

15
Maggiori informazioni, anche metodologiche, sono disponibili nel sito di Unioncamere
del Veneto. Nella sezione “Pubblicazioni” è infatti possibile scaricare i rapporti annuali
Excelsior dal 2002 al 2007: http://www.ven.camcom.it/pubblicazioni/pub9.htm.

59
pressoché nullo, si nota una lieve crescita che lo porta a raggiungere quasi
il +1%. Al contrario quello dei servizi rimane in caduta, toccando il valore
minimo del periodo (+0,3%) proprio nello stesso anno: uno scarto, se
confrontato con il valore del 2001 (+6,9%), di ben 6,6 punti percentuali in
meno.

GRAFICO 3.21 - Saldi Occupazionali a Vicenza


Previsioni Indagine Excelsior 2001-2007

0
2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007

Totale servizi Totale industria

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Indagine Excelsior

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Indagine Excelsior

Focalizzando l’attenzione sulle assunzioni interne ai servizi, è possibile


notare fino al 2005 la previsione di una continua crescita in termini di
valore assoluto sul totale delle assunzioni di tutti i settori (Grafico 3.22).
In particolare, sembra interessante segnalare un considerevole

60
aumento (pari al 5,4%) registrato tra il 2003 ed il 2004. Ciò ha fatto
sì che le assunzioni nel terziario arrivassero a costituire il 48,3% del
totale, percentuale mantenutasi simile anche l’anno successivo (48,6%).
Gli ultimi due anni hanno invece registrato un calo considerevole delle
assunzioni previste nei servizi, che tuttavia si mantengono superiori al
45% delle assunzioni totali previste.

Se tuttavia prendiamo in considerazione le previsioni occupazionali per il


2007, analizzando il dettaglio dei differenti comparti del terziario (Grafico
3.23) si nota ancora una volta il ruolo preponderante che a Vicenza
giocano i servizi alle imprese (pur assimilati in questo caso ai trasporti, al
credito e alle assicurazioni): tale categoria arriva a coprire quasi il 40%
delle assunzioni previste per il 2007.

GRAFICO 3.23 - Ripartizione delle assunzioni a Vicenza tra i comparti


dei servizi - Previsioni Indagine Excelsior 2007

4%
12% 26%

39% 19%

Commercio al dettaglio e all'ingrosso; riparazioni


Alberghi, ristoranti, servizi di ristorazione e servizi turistici
Trasporti, credito, assicurazioni e servizi alle imprese
Sanità, istruzione e altri servizi alle persone
Studi di consulenza amministrativa e legale, studi tecnici e studi medici

Fonte: elaborazione StudioCentroVeneto su dati Indagine Excelsior

Anche il dinamismo occupazionale sembra far approdare all’ormai


consueta conclusione: Vicenza è una città a vocazione manifatturiera
(ed i saldi occupazionali l’hanno appena ribadito) in cui tuttavia il
processo di terziarizzazione è presente ed in sviluppo, in particolare se
considerato in relazione ai servizi alle imprese (le percentuali di
assunzione analizzate poco fa ne sono la prova). Eventuali politiche di
sostegno alla struttura economica territoriale dovranno allora
tenerne conto, adottando strategie costruite su misura per il caso
vicentino. I dati emersi, in controtendenza rispetto a quelli nazionali e
regionali, fanno di Vicenza un caso difficilmente generalizzabile, il
che rende particolarmente inadatto in questa provincia l’utilizzo
di modelli d’azione pre-confezionati.

61
3.2.5 La terziarizzazione a Vicenza: qualche considerazione conclusiva

Lo sviluppo del terziario sembra essere una tappa irrinunciabile anche per
l’economia di Vicenza.
Come si è potuto costatare, dagli anni Novanta ad oggi il settore è
diventato progressivamente più incidente per l’economia interna (più
della metà della ricchezza prodotta dalla provincia deriva proprio
dal terziario) seguendo un ritmo di sviluppo nel complesso coerente con
quello regionale. Tuttavia, il ruolo ancora decisivo giocato dal settore
secondario fa di Vicenza una provincia con tratti peculiari e con un
assetto economico originale che merita la pianificazione
d’interventi e politiche ad hoc.

Proprio in virtù della sua tradizione storicamente manifatturiera, Vicenza


ha tracciato un percorso autonomo che segue solo in parte quello
regionale. Vicenza si è discostata da altre realtà perché sono i servizi
nati a sostegno dell’industria, e quindi il comparto del terziario qui
analizzato, che vi hanno alimentato lo sviluppo di un terziario
avanzato particolarmente incisivo. Se l’incidenza del settore terziario
nell’economia vicentina è in aumento, è certo anche grazie al ruolo svolto
dai servizi alle imprese.

Gli anni appena lasciati alle spalle, e la relativa crisi economica


internazionale che ne è stata protagonista, hanno posto numerose sfide
alle imprese, sfide che non hanno risparmiato alcun settore economico.
Alcune aziende sono riuscite a superarle brillantemente, ripresentandosi al
mercato più forti di prima; altre al contrario non sono state in grado di
vincerle, trovandosi costrette a cessare l’attività. Nonostante si trovino ad
operare all’interno di un tale scenario - non roseo per l’economia di
Vicenza - i servizi alle imprese dimostrano, in base ai dati che
emergono, di ricoprire un ruolo chiave, dando prova di meritare
costante attenzione.

A tal proposito, è fondamentale ricordare che Vicenza importa servizi in


misura maggiore di quanto ne esporti e che questa condizione – sulla base
delle tendenze esposte nei precedenti paragrafi - non sembra accennare a
sbloccarsi nei prossimi anni.
Sembrerebbe inoltre che l’offerta territoriale di servizi non sia
sufficientemente composita da soddisfare il reale fabbisogno,
aspetto che dovrebbe indurre a riflettere sulle misure provinciali da
attivare al fine di favorirne lo sviluppo.

Con riferimento ai servizi alle imprese poi, si può osservare che a Vicenza,
nel loro dettaglio, i comparti più consistenti sono quelli immobiliare
(soprattutto per quanto riguarda le unità locali ed il numero di addetti) e
quelli dei servizi professionali alle imprese e di ricerca e sviluppo
(soprattutto con riferimento al saldo iscrizioni-cessazioni).

62
Appaiono invece in diminuzione, considerando tanto l’andamento delle
unità locali quanto quello degli addetti, i servizi informatici, nonostante si
tratti degli unici che registrano un saldo esportazioni-importazioni positivo,
mentre i servizi di noleggio sembrano progressivamente perdere
importanza, da tutti i punti di vista considerati.

Nel complesso, l’economia terziaria di Vicenza si direbbe aver ricevuto


negli ultimi decenni un fortissimo stimolo allo sviluppo dal comparto delle
attività immobiliari; la crescita di questo comparto – un vero e proprio
boom nei primi anni del Duemila – si sta tuttavia mitigando, come
dimostrato dai dati riguardanti il dinamismo interno al comparto stesso. Al
contrario, il gruppo delle attività di ricerca e sviluppo sembra guadagnare
terreno, come pure quello dei servizi professionali alle imprese. Si tratta,
in effetti, di servizi altamente qualificati, il cui potenziamento è anche in
linea con l’innalzamento del livello medio di istruzione della popolazione.

63
PARTE II:
LA RICOGNIZIONE SUL CAMPO

65
66
La presente seconda parte del lavoro prevedeva un’analisi per così
dire “sul campo”, attraverso la realizzazione di almeno 300 interviste. La
rilevazione - che è avvenuta attraverso la somministrazione di un
questionario semi-strutturato (vedi Allegato I), la cui progettazione e
stesura è stata ultimata in accordo con la stessa Camera di Commercio - è
stata condotta tra marzo e maggio 2008.
La collaborazione con la Camera di Commercio è stata
costantemente perseguita, al fine di rendere la ricerca particolarmente
aderente agli obiettivi prefissati in fase di progettazione, e permettere
un’analisi che, seppur campionaria, sia significativa anche in termini di
fattori individuati e prime linee guida evidenziate.

Dal punto di vista statistico/metodologico, questo è stato l’iter seguito:


- sono stati individuati oltre 5.000 nominativi, tra imprese e liberi
professionisti che, nelle loro diverse forme giuridiche, risultano
iscritti presso il Registro Imprese con attività che rientrano nella
lettera K del codice Ateco 2002;
- partendo da questo universo di riferimento (di fatto tutte le attività
appartenenti al “terziario e ai servizi alle imprese” di Vicenza e
Provincia) è stato poi costruito un campione di circa 1.100 ditte,
rappresentative – in termini di ripartizione territoriale e tipologia –
dell’intero universo;
- a tali ditte è stata poi inviata una lettera di presentazione ufficiale
della Camera di Commercio, con allegato il questionario;
- le modalità di compilazione e restituzione previste erano molteplici
(anche per incentivare e facilitare la compilazione stessa): invio per
posta del questionario compilato, per fax e, soprattutto, diretta
compilazione on line;
- di fatto si è riscontrata un’elevata restituzione spontanea: oltre 150
compilazioni, a dimostrazione della positiva percezione dell’indagine,
da parte dei destinatari;
- è poi seguita un’azione di sollecito, generalmente telefonico, al fine
di raggiungere il target stabilito dal progetto. In questo caso, con
l’occasione del contatto telefonico diretto, si è cercato di informare il
destinatario in maniera più dettagliata (questo ha tra l’altro
permesso di chiarire eventuali dubbi interpretativi su alcune
domande, sempre possibili in considerazione del fatto che il
questionario era volutamente articolato e strutturato).

In sintesi, i risultati sono stati suddivisi nelle seguenti 5 macro aree:

1. Identikit del campione (anagrafica degli intervistati e dell’impresa,


sua caratteristiche di base, dimensione, ecc.);
2 . Mercato e sua evoluzione (situazione attuale e prospettica,
ripartizione geografica della clientela, ecc.);

67
3 . Persone (età dei dipendenti/collaboratori, formazione, tipologie di
contratti, ecc.);
4. Investimenti/promozione (tipologie ed intensità, modalità,
evoluzione nel tempo, ecc.);
5. Ipotesi di supporti istituzionali (azioni di promozione ed aiuto al
territorio, per migliorare le condizioni del settore).

Nell’analisi che segue si è comunque cercato di incrociare i diversi


dati e le varie aree d’indagine, anche al fine di aiutare la stesura delle
linee guida finali, nell’ottica di eventuali azioni di supporto al settore, da
parte delle istituzioni locali, in primis della Camera di Commercio.

68
1. Identikit del campione.

I questionari finali, correttamente compilati, sono stati 301.

Innanzitutto, la ripartizione geografica degli intervistati è la seguente1:

GRAFICO 1.1 - Ripartizione geografica del campione

ARZIGNANO
ASIAGO
6% BASSANO DEL
2%
GRAPPA
15%

SCHIO
4%

VICENZA
55%

THIENE
10%

VALDAGNO
LONIGO 4%
4%

Come si può notare il 54% delle aziende coinvolte sono ubicate a


Vicenza città o comuni limitrofi, a dimostrazione del fatto che il terziario,
in senso lato, tende a concentrarsi nei grandi centri abitati.
Questo favorisce anche una maggiore collaborazione tra strutture,
nell’ottica di rete; grazie a ciò, dovrebbe essere inoltre più facile trovare in
tali centri professionalità e tipologie di servizi diversi.
Dopo Vicenza, le aree di maggior concentrazione sono,
rispettivamente: Bassano del Grappa, Thiene ed Arzignano. Le prime
quattro aree sommano quindi ben l’85% del campione indagato.
Anche questo conferma la maggior propensione a collocare le attività di
supporto alle imprese in prossimità dei centri maggiormente abitati.

Nel grafico che segue sono evidenziati i rispondenti per genere:

1
La suddivisione territoriale provinciale utilizzata è la stessa adottata dai Centri Per
l’Impiego (vedi Allegato II).
69
Oltre un rispondente su tre è di sesso femminile; ciò può indicare, in
senso lato, una buona presenza femminile dei settori considerati anche se,
dal punto di vista formale, ciò non implica necessariamente una forte
concentrazione di titolarità al femminile.

Sotto si riporta invece la distribuzione per fasce d’età dei rispondenti:

GRAFICO 1.3 - A10. A quale fascia d'età appartiene?

Oltre 65 anni 18-24 anni


5% 1% 25-34 anni
55-64 anni 18%
19%

35-44 anni
45-54 anni 27%
30%

Innanzitutto, si nota una forte concentrazione dei rispondenti nelle fasce


d’età centrali: sommando le persone che hanno meno di 24 anni o
più di 65 si raggiunge solo il 6%.

L’anzianità di ruolo dei rispondenti è invece mediamente più elevata:

70
A14. Da quanto tempo Lei svolge questa attività?
Meno di un anno 5,65%
Da 1 a 5 anni 16,61%
Da 5 a 10 anni 15,28%
Da 10 a 20 anni 33,55%
Da 20 a 30 anni 20,60%
Da più di 30 anni 8,31%

Si può infatti notare che quasi un rispondente su tre ha un’esperienza


lavorativa compresa tra 10 e 20 anni, e oltre uno su cinque si
colloca addirittura nella fascia tra i 20 e i 30 anni di lavoro.

E’ interessante evidenziare anche il ruolo ricoperto nell’azienda da parte di


chi ha risposto: si tratta nel 75% dei casi di titolare unico di ditta
individuale o socio di un’azienda.

Questo dato è rilevante in quanto permette di ipotizzare alcune valutazioni


e correlazioni tra alcune informazioni e risposte inserite nel questionario.
In effetti, se il rispondente è il titolare unico o socio di quella
determinata attività, alcune sue valutazioni sono particolarmente
rilevanti, poiché si tratta di presumibili azioni attivabili
c o n c r e t a m e n t e (in particolare con riferimento ad alcuni aspetti
prospettici, quali le previsioni di mercato e l’andamento degli
investimenti).

Per completare l’identikit del rispondente, si riporta la ripartizione delle


persone intervistate per nazionalità:

71
A11. Nazionalità
Italiana 99,67%
Comunitaria 0
Extra-comunitaria 0,33%

Come si può notare, nella sostanza la totalità degli intervistati è di


nazionalità italiana. È possibile avanzare l’ipotesi che, contrariamente ad
alcuni settori (es. artigianato e alcune tipologie di commercio) ad oggi
potrebbero esistere alcune barriere all’entrata in questa sfera
d’attività o, in alternativa e integrazione, poco interesse da parte di
persone straniere.

Rispetto alla ripartizione del campione per macro settori, il grafico che
segue evidenzia che la voce “servizi professionali ed imprenditoriali"
rappresenta ben il 60% della totalità:

GRAFICO 1.5. - A13. A che settore appartiene l'impresa con cui Lei
opera o con cui prevalentemente collabora?

Attività Noleggio
Altro immobiliari attrezzature e
9% 11% macchinari
1% Informatica e
attività connesse
13%
Ricerca di
personale e lavoro
interinale
2%

Ricerca e sviluppo
2%
Servizi
professionali ed
imprenditoriali
62%

Questa tipologia d’attività può essere così riassunta: consulenza di


direzione ed organizzazione, formazione ad enti e strutture private, servizi
professionali (commercialisti, avvocati, consulenza del lavoro, ecc.)
organizzati in forma d’impresa.
Per numerosità nel campione seguono poi l’informatica e attività connesse
ed il settore immobiliare.

Ritornando all’aspetto anagrafico, accanto all’età degli intervistati (che,


come visto, sono prevalentemente i proprietari delle attività analizzate) è
utile considerare anche l’anzianità dell’azienda:

72
A15. Quando è stata fondata l'impresa/studio in cui Lei opera o
con cui prevalentemente collabora?
Meno di un anno 6,33%
Da 1 a 5 anni 13,67%
Da 5 a 10 anni 12,33%
Da 10 a 20 anni 33,67%
Da 20 a 30 anni 25,67%
Da più di 30 anni 8,33%

Come si può notare, più di un’attività su quattro ha dai 20 ai 30 anni, e


addirittura più del 6% supera i 30 anni dalla sua costituzione.
Inoltre, la fascia d’anzianità più consistente (oltre un’azienda su tre) ha
dai 10 ai 20 anni.

Le prime conclusioni che si possono trarre analizzando questo punto


possono essere le seguenti:
- così come il settore manifatturiero vicentino e veneto presenta
aziende mature, anche il settore del terziario qui considerato
concentra molte attività di età avanzata;
- questo aspetto rappresenta un fattore di rischio vero e proprio
perché, se non si trovano una o più figure in grado di
continuare le suddette attività c’è un concreto rischio di
chiusura delle stesse;
- rispetto al settore manifatturiero, il comparto del terziario e dei
servizi alle imprese presenta alcune peculiarità che possono
ostacolare anche una continuità desiderata o programmata
(es. spesso vi sono pre-requisiti di carattere normativo e formale
per esercitare una determinata attività, oppure a volte è necessario
avere una certa specializzazione o competenza);
- tutto questo implica politiche specifiche per il settore,
rispetto ad una auspicata continuità (le esperienze maturate in
questi anni per le imprese manifatturiere sottolineano, per esempio,
la fondamentale importanza di sensibilizzare il territorio e i
protagonisti, la necessità di pianificare per tempo la propria
continuità, l’utilità di avere un supporto specialistico, ecc.).

Ritornando agli aspetti generali degli intervistati e delle loro attività, si


riporta nel grafico che segue la dimensione rispetto al numero di
dipendenti/collaboratori:

73
Si nota che più di un intervistato su tre opera in aziende senza
dipendenti; la stessa percentuale è riferita ad attività che hanno da uno
a tre dipendenti/collaboratori.
La dimensione media del settore è quindi piuttosto ridotta, in linea
anche con i dati del settore manifatturiero.
Ciò nonostante, una percentuale non indifferente di intervistati/aziende si
colloca in fasce dimensionali più rilevanti: per esempio, il 12% ha da
undici dipendenti in su.

Un altro parametro rilevante per capire la dimensione delle attività


analizzate, accanto al numero di dipendenti/collaboratori, è il fatturato
dell’ultimo anno (2007):

A17. Può dire qual è stato il giro d'affari/fatturato nel 2007


nell'impresa in cui Lei opera o con cui prevalentemente collabora?
Fino a 25.000 euro 9,82%
Da 25.001 a 50.000 euro 19,02%
Da 50.001 a 100.000 euro 11,66%
Da 100.001 a 200.000 euro 20,25%
Da 200.001 a 500.000 euro 17,79%
Oltre 500.001 euro 21,47%

In questo caso va però fatta una precisazione tecnica: essendo la


domanda facoltativa e, per sua natura, un po’ delicata, la percentuale di
rispondenti è pari al 66%.

Ciò nonostante, sono possibili alcune considerazioni: la fascia di fatturato


che, in assoluto, ha ottenuto il maggior numero di risposte è quella più

74
alta (21,50%, con oltre i 500.000 euro) seguita a poca distanza dalla
fascia 100.000/200.000.

L’ultima domanda della sezione anagrafica dell’intervistato e dell’impresa


si riferisce all’appartenenza o meno ad una Associazione di categoria:

A18. E' iscritto ad una Associazione di categoria o ente di


rappresentanza?
Si 65,20%
No 34,80%

In questo caso quasi due aziende su tre risultano iscritte ad una


Associazione locale; il dato è abbastanza significativo e nel complesso
positivo, in quanto spesso l’utilizzo corretto e continuativo dei servizi
offerti (soprattutto di quelli più innovativi e specialistici) può aiutare lo
sviluppo e l’organizzazione dell’impresa.

Sempre con riferimento al tema “Associazioni di categoria”, erano infine


previste due domande, facoltative, relative alla tipologia di Associazione
alla quale l’azienda risulta iscritta, ed al numero di anni di iscrizione:

A19. Specificare l'Associazione


Confindustria 14,13%
Apindustria 2,72%
Confartigianato 21,20%
CNA 3,80%
Ascom 15,76%
Confesercenti 0,54%
Ordine/Collegio 4,35%
Associazione non ordinistica 5,98%
Altro 31,52%

A20. Da quanto tempo?


Da meno di un anno 8,11%
Da 1 a 3 anni 17,84%
Da 4 a 10 anni 32,97%
Da oltre 10 anni 41,08%

In questo caso l’ente di rappresentanza che ha ottenuto il numero


maggiore di risposte (quasi un soggetto su tre) fa riferimento all’opzione
“altro”. Quest’ultima tipologia associativa riguarda forme specialistiche e
settoriali, riferibili in maniera diretta ad enti di rappresentanza legati alla
tipologia d’attività (es. agenzia immobiliare, consulenti di direzione ed
organizzazione, formazione).

75
Accanto a queste Associazioni di categoria per così dire atipiche, in quanto
strettamente specialistiche, vi sono tuttavia forze di rappresentanza più
tradizionali e consolidate (nell’ordine: Confartigianato, Ascom e
Confindustria).
Infine, due rispondenti su cinque sono iscritti ad un’Associazione
da oltre 10 anni, a dimostrazione del fatto che, parallelamente ad una
certa maturità delle aziende, vi è anche una notevole continuità e
fedeltà al proprio ente di rappresentanza.

Accanto a queste prime tabelle ed elaborazioni di base riferite all’identikit


delle persone/aziende intervistate, si riportano qui di seguito alcune altre
valutazioni, relative ad ulteriori analisi, derivanti dall’integrazione di uno o
più fattori.

Innanzitutto, può essere utile analizzare l’incidenza del genere degli


intervistati rispetto all’età, al ruolo in azienda e al settore d’appartenenza.

Rispetto al primo fattore, nel grafico sopra esposto si nota che, almeno
nelle fasce centrali (25-44 anni) la percentuale femminile di
rispondenti è sempre superiore a quella maschile.
Addirittura nella fascia 25-34 anni, le rispondenti sono due volte e
mezza, in termini percentuali, rispetto ai maschi.

Ciò conferma una forte presenza ed influenza femminile; tale


tendenza è in linea anche con quanto sta avvenendo nel settore
manifatturiero, nel quale la presenza femminile, in primis nelle nuove
imprese, spesso supera quella maschile.
Se però analizziamo le differenze di genere rispetto al ruolo
ricoperto in azienda, la situazione quasi si capovolge, nel senso
76
che il genere maschile prevale sia nella figura di titolare unico che
di socio.

Infine, se incrociamo il genere con la tipologia di attività, emergono alcuni


dati interessanti, riassunti nella tabella che segue:

Sempre in termini percentuali (quindi relativi, e non assoluti) in alcune


tipologie d’attività le percentuali di rispondenti maschili e femminili sono
molto simili, ad esempio per le attività immobiliari, ricerca e sviluppo e
per la voce “altro”.
77
Al contrario, emergono abbastanza nettamente due settori ben distinti tra
loro:
- da un lato, l’informatica e le attività connesse si presentano
caratterizzate dalla componente prettamente maschile;
- dall’altro lato, i servizi professionali ed imprenditoriali sono più
caratterizzati dalla presenza femminile.

Tra l’altro può essere utile notare che quest’ultima tipologia d’attività
raggruppa, come riportato in precedenza, oltre il 60% delle aziende
considerate.
Questo dato conferma quindi la forte presenza, in generale, della
componente femminile (sia nella proprietà che nella struttura) nel
settore terziario e servizi alle imprese.

Un altro aspetto interessante è quello relativo all’incrocio tra la tipologia di


attività e l’età degli intervistati:

GRAFICO 1.10 - Fascia d'età dei rispondenti per settore d'attività

Altro

Servizi professionali ed
imprenditoriali

Ricerca e sviluppo

Ricerca di personale e
lavoro interinale

Informatica e attività
connesse

Noleggio attrezzature e
macchinari

Attività immobiliari

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

18-24 anni 25-34 anni 35-44 anni 45-54 anni 55-64 anni Oltre 65 anni

Si notano immediatamente alcune tendenze:


- i settori ricerca e sviluppo e ricerca del personale (compreso il
lavoro interinale) presentano rispondenti che, in oltre il 50% dei
casi, si collocano nella fascia d’età 25-34 anni, a dimostrazione
del fatto che si tratta di ambiti professionali attrattivi per i giovani
(forse perché vi sono anche alcuni pre-requisiti rilevanti, quali per
esempio il possesso di una laurea o l'aver effettuato studi
specialistici);
- al contrario, le attività immobiliari presentano rispondenti con
età matura (oltre il 60% si colloca nella fascia 45-64 anni). In

78
questo caso, si tratta probabilmente sia di settori maturi che di
attività che richiedono professionalità consolidate;
- il settore servizi professionali ed imprenditoriali (il più rilevante
per numerosità all’interno della ricerca) presenta invece una
ripartizione per fasce d’età estesa ed omogenea.

Può essere inoltre utile analizzare sempre il settore d’attività ma, in


questo caso, in relazione all’anzianità dell’attività stessa, in termini di
anno di fondazione:

GRAFICO 1.11 - Settore lavorativo dell'intervistato per anzianità dalla


fondazione dell'attività

Altro

Servizi professionali ed
imprenditoriali

Ricerca e sviluppo

Ricerca di personale e
lavoro interinale

Informatica e attività
connesse

Noleggio attrezzature e
macchinari

Attività immobiliari

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

Meno di un anno Da 1 a 5 anni Da 5 a 10 anni Da 10 a 20 anni Da 20 a 30 anni Da più di 30 anni

Il grafico che segue permette di capire, in maniera piuttosto diretta, quali


sono i settori con una maggiore anzianità; essi da un lato possono godere
di una stabilità consolidata negli anni, dall’altro tuttavia potrebbero essere
a rischio proprio per la necessità di dover affrontare un ricambio
gestionale interno:
- innanzitutto, le attività immobiliari presentano la
concentrazione sulle classi di anzianità più elevate (di fatto il
90% tra i 10 e i 30 anni; e ben il 45% tra i 20 e i 30 anni);
- anche i servizi professionali ed imprenditoriali presentano
un’anzianità media abbastanza elevata, anche se un po’ meno
rilevante rispetto al settore precedente (la fascia più consistente,
con oltre il 30%, è quella centrale, tra i 10 e i 20 anni);
- infine, e abbastanza prevedibilmente, sia l’informatica che la
ricerca e sviluppo sono attività mediamente più recenti (es. il
dato relativo alle attività sotto i 10 anni supera il 50%).

Anche la dimensione dell’azienda, sempre rispetto al settore, può essere


un dato interessante da analizzare:

79
GRAFICO 1.12 - Dimensione (numero dipendenti) per settore d'attività

Altro

Servizi professionali ed
imprenditoriali

Ricerca e sviluppo

Ricerca di personale e
lavoro interinale

Informatica e attività
connesse

Noleggio attrezzature e
macchinari

Attività immobiliari

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

nessuno da 1 a 3 da 3 a 5 da 6 a 10 da 11 a 20 21-50 oltre 50

Come si può notare:


- le attività immobiliari sono caratterizzate dalla micro
d i m e n s i o n e (di fatto l’85% delle imprese è sotto i tre
dipendenti/collaboratori);
- al contrario, la ricerca del personale e il lavoro interinale
presentano la percentuale più bassa di micro imprese (solo il
15/16% dei rispondenti hanno meno di tre dipendenti/collaboratori;
addirittura nessun caso analizzato presentava imprese senza
dipendenti);
- le categorie ricerca e sviluppo e noleggio attrezzature e
macchinari presentano, rispettivamente, oltre il 30% e oltre il
20% di classi di dipendenti/collaboratori sopra le 21 unità;
- le altre categorie presentano una ripartizione più omogenea
ed estesa rispetto alle classi di dipendenti/collaboratori.

Infine, per chiudere la sezione “anagrafica degli intervistati/aziende” si


riporta qui di seguito il grafico che analizza la correlazione esistente tra il
fatturato e la tipologia di settore:

80
GRAFICO 1.13 - Fatturato (migliaia di euro) per settore d'attività

Altro

Servizi professionali ed
imprenditoriali

Ricerca e sviluppo

Ricerca di personale e
lavoro interinale

Informatica e attività
connesse

Noleggio attrezzature e
macchinari

Attività immobiliari

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

0-25 25-50 50-100 100-200 200-500 oltre 500

A riguardo si possono trarre queste valutazioni:


- addirittura il 100% dei rispondenti a questa domanda (che, lo si
ricorda, era facoltativa) appartenenti ai settori ricerca e sviluppo e
ricerca del personale/lavoro interinale dichiarano un fatturato
superiore ai 500.000 euro;
- al contrario, quasi il 40% degli appartenenti al settore
immobiliare dichiarano fatturati inferiori a 50.000 euro;
- l’informatica/attività connesse ed i servizi professionali ed
imprenditoriali presentano una ripartizione omogenea ed
estesa delle classi di fatturato;
- nel dettaglio, per il settore servizi professionali ed
imprenditoriali (il più rilevante all’interno del campione) le due
fasce di fatturato che concentrano il maggior numero di risposte
(circa il 20% ciascuna) sono quelle tra i 25.000 e 50.000 euro,
e i 100.000 e 200.000 euro.

81
2. Mercato e sua evoluzione

Il secondo gruppo di fattori analizzati è, come anticipato in precedenza,


quello relativo alla tipologia di clienti/mercato, alla ripartizione e
concentrazione sul territorio e, soprattutto, alla sua valutazione, tanto
attuale (risultati anno 2007) quanto prospettica (ipotesi evoluzione a 2/3
anni del numero di clienti e del fatturato).

Partiamo con qualche considerazione relativa alla ripartizione della


clientela sul territorio (locale, inteso come Vicenza e Provincia); regionale;
NordEst; Italia; Europa ed extra-Europa):

GRAFICO 2.1 - Distribuzione degli intervistati che hanno almeno


una parte di mercato nell'area territoriale indicata

Europa Extra-Europa
5% 3%
Italia
12% Locale
45%
NordEst
9%

Regionale
26%

Si possono riportare qui di seguito i risultati principali:


- è presente una forte concentrazione di risposte relativamente a
Vicenza e Provincia;
- nel contempo il 26% ha una percentuale abbastanza rilevante del
proprio fatturato prodotta anche a livello regionale (nella sostanza:
nelle altre 6 province del Veneto);
- via via le percentuali di fatturato prodotto fuori regione, in Europa e
fuori Europa si riducono notevolmente.

Se si prende in considerazione il dettaglio delle percentuali di mercato


stimate per ciascuna area territoriale, è possibile fare qualche
considerazione ulteriore:
- ben il 3 5 % del campione, più di un intervistato su tre,
afferma di avere un mercato locale al 100%: nessuno dei loro
clienti si trova al di fuori dei confini della Provincia di Vicenza;
- il 60% dichiara di avere un mercato locale che supera l’80%
del proprio mercato complessivo;

82
- il 76% è completamente privo di mercato estero: significa che
quasi 4 rispondenti su 5 non hanno clienti fuori dall’Italia.

Questi dati possono essere letti, nella realtà, secondo due interpretazioni
tra loro alternative:
- una visione negativa, propensa alla chiusura, legata ad un
forte radicamento sul territorio di riferimento da parte delle
imprese analizzate, che non sono in grado, o non hanno l’intenzione,
di provare ad aggredire nuovi mercati, anche solo fuori regione;
- una visione positiva, legata ad una scelta pianificata e
consapevole, di vedere il radicamento e la vicinanza alla
clientela locale come un punto di forza, rispetto alla
soddisfazione della clientela stessa.

In effetti, una parte di aziende/attività appartenenti al campione sono, per


loro natura, portate a servire un mercato ed una clientela locale (si pensi
ad esempio alle attività immobiliari o alle società di lavoro interinale che,
spesso per vincoli contrattuali o esigenze pratiche/logistiche, non possono
o non sono in grado di operare fuori dal loro ambito territoriale).

Era poi prevista una domanda specifica legata all’eventuale offerta di


servizi all’estero. Il quesito chiedeva, in particolare, di elencare i tre
principali mercati esteri.

Di fatto, mediamente oltre il 90% dei rispondenti non ha segnalato alcun


paese estero che, anche in una ridotta percentuale del proprio fatturato,
potesse rappresentare un mercato.
Per la piccola percentuale di intervistati che hanno dato una risposta al
quesito, i Paesi che ricoprono le prime tre posizioni, in termini di
consensi raccolti, sono la Francia, la Germania alla pari con gli
USA, ed infine la Finlandia alla pari con il Regno Unito.

Un’ulteriore domanda specifica sul mercato era quella relativa al cliente


principale:

83
GRAFICO 2.2 - B3. Dove si trova il Suo cliente principale?

Italia Europa Extra-Europa


7% 1% 1%
NordEst
3%

Regionale
(fuori provincia)
14%

Locale
(Vicenza e provincia)
74%

Come logica conseguenza della prima domanda, si può riscontrare


un’elevata concentrazione di risposte su Vicenza e Provincia (tre
aziende su quattro) seguita ad ampia distanza (solo il 14%) dalle altre
Province del Veneto.

Per quanto concerne invece i settori d’appartenenza della clientela


principale, si nota invece una ripartizione più omogenea, e meno
concentrata, delle risposte:

GRAFICO 2.3 - B4. A quali settori appartiene principalmente la Sua clientela?


(scelta multipla)

Agricoltura
Servizi 3%
25%
Manifattura
34%

Pubblica
Amministrazione
11%

Commercio
27%

La manifattura dimostra essere ancora il settore “cliente” più


consistente, totalizzando una percentuale di risposte complessive pari al
34%; tuttavia il commercio e gli stessi servizi la seguono con percentuali
solo leggermente inferiori (rispettivamente 27% e 25%).
Sembra allora che i servizi avanzati siano caratterizzati dal fatto di
rivolgersi ad un mercato composito, raggiungendo in modo abbastanza
uniforme tanto il settore secondario quanto lo stesso terziario.

84
Passiamo infine all’ultima, rilevante, batteria di domande riguardanti
l’andamento attuale del proprio mercato di riferimento e, soprattutto,
l’evoluzione prevista di tale mercato di riferimento (sia in termini di
numero di clienti che di fatturato/giro d’affari).

Innanzitutto, il grafico che segue riassume l’andamento del mercato (anno


2007) di tutti i settori considerati:

GRAFICO 2.4 - B5. Che valutazione dà all'andamento del Suo mercato di


riferimento nell'ultimo anno (2007)?

In forte In forte crescita


diminuzione 1%
10% In crescita
25%

In diminuzione
24%

Stabile
40%

Si può notare come, a livello aggregato, prevalga nettamente una stabilità


- per non dire staticità - del giro d’affari.
Addirittura, più di un rispondente su tre dichiara che vi è stata una
diminuzione, o una forte diminuzione, dello stesso fatturato
nell’ultimo anno di riferimento.
Per contro, poco più di un intervistato su quattro dichiara di aver avuto in
sostanza una crescita.

La tabella che segue, sempre a livello aggregato, riporta l’evoluzione del


numero di clienti negli ultimi tre anni:

B6. Che evoluzione ha avuto il numero di clienti negli ultimi 3


anni?
Aumentato 33,22%
Stabile 42,12%
Diminuito 23,29%
Non so 1,37%

85
In questo caso la situazione è un po’ meno critica rispetto ai dati espressi
dal grafico precedente; ma anche in questo caso è la stabilità
nell’andamento dei clienti la risposta prevalente.
Ciò che aumenta leggermente, rispetto all’andamento del fatturato, è la
percentuale di rispondenti che dichiara un aumento del numero di
clienti.

In termini generali questo può essere visto come un elemento positivo e di


dinamicità del comparto analizzato nel suo complesso. In realtà, se la
percentuale concernente l’aumento del numero di clienti è più elevata di
quella relativa all’aumento del fatturato, si è nella situazione poco
positiva di una riduzione del giro d’affari per cliente.
In altri termini, i prezzi/margini che oggi si riesce a “spuntare” si
sono assottigliati, per effetto non tanto e non solo di un aumento della
concorrenza all’interno del settore “servizi alle imprese”, ma anche e
soprattutto per una generale e diffusa difficoltà dell’intera economia locale
e regionale.

Come visto nella prima parte del presente lavoro, esiste di fatto una forte
correlazione tra l’andamento del comparto manifatturiero e la crescita o
meno delle attività di supporto ad esso, e quindi del terziario e dei servizi
alle imprese.
Di fatto, se c’è recessione o un rallentamento della crescita, ne
risentono sia il settore secondario, sia di conseguenza quello
terziario.
Ciò nonostante, come si vedrà in alcune elaborazioni successive, vi sono
comunque delle eccezioni, positive, legate ad ambiti del terziario che sono
in grado di rispondere efficacemente a specifiche domande provenienti dal
settore produttivo.

Le ultime due domande del questionario relative alla sezione “mercato”, si


riferiscono ad una valutazione/previsione del possibile andamento del
numero di clienti e del fatturato nel breve/medio termine:

B7. Che evoluzione prevede nel numero di clienti nei prossimi 2/3
anni?
Aumento 31,77%
Stabilità 35,79%
Diminuzione 16,39%
Non so 16,05%

B8. E per il fatturato dei prossimi 2/3 anni?


Aumento 33,89%
Stabilità 33,56%
Diminuzione 17,79%
Non so 14,77%

86
Innanzitutto va precisato che la domanda rappresenta, di fatto, una
previsione che somma fattori soggettivi di chi risponde (es.
volontà/motivazione a migliorare la propria situazione di mercato,
innovando o cambiando strategie aziendali) con fattori oggettivi (es.
difficoltà reali dell’industria manifatturiera, costi crescenti di produzione,
concorrenza in forte aumento, ecc.).
Va detto che le percentuali, e quindi le previsioni di andamento, sono
molto simili, sia per quanto riguarda l’andamento dei clienti che del
fatturato.
Prevale, sostanzialmente, una certa cautela/pessimismo da parte
dei rispondenti, anche se una fetta non indifferente del campione
(uno su tre) dichiara di prevedere un aumento sia dei clienti che
del fatturato da qui a 2/3 anni.

Chiudiamo questa sezione di analisi del questionario con alcuni grafici che,
come visto in precedenza, analizzano una combinazione ragionata di
fattori.
Innanzitutto, può essere utile incrociare l’evoluzione prevista del
fatturato/clientela rispetto ai sei settori individuati:

GRAFICO 2.5 - Evoluzione di fatturato prevista per settore di attività

Altro

Servizi professionali ed
imprenditoriali

Ricerca e sviluppo

Ricerca di personale e
lavoro interinale

Informatica e attività
connesse

Noleggio attrezzature e
macchinari

Attività immobiliari

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

Aumento Stabilità Diminuzione Non so

Analizzando i dati, si possono trarre le seguenti valutazioni:


- il settore ricerca del personale/lavoro interinale è caratterizzato
da un fortissimo ottimismo e da una percezione molto positiva
dell’andamento da qui a 2/3 anni (addirittura quasi l’85% degli
intervistati prevede un aumento del fatturato/clientela);
- all’estremo opposto, il settore del noleggio attrezzature e
m a c c h i n a r i è fortemente pessimista nella valutazione
dell’andamento futuro (tre su quattro prevedono una
diminuzione del proprio mercato di riferimento);
- sia il settore ricerca e sviluppo sia quello dell’informatica si
collocano invece ad un livello intermedio, tendente comunque ad

87
un andamento futuro positivo (con un buon 40% di rispondenti
che prevedono un aumento del fatturato);
- infine, anche l’importante settore dei servizi professionali ed
imprenditoriali prevede, o auspica, un andamento positivo
nell’immediato futuro. In realtà, a differenza dei settori analizzati
nel punto precedente, una percentuale non irrilevante (circa il
1 5 % ) prevede una diminuzione del giro d’affari nel
breve/medio termine.

Analizziamo ora la percezione dell’andamento attuale (anno di riferimento


2007) sempre ripartito per i settori d’attività.
In questo caso erano state inserite, volutamente, anche due
situazioni/risposte estreme: forte diminuzione da un lato, forte aumento
dall’altro, al fine di far emergere eventuali situazioni virtuose o, al
contrario, situazioni particolarmente critiche.
GRAFICO 2.6 - Andamento percepito del mercato di riferimento nel 2007 per
settore d'attività

Altro

Servizi professionali ed
imprenditoriali

Ricerca e sviluppo

Ricerca di personale e
lavoro interinale

Informatica e attività
connesse

Noleggio attrezzature e
macchinari

Attività immobiliari

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

In forte crescita In crescita Stabile In diminuzione In forte diminuzione

Le valutazioni a riguardo possono essere così sintetizzate:


- in tutti i settori considerati, con esclusione della ricerca del
personale/lavoro interinale, l’opzione “forte diminuzione del
fatturato”, ha percentuali variabili non irrilevanti (che vanno,
ad esempio, dal 7/8% dei servizi professionali ed imprenditoriali ad
oltre il 25% del noleggio attrezzature e macchinari);
- questo dimostra, ancora una volta, come l’attuale
congiuntura generale sia negativa, non solo come percezione
ma anche come vero e proprio elemento di freno alla crescita;
- ancora una volta è l’ambito ricerca del personale/lavoro
interinale ad avere i risultati economici, sia attuali che
prospettici, decisamente migliori rispetto alla media;
- anche il settore informatico ha, in generale, un andamento
abbastanza positivo o almeno di stabilità del fatturato, con
alcune punte estreme, sia in senso positivo che negativo;

88
- nel settore dei servizi professionali ed imprenditoriali, pur
annoverando un quasi 30% di andamento in crescita, prevale
una certa prudenza (il 40% dichiara di aver ottenuto un fatturato
nel 2007 in linea con gli anni precedenti).

Infine, il grafico che segue incrocia il numero di clienti dell’ultimo anno di


riferimento (2007) con i settori d’appartenenza:

GRAFICO 2.7 - Andamento del numero di clienti nel 2007 per settore d'attività

Altro

Servizi professionali ed
imprenditoriali

Ricerca e sviluppo

Ricerca di personale e
lavoro interinale

Informatica e attività
connesse

Noleggio attrezzature e
macchinari

Attività immobiliari

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

Aumentato Stabile Diminuito Non so

In questo caso si riscontra una certa coerenza e linearità rispetto all’analisi


riportata nel punto precedente anche se alcuni settori, in particolare
ricerca del personale e informatica, registrano un andamento più
lusinghiero rispetto ad altri.
In altri termini, in particolare per queste attività, il numero di clienti è
cresciuto più che proporzionalmente rispetto al fatturato. Questo
fenomeno, come accennato in precedenza, è imputabile alla generalizzata
riduzione dei margini/prezzi. Tale riduzione, tra l’altro, è dovuta
all’incremento della concorrenza e alle difficoltà delle imprese
manifatturiere che, a maggior ragione, cercano di comprimere i costi dei
servizi.
In questo caso i servizi professionali ed imprenditoriali sembrano
essere un po’ in controtendenza nel senso che, pur confermando
una crescita del numero di clienti un po’ più corposa rispetto al
fatturato, presentano anche un buon 20% di persone che ne
dichiara una diminuzione.

89
3. Le persone

Passiamo ora ad analizzare l’importante sezione relativa alle persone, e


quindi agli aspetti che riguardano i dipendenti/collaboratori, le loro
caratteristiche, la formazione e le tipologie di contratto.

Iniziamo con l’analizzare le fasce d’età dei collaboratori/dipendenti


(ovviamente con riferimento alle attività che hanno almeno una persona
nell’organico):

GRAFICO 3.1 - Fascia d'età dei dipendenti/collaboratori (attività


con almeno un dipendente/ collaboratore per la fascia d'età
considerata)

Da 51 a 60 anni Oltre 61 anni


11% 2%
Fino a 29 anni
29%

Da 41 a 50 anni
24%

Da 30 a 40 anni
34%

La fascia d’età che concentra il maggior numero di risposte è quella


centrale (dai 30 ai 40 anni) seguita da soggetti più giovani (fino a
29 anni).
Questo dimostra, in senso generale, una buona apertura del comparto
del terziario e dei servizi alle imprese rispetto alle assunzioni, o
collaborazioni, di giovani.

Un ulteriore interessante aspetto ha come focus la partecipazione o meno


a corsi di formazione e aggiornamento, sia da parte dei
dipendenti/collaboratori, sia dei titolari/soci:

90
GRAFICO 3.2 - B10. Le persone che operano in impresa
(titolari/soci/dipendenti/collaboratori) hanno partecipato di
recente, o hanno intenzione di partecipare, a corsi di
formazione o di aggiornamento professionale?

NON SO
6%

NO
25%

SI
69%

Più di due aziende su tre danno risposta affermativa al quesito, a


dimostrazione del fatto, di per sé positivo, che il comparto ha una
particolare attenzione agli indispensabili investimenti in formazione.

E’ però utile capire anche le tipologie di formazione e aggiornamento che


le aziende coltivano:

GRAFICO 3.3 - Tipo di corsi di formazione/aggiornamento


svolti di recente o ai quali si ha intenzione di partecipare

Gestione
Altro 19%
27%

Lingue
straniere
7% Marketing
14%

Sicurezza Informatica
12% 21%

In questo caso è la tipologia ‘altro’ a raccogliere i maggiori consensi


(27% del totale dei rispondenti a questo quesito).
E’ quindi utile capire cosa rappresenti questa risposta: si tratta nella
sostanza di tutti quei corsi di formazione che, a vario titolo, implicano

91
un affinamento delle competenze e conoscenze specialistiche
insite in ogni tipologia di attività di servizio alle imprese.
Ad esempio, per il settore formativo, si tratta di corsi o iniziative che
aiutano la persona ad approfondire tematiche tecniche (comunicazione,
relazioni, gestione del gruppo, gestione del tempo, ecc.). Oppure, nel caso
delle agenzie immobiliari, si tratta di corsi di aggiornamento tecnico sulla
normativa in vigore, sulle novità procedurali, sulle tecniche di vendita. E
così via.

Altri due aspetti formativi hanno comunque riscosso un buon interesse nei
rispondenti: si tratta dell’informatica e della gestione aziendale.
Questo conferma la volontà, e spesso l’esigenza, da parte del
comparto del terziario e dei servizi alle imprese di gestire le
proprie attività con strumenti tecnologicamente avanzati e con
sempre maggiore efficienza.

Inoltre, sempre nell’ambito della formazione e dell’aggiornamento, è stato


chiesto dove si svolgono i corsi e le iniziative selezionate:

GRAFICO 3.4 - B12. Generalmente, l'aggiornamento e la


formazione professionale in quali strutture vengono svolte?

Propria
Altro
Associazione di
13%
Categoria
Formazione 30%
Interna
21%

Ente Camerale/
Azienda speciale
5%

Business School
Enti Privati 4%
27%

Come si può notare, quasi un’azienda su tre utilizza i servizi offerti


dalla propria associazione di categoria oppure, in misura minore,
si rivolge ad enti privati.
Questo dato conferma, ancora una volta, l’importanza e la centralità
delle associazioni di rappresentanza presenti nel territorio che, anche
per il settore dei servizi avanzati, svolgono tuttora un ruolo di
rafforzamento della competitività per l’intero comparto produttivo.
Si nota infine una percentuale non irrilevante (21%) che dichiara di
preferire una sorta di formazione interna, intesa spesso come “auto-
formazione e aggiornamento”.

92
Cerchiamo ora di individuare le caratteristiche essenziali e l’evoluzione dei
dipendenti/collaboratori.
Innanzitutto, è stato chiesto agli intervistati se prevedono un aumento o
meno del numero dei dipendenti/collaboratori da qui a 2/3 anni:

GRAFICO 3.5 - B13. Prevede che il numero di


dipendenti/collaboratori nei prossimi 2/3 anni potrà essere…

Non so In aumento
18% 21%

In diminuzione
5%

Stabile
56%

Come si può notare, prevale nettamente (56%) la prospettiva di


stabilità; questo è in linea anche con gli andamenti, precedentemente
esposti, relativi al fatturato ed al numero di dipendenti.
E’ infatti piuttosto logico e consequenziale che, se non cresce il mercato,
non cresca neppure la struttura interna.
Si rileva comunque un dato confortante e ottimistico: un’azienda su
cinque pensa di aumentare il numero di collaboratori nel
breve/medio termine, a dimostrazione di una certa vivacità e
dinamicità del settore analizzato.

Nei due grafici che seguono si analizzano invece le tipologie di contratto


che gli attuali dipendenti/collaboratori hanno (ovviamente solo in quelle
strutture che occupano una o più persone) e, soprattutto, i contratti che si
preferirebbe stipulare, nell’ipotesi di incrementare l’organico:

93
GRAFICO 3.6 - Ripartizione delle tipologie di contratto: quanti
intervistati hanno almeno un occupato rientrante nella tipologia indicata

Altro Apprendisti
15% 10%

A progetto
13% Part-time
25%

Tempo pieno
37%

GRAFICO 3.7 - B15. Che tipo di contratto preferirebbe stipulare se


dovesse ampliare il numero di dipendenti/collaboratori?

Altro Apprendisti
11% 17%

Part time
14%

A progetto
32%

Tempo pieno
26%

Un’attenta comparazione tra i due grafici può permettere alcune utili


considerazioni, qui di seguito sintetizzate:
- prevale una certa stabilità nelle tipologie contrattuali: se si
sommano infatti i casi di contratti a tempo pieno e part-time, qui si
concentrano quasi due terzi dei rispondenti;
- già oggi la forma contrattuale “a progetto” ha un peso
abbastanza rilevante, assieme alla tipologia “altro” che, di
fatto, risulta essere relativa ad un rapporto di lavoro tra la struttura
aziendale e una persona con partita IVA;
- in prospettiva futura, e considerando le forme contrattuali
auspicabili, si nota invece una maggiore propensione a forme

94
meno stabili di rapporto contrattuale: in questo caso di riduce
fortemente la modalità di lavoro a tempo pieno, mentre s i
moltiplica per due volte e mezza la tipologia “a progetto”;
- infine, la figura di “apprendista/tirocinante/praticante”
riveste un certo rilievo, soprattutto nell’ipotesi di assunzione
futura, quasi a dimostrare la necessità ed opportunità di
realizzare un percorso formativo e di crescita professionale
piuttosto lungo, prima di padroneggiare le competenze necessarie
nel settore dei servizi.

Seguono poi tre domande, relative alle caratteristiche, spesso auspicate,


utili per attivare una proficua collaborazione.
Innanzitutto, è stato chiesto agli intervistati quali caratteristiche chiave
dovrebbero possedere i propri collaboratori, o quali competenze ritengono
davvero utili per cooperare con colleghi:

GRAFICO 3.8 - B16. Quando si deve assumere o iniziare una


collaborazione, che caratteristiche/competenze ritiene
particolarmente importanti per la sua tipologia di attività?

Titolo di studio
Altro specifico
Capacità 5% 11%
relazionali
19% Buona esperienza
nel settore
20%

Conoscenza
lingue
Autonomia,
5%
flessibilità, Conoscenze
adattabilità informatiche
26% 14%

Si nota che le due caratteristiche chiave che sommano le risposte


più numerose riguardano più attitudini personali che competenze
tecniche: “autonomia nel lavoro, flessibilità e buone capacità
relazionali” concentrano ben il 45% delle risposte.
Anche l’esperienza nel proprio settore riveste un ruolo importante,
decisamente di più delle conoscenze informatiche, di un titolo di
studio e della conoscenza di almeno una lingua.

Al di là di questa espressione di interesse, la domanda che segue indicava,


in concreto, la difficoltà o meno di trovare persone con le caratteristiche
auspicate:

95
GRAFICO 3.9 - B17. In generale, si riscontrano difficoltà
nell'individuazione e coinvolgimento di nuovi dipendenti/collaboratori?

NO
44%

SI
56%

Qui la situazione è un po’ difficile, in quanto il 56% delle aziende


coinvolte si trova nella condizione, piuttosto negativa anche in
prospettiva futura, di non riuscire a trovare soggetti con le
competenze e attitudini necessarie.
E’ evidente che una risposta univoca per spiegare questa difficoltà è
pressoché impossibile da dare: sono infatti troppi i fattori, culturali, di
contesto ed economici, che condizionano l’ambito formativo e lo sviluppo
di competenze adeguate, in grado di rispondere appieno alle esigenze del
mercato del lavoro.

Su questo aspetto, è stata infine chiesta la ragione per la quale le aziende


trovano difficoltà ad individuare persone con le caratteristiche auspicate:

GRAFICO 3.10 - B18. Perché si riscontano difficoltà


nell'individuazione e coinvolgimento di nuovi
dipendenti/collaboratori?

Mancanza di
Altro titolo di studio
Mancanza di
10% 2%
esperienza
Scarse capacità
26%
relazionali
16%

Scarsa
conoscenza
lingue
2%
Scarse
conoscenze
Scarse informatiche
autonomia, 7%
flessibilità,
adattabilità
37%

96
Le risposte sono in linea con la domanda precedente: anzi, vi è addirittura
un’enfatizzazione delle caratteristiche per così dire “soft”, e quindi non
tecniche: è possibile ipotizzare che le competenze trasversali (capacità
relazionale, comunicativa ecc.) non siano sufficientemente trasmesse
in sede formativa. Si ribadisce ancora una volta il gap esistente tra
università e, più in generale, sistema educativo/formativo, e
mondo del lavoro: nonostante da anni si cerchi di promuovere una
loro maggiore co-operazione, i risultati effettivi ancora stentano
ad essere apprezzabili.

Questa sezione si chiude con una serie di domande che indagano, nel
concreto, la volontà o meno di attivare alleanze, al fine di incrementare la
propria competitività sul mercato:

B19. Nel medio termine, si prevede di attivare alleanze, al fine di


rispondere alle crescenti esigenze di mercato?
Si 40,61%
No 33,79%
Non so 25,60%

Come si può notare, la maggioranza (41%) si dichiara aperta e


disponibile ad attivare alleanze, in senso lato.
Vi è una percentuale non indifferente (25% circa) che comunque
non sa ancora quali potrebbero essere le strategie future in questo
senso.

Ma per chi ha risposto in modo affermativo alla precedente domanda,


quali potrebbero essere le tipologie di alleanze da attivare nel medio
termine?

GRAFICO 3.11 - B20. Che tipo di alleanze si prevede di


attivare nel medio termine ?

Altro Alleanze
9% produttive
22%

Alleanze
strategiche Alleanze di
42% mercato
27%

97
In questo caso prevale nettamente (con il 42% dei rispondenti) la
logica delle alleanze strategiche, e quindi di azioni che possano
incidere fortemente nelle scelte chiave in futuro.
Anche le alleanze di mercato in senso stretto rivestono per gli intervistati
un certo peso, così come le modalità che possono rendere più efficienti, e
quindi presumibilmente meno costosi, i servizi offerti.

Un’ultima domanda specifica di questa sezione si riferiva alle


collaborazioni esterne:

B21. Si prevede nei prossimi 2/3 anni di allargare le collaborazioni


esterne?
Si 40,61%
No 32,76%
Non so 26,62%

Il quadro che emerge è nel complesso ottimistico e perfettamente in linea


con la precedente previsione: di nuovo una maggioranza del 41% si
dichiara disponibile, nei prossimi 2/3 anni, ad aprirsi a
collaborazioni esterne.
In quest’ottica il comparto del terziario e dei servizi alle imprese si
dimostra forse un po’ più dinamico e propenso alle collaborazioni e
allo sviluppo di reti efficaci, se confrontato con il mondo della
manifattura, che secondo varie ricerche risulta a volte ancorato a
logiche individualistiche.

Infine, come per le sezioni precedenti, riportiamo qui di seguito alcuni


confronti ed approfondimenti che, ragionevolmente, possono essere utili
per l’analisi.

Per esempio, il grafico seguente evidenzia la propensione o meno di


partecipare a corsi di formazione e aggiornamento nei diversi settori
analizzati.

Come si può notare, l’informatica e i servizi professionali ed


imprenditoriali presentano elevate percentuali di rispondenti che,
almeno in teoria, dichiarano una forte apertura ad investire in
formazione ed aggiornamento.
Al contrario, le percentuali più elevate di risposte negative si
concentrano nell’ambito della ricerca del personale/lavoro
interinale e del noleggio di attrezzature e macchinari.
È tuttavia utile domandarsi se questa bassa disponibilità per la formazione
sia legata a difficoltà di mercato o, al contrario, al fatto che il tempo da
dedicare a questi aspetti è insufficiente, a causa di un’attività che sta
crescendo rapidamente.

98
GRAFICO 3.12 - Partecipazione a corsi di formazione e aggiornamento
professionale per settore di attività

9%
Altro 32%
59%
Servizi professionali ed 4%
23%
imprenditoriali 73%
29%
Ricerca e sviluppo 29%
43%
Ricerca di personale e
50%
lavoro interinale 50%
Informatica e attività 5%
16%
connesse 78%
Noleggio attrezzature e
50%
macchinari 50%
10%
Attività immobiliari 29%
61%
0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80%

si no non so

E’ inoltre interessante capire quali sono i settori nell'ambito dei quali i


rispondenti dichiarano di voler assumere dipendenti/collaboratori da qui a
2/3 anni:

GRAFICO 3.13 - Previsioni sul numero di dipendenti/collaboratori per i


prossimi 2/3 anni per settore d'attività

5%
Altro 14%
73%
9%
Servizi professionali ed 23%
3%
imprenditoriali 52%
22%
20%
Ricerca e sviluppo 20%
60%

Ricerca di personale e
50%
lavoro interinale
50%
Informatica e attività 16%
3%
connesse 49%
32%
Noleggio attrezzature e
macchinari 75%
25%
13%
Attività immobiliari 10%
71%
6%
0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80%

In aumento Stabile In diminuzione Non so

Come abbastanza prevedibile, i settori più dinamici anche in termini


di mercato, sono proprio quelli che hanno l’opportunità/necessità
di crescere come organico. In questo senso, le risposte affermative
più elevate si concentrano negli ambiti della ricerca del
personale/lavoro interinale e informatica e attività connesse.
In alcuni settori, in particolare attività immobiliari e noleggio
attrezzature e macchinari, ma anche nel caso di ricerca e sviluppo,

99
prevale nettamente una previsione di stabilità, e quindi una certa
prudenza nell’evoluzione futura.

Per quanto riguarda la difficoltà o meno di trovare nuovi


dipendenti/collaboratori rispetto al settore, il grafico che segue ne
riassume i risultati:

GRAFICO 3.14 - Difficoltà nell'individuazione e coinvolgimento di nuovi


dipendenti/collaboratori per settore
100%
100%

90%

80%
71%
70% 67% 67%
61% 62%
60%
52%
50%
48%
39% 38%
40%
33% 33%
29%
30%

20%

10%
0%
0%
Attività Noleggio Informatica e Ricerca di Ricerca e Servizi Altro
immobiliari attrezzature e attività personale e sviluppo professionali ed
macchinari connesse lavoro imprenditoriali
interinale

si no

Come si può notare, alcuni settori evidenziano maggiori difficoltà


(noleggio attrezzature, informatica, ricerca del personale/lavoro
interinale) rispetto ad altri (in particolare ricerca e sviluppo,
servizi professionali ed imprenditoriali).

Infine, il grafico che segue evidenzia la maggiore o minore propensione ad


attivare alleanze, sempre rispetto al settore d’attività.

Anche qui alcuni ambiti, come l’informatica e la ricerca e sviluppo,


sono decisamente più aperti e propensi a stipulare accordi ed
alleanze, al fine di migliorare la gestione della propria attività.
Altri ambiti settoriali (per esempio attività immobiliari e servizi
professionali) dimostrano invece una minore apertura alla
collaborazione; in realtà questo atteggiamento può essere spinto da
molteplici motivazioni, legate per esempio alla tipologia di mercato, alle
competenze specialistiche necessarie, alla complessità della gestione, ecc.

100
GRAFICO 3.15 - Previsione di attivare alleanze per settore d'attività

80% 75%
71%
70%
67% 67%

60%

50%
50%

38% 39%
40%
32% 33% 33%
29% 29% 28%
30%
25%
21%
17% 19%
20%
13% 15%
10%

0% 0%
0%
Attività Noleggio Informatica e Ricerca di Ricerca e Servizi Altro
immobiliari attrezzature e attività personale e sviluppo professionali ed
macchinari connesse lavoro imprenditoriali
interinale

si no non so

101
4. Investimenti/promozione.

L’ultima e non meno rilevante sezione del questionario riguarda gli


investimenti, attuali e prospettici, che le aziende intervistate stanno
realizzando, con particolare riferimento alle azioni di promozione.

Innanzitutto, una larga maggioranza (68%) degli intervistati ha


dichiarato di aver effettuato investimenti, in senso lato, negli
ultimi anni:

B22. Sono stati effettuati investimenti (in senso lato) negli ultimi 2/3
anni?
Si 67,80%
No 32,20%

In termini di percentuale di tali investimenti rispetto al fatturato, nella


tabella che segue si nota che le percentuali più basse concentrano le
maggiori risposte:

B23. Percentuale media degli investimenti degli ultimi 2/3 anni rispetto
al fatturato
Fino al 5% 53,38%
dal 6 al 10% 26,35%
Dall'11 al 20% 13,51%
Oltre il 20% 6,76%

(nota: la domanda era facoltativa; circa la metà degli intervistati non ha


risposto).

In senso lato, questo potrebbe confermare una tendenza presente anche


nel comparto manifatturiero: nel nostro Paese vi è in generale una
medio/bassa propensione all’investimento. O, forse, i margini strutturali
delle attività non risultano particolarmente incoraggianti, o di entità tali da
incentivare ad investire nel futuro.

In questo contesto, può essere sicuramente utile capire che tipi di


investimenti sono stati effettuati negli ultimi 2/3 anni:

102
GRAFICO 4.1 - B24. Che tipo di investimenti sono stati fatti negli
ultimi 2/3 anni?

Ampliam.
Altro immobile
11% 10%
Internazionaliz. Apertura nuova
3% sede
8%
Alleanze
10%

Innovazioni
tecnologiche
58%

La risposta più comune è stata quella relativa alle i n n o v a z i o n i


t e c n o l o g i c h e , intese principalmente come un adeguamento e
rafforzamento della propria dotazione informatica, sia in termini di
hardware che di software.
Seguono ad ampia distanza l’ampliamento dell’immobile/nuova
sede e gli investimenti in alleanze.

E’ inoltre utile capire anche quale può essere la prospettiva a breve/medio


termine degli investimenti:

B25. Sono previsti investimenti per i prossimi 2/3 anni?


Si 53,58%
No 29,35%
Non so 17,06%

In questo caso prevale un cauto ottimismo, nel senso che più della
metà delle aziende intervistate è propensa a continuare ad
investire anche in futuro.
Vi è però una fetta non indifferente di rispondenti (17%) che non ha
ancora chiaro il contesto e le previsioni future.

Anche in questo caso è stato chiesto quali potrebbero essere le tipologie di


investimento futuro, riassunte nel grafico che segue:

103
GRAFICO 4.2 - B25. Che tipo di investimenti sono previsti per i
prossimi 2/3 anni?

Sviluppo mercati Altro Miglioramento


esteri 9% nella gestione
7% 22%
Sicurezza
4%

Miglioramento/
ampliamento
Informatica della sede
26% 11%
Marketing
21%

Rispetto alle precedenti risposte sembra esservi una maggiore


attenzione e concentrazione sul miglioramento in efficacia ed
efficienza dell’attività (es. miglioramenti gestionali, marketing e
informatica). Questo forse nella prospettiva di potersi trovare di fronte
ad un mercato comunque ancora un po’ in difficoltà e fortemente
competitivo.

Per quanto riguarda invece gli investimenti specifici in promozione e


marketing, è stato chiesto di fare una previsione nel breve/medio termine:

B27. Sono previsti per i prossimi 2/3 anni investimenti in promozione e


marketing?
Si 43,05%
No 42,03%
Non so 14,92%

In questo caso, si registra un sostanziale equilibrio tra chi ritiene di


voler investire per incrementare la visibilità e notorietà
dell’azienda sul mercato, e chi invece ritiene non produttiva
questa tipologia di investimenti.

Ciò nonostante, a chi ha dichiarato di voler investire in promozione e


marketing in un prossimo futuro, è stato chiesto quali canali e modalità si
pensa di sfruttare:

104
GRAFICO 4.3 - B28. Che tipo di investimenti in promozione e
marketing sono previsti per i prossimi 2/3 anni?

Altro Analisi di mercato


8% 7%
Televisione, radio,
stampa, internet... Direct mail
21% 20%

Telemarketing
8%
Seminari (come
relatori) Partecipazione a
13% Seminari (come fiere
partecipanti) 10%
13%

Le risposte sono ripartite in modo abbastanza ampio ed


omogeneo: vi è in ogni modo una preferenza per l’utilizzo di stampa,
radio, televisione ed internet (soprattutto) assieme al direct mail.
Sembrano invece essere meno attrattive tanto la partecipazione a fiere
quanto quella a seminari.

Questa sorta di generale cautela nell’ambito della promozione e


marketing, è probabilmente legata anche alle difficoltà di misurare
l’efficacia di tali misure:

B29. Queste azioni promozionali hanno un riscontro positivo?

Si 49,75%
No 10,84%
Non so 39,41%

In effetti la tabella, pur dimostrando una prevalenza di risposte


affermative, contiene anche una quota pari quasi al 40% di “non so”, a
dimostrazione del fatto che un’analisi costi/benefici in questo ambito non è
comunque facilmente realizzabile.

Infine, in termini di investimenti futuri (e quindi di risorse monetarie da


impiegare) in promozione e marketing, il grafico che segue riporta la
sintesi delle risposte:

105
GRAFICO 4.4 - B30. Che evoluzione prevede nell'investimento in
attività promozionale nei prossimi 2/3 anni?

Diminuzione
9%
Aumento
31%

Stabilità
60%

Prevale nettamente la stabilità, con il 60% delle risposte, e quindi


una certa attuale prudenza del comparto analizzato; questo è in linea,
sostanzialmente, con quanto visto sull’evoluzione del mercato e sul
possibile ampliamento delle strutture in termini di
dipendenti/collaboratori.

Chiudiamo questa sezione con alcuni grafici che incrociano gli aspetti degli
investimenti, attuali e prospettici (compresi quelli relativi a promozione e
marketing) rispetto alle tipologie settoriali delle aziende intervistate.

Innanzitutto, vediamo l’andamento settoriale degli investimenti effettuati


nell’ultimo periodo:

GRAFICO 4.5 - Investimenti (effettuati o non effettuati negli ultimi


2/3 anni) per settore d'attività

44%
Altro
56%

Servizi professionali ed 28%


imprenditoriali 72%

29%
Ricerca e sviluppo
71%

Ricerca di personale e 17%


lavoro interinale 83%

Informatica e attività 33%


connesse 67%

Noleggio attrezzature 50%


e macchinari 50%

45%
Attività immobiliari
55%

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90%

si no

106
Si nota, con una certa evidenza, che alcuni settori (nell’ordine: ricerca
del personale/lavoro interinale, servizi professionali ed
imprenditoriali, ricerca e sviluppo) si collocano fortemente sopra
la media in termini di investimenti effettuati, in senso lato.
Al contrario, gli operatori delle attività immobiliari e di noleggio di
macchinari ed attrezzature si sono dimostrati molto cauti
nell’effettuare investimenti. C’è da chiedersi se, in una prospettiva di
medio termine, questa strategia si dimostrerà efficace o meno.

Il grafico che segue evidenzia, sempre per settori, la propensione o meno


ad effettuare investimenti in futuro:

GRAFICO 4.6 - Investimenti futuri (previsione di effettuarne o no per i


prossimi 2/3 anni) per settore d'attività

15%
Altro 42%
42%

18%
Servizi professionali ed
29%
imprenditoriali
53%

14%
Ricerca e sviluppo 29%
57%

Ricerca di personale e
lavoro interinale
100%

10%
Informatica e attività
23%
connesse
68%

Noleggio attrezzature e
75%
macchinari
25%

28%
Attività immobiliari 31%
41%

0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100%

si no non so

Il grafico appare particolarmente interessante perché traccia una linea


d’evoluzione del settore, evidenziando anche alcuni ambiti particolarmente
virtuosi, in termini di sviluppo futuro.
Ancora una volta, è il settore ricerca del personale/lavoro
interinale che si dimostra particolarmente fiducioso per
l’evoluzione futura di mercato, seguito a debita distanza da
informatica, ricerca e sviluppo e servizi professionali ed
imprenditoriali.

Infine, chiudiamo la sezione con un grafico che riassume, sempre per


settori, la propensione o meno ad investire in un prossimo futuro in
promozione e marketing:

107
GRAFICO 4.7 - Investimenti in promozione e marketing (previsione di
effettuarne o no per i prossimi 2/3 anni) per settore d'attività

7%
Altro 56%
37%

Servizi professionali ed 14%


46%
imprenditoriali
40%
29%
Ricerca e sviluppo 14%
57%

Ricerca di personale e 17%


lavoro interinale
83%

Informatica e attività 23%


35%
connesse
43%

Noleggio attrezzature e
75%
macchinari
25%
15%
Attività immobiliari 27%
58%
0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90%

si no non so

La tendenza generale evidenziata nei grafici precedenti è confermata


anche in questo caso: è ancora una volta la ricerca del
personale/lavoro interinale il comparto più virtuoso in termini di
investimenti previsti, spinto anche da un mercato specifico e da risultati
positivi che invogliano (e permettono di sostenere anche in termini di
risorse) la crescita ed il miglioramento continuo.
In questo caso, anche gli operatori delle attività immobiliari si
dimostrano più aperti ad investire in promozione e marketing,
forse per superare anche l’attuale situazione di stallo del loro
mercato di riferimento.
Infine, il comparto dei servizi professionali ed imprenditoriali (il
settore che ha più rilevanza all’interno del campione analizzato, essendo il
più numeroso) dimostra un andamento in equilibrio: da un lato vi è
la volontà di investire in promozione e marketing, dall’altro lato vi
è la tendenza a non impiegare risorse.
E’ questo forse un segnale, forte, dell’attuale cautela legata ad una
situazione economica locale e regionale che non si può certamente definire
recessiva, ma nemmeno di crescita e sviluppo apprezzabile.

108
Segni particolari: attività fiorente e prospettive future ottimistiche

Dopo l’analisi delle 4 macro-aree appena esposte, e prima di dedicarci alla


quinta, conclusiva, abbiamo ritenuto utile focalizzare l’attenzione, in modo
aggregato, su un sottocampione di “eccezioni”. Un’indagine come questa,
del resto, volta a far emergere utili linee guida per un intero comparto
economico, non poteva non considerare alcuni casi particolarmente
vincenti. Analizzare le imprese e le attività che appaiono più
prospere risulta utile ad estrapolare qualche buona pratica che
potrebbe rivelarsi preziosa. Essa potrà costituire uno stimolo
positivo ed incentivante alle future scelte di ogni tipo di attività,
comprese quelle che l’attuale mercato sta mettendo
quotidianamente in difficoltà.

Ci riferiamo spesso a questi esempi di eccellenza con il termine


imprenditori/imprese traccianti, ad indicare il loro ruolo di apripista.
Grazie alle loro intuizioni, che implicano spesso un investimento ed un
conseguente margine di rischio, essi consentono di individuare sentieri
vincenti percorribili anche da altri: è lo stesso principio per cui nel tiro al
bersaglio il tiratore utilizza le traiettorie di alcuni proiettili,
opportunamente traccianti grazie ad una scia luminosa, per migliorare la
performance del tiro successivo.

Questi imprenditori si possono allora


immaginare come inseminatori di know-
h o w , di conoscenze e strategie basate
sull’esperienza e sull’intuizione: dei loro
frutti, poi, saranno in molti a
beneficiare. È chiaro che esistono fattori
ambientali che possono favorirne o meno
la crescita; ma è altrettanto vero che un
buon coltivatore sa individuare il terreno
fertile e sa scegliere la giusta coltura che
ne valorizzi le proprietà.
Nel tentativo di individuare alcuni fattori di
successo, abbiamo selezionato alcune
aziende ed alcuni liberi professionisti per
così dire “vincenti”. Sono stati considerati
“casi di successo” le imprese ed i liberi
professionisti che presentavano contemporaneamente queste due
caratteristiche:

- Andamento del mercato nell’ultimo anno (2007): in forte


crescita o in crescita;
- Previsione per il fatturato dei prossimi 2/3 anni: aumento o
stabilità.

109
Il sottocampione così estratto è risultato includere 70 casi, il 23% del
campione complessivo: questo dato apre diverse considerazioni sullo stato
effettivo di salute del settore, pur considerando che si tratta di esempi
volutamente ‘sopra la media’. Se questo è il dato oggettivo, il bicchiere è
da considerare mezzo pieno o mezzo vuoto? La risposta è probabilmente
soggettiva.
In questa sede cerchiamo di definire la cornice entro la quale tali esempi
virtuosi si collocano.

Sembrerebbero due i comparti dei servizi alle imprese che più si


trovano a loro agio nel mercato contemporaneo: quello dei servizi
professionali ed imprenditoriali, che raccoglie il 64% dei casi di
successo, e quello dell’informatica ed attività connesse, che ne
include il 17%:

Settore d'attività

Servizi professionali ed imprenditoriali 64,29%


Informatica e attività connesse 17,14%
Altro 8,57%
Ricerca di personale e lavoro interinale 5,71%
Attività immobiliari 2,86%
Noleggio attrezzature e macchinari 1,43%

Com’era facile ipotizzare, la distribuzione delle fasce di fatturato,


dichiarate da chi ha risposto, è leggermente sbilanciata su quelle medio-
alte:

Giro d’affari nell’ultimo anno (2007)


sottocampione campione totale
Fino a 25.000 euro 8,11% 9,82%
Da 25.001 a 50.000 euro 5,41% 19,02%
Da 50.001 a 100.000 euro 5,41% 11,66%
Da 100.001 a 200.000 euro 24,32% 20,25%
Da 200.001 a 500.000 euro 18,92% 17,79%
Oltre 500.001 euro 37,84% 21,47%

Oltre l’80% del sottocampione ha avuto lo scorso anno un giro


d’affari superiore ai 100.000 euro, contro il 60% del campione
complessivo.

Volgendo l’attenzione al mercato, rispetto alla media del campione


complessivo, i casi del sottocampione dimostrano una maggiore apertura
del proprio mercato di riferimento (Grafico 1) apertura tuttavia che rimane
sempre interna ai confini nazionali, e nella maggior parte dei casi persino
limitata al NordEst: del resto, non si deve dimenticare che la “vicinanza
al cliente”, seppur di solito intesa soprattutto in senso psicologico,

110
resta pur sempre un punto di forza che merita di essere
valorizzato.

Una considerazione aggiuntiva appare tuttavia opportuna: dati recenti


dimostrano che l’industria manifatturiera vicentina è sempre più proiettata
all’internazionalizzazione. Ora, se davvero il settore dei servizi alle
imprese si configura come funzionale al settore secondario, non
dovrebbe orientare maggiormente la propria offerta in una
direzione di più ampio respiro, guardando oltre i propri confini
territoriali?

Nel presente sottocampione, rispetto a quello allargato, è comunque più


frequente trovare imprese il cui mercato si colloca tanto in Italia quanto
nel NordEst; il grado di internazionalizzazione rimane invece pressoché lo
stesso dell’universo considerato: tra mercato europeo ed extra-europeo
non si raggiunge il 10% nemmeno in questo sottocampione vincente.

GRAFICO 1 - Il mercato dei casi di successo

Europa Extra-Europa
5% 4% Locale (Vicenza e
provincia)
Italia 38%
17%

NordEst
13%

Regionale
23%

Trattandosi di esempi selezionati perchè con un giro d’affari in crescita,


una buona parte dei casi estratti ipotizza per i prossimi 2/3 anni un
ampliamento. Esso è inteso sia nel senso di un aumento dell’organico
interno – + 41% - (riferibile soprattutto ad aziende) sia a proposito di un
allargamento delle collaborazioni esterne – + 51% - (maggiormente
pertinenti anche rispetto al caso dei liberi professionisti).

Nelle tabelle che seguono si possono confrontare le risposte date ad


entrambe le domande:

111
Previsione del numero dipendenti per i prossimi 2/3 anni
Aumento 41,27%
Stabile 36,51%
Diminuzione 3,17%
Non so 19,05%

Previsione di allargare le collaborazioni esterne per i prossimi 2/3 anni


Si 51,43%
No 28,57%
Non so 20,00%

Un ulteriore approfondimento interessante riguarda gli investimenti,


effettuati e previsti per il futuro, del sottocampione, i cui dati sono
riepilogati nelle tabelle seguenti:

Investimenti negli ultimi 2/3 anni


Si 77,14%
No 22,86%

Investimenti per i prossimi 2/3 anni


Si 69,57%
No 14,49%
Non so 15,94%

Ben il 77% dichiara di aver fatto investimenti in senso lato negli


ultimi 2/3 anni, e raggiunge il 70% la percentuale di coloro che ne
prevedono ulteriori per il breve/medio termine.

Lo sguardo alle destinazioni degli investimenti non permette


considerazioni di rilievo poiché evidenzia una distribuzione molto simile a
quella del campione complessivo:

Destinazione investimenti
sottocampione campione totale
Miglioramento nella gestione 22% 22%
Miglioramento/ampliamento della sede 15% 11%
Marketing 23% 21%
Informatica 24% 26%
Sicurezza 5% 4%
Sviluppo mercati esteri 8% 7%
Altro 3% 9%

Sostanziale al contrario la differenza riguardante gli investimenti in


promozione e marketing: mentre nel campione complessivo chi

112
affermava di voler investire in questo ambito superava di poco il 40%, tra
i casi di successo si riscontra una presenza ben maggiore, che
raggiunge quasi il 60% degli intervistati.
Non solo: è anche inferiore la percentuale dei ‘no’ categorici a tale
tipo di investimento (in questo caso un 30%, a fronte di un dato
complessivo del 42%):

Investimenti in promozione e marketing


Si 58,57%
No 30,00%
Non so 11,43%

Sembrerebbe quindi che l’attenzione agli investimenti per così dire


‘soft’ sia una caratteristica comune ai casi di successo.

Andando ad esaminare la destinazione di questa tipologia di investimento,


si nota tuttavia una distribuzione estremamente omogenea, così come si
era verificato per il campione allargato.
Se ne potrebbe dedurre allora che una possibile carta vincente risieda
nella capacità di proporsi e di “farsi acquistare” dal mercato,
investendo per l’appunto in promozione e marketing. Conta solo fino ad un
certo punto attraverso quale canale: ogni attività dovrà trovare il più
efficace medium al proprio bisogno ed al proprio target di destinatari.

L’altro pilastro della sfera ‘soft’ è la formazione. Cerchiamo allora di


capire quale sia l’atteggiamento dei rispondenti del sottocampione rispetto
a queste attività:

Partecipazione a corsi di formazione

sottocampione campione totale


Si 73,44% 69,29%
No 21,88% 24,72%
Non so 4,69% 5,99%

La percentuale, già alta, di chi nel campione allargato aveva affermato di


partecipare a corsi di formazione, aumenta ulteriormente nel
sottocampione, raggiungendo il 7 3 %, così come diminuisce in
proporzione quella dei ‘no’, pari al 22%.
***
Ma quale può essere la ricaduta effettiva di questi investimenti soft, di
questi propulsori immateriali: marketing, promozione e formazione? A
parole essi sono spesso definiti indispensabili ma, all’atto pratico,
registrano tuttora una certa dose di scetticismo da parte della
maggioranza dei potenziali utilizzatori. La forza dei dati che anche qui
emergono porta tuttavia a confermarne la validità. Se gli strumenti sono
correttamente definiti soft – aerei, impalpabili - certo non altrettanto

113
evanescente si può definire il risultato della loro applicazione. I
suggerimenti e le strategie che ne derivano si materializzano di
fatto in aumento di clienti e di fatturato; più in generale, si traducono
in un miglioramento della performance aziendale.

È attraverso il contatto con gli specialisti di questi settori - lo ribadisce


questa ricerca - che gli imprenditori meglio riescono a tenere il passo con
le ultime innovazioni. Ciò consente agli operatori aziendali, e talora li
sprona, a pianificare e adattare la formula di business più adatta al
proprio ambito d’attività ed al proprio scenario e mercato di
riferimento.

Evidentemente, mantenersi in costante contatto con chi focalizza il


proprio core-business sulla mutevolezza dello scenario è un
positivo veicolo per non perderne il ritmo: conoscere in tempo reale
ed in tempo reale interpretare l’ambiente in cui si è inseriti, si conferma
quale premessa chiave per soddisfarne le aspettative ed i bisogni, espressi
e latenti.

La formazione, la consulenza strategica sul marketing, come capifila di


una più generale valorizzazione degli investimenti soft, diventano allora
strumento principe per esaltare il concetto stesso di competitività
dinamica. Come limpidamente segnalava Peter Drucker nel suo
fondamentale Innovazione e imprenditorialità1, il cambiamento del
contesto è lo sfondo essenziale per lo sviluppo dell’innovazione
competitiva: “l’imprenditore cerca il cambiamento, lo valorizza e ne fa la
premessa della propria attività”. Traendo vantaggio dal cambiamento del
contesto individua prodotti e servizi di cui il mercato ha via via bisogno.

Quale conclusione proporre a seguito di queste ultime riflessioni?

Senza volerne esaltare il ruolo oltre misura, sembra si possa affermare


che specie grazie ad alcune componenti strategiche proprie del terziario –
nel caso specifico formazione e marketing – emerge una tendenza: il
terziario va capovolgendo la sua funzione ed il suo ruolo rispetto a quello
di non molti anni fa.

Da ancella della domanda e delle esigenze produttive del settore


secondario, il terziario avanzato va gradualmente proponendosi come
nuovo driver, leader, conduttore alla competitività. Forte delle competenze
specialistiche che ne costituiscono il nucleo, risulta agire,
trasversalmente, da catalizzatore, da acceleratore di particelle, da
turbo, per tutti gli altri settori: la carica innovatrice di cui è portatore
si propone quale costante stimolo per seguitare a correre insieme.

1
Drucker Peter F., Innovazione e imprenditorialità, 1986, Etas, Milano.

114
5. Linee guida per il futuro

L’ultima domanda del questionario è stata volutamente lasciata non


strutturata, al fine di costituire per i rispondenti uno stimolo alla riflessione
e, per i destinatari istituzionali dell’analisi, un’ispirazione alle azioni da
intraprendere nel futuro prossimo. Accade di frequente, con riferimento
agli ambiti più disparati, che gli attori economici si lamentino per le
inefficienze delle istituzioni o per il meccanicismo del “sistema”; ma se
queste lamentele rimangono fini a se stesse ad altro non conducono se
non ad una spirale di malessere e di inerzia.
L'approccio assunto nella stesura di questa indagine è pro-
attivo: si ritiene che se si auspica un cambiamento, la via maestra
percorribile sia l'essere propositivi e l'offrire un’alternativa che
possa avvicinare alla sua concretizzazione.

Ecco perché la domanda B31 si presenta come un appello ai diretti


destinatari dei servizi istituzionali: le istituzioni territoriali provinciali, se
vogliono rappresentare un reale punto di riferimento per le PMI vicentine,
non possono che partire da un’analisi dei bisogni dell’intera
categoria.

È stato quindi chiesto ai 301 rispondenti appartenenti al campione quali


attività dovrebbero svolgere le istituzioni sul territorio provinciale (Camera
di Commercio in primis, in quanto propugnatrice dell’indagine) per
promuovere il settore terziario ed i servizi alle imprese.
Quasi due rispondenti su tre hanno espresso in maniera articolata la
propria opinione a riguardo, fornendo punti di vista di notevole interesse e
meritevoli di considerazione.

È stato possibile raggruppare le risposte in tre nuclei tematici:

1. Ridimensionamento della logica burocratica che permea le


istituzioni;
2. Promozione e attivazione di un organismo di tutela e
certificazione della categoria, o quanto meno di un network
articolato per il mercato dei servizi alle imprese;
3. Contributi ed incentivi economici concreti per le PMI ed i liberi
professionisti.

Cerchiamo ora di analizzarli nel dettaglio.

1. L’insofferenza nei confronti della logica burocratica è stata manifestata


senza mezzi termini e prendendo in considerazione più di un aspetto:

- Le procedure sono troppo macchinose, costringono a perdere


tempo nella compilazione di moduli e schede, richiedendo in seguito
tempi di attuazione lunghi e demotivanti; le stesse normative sono
spesso aberranti, costruite sulla base di una logica priva di pragmatismo

115
che emerge solo una volta che le normative sono messe in atto (quando
pertanto hanno già danneggiato i destinatari). Gli imprenditori si sentono
spesso schiacciati dal peso di un sistema che non s’incastra con i loro
bisogni: si ritrovano pertanto soli a fronteggiare le sfide del mercato,
abbandonati, per non dire vessati, proprio da quegli organi istituzionali
che li dovrebbero incoraggiare e sostenere.

Afferma a tal proposito uno degli intervistati:

“La situazione che vedo in giro è allarmante. Occorre dare la


possibilità alle aziende di mettere radici e poi di dare loro il
concime che serve periodicamente”.

Il suggerimento è di semplificare le procedure e consentire dei margini


di flessibilità che permetterebbero alle imprese di vivere con maggiore
serenità le sfide del mercato e gli eventuali investimenti volti a farvi
fronte. Dinanzi ad un andamento del mercato così instabile, avere a
disposizione strumenti e procedure rigidi non è certo d’aiuto.

- La crescente politica delle lobby e delle public relations dovrebbe


essere contrastata, in favore di una politica basata sulla meritocrazia.
Questa logica dovrebbe essere adottata e consolidata sia verso l’esterno -
promuovendo e premiando le aziende del territorio (ad esempio, quelle
con risultati alle spalle, quelle ad alta specializzazione, quelle ad alto
livello d’innovazione ecc.) – sia verso l’interno delle stesse istituzioni –
incoraggiando maggiore competenza. Un’osservazione - di per sé un po’
qualunquista – è stata ripetuta più volte:

“I politici di professione non dovrebbero essere a capo di settori


di cui non hanno alcuna esperienza. Manca la competenza: non
può certo essere un agricoltore a decidere un piano di sviluppo
industriale, né viceversa”.

- Anziché limitarsi ad incoraggiare il settore terziario ad innovare la


propria offerta di servizi, sarebbe opportuno che le istituzioni per prime

116
fungessero da esempio, aggiornando le proprie strutture e fornendo
servizi più qualificati di quanto oggi non avvenga.

2. Il secondo motivo ricorrente emerso dalle risposte degli intervistati è


l’esigenza di avere un organismo che tuteli la categoria. Tale organismo,
che potrebbe essere assimilabile ad una sorta di r e g i s t r o d e l l e
professionalità riconosciute, dovrebbe per l’appunto essere promosso
dalle stesse istituzioni territoriali al fine di:
- Costituire il luogo di accreditamento delle varie consulenze: una
forma di certificazione costituirebbe un buon pretesto per
incentivare la qualità dei servizi, tale da scoraggiare la
concorrenza sleale e non qualificata;
- Segnalare consulenti esperti e referenziati nelle diverse aree;
- Promuovere l’interprise1, al fine di accrescere la competitività sul
mercato internazionale;
- Tutelare la categoria in materia fiscale e giuridica (diritto del
lavoro in primis);
- Attivare iniziative di orientamento per i giovani e sviluppare un
coordinamento più mirato con il mondo formativo, incentivando
le esperienze di stage durante gli studi e la cooperazione con il
mondo accademico. Una sinergica collaborazione tra università
ed imprese, soprattutto in un settore come quello della ricerca e
sviluppo, farebbe presumibilmente la differenza.

Consapevoli che la strada per la costituzione di un tale tipo di organismo,


qualora intrapresa, potrà essere alquanto tortuosa e talvolta interrotta o
soggetta a deviazioni, molti intervistati suggeriscono il primo passo da cui
cominciare: incentivare la costituzione di un network di aziende e liberi
professionisti, in modo da poter gettare le basi per la creazione di
aggregazioni che favoriscano da un lato lo scambio costruttivo di
competenze e professionalità - nella logica di poter offrire servizi
innovativi e tra loro complementari - e dall’altro gli investimenti in ricerca
ed innovazione (ricerche ad hoc per determinati segmenti, analisi di
mercato, ecc):

“Bisognerebbe creare una maggiore rete e spingere ad una


specializzazione ed integrazione dei servizi, evitando di replicare
gli stessi, ma creando logiche di filiera, sinergie e
specializzazioni per evitare una concorrenza al ribasso sulle
stesse attività e lo spreco di risorse”.

1
Collaborazioni, alleanze, partnership, tra imprese a livello internazionale.

117
Un’azione concreta in questo senso potrebbe essere la creazione di un
portale di informazione ma anche di qualificazione eventualmente
in link con analoghi strumenti, che riservi uno spazio per ogni singola
impresa, nel quale ciascuna possa mettere in evidenza la propria offerta
con immagini e testi curati da esperti (non solo dalle aziende stesse che il
più delle volte non sanno comunicare). Un simile strumento, includendo
tutti i fornitori di servizi avanzati presenti sul territorio divisi per comparto,
e i loro principali exploit professionali a titolo di referenza,
agevolerebbe anche i clienti, che saprebbero dove trovare i professionisti
di cui di volta in volta hanno bisogno.

Sarebbe ulteriormente utile che le istituzioni e gli enti territoriali


comunicassero maggiormente tra loro e con gli imprenditori, “favorendo
incontri tra aziende e consulenti, promuovendo la professionalità di
questi ultimi, nonché divulgando ed informando attraverso stampa,
internet e televisione i servizi offerti dagli “operatori professionali” alle
categorie interessate”.

La creazione di una newsletter, cartacea e/o telematica, potrebbe essere


un punto di partenza in questo senso: ogni istituzione potrebbe avere una
sua pubblicazione informativa tramite la quale attivare uno scambio
comunicativo con i destinatari (in questo caso, gli operatori del terziario).

3. Il terzo nucleo tematico si riferisce agli incentivi economici concreti


che imprese e liberi professionisti auspicherebbero ricevere. È vero, le
agevolazioni economiche e fiscali non sono mai abbastanza, ma se una
parte così consistente del campione lamenta una scarsa attenzione a
questi aspetti vale almeno la pena di riflettere sulle attuali condizioni, ed
eventualmente pensare a nuove e più stimolanti disposizioni in materia.

118
Gli incentivi in questione dovrebbero essere differenziati in base ai fruitori
e alla loro destinazione.

Sono gli stessi rispondenti a fornire esempi di possibili ambiti su cui un


aiuto economico istituzionale potrebbe fare la differenza; tali ambiti
spaziano dalle a g e v o l a z i o n i volte a favorire investimenti p e r
l’innovazione e per l’imprenditoria femminile, ai contributi da
spendere in consulenze (per marketing, gestione, logistica, ecc.) in
ricerca e in iniziative formative. Proprio con riferimento alla
formazione i suggerimenti si concentrano su due fronti:

- L’incoraggiamento della formazione aziendale - e quindi, per


esempio, “l’attivazione di corsi obbligatori per titolari, manager e
direttori di funzione volti ad aggiornare e sensibilizzare sulle
nuove metodologie formative” – quale strumento per mantenersi
competitivi nel mercato;

- La formazione interna alle stesse istituzioni, volta a


preparare funzionari capaci di dare informazioni certe, veloci e
sicure, senza più scaricare le responsabilità da un ufficio all'altro
(secondo una logica di delega tipicamente burocratica).

Un ultimo ordine di considerazioni può essere stimolato dalle risposte di


quelli che potremmo definire ‘rassegnati’. Si tratta dell’insieme di
rispondenti che non intravede spazio per azioni di supporto da parte delle
istituzioni territoriali. L’interesse a non trascurare questa parte del
campione deriva dal fatto che si tratta di una quota molto contenuta della
“torta dei rispondenti”: tale dato ci permette di ipotizzare l’esistenza di
un’ancora viva fiducia nelle possibilità di riforma delle istituzioni
stesse; una fiducia che merita allora di essere rinnovata, iniziando
da subito un percorso di supporto ai servizi alle imprese su tutto il
territorio provinciale.

119
ALLEGATO I:

IL QUESTIONARIO
INDAGINE CONOSCITIVA SUL TERZIARIO E SERVIZI
ALLE IMPRESE DI VICENZA E PROVINCIA

A. Parte anagrafica.
DATI AZIENDALI

A.1 Nome e Cognome dell’intervistato…………………………………………………………………………………


A.2 Denominazione e ragione sociale azienda………………………………………………………………………...
A.3 Comune………………………………………………… A.4 Indirizzo……………………………………………...
A.5 Telefono………………………………………………… A.6 fax………………………………………...………….
A.7 e-mail……………………………………………………. A.8 sito………………………………………….……….

INFORMAZIONI SULL’INTERVISTATO
A.9 Sesso dell’intervistato maschio femmina

A.10 A quale fascia d’età appartiene?


da 18 a 24 da 35 a 44 da 55 a 64
da 25 a 34 da 45 a 54 oltre 64

A.11 Nazionalità
Italiana Comunitaria Extra-comunitaria

A.12 Qual è il suo ruolo nell’azienda?


Titolare unico Dipendente/collaboratore
Socio/associato Altro (specificare) ………………………..

INFORMAZIONI SULL’ATTIVITÀ

A.13 A che settore appartiene l’impresa in cui Lei opera o con cui prevalentemente collabora?
Attività immobiliari Noleggio attrezzature e macchinari
Informatica ed attività connesse Ricerca di personale e lavoro interinale
Ricerca e sviluppo Servizi professionali ed imprenditoriali (servizi alle
Altro (specificare) ………………………………… imprese, consulenza fiscale/legale, pubblicità, ecc.)

Può scrivere, in sintesi, l’attività svolta dall’impresa in cui Lei opera o con cui prevalentemente collabora, e quali
sono le specificità e i punti di forza della stessa?

……………………………………………………………………………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………………………………………....

A.14 Da quanto tempo Lei svolge questa attività?


meno di un anno da 5 a 10 anni da 20 a 30 anni
da 1 a 5 anni da 10 a 20 anni da più di 30 anni

A.15 Quando è stata fondata l’impresa/studio in cui Lei opera o con cui prevalentemente collabora?
meno di un anno da 5 a 10 anni da 20 a 30 anni
da 1 a 5 anni da 10 a 20 anni da più di 30 anni

A.16 Quanti dipendenti/collaboratori ha l’impresa in cui Lei opera o con cui prevalentemente collabora, allo stato attuale?
Nessuno Da 6 a 10 Oltre 50
Da 1 a 3 Da 11 a 20 (specificare……….)
Da 3 a 5 Da 21 a 50
A.17 Può dire qual è stato il giro d’affari/fatturato nel 2007 nell’impresa in cui Lei opera o con cui prevalentemente
collabora?
(domanda non obbligatoria)
Fino a 25.000 euro Da 100.001 a 200.000 euro
Da 25.001 a 50.000 euro Da 200.001 a 500.000 euro
Da 50.001 a 100.000 euro Oltre 500.001 euro (specificare………….)

A.18 E’ iscritto ad una Associazione di categoria o ente di rappresentanza? Se no, vada alla sezione B.
Sì No

A.19 Se sì, specificare l’Associazione


(domanda non obbligatoria)
Confidustria Ascom Ordine/Collegio
Apindustria Confesercenti Associazione non ordinistica
Confartigianato Confagricoltura Altro (specificare)
CNA Coldiretti …………………….

A.20 Se sì, da quanto tempo?


(domanda non obbligatoria)
Da meno di un anno Da 4 a 10 anni
Da 1 a 3 anni Da oltre 10 anni (specificare) ………………

B. L’evoluzione dell’impresa
IL MERCATO
B.1 Può stimare la percentuale di ripartizione della clientela (in termini di fatturato) per area geografica dell'impresa in cui
Lei opera o con cui prevalentemente collabora?
Locale (Vicenza e Provincia) ……….% Italia ……..%
Regionale (fuori provincia) ………..% Europa ……..%
NordEst ……..% Extra-Europa ……..%

B.2 Se offre i suoi servizi anche all’estero, può elencare i tre principali paesi/mercati?
……………………………… …………………………… ………………………………

B.3. Dove si trova il suo cliente principale?


Locale (Vicenza e Provincia) Italia
Regionale (fuori provincia) Europa
NordEst Extra-Europa

B.4 A quali settori appartiene principalmente la sua clientela? (possibili risposte multiple)
Agricoltura Pubblica Amministrazione
Manifatturiero Servizi
Commercio Altro (specificare) …………………………

B.5 Che valutazione dà all’andamento del suo mercato di riferimento nell’ultimo anno (2007)?
In forte crescita In diminuzione
In crescita In forte diminuzione
Stabile

B.6 Che evoluzione ha avuto il numero di clienti negli ultimi 3 anni?


aumentato diminuito
stabile non so

B.7 Che evoluzione prevede nel numero di clienti nei prossimi 2/3 anni?
aumento diminuzione
stabilità non so

B.8 E per il fatturato dei prossimi 2/3 anni?


aumento diminuzione
stabilità non so
LE PERSONE
B.9 In che fascia di età si collocano i dipendenti/collaboratori dell'impresa in cui Lei opera o con cui prevalentemente
collabora?
(inserire il numero di dipendenti/collaboratori per ogni categoria):
fino a 29 anni (nr. ……….) dai 51 ai 60 anni (nr. ……….)
dai 30 ai 40 anni (nr. ……….) Oltre 61 anni (nr. ……….)
dai 41 ai 50 anni (nr. ……….)
B.10 Le persone che operano in impresa (titolari/soci/dipendenti/collaboratori) hanno partecipato di recente, o hanno
intenzione di partecipare, a corsi di formazione o di aggiornamento professionale?
Sì No Non so

B.11 Se sì, di che tipo?


(possibili risposte multiple)
gestione lingue straniere (specificare) ……………………
marketing altro (specificare) ……………………………...…
informatica altro …………………………………….…………..
sicurezza

B.12 Generalmente, la formazione e l’aggiornamento professionale in quali strutture vengono svolte?


(possibili risposte multiple)
presso la propria associazione di categoria presso enti privati
presso l’ente camerale/azienda speciale tramite formazione interna
presso business school altro (specificare) ………………………………...

B.13 Prevede che il numero di collaboratori/dipendenti nei prossimi 2/3 anni potrà essere?
in aumento in diminuzione
stabile non so

B.14 Che tipo di contratto hanno ad oggi i suoi collaboratori/dipendenti?


(inserire il numero di dipendenti/collaboratori per ogni categoria):
apprendisti (nr. ……….) a progetto (nr. ……….)
in part-time (nr. ……….) altro (nr. ………., specificare ………………….)
a tempo pieno (nr. ……….)

B.15 Che tipo di contratto preferirebbe stipulare se dovesse ampliare il numero di collaboratori/dipendenti?
(inserire il possibile numero di dipendenti/collaboratori per ogni categoria):
apprendisti (nr. ……….) a progetto (nr. ……….)
in part-time (nr. ……….) altro (nr. ………., specificare ………………….)
a tempo pieno (nr. ……….)

B.16 Quando si deve assumere o iniziare una collaborazione, che caratteristiche/competenze ritiene particolarmente
importanti per la sua tipologia di attività?
(possibili risposte multiple)
essere in possesso di un titolo di studio specifico buona autonomia nel lavoro, flessibilità e adattabilità
avere una buona esperienza nel settore buone capacità relazionali
buona conoscenza lingue (di base: inglese) altro (specificare) ………………………………
buone conoscenze informatiche

B.17 In generale, si riscontrano difficoltà nell’individuazione e coinvolgimento di nuovi dipendenti/collaboratori?


Sì No

B.18 Se sì, perché?


(possibili risposte multiple)
mancanza di un adeguato titolo di studio scarsa autonomia nel lavoro, flessibilità e adattabilità
mancanza di esperienza nel settore scarse capacità relazionali
scarsa conoscenza lingue (di base: inglese) altro (specificare) ……………………………….
scarse conoscenze informatiche

B.19 Nel medio termine, si prevede di attivare alleanze, al fine di rispondere alle crescenti esigenze di mercato?
Sì No Non so

B.20 Se sì, di che tipo?


(possibili risposte multiple)
alleanze produttive alleanze strategiche
alleanze di mercato altro (specificare) ………………………………...

B.21 Prevede nei prossimi 2/3 anni di allargare le collaborazioni esterne?


Sì No Non so
INVESTIMENTI/PROMOZIONE
B.22 Sono stati effettuati investimenti (in senso lato) negli ultimi 2/3 anni?
Sì No

B.23 Se sì, in che percentuale media rispetto al fatturato? (facoltativo)


fino al 5% 11/20%
6/10% Oltre 20% (specificare ……………)

B.24 Se sì, di che tipo?


(possibili risposte multiple)
Ampliamento dell’immobile Alleanze
Apertura nuova sede Internazionalizzazione dell’attività
Innovazioni tecnologiche Altro (specificare …………………………..…)

B.25 Sono previsti investimenti per i prossimi 2/3 anni?


Sì No Non so

B.26 Se sì, di che tipo?


(possibili risposte multiple)
miglioramento nella gestione sicurezza
miglioramento/ampliamento della sede sviluppo mercati esteri
marketing altro (specificare ………………………………..
informatica

B.27 Sono previsti nei prossimi 2/3 anni investimenti in promozione e marketing?
Sì No Non so

B.28 Se sì, di che tipo?


(possibili risposte multiple)
analisi di mercato seminari (come partecipanti)
direct mail (invio materiale via sms, mail) seminari (come relatori/specialisti)
telemarketing (promozione telefonica) televisione, radio, stampa, Internet
partecipazione a fiere altro (specificare ………………………………)

B.29 Queste azioni promozionali hanno un riscontro positivo?


Sì No Non so

B.30 Che evoluzione prevede nell’investimento in attività promozionale nei prossimi 2/3 anni?
aumento stabilità diminuzione

B.31 Le istituzioni sul territorio provinciale, a suo avviso, quali attività dovrebbero svolgere per promuovere il settore
terziario ed i servizi alle imprese?

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Grazie per la sua collaborazione!

AUTORIZZAZIONE PER IL TRATTAMENTO DEI DATI


Si autorizza espressamente, anche ai fini di quanto stabilito dal D.lgs:196/2003, lo StudioCentroVeneto sas (titolare del
trattamento dei dati) al trattamento dei dati personali, anche mediante sistemi informatici. I dati forniti, utilizzati al fine
dell’indagine, sono indispensabili per la migliore organizzazione e realizzazione della stessa. I dati raccolti verranno resi
pubblici solamente in forma anonima.

LUOGO E DATA FIRMA PER CONSENSO

…………………………………………. …………………………………………………….
ALLEGATO II:

LA RIPARTIZIONE TERRITORIALE PROVINCIALE


SECONDO I CENTRI PER L’IMPIEGO
CPI: RIPARTIZIONE TERRITORIALE DELLA PROVINCIA DI VICENZA

ARZIGNANO:
- ALTISSIMO
- ARZIGNANO
- BRENDOLA
- CHIAMPO
- CRESPADORO
- GAMBELLARA
- MONTEBELLO VICENTINO
- MONTECCHIO MAGGIORE
- MONTORSO VICENTINO
- NOGAROLE VICENTINO
- SAN PIETRO MUSSOLINO
- ZERMEGHEDO

ASIAGO:
- ASIAGO
- CONCO
- ENEGO
- FOZA
- GALLIO
- LUSIANA
- ROANA
- ROTZO
- TRESCHE-CONCA

BASSANO DEL GRAPPA:


- BASSANO DEL GRAPPA
- CAMPOLONGO SUL BRENTA
- CARTIGLIANO
- CASSOLA
- CISMON DEL GRAPPA
- CROSARA
- MAROSTICA
- MASON VICENTINO
- MOLVENA
- MUSSOLENTE
- NOVE
- PIANEZZE
- POVE DEL GRAPPA
- ROMANO D'EZZELINO
- ROSA'
- ROSSANO VENETO
- SAN NAZARIO
- SCHIAVON
- SOLAGNA
- TEZZE SUL BRENTA
- VALLONARA
- VALSTAGNA

LONIGO:
- AGUGLIARO
- ALBETTONE
- ALONTE
- ASIGLIANO VENETO
- BARBARANO VICENTINO
- CAMPIGLIA DEI BERICI
- GRANCONA
- LONIGO
- MOSSANO
- NANTO
- NOVENTA VICENTINA
- ORGIANO
- POIANA MAGGIORE
- SAN GERMANO DEI BERICI
- SARCEDO
- SAREGO
- SOSSANO
- VILLAGA

SCHIO:
- MALO
- MARANO VICENTINO
- MONTE DI MALO
- SAN VITO DI LEGUZZANO
- SANTORSO
- SCHIO
- TORREBELVICINO
- VALLI DEL PASUBIO

THIENE:
- ARSIERO
- BREGANZE
- CALTRANO
- CALVENE
- CARRE'
- CHIUPPANO
- COGOLLO DEL CENGIO
- FARA VICENTINO
- LAGHI
- LASTEBASSE
- LUGO DI VICENZA
- MONTECCHIO PRECALCINO
- PEDEMONTE
- PIOVENE-ROCCHETTE
- POSINA
- SALCEDO
- THIENE
- TONEZZA DEL CIMONE
- VALDASTICO
- VELO D'ASTICO
- VILLAVERLA
- ZANE'
- ZUGLIANO
VALDAGNO:
- BROGLIANO
- CASTELGOMBERTO
- CORNEDO VICENTINO
- RECOARO TERME
- TRISSINO
- VALDAGNO

VICENZA:
- ALTAVILLA VICENTINA
- ARCUGNANO
- BOLZANO VICENTINO
- BRESSANVIDO
- CALDOGNO
- CAMISANO VICENTINO
- CASTEGNERO
- COSTABISSARA
- CREAZZO
- DUEVILLE
- GAMBUGLIANO
- GRISIGNANO DI ZOCCO
- GRUMOLO DELLE ABBADESSE
- ISOLA VICENTINA
- LONGARE
- MONTEGALDA
- MONTEGALDELLA
- MONTEVIALE
- MONTICELLO CONTE OTTO
- POZZOLEONE
- QUINTO VICENTINO
- SANDRIGO
- SOVIZZO
- TORRI DI QUARTESOLO
- VICENZA
- ZOVENCEDO
APPENDICE

131
132
UNITÀ LOCALI DELLE IMPRESE E ADDETTI (TOTALI, DEL TERZIARIO E DEL TERZIARIO AVANZATO)
A VICENZA E NEL VENETO: ANNI 1991, 2001 E 2005.
Dati Istat – Censimenti e Asia

1991 2001 2005


UL Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO

TOTALE UNITÀ
58.712 333.716 71.869 407.256 76.243 434.755
LOCALI

TOTALE UNITÀ
35.920 215.681 46.661 278.754 51.103 306.522
LOCALI SERVIZI

TOTALE UNITÀ
LOCALI SERVIZI 6.315 35.209 14.077 79.360 17.319 99.150
AVANZATI

ADDETTI Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO

TOTALE ADDETTI 282.313 1.452.346 323.324 1.647.038 325.497 1.716.554

TOTALE ADDETTI
98.852 647.124 126.953 804.595 142.932 923.352
SERVIZI

TOTALE ADDETTI
SERVIZI 15.795 97.095 32.642 192.633 39.970 236.565
AVANZATI
UNITÀ LOCALI DELLE IMPRESE (TOTALI, DEL TERZIARIO E DEL TERZIARIO AVANZATO) E ADDETTI (TOTALI E DEL
TERZIARIO) A VICENZA E NEL VENETO: ANNI 2002-2007.
Dati Istat – Contabilità Nazionale e Forze di Lavoro – e del Registro Imprese.

2002 2003 2004 2005 2006 2007


UL Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO
TOTALE
UNITA 87.057 523.047 87.573 527.345 88.545 534.515 89.493 539.140 90.240 544.263 90.664 548.159
LOCALI
TOTALE
UNITA
42.689 261.307 43.637 268.333 44.926 276.289 46.572 283.616 47.604 289.192 48.362 294.054
LOCALI
SERVIZI
TOTALE
UNITA
LOCALI 9.283 51.946 9.768 55.173 10.303 58.577 11.032 62.178 11.515 65.297 11.941 68.027
SERVIZI
AVANZATI
ADDETTI Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO
TOTALE
368.000 2.160.600 375.000 2.211.500 374.000 2.223.600 374.000 2.227.400 373.000 2.267.400 374.000 2.118.767
ADDETTI
TOTALE
ADDETTI 176.000 1.261.100 171.000 1.300.000 184.000 1.307.600 189.000 1.319.900 187.000 1.346.400 191.000 1.220.975
SERVIZI
VALORE AGGIUNTO IN MILIONI DI EURO (TOTALE E PRODOTTO DAL TERZIARIO)
A VICENZA E NEL VENETO: ANNI 1998-2006.
Stime dell’Istituto Tagliacarne su dati Istat.

1998 1999 2000 2001 2002


VA Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO
VALORE
AGGIUNTO (ai
16.812 90.658 17.150 93.132 18.139 99.237 18.854 103.676 19.716 108.750
prezzi base)
TOTALE
VALORE
AGGIUNTO (ai
8.801 55.117 9.046 57.149 9.809 62.074 10.139 65.218 10.888 69.371
prezzi base)
SERVIZI

2003 2004 2005 2006


VA Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO Vicenza VENETO
VALORE
AGGIUNTO (ai
19.710 107.800 21.432 119.027 21.779 121.274 21.839 123.700
prezzi correnti)
TOTALE
VALORE
AGGIUNTO (ai
10.856 68.759 11.678 75.319 11.894 77.132 11.822 78.518
prezzi correnti)
SERVIZI