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PRODUTTIVITÀ DEL MIX

Un sistema di produzione, potrebbe essere utilizzato per realizzare diverse tipologie di


prodotti. Fino ad ora abbiamo ipotizzato che il sistema realizza un prodotto con delle
caratteristiche invariabili nel tempo, ovvero sempre la stessa tipologia di prodotto. Questa
è una semplificazione, perché nella maggior parte dei casi, uno stesso flusso di produzione
potrebbe essere utilizzato per realizzare diverse tipologie di prodotti, cioè un diverso MIX
DI PRODUZIONE (diverso catalogo di prodotti).
In questo caso siamo interessati a conoscere la produttività del sistema, tenendo conto che
non realizzano solo tipologia di prodotti, male realizza diverse. Definiamo alcune variabili
del problema:
𝑛 = numero di prodotti (diverse tipologie);
𝑄𝑖 = nell’orizzonte temporale nel quale stiamo analizzando la produttività del sistema,
dobbiamo realizzare delle quantità 𝑄𝑖 per ciascuna tipologia 𝑖 −esima di prodotto
nell’ambito delle 𝑛.
(realizza per ogni prodotto un volume pari a 𝑄𝑖 per 𝑖 = 1, … , 𝑛) ;
𝑡𝑒𝑖 = supponiamo di conoscere i tempi effettivi di processamento medio per la tipologia di
prodotto 𝑖 −esimo con 𝑖 = 1, … , 𝑛.
La produttività di mix, può essere definita nel modo seguente:
∑𝑛𝑖=1 𝑄𝑖
𝑟𝑀𝐼𝑋 = 𝑛
∑𝑖=1 𝑄𝑖 ∙ 𝑡𝑒𝑖

Un modo per poter ricordare in modo più efficace la relazione precedente, è quello di
guardarla con il reciproco della media pesata dei tempi effettivi di processamento, dove
coefficienti di peso sono appunto le quantità di prodotti:
𝑛
1
=> 𝑄𝑇𝑂𝑇 = ∑ 𝑄𝑖 => 𝑟𝑀𝐼𝑋 =
∑𝑛𝑖=1 𝑄𝑖 ∙ 𝑡𝑒𝑖
𝑖=1
𝑄𝑇𝑂𝑇
Introduciamo adesso i concetti di rendimento di processo. Abbiamo già visto che il tempo
necessario per lavorare il pezzo su una certa macchina (il tempo effettivo di
processamento), si va ad incrementare per tutta una serie di tempi aggiuntivi, legati alle
inefficienze del processo. Queste inefficienze di processo, possono essere caratterizzate
attraverso il concetto di rendimento.

INEFFICIENZE → DETRATTORI (vanno a ridurre la disponibilità delle risorse produttive


(disponibilità in termini di tempo))
Definiamo quali possono essere i rendimenti che caratterizzano un processo produttivo.
RESA
Il concetto di RESA indica quanto una risorsa è ‘’sfruttata’’ dal punto di vista operativo, in
termini di tempo di produzione. È possibile identificare tre tipologie di rendimento:
− RESA DI CONFORMITÀ (o QUALITÀ);
− RESA DI QUANTITÀ;
− RESA DI VELOCITÀ.

RESA DI CONFORMITÀ (o QUALITÀ)


Questa misura di prestazione del sistema, non fa altro che andare a misurare la quantità di
prodotti non conformi a quelle che sono le specifiche qualitative imposte dal cliente.
Queste specifiche qualitative vanno valutate rispetto al volume di prodotti effettivamente
realizzati in un certo periodo di osservazione. Ricordando il concetto generale in generale
di rendimento, è possibile dare un’espressione analitica al rendimento di conformità,
esprimendolo come un rapporto tra due grandezze:
𝑄𝐵
𝑅𝐶 =
𝑄𝐵 + 𝑄𝑆
𝑄𝐵 = quantità di prodotti buoni;
𝑄𝐵 + 𝑄𝑆 = quantità totale che viene realizzata in un certo periodo di tempo, che in
generale, sarà dato dalla somma della quantità di prodotti buoni 𝑄𝐵 e la quantità di
prodotti scartati 𝑄𝑆 (ovvero la quantità di prodotti non conformi a quelle che sono le
specifiche del cliente).
RESA DI QUANTITÀ
Questo tipo di rendimento si applica ad alcune macchine del processo produttivo che
hanno un certo volume di produzione per ogni specifico run (carica) successivo. Un
esempio è quello dell’industria Bakery.
La fig.in basso ci permette di semplificare più efficacemente il concetto di tale resa.
Quelli che sono indicati con 𝑡𝑒 sono i tempi effettivi di processamento. In tale tempo si
lavorano un certo numero di lotti e nella migliore delle ipotesi possiamo saturare 4 pezzi
alla volta (indicata come carica ideale). Non è detto che però si riesce a saturare la stessa
risorsa, ma si potrebbe saturare parzialmente, questo perché ad esempio può succedere
che banalmente non sia presente la quantità di pezzi da lavorare. Questo ci fa rendere
conto che la capacità produttiva della risorse non viene sfruttata nei cicli di produzione
successiva che hanno durata 𝑡𝑒 . Da un punto di vista analitico, tale grandezza può essere
espressa come il rapporto tra il volume di produzione che avremo a valle degli 𝑛 cicli di
lavorazione (dato dalla somma 𝑄𝐵 + 𝑄𝑆 ) con il prodotto delle 𝑛 cariche con la massima
capacità produttiva di una singola carica:
𝑄𝐵 + 𝑄𝑆
𝑅=
𝑛𝑐 ∙ 𝑄𝐶𝐴
Se nel periodo di osservazione ho fatto fare alla macchina un certo numero di cariche 𝑛𝐶 ,
𝑄𝐶𝐴 rappresenta il numero massimo di posti disponibili nella risorsa di produzione (ovvero
il numero di pezzi che può essere lavorato contemporaneamente in un run).
RESA DI VELOCITÀ

Il concetto di rendimento di velocità consiste nel considerare il fatto che una risorsa
potrebbe, per vari motivi (ad esempio la presenza di un operatore non addestrato,
lavorazione per asportazione di truciolo con utensile (materiale non tale da garantire certe
velocità)), funzionare ad un ritmo inferiore di quello nominale, provocando un incremento
del tempo medio effettivo di processamento rispetto a quello minimo possibile. Abbiamo
una perdita di tempo perché il sistema sta lavorando ad una velocità più bassa rispetto a
quello che normalmente potrebbe lavorare. Un esempio potrebbe essere quello legato alla
disponibilità di un utensile, che ha caratteristiche meccaniche non uguali a quelle
dell’utensile che potremmo utilizzare in condizioni normali e quindi siamo costretti ad
utilizzare i parametri di lavorazione meno sollecitanti.

Un’espressione analitica della resa di velocità può essere:

𝑄𝐵 + 𝑄𝑆
𝑇𝑃𝑁
𝑅𝑉 =
1
𝑡𝑒
𝑄𝐵 +𝑄𝑆
= fissiamo la quantità di prodotti che viene complessivamente prodotta (𝑄𝑇𝑂𝑇 =
𝑇𝑃𝑁
𝑄𝐵 + 𝑄𝑆 ) in un intervallo di tempo di osservazione. Dimensionalmente tale quantità è data
da [𝑛 𝑝𝑒𝑧𝑧𝑖/𝑡] e quindi in generale è come se fosse una velocità. Essa quindi è la VELOCITÀ
EFFETTIVA con cui il sistema sta funzionando 𝑣𝑒𝑓𝑓 . 𝑇𝑃𝑁 è il TEMPO MEDIO PRODUTTIVO,
ovvero il tempo per la quale la risorsa non è rimasta ferma per cause esterne. (si
considerano appunto solo le cause interne).
Per avere un rendimento, la precedente quantità (che abbiamo detto essere una velocità),
deve essere rapportata con un’altra velocità.
1
= è la VELOCITÀ CON LA QUALE LA RISORSA FUNZIONA NORMALMENTE, ovvero la
𝑡𝑒
𝑣𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 , ed è misurata da dati storici nei periodi passati.
𝑣𝑒𝑓𝑓
=> 𝑅 =
𝑣𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎

QUINDI, UN EVENTUALE SCOSTAMENTO DALLE CONDIZIONI NORMALI DI


FUNZIONAMENTO, CI PERMETTE DI CARATTERIZZARE IL RENDIMENTO DI VELOCITÀ.

VISTA ESTESA DEI TEMPI CARATTERISTICI DELL'IMPIANTO


Vediamo, in un ulteriore aspetto, il concetto di rendimento di un processo, che è quello
legato ai tempi caratteristici dell'impianto.
Questo aspetto è un modo alternativo (complementare) di considerare l'effetto dei
detrattori del tempo di produzione. Fino ad ora è stato valutato l'effetto dei detrattori
direttamente sul tempo di lavorazione di un pezzo unitario, trasformando il tempo
naturale di processamento 𝑡𝑜 (per effetto di una serie di inefficienza del sistema) nel
tempo effettivo di processamento 𝑡𝑒 .
Nella vista estesa anziché fare riferimento alla singola unità, faremo riferimento alla
finestra temporale del tempo totale complessivamente di apertura dell'impianto.
I detrattori vanno a ridurre il tempo totale di apertura dell'impianto, mantenendo il
riferimento a 𝑡𝑜 come tempo di lavorazione unitario.

La possibilità di valutazione della quantità effettiva di produzione di un impianto (e non


riferendosi al singolo pezzo ma riferirsi al tempo complessivo con il quale io ho a
disposizione il mio impianto), permette di realizzare quelle che prendono il nome di STIME
DI CAPACITA PRODUTTIVA DELL'IMPIANTO (o di una certa risorsa di produzione).

Stimando opportunamente i tempi ed i parametri prestazionali, fatta sulla base di dati


storici, cioè considerare il funzionamento dell'impianto che stiamo studiando o utilizzare
dei dati che abbiamo rilevato da impianti equivalenti in periodi passati, possiamo andare a
fare delle stime con una certa attendibilità di quello che è il VOLUME DI PRODUZIONE che
l’impianto, con riferimento ad un certo intervallo di tempo, potrebbe realizzare. Queste
stime potrebbero tenere conto anche di quello che è il possibile mix di produzione che
l'impianto potrebbe andare a realizzare.
Nella fig.in basso sono riportati tutti i tempi caratteristici che caratterizzano la vita di un
impianto di produzione.

TEMPO DI APERTURA 𝑇𝐴 ∶ tempo che abbiamo a disposizione. L’intervallo in figura


potrebbe far riferimento a quello che è l’anno di produzione. Non tutto questo intervallo
può essere sfruttato per produrre, ma una parte di questo tempo, l’impianto potrebbe
essere inutilizzabile.
ESEMPIO : manutenzioni programmate, sciopero del personale, problemi alla catena di
fornitura ecc…
Otteniamo quello che si chiama:
TEMPO DI CARICO 𝑇𝑐 : tempo in cui in teoria potremmo lavorare. Non è detto che il tempo
di carico coincida con quello che prende il nome di:
TEMPO OPERATIVO 𝑇𝑂 : tempo in cui l’impianto sta camminando. In realtà è il tempo in cui
potrebbe produrre, onde evitare la presenza di eventuali guasti o setup. Non è detto che
tale tempo coincida con quello che prende il nome di:
TEMPO PRODUTTIVO 𝑇𝑃 : tempo dove sono in grado di sfruttare l'impianto.
Inevitabilmente il sistema potrebbe andare incontro a problemi legati ai concetti di resa di
quantità e resa di velocità. Potrei quindi non sfruttare il sistema di produzione, perché si
possono avere dei tempi di inattività, micro fermate o rallentamenti. Dal tempo produttivo
avrà un certo volume di produzione, ma tale tempo non è tutto :
TEMPO A VALORE AGGIUNTO 𝑇𝑉𝐴 : tempo dove il sistema lavora, ma non è detto che
produca prodotti conformi. Dal tempo produttivo dovrò scomporre il tempo che perdo per
realizzare scarti di lavorazioni. Questo è legato al concetto di resa di conformità
dell'impianto. Scorporando dal tempo produttivo, i tempi dedicati alla produzione di scarti
e di lavorazioni, otterrò solo alla fine il tempo a valore aggiunto, c'è il tempo nel quale
l'impianto lavora pezzi vendibili al cliente. Passando dal tempo di apertura, la quota di
tempo che ci interessa, ovvero il tempo a valore aggiunto, potrebbe essere molto più
piccola del tempo che in teoria, avremo a disposizione la risorsa.
Il TEMPO DI APERTURA DELL’IMPIANTO 𝑇𝐴 considera il tempo totale per il quale l’impianto
è aperto per esempio nell’anno di produzione. Deve tenere conto dei giorni effettivi di
apertura 𝑁𝑔 , del numero di turni al giorno 𝑁𝑡 e del numero di ore nel turno 𝑁ℎ :
𝑇𝐴 = 𝑁𝑔 ∙ 𝑁𝑡 ∙ 𝑁ℎ [ℎ/𝑎𝑛𝑛𝑜]
La finestra 𝑇𝐴 è un numero di ore in cui l’impianto è disponibile facendo riferimento ad un
anno di produzione.
ESEMPIO :

Non è detto, che si possa sfruttare il tempo di apertura dell'impianto complessivamente e


non è detto che queste ore possono essere tutte utilizzate per la produzione, infatti viene
definito il concetto di tempo di carico.
II TEMPO DI CARICO 𝑇𝑐 tiene conto del fatto che vi sono delle perdite di ore lavorative che
bisogna necessariamente considerare. Per esempio le stime per il tempo perso degli
scioperi, le pause da riconoscere agli operatori (su un turno di 8 ore non tutte le sono
sfruttabili ma normalmente si lavora per 7,5 ore e quindi vi è un 30 minuti di "allowance"
ovvero il tempo concesso all'operatore per bisogni fisiologici o altre necessità),
manutenzione programmata delle macchine ecc.
Dal tempo di carico, che tiene conto di questi aspetti, dobbiamo passare al tempo
operativo.
II TEMPO OPERATIVO 𝑇𝑂 tiene conto, rispetto al tempo di carico, del fatto che le risorse di
produzione non sono risorse ideali, ma vanno incontro a tutta una serie di fenomeni che
caratterizzano problematiche di guasto (Availability), che riducono quella che si chiama la
disponibilità della risorsa di produzione. La macchina potrebbe essere ferma anche per
altre problematiche, per esempio collegate al tempo medio perso per eseguire i setup. Il
tempo operativo non è detto che sia del tutto tempo produttivo, perché in realtà la
macchina al netto di eventuali perdite legate a fermi piuttosto che setup, potrebbe non
lavorare alla velocità di progetto, ovvero alla velocità nominale (quella che ci aspettavamo)
e quindi questo significa che il tempo operativo non è tutto tempo produttivo.
Il TEMPO PRODUTTIVO 𝑇𝑃 considera le perdite dovute alle interruzioni del flusso (tempo di
inattività per cause esterne alla risorsa ldle Time), perdite di velocità produttiva (che si
potrebbe declinare nella doppia resa, ovvero resa di velocità e resa di quantità), nonché
problemi legati alle micro fermate (non sono dei problemi veri e propri ma possono essere
visualizzati come piccoli rallentamenti dovuti agli inceppamenti, per esempio di un nastro
trasportatore di pezzi che per effetto di un disallineamento dei pezzi si blocca).
Non è detto che il tempo produttivo sia sempre tutto a valore aggiunto cioè non tutti i
prodotti che realizza l'impianto sono prodotti conformi.
l TEMPO A VALORE AGGIUNTO 𝑇𝐴 Considera le perdite che l'impianto potrebbe avere per
problemi di qualità, ovvero quelli che considera il concetto di resa di conformità.
Ovviamente perdite per scarti nonché per eventuali rilavorazioni. Le rilavorazione non
fanno altro che ridurre il tempo a valore aggiunto ed è tempo che si spende non per
produrre pezzi nuovi ma per rilavorare quelli che erano eventualmente non conformi. Solo
il tempo a valore aggiunto è quello che realizza la cosiddetta produzione vendibile, cioè mi
permette di realizzare prodotti che si possono immediatamente rendere disponibili al mio
cliente e possono essere venduti.
Il motivo per quale definiamo tali tempi è perché attraverso di essi, possiamo definire dei
parametri di prestazione:

Caratterizzati tali parametri di prestazione del processo produttivo, possiamo attribuire


all’impianto nel suo complesso, un rendimento che può essere visto come prodotto dei tre
parametri visti precedentemente:

Quindi riuscendo a stimare tali tre parametri, si può calcolare il rendimento della risorsa
produttiva e quindi determinare il tempo a valore aggiunto come :

Dal tempo a valore aggiunto possiamo fare ulteriori valutazioni, ovvero possiamo andarci a
ricavare la produzione vendibile.
Quindi possiamo stimare la produzione annua vendibile 𝑄𝑉 sulla base del rendimento
dell’impianto, nonché di quella che è la produttività del mix, calcolata però rispetto al
tempo naturale di processamento 𝑡0 .