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LO STUDIO DI FATTIBILITÀ DEGLI IMPIANTI (o BUSINESS PLAN)

Lo studio di fattibilità di un impianto è l'insieme di tutti i processi decisionali coordinati, atti


a determinare la convenienza economica della realizzazione di una nuova installazione
industriale o l'eventuale riprogettazione di un oggetto esistente.
A fronte di questa decisione, ovvero di modificare (progettare ex novo sono impianto
industriale) o che quella di andare a realizzare un eventuale espansione della capacità
produttiva di un impianto esistente, essa deve essere anticipatamente valutata facendo
una valutazione da un punto di vista economico, e prende il nome di STUDIO DI
FATTIBILITA. Tale studio, nelle fasi del ciclo di vita di un progetto di un impianto industriale,
è un passo preliminare di importanza fondamentale, e valle di esso, si dovrà avere quella
che è la giustificazione economica legata a un certo investimento. A valle di un esito
positivo di tale studio, vi è la fase di PROGETTAZIONE COMPLETA, ovvero quella fase che
avrà come output il cosiddetto progetto esecutivo, e successivamente, vi è la fase di
REALIZZAZIONE DEL PROGETTO. Una volta che abbiamo ottenuto progetto esecutivo,
possiamo passare alla fase di realizzazione del progetto.

La prima fase dello studio di fattibilità potrebbe precludere eventuali fasi successive. Infatti
se si ha un esito non positivo, non si procede né nella fase di progettazione completa e
tantomeno alla fase di realizzazione del progetto.
Lo studio di fattibilità si articola in alcuni passi fondamentali ed è importante sottolineare
che i diversi passi che articolano tale studio, non devono essere considerati separati tra di
loro. Questo perché in realtà le diverse fasi successive potrebbero avere innanzitutto delle
notevoli sovrapposizioni, cioè non si deve aspettare di completare una fase di studio per
procedere con le altre, ma soprattutto potrebbero esserci eventuali fenomeni di
retroazione, nel senso che una fase nello sviluppo di tale studio potrebbe eventualmente
influenzare le fasi precedenti.
ESEMPIO: Immaginiamo siamo nella fase di studio del prodotto. Una volta che si procede,
se ci si accorge che il prodotto cosi come l'aveva concepito, cioè come al mercato me lo
chiede, non è sviluppabile, sia perché semmai non ci sono le tecnologie produttive per
poterle realizzare, evidentemente si possono influenzare, in una logica retroattiva, le fasi a
monte del processo di fattibilità per eventualmente modificare alcune ipotesi dello studio.
Le varie fasi non sono da considerarsi completamente distinte e separate tra di loro, ma in
alcuni Casi esse possono sovrapporsi, ma in altri possono addirittura svolgere delle azioni
di retroazione, loop, ovvero delle retrazioni di azioni a valle rispetto a quella a monte, che
possono eventualmente raddrizzare l'andamento dello studio di fattibilità.
Immaginiamo che tale studio sia svolto rispetto all'installazione di un nuovo impianto
industriale (caso più generale). Allora esso dovrà rispondere alle seguenti domande:
− cosa e quanto produrre e quale è il volume di produzione. Si vuole sapere quale sarà il
catalogo prodotti e quale è il volume di produzione per ciascuno dei prodotti che si vuole
offrire sul mercato;
− come produrre, ovvero quali sono le tecnologie del ciclo di produzione, e quali sono le
scelte di localizzazione, cioè dove si andrà a produrre (in quale area geografica saranno
posizionati i fornitori);
− quale è l'investimento iniziale, quale è la sua redditività, quale è il ritorno
dell'investimento e il suo livello di rischiosità.
Le fasi di cui si compone uno studio di fattibilità sono riportate in basso e sono evidenziati
tutti i passi che rientrano in tale flusso logico, escludendo quelle che riguardano le due fasi
successive di progettazione completa e realizzazione del progetto.

Entriamo nel merito delle diverse fasi. La primissima fase di tale studio è quello
dell'ANALISI DELLA DOMANDA DI MERCATO.
In questa fase si va a realizzare quella che è l'evoluzione del mercato sul quale si vuole
offrire un certo prodotto e non solo, si va a vedere il mercato come si è comportato in
passato, ma soprattutto quali sono le future evoluzioni di esso. Si andrà a valutare anche
se il mercato su cui il nostro prodotto era offerto ha una certa distribuzione geografica,
(locale, nazionale, internazionale) che influenzeranno le scelte di configurazione della
catena di fornitura (supply chain).
Dopo aver identificato quale è il prodotto e quale è il mercato per esso, si andrà a definire
anche:
− Quanti e quali sono i concorrenti. Tipicamente, ci saranno già degli eventuali operatori
economici che offrono tale tipologia di prodotto;
− Quale è il loro volume di produzione, ovvero come sono configurati;
− Quali sono le tecnologie che adottano. Siamo interessati a capire quali tecnologie e quali
sono le scelte produttive che hanno adottato;
− Quale è il prezzo di vendita che praticano. Questo è un aspetto molto importante, se si
ha la pretesa di riuscire a proporre un certo prodotto sul mercato, bisogna fare in modo
che il prezzo a quale proponiamo il prodotto sia confrontabile con un altro di riferimento.
Le scelte progettuali che l'ingegnere impiantista adotta per l’impianto, incidono
fortemente su quello che è il costo del prodotto e di conseguenza sul prezzo che l'azienda
può offrire.
I tipi di mercato con il quale L'azienda dovrà concorrere sono molto diversi tra di loro:
MONOPOLISTICI: c'è un unico operatore economico, ovvero un unico produttore di quel
bene;
− OLIGOPOLISTICI: è il caso in cui i mercati prevedono la presenza di pochi operatori
economici;
− CONCORRENZA : il mercato prevede più produttori di quel bene. La concorrenza da un
punto di vista ideale potrebbe essere:
(ingresso in un mercato con la presenza di concorrenti fa si che ci siano dei vincoli →
BARRIERE)
∙ CONCORRENZA PERFETTA : non esistono barriere (vincoli) a vendere sul mercato;
∙ CONCORRENZA IMPERFETTA : ci sono barriere (vincoli).
Tali barriere si presentano all’ingresso del mercato e potrebbero essere di tipo :
− TECNOLOGICO : Non in gradi ad entrare nel mercato perché non si ha la tecnologia per
produrre quella tipologia di prodotto (non si ha il know−how). Anche i brevetti rientrano in
tali barriere;
− COMMERCIALI : Vincolare il contatto con i clienti rispetto ad eventuali concorrenti;
− ASPETTI AMBIENTALI;
− ASPETTI DI NATURA SOCIALE E SINDACALE;
− RISCHIOSITÀ ALLA SCELTA DELL’INVESTIMENTO.
Alla fine del processo di analisi del mercato, si deve essere in grado di definire la QUOTA DI
MERCATO (non ancora coperta da concorrenti e che ambiamo ad acquisire con la nuova
attività produttiva) e avere un'idea del PREZZO DI VENDITA di riferimento (quale è il prezzo
di vendita media dei concorrenti). A Valle delle analisi di mercato, abbiamo identificato
quindi: il mercato di riferimento, il mix di prodotti, la produzione annua (quota che voglio
coprire con attività del mercato). Quindi:

STUDIO DEL PRODOTTO STUDIO DEL PROCESSO


si studia più nel dettaglio quali sono le caratteristiche che dovrà avere il prodotto che
vogliamo realizzare nel nuovo stabilimento industriale.
STUDIO DEL PRODOTTO
Analisi caratteristiche di un prodotto o di un servizio. Bisogna identificare quali sono gli
aspetti di unicità del prodotto per essere scelto al mercato (dobbiamo diversificarci).
− NECESSITÀ DEI BISOGNI DA SODDISFARE
CONSOLIDATE : prodotto già presente sul mercato, andiamo a coprire un eventuale
incremento di domanda rispetto a tali prodotti. Questa valutazione ci permette di fare
delle considerazioni sulle scelte produttive (prezzo di vendita più basso rispetto ai clienti);
POTENZIALI : prodotti non soggetti ad un'offerta che potrebbe essere conseguenza di
alcuni sviluppi di prodotti esistenti o mai creati;
EMERGENTI.
− IDENTIFICARE I CLIENTI TARGET
Identificare il mercato di riferimento, permette di orientare meglio la specifica del
prodotto che vogliamo realizzare.
− IDENTIFICARE I FORNITORI DI PRODOTTI O SERVIZI
Possiamo valutare ulteriormente il livello di competizione sul mercato.
OSSERVAZIONE : le fasi del ciclo di vita di un prodotto, vengono facilmente individuate con
un'analisi di come varia nel tempo la domanda. Normalmente il CICLO DI VITA di un
prodotto può essere scomposto in quattro stadi:
Queste diverse fasi sono identificate sulla base dell'andamento delle vendite. Nella fase di
INTRODUZIONE, dal tempo zero, in cui viene lanciato il prodotto, ci sarà un tempo di
partenza prima che poi le vendite iniziano a partire. Con un incremento piuttosto
sostenuto nella casa di produzione, semmai grazie ad attività di tipo commerciale o di tipo
pubblicitario, riescono, se il prodotto riscontra delle esigenze del mercato, a crescere nella
fase di SVILUPPO, in cui si ha la massima pendenza ovvero il massimo incremento di
vendite.
Successivamente alla fase di sviluppo, si raggiunge una fase di saturazione in cui le vendite
si mantengono alte, ma non crescono ulteriormente e si è raggiunta quindi la fase di
MATURITÀ del prodotto. Questa fase che dipende dal tipo di prodotto che si sta
considerando, potrebbe essere più o meno lunga.
Tipicamente a valle della fase di maturità, una volta che il prodotto raggiunto il suo picco,
ci sarà una fase di DECLINO, perché le vendite saranno diminuite sia perché sicuramente
quella tipologia di prodotto potrebbe essere stata sostituita da un prodotto alternativo o
lanciando una nuova generazione di prodotti, sia dello stesso produttore o da un eventuale
concorrente.
La fase di declino che si chiama phase out, ovvero la fase in cui quel prodotto sta uscendo
dal mercato. Quando è uscito il prodotto dal mercato, se siamo stati bravi ad introdurre
una nuova generazione di prodotti, a questa decrescita di vendite, corrisponderà l'inizio
della crescita di vendite del prodotto con tecnologia successiva.
OSSERVAZIONE: al variare delle fasi del ciclo, avremo diversi andamenti delle vendite ma
anche diversi andamenti per quanto riguardai profitti. Sapere il prodotto che andiamo a
realizzare in quale fase del ciclo di vita si trova, ci permette di scegliere in modo opportuno
anche le tipologie di produzione. Tipicamente nella fase di introduzione del prodotto, i
profitti sono molti negativi e sono legati al fatto che si sta ancora recuperando gli
investimenti iniziali, e solo nella fase di sviluppo, l'azienda che ha introdotto il prodotto,
comincia ad avere dei profitti. La massima situazione di profitto si verifica nella fase di
maturità, nella quale fondamentalmente si raggiunge il massimo volume di vendita.
Da un certo momento in poi, i profitti iniziano diminuire per l'effetto combinato di due
aspetti: aspetto commerciale e cambio dei costi di produzione.
Conoscendo le varie fasi del ciclo di vita del prodotto, possiamo capire quale è il volume di
vendita che non ci possiamo aspettare e di conseguenza adottare le scelte adeguate per
quanto riguarda l'impianto di produzione.
Un importante decisione che viene presa dallo studio del prodotto, è anche quella che
prende il nome di Make Or Buy. Nell'ambito del prodotto che vogliamo realizzare, andiamo
a caratterizzare il prodotto e in qualche modo andiamo a definire anche quale è la parte
del ciclo di produzione che vogliamo realizzare su di esso. Per tutto quello che decidiamo di
fare, evidentemente dobbiamo organizzare il sistema produttivo per poterlo realizzare, e
tutto quello che non decidiamo di fare, dobbiamo comprarlo dall'esterno. Ecco perché,
tipicamente, a valle dello studio del prodotto, sono già state finanziate scelte Make Or Buy.
Tutto quello che non facciamo all'interno del sistema di produzione, sono tutte parti
materiali e componenti che dobbiamo approvvigionare dall'esterno.
STUDIO DEL PROCESSO PRODUTTIVO
Si tratta di definire la tecnologia da impiegare per la produzione (e i relativi impianti) ed i
fabbisogni dei vari fattori (es. manodopera).
Si deve tenere conto di volume e varietà di produzione. Al variare della tecnologia adottata
variano notevolmente:
− Costi di produzione (flessibilità e elasticità);
− Investimenti richiesti;
− Qualità del prodotto;
− Tipologia e costo dei fattori impiegati.
Un prodotto predeterminato può essere ottenuto da una serie numerosa (ma non infinita)
di combinazioni produttive differenti.
Si pone così il problema della SCELTA ECONOMICA della combinazione più conveniente tra:
− Tecniche e modalità organizzative;
− Tecnologie di produzione;
− Quantità e tipologie di fattori della produzione.
SCELTA PROCESSO PRODUTTIVO (Es. produzione di energia elettrica)
Esistono diverse tecnologie di produzione
Termoelettrica, Idroelettrica, Elettronucleare, Solare, Geotermica, elettrochimica, ecc.
A ciascuna tecnologia corrispondono SISTEMI OPERATIVI (tecniche produttive ed
organizzative) diversi. Nel caso della produzione termoelettrica, ad esempio, si possono
avere centrali termoelettriche a carbone, ad olio combustibile, a gas naturale.
La centrale termoelettrica a carbone può essere fatta funzionare a regimi diversi: fissata la
tecnologia (termoelettrica) e la tecnica (la capacità produttiva e le caratteristiche
dell'insieme caldaie, turbine, alternatori) possono essere variate le condizioni di
funzionamento (a basso, medio e alto regime) facendo variare le quantità dei fattori
(carbone e manodopera); oppure facendo variare la tipologia e/o la quantità di un solo
fattore (es. carbone a polverino di carbone).
Una volta che abbiamo tra tutti gli aspetti legati alla scelta del processo produttivo,
un'altra considerazione importante che bisogna fare è quella delle varie scelte relative ad
un processo produttivo. Tali scelte si possono suddividere in due grosse categorie:
− SCELTE DI LUNGO PERIODO : quando si va a progettare il sistema produttivo. Sono
quelle scelte che nello studio di fattibilità, vengono fatte quando si sta progettando, o
pianificando, una nuova idea imprenditoriale, ed identificano le possibili soluzioni di
tecnologia tecnica per realizzare una certa attività produttiva. Tali scelte sono dette di
lungo periodo, perché contemplano la possibilità di utilizzare diverse tecnologie, ovvero
diverse modalità produttive. In questo tempo, hanno molta rilevanza, i fattori da acquisire,
ovvero molta importanza degli impianti che vogliamo installare. (Sono scelte i cui risultati li
vedremo dopo un certo tempo, che deve essere necessario d'esempio all'avviamento di
processi ecc…). Quindi si tratta di scelte attinenti alla progettazione di un sistema
produttivo.
− SCELTE DI MEDIO−BREVE PERIODO : sono uscita di carattere tattico, che piuttosto di
tipo operativo. Esse riguardano non più la progettazione del sistema, ma attengono più la
GESTIONE di esso. Tali scelte ottimizzano, in ambito a quelle scelte fatte nell'ambito
precedente, l'utilizzazione dei singoli fattori, ovvero ottimizzano l'impiego della capacità
produttiva di cui abbiamo deciso di dotarci. Si tratta di decisioni concernenti la
programmazione ed il controllo del sistema operativo e cioè la sua gestione.
A seconda della tecnologia adottata, varierà il costo unitario di produzione. È questo il
motivo per cui, in fase di studio di fattibilità, bisogna valutare attentamente quale è la
tecnologia di produzione (con tutte le scelte ad essa conseguenti) e quindi dei volumi di
produzione che vogliamo realizzare.
(Capiamo ancora meglio il perché le scelte di volume e varietà condizionano fortemente la
scelta delle tecnologie di produzione che vogliamo realizzare, che impattano fortemente
sui costi unitari di produzione).
Andando a riportare i costi unitari di produzione, in funzione dei volumi di produzione (che
sono in funzione della tecnologia che stiamo adottando), avremo una situazione di questo
tipo. La mappa di curve in basso, fa riferimento a diverse tecnologie possibili. Man mano
che si passa da una tecnologia ad un'altra, si possono sperimentare costi unitari differenti.

Supponiamo di voler realizzare questo volume produttivo. È chiaro che scegliere una
tecnologia di produzione sbagliata, ci porterebbe esporre a dei costi unitari di produzione
completamente diversi (cerchiati in rosso). Avremmo dovuto scegliere la tecnologia 𝑇2 ,
anziché la 𝑇1 perché stiamo esprimendo un costo unitario più elevato. L'identificazione
della tecnologia e di tutte le scelte di esse collegate (sistema produttivo, scelta tecnica...)
incidono sui prezzi unitari di produzione.
Si può osservare che, all'aumentare dei volumi di produzione, tipicamente si sperimenta
una riduzione dei costi unitari, però questa riduzione la si sperimenta a patto che insieme
all'aumento dei volumi, si abbia una evoluzione di quella che è la tecnologia produttiva;
ovvero si passa dalla tecnologia 𝑇1 , alla tecnologia 𝑇2 e via via.
In particolare quel diagramma che abbiamo visto prima, fa riferimento all'evoluzione
fondamentalmente da una tecnologia tipicamente "artigianale" a una tecnologia
meccanizzata, fino addirittura alla tecnologia 𝑇3 . Il diagramma più basso, per elevati
volumi, fa riferimento evidentemente a una tecnologia produttiva di tipo fortemente
automatizzata, ovviamente particolarmente adeguata per grossi volumi di produzione.
A valle delle scelte del prodotto e del processo, ci siamo fatti un'idea di quelle che sono le
macchine e impianti che abbiamo ho deciso di adottare (che sono in funzione della
tecnologia) e, di come già detto del prodotto. In generale all'uscita dello studio del
prodotto e del processo, avremmo definito 𝑃 e 𝑃𝑉 , cioè abbiamo un'idea su quello che è il
prodotto che dobbiamo realizzare e anche di quello che è il limite, in termini di prezzo, che
il prodotto dovrà avere.
Completato tali studi, le due successive scelte in merito allo studio di fattibilità sono la
scelta di localizzazione e, in base a questo, lo studio del layout dell'impianto.
SCELTA DI LOCALIZZAZIONE
La scelta di localizzazione fondamentalmente riguarda la scelta della ZONA GEOGRAFICA,
ovvero in quale zona del mondo vogliamo andare a localizzare l'infrastruttura produttiva, e
nell'ambito di tale zona, andare a identificare il punto specifico, la ZONA TOPOGRAFICA, in
cui localizzare nel dettaglio l'impianto industriale. A seconda della scelta di localizzazione,
sia di tipo geografico che di tipo topografico, intuiremo che condizionano questa scelta
diversi fattori, che possono essere:
− il costo di realizzazione della infrastruttura produttiva (costo di costruzione);
− le caratteristiche del mercato, sia del mercato della fornitura che del mercato della
domanda, ovvero sia dove sono i fornitori sia dove e quanto ci costa semmai
approvvigionare materiale;
− disponibilità delle materie prime;
− costo del trasporto;
− disponibilità fonti energetiche;
− disponibilità di manodopera, che è un importante input del sistema di produzione.
Entriamo nel merito di ciascuno di questi fattori.
COSTO DI COSTRUZIONE
Costi di realizzazione di una infrastruttura produttiva, possono variare da territorio a
territorio. Tali costi sono determinati in larga parte da fattori socio-economici, nonché da
piani di sviluppo locali. Sono anche influenzati molto spesso da politiche fiscali, per
esempio in termini di tassazione e/o incentivazione tramite defiscalizzazione (Low
Oriented, ovvero quando si adotta una particolare scelta di localizzazione in funzione delle
politiche di certi paesi). È importante tenere conto anche degli aspetti climatici, che
potrebbero condizionare la localizzazione di un impianto. Questo perché, tali aspetti,
possono influenzare i fabbisogni energetici e un'altra variabile che incide fortemente sulla
localizzazione è anche l'aspetto ambientale, in particolare tutte le regolamentazioni che
guardano la tutela dell'ambiente (non tutte le zone geografiche del mondo sono soggette
alle stesse legislazioni ambientali).
CARATTERISTICHE DEL MERCATO
La distribuzione geografica del mercato, andrà ad influenzare la localizzazione dei impianto
cioè, si andrà a localizzare l'infrastruttura produttiva in funzione di dove è posizionato il
mercato di riferimento. In quel caso si dirà che la scelta del posizionamento dell’impianto è
di tipo Market Oriented, ovvero ci si andrà a posizionare (per quanto riguarda la
localizzazione dell'infrastruttura produttiva), vicino ai clienti.
Se il mercato è molto concentrato, potrebbe convenire posizionare l'impianto vicino al
mercato, in modo da ridurre evidentemente i costi di trasporto e in questo modo, essere
più veloci nella distribuzione del prodotto (soprattutto la velocità nella distribuzione del
prodotto quando si vanno ad adottare quelle politiche di produzione nell'ambito della
catena di fornitura 𝐽𝐼𝑇).
Se viceversa il mercato anziché concentrato, è distribuito, si potrebbe adottare un
posizionamento di tipo baricentrico di localizzazione e quindi posizionarci in una posizione
strategica in modo tale da essere equidistante da tutti clienti (in realtà si fa una posizione
baricentrica tra clienti e fornitori). Il posizionamento vicino al mercato di riferimento può
essere anche una scelta dettata da questioni di marketing.
DISPONIBILITA DELLE MATERIE PRIME
La disponibilità delle materie prime potrebbe condizionare fortemente la localizzazione
dell'impianto produttivo. In questo caso quando si adotta una scelta di localizzazione
dell'impianto guidata dalla disponibilità delle materie prime, si dice che tale scelta è Raw
Material Oriented. In diversi settori industriali risulta conveniente posizionare l'impianto
vicino all'approvvigionamento delle materie prime, ed un esempio nella trasformazione dei
prodotti agricoli (settore conserviero) o l'estrazione e la lavorazione dei minerali.
COSTO DEL TRASPORTO
Il costo legato al trasporto potrebbe intervenire su due fronti del sistema di produzione,
ovvero sul fronte di monte dell'approvvigionamento delle materie, cosi come sul fronte d
valle per quanto riguarda la distribuzione. A seconda delle quantità da trasportare e della
frequenza di spedizione, si sosterranno dei costi di trasporto, ed è chiaro che questa
potrebbe diventare una voce di costo molto importante. In questo caso si adotteranno
delle scelte di localizzazione dell'impianto di produzione che si dice di tipo Transport
Oriented, ovvero ci si fa guidare nel localizzare l'infrastruttura produttiva dai costi di
trasporto.
Un aspetto molto importante a tal riguardo nella localizzazione della struttura produttiva,
è quella della disponibilità dei servizi ed infrastrutture nelle vicinanze, come nodi
autostradali o aeroporti, che potrebbero far variare i costi di trasporto. Per l'ubicazione
dell'impianto, si deve tener conto quindi di
− distanze che si devono coprire per i trasporti dei prodotti finiti, nonché delle materie
prime;
− tenere conto dei volumi nonché dei pesi trasportati. È un aspetto molto importante che
condiziona le scelte di localizzazione, dei costi del trasporto, è quella che è la saturazione
dei mezzi (cioè facendo spedizioni molto frequenti, se esse sono molto piccole, si potrebbe
non saturare il mezzo di trasporto. Con flotte di trasporto con una certa capacità di carico,
se si è costretti a spedire poco e spesso, si potrebbe rischiare di non saturare i mezzi di
trasporto e di conseguenza si avrà un costo unitario di trasporto maggiore che si avrà nel
caso di saturazione dei mezzi del trasporto).
− modalità con cui si realizza il trasporto, cioè esistono una diversa scelta che si adotta per
il trasporto, ovvero diversi mezzi nel trasporto delle merci. Le principali sono riportate in
figura successiva.

ENERGIA E RISORSE NATURALI


La disponibilità di fonti energetiche, in quantità adeguate a quelle che sono le necessità
dell’impianto e disponibilità a un basso costo, è un fattore rilevante che condizionano
quasi la totalità dei sistemi produttivi. Bisognerà considerare quindi nella scelta di
Localizzazione dell'impianto, le richieste energetiche, e le principali potrebbero essere:
− alimentazione, ovvero energia elettrica;
− acqua che potrebbe essere asservita a diverse esigenze dell'impianto, per uso
industriale, che potrebbe variare in base alla realizzazione dell'impianto, potabile,
antincendio;
− fonti primarie per l'energia termica, ovvero gas combustibile, carbone ecc.
MANODOPERA
Ogni impianto ha bisogno della manodopera necessaria per garantire il suo funzionamento
(Labour Oriented). Le esigenze di manodopera si sviluppano secondo le seguenti direzioni:
− disponibilità numerica;
− livello di specializzazione;
− costi (comprese politiche di defiscalizzazione).
È importante anche considerare la qualità delle infrastrutture per la mobilità della
manodopera.
Una volta scelta la localizzazione dell'impianto, è necessario studiare il layout
dell'impianto.
STUDIO DEL LAYOUT
Lo studio del layout riguarda la definizione delle superfici e dei volumi necessari (per
esempio le parti, magazzini, uffici, spazi tecnici, ecc..),e la disposizione ottimale delle
risorse di produzione all'interno dello stabilimento di produzione. In un impianto
industriale, tipicamente rivolto alla realizzazione di un bene, laddove è predominante il
flusso di materiali, e quindi la tipologia di layout da adottare, dipendono fortemente della
configurazione che è stata scelta per il processo produttivo. In merito a questo aspetto, le
fasi del layout possono essere suddivise in due fasi:
− A LIVELLO MACRO: si definisce la planimetria generale dello stabilimento produttivo. Si
va a determinare quindi il posizionamento relativo delle diverse aree di produzione, e fare
in modo che sia coerente con lo svilupparsi del flusso complessivo di produzione;
− A LIVELLO DI DETTAGLIO: si definisce la planimetria dei diversi reparti che compongono
il sistema di produzione e, all'interno di ciascuno di esso, si andrà a posizionare le diverse
risorse di produzione (ovvero le macchine), in modo tale da definire una disposizione di
dettaglio delle risorse produttive e delle macchine.
Un modo per poter rappresentare le due fasi dello studio del layout è questo riportato in
basso :

A valle dello studio di localizzazione e dello studio di layout, abbiamo definito il prodotto 𝑃
(che già conoscevamo) e un ulteriore variabile, che indichiamo con 𝐶, che sta ad indicare il
ciclo di trasformazione, ovvero quali sono le attività che effettivamente vengono svolte
all'interno dello stabilimento industriale. Questo ci permetterà di andare ad analizzare poi,
in virtù di quelle che sono le necessità produttive, quelli che sono i servizi ausiliari, che
sono quei particolari impianti presenti nello stabilimento produttivo che sono asserviti alla
fase di produzione.
STUDIO DEI SERVIZI DI STABILIMENTO
In funzione dell'impianto tecnologico adottato, si dovranno determinare le tipologie di
impianto di servizio da adottare.
Le potenzialità richieste saranno determinate sulla base della produttività degli impianti
tecnologici. Il grado di centralizzazione/decentralizzazione cosi come la disponibilità del
servizio giocano un ruolo determinante nella determinazione della configurazione
ottimale.
Una volta che abbiamo valutato le necessità in termini di servizi di stabilimento, a questo
punto possiamo realizzare la valutazione di convenienza iniziativa, e questo sta a
significare che possiamo andare ad identificare il volume ottimale di produzione 𝑄 ∗ . Poter
identificare tale volume è un aspetto molto importante perché, ci permetterà innanzitutto,
come già detto, di valutare la convenienza produttiva dell'attività industriale e quindi la
redditività di investimento, nonché valutare il volume minimo di pareggio per poter far
funzionare con un certo utile l'impianto industriale. La definizione del volume minimo ci
permette di definire la progettazione di dettaglio, perché una volta identificato tale
volume, si può procedere alla fase di progettazione. In altre parole, definendo quindi le
quantità che voglio realizzare, e procedere quindi alla progettazione di dettaglio
dell'impianto.